Periodico della Scuola Media “Bertola” Rimini anno XV Febbraio 2009
Obama: primo uomo nero
alla Casa Bianca
L’ANNO NUOVO 2009
Tutto è possibile!
L’anno nuovo è arrivato e il tempo per decidere per il mio futuro si
sta avvicinando sempre di più . La scelta delle scuole superiori è
ormai prossima e l’idea di dover prendere una decisione così importante e responsabile mi rende ansioso .Quello che deciderò di fare
sarà la scelta giusta? E i compagni che perderò, perché ognuno di loro
percorrerà strade diverse, un domani saranno ancora miei amici?
Spero solo che anche se le nostre strade si divideranno, l’amicizia che
c’è fra di noi rimarrà anche in futuro, tutto ciò mi darebbe più
sicurezza . So che farò nuove amicizie nelle scuole che andrò a
frequentare, però sono un po’spaventato perché, conoscendo il mio
carattere, i miei compagni mi hanno saputo accettare, ma quelli che
incontrerò sapranno fare ciò allo stesso modo? Lo spero tanto perché
la nuova impresa che dovrò affrontare non sarà affatto facile e
l’amicizia è importante . Gli studi saranno molto impegnativi, le ore
scolastiche saranno di più e i professori saranno gentili come quelli
che ho qui alle medie? Tanti dubbi e domande mi frullano nel cervello
e l’ansia cresce sempre più .Ma sento anche che dentro di me,con il
passare dei mesi,il mio carattere diventerà sempre più forte, forse
perché sto maturando e diventando sempre più responsabile .Comunque dovrò mettercela tutta e dare più fiducia a me stesso, solo
così riuscirò, e ne sono convinto, a farcela .Spero solo che il futuro
sia clemente con noi giovani e che le porte del lavoro si apriranno.
Le elezioni per i candidati presidenziali negli stati Uniti d’
America sono terminate. Barack Obama , primo uomo nero a
diventare presidente degli USA, ha stravinto le elezioni con
349 voti elettorali contro i 163 di John McCain, il candidato dei
repubblicani, dimostrando che tutto è
possibile. Dieci o
quindici anni fa non
sarebbe stato immaginabile che un uomo
di colore diventasse
presidente. Lo stesso
Obama, appena eletto, ha ricordato che in
“America nulla è impossibile e chi ancora
non è convinto non ha
che da guardare il nuovo presidente”. Barack Obama Hussein
Obama II è il 44° presidente degli USA e si è insediato alla Casa
Bianca il 20 gennaio 2009. E’ sposato con un avvocato,
Michelle Robinson, e ha due figlie, Malia di nove anni e
Natasha di sette. Nelle nostre famiglie tutti tifavano Obama
soprattutto perché rappresenta un grande cambiamento non
solo per gli Stati uniti ma per tutto il mondo, visto che gli USA
sono una potenza mondiale e che la sua elezione è un riscatto
per i neri d’Africa. Tra le curiosità degli ultimi giorni si è saputo
che sono più di 800 le canzoni dedicate ad Obama che girano
su YouTube a conferma del grande appoggio che ha dal mondo
musicale e dalla rete (internet).
Alessia Pistillo e Benedetta Barbieri 1B
Con l’arrivo dell’estate , io lascio “ i panni da studente”, assumo
l’identità di “commerciante”. Ogni mercoledì sera si svolge infatti in
piazza Cavour il mercatino dedicato ai ragazzi ed io partecipo con
grande entusiasmo.
Saggiamente, ho collocato la mia bancarella in una posizione ideale
e ben in mostra , visto che la gente si disseta alla fontana della Pigna,
e una volta fatto ciò, viene colpita dalla mia mercanzia.
Al calare della notte, quando vengono accesi i fari della piazza, ce n’è
uno in particolare, che col suo potente fascio di luce “colpisce” in
pieno la mia bancarella, facendo risaltare tutta la merce. Allestire la
propria bancarella con vecchi giochi usati da bambino, mi fa venire
in mente i bei momenti dell’infanzia, suscitando in me ricordi assai
piacevoli. Calarsi nei panni del commerciante non è per niente facile:
GIARDI DAVIDE 3° C
Grazie Dott.ssa Pesaresi
occorre lavorare fino a mezzanotte, impacchettare tutta la merce alla
chiusura, star dietro alle esigenze del cliente, sprecare un sacco di
voce nel gridare i prezzi e la qualità degli oggetti, vista la confusione
da “mercato”! Questa è anche un’occasione per farsi nuovi amici, per
esempio i vicini di bancarella con i quali possiamo discutere dell’ignoranza dei clienti, visto che esigono uno sconto, nonostante i
modesti prezzi. Poi arriva il momento della cena e Nino ci aspetta con
delle calde e gustose pizze al taglio. Da dietro al banco, capita spesso
di osservare la gente che passa , che si ferma e inizia a smistare tutto
ciò che la bancarella propone e che poi nulla acquista , oppure
bambini che piangono per ottenere quel gioco dal genitore. Gente
strana, gente buffa , gente rozza, gente straniera : questo lavoro ti porta
proprio a contatto con tutti. È stata un’ esperienza indimenticabile e
riempirei pagine e pagine per raccontare battute, risate incontri con
amici di scuola e discussioni con clienti un po’ particolari. Purtroppo
questa è stata l’ultima volta , visto che ho superato l’età massima, cioè
12 anni, ma nel sangue mi rimarrà quello spirito da venditore che mi
ha fatto anche incassare in bel gruzzolo!!
Fabio Ceccarelli 3 H
Ma guardati,
come sei fuori moda!
Caro principe azzurro, mi sono stufata del tuo solito abito azzurro, con
un mantello dietro che certe volte ti si impiglia anche tra i rami quando
vai a cavallo! Non vedi nei negozi, tante belle mode romantiche,
sportive, formali, ecc… Per non parlare di tutte le volte che c’è
qualche drago, cosa fai?? Tiri fuori la spada…roba di mezzo secolo
fa! Basta chiamare il 113 ed ecco che arriva la polizia! E poi i draghi!
Paghi gli attori per
fare bella scena con
me? Mah, mi basta
che mi invita a cena
fuori, al lume di candela, esistono i ristoranti! Non venirmi a prendere con il
cavallo che è scomodo e fa un sacco
male. Al massimo
metti la sella oppure comprati una
macchina. E neanche venire certe volte a trovarmi vero?
No, perché tu vieni
soltanto quando mi
devi salvare. L’ultima volta che c’era un vero pericolo sei diventato bianco come una
mozzarella e al telefono mi hai detto che non potevi venire, perché il
banchetto con l’altro re stava per iniziare, Non ci credo, neanche se
era vero. E mi piacerebbe che non abitassi più in un castello, ma in una
casa normale! E, scusa se te lo dico, ma il tuo taglio di capelli…non
ne ho mai visti di così fuori-moda, sono sempre raccolti in un
fiocchettino oppure su di essi posi una corona a dir poco bruttina. I
cappelli saranno stati creati proprio apposta per non far mettere delle
cose del genere! E quando ti si parla di computer, non sai neanche che
esistono! Insomma, comprati un manuale di com’è il mondo al giorno
d’oggi, perché non ne posso più tutti i dì di vergognarmi di uscire con
un ragazzo che va in giro con un cavallo e una coroncina d’oro sulla
testa. Ascolta i miei consigli e non prenderli come critiche, ma come
un impegno che ti deve servire a sapere che il tempo delle streghe è
passato, il tempo dei draghi è ormai andato, ma la cura contro le mele
avvelenate non è un semplice bacio, bensì una medicina.
Con affetto la principessa dei tuoi sogni.
Ilaria Di Nuzzi 1E
Io … piccolo
“commerciante in erba”
Anche questo anno la nostra
scuola ha reso omaggio alla
Dott:ssa Marilena Pesaresi per il
suo lavoro e dedizione verso
quelle popolazioni dello
Zimbabwe in Africa a cui la
sorte e gli uomini hanno
riservato miseria e sofferenza .
Da decenni dirige, a Mutoko un
ospedale da lei fondato, unico
luogo nel giro di decine di
chilometri dove la popolazione
può trovare cure adeguate. Gli
alunni l’hanno accolta con uno
loro spettacolo musicale. Anche il coro ..... ha contribuito alla
riuscita della serata. Nell’aoccasione sono stati raccolti con la
vendita del mercatino, del calendario 2009 della media “Bertola”
e le offerte dei genitori 2000 euro che si vanno a sommare agli
altri 2000 della festa di fine anno 2008. Buon lavoro dottoressa,
gli alunni e tutta la scuola “Bertola” le sono e le saranno vicini.
La poesia è…
Un foglio, una penna, un fiore
La poesia è un mare affollato di pensieri, parole e sentimenti,
un modo per ricordare cosa provi o cos’hai provato;
per tirar fuori i pensieri più grandi e più piccoli,
i più incerti e i più sicuri,
i più gioiosi e i più oscuri.
La poesia è uno specchio
che riflette la tua vera immagine,
che ti aiuta a capire cosa importa e cosa no.
La poesia è un tono di voce.
Martina Giuliani, I^G
Concorso letterario
per la scuola media ed
elementare
“ Sono in classe, guardo fuori dalla finestra…mi
perdo nei miei pensieri e rifletto su come è ora la
mia scuola e su come la vorrei”.
Per ogni classe possono concorrere al massimo tre
ragazzi.
Consegna degli elaborati: 24 Aprile 2009.
La premiazione dei vincitori del concorso avverrà
durante la tradizionale festa di fine anno scolastico.
A scuola di solidarietà
RESOCONTO UTILIZZO DEI SOLDI RACCOLTI DURANTE
LA FESTA DI FINE ANNO SCOLASTICO 2007/2008
MEDICI SENZA FRONTIERE
DOTT. PESARESI
DON VACCARINI –MISSIONE IN ALBANIA
EURO 2.000
BIBLIOTECA DELLE DONNE NICARAGUA
ALUNNI DELLA NOSTRA SCUOLA
( per gite, libri, materiale scolastico)
Totale
2.000
2.000
300
5.00
EURO 6.800
Dott. Pesaresi incontro in suo onore gennaio 2009
Offerte, mercatino, calendari
EURO 2.000
Totale
La scuola ringrazia
Chiamami Città,
la Tipografia Garattoni di Rimini
La Banca Popolare Valconca di Rimini
La ditta Milo & co di Viserba di Rimini
Consiglio di Quartiere n. 6
EURO 8.800
febbraio 2009
Alessandro: La scelta di fare il parrucchiere è
stata casuale o era un’aspirazione fin da piccolo?
Parrucchiere: Mi è sempre piaciuto fare il parrucchiere.
Alessandro: Altri membri della sua famiglia svolgono questo lavoro?
Parrucchiere: Nessun membro della mia famiglia
svolge questo lavoro.
Adele: Da quanti anni fa questo lavoro?
Parrucchiere: Lo faccio da 32 anni: 23 anni di
lavoro in proprio e 9 come dipendente.
Alberto: Dove è
collocata la sua
impresa? Come
si chiama?
Parrucchiere:
Si trova in via
Marecchiese e
l’ho chiamata
Lauro per motivi
personali.
Carlotta: Qual è
stato, a grandi linee, il suo percorso di studi?
Parrucchiere:
Dopo le scuole
medie ho fatto 2
anni di scuola
professionale di parrucchiere. Nella scuola ho
fatto molto lavoro manuale e ho imparato a sviluppare la parte estetica.
Erika: Una volta ricevuto l’attestato ha iniziato
aiutando parrucchieri? Se si per quanti anni è stato
apprendista? Quali competenze deve avere un
parrucchiere?
Parrucchiere: Sì, ho incominciato con l’apprendistato per 5 anni poi sono stato dipendente per
nove anni.
Camilla: Bisogna fare dei corsi di aggiornamento? Lei partecipa periodicamente a stage sulle
nuove tecniche e mode?
Parrucchiere: La moda si aggiorna, ma non è
sufficiente fare corsi di aggiornamento ma aggiornarsi su quello che vogliono le mie clienti.
Aurel: Quali devono essere le competenze di un
parrucchiere?
UN’ALTRA VITTORIA
PER IL “BERTOLINO”
Noi della redazione del Bertolino e la classe 2^ G
siamo andati a Siena per ricevere l’ennesimo premio del nostro amato giornale. La gita è stata molto
emozionante e siamo certe che non la dimenticheremo presto.
Dopo essere finalmente scesi dal pullman (ditemi
se non è estenuante un viaggio di 4 ore circondate
da persone che non facevano altro che urlare…), ci
siamo addentrate insieme al resto della redazione
a visitare i monumenti e i luoghi più importanti del
centro storico di questa città. Per prima cosa ci
siamo rilassati e abbiamo fatto un giretto nei dintorni, finché non abbiamo incontrato una gentilissima guida inviataci dai creatori del concorso a cui
il “Bertolino” aveva partecipato.
Con lei ci siamo recati alla Cattedrale di S. Caterina, una chiesa di dimensioni modeste e che conteneva una reliquia: era nientemeno che un dito della
Patrona d’Italia! Quando l’abbiamo saputo, tutti
noi siamo rimasti a bocca aperta!
Subito dopo ci siamo incamminati nella piazza
principale, quella dove ogni anno si tiene il famoso
“Palio di Siena”, visitando numerosi monumenti e
chiese tipiche del Medioevo. Appena giunti nella
piazza del Mangia (così si chiama la torre più alta
e imponente della piazza), siamo rimaste colpite
dalla sua caratteristica forma a conchiglia, circondata da tanti negozietti di souvenir dall’aria molto
attraente.
Grazie alla guida, abbiamo appreso che nelle giornate del Palio la piazza viene completamente ricoperta di sabbia per far correre i cavalli, che vengono affidati ai fantini una settimana prima. La corsa
dura poco, perché gli animali devono compiere
soltanto tre giri del percorso. Ogni anno assistono
Cronaca scolastica
Pag2
Impresa didattica nella Scuola Media Progetto CNA
Itervista al parrucchiere Lauro Baschetti
Sono fiero del mio lavoro
Parrucchiere: Un parrucchiere deve saper fare di
tutto shampoo, tagli, colore…Inoltre devo saper
relazionarmi con i dipendenti e i clienti.
Federico: Quali responsabilità ha un parrucchiere?
Parrucchiere: Le mie responsabilità sono limitate mi attengo a quello che mi chiedono i clienti.
Principalmente devo evitare che accadano incidenti con l’acqua l’elettricità…
Debora: Quanti dipendenti ha? Come li sceglie?
Parrucchiere: Ho 3 dipendenti tutte donne. Solitamente le scelgo in base al mio intuito e al modo
a questo incredibile corsa quasi un milione di
persone. Chissà, forse un giorno tra gli spettatori ci
saremo anche noi…
Dopo un veloce pasto, ci siamo diretti molto elettrizzati verso “Il Monte dei Paschi di Siena”, dove
finalmente avremmo potuto assistere alla premiazione del nostro “Bertolino”.
“IL Monte dei Paschi di Siena” è un edificio basso
e bianco. Si trattava della banca più antica d’Europa, risalente addirittura all’Alto Medioevo, come
abbiamo avuto modo di scoprire più tardi.
Signori disponibili ci hanno fatto accomodare in un
piccolo auditorium, dove abbiamo trascorso circa
20 minuti in preda ad un’attesa snervante, sembrava che il tempo
si fosse fermato. Così, appena
il dirigente della
banca ha nominato la nostra
scuola, abbiamo
lanciato un grido di gioia che è
arrivato alle
orecchie di tutti,
compresi gli altri vincitori della Sicilia, della
Campania e della Puglia. Siamo
andati a ritirare
il premio direttamente dalle
mani dei giocatori della squadra di basket e
quella di calcio
del Siena, ai
quali abbiamo rivolto diverse domande. Eccitate,
emozionate e confuse…ecco, noi ci siamo sentite
proprio così quando abbiamo fatto la foto di gruppo
con i fantastici giocatori!
Alla fine, gli organizzatori del concorso, gli ideatori, il sindaco di un paese vicino a questa magnifica
città che ci ha regalato meravigliosi ricordi e un
assessore ci hanno offerto un buffet coi fiocchi e
numerosi gadget che ci siamo portati a casa, oltre
quelli acquistati precedentemente nei negozietti
della piazza del Palio, ma la parte più entusiasmante della gita è stata quando abbiamo abbracciato i
famosi giocatori di Serie A del Siena! E neanche gli
autografi erano niente male…che fortuna abbiamo
avuto…chissà quando ricapiterà mai!
Comunque la cosa più importante è che il nostro
“Bertolino”, nel quale molti studenti della nostra
scuola lavorano e danno il meglio di sé, abbia
meritato una nuova vittoria, da collezionare insieme alle altre, tutte frutto del lavoro di moltissimi
alunni! Continua, così, “Bertolino”…sei forte!
FLAVIA MUGELLO
VALENTINA MUSSONI- MARTINA MASINI 2^
FLINDA TERRAFINO 2^ E
in cui si pone.
Jeanine: Quanto tempo lavora a settimana? In
che periodo di più?
Parrucchiere: Lavoro tutta la settimana tranne
domenica e lunedì. I giorni in cui lavoro di più
sono il venerdì e il sabato e per i matrimoni.
Stefano: Ha del tempo libero per praticare i suoi
hobby?
Parrucchiere: Il tempo libero lo impiego per la
mia famiglia quindi non ho molto tempo da
dedicare ai miei hobby anche se mi piace andare
in palestra ogni tanto.
Giulia F.:Guadagna abbastanza alla fine del mese
per compensare le sue esigenze e quelle dei suoi
familiari?
Parrucchiere: Sì, sono soddisfatto anche se lo
stipendio non è regolare.
Giulia R.: E’ mai stato tentato di smettere di
lavorare?
Parrucchiere: Sono spesso tentato di smettere di
lavorare, a volte perché c’è una giornata pesante
oppure perché ci sono delle clienti un po’ noiose
però alla fine vado lo stesso.
Simone: Consiglierebbe il suo lavoro ai suoi figli?
Parrucchiere: Io consiglio alle mie figlie di fare il
mio lavoro ma non le costringo a farlo.
Gloria: Quanto conta secondo lei la capigliatura
per l’aspetto estetico?
Parrucchiere: La pettinatura, secondo me, conta
molto ma prima di fare un’ acconciatura si sceglie
l’abito e in base ad esso si decide.
Pietropaolo: E’ fiero del suo lavoro? E se si
perché?
Parrucchiere: Sono fiero del mio lavoro perché
sono convinto di aver fatto la cosa giusta.
Alice: Quanto le varie mode influiscono sui clienti?
Parrucchiere: La moda influisce sui clienti in tutti
i sensi, ma non tutti i clienti possono seguire moda.
Gianmarco: E’ difficile accontentare i clienti? Ha
mai sbagliato un taglio?
Parrucchiere: Solitamente riesco ad accontentare
i miei clienti. In caso contrario può capitare che non
riesco a fare ciò che il cliente chiede o taglio troppo
corto oppure non do la giusta forma (triangolo,
quadrato, rettangolo).
Nina: E’ soddisfatto del suo mestiere o se tornasse
indietro lo cambierebbe?
Parrucchiere: Se tornassi indietro non cambierei
mestiere.
Gloria: Cosa ne pensa della nuova moda dei giovani riguardante le acconciature “emo”?
Parrucchiere: (risata) Io mi preoccupo di più delle
idee “emo” che sono sadiche e spingono a fare
azioni che non mi piacciono.
