Documenti per la Salute 27 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Prevenzione primaria delle dipendenze patologiche a cura di Bruno Bertelli EDIZIONI PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO ASSESSORATO ALLE POLITICHE PER LA SALUTE Trento 2007 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 © copyright Giunta della Provincia Autonoma di Trento, 2007 Collana Documenti per la Salute - 27 Assessorato alle Politiche per la Salute Servizio Organizzazione e qualità delle attività sanitarie tel. 0461/494075, fax 0461/494109 e-mail: [email protected] www.trentinosalute.net Prevenzione primaria delle dipendenze patologiche Percezione del fenomeno, attegiamenti culturali e aspetti valutativi dei percorsi di educazione e di comunicazione nel contesto Trentino a cura di Bruno Bertelli Coordinamento editoriale: Vittorio Curzel Impaginazione: Giovanna Forti Bertelli, Bruno Prevenzione primaria delle dipendenze patologiche / [redazione a cura di: Bruno Ber- telli]. - – Trento : Provincia autonoma di Trento. Assessorato alle politiche per la salute, 2007. – 180 p. : tab., graf. ; 24 cm. – (Documenti per la salute ; 27) Nome dell’A. dal verso del front. ISBN 978-88-7702-192-2 1. Tossicomania – Prevenzione 2. Tossicomania – Prevenzione – Trentino I. Tit. 362.2917 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Presentazione Il fenomeno delle dipendenze patologiche da sostanze, sia illegali (come l’eroina, la cocaina e i cannabinoidi), sia legali (come l’alcol, il tabacco o gli psicofarmaci), pone in primo piano questioni fondamentali che riguardano la tutela della salute dei cittadini. Riflettere su come rispondere adeguatamente a tale compito è oggi quanto mai necessario ed urgente perché nelle problematiche del consumo e purtroppo anche delle dipendenze da droghe, è coinvolta una parte non trascurabile della componente giovanile della popolazione. È inoltre importante esaminare se quanto concretamente si sta facendo, a livello di indirizzi, di azione dei servizi e di progettualità specifica, stia fornendo risposte adeguate, soddisfacenti e significative. L’Amministrazione provinciale ha affidato ad alcuni esperti che operano nel campo della ricerca sociale il compito di analizzare e valutare, anche alla luce di quanto emerge dal contesto internazionale, alcune delle più significative esperienze che si stanno attuando in Trentino, sia in ambito scolastico, sia sul territorio, per orientare le attività di informazione, comunicazione e sensibilizzazione nella direzione dello sviluppo di atteggiamenti e comportamenti affrancati dal ricorso a “sostanze pericolose”. I contributi qui pubblicati forniscono utili indicazioni per incentivare azioni preventive col coinvolgimento di più attori e per migliorare gli strumenti di lettura e di valutazione della progettualità in atto. Assessore provinciale alle politiche per la salute dott. Remo Andreolli Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Indice 11 Introduzione 15 Cap. 1 La prevenzione primaria delle dipendenze patologiche nel contesto internazionale: dal quadro teorico alla progettualità 15 17 19 21 22 1.1. Premessa 1.2. Prevenzione primaria fattori di rischio e di protezione 1.3. La prevenzione primaria nella scuola 1.4. "Life Skills" - competenze per la vita 1.5. La progettualità nelle scuole: uno sguardo internazionale 29 Cap. 2 Giovani trentini e le droghe: livelli di esposizione e possibili modalità di prevenzione 29 31 36 41 45 45 46 47 2.1. Le difficoltà di misurare un fenomeno complesso 2.2. La contiguità alle droghe in Italia e in provincia di Trento 2.3. Gli stili di consumo 2.4. La riflessione sulla prevenzione 2.5. Due rilevanti iniziative di prevenzione sul territorio trentino 2.5.1. La peer education 2.5.2. I laboratori del fare 2.6. La progettazione di un intervento di prevenzione 49 Cap. 3 La percezione del fenomeno droga negli istituti medi superiori del Trentino e prima valutazione dei progetti di prevenzione al consuno di droga e di promozione della salute 49 50 3.1. Premessa 3.2. I risultati emergenti dalle risposte fornite ai questionari di carattere psicologico dagli studenti delle classi terze e quarte 3.2.1. Reazioni alle sostanze stupefacenti 3.2.2. Tempi e motivi dell'incontro con le sostanze stupefa centi 50 51 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 52 53 54 54 54 55 59 61 62 3.2.3. Le sostanze stupefacenti: fonti privilegiate e livello delle informazioni possedute 3.2.4. Motivazioni dell'uso e del non-uso di sostanze stupe facenti 3.2.5. Dipendenza psicologica e tossicodipendenza 3.3. Risultati emergenti dalle risposte fornite ai questionari di carattere medico dagli studenti delle classi seconde, terze e quarte 3.3.1. Conoscenza delle sostanze stupefacenti e dei loro effetti prima e dopo l'intervento dell'esperto 3.3.2. Percezione dell'accessibilità alle sostanze stupefacenti 3.4. Rilievi conclusivi sull'analisi dei questionari 3.5. Proposta di questionario per la valutazione iniziale e finale di progetti di educazione alla salute e di prevenzione delle dipendenze nelle scuole 3.5.1. Elementi caratterizzanti il questionario di valutazione iniziale e il questionario di valutazione finale 73 Cap. 4 Dati, riflessioni e proposte dal monitoraggio del progetto prevenzione delle dipendenze promosso negli Istituti scolastici superiori del Trentino dal Servizio educazione alla salute e dal Ser.T. di Trento nell'anno scolastico 2004-2005 73 74 76 77 82 83 4.1. Premessa: tipologia e obiettivi del progetto 4.2. Confronto fra questionari in entrata e questionari in uscita 4.2.1. Aumenta la consapevolezza sulle sostanze psicoattive 4.2.2. La droga fa male però....... 4.2.3. Liberalizzazione della droga: contrarietà immutata 4.2.4. Difficoltà e ricerca di nuove sensazioni fra i motivi del consumo 4.2.5. Aumenta la percezione di un fenomeno diffuso e vicino 4.2.6. Alta consapevolezza dell'illegalità della droga 4.2.7. Poca chiarezza sugli effetti delle sostanze nel produrre dipendenza 4.2.8. Incerta percezione delle forme del controllo preventivo e repressivo 4.2.9. Informazioni stereotipate? 4.2.10. Soddisfatti e "attratti" 4.3. Rilievi e prospettive 85 86 87 88 89 90 91 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 93 Cap. 5 Aspetti valutativi del Progetto Legalità condotto negli Istituti scola stici superiori del Trentino nell'anno scolastico 2005/06 94 96 97 98 99 5.1. Le finalità 5.2. Gli Istituti scolastici che hanno aderito al progetto 5.3. Orientamenti e atteggiamenti degli studenti 5.4. Valutazione finale (Output) del Progetto Legalità 2005-2006 5.4.1. Cambiamenti registrati nel gruppo - classe a seguito del l'intervento 5.5. Riflessioni di sintesi 107 109 Cap. 6 La rappresentazione delle droghe nella stampa e nella televisione: contenuti e possibili effetti 109 112 112 6.1. Introduzione 6.2. Analisi del contenuto di carta stampata e televisione 6.2.1. Approcci teorici sul ruolo dei mezzi di comunicazione nel trasmettere informazione sulle droghe 6.2.2. Analisi del contenuto: carta stampata e televisione 6.2.3. Droghe legali e droghe illegali 6.2.4. Pubblicità 6.2.5. Campagne sociali di informazione (pubblicità progresso) 6.3. Rappresentazione delle droghe in televisione e opinione pubblica: effetti di Agenda-Setting 6.3.1. Processo di Agenda-Setting: mass media, pubblico e governo 6.3.2. Intermedia Agenda-Setting 6.4. La rappresentazione delle droghe e i suoi effetti sul pubblico 6.5. Considerazioni di sintesi 115 126 129 130 132 133 135 137 140 141 Cap. 7 L'informazione su droghe e dipendenze patologiche fornita dai quo tidiani "L'Adige" e "Trentino" nel bienio 2004-2005 141 144 144 7.1. Introduzione: obiettivi e metodologia dell'indagine 7.2. Aspetti quantitativi e rilievi qualitativi 7.2.1. Numero, dimensione e collocazione degli articoli Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 146 148 151 154 154 156 161 163 7.2.2. I protagonisti 7.2.3. Droghe e dipendenza 7.2.4. Stereotipi prevalenti e risonanza 7.3. Rilievi qualitativi sul contenuto e sul messaggio 7.3.1. Chiarimenti di metodo 7.3.2. Tipologia di articoli "significativi" 7.3.3. Comunicazione chiara, messaggi ambigui 7.4. Rilievi conclusivi 165 Riferimenti bilbiografici Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Introduzione Il seguente volume presenta i risultati del lavoro di ricerca commissionato, nel periodo 2003 - 2006, dalla Provincia Autonoma di Trento – Servizio Organizzazione e qualità dei servizi sanitari al Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università degli Studi di Trento. Il progetto dal titolo: “La prevenzione delle dipendenze: percezione del fenomeno, atteggiamenti culturali e strategie operative”, avente il sottoscritto come responsabile tecnico-scientifico, ha avuto una durata triennale, con presentazione di risultati intermedi a cadenza annuale. Il progetto scaturisce da alcune domande di fondo circa il “clima culturale” che caratterizza l’attuale società, compresa quella trentina, verso il consumo voluttuario (di sostanze con effetti stupefacenti e/o psicotropi in particolare), e circa gli atteggiamenti e i comportamenti posti in essere dalla componente giovanile della società. L’analisi della letteratura scientifica sul tema droga evidenzia come il fenomeno tossicodipendenza sia soggetto a trasformazioni sia interne (incremento delle tipologie di sostanze e del loro uso) sia esterne (percezione variegata e differenziata di chi è o può essere definito tossicodipendente e complessità di atteggiamenti culturali). Ci si chiede: quali percezioni del fenomeno sono presenti nella realtà trentina? Tali percezioni sono culturalmente omogenee e/o compatibili oppure presentano livelli di ambivalenza, in relazione, ad esempio, all’età, al genere, alla posizione sociale? Come si collega la percezione delle “dipendenze” con il problema della salute? Che relazione esiste fra percezione del fenomeno, atteggiamenti ed eventuali comportamenti verso l’uso di sostanze? Quale tipo di comunicazione sociale sulle cosiddette droghe tende a prevalere nel contesto trentino? Che rapporto può instaurarsi fra percezione culturale, ancorché variegata, del fenomeno e realizzazione di politiche preventive e riabilitative? A scanso di equivoci, fuori da facili illusioni, è bene ribadire subito che non è qui possibile trovare una risposta esaustiva a tali questioni; non che siano state eluse, ma esse “aprono mondi” di cui è possibile cogliere solo qualche dimensione e, peraltro, da prospettive che sono inevitabilmente parziali perché riflettono la visione di un gruppo, di un contesto, di una fonte che, per quanto significativi ed autorevoli, non possono rispecchiare il tutto e la sua complessità. Quelle domande non sono tuttavia inutili perché hanno rappresentato lo stimolo continuo del lavoro di ricerca, ed alcune di esse trovano, seppur in forma più implicita che manifesta, una risposta che si può definire significativa. La ricerca si colloca decisamente nell’area della prevenzione primaria della dipendenza ed è finalizzata a cogliere ed analizzare gli orientamenti culturali (immagini, atteggiamenti e comportamenti) che il mondo giovanile trentino esprime nei confronti del fenomeno delle dipendenze, nelle molteplici impli- Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 cazioni che assume (salute/malattia; lecito/non lecito; legale/illegale; normalità/emarginazione; cura/non cura…). L’intento principale dell’indagine è quello di verificare la rappresentazione sociale delle “dipendenze” da droghe (alcol e farmaci compresi) da parte dei giovani del Trentino per favorire il dibattito sugli aspetti promozionali della salute sul territorio della Provincia e riformulare proposte e predisporre nuovi strumenti nel campo della prevenzione, educazione e sensibilizzazione ai problemi delle “dipendenze”. La prevenzione pensata e attuata per incidere a livello primario su atteggiamenti di fondo nei confronti dell’uso di sostanze che creano dipendenza è forse la più diffusa: si pensi al ruolo della famiglia, della scuola, di tutti i contesti formativi; ma è anche la meno analizzata e la meno valutata. Più attenzione è posta sulla prevenzione orientata verso popolazioni a rischio o su gruppi di soggetti direttamente implicati nella “dipendenza”. Qui si parte dall’assunto che l’analisi degli stereotipi culturali sulla droga e sulla figura del tossicodipendente, nonché la rilevanza degli atteggiamenti di contiguità con l’uso di sostanze presenti nel mondo giovanile, sia preliminare a qualsiasi politica preventiva che intenda incidere sugli atteggiamenti e sui comportamenti che mettono a rischio il valore “salute” e quindi preliminare ad una politica sociale che intenda porsi su un piano di effettiva promozione del benessere. La ricerca inizia con uno sguardo al quadro teorico e al contesto internazionale per focalizzare l’attenzione su quei fattori di rischio e quei fattori di protezione che meglio possono connotare un’azione preventiva che voglia tendere all’efficacia. Viene poi analizzato il rapporto fra condizione giovanile, valori e contiguità con l’uso di droga nei giovani del Trentino, attraverso l’analisi di fonti secondarie (fonti IARD – EVS – Osservatorio sulla sicurezza…), al fine anche di individuare nuove modalità e strategie preventive, attuate o attuabili nel contesto trentino. Viene privilegiato in primis il mondo della scuola, perché oltre ad essere il luogo deputato per eccellenza alla educazione e alla formazione, è anche il contesto dove si incontrano tutti i ragazzi, senza distinzioni particolari. Nel mondo scolastico vengono attivati progetti specifici di educazione alla salute, di prevenzione all’uso di droga e all’abuso di alcool, nonché progetti di educazione alla legalità. L’indagine tenta di cogliere la “funzionalità”, i livelli di efficienza di tali progetti attivati nelle Scuole Superiori Trentine, nonché si sforza di avanzare rilievi e proposte per mettere in atto o migliorare gli strumenti di valutazione idonei ad individuare gli eventuali cambiamenti di atteggiamento e di orientamento degli studenti nei confronti della droga. Infine l’indagine focalizza l’attenzione sui mezzi di comunicazione di massa, Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 quale “cassa di risonanza” in grado di influire sulla percezione culturale del fenomeno droga. In specifico ci si è orientati sul ruolo della stampa locale (i due quotidiani del Trentino) nella “costruzione” degli stereotipi culturali sulle “dipendenze”, con l’obiettivo di individuare quei nodi critici della rappresentazione sociale di un fenomeno complesso che possano porre in primo piano il rapporto, spesso problematico, fra la generazione dei giovani e quella degli adulti. Dalla loro reciproca disponibilità a “mettersi in gioco”, entro un quadro di responsabilità, ossia con la capacità di cogliere le conseguenze e gli effetti di scelte che si compiono sul piano del consumo e degli stili di vita, dipende, a mio parere, gran parte del successo o dell’insuccesso di progetti ed azioni sorti con qualche pretesa di prevenire l’uso voluttuario di sostanze “pericolose” o di promuovere il benessere. La metodologia seguita, trattandosi di un progetto di carattere scientifico, orientato a verificare nuove ipotesi nell’ambito della prevenzione delle dipendenze, rispecchia quella propria della ricerca sociologica. In particolare sono esaminati dati provenienti da fonti istituzionali, di servizio e da enti di ricerca e sono costruiti appositi strumenti di rilevazione specie per quanto concerne l’analisi documentale (archivi e stampa). La ricerca è stata orientata verso la verifica della percezione giovanile sul fenomeno “dipendenze” con l’esplicito intento di focalizzare al meglio le specifiche azioni di tipo educativo, nonché quelle di carattere promozionale e di comunicazione sociale. I contributi qui esposti permettono di cogliere alcune importanti e rilevanti dimensioni critiche per quanto concerne: - la praticabilità e la rilevanza di alcuni modelli di prevenzione attuati in Trentino anche al di fuori dell’ambiente scolastico; - la progettualità esplicitamente mirata sul piano dell’educazione alla salute e alla legalità in ambiente scolastico; - il ruolo della informazione e della comunicazione sociale nella prevenzione culturale e situazionale delle dipendenze patologiche. Tutto il lavoro di ricerca è stato possibile grazie alla concreta e qualificata collaborazione di numerosi soggetti istituzionali e alla qualificata attività di giovani ricercatori. Il primo ringraziamento va alla Provincia Autonoma di Trento e, in particolare, al Servizio Organizzazione e Qualità dei servizi sanitari, per il sostegno dato alla realizzazione dell’intero progetto di ricerca, approvato dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Trento e affidato al coordinamento del sottoscritto. Un ringraziamento particolare va poi alla direzione dell’Azienda Sanitaria Provinciale e alla direzione del Servizio per le tossicodipendenze - Ser.T. - di Trento per aver messo a disposizione gli archivi e aver permesso la consultazione Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 di materiale che ha facilitato la realizzazione dell’indagine sugli atteggiamenti degli studenti trentini nei confronti delle droghe. Per la parte di indagine focalizzata sui progetti svolti in ambiente scolastico va una doverosa riconoscenza ai tanti dirigenti scolastici e ai tanti insegnanti che non solo hanno manifestato sensibilità e attenzione alle problematiche in questione ma si sono attivamente impegnati perché le iniziative potessero avere un carattere di continuità; sono tanti e non è possibile nominarli uno ad uno: a tutti un sentito ringraziamento. Vi sono poi collaboratori che hanno condiviso col sottoscritto l’intero percorso, altri solo una parte. Il risultati dell’intero lavoro sono frutto anche del loro merito e del loro impegno. In particolare desidero ringraziare di persona: - il dott. Luca Mariotti, dottorando in sociologia presso l’Università di Bielefeld (Germania) che ha dato un contributo rilevante per la stesura del capitolo 1 e del capitolo 6; - la dott.ssa Rosemarie Callà che ha curato l’elaborazione dei dati concernenti gli aspetti valutativi dei progetti (“prevenzione delle dipendenze” e “legalità”) realizzati nelle scuole trentine, di cui ai capitoli 4 e 5; - Il dott. Riccardo Grassi, ricercatore presso lo IARD di Milano che ha curato la raccolta dei dati e la loro stesura nel capitolo 2; - la dott.ssa Chiara Tolotti, psicologa, che ha svolto il lavoro di raccolta dati presso l’archivio del Ser.T di Trento, la cui elaborazione è presentata nel capitolo 3; - il dott. Massimiliano Roncher, sociologo, che ha analizzato i quotidiani trentini negli anni 2004 e 2005, fornendo i dati basilari per i risultati e le considerazioni esposte nel capitolo 7. Infine va il mio grazie al dott. Corrado Paternolli, tecnico laureato presso l’Università degli Studi di Trento, per il sostegno e la consulenza metodologica forniti ai fini della raccolta e dell’elaborazione dei dati qui presentati. Bruno Bertelli Docente di Sociologia della devianza presso l'Università degli Studi di Trento Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 1 La prevenzione primaria delle dipendenze patologiche nel contesto internazionale: dal quadro teorico alla progettualità 1.1. Premessa* Il concetto di prevenzione, sebbene la sua origine possa essere ricondotta alla prima metà del secolo scorso (Liszt, 1905), trova ampia applicazione nei paesi dell’Europa continentale solamente a partire dalla seconda metà degli anni ottanta, e in stretta relazione con le problematiche del mondo giovanile. L’essere giovane nella società attuale è infatti fortemente associato al concetto di rischio. Per prima cosa i giovani sono da sempre attratti dal rischio come forma estrema di identificazione e costruzione di un’identità propria, che si riflette di conseguenza spesso nei loro comportamenti. Secondo, essi stessi sono allo stesso tempo una categoria ad alto rischio di vittimizzazione, come le statistiche ufficiali lasciano intendere. E non ultimo, l’adolescenza come fase transitoria verso la vita adulta, con i suoi contrasti e scontri con la cultura dei “grandi”, è in molti casi percepita dall’ambiente esterno come un rischio per la società stessa (Schubarth, 2003). Non bisogna stupirsi quindi se il disadattamento, la devianza e la criminalità minorile hanno sempre suscitato l’attenzione dei media e del pubblico, e sono diventati problemi sociali che creano allarme e richieste di maggior severità per combatterli. Una volta definito come tale, un fenomeno entra facilmente nell’agenda politica e misure concrete vengono prese per contrastarlo. Oggi possiamo dire che la reazione politica è chiaramente visibile nella molteplicità di interventi di prevenzione che caratterizzano, da circa vent’anni, molti paesi europei, Italia compresa, anche come crescente risposta a fenomeni di violenza o di devianza che si collocano entro contesti istituzionali come la scuola (si pensi ai casi, per fortuna sporadici, ma segnalati, di bullismo, di possesso d’armi, di violenze a sfondo sessuale) . * Il presente contributo è stato svolto in collaborazione con Luca Mariotti 15 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 1 La prevenzione primaria, prendendo spunto dal campo medico, si propone di intervenire su quei fattori che producono il manifestarsi di una patologia, e di evitare il suo manifestarsi. Similmente nel campo della prevenzione primaria della violenza e delle dipendenze patologiche si cerca di intervenire il prima possibile per consolidare i fattori protettivi ed eliminare quelli di rischio prima del manifestarsi di un determinato comportamento deviante (Coie et al., 1993). La ricerca nel campo della prevenzione quindi non riguarda solamente lo sviluppo di progetti di intervento, bensì, per prima cosa, l’individuazione delle cause del comportamento non conforme, e, solo successivamente, l’intervento pratico e la valutazione dei suoi effetti sul campione. Per quanto riguarda il primo aspetto, la ricerche sulle cause della devianza e del consumo di droghe impegna da più di un secolo ricercatori delle più disparate discipline (Downes/Rock, 1998). Tra i tanti fattori individuati, un ampio settore della ricerca si dedica da decenni allo studio della condizione giovanile, con particolare attenzione al bagaglio di valori, attitudini e aspettative che li contraddistinguono; tutto questo non solo da un punto di vista puramente descrittivo, ma in relazione anche a problematiche di attualità come ad esempio la trasgressione delle leggi, la violenza e il consumo di droghe. Oltre a fornire un’immagine chiara e approfondita delle giovani generazioni tali ricerche forniscono spunti validi per lo sviluppo di strategie preventive, mirate a colmare sia lacune nella personalità sia distorsioni nel campo delle relazioni sociali significative. È sulla base di queste esperienze, e non solo, che nascono e si sviluppano, anche a livello internazionale modelli teorici di prevenzione come quello delle “Life Skills” (WHO, 1994), il quale orienta la sua azione alla costruzione di una personalità bilanciata nelle relazioni sociali e nel rapporto con se stessi, caratteristiche fondamentali per il rispetto delle norme sociali (e della società nel suo complesso), e per il rispetto della propria persona e in particolare della propria salute. Il campo della prevenzione, ed in questo caso la prevenzione primaria, è decisamente vasto e connotato da numerose sfaccettature che si riflettono nella molteplicità di obiettivi, forme di intervento e contesti socio-culturali. Il presente contributo si concentrerà in particolare sulla prevenzione primaria delle dipendenze patologiche nelle scuole, con particolare riferimento al mondo tedesco e anglosassone, e mettendo in risalto il concetto delle “competenze generali per la vita” (“Life Skills”), proposizione teorica che ha trovato una sempre più vasta applicazione a livello internazionale (Bühler/Heppekausen, 2005). 16 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 1 1.2. Prevenzione primaria fattori di rischio e di protezione La prevenzione primaria o universale ha come scopo l’evitare il manifestarsi di una patologia, che nel caso specifico del comportamento umano potrebbe essere un comportamento considerato indesiderato dalla società in questione. Corollario di una simile affermazione è quindi la necessità di eliminare o quantomeno ridurre le cause del problema (Coie et al., 1993). Prevenire significa quindi agire prima che la malattia si manifesti e di conseguenza mirare a ricercare, identificare e influenzare i fattori di rischio, e allo stesso tempo i fattori protettivi, che stanno a monte della “disfunzione” in questione. Come si può quindi dedurre, la prevenzione primaria, sia essa rivolta ai comportamenti devianti, sia al consumo di sostanze dannose per l’organismo e la società, può essere racchiusa all’interno della cornice teorica che si propone di agire preventivamente sulle cause di un determinato comportamento, e di valorizzare invece quelle situazioni che ne prevengono o ritardano l’insorgere. I primi fanno riferimento a tutti quei fattori che aumentano la probabilità del manifestarsi di un comportamento deviante, mentre i secondi sono quelli che rallentano o impediscono un simile evento; essi, inoltre, non agiscono in maniera isolata, bensì interagiscono costantemente e sono entrambi parte integrante di un unico modello teorico. La ricerca sulle cause del comportamento deviante, così come del consumo di sostanze che producono alterazioni dello stato di coscienza e dipendenza, hanno permesso di evidenziare un numero rilevante di fattori, che sono stati poi utilizzati come fonte per lo sviluppo e la sperimentazione di misure di prevenzione primaria; numerose classificazioni sono state fatte, le quali riflettono spesso l’ambito di intervento specifico per cui sono state pensate. Un’importante distinzione va però fatta tra fattori che fanno riferimento al contesto sociale in cui l’individuo è inserito, e fattori che invece si trovano nella sfera personale e nei rapporti interpersonali del soggetto. Nel primo caso si fa riferimento al fatto che l’azione umana è strettamente influenzata dal contesto normativo della società di appartenenza. In questo caso si parla di variabili distali che comprendono, ad esempio, le leggi e le norme sociali nei riguardi di un particolare comportamento, la situazione economica della persona in questione, la disorganizzazione sociale dell’ambiente in cui vive e, nel caso specifico della prevenzione delle dipendenze patologiche è citata anche la disponibilità materiale della sostanza sul mercato in relazione al target di soggetti presi in esame (Hawkins et al., 1992; Bühler/ Kröger, 2006). Nel secondo caso invece troviamo tutti quei fattori che fanno riferimento alla personalità come le attitudini nei confronti di determinati comportamenti, 17 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 1 l’alienazione, l’accettazione delle norme sociali, fattori psicologici come la ricerca di sensazioni forti e l’impulsività, e fattori che invece fanno riferimento alle interazioni sociali più prossime al soggetto, come ad esempio la situazione familiare, il rapporto con il gruppo dei pari e il successo nell’apprendimento scolastico (Brewer et al., 1995; Hawkins et al., 1992). Possono essere quindi individuate alcune caratteristiche fondamentali di questo approccio teorico che sottolineano la sua flessibilità ai fini dell’applicazione ad un ampio spettro di misure preventive. Per prima cosa deve essere precisato come molteplici fattori possano essere ricollegati ad una singola problematica, cosi come gli stessi fattori siano spesso causa di disfunzioni comuni. In secondo luogo l’importanza dei fattori di rischio e protezione deve essere valutata in relazione alle dinamiche di sviluppo di un individuo; specifici fattori possono avere un effetto importante in determinate fasi della vita di un individuo e poi successivamente perderlo o vederne ridotte le potenzialità. Tuttavia, sebbene la loro forza e importanza non sia ancora stata determinata empiricamente1, l’esposizione a un numero elevato di questi può avere un effetto cumulativo. L’importanza di azioni combinate rivolte a colpire più di un fattore di rischio alla volta, trovano anche una conferma a livello statistico; Lösel (2003), in una meta-analisi di progetti di prevenzione, sottolinea che effetti di una certa importanza possono essere raggiunti solo combinando interventi coordinati verso il numero più alto possibile di variabili. Similmente la presenza contemporanea di situazioni positive può influenzare l’impatto e la forza delle variabili di rischio e di conseguenza moderarne gli effetti2. È facile dedurre come l’azione di prevenzione non si riduca, quindi, solo ad evitare l’esposizione a situazioni di rischio, bensì debba, allo stesso tempo, promuovere tutti quei fattori protettivi che potrebbero impedire o minimizzare la possibilità di sviluppare comportamenti non conformi. A questo proposito si è rivelato di particolare importanza il lavoro svolto da numerosi ricercatori per cercare di categorizzare ed identificare sia situazioni negative che positive. Lo scopo finale è quello di individuare non tanto fattori specifici di una determinata “patologia sociale”, bensì fattori comuni a diverse problematiche che permettano di sviluppare progetti di intervento con un più ampio spettro Coie et al. (1993) suggerisce ad esempio che un compito fondale della ricerca nei prossimi anni sarà quello di determinare le interazioni reciproche che diversi fattori hanno tra loro nell’influenzare l’emergere di un comportamento deviante, in particolare in fasi distinte dello sviluppo di una persona. 2 Hawkins et al. (1992) sottolinea come non tutti i fattori di rischio possono essere contrastati nello stesso modo.; alcuni possono essere eliminati, di altri può essere moderato l’effetto, altri ancora non possono essere influenzati per niente. 1 18 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 1 di possibilità di successo per un numero elevato di comportamenti trasgressivi (Coie et al., 1993, 1019). Non è un caso che nel processo di valutazione di numerosi progetti di prevenzione sia stato riscontrato un effetto positivo anche per altri comportamenti problematici, non pensati inizialmente come obbiettivo (Brewer et al., 1995). A livello teorico il modello dei fattori di rischio e protezione appena proposto si basa sull’applicazione di diversi concetti già sviluppati nell’ambito della ricerca sulle cause del comportamento deviante e non. Di particolare importanza è il “Social Development Model” (Hawkins/ Weis, 1985), che integrando la teoria del controllo sociale di Hirschi (1969) e dell’apprendimento sociale di Bandura (1977), enfatizza l’attaccamento alla famiglia, al gruppo dei pari, alla scuola e l’apprendimento che avviene nell’interagire con queste agenzie di socializzazione. Di notevole importanza è l’accento dato al processo con cui quest’attaccamento si produce e si rafforza, e come questo evidenzi cambiamenti, in relazione ai gruppi sopra citati, entro le diverse fasi dello sviluppo di un individuo. Lo scopo è quello di poter, attraverso programmi mirati, intervenire per rafforzare l’attaccamento a gruppi non devianti, in modo da favorire il successivo apprendimento di modelli di comportamento conformi (Hawkins/ Weis, 1985; Hawkins et al., 1992; Brewer et al., 1995). Non bisogna poi dimenticare l’importanza del fattore tempo nell’intervento preventivo. Esistono problemi comportamentali che si manifestano prima di altri nella vita di un individuo. È quindi importante ricercare in quale arco temporale e di sviluppo di una persona, certi fattori debbano essere influenzati in anticipo e quali dopo, in modo da contrastarli prima che il problema non sia più risolvibile (Coie et al., 1993, 1016). 1.3. La prevenzione primaria nella scuola Data la molteplicità dei fattori di rischio e di protezione, e in particolare la loro distribuzione su piani di interazione differenti (contesto sociale, personalità e rapporto interpersonale), l’implementazione di programmi preventivi volti ad influenzare queste variabili hanno a loro disposizione differenti campi d’applicazione. Interventi esistono sul piano comportamentale del soggetto, all’interno della famiglia, nella scuola, nei mezzi di comunicazione, a livello di comunità locale (ad esempio il quartiere) e non meno importanti quelle che rientrano nell’ambito dell’azione politica (ad esempio la pena, il controllo, il costo di una sostanza….). È tuttavia chiaro che l’intervento in determinati ambiti non esclude l’efficacia dell’azione contemporanea su più livelli. È quindi auspicabile mirare a colpire il maggior numero di fattori di rischio, obbiettivo che richiede un intervento il più capillare possibile non solo nella famiglia, ad esempio, ma 19 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 1 anche nella scuola e nella comunità d’appartenenza. La scuola, tra queste, riveste un ruolo di primaria importanza nel campo della prevenzione primaria e non solo. Una serie di caratteristiche la rendono un luogo ideale per sviluppare, implementare e valutare programmi di prevenzione rivolti sia verso i comportamenti devianti, sia verso il consumo di sostanze dannose, così come verso progetti che mirano alla prevenzione di entrambi3. Per prima cosa è nota che numerosi fattori di rischio si trovano all’interno della scuola stessa; tra questi quelli che potrebbero avere un’influenza negativa sul comportamento sono: scarso rendimento scolastico (insuccesso), scarso attaccamento all’istituzione scuola e quindi scarsa identificazione e rispetto delle regole da essa proposte, un clima scadente all’interno della classe (Leppin et al., 1998), rifiuto e insolamento da parte dei compagni, atti di bullismo e di violenza (Brewer et al., 1995; Hawkins et al., 1992). In secondo luogo la scuola è un luogo in cui il ragazzo apprende modelli di comportamento nell’interazione con i coetanei. È qui che spesso si viene a contatto con gruppi devianti e che si fanno le prime esperienze di comportamenti non conformi alle norme sociali (Gottfredson, 1997). Terzo, la scuola è anche l’unico luogo in cui può essere raggiunto il più vasto numero di individui, in quella fase dello sviluppo che più conta per implementare con successo interventi preventivi. La quasi totalità degli appartenenti ad una particolare coorte sociale può essere raggiunta e trattata in un unico luogo, i costi di implementazione si riducono notevolmente (se si considera che molte attività di gruppo possono essere svolte dall’insegnante stesso), e si ha la possibilità di mettere in atto numerose attività che nell’ambito familiare, o in altri settings, sarebbe quasi impossibile proporre (Bühler/ Kröger, 2006; Lösel/Beelmann, 2003; Gottfredson, 1997). Le possibilità di intervento all’interno della scuola sono molteplici. Esse possono coinvolgere gruppi di individui così come avere livelli d’azione differenti. Abbiamo così progetti di prevenzione rivolti agli studenti e agli insegnanti, progetti che come unità di base hanno l’individuo singolo o la classe come gruppo, e persino interventi più generali rivolti al miglioramento della scuola nel suo complesso, allo scopo di renderla un ambiente più vivibile, attraente e adatto all’apprendimento. Senza poi dimenticare tutti quei programmi che, partendo Numerosi comportamenti devianti, così come anche il consumo di droghe hanno molti fattori di rischio e di protezione in comune. Esistono progetti non specifici che hanno dimostrato effetti nel ridurre entrambe queste forme di comportamento (Bühler - Heppekausen, 2005) 3 20 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 1 e sviluppandosi all’interno della scuola, coinvolgono molteplici attori, come i genitori e parte della comunità locale, cercando in questo modo di inglobare in un unico grande progetto di intervento il numero più elevato possibile di istituzioni e forze sociali, anche con l’intento di controllare la maggior parte dei potenziali fattori di rischio. Con lo scopo di intervenire nel modo più ampio possibile sui fattori appena citati, ha preso piede negli ultimi decenni nell’ambito della prevenzione primaria la proposizione teorica delle cosi dette “competenze per la vita” (Life Skills), la quale ha trovato nella scuola il luogo ideale per una sua implementazione costante e capillare. 1.4. “Life Skills” – competenze per la vita Il concetto di “Life Skills” ha trovato negli ultimi anni ampia diffusione nel campo della prevenzione, in particolare nell’ambito dell’educazione alla salute. Il suo successo è anche in parte dovuto all’ampio spettro di competenze e capacità che rientrano tra i suoi obiettivi. Tuttavia, la generalità delle sue definizioni ha contribuito da una parte alla sua applicazione in diversi ambiti della prevenzione, e dall’altra anche a una non sempre facile traduzione pratica e uniforme dei suoi principi (Bühler/ Heppekausen, 2005, p. 15). Una definizione precisa di questo concetto è stata fornita nel 1994 dal WHO (World Health Organisation) con lo scopo di promuovere capacità definite come essenziali nella vita di un individuo, per la sua salute fisica e mentale, e per una bilanciata convivenza con l’ambiente sociale circostante. Secondo la definizione del WHO “competente” è colui il quale conosce se stesso, è empatico, sa comunicare e rapportarsi con terzi, ha creatività e capacità di autocritica, sa prendere decisioni, risolvere problemi e superare situazioni di stress e di disagio4 (Kröger/ Reese, 2000, p. 210). Attraverso quindi l’addestramento alle sopra citate capacità di rapportarsi con successo con gli altri, con se stesso e con le difficoltà che presenta la vita quotidiana, è possibile agire su un numero elevato di fattori che, se non sviluppati efficacemente in un individuo, possono aumentare le possibilità dell’emergere di comportamenti devianti. Similmente, se invece sviluppate, diventano non di meno fattori protettivi nei confronti di Una definizione precisa delle singole “Skills” è elencata in Bühler/ Heppekausen (2005). Le dieci competenze elencate anche dalla WHO sono: autopercezione, empatia, creatività, capacità di critica, capacità di prendere decisioni, capacità di risolvere problemi, comunicatività, capacità di rapporti interpersonali, capacità di riconoscere i propri sentimenti e quelli degli altri, e capacita di superare situazioni di stress. 4 21 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 1 altri fattori di rischio che possono subentrare in qualsiasi momento nella vita di una persona. Altre importanti caratteristiche di una prevenzione efficace nell’ambito delle “Life Skills” sono la tempestività, la durata e la costanza dell’intervento. Ciò significa, che l’intervento, il più precoce possibile relativamente alla fase di sviluppo dell’individuo, permette una più facile assimilazione e interiorizzazione di queste competenze. Questo non dire necessariamente che i progetti debbano concentrarsi solo nei primissimi anni di scuola, anzi la ricerca sembra dimostrare l’importanza e la necessità della continuità dell’intervento anche nei gradi di istruzione superiori, con modifiche del contenuto adeguate alle nuove esigenze e all’età dei partecipanti (Bühler/ Kröger, 2006; Kröger/ Reese, 2000). 1.5. La progettualità nelle scuole: uno sguardo internazionale La vastità dei progetti di prevenzione primaria attuata nelle scuole, anche solo all’interno di un singolo contesto nazionale, e soprattutto le sfumature teoriche, metodologiche, di obiettivi e di dimensioni che sono osservabili tra i singoli programmi, sono di una tale numerosità che è quasi impossibile elencarle. Chiarito questo qui si vogliono solamente esporre alcune linee essenziali di una progettualità che riguarda due grandi contesti di riferimento: Gli Stati Uniti e l’Europa. Un chiaro esempio dello stato attuale della prevenzione sul suolo americano è presentato da Sherman et al (1998), il quale per conto del Congresso degli Stati Uniti ha raccolto e valutato progetti con obiettivo la comunità, la famiglia, le scuole, il mercato del lavoro, le politiche sociali e l’apparato di giustizia. Gottfredson (1998), da parte sua, offre una chiara visione di come sia strutturato l’intervento nelle scuole americane. Egli individua due strategie principali di intervento: strategie per la modificazione dell’ambiente sociale scuola, e strategie rivolte al singolo individuo. L’approccio delle “Life Skills” è parte integrante di molti programmi, sebbene alcuni di essi mirino ad influenzare comportamenti più specifici e quindi lascino in secondo piano la promozione di competenze così generali. Una classificazione simile era già stata avanzata da Brewer et al. (1995, p. 70-90). A) Ambiente scuola Le misure in tal caso possono essere implementate sia al livello delle singole classi, sia a livello di istituto e prevedono le seguenti categorie di programmi di prevenzione: - miglioramento delle capacità organizzative della scuola, e coinvolgimento degli studenti nell’implementazione di questi miglioramenti; 22 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 1 - definizione di norme precise di comportamento all’interno della scuola, e chiarezza sia nella loro applicazione sia nelle possibili sanzioni; - gestibilità della classe attraverso l’apprendimento cooperativo, didattica interattiva e partecipazione degli studenti all’organizzazione della classe stessa; - creazione di gruppi omogenei di studenti in base alle loro capacità personali, per permettere una migliore assistenza a chi manifesti difficoltà nell’apprendimento. B) Modifica del comportamento individuale Lo scopo è quello di modificare e indirizzare comportamenti, valori e attitudini degli studenti per prevenire comportamenti devianti. Categorie di programmi previsti: - trasmissione di informazioni sulla salute in generale, sulle conseguenze dei comportamenti devianti, educazione alla legalità e conoscenza delle norme sociali; - modifica del comportamento e sviluppo delle abilità cognitive. La modifica del comportamento avviene soprattutto attraverso la dicotomia punizione e/o ricompensa; - mediazione tra coetanei, gruppi di lavoro tra coetanei e tutti quei programmi che prevedono la partecipazione attiva di scolari addestrati nell’implementazione di misure preventive; - attività alternative e ricreative. Scopo principale è quello di favorire lo spirito di gruppo e comunitario e di occupare i tempi morti nella giornata dei ragazzi, che potrebbero essere usati per attività illecite. L’attenzione particolare data nell’ambiente accademico e scientifico americano al problema della valutazione dei programmi di prevenzione dei comportamenti devianti non riflette solamente una maggiore disponibilità di risorse finanziare, bensì anche uno dei punti fondamentali su cui si basa la prevenzione d’oltre oceano: la prevenzione è in questo modo definita non dalle intenzione e dagli obiettivi, quanto più dai risultati ottenuti (Sherman et al., 1998). L’attenzione è quindi sugli effetti e non tanto sulla qualità e quantità dei contenuti. È anche per questo motivo che le meta-analisi, siano esse rivolte alla prevenzione della criminalità (vedi Hawkins et al., 1992) o delle dipendenze patologiche (vedi Brewer et al., 1995), fanno quasi tutte riferimento a valutazione condotte negli tati Uniti rispettando criteri sperimentali o quasi-sperimentali5. Ed è proprio I criteri con cui un progetto viene inserito in una meta-analisi sono molto restrittivi. Sherman et al. (1998) utilizzano le seguenti restrizioni: analisi della correlazione efficace e significativa (inclusi anche un campione e ratei di risposta adeguati); ordine temporale del rapporto cause-effetto tra esperimento e risultati; gruppo/gruppi di controllo validi per la conferma degli effetti. Simili restrizioni sono state usate anche in altri lavori (sia americani che tedeschi) come ad esempio Lösel/ Beelmann (2003), Bühler/ Heppekausen (2005), Bühler/ Kröger (2006), Beelman/ Pfingsten/ Lösel (1994). 5 23 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 1 sulla base di questi risultati che nel caso specifico della scuola possono essere individuati alcuni punti che hanno mostrato la loro efficacia nel prevenire comportamenti devianti. Di seguito sono riportati i contenuti che hanno dato fino ad ora risposte positive nel prevenire sia la criminalità, sia l’uso di sostanze lecite e illecite. - Progetti rivolti ad aumentare le capacità della scuola nell’introdurre e sostenere innovazioni. - Programmi che chiariscono e comunicano norme e comportamenti; in particolare la definizione di regole precise nella scuola/classe, le quali sono rivolte soprattutto al rinforzo dei comportamenti conformi. - Addestramento prolungato e continuo nel tempo delle competenze comportamentali generali. - Programmi rivolti a migliorare il clima all’interno della classe. - Programmi che come obbiettivo hanno la modificazione cognitivo-comportamnetale del soggetto, e mirano quindi non solo a trasmettere informazioni e modi di pensare, bensì addestrano anche i rispettivi comportamenti (Lösel/ Beelmann, 2003). - Progetti implementati il prima possibile e proseguiti poi nel lungo periodo (Hawkins et al., 1992). Sebbene non siano molti, i punti sopra citati contengono al loro interno informazioni assai significative e hanno un raggio d’azione decisamente vasto. È evidente come sia importante per una prevenzione efficace la combinazione di strategie di intervento differenti, che mirino a influenzare il più ampio spettro di fattori di rischio possibile. Tutto ciò può essere raggiunto solamente attraverso la creazione di programmi che inizino nei primi anni della scuola dell’obbligo, quando i bambini non manifestano ancora in maniera cronica comportamenti devianti, e si sviluppino poi in relazione all’età e alle fasi dello sviluppo di un individuo attraverso tutto il percorso scolastico. L’incremento, a livello internazionale, di congressi e conferenze dedicate al tema della prevenzione dei comportamenti trasgressivi messi in atto da minori e giovani sono un chiaro segno dell’interesse e della necessità di individuare linee d’azione comuni. Tuttavia ci sono delle limitazioni, che si riflettono nelle differenze culturali, storiche e nelle politiche giovanili attuate dai diversi paesi, le quali rischiano di rendere incomprensibile il tentativo di implementare programmi comuni di prevenzione (Holthusen, 2004, 17). Gli Stati Uniti, in particolare, rivestono da anni un ruolo guida a livello mondiale nell’ambito della prevenzione. Modelli teorici e progetti di intervento sviluppati e valutati oltre oceano hanno trovato un ampio terreno di applicazione anche sul territorio europeo e tedesco. Non è un caso che nella letteratura scientifica sull’argomento citazioni fondamentali facciano riferimento a ricerche 24 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 1 condotte negli U.S.A. Un confronto tra la realtà europea (tedesca in particolare) e quella americana mette tuttavia in luce alcune differenze e difficoltà. Per prima cosa va fatta una distinzione tra prevenzione della criminalità e prevenzione delle dipendenze patologiche. Entrambe fanno riferimento a filosofie di intervento differenti, anche se spesso le fondamenta teoriche su cui si basano sono le stesse6. In secondo luogo non bisogna dimenticare che determinate azioni preventive sono implementate all’interno di una determinata società, su di un determinato territorio e soggette e particolari condizioni; in questo modo sia gli effetti, cosi come le aspettative e la valutazione di un particolare progetto sono altamente influenzati dal contesto sociale locale (Springer, 1997, p. 87). Senza voler entrare troppo nel dettaglio, nell’ambito della prevenzione della violenza/criminalità, il contesto socio-culturale e storico dei singoli paesi gioca un ruolo fondamentale. Si può infatti notare come, sebbene i concetti alla base dei singoli progetti siano simili tra loro, sia negli Stati Uniti che in Europa è data più attenzione a particolari problemi “locali”. La diffusione delle gangs giovanili sul territorio americano7, cosi come la diffusione della violenza razziale in Germania da parte di gruppi giovanili di estrema destra a partire dalla riunificazione, o l’emergere del fenomeno del bullismo in Italia, hanno indirizzato una buona parte dell’attenzione verso la risoluzione e prevenzione di problematiche particolari a ciascun contesto. Una rassegna dettagliata dei programmi sul territorio tedesco per la prevenzione primaria di violenza interrazziale è fornita da Wagner, Christ, e van Dick, R. (2006), i quali sottolineano che assieme al tentativo di modificare la percezione del diverso e il rispetto degli altri gruppi sociali, parte integrante di questi programmi resta comunque lo sviluppo di adeguate competenze sociali8 (p. 22). Similmente negli Stati Uniti sono stati implementati, tra gli altri, progetti come il “GREAT” (Gang Resistance Education Training) per prevenire il coinvolgimento dei giovani nel mondo delle gangs. Gli strumenti utilizzati da questo programma cercano di fornire informazioni sull’impatto della violenza nella comunità locale, aumentare la responsabilità nei confronti del quartiere, mediare strategie alternative per la risoluzione dei conflitti e l’espletamento dei bisogni fondamentali senza le necessità del supporto della gang È il caso ad esempio dell’approccio teorico delle “Life Skills” nell’ambito della prevenzione primaria, il quale è utilizzato con successo in entrambi gli ambiti di intervento (vedi Bühler/ Heppekausen, 2005). 7 Questo problema si può far risalire alla prima metà del secolo scorso; il rapido sviluppo industriale in molte città del nord-america, il loro espandersi e la forte immigrazione dovuta alla richiesta di manodopera non specializzata aveva portato all’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo accademico il problema delle gangs giovanili (vedi, primo fra tutti, il lavoro di Thrasher “The Gang”, 1927) 8 Anche in questo caso l’approccio delle “Life Skills” è usato come cornice nell’ambito di misure di intervento più specifiche. 