2 - ...agli amici della Fraternità di San Pio X e della Chiesa conciliare... (sulla fine che viene)
La morte della Chiesa e l'espressione artistica del gregoriano
Non faccio il 'profeta di sventure', ma nel 1999 mi misero veramente fra i profeti di www.profezieonline.com
per un libro di musica (vedi a riguardo in www.iubilum.net/texts/masterRegolart.htm).... Perché l'arte è
espressione del cuore umano, per tradizione cattolica (vedi Catechismo all'ottavo comandamento): tramite la
falsità e la sproporzione può indicare le oscurità e angoscie e i sentimenti non buoni del cuore umano, mentre
tramite la verità e bellezza gli splendori e le cose buone. Infatti "dalla bellezza e grandezza delle creature per
analogia si conosce l'Autore" (Bibbia, Sapienza 13); bellezza anche dell'arte vera ispirata da sapienza (la
Bibbia, Sap14,2, fa l'esempio anche della barca opera della sapienza divina). Perciò tramite la bellezza e verità
artistica del canto gregoriano, trasmesso dai padri della Chiesa, si può conoscere lo spirito della Chiesa di oggi
pure in qualche modo. Perchè questo canto è considerato infatti modello di musica sacra della Chiesa per
santità, bontà, verità e bellezza di forme: da papa san Gregorio Magno, da cui il nome 'gregoriano' appunto, con
il simbolo del primo antifonario di canto legato con una catena d'oro all'altare di San Pietro (leggenda, o no...);
a papa beato Giovanni Paolo II nel "Chirografo per il centenario del motu proprio 'Tra le sollecitudini' sulla
musica sacra" di papa san Pio X; a cui e al cui motu proprio si suole far risalire perfino l'inizio della riforma
musicale sacra nei tempi moderni. O questo comunque è l'insegnamento della Chiesa 'di sempre', uguale 'in
ogni tempo e in ogni luogo', come sarebbe immutabile la verità che essa insegna). Ma, ahimé!, oggi questo
canto non direbbe cose belle sulla la Chiesa, per il modo in cui è presentato ancora; perché dove si canta,
userebbe il metodo dei monaci di Solesmens riconosciuto superato da tempo pure dai musicisti, come visto
dettagliatamente
in
varie
lettere
(www.iubilum.net/texts/masterEpistolarium.htm)
e
questioni
(www.iubilum.net/texts/masterQuestioni.htm), mentre estesamente altrove non si canta più.
In particolare nella lettera del 2010 alla Suora circa la superstizione a Medugorje, se ne parla in riferimento ai
canti dell'Erzegovina, da lì specialmente risuonati (a parte ora il giudizio della Chiesa sulle apparizioni di
Medugorje, che si è visto nella stessa lettera appena citata), perché le loro forme e la loro storia sono esemplari
per ritrovare il vero gregoriano, essendo simili. Infatti, come il gregoriano all'inizio per sei sette secoli, così
anche essi si tratterebbero di una tradizione orale plurisecolare, ma risalente fino ai nostri giorni tale, a
differenza del gregoriano, che sarebbe caduto in disuso in molte parti per lungo tempo pure. Trasmessi da padre
a figlio per generazioni, dal secolo XVI circa, con essi trasmessa la stessa fede, come visto, perché prima sotto
il dominio dei turchi non si poteva essere cristiani e venivano così insegnati dai francescani missionari nei
campi da lavoro. Ma non si potrebbero trasmettere per così tanto tempo oralmente, e con essi la fede e
devozione, se non per la verità e santità delle forme, appunto, di cui il gregoriano modello ciò nonostante, e in
cui possano riconoscere veri sentimenti religiosi individui di tempi e luoghi diversi. Ma, come il gregoriano poi
col tempo, per varie ragioni come il decadere della stessa fede, invasioni di nemici, prove e simili, si sarebbe
sempre più dimenticato e lasciato ormai scritto e annotato nei codici antichi, sebbene usato a base di altre forme
musicale nuove come la polifonia; così anche questi canti orali starebbero a subire una sorte simile, riportati a
pagina www.iubilum.net/texts/masterPopolare.htm. Le nuove generazioni sono attratte dalle chitarre e dai canti
sensuali in genere amplificati ed elettronici provenienti in genere ancora da gruppi religiosi 'alternativi' alla
Chiesa, quali anche Neocatecumeni, Rinnovamento nello Spirito, o gruppi stessi musicali (religiosi) che usano
ogni sorta di strumenti e stili popolari profani (derivabiliti tutti dalla musica 'jazz' sostanzialmente oggi - esempi
a www.iubilum.net/texts/masterTemperata.htm alla voce 'imperfetta'). Inizialmente ne sarebbero stati tranpolino
di lancio lì i drogati in recupero, sembra, e poi si sarebbero formate comunità stabili di addetti ai lavori anche, e
Medugorje ora sembra divenuto quasi trampolino di lancio a sua volta di musica così fatta, più che valorizzare
meglio i canti tradizionali di ogni nazione e lingua diversa. Infatti le varie peregrinazioni portarono non solo
conversioni e richieste di grazie, ma anche, in quei paesi di tradizione ex-comunista non aperti prima ad altri
influssi, le abitudini e i costumi tipici degli errori di consumismo, materialismo, modernismo tipici della civiltà
moderna occidentale invece (come ne parlano anche messaggi delle apparizioni ai veggenti, come visto ancora
nella lettera sopra detta). E poi la guerra degli anni Novanta avrà decimato molti fra quelli che sapevano a
memoria questi canti: mentre portò parimenti un afflusso di stranieri, che non li avevano mai sentiti nemmeno,
Medugorje allora anche centro dei soccorsi umanitari. Infine la ricchezza, portata dai tanti pellegrini, dopo la
guerra, avrebbe così sviato e sedotto molti, da contribuire più solo al circolare di miriadi di cdrom, spartiti,
musiche, se non diritti d'autore perfino, e altro, con la limitazione ulteriore di questi canti. E il popolo, la cui
voce dovrebbe per prima risuonare nelle chiese, ora invece si sentirebbe sempre meno a cantare: e anche per la
stanchezza; e l'uso che i religiosi fanno dei canti, ora inframezzandoli strofa per strofa con a solo organistico
(eccessivamente preoccupati di coprire tutto il tempo della comunione forse ad esempio), e ora introducendo
canti sempre nuovi ad a solo, o ora usando canti solo per coro, ecc....
Non tutti forse saranno proclini a pensarla così, come diversi sarebbero gli interessi anche attorno a Medugorje,
del resto; ma c'è allora un segno per tutti molto chiaro del decadere delle tradizioni religiose genuine purtroppo
nel mondo slavo pure ora come a Medugorje. Infatti, come ricorderanno molti, c'è sempre stato ad esempio il
crocifisso sopra l'altare, al centro, nella chiesa di Medugorje fino al 2008 almeno. Messo forse prima dell'inizio
delle apparizioni, o dal primo 'parroco delle apparizioni', fra' Jozo Zvonko (ora mandato anche lui, in Austria,
sembra: se l'è portato via forse...), ebbene, ora in chiesa è sostituito dal crocifisso su colonna di lato all'altare
come in tante chiese comuni (si usa ancora almeno sull'altare all'aperto nella tenda dietro la chiesa). Invece il
crocifisso sull'altare sarebbe conveniente assai, come c'è sempre stato prima lì: l'altare rappresenterebbe il
sacrificio di Cristo in modo incruento, con la transustanziazione del pane e del vino in corpo e sangue di Cristo
alla consacrazione della messa; il crocifisso invece in modo cruento come a suo tempo consumato (anche se
artisticamente). E perciò altare e crocifisso sarebbe molto indicati a stare l'uno sopra l'altro, per significare così
in modo più perfetto ancora il sacrificio reale di Cristo che si celebra nella messa. Così almeno si userebbe
anche in Vaticano, la Chiesa Romana universale, a cui tutte le chiese particolari, anche Medugorje, si
dovrebbero conformare (e non il contrario), come dice papa Benedetto XVI in Summorum pontificum ad
esempio (però possono essere non impeccabili nemmeno le cerimonie vaticane, talvolta, secondo
l'insegnamento nel prologo del motu proprio sopra citato di san Pio X...). Ma come dunque la tradizione
genuina del crocefisso sull'altare può essere decaduta in parte almeno, anche i canti della tradizione di fede
originaria possono essersi dimenticati estesamente. E' l'analogia dell'arte! Lo stesso messaggio particolare del
xx.03.2011 ai veggenti richiama ad esempio a non impolverare ciò che è divino con ciò che è umano. E dove
poi l'ho visto io, il crocifisso sopra l'altare, ho visto sempre pure qualcosa nuovo: un francescano in Italia rese
una parrocchia da buia a splendente (ma poi anche lui è stato mandato altrove...); nelle comunità miste, almeno
in quella dell'Oasi della Pace da Medugorje; in alcune terre di missione raggiunte dal Movimento Sacerdotale
Mariano...
Ma non è una novità del resto che tradizioni genuine di fede di un tempo, come il crocifisso sopra l'altare, o le
tradizione orali di canto come il gregoriano, non vi siano più dappertutto; poiché infatti molti errori sarebbero
entrati nella pratica celebrativa dall'uso almeno del rito riformato liturgico del concilio Vaticano II degli anni
sessanta. Prima, o meglio nel rito latino solo usato prima del Concilio e celebrato di spalle al popolo
(eccezionalmente così può avvenire nelle messe riformate), rito detto 'di san Pio V' o 'gregoriano' ci sarebbe
sempre stato il crocifisso sopra il tabernacolo dell'altare come tradizione della Chiesa per lo svolgimento
migliore delle cerimonie; mentre nel nuovo in vernicolo, detto invece 'di Paolo VI', non si vede così affatto in
genere. Esemplare a tal riguardo è il caso di monsignor Lefbreve, che per mantenere la messa latina e non
riformata, dopo il Concilio, avrebbe dovuto fare una così grande polemica, con la Fraternità Sacerdotale San
Pio X da lui fondata, fino a testimoniare, come nel libro 'Accuso il concilio', l'esistenza di una congiura di
cardinali al Concilio, per falsare la dottrina della Chiesa secondo le idee liberali tipiche della filosofia della
Massoneria specialmente (la società segreta da tempo scomunicata dalla Chiesa, come è noto dai documenti,
per la sua opera di disfacimento morale e distruzione della stessa Chiesa - vedi piano massonico pubblicato
dalla Rivista Teologica di Udine del 98.....: non si riporta perché nemmeno si possono dire certe cose, assurdità
).