CLASSE III G
CONCORSO BORSE DI STUDIO”SCUOLE IL CAMMINO” ELABORATO SELEZIONATO
Un viaggio dentro al cuore
Ogni viaggio ha una partenza, una meta, e una
scoperta, se, oltre alle gambe, si impegnano la
mente e il cuore. Racconta di quel viaggio per te
significativo……..
Ne ho fatte di camminate …, ma ciò che veramente
cammina, nella vita, è l’animo.
Il sole percorreva alto nel cielo, il suo arco: fatto di
prepotente luce e speranze.
Erano giorni noiosi, l’unica cosa da fare era dare in
prestito alla carta effimeri pensieri, per combattere
il tedio.
Non godevo del tempo libero, non godevo di tutto
ciò che l’estate può regalare a chi come me, nei
primi giorni di giugno aspetta la fine della scuola.
Ero diversa: mi mancavano i miei compagni, ma
soprattutto soffrivo perché una mia amica mi aveva
deluso.
Sciocchezze se ci ripenso ora; in quel periodo non
lo erano.
A un certo punto però, le vacanze cominciarono a
prendere un’altra piega.
“Ecco! Un altro campeggio in cui non conosco
nessuno!” Fu questo quello che pensai, appena salii
sul pullman che mi avrebbe portato a Mazzin di
Fassa, per trascorrere il mio campeggio.
Feci presto a cambiare idea: a volte ci troviamo in
mezzo a persone che sanno tirare fuori il meglio di
noi, e allora tutto è più facile.
Le prime giornate furono un continuo scambiarsi di
nomi.
Sorrideva il mio cuore e sorrideva il mio volto, mai
mi ero sentita così a mio agio.
Il paesaggio screziato non solo dal colore, ma
anche dal sole, sembrava stare al gioco, assecondando i miei sentimenti.
Ero ormai persa , ma forse era proprio questo a
rendere tutto più simile ad un sogno e a farmi
credere che forse i sogni, possono esistere. Sì, basta
crederci.
Avrei voluto anch’io essere capace di crederci, ma
non ci sono riuscita.
Mentre scrivo, guardo il soffitto; non riesco ad
andare avanti, la memoria di ciò che mi è accaduto
raggiunge la mente con dei lampi, del flash di
momenti, che m’immobilizzano.
Il ricordo è come il nastro di una vecchia cassetta
a tratti rovinata, ma che sa ricreare comunque
quella atmosfera.
So ricrearla, certo, ma il ricordo non è più vivo
come vorrei e questo m’infastidisce.
In quella settimana, il mio cuore fu colpito da una
folgore che mi portò a fronteggiare la mia paura più
grande.
Non mi spaventano le altezze, non ho paura del
vuoto, non ho paura del buio.
No, niente di tutto questo. Sono timida.
Nel momento in cui provai a vincere la mia paura
l’animo rimbalzava da una parete all’altra del
cuore come fosse una pietra.
Una pietra per incidere?
Una pietra per ferire?
Una pietra.
E ora lo riavverto come una pietra,tremo, tremo e
non capisco il motivo della mia reazione.
Per tanto ho lasciato avvolto in un velo di oblio,
quello che ho scritto.
In fondo non è molto il lasso di tempo che è passato,
ma abbastanza da determinare un cambiamento in
me.
E’ diverso il modo in cui la mia penna corre per
queste pagine, diverso il mio stile.
Non mi riconosco forse è questo il modo che la vita
ha di pormi davanti le sfide e i cambiamenti,
lasciando fermentare dentro di me un nugolo di
perplessità.
Porterò questo viaggio dentro al cuore, come fosse
oro da custodire in un forziere; mi sarà di lezione
per un viaggio più lungo: la vita.
Debora Merluzzi, III^G
UNA NUOVA ESPERIENZA
Anche quest’anno la scuola ha organizzato il
corso di nuoto presso la piscina “Garden”.
Per noi ragazzi di prima è un’esperienza entusiasmante, ti carica di responsabilità e nel
contempo ti rende parte del gruppo classe al di
fuori delle normali lezioni mattutine. Uscire
dalla scuola e incamminarsi sulla strada, sotto la
vigilanza del professore di educazione fisica, è
utile per imparare, indirettamente, anche educazione civica. Impariamo a prestare attenzione ad
attraversare la strada evitando di essere un “bran-
co di pecore” mettendo in pratica quello che i
vigili ci hanno insegnato nelle scuole elementari. Durante questa breve passeggiata ci godiamo
anche qualche attimo di libertà. Le lezioni di
nuoto, poi sono entusiasmanti e ognuno di noi
deve imparare a superare le sue paure e ad essere
autonomo. Concludendo, spero che altre classi
nel futuro possano avvalersi di questa esperienza che sicuramente arricchisce la mente e il
fisico.
Bargagni Erik
1°E
Cronaca scolastica
febbraio 2009
Per saperne di più
La “Riforma Gelmini”
In sintesi:
- Adozione del maestro unico per la scuola
elementare,(facoltativo) almeno per l’anno 2009,
con l’utilizzo degli altri insegnanti per il mantenimento dell “orario lungo” .
- Ripristinato l’impiego del voto numerico espresso in decimi, sostituirà il giudizio scritto.
- Introduzione del voto in condotta; con un voto
inferiore al sei, anche con un buon profitto in tutte
le materie si rischia la promozione.
- Impiego più razionale dei testi scolastici per le
scuole elementari e medie, che potranno essere
sostituiti in tempi più lunghi e solo quando realmente le condizioni storiche, culturali e sociali del
paese lo richiedano.
- Riduzione di un’ora di lezione per le terze medie
e scuole superiori di 2° grado.
- Tagli vari ai fondi per corsi scolastici formativi.
- Riduzione dei corsi universitari fino al 30 per
cento a partire dal 2010.
- Tempi d’attuazione, a partire dall’anno scolastico 2009. ( Dal 2010 per gli atenei universitari).
Le ragioni del ministro
La suddetta riforma, è stata attuata, (scrive il ministro) per ammodernare la scuola italiana di ogni
ordine e grado paragonandola a quella dei maggiori
stati della comunità europea. L’obiettivo dichiarato è, perciò, quello di eliminare sprechi inutili e
costi insostenibili per la pubblica amministrazione
e di valorizzare al meglio le risorse di cui la scuola
italiana già dispone, sia in termini di risorse umane
che finanziarie.
Le reazioni
Come era naturale che fosse la riforma Gelmini ha
causato un’ondata di protesta in tutto il paese,
soprattutto da parte degli addetti ai lavori e da quasi
tutta la controparte politica antagonista allo schieramento politico che sostiene la Gelmini. Cori di
proteste si sono sollevati anche dai maggiori sindacati scolastici, e anche dai primi diretti interessati:
gli studenti di tutte le scuole italiane. Da ogni parte
la preoccupazione riguarda in primo luogo i tagli
dei posti di lavoro, già molto precari, nonchè
l’ulteriore impoverimento della scuola italiana che
secondo una recentissimo sondaggio internazionale è risultata agli ultimi posti delle classifiche
mondiali. La preoccupazione riguarda soprattutto
la scuola pubblica che in mancanza dei fondi
necessari per il proprio sviluppo potrebbe diventare presto una scuola di serie “B” a tutto vantaggio
della scuola privata, a cui possano accedere solo
ragazzi appartenenti a famiglie più benestanti.
Personalmente non sono d’accordo con la riforma
del ministro Gelmini. A cosa serve togliere le
poche ore d’insegnamento che ci sono? Siamo agli
ultimi posti d’insegnamento scolastico? Come mai?
Perchè il grado di conoscenze scolastiche, su ragazzi di scuole superiori di diversi paesi europei, ha
collocato il nostro paese fra il 33° posto e il 38°, per
materie scientifiche, letture e matematica. Nei posti della classifica siamo seguiti da: Grecia, Portogallo, Bulgaria e Romania. Si mira inoltre, a verificare in che misura i giovani, all’uscita dalle
scuole dell’obbligo abbiano acquisito le competenze essenziali per svolgere un ruolo attivo nella
società. I ragazzi di oggi sono sempre più svogliati,
e la colpa è anche dei genitori che non spingono i
figli allo studio, anzi sembrano proteggere i propri
figli da uno “ sforzo intellettuale”. Inoltre, non è
utile togliere il posto di lavoro a persone che ne
hanno veramente bisogno, o non assumere altro
personale per le scuole. Certo di sprechi ce ne
saranno tanti, ma non è certo che quest’iniziativa
possa risollevare il mondo della scuola. Sono invece favorevole alla riforma per quanto riguarda i
libri di testo; è giusto infatti che non siano sostituiti
spesso, addirittura ogni anno, per non mettere in
difficoltà molte famiglie.
Sono d’accordo solo per quanto riguarda i voti e
soprattutto per i libri di testo, in quanto molto
favorevoli alle famiglie.
ERIKA PASSANTINO 3^ G
Un giorno a Mirabilandia…
3° premio per il miglior giornalino
L’undici ottobre siamo andati a Mirabilandia con
la nostra classe per ritirare un premio del Bertolino. Per entrare ci hanno distribuito dei biglietti
omaggio che comprendevano anche un pasto al
“Drive in”, un ristorante del parco. La mattina,
quando siamo entrati alle 10:30, abbiamo raggiunto il padiglione dove si vedevano i film in 4D, per
partecipare alla premiazione. Dopo un lungo discorso è arrivato il presidente del giornalismo
dell’Emilia-Romagna, che ci ha permesso di fargli
delle domande.
Successivamente abbiamo ricevuto il premio e
con nostra sorpresa siamo arrivati terzi.
Usciti dalla sala siamo subito andati a mangiare: ci
Giovedì 23 e Venerdì 24 Ottobre, sono andata al
Parco Nazionale d’Abruzzo-Lazio e Molise con
la mia classe (la 2°B), la 3°B e gli insegnanti. Ci
hanno accompagnato le guide Francesco, Paolo
e Cesidio per aiutarci a scoprire il Parco durante
i due giorni di soggiorno.
Il viaggio in pullman iniziò quando ancora non
era sorto il sole ad annunciarci l’alba; quando,
però, arrivammo nel pre-parco, questo era già
alto nel cielo ed illuminava le montagne dell’Abruzzo. Gli alberi costeggiavano la strada
con le loro tinte bronzee e sotto di loro si estendeva un vasto tappeto di foglie ingiallite. Sulle
montagne, invece, gli alberi si tingevano di
rossiccio e facevano da sfondo ai piccoli paesi di
Pescasseroli e Civitella Alfedena.
Il nostro viaggio iniziò proprio qui, a Civitella
Alfedena, l’antica città lastricata di piccole mattonelle grigiastre a ricoprire il terreno scosceso,
la stessa città nei quali pressi amava vagare un
orso. I segni della sua presenza erano tangibili,
come gli escrementi sul ponte che collegava la
città al sentiero per la montagna: fu proprio
quello il sentiero che percorremmo.
Nel sottobosco, le foglie formavano un tappeto
dorato sotto i nostri piedi e scricchiolavano sotto
il peso degli scarponi.
Mentre salivamo, si alzò un debole alito di vento
che staccò le foglie dalle cime degli alberi facendole vorticare intorno a noi; il panorama era
stupefacente.
Quando il vento cessò, ci ritrovammo su una
radura dove gli alberi si diradavano e qualche
raggio di sole penetrava fra i rami. Lì ci fermammo ad ascoltare il suono della natura. Il fruscio
del vento, il chiacchiericcio dei ragazzi di 3°B, i
campanacci delle mucche al pascolo. Quei rumori di sottofondo ci permettevano di ascoltare
la natura, ci davano un profondo senso di pace e
serenità. Purtroppo, quel senso di calma e tranquillità fu subito interrotto dallo scricchiolio
delle foglie sotto i nostri piedi mentre ci mettevamo in cammino verso le cascate, all’interno
del bosco. Sentimmo lo scroscio dell’acqua an-
hanno servito maccheroni al pomodoro, cotoletta e
patatine. Finito di mangiare, siamo andati sull’auto-splash, montagne russe, gosthville, il pakal, la
girandola, reset, blu-river, family e altri giochi tutti
molto divertenti. Purtroppo le prof non ci hanno
fatto fare il katun, le torri gemelle e il Niagara.
Scaduto il tempo, alle 16:45, siamo saliti sul pullman e, con dispiacere, tornati a scuola dopo un
tragitto per alcuni allegro, per altri noioso. Siamo
arrivati a scuola alle 17:30 e lì i genitori ci aspettavano nel piazzale per tornare a casa.
Elisa Serrau, Demi Rossi, Ilaria Gervasi 2 H
Pag.3
UNA SCRITTRICE
IN CLASSE
CARIT
AS
CARITAS
DIOCESAN
A
DIOCESANA
Lunedì 10 Novembre, la nostra scuola ha ospitato
la scrittrice Monica Colosimo per una “serata d’autore”. Molti genitori e alunni erano presenti a
questo incontro. Il libro che Monica ha descritto è
illustrato e intitolato “Esercizi di felicità”.
È un quaderno-guida per conoscere se stessi attraverso la scrittura, per
raccontare e saper
esprimere le proprie
emozioni. Monica
svolge questo lavoro da otto anni e prima di intraprendere
questo viaggio insieme ai ragazzi, era
solo una giornalista
come tutte le altre,
ma sentiva che scrivere per un giornale
non le bastava più.
Era stanca di raccogliere solo fatti di
cronaca nera o incidenti, lei voleva raccontare ciò che le persone
provano, ciò che sentono.
Dopo questo incontro, Monica è venuta in alcune
nostre classi per un laboratorio di scrittura autobiografica ed emotiva. Noi ragazzi della 2°B abbiamo
imparato che la paura interferisce, soggiogando il
delicato sistema di operazioni cognitive che si
riferiscono alla memorizzazione; l’entusiasmo invece spinge a sostenere prove impegnative. Abbiamo esternato le nostre paure con alcuni esercizi
come ad esempio “l’angoscia prende forma” e
abbiamo capito come intervenire e comportarci.
Grazie Monica per il prezioso aiuto che ci hai
donato!!
Eugenia Galli, Francesca Lazzaroni
Gloria Garavelli, Francesca Grilli 2°B
Lunedì 22 dicembre insieme alla mia classe ed
alle nostre professoresse siamo andati alla Caritas di Rimini.
Quando siamo arrivati ho subito notato quanta
gente era fuori dal portone con speranza di un
aiuto.
Erano persone per la maggior parte senza lavoro
che avevano bisogno di mangiare, di vestirsi e di
dormire al caldo.
La Caritas si occupa e da loro la speranza di una
vita migliore cercando soprattutto di responsabilizzarli.
Una collaboratrice ci ha spiegato che grazie all’
impegno di molti volontari, l’associazione aiuta
le persone bisognose, spesso alcolizzate, drogate, senza lavoro che non sanno come tirare
avanti e anche anziani hanno bisogno di qualcuno che gli faccia compagnia e dia loro conforto.
Essa rimane il punto di riferimento anche di
immigrati che vivono nell’ attesa di trovare una
condizione migliore.
Restituire a queste persone una loro dignità è l’
intento principale della Caritas ma spesso impossibile o comunque difficile perché sono emarginati ed abbandonati alla loro sorte.
In un clima natalizio e festoso come questo,
dove molti di noi pensano ad addobbi, regali e
veglioni, c’è invece chi non lontano da noi cerca
disperatamente ogni giorno un pasto caldo ed
una protezione dal freddo.
Non mi ero mai soffermato a riflettere su questi
problemi che purtroppo esistono, ed ognuno di
noi nel suo piccolo dovrebbe fare qualcosa per
aiutare le persone meno fortunate.
LA PRIVACY
Da un po’ di tempo nella nostra classe è sorto un
problema, quello del rispetto della privacy.
E’ nato dal fatto che molte volte
i professori comunicano il voto
delle verifiche di ciascun alunno a voce alta.
Secondo noi non è giusto questo comportamento perchè l’
alunno può sentirsi a disagio
con i compagni.
Preferiremmo che il voto fosse
comunicato solo al diretto interessato e che potesse decidere
lui, successivamente, se dirlo
agli altri oppure tenerlo per sé.
Invece alcuni professori sostengono che dire ai compagni i
risultati dei compiti vada bene
per diversi motivi, soprattutto perché conoscere
Parco Nazionale d’Abruzzo
I colori e le emozioni dell’autunno
che prima di svoltare per il sentiero e vedere la
prima cascata: quella delle Tre Cannelle. L’acqua
zampillava tra il muschio formando rivoli sull’erba umida e in tre punti saltava, planando sulla
roccia.
Continuando a percorrere il sentiero, vedemmo
un ruscello, la cui fonte era la seconda cascata:
quella delle Ninfe.
Sembrava realmente un luogo incantato!
Mentre camminavamo, un gruppo di cervi attraversò la strada al nostro gruppo, ma una femmina
rimase indietro, spaventata dalla nostra presenza.
Fece il giro intorno al bosco, in attesa che noi
passassimo, poi, ancora atterrita, cercò la via di
fuga per raggiungere i suoi compagni.
PUCCI FEDERICO 3° C
Si muoveva in modo aggraziato, elegante e maestoso e le sue zampe sembravano non toccare
terra mentre saliva sulla montagna. Sul percorso
vi erano anche dei cavalli.
Se ne stavano ai lati del sentiero, con le zampe
anteriori legate tra loro per evitare che fuggissero.
Il loro sguardo sembrava implorare di essere
liberati.
Gli ultimi animali che vedemmo prima di tornare
all’albergo furono altri due gruppi di cervi.
Il secondo giorno, invece, andammo in esplorazione della faggeta che era stata il set di “La volpe e la
bambina”. Lì il tappeto di foglie era ancora più
spesso e gli alberi, secolari e dalle strane forme,
coprivano la luce solare lasciandoci nella penom-
i voti degli altri dovrebbe anche essere un modo
per conoscerci meglio e per essere più untiti.
Qualche alunno della nostra
classe non avverte questo problema, ma forse è perché non
prende mai dei brutti voti di cui
vergognarsi.
Secondo noi si potrebbe rimediare occupando cinque minuti
all’ inizio di ogni lezione per
dire le valutazioni individualmente .
Noi speriamo che questa nuova
regola sia accettata e applicata
da tutti gli insegnanti, perché
tante volte ci siamo sentiti in
imbarazzo e abbiamo temuto di
essere derisi davanti alla classe.
Classe 2° I
bra. La nostra guida, Paolo, ci spiegò il motivo
per il quale era così.
“ Durante la transumanza (il percorso compiuto dagli uomini in età medievale per raggiungere la Puglia attraverso un tratturo), le donne
rimaste a casa si procuravano la legna tagliando
i rami di questi alberi, che crescendo assumevano forme contorte ”.
Davanti a noi, la faggeta si estendeva a perdita
d’occhio. Ci fermammo davanti ad uno dei
faggi secolari per ammirare il fungo che cresceva su di esso. Quando tornammo all’albergo,
passammo però da un altro sentiero: era costeggiato da piccoli spiazzi di terreno ognuno su un
diverso livello. Arrivati all’albergo, dovemmo
però ripartire per visitare il ricovero di animali,
uno degli edifici che fanno parte dell’Ecotur. Lì
vi erano due cervi, abbandonati dalla madre
alla nascita perché erano stati toccati da esseri
umani. Le loro condizioni, però, non erano
ottimali: le corna rovinate ed il fisico emaciato.
