LA REALTÀ DEI DISABILI NELLA SOCIETÀ E NEL TERRITORIO ITALIANI DIVULGATA DAI PROGRAMMI RADIO TELEVISIVI DAL 2002 AL 2007 Cognome …………………………….… Nome ………………………………….. Nato il ………………………………… (atto n………P………… S…………..) Cittadinanza…………………………... Residenza……………………………... Via……… ………… N………………. Stato civile…………........................….. Professione Handicappato CONNOTATI E CONTRASSEGNI SALIENTI Statura…………………………………. Capelli…………………………………. Occhi…………………………………... Segni particolari Nessuno Firma del titolare ……………………... ………………… , li……………………. Il Sindaco ……………………... ……… Impronta del dito indice sinistro Fonte: dalla trasmissione “Che lavoro fai?” da RF2 del 10.03.2007 A cura di Francesco Iaquinto Ringraziamenti Ringrazio • Il dottor Massimo Maglorio, referente Rai per le sue indicazioni e per la sua disponibilità. • Il professore Angelo Besana, referente dell’Università e Tutor didattico, per i suoi suggerimenti. • La dottoressa Nunzia Ricco, responsabile dell’Ufficio disabili dell’Università di Torino, per il supporto dato anche per la realizzazione dello stage. • L’Istat e l’Isfol per aver risposto prontamente alle richieste di chiarimento. • Alice, la mia simpatica tutor, che ha trascritto con pazienza le parti dei programmi radio televisivi richiamati nel lavoro. Infine, segnalo che eventuali imprecisioni o errori del lavoro sono da attribuire a mio padre. 2 INDICE Introduzione p. 6 Capitolo I • • • Premessa 1.1 Breve excursus storico – legislativo 1.2 Principi costituzionali 1.3 Ricerche dell’OCSE e del rapporto del Centro 8 9 11 14 Nazionale per la tutela dell’infanzia • 1.4 Legge 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge – quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle 16 persone handicappate” • 1.5 Legge 12 marzo 1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro 20 dei disabili” • 1.6 Aspetti terminologici • 1.7 Barriere architettoniche • 1.8 Ausili per migliorare o accrescere l’autonomia • 1.9 Conclusioni 24 28 31 35 Premessa • 2.1 Modalità di ricerca • 2.2 Una indicazione che non spiega l’ampiezza del 39 41 44 fenomeno per fasce di età • 2.2.1 ) Difficoltà di rilevazioni statistiche • 2.2.2) Scorporo dei dati Istat del 2004-2005 • 2.2.3 Bambini in situazione di handicap nelle scuole materne 45 46 47 statali e non statali [ Dati del MIUR ] • 2.2.4 ) Situazione delle persone disabili che vivevano 48 Capitolo II in famiglia negli anni 2004/2005 Parole chiave : [Legge 104] Banca dati:Televisione • 54 3.1 Risultato della ricerca Parole chiave: Legge 104…/...Integrazione scolastica disabili Banca dati:Radio/Televisione 4.1 Richiami programmi Radio e Televisivi che hanno trattato il tema dell’integrazione scolastica • 4.1.1 Insegnati di sostegno assunti non per decreto 3 59 ministeriale ma “in deroga” • 4.1.2 Numero di allievi per classe • 4.1.3 Specializzazione degli insegnanti di sostegno • 4.1.4 Insegnanti di sostegno [estrapolazione e considerazioni] • 4.1.5 L’alto numero di iscritti negli Istituti Professionali • 4.1.6 Denuncie dei genitori • 4. 1.7 Un esempio di integrazione partecipata 5.1 L’aspetto imprenditoriale riferito alla disabilità 6.1 Programmi Radio Televisivi che hanno trattato il tema delle 60 62 63 64 66 67 71 73 77 tecnologie compensative • Ma, quali sono le tecnologie compensative? Parole chiave: Legge 68…/…Integrazione lavorativa disabili Banca dati:Radio/Televisione 7.1 “Targato H” 7.2 86 Il pensiero dell’imprenditore veneto e presidente [poi ex] 89 della Commissione Handicap della Confindustria in merito alla legge 68/99 • • L’aspetto narcotizzante dell’indennità di accompagnamento e della pensione di invalidità secondo un imprenditore 91 Ma, concretamente quanti sono in Italia i disabili che possono 94 lavorare e quanti sono quelli che lavorano? • Punti in comune tra sistema legislativo inglese, spagnolo e 94 italiano per l' inserimento lavorativo dei disabili • Edimburgo 95 • Spagna 95 • I servizi per l’impiego e il ruolo delle imprese sociali in Italia • Inserimento lavorativo di persone disabili in alcune realtà italiane • Urbino • Provincia di Pistoia • Provincia di Teramo • Alto Vicentino • Alcuni servizi di inserimento al lavoro di disabili attraverso la 96 97 98 99 100 tecnologia e la formazione promossa nel nostro Paese e sostenuto dall’INAIL 4 102 8.1 Barriere architettoniche 105 Speciale Tg1 2003 [del 5.10.2003] 106 Roma 108 Bologna 108 Napoli 109 Messina 110 Screensaver del 5.12.2003 116 Screensaver del 21.05.2006 124 Paragrafo “Allegati” 140 Conclusioni 160 Introduzione Fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, i disabili erano compatiti, ignorati, o peggio ridicolizzati e talvolta rinchiusi in istituti; la cultura di quegli anni, non riconosceva loro i sentimenti, i desideri, le esigenze, le necessità e i diritti di ogni essere umano ritenuto "normale". 5 Le lotte per la parità dei diritti, per l’integrazione sociale, per l’inserimento scolastico prima e lavorativo poi, lungi dall’essere realmente vinte, hanno fatto uscire il cittadino disabile dalla condizione di emarginazione e in molti casi egli ha cominciato a vivere in mezzo agli altri una “tormentata normalità”. Prima di passare in rassegna il lavoro di ricerca sulla realtà dei disabili, divulgata dai programmi radio televisivi, si premette un breve studio sugli aspetti • Storici, • legislativi, • terminologici, • inerenti alle barriere architettoniche e • tecnologici che interessano la disabilità. La scelta di far precedere lo studio alla rassegna del lavoro di ricerca è volta all’acquisizione delle conoscenze, delle norme e del diverso uso delle risorse che lo Stato Regionale Italiano intende perseguire per rimuovere gli ostacoli che impediscono al cittadino disabile di essere pari agli altri. Il lavoro di ricerca intende documentare le modalità attraverso le quali la Rai ha trattato la disabilità. Attraverso l’analisi dei programmi televisivi e radiofonici, si vuole individuare • se il tema in questione è stato trattato con continuità, e • se le situazioni proposte tendevano a produrre richiamare, portare a conoscenza o approfondire dei diritti. Capitolo I 6 riflessioni su alcuni temi per Premessa Nella Relazione annuale dell’utente: Word Plus, presentata alla conferenza I.S.A.A.C. del 1996 [International Society of Aumentative and Alternative Comunication -La Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA), come specifico ambito di studio e di intervento, nasce ufficialmente in Nord America con la creazione della I.S.A.A.C.- ] il 7 relatore non parlante Michel B. Williams – disabile con tetraparesi spastica nato nel 1937 a Chicago, Illinois negli Stati Uniti – nel presentare la sua relazione dal titolo provocatorio: “Come si può tenere una conferenza se non si è mai detta una parola?” affermò: […] non c’è mai stata un’epoca migliore di questa per nascere con una disabilità. Molta gente pensa che sia difficile da credere; è così occupata nella sua vita che non ha tempo per guardare indietro per vedere la strada che abbiamo percorso. I progressi tecnologici che abbiamo fatto negli ultimi 15 anni mi hanno reso una persona più aperta e produttiva. L’affermazione di Michel B. Williams è senz’altro un’iniezione di fiducia, ma può ritenersi valida a tutte le latitudini? In Italia circa il 5% della popolazione soffre di una disabilità. Questa percentuale include le disabilità legate al fenomeno dell’invecchiamento e quelle legate ai giovani [per nascita o per incidenti]. Si cercherà di capire come lo Stato, dopo la promulgazione della Costituzione, ha rimosso gli ostacoli per consentire al cittadino disabile di essere pari agli altri. 1.1 Breve excursus storico - legislativo La disabilità è parte dell’umanità, è connaturata con essa: fattori genetici, guerre, epidemie, fame, incidenti di vario genere, errori medici, età avanzata, hanno da sempre causato menomazioni fisiche o mentali che le istituzioni hanno di volta in volta affrontato in modo diverso. Nella preistoria la legge per la sopravvivenza portava all’emarginazione o addirittura alla soppressione di che era più debole degli altri e quindi non capace di sopravvivere. Questo 8 sistema era praticato anticamente a Sparta e a Roma dove i bambini nati deformi venivano gettati giù dal monte Taigeto o dalla rupe Tarpea dal padre che aveva diritto di vita e di morte su di loro[ L. Bussi, Il disabile ieri e oggi, Edizione Mineva Medica, Torino, 1989, pp. 5/6]. Con il cristianesimo l’uomo, indipendentemente dal suo stato di salute, è visto come un essere dotato di un’anima immortale e creato ad immagine e somiglianza di Dio, l’atteggiamento nei confronti dei “diversi” passò quindi dal rifiuto all’aiuto caritatevole; siamo però ancora lontani da qualsiasi idea di integrazione; anzi: la disabilità veniva spesso identificata come la personificazione del male, il “segnato da Dio”, il frutto di una colpa, in sostanza un individuo da emarginare in quanto possibile fonte di mali e maledizioni. Questo pregiudizio resterà radicato a lungo nella considerazione sociale e condizionerà fortemente gli interventi in merito. Nei secoli XVII e XVIII, per una serie di motivi diversi, nascono in tutta Europa istituti per segregare i poveri e separarli dal resto della società. Questa separazione è carica di significato. Vuol dire che i poveri sono considerati elementi asociali e, come tali, vengono reclusi insieme ad altri asociali: prostitute, pazzi, deformi, giovani discoli posti in “correzione”. Era questo il senso dell’iscrizione incisa sul frontone del Rasphuis [ deve il suo nome all’attività principale imposta ai suoi ospiti involontari: raspare il legno del Brasile; uno Spinhuis (o filanda ) ospita mendicanti, prostitute , spose i cui mariti hanno chiesto la reclusione per cattiva condotta (J. P. Gutton, La società e i poveri, Oscar Studio Mondatori, Milano, 1977, pag. 102 )] domare quae cuncti pavent (i.e. E’ cosa virtuosa domare ciò che tutti temono). di Amsterdam:Virtus est È evidente il principio: i poveri, i deformi, i pazzi vengono segregati per separarli dal resto della società [ J. P. Gutton, La società e i poveri, Oscar Studio Mondatori, Milano, 1977, pp. 100 e ss.]. Con l’illuminismo, contro il principio d’autorità proprio della organizzazione della società, si comincia ad affrontare il problema della disabilità in modo scientifico. Il dibattito si sviluppa nel campo della medicina e dell’educazione dei fanciulli affetti da disabilità psichica o fisica e si comincia a cercare di liberare il problema della disabilità da concetti di carità e beneficenza, anche se continuerà ad essere prerogativa degli ordini religiosi fino al XIX secolo. Il XX secolo mostra un nuovo interesse verso la disabilità da parte di istituti religiosi e da parte delle Amministrazioni comunali e provinciali. Questo porta alla costruzione di scuole e centri specializzati e, soprattutto sul piano normativo, si avvia il percorso che porterà ad una nuova disciplina in questo ambito [La creazione del “Comitato per la protezione del fanciullo deficiente” nel 1898, la nascita della “Lega Nazionale per la protezione del fanciullo deficiente” nel 1901 e l’apertura del primo asilo scuola per “fanciulli deficienti poveri” da parte del prof. Sante De Sanctis, sempre nel 1901, sono gli indicatori di un cambio di tendenza. Con la riforma Gentile del 1923 si ha il primo intervento 9 dello Stato in materia di istruzione di minori “ anormali”. Il R.D. 31 dicembre 1923 n. 3126 estende l’istruzione obbligatoria ai ciechi e ai sordomuti e impartisce norme per le classi differenziali.]. L’avvento del nazismo, con il mito della razza ariana, cancella in pochi anni quello che si era iniziato a costruire e riporta l’Europa alla preistoria: i disabili insieme agli ebrei vengono eliminati nelle camere a gas. L’orrore del mondo intero davanti a tutto questo, l’ulteriore crescita del numero dei disabili in seguito al conflitto e alle due bombe atomiche, che ancora oggi fanno pesare le loro atroci conseguenze sul territorio di Hiroshima e Nagasaki, insieme alle nuove cause di disabilità emerse nel secolo XX (come le radiazioni, le armi chimiche ecc.) hanno reso necessario affrontare la disabilità come un’emergenza. La ricostruzione postbellica rappresenta un’opportunità anche per i reduci di guerra: in questa fase, alcuni non vedenti vengono inseriti nel contesto lavorativo in qualità di telefonisti, o fisioterapisti dando così il via all’evolvere della coscienza sociale che inizia a inquadrare la disabilità non come categoria da “assistere” ma da “integrare”. L’inserimento lavorativo dei reduci di guerra ha fatto emergere problemi inerenti alle barriere architettoniche, all’educazione scolastica e, quindi la necessità di produrre leggi coerenti con l’integrazione. 1.2 Principi costituzionali Il ruolo dello Stato, inteso anche come fornitore di servizi miranti alla realizzazione del pieno sviluppo della personalità del cittadino, si esplica innanzitutto nelle formulazioni costituzionali e legislative. Tra i principi fondamentali che la Carta Costituzionale ha voluto sancire si annoverano: • l’affermazione del principio di solidarietà (art. 2), 10 • il principio della pari dignità (art. 3), • il principio che “la scuola è aperta a tutti…” (art. 34) • il diritto al lavoro (art. 4) • i diritti dei lavoratori in caso di infortunio, invalidità, vecchiaia, (…) (art. 38 co.2), • il diritto all’educazione e all’avviamento professionale degli inabili e minorati (art. 38 co. 3). Tra i principi fondamentali sanciti dalla Costituzione c’è quello della solidarietà [politica, economica e sociale], oltre a quello personalistico […garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo] e pluralistico [sia nelle formazioni sociali] (art. 2). Lo Stato è quindi chiamato a porre l’individuo nelle condizioni più idonee affinché possa affermare la propria libera personalità non solo come singolo ma anche come partecipe nella famiglia, nella scuola, nelle confessioni religiose ecc.. Con l’affermazione del principio della pari dignità [art. 3] si superano le discriminazioni fra i cittadini ereditate dal passato. Ma, concretamente, come è cambiato l’atteggiamento dello Stato dopo la promulgazione della Costituzione? Per quanto attiene la scuola, l’attività legislativa post – costituzionale fino alla fine degli anni sessanta del Novecento conferma nella sostanza la prassi della separazione tra scuola per “disabili” e scuola per “normali”. Il ricovero di persone in situazione di handicap è stato praticato fino alla metà degli anni settanta; il lavoro coinvolgeva i reduci di guerra e alcuni sordomuti ed escludeva tutti gli altri. Nei fatti tutto sembrava procedere come prima. D’altronde, siamo ancora in presenza di uno Stato accentratore; il dettato costituzionale non era disatteso solo in quest’ambito, si pensi alle elezioni dei Consigli regionali [art. VIII Disposizioni transitorie e finali], che avrebbero dovuto essere indette entro il 31dicembre 1948. Si è invece giunti fino al 7 giugno 1970 prima di avere le elezioni regionali. Quanto il Sessantotto abbia inciso sulle coscienze non è quantificabile, di certo le contestazioni, le proteste dei giovani e degli operai non sono estranee alle prese di posizioni di alcuni genitori con figli disabili che manifestarono il loro disappunto rifiutandosi di mandare i loro figli nelle scuole speciali e rivendicando per essi “pari dignità”. Autodenuncia del padre di un non vedente Nel 1975 il genitore di un ragazzino non vedente si autodenunciò per inadempienza dell’obbligo scolastico, perché non voleva mandare suo figlio in una scuola speciale per 11 ciechi; nel corso del procedimento penale sollevò la questione di costituzionalità, in merito alla legge n. 1463 del 1952 sulla scuola media dell’obbligo che prevedeva per i non vedenti l’obbligo di frequentare la scuola speciale. La Corte disse allora in modo esplicito che, siccome i ragazzi con handicap sono diversi da quelli normodotati, è bene ci siano scuole diverse per i primi, cioè le scuole speciali; quindi l’accusa di incostituzionalità per la norma che impone ai ciechi l’adempimento dell’obbligo nelle scuole speciali, sarebbe manifestamente infondata. Richiesta di iscrizione in classe normale di una ragazzina in situazione di handicap La Corte di Cassazione, VI Penale, nel 1981 assolse un Collegio Docenti di una scuola di Livorno nonostante avesse rifiutato l’iscrizione in terza elementare di una ragazzina con la sola motivazione che questa avesse un’età mentale pari all’età dello scarabocchio. Si concluse che la bambina dovesse frequentare le scuole speciali dove avrebbe trovato tutto quello di cui aveva bisogno. La Corte fece riferimento all’art. 97 della Costituzione [“I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento…]; vale a dire, gli handicappati creano disordine nella scuola [S. Nocera, Handicap & Scuola, n. 79, giugno – luglio 1998, pag. 8]. Il parere negativo espresso dalle due Corti non ostacolò il processo che era ormai in atto da anni, anzi lo accentuò. • La Sentenza della Corte Costituzionale n. 215/87 Gli alunni con handicap non possono considerarsi irrecuperabili; l’integrazione giova loro non solo ai fini della socializzazione, ma anche dell’apprendimento ed una sua “artificiosa interruzione, facendo mancare uno dei fattori favorenti lo sviluppo della personalità, può comportare rischi di arresto di questi, quando non di regressione". Inoltre l’art. 34 della Costituzione, nel sancire che la scuola è aperta a tutti, si riferisce chiaramente anche agli alunni con handicap non solo fisico ma anche psichico. A tale proposito il principio secondo cui ai “capaci e meritevoli” è garantito il diritto all’istruzione, pur essendo espressamente riferito, nel caso specifico, ad agevolazioni di carattere economico, non esclude l’approntamento di altri strumenti che “rimuovono gli ostacoli che di fatto impediscono il pieno sviluppo della persona” ( articoli 2 e 3 della nostra Costituzione). Uno di tali strumenti per alunni in situazione di handicap è l’integrazione scolastica. Per questi alunni “capacità e merito” vanno valutati secondo parametri peculiari 12 adeguati alle rispettive situazioni di minorazione [T.E.M.I., S.p.a Rastignano (BO) “Legislazione Scolastica” Scheda: 2/10/002, pagg. 1, 2.]. Il primo effetto di questa sentenza fu la C. M. n. 262 del 1988,“Attuazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 215 del 3 giugno 1987 – Iscrizione e secondaria di II grado degli alunni portatori di handicap –". 13 frequenza della scuola 1.3 Ricerche dell’OCSE e del rapporto del Centro Nazionale per la tutela dell’infanzia. Fra i risultati delle ricerche dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico [OCSE], l’esperto economico Peter Evans cita, fra tutti i possibili argomenti a favore dell’integrazione scolastica, un punto di primaria importanza, cioè i costi decisamente molto inferiori dell’integrazione rispetto all’educazione separata. “I dati rivelano, là dove si possono stabilire confronti ragionevoli, che l’integrazione è a molto minor costo delle strutture speciali (…)1”. Di conseguenza si suggerisce: ”I governi e le altre autorità che esercitano il controllo finanziario devono pertanto esser convinti che i fondi resi disponibili per i servizi segregati dovrebbero essere investiti in programmi di sviluppo scolastico del genere di quelli che ho appena brevemente delineato” [In Handicap & Scuola, n. 78, aprile-maggio 1998, pag. 7]. Nel Rapporto 1996 sulla condizione dei minori in Italia edito dal Centro Nazionale per la tutela dell’infanzia si legge: “ Oltre alle gravi conseguenze sul piano individuale, occorre mettere in evidenza anche i danni sociali che possono derivare dal ricorso all’istituto per la soluzione dei problemi assistenziali che si manifestano all’interno della comunità. Possiamo elencarli in tre punti: • deresponsabilizzazione degli Enti pubblici; • depauperamento delle risorse; • deresponsabilizzazione dei parenti e delle comunità”. La deresponsabilizzazione degli Enti Pubblici “ Più si mandano gli assistiti negli istituti, più se ne manderebbero. La lontananza, l’emarginazione comportano inevitabilmente che, a poco a poco, questi cittadini diventino dei dimenticati. Infatti, perché ricercare una diversa organizzazione sociale che dia ad ognuno la dignità di vivere? Perché creare alternative al ricovero? Perché preoccuparsi di riqualificare il personale, riconvertire la spesa, intraprendere nuove iniziative?” 1 In Danimarca, le strutture speciali costano sei volte di più della scuola ordinaria, ma la pratica dell’integrazione costa solo quattro volte di più. In Spagna, il costo relativo alle strutture speciali è dieci volte maggiore del costo delle scuole normali, mentre l’integrazione viene a costare più o meno come la scuola normale. In Italia la scolarizzazione nelle strutture speciali viene a costare otto volte di più delle scuole normali, mentre l’integrazione costa solo quattro volte di più. 14 Il depauperamento delle risorse “La logica del ricovero comporta un continuo aumento della spesa del settore assistenziale. Perciò continuare a privilegiare il ricovero in istituto significa in pratica bloccare un grossa parte delle risorse destinate all’assistenza e ai servizi. Occorre anche tener conto che il ricovero è un intervento tampone; non innesca, cioè alcun processo che in prospettiva possa diminuire le richieste di assistenza. Perciò, proseguire su questa strada vuol dire buttare ingenti risorse in un pozzo senza fondo”. La deresponsabilizzazione dei parenti e delle comunità “Il bisogno assistenziale sorge all’interno della collettività e dalla collettività va preso in carico. L’allontanamento degli assistiti in istituto contribuisce a distruggere ogni atteggiamento solidaristico. Nemmeno il volontariato individualizzato ed organizzato, cui ricorrono in alcuni casi gli istituti, sembra così in grado di uscire da una logica di beneficenza individuale. Può, forse, tentare di migliorare alcuni aspetti della condizione di vita di qualche assistito, in grado di incidere sui processi di emarginazione che inesorabilmente si compiono in istituto” [In Handicap & Scuola, n. 78, aprile-maggio 1998, pag. 8/9]. . 1.4 LEGGE 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge – quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”. 15 La legge n. 104/92 affronta tutti gli aspetti della disabilità, dalla scuola all’informazione, dai permessi ai familiari alle barriere architettoniche, fino alle pensioni. Le norme relative all’integrazione scolastica si pongono l’obiettivo dello sviluppo delle potenzialità delle persone handicappate nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione (art. 12 comma 3); sanciscono il principio per cui i minori debbono adempiere l’obbligo scolastico secondo i criteri inequivocabili dell’integrazione nelle classi comuni delle scuole della loro residenza e, nei casi di impossibilità di vita in famiglia, l’obbligo per le autorità di attivarsi per le adozioni e gli affidi familiari, prima di ricorrere a forme di istituzionalizzazione (articoli 8 e 10); garantiscono il diritto • alla frequenza negli asili nidi da 0 a 3 anni (art. 12 comma 1); • alla frequenza nella scuole materne, nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle università: (art. 12 comma 2); • alla scolarizzazione di persone in situazioni di handicap grave (art. 12 comma 4) [ L’attività di assistenza di base (fisica e igienica) ai disabili, di competenza della Scuola, è assicurata dal personale ausiliario della scuola, nei limiti previsti dal CCNL. Restano invece nella competenza dell’Ente locale quei compiti di assistenza specialistica (per l’autonomia e la comunicazione personale) ai disabili da svolgere con personale qualificato sia all’interno sia all’esterno dell’istituzione scolastica (cfr.Legge 104/92, art.13, comma 3) ]; • all’orientamento e alla continuità educativa tra i diversi gradi di scuola; prevedono il coordinamento dei servizi territoriali con quelli degli organi periferici delle diverse amministrazioni statali, non solo in campo scolastico, ma anche extrascolastico, tramite il ricorso agli accordi di programma. Inoltre, è garantita la programmazione nazionale in tema di handicap con la costituzione di un comitato interministeriale che deve riunirsi tre volte l’anno, di cui una prima della presentazione della legge finanziaria (art. 41). La normativa contempla, tra l’altro, diversi Gruppi di Studio e di Lavoro: • il Gruppo di Lavoro Interistituzionale Provinciale (GLIP) costituito presso ogni Provveditorato agli Studi [attuali Direzioni Regionali](art. 15 comma 1); • il Gruppo di Lavoro per l’Integrazione Scolastica degli Handicappati (Gruppo H), costituito sempre presso ogni Provveditorato agli Studi [attuale Direzione Regionali]. Il Gruppo H non ha un carattere interistituzionale – rappresentativo, ma una connotazione tecnica, professionale e istituzionale; 16 • i Gruppi di Studio e di Lavoro costituiti presso ogni circolo didattico e ogni istituto di scuola secondaria di primo e secondo grado (art. 15 comma 2); • i Gruppi Tecnici per ciascuno alunno in situazione di handicap, costituiti in relazione ai singoli casi (art. 12 commi 5 e 6)[ Il gruppo tecnico deve predisporre il PDF; il PEI, verificare gli effetti dei diversi interventi e l’influenza esercitata dall’ambiente scolastico e aggiornare il PDF ]. Gli interventi scolastici e quelli di formazione professionale debbono essere sostenuti da • una diagnosi funzionale [DF - La diagnosi funzionale è il documento che riporta la descrizione analitica della compromissione funzionale dello stato psico – fisico dell’alunno. Tale documento deve essere redatto da una struttura pubblica o convenzionata. -], un profilo dinamico funzionale [PDF -Ai sensi dell’art.12 comma 5, della legge n. 104/1992, • il profilo dinamico funzionale è atto successivo alla diagnosi funzionale e indica in via prioritaria, dopo un primo inserimento scolastico, il prevedibile livello di sviluppo che l’alunno in situazione di handicap dimostra di possedere nei tempi brevi (sei mesi) e nei tempi medi (due anni). Il profilo dinamico funzionale viene redatto dall’unità multidisciplinare di cui all’art.3 della legge n. 104/1992 dai docenti curricolari e dagli insegnanti specializzati della scuola, che riferiscono sulla base della diretta osservazione ovvero in base all’esperienza maturata in situazione analoghe, con la collaborazione dei familiari dell’alunno. (Art. 4 comma 1 D.P.R. 24 febbraio 1994: Atto di indirizzo e coordinamento relativo ai compiti delle unità sanitarie locali in materia di alunni portatori di handicap.) Il profilo dinamico funzionale, sulla base dei dati riportati nella diagnosi funzionale, di cui all’articolo precedente, descrive in modo analitico i possibili livelli di risposta dell’alunno in situazione di handicap riferiti agli interventi in atto e a quelli programmabili. -], un piano educativo individualizzato [P.E.I. - Il piano educativo individualizzato è il • documento nel quale vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra loro, predisposti per l’alunno in situazione di handicap, in un determinato periodo, ai fini della realizzazione del diritto all’educazione e all’istruzione, di cui ai primi quattro commi dell’art. 12 della legge n. 104/92 .-]. Tali documenti devono essere redatti d’intesa fra gli operatori scolastici e quelli sociosanitari (articoli 12 e 17). Le iscrizioni degli alunni in situazione di handicap non possono essere rifiutate ed hanno la precedenza su quelle degli altri alunni. E’ compito della scuola di accogliere, prepararsi e attrezzarsi, per integrare ogni alunno in difficoltà. Vi sono al riguardo norme2 precise che prescrivono di attrezzare le scuole con l’aiuto dell’Ente 2 Chiarimento ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica (nota del 23.9.1999 - Oggetto: chiarimenti sull’art. 139 d. lgs 112/98 - “La norma di cui all’art. 139 del decreto legislativo 1998 n. 112, nell’attribuire i compiti e le funzioni concernenti i servizi di supporto organizzativo di servizio di istruzione per gli 17 locale competente (Province, in relazione all’istruzione secondaria superiore e Comuni, in relazione agli altri gradi inferiori di scuola) e delle A.S.L. in modo da consentire la frequenza nel quartiere di residenza3, anche degli alunni in situazione di handicap grave. Innovazioni della legge quadro n. 104/92 L’art. 43 della legge 104/92 abroga le classi speciali e differenziali nella scuola elementare e nella scuola materna ; la legge 517 del 1987 le aveva abrogate solo nella scuola media. Nella sfera legislativa e nelle circolari ministeriali si sono lentamente sviluppati “principi” che riconoscevano • l’identità del disabile; • la possibilità di crescita d’identità [Crescita ostacolata dalla patologia, ma stimolata dal ruolo positivo svolto dalla scuola, dalla famiglia e dagli amici. ]; i criteri di valutazione coerenti con l’identità [Tutti gli alunni in situazione di handicap devono essere valutati in tutte le discipline e hanno il diritto di sostenere gli esami finali. Nella scuola superiore di secondo grado la valutazione differenziata (art.4 O.M. 128/99) deve essere formalmente accettata dalla famiglia. Nella scuola dell’obbligo la valutazione è uguale per tutti gli alunni e si basa sul raggiungimento degli obiettivi previsti dalla programmazione della classe e/o del PEI. Per la scuola superiore, invece, sono possibili due modalità di valutazione: • Uguale a quella di tutti gli alunni se lo studente in situazione di handicap segue la programmazione della classe anche se equipollente [art. 4, comma 3 dell’O.M. 128 del 14 maggio 1999]; • Differenziata se lo studente in situazione di handicap segue una programmazione particolare [art. 4, comma 2 dell’O.M. 128 del 14 maggio 1999]. Per gli studenti in situazione di handicap le prove d’esame [di qualifica o esame di stato] possono prevedere: 1. Tempi più lunghi 2. Prove diversificate: • equipollenti per il conseguimento del titolo di studio o • alternative per il conseguimento del certificato delle competenze 3. utilizzo di ausili tecnici 4. la presenza di assistenti per l’autonomia e la comunicazione.]. alunni in situazione di handicap o di svantaggio alle Province, in relazione all’istruzione secondaria superiore e ai Comuni, in relazione agli altri gradi inferiori di scuola, si riferisce esclusivamente alle attribuzioni in precedenza svolte dallo Stato e che devono essere trasferite ai sensi della legge 59/97, senza intervenire sui compiti e sulle funzioni già di competenza degli Enti locali secondo le rispettive precedenti attribuzioni”. In ogni caso, la stessa nota ministeriale fa riferimento alla necessità di convenzioni con gli Enti locali onde evitare gravi pericoli di discontinuità in servizi delicati come quelli dell’handicap. 3 “Per gli alunni con handicap in situazione di gravità, gli accordi di programma debbono garantire interventi prioritari, rispettosi del principio dell’integrazione nella scuola di competenza territoriale dell’alunno” (Decreto ministeriale 9 luglio 1992, articolo 4). 18 Accanto a questi, le modalità attuative che prevedevano “ forme particolari di sostegno di vario tipo e di diversa competenza” (legge 517/71) si sono realizzate nella figura dell’ “insegnante di sostegno”; una mediazione tra la cultura del passato, basata sulla separazione e l’espulsione dalla società dei disabili, e quella nuova dell’inclusione e della responsabilità di tutti. Ruolo dell’insegnante di sostegno Art. 13 L. 104/92comma 3: “ Nelle scuole di ogni ordine e grado (…) sono garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati”. (…) comma 6: “Gli insegnanti di sostegno assumono la contitolarità delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica ed alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei Consigli di classe e dei Collegi docenti”. Circolare Ministerile 250/85: “Non si deve mai delegare al solo insegnante di sostegno l’attuazione del PEI poiché in tal modo l’alunno verrebbe isolato anziché integrato nel contesto della classe o della sezione (…). Tutti i docenti devono farsi carico della programmazione e dell’attuazione degli interventi didattico - educativi previsti dal Piano Educativo Individualizzato. Criteri per l’assegnazione dell’insegnante di sostegno Il collegato alla legge Finanziaria per il 1998 (Legge 27 dicembre 1997 n. 449) ha introdotto all’art. 40, innovazioni che interessano l’organizzazione scolastica complessiva e l’assegnazione dei docenti specializzati. In particolare sono state modificate radicalmente le norme per l’assegnazione dei docenti di sostegno da prevedere ora in ragione di 1 ogni 138 alunni complessivamente frequentanti le scuole di ogni ordine e grado della provincia, anziché nel rapporto di 1 ogni 4 certificazioni di handicap. Assistenti per l’autonomia e la comunicazione: Nelle scuole di ogni ordine e grado, sussiste ai sensi del DPR n°616/77, l’obbligo per gli Enti locali di fornire l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali [Art. 13 L. 104/92comma 3]. 1.5 Legge 12 marzo 1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”. 19 La legge ha come finalità la promozione dell’inserimento e dell’integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato [art. 1] Possono iscriversi nelle liste del collocamento mirato • gli invalidi [fisici, psichici o sensoriali] con una percentuale superiore al 45% [accertamento compiuto dalle Commissioni mediche presso le ASL]; • gli invalidi del lavoro con invalidità superiore al 33% [Accertamento compiuto dall’INAIL]; • le persone colpite da cecità assoluta o con un residuo visivo non superiore ad un decimo ad entrambi gli occhi; • le persone sorde dalla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata; • le persone invalide di guerra, invalidi civili di guerra e per servizio[Commissione medica ospedaliera]; Per collocamento mirato si intende • quella serie di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le capacità lavorative delle persone con disabilità per inserirle nel posto adatto attraverso l’analisi del posto di lavoro e dei problemi connessi con l’ambiente quotidiano di lavoro [art. 2]. Si concretizzano anche attraverso • un’adeguata riqualificazione professionale, con oneri a carico delle Regioni [da svolgersi anche all’interno dell’azienda]; • la richiesta, in assenza di convenzioni, agli uffici competenti per gli inserimenti lavorativi che richiedono misure particolari, • le deroghe ai limiti di età e di durata dei contratti di formazione lavoro e di apprendistato da stabilirsi nelle convenzioni. Al fine di favorire l’inserimento, gli uffici competenti 20 promuovono ogni iniziativa utile all’inserimento lavorativo attraverso convenzioni con • le cooperative sociali [ Il concetto di cooperativa sociale fa riferimento ala legge 381/91. Le cooperative sociali hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini attraverso: • la gestione di servizi socio – sanitari ed educativi; • lo svolgimento di attività diverse [agricole, industriali, commerciali o di servizi] finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Le cooperative sociali vengono suddivise in due categorie: 1. Cooperative sociali di tipo A: svolgono attività di gestione di servizi socio-sanitari ed educativi, che non sono finalizzati all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. 