STUDIO DEI DINAMISMI FAUNISTICI SU GRUPPI
ZOOLOGICI SIGNIFICATIVI NELL‘AREA SIC
„ZUC DAL BOR“ (VAL ALBA) ATTRAVERSATA
DALLA RETE METANODOTTO
-Snam Rete Gas ® - MALBORGHETTO-BORDANO
- RAPPORTO FINALE -
A cura di
G. MONTANARO, P. MOLINARI
e R. De BATTISTI
E
STUDIO DEI DINAMISMI FAUNISTICI SU GRUPPI ZOOLOGICI
SIGNIFICATIVI NELL‘AREA SIC „ZUC DAL BOR“ (VAL ALBA)
ATTRAVERSATA DALLA RETE METANODOTTO
- Snam Rete Gas ® - MALBORGHETTO-BORDANO
RAPPORTO FINALE
A CURA DI GIUSEPPE MONTANARO * & PAOLO MOLINARI °
CON LA SUPERVISIONE DI RENZO DE BATTISTI *°
TARVISIO, OTTOBRE 2009
*)
°)
*°)
Giuseppe MONTANARO – Dottore Forestale – libero professionista
Paolo MOLINARI – Ricercatore Faunistico – Progetto Lince Italia / I.U.C.N.
Renzo DE BATTISTI – Prof. Università di Padova / Scienze Forestali (▲)
(▲)
Titolare del Corso di – Ecologia applicata dei vertebrati forestali –
Dipartimento di Agronomia Ambientale
2
INDICE
INDICE …………………………………………………………………………………..3
PREMESSA …………………………………………………………………………….4
BREVE DESCRIZIONE DELL’AREA DI INDAGINE ………………………………5
CARATTERISTICHE DEL SIC ……………………………………………………….5
CARATTERISTICHE AMBIENTALI DELL’AREA …………………………………6
MATERIALI E METODI ……………………………………………………………….8
RISULTATI …………………………………………………………………………….10
DISCUSSIONE E CONCLUSIONI .....................................................................22
BIBLIOGRAFIA ..................................................................................................26
ALLEGATI ..........................................................................................................28
ALLEGATO 1 – Cartografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
ALLEGATO 2 – Schede di rilevamento per le informazioni pregresse . . . . . . . . . . 34
ALLEGATO 3 – Scheda di rilevamento faunistico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .38
ALLEGATO 4 – Documentazione fotografica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .39
3
PREMESSA
Il presente “RAPPORTO FINALE” riguarda lo Studio dei Dinamismi Faunistici su
gruppi di specie animali significativi nel territorio attraversato dal metanodotto
Malborghetto Bordano.
Il presente Elaborato costituisce la fase finale dello Studio dopo il primo quinquennio di
indagini; precedentemente a questo sono stati presentati, secondo le scadenze contrattuali,
il Primo Rapporto Intermedio (30 giugno 2005); il Secondo Rapporto Intermedio (30
giugno 2007) e due Relazioni relative allo stato di avanzamento dei lavori rispettivamente
in data 30 giugno 2006 e 30 giugno 2008.
In questo documento finale vengono riportati tutti i risultati dei rilievi faunistici effettuati,
le considerazioni finali sui dinamismi faunistici delineatesi sia in relazione ai lavori di
costruzione dell’opera e sia in relazione ai lavori di ripristino eseguiti a fine lavori.
Il documento è stato redatto da: Paolo MOLINARI – Ricercatore Faunistico – Progetto Lince Italia / I.U.C.N. e
Giuseppe MONTANARO – Dottore Forestale – libero professionista,
con l’ausilio e la supervisione di Renzo DE BATTISTI – Prof. Università degli Studi di
Padova - Corso di Laurea in Scienze Forestali.
L’indagine in corso fa parte integrante del programma generale di monitoraggio
ambientale per la verifica evolutiva dei neoecosistemi derivati dai lavori di rivegetazione
previsti in seguito alla costruzione del metanodotto Snam Rete Gas. previsto nel Decreto
del Ministero dell’Ambiente in fase di autorizzazione ai sensi del V.I.A.
Si allegano alla relazione:
-
all. 1: Cartografia
-
all. 2 : Scheda per la raccolta informazioni faunistiche pregresse
-
all. 3 : Scheda per il rilevamento faunistico
-
all. 4 : Documentazione fotografica
4
BREVE DECRIZIONE GENERALE DELL’AREA DI INDAGINE
L’area di indagine si localizza nella parte medio alta della Val Alba, Comune di Moggio
Udinese interessata dall’attraversamento del metanodotto Snam Rete Gas Malborghetto Bordano. La zona è attraversata dalla comoda viabilità di servizio forestale che sale da
Moggio Udinese attraverso la frazione di Pradis.
Il monitoraggio riguarda sia un’area intensiva costituita dal tracciato del metanodotto
avente una lunghezza di circa 2200 m e larghezza media di 40 m., sia un’area estensiva,
molto più ampia, rappresentata dalla zona limitrofa al tracciato delimitata a est dalla
catena montuosa Chiavals-Crete di Gleris lungo la quale si sviluppa il sentiero C.A.I.
425, a nord dalla Forcella Forchiadice, a ovest dal Monte Vualt e dal sentieo C.A.I. 425,
a Sud e Sud-Est dal sentiero C.A.I. 450 e 428 fino la Bivacco Bianchi. La zona estensiva
ha una superficie di circa 400 ha. La zona è servita dalla strada che dalla frazione di
Pradis sale lungo le pendici del monte Masereit fino alla conca del Vualt.
In allegato è riportata la corografia con indicate le zone di studio (all.1).
La zona in esame, interessata dall’attraversamento del metanodotto ricade all’interno
dell’area “SIC ZUC DAL BOR IT3320009” avente particolari caratteristiche che
consentono il mantenimento di habitat naturali significativi e di interesse comunitario ed
all’interno della RISERVA NATURALE REGIONALE DELLA VAL ALBA”.
