Documenti per la Salute 27
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Prevenzione primaria delle
dipendenze patologiche
a cura di Bruno Bertelli
EDIZIONI PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
ASSESSORATO ALLE POLITICHE PER LA SALUTE
Trento 2007
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
© copyright Giunta della Provincia Autonoma di Trento, 2007
Collana
Documenti per la Salute - 27
Assessorato alle Politiche per la Salute
Servizio Organizzazione e qualità delle attività sanitarie
tel. 0461/494075, fax 0461/494109
e-mail: [email protected]
www.trentinosalute.net
Prevenzione primaria delle dipendenze patologiche
Percezione del fenomeno, attegiamenti culturali e aspetti valutativi dei percorsi di
educazione e di comunicazione nel contesto Trentino
a cura di Bruno Bertelli
Coordinamento editoriale: Vittorio Curzel
Impaginazione: Giovanna Forti
Bertelli, Bruno
Prevenzione primaria delle dipendenze patologiche / [redazione a cura di: Bruno Ber-
telli]. - – Trento : Provincia autonoma di Trento. Assessorato alle politiche per la salute, 2007. – 180 p. : tab., graf. ; 24 cm. – (Documenti per la salute ; 27)
Nome dell’A. dal verso del front.
ISBN 978-88-7702-192-2
1. Tossicomania – Prevenzione 2. Tossicomania – Prevenzione – Trentino I. Tit.
362.2917
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Presentazione
Il fenomeno delle dipendenze patologiche da sostanze, sia illegali (come l’eroina,
la cocaina e i cannabinoidi), sia legali (come l’alcol, il tabacco o gli psicofarmaci),
pone in primo piano questioni fondamentali che riguardano la tutela della salute
dei cittadini.
Riflettere su come rispondere adeguatamente a tale compito è oggi quanto
mai necessario ed urgente perché nelle problematiche del consumo e purtroppo
anche delle dipendenze da droghe, è coinvolta una parte non trascurabile della
componente giovanile della popolazione. È inoltre importante esaminare se
quanto concretamente si sta facendo, a livello di indirizzi, di azione dei servizi
e di progettualità specifica, stia fornendo risposte adeguate, soddisfacenti e
significative.
L’Amministrazione provinciale ha affidato ad alcuni esperti che operano nel
campo della ricerca sociale il compito di analizzare e valutare, anche alla luce di
quanto emerge dal contesto internazionale, alcune delle più significative esperienze che si stanno attuando in Trentino, sia in ambito scolastico, sia sul territorio,
per orientare le attività di informazione, comunicazione e sensibilizzazione nella
direzione dello sviluppo di atteggiamenti e comportamenti affrancati dal ricorso
a “sostanze pericolose”.
I contributi qui pubblicati forniscono utili indicazioni per incentivare azioni
preventive col coinvolgimento di più attori e per migliorare gli strumenti di
lettura e di valutazione della progettualità in atto.
Assessore provinciale
alle politiche per la salute
dott. Remo Andreolli
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Indice
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Introduzione
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Cap. 1
La prevenzione primaria delle dipendenze patologiche nel contesto
internazionale: dal quadro teorico alla progettualità
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1.1. Premessa
1.2. Prevenzione primaria fattori di rischio e di protezione
1.3. La prevenzione primaria nella scuola
1.4. "Life Skills" - competenze per la vita
1.5. La progettualità nelle scuole: uno sguardo internazionale
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Cap. 2
Giovani trentini e le droghe: livelli di esposizione e possibili
modalità di prevenzione
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2.1. Le difficoltà di misurare un fenomeno complesso
2.2. La contiguità alle droghe in Italia e in provincia di Trento
2.3. Gli stili di consumo
2.4. La riflessione sulla prevenzione
2.5. Due rilevanti iniziative di prevenzione sul territorio trentino
2.5.1. La peer education
2.5.2. I laboratori del fare
2.6. La progettazione di un intervento di prevenzione
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Cap. 3
La percezione del fenomeno droga negli istituti medi superiori del
Trentino e prima valutazione dei progetti di prevenzione al consuno
di droga e di promozione della salute
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3.1. Premessa
3.2. I risultati emergenti dalle risposte fornite ai questionari di
carattere psicologico dagli studenti delle classi terze e quarte
3.2.1. Reazioni alle sostanze stupefacenti
3.2.2. Tempi e motivi dell'incontro con le sostanze stupefa­
centi
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3.2.3. Le sostanze stupefacenti: fonti privilegiate e livello
delle informazioni possedute
3.2.4. Motivazioni dell'uso e del non-uso di sostanze stupe­
facenti
3.2.5. Dipendenza psicologica e tossicodipendenza
3.3. Risultati emergenti dalle risposte fornite ai questionari di carattere medico dagli studenti delle classi seconde, terze e quarte
3.3.1. Conoscenza delle sostanze stupefacenti e dei loro effetti
prima e dopo l'intervento dell'esperto
3.3.2. Percezione dell'accessibilità alle sostanze stupefacenti
3.4. Rilievi conclusivi sull'analisi dei questionari
3.5. Proposta di questionario per la valutazione iniziale e finale di
progetti di educazione alla salute e di prevenzione delle dipendenze nelle scuole
3.5.1. Elementi caratterizzanti il questionario di valutazione
iniziale e il questionario di valutazione finale
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Cap. 4
Dati, riflessioni e proposte dal monitoraggio del progetto prevenzione
delle dipendenze promosso negli Istituti scolastici superiori del Trentino
dal Servizio educazione alla salute e dal Ser.T. di Trento nell'anno
scolastico 2004-2005
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4.1. Premessa: tipologia e obiettivi del progetto
4.2. Confronto fra questionari in entrata e questionari in uscita
4.2.1. Aumenta la consapevolezza sulle sostanze psicoattive
4.2.2. La droga fa male però.......
4.2.3. Liberalizzazione della droga: contrarietà immutata
4.2.4. Difficoltà e ricerca di nuove sensazioni fra i motivi del
consumo
4.2.5. Aumenta la percezione di un fenomeno diffuso e vicino
4.2.6. Alta consapevolezza dell'illegalità della droga
4.2.7. Poca chiarezza sugli effetti delle sostanze nel produrre
dipendenza
4.2.8. Incerta percezione delle forme del controllo preventivo e
repressivo
4.2.9. Informazioni stereotipate?
4.2.10. Soddisfatti e "attratti"
4.3. Rilievi e prospettive
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Cap. 5
Aspetti valutativi del Progetto Legalità condotto negli Istituti scola­
stici superiori del Trentino nell'anno scolastico 2005/06
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5.1. Le finalità
5.2. Gli Istituti scolastici che hanno aderito al progetto
5.3. Orientamenti e atteggiamenti degli studenti
5.4. Valutazione finale (Output) del Progetto Legalità 2005-2006
5.4.1. Cambiamenti registrati nel gruppo - classe a seguito del­
l'intervento
5.5. Riflessioni di sintesi
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Cap. 6
La rappresentazione delle droghe nella stampa e nella televisione:
contenuti e possibili effetti
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6.1. Introduzione
6.2. Analisi del contenuto di carta stampata e televisione
6.2.1. Approcci teorici sul ruolo dei mezzi di comunicazione nel
trasmettere informazione sulle droghe
6.2.2. Analisi del contenuto: carta stampata e televisione
6.2.3. Droghe legali e droghe illegali
6.2.4. Pubblicità
6.2.5. Campagne sociali di informazione (pubblicità progresso)
6.3. Rappresentazione delle droghe in televisione e opinione
pubblica: effetti di Agenda-Setting
6.3.1. Processo di Agenda-Setting: mass media, pubblico e
governo
6.3.2. Intermedia Agenda-Setting
6.4. La rappresentazione delle droghe e i suoi effetti sul pubblico
6.5. Considerazioni di sintesi
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Cap. 7
L'informazione su droghe e dipendenze patologiche fornita dai quo­
tidiani "L'Adige" e "Trentino" nel bienio 2004-2005
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144
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7.1. Introduzione: obiettivi e metodologia dell'indagine
7.2. Aspetti quantitativi e rilievi qualitativi
7.2.1. Numero, dimensione e collocazione degli articoli
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7.2.2. I protagonisti
7.2.3. Droghe e dipendenza
7.2.4. Stereotipi prevalenti e risonanza
7.3. Rilievi qualitativi sul contenuto e sul messaggio
7.3.1. Chiarimenti di metodo
7.3.2. Tipologia di articoli "significativi"
7.3.3. Comunicazione chiara, messaggi ambigui
7.4. Rilievi conclusivi
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Riferimenti bilbiografici
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Introduzione
Il seguente volume presenta i risultati del lavoro di ricerca commissionato, nel
periodo 2003 - 2006, dalla Provincia Autonoma di Trento – Servizio Organizzazione e qualità dei servizi sanitari al Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale
dell’Università degli Studi di Trento. Il progetto dal titolo: “La prevenzione delle
dipendenze: percezione del fenomeno, atteggiamenti culturali e strategie operative”, avente il sottoscritto come responsabile tecnico-scientifico, ha avuto una
durata triennale, con presentazione di risultati intermedi a cadenza annuale.
Il progetto scaturisce da alcune domande di fondo circa il “clima culturale”
che caratterizza l’attuale società, compresa quella trentina, verso il consumo voluttuario (di sostanze con effetti stupefacenti e/o psicotropi in particolare), e circa
gli atteggiamenti e i comportamenti posti in essere dalla componente giovanile
della società. L’analisi della letteratura scientifica sul tema droga evidenzia come
il fenomeno tossicodipendenza sia soggetto a trasformazioni sia interne (incremento delle tipologie di sostanze e del loro uso) sia esterne (percezione variegata
e differenziata di chi è o può essere definito tossicodipendente e complessità di
atteggiamenti culturali). Ci si chiede: quali percezioni del fenomeno sono presenti
nella realtà trentina? Tali percezioni sono culturalmente omogenee e/o compatibili oppure presentano livelli di ambivalenza, in relazione, ad esempio, all’età, al
genere, alla posizione sociale? Come si collega la percezione delle “dipendenze”
con il problema della salute? Che relazione esiste fra percezione del fenomeno,
atteggiamenti ed eventuali comportamenti verso l’uso di sostanze? Quale tipo
di comunicazione sociale sulle cosiddette droghe tende a prevalere nel contesto
trentino? Che rapporto può instaurarsi fra percezione culturale, ancorché variegata, del fenomeno e realizzazione di politiche preventive e riabilitative?
A scanso di equivoci, fuori da facili illusioni, è bene ribadire subito che non
è qui possibile trovare una risposta esaustiva a tali questioni; non che siano state
eluse, ma esse “aprono mondi” di cui è possibile cogliere solo qualche dimensione
e, peraltro, da prospettive che sono inevitabilmente parziali perché riflettono la
visione di un gruppo, di un contesto, di una fonte che, per quanto significativi
ed autorevoli, non possono rispecchiare il tutto e la sua complessità. Quelle domande non sono tuttavia inutili perché hanno rappresentato lo stimolo continuo
del lavoro di ricerca, ed alcune di esse trovano, seppur in forma più implicita
che manifesta, una risposta che si può definire significativa.
La ricerca si colloca decisamente nell’area della prevenzione primaria della
dipendenza ed è finalizzata a cogliere ed analizzare gli orientamenti culturali
(immagini, atteggiamenti e comportamenti) che il mondo giovanile trentino
esprime nei confronti del fenomeno delle dipendenze, nelle molteplici impli-
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cazioni che assume (salute/malattia; lecito/non lecito; legale/illegale; normalità/emarginazione; cura/non cura…). L’intento principale dell’indagine è quello
di verificare la rappresentazione sociale delle “dipendenze” da droghe (alcol e
farmaci compresi) da parte dei giovani del Trentino per favorire il dibattito sugli aspetti promozionali della salute sul territorio della Provincia e riformulare
proposte e predisporre nuovi strumenti nel campo della prevenzione, educazione
e sensibilizzazione ai problemi delle “dipendenze”.
La prevenzione pensata e attuata per incidere a livello primario su atteggiamenti di fondo nei confronti dell’uso di sostanze che creano dipendenza è forse
la più diffusa: si pensi al ruolo della famiglia, della scuola, di tutti i contesti
formativi; ma è anche la meno analizzata e la meno valutata. Più attenzione
è posta sulla prevenzione orientata verso popolazioni a rischio o su gruppi di
soggetti direttamente implicati nella “dipendenza”.
Qui si parte dall’assunto che l’analisi degli stereotipi culturali sulla droga e
sulla figura del tossicodipendente, nonché la rilevanza degli atteggiamenti di
contiguità con l’uso di sostanze presenti nel mondo giovanile, sia preliminare
a qualsiasi politica preventiva che intenda incidere sugli atteggiamenti e sui
comportamenti che mettono a rischio il valore “salute” e quindi preliminare ad
una politica sociale che intenda porsi su un piano di effettiva promozione del
benessere.
La ricerca inizia con uno sguardo al quadro teorico e al contesto internazionale per focalizzare l’attenzione su quei fattori di rischio e quei fattori di protezione che meglio possono connotare un’azione preventiva che voglia tendere
all’efficacia. Viene poi analizzato il rapporto fra condizione giovanile, valori e
contiguità con l’uso di droga nei giovani del Trentino, attraverso l’analisi di
fonti secondarie (fonti IARD – EVS – Osservatorio sulla sicurezza…), al fine
anche di individuare nuove modalità e strategie preventive, attuate o attuabili
nel contesto trentino.
Viene privilegiato in primis il mondo della scuola, perché oltre ad essere
il luogo deputato per eccellenza alla educazione e alla formazione, è anche il
contesto dove si incontrano tutti i ragazzi, senza distinzioni particolari. Nel
mondo scolastico vengono attivati progetti specifici di educazione alla salute, di
prevenzione all’uso di droga e all’abuso di alcool, nonché progetti di educazione
alla legalità. L’indagine tenta di cogliere la “funzionalità”, i livelli di efficienza di
tali progetti attivati nelle Scuole Superiori Trentine, nonché si sforza di avanzare
rilievi e proposte per mettere in atto o migliorare gli strumenti di valutazione
idonei ad individuare gli eventuali cambiamenti di atteggiamento e di orientamento degli studenti nei confronti della droga.
Infine l’indagine focalizza l’attenzione sui mezzi di comunicazione di massa,
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quale “cassa di risonanza” in grado di influire sulla percezione culturale del
fenomeno droga. In specifico ci si è orientati sul ruolo della stampa locale (i
due quotidiani del Trentino) nella “costruzione” degli stereotipi culturali sulle
“dipendenze”, con l’obiettivo di individuare quei nodi critici della rappresentazione sociale di un fenomeno complesso che possano porre in primo piano
il rapporto, spesso problematico, fra la generazione dei giovani e quella degli
adulti. Dalla loro reciproca disponibilità a “mettersi in gioco”, entro un quadro
di responsabilità, ossia con la capacità di cogliere le conseguenze e gli effetti di
scelte che si compiono sul piano del consumo e degli stili di vita, dipende, a
mio parere, gran parte del successo o dell’insuccesso di progetti ed azioni sorti
con qualche pretesa di prevenire l’uso voluttuario di sostanze “pericolose” o di
promuovere il benessere.
La metodologia seguita, trattandosi di un progetto di carattere scientifico,
orientato a verificare nuove ipotesi nell’ambito della prevenzione delle dipendenze, rispecchia quella propria della ricerca sociologica. In particolare sono
esaminati dati provenienti da fonti istituzionali, di servizio e da enti di ricerca
e sono costruiti appositi strumenti di rilevazione specie per quanto concerne
l’analisi documentale (archivi e stampa).
La ricerca è stata orientata verso la verifica della percezione giovanile sul
fenomeno “dipendenze” con l’esplicito intento di focalizzare al meglio le specifiche azioni di tipo educativo, nonché quelle di carattere promozionale e di
comunicazione sociale.
I contributi qui esposti permettono di cogliere alcune importanti e rilevanti
dimensioni critiche per quanto concerne:
- la praticabilità e la rilevanza di alcuni modelli di prevenzione attuati in Trentino anche al di fuori dell’ambiente scolastico;
- la progettualità esplicitamente mirata sul piano dell’educazione alla salute e
alla legalità in ambiente scolastico;
- il ruolo della informazione e della comunicazione sociale nella prevenzione
culturale e situazionale delle dipendenze patologiche.
Tutto il lavoro di ricerca è stato possibile grazie alla concreta e qualificata
collaborazione di numerosi soggetti istituzionali e alla qualificata attività di
giovani ricercatori. Il primo ringraziamento va alla Provincia Autonoma di
Trento e, in particolare, al Servizio Organizzazione e Qualità dei servizi sanitari,
per il sostegno dato alla realizzazione dell’intero progetto di ricerca, approvato
dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di
Trento e affidato al coordinamento del sottoscritto.
Un ringraziamento particolare va poi alla direzione dell’Azienda Sanitaria
Provinciale e alla direzione del Servizio per le tossicodipendenze - Ser.T. - di
Trento per aver messo a disposizione gli archivi e aver permesso la consultazione
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di materiale che ha facilitato la realizzazione dell’indagine sugli atteggiamenti
degli studenti trentini nei confronti delle droghe.
Per la parte di indagine focalizzata sui progetti svolti in ambiente scolastico
va una doverosa riconoscenza ai tanti dirigenti scolastici e ai tanti insegnanti
che non solo hanno manifestato sensibilità e attenzione alle problematiche in
questione ma si sono attivamente impegnati perché le iniziative potessero avere
un carattere di continuità; sono tanti e non è possibile nominarli uno ad uno:
a tutti un sentito ringraziamento.
Vi sono poi collaboratori che hanno condiviso col sottoscritto l’intero percorso, altri solo una parte. Il risultati dell’intero lavoro sono frutto anche del loro
merito e del loro impegno. In particolare desidero ringraziare di persona:
- il dott. Luca Mariotti, dottorando in sociologia presso l’Università di Bielefeld
(Germania) che ha dato un contributo rilevante per la stesura del capitolo 1
e del capitolo 6;
- la dott.ssa Rosemarie Callà che ha curato l’elaborazione dei dati concernenti
gli aspetti valutativi dei progetti (“prevenzione delle dipendenze” e “legalità”)
realizzati nelle scuole trentine, di cui ai capitoli 4 e 5;
- Il dott. Riccardo Grassi, ricercatore presso lo IARD di Milano che ha curato
la raccolta dei dati e la loro stesura nel capitolo 2;
- la dott.ssa Chiara Tolotti, psicologa, che ha svolto il lavoro di raccolta dati
presso l’archivio del Ser.T di Trento, la cui elaborazione è presentata nel
capitolo 3;
- il dott. Massimiliano Roncher, sociologo, che ha analizzato i quotidiani
trentini negli anni 2004 e 2005, fornendo i dati basilari per i risultati e le
considerazioni esposte nel capitolo 7.
Infine va il mio grazie al dott. Corrado Paternolli, tecnico laureato presso
l’Università degli Studi di Trento, per il sostegno e la consulenza metodologica
forniti ai fini della raccolta e dell’elaborazione dei dati qui presentati.
Bruno Bertelli
Docente di Sociologia della devianza
presso l'Università degli Studi di Trento
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Capitolo 1
La prevenzione primaria delle dipendenze patologiche nel contesto internazionale: dal quadro teorico alla progettualità 1.1. Premessa*
Il concetto di prevenzione, sebbene la sua origine possa essere ricondotta alla
prima metà del secolo scorso (Liszt, 1905), trova ampia applicazione nei paesi
dell’Europa continentale solamente a partire dalla seconda metà degli anni
ottanta, e in stretta relazione con le problematiche del mondo giovanile.
L’essere giovane nella società attuale è infatti fortemente associato al concetto
di rischio. Per prima cosa i giovani sono da sempre attratti dal rischio come forma
estrema di identificazione e costruzione di un’identità propria, che si riflette
di conseguenza spesso nei loro comportamenti. Secondo, essi stessi sono allo
stesso tempo una categoria ad alto rischio di vittimizzazione, come le statistiche
ufficiali lasciano intendere. E non ultimo, l’adolescenza come fase transitoria
verso la vita adulta, con i suoi contrasti e scontri con la cultura dei “grandi”,
è in molti casi percepita dall’ambiente esterno come un rischio per la società
stessa (Schubarth, 2003).
Non bisogna stupirsi quindi se il disadattamento, la devianza e la criminalità
minorile hanno sempre suscitato l’attenzione dei media e del pubblico, e sono
diventati problemi sociali che creano allarme e richieste di maggior severità
per combatterli. Una volta definito come tale, un fenomeno entra facilmente
nell’agenda politica e misure concrete vengono prese per contrastarlo. Oggi
possiamo dire che la reazione politica è chiaramente visibile nella molteplicità
di interventi di prevenzione che caratterizzano, da circa vent’anni, molti paesi
europei, Italia compresa, anche come crescente risposta a fenomeni di violenza
o di devianza che si collocano entro contesti istituzionali come la scuola (si pensi
ai casi, per fortuna sporadici, ma segnalati, di bullismo, di possesso d’armi, di
violenze a sfondo sessuale) .
*
Il presente contributo è stato svolto in collaborazione con Luca Mariotti
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 1
La prevenzione primaria, prendendo spunto dal campo medico, si propone
di intervenire su quei fattori che producono il manifestarsi di una patologia, e
di evitare il suo manifestarsi. Similmente nel campo della prevenzione primaria
della violenza e delle dipendenze patologiche si cerca di intervenire il prima
possibile per consolidare i fattori protettivi ed eliminare quelli di rischio prima del
manifestarsi di un determinato comportamento deviante (Coie et al., 1993).
La ricerca nel campo della prevenzione quindi non riguarda solamente lo
sviluppo di progetti di intervento, bensì, per prima cosa, l’individuazione delle
cause del comportamento non conforme, e, solo successivamente, l’intervento
pratico e la valutazione dei suoi effetti sul campione.
Per quanto riguarda il primo aspetto, la ricerche sulle cause della devianza
e del consumo di droghe impegna da più di un secolo ricercatori delle più
disparate discipline (Downes/Rock, 1998). Tra i tanti fattori individuati, un
ampio settore della ricerca si dedica da decenni allo studio della condizione
giovanile, con particolare attenzione al bagaglio di valori, attitudini e aspettative
che li contraddistinguono; tutto questo non solo da un punto di vista puramente
descrittivo, ma in relazione anche a problematiche di attualità come ad esempio
la trasgressione delle leggi, la violenza e il consumo di droghe. Oltre a fornire
un’immagine chiara e approfondita delle giovani generazioni tali ricerche
forniscono spunti validi per lo sviluppo di strategie preventive, mirate a colmare
sia lacune nella personalità sia distorsioni nel campo delle relazioni sociali
significative.
È sulla base di queste esperienze, e non solo, che nascono e si sviluppano,
anche a livello internazionale modelli teorici di prevenzione come quello delle
“Life Skills” (WHO, 1994), il quale orienta la sua azione alla costruzione di
una personalità bilanciata nelle relazioni sociali e nel rapporto con se stessi,
caratteristiche fondamentali per il rispetto delle norme sociali (e della società
nel suo complesso), e per il rispetto della propria persona e in particolare della
propria salute.
Il campo della prevenzione, ed in questo caso la prevenzione primaria, è
decisamente vasto e connotato da numerose sfaccettature che si riflettono nella
molteplicità di obiettivi, forme di intervento e contesti socio-culturali.
Il presente contributo si concentrerà in particolare sulla prevenzione primaria
delle dipendenze patologiche nelle scuole, con particolare riferimento al mondo
tedesco e anglosassone, e mettendo in risalto il concetto delle “competenze
generali per la vita” (“Life Skills”), proposizione teorica che ha trovato una sempre
più vasta applicazione a livello internazionale (Bühler/Heppekausen, 2005).
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 1
1.2. Prevenzione primaria fattori di rischio e di protezione
La prevenzione primaria o universale ha come scopo l’evitare il manifestarsi di una
patologia, che nel caso specifico del comportamento umano potrebbe essere un
comportamento considerato indesiderato dalla società in questione. Corollario di
una simile affermazione è quindi la necessità di eliminare o quantomeno ridurre
le cause del problema (Coie et al., 1993). Prevenire significa quindi agire prima
che la malattia si manifesti e di conseguenza mirare a ricercare, identificare e
influenzare i fattori di rischio, e allo stesso tempo i fattori protettivi, che stanno
a monte della “disfunzione” in questione.
Come si può quindi dedurre, la prevenzione primaria, sia essa rivolta ai
comportamenti devianti, sia al consumo di sostanze dannose per l’organismo e
la società, può essere racchiusa all’interno della cornice teorica che si propone
di agire preventivamente sulle cause di un determinato comportamento, e di
valorizzare invece quelle situazioni che ne prevengono o ritardano l’insorgere.
I primi fanno riferimento a tutti quei fattori che aumentano la probabilità del
manifestarsi di un comportamento deviante, mentre i secondi sono quelli che
rallentano o impediscono un simile evento; essi, inoltre, non agiscono in maniera
isolata, bensì interagiscono costantemente e sono entrambi parte integrante di
un unico modello teorico.
La ricerca sulle cause del comportamento deviante, così come del consumo
di sostanze che producono alterazioni dello stato di coscienza e dipendenza,
hanno permesso di evidenziare un numero rilevante di fattori, che sono stati
poi utilizzati come fonte per lo sviluppo e la sperimentazione di misure di
prevenzione primaria; numerose classificazioni sono state fatte, le quali riflettono
spesso l’ambito di intervento specifico per cui sono state pensate. Un’importante
distinzione va però fatta tra fattori che fanno riferimento al contesto sociale in
cui l’individuo è inserito, e fattori che invece si trovano nella sfera personale e
nei rapporti interpersonali del soggetto.
Nel primo caso si fa riferimento al fatto che l’azione umana è strettamente
influenzata dal contesto normativo della società di appartenenza. In questo caso
si parla di variabili distali che comprendono, ad esempio, le leggi e le norme
sociali nei riguardi di un particolare comportamento, la situazione economica
della persona in questione, la disorganizzazione sociale dell’ambiente in cui
vive e, nel caso specifico della prevenzione delle dipendenze patologiche è citata
anche la disponibilità materiale della sostanza sul mercato in relazione al target
di soggetti presi in esame (Hawkins et al., 1992; Bühler/ Kröger, 2006).
Nel secondo caso invece troviamo tutti quei fattori che fanno riferimento
alla personalità come le attitudini nei confronti di determinati comportamenti,
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 1
l’alienazione, l’accettazione delle norme sociali, fattori psicologici come la
ricerca di sensazioni forti e l’impulsività, e fattori che invece fanno riferimento
alle interazioni sociali più prossime al soggetto, come ad esempio la situazione
familiare, il rapporto con il gruppo dei pari e il successo nell’apprendimento
scolastico (Brewer et al., 1995; Hawkins et al., 1992).
Possono essere quindi individuate alcune caratteristiche fondamentali di questo
approccio teorico che sottolineano la sua flessibilità ai fini dell’applicazione ad
un ampio spettro di misure preventive. Per prima cosa deve essere precisato
come molteplici fattori possano essere ricollegati ad una singola problematica,
cosi come gli stessi fattori siano spesso causa di disfunzioni comuni. In secondo
luogo l’importanza dei fattori di rischio e protezione deve essere valutata in
relazione alle dinamiche di sviluppo di un individuo; specifici fattori possono
avere un effetto importante in determinate fasi della vita di un individuo e poi
successivamente perderlo o vederne ridotte le potenzialità. Tuttavia, sebbene
la loro forza e importanza non sia ancora stata determinata empiricamente1,
l’esposizione a un numero elevato di questi può avere un effetto cumulativo.
L’importanza di azioni combinate rivolte a colpire più di un fattore di rischio
alla volta, trovano anche una conferma a livello statistico; Lösel (2003), in
una meta-analisi di progetti di prevenzione, sottolinea che effetti di una certa
importanza possono essere raggiunti solo combinando interventi coordinati verso
il numero più alto possibile di variabili. Similmente la presenza contemporanea
di situazioni positive può influenzare l’impatto e la forza delle variabili di rischio
e di conseguenza moderarne gli effetti2.
È facile dedurre come l’azione di prevenzione non si riduca, quindi, solo
ad evitare l’esposizione a situazioni di rischio, bensì debba, allo stesso tempo,
promuovere tutti quei fattori protettivi che potrebbero impedire o minimizzare
la possibilità di sviluppare comportamenti non conformi. A questo proposito
si è rivelato di particolare importanza il lavoro svolto da numerosi ricercatori
per cercare di categorizzare ed identificare sia situazioni negative che positive.
Lo scopo finale è quello di individuare non tanto fattori specifici di una
determinata “patologia sociale”, bensì fattori comuni a diverse problematiche
che permettano di sviluppare progetti di intervento con un più ampio spettro
Coie et al. (1993) suggerisce ad esempio che un compito fondale della ricerca nei prossimi anni sarà
quello di determinare le interazioni reciproche che diversi fattori hanno tra loro nell’influenzare l’emergere
di un comportamento deviante, in particolare in fasi distinte dello sviluppo di una persona.
2
Hawkins et al. (1992) sottolinea come non tutti i fattori di rischio possono essere contrastati nello stesso
modo.; alcuni possono essere eliminati, di altri può essere moderato l’effetto, altri ancora non possono
essere influenzati per niente.
1
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 1
di possibilità di successo per un numero elevato di comportamenti trasgressivi
(Coie et al., 1993, 1019). Non è un caso che nel processo di valutazione di
numerosi progetti di prevenzione sia stato riscontrato un effetto positivo anche
per altri comportamenti problematici, non pensati inizialmente come obbiettivo
(Brewer et al., 1995).
A livello teorico il modello dei fattori di rischio e protezione appena proposto
si basa sull’applicazione di diversi concetti già sviluppati nell’ambito della ricerca
sulle cause del comportamento deviante e non. Di particolare importanza è il
“Social Development Model” (Hawkins/ Weis, 1985), che integrando la teoria
del controllo sociale di Hirschi (1969) e dell’apprendimento sociale di Bandura
(1977), enfatizza l’attaccamento alla famiglia, al gruppo dei pari, alla scuola e
l’apprendimento che avviene nell’interagire con queste agenzie di socializzazione.
Di notevole importanza è l’accento dato al processo con cui quest’attaccamento si
produce e si rafforza, e come questo evidenzi cambiamenti, in relazione ai gruppi
sopra citati, entro le diverse fasi dello sviluppo di un individuo. Lo scopo è quello
di poter, attraverso programmi mirati, intervenire per rafforzare l’attaccamento
a gruppi non devianti, in modo da favorire il successivo apprendimento di
modelli di comportamento conformi (Hawkins/ Weis, 1985; Hawkins et al.,
1992; Brewer et al., 1995).
Non bisogna poi dimenticare l’importanza del fattore tempo nell’intervento
preventivo. Esistono problemi comportamentali che si manifestano prima di
altri nella vita di un individuo. È quindi importante ricercare in quale arco
temporale e di sviluppo di una persona, certi fattori debbano essere influenzati
in anticipo e quali dopo, in modo da contrastarli prima che il problema non sia
più risolvibile (Coie et al., 1993, 1016).
1.3. La prevenzione primaria nella scuola
Data la molteplicità dei fattori di rischio e di protezione, e in particolare la loro
distribuzione su piani di interazione differenti (contesto sociale, personalità e
rapporto interpersonale), l’implementazione di programmi preventivi volti ad
influenzare queste variabili hanno a loro disposizione differenti campi d’applicazione. Interventi esistono sul piano comportamentale del soggetto, all’interno
della famiglia, nella scuola, nei mezzi di comunicazione, a livello di comunità
locale (ad esempio il quartiere) e non meno importanti quelle che rientrano
nell’ambito dell’azione politica (ad esempio la pena, il controllo, il costo di
una sostanza….). È tuttavia chiaro che l’intervento in determinati ambiti non
esclude l’efficacia dell’azione contemporanea su più livelli. È quindi auspicabile
mirare a colpire il maggior numero di fattori di rischio, obbiettivo che richiede
un intervento il più capillare possibile non solo nella famiglia, ad esempio, ma
19
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 1
anche nella scuola e nella comunità d’appartenenza.
La scuola, tra queste, riveste un ruolo di primaria importanza nel campo della
prevenzione primaria e non solo. Una serie di caratteristiche la rendono un luogo
ideale per sviluppare, implementare e valutare programmi di prevenzione rivolti
sia verso i comportamenti devianti, sia verso il consumo di sostanze dannose,
così come verso progetti che mirano alla prevenzione di entrambi3.
Per prima cosa è nota che numerosi fattori di rischio si trovano all’interno
della scuola stessa; tra questi quelli che potrebbero avere un’influenza negativa
sul comportamento sono: scarso rendimento scolastico (insuccesso), scarso
attaccamento all’istituzione scuola e quindi scarsa identificazione e rispetto
delle regole da essa proposte, un clima scadente all’interno della classe (Leppin
et al., 1998), rifiuto e insolamento da parte dei compagni, atti di bullismo e di
violenza (Brewer et al., 1995; Hawkins et al., 1992).
In secondo luogo la scuola è un luogo in cui il ragazzo apprende modelli
di comportamento nell’interazione con i coetanei. È qui che spesso si viene a
contatto con gruppi devianti e che si fanno le prime esperienze di comportamenti
non conformi alle norme sociali (Gottfredson, 1997).
Terzo, la scuola è anche l’unico luogo in cui può essere raggiunto il più vasto
numero di individui, in quella fase dello sviluppo che più conta per implementare
con successo interventi preventivi. La quasi totalità degli appartenenti ad una
particolare coorte sociale può essere raggiunta e trattata in un unico luogo, i costi
di implementazione si riducono notevolmente (se si considera che molte attività
di gruppo possono essere svolte dall’insegnante stesso), e si ha la possibilità di
mettere in atto numerose attività che nell’ambito familiare, o in altri settings,
sarebbe quasi impossibile proporre (Bühler/ Kröger, 2006; Lösel/Beelmann,
2003; Gottfredson, 1997).
Le possibilità di intervento all’interno della scuola sono molteplici. Esse
possono coinvolgere gruppi di individui così come avere livelli d’azione differenti.
Abbiamo così progetti di prevenzione rivolti agli studenti e agli insegnanti,
progetti che come unità di base hanno l’individuo singolo o la classe come
gruppo, e persino interventi più generali rivolti al miglioramento della scuola nel
suo complesso, allo scopo di renderla un ambiente più vivibile, attraente e adatto
all’apprendimento. Senza poi dimenticare tutti quei programmi che, partendo
Numerosi comportamenti devianti, così come anche il consumo di droghe hanno molti fattori di rischio e
di protezione in comune. Esistono progetti non specifici che hanno dimostrato effetti nel ridurre entrambe
queste forme di comportamento (Bühler - Heppekausen, 2005)
3
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 1
e sviluppandosi all’interno della scuola, coinvolgono molteplici attori, come i
genitori e parte della comunità locale, cercando in questo modo di inglobare
in un unico grande progetto di intervento il numero più elevato possibile di
istituzioni e forze sociali, anche con l’intento di controllare la maggior parte dei
potenziali fattori di rischio.
Con lo scopo di intervenire nel modo più ampio possibile sui fattori appena
citati, ha preso piede negli ultimi decenni nell’ambito della prevenzione primaria
la proposizione teorica delle cosi dette “competenze per la vita” (Life Skills),
la quale ha trovato nella scuola il luogo ideale per una sua implementazione
costante e capillare.
1.4. “Life Skills” – competenze per la vita
Il concetto di “Life Skills” ha trovato negli ultimi anni ampia diffusione nel
campo della prevenzione, in particolare nell’ambito dell’educazione alla salute. Il
suo successo è anche in parte dovuto all’ampio spettro di competenze e capacità
che rientrano tra i suoi obiettivi. Tuttavia, la generalità delle sue definizioni ha
contribuito da una parte alla sua applicazione in diversi ambiti della prevenzione,
e dall’altra anche a una non sempre facile traduzione pratica e uniforme dei suoi
principi (Bühler/ Heppekausen, 2005, p. 15).
Una definizione precisa di questo concetto è stata fornita nel 1994 dal WHO
(World Health Organisation) con lo scopo di promuovere capacità definite come
essenziali nella vita di un individuo, per la sua salute fisica e mentale, e per una
bilanciata convivenza con l’ambiente sociale circostante.
Secondo la definizione del WHO “competente” è colui il quale conosce se
stesso, è empatico, sa comunicare e rapportarsi con terzi, ha creatività e capacità di
autocritica, sa prendere decisioni, risolvere problemi e superare situazioni di stress
e di disagio4 (Kröger/ Reese, 2000, p. 210). Attraverso quindi l’addestramento
alle sopra citate capacità di rapportarsi con successo con gli altri, con se stesso e
con le difficoltà che presenta la vita quotidiana, è possibile agire su un numero
elevato di fattori che, se non sviluppati efficacemente in un individuo, possono
aumentare le possibilità dell’emergere di comportamenti devianti. Similmente,
se invece sviluppate, diventano non di meno fattori protettivi nei confronti di
Una definizione precisa delle singole “Skills” è elencata in Bühler/ Heppekausen (2005). Le dieci competenze elencate anche dalla WHO sono: autopercezione, empatia, creatività, capacità di critica, capacità
di prendere decisioni, capacità di risolvere problemi, comunicatività, capacità di rapporti interpersonali,
capacità di riconoscere i propri sentimenti e quelli degli altri, e capacita di superare situazioni di stress.
4
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 1
altri fattori di rischio che possono subentrare in qualsiasi momento nella vita
di una persona.
Altre importanti caratteristiche di una prevenzione efficace nell’ambito delle
“Life Skills” sono la tempestività, la durata e la costanza dell’intervento. Ciò
significa, che l’intervento, il più precoce possibile relativamente alla fase di
sviluppo dell’individuo, permette una più facile assimilazione e interiorizzazione
di queste competenze. Questo non dire necessariamente che i progetti debbano
concentrarsi solo nei primissimi anni di scuola, anzi la ricerca sembra dimostrare
l’importanza e la necessità della continuità dell’intervento anche nei gradi di
istruzione superiori, con modifiche del contenuto adeguate alle nuove esigenze
e all’età dei partecipanti (Bühler/ Kröger, 2006; Kröger/ Reese, 2000).
1.5. La progettualità nelle scuole: uno sguardo internazionale
La vastità dei progetti di prevenzione primaria attuata nelle scuole, anche solo
all’interno di un singolo contesto nazionale, e soprattutto le sfumature teoriche,
metodologiche, di obiettivi e di dimensioni che sono osservabili tra i singoli
programmi, sono di una tale numerosità che è quasi impossibile elencarle.
Chiarito questo qui si vogliono solamente esporre alcune linee essenziali di una
progettualità che riguarda due grandi contesti di riferimento: Gli Stati Uniti e
l’Europa.
Un chiaro esempio dello stato attuale della prevenzione sul suolo americano
è presentato da Sherman et al (1998), il quale per conto del Congresso degli
Stati Uniti ha raccolto e valutato progetti con obiettivo la comunità, la famiglia,
le scuole, il mercato del lavoro, le politiche sociali e l’apparato di giustizia.
Gottfredson (1998), da parte sua, offre una chiara visione di come sia strutturato
l’intervento nelle scuole americane. Egli individua due strategie principali di
intervento: strategie per la modificazione dell’ambiente sociale scuola, e strategie
rivolte al singolo individuo. L’approccio delle “Life Skills” è parte integrante di
molti programmi, sebbene alcuni di essi mirino ad influenzare comportamenti
più specifici e quindi lascino in secondo piano la promozione di competenze
così generali. Una classificazione simile era già stata avanzata da Brewer et al.
(1995, p. 70-90).
A) Ambiente scuola
Le misure in tal caso possono essere implementate sia al livello delle singole
classi, sia a livello di istituto e prevedono le seguenti categorie di programmi di
prevenzione:
- miglioramento delle capacità organizzative della scuola, e coinvolgimento
degli studenti nell’implementazione di questi miglioramenti;
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 1
- definizione di norme precise di comportamento all’interno della scuola, e
chiarezza sia nella loro applicazione sia nelle possibili sanzioni;
- gestibilità della classe attraverso l’apprendimento cooperativo, didattica interattiva e partecipazione degli studenti all’organizzazione della classe stessa;
- creazione di gruppi omogenei di studenti in base alle loro capacità personali,
per permettere una migliore assistenza a chi manifesti difficoltà nell’apprendimento.
B) Modifica del comportamento individuale
Lo scopo è quello di modificare e indirizzare comportamenti, valori e attitudini
degli studenti per prevenire comportamenti devianti. Categorie di programmi
previsti:
- trasmissione di informazioni sulla salute in generale, sulle conseguenze dei
comportamenti devianti, educazione alla legalità e conoscenza delle norme
sociali;
- modifica del comportamento e sviluppo delle abilità cognitive. La modifica
del comportamento avviene soprattutto attraverso la dicotomia punizione
e/o ricompensa;
- mediazione tra coetanei, gruppi di lavoro tra coetanei e tutti quei programmi
che prevedono la partecipazione attiva di scolari addestrati nell’implementazione di misure preventive;
- attività alternative e ricreative. Scopo principale è quello di favorire lo spirito
di gruppo e comunitario e di occupare i tempi morti nella giornata dei ragazzi,
che potrebbero essere usati per attività illecite.
L’attenzione particolare data nell’ambiente accademico e scientifico americano
al problema della valutazione dei programmi di prevenzione dei comportamenti
devianti non riflette solamente una maggiore disponibilità di risorse finanziare,
bensì anche uno dei punti fondamentali su cui si basa la prevenzione d’oltre
oceano: la prevenzione è in questo modo definita non dalle intenzione e dagli
obiettivi, quanto più dai risultati ottenuti (Sherman et al., 1998). L’attenzione
è quindi sugli effetti e non tanto sulla qualità e quantità dei contenuti. È anche
per questo motivo che le meta-analisi, siano esse rivolte alla prevenzione della
criminalità (vedi Hawkins et al., 1992) o delle dipendenze patologiche (vedi
Brewer et al., 1995), fanno quasi tutte riferimento a valutazione condotte negli
tati Uniti rispettando criteri sperimentali o quasi-sperimentali5. Ed è proprio
I criteri con cui un progetto viene inserito in una meta-analisi sono molto restrittivi. Sherman et al.
(1998) utilizzano le seguenti restrizioni: analisi della correlazione efficace e significativa (inclusi anche un
campione e ratei di risposta adeguati); ordine temporale del rapporto cause-effetto tra esperimento e risultati;
gruppo/gruppi di controllo validi per la conferma degli effetti. Simili restrizioni sono state usate anche in
altri lavori (sia americani che tedeschi) come ad esempio Lösel/ Beelmann (2003), Bühler/ Heppekausen
(2005), Bühler/ Kröger (2006), Beelman/ Pfingsten/ Lösel (1994).
5
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 1
sulla base di questi risultati che nel caso specifico della scuola possono essere
individuati alcuni punti che hanno mostrato la loro efficacia nel prevenire
comportamenti devianti. Di seguito sono riportati i contenuti che hanno dato
fino ad ora risposte positive nel prevenire sia la criminalità, sia l’uso di sostanze
lecite e illecite.
- Progetti rivolti ad aumentare le capacità della scuola nell’introdurre e sostenere
innovazioni.
- Programmi che chiariscono e comunicano norme e comportamenti; in particolare la definizione di regole precise nella scuola/classe, le quali sono
rivolte soprattutto al rinforzo dei comportamenti conformi.
- Addestramento prolungato e continuo nel tempo delle competenze comportamentali generali.
- Programmi rivolti a migliorare il clima all’interno della classe.
- Programmi che come obbiettivo hanno la modificazione cognitivo-comportamnetale del soggetto, e mirano quindi non solo a trasmettere informazioni
e modi di pensare, bensì addestrano anche i rispettivi comportamenti (Lösel/
Beelmann, 2003).
- Progetti implementati il prima possibile e proseguiti poi nel lungo periodo
(Hawkins et al., 1992).
Sebbene non siano molti, i punti sopra citati contengono al loro interno
informazioni assai significative e hanno un raggio d’azione decisamente vasto. È
evidente come sia importante per una prevenzione efficace la combinazione di
strategie di intervento differenti, che mirino a influenzare il più ampio spettro
di fattori di rischio possibile. Tutto ciò può essere raggiunto solamente attraverso
la creazione di programmi che inizino nei primi anni della scuola dell’obbligo,
quando i bambini non manifestano ancora in maniera cronica comportamenti
devianti, e si sviluppino poi in relazione all’età e alle fasi dello sviluppo di un
individuo attraverso tutto il percorso scolastico.
L’incremento, a livello internazionale, di congressi e conferenze dedicate al
tema della prevenzione dei comportamenti trasgressivi messi in atto da minori
e giovani sono un chiaro segno dell’interesse e della necessità di individuare
linee d’azione comuni. Tuttavia ci sono delle limitazioni, che si riflettono nelle
differenze culturali, storiche e nelle politiche giovanili attuate dai diversi paesi,
le quali rischiano di rendere incomprensibile il tentativo di implementare
programmi comuni di prevenzione (Holthusen, 2004, 17).
Gli Stati Uniti, in particolare, rivestono da anni un ruolo guida a livello
mondiale nell’ambito della prevenzione. Modelli teorici e progetti di intervento
sviluppati e valutati oltre oceano hanno trovato un ampio terreno di applicazione
anche sul territorio europeo e tedesco. Non è un caso che nella letteratura
scientifica sull’argomento citazioni fondamentali facciano riferimento a ricerche
24
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 1
condotte negli U.S.A.
Un confronto tra la realtà europea (tedesca in particolare) e quella americana
mette tuttavia in luce alcune differenze e difficoltà. Per prima cosa va fatta una
distinzione tra prevenzione della criminalità e prevenzione delle dipendenze
patologiche. Entrambe fanno riferimento a filosofie di intervento differenti,
anche se spesso le fondamenta teoriche su cui si basano sono le stesse6. In
secondo luogo non bisogna dimenticare che determinate azioni preventive
sono implementate all’interno di una determinata società, su di un determinato
territorio e soggette e particolari condizioni; in questo modo sia gli effetti, cosi
come le aspettative e la valutazione di un particolare progetto sono altamente
influenzati dal contesto sociale locale (Springer, 1997, p. 87).
Senza voler entrare troppo nel dettaglio, nell’ambito della prevenzione della
violenza/criminalità, il contesto socio-culturale e storico dei singoli paesi gioca un
ruolo fondamentale. Si può infatti notare come, sebbene i concetti alla base dei
singoli progetti siano simili tra loro, sia negli Stati Uniti che in Europa è data più
attenzione a particolari problemi “locali”. La diffusione delle gangs giovanili sul
territorio americano7, cosi come la diffusione della violenza razziale in Germania
da parte di gruppi giovanili di estrema destra a partire dalla riunificazione, o
l’emergere del fenomeno del bullismo in Italia, hanno indirizzato una buona parte
dell’attenzione verso la risoluzione e prevenzione di problematiche particolari a
ciascun contesto. Una rassegna dettagliata dei programmi sul territorio tedesco
per la prevenzione primaria di violenza interrazziale è fornita da Wagner, Christ,
e van Dick, R. (2006), i quali sottolineano che assieme al tentativo di modificare
la percezione del diverso e il rispetto degli altri gruppi sociali, parte integrante
di questi programmi resta comunque lo sviluppo di adeguate competenze
sociali8 (p. 22). Similmente negli Stati Uniti sono stati implementati, tra gli
altri, progetti come il “GREAT” (Gang Resistance Education Training) per
prevenire il coinvolgimento dei giovani nel mondo delle gangs. Gli strumenti
utilizzati da questo programma cercano di fornire informazioni sull’impatto
della violenza nella comunità locale, aumentare la responsabilità nei confronti
del quartiere, mediare strategie alternative per la risoluzione dei conflitti e
l’espletamento dei bisogni fondamentali senza le necessità del supporto della gang
È il caso ad esempio dell’approccio teorico delle “Life Skills” nell’ambito della prevenzione primaria, il
quale è utilizzato con successo in entrambi gli ambiti di intervento (vedi Bühler/ Heppekausen, 2005).
7
Questo problema si può far risalire alla prima metà del secolo scorso; il rapido sviluppo industriale in
molte città del nord-america, il loro espandersi e la forte immigrazione dovuta alla richiesta di manodopera
non specializzata aveva portato all’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo accademico il problema
delle gangs giovanili (vedi, primo fra tutti, il lavoro di Thrasher “The Gang”, 1927)
8
Anche in questo caso l’approccio delle “Life Skills” è usato come cornice nell’ambito di misure di intervento più specifiche.
6
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 1
(Gottfredson, 1998). La particolare attenzione a questo tipo di programmi, che
non esclude tuttavia la presenza di altre misure preventive, resta comunque un
esempio importante di come a differenze socio-culturali siano associate esigenze
diverse.
Differenze ben più marcate e di fondo possono essere osservate nell’ambito
della prevenzione delle dipendenze patologiche. L’approccio americano all’uso
di determinate sostanze e quello europeo fondano le loro diversità sulla filosofia
alla base dell’intervento preventivo. Così in Europa (soprattutto nei paesi
centrali e del sud) si parte dall’idea di un’accettazione del consumo moderato
(in particolare per le sostanze legali), mentre negli USA prevale la proibizione
di tutte le sostanze (secondo il motto “l’unico consumo sicuro è l’astinenza”).
Non solo, se da una parte si cerca di normalizzare la figura del consumatore e
del consumo agli occhi della collettività allo scopo di evitarne l’etichettamento,
dall’altra entrambe vengono demonizzate e perseguitate. Di conseguenza, se
in Europa tale ambito è appannaggio delle politiche sociali e per la salute, sul
suolo americano l’intervento nel campo delle sostanze stupefacenti è in larga
parte delegato all’apparato giudiziario (Springer, 1997, p. 89). Lo stesso vale
se si osservano in particolare gli obiettivi e le strategie della prevenzione in sé;
compito della prevenzione sul territorio europeo è quello di ridurre il consumo di
sostanze illegali e responsabilizzare quello di sostanze legali (come alcol e tabacco),
insegnando al cittadino un approccio alle sostanze psico-attive consapevole dei
rischi per la salute, mentre negli Stati Uniti si punta direttamente alla totale
astinenza dal consumo di qualsiasi sostanza.