Tanto
che
fu
scomunicato
perfino
con
la
Fraternità
come
riportato
a
http://www.unavox.it/Documenti/doc0191_FSPX_Scomunica.htm, sebbene ora papa Benedetto XVI ha
revocata
la
scomunica
alla
Fraternità
come
a
http://www.unavox.it/documenti.htm#LA_REMISSIONE_DELLA_SCOMUNICA e con il 'Summorum
pontificum' ha riordinato la messa latina della Fraternità.
Così ad esempio, secondo monsignor Lefbreve, al Concilio si sarebbero potuti "esprimere brevemente [....] i principi
della Dichiarazione sulla libertà religiosa: «fondata sulla dignità della persona umana, la libertà religiosa esige
uguaglianza dei diritti per tutti i culti nella società civile. Quest 'ultima deve essere neutrale e assicurare la protezione di
tutte le religioni, entro i limiti dell'ordine pubblico»". Mentre invece, come insegna papa Leone XIII in 'Immortale Dei',
appare evidente e logico che, se uno è convinto dell'esistenza di Dio, per non affermare assurdità, non può ritenere le
varie religioni diverse e pure contrastanti fra loro, tutte ugualmente crediili, vere, accette a Dio. E difatti nella stesura
finale il passo conciliare non si ritrova, o meglio è cambiato in caso in: "il contenuto di una tale libertà è che gli esseri
umani devono essere immuni dalla coercizione da pare di sigoli individui, gruppi sociali, e di qualsiasi potere umano,
così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né impedito, entro debili limiti, di agire
in conformità ad essa".
In particolare, come risulta dall'intesa fra l'allora cardinale Ratzinger, ora Papa, e monsignor Lefebvre, nel
'Protocollo d’accordo tra Mons. Lefèbvre e il Card. Ratzinger, del 5 maggio 1988 sulla costituzione di una
Società di Vita Apostolica che pratichi la liturgia preconciliare e si regga con legge propria' a
http://www.unavox.it/doc07.htm, questi dichiarava infine di assumere "con i membri della Fraternità
Sacerdotale San Pio X [....] un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando
ogni polemica", circa "certi punti insegnati dal concilio Vaticano secondo o relativi alle riforme posteriori della
liturgia del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la tradizione", e per il resto riconoscendo "la
validità del Sacrificio della messa", ecc.. Quando invece, forse per una lamentata eccessiva ingerenza degli
inviati vaticani nella Fraternità (dopo che il Vaticano avrebbe tutto approvato inizialmente, e anche con
entusiasmo, sembra) avrebbe annunciato di consacrare e comunque consacrato quattro nuovi vescovi, allora
partì la scomunica, perché "un'ordinazione episcopale senza il mandato pontificio significa il pericolo di uno
scisma, perché mette in questione l'unità del collegio episcopale con il Papa. Perciò la Chiesa deve reagire con
la punizione più dura, la scomunica, al fine di richiamare le persone punite in questo modo al pentimento e al
ritorno all'unità". E ora in effetti, revocata la scomunica, non rimarrebbero ancora, da parte della Fraternità, che
"delle riserve in materia di obbedienza alla autorità dottrinale" del Papa "e a quella del Concilio": problemi "di
natura essenzialmente dottrinale" che "riguardano soprattutto l'accettazione del Concilio Vaticano II e del
magistero post-conciliare dei Papi": e "finché le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite, la Fraternità
non ha alcun stato canonico nella Chiesa e i suoi ministri [....] non esercitano in modo legittimo alcun ministero
nella Chiesa" (Lettera di remissione della scomunica....) (sarebbero in corso anzi incontri fra le due parti per
discussione
dei
temi,
per
risolvere
le
controversie
dottrinali
rimanenti).
Così grazie al Monsignore pure quindi e alla Fraternità Sacerdotale San Pio X si è potuta perpetuare in pratica
da tradizione ininterrotta da secoli la messa latina. E il Monsignore non sarebbe stato scomunicato per le cose
dottrinali, come si vede chiaramente; perché anzi avrebbe solo ripreso le cose insegnate dai documenti
magisteriali ecclesiastici precedenti, e la filosofia ecclesiastica tradizionale tomistica (san Tommaso d'Aquino è
detto 'terror hereticorum', terrore degli erranti), per mostrare come come certi passi dei testi conciliari si
possano interpretare in senso ambiguo, se non siano perfino francamente errati secondo lui anzi; potendo
significare anche errori di modernismo e liberali (almeno non letti alla luce della tradizione tutta passata dei
documenti ecclesiastici). Lui si rimetterebbe comunque, per il giudizio definitivo di queste cose, al magistero
dai papi successivi: la scomunica revocata può esserne un passo avanti.
Ad esempio Lefebvre in 'Lettere ad un cristiano perplesso' (?) scrive: "la Costituzione Pastorale Gaudium et Spes
contiene tuttavia un passo ambiguo dove l'accento vien messo sulla procreazione, «senza sottovalutare per questo gli
altri fini del matrimonio». Il verbo latino posthabere può anche essere tradotto con «senza per altro mettere in seconda
linea» gli altri fini del matrimonio: il che vorrebbe però dire metterli tutti sullo stesso piano. Così infatti lo si interpreta
oggi; tutto ciò che è stato detto del matrimonio si ricollega al falso concetto espresso dal card. Suenens, secondo cui
l'amore coniugale - che presto si è chiamato più semplicemente e molto più audacemente «sessualità» - passa in testa ai
fini del matrimonio. Conseguenza: in nome della sessualità è permesso qualsiasi atto: contraccezione, limitazione delle
nascite e infine aborto. Una cattiva definizione, ed eccoci in pieno disordine." Effettivamente interpretato e applicato
così in pratica da cattolici liberali, come da quel cardinale Suenens, consapevole o no, si devia in pratica dalla tradizione
della Chiesa (e vana la loro religione allora, secondo il detto del Vangelo, che, non chi ascolta solo la verità, ma chi
mette in pratica ciò che ascolta di essa, sarà salvato, in sostanza). E perciò è necessario condannare questi errori da parte
di ogni cristiano, che ne ha responsabilità ovviamente. Ma se si legge il contesto, dopo aver detto a che il fine
dell'amore è 'ordinato', cioè 'alla procreazione', dice pure come 'l'amore' e 'la famiglia' umani 'tendono a cooperare' con
'l'amore' e 'la famiglia' di Cristo: e poi aggiunge la frase detta 'senza sottovalutare per questo gli altri fini del
matrimonio'. E di qui si capisce allora che si tratta di fini secondari, perché quelli, l'amore e la procreazione sono i fini
principali del matrimonio, mentre gli aiuti nelle tribolazioni i fini secondari di esso, come spiega la dottrina cattolica in
Summa teologica (Sup41,1) di san Tommaso d'Aquino, dottore angelico e comune e universale della Chiesa
riconosciuto dal magistero della stessa Chiesa, come è noto, anche dal Concilio ribadito in qualche modo. E quindi,
come si vede, si può interpretare in doppio senso il passo, buono e cattivo: ma del resto ciò è anche ovvio, quando si
tratta di parole ispirate da Dio almeno, che si prestano ad interpretazine vera sia anche materiale che sempre spirituale,
come ce lo presenta la Scrittura, quando il vangelo dice che il Diavolo per tentare Cristo a sbagliare gli disse di buttarsi
giù, dal pinnacolo del tempio, perché il salmo dice che Dio darà ordine ai suoi angeli di custodire in tutti i suoi passi il
giusto, Figlio di Dio. Ma egli gli rispose che in un altro passo della Scrittura comanda invece di non tentare Dio in
nessun modo, nemmeno così quindi. E sennò, al limite del colmo pure, prendendo il libro del Siracide 4x che dice 'Dio
è tutto' e quello del Quolet 1,1 che dice 'tutto è vanità', se ne dovrebbe concludere pure che 'Dio' 'è vanità': invece si
intende
che
ad
avere
anche
tutte
le
cose
create
ma
senza
Dio
è
vanità.
Così in altri casi similimente scrive: "Si può anche dire che la prima frase del primo capitolo: «Credenti e non credenti
sono pressoché concordi nel ritenere che tutto quanto esiste sulla terra deve essere riferito all'uomo, inteso come suo
centro e suo vertice» (GS, 1/12), si spiega nel senso cristiano badando a quel che segue. Non di meno essa ha anche un
significato intrinseco, vale a dire quello che effettivamente vediamo tradursi in atto dappertutto nella Chiesa postconciliare, sotto forma di una salvezza ridotta alla prosperità economica e sociale dell'umanità".