6 25 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 1 (Gottfredson, 1998). La particolare attenzione a questo tipo di programmi, che non esclude tuttavia la presenza di altre misure preventive, resta comunque un esempio importante di come a differenze socio-culturali siano associate esigenze diverse. Differenze ben più marcate e di fondo possono essere osservate nell’ambito della prevenzione delle dipendenze patologiche. L’approccio americano all’uso di determinate sostanze e quello europeo fondano le loro diversità sulla filosofia alla base dell’intervento preventivo. Così in Europa (soprattutto nei paesi centrali e del sud) si parte dall’idea di un’accettazione del consumo moderato (in particolare per le sostanze legali), mentre negli USA prevale la proibizione di tutte le sostanze (secondo il motto “l’unico consumo sicuro è l’astinenza”). Non solo, se da una parte si cerca di normalizzare la figura del consumatore e del consumo agli occhi della collettività allo scopo di evitarne l’etichettamento, dall’altra entrambe vengono demonizzate e perseguitate. Di conseguenza, se in Europa tale ambito è appannaggio delle politiche sociali e per la salute, sul suolo americano l’intervento nel campo delle sostanze stupefacenti è in larga parte delegato all’apparato giudiziario (Springer, 1997, p. 89). Lo stesso vale se si osservano in particolare gli obiettivi e le strategie della prevenzione in sé; compito della prevenzione sul territorio europeo è quello di ridurre il consumo di sostanze illegali e responsabilizzare quello di sostanze legali (come alcol e tabacco), insegnando al cittadino un approccio alle sostanze psico-attive consapevole dei rischi per la salute, mentre negli Stati Uniti si punta direttamente alla totale astinenza dal consumo di qualsiasi sostanza. Di conseguenza è facile intuire come le stesse strategie di intervento, sebbene spesso si influenzino a vicenda, divergano in alcuni punti fondamentali; in Europa viene dato largo spazio a misure orientate principalmente alle esigenze del singolo individuo, con attenzione allo sviluppo di competenze sociali e di una personalità equilibrata (è il caso delle “Life Skills”), all’educazione alla salute e, nei casi estremi, all’intervento terapeutico piuttosto che repressivo: Diverso è invece l’approccio americano, con strategie di intervento più orientate verso la sostanza, cercando di influenzare direttamente il comportamento attraverso programmi mirati a modificare le capacita cognitive-comportamnetali dei soggetti sul tema droghe, e, nei casi estremi, con la previsione di un ampio intervento dell’apparato repressivo per la riduzione del consumo (Sprinter, 1997, p. 88). Gran parte dei programmi che hanno trovato ampia diffusione sul territorio europeo fanno, tuttavia, riferimento a ricerche e valutazioni condotte negli Stati Uniti. È evidente quindi una situazione paradossale, nella quale, nonostante filosofie e strategie di fondo diverse, i programmi americani sono presi spesso a modello per misure preventive nel Vecchio Continente. La conseguenza è una scarsa utilità diretta di queste misure preventive, se non vengono prima prese in 26 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 1 seria considerazione le differenze di obiettivi che stanno alla base dell’intervento. Come lo stesso Sprinter (1997, p. 91) sottolinea, compito principale della prevenzione europea è prima di tutto quello di trovare una propria identità sulla base della quale sviluppare, o adattare, in modo adeguato programmi efficaci e mirati al contesto socio-culturale in cui devono essere implementati. La prevenzione primaria delle devianze e delle dipendenze patologiche attraverso le “Life Skills” ha mostrato risultati incoraggianti, e una generale buona adattabilità a contesti socio-culturali diversi. Nonostante ciò la valutazione di progetti condotti in Europa necessita ancora di miglioramenti poiché le necessarie conferme empiriche possono essere raggiunte solo attraverso valutazioni longitudinali e modelli quasi-sperimentali di analisi, tenendo conto degli espliciti obiettivi e delle filosofie che stanno alla base delle politiche preventive. Come Spriger (1997) sottolinea, la prevenzione europea deve prima di tutto trovare la propria identità, e sulla base di questa agire alla luce dei propri bisogni. Resta tuttavia un problema sostanziale di fondo: la carenza di finanziamenti che fino ad ora ha caratterizzato la ricerca scientifica nel settore e in particolare la valutazione dei programmi messi in atto. A livello politico non deve perciò essere dimenticato quello che Shermann (1998) tiene a precisare nella parte introduttiva del suo lavoro: la prevenzione è definita non tanto dalle intenzione e dagli obiettivi, quanto dai risultati ottenuti. 27 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 I giovani trentini e le droghe: livelli di esposizione e possibili modalità di prevenzione 2.1. La difficoltà di misurare un fenomeno complesso* La misurazione della diffusione del “fenomeno droga” all’interno di un territorio è particolarmente complessa. Il mercato delle sostanze stupefacenti illecite, infatti, se da una parte risponde alle leggi della domanda e dell’offerta come ogni altra merce che possiamo acquistare, dall’altra si sviluppa all’interno di un mercato illegale e quindi non soggetto alle possibilità di monitoraggio e di controllo che caratterizzano i processi economici. Questo fatto comporta che la stima della portata del fenomeno (e quindi dei flussi di vendita, acquisto e consumo) possa essere svolta solo a partire dall’osservazione di fenomeni indiretti quali la quantità di droga sequestrata dalle forze dell’ordine, il numero di persone denunciate per reati che hanno a che fare con la produzione e lo spaccio, il numero di soggetti che si rivolgono ai servizi pubblici per affrontare problemi legati alle dipendenze. Ognuna di queste fonti offre un quadro parziale del fenomeno, utile per evidenziare la presenza di trend evolutivi, ma insufficiente per avere una visione precisa dei fenomeni connessi al mercato della droga e ai suoi utilizzatori. Da questo punto di vista scegliere di utilizzare una fonte piuttosto che un’altra per interpretare l’evoluzione dei fenomeni comporta sempre delle distorsioni di cui è bene essere consapevoli. In altre parole non è possibile fare riferimento ad un’unica fonte dati certa che possa consentire una analisi precisa della situazione e che consenta una spiegazione approfondita delle cause e dei processi che sottostanno alle evidenze che, di volta in volta, emergono all’interno del dibattito. Generalmente, la tematica sulla diffusione del fenomeno droga (e più in generale dei fenomeni di abuso e dipendenza da sostanze illecite) può essere osservata attraverso due principali canali ufficiali: le statistiche della criminalità e quelle degli interventi di tipo socio-sanitario. Le prime si pongono a monte * L'analisi e l'elaborazione dei dati sono state condotte da Riccardo Grassi 29 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 del fenomeno in quanto ci offrono un quadro di come sta cambiando il mercato dell’offerta di sostanze; le seconde, invece, si pongono a valle, mettendoci a confronto con gli effetti più gravi del loro utilizzo da parte della popolazione. L’analisi delle statistiche prodotte dalle forze dell’ordine e dall’autorità giudiziaria permette di osservare da una parte la tipologia e la quantità di sostanze presenti sul mercato, dall’altra le modalità con cui avvengono la loro produzione e commercializzazione. Le principali fonti sono le relazioni periodiche prodotte dalla Direzione Centrale dei Servizi Antidroga (DCSA), quelle prodotte dall’autorità giudiziaria e i dati Istat sulle denunce e sulle notizie di reato. Tali dati scontano un problema di base, costituito dal fatto che la quota di mercato intercettata dall’azione delle forze dell’ordine è solo parziale (e in molti casi del tutto marginale), rispetto a quella che è la reale offerta di sostanze all’interno del territorio nazionale e dei contesti locali. Le stesse possibilità di comparazione nel tempo sono soggette a forti limiti che scaturiscono dai cambiamenti nelle normative di legge che definiscono i fenomeni, dalle indicazioni di priorità rispetto alla lotta contro le diverse forme di criminalità presenti su un territorio, dalla esiguità delle risorse deputate al controllo e alla repressione del fenomeno rispetto alla sua portata. Il dato che se ne ricava, dunque, è unicamente un dato di tendenza che, seppure con qualche ritardo rispetto ai fenomeni reali, ci permette di avere un’idea di come si stia muovendo il mercato delle sostanze psicotrope illecite, ma che rende oggettivamente difficile fare stime precise tanto sulla quantità di merce effettivamente in circolazione, quanto sulle modalità di utilizzo e di consumo da parte degli assuntori. La seconda fonte principale di informazioni ufficiali sul fenomeno delle droghe è rappresentata dai dati prodotti dai servizi socio-sanitari (compresi gli interventi dei Nuclei Operativi per le Tossicodipendenze, presenti in ogni Prefettura) deputati ad intervenire con i soggetti che presentano problematiche di salute o di disagio psico-sociale connesse all’utilizzo di droghe. Da questo punto di vista, negli ultimi dieci anni i SerD (ovvero i servizi per le dipendenze), hanno modificato in maniera profonda la propria modalità di azione, a causa del cambiamento radicale della propria utenza. Dopo avere lavorato per anni sulla dipendenza da eroina (con tutti i problemi ad essa connessi), la crescita impetuosa dei poliabusi e dei policonsumi ha reso necessario un ripensamento delle modalità di approccio ai casi e ai problemi. Per un approfondimento si rimanda alla letteratura specifica; in questa sede, l’accenno è importante per poter valutare il tipo di dato che questi servizi possono offrire. Come si diceva poco sopra si tratta di servizi che intervengono a valle del consumo, solitamente, quando lunghi periodi di abuso hanno prodotto effetti particolarmente dannosi sulla salute e sullo stato psicofisico dei soggetti. Si tratta di dati potenzialmente molto ricchi ed interessanti utili non solo per avere una dimensione quantitativa 30 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 dei fenomeni, ma anche per ricostruirne una serie di caratteristiche qualitative dei soggetti assuntori e delle storie così come dei percorsi che portano alla dipendenza. Tuttavia questi dati hanno il limite di essere riferiti solo ad un target molto ristretto e specifico e non riescono, ancora una volta, a dare significative informazioni rispetto alla situazione della popolazione generale. Una conoscenza più approfondita del fenomeno, in grado di stimare con una certa precisione l’incidenza del consumo di sostanze all’interno di un territorio, può essere ottenuta attraverso indagini di tipo campionario, secondo il modello delle indagini di vittimizzazione che da qualche anno si stanno realizzando per avere un’idea più precisa dei fenomeni criminosi non denunciati alle forze dell’ordine. Tuttavia anche questo tipo di indagini, fondate su rilevazioni campionarie a partire da interviste che utilizzano questionari strutturati, presentano numerosi limiti legati alla delicatezza dell’oggetto di rilevazione. Infatti, poiché l’utilizzo di sostanze stupefacenti è strettamente connesso con una serie di attività illecite ed è percepito come socialmente riprovevole, le rilevazioni su questi argomenti devono essere realizzate con un’accuratezza metodologica ed una delicatezza tali da non inficiare i risultati prodotti. A partire da questa consapevolezza, i dati che saranno presentati nel prossimo paragrafo per descrivere le situazione trentina e confrontarla on quella italiana, faranno riferimento proprio ad azioni di ricerca di tipo quantitativo, realizzate secondo criteri metodologicamente attendibili, che consentono di produrre descrizioni ed avanzare ipotesi interpretative dotate di una buona consistenza scientifica. 2.2. La contiguità alle droghe in Italia e in provincia di Trento Le fonti dei dati che saranno utilizzate per la descrizione della contiguità alle droghe da parte dei giovani italiani e trentine sono due indagini realizzate dall’Istituto Franco Brambilla di Milano nel 2000 e nel 2002 su campioni rappresentativi di giovani italiani e trentini. Tali rilevazioni sono state condotte con strumenti e metodologie che ne consentono una comparazione diretta dei risultati. La particolarità delle due rilevazioni è che, ai soggetti intervistati non sono state poste domande dirette rispetto al consumo personale di stupefacenti, ma sono stati sottoposti quesiti che consentono di individuare i livelli di vicinanza (contiguità) con il mondo della droga e dell’alcol. In particolare la rilevazione sul campione nazionale permette una compara31 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 zione di lungo periodo (dal 1983 al 2000) che consente di evidenziare il grande trend di crescita della diffusione delle droghe nel nostro Paese. La figura 1 mostra come in poco più di 15 anni la percentuale di giovani che dichiarano di conoscere persone che fanno uso di droghe passa dal 40 a quasi il 70%, mentre l’incidenza di coloro ai quali è stata personalmente offerta una droga passa dal 20% del 1983 al 45% del 2000 con un incremento superiore al 100%. Si tratta di un dato particolarmente significativo perché evidenzia come la diffusione delle sostanze all’interno della quotidianità giovanile sia più che raddoppiato in meno di un ventennio. Il fatto che il 70% dei giovani italiani conosca qualcuno che fa uso di droghe e che a quasi la metà sia stata personalmente offerta una sostanza stupefacente fa capire come l’incontro con sostanze psicotrope non sia un fattore occasionale o raro che difficilmente può capitare durante la vita di un adolescente. Al contrario si può prevedere che almeno una volta nella vita alla maggior parte dei giovani italiani (e come vedremo tra poco il dato non cambia se riferito solo ai giovani trentini) capiterà di sentirsi offrire e/o di entrare in contatto con qualche forma di droga. E’ evidente come, a questo punto, il problema non sia tanto quello di impedire l’incontro tra giovani e droga, quanto di fare in modo che, quando questo avverrà, i ragazzi siano in grado di elaborare una risposta consapevole ed un rifiuto cosciente delle sostanze offerte. Il dato della tabella 1 permette di avere un’idea più chiara della situazione in quanto fa riferimento ad un periodo temporale ridotto e quindi non risente delle diverse età ed esperienze degli intervistati. Ne risulta che ad un quarto dei giovani intervistati (senza rilevanti differenze in Trentino o nel resto d’Italia) nei tre mesi precedenti l’intervista è stato offerto qualche tipo di droga. Allo stesso modo un terzo degli intervistati dichiara di avere un amico che fa uso di droga e un intervistato ogni 7 dichiara di avere preso in mano una sostanza psicotropa. In questa luce il fenomeno appare ancora più evidente. La vicinanza e le occasioni di contatto con le droghe non sembrano quindi potere essere annoverate tra i fatti eccezionali, che magari accadono una sola volta nella vita, e di cui si serba il ricordo a lungo, ma sembrano connotarsi per una diffusa presenza nel tempo. Tab. 1. Indicatori di contiguità alle droghe in Italia ed in Trentino, nei tre mesi precedenti l’intervista. Dati percentuali, giovani 15-29enni Vedere qualcuno che stava usando droga Sentirsi offrire qualche tipo di droga Prendere in mano qualche tipo di droga Avere un amico che fa uso di droga Fonti: Buzzi, Cavalli de Lillo (2002); Buzzi (2003) 32 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Trentino 2002 30.2 23.0 14.2 33.9 Italia 2000 36.2 24.0 14.8 36.1 Capitolo 2 Graf. 1. Evoluzione di alcuni indicatori di contiguità con le droghe - anni 1983 2000. Giovani tra i 15 e i 24 anni. Dati percentuali 70 60 Conoscere persone che fanno uso di droghe 50 Sentirsi offrire qualche tipo di droga 40 Sentire il desiderio di provare una droga 30 20 10 0 1983 1987 1992 1996 2000 Fonte: indagini IARD sulla condizione giovanile in Italia Il dato generale sulla contiguità va però interpretato con un maggiore grado di dettaglio. La figura 2 ci permette di fare qualche importante valutazione aggiuntiva. Nel 60% dei casi tanto in Italia quanto nel Trentino i giovani intervistati non presentano alcuna forma di contiguità alle droghe nei tre mesi antecedenti l’intervista. Per un quarto dei casi, invece, si registra contiguità all’hashish; nella restante parte dei casi, infine, la contiguità è diffusa, ovvero coinvolge, a livelli diversi, più sostanze contemporaneamente. Questa quota di ragazzi, di poco superiore al 10% è quella che presenta una maggiore problematicità e più alti livelli di rischio. La gran parte dell’esposizione alle droghe è legata ad un uso di cannabis, prevalentemente occasionale, che avviene con il gruppo di amici. Queste forme di utilizzo non celano necessariamente disagi individuali o sociali gravi, ma nella maggior parte dei casi consumi che rispondono in parte ad una esigenza di fare esperienze “trasgressive” in un contesto di gruppo, in altri casi sembrano essere vissuti come semplici comportamenti di consumo, senza altre valenze simboliche. Si tratta per lo più di forme di utilizzo che non presentano un rischio di caduta nella dipendenza, ma che possono comportare problemi di salute gravi quando vengono associate al consumo di alcol e quando i ragazzi guidano auto e moto prima che siano terminati gli effetti dell’assunzione. 33 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 Graf. 2. Contiguità alle droghe in Italia e in Trentino nei tre mesi precedenti l’inter vista per tipologia di sostanza. Dati percentuali sul totale del campione 7% Trentino Italia 5% 3% 62% 10% 59% 28% 26% Contiguità nulla Contiguità generica Contiguità all’hashish Contiguità diffusa Fonti: Buzzi, Cavalli de Lillo (2002); Buzzi (2003) I livelli di contiguità più alti sono osservati tra i maschi attorno ai 18-20 anni, nei contesti metropolitani e in presenza di una situazione familiare connotata da un grado di cultura elevato e da una buona situazione economica. Il profilo sociale, quindi, è quello di ragazzi ben integrati e con una buona potenzialità a livello economico e sociale. Il profilo psicologico, invece, evidenzia la presenza di una serie di caratteristiche molto precise che raccontano di ragazzi in difficoltà nel rapporto con i propri genitori, che fanno fatica a controllare i propri impulsi e che mostrano livelli di responsabilità molto bassi. Il profilo complessivo è dunque un mix di benessere economico e di malessere individuale, che si ripete senza variazioni al variare delle sostanze verso le quali si mostra una maggiore contiguità. A questo riguardo una annotazione particolare va fatta citando i dati relativi all’abuso di alcol.(fig. 3). Infatti il profilo dell’abusatore di alcol non cambia di molto rispetto a quanto osservato fino ad ora, come se la sostanza di uso o di abuso sia solo una contingenza (dettata magari dall’offerta disponibile sul mercato), usata per rispondere ad un disagio individuale profondo. 34 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 Graf. 3. Incidenza dell’abuso di alcol nei tre mesi precedenti l’intervista. Percentuale di giovani tra i 15 e i 29 anni 56 Mai 53,2 22,2 24 Sarà capitato 1-2 volte 18 18,9 E' capitato qualche volta 3,8 3,8 Mi è capitato abb. spesso 0 20 T rentino 2002 40 60 Italia 2000 Fonti: Buzzi, Cavalli de Lillo (2002); Buzzi (2003) Un ultimo aspetto interessante da prendere in considerazione riguarda le dichiarazione sui potenziali abusi che i ragazzi intervistati dichiarano che potrebbero commettere nel corso della loro vita. Come mostra la tabella 2 i ragazzi trentini confermano un’esposizione alle droghe non diversa da quella registrata a livello nazionale, ma una propensione all’abuso di alcol (e in particolare alla guida dopo avere assunto alcol) molto più elevata. Tab. 2. Giovani tra i 15 e i 29 anni che non escludono di poter compiere le seguenti azioni Ubriacarsi Fumare tabacco Guidare dopo aver assunto alcool Fumare occasionalmente marijuana Assumere farmaci per migliorare le proprie prestazioni Provare una volta ecstasy in discoteca Prendere droghe pesanti Trentino 2002 69.1 55.5 42.3 37.8 Italia 2000 67.9 65.7 28.4 38.9 17.2 21.0 13.2 7.3 13.9 6.3 Fonti: Buzzi, Cavalli de Lillo (2002); Buzzi (2003) 35 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 2.3. Gli stili di consumo Le tendenze osservate poc’anzi mostrano come in Trentino il fenomeno della contiguità giovanile alle sostanze psicotrope non presenti caratteristiche che differiscono in modo rilevante da quello che si osserva nel resto del Paese. La crescita della diffusione della cannabis e delle sostanze sintetiche evidenzia come il mercato degli stupefacenti stia offrendo prodotti sempre più frendly e meno intrusivi ai propri clienti. L’immagine dell’eroinomane che si inietta in vena la droga in una situazione di disagio ed abbandono è assai lontana da quella del giovane e dell’adolescente assuntore di cannabis, di ecstasy o di cocaina che si può incontrare oggi. Gli stili di consumo sono cambiati e i consumatori non sono più identificabili come dei devianti, ma si “nascondono” facilmente all’interno della normalità rimanendo inseriti nei contesti scolastici e lavorativi senza che familiari, compagni e colleghi, molto spesso, si rendano conto dei livelli di consumo. La stessa tolleranza rispetto all’utilizzo di sostanze psicotrope (non solo le droghe, ma anche l’alcol) è cambiata. Le droghe leggere, al pari delle bibite debolmente alcoliche sono sempre più funny, alla moda, divertenti. La massiccia diffusione dei soft drink, da questo punto di vista, ha ulteriormente abbassato la soglia di accesso a quella categorie di sostanze che incidono sulla capacità di controllo emotivo e cognitivo e che sono ampiamente ricercate dagli adolescenti per ridurre le inibizioni e la difficoltà a stare con gli altri. Proprio questo sembra rappresentare il cambiamento più significativo negli stili di consumo delle sostanze psicotrope rispetto agli anni ’80: il loro utilizzo è mirato sempre più a sentirsi parte del mondo normale dei ragazzi che si divertono, piuttosto che a fuggire da una realtà che non si accetta. L’utilizzo di droghe “pulite” che possono essere assunte come una normale pillola o fumate come una sigaretta vanno a rispondere al bisogno che gli adolescenti sentono di avere un sostegno che permetta loro di sentirsi integrati con i loro pari, che li metta all’altezza della situazione, che li renda capaci di ridere e ballare a lungo. La logica di fondo non è molto dissimile da quella che permea l’utilizzo del doping nello sport, ma nemmeno diversa dal ricorso ad integratori e a sostanze e medicinali leciti che influiscono sulle prestazioni scolastiche ed intellettive, su quelle sportive e su quelle sessuali. La grande capacità del mercato delle droghe di trasformare le sostanze psicotrope in pastiglie dai colori, dai nomi e dalle forme simpatiche e divertenti, le ha portate sempre più vicine a quelle sostanze lecite che vengono abitualmente consumate nella vita quotidiana per far fronte ai piccoli dolori della vita di ogni giorno. Da questo punto di vista i giovani non paiono molto diversi negli stili di consumo dai loro genitori che fanno uso di tranquillanti o ansiolitici per 36 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 governare emozioni e fatiche psichiche contro le quali ci si sente sempre più impreparati. E’ chiaro che in un contesto culturale di questo tipo è più facile che l’utilizzo della “sostanza”, della pillola, di quell’additivo che ti permette di avere qualcosa in più, di superare i tuoi limiti, si diffonda. Per comprendere meglio il fenomeno vanno poi considerati una serie di tratti culturali della società contemporanea in generale e delle nuove generazioni in particolare, che elenchiamo brevemente: - Fragilità emotiva: gli adolescenti contemporanei presentano un alto livello di fragilità emotiva. Le cause di tale fragilità sono complesse e numerose e non si prestano ad essere trattate in questa sede. Tuttavia dati di ricerca (Maggiolini 2003) evidenziano come la difficoltà di controllo del tono emotivo rappresenti un consistente fattore di rischio rispetto alla contiguità alle sostanze stupefacenti. Ragazzi annoiati, ma alla costante ricerca di sensazioni trovano nell’utilizzo delle sostanze psicotrope un sostegno al loro desiderio di piacere immediato. L’alternarsi di euforia e depressione, un generale senso di noia per la propria vita, rappresentano due potenziali fattori di avvicinamento verso sostanze che promettono di dare sensazioni e un attimo, benché limitato ed effimero, di felicità. Da questo punto di vista nasce immediatamente una preziosa indicazione rispetto alle scelte di interventi di prevenzione: favorire la crescita di una cultura del divertimento che non sia centrata sulle sostanze (la principale attività del sabato sera è l’uscita nei locali con gli amici che non di rado è associata ad un eccessivo uso di alcolici e alla conseguenze che questo comporta). Parlando con i ragazzi (ma anche gli adulti da questo punto di vista non fanno eccezione), in molti casi sembra che senza bere alcol o senza commettere qualche forma di trasgressione, non ci possa essere divertimento. Il bisogno di divertirsi oggi appare più che mai importante in un contesto generale sostanzialmente depresso e depressivo in cui i problemi del mondo entrano nelle case di ogni persona, aumentando i livelli di ansia, ma non offrendo con la stessa facilità luoghi in cui esprimere i propri timori e le proprie debolezze e far decantare la sofferenza del vivere quotidiano. Tuttavia i nostri ragazzi le cui possibilità di azione sembrano sempre più ampie, vivono modalità di divertimento sempre più omologate e commerciali in cui l’attività di consumo (bere, mangiare, andare in discoteca o usare un certo videogame) è centrale e costitutiva della situazione. E’ come se fossero stati costruiti dei recinti, dei contenitori dove ai ragazzi è consentito (ed è quasi un obbligo) divertirsi, ma che sono a margine della vita quotidiana, complessa, difficile e per la quale ci si sente costantemente inadeguati. - Ricerca affannosa dell’affettività relazionale: al vertice della scala valoriale dei giovani trentini, così come di quelli del resto del paese, sono collocati i valori 37 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 di tipo relazionale. Se la vita è molto più difficile di quello che promette la pubblicità, il piccolo gruppo di amici, la famiglia ristretta rappresentano il porto sicuro a cui fare riferimento. Quando a sedici anni l’obiettivo è “tirare avanti, perché qui tutto è un casino e non si capisce niente” gli affetti diventano l’unico vero riparo. Ecco allora che si cercano affannosamente, ovunque. E se non si trovano in famiglia si cercano tra gli amici, tra i pari, nella scuola. Con gli insegnanti che si rendono disponibili, molto spesso i ragazzi si aprono a confidenze sconvolgenti rispetto alla propria vita e alle proprie difficoltà, mendicando quasi una relazione affettiva, “qualcuno che mi voglia bene”. Anche in questo caso l’argomento è complesso e andrebbe trattato con maggiore diffusione per comprendere il perché di una ricerca tanto affannosa e dell’incapacità di gestire in autonomia la propria vita e le proprie emozioni. - Attenzione alla performance e valutazione/giudizio: un fattore che esercita un peso determinante nella definizione dell’equilibrio psicologico dei ragazzi è il fatto di sentirsi e di essere valutati. La logica della valutazione delle prestazioni è diffusa in tutti gli ambienti abitati dai ragazzi: a scuola, nello sport, ma anche all’interno delle attività ludiche e relazionali. I ragazzi non solo sono giudicati e valutati dagli adulti, ma si giudicano pesantemente tra di loro aumentando significativamente il peso psicologico delle relazioni tra pari. Sentirsi costantemente sotto la lente di ingrandimento, osservato speciale di genitori, insegnanti ed amici porta ad uno stress psicologico notevole un ragazzo che è immerso nel processo di costruzione della propria identità. Due sono gli aspetti da tenere in considerazione: la cultura della performance esercita sui ragazzi una pressione per cui sentono di dovere sempre dare il massimo di se stessi e questo apre la porta all’utilizzo di aiuti (più o meno leciti) che permettano loro di sentirsi sempre i migliori; il giudizio degli altri non è tanto sulle azioni, quanto sulla persona e si trasforma in questo modo in ricatto affettivo. Avere un giudizio negativo da parte della scuola, della famiglia, degli amici, vuol dire non sentirsi amati con tutto quello che questo comporta. Ritorneremo su questa tematica parlando dell’assenza di limiti. Dal punto di vista delle conseguenze rispetto alle azioni di prevenzione, questo fattore comporta la necessità di due attenzioni: una riduzione dell’enfasi sulla performance sempre e ad ogni costo ed un recupero della distinzione tra giudizio sui comportamenti e giudizio sulla persona. Dal punto di vista educativo ciò è molto importante perché è elemento fondante per poter consentire una relazione di crescita e di accompagnamento del ragazzo che permetta all’educatore di correggere i comportamenti senza per questo compromettere la relazione individuale. - Crescita delle opportunità: il mondo contemporaneo è considerato quello che più di ogni altra epoca ha aumentato le opportunità a disposizione dei 38 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 soggetti. Tale ampliamento delle opportunità, tuttavia non avviene in maniera uguale per tutti, ma è fonte di una nuova forma di disuguaglianza tra chi può e chi non può accedere alle risorse potenzialmente disponibili. La crescita delle opportunità potenziali, infatti, non si trasforma automaticamente in crescita delle opportunità reali. Perché questo accada è necessario che i ragazzi abbiano quegli strumenti (in primo luogo cognitivi) che sono necessari per conoscere le possibilità a disposizione e per poterle utilizzare. Percepire che ci sono molte opportunità, ma rendersi conto che non si riescono a renderle realtà, aumenta ulteriormente il senso di impotenza e di frustrazione che può portare alla ricerca di risposte facili ed immediate. Ancora una volta, passando alle conseguenze rispetto agli interventi di prevenzione, l’invito è quello di aiutare i ragazzi ad individuare la molteplicità delle opportunità a loro disposizione e dare loro gli strumenti per poterle cogliere, aumentare la consapevolezza delle proprie risorse umane e personali e costruire dei progetti di vita di medio-lungo periodo. - Pluriappartenenza: l’aumento delle opportunità è associato ad una crescita delle possibilità di fare esperienze. Anche in questo caso il fenomeno è segnato da una duplicità che è importante osservare. Da un lato è evidente come i ragazzi e le ragazze vivano un numero di esperienze sempre più ampio che apre le porte ad una molteplicità di appartenenze. Tuttavia, come ben sa chi è impegnato nell’associazionismo giovanile, il coinvolgimento continuo dei ragazzi nelle attività organizzate che prevedano un impegno costante ed una assunzione di responsabilità, è sempre più difficile. Cosa ne deriva? Un aumento di appartenenze plurime, parziali ed occasionali ed una identità individuale che viene a costruirsi attraverso un bricolage complesso il cui unico artefice è il singolo soggetto chiamato a costruire da sé i propri percorsi. Anche questo comporta un ulteriore aumento della tensione individuale e dello stress psicologico che un adolescente vive sulle proprie spalle, e che spalanca le porte ad una maggiore esposizione alle sostanze stupefacenti. - Pragmatismo: il pragmatismo è una delle principali caratteristiche della modernità. I giovani contemporanei sembrano essere assai lontani dalle speculazioni intellettuali. Vivono un eterno presente in cui le cose contano nella misura in cui sono raggiungibili nell’immediato. In questo contesto la progettualità diventa rara e comunque provvisoria e reversibile. - Provvisorietà e reversibilità delle scelte: l’enfasi verso la reversibilità e la provvisorietà non nasce tuttavia dai giovani. E’ la società adulta, infatti, a mettere costantemente l’accento sulla rapidità dei mutamenti che la caratterizzano e sulla necessità di farsi sempre trovare pronti per afferrare l’attimo. In un’epoca di relativismo dei valori, provvisorietà, reversibilità e pragmatismo si coniugano nella realizzazione di carriere di crescita e di 39 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 esperienze che si modellano giorno per giorno. Solo così è possibile cogliere appieno tutte le possibilità che si possono presentare. Questo atteggiamento, tuttavia ha un prezzo molto elevato: l’incertezza e la mancanza di riferimenti e di orientamenti stabili, con il rischio di un costante spaesamento. - Doppie moralità: anche questa dimensione è strettamente connessa alle precedenti. Il fatto di vivere contemporaneamente in ambienti che presentano sistemi di regole e di valori diversi, comporta appartenenze frammentate, ma accomunate dalla volontà di adattarsi, di sentirsi a proprio agio, di “starci bene”. Se la centralità sta nella relazione e il controllo nel soggetto che agisce; se le scelte sono provvisorie e le appartenenze molteplici; se i codici morali sono relativi, ecco che nell’esperienza quotidiana non esistono barriere insormontabili che impediscono di realizzare contemporaneamente esperienze tra loro opposte. Ecco che diventa possibile coniugare l’impegno per i ragazzi dell’oratorio con il divertimento scatenato in discoteca e il consumo di una pastiglia che consente di ballare fino a mattina o di uno spinello in compagnia che rende più facile la risata tra gli amici - Ricerca del rischio: la ricerca del rischio è una delle dimensioni fondamentali per la realizzazione compiuta del processo di crescita. Rischiare vuol dire imparare a conoscere i propri limiti, sfidare se stessi, verificare quale è il punto da non oltrepassare nella relazione con gli altri. Tuttavia, a fianco di questa dimensione positiva è presente una accentuazione della ricerca del rischio fine a se stessa che intrappola i ragazzi in esperienze potenzialmente distruttive. E’ il trionfo del senso di onnipotenza che viene fortemente amplificato dall’utilizzo di sostanze psicotrope di tipo sintetico. La ricerca del rischio non è più allora funzionale alla crescita e alla vita, ma si inviluppa in una disperata rincorsa a sensazioni sempre più forti da vivere di persona se si ha il coraggio o da spettatori ansiosi se non ci si sente in grado di superare la prova. - Manipolazione del corpo: un ultimo tratto culturale delle giovani generazioni importante per comprendere i fattori culturali di rischio nell’esposizione e nell’abuso di sostanze stupefacenti riguarda la concezione che il corpo possa essere manipolato e trasformato a piacimento per renderlo più bello, più forte, più prestante, più in linea con i propri desideri. La manipolazione del corpo dal punto di vista culturale non riguarda unicamente le pratiche di dimagrimento o l’assunzione di farmaci per modificarne le potenzialità (in entrambi questi casi, chi sperimenta soluzioni di questo tipo presenta livelli di contiguità alle droghe sensibilmente superiori alla media), ma tutte quelle soluzioni che permettano la trasformazione dal corpo all’ipercorpo, ovvero ad un oggetto che permette un ampliamento potenzialmente infinito delle limitate possibilità insite nella nostra natura umana. Le nuove tecnologie (e 40 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 le biotecnologie in particolare), giocano da questo punto di vista un ruolo determinante nel far percepire che i limiti fisici sono superabili con l’ausilio dello strumento (meccanico, elettronico o chimico) più adatto. Il corpo non è un tempio da preservare, ma una macchina da usare al massimo dei giri, aiutandosi, quando si arriva al limite, con qualsiasi soluzione permetta il raggiungimento dello scopo immediato. 2.4. La riflessione sulla prevenzione Il cambiamento degli stili di consumo, la presenza di una offerta di sostanze in grado di cambiare rapidamente e che mette in atto strategie di vendita sempre più simili a quelle utilizzate dal marketing dei prodotti commerciali quotidiani, interrogano in profondità le modalità con cui la società è chiamata a progettare ed implementare gli interventi di prevenzione rivolti alle giovani generazioni. Da più parti, ormai si parla di “fallimento della prevenzione” in quanto la sua capacità di prevedere gli eventi (e di agire conseguentemente in modo che non si verificassero) sembra annullata dal cosiddetto “il marketing evoluto delle droghe” (Gatti, 2004), ovvero la capacità che ha attualmente il sistema commerciale che ruota attorno alle droghe di offrire prodotti differenziati a target differenziati facendo leva sui bisogni sopiti di ciascuno (giovane o adulto che sia) e promettendo la realizzazione dei suoi desideri con il semplice aiuto di una pastiglia, una bevanda, una sigaretta. La demarcazione sempre più sottile tra sostanza lecita e non lecita (si pensi a questo riguardo all’uso di molti medicinali non solo in ambito sportivo), la riduzione dei costi al consumo (5 euro per un grammo di fumo), la facilità di reperimento, in poche parole la forza e la pervasività di questo mercato fanno sì che quando si parla di prevenzione oggi si debba pensare ad affrontare non un disagio individuale, ma una serie di stili di vita e di consumo che sono alimentati da un fortissimo mercato economico legale (alcol e farmaci) e illegale (droghe). Un mercato che ha una capacità di penetrazione e di comunicazione fortissima. “Le droghe sono, ormai, solo la parte di un prodotto molto complesso. Non si compra più la singola sostanza, ma il suo significato e, cioè, la possibilità di entrare finalmente da protagonisti e non da spettatori in un format diverso e desiderato” di cui però non si è consapevoli. Si compra ciò che porta al divertimento, allo sballo, al centro della scena, ma non si ha il controllo di come, chi e perché ha costruito la scena. E’ un problema che non interessa i giovani. L’importante è vivere l’attimo da protagonisti e non da comprimari, senza preoccuparsi di effetti di lungo periodo sulla propria salute, in quanto la prospettiva temporale è limitata al presente. Allora se i classici interventi di prevenzione erano basati sulla rielaborazione della propria esperienza di dipendenza, sotto la guida di operatori che conosce41 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 vano lo scandirsi degli eventi, all’interno di una casistica che ripeteva storie e situazioni sempre simili, la nuova prevenzione deve prendere strade diverse in cui l’operatore o l’educatore non pone la sua esperienza (o quella di altri soggetti) come esempio da seguire, ma dove al ragazzo viene insegnato come apprendere e come fare tesoro delle proprie esperienze. Insegnare ad apprendere dalla vita, trasformare il consumatore inconsapevole in soggetto consapevole delle proprie scelte. Questo non vuol dire tanto ricadere nella logica dell’informazione sui danni prodotti dalle sostanze, ma trasmettere la coscienza del format che viene venduto con la droga, dell’illusione che non risponde ai veri bisogni del soggetto, ma che serve unicamente a vendere una merce e a produrre un profitto sulle spalle di chi la compra. Da questo punto di vista una riflessione va fatta sulle tante campagne mediatiche realizzate nel recente passato e i cui effetti sono stati del tutto effimeri, perché disancorate da una capacità di agire realmente all’interno dei territori, di svelare l’inganno commerciale e di promuovere interventi di crescita individuale e collettiva. In questo momento nessuno sembra avere in mano una ricetta efficace. C’è un forte dibattito in corso sul ripensare la prevenzione, quasi tutti sanno bene cosa non bisogna fare, ma pochi riescono a proporre strade alternative che possano essere seguite in maniera efficace anche al di fuori di singoli e limitati contesti territoriali o relazionali. Da questo punto di vista sono interessanti due linee di riflessione che stanno in qualche modo indirizzando alcune scelte operative: la distinzione tra prevenzione e promozione e la relazione tra prevenzione ed educazione. Il dibattito sulla differenza tra prevenzione e promozione chiama in causa i concetti di bene (da promuovere) e di male (da prevenire). In effetti per anni le battaglie sulla prevenzione erano battaglie di difesa delle nuove generazioni dal male della droga. Anche l’enfasi terminologica richiamava ad una guerra. Le scelte più recenti vanno nella direzione della promozione di comportamenti pro-attivi e di stili di vita e di comportamento positivi. Si tratta dunque di promuovere il ben essere e lo stare bene. All’interno di questa dimensione si colloca la riflessione sulla relazione tra educazione e prevenzione. Infatti se la prevenzione non può essere semplicemente risolta in un discorso di educazione, è anche vero che la dimensione educativa e quella della promozione sono legate tra loro a filo doppio. Come afferma bene Mario Pollo coloro che danno maggiore enfasi all’educazione esprimono un “pregiudizio positivo che afferma che educando la persona a realizzare compiuta mente le proprie potenzialità umane nel nome della libertà, dell’autonomia, della 42 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 responsabilità/coscienza verso se stesso e gli altri, di fatto, si previene la possibilità che la stessa persona imbocchi la via del disagio e della devianza“9. Al contrario chi nega il legame tra educazione e prevenzione finisce con il collocare quest’ultima “esclusivamente all’azione di contrasto dei processi individuali e sociali che possono condurre ad una situazione di disagio”10. In realtà oggi proprio perché l’assunzione di droghe e di sostanze psicotrope non può essere interpretata secondo categorie stereotipate del disagio individuale e sociale, è necessario interpretare la prevenzione secondo uno schema il più possibile flessibile ed adattabile ai diversi contesti e situazioni. In questo senso la prevenzione diventa una parte costitutiva di ogni percorso educativo e i percorsi educativi diventano parte di un processo più ampio di trasformazione della cultura sociale, poiché è ormai evidente che sono proprio alcuni elementi condivisi e diffusi della nostra cultura che rappresentano i principali facilitatori rispetto all’accesso dei giovani verso il mondo delle sostanze psicotrope. É ormai evidente che la prevenzione secondarie e terziaria mirata a specifici e ridotti target a rischio deve essere accompagnata da un più vasto intervento di supporto mirato a portare un cambiamento negli stili di vita, negli atteggiamenti e nei comportamenti dei giovani “normali”. Questo fatto comporta ovviamente la necessità di una maggiore integrazione degli interventi, che superi ampiamente il limite, troppo spesso riscontrato, degli interventi di cortissimo raggio, sui pochi ragazzi che frequentano una stessa scuola, un piccolo gruppo, un’associazione. Con ciò non si intende un abbandono degli interventi mirati o delle esperienze in contesti specifici e ridotti che, anzi, sono probabilmente i luoghi elettivi per operare un approccio realmente educativo e di accompagnamento alla crescita, ma si sottolinea la necessità che le istituzioni (e più in generale il mondo adulto) sperimentino forme di cooperazione che favoriscano la realizzazione di interventi che, pur nella differenze delle modalità, degli stili e degli strumenti, condividano la scelta di favorire un processo di maturazione e responsabilizzazione complessiva degli adolescenti, all’interno del quale essi stessi possano maturare una scelta consapevole di rifiuto delle sostanze psicotrope. É necessario operare per realizzare un cambiamento culturale tra le giovani Mario Pollo. Intervento al seminario su droghe e dipendenze organizzato a Torino dal Gruppo Abele nella primavera 2005 10 ibidem 9 43 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 generazioni che miri a fare mutare i comportamenti agiti e a sostituire all’uso di sostanze forme e modi di promozione della socialità e del divertimento che non compromettano la salute fisica e mentale e consentano la realizzazione di percorsi di crescita partecipata, attiva e responsabile. In questo senso sono molte le azioni che possono essere promosse: - rafforzamento della dimensione educativa della scuola, come sostegno alla ricerca e allo sviluppo dell’identità personale; - sviluppo di percorsi formativi che stimolino la crescita della coscienza critica all’interno dei vissuti quotidiani; - sostegno alla funzione educativa dei genitori; - sostegno alla partecipazione associativa dei giovani e all’impegno nel volontariato socio-assistenziale; - rafforzamento delle reti territoriali e dei legami tra le agenzie educative presenti all’interno di un medesimo contesto; - sostegno di percorsi laboratoriali che attraverso il “fare” consentano una riacquisizione delle abilità individuali e sociali, il rafforzamento dell’identità e la crescita dell’autostima dei soggetti coinvolti; - interventi e progetti con i gestori di locali per la promozione di manifestazioni, eventi e stili di consumo alternativi rispetto a quelli basati sul consumo di alcolici; - aumento dell’attenzione e dei controlli sulla condizione psicofisica dei giovani alla guida di moto e autoveicoli, soprattutto durante i week-end; Sul fronte degli interventi di prevenzione rispetto a soggetti che sono consumatori non patologici di sostanze la riflessione della letteratura è decisamente più carente e le esperienze ancor più frammentate. Si tratta infatti di un target difficilmente intercettabile in quanto non si presenta spontaneamente ai servizi in quanto portatore di un malessere associabile all’utilizzo di stupefacenti, se non quando la situazione psicofisica è compromessa al punto da rendere necessario un intervento di tipo medico-sanitario. Nella maggior parte dei casi si tratta oggi di assuntori occasionali che ritengono di avere il controllo della situazione e di non dovere ricorrere ad alcuna forma di aiuto. Ciononostante Marcella Ravenna (1993) indica come vi siano alcuni snodi cruciali nella carriera del consumatore di droghe all’interno dei quali si può intervenire: il periodo immediatamente vicino al primo contatto/alla prima assunzione di droga da parte del soggetto e la fase in cui il rapporto tra adolescente e droga si struttura in maniera continuativa. Si tratta sostanzialmente di intervenire negli interstizi, in quei frangenti di mutamento in cui l’assuntore di sostanze si interroga sulla sua situazione. Come è evidente si tratta di interventi particolarmente complessi che hanno bisogno di strutture e di competenze particolarmente specifiche. Questo ancor più oggi, in un contesto in cui il processo di assunzione delle sostanze è sempre meno lineare e più caotico e il 44 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 soggetto che opera la scelta sembra mostrare spazi di autonomia e capacità di autodirezione sempre più ridotte. 2.5. Due rilevanti iniziative di prevenzione sul territorio trentino Ad integrazione di quanto sopra sostenuto vengono presentate due iniziative svolte in tempi recenti sul territorio della provincia di Trento e che presentano caratteristiche di particolare interesse rispetto alla possibilità di sperimentazione di approcci educativo/preventivi alternativi. Si tratta del progetto di peer education in campo di educazione alla salute e prevenzione delle tossicodipendenze ed alcoldipendenze finanziato dalla Provincia di Trento e realizzato all’interno del comprensorio Bassa Valsugana e Tesino nel periodo 2001-2003 e del progetto dei “Laboratori del fare” messi in opera tra il 2003 e il 2005 dall’associazione Ubalda Bettini Girella sul territorio del comune di Rovereto 2.5.1. La peer education La peer education è un modello di azione educativa e preventiva basata sulla cogestione degli interventi di prevenzione da parte degli stessi destinatari, che si è rivelata particolarmente efficace nella prevenzione dei comportamenti giovanili definiti a rischio. Il modello generale prevede che un gruppo di soggetti (i cosiddetti peerer), dopo un apposito periodo di formazione, sia chiamato a progettare e realizzare un’azione (educativa, di prevenzione o più semplicemente di comunicazione) rivolta ad un gruppo più allargato di pari, mirata a problematizzare un certo comportamento o un insieme di atteggiamenti diffusi all’interno del gruppo e ridurne gli effetti negativi. L’efficacia del modello risiede in particolare in due elementi: - le modalità dell’azione comunicativa (che segue un percorso da pari a pari e non di tipo gerarchico) - la capacità di coinvolgere l’intera comunità di riferimento dei soggetti coinvolti (all’interno della quale si realizza pienamente l’intervento), utilizzandone e sviluppandone le risorse latenti Una volta attivato, un progetto di peer education è in grado di intervenire sui comportamenti reali dei soggetti del gruppo target in quanto la vicinanza tra ideatore e destinatario dell’intervento preventivo permette di superare le barriere comunicative che spesso ostacolano la comunicazione di tipo istituzionale. Inoltre il coinvolgimento attivo della comunità locale e dell’ambito relazionale 45 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 di riferimento del soggetto porta la problematica sviluppata all’interno di un ambito concretamente e direttamente esperibile e non meramente ipotetico o speculativo. In altre parole, questi interventi permettono ai soggetti destinatari di concretizzare in maniera diretta il tema oggetto di riflessione, passando da un percorso di studio o conoscenza di tipo teorico (come ad esempio avviene attraverso la lettura di testi o la partecipazione a conferenze), ad una serie di esperienze pratiche che li portano a confrontarsi direttamente con il proprio ambiente quotidiano. Questa modalità di lavoro, particolarmente sviluppata negli altri Paesi europei, recentemente si sta imponendo anche in Italia come una valida risorsa per la realizzazione di interventi di prevenzione in svariati campi. Non a caso, infatti, sono state portate avanti numerose sperimentazioni soprattutto in ambito scolastico e il Ministero della Pubblica Istruzione ha costituito un’apposita commissione su questo tema. Da questo punto di vista la scuola si rivela essere un ambito privilegiato di lavoro in quanto rappresenta il luogo ideale per la costruzioni di relazioni significative non solo tra pari, ma anche tra giovani e adulti e per l’attivazione di quelle risorse (materiali, relazionali e simboliche) della comunità che possono dare continuità e condivisione al progetto. L’intervento svolto in Valsugana è stato caratterizzato da una particolare attenzione al problema del rapporto tra adolescenti ed alcol. Ha visto il coinvolgimento, all’interno di tre annualità successive, di numerosi studenti delle scuole superiori di BorgoValsugana che, coordinati da un tutor e supportati da uno psicologo che ha realizzato specifici interventi formativi, hanno prodotto tre video e numerosi intereventi ed azioni di prevenzione rivolte a coetanei. Per quanto non sia stata condotta una valutazione sistematica dei risultati, il processo si è rivelato estremamente interessante e positivo per i partecipanti, per quanto abbia evidenziato le grandi difficoltà a costruire lavoro di rete tra diversi soggetti istituzionali. Presso la sede del Comprensorio Bassa Valsugana e Tesino è possibile consultare sia i materiali prodotti che le relazioni sullo stato di avanzamento e di realizzazione del progetto. 