Vi erano poi un orso bruno, due orsi marsicani,
un lupo, due gufi e una poiana. Le nostre guide,
infine, ci condussero in una stanza del ricovero
in cui guardammo un video che ritraeva gli
animali del Parco nel loro habitat. Dopo la
degustazione di alcuni prodotti tipici dovemmo però ritornare a casa. Guardavamo dai
finestrini dell’autobus il Parco che si allontanava e presto ci ritrovammo a casa. I colori
dell’autunno di Rimini erano gli stessi di quelli
del Parco. C’era il grigio delle nubi in cielo e il
giallo dorato delle foglie sugli alberi. Ma quei
paesaggi mozzafiato, quelle camminate nei
boschi non c’erano più. Così, come gli orsi, i
lupi e gli altri animali che avevamo amato nel
Parco, che avevamo imparato a conoscere vivendo con loro.
Ed ora che abbiamo appreso tutto questo,
anche il volo di un uccello può farci felici, può
ricordarci l’esperienza che ci ha cambiato la
vita facendoci amare la natura.
EUGENIA GALLI 2° B
Racconti e storie
febbraio 2009
A CACCIA DI COLORI
Un giorno una bella farfalla volando sui fiori si
avvicinò ad un laghetto, ci si specchiò a si
accorse di essere bianca come la neve. La cosa
non la piacque molto. Infatti, guardandosi intorno, vide che le cose erano di tanti colori. Era
molto triste. All’improvviso si mise a piovere e
un fulmine squarciò l’aria. Quando finì il temporale vide all’orizzonte un coloratissimo arcobaleno. La bella farfalla pensò: “se lo raggiungerò mi regalerà un po’ dei suoi colori”, ma non
lo raggiunse mai. Allora pensò: ” andrò dal re
del vento e lo pregherò di portarmi dall’arcobaleno”. Essa volò finchè giunse sulla cima di un
‘altissima montagna
Qui trovò il re del vento che non potè aiutarla ma
le disse”Vai dal re della foresta solo lui può far
nascere l’ arcobaleno”
Lei si recò da questo re che fece scoppiare un
gran temporale. Quando spuntò l’ arcobaleno,
la farfalla gli volo dentro e vi rimase per alcuni
minuti.
Ora può capitare di vedere volare una coloratissima farfalla con il cuore pieno di gioia .
Fioretti Michela 1D
LA NASCITA
DELL’ ARCOBALENO
L’isola di Miele era un luogo abitato da uno
sciame di api che vivevano nel proprio alveare.
Sette di esse brillavano più delle altre perché
erano dotate di poteri soprannaturali. Altre api
erano colorate di nero e bianco e quando passa-
vano lasciavano una scia del loro colore, che
portava tristezza e malinconia facendo piovere a
dirotto. Le sette api colorate erano vestite di
giallo, rosso, arancione, verde, indaco, rosa e
viola; anche loro lasciavano la scia, solo che
portavano felicità e allegria facendo venire il
sole splendente; le api colorate non si accorgevano di lasciare la meravigliosa scia variopinta.
Quella notte ci fu una terribile tempesta provocata dalle api bianche e nere che litigavano per
votare la prossima ape regina. Alcuni marinai
della penisola Nuvolina che navigavano nel
mare mieloso a causa di quella tempesta approdarono nell’isola di Miele.
Vennero accolti cortesemente dalle api colorate
che si spinsero verso l’alto creando una scia di
sette colori diversi. I marinai vedendo un arco
così variopinto mai visto fino ad allora decisero
di chiamarlo arcobaleno.
I marinai avendo le barche distrutte a causa della
tempesta decisero di tornare nella loro penisola
passando sopra l’arcobaleno.
Per vendetta però l’esercito delle api bianche e
nere ne distrussero una parte, perché erano gelose di non esservi salite sopra come i marinai.
Ecco perché oggi dopo la tempesta appare l’arcobaleno.
OSMAN BECIREVIC- VALENTINA BALDIREBECCA MORRI- CESARE CORBELLIBENEDETTA BIANCHI 1^ F
Appello di un principe
azzurro
Datemi
una macchina
Sono il principe Brian e sono molto arrabbiato
perché ho cambiato il mio 32° cavallo, morto di
infarto per lo smog delle macchine come gli altri
trentuno. Per questo ho il diritto di avere un
mezzo di trasporto più moderno. Mi piacerebbe
avere una Porche Carrera GT o Porche Caiman
Sono davvero veloci, comode e sicure. Pur di
averle, sarei disposto a cedere quelle gallinacce
insopportabili di principesse. Non fanno altro
che frignare. Non parliamo poi di quelle morderne, all’ inizio si fanno salvare da me e poi,
quando le ospito a casa mia, mi chiedono il
codice della cassaforte e il numero di conto
corrente. Ve lo chiedo ancora, consegnatemi un’
auto, naturalmente non un macinino con la scusa
che è in garanzia e, se non ti soddisfa, sei
rimborsato. L’ ultima volta che ho acquistato un
cavallo l’ ho pagato un patrimonio. Quando è
arrivato per posta aveva la broncopolmonite e
stava per morire, così ho chiamato per farmi
rimborsare e mi hanno risposto che il negozio
“Cavalli Veloci” era fallito. Mi raccomando,
aspetto notizie, non posso più andare avanti
così.
Jacopo Laritonda 1 E
Cappuccetto Punk
In un quartiere di New York abitava Cappuccetto
Punk. Si vestiva sempre con: minigonne a strisce
viola e nere, mutande con i teschi (e questo lo
sappiamo perché faceva di tutto per metterle in
mostra) ; per coprire il tronco portava un top nero
con raffigurato un cuore trafitto, infine come scarpe portava delle “All star” nere con i brillantini
fuxia. I suoi capelli erano di colore nero con una
ciocca viola. Un bel giorno, mentre era al centro
commerciale, un lupo si invaghì di lei e decise di
rapirla, così le disse: -Ehi pupa, che ne dici di fare
un giro insieme a me?-. Lei acconsentì. Il lupo le
fece strada fino alla sua bellissima limousine e il
guidatore li condusse alla sua villa miliardaria.
Cappuccetto Punk decise immediatamente di alloggiare in questa dimora e, siccome pensava che
il lupo non avesse problemi di soldi, iniziò subito
con le richieste.
Ogni giorno i soldi del lupo diminuivano sempre di
più, e non ne aveva più per pagare le bollette, così
lui pensò che fosse meglio riportarla a casa sua,
anche se sapeva che la cosa non le sarebbe affatto
piaciuta .. Disse pertanto che l’avrebbe accompagnata dall’estetista più bravo di New York invece,
dopo averla portata a casa sua, aprì lo sportello , la
spinse fuori e partì per la Finlandia, sperando di non
vederla mai più.
Morale: meglio una noiosa come Cappuccetto
Rosso, che una spendacciona come Cappuccetto
Punk.
Agnese e Federica 2° I
Pag4
Come gli antichi
si spiegarono
il terremoto
Tanto tempo fa in una terra lontana, c’era una
città comandata da un demone molto malvagio,
di nome Horucimaru.
Egli imprigionò tutti gli abitanti in una prigione
sotterranea, fatta di cunicoli sotterranei che si
estendevano sotto la crosta terrestre, da cui non
c’era via di scampo per i “carcerati”, perché
sorvegliata da dei demonietti molto forti, ma
anche molto stupidi. I prigionieri erano liberati
solo per andare a lavorare negli enormi campi di
seta.
Un giorno i prigionieri stanchi di essere maltrattati continuamente da Horucimaru, rubarono un
po’ di seta, che poi lavorarono abilmente e di
nascosto nelle loro prigioni.
Dopo tre lunghe settimane, ebbero completato i
loro vestiti da demonietti. Il giorno dopo, appena le guardie si assentarono, i prigionieri si
misero i loro travestimenti e quando le guardie
tornarono e videro i prigionieri vestiti come loro
credettero che fossero i loro compagni imprigionati, perciò non ci pensarono due volte e
aprirono la porta della la. Immediatamente i
carcerati, con uno scatto agile, rubarono le chiavi e la mappa alle guardie, per uscire da quell’inferno.
Subito dopo i prigionieri si diressero verso la
sala del trono, dove videro Horucimaru che
stava dormendo.
Uno dei fuggitivi si fece coraggio, lo svegliò e
disse al demone capo che i prigionieri erano
scappati rubando le chiavi ed imprigionando
alcune guardie.
Horucimaru corse immediatamente verso le
prigioni aprì la porta della cella con le sue chiavi
di scorta approfittando del momento e spingendolo dentro la cella, i fuggitivi lo imprigionarono rubandogli le chiavi. Dovete sapere che la
cella era fatta di un ferro che annientava ogni
potere magico.
Dopo aver imprigionato Horucimaru, gli uomini si tolsero i vestiti da demonietti distrussero il
castello e scapparono da quella città orribile.
Ancora oggi, se sentite una scossa di terremoto,
è Horucimaru che cerca di uscire di prigione,
percuotendo le sbarre della sua cella.
RACHELE SANTINO-PATRIGA BALLA-JACQUES
TAMAGNINI-PICCARI ELISABETTAFRANCO SIMONE I F
La chiave d’oro
C’ era una volta, in un paesino situato in cima ad
una ridente collina, una bellissima fanciulla di
nome Rosa. Ella era figlia di due anziani genitori
che avevano fatto
tanto per averla.
Rosa, oltre a crescere bella come il nome
che portava, era la
più dolce e gentile
fanciulla del paese,
ma, soprattutto, Dio
le aveva donato una
voce meravigliosa e
ogni volta che cantava tutti si fermavano
ad ascoltarla. La sua
semplicità, la sua
umiltà, la rendevano una futura regina. Ma per
Rosa questo era un sogno irrealizzabile: il bellissimo principe che viveva al di là del fiume,
non avrebbe mai potuto accorgersi di lei… I
genitori avevano sempre proibito alla fanciulla
di varcare quelle acque; questa era la promessa
fatta a Tuguria, la donna dotata di grandi poteri
alla quale la coppia si era rivolta per poter aver
un figlio. Un giorno, mentre il principe Derek si
stava allenando a cavallo nelle vicinanze del
fiume, udì la più bella voce mai sentita prima di
allora… “A quale creatura può appartenere questa ammaliante voce?” si chiese incuriosito.
Rosa si avvicinò al fiume e non appena i loro
sguardi si incontrarono, sbocciò l’ amore. Il
principe la raggiunse e stupefatto da tale bellezza, le disse: “Venite con me, vi porterò al castello e, se vorrete, diverrete mia sposa!” Rosa era
talmente felice che non pensò minimamente alla
promessa fatta ai genitori. Così, non appena i
due varcarono il fiume, la fanciulla divenne
invisibile: “Rosa, Rosa dove siete?” chiese impaurito il principe. “Mio principe sono qui,
vicino a voi! Guardatemi vi prego! Ma tutto fu
inutile, il sortilegio di Tuguria si era avverato.
“Credevi di passarla liscia? Non diventerai mai
regina! Vivrai, ma nessuno ti potrà vedere, solo
la tua orribile voce potranno udire! Ah, ah, ah!”
L’ immagine della perfida strega stava svanendo, quando intervenne il principe gridandole:
“Io ti sconfiggerò, non so come, non so quando,
ma di certo il mio amore salverò!” “Tu non farai
proprio un bel niente caro principino! Solo se
Rosa riuscisse ad oltrepassare la “foresta della
morte” in una notte e riuscisse poi a prendere la
piuma d’ oro dell’ aquila reale, prigioniera nella
mia torre, il maleficio svanirebbe, ma tutto ciò è
impossibile perciò il vostro amore è perduto.
Sarete divisi per sempre! Ah, ah, ah!”. A quel
punto il principe si ritrovò solo e inerme. Il
sogno era svanito nel nulla: la povera fanciulla
si accasciò a terra disperata, si mise a piangere.
Ma vicino a lei, vi era una bellissima rosa rossa
e non appena alcune lacrime si posarono sui suoi
petali, essa si trasformò in una graziosa fata dai
capelli dorati: “Rosa, la tua dolcezza verrà premiata… il tuo sogno si avvererà, non disperare.
Ecco, tieni questa boccetta, contiene un fluido
magico, ti sarà utile per attraversare il bosco e
questa chiave d’ oro ti aiuterà ad aprire la porta
della tua felicità!”. Rosa aveva ritrovato la speranza. Ringraziò la dolce fatina, bevve la pozione e, presa la chiave, iniziò a correre come non
mai, per raggiungere la torre in cima al monte
delle tenebre. Entrò nell’ orripilante bosco dove
il buio e spaventosi voci regnavano incontrastate. Il cuore le batteva fortissimo, ma Rosa sapeva che doveva andare avanti. Nonostante fosse
invisibile, intricati rami viventi cercarono di
bloccarla, ma Rosa riuscì a liberarsi anche se le
costò tutta l’ energia della pozione. Era sul
punto di cedere, aveva corso tutta la notte, era
impaurita, stremata… cadde a terra distrutta. Ad
un certo punto, dalla chiave, Rosa udì la voce
della fata:”Forza, ce l’ hai fatta, guarda, sei
arrivata alla torre… un altro piccolo sforzo e
avrai vinto”. Ma la serratura si trovava in cima
alla torre. Rosa si arrampicò sulla parete di
mattoni taglienti; le sue mani sanguina- vano,
ma nonostante tutto, riuscì a raggiungere la
serratura e a infilarvi la chiave dorata. A quel
punto la porta si aprì, Rosa si spinse dentro e
dinnanzi si trovò l’ aquila reale. “Ti prego,
donami una delle tue piume, salvami da questo
maleficio e anche tu sarai libera!”. Non appena
l’aquila si staccò la piuma dorata, una meravigliosa luce illuminò la torre. Rosa non era più
invisibile… “Sono troppo felice, ma come farò
a raggiungere il mio amato? Se Tuguria si accorgerà di me, mi ucciderà!”. A quel punto l’ aquila
le disse: “Non ti preoccupare, ti porterò via io da
qui, però tu dovrai salire sulle mie ali!”.Rosa
non esitò un istante, salì sulla grande aquila e
raggiunse il suo tanto amato principe. La strega,
accortasi di quanto successo, morì di rabbia,
mentre sull’ intero regno ricominciò a brillare il
sole. Rosa e Derek si sposarono e il loro amore
durò per sempre!
SARA COLONNESE 1° C
febbraio 2009
IL RE VIGLIACCO
C’era una volta un giovane re colto, coraggioso e
intraprendente, sicuro di sé e leale; il popolo con
lui era felice e viveva in pace.
Alla morte del giovane re però si susseguirono
violenti attacchi ai villaggi dei contadini che ogni
giorno supplicavano il nuovo sovrano, Alain, di
salvarli.
Questo però era vigliacco, timido, e si era sempre
rifiutato di imparare a leggere e a scrivere, si
rifugiava perciò tutto il giorno sotto un bellissimo
vello d’oro, che aveva il potere di renderlo invisibile; questo gli era stato donato da suo padre prima
di morire ed era intriso di una potente magia che
aveva il compito di proteggere la famiglia reale.
Il nuovo sovrano però, sì, era vigliacco, ma era
anche innamorato di una incantevole principessa
dai capelli color oro e dagli occhi come diamanti
e non poteva assolutamente lasciarla soffrire.
Un giorno infatti un re malvagio che dominava
sulla contea chiamata “Valle dei draghi”, ordinò
al suo servo più agile e più temibile di rapire la
bella principessa, e questo ubbidì agli ordini. Il re
vigliacco si disperò appena saputa la brutta notizia: come poteva salvare la sua amata? L’esercito
era stato decimato dalle violente e continue guerre, mentre i contadini non potevano certo abbandonare i campi per seguirlo; c’era solo una soluzione: doveva partire lui, insieme al vello d’oro e
Fahim il mago, salvare la principessa. E così
fece...
Il re codardo aveva già raggiunto il cuore della
Foresta del Silenzio (così chiamata dai contadini
perchè chi andava lì non ne tornava vivo) seguito
da Fahim quando, d’un tratto, il terreno cominciò
a muoversi - Un terremoto! - pensò il re, ma poi,
finita la scossa, ecco un’enorme figura alzarsi
davanti a lui: un gigante? No, non aveva forma
umana, sembrava quasi ... un drago!
Era stato inviato dalla Valle dei draghi per impedire ad Alain di raggiungere il regno del re malvagio.
Ad un tratto quell’imponente ombra dalla pelle
nera come la pece e fredda come il marmo, con la
sua voce agghiacciante ruggì: - Allora sei tu il re,
sei tu quell’umano che devo uccidere! - Disse
mostrando sempre di più le sue fauci - Ma io sono
clemente, ti farò una semplice domanda,e se
sbaglierai a rispondere ... ! - .
Dunque, chi è quel sovrano, vigliacco e ignorante,
che si rifugia sempre nel suo vello d’oro? Forza,
rispondi!!! - . Il re, che fino a quel momento aveva
taciuto, sconvolto dalla domanda, chiese consiglio a Fahim, non poteva certo ammettere di
essere un cattivo sovrano davanti a tutti!
Ma anche il mago, temendo di offendere il re, fece
scena muta, mentre il tempo per rispondere alla
domanda stava finendo. - Forza - aggiunse il
drago - Confessa subito o preparati a morire -.
- Sono io! - Rispose il re in lacrime, ripensando ai
villaggi dei contadini che bruciavano - Lo ammetto ... - Aggiunse. Allora il drago, scocciato, non
potè controbattere e si ritirò tra le ombre sinistre
del bosco, lasciando libero il passaggio.
Dopo molti giorni di cammino il re e il mago,
stanchi ed assetati, si fermarono vicino al fiume
per bere, ma ecco una figura imponente, snella e
agile dalla pelle di diamanti e gli occhi come
zaffiro, emergere dal torrente. E il re, sempre più
intenzionato a salvare la principessa, disse: - Chi
è colui che osa disturbarmi? Sono il re Alain, sto
intraprendendo un lungo viaggio per salvare la
mia amata, lasciami passare ... o preparati a morire! - - E combattimento sia! - Ruggì il drago che
con una fiammata color argento incominciò a
combattere. Alain si nascose subito sotto il suo
vello, pronto a colpire, Fahim intanto sferrò sortilegi e bevve pozioni, fino a quando – Medusa
pietrificus! - L’incantesimo colpì il drago in pieno
petto, ma non poteva durare a lungo, sarebbe
rimasto pietrificato solo per poco tempo.
Quei minuti bastarono però al re per colpirlo con
la spada prima alla schiena e poi al petto, segnando la sua fine.
Quindi, riempite le sacche di tela con acqua limpida, continuarono il viaggio fino ad arrivare alla
Valle dei draghi, ma ad un tratto: - Non hai
scampo Alain! - Una voce agghiacciante ferì il
giovane re dall’alto, ed ecco un cavaliere a cavallo
di un drago, un drago con corna più dure del
diamante e squame come il rubino rivestite poi di
una solida inespugnabile armatura di platino e
gemme preziose.
Scese in picchiata verso il re, ma non mirava a lui,
aveva un altro bersaglio: il vello d’oro.
Inutile dire che con una fiammata questo diventò
poco più che cenere, ma ad un tratto – Streghe e
stregoni, che tu venga colpito da mille pungiglioni
– Era stato Fahim a parlare, e subito il drago venne
accecato da mille punture di scorpioni, quindi
incominciò ad agitarsi gettando così il re malvagio, inerte, a terra, prima di spiccare il volo verso
l’orizzonte. Alain aveva vinto anche quello scontro. Ma non c’era tempo per la gloria, il re doveva
ancora salvare la principessa, ed eccola pochi
minuti dopo fra le sue braccia nella stanza più alta
del castello. Lui voleva dirle mille parole dolci per
confortarla, però sussurrò solo, impacciato: - Io
non sono più un codardo, no, non lo sono più! - ...
