Periodico della Scuola Media “Bertola” Rimini anno XV Febbraio 2009 Obama: primo uomo nero alla Casa Bianca L’ANNO NUOVO 2009 Tutto è possibile! L’anno nuovo è arrivato e il tempo per decidere per il mio futuro si sta avvicinando sempre di più . La scelta delle scuole superiori è ormai prossima e l’idea di dover prendere una decisione così importante e responsabile mi rende ansioso .Quello che deciderò di fare sarà la scelta giusta? E i compagni che perderò, perché ognuno di loro percorrerà strade diverse, un domani saranno ancora miei amici? Spero solo che anche se le nostre strade si divideranno, l’amicizia che c’è fra di noi rimarrà anche in futuro, tutto ciò mi darebbe più sicurezza . So che farò nuove amicizie nelle scuole che andrò a frequentare, però sono un po’spaventato perché, conoscendo il mio carattere, i miei compagni mi hanno saputo accettare, ma quelli che incontrerò sapranno fare ciò allo stesso modo? Lo spero tanto perché la nuova impresa che dovrò affrontare non sarà affatto facile e l’amicizia è importante . Gli studi saranno molto impegnativi, le ore scolastiche saranno di più e i professori saranno gentili come quelli che ho qui alle medie? Tanti dubbi e domande mi frullano nel cervello e l’ansia cresce sempre più .Ma sento anche che dentro di me,con il passare dei mesi,il mio carattere diventerà sempre più forte, forse perché sto maturando e diventando sempre più responsabile .Comunque dovrò mettercela tutta e dare più fiducia a me stesso, solo così riuscirò, e ne sono convinto, a farcela .Spero solo che il futuro sia clemente con noi giovani e che le porte del lavoro si apriranno. Le elezioni per i candidati presidenziali negli stati Uniti d’ America sono terminate. Barack Obama , primo uomo nero a diventare presidente degli USA, ha stravinto le elezioni con 349 voti elettorali contro i 163 di John McCain, il candidato dei repubblicani, dimostrando che tutto è possibile. Dieci o quindici anni fa non sarebbe stato immaginabile che un uomo di colore diventasse presidente. Lo stesso Obama, appena eletto, ha ricordato che in “America nulla è impossibile e chi ancora non è convinto non ha che da guardare il nuovo presidente”. Barack Obama Hussein Obama II è il 44° presidente degli USA e si è insediato alla Casa Bianca il 20 gennaio 2009. E’ sposato con un avvocato, Michelle Robinson, e ha due figlie, Malia di nove anni e Natasha di sette. Nelle nostre famiglie tutti tifavano Obama soprattutto perché rappresenta un grande cambiamento non solo per gli Stati uniti ma per tutto il mondo, visto che gli USA sono una potenza mondiale e che la sua elezione è un riscatto per i neri d’Africa. Tra le curiosità degli ultimi giorni si è saputo che sono più di 800 le canzoni dedicate ad Obama che girano su YouTube a conferma del grande appoggio che ha dal mondo musicale e dalla rete (internet). Alessia Pistillo e Benedetta Barbieri 1B Con l’arrivo dell’estate , io lascio “ i panni da studente”, assumo l’identità di “commerciante”. Ogni mercoledì sera si svolge infatti in piazza Cavour il mercatino dedicato ai ragazzi ed io partecipo con grande entusiasmo. Saggiamente, ho collocato la mia bancarella in una posizione ideale e ben in mostra , visto che la gente si disseta alla fontana della Pigna, e una volta fatto ciò, viene colpita dalla mia mercanzia. Al calare della notte, quando vengono accesi i fari della piazza, ce n’è uno in particolare, che col suo potente fascio di luce “colpisce” in pieno la mia bancarella, facendo risaltare tutta la merce. Allestire la propria bancarella con vecchi giochi usati da bambino, mi fa venire in mente i bei momenti dell’infanzia, suscitando in me ricordi assai piacevoli. Calarsi nei panni del commerciante non è per niente facile: GIARDI DAVIDE 3° C Grazie Dott.ssa Pesaresi occorre lavorare fino a mezzanotte, impacchettare tutta la merce alla chiusura, star dietro alle esigenze del cliente, sprecare un sacco di voce nel gridare i prezzi e la qualità degli oggetti, vista la confusione da “mercato”! Questa è anche un’occasione per farsi nuovi amici, per esempio i vicini di bancarella con i quali possiamo discutere dell’ignoranza dei clienti, visto che esigono uno sconto, nonostante i modesti prezzi. Poi arriva il momento della cena e Nino ci aspetta con delle calde e gustose pizze al taglio. Da dietro al banco, capita spesso di osservare la gente che passa , che si ferma e inizia a smistare tutto ciò che la bancarella propone e che poi nulla acquista , oppure bambini che piangono per ottenere quel gioco dal genitore. Gente strana, gente buffa , gente rozza, gente straniera : questo lavoro ti porta proprio a contatto con tutti. È stata un’ esperienza indimenticabile e riempirei pagine e pagine per raccontare battute, risate incontri con amici di scuola e discussioni con clienti un po’ particolari. Purtroppo questa è stata l’ultima volta , visto che ho superato l’età massima, cioè 12 anni, ma nel sangue mi rimarrà quello spirito da venditore che mi ha fatto anche incassare in bel gruzzolo!! Fabio Ceccarelli 3 H Ma guardati, come sei fuori moda! Caro principe azzurro, mi sono stufata del tuo solito abito azzurro, con un mantello dietro che certe volte ti si impiglia anche tra i rami quando vai a cavallo! Non vedi nei negozi, tante belle mode romantiche, sportive, formali, ecc… Per non parlare di tutte le volte che c’è qualche drago, cosa fai?? Tiri fuori la spada…roba di mezzo secolo fa! Basta chiamare il 113 ed ecco che arriva la polizia! E poi i draghi! Paghi gli attori per fare bella scena con me? Mah, mi basta che mi invita a cena fuori, al lume di candela, esistono i ristoranti! Non venirmi a prendere con il cavallo che è scomodo e fa un sacco male. Al massimo metti la sella oppure comprati una macchina. E neanche venire certe volte a trovarmi vero? No, perché tu vieni soltanto quando mi devi salvare. L’ultima volta che c’era un vero pericolo sei diventato bianco come una mozzarella e al telefono mi hai detto che non potevi venire, perché il banchetto con l’altro re stava per iniziare, Non ci credo, neanche se era vero. E mi piacerebbe che non abitassi più in un castello, ma in una casa normale! E, scusa se te lo dico, ma il tuo taglio di capelli…non ne ho mai visti di così fuori-moda, sono sempre raccolti in un fiocchettino oppure su di essi posi una corona a dir poco bruttina. I cappelli saranno stati creati proprio apposta per non far mettere delle cose del genere! E quando ti si parla di computer, non sai neanche che esistono! Insomma, comprati un manuale di com’è il mondo al giorno d’oggi, perché non ne posso più tutti i dì di vergognarmi di uscire con un ragazzo che va in giro con un cavallo e una coroncina d’oro sulla testa. Ascolta i miei consigli e non prenderli come critiche, ma come un impegno che ti deve servire a sapere che il tempo delle streghe è passato, il tempo dei draghi è ormai andato, ma la cura contro le mele avvelenate non è un semplice bacio, bensì una medicina. Con affetto la principessa dei tuoi sogni. Ilaria Di Nuzzi 1E Io … piccolo “commerciante in erba” Anche questo anno la nostra scuola ha reso omaggio alla Dott:ssa Marilena Pesaresi per il suo lavoro e dedizione verso quelle popolazioni dello Zimbabwe in Africa a cui la sorte e gli uomini hanno riservato miseria e sofferenza . Da decenni dirige, a Mutoko un ospedale da lei fondato, unico luogo nel giro di decine di chilometri dove la popolazione può trovare cure adeguate. Gli alunni l’hanno accolta con uno loro spettacolo musicale. Anche il coro ..... ha contribuito alla riuscita della serata. Nell’aoccasione sono stati raccolti con la vendita del mercatino, del calendario 2009 della media “Bertola” e le offerte dei genitori 2000 euro che si vanno a sommare agli altri 2000 della festa di fine anno 2008. Buon lavoro dottoressa, gli alunni e tutta la scuola “Bertola” le sono e le saranno vicini. La poesia è… Un foglio, una penna, un fiore La poesia è un mare affollato di pensieri, parole e sentimenti, un modo per ricordare cosa provi o cos’hai provato; per tirar fuori i pensieri più grandi e più piccoli, i più incerti e i più sicuri, i più gioiosi e i più oscuri. La poesia è uno specchio che riflette la tua vera immagine, che ti aiuta a capire cosa importa e cosa no. La poesia è un tono di voce. Martina Giuliani, I^G Concorso letterario per la scuola media ed elementare “ Sono in classe, guardo fuori dalla finestra…mi perdo nei miei pensieri e rifletto su come è ora la mia scuola e su come la vorrei”. Per ogni classe possono concorrere al massimo tre ragazzi. Consegna degli elaborati: 24 Aprile 2009. La premiazione dei vincitori del concorso avverrà durante la tradizionale festa di fine anno scolastico. A scuola di solidarietà RESOCONTO UTILIZZO DEI SOLDI RACCOLTI DURANTE LA FESTA DI FINE ANNO SCOLASTICO 2007/2008 MEDICI SENZA FRONTIERE DOTT. PESARESI DON VACCARINI –MISSIONE IN ALBANIA EURO 2.000 BIBLIOTECA DELLE DONNE NICARAGUA ALUNNI DELLA NOSTRA SCUOLA ( per gite, libri, materiale scolastico) Totale 2.000 2.000 300 5.00 EURO 6.800 Dott. Pesaresi incontro in suo onore gennaio 2009 Offerte, mercatino, calendari EURO 2.000 Totale La scuola ringrazia Chiamami Città, la Tipografia Garattoni di Rimini La Banca Popolare Valconca di Rimini La ditta Milo & co di Viserba di Rimini Consiglio di Quartiere n. 6 EURO 8.800 febbraio 2009 Alessandro: La scelta di fare il parrucchiere è stata casuale o era un’aspirazione fin da piccolo? Parrucchiere: Mi è sempre piaciuto fare il parrucchiere. Alessandro: Altri membri della sua famiglia svolgono questo lavoro? Parrucchiere: Nessun membro della mia famiglia svolge questo lavoro. Adele: Da quanti anni fa questo lavoro? Parrucchiere: Lo faccio da 32 anni: 23 anni di lavoro in proprio e 9 come dipendente. Alberto: Dove è collocata la sua impresa? Come si chiama? Parrucchiere: Si trova in via Marecchiese e l’ho chiamata Lauro per motivi personali. Carlotta: Qual è stato, a grandi linee, il suo percorso di studi? Parrucchiere: Dopo le scuole medie ho fatto 2 anni di scuola professionale di parrucchiere. Nella scuola ho fatto molto lavoro manuale e ho imparato a sviluppare la parte estetica. Erika: Una volta ricevuto l’attestato ha iniziato aiutando parrucchieri? Se si per quanti anni è stato apprendista? Quali competenze deve avere un parrucchiere? Parrucchiere: Sì, ho incominciato con l’apprendistato per 5 anni poi sono stato dipendente per nove anni. Camilla: Bisogna fare dei corsi di aggiornamento? Lei partecipa periodicamente a stage sulle nuove tecniche e mode? Parrucchiere: La moda si aggiorna, ma non è sufficiente fare corsi di aggiornamento ma aggiornarsi su quello che vogliono le mie clienti. Aurel: Quali devono essere le competenze di un parrucchiere? UN’ALTRA VITTORIA PER IL “BERTOLINO” Noi della redazione del Bertolino e la classe 2^ G siamo andati a Siena per ricevere l’ennesimo premio del nostro amato giornale. La gita è stata molto emozionante e siamo certe che non la dimenticheremo presto. Dopo essere finalmente scesi dal pullman (ditemi se non è estenuante un viaggio di 4 ore circondate da persone che non facevano altro che urlare…), ci siamo addentrate insieme al resto della redazione a visitare i monumenti e i luoghi più importanti del centro storico di questa città. Per prima cosa ci siamo rilassati e abbiamo fatto un giretto nei dintorni, finché non abbiamo incontrato una gentilissima guida inviataci dai creatori del concorso a cui il “Bertolino” aveva partecipato. Con lei ci siamo recati alla Cattedrale di S. Caterina, una chiesa di dimensioni modeste e che conteneva una reliquia: era nientemeno che un dito della Patrona d’Italia! Quando l’abbiamo saputo, tutti noi siamo rimasti a bocca aperta! Subito dopo ci siamo incamminati nella piazza principale, quella dove ogni anno si tiene il famoso “Palio di Siena”, visitando numerosi monumenti e chiese tipiche del Medioevo. Appena giunti nella piazza del Mangia (così si chiama la torre più alta e imponente della piazza), siamo rimaste colpite dalla sua caratteristica forma a conchiglia, circondata da tanti negozietti di souvenir dall’aria molto attraente. Grazie alla guida, abbiamo appreso che nelle giornate del Palio la piazza viene completamente ricoperta di sabbia per far correre i cavalli, che vengono affidati ai fantini una settimana prima. La corsa dura poco, perché gli animali devono compiere soltanto tre giri del percorso. Ogni anno assistono Cronaca scolastica Pag2 Impresa didattica nella Scuola Media Progetto CNA Itervista al parrucchiere Lauro Baschetti Sono fiero del mio lavoro Parrucchiere: Un parrucchiere deve saper fare di tutto shampoo, tagli, colore…Inoltre devo saper relazionarmi con i dipendenti e i clienti. Federico: Quali responsabilità ha un parrucchiere? Parrucchiere: Le mie responsabilità sono limitate mi attengo a quello che mi chiedono i clienti. Principalmente devo evitare che accadano incidenti con l’acqua l’elettricità… Debora: Quanti dipendenti ha? Come li sceglie? Parrucchiere: Ho 3 dipendenti tutte donne. Solitamente le scelgo in base al mio intuito e al modo a questo incredibile corsa quasi un milione di persone. Chissà, forse un giorno tra gli spettatori ci saremo anche noi… Dopo un veloce pasto, ci siamo diretti molto elettrizzati verso “Il Monte dei Paschi di Siena”, dove finalmente avremmo potuto assistere alla premiazione del nostro “Bertolino”. “IL Monte dei Paschi di Siena” è un edificio basso e bianco. Si trattava della banca più antica d’Europa, risalente addirittura all’Alto Medioevo, come abbiamo avuto modo di scoprire più tardi. Signori disponibili ci hanno fatto accomodare in un piccolo auditorium, dove abbiamo trascorso circa 20 minuti in preda ad un’attesa snervante, sembrava che il tempo si fosse fermato. Così, appena il dirigente della banca ha nominato la nostra scuola, abbiamo lanciato un grido di gioia che è arrivato alle orecchie di tutti, compresi gli altri vincitori della Sicilia, della Campania e della Puglia. Siamo andati a ritirare il premio direttamente dalle mani dei giocatori della squadra di basket e quella di calcio del Siena, ai quali abbiamo rivolto diverse domande. Eccitate, emozionate e confuse…ecco, noi ci siamo sentite proprio così quando abbiamo fatto la foto di gruppo con i fantastici giocatori! Alla fine, gli organizzatori del concorso, gli ideatori, il sindaco di un paese vicino a questa magnifica città che ci ha regalato meravigliosi ricordi e un assessore ci hanno offerto un buffet coi fiocchi e numerosi gadget che ci siamo portati a casa, oltre quelli acquistati precedentemente nei negozietti della piazza del Palio, ma la parte più entusiasmante della gita è stata quando abbiamo abbracciato i famosi giocatori di Serie A del Siena! E neanche gli autografi erano niente male…che fortuna abbiamo avuto…chissà quando ricapiterà mai! Comunque la cosa più importante è che il nostro “Bertolino”, nel quale molti studenti della nostra scuola lavorano e danno il meglio di sé, abbia meritato una nuova vittoria, da collezionare insieme alle altre, tutte frutto del lavoro di moltissimi alunni! Continua, così, “Bertolino”…sei forte! FLAVIA MUGELLO VALENTINA MUSSONI- MARTINA MASINI 2^ FLINDA TERRAFINO 2^ E in cui si pone. Jeanine: Quanto tempo lavora a settimana? In che periodo di più? Parrucchiere: Lavoro tutta la settimana tranne domenica e lunedì. I giorni in cui lavoro di più sono il venerdì e il sabato e per i matrimoni. Stefano: Ha del tempo libero per praticare i suoi hobby? Parrucchiere: Il tempo libero lo impiego per la mia famiglia quindi non ho molto tempo da dedicare ai miei hobby anche se mi piace andare in palestra ogni tanto. Giulia F.:Guadagna abbastanza alla fine del mese per compensare le sue esigenze e quelle dei suoi familiari? Parrucchiere: Sì, sono soddisfatto anche se lo stipendio non è regolare. Giulia R.: E’ mai stato tentato di smettere di lavorare? Parrucchiere: Sono spesso tentato di smettere di lavorare, a volte perché c’è una giornata pesante oppure perché ci sono delle clienti un po’ noiose però alla fine vado lo stesso. Simone: Consiglierebbe il suo lavoro ai suoi figli? Parrucchiere: Io consiglio alle mie figlie di fare il mio lavoro ma non le costringo a farlo. Gloria: Quanto conta secondo lei la capigliatura per l’aspetto estetico? Parrucchiere: La pettinatura, secondo me, conta molto ma prima di fare un’ acconciatura si sceglie l’abito e in base ad esso si decide. Pietropaolo: E’ fiero del suo lavoro? E se si perché? Parrucchiere: Sono fiero del mio lavoro perché sono convinto di aver fatto la cosa giusta. Alice: Quanto le varie mode influiscono sui clienti? Parrucchiere: La moda influisce sui clienti in tutti i sensi, ma non tutti i clienti possono seguire moda. Gianmarco: E’ difficile accontentare i clienti? Ha mai sbagliato un taglio? Parrucchiere: Solitamente riesco ad accontentare i miei clienti. In caso contrario può capitare che non riesco a fare ciò che il cliente chiede o taglio troppo corto oppure non do la giusta forma (triangolo, quadrato, rettangolo). Nina: E’ soddisfatto del suo mestiere o se tornasse indietro lo cambierebbe? Parrucchiere: Se tornassi indietro non cambierei mestiere. Gloria: Cosa ne pensa della nuova moda dei giovani riguardante le acconciature “emo”? Parrucchiere: (risata) Io mi preoccupo di più delle idee “emo” che sono sadiche e spingono a fare azioni che non mi piacciono. CLASSE III G CONCORSO BORSE DI STUDIO”SCUOLE IL