Oppure, a proposito di ingerenza anzi della congiura cardinalizia al Concilio,: "la dottrina già suggerita dal documento
Lumen Gentium del Concilio, secondo la quale il collegio dei vescovi unito al papa gode, con lui, del potere supremo
della Chiesa, e in modo abituale e costante. Non è una modifica positiva. Questa dottrina del doppio POTere supremo è
contraria all'insegnamento e alla pratica del magistero della Chiesa. Si oppone alle definizioni del Concilio Vaticano I e
all'enciclica di Leone XIII Satis cognitum. Solamente il papa detiene il potere supremo: non lo comunica che nella
misura che giudica opportuna e in casi straordinari. Solo il papa ha un potere giurisdizionale che si estende al mondo
intero. Assistiamo quindi ad una restrizione della libertà del Sommo Pontefice. Sì, è davvero la rivoluzione! I fatti
dimostrano che qui non abbiamo solo una modifica senza portata pratica. Giovanni Paolo II è il primo papa veramente
colpito dalla riforma. Possiamo citare molti casi specifici nei quali egli è ritornato su una decisione per la pressione di
una
conferenza
episcopale"
Oppure ad esempio sulla "dignità della persona umana" in 'Lo hanno detronizzato', Ed. Amicizia Cristiana,
capXXVIII,1, scrive monsignor Lefebreve: "'Questo Concilio Vaticano dichiara [....] che il diritto alla libertà umana si
fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana'. 'Questa dignità consiste nel fatto che l'uomo, dotato di
intelligenza e di libero arbitrio, è ordinato dalla sua stessa natura a conoscere Dio, cosa che non può fare se non si lascia
libero'. L'argomento è questo: l'uomo è libero, dunque bisogna lasciarlo libero. O anche: l'uomo è dotato di libero
arbitrio, dunque ha diritto alla libertà d'azione. Riconoscete il principio assurdo di ogni liberalismo, come lo chiama il
cardinal Billot. E' un sofisma" ecc.. Ma anche questo senso risulterà visto dal Monsignore solo e non essere contenuto
realmente nei testi conciliari, alla luce di altri documenti e della dottrina della Chiesa.
In effetti di errori nel culto ne avrebbero parlato proprio non solo il Monsignore, umanamente; non solo poi
anche il Movimento Sacerdotale Mariano dettagliatamente, oltreché Medugorje in generale, come sopra visto
pure, profeticamente, cioè sotto forma di rivelazioni private, locuzioni o apparizioni mariane; ma proprio
perfino gli stessi documenti pontifici successivi al Concilio infine dichiarano ufficialmente l'esistenza di certi
errori nel culto, nell'applicazione della riforma, che vi sono ancora forse: certamente anzi, considerando che
quaranta anni dopo si era ancora in grave piena fase sperimentale stranamente secondo la Conferenza
Episcopale Italiana ne 'L'adeguamento delle Chiese secondo la riforma liturgica'. Ad esempio la 'Lettera
apostolica nel XL anniversario della costituzion Sacrosanctum concilium' di papa Giovanni Paolo II dice che è
"grande grazia di cui ha beneficiato la Chiesa nel secolo XX, il Concilio Vaticano II" (citando la 'Novo
millennio ineunte'), però "non rispettando la normativa liturgica si giunge talvolta ad abusi anche gravi, che
mettono in ombra la verità del mistero e creano sconcerto e tensioni nel Popolo di Dio", e che "non hanno nulla
a che vedere con l'autentico spirito del Concilio e vanno corretti dai Pastori"; e quindi che "il rinnovamento
conciliare della Liturgia ha l'espressione più evidente nella pubblicazione dei libri liturgici" solo. E la 'Lettera di
presentazione della Summorum pontificum' di Benedetto XVI dice che "in molti luoghi non si celebrava in
modo fedele alle prescrizioni del nuovo Messale, ma esso veniva inteso addirittura come un'autorizzazione o
perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della liturgia al limite del
sopportabile", a "deformazioni arbitrarie", e perciò indicava di nuovo il regolamento per il rito latino pure, in
realtà mai lasciato, abolito, per un indulto perenne precedente speciale che avrebbe goduto.
Ebbene, proprio a proposito di questi errori o difetti che nel culto riformato riguardano in particolare il
sacrificio di Cristo, rappresentato dal crocifisso e dall'altare, la Fraternità vedrebbe il punto più dolente e
inaccettabile del rito riformato. Infatti secondo loro, i lefbreviani, in sostanza, il nuovo sacrificio costituirebbe
un ponte di passaggio al rito protestante, in cui è mancante la presenza reale del sacramento, come è riportato
approfonditamente nel 'Breve esame critico del Novus Ordo Missæ, presentato nel 1969 a Paolo VI dai
Cardinali Ottaviani e Bacci' a http://www.unavox.it/doc14.htm. Per la liturgia protestante infatti il sacrificio
dell'altare non sarebbe più che un ricordo e memoriale simbolico di ciò che aveva fatto Cristo e dell'ultima sua
cena, come narrano i vangeli e non un sacrificio vero come quello sopra detto cattolico; per cui lì il crocifisso
sopra l'altare non avrebbe più senso di starci nemmeno effettivamente, perché non serve significare più la
presenza reale nel migliore dei modi qui, dato che non c'è. Cose dottrinali simili in realtà sarebbero riportate
anche nelle locuzioni interiori a don Stefano Gobbi, del Movimento Sacerdotale Mariano, come si può leggere
nell'opuscolo del movimento, non in commercio e che si può solo richiedere: a proposito delle profezie
sull'abolizione stessa della messa, mediante l'accettazione della dottrina protestante in pratica, con l' "orribile
sacrilegio" (Bibbia, Matteo......) che compirà l'Anticristo alla fine dei tempi, prima della venuta e del ritorno di
Gesù nella gloria, secondo loro molto presto, a distruggere definitivamente in atto (non più solo in potenza
come per la redenzione alla prima venuta) le potenze del male. Ed essi sarebbero una schiera di sacerdoti molto
numerosa, insignita del ministero di insegnare quindi e di preferenza o forse esclusivamente nel rito riformato
in
vernicolo,
con
crocifisso
sopra
o
no
l'altare
secondo
le
chiese...
Comunque, anche se il sacrificio reale è in entrambe, se si pratica una messa della Fraternità e a una riformata,
si può vedere in che modo dignitoso si celebrano. A parte gli errori che possono essere ora le chitarre o il
crocifisso fuori dell'altare, come visto, l'una ha il rituale stabilito dall'esperienza di secoli (sebbene meno letture
e dovrà introdurre i santi nuovi, come per la festa della Divina Misericordia la Domenica 'in albis'); l'altra
invece ancora in fase sperimentale perfino, come visto. In latino non è comprensibile da tutti né frequentata
dalle masse nelle cappelle; ma l'altra, per le stranezze introdotte, con scompiglio fra i fedeli, talvolta, può
turbare tanto che forse è meglio perfino non parteciparvi anche, per cercare la pace come dice 2Tm........ salvato il precetto almeno. Insomma la messa della Fraternità mostra più ordine oggettivo assai per
compostezza, costumi pregiati, modi di vestire e comportarsi più dignitosi (con veli perfino delle donne, e cotte
di chierichetti e mani giunte, segni di croce frequenti, baluardo all'altare per inginocchiarsi alla Comunione,
inchini, bacio di mani sacerdotali, ecc.), e buoni esempi di famiglie numerose, prolifiche e poi testimonianze
veritiere di assistenza di malati, educazione dei giovani, ecc.. E chi può sapere che altrimenti non sia pur
dichiarata apertamente l'unione al Papa, ma solo per fare in pratica il contrario di quello che dice (tanti gli
scandali religiosi anche di cui è vergognoso perfino parlare visti nei mass media), infatti non si possono
conoscere le intenzioni dei cuori che Dio solo vede? Anche al corpo servono i suoi modi propri di esprimere la
devozione, essendo l'uomo unità di anima e corpo (come le mani giunte per perdere meno facilmente
l'attenzione forse). Vero pure però che a nulla servirebbero tutti gli atti esteriori pure più perfetti, se non fossero
accompagnati da un altrettanto sentimento interiore di devozione, perché allora si ridurrebbero ad una recita
soltanto, con cospirazione dei cuoi allora (ad esempio, per fomentare uno scisma: come sarebbe stato espulso
dalla Fraternità almeno già un sacerdote per non volere fare i colloqui sopra detti con la Santa Sede). Mentre
pure fra tanti atti disordinati esterni, rispetto a quelli sopra detti, vi puè essere pure chi interiormente aspiri a
manifestare rettamente la devozione più grande all'esterno, ma non trovi nemmeno un inginocchiatoio ad
esempio per inginocchiarsi forse, e non può inginocchiarsi allora senza eccessiva preoccupazione o perdita di
attenzione, fra i tanti in piedi che possono perfino calpestarli, al qual punto è meglio non inginocchiarsi.
Quale sarebbe allora l'ideale della messa o di applicazione pratica della riforma liturgica secondo la volontà del
concilio Vaticano II? Si può trovare un modo valido e che vada bene per tutti, perché risplenda meglio ancora
l'unità della Chiesa? Ecco, Medugorje, appunto in rito vernicolo (il latino nemmeno in privato dai frati esistente
sembrerebbe ancora almeno) sembrerebbe mostrare la via ancora, come avrebbe detto anche il 'Parroco delle
apparizioni' nel 1988 già: "il Concilio è stato molto importante per la teoria; Medugorje è importante per la
pratica nel rinnovamento della Chiesa" (Medugorje una testimonianza, S. Pagliaroli, Ed. Villadiseriane, 5). In
effetti lì vediamo che c'è stata e c'è anche una applicazione alla lettera delle norme conciliari, come quella che
dice, ad esempio, "Si abbia cura però che i fedeli sappiano recitare e cantare insieme, anche in lingua latina, le
parti dell' ordinario della messa che spettano ad essi" (Vaticanus II, Sacrosanctum concilium, 54); mentre per
fare tutto in vernicolo altrove e mai in latino, si sarebbe portata a giustificazione qualche scusa come il dover
saper interpretare giustamente altrimenti lo spirito del Concilio e non prendere quindi i testi alla lettera
erroneamente. Invece poi così i pellegrini debbono andare a Medugorje per imparare i testi principali e queste
preghiere in latino. Ed è stata proprio una necessità a Medugorje, per il fatto almeno che lì si incontrano ogni
giorno molti pellgrini di nazionalità diverse per pregare uniti, a dover fare anche queste parti in latino, in ciò
applicando alla lettera anche l'altra norma nei principi del messale, altrimenti interpretata pure essa male, che
cioè è necessario sapere queste parti latine per il fatto che per la mobilità maggiore offerta dai trasporti moderni
gli incontri fra individui di nazionalità diverse appunto si fanno più frequenti pure (vedi sito vaticano....). Se
monsignor Lefbvre avrebbe assistito ad una messa così, allora, forse l'avrebbe approvata, perché non si sarebbe
tradotta tutta e subito dal latino la liturgia precedente, come se questa ultima fosse sbagliata; infatti dice il Papa,
"ciò che era sacro per le generazioni precedenti, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere
improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso", e varie persone sono "state ferite, dalle
deformazioni arbitrarie della liturgia" e "desideravano ritrovare la forma, a loro cara, della sacra liturgia"
(Lettera di presentazione della Summorum pontificum). Questa messa non è tutta in latino, come invece nella
Fraternità, né tutta in vernicolo come invece nella parrocchie in genere, ma, nel giusto mezzo: un po' in latino,
le parti ricorsive e ordinarie, come le risposte fra sacerdote e fedeli e sempre la consacrazione almeno; e un po'
in vernicolo, le parti variabili e proprie, come le letture, le orazioni (il vangelo a Medugorje si usa talvolta
addirittura leggerlo in più secondo le nazionalità dei pellegrini). Queste parti più ricorsive e semplici della
messa tanto sono semplici e ricorrenti, che facilmente possono saperle tutti anche in latino, come già prima del
Concilio le cantavano tutti in latino in effetti, come raccontano gli anziani ancora. E che non è necessario capire
ogni parola poi talvolta, lo dimostra anche il fatto stesso che migliaglia di pellegrini, quando a Medugorje si
celebra anche in croato, partecipano ancora lo stesso, se non altro solo con il consenso della volontà al sacrificio
della messa compiuto dal sacerdote per tutti, e non vi rinunciano per qualche parola soltanto. Così quindi è una
applicazione più giusta e corrispondente alle norme del Concilio, eseguite alla lettera.
