Le traiettorie della crescita del Sistema
Federsolidarietà - Confcooperative dal 2003 al 2008.
Il quadro di sintesi.
INDICE
1. La dinamica associativa................................................................................................................3
2. Le dimensioni e il consolidamento: fatturato e forza lavoro ..................................................4
3. Capitalizzazione e patrimonializzazione...................................................................................6
4. Base occupazionale e base sociale...............................................................................................8
5. La governance................................................................................................................................9
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1. La dinamica associativa
Sono 5.179 le imprese aderenti a Federsolidarietà al 31 Dicembre 2008 e il 95% delle aderenti è
costituito da imprese attive e “regolarmente nei ruoli”.
A livello territoriale il 52,6% delle associate si trova al Nord, il 17,2% al Centro e il 30,2% al Sud1.
A livello settoriale:
•
il 66,8% (3.265 imprese) delle aderenti è rappresentato da cooperative sociali di tipo A;
•
il 33,2% (1.621 imprese) da cooperative di tipo B;
•
e 37 sono gli enti non cooperativi aderenti.
Inoltre, sono 256 i consorzi (di cui 8 consorzi interregionali e 2 consorzi nazionali). In particolare,
tra il 2003 e il 2008 sono stati costituiti 81 consorzi di cui 7 a carattere interregionale. Una buona
spinta all'integrazione consortile si è registrata anche nel Mezzogiorno dove sono stati costituiti 26
nuovi consorzi (il 32% di tutti quelli avviati nel quinquennio). In media sono socie di un consorzio
15 cooperative.
Figura 1: Aderenti Federsolidarietà - Confcooperative anni (2003 – 2008)
5.500
5.179
Numero aderenti
5.000
4.893
4.513
4.500
4.255
4.000
3.500
3.956
3.660
3.000
2003
2004
2005
2006
2007
2008
Anni
La dinamica associativa osservata nel periodo 2003-2008 delinea alcuni significati tratti distintivi
della cooperazione sociale aderente Federsolidarietà.
Ogni anno il numero delle aderenti attive è aumentato rispetto all’anno precedente. In particolare,
dal 2003 al 2008 il numero delle aderenti è cresciuto del 40%. La tendenza positiva continua.
In tutte le aree territoriali è proseguita la crescita della cooperazione sociale. Al Centro e al Sud
Italia si registra, tuttavia, un ritmo di crescita più vivace rispetto al Nord. Nei sei anni trascorsi,
infatti, le aderenti sono aumentate del 55,4% al Centro, del 50,6% al Sud e del 29% al Nord. Sono
ritmi di crescita differenti che in parte possono essere ricondotti ancora al diverso livello di
radicamento e al diverso “grado di maturità” della cooperazione sociale nelle tre macroaree di
riferimento.
In particolare, al Centro e al Sud è proseguito a ritmo sostenuto il processo di espansione, e in
qualche caso ancora di primo radicamento, della cooperazione di inserimento lavorativo.
Nel quinquennio trascorso il numero di cooperative di inserimento lavorativo nel Mezzogiorno è
cresciuto del 81,2%. Al Centro, le cooperative di tipo B sono aumentate del 78,2%. Al Nord la
Nord: Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia
Romagna. Centro: Lazio, Marche, Umbria e Toscana. Sud: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sardegna e
Sicilia.
1
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crescita delle cooperative di inserimento lavorativo tra 2003 e il 2008 è stata del 24,9%. E sono
cresciute meno di quelle di tipo A che, nelle regioni settentrionali, hanno registrato un aumento del
31,2%. A livello nazionale nell’ultimo decennio l’incidenza di cooperative di tipo B sul totale è
passata dal 28,6% al 32,4%. Tuttavia, a partire dal 2003 tale incidenza si è mantenuta quasi
costante, stabilizzandosi al 32% a fronte di un aumento dell’incidenza al Centro e al Sud e di una
diminuzione al Nord.