CAMMINO” ELABORATO SELEZIONATO Un viaggio dentro al cuore Ogni viaggio ha una partenza, una meta, e una scoperta, se, oltre alle gambe, si impegnano la mente e il cuore. Racconta di quel viaggio per te significativo…….. Ne ho fatte di camminate …, ma ciò che veramente cammina, nella vita, è l’animo. Il sole percorreva alto nel cielo, il suo arco: fatto di prepotente luce e speranze. Erano giorni noiosi, l’unica cosa da fare era dare in prestito alla carta effimeri pensieri, per combattere il tedio. Non godevo del tempo libero, non godevo di tutto ciò che l’estate può regalare a chi come me, nei primi giorni di giugno aspetta la fine della scuola. Ero diversa: mi mancavano i miei compagni, ma soprattutto soffrivo perché una mia amica mi aveva deluso. Sciocchezze se ci ripenso ora; in quel periodo non lo erano. A un certo punto però, le vacanze cominciarono a prendere un’altra piega. “Ecco! Un altro campeggio in cui non conosco nessuno!” Fu questo quello che pensai, appena salii sul pullman che mi avrebbe portato a Mazzin di Fassa, per trascorrere il mio campeggio. Feci presto a cambiare idea: a volte ci troviamo in mezzo a persone che sanno tirare fuori il meglio di noi, e allora tutto è più facile. Le prime giornate furono un continuo scambiarsi di nomi. Sorrideva il mio cuore e sorrideva il mio volto, mai mi ero sentita così a mio agio. Il paesaggio screziato non solo dal colore, ma anche dal sole, sembrava stare al gioco, assecondando i miei sentimenti. Ero ormai persa , ma forse era proprio questo a rendere tutto più simile ad un sogno e a farmi credere che forse i sogni, possono esistere. Sì, basta crederci. Avrei voluto anch’io essere capace di crederci, ma non ci sono riuscita. Mentre scrivo, guardo il soffitto; non riesco ad andare avanti, la memoria di ciò che mi è accaduto raggiunge la mente con dei lampi, del flash di momenti, che m’immobilizzano. Il ricordo è come il nastro di una vecchia cassetta a tratti rovinata, ma che sa ricreare comunque quella atmosfera. So ricrearla, certo, ma il ricordo non è più vivo come vorrei e questo m’infastidisce. In quella settimana, il mio cuore fu colpito da una folgore che mi portò a fronteggiare la mia paura più grande. Non mi spaventano le altezze, non ho paura del vuoto, non ho paura del buio. No, niente di tutto questo. Sono timida. Nel momento in cui provai a vincere la mia paura l’animo rimbalzava da una parete all’altra del cuore come fosse una pietra. Una pietra per incidere? Una pietra per ferire? Una pietra. E ora lo riavverto come una pietra,tremo, tremo e non capisco il motivo della mia reazione. Per tanto ho lasciato avvolto in un velo di oblio, quello che ho scritto. In fondo non è molto il lasso di tempo che è passato, ma abbastanza da determinare un cambiamento in me. E’ diverso il modo in cui la mia penna corre per queste pagine, diverso il mio stile. Non mi riconosco forse è questo il modo che la vita ha di pormi davanti le sfide e i cambiamenti, lasciando fermentare dentro di me un nugolo di perplessità. Porterò questo viaggio dentro al cuore, come fosse oro da custodire in un forziere; mi sarà di lezione per un viaggio più lungo: la vita. Debora Merluzzi, III^G UNA NUOVA ESPERIENZA Anche quest’anno la scuola ha organizzato il corso di nuoto presso la piscina “Garden”. Per noi ragazzi di prima è un’esperienza entusiasmante, ti carica di responsabilità e nel contempo ti rende parte del gruppo classe al di fuori delle normali lezioni mattutine. Uscire dalla scuola e incamminarsi sulla strada, sotto la vigilanza del professore di educazione fisica, è utile per imparare, indirettamente, anche educazione civica. Impariamo a prestare attenzione ad attraversare la strada evitando di essere un “bran- co di pecore” mettendo in pratica quello che i vigili ci hanno insegnato nelle scuole elementari. Durante questa breve passeggiata ci godiamo anche qualche attimo di libertà. Le lezioni di nuoto, poi sono entusiasmanti e ognuno di noi deve imparare a superare le sue paure e ad essere autonomo. Concludendo, spero che altre classi nel futuro possano avvalersi di questa esperienza che sicuramente arricchisce la mente e il fisico. Bargagni Erik 1°E Cronaca scolastica febbraio 2009 Per saperne di più La “Riforma Gelmini” In sintesi: - Adozione del maestro unico per la scuola elementare,(facoltativo) almeno per l’anno 2009, con l’utilizzo degli altri insegnanti per il mantenimento dell “orario lungo” . - Ripristinato l’impiego del voto numerico espresso in decimi, sostituirà il giudizio scritto. - Introduzione del voto in condotta; con un voto inferiore al sei, anche con un buon profitto in tutte le materie si rischia la promozione. - Impiego più razionale dei testi scolastici per le scuole elementari e medie, che potranno essere sostituiti in tempi più lunghi e solo quando realmente le condizioni storiche, culturali e sociali del paese lo richiedano. - Riduzione di un’ora di lezione per le terze medie e scuole superiori di 2° grado. - Tagli vari ai fondi per corsi scolastici formativi. - Riduzione dei corsi universitari fino al 30 per cento a partire dal 2010. - Tempi d’attuazione, a partire dall’anno scolastico 2009. ( Dal 2010 per gli atenei universitari). Le ragioni del ministro La suddetta riforma, è stata attuata, (scrive il ministro) per ammodernare la scuola italiana di ogni ordine e grado paragonandola a quella dei maggiori stati della comunità europea. L’obiettivo dichiarato è, perciò, quello di eliminare sprechi inutili e costi insostenibili per la pubblica amministrazione e di valorizzare al meglio le risorse di cui la scuola italiana già dispone, sia in termini di risorse umane che finanziarie. Le reazioni Come era naturale che fosse la riforma Gelmini ha causato un’ondata di protesta in tutto il paese, soprattutto da parte degli addetti ai lavori e da quasi tutta la controparte politica antagonista allo schieramento politico che sostiene la Gelmini. Cori di proteste si sono sollevati anche dai maggiori sindacati scolastici, e anche dai primi diretti interessati: gli studenti di tutte le scuole italiane. Da ogni parte la preoccupazione riguarda in primo luogo i tagli dei posti di lavoro, già molto precari, nonchè l’ulteriore impoverimento della scuola italiana che secondo una recentissimo sondaggio internazionale è risultata agli ultimi posti delle classifiche mondiali. La preoccupazione riguarda soprattutto la scuola pubblica che in mancanza dei fondi necessari per il proprio sviluppo potrebbe diventare presto una scuola di serie “B” a tutto vantaggio della scuola privata, a cui possano accedere solo ragazzi appartenenti a famiglie più benestanti. Personalmente non sono d’accordo con la riforma del ministro Gelmini. A cosa serve togliere le poche ore d’insegnamento che ci sono? Siamo agli ultimi posti d’insegnamento scolastico? Come mai? Perchè il grado di conoscenze scolastiche, su ragazzi di scuole superiori di diversi paesi europei, ha collocato il nostro paese fra il 33° posto e il 38°, per materie scientifiche, letture e matematica. Nei posti della classifica siamo seguiti da: Grecia, Portogallo, Bulgaria e Romania. Si mira inoltre, a verificare in che misura i giovani, all’uscita dalle scuole dell’obbligo abbiano acquisito le competenze essenziali per svolgere un ruolo attivo nella società. I ragazzi di oggi sono sempre più svogliati, e la colpa è anche dei genitori che non spingono i figli allo studio, anzi sembrano proteggere i propri figli da uno “ sforzo intellettuale”. Inoltre, non è utile togliere il posto di lavoro a persone che ne hanno veramente bisogno, o non assumere altro personale per le scuole. Certo di sprechi ce ne saranno tanti, ma non è certo che quest’iniziativa possa risollevare il mondo della scuola. Sono invece favorevole alla riforma per quanto riguarda i libri di testo; è giusto infatti che non siano sostituiti spesso, addirittura ogni anno, per non mettere in difficoltà molte famiglie. Sono d’accordo solo per quanto riguarda i voti e soprattutto per i libri di testo, in quanto molto favorevoli alle famiglie. ERIKA PASSANTINO 3^ G Un giorno a Mirabilandia… 3° premio per il miglior giornalino L’undici ottobre siamo andati a Mirabilandia con la nostra classe per ritirare un premio del Bertolino. Per entrare ci hanno distribuito dei biglietti omaggio che comprendevano anche un pasto al “Drive in”, un ristorante del parco. La mattina, quando siamo entrati alle 10:30, abbiamo raggiunto il padiglione dove si vedevano i film in 4D, per partecipare alla premiazione. Dopo un lungo discorso è arrivato il presidente del giornalismo dell’Emilia-Romagna, che ci ha permesso di fargli delle domande. Successivamente abbiamo ricevuto il premio e con nostra sorpresa siamo arrivati terzi. Usciti dalla sala siamo subito andati a mangiare: ci Giovedì 23 e Venerdì 24 Ottobre, sono andata al Parco Nazionale d’Abruzzo-Lazio e Molise con la mia classe (la 2°B), la 3°B e gli insegnanti. Ci hanno accompagnato le guide Francesco, Paolo e Cesidio per aiutarci a scoprire il Parco durante i due giorni di soggiorno. Il viaggio in pullman iniziò quando ancora non era sorto il sole ad annunciarci l’alba; quando, però, arrivammo nel pre-parco, questo era già alto nel cielo ed illuminava le montagne dell’Abruzzo. Gli alberi costeggiavano la strada con le loro tinte bronzee e sotto di loro si estendeva un vasto tappeto di foglie ingiallite. Sulle montagne, invece, gli alberi si tingevano di rossiccio e facevano da sfondo ai piccoli paesi di Pescasseroli e Civitella Alfedena. Il nostro viaggio iniziò proprio qui, a Civitella Alfedena, l’antica città lastricata di piccole mattonelle grigiastre a ricoprire il terreno scosceso, la stessa città nei quali pressi amava vagare un orso. I segni della sua presenza erano tangibili, come gli escrementi sul ponte che collegava la città al sentiero per la montagna: fu proprio quello il sentiero che percorremmo. Nel sottobosco, le foglie formavano un tappeto dorato sotto i nostri piedi e scricchiolavano sotto il peso degli scarponi. Mentre salivamo, si alzò un debole alito di vento che staccò le foglie dalle cime degli alberi facendole vorticare intorno a noi; il panorama era stupefacente. Quando il vento cessò, ci ritrovammo su una radura dove gli alberi si diradavano e qualche raggio di sole penetrava fra i rami. Lì ci fermammo ad ascoltare il suono della natura. Il fruscio del vento, il chiacchiericcio dei ragazzi di 3°B, i campanacci delle mucche al pascolo. Quei rumori di sottofondo ci permettevano di ascoltare la natura, ci davano un profondo senso di pace e serenità. Purtroppo, quel senso di calma e tranquillità fu subito interrotto dallo scricchiolio delle foglie sotto i nostri piedi mentre ci mettevamo in cammino verso le cascate, all’interno del bosco. Sentimmo lo scroscio dell’acqua an- hanno servito maccheroni al pomodoro, cotoletta e patatine. Finito di mangiare, siamo andati sull’auto-splash, montagne russe, gosthville, il pakal, la girandola, reset, blu-river, family e altri giochi tutti molto divertenti. Purtroppo le prof non ci hanno fatto fare il katun, le torri gemelle e il Niagara. Scaduto il tempo, alle 16:45, siamo saliti sul pullman e, con dispiacere, tornati a scuola dopo un tragitto per alcuni allegro, per altri noioso. Siamo arrivati a scuola alle 17:30 e lì i genitori ci aspettavano nel piazzale per tornare a casa. Elisa Serrau, Demi Rossi, Ilaria Gervasi 2 H Pag.3 UNA SCRITTRICE IN CLASSE CARIT AS CARITAS DIOCESAN A DIOCESANA Lunedì 10 Novembre, la nostra scuola ha ospitato la scrittrice Monica Colosimo per una “serata d’autore”. Molti genitori e alunni erano presenti a questo incontro. Il libro che Monica ha descritto è illustrato e intitolato “Esercizi di felicità”. È un quaderno-guida per conoscere se stessi attraverso la scrittura, per raccontare e saper esprimere le proprie emozioni. Monica svolge questo lavoro da otto anni e prima di intraprendere questo viaggio insieme ai ragazzi, era solo una giornalista come tutte le altre, ma sentiva che scrivere per un giornale non le bastava più. Era stanca di raccogliere solo fatti di cronaca nera o incidenti, lei voleva raccontare ciò che le persone provano, ciò che sentono. Dopo questo incontro, Monica è venuta in alcune nostre classi per un laboratorio di scrittura autobiografica ed emotiva. Noi ragazzi della 2°B abbiamo imparato che la paura interferisce, soggiogando il delicato sistema di operazioni cognitive che si riferiscono alla memorizzazione; l’entusiasmo invece spinge a sostenere prove impegnative. Abbiamo esternato le nostre paure con alcuni esercizi come ad esempio “l’angoscia prende forma” e abbiamo capito come intervenire e comportarci. Grazie Monica per il prezioso aiuto che ci hai donato!! Eugenia Galli, Francesca Lazzaroni Gloria Garavelli, Francesca Grilli 2°B Lunedì 22 dicembre insieme alla mia classe ed alle nostre professoresse siamo andati alla Caritas di Rimini. Quando siamo arrivati ho subito notato quanta gente era fuori dal portone con speranza di un aiuto. Erano persone per la maggior parte senza lavoro che avevano bisogno di mangiare, di vestirsi e di dormire al caldo. La Caritas si occupa e da loro la speranza di una vita migliore cercando soprattutto di responsabilizzarli. Una collaboratrice ci ha spiegato che grazie all’ impegno di molti volontari, l’associazione aiuta le persone bisognose, spesso alcolizzate, drogate, senza lavoro che non sanno come tirare avanti e anche anziani hanno bisogno di qualcuno che gli faccia compagnia e dia loro conforto. Essa rimane il punto di riferimento anche di immigrati che vivono nell’ attesa di trovare una condizione migliore. Restituire a queste persone una loro dignità è l’ intento principale della Caritas ma spesso impossibile o comunque difficile perché sono emarginati ed abbandonati alla loro sorte. In un clima natalizio e festoso come questo, dove molti di noi pensano ad addobbi, regali e veglioni, c’è invece chi non lontano da noi cerca disperatamente ogni giorno un pasto caldo ed una protezione dal freddo. Non mi ero mai soffermato a riflettere su questi problemi che purtroppo esistono, ed ognuno di noi nel suo piccolo dovrebbe fare qualcosa per aiutare le persone meno fortunate. LA PRIVACY Da un po’ di tempo nella nostra classe è sorto un problema, quello del rispetto della privacy. E’ nato dal fatto che molte volte i professori comunicano il voto delle verifiche di ciascun alunno a voce alta. Secondo noi non è giusto questo comportamento perchè l’ alunno può sentirsi a disagio con i compagni. Preferiremmo che il voto fosse comunicato solo al diretto interessato e che potesse decidere lui, successivamente, se dirlo agli altri oppure tenerlo per sé. Invece alcuni professori sostengono che dire ai compagni i risultati dei compiti vada bene per diversi motivi, soprattutto perché conoscere Parco Nazionale d’Abruzzo I colori e le emozioni dell’autunno che prima di svoltare per il sentiero e vedere la prima cascata: quella delle Tre Cannelle. L’acqua zampillava tra il muschio formando rivoli sull’erba umida e in tre punti saltava, planando sulla roccia. Continuando a percorrere il sentiero, vedemmo un ruscello, la cui fonte era la seconda cascata: quella delle Ninfe. Sembrava realmente un luogo incantato! Mentre camminavamo, un gruppo di cervi attraversò la strada al nostro gruppo, ma una femmina rimase indietro, spaventata dalla nostra presenza. Fece il giro intorno al bosco, in attesa che noi passassimo, poi, ancora atterrita, cercò la via di fuga per raggiungere i suoi compagni. PUCCI FEDERICO 3° C Si muoveva in modo aggraziato, elegante e maestoso e le sue zampe sembravano non toccare terra mentre saliva sulla montagna. Sul percorso vi erano anche dei cavalli. Se ne stavano ai lati del sentiero, con le zampe anteriori legate tra loro per evitare che fuggissero. Il loro sguardo sembrava implorare di essere liberati. Gli ultimi animali che vedemmo prima di tornare all’albergo furono altri due gruppi di cervi. Il secondo giorno, invece, andammo in esplorazione della faggeta che era stata il set di “La volpe e la bambina”. Lì il tappeto di foglie era ancora più spesso e gli alberi, secolari e dalle strane forme, coprivano la luce solare lasciandoci nella penom- i voti degli altri dovrebbe anche essere un modo per conoscerci meglio e per essere più untiti. Qualche alunno della nostra classe non avverte questo problema, ma forse è perché non prende mai dei brutti voti di cui vergognarsi. Secondo noi si potrebbe rimediare occupando cinque minuti all’ inizio di ogni lezione per dire le valutazioni individualmente . Noi speriamo che questa nuova regola sia accettata e applicata da tutti gli insegnanti, perché tante volte ci siamo sentiti in imbarazzo e abbiamo temuto di essere derisi davanti alla classe. Classe 2° I bra. La nostra guida, Paolo, ci spiegò il motivo per il quale era così. “ Durante la transumanza (il percorso compiuto dagli uomini in età medievale per raggiungere la Puglia attraverso un tratturo), le donne rimaste a casa si procuravano la legna tagliando i rami di questi alberi, che crescendo assumevano forme contorte ”. Davanti a noi, la faggeta si estendeva a perdita d’occhio. Ci fermammo davanti ad uno dei faggi secolari per ammirare il fungo che cresceva su di esso. Quando tornammo all’albergo, passammo però da un altro sentiero: era costeggiato da piccoli spiazzi di terreno ognuno su un diverso livello. Arrivati