2.5.2. I laboratori del fare I laboratori del fare sono una iniziativa realizzata dall’associazione Ubalda Bettini Girella in collaborazione con il Comune di Rovereto. Non si tratta di una attività mirata al contrasto delle dipendenze, ma a sviluppare percorsi di cittadinanza attiva con adolescenti provenienti da diverse realtà. In particolare gli incontri, 46 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 le attività e le responsabilità connesse alla gestione di 4 laboratori di attività (cucina, look-immagine, multimedialità, riparazione di motorini) hanno permesso ad un numero significativo di ragazzi di acquisire una maggiore capacità di analisi critica rispetto ai propri comportamenti e stili di vita e di sperimentarsi all’interno di contesti relazionali nuovi, centrati su uno stile di convivenza non imposto dall’alto, ma definito dal basso attraverso una partecipazione attiva alla definizione delle regole e all’organizzazione delle attività. L’impianto pedagogico sotteso all’esperienza utilizza il fare come medium educativo attorno al quale vengono costruite le relazioni tra pari e tra soggetti esterni (volontari, operatori, etc…) che mettono a disposizione la propria esperienza e le proprie capacità per la realizzazione di attività concrete. Anche in questo caso, sull’esperienza è disponibile un’ampia documentazione (progetto pedagogico, modalità organizzative, soggetti coinvolti) presso la sede dell’Associazione Ubalda Bettini Girella di Rovereto. 2.6. La progettazione di un intervento di prevenzione Al di là degli esempi riportati è bene ricordare che qualsiasi intervento di prevenzione è un’attività complessa ed articolata la cui efficacia dipende da una pluralità di fattori non sempre (e in taluni casi perfino raramente) controllabili da chi progetta o gestisce l’intervento. Per questo motivo la prevenzione non può essere improvvisata o affidata a programmi occasionali e strutturati senza una adeguata base conoscitiva e metodologica. Per fare un buon intervento preventivo non è sufficiente avere un obiettivo generale da raggiungere, ma bisogna fondare le scelte su: - una buona conoscenza dei soggetti che saranno il target dell’intervento, delle loro rappresentazioni rispetto alle sostanze e alle situazioni che saranno proposte durante l’intervento; - una buona conoscenza delle sostanze attorno alle quali si costruisce il progetto di prevenzione, effetti desiderati e piacevoli, effetti indesiderati e di lungo periodo, modalità di utilizzo e di reperimento, etc… - una chiara definizione degli obiettivi operativi che si vogliono raggiungere e delle strategie che di intendono adottare al riguardo; - la capacità di suscitare un reale interesse dei soggetti target rispetto agli obiettivi che si vogliono perseguire - un radicamento forte dell’intervento all’interno di uno o più approcci teorici definiti; - una chiara definizione delle risorse a disposizione ed una valutazione del livello di congruità rispetto agli obiettivi dichiarati; - la capacità di definire un patto di collaborazione con gli altri attori che 47 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 2 - - all’interno del contesto/territorio svolgono attività con i soggetti target; la definizione di un buon impianto valutativo dei risultati a breve e medio termine e dei processi che caratterizzeranno l’intervento. Tutto ciò nel rispetto di quattro punti guida fondamentali: fare bene: ridurre sia il problema che le conseguenze che da esso derivano; non nuocere: ovvero prevedere i possibili effetti secondari e cercare di ridurli al minimo; il rispetto dell’autonomia del singolo: i destinatari degli interventi sono soggetti che hanno libertà di scelta e che solo esercitando la loro libertà possono essere coinvolti; la redditività dell’intervento: ovvero il rapporto tra investimenti ed effettivi benefici ottenuti. 48 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 La percezione del fenomeno droga negli istituti medi superiori del Trentino e prima valutazione dei progetti di prevenzione al consumo di droga e promozione della salute 3.1. Premessa * Il presente contributo contiene i risultati del lavoro di ricerca condotto presso l’archivio del Ser.T di Trento avente come oggetto l’analisi di oltre 1500 questionari somministrati a studenti degli Istituti Scolastici Superiori del Trentino negli a.s. 1999-00, 2000-01, 2001-02 nell’ambito dei progetti di educazione alla salute condotti dal SerT di Trento. L’analisi è stata condotta anche al fine di fornire utili indicazioni per migliorare gli strumenti atti a valutare l’attività di prevenzione e promozione condotta nelle Scuole. L’indagine qui presentata ha preso le mosse dalla volontà di mettere a fuoco le informazioni, le idee e gli atteggiamenti degli studenti trentini frequentanti la scuola secondaria superiore, in relazione alle sostanze stupefacenti e alla tossicodipendenza; e questo anche al fine di orientare, nei contenuti e nelle metodologie, i futuri interventi del SerT, sollecitati dalle istituzioni scolastiche, proprio a partire da una conoscenza più approfondita della popolazione studentesca. Al tal fine sono state predisposte, dagli operatori del SerT di Trento, secondo un approccio di carattere multidisciplinare, due tipologie di questionario: un questionario a prevalente taglio psicologico, volto ad indagare le opinioni e gli atteggiamenti degli studenti nei confronti delle sostanze stupefacenti e della tossicodipendenza, e un questionario di prevalente carattere medico inerente principalmente gli aspetti farmacologici e tossicologici delle diverse sostanze. Tali questionari sono stati concepiti con lo scopo di raccogliere informazioni sui singoli gruppi classe al fine di orientare i successivi interventi degli esperti, il medico e lo psicologo del SerT, sulla base di una conoscenza mirata delle caratteristiche della classe. * La raccolta e la prima elaborazione dei dati è stata effettuata da Chiara Tolotti 49 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 Entrambi i questionari sono stati somministrati agli studenti in classe con la collaborazione del corpo docente e auto-compilati da ogni singolo studente in maniera anonima. La ricerca fa riferimento esattamente a: - n. 376 questionari psicologici somministrati alle classi terze e quarte degli Istituti Scolastici Superiori di 5 comprensori del Trentino (C5, C6, C9, C8, C1 in ordine decrescente per numero di studenti coinvolti), negli anni 1999-2000 e 2000-2001; - n. 741 questionari medici somministrati come pre-test alle classi seconde, terze e quarte degli Istituti Scolastici Superiori di 5 comprensori del Trentino (C5, C3, C1, C6, C12 in ordine decrescente per numero di studenti coinvolti), negli anni 1999-2000, 2000-2001e 2001-2002; - n. 398 questionari medici somministrati come post-test nelle medesime classi e nei medesimi istituti superiori di cui sopra. Non essendo i questionari stati concepiti come strumenti per la ricerca sociale, bensì come strumenti di tipo indicativo, i risultati qui presentati devono essere letti in un’ottica più orientativa che esplicativa. Tuttavia essi forniscono alcuni aspetti originali di conoscenza che, se da un lato confermano quanto emerge da indagini sociologiche qualificate, dall’altro stimolano ad ulteriori e più efficaci approfondimenti sulla specificità della realtà trentina. Inoltre emergono dai dati e dal lavoro complessivamente svolto alcune interessanti indicazioni per migliorare i processi valutativi connessi a progetti di prevenzione primaria delle dipendenze. I risultati di questa ricerca sono stati già pubblicati, per esteso, in “Documenti per la Salute” n. 20 / 2005 della P.A.T. , al cap. 4, con il titolo: La prevenzione della tossicodipendenza nelle Scuole. In questa sede si ripresentano solo i risultati di sintesi, rinviando alla pubblicazione sopra indicata ogni più preciso riferimento ai dati. 3.2. I risultati emergenti dalle risposte fornite ai questionari di carattere psicologico dagli studenti delle classi terze e quarte 3.2.1. Reazioni alle sostanze stupefacenti Il primo aspetto indagato riguarda le reazioni verso le sostanze stupefacenti comunemente attribuite dai ragazzi intervistati ai loro coetanei. Prevalgono le dimensioni caratterizzate da una connotazione etimologica di tipo positivo, quali sono la curiosità e l’attrazione: il 45,7% degli intervistati ritiene che i giovani guardino alle sostanze stupefacenti con curiosità, il 30,3% con attrazione; la paura 50 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 è indicata come reazione comune dal 12.6% degli intervistati, mentre il rifiuto è considerato un atteggiamento diffuso tra i giovani solo dal 5,5% dei ragazzi intervistati. L’opinione delle ragazze appare complessivamente più polarizzata di quella dei maschi sull’asse paura-attrazione: quasi l’8% in più di ragazze infatti indica come reazione principale l’attrazione e contemporaneamente il 2% in più delle stesse attribuisce ai coetanei una risposta di paura. Nel gruppo dei maschi è decisamente più alta (il10.3% dei ragazzi contro il 2.9% nelle ragazze) la percentuale di chi prende in considerazione l’opzione “morale” del rifiuto, in entrambi i gruppi prevale comunque un atteggiamento di curiosità. Nel complesso sembra quindi che tra gli studenti considerati vi sia una percezione piuttosto bassa del rischio insito nell’utilizzo di sostanze stupefacenti. La paura e il rifiuto sono invece le reazioni maggiormente attribuite al mondo adulto, con un andamento assai simile delle risposte nei due gruppi (maschi e femmine) considerati, fatta eccezione per una maggiore attribuzione agli adulti di un sentimento di paura tra le ragazze e di un atteggiamento d’indifferenza tra i maschi. Gli adolescenti tendono a percepirsi distanti dal mondo degli adulti anche con riferimento all’accettazione o meno delle sostanze stupefacenti. La visione che essi accreditano: “adulti che rifiutano ed hanno paura delle droghe e giovani che, invece, ne sono incuriositi ed attratti” accentua una dicotomia che, per altri aspetti connessi alle sostanze stupefacenti (ad esempio gli effetti che esse producono), è assai più sfu mata. Va tuttavia sottolineato che la sottovalutazione dei rischi connessi all’uso di droga è un dato tendenzialmente in crescita nel mondo giovanile, come testimoniano le ricerche sulla condizione giovanile evidenziate nel precedente capitolo. 3.2.2. Tempi e motivi dell’incontro con le sostanze stupefacenti La maggior parte degli studenti ritiene che non si possa definire un momento preciso d’incontro con le sostanze stupefacenti; tuttavia pochissimi (1,5%) pensano che tale incontro possa avvenire durante il periodo delle scuole medie e nell’età adulta (5,7%). L’arco temporale in cui può avvenire l’incontro con le droghe è ristretto su un periodo della vita ben preciso: quello che coincide con l’età delle scuole superiori, che è il periodo della “piena adolescenza”. Su questo aspetto si possono evidenziare però rilevanti differenze nell’opinione espressa dai ragazzi e dalle ragazze: sono i maschi che hanno un’idea più definita dell’età in cui avviene prevalentemente l’incontro con le sostanze stupefacenti; in maggioranza essi indicano il periodo delle scuole superiori (47% contro il 33% delle ragazze). La maggioranza della femmine (63% contro il 42% dei ragazzi) ritiene che non vi sia una età precisa in cui si può entrare in contatto con le droghe. Per quanto concerne invece i fattori che favoriscono l’incontro con le sostanze 51 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 stupefacenti, il 35% circa degli studenti ritiene che tale incontro dipenda fondamentalmente da caratteristiche proprie della persona stessa, mentre il 43.3% (ottenuto aggregando gli item “luoghi e persone frequentate” e “gruppo dei pari”) sottolinea l’importanza della componente relazionale e della socialità. La tendenza ad imputare a fattori insiti nella persona la possibilità di entrare in contatto con il mondo degli stupefacenti tende ad aumentare tra le ragazze (37.7% contro 29.5% dei maschi), tra gli studenti intervistati che risiedono in realtà non urbane(37.2% contro 32.1% dei ragazzi residenti a Trento) e soprattutto tra gli studenti di età maggiore (43.5% dei frequentanti la classe quarta contro 31.2% dei ragazzi di terza). Contemporaneamente si delinea una maggiore importanza attribuita ai motivi di contatto legati alla socialità (luoghi e persone frequentati, gruppo dei pari) da parte dei maschi, dei ragazzi residenti a Trento e degli studenti più giovani. Va, infine, sottolineato come vi sia una tendenza, trasversale a tutti i gruppi considerati, ad attribuire poca importanza al ruolo della famiglia (1.8%). La realtà urbana, come realtà di vita, sembra influenzare la percezione negli adole scenti dell’incidenza che ambiente e gruppo dei pari hanno nel favorire una maggior contiguità, o un certo accostamento, col mondo della droga. 3.2.3. Le sostanze stupefacenti: fonti privilegiate e livello delle informazioni pos sedute I ragazzi affermano di ottenere informazioni prevalentemente dai mass-media (35.2%) e dai coetanei (25.5%), quindi da persone che usano sostanze stupefacenti (13.4%) e da letture specifiche (12.6%); solo il 7.6% indica gli insegnanti come fonte informativa e il rimanente 5.7% indica i genitori. Sommando le percentuali delle risposte attribuite alle categorie “coetanei” e “persone che usano stupefacenti”, troviamo che il 38.9% dei ragazzi si rivolge al gruppo dei pari. Emerge quindi una marcata tendenza degli adolescenti a rivolgersi all’esterno delle principali agenzie educative (famiglia e scuola). Considerando poi la distribuzione delle risposte secondo il genere si può ipotizzare una maggiore prossimità con il mondo delle sostanze stupefacenti da parte del gruppo dei ragazzi rispetto a quello delle ragazze, come è evidenziato dal 5% circa in più di maschi che ricava le proprie informazioni dai consumatori. Al contrario le ragazze fanno più frequentemente riferimento a letture di carattere specifico (il 15.1% delle femmine contro il 10.4% dei maschi). Spostando l’attenzione dalle fonti dell’informazione ad aspetti quali il livello o la qualità dell’informazione posseduta, si può notare che la maggior parte dei ragazzi (sia maschi che femmine) ritiene di disporre di un sufficiente (44.1%) o buon (32.2%) livello di informazione, mentre il 18.4% si attribuisce un livello insufficiente di conoscenze in relazione al problema delle sostanze stupefacenti. 52 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 Differenze significative si delineano solo nel confronto tra il gruppo degli studenti residenti a Trento e quello degli studenti residenti in altre aree extraurbane: tra gli studenti di scuole collocate in realtà extraurbane si evidenzia, infatti, una percezione ancora più positiva del grado di informazioni e conoscenze possedute sul tema delle droghe e dei loro effetti, con solo il 15% circa degli intervistati che ritiene le proprie conoscenze di qualità insufficiente, contro il 21% degli studenti residenti in città. L’importanza del gruppo dei pari nell’acquisizione di informazioni sulla droga pone in primo piano l’esigenza di un maggior coinvolgimento della Scuola nell’attività di prevenzione e di sensibilizzazione anche attraverso forme che rendano protagonisti gli stessi giovani (peer-education). 3.2.4. Motivazioni dell’uso e del non-uso di sostanze stupefacenti Poco più della metà (52%) dei ragazzi considerati ritiene che la scelta di non far uso di sostanze stupefacenti sia motivata dal fatto di non avvertire il bisogno di provarle, e quindi si evidenzia una motivazione prevalentemente relativa all’assenza/presenza del desiderio o del bisogno, piuttosto che alla pericolosità o all’illegalità del comportamento di consumo. Anche se la pericolosità non è avvertita come la ragione principale che induce ad evitare il contatto con le droghe, rappresenta, tuttavia, un deterrente importante: il 27.8% degli studenti che hanno partecipato all’indagine infatti la indica come ragione prevalente del non-uso di sostanze stupefacenti. Al contrario l’illegalità del consumo di sostanze stupefacenti sembra avere ben poca “forza dissuasiva”: solo il 4.4% degli studenti intervistati la indica come motivazione importante per evitare l’incontro con le droghe. Se invece si passa a considerare le motivazioni che possono portare all’utilizzo di sostanze stupefacenti, la ragione d’uso più importante è rappresentata, sia per il gruppo dei maschi che per quello delle femmine, dalla possibilità, attraverso l’assunzione di sostanze stupefacenti, di provare nuove sensazioni. Il 21.9% di studenti ritiene che l’uso sia causato da problemi psicologici, quali la timidezza o specifiche difficoltà di carattere relazionale, il 21.3% invece evidenzia quale motivazione il bisogno di aderire ad un modello di comportamento condiviso all’interno del gruppo dei pari (“perché lo fanno anche gli altri”). La ricerca di nuove sensazioni, perché così fanno molti, anche in ragione di una sfida col mondo degli adulti (“fare una cosa proibita”) evidenzia la grande attrazione che le droghe possono rappresentare nell’età adolescenziale. Da qui la necessità di ragionare con gli adolescenti sui significati delle “nuove sensazioni”, nell’ottica, cioè, di far defluire sul piano razionale ciò che appare “dilagante” nella sfera emotiva della personalità. 53 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 3.2.5. Dipendenza psicologica e tossicodipendenza Interrogati sul significato del concetto di dipendenza psicologica gli studenti hanno prevalentemente risposto che tale condizione corrisponde al “non poterne fare a meno” (41.3%). Il 26.6% parla invece di bisogno psichico e il 18.5% di bisogno di usare la sostanza per fronteggiare le difficoltà. Nel confronto tra gli studenti della classe terza e gli studenti della classe quarta si evidenzia una maggiore specificazione delle risposte nel secondo gruppo rispetto al primo: quasi la metà dei ragazzi di terza (45.4%) risponde con un generico “non poterne fare a meno”, mentre tra i ragazzi di quarta tale percentuale scende al 32.2% e aumentano le indicazioni inerenti a componenti specifiche della dipendenza quali il bisogno fisico e quello fisico. Per quanto, infine, concerne le caratteristiche che definiscono una persona quale tossicodipendente, il 46% dei ragazzi sottolinea come il passaggio dall’uso alla vera e propria dipendenza sia connesso al tipo di sostanza e alla modalità e frequenza d’uso della stessa. Il 30.6% delle ragazze e il 27% dei maschi ritiene fondamentale (e quindi possibile) la capacità del singolo di controllare l’assunzione delle sostanze; il 6.8% infine ritiene che l’uso di sostanze stupefacenti sia di per sé sufficiente per definire una persona quale tossicodipendente. Quasi 1/3 degli adolescenti interpellati si ritiene capace di controllare l’uso della sostanza stupefacente: è evidente, dall’esterno, “l’alto rischio” insito in tale convin zione. 3.3. Risultati emergenti dalle risposte fornite ai questionari di carattere medico dagli studenti delle classi seconde, terze e quarte 3.3.1. Conoscenza delle sostanze stupefacenti e dei loro effetti prima e dopo l’inter vento dell’esperto Come primo aspetto consideriamo la conoscenza che gli studenti hanno delle sostanze stupefacenti. L’analisi dei pre-test evidenzia come oggi i giovani dispongano di un livello mediamente adeguato di conoscenze: la grande maggioranza degli intervistati definisce come stupefacenti tutte le sostanze citate nel questionario, con l’eccezione delle due sostanze inventate (spot, hcz) e degli alcolici. Nessun studente dichiara di non conoscere gli alcolici e i superalcolici, poco più di uno studente su cento non conosce hashish, marijuana, ecstasy, cocaina e eroina. Un po’ meno conosciute sembrano essere l’anfetamina (18,8%), LSD e gli acidi (16,8%) e il crack (14,6%) e in particolar modo gli inalanti (41,8%); in seguito all’intervento dell’esperto, tuttavia, la percentuale di coloro che affermano di non conoscere LSD, acidi, crack e anfetamine risulta molto più bassa. 54 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 Sei ragazzi su dieci, nel pre-test, ritengono che gli alcolici non possano essere considerati quali sostanze stupefacenti (cinque studenti su dieci esprimono la stessa opinione anche per i superalcolici), a testimonianza del forte radicamento che il consumo di alcolici ha nella popolazione trentina. Anche in questo caso tuttavia le risposte date nel post-test evidenziano un aumento delle informazioni e delle conoscenze promosse dall’intervento dell’esperto in classe, con una netta diminuzione della percentuale di coloro che sottovalutano gli effetti negativi dell’alcol: se nel pre-test la percentuale degli studenti che escludeva gli alcolici dal novero delle sostanze con possibili effetti psicotropi era del 62,6%, nel post-test tale percentuale scende al 20.5%; allo stesso modo per i superalcolici si passa dal 50% del pre-test al 14.3% del post-test. I ragazzi intervistati sembrano avere un’idea ben definita di quelle che sono le sostanze maggiormente diffuse tra i loro coetanei; infatti nella scala da 1 a 13 (in cui 1 indica la sostanza più usata e 13 la meno usata) presentata nel questionario, essi ordinano le sostanze proposte pressoché allo stesso modo, sia nel pre-test che nel post-test, inoltre non si evidenziano differenze importanti, tra studenti maschi e femmine, nelle risposte date. Le sostanze più usate appaiono quelle connesse al bisogno di socialità diffuso tra gli adolescenti, quali gli alcolici, l’hashish e la marijuana, e in secondo luogo quelle che facilitano lo “sballo”, quali l’ecstasy e in misura minore la cocaina. La stessa domanda inerente le sostanze più usate, riproposta riferendola non più al mondo generico dei “ragazzi della tua età”, bensì all’ambito più ristretto del gruppo dei conoscenti, mostra un “panorama” pressoché analogo a quello sopra descritto, con la sola eccezione di una maggiore incidenza dell’uso del crack. Ciò che va notato, in questo caso, è il sensibile aumento della percentuale di studenti che affermano di non conoscere le sostanze proposte, le stesse che nella domanda precedente affermavano invece di conoscere. Sembrerebbe, quindi, che, quando la domanda smette di essere generica ed è declinata in modo da riguardarli direttamente, i ragazzi siano meno disponibili a rispondere, nascondendosi dietro una presunta, ma improbabile, non conoscenza delle sostanze stupefacenti indicate. I ragazzi hanno una sufficiente e discreta conoscenza delle sostanze stupefacenti, tuttavia sottovalutano ampiamente gli effetti negativi dell’alcool. L’intervento in classe dell’esperto sembra elevare in modo significativo la consapevolezza degli effetti psicotropi delle varie sostanze. 3.3.2. Percezione dell’accessibilità alle sostanze stupefacenti Consideriamo ora il grado di esposizione e contiguità alle sostanze stupefacenti attraverso la percezione, che i giovani hanno, della possibilità di procurarsi le 55 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 diverse sostanze psicotrope proposte loro nel questionario. In generale emerge un quadro di diffusa vicinanza, almeno potenziale, al mondo delle sostanze stupefacenti, con una notevole differenziazione dell’opinione espressa per le diverse tipologie di sostanze. Nel test pre-intervento sei ragazzi su dieci ritengono di potersi procurare “facilmente” hashish e marijuana, cinque ragazzi su dieci dicono lo stesso dell’ecstasy, due su dieci affermano di poter “facilmente” accedere a sostanze quali gli acidi e la cocaina. Pressoché nessun ragazzo considera di potere avere delle difficoltà nel procurarsi alcolici e superalcolici. La percentuale di coloro che ritengono di potersi procurare le sostanze con facilità è, per quasi tutte le sostanze, più alta tra le ragazze rispetto ai maschi, e contemporaneamente è maggiore tra coloro che risiedono in città rispetto agli studenti che provengono da un ambito extraurbano. Il dato parrebbe, almeno in parte, mettere in discussione l’idea finora prevalente del consumo di sostanze stupefacenti come fenomeno principalmente maschile; si potrebbe di conseguenza ipotizzare che in gruppi di età molto giovane, come quella degli studenti intervistati, il tradizionale scarto tra maschi e femmine tenda a ridursi. Tuttavia, allargando lo sguardo ai risultati del post-test, lo scenario appare in buona parte diverso o quantomeno più complesso. Innanzitutto in seguito all’intervento diminuisce sensibilmente, e in modo indifferenziato per tutti i gruppi considerati, la percezione di poter accedere con facilità alle droghe, il che fa ipotizzare una generale tendenza dei ragazzi a sopravvalutare le possibilità e le occasioni di contatto: le percentuali corrispondenti alla risposta “facilmente” si riducono infatti in maniera consistente, sia per l’hashish e la marijuana, che per l’ecstasy, gli acidi e la cocaina. Cambia inoltre la distribuzione delle opinioni sia nel confronto fra sessi, sia in quello tra ragazzi provenienti da un contesto urbano e di valle. L’idea di potersi procurare le diverse sostanze senza molte difficoltà, che prima risultava prevalente tra le ragazze, diviene nel post-test opinione principalmente maschile. Allo stesso modo, mentre la distribuzione delle risposte degli studenti residenti in ambito extraurbano non muta in modo interessante tra il questionario pre-intervento e quello post-intervento, l’opinione degli studenti residenti in città si sposta da una posizione che considera assai facile il contatto con il mondo delle sostanze stupefacenti, ad un atteggiamento più propenso ad ammettere di “non sapere come” procurarsi le sostanze stesse, che emerge in sede di post-test. Dopo l’intervento dell’esperto permane una percentuale cospicua di ragazzi che ritengono di potersi procurare facilmente diverse sostanze stupefacenti. 56 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 Il dato va letto nella duplice dimensione di chi, da un lato, tende a sopravvalutare le proprie possibilità, e, dall’altro, trova un ambiente effettivamente contaminato dalla presenza di droghe. Riguardo alla capacità delle sostanze di produrre, su chi le consuma, problemi di carattere fisico e/o psicologico, si registra uno spostamento dell’opinione dei ragazzi, in conseguenza all’intervento ricevuto in classe, dalle due polarità della negazione degli effetti o della loro sovrastima, verso un atteggiamento di maggiore capacità critica. Infatti, se consideriamo il caso esemplare dell’hashish e della marijuana diminuisce la percentuale sia di chi afferma che tali sostanze non diano alcun problema (dall’11,6% del pre-test al 4,1% del post-test), sia di chi ritiene che basti una sola volta per produrre i suddetti effetti (dal 34% del pre-test al 27% del post-test); aumenta invece dal 54,4% del pre-test al 68,9% del post-test la percentuale dei ragazzi che sostiene che i problemi siano connessi ad un uso esagerato. Una dinamica simile si riscontra anche per le altre sostanze: ecstasy, LSD, crack, cocaina, eroina, anfetamine. Diversamente nel caso di alcolici e superalcoli, in seguito all’intervento, al diminuire di chi nega tout court le conseguenze negative dell’alcol, corrisponde un aumento non solo di chi imputa tali conseguenze ad un uso esagerato, ma anche di chi ritiene che sia sufficiente un’unica assunzione, a dimostrazione di come, pur in un contesto di forte radicamento culturale dell’alcol, l’intervento sia riuscito ad aiutare i ragazzi a riconoscere le caratteristiche negative connesse all’uso non moderato degli alcolici. Infine dalla differenziazione tra sessi emerge che, la tendenza a stabilire una forte correlazione tra effetti delle sostanze da un lato e dosaggio e/o frequenza del consumo dall’altro, è generalmente più frequente tra le ragazze rispetto ai loro coetanei maschi. Dopo l’intervento i ragazzi mostrano una maggiore consapevolezza della capacità di indurre dipendenza insita nelle sostanze prese in esame. In particolare si riduce dal 23,5% al 9,3% la percentuale di coloro che negano tale rischio negli alcolici; lo stesso spostamento va dal 16,2% al 6,7% per i superalcolici e dal 18,7% al 10,3% nel caso di hashish e marijuana. Per le restanti sostanze si evidenziano riduzioni meno marcate, tuttavia in questi casi la percentuale di chi negava il rischio di dipendenza era già bassa in sede di pre-test. La dipendenza inoltre è percepita nel post-test come conseguenza di un consumo frequente, anziché il risultato di un’unica assunzione e, su questo dato ha notevole incidenza l’appartenenza di genere, con le ragazze molto più dei maschi orientate su questa posizione. Considerando l’opinione degli studenti sugli effetti delle sostanze stupefacenti emerge innanzitutto un aumento delle loro conoscenze dopo l’intervento dell’esperto, rintracciabile in una generale diminuzione di chi risponde “non so” e “non provoca nessun effetto”, nonché in una più corretta correlazione 57 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 tra sostanze e conseguenze. A tal proposito risulta rappresentativo il dato che vede aumentare nel test post-intervento la percentuale di chi attribuisce effetti euforizzanti alla cocaina e al crack, ed effetti depressivi all’eroina. In generale poi cresce la consapevolezza dei danni di tipo fisico e ancor più di quelli di carattere psichico causati dall’alcol, e dei problemi psichici causati da hashish, marijuana, acidi ed ecstasy. Si nota inoltre un complessivo aumento di chi ritiene che l’assunzione delle sostanze indicate provochi dipendenza, mentre il fenomeno della tolleranza, seppur con un lieve aumento nel post-test, viene preso in considerazione da un numero esiguo di studenti. La possibilità che le sostanze comportino problemi nella sfera delle relazioni è quasi totalmente ignorata. Anche in merito agli effetti dell’overdose, nel test post-intervento diminuisce sensibilmente il numero dei ragazzi che risponde “non so”, con un conseguente aumento di risposte quali “danni psichici” e, in maniera particolare, “morte”. Il considerevole aumento della indicazione della “morte” quale effetto dell’overdose si accompagna, e allo stesso tempo spiega, la diminuzione della percentuale di chi risponde “danni fisici”; si può pensare infatti che alcuni studenti che nel pre-test avevano risposto “danni fisici”, abbiano poi ritenuto di indicare lo stadio estremo degli stessi, e cioè la morte. Il protrarsi nel tempo dell’uso delle sostanze è considerato dagli studenti principalmente come causa di dipendenza, dato che si accentua nel post-test. L’assunzione prolungata di alcolici e superalcolici provoca, secondo gli studenti, soprattutto danni di tipo fisico; danni psichici e tolleranza sono invece legati a sostanze quali hashish, ecstasy, LSD, crack, eroina e cocaina. Dopol’intervento dell’esperto aumenta, in modo considerevole, così come già evidenziato rispetto agli effetti dell’overdose, la percentuale di coloro che indicano la “morte” come conseguenza dell’assunzione nel tempo delle sostanze stupefacenti. L’intervento dell’esperto sembra produrre quindi un significativo aumento della consapevolezza, da parte degli studenti, della correlazione esistente fra tipo di sostanza e conseguenze sul piano fisico e psichico di un suo consumo occasionale o prolungato. I problemi relazionali connessi all’uso di droghe sembrano, invece, rimanere alquanto sottovalutati e vengono percepiti come secondari rispetto a quelli fisici e psichici. Si registra una percentuale non trascurabile di ragazzi (circa un 10%) le cui convinzioni, circa la scarsa problematicità connessa all’uso di sostanze psicotrope, permangono anche dopo l’intervento dell’esperto. 58 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 3.4. Rilievi conclusivi sull’analisi dei questionari In questa sede si intendono valutare le caratteristiche dei risultati ottenuti al termine dell’indagine, in considerazione degli obiettivi della ricerca, che si proponeva di indagare il rapporto tra studenti e mondo delle sostanze stupefacenti; si tenterà quindi di capire in che misura gli strumenti utilizzati siano stati efficaci nel raccogliere le informazioni a tal fine necessarie. Va ribadito che sia il questionario medico, sia il questionario psicologico, sono stati costruiti nell’ambito di un progetto di intervento di Educazione alla Salute, con il compito di fornire informazioni sui singoli gruppi classe, per meglio orientare gli interventi da parte degli esperti provenienti dall’esterno del mondo scolastico. Non sono, quindi, questionari di ricerca in senso specifico, costruiti cioè entro un preciso disegno di indagine quantitativa rispecchiante i canoni della rappresentatività e della verifica rigorosa di precise ed esplicite ipotesi. Ciò nondimeno si è ritenuto utile procedere ad un’analisi critica delle domande utilizzate e, alla luce degli interessanti risultati ottenuti, si sono avanzate proposte per un più efficace utilizzo dei questionari, o di parte di essi, in futuri progetti d’intervento, anche al fine di portare l’attenzione sulle modalità di valutazione della qualità delle attività preventive svolte. Il questionario ha permesso in primo luogo di verificare le conoscenze che gli studenti hanno delle diverse sostanze stupefacenti; in particolare ha consentito di distinguere tra: sostanze in merito alle quali gli studenti dispongono di un buon bagaglio di informazioni (alcolici, hashish, marijuana, ecstasy, cocaina ed eroina) e sostanze meno conosciute (inalanti, anfetamine, crack, psicofarmaci, acidi, LSD). Il questionario ha consentito, inoltre, di avere un panorama sufficientemente completo degli effetti che gli studenti attribuiscono all’assunzione, sia saltuaria che protratta nel tempo, delle singole sostanze stupefacenti. Sotto questo profilo, tuttavia, l’utilizzo, nel questionario medico, di domande aperte (senza risposte preordinate) ha in buona parte pregiudicato la possibilità di individuare delle tendenze chiaramente prevalenti nelle conoscenze e nelle opinioni degli studenti. Sembra difficile, infatti, sulla base dei dati a disposizione, stabilire in quale misura gli studenti sappiano dei diversi e specifici effetti connessi alle droghe considerate. Si potrebbe al contrario valutare l’ipotesi di sostituire le tre domande inerenti gli effetti dell’assunzione, dell’overdose e dell’assunzione nel tempo, con un’unica domanda, nella quale chiedere all’intervistato di associare, ad ogni tipo di sostanza, gli effetti correlati secondo alcune grandi categorie riassuntive: effetti depressivi del sistema nervoso, stimolanti del sistema nervoso, che riducono la sensazione del dolore, che modificano la percezione della realtà. 59 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 Di particolare interesse si è rivelata una domanda del questionario psicologico riguardante le fonti d’informazione sul mondo delle sostanze stupefacenti privilegiate dagli studenti; essa ha segnalato una chiara condizione di “debolezza” caratterizzante le tradizionali agenzie educative (scuola e famiglia) in termini di capacità informativa. Gli studenti dichiarano infatti di ricevere le proprie informazioni prevalentemente all’esterno della scuola e della famiglia, attraverso i mass media, i coetanei e le persone che fanno uso di stupefacenti. L’informazione potrebbe essere completata interrogando gli studenti sulla qualità percepita delle conoscenze ricevute dalle diverse fonti, nonché sugli argomenti relativi al fenomeno della tossicodipendenza su cui desidererebbero avere maggiori e/o migliori informazioni. Nessuno dei due questionari ha consentito di raggiungere informazioni precise sul livello di contiguità o di esposizione degli studenti alle diverse sostanze stupefacenti. L’unica domanda che dà informazioni in merito a quest’aspetto non riesce a fornisce una misura diretta della effettiva vicinanza alla droga o al “mondo” che intorno ad essa ruota. La domanda interroga gli studenti sul grado di difficoltà che essi ritengono di incontrare nella ricerca di sostanze stupefacenti, e rivela risultati spesso contradditori tra pre-test e post-test, soprattutto nella distinzione per genere e per provenienza geografica, che necessiterebbero di ulteriori indagini per essere meglio interpretati. Sarebbe preferibile chiedere agli studenti quali esperienze di contatto con le droghe abbiano avuto: hanno visto altri giovani (oppure amici o conoscenti) farne uso, hanno ricevuto l’offerta di sostanze stupefacenti etc…; stabilire la frequenza del contatto con le sostanze, indipendentemente dal fatto che ne consegua o meno l’uso, ci fornirebbe una misura sufficientemente precisa dell’esposizione degli studenti trentini al mondo della droga. Di grande interesse sono i dati evidenziati dalle domande del questionario psicologico sulle ragioni dell’uso e del non-uso di sostanze stupefacenti. Gli studenti si avvicinano alle sostanze stupefacenti per rispondere ai propri problemi relazionali o di timidezza, o per colmare bisogni inerenti le sfere della socialità e del divertimento (sballo, ricerca di nuove sensazioni); chi non si avvicina ad esse invece, non lo fa perché disincentivato dalla proibizione di legge o dalla mancanza di occasioni di contatto, bensì semplicemente perché non ne avverte il bisogno. Il bisogno, nelle sue diverse declinazioni (socialità, sballo, affettività), si pone quindi sia come la chiave di lettura principale per comprendere il fenomeno della prossimità di molti giovani alle droghe, sia come l’elemento cardine su cui devono ruotare le azioni di prevenzione. La domanda sulle ragioni dell’uso di certe sostanze andrebbe poi integrata aggiungendo un’altra possibile motivazione alle opzioni già previste: la tendenza ad usare sostanze stupefacenti al fine di incrementare le proprie prestazioni. 60 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 3.5. Proposta di un questionario per la valutazione iniziale e finale dei progetti di educazione alla salute e di prevenzione delle dipendenze nelle scuole Alla luce dei risultati della ricerca condotta, e al fine di meglio valorizzare l’attività di sensibilizzazione sui problemi delle dipendenze da sostanze svolta dagli operatori del SerT di Trento negli istituti superiori del Trentino, si ritiene utile avanzare la proposta di un nuovo strumento per la rilevazione iniziale dei livelli informativi, degli orientamenti e dei bisogni degli studenti coinvolti nell’attività progettuale e per la valutazione finale della qualità di quanto realizzato. Tutto ciò in considerazione della ormai improrogabile necessità di iniziare una sistematica valutazione delle iniziative di prevenzione delle dipendenze che vengono svolte negli Istituti scolastici del Trentino. La proposta è di un questionario iniziale (pre-test) unico (comprensivo delle dimensioni mediche, psicologiche e sociologiche) e di un questionario finale (post – test) unico. Il questionario iniziale va inteso come strumento per orientare il dibattito iniziale a partire dalla percezione che gli studenti hanno del problema droga e permette di spaziare dal campo medico a quello psicologico a quello sociale. Esso deve essere somministrato circa 15 giorni prima dell’incontro stabilito con la classe e deve essere elaborato nelle risposte complessivamente fornite in modo tale da poter proporre e discutere i risultati con la classe stessa. Tale strumento sottende l’idea di un percorso di sensibilizzazione al tema della dipendenza che prevede almeno tre incontri: a. incontro con esperto (sociologo o psicologo) che restituisca agli studenti la loro percezione del problema dipendenza, a partire da una lettura dei dati che ponga in primo piano la responsabilità individuale e sociale di fronte alla droga. b. Incontro con medico per chiarire tipologie ed effetti delle sostanze a livello fisico e psichico e per informare sui percorsi terapeutici. c. Incontro con psicologo e/o assistente sociale per dialogare circa gli effetti sulla personalità e sulle relazioni sociali dell’abuso e della dipendenza da sostanze. Il questionario finale, da somministrarsi dopo 10-15 giorni dal termine dell’ultimo incontro del percorso di sensibilizzazione effettuato nella classe, è uno strumento che permette di cogliere alcune importanti ricadute sugli studenti circa: a. l’acquisizione di nuove informazioni e conoscenze; b. il cambiamento o il riorentamento di atteggiamenti contigui alla droga; 61 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 c. la proposta progettuale sul piano del metodo, dei contenuti e dell’organizzazione; d. il grado di coinvolgimento e di soddisfazione. Il questionario finale può avere una duplice funzione: - migliorare l’offerta formativa nel campo della prevenzione delle dipendenze; - rappresentare un primo strumento per un follow up da effettuarsi, sempre in ambito scolastico, a distanza di due o tre anni sugli stessi ragazzi per valutare l’efficacia della sensibilizzazione svolta (ad esempio: confronto fra classi seconde che hanno svolto il progetto e classi seconde che non hanno svolto alcun progetto sulle dipendenze a distanza di due anni, cioè quando le classi sono al quarto anno). In tal caso la scheda andrà arricchita di informazioni aggiuntive circa l’eventuale interferenza di variabili intervenienti nel periodo di latenza. 3.5.1 Elementi caratterizzanti il questionario di valutazione iniziale e il questio nario di valutazione finale Il questionario di valutazione iniziale è composto da una serie di domande che occupano complessivamente non più di due fogli (quattro facciate). Le domande sono tutte chiuse eccetto la prima (età) e l’ultima (commenti). La compilazione richiede attenzione ma non appare difficile poiché la struttura del questionario implica una scelta precisa immediata (quasi sempre per riga) senza mettere lo studente nella condizione di dover comparare fra di loro molteplici questioni, orientamenti, atteggiamenti che implicherebbero uno sforzo eccessivo col rischio di crescere l’inattendibilità delle risposte. - - - - - Relativamente ai contenuti le domande tendono a cogliere: aspetti di tipo biografico (età, sesso); grado di conoscenza e di pericolosità delle droghe; orientamenti e atteggiamenti (con implicite aspettative sottostanti) nei confronti di alcune sostanze (legali ed illegali) che possono produrre dipendenza. Vengono proposti per ogni sostanza tre orientamenti positivi e tre orientamenti negativi (nelle aree concernenti salute fisico-psichica, realizzazione individuale, relazionalità sociale) con risposte nominali vero/falso; la percezione del rischio dipendenza circa l’uso delle sostanze presenti sul mercato legale ed illegale; la percezione circa l’esposizione sociale all’uso delle diverse sostanze; il dato relativo alle fonti informative sul fenomeno che lo studente tende ad accreditare; il grado di importanza di alcuni fattori motivazionali sia all’uso e sia al non consumo di droghe; 62 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 - il livello di contiguità col mondo della droga; il grado di attenzione che la scuola ha dato alle problematiche della salute e delle dipendenze; e conseguenze sociali e sanzionatorie dell’abuso e della dipendenza. É poi inserita una domanda finale aperta dove lo studente può chiedere ed esplicitare quanto crede. Alcune delle richieste “libere”, esposte dagli studenti possono rappresentare dei segnali importanti per cogliere attrazione e affinità col mondo della droga nonché problematiche varie presenti nella classe o a livello individuale. Tale questionario è predisposto per una elaborazione rapida dei dati. Ciò permette di restituire, in tempi brevi, i risultati più significativi alla classe (studenti e insegnanti). I dati così raccolti ed elaborati possono, inoltre, rappresentare una base per ulteriori approfondimenti che singoli referenti (insegnati, educatori …) o la Scuola (Consigli di Istituto, Consigli di classe…), in piena autonomia, intendessero offrire sia nei percorsi curricolari sia in progettualità specifiche, sia ancora in forme integrate (singoli contributi, lavori di gruppo, progetti sul sociale, peer-education, collaborazioni interistituzionali, ecc..). Di seguito si espongono i due questionari, quello iniziale (d’entrata) in modo integrale e quello finale (d’uscita) in forma ridotta, poiché quest’ultimo ripropone una serie di domande già presenti nel questionario iniziale, cui si rinvia. 63 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 QueSTIonaRIo InIZIaLe Progetto di Prevenzione Primaria della Tossicodipendenze – Ser.T. Istituti Scolastici Medi Superiori della Provincia di Trento Le risposte fornite a questo questionario sono anonime e verranno utilizzate solo in forma aggregata per elaborazioni statistiche. Ciò in ottemperanza all’art.7 del D.Leg.. del 6 Settembre 1989 e alla Legge 31.12. 1996, n. 675 “Tutela della persona e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali”. Le risposte adeguate sono quelle che rispecchiano il tuo pensiero. Grazie per la collaborazione. 