LA REALTÀ DEI DISABILI
NELLA SOCIETÀ E NEL TERRITORIO ITALIANI
DIVULGATA DAI PROGRAMMI RADIO TELEVISIVI
DAL 2002 AL 2007
Cognome …………………………….…
Nome …………………………………..
Nato il …………………………………
(atto n………P………… S…………..)
Cittadinanza…………………………...
Residenza……………………………...
Via……… ………… N……………….
Stato civile…………........................…..
Professione
Handicappato
CONNOTATI E CONTRASSEGNI SALIENTI
Statura………………………………….
Capelli………………………………….
Occhi…………………………………...
Segni particolari Nessuno
Firma del titolare ……………………...
………………… , li…………………….
Il Sindaco
……………………...
………
Impronta del dito
indice sinistro
Fonte: dalla trasmissione “Che lavoro fai?” da RF2 del 10.03.2007
A cura di
Francesco Iaquinto
Ringraziamenti
Ringrazio
•
Il dottor Massimo Maglorio, referente Rai per le sue indicazioni e per la sua
disponibilità.
•
Il professore Angelo Besana, referente dell’Università e Tutor didattico, per i suoi
suggerimenti.
•
La dottoressa Nunzia Ricco, responsabile dell’Ufficio disabili dell’Università di
Torino, per il supporto dato anche per la realizzazione dello stage.
•
L’Istat e l’Isfol per aver risposto prontamente alle richieste di chiarimento.
•
Alice, la mia simpatica tutor, che ha trascritto con pazienza le parti dei programmi
radio televisivi richiamati nel lavoro.
Infine, segnalo che eventuali imprecisioni o errori del lavoro sono da attribuire a mio
padre.
2
INDICE
Introduzione
p. 6
Capitolo I
•
•
•
Premessa
1.1 Breve excursus storico – legislativo
1.2 Principi costituzionali
1.3 Ricerche dell’OCSE e del rapporto del
Centro
8
9
11
14
Nazionale per la tutela dell’infanzia
•
1.4 Legge 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge – quadro per
l’assistenza,
l’integrazione
sociale
e
i
diritti
delle
16
persone
handicappate”
•
1.5 Legge 12 marzo 1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro
20
dei disabili”
•
1.6 Aspetti terminologici
•
1.7 Barriere architettoniche
•
1.8 Ausili per migliorare o accrescere l’autonomia
•
1.9 Conclusioni
24
28
31
35
Premessa
•
2.1 Modalità di ricerca
•
2.2 Una indicazione che non spiega l’ampiezza del
39
41
44
fenomeno per fasce di età
•
2.2.1 ) Difficoltà di rilevazioni statistiche
•
2.2.2) Scorporo dei dati Istat del 2004-2005
•
2.2.3 Bambini in situazione di handicap nelle scuole materne
45
46
47
statali e non statali [ Dati del MIUR ]
•
2.2.4 ) Situazione delle persone disabili che vivevano
48
Capitolo II
in
famiglia negli anni 2004/2005
Parole chiave : [Legge 104]
Banca dati:Televisione
•
54
3.1 Risultato della ricerca
Parole chiave: Legge 104…/...Integrazione scolastica disabili
Banca dati:Radio/Televisione
4.1 Richiami programmi Radio e Televisivi che hanno trattato il
tema dell’integrazione scolastica
•
4.1.1 Insegnati di sostegno assunti non per decreto
3
59
ministeriale ma “in deroga”
• 4.1.2 Numero di allievi per classe
• 4.1.3 Specializzazione degli insegnanti di sostegno
• 4.1.4 Insegnanti di sostegno [estrapolazione e considerazioni]
• 4.1.5 L’alto numero di iscritti negli Istituti Professionali
• 4.1.6 Denuncie dei genitori
• 4. 1.7 Un esempio di integrazione partecipata
5.1 L’aspetto imprenditoriale riferito alla disabilità
6.1
Programmi Radio Televisivi che hanno trattato il tema delle
60
62
63
64
66
67
71
73
77
tecnologie compensative
•
Ma, quali sono le tecnologie compensative?
Parole chiave: Legge 68…/…Integrazione lavorativa disabili
Banca dati:Radio/Televisione
7.1 “Targato H”
7.2
86
Il pensiero dell’imprenditore veneto e presidente [poi ex]
89
della Commissione Handicap della Confindustria in merito alla
legge 68/99
•
•
L’aspetto narcotizzante dell’indennità di accompagnamento e
della pensione di invalidità secondo un imprenditore
91
Ma, concretamente quanti sono in Italia i disabili che possono
94
lavorare e quanti sono quelli che lavorano?
•
Punti in comune tra sistema legislativo inglese, spagnolo e
94
italiano per l' inserimento lavorativo dei disabili
•
Edimburgo
95
•
Spagna
95
•
I servizi per l’impiego e il ruolo delle imprese sociali in Italia
•
Inserimento lavorativo di persone disabili in alcune realtà
italiane
•
Urbino
•
Provincia di Pistoia
•
Provincia di Teramo
•
Alto Vicentino
•
Alcuni servizi di inserimento al lavoro di disabili attraverso la
96
97
98
99
100
tecnologia e la formazione promossa nel nostro Paese e sostenuto
dall’INAIL
4
102
8.1 Barriere architettoniche
105
Speciale Tg1 2003 [del 5.10.2003]
106
Roma
108
Bologna
108
Napoli
109
Messina
110
Screensaver del 5.12.2003
116
Screensaver del 21.05.2006
124
Paragrafo “Allegati”
140
Conclusioni
160
Introduzione
Fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, i disabili erano compatiti, ignorati, o peggio
ridicolizzati e talvolta rinchiusi in istituti; la cultura di quegli anni, non riconosceva loro i
sentimenti, i desideri, le esigenze, le necessità e i diritti di ogni essere umano ritenuto
"normale".
5
Le lotte per la parità dei diritti, per l’integrazione sociale, per l’inserimento scolastico
prima e lavorativo poi, lungi dall’essere realmente vinte, hanno fatto uscire il cittadino
disabile dalla condizione di emarginazione e in molti casi egli ha cominciato a vivere in
mezzo agli altri una “tormentata normalità”.
Prima di passare in rassegna il lavoro di ricerca sulla realtà dei disabili, divulgata dai
programmi radio televisivi, si premette un breve studio sugli aspetti
•
Storici,
•
legislativi,
•
terminologici,
•
inerenti alle barriere architettoniche e
•
tecnologici che interessano la disabilità.
La scelta di far precedere lo studio
alla rassegna del lavoro di ricerca è volta
all’acquisizione delle conoscenze, delle norme e del diverso uso delle risorse che lo Stato
Regionale Italiano intende perseguire per rimuovere gli ostacoli che impediscono al cittadino
disabile di essere pari agli altri.
Il lavoro di ricerca intende documentare le modalità attraverso le quali la Rai ha trattato la
disabilità. Attraverso l’analisi dei programmi televisivi e radiofonici, si vuole individuare
•
se il tema in questione è stato trattato con continuità, e
•
se le situazioni proposte tendevano a produrre
richiamare, portare a conoscenza o approfondire dei diritti.
Capitolo I
6
riflessioni su alcuni temi per
Premessa
Nella Relazione annuale dell’utente: Word Plus, presentata alla conferenza I.S.A.A.C.
del 1996 [International Society of Aumentative and Alternative Comunication -La
Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA), come specifico ambito di studio e di
intervento, nasce ufficialmente in Nord America con la creazione della I.S.A.A.C.- ] il
7
relatore non parlante Michel B. Williams – disabile con tetraparesi spastica nato nel 1937 a
Chicago, Illinois negli Stati Uniti – nel presentare la sua relazione dal titolo provocatorio:
“Come si può tenere una conferenza se non si è mai detta una parola?” affermò: […] non
c’è mai stata un’epoca migliore di questa per nascere con una disabilità. Molta gente pensa
che sia difficile da credere; è così occupata nella sua vita che non ha tempo per guardare
indietro per vedere la strada che abbiamo percorso. I progressi tecnologici che abbiamo
fatto negli ultimi 15 anni mi hanno reso una persona più aperta e produttiva.
L’affermazione di Michel B. Williams è senz’altro un’iniezione di fiducia, ma può
ritenersi valida a tutte le latitudini?
In Italia circa il 5% della popolazione soffre di una disabilità. Questa percentuale include
le disabilità legate al fenomeno dell’invecchiamento e quelle legate ai giovani [per nascita o
per incidenti].
Si cercherà di capire come lo Stato, dopo la promulgazione della Costituzione, ha rimosso
gli ostacoli per consentire al cittadino disabile di essere pari agli altri.
1.1 Breve excursus storico - legislativo
La disabilità è parte dell’umanità, è connaturata con essa: fattori genetici, guerre,
epidemie, fame, incidenti di vario genere, errori medici, età avanzata, hanno da sempre
causato menomazioni fisiche o mentali che le istituzioni hanno di volta in volta affrontato in
modo diverso.
Nella preistoria la legge per la sopravvivenza portava all’emarginazione o addirittura alla
soppressione di che era più debole degli altri e quindi non capace di sopravvivere. Questo
8
sistema era praticato anticamente a Sparta e a Roma dove i bambini nati deformi venivano
gettati giù dal monte Taigeto o dalla rupe Tarpea dal padre che aveva diritto di vita e di morte
su di loro[ L. Bussi, Il disabile ieri e oggi, Edizione Mineva Medica, Torino, 1989, pp. 5/6].
Con il cristianesimo l’uomo, indipendentemente dal suo stato di salute, è visto come un
essere dotato di un’anima immortale e creato ad immagine e somiglianza di Dio,
l’atteggiamento nei confronti dei “diversi” passò quindi dal rifiuto all’aiuto caritatevole;
siamo però ancora lontani da qualsiasi idea di integrazione; anzi: la disabilità veniva spesso
identificata come la personificazione del male, il “segnato da Dio”, il frutto di una colpa, in
sostanza un individuo da emarginare in quanto possibile fonte di mali e maledizioni. Questo
pregiudizio resterà radicato a lungo nella considerazione sociale e condizionerà fortemente
gli interventi in merito.
Nei secoli XVII e XVIII, per una serie di motivi diversi, nascono in tutta Europa istituti
per segregare i poveri e separarli dal resto della società. Questa separazione è carica di
significato. Vuol dire che i poveri sono considerati elementi asociali e, come tali, vengono
reclusi insieme ad altri asociali: prostitute, pazzi, deformi, giovani discoli posti in
“correzione”. Era questo il senso dell’iscrizione incisa sul frontone del Rasphuis [ deve il suo
nome all’attività principale imposta ai suoi ospiti involontari: raspare il legno del Brasile; uno Spinhuis (o
filanda ) ospita mendicanti, prostitute , spose i cui mariti hanno chiesto la reclusione per cattiva condotta (J. P.
Gutton, La società e i poveri, Oscar Studio Mondatori, Milano, 1977, pag. 102 )]
domare quae cuncti pavent (i.e. E’ cosa virtuosa domare ciò che tutti temono).
di Amsterdam:Virtus est
È evidente il principio: i
poveri, i deformi, i pazzi vengono segregati per separarli dal resto della società [ J. P. Gutton, La
società e i poveri, Oscar Studio Mondatori, Milano, 1977, pp. 100 e ss.].
Con l’illuminismo, contro il principio d’autorità proprio della organizzazione della
società, si comincia ad affrontare il problema della disabilità in modo scientifico. Il dibattito
si sviluppa nel campo della medicina e dell’educazione dei fanciulli affetti da disabilità
psichica o fisica e si comincia a cercare di liberare il problema della disabilità da concetti di
carità e beneficenza, anche se continuerà ad essere prerogativa degli ordini religiosi fino al
XIX secolo.
Il XX secolo mostra un nuovo interesse verso la disabilità da parte di istituti religiosi e
da parte delle Amministrazioni comunali e provinciali. Questo porta alla costruzione di
scuole e centri specializzati e, soprattutto sul piano normativo, si avvia il percorso che porterà
ad una nuova disciplina in questo ambito [La creazione del “Comitato per la protezione del fanciullo
deficiente” nel 1898, la nascita della “Lega Nazionale per la protezione del fanciullo deficiente” nel 1901 e
l’apertura del primo asilo scuola per “fanciulli deficienti poveri” da parte del prof. Sante De Sanctis, sempre nel
1901, sono gli indicatori di un cambio di tendenza. Con la riforma Gentile del 1923 si ha il primo intervento
9
dello Stato in materia di istruzione di minori “ anormali”. Il R.D. 31 dicembre 1923 n. 3126 estende l’istruzione
obbligatoria ai ciechi e ai sordomuti e impartisce norme per le classi differenziali.].
L’avvento del nazismo, con il mito della razza ariana, cancella in pochi anni quello che si
era iniziato a costruire e riporta l’Europa alla preistoria: i disabili insieme agli ebrei vengono
eliminati nelle camere a gas.
L’orrore del mondo intero davanti a tutto questo, l’ulteriore crescita del numero dei
disabili in seguito al conflitto e alle due bombe atomiche, che ancora oggi fanno pesare le loro
atroci conseguenze sul territorio di Hiroshima e Nagasaki, insieme alle nuove cause di
disabilità emerse nel secolo XX (come le radiazioni, le armi chimiche ecc.) hanno reso
necessario affrontare la disabilità come un’emergenza.
La ricostruzione postbellica rappresenta un’opportunità anche per i reduci di guerra: in
questa fase, alcuni
non vedenti
vengono inseriti nel contesto lavorativo in qualità di
telefonisti, o fisioterapisti dando così il via all’evolvere della coscienza sociale che inizia a
inquadrare la disabilità non come categoria da “assistere” ma da “integrare”.
L’inserimento lavorativo dei reduci di guerra
ha fatto emergere problemi inerenti alle
barriere architettoniche, all’educazione scolastica e, quindi la necessità di produrre leggi
coerenti con l’integrazione.
1.2 Principi costituzionali
Il ruolo dello Stato, inteso anche come fornitore di servizi miranti alla realizzazione del
pieno sviluppo della personalità del cittadino, si esplica innanzitutto nelle formulazioni
costituzionali e legislative.
Tra i principi fondamentali che la Carta Costituzionale ha voluto sancire si annoverano:
•
l’affermazione del principio di solidarietà (art. 2),
10
•
il principio della pari dignità (art. 3),
•
il principio che “la scuola è aperta a tutti…” (art. 34)
•
il diritto al lavoro (art. 4)
•
i diritti dei lavoratori in caso di infortunio, invalidità, vecchiaia, (…) (art. 38 co.2),
•
il diritto all’educazione e all’avviamento professionale degli inabili e minorati (art. 38
co. 3).
Tra i principi fondamentali sanciti dalla Costituzione c’è quello della solidarietà
[politica, economica e sociale], oltre a quello personalistico […garantisce i diritti inviolabili
dell’uomo, sia come singolo] e pluralistico [sia nelle formazioni sociali] (art. 2).
Lo Stato è quindi chiamato a porre l’individuo nelle condizioni più idonee affinché possa
affermare la propria libera personalità non solo come singolo ma anche come partecipe nella
famiglia, nella scuola, nelle confessioni religiose ecc.. Con l’affermazione del principio della
pari dignità [art. 3] si superano le discriminazioni fra i cittadini ereditate dal passato.
Ma, concretamente, come è cambiato l’atteggiamento dello Stato dopo la
promulgazione della Costituzione?
Per quanto attiene la scuola, l’attività legislativa post – costituzionale fino alla fine degli
anni sessanta del Novecento conferma nella sostanza la prassi della separazione tra scuola per
“disabili” e scuola per “normali”.
Il ricovero di persone in situazione di handicap è stato praticato fino alla metà degli anni
settanta; il lavoro coinvolgeva i reduci di guerra e alcuni sordomuti ed escludeva tutti gli
altri. Nei fatti tutto sembrava procedere come prima.
D’altronde, siamo ancora in presenza di uno Stato accentratore; il dettato costituzionale
non era disatteso solo in quest’ambito, si pensi alle elezioni dei Consigli regionali [art. VIII
Disposizioni transitorie e finali], che avrebbero dovuto essere indette entro il 31dicembre
1948. Si è invece giunti fino al 7 giugno 1970 prima di avere le elezioni regionali.
Quanto il Sessantotto abbia inciso sulle coscienze non è quantificabile, di certo le
contestazioni, le proteste dei giovani e degli operai non sono estranee alle prese di posizioni
di alcuni genitori con figli disabili che manifestarono il loro disappunto rifiutandosi di
mandare i loro figli nelle scuole speciali e rivendicando per essi “pari dignità”.
Autodenuncia del padre di un non vedente
Nel 1975 il genitore di un ragazzino non vedente si autodenunciò per inadempienza
dell’obbligo scolastico, perché non voleva mandare suo figlio in una scuola speciale per
11
ciechi; nel corso del procedimento penale sollevò la questione di costituzionalità, in merito
alla legge n. 1463 del 1952 sulla scuola media dell’obbligo che prevedeva per i non vedenti
l’obbligo di frequentare la scuola speciale.
La Corte disse allora in modo esplicito che, siccome i ragazzi con handicap sono diversi
da quelli normodotati, è bene ci siano scuole diverse per i primi, cioè le scuole speciali;
quindi l’accusa di incostituzionalità per la norma che impone ai ciechi l’adempimento
dell’obbligo nelle scuole speciali, sarebbe manifestamente infondata.
Richiesta di iscrizione in classe normale di una ragazzina in situazione di handicap
La Corte di Cassazione, VI Penale, nel 1981 assolse un Collegio Docenti di una scuola
di Livorno nonostante avesse rifiutato l’iscrizione in terza elementare di una ragazzina con la
sola motivazione che questa
avesse un’età mentale pari all’età dello scarabocchio. Si
concluse che la bambina dovesse frequentare le scuole speciali dove avrebbe trovato tutto
quello di cui aveva bisogno.
La Corte fece riferimento all’art. 97 della Costituzione [“I pubblici uffici sono organizzati
secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento…]; vale a dire,
gli handicappati creano disordine nella scuola [S. Nocera, Handicap & Scuola, n. 79, giugno – luglio
1998, pag. 8].
Il parere negativo espresso dalle due Corti non ostacolò il processo che era ormai in atto
da anni, anzi lo accentuò.
•
La Sentenza della Corte Costituzionale n. 215/87
Gli alunni con handicap non possono considerarsi irrecuperabili; l’integrazione giova loro
non solo ai fini della socializzazione, ma anche dell’apprendimento ed una sua “artificiosa
interruzione, facendo mancare uno dei fattori favorenti lo sviluppo della personalità, può
comportare rischi di arresto di questi, quando non di regressione".
Inoltre l’art. 34 della Costituzione, nel sancire che la scuola è aperta a tutti, si riferisce
chiaramente anche agli alunni con handicap non solo fisico ma anche psichico.
A tale proposito il principio secondo cui ai “capaci e meritevoli” è garantito il diritto
all’istruzione, pur essendo espressamente riferito, nel caso specifico, ad agevolazioni di
carattere economico, non esclude l’approntamento di altri strumenti che “rimuovono gli
ostacoli che di fatto impediscono il pieno sviluppo della persona” ( articoli 2 e 3 della nostra
Costituzione). Uno di tali strumenti per alunni in situazione di handicap è l’integrazione
scolastica. Per questi alunni “capacità e merito” vanno valutati secondo parametri peculiari
12
adeguati alle rispettive situazioni di minorazione [T.E.M.I.,
S.p.a
Rastignano (BO)
“Legislazione
Scolastica” Scheda: 2/10/002, pagg. 1, 2.].
Il primo effetto di questa sentenza fu la C. M. n. 262 del 1988,“Attuazione della sentenza
della Corte Costituzionale n. 215 del 3 giugno 1987 – Iscrizione e
secondaria di II grado degli alunni portatori di handicap –".
13
frequenza della scuola
1.3
Ricerche dell’OCSE e del
rapporto del
Centro Nazionale
per la tutela
dell’infanzia.
Fra i risultati delle ricerche dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo
economico [OCSE], l’esperto economico Peter Evans cita, fra tutti i possibili argomenti a
favore dell’integrazione scolastica, un punto di primaria importanza, cioè i costi decisamente
molto inferiori dell’integrazione rispetto all’educazione separata.
“I dati rivelano, là dove si possono stabilire confronti ragionevoli, che l’integrazione è a
molto minor costo delle strutture speciali (…)1”. Di conseguenza si suggerisce: ”I governi e
le altre autorità che esercitano il controllo finanziario devono pertanto esser convinti che i
fondi resi disponibili per i servizi segregati dovrebbero essere investiti in programmi di
sviluppo scolastico del genere di quelli che ho appena brevemente delineato” [In Handicap &
Scuola, n. 78, aprile-maggio 1998, pag. 7].
Nel Rapporto 1996 sulla condizione dei minori in Italia edito dal Centro Nazionale
per la tutela dell’infanzia si legge:
“ Oltre alle gravi conseguenze sul piano individuale, occorre mettere in evidenza anche i
danni sociali che possono derivare dal ricorso all’istituto per la soluzione dei problemi
assistenziali che si manifestano all’interno della comunità. Possiamo elencarli in tre punti:
•
deresponsabilizzazione degli Enti pubblici;
•
depauperamento delle risorse;
•
deresponsabilizzazione dei parenti e delle comunità”.
La deresponsabilizzazione degli Enti Pubblici
“ Più si mandano gli assistiti negli istituti, più se ne manderebbero. La lontananza,
l’emarginazione comportano inevitabilmente che, a poco a poco, questi cittadini diventino
dei dimenticati. Infatti, perché ricercare una diversa organizzazione sociale che dia ad
ognuno la dignità di vivere? Perché creare alternative al ricovero? Perché preoccuparsi di
riqualificare il personale, riconvertire la spesa, intraprendere nuove iniziative?”
1
In Danimarca, le strutture speciali costano sei volte di più della scuola ordinaria, ma la pratica
dell’integrazione costa solo quattro volte di più. In Spagna, il costo relativo alle strutture speciali è dieci volte
maggiore del costo delle scuole normali, mentre l’integrazione viene a costare più o meno come la scuola
normale. In Italia la scolarizzazione nelle strutture speciali viene a costare otto volte di più delle scuole
normali, mentre l’integrazione costa solo quattro volte di più.
14
Il depauperamento delle risorse
“La logica del ricovero comporta un continuo aumento della spesa del settore
assistenziale. Perciò continuare a privilegiare il ricovero in istituto significa in pratica
bloccare un grossa parte delle risorse destinate all’assistenza e ai servizi.
Occorre anche tener conto che il ricovero è un intervento tampone; non innesca, cioè alcun
processo che in prospettiva possa diminuire le richieste di assistenza. Perciò, proseguire su
questa strada vuol dire buttare ingenti risorse in un pozzo senza fondo”.
La deresponsabilizzazione dei parenti e delle comunità
“Il bisogno assistenziale sorge all’interno della collettività e dalla collettività va preso in
carico. L’allontanamento degli assistiti in istituto contribuisce a distruggere ogni
atteggiamento solidaristico. Nemmeno il volontariato individualizzato ed organizzato, cui
ricorrono in alcuni casi gli istituti, sembra così in grado di uscire da una logica di
beneficenza individuale. Può, forse, tentare di migliorare alcuni aspetti della condizione di
vita di qualche assistito, in grado di incidere sui processi
di emarginazione che
inesorabilmente si compiono in istituto” [In Handicap & Scuola, n. 78, aprile-maggio 1998, pag. 8/9].
.
1.4 LEGGE 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge – quadro per l’assistenza, l’integrazione
sociale e i diritti delle persone handicappate”.
15
La legge n. 104/92 affronta tutti gli aspetti della disabilità, dalla scuola all’informazione,
dai permessi ai familiari alle barriere architettoniche, fino alle pensioni.
Le norme relative all’integrazione scolastica
si pongono l’obiettivo dello sviluppo delle potenzialità delle persone handicappate
nell’apprendimento, nella comunicazione,
nelle relazioni e nella socializzazione (art. 12
comma 3); sanciscono il principio per cui i minori debbono adempiere l’obbligo scolastico
secondo i criteri inequivocabili dell’integrazione nelle classi comuni delle scuole della loro
residenza e, nei casi di impossibilità di vita in famiglia, l’obbligo per le autorità di attivarsi
per le adozioni e gli affidi familiari, prima di ricorrere a forme di istituzionalizzazione
(articoli 8 e 10);
garantiscono il diritto
•
alla frequenza negli asili nidi da 0 a 3 anni (art. 12 comma 1);
•
alla frequenza nella scuole materne, nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e
nelle università: (art. 12 comma 2);
•
alla scolarizzazione di persone in situazioni di handicap grave (art. 12 comma 4) [ L’attività
di assistenza di base (fisica e igienica) ai disabili, di competenza della Scuola, è assicurata dal personale ausiliario della
scuola, nei limiti previsti dal CCNL. Restano invece nella competenza dell’Ente locale quei compiti di assistenza specialistica
(per l’autonomia e la comunicazione personale) ai disabili da svolgere con personale qualificato sia all’interno sia all’esterno
dell’istituzione scolastica (cfr.Legge 104/92, art.13, comma 3) ];
•
all’orientamento e alla continuità educativa tra i diversi gradi di scuola;
prevedono il coordinamento dei servizi territoriali con quelli degli organi periferici delle
diverse amministrazioni statali, non solo in campo scolastico, ma anche extrascolastico,
tramite il ricorso agli accordi di programma.
Inoltre, è garantita la programmazione nazionale in tema di handicap con la costituzione
di un comitato interministeriale che deve riunirsi tre volte l’anno, di cui una prima della
presentazione della legge finanziaria (art. 41).
La normativa contempla, tra l’altro, diversi Gruppi di Studio e di Lavoro:
•
il Gruppo di Lavoro Interistituzionale Provinciale (GLIP) costituito presso ogni
Provveditorato agli Studi [attuali Direzioni Regionali](art. 15 comma 1);
•
il Gruppo di Lavoro per l’Integrazione Scolastica degli Handicappati (Gruppo H),
costituito sempre presso ogni Provveditorato agli Studi [attuale Direzione Regionali]. Il
Gruppo H non ha un carattere interistituzionale – rappresentativo, ma una connotazione
tecnica, professionale e istituzionale;
16
•
i Gruppi di Studio e di Lavoro costituiti presso ogni circolo didattico e ogni istituto di
scuola secondaria di primo e secondo grado (art. 15 comma 2);
•
i Gruppi Tecnici per ciascuno alunno in situazione di handicap, costituiti in relazione ai
singoli casi (art. 12 commi 5 e 6)[ Il gruppo tecnico deve predisporre il PDF; il PEI, verificare gli effetti
dei diversi interventi e l’influenza esercitata dall’ambiente scolastico e aggiornare il PDF ].
Gli interventi scolastici e quelli di formazione professionale debbono essere sostenuti da
•
una diagnosi funzionale [DF -
La diagnosi funzionale è il documento che riporta la
descrizione analitica della compromissione funzionale dello stato psico – fisico dell’alunno. Tale
documento deve essere redatto da una struttura pubblica o convenzionata. -],
un profilo dinamico funzionale [PDF -Ai sensi dell’art.12 comma 5, della legge n. 104/1992,
•
il profilo dinamico funzionale è atto successivo alla diagnosi funzionale e indica in via prioritaria, dopo
un primo inserimento scolastico, il prevedibile livello di sviluppo che l’alunno in situazione di handicap
dimostra di possedere nei tempi brevi (sei mesi) e nei tempi medi (due anni). Il profilo dinamico
funzionale viene redatto dall’unità multidisciplinare di cui all’art.3 della legge n. 104/1992 dai docenti
curricolari e dagli insegnanti specializzati della scuola, che riferiscono sulla base della diretta
osservazione ovvero in base all’esperienza maturata in situazione analoghe, con la collaborazione dei
familiari dell’alunno. (Art. 4 comma 1 D.P.R. 24 febbraio 1994: Atto di indirizzo e coordinamento
relativo ai compiti delle unità sanitarie locali in materia di alunni portatori di handicap.) Il profilo
dinamico funzionale, sulla base dei dati riportati nella diagnosi funzionale, di cui all’articolo precedente,
descrive in modo analitico i possibili livelli di risposta dell’alunno in situazione di handicap riferiti agli
interventi in atto e a quelli programmabili. -],
un piano educativo individualizzato [P.E.I. - Il piano educativo individualizzato è il
•
documento nel quale vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra loro, predisposti per
l’alunno in situazione di handicap, in un determinato periodo, ai fini della realizzazione del diritto
all’educazione e all’istruzione, di cui ai primi quattro commi dell’art. 12 della legge n. 104/92 .-].
Tali documenti devono essere redatti d’intesa fra gli operatori scolastici e quelli sociosanitari
(articoli 12 e 17).
Le iscrizioni degli alunni in situazione di handicap
non possono essere rifiutate ed hanno la precedenza su quelle degli altri alunni. E’ compito
della scuola di accogliere, prepararsi e attrezzarsi, per integrare ogni alunno in difficoltà. Vi
sono al riguardo norme2 precise che prescrivono di attrezzare le scuole con l’aiuto dell’Ente
2
Chiarimento ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica (nota del
23.9.1999 - Oggetto: chiarimenti sull’art. 139 d. lgs 112/98 -
“La norma di cui all’art. 139 del decreto legislativo 1998 n.
112, nell’attribuire i compiti e le funzioni concernenti i servizi di supporto organizzativo di servizio di istruzione per gli
17
locale competente (Province, in relazione all’istruzione secondaria superiore e Comuni, in
relazione agli altri gradi inferiori di scuola) e delle A.S.L. in modo da consentire la frequenza
nel quartiere di residenza3, anche degli alunni in situazione di handicap grave.
Innovazioni della legge quadro n. 104/92
L’art. 43 della legge 104/92 abroga le classi speciali e differenziali nella scuola
elementare e nella scuola materna ; la legge 517 del 1987 le aveva abrogate solo nella scuola
media. Nella sfera legislativa e nelle circolari ministeriali si sono lentamente sviluppati
“principi” che riconoscevano
•
l’identità del disabile;
•
la possibilità di crescita d’identità [Crescita ostacolata dalla patologia, ma stimolata dal ruolo
positivo svolto dalla scuola, dalla famiglia e dagli amici. ];
i criteri di valutazione coerenti con l’identità [Tutti gli alunni in situazione di handicap devono essere
valutati in tutte le discipline e hanno il diritto di sostenere gli esami finali. Nella scuola superiore di secondo
grado la valutazione differenziata (art.4 O.M. 128/99) deve essere formalmente accettata dalla famiglia. Nella
scuola dell’obbligo la valutazione è uguale per tutti gli alunni e si basa sul raggiungimento degli obiettivi
previsti dalla programmazione della classe e/o del PEI. Per la scuola superiore, invece, sono possibili due
modalità di valutazione:
•
Uguale a quella di tutti gli alunni se lo studente in situazione di handicap segue la programmazione
della classe anche se equipollente [art. 4, comma 3 dell’O.M. 128 del 14 maggio 1999];
•
Differenziata se lo studente in situazione di handicap segue una programmazione particolare [art. 4,
comma 2 dell’O.M. 128 del 14 maggio 1999].
Per gli studenti in situazione di handicap le prove d’esame [di qualifica o esame di stato] possono prevedere:
1.
Tempi più lunghi
2.
Prove diversificate:
•
equipollenti per il conseguimento del titolo di studio o
•
alternative per il conseguimento del certificato delle competenze
3.
utilizzo di ausili tecnici
4.
la presenza di assistenti per l’autonomia e la comunicazione.].
alunni in situazione di handicap o di svantaggio alle Province, in relazione all’istruzione secondaria superiore e ai Comuni,
in relazione agli altri gradi inferiori di scuola, si riferisce esclusivamente alle attribuzioni in precedenza svolte dallo Stato e
che devono essere trasferite ai sensi della legge 59/97, senza intervenire sui compiti e sulle funzioni già di competenza degli
Enti locali secondo le rispettive precedenti attribuzioni”. In ogni caso, la stessa nota ministeriale fa riferimento alla necessità
di convenzioni con gli Enti locali onde evitare gravi pericoli di discontinuità in servizi delicati come quelli dell’handicap.
3
“Per gli alunni con handicap in situazione di gravità, gli accordi di programma debbono garantire interventi prioritari,
rispettosi del principio dell’integrazione nella scuola di competenza territoriale dell’alunno” (Decreto ministeriale 9 luglio
1992, articolo 4).
18
Accanto a questi, le modalità attuative che prevedevano “ forme particolari di sostegno
di vario tipo e di diversa competenza” (legge 517/71) si sono realizzate nella figura dell’
“insegnante di sostegno”;
una
mediazione tra la cultura
del passato, basata sulla
separazione e l’espulsione dalla società dei disabili, e quella nuova dell’inclusione e della
responsabilità di tutti.
Ruolo dell’insegnante di sostegno
Art. 13 L. 104/92comma 3: “ Nelle scuole di ogni ordine e grado (…) sono garantite
attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati”. (…) comma 6: “Gli
insegnanti di sostegno assumono la contitolarità delle classi in cui operano, partecipano alla
programmazione educativa e didattica ed alla elaborazione e verifica delle attività di
competenza dei Consigli di classe e dei Collegi docenti”.
Circolare Ministerile 250/85: “Non si deve mai delegare al solo insegnante di sostegno
l’attuazione del PEI poiché in tal modo l’alunno verrebbe isolato anziché integrato nel
contesto della classe o della sezione (…). Tutti i docenti devono farsi carico della
programmazione e dell’attuazione degli interventi didattico - educativi previsti dal Piano
Educativo Individualizzato.
Criteri per l’assegnazione dell’insegnante di sostegno
Il collegato alla legge Finanziaria per il 1998 (Legge 27 dicembre 1997 n. 449) ha
introdotto all’art. 40, innovazioni che interessano l’organizzazione scolastica complessiva e
l’assegnazione dei docenti specializzati. In particolare sono state modificate radicalmente le
norme per l’assegnazione dei docenti di sostegno da prevedere ora in ragione di 1 ogni 138
alunni complessivamente frequentanti le scuole di ogni ordine e grado della
provincia,
anziché nel rapporto di 1 ogni 4 certificazioni di handicap.
Assistenti per l’autonomia e la comunicazione: Nelle scuole di ogni ordine e grado,
sussiste ai sensi del DPR n°616/77, l’obbligo per gli Enti locali di fornire l’assistenza per
l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali [Art.
13 L. 104/92comma 3].
1.5 Legge 12 marzo 1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”.
19
La legge ha come finalità la promozione dell’inserimento e dell’integrazione lavorativa
delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento
mirato [art. 1]
Possono iscriversi nelle liste del collocamento mirato
•
gli invalidi [fisici, psichici o sensoriali] con una percentuale superiore al 45%
[accertamento compiuto dalle Commissioni mediche presso le ASL];
•
gli invalidi del lavoro con invalidità superiore al 33% [Accertamento compiuto
dall’INAIL];
•
le persone colpite da cecità assoluta o con un residuo visivo non superiore ad un
decimo ad entrambi gli occhi;
•
le persone sorde dalla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata;
•
le persone invalide di guerra, invalidi civili di guerra e per servizio[Commissione
medica ospedaliera];
Per collocamento mirato si intende
•
quella serie di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare
adeguatamente le capacità lavorative delle persone con disabilità per inserirle nel posto adatto
attraverso l’analisi del posto di lavoro e dei problemi connessi con l’ambiente quotidiano di
lavoro [art. 2].
Si concretizzano anche attraverso
•
un’adeguata riqualificazione professionale, con oneri a carico delle Regioni [da
svolgersi anche all’interno dell’azienda];
•
la richiesta, in assenza di convenzioni, agli uffici competenti per gli inserimenti
lavorativi che richiedono misure particolari,
•
le deroghe ai limiti di età e di durata dei contratti di formazione lavoro e di
apprendistato da stabilirsi nelle convenzioni.
Al fine di favorire l’inserimento, gli uffici competenti
20
promuovono ogni iniziativa utile all’inserimento lavorativo attraverso convenzioni con
•
le cooperative sociali [ Il concetto di cooperativa sociale fa riferimento ala legge 381/91. Le cooperative sociali
hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale
dei cittadini attraverso:
•
la gestione di servizi socio – sanitari ed educativi;
•
lo svolgimento di attività diverse [agricole, industriali, commerciali o di servizi] finalizzate
all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Le cooperative sociali vengono suddivise in due categorie:
1.
Cooperative sociali di tipo A: svolgono attività di gestione di servizi socio-sanitari ed educativi, che
non sono finalizzati all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.
2.
Cooperative sociali di tipo B: svolgono attività di varia natura, agricole, industriali, commerciali o di
servizi, finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate [invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex
degenti di ospedali psichiatrici, anche giudiziari, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli
alcolisti, i minori in situazioni di difficoltà familiare, le persone detenute o internate negli istituti penitenziari, i
condannati e gli internati ammessi alle misure alternative alla detenzione e al lavoro all’esterno ed altri casi specifici
regolati dalla normativa vigente] che devono costituire almeno il 30% dei lavoratori della cooperativa e con le
organizzazioni di volontariato [art.