2. Cooperative sociali di tipo B: svolgono attività di varia natura, agricole, industriali, commerciali o di servizi, finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate [invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex degenti di ospedali psichiatrici, anche giudiziari, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in situazioni di difficoltà familiare, le persone detenute o internate negli istituti penitenziari, i condannati e gli internati ammessi alle misure alternative alla detenzione e al lavoro all’esterno ed altri casi specifici regolati dalla normativa vigente] che devono costituire almeno il 30% dei lavoratori della cooperativa e con le organizzazioni di volontariato [art. • 11]; stipulano con i datori di lavoro privati, con le cooperative sociali e con i disabili liberi professionisti , apposite convenzioni finalizzate all’inserimento temporaneo presso le cooperative sociali stesse. Tali convenzioni non sono ripetibili per lo stesso soggetto, salvo diversa valutazione del comitato tecnico [art. 12]. Quali datori di lavoro sono tenuti ad assumere invalidi fisici, psichici o sensoriali? I datori di lavoro pubblici e privati [esclusi i settori dei trasporti ]sono tenuti ad assumere nella seguente misura: • da 1 a 14 dipendenti: nessun obbligo • da 15 a 35 dipendenti: 1 lavoratore disabile, con richiesta nominativa; • da 36 a 50 dipendenti: 2 lavoratori disabili, con una richiesta nominativa e una numerica; • oltre 50 dipendenti: 7% dei lavoratori occupati (con le esclusioni previste dalla legge), di cui il 60% a richiesta nominativa più 1% per orfani e vedove del terrorismo. L’obbligo di assunzione è sospeso per le aziende in stato di crisi [aziende che ricorrono alla CIGS, ai contratti di solidarietà e alla mobilità ] o in corso di ristrutturazione. I datori di lavoro privati e gli Enti pubblici economici che, per speciali condizioni della loro attività, non possono occupare l’intera percentuale dei disabili possono, a domanda, 21 ottenere un esonero parziale [art. 5] monetizzando la scopertura [art. 14] per ogni giorno lavorativo di ciascuna unità non assunta. Le imprese private e gli enti pubblici che non adempiano agli obblighi incorrono in sanzioni per ogni giorno durante il quale risulti non coperta la quota dell’obbligo e sono tenuti ad un versamento per ciascun lavoratore disabile non occupato nella medesima giornata [art. 15]. Agevolazione per le assunzioni [art 13] L’agevolazione consiste in • fiscalizzazione totale dei contributi per 8 anni: disabili con riduzione della capacità lavorativa superiore al 79%; • fiscalizzazione nella misura del 50% per 5 anni: disabili con riduzione della capacità lavorativa superiore al 67%; • rimborso forfettario delle spese di adeguamento del posto di lavoro:disabili con riduzione della capacità lavorativa superiore al 50%; • rimborso degli oneri assicurativi Inail e responsabilità civile: tirocini formativi per disabili finalizzati all’occupazione. I benefici sono concessi nei limiti delle disponibilità finanziarie destinate allo scopo. 22 Organismi competenti all’attuazione della legge 68/99 [ La legge 68/99 tende a basare tutto sull’incontro tra domanda e offerta, l’incontro fra il lavoratore disabile e il mercato avviene attraverso il collocamento mirato. Lo spirito della 68/99 potrebbe essere modificato con l’applicazione dell’art. 14 del D.L. 273/03 [conosciuto come Legge Biagi] che stabilisce le norme per il diritto al lavoro delle persone disabili. L’art. 14 della legge Biagi, dà la possibilità alle aziende di decentrare per proprio conto lavoratori disabili presso cooperative sociali, attraverso il conferimento di commesse di lavoro -sembra una riproposizione dei laboratori protetti -. ] REGIONE Determina i criteri per la formazione della graduatoria COMMISSIONE PROVINCIALE Approva la graduatoria, compila le schede individuali e colloca i disabili I CENTRI PROVINCIALI PER L’IMPIEGO Compilano gli elenchi, ricevono e ammettono le richieste di iscrizione 1.6 Aspetti terminologici 23 In questa sede si richiamano i termini utilizzati nell’art. 38 della Costituzione della Repubblica, quelli individuati nel campo della salute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S), quello proposto dall’Unesco e dalla L.104/92 e quello di Claudio Imprudente [Giornalista in situazione di handicap grave -“parla” solo con gli occhi e con lo sguardo - ] . Art. 38 della O.M.S Unesco Claudio Imprudente Costituzione Inabile Menomazione Invalidità Disabilità Minorato Handicap Inclusione Diversamente abile Integrazione [Legge 104/92] È inabile chi non è, o non è più in grado di svolgere, temporaneamente o stabilmente, un determinato lavoro. Il riconoscimento dell’invalidità civile [ L. 118/71] può dare diritto, in caso di totale inabilità lavorativa [100% riconosciuta dalla Commissione Medica] alla pensione di inabilità. È invalido chi non può svolgere un’attività lavorativa a causa dell’età avanzata, o di difficoltà che possono essere di ordine psichico, fisico o sensoriale. In Italia, si fa riferimento a diverse categorie di invalidi [civili, di guerra, ecc.], in base alla natura della menomazione, a cui corrispondono diversi trattamenti previdenziali. Delle diverse categorie, in questa sede si richiama quella degli invalidi civili. La definizione di • invalidi civili rimanda alla L. 118/71 [ Sono definiti invalidi civili ”i cittadini affetti da minorazioni congenite o acquisite anche a carattere progressivo, compresi gli irregolari psichici per oligofrenie di carattere organico o dismetabolico, insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali e funzionali che abbiano subito una riduzione permanente della capacità lavorativa non inferiore al 46% o, se minori di 18 anni, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età”. ], • ciechi rimanda alla L. 382/70 [Sono considerati ciechi coloro che siano affetti da cecità totale o che abbiano un residuo visivo non superiore ad 1/20 in entrambi gli occhi, per causa congenita o contratta.] • sordomuti rimanda alla L. 382/70 [Sono considerati sordomuti i minorati sensoriali dell’udito, affetti da sordità congenita o acquisita durante l’età evolutiva che abbia impedito il normale apprendimento della lingua parlata.] Nel 1980 l’O.M.S. distingueva i significati di tre parole chiave come menomazione, disabilità e handicap. 24 • Per menomazione si intende il danno biologico che una persona riporta a causa di una malattia; • per disabilità l’incapacità a svolgere le normali attività di vita quotidiana, a causa di una menomazione; • per handicap lo svantaggio sociale che deriva da una disabilità. • I termini “disabilità”, “handicap” e “menomazione” non sono pertanto sinonimi. Ogni disabilità presenta componenti organiche e sociali. Risposta alle situazioni di disabilità attraverso la prevenzione, la riabilitazione e le pari opportunità. La risposta alla disabilità deve necessariamente riguardare la prevenzione, la riabilitazione e le pari opportunità. I tre concetti possono essere così sintetizzati: • la prevenzione deve riguardare tutte le misure finalizzate ad evitare l’insorgere di menomazioni o delle loro conseguenze nella sfera relazionale della persona; • la riabilitazione deve servire a riportare la persona in situazione di disabilità transitoria a un livello ottimale delle funzioni fisiche, mentali e relazionali e a limitarne la regressione alla disabilità permanente; • le pari opportunità4 devono servire a non far vivere una persona in situazione di disabilità anche una situazione di handicap se le sono negate le opportunità generalmente a disposizione della collettività che sono necessarie all’esistenza, come lavoro, carriera, abitazione o assistenza economica e personale. In Italia nel 1992, con la Legge - quadro n.104 [ punto 1.4], è accolta la definizione di handicap con l’aggiunta della distinzione tra handicap e handicap in stato di gravità per evidenziare le varie condizioni di vita delle persone con disabilità5. 4 Rientrano in questo concetto l’assistenza medica e sociale e l’individuazione degli strumenti per agevolare la mobilità o la comunicazione – come per esempio le protesi, i mezzi informatici e l’eliminazioni di barriere architettoniche. 5 L’accertamento dell’handicap compete alla Commissione Medica Collegiale [composta da un medico legale, che la presiede, da tre medici, di cui uno rappresentante di categoria designato dalle associazioni] integrata da un operatore sociale e da un medico specialista, in servizio presso l’ASL ed esperto nelle patologie da esaminare. 25 Inclusione Il termine inclusione viene adottato nel 1994 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura [UNESCO]. Il concetto si diffonde e l’UNESCO, nella conferenza di Dakar del 2000, crea una “task force” internazionale per realizzare l’inclusione scolastica e l’educazione per tutti entro il 2015. La filosofia inclusiva individua il suo nucleo fondante nei diritti umani. L’inclusione parte dalle conquiste dell’integrazione scolastica e passa attraverso l’abbattimento delle barriere culturali. L’inclusione è contemporaneamente un fatto personale e sociale. La valorizzazione delle differenze, l’accettazione del deficit, la riduzione dell’handicap, il diritto alla partecipazione rischiano di rimanere buoni propositi su carta. Ecco perché bisogna lavorare su valori culturali, su un approccio alla diversità nel senso dei diritti umani e non solo sulla legislazione. Bisogna lavorare per una società culturalmente inclusiva e ragionare sulla disabilità in termini di diritti, nulla deve essere deciso per le persone disabili senza le persone disabili [Stralcio dell’articolo di Simona D’Alessio in NO LIMITIS, Anno II, n. 11 settembre 2004, pag. 39.]. Diversamente abile Coniata da Claudio Imprudente [Giornalista e scrittore in situazione di handicap grave - “parla” solo con gli occhi e con lo sguardo - ] alla fine degli anni ’90 questa locuzione ha sostituito il prefisso disabile [che esprime il significato di assenza o di funzionamento difettoso delle abilità a causa di una menomazione], con l’aggettivo diversamente abile [con riferimento a persona con menomazione, che pur discostandosi, per caratteristiche fisiche o psicologiche, dalla tipologia prevalente presenta delle abilità]. Questa locuzione sembra coniugarsi con la logica della tecnologia compensativa [descritta al punto 1.8]; infatti, l’individuazione di un giusto ausilio può consentire alle persone con deficit di esprimere le proprie abilità. Il linguaggio indica una situazione in movimento. Si pensi al termine inabile utilizzato dai nostri padri costituenti; esso aveva un’unica accezione: è inabile chi non è, o non è più in grado di svolgere un determinato lavoro. Circa sessant’anni dopo, con ausili compensativi idonei una persona con deficit può ritenersi in assoluto ancora tale? Per definire l’integrazione si riporta uno stralcio di una favola scritta da Claudio Imprudente: “Un vecchio pittore con la barba bianca e riccia, vestito di stracci, aveva perso tutti i colori. Solo due erano rimasti sulla sua tavolozza rotta dall’umidità, Il giallo come il sole e l’azzurro. Un giorno un bambino con lecca lecca di coca cola, suona al campanello di casa sua: “Pittore, pittore … “ esclama “per piacere mi fai un quadro bello?”. Il pittore si volta 26 e prende lo sgabello, si siede, si gratta la barba e …” ha due possibilità o fare un quadro con due colori ben distinti, o creare nuovi colori mescolando i primi due, ottenendo così sfumature impensabili. Inserire non è altro che mettere insieme due realtà diverse, integrare significa far interagire le due realtà e ottenere così quelle sfumature che arricchiscono entrambi. Integrare significa valorizzare ogni diversità per costruire una cultura della tolleranza. Il pittore ha trasformato i due colori in mille sfumature risolvendo il problema con la creatività. Claudio Imprudente fu protagonista anche di un’altra iniziativa: il 18 .09.2000 inviò una lettera aperta al Capo dello Stato che, diceva: […] “ Noi siamo una ricchezza per l’Italia, non un peso; una ricchezza che non va tenuta in cassaforte, come fanno pensare certi istituti sia pur dotati di tutto, ma situati fuori dai centri abitati, molto spesso in collina … Signor Presidente, lei ha fiducia in me?”. Il Presidente Ciampi aveva prontamente risposto: […] “Sono io che Le chiedo di aver fiducia nell’Italia ... L’impegno che prendo è di fare tutto quello che sta in me perché ogni barriera materiale o culturale sia superata”.[Da “La Stampa”, 18.09.2000] 27 1.7 Barriere architettoniche Ogni territorio porta scritto nelle sue strutture il modo di pensare dei suoi membri. Le barriere architettoniche rappresentano il retaggio di un passato o la sua continuazione. Dal punto di vista giuridico sono stati raggiunti alcuni importanti obiettivi per eliminare gli impedimenti che ostacolano l’autonomia e la libertà di movimento. Nuove norme stabiliscono che i marciapiedi, i mezzi di trasporto e gli edifici pubblici (come scuole, ospedali, uffici) o di pubblica utilità (come chiese, cinema, teatri e musei) siano attrezzati ai fini di permettere l'accesso a tutti. I riferimenti legislativi sono la Legge 13/89, il D.P.R. 384/79,il Decreto Ministeriale 236/89; il D.P.R. 503/96, la legge quadro 104/92 e quelli regionali. Con tali riferimenti legislativi si modifica l’approccio e il modo di concepire l’accessibilità. L’accessibilità diventa un modo di pensare e progettare, per questo deve riguardare tutte le persone che nel territorio si muovono, lavorano, vanno a scuola e svolgono tutte quelle attività che fanno parte della vita. Dal 1989 i progetti relativi alle costruzioni di nuovi edifici o alla ristrutturazione di interi fabbricati devono essere pensati senza impedimenti per permettere l’accessibilità a tutti. Di seguito si richiamano i principali campi d’attuazione dei riferimenti legislativi nazionali. La legge 13/89 interessa La costruzione di nuovi edifici, ristrutturazione interi edifici di Le Innovazioni La regolamentazione da apportare sugli della concessione edifici esistenti contributi, disabili, per alle di persone l’eliminazione delle barriere architettoniche Il Decreto Ministeriale 236/89 definisce i seguenti livelli di fruibilità • Accessibilità Prevede la possibilità, anche per le persone con impedita capacità motoria o sensoriale, di raggiungere l’edificio e le sue singole unità immobiliari, di entrarvi agevolmente e di fruire degli spazi e attrezzature in sicurezza e autonomia [Sentenza pronunciata dal Giudice unico di Verbania [riferimento art. 24 della legge 104/92] Il caso è quello di un cinema ristrutturato ma inaccessibile nella sala superiore. Il progettista è stato condannato a venti milioni di ammenda e alla sospensione per tre mesi dall’albo professionale. Il Giudice ha inoltre disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica in relazione alla posizione del sindaco di Verbania e del vicecomandante della polizia urbana, ipotizzando per entrambi il reato di “rifiuto di atti di ufficio”. Il sindaco, di fronte all’esposto di un disabile, non avrebbe 28 adottato le iniziative idonee a revocare l’agibilità della sala cinematografica la cui ristrutturazione risultava non conforme alla concessione edilizia emersa nel corso del processo (Estratto da Mobilità, Costruire l’autonomia, Anno 2 n. 7, Marzo /Aprile 2000 pag. 37).]. • Visitabilità Prevede la possibilità, anche per le persone con impedita capacità motoria o sensoriale, di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare, sia esso un alloggio, un luogo di lavoro, oppure di un servizio nel quale il cittadino entra in rapporto con la funzione che si svolge. • Adattabilità Prevede la possibilità di modificare lo spazio per renderlo agevole e fruibile anche per le persone con impedita capacità motoria o sensoriale. • Diritto di voto [ Lo Stato riconosce la capacità giuridica (avere diritti e doveri) a tutte le persone. Le persone con disabilità non interdette possono compiere azioni che sono valide per le leggi, come sposarsi, firmare un contratto, vendere una casa, comprare una macchina, fare testamento, votare. Le persone inabilitate possono votare.] La normativa italiana [Legge 15/1991 e Legge – quadro 104/92] stabilisce che i comuni debbano evitare che un cittadino si trovi nella condizione di non poter votare a causa di impedimenti. Il D.P.R. 503/96 Si occupa [Titolo VI articoli 24/32] di accessibilità ai mezzi di trasporto pubblico. Autobus Dal 1992, in base al DM18/7/1991 tutti gli autobus, sia ad uso pubblico che privato con un numero di posti superiori a 9, devono consentire l’accesso a persone con difficoltà motorie o che utilizzino la carrozzina; deve essere assicurata, inoltre ,la mobilità interna e un’adeguata e sicura sistemazione. Le prescrizioni tecniche riguardano: installazione di pedane elevatrici, accesso all’uscita di emergenza da parte dei passeggeri in carrozzina, sedili e spazi disponibili per le persone con ridotta capacità motoria, possibilità di stazionamento della carrozzina. La predisposizione riguarda anche autobus di linea per grandi viaggi. 29 Treni, stazioni, ferrovie Nelle stazioni metropolitane devono essere agevolati l’accesso e lo stanziamento su sedie a ruote (…comma 5 art. 1). Il sistema di chiamata per l’espletamento del servizio di assistenza (art. 25 comma 2) deve essere realizzato nelle principali stazioni presenziate dal personale ferroviario, mediante l’attivazione di appositi centri di assistenza opportunamente pubblicizzati. Tali centri offrono i seguenti servizi: • Informazioni, • Prenotazione dei posti ordinari e attrezzati, • Accompagnamento al treno; • Accompagnamento fino all’uscita della stazione o al treno coincidenti • Salita e discesa con carrelli elevatori laddove disponibili Navi Le principali compagnie navali nella fase di ammodernamento devono provvedere ad adeguare alla normativa alcune navi traghetto [art. 27] e quindi renderle accessibili a tutti [Tali disposizioni non si applicano alle unità veloci o a sostentamento dinamico quali aliscafi, catamarani ecc. comma 2 art. 27 le cui dimensioni siano tali da non rendere ragionevoli e praticabile l’applicazione ]. Aerei Il D.P.R. 503/96 fissa i criteri di accessibilità, la Circolare Ministeriale 337373 definisce le disposizioni per le compagnie aeree [art. 28 comma1/3], per i gestori aeroportuali e per le agenzie di viaggio per facilitare la mobilità aerea alle persone con disabilità. In particolare vengono fissati gli obblighi inerenti le informazioni e le modalità necessarie per il viaggio, la possibilità di avvalersi di servizi specifici di assistenza e l’utilizzo di mezzi di trasporto adeguati a persone non deambulanti. La patente I riferimenti legislativi sono i seguenti: Legge 18/88; D.Lgs. n.285/92, D.P.R. n. 495/92 D.Lgs. n. 360/93. Le patenti fanno riferimento a quattro categorie speciali: A; B, C e D e possono essere ottenute dalle persone con disabilità, purché possano guidare in totale sicurezza. Per conseguire la patente è necessario sottoporsi ad un accertamento sanitario, effettuato dalla Commissione Medico legale. La persona disabile che intende conseguire la patente, può farsi assistere durante l’accertamento sanitario, a sue spese, da un medico di fiducia. 30 1.8 Ausili per migliorare o accrescere l’autonomia In senso lato si può definire ausilio qualsiasi mezzo che fa acquisire, migliorare o accrescere l’autonomia di una persona disabile. L’ausilio è un “portatore di tecnologie compensative” che può consentire al disabile di fare ciò che non potrebbe: guidare una macchina, muoversi con una carrozzina elettrica, scrivere, navigare in internet, ecc. L’individuazione dell’ausilio idoneo [e l’eventuale intervento di personalizzazione] è un momento importante che deve coinvolgere oltre al diretto interessato, i familiari, il terapista e gli esperti in ausili protesici e in ausili informatici. Per quanto attiene gli ausili informatici gli esperti debbono lavorare in stretta collaborazione con il fisiatra, il terapista e con gli insegnanti se in età scolare. Questo per individuare una postazione di studio e di lavoro adatta, una postura corretta durante l’utilizzo dell’ausilio e il tempo d’utilizzo per poi effettuare una pausa. Dalla corretta scelta dell’ausilio, la persona disabile può liberare quelle potenzialità imprigionate nel corpo e iniziare a vivere in mezzo agli altri in modo più aperto, più produttivo e più autonomo. La Classificazione Internazionale degli ausili è regolata dall’ISO 9999/EN 29999. Ad essa si rifanno oggi i nomenclatori dei settori pubblici di fornitura di ausili di vari Paesi. Anche il Nomenclatore Tariffario Italiano [DM 332/1999] si riallaccia alla Classificazione Internazionale ISO 9999/EN 29999 e rappresenta il documento del Ministero della Sanità che stabilisce l’elenco delle tipologie di protesi e di ausili ammessi alla fornitura su prescrizione medica e a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Il Nomenclatore Tariffario Italiano [DM 332/1999] fissa i termini sulla modalità di erogazione e le tariffe. Il Nomenclatore Tariffario individua tre elenchi riportati in tabella che riportano le prestazioni erogabili dal Servizio Sanitario Nazionale. Contiene Elenco 1 Elenco 2 Contiene Elenco 3 Contiene dispositivi da realizzare singolarmente su dispositivi costruiti in dispositivi misura in conformità ad una prescrizione serie che direttamente medica; immediatamente ASL e concesse in dispositivi costruiti in serie che richiedono utilizzabili. Rientrano in comodato d’uso agli modifiche per essere utilizzati, effettuate da questa categoria cuscini assistiti. un tecnico su prescrizione di un medico e Rientrano in questa specialista, che ne dovrà seguire anche il antidecupido, categoria collaudo. comunicatore simbolico polmonari , apparecchi Rientrano in questa categoria carrozzine, ecc. per sono materassi 31 acquistati dalle ventilatori l’alimentazione scarpe ecc. ecc. Per gli ausili dell’elenco 1 e 2 le tariffe vengono determinate mediante “procedure pubbliche di acquisto”, il prezzo è stabilito dalle aziende che partecipano alla gara d’appalto. Oltre agli ausili previsti dai tre elenchi possono essere forniti ausili ad essi riconducibili per omogeneità funzionale; in questo caso il medico specialista che lo prescrive deve motivarne la riconducibilità. L’iter burocratico prevede La prescrizione L’autorizzazione Il collaudo La prescrizione è la risposta L’autorizzazione alla fornitura viene La ditta fornitrice per far fronte alla disabilità rilasciata dall’ASL di residenza. L’ASL informare entro tre giorni che riguarda la prevenzione, la verifica se il richiedente è fra gli aventi l’ASL diritto e se vi è corrispondenza fra la consegna. L’ASL invita la prescrizione persona disabile entro 15 riabilitazione e l’opportunità di curarsi. La prescrizione oltre medica e gli ausili deve dell’avvenuta codificati dal Nomenclatore. In caso di giorni silenzio, giorni presentarsi al collaudo. Se una sociale. La prescrizione l’autorizzazione si intende concessa. In la persona non si presenta viene redatta da uno specialista questo caso il corrispettivo alla ditta al del o fornitrice è pari alla quota fissata giustificato convenzionato, competente per dall’ASL. L’eventuale differenza è a incorrere in sanzioni fissate tipologia di menomazione. carico dell’assistito. da ciascuna Regione. ad una valenza medica ne ha S.S.N. dipendente trascorsi 20 dalla fornitura collaudo, motivo, a senza può Ulteriori misure a sostegno delle persone disabili sono inoltre previste • dalla legge 162 del 21 maggio 1998: “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, concernenti misure di sostegno in favore di persone con handicap grave”, • dalla legge 28 gennaio 1999, n.17, “Integrazione e modifica della Legge - quadro 5 febbraio 1992, n. 104, per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” e • dalla legge 9 gennaio 2004, n. 4[conosciuta come Legge Stanca] : “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”. In estrema sintesi: La legge 162 prevede misure aggiuntive a sostegno delle persone con handicap grave e con forte compromissione dell’autonomia personale; l’obiettivo è di garantire il diritto ad una vita il più possibile indipendente. Tale obiettivo può essere perseguito anche attraverso la promozione di progetti sperimentali finalizzati alla rimozione di ostacoli all’accesso all’informazione e alla comunicazione. 32 In quest’ottica vanno presi in considerazione quegli ausili [computer, sensori e quant’altro] che potrebbero servire ad una persona disabile ad essere più autonoma per svolgere più attività possibili richieste dalla vita quotidiana. La legge del 28 gennaio 1999, n. 17 garantisce [con l’aggiunta del comma 6-bis all’articolo 13] sussidi tecnici e didattici specifici, realizzati anche attraverso le convenzioni di cui alla lettera b del comma 1[(…) mediante convenzioni con centri specializzati, aventi funzione di consulenza pedagogica, di produzione e adattamento di specifico materiale didattico.] nonché il supporto di appositi servizi di tutorato specializzato, istituiti dalle università nei limiti del proprio bilancio e delle risorse destinate alla copertura degli oneri. La legge Stanca in osservanza dell’art. 3 della Costituzione riconosce e tutela il diritto di ogni persona ad accedere a tutte le fonti di informazione e ai relativi servizi informatici e telematici [art.1 comma 1]. Per realizzare questi obiettivi la normativa impone alle Pubbliche Amministrazioni e ai servizi di pubblica utilità di offrire pari opportunità alle persone disabili, eliminando le barriere informatiche che, di fatto, ostacolano la piena integrazione sociale e lavorativa. La legge introduce ed esplicita i concetti di accessibilità [“capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistite o configurazioni particolari (art. 2 comma 1a)”] e di tecnologie assistitive [sono “ gli strumenti e le soluzioni tecniche, hardware e software, che permettono alla persona disabile, superando e riducendo le condizioni di svantaggio, di accedere alle informazioni e ai servizi erogati dai sistemi informatici.] come criteri guida ai quali dovranno uniformarsi i sistemi informatici pubblici e di pubblica utilità. La normativa prevede • la nullità dei contratti stipulati per la realizzazione e la modifica dei siti internet che non rispettino i requisiti di accessibilità con l’obiettivo di realizzare tale adeguamento entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto [art. 4 comma 3], • che, a parità di ogni altra condizione per l’acquisto di beni e la fornitura di servizi informatici, costituiscono motivo di preferenza i requisiti di accessibilità . In merito all’aspetto lavorativo [art.4 comma 4 ] i datori di lavoro pubblici e privati pongono a disposizione del dipendente disabile la strumentazione hardware e software e la tecnologia assistitiva adeguata alla specifica disabilità, anche in caso di telelavoro. A tal fine è stato proposto l’inserimento di un nuovo comma all’art. 10 della legge 68/99, il comma 2bis, contenente un dovere generale per il datore di lavoro di predisporre di strumentazioni, hardware e software, atte a garantire la piena e completa integrazione della persona disabile nell’ambiente di lavoro. Per chi compie il dovere è prevista la possibilità di 33 avvalersi delle agevolazioni previste all’articolo 13 comma c [ Il rimborso forfettario parziale delle spese necessarie alla trasformazione del posto di lavoro per renderlo adeguato alle possibilità dei disabili con riduzione delle capacità lavorativa superiore al 50 per cento o per la rimozione delle barriere architettoniche che limitano in qualsiasi modo l’integrazione lavorativa del disabile.] della legge 12 marzo 1999, n. 68. [I benefici sono concessi nei limiti delle disponibilità finanziarie destinate allo scopo]. I datori di lavoro pubblici provvedono all’attuazione del comma 4, nell’ambito delle disponibilità di bilancio. All’articolo 7 e 8 della legge sono previsti strumenti per la creazione di una rete di monitoraggio, di sostegno e di verifica di concerto con i Ministeri competenti; in particolare è prevista: • la promozione di progetti, iniziative e programmi tesi al miglioramento e alla diffusione delle tecnologie assistive e per l’accessibilità, • il sostegno della ricerca nel campo dell’innovazione tecnologica, • l’introduzione delle problematiche relative all’accessibilità e delle tecnologie assistive nei programmi di formazione del personale della pubblica amministrazione. I principi della legge, sono stati elogiati da più parti, in campo europeo e internazionale e pongono l’Italia al primo posto per le possibilità di accesso per i disabili alle nuove tecnologie e agli strumenti informatici. C’è solo una lacuna sottolineata dallo stesso promotore: la scarsa copertura finanziaria di cui gode la legge, che non prevede nessun onere di spesa per il governo se non entro i limiti della disponibilità di bilancio. Conclusioni 34 L’excursus storico legislativo ha evidenziato che, nonostante il II comma dell’art. 3 della Costituzione [È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana …], fino alla fine degli anni sessanta del Novecento tutto procedeva come prima. Si deve a quei movimenti culturali che diedero vita a forme di associazioni, sia a livello locale che nazionale, se la politica ha iniziato ad interessarsi di disabilità. Non solo, anche il potere giurisdizionale ha dovuto interessarsi di disabilità a seguito dell’ autodenuncia di un padre che non voleva mandare suo figlio in una scuola speciale per ciechi e per la rivendicazione di una famiglia di poter iscrivere in una classe normale la loro figlia disabile. La sentenza 215/87 della Corte Costituzionale [ Gli alunni con handicap non possono considerarsi irrecuperabili; l’integrazione giova loro non solo ai fini della socializzazione, ma anche dell’apprendimento … ] se da una parte rappresenta una rottura con la cultura dell’esclusione, dall’altra, obbliga l’istituzione scolastica a perseguire l’integrazione anche per bambini e ragazzi in situazione di handicap grave. Le istanze riferite all’handicap sono state recepite nella legge 104/92 [ “Legge – quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”]. Tale legge affronta gli aspetti della disabilità in un’ampia strategia d’interventi. Negli articoli 2, 6 e 18 della legge 104/92 si identifica il significato da attribuire all’impianto complessivo che, per la sua piena attuazione, necessita di interventi regionali specifici. La legge 68/99 [“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”] ha come finalità l’inserimento e l’integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato [valutazione delle capacità lavorative di ogni persona disabile per inserirla nel posto adatto ] o promuovendo ogni iniziativa utile all’inserimento lavorativo attraverso convenzioni con le cooperative sociali e con le organizzazioni di volontariato [art. 11]. Ulteriori misure a sostegno delle persone disabili sono inoltre previste dalla legge 162 del 21 maggio 1998: “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, concernenti misure di sostegno in favore di persone con handicap grave”, dalla legge 28 gennaio 1999, n.17, “Integrazione e modifica della Legge - quadro 5 febbraio 1992, n. 104, per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” e dalla legge 9 gennaio 2004, n. 4 [conosciuta come Legge Stanca] : “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”. 35 Dal punto di vista giuridico [D.P.R. 384/79, legge 13/89, il Decreto Ministeriale 236/89, legge quadro 104/92 e quelli regionali] sono stati anche definiti i criteri per eliminare gli impedimenti che ostacolano l’autonomia e la libertà di movimento. Ma, concretamente, come è cambiata la vita delle persone disabili dalla promulgazione di queste leggi? Si diceva nella premessa a questo capitolo che in Italia circa il 5% della popolazione soffre di una disabilità. Questa percentuale comprende le disabilità legate al fenomeno dell’invecchiamento e quelle legate ai giovani, per nascita o per incidenti. Gli interventi che interessano il fenomeno dell’invecchiamento [la percentuale maggiore] sono prevalentemente indirizzati all’assistenza della persona e ai familiari che hanno in carica la persona. Gli interventi che interessano i giovani richiedono, invece, oltre a varie forme di assistenza, l’individuazione dei bisogni di ognuno, di ausili per la mobilità e per lo studio, di eventuali postazioni ad hoc per il lavoro e di perseguire obiettivi che tendano gradualmente all’ autonomia e là dove è possibile a forme di indipendenza. Questo, è oggettivamente più complesso perchè richiede scelte politiche per superare quelle parti delle leggi dove prevale la “facoltà” e non l’obbligo delle istituzioni. In buona sostanza, molti aspetti della disabilità sono relegati nell’ambito del diritto debole [o dell’interesse legittimo o dei buoni propositi] e non del diritto soggettivo, e pertanto non esigibili. 