Sono, quindi, mediamente più giovani le cooperative di inserimento lavorativo rispetto a quelle di
servizi sociali. Il 53%, infatti, non ha più di 10 anni di vita. E al Sud, coerentemente con le
risultanze sopra riportate, sono il 72% le cooperative di tipo B con meno di 10 anni di attività. Tra
le cooperative di servizi sociali, la maggioranza delle cooperative, il 52%, ha più di 10 anni di
attività. E il 22% delle cooperative di tipo A ha già festeggiato i 20 anni di vita.
Federsolidarietà si conferma un sistema associativo giovane e dinamico. Il 66% delle aderenti
(quindi, due cooperative su tre), infatti, non ha più di 10 anni di vita associativa (al 31/12/2008).
L'espansione del tessuto imprenditoriale della Federazione tra il 1999 e il 2008 è, in buona parte, il
brillante risultato della continua azione di promozione di nuova imprenditorialità cooperativa nel
settore sociale. In tal senso negli ultimi dieci anni, il 65,8% delle cooperative che ha aderito a
Federsolidarietà direttamente alla costituzione (o in qualche caso entro l'anno successivo dalla
costituzione della cooperativa).
2. Le dimensioni e il consolidamento: fatturato e forza lavoro
Alla crescita del numero delle aderenti a Federsolidarietà negli ultimi sei anni corrisponde un
incremento più che proporzionale sia del peso economico, sia della capacità di assorbimento
occupazionale. Tale fenomeno è legato sia all’aumento del numero di nuove cooperative aderenti,
sia anche alla crescita dimensionale intrapresa nel quinquennio dalle cooperative associate. La
correlazione evidente tra irrobustimento patrimoniale, crescita "a tre cifre" del fatturato e anzianità
della cooperativa, con spartiacque dopo il decimo anno di vita, trova riflesso nel costante aumento
delle dimensioni medie delle cooperative sociali, nel consolidamento della piccola e della media
dimensione e il conseguente relativo abbandono della micro dimensione (al netto delle cooperative
neo costituite).
Il fatturato aggregato realizzato dalle cooperative nel 2008, pari a 4.590 milioni di Euro, è cresciuto
nel quinquennio trascorso del 76%.
Figura 2: Fatturato Federsolidarietà - Confcooperative (anni 2003 – 2008)
Fatturato (milioni di €)
5000
4.410
4.590
4.080
4000
3.412
3.065
3000
2.617
2000
2003
2004
2005
2006
2007
2008
Anni
4
La forza lavoro, pari a 184.025 unità, è aumentata dal 2003 al 2008 del 72%.
Figura 3: Occupati Federsolidarietà - Confcooperative (anni 2003 – 2008)
200.000
184.025
Occupati
180.000
165.273
160.000
154.081
140.000
130.850
120.000
100.000
116.847
107.111
2003
2004
2005
2006
2007
2008
Anni
Sia la ripartizione del fatturato aggregato sia la ripartizione dell'occupazione su base settoriale
offrono un quadro pressoché identico.
•
•
Il 78% del fatturato, pari a 3.589 milioni di Euro, e il 78% degli occupati, pari a 143.518
unità, sono riconducibili a cooperative di tipo A.
Il restante 22% del fatturato, pari a 1.001 milioni di Euro, e il 22% degli occupati, pari a
40.507 unità di cui 13.600 "ufficialmente svantaggiate" ai sensi dell’art. 4 della legge 381/91,
fanno riferimento, invece, a cooperative di tipo B.
Le cooperative esistenti e consolidate aumentano le dimensioni in misura del 12% annuo, la
dimensione media della crescita (“alzata” dalla crescita delle cooperative consolidate e “abbassata”
dalle neo aderenti) si situa intorno al 4,5% annuo.
Si conferma la tendenza delle cooperative sociali a compiere percorsi di crescita, che portano
all’affermazione definitiva delle cooperative in una decina di anni di attività: la quota di
microcooperative tenda a ridimensionarsi dopo alcuni anni di attività.
