STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
La fruizione dei servizi finanziari di base:
il caso degli immigrati
Renata Lupone*
1. Introduzione
Gli esiti di indagini condotte negli Stati Uniti ed in gran parte dei paesi industrializzati1 richiamano l’attenzione su non trascurabili realtà di
“esclusione finanziaria” (Leyshon - Thrift, 1995) geograficamente e socialmente concentrate, sulla inesistente, limitata o inadeguata fruizione2
dei servizi finanziari di base (conti correnti, libretti di deposito, crediti
al consumo, crediti immobiliari o per finalità produttive) da parte dei
residenti di aree territoriali periferiche, degli operatori di economie locali depresse, di categorie sociali e produttive svantaggiate3.
Elemento prominente, se non propulsore, dei processi di impoverimento ed esclusione sociale, le limitazioni o barriere d’accesso all’offerta finanziaria interessano in prevalenza famiglie o imprese caratterizzate da bassi livelli di reddito/capitalizzazione ed instabilità socio-economica. Al margine del mainstream finanziario si trovano, con maggiore
frequenza rispetto alla popolazione di riferimento, individui/capifamiglia disoccupati, sottoccupati o precari, disabili, scarsamente scolarizzati, immigrati, famiglie monogenitoriali, famiglie a carico di anziani/
*
Docente di “Finanza e microcredito per lo sviluppo”. Facoltà di Economia, Università di
Firenze.
1
Nella definizione di servizi finanziari di base (social banking) si opta, in questa sede, per
un’accezione allargata, includente l’intera gamma di prestazioni del mercato bancario e
finanziario. Cfr. PAT 14, 1999; Kempson et al., 2000, 21.
2
Si adotta un’accezione di esclusione finanziaria che fa riferimento non soltanto agli
unbanked, a quanti, cioè, non fruiscono di servizi finanziari di sorta, perché rifiutati dal
sistema finanziario o indotti al non ricorso, ma anche ad individui e categorie che ne fruiscono
limitatamente o non adeguatamente rispetto a bisogni e potenzialità. Specularmente, la
nozione di accesso non è circoscritta esclusivamente all’utilizzo effettivo o al diritto nominale
all’utilizzo, ma si estende ai fattori che consentono una piena, consapevole e valevole
fruizione, quali reperibilità, appropriatezza (in termini di prezzo e condizioni), continuità e
conoscibilità dell’offerta (Morduch, 1999, Beck et al., 2005).
3
Per citarne alcuni: Caskey (1997), Hogarth - O’Donnell (1997), U.S. Department of
Treasury (1997), Kempson - Whyley (1999), Bridgeman (1999), PAT 14 (1999), Bank of
England (2000), Kempson et al.( 2000), Connolly - Hajaj (2001), Anderloni (2003), Chant
Link & Associates (2004), Gloukoviezoff (2005).
77
77-121 Lupone.indd 77
2-05-2007 12:51:45
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
pensionati o di giovani4, ma anche attività imprenditoriali individuali o
comunque operanti su piccola e piccolissima scala, orientate in prevalenza
verso i mercati locali e caratterizzati da una prevalente vocazione sociale
(protezione ambientale, inserimento di persone svantaggiate, assistenza
socio-sanitaria, valorizzazione di risorse produttive locali, promozione valoriale/culturale). Fenomeni di esclusione sono altresì osservabili a carico
di contesti geografici e sociali marginalizzati ed economicamente depressi, aree, regioni, suburbi o comunità caratterizzati da elevata rischiosità, da
scarse dotazioni infrastrutturali, da isolamento fisico (difficile raggiungibilità), economico (disconnessione dai mercati) o culturale (eticità, religione, tradizioni), da “abbandono” politico-amministrativo, percepito o reale.
All’articolarsi delle molteplici dimensioni – economica, sociale e
geografico-spaziale – dell’esclusione corrisponde, intuibilmente, l’assortimento delle esigenze finanziarie individuali. In effetti, esse possono
differire sostanzialmente le une dalle altre, andando dalle facilitazioni
di pagamento, risparmio e credito funzionali alla gestione ordinaria del
bilancio familiare5, alle forme flessibili e trasparenti di accantonamento
previdenziale di lungo periodo, ai finanziamenti per l’edilizia abitativa,
al credito per la promozione di attività di auto-impiego, per lo start-up
d’impresa o per il consolidamento di attività avviate.