36 Capitolo II 37 Questa è la cartolina disegnata da Francesca Austini, 11 anni, di Rocca di Papa (Roma) che ha partecipato all’iniziativa “disegna un’idea per cambiare la vita delle persone con disabilità” : "Mi piacerebbe volare - ha raccontato Francesca, parlando del suo disegno che ha per tema la libertà e la scoperta - perché potrei vedere tanti posti lontani che non conosco. Vorrei che anche i ragazzi con disabilità potessero fare lo stesso". […] “ Allora, c’era questo pettirosso, piccolo che lo tenevi nel pugno di una mano, ma con le sue idee che nessuno riusciva a togliergliele dal capo. Voleva volare in qua e in là a vedere il mondo, becchettare dove c’era da sfamarsi, e non gli piaceva per nulla che gli avessero assegnato un posticino e morta lì. Così che un giorno prese il coraggio a quattro mani e si presentò dal signor falchetto, il re degli uccelli del bosco. “Vorrei il permesso, signoria, di andare un po’ dove mi pare, tanto non darei fastidio a nessuno, piccolino come sono.” Così gli disse, e intanto gli tremavano tutte le penne. Il falchetto s’adombrò immediatamente e fece la voce grossa: “Questa è una faccenda che non mi piace per nulla. Tu devi mettere la testa a posto e non star a disturbare con le tue pretese. Fila via o chiamo le gazze”. E nel dirgli questo, senza neppure farci caso, gli diede una zampata che gli artigliò a sangue un’ala. […] Ma testardo com’era, in due o tre giorni [il pettirosso] era di nuovo in aria a volare. Certo, alla bell’e meglio, che arrancava dietro alla sua aluccia offesa tutto di sghimbescio. Sembrava diventato un pagliaccio tanto era buffo […] E tutti gli uccelli giù a ridere. […] Così che dal gran ridere nessuno si accorgeva che a ogni giorno che passava il pettirosso volava sempre un po’ più in alto e un po’ più in là del posto che gli avevano assegnato. E il giorno che il falchetto se n’è accorto il pettirosso oramai volava così in su che dall’alto prese a bombardare sul capo il re degli uccelli a colpi di cacatine.” [Maurizio Baggiani, Il coraggio del pettirosso, Milano, 1996] 38 Premessa In un suo intervento K. Popper ha affermato che chiunque sia collegato alla produzione televisiva deve avere una patente, eventualmente revocabile, affinché prenda coscienza del fatto che a tutti gli effetti egli partecipa a un processo di educazione, che coinvolge una precisa responsabilità (…). Questa affermazione riguarda, nei fatti tutte le agenzie educative. Ma, in che cosa consiste un “processo di educazione”? In estrema sintesi si può dire che un “processo di educazione” consiste in una successione di fenomeni legati fra di loro che tendano allo sviluppo generale dell’uomo e alla trasformazione della società. In riferimento alla disabilità, in Italia il “processo di educazione” è iniziato nella fase costituente con il riconoscimento del principio di solidarietà, della pari dignità, del diritto all’educazione e al lavoro. Con la promulgazione della Costituzione avrebbe dovuto iniziare quel processo per consentire al cittadino disabile di passare da una situazione di esclusione verso una di inclusione e appartenenza sociale. Così non è stato. Fino alla fine degli anni sessanta tutto è proceduto come prima: esclusione dei disabili dal contesto sociale, scolastico e lavorativo. Gli aspetti che hanno concorso alla formazione di una nuova corrente d’opinione iniziano alla fine degli anni sessanta con la contestazione dei movimenti del Sessantotto che protestavano nei confronti delle istituzioni e dell’intero sistema sociale e politico. La nuova corrente d’opinione si dimostrava ostile ad ogni forma di esclusione ed ha concorso alla concettualizzazione della diversità come un aspetto normale della condizione umana. Le lotte di quegli anni sono state un contributo alla ri-lettura della Costituzione e all’elaborazione • della legge 9 gennaio 1989, n. 13 “ Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche, negli edifici privati a vantaggio degli handicappati ”, • della Legge 5 febbraio 1992, n. 104. “Legge –quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”, • del D.P.R. 24 luglio1996 n. 503 “Regolamento recante norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici”. • della Legge 12 marzo 1999, n. 68. “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, 39 Attraverso l’analisi dei programmi televisivi e radiofonici degli anni 2002/2007 si cercherà di appurare se il tema della disabilità è stato trattato • con riferimento a fasce d’età in modo da far emergere per ognuna i bisogni [della persona e dei familiari], • con un linguaggio che richiama i diritti oppure evoca sentimenti pietistici, • con riferimenti legislativi puntuali. Nella sostanza, si cercherà di capire come i programmi radio –televisivi di quegli anni hanno divulgato il problema, fatto conoscere i riferimenti legislativi e pungolato le istituzioni a “fare” anche là dove le leggi non le obbligano. 40 2.1 Modalità di ricerca Per la raccolta dati, la sede Rai di Torino mette a disposizione uno specifico motore di ricerca: il Catalogo Multimediale Teche. Questo programma consente di effettuare ricerche, per parola o per parole chiave e per data del documento, su tutte le banche dati presenti nell’archivio. Per questo lavoro, sono state utilizzate le banche dati della Radio e della Televisione che corrispondono a quelle riportate nella tabella n. 1. Tab. n. 1 Radio Televisione Catalogo multimediale * • • • Catalogo multimediale* Nastroteche, Discoteche, Giornale radio • Catalogo multimediale sedi, • VISE [Videoteca di sede], • SPORT [Programmi sportivi] • CIMI [Videoteca nazionale dello sport] [Documentazione testuale fino al 2001] • VTOT • ACQUARETI [videoteca centrale Roma] [Archivio trasmesso] * Contiene il palinsesto, le puntate e gli elementi di scaletta dei programmi. Per entrambe le banche dati, si è proceduto utilizzando le • parole chiave legate alle leggi in vigore e al tema della disabilità, come riportato nella tab. n. 2 e • le date [comprese tra il 31.12.2001 e l’ 1.01.2008 ] dei documenti ricercati . Tab. n. 2 Parole chiave Legge 104/92 Barriere architettoniche Legge 68/99 Integrazione scolastica disabili Tecnologie compensative Integrazione lavorativa disabili Il risultato della ricerca viene visualizzato con un elenco [suddiviso in gruppi di 200 documenti collocato in più pagine] che notifica il numero di documenti trovati per ciascuna sezione della banca dati. Cliccando su una delle sezioni si avvia l’ascolto o la visione del documento. 41 Per la raccolta dei dati relativi al programma, alla sua tipologia, alla data della messa in onda, alla durata, al canale, all’inizio e alla fine della trasmissione, sono state elaborate le tabelle n. 3 per la televisione e n. 4 per la radio da utilizzare per ognuna delle parole chiave e riportate nel paragrafo “Allegati”. Tab. n. 3 Televisione PROGRAMMA Legge 104 TIPOLOGIA PROGRAMMA DATA MESSA IN ONDA DURATA RAI TIME CODE START TIME CODE STOP DATA MESSA IN ONDA DURATA RADIO TIME CODE START TIME CODE STOP Tab. n. 4 Radio PROGRAMMA TIPOLOGIA PROGRAMMA Per la tipologia dei programmi radio - televisivi si è fatto riferimento alle frasi come quelle riportate nella tabella n. 5. Tab. n. 5 • • Tipologia del programma Programma dedicato interamente alla • Programma dedicato parzialmente alla disabilità disabilità • Programma di intrattenimento • Trattazione sistematica di Trattazione sporadica • Trattazione sistematica del problema approfondimento • Informazione sul dibattito parlamentare La scelta di utilizzare come parole chiave “legge 104/92”; “legge 68/99”; “tecnologie compensative” ecc. per le due banche dati, è un modo per confrontare i due modelli di comunicazione e per dare continuità al lavoro di ricerca svolto e trattato nel capitolo I. Si cercherà anche di individuare se i conduttori e gli ospiti si rifanno alle norme in vigore [ anche a quelle deboli] o a stereotipi [pietismo, sensazionalismo, uso del dolore ecc.]. Le frasi “In Italia vivono circa 3 milioni di disabili” e “In Italia la percentuale dei disabili è di circa il 5%” usate dai conduttori in quasi tutte le trasmissioni sono state oggetto di ricerca per individuare il numero delle persone disabili per fasce di età: un modo per mettere in risalto il numero di interventi di “assistenza e integrazione scolastica nei diversi gradi e ordini di scuola”; di assistenza e avviamento al lavoro o di solo assistenza che si dovrebbero approntare. Dall’ascolto e dalla visione dei documenti notificati dalle due banche dati si sono estrapolati gli argomenti trattati con continuità negli anni dell’indagine per richiamare le priorità di scelta radio-televisiva e l’eventuale evoluzione. Infine, in un riquadro, per ognuno degli argomenti trattati si sono formulate alcune considerazioni. 42 “In Italia vivono circa 3 milioni di disabili” “In Italia la percentuale dei disabili è di circa il 5%” 43 2.2 Una indicazione che non spiega l’ampiezza del fenomeno per fasce di età “In Italia vivono circa 3 milioni di disabili”. “In Italia la percentuale dei disabili è di circa il 5%”. Queste frasi sono state usate dai conduttori e dagli ospiti in quasi tutte le trasmissioni ascoltate e viste. 1. Considerazioni Le frasi richiamate dell’invecchiamento da non distinguono quella giovanile [per nascita la disabilità dovuta al fenomeno o per incidente] che richiedono approcci diversi per le aspettative di vita. Spesso i termini come disabile [si riferisce alla capacità della persone di compiere autonomamente [anche se con ausili] le attività fondamentali della vita quotidiana e rimanda alla . legge 5 febbraio 1992, n. 104 ], invalido [rimanda al diritto di percepire un beneficio economico in conseguenza di una menomazione indipendentemente dalla valutazione complessiva di autosufficienza, e fa riferimento alla legge 30 marzo 1971, n. 118.], handicappato [ rimanda allo svantaggio sociale che deriva dall’avere una disabilità e rimanda alla legge 5 febbraio 1992, n. 104. ], sono usati come sinonimi. Così non è. Una persona su sedia a rotelle è sicuramente disabile, ma potrebbe potenzialmente non essere handicappata se venissero eliminate tutte le barriere [architettoniche, informatiche ecc.] in modo che non gli fosse precluso l’accesso a nessun settore della vita sociale, scolastica e lavorativa. Il rilascio delle certificazioni è di competenza delle commissioni costituite presso le ASL [che devono lavorare di concerto con altri Enti territoriali che hanno competenza sulle specifiche certificazioni]. Tali Commissioni, che hanno composizione differente nella stessa ASL a seconda del tipo di richiesta, rilasciano delle certificazioni che non sono standardizzate nel territorio, ma che cambiano da Regione a Regione, e talvolta addirittura da ASL a ASL. In sostanza, ogni commissione adotta la modulistica che ritiene più opportuna. [Considerazioni estrapolate da “Condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari” (ISTAT, 20042005)]. Questo significa che la definizione di disabilità non è universale e non esiste, al momento, un sistema coordinato di rilevazioni statistiche in tutto il territorio nazionale. 44 2.2.1 ) Difficoltà di rilevazioni statistiche Attualmente non esiste un censimento delle persone disabili; l’Istat dopo aver preso in considerazione la possibilità di inserire nel prossimo decennale “Censimento della Popolazione “ un questionario per rilevare le persone con disabilità, ha abbandonato l’ipotesi dopo aver considerato i pro e i contro. I dati Istat attualmente disponibili sono ottenuti dall’indagine del 2004 –2005 sulla “Condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari” che fornisce il numero delle persone disabili dai 6 agli 80 anni in poi; e dall’”Indagine sui presidi residenziali socio-assistenziali” [Istituzione pubblica o privata, che offre servizi residenziali di tipo prevalentemente assistenziale, a favore di minori, adulti o anziani in stato di bisogno o abbandonati ( definizione Istat) ] che fornisce il numero dei disabili in Istituto. Le tabelle 1a,1b,1c e 2a, 2b, 2c riproducono la situazione delle persone disabili negli anni 2004-2005. Tab. 1a Femmine con disabilità di 6 anni e più che vive in famiglia. Anno 2004 - 2005 6/14 39 15/24 17 25/34 24 35/44 41 Valori assoluti in migliaia 45/54 55/64 65/69 50 98 111 70/74 180 75/79 80 * 289 879 Totale femmine 1728 * Da intendersi 80 in poi Tab 1b Maschi con disabilità di 6 anni e più che vive in famiglia. Anno 2004 - 2005 Valori assoluti in migliaia 6/14 15/24 41 19 25/34 28 35/44 45/54 55/64 65/69 70/74 46 51 76 64 99 75/79 80 131 328 Totale maschi 883 Tab. 1c Maschi e Femmine con disabilità di 6 anni e più che vive in famiglia. Anno 2004 - 2005 Valori assoluti in migliaia 6/14 15/24 25/34 35/44 45/54 55/64 65/69 80 36 52 87 101 174 175 70/74 75/79 80 279 420 1207 Totale Femmine e Maschi 2611 Fonte: ISTAT, Indagine sulle condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari. Tab. 2a Persone con disabilità e anziani non autosufficienti ospiti dei presidi residenziali socio-assistenziali 45 per sesso. Femmine con disabilità con Anno 2004 - 2005 Femmine con disabilità meno di 18 anni 569 18- 64 anni 14.950 Femmine Anziane non autosufficienti 125.358 Totale femmine 140.877 Tab. 2b Persone con disabilità e anziani non autosufficienti ospiti dei presidi residenziali socio-assistenziali per sesso. Maschi con disabilità con meno Anno 2004 - 2005 Maschi con disabilità 18- 64 anni di 18 anni 882 18.489 Maschi Anziani non autosufficienti 35.970 Totale maschi 55.341 Tab. 2c Persone con disabilità e anziani non autosufficienti ospiti dei presidi residenziali socio-assistenziali per sesso. Femmine e Maschi con Anno 2004 - 2005 Femmine e Maschi con disabilità Femmine e Maschi Anziane disabilità con meno di 18 anni 18- 64 anni non autosufficienti Totale Femmine e Maschi 196.218 Fonte: ISTAT, Indagine sui presidi residenziali socio-assistenziali 2.2.2) Scorporo dei dati Istat del 2004-2005 [per definire i valori relativi si è preso come riferimento la popolazione italiana del censimento del 2001: 57 milioni di cittadini ] Dall’indagine sulla “Condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari” del 2004 – 2005 emerge che in Italia le persone con disabilità, da 6 a 80 anni in poi che vive in famiglia sono 2 milioni 611 mila, pari al 4,6% circa della popolazione. Se a questi si aggiungono le 196.218 rilevate dall’”Indagine sui presidi residenziali socio-assistenziali” si giunge ad un numero di 2 milioni 807 mila 218 persone, pari al 4,9% circa della popolazione. Tale stima esclude i bambini da 6 mesi a 6 anni. 2.2.3 Bambini in situazione di handicap nelle scuole materne statali e non statali [ Dati del MIUR ] Si è ritenuto utile risalire ai dati degli iscritti nelle scuole materne statali e non statali, per avere una situazione del numero delle persone disabili il più possibile vicina alla realtà. Si 46 tralascia, invece la ricerca degli iscritti agli asili nido perché l’amministrazione è stata delegata dallo Stato agli Enti locali e la ricerca sarebbe alquanto complessa. Tab. n. 3 Alunni in situazione di handicap nelle scuole materne statali e non statali valori assoluti e Anno scolastico percentuali Scuola statale Scuola non statale v.a. % sul totale alunni v.a. % sul totale alunni Totale v.a. % sul totale alunni 2001/02 2003/04 10.507 11.114 1,11 1,16 3.033 4.599 0,57 0,67 13.540 15.713 0,92 0,96 2004/05 2005/06 10.116 12.369 1,00 1,30 4.760 5.112 0,70 0,80 15.713 17.481 0,95 1,1 2006/07 12.995 1,40 5.661 0,80 18.656 1,1 Fonte: MIUR I dati della tabella n. 3 negli anni 2004 – 2005 evidenziano un numero di 15.715 bambini iscritti nelle scuole materne con disabilità accertata. 2. Considerazioni L'asilo nido si rivolge a bambini di una fascia di età compresa tra i sei mesi e i tre anni. È volto a soddisfare le esigenze delle persone che, per motivi personali o di lavoro, non sono in grado di accudire i propri figli per tutto l'arco della giornata. Svolge un ruolo importante nell’area pedagogica [intervento educativo ] e psicologica [ sviluppo del bambino]. L’efficacia educativa dell’asilo nido dipende dalla capacità degli addetti [educatrici/educatori]di instaurare buoni rapporti con le famiglie, in modo che si realizzi una continuità tra ambiente familiare e asilo nido. [Gli asili nido, istituiti dalla legge 6.12.1971 n. 1044, sono organizzati e gestiti dai Comuni. Spetta ai Comuni non solo garantire il diritto dei bambini in situazione di handicap di usufruire di questo servizio, ma anche assicurare tutte le possibili forme di sostegno e di assistenza.] La scuola materna o scuola dell’infanzia si rivolge a bambini di una fascia di età compresa tra i tre e i sei anni; si può iscrivere sia chi ha frequentato l’asilo nido sia chi intende farlo per la prima volta. Il dibattito psicopedagogico degli ultimi anni ha messo in evidenza l’utilità di questo tipo di scuola e la consapevolezza che un buon lavoro è indispensabile per creare condizioni capaci di stimolare l’interesse del bambino, valorizzando al meglio le sue potenzialità. [ Nelle scuole materne statali, come per le scuole elementari, sono previsti gli insegnanti di sostegno e altri interventi di competenza degli Enti Locali.] L’iscrizione all’asilo nido e alla scuola materna del bambino con una disabilità dovrebbe diventare un interesse primario della comunità locale e uno degli elementi fondamentali della ricerca pedagogica, tecnologica e informatica. Tab. n. 4 Alunni in situazione di handicap nelle scuole materne statali e non statali valori percentuali Anno Tipologia di handicap scolastico Psicofisico Visivo Uditivo Totale 2002/03 0,86 0,03 0,06 0,95 47 2003/04 2004/05 2006/07 0,86 0,83 1,04 0,03 0,06 0,03 0,07 0,07 0,06 0,96 0,96 1,13 Fonte: MIUR Dalla tabella n. 4 si evince che i bambini disabili psicofisici sono circa 14 volte in più rispetto ai disabili visivi e circa 12 volte rispetto ai disabili uditivi. 3.Considerazioni Le tipologie di deficit così come la definizione di disabilità non sono standardizzate nel territorio. Si richiama come esempio il modello H, contenuto all’interno della circolare dell’organico di fatto [2001/2002] che la Direzione Regionale all’Istruzione del Piemonte [ex Provveditorato] ha inviato ai Dirigenti scolastici e per conoscenza a tutti gli altri soggetti istituzionali. Tale circolare riportava la dicitura delle tipologie da usare per segnalare il tipo di deficit: Aud, ch, intellettivo, intellettivo accentuato, fisico, fisico accentuato, down, sindrome (segnalare quale). Qual è la situazione nelle altre Regioni? Appare fin troppo evidente la necessità di definire le stesse tipologie su tutto il territorio nazionale perché da esse conseguono altre scelte [numero di ore di sostegno, numero di disabili presenti in una classe, riduzione degli allievi per classe ecc. ]. 2.2.4 ) Situazione delle persone disabili che vivevano in famiglia negli anni 2004/2005 Il numero [assoluto e relativo ] delle persone disabili è stato riportato in tabella n.5 per fasce d’età. Tab.n.5 Persone con disabilità che vive in famiglia. Anno 2004 - 2005 [Valori assoluti e relativi] Fasce di età 3/6 6/14 15/34 35/44 45/54 55/64 65/80 in poi 15.716 80.000 52.000 87.000 101.000 174.000 2.081.000 0,028% 0,14% 0,09% 0,15% 0,18% 0,3% 3,65% 315.713 [0,55%] 2.255.000 [3,95%] Una ripartizione come quella riportata nella tabella n. 5 [ulteriormente suddivisa per Regioni, Province ,Comuni ecc.] consentirebbe, tra l’altro, di individuare i soggetti istituzionali che dovrebbero porre in essere tutte le condizioni, secondo le diverse competenze per rendere effettivo il diritto all’istruzione [Così come emerso dalla sentenza costituzionale n. 215/87: gli alunni in situazione di handicap devono considerarsi sempre recuperabili, a qualche livello], al lavoro [previa iscrizione al collocamento]o al reinserimento al lavoro dopo un incidente e /o all’assistenza. Per esempio, con l’iscrizione del bambino all’asilo nido o alla scuola materna deve iniziare un rapporto di collaborazione tra l’Unità Multidisciplinare della ASL [Previste 48 dal D.P.R. 24.2.1994 e richiamate nella Circolare n.11/SAP del 10 aprile ’95 denominata “Linee di indirizzo e coordinamento relativa ai compiti delle A.S.L. in materia di alunni in situazione di handicap”. Tale circolare stabilisce che “Ogni A.S.L. provvederà a formalizzare le unità multidisciplinari, organizzandole in modo flessibile per garantire la maggior aderenza possibile alle diverse situazioni – di patologia, di territorio - e la personalizzazione della diagnosi funzionale. Pertanto, le unità multidisciplinari saranno costituite di volta in volta alle specifica situazione. (..) Qualora non fossero presenti all’interno delle A.S.L. operatori specializzati per il trattamento di alcune patologie, le unità multidisciplinari potranno essere integrate in tal senso anche attraverso convenzioni o prestazioni libero – professionali. Le disposizioni contenute nel presente provvedimento dovranno essere attivate dalle A.S.L. entro l’inizio dell’anno scolastico 1995/96.] che ha in carico il bambino [nella persona del neurologo, del foniatra, del fisiatra ecc. ], la scuola [nella persona della direttrice o del direttore e del gruppo di educatori ] , esperti informatici, esperti in biotecnologie [eventualmente tramite convenzione con l’ASL e/o con la scuola ] e la famiglia, per progettare o adattare e personalizzare una postazione di gioco per i diversi tipi di deficit [cognitivi, visivi, uditivi, motori ]. Di seguito si richiamano due interventi già sperimentati e utilizzati da un bambino affetto da tetraparesi spastica. La Figura 1 è un foglio elettronico pensato per disegnare simmetrie o per disegnare e colorare mescolando i colori . La Figura 2 può essere ricomposta anche da un bambino con deficit motorio. L’utilizzo è stato possibile con un software a scansione azionato con uno strumento alternativo alla tastiera. Figura 1 49 Figura 2 4. Considerazioni Per l’attuazione di un progetto indirizzato ai bambini con disabilità iscritti agli asili nidi o alle scuole materne si può far ricorso, tra l’altro al “Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza” previsto dalla legge n 285/97. Tale fondo è finalizzato alla realizzazione degli interventi a livello nazionale, regionale o locale per favorire la promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dell’infanzia e dell’adolescenza, ...[art.1 L 285/97]. Avviare una ricerca basata sulla collaborazione di più figure istituzionali per osservare, individuare e progettare “che cosa fare”[scelta pedagogica] e “con che cosa farlo” [scelta di tecnologie compensative] in questa fascia d’età significa permettere al bambino di essere attivo, di coltivare interessi e arrivare alla scuola elementare già con un bagaglio di abilità e di conoscenze . 50 51 Riferimenti Legge 104 nei programmi televisivi e radiofonici 52 Parole chiave Legge 104 Banca dati: Televisione 53 3.1 Risultato della ricerca Il Risultato della ricerca ha notificato quattro programmi televisivi che hanno trattato il tema delle agevolazioni previste dall’articolo 33 della legge 104/92 in periodi diversi e con durata variabile. Art. 33 – Agevolazioni – 1. La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, anche adottivi, di minore con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, hanno diritto al prolungamento fino a tre anni del periodo astensione facoltativa dal lavoro di cui all’articolo 7 della legge 30 dicembre 1971 n.1204, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati. 2. I soggetti di cui al comma 1 possono chiedere ai rispettivi datori di lavoro di usufruire, in alternativa al prolungamento fino a tre anni del periodo di astensione facoltativa, di due ore di permesso giornaliero retribuito fino al compimento del terzo anno di vita del bambino. 3. Successivamente al compimento del terzo anno di vita del bambino, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, anche adottivi, di minore con handicap in situazione di gravità, nonché colui che assiste una persona con handicap in situazione di gravità parente o affine entro il terzo grado, conviventi, hanno diritto a tre giorni di permesso mensile, fruibili anche in maniera continuativa a condizione che la persona con handicap in situazione di gravità non sia ricoverato a tempo pieno. 4. Ai permessi di cui ai commi 2, 3, che si cumulano con quelli previsti dall’articolo della citata legge n. 1204 del 1971, si applicano le disposizioni di cui all’ultimo comma della legge n. 1204 del 1971, nonché quelle contenute negli articoli 7 e 8 della legge 9 dicembre 1977, n. 903. 5. Il genitore o il familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato, con lui convivente, ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferita in altra sede, senza il suo consenso. 6. La persona handicappata maggiorenne in situazione di gravità può usufruire dei permessi di cui ai commi 2 e 3, ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito in altra sede, senza il suo consenso. 7. Le disposizioni di cui ai commi 1,2,3,4,e 5 si applicano anche agli affidatari di persone handicappate in situazione di gravità. 54 Si richiamano brevemente i quattro programmi per la loro particolarità: • Nel programma “L’avvocato risponde” la conduttrice Stefania Barone, ospite nello studio dell’avvocato Nino Marazzita, ha letto la domanda pervenutale per lettera da un telespettatore: ho chiesto all’INPS i tre giorni di permesso mensile previsto dalla Legge 104/92 per assistere mia madre invalida che convive con me; l’INPS mi ha riposto che non ho diritto perché può assisterla mia moglie casalinga. È corretta la posizione dell’INPS? L’avvocato risponde di si e aggiunge che potrebbe rivendicare il diritto solo nel caso in cui la moglie risultasse inferma o di età superiore ai 70 anni.. • Il programma “Mi manda Rai 3” affronta il problema di una coppia di conviventi: la compagna si è ammalata, viene accertata la situazione di handicap [art.4 legge 104/92 ], ma al convivente non vengono concessi i tre giorni di permesso perché [art. 3 comma 3] questi non risulta né parente né affine. Il conduttore Piero Marrazzo chiede lumi al funzionario dell’INPS Ziccheddu, questi afferma che stante alla legge il convivente non ha diritto ma che, visto il numero di problemi simili che vengono sottoposti all’INPS, bisognerebbe modificare l’articolo per consentire al disabile di scegliere autonomamente chi deve assisterlo. L’avvocato Ruffolo, virtualmente rappresentante della coppia, prima di pronunciarsi premette che la legge 104/92 “è stata fatta con i piedi, pertanto, andrebbe riscritta; ora però deve essere interpretata con la testa” e questo lo porta ad affermare che, nel caso in esame, il convivente deve essere equiparato al parente. • In “Cominciamo bene Estate” il tema riguarda una ”Coppia omosessuale e le difficoltà di vivere un amore omosessuale”. Il conduttore Michele Mirabella, dopo aver presentato il pubblico diviso tra coloro che pensano che le coppie di fatto debbano avere gli stessi diritti e doveri di quelle sposate e coloro che pensano che non li debbano avere, dà la parola all’altra conduttrice Lucarelli. Questi presenta Agostino e lo intervista sulla sua esperienza all’interno di una coppia omosessuale, sulla malattia del suo compagno, sull’impossibilità di assisterlo a causa della mancanza di tutela giuridica, sulle difficoltà per ottenere l’invalidità e l’impossibilità di fruire delle agevolazioni dell’articolo 33 della legge 104/92. Agostino sottolinea, inoltre, le difficoltà a raccontare la sua situazione al datore di lavoro e la mancanza di qualsiasi diritto in ambito ospedaliero, non avendo nessuna parentela con il suo compagno. • “L'avvocato per voi” è un programma molto simile a “L’avvocato risponde”. Anche in questo caso la conduttrice Stefania Barone sottopone una serie di quesiti giunti tramite lettera dagli spettatori. Tra i quesiti, uno spettatore chiede consiglio all’avvocato: per assistere mia madre invalida ho diritto ai tre giorni di permessi? L’avvocato Nino Marazzita non ritiene la 55 domanda completa e formula una serie di possibilità entro le quali lo spettatore deve riconoscersi e comportarsi di conseguenza. L’avvocato coglie l’occasione per rimarcare l’intento benevolo delle modifiche apportate dal legislatore per venire incontro alle diverse situazioni [parere completamente diverso rispetto a quello espresso – durante il programma “Mi manda Rai tre” – dall’avvocato Ruffolo ]. 1. Considerazioni La legge n. 104/92 è composta da 44 articoli e affronta tutti gli aspetti della disabilità; difficile immaginare che dalle parole chiave “Legge 104” e per un arco temporale compreso dal 31.12.01 all’ 1.01.2008 i quattro programmi proposti potessero riguardare solo l’articolo 33 e di questi solo il comma 3. I due programmi “L’avvocato risponde” e “L'avvocato per voi” sono di breve durata, collocati in una fascia oraria mattutina e sono da ritenersi un’opportunità offerta a cittadini che hanno dubbi su questioni di diritto di varia natura. Le altre due trasmissioni hanno richiamato il tema delle agevolazioni al lavoratore o alla lavoratrice che assiste una persona disabile, per affrontare questioni di altra natura: i diritti negati alle coppie di fatto e alle coppie omosessuali. Le implicazioni sociali ed economiche di tali convivenze sono complesse: la mancanza del vincolo coniugale incide sul diritto ai benefici dello stato sociale ma, mentre in altri Paesi si è trovato il modo di estendere i diritti delle coppie “regolari” alle coppie di conviventi [eterosessuali o omosessuali], anche in considerazione del fatto che, soprattutto in Occidente, il numero di queste ultime è in ascesa, in Italia si cercano altre scorciatoie per garantire un diritto e lasciare irrisolto il problema delle convivenze. Quello proposto dal dirigente dell’INPS ne è l’esempio: eliminare gli attuali vincoli dell’articolo 33 comma 3 della legge104/92 e consentire al disabile di scegliere autonomamente chi deve assisterlo. Il dirigente non ha considerato l’eventualità di una disabilità sopraggiunta all’improvviso e di tale gravità da non consentire alla persona colpita nessuna scelta [a meno che pensasse ad un testamento biologico]. Il problema all’assistenza delle persone disabili è stato oggetto di studio, di pareri del Consiglio di Stato, di circolari del Ministero del Lavoro, di circolari INPS e di deliberazioni del Consiglio direttivo dell’INPS. Nell’arco temporale 1992 –2000 si contano: • Il parere del Consiglio di Stato 1611/92 [natura retribuzione permessi] • Il parere del Consiglio di Stato 784/95 [cumulabilità dei permessi in caso di più disabili all’interno della famiglia] • Il parere del Consiglio di Stato 65/96 [possibilità di estendere le agevolazioni al padre lavoratore dipendente quando la madre non sia lavoratrice dipendente] • La circolare del Ministero del Lavoro 28/93 [fissa criteri generali per riconoscimento stato di gravità] 56 • La circolare del Ministero del Lavoro 43/94 [recepimento delle sentenze del Consiglio di Stato della legge 423/93] • La circolare del Ministero del Lavoro 165/96 [fissa criteri per l’ottenimento dei permessi da parte di lavoratore dipendente nel caso in cui l’altro genitori sia lavoratore non dipendente o non lavoratore ] • La circolare INPS 80/95 [recepimento della sentenza del Consiglio di Stato 784/95 ] • La circolare INPS 37/99 [elenco casi di diritto ai permessi in presenza di genitori non lavoratori] • La circolare INPS 133/2000 [revisione della normativa sui permessi alla luce della legge 53/2000- Interessa il comma 5 dell’articolo 33 modificato dall’articolo 20 dalla legge 53/2000, concede la possibilità al lavoratore che assiste un disabile nella situazione di gravità, di usufruire del permesso di due ore giornaliere o in alternativa tre giorni mensilmente. Dette agevolazioni spettano anche nel caso in cui il disabile assistito non sia convivente. La condizione indispensabile è che l’assistenza sia continua ed esclusiva.] • Deliberazione n. 32 del 7/3/2000 Consiglio direttivo INPS [ulteriore casistica di diritto ai permessi da parte del lavoratore anche in presenza di familiare non lavoratore]. Il comma 5 dell’articolo 33 della legge 104/92 modificato dall’articolo 20 della legge 53/2000 inizia a preoccupare qualche ministro per l’alto numero di fruitori e di conseguenza per i costi. C’è da sperare che le tante modifiche e tanta pubblicità non abbiano generato la categoria dei assistenti disabili. 57 falsi Parole chiave Legge 104…/...Integrazione scolastica disabili Banca dati:Radio/Televisione 58 4.1 Richiami programmi Radio e Televisivi che hanno trattato il tema dell’integrazione scolastica Il tema dell’integrazione scolastica, nell’arco temporale 2002- 2007, è stato affrontato quattro volte: tre volte nei programmi radiofonici e una in quelli televisivi. Radio Programma Argomento trattato “Difensore civico” Deroga al decreto per l’assegnazione degli insegnanti di sostegno Numero di allievi per classe Andato in onda: 8 febbraio 2002 Conduttore/conduttrice: Gianni Specializzazione degli insegnanti di sostegno Denuncia di un padre. Giampietro “Difensore civico”: Presenti in studio o collegati telefonicamente l’avvocato Nocera vicepresidente della Fish [Federazione italiana studenti con handicap], l’on. Aprea viceministro della Pubblica Istruzione, il prof. Risier Zucchi dell’Università di Torino, il preside di una scuola media di Reggio Calabria e un genitore. “Letter time” Insegnanti di sostegno dotati di specializzazione e non di Andato in onda: 29 gennaio 2003 abilitazione Conduttore/conduttrice: Giordano Gaetano “Letter time”: intervista all’insegnante Belina Chiocca “La radio ne parla” Denuncia di una madre Andato in onda: 14 marzo 2006 Conduttore/conduttrice: Paola Simonetti “La radio ne parla”:Presenti in studio o collegati telefonicamente Salvatore Nocera Vicepresidente Federazione italiana superamento handicap; Nicola Quirico Presidente Federazione docenti per l’integrazione scolastica Fadis; Luisa Zampieri Docente scuola media `Giuseppe Mazzini` di Roma; Adriana Rabita Dirigente scolastico Scuola Media `Cascino` Piazza Armerina; Madre di un ragazzo disabile. Televisione Programma “Mi manda Rai tre” Argomento trattato Denuncia di genitori Andato in onda: 02 ottobre 2002 Conduttore/conduttrice: Piero Marrazzo. Presenti in studio: genitori, Maria Coscia Assessore alle politiche educative del Comune di Roma, Salvatore Nocera Vicepresidente Federazione italiana superamento handicap. 59 4.1.1 Insegnati di sostegno assunti non per decreto ministeriale ma “in deroga” Gli insegnanti di sostegno sono assunti per decreto ministeriale. L’assunzione “in deroga” è quella che possono effettuare le Direzioni Regionali all’Istruzione previa autorizzazione del MIUR [Ministero dell’Istruzione, dell’Università, della Ricerca]. L’avvocato Nocera, vicepresidente della Fish [Federazione italiana studenti con handicap], nella trasmissione “Difensore civico” dell’ 8 febbraio 2002, si ritiene soddisfatto che il governo abbia recepito l’esigenza delle deroghe, ma chiede al sottosegretario Aprea come vadano interpretate le tabelle della bozza che parla di rapporto 1:2 [ un insegnante di sostegno ogni due allievi certificati in situazione di handicap] nella realtà romana. A Roma su 12.000 ragazzi in situazione di handicap sono previsti 3600 insegnanti di sostegno che equivale a un rapporto 1:3,3; per arrivare al rapporto 1:2 la Direzione Regionale all’Istruzione, preposta alle deroghe, dovrebbe assegnarne 2400 cioè il 40% in più rispetto a quelli già assegnati . A parere dell’avvocato un numero così alto di deroghe non è attuabile. Il viceministro ha precisato che il rapporto 1:2 si riferisce al livello nazionale e non provinciale come richiamato dall’avvocato Nocera. 60 1. Considerazioni La questione delle deroghe, sollevata dall’avvocato Nocera è una delle tante che rientra in quello che il rapporto Censis del 1993 definì il fenomeno del “mercato dello svantaggiato”. In questa sede si ricorda che, proprio in quegli anni, al calo generale degli iscritti corrispose un aumento degli alunni certificati in situazione di handicap. La saturazione degli organici generò non poche tensioni tra il personale della scuola; per ridurre le tensioni e garantire continuità occupazionale del personale il sistema scolastico cominciò ad offrire servizi “speciali” anche ad alunni con modeste difficoltà di apprendimento, di attenzione e di concentrazione . [ Interessante a questo riguardo è la circolare inviata in data 8 agosto 1994 dal Provveditorato di Torino alle direzioni didattiche della provincia, avente per oggetto “Organico di fatto scuola elementare anno scolastico 1994/95” (CP prot. n. 7695/sost.): “Occorre peraltro anche interrogarsi sull’origine delle certificazioni per difficoltà di apprendimento, disattenzione, irrequietezza modesta, in quanto queste paiono trattarsi più di situazioni di disagio scolastico e sociale che di vero e proprio handicap…” Inoltre, “La disposizione della Circolare ministeriale n.363 del 22 dicembre 1994, sulle iscrizioni avalla nei fatti una possibile estensione del concetto di handicap anche nei casi di disagio sociale e scolastico, rispetto ai quali l’avvio della procedura attiva la possibilità dell’intervento autoritario per la certificazione dell’handicap. (E. Panini, Cgil Scuola, in Handicap & Scuola, n. 5 – 6, gennaio – febbraio 1995, pag. 10 )]. Le motivazioni addotte dai responsabili del Ministero, relative alla crescita degli insegnanti di sostegno, sono riportate di seguito. Scuola materna Scuola elementare Scuola secondaria di 1°grado Scuola secondaria di 2°grado “…intervenire tempestivamente nella scuola materna onde facilitare in seguito una migliore crescita della personalità degli alunni con handicap nei successivi gradi di scuola …”. “…valgono per questo ordine di scuola le stesse osservazioni svolte per la scuola materna, tenuto pure conto che ancora per molti alunni con handicap, il primo ingresso a scuola avviene alle scuole elementari …” Non viene motivata la scelta, ma si evidenzia che nell’anno scolastico 92/93 sono stati nominati 21.472 docenti per attività di sostegno con un rapporto medio rispetto agli alunni con handicap pari a 2,04 in confronto al rapporto 2,42 dell’anno scolastico 88/89. “…il corpo docente della scuola superiore non era preparato alla presenza di alunni con handicap, specie intellettivo: di qui la richiesta di una maggiore presenza di insegnanti specializzati, oltre che di maggiore impegno di un aggiornamento generalizzato da parte dell’Amministrazione”. Il rapporto 1/138 [Introdotto con la Legge 27 dicembre 1997 n. 449 che, con il collegato alla legge Finanziaria per il 1998, ha introdotto all’art .40 l’assegnazione in ragione di 1 ogni 138 alunni complessivamente frequentanti le scuole di ogni ordine e grado della provincia ] doveva essere un argine ad una scelta che ha garantito qualche posto di lavoro in più ma è risultata discutibile per una integrazione di qualità. Proprio in quel periodo il numero degli insegnanti di sostegno assunti non per decreto ministeriale ma “in deroga”risulta pari a 1418 su tutto il territorio nazionale [Fonte: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli affari sociali, “Relazione sui dati relativi allo stato di attuazione delle politiche per l’handicap in Italia, nonché sugli indirizzi che saranno seguiti”, Roma, 15 aprile 1994 pp. 92-94] . 