all’albergo, dovemmo però ripartire per visitare il ricovero di animali, uno degli edifici che fanno parte dell’Ecotur. Lì vi erano due cervi, abbandonati dalla madre alla nascita perché erano stati toccati da esseri umani. Le loro condizioni, però, non erano ottimali: le corna rovinate ed il fisico emaciato. Vi erano poi un orso bruno, due orsi marsicani, un lupo, due gufi e una poiana. Le nostre guide, infine, ci condussero in una stanza del ricovero in cui guardammo un video che ritraeva gli animali del Parco nel loro habitat. Dopo la degustazione di alcuni prodotti tipici dovemmo però ritornare a casa. Guardavamo dai finestrini dell’autobus il Parco che si allontanava e presto ci ritrovammo a casa. I colori dell’autunno di Rimini erano gli stessi di quelli del Parco. C’era il grigio delle nubi in cielo e il giallo dorato delle foglie sugli alberi. Ma quei paesaggi mozzafiato, quelle camminate nei boschi non c’erano più. Così, come gli orsi, i lupi e gli altri animali che avevamo amato nel Parco, che avevamo imparato a conoscere vivendo con loro. Ed ora che abbiamo appreso tutto questo, anche il volo di un uccello può farci felici, può ricordarci l’esperienza che ci ha cambiato la vita facendoci amare la natura. EUGENIA GALLI 2° B Racconti e storie febbraio 2009 A CACCIA DI COLORI Un giorno una bella farfalla volando sui fiori si avvicinò ad un laghetto, ci si specchiò a si accorse di essere bianca come la neve. La cosa non la piacque molto. Infatti, guardandosi intorno, vide che le cose erano di tanti colori. Era molto triste. All’improvviso si mise a piovere e un fulmine squarciò l’aria. Quando finì il temporale vide all’orizzonte un coloratissimo arcobaleno. La bella farfalla pensò: “se lo raggiungerò mi regalerà un po’ dei suoi colori”, ma non lo raggiunse mai. Allora pensò: ” andrò dal re del vento e lo pregherò di portarmi dall’arcobaleno”. Essa volò finchè giunse sulla cima di un ‘altissima montagna Qui trovò il re del vento che non potè aiutarla ma le disse”Vai dal re della foresta solo lui può far nascere l’ arcobaleno” Lei si recò da questo re che fece scoppiare un gran temporale. Quando spuntò l’ arcobaleno, la farfalla gli volo dentro e vi rimase per alcuni minuti. Ora può capitare di vedere volare una coloratissima farfalla con il cuore pieno di gioia . Fioretti Michela 1D LA NASCITA DELL’ ARCOBALENO L’isola di Miele era un luogo abitato da uno sciame di api che vivevano nel proprio alveare. Sette di esse brillavano più delle altre perché erano dotate di poteri soprannaturali. Altre api erano colorate di nero e bianco e quando passa- vano lasciavano una scia del loro colore, che portava tristezza e malinconia facendo piovere a dirotto. Le sette api colorate erano vestite di giallo, rosso, arancione, verde, indaco, rosa e viola; anche loro lasciavano la scia, solo che portavano felicità e allegria facendo venire il sole splendente; le api colorate non si accorgevano di lasciare la meravigliosa scia variopinta. Quella notte ci fu una terribile tempesta provocata dalle api bianche e nere che litigavano per votare la prossima ape regina. Alcuni marinai della penisola Nuvolina che navigavano nel mare mieloso a causa di quella tempesta approdarono nell’isola di Miele. Vennero accolti cortesemente dalle api colorate che si spinsero verso l’alto creando una scia di sette colori diversi. I marinai vedendo un arco così variopinto mai visto fino ad allora decisero di chiamarlo arcobaleno. I marinai avendo le barche distrutte a causa della tempesta decisero di tornare nella loro penisola passando sopra l’arcobaleno. Per vendetta però l’esercito delle api bianche e nere ne distrussero una parte, perché erano gelose di non esservi salite sopra come i marinai. Ecco perché oggi dopo la tempesta appare l’arcobaleno. OSMAN BECIREVIC- VALENTINA BALDIREBECCA MORRI- CESARE CORBELLIBENEDETTA BIANCHI 1^ F Appello di un principe azzurro Datemi una macchina Sono il principe Brian e sono molto arrabbiato perché ho cambiato il mio 32° cavallo, morto di infarto per lo smog delle macchine come gli altri trentuno. Per questo ho il diritto di avere un mezzo di trasporto più moderno. Mi piacerebbe avere una Porche Carrera GT o Porche Caiman Sono davvero veloci, comode e sicure. Pur di averle, sarei disposto a cedere quelle gallinacce insopportabili di principesse. Non fanno altro che frignare. Non parliamo poi di quelle morderne, all’ inizio si fanno salvare da me e poi, quando le ospito a casa mia, mi chiedono il codice della cassaforte e il numero di conto corrente. Ve lo chiedo ancora, consegnatemi un’ auto, naturalmente non un macinino con la scusa che è in garanzia e, se non ti soddisfa, sei rimborsato. L’ ultima volta che ho acquistato un cavallo l’ ho pagato un patrimonio. Quando è arrivato per posta aveva la broncopolmonite e stava per morire, così ho chiamato per farmi rimborsare e mi hanno risposto che il negozio “Cavalli Veloci” era fallito. Mi raccomando, aspetto notizie, non posso più andare avanti così. Jacopo Laritonda 1 E Cappuccetto Punk In un quartiere di New York abitava Cappuccetto Punk. Si vestiva sempre con: minigonne a strisce viola e nere, mutande con i teschi (e questo lo sappiamo perché faceva di tutto per metterle in mostra) ; per coprire il tronco portava un top nero con raffigurato un cuore trafitto, infine come scarpe portava delle “All star” nere con i brillantini fuxia. I suoi capelli erano di colore nero con una ciocca viola. Un bel giorno, mentre era al centro commerciale, un lupo si invaghì di lei e decise di rapirla, così le disse: -Ehi pupa, che ne dici di fare un giro insieme a me?-. Lei acconsentì. Il lupo le fece strada fino alla sua bellissima limousine e il guidatore li condusse alla sua villa miliardaria. Cappuccetto Punk decise immediatamente di alloggiare in questa dimora e, siccome pensava che il lupo non avesse problemi di soldi, iniziò subito con le richieste. Ogni giorno i soldi del lupo diminuivano sempre di più, e non ne aveva più per pagare le bollette, così lui pensò che fosse meglio riportarla a casa sua, anche se sapeva che la cosa non le sarebbe affatto piaciuta .. Disse pertanto che l’avrebbe accompagnata dall’estetista più bravo di New York invece, dopo averla portata a casa sua, aprì lo sportello , la spinse fuori e partì per la Finlandia, sperando di non vederla mai più. Morale: meglio una noiosa come Cappuccetto Rosso, che una spendacciona come Cappuccetto Punk. Agnese e Federica 2° I Pag4 Come gli antichi si spiegarono il terremoto Tanto tempo fa in una terra lontana, c’era una città comandata da un demone molto malvagio, di nome Horucimaru. Egli imprigionò tutti gli abitanti in una prigione sotterranea, fatta di cunicoli sotterranei che si estendevano sotto la crosta terrestre, da cui non c’era via di scampo per i “carcerati”, perché sorvegliata da dei demonietti molto forti, ma anche molto stupidi. I prigionieri erano liberati solo per andare a lavorare negli enormi campi di seta. Un giorno i prigionieri stanchi di essere maltrattati continuamente da Horucimaru, rubarono un po’ di seta, che poi lavorarono abilmente e di nascosto nelle loro prigioni. Dopo tre lunghe settimane, ebbero completato i loro vestiti da demonietti. Il giorno dopo, appena le guardie si assentarono, i prigionieri si misero i loro travestimenti e quando le guardie tornarono e videro i prigionieri vestiti come loro credettero che fossero i loro compagni imprigionati, perciò non ci pensarono due volte e aprirono la porta della la. Immediatamente i carcerati, con uno scatto agile, rubarono le chiavi e la mappa alle guardie, per uscire da quell’inferno. Subito dopo i prigionieri si diressero verso la sala del trono, dove videro Horucimaru che stava dormendo. Uno dei fuggitivi si fece coraggio, lo svegliò e disse al demone capo che i prigionieri erano scappati rubando le chiavi ed imprigionando alcune guardie. Horucimaru corse immediatamente verso le prigioni aprì la porta della cella con le sue chiavi di scorta approfittando del momento e spingendolo dentro la cella, i fuggitivi lo imprigionarono rubandogli le chiavi. Dovete sapere che la cella era fatta di un ferro che annientava ogni potere magico. Dopo aver imprigionato Horucimaru, gli uomini si tolsero i vestiti da demonietti distrussero il castello e scapparono da quella città orribile. Ancora oggi, se sentite una scossa di terremoto, è Horucimaru che cerca di uscire di prigione, percuotendo le sbarre della sua cella. RACHELE SANTINO-PATRIGA BALLA-JACQUES TAMAGNINI-PICCARI ELISABETTAFRANCO SIMONE I F La chiave d’oro C’ era una volta, in un paesino situato in cima ad una ridente collina, una bellissima fanciulla di nome Rosa. Ella era figlia di due anziani genitori che avevano fatto tanto per averla. Rosa, oltre a crescere bella come il nome che portava, era la più dolce e gentile fanciulla del paese, ma, soprattutto, Dio le aveva donato una voce meravigliosa e ogni volta che cantava tutti si fermavano ad ascoltarla. La sua semplicità, la sua umiltà, la rendevano una futura regina. Ma per Rosa questo era un sogno irrealizzabile: il bellissimo principe che viveva al di là del fiume, non avrebbe mai potuto accorgersi di lei… I genitori avevano sempre proibito alla fanciulla di varcare quelle acque; questa era la promessa fatta a Tuguria, la donna dotata di grandi poteri alla quale la coppia si era rivolta per poter aver un figlio. Un giorno, mentre il principe Derek si stava allenando a cavallo nelle vicinanze del fiume, udì la più bella voce mai sentita prima di allora… “A quale creatura può appartenere questa ammaliante voce?” si chiese incuriosito. Rosa si avvicinò al fiume e non appena i loro sguardi si incontrarono, sbocciò l’ amore. Il principe la raggiunse e stupefatto da tale bellezza, le disse: “Venite con me, vi porterò al castello e, se vorrete, diverrete mia sposa!” Rosa era talmente felice che non pensò minimamente alla promessa fatta ai genitori. Così, non appena i due varcarono il fiume, la fanciulla divenne invisibile: “Rosa, Rosa dove siete?” chiese impaurito il principe. “Mio principe sono qui, vicino a voi! Guardatemi vi prego! Ma tutto fu inutile, il sortilegio di Tuguria si era avverato. “Credevi di passarla liscia? Non diventerai mai regina! Vivrai, ma nessuno ti potrà vedere, solo la tua orribile voce potranno udire! Ah, ah, ah!” L’ immagine della perfida strega stava svanendo, quando intervenne il principe gridandole: “Io ti sconfiggerò, non so come, non so quando, ma di certo il mio amore salverò!” “Tu non farai proprio un bel niente caro principino! Solo se Rosa riuscisse ad oltrepassare la “foresta della morte” in una notte e riuscisse poi a prendere la piuma d’ oro dell’ aquila reale, prigioniera nella mia torre, il maleficio svanirebbe, ma tutto ciò è impossibile perciò il vostro amore è perduto. Sarete divisi per sempre! Ah, ah, ah!”. A quel punto il principe si ritrovò solo e inerme. Il sogno era svanito nel nulla: la povera fanciulla si accasciò a terra disperata, si mise a piangere. Ma vicino a lei, vi era una bellissima rosa rossa e non appena alcune lacrime si posarono sui suoi petali, essa si trasformò in una graziosa fata dai capelli dorati: “Rosa, la tua dolcezza verrà premiata… il tuo sogno si avvererà, non disperare. Ecco, tieni questa boccetta, contiene un fluido magico, ti sarà utile per attraversare il bosco e questa chiave d’ oro ti aiuterà ad aprire la porta della tua felicità!”. Rosa aveva ritrovato la speranza. Ringraziò la dolce fatina, bevve la pozione e, presa la chiave, iniziò a correre come non mai, per raggiungere la torre in cima al monte delle tenebre. Entrò nell’ orripilante bosco dove il buio e spaventosi voci regnavano incontrastate. Il cuore le batteva fortissimo, ma Rosa sapeva che doveva andare avanti. Nonostante fosse invisibile, intricati rami viventi cercarono di bloccarla, ma Rosa riuscì a liberarsi anche se le costò tutta l’ energia della pozione. Era sul punto di cedere, aveva corso tutta la notte, era impaurita, stremata… cadde a terra distrutta. Ad un certo punto, dalla chiave, Rosa udì la voce della fata:”Forza, ce l’ hai fatta, guarda, sei arrivata alla torre… un altro piccolo sforzo e avrai vinto”. Ma la serratura si trovava in cima alla torre. Rosa si arrampicò sulla parete di mattoni taglienti; le sue mani sanguina- vano, ma nonostante tutto, riuscì a raggiungere la serratura e a infilarvi la chiave dorata. A quel punto la porta si aprì, Rosa si spinse dentro e dinnanzi si trovò l’ aquila reale. “Ti prego, donami una delle tue piume, salvami da questo maleficio e anche tu sarai libera!”. Non appena l’aquila si staccò la piuma dorata, una meravigliosa luce illuminò la torre. Rosa non era più invisibile… “Sono troppo felice, ma come farò a raggiungere il mio amato? Se Tuguria si accorgerà di me, mi ucciderà!”. A quel punto l’ aquila le disse: “Non ti preoccupare, ti porterò via io da qui, però tu dovrai salire sulle mie ali!”.Rosa non esitò un istante, salì sulla grande aquila e raggiunse il suo tanto amato principe. La strega, accortasi di quanto successo, morì di rabbia, mentre sull’ intero regno ricominciò a brillare il sole. Rosa e Derek si sposarono e il loro amore durò per sempre! SARA COLONNESE 1° C febbraio 2009 IL RE VIGLIACCO C’era una volta un giovane re colto, coraggioso e intraprendente, sicuro di sé e leale; il popolo con lui era felice e viveva in pace. Alla morte del giovane re però si susseguirono violenti attacchi ai villaggi dei contadini che ogni giorno supplicavano il nuovo sovrano, Alain, di salvarli. Questo però era vigliacco, timido, e si era sempre rifiutato di imparare a leggere e a scrivere, si rifugiava perciò tutto il giorno sotto un bellissimo vello d’oro, che aveva il potere di renderlo invisibile; questo gli era stato donato da suo padre prima di morire ed era intriso di una potente magia che aveva il compito di proteggere la famiglia reale. Il nuovo sovrano però, sì, era vigliacco, ma era anche innamorato di una incantevole principessa dai capelli color oro e dagli occhi come diamanti e non poteva assolutamente lasciarla soffrire. Un giorno infatti un re malvagio che dominava sulla contea chiamata “Valle dei draghi”, ordinò al suo servo più agile e più temibile di rapire la bella principessa, e questo ubbidì agli ordini. Il re vigliacco si disperò appena saputa la brutta notizia: come poteva salvare la sua amata? L’esercito era stato decimato dalle violente e continue guerre, mentre i contadini non potevano certo abbandonare i campi per seguirlo; c’era solo una soluzione: doveva partire lui, insieme al vello d’oro e Fahim il mago, salvare la principessa. E così fece... Il re codardo aveva già raggiunto il cuore della Foresta del Silenzio (così chiamata dai contadini perchè chi andava lì non ne tornava vivo) seguito da Fahim quando, d’un tratto, il terreno cominciò a muoversi - Un terremoto! - pensò il re, ma poi, finita la scossa, ecco un’enorme figura alzarsi davanti a lui: un gigante? No, non aveva forma umana, sembrava quasi ... un drago! Era stato inviato dalla Valle dei draghi per impedire ad Alain di raggiungere il regno del re malvagio. Ad un tratto quell’imponente ombra dalla pelle nera come la pece e fredda come il marmo, con la sua voce agghiacciante ruggì: - Allora sei tu il re, sei tu quell’umano che devo uccidere! - Disse mostrando sempre di più le sue fauci - Ma io sono clemente, ti farò una semplice domanda,e se sbaglierai a rispondere ... ! - . Dunque, chi è quel sovrano, vigliacco e ignorante, che si rifugia sempre nel suo vello d’oro? Forza, rispondi!!! - . Il re, che fino a quel momento aveva taciuto, sconvolto dalla domanda, chiese consiglio a Fahim, non poteva certo ammettere di essere un cattivo sovrano davanti a tutti! Ma anche il mago, temendo di offendere il re, fece scena muta, mentre il tempo per rispondere alla domanda stava finendo. - Forza - aggiunse il drago - Confessa subito o preparati a morire -. - Sono io! - Rispose il re in lacrime, ripensando ai villaggi dei contadini che bruciavano - Lo ammetto ... - Aggiunse. Allora il drago, scocciato, non potè controbattere e si ritirò tra le ombre sinistre del bosco, lasciando libero il passaggio. Dopo molti giorni di cammino il re e il mago, stanchi ed assetati, si fermarono vicino al fiume per bere, ma ecco una figura imponente, snella e agile dalla pelle di diamanti e gli occhi come zaffiro, emergere dal torrente. E il re, sempre più intenzionato a salvare la principessa, disse: - Chi è colui che osa disturbarmi? Sono il re Alain, sto intraprendendo un lungo viaggio per salvare la mia amata, lasciami passare ... o preparati a morire! - - E combattimento sia! - Ruggì il drago che con una fiammata color argento incominciò a combattere. Alain si nascose subito sotto il suo vello, pronto a colpire, Fahim intanto sferrò sortilegi e bevve pozioni, fino a quando – Medusa pietrificus! - L’incantesimo colpì il drago in pieno petto, ma non poteva durare a lungo, sarebbe rimasto pietrificato solo per poco tempo. Quei minuti bastarono però al re per colpirlo con la spada prima alla schiena e poi al petto, segnando la sua fine. Quindi, riempite le sacche di tela con acqua limpida, continuarono il viaggio fino ad arrivare alla Valle dei draghi, ma ad un tratto: - Non hai scampo Alain! - Una voce agghiacciante ferì il giovane re dall’alto, ed ecco un cavaliere a cavallo di un drago, un drago con corna più dure del diamante e squame come il rubino rivestite poi di una solida inespugnabile armatura di platino e gemme preziose. Scese in picchiata verso il re, ma non mirava a lui, aveva un altro bersaglio: il vello d’oro. Inutile dire che con una fiammata questo diventò poco più che cenere, ma ad un tratto – Streghe e stregoni, che tu venga colpito da mille pungiglioni – Era stato Fahim a parlare, e subito il drago venne accecato da mille punture di scorpioni, quindi incominciò ad agitarsi gettando così il re malvagio, inerte, a terra, prima di spiccare il volo verso l’orizzonte. Alain aveva vinto anche quello scontro. Ma non c’era tempo per la gloria, il re doveva ancora salvare la principessa, ed eccola pochi minuti dopo fra le sue braccia nella stanza più alta del castello. Lui voleva dirle mille parole dolci per confortarla, però sussurrò solo, impacciato: - Io non sono più un codardo, no, non lo sono più! - ... Passarono molti anni da quel giorno fatidico e, alla fine, il re si sposò con la principessa, ed ebbero sette figli, un popolo contento e pacifico ma anche tanto tanto coraggio per affrontare le ostilità senza timore. Racconti e storie UN ANTICO ROMANO A RIMINI Ognuno di noi è di certo passato almeno una volta per Piazza Tre Martiri, ma nessuno si è mai fermato ad immaginare come sarebbe la reazione di un antico romano alla vista dell’antico Foro così ridotto, in meglio o in peggio… Per provarlo, facciamo finta di essere un certo Tarquinio, antico romano… Ecco il nostro personaggio entrare nel negozio di moda per teen-agers “Pimkie”, dopo essersi fatto una vasca per il Corso d’Augusto. Entra e chiede “Mi scusi gentile fanciulla, non è che ha una toga per la mia adorata moglie, che si intoni al color sì azzurro come lo spumeggiante mare dei suoi occhi profondi?”