CARATTERISTICHE DEL SIC
Il Sic “Zuc dal Bor” ha una estensione di 1415,00 ha, altezza minima di 950 m, massima
di 2195 m e media di 1400, ricade integralmente nella regione biogeografia alpina. Il sito
include il massiccio dello Zuc dal Bor (2195 m.) costituito da substrato calcareo e
calcareo dolomitico; la particolare posizione geografica di questo territorio fa sì che esso
sia caratterizzato contemporaneamente da ambienti con specie caratteristiche sia delle
Alpi Giulie che delle Alpi Carniche. Il sito contiene habitat prioritari in ottime condizioni
5
di conservazione, l’elevata acclività e l’inacessibilità rendono queste montagne poco
accessibili per cui il disturbo si può considerare basso.
La zona d’indagine riguarda una porzione di territorio situata nel settore nord-ovest del
SIC. In allegato alla Relazione si riporta la Mappa generale del SIC (all.2) e un dettaglio
della stessa con indicata la tratta della linea SNAM (all.3).
CARATTERISTICHE AMBIENTALI DELL’AREA
L’area di indagine si trova nel settore superiore della Val Alba all’interno della Riserva
Naturale Regionale completamente alpina ed avente circa 3000 ha di superficie di cui i
2/3 di proprietà regionale. Come evidenziato precedentemente all’interno di questa area
protetta è presente il SIC “Zuc dal Bor”. Il paesaggio si presenta molto selvaggio ed
integro, caratterizzato da forme aspre e tondeggianti derivanti anche dalle azioni
pregresse delle glaciazioni di cui ne costituisce un esempio significante la conca del
Vualt ed il terrazzo morenico di Riolada. I singoli fattori operanti (clima, geologia,
pedologia,ecc.) rendono molto interessante la zona dal punto di vista ecologico per la
presenza di un variegato mosaico di ambienti naturali con ghiaioni, rupi, formazioni
arbustive e forestali che determinano la presenza di numerose specie vegetali ed animali.
Il comprensorio della Val Alba si distingue dalle zone limitrofe del Canal del Ferro e
Tarvisiano, per lo sviluppo prevalentemente longitudinale che favorisce l’ingresso di
venti caldi meridionali nella valle. Questo comporta la presenza di un clima temperato
umido con precipitazioni sempre abbondanti, in media tra i 1800-1900 mm/anno, estati
fresche e piovose, inverni non eccessivamente rigidi (tranne annate eccezionali), regime
pluviometrico con un massimo autunnale.
Il corso d’acqua principale è il rio Alba che ha origine nel settore superiore della vallata
in località Fontanon (1150 m) e sfocia nel Fiume Fella tra Resiutta e Moggio Udinese; il
rio presenta portate variabili in relazione alle precipitazioni. Sono presenti numerosi rii
secondari che a differenza di quelli principali hanno un regime idrico intermittente con
portate liquide solo durante i periodi di piogge intense. Questo regime con forti escursioni
di portata determina la continua modifica delle condizioni biotiche del corso d’acqua, gli
eventi meteorici modellano le aste torrentizie con fenomeni erosivi a monte e di trasporto
solido a valle che favorisce la formazione di depositi alluvionali con scomparsa
6
dell’acqua dalla superficie. La geologia della val Alba si caratterizza per una ben
distribuita uniformità dei litotipi presenti; le rocce sono tutte di origine sedimentaria
(calcari, dolomie, argilliti, conglomerati) e di tipo carbonatico appartenti al Triassico
superiore. I massicci montuosi sono costituiti da “ dolomia principale” una roccia formata
da sedimenti marini depositatesi circa 190-200 milioni di anni fa; più recenti sono i
depositi quaternari situati lungo le fasce del fondovalle o lungo le pendici. Le azioni dei
ghiacciai hanno influenzato molto l’evoluzione morfologica, sia per l’azione erosiva
esercitata e sia per l’azione di depositi trasportati dai ghaicci: la conca del Vualt, la sella
di transfluenza della forcella omonima, i terrazzi morenici di Riolada e la conca del
Cjavalz ne sono un esempio.
La distribuzione della vegetazione rispecchia le condizioni ambientali e segue il
caratteristico abbassamento del limite altimetrico presente nel settore orientale delle Alpi,
valutabile intorno ai 400 m, che consente lo sviluppo di specie viventi altrove a quote
decisamente superiori. Per la descrizione della componente vegetale si ritiene di adottare
la suddivisione per tipologie forestali come di seguito riportata:
Orno ostrieti: sono formazioni diffuse soprattutto nel piano submontano (fino a 900 m)
del distretto mesalpico;
Pinete di pino nero e pino silvestre: sono formazioni diffuse sia nel piano submontano
(fino a 900 m) che in quello montano (1200-1400 m) su substrati dolomitici a bassa
fertilità; la pineta di pino nero costituisce la prima colonizzazione vegetale su pareti
rocciose o su ghiaioni incoerenti con elementi lapidei; l’estrema povertà del substrato
preclude ogni possibilità evolutiva; nei terreni appena migliori la pineta di pino nero si
arricchisce con altre specie quali l’orniello, il carpino nero e, in certi casi,la roverella.
Spostandosi verso la parte superiore della fascia submontana, sempre dove il substrato lo
consente, si assiste all’inserimento del faggio sotto il piano dominante della pineta
determinando una situazione di transizione tra la pineta e la faggeta xerica.
Spesso accanto al pino nero è presente anche il pino silvestre, in stazioni più interne e
verso il piano montano, talvolta in transizione con la faggeta.