Passarono molti anni da quel giorno fatidico e,
alla fine, il re si sposò con la principessa, ed
ebbero sette figli, un popolo contento e pacifico
ma anche tanto tanto coraggio per affrontare le
ostilità senza timore.
Racconti e storie
UN ANTICO ROMANO A RIMINI
Ognuno di noi è di certo passato almeno una volta
per Piazza Tre Martiri, ma nessuno si è mai fermato
ad immaginare come sarebbe la reazione di un
antico romano alla vista dell’antico Foro così ridotto, in meglio o in peggio…
Per provarlo, facciamo finta di essere un certo
Tarquinio, antico romano…
Ecco il nostro personaggio entrare nel negozio di
moda per teen-agers “Pimkie”, dopo essersi fatto
una vasca per il Corso
d’Augusto. Entra e chiede “Mi scusi gentile fanciulla, non è che ha una
toga per la mia adorata
moglie, che si intoni al
color sì azzurro come lo
spumeggiante mare dei
suoi occhi profondi?”. La
commessa alza scocciata
gli occhi dall’ultimo numero di “Cioè”, masticando sgraziatamente una
Big Buble, sfoggiando
una vistosa cresta fucsia,
una pesante matita nera
intorno agli occhi e abbassando la musica assordante. Risponde di malavoglia “Scusa raga, eh,
ma io nn so che cs è una
toga xke la scuo è finita e
la prof. di sto nn ce lo ha
spiegato. Ok? E poi nn
credo ke esista + xke qui
vendiamo sl cs new-age ,
fresh, cool e new stile.
Qnd , bello, puoi smammare”. Il nostro povero
Tarquinio se ne va, triste
e pensieroso, mentre riflette sulla strana lingua di
quella donna-gallo, salutando con un mogio “Ave,
puella (ciao fanciulla)”.
Ma la fame non ha epoca, così Tarquinio si dirige
verso un vicolino, da cui esce molta gente con uno
“strano calice di pane in mano, con dentro delle
palline colorate”. A Tarquinio viene in mente che
possano essere deliziose palline di garum raffreddato, il suo cibo preferito, fatto di pesce marcio,
aceto ed altri ingredienti molto in armonia tra loro.
Così entra fiducioso nella gelateria “Pellicano” e
chiede della salsa garum, pregustando un buon
pranzetto. Le giovani ragazze dietro al bancone
credono che sia uno dei tanti matti che girano in
città e così gli rifilano un po’ di pistacchio. Tarquinio, attratto dal profumo delizioso, ma un po’
dolciastro e diverso dal solito, lascia sul banco due
sesterzi mentre cerca un triclinio, per mangiare
comodamente, ma in mancanza di niente si siede
sulle panche. Però, dato che è un romano convertito
al Cristianesimo, prima dice le preghiere in latino
poi si gira per mangiare il suo pranzo. Ma il suo
posto è sotto il sole, è mezzogiorno ed è una
giornata particolarmente calda, così Tarquinio
trova solo una macchia
informe e verdognola,
che assomiglia alla garum, ma ormai è immangiabile !! Sconsolato, affamato e sempre più triste e arrabbiato il poveretto si dirige in uno strano negozio piccolissimo
e pieno di fogli…
Pensando di poter trovare qualcosa da leggere, chiede “L’Eco dell’Urbe”, ma dopo un
secco “No” ricevuto dall’edicolante, che non ha
neanche capito bene
cosa vuole, non insiste e
se ne va triste in mezzo
alla piazza. L’abbacchiato Tarquinio se ne
sta nel centro sconsolato e piange, lamentandosi “Per tutti i Cesari
Augusti, perché codesto mondo e sì nuovo è
insensibile ai bisogni di
uno spettabile oratore
romano, che viene da
lontano per ritrovare il suo natio paese e per passeggiar nelle ben note vie dell’infanzia, percorse dì
addietro dai forti e di bell’aspetto cavalli di Cesare,
dai deboli e tristi muli dei commercianti e dai piedi
dei pargoletti liberi e felici, ora chiusi in gabbie con
ruote, con tanto di tettuccio e giuochi di ogni tipo
appesi ad essa?! Ora c’è molta gente, seduta su
cavalli con ruote o bighe di metallo con quattro
ruote, ma tutti volano veloci verso lidi lontani
insensibili al povero Tarquinio !!”. Intanto un gran
numero di cinesi con le loro inseparabili macchine
fotografiche osservano la scena divertiti e scatta
molte foto.
Nadia Barbiani- 3^ H
Il drago Sputafuoco
La storia del drago Sputafuoco è una bella
storia antica: ha due ore di vita!!
Il drago Sputafuoco viveva in una casaccia
diroccata e spaventava il villaggio Piedelmonte. Un ragazzo furbo e intelligente scoprì che
il drago sembrava invincibile ma non era
invulnerabile:era allergico alle violette.
Vincenzo, il ragazzo furbo, ne
prese dei semi e
li disseminò sul
confine
del
villaggio;il drago, appena si avvicinava al confine del villaggio
iniziava a starnutire mentre le sue
zampe, invece di
verdi, diventavano rosse,bianche
e blu.
Poiché le violette erano ancora
piccole e non si
vedevano, egli
non riusciva a
capire il motivo
di questa reazione, e si iniziò a
preoccupare.
Con il passare dei
giorni, la reazione della sua pelle era sempre la
stessa non appena si avvicinava al confine e il
drago, sempre più preoccupato, decise di rivolgersi al dottor Mangiadraghi.
Il medico, molto anziano e miope, invece di
dargli la cura per le allergie, gli diede una
medicina per il mal di gola,assicurandogli che
prendendo 10 dl. di sciroppo al giorno, dopo
una settimana al massimo tutto gli sarebbe
passato.
Ogni mattina il drago prendeva la dose di
medicina consigliata del dottor Mangiadraghi,
però, con il trascorrere del tempo egli non
vedeva nessun miglioramento.
Gli abitanti del villaggio ormai si erano quasi
tutti accorti della trasformazione fisica di
Sputafuoco, e decisero di scrivere una locandina e di incollare una sua fotografia;in questo modo anche le poche persone che non l’
avessero notato lo potevano fare, per poterlo
poi prenderlo in giro, tutti tranne Dragobuono, il migliore amico di Sputafuoco.
Quest’ ultimo
si
sentì offeso da tanta
cattiveria e
malvagità
e volle essere coccolato dal
caro amico
Dragobuono.
Insieme
andarono
dal dottor
Mangiadraghi e
chiese la
cura giusta
per fare
passare l’
allergia alle violette, e il dottore dopo essersi
accorto dell’errore, si scusò con Sputafuoco
e decise che era il momento di acquistare un
bel paio di occhiali da vista. I due amici
andarono poi in piazza, lontano dal confine
del villaggio e Sputafuoco disse: “Chi di voi
mi prenderà ancora in giro sarà messo in
castigo dal re Puzzadrago e finirà in prigione,
senza cibo e lontano dalla famiglia. E’ chiaro
a tutti?” Tra la folla si senti un forte “SI” e i
due amici se ne tornarono a casa, festeggiando allegramente.
CECILIA LETTA 1^ B
Pag 5
IL CALDERONE
INCANTATO
Voi credete negli gnomi?
Nei folletti?
Pensate che esistano delle creature magiche?
Anch’io, in passato, pensavo che fate, streghe,
ed elfi fossero solo frutto della fervida immaginazione umana…ma forse…non è così.
Ebbene, esiste un luogo dove la fantasia, l’incanto e il sogno si incontrano, un luogo dove la
logica si confonde, un luogo dove il cuore si
lascia trasportare, un luogo che non vorreste mai
lasciare…:”Il CALDERONE INCANTATO”.
Se ancora non conoscete questo negozio stregato, allora dovete subito visitarlo e informarvi!!
Si tratta di un negozietto in centro vicino piazza
Tre Martiri. Inizialmente neanche io sapevo
che esistesse
questo luogo,
ma poi grazie ad
una mia amica
ne venne a
conoscenza…il
calderone incantato è una
bottega dedicata al mondo magico delle creature fatate. All’entrata possiamo subito sentire il profumo rilasciato dagli
incensi e all’interno veniamo
immersi in un
altro mondo. I
muri sono dipinti e su di essi sono raffigurati
degli alberi, delle fate, dei funghetti…potete
trovare ogni tipo di animale e creatura in miniature, fabbricata a mano in ceramica: dai coloratissimi gufetti ai ranocchi più stravaganti, dagli
unicorni ai simpaticissimi cavalli ma possiamo
scorgere negli angoli più remoti della stanza
anche le streghette e gli gnomi: tanti esseri dalle
forme più bizzarre e dai colori variopinti. La
cosa meravigliosa è che ognuno ha un regalo da
farvi e vi porta amore, fortuna e beni materiali.
Ad esempio se acquisterai un cavallino, lui, ogni
volta che ti troverai in una situazione difficile ti
donerà un quadrifoglio che ti proteggerà e ti
porterà fortuna. I colori, le forme, lo sguardo,
faranno breccia nel vostro spirito e conoscerete
chi di loro vorrà venire con voi. Se la vostra
creatura è presente la troverete subito, se invece
non c’è, nessuno di loro vi colpirà, quindi il
consiglio è di non prenderne nessuna perché di
certo non sarebbe quella giusta. Trovata la
vostra creatura dovrete costruirgli una casetta e
dargli un nome entro la mezzanotte. Anch’io ho
trovato la mia creatura, un gufino. Nelle notti di
luna piena lo metto sul davanzale ed esprimo un
desiderio. Da quando ho scoperto questo nuovo
mondo, mi piace credere che ci sia una creatura
magica che mi aiuta e mi protegge, e forse anche
voi presto verrete influenzati dalla magia portentosa di queste creature e crederete in loro.
Serena Sartini 2A
STRALUNATEZZE
IN II B
GAGLIARDI questi ragazzi, sono proprio dei
GALLI !
Proprio dei bravi GIOVAGNOLI e pure BELLINI, anche se a volte hanno certi GRILLI per
la testa che SERBAN dei pazzi.
Forse nella testa hanno il ferro e quindi da grandi
faranno i FABBRI.
Durante questi due giorni di gita non sono stati
proprio degli ANGELI ma neanche dei LAZZARINI.
In alcuni momenti li avremmo dati volentieri in
pasto ai LEOPARDI o ai San BERNARDI,
soprattutto quando siamo andati sul MONTAGUTI.
Che maleducati!
Tutti quei RUTIGLIANO!
Ma dai si fa così?
Poi c’è stato uno, un TALIBOV che si perdeva
in un brodo di GIUCCIOLI.
Io gli dicevo: “MAMI spieghi che CAIFFA stai
facendo?
Cosa ti SUCCIede?
Perché pARLOTTI da solo?
Cosa GARAVELLI per terra?
Muoviti che siamo in ritardo, sBRIGHETTI”!
Ma lui niente!
Fermo lì come il dipinto di una santa mentre
prega: Santa Maria GORETTI ALMEIDA DA
SILVA MARIA DO CARMO.
Amen.
Io... Io... e
febbraio 2009
Questa sono io
Mi chiamo Claudia Russi e ho 10 anni e 10 mesi. Il
mio compleanno è il 13 dicembre. Non conosco
nessuno che sia nato in dicembre e questo mi fa
sentire un po’ diversa anche se so benissimo che non
sono l’unica. Sono nata all’ospedale Villa Maria.
Vedendo alcune foto di me quando ero piccola, mi
sono accorta che ero paffutella, ovviamente con
pochi capelli ma ero dolce e carina. Ero una piagnucolona e di notte mi svegliavo 2 o 3 volte.
Sono abbastanza alta, non lo so precisamente, diciamo 1 metro e 90 centimetri, no scherzo, sarò 1 metro
e 50 centimetri. Non so neanche quanto peso, ma
sono una via di mezzo, non sono grassa, ma nemmeno pelle e ossa. I miei occhi sono celesti come il
mare, magari, sono marroni. Il mio sogno più grande sarebbe di volare, fare i compiti in 10 secondi e
non avere i bugni. I miei capelli sono castani chiaro,
mossi e porto la frangia di lato. La mia pelle è di
carnagione chiara e piena di imperfezioni: i bugni e
la cicatrice della varicella sulla guancia.
Pag8
L’amicizia Amiche fin dalla nascita
Noi, Ilaria e Martina, siamo amiche fin da quando
eravamo nel pancione delle nostre mamme perché
anch’esse si conoscevano.
Ilaria: Martina ha circa un anno in più di me: è
molto alta, ha i capelli lisci e castani, si trucca
molto, se veste sempre di nero, porta molti bracciali e accessori vari.
Martina: Ilaria è più
bassa di me, ha i capelli leggermente più
scuri, non si trucca
quasi mai, ma si veste, anche lei, spesso
di nero.
Ilaria: Noi abbiamo
molti amici in comune, ma non conosciamo così a fondo nessuno come ci conosciamo noi due.
Martina: Noi abitiamo molto vicine, a
circa trenta metri di
distanza, dai nostri terrazzi ci vediamo e ci salutiamo spesso. Vivendo così vicine ci è piuttosto
facile vederci spesso, anche ogni giorno.
Ilaria: noi all’asilo andavamo nella stessa struttu-
ra, anche se in classi diverse. Poi alle elementari
siamo andate in due scuola differenti, ma ci vedevamo comunque il pomeriggio giù nel parco sotto
casa nostra.
Martina: Adesso frequentiamo tutte e due la stessa
scuola media, anche se io vado in terza e l’Ila in
seconda. Ogni mattina prendiamo l’autobus insieme. Quest’altro anno io dovrò lasciare l’Ila per andare
alle superiori (speriamo).
Ilaria: la Marty è nata
in maggio e quindi
quest’anno non potrà
ottenere il patentino
così lo prenderemo
tutte e due l’anno prossimo, dato che io sono
nata in gennaio.
Martina: noi due abbiamo caratteri abbastanza diversi, ma andiamo comunque molto
d’accordo…lo si capisce dal fatto che siamo ancora così tanto amiche dopo tutti questi anni!!!!!
Mularoni Martina 3D, Gervasi Ilaria 2H
IL MIO MONDO
La mia camera è una delle stanze più tranquille
della casa, anche perché sono figlia unica e non la
condivido con nessuno. Penso che sia per me un
posto speciale, dove mi posso rifugiare quando
magari sono triste o non ho niente da fare, perché
in qualche modo trovo la compagnia di tutte le cose
che ho. Devo dire che sono molto disordinata: la
scrivania piena di portapenne, fogli dimenticati da
tempo, ma che lascio lì, perché io mi dico sempre
che “ potrebbero servire”, ma anche portachiavi,
adesivi, libri che sto leggendo e che preferisco
appoggiare dove li ho sempre a portata di
mano…Quando ero piccola, la mia stanza era
sempre piena di bambole, barbie e peluches da tutti
le parti, che ora sono riposti nell’armadio, a parte
qualche pupazzo che preferisco tenere fuori sul
comodino, perché ci sono più affezionata. Ma c’è
anche un altro componente molto importante per
me: la mia copertina, che ho da quando sono nata,
e che fin da piccola ho sempre chiamato “ ninna”.
E’ stata, ed è ancora, come un’amica per me,
LA MIA MAMMA !
Altri particolari
-Cose che mi piacciono
Il mio numero fortunato è il 4.
Il mio colore preferito è il rosa e il fucsia. Le mie
migliori amiche…non si possono dire, non ho abbastanza spazio per scriverle tutte. Mi piace mangiare
gelati e pasta. I nomi che mi piacciono sono Sofia e
Cecilia . Mi piace bere vino bianco e wiski prima di
andare a scuola la mattina, ok stavolta si era capito
che non era vero: bevo solo acqua naturale e succhi
alla pesca. Il mio gioco preferito è Twister: è un
grande tappeto con dei cerchi gialli, verdi, blu e
rossi. Si gira una lancetta e devi mettere la mano o
il piede destro o sinistro sul colore che capita. Lo
scopo è che, nonostante ci si attorcigli con gli altri,
riuscire a rimanere in piedi. L’ l’ultimo vince. I miei
animali preferiti sono i gatti e mi sono cominciati a
piacere da quando ne abbiamo 2 in casa.
Il mio programma preferito è Hannah Montana. Le
attività che preferisco sono la danza moderna, classica e il nuoto.
-Cose che non mi piacciono
I nomi che non mi piacciono sono Giuseppina,
Gertrude, Genoveffa e Anastasia.
I cibi che non mi piacciono sono zucchine, minestrone e tutte le verdure varie.
Se fossi più grande abiterei in una casa moderna: il
salotto grande con un divano ad angolo di pelle; la
camera da letto con un letto matrimoniale, due
bagni, uno tutto rosa, il mio, e l’altro tutto azzurro.
E in cucina un tavolo da pranzo apparecchiato e il
mio maritino in piedi con in mano due mega gelati
da mangiare davanti al televisore di 52 pollici.
Claudia Russo I° I
IL MIO MIGLIORE
AMICO
Io credo che l’amico sia una persona a cui puoi
affidare le gioie e i dolori della tua vita.
Ti accorgi ad un certo punto che la famiglia non
può essere più il rifugio dei tuoi sentimenti e quindi
ti rivolgi ad una persona in cui hai tanta fiducia da
aprirle il tuo cuore.
Al mio migliore amico chiedo che sia onesto e
sincero, leale e buono, discreto e generoso, che
abbia senso dell’umorismo e gioia di vivere.
Non tollero che un amico mi menta o metta in
dubbio le mie parole, approfitti del mio buon
carattere o parli male alle mie spalle.
A volte mi è capitato di confidarmi con persone che
hanno tradito la mia fiducia e ho pensato che non si
trattasse di vera amicizia.
Se il mio migliore amico fosse punito ingiustamente lo inciterei a difendersi, ma lo inviterei anche a
dire la verità nel caso io fossi punita per una colpa
sua.
Mi seccherebbe essere superata da lui in qualche
competizione e farei di tutto per evitare che questo
accada. Mi piace pater parlare con lui delle mie
aspirazioni e dei miei sogni e vorrei anche che lui
si confidasse con me!! Credo che sia possibile
l’amicizia tra un ragazzo e una ragazza purché
questo avvenga serenamente. Secondo me è importante avere un amico del cuore in ogni età della
vita perché ti possa aiutare nel momento del bisogno ed esserti vicino per qualsiasi necessità.
ALEXIA VANNUCCI II E
Mamma è una semplice parola con un significato
enorme, mamma è la prima parola che pronunciamo da piccoli e pronunceremo da grandi, mamma
racchiude in sé un grande affetto, un volersi bene
che durerà per tutta la vita. Mamma è sapere che ci
sarà sempre, pronta lì, ad aiutarti,anche quando
pensi che nessuno ti possa consolare. La mia mamma è tutto questo, e lo sarà per sempre. Lei è
abbastanza alta, ha dei bellissimi occhi verdi mischiato al grigio, i capelli sono sempre mossi,
lunghissimi, voluminosi e lasciati al vento. Uno dei
suoi difetti principali è essere troppo precisina,
tanto che se vede qualcosa fuori posto si impunta,
finché non la metto a posto, è anche molto permalosa ma allo stesso tempo sensibile e dolcissima.