. La commessa alza scocciata gli occhi dall’ultimo numero di “Cioè”, masticando sgraziatamente una Big Buble, sfoggiando una vistosa cresta fucsia, una pesante matita nera intorno agli occhi e abbassando la musica assordante. Risponde di malavoglia “Scusa raga, eh, ma io nn so che cs è una toga xke la scuo è finita e la prof. di sto nn ce lo ha spiegato. Ok? E poi nn credo ke esista + xke qui vendiamo sl cs new-age , fresh, cool e new stile. Qnd , bello, puoi smammare”. Il nostro povero Tarquinio se ne va, triste e pensieroso, mentre riflette sulla strana lingua di quella donna-gallo, salutando con un mogio “Ave, puella (ciao fanciulla)”. Ma la fame non ha epoca, così Tarquinio si dirige verso un vicolino, da cui esce molta gente con uno “strano calice di pane in mano, con dentro delle palline colorate”. A Tarquinio viene in mente che possano essere deliziose palline di garum raffreddato, il suo cibo preferito, fatto di pesce marcio, aceto ed altri ingredienti molto in armonia tra loro. Così entra fiducioso nella gelateria “Pellicano” e chiede della salsa garum, pregustando un buon pranzetto. Le giovani ragazze dietro al bancone credono che sia uno dei tanti matti che girano in città e così gli rifilano un po’ di pistacchio. Tarquinio, attratto dal profumo delizioso, ma un po’ dolciastro e diverso dal solito, lascia sul banco due sesterzi mentre cerca un triclinio, per mangiare comodamente, ma in mancanza di niente si siede sulle panche. Però, dato che è un romano convertito al Cristianesimo, prima dice le preghiere in latino poi si gira per mangiare il suo pranzo. Ma il suo posto è sotto il sole, è mezzogiorno ed è una giornata particolarmente calda, così Tarquinio trova solo una macchia informe e verdognola, che assomiglia alla garum, ma ormai è immangiabile !! Sconsolato, affamato e sempre più triste e arrabbiato il poveretto si dirige in uno strano negozio piccolissimo e pieno di fogli… Pensando di poter trovare qualcosa da leggere, chiede “L’Eco dell’Urbe”, ma dopo un secco “No” ricevuto dall’edicolante, che non ha neanche capito bene cosa vuole, non insiste e se ne va triste in mezzo alla piazza. L’abbacchiato Tarquinio se ne sta nel centro sconsolato e piange, lamentandosi “Per tutti i Cesari Augusti, perché codesto mondo e sì nuovo è insensibile ai bisogni di uno spettabile oratore romano, che viene da lontano per ritrovare il suo natio paese e per passeggiar nelle ben note vie dell’infanzia, percorse dì addietro dai forti e di bell’aspetto cavalli di Cesare, dai deboli e tristi muli dei commercianti e dai piedi dei pargoletti liberi e felici, ora chiusi in gabbie con ruote, con tanto di tettuccio e giuochi di ogni tipo appesi ad essa?! Ora c’è molta gente, seduta su cavalli con ruote o bighe di metallo con quattro ruote, ma tutti volano veloci verso lidi lontani insensibili al povero Tarquinio !!”. Intanto un gran numero di cinesi con le loro inseparabili macchine fotografiche osservano la scena divertiti e scatta molte foto. Nadia Barbiani- 3^ H Il drago Sputafuoco La storia del drago Sputafuoco è una bella storia antica: ha due ore di vita!! Il drago Sputafuoco viveva in una casaccia diroccata e spaventava il villaggio Piedelmonte. Un ragazzo furbo e intelligente scoprì che il drago sembrava invincibile ma non era invulnerabile:era allergico alle violette. Vincenzo, il ragazzo furbo, ne prese dei semi e li disseminò sul confine del villaggio;il drago, appena si avvicinava al confine del villaggio iniziava a starnutire mentre le sue zampe, invece di verdi, diventavano rosse,bianche e blu. Poiché le violette erano ancora piccole e non si vedevano, egli non riusciva a capire il motivo di questa reazione, e si iniziò a preoccupare. Con il passare dei giorni, la reazione della sua pelle era sempre la stessa non appena si avvicinava al confine e il drago, sempre più preoccupato, decise di rivolgersi al dottor Mangiadraghi. Il medico, molto anziano e miope, invece di dargli la cura per le allergie, gli diede una medicina per il mal di gola,assicurandogli che prendendo 10 dl. di sciroppo al giorno, dopo una settimana al massimo tutto gli sarebbe passato. Ogni mattina il drago prendeva la dose di medicina consigliata del dottor Mangiadraghi, però, con il trascorrere del tempo egli non vedeva nessun miglioramento. Gli abitanti del villaggio ormai si erano quasi tutti accorti della trasformazione fisica di Sputafuoco, e decisero di scrivere una locandina e di incollare una sua fotografia;in questo modo anche le poche persone che non l’ avessero notato lo potevano fare, per poterlo poi prenderlo in giro, tutti tranne Dragobuono, il migliore amico di Sputafuoco. Quest’ ultimo si sentì offeso da tanta cattiveria e malvagità e volle essere coccolato dal caro amico Dragobuono. Insieme andarono dal dottor Mangiadraghi e chiese la cura giusta per fare passare l’ allergia alle violette, e il dottore dopo essersi accorto dell’errore, si scusò con Sputafuoco e decise che era il momento di acquistare un bel paio di occhiali da vista. I due amici andarono poi in piazza, lontano dal confine del villaggio e Sputafuoco disse: “Chi di voi mi prenderà ancora in giro sarà messo in castigo dal re Puzzadrago e finirà in prigione, senza cibo e lontano dalla famiglia. E’ chiaro a tutti?” Tra la folla si senti un forte “SI” e i due amici se ne tornarono a casa, festeggiando allegramente. CECILIA LETTA 1^ B Pag 5 IL CALDERONE INCANTATO Voi credete negli gnomi? Nei folletti? Pensate che esistano delle creature magiche? Anch’io, in passato, pensavo che fate, streghe, ed elfi fossero solo frutto della fervida immaginazione umana…ma forse…non è così. Ebbene, esiste un luogo dove la fantasia, l’incanto e il sogno si incontrano, un luogo dove la logica si confonde, un luogo dove il cuore si lascia trasportare, un luogo che non vorreste mai lasciare…:”Il CALDERONE INCANTATO”. Se ancora non conoscete questo negozio stregato, allora dovete subito visitarlo e informarvi!! Si tratta di un negozietto in centro vicino piazza Tre Martiri. Inizialmente neanche io sapevo che esistesse questo luogo, ma poi grazie ad una mia amica ne venne a conoscenza…il calderone incantato è una bottega dedicata al mondo magico delle creature fatate. All’entrata possiamo subito sentire il profumo rilasciato dagli incensi e all’interno veniamo immersi in un altro mondo. I muri sono dipinti e su di essi sono raffigurati degli alberi, delle fate, dei funghetti…potete trovare ogni tipo di animale e creatura in miniature, fabbricata a mano in ceramica: dai coloratissimi gufetti ai ranocchi più stravaganti, dagli unicorni ai simpaticissimi cavalli ma possiamo scorgere negli angoli più remoti della stanza anche le streghette e gli gnomi: tanti esseri dalle forme più bizzarre e dai colori variopinti. La cosa meravigliosa è che ognuno ha un regalo da farvi e vi porta amore, fortuna e beni materiali. Ad esempio se acquisterai un cavallino, lui, ogni volta che ti troverai in una situazione difficile ti donerà un quadrifoglio che ti proteggerà e ti porterà fortuna. I colori, le forme, lo sguardo, faranno breccia nel vostro spirito e conoscerete chi di loro vorrà venire con voi. Se la vostra creatura è presente la troverete subito, se invece non c’è, nessuno di loro vi colpirà, quindi il consiglio è di non prenderne nessuna perché di certo non sarebbe quella giusta. Trovata la vostra creatura dovrete costruirgli una casetta e dargli un nome entro la mezzanotte. Anch’io ho trovato la mia creatura, un gufino. Nelle notti di luna piena lo metto sul davanzale ed esprimo un desiderio. Da quando ho scoperto questo nuovo mondo, mi piace credere che ci sia una creatura magica che mi aiuta e mi protegge, e forse anche voi presto verrete influenzati dalla magia portentosa di queste creature e crederete in loro. Serena Sartini 2A STRALUNATEZZE IN II B GAGLIARDI questi ragazzi, sono proprio dei GALLI ! Proprio dei bravi GIOVAGNOLI e pure BELLINI, anche se a volte hanno certi GRILLI per la testa che SERBAN dei pazzi. Forse nella testa hanno il ferro e quindi da grandi faranno i FABBRI. Durante questi due giorni di gita non sono stati proprio degli ANGELI ma neanche dei LAZZARINI. In alcuni momenti li avremmo dati volentieri in pasto ai LEOPARDI o ai San BERNARDI, soprattutto quando siamo andati sul MONTAGUTI. Che maleducati! Tutti quei RUTIGLIANO! Ma dai si fa così? Poi c’è stato uno, un TALIBOV che si perdeva in un brodo di GIUCCIOLI. Io gli dicevo: “MAMI spieghi che CAIFFA stai facendo? Cosa ti SUCCIede? Perché pARLOTTI da solo? Cosa GARAVELLI per terra? Muoviti che siamo in ritardo, sBRIGHETTI”! Ma lui niente! Fermo lì come il dipinto di una santa mentre prega: Santa Maria GORETTI ALMEIDA DA SILVA MARIA DO CARMO. Amen. Io... Io... e febbraio 2009 Questa sono io Mi chiamo Claudia Russi e ho 10 anni e 10 mesi. Il mio compleanno è il 13 dicembre. Non conosco nessuno che sia nato in dicembre e questo mi fa sentire un po’ diversa anche se so benissimo che non sono l’unica. Sono nata all’ospedale Villa Maria. Vedendo alcune foto di me quando ero piccola, mi sono accorta che ero paffutella, ovviamente con pochi capelli ma ero dolce e carina. Ero una piagnucolona e di notte mi svegliavo 2 o 3 volte. Sono abbastanza alta, non lo so precisamente, diciamo 1 metro e 90 centimetri, no scherzo, sarò 1 metro e 50 centimetri. Non so neanche quanto peso, ma sono una via di mezzo, non sono grassa, ma nemmeno pelle e ossa. I miei occhi sono celesti come il mare, magari, sono marroni. Il mio sogno più grande sarebbe di volare, fare i compiti in 10 secondi e non avere i bugni. I miei capelli sono castani chiaro, mossi e porto la frangia di lato. La mia pelle è di carnagione chiara e piena di imperfezioni: i bugni e la cicatrice della varicella sulla guancia. Pag8 L’amicizia Amiche fin dalla nascita Noi, Ilaria e Martina, siamo amiche fin da quando eravamo nel pancione delle nostre mamme perché anch’esse si conoscevano. Ilaria: Martina ha circa un anno in più di me: è molto alta, ha i capelli lisci e castani, si trucca molto, se veste sempre di nero, porta molti bracciali e accessori vari. Martina: Ilaria è più bassa di me, ha i capelli leggermente più scuri, non si trucca quasi mai, ma si veste, anche lei, spesso di nero. Ilaria: Noi abbiamo molti amici in comune, ma non conosciamo così a fondo nessuno come ci conosciamo noi due. Martina: Noi abitiamo molto vicine, a circa trenta metri di distanza, dai nostri terrazzi ci vediamo e ci salutiamo spesso. Vivendo così vicine ci è piuttosto facile vederci spesso, anche ogni giorno. Ilaria: noi all’asilo andavamo nella stessa struttu- ra, anche se in classi diverse. Poi alle elementari siamo andate in due scuola differenti, ma ci vedevamo comunque il pomeriggio giù nel parco sotto casa nostra. Martina: Adesso frequentiamo tutte e due la stessa scuola media, anche se io vado in terza e l’Ila in seconda. Ogni mattina prendiamo l’autobus insieme. Quest’altro anno io dovrò lasciare l’Ila per andare alle superiori (speriamo). Ilaria: la Marty è nata in maggio e quindi quest’anno non potrà ottenere il patentino così lo prenderemo tutte e due l’anno prossimo, dato che io sono nata in gennaio. Martina: noi due abbiamo caratteri abbastanza diversi, ma andiamo comunque molto d’accordo…lo si capisce dal fatto che siamo ancora così tanto amiche dopo tutti questi anni!!!!! Mularoni Martina 3D, Gervasi Ilaria 2H IL MIO MONDO La mia camera è una delle stanze più tranquille della casa, anche perché sono figlia unica e non la condivido con nessuno. Penso che sia per me un posto speciale, dove mi posso rifugiare quando magari sono triste o non ho niente da fare, perché in qualche modo trovo la compagnia di tutte le cose che ho. Devo dire che sono molto disordinata: la scrivania piena di portapenne, fogli dimenticati da tempo, ma che lascio lì, perché io mi dico sempre che “ potrebbero servire”, ma anche portachiavi, adesivi, libri che sto leggendo e che preferisco appoggiare dove li ho sempre a portata di mano…Quando ero piccola, la mia stanza era sempre piena di bambole, barbie e peluches da tutti le parti, che ora sono riposti nell’armadio, a parte qualche pupazzo che preferisco tenere fuori sul comodino, perché ci sono più affezionata. Ma c’è anche un altro componente molto importante per me: la mia copertina, che ho da quando sono nata, e che fin da piccola ho sempre chiamato “ ninna”. E’ stata, ed è ancora, come un’amica per me, LA MIA MAMMA ! Altri particolari -Cose che mi piacciono Il mio numero fortunato è il 4. Il mio colore preferito è il rosa e il fucsia. Le mie migliori amiche…non si possono dire, non ho abbastanza spazio per scriverle tutte. Mi piace mangiare gelati e pasta. I nomi che mi piacciono sono Sofia e Cecilia . Mi piace bere vino bianco e wiski prima di andare a scuola la mattina, ok stavolta si era capito che non era vero: bevo solo acqua naturale e succhi alla pesca. Il mio gioco preferito è Twister: è un grande tappeto con dei cerchi gialli, verdi, blu e rossi. Si gira una lancetta e devi mettere la mano o il piede destro o sinistro sul colore che capita. Lo scopo è che, nonostante ci si attorcigli con gli altri, riuscire a rimanere in piedi. L’ l’ultimo vince. I miei animali preferiti sono i gatti e mi sono cominciati a piacere da quando ne abbiamo 2 in casa. Il mio programma preferito è Hannah Montana. Le attività che preferisco sono la danza moderna, classica e il nuoto. -Cose che non mi piacciono I nomi che non mi piacciono sono Giuseppina, Gertrude, Genoveffa e Anastasia. I cibi che non mi piacciono sono zucchine, minestrone e tutte le verdure varie. Se fossi più grande abiterei in una casa moderna: il salotto grande con un divano ad angolo di pelle; la camera da letto con un letto matrimoniale, due bagni, uno tutto rosa, il mio, e l’altro tutto azzurro. E in cucina un tavolo da pranzo apparecchiato e il mio maritino in piedi con in mano due mega gelati da mangiare davanti al televisore di 52 pollici. Claudia Russo I° I IL MIO MIGLIORE AMICO Io credo che l’amico sia una persona a cui puoi affidare le gioie e i dolori della tua vita. Ti accorgi ad un certo punto che la famiglia non può essere più il rifugio dei tuoi sentimenti e quindi ti rivolgi ad una persona in cui hai tanta fiducia da aprirle il tuo cuore. Al mio migliore amico chiedo che sia onesto e sincero, leale e buono, discreto e generoso, che abbia senso dell’umorismo e gioia di vivere. Non tollero che un amico mi menta o metta in dubbio le mie parole, approfitti del mio buon carattere o parli male alle mie spalle. A volte mi è capitato di confidarmi con persone che hanno tradito la mia fiducia e ho pensato che non si trattasse di vera amicizia. Se il mio migliore amico fosse punito ingiustamente lo inciterei a difendersi, ma lo inviterei anche a dire la verità nel caso io fossi punita per una colpa sua. Mi seccherebbe essere superata da lui in qualche competizione e farei di tutto per evitare che questo accada. Mi piace pater parlare con lui delle mie aspirazioni e dei miei sogni e vorrei anche che lui si confidasse con me!! Credo che sia possibile l’amicizia tra un ragazzo e una ragazza purché questo avvenga serenamente. Secondo me è importante avere un amico del cuore in ogni età della vita perché ti possa aiutare nel momento del bisogno ed esserti vicino per qualsiasi necessità. ALEXIA VANNUCCI II E Mamma è una semplice parola con un significato enorme, mamma è la prima parola che pronunciamo da piccoli e pronunceremo da grandi, mamma racchiude in sé un grande affetto, un volersi bene che durerà per tutta la vita. Mamma è sapere che ci sarà sempre, pronta lì, ad aiutarti,anche quando pensi