Faggete: rappresenta la formazione dominante presente nel piano montano su substrati
dolomitici; la faggeta si presenta allo stato di purezza (faggeta tipica esalpica) oppure
nelle varianti determinate dalla variazione delle componenti ecologiche dell’area:
7
troviano infatti nel piano inferiore, la faggeta submontana con ostria, la faggeta montana
mesalpica, la faggeta montana dei suoli mesici sempre a stretto contatto con gli abieti piceo-faggeti, presente lungo i versanti dove la ridotta disponibilità idrica, riduce la
presenza dei due abeti.
Piceo-Faggeti: sono meno frequenti delle faggete e si caratterizzano per la mescolanza
tra il latifoglio e il resinoso che dominano sia nel piano superiore che in quello inferiore,
si sviluppano su terreni più evoluti con una sufficiente disponibilità idrica per la Picea.
Abieti-Piceo-Faggeti e Piceo-Abieteti: questa categoria forestale è tipica di terreni freschi
e profondi originatisi da formazioni ricche di marne, argille. La mescolanza tra le tre
specie principali varia in relazione al versante ed alle componenti ecologiche che
favoriscono lo sviluppo di una o dell’altra specie.
Peccete: sono formazioni caratterizzate esclusivamente dalla presenza dell’abete rosso
allo stadio adulto con buon portamento.
Peccete artificiali: Sono frequenti nelle aree già a pascolo che in seguito al loro
abbandono sono state rimboschite (come ad esempio in prossimità del Rifugio Vualt) con
conifere, tra le specie messe a dimora domina l’abete rosso, accompagnato in qualche
caso dal larice e dal pino silvestre.
Lariceti: è la formazione tipica dei versanti carbonatici molto ripidi ove il larice
costituisce boschi radi ed aperti con uno strato arbustivo di pino mugo e rododendro.
Mughete: questa formazione si caratterizza dalla discesa del pino mugo nel piano
montano con la presenza, seppur sporadica, di pino silvestre, faggio, sorbi ed altre specie
tipiche del piano montano.
MATERIALI E METODI
L’area di studio, come descritto nel paragrafo precedente, è suddivisa in due aree, una
intensiva ed una estensiva. A seconda dei lavori effettuati, ci siamo concentrati su quella
intensiva oppure ci siamo allargati a quella estensiva.
La prima fase del lavoro è consistita nella raccolta di informazioni pregresse, relativa a
tutta l’area estensiva, mediante ricerche bibliografiche e interviste a cittadini “target” –
svolte mediante specifiche schede da compilare (Allegato). Obiettivo è stato quello di
raccogliere informazioni sulla presenza e abbondanza storica delle specie oggetto
8
dell’indagine nell’area di studio, ovvero prima dell’inizio dei lavori SnamReteGas. La
risposta utilizzata nella valutazione dello status è stata quella che ha raggiunto la
percentuale più alta tra gli intervistati. Tali risultati sono stati poi correlati ai nostri
risultati ed attraverso un‘analisi empirica ci ha consentito di individuare uno status
dell’evoluzione faunistica nell’area.
Parallelamente alla fase orientativa e compilativa si è dato inizio alla fase di lavoro sul
campo che è stato effettuato con i classici metodi naturalistici. Concentrati in quattro fasi
annuali (una per stagione), con diverse tecniche si sono rilevati tutti i possibili segni di
presenza, diretti ed indiretti, delle specie oggetto di studio. Particolare attenzione è stata
rivolta alle osservazioni dirette (avvistamenti), alle vocalizzazioni, alle tracce su neve,
nonché agli escrementi che sono stati rilevati (qualificati e quantificati) secondo i metodi
del “pellet count”. Per quanto riguarda le tracce su neve e le fatte nell’area di indagine
intensiva, per gli ungulati (solo capriolo e cervo - è stato escluso il camoscio che vive
nelle aree a ridosso dell’area intensiva e risulta quindi praticamente assente lungo il
tracciato del metanodotto in cui si trovano i transetti) e le lepri (indistintamente per le
specie variabile e comune) sono stati calcolati degli indici chilometrici di abbondanza
relativa. Questi indici sono stati rilevati una volta per anno, rispettivamente in inverno per
le tracce ed in tarda estate/inizio autunno per le fatte. Sono stati percorsi dei transetti,
sempre gli stessi, della lunghezza di 2.200 m.
Tutti i dati rilevati sono stati inseriti in apposite schede di rilevamento (Allegato 2 – I°
Rapporto Intermedio).
Nel corso di un periodo della durata di tre settimane nella stagione autunnale di ogni
annata, è stata svolta una sessione di monitoraggio intensivo con l’ausilio di speciali
trappole fotografiche all’infrarosso passivo. A partire dalla sessione fotografica del 2006
si sono utilizzate a tal fine anche trappole fotografiche digitali di nuova generazione.
Sono state utilizzate otto apparecchiature per ogni sessione: quattro fisse nell’area
intensiva ed altre quattro, a rotazione in otto siti differenti, nell’area estensiva.
I rilievi di campagna sono stati effettuati con il supporto di 5 collaboratori esterni.
Per aumentare l’efficacia nella contattabilità degli animali da rilevare a partire dal 2006 il
monitoraggio è stato intensificato mediante il censimento notturno con l’ausilio di fari e
9
di un visore notturno (effettuato in quattro occasioni) e mediante il rilevamento acustico
delle vocalizzazioni notturne, con particolare riferimento agli uccelli rapaci notturni.
RISULTATI
Nel complesso i lavori sono proseguiti in maniera più che soddisfacente consentendo di
raccogliere interessanti e preziose informazioni.
Per quanto riguarda il lavoro di campo, in questi cinque anni sono state effettuate 141
uscite per un totale di 1.537 ore lavorative suddivise tra le diverse persone coinvolte
(con una media di 5 h ½ per uscita a persona - generalmente si usciva in coppia).
In totale sono stati fatti oltre 2.000 avvistamenti (osservazioni dirette) di animali, di cui
954 relative alle specie direttamente indagate (vedi tabelle Nr 5,6,7,8,9,10,11 relative alle
singole specie), raccolte 4.236 fatte (escrementi) e 1.360 tracce.