61 4.1.2 Numero di allievi per classe D.M. n. 72 del 22 marzo 1999 “ Formazione classi con alunni portatori di handicap anni scolastici 1999-2000 e 2000- 2001” [L’articolo 10 del D.M. del 24 luglio 1998, n. 331, è sostituito dal seguente 10.1 “Le classi delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado, ivi comprese le sezioni di scuole materna, che accolgono alunni in situazioni di handicap, sono costituite con non meno di 20 alunni purché il progetto motivato ed articolato di integrazione renda esplicite, con riferimento alle esigenze formative dell’alunno, le strategie e le metodologie adottate dai docenti della classe, dall’insegnante di sostegno nonché da altro personale della stessa scuola.”]. Il vicepresidente della Fish, avvocato Nocera, ha proposto alle famiglie di inviare una lettera ai dirigenti regionali affinché venisse rispettato il limite di • 25 per classe quando c’è un alunno in situazione di handicap, • 20 alunni quando c’è un progetto per un allievo in situazione di handicap particolarmente grave. Se tale limite non fosse stato rispettato, sarebbero stati denunciati per omissione d’atti d’ufficio tutti i responsabili. Il sottosegretario Aprea ha risposto che “l’integrazione funziona se è funzionale al soggetto, non è un aspetto dell’educazione che si può curare con la burocrazia ”. 2. Considerazioni Si richiamano i dati estratti da L’Unità del 26 marzo 1999 [Il quotidiano cita un documento consegnato dal Ministro della Pubblica Istruzione alla Commissione Cultura di Montecitorio e reso noto nel corso della Conferenza Nazionale dedicata a “ I nuovi orientamenti per l’integrazione scolastica di alunni in situazione di handicap”] : Classi con più di 25 alunni 2.063 (1091 di queste nella scuola secondaria superiore) Classi con un numero di alunni fra 21 e 25 28.091 Questi dati fanno pensare che gli iscritti in situazione di handicap nelle classi con più di 25 allievi siano di tipo lieve, in particolare nella secondaria superiore. In molte scuole, in classi di 27-28 allievi sono stati inseriti anche più di due allievi in situazione di handicap perché nessuna scuola ha avuto gli insegnanti richiesti e tutti sono stati costretti a ridurre le ore con un rapporto allievi – ore di sostegno di 1:9. Non risulta che l’invito del vicepresidente della Fish abbia avuto seguito e che nessun responsabile sia stato denunciato per omissioni d’atti d’ufficio. 62 4.1.3 Specializzazione degli insegnanti di sostegno Sulla “ Specializzazione degli insegnanti di sostegno” il vicepresidente della Fish [Federazione italiana studenti con handicap], ha invitato l’on. Aprea a fare in modo che non si ripetesse quanto avvenuto nell’anno scolastico 2001: gestione dei corsi in subappalto a soggetti privati non qualificati e interessati solo all’aspetto economico. Per l’avvocato, la situazione che si è creata poteva essere risolta • riducendo le convenzioni di questi soggetti con le università, • facendo in modo che le università si collegassero con le Direzioni regionali all’Istruzione per definire il numero di persone da formare, • evitando che si verificassero nuovamente casi in cui le università del nord gestissero corsi al sud con evidente scopo di lucro. Il sottosegretario Aprea ha fatto presente che le convenzioni erano previste dalla legge, pertanto o si cambiava la legge o si continuava sulla stessa strada. L’onorevole si è impegnata, assieme al governo, a vigilare sulla buona prassi. 3. Considerazioni La denuncia dell’avvocato Nocera non è la prima, [ Nel 1999 la CGIL nazionale ha presentato una denuncia proprio sui corsi per gli insegnanti di sostegno perché le 15 università che rilasciavano i titoli di studio spesso appaltavano la gestione dei corsi a privati: i costi per i partecipanti oscillavano dai dieci ai dodici milioni, una cifra analoga a quello che lo Stato italiano introitava in tasse da un ragazzo della media borghesia che si laureava in medicina. Il sospetto era inoltre che nello svolgimento degli stessi ci fossero state gravi irregolarità: dal numero di ore effettivamente svolte, ai titoli di studio degli insegnanti che tenevano i corsi. Avere la qualifica di insegnante di sostegno era una grandissima corsia preferenziale per un posto di lavoro, considerato che la domanda era maggiore dell’offerta. Per questo motivo il mercato speculava e sono sorti dubbi sulla regolarità dei titoli di studio degli insegnanti di sostegno.] A questo si deve aggiungere che l’attuale normativa prevede una suddivisione dei docenti di sostegno secondo aree disciplinari troppo generiche e l’effetto, specialmente nella scuola secondaria, è di forte casualità sulle prestazioni professionali di sostegno, che restano troppo legate alle motivazioni effettive di questi docenti. Non solo. Gli insegnanti di sostegno dopo 5 anni possono optare per una cattedra da titolare. 63 4.1.4 Insegnanti di sostegno [estrapolazione e considerazioni] L’argomento “Insegnanti di sostegno” è stato trattato nei programmi: “Difensore civico” dell’ 8 febbraio 2002, Letter time del 29 gennaio 2003, “La radio ne parla” del 14 marzo 2006. Nel programma “Difensore civico” dell’ 8 febbraio 2002 il professor Rizier Zucchi ha posto all’attenzione due questioni: • la consuetudine che vedeva solo l’insegnante di sostegno ad occuparsi dell’allievo disabile e • la richiesta pressante di specializzazione che escludeva gli altri insegnanti dall’ essere formati sugli approcci alle diverse tipologie di disabilità Su quest’ultima questione, l’avvocato Nocera si è impegnato ad avanzare una richiesta al Ministero per un piano di aggiornamento per tutti i consigli di classe con la presenza di alunni con handicap. 4. Considerazioni Su questa questione è auspicabile che si avvii una procedura per riconoscere che le problematiche dell’integrazione rientrino nella professione di base di ognuno, questo significa aprire un discorso con l’università per far passare il principio che, in ogni piano di studio di coloro che optano per l’insegnamento, ci siano corsi di pedagogia specifica per l’handicap e l’integrazione. Nel programma Letter time del 29 gennaio 2003, l’insegnante Belina Chiocca ha segnalato che molti insegnanti di sostegno dotati di specializzazione e non di abilitazione all’insegnamento si sono coordinati, a livello nazionale, per rivendicare un intervento urgente e straordinario del Ministero affinché attivi i corsi abilitanti. L’insegnante ha fatto appello alla sensibilità che avrebbe dovuto contraddistinguere l’anno della disabilità perché le istituzioni si attivassero per garantire un servizio in linea con lo spirito delle leggi. Nel programma “La radio ne parla” del 14.03.2006 il professor Quirico Nicola Presidente Federazione docenti per l’integrazione scolastica Fadis ha denunciato che, a fronte di 160.000 ragazzi in situazione di disabilità risultavano impegnati 85.140 insegnanti di sostegno ma , di questi, più del 40% risultava non qualificato e precario. A suo parere, sarebbe stato auspicabile pensare ad una carriera specifica per questa figura professionale. 64 5. Considerazioni Dalla Relazione annuale sullo studio di attuazione della legge – quadro sui diritti delle persone in situazione di handicap: legge 5 febbraio 1992, n. 104, art. 41 comma 2, riferita all’anno scolastico 2000 inviata dal Ministero della Pubblica Istruzione, in data 2 febbraio 2001, al Parlamento si legge: “Da uno studio svolto su un campione di casi, si rileva come dalla scuola dell’infanzia alla scuola elementare alla scuola media, il numero dei docenti che mediamente incontrano un alunno in situazione di handicap è circa il doppio dei tre docenti ideali. Se si tiene conto della mobilità del personale a tempo indeterminato e dell’aleatorietà di quello a tempo determinato, si può ben dire che gli alunni in situazione di handicap hanno insegnanti per loro dedicati con il più alto tasso di variabilità di tutto il sistema scolastico.” Il fatto è paradossale, pensando alle esigenze di maggiore continuità necessaria per questi alunni. Un altro aspetto evidenziato dalla Relazione: “Nonostante 25 anni di indicazioni sul ruolo degli insegnanti di sostegno per la classe e non per il solo alunno in situazione di handicap, l’integrazione di questi insegnanti con il complesso delle attività scolastiche è ancora molto differenziato da scuola a scuola, da classe a classe.” Tutti sanno, fatte le debite encomiabili eccezioni, che il problema dell’integrazione diventa spesso un affare privato tra l’insegnante di sostegno e l’alunno: invece, l’insegnante di sostegno, secondo le norme, è “di sostegno” sulla classe e, per questo, non deve diventare né una guardia del corpo, né l’insostituibile presenza che garantisce la frequenza dell’alunno. Un atteggiamento non rispettoso dei termini legislativi e del PEI [Piano educativo individuale], che dimentica quanto sia centrale il ruolo della classe, nel suo complesso di allievi e insegnanti, è lesivo dei diritti dell’alunno. “ Allora noi cominciamo – allora noi usciamo. Queste sembra che fossero le due frasi dette dalle insegnanti, quella che teneva la classe e quella che teneva l’ handicappato, e per uno vi era l’avvio al lavoro – consistente nel dire “cominciamo a lavorare in questa classe” - per l’altra c’era l’avvio verso un altro luogo.” [A. Canevaro, in Handicap & Scuola, n. 82, 1999 ] 65 4.1.5 L’alto numero di iscritti negli Istituti Professionali Nel programma “Difensore civico” dell’ 8 febbraio 2002 il professor Rizier Zucchi pone all’attenzione un’altra questione: l’alta concentrazione di iscritti negli istituti professionali . Infatti, come si evince dalla tabella n. 1, il 61% degli alunni in situazione di handicap risulta iscritto negli istituti professionali. Tab. n. 1 Alunni in situazione di handicap della scuola secondaria di II grado nelle scuole normali per tipo di istruzione e tipo di istituto. Valori assoluti e percentuali. A.s. 2003-2004. Tipo di istruzione v.a. % sul totale alunni % alunni disabili per tipo di istituto Liceo Classico 511 0,2 1,6 Liceo Linguistico 52 0,3 0,1 Liceo Scientifico 859 0,2 2,7 Istituto/Scuola Magistrale 1.804 0,9 5.6 Totale 3.226 0,3 10 6.440 0,7 20 19.546 3,5 61 Istituto d'Arte 2.363 3,8 7 Liceo Artistico 479 1,2 1,5 Totale 2.842 2,8 9 Totale scuola secondaria di II grado 32.054 1,2 100 Istruzione Classica, Scientifica e Magistrale Istruzione Tecnica Totale Istruzione Professionale Totale Istruzione artistica Fonte: ISTAT 5. Considerazioni E’ risaputo che l’istruzione professionale è quella, per tradizione, più vicina a quell’area sociale di giovani che hanno meno possibilità di successo formativo e la presenza di un così alto numero di alunni in situazione di handicap rischia di esasperare oltre ogni limite i problemi e non facilita certo il compito degli insegnanti e delle istituzioni scolastiche in generale. 66 4.1.6 Denuncie dei genitori • La denuncia che segue è stata estrapolata dal programma “Difensore civico” andato in onda l’ 8 febbraio 2002 . Un padre di Reggio Calabria ha denunciato la situazione del figlio autistico, non integrato con la classe e gestito solo dall’ insegnante di sostegno in un’ “auletta”. A suo parere questa situazione aveva generato nel figlio frustrazione, tanto che una mattina aveva reagito in modo aggressivo e i genitori erano stati chiamati per riportarlo a casa. Il conduttore Gianni Giampietro ha fatto presente che la situazione del bambino era finita sui quotidiani perché ritenuto “non scolarizzabile” e ha chiamato in causa il preside. Il dirigente, prima di commentare quanto detto dal padre,ha letto il rapporto della commissione Asl: “esperiti assieme agli esperti della scuola tutti i possibili tentativi di integrazione ritiene di dover sospendere in atto la frequenza dell’alunno dalla scuola per esigenza di tutela dell’incolumità fisica dello stesso e di chi gli sta intorno” e ha terminato con la lettura del documento del direttore sanitario: “si consiglia il ricovero dell’alunno presso un centro specialistico”. Per il preside, la scelta di tenere il bambino fuori dall’aula e poi, in quella sciagurata mattina, di chiamare i genitori, andava ricercata in quel documento e non nella cattiva volontà sua e dei suoi collaboratori. E ha aggiunto: “quando pochi giorni dopo ho ricevuto una nuova documentazione dell’Asl, ho riammesso il bambino in classe perché, nel nuovo documento, redatto dall’unità operativa di neuropsichiatria infantile si leggeva: “si ritiene di ammettere alla frequenza l’alunno con le modalità concordate nel gruppo di lavoro”. L’avvocato Nocera ha mosso accuse sia al comportamento dell’Asl sia a quello del preside. All’Asl perché si era rifatta a una vecchia normativa degli anni ’60 [quando vigeva l’obbligo di denunciare casi di ragazzi non scolarizzabili e consigliare l’iscrizione a scuola speciali] e non al comma 4 dell’art. 12 della legge 104/92 [L’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap. ]; al preside ha imputato di aver accettato e non rigettato la decisione dell’Asl. A parere dell’avvocato, tra i compiti delle Asl vi erano, oltre all’individuazione dei limiti, anche quelli di individuare le potenzialità del bambino come previsto dal comma 5 dell’art. 12 della legge 104/92 [All’individuazione dell’alunno come persona handicappata ed all’acquisizione della documentazione risultante dalla diagnosi funzionale fa seguito un profilo dinamico – funzionale ai fini della formulazione di un piano educativo individualizzato, alla cui definizione provvedono congiuntamente, con la collaborazione dei genitori della persona handicappata, gli operatori delle unità sanitarie locali e, per ciascun grado di scuola, personale insegnante specializzato della scuola, con la partecipazione dell’insegnante operatore psico – pedagogico individuato secondo criteri stabiliti dal Ministero della pubblica istruzione. Il profilo indica le caratteristiche fisiche, psichiche e sociali ed affettive dell’alunno e pone in rilievo sia le difficoltà di apprendimento conseguenti alla situazione di handicap e le possibilità di recupero, sia le capacità possedute che devono essere sostenute, sollecitate e progressivamente rafforzate e sviluppate nel rispetto delle scelte culturali della persona handicappata.]. Nella discussione è stato coinvolto il professor Marino, neurologo ed esperto di autismo, il quale ha presentato il progetto Thic elaborato con l’aiuto dell’avvocato Nocera. Si tratta di una metodologia utilizzata e accettata come metodo di vita dalle famiglie o dagli esercenti la potestà parentale, già da un quarto di secolo in alcuni stati dell’America e nei Paesi scandinavi. Thic è un programma personalizzato che tiene conto delle potenzialità residue del bambino e del coinvolgimento di tutti i soggetti preposti 67 all’educazione del ragazzo [genitori, insegnanti, logopedisti, terapisti ecc.]. 6. Considerazioni Il programma Thic è implicitamente incluso nella legge 104/92 e sperimentato da anni a livello mondiale. Allora perché dopo anni di integrazione si verificano situazioni come quella denunciata dal padre del bambino affetto da autismo? Davvero si può pensare che una commissione Asl fosse così sprovveduta? La frase “si consiglia il ricovero dell’alunno presso un centro specialistico” è forse da intendersi nelle scuole statali speciali e normali di tipo posto speciale come quelle nella tabella sotto riportata? Alunni in situazione di handicap per ordine scolastico e anno di corso nelle scuole statali speciali e normali di tipo posto speciale. Valori assoluti. A.s. 1999-2000. Materna Totale 234 Elementare 1° anno di corso 265 2° anno di corso 335 3° anno di corso 343 4° anno di corso 340 5° anno di corso 452 Totale 1.735 Secondaria di I grado 1° anno di corso 172 2° anno di corso 172 3° anno di corso 164 Totale 508 Secondaria di II grado 1° anno di corso 95 2° anno di corso 89 3° anno di corso 85 4° anno di corso 69 5° anno di corso 68 Totale 406 Totale 2.883 Fonte: ISTAT La denuncia del padre e le accuse dell’avvocato Nocera cadono in un periodo molto particolare: il ritorno al sistema delle scuole speciali come scelta di governo. Infatti, in quel periodo la rubrica “ dal Redattore Sociale” con un titolo significativo intitolava Tornare alle scuole speciali? Riprendeva una delle questioni emerse nel corso del dibattito organizzato proprio dalla Fish e dedicato alla politiche di integrazione scolastica degli alunni disabili. I timori della Fish sono stati espressi in un dossier inviato al Ministro dell’Istruzione Moratti. Rispetto al rischio di un ritorno al sistema delle scuole speciali così si è espresso il presidente della Fish, Pietro Barbieri: "Abbiamo questa indicazione da parte del sottosegretario al Welfare Grazia Sestini che ha indicato le scuole speciali di Don Guanella come modello per il futuro. Il silenzio del Ministero 68 dell’istruzione ci fa temere il peggio". Questa ipotesi, sottolinea la Fish, è sostenuta da quanti ritengono che gli alunni gravi non trarrebbero alcun vantaggio dal frequentare la scuola di tutti ma starebbero meglio in strutture specializzate. La denuncia che segue è stata estrapolata dal programma “La radio ne parla ” andato in onda il 14 marzo 2006. Una mamma in collegamento da Piazza Armerina [Enna, Sicilia] ha segnalato la situazione del figlio [diciottenne iscritto per la sesta volta alla scuola media] e quella di altri ragazzi in situazione di handicap grave che possono frequentare con orario ridotto dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 12.30. Il sabato i ragazzi rimanevano a casa perché era il giorno libero degli insegnanti di sostegno. La dirigente scolastica è intervenuta per precisare che i casi di ragazzi con handicap grave erano quattro e non potevano stare in classe che per pochissimo tempo e sempre con l’insegnante di sostegno il quale non poteva superare le 18 ore perché, come tutti, aveva diritto al giorno libero. A sostegno della sua tesi la dirigente ha reso noto che gli altri ragazzi con handicap lieve stavano con l’insegnante di sostegno per nove ore e per le restanti rimanevano in classe con gli altri studenti, cosa che non poteva avvenire nei casi più gravi. All’avvocato Nocera, vicepresidente della FISH [Federazione italiana studenti con handicap], la conduttrice, Paola Simonetti, ha chiesto se il legislatore si fosse sbagliato: ha risposto con un secco no e ha ripetuto che l’integrazione riguardava tutto il consiglio di classe e gli enti locali. Per l’avvocato, se l’insegnante di sostegno non avesse coperto tutte le ore o gliene fossero state assegnate meno, non per questo il ragazzo avrebbe dovuto stare a casa ma era la scuola a doversi organizzare. Inoltre, ha ricordato alla dirigente che le ore eccedenti le diciotto potevano essere coperte dall’assistente all’autonomia [art. 13 comma 3 legge 104/92] che avrebbe potuto stare trenta ore, anche senza l’insegnante di sostegno. 1. Considerazioni Agli alunni con disabilità è consentito completare l’obbligo di istruzione anche fino al compimento del 18° anno di età [Legge 104/92 art. 14 comma 1 , lettera c e Sentenza corte Cos. n. 226/01]. Legge 104/92 Art. 13 comma 3 Nelle scuole di ogni ordine e grado, fermo restando, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e successive modificazioni, l’obbligo per gli enti locali di fornire l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisico o sensoriali, sono garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati. Art. 14 comma 1 Il Ministero della pubblica istruzione provvede altresì: lettera c) a garantire la continuità educativa fra i diversi gradi di scuola , prevedendo forme obbligatorie di consultazione tra insegnanti del ciclo inferiore e del ciclo superiore ed il massimo sviluppo dell’esperienza scolastica della persona handicappata in tutti gli ordini e gradi di scuola, consentendo il completamento della scuola dell’obbligo anche sino al compimento del diciottesimo anno di età […] 69 1. Considerazioni A parità di “temi”trattati il passaggio dall’ascolto radiofonico a quello televisivo va sottolineato. I conduttori radiofonici dopo aver presentato l’ospite di turno entrano subito nel merito; in quello televisivo invece, il conduttore richiama prima su di sè l’inquadratura per evidenziare l’emozione che sta provando nell’affrontare il tema. Questa emozione è ulteriormente accentuata quando presenta la mamma del ragazzino affetto da tetraparesi spastica e quando sullo schermo scorre un breve filmato sulla quotidianità del ragazzo con l’inquadratura che si sposta frequentemente sulla mamma per sottolineare l’emozione che sta provando mentre vede il figlio, e in altri momenti che si possono cogliere leggendo le parti del programma riprodotte fedelmente. La denuncia che segue è stata estrapolata dal programma televisivo “Mi manda Rai 3 ” del 2 ottobre 2002. Il conduttore Piero Marrazzo così ha presentato il tema: Abbiamo scelto Mario come simbolo di una difficoltà che grava su tante famiglie. Mario rappresenta tutti quei ragazzi che sono arrivati a scuola e, con le loro famiglie, si sono trovati di fronte a dei problemi. Il conduttore ha presenta la madre di Mario e ha sottolineato che in redazione sono stati colpiti dalla determinazione della signora. “Partiremo da lei come simbolo delle tante madri che ci stanno ascoltando per raccontare una storia, evidenziare dei problemi e cercare di capire se i diritti delle famiglie, dei bambini e delle bambine sono rispettati”. Il conduttore ha chiesto alla mamma di “raccontare un po’ di Mario”. Mario, ha detto la signora, ha 13 anni ed è affetto da una tetraparesi spastica fin dalla nascita. La sua riabilitazione è iniziata da quando aveva tre mesi grazie all’impegno, alla professionalità e disponibilità dei medici e alla forza di volontà del bambino. Come mamma rivendico il diritto di integrarlo pienamente nella società. La mamma ha raccontato che nelle elementari Mario frequentava la scuola a partire dalle 8.30-9.00, si fermava a mensa e al post-scuola e ad assisterlo provvedeva l’assistente educativo [A.E.C. Assistente educativo per l’autonomia e per l’accompagnamento al bagno]. Poi, ha detto Marrazzo, lei si è attivata per iscriverlo alla scuola media, si è rivolta al dirigente scolastico per preparare tutto e riproporre la stessa situazione della scuola elementare. E invece? Invece il primo giorno di scuola sono venuti fuori i problemi • del trasporto [non organizzato adeguatamente], • del sostegno [assegnato non per le ore necessarie], • dell’assistenza [non era stato assegnata ] […] A questo punto della trasmissione ha fatto il suo ingresso l’assessore alle politiche educative del Comune di Roma, Maria Coscia . Assessore, ha detto Marrazzo, oltre alla testimonianza che ha ascoltato ne abbiamo raccolte altre per vederle con lei. E’ partito il filmato. Un padre ha raccontato quello che era accaduto a suo figlio nell’anno precedente: non accompagnato in bagno e lasciato sporco per ore. Una madre ha fatto presente che un bambino non recuperato è un handicappato in più che grava sulle spalle della società. 70 Assessore Coscia, ha sentito l’ultima testimonianza? Fa capire che anche la società trarrebbe dei vantaggi recuperando quei bambini. Le chiedo: qual è la situazione effettiva e reale partendo dai problemi emersi ma, poi allargandoci alla città? L’assessore dopo aver sottolineato la sua sensibilità e quella dell’amministrazione comunale in merito al problema in questione ha detto: noi ci preoccupiamo di tutelare i diritti dei bambini e delle bambine ma cerchiamo di capire dove trovare le risorse per far fronte a queste esigenze perché in realtà ce ne stiamo occupando da quando è iniziata la scuola, perché prima non eravamo stati informati. 4.1.7 Un esempio di integrazione partecipata Si richiama l’esperienza di una scuola media romana divulgata durante il programma “La radio ne parla “ del 14.03.2006. L’insegnate Luisa Zampieri ha descritto l’esperienza di una classe al cui interno era stato inserito un ragazzino sordo, munito di una sua postazione di lavoro [computer, vibratore ecc.]. La presenza del ragazzo ha fatto maturare l’idea di elaborare un vocabolario multimediale associando “immagine - parola” da indirizzare ai non udenti. Ci si è accorti che poteva essere utile anche per i dislessici e per gli stranieri. Si opera nel modo seguente: • Si prendono in esame le parole, • si verifica che i ragazzi ne conoscano il significato, • si comincia a fare dei disegni per illustrare tale significato, poi • si elaborano definizioni estremamente semplici. Questo rappresentava e rappresenta ancora oggi un forte momento di compartecipazione e di integrazione perché tutti gli alunni intervengono e si confrontano per semplificare la definizione. Ogni parola viene sviluppata in quattro sezioni: • linguistica, • iconica, • LIS [Lingua Italiana dei Segni], • parlata. La divisione dei compiti è così ripartita: il ragazzo non udente fa il disegno, un ragazzo italiano inserisce la parola dopo averla decisa con gli altri e gli stranieri presenti la traducono. Il professor Nicola Quirico [ Presidente Federazione docenti per l’integrazione scolastica Fadis] si è soffermato sulla necessità di formare gli insegnanti ad utilizzare degli strumenti informatici e telematici. 1. Considerazioni Quello descritto è un esempio [purtroppo unico] di integrazione perseguita e vissuta con serenità da parte di tutti e non è casuale se ha dato i risultati descritti e utili anche agli altri alunni, non solo ai ragazzi in situazione di disabilità. 71 L’aspetto Imprenditoriale riferito alla disabilità 72 5.1 L’aspetto imprenditoriale riferito alla disabilità In questo paragrafo si richiama la domanda che la conduttrice Sonia Filippazzi , nel programma “Baco del Millennio” del 27.11.2003, ha rivolto all’imprenditore veneto Davide Cervellin, non vedente e presidente della commissione handicap di Confindustria: perché ha minacciato di dimettersi dalla Confindustria? L’imprenditore ha così riassunto la sua posizione: avrei voluto la Confindustria • più rispettosa nel riconoscere pari dignità alle imprese che investono e producono in tecnologie compensative e • più impegnata, nell’era della comunicazione e della gestione delle informazioni, a far capire che contano le abilità intellettive, perché le abilità fisiche e le abilità sensoriali si possono compensare efficacemente con le tecnologie. Nei Paesi scandinavi, nel Canada e negli USA esistono grandi imprese che producono queste tecnologie, sono quotate in borsa e hanno la stessa dignità delle imprese che producono altri manufatti [automobili o spazzolini per lavarsi i denti ecc.]. In Italia , invece questo comparto industriale è del tutto embrionale e con la globalizzazione rischia di sparire. La legge quadro n. 104/92 “per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”, si propone di promuovere la piena integrazione delle persone in situazione di handicap in ogni ambito nel quale possono esprimere la loro personalità: “nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società [Art.1, comma 1 lett.a]. Tale legge , inoltre, sollecita l’adeguamento tecnologico – informatico … [Art. 13 -16]. La legge n. 17 del 1999 integra e modifica la legge quadro, vengono garantiti agli studenti universitari con disabilità […] sussidi tecnici e didattici specifici, realizzati anche attraverso le convenzioni di cui alla lettera b) del comma 1 [la dotazione alle scuole e alle università di attrezzature tecniche e i sussidi didattici nonché di ogni forma di ausilio tecnico, ferma restando la dotazione individuale di ausili e presidi funzionali all’effettivo esercizio del diritto allo studio, anche mediante convenzioni con centri specializzati, aventi funzione di consulenza pedagogica, di produzione e adattamento di specifico materiale didattico] dell’art. 13 della legge 104/92 [….]. Ma, concretamente che cosa intende l’imprenditore veneto con “tecnologie compensative”? Il telescopio di Galileo compensa il “limite naturale” dell’uomo prolungando la vista. Il sistema di scrittura a punti utilizzato per i messaggi militari in codice modificato da Braille ha permesso ai non vedenti di leggere compensando così la mancanza della vista. 73 Oggi, un segnalatore vibrante o luminoso dei suoni può compensare la mancanza dell’udito e, un emulatore di mouse controllato dalla bocca, dal capo, da un ginocchio può compensare un deficit motorio. Gli ultimi esempi richiamati ci permettono di affermare: quando la medicina ha esaurito le possibilità di intervento per una certa patologia si deve fare ricorso alle tecnologie compensative. Il presidente della commissione handicap di Confindustria ha posto anche l’accento sull’aspetto imprenditoriale: “fare impresa” vuol dire soddisfare i bisogni dei clienti. Il “cliente disabile” ha dei bisogni da soddisfare: leggere, scrivere e poi lavorare e produrre reddito. Se i bisogni del disabile saranno soddisfatti l’impresa creerà reddito e il disabile diventerà attivo e non sarà più un soggetto da assistere. 1. Considerazioni “Fare impresa” per produrre tecnologie compensative dovrebbe essere il naturale sbocco ai limiti delle conoscenze mediche del momento. In Italia non è così, in questo settore gli imprenditori non investono. Non solo. Non si è avviato [se non in poche realtà territoriali - a differenza di altri settori dell’economia -] nemmeno quel rapporto sinergico “pubblico – privato” per dare origine a strutture territoriali di ricerca attraverso convenzioni con il sistema socio-sanitario. Attraverso la sinergia “pubblico – privato” si sarebbe potuto e si potrebbe promuovere la collaborazione tra le ASL, le Regioni, le Province, i Comuni [o l’Associazione Comuni d’Italia – ACI ] e rendere attivo un coordinamento tra i diversi organismi istituzionali quali, ad esempio, le Direzioni Regionali della pubblica Istruzione, le Università, i Politecnici, i Centri per l’Impiego, l’INAIL [Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro] e le organizzazioni datoriali 6. Attualmente esiste una rete di venditori convenzionati con le ASL cui la persona disabile deve rivolgersi seguendo l’iter descritto nel capitolo I [paragrafo 1.8]; salvo pochi casi, in questi “negozi – laboratori” si trovano sia gli ausili protesici [carrozzine, scarpe ortopediche, plantari, cuscini da decubito ecc] sia quelli informatici hardware e software. I laboratori servono ad adattare le protesi [ con marchio dei paesi occidentali ma , prodotte in serie in Messico, Taiwan, ecc.] al singolo caso. Non si conoscono i criteri in base ai quali le ASL individuano e definiscono a livello territoriale “un centro specializzato con funzioni pedagogiche” e “di produzione e adattamento di specifico materiale …” così come previsto dal comma 1 art. 13 della legge 104/92 . 6 • Le Regioni che hanno promosso una sinergia pubblico – privato sono: il Veneto dove ha sede e opera il Centro Efesto [centro Europeo per l’autonomia delle persone disabili, è stato inserito nella rete di servizi convenzionati della Regione Veneto e autorizzato all’esercizio di attività sanitaria] Il centro si avvale della Tiflosistem spa [società di servizio ad elevato contenuto tecnologico nell’area dell’handicap] per la produzione e l’adattamento di ausili a contenuto tecnologico e informatico e • l’Emilia Romagna, dove l’ASL 27 da anni collabora con istituti informatici e produce software didattici che mette a disposizione delle scuole [gratuitamente] e delle famiglie [a pagamento]. 74 Tecnologie compensative 75 Parole chiave Tecnologie compensative Banca dati:Radio/Televisione 76 6.1 Programmi Radio Televisivi che hanno trattato delle tecnologie compensative Dalla ricerca delle parole chiave “tecnologie compensative” sono stati notificati quattro programmi: tra questi, due (Speciale okkupati del 2002 e “ Cominciamo bene estate 2004”) hanno sviluppato il tema delle tecnologie compensative; gli altri (Question time e Seduta camera deputati, entrambi del 2005) hanno invece trattato dell’aggiornamento del nomenclatore tariffario. Speciale okkupati 2002 è una delle puntate speciali dedicate al tema del mercato del lavoro e dello stato sociale. Nella scheda introduttiva alla puntata è stato sottolineata l’importanza della tecnologia. La tecnologia rappresenta lo strumento più efficace per • iniziare un processo di autonomia, • restituire la capacità lavorativa a chi ha subito un incidente, • preparare chi è disabile alle nuove competenze, • far incontrare la domanda e l’offerta in un sistema in cui il lavoro non è solo impiego ma un modo per essere più autonomi e più liberi. Alberto Castro, responsabile del progetto spagnolo Disckanet ha affermato che tale progetto, nato per promuovere l’inserimento lavorativo delle persone con handicap gravi, non sarebbe stato possibile senza le nuove tecnologie. Credo, ha aggiunto, che utilizzando queste tecnologie il potenziale lavorativo del disabile sia uguale a quello di un normodotato. In “ Cominciamo bene estate 2004” la conduttrice Lucarelli ha intervistato l’imprenditore veneto non vedente e ex Presidente Commissione Handicap Confindustria, Davide Cervellin in merito al Centro Efesto da lui fondato. Il Centro, ha detto l’imprenditore è una realtà unica in Italia che ha come scopo quello di realizzare la massima autonomia della persona disabile (con problemi di movimento, sensoriali - mancanza della vista, della parola, dell’udito-) attraverso l’apporto tecnologico. Le tecnologie possono essere d’aiuto per fare le cose che generalmente fanno le persone sane. Efesto è una struttura voluta dall’assessorato alla Sanità della regione Veneto per rimettere in attività tutte quelle persone disabili che vogliono essere attive attraverso le tecnologie compensative. 