Di conseguenza è facile intuire come le stesse strategie di intervento, sebbene
spesso si influenzino a vicenda, divergano in alcuni punti fondamentali; in
Europa viene dato largo spazio a misure orientate principalmente alle esigenze
del singolo individuo, con attenzione allo sviluppo di competenze sociali e di una
personalità equilibrata (è il caso delle “Life Skills”), all’educazione alla salute e, nei
casi estremi, all’intervento terapeutico piuttosto che repressivo: Diverso è invece
l’approccio americano, con strategie di intervento più orientate verso la sostanza,
cercando di influenzare direttamente il comportamento attraverso programmi
mirati a modificare le capacita cognitive-comportamnetali dei soggetti sul tema
droghe, e, nei casi estremi, con la previsione di un ampio intervento dell’apparato
repressivo per la riduzione del consumo (Sprinter, 1997, p. 88).
Gran parte dei programmi che hanno trovato ampia diffusione sul territorio
europeo fanno, tuttavia, riferimento a ricerche e valutazioni condotte negli Stati
Uniti. È evidente quindi una situazione paradossale, nella quale, nonostante
filosofie e strategie di fondo diverse, i programmi americani sono presi spesso a
modello per misure preventive nel Vecchio Continente. La conseguenza è una
scarsa utilità diretta di queste misure preventive, se non vengono prima prese in
26
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 1
seria considerazione le differenze di obiettivi che stanno alla base dell’intervento.
Come lo stesso Sprinter (1997, p. 91) sottolinea, compito principale della
prevenzione europea è prima di tutto quello di trovare una propria identità sulla
base della quale sviluppare, o adattare, in modo adeguato programmi efficaci e
mirati al contesto socio-culturale in cui devono essere implementati.
La prevenzione primaria delle devianze e delle dipendenze patologiche
attraverso le “Life Skills” ha mostrato risultati incoraggianti, e una generale buona
adattabilità a contesti socio-culturali diversi. Nonostante ciò la valutazione di
progetti condotti in Europa necessita ancora di miglioramenti poiché le necessarie
conferme empiriche possono essere raggiunte solo attraverso valutazioni
longitudinali e modelli quasi-sperimentali di analisi, tenendo conto degli espliciti
obiettivi e delle filosofie che stanno alla base delle politiche preventive. Come
Spriger (1997) sottolinea, la prevenzione europea deve prima di tutto trovare la
propria identità, e sulla base di questa agire alla luce dei propri bisogni. Resta
tuttavia un problema sostanziale di fondo: la carenza di finanziamenti che fino ad
ora ha caratterizzato la ricerca scientifica nel settore e in particolare la valutazione
dei programmi messi in atto. A livello politico non deve perciò essere dimenticato
quello che Shermann (1998) tiene a precisare nella parte introduttiva del suo
lavoro: la prevenzione è definita non tanto dalle intenzione e dagli obiettivi,
quanto dai risultati ottenuti.
27
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
I giovani trentini e le droghe: livelli di esposizione e possibili modalità di prevenzione
2.1. La difficoltà di misurare un fenomeno complesso*
La misurazione della diffusione del “fenomeno droga” all’interno di un territorio
è particolarmente complessa. Il mercato delle sostanze stupefacenti illecite, infatti,
se da una parte risponde alle leggi della domanda e dell’offerta come ogni altra
merce che possiamo acquistare, dall’altra si sviluppa all’interno di un mercato
illegale e quindi non soggetto alle possibilità di monitoraggio e di controllo che
caratterizzano i processi economici. Questo fatto comporta che la stima della
portata del fenomeno (e quindi dei flussi di vendita, acquisto e consumo) possa
essere svolta solo a partire dall’osservazione di fenomeni indiretti quali la quantità
di droga sequestrata dalle forze dell’ordine, il numero di persone denunciate per
reati che hanno a che fare con la produzione e lo spaccio, il numero di soggetti
che si rivolgono ai servizi pubblici per affrontare problemi legati alle dipendenze.
Ognuna di queste fonti offre un quadro parziale del fenomeno, utile per evidenziare la presenza di trend evolutivi, ma insufficiente per avere una visione precisa
dei fenomeni connessi al mercato della droga e ai suoi utilizzatori.
Da questo punto di vista scegliere di utilizzare una fonte piuttosto che un’altra
per interpretare l’evoluzione dei fenomeni comporta sempre delle distorsioni di
cui è bene essere consapevoli. In altre parole non è possibile fare riferimento ad
un’unica fonte dati certa che possa consentire una analisi precisa della situazione
e che consenta una spiegazione approfondita delle cause e dei processi che sottostanno alle evidenze che, di volta in volta, emergono all’interno del dibattito.
Generalmente, la tematica sulla diffusione del fenomeno droga (e più in
generale dei fenomeni di abuso e dipendenza da sostanze illecite) può essere
osservata attraverso due principali canali ufficiali: le statistiche della criminalità
e quelle degli interventi di tipo socio-sanitario. Le prime si pongono a monte
* L'analisi e l'elaborazione dei dati sono state condotte da Riccardo Grassi
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
del fenomeno in quanto ci offrono un quadro di come sta cambiando il mercato dell’offerta di sostanze; le seconde, invece, si pongono a valle, mettendoci a
confronto con gli effetti più gravi del loro utilizzo da parte della popolazione.
L’analisi delle statistiche prodotte dalle forze dell’ordine e dall’autorità giudiziaria permette di osservare da una parte la tipologia e la quantità di sostanze
presenti sul mercato, dall’altra le modalità con cui avvengono la loro produzione
e commercializzazione. Le principali fonti sono le relazioni periodiche prodotte
dalla Direzione Centrale dei Servizi Antidroga (DCSA), quelle prodotte dall’autorità giudiziaria e i dati Istat sulle denunce e sulle notizie di reato.
Tali dati scontano un problema di base, costituito dal fatto che la quota di
mercato intercettata dall’azione delle forze dell’ordine è solo parziale (e in molti casi del tutto marginale), rispetto a quella che è la reale offerta di sostanze
all’interno del territorio nazionale e dei contesti locali. Le stesse possibilità di
comparazione nel tempo sono soggette a forti limiti che scaturiscono dai cambiamenti nelle normative di legge che definiscono i fenomeni, dalle indicazioni
di priorità rispetto alla lotta contro le diverse forme di criminalità presenti su un
territorio, dalla esiguità delle risorse deputate al controllo e alla repressione del
fenomeno rispetto alla sua portata. Il dato che se ne ricava, dunque, è unicamente
un dato di tendenza che, seppure con qualche ritardo rispetto ai fenomeni reali,
ci permette di avere un’idea di come si stia muovendo il mercato delle sostanze
psicotrope illecite, ma che rende oggettivamente difficile fare stime precise tanto
sulla quantità di merce effettivamente in circolazione, quanto sulle modalità di
utilizzo e di consumo da parte degli assuntori.
La seconda fonte principale di informazioni ufficiali sul fenomeno delle
droghe è rappresentata dai dati prodotti dai servizi socio-sanitari (compresi
gli interventi dei Nuclei Operativi per le Tossicodipendenze, presenti in ogni
Prefettura) deputati ad intervenire con i soggetti che presentano problematiche
di salute o di disagio psico-sociale connesse all’utilizzo di droghe. Da questo
punto di vista, negli ultimi dieci anni i SerD (ovvero i servizi per le dipendenze),
hanno modificato in maniera profonda la propria modalità di azione, a causa
del cambiamento radicale della propria utenza. Dopo avere lavorato per anni
sulla dipendenza da eroina (con tutti i problemi ad essa connessi), la crescita
impetuosa dei poliabusi e dei policonsumi ha reso necessario un ripensamento
delle modalità di approccio ai casi e ai problemi. Per un approfondimento si
rimanda alla letteratura specifica; in questa sede, l’accenno è importante per
poter valutare il tipo di dato che questi servizi possono offrire. Come si diceva
poco sopra si tratta di servizi che intervengono a valle del consumo, solitamente,
quando lunghi periodi di abuso hanno prodotto effetti particolarmente dannosi
sulla salute e sullo stato psicofisico dei soggetti. Si tratta di dati potenzialmente
molto ricchi ed interessanti utili non solo per avere una dimensione quantitativa
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
dei fenomeni, ma anche per ricostruirne una serie di caratteristiche qualitative
dei soggetti assuntori e delle storie così come dei percorsi che portano alla dipendenza.
Tuttavia questi dati hanno il limite di essere riferiti solo ad un target molto
ristretto e specifico e non riescono, ancora una volta, a dare significative informazioni rispetto alla situazione della popolazione generale.
Una conoscenza più approfondita del fenomeno, in grado di stimare con una
certa precisione l’incidenza del consumo di sostanze all’interno di un territorio,
può essere ottenuta attraverso indagini di tipo campionario, secondo il modello
delle indagini di vittimizzazione che da qualche anno si stanno realizzando per
avere un’idea più precisa dei fenomeni criminosi non denunciati alle forze dell’ordine. Tuttavia anche questo tipo di indagini, fondate su rilevazioni campionarie
a partire da interviste che utilizzano questionari strutturati, presentano numerosi
limiti legati alla delicatezza dell’oggetto di rilevazione. Infatti, poiché l’utilizzo
di sostanze stupefacenti è strettamente connesso con una serie di attività illecite
ed è percepito come socialmente riprovevole, le rilevazioni su questi argomenti
devono essere realizzate con un’accuratezza metodologica ed una delicatezza tali
da non inficiare i risultati prodotti.
A partire da questa consapevolezza, i dati che saranno presentati nel prossimo
paragrafo per descrivere le situazione trentina e confrontarla on quella italiana,
faranno riferimento proprio ad azioni di ricerca di tipo quantitativo, realizzate
secondo criteri metodologicamente attendibili, che consentono di produrre
descrizioni ed avanzare ipotesi interpretative dotate di una buona consistenza
scientifica.
2.2. La contiguità alle droghe in Italia e in provincia di Trento
Le fonti dei dati che saranno utilizzate per la descrizione della contiguità alle droghe da parte dei giovani italiani e trentine sono due indagini realizzate dall’Istituto
Franco Brambilla di Milano nel 2000 e nel 2002 su campioni rappresentativi
di giovani italiani e trentini. Tali rilevazioni sono state condotte con strumenti
e metodologie che ne consentono una comparazione diretta dei risultati.
La particolarità delle due rilevazioni è che, ai soggetti intervistati non sono
state poste domande dirette rispetto al consumo personale di stupefacenti, ma
sono stati sottoposti quesiti che consentono di individuare i livelli di vicinanza
(contiguità) con il mondo della droga e dell’alcol.
In particolare la rilevazione sul campione nazionale permette una compara31
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
zione di lungo periodo (dal 1983 al 2000) che consente di evidenziare il grande trend di crescita della diffusione delle droghe nel nostro Paese. La figura 1
mostra come in poco più di 15 anni la percentuale di giovani che dichiarano di
conoscere persone che fanno uso di droghe passa dal 40 a quasi il 70%, mentre
l’incidenza di coloro ai quali è stata personalmente offerta una droga passa dal
20% del 1983 al 45% del 2000 con un incremento superiore al 100%.
Si tratta di un dato particolarmente significativo perché evidenzia come la
diffusione delle sostanze all’interno della quotidianità giovanile sia più che
raddoppiato in meno di un ventennio. Il fatto che il 70% dei giovani italiani
conosca qualcuno che fa uso di droghe e che a quasi la metà sia stata personalmente offerta una sostanza stupefacente fa capire come l’incontro con sostanze
psicotrope non sia un fattore occasionale o raro che difficilmente può capitare
durante la vita di un adolescente. Al contrario si può prevedere che almeno
una volta nella vita alla maggior parte dei giovani italiani (e come vedremo tra
poco il dato non cambia se riferito solo ai giovani trentini) capiterà di sentirsi
offrire e/o di entrare in contatto con qualche forma di droga. E’ evidente come,
a questo punto, il problema non sia tanto quello di impedire l’incontro tra
giovani e droga, quanto di fare in modo che, quando questo avverrà, i ragazzi
siano in grado di elaborare una risposta consapevole ed un rifiuto cosciente delle
sostanze offerte. Il dato della tabella 1 permette di avere un’idea più chiara della
situazione in quanto fa riferimento ad un periodo temporale ridotto e quindi
non risente delle diverse età ed esperienze degli intervistati. Ne risulta che ad
un quarto dei giovani intervistati (senza rilevanti differenze in Trentino o nel
resto d’Italia) nei tre mesi precedenti l’intervista è stato offerto qualche tipo di
droga. Allo stesso modo un terzo degli intervistati dichiara di avere un amico
che fa uso di droga e un intervistato ogni 7 dichiara di avere preso in mano una
sostanza psicotropa. In questa luce il fenomeno appare ancora più evidente. La
vicinanza e le occasioni di contatto con le droghe non sembrano quindi potere
essere annoverate tra i fatti eccezionali, che magari accadono una sola volta nella
vita, e di cui si serba il ricordo a lungo, ma sembrano connotarsi per una diffusa
presenza nel tempo.
Tab. 1. Indicatori di contiguità alle droghe in Italia ed in Trentino, nei tre mesi
precedenti l’intervista. Dati percentuali, giovani 15-29enni
Vedere qualcuno che stava usando droga
Sentirsi offrire qualche tipo di droga
Prendere in mano qualche tipo di droga
Avere un amico che fa uso di droga
Fonti: Buzzi, Cavalli de Lillo (2002); Buzzi (2003)
32
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Trentino
2002
30.2
23.0
14.2
33.9
Italia
2000
36.2
24.0
14.8
36.1
Capitolo 2
Graf. 1. Evoluzione di alcuni indicatori di contiguità con le droghe - anni 1983­
2000. Giovani tra i 15 e i 24 anni. Dati percentuali
70
60
Conoscere persone che
fanno uso di droghe
50
Sentirsi offrire qualche
tipo di droga
40
Sentire il desiderio di
provare una droga
30
20
10
0
1983
1987
1992
1996
2000
Fonte: indagini IARD sulla condizione giovanile in Italia
Il dato generale sulla contiguità va però interpretato con un maggiore grado di
dettaglio. La figura 2 ci permette di fare qualche importante valutazione aggiuntiva. Nel 60% dei casi tanto in Italia quanto nel Trentino i giovani intervistati
non presentano alcuna forma di contiguità alle droghe nei tre mesi antecedenti
l’intervista. Per un quarto dei casi, invece, si registra contiguità all’hashish; nella
restante parte dei casi, infine, la contiguità è diffusa, ovvero coinvolge, a livelli
diversi, più sostanze contemporaneamente. Questa quota di ragazzi, di poco
superiore al 10% è quella che presenta una maggiore problematicità e più alti
livelli di rischio.
La gran parte dell’esposizione alle droghe è legata ad un uso di cannabis, prevalentemente occasionale, che avviene con il gruppo di amici. Queste forme di
utilizzo non celano necessariamente disagi individuali o sociali gravi, ma nella
maggior parte dei casi consumi che rispondono in parte ad una esigenza di fare
esperienze “trasgressive” in un contesto di gruppo, in altri casi sembrano essere
vissuti come semplici comportamenti di consumo, senza altre valenze simboliche.
Si tratta per lo più di forme di utilizzo che non presentano un rischio di caduta
nella dipendenza, ma che possono comportare problemi di salute gravi quando
vengono associate al consumo di alcol e quando i ragazzi guidano auto e moto
prima che siano terminati gli effetti dell’assunzione.
33
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
Graf. 2. Contiguità alle droghe in Italia e in Trentino nei tre mesi precedenti l’inter­
vista per tipologia di sostanza. Dati percentuali sul totale del campione
7%
Trentino
Italia
5%
3%
62%
10%
59%
28%
26%
Contiguità nulla
Contiguità generica
Contiguità all’hashish
Contiguità diffusa
Fonti: Buzzi, Cavalli de Lillo (2002); Buzzi (2003)
I livelli di contiguità più alti sono osservati tra i maschi attorno ai 18-20 anni,
nei contesti metropolitani e in presenza di una situazione familiare connotata
da un grado di cultura elevato e da una buona situazione economica. Il profilo
sociale, quindi, è quello di ragazzi ben integrati e con una buona potenzialità a
livello economico e sociale.
Il profilo psicologico, invece, evidenzia la presenza di una serie di caratteristiche
molto precise che raccontano di ragazzi in difficoltà nel rapporto con i propri
genitori, che fanno fatica a controllare i propri impulsi e che mostrano livelli di
responsabilità molto bassi. Il profilo complessivo è dunque un mix di benessere
economico e di malessere individuale, che si ripete senza variazioni al variare
delle sostanze verso le quali si mostra una maggiore contiguità.
A questo riguardo una annotazione particolare va fatta citando i dati relativi
all’abuso di alcol.(fig. 3). Infatti il profilo dell’abusatore di alcol non cambia
di molto rispetto a quanto osservato fino ad ora, come se la sostanza di uso o
di abuso sia solo una contingenza (dettata magari dall’offerta disponibile sul
mercato), usata per rispondere ad un disagio individuale profondo.
34
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
Graf. 3. Incidenza dell’abuso di alcol nei tre mesi precedenti l’intervista. Percentuale
di giovani tra i 15 e i 29 anni
56
Mai
53,2
22,2
24
Sarà capitato
1-2 volte
18
18,9
E' capitato
qualche volta
3,8
3,8
Mi è capitato
abb. spesso
0
20
T rentino 2002
40
60
Italia 2000
Fonti: Buzzi, Cavalli de Lillo (2002); Buzzi (2003)
Un ultimo aspetto interessante da prendere in considerazione riguarda le
dichiarazione sui potenziali abusi che i ragazzi intervistati dichiarano che potrebbero commettere nel corso della loro vita. Come mostra la tabella 2 i ragazzi
trentini confermano un’esposizione alle droghe non diversa da quella registrata
a livello nazionale, ma una propensione all’abuso di alcol (e in particolare alla
guida dopo avere assunto alcol) molto più elevata.
Tab. 2. Giovani tra i 15 e i 29 anni che non escludono di poter compiere le seguenti
azioni
Ubriacarsi
Fumare tabacco
Guidare dopo aver assunto alcool
Fumare occasionalmente marijuana
Assumere farmaci per migliorare le proprie
prestazioni
Provare una volta ecstasy in discoteca
Prendere droghe pesanti
Trentino
2002
69.1
55.5
42.3
37.8
Italia
2000
67.9
65.7
28.4
38.9
17.2
21.0
13.2
7.3
13.9
6.3
Fonti: Buzzi, Cavalli de Lillo (2002); Buzzi (2003)
35
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
2.3. Gli stili di consumo
Le tendenze osservate poc’anzi mostrano come in Trentino il fenomeno della
contiguità giovanile alle sostanze psicotrope non presenti caratteristiche che
differiscono in modo rilevante da quello che si osserva nel resto del Paese. La
crescita della diffusione della cannabis e delle sostanze sintetiche evidenzia come
il mercato degli stupefacenti stia offrendo prodotti sempre più frendly e meno
intrusivi ai propri clienti. L’immagine dell’eroinomane che si inietta in vena la
droga in una situazione di disagio ed abbandono è assai lontana da quella del
giovane e dell’adolescente assuntore di cannabis, di ecstasy o di cocaina che si
può incontrare oggi. Gli stili di consumo sono cambiati e i consumatori non
sono più identificabili come dei devianti, ma si “nascondono” facilmente all’interno della normalità rimanendo inseriti nei contesti scolastici e lavorativi
senza che familiari, compagni e colleghi, molto spesso, si rendano conto dei
livelli di consumo.
La stessa tolleranza rispetto all’utilizzo di sostanze psicotrope (non solo le
droghe, ma anche l’alcol) è cambiata. Le droghe leggere, al pari delle bibite debolmente alcoliche sono sempre più funny, alla moda, divertenti. La massiccia
diffusione dei soft drink, da questo punto di vista, ha ulteriormente abbassato
la soglia di accesso a quella categorie di sostanze che incidono sulla capacità di
controllo emotivo e cognitivo e che sono ampiamente ricercate dagli adolescenti
per ridurre le inibizioni e la difficoltà a stare con gli altri.
Proprio questo sembra rappresentare il cambiamento più significativo negli
stili di consumo delle sostanze psicotrope rispetto agli anni ’80: il loro utilizzo
è mirato sempre più a sentirsi parte del mondo normale dei ragazzi che si divertono, piuttosto che a fuggire da una realtà che non si accetta. L’utilizzo di
droghe “pulite” che possono essere assunte come una normale pillola o fumate
come una sigaretta vanno a rispondere al bisogno che gli adolescenti sentono di
avere un sostegno che permetta loro di sentirsi integrati con i loro pari, che li
metta all’altezza della situazione, che li renda capaci di ridere e ballare a lungo.
La logica di fondo non è molto dissimile da quella che permea l’utilizzo del
doping nello sport, ma nemmeno diversa dal ricorso ad integratori e a sostanze
e medicinali leciti che influiscono sulle prestazioni scolastiche ed intellettive, su
quelle sportive e su quelle sessuali.
La grande capacità del mercato delle droghe di trasformare le sostanze psicotrope in pastiglie dai colori, dai nomi e dalle forme simpatiche e divertenti, le
ha portate sempre più vicine a quelle sostanze lecite che vengono abitualmente
consumate nella vita quotidiana per far fronte ai piccoli dolori della vita di ogni
giorno. Da questo punto di vista i giovani non paiono molto diversi negli stili
di consumo dai loro genitori che fanno uso di tranquillanti o ansiolitici per
36
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
governare emozioni e fatiche psichiche contro le quali ci si sente sempre più
impreparati.
E’ chiaro che in un contesto culturale di questo tipo è più facile che l’utilizzo
della “sostanza”, della pillola, di quell’additivo che ti permette di avere qualcosa
in più, di superare i tuoi limiti, si diffonda. Per comprendere meglio il fenomeno
vanno poi considerati una serie di tratti culturali della società contemporanea in
generale e delle nuove generazioni in particolare, che elenchiamo brevemente:
-
Fragilità emotiva: gli adolescenti contemporanei presentano un alto livello
di fragilità emotiva. Le cause di tale fragilità sono complesse e numerose
e non si prestano ad essere trattate in questa sede. Tuttavia dati di ricerca
(Maggiolini 2003) evidenziano come la difficoltà di controllo del tono
emotivo rappresenti un consistente fattore di rischio rispetto alla contiguità
alle sostanze stupefacenti. Ragazzi annoiati, ma alla costante ricerca di
sensazioni trovano nell’utilizzo delle sostanze psicotrope un sostegno al
loro desiderio di piacere immediato. L’alternarsi di euforia e depressione,
un generale senso di noia per la propria vita, rappresentano due potenziali
fattori di avvicinamento verso sostanze che promettono di dare sensazioni
e un attimo, benché limitato ed effimero, di felicità. Da questo punto di
vista nasce immediatamente una preziosa indicazione rispetto alle scelte di
interventi di prevenzione: favorire la crescita di una cultura del divertimento
che non sia centrata sulle sostanze (la principale attività del sabato sera è
l’uscita nei locali con gli amici che non di rado è associata ad un eccessivo
uso di alcolici e alla conseguenze che questo comporta). Parlando con i
ragazzi (ma anche gli adulti da questo punto di vista non fanno eccezione),
in molti casi sembra che senza bere alcol o senza commettere qualche forma
di trasgressione, non ci possa essere divertimento. Il bisogno di divertirsi
oggi appare più che mai importante in un contesto generale sostanzialmente
depresso e depressivo in cui i problemi del mondo entrano nelle case di ogni
persona, aumentando i livelli di ansia, ma non offrendo con la stessa facilità
luoghi in cui esprimere i propri timori e le proprie debolezze e far decantare
la sofferenza del vivere quotidiano. Tuttavia i nostri ragazzi le cui possibilità di
azione sembrano sempre più ampie, vivono modalità di divertimento sempre
più omologate e commerciali in cui l’attività di consumo (bere, mangiare,
andare in discoteca o usare un certo videogame) è centrale e costitutiva
della situazione. E’ come se fossero stati costruiti dei recinti, dei contenitori
dove ai ragazzi è consentito (ed è quasi un obbligo) divertirsi, ma che sono
a margine della vita quotidiana, complessa, difficile e per la quale ci si sente
costantemente inadeguati.
-
Ricerca affannosa dell’affettività relazionale: al vertice della scala valoriale dei
giovani trentini, così come di quelli del resto del paese, sono collocati i valori
37
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
di tipo relazionale. Se la vita è molto più difficile di quello che promette la
pubblicità, il piccolo gruppo di amici, la famiglia ristretta rappresentano
il porto sicuro a cui fare riferimento. Quando a sedici anni l’obiettivo è
“tirare avanti, perché qui tutto è un casino e non si capisce niente” gli affetti
diventano l’unico vero riparo. Ecco allora che si cercano affannosamente,
ovunque. E se non si trovano in famiglia si cercano tra gli amici, tra i pari,
nella scuola. Con gli insegnanti che si rendono disponibili, molto spesso i
ragazzi si aprono a confidenze sconvolgenti rispetto alla propria vita e alle
proprie difficoltà, mendicando quasi una relazione affettiva, “qualcuno che
mi voglia bene”. Anche in questo caso l’argomento è complesso e andrebbe
trattato con maggiore diffusione per comprendere il perché di una ricerca
tanto affannosa e dell’incapacità di gestire in autonomia la propria vita e le
proprie emozioni.
-
Attenzione alla performance e valutazione/giudizio: un fattore che esercita un
peso determinante nella definizione dell’equilibrio psicologico dei ragazzi è il
fatto di sentirsi e di essere valutati. La logica della valutazione delle prestazioni
è diffusa in tutti gli ambienti abitati dai ragazzi: a scuola, nello sport, ma
anche all’interno delle attività ludiche e relazionali. I ragazzi non solo sono
giudicati e valutati dagli adulti, ma si giudicano pesantemente tra di loro
aumentando significativamente il peso psicologico delle relazioni tra pari.
Sentirsi costantemente sotto la lente di ingrandimento, osservato speciale
di genitori, insegnanti ed amici porta ad uno stress psicologico notevole un
ragazzo che è immerso nel processo di costruzione della propria identità.
Due sono gli aspetti da tenere in considerazione: la cultura della performance
esercita sui ragazzi una pressione per cui sentono di dovere sempre dare il
massimo di se stessi e questo apre la porta all’utilizzo di aiuti (più o meno
leciti) che permettano loro di sentirsi sempre i migliori; il giudizio degli altri
non è tanto sulle azioni, quanto sulla persona e si trasforma in questo modo
in ricatto affettivo. Avere un giudizio negativo da parte della scuola, della
famiglia, degli amici, vuol dire non sentirsi amati con tutto quello che questo
comporta. Ritorneremo su questa tematica parlando dell’assenza di limiti. Dal
punto di vista delle conseguenze rispetto alle azioni di prevenzione, questo
fattore comporta la necessità di due attenzioni: una riduzione dell’enfasi
sulla performance sempre e ad ogni costo ed un recupero della distinzione
tra giudizio sui comportamenti e giudizio sulla persona. Dal punto di vista
educativo ciò è molto importante perché è elemento fondante per poter
consentire una relazione di crescita e di accompagnamento del ragazzo
che permetta all’educatore di correggere i comportamenti senza per questo
compromettere la relazione individuale.
-
Crescita delle opportunità: il mondo contemporaneo è considerato quello
che più di ogni altra epoca ha aumentato le opportunità a disposizione dei
38
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
soggetti. Tale ampliamento delle opportunità, tuttavia non avviene in maniera
uguale per tutti, ma è fonte di una nuova forma di disuguaglianza tra chi può
e chi non può accedere alle risorse potenzialmente disponibili. La crescita
delle opportunità potenziali, infatti, non si trasforma automaticamente in
crescita delle opportunità reali. Perché questo accada è necessario che i ragazzi
abbiano quegli strumenti (in primo luogo cognitivi) che sono necessari per
conoscere le possibilità a disposizione e per poterle utilizzare. Percepire che
ci sono molte opportunità, ma rendersi conto che non si riescono a renderle
realtà, aumenta ulteriormente il senso di impotenza e di frustrazione che
può portare alla ricerca di risposte facili ed immediate. Ancora una volta,
passando alle conseguenze rispetto agli interventi di prevenzione, l’invito è
quello di aiutare i ragazzi ad individuare la molteplicità delle opportunità a
loro disposizione e dare loro gli strumenti per poterle cogliere, aumentare la
consapevolezza delle proprie risorse umane e personali e costruire dei progetti
di vita di medio-lungo periodo.
-
Pluriappartenenza: l’aumento delle opportunità è associato ad una crescita
delle possibilità di fare esperienze. Anche in questo caso il fenomeno è segnato
da una duplicità che è importante osservare. Da un lato è evidente come i
ragazzi e le ragazze vivano un numero di esperienze sempre più ampio che
apre le porte ad una molteplicità di appartenenze. Tuttavia, come ben sa
chi è impegnato nell’associazionismo giovanile, il coinvolgimento continuo
dei ragazzi nelle attività organizzate che prevedano un impegno costante ed
una assunzione di responsabilità, è sempre più difficile. Cosa ne deriva? Un
aumento di appartenenze plurime, parziali ed occasionali ed una identità
individuale che viene a costruirsi attraverso un bricolage complesso il cui
unico artefice è il singolo soggetto chiamato a costruire da sé i propri percorsi.
Anche questo comporta un ulteriore aumento della tensione individuale e
dello stress psicologico che un adolescente vive sulle proprie spalle, e che
spalanca le porte ad una maggiore esposizione alle sostanze stupefacenti.
-
Pragmatismo: il pragmatismo è una delle principali caratteristiche della
modernità. I giovani contemporanei sembrano essere assai lontani dalle
speculazioni intellettuali. Vivono un eterno presente in cui le cose contano
nella misura in cui sono raggiungibili nell’immediato. In questo contesto la
progettualità diventa rara e comunque provvisoria e reversibile.
-
Provvisorietà e reversibilità delle scelte: l’enfasi verso la reversibilità e la
provvisorietà non nasce tuttavia dai giovani. E’ la società adulta, infatti,
a mettere costantemente l’accento sulla rapidità dei mutamenti che la
caratterizzano e sulla necessità di farsi sempre trovare pronti per afferrare
l’attimo. In un’epoca di relativismo dei valori, provvisorietà, reversibilità
e pragmatismo si coniugano nella realizzazione di carriere di crescita e di
39
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
esperienze che si modellano giorno per giorno. Solo così è possibile cogliere
appieno tutte le possibilità che si possono presentare. Questo atteggiamento,
tuttavia ha un prezzo molto elevato: l’incertezza e la mancanza di riferimenti
e di orientamenti stabili, con il rischio di un costante spaesamento.
-
Doppie moralità: anche questa dimensione è strettamente connessa alle
precedenti. Il fatto di vivere contemporaneamente in ambienti che presentano
sistemi di regole e di valori diversi, comporta appartenenze frammentate,
ma accomunate dalla volontà di adattarsi, di sentirsi a proprio agio, di
“starci bene”. Se la centralità sta nella relazione e il controllo nel soggetto
che agisce; se le scelte sono provvisorie e le appartenenze molteplici; se i
codici morali sono relativi, ecco che nell’esperienza quotidiana non esistono
barriere insormontabili che impediscono di realizzare contemporaneamente
esperienze tra loro opposte. Ecco che diventa possibile coniugare l’impegno
per i ragazzi dell’oratorio con il divertimento scatenato in discoteca e il
consumo di una pastiglia che consente di ballare fino a mattina o di uno
spinello in compagnia che rende più facile la risata tra gli amici
-
Ricerca del rischio: la ricerca del rischio è una delle dimensioni fondamentali
per la realizzazione compiuta del processo di crescita. Rischiare vuol dire
imparare a conoscere i propri limiti, sfidare se stessi, verificare quale è il
punto da non oltrepassare nella relazione con gli altri. Tuttavia, a fianco di
questa dimensione positiva è presente una accentuazione della ricerca del
rischio fine a se stessa che intrappola i ragazzi in esperienze potenzialmente
distruttive. E’ il trionfo del senso di onnipotenza che viene fortemente
amplificato dall’utilizzo di sostanze psicotrope di tipo sintetico. La ricerca del
rischio non è più allora funzionale alla crescita e alla vita, ma si inviluppa in
una disperata rincorsa a sensazioni sempre più forti da vivere di persona se
si ha il coraggio o da spettatori ansiosi se non ci si sente in grado di superare
la prova.
-
Manipolazione del corpo: un ultimo tratto culturale delle giovani generazioni
importante per comprendere i fattori culturali di rischio nell’esposizione e
nell’abuso di sostanze stupefacenti riguarda la concezione che il corpo possa
essere manipolato e trasformato a piacimento per renderlo più bello, più
forte, più prestante, più in linea con i propri desideri. La manipolazione del
corpo dal punto di vista culturale non riguarda unicamente le pratiche di
dimagrimento o l’assunzione di farmaci per modificarne le potenzialità (in
entrambi questi casi, chi sperimenta soluzioni di questo tipo presenta livelli
di contiguità alle droghe sensibilmente superiori alla media), ma tutte quelle
soluzioni che permettano la trasformazione dal corpo all’ipercorpo, ovvero
ad un oggetto che permette un ampliamento potenzialmente infinito delle
limitate possibilità insite nella nostra natura umana. Le nuove tecnologie (e
40
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
le biotecnologie in particolare), giocano da questo punto di vista un ruolo
determinante nel far percepire che i limiti fisici sono superabili con l’ausilio
dello strumento (meccanico, elettronico o chimico) più adatto. Il corpo
non è un tempio da preservare, ma una macchina da usare al massimo dei
giri, aiutandosi, quando si arriva al limite, con qualsiasi soluzione permetta
il raggiungimento dello scopo immediato.
2.4. La riflessione sulla prevenzione
Il cambiamento degli stili di consumo, la presenza di una offerta di sostanze in
grado di cambiare rapidamente e che mette in atto strategie di vendita sempre
più simili a quelle utilizzate dal marketing dei prodotti commerciali quotidiani,
interrogano in profondità le modalità con cui la società è chiamata a progettare
ed implementare gli interventi di prevenzione rivolti alle giovani generazioni.
Da più parti, ormai si parla di “fallimento della prevenzione” in quanto la
sua capacità di prevedere gli eventi (e di agire conseguentemente in modo che
non si verificassero) sembra annullata dal cosiddetto “il marketing evoluto delle
droghe” (Gatti, 2004), ovvero la capacità che ha attualmente il sistema commerciale che ruota attorno alle droghe di offrire prodotti differenziati a target
differenziati facendo leva sui bisogni sopiti di ciascuno (giovane o adulto che
sia) e promettendo la realizzazione dei suoi desideri con il semplice aiuto di una
pastiglia, una bevanda, una sigaretta. La demarcazione sempre più sottile tra
sostanza lecita e non lecita (si pensi a questo riguardo all’uso di molti medicinali non solo in ambito sportivo), la riduzione dei costi al consumo (5 euro per
un grammo di fumo), la facilità di reperimento, in poche parole la forza e la
pervasività di questo mercato fanno sì che quando si parla di prevenzione oggi
si debba pensare ad affrontare non un disagio individuale, ma una serie di stili
di vita e di consumo che sono alimentati da un fortissimo mercato economico
legale (alcol e farmaci) e illegale (droghe). Un mercato che ha una capacità
di penetrazione e di comunicazione fortissima. “Le droghe sono, ormai, solo la
parte di un prodotto molto complesso. Non si compra più la singola sostanza, ma il
suo significato e, cioè, la possibilità di entrare finalmente da protagonisti e non da
spettatori in un format diverso e desiderato” di cui però non si è consapevoli. Si
compra ciò che porta al divertimento, allo sballo, al centro della scena, ma non
si ha il controllo di come, chi e perché ha costruito la scena. E’ un problema che
non interessa i giovani. L’importante è vivere l’attimo da protagonisti e non da
comprimari, senza preoccuparsi di effetti di lungo periodo sulla propria salute,
in quanto la prospettiva temporale è limitata al presente.
Allora se i classici interventi di prevenzione erano basati sulla rielaborazione
della propria esperienza di dipendenza, sotto la guida di operatori che conosce41
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
vano lo scandirsi degli eventi, all’interno di una casistica che ripeteva storie e
situazioni sempre simili, la nuova prevenzione deve prendere strade diverse in cui
l’operatore o l’educatore non pone la sua esperienza (o quella di altri soggetti)
come esempio da seguire, ma dove al ragazzo viene insegnato come apprendere
e come fare tesoro delle proprie esperienze. Insegnare ad apprendere dalla vita,
trasformare il consumatore inconsapevole in soggetto consapevole delle proprie
scelte. Questo non vuol dire tanto ricadere nella logica dell’informazione sui
danni prodotti dalle sostanze, ma trasmettere la coscienza del format che viene
venduto con la droga, dell’illusione che non risponde ai veri bisogni del soggetto,
ma che serve unicamente a vendere una merce e a produrre un profitto sulle
spalle di chi la compra.
Da questo punto di vista una riflessione va fatta sulle tante campagne mediatiche realizzate nel recente passato e i cui effetti sono stati del tutto effimeri,
perché disancorate da una capacità di agire realmente all’interno dei territori, di
svelare l’inganno commerciale e di promuovere interventi di crescita individuale
e collettiva.
In questo momento nessuno sembra avere in mano una ricetta efficace. C’è un
forte dibattito in corso sul ripensare la prevenzione, quasi tutti sanno bene cosa
non bisogna fare, ma pochi riescono a proporre strade alternative che possano
essere seguite in maniera efficace anche al di fuori di singoli e limitati contesti
territoriali o relazionali.
Da questo punto di vista sono interessanti due linee di riflessione che stanno
in qualche modo indirizzando alcune scelte operative: la distinzione tra prevenzione e promozione e la relazione tra prevenzione ed educazione.
Il dibattito sulla differenza tra prevenzione e promozione chiama in causa i
concetti di bene (da promuovere) e di male (da prevenire). In effetti per anni
le battaglie sulla prevenzione erano battaglie di difesa delle nuove generazioni
dal male della droga. Anche l’enfasi terminologica richiamava ad una guerra.
Le scelte più recenti vanno nella direzione della promozione di comportamenti
pro-attivi e di stili di vita e di comportamento positivi. Si tratta dunque di
promuovere il ben essere e lo stare bene.
All’interno di questa dimensione si colloca la riflessione sulla relazione tra
educazione e prevenzione. Infatti se la prevenzione non può essere semplicemente
risolta in un discorso di educazione, è anche vero che la dimensione educativa e
quella della promozione sono legate tra loro a filo doppio. Come afferma bene
Mario Pollo coloro che danno maggiore enfasi all’educazione esprimono un
“pregiudizio positivo che afferma che educando la persona a realizzare compiuta­
mente le proprie potenzialità umane nel nome della libertà, dell’autonomia, della
42
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
responsabilità/coscienza verso se stesso e gli altri, di fatto, si previene la possibilità
che la stessa persona imbocchi la via del disagio e della devianza“9. Al contrario chi
nega il legame tra educazione e prevenzione finisce con il collocare quest’ultima
“esclusivamente all’azione di contrasto dei processi individuali e sociali che possono
condurre ad una situazione di disagio”10.
In realtà oggi proprio perché l’assunzione di droghe e di sostanze psicotrope
non può essere interpretata secondo categorie stereotipate del disagio individuale
e sociale, è necessario interpretare la prevenzione secondo uno schema il più
possibile flessibile ed adattabile ai diversi contesti e situazioni.
In questo senso la prevenzione diventa una parte costitutiva di ogni percorso
educativo e i percorsi educativi diventano parte di un processo più ampio di
trasformazione della cultura sociale, poiché è ormai evidente che sono proprio
alcuni elementi condivisi e diffusi della nostra cultura che rappresentano i principali facilitatori rispetto all’accesso dei giovani verso il mondo delle sostanze
psicotrope.
É ormai evidente che la prevenzione secondarie e terziaria mirata a specifici e
ridotti target a rischio deve essere accompagnata da un più vasto intervento di
supporto mirato a portare un cambiamento negli stili di vita, negli atteggiamenti
e nei comportamenti dei giovani “normali”.
Questo fatto comporta ovviamente la necessità di una maggiore integrazione
degli interventi, che superi ampiamente il limite, troppo spesso riscontrato, degli interventi di cortissimo raggio, sui pochi ragazzi che frequentano una stessa
scuola, un piccolo gruppo, un’associazione. Con ciò non si intende un abbandono degli interventi mirati o delle esperienze in contesti specifici e ridotti che,
anzi, sono probabilmente i luoghi elettivi per operare un approccio realmente
educativo e di accompagnamento alla crescita, ma si sottolinea la necessità che
le istituzioni (e più in generale il mondo adulto) sperimentino forme di cooperazione che favoriscano la realizzazione di interventi che, pur nella differenze
delle modalità, degli stili e degli strumenti, condividano la scelta di favorire un
processo di maturazione e responsabilizzazione complessiva degli adolescenti,
all’interno del quale essi stessi possano maturare una scelta consapevole di rifiuto
delle sostanze psicotrope.
É necessario operare per realizzare un cambiamento culturale tra le giovani
Mario Pollo. Intervento al seminario su droghe e dipendenze organizzato a Torino dal Gruppo Abele
nella primavera 2005
10
ibidem
9
43
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
generazioni che miri a fare mutare i comportamenti agiti e a sostituire all’uso
di sostanze forme e modi di promozione della socialità e del divertimento che
non compromettano la salute fisica e mentale e consentano la realizzazione di
percorsi di crescita partecipata, attiva e responsabile.
In questo senso sono molte le azioni che possono essere promosse:
- rafforzamento della dimensione educativa della scuola, come sostegno alla
ricerca e allo sviluppo dell’identità personale;
- sviluppo di percorsi formativi che stimolino la crescita della coscienza critica
all’interno dei vissuti quotidiani;
- sostegno alla funzione educativa dei genitori;
- sostegno alla partecipazione associativa dei giovani e all’impegno nel
volontariato socio-assistenziale;
- rafforzamento delle reti territoriali e dei legami tra le agenzie educative
presenti all’interno di un medesimo contesto;
- sostegno di percorsi laboratoriali che attraverso il “fare” consentano una
riacquisizione delle abilità individuali e sociali, il rafforzamento dell’identità
e la crescita dell’autostima dei soggetti coinvolti;
- interventi e progetti con i gestori di locali per la promozione di manifestazioni,
eventi e stili di consumo alternativi rispetto a quelli basati sul consumo di
alcolici;
- aumento dell’attenzione e dei controlli sulla condizione psicofisica dei giovani
alla guida di moto e autoveicoli, soprattutto durante i week-end;
Sul fronte degli interventi di prevenzione rispetto a soggetti che sono consumatori non patologici di sostanze la riflessione della letteratura è decisamente
più carente e le esperienze ancor più frammentate. Si tratta infatti di un target
difficilmente intercettabile in quanto non si presenta spontaneamente ai servizi
in quanto portatore di un malessere associabile all’utilizzo di stupefacenti, se non
quando la situazione psicofisica è compromessa al punto da rendere necessario
un intervento di tipo medico-sanitario.
Nella maggior parte dei casi si tratta oggi di assuntori occasionali che ritengono
di avere il controllo della situazione e di non dovere ricorrere ad alcuna forma
di aiuto. Ciononostante Marcella Ravenna (1993) indica come vi siano alcuni
snodi cruciali nella carriera del consumatore di droghe all’interno dei quali si
può intervenire: il periodo immediatamente vicino al primo contatto/alla prima
assunzione di droga da parte del soggetto e la fase in cui il rapporto tra adolescente e droga si struttura in maniera continuativa. Si tratta sostanzialmente di
intervenire negli interstizi, in quei frangenti di mutamento in cui l’assuntore di
sostanze si interroga sulla sua situazione. Come è evidente si tratta di interventi
particolarmente complessi che hanno bisogno di strutture e di competenze
particolarmente specifiche. Questo ancor più oggi, in un contesto in cui il
processo di assunzione delle sostanze è sempre meno lineare e più caotico e il
44
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
soggetto che opera la scelta sembra mostrare spazi di autonomia e capacità di
autodirezione sempre più ridotte.
2.5. Due rilevanti iniziative di prevenzione sul territorio trentino
Ad integrazione di quanto sopra sostenuto vengono presentate due iniziative
svolte in tempi recenti sul territorio della provincia di Trento e che presentano
caratteristiche di particolare interesse rispetto alla possibilità di sperimentazione
di approcci educativo/preventivi alternativi.
Si tratta del progetto di peer education in campo di educazione alla salute e
prevenzione delle tossicodipendenze ed alcoldipendenze finanziato dalla Provincia di Trento e realizzato all’interno del comprensorio Bassa Valsugana e Tesino
nel periodo 2001-2003 e del progetto dei “Laboratori del fare” messi in opera
tra il 2003 e il 2005 dall’associazione Ubalda Bettini Girella sul territorio del
comune di Rovereto
2.5.1. La peer education
La peer education è un modello di azione educativa e preventiva basata sulla cogestione degli interventi di prevenzione da parte degli stessi destinatari, che si è
rivelata particolarmente efficace nella prevenzione dei comportamenti giovanili
definiti a rischio.
Il modello generale prevede che un gruppo di soggetti (i cosiddetti peerer),
dopo un apposito periodo di formazione, sia chiamato a progettare e realizzare
un’azione (educativa, di prevenzione o più semplicemente di comunicazione)
rivolta ad un gruppo più allargato di pari, mirata a problematizzare un certo
comportamento o un insieme di atteggiamenti diffusi all’interno del gruppo e
ridurne gli effetti negativi.
L’efficacia del modello risiede in particolare in due elementi:
- le modalità dell’azione comunicativa (che segue un percorso da pari a pari e
non di tipo gerarchico)
- la capacità di coinvolgere l’intera comunità di riferimento dei soggetti coinvolti
(all’interno della quale si realizza pienamente l’intervento), utilizzandone e
sviluppandone le risorse latenti
Una volta attivato, un progetto di peer education è in grado di intervenire sui
comportamenti reali dei soggetti del gruppo target in quanto la vicinanza tra
ideatore e destinatario dell’intervento preventivo permette di superare le barriere comunicative che spesso ostacolano la comunicazione di tipo istituzionale.
Inoltre il coinvolgimento attivo della comunità locale e dell’ambito relazionale
45
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
di riferimento del soggetto porta la problematica sviluppata all’interno di un
ambito concretamente e direttamente esperibile e non meramente ipotetico o
speculativo. In altre parole, questi interventi permettono ai soggetti destinatari
di concretizzare in maniera diretta il tema oggetto di riflessione, passando da
un percorso di studio o conoscenza di tipo teorico (come ad esempio avviene
attraverso la lettura di testi o la partecipazione a conferenze), ad una serie di
esperienze pratiche che li portano a confrontarsi direttamente con il proprio
ambiente quotidiano.
Questa modalità di lavoro, particolarmente sviluppata negli altri Paesi europei, recentemente si sta imponendo anche in Italia come una valida risorsa
per la realizzazione di interventi di prevenzione in svariati campi. Non a caso,
infatti, sono state portate avanti numerose sperimentazioni soprattutto in ambito scolastico e il Ministero della Pubblica Istruzione ha costituito un’apposita
commissione su questo tema.
Da questo punto di vista la scuola si rivela essere un ambito privilegiato di
lavoro in quanto rappresenta il luogo ideale per la costruzioni di relazioni significative non solo tra pari, ma anche tra giovani e adulti e per l’attivazione di
quelle risorse (materiali, relazionali e simboliche) della comunità che possono
dare continuità e condivisione al progetto.
L’intervento svolto in Valsugana è stato caratterizzato da una particolare
attenzione al problema del rapporto tra adolescenti ed alcol. Ha visto il coinvolgimento, all’interno di tre annualità successive, di numerosi studenti delle
scuole superiori di BorgoValsugana che, coordinati da un tutor e supportati da
uno psicologo che ha realizzato specifici interventi formativi, hanno prodotto
tre video e numerosi intereventi ed azioni di prevenzione rivolte a coetanei.
Per quanto non sia stata condotta una valutazione sistematica dei risultati, il
processo si è rivelato estremamente interessante e positivo per i partecipanti,
per quanto abbia evidenziato le grandi difficoltà a costruire lavoro di rete tra
diversi soggetti istituzionali.
Presso la sede del Comprensorio Bassa Valsugana e Tesino è possibile consultare sia i materiali prodotti che le relazioni sullo stato di avanzamento e di
realizzazione del progetto.
2.5.2. I laboratori del fare
I laboratori del fare sono una iniziativa realizzata dall’associazione Ubalda Bettini
Girella in collaborazione con il Comune di Rovereto. Non si tratta di una attività
mirata al contrasto delle dipendenze, ma a sviluppare percorsi di cittadinanza
attiva con adolescenti provenienti da diverse realtà. In particolare gli incontri,
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
le attività e le responsabilità connesse alla gestione di 4 laboratori di attività
(cucina, look-immagine, multimedialità, riparazione di motorini) hanno permesso ad un numero significativo di ragazzi di acquisire una maggiore capacità
di analisi critica rispetto ai propri comportamenti e stili di vita e di sperimentarsi
all’interno di contesti relazionali nuovi, centrati su uno stile di convivenza non
imposto dall’alto, ma definito dal basso attraverso una partecipazione attiva alla
definizione delle regole e all’organizzazione delle attività.
L’impianto pedagogico sotteso all’esperienza utilizza il fare come medium
educativo attorno al quale vengono costruite le relazioni tra pari e tra soggetti
esterni (volontari, operatori, etc…) che mettono a disposizione la propria esperienza e le proprie capacità per la realizzazione di attività concrete.
Anche in questo caso, sull’esperienza è disponibile un’ampia documentazione
(progetto pedagogico, modalità organizzative, soggetti coinvolti) presso la sede
dell’Associazione Ubalda Bettini Girella di Rovereto.