che nessuno ti possa consolare. La mia mamma è tutto questo, e lo sarà per sempre. Lei è abbastanza alta, ha dei bellissimi occhi verdi mischiato al grigio, i capelli sono sempre mossi, lunghissimi, voluminosi e lasciati al vento. Uno dei suoi difetti principali è essere troppo precisina, tanto che se vede qualcosa fuori posto si impunta, finché non la metto a posto, è anche molto permalosa ma allo stesso tempo sensibile e dolcissima. Mi piace alla sera, dopo che è tornata a casa dal lavoro, ricordarle quanto le voglio bene, mi piace stare con lei davanti alla tv a ridere guardando Zelig. Riconosco però che fa molti sacrifici per noi, va a lavorare molto presto alla mattina, alla sera ritorna a casa tardi, non ci ha mai fatto mancare nulla. Mi ricordo ancora quando ero piccola e certe volte litigavamo, allora io le passavo sotto la porta un bigliettino con scritto: “Mi perdoni?” e lei con un sorriso che arrivava alle orecchie veniva nella mia camera e mi abbracciava forte forte. Mia mamma è indispensabile nella mia vita, non so proprio come farei senza di lei, sarei come una goccia nell’oceano. Invece insieme a lei sono sicura che non mi perderò mai e che quella piccola goccia che per gli altri può sembrare normale, per lei è tutta la sua vita. Ecco con questo…Mamma ti voglio bene… E lo farò per sempre !!! MAZZOTTI MICHELA 3^ C L’adolescenza una parte non sempre facile della vita Ho dodici anni, da un anno a questa parte il mio corpo ha subito diversi mutamenti e così anche il mio carattere. Prima mi svegliavo sempre allegra,mi vestivo in fretta senza guardarmi allo specchio e correvo a giocare. Adesso mi sveglio a volte felice, a volte senza che nessuno mi dica niente, con “la luna di traverso”. Se malauguratamente, mi guardo allo specchio e vedo che qualche cosa non va, è una tragedia. Piango spesso, basta un semplice rimprovero della mamma o una parola “ fuori posto” di mio fratello. Mi piace parlare con le amiche, raccontare i miei pensieri, però le cose più segrete le scrivo sul mio diario. Questo mi serve molto. Mi piace ascoltare la musica e alcuni brani mi commuovono. Sono abbastanza timida, non mi piace discutere con nessuno, preferisco ascoltare e dire le mie opinioni con calma. Quando mi sento giù di morale, trovo subito un’ alleata nella mamma, che mi risolleva il morale, dicendo che sono momenti dovuti alla crescita. Che momenti siano proprio non lo so, ma mi auguro che passino in fretta!!!! Una cosa ho capito: diventare grandi non è facile, non si tratta solo di crescere alcuni centimetri in altezza, ma anche di diventare più maturi e responsabili. ROSA CATERINA 2C Io e l’amicizia Dialogo pomeridiano di una ragazzina errante nel parco Ho letto quest’estate i sette libri di Harry Potter, romanzi molto belli e del mio genere preferito: la fantasy. Il libro dei sette che mi è piaciuto di più è il terzo “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban”. Nel terzo romanzo succede… ….in apparenza Sirius Blak è evaso dalla prigione di Azkaban, dove è stato rinchiuso ingiustamente per avere ucciso molti Gabbani e un mago “Peter Minus”. Si crede anche che Sirius sia il custode dei Potter e che abbia rivelato a Voldemort dove erano nascosti……... Si pensa che Sirius vada a Hogwarts ad uccidere Harry. …In realtà Sirius è innocente perché il vero colpevole è Peter Minus, che si è finto morto trasformandosi in un topo, dopo aver ucciso i Gabbani e aver rivelato a Voldemort il nascondiglio dei Potter… .Beh cosa vi devo dire di più, penso che avete capito che mi piacciono i libri. Se non l’avete ancora fatto dovete almeno provare a leggere i libri di Harry Potter perché sono bellissimi ed entusiasmanti. Stavo passeggiando tranquillamente al parco con Alice, quando all’improvviso mi chiese: -Che cosa apprezzi di più nel tuo miglior amico?-. -Uhm…credo la simpatia, la gentilezza, la disponibilità all’ascolto e all’aiuto, l’intelligenza e la sincerità-. -Sì anch’io- mi rispose, -E cosa non sopporti?-. -Credo che non sopporterei se mi mentisse! Lo detesto! Senza dimenticare che odio se approfitta del mio carattere o parla male di me alle mie spalle!-. -E se ti racconta un segreto?-. -Ma mi stai facendo un sondaggio?! Comunque, non lo racconterei a nessuno, altrimenti che amica sarei?-. -Già, hai ragione…Sai, tra me e Caterina ci sono dei problemi…-. -Per me dovresti chiarirli immediatamente, o rischi di perderla…-. -Dici? Sai lei è stata punita per qualcosa che non ha commesso e si è arrabbiata con me perché non l’ho difesa…che devo fare?-. -L’unica soluzione è quella di difenderla, no?-. -Sì, ma una volta ero stata accusata di aver rotto un vaso…invece era stata Caterina! E non si è presa nessuna colpa! Tu la difenderesti ancora?-. -Non saprei…se non vuoi difenderla, almeno incitala a farlo da sola…Ma lo sai che la mia miglior amica è stata invitata ad una festa e io no? Sono un po’ invidiosa…-. -Mi dispiace…lo saresti lo stesso se avesse vinto una gara e tu no?-. -No, in quel caso proprio no…sarei davvero felice!-. -Chiedevo…e se ti fossi presa una cotta per il suo fidanzato, lo corteggeresti di nascosto?-. -No, non dirmi che lo fai! Prima l’amicizia, poi i ragazzi, non voglio farla soffrire! E tu riesci a parlare con Caterina in piena libertà? Io sì…-. -Dipende…ma di solito di cosa parlate?-. -Di tutto! Di ragazzi e ragazze, di sport e di problemi scolastici…ma anche di moda e di musica!-. -Bene! Hai amici maschi?-. -Certo! Credo che sia possibilissima un’amicizia tra un ragazzo e una ragazza! Finito il quiz?!-. -Non è un quiz! Sai, mia mamma non è molto felice…le devo trovare un’amica?-. -Altrochè! Gli amici bisogna averli a tutte le età, ti tirano sempre su il morale! Oh, è tardissimo, devo scappare…ciao Alice, ci vediamo domani! Sansone Elena 1 H Linda Terrafino 2E Io e i libri Io adoro i libri, soprattutto quelli grandi, con molte pagine. Sapevo leggere già all’ultimo anno di materna, ma non leggevo molto bene così ho rimediato in seguito, grazie alla scuola. All’inizio leggevo libri piccoli, tipo “Piccoli brividi”. Mi appassionavo molto, io quando leggo entro nel libro, mi sembra di essere davanti alla scena che spia i personaggi. Ho cominciato a leggere i libri di “Geronimo Stilton” e ne ho letti davvero moltissimi . Quello che mi è piaciuto di più è stato “Il castello di Zampaciccia Zanzamiao”. Dove Stilton in un giorno di pioggia, si ritrovava al freddo nella sua auto, dispersa in un campo, vedendo il castello ci entrò pensando di aver trovato un luogo caldo... Vi consiglio questo libro perché è pieno di eventi inaspettati e c’è una conclusione davvero rassicurante. Ora che sono cresciuta leggo libri che hanno almeno più di 200 pagine e se sono più piccoli li finisco in pochi minuti. Quando ho del tempo libero e non so che cosa fare, leggo e così non mi annoio. perché, verso i tre anni, avevo inventato un linguaggio segreto da usare con lei, con tantissime parole strane; ora ovviamente non la uso più, ma le ho raccontato davvero molte cose. Poi, da sempre, attacco alla porta ed agli armadi tutte le figure di animali e altre cose che mi piacciono e ormai non ho più spazio, perché anche le pareti sono piene di poster dei miei cantanti preferiti. Insomma, il mio piccolo mondo, disordinato ma accogliente, come un pianeta parallelo dove ho fatto tantissimi sogni ad occhi aperti, risate, pianti, cose indimenticabili che mi rimarranno sempre nel cuore. FEDERICA FABBRI 2 I Io... Io... e febbraio 2009 La terza media: un anno importante Diciamocelo, la terza media è un anno davvero complicato e per la testa ad ognuno passa di tutto e di più. Tanto per cominciare, c’è l’esame. Questo è un bel problema per tutti, anche perché per molti è il primo esame in assoluto nella vita e non si sa cosa aspettarsi: si hanno dubbi, ansie e preoccupazioni che probabilmente, dopo averlo passato, sembreranno del tutto inutili. Infatti, quasi tutta la gente che si è salvata, va a dire in giro che l’esame di terza media è una passeggiata. E sinceramente io spero che sarà così, ma finchè non arriverà quel momento non lo saprò mai. Ma il vero dilemma dell’anno è: che scuola scelgo? Personalmente, è da un po’ di tempo che mi domando quale sia la scuola adatta a me, dove sia meglio andare, se mai riuscirò a decidere veramente e se farò la scelta giusta. Sì, perché scegliere la MIA scuola superiore non è come scegliere la scuola elementare o quella media, è molto diverso, poiché non è “anonima”. Fino a poco tempo fa non avevo proprio la minima idea di dove andare. Sono così tante le scuole! Solo a guardarle ti si incrociano gli occhi e se si pensa che presto bisognerà prendere una decisione, viene un mal di pancia atroce. Il punto è che quella che ognuno di noi sceglierà, segnerà il nostro futuro e ci farà diventare qualcuno, facendoci maturare anno dopo anno. Ammettiamolo, non è una decisione semplice, anzi, tutt’altro: è una vera impresa, anche perché la situazione va valutata con attenzione e razionalità. Per fortuna ci sono persone pronte ad aiutarci che spesso ci conoscono quasi più di quanto noi conosciamo noi stessi. Di chi sto parlando? Ma è ovvio, dei genitori. Loro sono sempre pronti ad aiutarci e a sostenerci e penso sia giusto che esprimano la propria opinione in proposito parlandone con i figli, perché potrebbero metterli sulla strada giusta. In fondo, a 13 anni si è ancora molto confusi e spesso si ha bisogno di essere spronati con una spinta o un incoraggiamento, ma non di certo forzati, perché questo non sarebbe giusto. Al massimo, se proprio i genitori sono convinti che il proprio figlio sia tagliato per una scuola di cui lui non ne vuole sapere, si può sempre discutere, no? Se no che razza di persone siamo? In ogni caso, c’è a chi andrà bene e a chi un po’ meno, anche se auguro a tutti di farcela e di avere una vita fantastica con tutti i propri sogni realizzati. E per quanto riguarda quest’anno…vedrete che sopravviveremo!!! (o almeno spero…scherzo). Bianchi Silvia 3F La mia passione per la musica E in particolare per i Sonohra Oggi e il mio ultimo giorno di vacanza! Sì , è vero, domani inizia la scuola! Non riesco a capire quale sensazione stia provando nel pensare che domani rivedrò, i miei compagni e le prof .E la mia amata scuola .Non so se è allegria o tristezza! Forse tristezza, perché per altri none lunghi mesi mi dovrò svegliare tutte le mattine per venire,in sella alla mia bicicletta,fino a scuola:o forse perché dovrò affrontare alcune materie come la musica, in cui sono assolutamente negata .Non so proprio suonare lo strumento, anche se mi impegno, i tasti non si muovono da soli;però, io, amo cantare con tutto il cuore, la musica è parte di me, infatti come dice il grande cantautore Diego Fanello dei Sonohra,”la musica ti salva sempre!”E, forse, provo allegria all’idea nel poter rivivere nuove avventure assieme alla mia cara classe. Comunque non dimenticherò mai questa estate, piena di avventure fantastiche come il viaggio in Romania, il concerto dei Sonohra a Verona,il festival Geometrie Sonore a San Marino con ospiti i Sonohra…Sono sicura che questo lungo e ultimo anno insieme ai miei amici sarà pieno di felicità e tristezza ma noi condivideremo gioie e dolori insieme!!!!! Moscu Maialina 3H Una coppia d’oro Il 21 settembre 2008 per la mia famiglia è stata una data molto importante. I miei nonni paterni, Anna e Adriano, hanno festeggiato le loro nozze d’oro: 50 anni di matrimonio! Abbiamo regalato un bellissimo “boquet” di fiori, rose bianche avvolte in una splendente carta d’oro, che ho consegnato personalmente alla nonna, prima della cerimonia. Mio papà e mia zia Lorena , per i loro genitori, hanno scelto nuove fedi d’oro giallo con i bordi oro bianco (in quella della nonna c’era anche un brillantino). Per non sbagliare a fare le nuovi fedi perfette, di misura, abbiamo dovuto convincere i nonni a consegnarci quelle vecchie; non è stata un’impresa facile far credere loro che, in occasione della festa, le avremmo portate a lucidare. La nonna, credulona, alla fine, non solo ci è cascata, ma ha ringraziato per tutte quelle attenzioni. Avreste dovuto vedere la sua faccia, in chiesa, durante la cerimonia, quando il sacerdote ha benedetto i loro nuovi anelli! Tutti gli invitati avevano gli occhi lucidi, lucidi per la commozione. Sono stati momenti davvero emozionanti! Ma facciamo un passo indietro…tutto, 50 anni dopo, doveva essere esattamente come in qual lontano giorno ed ecco, quindi, arrivare, sotto casa dei miei nonni, una splendente “Balilla” originale con tanto di fiori sul cofano. Bellissima! I miei nonni, elegantissimi, mi hanno concesso di salire in quella mitica auto d’altri tempi. In chiesa tutto era perfetto: dai fiori sull’altare al drappo azzurro sulla prima panca dove si sono seduti i miei nonni con accanto i loro figli e noi nipoti. C’erano proprio tutti e io ho scattato bellissime fotografie (molto più belle di quelle di mio papà) con tutti i parenti e gli amici. Poi tutti al ristorante…continua la festa. Auguri nonni! Matteo Mussoni 1 H E’ in arrivo una sorellina Fra un mese circa dovrebbe arrivarmi una sorellina. Ho sempre desiderato una sorellina o un fratellino, anche quando ero molto piccolo: ricordo di averlo chiesto anche a Babbo Natale in una vecchia letterina. A volte provo a immaginare come sarà. La penso piccolissima, un po’ piagnucolona, mora e di carnagione olivastra come il babbo, con gli occhi azzurri e un po’ cicciotella come la mamma, con il sorriso sempre sulle labbra e io spero di essere per lei veramente speciale. Non so cosa proverò quando la vedrò la prima volta, magari all’inizio proverò un po’ di invidia, perché la mamma dovrà occuparsene molto, oppure sarò felice del suo arrivo così le attenzioni saranno divise in maniera equa e io potrò avere un po’ meno il fiato sul collo. Proverò forse tanta felicità e un senso di protezione nei suoi confronti, magari vorrò essere io ad occuparmene o a coccolarla, magari mi disturberà coi suoi pianti oppure ogni volta che la sentirò piange- re proverò un impulso irresistibile di andare da lei, prenderla in braccio e coccolarla fino a farle spuntare nuovamente il sorriso sulle labbra. Sono felice del suo arrivo, anche se ho paura che poi, quando ci sarà anche lei, il babbo e la mamma non troveranno più il tempo per fare con me tutte quelle cose che io adoro fare con loro, ad esempio leggere con la mamma o giocare con il babbo. Ne ho parlato con i miei genitori e loro mi hanno assicurato che devo stare tranquillo, perché se desidero fare certe cose in loro compagnia è sufficiente che io lo dica, perché loro ci saranno sempre per me, come per mia sorella. Spero di essere un buono fratello per lei e di proteggerla e aiutarla ogni volta che ne avrà bisogno. Non la conosco ancora, ma mi sembra di volerle già un sacco di bene. Andrea Albini 1H Pag9 Mi osservo e… come sono complicata Sono una persona dall’indole molto complessa e quelli che, normalmente, sono considerati difetti, per me sono quasi motivo d’orgoglio, perché denotano la somiglianza con mio padre. Insomma, mi piaccio così come sono. Sono gelida, riflessiva, orgogliosa, testarda e, a volte, un po’ saccente, ma anche curiosa e abbastanza volenterosa. Spesso il mio modo di pensare cambia a seconda dei libri che leggo, oppure, quando ne leggo alcuni da cui imparo molto, cerco di immaginare come mi comporterei se mi trovassi io in quelle situazioni. Non intendo nel senso “ riuscirei anch’io a saltare così lontano o a correre così veloce?”, ma “ arriverei alle stesse conclusioni o prenderei la via sbagliata?”