1. Considerazioni Il Centro Efesto, Centro Europeo per l’autonomia delle persone disabili, è stato inserito nella rete dei servizi convenzionati della regione Veneto con la Delibera n. 2834 del 3 agosto 1999 e autorizzato all’esercizio di attività sanitaria quale centro ambulatoriale di riabilitazione con il Decreto n. 1904 del 8 ottobre 1999, operando tramite una convenzione con l’ASL n.15. Il Centro è una struttura di ricerca e di realizzazione di progetti di autonomia, si occupa in maniera integrata dei processi di valutazione, dell’orientamento riabilitativo, dell’educazione e della formazione all’autonomia e alla vita indipendente di persone con deficit di tipo motorio, di natura intellettiva, sensoriali [ciechi, ipovedenti, sordi] e dei casi plurihandicap 77 Ma, quali sono le tecnologie compensative? Di seguito si richiamano alcune categorie di “ausili tecnologici compensativi” per i diversi deficit disponibili sul mercato. Disabilità motorie • • • • • • • Tastiere speciali (programmabili, emulatori di tastiera a video, ecc.) per l’accesso personalizzato al computer Adattatore per personal computer per l’utilizzo di un sensore sensori (a soffio, a leva, a pressione ecc.) Emulatori di mouse a joystick, a trackball, controllati dai movimenti del capo a infrarossi o a ultrasuoni Voltapagine elettronico Telecomando a infrarossi per la gestione dei canali televisivi o per la gestione tramite interfaccia personalizzata di una casa automatizzata Carrozzina elettrica con controllo personalizzabile Disabilità visive – cecità • • • • • • • • • • • Sistema per la riproduzione di grafiche in rilievo Rilevatore di luce Agenda elettronica braille Registratore di messaggi su carta Segnalatore acustico di fonti luminose Macchine dattilobraille manuali ed elettroniche Stampanti braille Display braille a 40 a 80 caratteri piezoelettrici Macchina per la lettura automatica dei testi a stampa Sistemi di sintesi vocale in lingua italiana e multilingue su personal computer Ausili per la mobilità Disabilità visive - ipovisione • Sistema ingrandente elettronico bianco e nero con monitor da 14” • Sistema ingrandente elettronico bianco e nero portatile con visore a occhiale • Sistema ingrandente elettronico a selezione cromatica con monitor da 21” • Sistema ingrandente elettronico a colori con monitor da 14” • Sistema computerizzato ingrandente con sintesi vocale integrata, scanner e monitor a colori 78 Disabilità uditive • Computer e stampante per l’allenamento acustico • Segnalatore vibrante dei suoni • Segnalatore luminoso dei suoni • Trasduttore grafico dei suoni • Telefax • DTS – dispositivo telefonico per sordi • Stazione Internet con display braille per la comunicazione dei sordociechi Tali tecnologie sono sul mercato da più di quindici anni e il loro utilizzo rende il disabile persona attiva, c’è quindi da chiedersi perché molti disabili non sono stati avviati da piccoli al loro uso. Come mai nonostante i contributi delle Regioni o del fondo Nazionale per la Sanità [cui ha fatto riferimento l’imprenditore veneto] le tecnologie non sono conosciute o comunque vengono poco utilizzate? Il Nomenclatore Tariffario italiano [Paragrafo 1.8 pag. 31 Capitolo I] contempla, oltre agli ausili previsti anche la fornitura di ausili ad essi riconducibili; in questo caso il medico specialista che lo prescrive deve motivare la riconducibilità. Questo aspetto crea non poche difficoltà. Si richiama a titolo di esempio una richiesta formulata dall’Assessorato alla Sanità di una ASL di Torino al Ministero della Sanità in merito alla prescrizione di neuropsichiatri infantili per l’erogazione di un dispositivo per comunicazione interpersonale in favore di minori assistiti, affetti da gravi patologie di handicap. La risposta del Dipartimento del Ministero è stata la seguente: è stata esaminata con attenzione la allegata relazione a firma dei neuropsichiatri infantili. Le considerazioni espresse manifestano l’approfondimento delle problematiche che sono alla base del programma di riabilitazione di cui la prescrizione di detti ausili costituiscono una parte integrante anche attraverso la lettura critica delle note integrative a corredo degli elenchi allegati. È parere dello scrivente Dipartimento, però, che quanto attualmente erogabile non sia in alcun modo riconducibile al Personal Computer , fatte salve specifiche indicazioni regionali [Regione Piemonte, Assessorato alla Sanità, marzo 2001 ]. Il riaggiornamento del Nomenclatore Tariffario è stato oggetto di interrogazioni parlamentari nel “Question time” del 13.04.2005, e del 22.07.2006 “Protesi per disabili”. Nel “Question time” l’onorevole Lino Duilio dell’Ulivo ha presentato la richiesta di revisione del nomenclatore tariffario nazionale per snellire le procedure d’acquisto. 79 L’interrogazione del rappresentante dell’Ulivo ha avuto come riferimento il Decreto Ministeriale del 1999; rivolgendosi al Ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi ha chiesto come mai fino da allora non fosse stato aggiornato il Nomenclatore Tariffario e cosa concretamente e precisamente il governo prevedesse per aggiornarlo. Il Ministro ha così risposto : Le esigenze formulate dall’interrogante formeranno sicuramente oggetto di approfondimento e sono già peraltro oggi in fase di studio. Si fa riferimento in particolare allo snellimento delle procedure per l’acquisizione delle protesi e degli ausili da parte degli assistiti, alla differenziazione dei percorsi di fornitura secondo la natura degli ausili, quelli su misura, le tecnologie compensative, i prodotti monouso ecc., all’individuazione delle modalità di rimborso che garantiscono contemporaneamente la concorrenza e la libera scelta del prodotto e la definizione dei requisiti di qualità in modo da assicurare la selezione dei prodotti e dei fornitori. Per quanto attiene l’aggiornamento delle tariffe dei presidi elencati nel Nomenclatore già nel corso del 2004 la conferenza dei Presidenti delle regioni e le province autonome su invito della Federazione italiana dei tecnici ortopedici ha stabilito di procedere a un incremento del 9% (5% nel 2004 e 4% nel 2005) per le tariffe dell’elenco allegato al D.M. del 1999, tenendo conto dell’aumento intervenuto sui costi dei materiali e della manodopera. Nella replica l’onorevole Duilio ha fatto presente che il tariffario era superato, inadeguato, e variamente interpretato per cui ci si comportava diversamente da regione a regione e a volte anche da Asl a Asl della stessa regione proprio perché non c’era una disciplina. “Mi riprometto di presentare una proposta di legge per andare incontro a quelle persone che si trovano in condizioni di svantaggio tenendo anche conto del fatto che la spesa complessiva in questo settore è appena il 7% della spesa sanitaria”. Dello stesso tenore è l’altra interrogazione “Protesi per disabili” del 22.07.2006; la conduttrice Luisa Piras ha chiesto al presidente della Commissione Sanità del Senato, onorevole Marino, se fosse vera la proposta di ri - aggiornamento del Nomenclatore Tariffario. Certo, è stata la replica del Presidente della Commissione: il tariffario è regolato da una legge vecchia di 80 anni, l’ultimo aggiornamento risale al 1999 per questo è assolutamente urgente una riforma. Il Tariffario di riferimento è ancora oggi quello del 1999, le novità riguardano solo l’incremento del 9% come richiesto della Federazione italiana dei tecnici ortopedici. 80 1. Considerazioni Nel settore degli ausili la diversa interpretazione da Regione e Regione e a volte anche da Asl a Asl della stessa Regione, non è da attribuire a scelte politiche delle singole regioni o all’autonomia della singola Asl, quanto piuttosto a una mancanza di disciplina che in alcuni casi, oltre ad aumentare la spesa crea ulteriori disagi ai fruitori. Facciamo qualche esempio: un alunno disabile con deficit motorio frequenta una scuola elementare; gli insegnanti, il neurologo, il foniatra e la famiglia [in mancanza dell’Unità Multidisciplinare] si attivano e presentano un progetto per un percorso di autonomia nella scrittura, nelle operazioni, ecc. Per raggiungere gli obiettivi, supponiamo che il progetto preveda • un computer, • una tastiera speciale per l’accesso personalizzato al computer, • un adattatore per personal computer per l’utilizzo di un sensore a leva • un software a scansione e altri pacchetti [geografia, scienze ecc.] L’iter per l’assegnazione può durare anche qualche anno [… esito comunque positivo], o non realizzarsi mai. In caso di assegnazione [si tralascia in questa sede il problema legato alla messa in funzione degli ausili (a chi compete) e al suo corretto utilizzo (preparazione degli addetti) ecc. ], l’alunno potrà adoperare gli ausili e il software finché frequenta quella scuola . Con l’iscrizione alla scuola media, gli ausili non seguono l’alunno perché l’assegnatario risulta essere la scuola elementare. Nella nuova scuola gli insegnanti dovranno ripresentare il progetto e attendere che tutto l’iter venga di nuovo espletato. Può quindi succedere che gli ausili della scuola elementare non li adoperi nessuno mentre il ragazzo disabile iscritto alle medie deve attendere l’arrivo dei nuovi ausili. Con questa procedura l’ente pubblico acquista due volte gli ausili. Nella replica all’interrogazione posta dall’onorevole Lino Duilio il ministro Carlo Giovanardi, aveva risposto che lo snellimento delle procedure per l’acquisizione degli ausili da parte degli assistiti, nonché l’individuazione delle modalità per garantire contemporaneamente la concorrenza e la libera scelta del prodotto [un implicito riconoscimento che in questo segmento qualche problema esiste ], avrebbero rappresentato oggetto di studio. Ad oggi non si hanno notizie dei risultati. Nel frattempo è avvenuto l’ aggiornamento delle tariffe del 9% (5% nel 2004 e 4% nel 2005) dei presidi e degli ausili elencati nel nomenclatore così come richiesto dalla Federazione italiana dei tecnici ortopedici . Un altro esempio: il 28 marzo 2009 il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, annunciò nel corso della conferenza Stato-Regioni uno stanziamento di 10 milioni di euro per l'acquisto di comunicatori per disabili, come i malati di Sla [Sclerosi Laterale Amiotrofica ] in stadio avanzato. Mauro Pichezzi, presidente dell'associazione Viva la Vita Onlus e membro della Rete Sla, che si occupa di assistenza ai malati di Sla e ai loro familiari, così ha commentato l’annuncio del sottosegretario: ci auguriamo che questi fondi non facciano la fine di quelli stanziati dall'ex ministro Turco, che a due anni di distanza giacciono per buona parte inutilizzati. 81 Le iniziative governative sono seguite con particolare attenzione dai Centri Ausili Tecnologici anche con appelli al governo, come quello del presidente Claudio Bitelli, per cambiare la bozza dell’aggiornamento del tariffario che inserisce i nuovi ausili nei Lea [Livelli essenziali di assistenza] per evitare che la prescrizione degli ausili tecnologici riservati alle persone con disabilità venga effettuata da personale inesperto. 2. Considerazioni In merito all’appello del presidente della rete italiana dei Centri ausili tecnologici, Claudio Bitelli, si riporta la preoccupazione da lui espressa al ministro del Lavoro, Salute e Politiche sociali Maurizio Sacconi, al viceministro Ferruccio Fazio, al sottosegretario Martini, al presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani, al coordinatore della commissione Salute della Conferenza Enrico Rossi, al direttore della Direzione generale programmazione sanitaria del Ministero della Salute Filippo Palumbo, è quella che "non siano presenti adeguate misure per garantire la qualità del percorso prescrittivo dei nuovi ausili". Se infatti la bozza in esame registra la "epocale innovazione" di prevedere anche gli ausili tecnologici, il cui inserimento è da molti anni richiesto dai rappresentanti delle persone disabili, è anche vero che senza ulteriori precisazioni si corre il rischio che la prescrizione si trasformi "in un motore di spesa protesica senza garanzie di appropriatezza e di qualità, con forti ricadute negative anche sugli utilizzatori finali e le loro famiglie". In sostanza, la paura è che la presa in carico da parte dello Stato del costo di tali ausili ingeneri un meccanismo per cui le prescrizioni vengano fatte senza le adeguate conoscenze mediche, con conseguenze negative sul versante della salute dei soggetti da un lato e sulle casse dello Stato dall'altro. La richiesta, che si sviluppa nel dettaglio è quella di considerare per il compito di consulente i tecnici che da anni operano con provata esperienza in questo settore, e che dunque "si tenga conto nel testo sottoposto all'approvazione della risorsa costituita dai Centri Ausili tecnologici Ict". Per affrontare correttamente queste questioni bisognerebbe distinguere ciò che il tariffario cataloga come protesi, con l’hardware informatico ad esso riconducibile ed eventualmente 7 circuito di distribuzione, acquistabile nel normale dalle tecnologie compensative e dal software specifico [la cui vendita potrebbe richiedere anche un aspetto pedagogico ( tra l’altro previsto dalla legge 104/92) e motivare l’esistenza di una diversa distribuzione (anche se in alcuni Paesi occidentali si trovano nella normale distribuzione a costi molto inferiori) ]. 7 per esempio non si comprende perché per il preventivo di un nromale computer le Asl obblighino a rivolgersi solo nei “negozi –laboratori” con esse convenzionate e non anche ai normali rivenditori per una possibile riduzione della spesa. 82 Si segnalano alcune tecnologie in fase sperimentale. Tecnologie in fase sperimentale • La tv a comandi vocali per non vedenti e anziani [ Sviluppata da un istituto britannico,Royal National Institute of Blind People, che ha lavorato al progetto al fianco di diverse aziende hi-tech come la Ocean Blue Software, TW Electronics, Digital Technology Advisory e STMicroelectronics, questa nuova tecnologia permetterà di convertire il testo scritto sullo schermo in audio grazie al digitale terrestre e ad una particolare scheda vocale già compatibile con diversi televisori in commercio . • Libri ] digitali per studenti dislessici [ leggibile con un programma di sintesi vocale] - è questo il nuovo servizio che l'Associazione italiana dislessici (Aid), offre a quel 4 per cento degli studenti italiani delle elementari, medie e superiori che è colpito, in modo più o meno pesante, da questo disturbo - • Comunicatori vocali [ausilio per la Sclerosi laterale amiotrofica (Sla)] • Tastiere programmabili, video ingranditori [presentati durante il convegno di Varese nel giugno 2009: "Sportello ausili per l'integrazione lavorativa (Sail): risultati e prospettive" • ] Navigatore satellitare per persone con disabilità [Si chiama "Nadia" il progetto dell'Agenzia spaziale italiana per le persone non vedenti e in sedia a ruote. Segnala i percorsi accessibili sia per strada sia all'interno di una struttura ] • Robot per permettere ai bambini con disabilità di giocare • Sistemi automatizzati per assistere le persone anziane Il robot per permettere ai bambini con disabilità di giocare e i sistemi automatizzati per assistere le persone anziane sono due dei progetti di ricerca internazionale [p romosso dalla Commissione Europea] presentati nel corso di HANDImatica 2008, la mostra-convegno sulle tecnologie per la disabilità, organizzata a Bologna dalla Fondazione ASPHI (Avviamento e Sviluppo di Progetti per ridurre l'Handicap mediante l'Informatica). 83 Riferimenti Legge 68 e integrazione lavorativa Nei programmi televisivi e radiofonici 84 Parole chiave Legge 68 …/…Integrazione lavorativa disabili Banca dati:Radio/Televisione 7.1 “Targato H” 85 Dalle schede n. 3A e n. 3B del paragrafo Allegati si desumono i documenti notificati; dopo averli ascoltati e visti si è proceduto all’individuazione dei documenti riportati nella tavola n. 1 perché ritenuti coerenti con l’impostazione generale di questo lavoro. Dal programma radiofonico Che lavoro fai? del 10.03.2007. è nata l’dea della carta d’identità proposta nella prima pagina. I due conduttori, Cristina Bonadei e Aldo Tirone introducono l’argomento: un viaggio nel mondo della disabilità e nel mondo dell’Italia dei mille mestieri. La conduttrice richiama la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: la disabilità è il risultato di una complessa relazione tra le condizioni di salute di una persona e i fattori personali e ambientali in cui vive. Aldo Tirone le fa da eco: a tutti, potrebbe capitare di vivere come disabili, in qualsiasi momento della nostra vita, e spesso il pregiudizio, l’ambiente, l’ignoranza non permettono ai disabili stessi di esprimersi come vorrebbero e come potrebbero ; portatori di handicap, disabilità…il linguaggio non aiuta! Si ha quasi paura ad adoperare certe parole. Per capire, dice la conduttrice, ci faremo aiutare da Davide Anzalone detto Zanza, un attore di teatro portatore di handicap che sta girando l’Italia con uno spettacolo “Targato H” il cui filo conduttore è il ribaltamento in chiave ironica delle concezioni comuni che si hanno nei confronti della disabilità e dell’handicap: l’ottusità di chi si lascia ingabbiare dal pregiudizio, opposto alla consapevolezza di chi guarda in faccia la realtà, e la chiama con il proprio nome, per questo esce vincente. Il conduttore chiede a Davide di raccontare che cosa è successo quando si è recato all’anagrafe a fare la carta d’identità. È successa una cosa divertente: alla voce professione mi hanno scritto handicappato, segni particolari: nessuno. Dal preconcetto “handicappato uguale assistito”, secondo l’attore si è generata la convinzione che il disabile è un “fancazzista” cioè uno che non lavora perché non può; pertanto, l’impiegato dell’anagrafe ha rispecchiato assistito. 86 la cultura che vuole l’handicappato 1. Considerazioni La carta d'identità è il documento che certifica l'identità del suo titolare. Rilasciata dal sindaco del Comune di residenza a coloro che abbiano compiuto i quindici anni e che ne abbiano fatto richiesta, contiene l'indicazione dei dati anagrafici, dei connotati della persona e una sua fotografia. Ha validità di dieci anni. Non tutti i paesi rilasciano documenti di identificazione come la carta d'identità: negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, ad esempio, tale pratica è ritenuta lesiva dei diritti civili [quelli che promuovono l’uguaglianza ] e delle libertà civili [quelli che proteggono la libertà]. Diritti e libertà interagiscono e talvolta confliggono: per questo il compito di una società è quello di fare in modo che i diritti e le libertà di un individuo non interferiscano o limitino i diritti e le libertà di un altro individuo o della collettività. Con lo spettacolo “Targato H”, Zanza cerca di smontare il preconcetto “handicappato uguale assistito”. Lo spettacolo è strutturato in monologhi che parlano di handicap; ma è solo un pretesto per parlare delle ipocrisie di ognuno di noi e di quelle della società. Con la risata si cerca di smascherare le ipocrisie e far passare l’dea che fondamentalmente un handicappato può essere una persona o un pirla come chiunque altro. 87 Tavola n. 1 Radio Programma Argomento trattato “Baco del millennio” Andato in onda: 27 novembre 2003 Conduttore/conduttrice: Sonia Filippazzi • L’aspetto narcotizzante d’accompagnamento e Cervellin,imprenditore dell’indennità dalla pensione secondo Davide e presidente della Commissione Handicap di Confindustria. • la legge 68/99 che obbliga l’assunzione nelle imprese con più di 15 dipendenti è inapplicabile in alcune realtà territoriali • il pericolo del gravame economico “Baco del millennio ”: Presenti in studio o collegati telefonicamente l’ing. Davide Cervellin, cieco dall’età di sedici anni per una retinite pigmentosa, imprenditore e presidente della Commissione Handicap di Confindustria.; Anna Contardi dell’associazione down; Quadrio Curzio Alberto docente di economia e preside Facoltà di Scienze Politiche Università Cattolica; Enzo Mattina, ex presidente della Confinterin; genitori. • “Che lavoro fai?” Viaggio semiserio nell’Italia dei mille mestieri Andato in onda: 10.03.2007 Conduttore/conduttrice: Bonadei Cristina/Tirone Aldo “Che lavoro fai?”: Presenti in studio o collegati telefonicamente Anzalone Davide, attore teatrale disabile. “Diverso da chi?” Approfondimento sulle modalità di applicazione della Legge Andato in onda: 02.02.03 68/99 sul lavoro dei disabili nella provincia di Teramo Conduttore/conduttrice: Fontana (Abruzzo). Giovanni Televisione Programma Argomento trattato “Cominciamo bene estate” • Andato in onda: 24/09/2004 l’imprenditore ed ex presidente della Commissione Handicap Conduttore/conduttrice: Selvaggia Lucarelli Luci ed ombre della legge 68 secondo di Confindustria. • incremento della produttività in alcuni Mc donald’s grazie all’inserimento di ragazzi down “Cominciamo bene estate”: presente in studio Davide Cervellin ex presidente della Commissione Handicap di Confindustria. 88 Televisione Programma Argomento trattato “Speciale okkupati 2002” Andato in onda: 02/11/2002 Conduttore/conduttrice: • Lo snodo della legge 68/99 • I servizi per l’inserimento al lavoro:confronto della Federica Gentile realtà italiana con quella inglese e spagnola • Il reinserimento degli infortunati sul lavoro “Speciale okkupati 2002” : presenti in studio Maurizio Sorcioni e Romano Benini; e interviste a Raimondi sul funzionamento dell' assistenza al Centro Protesi Inail di Budrio. “Speciale okkupati 2003” 1. i servizi per l’impiego: la trasformazione del vecchio collocamento pubblico in un sistema di servizi per chi Andato in onda: 05.04.03 cerca lavoro e per l’impresa. Conduttore/conduttrice: Federica Gentile “Speciale okkupati 2003” : presenti in studio Flora Savastano- responsabile centro per l’impiego di Scampia -;Mauro Gori Direttore Servizio Lavoro e Politiche Sociali della provincia di Pistoia. “Speciale okkupati 2007” 2. attivita' della cooperativa sociale Variata Lavoro per l' inserimento lavorativo delle persone svantaggiate Andato in onda: 05.08.07 Conduttore/conduttrice: Federica Gentile “Speciale okkupati 2007” : presenti in studio Romano Benini; e intervista a Diego Pesavento, tirocinante, Franco Balsi, presidente cooperativa Variata Lavoro, Cesare Damiano, Ministro per il Lavoro, Alberto Leoni, direttore servizi sociali ULSS 4 alto vicentino, sull' attivita' della cooperativa sociale Variata Lavoro per l' inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, sull' utilita' della cooperazione sociale per la formazione e l' inserimento professionale dei lavoratori disabili, sulla collaborazione delle imprese con le cooperative sociali sulla base di quanto stabilito dalla legge 68 per il collocamento mirato in azienda dei lavoratori disabili. Commento di Romano Benini, esperto in politiche del lavoro 7.2 Il pensiero dell’imprenditore veneto e presidente [poi ex] della Commissione Handicap della Confindustria in merito alla legge 68/99 Per seguire il pensiero dell’imprenditore veneto nella sua interezza si farà riferimento ai programmi in cui ha partecipato senza seguire l’ordine temporale. Nel programma “Cominciamo bene estate” del 24/09/2004 la conduttrice Lucarelli Selvaggia chiede all’imprenditore Davide Cervellin di riassumere i punti salienti della legge 68/99. Per l’imprenditore la legge 68/99 è una legge che ha luci e ombre. Il fatto che le aziende debbano assumere per obbligo una persona disabile è un’ombra perché le aziende sono naturalmente portate ad assumere le persone che hanno delle capacità e non quelle che non le hanno. L’obbligo di assunzione fa assumere alle aziende un ruolo assistenziale che non rientra tra i loro compiti. 89 Ha delle luci perché per la prima volta riconosce che il lavoro non è quello generico e astratto, ma è connaturato al sapere e alle abilità della singola persona [art. 2 della legge 68/99 “progetto mirato”]. E poi, continua l’imprenditore la legge 68/99 ha un grosso limite: pochi fondi a disposizione, che è una caratteristica di tutte le leggi che riguardano la disabilità nel nostro Paese. Il fatto di stanziare pochi fondi ha permesso e permette di collocare le persone disabili che hanno meno bisogno di tecnologie compensative e di accorgimenti speciali per essere avviati al lavoro. Paradossalmente, con tale legge si ha più possibilità di entrare nel mondo del lavoro se si ha una bassa percentuale di invalidità piuttosto che una disabilità molto grave. In sostanza, il disabile grave proprio per la mancanza di fondi, che non permette l’adattamento del posto di lavoro , è discriminato all’atto dell’assunzione rispetto agli altri perché per esser messo nelle condizioni di essere produttivo, costa di più. 1. Considerazioni Il problema sollevato dall’imprenditore nel programma “Cominciamo bene estate” del 24/09/2004 e precedentemente nel programma “Tg3 articolo 1” del 06/02/2003 dall’assessore del comune di Roma con delega sull’handicap, Ileana Argentin [… una persona che non utilizza le mani, non è una persona non produttiva. Bisogna munire il disabile di strumenti tecnologici adeguati, incentivare l’imprenditore ad assumere anche attraverso forme di esenzioni – cosa che la legge già prevede- ] è lo stesso che si è trovato ad affrontare la Spagna: avvicinare i disabili gravi nei meccanismi domanda e offerta di lavoro. In Speciale okkupati 2002, del 2.11.2002, Alberto Castro responsabile di una società spagnola specializzata in tecnologie informatiche, creata e gestita unicamente da disabili con handicap grave, sottolinea che l’obiettivo della società è quello di rivolgersi a tutte le persone con disabilità gravi in possesso di una professionalità specifica o che vogliano acquisirla: tanto più è grave il loro handicap meglio è e, tanto più il loro inserimento al lavoro è difficile meglio è. La società e i progetti che sono nati non sarebbero stati possibili senza le nuove tecnologie ; crediamo che utilizzando queste tecnologie il potenziale lavorativo del disabile sia uguale a quello di un normodotato. È risaputo, dice ancora l’imprenditore veneto [in “Cominciamo bene estate” del 24/09/2004] che nei paesi civili la disabilità anziché ridursi aumenta per due fattori: l’incidentalità [incidenti automobilistici e sportivi] e la senescenza [perdita graduale dell’udito, della vista ecc.] 2. Considerazioni Al 2007, ultimo anno per il quale si dispone dei dati per tutti i paesi Ue, l’Italia è il secondo paese più “vecchio” d’Europa dopo la Germania (che le ha sottratto il primato proprio nell’ultimo anno), anche 90 se la distanza che li separa è minima (146,4 contro 142,8). Il valore medio dell’Ue27 segnala invece un maggiore equilibrio tra le due classi di età (108,6). Sono complessivamente dieci i paesi che presentano un indice di vecchiaia superiore alla media europea: oltre ai due già citati, troviamo nell’ordine Grecia, Bulgaria (entrambi intorno a 130), Lettonia, Slovenia, Estonia, Spagna, Portogallo e Austria. All’altro estremo della graduatoria, vi sono paesi dove il peso delle classi di età più giovani è maggiore. In assoluto è l’Irlanda il paese dove questo rapporto è più favorevole (52,9) e dove quindi la proporzione tra giovani e anziani è sostanzialmente di due a uno. Tra i paesi di rilevante dimensione demografica che presentano un bilancio positivo a favore dei giovani vi sono anche la Polonia (87,0), la Francia (87,9) e il Regno Unito (91,7). [ISTAT noi Italia 2010] La società fino ad ora ha dato una risposta marginalizzante: voi avete dei problemi, io vi risarcisco dei problemi che avete dandovi un’indennità e una pensione. Con il passare degli anni si è ridotto il numero dei produttori di reddito ed è aumentato quello degli assistiti, così ci troviamo ad un bivio: o i produttori di reddito lavorano di più per mantenere queste persone in modo marginale, oppure bisogna far diventare, con l’uso delle tecnologie compensative un numero sempre maggiore di disabili “attivi e produttivi”. In questo modo i disabili sarebbero anche un’occasione per creare nuovo lavoro. 3. Considerazioni Le conclusioni dello studio sulle tecnologie assistitive presentato il 5 dicembre 2009 alla Conferenza Ue sui disabili a Bruxelles sembrano essere in sintonia con quanto affermato dall’imprenditore con anni di anticipo . [In un'Europa che invecchia, il bisogno di tecnologie assistive sarà sempre maggiore, così come sempre maggiore sarà il numero di disabili, ed è importante che i produttori di materiale specifico per le persone con disabilità - sia hi-tech che low-tech - si riuniscano in un'associazione che sia in grado di fare lobby a livello europeo per una maggiore apertura del mercato nel settore. Questa la conclusione di uno studio sulle tecnologie assistive presentato il 5 dicembre 2009 alla Conferenza Ue sui disabili a Bruxelles. "Dobbiamo prendere esempio dagli Stati Uniti, dove un'associazione del genere esiste già a livello federale, e muoverci verso una maggiore integrazione dei produttori di tecnologie assistive con l'industria delle nuove tecnologie per normodotati all'interno dell'Ue", ha dichiarato Carmen Pastor Fernández-Cuesta, direttore del reparto marketing della fondazione Robotiker Tecnalia, la società che ha condotto la ricerca. "Per supplire a questa mancanza di governance a livello europeo - continua la Pastor - proponiamo l'istituzione di un network degli operatori nel settore delle tecnologie assistive, una rete che permetta la condivisione del know-how e soprattutto di difendere i loro interessi presso le istituzioni dell'Ue" ] • . L’aspetto narcotizzante dell’indennità di accompagnamento e della pensione di invalidità secondo un imprenditore Sonia Filippazzi, conduttrice del programma radiofonico “Il baco del millennio” del 27.11.2003 ha posto all’imprenditore Davide Cervellin questa domanda: Lei è autore di un 91 libro “Disabilità:trasformare un limite in opportunità”, come convincere le famiglie che questo è vero? Per i disabili oggi c’è un certo benessere che deriva dall’assistenzialismo, l’indennità di accompagnamento e la pensione di invalidità garantiscono un vitalizio minimo che in molti casi “narcotizza” l’idea di mettersi in gioco e di confrontarsi con gli altri. Per molte persone andare a lavorare per 1000 euro al mese quando se ne prendono 900 , tra indennità di accompagnamento e pensione di invalidità, non ne vale la pena. Se a questo si aggiungono anche le difficoltà di trasporto molte persone disabili pur chiamate dalle imprese rinunciano al lavoro. Le famiglie dei disabili e i disabili stessi devono però capire che, se la società ha dei doveri nei loro confronti, è vero anche il contrario e non possono sempre pretendere. 1. Considerazioni Anche se è comprensibile l’aspetto propositivo e di stimolo dell’imprenditore, sull’effetto narcotizzante del vitalizio sono necessarie alcune precisazioni: gli euro nel 2003 non erano 900, ma meno di 700 [attualmente il vitalizio è di 738 euro di cui, 242, 84 di pensione per tredici mensilità]. Per quanto attiene la rinuncia al lavoro di alcuni disabili, non si ha motivo di dubitare che nella realtà in cui vive e opera l’imprenditore questo sia potuto accadere; di sicuro non è così in altre realtà. Tant’è che già nel corso della trasmissione la conduttrice, richiamando una ricerca dell’Isfol condotta da Pietro Checcucci e Franco Deriu, ha evidenziato che il numero dei posti di lavoro per disabili è aumentato soprattutto nel Nord-Est d’Italia. Sempre nel corso della stessa trasmissione un radioascoltatore calabrese ha fatto presente che la legge che obbliga l’assunzione nelle imprese con più di 15 dipendenti è inapplicabile in Calabria e in altre parti d’Italia. La dimensione delle imprese del Mezzogiorno è inferiore a 3 addetti per impresa, mentre nelle altre ripartizioni si supera il dato medio nazionale. In Lombardia (5 addetti in media) e nel Lazio (4,6) si rilevano i dati più elevati. Toscana, Liguria e Valle d’Aosta sono, tra le regioni del Centro-Nord, quelle caratterizzate da dimensioni medie più basse (circa 3,5 addetti). Nel Mezzogiorno solo Abruzzo e Sardegna superano i 3 addetti; per le altre, si registrano rispetto ai valori del 2001 aumenti compresi tra il 3,6 per cento della Basilicata e il 20 della Sicilia. [ISTAT noi Italia 2010] In Piemonte per esempio, con il collocamento obbligatorio i disabili iscritti attendono mediamente 34 anni per avere a disposizione un’offerta di lavoro che il più delle volte non ha uno sbocco positivo e le maggiori bocciature sono arrivate da parte degli enti pubblici: Comune, Amiat, Azienda elettrica municipale, Acquedotto, le Asl. [Da “libro – ricerca” dell’Agenzia per l’impiego, 2003]. Per quanto attiene, invece ai doveri dei disabili e delle loro famiglie nei confronti della società, richiamati dall’imprenditore, si riportano due esempi di genitori che, in un forum chiedono spiegazioni all’avvocato Claudio Messori, consulente sulle politiche dell’inserimento lavorativo delle persone disabili per Anmil Lombardia, (Associazione nazionale mutilati e infortunati sul lavoro): 92 1. In applicazione all'art 35 della legge 247 del 2007 a mio figlio, che ha una invalidità del 75%, hanno sospeso l'assegno di euro 243,00 per sette mesi in cui ha lavorato presso una cooperativa sociale, da cui ha percepito per l'intero periodo € 2.250 [duemiladuecentocinquanta]. Abbiamo contestato ma, alla prefettura, ci hanno risposto che anche se avesse guadagnato 1 euro avrebbe perso il diritto all'assegno, cosa si può fare? Risposta dell’avvocato: L’articolo 13 della legge 30 marzo 1971, n. 118, è sostituito dal seguente:comma 35 della legge 247/ 07- (Assegno mensile).: 1. Agli invalidi civili di età compresa fra il diciottesimo e il sessantaquattresimo anno nei cui confronti sia accertata una riduzione della capacità lavorativa, nella misura pari o superiore al 74 per cento, che non svolgono attività lavorativa e per il tempo in cui tale condizione sussiste, è concesso, a carico dello Stato ed erogato dall’INPS, un assegno mensile di euro 242,84 per tredici mensilità, con le stesse condizioni e modalità previste per l’assegnazione della pensione di cui all’articolo 12. L’assegno mensile di assistenza fino al 2007 era subordinato al requisito dell’incollocamento al lavoro. Dal 2008, allo stesso fine, non è più necessario dimostrare l’incollocamento, ma l’interessato deve autodichiarare di non svolgere attività lavorativa. Ma l’incompatibilità dell’assegno mensile con l’attività lavorativa opera solo nei casi in cui il reddito da lavoro dipendente supera 8000 euro ed il reddito da lavoro autonomo i 4800 euro. 2. Vorrei sapere se persone con patologie psichiatriche e non collocabili al lavoro [secondo quanto dichiarato da verbale di invalidità] possono partecipare a progetti di tirocini formativi previsti dalla L.196/97. Inoltre, qual è la procedura per chiedere la “revisione della collocabilità” ? Ed infine, se sul verbale della commissione non è barrata alcuna casella relativa alla collocabilità come si deve intendere la posizione dell’interessato? Risposta dell’avvocato: Per i soggetti dichiarati non collocabili dalla ASL competente si deve, se la persona è interessata, ricercare un percorso adatto che abbia lo scopo di recupero sociale, e per il quale la partecipazione ad attività lavorativa rappresenti esclusivamente uno strumento socializzante a valenza pedagogica e terapeutica, atta ad integrare un programma riabilitativo e formativo più ampio e a verificare l’eventuale grado d’idoneità al lavoro. La regolamentazione del rapporto di tirocinio, istituito tra l’azienda, servizio inviante a cui è in carico la persona e la persona stessa, è quella prevista dall’articolo 18 della legge24/6/1997 nr.196 e del regolamento contenuto nel Decreto ministeriale 25 Marzo 1998 nr.142 (tirocini formativi e di orientamento). Il tirocinio potrà anche prevedere l’erogazione di una borsa/lavoro, la cui entità potrà essere definita dal progetto individualizzato; tale inserimento particolare non dovrà essere considerato in alcun modo rapporto di lavoro subordinato. Per la revisione si deve seguire la nuova procedura INPS del 2010 come indicato alla risposta "invalidità" del 2 marzo. Se nel verbale e nella relazione conclusiva ai sensi del D.P.C.M. del 13 gennaio 2000 non viene espressa la "non collocabilità", si deve ritenere che la persona sia collocabile a tutti gli effetti. Dagli esempi richiamati sembrerebbe che i disabili e loro famiglie siano narcotizzati dalla confusione, non dai 738 euro di vitalizio mensile. Se una persona disabile è stata dichiarata non collocabile al lavoro è fin troppo evidente che la famiglia coinvolta ha un carico di lavoro incommensurabile. Forse è bene ricordare che la disabilità ha dei costi notevoli [a livello fisico, mentale ed economico], ed è ignobile , come denunciava una mamma nel programma “Speciale Tg1 2003 del 5.10.2003”, che ancora oggi si finanzino istituti e non le famiglie lasciando che certe lobby osteggino un qualcosa che dovrebbe essere normale. 