6 Ricerca, Formazione & Innovazione Eventi Lunedì 23 settembre 2013 ■■ SECONDA UNIVERSITÀ DI NAPOLI / Quasi 100 persone, tra docenti e ricercatori, nel team del Dipartimento di Biochimica, Biofisica e Patologia generale Ricerca applicata per la crescita del sistema Italia Dallo sviluppo di farmaci antitumorali alla messa a punto di strategie terapeutiche innovative per la cura del cancro e di altre malattie A quelle dei gruppi di Michele Caraglia (sullo sviluppo di farmaci dotati di attività antitumorale e basati su modalità nanotecnologiche di veicolazione) e di Lucia Altucci (sull’individuazione di strategie terapeutiche innovative per la cura delle patologie umane e in particolare del cancro). Il dipartimento è la testimonianza concreta dell’eccellenza di alcuni centri italiani e dell’Italia meridionale, sinonimo oltre che di alta competitività scientifica, di intraprendenza imprenditoriale. Una realtà, dunque, che di fatto merita attenzione, soprattutto in un’attualità che non fa che guardare al ncora una volta l’eccellenza passa dalla Seconda Università di Napoli (Sun) e in questo caso dal Dipartimento di Biochimica, Biofisica e Patologia generale. Più di 40 docenti e ricercatori a tempo indeterminato, oltre a una cinquantina di professionisti, tra ricercatori a tempo determinato, assegnisti, borsisti e dottorandi di ricerca: questo il team che porta avanti linee di ricerca di rilievo internazionale, come Lo sviluppo del terziario, che ruota intorno al perno dell’innovazione scientifica e tecnologica, attrae imprese al Sud Le speranze dell’epigenetica Allo studio molecole in grado di “spegnere” il tumore o di prevenirne l’insorgenza I due ricercatori Michele Caraglia e Lucia Altucci I Da sinistra: i gruppi di ricerca della prof.ssa Altucci e del prof. Caraglia Nanotecnologie per veicolare i farmaci dove serve Tra le sostanze più promettenti contro il cancro, c’è l’acido zoledronico, attualmente impiegato nelle patologie delle ossa L Sud Italia quale esempio di precarietà lavorativa. “Lo sviluppo del cosiddetto terziario - dicono i due ricercatori -, che vede nel settore dell’innovazione scientifica e tecnologica un perno fondamentale e insostituibile, può e deve essere il fattore chiave per attirare imprese al Sud. Sarebbe davvero un peccato vedere un’impresa straniera sviluppare le idee di ricercatori meridionali in farmaci attivi ed economicamente attrattivi”. Perché è anche di questo che si tratta, di ricerca applicata con tanto di tornaconto economico e di crescita per il sistema Italia. o sviluppo di farmaci dotati di attività antitumorale e basati su modalità di veicolazione nanotecnologiche è il terreno di studio del gruppo guidato da Michele Caraglia. Che spiega: “Consistono nell’incapsulazione di farmaci in veicoli invisibili a occhio nudo che possono essere iniettati nel sangue dei pazienti e che trasportano il farmaco, nelle cellule malate, per esempio nel caso del cancro, come vere navicelle”. Caraglia conduce la ricerca con Giuseppe De Rosa (Università degli studi di Napoli Federico II), Carlo Leonetti (Istituto Regina Elena di Roma) e Pierfrancesco Tassone (Università Magna Graecia di Catanzaro). Vi hanno preso parte pure giovani laureati, tra cui Monica Marra, Silvia Zappavigna, Amalia Luce, Gabriella Misso, Maria Castellano, Giuseppina Salzano, Sara Lusa e Manuela Porru. “Lo studio - dice Caraglia - è stato incentrato sull’impiego di nanotecnologie per trasformare un farmaco, attualmente impiegato nel trattamento di patologie degenerative a carico delle ossa, in un potente farma- co antitumorale. È l’acido zoledronico, in commercio con il nome di Aclasta e Zometa”. L’interesse nell’acido zoledronico risiede nel meccanismo con cui agisce, capace di inibire l’attività di proteine intracellulari importanti nella regolazione della crescita dei tumori e nella formazione di metastasi. “Sfortunatamente - chiarisce Caraglia il farmaco si accumula solo nel tessuto osseo e non nelle cellule tumorali. Questo è il motivo della scarsa attività antitumorale”. Ed ecco l’idea: “Nei nostri laboratori - dice Giuseppe De Rosa - sono state sviluppate nanoparticelle innovative basate su calcio fosfato in grado di incapsulare l’acido zoledronico. Sono progettate per limitare il deposito dell’acido zoledronico nell’osso, favorendone l’accumulo nel tumore”. Al momento non sono stati osservati segni di tossicità a carico dei tessuti sani, a conferma dell’ipotesi che tali navicelle possano