. Credo che queste siano le cose che fanno crescere quando si legge, perché aiutano a capirsi meglio, e se ci si conosce bene si comprendono anche gli altri. Come ho detto, rifletto molto, e questo mi porta ad essere abbastanza introversa (anche se, ultimamente, non molto) e non amo la compagnia di molte persone alla volta. Scelgo i miei amici con cura maniacale e, piuttosto che le feste, preferisco i cosiddetti “inviti per il tè”, in cui ci si siede con calma in due o tre e si parla di niente e di tutto. Sono purtroppo soggetta a repentini sbalzi d’umore: delle volte sono così corrucciata che sembra abbia preso a pugni qualcuno, tuttavia basta che passi un mio amico qualsiasi e gli sorrido, come il gatto che ha mangiato un canarino, oppure il contrario. In più, so fare del litigio un’arte e della vivacità una virtù (infatti, non sto un attimo ferma). Mio padre mi chiama da sempre “teppa”, oppure “peste”, e dice che, con un carattere così birichino, per fidanzarmi dovrò trovare una persona peggiore di me. A voi non sembra impossibile? PIEDILATO ELENA 3^C Estate: una giornata al mare Finalmente ho la sabbia sotto i piedi! Sono arrivata, sono al mare per la prima volta di quest’anno. Sono in costume e, dopo una breve sbirciatina di qua e di là, prendo la rincorsa e arrivo fino alla riva del mare, allungo un piede e toccando l’acqua con le dita sorrido, sorrido perché sono felice, anche se non so per cosa di preciso, forse perché sono in vacanza, forse perché sono con le mie amiche o forse perché, dopo un mese di febbre e di un’odiosa malattia, chiamata mononucleosi, posso nuovamente uscire e soprattutto stare al mare. Guardo l’orizzonte ed il mare sembra infinito, in lontananza ci sono delle barchette ed intorno a me è pieno di gente, alcuni attenti, altri sognanti, alcuni con un piccolo sorriso scolpito sul viso, bambini che giocano con l’acqua schizzandola su qualche passante. Sento qualcuno che mi chiama, mi giro e vedo mia mamma con la crema in mano, pronta a farmi diventare tutta bianca. Dopo, insieme alle mie amiche, decido di fare una passeggiata ed ecco i vari numeri dei bagnini che scorrono velocemente, passando a quello successivo: cinquantacinque, cinquantasei…sessanta… e via, finchè non ci siamo stancate e, ancora chiacchierando, torniamo all’ombrellone. Poco più tardi,dopo esserci riposate un po’, decidiamo di andare a fare una partita a bigliardino, animata dai nostri urli e boati. Verso le quattro del pomeriggio andiamo, finalmente, a fare una bella nuotata. L’acqua è calda e limpida, ci sono varie onde che ti fanno dondolare dolcemente, una un po’ più grande mi sormonta e adesso mi ritrovo a starnutire per colpa dell’acqua che mi è entrata nel naso. Tornate all’ombrellone ci asciughiamo nei nostri asciugamani caldi e parliamo un po’ con i miei genitori. Verso le sei ci rivestiamo e stanche, ma felici, torniamo verso la macchina per andare a casa. Silvia Dolci 2^I Diventare zii Ognuno di voi ha zii e zie ma quanti di voi lo sono o lo stanno per diventare? Sicuramente pochi o quasi nessuno beh io sono una di quei “ quasi nessuno”. Diciamo che, detto a parole, è una cosa bellissima, ma quando vi trovate dentro fino al collo cambia tutto, la vostra vita non è più la stessa cosa. A me è stata data questa notizia abbastanza crudamente, ma non so se per tutti è così, quindi vi racconto la mia storia. Era una bella domenica mattina piena di sole, mi ero appena svegliata alle nove, forse dopo, felice che quel giorno potevo stare a casa a oziare, arrivo in cucina dove mia sorella è seduta al tavolo. Tranquillamente io faccio come ogni altra domenica, il latte dal frigo i biscotti son già sul tavolo, mi siedo con la schiena contro il muro e guardo cosa c’è in tv. È in quel momento che mia sorella apre la bocca e mi rovina la giornata. Molto tranquillamente con un fare come dire” sto meglio con la maglia blu o nera?” mi dice” Cosa dici se diventi zia?”In quel momento il biscotto mi va di traverso, penso di morire soffocata e ci impiego ben 10 minuti per mettere insieme le parole e capire cosa mi aveva detto e, da mezza addormentata e mezza morta, le rispondo “ Mi prendi in giro? Cosa hai bevuto?” E lei mi risponde “ Niente, non ti prendo in giro”. Non ricordo bene cosa è successe precisamente dopo, so solo che per tutto il giorno sono andata in giro per casa come uno zombie ripetendo “Zia divento zia”. Passato il primo giorno dove ancora non ti rendi conto bene, poi gli altri ritornano normali o almeno non ci fai più tanto caso. La pancia poi inizia a lievitare e, giorno dopo giorno, lei inizia a lamentarsi “Ho la pancia!” E io continuamente le ripeto “No ma cosa dici ?Sei solo incinta, nessuno ingrassa quando aspetta un bambino, di solito si dimagrisce!” E lei di solito mi risponde con un “Ma va a quel paese”, per non dire peggio. La gente normalmente si preoccupa per le ragazze in gravidanza, ma secondo me si dovrebbe preoccupare anche delle zie come me. Non avete mai sentito parlare di stress da sorella/ fratello minore? Ognuno di voi che ha un fratello o una sorella più piccoli lo conosce; beh, fratelloni e sorelline, anche noi fratellini e sorelline abbiamo lo stress da sorelle fratelli maggiori.!!! . Bene piccolini di casa, ricordate che non si può dire di essere stressati fino a quando non si diventa zii. Mancano ancora 4 mesi alla nascita e spero che quando nascerà non sarà un rompi scatole come la mamma. Rossi Elena 3°C CHE TIPO DI STUDENTE MI SEMBRA DI ESSERE A VOLTE SONO ATTENTO, SPESSO SONO CURIOSO, DI SOLITO SONO FANTASIOSO, SONO INFORMATO SULLE COASE CHE MI INTERESSANO, NON SEMPRE SONO INTERESSATO ALLE COSE CHE MI DICOLO, SPESSO SONO INTRAPRENDENTE, DI SOLITO SONO ORDINATO Come mi descrivo? Vorrei stare nel mondo dei sogni, ma siccome sono cresciuto devo stare nella realtà Poesie... Poesie... Poesie febbraio 2009 Malata Sensazioni l’ erba sotto i piedi il vento tra i capelli l’ aria fresca che arriva sul tuo corpo sei tranquilla su un prato d’ erba verde Non posso andare a scuola ho mal di gola, mi sento svenire e mi vien da starnutire. Ho il morbillo e sembro un mirtillo! Vedo appannato e un osso mi si è girato, mi sento stanca e ho un livido sull’anca. Aiuto ho i pidocchi! Lo vedo coi miei occhi, non riesco a camminare è come se stessi per crollare. E guardo il calendario, e poi guardo Dario. Oggi è domenica! Ciao vado a giocare con Erika! Cammini tra i fiori colorati mentre dei bambini corrono davanti a te e il sole ti riscalda e con tutto il suo splendore, ti guarda Hai una sensazione bellissima, quella della felicità perché averla non fa male a nessuno ma non tutti non possono averla. Cogli l’ attimo se arriva da te, vivilo intensamente perché se non lo fai, un giorno te ne pentirai. SANSONE ELENA 1H Le stagioni Giran di continuo con tanto affanno e tra un mese e l’ altro finisce l’ anno L’ autunno è marrone l’ inverno è pigrone la primavera di gioia ne avanza e in estate e già vacanza. Mio padre con me sul tappeto verde del prato a rincorrere il pallone nella bella stagione: Mio padre, quando è in casa e non va via, riempie le stanze di allegria. L’altezza imponente, gli occhiali rettangolari che nascondono due bei occhi chiari: Mio padre presente, giocherellone e divertente: “ Che fortuna avere un padre così” L’oliva La vispa Teresa guardò il frigo sorpresa e disse poco giuliva “Mi manca un’oliva !” Cambiano sempre sono sorelle sono un po’ strambe ma molto belle Cecilia Contarini 2D MIO PADRE Pag6 Sono sorelle si fanno i dispetti dicon di tutto ma hanno difetti Questo è importante ci sono da sempre hanno accompagnato pure Dante nel suo viaggio con la mente Andò al mercato con un vestito appena comprato poi si sporcò tutta e andò a Calcutta. Quando tornò a casa la chiamo la nasa che disse contenta “vuole della menta?” “voglio l’oliva a me mancata disse Teresa arrabbiata e appese va cornetta poi andò a fare un colletta per comprare un’oliva e tornare giuliva ma per la strada si addormentò e l’oliva mai comprò. Raffa Siria 1°D Pratelli Francesco Ramberti Damiano 2 A Gamberini Manuel 1° H CONFUSA Confusa, come nebbia, i pensieri vagano nella mia testa, lasciano solo la brezza di un’estate che è arrivata e delle onde sulla battigia. Confusa, mi si appanna la vista e le lacrime scendono dai miei occhi, amara rugiada, quando ricordo ancora la nostra amicizia, persa, sparsa a quel vento che accarezzava i nostri cuori quando ti abbracciavo. Guerra Ecco cosa rimane della mia città dopo che Morte e Distruzione, come la famelica Cariddi, hanno disperso anime giovani e promettenti: solo la nuda pelle della Madre Terra. Confusa, non riesco neppure a ricordare il tuo viso che mi era tanto familiare, non ricordo la tua voce quando pensavamo che la nostra amicizia non sarebbe finita. Osservo i luoghi a me cari senza comprendere. Provo smarrimento come mai prima d’ora ricordando queste strade affollate dai miei gioiosi amici ormai defunti. Confusa, non so come andare avanti, il solco che hai lasciato nel mio cuore è troppo grande per dimenticarti, ma anche per tenerti attaccata a me. Questa inutile guerra ha annientato nazioni, città, famiglie, persone che ora, come me, possono solo meditare e piangere. Matteo Taddei 2A Mio fratello Mio fratello è un birbantello che gioca con il martello gli piace il mare ma non sa nuotare è felice quando gioca oppure quando vede un oca lui all’asilo non vuol mai andare strano perché… gli piace giocare. Lui è molto divertente ma una volta mi ha dato un pugno sul dente. Gli piacciono i cartoni animati che da tutti i bimbi son molto amati. Matteo è il mio fratellino piccolino un birichino!!! Cecilia Contarini 2 D I MESI DELL’ANNO! I SOGNI GENNAIO Io sono il primo arrivato: con me l’anno nuovo è iniziato, e adoro la neve che piove dal cielo. Svolazzano nella mia mente ogni notte,come un uccellino disperso nel cielo. Arriva un sogno,si ferma… Ne arriva un altro e continua finché non mi sveglio. Girano e girano i sogni come un tornado di desideri e si spera che si avverino… Forse un giorno i sogni diventeranno realtà,ma chi lo sa? Forse qualcuno si realizzerà… Adele Giovagnoli IIIG Confusa, come quel vento che prima di giungere a destinazione troverà mille direzioni sbagliate, ma avrà la forza di continuare anche solo per vedere cosa c’è dopo le strade già battute, dopo i sentieri già percorsi, dopo le vie che nella notte si somigliano le une alle altre e mi confondono. Confusa, da quelle vie tutte uguali, da quelle persone che si somigliano in tutto e per tutto, uguali, ma diverse da te. Vie sbagliate che forse mi porteranno ad un altro vento che cerca la sua corrente come me, e saremo uno la corrente dell’altro, come eravamo io e te. EUGENIA GALLI 2^ B MARZO Non uscite senza ombrello,sono un tipo pazzerello! Mi diverto a giocare con la pioggia ed il mare. APRILE Fioriscono le viole nei prati e nelle aiuole dove corrono i bambini allegri e birichini. MAGGIO Io son maggio, il mese del coraggio, il mese delle rose che sbocciano festose. GIUGNO Splende nel cielo il sole e finiscono le scuole! Finalmente liberi i bambini corron felici e sereni. Confusa, non so cosa pensare, cosa vedere negli altri se li paragono a te. Confusa, come te, come un vento che non sa che direzione seguire, ma che continua a soffiare verso qualcosa di nuovo. FEBBRAIO Dei miei fratelli sono il più piccino, un po’ birbante un po’ malandrino; porto una sciarpa di stelle filanti e scherzi e giochi per tutti quanti. LUGLIO Porto il caldo in campagna, la calura in città, è beato chi in montagna o al mare se ne andrà. IN RIVA AL MARE AGOSTO Sono in mezzo all’estate: andate al mare e riposate che le città ormai deserte non ospitano più la gente! SETTEMBRE Con me le vacanze son finite! E’ tempo di ritornare a scuola a studiare e a ripassare. Per le vie del sole Volavano a frotte i Gabbiani OTTOBRE Con me inizia la vendemmia: tutta l’uva è ormai matura, sono un mese un po’ freddino soprattutto al mattino. Il mare chiude Nella sua rete d’ oro Pensieri infiniti e mille Voci. NOVEMBRE Non abbiate paura del vento, va via in un momento, ma temete la pioggerellina che allaga la cantina. Il guizzo d’ argento Emerge dalle onde Poi un altro e Un altro ancora. DICEMBRE Sulla sabbia dorata Una conchiglia rivela I suoi segreti. Dite addio all’anno vecchio e benvenuto all’anno nuovo che porterà emozioni e amici nuovi. Bullari Amanda SILVIA MARESI- ELENA MURATORI 1^ H Amici Animali febbraio 2009 Animali abbandonati Ho spesso sentito parlare di animali abbandonati dai loro padroni e la cosa mi ha suscitato una gran tristezza, finche un giorno, triste e felice, mi è capitato di incontrarne alcuni. Ero andata ad una festa di compleanno da un’ amica di mia madre che possiede, fuori città, una fattoria con un parco meraviglioso e tante specie di animali chiusi in vari recinti. Mentre noi ragazzi giocavamo,ho visto quattro graziosi gattini che giocavano liberamente nel parco. Io ho sempre desiderato possedere un animale cosi mi sono fatta coraggio e ho chiesto alcune notizie su di loro. L’ amica di mia mamma ha raccontato che un giorno, mentre buttava l’ immondizia nel cassonetto, ha udito dei miagolii provenienti dal suo interno. Non le è stato facile recuperare le tre bestioline tra i rifiuti maleodoranti ,ma alla fine il salvataggio è avvenuto facilmente. Che pena sentire questo racconto!!Non posso pensare alla fine che avrebbero fatto. Come si può essere così crudeli?! Quei gattini erano disponibili per chi avesse voluto adottarli: ecco l’ occasione per portarne uno a casa. E così e stato, anche perché la mamma si è mossa a compassione. Ora”Ginevra”, “Ginny” per gli amici, ha quasi 5 mesi e vive felice e coccolata in casa nostra. E’ morbida giocherellona e soprattutto sorniona,peccato che il suo pelo sia decisamente Juventino in una casa di Interisti IL MIO AMICO PIU’ FEDELE La mia cagnetta e i croccantini Un gattino impertinente Sin da quando ero piccolo desideravo avere un cane, così il babbo a Natale mi regalò uno splendido cucciolo di Terranova. Aveva appena tre anni. Era carinissimo, una palla di pelo nero, con due occhioni grandi e dolci e a me sembrava già gigantesco, decisi di chiamarlo Nadir. Mi innamorai subito di lui e lui di me. Mangiavo ancora nel seggiolone e lui mi aspettava sdraiato sotto la seduta, sembrava che dormisse ma, secondo me, stava solo fingendo, in realtà sperava mi cadesse qualcosa. Stavo ore con lui sdraiato sul tappeto ad accarezzarlo e lui si prendeva tutte le coccole immobile, ogni tanto provava a darmi una leccata. Spesso uscivo in giardino con lui e giocavamo insieme con la corda, la palla o con l’osso di plastica. Il tempo è volato e oggi Nadir ha otto anni e io quasi undici; ora è veramente gigantesco (pesa circa 70 Kg.), anche se per me resta sempre il mio cucciolo. Non è un cane particolarmente esuberante, è tran- La mia cagnetta è una meticcia di 13 anni e quando io sono nata era già la reginetta della casa… Ben presto però dovette abituarsi alla mia presenza anche con qualche scena di gelosia. Diventammo buone compagne di gioco e, dalle riprese di quando ero piccola, vedo che rincorrevamo insieme la palla e saltavamo da un masso all’altro nei ruscelli in montagna e lei, con due “gambe” di vantaggio, era anche più veloce di me. E’ di taglia medio piccola, con un mantello bianco a chiazze nocciola, liscio e lungo, anche se noi però glielo tosiamo spesso. Penso sia un incrocio tra un Volpino ed un Chihuahua, infatti ha il muso appuntito e le orecchie grandi e aguzze, sempre all’erta come dei radar. Le sue zampette sono corte, ma agili e forti e le permettono ancora delle corse scatenate nei prati. E’ abbastanza ubbidiente, però si prende qualche libertà come accomodarsi sul divano o salire su qualche letto per stare in tenera e calda compagnia. Sarebbe una mangiona, quindi dobbiamo darle le sue razioni di croccantini e lei li guarda attentamente come se dovesse contarli per controllare che ci siano tutti; la sua passione però restano i biscotti ed ogni mattina durante la nostra colazione con sguardo implorante scrocca sempre un dolce supplemento. Balena Laura 2H Quest’anno a casa mia è arrivato un ospite speciale, si tratta di una gattina. Dopo un’accesa discussione per i nomi più gettonati “Pallina, Shuby, ecc…” io e mia sorella ne abbiamo scelto uno particolare: Ton Ton. E’ di razza europea dal pelo bianco, sfumato da macchie marroni, e morbido come quello di un peluche. Appena arrivata ha avuto qualche difficoltà ad adattarsi. Quando non vedeva nessuno miagolava e riusciva a malapena a salire nella sua cesta. EXCALIBUR Pesaresi Sofia 2 H TITTI Un amico per me sempre vivo Titti è il mio preferito tra tutti i gatti che ho avuto. Era cicciotto, con il pelo tigrato grigio e nero. Era morbido, un vero peluche, e quando lo accarezzavamo faceva le fusa a tutta la famiglia. E’ rimasto un ricordo di lui come di un bene perduto. Anche alla mia cagnolina Sindy è rimasto impresso nella mente, perché i primi giorni, dopo la sua scomparsa, piangeva, mugolando dietro la porta. Noi, per ricordo, abbiamo attaccato sul frigorifero una sua fotografia, in cui lui e la Sindy guardano in modo affettuoso l’obiettivo. La mattina mi svegliava come fosse una sveglia; saliva sopra di me e mi faceva un massaggio con le sue zampette cicciotte. Per noi è stato importante, perché nei momenti di solitudine lui usciva sempre fuori, a fare compagnia. Titti si metteva spesso nei guai…Un giorno stavo versando l’acqua dentro al bicchiere, quando una macchia di sangue catturò la mia attenzione: immediatamente sono corsa dalla mamma a spiegarle cos’era successo. Lei pensava fosse il cane. In fretta e furia fummo vicine alla Sindy e la girammo per vedere se si fosse fatta male, ma non aveva neanche un graffietto; allora girammo il gatto, ma anche lui non aveva niente. Io allora feci uscire Titti ed ogni volta che il gatto faceva un passo, cadeva una goccia di sangue. Allora, mi accorsi che la coda di Titti si era spezzata e andai a dirlo alla mamma. Lei, che è un’infermiera, lo medicò e lo sistemò nella cuccia del cane, che lo ospitò. Tre anni dopo, un giorno, lo cercammo e purtroppo non lo vedemmo più. Dopo una settimana, insieme ad una mia amica che era mia ospite, vidi un gatto morto, senza più pelo, coperto da tante mosche. Io sapevo già che era Titti, ma ho pensato sempre che fosse un altro gatto. Renée Dilernia 2^I Pag7 quillo, anzi passa quasi tutto il suo tempo sdraiato, ma è molto rassicurante, anche se il suo aspetto incute un certo timore in chi non lo conosce. E’ molto buono, ubbidiente e coccolone. Il nostro rapporto è bellissimo. Al mattino mi aspetta fuori dalla porta per salutarmi prima che vada a scuola, al ritorno lo trovo al cancello ad aspettarmi; quando tornavo con lo scuolabus riconosceva il rumore e si avviava verso il cancello prima ancora di vederlo. Sin dalla prima elementare ho l’abitudine di fare i compiti scritti al tavolo della cucina e Nadir mi aspetta sdraiato fuori dalla porta finestra con la testa appoggiata sulla panchina. Appena io mi alzo, lui come un fulmine, si sposta alla porta di casa e attende che io esca per poter giocare un po’. E’ molto protettivo con me e non vuole che la mamma mi sgridi e, quando lei lo fa, lui abbaia alla porta e, se siamo fuori, si