A livello territoriale, il 72,4% del fatturato fa riferimento a cooperative del Nord, il 17,5% a
cooperative del Centro e il 10,1% a cooperative del Sud. Un divario inferiore (rispetto a quello
rilevato per il fatturato) tra le tre macroaree territoriali di riferimento si registra sul fronte
occupazione, dove il 68,8% degli occupati fa riferimento a cooperative del Nord, il 16,8% a
cooperative del Centro e il 14,4% a cooperative del Sud.
Nel Mezzogiorno la quasi totalità del fatturato è realizzata con la Pubblica Amministrazione. A
livello nazionale i due terzi del fatturato totale realizzato dalle cooperative che operano anche con
la PA deriva da commesse pubbliche. E il 50% delle cooperative che operano anche con la PA
registra una dipendenza dal fatturato pubblico pari o superiore all'80% rispetto al fatturato totale
realizzato.
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La quota di provenienza del fatturato dalla PA è maggiore tra le cooperative di tipo A rispetto a
quelle di tipo B. E’ un aspetto che si riflette anche nel minore ritardo medio dei pagamenti che si
registra nelle cooperative di inserimento lavorativo, che si attesta a 94 giorni, rispetto ai 110 giorni
che si registrano nelle cooperative di servizi sociali. Nel 14% delle cooperative, comunque, il
ritardo medio dei pagamenti è superiore a 180 giorni.
Analizzando il campione delle imprese longeve (ovvero quelle già in attività nel 1999) nell'arco
temporale 1999-2008, il fatturato aggregato è cresciuto del 126,1%. In generale, nell'aggregato delle
cooperative longeve, nel periodo 1999-2008, l'85,9% delle cooperative ha aumentato i ricavi. E
quasi il 57% delle cooperative ha più che raddoppiato il giro d'affari. Solo il 14,1% delle imprese ha
fatto segnare, invece, un decremento del volume d'affari.
Nel complesso, tra le cooperative aderenti a Federsolidarietà il fatturato medio è di circa 900 mila
Euro, e in particolare:
•
raggiunge 1,1 milioni di Euro tra le cooperative sociali di tipo A (che crescono del 5%
annuo);
•
è di poco superiore a 600 mila Euro tra le cooperative di tipo B (che crescono del 3%
annuo).
Tra le cooperative di inserimento lavorativo non si rilevano significative differenze rispetto al
fatturato medio per cooperativa tra i diversi settori di attività, salvo per alcune cooperative che
operano nella piccola industria manifatturiera e nei servizi amministrativi alle imprese dove il
fatturato medio è maggiore rispetto agli altri settori. Una correlazione più evidente, e
probabilmente anche legata al tipo di attività svolta, si rileva tra fatturato medio e tipologia di
soggetto svantaggiato inserito in cooperativa. In particolare, le cooperative che tra i soggetti
svantaggiati annoverano carcerati, ex carcerati e tossicodipendenti hanno un fatturato medio
superiore rispetto a quello delle cooperative dove sono inseriti prevalentemente i minori, i soggetti
psichiatrici, i disabili e gli svantaggiati generici.
Molto più eterogeneo è il quadro che emerge tra le cooperative di tipo A. Tra queste, infatti, è
possibile individuare almeno quattro distinti ambiti di operatività rispetto al fatturato medio:
•
il primo è relativo alle cooperative che operano nei settori ad alta integrazione sociosanitaria. In particolare, sono cooperative che gestiscono centri medici specialistici con o
senza ricovero e ambulatori di vario genere. Il fatturato medio in questo settore è superiore
a 5 milioni di Euro.
•
Un secondo ambito di attività riguarda cooperative che operano nel settore delle strutture
di assistenza sociale residenziale per anziani e disabili. Qui il fatturato medio è di poco
superiore ai 2 milioni di Euro.
•
Un terzo ambito di attività è relativo al settore dell'assistenza sociale non residenziale. Il
fatturato medio, in questo caso, si posiziona attorno a 1,2 milioni di Euro.