E così, in verità, facendo le parti ricorsive in latino e le altre proprie in vernicolo magari, è anche una più giusta
applicazione della liturgia soprattutto per il canto. Perché non avrebbe senso altrimenti tradurre perfino i canti,
dato che la musica ha comunque il suo potere naturale sull'animo anche se non si capisce la lingua, mentre la
traduzione può rovinare pure l'espressione artistica del canto, come visto nelle questioni
www.iubilum.net/texts/masterQuestioni.htm, o anzi nella lettera del 2010 alla Superiora anche. Anche i
'rifacimenti' dal gregoriano cosiddetti, per le parti più ricorsive della messa tradotte dal latino, presenti nel
messale paolino in appendice talvolta, furono fatti perchè non era stata ancora riscoperta la buona modulazione
del gregoriano forse; perché altrimenti, non usando il metodo ritmico libero o non misurato di Solesmens
superato, che, in latino o in vernicolo, non permette mai per ciò stesso per principio la buona modulazione,
perché senza misura alcuna non può esserci modulazione (il modo - da cui modulazione - indicando proprio la
misura, come dice sant'Agostino nel 'De musica' contemporaneo del gregoriano vero), ma usando invece il
metodo misurato figurato metrico (cioé con figure non polifoniche posteriori, ma in rapporto alla metrica del
testo e non alla sola polifonia, come spiegato in www.iubilum.net/texts/masterGregoriana.htm alla voce
'figurata metrica' e in varie lettere come quella del 2010 anche a Prete e religiosi che non sapessero una nota),
non si potrebbe nemmeno appiattire il ritmo verbale ad un tutto uguale o tutto vario, stabilite pure le finali più
lunghe, cosicché il sacerdote possa intonare facilmente in questa o quella lingua, tanto basta solo aprire la bocca
e dargli fiato quasi, per cantare in altri termini, confusi tutti i tempi lunghi e brevi della parola. Certo, se il
gregoriano è riproposto latino può essere un po' migliore già solo per questo, perché allora una sorta di
musicalità naturale ispirata o istintiva può fare piegare la voce anche inconsciamente ad una più giusta
espressione artistica; ma con la traduzione si preclude o almeno complica assai più anche questa possibilità. Un
ragionamento simile vale per il tono, per cui si rimanda a altre lettere più particolari però, perché è più
complicato. Al punto che, tradotto e accompagnato pure in stile polifonico all'organo temperato, il gregoriano
può non avere più perfino una modulazione e armonia vera, se non per caso proprio eccezionale, come detto
nella lettera del 2010 al Prete organista ad esempio. Ma anche ciò è il riflesso artistico del turbamento attuale
presente nella Chiesa: perfino le parti del sacerdote si possono sentire accompagnare, sotto l'influenza della
musica profana, come per solennizzare. Con il metodo figurato metrico, invece, che non può prescindere da
misure, si può bene modulare: il popolo e il sacerdote inesperto imparando il canto bene a memoria da un
musicista; il quale a sua volta deve sapere certe cose per se stesso, per la sua scienza.
Medugorje allora, dovrebbe fare anche questo, ecco, importante per l'applicazione pratica della riforma liturgica
del Concilio: dare buon esempio anche di bene modulare il gregoriano, e non solo cantarlo e usarlo ancora in
qualche modo. Cosa altro significa mai infatti, altrimenti, ciò che dice il Concilio anche in 'Sacrosanctum
concilium' 124, cioè che l'arte deve deve essere vera nell'espressione artistica? Come diceva san Pio X in Inter
sollecitudines, l'arte musicale deve essere vera non solo in se stessa, per le sue forme originalmente ispirate
riconosciute, come il gregoriano; ma anche nel modo in cui è riproposta per parte degli esecutori. Questi infatti,
ad esempio, anziché il ritmo metrico verbale rappresentato dalla notazione quadrata gregoriana, possono farne o
modularne un'altro pure liberamente o improvvisato, e poi le forme musicale non sono più le stesse vere
ispirate, per conseguenza, ma piene di errori e falsate all'atto dell'esecuzione e espressione artistica stessa. Così
con forme non bene modulate il gregoriano non può eccitare più efficacemente la devozione a Dio, ma anzi
solo distrarre e togliere efficacia perfino al testo letterario in ciò, per il richiamo al piacere sensuale di bellezza
artistica inferiore, sproporzionata, non vera e ispirata. E benché continui a chiamarsi allora ancora tale o sacro,
il canto, si potrà ciò nonostante verificare in pratica ciò che dice invece san Giovanni della Croce, nella Salita
del Monte Carmelo (III,24,4): "bene spesso molti spirituali col pretesto di darsi all’orazione e a Dio, fanno uso
dei beni sensibili in modo tale che la loro non è orazione, ma si può chiamare piuttosto ricreazione, perché
danno più gusto a se stessi che a Dio". Ciò sarà vero però tanto più per i canti sensuali moderni introdotti pure
con chitarre specialmente allora, tanto che si potrebbe dire con la Scrittura: "piacevole è la voce e dolce
l'accompagnamento: ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica"... tu sei per loro come un canto
d'amore..." (Ez....) E sant'Agostino poi non è vero che avrebbe detto 'chi canta prega due volte' ma 'qui bene
canet, bis orat" (...): questa è la buona modulazione, questo lo 'iubilum'. Se veramente allora Medugorje è
importante per l'applicazione della riforma liturgica conciliare ancora, in quanto una mano soprannaturale lì
presente, usi pure quindi il metodo gregoriano metrico figurato, se canta pure il gregoriano, come sembra,
perché Dio, il Signore, o la Signora (Gospa), non può volere arte falsa! Questa non è opera di Dio, ma umana:
di immaginazione e non ispirazione divina.
Ma se nonostante tutti gli sforzi, la buona volontà, le grazie, e altro, la riforma liturgica tarderà ancora ad
applicarsi per bene, e non andrà avanti, ma anzi dovrà tornare indietro e peggiorare ancora più invece... Allora
ecco cosa significa ciò, divenendo esso stesso segno dei tempi. Se l'applicazione della riforma liturgica tarda e
il gregoriano è sperimentato al modo non figurato metrico, e il corso degli eventi vuole che vada proprio così,
volenti o nolenti, non sarebbe da aspettarsi tanto prima la punizione o persecuzione conseguente, per correzione
permessa da Dio, come insegnato dalle Sacre Scritture quando si trasgredisce la legge, ed ineffetti così, con la
tradizione, muta la legge? Cosa significa che per i testi conciliari si può parlare di 'senso ambiguo', come dice
giustamente
pure
la
Fraternità
Sacerdotale
San
Pio
X?
Certamente il Concilio è ispirato e non è esso a licenziare il disordine in pratica entrato nel rito riformato, come
fosse dubbio di autorità, ma è stata male effettuata l'applicazione delle riforme conciliari in caso, come sopra
visto. La fede stessa ci conferma così che i testi del concilio sono ispirati, perché in materia di fede, a meno di
evidente motivo di peccato, si sarebbe tenuti proprio a credere ed obbedire più a un Papa che a un Monsignore
come Lefbreve, data la gerarchia più alta: sebbene prima ancora alla propria coscienza dove parlerebbe Dio
stesso (e perciò si può pure non ubbidire sempre nemmeno al Papa apparentemente almeno forse). Ora il
magistero successivo dei papi ha riconosciuto il Concilio vero, ispirato, valido, come sopra visto pure, e perciò
per fede si deve credere che il Concilio sia veramente assistito dallo Spirito Santo come i precedenti, secondo la
promessa di Cristo alla Chiesa, a Pietro, a cui pure doni speciali e dell'infallibilità, per confermare tutti nella
fede vera da credere. Ma ciò non significa parimenti che i ragionamenti di Lefbreve sulla dottrina delle Chiesa
allora siano eretici, perché altrimenti non sarebbe stata presumibilmente nemmeno revocata la scomunica alla
Fraternità da lui fondata, la quale pure scomunica sarebbe poi del resto partita non per gli errori dottrinali
eventuali infatti, ma per la consacrazione inautorizzata di quattro vescovi, per perpetuare l'uso della messa
latina precedente, come sopra visto. Anzi, per gli errori entrati con l'applicazione della riforma, la Chiesa non
sembrerebbe proprio in pratica un'altra, di vangelo di stampo quasi liberale o massonico ecclesiastico, con il
decadere di molti usi e costumi giusti, come già secondo le vedute prefigurate da monsignor Lefbreve, per la
congiura di cardinali al Concilio?