mette in mezzo e cerca di allontanarla da me (siccome la mamma è fifona, quando vuole sgridarmi, mi chiama in casa). E’ anche un po’ geloso e, se sono fuori a giocare con i miei amici o con il babbo, cerca di attirare la mia attenzione o vuole a tutti i costi partecipare al gioco. Quando sta male non si sposta dal portone di casa e ogni tanto sbircia dal vetro per vedermi. Se non ci riesce perché sono a letto, abbaia o prova con il muso a girare la chiave. Tra noi c’è un legame talmente forte che lui riesce a capirmi anche senza le parole, capisce se sono arrabbiato, triste, malinconico, felice, contento, ammalato, ecc. e a me basta un coccolo con lui per sentirmi meglio. Per me Nadir è come un fratello e gli voglio un mondo di bene. ANDREA ALBINI I H Un cane potente e intelligente… come “la spada nella roccia” Excalibur è il cane Labrador dei miei nonni. Ha 12 anni ed è vecchio e un po’ malandato. Ha il pelo chiaro e rasato. E’ abbastanza grasso, ma agile, però ora sta sempre fermo perché è vecchio. E’ molto buono, specialmente con i bambini, è docile, rispettoso verso i suoi padroni. Infatti i cani Labrador, come lui, vengono impiegati per guidare i non vedenti. Quando i miei nonni l’hanno comprato , io ancora non ero nato. I miei genitori mi hanno raccontato che Excalibur era felice di avere un neonato vicino a sè; mi proteggeva e non mi Ma dopo alcune settimane, presa confidenza con le stanze, saltava sui divani, si arrampicava sulle zanzariere, piombava sul tavolo mentre mangiavamo e si infilava sotto le coperte dei nostri letti durante la notte. La rimproveriamo spesso per le sue birichinate, ma appena si addormenta acciambellata sul cuscino, la coccoliamo e le perdoniamo ogni marachella. Per controllare la sua iperattività abbiamo deciso di comprarle un topolino in plastica con cui farla divertire. Lei, da buon gatto, si apposta e assale l’acerrimo nemico. Ama giocare con la palla e riesce a compiere straordinarie parate, degne di Buffon. Ora ha sei mesi ed essendo ancora troppo piccola la teniamo in casa, ma appena apriamo la porta lei si infila e tenta di fare un giretto nei dintorni. Questo gattino impertinente e dispettoso ha reso le mie giornate davvero speciali. Stefano Lombardi 1E IL MIO CAVALLO abbaiava. Il suo nome deriva dalla famosa ‘spada nella roccia’, infatti Excalibur è molto potente e intelligente. Un giorno però si è perso e non è stato capace di tornare a casa. Si è addirittura fatto catturare dagli accalappiacani. E’ stato un’intera giornata nel canile insieme ai cani randagi, ma quando ci hanno telefonato noi siamo andati a prenderlo. Adesso sta sempre vicino al suo padrone! Io posseggo un cavallo che si chiama Peter. Ha un anno e mezzo. Il suo mantello è bianco pezzato di rosso scuro, le sue zampe sono agili scattanti, lunghe e sempre pronte al movimento, difatti, quando è nel suo recinto, si diverte a fare lunghe corse. Giacomo Degiampietro 1E L’orrore dei cosìddetti “ORSI DELLA LUNA” Ci sono tipi di vita peggiori della morte, ci sono torture peggiori di incubo :in questo momento in Cina, Corea e Vietnam decine di migliaia di Orsi della Luna subiscono tremende torture. Gli Orsi della Luna vengono così chiamati perché tra il loro pelo scuro si nasconde una piccola mezzaluna dorata. Questi animali vengono rinchiusi in “fatto- rie della bile” dove quotidianamente viene estratto dal loro corpo un prodotto utilizzato come additivo per bibite o shampoo. Gli Orsi sono costretti a vivere in strettissime gabbie nelle quali non riescono neppure a muoversi e, per evitare che si suicidano, gli tagliano unghie e denti. Molti di questi animali muoiono di tumori o infezioni croniche causate dai cateteri conficcati nella carne; ma la maggior parte di essi sopravvivono fino a vent’anni sopportando ogni giorno atroci maltrattamenti e violenze. L’unico modo per salvare questi esemplari è evitare di acquistare prodotti, cosmetici in particolare, ma non solo, provenienti da Cina, Corea e Vietnam, contenenti bile di orsi. La vita di questi animali è nelle nostre mani: aiutiamoli! Valentina Fregnani, Veronica Amati 2A Il muso è allungato, con le orecchie triangolari ,spesso dritte, gli occhi marrone scuro , grandi ed espressivi. Le narici sono allargate e umide. Sul muso ha una grossa macchia bianca. È un cavallo tranquillo, obbediente ai comandi,quando mi vede correre, corre anche lui. Vive a Pugliano, presso la nonna materna, perché c’è molto spazio, essendo in campagna. Tempo fa Peter era scappato dal recinto e non si sapeva dove fosse andato. Lo zio l’ ha cercato da tutte le partì ma dell’ animale non vi era traccia. Solo il mattino dopo Peter è tornato: aveva trascorso la notte in un garage, dal quale era scappato, quando il proprietario del locale, vedendoselo improvvisamente davanti si era messo ad urlare. Peter aveva voluto provare un po’ di libertà. Io sono molto affezionata a questo cavallo e spero di mantenere sempre un buon rapporto con lui. Innocenti Sara 1E Il Mondo a scuola febbraio 2009 Festività polacche Le festività polacche sono quasi tutte simili a quelle italiane, ci sono: la vigilia, il Natale, Santo Stefano e poi c’è Capodanno. I festeggiamenti di queste feste però sono molto diversi. Durante la vigilia, ad esempio, non si mangia niente per tutto il giorno, fino alla cena; si incomincia a mangiare quando in cielo si vede la prima stella e se non si vede (per via delle nuvole), di solito si inizia verso le 18.00. Prima di iniziare la grande cena però, tutti si scambiano gli auguri, spezzando il pane azzimo (ostia). Tradizionalmente si mangiano 12 pietanze diverse, contando i contorni come il pane. Quest’anno però, abbiamo fatto anche due portate italiane come la zuppa di ceci e la piada con la bietola e lo stracchino. Durante la vigilia c’è un’altra tradizione che è quella di preparare un posto in più alla tavola per qualche vagabondo che non ha né casa né famiglia con cui passare Pag10 Vi racconto del mio Equador Mi chiamo Andrea, frequento la prima media e vengo dall’ Equador. Vi voglio raccontare qualcosa sul mio paese anche se mi ricordo poche cose, poiché sono in Italia da due anni. L’ Equador è un piccolo stato dove la lingua principale è lo spagnolo. La scuola non e’ molto diversa da quella italiana : nella mia scuola avevo cinque maestre, non c’ erano i laboratori, tranne quello di informatica e non si facevano le gite. Tra le materie di studio non c’era Religione e andavamo a scuola cinque giorni a settimana. La nostra cultura e’ abbastanza ricca: anche noi in Equador festeggiamo il carnevale ma non c’é la Befana ,o meglio l’ epifania e non ci trasformiamo. L’ abbigliamento delle donne consiste in una lunga gonna, una maglia a maniche corte questi indumenti si indossano anche d’ inverno ,perchè nel mio paese fa sempre caldo, si usano scarpe senza tacchi nere o bianche. Io ho sempre preferito mettermi le scarpe nere, gli uomini invece indossano dei pantaloni di colore verde pistacchio e una maglia leggera a maniche lunghe. La religione principale del mio paese e’ quella cattolica anche se io ne so ben poco di questa religione e quindi non posso dirvi altro. I piatti tipici sono la zuppa ,lo stufato ecc... mentre le specialità dell’ Equador sono “il caedo de pates”,cioe’ una zuppa a base di bovino,”il cuy”, cioe’ un porcellino d’ India, e il lech ‘oh, cioè il maialino da latte. Mangiamo anche la carne e il pesce benchè a me non piaccia! Anche se sto bene qui in Italia , il mio paese mi manca! Valez Briones Twilight E così il leone si innamorò dell’agnello…che agnello stupido…e che leone pazzo e masochista. TRAMA: la protagonista è Isabella Swan, una diciassettenne di Phoenix, che si trasferisce a Forks, nello stato di Washington per ritrovare l’affetto di quel padre da cui aveva dovuto separarsi all’età di soli due anni. Bella è una ragazza timida, goffa e un po’ imbranata, non si aspetta nulla di buono dal suo trasloco, ma sin dal primo giorno di scuola incontrerà Edward Cullen, il ragazzo perfetto che le cambierà la vita. Lui, coi suoi capelli bronzei, il fisico da statua greca, immortala tutta l’attenzione della nuova arrivata, la osserva con sguardi cupi, la ammalia, salvandole ripetutamente la vita. I due lentamente si conoscono e finiscono per innamorarsi perdutamente con tutte le tragiche conseguenze che può portare una storia d’amore con un vampiro. Edward, è costretto a resistere, giorno dopo giorno, all’irrefrenabile desiderio di mordere la sua amata e di dissetarsi del suo sangue. La scuola in Messico questa festività. Dopo aver riempito le pance di buonissime cose, si sta tutti insieme a parlare, a scherzare e ad ascoltare i canti natalizi. A mezzanotte molta gente va in chiesa alla messa che dura più delle messe normali (circa un’ora e mezzo). Il Natale (che in Polonia viene chiamato “primo giorno di natale”) è un giorno molto importante. Ci si sveglia la mattina, si aprono i regali e poi molta gente va in chiesa, se non c’è già andata di notte. Io e la mia famiglia l’abbiamo festeggiato dai miei zii. Lì si sta in compagnia, si parla si scherza, si mangia, si beve, si balla… Poi dopo aver passato abbastanza tempo insieme, si torna a casa. Santo Stefano (che in Polonia è chiamato “secondo giorno di natale”) è una festa un po’ meno importante del Natale e non si va in chiesa . Anche questa festa io e la mia famiglia l’abbiamo festeggiata insieme (soltanto perché è il giorno del mio compleanno), ma molti polacchi non la festeggia in famiglia. Anche durante questa festività si sta in compagnia, si scherza, si parla… Il Capodanno invece è una festa che in Polonia non la si festeggia più in famiglia, però alcuni lo fanno ancora (soprattutto quelli che hanno i bambini piccoli). Io quest’anno l’ ho festeggiato insieme agli amici, invece i miei genitori sono andati dagli zii. Tutte queste festività polacche non cambieranno mai e io vorrei festeggiarle sempre in Polonia. SYLWIA MARCINKOWSKA 3° C Quando uniformi, capelli e unghie devono essere perfetti….. Forse a voi non è mai passato per la mente di come sia la scuola in Messico; forse non ve ne importa, ma dopo aver letto questo articolo,capirete che è valsa la pena sapere un po’ di più di questo paese. Innanzitutto in Messico si usa l’uniforme . Io sono stata tre anni in una scuola del Messico, e nel mio caso l’uniforme era una gonna fino al ginocchio a quadri rossi, neri e grigi, camicia ben stirata a maniche corte, calze bianche lunghe fino al ginocchio e scarpette nere luccicanti da Heidi, capelli sempre ben legati, e guai avere le unghie lunghe o con lo smalto! Non potevi barare perché oltre all’occhio attento della prof ,c’era un/a bambino/a che tutte le mattine passava a controllare uniforme, capelli e unghie . Bleah! Penserete, ma dopo tre anni così ci si abitua, soprattutto quando mi alzo la mattina e non so cosa mettermi per andare a scuola. Ogni Lunedì mattina , dopo che la campanella suona, ci si riunisce nella Eugenia Galli 3B Gina Succi - 2°D La regione verde: la mia terra molto conosciuto in tutto il mondo e che da poco ha compiuto 121 anni: la Schwewebahn o meglio il treno sospeso in aria. Si regge in alto con dei pali di ferro alti almeno 15 metri Lo Schwewebahn viaggia per tutta Wuppertal sopra il fiume Wupper. Viene utilizzato molto perché è sospeso per aria, non ci si deve preoccupare dei semafori, delle macchine, ecc…e così si evita il traffico. Tutto ciò che ti circonda è favoloso. Invenzioni nel mondo. Francia . Nel 1973 mentre faceva un viaggio in auto, un bambino francese inventò un gioco per passare il tempo. Il gioco si chiama “Nazionale7”. Si tratta di un gioco di carte che, al posto di cifre e numeri, presenta delle immagini che si possono incontrare viaggiano in auto. Per giocare, le 50 carte di cui è composto il gioco devono essere distribuite (in uguale numero) a ogni giocatore. Vince chi tra loro termina per primo le proprie carte. L’ eliminazione delle carte è determinata dal fatto di incontrare sul proprio cammino le immagini raffigurate. “E’ molto complicato” direte voi , ma in realtà è come tutte le invenzioni. In questo gioco bisogna pensare e osservare ogni momento della realtà che ci circonda: e chi lo può fare se non un bambino? È l agenzia “Rengeval e partners”che si occupa di far giungere il gioco alle compagnie di professionisti dell’ infanzia. Speriamo di trovare questo gioco anche nelle altre parti del mondo, perché non accade solo in Francia che i bambini si annoino in auto. piazzetta della scuola. Per prima cosa si canta l’inno alla bandiera, poi l’inno Messicano, vengono citate le date importanti della settimana e infine c’è un discorso del preside. L’unica cosa che facevo volentieri era cantare l’inno, così quando è stato il turno della mia classe di eseguire tutta questa pappardella, mi sono offerta per cantare l’inno che fa: “Mexicanos al grito de guerra el acero a prestad y el bridòn y retiemble en su centro la Tierra…” Non lo posso scrivere tutto perché ancora devo raccontarvi molte cose. Una cosa che vi piacerà sicuramente è che c’erano molti scioperi. Una volta ce n’ è stato uno lungo tre mesi!!! In compenso però, poi siamo rimasti due ore in più a scuola per il resto dell’anno….UFFFF. Ahora los saludo amigos y hasta la vista! Cari lettori, siete mai stati in Germania, in quella che viene chiamata anche la “regione verde”? Beh! Io sì! Ed è proprio una parte dell’Europa veramente speciale. Viene chiamata “Regione Verde” perché è ricoperta da una fitta vegetazione colore smeraldo. Come in ogni parte del mondo, ciascun territorio ha dei cibi che lo caratterizzano. In Germania i cibi più frequenti e più particolari sono lo “strudel”; una torta di mele, i “wafer”, biscotti che tutti noi conosciamo, e lo “schnitzel”, un pezzo di carne molto saporita. In Germania, in una città di nome Wuppertal, la mia città natale, c’è un mezzo di trasporto Vi consiglio di andare a visitare la Germania con tutta calma e vedrete che sarà un’esperienza bellissima. Charlotte Boesebeck 1F Bella nonostante ciò si fida ciecamente di lui, corre il rischio di morire per stare con lui. Un libro magico, adatto anche per un pubblico adulto. La calma piatta iniziale, narra di uno dei drammi che può vivere un ragazzo ovvero il cambiamento di città, di amicizie, di vita. A partire dall’incontro fra i due giovani, il primo incontro nella nuova scuola, il romanzo ti imprigiona fino alla fine. Quattrocentododici pagine da leggere in un fiato. Fino a dove l’amore ti può portare? Cosa saresti capace di fare per stare con l’amore della tua vita? Sono domande a cui la Meyer risponde con una dolcezza ineguagliabile. La scrittrice trentaseienne americana, al suo debutto, riesce a cogliere le parti nascoste di questo sentimento e descriverle semplicemente. “Di tre cose ero del tutto certa. Primo: Edward era un vampiro. Secondo: una parte di lui aveva sete del mio sangue. Terzo: ero totalmente, incondizionatamente innamorata di lui.” Un libro che mi ha fatto impazzire e mi ha tenuto con il fiato sospeso fino all’ultima parola. Voi adesso penserete che sto esagerando, ma vi giuro che è così! Stephenie Meyer è riuscita a farmi entrare nella storia, a diventare la protagonista Bella e provare ansia e paura per tutte le difficoltà e le incertezze che ha dovuto affrontare. Mi ha fatto emozionare tanto che non riuscivo a smettere di leggere la storia! La prima frase di questo articolo è una metafora di Bella, l’agnello stupido essendosi innamorata di un vampiro, e Edward, il leone pazzo e masochista che ricambia l’amore e deve trattenersi dall’ attaccare Bella. Secondo me il libro è piaciuto tanto perché la storia che narra è originale, piena di suspense e effetti di scena, ma anche per l’amore tra Edward e Bella che supera le diversità e che li tiene uniti con un legame indistruttibile. A me è piaciuto anche perché le descrizioni di Edward ti lasciano con il fiato mozzato e mi hanno fatto innamorare perdutamente di lui! Il fisico marmoreo, gli occhi dorati, i capelli ramati…mi fanno impazzire! Comunque per tutti coloro che non hanno ancora letto la saga della Meyer, consiglio vivamente di iniziare questa avventura senza precedenti!!! Eleonora Ianni 2A febbraio 2009 Fil m libri teatro I MITI DEI NOSTRI TEMPI Hilary Duff è nata a Huston in America, il 28 settembre 1987, figlia di Robert Duff e sua moglie Susan Collen Cobb. La madre la incoraggiò alla carriera di attrice al fianco della sorella più grande, Haylie Duff. All’età di 6 anni Hilary partecipò al balletto “ Lo schiaccianoci” Le sorelle, diventavano sempre più entusiaste all’idea di recitare professionalmente e alla fine si trasferirono in California, a Los Angeles, con la madre. Dopo anni di audizioni e provini, entrambe le sorelle riuscirono ad ottenere diverse parti in pubblicità televisive. Lizze Mcguire, andato in onda la prima volta su Disney Channel, fu una serie televisiva di grande successo, divenne il punto di svolta che la giovane Hilary aspettava da tempo. Divenne popolarissima tra i ragazzi dai 7 ai 17 anni. Dopo il grande successo di Lizze Mcguire diventata da liceale a pop star, Hilary lavorò nel ruolo di uno dei dodici figli nella commedia “Una scatenata dozzina 1 e 2.” Nel 2004 interpretò l’adolescente Sam nella moderna favola Cenerentola e dopo questo film la popolarità della Duff raggiunse i massimi livelli. Recitò come protagonista in “Nata per vincere”, una bellissima storia di forte passione nei confronti della musica. Insomma, Hilary è un mito! PAESE MARIA CHIARA IE Dalla lettura del Gabbiano Jonathan Livingston ecco la mia esperienza personale Chi era jonathan? Un gabbiano,che come tutti i gabbiani doveva vivere in gruppo e volare solo ed esclusivamente, per procurarsi il cibo. Ma a lui non piaceva, il suo desiderio più grande, era quello di volare in modo “diverso”. Non ascoltava nessuno: cadeva e si rialzava, finché un giorno il volo più spericolato, fantastico gli riuscì. Io credo che ognuno di noi abbia dei sogni, che però non sempre si realizzano. A cinque anni ho iniziato ginnastica artistica. Duro lavoro, allenamenti quotidiani di tre ore, inverno ed estate. Il riposo non esisteva e la stanchezza non era ammessa. Sbagliavi: un rimprovero. Così per sei anni, ma il sogno di poter eseguire tutti gli esercizi, anche quelli più difficili, in maniera perfetta, era troppo gran- “Mamma mia!” Un film consigliato a chi ama divertirsi E’ uscito di recente un film dal titolo “Mamma mia!”