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“Cos’è quella specie di ragno?”
secchi mossi dal vento” “E’ una medusa che si muove nel mare” “Mi sembra
una seppiolina” oppure “E’ una canna da pesca lanciata in acqua” "E' l'ancora
di una barca!".
Sono le impressioni di alcune persone durante l’esecuzione della coronarografia.
La coronarografia infatti è un esame medico nel corso del quale un paziente
può fare l’affascinante esperienza di guardare “in diretta” all’interno del proprio
cuore.
La visione immediata delle proprie arterie coronariche, qualcosa che sta al centro stesso della vita
– visto che è elemento vitale e al tempo stesso fragile del cuore – lascia sorpresi e meravigliati coloro
che si sottopongono alla coronarografia.
Senza sentir dolore e senza bisogno di anestesia, quindi in perfetta lucidità mentale, una persona
vede il sangue fluire dentro il proprio cuore, l'organo che più di ogni altro è simbolico della vita.
C o m e
s i
s v o l g e
l a
c o r o n a r o g r a f i a ?
Un sottilissimo catetere, ovverosia un tubicino di materiale plastico di diametro inferiore ai 2 millimetri
e della lunghezza di un metro, viene inserito in un’arteria, generalmente l’arteria femorale (1) o quella
radiale (2).
L’inserimento di questo catetere è quasi indolore: possiamo paragonarlo ad un prelievo di sangue.
Infatti – ancorché il catetere abbia un diametro maggiore rispetto all’ago del prelievo di sangue –
prima della coronarografia si effettua un’anestesia locale che rende minimo il disturbo della puntura.
Una volta inserito nel sistema arterioso, il catetere viene fatto avanzare sino all’origine delle arterie
coronariche.
Il movimento del catetere non viene minimamente avvertito dal paziente.
Allorché la punta del catetere arriva all’imbocco dell’arteria coronarica, si inietta attraverso di esso
una certa quantità di mezzo di contrasto, una sostanza ricca di iodio che permette di effettuare un
filmato con un apparecchio radiologico.
Anche l’iniezione di mezzo di contrasto nella coronaria è completamente indolore.
Il mezzo di contrasto stesso è un farmaco completamente sicuro: solo persone che hanno una seria
malattia renale possono avere un peggioramento della loro funzione renale dopo una coronarografia
e solo se la coronarografia richiede l’uso di una larga quantità di mezzo di contrasto.
Una volta completato il film delle coronarie, il catetere viene ritirato e si effettua una breve compressione
dell’inguine o del polso per consentire l’emostasi.
Tutto l’esame dura dai 10 ai 20 minuti.
Se la coronarografia viene effettuata dall’arteria radiale, ci si può alzare dal letto subito dopo aver
sfilato i cateteri; se invece viene effettuato dall’arteria femorale è necessario restare a letto per 12
ore.
L’arteria femorale, infatti, è situata in profondità nell’inguine e un suo sanguinamento dopo il cateterismo
puo passare inosservato ed essere anche cospicuo.
Il riposo a letto serve a ridurre al massimo i movimenti e le sollecitazioni sull’arteria, che possono
favorire il sanguinamento nelle prime ore dopo il cateterismo.
Potete vedere, nella figura sopra, una tipica immagine di un’arteria coronaria normale come appare
durante una coronarografia.
Quello che vediamo è il lume interno della coronaria, lo spazio dove passa il sangue.
Esso è visibile grazie al mezzo di contrasto.
Il disegno che vedete illustra schematicamente le arterie coronariche.
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Esse nascono dal primissimo tratto dell'aorta e prendono nome dalla posizione anatomica.
La coronaria sinistra inizia con un primo tratto detto tronco comune, che si divide in due importanti
rami: la coronaria circonflessa e la coronaria discendente anteriore.
Quest'ultima è considerata in assoluto l'arteria più importante del cuore, perchè è quella con sviluppo
maggiore, che provvede al funzionamento della gran parte del muscolo cardiaco.
La coronaria destra non si divide in rami maggiori ed ha generalmente uno sviluppo più ampio della
circonflessa.
Queste arterie corrono sulla superficie del cuore e quindi si muovono ritmicamente, seguendo il ciclo
cardiaco di riempimento e svuotamento.
Le loro diramazioni più sottili entrano nel muscolo e si suddividono poi in vasi di calibro sempre più
sottile, non più visibili. Vediamo adesso alcuni filmati di arterie coronarie sane così come si presentano
all'osservatore nel corso di una coronarografia.
L'arteria si disegna sul video grazie al mezzo di contrasto che vi viene iniettato attraverso il catetere.
Il disegno si muove, poiché esso segue la pulsazione del cuore.
Dal tronco principale dell'arteria si diramano progressivamente le branche più piccole, che formano
una fitta rete e raggiungono tutto il muscolo cardiaco. La coronarografia è considerata da molti un
esame rischioso e quando si parla di “rischio”, si pensa immediatamente alla possibilità di morte.
Va detto che questo rischio oggi è praticamente assente in tutti i centri cardiologici più importanti.
La mortalità della coronarografia in questi centri è inferiore a un caso su tremila pazienti ed il rischio
riguarda solo persone di età assai avanzata o affette da malattia coronarica eccezionalmente grave.
E’ ormai assodato che la coronarografia è scevra da pericoli nella stragrande maggioranza dei casi.
In definitiva, al giorno d’oggi la coronarografia non deve essere più vista con timore, grazie al
miglioramento degli strumenti con i quali si effettua e alla notevole esperienza acquisita dagli operatori,
soprattutto nei centri migliori.
La paura connessa a questo esame non ha quindi motivo d’essere.
Essa deve essere sostituita dall’interesse di poter guardare, dentro se stessi, una parte vitale del
proprio corpo in azione.
La vulnerabilità delle coronarie dipende soprattutto dalle loro dimensioni: i processi di restringimento
che possono verificarsi con il passare degli anni un po’ su tutte le arterie del corpo – sono molto più
dannosi nelle coronarie, che hanno un lume interno nell’ordine dei 10 millimetri quadrati, piuttosto
che su arterie come le carotidi, che hanno un lume intorno ai 35 millimetri quadrati.
Oltretutto, visto che il cuore lavora e pulsa senza sosta, ha bisogno di molto più sangue di tutti gli
altri organi, che possono concedersi il lusso di riposare anche a lungo.
Ecco perché il cuore “ha dolore”. L’angina pectoris è il dolore che viene dal cuore quando un
restringimento coronarico impedisce che il flusso sanguigno sia pari alle richieste di lavoro del muscolo.
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