•
11];
stipulano con i datori di lavoro privati, con le cooperative sociali e con i disabili liberi
professionisti , apposite convenzioni finalizzate all’inserimento temporaneo presso le
cooperative sociali stesse. Tali convenzioni non sono ripetibili per lo stesso soggetto, salvo
diversa valutazione del comitato tecnico [art. 12].
Quali datori di lavoro sono tenuti ad assumere invalidi fisici, psichici o sensoriali?
I datori di lavoro pubblici e privati [esclusi i settori dei trasporti ]sono tenuti ad assumere
nella seguente misura:
•
da 1 a 14 dipendenti: nessun obbligo
•
da 15 a 35 dipendenti: 1 lavoratore disabile, con richiesta nominativa;
•
da 36 a 50 dipendenti: 2 lavoratori disabili, con una richiesta nominativa e una
numerica;
•
oltre 50 dipendenti: 7% dei lavoratori occupati (con le esclusioni previste dalla
legge), di cui il 60% a richiesta nominativa più 1% per orfani e vedove del terrorismo.
L’obbligo di assunzione è sospeso per le aziende in stato di crisi [aziende che ricorrono
alla CIGS, ai contratti di solidarietà e alla mobilità ] o in corso di ristrutturazione.
I datori di lavoro privati e gli Enti pubblici economici che, per speciali condizioni
della loro attività, non possono occupare l’intera percentuale dei disabili possono, a domanda,
21
ottenere un esonero parziale [art. 5] monetizzando la scopertura [art. 14] per ogni giorno
lavorativo di ciascuna unità non assunta.
Le imprese private e gli enti pubblici che non adempiano agli obblighi incorrono in
sanzioni per ogni giorno durante il quale risulti non coperta la quota dell’obbligo e sono
tenuti ad un versamento per ciascun lavoratore disabile non occupato nella medesima giornata
[art. 15].
Agevolazione per le assunzioni [art 13]
L’agevolazione consiste in
•
fiscalizzazione totale dei contributi per 8 anni: disabili con riduzione della capacità
lavorativa superiore al 79%;
•
fiscalizzazione nella misura del 50% per 5 anni: disabili con riduzione della capacità
lavorativa superiore al 67%;
•
rimborso forfettario delle spese di adeguamento del posto di lavoro:disabili con
riduzione della capacità lavorativa superiore al 50%;
•
rimborso degli oneri assicurativi Inail e responsabilità civile: tirocini formativi per
disabili finalizzati all’occupazione.
I benefici sono concessi nei limiti delle disponibilità finanziarie destinate allo scopo.
22
Organismi competenti all’attuazione della legge 68/99 [
La legge 68/99 tende a basare tutto
sull’incontro tra domanda e offerta, l’incontro fra il lavoratore disabile e il mercato avviene attraverso il collocamento mirato.
Lo spirito della 68/99 potrebbe essere modificato con l’applicazione dell’art. 14 del D.L. 273/03 [conosciuto come Legge
Biagi] che stabilisce le norme per il diritto al lavoro delle persone disabili. L’art. 14 della legge Biagi, dà la possibilità alle
aziende di decentrare per proprio conto lavoratori disabili presso cooperative sociali, attraverso il conferimento di commesse
di lavoro -sembra una riproposizione dei laboratori protetti -. ]
REGIONE
Determina i criteri per la formazione della graduatoria
COMMISSIONE PROVINCIALE
Approva la graduatoria, compila le schede individuali e
colloca i disabili
I CENTRI PROVINCIALI PER L’IMPIEGO
Compilano gli elenchi, ricevono e ammettono le richieste di
iscrizione
1.6 Aspetti terminologici
23
In questa sede si richiamano i termini utilizzati nell’art. 38 della Costituzione della
Repubblica, quelli individuati nel campo della salute dall’Organizzazione Mondiale della
Sanità (O.M.S), quello proposto dall’Unesco e dalla L.104/92 e quello di Claudio Imprudente
[Giornalista in situazione di handicap grave -“parla” solo con gli occhi e con lo sguardo - ] .
Art. 38 della
O.M.S
Unesco
Claudio Imprudente
Costituzione
Inabile
Menomazione
Invalidità
Disabilità
Minorato
Handicap
Inclusione
Diversamente abile
Integrazione
[Legge
104/92]
È inabile chi non è, o non è più in grado di svolgere, temporaneamente o stabilmente, un
determinato lavoro. Il riconoscimento dell’invalidità civile [ L. 118/71] può dare diritto, in
caso di totale inabilità lavorativa [100% riconosciuta dalla Commissione Medica] alla
pensione di inabilità.
È invalido chi non può svolgere un’attività lavorativa a causa dell’età avanzata, o di
difficoltà che possono essere di ordine psichico, fisico o sensoriale. In Italia, si fa riferimento
a diverse categorie di invalidi [civili, di guerra, ecc.], in base alla natura della menomazione, a
cui corrispondono diversi trattamenti previdenziali. Delle diverse categorie, in questa sede si
richiama quella degli invalidi civili.
La definizione di
•
invalidi civili rimanda alla L. 118/71 [ Sono definiti invalidi civili ”i cittadini affetti da
minorazioni congenite o acquisite anche a carattere progressivo, compresi gli irregolari psichici per oligofrenie di
carattere organico o dismetabolico, insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali e funzionali che abbiano
subito una riduzione permanente della capacità lavorativa non inferiore al 46% o, se minori di 18 anni, che abbiano
difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età”. ],
•
ciechi rimanda alla L. 382/70 [Sono considerati ciechi coloro che siano affetti da cecità totale o
che abbiano un residuo visivo non superiore ad 1/20 in entrambi gli occhi, per causa congenita o contratta.]
•
sordomuti rimanda alla L. 382/70 [Sono considerati sordomuti i minorati sensoriali dell’udito,
affetti da sordità congenita o acquisita durante l’età evolutiva che abbia impedito il normale apprendimento della
lingua parlata.]
Nel 1980 l’O.M.S. distingueva i significati di tre parole chiave come menomazione,
disabilità e handicap.
24
•
Per menomazione si intende il danno biologico che una persona riporta a causa di
una malattia;
•
per disabilità l’incapacità a svolgere le normali attività di vita quotidiana, a causa di
una menomazione;
•
per handicap lo svantaggio sociale che deriva da una disabilità.
•
I termini “disabilità”, “handicap” e “menomazione” non sono pertanto sinonimi.
Ogni disabilità presenta componenti organiche e sociali.
Risposta alle situazioni di disabilità attraverso la prevenzione, la riabilitazione e le pari
opportunità.
La
risposta alla disabilità deve necessariamente riguardare la
prevenzione, la
riabilitazione e le pari opportunità.
I tre concetti possono essere così sintetizzati:
•
la prevenzione deve riguardare tutte le misure finalizzate ad evitare l’insorgere di
menomazioni o delle loro conseguenze nella sfera relazionale della persona;
•
la riabilitazione deve servire
a riportare la persona in situazione di disabilità
transitoria a un livello ottimale delle funzioni fisiche, mentali e relazionali e a limitarne la
regressione alla disabilità permanente;
•
le pari opportunità4 devono servire a non far vivere una persona in situazione di
disabilità anche una situazione di handicap se le sono negate le opportunità generalmente a
disposizione della collettività che sono necessarie all’esistenza, come lavoro, carriera,
abitazione o assistenza economica e personale.
In Italia nel 1992, con la Legge - quadro n.104 [ punto 1.4], è accolta la definizione di
handicap con l’aggiunta della distinzione tra handicap e handicap in stato di gravità per
evidenziare le varie condizioni di vita delle persone con disabilità5.
4
Rientrano in questo concetto l’assistenza medica e sociale e l’individuazione degli strumenti per agevolare la
mobilità o la comunicazione – come per esempio le protesi, i mezzi informatici e l’eliminazioni di barriere
architettoniche.
5
L’accertamento dell’handicap compete alla Commissione Medica Collegiale [composta da un medico legale,
che la presiede, da tre medici, di cui uno rappresentante di categoria designato dalle associazioni] integrata da
un operatore sociale e
da un medico specialista, in servizio presso l’ASL ed esperto nelle patologie da
esaminare.
25
Inclusione
Il termine inclusione viene adottato nel 1994 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per
l’educazione, la scienza e la cultura [UNESCO]. Il concetto si diffonde e l’UNESCO, nella
conferenza di Dakar del 2000, crea una “task force” internazionale per realizzare l’inclusione
scolastica e l’educazione per tutti entro il 2015. La filosofia inclusiva individua il suo nucleo
fondante nei diritti umani. L’inclusione parte dalle conquiste dell’integrazione scolastica e
passa attraverso l’abbattimento delle barriere culturali. L’inclusione è contemporaneamente
un fatto personale e sociale. La valorizzazione delle differenze, l’accettazione del deficit, la
riduzione dell’handicap, il diritto alla partecipazione rischiano di rimanere buoni propositi su
carta. Ecco perché bisogna lavorare su valori culturali, su un approccio alla diversità nel senso
dei diritti umani e non solo sulla legislazione. Bisogna lavorare per una società culturalmente
inclusiva e ragionare sulla disabilità in termini di diritti, nulla deve essere deciso per le
persone disabili senza le persone disabili [Stralcio dell’articolo di Simona D’Alessio in NO LIMITIS,
Anno II, n. 11 settembre 2004, pag. 39.].
Diversamente abile
Coniata da Claudio Imprudente [Giornalista e scrittore in situazione di handicap grave - “parla”
solo con gli occhi e con lo sguardo - ]
alla fine degli anni ’90 questa locuzione ha sostituito il
prefisso disabile [che esprime il significato di assenza o di funzionamento difettoso delle
abilità a causa di una menomazione], con l’aggettivo diversamente abile [con riferimento a
persona con menomazione, che pur discostandosi, per caratteristiche fisiche o psicologiche,
dalla tipologia prevalente presenta delle abilità].
Questa locuzione sembra coniugarsi con la logica della tecnologia compensativa
[descritta al punto 1.8]; infatti, l’individuazione di un giusto ausilio può consentire alle
persone con deficit di esprimere le proprie abilità.
Il linguaggio indica una situazione in movimento. Si pensi al termine inabile utilizzato
dai nostri padri costituenti; esso aveva un’unica accezione: è inabile chi non è, o non è più in
grado di svolgere un determinato lavoro. Circa sessant’anni dopo, con ausili compensativi
idonei una persona con deficit può ritenersi in assoluto ancora tale?
Per definire l’integrazione si riporta uno stralcio di una favola scritta da Claudio
Imprudente: “Un vecchio pittore con la barba bianca e riccia, vestito di stracci, aveva perso
tutti i colori. Solo due erano rimasti sulla sua tavolozza rotta dall’umidità, Il giallo come il
sole e l’azzurro. Un giorno un bambino con lecca lecca di coca cola, suona al campanello di
casa sua: “Pittore, pittore … “ esclama “per piacere mi fai un quadro bello?”. Il pittore si volta
26
e prende lo sgabello, si siede, si gratta la barba e …” ha due possibilità o fare un quadro con
due colori ben distinti, o creare nuovi colori mescolando i primi due, ottenendo così
sfumature impensabili. Inserire non è altro che mettere insieme due realtà diverse, integrare
significa far interagire le due realtà e ottenere così quelle sfumature che arricchiscono
entrambi. Integrare significa valorizzare ogni diversità per costruire una cultura della
tolleranza. Il pittore ha trasformato i due colori in mille sfumature risolvendo il problema
con la creatività.
Claudio Imprudente fu protagonista anche di un’altra iniziativa: il 18 .09.2000 inviò una
lettera aperta al Capo dello Stato che, diceva: […] “ Noi siamo una ricchezza per l’Italia, non
un peso; una ricchezza che non va tenuta in cassaforte, come fanno pensare certi istituti sia
pur dotati di tutto, ma situati fuori dai centri abitati, molto spesso in collina … Signor
Presidente, lei ha fiducia in me?”.
Il Presidente Ciampi aveva prontamente risposto: […] “Sono io che Le chiedo di aver
fiducia nell’Italia ... L’impegno che prendo è di fare tutto quello che sta in me perché ogni
barriera materiale o culturale sia superata”.[Da “La Stampa”, 18.09.2000]
27
1.7 Barriere architettoniche
Ogni territorio porta scritto nelle sue strutture il modo di pensare dei suoi membri. Le
barriere architettoniche rappresentano il retaggio di un passato o la sua continuazione.
Dal punto di vista giuridico sono stati raggiunti alcuni importanti obiettivi per eliminare
gli impedimenti che ostacolano l’autonomia e la libertà di movimento. Nuove norme
stabiliscono che i marciapiedi, i mezzi di trasporto e gli edifici pubblici (come scuole,
ospedali, uffici) o di pubblica utilità (come chiese, cinema, teatri e musei) siano attrezzati ai
fini di permettere l'accesso a tutti.
I riferimenti legislativi sono la Legge 13/89, il D.P.R. 384/79,il Decreto Ministeriale
236/89; il D.P.R. 503/96, la legge quadro 104/92 e quelli regionali. Con tali riferimenti
legislativi si modifica l’approccio e il modo di concepire l’accessibilità.
L’accessibilità diventa un modo di pensare e progettare, per questo deve riguardare tutte
le persone che nel territorio si muovono, lavorano, vanno a scuola e svolgono tutte quelle
attività che fanno parte della vita.
Dal 1989 i progetti relativi alle costruzioni di nuovi edifici o alla ristrutturazione di interi
fabbricati devono essere pensati senza impedimenti per permettere l’accessibilità a tutti. Di
seguito si richiamano i principali campi d’attuazione dei riferimenti legislativi nazionali.
La legge 13/89 interessa
La costruzione di nuovi
edifici,
ristrutturazione
interi edifici
di
Le Innovazioni
La regolamentazione
da apportare sugli
della
concessione
edifici esistenti
contributi,
disabili, per
alle
di
persone
l’eliminazione
delle barriere architettoniche
Il Decreto Ministeriale 236/89 definisce i seguenti livelli di fruibilità
•
Accessibilità
Prevede la possibilità, anche per le persone con impedita capacità motoria o sensoriale, di
raggiungere l’edificio e le sue singole unità immobiliari, di entrarvi agevolmente e di fruire
degli spazi e attrezzature in sicurezza e autonomia [Sentenza pronunciata dal Giudice unico di
Verbania [riferimento art. 24 della legge 104/92] Il caso è quello di un cinema ristrutturato ma inaccessibile
nella sala superiore. Il progettista è stato condannato a venti milioni di ammenda e alla sospensione per tre mesi
dall’albo
professionale. Il Giudice ha inoltre disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica
in relazione alla posizione del sindaco di Verbania e del vicecomandante della polizia urbana, ipotizzando per
entrambi il reato di “rifiuto di atti di ufficio”. Il sindaco, di fronte all’esposto di un disabile, non avrebbe
28
adottato le iniziative idonee a revocare l’agibilità della sala cinematografica la cui ristrutturazione risultava non
conforme alla concessione edilizia emersa nel corso del processo (Estratto da Mobilità, Costruire l’autonomia,
Anno 2 n. 7, Marzo /Aprile 2000 pag. 37).].
•
Visitabilità
Prevede la possibilità, anche per le persone con impedita capacità motoria o sensoriale, di
accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare,
sia esso un alloggio, un luogo di lavoro, oppure di un servizio nel quale il cittadino entra in
rapporto con la funzione che si svolge.
•
Adattabilità
Prevede la possibilità di modificare lo spazio per renderlo agevole e fruibile anche per le
persone con impedita capacità motoria o sensoriale.
•
Diritto di voto [ Lo Stato riconosce la capacità giuridica (avere diritti e doveri) a tutte le persone. Le
persone con disabilità non interdette possono compiere azioni che sono valide per le leggi, come sposarsi, firmare un
contratto, vendere una casa, comprare una macchina, fare testamento, votare. Le persone inabilitate possono
votare.]
La normativa italiana [Legge 15/1991 e Legge – quadro 104/92] stabilisce che i comuni
debbano evitare che un cittadino si trovi nella condizione di non poter votare a causa di
impedimenti.
Il D.P.R. 503/96 Si occupa [Titolo VI articoli 24/32] di accessibilità ai mezzi di trasporto
pubblico.
Autobus
Dal 1992, in base al DM18/7/1991 tutti gli autobus, sia ad uso pubblico che privato con un
numero di posti superiori a 9, devono consentire l’accesso a persone con difficoltà motorie o
che utilizzino la carrozzina; deve essere assicurata, inoltre ,la mobilità interna e un’adeguata
e sicura sistemazione. Le prescrizioni tecniche riguardano: installazione di pedane elevatrici,
accesso all’uscita di emergenza da parte dei passeggeri in carrozzina, sedili e spazi disponibili
per le persone con ridotta capacità motoria, possibilità di stazionamento della carrozzina. La
predisposizione riguarda anche autobus di linea per grandi viaggi.
29
Treni, stazioni, ferrovie
Nelle stazioni metropolitane devono essere agevolati l’accesso e lo stanziamento su sedie a
ruote (…comma 5 art. 1). Il sistema di chiamata per l’espletamento del servizio di assistenza
(art. 25 comma 2) deve essere realizzato nelle principali stazioni presenziate dal personale
ferroviario, mediante l’attivazione di appositi centri di assistenza opportunamente
pubblicizzati. Tali centri offrono i seguenti servizi:
•
Informazioni,
•
Prenotazione dei posti ordinari e attrezzati,
•
Accompagnamento al treno;
•
Accompagnamento fino all’uscita della stazione o al treno coincidenti
•
Salita e discesa con carrelli elevatori laddove disponibili
Navi
Le principali compagnie navali nella fase di ammodernamento devono provvedere ad
adeguare alla normativa alcune navi traghetto [art. 27] e quindi renderle accessibili a tutti
[Tali disposizioni non si applicano alle unità veloci o a sostentamento dinamico quali aliscafi,
catamarani ecc. comma 2 art. 27 le cui dimensioni siano tali da non rendere ragionevoli e
praticabile l’applicazione ].
Aerei
Il D.P.R. 503/96 fissa i criteri di accessibilità, la Circolare Ministeriale 337373 definisce
le disposizioni per le compagnie aeree [art. 28 comma1/3], per i gestori aeroportuali e per le
agenzie di viaggio per facilitare la mobilità aerea alle persone con disabilità. In particolare
vengono fissati gli obblighi inerenti le informazioni e le modalità necessarie per il viaggio, la
possibilità di avvalersi di servizi specifici di assistenza e l’utilizzo di mezzi di trasporto
adeguati a persone non deambulanti.
La patente
I riferimenti legislativi sono i seguenti: Legge 18/88; D.Lgs. n.285/92, D.P.R. n. 495/92
D.Lgs. n. 360/93. Le patenti fanno riferimento a quattro categorie speciali: A; B, C e D e
possono essere ottenute dalle persone con disabilità, purché
possano guidare in totale
sicurezza. Per conseguire la patente è necessario sottoporsi ad un accertamento sanitario,
effettuato dalla Commissione Medico legale. La persona disabile che intende conseguire la
patente, può farsi assistere durante l’accertamento sanitario, a sue spese, da un medico di
fiducia.
30
1.8 Ausili per migliorare o accrescere l’autonomia
In senso lato si può definire ausilio qualsiasi mezzo che fa acquisire, migliorare o
accrescere l’autonomia di una persona disabile.
L’ausilio è un “portatore di tecnologie
compensative” che può consentire al disabile di fare ciò che non potrebbe: guidare una
macchina, muoversi con una carrozzina elettrica, scrivere, navigare in internet, ecc.
L’individuazione dell’ausilio idoneo [e l’eventuale intervento di personalizzazione] è un
momento importante che deve coinvolgere oltre al diretto interessato, i familiari, il terapista e
gli esperti in ausili protesici e in ausili informatici.
Per quanto attiene gli ausili informatici gli esperti debbono lavorare in stretta
collaborazione con il fisiatra, il terapista e con gli insegnanti se in età scolare. Questo per
individuare una postazione di studio e di lavoro adatta, una postura corretta durante l’utilizzo
dell’ausilio e il tempo d’utilizzo per poi effettuare una pausa.
Dalla corretta scelta dell’ausilio, la persona disabile può liberare quelle potenzialità
imprigionate nel corpo e iniziare a vivere in mezzo agli altri in modo più aperto, più
produttivo e più autonomo.
La Classificazione Internazionale degli ausili è regolata dall’ISO 9999/EN 29999. Ad essa
si rifanno oggi i nomenclatori dei settori pubblici di fornitura di ausili di vari Paesi. Anche il
Nomenclatore Tariffario Italiano [DM 332/1999] si riallaccia alla Classificazione
Internazionale ISO 9999/EN 29999 e rappresenta il documento del Ministero della Sanità che
stabilisce l’elenco delle tipologie di protesi e di ausili ammessi alla fornitura su prescrizione
medica e a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Il Nomenclatore Tariffario Italiano [DM 332/1999] fissa i termini sulla modalità di
erogazione e le tariffe.
Il Nomenclatore Tariffario individua tre elenchi riportati in tabella
che riportano le prestazioni erogabili dal Servizio Sanitario Nazionale.
Contiene
Elenco 1
Elenco 2
Contiene
Elenco 3
Contiene
dispositivi da realizzare singolarmente su
dispositivi
costruiti in
dispositivi
misura in conformità ad una prescrizione
serie
che
direttamente
medica;
immediatamente
ASL e concesse in
dispositivi costruiti in serie che richiedono
utilizzabili. Rientrano in
comodato d’uso agli
modifiche per essere utilizzati, effettuate da
questa categoria cuscini
assistiti.
un tecnico su prescrizione di un medico
e
Rientrano in questa
specialista, che ne dovrà seguire anche il
antidecupido,
categoria
collaudo.
comunicatore simbolico
polmonari , apparecchi
Rientrano in questa categoria carrozzine,
ecc.
per
sono
materassi
31
acquistati
dalle
ventilatori
l’alimentazione
scarpe ecc.
ecc.
Per gli ausili dell’elenco 1 e 2 le tariffe vengono determinate mediante “procedure
pubbliche di acquisto”, il prezzo è stabilito dalle aziende che partecipano alla gara d’appalto.
Oltre agli ausili previsti dai tre elenchi possono essere forniti ausili ad essi riconducibili
per omogeneità funzionale; in questo caso il medico specialista che lo prescrive deve
motivarne la riconducibilità. L’iter burocratico prevede
La prescrizione
L’autorizzazione
Il collaudo
La prescrizione è la risposta
L’autorizzazione alla fornitura viene
La ditta fornitrice
per far fronte alla disabilità
rilasciata dall’ASL di residenza. L’ASL
informare entro tre giorni
che riguarda la prevenzione, la
verifica se il richiedente è fra gli aventi
l’ASL
diritto e se vi è corrispondenza fra la
consegna. L’ASL invita la
prescrizione
persona disabile entro 15
riabilitazione e l’opportunità di
curarsi. La prescrizione oltre
medica
e
gli
ausili
deve
dell’avvenuta
codificati dal Nomenclatore. In caso di
giorni
silenzio,
giorni
presentarsi al collaudo. Se
una sociale. La prescrizione
l’autorizzazione si intende concessa. In
la persona non si presenta
viene redatta da uno specialista
questo caso il corrispettivo alla ditta
al
del
o
fornitrice è pari alla quota fissata
giustificato
convenzionato, competente per
dall’ASL. L’eventuale differenza è a
incorrere in sanzioni fissate
tipologia di menomazione.
carico dell’assistito.
da ciascuna Regione.
ad una valenza medica ne ha
S.S.N.
dipendente
trascorsi
20
dalla fornitura
collaudo,
motivo,
a
senza
può
Ulteriori misure a sostegno delle persone disabili sono inoltre previste
•
dalla legge 162 del 21 maggio 1998: “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 104,
concernenti misure di sostegno in favore di persone con handicap grave”,
•
dalla legge 28 gennaio 1999, n.17, “Integrazione e modifica della Legge - quadro 5
febbraio 1992, n. 104, per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone
handicappate” e
•
dalla legge 9 gennaio 2004, n. 4[conosciuta come Legge Stanca] : “Disposizioni per
favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”.
In estrema sintesi:
La legge 162 prevede misure aggiuntive a sostegno delle persone con handicap grave e
con forte compromissione dell’autonomia personale; l’obiettivo è di garantire il diritto ad
una vita il più possibile indipendente.
Tale obiettivo può essere perseguito anche attraverso la promozione di
progetti
sperimentali finalizzati alla rimozione di ostacoli all’accesso all’informazione e alla
comunicazione.
32
In quest’ottica
vanno presi in considerazione quegli ausili [computer, sensori e
quant’altro] che potrebbero servire ad una persona disabile ad essere più autonoma per
svolgere più attività possibili richieste dalla vita quotidiana.
La legge del 28 gennaio 1999, n. 17 garantisce [con l’aggiunta del comma 6-bis all’articolo 13]
sussidi tecnici
e didattici specifici, realizzati anche attraverso le convenzioni di cui alla lettera b
del comma 1[(…) mediante convenzioni con centri specializzati, aventi funzione di consulenza pedagogica, di
produzione e adattamento di specifico materiale didattico.]
nonché il supporto di appositi servizi di
tutorato specializzato, istituiti dalle università nei limiti del proprio bilancio e delle risorse
destinate alla copertura degli oneri.
La legge Stanca in osservanza dell’art. 3 della Costituzione riconosce e tutela il diritto di
ogni persona ad accedere a tutte le fonti di informazione e ai relativi servizi informatici e
telematici [art.1 comma 1]. Per realizzare questi obiettivi la normativa impone alle Pubbliche
Amministrazioni e ai servizi di
pubblica utilità di offrire pari opportunità alle persone
disabili, eliminando le barriere informatiche che, di fatto, ostacolano la piena integrazione
sociale e lavorativa.
La legge introduce ed esplicita i concetti di accessibilità [“capacità dei sistemi informatici, nelle
forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili,
senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistite o
configurazioni particolari (art. 2 comma 1a)”]
e di tecnologie assistitive [sono “ gli strumenti e le soluzioni
tecniche, hardware e software, che permettono alla persona disabile, superando e riducendo le condizioni di
svantaggio, di accedere alle informazioni e ai servizi erogati dai sistemi informatici.]
come criteri guida ai
quali dovranno uniformarsi i sistemi informatici pubblici e di pubblica utilità.
La normativa prevede
•
la nullità dei contratti stipulati per la realizzazione e la modifica dei siti internet che
non rispettino i requisiti di accessibilità con l’obiettivo di realizzare tale adeguamento entro
dodici mesi dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto [art. 4 comma 3],
•
che, a parità di ogni altra condizione per l’acquisto di beni e la fornitura di servizi
informatici, costituiscono motivo di preferenza i requisiti di accessibilità .
In merito all’aspetto lavorativo [art.4 comma 4 ] i datori di lavoro pubblici e privati
pongono a disposizione del dipendente disabile la strumentazione hardware e software e la
tecnologia assistitiva adeguata alla specifica disabilità, anche in caso di telelavoro.
A tal fine è stato proposto l’inserimento di un nuovo comma all’art. 10 della legge 68/99,
il comma 2bis, contenente un dovere generale per il datore di lavoro di predisporre di
strumentazioni, hardware e software, atte a garantire la piena e completa integrazione della
persona disabile nell’ambiente di lavoro. Per chi compie il dovere è prevista la possibilità di
33
avvalersi delle agevolazioni previste all’articolo 13 comma c [ Il rimborso forfettario parziale delle
spese necessarie alla trasformazione del posto di lavoro per renderlo adeguato alle possibilità dei disabili con
riduzione delle capacità lavorativa superiore al 50 per cento o per la rimozione delle barriere architettoniche che
limitano in qualsiasi modo l’integrazione lavorativa del disabile.]
della legge 12 marzo 1999, n. 68.
[I benefici sono concessi nei limiti delle disponibilità finanziarie destinate allo scopo].
I datori di lavoro pubblici provvedono all’attuazione del comma 4, nell’ambito delle
disponibilità di bilancio.
All’articolo 7 e 8 della legge sono previsti strumenti per la creazione di una rete di
monitoraggio, di sostegno e di verifica di concerto con i Ministeri competenti; in particolare è
prevista:
•
la promozione di progetti, iniziative e programmi tesi al miglioramento e alla
diffusione delle tecnologie assistive e per l’accessibilità,
•
il sostegno della ricerca nel campo dell’innovazione tecnologica,
•
l’introduzione delle problematiche relative all’accessibilità e delle tecnologie assistive
nei programmi di formazione del personale della pubblica amministrazione.
I principi della legge, sono stati elogiati da più parti, in campo europeo e internazionale
e pongono l’Italia al primo posto per le possibilità di accesso per i disabili alle nuove
tecnologie e agli strumenti informatici.
C’è solo una lacuna sottolineata dallo stesso promotore: la scarsa copertura finanziaria di
cui gode la legge, che non prevede nessun onere di spesa per il governo se non entro i limiti
della disponibilità di bilancio.
Conclusioni
34
L’excursus storico legislativo ha evidenziato che, nonostante il II comma dell’art. 3 della
Costituzione [È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona
umana …], fino alla fine degli anni sessanta del Novecento tutto procedeva come prima.
Si deve a quei movimenti culturali che diedero vita a forme di associazioni, sia a livello
locale che nazionale, se la politica ha iniziato ad interessarsi di disabilità.
Non solo, anche il potere giurisdizionale ha dovuto interessarsi di disabilità a seguito
dell’ autodenuncia di un padre che non voleva mandare suo figlio in una scuola speciale per
ciechi e per la rivendicazione di una famiglia di poter iscrivere in una classe normale la
loro figlia disabile. La sentenza 215/87 della Corte Costituzionale [ Gli alunni con handicap
non possono considerarsi irrecuperabili; l’integrazione giova loro non solo ai fini della
socializzazione, ma anche dell’apprendimento … ] se da una parte rappresenta una rottura con la
cultura dell’esclusione, dall’altra, obbliga l’istituzione scolastica a perseguire l’integrazione
anche per bambini e ragazzi in situazione di handicap grave.
Le istanze riferite all’handicap sono state recepite nella legge 104/92 [ “Legge – quadro per
l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”]. Tale legge affronta gli
aspetti della disabilità in un’ampia strategia d’interventi. Negli articoli 2, 6 e 18 della legge
104/92 si identifica il significato da attribuire all’impianto complessivo che, per la sua piena
attuazione, necessita di interventi regionali specifici.
La legge 68/99 [“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”] ha come finalità
l’inserimento e l’integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso
servizi di sostegno e di collocamento mirato [valutazione delle capacità lavorative di ogni
persona disabile per inserirla nel posto adatto ] o promuovendo ogni iniziativa utile
all’inserimento lavorativo attraverso convenzioni con le cooperative sociali e con le
organizzazioni di volontariato [art. 11].
Ulteriori misure a sostegno delle persone disabili sono inoltre previste dalla legge 162 del
21 maggio 1998: “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, concernenti misure di
sostegno in favore di persone con handicap grave”, dalla legge 28 gennaio 1999, n.17,
“Integrazione e modifica della Legge - quadro 5 febbraio 1992, n. 104, per l’assistenza,
l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” e dalla legge 9 gennaio 2004, n.
4 [conosciuta come Legge Stanca] : “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili
agli strumenti informatici”.
35
Dal punto di vista giuridico [D.P.R. 384/79, legge 13/89, il Decreto Ministeriale 236/89, legge
quadro 104/92 e quelli regionali] sono stati anche definiti
i criteri
per eliminare gli
impedimenti che ostacolano l’autonomia e la libertà di movimento.
Ma, concretamente, come è cambiata la vita delle persone disabili dalla promulgazione
di queste leggi?
Si diceva nella premessa a questo capitolo che in Italia circa il 5% della popolazione
soffre di una disabilità. Questa percentuale comprende le disabilità legate al fenomeno
dell’invecchiamento e quelle legate ai giovani, per nascita o per incidenti.
Gli interventi che interessano il fenomeno dell’invecchiamento [la percentuale maggiore]
sono prevalentemente indirizzati all’assistenza della persona e ai familiari che hanno in carica
la persona.
Gli interventi che interessano i giovani richiedono, invece, oltre a varie forme di
assistenza, l’individuazione dei bisogni di ognuno, di ausili per la mobilità e per lo studio, di
eventuali postazioni ad hoc per il lavoro e di perseguire obiettivi che tendano gradualmente
all’ autonomia e là dove è possibile a forme di indipendenza.
Questo, è oggettivamente più complesso perchè richiede scelte politiche per superare
quelle parti delle leggi dove prevale la “facoltà” e non l’obbligo delle istituzioni.
In buona sostanza, molti aspetti della disabilità sono relegati
nell’ambito del diritto
debole [o dell’interesse legittimo o dei buoni propositi] e non del diritto soggettivo, e pertanto
non esigibili.
36
Capitolo II
37
Questa è la cartolina disegnata da Francesca Austini, 11 anni, di Rocca di Papa (Roma) che ha
partecipato all’iniziativa “disegna un’idea per cambiare la vita delle persone con disabilità” : "Mi
piacerebbe volare - ha raccontato Francesca, parlando del suo disegno che ha per tema la libertà e la
scoperta - perché potrei vedere tanti posti lontani che non conosco. Vorrei che anche i ragazzi con
disabilità potessero fare lo stesso".
[…] “ Allora, c’era questo pettirosso, piccolo che lo tenevi nel pugno di una
mano, ma con le sue idee che nessuno riusciva a togliergliele dal capo. Voleva
volare in qua e in là a vedere il mondo, becchettare dove c’era da sfamarsi, e non
gli piaceva per nulla che gli avessero assegnato un posticino e morta lì. Così che
un giorno prese il coraggio a quattro mani e si presentò dal signor falchetto, il re
degli uccelli del bosco. “Vorrei il permesso, signoria, di andare un po’ dove mi
pare, tanto non darei fastidio a nessuno, piccolino come sono.” Così gli disse, e
intanto gli tremavano tutte le penne. Il falchetto s’adombrò immediatamente e
fece la voce grossa: “Questa è una faccenda che non mi piace per nulla. Tu devi
mettere la testa a posto e non star a disturbare con le tue pretese. Fila via o
chiamo le gazze”. E nel dirgli questo, senza neppure farci caso, gli diede una
zampata che gli artigliò a sangue un’ala. […] Ma testardo com’era, in due o tre
giorni [il pettirosso] era di nuovo in aria a volare. Certo, alla bell’e meglio,
che
arrancava dietro alla sua aluccia offesa tutto di sghimbescio. Sembrava diventato
un pagliaccio tanto era buffo
[…] E tutti gli uccelli giù a ridere.
[…]
Così che dal gran ridere nessuno si accorgeva che a ogni giorno che passava il
pettirosso volava sempre un po’ più in alto e un po’ più in là del posto che gli
avevano assegnato. E il giorno che il falchetto se n’è accorto il pettirosso oramai
volava così in su che dall’alto prese a bombardare sul capo il re degli uccelli a
colpi di cacatine.”
[Maurizio Baggiani, Il coraggio del pettirosso,
Milano, 1996]
38
Premessa
In un suo intervento K. Popper ha affermato che chiunque sia collegato alla produzione
televisiva deve avere una patente, eventualmente revocabile, affinché prenda coscienza del
fatto che a tutti gli effetti egli partecipa a un processo di educazione, che coinvolge una
precisa responsabilità (…). Questa affermazione riguarda, nei fatti tutte le agenzie educative.
Ma, in che cosa consiste un “processo di educazione”?
In estrema sintesi si può dire che un “processo di educazione” consiste in una
successione di fenomeni legati fra di loro che tendano allo sviluppo generale dell’uomo e alla
trasformazione della società.
In riferimento alla disabilità, in Italia il “processo di educazione” è iniziato nella fase
costituente con il riconoscimento del principio di solidarietà, della pari dignità, del diritto
all’educazione e al lavoro.
Con la promulgazione della Costituzione avrebbe dovuto iniziare quel processo per
consentire al cittadino disabile di passare da una situazione di esclusione verso una di
inclusione e appartenenza sociale. Così non è stato.
Fino alla fine degli anni sessanta tutto è proceduto come prima: esclusione dei disabili dal
contesto sociale, scolastico e lavorativo.
Gli aspetti che hanno concorso alla formazione di una nuova corrente d’opinione iniziano
alla fine degli anni sessanta con la
contestazione dei movimenti del Sessantotto
che
protestavano nei confronti delle istituzioni e dell’intero sistema sociale e politico.