2.6. La progettazione di un intervento di prevenzione
Al di là degli esempi riportati è bene ricordare che qualsiasi intervento di prevenzione è un’attività complessa ed articolata la cui efficacia dipende da una
pluralità di fattori non sempre (e in taluni casi perfino raramente) controllabili
da chi progetta o gestisce l’intervento. Per questo motivo la prevenzione non
può essere improvvisata o affidata a programmi occasionali e strutturati senza
una adeguata base conoscitiva e metodologica. Per fare un buon intervento
preventivo non è sufficiente avere un obiettivo generale da raggiungere, ma
bisogna fondare le scelte su:
- una buona conoscenza dei soggetti che saranno il target dell’intervento,
delle loro rappresentazioni rispetto alle sostanze e alle situazioni che saranno
proposte durante l’intervento;
- una buona conoscenza delle sostanze attorno alle quali si costruisce il progetto
di prevenzione, effetti desiderati e piacevoli, effetti indesiderati e di lungo
periodo, modalità di utilizzo e di reperimento, etc…
- una chiara definizione degli obiettivi operativi che si vogliono raggiungere
e delle strategie che di intendono adottare al riguardo;
- la capacità di suscitare un reale interesse dei soggetti target rispetto agli
obiettivi che si vogliono perseguire
- un radicamento forte dell’intervento all’interno di uno o più approcci teorici
definiti;
- una chiara definizione delle risorse a disposizione ed una valutazione del
livello di congruità rispetto agli obiettivi dichiarati;
- la capacità di definire un patto di collaborazione con gli altri attori che
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 2
-
-
all’interno del contesto/territorio svolgono attività con i soggetti target;
la definizione di un buon impianto valutativo dei risultati a breve e medio
termine e dei processi che caratterizzeranno l’intervento.
Tutto ciò nel rispetto di quattro punti guida fondamentali:
fare bene: ridurre sia il problema che le conseguenze che da esso derivano;
non nuocere: ovvero prevedere i possibili effetti secondari e cercare di ridurli
al minimo;
il rispetto dell’autonomia del singolo: i destinatari degli interventi sono soggetti
che hanno libertà di scelta e che solo esercitando la loro libertà possono essere
coinvolti;
la redditività dell’intervento: ovvero il rapporto tra investimenti ed effettivi
benefici ottenuti.
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
La percezione del fenomeno droga negli istituti medi superiori del Trentino e prima valutazione dei progetti di prevenzione al consumo di droga e promozione della salute
3.1. Premessa *
Il presente contributo contiene i risultati del lavoro di ricerca condotto presso
l’archivio del Ser.T di Trento avente come oggetto l’analisi di oltre 1500 questionari somministrati a studenti degli Istituti Scolastici Superiori del Trentino
negli a.s. 1999-00, 2000-01, 2001-02 nell’ambito dei progetti di educazione
alla salute condotti dal SerT di Trento. L’analisi è stata condotta anche al fine
di fornire utili indicazioni per migliorare gli strumenti atti a valutare l’attività
di prevenzione e promozione condotta nelle Scuole.
L’indagine qui presentata ha preso le mosse dalla volontà di mettere a fuoco
le informazioni, le idee e gli atteggiamenti degli studenti trentini frequentanti la
scuola secondaria superiore, in relazione alle sostanze stupefacenti e alla tossicodipendenza; e questo anche al fine di orientare, nei contenuti e nelle metodologie, i
futuri interventi del SerT, sollecitati dalle istituzioni scolastiche, proprio a partire
da una conoscenza più approfondita della popolazione studentesca.
Al tal fine sono state predisposte, dagli operatori del SerT di Trento, secondo
un approccio di carattere multidisciplinare, due tipologie di questionario: un
questionario a prevalente taglio psicologico, volto ad indagare le opinioni e gli
atteggiamenti degli studenti nei confronti delle sostanze stupefacenti e della
tossicodipendenza, e un questionario di prevalente carattere medico inerente
principalmente gli aspetti farmacologici e tossicologici delle diverse sostanze.
Tali questionari sono stati concepiti con lo scopo di raccogliere informazioni
sui singoli gruppi classe al fine di orientare i successivi interventi degli esperti,
il medico e lo psicologo del SerT, sulla base di una conoscenza mirata delle
caratteristiche della classe.
* La raccolta e la prima elaborazione dei dati è stata effettuata da Chiara Tolotti
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
Entrambi i questionari sono stati somministrati agli studenti in classe con la
collaborazione del corpo docente e auto-compilati da ogni singolo studente in
maniera anonima.
La ricerca fa riferimento esattamente a:
- n. 376 questionari psicologici somministrati alle classi terze e quarte degli
Istituti Scolastici Superiori di 5 comprensori del Trentino (C5, C6, C9,
C8, C1 in ordine decrescente per numero di studenti coinvolti), negli anni
1999-2000 e 2000-2001;
- n. 741 questionari medici somministrati come pre-test alle classi seconde,
terze e quarte degli Istituti Scolastici Superiori di 5 comprensori del Trentino (C5, C3, C1, C6, C12 in ordine decrescente per numero di studenti
coinvolti), negli anni 1999-2000, 2000-2001e 2001-2002;
- n. 398 questionari medici somministrati come post-test nelle medesime classi
e nei medesimi istituti superiori di cui sopra.
Non essendo i questionari stati concepiti come strumenti per la ricerca sociale,
bensì come strumenti di tipo indicativo, i risultati qui presentati devono essere
letti in un’ottica più orientativa che esplicativa. Tuttavia essi forniscono alcuni
aspetti originali di conoscenza che, se da un lato confermano quanto emerge da
indagini sociologiche qualificate, dall’altro stimolano ad ulteriori e più efficaci
approfondimenti sulla specificità della realtà trentina. Inoltre emergono dai
dati e dal lavoro complessivamente svolto alcune interessanti indicazioni per
migliorare i processi valutativi connessi a progetti di prevenzione primaria delle
dipendenze.
I risultati di questa ricerca sono stati già pubblicati, per esteso, in “Documenti
per la Salute” n. 20 / 2005 della P.A.T. , al cap. 4, con il titolo: La prevenzione della tossicodipendenza nelle Scuole. In questa sede si ripresentano solo i
risultati di sintesi, rinviando alla pubblicazione sopra indicata ogni più preciso
riferimento ai dati.
3.2. I risultati emergenti dalle risposte fornite ai questionari di carattere
psicologico dagli studenti delle classi terze e quarte
3.2.1. Reazioni alle sostanze stupefacenti
Il primo aspetto indagato riguarda le reazioni verso le sostanze stupefacenti
comunemente attribuite dai ragazzi intervistati ai loro coetanei. Prevalgono le
dimensioni caratterizzate da una connotazione etimologica di tipo positivo, quali
sono la curiosità e l’attrazione: il 45,7% degli intervistati ritiene che i giovani
guardino alle sostanze stupefacenti con curiosità, il 30,3% con attrazione; la paura
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
è indicata come reazione comune dal 12.6% degli intervistati, mentre il rifiuto
è considerato un atteggiamento diffuso tra i giovani solo dal 5,5% dei ragazzi
intervistati. L’opinione delle ragazze appare complessivamente più polarizzata
di quella dei maschi sull’asse paura-attrazione: quasi l’8% in più di ragazze infatti indica come reazione principale l’attrazione e contemporaneamente il 2%
in più delle stesse attribuisce ai coetanei una risposta di paura. Nel gruppo dei
maschi è decisamente più alta (il10.3% dei ragazzi contro il 2.9% nelle ragazze)
la percentuale di chi prende in considerazione l’opzione “morale” del rifiuto,
in entrambi i gruppi prevale comunque un atteggiamento di curiosità. Nel
complesso sembra quindi che tra gli studenti considerati vi sia una percezione
piuttosto bassa del rischio insito nell’utilizzo di sostanze stupefacenti.
La paura e il rifiuto sono invece le reazioni maggiormente attribuite al mondo
adulto, con un andamento assai simile delle risposte nei due gruppi (maschi e
femmine) considerati, fatta eccezione per una maggiore attribuzione agli adulti
di un sentimento di paura tra le ragazze e di un atteggiamento d’indifferenza
tra i maschi.
Gli adolescenti tendono a percepirsi distanti dal mondo degli adulti anche con
riferimento all’accettazione o meno delle sostanze stupefacenti. La visione che essi
accreditano: “adulti che rifiutano ed hanno paura delle droghe e giovani che, invece,
ne sono incuriositi ed attratti” accentua una dicotomia che, per altri aspetti connessi
alle sostanze stupefacenti (ad esempio gli effetti che esse producono), è assai più sfu­
mata. Va tuttavia sottolineato che la sottovalutazione dei rischi connessi all’uso di
droga è un dato tendenzialmente in crescita nel mondo giovanile, come testimoniano
le ricerche sulla condizione giovanile evidenziate nel precedente capitolo.
3.2.2. Tempi e motivi dell’incontro con le sostanze stupefacenti
La maggior parte degli studenti ritiene che non si possa definire un momento
preciso d’incontro con le sostanze stupefacenti; tuttavia pochissimi (1,5%)
pensano che tale incontro possa avvenire durante il periodo delle scuole medie
e nell’età adulta (5,7%). L’arco temporale in cui può avvenire l’incontro con le
droghe è ristretto su un periodo della vita ben preciso: quello che coincide con
l’età delle scuole superiori, che è il periodo della “piena adolescenza”. Su questo
aspetto si possono evidenziare però rilevanti differenze nell’opinione espressa dai
ragazzi e dalle ragazze: sono i maschi che hanno un’idea più definita dell’età in cui
avviene prevalentemente l’incontro con le sostanze stupefacenti; in maggioranza
essi indicano il periodo delle scuole superiori (47% contro il 33% delle ragazze).
La maggioranza della femmine (63% contro il 42% dei ragazzi) ritiene che non
vi sia una età precisa in cui si può entrare in contatto con le droghe.
Per quanto concerne invece i fattori che favoriscono l’incontro con le sostanze
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
stupefacenti, il 35% circa degli studenti ritiene che tale incontro dipenda fondamentalmente da caratteristiche proprie della persona stessa, mentre il 43.3%
(ottenuto aggregando gli item “luoghi e persone frequentate” e “gruppo dei
pari”) sottolinea l’importanza della componente relazionale e della socialità.
La tendenza ad imputare a fattori insiti nella persona la possibilità di entrare
in contatto con il mondo degli stupefacenti tende ad aumentare tra le ragazze
(37.7% contro 29.5% dei maschi), tra gli studenti intervistati che risiedono
in realtà non urbane(37.2% contro 32.1% dei ragazzi residenti a Trento) e
soprattutto tra gli studenti di età maggiore (43.5% dei frequentanti la classe
quarta contro 31.2% dei ragazzi di terza). Contemporaneamente si delinea una
maggiore importanza attribuita ai motivi di contatto legati alla socialità (luoghi
e persone frequentati, gruppo dei pari) da parte dei maschi, dei ragazzi residenti
a Trento e degli studenti più giovani. Va, infine, sottolineato come vi sia una
tendenza, trasversale a tutti i gruppi considerati, ad attribuire poca importanza
al ruolo della famiglia (1.8%).
La realtà urbana, come realtà di vita, sembra influenzare la percezione negli adole­
scenti dell’incidenza che ambiente e gruppo dei pari hanno nel favorire una maggior
contiguità, o un certo accostamento, col mondo della droga.
3.2.3. Le sostanze stupefacenti: fonti privilegiate e livello delle informazioni pos­
sedute
I ragazzi affermano di ottenere informazioni prevalentemente dai mass-media
(35.2%) e dai coetanei (25.5%), quindi da persone che usano sostanze stupefacenti (13.4%) e da letture specifiche (12.6%); solo il 7.6% indica gli insegnanti
come fonte informativa e il rimanente 5.7% indica i genitori. Sommando le
percentuali delle risposte attribuite alle categorie “coetanei” e “persone che
usano stupefacenti”, troviamo che il 38.9% dei ragazzi si rivolge al gruppo dei
pari. Emerge quindi una marcata tendenza degli adolescenti a rivolgersi all’esterno delle principali agenzie educative (famiglia e scuola). Considerando poi la
distribuzione delle risposte secondo il genere si può ipotizzare una maggiore
prossimità con il mondo delle sostanze stupefacenti da parte del gruppo dei
ragazzi rispetto a quello delle ragazze, come è evidenziato dal 5% circa in più
di maschi che ricava le proprie informazioni dai consumatori. Al contrario le
ragazze fanno più frequentemente riferimento a letture di carattere specifico (il
15.1% delle femmine contro il 10.4% dei maschi).
Spostando l’attenzione dalle fonti dell’informazione ad aspetti quali il livello
o la qualità dell’informazione posseduta, si può notare che la maggior parte dei
ragazzi (sia maschi che femmine) ritiene di disporre di un sufficiente (44.1%) o
buon (32.2%) livello di informazione, mentre il 18.4% si attribuisce un livello
insufficiente di conoscenze in relazione al problema delle sostanze stupefacenti.
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
Differenze significative si delineano solo nel confronto tra il gruppo degli studenti
residenti a Trento e quello degli studenti residenti in altre aree extraurbane: tra
gli studenti di scuole collocate in realtà extraurbane si evidenzia, infatti, una
percezione ancora più positiva del grado di informazioni e conoscenze possedute
sul tema delle droghe e dei loro effetti, con solo il 15% circa degli intervistati
che ritiene le proprie conoscenze di qualità insufficiente, contro il 21% degli
studenti residenti in città.
L’importanza del gruppo dei pari nell’acquisizione di informazioni sulla droga pone
in primo piano l’esigenza di un maggior coinvolgimento della Scuola nell’attività di
prevenzione e di sensibilizzazione anche attraverso forme che rendano protagonisti
gli stessi giovani (peer-education).
3.2.4. Motivazioni dell’uso e del non-uso di sostanze stupefacenti
Poco più della metà (52%) dei ragazzi considerati ritiene che la scelta di non
far uso di sostanze stupefacenti sia motivata dal fatto di non avvertire il bisogno
di provarle, e quindi si evidenzia una motivazione prevalentemente relativa
all’assenza/presenza del desiderio o del bisogno, piuttosto che alla pericolosità
o all’illegalità del comportamento di consumo. Anche se la pericolosità non
è avvertita come la ragione principale che induce ad evitare il contatto con le
droghe, rappresenta, tuttavia, un deterrente importante: il 27.8% degli studenti
che hanno partecipato all’indagine infatti la indica come ragione prevalente
del non-uso di sostanze stupefacenti. Al contrario l’illegalità del consumo di
sostanze stupefacenti sembra avere ben poca “forza dissuasiva”: solo il 4.4%
degli studenti intervistati la indica come motivazione importante per evitare
l’incontro con le droghe.
Se invece si passa a considerare le motivazioni che possono portare all’utilizzo
di sostanze stupefacenti, la ragione d’uso più importante è rappresentata, sia per
il gruppo dei maschi che per quello delle femmine, dalla possibilità, attraverso
l’assunzione di sostanze stupefacenti, di provare nuove sensazioni. Il 21.9% di
studenti ritiene che l’uso sia causato da problemi psicologici, quali la timidezza
o specifiche difficoltà di carattere relazionale, il 21.3% invece evidenzia quale
motivazione il bisogno di aderire ad un modello di comportamento condiviso
all’interno del gruppo dei pari (“perché lo fanno anche gli altri”).
La ricerca di nuove sensazioni, perché così fanno molti, anche in ragione di una
sfida col mondo degli adulti (“fare una cosa proibita”) evidenzia la grande attrazione
che le droghe possono rappresentare nell’età adolescenziale. Da qui la necessità di
ragionare con gli adolescenti sui significati delle “nuove sensazioni”, nell’ottica, cioè,
di far defluire sul piano razionale ciò che appare “dilagante” nella sfera emotiva
della personalità.
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
3.2.5. Dipendenza psicologica e tossicodipendenza
Interrogati sul significato del concetto di dipendenza psicologica gli studenti
hanno prevalentemente risposto che tale condizione corrisponde al “non poterne
fare a meno” (41.3%). Il 26.6% parla invece di bisogno psichico e il 18.5% di
bisogno di usare la sostanza per fronteggiare le difficoltà. Nel confronto tra gli
studenti della classe terza e gli studenti della classe quarta si evidenzia una maggiore specificazione delle risposte nel secondo gruppo rispetto al primo: quasi
la metà dei ragazzi di terza (45.4%) risponde con un generico “non poterne
fare a meno”, mentre tra i ragazzi di quarta tale percentuale scende al 32.2%
e aumentano le indicazioni inerenti a componenti specifiche della dipendenza
quali il bisogno fisico e quello fisico.
Per quanto, infine, concerne le caratteristiche che definiscono una persona
quale tossicodipendente, il 46% dei ragazzi sottolinea come il passaggio dall’uso
alla vera e propria dipendenza sia connesso al tipo di sostanza e alla modalità e
frequenza d’uso della stessa. Il 30.6% delle ragazze e il 27% dei maschi ritiene
fondamentale (e quindi possibile) la capacità del singolo di controllare l’assunzione delle sostanze; il 6.8% infine ritiene che l’uso di sostanze stupefacenti sia
di per sé sufficiente per definire una persona quale tossicodipendente.
Quasi 1/3 degli adolescenti interpellati si ritiene capace di controllare l’uso della
sostanza stupefacente: è evidente, dall’esterno, “l’alto rischio” insito in tale convin­
zione.
3.3. Risultati emergenti dalle risposte fornite ai questionari di carattere
medico dagli studenti delle classi seconde, terze e quarte
3.3.1. Conoscenza delle sostanze stupefacenti e dei loro effetti prima e dopo l’inter­
vento dell’esperto
Come primo aspetto consideriamo la conoscenza che gli studenti hanno delle
sostanze stupefacenti. L’analisi dei pre-test evidenzia come oggi i giovani dispongano di un livello mediamente adeguato di conoscenze: la grande maggioranza
degli intervistati definisce come stupefacenti tutte le sostanze citate nel questionario, con l’eccezione delle due sostanze inventate (spot, hcz) e degli alcolici.
Nessun studente dichiara di non conoscere gli alcolici e i superalcolici, poco
più di uno studente su cento non conosce hashish, marijuana, ecstasy, cocaina e
eroina. Un po’ meno conosciute sembrano essere l’anfetamina (18,8%), LSD e
gli acidi (16,8%) e il crack (14,6%) e in particolar modo gli inalanti (41,8%); in
seguito all’intervento dell’esperto, tuttavia, la percentuale di coloro che affermano
di non conoscere LSD, acidi, crack e anfetamine risulta molto più bassa.
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
Sei ragazzi su dieci, nel pre-test, ritengono che gli alcolici non possano essere
considerati quali sostanze stupefacenti (cinque studenti su dieci esprimono la
stessa opinione anche per i superalcolici), a testimonianza del forte radicamento
che il consumo di alcolici ha nella popolazione trentina. Anche in questo caso
tuttavia le risposte date nel post-test evidenziano un aumento delle informazioni
e delle conoscenze promosse dall’intervento dell’esperto in classe, con una netta
diminuzione della percentuale di coloro che sottovalutano gli effetti negativi
dell’alcol: se nel pre-test la percentuale degli studenti che escludeva gli alcolici dal
novero delle sostanze con possibili effetti psicotropi era del 62,6%, nel post-test
tale percentuale scende al 20.5%; allo stesso modo per i superalcolici si passa
dal 50% del pre-test al 14.3% del post-test.
I ragazzi intervistati sembrano avere un’idea ben definita di quelle che sono
le sostanze maggiormente diffuse tra i loro coetanei; infatti nella scala da 1 a 13
(in cui 1 indica la sostanza più usata e 13 la meno usata) presentata nel questionario, essi ordinano le sostanze proposte pressoché allo stesso modo, sia nel
pre-test che nel post-test, inoltre non si evidenziano differenze importanti, tra
studenti maschi e femmine, nelle risposte date. Le sostanze più usate appaiono
quelle connesse al bisogno di socialità diffuso tra gli adolescenti, quali gli alcolici,
l’hashish e la marijuana, e in secondo luogo quelle che facilitano lo “sballo”,
quali l’ecstasy e in misura minore la cocaina.
La stessa domanda inerente le sostanze più usate, riproposta riferendola non
più al mondo generico dei “ragazzi della tua età”, bensì all’ambito più ristretto
del gruppo dei conoscenti, mostra un “panorama” pressoché analogo a quello
sopra descritto, con la sola eccezione di una maggiore incidenza dell’uso del crack.
Ciò che va notato, in questo caso, è il sensibile aumento della percentuale di
studenti che affermano di non conoscere le sostanze proposte, le stesse che nella
domanda precedente affermavano invece di conoscere. Sembrerebbe, quindi,
che, quando la domanda smette di essere generica ed è declinata in modo da
riguardarli direttamente, i ragazzi siano meno disponibili a rispondere, nascondendosi dietro una presunta, ma improbabile, non conoscenza delle sostanze
stupefacenti indicate.
I ragazzi hanno una sufficiente e discreta conoscenza delle sostanze stupefacenti,
tuttavia sottovalutano ampiamente gli effetti negativi dell’alcool. L’intervento in
classe dell’esperto sembra elevare in modo significativo la consapevolezza degli effetti
psicotropi delle varie sostanze.
3.3.2. Percezione dell’accessibilità alle sostanze stupefacenti
Consideriamo ora il grado di esposizione e contiguità alle sostanze stupefacenti
attraverso la percezione, che i giovani hanno, della possibilità di procurarsi le
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
diverse sostanze psicotrope proposte loro nel questionario. In generale emerge
un quadro di diffusa vicinanza, almeno potenziale, al mondo delle sostanze
stupefacenti, con una notevole differenziazione dell’opinione espressa per le
diverse tipologie di sostanze.
Nel test pre-intervento sei ragazzi su dieci ritengono di potersi procurare
“facilmente” hashish e marijuana, cinque ragazzi su dieci dicono lo stesso dell’ecstasy, due su dieci affermano di poter “facilmente” accedere a sostanze quali
gli acidi e la cocaina. Pressoché nessun ragazzo considera di potere avere delle
difficoltà nel procurarsi alcolici e superalcolici.
La percentuale di coloro che ritengono di potersi procurare le sostanze con
facilità è, per quasi tutte le sostanze, più alta tra le ragazze rispetto ai maschi,
e contemporaneamente è maggiore tra coloro che risiedono in città rispetto
agli studenti che provengono da un ambito extraurbano. Il dato parrebbe, almeno in parte, mettere in discussione l’idea finora prevalente del consumo di
sostanze stupefacenti come fenomeno principalmente maschile; si potrebbe di
conseguenza ipotizzare che in gruppi di età molto giovane, come quella degli
studenti intervistati, il tradizionale scarto tra maschi e femmine tenda a ridursi.
Tuttavia, allargando lo sguardo ai risultati del post-test, lo scenario appare in
buona parte diverso o quantomeno più complesso.
Innanzitutto in seguito all’intervento diminuisce sensibilmente, e in modo
indifferenziato per tutti i gruppi considerati, la percezione di poter accedere
con facilità alle droghe, il che fa ipotizzare una generale tendenza dei ragazzi a
sopravvalutare le possibilità e le occasioni di contatto: le percentuali corrispondenti alla risposta “facilmente” si riducono infatti in maniera consistente, sia
per l’hashish e la marijuana, che per l’ecstasy, gli acidi e la cocaina.
Cambia inoltre la distribuzione delle opinioni sia nel confronto fra sessi, sia in
quello tra ragazzi provenienti da un contesto urbano e di valle. L’idea di potersi
procurare le diverse sostanze senza molte difficoltà, che prima risultava prevalente
tra le ragazze, diviene nel post-test opinione principalmente maschile. Allo stesso
modo, mentre la distribuzione delle risposte degli studenti residenti in ambito
extraurbano non muta in modo interessante tra il questionario pre-intervento
e quello post-intervento, l’opinione degli studenti residenti in città si sposta da
una posizione che considera assai facile il contatto con il mondo delle sostanze
stupefacenti, ad un atteggiamento più propenso ad ammettere di “non sapere
come” procurarsi le sostanze stesse, che emerge in sede di post-test.
Dopo l’intervento dell’esperto permane una percentuale cospicua di ragazzi che
ritengono di potersi procurare facilmente diverse sostanze stupefacenti.
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
Il dato va letto nella duplice dimensione di chi, da un lato, tende a sopravvalutare
le proprie possibilità, e, dall’altro, trova un ambiente effettivamente contaminato
dalla presenza di droghe.
Riguardo alla capacità delle sostanze di produrre, su chi le consuma, problemi di carattere fisico e/o psicologico, si registra uno spostamento dell’opinione
dei ragazzi, in conseguenza all’intervento ricevuto in classe, dalle due polarità
della negazione degli effetti o della loro sovrastima, verso un atteggiamento di
maggiore capacità critica. Infatti, se consideriamo il caso esemplare dell’hashish
e della marijuana diminuisce la percentuale sia di chi afferma che tali sostanze
non diano alcun problema (dall’11,6% del pre-test al 4,1% del post-test), sia
di chi ritiene che basti una sola volta per produrre i suddetti effetti (dal 34%
del pre-test al 27% del post-test); aumenta invece dal 54,4% del pre-test al
68,9% del post-test la percentuale dei ragazzi che sostiene che i problemi siano
connessi ad un uso esagerato. Una dinamica simile si riscontra anche per le altre
sostanze: ecstasy, LSD, crack, cocaina, eroina, anfetamine. Diversamente nel
caso di alcolici e superalcoli, in seguito all’intervento, al diminuire di chi nega
tout court le conseguenze negative dell’alcol, corrisponde un aumento non solo
di chi imputa tali conseguenze ad un uso esagerato, ma anche di chi ritiene che
sia sufficiente un’unica assunzione, a dimostrazione di come, pur in un contesto
di forte radicamento culturale dell’alcol, l’intervento sia riuscito ad aiutare i
ragazzi a riconoscere le caratteristiche negative connesse all’uso non moderato
degli alcolici. Infine dalla differenziazione tra sessi emerge che, la tendenza a
stabilire una forte correlazione tra effetti delle sostanze da un lato e dosaggio e/o
frequenza del consumo dall’altro, è generalmente più frequente tra le ragazze
rispetto ai loro coetanei maschi.
Dopo l’intervento i ragazzi mostrano una maggiore consapevolezza della capacità di indurre dipendenza insita nelle sostanze prese in esame. In particolare
si riduce dal 23,5% al 9,3% la percentuale di coloro che negano tale rischio
negli alcolici; lo stesso spostamento va dal 16,2% al 6,7% per i superalcolici e
dal 18,7% al 10,3% nel caso di hashish e marijuana. Per le restanti sostanze si
evidenziano riduzioni meno marcate, tuttavia in questi casi la percentuale di chi
negava il rischio di dipendenza era già bassa in sede di pre-test. La dipendenza
inoltre è percepita nel post-test come conseguenza di un consumo frequente,
anziché il risultato di un’unica assunzione e, su questo dato ha notevole incidenza l’appartenenza di genere, con le ragazze molto più dei maschi orientate
su questa posizione.
Considerando l’opinione degli studenti sugli effetti delle sostanze stupefacenti emerge innanzitutto un aumento delle loro conoscenze dopo l’intervento
dell’esperto, rintracciabile in una generale diminuzione di chi risponde “non
so” e “non provoca nessun effetto”, nonché in una più corretta correlazione
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
tra sostanze e conseguenze. A tal proposito risulta rappresentativo il dato che
vede aumentare nel test post-intervento la percentuale di chi attribuisce effetti
euforizzanti alla cocaina e al crack, ed effetti depressivi all’eroina. In generale
poi cresce la consapevolezza dei danni di tipo fisico e ancor più di quelli di
carattere psichico causati dall’alcol, e dei problemi psichici causati da hashish,
marijuana, acidi ed ecstasy.
Si nota inoltre un complessivo aumento di chi ritiene che l’assunzione delle
sostanze indicate provochi dipendenza, mentre il fenomeno della tolleranza,
seppur con un lieve aumento nel post-test, viene preso in considerazione da un
numero esiguo di studenti. La possibilità che le sostanze comportino problemi
nella sfera delle relazioni è quasi totalmente ignorata.
Anche in merito agli effetti dell’overdose, nel test post-intervento diminuisce
sensibilmente il numero dei ragazzi che risponde “non so”, con un conseguente
aumento di risposte quali “danni psichici” e, in maniera particolare, “morte”. Il
considerevole aumento della indicazione della “morte” quale effetto dell’overdose
si accompagna, e allo stesso tempo spiega, la diminuzione della percentuale di
chi risponde “danni fisici”; si può pensare infatti che alcuni studenti che nel
pre-test avevano risposto “danni fisici”, abbiano poi ritenuto di indicare lo stadio
estremo degli stessi, e cioè la morte.
Il protrarsi nel tempo dell’uso delle sostanze è considerato dagli studenti
principalmente come causa di dipendenza, dato che si accentua nel post-test.
L’assunzione prolungata di alcolici e superalcolici provoca, secondo gli studenti,
soprattutto danni di tipo fisico; danni psichici e tolleranza sono invece legati a
sostanze quali hashish, ecstasy, LSD, crack, eroina e cocaina. Dopol’intervento
dell’esperto aumenta, in modo considerevole, così come già evidenziato rispetto
agli effetti dell’overdose, la percentuale di coloro che indicano la “morte” come
conseguenza dell’assunzione nel tempo delle sostanze stupefacenti. L’intervento
dell’esperto sembra produrre quindi un significativo aumento della consapevolezza, da parte degli studenti, della correlazione esistente fra tipo di sostanza
e conseguenze sul piano fisico e psichico di un suo consumo occasionale o
prolungato. I problemi relazionali connessi all’uso di droghe sembrano, invece,
rimanere alquanto sottovalutati e vengono percepiti come secondari rispetto a
quelli fisici e psichici.
Si registra una percentuale non trascurabile di ragazzi (circa un 10%) le cui
convinzioni, circa la scarsa problematicità connessa all’uso di sostanze psicotrope,
permangono anche dopo l’intervento dell’esperto.
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
3.4. Rilievi conclusivi sull’analisi dei questionari
In questa sede si intendono valutare le caratteristiche dei risultati ottenuti al
termine dell’indagine, in considerazione degli obiettivi della ricerca, che si proponeva di indagare il rapporto tra studenti e mondo delle sostanze stupefacenti;
si tenterà quindi di capire in che misura gli strumenti utilizzati siano stati efficaci
nel raccogliere le informazioni a tal fine necessarie.
Va ribadito che sia il questionario medico, sia il questionario psicologico,
sono stati costruiti nell’ambito di un progetto di intervento di Educazione alla
Salute, con il compito di fornire informazioni sui singoli gruppi classe, per
meglio orientare gli interventi da parte degli esperti provenienti dall’esterno del
mondo scolastico. Non sono, quindi, questionari di ricerca in senso specifico,
costruiti cioè entro un preciso disegno di indagine quantitativa rispecchiante
i canoni della rappresentatività e della verifica rigorosa di precise ed esplicite
ipotesi. Ciò nondimeno si è ritenuto utile procedere ad un’analisi critica delle
domande utilizzate e, alla luce degli interessanti risultati ottenuti, si sono avanzate proposte per un più efficace utilizzo dei questionari, o di parte di essi, in
futuri progetti d’intervento, anche al fine di portare l’attenzione sulle modalità
di valutazione della qualità delle attività preventive svolte.
Il questionario ha permesso in primo luogo di verificare le conoscenze che gli
studenti hanno delle diverse sostanze stupefacenti; in particolare ha consentito
di distinguere tra: sostanze in merito alle quali gli studenti dispongono di un
buon bagaglio di informazioni (alcolici, hashish, marijuana, ecstasy, cocaina ed
eroina) e sostanze meno conosciute (inalanti, anfetamine, crack, psicofarmaci,
acidi, LSD).
Il questionario ha consentito, inoltre, di avere un panorama sufficientemente
completo degli effetti che gli studenti attribuiscono all’assunzione, sia saltuaria
che protratta nel tempo, delle singole sostanze stupefacenti. Sotto questo profilo,
tuttavia, l’utilizzo, nel questionario medico, di domande aperte (senza risposte
preordinate) ha in buona parte pregiudicato la possibilità di individuare delle
tendenze chiaramente prevalenti nelle conoscenze e nelle opinioni degli studenti. Sembra difficile, infatti, sulla base dei dati a disposizione, stabilire in quale
misura gli studenti sappiano dei diversi e specifici effetti connessi alle droghe
considerate. Si potrebbe al contrario valutare l’ipotesi di sostituire le tre domande
inerenti gli effetti dell’assunzione, dell’overdose e dell’assunzione nel tempo, con
un’unica domanda, nella quale chiedere all’intervistato di associare, ad ogni tipo
di sostanza, gli effetti correlati secondo alcune grandi categorie riassuntive: effetti
depressivi del sistema nervoso, stimolanti del sistema nervoso, che riducono la
sensazione del dolore, che modificano la percezione della realtà.
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
Di particolare interesse si è rivelata una domanda del questionario psicologico
riguardante le fonti d’informazione sul mondo delle sostanze stupefacenti privilegiate dagli studenti; essa ha segnalato una chiara condizione di “debolezza”
caratterizzante le tradizionali agenzie educative (scuola e famiglia) in termini
di capacità informativa. Gli studenti dichiarano infatti di ricevere le proprie
informazioni prevalentemente all’esterno della scuola e della famiglia, attraverso
i mass media, i coetanei e le persone che fanno uso di stupefacenti. L’informazione potrebbe essere completata interrogando gli studenti sulla qualità percepita
delle conoscenze ricevute dalle diverse fonti, nonché sugli argomenti relativi al
fenomeno della tossicodipendenza su cui desidererebbero avere maggiori e/o
migliori informazioni.
Nessuno dei due questionari ha consentito di raggiungere informazioni precise sul livello di contiguità o di esposizione degli studenti alle diverse sostanze
stupefacenti. L’unica domanda che dà informazioni in merito a quest’aspetto
non riesce a fornisce una misura diretta della effettiva vicinanza alla droga o al
“mondo” che intorno ad essa ruota. La domanda interroga gli studenti sul grado
di difficoltà che essi ritengono di incontrare nella ricerca di sostanze stupefacenti,
e rivela risultati spesso contradditori tra pre-test e post-test, soprattutto nella
distinzione per genere e per provenienza geografica, che necessiterebbero di
ulteriori indagini per essere meglio interpretati. Sarebbe preferibile chiedere agli
studenti quali esperienze di contatto con le droghe abbiano avuto: hanno visto
altri giovani (oppure amici o conoscenti) farne uso, hanno ricevuto l’offerta di
sostanze stupefacenti etc…; stabilire la frequenza del contatto con le sostanze,
indipendentemente dal fatto che ne consegua o meno l’uso, ci fornirebbe una
misura sufficientemente precisa dell’esposizione degli studenti trentini al mondo
della droga.
Di grande interesse sono i dati evidenziati dalle domande del questionario
psicologico sulle ragioni dell’uso e del non-uso di sostanze stupefacenti. Gli studenti si avvicinano alle sostanze stupefacenti per rispondere ai propri problemi
relazionali o di timidezza, o per colmare bisogni inerenti le sfere della socialità
e del divertimento (sballo, ricerca di nuove sensazioni); chi non si avvicina ad
esse invece, non lo fa perché disincentivato dalla proibizione di legge o dalla
mancanza di occasioni di contatto, bensì semplicemente perché non ne avverte
il bisogno. Il bisogno, nelle sue diverse declinazioni (socialità, sballo, affettività), si pone quindi sia come la chiave di lettura principale per comprendere il
fenomeno della prossimità di molti giovani alle droghe, sia come l’elemento
cardine su cui devono ruotare le azioni di prevenzione. La domanda sulle ragioni
dell’uso di certe sostanze andrebbe poi integrata aggiungendo un’altra possibile
motivazione alle opzioni già previste: la tendenza ad usare sostanze stupefacenti
al fine di incrementare le proprie prestazioni.
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
3.5. Proposta di un questionario per la valutazione iniziale e finale dei
progetti di educazione alla salute e di prevenzione delle dipendenze
nelle scuole
Alla luce dei risultati della ricerca condotta, e al fine di meglio valorizzare l’attività di sensibilizzazione sui problemi delle dipendenze da sostanze svolta dagli
operatori del SerT di Trento negli istituti superiori del Trentino, si ritiene utile
avanzare la proposta di un nuovo strumento per la rilevazione iniziale dei livelli
informativi, degli orientamenti e dei bisogni degli studenti coinvolti nell’attività
progettuale e per la valutazione finale della qualità di quanto realizzato. Tutto ciò
in considerazione della ormai improrogabile necessità di iniziare una sistematica
valutazione delle iniziative di prevenzione delle dipendenze che vengono svolte
negli Istituti scolastici del Trentino.
La proposta è di un questionario iniziale (pre-test) unico (comprensivo delle
dimensioni mediche, psicologiche e sociologiche) e di un questionario finale
(post – test) unico.
Il questionario iniziale va inteso come strumento per orientare il dibattito
iniziale a partire dalla percezione che gli studenti hanno del problema droga e
permette di spaziare dal campo medico a quello psicologico a quello sociale.
Esso deve essere somministrato circa 15 giorni prima dell’incontro stabilito con
la classe e deve essere elaborato nelle risposte complessivamente fornite in modo
tale da poter proporre e discutere i risultati con la classe stessa.
Tale strumento sottende l’idea di un percorso di sensibilizzazione al tema della
dipendenza che prevede almeno tre incontri:
a. incontro con esperto (sociologo o psicologo) che restituisca agli studenti la
loro percezione del problema dipendenza, a partire da una lettura dei dati
che ponga in primo piano la responsabilità individuale e sociale di fronte alla
droga.
b. Incontro con medico per chiarire tipologie ed effetti delle sostanze a livello
fisico e psichico e per informare sui percorsi terapeutici.
c. Incontro con psicologo e/o assistente sociale per dialogare circa gli effetti
sulla personalità e sulle relazioni sociali dell’abuso e della dipendenza da
sostanze.
Il questionario finale, da somministrarsi dopo 10-15 giorni dal termine dell’ultimo incontro del percorso di sensibilizzazione effettuato nella classe, è uno
strumento che permette di cogliere alcune importanti ricadute sugli studenti
circa:
a. l’acquisizione di nuove informazioni e conoscenze;
b. il cambiamento o il riorentamento di atteggiamenti contigui alla droga;
61
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
c. la proposta progettuale sul piano del metodo, dei contenuti e dell’organizzazione;
d. il grado di coinvolgimento e di soddisfazione.
Il questionario finale può avere una duplice funzione:
- migliorare l’offerta formativa nel campo della prevenzione delle dipendenze;
- rappresentare un primo strumento per un follow up da effettuarsi, sempre
in ambito scolastico, a distanza di due o tre anni sugli stessi ragazzi per valutare l’efficacia della sensibilizzazione svolta (ad esempio: confronto fra classi
seconde che hanno svolto il progetto e classi seconde che non hanno svolto
alcun progetto sulle dipendenze a distanza di due anni, cioè quando le classi
sono al quarto anno). In tal caso la scheda andrà arricchita di informazioni
aggiuntive circa l’eventuale interferenza di variabili intervenienti nel periodo
di latenza.
3.5.1 Elementi caratterizzanti il questionario di valutazione iniziale e il questio­
nario di valutazione finale
Il questionario di valutazione iniziale è composto da una serie di domande che
occupano complessivamente non più di due fogli (quattro facciate). Le domande
sono tutte chiuse eccetto la prima (età) e l’ultima (commenti). La compilazione
richiede attenzione ma non appare difficile poiché la struttura del questionario
implica una scelta precisa immediata (quasi sempre per riga) senza mettere lo
studente nella condizione di dover comparare fra di loro molteplici questioni,
orientamenti, atteggiamenti che implicherebbero uno sforzo eccessivo col rischio
di crescere l’inattendibilità delle risposte.
-
-
-
-
-
Relativamente ai contenuti le domande tendono a cogliere:
aspetti di tipo biografico (età, sesso);
grado di conoscenza e di pericolosità delle droghe;
orientamenti e atteggiamenti (con implicite aspettative sottostanti) nei confronti di alcune sostanze (legali ed illegali) che possono produrre dipendenza.
Vengono proposti per ogni sostanza tre orientamenti positivi e tre orientamenti negativi (nelle aree concernenti salute fisico-psichica, realizzazione
individuale, relazionalità sociale) con risposte nominali vero/falso;
la percezione del rischio dipendenza circa l’uso delle sostanze presenti sul
mercato legale ed illegale;
la percezione circa l’esposizione sociale all’uso delle diverse sostanze;
il dato relativo alle fonti informative sul fenomeno che lo studente tende ad
accreditare;
il grado di importanza di alcuni fattori motivazionali sia all’uso e sia al non
consumo di droghe;
62
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
-
il livello di contiguità col mondo della droga;
il grado di attenzione che la scuola ha dato alle problematiche della salute e delle dipendenze;
e conseguenze sociali e sanzionatorie dell’abuso e della dipendenza.
É poi inserita una domanda finale aperta dove lo studente può chiedere ed
esplicitare quanto crede. Alcune delle richieste “libere”, esposte dagli studenti
possono rappresentare dei segnali importanti per cogliere attrazione e affinità
col mondo della droga nonché problematiche varie presenti nella classe o a
livello individuale.
Tale questionario è predisposto per una elaborazione rapida dei dati. Ciò permette di restituire, in tempi brevi, i risultati più significativi alla classe (studenti
e insegnanti). I dati così raccolti ed elaborati possono, inoltre, rappresentare una
base per ulteriori approfondimenti che singoli referenti (insegnati, educatori
…) o la Scuola (Consigli di Istituto, Consigli di classe…), in piena autonomia,
intendessero offrire sia nei percorsi curricolari sia in progettualità specifiche,
sia ancora in forme integrate (singoli contributi, lavori di gruppo, progetti sul
sociale, peer-education, collaborazioni interistituzionali, ecc..).
Di seguito si espongono i due questionari, quello iniziale (d’entrata) in modo
integrale e quello finale (d’uscita) in forma ridotta, poiché quest’ultimo ripropone
una serie di domande già presenti nel questionario iniziale, cui si rinvia.
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
QueSTIonaRIo InIZIaLe
Progetto di Prevenzione Primaria della Tossicodipendenze – Ser.T. Istituti Scolastici Medi Superiori della Provincia di Trento
Le risposte fornite a questo questionario sono anonime e verranno utilizzate solo in forma aggregata
per elaborazioni statistiche. Ciò in ottemperanza all’art.7 del D.Leg.. del 6 Settembre 1989 e alla
Legge 31.12. 1996, n. 675 “Tutela della persona e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati
personali”.
Le risposte adeguate sono quelle che rispecchiano il tuo pensiero. Grazie per la collaborazione.
1. Istituto Scolastico _________________________________________
di ___________________
2. Classe ___________
3. Il tuo anno di nascita:
4. Sesso: M O
F
O
19___
5. Tra le sostanze qui elencate, quali ritieni siano “droghe”?
Sostanza
Inalanti (popper, ecc..)
Alcolici (vino, birra, ecc..)
Superalcolici (whisky, vodka, ecc..)
Psicofarmaci (sonniferi, ecc..)
Amfetamine
Hashish e marijuana
Ecstasy e simili
LSD, acidi (trip, ecc..)
Crack
Cocaina
Eroina
Tabacco
Ketamina
e’ una droga
non è una droga
non la conosco
6. Quali, secondo Te, sono gli effetti provocati dalle seguenti sostanze?
alcolici (vino, birra, grappa, whisky..) procurano uno stato di benessere personale
provocano danni fisici
rendono più disinvolti con gli amici
aumentano la forza fisica
rallentano i riflessi
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
SI
o
o
o
o
o
no
o
o
o
o
o
Capitolo 3
SI
o
no
o
Psicofarmaci (sedativi)
regolano l’umore dando un senso di benessere
alterano la funzionalità del sistema nervoso
facilitano le relazioni con le altre persone
provocano effetti negativi sul fisico
migliorano il rendimento (sul lavoro, a scuola....)
intontiscono e rallentano i riflessi
o
o
o
o
o
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o
o
eroina
porta alla condizione di “larva umana”
rilassa e fa dimenticare i problemi
procura seri danni fisici e psicologici
rende più disposti alle relazioni sociali
fa sentire una persona autonoma e libera
espone a rischi di ricatti e violenze
o
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o
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o
o
o
o
o
o
o
Cocaina
fa sentire più allegri ed euforici
procura seri danni al cervello e alla psiche
espone al contatto col mondo criminale
aumenta il successo nelle relazioni interpersonali
rende più coraggiosi nelle difficoltà
limita la capacità di pensiero
o
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o
o
Hashish e Marijuana
rilassano e procurano piacere
comportano un deficit di memoria ed attenzione
aiutano a divertirti con gli amici
creano più problemi di quanti ne risolvano
migliorano le prestazioni (sessuali, scolastiche...)
distorcono la percezione della realtà
o
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o
ecstasy
dà la carica per affrontare difficoltà
danneggia il cervello
fa sentire più sicuro di te stesso
provoca effetti fisici spiacevoli
complica la vita in famiglia e/o a scuola
fa sentire all’altezza nei rapporti coi coetanei
o
o
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o
o
o
o
provocano rischi d’incidenti
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
7. Il consumo di queste sostanze può dare:
Sostanza
dipendenza
fisica
dipendenza
psicologica
non dà
dipendenza
Inalanti (popper, ecc..)
Alcolici (vino, birra, ecc..)
Superalcolici (whisky, vodka, ecc..)
Psicofarmaci (sonniferi, ecc..)
Amfetamine
Hashish e marijuana
Ecstasy e simili
LSD, acidi (trip, ecc..)
Crack
Cocaina
Eroina
Tabacco
Ketamina
8. Le informazioni che possiedi sulla droga provengono prevalentemente da:
(non più di due risposte)
-
Trasmissioni televisive
Articoli di giornale / letture specifiche
Internet
Insegnanti della scuola
Amici
Familiari (genitori, fratelli)
Altro (specificare) ___________________________________________
9. Rispetto al dibattito sulla liberalizzazione delle sostanze stupefacenti tu sei:
Sostanza
Inalanti (popper, ecc..)
Alcolici (vino, birra, ecc..)
Superalcolici (whisky, vodka, ecc..)
Psicofarmaci (sonniferi, stimolanti, ecc..)
Amfetamine
Hashish e marijuana
Ecstasy e simili
LSD, acidi (trip, ecc..)
Crack
Cocaina
Eroina
66
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Favorevole
Contrario
Capitolo 3
Sostanza
Favorevole
Contrario
Tabacco
Ketamina
10. Ci sono persone che usano sostanze stupefacenti. Quali sono secondo te le
ragioni più importanti tra quelle elencate? (indica, con una crocetta, quanto
sono importanti per te le ragioni sotto elencate, tenendo presente che 1 =
per nulla importante e 7 = molto importante)
Per svago
Perché sono molto diffuse
Perché lo fanno anche gli altri
Per problemi e difficoltà personali
Per problemi familiari
Per problemi legati alla condizione
giovanile attuale
Per il gusto di fare una cosa proibita
Per provare sensazioni nuove
Altro (specificare)___________________
1
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o
11. Ci sono persone che non hanno mai fatto uso di sostanze stupefacenti. Quali
sono secondo te le ragioni più importanti tra quelle elencate? (indica, con
una crocetta, quanto sono importanti per te le ragioni sotto elencate, tenendo
presente che 1 = per nulla importante e 7 = molto importante)
Non ne hanno mai avuto l’occasione
Non sentono il bisogno di provarle
Sono pericolose per la salute
Non ritengono necessario fare ciò che
fanno altri
Sono proibite dalla legge
Altro (specificare)____________________
1
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4
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o
12. Quante persone conosci (amici, compagni, persone della tua zona) che fanno
uso di queste sostanze?
Sostanza
nessuna
1–2
persone
da 3 a 5
persone
più di 5
persone
Inalanti (popper, ecc..)
Alcolici (vino, birra, ecc..)
Superalcolici (whisky, vodka, ecc..)
67
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Capitolo 3
Sostanza
nessuna
1–2
persone
da 3 a 5
persone
più di 5
persone
Psicofarmaci (sonniferi, ecc..)
Amfetamine
Hashish e marijuana
Ecstasy e simili
LSD, acidi (trip, ecc..)
Crack
Cocaina
Eroina
Tabacco
Ketamina
13. Per l’attuale legislazione italiana le seguenti sostanze sono da considerarsi:
Sostanza
Inalanti (popper, ecc..)
Alcolici (vino, birra, ecc..)
Superalcolici (whisky, vodka, ecc..)
Psicofarmaci (sonniferi, ecc..)
Amfetamine
Hashish e marijuana
Ecstasy e simili
LSD, acidi (trip, ecc..)
Crack
Cocaina
Eroina
Tabacco
Ketamina
Droga
non droga
14. Se la polizia ferma una persona che possiede un quantitativo modesto di
una delle seguenti sostanze cosa succede?
Sostanza
nulla
É denunciata
É
alla
arrestata
magistratura
Superalcolici
(whisky, vodka,
ecc..)
Psicofarmaci
(sonniferi, ecc..)
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
É segnalata
a organi
competenti
Paga una
contravvenzione
Capitolo 3
Sostanza
nulla
É denunciata
É
alla
arrestata
magistratura
É segnalata
a organi
competenti
Paga una
contravvenzione
Amfetamine
Hashish e
marijuana
Ecstasy e simili
Cocaina
Eroina
Tabacco
15. Come consideri l’informazione che hai ricevuto sulla salute e sugli effetti
delle droghe durante il periodo scolastico?
-
Adeguata
Sufficiente
Lacunosa
Insufficiente
16. Se hai qualche domanda da esplicitare puoi farlo, se vuoi, nelle righe sottostanti
_____________________________________________________________
_____________________________________________________________
_____________________________________________________________________________________________________________________________________________________
____________________________________________________________
69
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
QueSTIonaRIo FInaLe
Progetto di Prevenzione Primaria della Tossicodipendenze – Ser.T. Istituti Scolastici Medi Superiori della Provincia di Trento
Le risposte fornite a questo questionario sono anonime e verranno utilizzate solo in forma aggregata
per elaborazioni statistiche. Ciò in ottemperanza all’art.7 del D.Leg.. del 6 Settembre 1989 e alla
Legge 31.12. 1996, n. 675 “Tutela della persona e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati
personali”.
Le risposte adeguate sono quelle che rispecchiano il tuo pensiero. Grazie per la collaborazione.