1. Istituto Scolastico _________________________________________ di ___________________ 2. Classe ___________ 3. Il tuo anno di nascita: 4. Sesso: M O F O 19___ 5. Tra le sostanze qui elencate, quali ritieni siano “droghe”? Sostanza Inalanti (popper, ecc..) Alcolici (vino, birra, ecc..) Superalcolici (whisky, vodka, ecc..) Psicofarmaci (sonniferi, ecc..) Amfetamine Hashish e marijuana Ecstasy e simili LSD, acidi (trip, ecc..) Crack Cocaina Eroina Tabacco Ketamina e’ una droga non è una droga non la conosco 6. Quali, secondo Te, sono gli effetti provocati dalle seguenti sostanze? alcolici (vino, birra, grappa, whisky..) procurano uno stato di benessere personale provocano danni fisici rendono più disinvolti con gli amici aumentano la forza fisica rallentano i riflessi 64 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 SI o o o o o no o o o o o Capitolo 3 SI o no o Psicofarmaci (sedativi) regolano l’umore dando un senso di benessere alterano la funzionalità del sistema nervoso facilitano le relazioni con le altre persone provocano effetti negativi sul fisico migliorano il rendimento (sul lavoro, a scuola....) intontiscono e rallentano i riflessi o o o o o o o o o o o o eroina porta alla condizione di “larva umana” rilassa e fa dimenticare i problemi procura seri danni fisici e psicologici rende più disposti alle relazioni sociali fa sentire una persona autonoma e libera espone a rischi di ricatti e violenze o o o o o o o o o o o o Cocaina fa sentire più allegri ed euforici procura seri danni al cervello e alla psiche espone al contatto col mondo criminale aumenta il successo nelle relazioni interpersonali rende più coraggiosi nelle difficoltà limita la capacità di pensiero o o o o o o o o o o o o Hashish e Marijuana rilassano e procurano piacere comportano un deficit di memoria ed attenzione aiutano a divertirti con gli amici creano più problemi di quanti ne risolvano migliorano le prestazioni (sessuali, scolastiche...) distorcono la percezione della realtà o o o o o o o o o o o o ecstasy dà la carica per affrontare difficoltà danneggia il cervello fa sentire più sicuro di te stesso provoca effetti fisici spiacevoli complica la vita in famiglia e/o a scuola fa sentire all’altezza nei rapporti coi coetanei o o o o o o o o o o o o provocano rischi d’incidenti 65 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 7. Il consumo di queste sostanze può dare: Sostanza dipendenza fisica dipendenza psicologica non dà dipendenza Inalanti (popper, ecc..) Alcolici (vino, birra, ecc..) Superalcolici (whisky, vodka, ecc..) Psicofarmaci (sonniferi, ecc..) Amfetamine Hashish e marijuana Ecstasy e simili LSD, acidi (trip, ecc..) Crack Cocaina Eroina Tabacco Ketamina 8. Le informazioni che possiedi sulla droga provengono prevalentemente da: (non più di due risposte) - Trasmissioni televisive Articoli di giornale / letture specifiche Internet Insegnanti della scuola Amici Familiari (genitori, fratelli) Altro (specificare) ___________________________________________ 9. Rispetto al dibattito sulla liberalizzazione delle sostanze stupefacenti tu sei: Sostanza Inalanti (popper, ecc..) Alcolici (vino, birra, ecc..) Superalcolici (whisky, vodka, ecc..) Psicofarmaci (sonniferi, stimolanti, ecc..) Amfetamine Hashish e marijuana Ecstasy e simili LSD, acidi (trip, ecc..) Crack Cocaina Eroina 66 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Favorevole Contrario Capitolo 3 Sostanza Favorevole Contrario Tabacco Ketamina 10. Ci sono persone che usano sostanze stupefacenti. Quali sono secondo te le ragioni più importanti tra quelle elencate? (indica, con una crocetta, quanto sono importanti per te le ragioni sotto elencate, tenendo presente che 1 = per nulla importante e 7 = molto importante) Per svago Perché sono molto diffuse Perché lo fanno anche gli altri Per problemi e difficoltà personali Per problemi familiari Per problemi legati alla condizione giovanile attuale Per il gusto di fare una cosa proibita Per provare sensazioni nuove Altro (specificare)___________________ 1 o o o o o 2 o o o o o 3 o o o o o 4 o o o o o 5 o o o o o 6 o o o o o 7 o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o 11. Ci sono persone che non hanno mai fatto uso di sostanze stupefacenti. Quali sono secondo te le ragioni più importanti tra quelle elencate? (indica, con una crocetta, quanto sono importanti per te le ragioni sotto elencate, tenendo presente che 1 = per nulla importante e 7 = molto importante) Non ne hanno mai avuto l’occasione Non sentono il bisogno di provarle Sono pericolose per la salute Non ritengono necessario fare ciò che fanno altri Sono proibite dalla legge Altro (specificare)____________________ 1 o o o 2 o o o 3 o o o 4 o o o 5 o o o 6 o o o 7 o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o 12. Quante persone conosci (amici, compagni, persone della tua zona) che fanno uso di queste sostanze? Sostanza nessuna 1–2 persone da 3 a 5 persone più di 5 persone Inalanti (popper, ecc..) Alcolici (vino, birra, ecc..) Superalcolici (whisky, vodka, ecc..) 67 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 Sostanza nessuna 1–2 persone da 3 a 5 persone più di 5 persone Psicofarmaci (sonniferi, ecc..) Amfetamine Hashish e marijuana Ecstasy e simili LSD, acidi (trip, ecc..) Crack Cocaina Eroina Tabacco Ketamina 13. Per l’attuale legislazione italiana le seguenti sostanze sono da considerarsi: Sostanza Inalanti (popper, ecc..) Alcolici (vino, birra, ecc..) Superalcolici (whisky, vodka, ecc..) Psicofarmaci (sonniferi, ecc..) Amfetamine Hashish e marijuana Ecstasy e simili LSD, acidi (trip, ecc..) Crack Cocaina Eroina Tabacco Ketamina Droga non droga 14. Se la polizia ferma una persona che possiede un quantitativo modesto di una delle seguenti sostanze cosa succede? Sostanza nulla É denunciata É alla arrestata magistratura Superalcolici (whisky, vodka, ecc..) Psicofarmaci (sonniferi, ecc..) 68 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 É segnalata a organi competenti Paga una contravvenzione Capitolo 3 Sostanza nulla É denunciata É alla arrestata magistratura É segnalata a organi competenti Paga una contravvenzione Amfetamine Hashish e marijuana Ecstasy e simili Cocaina Eroina Tabacco 15. Come consideri l’informazione che hai ricevuto sulla salute e sugli effetti delle droghe durante il periodo scolastico? - Adeguata Sufficiente Lacunosa Insufficiente 16. Se hai qualche domanda da esplicitare puoi farlo, se vuoi, nelle righe sottostanti _____________________________________________________________ _____________________________________________________________ _____________________________________________________________________________________________________________________________________________________ ____________________________________________________________ 69 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 QueSTIonaRIo FInaLe Progetto di Prevenzione Primaria della Tossicodipendenze – Ser.T. Istituti Scolastici Medi Superiori della Provincia di Trento Le risposte fornite a questo questionario sono anonime e verranno utilizzate solo in forma aggregata per elaborazioni statistiche. Ciò in ottemperanza all’art.7 del D.Leg.. del 6 Settembre 1989 e alla Legge 31.12. 1996, n. 675 “Tutela della persona e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali”. Le risposte adeguate sono quelle che rispecchiano il tuo pensiero. Grazie per la collaborazione. Il questionario ripropone le domande del questionario con l’omissione delle domande n. 8, 15, 16 e inserisce le altre seguenti domande: 17. Quali problematiche emerse durante gli incontri ti hanno maggiormente interessato/a? (a più interessante di b e b più di c) a. ________________________________________________________ ________________________________________________________ b. ________________________________________________________ ________________________________________________________ c. ________________________________________________________ ________________________________________________________ 18. Esprimi il tuo grado di soddisfazione sugli incontri cui hai partecipato riguardo a: molto abbastanza poco per nulla sodd. sodd. sodd. sodd. Cntenuti (le cose che hai imparato) o Metodo (esposizione degli argomenti) o Organizzzazione (supporto della Scuola) o o o o o o o o o o 19. Quali sono stati, a tuo avviso, i punti di forza di questi incontri? a. ________________________________________________________ ________________________________________________________ b. ________________________________________________________ ________________________________________________________ 20. Quali invece i punti di debolezza? c. ________________________________________________________ ________________________________________________________ 70 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 3 d. ________________________________________________________ ________________________________________________________ Riflessioni e suggerimenti per migliorare il progetto ___________________________________________________________ ___________________________________________________________ ___________________________________________________________ ___________________________________________________________ 71 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 Dati, riflessioni e proposte dal monitoraggio del progetto prevenzione delle dipendenze promosso negli Istituti scolastici superiori del Trentino dal Servizio educazione alla salute e dal Ser.T. di Trento nell'anno scolastico 2004-2005 4.1 Premessa: tipologia e obiettivi del progetto* Il progetto “Prevenzione consumo di sostanze psicotrope” rientra tra le proposte formative per la Scuola promosse dall’Azienda Sanitaria di Trento. Ha come destinatari gli studenti della 3° classe della scuola media superiore e dei centri professionali (con possibile allargamento alle classi 2°). E’ articolato in un percorso che prevede fasi successive di realizzazione, avvalendosi: - dell’intervento diretto nel gruppo classe di esperti delle varie professioni socio-sanitarie (medico, psicologo, assistente sociale operanti nel SerT); - del coinvolgimento preliminare e in itinere degli insegnanti; - dell’eventuale lavoro in gruppo degli studenti, con possibile realizzazione di un “prodotto” (mostra, rappresentazione teatrale, giornale, manifesto, testo, ecc…); - del supporto di esperti esterni per la predisposizione ed elaborazione degli strumenti di valutazione iniziale e finale del progetto. L’obiettivo del progetto è quello di garantire all’interno del contesto scolastico uno spazio di confronto e di riflessione su base scientifica intorno al problema della dipendenza da sostanze. Si tratta di un progetto di prevenzione/promozione tendente a rafforzare, soprattutto su base cognitivo-relazionale, i convincimenti e gli orientamenti circa i fattori che possono spingere verso il ricorso alle droghe. Esso rientra in * L’elaborazione dei dati è stata effettuata da Rosemarie Callà e Corrado Paternolli 73 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 un’ottica di prevenzione primaria rivolta a tutti gli studenti, indipendentemente se siano già toccati, direttamente o indirettamente, dal problema del consumo e/o della dipendenza. Il principio ispiratore di tale progetto, come di tanti altri che vengono svolti nelle scuole di altri contesti regionali, è che “tutti gli adolescenti e i giovani, e non solo quelli che fanno uso di droghe, si trovano inevitabilmente a doversi confrontare con questo fenomeno e a dover prendere una decisione” (Maggiolini 2003, p. 88). Per questo il principio del gruppo e della cultura giovanile in cui avviene la rielaborazione del concetto di droga vengono assunti come punto di partenza per la progettazione e la realizzazione degli interventi. L’obiettivo di tali azioni progettuali è quello di creare conoscenze e far rielaborare agli stessi ragazzi i presupposti valoriali da loro assunti e che contribuiscono ad orientare atteggiamenti e comportamenti. La scelta di questi obiettivi (piuttosto che, ad esempio, scegliere interventi basati sull’incremento delle capacità di coping) è dettata dalla possibilità di realizzare solo pochi interventi per ogni istituto, anche per non sovraccaricare le attività scolastiche dei ragazzi. L’intervento, infatti, è realizzato all’interno dell’orario scolastico ed è articolato in tre incontri di due ore ciascuno con esperti esterni, più eventuali altre attività coordinate direttamente dagli insegnanti. Il modello utilizzato affida obiettivi diversi ai singoli incontri. In particolare, il primo incontro è focalizzato su una azione informativa rivolta ai ragazzi riguardante le sostanze e i loro effetti; il secondo serve a confrontare le opinioni e le esperienze dei ragazzi sul tema delle droghe e propone una discussione attorno ai motivi del consumo, mentre il terzo tratta il tema della dipendenza sul piano sociale e quello dei servizi cui ci si può rivolgere in caso di necessità. All’inizio e alla fine degli incontri viene somministrato un questionario quale strumento per la valutazione dell’efficacia degli interventi svolti. L’analisi e l’esposizione di dati che vengono qui presentati fanno riferimento al confronto operato fra i questionari in entrata e quelli in uscita delle Scuole aderenti all’intero progetto, che hanno cioè attivato i tre moduli per ogni gruppo-classe: modulo medico, modulo psicologico e modulo sociale. 4.2. Confronto fra questionari in entrata e questionari in uscita I questionari in entrata esaminati, relativi agli studenti partecipanti ai 3 moduli, sono stati 626, concernenti 36 classi e 12 Istituti scolastici, tutti collocati sul territorio del Trentino, di cui 6 entro le città di Trento (4) e di Rovereto (2). 74 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 I questionari in uscita esaminati, relativi agli studenti che hanno seguito i 3 moduli sono stati 654 ripartiti sempre per le 36 classi scolastiche e per i 12 Istituti, dei quali 3 Licei, 6 Istituti Tecnici (di cui 2 Istituti d’Arte) e 3 Centri di Formazione Professionale). La differenza nel numero fra questionari d’entrata e d’uscita è dovuta al fatto che i confronti riguardano le classi e l’intera popolazione di studenti e non i singoli individui (per ragioni di tutela della privacy), cosicché il numero degli studenti, che hanno compilato il questionario in entrata, risulta inferiore di 28 unità rispetto al numero degli studenti che hanno compilato il questionario in uscita, per questioni di assenza scolastica nel giorno della somministrazione del questionario. E’ ovvio che i risultati vanno, per queste ragioni di non perfetta omogeneità dei due gruppi comparati, letti con cautela e valorizzati soprattutto per le tendenze negli orientamenti di fondo che sembrano indicare e non per la esplicita individuazione del livello d’incidenza di precise variabili. I questionari utilizzati in tutte gli Istituti scolastici presi in esame sono quelli esposti nella parte finale del precedente capitolo. Circa l’80% dei questionari proviene da ragazzi delle classi terze (età 16 anni), il 20% da studenti delle classi seconde (età 15 anni). Più del 50% dei questionari riguarda studenti degli Istituti tecnici, poco più del 20% concerne studenti dei Licei, mentre i restanti (meno del 30%) sono riferiti a studenti dei Centri professionali. L’analisi qui proposta verte sul confronto fra: - percentuali complessive relative agli items di entrata e di uscita; - valori medi aritmetici delle risposte fornite in entrata e in uscita da ciascuna classe di studenti in modo da evidenziare l’eventuale sussistenza di scarti significativi dopo gli interventi operati dai professionisti nelle singole classi. Le domande prese in esame per il confronto tra medie aritmetiche sono state le seguenti: “Tra le sostanze qui elencate quali ritieni siano droghe?” “Quali, secondo Te, sono gli effetti provocati dalle seguenti sostanze?” “Ci sono persone che fanno uso di sostanze stupefacenti. Quali sono secondo te le ragioni più importanti tra quelle elencate?” “Ci sono persone che non fanno uso di sostanze stupefacenti. Quali sono secondo te le ragioni più importanti tra quelle elencate?” “Quante persone conosci che fanno uso di queste sostanze? “Per l’attuale legislazione italiana le seguenti sostanze sono da considerarsi droghe leggere o droghe pesanti?” 75 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 Il confronto è stato eseguito anche tra le medie aritmetiche rilevate nelle classi terze e quelle rilevate nelle classi seconde, e tra quelle concernenti i differenti tipi di istituto, licei, istituti tecnici e centri di formazione professionale. 4.2.1. Aumenta la consapevolezza sulle sostanze psicoattive Alla domanda “Tra le sostanze qui elencate quali ritieni siano “droghe”?”, si può senz’altro affermare che il progetto ha, in generale, un effetto positivo dal punto di vista informativo. Gli studenti, infatti, dopo gli interventi svolti dal medico, dallo psicologo e dall’assistente sociale hanno una maggiore consapevolezza di quali siano le sostanze psicoattive. Diminuiscono tutte le percentuali della risposta “non conosco” e aumentano le percentuali di “è una droga”, come evidenziano le tabelle sottostanti: Tab. 3. Risposta “Non conosco” Sostanze Inalanti Alcolici Superalcolici Psicofarmaci Amfetamine Hashish e marijuana Ecstasy Lsd Crack Cocaina Eroina Tabacco ketamina Questionari in entrata 26,4 0,5 0,6 4,5 15,3 1,4 2,9 20,6 13,6 0,8 0,8 1,1 59,4 Questionari in uscita 4,1 0,9 0,9 1,5 3,2 1,1 0,8 4,9 3,7 0,5 0,6 1,1 14,1 Questionari in entrata 65,5 23,0 32,7 55,4 75,1 91,9 95,5 Questionari in uscita 85,3 51,8 57,8 70,2 84,9 87,9 92,2 Tab. 4. Risposta “E’ una droga” Sostanze Inalanti Alcolici Superalcolici Psicofarmaci Amfetamine Hashish e marijuana Ecstasy 76 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 Sostanze Lsd Crack Cocaina Eroina Tabacco ketamina Questionari in entrata 72,8 83,5 98,1 97,3 40,3 35,8 Questionari in uscita 86,4 88,4 92,7 91,7 57,3 75,5 Dal confronto delle risposte fornite prima dell’intervento e dopo l’intervento le percentuali relative alle “droghe classiche” (marijuana/hashish cocaina, eroina) subiscono leggere variazioni, mentre c’è un significativo cambiamento di opinione circa le “droghe legali”. Infatti sostanze quali tabacco, psicofarmaci, alcolici e superalcolici, dopo gli interventi nelle classi, vengono classificate come droghe da un numero sensibilmente maggiore di rispondenti. Il calo, seppur leggero e per molti versi inatteso, nei questionari in uscita della considerazione dell’eroina e della cocaina come droghe appare, anche alla luce di dati esposti successivamente, come una “provocazione” quasi fisiologica da parte di una ristretta minoranza di studenti. Dal confronto delle medie aritmetiche le variabili che evidenziano un cambiamento significativo seguono la tendenza generale che è quella di un incremento della consapevolezza degli effetti psicotropi delle sostanze indicate sul questionario. Non si notano particolari differenze tra le classi seconde e le classi terze. Per quanto riguarda il confronto fra i tipi di istituti, si rileva, nei Licei, un più sensibile incremento della consapevolezza che tutte le sostanze indicate sono “droghe”; in misura minore ciò si riscontra anche nei Centri di Formazione Professionale. Tuttavia, i Centri di Formazione Professionale, presentano posizioni medie di partenza più elevate, quindi più consapevolezza, ancor prima dell’intervento degli esperti, di quali sostanze siano da definirsi “droghe”. 4.2.2. La droga fa male però… “Quali sono secondo te gli effetti provocati dalle seguenti sostanze?” Gli studenti, dopo l’intervento, sembrano aver colto soprattutto gli effetti positivi delle sostanze psicoattive che, in qualche modo vengono da loro enfatizzati nel questionario in uscita. Il grado di consapevolezza degli studenti sugli effetti e sulle conseguenze negative dell’assunzione di sostanze psicoattive, rimane sostanzialmente invariato, o, talora, diminuisce leggermente. Alcuni esempi significativi sono riportati nella 77 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 seguente tabella che illustra le percentuali prevalenti di sì e di no, in entrata e in uscita, rispetto agli effetti prodotti dalle sostanze con effetto stupefacente o psicotropo: Tab. 5. alcolici Aumentano la forza fisica alcolici Provocano incidenti No: 89,0 No: 78,1 Sì: 96,0 Sì: 88,7 Hashish Aiuta a divertirti con amici Hashish Distorce la percezione della realtà Sì : 57,3 Sì: 64,7 Sì: 82,4 Sì: 77,8 Q entrata Q uscita Q entrata Q uscita Psicofarmaci Regolano umore dando senso di benessere Sì: 66,5 Sì: 72,5 ecstasy Dà carica per affrontare le difficoltà Sì: 51,0 Sì: 59,0 Psicofarmaci Intontiscono rallentano riflessi eroina Procura danni fisici e psicologici eroina Fa sentire una persona libera Sì: 81,8 Sì: 77,5 Sì: 91,9 Sì: 84,7 No: 49,8 Sì: 48,2 ecstasy Danneggia cervello Cocaina Procura danni al cervello Cocaina Rende più coraggiosi Sì: 93,6 Sì: 86,4 Sì: 91,7 Sì: 85,9 Sì: 57,3 Sì: 61,3 Vale la pena soffermarsi ancora più in specifico su alcune sostanze “classiche”: eroina, cocaina, hashish, ecstasy, psicofarmaci e alcol: Tab. 6. eroina Porta alla condizione di “larva umana” Rilassa e fa dimenticare i problemi Procura seri danni fisici e psicologici Rende più disposti alle relazioni sociali Fa sentire una persona autonoma e libera espone a rischi di ricatti e violenze Q. entrata % Sì: 85,1 Sì: 69,7 Sì: 94,1 No: 70,9 (Sì. 29,1) Sì: 52,7 Sì: 85,3 Q. uscita % Sì: 90,2 Sì: 76,8 Sì: 89,9 No: 52,7 (Sì: 47,3) Sì: 58,1 Sì: 82,8 L’assunzione di eroina conduce, per la maggior parte degli studenti, alla condizione di “larva umana”, procura danni fisici e psicologici, espone a ricatti e violenze anche se contemporaneamente fa sentire una persona autonoma e libera. Aumenta, dopo l’intervento, la percentuale di coloro che affermano che l’eroina rilassa e fa dimenticare i problemi e aumenta anche la percentuale di coloro che affermano che l’assunzione di eroina rende più disposti alle relazioni sociali. A commento di tale andamento nelle risposte fra il prima e il dopo intervento va messo in evidenza come l’apparente ambivalenza riscontrabile sia da 78 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 mettere in relazione, da un lato, probabilmente all’acquisizione di conoscenze circa gli effetti complessivi della sostanza, con sottolineatura degli aspetti che maggiormente sembrano colpire i ragazzi (sfida, evasione, trasgressione di gruppo), e dall’altro lato, forse una maggior capacità di esprimersi dopo l’intervento. Sembra emergere una specie di “esorcismo” della “paura” che la droga (la droga per eccellenza come l’eroina) produce sul piano delle conseguenze fisiche, psicologiche e sociali con la sottolineatura del carattere comunque di “sfida”, per certi versi fascinosa, ipotetica e forse solo immaginata, che la droga rappresenta verso il mondo degli adulti. Tab. 7. Cocaina Fa sentire più allegri ed euforici Procura seri danni al cervello e alla psiche espone al contatto col mondo criminale aumenta il successo nelle relazioni interpersonali Rende più coraggiosi nelle difficoltà Limita la capacità di pensiero Q. entrata % Sì: 77,6 Sì: 97,2 Sì: 77,7 No: 71,4 (Sì: 28,6) Sì: 58,2 Sì: 85,5 Q. uscita % Sì: 86,5 Sì: 91,7 Sì: 79 No: 52,7 (Sì: 47,3) Sì: 74,4 Sì: 82,2 Gli studenti rispondenti affermano, in maggioranza, che l’assunzione di cocaina procura danni seri al cervello e alla psiche, espone al contatto con il mondo criminale e limita la capacità di pensiero. Le percentuali che subiscono un cambiamento dopo l’intervento degli esperti in classe sono: un aumento di coloro che affermano che la cocaina fa sentite più allegri e euforici, che rende più coraggiosi nelle difficoltà, che aumenta il successo nelle relazioni interpersonali. Anche qui valgono le stesse considerazioni avanzate in precedenza per quanto concerne l’eroina, con l’aggiunta che se per la stragrande maggioranza degli studenti rimane completamente negativo il quadro degli effetti che produce la sostanza, per una quota non irrilevante ciò che merita sottilineatura sono quegli aspetti “trasgressivi” che più si connotano in termini di edonismo, gioco e sfida. 79 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 Tab. 8. Hashish Rilassano, procurano piacere Creano deficit di memoria ed attenzione aiutano a divertirti con gli amici Creano più problemi di quanti ne risolvono Migliorano le prestazioni Distorcono la percezione della realtà Q. entrata % Sì: 82,6 Sì: 81,8 Sì: 59 Sì: 69,4 No: 78,7 (Sì: 21,3) Sì: 84,7 Q. uscita % Sì: 88 Sì: 82,8 Sì: 68,3 Sì: 78 No: 74,4 (Sì: 25,6) Sì: 81,7 Oltre i 2/3 degli studenti afferma che l’uso di hashish procura piacere e rilassa, comporta un deficit dell’attenzione e della memoria, distorce la percezione della realtà e non migliora le prestazioni. Dopo l’intervento aumenta la percentuale di coloro che affermano che l’assunzione di hashish crea più problemi di quanto ne risolva, anche se aiuta a divertirsi con gli amici. E’ ancora il contrasto tra la consapevolezza (razionale, cognitiva) che la salute può subire dei danni e l’attrattiva (emotiva, espressiva) che la sostanza può avere per momenti di divertimento e compagnia. Questi aspetti sono emblematici del rapporto generale fra condizione giovanile e sostanze psicotrope e sono la base su cui potenziare ulteriori auspicabili interventi di confronto, di approfondimento e di responsabilizzazione dei ragazzi e degli adulti. Tab. 9. ecstasy Dà la carica per affrontare difficoltà Danneggia il cervello Fa sentire più sicuro di te stesso Provoca effetti fisici spiacevoli Complica la vita in famiglia e/o a scuola Fa sentire all’altezza nei rapporti coi coetanei Q. entrata % Sì: 54,7 Sì: 96,2 Sì: 65,2 Sì: 83 Sì: 89,1 No: 53,6 (Sì: 46,4) Q. uscita % Sì: 65,9 Sì: 94 Sì: 78 Sì: 81 Sì: 79,3 Sì: 64,5 (No: 35,5) L’assunzione di ecstasy danneggia il cervello e provoca effetti fisici spiacevoli per la maggior parte degli studenti intervistati. Le percentuali che variano dopo l’intervento sono: aumento di coloro che affermano che l’ecstasy dà la carica per affrontare le difficoltà, fa sentire più sicuri di se stessi e fa sentire all’altezza nei rapporti coi coetanei, e diminuzione di coloro che affermano che l’ecstasy complica la vita in famiglia e a scuola. Ancora sottolineate valenze di tipo espres80 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 sivo, seppur in un quadro di consapevolezza dei rischi negativi che la sostanza rappresenta per la salute. Tab. 10. Psicofarmaci Regolano l’umore dando un senso di benessere alterano funzionalità del sistema nervoso Facilitano relazioni con altre persone Q. entrata % Sì: 69,6 Sì: 86,6 No: 62,6 (Sì: 37,4) Q. uscita % Sì: 82 Sì: 82 No: 50,3 (Sì: 49,7) Provocano effetti negativi sul fisico Migliorano il rendimento Intontiscono e rallentano i riflessi Sì: 84,9 No: 79,6 (Sì: 20,4) Sì: 82,5 Sì: 77,2 No: 74,1 (Sì: 25,9) Sì: 81,9 Per la maggioranza degli studenti l’assunzione di psicofarmaci altera la funzionalità del sistema nervoso, intontisce, rallenta i riflessi e non migliora il rendimento. Anche se gli psicofarmaci possono dare un senso di benessere fisico, sono percepiti dagli studenti come tendenzialmente negativi per la salute e come “droghe poco socializzanti”. L’intervento degli esperti sembra, tuttavia, produrre un effetto, seppur contenuto, di far aumentare la percezione, da parte degli studenti, anche degli aspetti “disinibenti” e di “benessere” fisico che tali sostanze possono produrre. Tab. 11. alcolici Procurano uno stato di benessere Provocano danni fisici Rendono disinvolti con gli amici aumentano forza fisica Rallentano riflessi Provocano rischi d’incidenti Q. entrata % Sì: 56,5 Sì: 82,9 Sì: 68,1 No: 87,8 (Sì: 12,2) Sì: 94,7 Sì: 95,2 Q. uscita % Sì: 57,5 Sì: 81,1 Sì: 85,1 No: 83,3 (Sì: 16,7) Sì: 93,5 Sì: 94,7 La maggior parte degli studenti afferma che l’assunzione di alcolici procura uno stato di benessere, ma provoca danni fisici, rallenta i riflessi, provoca rischi d’incidenti e non aumenta la forza fisica. Dopo l’intervento si rileva una percentuale maggiore di coloro che affermano che l’assunzione di alcolici rende più disinvolti con gli amici. Questo dato deve fare riflettere perché potrebbe essere la conferma, da parte della stragrande maggioranza dei ragazzi, di un atteggia81 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 mento nei confronti dell’alcol che forse si aveva timore o pudore di manifestare e che, dopo averne parlato con gli esperti ed i compagni, viene invece esplicitato con maggior libertà. Forse potrebbero essere altre variabili ad aver inciso su tale rafforzamento dell’idea della “capacità socializzante – disinibente” dell’alcol (conoscenza maggiore della sostanza, accentuazione di un effetto di contrasto rispetto ai risvolti negativi della sostanza, clima d’aula distensivo, input inconsapevole dell’esperto, ecc..). Di fatto ciò conferma la contiguità e l’attrattiva, ancorché potenziale, che la disponibilità dell’alcol può esercitare sul mondo adolescenziale e giovanile. Dal confronto generale fra valori medi, concernenti tutte le sostanze, le variabili che evidenziano un cambiamento significativo, fra il prima e il dopo l’intervento degli esperti nel gruppo classe, seguono la tendenza generale: incremento e conferma degli aspetti “positivi” del consumo di sostanze stupefacenti e diminuzione o atteggiamento neutro per gli aspetti negativi del consumo. Non si manifestano particolari differenze tra le classi seconde e le classi terze. Nel confronto fra i tipi di istituti si rileva una maggior variazione delle medie aritmetiche concernenti i Licei. In particolare, appurato che la tendenza generale non muta, i Licei partono da valori medi più bassi in entrata e arrivano a valori medi in uscita che sono pressoché analoghi a quelli degli altri tipi di scuola. Le variazioni minori nelle medie fra entrata e uscita si riscontrano fra i ragazzi dei Centri di Formazione Professionale ma solo perché partono da valori medi iniziali più alti. Non si possono avanzare particolari interpretazioni, perché i dati non lo permettono; si può solamente dedurre che gli studenti dei Licei si dimostrano tendenzialmente “più reattivi”, e non solo in questo caso, rispetto agli stimoli forniti dagli interventi degli esperti. 4.2.3. Liberalizzazione della droga: contrarietà immutata “Rispetto al dibattito sulla liberalizzazione delle sostanze stupefacenti tu sei favo revole o contrario” L’intervento non sembra aver inciso su tale tipo di orientamento che rimane prevalentemente contrario alla liberalizzazione delle droghe. Le percentuali dei contrari alla liberalizzazione delle sostanze diminuiscono leggermente dopo l’intervento, ma la differenza non è particolarmente significativa, come evidenziato dal seguente prospetto che segnala le sostanze che hanno evidenziato gli scarti più rilevanti fra il prima e il dopo: 82 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 Tab. 12. Contrari alla liberalizzazione Amfetamine Hashish Ecstasy Cocaina Q entrata Q uscita 79,2 58,8 86,7 86,1 75,8 53,8 79,4 79,7 La differenza fra le sostanze conduce ad una posizione diretta verso una maggiore liberalizzazione per quanto riguarda le cosiddette droghe leggere o “fumo” (“spinello”). Di contro, fra gli studenti si rileva anche una percentuale fra il 15 e 20% contrario all’attuale libera circolazione di tabacco, alcolici e superalcolici. 4.2.4. Difficoltà e ricerca di nuove sensazioni fra i motivi del consumo “Ci sono persone che fanno uso di sostanze stupefacenti. Quali sono secondo te le ragioni più importanti tra quelle elencate” “Ci sono persone che non fanno uso di sostanze stupefacenti. Quali sono secondo te le ragioni più importanti tra quelle elencate” Le ragioni che vengono considerate più importanti nello spingere gli individui a fare uso di sostanze psicoattive sembrerebbero essere le difficoltà personali, i problemi familiari e anche il desiderio di provare sensazioni nuove. Le variazioni tra il prima e il dopo gli interventi degli esperti non appaiono particolarmente significative: l’incremento maggiore lo si ha nell’accentuare le difficoltà connesse all’odierna condizione giovanile come fattore favorente il consumo di droghe. In ogni caso persona e famiglia sono ritenuti i responsabili, in primis, dell’uso di sostanze psicotrope e stupefacenti. Le ragioni che vengono considerate più importanti nello spingere gli individui a non fare uso di sostanze psicoattive sembrerebbero essere, per i soggetti rispondenti, il non sentire bisogno di provarle, né di emulare altri soggetti che invece ne fanno uso, anche perché le droghe rappresentano un effettivo pericolo per la salute. Come evidenziato nei riquadri sottostanti, le affermazioni degli studenti sui motivi del consumo delle droghe, a seguito degli interventi operati dagli esperti, non hanno subito sostanziali cambiamenti, se non un leggero incremento della percezione che la proibizione della legge, con le conseguenze negative associate, possa incidere nel distogliere dall’uso delle sostanze stupefacenti. Da sottolineare anche una quota non trascurabile di studenti che rimane ferma sull’idea che se c’è l’occasione è difficile resistere alla possibilità di “provare” 83 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 le droghe. Ci sono persone che fanno uso di sostanze stupefacenti. Quali sono secondo te le ragioni più importanti tra quelle elencate? Tab. 13. Q. entrata (valori medi) Q. uscita (valori medi) Svago Perché sono molto diffuse Perchè lo fanno anche gli altri Per problemi e difficoltà personali Per problemi legati alla condizione giovanile attuale Gusto del proibito Per provare sensazioni nuove 4,2175 3,3540 4,5229 4,8893 4,7026 4,5554 5,0016 4,3294 3,6309 4,6040 4,9265 4,7811 4,4899 4,8934 Ci sono persone che non hanno mai fatto uso di sostanze stupefacenti. Quali sono secondo te le ragioni più importanti tra quelle elencate? Tab. 14. Q entrata (valori medi) Q uscita (valori medi) non ne hanno mai avuto occasione non sentono il bisogno di provarle Sono pericolose per la salute non ritengono necessario fare ciò che fanno altri Sono proibite dalle leggi 3,0439 5,6575 5,5605 5,4098 3,7492 3,1483 5,3037 5,1273 5,1617 3,8492 Non si notano particolari scostamenti dal confronto tra le seconde e le terze classi. Alcune differenze si riscontrano, invece, fra gli Istituti, dove appaiono più sensibili alla variazione tendenzialmente quelli che si collocano fuori dall’area urbana di Trento, vale a dire in contesti in cui, verosimilmente il fenomeno della dipendenza è meno marcato, soprattutto per quanto concerne spaccio e consumo di droghe illegali . E’ difficile, comunque, individuare le precise ragioni dei cambiamenti, che, in ogni caso, rimangono sempre contenuti. 4.2.5. Aumenta la percezione di un fenomeno diffuso e vicino “Quante persone conosci che fanno uso di queste sostanze” Dopo gli interventi si può evidenziare una tendenza ad affermare da parte dei soggetti rispondenti di conoscere un numero superiore di persone che fanno uso 84 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 di sostanze psicoattive. E questo vale per tutte le sostanze indicate nel questionario, con l’unica eccezione del tabacco e dei superalcolici (sostanze legali): 1 = Nessuna; 2 = 1 - 2 persone; 3 = da 3 a 5 persone; 4 = più di 5 persone Tab. 15. Sostanze Inalanti Psicofarmaci Amphetamine Ecstasy Lsd Crack Cocaina Eroina Ketamina Hashish Tabacco Alcolici Superalcolici Prima intervento 1,58 1,46 1,41 1,65 1,44 1,32 1,67 1,40 1,22 2,72 3,62 3,82 3,67 Dopo intervento 1,72 1,69 1,60 1,82 1,64 1,46 1,85 1,61 1,42 2,86 3,60 3,74 3,62 La domanda è stata formulata per tentare di comprendere, indirettamente, il possibile grado di contiguità con la droga. Il fatto che, dopo gli interventi degli esperti, si verifichi un innalzamento generalizzato della medie relative al numero di persone consumatrici che si conoscono, appare in sintonia con una acquisita maggior consapevolezza della diffusione delle droghe nella nostra società e col fatto di non poter ignorare che con esse ci si deve confrontare anche nel quadro delle relazioni interpersonali e sociali della vita quotidiana. L’’intervento degli esperti sembrerebbe rendere i ragazzi più consapevoli della “vicinanza” del problema. Le sostanze verso cui si riscontra un maggior numero di persone “conosciute” che ne fanno uso sono: alcolici, superalcolici, tabacco, hashish. Il dato va nella direzione attesa, tenuto conto che tre di queste sostanze sono legali e diffuse sul piano culturale e la quarta (l’hashish) rientra fra le cosiddette droghe leggere (“fumo”) verso cui è attratta una parte di giovani alla ricerca di nuove sensazioni e/o trascinata da “esperienze trasgressive”, di fuga e/o di sfida. Per quanto concerne psicofarmaci e droghe pesanti i valori medi evidenziano una debole contiguità con consumatori rientranti fra i propri conoscenti. 85 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 Dal confronto dei valori medi le variabili che registrano un cambiamento significativo seguono la tendenza generale. Non si notano particolari differenze tra le seconde e le terze classi. Si può solo sottolineare come le classi seconde abbiano medie più elevate prima e dopo l’intervento (forse gli studenti di questa età sono meno condizionati dall’esprimersi con libertà). I ragazzi che frequentano i Centri Professionali mostrano, globalmente, un incremento maggiore dei valori medi dopo l’intervento, cioè affermano di conoscere un numero più alto di persone che fanno uso di sostanze stupefacenti, così come incrementi significativi della media si riscontrano anche in alcuni Istituti Tecnici di centri minori. 4.2.6. Alta consapevolezza dell’illegalità della droga “Per l’attuale legislazione italiana le seguenti sostanze sono da considerarsi: droga o non droga?” La maggiore parte degli studenti considera le sostanze elencate come “droghe” anche dopo l’intervento. Tuttavia, le percentuali, a parte qualche eccezione, risultano essere leggermente più basse. Ecco il prospetto: Tab. 16. Droga per la legge italiana Sostanze Ketamina Eroina Cocaina Crack Lsd Ecstasy Amfetamine Hashish Questionari entrata 76,4 96,5 96,3 93,3 89,6 94,9 79,7 92,7 Questionari uscita 83,0 89,8 89,8 89,4 87,8 89,6 81,7 87,5 Tab. 17. Non droga per la legge italiana Sostanze Tabacco Alcolici Superalcolici Psicofarmaci Questionari entrata 74,6 83,5 77,2 56,7 Questionari uscita 64,1 72,5 65,7 48,6 Il confronto sui valori medi rivela che le variabili che sottolineano un cam86 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 biamento significativo alternano tendenze in crescita o in calo connesse al tipo di sostanza: alcolici, superalcolici, psicofarmaci, amfetamine, tabacco e ketamina incrementano la percezione della loro illegalità, mentre le altre sostanze (le droghe più “dure”) diminuiscono, seppur di poco, tale percezione. Va detto comunque che rimane pressoché totale la percezione di illegalità delle cosiddette droghe pesanti sia prima che dopo l’intervento degli esperti in aula. Non si notano significative differenze tra le seconde e le terze classi. Si può solo mettere in evidenza che le classi seconde hanno medie più elevate prima e dopo l’intervento, ossia accentuano più delle altre il carattere di illegalità delle sostanze. I Centri Professionali sono la tipologia di Scuola che mostra medie iniziali e medie finali più elevate. Mentre alcuni Licei evidenziano gli scarti più significativi tra i valori medi di entrata e di uscita, specie per quanto concerne l’accentuazione dell’illegalità delle anfetamine. 4.2.7. Poca chiarezza sugli effetti delle sostanze nel produrre dipendenza “Il consumo di queste sostanze può dare “dipendenza fisica” “dipendenza psicologica” o “non dipendenza” Le percentuali risultano essere talora contraddittorie. Dopo l’intervento negli studenti permane non molto chiara la distinzione delle sostanze circa gli effetti che producono nella direzione di creare forme di dipendenza. Ecco il quadro: Il consumo di queste sostanze può dare: “dipendenza fisica”, “dipendenza psicologica” o “non dipendenza” Tab.18. Sostanze Eroina Cocaina Ecstasy Crack Lsd Amfetamine Superalcolici Alcolici Hashish e marijuana Dipendenza fisica Q. Q. entrata uscita 73,4 69,1 72,6 65,1 64,0 55,5 60,5 60,1 56,2 52,4 52,8 57,6 52,1 46,9 47,4 44,6 47,4 43,3 Dipendenza Psicologica Q. Q. entrata uscita 53,5 45,7 53,5 47,5 56,4 49,4 50,3 44,2 46,8 51,3 45,5 41,8 50,8 50,8 47,3 51,4 61,0 52,6 nessuna Dipendenza Q. Q. entrata uscita 1,0 2,8 1,1 3,1 3,0 5,5 3,8 4,4 8,0 6,6 7,2 5,8 12,8 11,2 18,4 11,6 8,9 10,2 87 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 Dipendenza fisica Q. Q. entrata uscita 44,6 49,5 43,7 43,6 41,7 50,6 40,7 54,1 Sostanze Tabacco Psicofarmaci Inalanti Ketamina Dipendenza Psicologica Q. Q. entrata uscita 62,5 55,5 60,6 57,0 45,7 39,3 37,3 40,8 nessuna Dipendenza Q. Q. entrata uscita 8,0 6,6 7,0 7,5 16,6 12,5 10,2 7,8 E’ probabile che l’eccessivo numero di sostanze prese in esame o la non esplicita attenzione dedicata dagli esperti sull’aspetto della dipendenza abbiano provocato una non chiara capacità di distinzione da parte dei ragazzi. 4.2.8. Incerta percezione delle forme del controllo preventivo e repressivo “Se la polizia ferma una persona che possiede un quantitativo modesto delle seguenti sostanze cosa succede?” Gli studenti a seguito dell’intervento rispondono più frequentemente che la persona fermata con la sostanza “è denunciata alla magistratura” ed “è segnalata agli organi competenti”, piuttosto che “è arrestata”. Rimane una tendenza a sopravvalutare le conseguenze sanzionatorie più gravi (di tipo repressivo) rispetto a quelle di tipo preventivo e terapeutico. Si rilevano dati per certi versi contraddittori poiché, dopo gli interventi degli esperti, si notano ancora orientamenti confusi per quanto concerne il sanzionamento delle sostanze, anche a prescindere dalla loro connotazione legale o illegale. Nel seguente riquadro vengono indicate le posizioni relativamente ad alcune sostanze dai diversi effetti, escludendo eroina ed alcool che si collocano su due poli estremi, nel senso che gli studenti affermano anche sul piano delle conseguenze penali la pericolosità dell’eroina, mentre ritengono l’alcool (vino e birra) assolutamente non sanzionabili: Tab. 19. Provvedimenti di polizia in caso di possesso di sostanze Sostanze Cocaina Ecstasy Amfetamine Hashish e marijuana Superalcolici Tabacco Denuncia alla magistratura Q. Q. entrata uscita 19,3 27,1 22,5 29,2 30,0 37,3 arresto Q. entrata 67,7 61,0 29,6 Q. uscita 39,8 34,3 16,9 Segnalazione ai servizi Q. Q. entrata uscita 4,8 19,4 7,8 22,3 20,2 28,6 Sanzione pecuniaria Q. Q. entrata uscita 1,4 1,7 1,0 2,1 3,9 4,4 27,3 34,6 47,3 18,0 14,4 32,4 3,8 3,2 8,5 2,7 9,8 5,7 1,8 4,2 3,1 3,9 9,5 2,4 8,6 4,0 16,9 3,6 12,3 3,8 88 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 Sostanze Psicofarmaci Denuncia alla magistratura Q. Q. entrata uscita 12,0 19,6 arresto Q. entrata 4,8 Q. uscita 7,0 Segnalazione ai servizi Q. Q. entrata uscita 15,0 14,9 Sanzione pecuniaria Q. Q. entrata uscita 5,3 6,1 Tab. 20. Nessun Provvedimento da parte della polizia in caso di possesso di sostan ze Sostanze Cocaina Ecstasy Amfetamine Hashish e marijuana Superalcolici Tabacco Psicofarmaci Questionari in entrata 1,6 1,4 10,5 1,9 60,5 84,0 57,3 Questionari in uscita 3,2 2,9 7,3 3,1 58,4 73,7 46,0 Andando più nello specifico, per la maggior parte degli studenti non succede nulla nel caso di possesso di superalcolici, sia prima che dopo l’intervento, permane, tuttavia, una quota considerevole di risposte che associano al consumo di alcol risposte repressive. Gli stessi rilievi valgono anche nel caso degli psicofarmaci, mentre sanzioni di rilievo sono immaginate per le anfetamine, l’hashish e l’ecstasy, soprattutto come “denuncia alla magistratura” e “segnalazione ai servizi”, con un loro considerevole aumento di percentuale dopo l’intervento che fa diminuire di molto la convinzione che per esse scattasse inesorabilmente l’arresto. 4.2.9. Informazioni stereotipate? “Le informazioni che possiedi sulla droga provengono prevalentemente da” Relativamente alla provenienza delle informazioni possedute sulle droghe, colte nel questionario d’ingresso, le risposte degli studenti si concentrano attorno alle trasmissioni televisive (45,8%). Seguono articoli di giornali o letture specifiche (15,3%), e, solo in secondo piano, gli amici (17,6%). La scuola (15,3%) e la famiglia (1,3%) rimangono piuttosto marginali come fonti di informazione sulle sostanze psicoattive. Tale dato riflette, da un lato, l’esposizione imponente ai mezzi di comunicazione di massa degli adolescenti, e dall’altro, l’atteggiamento di distacco dell’adolescente dagli ambiti istituzionali, soprattutto per questioni che hanno a che fare con la “trasgressione”, e che forse non rende conto di quanto, in realtà, sia la scuola e sia famiglia stiano facendo su tale problematica. 89 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 L’informazione ricevuta sulla salute e sugli effetti delle doghe durante il periodo scolastico è considerata adeguata solo dal 15,5 % degli studenti, sufficiente dal 38,5% e lacunosa e insufficiente dal 43%. 4.2.10. Soddisfatti e “attratti” Gli studenti si ritengono abbastanza soddisfatti del progetto, sia per i contenuti degli interventi proposti sia per il metodo utilizzato. Leggermente inferiore risulta essere la soddisfazione per l’organizzazione degli interventi. Tab. 21. Livello di soddisfazione del progetto relativo a : Media Contenuti Metodo organizzazione 3,1578 3,1546 2,9014 La media è calcolata su valori di scala da 1 a 4 dove: 1 = per nulla soddisfatto; 2 = poco soddisfatto; 3 = ab bastanza soddisfatto; 4 = molto soddisfatto Premesso che è una percentuale minoritaria quella che risponde ai quesiti circa gli aspetti positivi e negativi del progetto, emerge dalle risposte che: - i punti di forza evidenziati sono “il coinvolgimento con la classe da parte dei professionisti che hanno tenuto l’intervento” (14,2) e “la preparazione dei professionisti intervenuti” (5,7); - i punti di debolezza, invece, sono indicati “nell’esiguità del tempo dedicato agli incontri e alla poca numerosità degli incontri”. La problematica che risulta essere più interessante per gli studenti è quella relativa alle conseguenze sulla salute del consumo di droga e gli effetti delle differenti sostanze sul cervello e sulle prestazioni fisiche. Fra i suggerimenti degli studenti viene sottolineata la necessità di affinare la conduzione del modulo sociale e di quello psicologico rendendoli più ricchi di casi concreti e di esempi di vita reale. Il suggerimento ricorrente di dare più spazio e più tempo a tali problematiche è un aspetto importante di come la condizione adolescenziale percepisca, comunque, la necessità di confrontarsi con testimoni ed adulti autorevoli. Si ritiene che tale suggerimento vada preso con serietà e possa, anzi debba, essere raccolto, valutato e seguito dal corpo insegnante della Scuola. 90 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 4.3. Rilievi e prospettive La ricognizione dell’andamento del Progetto “Prevenzione delle dipendenze” attuato nelle Scuole del Trentino nell’a. s. 2004/05 permette di sottolineare che: - i tre interventi, di due ore ciascuno, degli esperti del Ser.T (medico, psicologo e assistente sociale) producono un aumento degli elementi conoscitivi delle varie sostanze stupefacenti e psicotrope e una maggior consapevolezza delle conseguenze associate al loro consumo sotto il profilo normativo; - la maggiore consapevolezza sia degli effetti negativi sia degli effetti “positivi” dell’assunzione di droghe sembra associarsi ad una accentuazione degli aspetti di conoscenza “più sensibili” alla condizione psicologica e sociale dell’età adolescenziale (divertimento, sfida, ricerca dei limiti, ecc…). Ciò significa che i ragazzi, pur ancorati, nella stragrande maggioranza, agli schemi convenzionali che fanno leva sui concetti di normalità, di salute e di “pericolosità” delle droghe, tendono a cogliere, con curiosità, le valenze “ricreative” e quelle di “sfida” insite nel consumo di certe sostanze; - il progetto incontra la generale soddisfazione degli studenti che manifestano la necessità di una continuità di attenzione sull’argomento, con approfondimenti che potrebbero essere fatti propri dagli insegnanti della scuola; - permangono incertezze su alcuni aspetti di conoscenza, soprattutto sul tipo di dipendenza che procurano le varie sostanze e sulle conseguenze legali della loro detenzione. E’ probabile che ciò sia il risultato del fatto che non tutti gli interrogativi inseriti nei questionari d’ingresso e d’uscita siano stati realmente e concretamente, per varie ragioni, affrontati dagli esperti; - la “dispersione” e l’incongruenza rilevabile in certe risposte fornite sui questionari induce a ritenere che lo stesso strumento (il questionario) debba essere rivisto e semplificato, onde evitare che l’eccessivo appesantimento dei quesiti possa falsare le risposte fornite; - lo strumento di valutazione (il questionario) va riformulato anche nell’ottica di presentare quesiti che poi vengano effettivamente affrontati, in modo diretto, dagli esperti durante gli incontri e dagli insegnanti in fase di ulteriore approfondimento; - nella riformulazione del questionario di entrata e di uscita è necessario tenere conto di alcuni (pochi ma chiari) obiettivi condivisi dagli “attori in gioco”, verso cui orientare contenuti e modalità di esplicazione del progetto; - i contenuti del progetto vanno ridefiniti pensando ad un maggior coinvolgimento degli insegnanti delle singole Scuole nell’attuazione degli interventi, eventualmente predisponendo materiale di supporto; inoltre i contenuti dovrebbero prevedere un più diretto coinvolgimento del gruppo classe, con percorsi interdisciplinari e diverse metodologie di lavoro (musica, teatro, ricerca, giochi di ruolo, lavori di gruppo, mostre, ecc..); - è auspicabile che il progetto si orienti da un livello informativo esteso, come l’attuale, e che per forza di cose tende a produrre dispersione, a un livello 91 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 4 più riflessivo orientato sul tema centrale della responsabilità affrontato con riferimento alle dinamiche: norma-trasgressione, salute-malattia, divertimentosballo, comportamento-rischio, sfida-crescita, crisi-fuga, ecc…. ecc…, dove la sostanza rimane sullo sfondo di una problematica che investe direttamente il modo di vivere, le interazioni con se stesso e le relazioni con gli altri. 