Relativamente alle tracce ed alle fatte raccolte in seno ai transetti per il calcolo dell’indice
chilometrico di abbondanza relativa, la situazione è esposta nelle seguenti due tabelle Nr.
1 e 2.
Tab. 1 - Indici chilometrici di abbondanza relativa - fatte (escrementi).
Anno
Capriolo
Cervo
Lepri
2004
79
6
44
2005
82
21
33
2006
101
43
21
2007
103
33
33
2008
78
50
19
2009
89
98
25
10
Tab. 2 - Indici chilometrici di abbondanza relativa - tracce.
Anno
Capriolo
Cervo
Lepri
2004
44
3
27
2005
32
9
27
2006
51
17
19
2007
56
15
32
2008
44
22
12
2009
43
15
23
Fig. 1 - Sommando gli indici chilometrici di fatte e tracce è possibile rappresentare
un trend per le quattro specie rilevate, capriolo, cervo, lepri (variabile + comune): Indic i c hilometric i
180
160
140
120
C apriolo
100
80
C ervo
60
L epri
40
20
0
2004
2005
2006
2007
2008
2009
Nel corso delle sessioni intensive di trappolaggio fotografico sono state impiegate ogni
anno 8 trappole fotografiche per 21 giorni per un totale medio annuo di 124 giornate ovvero 2.971 ore di rilevamento.
11
I dati comunque conseguiti possono essere così riassunti nelle seguenti tabelle Nr. 3 e 4:
l’indagine è durata 5 anni, me le sessioni di rilevamenti con fototrappole sono state di
fatto 6.
Tab. 3 - Numero di foto scattate negli anni con le trappole fotografiche.
Anno
Nr. scatti
Nr. foto utili al monitoraggio
2004
523
103
2005
439
94
2006
562
114
2007
501
113
2008
466
98
2009
534
106
Totale
3.025
628
Tab. 4 - La frequenza delle principali specie rilevate con le trappole fotografiche.
Anno
Capriolo
Camoscio
Cervo
Volpe
Tasso
Martora
Faina
2004
6
5
0
24
9
3
2005
11
2
1
26
4
2006
9
1
5
27
2007
12
0
7
2008
20
2
2009
16
2
Lepre
Altro *
11
9
36
0
14
7
29
11
4
13
5
39
12
12
0
16
2
52
9
20
12
3
7
4
21
19
17
10
1
14
9
18
* Altro = altre specie animali e uomini
Mentre i piccoli carnivori sono rilevati quasi esclusivamente mediante il ritrovamento
delle tracce o l’impiego delle fototrappole, gli ungulati vengono spesso anche avvistati
direttamente.
Nel corso del censimento notturno con il faro e con il visore notturno si sono contattate
diverse specie anche se l’interesse era principalmente rivolto a caprioli, cervi e lepri, i più
12
tipici e nel contempo abituali frequentatori dell’area del metanodotto e quindi buoni
indicatori per l’utilizzo dell’area stessa.
Tab. 5 – Frequenza con cui le diverse specie sono state rilevate di notte.
Anno
Tipo
Capriolo
Cervo
Lepri
Volpi
Altro°
2006
Faro
6
4
5
3
9
2007
Vis.Nott.*
11
3
3
4
17
2008
Faro
13
4
4
2
13
2009
Vis.Nott.*
21
6
2
2
11
* Vis.Nott. = Visore Notturno all’infrarosso // ° Altro = tutte le altre specie animali
Fig. 2 – Trend per specie nel corso dei rilievi notturni.
30
25
Volpe
Capriolo
20
Cervo
Lepri
15
Altro
10
5
0
2006
2007
2008
2009
Nel corso del rilevamento delle vocalizzazioni dei rapaci notturni – effettuato quattro
volte in concomitanza dei censimenti con faro e visore infrarosso, è stata riscontrata
mediante i caratteristici richiami, la presenza dell’allocco e della civetta capogrosso.
13
La somma di tutti i rilevamenti ha consentito ad oggi di accertare la presenza di:
10 specie di mammiferi – cervo (Cervus elaphus), capriolo (Capreolus capreolus),
camoscio (Rupicapra rupicapra), volpe (Vulpes vulpes), tasso (Meles meles), faina
(Martes foina) martora (Martes martes), gatto selvatico (Felis sylvestris), lepre comune
(Lepus europaeus), lepre varibile (Lepus timidus);
16 specie di uccelli - aquila reale (Aquila chrysaetos), poiana (Buteo buteo), allocco
(Strix aluco), civetta caporosso (Aegolius funereus), francolino (Bonasia bonasia),
picchio nero (Dryocopus martius), picchio rosso maggiore (Dryocopus major), il corvo
imperiale (Corvus corax), la cinciallegra (Parus major), la cincia dal ciuffo (Parus
cristatus), il fringuello (Fringilla coelebs), il verdone (Chloris chloris), il ciuffolotto
(Pyrrhula pyrrhula), il crociere (Loxia curvirostra), il cardellino (Carduelis carduelis) e
la ghiandaia (Garrulus glandarius).
Mettendo insieme i dati raccolti dalle fototrappole con tutti gli altri segni di presenza
raccolti e correlandoli allo sforzo di campionamento di questi tre anni, è possibile
avanzare una prima e cauta ipotesi sul trend delle specie monitorate più frequentemente,
ovvero il capriolo, il camoscio, il cervo, la volpe, il tasso, la faina e le lepri.
Nelle successive tabelle suddivise per specie, tutti i segni di presenza sono stati
correlati con lo sforzo di campionamento. Dividendo il numero totale dei segni di
presenza per lo sforzo di campionamento e poi moltiplicando per 100 si ottiene un
indice che con una semplice regressione lineare può indicare il trend di abbondanza
faunistica..