•
Un quarto ed ultimo ambito di attività, con fatturato medio molto più basso, è relativo a
tutti gli altri servizi alle persone e alle famiglie che non rientrano nei primi tre ambiti sopra
citati. In particolare, sono inclusi anche i servizi all'infanzia, tra cui asili nido e scuole
materne, che registrano un fatturato medio che non supera i 600 mila Euro.
3. Capitalizzazione e patrimonializzazione
Nel complesso, la capitalizzazione aggregata del Sistema Federsolidarietà nel 2008 ha superato i
190 milioni di Euro.
La capitalizzazione tra le cooperative sociali con più di 10 anni di vita è progredita nel 67,8% delle
imprese dal 1999 al 2008. Tra le cooperative longeve sono diminuite del 26% quelle caratterizzate
da micro-capitalizzazione (le cooperative con capitale sociale inferiore a 10 mila Euro, il minimo
per una S.r.l.). Tuttavia, tra le cooperative attive aderenti a Federsolidarietà, il 63,5% ha ancora un
6
capitale sociale inferiore a 10.000 Euro, ma si constata comunque la riduzione di alcuni punti
percentuali di queste forme di micro-capitalizzazione. Aumentano leggermente la quota di
cooperative con almeno 25 mila euro di capitale (il 20% del totale). Il capitale medio per socio
aumenta sia per le A che per le B (circa 150 euro all’anno).
Non si registrano differenze significative tra cooperative di tipo A e cooperative di tipo B rispetto
alla micro-capitalizzazione. Le cooperative di tipo B si distinguono però per un apporto medio di
capitale da parte dei soci superiore del 19% rispetto a quello nelle cooperative di tipo A. Queste
ultime, invece, in virtù del maggior numero medio di soci, si distinguono per avere un capitale
sociale medio per cooperativa più alto del 24,5% rispetto alle cooperative di tipo B. Nelle
cooperative di inserimento lavorativo è quindi apprezzabile il maggior sforzo dei soci, in molti casi
"persone svantaggiate" e probabilmente anche in oggettiva difficoltà economica, nel versare
capitale in cooperativa.
Sempre con riferimento alla micro-capitalizzazione si segnala, invece, il divario tra Centro-Nord e
Sud. Nel Mezzogiorno le cooperative a micro-capitalizzazione sono il 70,8% delle aderenti rispetto
al 60,4% del Nord e al 61,4% del Centro.
Si segnala, comunque, lo sforzo a capitalizzare sostenuto dai soci al Sud. L'apporto medio di
capitale da parte dei soci nel Mezzogiorno è, infatti, superiore dell'8,5% rispetto alla media
nazionale.
Tra le cooperative di tipo A anche la capitalizzazione media, come il fatturato, mostra significative
differenze rispetto ai diversi ambiti di operatività e ai diversi soggetti che beneficiano dei servizi.
In particolare, al netto delle strutture sanitarie (più capitalizzate rispetto agli altri ambiti di
operatività), le cooperative che operano nell'ambito dei servizi agli anziani hanno una
capitalizzazione media che è quattro volte maggiore rispetto a quella delle cooperative che
operano nell'ambito dei servizi all'infanzia (asili nido e scuole materne).
Nel complesso, la patrimonializzazione aggregata del Sistema Federsolidarietà nel 2008 ha
superato un miliardo di Euro.
Tra il 1999 e il 2008 il patrimonio netto è cresciuto nel 77,1% delle cooperative longeve. La crescita
"a tre cifre" del patrimonio netto aggregato nel decennio trascorso, che si è registrata in una
cooperativa su due (e nel 63,5% di quelle che hanno fatto registrare un aumento del patrimonio), è
anche il brillante risultato dell'accantonamento degli utili realizzati nel corso degli anni e destinati
a riserva. In particolare, le risultanze delle analisi effettuate mettono in evidenza un circolo
virtuoso in cui la patrimonializzazione aggregata è sorretta dagli utili conseguiti. Tuttavia, questa
evidenza vale per un ristretto gruppo di cooperative. Si tratta in media del 10% delle aderenti.