92 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 5 Aspetti valutativi del Progetto legalità condotto negli Istituti scolastici superiori del Trentino nell'anno scolastico 2005/06 Il “Progetto Legalità” 11, denominato anche progetto di sensibilizzazione alla convivenza, alla legalità e alla giustizia, rappresenta l’affinamento di un’offerta formativa, di aggiornamento e di approfondimento su percorsi già autonomamente attivati dalle Scuole, che un gruppo di esperti (docenti universitari, ricercatori ed operatori dei servizi) da alcuni anni sta proponendo agli studenti e agli insegnanti degli Istituti Scolastici Superiori del Trentino sui temi della convivenza, della legalità, della giustizia e della pena. L’idea progettuale, sorta nel 1998 su input della Commissione provinciale per i problemi della devianza e della criminalità e con la collaborazione di docenti dell’Università degli Studi di Trento, della Sovrintendenza scolastica (prima) e del Servizio Istruzione della Provincia Autonoma di Trento (poi), trova, oggi, una fruttuosa collaborazione da parte di operatori appartenenti ai Servizi della Giustizia minorile, del Penitenziario, della Mediazione, del Privato sociale e del Volontariato12. Il progetto, pur non essendo orientato, in modo specifico e diretto, sulla problematica della dipendenza, affronta i temi della trasgressione, del rischio e del consumo di alcolici e droghe, e ponendo al centro l’obiettivo della responsabilizzazione, si colloca in una dimensione promozionale e preventiva del disagio sociale e dei comportamenti devianti. L’elaborazione dei dati è stata effettuata da Rosemarie Callà Negli anni 2004/05 e 2005/06, qui presi in esame, hanno collaborato al progetto, per la parte scientifica, Bruno Bertelli (coordinatore dell’intero progetto e dei moduli A, E, F), Paolo Fortuna (per il modulo B), Antonella Zanfei, Debora Nicoletto, Rita Pattelli e Mario Della Rocca (per il modulo C), Tommaso Amadei e Chiara Marcozzi (per il modulo D), Rosemarie Callà (per la parte di elaborazione dei questionari d’ingresso e di uscita) 11 12 93 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 5 5.1. Le finalità Lo scopo principale del “progetto legalità” è quello di favorire atteggiamenti positivi nelle relazioni sociali e costruttivi nei confronti dei problemi della giustizia (sociale e legale) attraverso la promozione di un’informazione corretta e ragionata. Tale finalità è perseguita con l’utilizzo di metodologie che cercano di stimolare la riflessione degli studenti e sollecitare le loro risposte ad interrogativi concernenti le regole della vita sociale, le conseguenze delle proprie e delle altrui azioni, la trasgressione, la reazione sociale, il funzionamento della giustizia sociale e legale, il sistema delle sanzioni e delle pene, il risarcimento del danno, la riparazione, la conciliazione. L’intento non è solo quello di mettere in condizione lo studente di farsi un’idea della problematica sul piano dell’informazione e dell’orientamento, bensì di stimolare, attraverso chiavi di lettura puntate sulla responsabilità sociale e individuale, un atteggiamento positivo e propositivo che, naturalmente, deve essere sostenuto e ravvivato nel quadro delle iniziative e delle relazioni che caratterizzano il percorso scolastico complessivo. Si ritiene, infatti, che per far crescere nei ragazzi la consapevolezza della legalità e della pacifica convivenza non basta un percorso di approfondimento, anche con la presenza di esperti esterni, ma è necessaria una riflessione continuata e coinvolgente anche sulla tipologia e sulle modalità delle relazioni umane e sociali che quotidianamente si sviluppano nel mondo scolastico. Il “progetto legalità” è stato strutturato, per l’a.s. 2005/2006, in sei moduli. I moduli, di quattro ore ciascuno, sono, per contenuti e modalità, così articolati: Modulo A A partire dalla valutazione di alcuni comportamenti trasgressivi fornita dai ragazzi, tramite le risposte al questionario preventivamente somministrato, è stato attivato un dibattito, anche col supporto di audiovisivi, centrato su: - l’importanza delle regole nella vita quotidiana e le conseguenze delle nostre azioni; - la responsabilità individuale e sociale di fronte a comportamenti che trasgrediscono la morale e/o la legge; - la tutela di beni fondamentali e le funzioni delle norme penali. Modulo B A partire da alcune sollecitazioni fornite da casi concreti è stato attivato il dibattito, in presenza di un mediatore dei conflitti, su: 94 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 5 - i modi di percepire e di fare giustizia; - la risoluzione dei conflitti attraverso la mediazione (giustizia riparativa); - significati e motivazioni nella ricomposizione dei conflitti; Modulo C A partire da alcuni casi reali di minori autori di reato sono stati attivati gruppi di lavoro fra studenti, con successivo confronto-dibattito, in presenza di esperti del Servizio sociale minorile, su: - cosa succede al minore che commette un reato; - chi fa che cosa per riabilitare il minore deviante; - prospettive di responsabilizzazione e prevenzione. Modulo D A partire da documentari filmati all’interno di istituti carcerari è stato attivato un confronto-dibattito, in presenza anche di operatori e volontari del peniten- ziario, su: - l’articolazione dei sistemi penitenziari moderni; - come si opera per la “ rieducazione” del condannato; - i problemi della pena e la collaborazione degli Enti locali e della comunità nei progetti di reinserimento sociale dei condannati. Modulo E Approfondimento, con la proiezione di materiale audiovisivo (film e cortome- traggio) dei seguenti temi: - la pena di morte nel mondo; - la morte come pena negli U.S.A; - le ragioni del sì e del no; - vita, morte e diritto. Modulo F A partire dalla proiezione di un cortometraggio si apre un dibattito sulle “sfide del crescere” toccando in particolare le seguenti tematiche: - quotidianità e progetto; - rifiuto e delusione; - malessere e falsi rimedi; - i rischi dell’esperienza; - avventura e responsabilità. Gli insegnanti di riferimento di ciascun Istituto scolastico sono stati coinvolti sia 95 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 5 in fase di progettazione, con un incontro preliminare finalizzato ad illustrare e discutere i contenuti e i metodi del progetto legalità proposto agli studenti, sia in fase di attuazione, con la collaborazione relativa alla predisposizione dei calendari degli incontri, dei supporti tecnici e burocratici per l’attuazione concreta, della distribuzione a studenti ed insegnanti di eventuale materiale di supporto e di approfondimento, della somministrazione dei questionari d’ingresso e d’uscita. Agli insegnanti referenti è stata, infine, restituita la relazione di valutazione circa l’andamento del progetto e dei risultati conseguiti. In fase di attuazione degli incontri, dal punto di vista del metodo si è dato ampio spazio alle esigenze manifestate dai ragazzi, sia in termini di conoscenza, sia in termini di confronto. Relativamente ai contenuti di ciascun modulo, accanto alla discussione, si è cercato di mantenere una base di informazioni essenziali in grado di rendere conto della portata complessiva dei problemi affrontati. Le tecniche del confronto, della discussione di casi, della percezione visiva di realtà “sconosciute” hanno avuto ampio spazio e l’intervento dell’esperto ha cercato di sostenere una riflessione orientata verso la responsabilizzazione personale e sociale delle condotte sociali dei giovani e degli adulti. 5.2. Gli Istituti scolastici che hanno aderito al progetto Il Progetto Legalità è stato proposto a tutte le Scuole superiori del territorio provinciale, tramite comunicazione postale, sia cartacea che elettronica, e con uno specifico incontro rivolto a tutti i referenti scolastici interessati al progetto. Al “Progetto Legalità” 2005/2006 hanno aderito 15 Istituti scolastici così ripartiti: Tab. 22. Sedi Istituti scolastici Trento Rovereto Altri centri Totale Istituti tecnici e d’arte 4 2 4 10 Licei 2 3 5 Complessivamente sono stati attivati 60 moduli così suddivisi: Modulo A (Trasgressione e responsabilità): Modulo B (Conflitto - Mediazione): 96 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 n. n. 16 3 Capitolo 5 Modulo C (Giustizia minorile): Modulo D (Pena, Carcere, Società): Modulo E (Pena di morte): Modulo F (Sfide del crescere): n. n. n. n. 11 7 14 9 Le Classi coinvolte sono state 70 così suddivise: Prime n. 7 Seconde n 17 Terze n. 5 Quarte n. 20 Quinte n. 21 5.3. orientamenti e atteggiamenti degli studenti La problematica proposta dal “progetto legalità” è ampia e complessa ma è “materia” che fa parte della quotidianità, sia in termini di rapporti sociali che di comunicazione di massa. Gli studenti, nel loro modo di parlare, di comunicare e di atteggiarsi, riflettono gli orientamenti stereotipati presenti nel loro ambiente di vita. La maggioranza tende ad evidenziare, oltre ad una scarsa conoscenza dei problemi, reazioni che appaiono dettate più dall’emotività che dalla razionalità. Le questioni relative alla convivenza sociale e al rispetto delle regole sembrano riguardare, o richiamare in primo piano, quasi sempre le responsabilità di altri e non anche le proprie. Di conseguenza emerge una sostanziale sottovalutazione delle conseguenze di certe azioni “trasgressive” che possono vedere coinvolti, più o meno direttamente, i ragazzi stessi. Di converso quando si indicano, in astratto, precisi reati, la pena che i ragazzi prevedono è “esageratamente” severa, come se scattasse un meccanismo che li rende completamente estranei da quei fatti perché riguardano indubitabilmente “altri” e “diversi” da sé. Gli incontri del primo modulo hanno cercato di restituire ai ragazzi il loro modo di rapportarsi alla “trasgressione”, fornendo stimoli sul significato e la pratica della responsabilità, facendoli riflettere sul senso che le nostre azioni e i nostri comportamenti hanno nel rapporto con gli altri e con le istituzioni. Gli incontri dei moduli successivi, pur specifici nei contenuti, hanno puntato alla costruzione di atteggiamenti razionali e socialmente produttivi di fronte a problemi che possono suscitare forti reazioni emotive. È stata effettuata una valutazione sui contenuti e gli orientamenti evidenziati dagli studenti a seguito degli interventi, nonché sul loro livello di soddisfazione e di proposta. Sono state somministrate schede finali a un campione di classi partecipanti al Progetto in modo da rispecchiare la configurazione dei moduli attivati. 97 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 5 5.4. Valutazione finale (output) del Progetto Legalità 2005-2006 L’attuazione di uno o più moduli del progetto prevede la somministrazione di un questionario iniziale (d’ingresso) e di una scheda di valutazione finale (questionario d’uscita). Il questionario d’ingresso è, peraltro, strumento fondamentale per la conduzione del modulo A, quello incentrato sulle regole, la trasgressione e la responsabilità. Il questionario di valutazione iniziale cerca di rilevare il grado di conoscenza e coinvolgimento dei destinatari (gli studenti) nella problematica, ed è costruito con l’intento di conoscere posizioni, orientamenti e atteggiamenti dei ragazzi nei confronti di alcuni aspetti specifici delle questioni da approfondire. La valutazione iniziale ha scopi prevalentemente orientativi per una maggior aderenza del progetto formativo alle aspettative degli studenti. La scheda di valutazione finale è predisposta per cogliere il grado di acquisizione conoscitiva e il livello di gradimento e soddisfazione degli incontri effettuati. La valutazione finale è svolta su un campione di classi partecipanti al Progetto ed ha scopi prevalentemente orientativi per migliorare l’offerta formativa alla luce dei risultati conseguiti e delle proposte avanzate dagli stessi studenti. I questionari d’ingresso e le schede finali, predisposte dal gruppo di lavoro, vengono somministrate a una distanza di circa 15 giorni dall’effettuazione degli incontri (15 giorni prima per il questionario iniziale, 15 giorni dopo per la scheda finale). Tali questionari e schede sono anonimi e sono predisposti in modo da tutelare la privacy. Proprio per questa ragione è necessario avvertire il lettore sul tipo di valutazione effettuato. Infatti, per comprendere il tipo di analisi svolta è necessario precisare che non è stato possibile, proprio per tutelare in massimo grado la privacy, svolgere dei confronti fra posizioni e orientamenti di singoli individui prima e dopo l’intervento. I confronti riguardano le intere classi, con un limite dovuto al fatto che il numero degli studenti della stessa classe che hanno compilato il questionario in entrata spesso non coincide col numero degli studenti che hanno compilato il questionario in uscita. Per ovviare in parte all’inconveniente di comparare situazioni non omogenee sono state aggiunte nel questionario in uscita alcune domande per verificare che il confronto fra i dati d’ingresso e quelli finali riguardasse solo quegli studenti della classe che avevano partecipato a tutte le fasi (compilazione dei questionari d’ingresso e d’uscita e presenza a tutti gli incontri con gli esperti). Nonostante questo accorgimento molti studenti hanno mostrato “una perdita di memoria delle diverse fasi” o “una confusione fra tipologie differenti di progetti cui avevano partecipato”. Pertanto, questi risultati vanno letti con molta cautela cogliendo soprattutto le tendenze complessive che 98 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 5 sembrano indicare. Per il prossimo futuro è in corso di revisione la metodologia di raccolta dei dati, sia nella fase iniziale che in quella finale, con l’obiettivo di individualizzare il più possibile le risposte pur nel rispetto assoluto della privacy. In questo modo sarà possibile fare delle valutazioni molto più articolate all’interno della stessa classe, o gruppo di classi, e fornire dunque strumenti di conoscenza adeguati per attività successive di approfondimento, di confronto e di stimolo da parte degli insegnanti e dell’Istituto scolastico, a favore della crescita formativa degli studenti. Per il “Progetto Legalità” 2005/2006 sono state sottoposte a valutazione finale n. 30 classi, corrispondenti a n. 27 gruppi – classe (per 3 casi di aggregazione di 2 classi in un unico gruppo), così suddivise: Classi coinvolte nella valutazione finale: Classi 4^ Classi 2^ Classi 5^ Classe 3^ Classe 1^ 10 9 5 1 5 Numero classi valutate per moduli: Solo Modulo A Modulo A + B Modulo A + C Modulo A +B + F Solo Modulo E Solo Modulo F 12 2 3 1 10 2 La valutazione è stata particolarmente incentrata sulle classi che hanno svolto il modulo A (trasgressione/responsabilità), quello E (pena di morte) e quello F (sfide del crescere). 5.4.1. Cambiamenti registrati nel gruppo - classe a seguito dell’intervento Si riportano ora i risultati della valutazione condotta confrontando gli orientamenti iniziali e gli orientamenti finali degli studenti, registrati tramite i questionari d’ingresso e uscita. Si espongono innanzitutto le posizioni sui comportamenti trasgressivi con la riproposizione dei quesiti, inseriti nei questionari, accompagnata da un commento circa le problematiche sottese e le possibili strategie formative. Si continuerà con questioni connesse alla responsabilità individuale di fronte alla legge, alla pena di morte, al grado di soddisfazione manifestato dagli studenti e alle loro proposte migliorative del progetto. 99 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 5 A. Comportamenti trasgressivi Rispetto alle affermazioni sotto riportate cosa ne pensi? (un’unica crocetta per do manda) Sottrarre denaro a un benestante: - all’occasione si può fare, tanto lui è ricco è un fatto grave, così non si rispetta la proprietà altrui si rischia il carcere, si tratta di un furto è piuttosto normale che chi è nel bisogno si arrangi come può Alcuni ragazzi, soprattutto i più giovani, tendono a cadere nella sindrome di Robin Hood (risposta a e d). La maggioranza, tuttavia si divide fra la risposta c (conformismo legale) e quella b (conformismo valoriale). Insultare un vigile che applica il codice in modo fiscale - può capitare, è normale al giorno d’oggi si rischia la denuncia l’insulto è inutile e incivile è giustificato se il vigile è fiscale Dare “una lezione” al vigile è una tentazione che alcuni ragazzi provano senza valutane le conseguenze. Quale senso di ingiustizia può essere se sono stato io a violare la legge? Come ricondurre la responsabilità individuale e sociale nell’alveo del rispetto dell’altro, dell’autorità, delle leggi e nel rispetto di me stesso? A questi interrogativi si possono dare risposte con casi concreti Scrivere con lo spray su luoghi pubblici, treni o monumenti: - è un divertimento come tanti altri se qualcuno se ne accorge può chiamare la polizia si rovinano cose che sono di tutti è un’espressione artistica che va rispettata Una discreta percentuale di ragazzi tende a vedere come divertente e artistica la scrittura o i disegni su luoghi pubblici. Qui si tratta di non mortificare “la vena artistica” ma di far comprendere tempi, spazi, luoghi adeguati e l’importanza di rispettare “simboli culturali” che rappresentano un patrimonio di tutti. 100 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 5 Salire in autobus senza avere il biglietto: - la maggior parte delle volte non succede nulla il rischio è una multa quasi certa può capitare a tutti una dimenticanza si fa un danno a un pubblico servizio La maggioranza dei ragazzi tende a non considerare tale comportamento come “dannoso” per il servizio. Incombe la “multa” come paura, spesso però non succede nulla. Quasi un “gioco” al rischio che per alcuni ragazzi può diventare persino attraente. Una buona occasione per approfondire il rapporto fra rischio, responsabilità e atteggiamento civico. Allacciare le cinture di sicurezza: - lo faccio immediatamente come salgo in auto spesso mi dimentico per piccoli giretti non è necessario le allaccio solo se seduto davanti Qui il ragionamento e le considerazioni si focalizzano sui dubbi che qualcuno manifesta sull’utilità delle cinture e sulla loro indispensabilità se il percorso da fare è breve. La prevenzione come buona abitudine non è facile da far capire ai ragazzi in un’età in cui si accende nella loro vita una luce per volta, spesso accecante e imperiosa, e dove diventa assai difficile tenere sotto controllo contemporaneamente diverse situazioni. Dati (Istat – Aci) aggiornati e filmati sulla scicurezza sono più eloquenti di qualsiasi convincimento sostenuto a parole. L’immigrazione di persone da paesi poveri: - è un grave reato e fa crescere la criminalità è comunque una risorsa per la nostra economia è un processo inarrestabile che va regolamentato ma non punito è un segnale particolarmente allarmante per la nostra cultura In questa domanda si manifestano stereotipi e pregiudizi, convinzioni e distanze sociali, paure e ragioni di fronte allo straniero, alla diversità. Meriterebbe un modulo di apprendimento a sé. Le classi che già hanno affrontato il problema evidenziano risposte molto più calibrate. Qui la responsabilità individuale e sociale nostra e dei ragazzi va giocata su due livelli spesso non disgiunti fra loro: quello delle migrazioni e del rapporto coi migranti (milioni di italiani sono emigrati) e quello della clandestinità e del rapporto con la legalità. 101 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 5 Se un tuo amico si ubriaca: - mi fa pena, guarda come si è ridotto una sbronza ogni tanto può capitare a tutti un modo come un altro per divertirsi meglio bere bibite analcoliche Attenzione! Questa domanda rivela la diffusione (quasi sempre il 50% delle risposte) di una mentalità aperta allo “sballo” attraverso una sostanza (l’alcol) culturalmente accettata a “valorizzata”, i cui effetti, soprattutto indiretti, producono talora conseguenze nefaste. Far passare il concetto di responsabilità sul filo dell’uso e abuso non è semplice, ma appare la via più realistica e “incisiva”. Anche qui i dati di ricerche, di incidenti, i casi reali possono meglio delle parole aiutare i ragazzi. Se vedi qualcuno (ragazzo/a) che sta fumando droga (uno spinello) pensi: - sta rischiando di brutto tabacco o marijuana non fa differenza, è solo fumo francamente mi pare un po’ fuori c’è chi ha il coraggio delle proprie azioni Per la maggioranza il “fumo” è una fuga dalla responsabilità, ma per 1/3 dei ragazzi è qualcos’altro: piacere, sfida, occasione, gioco, modo di stare con altri. Ragionare sulla differenza legale e illegale a partire da ciò che culturalmente accomuna è far scoprire una responsabilità che spesso deve porsi “fuori gioco”(né con la droga, né con questi modelli culturali di consumo). Forse è chiedere troppo ai ragazzi. Ma loro sono attratti dai “testimoni” che li aiutano ad ”andare oltre”. Un tuo amico ti racconta di aver ricevuto una banconota falsa da €. 50 e di volerla rifilare al rivenditore di panini durante l’intervallo scolastico. Tu: - cerchi di convincerlo che sta facendo una cosa sbagliata non dici nulla, tanto è un problema suo in cambio della confidenza gli chiedi un panino gratis gli fai presente le conseguenze se viene scoperto In questa domanda “gioca” molto il rapporto di amicizia e gli atteggiamenti sono sostanzialmente 3: chi ritiene che un amico possa fare queste cose per errore e quindi si cerca di convincerlo; chi ritiene che chi fa quelle cose non è, o non è più, o non è mai stato un amico e quindi va lasciato al suo destino e chi si fa complice con l’amico per trarne un illecito profitto. E’ evidente che la non irrilevante percentuale di ragazzi che rispondono c) rappresenta un possibile target di soggetti facilmente influenzabili, anche in negativo, da compagni di pari età. Forse sarebbe importante per gli insegnanti della scuola porre attenzione per aumentare autostima e autonomia in questi ragazzi. Nel contempo è auspicabile lo sviluppo nella classe di un clima solidale in grado di rompere atteggiamenti marcati di tipo individualistico. Rispetto a questi 9 comportamenti sono stati analizzati la direzione del cambiamento (positivo/negativo), la natura del cambiamento (orientamento edonistico – individualistico – normativo/sanzionatorio – normativo/valoriale). 102 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 5 Al fine di una miglior comprensione dei dati sotto riportati si precisa che: - P significa un orientamento prevalente del gruppo-classe su risposte che convergono verso il concetto di responsabilità, con riferimento o ai valori (p/v) o alle conseguenze di tipo sanzionatorio (p/s). - N significa un orientamento del gruppo-classe su risposte che sottendono la negazione o la non considerazione della responsabilità, con riferimento o alla giustificazione della condotta (n/g) o alla neutralizzazione dei suoi effetti per ragioni ludiche (n/l). - A significa un numero pressoché uguale di risposte P ed N (gruppo-classe diviso su due distinte posizioni) Dal confronto delle risposte fra i questionari di ingresso e quelli di uscita emerge che si sono verificati il seguente numero di cambiamenti nell’orientamento sui comportamenti: - Totale dei cambiamenti possibili: 243 - Totale dei cambiamenti possibili delle classi che hanno svolto il modulo A 134 - Totale cambiamenti significativi realmente registrati: 96 - Da posizioni iniziali di N o A a posizioni finali di P: 63 (p/v = 37 e p/s = 26) - Da posizioni iniziali di P o A a posizioni finali di A o N: 33 (n/g = 28 e n/l = 5) Complessivamente si verificano cambiamenti significativi nell’orientamento del gruppo-classe per poco meno della metà dei comportamenti “trasgressivi” posti all’attenzione degli studenti. Questo significa che per alcuni comportamenti l’orientamento iniziale del gruppo-classe rimane costante, anche dopo l’intervento, in una delle tre posizioni identificate (P, N, A). Va ricordato, peraltro, che il questionario iniziale e finale contenente i 9 comportamenti “trasgressivi” sopra riportati è stato somministrato anche ai 12 gruppi-classe che non hanno svolto il modulo A, bensì solo il modulo E (pena di morte) o solo il modulo F (sfide del crescere). In questi gruppi-classe, come era lecito attendersi, i cambiamenti sono stati minimi per quanto concerne le 9 condotte “trasgressive” e le posizioni, in taluni casi, hanno subito sbilanciamenti in positivo o in negativo in modo del tutto “estemporaneo”. Come tendenza generale si può però affermare che, tranne in pochissimi casi, dopo l’intervento, si nota che: - l’atteggiamento positivo prevalente (in entrata) rimane tale o si rafforza (in uscita); - l’atteggiamento ambivalente prevalente (in entrata) o rimane inalterato o tende all’atteggiamento positivo (in uscita); - l’atteggiamento negativo prevalente (in entrata) o rimane inalterato, o tende 103 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 5 all’atteggiamento ambivalente o positivo (in uscita). Ciò dimostra come gli interventi abbiano comunque inciso nel favore una generale tendenza negli studenti a vedere certe condotte in un’ottica più responsabilizzante. Se infatti analizziamo la graduatoria dei trend significativi notiamo che: - le risposte totali in P incrementano dopo l’intervento e ciò produce sia un chiaro cambiamento di orientamento verso alcuni comportamenti sia un maggior rafforzamento di tutto il gruppo- classe intorno a visioni più responsabilizzanti (aumenta cioè nella classe il numero di risposte che incrementano un atteggiamento positivo che era già inizialmente espresso dalla maggioranza); - le risposte totali in N calano dopo l’intervento e le posizioni tendono a farsi più articolate, anche se alcuni comportamenti, come sotto specificato si dimostrano molto “resistenti” ad ogni sorta di cambiamento; - le risposte totali A rimangono sostanzialmente stabili anche se il dato nasconde alcuni cambiamenti che si registrano da P ad A e da N ad A e che tendono a neutralizzarsi reciprocamente sul computo complessivo. Gli item che risultano più di frequente caratterizzati da un trend ambivalente, con anche accentuazioni in negativo, sono: - “Scrivere con lo spray su luoghi pubblici, treni e monumenti” (è un argomento questo legato alla dimensione ludica dei giovani, talvolta molto “autoreferenziale”); - “L’immigrazione di persone da paesi poveri” (nei confronti del tema dell’immigrazione c’è un generale atteggiamento ambivalente caratterizzato da accentuazioni di “pericolo” e da visioni “difensive” ); - “Se un tuo amico si ubriaca” (la dimensione dello “sballo” occasionale appare molto radicata); - “Se vedi qualcuno che sta fumando droga (uno spinello)” (l’ambivalenza sulla droga cosiddetta “leggera” è in espansione nel mondo giovanile e le contraddizioni dei messaggi culturali al riguardo sono assai evidenti). Effettuando il confronto fra le medie di risposta ad ogni comportamento, prima e dopo l’intervento, calcolate secondo la formula P – N / T, [item positivi (più responsabilità) meno item negativi (scarsa responsabilità) diviso il totale delle risposte date], si nota un tendenziale andamento positivo (da -1 a 0 a +1 in rapporto al punto di partenza se negativo, ambivalente o già positivo). Ciò vale, in generale, anche per quelle affermazioni sopra considerate come più problematiche , fra cui “Se un tuo amico si ubriaca”, “Se vedi qualcuno che sta fumando droga (uno spinello) pensi”. Tuttavia non tutte le classi vanno in questa direzione: in particolare le classi 2^ sembrano manifestare più resistenza 104 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 5 al cambiamento di orientamento. Questi trend devono essere comunque presi con molta cautela, non trattandosi di medie ponderate o medie standardizzate, in considerazione, peraltro, della disomogeneità numerica fra chi ha compilato il questionario in entrata e chi ha compilato il questionario in uscita. I risultati, tuttavia, sembrano, in modo assai attendibile, suggerire che su certe tematiche (alcol, droga, immigrazione) e sulle questioni che sottendono è forse necessario soffermarsi di più anche da parte degli insegnanti di riferimento ed, eventualmente, articolare lavori di gruppo, ricerche e quant’altro nel corso di interi cicli scolastici. B. Responsabilità giuridica Se un ragazzo con più di 14 anni e meno di 18 anni, commette un reato è giuridicamente responsabile del fatto? 1. Sì, sempre 2. No, mai fino ai 18 anni 3. Si, se ha capacità di intendere e volere 4. No, perché la responsabilità è dei genitori Ricordando che la risposta maggiormente pertinente è la n. 3, in modo più o meno marcato aumentano i “sì” e diminuiscono i “no”. In 6 classi sparisce la risposta che imputa la responsabilità ai genitori. Gli studenti, cioè, sembrano acquisire non solo una maggiore consapevolezza delle trasgressioni che si configurano come reato, ma anche un maggior senso di responsabilità personale per le proprie condotte. C. Pena di morte Ha senso la pena di morte oggi? sì, per reati molto gravi (omicidio volontario e strage) sì, anche per reati di violenza (stupro – pedofilia – sequestro di persona) sì, anche per reati legati al traffico di armi e droga no, non ha senso, perché non riduce la criminalità più pericolosa no, non ha senso, per questioni umanitarie (la vita è sacra) no, non ha senso, per questioni di diritto (lo Stato non può togliere la vita) Sono 10 le classi (n. 3 classi 2^ , n. 2 classi 4^ e n. 5 classi 5^) che hanno seguito il modulo E sulla pena di morte. Le classi che partivano da un atteggiamento favorevole rispetto alla pena di morte hanno, in buona parte, modificato l’atteggiamento dopo l’intervento, mostrando incrementi nelle posizioni contrarie. Le classi che avevano palesato un atteggiamento contrario alla pena di morte prima dell’intervento, dopo l’incontro con l’esperto conservano o raf105 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 5 forzano tale atteggiamento. Da evidenziare una classe 2^ che mostra un netto miglioramento a seguito dell’intervento, con una diminuzione assai significativa di coloro che si dichiarano favorevoli alla pena di morte (da 11 a 3). Questo effetto è molto probabilmente legato al fatto che l’insegnante, dopo la somministrazione del questionario d’ingresso, ha coinvolto gli studenti in un lavoro di ricerca che è stato poi utile quale base di discussione e di approfondimento nel corso dei due interventi attuati dall’esperto. Il confronto sulla pena di morte sembra rappresentare un ottimo “banco di prova” per gli studenti perché mette in gioco l’equilibrio, non sempre facile da raggiungere, fra componenti emotive e componenti razionali che intersecano inevitabilmente il tipo di problematica. Un indicatore in questa direzione si è rivelato anche il modulo A che, laddove è riuscito a stimolare, per interesse contingente degli studenti, un dibattito sui modi di punire, ha favorito, in uscita, l’aumento di posizioni contrarie alla pena di morte, sebbene quel gruppo-classe non avesse seguito il modulo specifico sulla pena di morte. D. Gradimento degli interventi Esprimi il tuo grado di soddisfazione sugli incontri effettuati: 4. molto soddisfatto 3. abbastanza soddisfatto 2. poco soddisfatto 1. per nulla soddisfatto Scala 1 – 4 : media complessiva: 2,8 Come valuti gli incontri cui hai partecipato in relazione ai seguenti criteri? Tab. 23. Molto interessante contenuti (le cose che hai imparato) metodo (esposizione delle tematiche) organizzazione (supporto della Scuola) continuità (supporto della Scuola) abbastanza interessante Poco interessante Per nulla interessante 4 3 2 1 4 3 2 1 4 3 2 1 4 3 2 1 106 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 5 Scala 1 – 4 : media Contenuti media Metodo media Organizzazione media Continuità 3,0 3,0 2,8 2,5 E. Interesse e suggerimenti da parte degli studenti Gli argomenti considerati più interessanti dagli studenti sono stati indicati in: - Pena di morte (indicata da 16 classi); - Problematiche relative alla droga, all’alcool e al fumo (indicata da 12 classi); - Sicurezza stradale (indicata da 8 classi); - Reati giovanili e sanzioni per i minori (indicati da 8 classi), - Immigrati (indicati da 1 classe). F. Aspetti positivi e negativi Si nota un generale buon apprezzamento dei contenuti e del metodo. Si lamenta, invece, il troppo poco tempo a disposizione, la poca possibilità di approfondimento degli argomenti. Spesso gli studenti sottolineano la preferenza per incontri con maggiore dibattito e utilizzo di filmati. Si è riscontrato da parte di alcuni studenti l’esigenza di essere gratificati e divertiti dagli incontri considerati, cosa non sempre facile da raggiungere sia per l’argomento trattato, sia perché rimane comunque necessario e indispensabile stimolare la riflessione e, oggi, quest’ultimo aspetto tende ad essere percepito come poco gratificante. 5.5. Riflessioni di sintesi Il “progetto legalità”, dopo una sperimentazione pluriennale, ha acquisito una fisionomia di fondo che offre alcune garanzie sul piano funzionale (principi guida, consapevolezza degli attori, modello organizzativo); nello stesso tempo necessita di continue innovazioni sul piano delle metodologie, degli strumenti di supporto, degli stili e dei linguaggi comunicativi. L’analisi valutativa degli incontri progettuali svolti nell’a.s. 2005/2006 sembra evidenziare una confortante incisività del Progetto Legalità nel rafforzare, in generale, orientamenti sociali più responsabili da parte degli studenti e quindi evidenzia una discreta “forza preventiva”. Rimane tuttavia una piccola quota di studenti che appare poco permeabile, nella direzione di una maggior responsabilizzazione, rispetto ad alcune delle tematiche affrontate (immigrazione, 107 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 5 “alcol”, “spinello”, pena di morte…..). É importante quindi migliorare la proposta e coinvolgere in modo più mirato le singole Scuole su percorsi autonomi di prevenzione ed educazione specifica. Le quattro ore con gli esperti per ogni modulo devono, soprattutto per alcune delle problematiche sopra evidenziate, essere potenziate da riflessioni e lavori precedenti e successivi svolti sotto la guida degli insegnanti, in modo tale da poter coinvolgere gli studenti per almeno una quindicina di ore, che rappresentano, secondo qualificati riscontri scientifici, la soglia minima affinché un progetto possa produrre effetti significativi nella stabilizzazione degli orientamenti. Il Progetto Legalità nasce all’esterno della Scuola (Provincia – Università – Ministero della Giustizia) per rispondere ad esigenze avvertite come importanti e prioritarie dalla Scuola stessa (promozione del benessere e di relazioni costruttive) e dalla società civile (promozione della legalità e prevenzione delle devianze sociali fra le giovani generazioni). E’, dunque, un progetto che rappresenta un’occasione, o se si vuole, uno stimolo, per la riflessione e la responsabilizzazione su temi che “tagliano trasversalmente” la nostra esistenza e ci interrogano continuamente sul nostro modo di essere nella società e nelle relazioni con gli altri. In tal senso il progetto non può definirsi esauriente né tanto meno esaustivo: proprio per il suo carattere di proposta “esterna” per la riflessione, deve essere ripreso, negli stimoli che fornisce, per percorsi di approfondimento o di azione che la Scuola stessa autonomamente può (forse deve) costruire. Si è già ribadito negli anni passati e si continua a ribadire oggi che la prospettiva ideale è quella di una Scuola messa in grado di organizzare autonomamente percorsi integrati (fra i diversi insegnamenti) di educazione alla relazionalità, alla convivenza, alla legalità, alla giustizia e dove gli esperti esterni (studiosi ed operatori) potrebbero essere coinvolti per differenti aspetti: a) di valutazione (sia iniziale di fattibilità e di coerenza, sia finale per capirne l’efficacia); b) di aggiornamento sulle problematiche affrontate, c) di partecipazione a incontri e dibattiti ad hoc, integrativi di percorsi già attivati, da svolgersi in classe o nella Scuola. Gli Istituti scolastici che da tempo aderiscono al progetto stanno già muovendosi, alla luce dell’autonomia che li caratterizza, in questa direzione. L’auspicio è che gli ambiti istituzionali e non, implicati nel processo di crescita di un sistema educativo all’altezza delle sfide che il nostro tempo pone, siano consapevoli dell’importanza di sostenere fattivamente gli attori che intraprendono percorsi di questo tipo. 108 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 56 La rappresentazione delle droghe nella stampa e nella televisione: contenuti e possibili effetti 6.1. Introduzione * Questa ricerca si ripropone di analizzare come differenti tipi di droga13 siano rappresentati dai mezzi di comunicazione (in particolare la stampa quotidiana), e se quanto da essi riportato influisca sulla rispettiva immagine che il pubblico ha di tali fenomeni. L’analisi quindi si concentra essenzialmente su due variabili: da una parte il mezzo di comunicazione (stampa in primis e televisione), e dall’altra l’individuo, che nel suo quotidiano interagire con questi mezzi costruisce una propria idea del reale e di conseguenza reimposta le proprie azioni. Come lo stesso Bandura tiene a precisare, i processi di apprendimento che costruiscono gran parte delle nostre possibilità di azione, vengono sviluppati mediante l’osservazione del comportamento altrui, non solo attraverso l’esperienza diretta, ma anche, e soprattutto nelle società attuali, attraverso l’esperienza mediata (Bandura, 1979a, b). Questo è il caso specifico dei media. L’utilizzo di sostanze che alterano lo stato emotivo e la coscienza di un individuo non sono di certo una novità degli ultimi trent’anni. Anzi, nella maggior parte dei casi sono sempre state parte integrante della cultura e dei costumi di diverse società. Datato è anche il dibattito sulla loro accettazione o sul loro rifiuto. Tuttavia, mai come a partire dagli anni 60’ la presenza di determinate sostanze all’interno della società occidentale ha creato tanta attenzione da parte dell’opinione pubblica. Non sola medici, ma sempre di più criminologi, legi- * Questo capitolo è stato realizzato in collaborazione con Luca Mariotti che ha condotto l’analisi delle principali ricerche pubblicate in Germania nel settore qui considerato. 13 In questa ricerca il termine “droghe” sarà utilizzato come termine generico per definire tutte quelle sostanze che provocano alterazioni dello stato di coscienza e/o dipendenza; in questo senso anche alcol, tabacco e medicinali sono inclusi. Sarà invece specificata, quando necessario, la distinzione tra sostanze legali e illegali. 109 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 slatori, politici, psicologi, sociologi e pedagoghi sono interessati e si esprimono sull’argomento. Questo fatto conferma da una parte l’importanza che tale problema ha assunto nella nostra società, e dall’altra l’interesse costante nel chiedersi dove ricercare le cause. A questo proposito le discipline coinvolte sono state e sono tuttora molte. La principale distinzione che viene fatta è relativa alla dimensione del problema; le cause sono da ricercarsi nell’individuo e nella psiche della persona? O sono piuttosto da ricercare nell’ambiente in cui l’individuo interagisce, nella famiglia, nel gruppo di riferimento, nella società? La diffusione del fenomeno soprattutto tra i giovani che si è avuto negli ultimi trent’anni ha reso in molti casi inutilizzabile l’approccio “patologico” che fino a quel momento aveva dominato le ricerche sulla dipendenza (Reuband, 1994, 1976). Al contrario, gli sviluppi della sociologia della devianza, e della criminologia, sebbene non scartino totalmente l’importanza del singolo nel fenomeno (tema peraltro al centro dell’indagine della criminologia positiva di inizio secolo), si concentrano principalmente sul soggetto inserito nell’ambiente sociale. Al centro dell’attenzione è da sempre la famiglia, anche se nell’età adolescenziale il gruppo dei pari e degli amici ha guadagnato sempre più attenzione da parte dei ricercatori. In sintonia quindi con quanto affermato da Bandura, l’utilizzo di droghe è un comportamento la cui natura e riti di utilizzo sono appresi attraverso l’osservazione dei comportamenti altrui, in particolare coloro che ci stanno vicino. Tali modelli comportamentali sono prima di tutto assimilati sotto forma simbolica dal soggetto che osserva, e solo successivamente, attraverso ripetizioni e rinforzi positivi sulla validità del comportamento, sono sia appresi sia utilizzati. Se questi sono nella maggior parte dei casi mediati nell’esperienza diretta attraverso il contatto con le agenzie di socializzazione primarie, non è da escludere l’importanza che i mezzi di comunicazione hanno assunto in questo ruolo all’interno della società occidentale negli ultimi decenni (Bandura, 1979a, b). Da una parte quindi i mezzi di comunicazione, che mediano informazione su una fetta enorme del reale e pervadono la vita dell’individuo, dall’altra l’individuo stesso, il cui bagaglio e possibilità di esperienze e conoscenza diretta è strettamente limitato. Conoscenze ed esperienze che al giorno d’oggi più che mai sono in gran parte formate da ciò che apprendiamo indirettamente attraverso la comunicazione, in particolare per quegli ambiti del reale di cui non abbiamo esperienza diretta. Contrariamente all’allarmismo che negli ultimi anni ha provocato la diffusione del consumo di sostanze stupefacenti, tale fenomeno è vissuto in prima persona solamente da una piccolissima parte della popolazione; da dove provengono quindi le informazioni che soprattutto i giovani acquisiscono sulle 110 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 droghe? Se naturalmente la comunicazione all’interno del gruppo dei pari è la fonte primaria di apprendimento per un adolescente in molti ambiti del reale, risultati di un sondaggio mostravano chiaramente come per il 60% dei giovani la principale fonte di informazione sul tema fossero giornali e televisione (Hoppe, 1983; Reuband, 1976). Dunque i mezzi di informazione giocano un ruolo non secondario nel mediare la conoscenza sul fenomeno delle droghe, e su questa base possiamo affermare che l’obbiettivo di questa ricerca è di analizzare il contenuto di quanto passato dall’informazione cercando di verificare due ipotesi: a. La realtà sul fenomeno delle droghe presentata dai mass media non riflette pienamente la realtà delle cose e nasconde stereotipi, contraddizioni e pregiudizi. b. L’immagine così proposta si riflette a sua volta nei giudizi, nelle aspettative e nella conoscenza che l’individuo ha del fenomeno. Il secondo paragrafo si occuperà quindi dell’analisi del contenuto e di verificare la prima ipotesi, mentre nel terzo e quarto paragrafo sarà posta l’attenzione sui meccanismi attraverso cui i mass media agiscono sulla persona, senza però dimenticare l’importanza del contesto sociale in cui il soggetto agisce. Un’immagine del fenomeno sufficientemente completa può essere presentata solo se si tengono in considerazione le due principali dimensioni d’analisi, quella micro e quella macro. Nella prospettiva “micro” l’analisi è condotta in modo specifico e attento sul contenuto di particolari media, presentandone le caratteristiche ritenute più significative, quali: aspetto degli articoli, tematizzazione del problema, linguaggio, pregiudizi, stereotipi, solo per citarne alcuni. Tale modello di ricerca permette di evidenziare nel dettaglio come l’argomento droghe sia presentato dai mezzi di comunicazione, e permette quindi di ipotizzarne le possibili conseguenze sul pubblico. Dall’altra parte invece, e in particolare nella letteratura anglosassone, l’attenzione si è concentrata su di una prospettiva “macro”, volta ad evidenziare in particolare gli affetti di Agenda-Setting sul pubblico. L’interesse non è più rivolto alle caratteristiche del tema, quanto piuttosto a come l’argomento, nel suo significato di “problema sociale”, si colleghi ad altri “attori sociali”. Il tema droga viene considerato nel suo significato generale e si valutano le rispettive relazioni tra mass media, opinione pubblica, realtà e attori politici. Si vuole in particolare ricercare come la copertura mediale di tale argomento influenzi l’agenda del pubblico e se ciò è ricollegabile all’azione delle strutture di potere, che nel caso americano sono rappresentate, in particolare, dalle politiche presidenziali. 111 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 Le due differenti dimensioni teoriche cui questi due approcci fanno riferimento non permettono un’analisi congiunta delle ricerche condotte. Saranno infatti per prima cosa analizzati gli studi volti a evidenziare gli aspetti salienti del contenuto mediale, e successivamente i processi di Agenda-Setting collegati alla copertura mediale del tema droghe. 6.2. analisi del contenuto di carta stampata e televisione 6.2.1. Approcci teorici sul ruolo dei mezzi di comunicazione nel trasmettere infor mazione sulle droghe L’affermazione di Singer/ Singer “in a sense, it can be argued for the child for the past two decades that television may be considered a member of the family” (Singer & Singer, 1980, p. 38), riguardo al ruolo dei mass media nella società occidentale attuale, evidenzia la necessità di non sottovalutare il ruolo dei mezzi di comunicazione nello studio e nella elaborazione di strategie preventive per quanto riguarda il consumo di droghe. Data sia la vastità del fenomeno e la sua assunzione a problema sociale dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, negli ultimi decenni si sono succedute numerose ricerche volte a evidenziare prima di tutto il contenuto di quanto riportato al riguardo dai media, dopodiché l’analisi dei possibili effetti sul pubblico. Se accostiamo l’argomento da un punto di vista più critico, numerosi soggetti hanno contribuito al processo definitorio di “droghe” ed in particolare, come vedremo qui di seguito, per quanto riguarda le droghe illegali. Come lo stesso Weßler (1999) sottolinea, a definire il luogo comune della pericolosità sociale delle droghe, e a chiederne costantemente l’abolizione, hanno contribuito negli ultimi trent’anni numerosissime istituzioni sociali e professionisti (polizia, giudici, medici, così come la famiglia, la scuola, gli operatori sociali etc.). Tra questi naturalmente non deve essere dimenticato il ruolo dei mass media come mezzo di diffusione e amplificazione. La molteplicità degli attori coinvolti nella discussione, e non meno importante la molteplicità dei metodi di ricerca utilizzati, hanno prodotto due ipotesi tra loro in contraddizione sul ruolo che i mezzi di comunicazione di massa giocano nell’ambito del “problema droghe” e dipendenze (Weßler, 1999; Schenk, 1984; Hoppe, 1983). Due sono le scuole di pensiero: a. Da una parte i media sono percepiti da un punto di vista strumentale; in questo caso sono assunti a strumento efficace e potente nella lotta contro il consumo 112 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 di queste sostanze. L’attenzione è rivolta alla possibilità che attraverso i propri messaggi i mezzi di comunicazione possano trasmettere, e quindi creare, un clima di attenzione sull’argomento e di conseguenza mediare informazioni riguardo alla pericolosità e gli effetti che un uso sbagliato di queste sostanze possono provocare. All’interno di questo processo il mezzo di comunicazione svolge un ruolo di trasmettitore di messaggi diretti e indiretti che possono essere codificati in pubblicità, notiziari, film e non di meno campagne mirate alla prevenzione di questi comportamenti. È necessario sottolineare comunque come l’efficacia di tali mezzi di informazione non sia da considerate illimitata; la scelta del mezzo, del tipo di messaggio e non di meno del destinatario non deve essere trascurata. A questo proposito Stoffers (1984) ha analizzato ad uno ad uno i tipi di messaggi proposti dalla carta stampata e ne ha giudicato l’efficacia sul piano della prevenzione. Egli ha distinto le seguenti categorie: 1. Fatti di cronaca: sono gli articoli su fatti di attualità che si trovano principalmente nei quotidiani. Sebbene non siano prevedibili effetti sugli atteggiamenti nel breve periodo, nel lungo termine è possibile una presa di coscienza sul problema. Molto dipende naturalmente da come il fenomeno viene riportato e quale giudizio sia dato su di esso. 2. Scandali: riporta solamente aspetti particolari e limitati della realtà. Il problema non è avvertito come una minaccia reale dal pubblico e non appena il tema perde le qualità di “scandalo” sparisce dall’agenda dei media e quindi dalla coscienza collettiva. Hanno il pregio di informare sull’esistenza di fatti che altrimenti rimarrebbero sconosciuti. 3. Presentazioni sul piano umano e personale: questa categoria comprende storie di vita reali e tragedie raccontate in prima persona che mirano alla sensibilità del lettore. Il coinvolgimento e l’invito alla riflessione sono da una parte armi fondamentali per influenzare il soggetto, dall’altra hanno in sé il rischio di essere male interpretati e portare ad effetti opposti. 4. Pubblicazioni scientifiche/semi-scientifiche: da una parte difficilmente raggiungono il soggetto obbiettivo del tentativo di prevenzione, dall’altra hanno il pregio di informare e sensibilizzare categorie di persone che possono fare da mediatori verso tali soggetti (quindi insegnanti, genitori, pedagoghi ecc.). 5. Inserzioni: la loro efficacia è stato oggetto di studio a seguito di numerose campagne di sensibilizzazione che hanno usato tale forma come mezzo di diffusione. I loro elevati costi comunque ne rendono l’uso limitato e oneroso. Per quanto riguarda in particolare il fenomeno delle campagne sociali e di informazione, queste necessitano di essere trattate separatamente. La vastità degli studi condotti al riguardo e i numerosi approcci teorici sulla loro efficacia, le rendono un fenomeno a se stante dalla normale programmazione qui analizzata. 113 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 b. Dall’altra parte invece troviamo una posizione critica nei confronti dei media; in questo caso l’accusa verso i loro effetti copre più tematiche. Per prima cosa la rappresentazione che i media fanno delle droghe concorre a creare “moral panics”, a drammatizzare eccessivamente il fenomeno, e di conseguenza contribuiscono a gettare le basi per un inasprimento delle misure di repressione e per il mantenimento di un atteggiamento negativo e poco razionale nei confronti di chi usa determinate sostanze. Non solo, allo stesso modo i mass media contribuirebbero a diffondere conoscenze, interessi, modi d’uso riguardo le droghe. In questo caso viene argomentato che, rappresentando i mezzi di comunicazione una modalità attraverso cui l’individuo sempre più spesso esperimenta situazioni che non appartengono alla sfera dell’esperienza diretta e che l’uso così come la presenza di droghe non viene vissuta sempre in prima persona, tali mezzi possono fungere da mediatori di tali conoscenze e quindi stimolare interessi e curiosità che altrimenti non sarebbero affiorate. L’accusa in questo caso è mossa in particolare verso quei tipi di articoli o programmi che offrono un’immagine “positiva” e attraente delle droghe. Basti pensare alle pubblicità sulle droghe legali (Lehmann, 1984; Schenk, 1980, 1984; Hanneman, 1976; Winick, 1976), ai film nei quali tali sostanze sono consumate da personaggi con cui lo spettatore molto spesso si identifica e di cui ha ammirazione (Hoppe, 1984, 1983). È il caso infatti di programmi e film in cui il consumo di queste sostanze viene inserito in un contesto di lusso e di eccesso, coinvolgendo personaggi prominenti del mondo della musica e dello spettacolo che molto spesso impersonano idoli ed esempi per il pubblico (Blandow/Wechsung, 1974, p. 203). Se tali contraddizioni si presentano al ricercatore nel momento in cui affronta l’argomento, è ovvio chiedersi come tale ambivalenza di effetti sia vissuta dal soggetto che percepisce il messaggio. Considerando che i mezzi di comunicazione sono una delle modalità principali attraverso cui i giovani vengono a conoscenza del problema droghe14 (Gaedt, 1976, p. 80), è facile intuire che la presenza di messaggi contradditori che da una parte incentivano a dell’altra demonizzano il consumo di droghe producano effetti che non devono essere sottovalutati. Tale situazione infatti può essere per il momento interpretata solamente attraverso presupposizioni teoriche circa le informazioni cui attingono i giovani per costruire la propria esperienza su di un argomento, e a quali fonti essi diano più attendibilità (su tale ci si sofferma nei prossimi paragrafi). 14 Nel 1976 Geadt e Gaedt rilevarono come il 60% degli studenti intervistati giudicasse la carta stampata il mezzo attraverso il quale più spesso vengono a conoscenza del fenomeno droga. Il restante 28% nominava la televisione e l’11% la radio. Considerando l’importanza assunta dai mezzi di comunicazione di massa negli ultimi trenta anni, ci si può aspettare che le proporzioni a favore della televisione siano cambiate, ma l’importanza dei media sia rimasta la stesa, se non aumentata. 