i CONSUMI
La carne non c’è più.
Cosa fare per ritrovarla?
La favola del brutto anatroccolo tutta
al contrario. Da simbolo della mensa
a ogni latitudine a prodotto asettico
e decontestualizzato
Il punto: occorre rifondare
la cognizione di causa
per quanto riguarda la
carne. Avere il coraggio di
venderla come tale senza
mascherarla, tenerne in
conto i costi in termini
di sofferenza animale e
disparità economica e
sociale, innovare le forme di
consumo e le preparazioni
in conseguenza dei trend
contemporanei, ma
valorizzandone i contenuti
di memoria storica e locale.
a cura di M&T
S
imbolo di benessere economico, di festa, di vigore fisico, eppure ora sullo
spartiacque di un drastico taglio
di consumi oppure di una fase di
profonda innovazione: la carne
sui piatti degli italiani non è più
quella di una volta. Pochi alimenti mischiano in modo così poten-
te considerazioni nutrizionali, immaginario collettivo, esperienze
e sensibilità individuali. La carne sollecita passioni forti, di desiderio o di rigetto. Comporta un
impegno notevole nella scelta dei
tagli, dei metodi di cottura, delle
molteplici preparazioni regionali
ed etniche. Esige accuratezza nei
Marca
Supermercato
Esperienza
Marca
Supermercato
Provenienza
Esperienza
Provenienza
tagli
Media
capi
(tv, web...)
Mappa dei percorsi che portano alla selezione dei consumi
Marca
Supermercato
Produzione
Fuori casa
Tempo
Distanza
Cottura
Scelta
Cosa
c’è dietro?
Innovazione
Scelta
Definizione
“carne”
Colori
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Benessere
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Consumo
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Ecologia
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Bisogni
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IMMAGINARIO
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c’è dietro?
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Formato
Ecologia
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Bisogni
(integrazione)
Sicurezza
Sacrificio
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Festività
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Fonte: M&T © Mark Up
Definizione
“carne”
20
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Salute eEsperienza
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Polarizzazione
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Trasformazione
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Scarso
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Polarizzazione
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culturale
IMMAGINARIO
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Pratica
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Freschezza
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Informazioni
COMPETENZE
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Sicurezza
Definizione
“carne”
Animali
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IMMAGINARIO
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CONTEMPORANEITÁ
COMPETENZE
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In casa
Gli snodi
dell’analisi
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Qualità
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Cosa
c’è dietro?
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culturale
novembre_2013
Tr
IMMAGINARIO
Salute
Terra
Colori
Vista
Formati
ristorazion
i CONSUMI
modi di conservazione e nella logistica. Implica nella maggior parte dei casi una spesa di acquisto
non irrilevante.
Se si esce dalla classica “fettina”
in vassoio di polistirolo, si apre un
mondo di possibilità di acquisto,
mediate soprattutto da esperienze fuoricasa. Rodizio brasiliano
che diventa churrascheria, passione pollo arrosto nelle varianti
di fast food sudamericano oppure
sofisticati bistrot francesi. Hamburgherie di vario tipo e moltitudine di wurstel nelle birrerie stile bavarese.
Alti e bassi, poco marketing
Come la favola del brutto anatroccolo, ma al contrario. La carne è
nella tradizione culturale (non solo italiana o europea), il cibo pregiato dedicato alle tavole più festose e ricche. Sostiene il peso princi-
COSA CI SIAMO PERSI: LA VICINANZA
CON IL PRODOTTO
Un tempo si allevavano gli animali, si macellavano e si preparavano
in casa. Adesso è difficile trovare un consumatore in grado di
disossare una faraona o semplicemente porzionarla a dovere. La
carne è un alimento a cui ormai siamo lontani, anzi: la vicinanza
(la conoscenza dell’animale da vivo, delle pratiche di macellazione
ecc.) ci allontana ulteriormente.La contemporaneità vorrebbe una
carne asettica, decontestualizzata, svestita delle sue connotazioni
anatomiche e mascherata da reminiscenze turistiche, ideologiche
e storiche. Per molte persone, la resistenza al consumo di una parte
anatomicamente dettagliata che non si presenti sotto forma di
“fettina” è alta; al contrario un panino con la meusa (milza) siciliana o il
lampredotto (stomaco) fiorentino è un’esperienza stile slow food per
la quale si è disposti a spendere oltre ogni quotazione di buon senso.
pale di gran parte delle culture gastronomiche mondiali e alla base
ha una competenza culinaria non
elementare (non basta bollire per
pochi minuti, come per le verdure,
ogni pezzo ha un suo trattamento
ideale, sia per tempo che per metodo di cottura). Non solo: chi si
occupa di retail alimentare lo sa,
esporla e venderla è difficile. Per
l’odore innanzitutto, mai piacevole. Ma anche colore e consistenza
sanguinolenta. La difficoltà sta nel
costruire un visual che non ricordi
un obitorio o un film dell’orrore. E
più si teatralizza, o al contrario più
si cerca di rendere asettico il tutto,
peggio è l’effetto finale.
La svolta obbligata
Una questione complicata, quindi. Difficile e costosa da comprare
e gestire, delicata da comunicare.
Che richiede tempo attenzione e
competenza per la preparazione.
Da un punto di vista dietetico, con
mille alternative più semplici economiche e simpatiche (dai legumi, al pesce, alle uova). Veramente
lontana quindi dai must dei trend
contemporanei….