Il questionario ripropone le domande del questionario con l’omissione delle domande n. 8, 15, 16 e
inserisce le altre seguenti domande:
17. Quali problematiche emerse durante gli incontri ti hanno maggiormente
interessato/a? (a più interessante di b e b più di c)
a. ________________________________________________________
________________________________________________________
b. ________________________________________________________
________________________________________________________
c. ________________________________________________________
________________________________________________________
18. Esprimi il tuo grado di soddisfazione sugli incontri cui hai partecipato riguardo a:
molto abbastanza poco per nulla
sodd.
sodd.
sodd.
sodd.
Cntenuti (le cose che hai imparato)
o
Metodo (esposizione degli argomenti) o
Organizzzazione (supporto della Scuola) o
o
o
o
o
o
o
o
o
o
19. Quali sono stati, a tuo avviso, i punti di forza di questi incontri?
a. ________________________________________________________
________________________________________________________
b. ________________________________________________________
________________________________________________________
20. Quali invece i punti di debolezza?
c. ________________________________________________________
________________________________________________________
70
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 3
d. ________________________________________________________
________________________________________________________
Riflessioni e suggerimenti per migliorare il progetto
___________________________________________________________
___________________________________________________________
___________________________________________________________
___________________________________________________________
71
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
Dati, riflessioni e proposte dal monitoraggio del progetto prevenzione delle dipendenze promosso negli Istituti scolastici superiori del Trentino dal Servizio educazione alla salute e dal Ser.T. di Trento nell'anno scolastico 2004-2005
4.1 Premessa: tipologia e obiettivi del progetto*
Il progetto “Prevenzione consumo di sostanze psicotrope” rientra tra le proposte
formative per la Scuola promosse dall’Azienda Sanitaria di Trento. Ha come
destinatari gli studenti della 3° classe della scuola media superiore e dei centri
professionali (con possibile allargamento alle classi 2°). E’ articolato in un percorso che prevede fasi successive di realizzazione, avvalendosi:
- dell’intervento diretto nel gruppo classe di esperti delle varie professioni
socio-sanitarie (medico, psicologo, assistente sociale operanti nel SerT);
- del coinvolgimento preliminare e in itinere degli insegnanti;
- dell’eventuale lavoro in gruppo degli studenti, con possibile realizzazione di
un “prodotto” (mostra, rappresentazione teatrale, giornale, manifesto, testo,
ecc…);
- del supporto di esperti esterni per la predisposizione ed elaborazione degli
strumenti di valutazione iniziale e finale del progetto.
L’obiettivo del progetto è quello di garantire all’interno del contesto scolastico
uno spazio di confronto e di riflessione su base scientifica intorno al problema
della dipendenza da sostanze.
Si tratta di un progetto di prevenzione/promozione tendente a rafforzare,
soprattutto su base cognitivo-relazionale, i convincimenti e gli orientamenti
circa i fattori che possono spingere verso il ricorso alle droghe. Esso rientra in
*
L’elaborazione dei dati è stata effettuata da Rosemarie Callà e Corrado Paternolli
73
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
un’ottica di prevenzione primaria rivolta a tutti gli studenti, indipendentemente
se siano già toccati, direttamente o indirettamente, dal problema del consumo
e/o della dipendenza.
Il principio ispiratore di tale progetto, come di tanti altri che vengono svolti
nelle scuole di altri contesti regionali, è che “tutti gli adolescenti e i giovani, e non
solo quelli che fanno uso di droghe, si trovano inevitabilmente a doversi confrontare
con questo fenomeno e a dover prendere una decisione” (Maggiolini 2003, p. 88).
Per questo il principio del gruppo e della cultura giovanile in cui avviene la
rielaborazione del concetto di droga vengono assunti come punto di partenza
per la progettazione e la realizzazione degli interventi.
L’obiettivo di tali azioni progettuali è quello di creare conoscenze e far rielaborare agli stessi ragazzi i presupposti valoriali da loro assunti e che contribuiscono ad orientare atteggiamenti e comportamenti. La scelta di questi obiettivi
(piuttosto che, ad esempio, scegliere interventi basati sull’incremento delle
capacità di coping) è dettata dalla possibilità di realizzare solo pochi interventi
per ogni istituto, anche per non sovraccaricare le attività scolastiche dei ragazzi.
L’intervento, infatti, è realizzato all’interno dell’orario scolastico ed è articolato
in tre incontri di due ore ciascuno con esperti esterni, più eventuali altre attività
coordinate direttamente dagli insegnanti.
Il modello utilizzato affida obiettivi diversi ai singoli incontri. In particolare, il
primo incontro è focalizzato su una azione informativa rivolta ai ragazzi riguardante le sostanze e i loro effetti; il secondo serve a confrontare le opinioni e le
esperienze dei ragazzi sul tema delle droghe e propone una discussione attorno
ai motivi del consumo, mentre il terzo tratta il tema della dipendenza sul piano
sociale e quello dei servizi cui ci si può rivolgere in caso di necessità.
All’inizio e alla fine degli incontri viene somministrato un questionario quale
strumento per la valutazione dell’efficacia degli interventi svolti.
L’analisi e l’esposizione di dati che vengono qui presentati fanno riferimento
al confronto operato fra i questionari in entrata e quelli in uscita delle Scuole
aderenti all’intero progetto, che hanno cioè attivato i tre moduli per ogni gruppo-classe: modulo medico, modulo psicologico e modulo sociale.
4.2. Confronto fra questionari in entrata e questionari in uscita
I questionari in entrata esaminati, relativi agli studenti partecipanti ai 3 moduli,
sono stati 626, concernenti 36 classi e 12 Istituti scolastici, tutti collocati sul
territorio del Trentino, di cui 6 entro le città di Trento (4) e di Rovereto (2).
74
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
I questionari in uscita esaminati, relativi agli studenti che hanno seguito i
3 moduli sono stati 654 ripartiti sempre per le 36 classi scolastiche e per i 12
Istituti, dei quali 3 Licei, 6 Istituti Tecnici (di cui 2 Istituti d’Arte) e 3 Centri
di Formazione Professionale).
La differenza nel numero fra questionari d’entrata e d’uscita è dovuta al fatto
che i confronti riguardano le classi e l’intera popolazione di studenti e non i
singoli individui (per ragioni di tutela della privacy), cosicché il numero degli
studenti, che hanno compilato il questionario in entrata, risulta inferiore di 28
unità rispetto al numero degli studenti che hanno compilato il questionario in
uscita, per questioni di assenza scolastica nel giorno della somministrazione del
questionario. E’ ovvio che i risultati vanno, per queste ragioni di non perfetta
omogeneità dei due gruppi comparati, letti con cautela e valorizzati soprattutto
per le tendenze negli orientamenti di fondo che sembrano indicare e non per la
esplicita individuazione del livello d’incidenza di precise variabili.
I questionari utilizzati in tutte gli Istituti scolastici presi in esame sono quelli
esposti nella parte finale del precedente capitolo.
Circa l’80% dei questionari proviene da ragazzi delle classi terze (età 16
anni), il 20% da studenti delle classi seconde (età 15 anni). Più del 50% dei
questionari riguarda studenti degli Istituti tecnici, poco più del 20% concerne
studenti dei Licei, mentre i restanti (meno del 30%) sono riferiti a studenti dei
Centri professionali.
L’analisi qui proposta verte sul confronto fra:
- percentuali complessive relative agli items di entrata e di uscita;
- valori medi aritmetici delle risposte fornite in entrata e in uscita da ciascuna
classe di studenti in modo da evidenziare l’eventuale sussistenza di scarti
significativi dopo gli interventi operati dai professionisti nelle singole classi.
Le domande prese in esame per il confronto tra medie aritmetiche sono state
le seguenti:
“Tra le sostanze qui elencate quali ritieni siano droghe?”
“Quali, secondo Te, sono gli effetti provocati dalle seguenti sostanze?”
“Ci sono persone che fanno uso di sostanze stupefacenti. Quali sono secondo
te le ragioni più importanti tra quelle elencate?”
“Ci sono persone che non fanno uso di sostanze stupefacenti. Quali sono secondo
te le ragioni più importanti tra quelle elencate?”
“Quante persone conosci che fanno uso di queste sostanze?
“Per l’attuale legislazione italiana le seguenti sostanze sono da considerarsi droghe
leggere o droghe pesanti?”
75
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
Il confronto è stato eseguito anche tra le medie aritmetiche rilevate nelle classi
terze e quelle rilevate nelle classi seconde, e tra quelle concernenti i differenti
tipi di istituto, licei, istituti tecnici e centri di formazione professionale.
4.2.1. Aumenta la consapevolezza sulle sostanze psicoattive
Alla domanda “Tra le sostanze qui elencate quali ritieni siano “droghe”?”, si può
senz’altro affermare che il progetto ha, in generale, un effetto positivo dal punto
di vista informativo. Gli studenti, infatti, dopo gli interventi svolti dal medico,
dallo psicologo e dall’assistente sociale hanno una maggiore consapevolezza
di quali siano le sostanze psicoattive. Diminuiscono tutte le percentuali della
risposta “non conosco” e aumentano le percentuali di “è una droga”, come evidenziano le tabelle sottostanti:
Tab. 3. Risposta “Non conosco”
Sostanze
Inalanti
Alcolici
Superalcolici
Psicofarmaci
Amfetamine
Hashish e marijuana
Ecstasy
Lsd
Crack
Cocaina
Eroina
Tabacco
ketamina
Questionari
in entrata
26,4
0,5
0,6
4,5
15,3
1,4
2,9
20,6
13,6
0,8
0,8
1,1
59,4
Questionari
in uscita
4,1
0,9
0,9
1,5
3,2
1,1
0,8
4,9
3,7
0,5
0,6
1,1
14,1
Questionari
in entrata
65,5
23,0
32,7
55,4
75,1
91,9
95,5
Questionari
in uscita
85,3
51,8
57,8
70,2
84,9
87,9
92,2
Tab. 4. Risposta “E’ una droga”
Sostanze
Inalanti
Alcolici
Superalcolici
Psicofarmaci
Amfetamine
Hashish e marijuana
Ecstasy
76
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
Sostanze
Lsd
Crack
Cocaina
Eroina
Tabacco
ketamina
Questionari
in entrata
72,8
83,5
98,1
97,3
40,3
35,8
Questionari
in uscita
86,4
88,4
92,7
91,7
57,3
75,5
Dal confronto delle risposte fornite prima dell’intervento e dopo l’intervento
le percentuali relative alle “droghe classiche” (marijuana/hashish cocaina, eroina) subiscono leggere variazioni, mentre c’è un significativo cambiamento di
opinione circa le “droghe legali”. Infatti sostanze quali tabacco, psicofarmaci,
alcolici e superalcolici, dopo gli interventi nelle classi, vengono classificate come
droghe da un numero sensibilmente maggiore di rispondenti.
Il calo, seppur leggero e per molti versi inatteso, nei questionari in uscita
della considerazione dell’eroina e della cocaina come droghe appare, anche alla
luce di dati esposti successivamente, come una “provocazione” quasi fisiologica
da parte di una ristretta minoranza di studenti.
Dal confronto delle medie aritmetiche le variabili che evidenziano un cambiamento significativo seguono la tendenza generale che è quella di un incremento della consapevolezza degli effetti psicotropi delle sostanze indicate sul
questionario. Non si notano particolari differenze tra le classi seconde e le classi
terze. Per quanto riguarda il confronto fra i tipi di istituti, si rileva, nei Licei,
un più sensibile incremento della consapevolezza che tutte le sostanze indicate
sono “droghe”; in misura minore ciò si riscontra anche nei Centri di Formazione Professionale. Tuttavia, i Centri di Formazione Professionale, presentano
posizioni medie di partenza più elevate, quindi più consapevolezza, ancor prima
dell’intervento degli esperti, di quali sostanze siano da definirsi “droghe”.
4.2.2. La droga fa male però…
“Quali sono secondo te gli effetti provocati dalle seguenti sostanze?”
Gli studenti, dopo l’intervento, sembrano aver colto soprattutto gli effetti
positivi delle sostanze psicoattive che, in qualche modo vengono da loro enfatizzati nel questionario in uscita.
Il grado di consapevolezza degli studenti sugli effetti e sulle conseguenze negative dell’assunzione di sostanze psicoattive, rimane sostanzialmente invariato,
o, talora, diminuisce leggermente. Alcuni esempi significativi sono riportati nella
77
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
seguente tabella che illustra le percentuali prevalenti di sì e di no, in entrata e
in uscita, rispetto agli effetti prodotti dalle sostanze con effetto stupefacente o
psicotropo:
Tab. 5.
alcolici
Aumentano
la forza
fisica
alcolici
Provocano
incidenti
No: 89,0
No: 78,1
Sì: 96,0
Sì: 88,7
Hashish
Aiuta a
divertirti
con amici
Hashish
Distorce la
percezione
della realtà
Sì : 57,3
Sì: 64,7
Sì: 82,4
Sì: 77,8
Q entrata
Q uscita
Q entrata
Q uscita
Psicofarmaci
Regolano
umore
dando senso di
benessere
Sì: 66,5
Sì: 72,5
ecstasy
Dà
carica per
affrontare le
difficoltà
Sì: 51,0
Sì: 59,0
Psicofarmaci
Intontiscono
rallentano
riflessi
eroina
Procura
danni fisici e
psicologici
eroina
Fa sentire
una persona
libera
Sì: 81,8
Sì: 77,5
Sì: 91,9
Sì: 84,7
No: 49,8
Sì: 48,2
ecstasy
Danneggia
cervello
Cocaina
Procura
danni al
cervello
Cocaina
Rende più
coraggiosi
Sì: 93,6
Sì: 86,4
Sì: 91,7
Sì: 85,9
Sì: 57,3
Sì: 61,3
Vale la pena soffermarsi ancora più in specifico su alcune sostanze “classiche”:
eroina, cocaina, hashish, ecstasy, psicofarmaci e alcol:
Tab. 6.
eroina
Porta alla
condizione
di “larva
umana”
Rilassa e fa
dimenticare
i problemi
Procura
seri danni
fisici e
psicologici
Rende più
disposti alle
relazioni
sociali
Fa sentire
una
persona
autonoma
e libera
espone a
rischi di
ricatti e
violenze
Q. entrata %
Sì: 85,1
Sì: 69,7
Sì: 94,1
No: 70,9
(Sì. 29,1)
Sì: 52,7
Sì: 85,3
Q. uscita %
Sì: 90,2
Sì: 76,8
Sì: 89,9
No: 52,7
(Sì: 47,3)
Sì: 58,1
Sì: 82,8
L’assunzione di eroina conduce, per la maggior parte degli studenti, alla
condizione di “larva umana”, procura danni fisici e psicologici, espone a ricatti
e violenze anche se contemporaneamente fa sentire una persona autonoma e
libera. Aumenta, dopo l’intervento, la percentuale di coloro che affermano che
l’eroina rilassa e fa dimenticare i problemi e aumenta anche la percentuale di
coloro che affermano che l’assunzione di eroina rende più disposti alle relazioni
sociali.
A commento di tale andamento nelle risposte fra il prima e il dopo intervento va messo in evidenza come l’apparente ambivalenza riscontrabile sia da
78
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
mettere in relazione, da un lato, probabilmente all’acquisizione di conoscenze
circa gli effetti complessivi della sostanza, con sottolineatura degli aspetti che
maggiormente sembrano colpire i ragazzi (sfida, evasione, trasgressione di gruppo), e dall’altro lato, forse una maggior capacità di esprimersi dopo l’intervento.
Sembra emergere una specie di “esorcismo” della “paura” che la droga (la droga
per eccellenza come l’eroina) produce sul piano delle conseguenze fisiche, psicologiche e sociali con la sottolineatura del carattere comunque di “sfida”, per
certi versi fascinosa, ipotetica e forse solo immaginata, che la droga rappresenta
verso il mondo degli adulti.
Tab. 7.
Cocaina
Fa sentire
più allegri
ed euforici
Procura
seri danni
al cervello e
alla psiche
espone al
contatto
col
mondo
criminale
aumenta il
successo nelle
relazioni
interpersonali
Rende più
coraggiosi
nelle
difficoltà
Limita la
capacità di
pensiero
Q. entrata %
Sì: 77,6
Sì: 97,2
Sì: 77,7
No: 71,4
(Sì: 28,6)
Sì: 58,2
Sì: 85,5
Q. uscita %
Sì: 86,5
Sì: 91,7
Sì: 79
No: 52,7
(Sì: 47,3)
Sì: 74,4
Sì: 82,2
Gli studenti rispondenti affermano, in maggioranza, che l’assunzione di
cocaina procura danni seri al cervello e alla psiche, espone al contatto con il
mondo criminale e limita la capacità di pensiero. Le percentuali che subiscono
un cambiamento dopo l’intervento degli esperti in classe sono: un aumento di
coloro che affermano che la cocaina fa sentite più allegri e euforici, che rende più
coraggiosi nelle difficoltà, che aumenta il successo nelle relazioni interpersonali.
Anche qui valgono le stesse considerazioni avanzate in precedenza per quanto
concerne l’eroina, con l’aggiunta che se per la stragrande maggioranza degli
studenti rimane completamente negativo il quadro degli effetti che produce la
sostanza, per una quota non irrilevante ciò che merita sottilineatura sono quegli aspetti “trasgressivi” che più si connotano in termini di edonismo, gioco e
sfida.
79
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
Tab. 8.
Hashish
Rilassano,
procurano
piacere
Creano
deficit di
memoria ed
attenzione
aiutano a
divertirti
con gli
amici
Creano più
problemi di
quanti ne
risolvono
Migliorano
le
prestazioni
Distorcono
la percezione
della realtà
Q. entrata %
Sì: 82,6
Sì: 81,8
Sì: 59
Sì: 69,4
No: 78,7
(Sì: 21,3)
Sì: 84,7
Q. uscita %
Sì: 88
Sì: 82,8
Sì: 68,3
Sì: 78
No: 74,4
(Sì: 25,6)
Sì: 81,7
Oltre i 2/3 degli studenti afferma che l’uso di hashish procura piacere e rilassa,
comporta un deficit dell’attenzione e della memoria, distorce la percezione della
realtà e non migliora le prestazioni. Dopo l’intervento aumenta la percentuale di
coloro che affermano che l’assunzione di hashish crea più problemi di quanto ne
risolva, anche se aiuta a divertirsi con gli amici. E’ ancora il contrasto tra la consapevolezza (razionale, cognitiva) che la salute può subire dei danni e l’attrattiva
(emotiva, espressiva) che la sostanza può avere per momenti di divertimento e
compagnia. Questi aspetti sono emblematici del rapporto generale fra condizione giovanile e sostanze psicotrope e sono la base su cui potenziare ulteriori
auspicabili interventi di confronto, di approfondimento e di responsabilizzazione
dei ragazzi e degli adulti.
Tab. 9.
ecstasy
Dà la
carica per
affrontare
difficoltà
Danneggia
il cervello
Fa sentire
più sicuro
di te
stesso
Provoca
effetti fisici
spiacevoli
Complica
la vita in
famiglia e/o
a scuola
Fa sentire
all’altezza
nei rapporti
coi coetanei
Q. entrata %
Sì: 54,7
Sì: 96,2
Sì: 65,2
Sì: 83
Sì: 89,1
No: 53,6
(Sì: 46,4)
Q. uscita %
Sì: 65,9
Sì: 94
Sì: 78
Sì: 81
Sì: 79,3
Sì: 64,5
(No: 35,5)
L’assunzione di ecstasy danneggia il cervello e provoca effetti fisici spiacevoli
per la maggior parte degli studenti intervistati. Le percentuali che variano dopo
l’intervento sono: aumento di coloro che affermano che l’ecstasy dà la carica
per affrontare le difficoltà, fa sentire più sicuri di se stessi e fa sentire all’altezza
nei rapporti coi coetanei, e diminuzione di coloro che affermano che l’ecstasy
complica la vita in famiglia e a scuola. Ancora sottolineate valenze di tipo espres80
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
sivo, seppur in un quadro di consapevolezza dei rischi negativi che la sostanza
rappresenta per la salute.
Tab. 10.
Psicofarmaci
Regolano
l’umore
dando un
senso di
benessere
alterano
funzionalità
del sistema
nervoso
Facilitano
relazioni
con
altre
persone
Q. entrata %
Sì: 69,6
Sì: 86,6
No: 62,6
(Sì: 37,4)
Q. uscita %
Sì: 82
Sì: 82
No: 50,3
(Sì: 49,7)
Provocano
effetti
negativi
sul fisico
Migliorano
il
rendimento
Intontiscono
e rallentano i
riflessi
Sì: 84,9
No: 79,6
(Sì: 20,4)
Sì: 82,5
Sì: 77,2
No: 74,1
(Sì: 25,9)
Sì: 81,9
Per la maggioranza degli studenti l’assunzione di psicofarmaci altera la
funzionalità del sistema nervoso, intontisce, rallenta i riflessi e non migliora
il rendimento. Anche se gli psicofarmaci possono dare un senso di benessere
fisico, sono percepiti dagli studenti come tendenzialmente negativi per la salute
e come “droghe poco socializzanti”. L’intervento degli esperti sembra, tuttavia,
produrre un effetto, seppur contenuto, di far aumentare la percezione, da parte
degli studenti, anche degli aspetti “disinibenti” e di “benessere” fisico che tali
sostanze possono produrre.
Tab. 11.
alcolici
Procurano
uno stato di
benessere
Provocano
danni
fisici
Rendono
disinvolti
con gli amici
aumentano
forza fisica
Rallentano
riflessi
Provocano
rischi
d’incidenti
Q. entrata %
Sì: 56,5
Sì: 82,9
Sì: 68,1
No: 87,8
(Sì: 12,2)
Sì: 94,7
Sì: 95,2
Q. uscita %
Sì: 57,5
Sì: 81,1
Sì: 85,1
No: 83,3
(Sì: 16,7)
Sì: 93,5
Sì: 94,7
La maggior parte degli studenti afferma che l’assunzione di alcolici procura
uno stato di benessere, ma provoca danni fisici, rallenta i riflessi, provoca rischi
d’incidenti e non aumenta la forza fisica. Dopo l’intervento si rileva una percentuale maggiore di coloro che affermano che l’assunzione di alcolici rende più
disinvolti con gli amici. Questo dato deve fare riflettere perché potrebbe essere
la conferma, da parte della stragrande maggioranza dei ragazzi, di un atteggia81
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
mento nei confronti dell’alcol che forse si aveva timore o pudore di manifestare
e che, dopo averne parlato con gli esperti ed i compagni, viene invece esplicitato
con maggior libertà. Forse potrebbero essere altre variabili ad aver inciso su tale
rafforzamento dell’idea della “capacità socializzante – disinibente” dell’alcol
(conoscenza maggiore della sostanza, accentuazione di un effetto di contrasto
rispetto ai risvolti negativi della sostanza, clima d’aula distensivo, input inconsapevole dell’esperto, ecc..). Di fatto ciò conferma la contiguità e l’attrattiva,
ancorché potenziale, che la disponibilità dell’alcol può esercitare sul mondo
adolescenziale e giovanile.
Dal confronto generale fra valori medi, concernenti tutte le sostanze, le
variabili che evidenziano un cambiamento significativo, fra il prima e il dopo
l’intervento degli esperti nel gruppo classe, seguono la tendenza generale: incremento e conferma degli aspetti “positivi” del consumo di sostanze stupefacenti
e diminuzione o atteggiamento neutro per gli aspetti negativi del consumo.
Non si manifestano particolari differenze tra le classi seconde e le classi terze.
Nel confronto fra i tipi di istituti si rileva una maggior variazione delle medie
aritmetiche concernenti i Licei. In particolare, appurato che la tendenza generale
non muta, i Licei partono da valori medi più bassi in entrata e arrivano a valori
medi in uscita che sono pressoché analoghi a quelli degli altri tipi di scuola.
Le variazioni minori nelle medie fra entrata e uscita si riscontrano fra i ragazzi
dei Centri di Formazione Professionale ma solo perché partono da valori medi
iniziali più alti. Non si possono avanzare particolari interpretazioni, perché i
dati non lo permettono; si può solamente dedurre che gli studenti dei Licei si
dimostrano tendenzialmente “più reattivi”, e non solo in questo caso, rispetto
agli stimoli forniti dagli interventi degli esperti.
4.2.3. Liberalizzazione della droga: contrarietà immutata
“Rispetto al dibattito sulla liberalizzazione delle sostanze stupefacenti tu sei favo­
revole o contrario”
L’intervento non sembra aver inciso su tale tipo di orientamento che rimane
prevalentemente contrario alla liberalizzazione delle droghe. Le percentuali dei
contrari alla liberalizzazione delle sostanze diminuiscono leggermente dopo l’intervento, ma la differenza non è particolarmente significativa, come evidenziato
dal seguente prospetto che segnala le sostanze che hanno evidenziato gli scarti
più rilevanti fra il prima e il dopo:
82
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
Tab. 12.
Contrari alla
liberalizzazione
Amfetamine
Hashish
Ecstasy
Cocaina
Q entrata
Q uscita
79,2
58,8
86,7
86,1
75,8
53,8
79,4
79,7
La differenza fra le sostanze conduce ad una posizione diretta verso una
maggiore liberalizzazione per quanto riguarda le cosiddette droghe leggere o
“fumo” (“spinello”). Di contro, fra gli studenti si rileva anche una percentuale
fra il 15 e 20% contrario all’attuale libera circolazione di tabacco, alcolici e
superalcolici.
4.2.4. Difficoltà e ricerca di nuove sensazioni fra i motivi del consumo
“Ci sono persone che fanno uso di sostanze stupefacenti. Quali sono secondo te le
ragioni più importanti tra quelle elencate”
“Ci sono persone che non fanno uso di sostanze stupefacenti. Quali sono secondo te
le ragioni più importanti tra quelle elencate”
Le ragioni che vengono considerate più importanti nello spingere gli individui
a fare uso di sostanze psicoattive sembrerebbero essere le difficoltà personali, i
problemi familiari e anche il desiderio di provare sensazioni nuove. Le variazioni
tra il prima e il dopo gli interventi degli esperti non appaiono particolarmente
significative: l’incremento maggiore lo si ha nell’accentuare le difficoltà connesse
all’odierna condizione giovanile come fattore favorente il consumo di droghe.
In ogni caso persona e famiglia sono ritenuti i responsabili, in primis, dell’uso
di sostanze psicotrope e stupefacenti.
Le ragioni che vengono considerate più importanti nello spingere gli individui a non fare uso di sostanze psicoattive sembrerebbero essere, per i soggetti
rispondenti, il non sentire bisogno di provarle, né di emulare altri soggetti che
invece ne fanno uso, anche perché le droghe rappresentano un effettivo pericolo
per la salute. Come evidenziato nei riquadri sottostanti, le affermazioni degli
studenti sui motivi del consumo delle droghe, a seguito degli interventi operati
dagli esperti, non hanno subito sostanziali cambiamenti, se non un leggero
incremento della percezione che la proibizione della legge, con le conseguenze
negative associate, possa incidere nel distogliere dall’uso delle sostanze stupefacenti. Da sottolineare anche una quota non trascurabile di studenti che rimane
ferma sull’idea che se c’è l’occasione è difficile resistere alla possibilità di “provare”
83
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
le droghe.
Ci sono persone che fanno uso di sostanze stupefacenti. Quali sono secondo
te le ragioni più importanti tra quelle elencate?
Tab. 13.
Q. entrata
(valori medi)
Q. uscita
(valori medi)
Svago
Perché
sono
molto
diffuse
Perchè
lo
fanno
anche
gli altri
Per
problemi
e difficoltà
personali
Per
problemi
legati alla
condizione
giovanile
attuale
Gusto
del
proibito
Per
provare
sensazioni
nuove
4,2175
3,3540
4,5229
4,8893
4,7026
4,5554
5,0016
4,3294
3,6309
4,6040
4,9265
4,7811
4,4899
4,8934
Ci sono persone che non hanno mai fatto uso di sostanze stupefacenti. Quali
sono secondo te le ragioni più importanti tra quelle elencate?
Tab. 14.
Q entrata
(valori medi)
Q uscita
(valori medi)
non ne
hanno
mai avuto
occasione
non sentono
il bisogno di
provarle
Sono pericolose
per la salute
non ritengono
necessario fare ciò
che fanno altri
Sono
proibite
dalle leggi
3,0439
5,6575
5,5605
5,4098
3,7492
3,1483
5,3037
5,1273
5,1617
3,8492
Non si notano particolari scostamenti dal confronto tra le seconde e le terze
classi. Alcune differenze si riscontrano, invece, fra gli Istituti, dove appaiono più
sensibili alla variazione tendenzialmente quelli che si collocano fuori dall’area
urbana di Trento, vale a dire in contesti in cui, verosimilmente il fenomeno
della dipendenza è meno marcato, soprattutto per quanto concerne spaccio e
consumo di droghe illegali . E’ difficile, comunque, individuare le precise ragioni
dei cambiamenti, che, in ogni caso, rimangono sempre contenuti.
4.2.5. Aumenta la percezione di un fenomeno diffuso e vicino
“Quante persone conosci che fanno uso di queste sostanze”
Dopo gli interventi si può evidenziare una tendenza ad affermare da parte dei
soggetti rispondenti di conoscere un numero superiore di persone che fanno uso
84
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
di sostanze psicoattive. E questo vale per tutte le sostanze indicate nel questionario, con l’unica eccezione del tabacco e dei superalcolici (sostanze legali):
1 = Nessuna; 2 = 1 - 2 persone; 3 = da 3 a 5 persone; 4 = più di 5 persone
Tab. 15.
Sostanze
Inalanti
Psicofarmaci
Amphetamine
Ecstasy
Lsd
Crack
Cocaina
Eroina
Ketamina
Hashish
Tabacco
Alcolici
Superalcolici
Prima
intervento
1,58
1,46
1,41
1,65
1,44
1,32
1,67
1,40
1,22
2,72
3,62
3,82
3,67
Dopo
intervento
1,72
1,69
1,60
1,82
1,64
1,46
1,85
1,61
1,42
2,86
3,60
3,74
3,62
La domanda è stata formulata per tentare di comprendere, indirettamente,
il possibile grado di contiguità con la droga. Il fatto che, dopo gli interventi
degli esperti, si verifichi un innalzamento generalizzato della medie relative al
numero di persone consumatrici che si conoscono, appare in sintonia con una
acquisita maggior consapevolezza della diffusione delle droghe nella nostra
società e col fatto di non poter ignorare che con esse ci si deve confrontare
anche nel quadro delle relazioni interpersonali e sociali della vita quotidiana.
L’’intervento degli esperti sembrerebbe rendere i ragazzi più consapevoli della
“vicinanza” del problema.
Le sostanze verso cui si riscontra un maggior numero di persone “conosciute”
che ne fanno uso sono: alcolici, superalcolici, tabacco, hashish. Il dato va nella
direzione attesa, tenuto conto che tre di queste sostanze sono legali e diffuse sul
piano culturale e la quarta (l’hashish) rientra fra le cosiddette droghe leggere
(“fumo”) verso cui è attratta una parte di giovani alla ricerca di nuove sensazioni
e/o trascinata da “esperienze trasgressive”, di fuga e/o di sfida.
Per quanto concerne psicofarmaci e droghe pesanti i valori medi evidenziano
una debole contiguità con consumatori rientranti fra i propri conoscenti.
85
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
Dal confronto dei valori medi le variabili che registrano un cambiamento significativo seguono la tendenza generale. Non si notano particolari differenze tra
le seconde e le terze classi. Si può solo sottolineare come le classi seconde abbiano
medie più elevate prima e dopo l’intervento (forse gli studenti di questa età sono
meno condizionati dall’esprimersi con libertà). I ragazzi che frequentano i Centri
Professionali mostrano, globalmente, un incremento maggiore dei valori medi
dopo l’intervento, cioè affermano di conoscere un numero più alto di persone
che fanno uso di sostanze stupefacenti, così come incrementi significativi della
media si riscontrano anche in alcuni Istituti Tecnici di centri minori.
4.2.6. Alta consapevolezza dell’illegalità della droga
“Per l’attuale legislazione italiana le seguenti sostanze sono da considerarsi: droga
o non droga?”
La maggiore parte degli studenti considera le sostanze elencate come “droghe”
anche dopo l’intervento. Tuttavia, le percentuali, a parte qualche eccezione,
risultano essere leggermente più basse. Ecco il prospetto:
Tab. 16. Droga per la legge italiana
Sostanze
Ketamina
Eroina
Cocaina
Crack
Lsd
Ecstasy
Amfetamine
Hashish
Questionari
entrata
76,4
96,5
96,3
93,3
89,6
94,9
79,7
92,7
Questionari
uscita
83,0
89,8
89,8
89,4
87,8
89,6
81,7
87,5
Tab. 17. Non droga per la legge italiana
Sostanze
Tabacco
Alcolici
Superalcolici
Psicofarmaci
Questionari
entrata
74,6
83,5
77,2
56,7
Questionari
uscita
64,1
72,5
65,7
48,6
Il confronto sui valori medi rivela che le variabili che sottolineano un cam86
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
biamento significativo alternano tendenze in crescita o in calo connesse al tipo
di sostanza: alcolici, superalcolici, psicofarmaci, amfetamine, tabacco e ketamina
incrementano la percezione della loro illegalità, mentre le altre sostanze (le droghe
più “dure”) diminuiscono, seppur di poco, tale percezione. Va detto comunque
che rimane pressoché totale la percezione di illegalità delle cosiddette droghe
pesanti sia prima che dopo l’intervento degli esperti in aula.
Non si notano significative differenze tra le seconde e le terze classi. Si può
solo mettere in evidenza che le classi seconde hanno medie più elevate prima e
dopo l’intervento, ossia accentuano più delle altre il carattere di illegalità delle
sostanze. I Centri Professionali sono la tipologia di Scuola che mostra medie
iniziali e medie finali più elevate. Mentre alcuni Licei evidenziano gli scarti più
significativi tra i valori medi di entrata e di uscita, specie per quanto concerne
l’accentuazione dell’illegalità delle anfetamine.
4.2.7. Poca chiarezza sugli effetti delle sostanze nel produrre dipendenza
“Il consumo di queste sostanze può dare “dipendenza fisica” “dipendenza psicologica”
o “non dipendenza”
Le percentuali risultano essere talora contraddittorie. Dopo l’intervento negli
studenti permane non molto chiara la distinzione delle sostanze circa gli effetti
che producono nella direzione di creare forme di dipendenza. Ecco il quadro:
Il consumo di queste sostanze può dare: “dipendenza fisica”, “dipendenza
psicologica” o “non dipendenza”
Tab.18.
Sostanze
Eroina
Cocaina
Ecstasy
Crack
Lsd
Amfetamine
Superalcolici
Alcolici
Hashish e
marijuana
Dipendenza
fisica
Q.
Q.
entrata
uscita
73,4
69,1
72,6
65,1
64,0
55,5
60,5
60,1
56,2
52,4
52,8
57,6
52,1
46,9
47,4
44,6
47,4
43,3
Dipendenza
Psicologica
Q.
Q.
entrata
uscita
53,5
45,7
53,5
47,5
56,4
49,4
50,3
44,2
46,8
51,3
45,5
41,8
50,8
50,8
47,3
51,4
61,0
52,6
nessuna
Dipendenza
Q.
Q.
entrata
uscita
1,0
2,8
1,1
3,1
3,0
5,5
3,8
4,4
8,0
6,6
7,2
5,8
12,8
11,2
18,4
11,6
8,9
10,2
87
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
Dipendenza
fisica
Q.
Q.
entrata
uscita
44,6
49,5
43,7
43,6
41,7
50,6
40,7
54,1
Sostanze
Tabacco
Psicofarmaci
Inalanti
Ketamina
Dipendenza
Psicologica
Q.
Q.
entrata
uscita
62,5
55,5
60,6
57,0
45,7
39,3
37,3
40,8
nessuna
Dipendenza
Q.
Q.
entrata
uscita
8,0
6,6
7,0
7,5
16,6
12,5
10,2
7,8
E’ probabile che l’eccessivo numero di sostanze prese in esame o la non
esplicita attenzione dedicata dagli esperti sull’aspetto della dipendenza abbiano
provocato una non chiara capacità di distinzione da parte dei ragazzi.
4.2.8. Incerta percezione delle forme del controllo preventivo e repressivo
“Se la polizia ferma una persona che possiede un quantitativo modesto delle seguenti
sostanze cosa succede?”
Gli studenti a seguito dell’intervento rispondono più frequentemente che la
persona fermata con la sostanza “è denunciata alla magistratura” ed “è segnalata
agli organi competenti”, piuttosto che “è arrestata”. Rimane una tendenza a sopravvalutare le conseguenze sanzionatorie più gravi (di tipo repressivo) rispetto
a quelle di tipo preventivo e terapeutico. Si rilevano dati per certi versi contraddittori poiché, dopo gli interventi degli esperti, si notano ancora orientamenti
confusi per quanto concerne il sanzionamento delle sostanze, anche a prescindere
dalla loro connotazione legale o illegale. Nel seguente riquadro vengono indicate le posizioni relativamente ad alcune sostanze dai diversi effetti, escludendo
eroina ed alcool che si collocano su due poli estremi, nel senso che gli studenti
affermano anche sul piano delle conseguenze penali la pericolosità dell’eroina,
mentre ritengono l’alcool (vino e birra) assolutamente non sanzionabili:
Tab. 19. Provvedimenti di polizia in caso di possesso di sostanze
Sostanze
Cocaina
Ecstasy
Amfetamine
Hashish e
marijuana
Superalcolici
Tabacco
Denuncia alla
magistratura
Q.
Q.
entrata uscita
19,3
27,1
22,5
29,2
30,0
37,3
arresto
Q.
entrata
67,7
61,0
29,6
Q.
uscita
39,8
34,3
16,9
Segnalazione ai
servizi
Q.
Q.
entrata uscita
4,8
19,4
7,8
22,3
20,2
28,6
Sanzione
pecuniaria
Q.
Q.
entrata uscita
1,4
1,7
1,0
2,1
3,9
4,4
27,3
34,6
47,3
18,0
14,4
32,4
3,8
3,2
8,5
2,7
9,8
5,7
1,8
4,2
3,1
3,9
9,5
2,4
8,6
4,0
16,9
3,6
12,3
3,8
88
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
Sostanze
Psicofarmaci
Denuncia alla
magistratura
Q.
Q.
entrata uscita
12,0
19,6
arresto
Q.
entrata
4,8
Q.
uscita
7,0
Segnalazione ai
servizi
Q.
Q.
entrata uscita
15,0
14,9
Sanzione
pecuniaria
Q.
Q.
entrata uscita
5,3
6,1
Tab. 20. Nessun Provvedimento da parte della polizia in caso di possesso di sostan­
ze
Sostanze
Cocaina
Ecstasy
Amfetamine
Hashish e marijuana
Superalcolici
Tabacco
Psicofarmaci
Questionari
in entrata
1,6
1,4
10,5
1,9
60,5
84,0
57,3
Questionari
in uscita
3,2
2,9
7,3
3,1
58,4
73,7
46,0
Andando più nello specifico, per la maggior parte degli studenti non succede
nulla nel caso di possesso di superalcolici, sia prima che dopo l’intervento, permane, tuttavia, una quota considerevole di risposte che associano al consumo di alcol
risposte repressive. Gli stessi rilievi valgono anche nel caso degli psicofarmaci,
mentre sanzioni di rilievo sono immaginate per le anfetamine, l’hashish e l’ecstasy,
soprattutto come “denuncia alla magistratura” e “segnalazione ai servizi”, con un
loro considerevole aumento di percentuale dopo l’intervento che fa diminuire
di molto la convinzione che per esse scattasse inesorabilmente l’arresto.
4.2.9. Informazioni stereotipate?
“Le informazioni che possiedi sulla droga provengono prevalentemente da”
Relativamente alla provenienza delle informazioni possedute sulle droghe, colte
nel questionario d’ingresso, le risposte degli studenti si concentrano attorno alle
trasmissioni televisive (45,8%). Seguono articoli di giornali o letture specifiche
(15,3%), e, solo in secondo piano, gli amici (17,6%). La scuola (15,3%) e la
famiglia (1,3%) rimangono piuttosto marginali come fonti di informazione sulle
sostanze psicoattive. Tale dato riflette, da un lato, l’esposizione imponente ai
mezzi di comunicazione di massa degli adolescenti, e dall’altro, l’atteggiamento di
distacco dell’adolescente dagli ambiti istituzionali, soprattutto per questioni che
hanno a che fare con la “trasgressione”, e che forse non rende conto di quanto,
in realtà, sia la scuola e sia famiglia stiano facendo su tale problematica.
89
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
L’informazione ricevuta sulla salute e sugli effetti delle doghe durante il periodo
scolastico è considerata adeguata solo dal 15,5 % degli studenti, sufficiente dal
38,5% e lacunosa e insufficiente dal 43%.
4.2.10. Soddisfatti e “attratti”
Gli studenti si ritengono abbastanza soddisfatti del progetto, sia per i contenuti
degli interventi proposti sia per il metodo utilizzato. Leggermente inferiore risulta
essere la soddisfazione per l’organizzazione degli interventi.
Tab. 21.
Livello di soddisfazione
del progetto relativo a :
Media
Contenuti
Metodo
organizzazione
3,1578
3,1546
2,9014
La media è calcolata su valori di scala da 1 a 4 dove: 1 = per nulla soddisfatto; 2 = poco soddisfatto; 3 = ab­
bastanza soddisfatto; 4 = molto soddisfatto
Premesso che è una percentuale minoritaria quella che risponde ai quesiti circa
gli aspetti positivi e negativi del progetto, emerge dalle risposte che:
- i punti di forza evidenziati sono “il coinvolgimento con la classe da parte dei
professionisti che hanno tenuto l’intervento” (14,2) e “la preparazione dei
professionisti intervenuti” (5,7);
- i punti di debolezza, invece, sono indicati “nell’esiguità del tempo dedicato
agli incontri e alla poca numerosità degli incontri”.
La problematica che risulta essere più interessante per gli studenti è quella
relativa alle conseguenze sulla salute del consumo di droga e gli effetti delle
differenti sostanze sul cervello e sulle prestazioni fisiche.
Fra i suggerimenti degli studenti viene sottolineata la necessità di affinare la
conduzione del modulo sociale e di quello psicologico rendendoli più ricchi
di casi concreti e di esempi di vita reale. Il suggerimento ricorrente di dare più
spazio e più tempo a tali problematiche è un aspetto importante di come la
condizione adolescenziale percepisca, comunque, la necessità di confrontarsi
con testimoni ed adulti autorevoli. Si ritiene che tale suggerimento vada preso
con serietà e possa, anzi debba, essere raccolto, valutato e seguito dal corpo
insegnante della Scuola.
90
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
4.3. Rilievi e prospettive
La ricognizione dell’andamento del Progetto “Prevenzione delle dipendenze” attuato nelle Scuole del Trentino nell’a. s. 2004/05 permette di sottolineare che:
- i tre interventi, di due ore ciascuno, degli esperti del Ser.T (medico, psicologo
e assistente sociale) producono un aumento degli elementi conoscitivi delle
varie sostanze stupefacenti e psicotrope e una maggior consapevolezza delle
conseguenze associate al loro consumo sotto il profilo normativo;
- la maggiore consapevolezza sia degli effetti negativi sia degli effetti “positivi”
dell’assunzione di droghe sembra associarsi ad una accentuazione degli aspetti
di conoscenza “più sensibili” alla condizione psicologica e sociale dell’età
adolescenziale (divertimento, sfida, ricerca dei limiti, ecc…). Ciò significa che
i ragazzi, pur ancorati, nella stragrande maggioranza, agli schemi convenzionali
che fanno leva sui concetti di normalità, di salute e di “pericolosità” delle
droghe, tendono a cogliere, con curiosità, le valenze “ricreative” e quelle di
“sfida” insite nel consumo di certe sostanze;
- il progetto incontra la generale soddisfazione degli studenti che manifestano la
necessità di una continuità di attenzione sull’argomento, con approfondimenti
che potrebbero essere fatti propri dagli insegnanti della scuola;
- permangono incertezze su alcuni aspetti di conoscenza, soprattutto sul tipo
di dipendenza che procurano le varie sostanze e sulle conseguenze legali della
loro detenzione. E’ probabile che ciò sia il risultato del fatto che non tutti gli
interrogativi inseriti nei questionari d’ingresso e d’uscita siano stati realmente
e concretamente, per varie ragioni, affrontati dagli esperti;
- la “dispersione” e l’incongruenza rilevabile in certe risposte fornite sui
questionari induce a ritenere che lo stesso strumento (il questionario) debba
essere rivisto e semplificato, onde evitare che l’eccessivo appesantimento dei
quesiti possa falsare le risposte fornite;
- lo strumento di valutazione (il questionario) va riformulato anche nell’ottica
di presentare quesiti che poi vengano effettivamente affrontati, in modo
diretto, dagli esperti durante gli incontri e dagli insegnanti in fase di ulteriore
approfondimento;
- nella riformulazione del questionario di entrata e di uscita è necessario tenere
conto di alcuni (pochi ma chiari) obiettivi condivisi dagli “attori in gioco”,
verso cui orientare contenuti e modalità di esplicazione del progetto;
- i contenuti del progetto vanno ridefiniti pensando ad un maggior
coinvolgimento degli insegnanti delle singole Scuole nell’attuazione degli
interventi, eventualmente predisponendo materiale di supporto; inoltre i
contenuti dovrebbero prevedere un più diretto coinvolgimento del gruppo
classe, con percorsi interdisciplinari e diverse metodologie di lavoro (musica,
teatro, ricerca, giochi di ruolo, lavori di gruppo, mostre, ecc..);
- è auspicabile che il progetto si orienti da un livello informativo esteso, come
l’attuale, e che per forza di cose tende a produrre dispersione, a un livello
91
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 4
più riflessivo orientato sul tema centrale della responsabilità affrontato con
riferimento alle dinamiche: norma-trasgressione, salute-malattia, divertimentosballo, comportamento-rischio, sfida-crescita, crisi-fuga, ecc…. ecc…, dove
la sostanza rimane sullo sfondo di una problematica che investe direttamente
il modo di vivere, le interazioni con se stesso e le relazioni con gli altri.
92
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 5
Aspetti valutativi del Progetto legalità
condotto negli Istituti scolastici superiori
del Trentino nell'anno scolastico
2005/06
Il “Progetto Legalità” 11, denominato anche progetto di sensibilizzazione alla
convivenza, alla legalità e alla giustizia, rappresenta l’affinamento di un’offerta
formativa, di aggiornamento e di approfondimento su percorsi già autonomamente attivati dalle Scuole, che un gruppo di esperti (docenti universitari,
ricercatori ed operatori dei servizi) da alcuni anni sta proponendo agli studenti
e agli insegnanti degli Istituti Scolastici Superiori del Trentino sui temi della
convivenza, della legalità, della giustizia e della pena.
L’idea progettuale, sorta nel 1998 su input della Commissione provinciale per
i problemi della devianza e della criminalità e con la collaborazione di docenti
dell’Università degli Studi di Trento, della Sovrintendenza scolastica (prima) e
del Servizio Istruzione della Provincia Autonoma di Trento (poi), trova, oggi,
una fruttuosa collaborazione da parte di operatori appartenenti ai Servizi della
Giustizia minorile, del Penitenziario, della Mediazione, del Privato sociale e del
Volontariato12.
Il progetto, pur non essendo orientato, in modo specifico e diretto, sulla
problematica della dipendenza, affronta i temi della trasgressione, del rischio e
del consumo di alcolici e droghe, e ponendo al centro l’obiettivo della responsabilizzazione, si colloca in una dimensione promozionale e preventiva del disagio
sociale e dei comportamenti devianti.
L’elaborazione dei dati è stata effettuata da Rosemarie Callà
Negli anni 2004/05 e 2005/06, qui presi in esame, hanno collaborato al progetto, per la parte scientifica,
Bruno Bertelli (coordinatore dell’intero progetto e dei moduli A, E, F), Paolo Fortuna (per il modulo
B), Antonella Zanfei, Debora Nicoletto, Rita Pattelli e Mario Della Rocca (per il modulo C), Tommaso
Amadei e Chiara Marcozzi (per il modulo D), Rosemarie Callà (per la parte di elaborazione dei questionari d’ingresso e di uscita)
11
12
93
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 5
5.1. Le finalità
Lo scopo principale del “progetto legalità” è quello di favorire atteggiamenti
positivi nelle relazioni sociali e costruttivi nei confronti dei problemi della giustizia (sociale e legale) attraverso la promozione di un’informazione corretta e
ragionata. Tale finalità è perseguita con l’utilizzo di metodologie che cercano di
stimolare la riflessione degli studenti e sollecitare le loro risposte ad interrogativi concernenti le regole della vita sociale, le conseguenze delle proprie e delle
altrui azioni, la trasgressione, la reazione sociale, il funzionamento della giustizia
sociale e legale, il sistema delle sanzioni e delle pene, il risarcimento del danno,
la riparazione, la conciliazione.
L’intento non è solo quello di mettere in condizione lo studente di farsi
un’idea della problematica sul piano dell’informazione e dell’orientamento,
bensì di stimolare, attraverso chiavi di lettura puntate sulla responsabilità sociale
e individuale, un atteggiamento positivo e propositivo che, naturalmente, deve
essere sostenuto e ravvivato nel quadro delle iniziative e delle relazioni che
caratterizzano il percorso scolastico complessivo. Si ritiene, infatti, che per far
crescere nei ragazzi la consapevolezza della legalità e della pacifica convivenza
non basta un percorso di approfondimento, anche con la presenza di esperti
esterni, ma è necessaria una riflessione continuata e coinvolgente anche sulla
tipologia e sulle modalità delle relazioni umane e sociali che quotidianamente si
sviluppano nel mondo scolastico.
Il “progetto legalità” è stato strutturato, per l’a.s. 2005/2006, in sei moduli.
I moduli, di quattro ore ciascuno, sono, per contenuti e modalità, così articolati:
Modulo A
A partire dalla valutazione di alcuni comportamenti trasgressivi fornita dai ragazzi, tramite le risposte al questionario preventivamente somministrato, è stato
attivato un dibattito, anche col supporto di audiovisivi, centrato su:
- l’importanza delle regole nella vita quotidiana e le conseguenze delle nostre
azioni;
- la responsabilità individuale e sociale di fronte a comportamenti che trasgrediscono
la morale e/o la legge;
- la tutela di beni fondamentali e le funzioni delle norme penali.