Mi piace alla sera, dopo che è tornata a casa dal
lavoro, ricordarle quanto le voglio bene, mi piace
stare con lei davanti alla tv a ridere guardando
Zelig. Riconosco però che fa molti sacrifici per noi,
va a lavorare molto presto alla mattina, alla sera
ritorna a casa tardi, non ci ha mai fatto mancare
nulla. Mi ricordo ancora quando ero piccola e certe
volte litigavamo, allora io le passavo sotto la porta
un bigliettino con scritto:
“Mi perdoni?” e lei con un sorriso che arrivava alle
orecchie veniva nella mia camera e mi abbracciava
forte forte. Mia mamma è indispensabile nella mia
vita, non so proprio come farei senza di lei, sarei
come una goccia nell’oceano. Invece insieme a lei
sono sicura che non mi perderò mai e che quella
piccola goccia che per gli altri può sembrare normale, per lei è tutta la sua vita. Ecco con
questo…Mamma ti voglio bene…
E lo farò per sempre !!!
MAZZOTTI MICHELA 3^ C
L’adolescenza
una parte non sempre facile della vita
Ho dodici anni, da un anno a questa parte il mio
corpo ha subito diversi mutamenti e così anche il
mio carattere. Prima mi svegliavo sempre allegra,mi
vestivo in fretta senza guardarmi allo specchio e
correvo a giocare. Adesso mi sveglio a volte felice,
a volte senza che nessuno mi dica niente, con “la
luna di traverso”. Se malauguratamente, mi guardo
allo specchio e vedo che qualche cosa non va, è una
tragedia. Piango spesso, basta un semplice rimprovero della mamma o una parola “ fuori posto” di
mio fratello. Mi piace parlare con le amiche, raccontare i miei pensieri, però le cose più segrete le
scrivo sul mio diario. Questo mi serve molto. Mi
piace ascoltare la musica e alcuni brani mi commuovono. Sono abbastanza timida, non mi piace
discutere con nessuno, preferisco ascoltare e dire le
mie opinioni con calma. Quando mi sento giù di
morale, trovo subito un’ alleata nella mamma, che
mi risolleva il morale, dicendo che sono momenti
dovuti alla crescita. Che momenti siano proprio
non lo so, ma mi auguro che passino in fretta!!!!
Una cosa ho capito: diventare grandi non è facile,
non si tratta solo di crescere alcuni centimetri in
altezza, ma anche di diventare più maturi e responsabili.
ROSA CATERINA 2C
Io e l’amicizia
Dialogo pomeridiano di una ragazzina errante nel
parco
Ho letto quest’estate i
sette libri di Harry Potter, romanzi molto belli
e del mio genere preferito: la fantasy. Il libro dei sette che mi è piaciuto di
più è il terzo “Harry Potter e il prigioniero di
Azkaban”. Nel terzo romanzo succede…
….in apparenza
Sirius Blak è evaso dalla prigione di Azkaban,
dove è stato rinchiuso ingiustamente per avere
ucciso molti Gabbani e un mago “Peter Minus”.
Si crede anche che Sirius
sia il custode dei Potter e
che abbia rivelato a Voldemort dove erano nascosti……...
Si pensa che Sirius vada a
Hogwarts ad uccidere Harry.
…In realtà Sirius è innocente perché il vero colpevole è Peter Minus, che si è
finto morto trasformandosi
in un topo, dopo aver ucciso i Gabbani e aver rivelato
a Voldemort il nascondiglio dei Potter…
.Beh cosa vi devo dire di
più, penso che avete capito
che mi piacciono i libri. Se
non l’avete ancora fatto
dovete almeno provare a
leggere i libri di Harry Potter perché sono bellissimi
ed entusiasmanti.
Stavo passeggiando tranquillamente al parco con
Alice, quando all’improvviso mi chiese: -Che
cosa apprezzi di più nel tuo miglior amico?-.
-Uhm…credo la simpatia, la gentilezza, la disponibilità all’ascolto e all’aiuto, l’intelligenza e la
sincerità-.
-Sì anch’io- mi rispose, -E cosa non sopporti?-.
-Credo che non sopporterei se mi mentisse! Lo
detesto! Senza dimenticare che odio se approfitta
del mio carattere o parla male di me alle mie
spalle!-.
-E se ti racconta un segreto?-.
-Ma mi stai facendo un sondaggio?! Comunque,
non lo racconterei a nessuno, altrimenti che amica
sarei?-.
-Già, hai ragione…Sai, tra me e Caterina ci sono
dei problemi…-.
-Per me dovresti chiarirli immediatamente, o rischi di perderla…-.
-Dici? Sai lei è stata punita per qualcosa che non
ha commesso e si è arrabbiata con me perché non
l’ho difesa…che devo fare?-.
-L’unica soluzione è quella di difenderla, no?-.
-Sì, ma una volta ero stata accusata di aver rotto un
vaso…invece era stata Caterina! E non si è presa
nessuna colpa! Tu la difenderesti ancora?-.
-Non saprei…se non vuoi difenderla, almeno incitala a farlo da sola…Ma lo sai che la mia miglior
amica è stata invitata ad una festa e io no? Sono un
po’ invidiosa…-.
-Mi dispiace…lo saresti lo stesso se avesse vinto
una gara e tu no?-.
-No, in quel caso proprio no…sarei davvero felice!-.
-Chiedevo…e se ti fossi presa una cotta per il suo
fidanzato, lo corteggeresti di nascosto?-.
-No, non dirmi che lo fai! Prima l’amicizia, poi i
ragazzi, non voglio farla soffrire! E tu riesci a
parlare con Caterina in piena libertà? Io sì…-.
-Dipende…ma di solito di cosa parlate?-.
-Di tutto! Di ragazzi e ragazze, di sport e di
problemi scolastici…ma anche di moda e di musica!-.
-Bene! Hai amici maschi?-.
-Certo! Credo che sia possibilissima un’amicizia
tra un ragazzo e una ragazza! Finito il quiz?!-.
-Non è un quiz! Sai, mia mamma non è molto
felice…le devo trovare un’amica?-.
-Altrochè! Gli amici bisogna averli a tutte le età,
ti tirano sempre su il morale! Oh, è tardissimo,
devo scappare…ciao Alice, ci vediamo domani!
Sansone Elena 1 H
Linda Terrafino 2E
Io e i libri
Io adoro i libri, soprattutto
quelli grandi, con molte
pagine.
Sapevo leggere già all’ultimo anno di materna, ma non leggevo molto bene
così
ho rimediato in seguito, grazie alla scuola.
All’inizio leggevo libri piccoli, tipo “Piccoli brividi”.
Mi appassionavo molto, io quando leggo entro nel
libro, mi sembra di essere davanti alla scena che
spia i personaggi.
Ho cominciato a leggere i
libri di “Geronimo Stilton” e ne ho letti davvero
moltissimi .
Quello che mi è piaciuto
di più è stato “Il castello
di Zampaciccia Zanzamiao”.
Dove Stilton in un giorno
di pioggia, si ritrovava al
freddo nella sua auto, dispersa in un campo, vedendo il castello ci entrò
pensando di aver trovato
un luogo caldo... Vi consiglio questo libro perché
è pieno di eventi inaspettati e c’è una conclusione
davvero rassicurante. Ora
che sono cresciuta leggo
libri che hanno almeno più
di 200 pagine e se sono
più piccoli li finisco in pochi minuti.
Quando ho del tempo libero e non so che cosa fare,
leggo e così non mi annoio.
perché, verso i tre anni, avevo inventato un linguaggio segreto da usare con lei, con tantissime
parole strane; ora ovviamente non la uso più, ma le
ho raccontato davvero molte cose. Poi, da sempre,
attacco alla porta ed agli armadi tutte le figure di
animali e altre cose che mi piacciono e ormai non
ho più spazio, perché anche le pareti sono piene di
poster dei miei cantanti preferiti. Insomma, il mio
piccolo mondo, disordinato ma accogliente, come
un pianeta parallelo dove ho fatto tantissimi sogni
ad occhi aperti, risate, pianti, cose indimenticabili
che mi rimarranno sempre nel cuore.
FEDERICA FABBRI 2 I
Io... Io... e
febbraio 2009
La terza media:
un anno importante
Diciamocelo, la terza media è un anno davvero
complicato e per la testa ad ognuno passa di tutto
e di più.
Tanto per cominciare, c’è l’esame. Questo è un
bel problema per tutti, anche perché per molti è il
primo esame in assoluto nella vita e non si sa cosa
aspettarsi: si hanno dubbi, ansie e preoccupazioni
che probabilmente, dopo averlo passato, sembreranno del tutto inutili. Infatti, quasi tutta la gente che si è
salvata, va a dire in
giro che l’esame di
terza media è una
passeggiata. E sinceramente io spero
che sarà così, ma finchè non arriverà
quel momento non
lo saprò mai.
Ma il vero dilemma
dell’anno è: che
scuola scelgo? Personalmente, è da un
po’ di tempo che mi
domando quale sia
la scuola adatta a me, dove sia meglio andare, se
mai riuscirò a decidere veramente e se farò la
scelta giusta. Sì, perché scegliere la MIA scuola
superiore non è come scegliere la scuola elementare o quella media, è molto diverso, poiché non
è “anonima”. Fino a poco tempo fa non avevo
proprio la minima idea di dove andare. Sono così
tante le scuole! Solo a guardarle ti si incrociano
gli occhi e se si pensa che presto bisognerà
prendere una decisione, viene un mal di pancia
atroce. Il punto è che quella che ognuno di noi
sceglierà, segnerà il nostro futuro e ci farà diventare qualcuno, facendoci maturare anno dopo anno.
Ammettiamolo, non è una decisione semplice,
anzi, tutt’altro: è una vera impresa, anche perché la
situazione va valutata con attenzione e razionalità.
Per fortuna ci sono persone pronte ad aiutarci che
spesso ci conoscono quasi più di quanto noi conosciamo noi stessi. Di chi sto parlando? Ma è ovvio,
dei genitori. Loro sono sempre pronti ad aiutarci e
a sostenerci e penso sia giusto che esprimano la
propria opinione in proposito parlandone con i
figli, perché potrebbero metterli
sulla strada giusta.
In fondo, a 13 anni
si è ancora molto
confusi e spesso si
ha bisogno di essere spronati con
una spinta o un incoraggiamento,
ma non di certo
forzati, perché
questo non sarebbe giusto. Al massimo, se proprio i
genitori sono convinti che il proprio
figlio sia tagliato
per una scuola di
cui lui non ne vuole sapere, si può sempre discutere, no? Se no che razza di persone siamo? In ogni
caso, c’è a chi andrà bene e a chi un po’ meno,
anche se auguro a tutti di farcela e di avere una vita
fantastica con tutti i propri sogni realizzati.
E per quanto riguarda quest’anno…vedrete che
sopravviveremo!!! (o almeno spero…scherzo).
Bianchi Silvia 3F
La mia passione per la musica
E in particolare per i Sonohra
Oggi e il mio ultimo giorno di vacanza! Sì , è vero, domani
inizia la scuola! Non riesco a capire quale sensazione stia
provando nel pensare che domani rivedrò, i miei compagni
e le prof .E la mia amata scuola .Non so se è allegria o
tristezza! Forse tristezza, perché per altri none lunghi mesi
mi dovrò svegliare tutte le mattine per venire,in sella alla mia
bicicletta,fino a scuola:o forse perché dovrò affrontare
alcune materie come la musica, in cui sono assolutamente
negata .Non so proprio suonare lo strumento, anche se mi
impegno, i tasti non si muovono da soli;però, io, amo cantare
con tutto il cuore, la musica è parte di me, infatti come dice
il grande cantautore Diego Fanello dei Sonohra,”la musica ti
salva sempre!”E, forse, provo allegria all’idea nel poter
rivivere nuove avventure assieme alla mia cara classe.
Comunque non dimenticherò mai questa estate, piena di
avventure fantastiche come il viaggio in Romania, il concerto dei Sonohra a Verona,il festival Geometrie Sonore a San
Marino con ospiti i Sonohra…Sono sicura che questo lungo
e ultimo anno insieme ai miei amici sarà pieno di felicità e
tristezza ma noi condivideremo gioie e dolori insieme!!!!!
Moscu Maialina 3H
Una coppia d’oro
Il 21 settembre 2008 per la mia famiglia è stata
una data molto importante.
I miei nonni paterni, Anna e Adriano, hanno
festeggiato le loro nozze d’oro: 50 anni di matrimonio! Abbiamo regalato un bellissimo “boquet” di fiori, rose bianche avvolte in una splendente carta d’oro, che ho consegnato personalmente alla nonna, prima della cerimonia. Mio
papà e mia zia Lorena , per i loro genitori, hanno
scelto nuove fedi d’oro giallo con i bordi oro
bianco (in quella della nonna c’era anche un
brillantino). Per non sbagliare a fare le nuovi fedi
perfette, di misura, abbiamo dovuto convincere i
nonni a consegnarci quelle vecchie; non è stata
un’impresa facile far credere loro che, in occasione della festa, le avremmo portate a lucidare. La
nonna, credulona, alla fine, non solo ci è cascata,
ma ha ringraziato per tutte quelle attenzioni.
Avreste dovuto vedere la sua faccia, in chiesa,
durante la cerimonia, quando il sacerdote ha
benedetto i loro nuovi anelli! Tutti gli invitati
avevano gli occhi lucidi, lucidi per la commozione. Sono stati momenti davvero emozionanti! Ma
facciamo un passo indietro…tutto, 50 anni dopo,
doveva essere esattamente come in qual lontano
giorno ed ecco, quindi, arrivare, sotto casa dei
miei nonni, una splendente “Balilla” originale
con tanto di fiori sul cofano. Bellissima! I miei
nonni, elegantissimi, mi hanno concesso di salire
in quella mitica auto d’altri tempi. In chiesa tutto
era perfetto: dai fiori sull’altare al drappo azzurro
sulla prima panca dove si sono seduti i miei nonni
con accanto i loro figli e noi nipoti. C’erano
proprio tutti e io ho scattato bellissime fotografie
(molto più belle di quelle di mio papà) con tutti i
parenti e gli amici.
Poi tutti al ristorante…continua la festa.
Auguri nonni!
Matteo Mussoni 1 H
E’ in arrivo una sorellina
Fra un mese circa dovrebbe arrivarmi una sorellina. Ho sempre desiderato una sorellina o un fratellino, anche quando ero molto piccolo: ricordo di
averlo chiesto anche a Babbo Natale in una vecchia
letterina. A volte provo a immaginare come sarà.
La penso piccolissima, un po’ piagnucolona, mora
e di carnagione olivastra come il babbo, con gli
occhi azzurri e un po’ cicciotella come la mamma,
con il sorriso sempre sulle labbra e io spero di
essere per lei veramente speciale.
Non so cosa proverò quando la vedrò la prima
volta, magari all’inizio proverò un po’ di invidia,
perché la mamma dovrà occuparsene molto, oppure sarò felice del suo arrivo così le attenzioni
saranno divise in maniera equa e io potrò avere un
po’ meno il fiato sul collo.
Proverò forse tanta felicità e un senso di protezione
nei suoi confronti, magari vorrò essere io ad occuparmene o a coccolarla, magari mi disturberà coi
suoi pianti oppure ogni volta che la sentirò piange-
re proverò un impulso irresistibile di andare da lei,
prenderla in braccio e coccolarla fino a farle
spuntare nuovamente il sorriso sulle labbra.
Sono felice del suo arrivo, anche se ho paura che
poi, quando ci sarà anche lei, il babbo e la mamma
non troveranno più il tempo per fare con me tutte
quelle cose che io adoro fare con loro, ad esempio
leggere con la mamma o giocare con il babbo.
Ne ho parlato con i miei genitori e loro mi hanno
assicurato che devo stare tranquillo, perché se
desidero fare certe cose in loro compagnia è
sufficiente che io lo dica, perché loro ci saranno
sempre per me, come per mia sorella.
Spero di essere un buono fratello per lei e di
proteggerla e aiutarla ogni volta che ne avrà
bisogno.
Non la conosco ancora, ma mi sembra di volerle
già un sacco di bene.
Andrea Albini 1H
Pag9
Mi osservo e… come sono complicata
Sono una persona dall’indole molto complessa e
quelli che, normalmente, sono considerati difetti,
per me sono quasi motivo d’orgoglio, perché denotano la somiglianza con mio padre. Insomma,
mi piaccio così come
sono. Sono gelida, riflessiva, orgogliosa, testarda
e, a volte, un po’ saccente, ma anche curiosa e abbastanza volenterosa.
Spesso il mio modo di
pensare cambia a seconda dei libri che leggo, oppure, quando ne leggo alcuni da cui imparo molto,
cerco di immaginare
come mi comporterei se
mi trovassi io in quelle
situazioni. Non intendo
nel senso “ riuscirei anch’io a saltare così lontano o a correre così veloce?”, ma “ arriverei alle
stesse conclusioni o prenderei la via sbagliata?”.
Credo che queste siano le cose che fanno crescere
quando si legge, perché aiutano a capirsi meglio,
e se ci si conosce bene si comprendono anche gli
altri. Come ho detto, rifletto molto, e questo mi
porta ad essere abbastanza introversa (anche se,
ultimamente, non molto) e non amo la compagnia
di molte persone alla volta. Scelgo i miei amici con
cura maniacale e, piuttosto che le feste, preferisco
i cosiddetti “inviti per il tè”, in cui ci si siede con
calma in due o tre e si
parla di niente e di tutto. Sono purtroppo soggetta a repentini sbalzi
d’umore: delle volte
sono così corrucciata
che sembra abbia preso a pugni qualcuno,
tuttavia basta che passi
un mio amico qualsiasi
e gli sorrido, come il
gatto che ha mangiato
un canarino, oppure il
contrario.
In più, so fare del litigio un’arte e della vivacità una virtù (infatti, non sto un attimo
ferma). Mio padre mi
chiama da sempre “teppa”, oppure “peste”, e
dice che, con un carattere così birichino, per fidanzarmi dovrò trovare una persona peggiore di me. A
voi non sembra impossibile?
PIEDILATO ELENA 3^C
Estate: una giornata al mare
Finalmente ho la sabbia sotto i piedi! Sono arrivata, sono al mare per la prima volta di quest’anno.
Sono in costume e, dopo una breve sbirciatina di
qua e di là, prendo la rincorsa e arrivo fino alla riva
del mare, allungo un piede e toccando l’acqua con
le dita sorrido, sorrido perché sono felice, anche
se non so per cosa di preciso, forse perché sono in
vacanza, forse perché sono con le mie amiche o
forse perché, dopo un
mese di febbre e di
un’odiosa malattia, chiamata mononucleosi, posso nuovamente uscire e
soprattutto stare al mare.
Guardo l’orizzonte ed il
mare sembra infinito, in
lontananza ci sono delle
barchette ed intorno a me
è pieno di gente, alcuni
attenti, altri sognanti, alcuni con un piccolo sorriso scolpito sul viso,
bambini che giocano con
l’acqua schizzandola su qualche passante. Sento
qualcuno che mi chiama, mi giro e vedo mia
mamma con la crema in mano, pronta a farmi
diventare tutta bianca.