Il patrimonio cresce con gli anni di attività della cooperativa. Le cooperative attive con più di 10
anni di vita hanno un patrimonio netto medio che è quasi 6 volte più grande di quello delle
cooperative con meno di 10 anni di attività. Al Nord il patrimonio netto medio è più del doppio
rispetto a quello del Centro e quasi 5 volte superiore a quello del Sud.
Tra le cooperative di tipo A il patrimonio netto medio è superiore di circa il 30% rispetto al
patrimonio medio delle cooperative di tipo B. Tra tutte le cooperative attive aderenti a
Federsolidarietà, il 69% ha, comunque, ancora, un patrimonio netto inferiore a 100 mila Euro. E al
Sud la percentuale sale all'86%.
Tra le cooperative di tipo A a livello settoriale le differenze sono sempre significative.
•
Tra le cooperative ad alta integrazione socio-sanitaria, in particolare tra quelle che
gestiscono centri medici specialistici con o senza ricovero e ambulatori di vario genere, il
patrimonio netto medio si attesta a 1,5 milioni di Euro.
•
Tra le cooperative che operano nell'ambito delle strutture di assistenza residenziale per
anziani e disabili il patrimonio netto medio si attesta a 500 mila Euro.
7
•
Tra quelle che operano nei servizi all'infanzia il patrimonio netto medio non supera invece,
i 70 mila Euro.
A questo va aggiunto che dal 2003 a Giugno 2009 sono stati portati a termine almeno 31 processi di
fusione che hanno interessato cooperative aderenti (quasi esclusivamente al Nord).
Inoltre, nell'ambito dei processi di crescita dimensionale per linee esterne, ad oggi, sono oltre 300 le
società partecipate da cooperative aderenti, tra S.p.A. e soprattutto S.r.l.
4. Base occupazionale e base sociale
Nel decennio trascorso anche la base occupazionale, la base sociale e la governance delle
cooperative sociali si sono evolute.
In particolare, la crescita degli occupati non è solo numerica. E' anche una crescita che traccia un
percorso di grande modernità e di coesione sociale ed economica. Il Sistema rappresenta, infatti,
una realtà all'avanguardia rispetto agli obiettivi fissati per l'Europa nell'agenda di Lisbona.
Dei 184 mila occupati delle cooperative sociali (+19% rispetto al 2007), il 67,7% sono anche soci
delle cooperative in cui lavorano. Sono il 68,5% nelle cooperative di servizi sociali e il 65,1% in
quelle di inserimento lavorativo. Tuttavia, rispetto a 10 anni fa, l'incidenza dei soci lavoratori
sul totale degli occupati è diminuita in tutte le tre macroaree territoriali, sia tra le cooperative di
tipo A sia tra quelle di tipo B. L'instaurarsi di rapporti di lavoro più flessibili e la strutturazione da
parte della cooperativa stessa di un percorso che possa portare non immediatamente ma con il
trascorrere del tempo a raggiungere lo status di socio potrebbe, in parte, spiegare la dinamica che
vede una riduzione significativa della quota di soci lavoratori rispetto al passato.
A livello territoriale, nel Mezzogiorno i soci lavoratori rappresentano il 51% del totale occupati. Al
Centro e al Nord sono molti di più: attorno al 70% in entrambe le ripartizioni territoriali. Anche la
dinamica occupazionale nel Mezzogiorno sembra assumere, quindi, tratti distintivi propri rispetto
al Centro e al Nord. Oltretutto, tra le cooperative meridionali longeve nel decennio trascorso la
crescita occupazionale è stata modesta. Non ha superato il 30% contro l'80% del Centro e del Nord.
Il saldo della crescita tra i soci lavoratori è stato addirittura negativo (-7%). La crescita
occupazionale nelle cooperative longeve al Sud è stata sostenuta solo dagli addetti non soci e quasi
esclusivamente nelle cooperative di tipo A.