La nuova corrente d’opinione si dimostrava ostile ad ogni forma di esclusione ed ha
concorso
alla concettualizzazione della diversità come un aspetto normale della condizione
umana. Le lotte di quegli anni sono state un contributo alla ri-lettura della Costituzione e
all’elaborazione
•
della legge 9 gennaio 1989, n. 13 “ Disposizioni per favorire il superamento e
l’eliminazione delle barriere architettoniche, negli edifici privati a vantaggio degli handicappati
”,
•
della Legge 5 febbraio 1992, n. 104. “Legge –quadro per l’assistenza, l’integrazione
sociale e i diritti delle persone handicappate”,
•
del D.P.R. 24 luglio1996 n. 503 “Regolamento recante norme per l’eliminazione delle
barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici”.
•
della Legge 12 marzo 1999, n. 68. “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”,
39
Attraverso l’analisi dei programmi televisivi e radiofonici degli anni 2002/2007 si cercherà di
appurare se il tema della disabilità è stato trattato
•
con riferimento a fasce d’età in modo da far emergere per ognuna i bisogni [della
persona e dei familiari],
•
con un linguaggio che richiama i diritti oppure evoca sentimenti pietistici,
•
con riferimenti legislativi puntuali.
Nella sostanza, si cercherà di capire come i programmi radio –televisivi di quegli anni
hanno divulgato il problema, fatto conoscere i riferimenti legislativi e pungolato le istituzioni
a “fare” anche là dove le leggi non le obbligano.
40
2.1 Modalità di ricerca
Per la raccolta dati, la sede Rai di Torino mette a disposizione uno specifico motore di
ricerca: il Catalogo Multimediale Teche. Questo programma consente di effettuare ricerche,
per parola o per parole chiave e per data del documento, su tutte le banche dati presenti
nell’archivio.
Per questo lavoro, sono state utilizzate le banche dati della Radio e della Televisione che
corrispondono a quelle riportate nella tabella n. 1.
Tab. n. 1
Radio
Televisione
Catalogo multimediale *
•
•
•
Catalogo multimediale*
Nastroteche,
Discoteche,
Giornale
radio
•
Catalogo multimediale sedi,
•
VISE [Videoteca di sede],
•
SPORT [Programmi sportivi]
•
CIMI [Videoteca nazionale
dello sport]
[Documentazione testuale fino al 2001]
•
VTOT
•
ACQUARETI
[videoteca
centrale
Roma]
[Archivio
trasmesso]
* Contiene il palinsesto, le puntate e gli elementi di scaletta dei programmi.
Per entrambe le banche dati, si è proceduto utilizzando le
• parole chiave legate alle leggi in vigore e al tema della disabilità, come riportato nella
tab. n. 2 e
• le date [comprese tra il 31.12.2001 e l’ 1.01.2008 ] dei documenti ricercati .
Tab. n. 2
Parole chiave
Legge 104/92
Barriere architettoniche
Legge 68/99
Integrazione scolastica disabili
Tecnologie compensative
Integrazione lavorativa disabili
Il risultato della ricerca viene visualizzato con un elenco [suddiviso in gruppi di 200
documenti collocato in più pagine] che notifica il numero di documenti trovati per ciascuna
sezione della banca dati. Cliccando su una delle sezioni si avvia l’ascolto o la visione del
documento.
41
Per la raccolta dei dati relativi al programma, alla sua tipologia, alla data della messa in
onda, alla durata, al canale, all’inizio e alla fine della trasmissione, sono state elaborate le
tabelle n. 3 per la televisione e n. 4 per la radio da utilizzare per ognuna delle parole chiave e
riportate nel paragrafo “Allegati”.
Tab. n. 3
Televisione
PROGRAMMA
Legge 104
TIPOLOGIA
PROGRAMMA
DATA MESSA IN
ONDA
DURATA
RAI
TIME CODE
START
TIME CODE
STOP
DATA MESSA IN
ONDA
DURATA
RADIO
TIME CODE
START
TIME CODE
STOP
Tab. n. 4
Radio
PROGRAMMA
TIPOLOGIA
PROGRAMMA
Per la tipologia dei programmi radio - televisivi si è fatto riferimento alle frasi come
quelle riportate nella tabella n. 5.
Tab. n. 5
•
•
Tipologia del programma
Programma dedicato interamente alla
•
Programma dedicato parzialmente alla disabilità
disabilità
•
Programma di intrattenimento
•
Trattazione
sistematica
di
Trattazione sporadica
•
Trattazione sistematica del problema
approfondimento
•
Informazione sul dibattito parlamentare
La scelta di utilizzare come parole chiave “legge 104/92”; “legge 68/99”; “tecnologie
compensative” ecc. per le due banche dati, è un modo per confrontare
i due modelli di
comunicazione e per dare continuità al lavoro di ricerca svolto e trattato nel capitolo I.
Si cercherà anche di individuare se i conduttori e gli ospiti si rifanno alle norme in vigore
[ anche a quelle deboli] o a stereotipi [pietismo, sensazionalismo, uso del dolore ecc.].
Le frasi “In Italia vivono circa 3 milioni di disabili” e “In Italia la percentuale dei disabili
è di circa il 5%” usate dai conduttori in quasi tutte le trasmissioni sono state oggetto di
ricerca per individuare il numero delle persone disabili per fasce di età: un modo per mettere
in risalto il numero di interventi di “assistenza e integrazione scolastica nei diversi gradi e
ordini di scuola”; di assistenza e avviamento al lavoro o di solo assistenza che si dovrebbero
approntare.
Dall’ascolto e dalla visione dei documenti notificati dalle due banche dati si sono
estrapolati gli argomenti trattati con continuità negli anni dell’indagine per richiamare le
priorità di scelta radio-televisiva e l’eventuale evoluzione. Infine, in un riquadro, per ognuno
degli argomenti trattati si sono formulate alcune considerazioni.
42
“In Italia
vivono circa
3 milioni di disabili”
“In Italia
la percentuale dei disabili
è di circa il 5%”
43
2.2 Una indicazione che non spiega l’ampiezza del fenomeno per fasce di età
“In Italia vivono circa 3 milioni di disabili”. “In Italia la percentuale dei disabili è di circa
il 5%”. Queste frasi sono state usate dai conduttori e dagli ospiti in quasi tutte le
trasmissioni ascoltate e viste.
1. Considerazioni
Le
frasi
richiamate
dell’invecchiamento da
non distinguono
quella giovanile [per nascita
la disabilità dovuta al fenomeno
o per incidente] che richiedono
approcci diversi per le aspettative di vita.
Spesso i termini come disabile [si riferisce alla capacità della persone di compiere
autonomamente [anche se con ausili] le attività fondamentali della vita quotidiana e rimanda alla
.
legge 5 febbraio 1992, n. 104 ], invalido [rimanda al diritto di percepire un beneficio economico in
conseguenza di una menomazione indipendentemente dalla valutazione complessiva di autosufficienza,
e fa riferimento alla legge 30 marzo 1971, n. 118.], handicappato [ rimanda allo svantaggio sociale
che deriva dall’avere una disabilità e rimanda alla legge 5 febbraio 1992, n. 104. ], sono usati come
sinonimi. Così non è. Una persona su sedia a rotelle è sicuramente disabile, ma potrebbe
potenzialmente non essere handicappata se
venissero eliminate tutte le barriere
[architettoniche, informatiche ecc.] in modo che non gli fosse precluso l’accesso a nessun
settore della vita sociale, scolastica e lavorativa.
Il rilascio delle certificazioni è di competenza delle commissioni costituite presso le ASL
[che devono lavorare di concerto con altri Enti territoriali che hanno competenza sulle
specifiche certificazioni]. Tali Commissioni, che hanno composizione differente nella stessa
ASL a seconda del tipo di richiesta,
rilasciano delle certificazioni che non sono
standardizzate nel territorio, ma che cambiano da Regione a Regione, e talvolta addirittura da
ASL a ASL. In sostanza, ogni commissione adotta la modulistica che ritiene più opportuna.
[Considerazioni estrapolate da “Condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari” (ISTAT, 20042005)].
Questo significa che la definizione di disabilità non è universale e non esiste, al
momento, un sistema coordinato di rilevazioni statistiche in tutto il territorio nazionale.
44
2.2.1 ) Difficoltà di rilevazioni statistiche
Attualmente non esiste un censimento delle persone disabili; l’Istat dopo aver preso in
considerazione la possibilità di inserire nel
prossimo decennale “Censimento della
Popolazione “ un questionario per rilevare le persone con disabilità, ha abbandonato l’ipotesi
dopo aver considerato i pro e i contro.
I dati Istat attualmente disponibili sono ottenuti dall’indagine del 2004 –2005 sulla
“Condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari” che fornisce il numero delle persone
disabili dai 6 agli 80 anni in poi; e dall’”Indagine sui presidi residenziali socio-assistenziali”
[Istituzione pubblica o privata, che offre servizi residenziali di tipo prevalentemente assistenziale, a favore di
minori, adulti o anziani in stato di bisogno o abbandonati ( definizione Istat) ]
che fornisce il numero dei
disabili in Istituto. Le tabelle 1a,1b,1c e 2a, 2b, 2c riproducono la situazione delle persone
disabili negli anni 2004-2005.
Tab. 1a
Femmine con disabilità di 6 anni e più che vive in famiglia. Anno 2004 - 2005
6/14
39
15/24
17
25/34
24
35/44
41
Valori assoluti in migliaia
45/54
55/64
65/69
50
98
111
70/74
180
75/79
80 *
289
879
Totale femmine 1728
* Da intendersi 80 in poi
Tab 1b
Maschi con disabilità di 6 anni e più che vive in famiglia. Anno 2004 - 2005
Valori assoluti in migliaia
6/14
15/24
41
19
25/34
28
35/44
45/54
55/64
65/69
70/74
46
51
76
64
99
75/79
80
131
328
Totale maschi 883
Tab. 1c
Maschi e Femmine con disabilità di 6 anni e più che vive in famiglia. Anno 2004 - 2005
Valori assoluti in migliaia
6/14
15/24
25/34
35/44
45/54
55/64
65/69
80
36
52
87
101
174
175
70/74
75/79
80
279
420
1207
Totale Femmine e Maschi 2611
Fonte: ISTAT, Indagine sulle condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari.
Tab. 2a
Persone con disabilità e anziani non autosufficienti ospiti dei presidi residenziali socio-assistenziali
45
per sesso.
Femmine con disabilità con
Anno 2004 - 2005
Femmine con disabilità
meno di 18 anni
569
18- 64 anni
14.950
Femmine Anziane non
autosufficienti
125.358
Totale femmine 140.877
Tab. 2b
Persone con disabilità e anziani non autosufficienti ospiti dei presidi residenziali socio-assistenziali
per sesso.
Maschi con disabilità con meno
Anno 2004 - 2005
Maschi con disabilità 18- 64 anni
di 18 anni
882
18.489
Maschi Anziani non
autosufficienti
35.970
Totale maschi 55.341
Tab. 2c
Persone con disabilità e anziani non autosufficienti ospiti dei presidi residenziali socio-assistenziali
per sesso.
Femmine e Maschi con
Anno 2004 - 2005
Femmine e Maschi con disabilità
Femmine e Maschi Anziane
disabilità con meno di 18 anni
18- 64 anni
non autosufficienti
Totale Femmine e Maschi 196.218
Fonte: ISTAT, Indagine sui presidi residenziali socio-assistenziali
2.2.2) Scorporo dei dati Istat del 2004-2005 [per definire i valori relativi si è preso come
riferimento la popolazione italiana del censimento del 2001: 57 milioni di cittadini ]
Dall’indagine sulla “Condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari” del 2004 – 2005
emerge che in Italia le persone con disabilità, da 6 a 80 anni in poi che vive in famiglia sono 2
milioni 611 mila, pari al 4,6% circa della popolazione.
Se a questi si aggiungono le 196.218 rilevate dall’”Indagine sui presidi residenziali
socio-assistenziali” si giunge ad un numero di 2 milioni 807 mila 218 persone, pari al 4,9%
circa della popolazione. Tale stima esclude i bambini da 6 mesi a 6 anni.
2.2.3 Bambini in situazione di handicap nelle scuole materne statali e non statali [ Dati
del MIUR ]
Si è ritenuto utile risalire ai dati degli iscritti nelle scuole materne statali e non statali, per
avere una situazione del numero delle persone disabili il più possibile vicina alla realtà. Si
46
tralascia, invece la ricerca degli iscritti agli asili nido perché l’amministrazione è stata
delegata dallo Stato agli Enti locali e la ricerca sarebbe alquanto complessa.
Tab. n. 3
Alunni in situazione di handicap nelle scuole materne statali e non statali valori assoluti e
Anno
scolastico
percentuali
Scuola statale
Scuola non statale
v.a.
% sul totale alunni
v.a.
% sul totale alunni
Totale
v.a.
% sul
totale
alunni
2001/02
2003/04
10.507
11.114
1,11
1,16
3.033
4.599
0,57
0,67
13.540
15.713
0,92
0,96
2004/05
2005/06
10.116
12.369
1,00
1,30
4.760
5.112
0,70
0,80
15.713
17.481
0,95
1,1
2006/07
12.995
1,40
5.661
0,80
18.656
1,1
Fonte: MIUR
I dati della tabella n. 3 negli anni 2004 – 2005 evidenziano un numero di 15.715 bambini
iscritti nelle scuole materne con disabilità accertata.
2. Considerazioni
L'asilo nido si rivolge a bambini di una fascia di età compresa tra i sei mesi e i tre anni. È volto a
soddisfare le esigenze delle persone che, per motivi personali o di lavoro, non sono in grado di accudire
i propri figli per tutto l'arco della giornata. Svolge un ruolo importante
nell’area pedagogica
[intervento educativo ] e psicologica [ sviluppo del bambino]. L’efficacia educativa dell’asilo nido
dipende dalla capacità degli addetti [educatrici/educatori]di instaurare buoni rapporti con le famiglie,
in modo che si realizzi una continuità tra ambiente familiare e asilo nido.
[Gli asili nido, istituiti dalla legge 6.12.1971 n. 1044, sono organizzati e gestiti dai Comuni. Spetta ai
Comuni non solo garantire il diritto dei bambini in situazione di handicap di usufruire di questo
servizio, ma anche assicurare tutte le possibili forme di sostegno e di assistenza.]
La scuola materna o scuola dell’infanzia si rivolge a bambini di una fascia di età compresa tra i
tre e i sei anni; si può iscrivere sia chi ha frequentato l’asilo nido sia chi intende farlo per la prima
volta. Il dibattito psicopedagogico degli ultimi anni ha messo in evidenza l’utilità di questo tipo di
scuola e la consapevolezza che un buon lavoro è indispensabile per creare condizioni capaci di
stimolare l’interesse del bambino, valorizzando al meglio le sue potenzialità.
[ Nelle scuole materne statali, come per le scuole elementari, sono previsti gli insegnanti di sostegno e
altri interventi di competenza degli Enti Locali.]
L’iscrizione all’asilo nido e alla scuola materna del bambino con una disabilità dovrebbe
diventare un interesse primario della comunità locale e uno degli elementi fondamentali della
ricerca pedagogica, tecnologica e informatica.
Tab. n. 4
Alunni in situazione di handicap nelle scuole materne statali e non statali valori percentuali
Anno
Tipologia di handicap
scolastico
Psicofisico
Visivo
Uditivo
Totale
2002/03
0,86
0,03
0,06
0,95
47
2003/04
2004/05
2006/07
0,86
0,83
1,04
0,03
0,06
0,03
0,07
0,07
0,06
0,96
0,96
1,13
Fonte: MIUR
Dalla tabella n. 4 si evince che i bambini disabili psicofisici sono circa 14 volte in più
rispetto ai disabili visivi e circa 12 volte rispetto ai disabili uditivi.
3.Considerazioni
Le tipologie di deficit così come la definizione di disabilità non sono standardizzate nel territorio.
Si richiama come esempio il modello H, contenuto all’interno della circolare dell’organico di fatto
[2001/2002] che la Direzione Regionale all’Istruzione del Piemonte [ex Provveditorato] ha inviato ai
Dirigenti scolastici e per conoscenza a tutti gli altri soggetti istituzionali. Tale circolare riportava la
dicitura delle tipologie da usare per segnalare il tipo di deficit: Aud, ch, intellettivo, intellettivo
accentuato, fisico, fisico accentuato, down, sindrome (segnalare quale).
Qual è la situazione nelle altre Regioni? Appare fin troppo evidente la necessità di definire le
stesse tipologie su tutto il territorio nazionale perché da esse conseguono altre scelte [numero di
ore di sostegno, numero di disabili presenti in una classe, riduzione degli allievi per classe ecc. ].
2.2.4 ) Situazione delle persone disabili che vivevano in famiglia negli anni 2004/2005
Il numero [assoluto e relativo ] delle persone disabili è stato riportato in tabella n.5 per
fasce d’età.
Tab.n.5
Persone con disabilità che vive in famiglia. Anno 2004 - 2005 [Valori assoluti e relativi]
Fasce di età
3/6
6/14
15/34
35/44
45/54
55/64
65/80 in poi
15.716
80.000
52.000
87.000
101.000
174.000
2.081.000
0,028%
0,14%
0,09%
0,15%
0,18%
0,3%
3,65%
315.713 [0,55%]
2.255.000 [3,95%]
Una ripartizione come quella riportata nella tabella n. 5 [ulteriormente suddivisa per
Regioni, Province ,Comuni ecc.] consentirebbe, tra l’altro,
di individuare i soggetti
istituzionali che dovrebbero porre in essere tutte le condizioni, secondo le diverse competenze
per rendere effettivo il diritto all’istruzione [Così come emerso dalla sentenza costituzionale n.
215/87: gli alunni in situazione di handicap devono considerarsi sempre recuperabili, a qualche
livello], al lavoro [previa iscrizione al collocamento]o al reinserimento al lavoro dopo un
incidente e /o all’assistenza.
Per esempio, con l’iscrizione del bambino all’asilo nido o alla scuola materna
deve
iniziare un rapporto di collaborazione tra l’Unità Multidisciplinare della ASL [Previste
48
dal D.P.R. 24.2.1994 e richiamate nella Circolare n.11/SAP del 10 aprile ’95 denominata “Linee di indirizzo e
coordinamento relativa ai compiti delle A.S.L. in materia di alunni in situazione di handicap”. Tale circolare
stabilisce che
“Ogni A.S.L. provvederà a formalizzare le unità multidisciplinari, organizzandole in modo
flessibile per garantire la maggior aderenza possibile alle diverse situazioni – di patologia, di territorio - e la
personalizzazione della diagnosi funzionale. Pertanto, le unità multidisciplinari saranno costituite di volta in
volta alle specifica situazione. (..) Qualora non fossero presenti all’interno delle A.S.L. operatori specializzati
per il trattamento di alcune patologie, le unità multidisciplinari potranno essere integrate in tal senso anche
attraverso convenzioni o prestazioni libero – professionali. Le disposizioni contenute nel presente
provvedimento dovranno essere attivate dalle A.S.L. entro l’inizio dell’anno scolastico 1995/96.]
che ha in
carico il bambino [nella persona del neurologo, del foniatra, del fisiatra ecc. ], la scuola [nella
persona della direttrice o del direttore e del gruppo di educatori ] , esperti informatici, esperti in
biotecnologie [eventualmente tramite
convenzione con l’ASL e/o con la scuola ] e la
famiglia, per progettare o adattare e personalizzare una postazione di gioco per i diversi tipi
di deficit [cognitivi, visivi, uditivi, motori ].
Di seguito si richiamano due interventi già sperimentati e utilizzati da un bambino affetto da
tetraparesi spastica.
La Figura 1 è un foglio elettronico pensato per disegnare simmetrie o per disegnare e colorare
mescolando i colori .
La Figura 2 può essere ricomposta anche da un bambino con deficit motorio. L’utilizzo è stato
possibile con un software a scansione azionato con uno strumento alternativo alla tastiera.
Figura 1
49
Figura 2
4. Considerazioni
Per l’attuazione di un progetto indirizzato ai bambini con disabilità iscritti agli asili nidi o
alle scuole materne si può far ricorso, tra l’altro al “Fondo nazionale per l’infanzia e
l’adolescenza” previsto dalla legge n 285/97. Tale fondo è finalizzato alla realizzazione
degli interventi a livello nazionale, regionale o locale per favorire la promozione dei diritti, la
qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dell’infanzia e
dell’adolescenza, ...[art.1 L 285/97].
Avviare una ricerca basata sulla collaborazione di più figure istituzionali per osservare,
individuare e progettare “che cosa fare”[scelta pedagogica] e “con che cosa farlo” [scelta di
tecnologie compensative] in questa fascia d’età significa permettere al bambino di essere
attivo, di coltivare interessi e arrivare alla scuola elementare già con un bagaglio di abilità
e di conoscenze .
50
51
Riferimenti
Legge 104
nei programmi
televisivi e radiofonici
52
Parole chiave
Legge 104
Banca dati: Televisione
53
3.1 Risultato della ricerca
Il Risultato della ricerca ha notificato quattro programmi televisivi che hanno trattato il
tema delle agevolazioni previste dall’articolo 33 della legge 104/92 in periodi diversi e con
durata variabile.
Art. 33 – Agevolazioni –
1. La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, anche adottivi, di minore con
handicap in
situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, hanno diritto al
prolungamento fino a tre anni del periodo astensione facoltativa dal lavoro di cui all’articolo 7 della legge
30 dicembre 1971 n.1204, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti
specializzati.
2. I soggetti di cui al comma 1 possono chiedere ai rispettivi datori di lavoro di usufruire, in
alternativa al prolungamento fino a tre anni del periodo di astensione facoltativa, di due ore di permesso
giornaliero retribuito fino al compimento del terzo anno di vita del bambino.
3. Successivamente al compimento del terzo anno di vita del bambino, la lavoratrice madre o, in
alternativa, il lavoratore padre, anche adottivi, di minore con handicap in situazione di gravità, nonché
colui che assiste una persona con handicap in situazione di gravità parente o affine entro il terzo grado,
conviventi, hanno diritto a tre giorni di permesso mensile, fruibili anche in maniera continuativa a
condizione che la persona con handicap in situazione di gravità non sia ricoverato a tempo pieno.
4. Ai permessi di cui ai commi 2, 3, che si cumulano con quelli previsti dall’articolo della citata
legge n. 1204 del 1971, si applicano le disposizioni di cui all’ultimo comma della legge n. 1204 del 1971,
nonché quelle contenute negli articoli 7 e 8 della legge 9 dicembre 1977, n. 903.
5. Il genitore o il familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con
continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato, con lui convivente, ha diritto a
scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferita in altra
sede, senza il suo consenso.
6. La persona handicappata maggiorenne in situazione di gravità può usufruire dei permessi di
cui ai commi 2 e 3, ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede più vicina al proprio domicilio e non può
essere trasferito in altra sede, senza il suo consenso.
7. Le disposizioni di cui ai commi 1,2,3,4,e 5 si applicano anche agli affidatari di persone
handicappate in situazione di gravità.
54
Si richiamano brevemente i quattro programmi per la loro particolarità:
• Nel programma “L’avvocato risponde” la conduttrice Stefania Barone, ospite nello
studio dell’avvocato Nino Marazzita, ha letto la domanda pervenutale per lettera da un
telespettatore: ho chiesto all’INPS i tre giorni di permesso mensile previsto dalla Legge 104/92
per assistere mia madre invalida che convive con me; l’INPS mi ha riposto che non ho diritto
perché può assisterla mia moglie casalinga. È corretta la posizione dell’INPS? L’avvocato
risponde di si e aggiunge che potrebbe rivendicare il diritto solo nel caso in cui la moglie
risultasse inferma o di età superiore ai 70 anni..
• Il programma “Mi manda Rai 3” affronta il problema di una coppia di conviventi: la
compagna si è ammalata, viene accertata la situazione di handicap [art.4 legge 104/92 ], ma al
convivente non vengono concessi i tre giorni di permesso perché [art. 3 comma 3] questi non
risulta né parente né affine. Il conduttore Piero Marrazzo chiede lumi al funzionario dell’INPS
Ziccheddu, questi afferma che stante alla legge il convivente non ha diritto ma che, visto il
numero di problemi simili che vengono sottoposti all’INPS, bisognerebbe modificare l’articolo
per consentire al disabile di scegliere autonomamente chi deve assisterlo. L’avvocato Ruffolo,
virtualmente rappresentante della coppia, prima di pronunciarsi premette che la legge 104/92 “è
stata fatta con i piedi, pertanto, andrebbe riscritta; ora però deve essere interpretata con la testa” e
questo lo porta ad affermare che, nel caso in esame, il convivente deve essere equiparato al
parente.
• In “Cominciamo bene Estate” il tema riguarda una ”Coppia omosessuale e le
difficoltà di vivere un amore omosessuale”. Il conduttore Michele Mirabella, dopo aver
presentato il pubblico diviso tra coloro che pensano che le coppie di fatto debbano avere gli
stessi diritti e doveri di quelle sposate e coloro che pensano che non li debbano avere, dà la
parola all’altra conduttrice Lucarelli. Questi presenta Agostino e lo intervista sulla sua esperienza
all’interno di una coppia omosessuale, sulla malattia del suo compagno, sull’impossibilità di
assisterlo a causa della mancanza di tutela giuridica, sulle difficoltà per ottenere l’invalidità e
l’impossibilità di fruire delle agevolazioni dell’articolo 33 della legge 104/92. Agostino
sottolinea, inoltre, le difficoltà a raccontare la sua situazione al datore di lavoro e la mancanza di
qualsiasi diritto in ambito ospedaliero, non avendo nessuna parentela con il suo compagno.
• “L'avvocato per voi” è un programma molto simile a “L’avvocato risponde”.
Anche in questo caso la conduttrice Stefania Barone sottopone una serie di quesiti giunti tramite
lettera dagli spettatori. Tra i quesiti, uno spettatore chiede consiglio all’avvocato: per assistere
mia madre invalida ho diritto ai tre giorni di permessi? L’avvocato Nino Marazzita non ritiene la
55
domanda completa e
formula una serie di possibilità entro le quali lo spettatore deve
riconoscersi e comportarsi di conseguenza. L’avvocato coglie l’occasione per rimarcare l’intento
benevolo delle modifiche apportate dal legislatore per venire incontro alle diverse situazioni
[parere completamente diverso rispetto a quello espresso – durante il programma “Mi manda Rai
tre” – dall’avvocato Ruffolo ].
1.
Considerazioni
La legge n. 104/92 è composta da 44 articoli e affronta tutti gli aspetti della disabilità; difficile
immaginare che dalle parole chiave “Legge 104” e per un arco temporale compreso dal 31.12.01 all’
1.01.2008 i quattro programmi proposti potessero riguardare solo l’articolo 33 e di questi solo il
comma 3.
I due programmi “L’avvocato risponde” e “L'avvocato per voi” sono di breve durata, collocati
in una fascia oraria mattutina e sono da ritenersi un’opportunità offerta a cittadini che hanno dubbi su
questioni di diritto di varia natura.
Le altre due trasmissioni hanno richiamato il tema delle agevolazioni al lavoratore o alla
lavoratrice che assiste una persona disabile, per affrontare questioni di altra natura: i diritti negati alle
coppie di fatto e alle coppie omosessuali.
Le implicazioni sociali ed economiche di tali convivenze sono complesse: la mancanza del vincolo
coniugale incide sul diritto ai benefici dello stato sociale ma, mentre in altri Paesi si è trovato il modo
di estendere i diritti delle coppie “regolari” alle coppie di conviventi [eterosessuali o omosessuali],
anche in considerazione del fatto che, soprattutto in Occidente, il numero di queste ultime è in ascesa,
in Italia si cercano altre scorciatoie per garantire un diritto e lasciare irrisolto il problema delle
convivenze. Quello proposto dal dirigente dell’INPS ne è l’esempio:
eliminare gli attuali vincoli
dell’articolo 33 comma 3 della legge104/92 e consentire al disabile di scegliere autonomamente chi
deve assisterlo. Il dirigente non ha considerato l’eventualità di una disabilità sopraggiunta
all’improvviso e di tale gravità da non consentire alla persona colpita nessuna scelta [a meno che
pensasse ad un testamento biologico].
Il problema all’assistenza delle persone disabili è stato oggetto di studio, di pareri del Consiglio di
Stato, di circolari del Ministero del Lavoro, di circolari INPS e di deliberazioni del Consiglio direttivo
dell’INPS. Nell’arco temporale 1992 –2000 si contano:
•
Il parere del Consiglio di Stato 1611/92 [natura retribuzione permessi]
•
Il parere del Consiglio di Stato 784/95 [cumulabilità dei permessi in caso di più disabili
all’interno della famiglia]
•
Il parere del Consiglio di Stato 65/96 [possibilità di estendere le agevolazioni al padre
lavoratore dipendente quando la madre non sia lavoratrice dipendente]
•
La circolare del Ministero del Lavoro 28/93 [fissa criteri generali per riconoscimento stato di
gravità]
56
•
La circolare del Ministero del Lavoro 43/94 [recepimento delle sentenze del Consiglio di Stato
della legge 423/93]
•
La circolare del Ministero del Lavoro 165/96 [fissa criteri per l’ottenimento dei permessi da
parte di lavoratore dipendente nel caso in cui l’altro genitori
sia lavoratore non dipendente o non
lavoratore ]
•
La circolare INPS 80/95 [recepimento della sentenza del Consiglio di Stato 784/95 ]
•
La circolare INPS 37/99 [elenco casi di diritto ai permessi in presenza di genitori non
lavoratori]
•
La circolare INPS 133/2000 [revisione della normativa sui permessi alla luce della legge
53/2000- Interessa il comma 5 dell’articolo 33 modificato dall’articolo 20 dalla legge 53/2000, concede la
possibilità al lavoratore che assiste un disabile nella situazione di gravità, di usufruire del permesso di due
ore giornaliere o in alternativa tre giorni mensilmente. Dette agevolazioni spettano anche nel caso in cui il
disabile assistito non sia convivente. La condizione indispensabile è che l’assistenza sia continua ed
esclusiva.]
•
Deliberazione n. 32 del 7/3/2000 Consiglio direttivo INPS [ulteriore casistica di diritto ai
permessi da parte del lavoratore anche in presenza di familiare non lavoratore].
Il comma 5 dell’articolo 33 della legge 104/92 modificato dall’articolo 20 della legge 53/2000
inizia a preoccupare qualche ministro per l’alto numero di fruitori e di conseguenza per i costi. C’è da
sperare che le tante modifiche e tanta pubblicità non abbiano generato la categoria dei
assistenti disabili.
57
falsi
Parole chiave
Legge 104…/...Integrazione scolastica disabili
Banca dati:Radio/Televisione
58
4.1
Richiami programmi Radio e Televisivi che hanno trattato il tema dell’integrazione
scolastica
Il tema dell’integrazione scolastica, nell’arco temporale 2002- 2007, è stato affrontato
quattro volte: tre volte nei programmi radiofonici e una in quelli televisivi.
Radio
Programma
Argomento trattato
“Difensore civico”
Deroga al decreto per l’assegnazione degli insegnanti di sostegno
Numero di allievi per classe
Andato in onda: 8 febbraio 2002
Conduttore/conduttrice:
Gianni
Specializzazione degli insegnanti di sostegno
Denuncia di un padre.
Giampietro
“Difensore civico”: Presenti in studio o collegati telefonicamente l’avvocato Nocera vicepresidente
della
Fish [Federazione italiana studenti con handicap], l’on. Aprea viceministro della Pubblica
Istruzione, il prof. Risier Zucchi dell’Università di Torino, il preside di una scuola media di Reggio
Calabria e un genitore.
“Letter time”
Insegnanti di sostegno dotati di specializzazione e non di
Andato in onda: 29 gennaio 2003
abilitazione
Conduttore/conduttrice:
Giordano
Gaetano
“Letter time”: intervista all’insegnante Belina Chiocca
“La radio ne parla”
Denuncia di una madre
Andato in onda: 14 marzo 2006
Conduttore/conduttrice:
Paola
Simonetti
“La radio ne parla”:Presenti in studio o collegati telefonicamente Salvatore Nocera Vicepresidente
Federazione italiana superamento handicap; Nicola Quirico Presidente Federazione docenti per
l’integrazione scolastica Fadis; Luisa
Zampieri Docente scuola media `Giuseppe Mazzini` di Roma;
Adriana Rabita Dirigente scolastico Scuola Media `Cascino` Piazza Armerina; Madre di un ragazzo
disabile.
Televisione
Programma
“Mi manda Rai tre”
Argomento trattato
Denuncia di genitori
Andato in onda: 02 ottobre 2002
Conduttore/conduttrice: Piero Marrazzo.
Presenti in studio: genitori, Maria Coscia Assessore alle politiche educative del Comune di
Roma, Salvatore Nocera Vicepresidente Federazione italiana superamento handicap.
59
4.1.1 Insegnati di sostegno assunti non per decreto ministeriale ma “in deroga”
Gli insegnanti di sostegno sono assunti per decreto ministeriale. L’assunzione “in deroga” è
quella che possono effettuare le Direzioni Regionali all’Istruzione previa autorizzazione del
MIUR [Ministero dell’Istruzione, dell’Università, della Ricerca].
L’avvocato Nocera, vicepresidente della Fish [Federazione italiana studenti con handicap], nella
trasmissione “Difensore civico” dell’ 8 febbraio 2002, si ritiene soddisfatto che il governo abbia
recepito l’esigenza delle deroghe, ma chiede al sottosegretario Aprea come vadano
interpretate le tabelle della bozza che parla di rapporto 1:2 [ un insegnante di sostegno ogni
due allievi certificati in situazione di handicap] nella realtà romana.
A Roma su 12.000 ragazzi in situazione di handicap sono previsti 3600 insegnanti di
sostegno che equivale a un rapporto 1:3,3; per arrivare al rapporto 1:2 la
Direzione
Regionale all’Istruzione, preposta alle deroghe, dovrebbe assegnarne 2400 cioè il 40% in più
rispetto a quelli già assegnati . A parere dell’avvocato un numero così alto di deroghe non è
attuabile.
Il viceministro ha precisato che il rapporto 1:2 si riferisce al livello nazionale e non
provinciale come richiamato dall’avvocato Nocera.
60
1. Considerazioni
La questione delle deroghe, sollevata dall’avvocato Nocera è una delle tante che rientra
in quello che il rapporto Censis del 1993 definì il fenomeno del
“mercato dello
svantaggiato”. In questa sede si ricorda che, proprio in quegli anni, al calo generale degli
iscritti corrispose un aumento degli alunni certificati in situazione di handicap.
La saturazione degli organici generò non poche tensioni tra il personale della scuola; per
ridurre le tensioni e garantire continuità occupazionale del personale il sistema scolastico
cominciò ad offrire servizi “speciali” anche ad alunni con modeste difficoltà
di
apprendimento, di attenzione e di concentrazione . [ Interessante a questo riguardo è la circolare
inviata in data 8 agosto 1994 dal Provveditorato di Torino alle direzioni didattiche della provincia, avente per
oggetto “Organico di fatto scuola elementare anno scolastico 1994/95” (CP prot. n. 7695/sost.): “Occorre
peraltro anche interrogarsi sull’origine delle certificazioni per difficoltà di apprendimento, disattenzione,
irrequietezza modesta, in quanto queste paiono trattarsi più di situazioni di disagio scolastico e sociale che di
vero e proprio handicap…” Inoltre, “La disposizione della Circolare ministeriale n.363 del 22 dicembre 1994,
sulle iscrizioni avalla nei fatti una possibile estensione del concetto di handicap anche nei casi di disagio sociale e
scolastico, rispetto ai quali l’avvio della procedura attiva la possibilità dell’intervento autoritario per la
certificazione dell’handicap. (E. Panini, Cgil Scuola, in Handicap & Scuola, n. 5 – 6, gennaio – febbraio 1995,
pag. 10 )].
Le motivazioni addotte dai responsabili del Ministero, relative alla crescita degli insegnanti di sostegno, sono
riportate di seguito.
Scuola materna
Scuola elementare
Scuola secondaria di 1°grado
Scuola secondaria di 2°grado
“…intervenire tempestivamente nella scuola materna onde facilitare in
seguito una migliore crescita della personalità degli alunni con
handicap nei successivi gradi di scuola …”.
“…valgono per questo ordine di scuola le stesse osservazioni svolte per
la scuola materna, tenuto pure conto che ancora per molti alunni con
handicap, il primo ingresso a scuola avviene alle scuole elementari …”
Non viene motivata la scelta, ma si evidenzia che nell’anno scolastico
92/93 sono stati nominati 21.472 docenti per attività di sostegno con un
rapporto medio rispetto agli alunni con handicap pari a 2,04 in
confronto al rapporto 2,42 dell’anno scolastico 88/89.
“…il corpo docente della scuola superiore non era preparato alla
presenza di alunni con handicap, specie intellettivo: di qui la richiesta di
una maggiore presenza di insegnanti specializzati, oltre che di maggiore
impegno
di
un
aggiornamento
generalizzato
da
parte
dell’Amministrazione”.