Dopo, insieme alle mie amiche, decido di fare una
passeggiata ed ecco i vari numeri dei bagnini che
scorrono velocemente, passando a quello successivo: cinquantacinque, cinquantasei…sessanta… e
via, finchè non ci siamo stancate e, ancora chiacchierando, torniamo all’ombrellone.
Poco più tardi,dopo esserci riposate un po’, decidiamo di andare a fare una partita a bigliardino, animata dai nostri urli e boati. Verso le quattro del
pomeriggio andiamo,
finalmente, a fare una
bella nuotata. L’acqua
è calda e limpida, ci
sono varie onde che ti
fanno dondolare dolcemente, una un po’
più grande mi sormonta e adesso mi ritrovo
a starnutire per colpa
dell’acqua che mi è
entrata nel naso.
Tornate all’ombrellone ci asciughiamo nei
nostri asciugamani
caldi e parliamo un po’ con i miei genitori.
Verso le sei ci rivestiamo e stanche, ma felici,
torniamo verso la macchina per andare a casa.
Silvia Dolci 2^I
Diventare zii
Ognuno di voi ha zii e zie ma quanti di voi lo sono
o lo stanno per diventare?
Sicuramente pochi o quasi nessuno beh io sono una
di quei “ quasi nessuno”.
Diciamo che, detto a parole, è una cosa bellissima,
ma quando vi trovate dentro fino al collo cambia
tutto, la vostra vita non è più la stessa cosa. A me è
stata data questa notizia abbastanza crudamente,
ma non so se per tutti è così, quindi vi racconto la
mia storia.
Era una bella domenica mattina piena di sole, mi
ero appena svegliata alle nove, forse dopo, felice
che quel giorno potevo stare a casa a oziare, arrivo
in cucina dove mia sorella è seduta al tavolo.
Tranquillamente io faccio come ogni altra domenica, il latte dal frigo i biscotti son già sul tavolo, mi
siedo con la schiena contro il muro e guardo cosa
c’è in tv. È in quel momento che mia sorella apre la
bocca e mi rovina la giornata. Molto tranquillamente con un fare come dire” sto meglio con la maglia
blu o nera?” mi dice” Cosa dici se diventi zia?”In
quel momento il biscotto mi va di traverso, penso di
morire soffocata e ci impiego ben 10 minuti per
mettere insieme le parole e capire cosa mi aveva
detto e, da mezza addormentata e mezza morta, le
rispondo “ Mi prendi in giro? Cosa hai bevuto?” E
lei mi risponde “ Niente, non ti prendo in giro”.
Non ricordo bene cosa è successe precisamente
dopo, so solo che per tutto il giorno sono andata in
giro per casa come uno zombie ripetendo “Zia
divento zia”.
Passato il primo giorno dove ancora non ti rendi
conto bene, poi gli altri ritornano normali o almeno
non ci fai più tanto caso. La pancia poi inizia a
lievitare e, giorno dopo giorno, lei inizia a lamentarsi “Ho la pancia!” E io continuamente le ripeto
“No ma cosa dici ?Sei solo incinta, nessuno ingrassa quando aspetta un bambino, di solito si dimagrisce!” E lei di solito mi risponde con un “Ma va a
quel paese”, per non dire peggio.
La gente normalmente si preoccupa per le ragazze
in gravidanza, ma secondo me si dovrebbe preoccupare anche delle zie come me.
Non avete mai sentito parlare di stress da sorella/
fratello minore? Ognuno di voi che ha un fratello
o una sorella più piccoli lo conosce; beh, fratelloni
e sorelline, anche noi fratellini e sorelline abbiamo
lo stress da sorelle fratelli maggiori.!!! . Bene
piccolini di casa, ricordate che non si può dire di
essere stressati fino a quando non si diventa zii.
Mancano ancora 4 mesi alla nascita e spero che
quando nascerà non sarà un rompi scatole come la
mamma.
Rossi Elena 3°C
CHE TIPO DI STUDENTE MI SEMBRA DI ESSERE
A VOLTE SONO ATTENTO, SPESSO SONO CURIOSO,
DI SOLITO SONO FANTASIOSO, SONO INFORMATO
SULLE COASE CHE MI INTERESSANO, NON SEMPRE
SONO INTERESSATO ALLE COSE CHE MI DICOLO,
SPESSO SONO INTRAPRENDENTE, DI SOLITO
SONO ORDINATO
Come mi descrivo?
Vorrei stare nel mondo dei sogni, ma siccome
sono cresciuto devo stare nella realtà
Poesie... Poesie... Poesie
febbraio 2009
Malata
Sensazioni
l’ erba sotto i piedi
il vento tra i capelli
l’ aria fresca che arriva sul tuo corpo
sei tranquilla su un prato d’ erba verde
Non posso andare a scuola
ho mal di gola,
mi sento svenire
e mi vien da starnutire.
Ho il morbillo
e sembro un mirtillo!
Vedo appannato
e un osso mi si è girato,
mi sento stanca
e ho un livido sull’anca.
Aiuto ho i pidocchi!
Lo vedo coi miei occhi,
non riesco a camminare
è come se stessi per crollare.
E guardo il calendario,
e poi guardo Dario.
Oggi è domenica!
Ciao vado a giocare con Erika!
Cammini tra i fiori colorati
mentre dei bambini corrono davanti a te
e il sole ti riscalda e con tutto
il suo splendore, ti guarda
Hai una sensazione bellissima,
quella della felicità
perché averla non fa male a nessuno
ma non tutti non possono averla.
Cogli l’ attimo se arriva da te,
vivilo intensamente
perché se non lo fai,
un giorno te ne pentirai.
SANSONE ELENA 1H
Le stagioni
Giran di continuo
con tanto affanno
e tra un mese e l’ altro
finisce l’ anno
L’ autunno è marrone
l’ inverno è pigrone
la primavera di gioia ne avanza
e in estate e già vacanza.
Mio padre con me sul tappeto verde del prato
a rincorrere il pallone nella bella stagione:
Mio padre, quando è in casa e non va via,
riempie le stanze di allegria.
L’altezza imponente,
gli occhiali rettangolari
che nascondono due bei occhi chiari:
Mio padre presente,
giocherellone e divertente:
“ Che fortuna avere un padre così”
L’oliva
La vispa Teresa
guardò il frigo sorpresa
e disse poco giuliva
“Mi manca un’oliva !”
Cambiano sempre
sono sorelle
sono un po’ strambe
ma molto belle
Cecilia Contarini 2D
MIO PADRE
Pag6
Sono sorelle
si fanno i dispetti
dicon di tutto
ma hanno difetti
Questo è importante
ci sono da sempre
hanno accompagnato pure Dante
nel suo viaggio con la mente
Andò al mercato
con un vestito appena comprato
poi si sporcò tutta
e andò a Calcutta.
Quando tornò a casa
la chiamo la nasa
che disse contenta
“vuole della menta?”
“voglio l’oliva a me mancata
disse Teresa arrabbiata
e appese va cornetta
poi andò a fare un colletta
per comprare un’oliva
e tornare giuliva
ma per la strada si addormentò
e l’oliva mai comprò.
Raffa Siria 1°D
Pratelli Francesco
Ramberti Damiano 2 A
Gamberini Manuel 1° H
CONFUSA
Confusa,
come nebbia, i pensieri vagano nella mia testa,
lasciano solo la brezza
di un’estate che è arrivata
e delle onde sulla battigia.
Confusa,
mi si appanna la vista e le lacrime scendono dai miei
occhi,
amara rugiada,
quando ricordo ancora la nostra amicizia,
persa,
sparsa a quel vento che accarezzava i nostri cuori
quando ti abbracciavo.
Guerra
Ecco cosa rimane della mia città
dopo che Morte e Distruzione,
come la famelica Cariddi,
hanno disperso anime giovani e promettenti:
solo la nuda pelle della Madre Terra.
Confusa,
non riesco neppure a ricordare il tuo viso
che mi era tanto familiare,
non ricordo la tua voce
quando pensavamo che la nostra amicizia non sarebbe finita.
Osservo i luoghi a me cari
senza comprendere.
Provo smarrimento come mai prima d’ora
ricordando queste strade affollate dai miei
gioiosi amici
ormai defunti.
Confusa,
non so come andare avanti,
il solco che hai lasciato nel mio cuore è troppo
grande
per dimenticarti, ma anche per tenerti attaccata a me.
Questa inutile guerra ha annientato
nazioni, città, famiglie, persone
che ora, come me, possono solo meditare
e piangere.
Matteo Taddei 2A
Mio fratello
Mio fratello è un birbantello
che gioca con il martello
gli piace il mare
ma non sa nuotare
è felice quando gioca
oppure quando vede un oca
lui all’asilo non vuol mai andare
strano perché… gli piace giocare.
Lui è molto divertente
ma una volta mi ha dato un pugno sul dente.
Gli piacciono i cartoni animati
che da tutti i bimbi son molto amati.
Matteo è il mio fratellino piccolino
un birichino!!!
Cecilia Contarini 2 D
I MESI DELL’ANNO!
I SOGNI
GENNAIO
Io sono il primo arrivato: con me l’anno nuovo è
iniziato, e adoro la neve che piove dal cielo.
Svolazzano nella mia mente
ogni notte,come un uccellino
disperso nel cielo.
Arriva un sogno,si ferma…
Ne arriva un altro e continua
finché non mi sveglio.
Girano e girano i sogni
come un tornado di desideri
e si spera che si avverino…
Forse un giorno i sogni diventeranno
realtà,ma chi lo sa?
Forse qualcuno si realizzerà…
Adele Giovagnoli IIIG
Confusa,
come quel vento che prima di giungere a destinazione
troverà mille direzioni sbagliate,
ma avrà la forza di continuare
anche solo per vedere cosa c’è dopo le strade già
battute,
dopo i sentieri già percorsi,
dopo le vie che nella notte si somigliano le une alle
altre e mi confondono.
Confusa,
da quelle vie tutte uguali,
da quelle persone che si somigliano in tutto e per
tutto,
uguali, ma diverse da te.
Vie sbagliate che forse mi porteranno ad un altro
vento
che cerca la sua corrente come me,
e saremo uno la corrente dell’altro,
come eravamo io e te.
EUGENIA GALLI 2^ B
MARZO
Non uscite senza ombrello,sono un tipo pazzerello! Mi diverto a giocare con la pioggia ed il mare.
APRILE
Fioriscono le viole nei prati e nelle aiuole dove
corrono i bambini allegri e birichini.
MAGGIO
Io son maggio, il mese del coraggio, il mese delle
rose che sbocciano festose.
GIUGNO
Splende nel cielo il sole e finiscono le scuole!
Finalmente liberi i bambini corron felici e sereni.
Confusa,
non so cosa pensare,
cosa vedere negli altri
se li paragono a te.
Confusa,
come te,
come un vento che non sa che direzione seguire,
ma che continua a soffiare verso qualcosa di nuovo.
FEBBRAIO
Dei miei fratelli sono il più piccino, un po’ birbante un po’ malandrino; porto una sciarpa di stelle
filanti e scherzi e giochi per tutti quanti.
LUGLIO
Porto il caldo in campagna, la calura in città, è
beato chi in montagna o al mare se ne andrà.
IN RIVA AL MARE
AGOSTO
Sono in mezzo all’estate: andate al mare e riposate
che le città ormai deserte non ospitano più la
gente!
SETTEMBRE
Con me le vacanze son finite! E’ tempo di ritornare a scuola a studiare e a ripassare.
Per le vie del sole
Volavano a frotte i
Gabbiani
OTTOBRE
Con me inizia la vendemmia: tutta l’uva è ormai
matura, sono un mese un po’ freddino soprattutto
al mattino.
Il mare chiude
Nella sua rete d’ oro
Pensieri infiniti e mille
Voci.
NOVEMBRE
Non abbiate paura del vento, va via in un momento, ma temete la pioggerellina che allaga la cantina.
Il guizzo d’ argento
Emerge dalle onde
Poi un altro e
Un altro ancora.
DICEMBRE
Sulla sabbia dorata
Una conchiglia rivela
I suoi segreti.
Dite addio all’anno vecchio e benvenuto all’anno
nuovo che porterà emozioni e amici nuovi.
Bullari Amanda
SILVIA MARESI- ELENA MURATORI 1^ H
Amici Animali
febbraio 2009
Animali abbandonati
Ho spesso sentito parlare di animali abbandonati
dai loro padroni e la cosa mi ha suscitato una gran
tristezza, finche un giorno, triste e felice, mi è
capitato di incontrarne alcuni.
Ero andata ad una festa di compleanno da un’
amica di mia madre che possiede, fuori città, una
fattoria con un parco meraviglioso e tante specie di
animali chiusi in vari recinti.
Mentre noi ragazzi giocavamo,ho visto quattro
graziosi gattini che giocavano liberamente nel parco.
Io ho sempre
desiderato
possedere un
animale cosi
mi sono fatta
coraggio e ho
chiesto alcune
notizie su di
loro. L’ amica
di mia mamma ha raccontato che un
giorno, mentre buttava l’
immondizia
nel cassonetto, ha udito dei miagolii provenienti dal suo interno. Non le è stato facile recuperare le tre bestioline
tra i rifiuti maleodoranti ,ma alla fine il salvataggio
è avvenuto facilmente. Che pena sentire questo
racconto!!Non posso pensare alla fine che avrebbero fatto. Come si può essere così crudeli?! Quei
gattini erano disponibili per chi avesse voluto adottarli: ecco l’ occasione per portarne uno a casa. E
così e stato, anche perché la mamma si è mossa a
compassione.
Ora”Ginevra”, “Ginny” per gli amici, ha quasi 5
mesi e vive felice e coccolata in casa nostra.
E’ morbida giocherellona e soprattutto
sorniona,peccato che il suo pelo sia decisamente
Juventino in una casa di Interisti
IL MIO AMICO PIU’
FEDELE
La mia cagnetta
e i croccantini
Un gattino
impertinente
Sin da quando ero piccolo desideravo avere un
cane, così il babbo a Natale mi regalò uno splendido cucciolo di Terranova. Aveva appena tre anni.
Era carinissimo, una palla di pelo nero, con due
occhioni grandi e dolci e a me sembrava già
gigantesco, decisi di chiamarlo Nadir. Mi innamorai subito di lui e lui di me.
Mangiavo ancora nel seggiolone e lui mi aspettava
sdraiato sotto la seduta, sembrava che dormisse
ma, secondo me, stava solo fingendo, in realtà
sperava mi cadesse qualcosa. Stavo ore con lui
sdraiato sul tappeto ad accarezzarlo e lui si prendeva tutte le coccole immobile, ogni tanto provava a
darmi una leccata. Spesso uscivo in giardino con
lui e giocavamo insieme con la corda, la palla o con
l’osso di plastica.
Il tempo è volato e oggi Nadir ha otto anni e io quasi
undici; ora è veramente gigantesco (pesa circa 70
Kg.), anche se per me resta sempre il mio cucciolo.
Non è un cane particolarmente esuberante, è tran-
La mia cagnetta è una meticcia di 13 anni e quando
io sono nata era già la reginetta della casa… Ben
presto però dovette abituarsi alla mia presenza
anche con qualche scena di gelosia.
Diventammo buone compagne di gioco e, dalle
riprese di quando ero piccola, vedo che rincorrevamo insieme la palla e saltavamo da un masso
all’altro nei ruscelli in montagna e lei, con due
“gambe” di vantaggio, era anche più veloce di me.
E’ di taglia medio piccola, con un mantello bianco
a chiazze nocciola, liscio e lungo, anche se noi però
glielo tosiamo spesso. Penso sia un incrocio tra un
Volpino ed un Chihuahua, infatti ha il muso appuntito e le orecchie grandi e aguzze, sempre all’erta
come dei radar.
Le sue zampette sono corte, ma agili e forti e le
permettono ancora delle corse scatenate nei prati.
E’ abbastanza ubbidiente, però si prende qualche
libertà come accomodarsi sul divano o salire su
qualche letto per stare in tenera e calda compagnia.
Sarebbe una mangiona, quindi dobbiamo darle le
sue razioni di croccantini e lei li guarda attentamente come se dovesse contarli per controllare che
ci siano tutti; la sua passione però restano i biscotti
ed ogni mattina durante la nostra colazione con
sguardo implorante scrocca sempre un dolce supplemento.
Balena Laura 2H
Quest’anno a casa mia è arrivato un ospite
speciale, si tratta di una gattina.
Dopo un’accesa discussione per i nomi più
gettonati “Pallina, Shuby, ecc…” io e mia
sorella ne abbiamo scelto uno particolare: Ton
Ton. E’ di razza europea dal pelo bianco,
sfumato da macchie marroni, e morbido come
quello di un peluche. Appena arrivata ha avuto
qualche difficoltà ad adattarsi. Quando non
vedeva nessuno miagolava e riusciva a malapena a salire nella sua cesta.
EXCALIBUR
Pesaresi Sofia 2 H
TITTI
Un amico per me
sempre vivo
Titti è il mio preferito tra tutti i gatti che ho avuto.
Era cicciotto, con il pelo tigrato grigio e nero. Era
morbido, un vero peluche, e quando lo accarezzavamo faceva le fusa a tutta la famiglia.
E’ rimasto un ricordo di lui come di un bene
perduto.
Anche alla mia cagnolina Sindy è rimasto impresso nella mente, perché i primi giorni, dopo la sua
scomparsa, piangeva, mugolando dietro la porta.
Noi, per ricordo, abbiamo attaccato sul frigorifero
una sua fotografia, in cui lui e la Sindy guardano
in modo affettuoso l’obiettivo.
La mattina mi svegliava come fosse una sveglia;
saliva sopra di me e mi faceva un massaggio con
le sue zampette cicciotte.
Per noi è stato importante, perché nei momenti di
solitudine lui usciva sempre fuori, a fare compagnia.
Titti si metteva spesso nei guai…Un giorno stavo
versando l’acqua dentro al bicchiere, quando una
macchia di sangue catturò la mia attenzione:
immediatamente sono corsa dalla mamma a spiegarle cos’era successo. Lei pensava fosse il cane.
In fretta e furia fummo vicine alla Sindy e la
girammo per vedere se si fosse fatta male, ma non
aveva neanche un graffietto; allora girammo il
gatto, ma anche lui non aveva niente. Io allora feci
uscire Titti ed ogni volta che il gatto faceva un
passo, cadeva una goccia di sangue. Allora, mi
accorsi che la coda di Titti si era spezzata e andai
a dirlo alla mamma. Lei, che è un’infermiera, lo
medicò e lo sistemò nella cuccia del cane, che lo
ospitò.
Tre anni dopo, un giorno, lo cercammo e purtroppo non lo vedemmo più.
Dopo una settimana, insieme ad una mia amica
che era mia ospite, vidi un gatto morto, senza più
pelo, coperto da tante mosche.
Io sapevo già che era Titti, ma ho pensato sempre
che fosse un altro gatto.
Renée Dilernia 2^I
Pag7
quillo, anzi passa quasi tutto il suo tempo sdraiato,
ma è molto rassicurante, anche se il suo aspetto
incute un certo timore in chi non lo conosce. E’
molto buono, ubbidiente e coccolone.