93 1. Ma, concretamente quanti sono in Italia i disabili che possono lavorare e quanti sono quelli che lavorano? Nella trasmissione Speciale Tg1 2003 del 5.10.2003 il sottosegretario al Welfare on. Sestini alla domanda dell’inviata: In Italia sono pochi, molto pochi i disabili inseriti nel mondo del lavoro, solo il 2.1% delle donne con handicap ha un’occupazione, quasi il 7% sono gli uomini disabili che lavorano] il sottosegretario così risponde: I disabili che possono lavorare in Italia sono 300.000 [corrisponde alla ricerca riportata nella tab. n .5 del par. 2.2.4 del capitolo II ]; esiste una legge approvata dalla passata legislatura che ha già collocato al lavoro fino al 31 dicembre scorso 40.000 persone. La legge Biagi apre ulteriori possibilità in accordo con il mondo delle imprese e con il mondo della cooperazione sociale; è una sperimentazione a cui affidiamo grande importanza, ci rendiamo conto che molti passi ancora rimangono da fare e su questo è importante la collaborazione delle istituzioni, delle associazioni dei disabili e del mondo della rappresentanza dei lavoratori. Di seguito si richiamano aspetti comuni alla legislazione italiana e a quella di alcuni paesi europei per l’avviamento lavorativo di chi è disabile e la situazione in alcune province italiane. 2. Punti in comune tra sistema legislativo inglese, spagnolo e italiano per l' inserimento lavorativo dei disabili In Italia e in diversi paesi dell’Unione Europea i Centri per l’Impiego e gli Enti locali sono al centro di un sistema di servizi che tiene insieme l’orientamento, la formazione l’accesso agli incentivi ed il rapporto con le imprese. 94 Edimburgo [da okkupati 2002 del 02.11.2002] Dal 1995 in Gran Bretagna c’è una legge che assicura ai disabili pari opportunità di trattamento anche sul posto di lavoro; la legge vieta però l’uso di quote minime di disabili da impiegare nelle aziende proprio perché questo significherebbe un diverso trattamento rispetto agli altri lavoratori. Ad Edimburgo, come in tutta la Gran Bretagna, per aiutare i disabili a trovare o a tornare al lavoro è nato il “New Deal for Disable People” Un Programma Nazionale di assistenza che viene gestito attraverso la rete nazionale dei Job Centre “servizi per l’impiego d’oltre Manica”. L’obiettivo, spiega Lan Lumsdale responsabile del Job Centre di Livingston, è quello di informare e di aiutare le persone disabili a trovare lavoro sempre con la supervisione di un consulente personale. Per prima cosa valutiamo il loro grado di disabilità, quale tipo di formazione è necessaria per colmare tutte le loro carenze professionali e far si che siano pronti per il loro lavoro. Una situazione reale Nel 1996, Stuart Reid, ha avuto un incidente con la moto ed è finito su una sedia a rotelle: entrava ed usciva dagli ospedali, la moglie Angela ha dovuto lasciare il lavoro proprio perché aveva bisogno di assistenza continua. Quando ha iniziato a camminare con le stampelle e muoversi meglio si è reso conto che, come disabile, sarebbe stato molto difficile trovare lavoro e così anche per la moglie Angela rimasta disoccupata per tanto tempo proprio perché gli dedicava assistenza . Si sono rivolti al New Deal e sono stati inseriti in un programma di formazione: la moglie proprio perché lo assisteva, ha potuto beneficiare del New Deal e alla fine hanno trovato lavoro alla Scottish Gas. L’azienda riceve circa 750 sterline per ogni partecipante al programma New per disabili, questi soldi vengono usati principalmente per finanziare un periodo di formazione. Marito e moglie sono stati volutamente inseriti nella stessa azienda e con lo stesso orario di lavoro affinché lei potesse continuare ad assistere il marito, in caso di necessità, anche sul posto di lavoro. 95 Spagna [da okkupati 2002 del 02.11.2002] La Spagna sta affrontando il problema dell’inserimento al lavoro dei disabili: le imprese devono assumere un disabile ogni 50 dipendenti o in caso di impossibilità facilitarne attivamente l’inserimento al lavoro. Un ruolo fondamentale è costituito dalle imprese sociali, simili alle nostre Cooperative sociali. Da una di queste è nata una società specializzata in tecnologie informatiche, creata e gestita unicamente da disabili con handicap grave: il progetto Disckanet dice il responsabile Alberto Castro nasce per promuovere l’inserimento lavorativo delle persone disabili, soprattutto persone con handicap gravi. Il prodotto che Disckanet vuole offrire al mercato è un prodotto che riguarda il mondo internet, disegno di pagine web, ricerche personalizzate di informazioni, uffici virtuali ecc. La penetrazione che abbiamo sul mercato è incentrata sulle caratteristiche del nostro prodotto e sulla sua qualità: non vogliamo presentarci come impresa di persone disabili. In un mondo dove si può svolgere il proprio lavoro stando a casa, magari a Km di distanza dalla sede dell’azienda, la legislazione dice, Juan Chozas Pedrero, Segretario Generale per l’occupazione, ha l’obbligo di restare a passo con i tempi; uno degli obiettivi futuri sarà quello di coniugare disabilità e telelavoro. In Spagna non abbiamo una regolazione specifica del telelavoro ma stiamo facendo alcuni studi su come sia possibile regolare questo tipo di contratto, per venire incontro alle necessità delle imprese e a quelle delle persone disabili che al momento non sono attive. Una situazione reale Sergi Augusti, telelavoratore spagnolo: prima non facevo niente, stavo in casa. Attualmente lavoro 5 ore al giorno e mi occupo di ricerche sul Web grazie al progetto Disckanet. Ho un contratto a tempo indeterminato. I nostri contratti, spiega il responsabile Alberto Castro sono a tempo indeterminato per garantire un senso di sicurezza alla persona: dato che l’esigenza di produttività è la stessa del mercato ordinario vogliamo che anche il rapporto di lavoro sia lo stesso. 96 • I servizi per l’impiego e il ruolo delle imprese sociali in Italia [da okkupati 2003 – 05. 04.2003] Realizzare servizi e promuovere strumenti per aiutare chi vive una condizione di disabilità ad entrare nel mercato del lavoro: passare dalla logica dell’assistenza ad un sistema che dà valore e rafforza le competenze di chi lavora, anche se disabile. Una prospettiva riconosciuta anche in Italia e diffusa in diversi paesi dell’Unione Europea che vede i Centri per l’Impiego e gli Enti locali al centro di un sistema di servizi che tiene insieme l’orientamento, la formazione, l’accesso agli incentivi ed il rapporto con le imprese: da assistito a risorsa; una prospettiva possibile grazie al lavoro di esperti operatori della mediazione in grado di preparare il lavoratore disabile all’incontro con l’impresa. • Inserimento lavorativo di persone disabili in alcune realtà italiane Urbino: un esempio di collocamento mirato [ reportage di Michele Capocchi in okkupati 2002 del 2.11.2002 ] Il collocamento mirato è [dice Stefano Raia responsabile del centro per l’impiego di Urbino] il tentativo di adattare il più possibile la destinazione lavorativa della persona disabile alle sue compatibilità, tenendo conto delle difficoltà che la persona può avere. Tentiamo di lavorare attrezzandoci anche attraverso l’acquisizione e l’utilizzo di personalità e professionalità esterne, grazie a una convenzione che abbiamo stabilito, da più di tre anni con l’Area Integrazione Lavorativa dell’ Asl locale che collabora, strettamente e stabilmente soprattutto nell’avvio di percorsi di tirocinio, di formazione e orientamento per persone disabili. Esempio concreto [descritto da Anna Maria Ferrero, assistente sociale dell’Asl di Urbino] Abbiamo inserito un ragazzo molto giovane in un supermercato e, attraverso un tirocinio durato undici mesi il ragazzo ha acquisito le abilità per svolgere quel tipo di lavoro e per adattarsi all’ ambiente di lavoro. Il tirocinio è stato utile anche per l’azienda che ha potuto sperimentare qual è la vera faccia della disabilità. Il sostegno dell’ufficio per l’impiego dell’Asl ha aiutato, oltre il ragazzo anche l’azienda a non sentirsi abbandonata. In questo caso è andato a buon fine perché era idoneo; in altri casi può capitare che la persona non lo sia. 97 Che cosa sono i servizi integrati? Sono figure [uffici e professionisti] incaricate per mettere in contatto i disabili e le imprese. Maurizio Sorcioni [esperto e collaboratore della conduttrice ]: è necessario che il disabile venga percepito dall’azienda non come un assistito, ma come una vera risorsa professionale. Per realizzare questo obiettivo è necessario che i servizi per l’impiego, costruiscano una filiera integrata di interventi: • verifica delle potenzialità professionali del disabile, • verifica della tipologia del lavoro che il cittadino disabile dovrà svolgere e • soprattutto puntino su interventi di formazione personalizzata. È importante che questi servizi siano diffusi su tutto il territorio. Romano Benini [esperto e collaboratore della conduttrice ]:gli specialisti dei centri per l’impiego sono fondamentali e si chiamano operatori della mediazione [purtroppo non tutti i servizi per l’impiego ne hanno], sono gli esperti che lavorano per verificare la capacità lavorativa residua del disabile e far conoscere agli imprenditori gli strumenti per l’agevolazione, gli incentivi e le convenzioni che aiutano l’imprenditore a ricevere il disabile in azienda. Gli operatori della mediazione organizzano il match [ l’incontro tra il disabile e l’imprenditore]: un momento decisivo che, oltre a far conoscere il disabile permette di assisterlo durante il suo percorso lavorativo successivo e aiutare l’imprenditore a risolvere eventuali problemi. 98 Provincia di Pistoia [da okkupati 2003 – 05.04.2003] A Pistoia la provincia sta lavorando per trovare un impiego permanente a oltre 500 disabili. Mauro Gori, Direttore Servizio Lavoro e Politiche Sociali Provincia Pistoia, descrive l’intervento: abbiamo costruito questo modello raccordandoci da un lato alle competenze della ASL, che ha il compito di prendere in carico i soggetti e analizzare i bisogni di professionalità e dall’altra procedendo a delineare un nostro percorso che raccordasse al proprio interno le funzioni dell’orientamento, della formazione professionale e poi dell’incontro domanda – offerta previsto dalla legge 68. I servizi integrati rivolti ai disabili sono gestiti da una Onlus, una organizzazione senza scopo di lucro che, attraverso un bando pubblico ha ricevuto finanziamenti dalla Comunità europea e oggi lavora in stretta collaborazione con i centri per l’impiego, ma nel 2007 i soldi finiranno e la provincia già si pone il problema di reperire nuovi capitali per mantenere in piedi i servizi di orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro, oggi affidati alla Onlus. Una situazione occupazionale descritta dal ragazzo disabile Mi sono rivolto al Centro per l’impiego. Per prima cosa mi hanno chiesto che tipo di lavoro avrei voluto fare; gli ho risposto che non avevo preferenze, avrei accettato tutto. Mi hanno affidato ad un tutor che mi ha seguito nel percorso formativo, mi ha accompagnato in azienda per farmi abituare all’ambiente e conoscere il tipo di lavoro che avrei dovuto svolgere. Finito il tempo della formazione ho avuto un colloquio con il responsabile dell’azienda e sono stato assunto. 99 Provincia di Teramo [da “Diversi da chi?” del 02/02/2003 ] “Perché, in materia di avviamento al lavoro dei disabili Teramo spicca rispetto ad altre province italiane?” a questa domanda, posta dal conduttore Giovanni Fontana nel programma “Diversi da chi?” del 02/02/2003 l’Assessore al Lavoro e Promozione Professionale Antonio Macera risponde che nel rispetto della legge 68/99 si sono attrezzati ed hanno affinato una metodologia: l’elaborazione di un quadro analitico molto articolato sul lavoratore disabile; quadro che prevede l’individuazione di un profilo socio – lavorativo per verificare qual è il bagaglio professionale, personale e culturale del disabile e di incrociarlo con le opportunità che il mercato del lavoro offre. Un modo per esaltare tutte le capacità residue che una persona con disabilità può avere e mettere in evidenza le capacità professionali formalmente acquisite attraverso i precedenti percorsi scolastici e di formazione, ma anche le esperienze di carattere professionale maturate di fatto. Il conduttore richiama i dati sulle assunzioni: “quest’anno voi avete avuto 406 persone avviate al lavoro, il doppio di quelle dell’anno precedente” e chiede all’assessore se i tipi di contratti che sono stati offerti sono a tempo determinato o indeterminato. L’assessore Macera sottolinea due aspetti positivi: • il trend iniziato dal 2000 con 196 avviati al lavoro, 216 nel 2001 e 406 nel 2002 e • una buona percentuale di rapporti di lavoro inizialmente a tempo determinato, a lavoro in corso è stata trasformata a tempo indeterminato. Per l’assessore il collocamento mirato e di conseguenza l’incrocio tra domanda e offerta ha dato esiti positivi. Così facendo le aziende hanno potuto fruire di competenze professionali qualificate, mentre i disabili hanno potuto valorizzare le proprie capacità in maniera produttiva. 100 Alto Vicentino [ da Okkupati 2007 del 5.08. 2007] Il programma si è interessato dell’esperienza di una cooperativa sociale di tipo B [svolgono attività di varia natura, agricole, industriali, commerciali o di servizi, finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex degenti di ospedali psichiatrici, anche giudiziari, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in situazioni di difficoltà familiare, le persone detenute ] del vicentino che sostiene l’inserimento lavorativo di giovani disabili. La cooperativa “Variata Lavoro” è presentata dal presidente Franco Balsi: opera dal 1985 nell’Alto Vicentino e persegue in modo efficace l’inserimento lavorativo esterno delle persone seguite che, attraverso dei percorsi di formazione, all’interno di laboratori produttivi della cooperativa vengono poi inserite dai Centri per l’impiego e dai Servizi di inserimento lavorativo nelle aziende del territorio. L’allora ministro al Lavoro, Cesare Damiani, intervistato in merito ai Servizi per l’impiego così si è espresso: sono il punto fondamentale per svolgere, come dimostra anche il caso di Vicenza, una funzione di concertazione, penso alla collaborazione con le parti sociali, sindacati e imprese con il sistema della cooperazione sociale per individuare le capacità residue dei diversamente abili e stabilire con il sistema delle imprese il loro inserimento. Alberto Leoni, direttore servizi sociali ULSS 4 alto vicentino richiama l’intesa siglata con l’amministrazione provinciale che ha la competenza in materia di mercato del lavoro e svantaggio: in un anno sono state realizzate 42 convenzioni di programma, che nel prossimo triennio permetteranno circa 128 assunzioni. Inserimento concreto [descritto dallo stesso ragazzo affetto da sindrome di down] Prima di venire in questa azienda ho fatto il corso alla cooperativa Verlata: mi hanno insegnato a lavare le pinze e usare la pressetta; fra poco finirò il tirocinio e spero mi assumano. Adesso guadagno 200 euro al mese. 101 Considerazioni di Romano Benini [esperto e collaboratore della conduttrice ]: La legge 68 per il collocamento mirato e l’inserimento lavorativo dei disabili, consente alle imprese di assolvere all’obbligo di assunzione, trasferendo commesse a una cooperativa sociale che assume lavoratori disabili. Abbiamo quindi visto nel servizio l’esperienza reale e concreta di una cooperativa sociale che agisce nell’ambito di una rete nazionale di riferimento, quella organizzata dal Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza, CNCA, che diventa un punto di riferimento molto significativo per il sistema della cooperazione e in generale per le misure di politica attiva per l’inserimento dei lavoratori svantaggiati. L’intervento che vi abbiamo mostrato è inoltre un caso assolutamente esemplare di un rapporto positivo tra il sistema pubblico dei servizi per il lavoro e la cooperazione sociale, in generale il sistema dei servizi privati; si tratta di un modello assolutamente in linea con quanto previsto dal Protocollo per il Welfare recentemente siglato dal governo e dalle parti sociali, che stimola appunto la collaborazione, e non la concorrenza, tra i servizi. 102 Alcuni servizi di inserimento al lavoro di disabili attraverso la tecnologia e la formazione promossa nel nostro Paese e sostenuto dall’INAIL [in okkupati 2002 del 2.11.2002] La legge 68 /99 garantisce a chi ha subito un infortunio sul lavoro il diritto al mantenimento del posto di lavoro e il graduale reinserimento sociale e lavorativo. Proprio il reinserimento lavorativo caratterizza il progetto di retraining promosso dall’Inail e dall’ Asphi [Associazione Onlus per lo sviluppo di progetti informatici]. Per molti infortunati significa invalidità permanente e una nuova vita da affrontare, ad aiutarli in questo difficile cammino ci sono le strutture come il centro protesi di Vigorso Budrio in provincia di Bologna. Il lavoratore infortunato dice Lino Raimondo, direttore centro protesi Inail, deve seguire un corso di riabilitazione che comprende la riabilitazione funzionale [si applica una protesi sulla parte amputata e inizia un percorso di riabilitazione per acquisire parte delle capacità che ha perduto ] e la riabilitazione sociale. Il progetto di retraining si rivolge agli invalidi del lavoro che passano dal centro protesi di Vigorso offre un’offerta formativa di riqualificazione che passa attraverso una fase di orientamento dove vengono valutati gli interessi, le capacità e le attitudini della persona per proporre un percorso di riqualificazione personalizzato. Gli assistiti possono seguire corsi di alfabetizzazione informatica, accompagnati da un tutor; a casa possono proseguire questo percorso iniziato attraverso una modalità di formazione a distanza; offriamo inoltre percorsi di alta qualificazione per figure professionali esperte in C.A.D. per il web designer, che sono figure richieste dal mercato. Nel corso del progetto è prevista la figura del job coach [il mediatore al collocamento] che ha l’incarico di individuare l’azienda che può offrire possibilità lavorative alla persona che ha completato il corso. Il finanziamento del progetto [spiega Piero Giorgini direttore regionale Inail Toscana ] viene reso possibile dalle somme che annualmente l’Istituto recupera attraverso iniziative di lotta all’evasione contributiva nei confronti dei datori di lavoro e il percorso si sviluppa attraverso interventi di formazione, orientamento, rimotivazione, riqualificazione e di sensibilizzazione delle imprese del territorio della Regione al fine di agevolare l’inserimento lavorativo dei lavoratori con problemi di handicap. Esempio concreto [descritto dallo stesso lavoratore, Stefano Arbore, che ha subito l’infortunio sul lavoro ] Nel ’95 negli USA ho subito un grave incidente di lavoro nel settore industriale, forse per troppa confidenza con i macchinari, che ha comportato l’amputazione della mano destra e da quel momento ho visto la mia vita cambiare. La mia esperienza mi ha insegnato che è possibile cambiare lavoro: mi son trovato in un nuovo stato fisico di conseguenza mi sono riqualificato in un altro settore, oggi lavoro nell’ufficio amministrativo di un’azienda che ha tutto informatizzato, la cui contabilità è svolta tramite computer. 103 5. Considerazioni Nei casi come quelli richiamati appare evidente che per sostenere un progetto di inserimento o di ri-inserimento lavorativo è indispensabile la collaborazione tra soggetti diversi: l’Inail, l’Associazione degli Invalidi del lavoro, imprese e il ricorso alle tecnologie compensative. Non solo, si sono viste esperienze diverse e complesse che hanno messo insieme soggetti pubblici e privati, centri di formazione e imprese. Maurizio Sorcioni [esperto e collaboratore della conduttrice ]: l’apprendimento dell’informatica e l’utilizzo delle nuove tecnologie aiuta senz’altro chi vive una disabilità. Questo è senz’altro un aspetto chiave; in Italia, altri enti dovrebbero seguire l’esempio dell’Inail, progettando interventi mirati. Romano Benini [esperto e collaboratore della conduttrice ]: Per molti anni ci si è limitati a risarcire chi aveva subito un infortunio. Le politiche attive di inserimento al lavoro ci impongono di andare oltre al semplice risarcimento, creando servizi che non obblighino soltanto le imprese ad inserire il disabile in relazione ad una legge, ma aiutino gli imprenditori e i disabili a potersi incontrare su un terreno che è quello dell’occupazione. 104 Parole chiave Barriere architettoniche Banca dati:Radio/Televisione 105 8.1 Barriere architettoniche Tra le parole chiave quella delle barriere architettoniche è risultata la più gettonata come si desume dalle schede n. 4A-4E del paragrafo Allegati . Tra i programmi ascoltati e visionati si potevano richiamare fatti di ordinaria indifferenza o quelli di ordinaria superficialità come quello denunciato nel programma radiofonico in Beha a colori del 30.12.2002 dove, nella casa dello studente di Cagliari, ad una studentessa sulla sedia a rotelle è stata assegnata una camera all’undicesimo piano. La casa dello studente dà ospitalità a 300 studenti e dispone di due solo ascensori. Facile immaginare i disagi degli studenti sulla sedia a rotelle, difficile, invece capire come è possibile disattendere le più elementari norme di sicurezza [Decreto 286 del 2989] richiamate dall’architetto De Zan intervistato da Beha. Si è deciso, invece, di menzionare tre programmi televisivi “Speciale Tg1 2003 del 5.10.2003”, Screensaver del 5.12.2003 e Screensaver del 21.05.2006, per privilegiare [questa volta si] l’uso delle immagine e mostrare la disabilità dal punto di vista dei disabili affermati e quella dei giovani e dei loro sogni. “Speciale Tg1 2003 del 5.10.2003” è condotto da Lilli Gruber, giornalista di fama che annovera tra gli ospiti in studio o in collegamento , il ministro delle pari opportunità e “volti e voci noti” della radio televisione: imprenditore disabile affermato, ex olimpionico e presidente di un’associazione e un chirurgo disabile affermato. Screensaver del 5.12.2003 e del 21.05.06 sono condotti da un giovane autore e conduttore, Federico Taddia. Screensaver del 5.12.2003 annovera tra i suoi ospiti un disabile che ricorre alla Comunicazione Aumentativa e Alternativa e “parla” con la voce di un’ interprete, giovani disabili di una squadra di "minicar basket" e studenti. Screensaver del 21.05.06 annovera tra i suoi ospiti un ventunenne disabile che ricorre ad un software speciale per dettare i suoi pensieri al computer e studenti della scuola media. In tema con la puntata la proiezione del cortometraggio “Nuvole controvento” realizzato dall’Associazione Culturale Sequenze di Carpi - Modena -. 106 • Speciale Tg1 2003 [del 5.10.2003] La conduttrice Lilli Gruber lancia il servizio su Cinzia Leone, l’attrice colpita da una paresi. Il servizio è stato più volte richiamato dagli altri ospiti; per questo motivo se ne riporta uno stralcio. Essere colpito da paresi è come morire. Senti dire “è morto” e tu senti, soffri ma non puoi più usare quasi niente di te. Ti chiedi: se dovesse cadermi qualcosa come la raccolgo? La Leone riporta un esempio di cui è stata protagonista: è scivolata nella doccia ed è rimasta lì per un quarto d’ora ad aspettare che arrivasse qualcuno ad aiutarla. Per lei questi sono momenti di umiliazione che hanno vissuto anche altri che non riusciranno mai a raccontarlo. Questo deve semplicemente servire a farci capire che cos’è la vita, il grandissimo, straordinario significato di vivere, che cogli soltanto se passi attraverso una frattura del genere. Se tutto funziona nella norma, lo reputi come qualcosa di scontato e invece è una specie di miracolo. L’attrice racconta di avere i brividi mentre afferma di essere orgogliosa di quello che ha avuto, perché le ha dato modo di conoscere il dolore degli altri. Per lei vale la pena vivere soltanto per quello: perché il dolore va condiviso, altrimenti non è obiettivamente sopportabile. In modo ironico sottolinea che la paralisi non è quella che ha avuto lei, o tanti altri che stanno sulla sedia a rotelle, ma quella che molta gente ha nella testa. E continuando con la sua ironia…”volete i nomi e i cognomi di quelli paralizzati nella testa? Basta aprire l’elenco del telefono, ci sono tutti…, potete scrivergli, potete anche telefonargli ”. Poi riprendendo a parlare seriamente dice che la maggior parte degli esseri umani preferisce lamentarsi piuttosto che vivere. Racconta della vicinanza della madre durante la degenza, di essere stata accettata e amata anche nella “nuova versione”, a differenza di quanto le è capitato di vedere in ospedale: la madre di una ragazza rimasta paralizzata mostrava a tutti la foto di sua figlia prima della paresi. Secondo l’attrice questo era l’errore più grande che potesse fare perchè la figlia era bella anche dopo, per un semplice motivo: era ancora viva. 107 Al termine del servizio la conduttrice chiede all’imprenditore disabile Davide Cervellin: signor Cervellin ha al suo fianco il ministro delle pari opportunità l’onorevole Prestigiacomo che ha competenze sulla disabilità: quali sono le cose che le chiederebbe di fare? Le chiederei di • non ragionare di una categoria specifica, ma dei cittadini; a me è piaciuta molto la scelta del servizio introduttivo di Cinzia Leone: ci fa capire che affrontare i problemi dei disabili vuol dire creare le condizioni per migliorare la loro qualità della vita, • destinare fondi per l’integrazione, la scolarizzazione, l’inserimento lavorativo e sociale. La conduttrice rivolge la stessa domanda a Giuseppe Trieste, presidente di “Fiaba” [ Fondo Italiano per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche ] e questi risponde che non ha niente da chiedere al mondo della politica e, un po’ stizzito, fa notare alla Gruber che lui è lì per chiudere la giornata nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Giuseppe Trieste, disabile motorio, olimpionico degli anni settanta e vincitore di numerose medaglie; alla fine della carriera sportiva fonda, nel 1983, l’Anthai e da quel momento diventa un divulgatore dei problemi dei disabili. Nell’anno del disabile promuove Fiaba e si fa promotore di numerose iniziative. È un assiduo frequentatore degli studi televisivi e in particolare del programma “Dieci minuti di” durante il quale, nel corso degli anni ha affrontato vari aspetti della disabilità: trasporti, barriere architettoniche, ecc. 1. Considerazioni “Dieci minuti di “ è un programma regolato dalla Commissione Parlamentare per l’Accesso e dedicato alle associazioni. L’Anthai tra le associazioni è quella più ospitata. In Italia, secondo quanto divulgato proprio in Speciale Tg1 2003 [del 5.12.2003] esistono più di duemila associazioni disabili. La conduttrice dà ragione a Trieste e ricorda che effettivamente le barriere architettoniche sono uno dei problemi maggiori per il mondo dell’handicap e le leggi che ci sono, spesso non vengono rispettate e nemmeno sanzionate. Fa partire un servizio sulla situazione in quattro città italiane. 108 Roma Premessa della collaboratrice della Gruber: Essere autonomi, indipendenti e potersi spostare da soli nella propria città è un traguardo che ogni disabile sogna di raggiungere. Scopriamo che Roma è una città all’avanguardia nell’abbattimento di alcune barriere architettoniche ma manca una vera progettazione programmata e armonica delle strutture. Allora accade che, se il servizio taxi garantisce più di 6000 corse al mese, non si può dire che lo stesso succeda per gli autobus. Una vettura su due possiede la pedana estraibile per i disabili, però è difficile, molto difficile, trovarne una sola che funzioni; così dei 152 semafori con dispositivi acustici per non vedenti, solo una decina è attualmente in funzione, tutti gli altri sono stati danneggiati da vandali, o disattivati [da chi? l’interrogativo è mio] perché considerati troppo rumorosi o fastidiosi per chi lavora nelle vicinanze. Anche la mappa tattile situata nella stazione di Roma Termini è perfettamente fruibile da parte di un cieco ma a un certo punto il percorso tattile finisce e la persona ha bisogno di un accompagnatore per poter continuare il percorso. Bologna Premessa della collaboratrice della Gruber: Nel nostro viaggio in giro per l’Italia, alla ricerca di città che rispettino la normativa vigente per l’abbattimento delle barriere fisiche, sensoriali e culturali, Bologna eccelle per l’ampio ventaglio di servizi offerti ai portatori di handicap. Esistono strutture che accolgono permanentemente tutti quei disabili medio-gravi che, rimasti senza famiglia, non avrebbero nessun altro posto dove vivere. Ascensori, scivoli e rampe d’accesso sono ormai presenti ed obbligatori in tutti i palazzi degli edifici pubblici, ma qui a Bologna si va oltre alle norme. Contraddizione della giornalista rispetto alle cose appena dette su Bologna Per accedere all’università, vi sono delle apposite targhe però, il percorso è impraticabile per un disabile. Barbara, studentessa disabile intervistata dalla giornalista, descrive la situazione: per entrare in facoltà c’è un gradino che da sola non si riesce a superare, all’entrata c’è una porta a vetri molto pesante che non si apre; quindi, senza un accompagnatore non riuscirei a superare le barriere. 109 Affermazione della giornalista prima di proseguire con il servizio sulle città mancanti: quello dell’eliminazione delle barriere architettoniche, soprattutto nelle grandi città è un problema che riguarda tutta l’Italia. Al nord come al sud vi sono isole di efficienza e sensibilità e realtà che invece si adeguano alle leggi solo sulla carta, con progetti ancora non realizzati. Napoli A Napoli la collaboratrice della Gruber ha riservato queste immagini. Foto Commento della giornalista Marciapiedi discariche, utilizzati macchine come e moto parcheggiate sui marciapiedi. Uffici pubblici inaccessibili Posti riservati a disabili occupati da cassonetti La palina indica il posto per disabili, ma il parcheggio qui disponibile è occupato da una macchina senza il contrassegno. 110 Messina A Messina i progetti di intervento sono ancora fermi: gli scivoli sui marciapiedi sono quasi inesistenti né vi sono segnali sonori che avvertono dei pericoli di un incrocio. Gerardo, ogni giorno per recarsi all’università, si affida alla buona volontà dei passanti Alla fine del servizio la Gruber chiede al presidente dell’ Ordine Architetti di Roma, architetto Schiattarella: qual è il problema, al di là della maleducazione e dello scarso rispetto dei singoli cittadini? Perché le barriere architettoniche continuano ad essere così tante e in così tanti luoghi, anche pubblici? L’architetto: io sono stato colpito da un’affermazione di Cinzia Leone quando ha ricordato l’episodio della doccia: per un quarto d’ora ha aspettato aiuto. Il problema vero è nel quotidiano, nelle piccole cose. Non ci può essere una legge che garantisca alla doccia di diventare diversa, è il progettista che la deve pensare diversa. Non si può parlare solamente del problema dell’handicap, bisogna parlare dell’accessibilità che riguarda tutti, in qualsiasi momento, è un problema generale della comunità, non è una condizione di diversità di una categoria. Bisogna creare formazione, creare attenzione ai problemi veri e definire nuovi parametri per noi tecnici. Signor Trieste chiede la Gruber, lei è d’accordo? Qual è il problema? E’ un problema più culturale, è un problema che mancano le leggi? Trieste: È soprattutto un problema culturale. Fiaba, con la sua iniziativa ha voluto mettere in evidenza questa esigenza; ha promosso un tour nei capoluoghi di Regione per sensibilizzare gli amministratori. Tra le iniziative di Fiaba si segnala anche “Porte aperte di domenica a Palazzo Chigi per consentire la visita di persone disabili”. 111 Il ministro Prestigiacomo riceve il presidente di Fiaba e un gruppo di persone disabili È una delle iniziative che hanno caratterizzato il Fiaba day, ovvero la Prima giornata nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche indetta con l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica, con decreto del Presidente del Consiglio su proposta di Fiaba [Fondo Italiano per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche ] una giornata voluta come segnale di sensibilizzazione contro tutte le barriere, da quelle fisiche a quelle culturali, che creano difficoltà ed emarginazione. Nell’ambito del Fiaba Day è stata lanciata una raccolta fondi da destinare alle iniziative concrete per diffondere nella società una cultura che annulli le barriere. Riferimenti per devolvere i fondi Al termine del servizio la conduttrice chiede al ministro Prestigiacomo: signor ministro, che cosa può fare il governo per dare una mano a chi è disabile? Un sostegno vero per l’auto imprenditorialità: non c’ è dubbio che questa esperienza va assolutamente incoraggiata con un sostegno da parte dello Stato. Questo rientra in una maggiore qualificazione della spesa. Come governo abbiamo: • fatto leggi per l’integrazione nello sport dei disabili che equiparano i premi [ prima si davano premi diversi ai disabili rispetto ai cosiddetti normodotati], • recepito direttive comunitarie contro la discriminazione nei luoghi di lavoro, • fatto disegni di legge contro le discriminazioni per i disabili non solo nei luoghi di lavoro, 112 • investito risorse per sostenere il rapporto con l’informatica, che è uno strumento importantissimo per i disabili; • stanziato, in questa finanziaria, 250 milioni di euro per iniziative a favore delle famiglie. Attenzione, noi stiamo seguendo un modello di intervento diverso dal precedente governo; valuteremo se darà i suoi frutti Oggi però è una giornata dedicata al Fiaba con cui abbiamo intrapreso delle iniziative: Il problema delle barriere architettoniche è un problema che non dipende solo dal governo, dipende da tutti e la sensibilizzazione che oggi fa Fiaba è importantissima perché se ogni città, nel Fiaba Day, decidesse di eliminare cinque barriere architettoniche – come abbiamo detto, prima della trasmissione con il dott. Trieste - avremmo fatto in un giorno solo, un lavoro eccezionale. Lavoreremo perché l’anno prossimo si possa raggiungere questo obiettivo, magari non solo culturale ma concreto. 