Il rapporto 1/138 [Introdotto con la Legge 27 dicembre 1997 n. 449 che, con il collegato alla
legge Finanziaria per il 1998, ha introdotto all’art .40 l’assegnazione in ragione di 1 ogni 138 alunni
complessivamente frequentanti le scuole di ogni ordine e grado della provincia ] doveva essere un
argine ad una scelta che ha garantito qualche posto di lavoro in più
ma è risultata
discutibile per una integrazione di qualità. Proprio in quel periodo il numero degli insegnanti
di sostegno assunti non per decreto ministeriale ma “in deroga”risulta pari a 1418 su tutto il
territorio nazionale [Fonte: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli affari sociali,
“Relazione sui dati relativi allo stato di attuazione delle politiche per l’handicap in Italia, nonché sugli indirizzi
che saranno seguiti”, Roma, 15 aprile 1994 pp. 92-94] .
61
4.1.2 Numero di allievi per classe
D.M. n. 72 del 22 marzo 1999 “ Formazione classi con alunni portatori di handicap anni scolastici
1999-2000 e 2000- 2001” [L’articolo 10 del D.M. del 24 luglio 1998, n. 331, è sostituito dal seguente
10.1 “Le classi delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado, ivi comprese le sezioni di scuole materna,
che
accolgono alunni in situazioni di handicap, sono costituite con non meno di 20 alunni purché il
progetto motivato ed articolato di integrazione renda esplicite, con riferimento alle esigenze formative
dell’alunno, le strategie e le metodologie adottate dai docenti della classe, dall’insegnante di sostegno
nonché da altro personale della stessa scuola.”].
Il vicepresidente della Fish, avvocato Nocera, ha proposto alle famiglie di inviare una
lettera ai dirigenti regionali affinché venisse rispettato il limite di
•
25 per classe quando c’è un alunno in situazione di handicap,
•
20 alunni quando c’è un progetto per un allievo in situazione di handicap
particolarmente grave.
Se tale limite non fosse stato rispettato, sarebbero stati denunciati per omissione d’atti
d’ufficio tutti i responsabili.
Il sottosegretario Aprea ha risposto che “l’integrazione funziona se è funzionale al
soggetto, non è un aspetto dell’educazione che si può curare con la burocrazia ”.
2. Considerazioni
Si richiamano i dati estratti da L’Unità del 26 marzo 1999 [Il quotidiano cita un documento consegnato dal
Ministro della Pubblica Istruzione alla Commissione Cultura di Montecitorio e reso noto nel corso della
Conferenza Nazionale dedicata a
“ I nuovi orientamenti per l’integrazione scolastica di alunni in
situazione di handicap”] :
Classi con più di 25 alunni
2.063
(1091 di queste nella scuola secondaria superiore)
Classi con un numero di alunni fra 21 e 25
28.091
Questi dati fanno pensare che gli iscritti in situazione di handicap nelle classi con più di 25 allievi siano di
tipo lieve, in particolare nella secondaria superiore.
In molte scuole, in classi di 27-28 allievi sono stati inseriti anche più di due allievi in situazione di handicap
perché nessuna scuola ha avuto gli insegnanti richiesti e tutti sono stati costretti a ridurre le ore con un rapporto
allievi – ore di sostegno di 1:9.
Non risulta che l’invito del vicepresidente della Fish abbia avuto seguito e che nessun responsabile sia stato
denunciato per omissioni d’atti d’ufficio.
62
4.1.3 Specializzazione degli insegnanti di sostegno
Sulla “ Specializzazione degli insegnanti di sostegno” il vicepresidente della Fish
[Federazione italiana studenti con handicap],
ha invitato l’on. Aprea a fare in modo che non si
ripetesse quanto avvenuto nell’anno scolastico 2001: gestione dei corsi in subappalto a
soggetti privati non qualificati e interessati solo all’aspetto economico. Per l’avvocato, la
situazione che si è creata poteva essere risolta
•
riducendo le convenzioni di questi soggetti con le università,
•
facendo in modo che le università si collegassero con le Direzioni regionali
all’Istruzione per definire il numero di persone da formare,
•
evitando che si verificassero nuovamente casi in cui le università del nord gestissero
corsi al sud con evidente scopo di lucro.
Il sottosegretario Aprea ha fatto presente che le convenzioni erano previste dalla legge,
pertanto o si cambiava la legge o si continuava sulla stessa strada. L’onorevole si è impegnata,
assieme al governo, a vigilare sulla buona prassi.
3. Considerazioni
La denuncia dell’avvocato Nocera non è la prima, [ Nel 1999 la CGIL nazionale ha presentato
una denuncia proprio sui corsi per gli insegnanti di sostegno perché le 15 università che rilasciavano i
titoli di studio spesso appaltavano la gestione dei corsi a privati: i costi per i partecipanti oscillavano
dai dieci ai dodici milioni, una cifra analoga a quello che lo Stato italiano introitava in tasse da un
ragazzo della media borghesia che si laureava
in medicina. Il sospetto era inoltre che nello
svolgimento degli stessi ci fossero state gravi irregolarità: dal numero di ore effettivamente svolte, ai
titoli di studio degli insegnanti che tenevano i corsi. Avere la qualifica di insegnante di sostegno era
una grandissima corsia preferenziale per un posto di lavoro, considerato che la domanda era maggiore
dell’offerta. Per questo motivo il mercato speculava e sono sorti dubbi sulla regolarità dei titoli di
studio degli insegnanti di sostegno.]
A questo si deve aggiungere che l’attuale normativa prevede una suddivisione dei docenti
di sostegno secondo aree disciplinari troppo generiche e l’effetto, specialmente nella scuola
secondaria, è di forte casualità sulle prestazioni professionali di sostegno, che restano troppo
legate alle motivazioni effettive di questi docenti. Non solo. Gli insegnanti di sostegno dopo
5 anni possono optare per una cattedra da titolare.
63
4.1.4 Insegnanti di sostegno [estrapolazione e considerazioni]
L’argomento “Insegnanti di sostegno” è stato trattato nei programmi: “Difensore
civico” dell’ 8 febbraio 2002, Letter time del 29 gennaio 2003, “La radio ne parla” del 14
marzo 2006.
Nel programma “Difensore civico” dell’ 8 febbraio 2002 il professor Rizier Zucchi
ha
posto all’attenzione due questioni:
•
la consuetudine che vedeva solo l’insegnante di sostegno ad occuparsi dell’allievo
disabile e
•
la richiesta pressante di specializzazione che escludeva gli altri insegnanti dall’ essere
formati sugli approcci alle diverse tipologie di disabilità
Su quest’ultima questione, l’avvocato Nocera si è impegnato ad avanzare una richiesta al
Ministero per un piano di aggiornamento per tutti i consigli di classe con la presenza di
alunni con handicap.
4. Considerazioni
Su questa questione è auspicabile che si avvii una procedura per riconoscere che le
problematiche dell’integrazione rientrino nella professione di base di ognuno, questo significa
aprire un discorso con l’università per far passare il principio che, in ogni piano di studio di
coloro che optano per l’insegnamento, ci siano corsi di pedagogia specifica per l’handicap e
l’integrazione.
Nel programma Letter time del 29 gennaio 2003, l’insegnante Belina Chiocca ha
segnalato che molti insegnanti di sostegno dotati di specializzazione e non di abilitazione
all’insegnamento si sono coordinati, a livello nazionale, per rivendicare un intervento urgente
e straordinario del Ministero affinché attivi i corsi abilitanti.
L’insegnante ha fatto appello alla sensibilità che avrebbe dovuto contraddistinguere
l’anno della disabilità perché le istituzioni si attivassero per garantire un servizio in linea con
lo spirito delle leggi.
Nel programma “La radio ne parla” del 14.03.2006 il professor Quirico Nicola Presidente
Federazione docenti per l’integrazione scolastica Fadis ha denunciato che, a fronte di 160.000
ragazzi in situazione di disabilità risultavano impegnati 85.140 insegnanti di sostegno ma , di
questi,
più del 40% risultava non qualificato e precario. A suo parere, sarebbe stato
auspicabile pensare ad una carriera specifica per questa figura professionale.
64
5. Considerazioni
Dalla Relazione annuale sullo studio di attuazione della legge – quadro sui diritti delle
persone in situazione di handicap: legge 5 febbraio 1992, n. 104, art. 41 comma 2, riferita
all’anno scolastico 2000 inviata dal Ministero della Pubblica Istruzione, in data 2 febbraio
2001, al Parlamento si legge: “Da uno studio svolto su un campione di casi, si rileva come
dalla scuola dell’infanzia alla scuola elementare alla scuola media, il numero dei docenti che
mediamente incontrano un alunno in situazione di handicap è circa il doppio dei tre docenti
ideali. Se si tiene conto della mobilità del personale a tempo indeterminato e dell’aleatorietà
di quello a tempo determinato, si può ben dire che gli alunni in situazione di handicap hanno
insegnanti per loro dedicati con il più alto tasso di variabilità di tutto il sistema scolastico.” Il
fatto è paradossale, pensando alle esigenze di maggiore continuità necessaria per questi
alunni. Un altro aspetto evidenziato dalla Relazione: “Nonostante 25 anni di indicazioni sul
ruolo degli insegnanti di sostegno per la classe e non per il solo alunno in situazione di
handicap, l’integrazione di questi insegnanti con il complesso delle attività scolastiche è
ancora molto differenziato da scuola a scuola, da classe a classe.”
Tutti sanno, fatte le debite encomiabili eccezioni, che il problema dell’integrazione diventa
spesso un affare privato tra l’insegnante di sostegno e l’alunno: invece, l’insegnante di
sostegno, secondo le norme, è “di sostegno” sulla classe e, per questo, non deve diventare né
una guardia del corpo, né l’insostituibile presenza che garantisce la frequenza dell’alunno. Un
atteggiamento non rispettoso dei termini legislativi e del PEI [Piano educativo individuale],
che dimentica quanto sia centrale il ruolo della classe, nel suo complesso di allievi e insegnanti,
è lesivo dei diritti dell’alunno.
“ Allora noi cominciamo – allora noi usciamo. Queste sembra che fossero le due frasi
dette dalle insegnanti, quella che teneva la classe e quella che teneva l’ handicappato, e per uno
vi era l’avvio al lavoro – consistente nel dire “cominciamo a lavorare in questa classe” - per
l’altra c’era l’avvio verso un altro luogo.” [A. Canevaro, in Handicap & Scuola, n. 82, 1999 ]
65
4.1.5 L’alto numero di iscritti negli Istituti Professionali
Nel programma “Difensore civico” dell’ 8 febbraio 2002 il professor Rizier Zucchi pone
all’attenzione un’altra questione: l’alta concentrazione di iscritti negli istituti professionali .
Infatti, come si evince dalla tabella n. 1, il 61% degli alunni in situazione di handicap
risulta iscritto negli istituti professionali.
Tab. n. 1
Alunni in situazione di handicap della scuola secondaria di II grado nelle scuole normali per tipo di
istruzione e tipo di istituto. Valori assoluti e percentuali. A.s. 2003-2004.
Tipo di istruzione
v.a.
% sul
totale
alunni
% alunni
disabili per tipo di
istituto
Liceo Classico
511
0,2
1,6
Liceo Linguistico
52
0,3
0,1
Liceo Scientifico
859
0,2
2,7
Istituto/Scuola Magistrale
1.804
0,9
5.6
Totale
3.226
0,3
10
6.440
0,7
20
19.546
3,5
61
Istituto d'Arte
2.363
3,8
7
Liceo Artistico
479
1,2
1,5
Totale
2.842
2,8
9
Totale scuola secondaria di II grado
32.054
1,2
100
Istruzione Classica, Scientifica e Magistrale
Istruzione Tecnica
Totale
Istruzione Professionale
Totale
Istruzione artistica
Fonte: ISTAT
5. Considerazioni
E’ risaputo che l’istruzione professionale è quella, per tradizione, più vicina a quell’area
sociale di giovani che hanno meno possibilità di successo formativo e la presenza di un così
alto numero di alunni in situazione di handicap rischia di esasperare oltre ogni limite i problemi
e non facilita certo il compito degli insegnanti e delle istituzioni scolastiche in generale.
66
4.1.6 Denuncie dei genitori
•
La denuncia che segue è stata estrapolata dal programma “Difensore civico” andato in
onda l’ 8 febbraio 2002 .
Un padre di Reggio Calabria ha denunciato la situazione del figlio autistico, non integrato con la
classe e gestito solo dall’ insegnante di sostegno in un’ “auletta”. A suo parere questa situazione aveva
generato nel figlio frustrazione, tanto che una mattina aveva reagito in modo aggressivo e i genitori erano
stati chiamati per riportarlo a casa.
Il conduttore Gianni Giampietro ha fatto presente che la situazione del bambino era finita sui
quotidiani perché ritenuto “non scolarizzabile” e ha chiamato in causa il preside.
Il dirigente, prima di commentare quanto detto dal padre,ha letto il rapporto della commissione Asl:
“esperiti assieme agli esperti della scuola tutti i possibili tentativi di integrazione ritiene di dover sospendere in atto
la frequenza dell’alunno dalla scuola per esigenza di tutela dell’incolumità fisica dello stesso e di chi gli sta
intorno” e ha terminato con la lettura del documento del direttore sanitario: “si consiglia il ricovero
dell’alunno presso un centro specialistico”.
Per il preside, la scelta di tenere il bambino fuori dall’aula e poi, in quella sciagurata mattina, di
chiamare i genitori, andava ricercata in quel documento e non nella cattiva volontà sua e dei suoi
collaboratori. E ha aggiunto: “quando pochi giorni dopo
ho ricevuto una nuova documentazione
dell’Asl, ho riammesso il bambino in classe perché, nel nuovo documento, redatto dall’unità operativa di
neuropsichiatria infantile si leggeva: “si ritiene di ammettere alla frequenza l’alunno con le modalità
concordate nel gruppo di lavoro”.
L’avvocato Nocera ha mosso accuse sia al comportamento dell’Asl sia a quello del preside. All’Asl
perché si era rifatta a una vecchia normativa degli anni ’60 [quando vigeva l’obbligo di denunciare casi
di ragazzi non scolarizzabili e consigliare l’iscrizione a scuola speciali] e non al comma 4 dell’art. 12
della legge 104/92 [L’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da
difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap. ]; al
preside ha imputato di aver accettato e non rigettato la decisione dell’Asl.
A parere dell’avvocato, tra i compiti delle Asl vi erano, oltre all’individuazione dei limiti, anche
quelli di individuare le potenzialità del bambino come previsto dal comma 5 dell’art. 12 della legge
104/92 [All’individuazione dell’alunno come persona handicappata ed all’acquisizione della documentazione risultante dalla
diagnosi funzionale fa seguito un profilo dinamico – funzionale ai fini della formulazione di un piano educativo individualizzato,
alla cui definizione provvedono congiuntamente, con la collaborazione dei genitori della persona handicappata, gli operatori delle
unità sanitarie locali e, per ciascun grado di scuola, personale insegnante specializzato della scuola, con la partecipazione
dell’insegnante operatore psico – pedagogico individuato secondo criteri stabiliti dal Ministero della pubblica istruzione. Il profilo
indica le caratteristiche fisiche, psichiche e sociali ed affettive dell’alunno e pone in rilievo sia le difficoltà di apprendimento
conseguenti alla situazione di handicap e le possibilità di recupero, sia le capacità possedute che devono essere sostenute,
sollecitate e progressivamente rafforzate e sviluppate nel rispetto delle scelte culturali della persona handicappata.].
Nella discussione è stato coinvolto il professor Marino, neurologo ed esperto di autismo, il quale ha
presentato il progetto Thic elaborato con l’aiuto dell’avvocato Nocera. Si tratta di una metodologia
utilizzata e accettata come metodo di vita dalle famiglie o dagli esercenti la potestà parentale, già da un
quarto di secolo in alcuni stati dell’America e nei Paesi scandinavi. Thic è un programma personalizzato
che tiene conto delle potenzialità residue del bambino e del coinvolgimento di tutti i soggetti preposti
67
all’educazione del ragazzo [genitori, insegnanti, logopedisti, terapisti ecc.].
6. Considerazioni
Il programma Thic è implicitamente incluso nella legge 104/92 e sperimentato da anni a livello
mondiale. Allora perché dopo anni di integrazione si verificano situazioni come quella denunciata dal
padre del bambino affetto da autismo? Davvero si può pensare che una commissione Asl fosse così
sprovveduta? La frase “si consiglia il ricovero dell’alunno presso un centro specialistico” è forse da
intendersi nelle scuole statali speciali e normali di tipo posto speciale come quelle nella tabella sotto
riportata?
Alunni in situazione di handicap per ordine scolastico e anno di corso nelle scuole statali speciali e normali di tipo
posto speciale. Valori assoluti. A.s. 1999-2000.
Materna
Totale
234
Elementare
1° anno di corso
265
2° anno di corso
335
3° anno di corso
343
4° anno di corso
340
5° anno di corso
452
Totale
1.735
Secondaria di I grado
1° anno di corso
172
2° anno di corso
172
3° anno di corso
164
Totale
508
Secondaria di II grado
1° anno di corso
95
2° anno di corso
89
3° anno di corso
85
4° anno di corso
69
5° anno di corso
68
Totale
406
Totale
2.883
Fonte: ISTAT
La denuncia del padre e le accuse dell’avvocato Nocera cadono in un periodo molto particolare: il
ritorno al sistema delle scuole speciali come scelta di governo. Infatti, in quel periodo la rubrica “ dal
Redattore Sociale” con un titolo significativo intitolava Tornare alle scuole speciali?
Riprendeva
una delle questioni emerse nel corso del dibattito organizzato proprio dalla Fish e dedicato alla politiche
di integrazione scolastica degli alunni disabili.
I timori della Fish sono stati espressi in un dossier inviato al Ministro dell’Istruzione Moratti.
Rispetto al rischio di un ritorno al sistema delle scuole speciali così si è espresso il presidente della Fish,
Pietro Barbieri: "Abbiamo questa indicazione da parte del sottosegretario al Welfare Grazia Sestini che
ha indicato le scuole speciali di Don Guanella come modello per il futuro. Il silenzio del Ministero
68
dell’istruzione ci fa temere il peggio".
Questa ipotesi, sottolinea la Fish, è sostenuta da quanti ritengono che gli
alunni gravi non trarrebbero alcun vantaggio dal frequentare la scuola di tutti ma starebbero meglio in strutture
specializzate.
La denuncia che segue è stata estrapolata dal programma “La radio ne parla ” andato in onda il 14
marzo 2006.
Una mamma in collegamento da Piazza Armerina [Enna, Sicilia] ha segnalato la situazione del
figlio [diciottenne iscritto per la sesta volta alla scuola media] e quella di altri ragazzi in situazione di
handicap grave che possono frequentare con orario ridotto dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 12.30.
Il sabato i ragazzi rimanevano a casa perché era il giorno libero degli insegnanti di sostegno.
La dirigente scolastica è intervenuta per precisare che i casi di ragazzi con handicap grave erano
quattro e non potevano stare in classe che per pochissimo tempo e sempre con l’insegnante di sostegno il
quale non poteva superare le 18 ore perché, come tutti, aveva diritto al giorno libero.
A sostegno della sua tesi la dirigente ha reso noto che gli altri ragazzi con handicap lieve stavano con
l’insegnante di sostegno per nove ore e per le restanti rimanevano in classe con gli altri studenti, cosa che
non poteva avvenire nei casi più gravi.
All’avvocato Nocera, vicepresidente della FISH [Federazione italiana studenti con handicap], la
conduttrice, Paola Simonetti, ha chiesto se il legislatore si fosse sbagliato: ha risposto con un secco no e
ha ripetuto che l’integrazione riguardava tutto il consiglio di classe e gli enti locali. Per l’avvocato, se
l’insegnante di sostegno non avesse coperto tutte le ore o gliene fossero state assegnate meno, non per
questo il ragazzo avrebbe dovuto stare a casa ma era la scuola a doversi organizzare.
Inoltre, ha ricordato alla dirigente che le ore eccedenti le diciotto potevano essere coperte
dall’assistente all’autonomia [art. 13 comma 3 legge 104/92] che avrebbe potuto stare trenta ore, anche
senza l’insegnante di sostegno.
1. Considerazioni
Agli alunni con disabilità è consentito completare l’obbligo di istruzione anche fino al compimento del
18° anno di età [Legge 104/92 art. 14 comma 1 , lettera c e Sentenza corte Cos. n. 226/01].
Legge 104/92
Art. 13 comma 3
Nelle scuole di ogni ordine e grado, fermo restando, ai sensi del decreto del Presidente della
Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e successive modificazioni, l’obbligo per gli enti locali di fornire
l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisico o sensoriali,
sono garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati.
Art. 14 comma 1
Il Ministero della pubblica istruzione provvede altresì:
lettera c)
a garantire la continuità educativa fra i diversi gradi di scuola , prevedendo forme obbligatorie di
consultazione
tra insegnanti del ciclo inferiore e del ciclo superiore ed il massimo sviluppo
dell’esperienza scolastica della persona handicappata in tutti gli ordini e gradi di scuola, consentendo il
completamento della scuola dell’obbligo anche sino al compimento del diciottesimo anno di età […]
69
1. Considerazioni
A parità di “temi”trattati il passaggio dall’ascolto radiofonico a quello televisivo va
sottolineato. I conduttori radiofonici dopo aver presentato l’ospite di turno entrano subito nel
merito; in quello televisivo invece, il conduttore richiama prima su di sè l’inquadratura per
evidenziare l’emozione che sta provando nell’affrontare il tema. Questa emozione è
ulteriormente accentuata quando
presenta la mamma del ragazzino affetto da tetraparesi
spastica e quando sullo schermo scorre un breve filmato sulla quotidianità del ragazzo con
l’inquadratura che si sposta frequentemente sulla mamma per sottolineare l’emozione che sta
provando mentre vede il figlio, e in altri momenti che si possono cogliere leggendo le parti del
programma riprodotte fedelmente.
La denuncia che segue è stata estrapolata dal programma televisivo “Mi manda Rai 3 ” del 2
ottobre 2002.
Il conduttore Piero Marrazzo così ha presentato il tema:
Abbiamo scelto Mario come simbolo di una
difficoltà che grava su tante famiglie. Mario rappresenta tutti quei ragazzi che sono arrivati a scuola e,
con le loro famiglie, si sono trovati di fronte a dei problemi.
Il conduttore ha presenta la madre di Mario e ha sottolineato che in redazione sono stati colpiti dalla
determinazione della signora. “Partiremo da lei come simbolo delle tante madri che ci stanno ascoltando
per raccontare una storia, evidenziare dei problemi e cercare di capire se i diritti delle famiglie, dei
bambini e delle bambine sono rispettati”.
Il conduttore ha chiesto alla mamma di “raccontare un po’ di Mario”. Mario, ha detto la signora,
ha 13 anni ed è affetto da una tetraparesi spastica fin dalla nascita. La sua riabilitazione è iniziata da
quando aveva tre mesi grazie all’impegno, alla professionalità e disponibilità dei medici e alla forza di
volontà del bambino. Come mamma rivendico il diritto di integrarlo pienamente nella società.
La mamma ha raccontato che nelle elementari Mario frequentava la scuola a partire dalle 8.30-9.00,
si fermava a mensa e al post-scuola e ad assisterlo provvedeva l’assistente educativo [A.E.C. Assistente
educativo per l’autonomia e per l’accompagnamento al bagno].
Poi, ha detto Marrazzo, lei si è attivata per iscriverlo alla scuola media, si è rivolta al dirigente
scolastico per preparare tutto e riproporre la stessa situazione della scuola elementare.
E invece? Invece il primo giorno di scuola sono venuti fuori i problemi
•
del trasporto [non organizzato adeguatamente],
•
del sostegno [assegnato non per le ore necessarie],
•
dell’assistenza [non era stato assegnata ]
[…] A questo punto della trasmissione ha fatto il suo ingresso l’assessore alle politiche educative del
Comune di Roma, Maria Coscia .
Assessore, ha detto Marrazzo, oltre alla testimonianza che ha ascoltato ne abbiamo raccolte altre per
vederle con lei. E’ partito il filmato. Un padre ha raccontato quello che era accaduto a suo figlio
nell’anno precedente: non accompagnato in bagno e lasciato sporco per ore. Una madre ha fatto presente
che un bambino non recuperato è un handicappato in più che grava sulle spalle della società.
70
Assessore Coscia, ha sentito l’ultima testimonianza? Fa capire che anche la società trarrebbe dei
vantaggi recuperando quei bambini. Le chiedo: qual è la situazione effettiva e reale partendo dai
problemi emersi ma, poi allargandoci alla città?
L’assessore dopo aver sottolineato la sua sensibilità e quella dell’amministrazione comunale in
merito al problema in questione ha detto: noi ci preoccupiamo di tutelare i diritti dei bambini e delle
bambine ma cerchiamo di capire dove trovare le risorse per far fronte a queste esigenze perché in
realtà ce ne stiamo occupando da quando è iniziata la scuola, perché prima non eravamo stati informati.
4.1.7 Un esempio di integrazione partecipata
Si richiama l’esperienza di una scuola media romana divulgata durante il programma “La radio ne
parla “ del 14.03.2006.
L’insegnate Luisa Zampieri ha descritto l’esperienza di una classe al cui interno era stato inserito un
ragazzino sordo, munito di una sua postazione di lavoro [computer, vibratore ecc.].
La presenza del ragazzo ha fatto maturare l’idea di elaborare un vocabolario multimediale associando
“immagine - parola” da indirizzare ai non udenti. Ci si è accorti che poteva essere utile anche per i
dislessici e per gli stranieri.
Si opera nel modo seguente:
•
Si prendono in esame le parole,
•
si verifica che i ragazzi ne conoscano il significato,
•
si comincia a fare dei disegni per illustrare tale significato, poi
•
si elaborano definizioni estremamente semplici.
Questo rappresentava e rappresenta ancora oggi un forte momento di compartecipazione e di
integrazione perché tutti gli alunni intervengono e si confrontano per semplificare la definizione.
Ogni parola viene sviluppata in quattro sezioni:
•
linguistica,
•
iconica,
•
LIS [Lingua Italiana dei Segni],
•
parlata.
La divisione dei compiti è così ripartita: il ragazzo non udente fa il disegno, un ragazzo italiano
inserisce la parola dopo averla decisa con gli altri e gli stranieri presenti la traducono.
Il professor Nicola Quirico [ Presidente Federazione docenti per l’integrazione scolastica Fadis] si è
soffermato sulla necessità di formare gli insegnanti ad utilizzare degli strumenti informatici e telematici.
1. Considerazioni
Quello descritto è un esempio [purtroppo unico] di integrazione perseguita e vissuta con
serenità da parte di tutti e non è casuale se ha dato i risultati descritti e utili anche agli altri
alunni, non solo ai ragazzi in situazione di disabilità.
71
L’aspetto
Imprenditoriale
riferito alla disabilità
72
5.1 L’aspetto imprenditoriale riferito alla disabilità
In questo paragrafo si richiama la domanda che la conduttrice Sonia Filippazzi , nel
programma “Baco del Millennio” del 27.11.2003, ha rivolto all’imprenditore veneto Davide
Cervellin, non vedente e presidente della commissione handicap di Confindustria: perché ha
minacciato di dimettersi dalla Confindustria? L’imprenditore ha così riassunto
la sua
posizione: avrei voluto la Confindustria
•
più rispettosa nel riconoscere pari dignità alle imprese che investono e producono in
tecnologie compensative e
•
più impegnata, nell’era della comunicazione e della gestione delle informazioni, a far
capire che contano le abilità intellettive, perché le abilità fisiche e le abilità sensoriali si
possono compensare efficacemente con le tecnologie.
Nei Paesi scandinavi, nel Canada e negli USA esistono grandi imprese che producono
queste tecnologie,
sono quotate in borsa e hanno la stessa dignità delle imprese che
producono altri manufatti [automobili o spazzolini per lavarsi i denti ecc.]. In Italia , invece
questo comparto industriale è del tutto embrionale e con la globalizzazione rischia di sparire.
La legge quadro n. 104/92 “per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone
handicappate”, si propone di promuovere la piena integrazione delle persone in situazione di handicap
in ogni ambito nel quale possono esprimere la loro personalità: “nella famiglia, nella scuola, nel lavoro
e nella società [Art.1, comma 1 lett.a]. Tale legge , inoltre, sollecita
l’adeguamento tecnologico –
informatico … [Art. 13 -16].
La legge n. 17 del 1999 integra e modifica la legge quadro, vengono garantiti agli studenti
universitari con disabilità
[…] sussidi tecnici e didattici specifici, realizzati anche attraverso le
convenzioni di cui alla lettera b) del comma 1 [la dotazione alle scuole e alle università di attrezzature
tecniche e i sussidi didattici nonché di ogni forma di ausilio tecnico, ferma restando la dotazione
individuale di ausili e presidi funzionali all’effettivo esercizio del diritto allo studio, anche mediante
convenzioni con centri specializzati, aventi funzione di consulenza pedagogica, di produzione e
adattamento di specifico materiale didattico] dell’art. 13 della legge 104/92 [….].
Ma, concretamente che cosa intende l’imprenditore veneto con “tecnologie
compensative”?
Il telescopio di Galileo compensa il “limite naturale” dell’uomo prolungando la vista. Il
sistema di scrittura a punti utilizzato per i messaggi militari in codice modificato da Braille
ha permesso ai non vedenti di leggere compensando così la mancanza della vista.
73
Oggi, un segnalatore vibrante o luminoso dei suoni può compensare la mancanza dell’udito
e, un emulatore di mouse controllato dalla bocca, dal capo, da un ginocchio può compensare
un deficit motorio.
Gli ultimi esempi richiamati ci permettono di affermare: quando la medicina ha esaurito
le possibilità di intervento per una certa patologia si deve fare ricorso alle
tecnologie
compensative.
Il presidente della commissione handicap di Confindustria ha posto anche l’accento
sull’aspetto imprenditoriale: “fare impresa” vuol dire soddisfare i bisogni dei clienti. Il
“cliente disabile” ha dei bisogni da soddisfare: leggere, scrivere e poi lavorare e produrre
reddito. Se i bisogni del disabile saranno soddisfatti l’impresa creerà reddito e il disabile
diventerà attivo e non sarà più un soggetto da assistere.
1.
Considerazioni
“Fare impresa” per produrre tecnologie compensative dovrebbe essere il naturale sbocco ai limiti
delle conoscenze mediche del momento. In Italia non è così, in questo settore gli imprenditori non
investono. Non solo. Non si è avviato [se non in poche realtà territoriali - a differenza di altri settori
dell’economia -] nemmeno quel rapporto sinergico “pubblico – privato” per dare origine a strutture
territoriali di ricerca attraverso convenzioni con il sistema socio-sanitario.
Attraverso la sinergia
“pubblico – privato” si sarebbe potuto e si potrebbe promuovere la
collaborazione tra le ASL, le Regioni, le Province, i Comuni [o l’Associazione Comuni d’Italia – ACI ] e rendere attivo un coordinamento tra i diversi organismi istituzionali quali, ad esempio, le Direzioni
Regionali della pubblica Istruzione, le Università, i Politecnici, i Centri per l’Impiego, l’INAIL [Istituto
nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro] e le organizzazioni datoriali 6.
Attualmente esiste una rete di venditori convenzionati con le ASL cui la persona disabile deve
rivolgersi seguendo l’iter descritto nel capitolo I [paragrafo 1.8]; salvo pochi casi, in questi “negozi –
laboratori” si trovano sia gli ausili protesici [carrozzine, scarpe ortopediche, plantari, cuscini da
decubito ecc] sia quelli informatici hardware e software. I laboratori servono ad adattare le protesi
[ con marchio dei paesi occidentali ma , prodotte in serie in Messico, Taiwan, ecc.] al singolo caso.
Non si conoscono i criteri in base ai quali le ASL individuano e definiscono a livello territoriale
“un centro specializzato con funzioni pedagogiche” e “di produzione e adattamento di specifico
materiale …” così come previsto dal comma 1 art. 13 della legge 104/92 .
6
•
Le Regioni che hanno promosso una sinergia pubblico – privato sono:
il Veneto dove ha sede e opera il Centro Efesto [centro Europeo per l’autonomia delle persone disabili,
è stato inserito nella rete di servizi convenzionati della Regione Veneto
e autorizzato all’esercizio di attività
sanitaria] Il centro si avvale della Tiflosistem spa [società di servizio ad elevato contenuto tecnologico nell’area
dell’handicap] per la produzione e l’adattamento di ausili a contenuto tecnologico e informatico e
•
l’Emilia Romagna, dove l’ASL 27 da anni collabora con istituti informatici e produce software
didattici che mette a disposizione delle scuole [gratuitamente] e delle famiglie [a pagamento].
74
Tecnologie
compensative
75
Parole chiave
Tecnologie compensative
Banca dati:Radio/Televisione
76
6.1 Programmi Radio Televisivi che hanno trattato delle tecnologie compensative
Dalla ricerca delle parole chiave “tecnologie compensative” sono stati notificati quattro
programmi: tra questi, due (Speciale okkupati del 2002 e “ Cominciamo bene estate 2004”) hanno
sviluppato il tema delle tecnologie compensative; gli altri (Question time e Seduta camera deputati,
entrambi del 2005) hanno invece trattato dell’aggiornamento del nomenclatore tariffario.
Speciale okkupati 2002 è una delle puntate speciali dedicate al tema del mercato del lavoro
e dello stato sociale. Nella scheda introduttiva alla puntata è stato sottolineata l’importanza
della tecnologia. La tecnologia rappresenta lo strumento più efficace per
•
iniziare un processo di autonomia,
•
restituire la capacità lavorativa a chi ha subito un incidente,
•
preparare chi è disabile alle nuove competenze,
•
far incontrare la domanda e l’offerta in un sistema in cui il lavoro non è solo impiego
ma un modo per essere più autonomi e più liberi.
Alberto Castro, responsabile del progetto spagnolo Disckanet ha affermato che tale
progetto, nato per promuovere l’inserimento lavorativo delle persone con handicap gravi,
non sarebbe stato possibile senza le nuove tecnologie. Credo, ha aggiunto, che utilizzando
queste tecnologie il potenziale lavorativo del disabile sia uguale a quello di un normodotato.
In “ Cominciamo bene estate 2004” la conduttrice Lucarelli ha intervistato l’imprenditore veneto
non vedente e ex Presidente Commissione Handicap Confindustria, Davide Cervellin in merito
al Centro Efesto da lui fondato. Il Centro, ha detto l’imprenditore è una realtà unica in Italia
che ha come scopo quello di realizzare la massima autonomia della persona disabile (con
problemi di movimento, sensoriali - mancanza della vista, della parola, dell’udito-) attraverso
l’apporto tecnologico. Le tecnologie possono essere d’aiuto per fare le cose che generalmente
fanno le persone sane. Efesto è una struttura voluta dall’assessorato alla Sanità della regione
Veneto per rimettere in attività tutte quelle persone disabili che vogliono essere attive
attraverso le tecnologie compensative.
1.
Considerazioni
Il Centro Efesto, Centro Europeo per l’autonomia delle persone disabili, è stato inserito nella rete dei
servizi convenzionati della regione Veneto con la Delibera n. 2834 del 3 agosto 1999 e autorizzato
all’esercizio di attività sanitaria quale centro ambulatoriale di riabilitazione con il Decreto n. 1904 del 8
ottobre 1999, operando tramite una convenzione con l’ASL n.15.
Il Centro è una struttura di ricerca e di realizzazione di progetti di autonomia, si occupa in maniera
integrata dei processi di valutazione, dell’orientamento riabilitativo, dell’educazione e della formazione
all’autonomia e alla vita indipendente di persone con deficit di tipo motorio, di natura intellettiva, sensoriali
[ciechi, ipovedenti, sordi] e dei casi plurihandicap
77
Ma, quali sono le tecnologie compensative?
Di seguito si richiamano alcune categorie di “ausili tecnologici compensativi” per i
diversi deficit disponibili sul mercato.
Disabilità motorie
•
•
•
•
•
•
•
Tastiere speciali (programmabili, emulatori di tastiera a video, ecc.) per l’accesso
personalizzato al computer
Adattatore per personal computer per l’utilizzo di un sensore
sensori (a soffio, a leva, a pressione ecc.)