Eccolo dunque il punto di svolta: o l’alimento “carne” riesce a
riconnotarsi - facendo perno sui
suoi valori reali e percepiti - oppure finirà sempre più relegata in
fondo ai menu…. Proviamo quindi a ragionare sulle strade di rilancio -possibile, intelligente e sostenibile - del prodotto “carne”. ■
Produzione
Personalizzazione
Fuori casa
Fai-da-te
Trasformazione
i CONSUMI
Distanza
Tempo
Abilità
COMPETENZE
È andato in fumo l’arrosto, La tradizione riporta
con il pranzo di famiglia
alla ritualità
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IMMAGINARIO
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Vista
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IMMAGINARIO
Supremazia
la natura comunque inevitabisimo quinto taglio (cioè fratta- co arrosto famigliare.
Ancorapezzi
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Salute
Terra
Formatigrandi non esistono più:
le - sia per i vegetariani che per
glie), del recupero di vecchie ri- I tagli
riporta alla ritualità di gioiosità
ristorazione
Single
i carnivori…
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Rischioso - e molto - lavorare solo sul prezzo e sull’inevitabile
Bisogni
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a
parità
di
prodotto.
Un
arrosto piccolo
(integrazione)
è sempre un cattivo arrosto. A una carne di provenienza dubbia si
preferisce il consumo (per esempio) di un uovo di ottima qualità.
L’innovazione necessaria corre su binari meno squallidi ma più
difficili. Occorre lavorare sull’innovazione dei tagli (aprendo a
macellazioni differenti come pure a lavorazioni che meglio
sfruttano la resa economica dell’animale), introducendo nuovi
prodotti (per esempio la carne secca in take away), aiutando i
consumatori a recuperare abitudini della tradizione (la trippa, il
fegato, le reni…), sollecitando il consumo con offerte più
emozionali e meno punitive.
•Per chi riesce a lavorare sull’innovazione con coraggio e
strategia
Per produttori
Negli ultimi anni molto è stato fatto da parte dei produttori sul
fronte della quarta e quinta gamma. Preparazioni ready to eat o
pronti da cuocere, all’insegna di un consumatore con sempre meno
tempo da spendere in cucina oppure per un consumo single, fatto
di semplicità nella ricettazione.
Ora tutto ciò non è più sufficiente. L’acquisto oggi si incentiva
solo con l’impulso, con nuove sollecitazioni oltre il banale, con
assortimenti completi anche in scaffali da supermercato.
•Per chi sa pensare in grande, segnando la strada
22
Formato
famiglia
STRATEGIE DI MARKETING NETTE
La strada di mezzo, quella della timidezza, è certamente
penalizzante. Vendere carne facendo passare inosservate le
caratteristiche e le provenienze del prodotto, mascherando il
tutto dentro vassoietti di polistirolo e film sottovuoto, rende
l’insieme molto triste e industriale sia per coloro amano la carne
sia per quelli che la consumano senza troppa passione.
Meglio una bella dichiarazione di intenti. La capacità di
suggerire, di emozionare, di proporre (novità, idee) è vincente in
tutti i reparti, ma per la macelleria ancora di più. Meglio avere la
volontà di spiegare, di dire, di raccontare. Di recuperare il
desiderio di acquisto e consumo che avevano le vecchie
macellerie di un tempo (senza tanta timidezza).
•Per chi è capace di attuare le proprie scelte con orgoglio
Per produttori
Piacerebbe un cambio di look nel packaging. Non è solo
questione di scaffali ma anche di immaginario sollecitato
dalla comunicazione. I cordon bleu pronti da cucinare per un
consumatore single sono un “vorrei ma non posso” veramente
penalizzante. Inventiamo nuove ricette, che escano magari
dalla banalità del classico assortimento italiano da piatto
pronto: lasagne-cotolette-filetto al pepe verde. Proviamo nuove
sollecitazioni. E vestiamo il tutto da esperienza di consumo vera,
non da festa in solitario stile Mr Bean.
•Per distinguere tra una esperienza vera e una festa finta
novembre_2013
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Domanda: a chi tocca
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proprio dalla competenzaCottura
e dal sapere. È la vicinanza
Cosa
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che
c’è dietro?
consente
il
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trattamento
Scelta
culinarioSalute
e garantisce sicurezza
e salute nella capacità di valutare e di manipolare. Ora
tutto queSicurezza
sto è scomparso. Per i nuovi consumatori metropolitani la carne è
un prodotto asettico come molti
Definizione
altri. Nella
casistica di cultura ga“carne”
stronomica e passione culinaria
Portato
dei nostri tempi, ben poco
spazio
culturale
è rivolto alla manipolazione e geColori
stione
del prodotto “animale”. Disossare un cappone
Vista o pulire il pesce, è servizio che si compra già
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to gli operatori,
Definarn
delle offerte commerciali
èe”una criticità
per
non
O un’intera linea di prodotti made in U.S.A.
“c
Portarale
ta
icità
s
e
ip
F
T
u
certo per i consumatori che godono c-ultse
ce ne sono - dei soli
a marchio Jack Link’s, più di 50 referenze tra sticks, bites e stripes
umo
vantaggi.
Consorse
e
n
s
di manzo. Senza dimenticare, in tendenza con l’interno mondo
io
ri
az
vità
•Per chi non è legato Calla
logica
del produttore Polarizz
Festi
olori
Vista
degli snack e dei
soft drinks, il “Perky Jerky”, con aggiunta di
ficio
ri
c
e
a
caffeina,
prodotto
pensato per dare tono ed energia.
S
Mort
Morte
RECUPERO DELLE FIGURE GUIDA
o
nesim
taria
Vege =
a
Scelt
Vita
o
Scars
al
appe
Sosti
tutivi
nesim
taria
Vege =
a
Scelt
logia
o
Bene
Attiv
ssere
ità fis
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novembre_2013
gni
Biso zione)
gra
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23
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224_Consumi_Carne