14
Tab. 6 - CAPRIOLO - Tipo e numero di segni di presenza rinvenuti nell’area di studio estensiva;
sforzo di campionamento e indice di osservazione per 100 gg.
Anno
Osservazioni
dirette
Foto
Tracce
Fatte
Vocaliz
-zazioni
Totale
(*) Sforzo di
campionamento
2004
2005
2006
2007
2008
2009
61
77
121
101
89
79
6
11
9
12
20
16
84
66
98
104
94
96
338
454
639
509
496
477
29
16
31
14
28
26
518
624
898
740
727
694
3.306
3.724
3.102
3.219
2.923
3.090
TOTALE
528
74
542
2.913
144
4.201
19.364
Index
15,7
16,8
28,9
22.9
24,8
22,5
(*) Sforzo di campionamento – vedi Allegato 2
Fig. 3 - Indice di osservazione per anno: – rapporto dei segni di presenza rilevati per 100 giorni di
sforzo di campionamento. Il trend mostra un incremento ben visibile.
C apriolo
35
30
Indic e
25
20
15
10
5
0
2003
R 2 = 0.3135
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
15
Tab. 7 - CAMOSCIO - Tipo e numero di segni di presenza rinvenuti nell’area di studio estensiva;
sforzo di campionamento e indice di osservazione per 100 gg.
Anno
Osservazioni
dirette
Foto
Tracce
Fatte
Vocaliz
-zazioni
Totale
(*) Sforzo di
campionamento
Index
2004
2005
2006
2007
2008
2009
131
64
29
44
36
33
5
2
1
0
2
2
42
34
12
14
19
25
17
9
8
15
12
21
7
1
3
3
3
5
202
110
53
76
72
86
3.306
3.724
3.102
3.219
2.923
3.090
6,1
2,9
1,7
2,4
2,5
2,8
TOTALE
337
12
146
82
22
599
19.364
(*) Sforzo di campionamento – vedi Allegato 2
Fig. 4 - Indice di osservazione per anno: – rapporto dei segni di presenza rilevati per 100 giorni di
sforzo di campionamento. Il trend mostra un calo notevole e ben visibile. Probabilmente la causa
del calo va ricercata negli effetti della rogna sarcoptica, una epidemia presente in zona con una
“nuova” ondata in questi ultimi anni, senza dimenticare gli effetti però del bracconaggio.
7
C amos c io
6
Indic e
5
4
3
2
1
R 2 = 0.346
0
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
16
Tab. 8 - CERVO - Tipo e numero di segni di presenza rinvenuti nell’area di studio estensiva;
sforzo di campionamento e indice di osservazione per 100 gg.
Anno
Osservazioni
dirette
Foto
Tracce
Fatte
Vocaliz
-zazioni
Totale
(*) Sforzo di
campionamento
Index
2004
2005
2006
2007
2008
2009
3
2
7
6
7
9
0
1
5
7
9
19
6
18
36
31
42
29
24
45
101
96
114
183
1
0
0
2
7
13
34
66
149
142
179
253
3.306
3.724
3.102
3.219
2.923
3.090
1,0
1,8
4,8
4,4
6,1
8,2
TOTALE
34
41
162
563
23
823
19.364
(*) Sforzo di campionamento – vedi Allegato 2
Fig. 5 - Indice di osservazione per anno: – rapporto dei segni di presenza rilevati per 100 giorni di
sforzo di campionamento. Il trend mostra un incremento netto e molto ben visibile.
C ervo
9
8
7
Indic e
6
5
4
3
2
1
0
2003
R 2 = 0.9384
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
17
Tab. 9 - VOLPE - Tipo e numero di segni di presenza rinvenuti nell’area di studio estensiva;
sforzo di campionamento e indice di osservazione per 100 gg.
Anno
Osservazioni
dirette
Foto
Tracce
Fatte
Vocaliz
-zazioni
Totale
(*) Sforzo di
campionamento
Index
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2
1
4
5
2
2
24
26
27
12
20
17
17
31
22
28
19
23
11
9
8
14
15
16
0
2
1
0
4
2
54
69
62
59
60
60
3.306
3.724
3.102
3.219
2.923
3.090
1,6
1,8
2,0
1,8
2,0
1,9
TOTALE
16
126
140
73
9
364
19.364
(*) Sforzo di campionamento – vedi Allegato 2
Fig. 6 - Indice di osservazione per anno: – rapporto dei segni di presenza rilevati per 100 giorni di
sforzo di campionamento. Il trend mostra un lievissimo incremento.
Volpe
2.5
Indic e
2
1.5
1
0.5
R 2 = 0.4484
0
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
18
Tab. 10 - TASSO - Tipo e numero di segni di presenza rinvenuti nell’area di studio estensiva;
sforzo di campionamento e indice di osservazione per 100 gg.
Anno
Osservazioni
dirette
Foto
Tracce
Fatte
Vocaliz
-zazioni
Totale
(*) Sforzo di
campionamento
Index
2004
2005
2006
2007
2008
2009
0
0
1
3
0
1
9
4
11
12
12
10
5
2
3
4
4
2
4
1
2
0
3
0
0
0
0
0
0
0
18
7
17
19
19
12
3.306
3.724
3.102
3.219
2.923
3.090
0,5
0,2
0,5
0,6
0,7
0,4
TOTALE
5
58
20
10
0
92
19.364
(*) Sforzo di campionamento – vedi Allegato 2
Fig. 7 - Indice di osservazione per anno: – rapporto dei segni di presenza rilevati per 100 giorni di
sforzo di campionamento. Il trend non è appena percepibile per la scarsità di dati con valori
peraltro molto sballati nei cinque anni. Solo una ripetizione di più anni consentirà il calcolo di
una regressione lineare in grado di indicare un trend; “ad occhio” la situazione sembra tuttavia
abbastanza stabile.