Emulatori di mouse a joystick, a trackball, controllati dai movimenti del capo a
infrarossi o a ultrasuoni
Voltapagine elettronico
Telecomando a infrarossi per la gestione dei canali televisivi o per la gestione
tramite interfaccia personalizzata di una casa automatizzata
Carrozzina elettrica con controllo personalizzabile
Disabilità visive – cecità
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Sistema per la riproduzione di grafiche in rilievo
Rilevatore di luce
Agenda elettronica braille
Registratore di messaggi su carta
Segnalatore acustico di fonti luminose
Macchine dattilobraille manuali ed elettroniche
Stampanti braille
Display braille a 40 a 80 caratteri piezoelettrici
Macchina per la lettura automatica dei testi a stampa
Sistemi di sintesi vocale in lingua italiana e multilingue su personal computer
Ausili per la mobilità
Disabilità visive - ipovisione
•
Sistema ingrandente elettronico bianco e nero con monitor da 14”
•
Sistema ingrandente elettronico bianco e nero portatile con visore a occhiale
•
Sistema ingrandente elettronico a selezione cromatica con monitor da 21”
•
Sistema ingrandente elettronico a colori con monitor da 14”
•
Sistema computerizzato ingrandente con sintesi vocale integrata, scanner e monitor
a colori
78
Disabilità uditive
•
Computer e stampante per l’allenamento acustico
•
Segnalatore vibrante dei suoni
•
Segnalatore luminoso dei suoni
•
Trasduttore grafico dei suoni
•
Telefax
•
DTS – dispositivo telefonico per sordi
•
Stazione Internet con display braille per la comunicazione dei sordociechi
Tali tecnologie sono sul mercato da più di quindici anni e il loro utilizzo rende il disabile
persona attiva, c’è quindi da chiedersi perché molti disabili non sono stati avviati da piccoli
al loro uso. Come mai nonostante i contributi delle Regioni o del fondo Nazionale per la
Sanità [cui ha fatto riferimento l’imprenditore veneto] le tecnologie non sono conosciute o
comunque vengono poco utilizzate?
Il Nomenclatore Tariffario italiano [Paragrafo 1.8 pag. 31 Capitolo I] contempla, oltre
agli ausili previsti anche la fornitura di ausili ad essi riconducibili; in questo caso il medico
specialista che lo prescrive deve motivare la riconducibilità. Questo aspetto crea non poche
difficoltà.
Si richiama a titolo di esempio una richiesta formulata dall’Assessorato alla Sanità di una
ASL di Torino al Ministero della Sanità in merito alla prescrizione di neuropsichiatri infantili
per l’erogazione di un dispositivo per comunicazione interpersonale in favore di minori
assistiti, affetti da gravi patologie di handicap.
La risposta del Dipartimento del Ministero è stata la seguente: è stata esaminata con
attenzione la allegata relazione a firma dei neuropsichiatri infantili. Le considerazioni
espresse manifestano l’approfondimento delle problematiche che sono alla base del
programma di riabilitazione di cui la prescrizione di detti ausili costituiscono una parte
integrante anche attraverso la lettura critica delle note integrative a corredo degli elenchi
allegati. È parere dello scrivente Dipartimento, però, che quanto attualmente erogabile non
sia in alcun modo riconducibile al Personal Computer , fatte salve specifiche indicazioni
regionali [Regione Piemonte, Assessorato alla Sanità, marzo 2001 ].
Il riaggiornamento del Nomenclatore Tariffario è stato oggetto di interrogazioni
parlamentari nel “Question time” del 13.04.2005, e del 22.07.2006 “Protesi per disabili”.
Nel “Question time” l’onorevole Lino Duilio dell’Ulivo ha presentato la richiesta di
revisione del nomenclatore tariffario nazionale per snellire le procedure d’acquisto.
79
L’interrogazione del rappresentante dell’Ulivo ha avuto come riferimento il Decreto
Ministeriale del 1999; rivolgendosi al
Ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo
Giovanardi ha chiesto come mai fino da allora non fosse stato aggiornato il Nomenclatore
Tariffario e cosa concretamente e precisamente il governo prevedesse per aggiornarlo.
Il Ministro ha così risposto : Le esigenze formulate dall’interrogante formeranno
sicuramente oggetto di approfondimento e sono già peraltro oggi in fase di studio. Si fa
riferimento in particolare allo snellimento delle procedure per l’acquisizione delle protesi e
degli ausili da parte degli assistiti, alla differenziazione dei percorsi di fornitura secondo la
natura degli ausili, quelli su misura, le tecnologie compensative, i prodotti monouso ecc.,
all’individuazione delle modalità di rimborso che garantiscono contemporaneamente la
concorrenza e la libera scelta del prodotto e la definizione dei requisiti di qualità in modo da
assicurare la selezione dei prodotti e dei fornitori.
Per quanto attiene l’aggiornamento delle tariffe dei presidi elencati nel Nomenclatore già
nel corso del 2004 la conferenza dei Presidenti delle regioni e le province autonome su invito
della Federazione italiana dei tecnici ortopedici ha stabilito di procedere a un incremento del
9% (5% nel 2004 e 4% nel 2005) per le tariffe dell’elenco allegato al D.M. del 1999, tenendo
conto dell’aumento intervenuto sui costi dei materiali e della manodopera.
Nella replica l’onorevole Duilio ha fatto presente che il tariffario era
superato,
inadeguato, e variamente interpretato per cui ci si comportava diversamente da regione a
regione e a volte anche da Asl a Asl della stessa regione proprio perché non c’era una
disciplina. “Mi riprometto di presentare una proposta di legge per andare incontro a quelle persone
che si trovano in condizioni di svantaggio tenendo anche conto del fatto che la spesa complessiva in
questo settore è appena il 7% della spesa sanitaria”.
Dello stesso tenore è l’altra interrogazione “Protesi per disabili” del 22.07.2006; la
conduttrice Luisa Piras ha chiesto al presidente della Commissione Sanità del Senato,
onorevole
Marino, se fosse vera la proposta di ri - aggiornamento del Nomenclatore
Tariffario. Certo, è stata la replica del Presidente della Commissione: il tariffario è regolato
da una legge vecchia di 80 anni, l’ultimo aggiornamento risale al 1999 per questo è
assolutamente urgente una riforma.
Il Tariffario di riferimento è ancora oggi quello del 1999, le novità riguardano solo
l’incremento del 9% come richiesto della Federazione italiana dei tecnici ortopedici.
80
1.
Considerazioni
Nel settore degli ausili la diversa interpretazione da Regione e Regione e a volte anche da Asl a Asl
della stessa Regione, non è da attribuire a scelte politiche delle singole regioni o all’autonomia della
singola Asl, quanto piuttosto a una mancanza di disciplina che in alcuni casi, oltre ad aumentare la spesa
crea ulteriori disagi ai fruitori.
Facciamo qualche esempio: un alunno disabile con deficit motorio frequenta una scuola elementare;
gli insegnanti, il neurologo, il foniatra e la famiglia [in mancanza dell’Unità Multidisciplinare] si
attivano e presentano un progetto per un percorso di autonomia nella scrittura, nelle operazioni, ecc. Per
raggiungere gli obiettivi, supponiamo che il progetto
preveda
•
un computer,
•
una tastiera speciale per l’accesso personalizzato al computer,
•
un adattatore per personal computer per l’utilizzo di un sensore a leva
•
un software a scansione e altri pacchetti [geografia, scienze ecc.]
L’iter per l’assegnazione può durare anche qualche anno [… esito comunque positivo], o non
realizzarsi mai.
In caso di assegnazione [si tralascia in questa sede il problema legato alla messa in funzione degli
ausili (a chi compete) e al suo corretto utilizzo (preparazione degli addetti) ecc. ], l’alunno potrà
adoperare gli ausili e il software finché frequenta quella scuola . Con l’iscrizione alla scuola media, gli
ausili non seguono l’alunno perché l’assegnatario risulta essere la scuola elementare.
Nella nuova scuola gli insegnanti dovranno ripresentare il progetto e attendere che tutto l’iter venga
di nuovo espletato. Può quindi succedere che gli ausili della scuola elementare non li adoperi nessuno
mentre il ragazzo disabile iscritto alle medie deve attendere l’arrivo dei nuovi ausili. Con questa
procedura l’ente pubblico acquista due volte gli ausili.
Nella replica all’interrogazione posta dall’onorevole Lino Duilio il ministro Carlo Giovanardi, aveva
risposto che lo snellimento delle procedure per l’acquisizione degli ausili da parte degli assistiti,
nonché l’individuazione delle modalità per garantire contemporaneamente la concorrenza e la libera
scelta del prodotto [un implicito riconoscimento che in questo segmento qualche problema esiste ],
avrebbero rappresentato oggetto di studio. Ad oggi non si hanno notizie dei risultati.
Nel frattempo è avvenuto l’ aggiornamento delle tariffe del 9% (5% nel 2004 e 4% nel 2005) dei
presidi e degli ausili elencati nel nomenclatore così come richiesto dalla Federazione italiana dei tecnici
ortopedici .
Un altro esempio: il 28 marzo 2009 il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, annunciò nel corso
della conferenza Stato-Regioni uno stanziamento di 10 milioni di euro per l'acquisto di comunicatori per
disabili, come i malati di Sla [Sclerosi Laterale Amiotrofica ] in stadio avanzato. Mauro Pichezzi,
presidente dell'associazione Viva la Vita Onlus e membro della Rete Sla, che si occupa di assistenza ai
malati di Sla e ai loro familiari, così ha commentato l’annuncio del sottosegretario: ci auguriamo che
questi fondi non facciano la fine di quelli stanziati dall'ex ministro Turco, che a due anni di distanza
giacciono per buona parte inutilizzati.
81
Le iniziative governative sono seguite con particolare attenzione dai Centri Ausili
Tecnologici anche con appelli al governo, come quello del presidente Claudio Bitelli, per
cambiare la bozza dell’aggiornamento del tariffario che inserisce i nuovi ausili nei Lea
[Livelli essenziali di assistenza] per evitare che la prescrizione degli
ausili
tecnologici
riservati alle persone con disabilità venga effettuata da personale inesperto.
2. Considerazioni
In merito all’appello del presidente della rete italiana dei Centri ausili tecnologici, Claudio Bitelli, si
riporta la preoccupazione da lui espressa al ministro del Lavoro, Salute e Politiche sociali Maurizio Sacconi,
al viceministro Ferruccio Fazio, al sottosegretario Martini, al presidente della Conferenza delle regioni Vasco
Errani, al coordinatore della commissione Salute della Conferenza Enrico Rossi, al direttore della Direzione
generale programmazione sanitaria del Ministero della Salute Filippo Palumbo, è quella che "non siano
presenti adeguate misure per garantire la qualità del percorso prescrittivo dei nuovi ausili".
Se infatti la bozza in esame registra la "epocale innovazione" di prevedere anche gli ausili tecnologici, il
cui inserimento è da molti anni richiesto dai rappresentanti delle persone disabili, è anche vero che senza
ulteriori precisazioni si corre il rischio che la prescrizione si trasformi "in un motore di spesa protesica
senza garanzie di appropriatezza e di qualità, con forti ricadute negative anche sugli utilizzatori finali e
le loro famiglie". In sostanza, la paura è che la presa in carico da parte dello Stato del costo di tali ausili
ingeneri un meccanismo per cui le prescrizioni vengano fatte senza le adeguate conoscenze mediche, con
conseguenze negative sul versante della salute dei soggetti da un lato e sulle casse dello Stato dall'altro. La
richiesta, che si sviluppa nel dettaglio è quella di considerare per il compito di consulente i tecnici che
da anni operano con provata esperienza in questo settore, e che dunque "si tenga conto nel testo
sottoposto all'approvazione della risorsa costituita dai Centri Ausili tecnologici Ict".
Per affrontare correttamente queste questioni bisognerebbe distinguere ciò che il tariffario cataloga come
protesi, con
l’hardware informatico ad esso riconducibile ed eventualmente
7
circuito di distribuzione,
acquistabile nel normale
dalle tecnologie compensative e dal software specifico [la cui vendita potrebbe
richiedere anche un aspetto pedagogico ( tra l’altro previsto dalla legge 104/92) e motivare l’esistenza di una
diversa distribuzione (anche se in alcuni Paesi occidentali si trovano nella normale distribuzione a costi molto
inferiori) ].
7
per esempio non si comprende perché per il preventivo di un nromale computer le Asl obblighino a rivolgersi
solo nei “negozi –laboratori” con esse convenzionate e non anche ai normali rivenditori per una possibile
riduzione della spesa.
82
Si segnalano alcune tecnologie in fase sperimentale.
Tecnologie in fase sperimentale
•
La tv a comandi vocali per non vedenti e anziani [ Sviluppata
da un istituto britannico,Royal
National Institute of Blind People, che ha lavorato al progetto al fianco di diverse aziende hi-tech come la Ocean
Blue Software, TW Electronics, Digital Technology Advisory e STMicroelectronics, questa nuova tecnologia
permetterà di convertire il testo scritto sullo schermo in audio grazie al digitale terrestre e ad una particolare
scheda vocale già compatibile con diversi televisori in commercio .
•
Libri
]
digitali per studenti dislessici [ leggibile con un programma di sintesi vocale] -
è
questo il nuovo servizio che l'Associazione italiana dislessici (Aid), offre a quel 4 per cento degli studenti italiani
delle elementari, medie e superiori che è colpito, in modo più o meno pesante, da questo disturbo -
•
Comunicatori vocali [ausilio per la Sclerosi laterale amiotrofica (Sla)]
•
Tastiere programmabili, video ingranditori [presentati durante il convegno di Varese nel giugno 2009:
"Sportello ausili per l'integrazione lavorativa (Sail): risultati e prospettive"
•
]
Navigatore satellitare per persone con disabilità [Si chiama "Nadia" il progetto dell'Agenzia spaziale
italiana per le persone non vedenti e in sedia a ruote. Segnala i percorsi accessibili sia per strada sia all'interno di una struttura
]
•
Robot per permettere ai bambini con disabilità di giocare
•
Sistemi automatizzati per assistere le persone anziane
Il robot per permettere ai bambini con disabilità di giocare e i sistemi automatizzati per
assistere le persone anziane sono due dei progetti di ricerca internazionale [p romosso dalla
Commissione Europea] presentati nel corso di HANDImatica 2008, la mostra-convegno
sulle tecnologie per la disabilità, organizzata a Bologna dalla Fondazione ASPHI
(Avviamento e Sviluppo di Progetti per ridurre l'Handicap mediante l'Informatica).
83
Riferimenti
Legge 68 e integrazione lavorativa
Nei programmi
televisivi e radiofonici
84
Parole chiave
Legge 68 …/…Integrazione lavorativa disabili
Banca dati:Radio/Televisione
7.1 “Targato H”
85
Dalle schede n. 3A e n. 3B del paragrafo Allegati si desumono i documenti notificati;
dopo averli ascoltati e visti si è proceduto all’individuazione dei documenti riportati nella
tavola n. 1 perché ritenuti coerenti con l’impostazione generale di questo lavoro.
Dal programma radiofonico Che lavoro fai? del 10.03.2007. è nata l’dea della carta
d’identità proposta nella prima pagina.
I due conduttori, Cristina Bonadei e Aldo Tirone
introducono l’argomento: un viaggio nel mondo della disabilità e nel mondo dell’Italia dei
mille mestieri.
La conduttrice richiama la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: la
disabilità è il risultato di una complessa relazione tra le condizioni di salute di una persona e i fattori
personali e ambientali in cui vive. Aldo Tirone le fa da eco: a tutti, potrebbe capitare di vivere
come disabili, in qualsiasi momento della nostra vita, e spesso il pregiudizio, l’ambiente, l’ignoranza
non permettono ai disabili stessi di esprimersi come vorrebbero e come potrebbero ; portatori di
handicap, disabilità…il linguaggio non aiuta! Si ha quasi paura ad adoperare certe parole.
Per capire, dice la conduttrice, ci faremo aiutare da Davide Anzalone detto Zanza, un
attore di teatro portatore di handicap che sta girando l’Italia con uno spettacolo “Targato H” il
cui filo conduttore è il ribaltamento in chiave ironica delle concezioni comuni che si hanno
nei confronti della disabilità e dell’handicap:
l’ottusità di chi si lascia ingabbiare dal
pregiudizio, opposto alla consapevolezza di chi guarda in faccia la realtà, e la chiama con il
proprio nome, per questo esce vincente.
Il conduttore chiede a Davide di raccontare che cosa è successo quando si è recato
all’anagrafe a fare la carta d’identità. È successa una cosa divertente: alla voce professione
mi hanno scritto handicappato, segni particolari: nessuno.
Dal preconcetto “handicappato uguale assistito”, secondo l’attore si è generata la
convinzione che il disabile è un “fancazzista” cioè uno che non lavora perché non può;
pertanto, l’impiegato dell’anagrafe ha rispecchiato
assistito.
86
la cultura che vuole l’handicappato
1.
Considerazioni
La carta d'identità è il documento che certifica l'identità del suo titolare. Rilasciata dal sindaco del
Comune di residenza a coloro che abbiano compiuto i quindici anni e che ne abbiano fatto richiesta,
contiene l'indicazione dei dati anagrafici, dei connotati della persona e una sua fotografia. Ha validità di
dieci anni. Non tutti i paesi rilasciano documenti di identificazione come la carta d'identità: negli Stati
Uniti e in Gran Bretagna, ad esempio, tale pratica è ritenuta lesiva dei diritti civili [quelli che
promuovono l’uguaglianza ] e delle libertà civili [quelli che proteggono la libertà]. Diritti e libertà
interagiscono e talvolta confliggono: per questo il compito di una società è quello di fare in modo che i
diritti e le libertà di un individuo non interferiscano o limitino i diritti e le libertà di un altro individuo o
della collettività.
Con lo spettacolo “Targato H”, Zanza cerca di smontare il preconcetto “handicappato
uguale assistito”. Lo spettacolo è strutturato in monologhi che parlano di handicap; ma è
solo un pretesto per parlare delle ipocrisie di ognuno di noi e di quelle della società.
Con la risata si cerca di smascherare le ipocrisie e far passare l’dea che fondamentalmente
un handicappato può essere una persona o un pirla come chiunque altro.
87
Tavola n. 1
Radio
Programma
Argomento trattato
“Baco del millennio”
Andato in onda: 27 novembre 2003
Conduttore/conduttrice:
Sonia
Filippazzi
•
L’aspetto
narcotizzante
d’accompagnamento e
Cervellin,imprenditore
dell’indennità
dalla pensione secondo Davide
e
presidente
della
Commissione
Handicap di Confindustria.
•
la legge 68/99 che obbliga l’assunzione nelle imprese
con più di 15 dipendenti è inapplicabile in alcune realtà
territoriali
•
il pericolo del gravame economico
“Baco del millennio ”: Presenti in studio o collegati telefonicamente l’ing. Davide Cervellin, cieco
dall’età di sedici anni per una retinite pigmentosa, imprenditore e presidente della Commissione
Handicap di Confindustria.; Anna Contardi dell’associazione down; Quadrio Curzio Alberto docente
di economia e preside Facoltà di Scienze Politiche Università Cattolica; Enzo Mattina, ex presidente
della Confinterin; genitori.
•
“Che lavoro fai?”
Viaggio semiserio nell’Italia dei mille mestieri
Andato in onda: 10.03.2007
Conduttore/conduttrice:
Bonadei
Cristina/Tirone Aldo
“Che lavoro fai?”: Presenti in studio o collegati telefonicamente Anzalone Davide, attore teatrale
disabile.
“Diverso da chi?”
Approfondimento sulle modalità di applicazione della Legge
Andato in onda: 02.02.03
68/99 sul lavoro dei disabili nella provincia di Teramo
Conduttore/conduttrice:
Fontana
(Abruzzo).
Giovanni
Televisione
Programma
Argomento trattato
“Cominciamo bene estate”
•
Andato in onda: 24/09/2004
l’imprenditore ed ex presidente della Commissione Handicap
Conduttore/conduttrice:
Selvaggia
Lucarelli
Luci
ed
ombre
della
legge
68
secondo
di Confindustria.
•
incremento della produttività in alcuni Mc donald’s
grazie all’inserimento di ragazzi down
“Cominciamo bene estate”: presente in studio Davide Cervellin ex presidente della Commissione
Handicap di Confindustria.
88
Televisione
Programma
Argomento trattato
“Speciale okkupati 2002”
Andato in onda: 02/11/2002
Conduttore/conduttrice:
•
Lo snodo della legge 68/99
•
I servizi per l’inserimento al lavoro:confronto della
Federica
Gentile
realtà italiana con quella inglese e spagnola
•
Il reinserimento degli infortunati sul lavoro
“Speciale okkupati 2002” : presenti in studio Maurizio Sorcioni e Romano Benini; e interviste a
Raimondi sul funzionamento dell' assistenza al Centro Protesi Inail di Budrio.
“Speciale okkupati 2003”
1. i servizi per l’impiego: la trasformazione del vecchio
collocamento pubblico in un sistema di servizi per chi
Andato in onda: 05.04.03
cerca lavoro e per l’impresa.
Conduttore/conduttrice:
Federica
Gentile
“Speciale okkupati 2003” : presenti in studio Flora Savastano- responsabile centro per l’impiego
di Scampia -;Mauro Gori Direttore Servizio Lavoro e Politiche Sociali della provincia di Pistoia.
“Speciale okkupati 2007”
2. attivita' della cooperativa sociale Variata Lavoro per l'
inserimento lavorativo delle persone svantaggiate
Andato in onda: 05.08.07
Conduttore/conduttrice:
Federica
Gentile
“Speciale okkupati 2007” : presenti in studio Romano Benini; e
intervista a Diego Pesavento,
tirocinante, Franco Balsi, presidente cooperativa Variata Lavoro, Cesare Damiano, Ministro per il Lavoro, Alberto
Leoni, direttore servizi sociali ULSS 4 alto vicentino, sull' attivita' della cooperativa sociale Variata Lavoro per l'
inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, sull' utilita' della cooperazione sociale per la formazione e l'
inserimento professionale dei lavoratori disabili, sulla collaborazione delle imprese con le cooperative sociali sulla
base di quanto stabilito dalla legge 68 per il collocamento mirato in azienda dei lavoratori disabili. Commento di
Romano Benini, esperto in politiche del lavoro
7.2
Il pensiero dell’imprenditore veneto e presidente [poi ex] della Commissione
Handicap della Confindustria in merito alla legge 68/99
Per seguire il pensiero dell’imprenditore veneto nella sua interezza si farà riferimento ai
programmi in cui ha partecipato senza seguire l’ordine temporale.
Nel programma “Cominciamo bene estate” del 24/09/2004 la conduttrice Lucarelli
Selvaggia chiede all’imprenditore Davide Cervellin di riassumere i punti salienti della legge
68/99.
Per l’imprenditore la legge 68/99 è una legge che ha luci e ombre. Il fatto che le aziende
debbano assumere per obbligo una persona disabile è un’ombra perché le aziende sono
naturalmente portate ad assumere le persone che hanno delle capacità e non quelle che non le
hanno. L’obbligo di assunzione fa assumere alle aziende un ruolo assistenziale che non rientra
tra i loro compiti.
89
Ha delle luci perché per la prima volta riconosce che il lavoro non è quello generico e
astratto, ma è connaturato al sapere e alle abilità della singola persona [art. 2 della legge 68/99
“progetto mirato”].
E poi, continua l’imprenditore la legge 68/99 ha un grosso limite: pochi fondi a
disposizione, che è una caratteristica di tutte le leggi che riguardano la disabilità nel nostro
Paese. Il fatto di stanziare pochi fondi ha permesso e permette di collocare le persone disabili
che hanno meno bisogno di tecnologie compensative e di accorgimenti speciali per essere
avviati al lavoro.
Paradossalmente, con tale legge si ha più possibilità di entrare nel mondo del lavoro se si
ha una bassa percentuale di invalidità piuttosto che una disabilità molto grave. In sostanza, il
disabile grave proprio per la mancanza di fondi, che non permette l’adattamento del posto di
lavoro , è discriminato all’atto dell’assunzione rispetto agli altri perché per esser messo nelle
condizioni di essere produttivo, costa di più.
1. Considerazioni
Il problema sollevato dall’imprenditore nel programma “Cominciamo bene estate” del 24/09/2004
e precedentemente nel programma “Tg3 articolo 1” del 06/02/2003 dall’assessore del comune di Roma
con delega sull’handicap, Ileana Argentin [… una persona che non utilizza le mani, non è una persona
non produttiva. Bisogna munire il disabile
di strumenti tecnologici adeguati,
incentivare
l’imprenditore ad assumere anche attraverso forme di esenzioni – cosa che la legge già prevede- ] è lo
stesso che si è trovato ad affrontare la Spagna: avvicinare i disabili gravi nei meccanismi domanda e
offerta di lavoro.
In Speciale okkupati 2002, del 2.11.2002, Alberto Castro responsabile di una società spagnola
specializzata in tecnologie informatiche, creata e gestita unicamente da disabili con handicap grave,
sottolinea che l’obiettivo della società è quello di rivolgersi a tutte le persone con disabilità gravi in
possesso di una professionalità specifica o che vogliano acquisirla: tanto più è grave il loro handicap
meglio è e, tanto più il loro inserimento al lavoro è difficile meglio è. La società e i progetti che sono nati
non sarebbero stati possibili senza le nuove tecnologie ; crediamo che utilizzando queste tecnologie il
potenziale lavorativo del disabile sia uguale a quello di un normodotato.
È risaputo, dice ancora l’imprenditore veneto [in “Cominciamo bene estate” del
24/09/2004] che nei paesi civili la disabilità anziché ridursi aumenta per due fattori:
l’incidentalità [incidenti automobilistici e sportivi] e la senescenza [perdita graduale
dell’udito, della vista ecc.]
2. Considerazioni
Al 2007, ultimo anno per il quale si dispone dei dati per tutti i paesi Ue, l’Italia è il secondo paese
più “vecchio” d’Europa dopo la Germania (che le ha sottratto il primato proprio nell’ultimo anno), anche
90
se la distanza che li separa è minima (146,4 contro 142,8). Il valore medio dell’Ue27 segnala invece un
maggiore equilibrio tra le due classi di età (108,6).
Sono complessivamente dieci i paesi che presentano un indice di vecchiaia superiore alla media
europea: oltre ai due già citati, troviamo nell’ordine Grecia, Bulgaria (entrambi intorno a 130), Lettonia,
Slovenia, Estonia, Spagna, Portogallo e Austria. All’altro estremo della graduatoria, vi sono paesi dove il
peso delle classi di età più giovani è maggiore.
In assoluto è l’Irlanda il paese dove questo rapporto è più favorevole (52,9) e dove quindi la
proporzione tra giovani e anziani è sostanzialmente di due a uno. Tra i paesi di rilevante dimensione
demografica che presentano un bilancio positivo a favore dei giovani vi sono anche la Polonia (87,0), la
Francia (87,9) e il Regno Unito (91,7). [ISTAT noi Italia 2010]
La società fino ad ora ha dato una risposta marginalizzante: voi avete dei problemi, io vi
risarcisco dei problemi che avete dandovi un’indennità e una pensione.
Con il passare degli anni si è ridotto il numero dei produttori di reddito ed è aumentato
quello degli assistiti, così ci troviamo ad un bivio: o i produttori di reddito lavorano di più per
mantenere queste persone in modo marginale, oppure bisogna far diventare, con l’uso delle
tecnologie compensative un numero sempre maggiore di disabili “attivi e produttivi”. In
questo modo i disabili sarebbero anche un’occasione per creare nuovo lavoro.
3. Considerazioni
Le conclusioni dello studio sulle tecnologie assistitive presentato il 5 dicembre 2009
alla Conferenza Ue sui disabili a Bruxelles sembrano essere in sintonia con quanto
affermato dall’imprenditore con anni di anticipo . [In
un'Europa che invecchia, il bisogno di
tecnologie assistive sarà sempre maggiore, così come sempre maggiore sarà il numero di disabili, ed è importante
che i produttori di materiale specifico per le persone con disabilità - sia hi-tech che low-tech - si riuniscano in
un'associazione che sia in grado di fare lobby a livello europeo per una maggiore apertura del mercato nel settore.
Questa la conclusione di uno studio sulle tecnologie assistive presentato il 5 dicembre 2009 alla Conferenza Ue sui
disabili a Bruxelles. "Dobbiamo prendere esempio dagli Stati Uniti, dove un'associazione del genere esiste già a
livello federale, e muoverci verso una maggiore integrazione dei produttori di tecnologie assistive con l'industria
delle nuove tecnologie per normodotati all'interno dell'Ue", ha dichiarato Carmen Pastor Fernández-Cuesta,
direttore del reparto marketing della fondazione Robotiker Tecnalia, la società che ha condotto la ricerca.
"Per
supplire a questa mancanza di governance a livello europeo - continua la Pastor - proponiamo l'istituzione di un
network degli operatori nel settore delle tecnologie assistive, una rete che permetta la condivisione del know-how e
soprattutto di difendere i loro interessi presso le istituzioni dell'Ue" ]
•
.
L’aspetto narcotizzante dell’indennità di accompagnamento e della pensione di
invalidità secondo un imprenditore
Sonia Filippazzi, conduttrice del programma radiofonico “Il baco del millennio” del
27.11.2003 ha posto all’imprenditore Davide Cervellin questa domanda: Lei è autore di un
91
libro “Disabilità:trasformare un limite in opportunità”, come convincere le famiglie che
questo è vero?
Per i disabili oggi c’è un certo benessere che deriva dall’assistenzialismo, l’indennità di
accompagnamento e la pensione di invalidità garantiscono un vitalizio minimo che in molti
casi “narcotizza” l’idea di mettersi in gioco e di confrontarsi con gli altri.
Per molte persone andare a lavorare per 1000 euro al mese quando se ne prendono 900 ,
tra indennità di accompagnamento e pensione di invalidità, non ne vale la pena.
Se a questo si aggiungono anche le difficoltà di trasporto molte persone disabili pur
chiamate dalle imprese rinunciano al lavoro. Le famiglie dei disabili e i disabili stessi devono
però capire che, se la società ha dei doveri nei loro confronti, è vero anche il contrario e non
possono sempre pretendere.
1. Considerazioni
Anche se è comprensibile l’aspetto propositivo e di stimolo
dell’imprenditore, sull’effetto
narcotizzante del vitalizio sono necessarie alcune precisazioni: gli euro nel 2003 non erano 900, ma
meno di 700 [attualmente il vitalizio è di 738 euro di cui, 242, 84 di pensione per tredici mensilità]. Per
quanto attiene la rinuncia al lavoro di alcuni disabili, non si ha motivo di dubitare che nella realtà in cui
vive e opera l’imprenditore questo sia potuto accadere; di sicuro non è così in altre realtà. Tant’è che già
nel corso della trasmissione la conduttrice, richiamando una ricerca dell’Isfol condotta da Pietro
Checcucci e Franco Deriu, ha evidenziato che il numero dei posti di lavoro per disabili è aumentato
soprattutto nel Nord-Est d’Italia. Sempre nel corso della stessa trasmissione
un radioascoltatore
calabrese ha fatto presente che la legge che obbliga l’assunzione nelle imprese con più di 15 dipendenti
è inapplicabile in Calabria e in altre parti d’Italia.
La dimensione delle imprese del Mezzogiorno è inferiore a 3 addetti per impresa, mentre
nelle altre ripartizioni si supera il dato medio nazionale. In Lombardia (5 addetti in media) e nel
Lazio (4,6) si rilevano i dati più elevati. Toscana, Liguria e Valle d’Aosta sono, tra le regioni del
Centro-Nord, quelle caratterizzate da dimensioni medie più basse (circa 3,5 addetti). Nel
Mezzogiorno solo Abruzzo e Sardegna superano i 3 addetti; per le altre, si registrano rispetto ai
valori del 2001 aumenti compresi tra il 3,6 per cento della Basilicata e il 20 della Sicilia.
[ISTAT noi Italia 2010]
In Piemonte per esempio, con il collocamento obbligatorio i disabili iscritti attendono mediamente 34 anni per avere a disposizione un’offerta di lavoro che il più delle volte non ha uno sbocco positivo e le
maggiori
bocciature sono arrivate da parte degli enti pubblici: Comune, Amiat, Azienda elettrica
municipale, Acquedotto, le Asl. [Da “libro – ricerca” dell’Agenzia per l’impiego, 2003].
Per quanto attiene, invece ai doveri dei disabili e delle loro famiglie nei confronti della società, richiamati
dall’imprenditore, si riportano due esempi di genitori che, in un forum chiedono spiegazioni all’avvocato
Claudio Messori, consulente sulle politiche dell’inserimento lavorativo delle persone disabili per Anmil
Lombardia, (Associazione nazionale mutilati e infortunati sul lavoro):
92
1.
In applicazione all'art 35 della legge 247 del 2007 a mio figlio, che ha una invalidità del 75%, hanno sospeso
l'assegno di euro 243,00 per sette mesi in cui ha lavorato presso una cooperativa sociale, da cui ha percepito per l'intero
periodo € 2.250 [duemiladuecentocinquanta]. Abbiamo contestato ma, alla prefettura, ci hanno risposto che anche se avesse
guadagnato 1 euro avrebbe perso il diritto all'assegno, cosa si può fare?
Risposta dell’avvocato:
L’articolo 13 della legge 30 marzo 1971, n. 118, è sostituito dal seguente:comma 35 della legge 247/ 07- (Assegno
mensile).: 1. Agli invalidi civili di età compresa fra il diciottesimo e il sessantaquattresimo anno nei cui confronti sia
accertata una riduzione della capacità lavorativa, nella misura pari o superiore al 74 per cento, che non svolgono attività
lavorativa e per il tempo in cui tale condizione sussiste, è concesso, a carico dello Stato ed erogato dall’INPS, un assegno
mensile di euro 242,84 per tredici mensilità, con le stesse condizioni e modalità previste per l’assegnazione della
pensione di cui all’articolo 12. L’assegno mensile di assistenza fino al 2007 era subordinato al requisito
dell’incollocamento al lavoro. Dal 2008, allo stesso fine, non è più necessario dimostrare l’incollocamento, ma
l’interessato deve autodichiarare di non svolgere attività lavorativa. Ma l’incompatibilità dell’assegno mensile con
l’attività lavorativa opera solo nei casi in cui il reddito da lavoro dipendente supera 8000 euro ed il reddito da lavoro
autonomo i 4800 euro.
2.
Vorrei sapere se persone con patologie psichiatriche e non collocabili al lavoro [secondo quanto dichiarato da
verbale di invalidità] possono partecipare a progetti di tirocini formativi previsti dalla L.196/97. Inoltre, qual è la procedura
per chiedere la “revisione della collocabilità” ? Ed infine, se sul verbale della commissione non è barrata alcuna casella
relativa alla collocabilità come si deve intendere la posizione dell’interessato?
Risposta dell’avvocato:
Per i soggetti dichiarati non collocabili dalla ASL competente si deve, se la persona è interessata, ricercare un percorso
adatto che abbia lo scopo di recupero sociale, e per il quale la partecipazione ad attività lavorativa rappresenti
esclusivamente uno strumento socializzante a valenza pedagogica e terapeutica, atta ad integrare un programma
riabilitativo e formativo più ampio e a verificare l’eventuale grado d’idoneità al lavoro. La regolamentazione del rapporto
di tirocinio, istituito tra l’azienda, servizio inviante a cui è in carico la persona e la persona stessa, è quella prevista
dall’articolo 18 della legge24/6/1997 nr.196 e del regolamento contenuto nel Decreto ministeriale 25 Marzo 1998 nr.142
(tirocini formativi e di orientamento). Il tirocinio potrà anche prevedere l’erogazione di una borsa/lavoro, la cui entità
potrà essere definita dal progetto individualizzato; tale inserimento particolare non dovrà essere considerato in alcun
modo rapporto di lavoro subordinato. Per la revisione si deve seguire la nuova procedura INPS del 2010 come indicato
alla risposta "invalidità" del 2 marzo. Se nel verbale e nella relazione conclusiva ai sensi del D.P.C.M. del 13 gennaio
2000 non viene espressa la "non collocabilità", si deve ritenere che la persona sia collocabile a tutti gli effetti.
Dagli esempi richiamati sembrerebbe che i disabili e loro famiglie siano narcotizzati dalla
confusione, non dai 738 euro di vitalizio mensile. Se una persona disabile è stata dichiarata
non collocabile al lavoro è fin troppo evidente che la famiglia coinvolta ha un carico di
lavoro incommensurabile.
Forse è bene ricordare che la disabilità ha dei costi notevoli [a livello fisico, mentale ed
economico], ed è ignobile , come denunciava una mamma nel programma “Speciale Tg1
2003 del 5.10.2003”, che ancora oggi si finanzino istituti e non le famiglie lasciando che
certe
lobby osteggino un qualcosa che dovrebbe essere normale.
93
1.
Ma, concretamente quanti sono in Italia i disabili che possono lavorare e quanti
sono quelli che lavorano?
Nella trasmissione Speciale Tg1 2003 del 5.10.2003 il sottosegretario al Welfare on.
Sestini alla domanda dell’inviata: In Italia sono pochi, molto pochi i disabili inseriti nel
mondo del lavoro, solo il 2.1% delle donne con handicap ha un’occupazione, quasi il 7% sono
gli uomini disabili che lavorano] il sottosegretario così risponde: I disabili che possono
lavorare in Italia sono 300.000 [corrisponde alla ricerca riportata nella tab. n .5 del par. 2.2.4
del capitolo II ]; esiste una legge approvata dalla passata legislatura che ha già collocato al
lavoro fino al 31 dicembre scorso 40.000 persone. La legge Biagi apre ulteriori possibilità in
accordo con il mondo delle imprese e con il mondo della cooperazione sociale; è una
sperimentazione a cui affidiamo grande importanza, ci rendiamo conto che molti passi ancora
rimangono da fare e su questo è importante la collaborazione delle istituzioni, delle
associazioni dei disabili e del mondo della rappresentanza dei lavoratori.