. La storia è ambientata nell’isola greca del Kalakairi. I personaggi sono Donna, che gestisce un albergo chiamato “Villa Donna”, e sua figlia Sophie che sta per sposarsi con il suo fidanzato Sky. La figlia non sa chi sia suo padre e leggendo un diario della madre invita di nascosto tre ex fidanzati della madre. Il film oltre a fare vedere il meraviglioso paesaggio greco, descrive il difficile rapporto tra madre e figlia vissute senza un padre. Donna non sa come fare capire alla figlia che non deve aver fretta di sposarsi ma scegliere di studiare e viaggiare per capire veramente cosa vuole fare nella sua vita. Sophie troverà suo padre? Si sposerà e gestirà l’albergo con la madre per sempre? Non vi dirò la fine, andate al cinema a vederlo: le musiche degli Abba e i balli sono contagiosi, un film da vedere e da ascoltare dall’inizio alla fine! Buona visione!!! Sofia Frilli 1E de. Le gambe ti facevano male, le mani fasciate sanguinavano, ma non era niente, la speranza di poter raggiungere l’ obbiettivo mi faceva sopportare tutto. Il sogno è svanito, per tanti motivi. A causa del mio carattere molto emotivo, vivevo le gare con tanta tensione, da sbagliare gli esercizi che in allenamento riuscivano perfetti. La delusione era tanta! Ho quindi deciso di lasciare la ginnastica. Faccio ancora dello sport, ma non in maniera agonistica. Non sono stata brava come Jonathan, a lui il sogno è riuscito, a me no . Rosa Caterina 2C SPOR T § SPOR T SPORT SPORT Pag11 In America alle Little Ligue World Series Agosto 2002,sono al mare, assieme alla mia famiglia a lanciare sassi e conchiglie tentando di farli rimbalzare più volte sulla superficie dell’acqua,indosso una maglietta a righe, pantaloncini e ciabatte. Agosto 2008, sono a Williamsport, Pennsylvania, USA alle Little Ligue World Sereis, la più grande manifestazione di baseball giovanile al mondo, indosso una splendida divisa viola con la scritta Europe sul petto, pantaloni bianchi e scarpe con tacchetti. Ora sono sul monte di lancio e tiro palline da baseball davanti a oltre 10000 persone che mangiano hamburger e patatine, devono enormi bicchieri di bibite coloratissime e incitano le squadre con il loro tifo. Ma andiamo con ordine, voi vi chiederete come sono arrivato fin qua! Un paio di settimane prima abbiamo disputato con la selezione dell’ Emilia Romagna il torneo europeo in Polonia: vincendo tale manifestazione abbiamo guadagnato il diritto di rappresentare l’Europa alle Little Ligue World Series, manifestazione che si disputa tutti gli anni in agosto a Williamsport, Pennsylvania negli Stati Uniti: Williamsport è una piccola città di 50 mila abitanti attraversata da un fiume, ma è la capitale del baseball giovanile mondiale e qui ogni anno si tiene questa manifestazione che raccoglie gente da tutta l’America. Il torneo è composto da 16 squadre, 8 Americane e 8 dal resto del mondo.. Siamo arrivato qua dopo un lungo viaggio che da Milano ci ha condotti prima a Varsavia, poi ad Amsterdam e infine a New York, che però abbiamo potuto ammirare solo dai finestrini del pullman, che ci ha portati fino al luogo della manifestazione. Siamo scesi dal pullman nel cuore della notte dopo oltre dieci ore di viaggio con gli occhi ancora chiusi per il sonno e siamo rimasti abbagliati da alcune forti luci: non era una navicella aliena scesa sulla terra, ma una troupe televisiva del canale sportivo americano ESPN, pronta a fare un’intervista a caldo, incredibile! Prima di giocare abbiamo fatto una parata in piena città, come quelle che vedi nei film, abbiamo sfilato insieme ai personaggi famosi, dal sindaco a giocatori di fama mondiale, seguiti da veicoli di vari formati da piccoli a giganteschi, della polizia, dei pompieri, dell’esercito e del corpo medico. Noi eravamo insieme ad un’ altra squadra su di un camion agghindati a festa, con bandierine italiane ed una grande bandiera americana che sventolavo io assieme a mio padre. La gente che salutava era seduta ai lati della strada già dal primo pomeriggio e durante l’attesa mangiava cibi sconosciuti a noi. Eravamo come una leggenda, molti ci chiedevano autografi, una signora ci ha anche regalato una borsa piena di “preztel”, specialità salata del posto Siamo stati anche ospiti di una comunità chiamata “Figli d’Italia” ricevendo un’accoglienza commovente. Ci hanno offerto la cena e poi siamo andati tutti a fare baldoria in una casa con piscina, saturi di hamburger, patatine e hot dog. Nonostante tutto ci è andata male perché abbiamo perso tutte le partite ( anche se la prima partita siamo stati ad un passo dal vincerla e l’avremmo anche meritato). Il baseball in America è tutta un’altra cosa, ci sono giocatori che lanciando sfiorano le 75 miglia, circa 125 km, e una pallina che passa a tale velocità dalla distanza di 14 m è un problema colpirla, a meno che non sia lei a colpire te e vi assicuro che non è affatto piacevole. I campi erano due: Volunteer e Howard J. Lamadee, entrambi con almeno 5.000 posti a sedere e altrettanti ai lati e oltre alla recinzione del fuori campo, poi c’erano altri 3 campi dove si poteva fare allenamento e 6 tunnel di battuta con macchina lancia palle in ognuno di essi. Tutto ciò qui in Italia è inimmaginabile perché il baseball viene considerato uno sport di secondo grado. Ma ora torniamo al punto, appena fuori dai cancelli, con nostra sorpresa visto le prestazioni raggiunte, molte persone venivano a chiederci gli autografi perché eravamo la prima squadra a partecipare. Inoltre tutte le partite sono state trasmesse in diretta dalla ESPN, corredate da interviste ai giocatori e agli allenatori Per il resto, dopo l’eliminazione dal torneo, abbiamo passato il nostro tempo all’interno dei cancelli; la nostra camera era dotato di bagno e tv,all’esterno c’era una mensa dove ti servivano di tutto, da bacon a uova, ad hamburger e patatine, praticamente le solite porcherie, piacevoli per noi , ma non troppo per il nostro fisico! Sopra c’era una sala giochi gratuita esclusivamente per i giocatori, che disponeva di computer per navigare su internet e ricevere e-mail da persone che volevano parlare della squadra o dei singoli giocatori, oltre che alla bellezza di 4 nintendo Wii con il gioco della nostra manifestazione. All’esterno c’era una piscina con un trampolino, la quale è stata per noi una grande soddisfazione: dopo una giornata al sole non c’era niente di meglio che un tuffo. Il tutto era recintato, disponeva di tre entrate e si poteva accedere solamente con un pass elettronico esclusivo per allenatori e giocatori Questa è la migliore esperienza sportiva che uno possa mai fare, perché essere campioni d’Europa e volare in America con la selezione dell’Emilia Romagna non è cosa da poco. Vincendo le eliminatorie e partecipando al torneo abbiamo fatto la storia. Il baseball, uno sport minore, mi ha permesso di ottenere tutto questo. FABBRI LORENZO 3° C LA DANZA SPORT DI SACRIFICIO MA ANCHE DI SODDISFAZIONE! A me piace molto lo sport, in particolar modo la danza. La pratico da quando avevo sette anni e gli stili che faccio sono: il classico, il moderno e l’hip-hop. Mi impegna tre ore e mezza circa tutti i giorni, quindi richiede molto tempo e sacrificio. La danza per me è una passione che avevo fin da quando ero piccola. E’ una disciplina molto faticosa che richiede un impegno sia fisico che mentale. La danza classica infatti necessita anche di una predisposizione fisica come il collo del piede, la muscolatura lunga e un aspetto longilineo. In questi anni sono migliorata moltissimo perché all’inizio eseguivo esercizi facili e divertenti invece adesso sono più duri e mirati al perfezionamento. Dall’anno scorso ho iniziato a mettere “le punte”, o meglio delle scarpette con la punta irrigidita dal gesso. Questa attività richiede sacrifici sia da parte mia che dai miei genitori, ma tutto ciò mi è stato ripagato con soddisfazioni e riconoscimenti come una borsa di studio all’American Ballet a New York. Maldini Arianna II E febbraio 2009 Intervista a Patrick Venerucci Il mio allenatore di patttinaggio non è altro che il mitico Patrick Venerucci quindi,per il nostro giornalino, gli ho fatto una piccola intervista. Silvia:”Quanti anni hai?” Patrick:”Ho 38 anni”. S:”A che età hai iniziato a pattinare?” P:”Molti anni fà,a 7 anni”. S:”Quante volte ti allenavi alla settimana?” P:”Tutti i giorni”. S:”Quante gare importanti hai vinto?” P:”Ho vinto 11 campionati del mondo,però poi anche altre gare meno importanti”. S:”Che lavoro fai adesso?” P:”Naturalmente il pattinaggio è sempre stata la mia passione,quindi ho deciso di non allontanarmi dalla mia società e ora sono allenatore di pattinaggio per i ragazzi che praticano questo sport a livello agonistico”. S:”Quale è stata l’esperienza più significativa della tua lunga carriera?” P:”E’ stata portare la fiaccola olimpica,una delle mie più grandi emozioni”. S:”Cosa consigli ai bambini che sognano di diventare campioni di pattinaggio come te?” P:”Di allenarsi tanto e di non mollare mai”. Dopo un po’ di tempo sono entrata anche nei particolari S:”Sei sposato?” P:”Si” S:”Hai dei bambini?” P:”Si,una bambina di 18 anni,che è 2 volte campionessa del mondo juniores”. S:”Sei contento dei tuoi risultati?” P:”Moltissimo,non avrei mai pensato di arrivare così in alto” S:”Chi sono stati i tuoi insegnanti di pattinaggio?” P:”La mia insegnante si chiamava Cristina e adesso è mia moglie”. Maresi Silvia 1 H UNO SPORT E UNA FILOSOFIA DI VITA QUOTIDIANA IL “PARKOUR” Il Parkour è l’arte di sapersi spostare, uno sport inventato dal francese David Belle. Il principale obbiettivo di questa disciplina è quello di raggiungere la padronanza del corpo e della mente per superare gli ostacoli che ci circondano, tracciando un percorso immaginario che vada da un punto A ad un punto B, nella maniera più fluida possibile. Molto spesso, nei percorsi ,viene espressa una parte più creativa che efficiente. L’importante però è comprendere che il Parkour non è una gara a chi fa il salto più alto o più bello, ma un percorso senza alcuna forma di competizione fra i praticanti. La vera competizione è con te stesso per cercare di innalzare il tuo limite, dopo aver preso coscienza delle tue possibilità. I praticanti del Parkour, chiamati “traceurs” ovvero “creatori di percorsi”, aspirano a superare in modo creativo, fluido, atletico ed esteticamente valido,l e barriere naturali o artificiali che si trovano sulla loro strada. Per riuscirci, utilizzano, corse,salti, volteggi, cadute e arrampicate. Per alcuni il Parkour è sia uno sport che una filosofia di vita quotidiana perché, affrontando la “Paura”, spesso ci si accorge che le nostre possibilità vanno oltre i confini che diamo per scontati. Cecchini Alberto 3° H SPOR T § SPOR T SPORT SPORT Pag.12 Pag.9 Dalla mia paura dell’acqua, a una stella del sincro Da piccola avevo molta paura dell’acqua tanto da non riuscire ad entrarci per fare un bagno al mare, così, per vincere la paura, la mamma all’età di cinque anni mi ha iscritto ad un corso di nuoto, ed è iniziata la mia avventura che ancora oggi continua con tante soddisfazioni e tanto impegno. Sono scesa in acqua munita di braccioli e salvagente e piano piano ad ogni lezione, imparavo a stare a galla senza più nessun ormeggio addosso. Ho sempre migliorato il mio stile tanto da sembrare un vero delfino o una rana che salta spensierata nella piccola piscina del palazzetto dello Sport di Rimini. La paura dell’acqua è passata, tanto da non riuscire più a farne a meno. Ho continuato il nuoto per altri tre anni, poi, all’età di quasi otto anni, mi è stato proposto di provare delle lezioni di nuoto sincronizzato e io, subito felice e orgogliosa, senza pensarci troppo, ho accettato la proposta con entusiasmo. Mi piaceva molto piroettare nell’acqua con le mani e le gambe. In effetti è molto difficile fare questi esercizi: capriole, verticali, spaccate, bicicletta, remate… Allenandomi ogni giorno ho imparato ad eseguire questi esercizi. Adesso sono già più di quattro anni che pratico questo sport, anzi quasi cinque. Questo sport mi impegna per tre ore tutti i giorni e occupa tutto il mio pomeriggio. Questa attività sportiva la svolgo alla piscina del Multieventi, a San Marino, perché a Rimini non c’è una piscina adatta per questa disciplina. Il nuoto sincronizzato consiste nel formare un doppio, un trio o una squadra di atlete dove tutte eseguono insieme un balletto, a ritmo di musica e nuotando in sincronizzato. Già dal primo anno ho partecipato ad alcune (RACCONTO IRONICO SU DI ME) Vincere noi stessi Ero in grande ritardo, ero ancora in pigiama, dovevo prepararmi per il giorno più atteso e più eccitante dell’anno, dovevo prepararmi per… la gara!!! Mi precipitai in cucina per gustare la mia colazione, e poi mi vestii con la divisa della mia squadra, pantaloni neri abbastanza aderenti e due maglie, una a maniche corte e l’altra a maniche lunghe, tutte e due rosse con la scritta in bianco “Golden Rimini”. Arrivai sulla linea di partenza poco prima delle parole più stressanti e angoscianti di una gara: “Ai vostri posti, hop!!!” Incominciai a correre, dovevo percorrere solo 60 metri, la mia specialità, mi sarei giocata tutto in una decina di secondi. Ero calda, partii poco dopo i miei avversari, non sapevo cosa sarebbe successo, non sapevo neanche se mi fosse capitato un infortunio. Sapevo solo che ce l’avrei fatta, non importa se prima o ultima, quello che potevo fare l’avrei dato. Pensavo solo a me, non mi importava degli altri. Mancavano solo 20 metri, un attimo. Continuai a correre, un passo, ero in testa, un altro passo, ma una partecipante mi superò, altri tre passi e la superai di nuovo, e… …1° Francesca Starnini, gli altoparlanti urlavano il mio nome, Francesca Starnini al primo posto. Non ci potevo credere, non ero mai riuscita a superare gli altri. Magari! Ero solo io, l’unica partecipante in gara. Mi ripetei per un milione di volte: “Ma lo sai Francesca che prima degli altri ci siamo noi stessi, e che l’avversario più difficile da vincere, è il nostro io?” Quel giorno mi resi conto di non aver dato importanza agli altri, ma di aver vinto con me stessa. Starnini Francesca 2A gare ed ero molto emozionata. Il secondo anno ho partecipato ai Campionati Italiani a Cianciano, in Toscana, dove io e le mie altre tre compagne di squadra siamo salite sul primo gradino del podio, per la medaglia d’oro eseguendo un balletto perfetto sia tecnicamente che coreograficamente. La piscina dove mi alleno è profonda cinque metri e ogni giorno pratico due ore di nuoto e una di ginnastica. Spesso a nuoto, facciamo esercizi di velocità, di tecnica, cioè esercizi obbligatori e balletti, invece a ginnastica corriamo, facciamo spaccate, verticali, scatti di corsa… Quest’anno mi sto allenando duramente e senza tregua, infatti ho appena il tempo per fare i compiti 8che non sono pochi) e poi devo scappare subito a nuoto. Per Natale, come di consueto, stiamo preparando un balletto, il cui ricavato andrà devoluto in beneficenza all’ospedale Gaslini di Genova, che si occupa e aiuta i bambini malati. A gennaio inizieranno i campionati regionali dove dovrò eseguire degli esercizi tecnici obbligatori denominati: pescespada, nettuno, kip, ballerina…e per qualificarmi a marzo ai campionati italiani invernali, devo raggiungere il punteggio di 45.000 punti e se mi classificherò tra le prime 200 atlete potrò partecipare ai campionati italiani estivi, in luglio. Per partecipare ai diversi campionati italiani sono andata anche a Roma e a Loano, in Liguria. Ogni gara la prendevamo come una vacanza dove però dovevamo impegnarci al massimo per raggiungere qualche risultato altrimenti le allenatrici si arrabbiavano. In allenamento usiamo oggetti come le taniche che ci aiutano a mantenere posizioni corrette senza la remata, cinture, cavigliere e costumi con piombini di ferro che utilizziamo per appesantire il nostro corpo, bande che ci aiutano a fare le punte dei piedi e l’elastico tubolare che ci aiuta a fare la remata. Durante i balletti indossiamo costumi stupendi arricchiti di paillettes e lustrini con concio nei capelli, insomma, siamo proprio bellissime!!! Ho contato tutte le medaglie che ho vinto nelle diverse gare e sono veramente tante!!! Spero di non avervi annoiato con questo sport poco conosciuto che mi auguro di continuare ancora soltanto se gli studi me lo permetteranno, perciò prof dateci pochi compiti!!! Elisa Barbini 1E