1. Considerazioni Per non aver niente da chiedere al mondo della politica, il presidente di Fiaba ha proposto e ottenuto, con l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica e con decreto del Presidente del Consiglio di promuovere in ambito nazionale “La prima giornata di sensibilizzazione per l’abbattimento delle barriere architettoniche” . La Rai ha ripreso l’iniziativa e divulgato la raccolta fondi allo stesso modo della raccolta a favore della ricerca. L’interesse del ministro per l’iniziativa deve far pensare le persone disabili: è forse iniziato un nuovo modo di intendere la solidarietà? In che rapporto si colloca la raccolta fondi con la sensibilizzazione contro tutte le barriere, da quelle fisiche a quelle culturali, che creano difficoltà ed emarginazione? Questa iniziativa che si ripete ormai annualmente dall’anno del disabile, quale obiettivo culturale ha realizzato? E quale obiettivo concreto? Signor Trieste, dice la conduttrice, lei i soldi li raccoglie, il signor Cervellin invece li fa. Parte il servizio sull’azienda dell’imprenditore: 113 La Tiflosysitem SPA, racconta la moglie dell’imprenditore, è nata nel 1987 dalla collaborazione di tre persone, con l’idea di dare servizi per le persone non vedenti e ipovedenti. Siamo in provincia di Padova, a Loreggia,un paese di 6000 abitanti. Oggi la Tiflosysitem SPA è una società di servizi tecnologici in tutta l’area dell’handicap. Una decina di impiegati, tutti di alto livello professionale, più numerosi collaboratori e consulenti, esperti di informatica, medici, ingegneri e architetti; una struttura agile che ogni anno fattura tre milioni di euro. Oggi la signora Lucia, unica azionista dell’azienda insieme al marito, è alla guida della società. Signor Cervellin, chiede la Gruber, come ha fatto, nonostante tutto a mettere in piedi quest’azienda? Noi disabili siamo soggetti con dei bisogni da soddisfare [l’imprenditore ribadisce un concetto già trattato nella trasmissione radiofonica il “Baco del Millennio” del 27.11.2003 e trattato nel paragrafo 5.1 pag. 73 cap. II]: leggere, scrivere e poi lavorare e produrre reddito. “Fare impresa” vuol dire soddisfare questi bisogni. Se i bisogni del disabile saranno soddisfatti l’impresa creerà reddito e il disabile diventerà attivo e non sarà più un soggetto da assistere. Un altro servizio riporta l’esperienza di Paolo Anibaldi, sulla sedia a rotelle da quando aveva 17 anni: un angioma venoso e la diagnosi, terribile, che non ammette guarigione; dalla mattina alla sera perde l’uso degli arti inferiori. Si racconta: I primi tempi cercavo di nascondere la passione per la chirurgia perché pensavo di non farcela ma avevo dentro di me la forza per poter reagire; bisognava solo cercare di raccordare un po’ le idee e immaginare un iter che allora era veramente solo immaginario. Sono l’unico chirurgo in Italia e questo è un primato che tutto sommato non fa piacere, perché sarebbe molto più bello e comunque auspicabile in futuro, che ce ne fossero altri di chirurghi disabili. In sala operatoria usa una sedia molto particolare, l’ha realizzata e brevettata un suo amico qualche tempo fa: una sedia che gli permette di rimanere in piedi, al tavolo operatorio, per molte ore. La giornalista fa poi presente che il chirurgo ha una moglie, una figlia di undici anni e quando non lavora in ospedale si dedica ai suoi hobby: 114 Fare gare automobilistiche Sciare Fare immersione Andare a cavallo Alla fine del servizio la giornalista chiede al chirurgo: che cos’è per lei l’handicap? “la ricerca del limite” e “Qual è il suo limite?” “Lo sto cercando”. In studio la Gruber chiede: Signor Trieste, per lei che cos’è l’handicap, il chirurgo ha detto che è la ricerca del limite. Per lei? Sto cercando una risposta da quarant’anni. Quello di Annibaldi, continua Trieste è il modello di cui abbiamo bisogno per la vita di tutti i giorni; ogni persona deve trovare dentro di sé la forza di cui parlava Paolo Anibaldi. Dobbiamo chiudere una pagina improntata sul pietismo e puntare al terzo millennio sulle pari opportunità: esaltare le capacità, le tecniche ci sono e con Fiaba stiamo sviluppando tutto questo. Nel prossimo Fiaba day ci confronteremo con le cose fatte. 115 2. Considerazioni Al termine del servizio sulla situazione di quattro città italiane e dopo l’intervento dell’architetto Schiattarella, l’imprenditore Cervellin aveva chiesto: ma lei, dottoressa Gruber vede i disabili protagonisti? Vede tutti questi disabili per strada? Tutti questi ciechi che si muovono autonomamente nella stazione Termini? Si potrebbe continuare l’elenco dell’imprenditore prendendo a riferimento gli hobby del chirurgo: quanti sono i disabili che possono permettersi di andare a sciare? Quanti quelli che possono utilizzare la piscina per fini terapeutici? E per quante ore durante la settimana? Quanti sono i disabili che possono fare ippoterapia? E via discorrendo. Se, su 300.000 disabili che potrebbero lavorare, risultano occupati 40.000 [13,3% secondo i dati del sottosegretario al welfare: onorevole Sestini] e gli altri vivono con un vitalizio di 738 euro mensili [se hanno l’indennità di accompagnamento], o di 243 euro; sarebbe interessante che qualcuno spiegasse ai disabili il modo per chiudere la pagina improntata sul pietismo e sull’assistenzialismo e puntare al terzo millennio sulle pari opportunità e realizzare il modello Annibaldi per la vita di tutti i giorni. In una delle trasmissioni di “Dieci minuti di” dedicata ai trasporti pubblici, Trieste è protagonista, insieme ad una compagnia teatrale, di un filmato che documenta le difficoltà nell’accedere ai mezzi pubblici per un disabile motorio. Intervistato a proposito sulle difficoltà degli spostamenti, Trieste afferma che nonostante tutto lui è sempre riuscito a viaggiare, prende l’aereo e non si preoccupa più per gli ostacoli da superare. A questo punto il conduttore gli fa notare che forse il suo esempio non fa testo per gli altri disabili dato che lui può ritenersi fortunato mentre altre persone nella stessa condizione non possono dire lo stesso. Trieste invece di rispondere al conduttore ribadisce l’impegno dell’associazione. È fin troppo evidente che la quotidianità di Trieste non corrisponde affatto a quella degli altri disabili e non rappresenta una categoria che, per dirla con l’imprenditore Cervellin si preferisce tenerla in disparte anziché creare le condizioni per farla vivere insieme agli altri e farla diventare produttrice di reddito e contribuire allo sviluppo della società. 116 • Screensaver del 5.12.2003 Il conduttore Taddia chieda ad Alessandra: Questa lavagna come si usa? Cioè, lui ha un laser? No. Molto più semplicemente è un gioco di sguardi: lui con gli occhi indica le lettere e io seguo il suo sguardo e quindi compongo le parole e le frasi. Taddia: è’anche romantico quindi. Alessandra: mmmm.. In studio arriva un Sms per Claudio Imprudente: Che musica ascolti? A me piace ovviamente il boss, Bruce Springsteen. Taddia: Vorrei sentirti canticchiarlo, perché a volte fai degli acuti! Altro messaggio: Claudio, hai sempre bisogno della lavagna, oppure hai altri strumenti? Si. Ho sempre avuto bisogno della lavagna ma prima non era trasparente; adesso che è trasparente è più spettacolare. Taddia: come mai non ha lettere blu e nere? Perché non sono interista. Taddia: Andiamo a vedere cosa abbiamo combinato con Claudio; abbiamo nascosto un paio di telecamere e siamo andati in giro per Bologna. Non volevamo essere provocatori ma volevamo vedere un po’ quali erano le reazioni al passaggio di un ragazzo in carrozzina e siamo entrati in negozi, in ristoranti ma prima abbiamo fermato un po’ di ragazzi, così per fare una chiacchierata, un piccolo sondaggio. Ti sei divertito, vero Claudio? Non mi sono mai divertito così tanto. Taddia: Soprattutto a vedere le facce delle persone che dovevano rispondere alle tue domande. Andiamo a vedere questo primo sondaggio a telecamere nascoste [per la proiezione sono stati chiesti, ovviamente, tutti i permessi] 117 Intervista di Claudio Imprudente a un gruppo di ragazzi con l’aiuto di Alessandra che fa uso della lavagna e interpreta: Per voi cosa sono? Vi do quattro risposte: psicologo, panettiere giornalista o geranio? Risposte: tre giornalista; quattro psicologo. Imprudente: Invece sono un geranio. Una ragazza: Non l’avrei mai detto. E a bassa voce: chissà che cos’è un geranio? Taddia: Claudio, spiegaci, che cosa vuol dire essere un geranio? Imprudente: Sono un geranio perché quando sono nato, a mia mamma hanno detto: “guardi signora, suo figlio sarà un vegetale”, allora ho scelto di essere un geranio. Taddia: In realtà chi ti conosce ti darebbe del cactus pungente. . 118 Un’altra intervista Imprudente: ma per voi sono bello o brutto!? Ragazzo: insomma, bello è bello ciò che piace.. quindi.. Alessandra a un altro ragazzo. per te è bello o brutto? Ragazzo con un po’ di imbarazzo: ehh.. normale Ragazza: non è il mio tipo Imprudente: perché? Ragazza: Mi piacciono quelli biondi Un altro gruppo Ragazza: non lo so Ragazzo: normale, né troppo bello né troppo brutto Ragazza: direi che non ha mai contato niente la bellezza, ciò che conta molto di più è la mente della bellezza Ragazza: secondo me è un po’ bruttino Imprudente: perché? Ragazza: perché non è uguale al bello, all’idea di bello. Taddia: questa cosa del bello e del brutto, penso fosse un po’ provocatoria, vero? Che cosa ti aspettavi chiedendo: “io sono bello o sono brutto”? Imprudente: mi aspettavo brutto; mi ha fatto divertire la risposta di una ragazza che mi ha detto “Sei un tipo”. Taddia: mettiamo in imbarazzo un attimo una persona: Se ti fermava per strada e ti chiedeva se era bello o brutto, tu lo guardavi negli occhi e dicevi: non sei il mio tipo, a me piacciono solo quelli coi capelli colorati Ragazza della foto in primo piano: non lo so.. Taddia: Come avresti reagito? Questo è il momento verità; l’avevo detto: la mettiamo in imbarazzo e ce l’abbiamo fatta. Ragazza: Mi sarei sentita in imbarazzo Imprudente: bene, l’imbarazzo si può diminuire con la conoscenza Taddia: aspetta che ti puoi vendicare. Claudio, se ti fermava per strada e ti chiedeva se era bella o brutta, tu cosa le avresti detto? Imprudredente: Sei una gran …. Taddia: Si è autocensurato; ho temuto per un attimo 119 Con Claudio non abbiamo fermato solo gente per strada, ma ci siamo divertiti anche ad entrare nei negozi e l’idea non era quella di fare una denuncia né di provocare, era quella di vedere le reazioni nel dover servire una persona in carrozzina. Ha fatto anche finta di sposarsi, ne vedremo delle belle. Viaggio nella Bologna a telecamere nascoste. Alessandra e Claudio entrano in un negozio di scarpe. Alessandra rivolgendosi alla La commessa propone un paio commessa: Cercavamo un paio di scarpe per lui da mettere sotto un completo gessato, per una laurea. Claudio le reputa “troppo tristi”. La commessa propone un altro paio e Claudio risponde: insomma … proviamo. Che numero porti: il 40 La commessa gliele prova: ti faccio male e Alessandra risponde “Nooo, vai tranquilla”. Claudio alla commessa: che cosa dici? Commessa: Io cosa dico? Le senti strette? Claudio : abbastanza Commessa: Proviamo il 41? Il modello ti piace? Claudio: Sì, dai proviamo il 41. 120 Viaggio nella Bologna a telecamere nascoste. Informazioni per un matrimonio Ristoratore: Facciamo servizi per non più di cinquanta - sessanta persone Alessandra: Siamo in 40, ci saranno una decina di carrozzine. E’ un problema? Ristoratore:Un problema no, se volete la saletta penso che ci stiamo. Purtroppo abbiamo un locale che è del ‘900 con le scale Alessandra: Ci sono delle scale quindi per il bagno? Ho capito … Claudio: Davvero non avete problemi? Ristoratore:Nessun problema a parte il fatto del bagno. Questo è il menù che a grandi linee facciamo sempre in queste occasioni Claudio: A me il brodo non piace Ristoratore: Allora non lo facciamo , facciamo qualcos’ altro Commento in studio Taddia: A lui il brodo non piace. Quindi, meno brodo, meno bisogno di andare in bagno e il problema è risolto Claudio: Appunto, gli spaghetti sono il massimo Taddia: Claudio abbiamo scherzato con delle scene di vita quotidiana: entrare in un negozio per comprare un paio di scarpe. Ma, qual è la cosa che ti dà più fastidio quando entri in un negozio per fare un acquisto? Claudio: Mah, direi gli sguardi interrogativi, ma io mi faccio questa domanda: “di chi è il problema, mio o della gente?” Mio non è senz’altro, allora è una difficoltà della gente. Bisogna diminuire questa difficoltà con la conoscenza. Taddia: Assolutamente d’accordo. E …rivolgendosi a Stefania: 121 A volte c’è qualcosa che ti dà fastidio nello sguardo della gente? Stefania: Che ti guardano in un modo strano e ti fanno sentire molto diversa e, anche se tu cerchi di non sentirti diverso, loro ci riescono. Taddia: E tu riesci a ribattere con uno sguardo altrettanto..eh, o non è facile? Stefania: Di solito sì, ma non è sempre facile. 122 La trasmissione si indirizza sul basket. Taddia: parliamo di basket con i ragazzi del “minicar basket” di Parma Quante squadre siete in Italia? Giorgio, componente della squadra: Siamo quattro squadre di minicar basket Taddia: Paolo, tu giochi a basket sia in carrozzina che sulle gambe. Che differenze ci sono? Paolo: eh un po’ di differenze ci sono, c’è meno sforzo fisico in carrozzina .Ho iniziato perché all’allenatore mancava un uomo in un torneo, poi da lì è nato tutto e mi sono trovato bene con i ragazzi. Stefania: Il fatto che giochino anche ragazzi normali penso che sia un fatto stimolante. Ciccio: Ci sono molti genitori che tengono in casa i loro figli e hanno paura che vengano qua, che si facciano male oppure hanno paura di farli confrontare con gli altri. Venendo in palestra, provando con noi, anche i genitori possono capire che è una cosa simpatica da fare. Taddia:E’ facile o difficile fare canestro in carrozzina, Laura? Laura: E’ abbastanza facile solo che ci vuole allenamento, bisogna lavorare molto Taddia: Come funziona il palleggio in carrozzina? Laura: Con la carrozzina bisogna spingersi e poi palleggiare. E se ti dai la spinta senza palleggiare è una penalità Taddia: Un’altra caratteristica del basket è il blocco, con la carrozzina come fa? Ciccio: Il blocco c’è, non si sbatte molto forte ma bisogna fermarsi e cercare di bloccarlo Taddia: Vi siete mai ribaltati? Per il momento no Lettura di alcuni sms arrivati in studio e gestiti dai ragazzi del minicar basket Ciao, sono Federica, sono disabile e gioco anch’io a basket in carrozzina. Non dimenticatevi di noi! :Taddia: E’ quello che vogliamo fare. Ciccio, c’è una frase che mi è piaciuta un sacco, cioè quella che ci sono genitori che non fanno uscire i ragazzi, che non li fanno andare a giocare, ma perché? :Ciccio: Perché pensano che venendo con noi si possano far male, oppure pensano che i loro ragazzi non riescano a giocare, noi cerchiamo di metterli a loro agio, anche se magari non riusciranno benissimo, almeno si divertiranno un po’. Laura: Possono comunque contribuire al gioco, anche se magri non riusciranno a tirare a canestro Taddia: Paolo, ma per il fatto che tu riesci a camminare, ti sfruttano? Paolo: No no, anzi.. si arrabbiano se li spingo, quindi.. 123 1. Considerazioni Le domande poste alla Gruber da Cervellin : dottoressa, lei protagonisti? Vede tutti questi disabili per strada? vede i disabili E una affermazione di Claudio Inprudente: “l’imbarazzo verso la disabilità può diminuire con la conoscenza” racchiudono una verità: la solitudine e la necessità di dare e ricevere affetto hanno da sempre caratterizzato le persone con disabilità. Aver rotto gli schemi, ed aver consentito a Claudio di esprimersi nei modi a lui più consoni, è un merito che va riconosciuto al conduttore Federico Taddia. Anche il giochino architettato: sondaggio, andare per negozi o prenotare un ristorante per un matrimonio virtuale hanno richiamato e sollecitato l’attenzione di tutte le persone coinvolte e soprattutto hanno indirettamente permesso a Claudio [in questo caso in rappresentanza di altri disabili] il diritto di fare le cose di ordinaria quotidianità. 124 • Screensaver del 21.05.06 Successo e notorietà possono essere conquistati solo da chi è bello e "normodotato? " :stavo navigando in internet ed ho conosciuto l’autore di questa frase, l’ho contattato e ci siamo dati appuntamento in piazza a Nuoro. Così Federico Taddia presenta la puntata a fianco di Antonio e di sua sorella che lo ha accompagnato. In realtà sul tuo sito tu ti presenti in questo modo: sono Antonio Gheddari, ho 21 anni e sono l’autore di questo sito. Un incidente stradale, avvenuto nel 1989 e un susseguirsi di negligenze da parte dei medici, causarono una lesione midollare che mi ridusse e mi riduce tuttora in uno stato di tetraplegia, la paralisi di tutti e quattro gli arti. L’unica cosa che posso fare in maniera completa è comunicare con gli altri tramite la voce. Ora che ho 21 anni, però, sento la necessità di fare qualcosa che renda orgogliosi sia me che tutta la mia famiglia; ora il mio obiettivo è questo: diventare famoso!! Alla richiesta di Taddia di spiegare se è una provocazione o un sogno Antonio dice che lui un pochino ci spera davvero. La risposta al desiderio di diventare famoso c’è già in parte sul tuo sito dice Taddia: “perché diventano famosi solo quelli belli, che non hanno niente da dire?.” Mentre tu...incalza Taddia. Nessuno può negare, dice Antonio che nella televisione italiana, soprattutto quella commerciale, si vedono personaggi che hanno solo un bell’aspetto e poche cose da dire. Tu, chiede Taddia ti senti brutto? No, ma neanche bellissimo. Una cosa è certa: Con Screensaver non diventerai famoso ma ti chiediamo di ideare uno spot, perché ci divertiamo a far realizzare uno spot ai ragazzi. Che tema scegli? I sogni. Da inseguire. A prescindere. Taddia: lo spot lo realizzeranno alcuni studenti della scuola media " P. Borotzu ". A proposito Antonio chi è " P. Borotzu "? non ne ho idea. Bene.. mentre, i ragazzi della scuola media di Nuoro lavorano allo spot, noi andiamo a conoscere alcuni compagni… 125 Taddia: Guido io? [cioè, spingo io la carrozzina?] Antonio:Mamma mia, speriamo bene. Taddia: Ragazzi, voi siete entrati nel suo sito, avete letto la sua presentazione, avete visto anche alcune foto che ci sono. La prima cosa che avete pensato qual è stata? Un ragazzo delle medie: ma, come può essere accaduto una cosa del genere? Taddia: Quindi ti ha colpito la sua storia. Antonio, tu non sei nato tetraplegico? Antonio: No no, da un incidente stradale quando avevo 5 anni, praticamente ho vissuto sempre così e non c’è stato quindi il cambio di vita, che per un altro può essere traumatico Taddia: ragazzi, ma questa cosa di diventare famoso l’avete letta sotto quale chiave? Un ragazzo delle medie: e’ una buona cosa, perché anche non essendo magari…come si può dire? Abile nell’atto motorio, comunque cerca di diventare famoso, di andare avanti. Taddia: Cos’è che rende famosa una persona? Una ragazza del gruppo: Principalmente per me è l’aspetto fisico che attira molto i registi, comunque; con la televisione una persona riesce a diventare famosa. Antonio: Diciamo che in televisione bisogna saper apparire, avere un viso carino e dei muscoli. È la bellezza che colpisce il pubblico, alla fine si riduce tutto a fare audience, per cui io spero di riuscire a farla in qualche modo. Taddia: ma il vivere su quattro ruote aiuta a fare audience? Antonio: Senz’altro, è per questo che l’ho fatto: sfrutto la mia situazione. Taddia: Anche noi abbiamo tentato di sfruttare le quattro ruote per fare audience, con una sorta di provocazione. Ieri avete vissuto in prima persona l’esperienza del vivere una giornata in carrozzella; avete tentato di farlo, avete preso dimestichezza col mezzo, vediamo come ve la siete cavata. 126 Giornata in carrozzella per le vie di Nuoro Difficoltà a muoversi autonomamente su una strada pavimentata in porfido e leggermente in salita. I prodotti posizionati sulla parte alta degli scaffali non sono accessibili ad una persona in carrozzina. Difficoltà ad accedere ai luoghi di culto Il ragazzo sta tentando di provare un paio di pantaloni Continua giornata in carrozzella per le vie di Nuoro 127 Due ragazzi entrano in un bar per bere una bibita; si trovano di fronte ad un bancone troppo alto e difficoltà a servirsi autonomamente La ragazza in carrozzina ha pestato un escremento di un cane Taddia: In questa giornata in carrozzella i ragazzi hanno tentato di comprendere quella che è la vostra quotidianità. Antonio, pensi che qualcuno si sia offeso nel guardare questo servizio? Antonio: Offeso proprio no, però un po’ di fastidio penso che qualcuno l’abbia provato. Taddia: Perché? Antonio: Perché secondo me molti disabili sono suscettibili; anche come tu lo indichi: “diversamente abile”, “handicappato”, invalido; per qualcuno fa differenza, per me è assurdo soffermarsi sui termini, perché sono ben altri i problemi. 128 Discussione sulla esperienza vissuta Taddia: So che siete rimasti un po’ colpiti dagli sguardi delle persone Giampi, un ragazzo del gruppo: Dall’atteggiamento più che altro. Molte persone chiedevano se potevano essere d’aiuto alla prima fatica, mentre altre ti guardavano con occhio strano, proprio come un diverso. Taddia: Antonio, gli sguardi della gente fanno male? Antonio: Quando vai in giro ti senti gli occhi di tutti addosso perché sei su una carrozzina; un po’ dà fastidio, poi, come tante altre cose ci si abitua. Taddia: Adesso, invece andiamo a vedere un cortometraggio; è stato realizzato dai ragazzi di alcune scuole superiori di Carpi, in provincia di Modena. E’una storia d’amore particolare: Voi, chiede ai presenti, vi innamorereste mai di un ragazzo o di una ragazza in carrozzella? Giampi,un ragazzo del gruppo: Sinceramente, in questo momento, per la mia mentalità no perché, non so, proverei un senso di vergogna. Taddia: Antonio, tu ti innamoreresti di una ragazza in carrozzella? Antonio: Io personalmente no; sarebbe incompatibilità totale. Ci vedi? Marito e moglie, in carrozzella? Sarebbe una cosa ridicola. Taddia: Però pensi che qualcuno si possa innamorare di te Antonio: La speranza c’è. Taddia: C’è Giampi che in questo momento sta provando un sacco di sensi di colpa per la sua risposta. Antonio: No, ma è identica alla mia, per cui posso rassicurarlo tranquillamente. Taddia: Con questa tranquillità andiamo a vedere il cortometraggio dal titolo “Nuvole controvento” 129 “Nuvole controvento” [1] Un atleta disabile chatta con una ragazza della sua stessa scuola: “questo è il bello scrive il ragazzo: ci sfioriamo tutti i giorni, senza conoscerci”. La ragazza non conosce la sua situazione. Un giorno, in presenza del suo allenatore gli amici del ragazzo lo invitano ad una festa, questi gli ricorda la gara. Al ritorno a casa legge un messaggio della ragazza che propone di incontrarsi; gli fa presente che indosserà una maglietta Sex Pistols per farsi riconoscere. Lui sta per acconsentire ma va via la corrente proprio in quel momento. La ragazza si innervosisce perché pensa che lui ci abbia ripensato. Il giorno dopo la ragazza indossa la maglietta dei Sex Pistols e va ad un dibattito sulle mine antiuomo promosso da Emergency. Un giovane relatore, tra le altre cose, afferma: “pensate ragazzi che esistono delle mine antiuomo a forma di farfalle, fatte apposta per essere raccolte dai bambini e non esplodono subito, ma dopo alcune ore; il loro scopo non è quello di uccidere ma di mutilare gravemente, in modo che ci sia bisogno di assistenza, di medicina e di soldi.” Avete delle domande?” La ragazza con la maglietta dei Sex Pistols sale sul palco per fare una domanda, si presenta e chiede “queste persone che diventano disabili hanno un futuro nella società?” “Mi fa piacere che tu abbia fatto questa domanda, perché è emerso un problema: pensate che in Italia, nonostante ci si sforzi l’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro resta marginale. Quindi nei Paesi in guerra, come il Medioriente, i disabili sono lasciati a loro stessi, solo noi riusciamo ad aiutarli. Avete altre domande? Bene, nella speranza di avervi sensibilizzato, vi rimandiamo al prossimo incontro”. Prima che vadano via tutti la ragazza distribuisce volantini, l’atleta disabile [Giacomo] anche lui presente al dibattito con degli amici, la riconosce ma non si presenta. Il giorno dopo, l’allenamento per Giacomo è uno strazio, l’istruttore chiede spiegazioni e Giacomo risponde “quando pensi di aver raggiunto un traguardo e credi di andare avanti, in realtà ti accorgi che torni indietro” 130 Continuazione “Nuvole controvento” [2] Allenatore: Guarda che esistono nuvole che vanno controvento, non ci credi? Sono delle eccezioni, ma esistono. Sono quelle che trovano forza nella loro volontà. E… come si chiamerebbe questo tuo traguardo? Giacomo: Si chiama Nancy Allenatore: Ah! Addirittura americana Giacomo: Ma no, è un nickname. in realtà si chiama Francesca. Avrei potuto conoscerla, ma ho preferito non farmi vedere per non distruggere le sue illusioni. Allenatore: Ah,! non hai voluto.. o non hai avuto il coraggio? Va là, non te la prendere…non sei poi tanto male! Potresti invitarla domenica, per la gara; i tuoi bicipiti la stupiranno.. e magari riusciremo anche a fare un tempo migliore di oggi. Giacomo: ci proverò. Intanto lei riflette, delusa e amareggiata dal fatto che lui non si sia presentato. Le amiche la rincuorano “sei troppo bella e si è intimidito” e una di loro: non mi piace vederti stare cosi male per uno che esiste solo nel computer” Nansy –Francesca-: Forse hai ragione tu, però mi fa star male pensare che non voglia conoscermi. 131 Continuazione “Nuvole controvento” [3] Giorno della gara: Francesca, all’insaputa di Giacomo è presente sul posto e sistema il numero sulle pettorine degli atleti. Quando è il turno di Giacomo, Francesca lo riconosce:“Ma noi non facciamo la stessa scuola?” Giacomo: Impossibile Alla fine della gara Giacomo conquista il secondo posto e Francesca si complimenta con lui. Nel frattempo un amico lo chiama con il suo nickname, permettendo così alla ragazza di riconoscere in Giacomo il ragazzo della chatroom. Taddia: Questo era “Nuvole controvento”. Antonio, sono curioso di conoscere un tuo giudizio: questi ragazzi hanno messo in scena un film dove il protagonista è un ragazzo disabile; ti sembra una storia credibile? Ti è piaciuta o no? Antonio: Sì, l’idea di base mi è piaciuta tantissimo e anche un’altra cosa che ho notato è che, a primo impatto, avrei detto che fosse tratta da una storia vera; invece poi da quello che ho scoperto è inventata. Taddia: Il protagonista passa molte ore in internet, cosa che vi accomuna perché è comunque una tua finestra sul mondo, tu hai creato questo sito. Cosa rappresenta per te questo mondo virtuale? Antonio: Per me rappresenta molto, mi aiuta a passare il tempo e acquisire informazioni perché, stando davanti al televisore, e sorbirti tutto quello che passa non mi piace; internet è più vario, poi scegli tu quello che vuoi vedere o non vuoi vedere. 132 Taddia: Con www.wannabeavip.com tu non solo navighi, ma ti racconti in internet: una sorta di diario, dove ti racconti, svisceri quello che sei nella quotidianità. Tutto ciò lo fai senza mani, hai un software particolare che ti permette di scrivere con questo microfono. E’ difficile raccontarsi in rete o è più facile, perché comunque non hai il pubblico lì davanti che ti guarda? Antonio: No, è facilissimo, anche se tante volte capita di pentirmi dopo che pubblico qualcosa e mi dico “cavolo, forse questa me la potevo risparmiare”; oppure “ma cosa gliene frega alla gente”, eppure a me piace così, perché gli dà un tocco di realtà, è più immediato, non sa di costruito. Taddia : Antonio, concretamente che cosa stai facendo per diventare famoso? Antonio: Non lo so neanche io, è nato così, talmente per gioco che tutto quello che sta arrivando lo sto prendendo senza avere false aspettative per il futuro. Taddia: Hai il vipmetro, vero? Questa sorta di contatore che hai inserito nel sito: sei all’8%. Comunque dopo due mesi che hai aperto questa finestra virtuale, sei già all’8%. Il 100% cosa sarà? Il giorno in cui? Antonio: Il giorno in cui….., quando passerò per strada mi guarderanno non perché in carrozzella, come molte volte mi capita, ma perché sarò celebre e famoso. Taddia: Antonio, e se non diventerai famoso? Antonio: Chissenefrega. Taddia: Ecco, così mi piace: stai giocando anche tu, con questa storia del famoso. Antonio: Sì, sì. Taddia: Noi però lo aspettiamo questo 100%. 133 Taddia: Antonio, tu vuoi diventare famoso per dire “anch’io ci sono, anch’io ho cose da dire”, ma per far questo saresti disposto ad essere ospitato in qualsiasi programma televisivo? Taddia: Per esempio, l’Isola dei famosi? Antonio: No. Taddia: La fattoria? Antonio: No. Taddia: Amici di Maria De Filippi? Antonio: No. Taddia: Buona Domenica? Antonio: No. Taddia: Porta a porta? Antonio: Sì, Porta a porta sì. Antonio: Un programma che mi piace molto è quello su La7 di Daria Bignardi, Le invasioni barbariche. Taddia: Daria, prendi nota perché questo è un autoinvito,… ok? Antonio dal tuo sogno a un altro sogno, perché proprio il sogno è l’argomento protagonista dello spot da te ideato e dai vostri compagni di classe realizzato per “La tv sei tu”. 134 Chiusura della puntata Taddia: Il sogno è l’argomento protagonista dello spot ideato da te e realizzato dai ragazzi della scuola media " P. Borotzu " di Nuoro… vediamolo insieme I sogni L’altro giorno hai visto la partita? Sì, l’ho vista, Avete avuto una fortuna incredibile (tradotto dal sardo). Il portiere era fortissimo, come me d’altronde. 135 I sogni [continua] Ragazzi: TU?? Sì, io da grande farò il calciatore. Invece a me piacerebbe tanto fare la velina. Ma quale velina e velina! Io tra qualche anno vado a Cinecittà a fare il Grande Fratello, così divento famoso e prendo soldi a palate. 136 I sogni [continua] Ma vai a fare la tele vera! A me da grande piacerebbe tantissimo recitare in una serie televisiva Io farò l’astronauta Risata generale Ma dai, Roberto, con la carrozzella spaziale vai! I Quello è proprio fuori di testa… 137 I sogni [continua] Buongiorno. Apriamo questa edizione del telegiornale con una notizia straordinaria: è appena sbarcata sulla superficie di Marte la navicella spaziale Nuragus guidata da Roberto Piras, il primo astronauta in sedia a rotelle. Intanto, dal centro spaziale, arrivano i primi commenti. Vediamo: 138 1. Considerazioni Anche per questa puntata il conduttore Taddia ha scelto una persona con disabilità grave, il ventunenne Antonio Gaddari, affetto da tetraplegia [paralisi di tutti e quattro gli arti] dall’età di cinque anni che può scrivere e comunicare con gli altri grazie a un software che gli permette di dettare al computer i suoi pensieri che vengono pubblicati sul suo sito Internet. Un programma informatico che fa vedere le reali potenzialità delle tecnologie compensative e consente ad un tetraplegico di esprimersi con l’unica parte del corpo funzionante [la voce]. È un aspetto positivo della divulgazione televisiva per far conoscere e per infondere fiducia a tutti quelli che sono nelle condizioni di Antonio e alle loro famiglie. La sfida lanciata attraverso il suo sito: Successo e notorietà possono essere conquistati solo da chi è bello e “normodotato”? dimostra l’autostima nei propri mezzi e coinvolge i media, in particolare la televisione incline per vocazione a scegliere solo ciò che è bello. Simpatica risulta anche l’idea di far verificare ad alcuni ragazzi normodotati gli ostacoli e i limiti con cui i disabili lottano quotidianamente. Alla fine dell’esperienza tra le cose evidenziate da Taddia, se ne richiama una in particolare: So che siete rimasti un po’ colpiti dagli sguardi delle persone. Gli sguardi e certe parole della gente forse sono uno scotto da pagare per portare a termine un processo di inclusione. Nel film “La storia di Loretta Claiborne” di Lee Grant, la protagonista, Loretta che aveva trovato riscatto nella corsa, invitata a fare un discorso dopo una vittoria disse: Sono nata con un ritardo mentale. Quand’ero piccola avevo paura dei fulmini e dei tuoni, ma avevo più paura delle parole che uscivano dalla bocca della gente. Il cortometraggio “Nuvole controvento” realizzato dall’Associazione Cult Sequenze di Carpi Modena – richiama un altro aspetto della disabilità: i sentimenti. La chatroom permette di esprimersi senza essere visti e di essere apprezzati per quello che si dice e non per come si appare; tant’è che i due trovano delle affinità e anche un’infatuazione sentimentale ma poi, inevitabilmente arriva il momento di affrontare la realtà e Giacomo sente tutto il peso della sua condizione fisica e teme che possa deludere le aspettative della ragazza . Verrebbe da dire: Come dargli torto! Invece, il torto lo ha subito la ragazza; perché non affrontando la realtà, Giacomo non le è ha dato la possibilità di manifestarsi. Per “Latvseitu” Taddia presenta un altro aspetto non riconosciuto ai disabili: i desideri. Lo spot ideato da Antonio Gaddari e interpretato dai ragazzi della scuola media “P. Borotzu” di Nuoro con la collaborazione di Screensaver è uno spaccato del gruppo che per lo più ha assimilato la cultura divulgata dai media e individua nella velina, nel calciatore o nella partecipazione al grande fratello la massima aspirazione. Solo una ragazza e il ragazzino disabile escono dal seminato. La ragazza esprime il desiderio di voler fare la “televisione vera” e il ragazzino disabile l’astronauta facendo ridacchiare i compagni. Venti anni dopo il sogno del ragazzo disabile si avvera e lo spot finisce con “chi non sogna … non va a segno” e fa ripensare al film “La storia di Loretta Claiborne” quando dice: Ognuno di noi vuole contare qualcosa, perlomeno per qualcuno, ma se ogni giorno le persone ti dicono che non hai niente da offrire e che non ti vogliono, perdi la fiducia. 139 “Paragrafo Allegati” Parole chiave Legge 104/92 Barriere architettoniche Legge 68/99 Integrazione scolastica disabili Tecnologie compensative Integrazione lavorativa disabili 140 Paragrafo “Allegati” SCHEMA 1.A Televisione Programma L'avvocato risponde Mi manda Raitre Legge 104 Tipologia Programma Trattazione sistematica di approfondimento Data messa in onda Durata Rai Time code start Time code stop 10/05/2003 0.06.33 2 6.28.00 6.34.43 0.50.00 3 22.26.37 23.14.28 0.17.30 3 10.42.23 10.59.54 0.13.40 2 6.44.11 6.57.56 Programma dedicato parzialmente alla disabilità 21/05/2003 Cominciamo bene Estate Programma di intrattenimento L'avvocato per voi Trattazione sistematica di approfondimento 28/07/2004 30/06/2007 SCHEMA 1.B Radio Programma Legge 104 Tipologia Programma Data messa in onda Durata Radio Time code start Time code stop Difensore civico Programma dedicato interamente alla disabilità 08/02/2002 1.01.43 R. PARLAM. 