114 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 Un esempio non poco discusso è il caso del film “Christiane F. e i ragazzi dello zoo di Berlino”15. L’efficacia riconosciuta al fatto di drammatizzare e porre sul piano dell’esperienza personale il problema della dipendenza attraverso l’uso di storie di vita reale, è stata messa in discussione soprattutto per il fatto che con tale rappresentazione si finisce per eroicizzare il protagonista consumatore, e quindi si rischia di proporre ai giovani l’immagine di uno stile di vita alternativo, in alcuni casi attraente, e allo stesso tempo di incentivare la prospettiva che si possa uscire con relativa facilità dalla dipendenza (Stoffer, 1984, p. 47; Hoppe, 1983, p. 36). Lo stesso messaggio può avere effetti diversi a seconda di quale delle due correnti di pensiero qui proposte si tenga in precipua considerazione. A questo punto è necessario, per poter comprendere meglio il fenomeno, passare all’analisi dettagliata del contenuto dei messaggi che negli ultimi decenni hanno portato il problema “droghe” alla ribalta dell’opinione pubblica nel quadro della coscienza della cultura occidentale. 6.2.2. Analisi del contenuto di carta stampa e televisione Una prima distinzione deve essere fatta tra i due principali mezzi di comunicazione qui analizzati. Televisione e carta stampata, in particolare quotidiani a diffusione nazionale, sono i due strumenti che negli ultimi trenta anni sono stati oggetto di ricerca. Un confronto di tipo quantitativo però non è in questo caso possibile. Metodologia di analisi dei contenuti, nonché quantità e qualità delle ricerche effettuate non permettono per ora di comparare i risultati in modo significativo. Abbiamo quindi da una parte la televisione, la quale, data la quantità di messaggi e programmi proposti costantemente e 24 ore su 24 richiede un notevole impegno economico e di tempo per essere analizzata. Inoltre risulta particolarmente difficile stimare quale target di ascoltatori sia stato raggiunto e quale no da determinati messaggi. Dall’altra parte abbiamo la carta stampata, che nonostante la numerosità di pubblicazioni che rende impossibile un’analisi esaustiva, permette un’analisi delle testate più diffuse e anche una stima abbastanza precisa del tipo di pubblico raggiunto da queste pubblicazioni (Hoppe, 1983, p.133). È per questi motivi che la nostra analisi prenderà in considerazione i due mezzi separatamente e solo alla fine tenterà un confronto che metta in evidenza Film prodotto in Germania nel 1981 e tratto dall’omonimo romanzo. Il film, così come il libro si basano sulla storia vera di un gruppo di giovanissimi tossicodipendente nella Berlino di fine anni 70’. Titolo originale: “Christiane F. Wir Kinder vom Bahnhof Zoo” Solaris Filmproduktionsgesellschaft, 1981. 15 115 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 similarità e divergenze tra le immagini della realtà proposte da entrambi i mezzi. Se da un lato è stato stimato come circa 5000 importanti ricerche siano state condotte nell’ambito dei Paesi occidentali, per rilevare, negli ultimi tre decenni, gli effetti sul pubblico della violenza in televisione e al cinema (Kunczik, 1993, p. 98), dall’altro lato va rimarcato come la rappresentazione delle droghe e del problema della dipendenza non abbia ricevuto così tanta attenzione. Il numero esiguo di studi condotti, in confronto con quelli fatti sui quotidiani, suggerisce di affrontare il tema televisione solamente in un secondo momento. La carta stampata Nonostante negli ultimi decenni i mezzi di informazione audio-visivi, come ad esempio la televisione, abbiano subito un’espansione senza precedenti nelle case e nella vita dei cittadini che fanno parte della società occidentale, due fattori giocano a favore della stampa per quanto riguarda questo ambito di ricerca: da una parte la quantità e la qualità di informazione trasmessa, dall’altra il fatto che i quotidiani, in particolare, restano ancora il principale mezzo di informazione per il pubblico su questo tema (Rose, 1995). La scelta, effettuata nella stragrande maggioranza delle ricerche condotte, di analizzare quotidiani nazionali di rinomata qualità, è dovuta alla volontà di studiare un tipo di informazione che, sebbene non raggiunga tutti gli strati e gruppi della popolazione, viene comunque riconosciuto come una delle forme più attendibili di informazione presenti sul mercato della stampa. Ci si aspetta quindi che quanto proposto in queste testate rifletta nel migliore dei modi “l’oggettività” delle cose e la veridicità dell’informazione (Wormser, 1976). Tale ipotesi resta comunque da verificare. L’analisi del contenuto che verrà qui di seguito proposta riassume i risultati di diverse ricerche condotte negli ultimi trenta anni sul tema. Nonostante tutte analizzino quanto riportato dai quotidiani riguardo al problema droghe, un confronto di tipo quantitativo dei risultati non è possibile. Ciò è dovuto principalmente alle numerose differenze di metodo utilizzate dai singoli autori16 differenti testate, diverso arco temporale preso in considerazione, diverso metodo di ricerca e poi classificazione degli articoli, non unanime scelta delle variabili del fenomeno da prendere in considerazione. Queste e molte altre differenze, così come la varietà degli aspetti emersi dall’analisi di queste ricerche, hanno richiesto un lavoro di ri-categorizzazione delle variabili, che per comodità di interpretazione sarà ora proposto all’interno delle seguenti categorie. 16 La mancanza di sintonia metodologica tra le diverse ricerche condotte in Germania non ha finora permesso alcun confronto di tipo longitudinale tra i non numerosi studi a disposizione. Tale mancanza è stata molto spesso evidenziata dagli stessi autori (Weßler, 1999; Rose, 1995; Meudt, 1979), ma sta di fatto che anche le ricerche più recenti tendono ad utilizzare metodi diversi e nuovi che, solo in parte, possono permettere comparazioni. 116 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 a. Caratteristiche della forma: con questo termine si intendono la frequenza con cui determinati articoli vengono proposti, la loro lunghezza, il carattere utilizzato per il titolo e per il testo, l’uso di colori, foto e grafici, così come l’utilizzo di determinati stili linguistici. Come lo stesso Weßler (1999) precisa, queste caratteristiche sono difficilmente riassumibili in un indice comune di analisi; gli aspetti esteriori degli articoli infatti sono strettamente legati al particolare contesto temporale in cui l’articolo è pubblicato, alla testata presa in considerazione e non di meno all’interesse del ricercatore. In questo senso è da notare come, ad esempio, la più recente ricerca condotta da Rose nel 1995, analizzando giornali nazionali tedeschi, in un periodo segnato dalla mancanza di eventi particolari sul tema droghe, abbia rilevato come solo il 4,5% degli articoli fosse presente in prima pagina e come solo l’8,8% fosse accompagnato da foto o grafici (Rose, 1995, p. 35). Analogamente rilevò Wormser la quantità di articoli sul tema proposti in due differenti periodi di rilevamento durante l’anno 1970. Dall’analisi di cinque differenti quotidiani dell’area di Monaco di Baviera risultò una media giornaliera di 0,48 articoli sul problema droghe e dipendenze, con tuttavia una chiara differenza di copertura a seconda del giornale e soprattutto del periodo considerato (Wormser, 1976, p.112). Per quanto riguarda invece il numero di righe di cui questi erano composti c’è più unanimità; di particolare interesse è infatti la relazione tra lunghezza dell’articolo e la definizione che da esso si ricava del problema. Come esempio si può citare la ricerca di Gaedt/Gaedt in cui fu rilevata una superficie di testo media di 113 m2 per articoli su fatti di cronaca riportati da fonti delle forze dell’ordine, 139 m2 per articoli di attualità e 270 m2 per analisi del problema (Gaedt, 1976, p. 85). Di non minore importanza è l’utilizzo di immagini, in particolare per la vistosità che esse danno all’articolo. Anche queste tuttavia sono dipendenti da numerose variabili, una tra tutte la prominenza del tema nell’agenda mediale in quel determinato periodo. A titolo esemplificativo Bell (1982) rileva come sul totale degli articoli analizzati il 17% contenesse delle fotografie (p.54). Oltre a differenze tra le testate analizzate, l’autore rilevò anche interessanti differenze a seconda della sostanza trattata: su 100 articoli accompagnati da immagini, il 56% faceva riferimento a sostanze illecite (p.45). b. Analisi delle tematiche: tale categoria fa riferimento alle particolari tematiche in cui il problema delle droghe è inserito o a cui è collegato all’interno dell’articolo. Nella stragrande maggioranza dei casi infatti non si parla solamente di droga, ma piuttosto quest’ultima può essere inserita in contesti differenti. In questo caso tutte le ricerche prese in considerazione concordano nel definire almeno la “top hits” dei temi ai quali il consumo di droghe viene collegato. Sebbene alcune differenze siano riscontrabili nel caso in cui vengano considerate separatamente droghe legali e droghe illegali le tematiche principali restano le stesse. Rose (1995), analizzandole entrambe 117 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 congiuntamente notò come il 32% degli articoli si rifacesse al tema “droga e criminalità”, il 18% affrontasse “aspetti medici e patologici” del fenomeno, il 15% riportasse informazioni sul “consumo e sui consumatori”, il 12% evidenziasse “prevenzione e terapia”, mentre la restante percentuale toccava altre problematiche di minor rilievo (Rose, 1995, p. 38). Differente è invece l’immagine presentata al lettore nel caso in cui le due tipologie di droghe siano analizzate separatamente; nel caso delle droghe illegali è chiaro il costante collegamento a tematiche come “criminalità”, “azioni repressive”, “violenza” e “criminalità organizzata”. Secondo quanto scoperto da Legnaro (1984), le sole aree tematiche “criminalità” e “”azioni repressive” contro il consumo di droga coprivano il 60% circa dei contributi; simili risultati anche per Grozenbach (1996) e Reese (1989) negli Stati Uniti. Quest’ultimo in particolare notò, come durante la massiccia attenzione data dai media al fenomeno droghe nel 1986 negli USA, le principali tematiche trattate da TV e quotidiani nazionali erano nel 62% dei casi riferimenti a criminalità e violenza, “uso e abuso” delle sostanze e misure di repressione (p. 37). Per quanto riguarda invece le droghe legalizzate, sebbene si ritrovino in alcuni casi gli stessi argomenti, tende a prevalere l’aspetto preventivo/“medico” del problema e quello economico. In opposizione con le sostanze illegali, la rappresentazione nei media di quelle socialmente accettate è nella maggioranza dei casi collegata ad aspetti medico-sanitari e di prevenzione come “la sicurezza del traffico”, terapie riabilitative e di recupero, malattie in generale e anche effetti terapici positivi successivi al consumo (è il caso particolare dei medicinali). Il rilievo “economico” che questo tipo di sostanze ha acquisito nella società occidentale è ben rappresentato dalla carta stampata; Schenk mostra infatti come gran parte degli articoli su alcool e tabacco da lui analizzati fossero riportati nella sezione di economia dei giornali (Schenk, 1980). c. Specificazione del problema: in questo caso si intende il modo con cui l’argomento viene trattato nell’articolo e si collega anche al tipo di articolo utilizzato. Si tratta di una semplice descrizione di avvenimenti oppure l’argomento è trattato in modo approfondito e le problematiche discusse? Le analisi finora condotte mostrano chiaramente come l’argomento droghe, sia legali che illegali, venga superficialmente trattato e non rappresenti per il lettore uno stimolo alla riflessione e alla discussione del problema. Come Gaedt e Gaedt sottolineano, ben il 58% degli articoli analizzati presentano solamente il fatto avvenuto e si rifanno come fonte di informazione a quanto riportato dalla polizia su incidenti, quantitativi di sostanza sequestrati, arresti, reati e sentenze giudiziarie. Solamente il 32% invece problematizza l’argomento e invita alla riflessione (Gaedt, 1976, p. 84). Simili risultati sono evidenti anche dall’analisi di Boller e Coray nei media svizzeri; in questo caso risulta che l’80% dei contributi analizzati si presenta in forma di semplice rapporto su fatti accaduti. Di conseguenza, articoli contenenti reportage, interviste e 118 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 contributi di esperti coprono, per i due autori, solamente il 12% di quanto pubblicato sul tema (Boller/Coray, 1997, p.163). L’analisi della stampa americana mostra risultati simili; a questo proposito Hanneman (1976) precisa come la maggior parte degli articoli faccia riferimento a semplici fatti di cronaca in cui precedenti e conseguenze del consumo non vengono affatto menzionati. Quando nominate le conseguenze sono, nell’80% dei casi, arresti o cronache giudiziarie e processuali (p. 81). Differenze sono naturalmente riscontrabili tra droghe legali e illegali. Se quanto fino a questo punto detto vale in generale per le droghe illegali, Schenk (1980) notò come, nel caso particolare dell’alcool, questa sostanza fosse prima di tutto trattata sotto l’aspetto economico, e la discussione sul tema fosse limitata ad aspetti particolari della realtà sociale come, uno fra tutti, la sicurezza del traffico. L’alcool viene quindi presentato e discusso come sostanza di libero consumo, sociale e da gustare; le droghe illegali invece come accadimenti che senza troppe discussioni o chiarimenti sono facilmente ricollegabili a temi come la criminalità. d. Dimensione sociale del problema: con questo concetto è interessante analizzare quello che in alcune ricerche è stato definito come dimensione spaziale del tema droghe; in altre parole è stato notato da Schenk, nel periodo che va dal 1965 al 1974, come la distinzione tra droghe legali e illegali riguardasse anche l’origine territoriale del problema. La maggior parte degli articoli su sostanze illecite infatti facevano riferimento al caso particolare degli USA e riportavano fatti lì accaduti. La reazione dei media tedeschi quindi al problema del consumo di hashish e cannabis in particolare sembrava rifarsi all’agenda mediatica americana, che fin da subito collegò questo fenomeno al problema della criminalità e della violenza. Diversa era invece la rappresentazione di droghe di largo consumo come l’alcool e il tabacco. Essendo queste nella maggior parte dei casi proposte come beni di consumo e quindi collegate anche ad aspetti economici di interesse nazionale, facevano riferimento alla realtà locale del periodo (Schenk, 1975, 1980). Con questo termine è stato anche inteso a quale livello sociale si inserisce il problema. Una distinzione in questo caso è subito necessaria: per quanto riguarda le sostanze legali sia le cause che la dimensione del problema sono generalmente individuate a livello sociale (Hoppe, 1983, p.139). Diverso invece la situazione per quelle illegali; qui le cause sono generalmente relegate nella sfera individuale e lo stesso Schenk puntualizza che esse vengono presentate “ben più che come problema sociale, come un problema di ordine pubblico” (Schenk, 1980, p.172). e. Rappresentazione dei consumatori: l’immagine proposta del consumatore può essere scomposta in due dimensioni: caratteristiche individuali e categoriali. Con la prima si intendono caratteristiche attribuibili alla persona 119 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 in sé e quindi rilevabili attraverso la presentazione negli articoli di attributi ed etichette come, tra gli altri, “pigro”, “violento”, “pericoloso”, ecc. Le caratteristiche categoriali invece attribuiscono al soggetto un’appartenenza di gruppo, un ruolo; l’individuo non viene quindi presentato o giudicato solo nella sua persona, ma anche attraverso aspetti che lo collegano ad altri individui (Gaedt, 1976). La ricerca condotta da Gaedt e Gaedt nel 1973 offre un’immagine chiara del consumatore di droghe: il 23% degli articoli fornisce informazioni sull’occupazione del consumatore, il 76% sull’età (giovani), il 32% sull’appartenenza politica (gruppi di sinistra) (p. 90). Per quanto riguarda le caratteristiche individuali i consumatori sono catalogati entro tre dimensioni: “malato”, “associale” e “normale”. Il 26% degli articoli contiene una descrizione delle caratteristiche personali; tra questi il 62% classifica il consumatore come “malato”, mentre la restante percentuale come “asociale”. Solo nel 7% dei casi si può ricavare un giudizio di normalità. Simili risultati furono ottenuti anche da Rose (1995), il quale però fornisce un’idea più chiara della differenza tra consumatori di droghe socialmente accettate e non. In questo caso infatti è chiaro come il consumatore di sostanze illegali sia nella maggior parte dei casi criminalizzato e presentato con una connotazione puramente negativa. Al contrario coloro che consumano sostanze legali sono più spesso indicati con connotazioni patologiche e con più esplicito riferimento agli aspetti medico/sanitari del problema. Si può quindi affermare che l’immagine del consumatore di droghe legali è correlata con l’aspetto della malattia e quindi della riabilitazione e della terapia, mentre quella del consumatore di droghe illegali è ampiamente compromessa in senso negativo e criminalizzante (Rose, 1995; Hoppe, 1983; Gaedt, 1976). f. Rappresentazione delle droghe: per prima cosa la distinzione tra sostanze legali e illegali é decisamente netta. Tutte le ricerche in cui entrambe le categorie sono state prese in considerazione hanno mostrato chiaramente la posizione della stampa a questo riguardo. Tale distinzione è convalidata dai risultati di Schenk (1980) e Rose (1995) che a vent’anni di distanza l’uno dall’altro mostrano chiaramente gli stessi risultati in termini di immagini stereotipate. In secondo luogo è possibile riscontrare una scarsa differenziazione tra le varie categorie di droghe illegali. È opinione comune come questo tipo di sostanze siano spesso presentate utilizzando il concetto generale di “droghe”, senza sottolineare le importanti differenze in termini di pericolosità ed effetti all’interno di questa variegata categoria. Woemser (1976) mostra chiaramente come nell’80% dei casi fosse utilizzato il termine negativo “Rauschgift”17, senza alcuna specificazione della sostanza descritta. Anche Hoppe (1983) e Rose (1995) sono dell’idea che quanto riportato dai giornali sul consumo di droghe Il termine tedesco “Rauchgift” è tradotto in italiano con il termine “stupefacente”, che non rispecchia a pieno il tono fortemente negativo del concetto tedesco 17 120 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 illegali sia nella maggior parte dei casi superficiale e privo di informazioni importanti sul tema. Rose in particolare fornisce dati precisi sull’entità del problema; nel 90% circa dei casi infatti non viene data alcuna informazione sulle caratteristiche della sostanza, mentre nel restante 10% in cui vengono riportate ulteriori informazioni, quest’ultime si concentrano principalmente sull’origine, la diffusione e pure il prezzo delle droghe. Non basta, dei 488 articoli analizzati, in solo 8 casi si fa distinzione tra droghe leggere e pesanti (Rose, 1995, p. 38). Un trend simile è riscontrabile anche nella stampa australiana; tra tutti gli articoli analizzati da Bell (1982), compresi anche quelli riferiti a sostanze legali, ben il 33% usava il termine “droga” senza specificarne la sostanza (p. 57). Se poca informazione viene fatta sulle sostanze sopra elencate, sono quasi totalmente escluse dall’agenda della stampa altri tipi di droghe che per diffusione e pericolosità meriterebbero attenzione. Infatti a confermare la carenza dell’informazione sulle droghe da parte dei quotidiani è la quasi totale esclusione, da un lato, dei farmaci tre le droghe legali e, dall’altro, delle nuove droghe sintetiche tra quelle illegali (Rose, 1995). g. Posizione dell’articolo: fa riferimento alla sezione del giornale e all’ambito tematico in cui l’articolo è inserito. È necessario precisare come tale argomento non sia stato analizzato da tutti i ricercatori qui presi in considerazione. Tale misura è infatti strettamente correlata anche al periodo storico in cui il tema è trattato e l’articolo pubblicato; questo vale in particolare per quanto riguarda la presenza dell’argomento droghe in prima pagina. Tuttavia, fa notare Schenk, come una netta distinzione possa essere fatta per quanto riguarda le droghe illegali e quelle legali. Le prime infatti si ritrovano soprattutto nella cronaca nazionale, nei temi di attualità così come, in alcuni casi, nelle pagine di politica. La dimensione e tipologia dell’articolo varia notevolmente da rubrica a rubrica. Il dato interessante riguarda soprattutto le sostanze legali: in questo caso la maggior parte degli articoli si trova nella sezione di economia del quotidiano. Nel 1971 ad esempio 301 dei 410 articoli proposti dal “Frankfurter Allgemeine Zeitung” si trovavano appunto nella sezione economica (Schenk, 1980, p. 166). Come è facile intuire quindi l’immagine proposta al lettore è quella che sostanze come alcool e tabacco sono parte integrante dell’economia nazionale e, a differenza delle droghe illegali che vengono criminalizzate, sono prima di tutto prodotti e fattori di importanza economica (Schenk, 1975). h. Esperti sul tema: la credibilità di quanto viene riportato nei quotidiani è in molti casi affidata alla voce di esperti sull’argomento. Chi, naturalmente, viene percepito come esperto, ha più probabilità di imporre il suo punto di vista nell’agenda del lettore. Nel caso delle droghe il numero di esperti, con differenti specializzazioni, coinvolti nell’analisi del fenomeno è decisamente 121 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 elevato. Anche se fra questi possono esistere visioni contrastanti sul tema, hanno naturalmente più chance coloro i quali con più frequenza e costanza si occupano di quanto accade e si esprimono al riguardo (Gaedt, 1976). L’immagine stessa che una sostanza tenderà ad avere agli occhi del pubblico sarà fortemente influenzata dall’immagine e dal ruolo sociale di chi la esprime, o viene con frequenza associato ad essa. Le ricerche di Gaedt e Gaedt (1976) e Boller (1997) permettono un confronto longitudinale di notevole interesse. Nel primo caso tre sono le categorie professionali che con più frequenza vengono chiamate in causa dai quotidiani: il 33% sono politici, il 32% medici, 14% poliziotti, mentre la percentuale restante si distribuisce tra psicologi, sociologi e magistrati (p.102). Tra gli scienziati quindi sono i medici che hanno la più alta possibilità di imporre la propria opinione. Considerando anche le altre due categorie, si può supporre quindi che l’immagine offerta delle droghe illegali e dei suoi consumatori si inserisca tra il patologico e il criminale. A vent’anni di distanza l’immagine rimane pressoché immutata; il 46% degli attori coinvolti sono dipendenti statali come poliziotti, magistrati e legislatori, il 21% appartenenti a partiti e associazioni, mentre il resto si distribuisce tra le restanti categorie (Boller/Coray, 1997, p.174). Anche in questo caso, e con riferimento alle sole sostanze illegali, è chiaro come il problema droghe sia oggetto di discussione e interesse sociale e come naturalmente persista la tendenza ad essere associato a figure rappresentanti l’aspetto repressivo e decisionale dell’apparato statale18. Nonostante la notevole diversità di metodo e analisi che distingue le due ricerche citate, è possibile comunque notare una certa continuità di informazione sul tema. Tale situazione è inoltre confermata da Wormser (1976) il quale rilevò come il 68% degli articoli fossero riconducibili al tema “ordine pubblico” e “lotta al traffico e consumo”, il 18% ad aspetti di politica e solo il 14% come pubblicazioni scientifiche sul tema. La televisione “If we consider the fact that, by the time a young person reaches high school, he has spent much more time with television as in school, it is hard to argue the media exposure to such behaviours and norms doesn’t have a lasting impression, especially when many family settings reinforce the use of such drugs (i.e., alcohol)”. (Hanneman, 1976) L’analisi del mezzo televisione risulta alquanto complessa. Se per quanto riguarDevono essere fatte due precisazioni. Le due ricerche oltre che in periodi differenti sono state condotte una (Gaedt, 1976) in Germania mentre l’altra (Boller, 1997) in Svizzera. Nel secondo caso non furono rilevati i medici come categoria a sé e non è dato sapere in quale categoria siano stati compresi. 18 122 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 da la carta stampata gran parte dell’attenzione è stata dedicata ai quotidiani e alle principali riviste di informazione, lo studio di quanto riportato dalla televisione sul fenomeno droga, in particolare l’analisi attenta del contenuto, è molto più frammentato e impreciso. Come già specificato, anche in questo caso differenze di metodo e obbiettivi d’analisi non permettono purtroppo un confronto diretto tra le diverse ricerche che si sono occupate del fenomeno. In particolare a causa della difficoltà nell’analizzare costantemente la programmazione televisiva, gli studi finora condotti fanno riferimento ad archi temporali molto limitati. Nel 1976 Hanneman condusse un’analisi dettagliata del contenuto dei principali network americani in due separati periodi per la durata di una settimana ciascuno. Tale analisi includeva sia notiziari che programmazione normale come film, soap opera e commedie. Il consumo di sostanze alcoliche risultò essere l’aspetto più tematizzato e visibile assieme al tabacco, mentre altre sostanze, e in particolare quelle illegali, non vennero presentate con frequenza. Per di più, queste due sostanze furono nella stragrande maggioranza dei casi semplicemente “consumate”, raramente discusse e in nessun caso rifiutate. Il rifiuto, sebbene raramente rappresentato, era con più frequenza associato al consumo di droghe illegali. In tutti i casi sopra citati comunque, le cause e le conseguenze dell’uso di tali sostanze non sono né rappresentate né menzionate (p. 77). Altri due aspetti meritano attenzione. Per prima cosa è interessante notare come nel caso particolare dell’alcol il suo consumo sia frequentemente rappresentato sia come attività sociale, sia in un determinato contesto sociale; questa sostanza infatti non viene mai consumata in isolamento. Il secondo aspetto invece fa riferimento alla rappresentazione e al giudizio di valore che viene data della sostanza e del suo consumo; l’immagine che viene data di sostanze socialmente accettate, come l’alcol, è nella maggioranza dei casi positiva, e non tiene in considerazione le possibili conseguenze negative dell’abuso. Al contrario, nonostante siano poco presentate in TV, le droghe illegali sono tipicamente condannate per le conseguenze negative del loro uso, e tali conseguenze sono nella stragrande maggioranza dei casi di tipo legale e amministrativo. L’immagine stereotipata presentata al pubblico, è particolarmente evidente se si considerano solamente le sostanze illegali, e come queste siano rappresentate nei principali programmi trasmessi in prima serata. Lo studio condotto da Winick e Winick (1976) sottolinea i seguenti aspetti salienti: la figura del consumatore principalmente presentata è quella del “dipendente cronico” e del consumatore assiduo (70%); gli effetti sono socialmente indesiderati e condannati, mentre solo in pochi casi viene posta l’attenzione su terapie e possibilità di uscita dalla dipendenza; tale constatazione è confermata dal fatto che la maggior parte di questi programmi fa riferimento a serie poliziesche e gialli (p. 26). Come gli autori sottolineano, i programmi che tematizzano il consumo principalmente 123 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 come problema di ordine pubblico sono quattro volte più numerosi di quelli che mettono in risalto il trattamento e la cura della dipendenza. L’attualità di questi risultati è confermata da quanto riportato da Gozenbach (1996), il quale, pur concentrandosi sugli effetti di Agenda-Setting della rappresentazione delle droghe nei media, propose una dettagliata analisi delle principali tematiche all’interno delle quali venivano trattate le diverse sostanze. Argomenti riguardanti l’azione repressiva di organi pubblici, violenza e criminalità e azioni giudiziarie coprono più del 50% dei temi individuati. Poco spazio è invece lasciato ad argomentazioni sulle politiche di prevenzione (1%) e problemi e disagi dei consumatori (9%). Winick (1976) è chiaro nell’affermare il pericolo che l’immagine proposta dai media porta con sé: “it is certainly possible that some viewers may attribute more importance to the criminal justice system’s role in drug use than may be warrant by reality” (p. 27). Come già sottolineato per la carta stampata, se un confronto quantitativo dei risultati non era possibile nel primo caso, ancora più difficile lo sarebbe se lo si volesse effettuare fra televisione e giornali. Come lo stesso Hoppe precisa, potranno essere presentate solamente similarità e differenze (Hoppe, 1983, p.133). Queste possono essere riassunte nei seguenti punti: 1) Stampa e televisione informano sul tema droghe con la stessa frequenza, quantità di informazione, e con lo stesso tono negativo e superficiale per quanto concerne le sostanze illegali. Queste, e in particolare le droghe pesanti, sono le sostanze più trattate dall’informazione. 2) Per quanto riguarda le droghe legali, la televisione porta attenzione, con più frequenza, sul tabacco, mentre la stampa dedica maggior attenzione all’alcool. 3) La criminalizzazione del consumo di sostanze illegali è accentuato in entrambi i media, sebbene tale orientamento sia più evidente nella carta stampata. 4) Televisione e stampa riportano la dimensione sociale del problema in modo differente. In entrambi i media le cause e il consumo di sostanze legali sono inseriti quasi sempre nel contesto sociale. Lo stesso vale anche per la televisione nel caso delle droghe illegali, mentre la stampa tende a relegare il problema quasi esclusivamente sul piano individuale. 5) L’informazione sulle droghe è in entrambi i mezzi di comunicazione poco differenziata; fa quasi sempre riferimento a fatti di cronaca collegati spesso con tematiche come la criminalità, la sicurezza del traffico e la violenza. Tuttavia è la televisione che con più frequenza propone l’argomento anche sotto altri punti vista. 124 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 Sebbene siano evidenti alcune differenze tra i due mezzi di informazione, queste non sono tali da fornire un’immagine contrastante del fenomeno. Anzi, nonostante la scarsità di attenzione data dalla ricerca alla televisione, si può concludere che l’immagine delle droghe proposta sullo schermo concorda, nei suoi punti fondamentali, con quanto riportato dalla stampa. La tematizzazione delle droghe all’interno dei film, sebbene non abbia ricevuto la dovuta attenzione da parte dei ricercatori, copre un aspetto importante dell’analisi. La natura sociale dell’andare al cinema, del guardare un film in televisione o in videocassetta, si riflette non soltanto nell’atto dell’osservare, ma nella discussione che spesso accompagna la visione. Oltre a fornire spunti e modelli di comportamento, il consumo di particolari film e particolari tematiche come la droga, diventano spesso argomento di discussione, in particolare tra i giovani (Winick, 1976). Se consideriamo poi il consumatore come un soggetto consapevolmente agente nella scelta di ciò che vuole guardare – come esposto dalla teoria dell’esposizione selettiva (Atkin, 1979; Eron, 1989) - , la scelta in molti casi è riconducibile o alla storia/contenuto del film, o alla presenza di particolari attori. Un processo di identificazione con il tema droghe è possibile in entrambi i casi; nel primo caso attraverso il processo di identificazione con attori che nella vita reale sono stati coinvolti nell’uso di sostanze stupefacenti; nel secondo caso attraverso il guardare pellicole che esplicitamente trattano il consumo di droghe. “Easy Rider” per esempio, uscito nel 1969, è diventato un classico del dopoguerra, e probabilmente il primo film di successo a favore di tali sostanze (Winick, 1976, p.18). L’analisi del contenuto condotta da Winick (1976) dei film usciti nel 1971, aventi espliciti riferimenti al consumo di sostanze illegali, mette in evidenza un punto in particolare: sebbene la rappresentazione delle droghe sia alquanto differenziata, i film analizzati non propongono alcuna soluzione al problema della dipendenza. Anzi, il consumo di tali sostanze non è isolato all’interno del film, bensì associato a moltissime altre attività sociali in cui il consumatore è coinvolto. La droga diventa così una parte della vita dell’individuo, non la principale, e la dipendenza riflette, ma non determina lo stile di vita del soggetto. Il consumo è un dato di fatto e parte della vita quotidiana. Questa routine del consumo potrebbe riflettersi in maniera significativa sul pubblico (p.22). Una netta differenza è riscontrabile anche tra sostanze legali e illegali. È netta infatti la distinzione tra la drammaticità e sensazionalità associata alla rappresentazione delle sostanze illecite e l’idea di normalità e la trattazione spesso umoristica associata alle sostanze socialmente accettate. Non solo, l’opinione comune riconducibile a tali differenze si riflette anche nel successo che hanno particolari film sull’argomento. Un esempio ricorrente nella letteratura tedesca sul tema, riguarda due produzioni cinematografiche dei tardi anni 70’ e inizio 125 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 anni 80’. I film “Christiane F.” (Edel, 1980) e “Sarah T.” (Donner, 1976)19 raccontano la storia vera di due ragazzine di 14 anni, la prima tossicodipendente da eroina, la seconda alcolizzata. Sebbene entrambi raccontassero storie vere e drammatiche su due problemi che minacciano costantemente la salute della società attuale, la storia di Sarah T. fu presto dimenticata, mentre i 4 milioni di visitatori nel solo primo anno di proiezione determinarono l’inatteso successo del film “Christiane F. e i ragazzi delle zoo di Berlino” (Tretter, 1982). Quest’ultimo film creò molta discussione nella stampa, incoraggiò dibattiti e recensioni da parte di numerosi ricercatori, e fu sia criticato e sia acclamato come strumento educativo/preventivo per i giovani. Lo stesso Tretter (1982) tuttavia si domanda se la diversa attenzione data a questi due film rifletta anche il modo in cui le droghe illegali sono avvertite come un problema dall’opinione comune, mentre l’alcol e l’alcol-dipendenza accettate come un dato di fatto (p. 13). Pur ribadendo che l’analisi del contenuto proposto dai media sulle droghe ha utilizzato variabili e categorie di rilevamento diverse da ricerca a ricerca, è possibile riscontrare somiglianze e, soprattutto, fornire un’immagine sufficientemente chiara del fenomeno studiato. Riassumendo quindi quanto analizzato, si possono puntualizzare i seguenti aspetti che connotano l’immagine delle droghe fornita dai media: 1) Il consumo di droghe è nella quasi totalità dei casi associato a tematiche come “criminalità”, “repressione” e aspetti medici e terapeutici del problema. 2) L’informazione è piuttosto superficiale e stereotipata; riporta, nella maggior parte dei casi, dei semplici fatti senza approfondirne le cause, le particolarità e gli effetti. 3) Gli esperti interpellati sul tema riflettono le tematiche con cui il consumo viene collegato; forze dell’ordine, politici e medici accreditano l’immagine delle droghe proposta nei quotidiani. 4) Una netta ed evidente distinzione è fatta tra droghe legali e illegali e di conseguenza anche tra i loro consumatori. Al contrario poca attenzione è data alle differenze tra droghe leggere e pesanti. Quest’ultimo punto richiede un approfondimento particolare data la dimensione del fenomeno e l’importanza di poter in seguito valutare gli effetti che una tale rappresentazione e percezione del fenomeno possono causare. 6.2.3. Droghe legali e droghe illegali A questo punto dell’analisi è forse più corretto parlare di una distinzione tra droghe socialmente accettate e non. Questo termine vuole infatti evidenziare 19 Edel, 1980 e Donner, 1976, fanno riferimento rispettivamente ai registi e all’anno di uscita del film 126 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 come la definizione a priori di una sostanza come illegale nella società occidentale è prima di tutto una definizione del grado di accettazione che tale sostanza ha acquisito nella cultura della suddetta società. Le droghe tradizionali infatti, come lo stesso Schenk (1975) sottolinea, non sono a priori beni di consumo, ma lo sono diventati attraverso un processo di integrazione sociale, e vengono rese in questo modo accettabili attraverso la socializzazione e l’apprendimento. Tale differenziazione è chiaramente visibile in quanto proposto dai mezzi di comunicazione di massa. La distinzione più evidente e significativa è la definizione che viene avanzata: le sostanze socialmente accettate sono definite come beni di consumo e di “piacere” (“Genussmittel”), mentre quelle illegali come droghe e stupefacenti (“Rauschgift”)20. L’origine sociale di queste definizioni non si ritrova solamente nell’immagine comune dell’opinione pubblica, ma anche nella conferma e nel sostegno che vengono dal mondo scientifico; a titolo esemplificativo il medico Kleiner (1971) affermava come “l’alcool si possa considerare sia come sostanza di piacere sia come droga, mentre l’hashish, al contrario, debba essere considerata solo come una droga”21. Di parere simile è il suo collega Gruenwaldt (1971), secondo il quale “il consumo di quantità accettabili di alcool è utile per il rilassamento e per provocare una leggera euforia; l’hashish invece conduce quasi sempre ad uno stato tale che può essere paragonato solamente alla totale ubriachezza”22. La validità scientifica con cui queste affermazioni furono proposte fornisce l’idea di come in molti casi lo stereotipo della totale differenziazione tre le due categorie di sostanze sia da ricercare non solo nel senso comune, bensì nella volontà di mantenere e difendere uno preciso status quo. E tale tentativo naturalmente trova riflessi anche nei media. Come Rose (1995) chiaramente riporta, il concetto “droga” è usato nel 89,4% dei casi analizzati in riferimento alle sostanze illegali, e in molti casi senza poi successivamente specificare il tipo esatto di stupefacente inteso. Al contrario sostanze come alcool e tabacco sono solamente nel 28% degli articoli associate al termine “droga”, mentre nei casi restanti sono definite il 33% delle volte come “beni di consumo” e nel 37% non è dato alcun giudizio di valore preciso (p. 36). Non solo bene di consumo però, ma anche bene commerciale a tutti gli effetti, andando a sottolineare ancora di più l’accettazione sociale di alcool e tabacco in particolare (Schenk, 1980, 1975). L’immagine positiva a cui le sostanze legali sono spesso associate è evidente Il termine “Genussmittel” può essere letteralmente tradotto come “sostanza da gustare”, mentre il termine “Rauschgift” contiene al suo interno il termine prettamente negativo “Gift” ovvero “veleno”. 21 Cit. in Schenk, J. (1975), p. 254. 22 Cit. in Schenk, J. (1975), p. 254. 20 127 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 anche nella programmazione televisiva e nei film; l’ambientazione, così come la connotazione sociale stessa del consumo è la tematica principale osservabile sullo schermo (Winick, 1976). Non solo, l’immagine negativa delle droghe illegali si contrappone a alla quasi sempre positiva e molto spesso umoristica immagine associata al consumo di sostanze legali, in cui il rischio dovuto al loro abuso è totalmente tralasciato (Hanneman, 1976). Un’idea più chiara del problema può essere può venire con l’aiuto di Hoppe (1983), il quale riassume nei seguenti punti le principali differenze riscontrate nei media tra sostanze legali e illegali. a. Sostanze illegali: 1) Vengono presentati principalmente eventi/ fatti di cronaca singoli. 2) Criminalizzazione del consumo e di conseguenza del consumatore. 3) Gli effetti e i danni, quando citati, sono visti quasi sempre sul piano individuale delle loro conseguenze. 4) Le cause del fenomeno risiedono principalmente nel singolo. 5) Assenza di distinzione tra singole droghe e loro effetti. 6) Connotazione fortemente negativa del fenomeno nella sua totalità b. Sostanze legali: 1) Gli articoli sono principalmente nella forma di discussioni, analisi del fenomeno e delle problematiche connesse. 2) Effetti e danni sul singolo sono raramente citati; più attenzione all’aspetto sociale del problema come la sicurezza del traffico ad esempio. 3) Le cause del fenomeno vengono attribuite alla società nel suo complesso. 4) Le sostanze sono nella maggior parte dei casi giudicate con termini neutrali, se non a volte positivi. L’importanza del problema è sottolineata in modo palese da Lehmann (1984). Secondo quanto rilevato da uno studio dell’IFAK-Institut tedesco, circa il grado e il tipo di informazione fornito all’opinione pubblica sulle droghe in generale, è chiaro quanto segue: “il problema del fumo e la dipendenza causata da particolari medicinali è generalmente sottovalutato; al contrario la pericolosità delle sostanze illegali chiaramente sopravvalutata. In particolare, se i giudizi sulle droghe pesanti riflettono la realtà delle cose, gli effetti delle droghe leggere sono decisamente sopravvalutati” (Lehmann, 1984, p.82). Sembra dunque evidenziarsi una “doppia morale” nel giudicare le diverse sostanze stupefacenti presenti nella società occidentale (Lehman, 1984, p.83). La molteplicità di mezzi di comunicazione che pervadono la società moderna non permette di escludere dall’analisi altre forme di messaggi con cui il tema “droghe” viene rappresentato al pubblico. Quotidiani, settimanali di portata 128 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 nazionale e principali programmi televisivi forniscono forse gli aspetti meno difficili da analizzare, ma va sottolineato che essi raggiungono solo una parte dell’audience, non l’intera popolazione. Due ulteriori fenomeni meritano ancora di essere citati: le pubblicità sulle sostanze legalizzate come alcool e tabacco, e le campagne di informazione contro le dipendenze e le droghe in generale. Il modo in cui pubblicità e campagne sono collegate tra loro ha molta rilevanza nella ricerca sugli effetti positivi che progetti di prevenzione veicolati dai media possono avere sull’opinione pubblica. 6.2.4. Pubblicità Come lo stesso Schenk (1975) indica, l’accettare o meno particolari sostanze da parte di un determinata società è suggerito, tra l’altro, dalle pubblicità commerciali su questi prodotti. In una singola giornata di programmazione, lo spettatore viene ammagliato da immagini in cui “l’alcol stimola il buon umore, una sigaretta ha il sapore della libertà e dell’avventura, un buon vino rende piacevole una serata e un particolare tabacco per pipa facilita il rapporto con le donne” (p. 252). Simili affermazioni possono essere naturalmente fatte anche per i medicinali e palliativi. È stato dimostrato a questo proposito come la pubblicità di medicinali rappresenti il 6% della totalità dei messaggi commerciali trasmessi in una settimana campione, e come tre su quattro di tali annunci mostrino chiaramente il beneficio portato dal prodotto (Barcus et al., 1973). La conseguenza di tale esposizione comporta il rischio che l’idea trasmessa al pubblico sia quella per cui, “the ordinary problems of living are best handled by popping a pill” (Lenard et al., 1971). Nel 1976 affermava Winick come rispettivamente $350 e $500 milioni all’anno venivano spesi in America per pubblicizzare medicinali e alcol, contro il corrispettivo valore di $10 milioni per le campagne sociali contro droga e le dipendenze (p. 27). Tale differenza aumenta in modo evidente se si tiene in considerazione il fatto che al contrario di quanto avviene per le pubblicità commerciali, le campagne di sensibilizzazione fanno molto spesso affidamento su donazioni - in termini di spazio e tempo - da parte dei mezzi di comunicazione. Ciò significa che la decisione finale di dove e quando inserire l’annuncio nella programmazione quotidiana resta appannaggio dei singoli mezzi di comunicazione, che devono naturalmente fare i conti con le rigide regole di mercato. Due sono le principali differenze messe in evidenza da Hanneman (1976) nella sua ricerca: per prima cosa gli spot che promuovono sostanze legali sono di norma più lunghi e coprono un più ampio spettro di programmazione giornaliera; secondo, tabacco, alcol e medicinali sono pubblicizzati in maniera massiccia soprattutto in prima serata, quando il numero di ascolti tocca il livello massimo giornaliero. Ben il 68,5% delle pubblicità commerciali contro il solo 32,5% 129 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 di quelle sociali venivano programmate in prima serata ( tra le 20 e le 22,30), e quest’ultime erano nella maggior parte dei casi minispot della durata di 10 secondi circa (Hanneman, 1976, p.73). Di non secondaria importanza è il modo in cui queste sostanze sono rappresentate negli spot. Restrizioni legislative introdotte negli Stati Uniti, nel 1952, dal Televison Code non permettono la rappresentazione diretta nella pubblicità di possibili effetti della sostanza sull’individuo. Tali restrizioni hanno influenzato notevolmente l’aspetto e il contento delle campagne pubblicitarie; l’attenzione infatti non è più concentrata sulla “bontà” della bevanda o sigaretta in sé, ma piuttosto tale idea è suggerita in maniera indiretta attraverso il riferimento a persone di successo, stili di vita attrattivi, situazioni piacevoli, familiari e sociali. Ne consegue quindi il rischio che l’ambientazione e il contesto in cui il messaggio è inserito, possano avere effetti positivi nel lungo termine sull’accettazione della sostanza da parte del soggetto (Winick, 1976, p.33). 6.2.5. Campagne sociali di informazione (pubblicità progresso) A differenza di quanto fino a questo momento proposto, questo tipo particolare di comunicazione al pubblico si ripropone di trattare in maniera diretta ed esplicita l’argomento-chiave. Le campagne di informazione, o pubblicità progresso sono un fenomeno alquanto diffuso nella società occidentale. L’importanza accreditata ai mezzi di comunicazione, come modalità efficace per raggiungere una grossa fetta della popolazione, ha fatto sì che i mass media fossero con sempre più frequenza utilizzati con l’intento di informare, educare, correggere atteggiamenti, modificare opinioni e comportamento del pubblico, in particolare a riguardo di vecchi e nuovi “problemi sociali”. Uno di questi è da sempre quello delle dipendenze e del consumo di droghe. Tuttavia il pubblico non può essere più considerato come una massa omogenea che una volta raggiunta dal messaggio di conseguenza modifica le proprie azioni. La teoria ipodermica sui mezzi di comunicazione di massa, che ipotizzava un processo di stimolo e risposta tra mezzo e soggetto, ha lasciato il posto ad ipotesi ben più articolate. L’individuo deve ora essere messo al centro dell’attenzione come attore attivo nella percezione e selezione dei messaggi mediatici (Früh, 2001, 1995; Rubin, 1983). Tale affermazione si riflette di conseguenza anche nella complessità di variabili che devono essere tenute in considerazione nel creare una campagna volta a influenzare un determinato segmento di popolazione. Il caso particolare del consumo di sostanze stupefacenti è in tal senso un fenomeno complesso; per prima cosa devono essere identificate le categorie di soggetti che saranno l’obiettivo del messaggio. In questo caso le scelta tra consumatori, consumatori occasionali e non consumatori risulta di vitale importanza per il 130 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 successo di una campagna sociale. L’esperienza accumulata dai numerosi studi sull’influenza delle campagne elettorali sul pubblico insegna. È stato dimostrato infatti come tali campagne risultino efficaci nel rinforzare l’opinione di coloro che già hanno un’opinione sul candidato da scegliere, e di coloro ancora indecisi sul voto. I messaggi mediatici infatti non avevano alcun effetto su coloro i quali erano già convinti di votare il candidato opposto (Wolf, 1999). Allo stesso modo è necessario ragionare se si vuole agire su atteggiamenti radicati come il consumo di sostanze stupefacenti e che creano dipendenza. In questo caso la scelta del destinatario è fondamentale; due esempi, presi nel contesto americano, chiariscono meglio tale distinzione: a. Il primo caso è quello della “National Youth Anti-Drug Media Campaign” (NYADMC, 1998) sviluppata negli Stati Uniti tra il 1998 e il 2003, allo scopo di ridurre, o quantomeno rallentare, il trend positivo di consumo di marijuana tra i giovani adolescenti. Scopo principale della campagna era quello di prevenire il diffondersi del fenomeno tra i giovani, dato l’aumentare continuo di coloro i quali, già almeno una svolta, avevano sperimentato la droga. Target della campagna quindi non erano i consumatori regolari, oltretutto difficili da raggiungere e soprattutto da influenzare, bensì i non consumatori e quelli occasionali. Attraverso messaggi mirati in differenti media e in orari e programmazioni mirate a questa fascia d’età, furono lanciati messaggi rivolti alla sensibilizzazione e alla presa di coscienza sulla pericolosità del consumo (Cappella et al., 2001). Sebbene fossero stati programmati anche messaggi rivolti a sensibilizzare e a coinvolgere genitori ed educatori, come fonte di influenza secondaria sui giovani, in realtà fu scelta la strada dei messaggi diretti ai destinatari, trattandosi di non consumatori e di consumatori occasionali. b. La seconda campagna invece, chiamata “Cocaine, The Big Lie”, fu lanciata nel 1986 dal “National Institute on Drug Abuse” (NIDA), con l’intento di contrastare l’idea comune che l’uso di cocaina non portasse alla dipendenza, che aveva condotto negli ultimi anni ad una diffusione allarmante della sostanza tra i giovani e gli adulti. L’inadeguata informazione sugli effetti della sostanza, che ne aveva sancito la popolarità anche attraverso film, televisione e musica, aveva contribuito a crearne un’immagine innocua di “droga ricreazionale” (Forman, 1989, p. 13). Obbiettivo della campagna erano in questo caso giovani adulti già consumatori e consumatori occasionali di altre droghe che manifestavano l’intenzione di passare all’uso della cocaina. Essendo questo target “difficile”, sia da raggiungere sia da persuadere, la strategia utilizzata fu quella di mirare, da una parte a colpire l’attenzione dei consumatori attraverso messaggi di “ex-dipendenti” e persone con ancora problemi di dipendenza che evidenziassero storie di vita reali sul problema, e dall’altra quella di influenzare e sensibilizzare indirettamente il gruppo obbiettivo attraverso genitori, educatori e amici allo stesso tempo. 