Di seguito si richiamano aspetti comuni alla legislazione italiana e a quella di alcuni paesi
europei per l’avviamento lavorativo di chi è disabile e la situazione in alcune province
italiane.
2.
Punti in comune tra sistema legislativo inglese, spagnolo e italiano per l'
inserimento lavorativo dei disabili
In Italia e in diversi paesi dell’Unione Europea i Centri per l’Impiego e gli Enti locali
sono al centro di un sistema di servizi che tiene insieme l’orientamento, la formazione
l’accesso agli incentivi ed il rapporto con le imprese.
94
Edimburgo [da okkupati 2002 del 02.11.2002]
Dal 1995 in Gran Bretagna c’è una legge che assicura ai disabili pari opportunità di
trattamento anche sul posto di lavoro; la legge vieta però l’uso di quote minime di disabili da
impiegare nelle aziende
proprio perché questo significherebbe un diverso trattamento
rispetto agli altri lavoratori.
Ad Edimburgo, come in tutta la Gran Bretagna, per aiutare i disabili a trovare o a tornare al
lavoro è nato il “New Deal for Disable People” Un Programma Nazionale di assistenza che
viene gestito attraverso la rete nazionale dei Job Centre “servizi per l’impiego d’oltre
Manica”. L’obiettivo, spiega Lan Lumsdale responsabile del Job Centre di Livingston, è
quello di
informare e di aiutare le persone disabili a trovare lavoro sempre con la
supervisione di un consulente personale. Per prima cosa valutiamo il loro grado di disabilità,
quale tipo di formazione è necessaria per colmare tutte le loro carenze professionali e far si
che siano pronti per il loro lavoro.
Una situazione reale
Nel 1996, Stuart Reid, ha avuto un incidente con la moto ed è finito su una
sedia a rotelle: entrava ed usciva dagli ospedali, la moglie Angela ha dovuto lasciare
il lavoro proprio perché aveva bisogno di assistenza continua. Quando ha iniziato a
camminare con le stampelle e muoversi meglio si è reso conto che, come disabile,
sarebbe stato molto difficile trovare lavoro e così anche per la moglie Angela rimasta
disoccupata per tanto tempo proprio perché gli dedicava assistenza . Si sono rivolti al
New Deal e sono stati inseriti in un programma di formazione: la moglie proprio
perché lo assisteva, ha potuto beneficiare del New Deal e alla fine hanno trovato
lavoro alla Scottish Gas. L’azienda riceve circa 750 sterline per ogni partecipante al
programma New per disabili, questi soldi vengono usati principalmente per finanziare
un periodo di formazione. Marito e moglie sono stati volutamente inseriti nella stessa
azienda e con lo stesso orario di lavoro affinché lei potesse continuare ad assistere il
marito, in caso di necessità, anche sul posto di lavoro.
95
Spagna [da okkupati 2002 del 02.11.2002]
La Spagna sta affrontando il problema dell’inserimento al lavoro dei disabili: le imprese
devono assumere un disabile ogni 50 dipendenti o in caso di impossibilità facilitarne
attivamente l’inserimento al lavoro. Un ruolo fondamentale è costituito dalle imprese sociali,
simili alle nostre Cooperative sociali. Da una di queste è nata una società specializzata in
tecnologie informatiche, creata e gestita unicamente da disabili con handicap grave: il
progetto Disckanet dice il responsabile Alberto Castro nasce per promuovere l’inserimento
lavorativo delle persone disabili, soprattutto persone con handicap gravi. Il prodotto che
Disckanet vuole offrire al mercato è un prodotto che riguarda il mondo internet, disegno di
pagine web, ricerche personalizzate di informazioni, uffici virtuali ecc. La penetrazione che
abbiamo sul mercato è incentrata sulle caratteristiche del nostro prodotto e sulla sua qualità:
non vogliamo presentarci come impresa di persone disabili.
In un mondo dove si può svolgere il proprio lavoro stando a casa, magari a Km di distanza
dalla sede dell’azienda, la legislazione dice, Juan Chozas Pedrero, Segretario Generale per
l’occupazione, ha l’obbligo di restare a passo con i tempi; uno degli obiettivi futuri sarà
quello di coniugare disabilità e telelavoro. In Spagna non abbiamo una regolazione specifica
del telelavoro ma stiamo facendo alcuni studi su come sia possibile regolare questo tipo di
contratto, per venire incontro alle necessità delle imprese e a quelle delle persone disabili che
al momento non sono attive.
Una situazione reale
Sergi Augusti, telelavoratore spagnolo: prima non facevo niente, stavo in casa.
Attualmente lavoro 5 ore al giorno e mi occupo di ricerche sul Web grazie al
progetto Disckanet. Ho un contratto a tempo indeterminato. I nostri contratti, spiega
il responsabile Alberto Castro sono a tempo indeterminato per garantire un senso di
sicurezza alla persona: dato che l’esigenza di produttività è la stessa del mercato
ordinario vogliamo che anche il rapporto di lavoro sia lo stesso.
96
•
I servizi per l’impiego e il ruolo delle imprese sociali in Italia [da okkupati 2003 –
05. 04.2003]
Realizzare servizi e promuovere strumenti per aiutare chi vive una condizione di disabilità
ad entrare nel mercato del lavoro: passare dalla logica dell’assistenza ad un sistema che dà
valore e rafforza le competenze di chi lavora, anche se disabile. Una prospettiva riconosciuta
anche in Italia e diffusa in diversi paesi dell’Unione Europea che vede i Centri per l’Impiego e
gli Enti locali al centro di un sistema di
servizi che tiene insieme l’orientamento, la
formazione, l’accesso agli incentivi ed il rapporto con le imprese: da assistito a risorsa; una
prospettiva possibile grazie al lavoro di esperti operatori della mediazione in grado di
preparare il lavoratore disabile all’incontro con l’impresa.
•
Inserimento lavorativo di persone disabili in alcune realtà italiane
Urbino: un esempio di collocamento mirato [ reportage di Michele Capocchi in okkupati 2002
del 2.11.2002 ]
Il collocamento mirato è [dice Stefano Raia responsabile del centro per l’impiego di
Urbino] il tentativo di adattare il più possibile la destinazione lavorativa della persona disabile
alle sue compatibilità, tenendo conto delle difficoltà che la persona può avere. Tentiamo di
lavorare
attrezzandoci anche attraverso l’acquisizione e l’utilizzo di personalità
e
professionalità esterne, grazie a una convenzione che abbiamo stabilito, da più di tre anni con
l’Area Integrazione Lavorativa dell’ Asl locale che collabora, strettamente e stabilmente
soprattutto nell’avvio di percorsi di tirocinio, di formazione e orientamento per persone disabili.
Esempio concreto [descritto da Anna Maria Ferrero, assistente sociale dell’Asl di Urbino]
Abbiamo inserito un ragazzo molto giovane in un supermercato e, attraverso un
tirocinio durato undici mesi il ragazzo ha acquisito le abilità per svolgere quel tipo di
lavoro e per adattarsi all’ ambiente di lavoro. Il tirocinio è stato utile anche per
l’azienda che ha potuto sperimentare qual è la vera faccia della disabilità. Il sostegno
dell’ufficio per l’impiego dell’Asl ha aiutato, oltre il ragazzo anche l’azienda a non
sentirsi abbandonata. In questo caso è andato a buon fine perché era idoneo; in altri
casi può capitare che la persona non lo sia.
97
Che cosa sono i servizi integrati? Sono figure [uffici e professionisti] incaricate per
mettere in contatto i disabili e le imprese.
Maurizio Sorcioni [esperto e collaboratore della conduttrice ]: è necessario che il
disabile venga percepito dall’azienda non come un assistito, ma come una vera risorsa
professionale. Per realizzare questo obiettivo è necessario che i servizi per l’impiego,
costruiscano una filiera integrata di interventi:
•
verifica delle potenzialità professionali del disabile,
•
verifica della tipologia del lavoro che il cittadino disabile dovrà svolgere e
•
soprattutto puntino su interventi di formazione personalizzata.
È importante che questi servizi siano diffusi su tutto il territorio.
Romano Benini [esperto e collaboratore della conduttrice ]:gli specialisti dei centri per
l’impiego sono fondamentali e si chiamano operatori della mediazione [purtroppo non
tutti i servizi per l’impiego ne hanno], sono gli esperti che lavorano per verificare la
capacità lavorativa residua del disabile e far conoscere agli imprenditori gli strumenti
per l’agevolazione, gli incentivi e le convenzioni che aiutano l’imprenditore a ricevere
il disabile in azienda. Gli operatori della mediazione organizzano il match [ l’incontro
tra il disabile e l’imprenditore]: un momento decisivo che, oltre a far conoscere il
disabile permette di assisterlo durante il suo percorso lavorativo successivo e aiutare
l’imprenditore a risolvere eventuali problemi.
98
Provincia di Pistoia [da okkupati 2003 – 05.04.2003]
A Pistoia la provincia sta lavorando per trovare un impiego permanente a oltre 500
disabili. Mauro Gori, Direttore Servizio Lavoro e Politiche Sociali Provincia Pistoia, descrive
l’intervento: abbiamo costruito questo modello raccordandoci da un lato alle competenze della
ASL, che ha il compito di prendere in carico i soggetti e analizzare i bisogni di professionalità e
dall’altra procedendo a delineare un nostro percorso che raccordasse al proprio interno le
funzioni dell’orientamento, della formazione professionale e poi dell’incontro domanda –
offerta previsto dalla legge 68.
I servizi integrati rivolti ai disabili sono gestiti da una Onlus, una organizzazione senza
scopo di lucro che, attraverso un bando pubblico ha ricevuto finanziamenti dalla Comunità
europea e oggi lavora in stretta collaborazione con i centri per l’impiego, ma nel 2007 i soldi
finiranno e la provincia già si pone il problema di reperire nuovi capitali per mantenere in piedi
i servizi di orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro, oggi affidati alla Onlus.
Una situazione occupazionale descritta dal ragazzo disabile
Mi sono rivolto al Centro per l’impiego. Per prima cosa mi hanno chiesto che tipo
di lavoro avrei voluto fare; gli ho risposto che non avevo preferenze, avrei accettato
tutto. Mi hanno affidato ad un tutor che mi ha seguito nel percorso formativo, mi ha
accompagnato in azienda per farmi abituare all’ambiente e conoscere il tipo di lavoro
che avrei dovuto svolgere. Finito il tempo della formazione ho avuto un colloquio con
il responsabile dell’azienda e sono stato assunto.
99
Provincia di Teramo [da “Diversi da chi?” del 02/02/2003 ]
“Perché, in materia di avviamento al lavoro dei disabili Teramo spicca rispetto ad altre
province italiane?” a questa domanda, posta dal conduttore Giovanni Fontana nel programma
“Diversi da chi?” del 02/02/2003 l’Assessore al Lavoro e Promozione Professionale Antonio
Macera risponde che nel rispetto della legge 68/99 si sono attrezzati ed hanno affinato una
metodologia: l’elaborazione di un quadro analitico molto articolato sul lavoratore disabile;
quadro che prevede l’individuazione di un profilo socio – lavorativo per verificare qual è il
bagaglio professionale, personale e culturale del disabile e di incrociarlo con le opportunità che
il mercato del lavoro offre. Un modo per esaltare tutte le capacità residue che una persona con
disabilità può avere e mettere in evidenza le capacità professionali formalmente acquisite
attraverso i precedenti percorsi scolastici e di formazione, ma anche le esperienze di carattere
professionale maturate di fatto.
Il conduttore richiama i dati sulle assunzioni: “quest’anno voi avete avuto 406 persone
avviate al lavoro, il doppio di quelle dell’anno precedente” e chiede all’assessore se i tipi di
contratti che sono stati offerti sono a tempo determinato o indeterminato.
L’assessore Macera sottolinea due aspetti positivi:
•
il trend iniziato dal 2000 con 196 avviati al lavoro, 216 nel 2001 e 406 nel 2002 e
•
una buona percentuale di rapporti di lavoro inizialmente a tempo determinato, a
lavoro in corso è stata trasformata a tempo indeterminato.
Per l’assessore il collocamento mirato e di conseguenza l’incrocio tra domanda e offerta ha
dato esiti positivi. Così facendo le aziende hanno potuto fruire di competenze professionali
qualificate, mentre i disabili hanno potuto valorizzare le proprie capacità in maniera produttiva.
100
Alto Vicentino [ da Okkupati 2007 del 5.08. 2007]
Il programma si è interessato dell’esperienza di una cooperativa sociale di tipo B
[svolgono attività di varia natura, agricole, industriali, commerciali o di servizi,
finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (invalidi fisici, psichici e
sensoriali, gli ex degenti di ospedali psichiatrici, anche giudiziari, i soggetti in
trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in situazioni di
difficoltà familiare, le persone detenute ] del vicentino che sostiene l’inserimento
lavorativo di giovani disabili.
La cooperativa “Variata Lavoro” è presentata dal presidente Franco Balsi: opera dal
1985 nell’Alto Vicentino e persegue in modo efficace l’inserimento lavorativo esterno
delle persone seguite che, attraverso dei percorsi di formazione, all’interno di laboratori
produttivi della cooperativa vengono poi inserite dai Centri per l’impiego e dai Servizi
di inserimento lavorativo nelle aziende del territorio.
L’allora ministro al Lavoro, Cesare Damiani, intervistato in merito ai Servizi per
l’impiego così si è espresso: sono il punto fondamentale per svolgere, come dimostra
anche il caso di Vicenza, una funzione di concertazione, penso alla collaborazione con
le parti sociali, sindacati e imprese con il sistema della cooperazione sociale per
individuare le capacità residue dei diversamente abili e stabilire con il sistema delle
imprese il loro inserimento.
Alberto Leoni, direttore servizi sociali ULSS 4 alto vicentino richiama l’intesa
siglata con l’amministrazione provinciale che ha la competenza in materia di mercato
del lavoro e svantaggio: in un anno sono state realizzate 42 convenzioni di programma,
che nel prossimo triennio permetteranno circa 128 assunzioni.
Inserimento concreto [descritto dallo stesso ragazzo affetto da sindrome di down]
Prima di venire in questa azienda ho fatto il corso alla cooperativa Verlata: mi hanno
insegnato a lavare le pinze e usare la pressetta; fra poco finirò il tirocinio e spero mi
assumano. Adesso guadagno 200 euro al mese.
101
Considerazioni di Romano Benini [esperto e collaboratore della conduttrice ]:
La legge 68 per il collocamento mirato e l’inserimento lavorativo dei disabili, consente alle
imprese di assolvere all’obbligo di assunzione, trasferendo commesse a una cooperativa sociale che
assume lavoratori disabili. Abbiamo quindi visto nel servizio l’esperienza reale e concreta di una
cooperativa sociale che agisce nell’ambito di una rete nazionale di riferimento, quella organizzata
dal Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza, CNCA, che diventa un punto di
riferimento molto significativo per il sistema della cooperazione e in generale per le misure di
politica attiva per l’inserimento dei lavoratori svantaggiati.
L’intervento che vi abbiamo mostrato è inoltre un caso assolutamente esemplare di un rapporto
positivo tra il sistema pubblico dei servizi per il lavoro e la cooperazione sociale, in generale il
sistema dei servizi privati; si tratta di un modello assolutamente in linea con quanto previsto dal
Protocollo per il Welfare recentemente siglato dal governo e dalle parti sociali, che stimola
appunto la collaborazione, e non la concorrenza, tra i servizi.
102
Alcuni servizi di inserimento al lavoro di disabili attraverso la tecnologia e la formazione
promossa nel nostro Paese e sostenuto dall’INAIL [in okkupati 2002 del 2.11.2002]
La legge 68 /99 garantisce a chi ha subito un infortunio sul lavoro il diritto al mantenimento del posto di
lavoro e il graduale reinserimento sociale e lavorativo. Proprio il reinserimento lavorativo caratterizza il
progetto di retraining promosso dall’Inail e dall’ Asphi [Associazione Onlus per lo sviluppo di progetti
informatici].
Per molti infortunati significa invalidità permanente e una nuova vita da affrontare, ad aiutarli
in questo difficile cammino ci sono le strutture come il centro protesi di Vigorso Budrio in provincia di
Bologna.
Il lavoratore infortunato dice Lino Raimondo, direttore centro protesi Inail, deve seguire un corso di
riabilitazione che comprende la riabilitazione funzionale [si applica una protesi sulla parte amputata e inizia
un percorso di riabilitazione per acquisire parte delle capacità che ha perduto ] e la riabilitazione sociale.
Il progetto di retraining si rivolge agli invalidi del lavoro che passano dal centro protesi di Vigorso offre
un’offerta formativa di riqualificazione che passa attraverso una fase di orientamento dove vengono valutati
gli interessi, le capacità e le attitudini della persona per proporre un percorso di riqualificazione
personalizzato.
Gli assistiti possono seguire corsi di alfabetizzazione informatica, accompagnati da un tutor; a casa
possono proseguire questo percorso iniziato attraverso una modalità di formazione a distanza; offriamo inoltre
percorsi di alta qualificazione per figure professionali esperte in C.A.D. per il web designer, che sono figure
richieste dal mercato. Nel corso del progetto è prevista la figura del job coach [il mediatore al collocamento]
che ha l’incarico di individuare l’azienda che può offrire possibilità lavorative alla persona che ha completato
il corso.
Il finanziamento del progetto [spiega Piero Giorgini direttore regionale Inail Toscana ] viene reso
possibile dalle somme che annualmente l’Istituto recupera attraverso iniziative di lotta all’evasione
contributiva nei confronti dei datori di lavoro e il percorso si sviluppa attraverso interventi di formazione,
orientamento, rimotivazione, riqualificazione e di sensibilizzazione delle imprese del territorio della Regione
al fine di agevolare l’inserimento lavorativo dei lavoratori con problemi di handicap.
Esempio concreto [descritto dallo stesso lavoratore, Stefano Arbore, che ha subito l’infortunio sul
lavoro ]
Nel ’95 negli USA ho subito un grave incidente di lavoro nel settore industriale, forse per troppa
confidenza con i macchinari, che ha comportato l’amputazione della mano destra e da quel momento
ho visto la mia vita cambiare.
La mia esperienza mi ha insegnato che è possibile cambiare lavoro: mi son trovato in un nuovo
stato fisico
di conseguenza mi sono riqualificato in un altro settore, oggi lavoro nell’ufficio
amministrativo di un’azienda che ha tutto informatizzato, la cui contabilità è svolta tramite computer.
103
5. Considerazioni
Nei casi come quelli richiamati appare evidente che per sostenere un progetto di
inserimento o di ri-inserimento lavorativo è indispensabile la collaborazione tra
soggetti diversi: l’Inail, l’Associazione degli Invalidi del lavoro, imprese e il ricorso
alle tecnologie compensative. Non solo, si sono viste esperienze diverse e complesse
che hanno messo insieme soggetti pubblici e privati, centri di formazione e imprese.
Maurizio Sorcioni [esperto e collaboratore della conduttrice ]:
l’apprendimento
dell’informatica e l’utilizzo delle nuove tecnologie aiuta senz’altro chi vive una
disabilità. Questo è senz’altro un aspetto chiave; in Italia, altri enti dovrebbero
seguire l’esempio dell’Inail, progettando interventi mirati.
Romano Benini [esperto e collaboratore della conduttrice ]: Per molti anni ci si è
limitati a risarcire chi aveva subito un infortunio. Le politiche attive di inserimento al
lavoro ci impongono di andare oltre al semplice risarcimento, creando servizi che non
obblighino soltanto le imprese ad inserire il disabile in relazione ad una legge, ma
aiutino gli imprenditori e i disabili a potersi incontrare su un terreno che è quello
dell’occupazione.
104
Parole chiave
Barriere architettoniche
Banca dati:Radio/Televisione
105
8.1 Barriere architettoniche
Tra le parole chiave quella delle barriere architettoniche è risultata la più gettonata come
si desume dalle schede n. 4A-4E del paragrafo Allegati .
Tra i programmi ascoltati e visionati si potevano richiamare fatti di ordinaria indifferenza
o quelli di ordinaria superficialità come quello denunciato nel programma radiofonico in
Beha a colori del 30.12.2002 dove, nella casa dello studente di Cagliari, ad una studentessa
sulla sedia a rotelle è stata assegnata una camera all’undicesimo piano. La casa dello studente
dà ospitalità a 300 studenti e dispone di due solo ascensori. Facile immaginare i disagi degli
studenti sulla sedia a rotelle, difficile, invece capire come è possibile disattendere le più
elementari norme di sicurezza [Decreto 286 del 2989] richiamate dall’architetto De Zan
intervistato da Beha.
Si è deciso, invece, di menzionare tre programmi televisivi “Speciale Tg1 2003 del
5.10.2003”,
Screensaver del 5.12.2003 e Screensaver del 21.05.2006, per privilegiare
[questa volta si] l’uso delle immagine e mostrare la disabilità dal punto di vista dei disabili
affermati e quella dei giovani e dei loro sogni.
“Speciale Tg1 2003 del 5.10.2003” è condotto da Lilli Gruber, giornalista di fama che
annovera tra gli ospiti in studio o in collegamento , il ministro delle pari opportunità e “volti
e voci noti”
della radio televisione: imprenditore disabile affermato, ex olimpionico e
presidente di un’associazione e un chirurgo disabile affermato.
Screensaver del 5.12.2003 e del 21.05.06 sono condotti da un giovane autore e
conduttore, Federico Taddia.
Screensaver del 5.12.2003 annovera tra i suoi ospiti un disabile che ricorre alla
Comunicazione Aumentativa e Alternativa e “parla” con la voce di un’ interprete, giovani
disabili di una squadra di "minicar basket" e studenti.
Screensaver del 21.05.06 annovera tra i suoi ospiti un ventunenne disabile che ricorre ad
un software speciale per dettare i suoi pensieri al computer e studenti della scuola media. In
tema con la puntata la proiezione del
cortometraggio “Nuvole controvento” realizzato
dall’Associazione Culturale Sequenze di Carpi - Modena -.
106
•
Speciale Tg1 2003 [del 5.10.2003]
La conduttrice Lilli Gruber lancia il servizio su Cinzia Leone, l’attrice colpita da una
paresi. Il servizio è stato più volte richiamato dagli altri ospiti; per questo motivo se ne
riporta uno stralcio.
Essere colpito da paresi è come morire. Senti dire “è morto” e tu senti, soffri ma non
puoi più usare quasi niente di te. Ti chiedi: se dovesse cadermi qualcosa come la raccolgo? La
Leone riporta un esempio di cui è stata protagonista: è scivolata nella doccia ed è rimasta lì per
un quarto d’ora ad aspettare che arrivasse qualcuno ad aiutarla.
Per lei questi sono momenti di umiliazione che hanno vissuto anche altri che non
riusciranno mai a raccontarlo. Questo deve semplicemente servire a farci capire che cos’è la
vita, il grandissimo, straordinario significato di vivere, che cogli soltanto se passi attraverso una
frattura del genere.
Se tutto funziona nella norma, lo reputi come qualcosa di scontato e invece è una specie di
miracolo. L’attrice racconta di avere i brividi mentre afferma di essere orgogliosa di quello che
ha avuto, perché le ha dato modo di conoscere il dolore degli altri. Per lei vale la pena vivere
soltanto per quello: perché il dolore va condiviso, altrimenti non è obiettivamente sopportabile.
In modo ironico sottolinea che la paralisi non è quella che ha avuto lei, o tanti altri che
stanno sulla sedia a rotelle, ma quella che molta gente ha nella testa.
E continuando con la sua ironia…”volete i nomi e i cognomi di quelli paralizzati nella
testa? Basta aprire l’elenco del telefono, ci sono tutti…, potete scrivergli, potete anche
telefonargli ”.
Poi riprendendo a parlare seriamente dice che la maggior parte degli esseri umani preferisce
lamentarsi piuttosto che vivere.
Racconta della vicinanza della madre durante la degenza, di essere stata accettata e amata
anche nella “nuova versione”, a differenza di quanto le è capitato di vedere in ospedale: la
madre di una ragazza rimasta paralizzata mostrava a tutti la foto di sua figlia prima della paresi.
Secondo l’attrice questo era l’errore più grande che potesse fare perchè la figlia era bella
anche dopo, per un semplice motivo: era ancora viva.
107
Al termine del servizio la conduttrice chiede all’imprenditore disabile Davide Cervellin:
signor Cervellin ha al suo fianco il ministro delle pari opportunità l’onorevole Prestigiacomo che ha
competenze sulla disabilità: quali sono le cose che le chiederebbe di fare?
Le chiederei di
•
non ragionare di una categoria specifica, ma dei cittadini; a me è piaciuta molto la
scelta del servizio introduttivo di Cinzia Leone: ci fa capire che affrontare i problemi dei disabili
vuol dire creare le condizioni per migliorare la loro qualità della vita,
•
destinare fondi per l’integrazione, la scolarizzazione, l’inserimento lavorativo e
sociale.
La conduttrice rivolge la stessa domanda a Giuseppe Trieste, presidente di “Fiaba” [ Fondo
Italiano per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche ]
e questi risponde che non ha niente da
chiedere al mondo della politica e, un po’ stizzito, fa notare alla Gruber che lui è lì per
chiudere la giornata nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche.
Giuseppe Trieste, disabile motorio, olimpionico degli anni settanta e vincitore di
numerose medaglie; alla fine della carriera sportiva fonda, nel 1983, l’Anthai e da quel
momento diventa un divulgatore dei problemi dei disabili. Nell’anno del disabile promuove
Fiaba e si fa promotore di numerose iniziative. È un assiduo frequentatore degli studi televisivi
e in particolare del programma “Dieci minuti di” durante il quale, nel corso degli anni ha
affrontato
vari aspetti della disabilità: trasporti, barriere architettoniche, ecc.
1. Considerazioni
“Dieci minuti di “ è un programma regolato dalla Commissione Parlamentare per
l’Accesso e dedicato alle associazioni. L’Anthai tra le associazioni è quella più
ospitata.
In Italia, secondo quanto divulgato proprio in Speciale Tg1 2003 [del 5.12.2003]
esistono più di duemila associazioni disabili.
La conduttrice dà ragione a Trieste e ricorda che effettivamente le barriere architettoniche
sono uno dei problemi maggiori per il mondo dell’handicap e le leggi che ci sono, spesso non
vengono rispettate e nemmeno sanzionate. Fa partire un servizio sulla situazione in quattro
città italiane.
108
Roma
Premessa della collaboratrice della Gruber: Essere autonomi, indipendenti e potersi
spostare da soli nella propria città è un traguardo che ogni disabile sogna di raggiungere.
Scopriamo che Roma è una città all’avanguardia nell’abbattimento di alcune barriere
architettoniche ma manca una vera progettazione programmata e armonica delle strutture.
Allora accade che, se il servizio taxi garantisce più di 6000 corse al mese, non si può dire
che lo stesso succeda per gli autobus. Una vettura su due possiede la pedana estraibile per i
disabili, però è difficile, molto difficile, trovarne una sola che funzioni; così dei 152 semafori
con dispositivi acustici per non vedenti, solo una decina è attualmente in funzione, tutti gli altri
sono stati danneggiati da vandali, o disattivati [da chi? l’interrogativo è mio] perché considerati
troppo rumorosi o fastidiosi per chi lavora nelle vicinanze.
Anche la mappa tattile situata nella stazione di Roma Termini è perfettamente fruibile da
parte di un cieco ma a un certo punto il percorso tattile finisce e la persona ha bisogno di un
accompagnatore per poter continuare il percorso.
Bologna
Premessa della collaboratrice della Gruber: Nel nostro viaggio in giro per l’Italia, alla
ricerca di città che rispettino la normativa vigente per l’abbattimento delle barriere fisiche,
sensoriali e culturali, Bologna eccelle per l’ampio ventaglio di servizi offerti ai portatori di
handicap. Esistono strutture che accolgono permanentemente tutti quei disabili medio-gravi
che, rimasti senza famiglia, non avrebbero nessun altro posto dove vivere.
Ascensori, scivoli e rampe d’accesso sono ormai presenti ed obbligatori in tutti i palazzi
degli edifici pubblici, ma qui a Bologna si va oltre alle norme.
Contraddizione della giornalista rispetto alle cose appena dette su Bologna
Per accedere all’università, vi sono delle apposite targhe
però, il percorso è impraticabile per un disabile.
Barbara, studentessa disabile intervistata dalla giornalista, descrive la situazione: per entrare
in facoltà c’è un gradino che da sola non si riesce a superare, all’entrata c’è una porta a vetri
molto pesante che non si apre; quindi, senza un accompagnatore non riuscirei a superare le
barriere.
109
Affermazione della giornalista prima di proseguire con il servizio sulle città mancanti:
quello dell’eliminazione delle barriere architettoniche, soprattutto nelle grandi città è un
problema che riguarda tutta l’Italia. Al nord come al sud vi sono isole di efficienza e
sensibilità e realtà che invece si adeguano alle leggi solo sulla carta, con progetti ancora non
realizzati.
Napoli
A Napoli la collaboratrice della Gruber ha riservato queste immagini.
Foto
Commento della giornalista
Marciapiedi
discariche,
utilizzati
macchine
come
e
moto
parcheggiate sui marciapiedi.
Uffici pubblici inaccessibili
Posti riservati a disabili occupati
da cassonetti
La palina indica il posto per
disabili, ma il parcheggio qui
disponibile è occupato da una
macchina senza il contrassegno.
110
Messina
A Messina i progetti di intervento sono ancora fermi: gli scivoli sui marciapiedi sono quasi
inesistenti né vi sono segnali sonori che avvertono dei pericoli di un incrocio.
Gerardo,
ogni
giorno
per
recarsi
all’università, si affida alla buona volontà
dei passanti
Alla fine del servizio la Gruber chiede al presidente dell’ Ordine Architetti di Roma,
architetto Schiattarella: qual è il problema, al di là della maleducazione e dello scarso
rispetto dei singoli cittadini? Perché le barriere architettoniche continuano ad essere così
tante e in così tanti luoghi, anche pubblici?
L’architetto: io sono stato colpito da un’affermazione di Cinzia Leone quando ha ricordato
l’episodio della doccia:
per un quarto d’ora ha aspettato aiuto. Il problema vero è nel
quotidiano, nelle piccole cose. Non ci può essere una legge che garantisca alla doccia di
diventare diversa, è il progettista che la deve pensare diversa. Non si può parlare solamente
del problema dell’handicap, bisogna parlare dell’accessibilità che riguarda tutti, in qualsiasi
momento, è un problema generale della comunità, non è una condizione di diversità di una
categoria. Bisogna creare formazione, creare attenzione ai problemi veri e definire nuovi
parametri per noi tecnici.
Signor Trieste chiede la Gruber, lei è d’accordo? Qual è il problema? E’ un problema più
culturale, è un problema che mancano le leggi?
Trieste: È soprattutto un problema culturale. Fiaba, con la sua iniziativa ha voluto
mettere in evidenza questa esigenza; ha promosso un tour nei capoluoghi di Regione per
sensibilizzare gli amministratori. Tra le iniziative di Fiaba si segnala anche “Porte aperte di
domenica a Palazzo Chigi per consentire la visita di persone disabili”.
111
Il ministro Prestigiacomo riceve il presidente di Fiaba e un gruppo di persone disabili
È una delle iniziative che hanno caratterizzato il Fiaba day, ovvero la Prima giornata
nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche indetta con l’alto patrocinio del
Presidente della Repubblica, con decreto del Presidente del Consiglio su proposta di Fiaba
[Fondo Italiano per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche ] una giornata voluta come segnale di
sensibilizzazione contro tutte le barriere, da quelle fisiche a quelle culturali, che creano
difficoltà ed emarginazione.
Nell’ambito del Fiaba Day è stata lanciata una raccolta fondi da destinare alle iniziative
concrete per diffondere nella società una cultura che annulli le barriere.
Riferimenti per devolvere i fondi
Al termine del servizio la conduttrice chiede al ministro Prestigiacomo: signor ministro,
che cosa può fare il governo per dare una mano a chi è disabile?
Un sostegno vero per l’auto imprenditorialità: non c’ è dubbio che questa esperienza va
assolutamente incoraggiata con un sostegno da parte dello Stato. Questo rientra in una
maggiore qualificazione della spesa. Come governo abbiamo:
•
fatto leggi per l’integrazione nello sport dei disabili che equiparano i premi [ prima si
davano premi diversi ai disabili rispetto ai cosiddetti normodotati],
•
recepito direttive comunitarie contro la discriminazione nei luoghi di lavoro,
•
fatto disegni di legge contro le discriminazioni per i disabili non solo nei luoghi di
lavoro,
112
•
investito risorse per sostenere il rapporto con l’informatica, che è uno strumento
importantissimo per i disabili;
•
stanziato, in questa finanziaria, 250 milioni di euro per iniziative a favore delle
famiglie.
Attenzione, noi stiamo seguendo un modello di intervento diverso dal precedente
governo; valuteremo se darà i suoi frutti
Oggi però è una giornata dedicata al Fiaba con cui abbiamo intrapreso delle iniziative: Il
problema delle barriere architettoniche è un problema che non dipende solo dal governo,
dipende da tutti e la sensibilizzazione che oggi fa Fiaba è importantissima perché se ogni città,
nel Fiaba Day, decidesse di eliminare cinque barriere architettoniche – come abbiamo detto,
prima della trasmissione con il dott. Trieste - avremmo fatto in un giorno solo, un lavoro
eccezionale.
Lavoreremo perché l’anno prossimo si possa raggiungere questo obiettivo, magari non
solo culturale ma concreto.
1. Considerazioni
Per non aver niente da chiedere al mondo della politica, il presidente di Fiaba ha proposto e
ottenuto, con l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica e con decreto del Presidente del
Consiglio di promuovere in ambito nazionale “La prima giornata di sensibilizzazione per
l’abbattimento delle barriere architettoniche” . La Rai ha ripreso l’iniziativa e divulgato la
raccolta fondi allo stesso modo della raccolta a favore della ricerca.
L’interesse del ministro per l’iniziativa deve far pensare le persone disabili: è forse iniziato
un nuovo modo di intendere la solidarietà? In che rapporto si colloca la raccolta fondi con la
sensibilizzazione
contro tutte le barriere, da quelle fisiche a quelle culturali, che creano
difficoltà ed emarginazione?
Questa iniziativa che si ripete ormai annualmente dall’anno del disabile, quale obiettivo
culturale ha realizzato? E quale obiettivo concreto?
Signor Trieste, dice la conduttrice, lei i soldi li raccoglie, il signor Cervellin invece li fa.
Parte il servizio sull’azienda dell’imprenditore:
113
La Tiflosysitem SPA, racconta la moglie dell’imprenditore, è nata nel 1987 dalla
collaborazione di tre persone, con l’idea di dare servizi per le persone non vedenti e ipovedenti.
Siamo in provincia di Padova, a Loreggia,un paese di 6000 abitanti. Oggi la Tiflosysitem SPA
è una società di servizi tecnologici in tutta l’area dell’handicap. Una decina di impiegati, tutti
di alto livello professionale, più numerosi collaboratori e consulenti, esperti di informatica,
medici, ingegneri e architetti; una struttura agile che ogni anno fattura tre milioni di euro. Oggi
la signora Lucia, unica azionista dell’azienda insieme al marito, è alla guida della società.
Signor Cervellin, chiede la Gruber, come ha fatto, nonostante tutto a mettere in piedi
quest’azienda?
Noi disabili siamo soggetti con dei bisogni da soddisfare [l’imprenditore ribadisce un concetto
già trattato nella trasmissione radiofonica il “Baco del Millennio” del 27.11.2003 e trattato nel paragrafo 5.1 pag.
73 cap. II]:
leggere, scrivere e poi lavorare e produrre reddito. “Fare impresa” vuol dire
soddisfare questi bisogni. Se i bisogni del disabile saranno soddisfatti l’impresa creerà reddito
e il disabile diventerà attivo e non sarà più un soggetto da assistere.
Un altro servizio riporta l’esperienza di Paolo Anibaldi, sulla sedia a rotelle da quando
aveva 17 anni: un angioma venoso e la diagnosi, terribile, che non ammette guarigione; dalla
mattina alla sera perde l’uso degli arti inferiori. Si racconta: I primi tempi cercavo di
nascondere la passione per la chirurgia perché pensavo di non farcela ma avevo dentro di me
la forza per poter reagire; bisognava solo cercare di raccordare un po’ le idee e immaginare un
iter che allora era veramente solo immaginario.