14.33.14 15.34.58 Disappunti Programma dedicato parzialmente alla disabilità 09/12/2002 0.09.44 R. PARLAM. 12.46.37 12.56.22 Letter time Trattazione sporadica 29/01/2003 0.04.32 R. PARLAM. 13.51.07 13.55.39 Il baco del millennio Programma dedicato interamente alla disabilità 27/11/2003 1.17.31 RF1 10.37.28 12.00.21 La radio ne parla Programma dedicato interamente alla disabilità 14/03/2006 0.24.32 RF1 12.35.49 13.00.21 141 142 SCHEMA 2.A Televisione Programma Cominciamo bene Estate 2004 Question time Tecnologie compensative Tipologia Programma Data messa in onda Durata Rai Time code start Time code stop Programma di intrattenimento 24/09/2004 0.17.39 3 10.56.30 11.14.09 15.21.07 15.26.01 Informazione sul dibattito parlamentare 3 13/04/2005 0.04.55 SCHEMA 2.B Televisione Programma Tg Parlamento notte Protesi disabili Tipologia Programma Data messa in onda Durata Rai Time code start Time code stop Informazione sul dibattito parlamentare 22/07/2006 0.01.53 2 1.30.56 1.32.50 SCHEMA 2.C Radio Programma Seduta camera deputati Tecnologie compensative Tipologia Programma Data messa in onda Durata Radio Time code start Time code stop Informazione sul dibattito parlamentare 13/04/2005 0.04.55 R. Parlam. 15.21.07 15.26.01 143 144 SCHEMA 3.A Televisione Programma Speciale Okkupati 2002 Tg3 Articolo 1 Okkupati network 2003 Legge 68 Tipologia Programma Data messa in onda Durata Rai Time code start Time code stop Programma dedicato parzialmente alla disabilità 02/11/2002 0.29.00 3 19.59.20 20.28.01 0.20.04 3 12.28.42 12.48.46 0.28.26 3 20.00.10 20.28.37 24/09/2004 0.17.39 3 10.56.00 11.14.09 Informazione sul dibattito parlamentare Trattazione sistematica di approfondimento 06/02/2003 05/04/2003 Cominciamo bene Estate Programma di intrattenimento Speciale Okkupati 2005 Programma dedicato parzialmente alla disabilità 23/10/2005 0.05.08 3 13.14.11 13.19.29 Okkupati 2006 Trattazione sistematica di approfondimento 15/10/2006 0.05.21 3 13.46.54 13.52.16 Okkupati 2007 Trattazione sistematica di approfondimento 05/08/2007 0.05.09 3 12.59.13 13.04.23 145 146 SCHEMA 3.B Radio Programma Legge 68 Tipologia Programma Data messa in onda Durata Radio Time code start Time code stop Diversi da chi? Programma dedicato interamente alla disabilità 02/02/2003 0.06.22 RF1 11.05.34 11.11.56 La radio a colori Programma dedicato interamente alla disabilità 18/03/2003 0.25.39 RF1 12.34.42 13.00.22 Tam Tam Lavoro Programma dedicato interamente alla disabilità 12/04/2003 0.10.02 RF1 14.03.48 14.13.50 Tam Tam Lavoro Programma dedicato interamente alla disabilità 14/04/2003 0.06.58 RF1 13.32.58 13.39.56 Disappunti Informazione sul dibattito parlamentare 02/02/2004 0.40.17 R. Parlam. 12.30.20 13.10.37 Disappunti Informazione sul dibattito parlamentare 16/02/2004 0.45.00 R. Parlam. 12.33.06 13.18.06 La radio ne parla Trattazione sporadica 29/03/2005 0.23.58 RF1 12.36.22 13.00.20 Tam Tam Lavoro magazine Trattazione sistematica di approfondimento 01/10/2005 0.26.40 RF1 6.33.37 7.00.17 Linea alle istituzioni Informazione sul dibattito parlamentare 15/08/2006 0.13.35 R. Parlam. 7.07.26 7.21.01 Che lavoro fai? Trattazione sporadica 10/03/2007 0.57.49 RF2 20.33.52 21.31.41 147 148 SCHEMA 4.A Barriere architettoniche Televisione Programma L'avvocato risponde [cat. Mult. Progr. tv-puntate] Tipologia Programma Data messa in onda Trattazione sistematica di approfondimento 09/01/2005 Durata Rai Time code start Time code stop 0.08.46 2 6.34.21 6.43.07 0.53.33 3 23.53.38 0.48.11 Programma dedicato parzialmente alla disabilità 02/05/2005 Tg Parlamento mattina Informazione sul dibattito parlamentare 18/07/2005 0.01.11 1 9.51.16 9.52.27 Melevisione-Un lupo a rotelle Programma di intrattenimento 07/12/2005 0.22.45 3 16.36.36 16.59.21 Tg Parlamento mattina Informazione sul dibattito parlamentare 02/02/2006 0.01.10 1 10.40.09 10.41.19 Dopo Tg1 Trattazione sistematica del problema 09/03/2006 0.04.57 1 20.32.03 20.37.01 Anima Magazine Trattazione sistematica del problema 30/03/2006 0.04.21 2 4.10.36 4.14.57 Tribuna politica regionale: elezioni amministrative Informazione sul dibattito parlamentare 15/05/2006 0.03.00 3 13.38.27 13.41.27 Screensaver Trattazione sistematica di approfondimento 21/05/2006 0.35.24 3 9.03.51 9.39.15 Screensaver Trattazione sistematica di approfondimento 10/09/2006 0.35.45 3 9.03.03 9.38.48 In famiglia (Fiaba) Programma di intrattenimento 07/10/2006 0.01.19 2 10.28.30 10.29.50 Dieci minuti di… (Anthai) Trattazione sistematica del problema 04/10/2007 0.10.36 1 10.38.58 10.49.34 Racconti di vita Programma dedicato parzialmente alla disabilità 14/01/2007 0.02.20 3 12.46.39 12.49.00 Tribuna politica regionale Informazione sul dibattito parlamentare 21/05/2007 0.06.00 3 13.15.00 13.21.00 Dieci minuti di… (Anthai) Trattazione sistematica del problema 10/10/2007 0.10.00 1 0.41.31 10.51.31 Racconti di vita:sera 149 SCHEMA 4.B Barriere architettoniche Televisione Programma Unomattina (Anthai) Cominciamo bene Estate [cat. Mult. Progr. tv-puntate] Tipologia Programma Programma di intrattenimento Data messa in onda Durata Rai Time code start Time code stop 12/02/2002 0.04.50 1 10.24.54 10.29.05 0.25.25 3 11.09.17 11.35.42 Programma di intrattenimento 20/06/2002 Unomattina sabato & domenica /Fiaba) Programma di intrattenimento 29/09/2002 0.25.25 1 6.44.58 6.47.24 Geo & Geo (Anthai) Programma dedicato parzialmente alla disabilità 15/11/2002 0.04.38 3 17.15.51 17:20:29 Dieci minuti di… (Anthai) Trattazione sistematica del problema 28/11/2002 0.10.21 1 11.12.30 11.22.52 Dieci minuti di… (Anthai) Trattazione sistematica del problema 05/12/2002 0.10.23 1 11.12.43 11.23.07 Unomattina speciale Telethon Programma dedicato parzialmente alla disabilità 14/12/2002 0.07.15 1 10.13.00 10.20.15 Programma di intrattenimento 21/01/2003 0.05.28 1 8.44.12 8.49.41 Tg3 Articolo1 Trattazione sistematica di approfondimento 06/02/2003 0.20.04 3 12.28.42 12.48.46 Unomattina Programma di intrattenimento 21/02/2003 0.09.16 1 10.17.26 10.26.42 0.05.19 2 5.59.43 6.05.03 Unomattina Osservatorio Trattazione sistematica di approfondimento 10/03/2003 Cominciamo bene Programma dedicato interamente alla disabilità 20/03/2003 1.47.00 3 10.22.46 11.59.41 Unomattina Estate Programma dedicato parzialmente alla disabilità 02/07/2003 0.06.05 1 8.33.39 8.39.44 Unomattina Estate Programma dedicato parzialmente alla disabilità 20/08/2003 0.13.24 1 7.35.30 7.48.54 150 SCHEMA 4.C Barriere architettoniche Televisione [cat. Mult. Progr. tv-puntate] Programma Tipologia Programma Data messa in onda Durata Rai Time code start Time code stop Unomattina Estate (Fiaba) Programma dedicato parzialmente alla disabilità 05/09/2003 0.09.55 1 0.07.35 7.44.55 Speciale TG1 (Fiaba) Programma dedicato interamente alla disabilità 05/10/2003 1.03.18 1 22.38.42 23.51.39 Fiaba day Programma dedicato interamente alla disabilità 05/10/2003 0.17.33 2 2.16.55 2.34.28 Unomattina (Fiaba) Programma dedicato interamente alla disabilità 07/10/2003 0.02.25 1 10.09.08 10.11.33 Dieci minuti di… (Anthai) Trattazione sistematica del problema 19/03/2004 0.10.48 1 11.17.29 11.28.18 Tg Parlamento mattina Programma dedicato parzialmente alla disabilità 23/03/2004 0.01.15 1 10.37.31 10.38.47 1.23.26 1.24.55 Tg Parlamento notte Programma dedicato parzialmente alla disabilità 23/03/2004 0.01.27 2 2 volte 60 secondi Programma dedicato interamente alla disabilità 16/04/2004 0.01.53 1 5.58.09 6.03.00 Unomattina Programma dedicato parzialmente alla disabilità 16/04/2004 0.08.56 1 8.32.47 8.41.43 Unomattina Programma dedicato parzialmente alla disabilità 13/05/2004 0.08.28 1 9.07.10 9.15.39 Dieci minuti di… (Anthai) Trattazione sistematica del problema 13/07/2004 0.11.16 1 9.47.28 9.58.45 Quelli che aspettano…(spot Fiaba) Programma di intrattenimento 03/10/2004 0.31.00 2 14.00.08 14.00.39 Fiaba day Trattazione sistematica del problema 0.15.48 2 3.01.06 3.16.14 Dieci minuti di… (Anthai) Trattazione sistematica del problema 0.11.11 1 9.41.51 9.53.02 3/10/2004 25/11/2004 151 SCHEMA 4.D Barriere architettoniche Televisione Programma Unomattina [cat. Mult. Progr. tv-EDS] Tipologia Programma Data messa in onda Programma di intrattenimento Durata Rai Time code start Time code stop 0.10.30 1 10.32.58 10.43.29 14/01/2002 Porta a porta Trattazione sporadica 06/02/2002 0.02.02 1 23.21.34 23.23.36 Il fatto Trattazione sporadica 5/03/2002 0.04.00 1 20.42.00 20.46.00 In famiglia Programma di intrattenimento 23/03/2002 0.09.19 2 8.25.11 8.34.32 Tg3 Neapolis Trattazione sporadica 26/03/2002 0.09.00 3 15.03.00 15.12.00 Cominciamo bene Programma dedicato parzialmente alla disabilità 27/03/2002 0.09.00 3 Un mondo a colori Programma dedicato interamente alla disabilità 14/05/2002 0.15.00 Edu 10.13.04 10.27.53 Sette giorni al parlamento Informazione sul dibattito parlamentare 04/05/2002 0.02.41 1 15.34.18 15.37.00 La vita in diretta (Anthai) Programma dedicato parzialmente alla disabilità 03/12/2002 0.05.50 1 17.50.44 17.56.35 Alle falde del Kilimangiaro Trattazione sporadica 23/02/2003 0.31.27 3 15.49.00 16.10.27 Unomattina Trattazione sporadica 22/10/2003 0.05.21 1 10.16.17 10.21.39 11.11.36 11.02.35 152 153 SCHEMA 4.E Radio Programma Barriere architettoniche Tipologia Programma Data messa in onda Durata Radio Time code start Time code stop Beha a colori Programma dedicato interamente alla disabilità 30/01/2002 0.24.00 RF1 12.36.21 13.00.21 Beha a colori Programma dedicato interamente alla disabilità 25/02/2002 0.25.39 RF1 12.35.16 25.00.22 Difensore civico Programma dedicato parzialmente alla disabilità 17/05/2002 0.50 Radio Parlam. 12.31.00 13.30.00 Disappunti Programma dedicato interamente alla disabilità 04/11/2002 0.35.00 Radio Parlam. 12.29.00 13.05.00 Italia, istruzioni per l’uso Trattazione sporadica 01/01/2003 0.53.00 RF1 06.07.14 07.00.17 Farhenheit Trattazione sporadica 14/01/2003 02.26.01 RF3 15.00.53 18.01.16 La radio a colori Trattazione sporadica 17/03/2003 12.35.00 RF1 12.35.00 13.00.20 Baobab Trattazione sporadica 16/07/2004 0.06.00 RF1 16.19.00 16.25.00 Conferenza stampa Fiaba Informazione sul dibattito parlamentare 30/9/2004 0.29.14 R. Parlam. 14.07.10 14.36.24 Habitat Trattazione sporadica 01/10/2004 0.08.00 RF1 08.51.32 09.00.2 Trattazione sporadica 25/03/2005 0.04.32 RF1 12.43.50 12.47.22 Radio anch’io Programma dedicato interamente alla disabilità 04/08/2005 0.55.21 RF1 09:04.56 10.17.00 Strada facendo Trattazione sporadica 01/01/2006 0.05.00 RF2 18.29.00 18.34.00 Question time Informazione sul dibattito parlamentare 29/07/2007 1.36.00 Radio Parlam. Diversi da chi Programma dedicato interamente alla disabilità 06/10/2007 0.05.00 RF1 L’altro sport Programma dedicato interamente alla disabilità 16/11/2007 0.18.00 L’Italia che va 154 Radio Parlasm. 11.23.00 13.00.00 10.03.00 10.08.00 13.53.00 14.11.00 155 SCHEMA 5.A Radio Programma Integrazione scolastica disabili Tipologia Programma Data messa in onda Durata Radio Time code start Time code stop Difensore civico Trattazione sporadica 09/08/2002 01.10.00 R. Parlam. 14.30.46 15.41.18 Notizie di informazione politica Informazione sul dibattito parlamentare 19/09/2003 0.15.18 R. Parlam. 18.17.00 18.32.18 156 SCHEMA 6.A Televisione Programma Speciale okkupati 2002 Integrazione lavorativa disabili Tipologia Programma Data messa in onda Durata Rai Time code start Time code stop Trattazione sistematica di approfondimento 02/11/2002 0.30.35 3 19.59.20 20.30.00 0.30.00 3 19.57.00 20.27.00 Trattazione sistematica di approfondimento 01/02/2003 Okkupati network 2003 Trattazione sistematica di approfondimento 01/03/2003 0.27.00 3 19.56.00 20.23.00 A sua immagine Programma di intrattenimento 27/09/2003 0.18.00 3 17.15.00 17.33.00 Unomattina Programma di intrattenimento 30/11/2005 0.03.00 1 09.25.00 09.28.00 Okkupati network 2003 157 158 SCHEMA 6.B Radio Programma Integrazione lavorativa disabili Tipologia Programma Data messa in onda Durata Radio Time code start Time code stop Trattazione sporadica 06/01/2003 0.30.26 R.Parlam. 12.35.40 13.06.06 Trattazione sporadica 29/01/2003 0.14.52 R.Parlam 13.48.01 14.02.53 Il baco del millennio Programma dedicato interamente alla disabilità 27/11/2003 0.01.17 RF1 10.37.28 12.00.00 Programma dedicato parzialmente alla disabilità 01/12/2003 0.35.00 Radio Parlam. 10.30.00 11.40.00 Arianna GR1 ore 8:00 Trattazione sporadica 07/12/2003 0.53800 RF1 08.00.00 08.38.00 Diversi da chi? Programma dedicato interamente alla disabilità 04/03/2004 02.26.01 RF1 10.06.00 10.11.00 Diversi da chi? Programma dedicato interamente alla disabilità 09/01/2005 0.05.00 RF1 10.09.00 10.14.00 26/05/2007 01.05.00 R.Parlam. 12.14.00 13.19.00 Disappunti Letter time Conferenza Nazionale della Famiglia di Firenze - Terza giornata Question time delle famiglie con il Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi Trattazione sporadica 159 Conclusioni La ricerca “sulla realtà dei disabili nella società e nel territorio italiani divulgata dai programmi radio televisivi dal 2002 al 2007”, per appurare se lo Stato, in tutte le sue articolazioni istituzionali e nel comportamento dei cittadini, ha rimosso gli ostacoli di ordine economico e sociale e garantito pari opportunità ai cittadini disabili, ha subito alcune variazioni rispetto al piano iniziale. Tali variazioni sono da attribuire alla necessità di colmare delle lacune sulle normative inerenti la disabilità per poter seguire e partecipare con spirito critico all’ascolto e alla visione dei programmi. Il breve studio sugli aspetti legislativi ha rimarcato la divisione dei compiti tra le istituzioni e permesso di individuare la condizione per una “integrazione di qualità”: “fare sistema” [inteso proprio come insieme di elementi coordinati tra loro in una unità funzionale ]. Dal punto di vista della ricerca, la scelta delle parole chiave a parere dello scrivente si spiega perchè dall’interazione degli ambiti da loro rappresentati dipende la vera integrazione. La scelta di utilizzare le stesse parole chiave sulle banche dati della Radio e della Televisione si è rivelata positiva perché in quasi tutti i casi l’ascolto e la visione hanno permesso di avere una informazione completa. Difficile affermare la stessa cosa nel caso di un utente che avesse visto o ascoltato la trasmissione solo da un’ emittente. Trascrivere le parti ritenute essenziali è stato un modo per riconoscere a un documento scritto un riferimento essenziale per ponderare meglio le situazioni. Dallo studio delle leggi e da ciò che è emerso dall’ascolto si può affermare che l’Italia, dal punto di vista dei principi, risulta essere all’avanguardia nel mondo per la tutela delle persone disabili; sul piano pratico, invece si riscontra una notevole differenza tra quello che dicono le leggi e quello che effettivamente si fa. Vediamo perché. L’Istat ha difficoltà a rilevare le persone con disabilità perché la definizione di disabilità non è universale [si veda paragrafo 2.2.1 pag. 45 capitolo II ] e il rilascio delle certificazioni, di competenza delle commissioni costituite presso le ASL non è standardizzato nel territorio ma cambia da Regione a Regione, e talvolta addirittura da ASL a ASL [su questo tema le due emittenti hanno divulgato solo il numero assoluto o relativo dei disabili ]. Le “Unità Multidisciplinari” previste dal D.P.R. 24.2.1994 e richiamate nella Circolare n.11/SAP del 10 aprile ’95 denominata “Linee di indirizzo e coordinamento relativa ai compiti delle A.S.L. in materia di alunni in situazione di handicap” sono pressoché inesistenti [e mai richiamate in nessun programma radio televisivo]. 160 La scuola, obbligata dalla sentenza 215/’87 a perseguire l’integrazione anche per i bambini e ragazzi in situazione di handicap grave, vive una stato di precarietà perenne tant’è che lo stesso Ministero è stato costretto ad affermare che [(…) gli alunni in situazione di handicap hanno insegnanti per loro dedicati con il più alto tasso di variabilità di tutto il sistema scolastico ]. Sulla “ Specializzazione degli insegnanti di sostegno” sono state mosse accuse all’Università del Nord Italia, rea di gestire corsi al Sud , appaltandoli a soggetti privati non qualificati con evidenti scopo di lucro [si veda paragrafo 4.1.3 pag. 63 capitolo II]; una denuncia simile a quella che nel 1999 la CGIL nazionale ha presentato proprio sui corsi per gli insegnanti di sostegno perché le 15 università che rilasciavano i titoli di studio spesso appaltavano la gestione dei corsi a privati […]. [Su questi, ed altri temi non c’è mai stata la presenza sindacale. Chissà!… forse non “avevano tituli”]. La questione della mancanza di addetti all’”assistenza alla persona” denunciata dai genitori è riconducibile alla mancanza di fondi e alla quasi certezza dell’impunità da parte degli Enti locali [Non è il caso del Comune di Eboli dove la sezione del Tribunale di Salerno con ordinanza n. 2069 del 2007 a seguito di un ricorso in via di urgenza ha riaffermato il diritto di un alunno disabile alla nomina di un assistente a spese del Comune che all’inizio dell’anno si era rifiutato di nominare un addetto. Il provvedimento di urgenza è stato preso in considerazione perché secondo l’orientamento giurisprudenziale è necessario che la diagnosi funzionale indichi tra i bisogni educativi specifici dell’alunno, quello di un assistente per la comunicazione. (da Impegno per una vita migliore, Periodico d’informazione della federazione malattie rare infantili di Torino, n. 3, 2007)]. La quasi certezza dell’impunità riguarda anche le barriere architettoniche salvo eccezioni come il caso di un cinema ristrutturato ma inaccessibile ai disabili nella sala superiore. Il sindaco, di fronte all’esposto di un disabile, non avrebbe adottato le iniziative idonee a revocare l’agibilità della sala cinematografica la cui ristrutturazione risultava non conforme alla concessione edilizia emersa nel corso del processo. [La Sentenza pronunciata dal Giudice unico di Verbania – in applicazione dell’articolo 24 della Legge 104/92 - ha previsto la condanna del progettista a venti milioni di ammenda e alla sospensione per tre mesi dall’albo professionale. Il giudice ha inoltre disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica in relazione alla posizione del sindaco di Verbania e del vicecomandante della polizia urbana, ipotizzando per entrambi il reato di “rifiuto di atti di ufficio” ( da Mobilità, Costruire l’autonomia, Anno 2 n. 7, Marzo /Aprile 2000 pag. 37)]. 161 Questa sentenza deve far riflettere sulle iniziative intraprese da alcune associazioni sulla “raccolta fondi” avallate dal ministro delle pari opportunità e divulgate dalla televisione come “iniziativa solidale” [si veda paragrafo “Speciale Tg1 2003” pag. 111 capitolo II]. Altro, è il principio di solidarietà previsto dalla nostra Costituzione. Devono anche far riflettere • la denuncia del presidente della commissione handicap di Confindustria che ritiene la Confederazione generale dell'industria italiana poco rispettosa nel riconoscere pari dignità alle imprese che investono e producono in tecnologie compensative [ a differenza di quanto accade nei Paesi scandinavi, nel Canada e negli USA dove esistono grandi imprese che producono queste tecnologie, sono quotate in borsa e hanno la stessa dignità delle imprese che producono altri manufatti ]; • l’attuale rete di distribuzione degli ausili protesici e delle tecnologie compensative che sembra orientata a fare lobby per prevenire forme diverse di distribuzione. • La comparazione della legge 68/99 con altre realtà europee in “Speciali Okkupati”, un modo da parte della conduttrice e dei suoi collaboratori, per sottolineare che l’integrazione in ambito lavorativo è un processo in divenire che richiede l’impegno costante delle istituzioni e dell’imprenditoria [ anche se gli amministratori pubblici non possono chiedere ai privati di rispettare le leggi quando sono i primi a disattenderle ( solo un esempio tra i tanti: le Asl piemontesi su mille persone disabili da assumere ne hanno assunte solo 16 -sedici - )]; • I risultati, non certo brillanti, di un’analisi sperimentale su base nazionale dell’accessibilità e delle conformità elaborate dal consorzio internazionale w3c e dalla sezione WAI [Web Accessibility Iniziative], di nove siti Web di interesse nazionale relativi al mondo della Pubblica Amministrazione8 [effetto della scarsa copertura finanziaria di cui gode la legge 9 gennaio 2004, (conosciuta come Legge Stanca) che non prevede nessun onere di spesa per il governo se non entro i limiti della disponibilità di bilancio ]; • il “giochino” proposto dal conduttore di Screensaver per rimarcare che i pregiudizi verso le persone disabili si vincono solo con la conoscenza o immedesimandosi nei loro problemi quotidiani e che i sentimenti, le passioni, i sogni fanno parte di ogni essere umano. Ma, si potrebbe obiettare, come mai nonostante tutto, un numero di ragazzi disabili raggiunge risultati eccellenti in ambito scolastico, universitario, lavorativo, sportivo ecc. in questa tanto vituperata Italia? 8 A. Scialdone, P. Checcucci, F. Deriu, Società dell’informazione e persone disabili, dal rischio di esclusione ai percorsi di integrazione, ISFOL, Guerini e Associati, pp. 68/91 162 La risposta è piuttosto semplice: i risultati positivi sono da attribuire a quelle ottime persone che si trovano in tutti i settori che, con il loro impegno, la loro professionalità e il forte senso della solidarietà non solo attutiscono il disinteresse degli altri, ma danno fiducia e dignità ai disabili e alle loro famiglie. E poi, ci sono proprio le famiglie che vedono in ogni bambina o ragazzo, non il disabile o l’handicappato ma il figlio. In buona sostanza si può affermare che finora le questioni inerenti l’integrazione [scolastica, lavorativa ecc.], la mobilità, la fruibilità degli ambienti delle persone disabili sono state imposte da alcune sentenze e definite nella sfera legislativa ma non sono ancora state recepite interamente a livello culturale. Molto resta da fare in particolare dalla “Politica” e dalle “Istituzioni”. Sarebbe quindi opportuno in applicazione all’articolo 3 - comma m e n della legge costituzionale n. 3/2001, che sostituisce l’articolo 117 della Costituzione [ Rimangono di competenza dello Stato “ la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale” e “le nome generali sull’istruzione”] attivare un coordinamento nazionale tra MIUR [Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca] , Ministero della Sanità, Ministero del Lavoro, Ministero dell’Interno, Regioni ed Enti Locali. Tale coordinamento dovrebbe rivisitare le questioni attinenti: 1. alla sanità per ricercare • un’uniformità di procedure per la definizione di “disabilità” su tutto il territorio nazionale; • i criteri per aggiornare periodicamente il “Nomenclatore tariffario” in modo da consentire l’utilizzo delle tecnologie compensative che permettano alle persone in situazione di handicap di diventare il più possibile autosufficienti già dalla scuola materna, • i criteri di divulgazione per accedere al “Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza” o fondi regionali per sperimentare, già dalla scuola materna, ausili e postazioni di gioco ad hoc per le diverse tipologie di deficit; • nuovi criteri per stipulare convenzioni premiali con le aziende, le Università, i Politecnici proprio per incentivare la ricerca e la funzione pedagogica previste dalla legge 104/92 “Legge – quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” sulle tecnologie compensative e • i criteri per il rinnovo delle convenzioni vincolati ai risultati. 2. al MIUR per • individuare con gli Enti locali, le modalità operative per garantire l’assistenza 163 specialistica agli alunni privi delle autonomie di base [motorie, alimentari e di controllo sfinterico]; • pianificare e attuare quanto stabilito dal comma 1 dell’art. 14 [Il MIUR “provvede alla formazione e all’aggiornamento del personale docente per l’acquisizione di conoscenza in materia di integrazione scolastica degli studenti handicappati” e “ all’attività di forme sistematiche di orientamento, particolarmente qualificate per la persona handicappata, con inizio almeno dalla prima classe della scuola secondaria di primo grado” e “a garantire la continuità educativa fra i diversi gradi di scuola…” ]; • far predisporre nel P. O .F [Piano dell’Offerta Formativa], attraverso l’esercizio effettivo della collegialità, la pratica della continuità, del tirocinio, insieme ai criteri per l’adeguamento delle attività didattiche e ai loro ritmi di apprendimento, l’integrazione degli alunni in situazione di handicap • riconoscere un incentivo e un credito a quegli insegnanti di sostegno di ruolo disposti ad accettare la permanenza nella stessa sede almeno per un ciclo [biennio o triennio] per garantire continuità al piano dell’offerta formativa, • consentire ai dirigenti scolastici di mantenere in servizio i docenti a tempo determinato per evitare il cambio di insegnanti durante l’anno scolastico; • • creare vincoli di responsabilità anche individuali e opportunità di carriera; individuare i criteri che permettano agli insegnanti di rapportarsi con le Agenzie per l’impiego e il mondo del lavoro per promuovere lo svolgimento del tirocinio, anche per ragazzi disabili. 164 3. al Ministero per l’interno per Consolidare anche in Italia una prassi già in uso negli altri Paesi Occidentali: • fissare, come condizione per partecipare ai bandi pubblici [per cifre superiori a…], la disponibilità all’assunzione di un numero di disabili. Rivisitare il concetto • di “inabilità al lavoro”, là dove le tecnologie, il software e tutti gli altri supporti necessari possono compensare il deficit. La frequenza scolastica può permettere l’acquisizione delle abilità necessarie al loro uso e il tirocinio in azienda costituire un valido banco di prova per una valutazione in ambito lavorativo. In questi casi, la collaborazione tra l’ASL di appartenenza e la scuola deve iniziare già dalla scuola materna, proprio per la ricerca degli ausili, del software e di una corretta postura per rendere il bambino il più possibile autonomo. In questa collaborazione devono poi sostituirsi gli altri ordini di scuola, l’Agenzia per l’impiego e l’azienda o l’ente pubblico disponibile ad accogliere il ragazzo per lo stage. Da questo percorso si possono trarre utili indicazioni sul tempo che il ragazzo potrà dedicare al lavoro e fare in modo che “domanda e offerta” possano incontrarsi. Là dove i risultati non dovessero raggiungere livelli tali da permettere un inserimento lavorativo [inteso proprio in termini produttivi] si possono prevedere forme di tirocinio per scopo relazionale/pedagogico nei modi simili a quelli previsti per gli “incollocabili al lavoro” [articolo 18 della legge24/6/1997 nr.196 dove il tirocinio è pensato per scopi terapeutici. La ricerca di soluzioni per ognuno dovrebbe anche servire a rivedere il vitalizio erogato per consentire a quelli che • possono essere inseriti in ambito lavorativo: di incrementare la pensione di invalidità civile con il lavoro, • possono essere inseriti per scopi “relazionali/pedagogici”: di incrementare il loro reddito con delle “borse lavoro”, • non possono esser inseriti: di incrementare il loro reddito aumentando la pensione di invalidità e/o di accompagnamento e gestire la situazione il più a lungo possibile in ambito familiare e con interventi esterni parziali [da un calcolo effettuato, gli attuali 495 euro di accompagnamento possono servire per il compenso di una badante per circa mensili ]. 165 trenta ore 4. • al Ministero al lavoro per valutare le cause che dall’entrata in vigore della legge 68/99, hanno determinato una percentuale così bassa di assunti [ circa 13%], • definire, dall’entrata in vigore della legge 68/99, il rapporto tra “normali” che operano a diversi livelli – oltre alle Agenzie per l’impiego – nelle Regioni, Province, Comuni e cooperative per “procurare” lavori ai disabili e i “disabili occupati”; • valutare il numero degli occupati con deficit motori con un’invalidità compresa tra il 75 e il 100%; • definire il numero degli occupati nel settore pubblico e in quello privato; • vagliare le situazioni e i comportamenti a scale diverse [ nazionale, regionale, provinciale e comunale] delle aziende private e degli enti pubblici che non hanno ottemperato agli obblighi e preferiscono pagare [se le pagano] le sanzioni previste piuttosto che assumere; • definire un tempo massimo di iscrizione nelle liste speciali [2/3 anni] oltre il quale far scattare un “vitalizio dignitoso”; se, dal momento in cui scatta il “vitalizio dignitoso” l’Agenzia per l’impiego riesce a trovare una soluzione lavorativa, il disabile è obbligato ad accettare pena il blocco del vitalizio. 166 5. alle Regioni per • attuare quanto previsto dall’articolo 8 comma b della legge n. 328 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali “ assumendo un ruolo di indirizzo per le politiche integrate in materia di interventi sociali, ambiente, sanità, istituzioni scolastiche, avviamento al lavoro, servizi del tempo libero, trasporti e comunicazioni; • garantire un’uniformità di procedure e di interventi in tutto il territorio regionale e una omogeneità di trattamento. . Il ruolo delle regioni oltre che di indirizzo dovrebbe anche essere di ricerca di opportunità e di sperimentazione. Alcuni esempi: • gli studenti disabili non autosufficienti sono esclusi dal tirocinio previsto dal Piano dell’Offerta Formativa di molte scuole; per superare questo ostacolo sarebbe opportuno che le Regioni promuovessero un tavolo di concertazioni con l’A. P .I. , l’A. N. C. I la Confindustria per istituire un borsino regionale delle aziende e dei servizi pubblici e privati disponibili a ricercare al proprio interno le mansioni da offrire agli studenti in situazione di handicap ultra quindicenni. Il tirocinio potrebbe realmente costituire un momento sperimentale per una proposta successiva [da parte delle Agenzie per l’impiego] di apprendistato • il dopo genitori [o “dopo di noi” se visto dai genitori] dovrebbe costituire ambito di ricerca sul territorio per sperimentare comunità” forme di gestione di “strutture per accogliere permanentemente disabili medio –gravi in un numero contenuto [sei/otto unità] che un giorno rimarranno senza famiglia. Tali sperimentazioni dovrebbero poi costituire motivo di analisi, a livello nazionale, per valutare costi/benefici delle diverse forme di gestioni. 167 6. agli Enti Locali per 1. garantire l’assistenza di base e l’assistenza specialistica in ambito scolastico e in ambito aziendale durante il tirocinio; Questo tema è diventato pressante dopo il passaggio dagli Enti Locali allo Stato del personale scolastico ausiliario per l’applicazione della legge 124/99 (tra questi anche gli operatori addetti all’assistenza degli alunni in situazione di handicap privi dell’autonomia di base). Con il “Protocollo di Intesa” per l’integrazione sia scolastica che sociale delle persone in situazione di handicap del 12.9.2000, fra M. P. I., Enti locali e OO.SS, si è stabilito al comma b dell’articolo 2 che “Restano invece nelle competenze dell’Ente locale quei compiti di assistenza specialistica da svolgersi con personale qualificato sia all’interno che all’esterno dell’Istituzione scolastica” . È opportuno precisare che nelle scuole d’Italia le domande di assistenza sono differenziate e mentre alcuni alunni in situazione di handicap non richiedono particolari aiuti sul piano dell’assistenza, altri richiedono di essere accompagnati e quelli privi delle autonomie di base (motorie, alimentari e di controllo sfinterico) richiedono aiuto totale, allora si tratta l’assistenza di di intendersi sul significato di assistenza: competono alla scuola base fornita dai collaboratori e agli enti locali (Provincia, ASL, comuni) i servizi di assistenza specialistica. 2. Garantire l’applicazione delle norme che stabiliscono la fruibilità dei marciapiedi, dei mezzi di trasporto e degli edifici pubblici (come scuole, ospedali, uffici) o di pubblica utilità (come chiese, cinema, teatri e musei ecc.) per permettere l'accesso a tutti; 3. garantire che i progetti relativi alle costruzioni di nuovi edifici o alla ristrutturazione di interi fabbricati siano pensati senza impedimenti; 4. rivisitare la concessione di contributi [attualmente previsti per i disabili] per l’eliminazione delle barriere architettoniche che interessano parti comuni di uno stabile affinché siano attribuiti allo stabile e non alla persona disabile, per permettere la fruibilità anche a inquilini o condomini che dovessero diventare disabili o a visitatori su una sedia a rotelle. Se invece, la “Politica” continua ad applicare il principio del “laissez- faire”, “laissezpasser” disattendendo al suo ruolo primario [dare la linea, promuovere processi culturali, individuare priorità] e i mass media continuano a non svolgere appieno la loro azione di stimolo e di denuncia, tutto il resto è conseguente [come togliere la pensione di 243 euro a un ragazzo disabile per i setti mesi che ha lavorato presso una cooperativa e percepito 2.250 euro o compilare la carta d’identità, nei modi richiamati in prima pagina di questo lavoro, da parte di un impiegato di un Comune d’Italia] 168 Riferimenti bibliografici Costituzione della Repubblica Italiana J. P. Gutton, La società e i poveri, Oscar Studio Mondatori, Milano, 1977, pp. 100 e ss. T.E.M.I., S.p.a Rastignano (BO) “Legislazione Scolastica” Scheda: 2/10/002. A. Scialdone, P. Checcucci, F. Deriu, Società dell’informazione e persone disabili, dal rischio di esclusione ai percorsi di integrazione, ISFOL, Guerini e Associati, Noi Italia, Istat 2010 Handicap & Scuola, n. 78, aprile-maggio 1998. A.Canevaro, in Handicap & Scuola, n. 82 1999. Mobilità, Costruire l’autonomia, Anno 2 n. 7, Marzo /Aprile 2000 Impegno per una vita migliore, Periodico d’informazione della federazione malattie rare infantili di Torino, n. 3, 2007. Mobilità, Costruire l’autonomia, Anno 2 n. 7, Marzo /Aprile 2000. Legge 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge – quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”. Legge 162 del 21 maggio 1998: “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, concernenti misure di sostegno in favore di persone con handicap grave” Legge 28 gennaio 1999, n.17, “Integrazione e modifica della Legge - quadro 5 febbraio 1992, n. 104, per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” Legge 9 gennaio 2004, n. 4 [conosciuta come Legge Stanca] : “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici” Legge 12 marzo 1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”. Sentenza della Corte Costituzionale n. 215/87 Film visionati Figli di un Dio minore, di Randa Haines del 1986 [ Basato sull'opera teatrale del 1980 Children of a Lesser God di Mark Medoff ] La storia di Loretta Claiborne [The Loretta Claiborne] USA, 2000 di Lee Grant Le chiavi di casa, Tratto dal romanzo "Nati due volte " di Giuseppe Pontiggia, 2004 di Gianni Amelio 169