La capacità di assorbimento occupazionale di manodopera femminile è un ulteriore tratto
distintivo della cooperazione sociale. Il 72% degli occupati del Sistema Federsolidarietà è donna.
Sono 132.500 le donne che trovano occupazione nelle cooperative socialiaderenti. La presenza
femminile tra gli occupati è ampiamente maggioritaria nelle cooperative di servizi sociali dove
raggiunge il 78,6%. Non supera, invece, il 50% (si attesta al 49%) la quota delle donne tra i
lavoratori nelle cooperative di inserimento lavorativo. A livello territoriale non ci sono differenze
significative nelle tre ripartizioni geografiche di riferimento. Tuttavia, al Centro e al Sud il peso
dell'occupazione femminile è leggermente minore rispetto al Nord.
Trovano sempre più opportunità occupazionali nelle cooperative sociali anche i lavoratori
provenienti da paesi extra U.E. Sono circa 16.500. E rappresentano il 9% degli occupati nelle
cooperative aderenti a Federsolidarietà. Sono il 9,2% nelle cooperative di tipo A e l'8,1% in quelle
di tipo B. La percentuale di lavoratori extra U.E. sale ad oltre il 20% nelle strutture e nei servizi di
assistenza infermieristica per anziani. Si tratta, in larga misura, di socie lavoratrici (quasi il 60%
degli occupati extra U.E. del settore).
Sono 199.214 i soci delle cooperative (+9% rispetto al 2007). Il 97% dei soci sono persone fisiche e il
3% persone giuridiche.
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Figura 4: Soci Federsolidarietà - Confcooperative anni (2003 – 2008)
210.000
199.214
200.000
193.321
190.000
182.697
Soci
180.000
170.000
166.451
160.000
150.000
169.041
150.668
140.000
130.000
2003
2004
2005
2006
2007
2008
Anni
Il 63,2% dei soci è donna (quasi 125.000 unità). Le donne sono ampiamente maggioritarie nella
cooperazione di servizi sociali dove si attestano al 68,5%. Non sono maggioranza, invece, nella
cooperazione di inserimento lavorativo dove non superano il 45,2% del totale soci. L'incidenza
delle donne socie è leggermente maggiore al Centro e al Sud rispetto al Nord. Nel Mezzogiorno è
maggiore rispetto alla media nazionale l'incidenza di donne tra i soci delle cooperative di tipo A,
mentre è minore la presenza di donne tra i soci delle cooperative di tipo B.
Dal punto di vista dell'età anagrafica dei soci, non si rilevano significative differenze rispetto al
settore di attività. Coerentemente con il diverso grado di maturazione e di radicamento della
cooperazione sociale nelle diverse aree territoriali, si evidenzia una età media dei soci più bassa al
Centro e al Sud. Al Nord gli "over 50" sono il 30%, al Centro sono il 16% e al Sud solo il 13%.
Federsolidarietà si conferma, quindi, un Sistema giovane. A livello nazionale tre cooperatori su
quattro non hanno più di 50 anni. E il 15% dei soci non ha più di 30 anni (al 31 Dicembre 2008).
5. La governance
La valorizzazione dei soci è pienamente garantita dalla reale e proattiva partecipazione alla vita
della cooperativa. Nel 2008 nel 72,6% delle cooperative sociali, infatti, la partecipazione dei soci
alla vita della cooperativa attraverso le assemblee è stata superiore al 50% degli aventi diritto (nel
19,6% è stata compresa tra il 30 e il 50%, e solo nel restante 7,8% delle imprese la partecipazione dei
soci alla vita della cooperativa attraverso le assemblee è stata minore del 30% degli aventi diritto).
Nelle cooperative di tipo A il livello medio di partecipazione alle assemblee ha superato il 50%
degli aventi diritto nel 73% delle imprese, in quelle di tipo B nel 71,8% delle cooperative.