Il nostro rapporto è bellissimo. Al mattino mi
aspetta fuori dalla porta per salutarmi prima che
vada a scuola, al ritorno lo trovo al cancello ad
aspettarmi; quando tornavo con lo scuolabus riconosceva il rumore e si avviava verso il cancello
prima ancora di vederlo. Sin dalla prima elementare ho l’abitudine di fare i compiti scritti al tavolo
della cucina e Nadir mi aspetta sdraiato fuori dalla
porta finestra con la testa appoggiata sulla panchina. Appena io mi alzo, lui come un fulmine, si
sposta alla porta di casa e attende che io esca per
poter giocare un po’. E’ molto protettivo con me e
non vuole che la mamma mi sgridi e, quando lei
lo fa, lui abbaia alla porta e, se siamo fuori, si mette
in mezzo e cerca di allontanarla da me (siccome la
mamma è fifona, quando vuole sgridarmi, mi chiama in casa). E’ anche un po’ geloso e, se sono fuori
a giocare con i miei amici o con il babbo, cerca di
attirare la mia attenzione o vuole a tutti i costi
partecipare al gioco. Quando sta male non si sposta
dal portone di casa e ogni tanto sbircia dal vetro per
vedermi. Se non ci riesce perché sono a letto,
abbaia o prova con il muso a girare la chiave. Tra
noi c’è un legame talmente forte che lui riesce a
capirmi anche senza le parole, capisce se sono
arrabbiato, triste, malinconico, felice, contento,
ammalato, ecc. e a me basta un coccolo con lui per
sentirmi meglio. Per me Nadir è come un fratello e
gli voglio un mondo di bene.
ANDREA ALBINI I H
Un cane potente e intelligente… come “la spada
nella roccia”
Excalibur è il cane Labrador dei miei nonni. Ha 12
anni ed è vecchio e un po’ malandato. Ha il pelo
chiaro e rasato. E’ abbastanza grasso, ma agile,
però ora sta sempre fermo perché è vecchio. E’
molto buono, specialmente con i bambini, è docile,
rispettoso verso i suoi padroni. Infatti i cani Labrador, come lui, vengono impiegati per guidare i non
vedenti. Quando i miei nonni l’hanno comprato , io
ancora non ero nato. I miei genitori mi hanno
raccontato che Excalibur era felice di avere un
neonato vicino a sè; mi proteggeva e non mi
Ma dopo alcune settimane, presa confidenza
con le stanze, saltava sui divani, si arrampicava
sulle zanzariere, piombava sul tavolo mentre
mangiavamo e si infilava sotto le coperte dei
nostri letti durante la notte.
La rimproveriamo spesso per le sue birichinate, ma appena si addormenta acciambellata sul
cuscino, la coccoliamo e le perdoniamo ogni
marachella. Per controllare la sua iperattività
abbiamo deciso di comprarle un topolino in
plastica con cui farla divertire.
Lei, da buon gatto, si apposta e assale l’acerrimo nemico.
Ama giocare con la palla e riesce a compiere
straordinarie parate, degne di Buffon. Ora ha
sei mesi ed essendo ancora troppo piccola la
teniamo in casa, ma appena apriamo la porta lei
si infila e tenta di fare un giretto nei dintorni.
Questo gattino impertinente e dispettoso ha
reso le mie giornate davvero speciali.
Stefano Lombardi 1E
IL MIO CAVALLO
abbaiava. Il suo nome deriva dalla famosa ‘spada
nella roccia’, infatti Excalibur è molto potente e
intelligente. Un giorno però si è perso e non è stato
capace di tornare a casa. Si è addirittura fatto
catturare dagli accalappiacani. E’ stato un’intera
giornata nel canile insieme ai cani randagi, ma
quando ci hanno telefonato noi siamo andati a
prenderlo.
Adesso sta sempre vicino al suo padrone!
Io posseggo un cavallo che si chiama Peter. Ha
un anno e mezzo. Il suo mantello è bianco
pezzato di rosso scuro, le sue zampe sono agili
scattanti, lunghe e sempre pronte al movimento,
difatti, quando è nel suo recinto, si diverte a fare
lunghe corse.
Giacomo Degiampietro 1E
L’orrore dei cosìddetti “ORSI DELLA LUNA”
Ci sono tipi di vita peggiori della morte, ci
sono torture peggiori di incubo :in questo
momento in Cina, Corea e Vietnam decine
di migliaia di Orsi della Luna subiscono
tremende torture.
Gli Orsi della Luna vengono così chiamati
perché tra il loro pelo scuro si nasconde una
piccola mezzaluna dorata.
Questi animali vengono rinchiusi in “fatto-
rie della bile” dove quotidianamente viene
estratto dal loro corpo un prodotto utilizzato come additivo per bibite o shampoo. Gli
Orsi sono costretti a vivere in strettissime
gabbie nelle quali non riescono neppure a
muoversi e, per evitare che si suicidano, gli
tagliano unghie e denti. Molti di questi
animali muoiono di tumori o infezioni croniche causate dai cateteri conficcati nella
carne; ma la maggior parte di essi sopravvivono fino a vent’anni sopportando ogni
giorno atroci maltrattamenti e violenze.
L’unico modo per salvare questi esemplari
è evitare di acquistare prodotti, cosmetici in
particolare, ma non solo, provenienti da
Cina, Corea e Vietnam, contenenti bile di
orsi.
La vita di questi animali è nelle nostre mani:
aiutiamoli!
Valentina Fregnani, Veronica Amati 2A
Il muso è allungato, con le orecchie triangolari
,spesso dritte, gli occhi marrone scuro , grandi
ed espressivi.
Le narici sono allargate e umide. Sul muso ha
una grossa macchia bianca.
È un cavallo tranquillo, obbediente ai
comandi,quando mi vede correre, corre anche
lui.
Vive a Pugliano, presso la nonna materna, perché c’è molto spazio, essendo in campagna.
Tempo fa Peter era scappato dal recinto e non si
sapeva dove fosse andato.
Lo zio l’ ha cercato da tutte le partì ma dell’
animale non vi era traccia. Solo il mattino dopo
Peter è tornato: aveva trascorso la notte in un
garage, dal quale era scappato, quando il proprietario del locale, vedendoselo improvvisamente davanti si era messo ad urlare.
Peter aveva voluto provare un po’ di libertà. Io
sono molto affezionata a questo cavallo e spero
di mantenere sempre un buon rapporto con lui.
Innocenti Sara 1E
Il Mondo a scuola
febbraio 2009
Festività polacche
Le festività polacche sono quasi tutte simili a
quelle italiane, ci sono: la vigilia, il Natale,
Santo Stefano e poi c’è Capodanno. I festeggiamenti di queste feste però sono molto diversi.
Durante la vigilia, ad esempio, non si mangia
niente per tutto il giorno, fino alla cena; si
incomincia a mangiare quando in cielo si vede
la prima stella e se non si vede (per via delle
nuvole), di solito si inizia verso le 18.00. Prima
di iniziare la grande cena però, tutti si scambiano gli auguri, spezzando il pane azzimo (ostia).
Tradizionalmente si mangiano 12 pietanze diverse, contando i contorni come il pane. Quest’anno però, abbiamo fatto anche due portate
italiane come la zuppa di ceci e la piada con la
bietola e lo stracchino. Durante la vigilia c’è
un’altra tradizione che è quella di preparare un
posto in più alla tavola per qualche vagabondo
che non ha né casa né famiglia con cui passare
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Vi racconto del mio Equador
Mi chiamo Andrea, frequento la prima media e
vengo dall’ Equador.
Vi voglio raccontare qualcosa sul mio paese
anche se mi ricordo
poche cose, poiché
sono in Italia da due
anni. L’ Equador è un
piccolo stato dove la
lingua principale è lo
spagnolo. La scuola
non e’ molto diversa
da quella italiana : nella mia scuola avevo
cinque maestre, non c’
erano i laboratori, tranne quello di informatica e non si facevano le
gite. Tra le materie di
studio non c’era Religione e andavamo a scuola cinque giorni a
settimana. La nostra cultura e’ abbastanza ricca:
anche noi in Equador festeggiamo il carnevale
ma non c’é la Befana ,o meglio l’ epifania e non
ci trasformiamo. L’ abbigliamento delle donne
consiste in una lunga gonna, una maglia a maniche corte questi indumenti si indossano anche d’
inverno ,perchè nel mio paese fa sempre caldo,
si usano scarpe senza tacchi nere o bianche. Io
ho sempre preferito mettermi le scarpe nere, gli
uomini invece indossano dei pantaloni di colore
verde pistacchio e
una maglia leggera
a maniche lunghe.
La religione principale del mio paese e’ quella cattolica anche se io ne so
ben poco di questa
religione e quindi
non posso dirvi altro. I piatti tipici
sono la zuppa ,lo
stufato ecc... mentre le specialità
dell’ Equador sono
“il caedo de pates”,cioe’ una zuppa a base di
bovino,”il cuy”, cioe’ un porcellino d’ India, e il
lech ‘oh, cioè il maialino da latte. Mangiamo
anche la carne e il pesce benchè a me non
piaccia! Anche se sto bene qui in Italia , il mio
paese mi manca!
Valez Briones
Twilight
E così il leone si innamorò dell’agnello…che
agnello stupido…e che leone pazzo e masochista.
TRAMA: la protagonista è Isabella Swan, una
diciassettenne di Phoenix, che si trasferisce a
Forks, nello stato di Washington per ritrovare
l’affetto di quel padre da cui aveva dovuto
separarsi all’età di soli due anni. Bella è una
ragazza timida, goffa e un po’ imbranata, non si
aspetta nulla di buono dal suo trasloco, ma sin
dal primo giorno di scuola incontrerà Edward
Cullen, il ragazzo perfetto che le cambierà la
vita.
Lui, coi suoi capelli bronzei, il fisico da statua
greca, immortala tutta l’attenzione della nuova
arrivata, la osserva con sguardi cupi, la ammalia, salvandole ripetutamente la vita. I due lentamente si conoscono e finiscono per innamorarsi
perdutamente con tutte le tragiche conseguenze
che può portare una storia d’amore con un
vampiro. Edward, è costretto a resistere, giorno
dopo giorno, all’irrefrenabile desiderio di mordere la sua amata e di dissetarsi del suo sangue.
La scuola in Messico
questa festività. Dopo aver riempito le pance di
buonissime cose, si sta tutti insieme a parlare, a
scherzare e ad ascoltare i canti natalizi. A
mezzanotte molta gente va in chiesa alla messa
che dura più delle messe normali (circa un’ora
e mezzo).
Il Natale (che in Polonia viene chiamato “primo
giorno di natale”) è un giorno molto importante.
Ci si sveglia la mattina, si aprono i regali e poi
molta gente va in chiesa, se non c’è già andata
di notte. Io e la mia famiglia l’abbiamo festeggiato dai miei zii. Lì si sta in compagnia, si parla
si scherza, si mangia, si beve, si balla… Poi
dopo aver passato abbastanza tempo insieme, si
torna a casa.
Santo Stefano (che in Polonia è chiamato “secondo giorno di natale”) è una festa un po’
meno importante del Natale e non si va in chiesa
. Anche questa festa io e la mia famiglia l’abbiamo festeggiata insieme (soltanto perché è il
giorno del mio compleanno), ma molti polacchi
non la festeggia in famiglia. Anche durante
questa festività si sta in compagnia, si scherza,
si parla…
Il Capodanno invece è una festa che in Polonia
non la si festeggia più in famiglia, però alcuni lo
fanno ancora (soprattutto quelli che hanno i
bambini piccoli). Io quest’anno l’ ho festeggiato insieme agli amici, invece i miei genitori
sono andati dagli zii.
Tutte queste festività polacche non cambieranno mai e io vorrei festeggiarle sempre in Polonia.
SYLWIA MARCINKOWSKA 3° C
Quando uniformi, capelli e unghie devono
essere perfetti…..
Forse a voi non è mai passato per la mente di
come sia la scuola in Messico; forse non ve ne importa, ma dopo aver letto
questo articolo,capirete
che è valsa la pena sapere
un po’ di più di questo
paese. Innanzitutto in Messico si usa l’uniforme . Io
sono stata tre anni in una
scuola del Messico, e nel
mio caso l’uniforme era
una gonna fino al ginocchio a quadri rossi, neri e
grigi, camicia ben stirata a
maniche corte, calze bianche lunghe fino al ginocchio e scarpette nere luccicanti da Heidi, capelli sempre ben legati, e guai avere le unghie lunghe o con
lo smalto! Non potevi
barare perché oltre all’occhio attento della prof
,c’era un/a bambino/a che
tutte le mattine passava a controllare uniforme,
capelli e unghie . Bleah! Penserete, ma dopo
tre anni così ci si abitua, soprattutto quando mi
alzo la mattina e non so cosa mettermi per
andare a scuola. Ogni Lunedì mattina , dopo
che la campanella suona, ci si riunisce nella
Eugenia Galli 3B
Gina Succi - 2°D
La regione verde: la mia terra
molto conosciuto in tutto il mondo e che da
poco ha compiuto 121 anni: la Schwewebahn
o meglio il treno sospeso in aria.
Si regge in alto con dei pali di ferro alti almeno
15 metri
Lo Schwewebahn viaggia per tutta Wuppertal
sopra il fiume Wupper.
Viene utilizzato molto perché è sospeso per
aria, non ci si deve preoccupare dei semafori,
delle macchine, ecc…e così si evita il traffico.
Tutto ciò che ti circonda è favoloso.
Invenzioni nel mondo. Francia .
Nel 1973 mentre faceva un viaggio in auto, un
bambino francese inventò un gioco per passare
il tempo. Il gioco si chiama “Nazionale7”. Si
tratta di un gioco di carte che, al posto di cifre e
numeri, presenta delle immagini che si possono
incontrare viaggiano in auto. Per giocare, le 50
carte di cui è composto il gioco devono essere
distribuite (in uguale numero) a ogni giocatore.
Vince chi tra loro termina per primo le proprie
carte. L’ eliminazione delle carte è determinata
dal fatto di incontrare sul proprio cammino le
immagini raffigurate. “E’ molto complicato”
direte voi , ma in realtà è come tutte le invenzioni. In questo gioco bisogna pensare e osservare
ogni momento della realtà che ci circonda: e chi
lo può fare se non un bambino? È l agenzia
“Rengeval e partners”che si occupa di far giungere il gioco alle compagnie di professionisti
dell’ infanzia. Speriamo di trovare questo gioco
anche nelle altre parti del mondo, perché non
accade solo in Francia che i bambini si annoino
in auto.
piazzetta della scuola. Per prima cosa si canta
l’inno alla bandiera, poi l’inno Messicano,
vengono citate le date importanti della settimana e infine c’è un
discorso del preside.
L’unica cosa che facevo volentieri era
cantare l’inno, così
quando è stato il turno della mia classe di
eseguire tutta questa
pappardella, mi sono
offerta per cantare
l’inno che fa: “Mexicanos al grito de guerra el acero a prestad y
el bridòn y retiemble
en su centro la Tierra…” Non lo posso
scrivere tutto perché
ancora devo raccontarvi molte cose. Una
cosa che vi piacerà
sicuramente è che
c’erano molti scioperi. Una volta ce n’ è
stato uno lungo tre
mesi!!! In compenso però, poi siamo rimasti
due ore in più a scuola per il resto dell’anno….UFFFF.
Ahora los saludo amigos y hasta la vista!
Cari lettori,
siete mai stati in Germania, in quella che viene
chiamata anche la “regione verde”?
Beh! Io sì! Ed è proprio una parte dell’Europa
veramente speciale. Viene chiamata “Regione Verde” perché è ricoperta da una fitta
vegetazione colore smeraldo.
Come in ogni parte del mondo, ciascun territorio ha dei cibi che lo caratterizzano.
In Germania i cibi più frequenti e più particolari sono lo “strudel”; una torta di mele, i
“wafer”, biscotti che tutti noi conosciamo, e lo
“schnitzel”, un pezzo di carne molto saporita.
In Germania, in una città di nome Wuppertal,
la mia città natale, c’è un mezzo di trasporto
Vi consiglio di andare a visitare la Germania
con tutta calma e vedrete che sarà un’esperienza bellissima.
Charlotte Boesebeck 1F
Bella nonostante ciò si fida ciecamente di lui,
corre il rischio di morire per stare con lui.
Un libro magico, adatto anche per un pubblico
adulto.
La calma piatta iniziale, narra di uno dei drammi
che può vivere un ragazzo ovvero il cambiamento di città, di amicizie, di vita.
A partire dall’incontro fra i due giovani, il primo
incontro nella nuova scuola, il romanzo ti imprigiona fino alla fine. Quattrocentododici pagine
da leggere in un fiato.
Fino a dove l’amore ti può portare?
Cosa saresti capace di fare per stare con l’amore
della tua vita?
Sono domande a cui la Meyer risponde con una
dolcezza ineguagliabile. La scrittrice trentaseienne americana, al suo debutto, riesce a cogliere le parti nascoste di questo sentimento e descriverle semplicemente.
“Di tre cose ero del tutto certa. Primo: Edward
era un vampiro.
Secondo: una parte di lui aveva sete del mio
sangue.
Terzo: ero totalmente, incondizionatamente innamorata di lui.”
Un libro che mi ha fatto impazzire e mi ha tenuto
con il fiato sospeso fino all’ultima parola. Voi
adesso penserete che sto esagerando, ma vi
giuro che è così! Stephenie Meyer è riuscita a
farmi entrare nella storia, a diventare la protagonista Bella e provare ansia e paura per tutte le
difficoltà e le incertezze che ha dovuto affrontare. Mi ha fatto emozionare tanto che non riuscivo a smettere di leggere la storia! La prima frase
di questo articolo è una metafora di Bella, l’agnello stupido essendosi innamorata di un vampiro,
e Edward, il leone pazzo e masochista che
ricambia l’amore e deve trattenersi dall’ attaccare Bella. Secondo me il libro è piaciuto tanto
perché la storia che narra è originale, piena di
suspense e effetti di scena, ma anche per l’amore
tra Edward e Bella che supera le diversità e che
li tiene uniti con un legame indistruttibile. A me
è piaciuto anche perché le descrizioni di Edward
ti lasciano con il fiato mozzato e mi hanno fatto
innamorare perdutamente di lui! Il fisico marmoreo, gli occhi dorati, i capelli ramati…mi
fanno impazzire!
Comunque per tutti coloro che non hanno ancora letto la saga della Meyer, consiglio vivamente
di iniziare questa avventura senza precedenti!!!
Eleonora Ianni 2A
febbraio 2009
Fil m libri teatro
I MITI DEI NOSTRI TEMPI
Hilary Duff è nata a Huston in America, il 28
settembre 1987, figlia di Robert Duff e
sua moglie Susan
Collen Cobb. La madre la incoraggiò alla
carriera di attrice al
fianco della sorella
più grande, Haylie
Duff. All’età di 6
anni Hilary partecipò al balletto “ Lo
schiaccianoci”
Le sorelle, diventavano sempre più entusiaste all’idea di recitare professionalmente e alla fine si
trasferirono in California, a Los Angeles, con la madre.
Dopo anni di audizioni e provini, entrambe le sorelle riuscirono ad ottenere
diverse parti in pubblicità televisive.
Lizze Mcguire, andato in onda la prima
volta su Disney Channel, fu una serie televisiva di grande successo, divenne il punto di
svolta che la giovane Hilary aspettava da
tempo.
Divenne popolarissima tra i ragazzi dai 7
ai 17 anni.
Dopo il grande successo di Lizze Mcguire diventata da liceale a pop star, Hilary lavorò nel ruolo
di uno dei dodici figli nella commedia
“Una scatenata dozzina 1 e 2.”