T as s o
0.8
0.7
Indic e
0.6
0.5
0.4
0.3
0.2
0.1
0
2003
R 2 = 0.1165
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
19
Tab. 11 - FAINA - Tipo e numero di segni di presenza rinvenuti nell’area di studio estensiva;
sforzo di campionamento e indice di osservazione per 100 gg.
Anno
Osservazioni
dirette
Foto
Tracce
Fatte
Vocaliz
-zazioni
Totale
(*) Sforzo di
campionamento
Index
2004
2005
2006
2007
2008
2009
0
0
0
2
0
1
11
14
13
16
7
14
3
1
4
0
2
2
5
4
4
9
7
8
0
0
0
0
0
0
19
19
21
27
16
26
3.306
3.724
3.102
3.219
2.923
3.090
0,6
0,5
0,7
0,8
0,5
0,8
TOTALE
3
75
12
37
0
128
19.364
(*) Sforzo di campionamento – vedi Allegato 2
Fig. 8 - Indice di osservazione per anno: – rapporto dei segni di presenza rilevati per 100 giorni di
sforzo di campionamento. Anche in questo caso il trend è solo difficilmente percepibile per la
scarsità di dati – la situazione sembra tuttavia abbastanza stabile con un picco eccezionale rilevato
il primo anno.
F aina
7
6
Indic e
5
4
3
2
1
0
2003
R 2 = 0.346
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
20
Tab. 12 - LEPRE - Tipo e numero di segni di presenza rinvenuti nell’area di studio estensiva;
sforzo di campionamento e indice di osservazione per 100 gg.
Anno
Osservazioni
dirette
Foto
Tracce
Fatte
Vocaliz
-zazioni
Totale
(*) Sforzo di
campionamento
Index
2004
2005
2006
2007
2008
2009
5
4
8
3
6
5
9
7
5
2
4
9
46
61
52
74
49
56
98
78
83
112
94
93
0
0
0
0
0
0
158
150
148
191
153
163
3.306
3.724
3.102
3.219
2.923
3.090
4,8
4
4,8
5,9
5,2
5,3
TOTALE
31
36
338
558
0
963
19.364
(*) Sforzo di campionamento – vedi Allegato 2
Fig. 9 - Indice di osservazione per anno: – rapporto dei segni di presenza rilevati per 100 giorni di
sforzo di campionamento. Il trend sembra mostrare, dopo un calo iniziale una situazione
abbastanza stabile.
L epre
7
6
Indic e
5
4
3
2
1
0
2003
R 2 = 0.346
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
21
Il paragone delle informazioni storiche sulla presenza faunistica in Val Alba rilevate
mediante questionario con il nostro lavoro di monitoraggio indica chiaramente che per il
capriolo ed in particolare il cervo vi è stato un notevole aumento. Il camoscio rimane
sostanzialmente stabile, solo inizialmente dopo un suo periodo di abbondanza è tornato a
calare. Costanti con lieve tendenza al calo le lepri – costanti anche i piccoli predatori.
DISCUSSIONE E CONCLUSIONI
Si presentano qui le conclusioni del quinquennio di rilevamenti che di fatto, considerato il
ciclo biologico delle specie oggetto dell’indagine, non possono che essere preliminari in
tal senso. I transetti delle fatte e delle tracce hanno indicato la frequenza e la continuità
della presenza oltre che la determinazione delle specie presenti, ma non hanno potuto
dare indicazioni sulla densità – per le quali è stato necessario limitarsi a informazioni di
carattere empirico. Tuttavia per le specie principali, rilevate più frequentemente, è stato
possibile – correlando lo sforzo di campionamento annuale con la quantità dei segni di
presenza raccolti – calcolare un indice in grado di abbozzare un trend di abbondanza
faunistica.
Tale trend è tuttavia relativo ad un periodo di monitoraggio limitato a cinque anni.
Certamente alla fine di un secondo quinquennio, per un totale quindi di 10 anni di
indagine, si potrebbe individuere un trend ancora più attendibile per specie così longeve e
con tale ciclo di popolazione.
Dato che l’osservazione di altri specifici taxa (Strigiformi – uccelli notturni o Tetraonidi)
in questi termini risultava necessariamente limitato solo a rilevamenti casuali di reperti
indiretti (piume, borre, fatte, ecc.), o a osservazioni fortuite, si è incrementato il
monitoraggio con fasi crepuscolari e notturne di ricerca, nel corso delle quali è stato
possibile rilevare i richiami di due rapaci notturni, l’allocco e la civetta capogrosso.
Anche al fine di migliorare la contattabilità degli ungulati, specificatamente nell’area
intensiva di indagine – ovvero direttamente lungo il tracciato del metanodotto rinverdito,
si sono effettuate due sessioni notturne di censimento con l’ausilio di un faro e due con
l’impiego di un visore notturno. I risultati sono stati soddisfacenti.
22
Gli
esiti
del
presente
monitoraggio
quinquennale
sembrano
dimostare
che
sostanzialmente le modificazioni ambientali provocate dai lavori non solo non hanno (per
le specie rilevate e oggetto dell’indagine), peggiorato la situazione ma, anzi, hanno
migliorato la situazione generale. Gli ambienti di pascolo e di margine ricreati
assomigliano di più ad una situazione originaria in cui nell’area erano diffusi i prati e
pascoli, prima di venir ricolonizzati dal bosco o di venir convertiti selvicolturalmente in
boschi di conifera. Offrono pertanto maggiore biomassa e più spazio per un più alto
grado di biodiversità. Resta negativo invece l’impatto provocato dall’esistenza di una
strada di servizio forestale che induce dalla maggior accessibilità dell’uomo ad aree
prima poco o per nulla frequentate, in particolare nel periodo invernale quando anche in
condizioni di forte innevamento la strada rimane sempre aperta.
Anche un primo confronto con le informazioni pregresse raccolte lascia intendere che le
specie e la relativa abbondanza rilevate nel corso di questo studio corrispondano allo
status ed al trend percepito dagli “esperti” locali intervistati.