Ecco, allora, come sarebbe accaduto proprio per quella frase del sommo sacerdote Caifa, che nel vangelo di
Giovanni (11,50) dice «Voi non capite nulla [50]e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo
per il popolo e non perisca la nazione intera», così può essere successo per i testi ambigui del Concilio. Cioé
infatti Caifa avrebbe detto ciò, come si deduce dal contesto del testo evangelico, riguardo a Cristo, per il timore
che, se lo avessero lasciato fare altrimenti, come capi del popolo, tutti avrebbero creduto in lui per i segni che
faceva, e l'avrebbero fatto re dei Giudei, e allora sarebbero venuti i Romani, che lì in Giudea comandavano
allora tramite il governatore Ponzio Pilato, e avrebbero distrutto tutto, per mantenere il regno politico. Così
Caifa consigliò agli altri membri del sinedrio e capi che è meglio che un uomo solo muoia per tutti, per vedute
politiche. Ma, il vangelo commenta che lo Spirito Santo in realtà fece dire queste parole al Sommo Sacerdote
come profezia, per dire che Cristo sarebbe dovuto morire per la salvezza di tutti da morte, dal potere del
Diavolo, e non per evitare la venuta dei Romani (anzi, in realtà, dopo l'uccisione di Cristo, sarebbe capitato
proprio che, al contrario, vennero i Romani a distruggere Gerusalemme, secondo la storia, evidentemente i capi
giudei religiosi perfino volendo detenere il potere loro in tutto questo accaduto con Gesù): "Questo però non lo
disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non per la
nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi". Così, similmente quindi Dio
può avere ispirato i testi del Concilio in modo proprio che in alcuni punti ci sia veramente quel senso materiale
e cattivo, voluto dai padri congiurati eventuali del Concilio, che vede la Fraternità di San Pio X, come ne parla
sopra monsignor Lefbreve; ma ciò non toglie che lo Spirito Santo si possa essere servito anche dei padri
conciliari congiurati, come già di Caifa sommo sacerdote, per fare profetare e dire quindi ciò che voleva Dio
invece. E se allora le sopra dette parole ambigue dei testi conciliari in relazione alla Chiesa si possono
paragonare a quelle riferite dal vangelo di Caifa su Cristo, è giunta l'ora per la Chiesa, come corpo di Cristo, di
seguire il Capo anche nella stessa fine ora, in quanto il corpo, unito al capo, non potrebbe fare diversamente.
Induce a pensarlo anche il fatto che qui si tratta proprio di concilio, di vescovi con a capo il Papa, che lo
conferma, e a cui quindi garantita l'assistenza dello Spirito Santo per insegnare la verità. Lo induce a pensare
anche il fatto che di fronte al dogma dell'infallibilità del Papa, stabilito dal concilio Vaticano I precedente del
secolo XIX, molti vescovi, cardinali, padri conciliari avrebbero preferito interrompere il concilio e andarsene:
motivo per cui veramente può esserci stata certamente una congiura cento anni dopo nel Vaticano II preparata
segretamente da parte dei seguaci di questi ecclesiastici non in comunione col Papa eppure dentro la stessa
medesima Chiesa Romana rimasti. Lo induce a pensare anche il fatto inoltre che nemmeno i papi nascondono a
qual punto sia penetrato il potere degli inferi nella Chiesa, sebbene Cristo nel vangelo fa la promessa che non
prevarrà contro di essa ....... Leone XIII avrebbe scritto nel sec. IX l'esorcismo contenente la preghiera a san
Michele arcangelo con la frase: 'anche là dove è il seggio del beatissimo Pietro e dove è la cattedra della verità
per illuminare i popoli, essi (i nemici) hanno stabilito il trono abominevole della loro empietà, nel pensiero che,
colpendo il pastore, avranno più facilità per disperdere il gregge'. San Pio X poi, come riporta monsignor
Lefbreve a proposito del modernismo, sintesi di tutte le eresie, da lui condannato, avrebbe espresso "il suo
timore che l'epoca di apostasia in cui la Chiesa entrava fosse il tempo dell'Anticristo" e che, per le corrette
"abitudini di vita, sia pubblica sia privata" (dovute al "grido dei nemici: 'Ritiratevi da noi'", divenuto "quasi
comune", perché "ai nostri giorni, è fin troppo vero, le nazioni fremono e i popoli meditano progetti insensati
contro il loro Creatore"), "che una tale perversione degli spiriti sia l'inizio dei mali annunciati per la fine dei
tempi, quasi il loro prendere contatto con la terra, e che davvero il figlio della perdizione di cui parla l'Apostolo
abbia compiuto il suo avvento fra noi" (Lo hanno detronizzato: dal liberalismo all'apostasia: la tragedia
conciliare, M. Lefebvre, ed. Amicizia Cristiana, c.XXII; citato da 'E supremi apostolatus', di san Pio X). Paolo
VI poi avrebbe detto, citato nella prefazione dell'opuscolo del Movimento Sacerdotale Mariano, "il fumo di
Satana è entrato nel tempio di Dio", parafrasando l'Apocalisse .... di san Giovanni: lui che ricordò pure,
nell'occasione di riferire "a Maria Vergine", con la liturgia (certamente si può riferire a Maria, infatti, e non solo
alla Chiesa, se non altro in quanto membro più eccelso della Chiesa, che la comprende tutta), "il segno
grandioso, che vide in cielo san Giovanni apostolo", le "cerimonie religiose che si" svolgevano in quei "giorni a
Fatima, in Portogallo, in onore della Vergine Madre di Dio" (Paolo VI, Signum magnum). E avrebbe anche
quasi profetato di una "discesa di una trascendente Presenza fra gli uomini o di una invisibile Azione dello
Spirito, la quale prende la forma di un fatto sensibile"; perché "le condizioni stesse del nostro tempo nel quale
sembra che i valori religiosi siano, secondo alcuni vanificati, secondo altri siano assopiti e inerti, e secondo altri
ancora, siano in uno stato vigilante di pressione e di gemito in attesa di esplodere in una novella liberazione e
fulgurazione, sembrano preludere a una epifania cristiana dello Spirito": "un’ora particolare batte al quadrante
della storia del mondo"; che "la civiltà dell’amore prevarrà nell’affanno delle implacabili lotte sociali, e darà al
mondo la sognata trasfigurazione della umanità finalmente cristiana". (Paolo VI, Rinnovamento e
riconciliazione). Giovanni Paolo II poi avrebbe detto nella Tertio Millennio adveniente nminata la stessa
rettitudine teologale della fede (.......). Ed infine, parlando della carità, nella Chiesa di oggi, papa Benedetto
XVI dice non senza ragione, come appare evidente: "Kant [...] scrive [...]: Se il cristianesimo un giorno dovesse
arrivare a non essere più degno di amore [...] l'anticristo [...] inaugurerebbe il suo, pur breve, regime"
(Benedetto XVI, Spe salvi, 19). Come mi ha privato di propaganda, così l'ho messo a propagandare (legge del
contrappasso). E avrebbe detto pure che la Chiesa sembra oggi come una barca piena di faglie, dove entra acqua
da
tutte
le
parti.
Date queste circostanze, allora non si tratterebbe tanto di rimettere in causa il Concilio, come vorrebbero alcuni
lefbreviani, ma insomma, se per tutti gli errori nell'applicazione della riforma conciliare così ora ha prevalenza
apparentemente davanti agli uomini l'interpretazione liberale e massonica dei testi del Concilio per la
distruzione della Chiesa, come un tempo l'ebbe l'interpretazione di Caifa, di uccidere Cristo, data alla sua stessa
frase profetica, nella passione di Cristo; allora fede e ragione si confermerebbero benissimo così pure ad
esempio: che la congiura cardinalizia conciliare potrà servire a dover fare accadere la morte della Chiesa,
predetta nelle Scritture, così come il tradimento di Giuda è servito per quella di Cristo capo, che essa segue.
Niente di nuovo del resto per la dottrina della Chiesa! Infatti dice il Catechismo della Chiesa Cattolica (677)
che "la Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest'ultima Pasqua, nella quale seguirà il suo
Signore nella sua morte e Risurrezione [Cf Ap 13,8 ]. Il Regno non si compirà dunque attraverso un trionfo
storico della Chiesa [Cf Ap 20,7-10 ] secondo un progresso ascendente, ma attraverso una vittoria di Dio sullo
scatenarsi ultimo del male [Cf Ap 21,2-4 ] che farà discendere dal cielo la sua Sposa [ Cf Ap 20,12 ]. Il trionfo
di Dio sulla rivolta del male prenderà la forma dell'ultimo Giudizio [Cf 2Pt 3,12-13 ] dopo l'ultimo
sommovimento cosmico di questo mondo che passa [Cf Dn 7,10; Gl 3-4; 677 Ml 3,19 ]". Anche nella lettera di
Giovanni..... si dice che 'doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri'; e in quella di san Paolo 2Ts....
che sarà svelato l'Anticristo e il mistero del male, e allora subito a sua volta apparirà Cristo a distruggerlo col
soffio della sua bocca. Perché Dio infatti si sa servire anche del male per realizzare il suo progetto della
redenzione, insegna la tradizione, come Cristo morendo ha distrutto la morte e risorgendo a ridato a noi la vita,
come canta la liturgia pasquale (in quanto Dio stesso, che la morte non può tenere in suo potere).
Non mancherebbero nemmeno segni della fine che viene per la Chiesa (bene inteso che nella fede della stessa
Chiesa Cristo è "il principio e la fine" Apocalisse....- come il DO il tono iniziale ed estremo della scala
musicale). San Tommaso d'Aquino (Summa teologica, 74 - in realtà del suo allievo ispirato alla morte ormai di
lui) con la tradizione riassumerebbe così l'avvento della fine: la venuta di 'Elia' (Ml3,1.23); la conversione degli
Ebrei alla fede cattolica (Rm..... ); la venuta dell'Anticristo (2Ts...); quindi la venuta di Cristo, la resurrezione
dei
morti
e
il
giudizio
fzinale.