131 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 La strategia, sebbene simile a quella proposta nell’esempio precedente, dava molto importanza all’influenza esercitata non tanto dai mezzi di comunicazione, quanto dall’ambiente sociale in cui gli individui, target del progetto, erano inseriti. Gli esempi sopra riportati, sebbene siano solamente due gocce nell’immenso mare della ricerca sull’argomento, sono indicativi della relazione che può instaurarsi tra mass media (e quindi messaggio utilizzato) e la molteplicità della variabili che fanno capo al pubblico e che determinano la strategia d’azione. Un resoconto conclusivo, quindi, sull’efficacia o meno di questo tipo comunicazione per quanto riguarda le droghe in generale non è possibile. Differenze di metodo nel disegnare le rispettive campagne, differenze di obiettivi e non meno differenti punti di vista nel giudicarne il risultato rendono particolarmente arduo questo compito. Effetti ed efficacia di una campagna infatti sono due concetti ben distinti, ma che spesso sono stati usati indistintamente nel valutare campagne sociali (Salmon, 2001, p.169). L’efficacia di una pubblicità sociale deve essere valutata con riferimento agli obiettivi prefissati nella creazione del messaggio, e misurata sul fatto che tali obiettivi vengano poi effettivamente perseguiti. Una campagna può essere in questo senso efficace anche quando, non provocando alcun cambiamento di atteggiamento nel pubblico, riesce comunque ad essere trasmessa con successo e continuità dai mezzi di comunicazione, dimostrando di raggiungere il destinatario in maniera diffusa. Gli effetti invece devono essere considerati come quelle conseguenze che possono essere attese e previste, così come quelle inattese ed impreviste. Grosso rischio di campagne di questo tipo è infatti quello di trasmettere indirettamente e involontariamente messaggi contradditori o di non essere interpretate nel modo corretto. Ad esempio, le prime campagne contro l’AIDS, agli inizi degli anni ottanta in America, avrebbero anche causato effetti inattesi come discriminazioni, panico e falsi stereotipi riguardo particola segmenti e etnie della popolazione (Salmon, 2001, p.177). 6.3. Rappresentazione delle droghe in televisione e opinione pubblica: effetti di agenda-Setting “I really look with commiseration over the great body of my yellow citizen, who, reading newspapers, live and die in the belief that they have known something of what has been passing in the world in their time” (Harry Truman) Il termine Agenda-Setting fu usato per la prima volta da McCombs e Shaw (1972), i quali testarono empiricamente l’ipotetica influenza dei media sul132 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 l’opinione pubblica. Tale influenza non è però intesa come capacità di cambiare atteggiamenti e comportamenti del pubblico, bensì unicamente nel senso che i mezzi di comunicazione, attraverso la descrizione e la precisazione della realtà esterna, forniscono al pubblico una lista di ciò intorno cui avere un’opinione, parlare e includere nelle proprie conoscenze. Sebbene le prime ricerche si concentrassero sulla cosiddetta “public agenda”, studi ed approfondimenti successivi hanno posto l’attenzione anche su altre due dimensioni del fenomeno: la “media agenda”, che si interessa dei fattori che influenzano la programmazione dei mass media, e la “policy agenda”, la quale invece ricerca le variabili che determinano la scelta di particolari politiche di governo (Schoemaker, 1989). Allo scopo di analizzare l’origine e gli effetti che la percezione da parte dell’opinione pubblica di particolari “problemi sociali” può determinare, l’analisi congiunta di queste tre dimensioni è inevitabile. Il tema droghe è naturalmente uno di questi. Numerose ricerche condotte negli Stati Uniti negli ultimi decenni si sono infatti concentrate sull’enfasi posta dai media sul problema del consumo di sostanze stupefacenti in determinati periodi, e la percezione dal problema da parte dell’opinione pubblica prima e dopo la campagna mediale (Shoemaker, 1989; Hubbart, 1975; Funkhouser, 1973). Le conseguenze di una presa di coscienza su di un problema come quello della droga da parte del pubblico, in particolare per il risvolto politico della successiva crescente domanda di nuove misure di controllo e repressione, ha generato l’ipotesi che la definizione da parte delle agenzie di controllo di particolari problemi sociali, e la successiva copertura mediale, potessero essere un processo importante nel generare “moral panics” e nell’influenzare l’opinione pubblica (Beckett, 1994; Gozenbach, 1996). Non solo, al fine di determinare le cause e l’origine del coinvolgimento quasi simultaneo dei numerosi mezzi di comunicazione, è stata posta l’attenzione anche sul processo di “intermedia Agenda-Setting”, ovvero come i mezzi di informazione si influenzano a vicenda (Reese, 1989; Danielian, 1989). Questi due filoni d’analisi devo essere naturalmente analizzati separatamente. 6.3.1. Processo di Agenda-Setting; mass media, pubblico e governo Quando, nel 1985, negli Stati Uniti la preoccupazione del pubblico nei riguardi delle sostanze stupefacenti aumentò vertiginosamente, tale problema non era una novità nella società americana, e si era sviluppato in maniera costante a 133 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 partire dagli anni 60’ e 80’ con la comparsa graduale sul mercato illegale di sostanze come la marijuana, l’eroina, LSD e, nell’ultimo decennio, della cocaina (Schoemaker, 1989). La domanda quindi a cui molti ricercatori cercarono di rispondere era da cosa fosse stata stimolata l’attenzione dell’opinione pubblica. È in questo contesto infatti che la teoria dell’Agenda-Setting fu utilizzata, nel caso particolare delle droghe, per spiegare l’origine sociale del problema. Un’analisi attenta di come i mass media presentarono il tema, fu condotta nel 1989 da Merriam, il quale osservò la quantità di attenzione data al problema droghe tra il 1983 e il 1987. Il picco di attenzione osservabile nel secondo semestre del 1986, in cui tale tema fu trattato nel 5% della programmazione totale nei media nazionali, fu successivamente confrontato da Schoemaker (1989) con quanto definito dall’opinione pubblica come “il più importante problema che minaccia la società americana”23, prima e dopo la campagna mediatica. I risultati della correlazione tra esposizione ai mezzi di comunicazione e successiva percezione del problema, confermarono l’ipotesi di Agenda-Setting, per cui ad un aumento della copertura mediatica seguiva un aumento nella percezione del problema da parte del pubblico. Non solo, fu anche rilevato come, in linea di massima, l’effetto maggiore di Agenda-Setting fosse osservabile da 1 a 4 mesi dall’esposizione al messaggio (Schoemaker, 1989, p.75). Simili risultati, sebbene riferiti non solo agli avvenimenti del 1986, furono ottenuti anche dalla Beckett (1994), la quale introdusse nell’analisi anche le politiche promosse dall’amministrazione Regan. Utilizzando sempre i risultati dei “Gallup pools” per determinare ciò che era avvertito dall’opinione pubblica come il problema principale per la società americana, ella mise in luce il ruolo della “policy agenda” nell’influenzare stampa e popolazione. L’analisi dei dati infatti confermò come le esternazioni presidenziali sul problema droga e la pubblicizzazione della “guerra alla droga” promossa dall’amministrazione, avesse influenzato l’agenda dei mezzi di comunicazione, i quali portarono il messaggio all’attenzione del pubblico (p. 44). La quantità delle ricerche volte a confutare la validità di questa teoria, ha portato spesso all’utilizzo di metodologie differenti che rendono difficile il paragone tra indagini simili e conducono, a volte, a risultati contrastanti. L’analisi condotta da Grozenbach (1996), infatti, concentrandosi in particolare su i vari stadi che caratterizzano la comparsa e il declino di un tema nei mezzi di informazione, sebbene confermasse i risultati sopra citati nei periodi di “nascita” (preproblem stage) e “crescita” (discovery stage) del problema, evidenziò pure una relazione La rilevanza dell’argomento per l’opinione pubblica fu determinata considerando i “Gallup pool”, sondaggi svolti più volte l’anno per rilevare determinati atteggiamenti e opinioni della società americana. In questo caso la domanda usata era: “What is the most important problem facing the country today?”. 23 134 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 inversa nel periodi di “stasi” (plateau). È in questo stadio infatti che ha luogo una sorta di processo ciclico di influenza; la percezione del problema da parte del pubblico infatti, nutre l’agenda dei mezzi di comunicazione, la quale a sua volta influenza l’intervento governativo in risposta alla crescente preoccupazione da parte dell’opinione pubblica (Grozenbach, 1996, pp. 55-96). Gli esempi qui riportati fanno riferimento ad un periodo preciso nel quale il tema droghe fu, negli U.S.A., particolarmente seguito e studiato. Ciò naturalmente non toglie che la ciclicità con cui questo argomento riaffiora all’attenzione di media, politica ed opinione pubblica possa essere analizzata e interpretata attraverso il processo di Agenda-Setting. Questa supposizione è confermata da altre ricerche simili in periodi storici diversi, le quali hanno in ugual modo messo in luce l’importanza dei mezzi di comunicazione nel definire ciò su cui il pubblico può discutere, avere un’idea e percepire un problema come reale. Numerose altre variabili entrano però in gioco; l’efficacia dell’Agenda-Setting, se non nel caso particolare del “media hype” del 1986, deve tenere conto di fattori come il ruolo dell’argomento nell’agenda dei media (Funkhouser, 1973), la diffusione a livello nazionale o locale della notizia (Hubbart, 1975) e tutte le problematiche relative al processo di “gatekeeping”, attraverso il quale notizie e tematiche in costante competizione vengono filtrate e scremate per la diffusione (Wolf, 1999). Le ricerche esposte in questo paragrafo, mettono in luce l’importanza che ha l’informazione nel definire la percezione del reale da parte del pubblico. Tuttavia la prospettiva macrosociale da cui osservano il fenomeno esclude distinzioni importanti sia dal punto di vista del contenuto (trattato nel capitolo precedente), sia nel considerare le differenze che esistono tra i vari membri dell’audience. E ben si sa che la problematica della droga, di qualunque genere essa sia, in un’età critica per la socializzazione come l’adolescenza, richiede un’analisi mirata degli effetti dell’informazione e della comunicazione su questo specifico segmento di popolazione. 6.3.2. Intermedia Agenda-Setting Il modo in cui i diversi mezzi di comunicazione si influenzano tra loro è stato in molti casi analizzato in riferimento ad un fenomeno che nell’ambiente della stampa e dell’informazione viene chiamato “media hype”. Tale concetto può essere definito come “a visible manifestation of intermedia convergence” (Reese, 1989, p.31). Un’analisi attenta del fenomeno, in particolare per quanto concerne il tema droghe, fu condotta nel 1986, anno in cui fu notato un incremento vertiginoso di copertura mediatica sull’argomento. Se all’inizio degli anni ‘80 il tema droghe copriva poco meno dell’1% della totalità delle notizie di televisione e carta stampata - che sottolinea comunque un certo interesse da parte dei media 135 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 - nel 1986 si passò dal 0,7% di gennaio, al 5% del secondo semestre dello stesso anno (Merriam, 1989, p.23). A tal proposito Reese (1989) e Danielian (1989) analizzarono come in quel periodo notiziari e quotidiani nazionali si dedicarono all’argomento. Due aspetti importanti sono stati evidenziati; per prima cosa, è stata notata una leadership da parte della carta stampata soprattutto nel periodo iniziale di interesse mediale. In particolare i quotidiani nazionali si occuparono per primi del problema e furono seguiti a breve dai settimanali e quindi dalla televisione. Il ritardo con cui quest’ultimo mezzo si occupò del fenomeno è evidenziato anche nella fase di declino della copertura mediale, dove, nonostante i quotidiani non coprissero più l’argomento, questo venne ancora trattato in televisione (Reese, 1989). In secondo luogo, fu notata anche una leadership da parte del “The New York Times” nel proporre per primo l’argomento e nell’influenzare le scelte redazionali degli altri quotidiani ed emittenti (Danielian, 1989). Il problema dell’intermedia Agenda-Setting non riguarda naturalmente tutti gli argomenti presi in considerazione dai mezzi di informazione; nella maggior parte dei casi tale fenomeno è visibile per quelle tematiche che, sebbene non accompagnate da eventi eclatanti, vengono trattate da particolari e prestigiose testate che fungono da così detti “opinion leaders” nel mondo dell’informazione. Il processo che ne segue, è un influenzarsi a catena tra le redazioni nazionali, locali e minori. “Il guardare quello che fanno gli altri”, diventa in molti casi la conferma della validità della notizia e la sua spendibilità sul mercato (Reese, 1989). È in questo caso che eventi, già presenti nella realtà e non soggetti a cambiamenti evidenti, vengono portati alla ribalta dell’opinione pubblica, e vengono percepiti come nuovi problemi sociali. La particolarità tuttavia del fenomeno analizzato, ovvero il “media hype” del 1986, trascura importanti variabili che nella programmazione normale caratterizzano i singoli mezzi di informazione. Sebbene l’analisi di Bell (1982) della stampa australiana concordi nell’affermare che in linea di massima le differenti testate presentino gli stessi stereotipi, sottolinea anche come importanti distinzioni debbano essere fatte a seconda che il medium sia un quotidiano, un tabloid, un giornale locale o della domenica. Se da una parte, per esempio, i quotidiani sono le testate che con più frequenza riportano il problema dell’abuso di sostanze stupefacenti e legali, dall’altra parte i tabloid sembrano relativamente meno interessati. Non solo, i giornali locali, data la scarsità di risorse e la vocazione “pastorale” nei confronti delle comunità a cui appartengono, riferiscono principalmente riguardo le droghe in generale (senza grosse specificazioni e distinzioni tra le sostanze), fatti di cronaca e aspetti preventivo-sanitari del problema (Bell, 1982, p. 81). 136 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 Questa breve presentazione del fenomeno di intermedia Agenda-Setting, sebbene a prima vista possa sembrare irrilevante ai fini dell’analisi degli effetti sull’ascoltatore, mette in evidenza, quantomeno nel caso particolare qui proposto, come quanto riportato dai mezzi di comunicazione favorisca in molti casi solamente un punto di vista e di conseguenza faciliti la creazione di stereotipi e possibili visioni pregiudiziali nel pubblico. 6.4. La rappresentazione delle droghe e i suoi effetti sul pubblico Nel paragrafo 2.1 è stato messo in evidenza come siano principalmente due le scuole di pensiero che spiegano il rapporto tra mezzi di comunicazione e dipendenza; da una parte si afferma l’utilità di tali mezzi come strumento di informazione e prevenzione, mentre dall’altra li si accusa in molti casi di promuovere e invogliare l’ascoltatore all’uso. La presenza di due proposizioni teoriche totalmente opposte non deve però stupire; l’analisi attenta del contenuto dei mezzi di comunicazione presentata nei due capitoli precedenti ha infatti mostrato come nella varietà dell’offerta informativa che al giorno d’oggi abbiamo a disposizione, l’individuo è spesso “bombardato” da una miriade di messaggi che in molti casi si contraddicono l’uno con l’altro. Il caso della rappresentazione delle droghe nei media è un esempio chiaro. Da una parte le campagne di prevenzione, così come in alcuni casi l’informazione quotidiana, mettono in guardia sui pericoli insiti nell’uso di tali sostanze, dall’altra invece, film, notiziari e pubblicità favoriscono il consumo attraverso una rappresentazione che spesso invoglia all’uso. L’evoluzione avvenuta nel corso degli ultimi cinquanta anni nella ricerca sulle comunicazioni di massa conferma la possibilità che messaggi contradditori fluiscano attraverso tali mezzi. La teoria ipodermica che affermava un processo di stimolo e risposta tra il comunicatore e il ricevente ha lasciato il posto all’approccio funzionalistico detto “degli usi e delle gratificazioni”, per il quale è il soggetto l’attore attivo nello scegliere, nell’interpretare e nell’assimilare un determinato messaggio. In questo modo sarà proprio colui che usufruisce del mezzo, in base alle sue caratteristiche psico-sociali, a decidere ciò che vuole utilizzare, e, nel caso specifico delle droghe, a quale tipo di messaggio aderire. L’interpretazione di un messaggio è quindi filtrata attraverso una serie di variabili che si riflettono principalmente su due livelli di analisi: sul piano individuale e su quello sociale, quest’ultimo in particolare attraverso la mediazione delle principali agenzie di socializzazione; importanti in questo caso sono la famiglia, la scuola e il gruppo dei pari. Si può infatti supporre che nella maggioranza dei casi il messaggio proposto dai media venga elaborato in un contesto sociale e sulla base di influenze sociali piuttosto che in solitudine. A tal proposito sono principalmente due le “dimensioni” teoriche che analizzano gli aspetti appena citati: 137 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 a. Individuo: sul piano individuale sono di primaria importanza le esperienze fatte dal soggetto che percepisce il messaggio. Nel nostro caso, in particolare il fatto che colui che riceve un messaggio abbia avuto contatti diretti o meno con la sostanza e con consumatori. È la teoria dell’Agenda –Setting per la quale è assimilato con più facilità ciò di cui non si ha esperienza diretta (vedi Wolf, 1999; Estermann, 1997). Un messaggio mediatico infatti ha effetti totalmente opposti a seconda che il soggetto ricevente sia, per esempio, consumatore o meno della droga in questione. Il caso più eclatante ed evidente è infatti quello di sostanze di largo consumo come l’hashish e la marijuana. Le esperienze quasi sempre positive associate al loro uso contrastano con l’immagine negativa trasmessa dalle campagne sociali e dalle agenzie di socializzazione come la famiglia e la scuola. In questo caso, infatti, gli effetti delle campagne di prevenzione sono decisamente più deboli su coloro che hanno già sperimentato la sostanza. Similmente la predisposizione al consumo aumenta all’aumentare del numero di amici consumatori (BZgA, 2004). b. Sociale: l’aspetto sociale prende in considerazione il modo in cui le informazioni sono interpretate all’interno del gruppo. In altre parole si cerca di verificare se l’informazione sia acquisita dal soggetto in maniera diretta dai mezzi di comunicazione o sia “mediata” da altri soggetti. Gruppo e amici consumatori influenzano predisposizione e consumo, nonché la percezione del messaggio sulle droghe (Becker, 1966). Nel nostro caso tuttavia non si parla solo della percezione diretta da parte del soggetto, il quale attraverso valori condivisi dal gruppo interpreta il messaggio, ma anche, e soprattutto dell’esperienza mediata attraverso membri del gruppo stesso che girano l’informazione ricevuta agli altri membri; è il caso dei così detti “opinions leaders”, i quali selezionano e interpretano le informazioni per loro più importanti e le passano ai membri del gruppo cui appartengono. In questo caso è il leader, e non tanto il mezzo di comunicazione, che indica agli altri membri che opinione avere su un dato argomento (Jäckel, 2005; Schenk, 1987). Come si può notare queste due ipotesi, in particolare se utilizzate per l’analisi di un pubblico adolescente, più che la forza persuasiva dei media mettono in gioco l’individuo e il suo legame con i gruppi di socializzazione primaria. L’adolescenza in particolare mette spesso in moto un processo di distanziamento tra il ragazzo e la famiglia, mentre si rafforzano in maniera significativa i legami con il gruppo dei pari / amici (Warr, 2002; Hurrelmann, 1997). È quindi auspicabile che in questa fascia d’età, i processi sopra citati siano per lo più elaborati all’interno di questo contesto. Se si considera poi la funzione prettamente sociale di alcune sostanze, il coinvolgimento del gruppo nell’analisi non può essere sottovalutato. Ciò sta a significare come le informazioni sulle droghe 138 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 trasmesse dai mezzi di comunicazione siano filtrate ed assimilate attraverso un processo di selezione e ricodifica che interseca la particolare struttura tipica di ogni aggregato umano; quest’ultimo, infatti, implica una serie specifica di ruoli e di legami reciproci legami che modellano il “bagaglio culturale” tipico del gruppo preso in considerazione. Ruoli e rapporti diversi all’interno dell’aggregato, infatti, implicano funzioni comunicative diverse per ogni membro all’interno del gruppo (vedi Schenk, 1987). In questo caso quindi, i messaggi trasmessi dai mezzi di comunicazione non arrivano in maniera diretta al singolo, ma sono filtrati, reinterpretati e poi ritrasmessi all’interno del gruppo stesso. Ed è in questo scenario che si inserisce in molti casi il consumo di sostanze che producono dipendenza; sebbene non si possa generalizzare in maniera assoluta, soprattutto per il fatto che nel concetto di “droga” qui analizzato sono sottointese le più disparate sostanze, quanto detto vale in particolare per quelle di più largo consumo come ad esempio l’alcol, il tabacco e le droghe “leggere” come hashish e marijuana. Se la diffusione sociale di alcol e tabacco è un dato di fatto, le droghe leggere hanno acquisito negli ultimi anni un’accettazione e diffusione sempre maggiori. Come esempio a conferma di ciò può essere citata una ricerca condotta dal ministero della salute tedesco a cadenza quadriennale, con lo scopo di ricercare gli atteggiamenti di consumo dei giovani tedeschi dai 12 a 25 anni (BZgA, 2004). Nel 2004 fu rilevato come la cannabis fosse consumata dal 31% degli intervistati, quando le altre sostanze illegali presenti nel questionario non superavano il 4% del campione; tali risultati hanno portato a considerare questa droga come una categoria a sé all’interno della ricerca. Non solo, la diffusione sempre più crescente di questa droga negli ultimi decenni, oltre a confermarne una crescente accettazione sociale soprattutto tra i giovani, sottolinea la natura sociale del suo consumo; al contrario delle altre sostanze illegali, infatti, la cannabis viene nella maggior parte dei casi consumata in gruppo (BZgA, 2004, p. 25). Se si vogliono quindi capire gli effetti dei messaggi mediatici sull’individuo si devono tenere in considerazione queste differenze. L’efficacia di quanto mediato dai mezzi di comunicazione si riflette in primis nella coerenza del messaggio con l’immagine che l’individuo ha della droga, e con la percezione della stessa all’interno del gruppo cui l’individuo appartiene. Un esempio sono le campagne di prevenzione; la loro efficacia nel contrastare il consumo di cannabis è direttamente proporzionale all’accettazione e diffusione di questa sostanza nel gruppo dei pari. La stessa ricerca del BZgA conferma come la propensione al consumo di cannabis aumenti sensibilmente tra quei soggetti che già una volta l’anno provata o che hanno conoscenti diretti che ne fanno uso (BZgA, 2004, 2001). Dimensione individuale e dimensione sociale quindi rappresentano il terreno su cui i mezzi di comunicazione agiscono e su cui i messaggi trasmessi sulle 139 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 6 droghe ricadono. È essenzialmente all’interno di queste due dimensioni che vanno ricercati gli effetti dell’informazione e non solo a priori sulla base di una mera analisi di quanto trasmesso. Naturalmente questi due livelli non si escludono a vicenda, ma agiscono simultaneamente nel determinare ciò che un soggetto percepisce e fa proprio di un messaggio mediale. L’influenza reciproca con cui essi interagiscono è spesso data dal fatto che le esperienze individuali che arricchiscono una persona sono spesso fatte attraverso la mediazione del cliché con cui più spesso si è in contatto. 6.5. Considerazioni di sintesi A conclusione di questa ricerca si deve prima di tutto sottolineare la vastità del fenomeno da analizzare. L’analisi del contenuto svolta nei capitoli precedenti ha infatti messo in luce come i mezzi di comunicazione siano molteplici ed eterogenei nel loro campo d’azione. Concludere quindi un’analisi di questo tipo con una chiara determinazione degli effetti sul pubblico è del tutto prematuro e superficiale. Non solo la vastità dei mezzi considerati, quanto anche le nette differenze tra le varie sostanze prese in considerazione rendono molto difficile generalizzare. Quello che si può auspicare invece è un’analisi più circoscritta e attenta che consideri particolari mezzi di informazione e i loro effetti su particolari gruppi di individui; infatti, anche solo lo studio di singoli media e i possibili effetti su un campione di popolazione potrebbe offrire risultati interessanti. Da una parte l’analisi del contenuto di quanto trasmesso metterebbe in luce una miriade di informazioni utili per scovare pregiudizi, giudizi di valore e disinformazione, mentre dall’altra lo studio del consumo e delle predisposizioni al consumo in una parte della popolazione “colpita dal mezzo” potrebbe mettere in luce la funzione di “socializzatori” svolta dai mezzi di comunicazione. Una funzione che, interagendo con altre agenzie, come il gruppo dei pari, potrebbe cambiare considerevolmente a seconda della sostanza trattata e del coinvolgimento del gruppo nell’utilizzo o nel rifiuto di tale sostanza. L’analisi del contenuto dei messaggi trasmessi dai media resta quindi incompleta se scollegata da una ricerca diretta dei suoi effetti su di un campione; è auspicabile di conseguenza che studi futuri non si limitino a mettere in evidenza solamente ciò che è trasmesso, ma che indaghino anche il modo in cui gli “input” comunicativi agiscono sulla società. 140 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 L'informazione su droghe e dipendenze patologiche fornita dai quotidiani "L'Adige" e "Trentino" nel biennio 2004-2005 7.1. Introduzione: obiettivi e metodologia dell’indagine * La ricerca è stata condotta con l’obiettivo di analizzare il tipo di informazione e di comunicazione sulle dipendenze patologiche e sulle sostanze psicoattive in generale, fornito dai due importanti quotidiani locali (“L’Adige” e “Trentino”) negli anni 2004 e 2005. L’ipotesi guida è quella di verificare sul piano dell’informazione i livelli di coerenza, continuità e “profondità” fornita dai due quotidiani sulla problematica delle droghe e delle dipendenze. Tutto ciò nella consapevolezza dell’importanza che la comunicazione giornalistica, oltre a quella televisiva, può avere nel favorire “climi culturali” e “orientamenti di fondo” su questioni rilevanti di convivenza sociale e di comportamenti “a rischio” per fasce diverse di popolazione, compresa la fascia minorile e giovanile che pare particolarmente esposta a “forme pericolose”, quanto sottovalutate, di disagio, come la dipendenza da sostanze con effetti psicotropi e stupefacenti. Uno degli aspetti fondamentali della ricerca effettuata concerne anche la possibile individuazione di stereotipi nella comunicazione, specie di quelli che possono produrre ambivalenza sul piano culturale, ossia orientamenti che da un lato accentuano le dimensioni consumistiche ed edonistiche di alcune “sostanze” potenzialmente pericolose e, dall’altro, ne stigmatizzano gli effetti quando questi toccano solo alcune categorie di “consumatori” o si correlano con aspetti di non legalità. E’ altrettanto evidente che quando un fatto eclatante crea discussioni sui mass media (cronaca, informazioni, dibattiti che spesso durano mesi e generano opinioni), si mescolano orientamenti di vario e diverso genere che tendono a “confondere” o comunque a complicare il dato della realtà. Si tratta di verificare se in questo campo delle “dipendenze” l’informazione continuata dei quotidiani, inseriti in una realtà locale, tenda ad uniformare le idee sul fenomeno in oggetto entro quadri valoriali coerenti, oppure vada nella direzione di orientamenti culturali e valoriali diversificati in rapporto alle circostanze, ai * La raccolta e la prima elaborazione dei dati è stata effettuata da Massimiliano Roncher 141 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 momenti, alle varietà della situazioni. La griglia di lettura, elaborata appositamente per questa ricerca sulla base di metodologie già validate, cerca di tener conto degli aspetti più significativi del modo con cui vengono presentati e confezionati i fatti e le notizie. La scelta che i quotidiani compiono del modo di raccontare ed illustrare i fatti, e nel “ragionare” su persone, comportamenti, contesti, sostanze e cose che si connettono a forme di dipendenza patologica, ha a che fare con la genesi degli stereotipi culturali, su come cioè la gente possa farsi un’idea più o meno precisa e “standardizzata” dei fenomeni esaminati. Naturalmente viene qui esaminata solo la parte concernente la forma e il contenuto dell’informazione, mentre non è colta la dimensione del consumatore, di come cioè venga effettivamente decodificata dal pubblico (in questo caso dai lettori dei quotidiani) la notizia e ciò che ad essa ruota intorno in termini di immagini, concezioni e idee più o meno fisse. La ricerca quindi rappresenta uno stimolo di riflessione per chi fa informazione, soprattutto sul piano locale, al fine di discutere le modalità “migliori” di presentare le notizie su un fenomeno “delicato” e dalla forte valenza “normativa” come quello delle droghe e del consumo che crea “dipendenza”. Mentre rimane decisamente aperta, e non affrontata qui, la questione di come i mezzi di comunicazione di massa possano incidere direttamente sull’orientamento e il comportamento delle persone. La griglia prende in considerazione ogni singolo articolo pubblicato sui due quotidiani esaminati, sottolineando i seguenti aspetti: Parte I – Dimensione dell’articolo 1. Dimensione totale: riguarda la frazione di pagina occupata dall’articolo preso in considerazione e dalle foto che lo riguardano. 2. Numero colonne: si esplicita il numero di colonne presenti nell’articolo. 3. Dimensione foto: ci si riferisce alla parte di pagina, espressa in forma di frazione, occupata dalle foto inerenti l’articolo preso in considerazione. 4. Tipologia dell’articolo: l’articolo viene classificato in base alla seguente partizione: 1) editoriale (prima pagina, di solito scritta dal direttore), 2) cronaca, 3) intervista, 4) trafiletti, tasselli, agenzie, 5) informazioni di servizio, 6) richiamo. 5. Collocazione: parte del quotidiano nella quale compare l’articolo: a) prima pagina, b) pagine nazionali, c) pagine locali, d) pagine finali (residuale). Parte II – Protagonista 1. Numero persone coinvolte: quando il quotidiano riporta un numero di persone che hanno a che fare con il fatto descritto. 142 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 2. Popolarità: ha a che fare con l’ambito territoriale (o geografico) nel quale il protagonista o i protagonisti sono noti: a) nazionale, b) regionale, c) locale, d) non popolare, e) non specificato. 3. Genere: in questo caso si indica il sesso del protagonista o del gruppo di persone coinvolte: maschio/i, femmina/e, gruppo eterogeneo, genere non specificato. 4. Luogo residenza stabile e prolungata del protagonista o dei protagonisti: Trentino – Alto Adige, Nord Italia, Sud Italia, Centro Italia e Isole, Estero, Provenienza non specificata. 5. Generalità: è importante analizzare questo aspetto fortemente etichettante per il protagonista, la scelta delle opzioni è fatta fra quattro alternative diverse: a) nome e cognome, b) iniziali, c) data e luogo di nascita, d) non specificato. 6. Foto del protagonista: quando compare, la foto del protagonista viene analizzata in base alla quota di pagina che questa occupa. 7. Attività: qui si indica se viene o meno riportata l’occupazione del protagonista. Parte III – Fenomeno 1. Dipendenza da: ovvero tipo di dipendenza che denota il fatto riportato dall’articolo: a) sostanze illegali (droghe), b) alcol, c) tabacco, f ) gioco d’azzardo, g) sesso, h) doping. 2. Tipo di droga: nel caso in cui la dipendenza abbia a che fare con le droghe, è importante specificarne il tipo, quando riportato: 1) marijuana e suoi derivati, 2) eroina, 3) cocaina, 4) ecstasy e pasticche. 3. Tipo di immagine: riferimento al contenuto delle eventuali foto: a) forze dell’ordine, b) sostanza (o comportamento), c) protagonista/i, d) scuola, e) istituzioni, f ) denaro, g) intervistato, h) luogo. 4. Contenuto evidente: alcuni articoli, che non sono il semplice riassunto asettico dei fatti, possono avere un taglio: a) Logico (dati tecnici, sillogismi, testi specialistici), b) Retorico (convincere con argomenti scontati), c) Ermeneutico (interpretare, comprendere). Parte IV – Stereotipi 1. Ragioni e soluzioni: a volte i quotidiani indicano le possibili soluzioni al problema delle dipendenze accentuando alcune dimensioni: a) aspetti di ordine pubblico, b) aspetti educativi e scolastici, c) aspetti di prevenzione primaria e informazione, d) aspetti connessi all’ambiente e alle relazioni familiari. 2. L’idea delle droghe: l’atteggiamento del giornalista può essere classificato, rispetto al fenomeno della dipendenza da droghe, in due modi: a) associazione indistinta (tutte le droghe sembrano uguali), b) differenziazione (le sostanze 143 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 sono molto diverse fra loro). 3. Tipo di approccio: il taglio dell’articolo può riguardare un approccio al problema che esprima: a) criminalizzazione, b) giustificazione, c) ambivalenza (aspetti positivi e rilievi negativi), d) distanza (non prende posizione, asettico). 4. Risonanza nel breve periodo (quante volte un articolo riguarda lo stesso episodio): è importante rilevare quanti articoli che parlano dello stesso fatto vengono pubblicati dal medesimo quotidiano. L’indagine permette, dunque, di evidenziare, in termini comparativi, le specificità di ciascun quotidiano e di delineare forma, contenuti e tendenze della stampa locale, relativamente al fenomeno droga e dipendenza; inteso quest’ultimo in senso ampio, ossia con riferimento a una pluralità di sostanze e di situazioni, ben oltre il confine stabilito dalla liceità e/o dalla legalità. Nella rilevazione entrano, pertanto non solo le sostanze stupefacenti e psicotrope considerate droghe illegali dall’attuale normativa, ma anche quelle sostanze che, seppur ammesse dalla legge, possono produrre problemi seri di dipendenza (alcol e tabacco) ed anche quelle situazioni che evidenziano aspetti patologici connessi al consumo sfrenato nel campo del gioco d’azzardo e del sesso. Rimangono esclusi dalla rilevazione i disturbi alimentari, quali la bulimia e l’anoressia, che pur avendo alcuni elementi eziologici in comune con le dipendenze patologiche sopra indicate hanno anche molti aspetti di specificità che li discostano dalle problematiche tipiche delle droghe e delle tossicodipendenze. Vengono ora esposti i principali risultati della ricerca ripercorrendo le categorie sopra elencate nella griglia di rilevazione, dapprima facendo riferimento agli aspetti quantitativi e poi a quelli qualitativi, concernenti in particolare il contenuto degli articoli dal punto di vista del messaggio. 7.2. aspetti quantitativi e rilievi qualitativi 7.2.1. Numero, dimensione e collocazione degli articoli Gli articoli complessivamente rilevati e analizzati sono stati 842 così suddivisi: Tab. 24. Giornale L’Adige anno 2004 n. % 231 56,8 144 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 anno 2005 n. % 245 56,3 Totale n. 476 % 56,5 Capitolo 7 anno 2004 n. % 176 43,2 407 100,0 Giornale Trentino Totale anno 2005 n. % 190 43,7 435 100,0 Totale n. 366 842 % 43,5 100,0 Gli articoli che occupano l’intera pagina del quotidiano sono complessivamente 4 (2 per ciascun quotidiano - due focalizzati sull’alcol, uno sul fumo di tabacco e uno sull’allarme droghe in generale) e quelli che occupano metà pagina sono poco più del 10%. Fra un terzo e un ottavo di pagina troviamo oltre i 2/3 degli articoli. Questo significa che 1/3 circa degli articoli si colloca su una colonna, un altro terzo su due e tre colonne e l’ulteriore terzo su quattro e più colonne. Poco meno dei 2/3 degli articoli contengono fotografie di grandezza pari o inferiore ad un ottavo di pagina, poco più di ¼ degli articoli presentati non contiene fotografie, mentre foto vistose (un quarto di pagina e oltre) sono presenti in circa il 10% di tutti gli articoli, senza particolari distinzioni fra i due quotidiani . Oltre il 70% degli articoli è inserito nella cronaca; circa un 10% concerne interviste. Solo l’Adige inserisce la problematica nell’editoriale per 7 volte nell’arco dei due anni esaminati. Per quanto concerne la collocazione dell’articolo nell’economia complessiva del quotidiano abbiamo la seguente ripartizione: Tab. 25. Giornale L’Adige Trentino Totale “Prima pagina” n. 75 67 142 % 15,8 18,3 16,9 “Pagine nazionali” n, % 73 15,3 78 21,3 151 17,9 “Pagine locali” n. 328 221 549 % 68,9 60,4 65,2 Totale n. 476 366 842 % 100,0 100,0 100,0 Da questa prima analisi della distribuzione quantitativa degli articoli si evince che sull’argomento delle droghe e dei fenomeni ad esso correlati vi è un’attenzione consistente da parte dei due quotidiani trentini, con risalto non solo ad aspetti connessi a fatti di cronaca ma anche ad approfondimenti specifici, sviluppati prendendo spunto sia dalle situazioni sottostanti a fatti di cronaca sia da studi, normative e proposte, emergenti sia a livello locale sia sul piano nazionale e internazionale. La dimensione locale è nettamente predominante, ed è congruente con la natura dei due quotidiani. Dalla comparazione emerge una 145 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 maggior attenzione e continuità dell’“L’Adige” sull’argomento qui analizzato; nell’arco dei due anni, infatti, “L’Adige” pubblica 110 articoli in più rispetto al “Trentino”, anche per l’utilizzo di tipologie editoriali diversificate (“tasselli”, “agenzie”, “trafiletti”, “informazioni di servizio”). Tuttavia, entrambi i quotidiani danno ampio risalto sia ad avvenimenti locali sia a fatti di rilevanza nazionale con abbondanza di documentazione fotografica che, nel 10% circa degli articoli, rappresenta, soprattutto per le dimensioni dell’immagine, un evidente elemento di “attrazione visiva” per il lettore. 7.2.2. I protagonisti Come è logico attendersi, data la netta predominanza di articoli di cronaca, ci si aspetta di incontrare un’informazione in grado di delineare un quadro articolato, ma discreto, di chi sono gli ”attori” che risultano al centro dell’attenzione del giornale per fatti concernenti le questioni della droga e delle dipendenze patologiche in generale. In realtà non è sempre così, soprattutto quando i fatti sono di portata locale e/o non coinvolgono personaggi di rilievo. Premesso che 1/3 di tutti gli articoli pubblicati dai due quotidiani non individua protagonisti poiché l’argomento non concerne la cronaca bensì aspetti generali del fenomeno (approfondimenti particolari, leggi, opinioni, studi, ecc..), si possono sintetizzare i risultati nei seguenti punti: - più della metà degli articoli pubblicati da entrambi i giornali, e che concernono fatti di cronaca, individuano un protagonista; mentre circa ¼ degli stessi articoli indica piccoli gruppi di persone (da 2 a 4 individui) e il restante quarto di articoli coglie gruppi più ampi sino a comprendere diverse decine di persone implicate in traffici ed attività illecite connesse al mercato della droga; - si tratta in prevalenza di persone adulte di sesso maschile, in quasi l’80% dei casi, mentre protagonisti di solo sesso femminile sono quantitativamente molto ridotti sul 3 - 4% di tutti gli articoli che citano i protagonisti (2,5% per “l’Adige” e 4,5% per il “Trentino”). Gruppi misti di maschi e femmine riguardano il 24,7% degli articoli con protagonisti citati da “l’Adige” e il 14,75% degli articoli analoghi citati da il “Trentino”; - pur essendo consistente la percentuale di articoli di cronaca che non individuano persone precise (circa il 15% per “l’Adige” e il 30% per il “Trentino”), va rilevato che, nella maggior parte dei casi sono indicate le generalità del protagonista con nome cognome (se si tratta di minore solo le iniziali) e la loro provenienza geografica. La maggior parte degli articoli indica persone del Trentino Alto-Adige (il 55,9% per “l’Adige” e il 46,9% per il “Trentino”), seguono protagonisti provenienti dal Nord Italia (25-30% degli articoli) e dall’Estero (15-20% degli articoli); - per la stragrande maggioranza i protagonisti sono persone sconosciute e che 146 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 non godono di particolare popolarità, tuttavia si registra quasi un 17% della totalità degli articoli pubblicati (12% da parte de “l’Adige” e 23% da parte del “Trentino”) che focalizza l’attenzione su personaggi famosi sul piano nazionale rimasti implicati in vicende di droga e/o di dipendenza (casi Pantani, Lapo e Calissano). Abbastanza marginale, da un punto di vista statistico, il riferimento a personaggi locali, anche se alcuni di questi casi sono presenti; - meno della metà degli articoli che individuano protagonisti vede pubblicata la foto di quest’ultimi (48,6% per “l’Adige” e il 39,4% per il “Trentino”) ma va notato che, in circa il 10% degli articoli, la fotografia è di dimensioni evidenti (più di un ottavo di pagina). Meno di 1/5, infine, gli articoli con protagonisti che individuano l’attività lavorativa di quest’ultimi o la loro posizione professionale; - per quanto concerne la relazione fra tipo di droga e provenienza dei protagonisti si rileva una prevalenza di persone provenienti dal Trentino Alto-Adige (poco meno del 50%) se si tratta di marijuana o di eroina, con al secondo posto stranieri (oltre il 15% per marijuana e oltre il 25% per eroina). Nel caso della cocaina sono persone del Nord Italia ad essere maggiormente implicate (più del 50% degli articoli) seguite dagli stranieri (quasi il 15%) e dai Trentini (poco più del 5%). L’informazione fornita dai due quotidiani sui protagonisti delle vicende relative a questioni di droga e di dipendenza riflette soprattutto i fatti di cronaca a risonanza nazionale e tende ad enfatizzare l’eco su personaggi e su vicende evidenziando, talora, una certa invasività nel riportare sia le generalità, sia le foto delle persone ritenute implicate nelle questioni trattate. Va però sottolineato come, di fatto, non si siano riscontrati, nei contenuti degli articoli, giudizi espliciti, negativi ed etichettanti, sulla personalità dei protagonisti. Le persone del Trentino Alto Adige implicate in questioni concernenti le droghe illegali trovano risonanza sui due quotidiani in misura maggiore se si tratta di marijuana e di eroina. Meno, molto meno, quando la droga è ecstasy e cocaina, nonostante il consumo e i sequestri di quest’ultime sostanze siano, negli ultimi due anni, in deciso aumento su tutto il territorio nazionale e in Trentino in particolare 24. 24 L’analisi dei dati ricavati da fonti differenti: studi di prevalenza IPSAD-Italia®2003; ESPAD-Italia®2004; flussi ricavati dal Ministero dell’Interno (DCDS); dal Ministero della Giustizia (DCSA); dal Ser.T. di Trento, individuano il Trentino come area a rischio per la diffusione di cocaina nella popolazione generale e di stimolanti nella popolazione scolarizzata. 147 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 7.2.3. Droghe e dipendenza Si analizza ora, sempre dal punto di vista quantitativo, l’attenzione dell’informazione al fenomeno con particolare focalizzazione sulle sostanze che producono dipendenza. La problematica delle dipendenze patologiche è colta dai due quotidiani, relativamente ai due anni esaminati (2004 e 2005), come connessa al consumo delle seguenti sostanze: Tab. 26. Giornale L’Adige Trentino Totale Droghe* illegali alcol Tabacco Doping sportivo Sesso Gioco d’azzardo Totale n. % n. % n. % n. % n. % n. % n. % 267 249 516 56,1 68,0 61,3 97 29 126 20,5 8,0 14,9 56 43 99 11,7 11,7 11,7 25 27 52 5,2 7,4 6,3 21 16 37 4,4 4,4 4,4 10 2 12 2,1 0,5 1,4 476 366 842 100,0 100,0 100,0 * Eroina, cocaina, ecstasy, marijuana e derivati Come si può notare circa i 2/3 degli articoli affrontano aspetti di dipendenza derivanti da sostanze illegali, ma altrettanto si nota come non vengano trascurate dalla stampa quotidiana trentina altre forme di dipendenza patologica. Se tabacco e doping appaiono sovrarappresentati per fatti specifici accaduti nei due anni esaminati (legge antifumo e doping nel ciclismo e nel calcio), l’alcol ha un’attenzione che, seppur meno consistente rispetto alle droghe illegali, appare continua (soprattutto da parte del quotidiano “l’Adige”), mentre non mancano anche riferimenti al sesso e al gioco d’azzardo, come tipologie emergenti di dipendenza patologica verso cui sono richieste dalla società interventi terapeutici e preventivi specifici. Alcuni articoli trattano contestualmente differenti forme di dipendenza, in particolare l’associazione alcol e stupefacenti (complessivamente nei due anni esaminati, n. 8 articoli per “l’Adige” e n. 4 articoli per il “Trentino”) oppure l’associazione tabagismo – alcolismo (n. 2 articoli de “l’Adige”) e ancora la relazione sesso – droga (n. 3 articoli de “l’Adige”). Data la percentuale molto ridotta di tali articoli si è optato per inserirli in una delle categorie di dipendenza sopra esposte in base al peso che nel giornale veniva dato ad un tipo di dipendenza, considerato prevalente, rispetto all’altro considerato secondario o complementare. Fra gli articoli che prendono le mosse da sostanze stupefacenti e psicotrope illegali va posto in evidenza come in quasi il 10% di essi non si faccia riferimento a sostanze specifiche, ma si parli genericamente di droghe. E’ pur vero che si tratta spesso di articoli di entità e rilevanza ridotte, ma ciò denota da 148 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 parte dei quotidiani la tendenza, assai esplicita in certi casi, a generalizzare, in modo indiscriminato, intorno al concetto di pericolosità, tutte le sostanze che la legge proibisce, al di là dei loro reali effetti. Infatti, la parola “droga”, usata genericamente, evoca, accomuna, sintetizza pericolosità, illegalità, dipendenza e controllo sociale e rinvia direttamente ad un fenomeno e a questioni che il lettore decodifica immediatamente come preoccupanti e che, in qualche modo, mettono in moto pensieri di difesa e di controllo. Fra le cosiddette droghe illegali gli articoli si suddividono nel modo seguente: Tab. 27. Giornale L’Adige Cocaina Marijuana e derivati eroina Droghe pesanti + leggere* Più droghe pesanti ecstasy nessuna specifi cazione Totale n. % n. % n. % n. % n. % n. % n % n. % 101 37,8 47 17,6 33 12,4 30 11,2 21 7,9 4 1,5 31 11,6 267 100,0 Trentino 93 37,3 44 17,7 33 13,3 34 13,7 24 9,6 3 1,2 18 7,2 249 100,0 Totale 194 37,6 91 17,6 66 12,8 64 12,4 45 8,7 7 1,4 49 9,5 516 100,0 * per droghe leggere ci si riferisce solo alla marijuana e ai suoi derivati Gli articoli concernenti la cocaina hanno avuto un posto di rilievo (oltre 1/3 di tutti gli articoli che trattano di droghe illegali) e in questo ha inciso non solo l’andamento crescente del consumo di questa sostanza sul territorio del Trentino Alto-Adige25, quanto il presentarsi sulla scena pubblica di tre casi che hanno creato particolare eco e curiosità per i personaggi coinvolti (Calissano, Lapo e Pantani). Le cosiddette droghe leggere (lo “spinello” per intenderci, ossia marijuana ed hashish) hanno una discreta evidenza sulla stampa, anche se spesso vengono associate alle droghe pesanti, in una sorta di omogeneizzazione che le accomuna soprattutto sul lato della “pericolosità” sociale della “criminalizzazione”. Molto ridotta, invece, l’attenzione sull’ecstasy, le cosiddette pasticche da discoteca, o droga ricreativa, in espansione fra i giovani e i cui effetti “pericolosi” per la salute e il controllo del sé (anche per la frequente associazione con altre sostanze) sono fuori discussione. 