Modulo B
A partire da alcune sollecitazioni fornite da casi concreti è stato attivato il dibattito, in presenza di un mediatore dei conflitti, su:
94
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 5
- i modi di percepire e di fare giustizia; - la risoluzione dei conflitti attraverso la mediazione (giustizia riparativa);
- significati e motivazioni nella ricomposizione dei conflitti;
Modulo C
A partire da alcuni casi reali di minori autori di reato sono stati attivati gruppi di lavoro fra studenti, con successivo confronto-dibattito, in presenza di esperti del Servizio sociale minorile, su:
- cosa succede al minore che commette un reato;
- chi fa che cosa per riabilitare il minore deviante;
- prospettive di responsabilizzazione e prevenzione.
Modulo D
A partire da documentari filmati all’interno di istituti carcerari è stato attivato un confronto-dibattito, in presenza anche di operatori e volontari del peniten-
ziario, su:
- l’articolazione dei sistemi penitenziari moderni;
- come si opera per la “ rieducazione” del condannato;
- i problemi della pena e la collaborazione degli Enti locali e della comunità nei progetti di reinserimento sociale dei condannati.
Modulo E
Approfondimento, con la proiezione di materiale audiovisivo (film e cortome-
traggio) dei seguenti temi: - la pena di morte nel mondo;
- la morte come pena negli U.S.A;
- le ragioni del sì e del no;
- vita, morte e diritto.
Modulo F
A partire dalla proiezione di un cortometraggio si apre un dibattito sulle “sfide del crescere” toccando in particolare le seguenti tematiche:
- quotidianità e progetto;
- rifiuto e delusione;
- malessere e falsi rimedi;
- i rischi dell’esperienza;
- avventura e responsabilità.
Gli insegnanti di riferimento di ciascun Istituto scolastico sono stati coinvolti sia
95
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 5
in fase di progettazione, con un incontro preliminare finalizzato ad illustrare e
discutere i contenuti e i metodi del progetto legalità proposto agli studenti, sia in
fase di attuazione, con la collaborazione relativa alla predisposizione dei calendari
degli incontri, dei supporti tecnici e burocratici per l’attuazione concreta, della
distribuzione a studenti ed insegnanti di eventuale materiale di supporto e di
approfondimento, della somministrazione dei questionari d’ingresso e d’uscita.
Agli insegnanti referenti è stata, infine, restituita la relazione di valutazione circa
l’andamento del progetto e dei risultati conseguiti.
In fase di attuazione degli incontri, dal punto di vista del metodo si è dato
ampio spazio alle esigenze manifestate dai ragazzi, sia in termini di conoscenza, sia
in termini di confronto. Relativamente ai contenuti di ciascun modulo, accanto
alla discussione, si è cercato di mantenere una base di informazioni essenziali in
grado di rendere conto della portata complessiva dei problemi affrontati.
Le tecniche del confronto, della discussione di casi, della percezione visiva
di realtà “sconosciute” hanno avuto ampio spazio e l’intervento dell’esperto ha
cercato di sostenere una riflessione orientata verso la responsabilizzazione personale e sociale delle condotte sociali dei giovani e degli adulti.
5.2. Gli Istituti scolastici che hanno aderito al progetto
Il Progetto Legalità è stato proposto a tutte le Scuole superiori del territorio provinciale, tramite comunicazione postale, sia cartacea che elettronica, e con uno
specifico incontro rivolto a tutti i referenti scolastici interessati al progetto.
Al “Progetto Legalità” 2005/2006 hanno aderito 15 Istituti scolastici così
ripartiti:
Tab. 22.
Sedi
Istituti scolastici
Trento
Rovereto
Altri centri
Totale
Istituti
tecnici e d’arte
4
2
4
10
Licei
2
3
5
Complessivamente sono stati attivati 60 moduli così suddivisi:
Modulo A (Trasgressione e responsabilità):
Modulo B (Conflitto - Mediazione):
96
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n.
n.
16
3
Capitolo 5
Modulo C (Giustizia minorile):
Modulo D (Pena, Carcere, Società):
Modulo E (Pena di morte):
Modulo F (Sfide del crescere):
n.
n.
n.
n.
11
7
14
9
Le Classi coinvolte sono state 70 così suddivise:
Prime
n. 7
Seconde
n 17
Terze
n. 5
Quarte
n. 20
Quinte
n. 21
5.3. orientamenti e atteggiamenti degli studenti
La problematica proposta dal “progetto legalità” è ampia e complessa ma è
“materia” che fa parte della quotidianità, sia in termini di rapporti sociali che di
comunicazione di massa. Gli studenti, nel loro modo di parlare, di comunicare e
di atteggiarsi, riflettono gli orientamenti stereotipati presenti nel loro ambiente
di vita. La maggioranza tende ad evidenziare, oltre ad una scarsa conoscenza dei
problemi, reazioni che appaiono dettate più dall’emotività che dalla razionalità.
Le questioni relative alla convivenza sociale e al rispetto delle regole sembrano
riguardare, o richiamare in primo piano, quasi sempre le responsabilità di altri
e non anche le proprie. Di conseguenza emerge una sostanziale sottovalutazione
delle conseguenze di certe azioni “trasgressive” che possono vedere coinvolti,
più o meno direttamente, i ragazzi stessi. Di converso quando si indicano, in
astratto, precisi reati, la pena che i ragazzi prevedono è “esageratamente” severa,
come se scattasse un meccanismo che li rende completamente estranei da quei
fatti perché riguardano indubitabilmente “altri” e “diversi” da sé.
Gli incontri del primo modulo hanno cercato di restituire ai ragazzi il loro
modo di rapportarsi alla “trasgressione”, fornendo stimoli sul significato e la
pratica della responsabilità, facendoli riflettere sul senso che le nostre azioni
e i nostri comportamenti hanno nel rapporto con gli altri e con le istituzioni.
Gli incontri dei moduli successivi, pur specifici nei contenuti, hanno puntato
alla costruzione di atteggiamenti razionali e socialmente produttivi di fronte a
problemi che possono suscitare forti reazioni emotive.
È stata effettuata una valutazione sui contenuti e gli orientamenti evidenziati
dagli studenti a seguito degli interventi, nonché sul loro livello di soddisfazione
e di proposta. Sono state somministrate schede finali a un campione di classi
partecipanti al Progetto in modo da rispecchiare la configurazione dei moduli
attivati.
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Capitolo 5
5.4. Valutazione finale (output) del Progetto Legalità 2005-2006
L’attuazione di uno o più moduli del progetto prevede la somministrazione di un
questionario iniziale (d’ingresso) e di una scheda di valutazione finale (questionario d’uscita). Il questionario d’ingresso è, peraltro, strumento fondamentale
per la conduzione del modulo A, quello incentrato sulle regole, la trasgressione
e la responsabilità.
Il questionario di valutazione iniziale cerca di rilevare il grado di conoscenza e
coinvolgimento dei destinatari (gli studenti) nella problematica, ed è costruito
con l’intento di conoscere posizioni, orientamenti e atteggiamenti dei ragazzi
nei confronti di alcuni aspetti specifici delle questioni da approfondire. La valutazione iniziale ha scopi prevalentemente orientativi per una maggior aderenza
del progetto formativo alle aspettative degli studenti.
La scheda di valutazione finale è predisposta per cogliere il grado di acquisizione
conoscitiva e il livello di gradimento e soddisfazione degli incontri effettuati. La
valutazione finale è svolta su un campione di classi partecipanti al Progetto ed
ha scopi prevalentemente orientativi per migliorare l’offerta formativa alla luce
dei risultati conseguiti e delle proposte avanzate dagli stessi studenti.
I questionari d’ingresso e le schede finali, predisposte dal gruppo di lavoro,
vengono somministrate a una distanza di circa 15 giorni dall’effettuazione degli
incontri (15 giorni prima per il questionario iniziale, 15 giorni dopo per la scheda
finale). Tali questionari e schede sono anonimi e sono predisposti in modo da
tutelare la privacy. Proprio per questa ragione è necessario avvertire il lettore sul
tipo di valutazione effettuato. Infatti, per comprendere il tipo di analisi svolta è
necessario precisare che non è stato possibile, proprio per tutelare in massimo
grado la privacy, svolgere dei confronti fra posizioni e orientamenti di singoli
individui prima e dopo l’intervento.
I confronti riguardano le intere classi, con un limite dovuto al fatto che il
numero degli studenti della stessa classe che hanno compilato il questionario
in entrata spesso non coincide col numero degli studenti che hanno compilato
il questionario in uscita. Per ovviare in parte all’inconveniente di comparare
situazioni non omogenee sono state aggiunte nel questionario in uscita alcune domande per verificare che il confronto fra i dati d’ingresso e quelli finali
riguardasse solo quegli studenti della classe che avevano partecipato a tutte le
fasi (compilazione dei questionari d’ingresso e d’uscita e presenza a tutti gli
incontri con gli esperti). Nonostante questo accorgimento molti studenti hanno mostrato “una perdita di memoria delle diverse fasi” o “una confusione fra
tipologie differenti di progetti cui avevano partecipato”. Pertanto, questi risultati
vanno letti con molta cautela cogliendo soprattutto le tendenze complessive che
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Capitolo 5
sembrano indicare.
Per il prossimo futuro è in corso di revisione la metodologia di raccolta dei
dati, sia nella fase iniziale che in quella finale, con l’obiettivo di individualizzare
il più possibile le risposte pur nel rispetto assoluto della privacy. In questo modo
sarà possibile fare delle valutazioni molto più articolate all’interno della stessa
classe, o gruppo di classi, e fornire dunque strumenti di conoscenza adeguati
per attività successive di approfondimento, di confronto e di stimolo da parte
degli insegnanti e dell’Istituto scolastico, a favore della crescita formativa degli
studenti.
Per il “Progetto Legalità” 2005/2006 sono state sottoposte a valutazione finale
n. 30 classi, corrispondenti a n. 27 gruppi – classe (per 3 casi di aggregazione
di 2 classi in un unico gruppo), così suddivise:
Classi coinvolte nella valutazione finale:
Classi 4^
Classi 2^
Classi 5^
Classe 3^
Classe 1^
10
9
5
1
5
Numero classi valutate per moduli:
Solo Modulo A
Modulo A + B
Modulo A + C
Modulo A +B + F
Solo Modulo E
Solo Modulo F
12
2
3
1
10
2
La valutazione è stata particolarmente incentrata sulle classi che hanno svolto
il modulo A (trasgressione/responsabilità), quello E (pena di morte) e quello F
(sfide del crescere).
5.4.1. Cambiamenti registrati nel gruppo - classe a seguito dell’intervento
Si riportano ora i risultati della valutazione condotta confrontando gli orientamenti iniziali e gli orientamenti finali degli studenti, registrati tramite i questionari d’ingresso e uscita. Si espongono innanzitutto le posizioni sui comportamenti
trasgressivi con la riproposizione dei quesiti, inseriti nei questionari, accompagnata da un commento circa le problematiche sottese e le possibili strategie
formative. Si continuerà con questioni connesse alla responsabilità individuale
di fronte alla legge, alla pena di morte, al grado di soddisfazione manifestato
dagli studenti e alle loro proposte migliorative del progetto.
99
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Capitolo 5
A. Comportamenti trasgressivi
Rispetto alle affermazioni sotto riportate cosa ne pensi? (un’unica crocetta per do­
manda)
Sottrarre denaro a un benestante:
-
all’occasione si può fare, tanto lui è ricco
è un fatto grave, così non si rispetta la proprietà altrui
si rischia il carcere, si tratta di un furto
è piuttosto normale che chi è nel bisogno si arrangi come può
Alcuni ragazzi, soprattutto i più giovani, tendono a cadere nella sindrome di Robin Hood
(risposta a e d). La maggioranza, tuttavia si divide fra la risposta c (conformismo legale) e quella
b (conformismo valoriale).
Insultare un vigile che applica il codice in modo fiscale
-
può capitare, è normale al giorno d’oggi
si rischia la denuncia
l’insulto è inutile e incivile
è giustificato se il vigile è fiscale
Dare “una lezione” al vigile è una tentazione che alcuni ragazzi provano senza valutane le
conseguenze. Quale senso di ingiustizia può essere se sono stato io a violare la legge? Come ricondurre
la responsabilità individuale e sociale nell’alveo del rispetto dell’altro, dell’autorità, delle leggi e nel
rispetto di me stesso? A questi interrogativi si possono dare risposte con casi concreti
Scrivere con lo spray su luoghi pubblici, treni o monumenti:
-
è un divertimento come tanti altri
se qualcuno se ne accorge può chiamare la polizia
si rovinano cose che sono di tutti
è un’espressione artistica che va rispettata
Una discreta percentuale di ragazzi tende a vedere come divertente e artistica la scrittura o i disegni
su luoghi pubblici. Qui si tratta di non mortificare “la vena artistica” ma di far comprendere
tempi, spazi, luoghi adeguati e l’importanza di rispettare “simboli culturali” che rappresentano
un patrimonio di tutti.
100
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Capitolo 5
Salire in autobus senza avere il biglietto:
-
la maggior parte delle volte non succede nulla
il rischio è una multa quasi certa
può capitare a tutti una dimenticanza
si fa un danno a un pubblico servizio
La maggioranza dei ragazzi tende a non considerare tale comportamento come “dannoso” per il
servizio. Incombe la “multa” come paura, spesso però non succede nulla. Quasi un “gioco” al rischio
che per alcuni ragazzi può diventare persino attraente. Una buona occasione per approfondire il
rapporto fra rischio, responsabilità e atteggiamento civico.
Allacciare le cinture di sicurezza:
-
lo faccio immediatamente come salgo in auto
spesso mi dimentico
per piccoli giretti non è necessario
le allaccio solo se seduto davanti
Qui il ragionamento e le considerazioni si focalizzano sui dubbi che qualcuno manifesta sull’utilità
delle cinture e sulla loro indispensabilità se il percorso da fare è breve. La prevenzione come
buona abitudine non è facile da far capire ai ragazzi in un’età in cui si accende nella loro vita
una luce per volta, spesso accecante e imperiosa, e dove diventa assai difficile tenere sotto controllo
contemporaneamente diverse situazioni. Dati (Istat – Aci) aggiornati e filmati sulla scicurezza
sono più eloquenti di qualsiasi convincimento sostenuto a parole.
L’immigrazione di persone da paesi poveri:
-
è un grave reato e fa crescere la criminalità
è comunque una risorsa per la nostra economia
è un processo inarrestabile che va regolamentato ma non punito
è un segnale particolarmente allarmante per la nostra cultura
In questa domanda si manifestano stereotipi e pregiudizi, convinzioni e distanze sociali, paure
e ragioni di fronte allo straniero, alla diversità. Meriterebbe un modulo di apprendimento a sé.
Le classi che già hanno affrontato il problema evidenziano risposte molto più calibrate. Qui la
responsabilità individuale e sociale nostra e dei ragazzi va giocata su due livelli spesso non disgiunti
fra loro: quello delle migrazioni e del rapporto coi migranti (milioni di italiani sono emigrati) e
quello della clandestinità e del rapporto con la legalità.
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Capitolo 5
Se un tuo amico si ubriaca:
-
mi fa pena, guarda come si è ridotto
una sbronza ogni tanto può capitare a tutti
un modo come un altro per divertirsi
meglio bere bibite analcoliche
Attenzione! Questa domanda rivela la diffusione (quasi sempre il 50% delle risposte) di
una mentalità aperta allo “sballo” attraverso una sostanza (l’alcol) culturalmente accettata a
“valorizzata”, i cui effetti, soprattutto indiretti, producono talora conseguenze nefaste. Far passare
il concetto di responsabilità sul filo dell’uso e abuso non è semplice, ma appare la via più realistica
e “incisiva”. Anche qui i dati di ricerche, di incidenti, i casi reali possono meglio delle parole
aiutare i ragazzi.
Se vedi qualcuno (ragazzo/a) che sta fumando droga (uno spinello) pensi:
-
sta rischiando di brutto
tabacco o marijuana non fa differenza, è solo fumo
francamente mi pare un po’ fuori
c’è chi ha il coraggio delle proprie azioni
Per la maggioranza il “fumo” è una fuga dalla responsabilità, ma per 1/3 dei ragazzi è
qualcos’altro: piacere, sfida, occasione, gioco, modo di stare con altri. Ragionare sulla
differenza legale e illegale a partire da ciò che culturalmente accomuna è far scoprire
una responsabilità che spesso deve porsi “fuori gioco”(né con la droga, né con questi
modelli culturali di consumo). Forse è chiedere troppo ai ragazzi. Ma loro sono attratti
dai “testimoni” che li aiutano ad ”andare oltre”.
Un tuo amico ti racconta di aver ricevuto una banconota falsa da €. 50 e di volerla rifilare al
rivenditore di panini durante l’intervallo scolastico. Tu:
-
cerchi di convincerlo che sta facendo una cosa sbagliata
non dici nulla, tanto è un problema suo
in cambio della confidenza gli chiedi un panino gratis
gli fai presente le conseguenze se viene scoperto
In questa domanda “gioca” molto il rapporto di amicizia e gli atteggiamenti sono sostanzialmente
3: chi ritiene che un amico possa fare queste cose per errore e quindi si cerca di convincerlo; chi
ritiene che chi fa quelle cose non è, o non è più, o non è mai stato un amico e quindi va lasciato
al suo destino e chi si fa complice con l’amico per trarne un illecito profitto. E’ evidente che la
non irrilevante percentuale di ragazzi che rispondono c) rappresenta un possibile target di soggetti
facilmente influenzabili, anche in negativo, da compagni di pari età. Forse sarebbe importante
per gli insegnanti della scuola porre attenzione per aumentare autostima e autonomia in questi
ragazzi. Nel contempo è auspicabile lo sviluppo nella classe di un clima solidale in grado di rompere
atteggiamenti marcati di tipo individualistico.
Rispetto a questi 9 comportamenti sono stati analizzati la direzione del
cambiamento (positivo/negativo), la natura del cambiamento (orientamento
edonistico – individualistico – normativo/sanzionatorio – normativo/valoriale).
102
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 5
Al fine di una miglior comprensione dei dati sotto riportati si precisa che:
- P significa un orientamento prevalente del gruppo-classe su risposte che
convergono verso il concetto di responsabilità, con riferimento o ai valori
(p/v) o alle conseguenze di tipo sanzionatorio (p/s).
- N significa un orientamento del gruppo-classe su risposte che sottendono la
negazione o la non considerazione della responsabilità, con riferimento o alla
giustificazione della condotta (n/g) o alla neutralizzazione dei suoi effetti per
ragioni ludiche (n/l).
- A significa un numero pressoché uguale di risposte P ed N (gruppo-classe
diviso su due distinte posizioni)
Dal confronto delle risposte fra i questionari di ingresso e quelli di uscita
emerge che si sono verificati il seguente numero di cambiamenti nell’orientamento sui comportamenti:
- Totale dei cambiamenti possibili:
243
- Totale dei cambiamenti possibili delle classi
che hanno svolto il modulo A
134
- Totale cambiamenti significativi realmente registrati:
96
- Da posizioni iniziali di N o A a posizioni finali di P:
63 (p/v = 37 e
p/s = 26)
- Da posizioni iniziali di P o A a posizioni finali di A o N:
33 (n/g = 28 e
n/l = 5)
Complessivamente si verificano cambiamenti significativi nell’orientamento
del gruppo-classe per poco meno della metà dei comportamenti “trasgressivi”
posti all’attenzione degli studenti. Questo significa che per alcuni comportamenti
l’orientamento iniziale del gruppo-classe rimane costante, anche dopo l’intervento, in una delle tre posizioni identificate (P, N, A). Va ricordato, peraltro, che il
questionario iniziale e finale contenente i 9 comportamenti “trasgressivi” sopra
riportati è stato somministrato anche ai 12 gruppi-classe che non hanno svolto
il modulo A, bensì solo il modulo E (pena di morte) o solo il modulo F (sfide
del crescere). In questi gruppi-classe, come era lecito attendersi, i cambiamenti
sono stati minimi per quanto concerne le 9 condotte “trasgressive” e le posizioni,
in taluni casi, hanno subito sbilanciamenti in positivo o in negativo in modo
del tutto “estemporaneo”.
Come tendenza generale si può però affermare che, tranne in pochissimi casi,
dopo l’intervento, si nota che:
- l’atteggiamento positivo prevalente (in entrata) rimane tale o si rafforza (in
uscita);
- l’atteggiamento ambivalente prevalente (in entrata) o rimane inalterato o
tende all’atteggiamento positivo (in uscita);
- l’atteggiamento negativo prevalente (in entrata) o rimane inalterato, o tende
103
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 5
all’atteggiamento ambivalente o positivo (in uscita).
Ciò dimostra come gli interventi abbiano comunque inciso nel favore una
generale tendenza negli studenti a vedere certe condotte in un’ottica più responsabilizzante.
Se infatti analizziamo la graduatoria dei trend significativi notiamo che:
- le risposte totali in P incrementano dopo l’intervento e ciò produce sia
un chiaro cambiamento di orientamento verso alcuni comportamenti sia
un maggior rafforzamento di tutto il gruppo- classe intorno a visioni più
responsabilizzanti (aumenta cioè nella classe il numero di risposte che
incrementano un atteggiamento positivo che era già inizialmente espresso
dalla maggioranza);
- le risposte totali in N calano dopo l’intervento e le posizioni tendono a farsi
più articolate, anche se alcuni comportamenti, come sotto specificato si
dimostrano molto “resistenti” ad ogni sorta di cambiamento;
- le risposte totali A rimangono sostanzialmente stabili anche se il dato nasconde
alcuni cambiamenti che si registrano da P ad A e da N ad A e che tendono a
neutralizzarsi reciprocamente sul computo complessivo.
Gli item che risultano più di frequente caratterizzati da un trend ambivalente,
con anche accentuazioni in negativo, sono:
- “Scrivere con lo spray su luoghi pubblici, treni e monumenti” (è un
argomento questo legato alla dimensione ludica dei giovani, talvolta molto
“autoreferenziale”);
- “L’immigrazione di persone da paesi poveri” (nei confronti del tema
dell’immigrazione c’è un generale atteggiamento ambivalente caratterizzato da
accentuazioni di “pericolo” e da visioni “difensive” );
- “Se un tuo amico si ubriaca” (la dimensione dello “sballo” occasionale appare
molto radicata);
- “Se vedi qualcuno che sta fumando droga (uno spinello)” (l’ambivalenza sulla
droga cosiddetta “leggera” è in espansione nel mondo giovanile e le contraddizioni
dei messaggi culturali al riguardo sono assai evidenti).
Effettuando il confronto fra le medie di risposta ad ogni comportamento,
prima e dopo l’intervento, calcolate secondo la formula P – N / T, [item positivi
(più responsabilità) meno item negativi (scarsa responsabilità) diviso il totale
delle risposte date], si nota un tendenziale andamento positivo (da -1 a 0 a +1
in rapporto al punto di partenza se negativo, ambivalente o già positivo). Ciò
vale, in generale, anche per quelle affermazioni sopra considerate come più
problematiche , fra cui “Se un tuo amico si ubriaca”, “Se vedi qualcuno che
sta fumando droga (uno spinello) pensi”. Tuttavia non tutte le classi vanno in
questa direzione: in particolare le classi 2^ sembrano manifestare più resistenza
104
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 5
al cambiamento di orientamento. Questi trend devono essere comunque presi
con molta cautela, non trattandosi di medie ponderate o medie standardizzate,
in considerazione, peraltro, della disomogeneità numerica fra chi ha compilato
il questionario in entrata e chi ha compilato il questionario in uscita.
I risultati, tuttavia, sembrano, in modo assai attendibile, suggerire che su certe
tematiche (alcol, droga, immigrazione) e sulle questioni che sottendono è forse
necessario soffermarsi di più anche da parte degli insegnanti di riferimento ed,
eventualmente, articolare lavori di gruppo, ricerche e quant’altro nel corso di
interi cicli scolastici.
B. Responsabilità giuridica
Se un ragazzo con più di 14 anni e meno di 18 anni, commette un reato è giuridicamente responsabile del fatto?
1. Sì, sempre
2. No, mai fino ai 18 anni
3. Si, se ha capacità di intendere e volere
4. No, perché la responsabilità è dei genitori
Ricordando che la risposta maggiormente pertinente è la n. 3, in modo più
o meno marcato aumentano i “sì” e diminuiscono i “no”. In 6 classi sparisce la
risposta che imputa la responsabilità ai genitori. Gli studenti, cioè, sembrano
acquisire non solo una maggiore consapevolezza delle trasgressioni che si configurano come reato, ma anche un maggior senso di responsabilità personale
per le proprie condotte.
C. Pena di morte
Ha senso la pena di morte oggi?
sì, per reati molto gravi (omicidio volontario e strage)
sì, anche per reati di violenza (stupro – pedofilia – sequestro di persona)
sì, anche per reati legati al traffico di armi e droga
no, non ha senso, perché non riduce la criminalità più pericolosa
no, non ha senso, per questioni umanitarie (la vita è sacra)
no, non ha senso, per questioni di diritto (lo Stato non può togliere la vita)
Sono 10 le classi (n. 3 classi 2^ , n. 2 classi 4^ e n. 5 classi 5^) che hanno
seguito il modulo E sulla pena di morte. Le classi che partivano da un atteggiamento favorevole rispetto alla pena di morte hanno, in buona parte, modificato l’atteggiamento dopo l’intervento, mostrando incrementi nelle posizioni
contrarie. Le classi che avevano palesato un atteggiamento contrario alla pena
di morte prima dell’intervento, dopo l’incontro con l’esperto conservano o raf105
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 5
forzano tale atteggiamento. Da evidenziare una classe 2^ che mostra un netto
miglioramento a seguito dell’intervento, con una diminuzione assai significativa
di coloro che si dichiarano favorevoli alla pena di morte (da 11 a 3). Questo
effetto è molto probabilmente legato al fatto che l’insegnante, dopo la somministrazione del questionario d’ingresso, ha coinvolto gli studenti in un lavoro
di ricerca che è stato poi utile quale base di discussione e di approfondimento
nel corso dei due interventi attuati dall’esperto. Il confronto sulla pena di morte
sembra rappresentare un ottimo “banco di prova” per gli studenti perché mette
in gioco l’equilibrio, non sempre facile da raggiungere, fra componenti emotive
e componenti razionali che intersecano inevitabilmente il tipo di problematica.
Un indicatore in questa direzione si è rivelato anche il modulo A che, laddove
è riuscito a stimolare, per interesse contingente degli studenti, un dibattito sui
modi di punire, ha favorito, in uscita, l’aumento di posizioni contrarie alla pena
di morte, sebbene quel gruppo-classe non avesse seguito il modulo specifico
sulla pena di morte.
D. Gradimento degli interventi
Esprimi il tuo grado di soddisfazione sugli incontri effettuati:
4. molto soddisfatto
3. abbastanza soddisfatto
2. poco soddisfatto
1. per nulla soddisfatto
Scala 1 – 4 : media complessiva: 2,8
Come valuti gli incontri cui hai partecipato in relazione ai seguenti criteri?
Tab. 23.
Molto
interessante
contenuti (le
cose che hai imparato)
metodo (esposizione delle tematiche)
organizzazione
(supporto della
Scuola)
continuità (supporto della Scuola)
abbastanza
interessante
Poco
interessante
Per nulla
interessante
4
3
2
1
4
3
2
1
4
3
2
1
4
3
2
1
106
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 5
Scala 1 – 4 :
media Contenuti
media Metodo
media Organizzazione
media Continuità
3,0
3,0
2,8
2,5
E. Interesse e suggerimenti da parte degli studenti
Gli argomenti considerati più interessanti dagli studenti sono stati indicati in: - Pena di morte (indicata da 16 classi);
- Problematiche relative alla droga, all’alcool e al fumo (indicata da 12 classi);
- Sicurezza stradale (indicata da 8 classi);
- Reati giovanili e sanzioni per i minori (indicati da 8 classi),
- Immigrati (indicati da 1 classe).
F. Aspetti positivi e negativi
Si nota un generale buon apprezzamento dei contenuti e del metodo. Si lamenta,
invece, il troppo poco tempo a disposizione, la poca possibilità di approfondimento degli argomenti. Spesso gli studenti sottolineano la preferenza per incontri
con maggiore dibattito e utilizzo di filmati.
Si è riscontrato da parte di alcuni studenti l’esigenza di essere gratificati e
divertiti dagli incontri considerati, cosa non sempre facile da raggiungere sia per
l’argomento trattato, sia perché rimane comunque necessario e indispensabile
stimolare la riflessione e, oggi, quest’ultimo aspetto tende ad essere percepito
come poco gratificante.
5.5. Riflessioni di sintesi
Il “progetto legalità”, dopo una sperimentazione pluriennale, ha acquisito una
fisionomia di fondo che offre alcune garanzie sul piano funzionale (principi
guida, consapevolezza degli attori, modello organizzativo); nello stesso tempo
necessita di continue innovazioni sul piano delle metodologie, degli strumenti
di supporto, degli stili e dei linguaggi comunicativi.
L’analisi valutativa degli incontri progettuali svolti nell’a.s. 2005/2006 sembra
evidenziare una confortante incisività del Progetto Legalità nel rafforzare, in
generale, orientamenti sociali più responsabili da parte degli studenti e quindi
evidenzia una discreta “forza preventiva”. Rimane tuttavia una piccola quota di
studenti che appare poco permeabile, nella direzione di una maggior responsabilizzazione, rispetto ad alcune delle tematiche affrontate (immigrazione,
107
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 5
“alcol”, “spinello”, pena di morte…..). É importante quindi migliorare la proposta e coinvolgere in modo più mirato le singole Scuole su percorsi autonomi
di prevenzione ed educazione specifica. Le quattro ore con gli esperti per ogni
modulo devono, soprattutto per alcune delle problematiche sopra evidenziate,
essere potenziate da riflessioni e lavori precedenti e successivi svolti sotto la guida
degli insegnanti, in modo tale da poter coinvolgere gli studenti per almeno una
quindicina di ore, che rappresentano, secondo qualificati riscontri scientifici,
la soglia minima affinché un progetto possa produrre effetti significativi nella
stabilizzazione degli orientamenti.
Il Progetto Legalità nasce all’esterno della Scuola (Provincia – Università – Ministero della Giustizia) per rispondere ad esigenze avvertite come importanti e
prioritarie dalla Scuola stessa (promozione del benessere e di relazioni costruttive)
e dalla società civile (promozione della legalità e prevenzione delle devianze sociali
fra le giovani generazioni). E’, dunque, un progetto che rappresenta un’occasione,
o se si vuole, uno stimolo, per la riflessione e la responsabilizzazione su temi che
“tagliano trasversalmente” la nostra esistenza e ci interrogano continuamente
sul nostro modo di essere nella società e nelle relazioni con gli altri. In tal senso
il progetto non può definirsi esauriente né tanto meno esaustivo: proprio per
il suo carattere di proposta “esterna” per la riflessione, deve essere ripreso, negli
stimoli che fornisce, per percorsi di approfondimento o di azione che la Scuola
stessa autonomamente può (forse deve) costruire.
Si è già ribadito negli anni passati e si continua a ribadire oggi che la prospettiva ideale è quella di una Scuola messa in grado di organizzare autonomamente
percorsi integrati (fra i diversi insegnamenti) di educazione alla relazionalità,
alla convivenza, alla legalità, alla giustizia e dove gli esperti esterni (studiosi ed
operatori) potrebbero essere coinvolti per differenti aspetti: a) di valutazione
(sia iniziale di fattibilità e di coerenza, sia finale per capirne l’efficacia); b) di
aggiornamento sulle problematiche affrontate, c) di partecipazione a incontri e
dibattiti ad hoc, integrativi di percorsi già attivati, da svolgersi in classe o nella
Scuola.
Gli Istituti scolastici che da tempo aderiscono al progetto stanno già muovendosi, alla luce dell’autonomia che li caratterizza, in questa direzione. L’auspicio è
che gli ambiti istituzionali e non, implicati nel processo di crescita di un sistema
educativo all’altezza delle sfide che il nostro tempo pone, siano consapevoli
dell’importanza di sostenere fattivamente gli attori che intraprendono percorsi
di questo tipo.
108
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Capitolo 56
La rappresentazione delle droghe nella stampa e nella televisione: contenuti e possibili effetti
6.1. Introduzione *
Questa ricerca si ripropone di analizzare come differenti tipi di droga13 siano
rappresentati dai mezzi di comunicazione (in particolare la stampa quotidiana),
e se quanto da essi riportato influisca sulla rispettiva immagine che il pubblico
ha di tali fenomeni.
L’analisi quindi si concentra essenzialmente su due variabili: da una parte il
mezzo di comunicazione (stampa in primis e televisione), e dall’altra l’individuo,
che nel suo quotidiano interagire con questi mezzi costruisce una propria idea
del reale e di conseguenza reimposta le proprie azioni. Come lo stesso Bandura
tiene a precisare, i processi di apprendimento che costruiscono gran parte delle
nostre possibilità di azione, vengono sviluppati mediante l’osservazione del
comportamento altrui, non solo attraverso l’esperienza diretta, ma anche, e soprattutto nelle società attuali, attraverso l’esperienza mediata (Bandura, 1979a,
b). Questo è il caso specifico dei media.
L’utilizzo di sostanze che alterano lo stato emotivo e la coscienza di un individuo non sono di certo una novità degli ultimi trent’anni. Anzi, nella maggior
parte dei casi sono sempre state parte integrante della cultura e dei costumi
di diverse società. Datato è anche il dibattito sulla loro accettazione o sul loro
rifiuto. Tuttavia, mai come a partire dagli anni 60’ la presenza di determinate
sostanze all’interno della società occidentale ha creato tanta attenzione da parte
dell’opinione pubblica. Non sola medici, ma sempre di più criminologi, legi-
*
Questo capitolo è stato realizzato in collaborazione con Luca Mariotti che ha condotto l’analisi delle
principali ricerche pubblicate in Germania nel settore qui considerato.
13
In questa ricerca il termine “droghe” sarà utilizzato come termine generico per definire tutte quelle
sostanze che provocano alterazioni dello stato di coscienza e/o dipendenza; in questo senso anche alcol,
tabacco e medicinali sono inclusi. Sarà invece specificata, quando necessario, la distinzione tra sostanze
legali e illegali.
109
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
slatori, politici, psicologi, sociologi e pedagoghi sono interessati e si esprimono
sull’argomento. Questo fatto conferma da una parte l’importanza che tale problema ha assunto nella nostra società, e dall’altra l’interesse costante nel chiedersi
dove ricercare le cause.
A questo proposito le discipline coinvolte sono state e sono tuttora molte. La
principale distinzione che viene fatta è relativa alla dimensione del problema;
le cause sono da ricercarsi nell’individuo e nella psiche della persona? O sono
piuttosto da ricercare nell’ambiente in cui l’individuo interagisce, nella famiglia,
nel gruppo di riferimento, nella società?
La diffusione del fenomeno soprattutto tra i giovani che si è avuto negli ultimi trent’anni ha reso in molti casi inutilizzabile l’approccio “patologico” che
fino a quel momento aveva dominato le ricerche sulla dipendenza (Reuband,
1994, 1976). Al contrario, gli sviluppi della sociologia della devianza, e della
criminologia, sebbene non scartino totalmente l’importanza del singolo nel
fenomeno (tema peraltro al centro dell’indagine della criminologia positiva di
inizio secolo), si concentrano principalmente sul soggetto inserito nell’ambiente
sociale. Al centro dell’attenzione è da sempre la famiglia, anche se nell’età adolescenziale il gruppo dei pari e degli amici ha guadagnato sempre più attenzione
da parte dei ricercatori.
In sintonia quindi con quanto affermato da Bandura, l’utilizzo di droghe è un
comportamento la cui natura e riti di utilizzo sono appresi attraverso l’osservazione dei comportamenti altrui, in particolare coloro che ci stanno vicino. Tali
modelli comportamentali sono prima di tutto assimilati sotto forma simbolica
dal soggetto che osserva, e solo successivamente, attraverso ripetizioni e rinforzi
positivi sulla validità del comportamento, sono sia appresi sia utilizzati. Se questi
sono nella maggior parte dei casi mediati nell’esperienza diretta attraverso il contatto con le agenzie di socializzazione primarie, non è da escludere l’importanza
che i mezzi di comunicazione hanno assunto in questo ruolo all’interno della
società occidentale negli ultimi decenni (Bandura, 1979a, b).
Da una parte quindi i mezzi di comunicazione, che mediano informazione
su una fetta enorme del reale e pervadono la vita dell’individuo, dall’altra l’individuo stesso, il cui bagaglio e possibilità di esperienze e conoscenza diretta è
strettamente limitato. Conoscenze ed esperienze che al giorno d’oggi più che mai
sono in gran parte formate da ciò che apprendiamo indirettamente attraverso
la comunicazione, in particolare per quegli ambiti del reale di cui non abbiamo
esperienza diretta. Contrariamente all’allarmismo che negli ultimi anni ha provocato la diffusione del consumo di sostanze stupefacenti, tale fenomeno è vissuto
in prima persona solamente da una piccolissima parte della popolazione; da dove
provengono quindi le informazioni che soprattutto i giovani acquisiscono sulle
110
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
droghe? Se naturalmente la comunicazione all’interno del gruppo dei pari è la
fonte primaria di apprendimento per un adolescente in molti ambiti del reale,
risultati di un sondaggio mostravano chiaramente come per il 60% dei giovani la
principale fonte di informazione sul tema fossero giornali e televisione (Hoppe,
1983; Reuband, 1976).
Dunque i mezzi di informazione giocano un ruolo non secondario nel mediare
la conoscenza sul fenomeno delle droghe, e su questa base possiamo affermare
che l’obbiettivo di questa ricerca è di analizzare il contenuto di quanto passato
dall’informazione cercando di verificare due ipotesi:
a. La realtà sul fenomeno delle droghe presentata dai mass media non riflette
pienamente la realtà delle cose e nasconde stereotipi, contraddizioni e
pregiudizi.
b. L’immagine così proposta si riflette a sua volta nei giudizi, nelle aspettative e
nella conoscenza che l’individuo ha del fenomeno.
Il secondo paragrafo si occuperà quindi dell’analisi del contenuto e di verificare la prima ipotesi, mentre nel terzo e quarto paragrafo sarà posta l’attenzione
sui meccanismi attraverso cui i mass media agiscono sulla persona, senza però
dimenticare l’importanza del contesto sociale in cui il soggetto agisce.
Un’immagine del fenomeno sufficientemente completa può essere presentata
solo se si tengono in considerazione le due principali dimensioni d’analisi, quella
micro e quella macro.
Nella prospettiva “micro” l’analisi è condotta in modo specifico e attento sul
contenuto di particolari media, presentandone le caratteristiche ritenute più significative, quali: aspetto degli articoli, tematizzazione del problema, linguaggio,
pregiudizi, stereotipi, solo per citarne alcuni. Tale modello di ricerca permette
di evidenziare nel dettaglio come l’argomento droghe sia presentato dai mezzi
di comunicazione, e permette quindi di ipotizzarne le possibili conseguenze sul
pubblico.
Dall’altra parte invece, e in particolare nella letteratura anglosassone, l’attenzione si è concentrata su di una prospettiva “macro”, volta ad evidenziare
in particolare gli affetti di Agenda-Setting sul pubblico. L’interesse non è più
rivolto alle caratteristiche del tema, quanto piuttosto a come l’argomento, nel suo
significato di “problema sociale”, si colleghi ad altri “attori sociali”. Il tema droga
viene considerato nel suo significato generale e si valutano le rispettive relazioni
tra mass media, opinione pubblica, realtà e attori politici. Si vuole in particolare
ricercare come la copertura mediale di tale argomento influenzi l’agenda del
pubblico e se ciò è ricollegabile all’azione delle strutture di potere, che nel caso
americano sono rappresentate, in particolare, dalle politiche presidenziali.
111
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
Le due differenti dimensioni teoriche cui questi due approcci fanno riferimento non permettono un’analisi congiunta delle ricerche condotte. Saranno
infatti per prima cosa analizzati gli studi volti a evidenziare gli aspetti salienti
del contenuto mediale, e successivamente i processi di Agenda-Setting collegati
alla copertura mediale del tema droghe.
6.2. analisi del contenuto di carta stampata e televisione
6.2.1. Approcci teorici sul ruolo dei mezzi di comunicazione nel trasmettere infor­
mazione sulle droghe
L’affermazione di Singer/ Singer “in a sense, it can be argued for the child for
the past two decades that television may be considered a member of the family”
(Singer & Singer, 1980, p. 38), riguardo al ruolo dei mass media nella società
occidentale attuale, evidenzia la necessità di non sottovalutare il ruolo dei mezzi
di comunicazione nello studio e nella elaborazione di strategie preventive per
quanto riguarda il consumo di droghe.
Data sia la vastità del fenomeno e la sua assunzione a problema sociale dalla
stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, negli ultimi decenni si sono
succedute numerose ricerche volte a evidenziare prima di tutto il contenuto di
quanto riportato al riguardo dai media, dopodiché l’analisi dei possibili effetti
sul pubblico.
Se accostiamo l’argomento da un punto di vista più critico, numerosi soggetti
hanno contribuito al processo definitorio di “droghe” ed in particolare, come
vedremo qui di seguito, per quanto riguarda le droghe illegali. Come lo stesso
Weßler (1999) sottolinea, a definire il luogo comune della pericolosità sociale
delle droghe, e a chiederne costantemente l’abolizione, hanno contribuito negli ultimi trent’anni numerosissime istituzioni sociali e professionisti (polizia,
giudici, medici, così come la famiglia, la scuola, gli operatori sociali etc.). Tra
questi naturalmente non deve essere dimenticato il ruolo dei mass media come
mezzo di diffusione e amplificazione.
La molteplicità degli attori coinvolti nella discussione, e non meno importante
la molteplicità dei metodi di ricerca utilizzati, hanno prodotto due ipotesi tra
loro in contraddizione sul ruolo che i mezzi di comunicazione di massa giocano
nell’ambito del “problema droghe” e dipendenze (Weßler, 1999; Schenk, 1984;
Hoppe, 1983). Due sono le scuole di pensiero:
a. Da una parte i media sono percepiti da un punto di vista strumentale; in questo
caso sono assunti a strumento efficace e potente nella lotta contro il consumo
112
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
di queste sostanze. L’attenzione è rivolta alla possibilità che attraverso i propri
messaggi i mezzi di comunicazione possano trasmettere, e quindi creare, un
clima di attenzione sull’argomento e di conseguenza mediare informazioni
riguardo alla pericolosità e gli effetti che un uso sbagliato di queste sostanze
possono provocare. All’interno di questo processo il mezzo di comunicazione
svolge un ruolo di trasmettitore di messaggi diretti e indiretti che possono
essere codificati in pubblicità, notiziari, film e non di meno campagne mirate
alla prevenzione di questi comportamenti.
È necessario sottolineare comunque come l’efficacia di tali mezzi di
informazione non sia da considerate illimitata; la scelta del mezzo, del tipo
di messaggio e non di meno del destinatario non deve essere trascurata. A
questo proposito Stoffers (1984) ha analizzato ad uno ad uno i tipi di messaggi
proposti dalla carta stampata e ne ha giudicato l’efficacia sul piano della
prevenzione. Egli ha distinto le seguenti categorie:
1. Fatti di cronaca: sono gli articoli su fatti di attualità che si trovano principalmente nei quotidiani. Sebbene non siano prevedibili effetti sugli atteggiamenti nel breve periodo, nel lungo termine è possibile una presa di
coscienza sul problema. Molto dipende naturalmente da come il fenomeno
viene riportato e quale giudizio sia dato su di esso.
2. Scandali: riporta solamente aspetti particolari e limitati della realtà. Il problema non è avvertito come una minaccia reale dal pubblico e non appena
il tema perde le qualità di “scandalo” sparisce dall’agenda dei media e quindi
dalla coscienza collettiva. Hanno il pregio di informare sull’esistenza di fatti
che altrimenti rimarrebbero sconosciuti.
3. Presentazioni sul piano umano e personale: questa categoria comprende
storie di vita reali e tragedie raccontate in prima persona che mirano alla
sensibilità del lettore. Il coinvolgimento e l’invito alla riflessione sono da
una parte armi fondamentali per influenzare il soggetto, dall’altra hanno
in sé il rischio di essere male interpretati e portare ad effetti opposti.
4. Pubblicazioni scientifiche/semi-scientifiche: da una parte difficilmente raggiungono il soggetto obbiettivo del tentativo di prevenzione, dall’altra
hanno il pregio di informare e sensibilizzare categorie di persone che
possono fare da mediatori verso tali soggetti (quindi insegnanti, genitori,
pedagoghi ecc.).
5. Inserzioni: la loro efficacia è stato oggetto di studio a seguito di numerose
campagne di sensibilizzazione che hanno usato tale forma come mezzo
di diffusione. I loro elevati costi comunque ne rendono l’uso limitato e
oneroso.
Per quanto riguarda in particolare il fenomeno delle campagne sociali e di
informazione, queste necessitano di essere trattate separatamente. La vastità degli
studi condotti al riguardo e i numerosi approcci teorici sulla loro efficacia, le rendono un fenomeno a se stante dalla normale programmazione qui analizzata.
113
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Capitolo 6
b. Dall’altra parte invece troviamo una posizione critica nei confronti dei media;
in questo caso l’accusa verso i loro effetti copre più tematiche. Per prima cosa
la rappresentazione che i media fanno delle droghe concorre a creare “moral
panics”, a drammatizzare eccessivamente il fenomeno, e di conseguenza
contribuiscono a gettare le basi per un inasprimento delle misure di repressione
e per il mantenimento di un atteggiamento negativo e poco razionale nei
confronti di chi usa determinate sostanze. Non solo, allo stesso modo i
mass media contribuirebbero a diffondere conoscenze, interessi, modi d’uso
riguardo le droghe. In questo caso viene argomentato che, rappresentando i
mezzi di comunicazione una modalità attraverso cui l’individuo sempre più
spesso esperimenta situazioni che non appartengono alla sfera dell’esperienza
diretta e che l’uso così come la presenza di droghe non viene vissuta sempre
in prima persona, tali mezzi possono fungere da mediatori di tali conoscenze
e quindi stimolare interessi e curiosità che altrimenti non sarebbero affiorate.
L’accusa in questo caso è mossa in particolare verso quei tipi di articoli o
programmi che offrono un’immagine “positiva” e attraente delle droghe. Basti
pensare alle pubblicità sulle droghe legali (Lehmann, 1984; Schenk, 1980,
1984; Hanneman, 1976; Winick, 1976), ai film nei quali tali sostanze sono
consumate da personaggi con cui lo spettatore molto spesso si identifica e di
cui ha ammirazione (Hoppe, 1984, 1983). È il caso infatti di programmi e
film in cui il consumo di queste sostanze viene inserito in un contesto di lusso
e di eccesso, coinvolgendo personaggi prominenti del mondo della musica e
dello spettacolo che molto spesso impersonano idoli ed esempi per il pubblico
(Blandow/Wechsung, 1974, p. 203).
Se tali contraddizioni si presentano al ricercatore nel momento in cui affronta
l’argomento, è ovvio chiedersi come tale ambivalenza di effetti sia vissuta dal
soggetto che percepisce il messaggio. Considerando che i mezzi di comunicazione
sono una delle modalità principali attraverso cui i giovani vengono a conoscenza
del problema droghe14 (Gaedt, 1976, p. 80), è facile intuire che la presenza di
messaggi contradditori che da una parte incentivano a dell’altra demonizzano il
consumo di droghe producano effetti che non devono essere sottovalutati. Tale
situazione infatti può essere per il momento interpretata solamente attraverso
presupposizioni teoriche circa le informazioni cui attingono i giovani per costruire la propria esperienza su di un argomento, e a quali fonti essi diano più
attendibilità (su tale ci si sofferma nei prossimi paragrafi).
14
Nel 1976 Geadt e Gaedt rilevarono come il 60% degli studenti intervistati giudicasse la carta stampata il
mezzo attraverso il quale più spesso vengono a conoscenza del fenomeno droga. Il restante 28% nominava
la televisione e l’11% la radio. Considerando l’importanza assunta dai mezzi di comunicazione di massa
negli ultimi trenta anni, ci si può aspettare che le proporzioni a favore della televisione siano cambiate,
ma l’importanza dei media sia rimasta la stesa, se non aumentata.
114
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Capitolo 6
Un esempio non poco discusso è il caso del film “Christiane F. e i ragazzi dello
zoo di Berlino”15. L’efficacia riconosciuta al fatto di drammatizzare e porre sul
piano dell’esperienza personale il problema della dipendenza attraverso l’uso di
storie di vita reale, è stata messa in discussione soprattutto per il fatto che con
tale rappresentazione si finisce per eroicizzare il protagonista consumatore, e
quindi si rischia di proporre ai giovani l’immagine di uno stile di vita alternativo,
in alcuni casi attraente, e allo stesso tempo di incentivare la prospettiva che si
possa uscire con relativa facilità dalla dipendenza (Stoffer, 1984, p. 47; Hoppe,
1983, p. 36).
Lo stesso messaggio può avere effetti diversi a seconda di quale delle due
correnti di pensiero qui proposte si tenga in precipua considerazione. A questo
punto è necessario, per poter comprendere meglio il fenomeno, passare all’analisi
dettagliata del contenuto dei messaggi che negli ultimi decenni hanno portato il
problema “droghe” alla ribalta dell’opinione pubblica nel quadro della coscienza
della cultura occidentale.
6.2.2. Analisi del contenuto di carta stampa e televisione
Una prima distinzione deve essere fatta tra i due principali mezzi di comunicazione qui analizzati. Televisione e carta stampata, in particolare quotidiani
a diffusione nazionale, sono i due strumenti che negli ultimi trenta anni sono
stati oggetto di ricerca. Un confronto di tipo quantitativo però non è in questo
caso possibile. Metodologia di analisi dei contenuti, nonché quantità e qualità
delle ricerche effettuate non permettono per ora di comparare i risultati in modo
significativo.
