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PET
IMAGING
Il ruolo della PET nelle
patologie infiammatorie
L
a tomografia ad emissione
di positroni (PET) è una
tecnica di imaging che fornisce informazioni sull’attività metabolica e funzionale
relativa ai distretti corporei esaminati,
espressione macroscopica dei processi
molecolari e biochimici e delle loro modificazioni associate all’insorgenza della
malattia. La PET rappresenta quindi
una metodica di imaging funzionale, che
si differenzia dall’imaging morfologico
proprio delle metodiche radiologiche
convenzionali che forniscono informazioni diagnostiche basate sulle modificazioni
strutturali causate dallo stato di malattia.
In PET, l’uso di radio-traccianti “biochimici”, che consentono di visualizzare ed
in certi casi di misurare processi fisiopatologici, permette una valutazione precoce
di malattia, in quanto le modificazioni
biochimiche spesso precedono quelle
strutturali in vari organi e tessuti.
Il radio-tracciante fino ad oggi maggiormente utilizzato è il Fluoro-DesossiGlucosio, un analogo strutturale del
glucosio, marcato con 18-Fluoro
(18F-FDG). Una volta iniettato per via
endovenosa, si accumula in tutte le cellule
che utilizzano il glucosio come fonte primaria di energia, per cui si accumula nei
tumori con elevato turnover del glucosio,
attraversa la barriera emato-encefalica e
viene fissato anche nel miocardio. Da questo meccanismo biologico scaturiscono le
tre indicazioni principali (oncologia, cardiologia, neurologia). Essendo però noto
da molto tempo che l’FDG si accumula
anche nei tessuti sede di processi flogistici
di infezioni, nel corso della scorsa de-
cade, sono stati condotti numerosi studi
allo scopo di valutare l’impiego della
metodica FDG-PET nella diagnosi di
patologie flogistiche e settiche.
L’FDG viene trasportato nelle cellule
della maggior parte dei tessuti da specifiche proteine vettrici del glucosio. Il
grado di captazione cellulare di FDG
dipende da numerosi fattori, quali, ad
esempio, la cellularità, l’attività metabolica cellulare e la quantità dei trasportatori disponibili. Sulla base di numerosi
studi, è stato recentemente riconosciuto
che un analogo meccanismo sottintende
all’iperaccumulo di FDG nelle cellule infiammatorie (leucociti) attivate. Inoltre,
nei processi flogistici, l’affinità delle proteine trasportatrici per FDG parrebbe
venire incrementata attraverso l’azione
di numerosi mediatori, quali le citochine
ed i fattori di crescita, fenomeno peraltro
non ancora osservato nelle patologie
neoplastiche.
Nei confronti di altre tecniche di medicina nucleare convenzionale finora
utilizzate nello studio dei processi flogistici e settici (scintigrafia con 67 gallio o 111indio, scintigrafia con cellule
autologhe marcate con 99mTecnezio),
la FDG-PET dimostrerebbe maggiore
sensibilità e specificità con possibilità di
applicazione anche nelle patologie del
rachide e nelle infezioni croniche, migliore risoluzione intrinseca del sistema,
dosimetria favorevole, maggiore velocità
di esecuzione, minori disagi/rischi per il
paziente. Nei confronti delle metodiche
di imaging morfologico, la FDG-PET
presenta il vantaggio di un’acquisizione
simultanea di tutto il corpo (“whole
body”), e dell’utilizzo in pazienti portatori di impianti metallici. A sfavore della
PET gioca la minore risoluzione spaziale
della metodica rispetto all’imaging morfologico. Per evitare l’uso improprio
della metodica PET nell’indagine delle
patologie flogistiche/infettive, sono stati
selezionati alcuni campi di applicazione
specifica, basati sulla revisione della letteratura scientifica al riguardo.
Attualmente alcune indicazioni potenziali all’utilizzo della metodica PET
sarebbero di pertinenza ortopedica. La
diagnosi differenziale fra la mobilizzazione asettica di protesi d’anca e/o ginocchio
e l’infezione protesica, spesso difficile e
tardiva, riveste particolare importanza
per le significative implicazioni cliniche
e le complesse strategie terapeutiche che
seguono alla diagnosi. Nonostante qualche limitazione relativa alla ridotta specificità, la PET consentirebbe comunque
una più accurata valutazione di un eventuale coinvolgimento dei tessuti molli e
della sua estensione rispetto alle metodiche di medicina nucleare convenzionale.
La totale assenza di artefatti dovuti alla
presenza di impianti metallici nelle immagini PET costituirebbe un ulteriore
vantaggio.
Altra potenziale indicazione riguarderebbe la diagnosi delle osteomieliti
croniche, soprattutto nei casi di malattia
accertata pregressa in cui si sospetti una
recidiva. Un capitolo a parte è rappresentato dalle osteomieliti vertebrali; per la
diagnosi precoce di tale affezione, la RM
è indubbiamente la metodica diagnostica
di scelta; tuttavia la RM potrebbe essere
validamente sostituita dalla PET nello
studio dei pazienti, soprattutto anziani,
affetti da gravi disturbi del movimento
e nei pazienti portatori di impianti metallici. Ulteriore indicazione alla PET
sarebbe rappresentata dalla valutazione dei pazienti con febbre di origine
sconosciuta, affezione che riconosce tre
principali cause: infettiva, infiammatoria e neoplastica. La FDG-PET, grazie
all’elevata sensibilità, potrebbe contribuire ad identificare l’organo e/o il tessuto
responsabili della manifestazione clinica,
facilitando poi la progressione di un iter
diagnostico specifico.