trasportare il farmaco solo laddove ve ne sia bisogno. “Il nuovo farmaco - continua De Rosa - si è dimostrato efficace in neo- plasie quali l’adenocarcinoma prostatico e attivo nel mieloma multiplo, nel carcinoma mammario e del polmone, con risultati promettenti su tumori difficili come il glioblastoma”. Il gruppo ha sviluppato nanoparticelle che hanno sulla superficie esterna una specie di sensore (la transferrina): riesce a riconoscere le cellule della barriera che protegge il cervello (ma che impedisce anche ai farmaci di arrivare nel cervello), permettendo a queste di raggiungere il tessuto cerebrale. Un’altra linea di ricerca del gruppo è incentrata sull’impiego di materiale genetico per la terapia dei tumori umani e, in particolare, del mieloma multiplo. Si sta sperimentando l’impiego di piccolissimi Rna (microRna) incapsulati in veicoli nanotecnologici allo scopo di dirigere tali farmaci sperimentali solo nel tessuto malato risparmiando quello sano. Due i brevetti internazionali europei in attesa di sviluppo. “Su questa base - conclude Caraglia -, oltre a proseguire gli studi, siamo alla ricerca di partner industriali che possano supportarci per portare il nuovo prodotto a una fase di sperimentazione clinica”. Finora lo studio è stato portato avanti con richiesta di fondi pubblici (Miur) o di fondazioni (Airc), dunque si spera nell’intervento di privati. ndividuare strategie terapeutiche innovative per la cura delle patologie umane e in particolare del cancro, ovvero nuovi farmaci ad azione epigenetica. È su questo che si concentrano le ricerche di Lucia Altucci. “L’epigenetica - spiega - è un complesso tipo di regolazione che modifica l’espressione genica indipendentemente dalla pura sequenza del Dna. L’interesse nasce dalle evidenze che, trattandosi di una regolazione influenzata dall’ambiente cellulare così come da quello esterno, le modificazioni, e dunque le alterazioni epigenetiche, sono reversibili e possono essere bersaglio di nuovi trattamenti”. Del gruppo fanno parte Angela Nebbioso, Marco Miceli, Vincenzo Carafa, Gianluigi Franci, Mariarosaria Conte, Rosaria Benedetti, Carmela Dell’Aversana, Francesca Petraglia, Francesca Capasso e Antonella Di Costanzo. A sostenerne gli studi negli anni diverse pubblicazioni internazionali: “Su questa base - afferma l’Altucci con la sua allieva Angela Nebbioso -, oltre a proseguire gli studi, siamo alla ricerca di partner industriali che possano supportarci per portare il nuovo prodotto a una fase di sperimentazione clinica”. Anche grazie a finanziamenti europei (per primo Blueprint) e nazionali, il gruppo ha potuto individuare molecole capaci, per esempio, di “spegnere” il tumore o di prevenirne l’insorgenza. In più, insieme a collaboratori internazionali della Radboud University in Olanda, dell’Inserm francese e dell’università di Vigo in Spagna si è riusciti a brevettare a livello internazionale una nuova molecola ad azione epi- genetica in grado di cambiare l’atteggiamento maligno delle cellule tumorali, educandole a un comportamento normale e riportandole a morire selettivamente, senza arrecare danno alle cellule normali. Da qui lo spin off della Sun, l’Epi-C (Epigenetic compounds, http://www.epi-c.com), una biotech con sede nello stesso dipartimento, nata nell’ottica di traslare la pura ricerca accademica in idee imprenditoriali. “Ecco i frutti della ricerca applicata, grande obiettivo oggigiorno”, dice Lucia Altucci. Epi-C ha vinto l’iniziativa “Mind the Bridge job Creator Tour”, competizione di idee che ha offerto la possibilità di esporre il proprio progetto imprenditoriale. In platea potenziali investitori internazionali e “Mind the bridge Seed Fund”, nuovo fondo d’investimento per finanziare le giovani startup meritevoli. A fine lavori il comitato di esperti ha premiato lo spin off con un assegno per la partecipazione al corso “Startup Business School”, a San Francisco entro la fine del 2013. In più, Epi-C è in fase di collaborazione con Invent, gruppo di venture capitalist specializzato in innovazione, e con Lds, spin off accademico dell’università di Siena, testimonianza di come la ricerca applicata dell’Altucci comincia a creare un network accademico e d’impresa. “Si tratta solo dell’inizio - commenta la ricercatrice -. Abbiamo necessità urgente di partner industriali che possano supportare le ricerche per portare a brevettare e sperimentare anche nuove molecole epigenetiche per le quali ancora non abbiamo trovato finanziamenti”.