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ttraverso il cancro cambia
la scala di valori, si sviluppa
il forte istinto di aiutare gli
altri, un istinto che non ci abbandonerà più». Sono le parole di un uomo
che ha sconfitto la leucemia e che ha
raccontato ieri, volontariamente, la
sua “disuguaglianza” in positivo. Lo
ha fatto dalla platea di Palazzo Costa
durante l’incontro intitolato “La malattia oncologica come disuguaglianza” coordinato da Luigi Cavanna, direttore del dipartimento di onco-ematologia di Piacenza. Cavanna stesso
ha introdotto gli altri interventi parlando del «cambiamento positivo» che
la malattia può portare nel rapporto
tra le persone, nelle relazioni, nell’approccio alla vita, un impulso volto
proprio a ridurre le disuguaglianze tra
sè e gli altri. «Il medico - ha detto alla
fine del dibattito il paziente che ha
voluto portare la sua testimonianza ha un compito fondamentale che è
quello di ascoltare il paziente, di stimolarlo, di aiutarlo a capire che la vo-
Attraverso il cancro
contro la disuguaglianza
L’importanza di testimoniare la malattia oncologica
«Si sente un grande impulso ad aiutare gli altri»
glia di guarire è fondamentale almeno
quanto lo sono le terapie».
A raccontare quanto la malattia
renda soli, isolati, diversi, estranei a
se stessi e agli altri ci hanno pensato
le psicologhe Camilla di Nunzio,
Laura Dallanegra e Michela Monfredo, mentre l’assistente sociale Mariangela Marchionni e il direttore del
dipartimento di protezione e prevenzione dell’Asl Franco Pugliese hanno
parlato dei diritti del malato oncologico («che deve essere accolto, ascoltato, aiutato, accompagnato» ha detto
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Marchionni) annunciando anche la
prossima pubblicazione, da parte della Lilt, di un opuscolo.
«Il cancro - ha detto Cavanna - è
ancora come un “marchio” che ha
anche segni distintivi, come, a volte,
la caduta dei capelli».
«La diagnosi della malattia - ha detto Camilla di Nunzio - crea una crisi
esistenziale, sconvolge i ritmi di vita,
spezza un equilibrio che non tornerà
più, obbliga a una totale e traumatica
riorganizzazione per trovare nuovi
equilibri, sia con gli altri, sia con se
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3° Festival
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stessi, con il proprio corpo, con la
propria sfera emotiva. A superare il
senso di disuguaglianza aiuta la condivisione, l’esperienza narrativa».
A raccogliere le esperienze narrative di tanti pazienti che ogni giorno
frequentano il day hospital dell’ospedale per sottoporsi a cure oncologiche
ci hanno pensato le psicologhe che
hanno raccontato i disagi e i cambiamenti e le difficoltà sociali e intime
che i pazienti devono superare. «Sono
il 93% i pazienti che per sottoposi alle
cure sospendono temporaneamente la
loro attività lavorativa e ma maggioranza di questi non ritorna a lavorare
per almeno 12 mesi. - ha spiegato Michela Monfredo - Il ritorno al lavoro
rappresenta un momento delicato, il
paziente teme di non essere all’altezza
dello sforzo psico-fisico richiesto e
questo genera ansia e paura, oltre al
timore di essere trattato come “diverso” e “inadeguato” e quindi emarginato o penalizzato nel contesto lavorativo».
«La fertilità e la sessualità - ha
spiegato Laura Dallanegra - sono
spesso messe alla prova dalla malattia
e questo cambia la percezione di sé e
spesso mette la persona in crisi. La
malattia entra prepotentemente nella
sfera del desiderio in una fase in cui il
paziente è già di per sé bombardato
da emozioni intense e sconosciute. In
quel momento non deve sentirsi solo
né “diverso”».
Il presidente della Lilt Sisto Salotti
ha parlato della cultura della prevenzione del tumore sia per quanto riguarda l’attività di screening, fondamentale per la diagnosi , sia in termini di stili di vita. E ha concluso
l’incontro ribadendo la centralità della persona, e della sua socialità, nel
percorso di cura della malattia, sottolineando che «questa cura a Piacenza
c’è».
Elena Salini
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articolo pdf della rassegna stampa di dialogic srl