Abbiamo quindi da una parte la televisione, la quale, data la quantità di
messaggi e programmi proposti costantemente e 24 ore su 24 richiede un
notevole impegno economico e di tempo per essere analizzata. Inoltre risulta
particolarmente difficile stimare quale target di ascoltatori sia stato raggiunto e
quale no da determinati messaggi. Dall’altra parte abbiamo la carta stampata,
che nonostante la numerosità di pubblicazioni che rende impossibile un’analisi
esaustiva, permette un’analisi delle testate più diffuse e anche una stima abbastanza precisa del tipo di pubblico raggiunto da queste pubblicazioni (Hoppe,
1983, p.133).
È per questi motivi che la nostra analisi prenderà in considerazione i due
mezzi separatamente e solo alla fine tenterà un confronto che metta in evidenza
Film prodotto in Germania nel 1981 e tratto dall’omonimo romanzo. Il film, così come il libro si basano sulla storia vera di un gruppo di giovanissimi tossicodipendente nella Berlino di fine anni 70’. Titolo
originale: “Christiane F. Wir Kinder vom Bahnhof Zoo” Solaris Filmproduktionsgesellschaft, 1981.
15
115
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Capitolo 6
similarità e divergenze tra le immagini della realtà proposte da entrambi i mezzi.
Se da un lato è stato stimato come circa 5000 importanti ricerche siano state
condotte nell’ambito dei Paesi occidentali, per rilevare, negli ultimi tre decenni,
gli effetti sul pubblico della violenza in televisione e al cinema (Kunczik, 1993,
p. 98), dall’altro lato va rimarcato come la rappresentazione delle droghe e del
problema della dipendenza non abbia ricevuto così tanta attenzione. Il numero
esiguo di studi condotti, in confronto con quelli fatti sui quotidiani, suggerisce
di affrontare il tema televisione solamente in un secondo momento.
La carta stampata
Nonostante negli ultimi decenni i mezzi di informazione audio-visivi, come ad
esempio la televisione, abbiano subito un’espansione senza precedenti nelle case
e nella vita dei cittadini che fanno parte della società occidentale, due fattori
giocano a favore della stampa per quanto riguarda questo ambito di ricerca: da
una parte la quantità e la qualità di informazione trasmessa, dall’altra il fatto che
i quotidiani, in particolare, restano ancora il principale mezzo di informazione
per il pubblico su questo tema (Rose, 1995). La scelta, effettuata nella stragrande maggioranza delle ricerche condotte, di analizzare quotidiani nazionali
di rinomata qualità, è dovuta alla volontà di studiare un tipo di informazione
che, sebbene non raggiunga tutti gli strati e gruppi della popolazione, viene
comunque riconosciuto come una delle forme più attendibili di informazione
presenti sul mercato della stampa. Ci si aspetta quindi che quanto proposto in
queste testate rifletta nel migliore dei modi “l’oggettività” delle cose e la veridicità
dell’informazione (Wormser, 1976). Tale ipotesi resta comunque da verificare.
L’analisi del contenuto che verrà qui di seguito proposta riassume i risultati
di diverse ricerche condotte negli ultimi trenta anni sul tema. Nonostante
tutte analizzino quanto riportato dai quotidiani riguardo al problema droghe,
un confronto di tipo quantitativo dei risultati non è possibile. Ciò è dovuto
principalmente alle numerose differenze di metodo utilizzate dai singoli autori16
differenti testate, diverso arco temporale preso in considerazione, diverso metodo
di ricerca e poi classificazione degli articoli, non unanime scelta delle variabili
del fenomeno da prendere in considerazione. Queste e molte altre differenze,
così come la varietà degli aspetti emersi dall’analisi di queste ricerche, hanno
richiesto un lavoro di ri-categorizzazione delle variabili, che per comodità di
interpretazione sarà ora proposto all’interno delle seguenti categorie.
16
La mancanza di sintonia metodologica tra le diverse ricerche condotte in Germania non ha finora
permesso alcun confronto di tipo longitudinale tra i non numerosi studi a disposizione. Tale mancanza
è stata molto spesso evidenziata dagli stessi autori (Weßler, 1999; Rose, 1995; Meudt, 1979), ma sta di
fatto che anche le ricerche più recenti tendono ad utilizzare metodi diversi e nuovi che, solo in parte,
possono permettere comparazioni.
116
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Capitolo 6
a. Caratteristiche della forma: con questo termine si intendono la frequenza
con cui determinati articoli vengono proposti, la loro lunghezza, il carattere
utilizzato per il titolo e per il testo, l’uso di colori, foto e grafici, così come
l’utilizzo di determinati stili linguistici.
Come lo stesso Weßler (1999) precisa, queste caratteristiche sono difficilmente
riassumibili in un indice comune di analisi; gli aspetti esteriori degli articoli
infatti sono strettamente legati al particolare contesto temporale in cui
l’articolo è pubblicato, alla testata presa in considerazione e non di meno
all’interesse del ricercatore. In questo senso è da notare come, ad esempio, la
più recente ricerca condotta da Rose nel 1995, analizzando giornali nazionali
tedeschi, in un periodo segnato dalla mancanza di eventi particolari sul tema
droghe, abbia rilevato come solo il 4,5% degli articoli fosse presente in prima
pagina e come solo l’8,8% fosse accompagnato da foto o grafici (Rose, 1995,
p. 35). Analogamente rilevò Wormser la quantità di articoli sul tema proposti
in due differenti periodi di rilevamento durante l’anno 1970. Dall’analisi di
cinque differenti quotidiani dell’area di Monaco di Baviera risultò una media
giornaliera di 0,48 articoli sul problema droghe e dipendenze, con tuttavia una
chiara differenza di copertura a seconda del giornale e soprattutto del periodo
considerato (Wormser, 1976, p.112). Per quanto riguarda invece il numero di
righe di cui questi erano composti c’è più unanimità; di particolare interesse
è infatti la relazione tra lunghezza dell’articolo e la definizione che da esso si
ricava del problema. Come esempio si può citare la ricerca di Gaedt/Gaedt
in cui fu rilevata una superficie di testo media di 113 m2 per articoli su fatti
di cronaca riportati da fonti delle forze dell’ordine, 139 m2 per articoli di
attualità e 270 m2 per analisi del problema (Gaedt, 1976, p. 85).
Di non minore importanza è l’utilizzo di immagini, in particolare per la
vistosità che esse danno all’articolo. Anche queste tuttavia sono dipendenti da
numerose variabili, una tra tutte la prominenza del tema nell’agenda mediale
in quel determinato periodo. A titolo esemplificativo Bell (1982) rileva come
sul totale degli articoli analizzati il 17% contenesse delle fotografie (p.54).
Oltre a differenze tra le testate analizzate, l’autore rilevò anche interessanti
differenze a seconda della sostanza trattata: su 100 articoli accompagnati da
immagini, il 56% faceva riferimento a sostanze illecite (p.45).
b. Analisi delle tematiche: tale categoria fa riferimento alle particolari tematiche
in cui il problema delle droghe è inserito o a cui è collegato all’interno
dell’articolo. Nella stragrande maggioranza dei casi infatti non si parla
solamente di droga, ma piuttosto quest’ultima può essere inserita in contesti
differenti. In questo caso tutte le ricerche prese in considerazione concordano
nel definire almeno la “top hits” dei temi ai quali il consumo di droghe
viene collegato. Sebbene alcune differenze siano riscontrabili nel caso in
cui vengano considerate separatamente droghe legali e droghe illegali le
tematiche principali restano le stesse. Rose (1995), analizzandole entrambe
117
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
congiuntamente notò come il 32% degli articoli si rifacesse al tema “droga e
criminalità”, il 18% affrontasse “aspetti medici e patologici” del fenomeno,
il 15% riportasse informazioni sul “consumo e sui consumatori”, il 12%
evidenziasse “prevenzione e terapia”, mentre la restante percentuale toccava
altre problematiche di minor rilievo (Rose, 1995, p. 38). Differente è invece
l’immagine presentata al lettore nel caso in cui le due tipologie di droghe siano
analizzate separatamente; nel caso delle droghe illegali è chiaro il costante
collegamento a tematiche come “criminalità”, “azioni repressive”, “violenza” e
“criminalità organizzata”. Secondo quanto scoperto da Legnaro (1984), le sole
aree tematiche “criminalità” e “”azioni repressive” contro il consumo di droga
coprivano il 60% circa dei contributi; simili risultati anche per Grozenbach
(1996) e Reese (1989) negli Stati Uniti. Quest’ultimo in particolare notò,
come durante la massiccia attenzione data dai media al fenomeno droghe nel
1986 negli USA, le principali tematiche trattate da TV e quotidiani nazionali
erano nel 62% dei casi riferimenti a criminalità e violenza, “uso e abuso” delle
sostanze e misure di repressione (p. 37).
Per quanto riguarda invece le droghe legalizzate, sebbene si ritrovino in alcuni
casi gli stessi argomenti, tende a prevalere l’aspetto preventivo/“medico” del
problema e quello economico. In opposizione con le sostanze illegali, la
rappresentazione nei media di quelle socialmente accettate è nella maggioranza
dei casi collegata ad aspetti medico-sanitari e di prevenzione come “la
sicurezza del traffico”, terapie riabilitative e di recupero, malattie in generale
e anche effetti terapici positivi successivi al consumo (è il caso particolare dei
medicinali). Il rilievo “economico” che questo tipo di sostanze ha acquisito
nella società occidentale è ben rappresentato dalla carta stampata; Schenk
mostra infatti come gran parte degli articoli su alcool e tabacco da lui analizzati
fossero riportati nella sezione di economia dei giornali (Schenk, 1980).
c. Specificazione del problema: in questo caso si intende il modo con cui
l’argomento viene trattato nell’articolo e si collega anche al tipo di articolo
utilizzato. Si tratta di una semplice descrizione di avvenimenti oppure
l’argomento è trattato in modo approfondito e le problematiche discusse? Le
analisi finora condotte mostrano chiaramente come l’argomento droghe, sia
legali che illegali, venga superficialmente trattato e non rappresenti per il lettore
uno stimolo alla riflessione e alla discussione del problema. Come Gaedt e
Gaedt sottolineano, ben il 58% degli articoli analizzati presentano solamente
il fatto avvenuto e si rifanno come fonte di informazione a quanto riportato
dalla polizia su incidenti, quantitativi di sostanza sequestrati, arresti, reati e
sentenze giudiziarie. Solamente il 32% invece problematizza l’argomento
e invita alla riflessione (Gaedt, 1976, p. 84). Simili risultati sono evidenti
anche dall’analisi di Boller e Coray nei media svizzeri; in questo caso risulta
che l’80% dei contributi analizzati si presenta in forma di semplice rapporto
su fatti accaduti. Di conseguenza, articoli contenenti reportage, interviste e
118
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Capitolo 6
contributi di esperti coprono, per i due autori, solamente il 12% di quanto
pubblicato sul tema (Boller/Coray, 1997, p.163). L’analisi della stampa
americana mostra risultati simili; a questo proposito Hanneman (1976)
precisa come la maggior parte degli articoli faccia riferimento a semplici fatti
di cronaca in cui precedenti e conseguenze del consumo non vengono affatto
menzionati. Quando nominate le conseguenze sono, nell’80% dei casi, arresti
o cronache giudiziarie e processuali (p. 81).
Differenze sono naturalmente riscontrabili tra droghe legali e illegali. Se quanto
fino a questo punto detto vale in generale per le droghe illegali, Schenk (1980)
notò come, nel caso particolare dell’alcool, questa sostanza fosse prima di tutto
trattata sotto l’aspetto economico, e la discussione sul tema fosse limitata
ad aspetti particolari della realtà sociale come, uno fra tutti, la sicurezza del
traffico. L’alcool viene quindi presentato e discusso come sostanza di libero
consumo, sociale e da gustare; le droghe illegali invece come accadimenti che
senza troppe discussioni o chiarimenti sono facilmente ricollegabili a temi
come la criminalità.
d. Dimensione sociale del problema: con questo concetto è interessante analizzare
quello che in alcune ricerche è stato definito come dimensione spaziale del
tema droghe; in altre parole è stato notato da Schenk, nel periodo che va
dal 1965 al 1974, come la distinzione tra droghe legali e illegali riguardasse
anche l’origine territoriale del problema. La maggior parte degli articoli su
sostanze illecite infatti facevano riferimento al caso particolare degli USA e
riportavano fatti lì accaduti. La reazione dei media tedeschi quindi al problema
del consumo di hashish e cannabis in particolare sembrava rifarsi all’agenda
mediatica americana, che fin da subito collegò questo fenomeno al problema
della criminalità e della violenza. Diversa era invece la rappresentazione di
droghe di largo consumo come l’alcool e il tabacco. Essendo queste nella
maggior parte dei casi proposte come beni di consumo e quindi collegate
anche ad aspetti economici di interesse nazionale, facevano riferimento alla
realtà locale del periodo (Schenk, 1975, 1980).
Con questo termine è stato anche inteso a quale livello sociale si inserisce
il problema. Una distinzione in questo caso è subito necessaria: per quanto
riguarda le sostanze legali sia le cause che la dimensione del problema sono
generalmente individuate a livello sociale (Hoppe, 1983, p.139). Diverso
invece la situazione per quelle illegali; qui le cause sono generalmente relegate
nella sfera individuale e lo stesso Schenk puntualizza che esse vengono
presentate “ben più che come problema sociale, come un problema di ordine
pubblico” (Schenk, 1980, p.172).
e. Rappresentazione dei consumatori: l’immagine proposta del consumatore
può essere scomposta in due dimensioni: caratteristiche individuali e
categoriali. Con la prima si intendono caratteristiche attribuibili alla persona
119
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
in sé e quindi rilevabili attraverso la presentazione negli articoli di attributi
ed etichette come, tra gli altri, “pigro”, “violento”, “pericoloso”, ecc. Le
caratteristiche categoriali invece attribuiscono al soggetto un’appartenenza
di gruppo, un ruolo; l’individuo non viene quindi presentato o giudicato
solo nella sua persona, ma anche attraverso aspetti che lo collegano ad altri
individui (Gaedt, 1976). La ricerca condotta da Gaedt e Gaedt nel 1973 offre
un’immagine chiara del consumatore di droghe: il 23% degli articoli fornisce
informazioni sull’occupazione del consumatore, il 76% sull’età (giovani),
il 32% sull’appartenenza politica (gruppi di sinistra) (p. 90). Per quanto
riguarda le caratteristiche individuali i consumatori sono catalogati entro tre
dimensioni: “malato”, “associale” e “normale”. Il 26% degli articoli contiene
una descrizione delle caratteristiche personali; tra questi il 62% classifica il
consumatore come “malato”, mentre la restante percentuale come “asociale”.
Solo nel 7% dei casi si può ricavare un giudizio di normalità. Simili risultati
furono ottenuti anche da Rose (1995), il quale però fornisce un’idea più chiara
della differenza tra consumatori di droghe socialmente accettate e non. In
questo caso infatti è chiaro come il consumatore di sostanze illegali sia nella
maggior parte dei casi criminalizzato e presentato con una connotazione
puramente negativa. Al contrario coloro che consumano sostanze legali
sono più spesso indicati con connotazioni patologiche e con più esplicito
riferimento agli aspetti medico/sanitari del problema. Si può quindi affermare
che l’immagine del consumatore di droghe legali è correlata con l’aspetto
della malattia e quindi della riabilitazione e della terapia, mentre quella del
consumatore di droghe illegali è ampiamente compromessa in senso negativo
e criminalizzante (Rose, 1995; Hoppe, 1983; Gaedt, 1976).
f. Rappresentazione delle droghe: per prima cosa la distinzione tra sostanze legali e
illegali é decisamente netta. Tutte le ricerche in cui entrambe le categorie sono
state prese in considerazione hanno mostrato chiaramente la posizione della
stampa a questo riguardo. Tale distinzione è convalidata dai risultati di Schenk
(1980) e Rose (1995) che a vent’anni di distanza l’uno dall’altro mostrano
chiaramente gli stessi risultati in termini di immagini stereotipate.
In secondo luogo è possibile riscontrare una scarsa differenziazione tra le
varie categorie di droghe illegali. È opinione comune come questo tipo di
sostanze siano spesso presentate utilizzando il concetto generale di “droghe”,
senza sottolineare le importanti differenze in termini di pericolosità ed effetti
all’interno di questa variegata categoria. Woemser (1976) mostra chiaramente
come nell’80% dei casi fosse utilizzato il termine negativo “Rauschgift”17, senza
alcuna specificazione della sostanza descritta. Anche Hoppe (1983) e Rose
(1995) sono dell’idea che quanto riportato dai giornali sul consumo di droghe
Il termine tedesco “Rauchgift” è tradotto in italiano con il termine “stupefacente”, che non rispecchia
a pieno il tono fortemente negativo del concetto tedesco
17
120
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
illegali sia nella maggior parte dei casi superficiale e privo di informazioni
importanti sul tema. Rose in particolare fornisce dati precisi sull’entità del
problema; nel 90% circa dei casi infatti non viene data alcuna informazione
sulle caratteristiche della sostanza, mentre nel restante 10% in cui vengono
riportate ulteriori informazioni, quest’ultime si concentrano principalmente
sull’origine, la diffusione e pure il prezzo delle droghe. Non basta, dei 488
articoli analizzati, in solo 8 casi si fa distinzione tra droghe leggere e pesanti
(Rose, 1995, p. 38). Un trend simile è riscontrabile anche nella stampa
australiana; tra tutti gli articoli analizzati da Bell (1982), compresi anche quelli
riferiti a sostanze legali, ben il 33% usava il termine “droga” senza specificarne
la sostanza (p. 57).
Se poca informazione viene fatta sulle sostanze sopra elencate, sono quasi
totalmente escluse dall’agenda della stampa altri tipi di droghe che per
diffusione e pericolosità meriterebbero attenzione. Infatti a confermare la
carenza dell’informazione sulle droghe da parte dei quotidiani è la quasi totale
esclusione, da un lato, dei farmaci tre le droghe legali e, dall’altro, delle nuove
droghe sintetiche tra quelle illegali (Rose, 1995).
g. Posizione dell’articolo: fa riferimento alla sezione del giornale e all’ambito
tematico in cui l’articolo è inserito. È necessario precisare come tale argomento
non sia stato analizzato da tutti i ricercatori qui presi in considerazione. Tale
misura è infatti strettamente correlata anche al periodo storico in cui il tema è
trattato e l’articolo pubblicato; questo vale in particolare per quanto riguarda
la presenza dell’argomento droghe in prima pagina.
Tuttavia, fa notare Schenk, come una netta distinzione possa essere fatta per
quanto riguarda le droghe illegali e quelle legali. Le prime infatti si ritrovano
soprattutto nella cronaca nazionale, nei temi di attualità così come, in alcuni
casi, nelle pagine di politica. La dimensione e tipologia dell’articolo varia
notevolmente da rubrica a rubrica. Il dato interessante riguarda soprattutto
le sostanze legali: in questo caso la maggior parte degli articoli si trova nella
sezione di economia del quotidiano. Nel 1971 ad esempio 301 dei 410 articoli
proposti dal “Frankfurter Allgemeine Zeitung” si trovavano appunto nella
sezione economica (Schenk, 1980, p. 166). Come è facile intuire quindi
l’immagine proposta al lettore è quella che sostanze come alcool e tabacco
sono parte integrante dell’economia nazionale e, a differenza delle droghe
illegali che vengono criminalizzate, sono prima di tutto prodotti e fattori di
importanza economica (Schenk, 1975).
h. Esperti sul tema: la credibilità di quanto viene riportato nei quotidiani è in
molti casi affidata alla voce di esperti sull’argomento. Chi, naturalmente,
viene percepito come esperto, ha più probabilità di imporre il suo punto di
vista nell’agenda del lettore. Nel caso delle droghe il numero di esperti, con
differenti specializzazioni, coinvolti nell’analisi del fenomeno è decisamente
121
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
elevato. Anche se fra questi possono esistere visioni contrastanti sul tema,
hanno naturalmente più chance coloro i quali con più frequenza e costanza
si occupano di quanto accade e si esprimono al riguardo (Gaedt, 1976).
L’immagine stessa che una sostanza tenderà ad avere agli occhi del pubblico
sarà fortemente influenzata dall’immagine e dal ruolo sociale di chi la esprime,
o viene con frequenza associato ad essa. Le ricerche di Gaedt e Gaedt (1976)
e Boller (1997) permettono un confronto longitudinale di notevole interesse.
Nel primo caso tre sono le categorie professionali che con più frequenza
vengono chiamate in causa dai quotidiani: il 33% sono politici, il 32% medici,
14% poliziotti, mentre la percentuale restante si distribuisce tra psicologi,
sociologi e magistrati (p.102). Tra gli scienziati quindi sono i medici che hanno
la più alta possibilità di imporre la propria opinione. Considerando anche le
altre due categorie, si può supporre quindi che l’immagine offerta delle droghe
illegali e dei suoi consumatori si inserisca tra il patologico e il criminale. A
vent’anni di distanza l’immagine rimane pressoché immutata; il 46% degli
attori coinvolti sono dipendenti statali come poliziotti, magistrati e legislatori,
il 21% appartenenti a partiti e associazioni, mentre il resto si distribuisce tra
le restanti categorie (Boller/Coray, 1997, p.174). Anche in questo caso, e
con riferimento alle sole sostanze illegali, è chiaro come il problema droghe
sia oggetto di discussione e interesse sociale e come naturalmente persista
la tendenza ad essere associato a figure rappresentanti l’aspetto repressivo e
decisionale dell’apparato statale18. Nonostante la notevole diversità di metodo
e analisi che distingue le due ricerche citate, è possibile comunque notare
una certa continuità di informazione sul tema. Tale situazione è inoltre
confermata da Wormser (1976) il quale rilevò come il 68% degli articoli
fossero riconducibili al tema “ordine pubblico” e “lotta al traffico e consumo”,
il 18% ad aspetti di politica e solo il 14% come pubblicazioni scientifiche sul
tema.
La televisione
“If we consider the fact that, by the time a young person reaches high school,
he has spent much more time with television as in school, it is hard to argue
the media exposure to such behaviours and norms doesn’t have a lasting impression, especially when many family settings reinforce the use of such drugs (i.e.,
alcohol)”. (Hanneman, 1976)
L’analisi del mezzo televisione risulta alquanto complessa. Se per quanto riguarDevono essere fatte due precisazioni. Le due ricerche oltre che in periodi differenti sono state condotte
una (Gaedt, 1976) in Germania mentre l’altra (Boller, 1997) in Svizzera. Nel secondo caso non furono
rilevati i medici come categoria a sé e non è dato sapere in quale categoria siano stati compresi.
18
122
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
da la carta stampata gran parte dell’attenzione è stata dedicata ai quotidiani e alle
principali riviste di informazione, lo studio di quanto riportato dalla televisione
sul fenomeno droga, in particolare l’analisi attenta del contenuto, è molto più
frammentato e impreciso. Come già specificato, anche in questo caso differenze
di metodo e obbiettivi d’analisi non permettono purtroppo un confronto diretto
tra le diverse ricerche che si sono occupate del fenomeno. In particolare a causa
della difficoltà nell’analizzare costantemente la programmazione televisiva, gli
studi finora condotti fanno riferimento ad archi temporali molto limitati.
Nel 1976 Hanneman condusse un’analisi dettagliata del contenuto dei principali network americani in due separati periodi per la durata di una settimana
ciascuno. Tale analisi includeva sia notiziari che programmazione normale come
film, soap opera e commedie. Il consumo di sostanze alcoliche risultò essere
l’aspetto più tematizzato e visibile assieme al tabacco, mentre altre sostanze, e
in particolare quelle illegali, non vennero presentate con frequenza. Per di più,
queste due sostanze furono nella stragrande maggioranza dei casi semplicemente
“consumate”, raramente discusse e in nessun caso rifiutate. Il rifiuto, sebbene
raramente rappresentato, era con più frequenza associato al consumo di droghe
illegali. In tutti i casi sopra citati comunque, le cause e le conseguenze dell’uso
di tali sostanze non sono né rappresentate né menzionate (p. 77).
Altri due aspetti meritano attenzione. Per prima cosa è interessante notare
come nel caso particolare dell’alcol il suo consumo sia frequentemente rappresentato sia come attività sociale, sia in un determinato contesto sociale; questa
sostanza infatti non viene mai consumata in isolamento. Il secondo aspetto invece
fa riferimento alla rappresentazione e al giudizio di valore che viene data della
sostanza e del suo consumo; l’immagine che viene data di sostanze socialmente
accettate, come l’alcol, è nella maggioranza dei casi positiva, e non tiene in considerazione le possibili conseguenze negative dell’abuso. Al contrario, nonostante
siano poco presentate in TV, le droghe illegali sono tipicamente condannate per
le conseguenze negative del loro uso, e tali conseguenze sono nella stragrande
maggioranza dei casi di tipo legale e amministrativo.
L’immagine stereotipata presentata al pubblico, è particolarmente evidente se si
considerano solamente le sostanze illegali, e come queste siano rappresentate nei
principali programmi trasmessi in prima serata. Lo studio condotto da Winick
e Winick (1976) sottolinea i seguenti aspetti salienti: la figura del consumatore
principalmente presentata è quella del “dipendente cronico” e del consumatore
assiduo (70%); gli effetti sono socialmente indesiderati e condannati, mentre
solo in pochi casi viene posta l’attenzione su terapie e possibilità di uscita dalla
dipendenza; tale constatazione è confermata dal fatto che la maggior parte di
questi programmi fa riferimento a serie poliziesche e gialli (p. 26). Come gli
autori sottolineano, i programmi che tematizzano il consumo principalmente
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
come problema di ordine pubblico sono quattro volte più numerosi di quelli
che mettono in risalto il trattamento e la cura della dipendenza.
L’attualità di questi risultati è confermata da quanto riportato da Gozenbach
(1996), il quale, pur concentrandosi sugli effetti di Agenda-Setting della rappresentazione delle droghe nei media, propose una dettagliata analisi delle principali
tematiche all’interno delle quali venivano trattate le diverse sostanze. Argomenti
riguardanti l’azione repressiva di organi pubblici, violenza e criminalità e azioni
giudiziarie coprono più del 50% dei temi individuati. Poco spazio è invece
lasciato ad argomentazioni sulle politiche di prevenzione (1%) e problemi e
disagi dei consumatori (9%).
Winick (1976) è chiaro nell’affermare il pericolo che l’immagine proposta
dai media porta con sé: “it is certainly possible that some viewers may attribute
more importance to the criminal justice system’s role in drug use than may be
warrant by reality” (p. 27).
Come già sottolineato per la carta stampata, se un confronto quantitativo
dei risultati non era possibile nel primo caso, ancora più difficile lo sarebbe se
lo si volesse effettuare fra televisione e giornali. Come lo stesso Hoppe precisa,
potranno essere presentate solamente similarità e differenze (Hoppe, 1983,
p.133). Queste possono essere riassunte nei seguenti punti:
1) Stampa e televisione informano sul tema droghe con la stessa frequenza,
quantità di informazione, e con lo stesso tono negativo e superficiale per
quanto concerne le sostanze illegali. Queste, e in particolare le droghe pesanti,
sono le sostanze più trattate dall’informazione.
2) Per quanto riguarda le droghe legali, la televisione porta attenzione, con
più frequenza, sul tabacco, mentre la stampa dedica maggior attenzione
all’alcool.
3) La criminalizzazione del consumo di sostanze illegali è accentuato in entrambi
i media, sebbene tale orientamento sia più evidente nella carta stampata.
4) Televisione e stampa riportano la dimensione sociale del problema in modo
differente. In entrambi i media le cause e il consumo di sostanze legali sono
inseriti quasi sempre nel contesto sociale. Lo stesso vale anche per la televisione
nel caso delle droghe illegali, mentre la stampa tende a relegare il problema
quasi esclusivamente sul piano individuale.
5) L’informazione sulle droghe è in entrambi i mezzi di comunicazione poco
differenziata; fa quasi sempre riferimento a fatti di cronaca collegati spesso con
tematiche come la criminalità, la sicurezza del traffico e la violenza. Tuttavia
è la televisione che con più frequenza propone l’argomento anche sotto altri
punti vista.
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
Sebbene siano evidenti alcune differenze tra i due mezzi di informazione,
queste non sono tali da fornire un’immagine contrastante del fenomeno. Anzi,
nonostante la scarsità di attenzione data dalla ricerca alla televisione, si può
concludere che l’immagine delle droghe proposta sullo schermo concorda, nei
suoi punti fondamentali, con quanto riportato dalla stampa.
La tematizzazione delle droghe all’interno dei film, sebbene non abbia ricevuto la dovuta attenzione da parte dei ricercatori, copre un aspetto importante
dell’analisi. La natura sociale dell’andare al cinema, del guardare un film in
televisione o in videocassetta, si riflette non soltanto nell’atto dell’osservare,
ma nella discussione che spesso accompagna la visione. Oltre a fornire spunti e
modelli di comportamento, il consumo di particolari film e particolari tematiche
come la droga, diventano spesso argomento di discussione, in particolare tra i
giovani (Winick, 1976). Se consideriamo poi il consumatore come un soggetto
consapevolmente agente nella scelta di ciò che vuole guardare – come esposto
dalla teoria dell’esposizione selettiva (Atkin, 1979; Eron, 1989) - , la scelta in
molti casi è riconducibile o alla storia/contenuto del film, o alla presenza di
particolari attori. Un processo di identificazione con il tema droghe è possibile
in entrambi i casi; nel primo caso attraverso il processo di identificazione con
attori che nella vita reale sono stati coinvolti nell’uso di sostanze stupefacenti;
nel secondo caso attraverso il guardare pellicole che esplicitamente trattano il
consumo di droghe. “Easy Rider” per esempio, uscito nel 1969, è diventato un
classico del dopoguerra, e probabilmente il primo film di successo a favore di
tali sostanze (Winick, 1976, p.18). L’analisi del contenuto condotta da Winick
(1976) dei film usciti nel 1971, aventi espliciti riferimenti al consumo di sostanze
illegali, mette in evidenza un punto in particolare: sebbene la rappresentazione
delle droghe sia alquanto differenziata, i film analizzati non propongono alcuna
soluzione al problema della dipendenza. Anzi, il consumo di tali sostanze non
è isolato all’interno del film, bensì associato a moltissime altre attività sociali
in cui il consumatore è coinvolto. La droga diventa così una parte della vita
dell’individuo, non la principale, e la dipendenza riflette, ma non determina lo
stile di vita del soggetto. Il consumo è un dato di fatto e parte della vita quotidiana. Questa routine del consumo potrebbe riflettersi in maniera significativa
sul pubblico (p.22).
Una netta differenza è riscontrabile anche tra sostanze legali e illegali. È netta
infatti la distinzione tra la drammaticità e sensazionalità associata alla rappresentazione delle sostanze illecite e l’idea di normalità e la trattazione spesso
umoristica associata alle sostanze socialmente accettate. Non solo, l’opinione
comune riconducibile a tali differenze si riflette anche nel successo che hanno
particolari film sull’argomento. Un esempio ricorrente nella letteratura tedesca
sul tema, riguarda due produzioni cinematografiche dei tardi anni 70’ e inizio
125
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
anni 80’. I film “Christiane F.” (Edel, 1980) e “Sarah T.” (Donner, 1976)19 raccontano la storia vera di due ragazzine di 14 anni, la prima tossicodipendente
da eroina, la seconda alcolizzata. Sebbene entrambi raccontassero storie vere e
drammatiche su due problemi che minacciano costantemente la salute della
società attuale, la storia di Sarah T. fu presto dimenticata, mentre i 4 milioni di
visitatori nel solo primo anno di proiezione determinarono l’inatteso successo del
film “Christiane F. e i ragazzi delle zoo di Berlino” (Tretter, 1982). Quest’ultimo
film creò molta discussione nella stampa, incoraggiò dibattiti e recensioni da
parte di numerosi ricercatori, e fu sia criticato e sia acclamato come strumento
educativo/preventivo per i giovani. Lo stesso Tretter (1982) tuttavia si domanda
se la diversa attenzione data a questi due film rifletta anche il modo in cui le
droghe illegali sono avvertite come un problema dall’opinione comune, mentre
l’alcol e l’alcol-dipendenza accettate come un dato di fatto (p. 13).
Pur ribadendo che l’analisi del contenuto proposto dai media sulle droghe
ha utilizzato variabili e categorie di rilevamento diverse da ricerca a ricerca, è
possibile riscontrare somiglianze e, soprattutto, fornire un’immagine sufficientemente chiara del fenomeno studiato. Riassumendo quindi quanto analizzato, si
possono puntualizzare i seguenti aspetti che connotano l’immagine delle droghe
fornita dai media:
1) Il consumo di droghe è nella quasi totalità dei casi associato a tematiche come
“criminalità”, “repressione” e aspetti medici e terapeutici del problema.
2) L’informazione è piuttosto superficiale e stereotipata; riporta, nella maggior
parte dei casi, dei semplici fatti senza approfondirne le cause, le particolarità
e gli effetti.
3) Gli esperti interpellati sul tema riflettono le tematiche con cui il consumo
viene collegato; forze dell’ordine, politici e medici accreditano l’immagine
delle droghe proposta nei quotidiani.
4) Una netta ed evidente distinzione è fatta tra droghe legali e illegali e di
conseguenza anche tra i loro consumatori. Al contrario poca attenzione è
data alle differenze tra droghe leggere e pesanti.
Quest’ultimo punto richiede un approfondimento particolare data la dimensione del fenomeno e l’importanza di poter in seguito valutare gli effetti che una
tale rappresentazione e percezione del fenomeno possono causare.
6.2.3. Droghe legali e droghe illegali
A questo punto dell’analisi è forse più corretto parlare di una distinzione tra
droghe socialmente accettate e non. Questo termine vuole infatti evidenziare
19
Edel, 1980 e Donner, 1976, fanno riferimento rispettivamente ai registi e all’anno di uscita del film
126
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
come la definizione a priori di una sostanza come illegale nella società occidentale
è prima di tutto una definizione del grado di accettazione che tale sostanza ha
acquisito nella cultura della suddetta società. Le droghe tradizionali infatti, come
lo stesso Schenk (1975) sottolinea, non sono a priori beni di consumo, ma lo
sono diventati attraverso un processo di integrazione sociale, e vengono rese in
questo modo accettabili attraverso la socializzazione e l’apprendimento.
Tale differenziazione è chiaramente visibile in quanto proposto dai mezzi di
comunicazione di massa. La distinzione più evidente e significativa è la definizione che viene avanzata: le sostanze socialmente accettate sono definite come beni
di consumo e di “piacere” (“Genussmittel”), mentre quelle illegali come droghe e
stupefacenti (“Rauschgift”)20. L’origine sociale di queste definizioni non si ritrova
solamente nell’immagine comune dell’opinione pubblica, ma anche nella conferma e nel sostegno che vengono dal mondo scientifico; a titolo esemplificativo
il medico Kleiner (1971) affermava come “l’alcool si possa considerare sia come
sostanza di piacere sia come droga, mentre l’hashish, al contrario, debba essere
considerata solo come una droga”21. Di parere simile è il suo collega Gruenwaldt
(1971), secondo il quale “il consumo di quantità accettabili di alcool è utile per
il rilassamento e per provocare una leggera euforia; l’hashish invece conduce
quasi sempre ad uno stato tale che può essere paragonato solamente alla totale
ubriachezza”22. La validità scientifica con cui queste affermazioni furono proposte
fornisce l’idea di come in molti casi lo stereotipo della totale differenziazione tre
le due categorie di sostanze sia da ricercare non solo nel senso comune, bensì
nella volontà di mantenere e difendere uno preciso status quo.
E tale tentativo naturalmente trova riflessi anche nei media. Come Rose (1995)
chiaramente riporta, il concetto “droga” è usato nel 89,4% dei casi analizzati
in riferimento alle sostanze illegali, e in molti casi senza poi successivamente
specificare il tipo esatto di stupefacente inteso. Al contrario sostanze come alcool
e tabacco sono solamente nel 28% degli articoli associate al termine “droga”,
mentre nei casi restanti sono definite il 33% delle volte come “beni di consumo”
e nel 37% non è dato alcun giudizio di valore preciso (p. 36). Non solo bene
di consumo però, ma anche bene commerciale a tutti gli effetti, andando a sottolineare ancora di più l’accettazione sociale di alcool e tabacco in particolare
(Schenk, 1980, 1975).
L’immagine positiva a cui le sostanze legali sono spesso associate è evidente
Il termine “Genussmittel” può essere letteralmente tradotto come “sostanza da gustare”, mentre il termine “Rauschgift” contiene al suo interno il termine prettamente negativo “Gift” ovvero “veleno”.
21
Cit. in Schenk, J. (1975), p. 254.
22
Cit. in Schenk, J. (1975), p. 254.
20
127
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
anche nella programmazione televisiva e nei film; l’ambientazione, così come la
connotazione sociale stessa del consumo è la tematica principale osservabile sullo
schermo (Winick, 1976). Non solo, l’immagine negativa delle droghe illegali si
contrappone a alla quasi sempre positiva e molto spesso umoristica immagine
associata al consumo di sostanze legali, in cui il rischio dovuto al loro abuso è
totalmente tralasciato (Hanneman, 1976).
Un’idea più chiara del problema può essere può venire con l’aiuto di Hoppe
(1983), il quale riassume nei seguenti punti le principali differenze riscontrate
nei media tra sostanze legali e illegali.
a. Sostanze illegali:
1) Vengono presentati principalmente eventi/ fatti di cronaca singoli.
2) Criminalizzazione del consumo e di conseguenza del consumatore.
3) Gli effetti e i danni, quando citati, sono visti quasi sempre sul piano individuale delle loro conseguenze.
4) Le cause del fenomeno risiedono principalmente nel singolo.
5) Assenza di distinzione tra singole droghe e loro effetti. 6) Connotazione fortemente negativa del fenomeno nella sua totalità
b. Sostanze legali:
1) Gli articoli sono principalmente nella forma di discussioni, analisi del
fenomeno e delle problematiche connesse.
2) Effetti e danni sul singolo sono raramente citati; più attenzione all’aspetto
sociale del problema come la sicurezza del traffico ad esempio.
3) Le cause del fenomeno vengono attribuite alla società nel suo complesso.
4) Le sostanze sono nella maggior parte dei casi giudicate con termini neutrali,
se non a volte positivi.
L’importanza del problema è sottolineata in modo palese da Lehmann (1984).
Secondo quanto rilevato da uno studio dell’IFAK-Institut tedesco, circa il grado
e il tipo di informazione fornito all’opinione pubblica sulle droghe in generale,
è chiaro quanto segue: “il problema del fumo e la dipendenza causata da particolari medicinali è generalmente sottovalutato; al contrario la pericolosità delle
sostanze illegali chiaramente sopravvalutata. In particolare, se i giudizi sulle
droghe pesanti riflettono la realtà delle cose, gli effetti delle droghe leggere sono
decisamente sopravvalutati” (Lehmann, 1984, p.82). Sembra dunque evidenziarsi
una “doppia morale” nel giudicare le diverse sostanze stupefacenti presenti nella
società occidentale (Lehman, 1984, p.83).
La molteplicità di mezzi di comunicazione che pervadono la società moderna
non permette di escludere dall’analisi altre forme di messaggi con cui il tema
“droghe” viene rappresentato al pubblico. Quotidiani, settimanali di portata
128
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
nazionale e principali programmi televisivi forniscono forse gli aspetti meno
difficili da analizzare, ma va sottolineato che essi raggiungono solo una parte
dell’audience, non l’intera popolazione.
Due ulteriori fenomeni meritano ancora di essere citati: le pubblicità sulle
sostanze legalizzate come alcool e tabacco, e le campagne di informazione contro
le dipendenze e le droghe in generale. Il modo in cui pubblicità e campagne sono
collegate tra loro ha molta rilevanza nella ricerca sugli effetti positivi che progetti
di prevenzione veicolati dai media possono avere sull’opinione pubblica.
6.2.4. Pubblicità
Come lo stesso Schenk (1975) indica, l’accettare o meno particolari sostanze da parte di un determinata società è suggerito, tra l’altro, dalle pubblicità
commerciali su questi prodotti. In una singola giornata di programmazione, lo
spettatore viene ammagliato da immagini in cui “l’alcol stimola il buon umore,
una sigaretta ha il sapore della libertà e dell’avventura, un buon vino rende
piacevole una serata e un particolare tabacco per pipa facilita il rapporto con le
donne” (p. 252). Simili affermazioni possono essere naturalmente fatte anche
per i medicinali e palliativi. È stato dimostrato a questo proposito come la pubblicità di medicinali rappresenti il 6% della totalità dei messaggi commerciali
trasmessi in una settimana campione, e come tre su quattro di tali annunci
mostrino chiaramente il beneficio portato dal prodotto (Barcus et al., 1973).
La conseguenza di tale esposizione comporta il rischio che l’idea trasmessa al
pubblico sia quella per cui, “the ordinary problems of living are best handled
by popping a pill” (Lenard et al., 1971).
Nel 1976 affermava Winick come rispettivamente $350 e $500 milioni all’anno venivano spesi in America per pubblicizzare medicinali e alcol, contro
il corrispettivo valore di $10 milioni per le campagne sociali contro droga e le
dipendenze (p. 27). Tale differenza aumenta in modo evidente se si tiene in
considerazione il fatto che al contrario di quanto avviene per le pubblicità commerciali, le campagne di sensibilizzazione fanno molto spesso affidamento su
donazioni - in termini di spazio e tempo - da parte dei mezzi di comunicazione.
Ciò significa che la decisione finale di dove e quando inserire l’annuncio nella
programmazione quotidiana resta appannaggio dei singoli mezzi di comunicazione, che devono naturalmente fare i conti con le rigide regole di mercato. Due
sono le principali differenze messe in evidenza da Hanneman (1976) nella sua
ricerca: per prima cosa gli spot che promuovono sostanze legali sono di norma
più lunghi e coprono un più ampio spettro di programmazione giornaliera;
secondo, tabacco, alcol e medicinali sono pubblicizzati in maniera massiccia
soprattutto in prima serata, quando il numero di ascolti tocca il livello massimo
giornaliero. Ben il 68,5% delle pubblicità commerciali contro il solo 32,5%
129
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
di quelle sociali venivano programmate in prima serata ( tra le 20 e le 22,30),
e quest’ultime erano nella maggior parte dei casi minispot della durata di 10
secondi circa (Hanneman, 1976, p.73).
Di non secondaria importanza è il modo in cui queste sostanze sono rappresentate negli spot. Restrizioni legislative introdotte negli Stati Uniti, nel 1952,
dal Televison Code non permettono la rappresentazione diretta nella pubblicità
di possibili effetti della sostanza sull’individuo. Tali restrizioni hanno influenzato
notevolmente l’aspetto e il contento delle campagne pubblicitarie; l’attenzione
infatti non è più concentrata sulla “bontà” della bevanda o sigaretta in sé, ma
piuttosto tale idea è suggerita in maniera indiretta attraverso il riferimento a
persone di successo, stili di vita attrattivi, situazioni piacevoli, familiari e sociali.
Ne consegue quindi il rischio che l’ambientazione e il contesto in cui il messaggio
è inserito, possano avere effetti positivi nel lungo termine sull’accettazione della
sostanza da parte del soggetto (Winick, 1976, p.33).
6.2.5. Campagne sociali di informazione (pubblicità progresso)
A differenza di quanto fino a questo momento proposto, questo tipo particolare
di comunicazione al pubblico si ripropone di trattare in maniera diretta ed esplicita l’argomento-chiave. Le campagne di informazione, o pubblicità progresso
sono un fenomeno alquanto diffuso nella società occidentale. L’importanza
accreditata ai mezzi di comunicazione, come modalità efficace per raggiungere
una grossa fetta della popolazione, ha fatto sì che i mass media fossero con
sempre più frequenza utilizzati con l’intento di informare, educare, correggere
atteggiamenti, modificare opinioni e comportamento del pubblico, in particolare a riguardo di vecchi e nuovi “problemi sociali”. Uno di questi è da sempre
quello delle dipendenze e del consumo di droghe.
Tuttavia il pubblico non può essere più considerato come una massa omogenea
che una volta raggiunta dal messaggio di conseguenza modifica le proprie azioni.
La teoria ipodermica sui mezzi di comunicazione di massa, che ipotizzava un
processo di stimolo e risposta tra mezzo e soggetto, ha lasciato il posto ad ipotesi
ben più articolate. L’individuo deve ora essere messo al centro dell’attenzione
come attore attivo nella percezione e selezione dei messaggi mediatici (Früh,
2001, 1995; Rubin, 1983). Tale affermazione si riflette di conseguenza anche
nella complessità di variabili che devono essere tenute in considerazione nel creare
una campagna volta a influenzare un determinato segmento di popolazione.
Il caso particolare del consumo di sostanze stupefacenti è in tal senso un fenomeno complesso; per prima cosa devono essere identificate le categorie di soggetti
che saranno l’obiettivo del messaggio. In questo caso le scelta tra consumatori,
consumatori occasionali e non consumatori risulta di vitale importanza per il
130
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
successo di una campagna sociale. L’esperienza accumulata dai numerosi studi
sull’influenza delle campagne elettorali sul pubblico insegna. È stato dimostrato
infatti come tali campagne risultino efficaci nel rinforzare l’opinione di coloro
che già hanno un’opinione sul candidato da scegliere, e di coloro ancora indecisi sul voto. I messaggi mediatici infatti non avevano alcun effetto su coloro i
quali erano già convinti di votare il candidato opposto (Wolf, 1999). Allo stesso
modo è necessario ragionare se si vuole agire su atteggiamenti radicati come il
consumo di sostanze stupefacenti e che creano dipendenza. In questo caso la
scelta del destinatario è fondamentale; due esempi, presi nel contesto americano,
chiariscono meglio tale distinzione:
a. Il primo caso è quello della “National Youth Anti-Drug Media Campaign”
(NYADMC, 1998) sviluppata negli Stati Uniti tra il 1998 e il 2003, allo
scopo di ridurre, o quantomeno rallentare, il trend positivo di consumo di
marijuana tra i giovani adolescenti. Scopo principale della campagna era
quello di prevenire il diffondersi del fenomeno tra i giovani, dato l’aumentare
continuo di coloro i quali, già almeno una svolta, avevano sperimentato
la droga. Target della campagna quindi non erano i consumatori regolari,
oltretutto difficili da raggiungere e soprattutto da influenzare, bensì i non
consumatori e quelli occasionali. Attraverso messaggi mirati in differenti
media e in orari e programmazioni mirate a questa fascia d’età, furono lanciati
messaggi rivolti alla sensibilizzazione e alla presa di coscienza sulla pericolosità
del consumo (Cappella et al., 2001).
Sebbene fossero stati programmati anche messaggi rivolti a sensibilizzare
e a coinvolgere genitori ed educatori, come fonte di influenza secondaria
sui giovani, in realtà fu scelta la strada dei messaggi diretti ai destinatari,
trattandosi di non consumatori e di consumatori occasionali.
b. La seconda campagna invece, chiamata “Cocaine, The Big Lie”, fu lanciata
nel 1986 dal “National Institute on Drug Abuse” (NIDA), con l’intento di
contrastare l’idea comune che l’uso di cocaina non portasse alla dipendenza,
che aveva condotto negli ultimi anni ad una diffusione allarmante della
sostanza tra i giovani e gli adulti. L’inadeguata informazione sugli effetti
della sostanza, che ne aveva sancito la popolarità anche attraverso film,
televisione e musica, aveva contribuito a crearne un’immagine innocua di
“droga ricreazionale” (Forman, 1989, p. 13). Obbiettivo della campagna erano
in questo caso giovani adulti già consumatori e consumatori occasionali di
altre droghe che manifestavano l’intenzione di passare all’uso della cocaina.
Essendo questo target “difficile”, sia da raggiungere sia da persuadere, la
strategia utilizzata fu quella di mirare, da una parte a colpire l’attenzione dei
consumatori attraverso messaggi di “ex-dipendenti” e persone con ancora
problemi di dipendenza che evidenziassero storie di vita reali sul problema,
e dall’altra quella di influenzare e sensibilizzare indirettamente il gruppo
obbiettivo attraverso genitori, educatori e amici allo stesso tempo.
131
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
La strategia, sebbene simile a quella proposta nell’esempio precedente, dava
molto importanza all’influenza esercitata non tanto dai mezzi di comunicazione, quanto dall’ambiente sociale in cui gli individui, target del progetto, erano
inseriti.
Gli esempi sopra riportati, sebbene siano solamente due gocce nell’immenso
mare della ricerca sull’argomento, sono indicativi della relazione che può instaurarsi tra mass media (e quindi messaggio utilizzato) e la molteplicità della
variabili che fanno capo al pubblico e che determinano la strategia d’azione.
Un resoconto conclusivo, quindi, sull’efficacia o meno di questo tipo comunicazione per quanto riguarda le droghe in generale non è possibile. Differenze di
metodo nel disegnare le rispettive campagne, differenze di obiettivi e non meno
differenti punti di vista nel giudicarne il risultato rendono particolarmente arduo
questo compito. Effetti ed efficacia di una campagna infatti sono due concetti
ben distinti, ma che spesso sono stati usati indistintamente nel valutare campagne
sociali (Salmon, 2001, p.169). L’efficacia di una pubblicità sociale deve essere
valutata con riferimento agli obiettivi prefissati nella creazione del messaggio, e
misurata sul fatto che tali obiettivi vengano poi effettivamente perseguiti. Una
campagna può essere in questo senso efficace anche quando, non provocando
alcun cambiamento di atteggiamento nel pubblico, riesce comunque ad essere
trasmessa con successo e continuità dai mezzi di comunicazione, dimostrando
di raggiungere il destinatario in maniera diffusa.
Gli effetti invece devono essere considerati come quelle conseguenze che
possono essere attese e previste, così come quelle inattese ed impreviste. Grosso
rischio di campagne di questo tipo è infatti quello di trasmettere indirettamente
e involontariamente messaggi contradditori o di non essere interpretate nel modo
corretto. Ad esempio, le prime campagne contro l’AIDS, agli inizi degli anni
ottanta in America, avrebbero anche causato effetti inattesi come discriminazioni,
panico e falsi stereotipi riguardo particola segmenti e etnie della popolazione
(Salmon, 2001, p.177).