"Elia profeta [....] famoso con i prodigi [....] assunto in un turbine di fuoco su un carro di cavalli di fuoco,
designato a rimproverare i tempi futuri per placare l'ira prima che divampi" (Sir48): si chiedevano chi era, al
tempo di Giovanni il Battista, e lui stesso diceva di non esserlo, ma Cristo lo indicò, invece, tale (Mt17,12;
Lc7,27; Gv1,21). Chi è oggi, ci si può chiedere? Domanda difficile, ma non c'è nessuno che annuncia forse un
avvento glorioso di Cristo e una nuova Pentecoste come fuoco dal cielo? Il Movimento Sacerdotale Mariano
per primo con le sue locuzioni mariane, sacerdoti messaggeri del Signore, per insegnare la verità (Ml2,7),
diffusi in tutto il mondo. Vedrebbe l'inizio della battaglia finale descritta da Apocalisse 12, iniziata col segno
del miracolo del Sole a Fatima nel 1917 circa, le cui notorie profezie a sua volta parlano di un trionfo del Cuore
Immacolato di Maria alla fine di grandi errori comunisti e sofferenze per la Chiesa.
Medugorje poi è iniziato nel 1981 alla solennità della Natività di san Giovanni Battista, parlerebbe di ultime
apparizioni di Maria Vergine sulla terra, di una nuova venuta di Cristo, attenderebbe una nuova Pentecoste (ne
parlerebbe il messaggio particolare dei veggenti per l'Italia del 12.6.87). Inoltre fra i suoi prolifici rami, la
'comunità dell'avvento', l'Oaza mira, mista, uomini e donne, celibi e sposati, religiosi e laici. E nel messaggio
del 25 Agosto 1991 ai veggenti la Signora direbbe chiaramente "con il vostro aiuto sia realizzato tutto quello
che voglio realizzare attraverso i segreti che ho iniziato a Fatima": fra i segni per credere, anche a singoli e non,
anche molti miracoli del Sole e altri, filmati pure da vari pellegrini (a parte quello, per tutti, delle goccie di
acqua che scaturiscono misteriosamente dal ginocchio destro del crocifisso fra il cimitero e la chiesa): non
ultimo quello di fattezze luminose di un corpo ricoperto di tunica e velo, proprio come se si trattasse di una
'donna vestita di Sole', fotografato pure tante volte e non solo a Medugorje (anche a Guadalupe, se non erro, ad
esempio).
Ora la Chiesa insegna dogmaticamente che Maria, trasfigurata in luce di immortalità alla fine della sua vita
terrena, fu assunta in Cielo in anima e corpo, con una resurrezione simile a quella del Figlio suo, Cristo. Per cui
sembra che, come dice il Concilio, la stessa Madre di Dio splende qual segno di speranza e sicura consolazione
sul cammino degli uomini. E così la Donna Vestita di Sole diviene più dello spirito di Elia! E se è vero che solo
Fatima sarebbe stata riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa e solo dopo quasi novanta anni (dal 1917 al 2000
quando furono canonizzati i due piccoli veggenti morti, suor Lucia presente); per cui si potrebbe temere che
Medugorje sia bloccata come tante altre apparizioni, però il messaggio di Medugorje non sarebbe stato mai
antievangelico, altrimenti il Vaticano non avrebbe dato il 'Non constat de supernaturalitate' ('non si conviene
sulla soprannaturalità': che non è 'Constat de non supernaturalitate', cioè 'si conviene sulla non soprannaturalità'
degli eventi, come disse qualcuno), e i fedeli sono liberi di credere alla apparizioni, conformemente alle regole
della prudenza, come riferito nell'opuscolo vaticano sui segreti stessi di Fatima..., e vi sono permessi
pellegrinaggi e i riti. E già a trenta anni di anniversario, dopo trentatré, che sarebbero stati quelli della vita di
Cristo (seconda persona della santissima Trinità, simbolizzata dal numero 333, come insegna il Movimento
Sacerdotale Mariano e spiega l'armonia dei numeri nel 'De musica' di sant'Agostino), si può presumere che non
vadano oltre le apparizioni, per trovare in esse altro messaggio che non sia ancora un richiamo ennesimo alla
penitenza e preghiera, sotto la pena di segreti svelati solo ai veggenti (come la parabola evangelica della torre di
Siloe
....)
come
dice
il
messaggio
del
28
gennaio
1987.
In effetti, anche la tradizione religiosa cattolica insegna, con san Luigi Maria Grignon di Monfort ad esempio
(e, come si dice, 'i santi sono sprazzi di eternità nel tempo'), che come Gesù è venuto al mondo per mezzo di
Maria, così pure per mezzo di lei dovrà regnare nel mondo", perché Dio "non muta né sentimenti né modo di
agire" (Ml2,6): "dopo aver voluto cominciare e compiere le sue opere più grandi per mezzo di Maria, è da
credere che non cambierà metodo mai più". Perciò lui vagheggia quasi quel tempo: "Ah!, quando verrà quel
tempo fortunato [....] nel quale Maria regnerà padrona e sovrana dei cuori [....] nel quale le anime respireranno
Maria come i corpi respirano l'aria? In quel tempo avverranno cose mirabili su questa misera terra, perché lo
Spirito Santo vi troverà la sua cara Sposa come riprodotta nelle anime, e quindi scenderà su di loro con
l'abbondanza e la pienezza dei suoi doni [....]. Mio caro fratello, quando verrà questo tempo felice, quest'era di
Maria [....]? Questo tempo non giungerà se non quando sarà conosciuta e praticata la forma di devozione che io
insegno. Ut adeveniat regnum tuum, adveniat regnum Mariae". In altre parole Maria 'è l'aurora che precede e
annunzia il Sole di giustizia Gesù Cristo' (san Luigi G. M. di Monfort, Trattato della vera devozione a Maria,
1.139.15.217), la stella del mattino che riflette e precede la luce del Sole, come spiegato meglio nell'articolo per
profezieonline, sopra detto, in www.iubilum.net/texts/masterRegolart.htm. Ebbene allora quando saranno questi
tempi di Maria Vergine?
Innanzi tutto questo stesso libricino in sé sarebbe già come un segno profetico dei tempi quindi, diffuso da
Medugorje, e pure da papa Giovanni Paolo II con il noto detto 'Totus tuus' (infatti questa forma di devozione
comporterebbe un rinnovo delle promesse battesimali con dono di sé stessi, anima e corpo e valore delle stesse
azioni buone, a Cristo con l'intercessione di Maria); scriveva infatti san Luigi ancora, "prevedo che molte bestie
frementi verranno in furia per dilaniare con i loro denti diabolici questo piccolo scritto [....] se non altro per
seppellirlo nelle tenebre e nel silenzio di un cofano" (Trattato della vera devozione a Maria, 1.139.15.217): e in
effetti il trattato sarebbe stato ritrovato dal 1842, testimoniano gli Amici della Spiritualità del Monfort, nascosto
in un cofano durante i torbidi della rivoluzione francese. Ma poi non si sono moltiplicate con potenza ennesima
le apparizioni mariane in questo ultimo tempo, fino alla formulazione dei dogmi dell'immacolata concezione e
dell'assunzione di Maria al Cielo: Rue Du Bac (1830), La Salette (1846), Lourdes (1858), Fatima (1917) fra
altre meno note come Banneux (1933) e Beauraing (1932).... E nei messaggi di Medugorje non si legge spesso
'questo è un tempo di grazia' o anzi in quelli del Movimento Sacerdotale Mariano 'questi sono i miei tempi'?
Chi è che non lo sa ancora che dopo la Stella del Mattino, sorge di seguito il Sole di Giustizia? E quindi la
stessa Maria Vergine non è anche più che Elia, se per Elia che dovrà venire prima della fine non si intenda solo
una persona umana concreta?
Riguardo alla conversione degli Ebrei alla fede cattolica poi, anche se non si è giunti ad un punto tale ancora
perfettamente, però sono noti "tutti i passi di riconciliazione tra cristiani ed ebrei fatti a partire dal Concilio",
come dimostrano pure gli incontri ad Assisi nella Porziuncola fra Giovanni Paolo II e i rappresentanti di tante
altre religioni anche, come l'islamica e altre, oltre all'ebraica, per pregare insieme Dio per la pace, in un
momento in cui le mutate condizioni dei popoli possono implicare pure un impegno comune contro ogni forma
di ingiustizia, disuguaglianza, violenza, ecc.. Così come infatti la Chiesa si sarebbe aperta la mondo col
Concilio, si disse, perché la sorte dei due ormai sarebbe unica con la diffusione di idee e persone con i moderni
mezzi tecnologici di trasporto e comunicazione o anzi la 'globalizzazione'. Specialmente l'impegno comune
iniziale per il dialogo sarebbe iniziato per il pericolo incombente specialmente allora, nel periodo così detto
pure - se non erro - di 'guerra fredda' per la tensione per la corsa agli armamenti nucleari fra USA e URSS
(l'unione delle repubbliche socialiste sovietiche, ora scomparse, appunto), riguardo ad una possibile terza guerra
mondiale, la seconda atomica, ma 'senza vincitori né vinti', come avrebbe dichiarato qualcuno per l'efficacia
incredibile potenza di queste armi atomiche, tale da poter distruggere lo stesso pianeta Terra. Da qui fra
Cristiani ed Ebrei "l'atmosfera di amicizia e fiducia, che - come nel tempo di papa Giovanni Paolo II - anche
durante tutto il periodo del pontificato" attuale di Benedetto XVI, "è esistita e, grazie a Dio, continua ad
esistere": per questa "necessità che tutti coloro che credono in Dio cerchino insieme la pace, tentino di
avvicinarsi gli uni agli altri, per andare insieme, pur nella diversità delle loro immagini di Dio, verso la fonte
della Luce": in questo periodo in cui, nonostante i tempi di Maria sopra detti, però nella Chiesa non si assiste ad
un progresso, ma Dio sembra "sparire all'orizzonte del mondo" (Lettera di remissione della scomunica alla
Fraternità....). Attualmente "la Commissione della Santa Sede per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo e il
Comitato Internazionale Ebraico per le Consultazioni Interreligiose" si occupano della "comune responsabilità
religiosa di combattere la povertà, l’ingiustizia, la discriminazione e la negazione dei diritti universali
dell’uomo" e poter "cooperare per migliorare il mondo secondo la volontà dell’Onnipotente per il bene
dell’umanità" (DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A UNA DELEGAZIONE DI "B’NAI
B’RITH INTERNATIONAL 12 maggio 2011)
Riguardo alla venuta dell'Anticristo poi, c'è poco da dire: come dice la Scrittura: "La fine! Ecco la fine, fiorisce
l'ingiustizia e l'empietà si erge a scettro di iniquità" (? Ez.....). Quando l'ingiustizia e la corruzione raggiungerà
le più 'alte sfere' e fiorirà ai posti più elevati di potere: tutta la potenza moderna della tecnologia specialmente
allora sarà messa in mani sbagliate. Da qui forse il necessario impegno comune delle religioni innanzi tutto, e
gli interventi speciali mariani in questo secolo: il Dragone Rosso della lotta apocalittica con la Donna Vestita di
Sole il Movimento Sacerdotale Mariano lo vedrebbe nel comunismo russo caduto. In particolare si attende la
persona cosiddetta dell'Anticristo, che non potrà essere forse una dea della bellezza (falsa - come la Regina del
Cielo che sarebbe adorata dalle streghe moderne con un rito speciale dedicato al Sole...), come si spiega meglio
nell'articolo da 'La regola d'arte' sopra detto?