Nella sarcoidosi, malattia infiammatoria
cronica, il pattern di fissazione dell’analogo marcato del glucosio non è specifico, con il rischio di errata interpretazione
dei rilievi a favore di una condizione di
malignità. Tuttavia, poiché la valutazione del grado di attività di malattia è
determinante ai fini di un’ottimale impostazione terapeutica, alcuni studi hanno
dimostrato che il grado di fissazione di
FDG nelle localizzazioni sarcoidosiche
ben correla con il grado di attività della
malattia, per cui la PET potrebbe essere
utilmente impiegata nei pazienti con sarcoidosi nota per il monitoraggio della
risposta alla terapia.
Nella diagnosi di vasculite, un insieme di
varie condizioni patologiche caratterizzato dalla flogosi fino alla necrosi della
parete dei vasi arteriosi, l’imaging viene
utilizzato per confermare il sospetto diagnostico ed identificare un sito adatto ad
un accesso bioptico. Nei pazienti affetti
PROTESI ANCA SINISTRA:
INFEZIONE CON FISTOLIZZAZIONE
da vasculite dei grandi vasi, FDG si accumula nella parete vascolare; la PET fornirebbe non solo un contributo sostanziale
alla diagnosi di malattia, ma sarebbe in
grado di identificare la reale estensione
del coinvolgimento vasale, in alcuni casi
sottostimato dalla Risonanza Magnetica.
Il potenziale impiego della FDG-PET
nell’identificazione dei processi flogistici
e settici è quindi al centro di continue
ricerche sia cliniche che metodologiche
e farmacologiche, allo scopo di definire
non solo le condizioni patologiche nelle
quali tale tecnica possa realmente incidere in termini di diagnosi, stadiazione e/o
monitoraggio terapeutico, ma anche di
apportare modifiche nell’applicazione
metodologica e migliorare le caratteristiche del tracciante FDG.
Dott.ssa Patrizia Gandolfo,
Medico Nucleare CDI
EVENTI I MOSTRE
Oggettivamente meglio
La sede di
d via Saint Bon ha ospitato
la mostra
mos
“Oggettivamente meglio.
Prendersi cura: idee per un maggior benessere”. Si tratta della seconda esposiziocon Fondazione Bracco,
ne, organizzata
organ
una scuola d’arte milaneche coinvolge
coinv
se: dopo “Lo spettacolo del corpo”, che
ha visto protagonisti gli studenti della
Scuola di Fotografia dell’Accademia
Teatro alla
al Scala, è stata la volta degli allievi del Master in Design e in Interaction
Design 2011
20 di Domus Academy che hanin maniera innovativa e
no interpretato,
interp
creativa, il concetto di cura. “Questa iniziativa si
s inserisce nell’ambito delle nostre
attività per i giovani, programmi concepiti
come investimento nello sviluppo individuale e collettivo delle nuove generazioni”
ha affermato Diana Bracco, Presidente
della Fondazione Bracco. “Il ‘prendersi
cura’ riguarda la nostra salute e quella
degli altri, innanzitutto: ma anche le cose
che ci stanno a cuore, il nostro patrimonio
storico e culturale, l’ambiente nel quale
viviamo. Questa dimensione poliedrica
della cura, declinata da giovani creativi e di
talento, racchiude perfettamente la mission
che anima la Fondazione Bracco”. I giovani progettisti si sono interrogati sulla
creatività e l’innovazione, ragionando sui
temi dell’estetica, delle funzioni, del rapporto tra sostenibilità e felicità del consumo, ponendo al centro della riflessione
il tema della cura, immaginando nuovi
prodotti, nuove funzioni, nuove ritualità,
e, soprattutto, nuove emozioni. Come ha
sottolineato Dante Donegani, Direttore
del Master in Design di Domus Academy
e anima del progetto, “gli studenti sono
stati invitati a elaborare iniziative dalla
natura fortemente narrativa ed evocativa,
creando una sintesi di valori, indipendentemente dalla tipologia specifica del prodotto
esaminato. Aver cura delle cose vuol dire
non buttarle via, tenerle in efficienza, at-
tribuire loro un valore, stabilire un legame
affettivo con esse.
Le cose si consumano non solo nella loro
fisicità ma anche nel nostro immaginario.
Le cose ci proteggono, ma vanno anche
protette da noi”. Un “prendersi cura” che
si adatta perfettamente alla mission di
prevenzione del CDI che, in passato, ha
ospitato altre esposizioni, a sottolineare
il legame profondo che unisce l’arte al
benessere, in un’ottica complessiva volta,
anche attraverso la cultura, al miglioramento della qualità della vita.
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