6.3. Rappresentazione delle droghe in televisione e opinione pubblica:
effetti di agenda-Setting
“I really look with commiseration over the great body of my yellow citizen, who,
reading newspapers, live and die in the belief that they have known something
of what has been passing in the world in their time” (Harry Truman)
Il termine Agenda-Setting fu usato per la prima volta da McCombs e Shaw
(1972), i quali testarono empiricamente l’ipotetica influenza dei media sul132
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
l’opinione pubblica. Tale influenza non è però intesa come capacità di cambiare
atteggiamenti e comportamenti del pubblico, bensì unicamente nel senso che i
mezzi di comunicazione, attraverso la descrizione e la precisazione della realtà
esterna, forniscono al pubblico una lista di ciò intorno cui avere un’opinione,
parlare e includere nelle proprie conoscenze.
Sebbene le prime ricerche si concentrassero sulla cosiddetta “public agenda”,
studi ed approfondimenti successivi hanno posto l’attenzione anche su altre
due dimensioni del fenomeno: la “media agenda”, che si interessa dei fattori che
influenzano la programmazione dei mass media, e la “policy agenda”, la quale
invece ricerca le variabili che determinano la scelta di particolari politiche di
governo (Schoemaker, 1989). Allo scopo di analizzare l’origine e gli effetti che
la percezione da parte dell’opinione pubblica di particolari “problemi sociali”
può determinare, l’analisi congiunta di queste tre dimensioni è inevitabile. Il
tema droghe è naturalmente uno di questi.
Numerose ricerche condotte negli Stati Uniti negli ultimi decenni si sono
infatti concentrate sull’enfasi posta dai media sul problema del consumo di
sostanze stupefacenti in determinati periodi, e la percezione dal problema da
parte dell’opinione pubblica prima e dopo la campagna mediale (Shoemaker,
1989; Hubbart, 1975; Funkhouser, 1973).
Le conseguenze di una presa di coscienza su di un problema come quello
della droga da parte del pubblico, in particolare per il risvolto politico della
successiva crescente domanda di nuove misure di controllo e repressione, ha
generato l’ipotesi che la definizione da parte delle agenzie di controllo di particolari problemi sociali, e la successiva copertura mediale, potessero essere un
processo importante nel generare “moral panics” e nell’influenzare l’opinione
pubblica (Beckett, 1994; Gozenbach, 1996).
Non solo, al fine di determinare le cause e l’origine del coinvolgimento quasi
simultaneo dei numerosi mezzi di comunicazione, è stata posta l’attenzione
anche sul processo di “intermedia Agenda-Setting”, ovvero come i mezzi di
informazione si influenzano a vicenda (Reese, 1989; Danielian, 1989).
Questi due filoni d’analisi devo essere naturalmente analizzati separatamente.
6.3.1. Processo di Agenda-Setting; mass media, pubblico e governo
Quando, nel 1985, negli Stati Uniti la preoccupazione del pubblico nei riguardi
delle sostanze stupefacenti aumentò vertiginosamente, tale problema non era
una novità nella società americana, e si era sviluppato in maniera costante a
133
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
partire dagli anni 60’ e 80’ con la comparsa graduale sul mercato illegale di sostanze come la marijuana, l’eroina, LSD e, nell’ultimo decennio, della cocaina
(Schoemaker, 1989). La domanda quindi a cui molti ricercatori cercarono di
rispondere era da cosa fosse stata stimolata l’attenzione dell’opinione pubblica.
È in questo contesto infatti che la teoria dell’Agenda-Setting fu utilizzata, nel
caso particolare delle droghe, per spiegare l’origine sociale del problema.
Un’analisi attenta di come i mass media presentarono il tema, fu condotta
nel 1989 da Merriam, il quale osservò la quantità di attenzione data al problema droghe tra il 1983 e il 1987. Il picco di attenzione osservabile nel secondo
semestre del 1986, in cui tale tema fu trattato nel 5% della programmazione
totale nei media nazionali, fu successivamente confrontato da Schoemaker (1989)
con quanto definito dall’opinione pubblica come “il più importante problema
che minaccia la società americana”23, prima e dopo la campagna mediatica. I
risultati della correlazione tra esposizione ai mezzi di comunicazione e successiva
percezione del problema, confermarono l’ipotesi di Agenda-Setting, per cui ad
un aumento della copertura mediatica seguiva un aumento nella percezione del
problema da parte del pubblico. Non solo, fu anche rilevato come, in linea di
massima, l’effetto maggiore di Agenda-Setting fosse osservabile da 1 a 4 mesi
dall’esposizione al messaggio (Schoemaker, 1989, p.75). Simili risultati, sebbene
riferiti non solo agli avvenimenti del 1986, furono ottenuti anche dalla Beckett
(1994), la quale introdusse nell’analisi anche le politiche promosse dall’amministrazione Regan. Utilizzando sempre i risultati dei “Gallup pools” per determinare
ciò che era avvertito dall’opinione pubblica come il problema principale per la
società americana, ella mise in luce il ruolo della “policy agenda” nell’influenzare
stampa e popolazione. L’analisi dei dati infatti confermò come le esternazioni
presidenziali sul problema droga e la pubblicizzazione della “guerra alla droga”
promossa dall’amministrazione, avesse influenzato l’agenda dei mezzi di comunicazione, i quali portarono il messaggio all’attenzione del pubblico (p. 44).
La quantità delle ricerche volte a confutare la validità di questa teoria, ha portato spesso all’utilizzo di metodologie differenti che rendono difficile il paragone
tra indagini simili e conducono, a volte, a risultati contrastanti. L’analisi condotta
da Grozenbach (1996), infatti, concentrandosi in particolare su i vari stadi che
caratterizzano la comparsa e il declino di un tema nei mezzi di informazione,
sebbene confermasse i risultati sopra citati nei periodi di “nascita” (preproblem
stage) e “crescita” (discovery stage) del problema, evidenziò pure una relazione
La rilevanza dell’argomento per l’opinione pubblica fu determinata considerando i “Gallup pool”, sondaggi svolti più volte l’anno per rilevare determinati atteggiamenti e opinioni della società americana. In
questo caso la domanda usata era: “What is the most important problem facing the country today?”.
23
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
inversa nel periodi di “stasi” (plateau). È in questo stadio infatti che ha luogo
una sorta di processo ciclico di influenza; la percezione del problema da parte
del pubblico infatti, nutre l’agenda dei mezzi di comunicazione, la quale a sua
volta influenza l’intervento governativo in risposta alla crescente preoccupazione
da parte dell’opinione pubblica (Grozenbach, 1996, pp. 55-96).
Gli esempi qui riportati fanno riferimento ad un periodo preciso nel quale il
tema droghe fu, negli U.S.A., particolarmente seguito e studiato. Ciò naturalmente non toglie che la ciclicità con cui questo argomento riaffiora all’attenzione
di media, politica ed opinione pubblica possa essere analizzata e interpretata
attraverso il processo di Agenda-Setting. Questa supposizione è confermata
da altre ricerche simili in periodi storici diversi, le quali hanno in ugual modo
messo in luce l’importanza dei mezzi di comunicazione nel definire ciò su cui
il pubblico può discutere, avere un’idea e percepire un problema come reale.
Numerose altre variabili entrano però in gioco; l’efficacia dell’Agenda-Setting,
se non nel caso particolare del “media hype” del 1986, deve tenere conto di
fattori come il ruolo dell’argomento nell’agenda dei media (Funkhouser, 1973),
la diffusione a livello nazionale o locale della notizia (Hubbart, 1975) e tutte le
problematiche relative al processo di “gatekeeping”, attraverso il quale notizie e
tematiche in costante competizione vengono filtrate e scremate per la diffusione
(Wolf, 1999).
Le ricerche esposte in questo paragrafo, mettono in luce l’importanza che ha
l’informazione nel definire la percezione del reale da parte del pubblico. Tuttavia
la prospettiva macrosociale da cui osservano il fenomeno esclude distinzioni importanti sia dal punto di vista del contenuto (trattato nel capitolo precedente),
sia nel considerare le differenze che esistono tra i vari membri dell’audience. E
ben si sa che la problematica della droga, di qualunque genere essa sia, in un’età
critica per la socializzazione come l’adolescenza, richiede un’analisi mirata degli
effetti dell’informazione e della comunicazione su questo specifico segmento di
popolazione.
6.3.2. Intermedia Agenda-Setting
Il modo in cui i diversi mezzi di comunicazione si influenzano tra loro è stato
in molti casi analizzato in riferimento ad un fenomeno che nell’ambiente della
stampa e dell’informazione viene chiamato “media hype”. Tale concetto può
essere definito come “a visible manifestation of intermedia convergence” (Reese,
1989, p.31). Un’analisi attenta del fenomeno, in particolare per quanto concerne il tema droghe, fu condotta nel 1986, anno in cui fu notato un incremento
vertiginoso di copertura mediatica sull’argomento. Se all’inizio degli anni ‘80 il
tema droghe copriva poco meno dell’1% della totalità delle notizie di televisione
e carta stampata - che sottolinea comunque un certo interesse da parte dei media
135
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
- nel 1986 si passò dal 0,7% di gennaio, al 5% del secondo semestre dello stesso
anno (Merriam, 1989, p.23).
A tal proposito Reese (1989) e Danielian (1989) analizzarono come in quel
periodo notiziari e quotidiani nazionali si dedicarono all’argomento. Due aspetti
importanti sono stati evidenziati; per prima cosa, è stata notata una leadership da
parte della carta stampata soprattutto nel periodo iniziale di interesse mediale.
In particolare i quotidiani nazionali si occuparono per primi del problema e
furono seguiti a breve dai settimanali e quindi dalla televisione. Il ritardo con
cui quest’ultimo mezzo si occupò del fenomeno è evidenziato anche nella fase
di declino della copertura mediale, dove, nonostante i quotidiani non coprissero
più l’argomento, questo venne ancora trattato in televisione (Reese, 1989). In
secondo luogo, fu notata anche una leadership da parte del “The New York Times” nel proporre per primo l’argomento e nell’influenzare le scelte redazionali
degli altri quotidiani ed emittenti (Danielian, 1989).
Il problema dell’intermedia Agenda-Setting non riguarda naturalmente tutti
gli argomenti presi in considerazione dai mezzi di informazione; nella maggior
parte dei casi tale fenomeno è visibile per quelle tematiche che, sebbene non
accompagnate da eventi eclatanti, vengono trattate da particolari e prestigiose
testate che fungono da così detti “opinion leaders” nel mondo dell’informazione.
Il processo che ne segue, è un influenzarsi a catena tra le redazioni nazionali,
locali e minori. “Il guardare quello che fanno gli altri”, diventa in molti casi
la conferma della validità della notizia e la sua spendibilità sul mercato (Reese,
1989). È in questo caso che eventi, già presenti nella realtà e non soggetti a
cambiamenti evidenti, vengono portati alla ribalta dell’opinione pubblica, e
vengono percepiti come nuovi problemi sociali.
La particolarità tuttavia del fenomeno analizzato, ovvero il “media hype”
del 1986, trascura importanti variabili che nella programmazione normale
caratterizzano i singoli mezzi di informazione. Sebbene l’analisi di Bell (1982)
della stampa australiana concordi nell’affermare che in linea di massima le differenti testate presentino gli stessi stereotipi, sottolinea anche come importanti
distinzioni debbano essere fatte a seconda che il medium sia un quotidiano, un
tabloid, un giornale locale o della domenica. Se da una parte, per esempio, i
quotidiani sono le testate che con più frequenza riportano il problema dell’abuso
di sostanze stupefacenti e legali, dall’altra parte i tabloid sembrano relativamente
meno interessati. Non solo, i giornali locali, data la scarsità di risorse e la vocazione “pastorale” nei confronti delle comunità a cui appartengono, riferiscono
principalmente riguardo le droghe in generale (senza grosse specificazioni e
distinzioni tra le sostanze), fatti di cronaca e aspetti preventivo-sanitari del
problema (Bell, 1982, p. 81).
136
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
Questa breve presentazione del fenomeno di intermedia Agenda-Setting,
sebbene a prima vista possa sembrare irrilevante ai fini dell’analisi degli effetti
sull’ascoltatore, mette in evidenza, quantomeno nel caso particolare qui proposto, come quanto riportato dai mezzi di comunicazione favorisca in molti casi
solamente un punto di vista e di conseguenza faciliti la creazione di stereotipi e
possibili visioni pregiudiziali nel pubblico.
6.4. La rappresentazione delle droghe e i suoi effetti sul pubblico
Nel paragrafo 2.1 è stato messo in evidenza come siano principalmente due
le scuole di pensiero che spiegano il rapporto tra mezzi di comunicazione e
dipendenza; da una parte si afferma l’utilità di tali mezzi come strumento di
informazione e prevenzione, mentre dall’altra li si accusa in molti casi di promuovere e invogliare l’ascoltatore all’uso. La presenza di due proposizioni teoriche
totalmente opposte non deve però stupire; l’analisi attenta del contenuto dei
mezzi di comunicazione presentata nei due capitoli precedenti ha infatti mostrato come nella varietà dell’offerta informativa che al giorno d’oggi abbiamo
a disposizione, l’individuo è spesso “bombardato” da una miriade di messaggi
che in molti casi si contraddicono l’uno con l’altro. Il caso della rappresentazione delle droghe nei media è un esempio chiaro. Da una parte le campagne
di prevenzione, così come in alcuni casi l’informazione quotidiana, mettono in
guardia sui pericoli insiti nell’uso di tali sostanze, dall’altra invece, film, notiziari
e pubblicità favoriscono il consumo attraverso una rappresentazione che spesso
invoglia all’uso.
L’evoluzione avvenuta nel corso degli ultimi cinquanta anni nella ricerca sulle
comunicazioni di massa conferma la possibilità che messaggi contradditori fluiscano attraverso tali mezzi. La teoria ipodermica che affermava un processo di
stimolo e risposta tra il comunicatore e il ricevente ha lasciato il posto all’approccio funzionalistico detto “degli usi e delle gratificazioni”, per il quale è il soggetto
l’attore attivo nello scegliere, nell’interpretare e nell’assimilare un determinato
messaggio. In questo modo sarà proprio colui che usufruisce del mezzo, in base
alle sue caratteristiche psico-sociali, a decidere ciò che vuole utilizzare, e, nel
caso specifico delle droghe, a quale tipo di messaggio aderire. L’interpretazione
di un messaggio è quindi filtrata attraverso una serie di variabili che si riflettono
principalmente su due livelli di analisi: sul piano individuale e su quello sociale,
quest’ultimo in particolare attraverso la mediazione delle principali agenzie di
socializzazione; importanti in questo caso sono la famiglia, la scuola e il gruppo
dei pari. Si può infatti supporre che nella maggioranza dei casi il messaggio proposto dai media venga elaborato in un contesto sociale e sulla base di influenze
sociali piuttosto che in solitudine. A tal proposito sono principalmente due le
“dimensioni” teoriche che analizzano gli aspetti appena citati:
137
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
a. Individuo: sul piano individuale sono di primaria importanza le esperienze
fatte dal soggetto che percepisce il messaggio. Nel nostro caso, in particolare
il fatto che colui che riceve un messaggio abbia avuto contatti diretti o meno
con la sostanza e con consumatori. È la teoria dell’Agenda –Setting per la
quale è assimilato con più facilità ciò di cui non si ha esperienza diretta (vedi
Wolf, 1999; Estermann, 1997). Un messaggio mediatico infatti ha effetti
totalmente opposti a seconda che il soggetto ricevente sia, per esempio,
consumatore o meno della droga in questione. Il caso più eclatante ed evidente
è infatti quello di sostanze di largo consumo come l’hashish e la marijuana.
Le esperienze quasi sempre positive associate al loro uso contrastano con
l’immagine negativa trasmessa dalle campagne sociali e dalle agenzie di
socializzazione come la famiglia e la scuola. In questo caso, infatti, gli effetti
delle campagne di prevenzione sono decisamente più deboli su coloro che
hanno già sperimentato la sostanza. Similmente la predisposizione al consumo
aumenta all’aumentare del numero di amici consumatori (BZgA, 2004).
b. Sociale: l’aspetto sociale prende in considerazione il modo in cui le informazioni
sono interpretate all’interno del gruppo. In altre parole si cerca di verificare
se l’informazione sia acquisita dal soggetto in maniera diretta dai mezzi di
comunicazione o sia “mediata” da altri soggetti.
Gruppo e amici consumatori influenzano predisposizione e consumo,
nonché la percezione del messaggio sulle droghe (Becker, 1966). Nel nostro
caso tuttavia non si parla solo della percezione diretta da parte del soggetto,
il quale attraverso valori condivisi dal gruppo interpreta il messaggio, ma
anche, e soprattutto dell’esperienza mediata attraverso membri del gruppo
stesso che girano l’informazione ricevuta agli altri membri; è il caso dei così
detti “opinions leaders”, i quali selezionano e interpretano le informazioni
per loro più importanti e le passano ai membri del gruppo cui appartengono.
In questo caso è il leader, e non tanto il mezzo di comunicazione, che indica
agli altri membri che opinione avere su un dato argomento (Jäckel, 2005;
Schenk, 1987).
Come si può notare queste due ipotesi, in particolare se utilizzate per l’analisi
di un pubblico adolescente, più che la forza persuasiva dei media mettono in
gioco l’individuo e il suo legame con i gruppi di socializzazione primaria.
L’adolescenza in particolare mette spesso in moto un processo di distanziamento tra il ragazzo e la famiglia, mentre si rafforzano in maniera significativa
i legami con il gruppo dei pari / amici (Warr, 2002; Hurrelmann, 1997). È
quindi auspicabile che in questa fascia d’età, i processi sopra citati siano per lo
più elaborati all’interno di questo contesto. Se si considera poi la funzione prettamente sociale di alcune sostanze, il coinvolgimento del gruppo nell’analisi non
può essere sottovalutato. Ciò sta a significare come le informazioni sulle droghe
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
trasmesse dai mezzi di comunicazione siano filtrate ed assimilate attraverso un
processo di selezione e ricodifica che interseca la particolare struttura tipica di
ogni aggregato umano; quest’ultimo, infatti, implica una serie specifica di ruoli
e di legami reciproci legami che modellano il “bagaglio culturale” tipico del
gruppo preso in considerazione. Ruoli e rapporti diversi all’interno dell’aggregato,
infatti, implicano funzioni comunicative diverse per ogni membro all’interno
del gruppo (vedi Schenk, 1987). In questo caso quindi, i messaggi trasmessi dai
mezzi di comunicazione non arrivano in maniera diretta al singolo, ma sono
filtrati, reinterpretati e poi ritrasmessi all’interno del gruppo stesso.
Ed è in questo scenario che si inserisce in molti casi il consumo di sostanze che
producono dipendenza; sebbene non si possa generalizzare in maniera assoluta,
soprattutto per il fatto che nel concetto di “droga” qui analizzato sono sottointese le più disparate sostanze, quanto detto vale in particolare per quelle di più
largo consumo come ad esempio l’alcol, il tabacco e le droghe “leggere” come
hashish e marijuana. Se la diffusione sociale di alcol e tabacco è un dato di fatto,
le droghe leggere hanno acquisito negli ultimi anni un’accettazione e diffusione
sempre maggiori. Come esempio a conferma di ciò può essere citata una ricerca
condotta dal ministero della salute tedesco a cadenza quadriennale, con lo scopo
di ricercare gli atteggiamenti di consumo dei giovani tedeschi dai 12 a 25 anni
(BZgA, 2004). Nel 2004 fu rilevato come la cannabis fosse consumata dal 31%
degli intervistati, quando le altre sostanze illegali presenti nel questionario non
superavano il 4% del campione; tali risultati hanno portato a considerare questa
droga come una categoria a sé all’interno della ricerca. Non solo, la diffusione
sempre più crescente di questa droga negli ultimi decenni, oltre a confermarne
una crescente accettazione sociale soprattutto tra i giovani, sottolinea la natura
sociale del suo consumo; al contrario delle altre sostanze illegali, infatti, la cannabis viene nella maggior parte dei casi consumata in gruppo (BZgA, 2004, p.
25). Se si vogliono quindi capire gli effetti dei messaggi mediatici sull’individuo
si devono tenere in considerazione queste differenze.
L’efficacia di quanto mediato dai mezzi di comunicazione si riflette in primis
nella coerenza del messaggio con l’immagine che l’individuo ha della droga, e
con la percezione della stessa all’interno del gruppo cui l’individuo appartiene.
Un esempio sono le campagne di prevenzione; la loro efficacia nel contrastare il
consumo di cannabis è direttamente proporzionale all’accettazione e diffusione
di questa sostanza nel gruppo dei pari. La stessa ricerca del BZgA conferma
come la propensione al consumo di cannabis aumenti sensibilmente tra quei
soggetti che già una volta l’anno provata o che hanno conoscenti diretti che ne
fanno uso (BZgA, 2004, 2001).
Dimensione individuale e dimensione sociale quindi rappresentano il terreno
su cui i mezzi di comunicazione agiscono e su cui i messaggi trasmessi sulle
139
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 6
droghe ricadono. È essenzialmente all’interno di queste due dimensioni che
vanno ricercati gli effetti dell’informazione e non solo a priori sulla base di una
mera analisi di quanto trasmesso.
Naturalmente questi due livelli non si escludono a vicenda, ma agiscono simultaneamente nel determinare ciò che un soggetto percepisce e fa proprio di un
messaggio mediale. L’influenza reciproca con cui essi interagiscono è spesso data
dal fatto che le esperienze individuali che arricchiscono una persona sono spesso
fatte attraverso la mediazione del cliché con cui più spesso si è in contatto.
6.5. Considerazioni di sintesi
A conclusione di questa ricerca si deve prima di tutto sottolineare la vastità del
fenomeno da analizzare. L’analisi del contenuto svolta nei capitoli precedenti
ha infatti messo in luce come i mezzi di comunicazione siano molteplici ed
eterogenei nel loro campo d’azione. Concludere quindi un’analisi di questo tipo
con una chiara determinazione degli effetti sul pubblico è del tutto prematuro
e superficiale. Non solo la vastità dei mezzi considerati, quanto anche le nette
differenze tra le varie sostanze prese in considerazione rendono molto difficile
generalizzare.
Quello che si può auspicare invece è un’analisi più circoscritta e attenta che
consideri particolari mezzi di informazione e i loro effetti su particolari gruppi
di individui; infatti, anche solo lo studio di singoli media e i possibili effetti su
un campione di popolazione potrebbe offrire risultati interessanti. Da una parte
l’analisi del contenuto di quanto trasmesso metterebbe in luce una miriade di
informazioni utili per scovare pregiudizi, giudizi di valore e disinformazione,
mentre dall’altra lo studio del consumo e delle predisposizioni al consumo in
una parte della popolazione “colpita dal mezzo” potrebbe mettere in luce la
funzione di “socializzatori” svolta dai mezzi di comunicazione. Una funzione
che, interagendo con altre agenzie, come il gruppo dei pari, potrebbe cambiare
considerevolmente a seconda della sostanza trattata e del coinvolgimento del
gruppo nell’utilizzo o nel rifiuto di tale sostanza.
L’analisi del contenuto dei messaggi trasmessi dai media resta quindi incompleta se scollegata da una ricerca diretta dei suoi effetti su di un campione; è
auspicabile di conseguenza che studi futuri non si limitino a mettere in evidenza
solamente ciò che è trasmesso, ma che indaghino anche il modo in cui gli “input”
comunicativi agiscono sulla società.
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
L'informazione su droghe e dipendenze patologiche fornita dai quotidiani "L'Adige" e "Trentino" nel biennio 2004-2005 7.1. Introduzione: obiettivi e metodologia dell’indagine *
La ricerca è stata condotta con l’obiettivo di analizzare il tipo di informazione
e di comunicazione sulle dipendenze patologiche e sulle sostanze psicoattive
in generale, fornito dai due importanti quotidiani locali (“L’Adige” e “Trentino”) negli anni 2004 e 2005. L’ipotesi guida è quella di verificare sul piano
dell’informazione i livelli di coerenza, continuità e “profondità” fornita dai due
quotidiani sulla problematica delle droghe e delle dipendenze. Tutto ciò nella
consapevolezza dell’importanza che la comunicazione giornalistica, oltre a quella
televisiva, può avere nel favorire “climi culturali” e “orientamenti di fondo” su
questioni rilevanti di convivenza sociale e di comportamenti “a rischio” per
fasce diverse di popolazione, compresa la fascia minorile e giovanile che pare
particolarmente esposta a “forme pericolose”, quanto sottovalutate, di disagio,
come la dipendenza da sostanze con effetti psicotropi e stupefacenti.
Uno degli aspetti fondamentali della ricerca effettuata concerne anche la
possibile individuazione di stereotipi nella comunicazione, specie di quelli che
possono produrre ambivalenza sul piano culturale, ossia orientamenti che da un
lato accentuano le dimensioni consumistiche ed edonistiche di alcune “sostanze” potenzialmente pericolose e, dall’altro, ne stigmatizzano gli effetti quando
questi toccano solo alcune categorie di “consumatori” o si correlano con aspetti
di non legalità. E’ altrettanto evidente che quando un fatto eclatante crea discussioni sui mass media (cronaca, informazioni, dibattiti che spesso durano mesi
e generano opinioni), si mescolano orientamenti di vario e diverso genere che
tendono a “confondere” o comunque a complicare il dato della realtà. Si tratta
di verificare se in questo campo delle “dipendenze” l’informazione continuata
dei quotidiani, inseriti in una realtà locale, tenda ad uniformare le idee sul fenomeno in oggetto entro quadri valoriali coerenti, oppure vada nella direzione
di orientamenti culturali e valoriali diversificati in rapporto alle circostanze, ai
*
La raccolta e la prima elaborazione dei dati è stata effettuata da Massimiliano Roncher
141
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
momenti, alle varietà della situazioni.
La griglia di lettura, elaborata appositamente per questa ricerca sulla base di
metodologie già validate, cerca di tener conto degli aspetti più significativi del
modo con cui vengono presentati e confezionati i fatti e le notizie. La scelta che i
quotidiani compiono del modo di raccontare ed illustrare i fatti, e nel “ragionare”
su persone, comportamenti, contesti, sostanze e cose che si connettono a forme
di dipendenza patologica, ha a che fare con la genesi degli stereotipi culturali, su
come cioè la gente possa farsi un’idea più o meno precisa e “standardizzata” dei
fenomeni esaminati. Naturalmente viene qui esaminata solo la parte concernente
la forma e il contenuto dell’informazione, mentre non è colta la dimensione del
consumatore, di come cioè venga effettivamente decodificata dal pubblico (in
questo caso dai lettori dei quotidiani) la notizia e ciò che ad essa ruota intorno
in termini di immagini, concezioni e idee più o meno fisse. La ricerca quindi
rappresenta uno stimolo di riflessione per chi fa informazione, soprattutto sul
piano locale, al fine di discutere le modalità “migliori” di presentare le notizie
su un fenomeno “delicato” e dalla forte valenza “normativa” come quello delle
droghe e del consumo che crea “dipendenza”. Mentre rimane decisamente
aperta, e non affrontata qui, la questione di come i mezzi di comunicazione
di massa possano incidere direttamente sull’orientamento e il comportamento
delle persone.
La griglia prende in considerazione ogni singolo articolo pubblicato sui due
quotidiani esaminati, sottolineando i seguenti aspetti:
Parte I – Dimensione dell’articolo
1. Dimensione totale: riguarda la frazione di pagina occupata dall’articolo preso
in considerazione e dalle foto che lo riguardano.
2. Numero colonne: si esplicita il numero di colonne presenti nell’articolo.
3. Dimensione foto: ci si riferisce alla parte di pagina, espressa in forma di
frazione, occupata dalle foto inerenti l’articolo preso in considerazione.
4. Tipologia dell’articolo: l’articolo viene classificato in base alla seguente
partizione: 1) editoriale (prima pagina, di solito scritta dal direttore), 2)
cronaca, 3) intervista, 4) trafiletti, tasselli, agenzie, 5) informazioni di servizio,
6) richiamo.
5. Collocazione: parte del quotidiano nella quale compare l’articolo: a) prima
pagina, b) pagine nazionali, c) pagine locali, d) pagine finali (residuale).
Parte II – Protagonista
1. Numero persone coinvolte: quando il quotidiano riporta un numero di
persone che hanno a che fare con il fatto descritto.
142
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
2. Popolarità: ha a che fare con l’ambito territoriale (o geografico) nel quale il
protagonista o i protagonisti sono noti: a) nazionale, b) regionale, c) locale,
d) non popolare, e) non specificato.
3. Genere: in questo caso si indica il sesso del protagonista o del gruppo di
persone coinvolte: maschio/i, femmina/e, gruppo eterogeneo, genere non
specificato.
4. Luogo residenza stabile e prolungata del protagonista o dei protagonisti:
Trentino – Alto Adige, Nord Italia, Sud Italia, Centro Italia e Isole, Estero,
Provenienza non specificata.
5. Generalità: è importante analizzare questo aspetto fortemente etichettante per
il protagonista, la scelta delle opzioni è fatta fra quattro alternative diverse: a)
nome e cognome, b) iniziali, c) data e luogo di nascita, d) non specificato.
6. Foto del protagonista: quando compare, la foto del protagonista viene
analizzata in base alla quota di pagina che questa occupa.
7. Attività: qui si indica se viene o meno riportata l’occupazione del
protagonista.
Parte III – Fenomeno
1. Dipendenza da: ovvero tipo di dipendenza che denota il fatto riportato
dall’articolo: a) sostanze illegali (droghe), b) alcol, c) tabacco, f ) gioco
d’azzardo, g) sesso, h) doping.
2. Tipo di droga: nel caso in cui la dipendenza abbia a che fare con le droghe, è
importante specificarne il tipo, quando riportato: 1) marijuana e suoi derivati,
2) eroina, 3) cocaina, 4) ecstasy e pasticche.
3. Tipo di immagine: riferimento al contenuto delle eventuali foto: a) forze
dell’ordine, b) sostanza (o comportamento), c) protagonista/i, d) scuola, e)
istituzioni, f ) denaro, g) intervistato, h) luogo.
4. Contenuto evidente: alcuni articoli, che non sono il semplice riassunto asettico
dei fatti, possono avere un taglio: a) Logico (dati tecnici, sillogismi, testi
specialistici), b) Retorico (convincere con argomenti scontati), c) Ermeneutico
(interpretare, comprendere).
Parte IV – Stereotipi
1. Ragioni e soluzioni: a volte i quotidiani indicano le possibili soluzioni al
problema delle dipendenze accentuando alcune dimensioni: a) aspetti di
ordine pubblico, b) aspetti educativi e scolastici, c) aspetti di prevenzione
primaria e informazione, d) aspetti connessi all’ambiente e alle relazioni
familiari.
2. L’idea delle droghe: l’atteggiamento del giornalista può essere classificato,
rispetto al fenomeno della dipendenza da droghe, in due modi: a) associazione
indistinta (tutte le droghe sembrano uguali), b) differenziazione (le sostanze
143
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
sono molto diverse fra loro).
3. Tipo di approccio: il taglio dell’articolo può riguardare un approccio al
problema che esprima: a) criminalizzazione, b) giustificazione, c) ambivalenza
(aspetti positivi e rilievi negativi), d) distanza (non prende posizione,
asettico).
4. Risonanza nel breve periodo (quante volte un articolo riguarda lo stesso
episodio): è importante rilevare quanti articoli che parlano dello stesso fatto
vengono pubblicati dal medesimo quotidiano.
L’indagine permette, dunque, di evidenziare, in termini comparativi, le specificità di ciascun quotidiano e di delineare forma, contenuti e tendenze della stampa
locale, relativamente al fenomeno droga e dipendenza; inteso quest’ultimo in
senso ampio, ossia con riferimento a una pluralità di sostanze e di situazioni, ben
oltre il confine stabilito dalla liceità e/o dalla legalità. Nella rilevazione entrano,
pertanto non solo le sostanze stupefacenti e psicotrope considerate droghe illegali dall’attuale normativa, ma anche quelle sostanze che, seppur ammesse dalla
legge, possono produrre problemi seri di dipendenza (alcol e tabacco) ed anche
quelle situazioni che evidenziano aspetti patologici connessi al consumo sfrenato
nel campo del gioco d’azzardo e del sesso. Rimangono esclusi dalla rilevazione i
disturbi alimentari, quali la bulimia e l’anoressia, che pur avendo alcuni elementi
eziologici in comune con le dipendenze patologiche sopra indicate hanno anche
molti aspetti di specificità che li discostano dalle problematiche tipiche delle
droghe e delle tossicodipendenze.
Vengono ora esposti i principali risultati della ricerca ripercorrendo le categorie sopra elencate nella griglia di rilevazione, dapprima facendo riferimento
agli aspetti quantitativi e poi a quelli qualitativi, concernenti in particolare il
contenuto degli articoli dal punto di vista del messaggio.
7.2. aspetti quantitativi e rilievi qualitativi
7.2.1. Numero, dimensione e collocazione degli articoli
Gli articoli complessivamente rilevati e analizzati sono stati 842 così suddivisi:
Tab. 24.
Giornale
L’Adige
anno 2004
n.
%
231
56,8
144
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
anno 2005
n.
%
245
56,3
Totale
n.
476
%
56,5
Capitolo 7
anno 2004
n.
%
176
43,2
407
100,0
Giornale
Trentino
Totale
anno 2005
n.
%
190
43,7
435
100,0
Totale
n.
366
842
%
43,5
100,0
Gli articoli che occupano l’intera pagina del quotidiano sono complessivamente 4 (2 per ciascun quotidiano - due focalizzati sull’alcol, uno sul fumo
di tabacco e uno sull’allarme droghe in generale) e quelli che occupano metà
pagina sono poco più del 10%. Fra un terzo e un ottavo di pagina troviamo
oltre i 2/3 degli articoli. Questo significa che 1/3 circa degli articoli si colloca
su una colonna, un altro terzo su due e tre colonne e l’ulteriore terzo su quattro
e più colonne.
Poco meno dei 2/3 degli articoli contengono fotografie di grandezza pari o
inferiore ad un ottavo di pagina, poco più di ¼ degli articoli presentati non
contiene fotografie, mentre foto vistose (un quarto di pagina e oltre) sono presenti in circa il 10% di tutti gli articoli, senza particolari distinzioni fra i due
quotidiani .
Oltre il 70% degli articoli è inserito nella cronaca; circa un 10% concerne interviste. Solo l’Adige inserisce la problematica nell’editoriale per 7 volte nell’arco
dei due anni esaminati.
Per quanto concerne la collocazione dell’articolo nell’economia complessiva
del quotidiano abbiamo la seguente ripartizione:
Tab. 25.
Giornale
L’Adige
Trentino
Totale
“Prima pagina”
n.
75
67
142
%
15,8
18,3
16,9
“Pagine
nazionali”
n,
%
73
15,3
78
21,3
151
17,9
“Pagine locali”
n.
328
221
549
%
68,9
60,4
65,2
Totale
n.
476
366
842
%
100,0
100,0
100,0
Da questa prima analisi della distribuzione quantitativa degli articoli si evince
che sull’argomento delle droghe e dei fenomeni ad esso correlati vi è un’attenzione consistente da parte dei due quotidiani trentini, con risalto non solo
ad aspetti connessi a fatti di cronaca ma anche ad approfondimenti specifici,
sviluppati prendendo spunto sia dalle situazioni sottostanti a fatti di cronaca
sia da studi, normative e proposte, emergenti sia a livello locale sia sul piano
nazionale e internazionale. La dimensione locale è nettamente predominante, ed
è congruente con la natura dei due quotidiani. Dalla comparazione emerge una
145
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
maggior attenzione e continuità dell’“L’Adige” sull’argomento qui analizzato;
nell’arco dei due anni, infatti, “L’Adige” pubblica 110 articoli in più rispetto
al “Trentino”, anche per l’utilizzo di tipologie editoriali diversificate (“tasselli”,
“agenzie”, “trafiletti”, “informazioni di servizio”). Tuttavia, entrambi i quotidiani
danno ampio risalto sia ad avvenimenti locali sia a fatti di rilevanza nazionale
con abbondanza di documentazione fotografica che, nel 10% circa degli articoli,
rappresenta, soprattutto per le dimensioni dell’immagine, un evidente elemento
di “attrazione visiva” per il lettore.
7.2.2. I protagonisti
Come è logico attendersi, data la netta predominanza di articoli di cronaca, ci
si aspetta di incontrare un’informazione in grado di delineare un quadro articolato, ma discreto, di chi sono gli ”attori” che risultano al centro dell’attenzione
del giornale per fatti concernenti le questioni della droga e delle dipendenze
patologiche in generale. In realtà non è sempre così, soprattutto quando i fatti
sono di portata locale e/o non coinvolgono personaggi di rilievo.
Premesso che 1/3 di tutti gli articoli pubblicati dai due quotidiani non individua protagonisti poiché l’argomento non concerne la cronaca bensì aspetti
generali del fenomeno (approfondimenti particolari, leggi, opinioni, studi, ecc..),
si possono sintetizzare i risultati nei seguenti punti:
- più della metà degli articoli pubblicati da entrambi i giornali, e che concernono
fatti di cronaca, individuano un protagonista; mentre circa ¼ degli stessi
articoli indica piccoli gruppi di persone (da 2 a 4 individui) e il restante
quarto di articoli coglie gruppi più ampi sino a comprendere diverse decine
di persone implicate in traffici ed attività illecite connesse al mercato della
droga;
- si tratta in prevalenza di persone adulte di sesso maschile, in quasi l’80% dei
casi, mentre protagonisti di solo sesso femminile sono quantitativamente
molto ridotti sul 3 - 4% di tutti gli articoli che citano i protagonisti (2,5%
per “l’Adige” e 4,5% per il “Trentino”). Gruppi misti di maschi e femmine
riguardano il 24,7% degli articoli con protagonisti citati da “l’Adige” e il
14,75% degli articoli analoghi citati da il “Trentino”;
- pur essendo consistente la percentuale di articoli di cronaca che non
individuano persone precise (circa il 15% per “l’Adige” e il 30% per il
“Trentino”), va rilevato che, nella maggior parte dei casi sono indicate le
generalità del protagonista con nome cognome (se si tratta di minore solo
le iniziali) e la loro provenienza geografica. La maggior parte degli articoli
indica persone del Trentino Alto-Adige (il 55,9% per “l’Adige” e il 46,9%
per il “Trentino”), seguono protagonisti provenienti dal Nord Italia (25-30%
degli articoli) e dall’Estero (15-20% degli articoli);
- per la stragrande maggioranza i protagonisti sono persone sconosciute e che
146
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
non godono di particolare popolarità, tuttavia si registra quasi un 17% della
totalità degli articoli pubblicati (12% da parte de “l’Adige” e 23% da parte
del “Trentino”) che focalizza l’attenzione su personaggi famosi sul piano
nazionale rimasti implicati in vicende di droga e/o di dipendenza (casi Pantani,
Lapo e Calissano). Abbastanza marginale, da un punto di vista statistico, il
riferimento a personaggi locali, anche se alcuni di questi casi sono presenti;
- meno della metà degli articoli che individuano protagonisti vede pubblicata
la foto di quest’ultimi (48,6% per “l’Adige” e il 39,4% per il “Trentino”)
ma va notato che, in circa il 10% degli articoli, la fotografia è di dimensioni
evidenti (più di un ottavo di pagina). Meno di 1/5, infine, gli articoli con
protagonisti che individuano l’attività lavorativa di quest’ultimi o la loro
posizione professionale;
- per quanto concerne la relazione fra tipo di droga e provenienza dei protagonisti
si rileva una prevalenza di persone provenienti dal Trentino Alto-Adige (poco
meno del 50%) se si tratta di marijuana o di eroina, con al secondo posto
stranieri (oltre il 15% per marijuana e oltre il 25% per eroina). Nel caso della
cocaina sono persone del Nord Italia ad essere maggiormente implicate (più
del 50% degli articoli) seguite dagli stranieri (quasi il 15%) e dai Trentini
(poco più del 5%).
L’informazione fornita dai due quotidiani sui protagonisti delle vicende relative a questioni di droga e di dipendenza riflette soprattutto i fatti di cronaca
a risonanza nazionale e tende ad enfatizzare l’eco su personaggi e su vicende
evidenziando, talora, una certa invasività nel riportare sia le generalità, sia le
foto delle persone ritenute implicate nelle questioni trattate. Va però sottolineato come, di fatto, non si siano riscontrati, nei contenuti degli articoli, giudizi
espliciti, negativi ed etichettanti, sulla personalità dei protagonisti.
Le persone del Trentino Alto Adige implicate in questioni concernenti le
droghe illegali trovano risonanza sui due quotidiani in misura maggiore se si
tratta di marijuana e di eroina. Meno, molto meno, quando la droga è ecstasy
e cocaina, nonostante il consumo e i sequestri di quest’ultime sostanze siano,
negli ultimi due anni, in deciso aumento su tutto il territorio nazionale e in
Trentino in particolare 24.
24
L’analisi dei dati ricavati da fonti differenti: studi di prevalenza IPSAD-Italia®2003; ESPAD-Italia®2004;
flussi ricavati dal Ministero dell’Interno (DCDS); dal Ministero della Giustizia (DCSA); dal Ser.T. di
Trento, individuano il Trentino come area a rischio per la diffusione di cocaina nella popolazione generale
e di stimolanti nella popolazione scolarizzata.
147
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
7.2.3. Droghe e dipendenza
Si analizza ora, sempre dal punto di vista quantitativo, l’attenzione dell’informazione al fenomeno con particolare focalizzazione sulle sostanze che producono
dipendenza. La problematica delle dipendenze patologiche è colta dai due
quotidiani, relativamente ai due anni esaminati (2004 e 2005), come connessa
al consumo delle seguenti sostanze:
Tab. 26.
Giornale
L’Adige
Trentino
Totale
Droghe*
illegali
alcol
Tabacco
Doping
sportivo
Sesso
Gioco
d’azzardo
Totale
n.
%
n.
%
n.
%
n.
%
n.
%
n.
%
n.
%
267
249
516
56,1
68,0
61,3
97
29
126
20,5
8,0
14,9
56
43
99
11,7
11,7
11,7
25
27
52
5,2
7,4
6,3
21
16
37
4,4
4,4
4,4
10
2
12
2,1
0,5
1,4
476
366
842
100,0
100,0
100,0
* Eroina, cocaina, ecstasy, marijuana e derivati
Come si può notare circa i 2/3 degli articoli affrontano aspetti di dipendenza
derivanti da sostanze illegali, ma altrettanto si nota come non vengano trascurate dalla stampa quotidiana trentina altre forme di dipendenza patologica. Se
tabacco e doping appaiono sovrarappresentati per fatti specifici accaduti nei due
anni esaminati (legge antifumo e doping nel ciclismo e nel calcio), l’alcol ha
un’attenzione che, seppur meno consistente rispetto alle droghe illegali, appare
continua (soprattutto da parte del quotidiano “l’Adige”), mentre non mancano
anche riferimenti al sesso e al gioco d’azzardo, come tipologie emergenti di dipendenza patologica verso cui sono richieste dalla società interventi terapeutici
e preventivi specifici.
Alcuni articoli trattano contestualmente differenti forme di dipendenza, in
particolare l’associazione alcol e stupefacenti (complessivamente nei due anni
esaminati, n. 8 articoli per “l’Adige” e n. 4 articoli per il “Trentino”) oppure
l’associazione tabagismo – alcolismo (n. 2 articoli de “l’Adige”) e ancora la
relazione sesso – droga (n. 3 articoli de “l’Adige”). Data la percentuale molto
ridotta di tali articoli si è optato per inserirli in una delle categorie di dipendenza sopra esposte in base al peso che nel giornale veniva dato ad un tipo di
dipendenza, considerato prevalente, rispetto all’altro considerato secondario o
complementare.
Fra gli articoli che prendono le mosse da sostanze stupefacenti e psicotrope
illegali va posto in evidenza come in quasi il 10% di essi non si faccia riferimento a sostanze specifiche, ma si parli genericamente di droghe. E’ pur vero
che si tratta spesso di articoli di entità e rilevanza ridotte, ma ciò denota da
148
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
parte dei quotidiani la tendenza, assai esplicita in certi casi, a generalizzare, in
modo indiscriminato, intorno al concetto di pericolosità, tutte le sostanze che
la legge proibisce, al di là dei loro reali effetti. Infatti, la parola “droga”, usata
genericamente, evoca, accomuna, sintetizza pericolosità, illegalità, dipendenza
e controllo sociale e rinvia direttamente ad un fenomeno e a questioni che il
lettore decodifica immediatamente come preoccupanti e che, in qualche modo,
mettono in moto pensieri di difesa e di controllo.
Fra le cosiddette droghe illegali gli articoli si suddividono nel modo seguente:
Tab. 27.
Giornale
L’Adige
Cocaina
Marijuana
e derivati
eroina
Droghe
pesanti +
leggere*
Più droghe
pesanti
ecstasy
nessuna
specifi­
cazione
Totale
n.
%
n.
%
n.
%
n.
%
n.
%
n.
%
n
%
n.
%
101
37,8
47
17,6
33
12,4
30
11,2
21
7,9
4
1,5
31
11,6
267
100,0
Trentino
93
37,3
44
17,7
33
13,3
34
13,7
24
9,6
3
1,2
18
7,2
249
100,0
Totale
194
37,6
91
17,6
66
12,8
64
12,4
45
8,7
7
1,4
49
9,5
516
100,0
* per droghe leggere ci si riferisce solo alla marijuana e ai suoi derivati
Gli articoli concernenti la cocaina hanno avuto un posto di rilievo (oltre
1/3 di tutti gli articoli che trattano di droghe illegali) e in questo ha inciso non
solo l’andamento crescente del consumo di questa sostanza sul territorio del
Trentino Alto-Adige25, quanto il presentarsi sulla scena pubblica di tre casi che
hanno creato particolare eco e curiosità per i personaggi coinvolti (Calissano,
Lapo e Pantani). Le cosiddette droghe leggere (lo “spinello” per intenderci, ossia
marijuana ed hashish) hanno una discreta evidenza sulla stampa, anche se spesso
vengono associate alle droghe pesanti, in una sorta di omogeneizzazione che le
accomuna soprattutto sul lato della “pericolosità” sociale della “criminalizzazione”. Molto ridotta, invece, l’attenzione sull’ecstasy, le cosiddette pasticche da
discoteca, o droga ricreativa, in espansione fra i giovani e i cui effetti “pericolosi”
per la salute e il controllo del sé (anche per la frequente associazione con altre
sostanze) sono fuori discussione.
25
Nel periodo 2000-2004 nella Provincia Autonoma di Trento è stato osservato un incremento delle
segnalazioni (Art. 75 DPR 309/90) effettuate dalle Forze dell’Ordine per detenzione ad uso personale sia
di cocaina che (in controtendenza rispetto al dato nazionale) di stimolanti. Il numero di soggetti segnalati
è, infatti, passato da 4 ogni 100.000 residenti nel 2000 a 12 nel 2004 per la cocaina, e da 1 a circa 2 per
gli stimolanti.
149
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
All’interno di una informazione dove l’immagine ha acquisito un ruolo
crescente i numerosi articoli (oltre il 70%) che contengono foto propongono
contenuti visivi così articolati:
Tab. 28.
Protagonista
(Spacciatore,
tossicodip.,
persona
in terapia,
Giornale
studioso,
ecc..)
L’Adige
Trentino
Totale
n.
%*
135
112
247
40,2
43,6
41,7
Forze
Sostanze o dell’ordine
comporta­
(Polizia,
mento di Carabinieri,
consumo Guardia di
Finanza)
n.
%
n.
99 29,5 71
84 32,7 56
183 30,9 127
Intervistato
Luogo
(esperto,
Istituzioni
(Immagini di
Tecnico,
(strutture
luoghi della Responsabile pubbliche
vicenda o del
di servizi,
e private,
protagonista) Testimone, scuole, ecc.)
ecc..)
Totale
articoli
con foto
%
n.
%
n.
%
n.
%
n.
21,1
21,8
21,4
50
35
85
14,9
13,6
14,3
20
24
44
6,0
9.3
7,4
27
6
33
8,1
2,3
5,6
336
257
593
% sul
totale
articoli
70,6
70,2
70,4
* Le percentuali sono calcolate sugli totale degli articoli con foto. La loro somma fa più di 100 perché un articolo
può contenere più fotografie con contenuti diversi
Fra gli articoli che contengono foto va puntualizzato che:
- il 79,6% degli articoli ( l’81,5% per “l’Adige” e il 77,0% per il “Trentino”) riporta
fotografie con uno solo dei contenuti sopra evidenziati, quantitativamente
distribuiti nell’ordine esposto, dove il protagonista (di solito in negativo:
vittima o spacciatore), la sostanza o il modo di usarla e le forze dell’ordine
hanno uno spazio rilevante;
- il 17,9% degli articoli (il 15,5% per “l’Adige” e il 21,0% per il “Trentino”)
è corredato di fotografie che espongono due contenuti (in prevalenza
protagonista e forze dell’ordine e protagonista e sostanza o ancora sostanza e
forze dell’ordine);
- il 2,5% degli articoli (il 3% per “l’Adige” e l’1,9% per il “Trentino”) ha una
esposizione fotografica con tre contenuti (quasi sempre forze dell’ordine,
sostanza e protagonista).
La stragrande maggioranza degli articoli, anche perché si colloca nella pagina
della cronaca, presenta fatti, azioni e ricostruzioni di comportamenti, reazioni
sociali, condotte, conseguenze legali, riscontri degli attori istituzionali e non. Solo
una minima parte può essere inserita in quelle categorie di “logico”, “retorico” ed
“ermeneutico” che approfondiremo più avanti, e che abbiamo individuato per
indicare contenuti carichi di riferimenti specialistici e dati tecnici (“logico”), o
di argomentazioni un po’ scontate sulla base del “buon senso” e degli stereotipi
prevalenti (“retorico”), o, infine, ricco di interpretazioni e di “aperture” alla
complessa comprensione di avvenimenti e comportamenti (“ermeneutica”). Solo
il 5% di tutti gli articoli ( il 7% per “l’Adige” e il 3% per il “Trentino) possono
150
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
essere fatti rientrare in una delle tre categorie menzionate.