Nel 2004 interpretò
l’adolescente Sam
nella moderna favola
Cenerentola e dopo
questo film la popolarità della Duff raggiunse i massimi livelli. Recitò come
protagonista in “Nata
per vincere”, una bellissima storia di forte
passione nei confronti della musica.
Insomma, Hilary è un
mito!
PAESE MARIA CHIARA IE
Dalla lettura del Gabbiano
Jonathan Livingston
ecco la mia esperienza personale
Chi era jonathan? Un gabbiano,che come
tutti i gabbiani doveva vivere in gruppo e
volare solo ed esclusivamente, per procurarsi il
cibo. Ma a lui non piaceva, il suo desiderio più
grande, era quello di volare in modo “diverso”.
Non ascoltava nessuno:
cadeva e si rialzava, finché un giorno il volo più
spericolato, fantastico gli
riuscì. Io credo che ognuno di noi abbia dei sogni,
che però non sempre si
realizzano. A cinque anni
ho iniziato ginnastica artistica. Duro lavoro, allenamenti quotidiani di tre
ore, inverno ed estate. Il
riposo non esisteva e la
stanchezza non era ammessa. Sbagliavi: un rimprovero. Così per sei
anni, ma il sogno di poter
eseguire tutti gli esercizi, anche quelli più
difficili, in maniera perfetta, era troppo gran-
“Mamma mia!”
Un film consigliato a chi ama divertirsi
E’ uscito di recente un film dal titolo “Mamma mia!”. La storia è ambientata nell’isola
greca del Kalakairi. I personaggi sono Donna,
che gestisce un albergo chiamato “Villa Donna”, e sua figlia Sophie che sta per sposarsi
con il suo fidanzato Sky. La figlia non sa chi
sia suo padre e leggendo un diario della madre
invita di nascosto tre ex fidanzati della madre.
Il film oltre a fare vedere il meraviglioso
paesaggio greco, descrive il difficile rapporto
tra madre e figlia vissute senza un padre.
Donna non sa come fare capire alla figlia che
non deve aver fretta di sposarsi ma scegliere
di studiare e viaggiare per capire veramente
cosa vuole fare nella sua vita.
Sophie troverà suo padre? Si sposerà e gestirà
l’albergo con la madre per sempre?
Non vi dirò la fine, andate al cinema a vederlo: le musiche degli Abba e i balli sono
contagiosi, un film da vedere e da ascoltare
dall’inizio alla fine! Buona visione!!!
Sofia Frilli 1E
de. Le gambe ti facevano male, le mani fasciate sanguinavano, ma non era niente, la speranza di poter raggiungere l’ obbiettivo mi
faceva sopportare tutto. Il sogno è svanito, per tanti motivi.
A causa del mio carattere molto emotivo, vivevo le gare con
tanta tensione, da sbagliare gli esercizi che
in allenamento riuscivano perfetti.
La delusione era tanta! Ho quindi deciso
di lasciare la ginnastica. Faccio ancora
dello sport, ma non
in maniera agonistica. Non sono stata
brava come Jonathan,
a lui il sogno è riuscito, a me no .
Rosa Caterina 2C
SPOR
T § SPOR
T
SPORT
SPORT
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In America alle Little Ligue World Series
Agosto 2002,sono al mare, assieme alla mia
famiglia a lanciare sassi e conchiglie tentando
di farli rimbalzare più volte sulla superficie
dell’acqua,indosso una maglietta a righe, pantaloncini e ciabatte.
Agosto 2008, sono a Williamsport, Pennsylvania, USA alle Little Ligue World Sereis, la più
grande manifestazione di baseball giovanile al
mondo, indosso una splendida divisa viola con
la scritta Europe sul petto, pantaloni bianchi e
scarpe con tacchetti. Ora sono sul monte di
lancio e tiro palline da baseball davanti a oltre
10000 persone che mangiano hamburger e patatine, devono enormi bicchieri di bibite coloratissime e incitano le squadre con il loro tifo.
Ma andiamo con ordine, voi vi chiederete come
sono arrivato fin qua!
Un paio di settimane
prima abbiamo disputato con la selezione
dell’ Emilia Romagna
il torneo europeo in
Polonia: vincendo tale
manifestazione abbiamo guadagnato il diritto di rappresentare
l’Europa alle Little Ligue World Series, manifestazione che si disputa tutti gli anni in
agosto a Williamsport,
Pennsylvania negli
Stati Uniti: Williamsport è una piccola città di 50 mila abitanti
attraversata da un fiume, ma è la capitale del
baseball giovanile
mondiale e qui ogni
anno si tiene questa manifestazione che raccoglie gente da tutta
l’America.
Il torneo è composto
da 16 squadre, 8 Americane e 8 dal resto del
mondo..
Siamo arrivato qua dopo un lungo viaggio che
da Milano ci ha condotti prima a Varsavia, poi
ad Amsterdam e infine a New York, che però
abbiamo potuto ammirare solo dai finestrini del
pullman, che ci ha portati fino al luogo della
manifestazione.
Siamo scesi dal pullman nel cuore della notte
dopo oltre dieci ore di viaggio con gli occhi
ancora chiusi per il sonno e siamo rimasti
abbagliati da alcune forti luci: non era una
navicella aliena scesa sulla terra, ma una troupe
televisiva del canale sportivo americano ESPN,
pronta a fare un’intervista a caldo, incredibile!
Prima di giocare abbiamo fatto una parata in
piena città, come quelle che vedi nei film,
abbiamo sfilato insieme ai personaggi famosi,
dal sindaco a giocatori di fama mondiale, seguiti da veicoli di vari formati da piccoli a
giganteschi, della polizia, dei pompieri, dell’esercito e del corpo medico. Noi eravamo
insieme ad un’ altra squadra su di un camion
agghindati a festa, con bandierine italiane ed
una grande bandiera americana che sventolavo
io assieme a mio padre.
La gente che salutava era seduta ai lati della
strada già dal primo pomeriggio e durante
l’attesa mangiava cibi sconosciuti a noi.
Eravamo come una leggenda, molti ci chiedevano autografi, una signora ci ha anche regalato
una borsa piena di “preztel”, specialità salata
del posto
Siamo stati anche ospiti di una comunità chiamata “Figli d’Italia” ricevendo un’accoglienza
commovente. Ci hanno offerto la cena e poi
siamo andati tutti a fare baldoria in una casa con
piscina, saturi di hamburger, patatine e hot dog.
Nonostante tutto ci è andata male perché abbiamo perso tutte le partite ( anche se la prima
partita siamo stati ad un passo dal vincerla e
l’avremmo anche meritato). Il baseball in America è tutta un’altra cosa, ci sono giocatori che
lanciando sfiorano le 75 miglia, circa 125 km, e
una pallina che passa a tale velocità dalla distanza di 14 m è un problema colpirla, a meno che
non sia lei a colpire te e vi assicuro che non è
affatto piacevole.
I campi erano due: Volunteer e Howard J. Lamadee, entrambi con almeno 5.000 posti a
sedere e altrettanti ai
lati e oltre alla recinzione del fuori campo,
poi c’erano altri 3 campi dove si poteva fare
allenamento e 6 tunnel di battuta con macchina lancia palle in
ognuno di essi.
Tutto ciò qui in Italia è
inimmaginabile perché il baseball viene
considerato uno sport
di secondo grado.
Ma ora torniamo al
punto, appena fuori dai
cancelli, con nostra
sorpresa visto le prestazioni raggiunte,
molte persone venivano a chiederci gli autografi perché eravamo la prima squadra a
partecipare. Inoltre
tutte le partite sono state trasmesse in diretta
dalla ESPN, corredate
da interviste ai giocatori e agli allenatori
Per il resto, dopo l’eliminazione dal torneo,
abbiamo passato il nostro tempo all’interno dei
cancelli; la nostra camera era dotato di bagno e
tv,all’esterno c’era una mensa dove ti servivano
di tutto, da bacon a uova, ad hamburger e patatine, praticamente le solite porcherie, piacevoli
per noi , ma non troppo per il nostro fisico!
Sopra c’era una sala giochi gratuita esclusivamente per i giocatori, che disponeva di computer per navigare su internet e ricevere e-mail da
persone che volevano parlare della squadra o dei
singoli giocatori, oltre che alla bellezza di 4
nintendo Wii con il gioco della nostra manifestazione.
All’esterno c’era una piscina con un trampolino,
la quale è stata per noi una grande soddisfazione: dopo una giornata al sole non c’era niente di
meglio che un tuffo.
Il tutto era recintato, disponeva di tre entrate e si
poteva accedere solamente con un pass elettronico esclusivo per allenatori e giocatori
Questa è la migliore esperienza sportiva che uno
possa mai fare, perché essere campioni d’Europa e volare in America con la selezione dell’Emilia Romagna non è cosa da poco. Vincendo le eliminatorie e partecipando al torneo abbiamo fatto la storia. Il baseball, uno sport
minore, mi ha permesso di ottenere tutto questo.
FABBRI LORENZO 3° C
LA DANZA SPORT DI SACRIFICIO
MA ANCHE DI SODDISFAZIONE!
A me piace molto lo sport, in particolar modo
la danza.
La pratico da quando avevo sette anni
e gli stili che faccio sono: il classico, il moderno e
l’hip-hop.
Mi impegna tre ore
e mezza circa tutti i
giorni, quindi richiede molto tempo e sacrificio. La
danza per me è una
passione che avevo fin da quando
ero piccola. E’ una
disciplina molto
faticosa che richiede un impegno sia fisico che
mentale. La danza classica infatti necessita anche di una predisposizione fisica come il collo
del piede, la muscolatura lunga e un aspetto
longilineo. In questi anni sono migliorata moltissimo perché all’inizio eseguivo esercizi facili
e divertenti invece
adesso sono più duri e
mirati al perfezionamento. Dall’anno
scorso ho iniziato a
mettere “le punte”, o
meglio delle scarpette
con la punta irrigidita
dal gesso. Questa attività richiede sacrifici
sia da parte mia che
dai miei genitori, ma
tutto ciò mi è stato ripagato con soddisfazioni e riconoscimenti come una borsa di studio all’American Ballet
a New York.
Maldini Arianna II E
febbraio 2009
Intervista a
Patrick Venerucci
Il mio allenatore di patttinaggio non è altro che il
mitico Patrick Venerucci quindi,per il nostro giornalino, gli ho fatto una piccola intervista.
Silvia:”Quanti anni hai?”
Patrick:”Ho 38 anni”.
S:”A che età hai iniziato a pattinare?”
P:”Molti anni fà,a 7 anni”.
S:”Quante volte ti allenavi alla settimana?”
P:”Tutti i giorni”.
S:”Quante gare importanti hai vinto?”
P:”Ho vinto 11 campionati del mondo,però poi
anche altre gare meno importanti”.
S:”Che lavoro fai adesso?”
P:”Naturalmente il pattinaggio è sempre stata la mia
passione,quindi ho deciso di non allontanarmi dalla
mia società e ora sono allenatore di pattinaggio per
i ragazzi che praticano questo sport a livello agonistico”.
S:”Quale è stata l’esperienza più significativa della
tua lunga carriera?”
P:”E’ stata portare la fiaccola olimpica,una delle mie
più grandi emozioni”.
S:”Cosa consigli ai bambini che sognano di diventare campioni di pattinaggio come te?”
P:”Di allenarsi tanto e di non mollare mai”.
Dopo un po’ di tempo sono entrata anche nei particolari
S:”Sei sposato?”
P:”Si”
S:”Hai dei bambini?”
P:”Si,una bambina di 18 anni,che è 2 volte campionessa del mondo juniores”.
S:”Sei contento dei tuoi risultati?”
P:”Moltissimo,non avrei mai pensato di arrivare
così in alto”
S:”Chi sono stati i tuoi insegnanti di pattinaggio?”
P:”La mia insegnante si chiamava Cristina e adesso
è mia moglie”.
Maresi Silvia 1 H
UNO SPORT E UNA FILOSOFIA
DI VITA QUOTIDIANA
IL “PARKOUR”
Il Parkour è l’arte di sapersi spostare, uno sport
inventato dal francese David Belle. Il principale
obbiettivo di questa disciplina è quello di raggiungere la padronanza del corpo e della mente per
superare gli ostacoli che ci circondano, tracciando
un percorso immaginario che vada da un punto A
ad un punto B, nella maniera più fluida possibile.
Molto spesso, nei percorsi ,viene espressa una
parte più creativa che efficiente. L’importante però
è comprendere che il Parkour non è una gara a chi
fa il salto più alto o più bello, ma un percorso senza
alcuna forma di competizione fra i praticanti. La
vera competizione è con te stesso per cercare di
innalzare il tuo limite, dopo aver preso coscienza
delle tue possibilità. I praticanti del Parkour, chiamati “traceurs” ovvero “creatori di percorsi”, aspirano a superare in modo creativo, fluido, atletico ed
esteticamente valido,l e barriere naturali o artificiali che si trovano sulla loro strada. Per riuscirci,
utilizzano, corse,salti, volteggi, cadute e arrampicate. Per alcuni il Parkour è sia uno sport che una
filosofia di vita quotidiana perché, affrontando la
“Paura”, spesso ci si accorge che le nostre possibilità vanno oltre i confini che diamo per scontati.
Cecchini Alberto 3° H
SPOR
T § SPOR
T
SPORT
SPORT
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Pag.9
Dalla mia paura dell’acqua, a una stella del sincro
Da piccola avevo molta paura dell’acqua tanto
da non riuscire ad entrarci per fare un bagno al
mare, così, per vincere la paura, la mamma
all’età di cinque anni mi ha iscritto ad
un corso di nuoto, ed è iniziata la mia
avventura che ancora oggi continua
con tante soddisfazioni e tanto impegno.
Sono scesa in acqua munita di braccioli e salvagente e piano piano ad
ogni lezione, imparavo a stare a galla
senza più nessun ormeggio addosso.
Ho sempre migliorato il mio stile
tanto da sembrare un vero delfino o
una rana che salta spensierata nella
piccola piscina del palazzetto dello
Sport di Rimini. La paura dell’acqua
è passata, tanto da non riuscire più a
farne a meno.
Ho continuato il nuoto per altri tre
anni, poi, all’età di quasi otto anni, mi
è stato proposto di provare delle lezioni di nuoto sincronizzato e io, subito felice e orgogliosa, senza pensarci troppo, ho accettato la proposta con
entusiasmo.
Mi piaceva molto piroettare nell’acqua con le mani e le gambe.
In effetti è molto difficile fare questi
esercizi: capriole, verticali, spaccate,
bicicletta, remate…
Allenandomi ogni giorno ho imparato ad eseguire questi esercizi.
Adesso sono già più di quattro anni
che pratico questo sport, anzi quasi
cinque. Questo sport mi impegna per
tre ore tutti i giorni e occupa tutto il
mio pomeriggio.
Questa attività sportiva la svolgo alla
piscina del Multieventi, a San Marino, perché a Rimini non c’è una piscina adatta
per questa disciplina.
Il nuoto sincronizzato consiste nel formare un
doppio, un trio o una squadra di atlete dove tutte
eseguono insieme un balletto, a ritmo di musica
e nuotando in sincronizzato.
Già dal primo anno ho partecipato ad alcune
(RACCONTO
IRONICO SU DI ME)
Vincere
noi stessi
Ero in grande ritardo, ero ancora in pigiama,
dovevo prepararmi per il giorno più atteso e più
eccitante dell’anno, dovevo prepararmi per…
la gara!!!
Mi precipitai in cucina per gustare la mia colazione, e poi mi vestii con la divisa della mia
squadra, pantaloni neri abbastanza aderenti e
due maglie, una a maniche corte e l’altra a
maniche lunghe, tutte e due rosse con la scritta
in bianco “Golden Rimini”.
Arrivai sulla linea di partenza poco prima delle
parole più stressanti e angoscianti di una gara:
“Ai vostri posti, hop!!!”
Incominciai a correre, dovevo percorrere solo
60 metri, la mia specialità, mi sarei giocata tutto
in una decina di secondi.
Ero calda, partii poco dopo i miei avversari, non
sapevo cosa sarebbe successo, non sapevo neanche se mi fosse capitato un infortunio.
Sapevo solo che ce l’avrei fatta, non importa se
prima o ultima, quello che potevo fare l’avrei
dato.
Pensavo solo a me, non mi importava degli altri.
Mancavano solo 20 metri, un attimo. Continuai
a correre, un passo, ero in testa, un altro passo,
ma una partecipante mi superò, altri tre passi e
la superai di nuovo, e…
…1° Francesca Starnini, gli altoparlanti urlavano il mio nome, Francesca Starnini al primo
posto.
Non ci potevo credere, non ero mai riuscita a
superare gli altri.
Magari! Ero solo io, l’unica partecipante in
gara. Mi ripetei per un milione di volte: “Ma lo
sai Francesca che prima degli altri ci siamo noi
stessi, e che l’avversario più difficile da vincere,
è il nostro io?”
Quel giorno mi resi conto di non aver dato
importanza agli altri, ma di aver vinto con me
stessa.
Starnini Francesca 2A
gare ed ero molto emozionata.
Il secondo anno ho partecipato ai Campionati
Italiani a Cianciano, in Toscana, dove io e le mie
altre tre compagne di squadra siamo salite sul
primo gradino del podio, per la medaglia d’oro
eseguendo un balletto perfetto sia tecnicamente
che coreograficamente.
La piscina dove mi alleno è profonda cinque
metri e ogni giorno pratico due ore di nuoto e una
di ginnastica. Spesso a nuoto, facciamo esercizi
di velocità, di tecnica, cioè esercizi obbligatori
e balletti, invece a ginnastica corriamo, facciamo spaccate, verticali, scatti di corsa…
Quest’anno mi sto allenando duramente e
senza tregua, infatti ho appena il tempo
per fare i compiti 8che non sono pochi) e
poi devo scappare subito a nuoto.
Per Natale, come di consueto, stiamo preparando un balletto, il cui ricavato andrà
devoluto in beneficenza all’ospedale Gaslini di Genova, che si occupa e aiuta i
bambini malati.
A gennaio inizieranno i campionati regionali dove dovrò eseguire degli esercizi
tecnici obbligatori denominati: pescespada, nettuno, kip, ballerina…e per qualificarmi a marzo ai campionati italiani invernali, devo raggiungere il punteggio di
45.000 punti e se mi classificherò tra le
prime 200 atlete potrò partecipare ai campionati italiani estivi, in luglio.
Per partecipare ai diversi campionati italiani sono andata anche a Roma e a Loano,
in Liguria. Ogni gara la prendevamo come
una vacanza dove però dovevamo impegnarci al massimo per raggiungere qualche risultato altrimenti le allenatrici si
arrabbiavano.
In allenamento usiamo oggetti come le
taniche che ci aiutano a mantenere posizioni corrette senza la remata, cinture,
cavigliere e costumi con piombini di ferro
che utilizziamo per appesantire il nostro
corpo, bande che ci aiutano a fare le punte
dei piedi e l’elastico tubolare che ci aiuta
a fare la remata. Durante i balletti indossiamo costumi stupendi arricchiti di paillettes e lustrini con concio nei capelli,
insomma, siamo proprio bellissime!!!
Ho contato tutte le medaglie che ho vinto
nelle diverse gare e sono veramente tante!!!
Spero di non avervi annoiato con questo sport
poco conosciuto che mi auguro di continuare
ancora soltanto se gli studi me lo permetteranno,
perciò prof dateci pochi compiti!!!
Elisa Barbini 1E
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Giornale medie febbraio 2009.pmd