Confrontando le diverse tecniche di rilevamento utilizzate (fari, visori notturni,
osservazioni dirette, pellet count, fototrappolaggio) si nota che esse danno
sostanzialmente le stesse risposte, avvalorando pertanto l’attendibilità generale dei
risultati. Si evidenzia a tal proposito che, nell’approfondita indagine effettuata
dall’esperto faunstico dott. Franco Perco, su incarico della regione FVG (riportata
nell’opera “Aspetti faunistici della Val Alba” - anno 1987), i rilevamenti faunistici,
effettuati nei primi anni ’80 davano, relativamente agli ungulati, dei numeri di presenza
ancora lontani dagli effettivi attualmente riscontrati. Per tutto il bacino della Val Alba
allora il professionista stimava una consistenza di soli 36 caprioli, 2 cervi e 15 camosci.
Le informazioni presentate nel presente lavoro dimostrano che oggi, nella sola area di
studio, corrispondente ad una piccola porzione del bacino allora indagato, la situazione
delle popolazioni degli ungulati è notevolmente migliorata e sicuramente le consistenze
sono superiori a quelle un tempo stimate per l’intera vallata.
Fa piacere quindi poter comunicare l’aumento della presenza del capriolo nell’area di
indagine intensiva, fattore che indica un positivo evolversi della situazione ambientale
creatasi a seguito dei lavori svolti. Sempre più frequenti anche gli avvistamenti di cervo
che ha avuto un trend molto positivo con un rapido e costante aumento. Lo stesso Perco
23
citato sopra definiva allora testualmente la presenza della specie: “……. affatto incostante
e pertanto può essere definita solo di transito”.
La presenza dei tipici braghi (pozze di fango in cui i cervi si rotolano) rilevati ed il fatto
che il cervo da due anni ormai sia presente in area anche nella stagione del bramito
dimostra invece che la specie è oggi da considerarsi stanziale e quindi stabilmente
infeudata nell’area. Certo, va considerato che il trend rilevato per i due cervidi grosso
modo corrisponde ad un trend valido per tutto il territorio regionale e che quindi non si
possa necessariamente ascrivere ai lavori di ripristino lo sviluppo positivo; è tuttavia un
buon segno e soprattutto sottolinea che a distanza di 6 anni dai lavori l’area è
completamente sanata anche sotto il profilo faunistico.
Purtroppo dobbiamo confermare, contestualmente all’area di indagine estensiva, la
diminuzione del camoscio, già rilevato nelle annate scorse. Le ragioni di ciò rimangono
le stesse sollevate nei rapporti precedenti, ovvero la presenza epidemica della rogna
sarcoptica anche se – tenendo in considerazione le indiscrezioni di alcuni abitanti locali –
anche il bracconaggio potrebbe avere una seria influenza.
Per quanto riguarda le due specie oggetto di maggiore attenzione – l‘orso bruno (Ursus
arctos) e la lince (Lynx lynx) - come del resto previsto - non è stato possibile raccogliere
dati in merito. Visto il loro comportamento spaziale e la grandezza dei loro territori
(home range) ed il livello di sforzo possibile in questa ricerca, anche per il futuro risulterà
difficile rilevarli – senza peraltro poterlo escludere. Merita tuttavia ricordare tre casi
aneddotici relativi alla presenza di queste specie in zona. Nel 2007 e nel 2008
rispettivamente sono stati segnalati 2 avvistamenti di lince in aree limitrofe all’area di
studio e nel maggio del 2009 è stato avvistato da più persone un orso e soli pochi metri
dal confine esterno dell’area di studio. Non ci sono quindi ragioni per non credere che sia
il felide che il plantigrado abbiano fatto visita in questa zona, che anche se non è stato
possibile documentarlo. Insieme alle nozioni raccolte sulle altre specie si possono tuttavia
trarre conclusioni significative anche in relazione a queste due specie particolarmente
rare ed elusive.
24
Il caso eccezionale rappresentato nel corso della prima sessione di fototrappolaggio dal
rilevamento di un gatto selvatico purtroppo, negli anni ulteriori di indagine, non è stato
confermato.
Resta un fatto il calo riscontrato per le lepri; ipotizziamo che lo stesso potrebbe essere
correlato ad un peggioramento della bontà del pascolo per i piccoli erbivori lungo il
tracciato del metanodotto. In generale resta anche l’impressione negativa relativa alle
recinzioni circolari poste a protezione delle specie arboree piantumate, operazione
considerata quantomeno poco utile.
25
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Azienda delle Foreste, Litho Stampa Pasian di Prato (Ud).
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26
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27
ALLEGATI
________________________________________________________________________
LA VAL ALBA
28
ALLEGATO 1
CARTOGRAFIA
________________________________________________________________
CARTINA VAL ALBA CON L’AREA D’INDAGINE
29
COROGRAFIA AREA DI STUDIO
SU BASE CARTA TABACCO IN SCALA 1:25.000
LEGENDA:
AREA DI STUDIO ESTENSIVA
AREA DI STUDIO INTENSIVA
TRAPPOLE IN AREA ESTENSIVA
N.1
N.2
N.3
N.4
N.5
N.6
N.7
N.8
BIVIO STRADA CON SENTIERO CAI 450 QUOTA 1084
CANALE SENTIERO CAI 450
BIVIO SENTIERO CAI 450 – SENTIERO CAI 428
SENTIERO CAI 450 –ZONA ROCCIOSA
FORCELLA VUALT
SENTIERO GLERIS
SENTIERO CAI 425- C.RA FORCHIETTIS
BIVIO SENTIERO CAI 425 – SENTIERO CAI 422
TRAPPOLE IN AREA INTENSIVA
A-B-C-D
IN ZONA TRACCIATO METANODOTTO
30
31
32
ESTRATTO MAPPA SITO SIC “ZUC DAL BOR” IT3320009
Area SIC Zuc dal Bor
Viabilità esistente
Tracciato SNAM
33
ALLEGATO 2
Schede di rilevamento per le informazioni pregresse
Sono state intervistate 41 persone che a vario titolo conoscono e frequentano l’area di
indagine – e soprattutto, di importanza per noi – frequentavano l’area già prima dell’intervento
SNAM, o quantomeno erano in possesso di informazioni di prima mano tramandate da genitori,
parenti e amici stretti.