Si può affermare, alla luce dei dati raccolti, che l’attenzione dei due quotidiani nel 2004 e 2005 si è focalizzata in modo cospicuo sulla questione droga,
riportando diversi e variegati fatti di cronaca e ponendo in risalto anche elementi
emergenti nel configurasi del fenomeno delle dipendenze patologiche. Tuttavia permangono aspetti di sottovalutazione delle droghe cosiddette ricreative
(pasticche di ecstasy in primis) specie in considerazione del fatto che vengono
proposti ai lettori pochi approfondimenti. Il taglio prevalente degli articoli e il
ricco apparato fotografico che integra le notizie danno risalto soprattutto alle
componenti allarmistiche che contraddistinguono il fenomeno. In questo modo
finisce, talora, per trasparire un messaggio immediato, epidermico, più o meno
esplicito, che accomuna la problematica delle droghe, e delle dipendenze connesse, a questioni di ordine pubblico, anche quando gli aspetti appaiono molto
più complessi e dalle implicazioni assai più vaste sotto il profilo della cultura,
dell’azione dei servizi e del controllo sociale.
7.2.4. Stereotipi prevalenti e risonanza
Con il termine stereotipo si intende rendere conto della “cristallizzazione” di
certe immagini, idee e soluzioni sulle droghe e sulle dipendenze patologiche
che sembra emergere dall’informazione dei due quotidiani esaminati. L’utilizzo
di stereotipi culturali non implica necessariamente un giudizio negativo sul
tipo di informazione, poiché la “generalizzazione” di certi tratti “particolari e
ricorrenti” del fenomeno droga e dipendenza è un dato di semplificazione della
“complessità”, utile per una comunicazione chiara e dal messaggio facilmente
decodificabile. Lo stereotipo può diventare un problema nel momento in cui si
trasforma in pre-giudizio, ossia in un giudizio anticipato che non tiene più conto
della realtà e delle sue trasformazioni. Il confine fra stereotipo culturale e pregiudizio a volte è molto labile e può compromettere una corretta informazione.
Nel nostro caso non si riscontrano posizioni pregiudiziali nei due quotidiani,
mentre invece, è possibile cogliere, attraverso alcuni degli indicatori inseriti
nella griglia di rilevazione, l’utilizzo di categorie concettuali che evidenziano una
forma, più o meno precisa, di rappresentazione sociale del fenomeno.
La rappresentazione prevalente del fenomeno è comunque quella che traspare
dai titoli, dai fatti e dalle fotografie, poiché, in realtà, sono una percentuale minima gli articoli che “ragionano” sul problema e avanzano proposte di possibili
soluzioni: meno del 3% del totale (il 4,4% per “l’Adige” e l’1% per il “Trentino”). Va poi detto che le soluzioni tendono, in netta prevalenza, ad accentuare
dimensioni di ordine pubblico e di efficienza delle forze dell’ordine e meno gli
aspetti preventivi culturali, educativi e coinvolgenti famiglia e scuola; quest’ultimi emergono con riferimento ad aspetti di salute, disagio e “sballo” connessi
151
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
al consumo di alcol, soprattutto fra i giovani, e al fumo, sia di tabacco, sia di
marijuana, coinvolgente ancora la popolazione adolescenziale e studentesca.
L’idea che i giornali forniscono delle droghe e delle forme di dipendenza risulta
sufficientemente articolata allorché vengono elaborati diversi articoli che focalizzano l’attenzione su una singola sostanza o una singola forma di dipendenza.
Assai più riduttiva si presenta la situazione quando si analizzano gli articoli che
trattano contestualmente più sostanze e forme diverse di dipendenza (circa il
15% di tutti gli articoli). In questo caso siamo di fronte ad una quasi totale
associazione indistinta fra sostanze, come se tutte le droghe fossero uguali e le
diverse dipendenze fossero analoghe e sostanzialmente affrontabili allo stesso
modo. Come riscontro di quanto affermato si rileva che nei due anni considerati, sono complessivamente, 6 (su un totale di 117) gli articoli (5 per “l’Adige”
e 1 per il “Trentino”) che quando affrontano simultaneamente più sostanze
(droghe) operano una chiara differenziazione circa gli effetti e le conseguenze
che ciascuna di esse è in grado di produrre, evidenziando, in tal modo, anche
una chiara posizione di distinzione fra illegalità, dannosità e pericolosità delle
varie droghe.
Si può dunque affermare che, da parte dei due quotidiani esaminati, viene
frequentemente trascurata la distinzione fra sostanze “leggere” e “pesanti”, fra
droghe che producono dipendenza psichica e fisica e possono portare alla morte
e droghe che, pur tali per gli effetti psicotropi che inducono, non attivano forme
di dipendenza che possano sfociare in gravi e irreparabili compromissioni della
salute fisica né, tantomeno, innescare conseguenze letali. Quando in diversi
articoli si associa la marijuana con l’eroina o con l’ecstasy o con la cocaina o
con tutte queste insieme, e non se ne colgono le differenze, non tanto sul piano
intrinseco delle sostanze, bensì sulle ricadute sociali che il loro uso e consumo
produce, si favorisce uno stereotipo culturale che incentra tutta l’attenzione sull’illegalità di un comportamento, non sulla sua effettiva pericolosità individuale
e sociale.
Sul tipo di approccio riscontrabile da parte dei due quotidiani si nota la netta
prevalenza (nel 94% degli articoli) di una posizione asettica, tendenzialmente
non giudicante, e che si conforma nei titoli e nelle foto alla tipologia dei fatti
che vengono posti all’attenzione del lettore (arresti, indagini, processi, convegni, ricerche, testimonianze, interviste, ecc..). Tuttavia, va evidenziato come sia
riscontabile una percentuale, seppur minima, di articoli che tendono, in modo
chiaro ed esplicito, a fornire:
- un orientamento criminalizzante, con riferimento essenzialmente alle droghe
illegali e talora all’alcool: il 3,7% del totale degli articoli (3,6% per “l’Adige”
e il 3,8% per il “Trentino”);
- una sorta di giustificazione del consumo di certe sostanze, soprattutto se
152
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
legali: l’1,5% del totale degli articoli ((1,7% per “l’Adige” e il 1,4% per il
“Trentino”);
- una posizione ambivalente dove vengono messi in evidenza sia aspetti positivi
che negativi delle diverse sostanze (illegali e legali) prese, di volta in volta,
in considerazione: 0,6% (pari a n. 5 articoli pubblicati nei due anni: 4 da
“l’Adige” e 1 dal “Trentino”).
Per quanto concerne, infine, la risonanza, ossia il ripetersi sullo stesso quotidiano di articoli che parlano dello stesso fatto nell’arco di tempo dei due anni
esaminati (2004 – 2005), si rilevano dati interessanti e per certi versi inattesi.
Possiamo infatti dire che la risonanza di un caso (almeno due articoli in giorni
diversi) riguarda quasi la metà di tutti gli articoli pubblicati (il 52,2% degli
articoli del “Trentino” e il 46,4% di quelli de “l’Adige”). Lo schema sottostante
meglio evidenzia il dato della risonanza:
Tab. 29.
Giornale
L’Adige
un solo
articolo
2 articoli
sullo stesso
episodio
Dai 3 ai 5
Da 6 a 10
Dagli 11 ai 20 1 e più articoli
articoli per lo articoli per lo articoli per lo per lo stesso
stesso episodio stesso episodio stesso episodio
episodio
Totale
n.
%*
n.
%
n.
%
n.
%
n.
%
n.
%
n.
%
255
53,6
70
14,7
53
11,2
29
11,2
31
6,3
38
8,0
476
100,0
Trentino
173
47,3
61
16,7
40
10,9
22
13,6
20
5,5
50
13,7
366
100,0
Totale
428
50,8
131
15,6
93
11,0
51
6,1
51
6,1
88
10,4
842
100,0
Hanno decisamente più risonanza quegli eventi con vicende coinvolgenti
personaggi rilevanti e/o famosi sul piano nazionale (spettacolo, sport) o anche
personaggi locali che occupano posizioni sociali di rilievo. Complessivamente,
nei due anni esaminati, sono 57 gli eventi ai quali vengono dedicati almeno due
articoli. Solo i casi Pantani, Lapo e Calissano (anche se quest’ultimo in misura
assai ridotta) incidono per il 44% degli articoli “risonanti” del “Trentino” e per
il 25% di quelli de “l’Adige”. L’onda lunga della risonanza sembra coinvolgere
di più il “Trentino”, che segue casi per più tempo e con una quantità di articoli maggiori rispetto a “l’Adige”. Infatti, un numero superiore di 35 articoli
pubblicati sullo stesso caso, nel periodo gennaio 2004 – dicembre 2005, viene
registrato per 20 volte sul “Trentino” e per 8 volte su “l’Adige”. La risonanza
sembra ribadire uno stile comunicativo che si focalizza sulla storia del personaggio, sul racconto, dove la dipendenza da droga rimane sempre più sullo sfondo
e dove la continuità di queste storie è causa del loro successo (Livolsi , 1984, p.
255).
In sintesi si può sostenere che l’informazione sulla questione droga e i problemi delle dipendenze patologiche è molto legata alle cronaca locale e nazionale.
153
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
L’approccio appare prevalentemente di tipo asettico ma, in realtà, traspare spesso
(dai titoli e dalle immagini) un messaggio di tipo difensivo (difesa sociale da
un pericolo), così come di fatto è percepito il fenomeno droga, con ciò che ad
esso si connette, dalla gente e dai servizi istituzionali. In questo senso quando si
manifestano “effetti perversi” di questo fenomeno su personaggi famosi scattano
meccanismi di curiosità e di “morbosità comunicativa” che tengono per giorni e
giorni desta l’attenzione del giornale, con una risonanza che può durare anche
mesi (oltre 50 articoli sullo stesso evento). Come già evidenziato in precedenti
ricerche (Labos 1988, p. 53) la sovrarappresentazione delle notizie riguarda
soprattutto l’aspetto repressivo e di controllo dei comportamenti connessi alle
droghe illegali (spaccio, traffico, sequestri, arresti, reati, processi, operazioni delle
forze del’ordine). Questo aspetto, che amplifica molto gli articoli di cronaca,
rispetto a quelli di opinione, commento ed approfondimento, è molto probabilmente legato anche al fatto che fra giornalisti e forze dell’ordine esiste uno
stretto collegamento in modo da garantirsi una fonte continua di dati.
L’informazione dei due quotidiani esaminati poco aiuta nel “ragionare” sulle
soluzioni e quando ciò si verifica si pone in risalto ancora e soprattutto la dimensione del controllo sociale istituzionale (quello delle forze dell’ordine, della
magistratura) e meno quelle dimensioni che coinvolgono orientamenti culturali
di fondo circa i consumi e gli stili di vita.
7.3. Rilievi qualitativi sul contenuto e sul messaggio
7.3.1. Chiarimenti di metodo
L’analisi sugli aspetti qualitativi concernenti contenuto e messaggi si sviluppa a
partire dalla distinzione fra articoli “neutri”, nei quali viene raccontato un fatto
(prevalentemente di cronaca) senza palesi approfondimenti o esplicite opinioni
circa le cause, gli effetti e le implicazioni socio-culturali del fenomeno connesso
(consumo di droghe e dipendenza patologica) e articoli “significativi”, ovvero
contenenti, dati, giudizi, riflessioni, interpretazioni, pareri autorevoli, ragionamenti, proposte e, talora, prese di posizione evidenti. Questi ultimi articoli
vengono distinti in base a un tipo di approfondimento, che a giudizio di chi
scrive, viene fatto rientrare in una delle seguenti categorie: logica, ermeneutica,
retorica. La “categoria logica” include quegli articoli che espongono sillogismi o,
più frequentemente, dati (numerici, di elaborazione statistica, risultati di ricerche, tipologie di sostanze, di cause, di effetti, spiegazioni scientifiche) o aspetti
legislativi, senza che il giornalista o l’intervistato esprima giudizi netti o adotti
modalità esplicite di convincimento. Quando invece l’articolo riporta giudizi
ed “etichette scontate” ed esprime allarmismi o convinzioni di senso comune,
con argomentazioni che fanno leva più sull’emotività che sulla razionalità, si
154
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
parla di “categoria retorica”. La “categoria ermeneutica” contiene, infine, articoli
che approfondiscono attraverso un’interpretazione atta a comprendere e non a
giudicare; si tratta cioè di quegli articoli, pochi in verità, che mirano a capire il
fenomeno nelle sue varie implicazioni mettendo fra parentesi i giudizi di valore
che il fenomeno stesso e/o il comportamento dei protagonisti possono facilmente
indurre nel giornalista. Essi evitano effetti criminalizzanti; in essi non è presente
alcun giudizio sui consumatori, non sono presentati argomenti retorici o ruoli
istituzionali che potrebbero dare ragione alla volontà di convincere attraverso
l’autorità più che attraverso argomentazioni razionali. In due casi su quattro si
tratta di interviste a personaggi che, esprimendo posizioni non conformiste, “si
raccontano” e rivedono la loro storia segnata da qualche forma di dipendenza
patologica.
Il numero complessivo di articoli rientranti in una delle tre categorie sovra
esposte è relativamente esiguo: complessivamente 42 nei due anni esaminati
(circa il 5% del totale). Per quasi i 2/3 sono presenti sul quotidiano “L’Adige” e
per 1/3 sul “Trentino”. In base al taglio prevalente del contenuto sono classificabili in n. 32 nella “categoria logica”, n. 6 nella “categoria retorica” e n. 4 nella
“categoria ermeneutica”. Va comunque sottolineato come aspetti interpretativi
(ermeneutici) e talora aspetti retorici siano riscontrabili fra gli articoli logici, così
pure aspetti logici siano rintracciabili in contributi fatti rientrare nella “categoria
ermeneutica”.
Un altro criterio utilizzato per analizzare il tipo di messaggio sulle droghe
“lanciato” dal giornale fa riferimento al rapporto fra regolazione normativa e dannosità delle sostanze psicotrope e stupefacenti, secondo il seguente schema:
Tab. 30.
Regolazione
normativa
Dannosità
Sostanze leggere
Sostanze pesanti
Sostanze legali
Tabacco
Alcol – farmaci dopanti
Sostanze illegali
Marijuana e suoi
derivati
Oppio ed eroina, cocaina,
lsd, ecstasy e anfetamine
Uno schema opinabile che tuttavia rispecchia una dimensione chiara (legalità/
illegalità) e una dimensione, correntemente presente nel dibattito sulle droghe,
relativa alla nocività e pericolosità del consumo di certe sostanze, ritenute “pesanti” perché capaci di creare dipendenza ed assuefazione con conseguenze che
155
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
possono condurre a gravi patologie e anche alla morte, rispetto ad altre sostanze,
ritenute “leggere” perché dagli effetti più blandi e, almeno nel breve e medio
periodo, meno compromettenti il piano della salute fisica. E’ chiaro che uno
schema “irrigidisce e costringe” e rischia di creare distinzioni fittizie che, nella
realtà, sono molto più sfumate e dall’articolazione complessa: si pensi all’alcol le
cui conseguenze, nel caso di abuso, sono indiscutibilmente nefaste sia sul piano
individuale che sociale e dunque giustamente inserito fra le “sostanze pesanti”.
Ma l’alcol ha anche un potere calorico, è un alimento, culturalmente accettato,
socialmente riconosciuto, il cui uso moderato (soprattutto nella forma del vino
e della birra) è ampiamente diffuso nella popolazione senza creare particolari
problemi. Si tratta, in questo caso, di una sostanza a doppia faccia: una buona
e una cattiva. Capire il viraggio dall’una all’altra faccia non è semplice. Esaltare
o denigrare una faccia ignorando l’altra è un’operazione che sul piano della
comunicazione può portare ad incentivare informazioni e convinzioni distorte
e dunque può produrre “effetti perversi” soprattutto nei confronti delle giovani
generazioni, ben pronte alle verifiche empiriche e a cogliere quanto di parziale
o di incoerente proviene dal “mondo degli adulti”. Si tratta, in questo caso di
verificare come l’informazione fornita dai due quotidiani riesce a “gestire l’ambivalenza” connessa alla questione alcol.
In generale gli effetti del consumo di droghe sono da mettere in relazione
alla persona (motivazione all’uso), alla situazione (circostanze e ambiente) e alla
sostanza (tipo e quantità). L’interazione di questi tre fattori, con il complesso
di elementi che connotano ciascuno di essi, delinea il grado di percezione e di
visibilità sociale del fenomeno dipendenza, con le connesse valutazioni culturali, sociali, economiche e politiche che di esso si possono fornire. Questi sono
gli aspetti tenuti presenti nel cercare di “valutare” il contenuto dei messaggi
prodotti dai quotidiani esaminati e il tipo di comunicazione sulla droga da essi
prodotto.
7.3.2. Tipologia di articoli “significativi”
I 42 articoli classificati come “significativi” sono così suddivisi in riferimento
alle sostanze e/o alle forme di dipendenza: 16 alcol; 7 droghe in generale; 5
tabacco; 3 marijuana; 2 cocaina; 2 dipendenza da sesso; 1 farmaci dopanti; 1
dipendenza da gioco. Altri 4 articoli trattano di marijuana insieme all’alcol (2) e
insieme ad altre droghe (2), mentre un solo articolo accomuna nella trattazione
tabacco ed alcol.
Al fine di poter avanzare più precise considerazioni circa l’immagine che del
fenomeno qui esaminato producono i due quotidiani trentini, si riportano esempi
di articoli “significativi” rientranti nelle tre categorie denominate come logica,
retorica ed ermeneutica, indicando, oltre al quotidiano e alla data di pubblica156
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
zione, il riferimento al contenuto per tipo di sostanza e/o forma di dipendenza,
il titolo e i sovra e sotto titoli degli articoli, la collocazione di pagina e le fonti
che fanno da base alle riflessioni o ai dati che vengono esposti.
Tab. 31. Articoli “logici”
Giornale
Contenuto
Trentino
Droghe
8.03.2004 Consumi
Titoli
“Droga, sale il consumo di anfetamina”.
Più sostanze mischiate. In Italia nel 2004
sequestrati 26 mila chili
(Pagina di Attualità)
“I giovani sottovalutano droga e alcol”. Gli effetti
L’Adige
Droghe e alcol
8.06.2005 Aspetti di
della dipendenza non sono più percepiti come
prevenzione
fattori di rischio.
(Pagina Cultura e Società)
Trentino
Droghe
La relazione 2004 del Servizio Ser.T. “Droga,
26.10.2005 Tendenze su
sempre più donne nel vortice dell’eroina”. In
consumi, cura e calo invece i maschi. Cresce il sommerso con
riabilitazione
la cocaina che la fa da padrona
(Pagina Cronaca di Trento)
L’Adige
Cocaina
Inchiesta Polvere Bianca
13.10.2005 Diffusione
Il “fenomeno” cocaina. L’analisi di Umberto
e consumo
Zuliani (direzione antidroga)
(Pagina di Trento)
Trentino
Cocaina
L’overdose di cocaina. Il caso Elkan
13.10.2005 Consumo e
L'intervista“Sniffare? Un fenomeno di massa”.
stili di vita
Per Leopoldo Grosso (Gruppo Abele) si può
acquistare una dose per soli 15 euro - “In
aumento il consumo della “droga dei vincenti”.
I numeri. Allarmanti i dati sull’uso degli
stupefacenti
(Pagina intera di attualità)
L’Adige
Alcol
“Allarme alcol tra i giovani”. Test su 1.500 ragazzi:
20.01.2004 Stili di vita
il 54% risulta positivo all’etilometro. Dati
giovanili
preoccupanti da un’indagine dell’Associazione
e rischi
mutuo aiuto di Trento. Accuse ai politici:
d’incidentalità fanno poco
stradale
(Prima Pagina)
Trentino
Alcol
Giovani e l'alcol “La sbornia? A 12 anni e
7.06.2004 Consumo e
col Bacardi Freezer”. Come cambia lo sballo
prevenzione
dei ragazzi trentini. Andreolli: “fenomeno
preoccupante”
(Pagina di Trento)
L’Adige
Alcol
Le notti dei giovani. “Pochi controlli con
31.08.2004 Conseguenze
l’etilometro”. Transcrime: Sempre più ubriachi
sulla guida
al volante
(Pagina di Trento)
Fonte
Dati da
Organismi
ufficiali
nazionali
Dati e
considerazioni
da ricerca
qualificata
Dati da
servizio
qualificato
Intervista a
responsabile
nazionale con
dati
Intervista a
testimone
qualificato e
dati nazionali
Indagine
locale
Dati e
commenti
da ricerca
qualificata
Dati da centro
qualificato di
ricerca
157
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
Giornale
Contenuto
Trentino
Alcol
17.12.2004 Stili di via
giovanili
L’Adige
4.01.2005
L’Adige
22.03.2005
L’Adige
21.04.2005
L’Adige
5.07.2005
L’Adige
4.01.2004
L’Adige
11.03.2005
L’Adige
6.03.2004
L’Adige
1.06.2004
Titoli
Adolescenti e sballo. L'allarme alcol fra i 15 e
20 anni “Ragazzi, oltre cinque bicchieri il sabato
sera”. Indagine choc all’Istituto Battisti: si beve
per divertirsi e anche per dimenticare.
(Pagina Cronaca di Trento)
Fonte
Indagine
condotta dagli
studenti di
un Istituto
Scolastico
Professionale
Alcol
“Ritirate sei patenti al giorno”. L’anno scorso Dati del
Guida e
“colpiti” 2.210 automobilisti, 1301 erano Commissariato
incidentalità
ubriachi. I casi di guida in stato di ebbrezza di Governo
stradale
sono aumentati del 10%. Il procuratore
Dragone propone sospensioni più lunghe.
(Prima Pagina)
Alcol
Giovani. L'allarme “Niente alcol al Torneo Intervista
Prevenzione
della Pace”. Il dottor Luigino Pellegrini: troppi responsabile
ragazzi ubriachi.
servizio
(Pagina di Rovereto)
Alcol
“Tre incidenti al mese a causa dell’alcol”. Dati da
Incidentalità
Cerimonia in via Belenzani per la polizia un servizio
stradale
municipale
qualificato
(Pagina di Trento)
Alcol
“Il vino fa bene (ma… attenzione)”. Un lavoro Commenti su
Aspetti positivi importante che miscela sapientemente scienza, un libro
del consumo
conoscenza e passione. L’ultimo libro del
moderato di
medico-sommelier Andrea Andreotti
vino
(Pagina Cultura e Società)
Marijuana,
Le virtù della marijuana. “La marijuana fa Commenti su
opinioni su
bene, Fini fa male”, con molti studi scientifici un libro di G.
pericolosità
inediti
Blumir
individuale
(Pagina Cultura e Società)
Marijuana:
“La cannabis da balcone è illegale”. Appello del Sistema
aspetti legislativi pm contro l’assoluzione di un coltivatore
giudiziario
(Pagina di Trento)
Tabacco
L’Indagine. Campagna del Ministero nelle Dati
Stili di vita
scuole: i giovani non sanno nemmeno internazionali
giovanili e
dell’assuefazione.
prevenzione
“Fumano sette ragazzi su 100 tra 11 e 15 anni”.
Dati dell’OMS sulla nostra regione, il fumo
precoce è una realtà diffusa
(Pagina di Trento)
Tabacco
“In Italia mai così pochi fumatori”. E’ il dato Indagine
Rischi per la
migliore da 50 anni. Ma donne e giovani nazionale
salute
resistono. Sono 14 milioni gli amanti della
sigaretta. Gli uomini stanno smettendo. Il
fumo uccide 80 mila italiani l’anno
(Pagina di Attualità)
158
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
Giornale
Contenuto
L’Adige
Tabacco
12.10.2004 Riabilitazione
dalla
dipendenza
Fonte
Interviste ai
protagonisti
Trentino
5.01.2005
Interviste a
testimoni
locali
Dati da
organismi
sanitari
qualificati
nazionali
L’Adige
1.06.2005
Adige
2.12.2004
L’Adige
2.02.2005
Titoli
“Buttar via la sigaretta in un mese”. “Ora
risparmiamo denaro che prima andava
letteralmente in fumo”. L’importanza dei corsi
di auto muto aiuto. Con soli 25 euro smettere
è possibile
(Pagina di Rovereto)
Tabacco
Sigarette al bando: l’inchiesta. “Divieto di
Misure di
fumo, niente sale riservate nei bar”
controllo
(Pagina di Trento)
Tabacco
“Sigarette-Killer, donne a rischio”. Allarme
Stili di vita e
dell’Istituto superiore di Sanità. Il picco tra 10
rischi per la
anni. Nel nostro paese nonostante le misure
salute
contro il tabagismo nel 2010 si prevedono 77
mila decessi
(Pagina di Attualità)
Farmaci dopanti Operazione Body Pump
Consumo
“Palestrati, il 20% fa uso di pasticche”. Giovani
fra i 20 e 30 anni per far colpo sulle donne.
Costo 400 euro al ciclo. Gli istruttori a volte
aiutano
(Pagina di Trento)
Dipendenza sesso La testimonianza. “La mia vita con Isoke, ex
Aspetti
prostituta”. Innamorati e ossessionati dalle
fenomenologici “lucciole”. A Trento e Bolzano gruppo di
e terapeutici
aiuto ai clienti
(Pagina di Trento)
Interviste a
testimoni
qualificati
Intervista e
dati da centro
di ricerca
qualificato
159
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Capitolo 7
Tab. 32. Articoli “retorici”
Giornale
Contenuto
Adige
Alcol
30.05.2004 Promozione
del vino
Trentino
8.09 2005
Marijuana e
“nuove droghe”
Consumo e
stili di vita
L’Adige
9.09.2005
Alcol
Enoturismo
Titoli
Fonte
“Il vino fa bene allo spettacolo”. Isera: Vergassola Cronaca con
e Riondino in gran forma col marzemino
commenti del
(Pagina degli Spettacoli)
giornalista sul
vino
Allarme droghe. “L’ha stroncato un mix Cronaca,
di hashish e gas”. 14 anni, l’hanno visto interviste,
accasciarsi delirando su una panchina a Milano dati generici
– Cannabis. “Coltivarla è sempre un reato”
- “Occhio alla marijuana ogm”. Il tossicologo.
Ha altissime percentuali di Thc, non è più il
vecchio spinello. Per un adolescente può essere
devastante – “Colle, solventi, erbe e il cocktail
è micidiale”. I rischi. Difficile contrastare i
miscugli fatti in casa. E adesso arrivano gli
stupefacenti etnici come popper e chabod “Special K, la nuova ecstasy è un tranquillante per
cavalli”. Boom di chetamina nelle discoteche
britanniche
(Pagina intera di Attualità)
“Il vino grande protagonista”. Da oggi a Rovereto Cronaca con
tre giorni di festa.
commenti da
(Pagina speciale Festa della vendemmia)
un libro
Tab. 33. Articoli “ermeneutici”
Giornale
Contenuto
Adige
Marijuana e
4.06.2004 altre droghe
Effetti
L’Adige
Alcol
6.01.2005 Riflessioni sugli
stili di vita
Trentino
Droghe
8.06.2005 Stili di vita
giovanili
L’Adige
Alcol
9.09.2005 Riflessioni
sull’abuso
Titoli
“La vodka fa male, l’erba no”. Le “scandalose”
memorie di Ettore Sottsass. Il grande
architetto trentino, a 87 anni, si confessa su
droga, sesso e design
(Pagina Cultura e Società)
“Io bevo tu cammini siamo giovani trentini”
(Pagina dei commenti - rubrica “Totem e
tribù”)
Rapporto sui giovani. “Le droghe per sentirsi
“normali”
(Pagina Cronaca di Trento)
Fonte
Intervista a
protagonista
Riflessioni
“filosofiche”
del giornalista
Dati e
considerazioni
da ricerca
qualificata
“Dieci anni senz’alcol, e la vita ritorna”. Oggi Intervista a
iniziano giovanissimi e devono senza un
protagonista
perché. Pio Franchini si racconta
(Pagina di Pergine)
Come si può notare gli articoli classificati come “significativi” danno relati160
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Capitolo 7
vamente molto spazio alle droghe legali (alcol, tabacco), alle droghe emergenti
(cocaina, anfetamine, nuove droghe, marijuana), a forme di dipendenza connesse
al sesso e al “culto” del corpo (farmaci dopanti). I giornali, in altri termini, sembrano recuperare con articoli di maggior approfondimento aspetti del fenomeno
droga e dipendenza patologica che rimangono complessivamente “marginali”
nel computo complessivo degli articoli pubblicati i quali, come sottolineato nei
paragrafi precedenti, in stragrande maggioranza concernono le droghe (illegali)
in generale senza specifiche distinzioni.
7.3.3. Comunicazione chiara, messaggi ambigui
I due quotidiani diffusi sul territorio trentino operano approfondimenti dell’argomento essenzialmente alla luce di rapporti di ricerca e di testimonianze
qualificate. L’occasione di eventi pubblici (convegni, presentazione di rapporti,
di relazioni, di ricerche, di indagini, pubblicazione di libri, celebrazioni delle
forze dell’ordine, cerimonie inaugurali, interviste ad esperti del settore) è il
“luogo elettivo” per elaborare articoli “significativi”, compresi pure avvenimenti
“straordinari” coinvolgenti personaggi famosi, dove, al di là della cronaca, alla
lunga si tenta di capire il perché si sviluppano certi fenomeni.
Ci si potrebbe dunque aspettare che il messaggio emergente rispecchi sostanzialmente quanto la realtà scientifica e sociale “propone” all’attenzione
dell’opinione pubblica e del giornalista. In realtà la questione è più complessa
perché la selezione operata nel confezionamento della notizia implica la scelta
di quali aspetti privilegiare e di quale taglio accreditare nella presentazione dei
titoli e dei sottotitoli. Come si può ben notare anche dagli esempi sopra riportati
il tono allarmistico prevale decisamente su quello pacato e razionale, soprattutto
quando in gioco sono le droghe illegali e quando il fenomeno è connesso alla
condizione e agli stili di vita giovanili: allarme, allarmismo, emergenza, sballo,
bando sono termini ricorrenti nei titoli e sottotitoli. Non mancano alcuni articoli
che cercano di cogliere le dimensioni preventive e quelle terapeutiche anche nella
titolazione, ma si tratta essenzialmente di dipendenze “veniali” (tabagismo, sesso,
gioco) e il numero degli articoli pubblicati risulta assai esiguo.
I pezzi a stampa “significativi” dei due quotidiani che affrontano la questione
alcool sono molteplici, a testimonianza di come il problema sia diffuso e percepito
in tutto il territorio trentino. Associato agli stili di vita, alla guida di veicoli e
all’incidentalità, soprattutto stradale, l’argomento è colto in prevalenti termini
allarmistici. Tuttavia non mancano articoli che “esaltano” il vino, associandolo
alla simpatia, alla comicità, alla socialità ed evidenziandone la chiara valenza
di risorsa economica. Definito, talora “nettare degli dei” (bevanda che associa
piacevolezza e dà entusiasmo), oppure “grande farmaco” con poteri curativi
(antiossidante, disinfettante, antinfettivo.….) del vino esce un’immagine a senso
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Capitolo 7
unico che non ne coglie la dimensione “cattiva” e “pericolosa”, in netto contrasto
con tanti altri articoli che proprio su quest’ultima dimensione lanciano chiari
segnali di preoccupazione e urgenti necessità d’intervento, sia in forma repressiva
che preventiva.
In altri articoli, inoltre, si rileva un’associazione impropria fra alcol, marijuana
(“lo spinello”) e altre sostanze, accomunate sotto l’etichetta della “pericolosità”
e associate alla criminalità in modo sbrigativo, con l’implicita richiesta di un
controllo più ferreo, se necessario anche con l’uso delle armi.
Molti degli articoli definiti “significativi” si limitano, infine, ad esporre dati
senza avanzare riflessioni e proposte di sorta, senza esprimere significativi giudizi
ed evidenziando tutt’al più alcune “preoccupanti” tendenze.
Si può pertanto affermare che una comunicazione, dai contenuti semplificati
e stringati ma sufficientemente chiara, sempre più corredata di immagini, di
dati e di testimonianze qualificate, produce messaggi che non sempre appaiono
coerenti, soprattutto se questi messaggi vengono colti nel tempo. La produzione
di articoli risulta alquanto appiattita sulla contingenza, sull’evento, sull’estemporaneità (come è logico aspettarsi da un quotidiano), ma, in diversi casi, questo
significa perdere di vista la linea di coerenza circa il messaggio fornito su certe
sostanze e su certe forme di dipendenza. In altri parole il messaggio fornito in
relazione a eventi contingenti coinvolgenti persone, situazioni e sostanze può
subire modifiche significative se cambia uno dei tre termini a parità degli altri
due e, in particolare se la sostanza rimane la stessa, ma variano le circostanze ed
i protagonisti. Tutto ciò è plausibile e fa parte di una informazione che cerca di
“render conto” della realtà; ciò che va però sottolineato è che non sempre vengono
dai quotidiani specificati ed esplicitati i termini e i criteri che differenziano le
diverse situazioni a parità di alcune condizioni (ad esempio il consumo di alcol,
l’uso di farmaci, il “fumo”…). Non sempre cioè viene evidenziata la dimensione culturale, problematica ed ambivalente, che la questione delle dipendenze
patologiche genera nel momento in cui sfocia in comportamenti che diventano
socialmente visibili. Si assiste più che a prese di posizione razionali e coerenti da
parte dei due quotidiani circa i messaggi prodotti nel tempo, ad un “collage” di
informazioni, molte dal carattere routinario, che ingenerano messaggi “frastagliati” e, a volte, fra loro contraddittori. Non v’è dubbio che messaggi siffatti
presentino molti caratteri d’“ambiguità” nell’influire sull’opinione che il lettore
si fa dell’argomento trattato, sia si tratti del lettore “estemporaneo” o distratto
che coglie solo i titoli, sia si tratti dell’affezionato o appassionato “cercatore” di
notizie.
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7.4. Rilievi conclusivi
L’argomento droga gode di una rappresentazione quantitativa notevole (titoli,
fotografie, protagonisti) da parte dei quotidiani esaminati. Rispetto a dati di
altre ricerche condotte in anni passati e recenti (Bell, 1982; Boller, Corray,
1997) sembra che i due quotidiani da noi esaminati abbiano potenziato gli
aspetti percettivi nella titolazione e nelle immagini, abbiamo aumentato il livello di riservatezza, diminuito i giudizi etichettanti nei confronti delle persone
implicate nella droga o cadute in qualche forma di dipendenza patologica, ed
abbiano incrementato l’attenzione verso nuovi volti del fenomeno. Tuttavia il
tema droga rimane ancora prevalentemente trattato come un problema di ordine
pubblico, con toni allarmistici ed immagini eloquenti specialmente quando si
tratta di sostanze illegali.
La distinzione legalità/illegalità della sostanza gioca un ruolo significativo
nell’informazione nel senso che produce molto materiale di cronaca nel caso
dell’illegalità, mentre nel caso della legalità la comunicazione si riduce e si concretizza in articoli soprattutto quando la sostanza, seppur legale, si connette a
comportamenti devianti e pericolosi, oppure quando la sostanza legale, come
l’alcol, mostra un volto decisamente positivo e di essa vengono valorizzati gli
aspetti eminentemente economici.
Meno significativa per i nostri due quotidiani la distinzione fra sostanze
leggere e sostanze pesanti. Quasi sempre, infatti, le sostanze, cosiddette leggere,
illegali vengono associate a comportamenti “pericolosi” e criminosi. Ma il dato
che appare in linea con numerose altre ricerche condotte sulla stampa (Rose,
1995) è che, pur rilevando nei due quotidiani trentini un grado soddisfacente
di specificazione del tipo di sostanza che “entra in campo” nell’articolo, specialmente se si tratta di articolo “significativo”, permane, in generale, una scarsa
rappresentazione della differenza esistente fra le sostanze e si tende ad accomunare
situazioni diverse sotto l’unico onnicomprensivo termine droga.
Cosicché si può affermare che la maggior parte dell’informazione fornita in
questo settore dai giornali riguarda appunto la droga, quella generica, quella
indefinita. La droga che evoca trasgressione e pericolo, la droga che suscita
allarme e reazione, la droga illegale, la droga che accomuna il malessere della
gioventù con i perversi interessi delle criminalità organizzata, la droga che si
associa direttamente all’idea di controllo e di repressione.
E quando la dipendenza riguarda “altre droghe” la rappresentazione si fa molto
più sfumata. Che si tratti di alcol, di farmaci, di tabacco, di sesso o di consumo
sfrenato, tutto diventa più ambivalente, meno chiaro, talora contraddittorio.
Si parla di prevenzione, si cercano giustificazioni, si intravedono soluzioni. Che
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dire poi dell’alcol: nello stesso quotidiano si ritrovano articoli che sottolineano
chiaramente le dimensioni pericolose della sostanza assieme ad altri articoli che
rappresentano una vera e propria “sponsorizzazione dell’alcol”. Troviamo così
pubblicità di alcolici, convegni sul vino e le grappe, feste della birra e quant’altro,
cantine aperte con assaggio, ecc.. Spesso non c’è, né nei titoli, né nei contenuti
dell’articolo, l’esplicitazione della dimensione ambivalente dell’alcol (cibo da un
lato e droga pericolosa dall’altro). Si tratta ora la “pericolosità” ora la “bontà”
come fossero due dimensioni separate, cosicché il lettore, specie quello meno
riflessivo, è indotto a farsi idee a senso unico, a seconda della propria “sensibilità”
o “comodità”. E, almeno in parte, questo discorso vale anche per altre sostanze
e altre forme di dipendenza, soprattutto quando in campo ci sono sostanze e
situazioni non definite illegali.
Bisogna dunque prendere atto che messaggi siffatti, nella loro scarsa coerenza temporale, legati come sono a specifiche e “volubili” contingenze, possono
presentare “effetti collaterali” pregiudizievoli per sostenere forme adeguate di
prevenzione delle dipendenze patologiche. Sul piano della comunicazione e
della condivisione di comuni orientamenti culturali viene, infatti auspicata, da
più parti, una presa di coscienza circa un’adeguata e corretta prevenzione che
riesca a far presa sugli stili di vita delle persone e, in particolar modo sulle giovani
generazioni. Tale forma di prevenzione passa anche attraverso la promozione
di messaggi culturali coerenti in grado di porre in primo piano il livello della
responsabilizzazione personale e sociale di fronte al consumo in generale e al
consumo, in particolare, di sostanze ad effetto psicotropo e stupefacente.
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Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
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Reaktion. Wiesbaden: Akademische Verlagsgesellschaft, S., 1976, pp. 109124;
- Zimmermann R., “Zur Situation des ersten Rauschmittelkonsum“ in Reuband
K., Rauschmittelkonsum. Soziale Abweichung und institutionelle Reaktion.
Wiesbaden: Akademische Verlagsgesellschaft, S., 1976, pp. 63-75.
180
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Le pubblicazioni dell’Assessorato
provinciale alle Politiche per la salute
Edizione: Servizio Organizzazione e qualità delle attività sanitarie P.A.T.
Coordinamento editoriale: Vittorio Curzel
Punto omega nuova serie
1.
2-3.
4.
5-6.
7.
8-9.
Telemedicina in Trentino
I documenti OMS sulla strategia della salute per tutti
La donazione e il trapianto di organi e di tessuti
La promozione della salute
Il territorio tra assistenza sanitaria e attività socio-assistenziali
Equità, solidarietà e tutela dei soggetti deboli
nei servizi socio-sanitari
10.
La storia dei luoghi di cura a Trento
11.
Salute e sviluppo socio-economico nelle regioni di montagna
12-13. Alla ricerca delle menti perdute
14.
Equità nella salute in Trentino
15.
I progetti di ricerca sanitaria finalizzata in Trentino
16.
L'assistenza al parto nei piccoli ospedali in Regioni dell'Arco Alpino
17.
Salute, globalizzazione e nuovi federalismi sanitari
18.
Salute e culture: la società, la donna. Informazione. Ricerca
Punto omega - nuova serie - Supplementi
Linee guida programmatiche di legislatura in materia
di politiche per la salute
-
Qualificazione e riorganizzazione della rete ospedaliera provinciale e
dell'assistenza sanitaria primaria
Nuovo piano operativo per la prevenzione e la sicurezza sui luoghi
di lavoro
I determinanti sociali della salute. I fatti concreti
Valsugana orientale e Tesino: futuro in salute
Porfido. I vantaggi del bancone con sollevatori per gli addetti alla
prima lavorazione
Sei lavoratrice dipendente e aspetti un bambino?
Domande e risposte sui principali aspetti della maternità
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Collana Documenti per la salute
1. 2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
11.
12.
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15.
16.
17.
18.
19.
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21.
22.
23.
24.
25.
26.
27.
28.
Gli incidenti stradali. Dall’epidemiologia alle strategie
di intervento (Atti del Convegno)
Diagnosi e trattamento dei neovasi sottoretinici
(Atti del Seminario)
Screening provinciale per la diagnosi precoce e la prevenzione
dei tumori del distretto cervico-facciale
Rischio ultravioletto. Esposizione al sole, usi terapeutici e
cosmetici, attività industriali (Atti del Convegno)
La vaccinazione alle soglie del III millennio. La strategia
della comunicazione per l’adesione informata (Atti del Convegno)
Le attività alcologiche in Trentino
Sicurezza e salute nei luoghi di lavoro: un impegno comune
(Atti della Conferenza provinciale)
Teleconsulto oncologico e telecardiologia sul territorio
(Rapporto conclusivo di progetto)
Relazione sullo stato del Servizio sanitario provinciale
Decisione e ragionamento in ambito medico (Atti del Convegno)
La responsabilità medica nella provincia autonoma di Trento.
Il fenomeno. I problemi. Le possibili soluzioni
Relazione sullo stato del Servizio Sanitario Provinciale 2001
Relazione sullo stato del Servizio Sanitario Provinciale 2001.
Rapporto epidemiologico
Le tossicodipendenze in Trentino: tendenze e strategie
Nord Italia Transplant - Atti della Riunione tecnico-scientifica
Relazione sullo stato del Servizio sanitario provinciale 2002
Relazione sullo stato del Servizio sanitario provinciale 2002.
Rapporto epidemiologico
Le attività di laboratorio con uso di sostanze cancerogene-mutagene
Nuova governance in una rete di comunicazione
(Atti 8a Conferenza nazionale HPH)
La prevenzione delle tossicodipendenze: la sfida dei giovani, la
dimensione educativa e le politiche locali
Relazione sullo stato del Servizio sanitario provinciale 2003
Relazione sullo stato del Servizio Sanitario provinciale 2003.
Rapporto epidemiologico
Relazione sullo stato del Servizio sanitario provinciale 2004
Relazione sullo stato del Servizio Sanitario provinciale 2004.
Rapporto epidemiologico
Montagnaterapia e psichiatria
La persona con malattia di Parkinson: un approccio globale
Prevenzione primaria delle dipendenze patologiche
Relazione sullo stato del Servizio Sanitario provinciale 2005
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
29.
Relazione sullo stato del Servizio Sanitario provinciale 2005
Rapporto epidemiologico
Collana InfoSanità
1.
2.
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7.
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25.
26.
Piano delle attività di formazione del personale
dei Servizi Sanitari 1999/2000
Una professione per il 2000. La salute degli altri
Obiettivi assegnati all’Azienda provinciale per i servizi sanitari.
Anno 2000
Catalogo delle pubblicazioni del Servizio sanitario del Trentino
Contratto provinciale del personale non dirigenziale
della Sanità 1998/2001
Piano delle attività di formazione del personale
dei Servizi sanitari 2000/2001
Obiettivi assegnati all’Azienda provinciale per i servizi sanitari.
Anno 2001
La formazione dell’Operatore Socio-Sanitario (OSS)
Autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie
Le Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili
Piano Provinciale Sangue 2000/2002
Guida ai servizi per le persone in situazione di handicap
La Celiachia
Catalogo delle pubblicazioni del Servizio sanitario del Trentino 2001
L’informazione per gli alimentaristi
Piano delle attività di formazione del personale
dei Servizi sanitari 2001/2002
Obiettivi assegnati all’Azienda provinciale per i servizi sanitari.
Anno 2002
Accordi provinciali per i medici convenzionati
I numeri della sanità del Trentino
Osservatorio provinciale degli infortuni sul lavoro e delle malattie
professionali. Infortuni lavorativi nella provincia
di Trento 1996-2000
Contratto provinciale della dirigenza medica e veterinaria
Contratto provinciale della dirigenza sanitaria, professionale,
tecnica e amministrativa
Piano delle attvità di formazione del personale
dei servizi sanitari 2002-2003
Obiettivi assegnati all’Azienda provinciale per i servizi sanitari.
Anno 2003
I numeri della sanità del Trentino 2003
Catalogo delle pubblicazioni del Servizio Sanitario
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
27.
28.
29.
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31.
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49.
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51.
del Trentino 2003
Guida ai servizi per le persone in situazione di handicap 2003
Piano delle atttività di formazione del personale
dei servizi sanitari 2003-2004
Obiettivi assegnati all’Azienda provinciale per i servizi sanitari.
Anno 2004
Stato del Servizio sanitario provinciale - Anno 2001 - Sintesi
I numeri della sanità del Trentino. 2004
La formazione continua (ECM) in provincia di Trento
Promuovere l’attività fisica nell’anziano
Lavorare per la salute. Guida alla formazione nella sanità
Infortuni lavorativi in provincia di Trento 1996-2002
Catalogo delle pubblicazioni del Servizio Sanitario
del Trentino 2004
Piano delle attività di formazione del personale
dei Servizi sanitari 2001/2002
Obiettivi assegnati all'Azienda provinciale per i servizi sanitari. Anno
2005
Screening provinciale per la diagnosi precoce e la prevenzione dei
tumori alla mammella
Piano Provinciale Sangue 2005/2008
La formazione dell'Operatore Socio-Sanitario (OSS) in provincia di
Trento
La domanda adolescente. Gli adulti alla prova
Catalogo delle pubblicazioni del Servizio sanitario del Trentino 2005
Programma triennale della formazione degli operatori del sistema
sanitario provinciale - 2005-2008
Obiettivi assegnati all'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari.
Anno 2006
I numeri della sanità del Trentino
Il disagio giovanile
La formazione nel sistema di emergenza-urgenza in Trentino
1995-2005: dieci anni di riforma sanitaria e ruolo dell'APSS
Catalogo delle pubblicazioni del Servizio Sanitario
del Trentino 2006
Studio P.A.S.S.J. Risultati dell'indagine in provincia di Trento
Collana Strumenti per la formazione
1.
2. No people no Joey
Parliamo di funghi
Vol. I: ecologia, morfologia, sistematica
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
3.
4.
5.
Vol. II: tossicologia, commercializzazione, legislazione
Comunicazione pubblica e marketing sociale per la sicurezza e la
salute sul lavoro - Parte I
Comunicazione pubblica e marketing sociale per la sicurezza e la
salute sul lavoro - Parte II
Scuola e cultura della sicurezza. Ipotesi di curricolo verticale
Collana Strumenti per la formazione SSL
1.
2.
3.
Guida illustrata alla sicurezza nei cantieri
Glossario illustrato del lavoro nei cantieri
Igiene e salute nella lavorazione del porfido
Collana Guide rapide per la salute
1. 2. 3. 4. 5. 6.
7.
Escursioni sicure
l lago sicuri
Funghi sicuri
Sciare sicuri
Mangiare sano
Farmaci e salute
Liberi dal fumo
Collana Video Documenti per la salute
1. 2.
3.
Malattie dei pesci - Controllo sanitario e campionamento
negli allevamenti ittici
Disinfezione delle uova di trota dopo la fecondazione,
per la profilassi delle malattie
Risanamento troticolture Alto fiume Sarca e Torrente Arnò
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Le pubblicazioni edite dall’Assessorato provinciale possono essere richieste al
Servizio Organizzazione e qualità delle attività sanitarie della Provincia Autonoma
di Trento, Via Gilli 4, 38100 Trento, tel. 0461 494057, fax 0461 494109, email: [email protected]. La richiesta può essere fatta anche
tramite Internet al portale www.trentinosalute.net, dove è possibile scaricare
gratuitamente molti documenti in formato PDF.
Le pubblicazioni vengono distribuite a titolo gratuito (a eccezione dei volumi
“Parliamo di funghi” e “La responsabilità medica nella provincia autonoma di
Trento”) con spese di spedizione a carico del richiedente. I due volumi “Parliamo
di funghi” (Euro 20,66) e il volume “La responsabilità medica nella provincia
autonoma di Trento” (Euro 12,00) sono in vendita presso la Biblioteca della
Giunta provinciale in Via Romagnosi 9, Trento.
Per l’acquisto delle pubblicazioni è necessario effettuare anticipatamente il
pagamento dell’importo corrispondente:
- al c/c postale n. 295386 intestato al Tesoriere della Provincia Autonoma di
Trento - UNICREDIT BANCA SPA - Divisione Caritro - Via Galilei, 1,
Sede di Trento;
- a mezzo conto corrente bancario di Tesoreria n. 400 con la medesima
intestazione, precisando come causale: “Acquisto pubblicazione: Titolo ...”.
La consegna della pubblicazione avverrà, dietro presentazione della ricevuta di
pagamento, o direttamente, recandosi presso la biblioteca, o tramite spedizione
postale previo ricevimento del cedolino al numero di fax 0461. 495095, con
spese a carico dell’Amministrazione provinciale.
Il Progetto “Comunicazione per la salute” dell’Assessorato alle Politiche
per la salute della Provincia Autonoma di Trento è “Realizzazione riconosciuta di Qualità per l’innovazione amministrativa e la comunicazione
con i cittadini” dall’ Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica
e Istituzionale.
Provincia Autonoma di Trento - Documenti per la salute n. 27
Stampato per conto della Casa Editrice Provincia Autonoma di Trento dalla Tipolitografia Temi - Trento
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