Fatta eccezione per le scelte consapevoli di non-ricorso da parte di
consumatori bancabili, la limitata, inadeguata o inesistente fruizione di
facilitazioni bancarie, opportunità creditizie o servizi assicurativo-previdenziali può derivare dal gioco di uno o più fattori riconducibili tanto alle
strategie degli agenti sul fronte dell’offerta, quanto alle particolari connotazioni e percezioni della potenziale clientela6. Relativamente alle prime è
legittimo parlare di una sottoesposizione, più o meno esplicita, delle istituzioni finanziarie rispetto ad aree, categorie di imprese o gruppi sociali
considerati rischiosi o poco redditizi, attraverso:
— adozione di criteri di prudenzialità (valutazione standardizzata del
rischio di credito) e standard di redditività che precludono l’accesso, negano cioè le possibilità di fruizione;
Nella maggioranza delle analisi in materia (vedi nota precedente) emerge la corrispondenza tra
esclusione finanziaria e basso grado di istruzione, etnicità, età, genere, disabilità. Essendo tali variabili
negativamente associate al livello di reddito ed alla condizione di impiego, non si può escludere (se
non con opportuna verifica) che la loro relazione con l’esclusione finanziaria sia solo apparente.
5
Facilitazioni di accredito dello stipendio o di cambio degli assegni, depositi facilmente
accessibili senza vincoli di prelevamento o versamento, crediti a breve e di ridotta entità per
far fronte a più o meno impreviste difficoltà contingenti, per il rimpiazzo di beni essenziali alla
vita della famiglia, per la stabilizzazione dei bilanci e dei consumi, per l’inserimento abitativo
(migliorie, pagamento delle utenze, ecc.), per la copertura di spese sanitarie o di uscite legate ad
eventi familiari.
6
Numerosi sono in letteratura i tentativi di sistematizzazione delle possibili dimensioni
dell’esclusione finanziaria. Si parla di access, condition, price, marketing e self-exclusion in
Kempson - Whyley (1999), Kempson et al.(2000), Connolly - Hajaj (2001); di income e price
exclusion in Bridgeman (1999); di reliability, convenience, continuity e flexibility in Morduch
(1999); di access e utility exclusion in Chant Link & Associates (2004).
4
78
77-121 Lupone.indd 78
2-05-2007 12:51:46
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
— strategie di redlining, ossia di scarsa capillarizzazione sul o di “abbandono finanziario” (Leyshon - Thrift,1995) del territorio, che comportano la non disponibilità fisica o la facile reperibilità dei servizi;
— politiche dell’offerta che non incoraggiano (o scoraggiano) la fruizione, che di fatto limitano la libertà di scelta dei consumatori, rendendo disponibili servizi/prodotti non calibrati sulle specifiche esigenze di
alcuni gruppi di potenziali utenti o eccessivamente onerosi in rapporto
alla capacità di spesa, di contribuzione, di risparmio o di assorbimento
creditizio degli stessi;
— strategie commerciali che escludono particolari categorie d’utenza
dai canali di promozione e commercializzazione dei prodotti, rendendo
più difficoltoso il reperimento di informazioni e l’approvvigionamento
degli stessi.
In aggiunta alle forme di auto-esclusione direttamente imputabili alle
politiche aziendali dei fornitori di servizi, la non esplicitazione della domanda può essere indotta da:
— barriere psicologiche e fattori percettivi, ossia, da preoccupazioni di inadeguatezza, reddituale e non solo, dal timore di essere rifiutati,
dalle implicazioni di esperienze negative passate, dalla difficoltà, reale o
presunta, di confrontarsi con burocrazia e tecnicismi;
— determinanti culturali, quali l’avversione o la sfiducia nelle banche,
che porta a sovrastimare i costi ed i rischi di relazionarsi con esse, o la
percezione che una gestione in contanti del bilancio ordinario garantisca
un maggior controllo finanziario (Chant Link & Associates, 2004, 42);
— da squilibri informativi a carico dei potenziali fruitori, dalla mancanza di strumenti e conoscenze (es. grado di financial literacy) che consentano di oggettivare il proprio bisogno finanziario e di individuare servizi che rispondano ad esso, di valutarne consapevolmente la potenziale
utilità, ma anche le implicazioni, i costi effettivi e le condizioni;
— dall’influenza delle reti sociali sui comportamenti finanziari degli
agenti ad esse connessi (Ormerod - Smith, 2001; Meadows et al., 2004),
ossia dall’eventualità che all’interno di queste si attivino strozzature nella
circolazione delle informazioni, istituzioni sussidiarie (si pensi agli accordi finanziari informali), dinamiche imitatorie o di “contaminazione” che,
in collettività caratterizzate da una bassa fruizione dei servizi finanziari,
aumentano la probabilità del singolo di essere ai margini del sistema finanziario7.