Quindi fra gli altri segni detti ancora dal vangelo, la realizzazione dei quali indica alla Chiesa l'arrivo della fine
c'è innanzi tutto che 'frattanto questo vangelo di Cristo sarà predicato in tutto il mondo (......). E si vede in effetti
come i moderni mezzi di trasporto e comunicazione siano capaci di raggiungere ogni parte del mondo, ma vi
sarebbero ancora regioni fuori dell'evangelizzazione, direbbe il Papa nella Verbum Dei..... Ci saranno pure
rivoluzioni, guerre e calamità naturali (..........) che vi sono sempre state, ma verso la fine dovranno aumentare
evidentemente. In effetti mai le guerre sono state così grandi come l'atomica ormai, e l'ABC (atomica, chimica,
biologica), capaci di distruggere e contro un numero indiscriminato di persone, civili e innocenti, contro una
legittima difesa come mai stato. L'atomica in un secondo..... avrebbe raso al suolo Hiroshima e Nagasaki.....
Secondo la profezia di Fatima sarebbe stata causata dagli errori del comunismo, questa altra rivoluzione
sconvolgente, dopo l'altra francese a cui si farebbe risalire principalmente lo spirito dominante nell'età moderna.
Molto il sangue dei martiri versato, da cui dovrebbere risorgere un'altra Chiesa, secondo la rima proverbiale
sull'inizio del cristianesimo 'sanguis martirum, semen cristianorum' e mistero nella profezia di Fatima del terzo
segreto li raffigurava. E gli eventi cataclismatici, terremoti e maremoti, pure, dovranno aumentare in numero o
intensità verso la fine, quando la stessa armonia del cosmo intera, gradualmente, dovrà cedere e stravolgersi
tutta, ovviamente, come è scritto pure: "il Sole si oscurerà [....] le potenze dei cieli saranno sconvolte". Allora
vedranno
"il
Figlio
dell'uomo
venire
sulle
nubi"
(.....)
Ma per la stessa analogia della bellezza sopra detta anche circa l'espressione artistica del gregoriano, il Sole è
simbolo di Dio per eccellenza, donando luce e vita agli uomini. Allora, come riportato ancora in quell'articolo
per profezieonline, il Sole non solo si dovrà oscurare in caso, ma "in base all'analogia del Sole simbolo di Dio
nel racconto biblico la venuta con fuoco di Dio in Terra alla fine dei tempi è simbolizzata dall'arrivo del fuoco
del Sole sulla Terra: nova solare che l’astronomia riconosce essere certamente la naturale fine del mondo, fra
miliardi di anni se non capitano interferenze esterne". Così il Sole non solo si dovrebbe oscurare in caso, come
se si interponesse un grande astro cadente fra Sole e uomini a colpire la Terra; ma inoltre proprio lui potrebbe
determinare, con il suo vento solare di espansione di eplosione, forse, la caduta ad esempio del pianeta Venere
consunto nei suoi molti gas: la stella del mattino Lucifero, perché simbolica proprio in caso allora della caduta
dell'angelo omonimo, il Dragone, Satana, della tradizione ebraico-cristiana (Is14,......; Ez31,.... ; Ap12,.....). In
realtà si parla di 'nova', esplosione stellare o solare cioé, perché sono note fin dall'antichità certe stelle che
compaiono all'improvviso ad occhio nudo, e allora si credevano nuove, da cui il termine nova, e l'astronomia
moderna ha poi riconosciuto, col telescopio, che non si trattava affatto di nuove stelle, ma della esplosione o
fine o morte o oscuramento di quelle precedenti, che ad occhio nudo però non riuscivano a vedere prima di
ingrandirsi a dismisura per l'esplosione appunto, e allora credevano nuove. Sembravano conoscersi solo queste
manifestazioni stellari apocalittiche ancora, quando sorprendentemente gli scienziati ultimamente studiando il
comportamento del Sole, che da tempo si sapeva sconvolto all'interno, e pure all'esterno, da immani esplosioni
praticamente atomiche continue, avrebbero visto che delle esplosioni, o meglio getti di fuoco imponenti come
mai prima visti sarebbero iniziati dalle cosiddette macchie nere solari, cioé regioni con temperatura
relativamente più fredda e quindi meno sconvolta da esplosioni interne, tanto da apparire nere alla vista
telescopica. Le immagini delle esplosioni diffuse dalla NASA risalirebbero almeno allo scorso Agosto 2010,
ma qualche mese prima ancora vi sarebbero state altre esplosioni meno intense simili. Le macchie nere dunque
dovrebbero essere scomparse, si volgevano verso la Terra. Erano segno in effetti che il Sole non poteva essere
bellezza eterna, destinato a mai perire, essendo brutture. Questo potrà essere il fuoco che dovrà precedere la
venuta di Cristo e la frase 'il Sole si oscurerà' allora potrà significare solo questa morte del Sole, l'esplosione
che poi finirà per scomparire gradualmente (fino a buco nero cosiddetto, penserebbero gli scienziati).
Del resto di questa conflagrazione finale e caduta di fuoco dal cielo ne parlerebbe tutta la tradizione della
Chiesa, ad esempio con san Tommaso d'Aquino (Summa teologica, Sup.74 ancora, come visto sopra),
riassumendo la dottrina dei dottori ecclesiastici precedenti e anche filosofi pagani allora noti almeno. Anzi su
questo punto la liturgia cristiana non disdegnerebbe di fare entrare in essa perfino la dottrina pagana della
profetessa del dio Apollo della religione greco-romana antica degli dei dell'Olimpo, accanto a Davide profeta di
Javè, il Dio di Israele, il solo Dio dell'antichità unico e misterioso non rappresentato da alcuna figura, chiamato
'JHWH' (da cui Jahweh), rivelatosi a Mosè: e rivelato poi da Cristo, cioé Gesù (JESUS: Jhwh Est SalUS o JavE
SalUS) come Dio uno e trino; mentre la religione pagano olimpionica è caduta in disuso, evidentemente falsa,
degli 'dei falsi e bugiardi'. Infatti canta la sequenza ordinaria o dei defunti 'Dies irae': "Dies irae dies illa, solvet
seculum in favilla, teste David cum Sibilla". Cioè appunto "il giorno dell'ira quel giorno, dissolverà il secolo in
scintilla, testimone Davide con la Sibilla" profetessa dell'antichità pagana verace. Accanto al libro delle
Scritture Sacre, che dunque parlano della conflagrazione ad esempio in Ml3,19-20.23 o Ap20,9, ecc., la
tradizione della Chiesa, con san Bonaventura ad esempio, pone anche l'altro grande libro della natura, come i
due fonti da cui Dio si rivela. E san Tommaso non esclude la possibilità che si tratti di fuoco del Sole, questa
conflagrazione; sebbene che allora, quando si formulava questa teoria della conflagrazione finale, non si
avevano le conoscenze astronomiche attuali, e quindi non poteva darlo per certo, come oggi invece è noto che
può chiaramente avvenire. Così appunto quanto scritto nelle Scritture confermerà quanto accade nella natura: e
quanto
accade
nella
natura
sarà
concorde
con
quanto
scritto
nelle
Scritture.
Insomma, sì!, sarà un giorno... Dovrà bruciare tutta la bellezza del mondo. Direbbe la tradizione che quanto
sovrastavano i più alti monti le acque del diluvio universale, di cui parla pure la Bibbia, e che per gli scienziati
moderni sembrerebbe essere stato solo una estensione eccezionale delle glaciazioni dei poli terrestri, tanto più
in alto dovrà arrivare questo fuoco sulla superficie terrestre. Si può morire veramente per l'attesa di tutto ciò che
accadra quando le potenze dei cieli saranno sconvolte, come dice il vangelo di Luca (21,26). Considerando che
la terra disterebbe dal Sole 150 milioni di km circa e che la luce viaggerebbe a 300000 km al secondo circa,
allora, forse, 150.000.000km/300.000km/s=500s= 8,3 minuti potrà essere il tempo in cui brucierà tutta la Terra,
se non avverrà in un batter d'occhio anzi, da non accorgersene nemmeno; o forse un getto di fuoco sarà più
lento della luce atomica. L'ultimo suggello della tradizione cristiana a questa teoria della conflagrazione finale
attraverso il fuoco solare non sarebbe altro che anche il miracolo del Sole di Fatima e volendo Medugorje,
secondo le testimonianze. Non avrebbe questo stesso senso in sé già il fatto che si veda il Sole girare emettendo
fasci di luce colorati, che per effetto ottico potrebbe essere il Sole mosso per esplosioni superficiali tanto
grandi, per poi precipitare sulla folla quasi, come proprio esplodendo nella conflagrazione finale? Comunque,
come riportato dettagliatamente nel video in http://www.youtube.com/watch?v=edsl0pnEP4M, per la stessa
tradizione cristiana questo fuoco non farebbe dolore che solo agli empi, convogliandoli all'inferno, mentre per i
giusti sarebbe più o meno o anche affatto doloroso secondo i peccati da purificare ancora e l'inizio della
trasfigurazione (come dice san Paolo nella lettera....: 'non tutti moriremo, certo, ma saremo trasformati... al
suono dell'ultima tromba i morti risorgeranno e noi saremo rapiti fra le nubi').