Sono l’unico chirurgo in Italia e questo è un primato che tutto sommato non fa piacere,
perché sarebbe molto più bello e comunque auspicabile in futuro, che ce ne fossero altri di
chirurghi disabili.
In sala operatoria usa una sedia molto particolare, l’ha realizzata e brevettata un suo amico
qualche tempo fa: una sedia che gli permette di rimanere in piedi, al tavolo operatorio, per
molte ore. La giornalista fa poi presente che il chirurgo ha una moglie, una figlia di undici
anni e quando non lavora in ospedale si dedica ai suoi hobby:
114
Fare gare automobilistiche
Sciare
Fare immersione
Andare a cavallo
Alla fine del servizio la giornalista chiede al chirurgo: che cos’è per lei l’handicap? “la
ricerca del limite” e “Qual è il suo limite?” “Lo sto cercando”.
In studio la Gruber chiede: Signor Trieste, per lei che cos’è l’handicap, il chirurgo ha
detto che è la ricerca del limite. Per lei?
Sto cercando una risposta da quarant’anni. Quello di Annibaldi, continua Trieste è il
modello di cui abbiamo bisogno per la vita di tutti i giorni; ogni persona deve trovare dentro
di sé la forza di cui parlava Paolo Anibaldi. Dobbiamo chiudere una pagina improntata sul
pietismo e puntare al terzo millennio sulle pari opportunità: esaltare le capacità, le tecniche ci
sono e con Fiaba stiamo sviluppando tutto questo. Nel prossimo Fiaba day ci confronteremo
con le cose fatte.
115
2. Considerazioni
Al termine del servizio sulla situazione di quattro città italiane e dopo l’intervento
dell’architetto Schiattarella, l’imprenditore Cervellin aveva chiesto: ma lei, dottoressa Gruber
vede i disabili protagonisti? Vede tutti questi disabili per strada? Tutti questi ciechi che si
muovono autonomamente nella stazione Termini?
Si potrebbe continuare l’elenco dell’imprenditore prendendo a riferimento gli hobby del
chirurgo: quanti sono i disabili che possono permettersi di andare a sciare? Quanti quelli che
possono utilizzare la piscina per fini terapeutici? E per quante ore durante la settimana?
Quanti sono i disabili che possono fare ippoterapia? E via discorrendo.
Se, su 300.000 disabili che potrebbero lavorare, risultano occupati 40.000 [13,3% secondo
i dati del sottosegretario al welfare: onorevole Sestini] e gli altri vivono con un vitalizio di
738 euro mensili [se hanno l’indennità di accompagnamento], o di 243 euro; sarebbe
interessante che qualcuno spiegasse ai disabili il modo per chiudere la pagina improntata sul
pietismo e sull’assistenzialismo e puntare al terzo millennio sulle pari opportunità e realizzare
il modello Annibaldi per la vita di tutti i giorni.
In una delle trasmissioni di “Dieci minuti di” dedicata ai trasporti pubblici, Trieste è
protagonista, insieme ad una compagnia teatrale, di un filmato che documenta le difficoltà
nell’accedere ai mezzi pubblici per un disabile motorio. Intervistato a proposito sulle
difficoltà degli spostamenti, Trieste afferma che nonostante tutto lui è sempre riuscito a
viaggiare, prende l’aereo e non si preoccupa più per gli ostacoli da superare. A questo punto
il conduttore gli fa notare che forse il suo esempio non fa testo per gli altri disabili dato che
lui può ritenersi fortunato mentre altre persone nella stessa condizione non possono dire lo
stesso. Trieste invece di rispondere al conduttore ribadisce l’impegno dell’associazione.
È fin troppo evidente che la quotidianità di Trieste non corrisponde affatto a quella degli
altri disabili e non rappresenta una categoria che, per dirla con l’imprenditore Cervellin si
preferisce tenerla in disparte anziché creare le condizioni per farla vivere insieme agli altri e
farla diventare produttrice di reddito e contribuire allo sviluppo della società.
116
•
Screensaver del 5.12.2003
Il conduttore Taddia chieda ad Alessandra: Questa lavagna come si usa? Cioè, lui ha un
laser? No. Molto più semplicemente è un gioco di sguardi: lui con gli occhi indica le lettere
e io seguo il suo sguardo e quindi compongo le parole e le frasi. Taddia: è’anche romantico
quindi. Alessandra: mmmm..
In studio arriva un Sms per Claudio Imprudente: Che musica ascolti? A me piace
ovviamente il boss, Bruce Springsteen. Taddia: Vorrei sentirti canticchiarlo, perché a volte fai
degli acuti!
Altro messaggio: Claudio, hai sempre bisogno della lavagna, oppure hai altri strumenti?
Si. Ho sempre avuto bisogno della lavagna ma prima non era trasparente; adesso che è
trasparente è più spettacolare. Taddia: come mai non ha lettere blu e nere? Perché non sono
interista.
Taddia: Andiamo a vedere cosa abbiamo combinato con Claudio; abbiamo nascosto un
paio di telecamere e siamo andati in giro per Bologna. Non volevamo essere provocatori ma
volevamo vedere un po’ quali erano le reazioni al passaggio di un ragazzo in carrozzina e
siamo entrati in negozi, in ristoranti ma prima abbiamo fermato un po’ di ragazzi, così per
fare una chiacchierata, un piccolo sondaggio. Ti sei divertito, vero Claudio? Non mi sono mai
divertito così tanto.
Taddia: Soprattutto a vedere le facce delle persone che dovevano rispondere alle tue
domande. Andiamo a vedere questo primo sondaggio a telecamere nascoste [per la proiezione
sono stati chiesti, ovviamente, tutti i permessi]
117
Intervista di Claudio Imprudente a un gruppo di ragazzi
con l’aiuto di
Alessandra che fa uso della lavagna e interpreta:
Per voi cosa sono? Vi do quattro risposte:
psicologo,
panettiere
giornalista
o geranio?
Risposte: tre giornalista; quattro psicologo.
Imprudente: Invece sono un geranio. Una ragazza: Non l’avrei mai detto. E a
bassa voce: chissà che cos’è un geranio?
Taddia: Claudio, spiegaci, che cosa vuol dire essere un geranio?
Imprudente: Sono un geranio perché quando sono nato, a mia mamma hanno
detto: “guardi signora, suo figlio sarà un vegetale”, allora ho scelto di essere un
geranio.
Taddia: In realtà chi ti conosce ti darebbe del cactus pungente.
.
118
Un’altra intervista
Imprudente: ma per voi sono bello o brutto!?
Ragazzo: insomma, bello è bello ciò che piace.. quindi..
Alessandra a un altro ragazzo. per te è bello o brutto?
Ragazzo con un po’ di imbarazzo: ehh.. normale
Ragazza: non è il mio tipo
Imprudente: perché?
Ragazza: Mi piacciono quelli biondi
Un altro gruppo
Ragazza: non lo so
Ragazzo: normale, né troppo bello né troppo brutto
Ragazza: direi che non ha mai contato niente la bellezza, ciò che conta molto di più è la mente della
bellezza
Ragazza: secondo me è un po’ bruttino
Imprudente: perché?
Ragazza: perché non è uguale al bello, all’idea di bello.
Taddia: questa cosa del bello e del brutto, penso fosse un po’ provocatoria, vero? Che cosa ti
aspettavi chiedendo: “io sono bello o sono brutto”?
Imprudente: mi aspettavo brutto; mi ha fatto divertire la risposta di una ragazza che mi ha detto “Sei un
tipo”.
Taddia: mettiamo in imbarazzo un attimo una persona:
Se ti fermava per strada e ti chiedeva se era bello o brutto, tu lo guardavi negli occhi e dicevi: non sei il
mio tipo, a me piacciono solo quelli coi capelli colorati
Ragazza della foto in primo piano: non lo so..
Taddia: Come avresti reagito? Questo è il momento verità; l’avevo detto: la mettiamo in imbarazzo e ce
l’abbiamo fatta.
Ragazza: Mi sarei sentita in imbarazzo
Imprudente: bene, l’imbarazzo si può diminuire con la conoscenza
Taddia: aspetta che ti puoi vendicare. Claudio, se ti fermava per strada e ti chiedeva se era bella o brutta,
tu cosa le avresti detto?
Imprudredente: Sei una gran ….
Taddia: Si è autocensurato; ho temuto per un attimo
119
Con Claudio non abbiamo fermato solo gente per strada, ma ci siamo divertiti anche ad
entrare nei negozi e l’idea non era quella di fare una denuncia né di provocare, era quella di
vedere le reazioni nel dover servire una persona in carrozzina. Ha fatto anche finta di
sposarsi, ne vedremo delle belle.
Viaggio nella Bologna a telecamere nascoste. Alessandra e Claudio entrano in un
negozio di scarpe.
Alessandra
rivolgendosi
alla
La commessa propone un paio
commessa: Cercavamo un paio di
scarpe per lui da mettere sotto un
completo gessato, per una laurea.
Claudio le reputa “troppo tristi”. La commessa propone un altro paio e Claudio
risponde: insomma … proviamo. Che numero porti: il 40
La commessa gliele prova: ti faccio male e
Alessandra
risponde
“Nooo,
vai
tranquilla”.
Claudio alla commessa: che cosa dici?
Commessa: Io cosa dico? Le senti strette?
Claudio : abbastanza
Commessa: Proviamo il 41? Il modello ti
piace?
Claudio: Sì, dai proviamo il 41.
120
Viaggio nella Bologna a telecamere nascoste. Informazioni per un matrimonio
Ristoratore: Facciamo servizi per non più di cinquanta - sessanta persone
Alessandra: Siamo in 40, ci saranno una decina di carrozzine. E’ un problema?
Ristoratore:Un problema no, se volete la saletta penso che ci stiamo. Purtroppo abbiamo un
locale che è del ‘900 con le scale
Alessandra: Ci sono delle scale quindi per il bagno? Ho capito …
Claudio: Davvero non avete problemi?
Ristoratore:Nessun problema a parte il fatto del bagno. Questo è il menù che a grandi linee
facciamo sempre in queste occasioni
Claudio: A me il brodo non piace
Ristoratore: Allora non lo facciamo , facciamo qualcos’ altro
Commento in studio
Taddia: A lui il brodo non piace. Quindi, meno brodo, meno bisogno di andare in bagno e il
problema è risolto
Claudio: Appunto, gli spaghetti sono il massimo
Taddia: Claudio abbiamo scherzato con delle scene di vita quotidiana: entrare in un negozio
per comprare un paio di scarpe. Ma, qual è la cosa che ti dà più fastidio quando entri in un
negozio per fare un acquisto?
Claudio: Mah, direi gli sguardi interrogativi, ma io mi faccio questa domanda: “di chi è il
problema, mio o della gente?” Mio non è senz’altro, allora è una difficoltà della gente.
Bisogna diminuire questa difficoltà con la conoscenza.
Taddia: Assolutamente d’accordo. E …rivolgendosi a Stefania:
121
A volte c’è qualcosa che ti dà fastidio
nello sguardo della gente?
Stefania: Che ti guardano in un modo
strano e ti fanno sentire molto diversa
e, anche se tu cerchi di non sentirti
diverso, loro ci riescono.
Taddia: E tu riesci a ribattere con uno
sguardo altrettanto..eh, o non è facile?
Stefania:
Di solito sì, ma non è
sempre facile.
122
La trasmissione si indirizza sul basket.
Taddia: parliamo di basket con i ragazzi del “minicar basket” di Parma
Quante squadre siete in Italia?
Giorgio, componente della squadra: Siamo quattro squadre di minicar basket
Taddia: Paolo, tu giochi a basket sia in carrozzina che sulle gambe. Che differenze ci sono?
Paolo: eh un po’ di differenze ci sono, c’è meno sforzo fisico in carrozzina .Ho iniziato perché
all’allenatore mancava un uomo in un torneo, poi da lì è nato tutto e mi sono trovato bene con i
ragazzi.
Stefania: Il fatto che giochino anche ragazzi normali penso che sia un fatto stimolante.
Ciccio: Ci sono molti genitori che tengono in casa i loro figli e hanno paura che vengano qua, che si
facciano male oppure hanno paura di farli confrontare con gli altri. Venendo in palestra, provando con
noi, anche i genitori possono capire che è una cosa simpatica da fare.
Taddia:E’ facile o difficile fare canestro in carrozzina, Laura?
Laura: E’ abbastanza facile solo che ci vuole allenamento, bisogna lavorare molto
Taddia: Come funziona il palleggio in carrozzina?
Laura: Con la carrozzina bisogna spingersi e poi palleggiare. E se ti dai la spinta senza palleggiare è
una penalità
Taddia: Un’altra caratteristica del basket è il blocco, con la carrozzina come fa?
Ciccio: Il blocco c’è, non si sbatte molto forte ma bisogna fermarsi e cercare di bloccarlo
Taddia: Vi siete mai ribaltati?
Per il momento no
Lettura di alcuni sms arrivati in studio e gestiti dai ragazzi del minicar basket
Ciao, sono Federica, sono disabile e gioco anch’io a basket in carrozzina. Non dimenticatevi di noi!
:Taddia: E’ quello che vogliamo fare. Ciccio, c’è una frase che mi è piaciuta un sacco, cioè quella che
ci sono genitori che non fanno uscire i ragazzi, che non li fanno andare a giocare, ma perché?
:Ciccio: Perché pensano che venendo con noi si possano far male, oppure pensano che i loro ragazzi
non riescano a giocare, noi cerchiamo di metterli a loro agio, anche se magari non riusciranno
benissimo, almeno si divertiranno un po’.
Laura: Possono comunque contribuire al gioco, anche se magri non riusciranno a tirare a canestro
Taddia: Paolo, ma per il fatto che tu riesci a camminare, ti sfruttano?
Paolo: No no, anzi.. si arrabbiano se li spingo, quindi..
123
1. Considerazioni
Le domande poste alla Gruber da Cervellin : dottoressa, lei
protagonisti? Vede tutti questi disabili per strada?
vede i disabili
E una affermazione di Claudio
Inprudente: “l’imbarazzo verso la disabilità può diminuire con la conoscenza” racchiudono
una verità: la solitudine e la necessità di dare e ricevere affetto hanno da sempre caratterizzato
le persone con disabilità.
Aver rotto gli schemi, ed aver consentito a Claudio di esprimersi nei modi a lui più
consoni, è un merito che va riconosciuto al conduttore Federico Taddia. Anche il giochino
architettato: sondaggio, andare per negozi o prenotare un ristorante per un matrimonio
virtuale hanno richiamato e sollecitato l’attenzione di tutte le persone coinvolte e soprattutto
hanno indirettamente permesso a Claudio [in questo caso in rappresentanza di altri disabili] il
diritto di fare le cose di ordinaria quotidianità.
124
•
Screensaver del 21.05.06
Successo e notorietà possono essere conquistati solo da chi è bello e "normodotato? " :stavo
navigando in internet ed ho conosciuto l’autore di questa frase, l’ho contattato e ci siamo dati
appuntamento in piazza a Nuoro.
Così Federico Taddia presenta la puntata a fianco di Antonio e di sua sorella che lo ha
accompagnato. In realtà sul tuo sito tu ti presenti in questo modo: sono Antonio Gheddari, ho
21 anni e sono l’autore di questo sito. Un incidente stradale, avvenuto nel 1989 e un
susseguirsi di negligenze da parte dei medici, causarono una lesione midollare che mi
ridusse e mi riduce tuttora in uno stato di tetraplegia, la paralisi di tutti e quattro gli arti.
L’unica cosa che posso fare in maniera completa è comunicare con gli altri tramite la voce.
Ora che ho 21 anni, però, sento la necessità di fare qualcosa che renda orgogliosi sia me che
tutta la mia famiglia; ora il mio obiettivo è questo: diventare famoso!!
Alla richiesta di Taddia di spiegare se è una provocazione o un sogno Antonio dice che
lui un pochino ci spera davvero.
La risposta al desiderio di diventare famoso c’è già in parte sul tuo sito dice Taddia:
“perché diventano famosi solo quelli belli, che non hanno niente da dire?.” Mentre tu...incalza
Taddia.
Nessuno può negare, dice Antonio che nella televisione italiana, soprattutto quella
commerciale, si vedono personaggi che hanno solo un bell’aspetto e poche cose da dire.
Tu, chiede Taddia ti senti brutto? No, ma neanche bellissimo. Una cosa è certa: Con
Screensaver non diventerai famoso ma ti chiediamo di ideare uno spot, perché ci divertiamo a
far realizzare uno spot ai ragazzi.
Che tema scegli? I sogni. Da inseguire. A prescindere.
Taddia: lo spot lo realizzeranno alcuni studenti della scuola media " P. Borotzu ". A proposito
Antonio chi è " P. Borotzu "? non ne ho idea. Bene.. mentre, i ragazzi della scuola media di
Nuoro lavorano allo spot, noi andiamo a conoscere alcuni compagni…
125
Taddia: Guido io? [cioè, spingo io la carrozzina?]
Antonio:Mamma mia, speriamo bene.
Taddia: Ragazzi, voi siete entrati nel suo sito, avete letto la sua presentazione, avete visto
anche alcune foto che ci sono. La prima cosa che avete pensato qual è stata?
Un ragazzo delle medie: ma, come può essere accaduto una cosa del genere?
Taddia: Quindi ti ha colpito la sua storia. Antonio, tu non sei nato tetraplegico?
Antonio: No no, da un incidente stradale quando avevo 5 anni, praticamente ho vissuto
sempre così e non c’è stato quindi il cambio di vita, che per un altro può essere traumatico
Taddia: ragazzi, ma questa cosa di diventare famoso l’avete letta sotto quale chiave?
Un ragazzo delle medie: e’ una buona cosa, perché anche non essendo magari…come si può
dire? Abile nell’atto motorio, comunque cerca di diventare famoso, di andare avanti.
Taddia: Cos’è che rende famosa una persona?
Una ragazza del gruppo: Principalmente per me è l’aspetto fisico che attira molto i registi,
comunque; con la televisione una persona riesce a diventare famosa.
Antonio: Diciamo che in televisione bisogna saper apparire, avere un viso carino e dei
muscoli. È la bellezza che colpisce il pubblico, alla fine si riduce tutto a fare audience, per
cui io spero di riuscire a farla in qualche modo.
Taddia: ma il vivere su quattro ruote aiuta a fare audience?
Antonio: Senz’altro, è per questo che l’ho fatto: sfrutto la mia situazione.
Taddia: Anche noi abbiamo tentato di sfruttare le quattro ruote per fare audience, con
una sorta di provocazione. Ieri avete vissuto in prima persona l’esperienza del vivere
una giornata in carrozzella; avete tentato di farlo, avete preso dimestichezza col
mezzo, vediamo come ve la siete cavata.
126
Giornata in carrozzella per le vie di Nuoro
Difficoltà a muoversi autonomamente
su una strada pavimentata in porfido e
leggermente in salita.
I prodotti posizionati
sulla parte alta
degli scaffali non sono accessibili ad
una persona in carrozzina.
Difficoltà ad accedere ai luoghi di culto
Il ragazzo sta tentando di provare un
paio di pantaloni
Continua giornata in carrozzella per le vie di Nuoro
127
Due ragazzi entrano in un bar per bere una bibita; si trovano di fronte ad un
bancone troppo alto e difficoltà a servirsi autonomamente
La ragazza in carrozzina ha pestato un
escremento di un cane
Taddia: In questa giornata in carrozzella i ragazzi hanno tentato di comprendere quella
che è la vostra quotidianità. Antonio, pensi che qualcuno si sia offeso nel guardare
questo servizio?
Antonio: Offeso proprio no, però un po’ di fastidio penso che qualcuno l’abbia
provato.
Taddia: Perché?
Antonio: Perché secondo me molti disabili sono suscettibili; anche come tu lo indichi:
“diversamente abile”, “handicappato”, invalido; per qualcuno fa differenza, per me è
assurdo soffermarsi sui termini, perché sono ben altri i problemi.
128
Discussione sulla esperienza vissuta
Taddia: So che siete rimasti un po’ colpiti dagli sguardi delle persone
Giampi, un ragazzo del gruppo: Dall’atteggiamento più che altro. Molte persone
chiedevano se potevano essere d’aiuto alla prima fatica, mentre altre ti guardavano
con occhio strano, proprio come un diverso.
Taddia: Antonio, gli sguardi della gente fanno male?
Antonio: Quando vai in giro ti senti gli occhi di tutti addosso perché sei su una
carrozzina; un po’ dà fastidio, poi, come tante altre cose ci si abitua.
Taddia: Adesso, invece andiamo a vedere un cortometraggio; è stato realizzato dai
ragazzi di alcune scuole superiori di Carpi, in provincia di Modena. E’una storia
d’amore particolare: Voi, chiede ai presenti, vi innamorereste mai di un ragazzo o di
una ragazza in carrozzella?
Giampi,un ragazzo del gruppo: Sinceramente, in questo momento, per la mia
mentalità no perché, non so, proverei un senso di vergogna.
Taddia: Antonio, tu ti innamoreresti di una ragazza in carrozzella?
Antonio: Io personalmente no; sarebbe incompatibilità totale. Ci vedi? Marito e
moglie, in carrozzella? Sarebbe una cosa ridicola.
Taddia: Però pensi che qualcuno si possa innamorare di te
Antonio: La speranza c’è.
Taddia: C’è Giampi che in questo momento sta provando un sacco di sensi di colpa
per la sua risposta.
Antonio: No, ma è identica alla mia, per cui posso rassicurarlo tranquillamente.
Taddia: Con questa tranquillità andiamo a vedere il cortometraggio dal titolo “Nuvole
controvento”
129
“Nuvole controvento” [1]
Un atleta disabile chatta con una ragazza della sua stessa scuola: “questo è il bello scrive
il ragazzo: ci sfioriamo tutti i giorni, senza conoscerci”. La ragazza non conosce la sua
situazione. Un giorno, in presenza del suo allenatore gli amici del ragazzo lo invitano ad una
festa, questi gli ricorda la gara. Al ritorno a casa legge un messaggio della ragazza che
propone di incontrarsi; gli fa presente che indosserà una maglietta
Sex Pistols per farsi
riconoscere. Lui sta per acconsentire ma va via la corrente proprio in quel momento. La
ragazza si innervosisce perché pensa che lui ci abbia ripensato.
Il giorno dopo la ragazza indossa la maglietta dei Sex Pistols e va ad un dibattito sulle mine
antiuomo promosso da Emergency. Un giovane relatore, tra le altre cose, afferma: “pensate
ragazzi che esistono delle mine antiuomo a forma di farfalle, fatte apposta per essere raccolte
dai bambini e non esplodono subito, ma dopo alcune ore; il loro scopo non è quello di
uccidere ma di mutilare gravemente, in modo che ci sia bisogno di assistenza, di medicina e
di soldi.”
Avete delle domande?”
La ragazza con la maglietta dei Sex Pistols sale sul palco per fare una domanda, si presenta e
chiede “queste persone che diventano disabili hanno un futuro nella società?”
“Mi fa piacere che tu abbia fatto questa domanda, perché è emerso un problema: pensate che
in Italia, nonostante ci si sforzi l’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro resta
marginale. Quindi nei Paesi in guerra, come il Medioriente, i disabili sono lasciati a loro
stessi, solo noi riusciamo ad aiutarli. Avete altre domande? Bene, nella speranza di avervi
sensibilizzato, vi rimandiamo al prossimo incontro”.
Prima che vadano via tutti la ragazza distribuisce volantini, l’atleta disabile [Giacomo]
anche lui presente al dibattito con degli amici, la riconosce ma non si presenta.
Il giorno dopo, l’allenamento per Giacomo è uno strazio, l’istruttore chiede spiegazioni e
Giacomo risponde “quando pensi di aver raggiunto un traguardo e credi di andare avanti, in
realtà ti accorgi che torni indietro”
130
Continuazione “Nuvole controvento” [2]
Allenatore: Guarda che esistono nuvole che vanno controvento, non ci credi? Sono delle
eccezioni, ma esistono. Sono quelle che trovano forza nella loro volontà. E… come si
chiamerebbe questo tuo traguardo?
Giacomo: Si chiama Nancy
Allenatore: Ah! Addirittura americana
Giacomo: Ma no, è un nickname. in realtà si chiama Francesca. Avrei potuto conoscerla, ma
ho preferito non farmi vedere per non distruggere le sue illusioni.
Allenatore: Ah,! non hai voluto.. o non hai avuto il coraggio? Va là, non te la prendere…non
sei poi tanto male!
Potresti invitarla domenica, per la gara; i tuoi bicipiti la stupiranno.. e magari riusciremo
anche a fare un tempo migliore di oggi.
Giacomo: ci proverò.
Intanto lei riflette, delusa e amareggiata dal fatto che lui non si sia presentato.
Le amiche la rincuorano “sei troppo bella e si è intimidito” e una di loro: non mi piace
vederti stare cosi male per uno che esiste solo nel computer”
Nansy –Francesca-: Forse hai ragione tu, però mi fa star male pensare che non voglia
conoscermi.
131
Continuazione “Nuvole controvento” [3]
Giorno della gara:
Francesca, all’insaputa di Giacomo è presente sul posto e sistema il numero sulle pettorine
degli atleti.
Quando è il turno di Giacomo,
Francesca lo riconosce:“Ma noi non
facciamo la stessa scuola?”
Giacomo: Impossibile
Alla
fine
della
gara
Giacomo
conquista il secondo posto e Francesca
si complimenta con lui. Nel frattempo
un amico lo chiama con il suo
nickname,
permettendo
così
alla
ragazza di riconoscere in Giacomo il
ragazzo della chatroom.
Taddia: Questo era “Nuvole controvento”. Antonio, sono curioso di conoscere un tuo
giudizio: questi ragazzi hanno messo in scena un film dove il protagonista è un ragazzo
disabile; ti sembra una storia credibile? Ti è piaciuta o no?
Antonio: Sì, l’idea di base mi è piaciuta tantissimo e anche un’altra cosa che ho notato è che,
a primo impatto, avrei detto che fosse tratta da una storia vera; invece poi da quello che ho
scoperto è inventata.
Taddia: Il protagonista passa molte ore in internet, cosa che vi accomuna perché è comunque
una tua finestra sul mondo, tu hai creato questo sito. Cosa rappresenta per te questo mondo
virtuale?
Antonio: Per me rappresenta molto, mi aiuta a passare il tempo e acquisire informazioni
perché, stando davanti al televisore, e sorbirti tutto quello che passa non mi piace; internet è
più vario, poi scegli tu quello che vuoi vedere o non vuoi vedere.
132
Taddia: Con www.wannabeavip.com tu non solo navighi, ma ti racconti in internet: una sorta
di diario, dove ti racconti, svisceri quello che sei nella quotidianità. Tutto ciò lo fai senza
mani, hai un software particolare che ti permette di scrivere con questo microfono. E’
difficile raccontarsi in rete o è più facile, perché comunque non hai il pubblico lì davanti che
ti guarda?
Antonio: No, è facilissimo, anche se tante volte capita di pentirmi dopo che pubblico
qualcosa e mi dico “cavolo, forse questa me la potevo risparmiare”; oppure “ma cosa
gliene frega alla gente”, eppure a me piace così, perché gli dà un tocco di realtà, è più
immediato, non sa di costruito.
Taddia : Antonio, concretamente che cosa stai facendo per diventare famoso?
Antonio: Non lo so neanche io, è nato così, talmente per gioco che tutto quello che sta
arrivando lo sto prendendo senza avere false aspettative per il futuro.
Taddia: Hai il vipmetro, vero? Questa sorta di contatore che hai inserito nel sito: sei
all’8%. Comunque dopo due mesi che hai aperto questa finestra virtuale, sei già
all’8%. Il 100% cosa sarà? Il giorno in cui?
Antonio: Il giorno in cui….., quando passerò per strada mi guarderanno non perché in
carrozzella, come molte volte mi capita, ma perché sarò celebre e famoso.
Taddia: Antonio, e se non diventerai famoso?
Antonio: Chissenefrega.
Taddia: Ecco, così mi piace: stai giocando anche tu, con questa storia del famoso.
Antonio: Sì, sì.
Taddia: Noi però lo aspettiamo questo 100%.
133
Taddia: Antonio, tu vuoi diventare famoso per dire “anch’io ci sono, anch’io ho cose
da dire”, ma per far questo saresti disposto ad essere ospitato in qualsiasi programma
televisivo?
Taddia: Per esempio, l’Isola dei famosi?
Antonio: No.
Taddia: La fattoria?
Antonio: No.
Taddia: Amici di Maria De Filippi?
Antonio: No.
Taddia: Buona Domenica?
Antonio: No.
Taddia: Porta a porta?
Antonio: Sì, Porta a porta sì.
Antonio: Un programma che mi piace molto è quello su La7 di Daria Bignardi, Le invasioni
barbariche.
Taddia: Daria, prendi nota perché questo è un autoinvito,… ok?
Antonio dal tuo sogno a un altro sogno, perché proprio il sogno è l’argomento protagonista
dello spot da te ideato e dai vostri compagni di classe realizzato per “La tv sei tu”.
134
Chiusura della puntata
Taddia: Il sogno è l’argomento protagonista dello spot ideato da te e realizzato dai
ragazzi della scuola media " P. Borotzu " di Nuoro… vediamolo insieme
I sogni
L’altro giorno hai visto la partita?
Sì, l’ho vista, Avete avuto una
fortuna incredibile (tradotto dal
sardo).
Il portiere era fortissimo, come me
d’altronde.
135
I sogni [continua]
Ragazzi: TU??
Sì, io da grande farò il calciatore.
Invece a me piacerebbe tanto fare
la velina.
Ma quale velina e velina! Io tra
qualche anno vado a Cinecittà a
fare il Grande Fratello, così divento
famoso e prendo soldi a palate.
136
I sogni [continua]
Ma vai a fare la tele vera! A me da
grande
piacerebbe
tantissimo
recitare in una serie televisiva
Io farò l’astronauta
Risata generale
Ma dai, Roberto, con la carrozzella
spaziale vai!
I
Quello è proprio fuori di testa…
137
I sogni [continua]
Buongiorno. Apriamo questa edizione del telegiornale con una notizia straordinaria: è
appena sbarcata sulla superficie di Marte la navicella spaziale Nuragus guidata da
Roberto Piras, il primo astronauta in sedia a rotelle. Intanto, dal centro spaziale,
arrivano i primi commenti. Vediamo:
138
1.
Considerazioni
Anche per questa puntata il conduttore Taddia ha scelto una persona con disabilità grave, il
ventunenne Antonio Gaddari, affetto da tetraplegia [paralisi di tutti e quattro gli arti] dall’età di cinque
anni che può scrivere e comunicare con gli altri grazie a un software che gli permette di dettare al
computer i suoi pensieri che vengono pubblicati sul suo sito Internet.
Un programma informatico che fa vedere le reali potenzialità delle tecnologie compensative e
consente ad un tetraplegico di esprimersi con l’unica parte del corpo funzionante [la voce]. È un
aspetto positivo della divulgazione televisiva per far conoscere e per infondere fiducia a tutti quelli che
sono nelle condizioni di Antonio e alle loro famiglie.
La sfida lanciata attraverso il suo sito: Successo e notorietà possono essere conquistati solo da chi
è bello e “normodotato”? dimostra l’autostima nei propri mezzi e coinvolge i media, in particolare la
televisione incline per vocazione a scegliere solo ciò che è bello.
Simpatica risulta anche l’idea di far verificare ad alcuni ragazzi normodotati gli ostacoli e i limiti
con cui i disabili lottano quotidianamente. Alla fine dell’esperienza tra le cose evidenziate da Taddia,
se ne richiama una in particolare: So che siete rimasti un po’ colpiti dagli sguardi delle persone. Gli
sguardi e certe parole della gente forse sono uno scotto da pagare per portare a termine un processo di
inclusione.
Nel film “La storia di Loretta Claiborne” di Lee Grant, la protagonista, Loretta che aveva trovato
riscatto nella corsa, invitata a fare un discorso dopo una vittoria disse: Sono nata con un ritardo
mentale. Quand’ero piccola avevo paura dei fulmini e dei tuoni, ma avevo più paura delle parole che
uscivano dalla bocca della gente.
Il cortometraggio “Nuvole controvento” realizzato dall’Associazione Cult Sequenze di Carpi Modena – richiama un altro aspetto della disabilità: i sentimenti. La chatroom permette di esprimersi
senza essere visti e di essere apprezzati per quello che si dice e non per come si appare; tant’è che i due
trovano delle affinità e anche un’infatuazione sentimentale ma poi, inevitabilmente arriva il momento
di affrontare la realtà e Giacomo sente tutto il peso della sua condizione fisica e teme che possa
deludere le aspettative della ragazza . Verrebbe da dire: Come dargli torto! Invece, il torto lo ha subito
la ragazza; perché non affrontando la realtà, Giacomo non le è ha dato la possibilità di manifestarsi.
Per “Latvseitu” Taddia presenta un altro aspetto non riconosciuto ai disabili: i desideri. Lo spot
ideato da Antonio Gaddari e interpretato dai ragazzi della scuola media “P. Borotzu” di Nuoro con la
collaborazione di Screensaver è uno spaccato del gruppo che per lo più ha assimilato la cultura
divulgata dai media e individua nella velina, nel calciatore o nella partecipazione al grande fratello la
massima aspirazione. Solo una ragazza e il ragazzino disabile escono dal seminato. La ragazza
esprime il desiderio di voler fare la “televisione vera” e il ragazzino disabile l’astronauta facendo
ridacchiare i compagni. Venti anni dopo il sogno del ragazzo disabile si avvera e lo spot finisce con
“chi non sogna … non va a segno” e fa ripensare al film “La storia di Loretta Claiborne” quando
dice: Ognuno di noi vuole contare qualcosa, perlomeno per qualcuno, ma se ogni giorno le persone ti
dicono che non hai niente da offrire e che non ti vogliono, perdi la fiducia.
139
“Paragrafo
Allegati”
Parole chiave
Legge 104/92
Barriere architettoniche
Legge 68/99
Integrazione scolastica disabili
Tecnologie compensative
Integrazione lavorativa disabili
140
Paragrafo “Allegati”
SCHEMA 1.A
Televisione
Programma
L'avvocato
risponde
Mi manda Raitre
Legge 104
Tipologia
Programma
Trattazione sistematica di
approfondimento
Data
messa in
onda
Durata
Rai
Time code
start
Time code
stop
10/05/2003
0.06.33
2
6.28.00
6.34.43
0.50.00
3
22.26.37
23.14.28
0.17.30
3
10.42.23
10.59.54
0.13.40
2
6.44.11
6.57.56
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
21/05/2003
Cominciamo bene
Estate
Programma di intrattenimento
L'avvocato per
voi
Trattazione sistematica di
approfondimento
28/07/2004
30/06/2007
SCHEMA 1.B
Radio
Programma
Legge 104
Tipologia
Programma
Data
messa in
onda
Durata
Radio
Time code
start
Time code
stop
Difensore civico
Programma dedicato interamente
alla disabilità
08/02/2002
1.01.43
R.
PARLAM.
14.33.14
15.34.58
Disappunti
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
09/12/2002
0.09.44
R.
PARLAM.
12.46.37
12.56.22
Letter time
Trattazione sporadica
29/01/2003
0.04.32
R.
PARLAM.
13.51.07
13.55.39
Il baco del
millennio
Programma dedicato interamente
alla disabilità
27/11/2003
1.17.31
RF1
10.37.28
12.00.21
La radio ne parla
Programma dedicato interamente
alla disabilità
14/03/2006
0.24.32
RF1
12.35.49
13.00.21
141
142
SCHEMA 2.A
Televisione
Programma
Cominciamo
bene Estate 2004
Question time
Tecnologie compensative
Tipologia
Programma
Data
messa in
onda
Durata
Rai
Time code
start
Time code
stop
Programma di intrattenimento
24/09/2004
0.17.39
3
10.56.30
11.14.09
15.21.07
15.26.01
Informazione sul dibattito
parlamentare
3
13/04/2005
0.04.55
SCHEMA 2.B
Televisione
Programma
Tg Parlamento
notte
Protesi disabili
Tipologia
Programma
Data
messa in
onda
Durata
Rai
Time code
start
Time code
stop
Informazione sul dibattito
parlamentare
22/07/2006
0.01.53
2
1.30.56
1.32.50
SCHEMA 2.C
Radio
Programma
Seduta camera
deputati
Tecnologie compensative
Tipologia
Programma
Data
messa in
onda
Durata
Radio
Time code
start
Time code
stop
Informazione sul dibattito
parlamentare
13/04/2005
0.04.55
R. Parlam.
15.21.07
15.26.01
143
144
SCHEMA 3.A
Televisione
Programma
Speciale Okkupati
2002
Tg3 Articolo 1
Okkupati network
2003
Legge 68
Tipologia
Programma
Data
messa in
onda
Durata
Rai
Time code
start
Time code
stop
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
02/11/2002
0.29.00
3
19.59.20
20.28.01
0.20.04
3
12.28.42
12.48.46
0.28.26
3
20.00.10
20.28.37
24/09/2004
0.17.39
3
10.56.00
11.14.09
Informazione sul dibattito
parlamentare
Trattazione sistematica di
approfondimento
06/02/2003
05/04/2003
Cominciamo bene
Estate
Programma di intrattenimento
Speciale Okkupati
2005
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
23/10/2005
0.05.08
3
13.14.11
13.19.29
Okkupati 2006
Trattazione sistematica di
approfondimento
15/10/2006
0.05.21
3
13.46.54
13.52.16
Okkupati 2007
Trattazione sistematica di
approfondimento
05/08/2007
0.05.09
3
12.59.13
13.04.23
145
146
SCHEMA 3.B
Radio
Programma
Legge 68
Tipologia
Programma
Data
messa in
onda
Durata
Radio
Time code
start
Time code
stop
Diversi da chi?