Le ragioni ed i modi dell’esclusione sono indubitabilmente molteplici
e variamente articolati, ma la realtà che ne deriva è univoca: il settore
bancario formale dei paesi industrializzati, alla stregua di quello dei
PVS, si dimostra inadeguato al soddisfacimento delle esigenze finanziarie di un non trascurabile bacino di utenti, individui/famiglie e imprese.
Come avremo modo di approfondire, le dinamiche di rete sono una valida chiave interpretativa
per comprendere i vari livelli di integrazione finanziaria delle comunità di immigrati.
7
79
77-121 Lupone.indd 79
2-05-2007 12:51:48
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
I numeri dell’esclusione nei paesi industrializzati non sono certo commensurabili con quelli del mondo in via di sviluppo8 o con quelli che gli
stessi paesi registravano nel trentennio successivo al secondo conflitto
mondiale, ma il grado di severità ed il potenziale di marginalizzazione
socio-economica sono, se non superiori, di pari livello.
Se nei PVS la scarsa rispondenza dei sistemi bancari alle esigenze di
quote rilevanti di popolazione viene dai più addebitata all’imbrigliamento dei meccanismi di mercato o, con crescente consenso, alla significativa incidenza dei cosiddetti “fallimenti del mercato” − informazione
imperfetta ed elevati costi di transazione, nello specifico − nei paesi industrializzati essa sembra, per contro, derivare “dall’eccesso di forze di
mercato”. È, in effetti, proprio in un contesto di accresciuta disponibilità di informazioni e di strumenti/tecnologie di contenimento dei costi
transazionali che si consolida la tendenza dei mercati finanziari verso
nuove forme, nuovi livelli di segmentazione, verso l’evidente polarizzazione tra “super inclusi”, serviti oltre le proprie esigenze da operatori
in competizione tra loro per assicurarsi i più bancabili tra i bancabili, e
“ignorati” dal sistema. Espressione di tale politica di rincorsa alle aree
profittevoli sono, tra l’altro, le fughe del sistema finanziario dai contesti
geografici ad elevato rischio e bassa redditività (si pensi alla chiusura
delle filiali bancarie nelle aree remote), dai comparti meno promettenti dell’economia o dalle attività e dagli operatori dall’economia locale,
come testimoniato, nel corso degli anni Novanta, dall’evoluzione delle
tradizionali banche popolari o casse rurali verso modelli di intermediazione più decisamente commerciali.
Nei paragrafi a seguire si cercherà di delineare i contorni di possibili
realtà di esclusione finanziaria in Italia (paragrafo 2) e si entrerà nello
specifico di uno degli aspetti internazionalmente più dibattuti, l’integrazione finanziaria dei migranti, passando in rassegna letteratura e dati
disponibili (paragrafo 3) e riportando gli esiti di una recente indagine
condotta su un campione di residenti stranieri nell’area municipale di
Roma (paragrafo 4). In conclusione (paragrafo 5) si proporranno alcune
possibili direttrici di un percorso di adeguamento dell’offerta, di individuazione delle barriere economiche, informative e culturali che caratterizzano i rapporti tra istituzioni finanziarie e migranti.
Si consideri che nei paesi in via di sviluppo il grado di utilizzo dei servizi finanziari da parte
delle famiglie è, mediamente, inferiore al 30%, sebbene si rilevino valori più elevati (42-47%)
nelle aree urbane o in specifiche regioni di alcuni paesi (Messico, Cina, Colombia, India),
ma anche sensibilmente inferiori (minori del 10%) per i paesi a basso reddito (Claessens,
2005, 35). Nei 15 paesi dell’area euro (prima dell’allargamento) la popolazione unbanked si
attesta al 10,4%, oscillando tra lo 0,9 della Danimarca ed il 21% della Grecia (Peachey - Roe,
2004). In Gran Bretagna il 7% delle famiglie risulta completamente escluso dalla fruizione di
qualsivoglia prodotto finanziario; la percentuale sale fino al 20% se si considerano quelle con
significative restrizioni d’accesso o d’uso (Kempson et al, 2000, 21). Negli Stati Uniti risulta
unbanked il 9% delle famiglie (Peachey - Roe, 2004).