25 Nel periodo 2000-2004 nella Provincia Autonoma di Trento è stato osservato un incremento delle segnalazioni (Art. 75 DPR 309/90) effettuate dalle Forze dell’Ordine per detenzione ad uso personale sia di cocaina che (in controtendenza rispetto al dato nazionale) di stimolanti. Il numero di soggetti segnalati è, infatti, passato da 4 ogni 100.000 residenti nel 2000 a 12 nel 2004 per la cocaina, e da 1 a circa 2 per gli stimolanti. 149 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 All’interno di una informazione dove l’immagine ha acquisito un ruolo crescente i numerosi articoli (oltre il 70%) che contengono foto propongono contenuti visivi così articolati: Tab. 28. Protagonista (Spacciatore, tossicodip., persona in terapia, Giornale studioso, ecc..) L’Adige Trentino Totale n. %* 135 112 247 40,2 43,6 41,7 Forze Sostanze o dell’ordine comporta (Polizia, mento di Carabinieri, consumo Guardia di Finanza) n. % n. 99 29,5 71 84 32,7 56 183 30,9 127 Intervistato Luogo (esperto, Istituzioni (Immagini di Tecnico, (strutture luoghi della Responsabile pubbliche vicenda o del di servizi, e private, protagonista) Testimone, scuole, ecc.) ecc..) Totale articoli con foto % n. % n. % n. % n. 21,1 21,8 21,4 50 35 85 14,9 13,6 14,3 20 24 44 6,0 9.3 7,4 27 6 33 8,1 2,3 5,6 336 257 593 % sul totale articoli 70,6 70,2 70,4 * Le percentuali sono calcolate sugli totale degli articoli con foto. La loro somma fa più di 100 perché un articolo può contenere più fotografie con contenuti diversi Fra gli articoli che contengono foto va puntualizzato che: - il 79,6% degli articoli ( l’81,5% per “l’Adige” e il 77,0% per il “Trentino”) riporta fotografie con uno solo dei contenuti sopra evidenziati, quantitativamente distribuiti nell’ordine esposto, dove il protagonista (di solito in negativo: vittima o spacciatore), la sostanza o il modo di usarla e le forze dell’ordine hanno uno spazio rilevante; - il 17,9% degli articoli (il 15,5% per “l’Adige” e il 21,0% per il “Trentino”) è corredato di fotografie che espongono due contenuti (in prevalenza protagonista e forze dell’ordine e protagonista e sostanza o ancora sostanza e forze dell’ordine); - il 2,5% degli articoli (il 3% per “l’Adige” e l’1,9% per il “Trentino”) ha una esposizione fotografica con tre contenuti (quasi sempre forze dell’ordine, sostanza e protagonista). La stragrande maggioranza degli articoli, anche perché si colloca nella pagina della cronaca, presenta fatti, azioni e ricostruzioni di comportamenti, reazioni sociali, condotte, conseguenze legali, riscontri degli attori istituzionali e non. Solo una minima parte può essere inserita in quelle categorie di “logico”, “retorico” ed “ermeneutico” che approfondiremo più avanti, e che abbiamo individuato per indicare contenuti carichi di riferimenti specialistici e dati tecnici (“logico”), o di argomentazioni un po’ scontate sulla base del “buon senso” e degli stereotipi prevalenti (“retorico”), o, infine, ricco di interpretazioni e di “aperture” alla complessa comprensione di avvenimenti e comportamenti (“ermeneutica”). Solo il 5% di tutti gli articoli ( il 7% per “l’Adige” e il 3% per il “Trentino) possono 150 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 essere fatti rientrare in una delle tre categorie menzionate. Si può affermare, alla luce dei dati raccolti, che l’attenzione dei due quotidiani nel 2004 e 2005 si è focalizzata in modo cospicuo sulla questione droga, riportando diversi e variegati fatti di cronaca e ponendo in risalto anche elementi emergenti nel configurasi del fenomeno delle dipendenze patologiche. Tuttavia permangono aspetti di sottovalutazione delle droghe cosiddette ricreative (pasticche di ecstasy in primis) specie in considerazione del fatto che vengono proposti ai lettori pochi approfondimenti. Il taglio prevalente degli articoli e il ricco apparato fotografico che integra le notizie danno risalto soprattutto alle componenti allarmistiche che contraddistinguono il fenomeno. In questo modo finisce, talora, per trasparire un messaggio immediato, epidermico, più o meno esplicito, che accomuna la problematica delle droghe, e delle dipendenze connesse, a questioni di ordine pubblico, anche quando gli aspetti appaiono molto più complessi e dalle implicazioni assai più vaste sotto il profilo della cultura, dell’azione dei servizi e del controllo sociale. 7.2.4. Stereotipi prevalenti e risonanza Con il termine stereotipo si intende rendere conto della “cristallizzazione” di certe immagini, idee e soluzioni sulle droghe e sulle dipendenze patologiche che sembra emergere dall’informazione dei due quotidiani esaminati. L’utilizzo di stereotipi culturali non implica necessariamente un giudizio negativo sul tipo di informazione, poiché la “generalizzazione” di certi tratti “particolari e ricorrenti” del fenomeno droga e dipendenza è un dato di semplificazione della “complessità”, utile per una comunicazione chiara e dal messaggio facilmente decodificabile. Lo stereotipo può diventare un problema nel momento in cui si trasforma in pre-giudizio, ossia in un giudizio anticipato che non tiene più conto della realtà e delle sue trasformazioni. Il confine fra stereotipo culturale e pregiudizio a volte è molto labile e può compromettere una corretta informazione. Nel nostro caso non si riscontrano posizioni pregiudiziali nei due quotidiani, mentre invece, è possibile cogliere, attraverso alcuni degli indicatori inseriti nella griglia di rilevazione, l’utilizzo di categorie concettuali che evidenziano una forma, più o meno precisa, di rappresentazione sociale del fenomeno. La rappresentazione prevalente del fenomeno è comunque quella che traspare dai titoli, dai fatti e dalle fotografie, poiché, in realtà, sono una percentuale minima gli articoli che “ragionano” sul problema e avanzano proposte di possibili soluzioni: meno del 3% del totale (il 4,4% per “l’Adige” e l’1% per il “Trentino”). Va poi detto che le soluzioni tendono, in netta prevalenza, ad accentuare dimensioni di ordine pubblico e di efficienza delle forze dell’ordine e meno gli aspetti preventivi culturali, educativi e coinvolgenti famiglia e scuola; quest’ultimi emergono con riferimento ad aspetti di salute, disagio e “sballo” connessi 151 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 al consumo di alcol, soprattutto fra i giovani, e al fumo, sia di tabacco, sia di marijuana, coinvolgente ancora la popolazione adolescenziale e studentesca. L’idea che i giornali forniscono delle droghe e delle forme di dipendenza risulta sufficientemente articolata allorché vengono elaborati diversi articoli che focalizzano l’attenzione su una singola sostanza o una singola forma di dipendenza. Assai più riduttiva si presenta la situazione quando si analizzano gli articoli che trattano contestualmente più sostanze e forme diverse di dipendenza (circa il 15% di tutti gli articoli). In questo caso siamo di fronte ad una quasi totale associazione indistinta fra sostanze, come se tutte le droghe fossero uguali e le diverse dipendenze fossero analoghe e sostanzialmente affrontabili allo stesso modo. Come riscontro di quanto affermato si rileva che nei due anni considerati, sono complessivamente, 6 (su un totale di 117) gli articoli (5 per “l’Adige” e 1 per il “Trentino”) che quando affrontano simultaneamente più sostanze (droghe) operano una chiara differenziazione circa gli effetti e le conseguenze che ciascuna di esse è in grado di produrre, evidenziando, in tal modo, anche una chiara posizione di distinzione fra illegalità, dannosità e pericolosità delle varie droghe. Si può dunque affermare che, da parte dei due quotidiani esaminati, viene frequentemente trascurata la distinzione fra sostanze “leggere” e “pesanti”, fra droghe che producono dipendenza psichica e fisica e possono portare alla morte e droghe che, pur tali per gli effetti psicotropi che inducono, non attivano forme di dipendenza che possano sfociare in gravi e irreparabili compromissioni della salute fisica né, tantomeno, innescare conseguenze letali. Quando in diversi articoli si associa la marijuana con l’eroina o con l’ecstasy o con la cocaina o con tutte queste insieme, e non se ne colgono le differenze, non tanto sul piano intrinseco delle sostanze, bensì sulle ricadute sociali che il loro uso e consumo produce, si favorisce uno stereotipo culturale che incentra tutta l’attenzione sull’illegalità di un comportamento, non sulla sua effettiva pericolosità individuale e sociale. Sul tipo di approccio riscontrabile da parte dei due quotidiani si nota la netta prevalenza (nel 94% degli articoli) di una posizione asettica, tendenzialmente non giudicante, e che si conforma nei titoli e nelle foto alla tipologia dei fatti che vengono posti all’attenzione del lettore (arresti, indagini, processi, convegni, ricerche, testimonianze, interviste, ecc..). Tuttavia, va evidenziato come sia riscontabile una percentuale, seppur minima, di articoli che tendono, in modo chiaro ed esplicito, a fornire: - un orientamento criminalizzante, con riferimento essenzialmente alle droghe illegali e talora all’alcool: il 3,7% del totale degli articoli (3,6% per “l’Adige” e il 3,8% per il “Trentino”); - una sorta di giustificazione del consumo di certe sostanze, soprattutto se 152 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 legali: l’1,5% del totale degli articoli ((1,7% per “l’Adige” e il 1,4% per il “Trentino”); - una posizione ambivalente dove vengono messi in evidenza sia aspetti positivi che negativi delle diverse sostanze (illegali e legali) prese, di volta in volta, in considerazione: 0,6% (pari a n. 5 articoli pubblicati nei due anni: 4 da “l’Adige” e 1 dal “Trentino”). Per quanto concerne, infine, la risonanza, ossia il ripetersi sullo stesso quotidiano di articoli che parlano dello stesso fatto nell’arco di tempo dei due anni esaminati (2004 – 2005), si rilevano dati interessanti e per certi versi inattesi. Possiamo infatti dire che la risonanza di un caso (almeno due articoli in giorni diversi) riguarda quasi la metà di tutti gli articoli pubblicati (il 52,2% degli articoli del “Trentino” e il 46,4% di quelli de “l’Adige”). Lo schema sottostante meglio evidenzia il dato della risonanza: Tab. 29. Giornale L’Adige un solo articolo 2 articoli sullo stesso episodio Dai 3 ai 5 Da 6 a 10 Dagli 11 ai 20 1 e più articoli articoli per lo articoli per lo articoli per lo per lo stesso stesso episodio stesso episodio stesso episodio episodio Totale n. %* n. % n. % n. % n. % n. % n. % 255 53,6 70 14,7 53 11,2 29 11,2 31 6,3 38 8,0 476 100,0 Trentino 173 47,3 61 16,7 40 10,9 22 13,6 20 5,5 50 13,7 366 100,0 Totale 428 50,8 131 15,6 93 11,0 51 6,1 51 6,1 88 10,4 842 100,0 Hanno decisamente più risonanza quegli eventi con vicende coinvolgenti personaggi rilevanti e/o famosi sul piano nazionale (spettacolo, sport) o anche personaggi locali che occupano posizioni sociali di rilievo. Complessivamente, nei due anni esaminati, sono 57 gli eventi ai quali vengono dedicati almeno due articoli. Solo i casi Pantani, Lapo e Calissano (anche se quest’ultimo in misura assai ridotta) incidono per il 44% degli articoli “risonanti” del “Trentino” e per il 25% di quelli de “l’Adige”. L’onda lunga della risonanza sembra coinvolgere di più il “Trentino”, che segue casi per più tempo e con una quantità di articoli maggiori rispetto a “l’Adige”. Infatti, un numero superiore di 35 articoli pubblicati sullo stesso caso, nel periodo gennaio 2004 – dicembre 2005, viene registrato per 20 volte sul “Trentino” e per 8 volte su “l’Adige”. La risonanza sembra ribadire uno stile comunicativo che si focalizza sulla storia del personaggio, sul racconto, dove la dipendenza da droga rimane sempre più sullo sfondo e dove la continuità di queste storie è causa del loro successo (Livolsi , 1984, p. 255). In sintesi si può sostenere che l’informazione sulla questione droga e i problemi delle dipendenze patologiche è molto legata alle cronaca locale e nazionale. 153 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 L’approccio appare prevalentemente di tipo asettico ma, in realtà, traspare spesso (dai titoli e dalle immagini) un messaggio di tipo difensivo (difesa sociale da un pericolo), così come di fatto è percepito il fenomeno droga, con ciò che ad esso si connette, dalla gente e dai servizi istituzionali. In questo senso quando si manifestano “effetti perversi” di questo fenomeno su personaggi famosi scattano meccanismi di curiosità e di “morbosità comunicativa” che tengono per giorni e giorni desta l’attenzione del giornale, con una risonanza che può durare anche mesi (oltre 50 articoli sullo stesso evento). Come già evidenziato in precedenti ricerche (Labos 1988, p. 53) la sovrarappresentazione delle notizie riguarda soprattutto l’aspetto repressivo e di controllo dei comportamenti connessi alle droghe illegali (spaccio, traffico, sequestri, arresti, reati, processi, operazioni delle forze del’ordine). Questo aspetto, che amplifica molto gli articoli di cronaca, rispetto a quelli di opinione, commento ed approfondimento, è molto probabilmente legato anche al fatto che fra giornalisti e forze dell’ordine esiste uno stretto collegamento in modo da garantirsi una fonte continua di dati. L’informazione dei due quotidiani esaminati poco aiuta nel “ragionare” sulle soluzioni e quando ciò si verifica si pone in risalto ancora e soprattutto la dimensione del controllo sociale istituzionale (quello delle forze dell’ordine, della magistratura) e meno quelle dimensioni che coinvolgono orientamenti culturali di fondo circa i consumi e gli stili di vita. 7.3. Rilievi qualitativi sul contenuto e sul messaggio 7.3.1. Chiarimenti di metodo L’analisi sugli aspetti qualitativi concernenti contenuto e messaggi si sviluppa a partire dalla distinzione fra articoli “neutri”, nei quali viene raccontato un fatto (prevalentemente di cronaca) senza palesi approfondimenti o esplicite opinioni circa le cause, gli effetti e le implicazioni socio-culturali del fenomeno connesso (consumo di droghe e dipendenza patologica) e articoli “significativi”, ovvero contenenti, dati, giudizi, riflessioni, interpretazioni, pareri autorevoli, ragionamenti, proposte e, talora, prese di posizione evidenti. Questi ultimi articoli vengono distinti in base a un tipo di approfondimento, che a giudizio di chi scrive, viene fatto rientrare in una delle seguenti categorie: logica, ermeneutica, retorica. La “categoria logica” include quegli articoli che espongono sillogismi o, più frequentemente, dati (numerici, di elaborazione statistica, risultati di ricerche, tipologie di sostanze, di cause, di effetti, spiegazioni scientifiche) o aspetti legislativi, senza che il giornalista o l’intervistato esprima giudizi netti o adotti modalità esplicite di convincimento. Quando invece l’articolo riporta giudizi ed “etichette scontate” ed esprime allarmismi o convinzioni di senso comune, con argomentazioni che fanno leva più sull’emotività che sulla razionalità, si 154 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 parla di “categoria retorica”. La “categoria ermeneutica” contiene, infine, articoli che approfondiscono attraverso un’interpretazione atta a comprendere e non a giudicare; si tratta cioè di quegli articoli, pochi in verità, che mirano a capire il fenomeno nelle sue varie implicazioni mettendo fra parentesi i giudizi di valore che il fenomeno stesso e/o il comportamento dei protagonisti possono facilmente indurre nel giornalista. Essi evitano effetti criminalizzanti; in essi non è presente alcun giudizio sui consumatori, non sono presentati argomenti retorici o ruoli istituzionali che potrebbero dare ragione alla volontà di convincere attraverso l’autorità più che attraverso argomentazioni razionali. In due casi su quattro si tratta di interviste a personaggi che, esprimendo posizioni non conformiste, “si raccontano” e rivedono la loro storia segnata da qualche forma di dipendenza patologica. Il numero complessivo di articoli rientranti in una delle tre categorie sovra esposte è relativamente esiguo: complessivamente 42 nei due anni esaminati (circa il 5% del totale). Per quasi i 2/3 sono presenti sul quotidiano “L’Adige” e per 1/3 sul “Trentino”. In base al taglio prevalente del contenuto sono classificabili in n. 32 nella “categoria logica”, n. 6 nella “categoria retorica” e n. 4 nella “categoria ermeneutica”. Va comunque sottolineato come aspetti interpretativi (ermeneutici) e talora aspetti retorici siano riscontrabili fra gli articoli logici, così pure aspetti logici siano rintracciabili in contributi fatti rientrare nella “categoria ermeneutica”. Un altro criterio utilizzato per analizzare il tipo di messaggio sulle droghe “lanciato” dal giornale fa riferimento al rapporto fra regolazione normativa e dannosità delle sostanze psicotrope e stupefacenti, secondo il seguente schema: Tab. 30. Regolazione normativa Dannosità Sostanze leggere Sostanze pesanti Sostanze legali Tabacco Alcol – farmaci dopanti Sostanze illegali Marijuana e suoi derivati Oppio ed eroina, cocaina, lsd, ecstasy e anfetamine Uno schema opinabile che tuttavia rispecchia una dimensione chiara (legalità/ illegalità) e una dimensione, correntemente presente nel dibattito sulle droghe, relativa alla nocività e pericolosità del consumo di certe sostanze, ritenute “pesanti” perché capaci di creare dipendenza ed assuefazione con conseguenze che 155 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 possono condurre a gravi patologie e anche alla morte, rispetto ad altre sostanze, ritenute “leggere” perché dagli effetti più blandi e, almeno nel breve e medio periodo, meno compromettenti il piano della salute fisica. E’ chiaro che uno schema “irrigidisce e costringe” e rischia di creare distinzioni fittizie che, nella realtà, sono molto più sfumate e dall’articolazione complessa: si pensi all’alcol le cui conseguenze, nel caso di abuso, sono indiscutibilmente nefaste sia sul piano individuale che sociale e dunque giustamente inserito fra le “sostanze pesanti”. Ma l’alcol ha anche un potere calorico, è un alimento, culturalmente accettato, socialmente riconosciuto, il cui uso moderato (soprattutto nella forma del vino e della birra) è ampiamente diffuso nella popolazione senza creare particolari problemi. Si tratta, in questo caso, di una sostanza a doppia faccia: una buona e una cattiva. Capire il viraggio dall’una all’altra faccia non è semplice. Esaltare o denigrare una faccia ignorando l’altra è un’operazione che sul piano della comunicazione può portare ad incentivare informazioni e convinzioni distorte e dunque può produrre “effetti perversi” soprattutto nei confronti delle giovani generazioni, ben pronte alle verifiche empiriche e a cogliere quanto di parziale o di incoerente proviene dal “mondo degli adulti”. Si tratta, in questo caso di verificare come l’informazione fornita dai due quotidiani riesce a “gestire l’ambivalenza” connessa alla questione alcol. In generale gli effetti del consumo di droghe sono da mettere in relazione alla persona (motivazione all’uso), alla situazione (circostanze e ambiente) e alla sostanza (tipo e quantità). L’interazione di questi tre fattori, con il complesso di elementi che connotano ciascuno di essi, delinea il grado di percezione e di visibilità sociale del fenomeno dipendenza, con le connesse valutazioni culturali, sociali, economiche e politiche che di esso si possono fornire. Questi sono gli aspetti tenuti presenti nel cercare di “valutare” il contenuto dei messaggi prodotti dai quotidiani esaminati e il tipo di comunicazione sulla droga da essi prodotto. 7.3.2. Tipologia di articoli “significativi” I 42 articoli classificati come “significativi” sono così suddivisi in riferimento alle sostanze e/o alle forme di dipendenza: 16 alcol; 7 droghe in generale; 5 tabacco; 3 marijuana; 2 cocaina; 2 dipendenza da sesso; 1 farmaci dopanti; 1 dipendenza da gioco. Altri 4 articoli trattano di marijuana insieme all’alcol (2) e insieme ad altre droghe (2), mentre un solo articolo accomuna nella trattazione tabacco ed alcol. Al fine di poter avanzare più precise considerazioni circa l’immagine che del fenomeno qui esaminato producono i due quotidiani trentini, si riportano esempi di articoli “significativi” rientranti nelle tre categorie denominate come logica, retorica ed ermeneutica, indicando, oltre al quotidiano e alla data di pubblica156 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 zione, il riferimento al contenuto per tipo di sostanza e/o forma di dipendenza, il titolo e i sovra e sotto titoli degli articoli, la collocazione di pagina e le fonti che fanno da base alle riflessioni o ai dati che vengono esposti. Tab. 31. Articoli “logici” Giornale Contenuto Trentino Droghe 8.03.2004 Consumi Titoli “Droga, sale il consumo di anfetamina”. Più sostanze mischiate. In Italia nel 2004 sequestrati 26 mila chili (Pagina di Attualità) “I giovani sottovalutano droga e alcol”. Gli effetti L’Adige Droghe e alcol 8.06.2005 Aspetti di della dipendenza non sono più percepiti come prevenzione fattori di rischio. (Pagina Cultura e Società) Trentino Droghe La relazione 2004 del Servizio Ser.T. “Droga, 26.10.2005 Tendenze su sempre più donne nel vortice dell’eroina”. In consumi, cura e calo invece i maschi. Cresce il sommerso con riabilitazione la cocaina che la fa da padrona (Pagina Cronaca di Trento) L’Adige Cocaina Inchiesta Polvere Bianca 13.10.2005 Diffusione Il “fenomeno” cocaina. L’analisi di Umberto e consumo Zuliani (direzione antidroga) (Pagina di Trento) Trentino Cocaina L’overdose di cocaina. Il caso Elkan 13.10.2005 Consumo e L'intervista“Sniffare? Un fenomeno di massa”. stili di vita Per Leopoldo Grosso (Gruppo Abele) si può acquistare una dose per soli 15 euro - “In aumento il consumo della “droga dei vincenti”. I numeri. Allarmanti i dati sull’uso degli stupefacenti (Pagina intera di attualità) L’Adige Alcol “Allarme alcol tra i giovani”. Test su 1.500 ragazzi: 20.01.2004 Stili di vita il 54% risulta positivo all’etilometro. Dati giovanili preoccupanti da un’indagine dell’Associazione e rischi mutuo aiuto di Trento. Accuse ai politici: d’incidentalità fanno poco stradale (Prima Pagina) Trentino Alcol Giovani e l'alcol “La sbornia? A 12 anni e 7.06.2004 Consumo e col Bacardi Freezer”. Come cambia lo sballo prevenzione dei ragazzi trentini. Andreolli: “fenomeno preoccupante” (Pagina di Trento) L’Adige Alcol Le notti dei giovani. “Pochi controlli con 31.08.2004 Conseguenze l’etilometro”. Transcrime: Sempre più ubriachi sulla guida al volante (Pagina di Trento) Fonte Dati da Organismi ufficiali nazionali Dati e considerazioni da ricerca qualificata Dati da servizio qualificato Intervista a responsabile nazionale con dati Intervista a testimone qualificato e dati nazionali Indagine locale Dati e commenti da ricerca qualificata Dati da centro qualificato di ricerca 157 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 Giornale Contenuto Trentino Alcol 17.12.2004 Stili di via giovanili L’Adige 4.01.2005 L’Adige 22.03.2005 L’Adige 21.04.2005 L’Adige 5.07.2005 L’Adige 4.01.2004 L’Adige 11.03.2005 L’Adige 6.03.2004 L’Adige 1.06.2004 Titoli Adolescenti e sballo. L'allarme alcol fra i 15 e 20 anni “Ragazzi, oltre cinque bicchieri il sabato sera”. Indagine choc all’Istituto Battisti: si beve per divertirsi e anche per dimenticare. (Pagina Cronaca di Trento) Fonte Indagine condotta dagli studenti di un Istituto Scolastico Professionale Alcol “Ritirate sei patenti al giorno”. L’anno scorso Dati del Guida e “colpiti” 2.210 automobilisti, 1301 erano Commissariato incidentalità ubriachi. I casi di guida in stato di ebbrezza di Governo stradale sono aumentati del 10%. Il procuratore Dragone propone sospensioni più lunghe. (Prima Pagina) Alcol Giovani. L'allarme “Niente alcol al Torneo Intervista Prevenzione della Pace”. Il dottor Luigino Pellegrini: troppi responsabile ragazzi ubriachi. servizio (Pagina di Rovereto) Alcol “Tre incidenti al mese a causa dell’alcol”. Dati da Incidentalità Cerimonia in via Belenzani per la polizia un servizio stradale municipale qualificato (Pagina di Trento) Alcol “Il vino fa bene (ma… attenzione)”. Un lavoro Commenti su Aspetti positivi importante che miscela sapientemente scienza, un libro del consumo conoscenza e passione. L’ultimo libro del moderato di medico-sommelier Andrea Andreotti vino (Pagina Cultura e Società) Marijuana, Le virtù della marijuana. “La marijuana fa Commenti su opinioni su bene, Fini fa male”, con molti studi scientifici un libro di G. pericolosità inediti Blumir individuale (Pagina Cultura e Società) Marijuana: “La cannabis da balcone è illegale”. Appello del Sistema aspetti legislativi pm contro l’assoluzione di un coltivatore giudiziario (Pagina di Trento) Tabacco L’Indagine. Campagna del Ministero nelle Dati Stili di vita scuole: i giovani non sanno nemmeno internazionali giovanili e dell’assuefazione. prevenzione “Fumano sette ragazzi su 100 tra 11 e 15 anni”. Dati dell’OMS sulla nostra regione, il fumo precoce è una realtà diffusa (Pagina di Trento) Tabacco “In Italia mai così pochi fumatori”. E’ il dato Indagine Rischi per la migliore da 50 anni. Ma donne e giovani nazionale salute resistono. Sono 14 milioni gli amanti della sigaretta. Gli uomini stanno smettendo. Il fumo uccide 80 mila italiani l’anno (Pagina di Attualità) 158 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 Giornale Contenuto L’Adige Tabacco 12.10.2004 Riabilitazione dalla dipendenza Fonte Interviste ai protagonisti Trentino 5.01.2005 Interviste a testimoni locali Dati da organismi sanitari qualificati nazionali L’Adige 1.06.2005 Adige 2.12.2004 L’Adige 2.02.2005 Titoli “Buttar via la sigaretta in un mese”. “Ora risparmiamo denaro che prima andava letteralmente in fumo”. L’importanza dei corsi di auto muto aiuto. Con soli 25 euro smettere è possibile (Pagina di Rovereto) Tabacco Sigarette al bando: l’inchiesta. “Divieto di Misure di fumo, niente sale riservate nei bar” controllo (Pagina di Trento) Tabacco “Sigarette-Killer, donne a rischio”. Allarme Stili di vita e dell’Istituto superiore di Sanità. Il picco tra 10 rischi per la anni. Nel nostro paese nonostante le misure salute contro il tabagismo nel 2010 si prevedono 77 mila decessi (Pagina di Attualità) Farmaci dopanti Operazione Body Pump Consumo “Palestrati, il 20% fa uso di pasticche”. Giovani fra i 20 e 30 anni per far colpo sulle donne. Costo 400 euro al ciclo. Gli istruttori a volte aiutano (Pagina di Trento) Dipendenza sesso La testimonianza. “La mia vita con Isoke, ex Aspetti prostituta”. Innamorati e ossessionati dalle fenomenologici “lucciole”. A Trento e Bolzano gruppo di e terapeutici aiuto ai clienti (Pagina di Trento) Interviste a testimoni qualificati Intervista e dati da centro di ricerca qualificato 159 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 Tab. 32. Articoli “retorici” Giornale Contenuto Adige Alcol 30.05.2004 Promozione del vino Trentino 8.09 2005 Marijuana e “nuove droghe” Consumo e stili di vita L’Adige 9.09.2005 Alcol Enoturismo Titoli Fonte “Il vino fa bene allo spettacolo”. Isera: Vergassola Cronaca con e Riondino in gran forma col marzemino commenti del (Pagina degli Spettacoli) giornalista sul vino Allarme droghe. “L’ha stroncato un mix Cronaca, di hashish e gas”. 14 anni, l’hanno visto interviste, accasciarsi delirando su una panchina a Milano dati generici – Cannabis. “Coltivarla è sempre un reato” - “Occhio alla marijuana ogm”. Il tossicologo. Ha altissime percentuali di Thc, non è più il vecchio spinello. Per un adolescente può essere devastante – “Colle, solventi, erbe e il cocktail è micidiale”. I rischi. Difficile contrastare i miscugli fatti in casa. E adesso arrivano gli stupefacenti etnici come popper e chabod “Special K, la nuova ecstasy è un tranquillante per cavalli”. Boom di chetamina nelle discoteche britanniche (Pagina intera di Attualità) “Il vino grande protagonista”. Da oggi a Rovereto Cronaca con tre giorni di festa. commenti da (Pagina speciale Festa della vendemmia) un libro Tab. 33. Articoli “ermeneutici” Giornale Contenuto Adige Marijuana e 4.06.2004 altre droghe Effetti L’Adige Alcol 6.01.2005 Riflessioni sugli stili di vita Trentino Droghe 8.06.2005 Stili di vita giovanili L’Adige Alcol 9.09.2005 Riflessioni sull’abuso Titoli “La vodka fa male, l’erba no”. Le “scandalose” memorie di Ettore Sottsass. Il grande architetto trentino, a 87 anni, si confessa su droga, sesso e design (Pagina Cultura e Società) “Io bevo tu cammini siamo giovani trentini” (Pagina dei commenti - rubrica “Totem e tribù”) Rapporto sui giovani. “Le droghe per sentirsi “normali” (Pagina Cronaca di Trento) Fonte Intervista a protagonista Riflessioni “filosofiche” del giornalista Dati e considerazioni da ricerca qualificata “Dieci anni senz’alcol, e la vita ritorna”. Oggi Intervista a iniziano giovanissimi e devono senza un protagonista perché. Pio Franchini si racconta (Pagina di Pergine) Come si può notare gli articoli classificati come “significativi” danno relati160 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 vamente molto spazio alle droghe legali (alcol, tabacco), alle droghe emergenti (cocaina, anfetamine, nuove droghe, marijuana), a forme di dipendenza connesse al sesso e al “culto” del corpo (farmaci dopanti). I giornali, in altri termini, sembrano recuperare con articoli di maggior approfondimento aspetti del fenomeno droga e dipendenza patologica che rimangono complessivamente “marginali” nel computo complessivo degli articoli pubblicati i quali, come sottolineato nei paragrafi precedenti, in stragrande maggioranza concernono le droghe (illegali) in generale senza specifiche distinzioni. 7.3.3. Comunicazione chiara, messaggi ambigui I due quotidiani diffusi sul territorio trentino operano approfondimenti dell’argomento essenzialmente alla luce di rapporti di ricerca e di testimonianze qualificate. L’occasione di eventi pubblici (convegni, presentazione di rapporti, di relazioni, di ricerche, di indagini, pubblicazione di libri, celebrazioni delle forze dell’ordine, cerimonie inaugurali, interviste ad esperti del settore) è il “luogo elettivo” per elaborare articoli “significativi”, compresi pure avvenimenti “straordinari” coinvolgenti personaggi famosi, dove, al di là della cronaca, alla lunga si tenta di capire il perché si sviluppano certi fenomeni. Ci si potrebbe dunque aspettare che il messaggio emergente rispecchi sostanzialmente quanto la realtà scientifica e sociale “propone” all’attenzione dell’opinione pubblica e del giornalista. In realtà la questione è più complessa perché la selezione operata nel confezionamento della notizia implica la scelta di quali aspetti privilegiare e di quale taglio accreditare nella presentazione dei titoli e dei sottotitoli. Come si può ben notare anche dagli esempi sopra riportati il tono allarmistico prevale decisamente su quello pacato e razionale, soprattutto quando in gioco sono le droghe illegali e quando il fenomeno è connesso alla condizione e agli stili di vita giovanili: allarme, allarmismo, emergenza, sballo, bando sono termini ricorrenti nei titoli e sottotitoli. Non mancano alcuni articoli che cercano di cogliere le dimensioni preventive e quelle terapeutiche anche nella titolazione, ma si tratta essenzialmente di dipendenze “veniali” (tabagismo, sesso, gioco) e il numero degli articoli pubblicati risulta assai esiguo. I pezzi a stampa “significativi” dei due quotidiani che affrontano la questione alcool sono molteplici, a testimonianza di come il problema sia diffuso e percepito in tutto il territorio trentino. Associato agli stili di vita, alla guida di veicoli e all’incidentalità, soprattutto stradale, l’argomento è colto in prevalenti termini allarmistici. Tuttavia non mancano articoli che “esaltano” il vino, associandolo alla simpatia, alla comicità, alla socialità ed evidenziandone la chiara valenza di risorsa economica. Definito, talora “nettare degli dei” (bevanda che associa piacevolezza e dà entusiasmo), oppure “grande farmaco” con poteri curativi (antiossidante, disinfettante, antinfettivo.….) del vino esce un’immagine a senso 161 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 unico che non ne coglie la dimensione “cattiva” e “pericolosa”, in netto contrasto con tanti altri articoli che proprio su quest’ultima dimensione lanciano chiari segnali di preoccupazione e urgenti necessità d’intervento, sia in forma repressiva che preventiva. In altri articoli, inoltre, si rileva un’associazione impropria fra alcol, marijuana (“lo spinello”) e altre sostanze, accomunate sotto l’etichetta della “pericolosità” e associate alla criminalità in modo sbrigativo, con l’implicita richiesta di un controllo più ferreo, se necessario anche con l’uso delle armi. Molti degli articoli definiti “significativi” si limitano, infine, ad esporre dati senza avanzare riflessioni e proposte di sorta, senza esprimere significativi giudizi ed evidenziando tutt’al più alcune “preoccupanti” tendenze. Si può pertanto affermare che una comunicazione, dai contenuti semplificati e stringati ma sufficientemente chiara, sempre più corredata di immagini, di dati e di testimonianze qualificate, produce messaggi che non sempre appaiono coerenti, soprattutto se questi messaggi vengono colti nel tempo. La produzione di articoli risulta alquanto appiattita sulla contingenza, sull’evento, sull’estemporaneità (come è logico aspettarsi da un quotidiano), ma, in diversi casi, questo significa perdere di vista la linea di coerenza circa il messaggio fornito su certe sostanze e su certe forme di dipendenza. In altri parole il messaggio fornito in relazione a eventi contingenti coinvolgenti persone, situazioni e sostanze può subire modifiche significative se cambia uno dei tre termini a parità degli altri due e, in particolare se la sostanza rimane la stessa, ma variano le circostanze ed i protagonisti. Tutto ciò è plausibile e fa parte di una informazione che cerca di “render conto” della realtà; ciò che va però sottolineato è che non sempre vengono dai quotidiani specificati ed esplicitati i termini e i criteri che differenziano le diverse situazioni a parità di alcune condizioni (ad esempio il consumo di alcol, l’uso di farmaci, il “fumo”…). Non sempre cioè viene evidenziata la dimensione culturale, problematica ed ambivalente, che la questione delle dipendenze patologiche genera nel momento in cui sfocia in comportamenti che diventano socialmente visibili. Si assiste più che a prese di posizione razionali e coerenti da parte dei due quotidiani circa i messaggi prodotti nel tempo, ad un “collage” di informazioni, molte dal carattere routinario, che ingenerano messaggi “frastagliati” e, a volte, fra loro contraddittori. Non v’è dubbio che messaggi siffatti presentino molti caratteri d’“ambiguità” nell’influire sull’opinione che il lettore si fa dell’argomento trattato, sia si tratti del lettore “estemporaneo” o distratto che coglie solo i titoli, sia si tratti dell’affezionato o appassionato “cercatore” di notizie. 162 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 7.4. Rilievi conclusivi L’argomento droga gode di una rappresentazione quantitativa notevole (titoli, fotografie, protagonisti) da parte dei quotidiani esaminati. Rispetto a dati di altre ricerche condotte in anni passati e recenti (Bell, 1982; Boller, Corray, 1997) sembra che i due quotidiani da noi esaminati abbiano potenziato gli aspetti percettivi nella titolazione e nelle immagini, abbiamo aumentato il livello di riservatezza, diminuito i giudizi etichettanti nei confronti delle persone implicate nella droga o cadute in qualche forma di dipendenza patologica, ed abbiano incrementato l’attenzione verso nuovi volti del fenomeno. Tuttavia il tema droga rimane ancora prevalentemente trattato come un problema di ordine pubblico, con toni allarmistici ed immagini eloquenti specialmente quando si tratta di sostanze illegali. La distinzione legalità/illegalità della sostanza gioca un ruolo significativo nell’informazione nel senso che produce molto materiale di cronaca nel caso dell’illegalità, mentre nel caso della legalità la comunicazione si riduce e si concretizza in articoli soprattutto quando la sostanza, seppur legale, si connette a comportamenti devianti e pericolosi, oppure quando la sostanza legale, come l’alcol, mostra un volto decisamente positivo e di essa vengono valorizzati gli aspetti eminentemente economici. Meno significativa per i nostri due quotidiani la distinzione fra sostanze leggere e sostanze pesanti. Quasi sempre, infatti, le sostanze, cosiddette leggere, illegali vengono associate a comportamenti “pericolosi” e criminosi. Ma il dato che appare in linea con numerose altre ricerche condotte sulla stampa (Rose, 1995) è che, pur rilevando nei due quotidiani trentini un grado soddisfacente di specificazione del tipo di sostanza che “entra in campo” nell’articolo, specialmente se si tratta di articolo “significativo”, permane, in generale, una scarsa rappresentazione della differenza esistente fra le sostanze e si tende ad accomunare situazioni diverse sotto l’unico onnicomprensivo termine droga. Cosicché si può affermare che la maggior parte dell’informazione fornita in questo settore dai giornali riguarda appunto la droga, quella generica, quella indefinita. La droga che evoca trasgressione e pericolo, la droga che suscita allarme e reazione, la droga illegale, la droga che accomuna il malessere della gioventù con i perversi interessi delle criminalità organizzata, la droga che si associa direttamente all’idea di controllo e di repressione. E quando la dipendenza riguarda “altre droghe” la rappresentazione si fa molto più sfumata. Che si tratti di alcol, di farmaci, di tabacco, di sesso o di consumo sfrenato, tutto diventa più ambivalente, meno chiaro, talora contraddittorio. Si parla di prevenzione, si cercano giustificazioni, si intravedono soluzioni. Che 163 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Capitolo 7 dire poi dell’alcol: nello stesso quotidiano si ritrovano articoli che sottolineano chiaramente le dimensioni pericolose della sostanza assieme ad altri articoli che rappresentano una vera e propria “sponsorizzazione dell’alcol”. Troviamo così pubblicità di alcolici, convegni sul vino e le grappe, feste della birra e quant’altro, cantine aperte con assaggio, ecc.. Spesso non c’è, né nei titoli, né nei contenuti dell’articolo, l’esplicitazione della dimensione ambivalente dell’alcol (cibo da un lato e droga pericolosa dall’altro). Si tratta ora la “pericolosità” ora la “bontà” come fossero due dimensioni separate, cosicché il lettore, specie quello meno riflessivo, è indotto a farsi idee a senso unico, a seconda della propria “sensibilità” o “comodità”. E, almeno in parte, questo discorso vale anche per altre sostanze e altre forme di dipendenza, soprattutto quando in campo ci sono sostanze e situazioni non definite illegali. Bisogna dunque prendere atto che messaggi siffatti, nella loro scarsa coerenza temporale, legati come sono a specifiche e “volubili” contingenze, possono presentare “effetti collaterali” pregiudizievoli per sostenere forme adeguate di prevenzione delle dipendenze patologiche. Sul piano della comunicazione e della condivisione di comuni orientamenti culturali viene, infatti auspicata, da più parti, una presa di coscienza circa un’adeguata e corretta prevenzione che riesca a far presa sugli stili di vita delle persone e, in particolar modo sulle giovani generazioni. Tale forma di prevenzione passa anche attraverso la promozione di messaggi culturali coerenti in grado di porre in primo piano il livello della responsabilizzazione personale e sociale di fronte al consumo in generale e al consumo, in particolare, di sostanze ad effetto psicotropo e stupefacente. 164 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 RifeRimenti bibliogRafici Educazione, Promozione, Prevenzione - AAVV, “La peer education al confine tra mondi diversi”, in Animazione sociale n.5, 2004; - Ajello A., Di Cori P., Marchetti L., Pontecorvo C., Rossi-Doria M., “La scuola deve cambiare”, L’ancora del Meditteraneo, Napoli 2002; - Amerio P., Fondamenti teorici di psicologia sociale, Bologna, Il Mulino, 1995; - Ardone R., “Abilità prosociali e rappresentazione del benessere-malessere in adolescenza”, in Età evolutiva, n. 60, 2001, pp. 101-108; - Bacchini D., Valerio P. ( a cura di), Giovani a rischio. 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L'assistenza al parto nei piccoli ospedali in Regioni dell'Arco Alpino 17. Salute, globalizzazione e nuovi federalismi sanitari 18. Salute e culture: la società, la donna. Informazione. Ricerca Punto omega - nuova serie - Supplementi Linee guida programmatiche di legislatura in materia di politiche per la salute - Qualificazione e riorganizzazione della rete ospedaliera provinciale e dell'assistenza sanitaria primaria Nuovo piano operativo per la prevenzione e la sicurezza sui luoghi di lavoro I determinanti sociali della salute. I fatti concreti Valsugana orientale e Tesino: futuro in salute Porfido. I vantaggi del bancone con sollevatori per gli addetti alla prima lavorazione Sei lavoratrice dipendente e aspetti un bambino? Domande e risposte sui principali aspetti della maternità Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Collana Documenti per la salute 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. Gli incidenti stradali. Dall’epidemiologia alle strategie di intervento (Atti del Convegno) Diagnosi e trattamento dei neovasi sottoretinici (Atti del Seminario) Screening provinciale per la diagnosi precoce e la prevenzione dei tumori del distretto cervico-facciale Rischio ultravioletto. Esposizione al sole, usi terapeutici e cosmetici, attività industriali (Atti del Convegno) La vaccinazione alle soglie del III millennio. La strategia della comunicazione per l’adesione informata (Atti del Convegno) Le attività alcologiche in Trentino Sicurezza e salute nei luoghi di lavoro: un impegno comune (Atti della Conferenza provinciale) Teleconsulto oncologico e telecardiologia sul territorio (Rapporto conclusivo di progetto) Relazione sullo stato del Servizio sanitario provinciale Decisione e ragionamento in ambito medico (Atti del Convegno) La responsabilità medica nella provincia autonoma di Trento. Il fenomeno. I problemi. Le possibili soluzioni Relazione sullo stato del Servizio Sanitario Provinciale 2001 Relazione sullo stato del Servizio Sanitario Provinciale 2001. Rapporto epidemiologico Le tossicodipendenze in Trentino: tendenze e strategie Nord Italia Transplant - Atti della Riunione tecnico-scientifica Relazione sullo stato del Servizio sanitario provinciale 2002 Relazione sullo stato del Servizio sanitario provinciale 2002. Rapporto epidemiologico Le attività di laboratorio con uso di sostanze cancerogene-mutagene Nuova governance in una rete di comunicazione (Atti 8a Conferenza nazionale HPH) La prevenzione delle tossicodipendenze: la sfida dei giovani, la dimensione educativa e le politiche locali Relazione sullo stato del Servizio sanitario provinciale 2003 Relazione sullo stato del Servizio Sanitario provinciale 2003. Rapporto epidemiologico Relazione sullo stato del Servizio sanitario provinciale 2004 Relazione sullo stato del Servizio Sanitario provinciale 2004. Rapporto epidemiologico Montagnaterapia e psichiatria La persona con malattia di Parkinson: un approccio globale Prevenzione primaria delle dipendenze patologiche Relazione sullo stato del Servizio Sanitario provinciale 2005 Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 29. Relazione sullo stato del Servizio Sanitario provinciale 2005 Rapporto epidemiologico Collana InfoSanità 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. Piano delle attività di formazione del personale dei Servizi Sanitari 1999/2000 Una professione per il 2000. La salute degli altri Obiettivi assegnati all’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Anno 2000 Catalogo delle pubblicazioni del Servizio sanitario del Trentino Contratto provinciale del personale non dirigenziale della Sanità 1998/2001 Piano delle attività di formazione del personale dei Servizi sanitari 2000/2001 Obiettivi assegnati all’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Anno 2001 La formazione dell’Operatore Socio-Sanitario (OSS) Autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie Le Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili Piano Provinciale Sangue 2000/2002 Guida ai servizi per le persone in situazione di handicap La Celiachia Catalogo delle pubblicazioni del Servizio sanitario del Trentino 2001 L’informazione per gli alimentaristi Piano delle attività di formazione del personale dei Servizi sanitari 2001/2002 Obiettivi assegnati all’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Anno 2002 Accordi provinciali per i medici convenzionati I numeri della sanità del Trentino Osservatorio provinciale degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. Infortuni lavorativi nella provincia di Trento 1996-2000 Contratto provinciale della dirigenza medica e veterinaria Contratto provinciale della dirigenza sanitaria, professionale, tecnica e amministrativa Piano delle attvità di formazione del personale dei servizi sanitari 2002-2003 Obiettivi assegnati all’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Anno 2003 I numeri della sanità del Trentino 2003 Catalogo delle pubblicazioni del Servizio Sanitario Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 27. 28. 29. 30. 31. 32. 33. 34. 35. 36. 37. 38. 39. 40. 41. 42. 43. 44. 45. 46. 47. 48. 49. 50. 51. del Trentino 2003 Guida ai servizi per le persone in situazione di handicap 2003 Piano delle atttività di formazione del personale dei servizi sanitari 2003-2004 Obiettivi assegnati all’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Anno 2004 Stato del Servizio sanitario provinciale - Anno 2001 - Sintesi I numeri della sanità del Trentino. 2004 La formazione continua (ECM) in provincia di Trento Promuovere l’attività fisica nell’anziano Lavorare per la salute. Guida alla formazione nella sanità Infortuni lavorativi in provincia di Trento 1996-2002 Catalogo delle pubblicazioni del Servizio Sanitario del Trentino 2004 Piano delle attività di formazione del personale dei Servizi sanitari 2001/2002 Obiettivi assegnati all'Azienda provinciale per i servizi sanitari. Anno 2005 Screening provinciale per la diagnosi precoce e la prevenzione dei tumori alla mammella Piano Provinciale Sangue 2005/2008 La formazione dell'Operatore Socio-Sanitario (OSS) in provincia di Trento La domanda adolescente. Gli adulti alla prova Catalogo delle pubblicazioni del Servizio sanitario del Trentino 2005 Programma triennale della formazione degli operatori del sistema sanitario provinciale - 2005-2008 Obiettivi assegnati all'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari. Anno 2006 I numeri della sanità del Trentino Il disagio giovanile La formazione nel sistema di emergenza-urgenza in Trentino 1995-2005: dieci anni di riforma sanitaria e ruolo dell'APSS Catalogo delle pubblicazioni del Servizio Sanitario del Trentino 2006 Studio P.A.S.S.J. Risultati dell'indagine in provincia di Trento Collana Strumenti per la formazione 1. 2. No people no Joey Parliamo di funghi Vol. I: ecologia, morfologia, sistematica Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 3. 4. 5. Vol. II: tossicologia, commercializzazione, legislazione Comunicazione pubblica e marketing sociale per la sicurezza e la salute sul lavoro - Parte I Comunicazione pubblica e marketing sociale per la sicurezza e la salute sul lavoro - Parte II Scuola e cultura della sicurezza. Ipotesi di curricolo verticale Collana Strumenti per la formazione SSL 1. 2. 3. Guida illustrata alla sicurezza nei cantieri Glossario illustrato del lavoro nei cantieri Igiene e salute nella lavorazione del porfido Collana Guide rapide per la salute 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. Escursioni sicure l lago sicuri Funghi sicuri Sciare sicuri Mangiare sano Farmaci e salute Liberi dal fumo Collana Video Documenti per la salute 1. 2. 3. Malattie dei pesci - Controllo sanitario e campionamento negli allevamenti ittici Disinfezione delle uova di trota dopo la fecondazione, per la profilassi delle malattie Risanamento troticolture Alto fiume Sarca e Torrente Arnò Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Le pubblicazioni edite dall’Assessorato provinciale possono essere richieste al Servizio Organizzazione e qualità delle attività sanitarie della Provincia Autonoma di Trento, Via Gilli 4, 38100 Trento, tel. 0461 494057, fax 0461 494109, email: [email protected]. La richiesta può essere fatta anche tramite Internet al portale www.trentinosalute.net, dove è possibile scaricare gratuitamente molti documenti in formato PDF. Le pubblicazioni vengono distribuite a titolo gratuito (a eccezione dei volumi “Parliamo di funghi” e “La responsabilità medica nella provincia autonoma di Trento”) con spese di spedizione a carico del richiedente. I due volumi “Parliamo di funghi” (Euro 20,66) e il volume “La responsabilità medica nella provincia autonoma di Trento” (Euro 12,00) sono in vendita presso la Biblioteca della Giunta provinciale in Via Romagnosi 9, Trento. Per l’acquisto delle pubblicazioni è necessario effettuare anticipatamente il pagamento dell’importo corrispondente: - al c/c postale n. 295386 intestato al Tesoriere della Provincia Autonoma di Trento - UNICREDIT BANCA SPA - Divisione Caritro - Via Galilei, 1, Sede di Trento; - a mezzo conto corrente bancario di Tesoreria n. 400 con la medesima intestazione, precisando come causale: “Acquisto pubblicazione: Titolo ...”. La consegna della pubblicazione avverrà, dietro presentazione della ricevuta di pagamento, o direttamente, recandosi presso la biblioteca, o tramite spedizione postale previo ricevimento del cedolino al numero di fax 0461. 495095, con spese a carico dell’Amministrazione provinciale. Il Progetto “Comunicazione per la salute” dell’Assessorato alle Politiche per la salute della Provincia Autonoma di Trento è “Realizzazione riconosciuta di Qualità per l’innovazione amministrativa e la comunicazione con i cittadini” dall’ Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale. Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27 Stampato per conto della Casa Editrice Provincia Autonoma di Trento dalla Tipolitografia Temi - Trento Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27