Io non mi dispero! Anche se sono diventato vecchio già, senza vedere una migliore applicazione della riforma,
per il gregoriano bene modulato, che ho indicato io: singola persona, sì!, a confronto pur di gruppi perfino di
monaci studiosi che contano sulla forza del numero e non della verità, evidentemente, se non si prendono a
cuore certe cose, come sembra, ancora. Mi sembrava di non avere speranza.... ma così invece vedo che non ce
l'ha nessuno allora! Perché, se uno cerca di comportarsi bene, lottando per la verità, certamente ha chi lo
aiuterà. Ma, se scende il fuoco dal cielo, come sembra certo che prima o poi scenderà, entro breve, quindi,
allora non conterà più sapere o non sapere e diploma o laurea; né divertirsi e godere o no la vita pur con ogni
specie di bene acquisiti; né avere o no attività per campare perfino già solo, e con la musica o in altri modi (ma
meglio sfruttando i talenti dati dal Signore, naturalmente, per il bene comune: perché mani capaci di fare
musica dovrebbero rovinarsi con l'agricoltura e l'allevamento che altre mani sono più capaci di fare; o l'udito
rovinarsi per sperimentazioni azzardate del dentista, ad esempio, geloso del denaro dato senza la sua
'faticaccia'?). Poiché "tutto" sta ritornando "nella polvere", da cui "è venuto": "vanità delle vanità, tutto è
vanità", mai più vero ciò che dice "Quoelet" (Bibbia, Qo1.....). E che mi vale, allora, guadagnare pure il mondo,
come dice il vangelo, o fare tutto, questo e quello, senza preoccuparmi di essere, esistere, prima: come le
comparse come stella davanti a milioni di fedeli a Medugorje con musica dissacrante, o i concerti in famosi
teatri per arricchire con addormentati in sala, o le incisioni per vendere la mia musica per due soldi a ingrati,
ecc.? Se hai di che mangiare e bere ti puoi ritenere felice, dice la Bibbia....., e Dio non ti fa mancare il
necessario se cerchi di comportarti almeno giustamente, come così con la musica ad esempio (poi è vero che
ognuno ha le sue, naturalmente, di irregolarità, perché nessuno è perfetto: ma basta cercare appunto di
migliorare, Dio innanzi tutto, la verità, il bene, la pace...). Avere fama per patire la fame facendo digiuno oltre
gli estremi per 'forma mentis' abitudinaria, oppure faticare ad accumulare per poi lasciare tutto, non si sa
quando
si
muore,
anche
prima
della
fine?
Non molto consolante, però, a questo punto, per vivere in questo mondo di mutamento, il sentirsi dire dal
sacerdote che ti vuole aiutare, 'sarai famoso dopo morto, come si dice dei geni...'. Geni in questo caso di
gregoriano: perché non riusciva a capirlo stranamente, o meglio non poteva farci comunque nulla. A dire il vero
questo fu il destino di Bach però, mi sembra, riscoperto dopo la morte come un mito quasi da divenire da
protestante perfino musicista cattolico stranamente. Ma vedo bene che questa parola o profezia non si
realizzerà, se una pioggia di fuoco arriva dal cielo, nessuno può più esserlo famoso nel mondo poi, perché
brucerà. Meglio lui comunque di chi, invece, pur sacerdote, ancora presuma di potersene starsene tranquillo,
sotto quattro toni imparati a memoria, anzi a pappagallo, cioè senza sapere nemmeno le cose più elementari del
gregoriano, che sarebbero necessarie. Lui infatti mostra di volere migliorare, almeno, la musica a gloria di Dio;
l'altro invece rimanda alla tradizione o alla autorità musicale di insegnamento, accontentandosi dunque così di
fare ciò che non sa, senza sollecitudine di pastore per il decoro del tempio, da cui, spiega san Pio X proprio in
'Fra le sollecitudini pastorali', il rinnovamento della Chiesa. Rimanda al musicista, ma, se il sacerdote deve
cantare, per solennizzare la liturgia (come insegna il Concilio......), può non potere sapere le cose elementari,
necessarie almeno per bene modularlo il gregoriano? Rimanda al Papa, allora, che insegna la santità delle forme
musicali; ma se il capo comanda una cosa e la mano o il piede o la bocca non agiscono, può il capo divenire
pure quelle membra del corpo? Cioè, se in 'Divini cultus sanctitate' ad esempio papa Pio XI, capo vicario di
Cristo nella Chiesa, insegna che il gregoriano, da cantarsi, come visto nella lettera del 2010 alla Studentessa, è
quello dell'edizione tipica, con voce sola del canto senza accompagnamento e in lingua latina; ma poi i preti
musicisti non gli ubbidiscono e lo fanno o fanno fare al popolo tradotto e accompagnato polifonicamente
all'organo non naturale (zarliniano); il Papa in visita pastorale potrà cantare la messa solenne in latino con il
popolo, che non sa risponderli, e non dovrà fare la verità nella carità, anziché ancora usare la carità nella verità?
Papa beato Giovanni Paolo II ad esempio ha dato sì la benedizione apostolica speciale per queste cose di
gregoriano simili - vedi alla nota in www.iubilum.net/texts/masterLettera.htm -, ma quasi lo uccidevano pure
per i vari ostacoli... comunque è stata significativa assai a suo tempo. E non si dica nemmeno l'insegna il
Concilio il gregoriano tradotto così, falsamente: perché "non si può congelare l'autorità magisteriale della
Chiesa all'anno 1962" del Concilio, ma anche "chi vuole essere ubbidiente al Concilio, deve accettare la fede
professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l'albero vive" (Benedetto XVI, Lettera riguardo
alla remissione della scomunica ai quattro vescovi consacrati dall'arcivescovo Lefebvre), e quindi quel
documento di Pio XI non è passato. Invece, al contrario, 'un discepolo non è più grande del suo maestro, se
hanno perseguitato me perseguiteranno anche a voi', dice il vangelo....: io che insegno queste cose vere non ho
arte né parte, come sopra visto, e l'organista diplomato di ruolo non ci rimetterebbe il posto di lavoro perfino
per esse nella Chiesa ora? Dove rimarrà allora o il musicista colto che ne sa troppe, per presumere di poter
imparare anche da un di scuola o asino parlante come Balaam biblico (sebbene che nelle cose sacre Dio
sceglierebbe proprio gli ultimi, per confondere i primi, perché nessuno possa gloriarsi davanti a lui - dice san
Paolo in......); o quello istintivo che ne sa troppo poche, per poter imparare solo per non fare i bagni comunitari
ad esempio (sebbene che c'è il carisma, per potersi prendere certe responsabilità musicali, non esclusi scienza e
doni di natura, che uno sa se li ha o no per poter fare bene). I fatti comunque dimostrano poi tutta la
grossolanità disdicevole talvolta della musica sacra per il decoro della casa di Dio purtroppo.
Ma anche se fosse il più peccatore della terra e non credente e appartenente ad altra religione, a riproporre
queste cose gregoriane, non si dovrebbe guardare da quale parte vengano, ma in quanto vere accettare lo stesso,
perché sono comprensibili razionalemente già solo come arte umana. Oppure chi non vorrà accettarle di
proposito per continuare a fare di più musiche false e sensuali, fossero pure chiamate gregoriano, ancora a lode
di Dio e edificazione dei fedeli, forse non perderebbe la propria superiorità e natura di essere razionale,
intelligente, come gli angeli del cielo, che muovono il cosmo universale nella sua armonia, e vi rinuncerebbe e
si degraderebbe alla natura inferiore, delle bestie ad esempio, l'usignolo, pure il merlo, e tutti gli altri uccelli che
cantano e fanno musica, sembra? Essendo cose più giuste, per quanto poco pure, mi si deve fare patire per esse
di essere 'senza arte nè parte' nella Chiesa, facendomi dunque sentire una persona unica al mondo ecclesiastico,
come il Papa, ad esempio? Perché nessuno sembra volersi prendere a cuore la verità dell'arte e dell'espressione
artistica? Se il gregoriano unito all'altare non mantiene l'espressione del vero, del buono e del bello, come vuol
significare la catena d'oro del simbolo di san Gregorio Magno sopra detto pure a proposito, ma è invece brutto
come un metallo arrugginito, sconviene allo stesso sacrificio di lode dell'altare. Si chiami ancora gregoriano...
San Paolo nella lettera ai Filippesi..... si rallegra che venga annunciato Cristo comunque, per amore o anche per
ipocrisia: ma non per principio, cioè solo nella circostanza concreta di quella, in cui non poteva essere
altrimenti, e non per regola ovviamente. La musica sarebbe stata ammessa nel culto per eccitare più
efficacemente alla devozione gli animi (vedi san Tommaso ancora, ad esempio, Summa teologica I,I....); ma se
non è vera arte già, non può compiere il fine bene. Oppure, se si ritiene che vada bene lo stesso, ebbene qui
allora non può non nascere un problema esistenziale per la Chiesa stessa, o si tratta di un'altra Chiesa, o di una
Chiesa nella Chiesa, se non proprio forse di Babilonia e Gerusalemme usando terminazioni bibliche simboliche.
Vedo bene dunque che mi conviene continuare a sperare e avere fiducia solo in Dio. Inutile insistere alla fine,
se non va, se non capiscono. Ma questa lettera pertanto sarà anche l'ultima dell'epistolarium. Parlo col
computer! Io credo: risorgerò.
Lucio Marcucci, 2011
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