8
80
77-121 Lupone.indd 80
2-05-2007 12:51:49
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
2. La fruizione dei servizi finanziari in Italia: fisiologia del non ricorso
o patologia dell’esclusione?
La carenza di rilevamenti ad hoc, nazionali o locali, non consente, allo stato
attuale, di identificare ed adeguatamente connotare fenomeni di esclusione
finanziaria nel nostro Paese, o in specifiche aree dello stesso, nondimeno le
informazioni sul grado di utilizzo dei servizi finanziari derivanti da indagini
sui comportamenti economici delle famiglie o da pionieristici tentativi di analisi in materia non ne escludono o, meglio, ne lasciano intravedere l’esistenza.
Secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia (2006c), nel 2004, la percentuale
di famiglie italiane non titolari di una qualche forma di deposito finanziario
si attesta al 14,1%; di poco inferiore, pari al 13,7%, risulta la quota di quelle
che potremmo più propriamente definire unbanked, non possedendo esse attività finanziarie di sorta.
Dell’86% di famiglie detentrici di un deposito, il 77% detiene un deposito bancario (73% c/c, 11% deposito a risparmio), mentre il 19 % un deposito
postale (12% c/c, 9% deposito a risparmio).
I dati relativi all’utilizzo di una qualche forma di deposito ne evidenziano l’associazione a specifiche condizioni anagrafiche, socio-economiche e
geografiche della popolazione di riferimento. Esso è, in effetti, sensibilmente inferiore alla media fra le donne (81%), gli anziani (79%), i meno istruiti
(56%) e non occupati (50%), le famiglie a basso reddito (48%), monocomposte (79%) o numerose (80%), dipendenti da un solo percettore di reddito
(81%), stanziate nelle regioni meridionali (70%)(Banca d’Italia, 2006a, 71).
Entrando nello specifico della tipologia di deposito detenuto, se la caratterizzazione delle famiglie in possesso di conto bancario è sovrapponibile,
seppur con scarti dalla media maggiori, a quella poc’anzi tracciata, la mappa
socio-economica delle famiglie detentrici di un deposito postale, aumentate
del 5% dal 2000 al 2004, se ne discosta significativamente e sembra testimoniare di un orientamento dell’offerta postale verso categorie di utenti tendenzialmente marginali rispetto al canale bancario. Percentuali di correntisti
postali più elevate della media (19%) si rilevano, in effetti, tra i nuclei caratterizzati da capifamiglia di sesso femminile (21%), ultrasessantacinquenni
(23%), senza titolo di studio (28%) o con licenza elementare (21%), non occupati (pensionati) (22%), residenti in comuni di piccole dimensioni (23%) e
in aree del meridione d’Italia (24%) (Banca d’Italia, 2006a, 71).
Sul fronte del credito, nel 2004 risulta avervi fatto ricorso il 22% delle
famiglie italiane, una quota aumentata dell’1% nel corso dell’ultimo decennio (Banca d’Italia, 2006c, 213)9, particolarmente contenuta se confrontata
Tale quota comprende le famiglie indebitate presso amici e parenti. Essa si è progressivamente
ridotta nell’ultimo decennio, passando dal 3,4% nel periodo 1991-95, all’1,8% nel periodo
1998-2000, all’1,1% nel 2002. Probabilmente legata al progressivo modificarsi della struttura
sociale ed alla concomitante contrazione delle reti di solidarietà familiare, la riduzione
dell’indebitamento “informale” non si è tuttavia accompagnata ad un corrispondente
incremento della quota di famiglie indebitate presso il sistema finanziario, attestata intorno al
19,2% nel 2002 (Banca d’Italia, 2004b, 268).