La quasi totalità degli intervistati ha dichiarato di avere delle conoscenze, passate ed
attuali, discrete o buone dell’area.
Le persone contattate sono principalmente cacciatori, che conoscono l’area anche per ragioni di
lavoro, escursionismo o raccolta di frutti di bosco. Tuttavia non mancano nemmeno i
professionisti, tra cui guardie del servizio provinciale e regionale di sorveglianza ed altri tecnici
che frequentano l’area per ragioni di lavoro e nel contempo presentano buone conoscenze
faunistiche.
La seguente tabella è il risultato sintetico delle 41 schede elaborate. Il quadratino nero
pieno (■) corrisponde alla risposta prescelta dalla maggioranza degli intervistati (vedi anche
Materiali e Metodi).
SPECIE
ANNI
CAPRIOLO
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
CERVO
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
CAMOSCIO
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
CINGHIALE
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
ABBONDANZA
ASS
R
C
ABB
□
□
□
□
■
■
□
□
□
□
■
■
□
□
□
□
ASS
R
C
ABB
■
■
■
□
□
□
□
□
□
□
□
□
□
□
□
□
ASS
R
C
ABB
□
□
□
□
■
□
□
□
□
■
■
■
□
□
□
□
ASS
R
C
ABB
■
■
■
□
□
□
□
■
□
□
□
□
□
□
□
□
34
LEPRE COMUNE
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
LEPRE VARIABILE
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
VOLPE
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
LUPO
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
LINCE
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
GATTO SELVATICO
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
ORSO BRUNO
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
TASSO
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
ASS
R
C
ABB
□
□
□
□
□
□
□
□
■
■
■
■
□
□
□
□
ASS
R
C
ABB
□
□
□
□
□
□
□
□
■
■
■
■
□
□
□
□
ASS
R
C
ABB
□
□
□
□
□
□
□
□
■
□
□
■
□
■
■
□
ASS
R
C
ABB
■
■
■
■
□
□
□
□
□
□
□
□
□
□
□
□
ASS
R
C
ABB
■
■
■
□
□
□
□
■
□
□
□
□
□
□
□
□
ASS
R
C
ABB
□
□
□
■
■
■
■
□
□
□
□
□
□
□
□
□
ASS
R
C
ABB
■
■
■
□
□
□
□
■
□
□
□
□
□
□
□
□
ASS
R
C
ABB
□
□
□
□
□
□
□
□
■
■
■
■
□
□
□
□
O
CA
B
□ □
□ □
□ □
□ □
□
□
□
□
O
CA
B
□ □
□ □
□ □
□ □
□
□
□
□
O
CA
B
□ □
□ □
□ □
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ALTRO
35
MARTORA
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
FAINA
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
GALLO CEDRONE
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
GALLO FORCELLO
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
FRANCOLINO
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
PERNICE BIANCA
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
COTURNICE
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
AQUILA REALE
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
ASS
R
C
ABB
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ALTRO
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36
SPARVIERE
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
ASTORE
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
POIANA
30 - 49
50 - 69
70 - 89
90 - 00
ASS
R
C
ABB
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ALTRO
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ALTRO
NOTA : - Gli anni partono dal 1930 (30) al 2000 (00);
- ASS. = Assente; R. = Raro; C. = Comune; ABB: = Abbondante; -
37
ALLEGATO 3
SCHEDA RILEVAMENTO FAUNISTICO
STUDIO FAUNISTICO AREA SIC Zuc dal Bor – VAL ALBA –
SNAM ReteGas®
ORA -
RILEVATORE -
DATA –
□
CONDIZIONI METEO: SOLE
PIOGGIA
□
SPECIE: ………………………………………….
SESSO:
M
□
F
□
OSSERVAZIONE DIRETTA
IND.
□
□
NEBBIA
□
NEVE
RILEVAMENTO INDIRETTO
ESCREMENTI
SU:
.........
ETÀ:
G.
□
DISTANZA m. . . . . . . . . . . .
AD.
□
V.
□
A OCCHIO NUDO
□
CON BINOCOLO
□
ALTRO
□
□
CONTO TERZI
□
ALTRO
Nr. individui: …………………………….
OSSERVAZIONE
TRACCE
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NEVE
□
□
FANGO
□
SABBIA
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ALTRO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
□
ALTRO …………………………………………………………………………………. . . .
REPERTO: RACCOLTO
□
FOTO
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VIDEO
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ALTRO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
ALTRE OSSERVAZIONI :
38
ALLEGATO 4
DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA
________________________________________________________________
L’AMBIENTE
L’area di studio (la Val Alba – visibile a ovest del Zuc dal Bor) in una immagine
satellitare.
39
Ubicazione dell’area di studio – la Val Alba vista dal Monte Stivane
Dettaglio panoramico dell’area di studio con tracciato del metanodotto visibile.
40
I rilevamenti con le trappole fotografiche
Il capriolo
56
TASSO (Meles meles)
57
Il camoscio, sopra in manto invernale, sotto estivo.
58
Altre immagini rilevate: - sopra prima prova fotografica della presenza
del cervo (qui una femmina), sotto un giovane maschio (fusone).
59
Sopra una cerva col vitello al pascolo sul tracciato del metanodotto tra le
recinzioni circolari. Sotto una lepre.
60
Due immagini di volpe, specie molto frequente nell’area.
61
La faina é un’altro piccolo carnivoro frequentemente rilevato in Val Alba.
62
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Programma completo