Sebbene le differenze tra i due settori siano minime, negli ultimi dieci anni la partecipazione dei
soci alle assemblee è sempre rimasta alta e stabile nelle cooperative di tipo A, mentre è
leggermente diminuita in quelle di tipo B (superava il 50% degli aventi diritto nel 74,4% delle
cooperative nel 1999 rispetto al 71,8% delle cooperative nel 2008). Molto probabilmente la crescita
esponenziale del numero di cooperative di inserimento lavorativo neocostituite ha rallentato
l'immediata messa a regime della vita sociale in cooperativa.
A livello territoriale, nel Mezzogiorno la partecipazione dei soci alle Assemblee ha superato il 50%
degli aventi diritto nell'85,9% delle cooperative. Pesa a favore del Mezzogiorno la più alta
incidenza di cooperative con basi sociali meno estese rispetto alle altre aree territoriali. Al Nord,
dove ci sono le cooperative con basi sociali più estese, la partecipazione dei soci alle Assemblee ha,
comunque superato il 50% degli aventi diritto nel 71,2% delle cooperative. E', tuttavia, nelle regioni
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Centrali che si registra il dato meno alto di partecipazione dei soci alle Assemblee, confermando di
una tendenza nazionale che riguarda il Sistema Confcooperative nel suo complesso. Ha superato,
infatti, il 50% degli aventi diritto solo nel 62,1% delle cooperative (e tra le cooperative di tipo B la
partecipazione dei soci alle assemblee ha superato, nell'ultimo anno, il 50% degli aventi diritto solo
nel 56,8% delle imprese).
Tra gli indicatori qualitativi di mutualità interna e di coesione sociale, a garanzia del prevalente
orientamento solidaristico della cooperazione sociale, si sottolinea il ruolo e la presenza del
volontariato. I soci volontari sono circa 22 mila. Rappresentano l'11,7% del totale dei soci. Sono
presenti in pianta stabile almeno nel 45% delle cooperative. In particolare, nel 55% di quelle di
inserimento lavorativo e nel 41% di quelle di servizi sociali.
Le differenze sulla base dell'articolazione territoriale sono notevoli. Il fenomeno del volontariato
sembra essere un connotato della cooperazione sociale del Nord, come già evidenziato più
consolidata. Quasi il 65% delle cooperative del Settentrione ha soci volontari. Al Centro le
cooperative con soci volontari non superano il 31%. Al Sud non raggiungono il 20%.
Anche i bisogni nuovi e complessi degli immigrati trovano risposta in Federsolidarietà. In
particolare, è cresciuta l'incidenza dei soci "extracomunitari" nelle cooperative sociali. Sono 12.500 i
soci provenienti da paesi extra U.E. Oltre il 6,5% del numero totale di soci. Al Nord superano il
7,5%. Al Centro sono il 4,8%. Al Sud l'1%. La quota di soci extra U.E. è più alta nelle cooperative di
servizi sociali (6,8%) rispetto a quelle di inserimento lavorativo (5,1%).
Mutualità e coesione sociale sono in parte anche garantite da strutture di "governance
democratica". In quasi una cooperativa su quattro (nel 23,8% delle imprese) il Consiglio di
Amministrazione ha almeno 6 membri.
E tra i membri del C.d.A., e più in generale tra coloro che ricoprono posizioni apicali o fanno parte
della cosiddetta "governance allargata", sono molti sia giovani e sia le donne. In particolare, l'età
media dei membri della "governance allargata" è di 47 anni (al 31 Dicembre 2008). Al Sud l'età
media scende a 43 anni. A livello nazionale nelle cooperative sociali circa un membro su tre (il
32,8%) non ha più di 40 anni (al 31 Dicembre 2008).
E se il Sistema Italia non brilla per presenza di donne nelle stanze del potere, le donne cooperatrici
sociali che siedono nei C.d.A. delle cooperative sociali sono quasi il 45% dei membri.
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Le traiettorie della crescita del Sistema Federsolidarietà