Programma dedicato interamente
alla disabilità
02/02/2003
0.06.22
RF1
11.05.34
11.11.56
La radio a colori
Programma dedicato interamente
alla disabilità
18/03/2003
0.25.39
RF1
12.34.42
13.00.22
Tam Tam Lavoro
Programma dedicato interamente
alla disabilità
12/04/2003
0.10.02
RF1
14.03.48
14.13.50
Tam Tam Lavoro
Programma dedicato interamente
alla disabilità
14/04/2003
0.06.58
RF1
13.32.58
13.39.56
Disappunti
Informazione sul dibattito
parlamentare
02/02/2004
0.40.17
R. Parlam.
12.30.20
13.10.37
Disappunti
Informazione sul dibattito
parlamentare
16/02/2004
0.45.00
R. Parlam.
12.33.06
13.18.06
La radio ne parla
Trattazione sporadica
29/03/2005
0.23.58
RF1
12.36.22
13.00.20
Tam Tam Lavoro
magazine
Trattazione sistematica di
approfondimento
01/10/2005
0.26.40
RF1
6.33.37
7.00.17
Linea alle
istituzioni
Informazione sul dibattito
parlamentare
15/08/2006
0.13.35
R. Parlam.
7.07.26
7.21.01
Che lavoro fai?
Trattazione sporadica
10/03/2007
0.57.49
RF2
20.33.52
21.31.41
147
148
SCHEMA 4.A
Barriere architettoniche
Televisione
Programma
L'avvocato
risponde
[cat. Mult. Progr. tv-puntate]
Tipologia
Programma
Data
messa in
onda
Trattazione sistematica di
approfondimento
09/01/2005
Durata
Rai
Time code
start
Time code
stop
0.08.46
2
6.34.21
6.43.07
0.53.33
3
23.53.38
0.48.11
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
02/05/2005
Tg Parlamento
mattina
Informazione sul dibattito
parlamentare
18/07/2005
0.01.11
1
9.51.16
9.52.27
Melevisione-Un
lupo a rotelle
Programma di intrattenimento
07/12/2005
0.22.45
3
16.36.36
16.59.21
Tg Parlamento
mattina
Informazione sul dibattito
parlamentare
02/02/2006
0.01.10
1
10.40.09
10.41.19
Dopo Tg1
Trattazione sistematica del
problema
09/03/2006
0.04.57
1
20.32.03
20.37.01
Anima Magazine
Trattazione sistematica del
problema
30/03/2006
0.04.21
2
4.10.36
4.14.57
Tribuna politica
regionale:
elezioni
amministrative
Informazione sul dibattito
parlamentare
15/05/2006
0.03.00
3
13.38.27
13.41.27
Screensaver
Trattazione sistematica di
approfondimento
21/05/2006
0.35.24
3
9.03.51
9.39.15
Screensaver
Trattazione sistematica di
approfondimento
10/09/2006
0.35.45
3
9.03.03
9.38.48
In famiglia
(Fiaba)
Programma di intrattenimento
07/10/2006
0.01.19
2
10.28.30
10.29.50
Dieci minuti di…
(Anthai)
Trattazione sistematica del
problema
04/10/2007
0.10.36
1
10.38.58
10.49.34
Racconti di vita
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
14/01/2007
0.02.20
3
12.46.39
12.49.00
Tribuna politica
regionale
Informazione sul dibattito
parlamentare
21/05/2007
0.06.00
3
13.15.00
13.21.00
Dieci minuti di…
(Anthai)
Trattazione sistematica del
problema
10/10/2007
0.10.00
1
0.41.31
10.51.31
Racconti di
vita:sera
149
SCHEMA 4.B
Barriere architettoniche
Televisione
Programma
Unomattina
(Anthai)
Cominciamo bene
Estate
[cat. Mult. Progr. tv-puntate]
Tipologia
Programma
Programma di intrattenimento
Data
messa in
onda
Durata
Rai
Time code
start
Time code
stop
12/02/2002
0.04.50
1
10.24.54
10.29.05
0.25.25
3
11.09.17
11.35.42
Programma di intrattenimento
20/06/2002
Unomattina
sabato &
domenica /Fiaba)
Programma di intrattenimento
29/09/2002
0.25.25
1
6.44.58
6.47.24
Geo & Geo
(Anthai)
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
15/11/2002
0.04.38
3
17.15.51
17:20:29
Dieci minuti di…
(Anthai)
Trattazione sistematica del
problema
28/11/2002
0.10.21
1
11.12.30
11.22.52
Dieci minuti di…
(Anthai)
Trattazione sistematica del
problema
05/12/2002
0.10.23
1
11.12.43
11.23.07
Unomattina
speciale Telethon
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
14/12/2002
0.07.15
1
10.13.00
10.20.15
Programma di intrattenimento
21/01/2003
0.05.28
1
8.44.12
8.49.41
Tg3 Articolo1
Trattazione sistematica di
approfondimento
06/02/2003
0.20.04
3
12.28.42
12.48.46
Unomattina
Programma di intrattenimento
21/02/2003
0.09.16
1
10.17.26
10.26.42
0.05.19
2
5.59.43
6.05.03
Unomattina
Osservatorio
Trattazione sistematica di
approfondimento
10/03/2003
Cominciamo bene
Programma dedicato interamente
alla disabilità
20/03/2003
1.47.00
3
10.22.46
11.59.41
Unomattina
Estate
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
02/07/2003
0.06.05
1
8.33.39
8.39.44
Unomattina
Estate
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
20/08/2003
0.13.24
1
7.35.30
7.48.54
150
SCHEMA 4.C
Barriere architettoniche
Televisione
[cat. Mult. Progr. tv-puntate]
Programma
Tipologia
Programma
Data
messa in
onda
Durata
Rai
Time code
start
Time code
stop
Unomattina
Estate (Fiaba)
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
05/09/2003
0.09.55
1
0.07.35
7.44.55
Speciale TG1
(Fiaba)
Programma dedicato interamente
alla disabilità
05/10/2003
1.03.18
1
22.38.42
23.51.39
Fiaba day
Programma dedicato interamente
alla disabilità
05/10/2003
0.17.33
2
2.16.55
2.34.28
Unomattina
(Fiaba)
Programma dedicato interamente
alla disabilità
07/10/2003
0.02.25
1
10.09.08
10.11.33
Dieci minuti di…
(Anthai)
Trattazione sistematica del
problema
19/03/2004
0.10.48
1
11.17.29
11.28.18
Tg Parlamento
mattina
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
23/03/2004
0.01.15
1
10.37.31
10.38.47
1.23.26
1.24.55
Tg Parlamento
notte
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
23/03/2004
0.01.27
2
2 volte 60 secondi
Programma dedicato interamente
alla disabilità
16/04/2004
0.01.53
1
5.58.09
6.03.00
Unomattina
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
16/04/2004
0.08.56
1
8.32.47
8.41.43
Unomattina
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
13/05/2004
0.08.28
1
9.07.10
9.15.39
Dieci minuti di…
(Anthai)
Trattazione sistematica del
problema
13/07/2004
0.11.16
1
9.47.28
9.58.45
Quelli che
aspettano…(spot
Fiaba)
Programma di intrattenimento
03/10/2004
0.31.00
2
14.00.08
14.00.39
Fiaba day
Trattazione sistematica del
problema
0.15.48
2
3.01.06
3.16.14
Dieci minuti di…
(Anthai)
Trattazione sistematica del
problema
0.11.11
1
9.41.51
9.53.02
3/10/2004
25/11/2004
151
SCHEMA 4.D
Barriere architettoniche
Televisione
Programma
Unomattina
[cat. Mult. Progr. tv-EDS]
Tipologia
Programma
Data
messa in
onda
Programma di intrattenimento
Durata
Rai
Time code
start
Time code
stop
0.10.30
1
10.32.58
10.43.29
14/01/2002
Porta a porta
Trattazione sporadica
06/02/2002
0.02.02
1
23.21.34
23.23.36
Il fatto
Trattazione sporadica
5/03/2002
0.04.00
1
20.42.00
20.46.00
In famiglia
Programma di intrattenimento
23/03/2002
0.09.19
2
8.25.11
8.34.32
Tg3 Neapolis
Trattazione sporadica
26/03/2002
0.09.00
3
15.03.00
15.12.00
Cominciamo
bene
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
27/03/2002
0.09.00
3
Un mondo a
colori
Programma dedicato interamente
alla disabilità
14/05/2002
0.15.00
Edu
10.13.04
10.27.53
Sette giorni al
parlamento
Informazione sul dibattito
parlamentare
04/05/2002
0.02.41
1
15.34.18
15.37.00
La vita in diretta
(Anthai)
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
03/12/2002
0.05.50
1
17.50.44
17.56.35
Alle falde del
Kilimangiaro
Trattazione sporadica
23/02/2003
0.31.27
3
15.49.00
16.10.27
Unomattina
Trattazione sporadica
22/10/2003
0.05.21
1
10.16.17
10.21.39
11.11.36
11.02.35
152
153
SCHEMA 4.E
Radio
Programma
Barriere architettoniche
Tipologia
Programma
Data
messa in
onda
Durata
Radio
Time code
start
Time code
stop
Beha a colori
Programma dedicato interamente
alla disabilità
30/01/2002
0.24.00
RF1
12.36.21
13.00.21
Beha a colori
Programma dedicato interamente
alla disabilità
25/02/2002
0.25.39
RF1
12.35.16
25.00.22
Difensore civico
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
17/05/2002
0.50
Radio
Parlam.
12.31.00
13.30.00
Disappunti
Programma dedicato interamente
alla disabilità
04/11/2002
0.35.00
Radio
Parlam.
12.29.00
13.05.00
Italia, istruzioni
per l’uso
Trattazione sporadica
01/01/2003
0.53.00
RF1
06.07.14
07.00.17
Farhenheit
Trattazione sporadica
14/01/2003
02.26.01
RF3
15.00.53
18.01.16
La radio a colori
Trattazione sporadica
17/03/2003
12.35.00
RF1
12.35.00
13.00.20
Baobab
Trattazione sporadica
16/07/2004
0.06.00
RF1
16.19.00
16.25.00
Conferenza stampa
Fiaba
Informazione sul dibattito
parlamentare
30/9/2004
0.29.14
R. Parlam.
14.07.10
14.36.24
Habitat
Trattazione sporadica
01/10/2004
0.08.00
RF1
08.51.32
09.00.2
Trattazione sporadica
25/03/2005
0.04.32
RF1
12.43.50
12.47.22
Radio anch’io
Programma dedicato interamente
alla disabilità
04/08/2005
0.55.21
RF1
09:04.56
10.17.00
Strada facendo
Trattazione sporadica
01/01/2006
0.05.00
RF2
18.29.00
18.34.00
Question time
Informazione sul dibattito
parlamentare
29/07/2007
1.36.00
Radio
Parlam.
Diversi da chi
Programma dedicato interamente
alla disabilità
06/10/2007
0.05.00
RF1
L’altro sport
Programma dedicato interamente
alla disabilità
16/11/2007
0.18.00
L’Italia che va
154
Radio
Parlasm.
11.23.00
13.00.00
10.03.00
10.08.00
13.53.00
14.11.00
155
SCHEMA 5.A
Radio
Programma
Integrazione scolastica disabili
Tipologia
Programma
Data
messa in
onda
Durata
Radio
Time code
start
Time code
stop
Difensore civico
Trattazione sporadica
09/08/2002
01.10.00
R. Parlam.
14.30.46
15.41.18
Notizie di
informazione
politica
Informazione sul dibattito
parlamentare
19/09/2003
0.15.18
R. Parlam.
18.17.00
18.32.18
156
SCHEMA 6.A
Televisione
Programma
Speciale okkupati
2002
Integrazione lavorativa disabili
Tipologia
Programma
Data
messa in
onda
Durata
Rai
Time code
start
Time code
stop
Trattazione sistematica di
approfondimento
02/11/2002
0.30.35
3
19.59.20
20.30.00
0.30.00
3
19.57.00
20.27.00
Trattazione sistematica di
approfondimento
01/02/2003
Okkupati network
2003
Trattazione sistematica di
approfondimento
01/03/2003
0.27.00
3
19.56.00
20.23.00
A sua immagine
Programma di intrattenimento
27/09/2003
0.18.00
3
17.15.00
17.33.00
Unomattina
Programma di intrattenimento
30/11/2005
0.03.00
1
09.25.00
09.28.00
Okkupati network
2003
157
158
SCHEMA 6.B
Radio
Programma
Integrazione lavorativa disabili
Tipologia
Programma
Data
messa in
onda
Durata
Radio
Time code
start
Time code
stop
Trattazione sporadica
06/01/2003
0.30.26
R.Parlam.
12.35.40
13.06.06
Trattazione sporadica
29/01/2003
0.14.52
R.Parlam
13.48.01
14.02.53
Il baco del
millennio
Programma dedicato interamente
alla disabilità
27/11/2003
0.01.17
RF1
10.37.28
12.00.00
Programma dedicato parzialmente
alla disabilità
01/12/2003
0.35.00
Radio
Parlam.
10.30.00
11.40.00
Arianna
GR1 ore 8:00
Trattazione sporadica
07/12/2003
0.53800
RF1
08.00.00
08.38.00
Diversi da chi?
Programma dedicato interamente
alla disabilità
04/03/2004
02.26.01
RF1
10.06.00
10.11.00
Diversi da chi?
Programma dedicato interamente
alla disabilità
09/01/2005
0.05.00
RF1
10.09.00
10.14.00
26/05/2007
01.05.00
R.Parlam.
12.14.00
13.19.00
Disappunti
Letter time
Conferenza
Nazionale della
Famiglia di Firenze
- Terza giornata Question time delle
famiglie con il
Presidente del
Consiglio dei
Ministri Romano
Prodi
Trattazione sporadica
159
Conclusioni
La ricerca “sulla realtà dei disabili nella società e nel territorio italiani divulgata dai
programmi radio televisivi dal 2002 al 2007”, per appurare se lo Stato, in tutte le sue
articolazioni istituzionali e nel comportamento dei cittadini, ha rimosso gli ostacoli di ordine
economico e sociale e garantito pari opportunità ai cittadini disabili, ha subito alcune
variazioni rispetto al piano iniziale.
Tali variazioni sono da attribuire alla necessità di colmare delle lacune sulle normative
inerenti la disabilità per poter seguire e partecipare con spirito critico all’ascolto e alla visione
dei programmi.
Il breve studio sugli aspetti legislativi ha rimarcato la divisione dei compiti tra le
istituzioni e permesso di individuare la condizione per una “integrazione di qualità”: “fare
sistema” [inteso proprio come insieme di elementi coordinati tra loro in una unità funzionale ].
Dal punto di vista della ricerca, la scelta delle parole chiave a parere dello scrivente si
spiega perchè dall’interazione degli ambiti da loro rappresentati dipende la vera integrazione.
La scelta di utilizzare le stesse parole chiave sulle banche dati della Radio e della
Televisione si è rivelata positiva perché in quasi tutti i casi l’ascolto e la visione hanno
permesso di avere una informazione completa. Difficile affermare la stessa cosa nel caso di
un utente che avesse visto o ascoltato la trasmissione solo da un’ emittente.
Trascrivere le parti ritenute essenziali è stato un modo per riconoscere a un documento
scritto un riferimento essenziale per ponderare meglio le situazioni.
Dallo studio delle leggi e da ciò che è emerso dall’ascolto si può affermare che l’Italia,
dal punto di vista dei principi, risulta essere all’avanguardia nel mondo per la tutela delle
persone disabili; sul piano pratico, invece si riscontra una notevole differenza tra quello che
dicono le leggi e quello che effettivamente si fa.
Vediamo perché.
L’Istat ha difficoltà a rilevare le persone con disabilità perché la definizione di disabilità
non è universale [si veda paragrafo 2.2.1 pag. 45 capitolo II ] e il rilascio delle certificazioni,
di competenza delle commissioni costituite presso le ASL non è standardizzato nel territorio
ma cambia da Regione a Regione, e talvolta addirittura da ASL a ASL [su questo tema le due
emittenti hanno divulgato solo il numero assoluto o relativo dei disabili ].
Le “Unità Multidisciplinari” previste dal D.P.R. 24.2.1994 e richiamate nella Circolare
n.11/SAP del 10 aprile ’95 denominata “Linee di indirizzo e coordinamento relativa ai
compiti delle A.S.L. in materia di alunni in situazione di handicap” sono pressoché inesistenti
[e mai richiamate in nessun programma radio televisivo].
160
La scuola, obbligata dalla sentenza 215/’87 a perseguire l’integrazione anche per i
bambini e ragazzi in situazione di handicap grave, vive una stato di precarietà perenne tant’è
che lo stesso Ministero è stato costretto ad affermare che [(…) gli alunni in situazione di
handicap hanno insegnanti per loro dedicati con il più alto tasso di variabilità di tutto il
sistema scolastico ].
Sulla “ Specializzazione degli insegnanti di sostegno” sono state mosse accuse
all’Università del Nord Italia, rea di gestire corsi al Sud , appaltandoli a soggetti privati non
qualificati con evidenti scopo di lucro [si veda paragrafo 4.1.3 pag. 63 capitolo II]; una
denuncia simile a quella che nel 1999 la CGIL nazionale ha presentato proprio sui corsi
per gli insegnanti di sostegno perché le 15 università che rilasciavano i titoli di studio
spesso appaltavano la gestione dei corsi a privati […]. [Su questi, ed altri temi non c’è mai
stata la presenza sindacale. Chissà!… forse non “avevano tituli”].
La questione della mancanza di addetti all’”assistenza alla persona” denunciata dai
genitori è riconducibile alla mancanza di fondi e alla quasi certezza dell’impunità da parte
degli Enti locali [Non è il caso del Comune di Eboli dove la sezione del Tribunale di Salerno
con ordinanza n. 2069 del 2007 a seguito di un ricorso in via di urgenza ha riaffermato il
diritto di un alunno disabile alla nomina di un assistente a spese del Comune che all’inizio
dell’anno si era rifiutato di nominare un addetto. Il provvedimento di urgenza è stato preso in
considerazione perché secondo l’orientamento giurisprudenziale è necessario che la diagnosi
funzionale indichi tra i bisogni educativi specifici dell’alunno, quello di un assistente per la
comunicazione. (da Impegno per una vita migliore, Periodico d’informazione della federazione malattie rare
infantili di Torino, n. 3, 2007)].
La quasi certezza dell’impunità riguarda anche le barriere architettoniche salvo eccezioni
come il caso di un cinema ristrutturato ma inaccessibile ai disabili nella sala superiore. Il
sindaco, di fronte all’esposto di un disabile, non avrebbe adottato le iniziative idonee a
revocare l’agibilità della sala cinematografica la cui ristrutturazione risultava non conforme
alla concessione edilizia emersa nel corso del processo. [La Sentenza pronunciata dal Giudice
unico di Verbania – in applicazione dell’articolo 24 della Legge 104/92 - ha previsto la
condanna del progettista a venti milioni di ammenda e alla sospensione per tre mesi
dall’albo professionale. Il giudice ha inoltre disposto la trasmissione degli atti alla Procura
della Repubblica in relazione alla posizione del sindaco di Verbania e del vicecomandante
della polizia urbana, ipotizzando per entrambi il reato di “rifiuto di atti di ufficio” ( da
Mobilità, Costruire l’autonomia, Anno 2 n. 7, Marzo /Aprile 2000 pag. 37)].
161
Questa sentenza deve far riflettere sulle iniziative intraprese da alcune associazioni sulla
“raccolta fondi” avallate dal ministro delle pari opportunità e divulgate dalla televisione
come “iniziativa solidale” [si veda paragrafo “Speciale Tg1 2003” pag. 111 capitolo II].
Altro, è il principio di solidarietà previsto dalla nostra Costituzione.
Devono anche far riflettere
•
la denuncia del presidente della
commissione handicap di Confindustria che
ritiene la Confederazione generale dell'industria italiana poco rispettosa nel riconoscere pari
dignità alle imprese che investono e producono in tecnologie compensative [ a differenza di quanto
accade nei Paesi scandinavi, nel Canada e negli USA dove esistono grandi imprese che producono queste
tecnologie, sono quotate in borsa e hanno la stessa dignità delle imprese che producono altri manufatti ];
•
l’attuale rete di distribuzione degli ausili protesici e delle tecnologie compensative
che sembra orientata a fare lobby per prevenire forme diverse di distribuzione.
•
La comparazione della legge 68/99 con altre realtà europee in “Speciali Okkupati”,
un modo da parte della conduttrice e dei suoi collaboratori, per sottolineare che l’integrazione in
ambito lavorativo è un processo in divenire che richiede l’impegno costante delle istituzioni e
dell’imprenditoria [ anche se gli amministratori pubblici non possono chiedere ai privati di
rispettare le leggi quando sono i primi a disattenderle ( solo un esempio tra i tanti: le Asl
piemontesi su mille persone disabili da assumere ne hanno assunte solo 16 -sedici - )];
•
I risultati, non certo brillanti, di un’analisi sperimentale su base nazionale
dell’accessibilità e delle conformità elaborate dal consorzio internazionale w3c e dalla sezione
WAI [Web Accessibility Iniziative], di nove siti Web di interesse nazionale relativi al mondo
della Pubblica Amministrazione8 [effetto della scarsa copertura finanziaria di cui gode la legge 9
gennaio 2004, (conosciuta come Legge Stanca) che non prevede nessun onere di spesa per il governo se
non entro i limiti della disponibilità di bilancio ];
•
il “giochino” proposto dal conduttore di Screensaver
per rimarcare che i
pregiudizi verso le persone disabili si vincono solo con la conoscenza o immedesimandosi nei
loro problemi quotidiani e che i sentimenti, le passioni, i sogni fanno parte di ogni essere umano.
Ma, si potrebbe obiettare, come mai nonostante tutto, un numero di ragazzi disabili
raggiunge risultati eccellenti in ambito scolastico, universitario, lavorativo, sportivo ecc. in
questa tanto vituperata Italia?
8
A. Scialdone, P. Checcucci, F. Deriu, Società dell’informazione e persone disabili, dal rischio di esclusione ai
percorsi di integrazione, ISFOL, Guerini e Associati, pp. 68/91
162
La risposta è piuttosto semplice: i risultati positivi sono da attribuire a quelle ottime
persone che si trovano in tutti i settori che, con il loro impegno, la loro professionalità e il
forte senso della solidarietà non solo attutiscono il disinteresse degli altri, ma danno fiducia e
dignità ai disabili e alle loro famiglie. E poi, ci sono proprio le famiglie che vedono in ogni
bambina o ragazzo, non il disabile o l’handicappato ma il figlio.
In buona sostanza si può affermare che finora le questioni inerenti l’integrazione
[scolastica, lavorativa ecc.], la mobilità, la fruibilità degli ambienti delle persone disabili
sono state imposte da alcune sentenze e definite nella sfera legislativa ma non sono ancora
state recepite interamente a livello culturale. Molto resta da fare in particolare dalla “Politica”
e dalle “Istituzioni”.
Sarebbe quindi opportuno in applicazione all’articolo 3 - comma m e n della legge
costituzionale n. 3/2001, che sostituisce l’articolo 117 della Costituzione [ Rimangono di
competenza dello Stato
“ la determinazione
dei livelli essenziali delle prestazioni
concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”
e “le nome generali sull’istruzione”]
attivare un coordinamento nazionale tra MIUR
[Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca] ,
Ministero della Sanità,
Ministero del Lavoro, Ministero dell’Interno, Regioni ed Enti Locali. Tale coordinamento
dovrebbe rivisitare le questioni attinenti:
1.
alla sanità per ricercare
•
un’uniformità di procedure per la definizione di “disabilità” su tutto il territorio nazionale;
•
i criteri per aggiornare periodicamente il “Nomenclatore tariffario” in modo da consentire
l’utilizzo delle tecnologie compensative
che permettano alle persone in situazione di handicap di
diventare il più possibile autosufficienti già dalla scuola materna,
•
i criteri di divulgazione per accedere al “Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza” o
fondi regionali per
sperimentare, già dalla scuola materna, ausili e postazioni di gioco ad hoc per le
diverse tipologie di deficit;
•
nuovi criteri per stipulare convenzioni premiali con le aziende, le Università, i Politecnici
proprio per incentivare la ricerca e la funzione pedagogica previste dalla legge 104/92 “Legge – quadro
per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” sulle tecnologie
compensative e
•
i criteri per il rinnovo delle convenzioni vincolati ai risultati.
2.
al MIUR per
•
individuare con gli Enti locali, le modalità operative per garantire l’assistenza
163
specialistica agli alunni privi delle autonomie di base [motorie, alimentari e di controllo
sfinterico];
•
pianificare e attuare quanto stabilito dal comma 1 dell’art. 14 [Il MIUR
“provvede alla formazione e all’aggiornamento del personale docente per
l’acquisizione di conoscenza in materia di integrazione scolastica
degli studenti
handicappati” e “ all’attività di forme sistematiche di orientamento, particolarmente
qualificate per la persona handicappata, con inizio almeno dalla prima classe della
scuola secondaria di primo grado” e “a garantire la continuità educativa fra i diversi
gradi di scuola…” ];
•
far predisporre nel P. O .F [Piano dell’Offerta Formativa], attraverso
l’esercizio effettivo della collegialità, la pratica della continuità, del tirocinio, insieme ai
criteri per l’adeguamento delle attività didattiche e ai loro ritmi di apprendimento,
l’integrazione degli alunni in situazione di handicap
•
riconoscere un incentivo e un credito a quegli insegnanti di sostegno di ruolo
disposti ad accettare la permanenza nella stessa sede almeno per un ciclo [biennio o
triennio] per garantire continuità al piano dell’offerta formativa,
•
consentire ai dirigenti scolastici di mantenere in servizio i docenti a tempo
determinato per evitare il cambio di insegnanti durante l’anno scolastico;
•
•
creare vincoli di responsabilità anche individuali e opportunità di carriera;
individuare i criteri che permettano agli insegnanti di rapportarsi con le
Agenzie per l’impiego e il mondo del lavoro per promuovere lo svolgimento del
tirocinio, anche per ragazzi disabili.
164
3.
al Ministero per l’interno per
Consolidare anche in Italia una prassi già in uso negli altri Paesi Occidentali:
•
fissare, come condizione per partecipare ai bandi pubblici [per cifre superiori a…],
la disponibilità all’assunzione di un numero di disabili.
Rivisitare il concetto
•
di “inabilità al lavoro”, là dove le tecnologie, il software e tutti gli altri supporti
necessari possono compensare il deficit. La frequenza scolastica può permettere l’acquisizione
delle abilità necessarie al loro uso e il tirocinio in azienda costituire un valido banco di prova
per una valutazione in ambito lavorativo.
In questi casi, la collaborazione tra l’ASL di appartenenza e la scuola deve iniziare
già dalla scuola materna, proprio per la ricerca degli ausili, del software e di una
corretta postura
per
rendere il bambino il più possibile autonomo. In questa
collaborazione devono poi sostituirsi gli altri ordini di scuola, l’Agenzia per l’impiego e
l’azienda o l’ente pubblico disponibile ad accogliere il ragazzo per lo stage. Da questo
percorso si possono trarre utili indicazioni sul tempo che il ragazzo potrà dedicare al
lavoro e fare in modo che “domanda e offerta” possano incontrarsi. Là dove i risultati
non dovessero raggiungere livelli tali da permettere un inserimento lavorativo [inteso
proprio in termini produttivi]
si possono
prevedere forme di tirocinio per scopo
relazionale/pedagogico nei modi simili a quelli previsti per gli “incollocabili al lavoro”
[articolo 18 della legge24/6/1997 nr.196
dove il tirocinio è
pensato per scopi
terapeutici.
La ricerca di soluzioni per ognuno dovrebbe anche servire a rivedere il vitalizio
erogato per consentire a quelli che
•
possono essere inseriti in ambito lavorativo: di incrementare la pensione di
invalidità civile con il lavoro,
•
possono essere inseriti per scopi “relazionali/pedagogici”: di incrementare il loro
reddito con delle “borse lavoro”,
•
non possono esser inseriti: di incrementare il loro reddito aumentando la pensione di
invalidità e/o di accompagnamento e gestire la situazione il più a lungo possibile in ambito
familiare e con interventi esterni parziali [da un calcolo effettuato, gli attuali 495 euro di
accompagnamento possono servire per il compenso di una badante per circa
mensili ].
165
trenta
ore
4.
•
al Ministero al lavoro per
valutare le cause che
dall’entrata in vigore della legge 68/99, hanno
determinato una percentuale così bassa di assunti [ circa 13%],
•
definire, dall’entrata in vigore della legge 68/99, il rapporto tra “normali” che
operano a diversi livelli – oltre alle Agenzie per l’impiego – nelle Regioni, Province,
Comuni e cooperative per “procurare” lavori ai disabili e i “disabili occupati”;
•
valutare il numero degli occupati con deficit motori con un’invalidità
compresa tra il 75 e il 100%;
•
definire il numero degli occupati nel settore pubblico e in quello privato;
•
vagliare le situazioni e i comportamenti a scale diverse [ nazionale, regionale,
provinciale e comunale] delle aziende private e degli enti pubblici che non hanno
ottemperato agli obblighi e preferiscono pagare [se le pagano] le sanzioni previste
piuttosto che assumere;
•
definire un tempo massimo di iscrizione nelle liste speciali [2/3 anni] oltre il
quale far scattare un “vitalizio dignitoso”; se, dal momento in cui scatta il “vitalizio
dignitoso” l’Agenzia per l’impiego riesce a trovare una soluzione lavorativa, il disabile
è obbligato ad accettare pena il blocco del vitalizio.
166
5.
alle Regioni per
•
attuare quanto previsto dall’articolo 8 comma b della legge n. 328 “Legge
quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali “
assumendo un ruolo di indirizzo per le politiche integrate in materia di interventi
sociali, ambiente, sanità, istituzioni scolastiche, avviamento al lavoro, servizi del tempo
libero, trasporti e comunicazioni;
•
garantire un’uniformità di procedure e di interventi in tutto il territorio
regionale e una omogeneità di trattamento.
.
Il ruolo delle regioni oltre che di indirizzo dovrebbe anche essere di ricerca di
opportunità e di sperimentazione.
Alcuni esempi:
•
gli studenti disabili non autosufficienti sono esclusi dal tirocinio previsto dal
Piano dell’Offerta Formativa di molte scuole; per superare questo ostacolo sarebbe
opportuno che le Regioni promuovessero un tavolo di concertazioni con l’A. P .I. , l’A.
N. C. I la Confindustria per istituire un borsino regionale delle aziende e dei servizi
pubblici e privati disponibili a ricercare al proprio interno le mansioni da offrire agli
studenti in situazione di handicap ultra quindicenni. Il tirocinio potrebbe realmente
costituire
un momento sperimentale per una proposta successiva [da parte
delle
Agenzie per l’impiego] di apprendistato
•
il dopo genitori [o “dopo di noi” se visto dai genitori] dovrebbe costituire
ambito di ricerca sul territorio per sperimentare
comunità”
forme di gestione di
“strutture
per accogliere permanentemente disabili medio –gravi in un numero
contenuto [sei/otto unità] che un giorno rimarranno senza famiglia.
Tali sperimentazioni dovrebbero poi costituire motivo di analisi, a livello
nazionale, per valutare costi/benefici delle diverse forme di gestioni.
167
6.
agli Enti Locali per
1.
garantire l’assistenza di base e l’assistenza specialistica in ambito scolastico e in
ambito aziendale durante il tirocinio;
Questo tema è diventato pressante dopo il passaggio dagli Enti Locali allo Stato del
personale scolastico ausiliario per l’applicazione della legge 124/99 (tra questi anche gli
operatori addetti all’assistenza
degli alunni in situazione di handicap privi
dell’autonomia di base).
Con il “Protocollo di Intesa” per l’integrazione sia scolastica che sociale delle persone
in situazione di handicap del 12.9.2000, fra M. P. I., Enti locali e OO.SS, si è stabilito al
comma b dell’articolo 2 che “Restano invece nelle competenze dell’Ente locale quei
compiti di assistenza specialistica da svolgersi con personale qualificato sia all’interno
che all’esterno dell’Istituzione scolastica” .
È opportuno precisare che nelle scuole d’Italia le domande di assistenza sono
differenziate e mentre alcuni alunni in situazione di handicap non richiedono particolari
aiuti sul piano dell’assistenza, altri richiedono di essere accompagnati e quelli privi delle
autonomie di base (motorie, alimentari e di controllo sfinterico) richiedono aiuto totale,
allora si tratta
l’assistenza di
di intendersi sul significato di assistenza: competono alla scuola
base fornita dai collaboratori e agli enti locali (Provincia, ASL, comuni) i
servizi di assistenza specialistica.
2.
Garantire l’applicazione delle norme che stabiliscono la fruibilità dei marciapiedi,
dei mezzi di trasporto e degli edifici pubblici (come scuole, ospedali, uffici) o di pubblica utilità
(come chiese, cinema, teatri e musei ecc.) per permettere l'accesso a tutti;
3.
garantire che i progetti relativi alle costruzioni di nuovi edifici o alla ristrutturazione
di interi fabbricati siano pensati senza impedimenti;
4.
rivisitare la concessione di contributi [attualmente previsti per i disabili] per l’eliminazione
delle barriere architettoniche che interessano
parti comuni di uno stabile affinché siano attribuiti allo
stabile e non alla persona disabile, per permettere la fruibilità anche a inquilini o condomini che
dovessero diventare disabili o a visitatori su una sedia a rotelle.
Se invece, la “Politica” continua ad applicare il principio del “laissez- faire”, “laissezpasser” disattendendo al suo ruolo primario [dare la linea, promuovere processi culturali,
individuare priorità] e i mass media continuano a non svolgere appieno la loro azione di
stimolo e di denuncia, tutto il resto è conseguente [come togliere la pensione di 243 euro a
un ragazzo disabile per i setti mesi che ha lavorato presso una cooperativa e percepito 2.250 euro o
compilare la carta d’identità, nei modi richiamati in prima pagina di questo lavoro, da parte di un
impiegato di un Comune d’Italia]
168
Riferimenti bibliografici
Costituzione della Repubblica Italiana
J. P. Gutton, La società e i poveri, Oscar Studio Mondatori, Milano, 1977, pp. 100 e ss.
T.E.M.I., S.p.a Rastignano (BO) “Legislazione Scolastica” Scheda: 2/10/002.
A. Scialdone, P. Checcucci, F. Deriu, Società dell’informazione e persone disabili, dal
rischio di esclusione ai percorsi di integrazione, ISFOL, Guerini e Associati,
Noi Italia, Istat 2010
Handicap & Scuola, n. 78, aprile-maggio 1998.
A.Canevaro, in Handicap & Scuola, n. 82 1999.
Mobilità, Costruire l’autonomia, Anno 2 n. 7, Marzo /Aprile 2000
Impegno per una vita migliore, Periodico d’informazione della federazione malattie rare
infantili di Torino, n. 3, 2007.
Mobilità, Costruire l’autonomia, Anno 2 n. 7, Marzo /Aprile 2000.
Legge 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge – quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i
diritti delle persone handicappate”.
Legge 162 del 21 maggio 1998: “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, concernenti
misure di sostegno in favore di persone con handicap grave”
Legge 28 gennaio 1999, n.17, “Integrazione e modifica della Legge - quadro 5 febbraio
1992, n. 104, per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”
Legge 9 gennaio 2004, n. 4 [conosciuta come Legge Stanca] : “Disposizioni per favorire
l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”
Legge 12 marzo 1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”.
Sentenza della Corte Costituzionale n. 215/87
Film visionati
Figli di un Dio minore, di Randa Haines del 1986 [ Basato sull'opera teatrale del 1980
Children of a Lesser God di Mark Medoff ]
La storia di Loretta Claiborne [The Loretta Claiborne] USA, 2000 di Lee Grant
Le chiavi di casa, Tratto dal romanzo "Nati due volte " di Giuseppe Pontiggia, 2004 di Gianni
Amelio
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LA REALTÀ DEI DISABILI