9
81
77-121 Lupone.indd 81
2-05-2007 12:51:50
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
con il 43 della Germania, il 66 dell’Olanda o il 74 degli Stati Uniti (Magri, 2002). Sebbene in rapido incremento negli ultimi anni, soprattutto nei
segmenti del credito al consumo10, il livello di indebitamento delle famiglie
italiane rimane, in effetti, significativamente inferiore a quello che si registra nella maggior parte degli altri paesi industrializzati: tra il 1996 e il 2005
esso è cresciuto dal 25 al 43% del reddito disponibile, un valore tuttora di
gran lunga inferiore a quello registrato nell’area euro, dove supera l’80%
(Banca d’Italia, 2006b, 70). Si consideri, inoltre, che alla fine del 2004 i debiti finanziari delle famiglie erano pari, in Italia, al 28% del PIL, contro il
70% in Germania, il 41% in Francia, il 63% in Spagna, il 54% nell’intera
area dell’euro, all’88% negli Stati Uniti (Banca d’Italia, 2006c, 212).
Nel 2004, il 12% delle famiglie riceve un finanziamento per l’acquisto o ristrutturazione di immobili ed il 13%11 ricorre al credito consumo,
in prevalenza per l’acquisto di autoveicoli (9%). Se il ricorso alla prima
tipologia di prestiti risulta maggiormente diffuso tra le famiglie ad alto
reddito (21% tra le famiglie con redditi superiori a 37.000€), con grado di
istruzione elevato e residenti al Centro-Nord (13% contro il 9% di quelle
stanziate nel Mezzogiorno), la fruizione dei crediti al consumo risulta distribuita più omogeneamente tra le aree geografiche, le classi di reddito
ed i livelli di istruzione (Banca d’Italia, 2006b, 70).
Le considerazioni emerse in precedenza in merito alle differenziazioni
socio-economiche delle famiglie fruitrici e non di servizi di deposito e di
credito trovano conferma anche nei dati relativi all’utilizzo di strumenti di
pagamento quali bancomat e carta di credito. Limitato, rispettivamente, al
58 e 29% delle famiglie italiane, l’accesso a tali strumenti risulta di gran
lunga meno frequente per i nuclei a carico di donne (46 e 21%), di persone
anziane (26 e 8%) e poco istruite (27 e 6%), di pensionati e non occupati (34
e 12%), di percettori di redditi bassi (12 e 5%) (Banca d’Italia, 2006a, 78).
In un’ottica di individuazione delle eventuali dinamiche di esclusione
finanziaria in atto nel nostro Paese, i dati sin qui riportati assumono maggiore valenza interpretativa se letti in chiave comparata. Funzionali, a tal
fine, le statistiche di Eurobarometro sulla fruizione dei servizi finanziari
nei paesi dell’UE (prima dell’allargamento ad est).
Sebbene con qualche discrepanza (si vedano i dati sul possesso della
carta di credito) e dati i limiti delle comparazioni tra rilevazioni diversa-
I dati di proposti da ASSOFIN et al. (2004) evidenziano significativi aumenti delle consistenze
di credito al consumo: a giugno 2003 la crescita si attestava intorno al 16,5%, mentre nello
stesso periodo del 2004, sebbene in lieve flessione, raggiungeva comunque un non trascurabile
15%. Parallelamente si moltiplicano i richiami delle associazioni dei consumatori sui rischi di
sovraindebitamento connessi al crescente ricorso, spregiudicato e poco informato, alle varie
forme di credito al consumo (Adiconsum, 2003).
11
La quota di famiglie ricorrenti al credito finalizzato è aumentata dal 9 al 13% nel
biennio 2002-2004. “La diffusione del credito al consumo è ancora limitata nel confronto
internazionale: dati campionari relativi agli Stati Uniti, dove questo tipo di indebitamento
è ampiamente utilizzato, mostrano che nel 2004 vi faceva ricorso circa il 50 per cento delle
famiglie” (Banca d’Italia, 2006c, 214).
10
82
77-121 Lupone.indd 82
2-05-2007 12:51:52
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
Tabella 1 – Accesso ai servizi finanziari nell’area euro
ITALIA
’972 ’991 ’001 ’012 ’023
Possiede un deposito a risparmio
(senza carta di pagamento e
assegni) presso una banca?
Possiede un deposito a risparmio
(senza carta di pag. e ass.) presso
una cassa di risparmio?
Possiede un deposito a risparmio
(senza carta di pag. e ass.) presso
un ufficio postale?
Possiede un c/c (con carta di pag. o
assegni ) presso una banca?
Possiede un c/c (con carta di pag.
o assegni) presso una cassa di
risparmio?
Possiede un c/c (con carta di pag. o
assegni ) presso un ufficio postale?
Possiede una carta di credito?
Sta beneficiando di un prestito/
finanziamento per l’acquisto di
un’auto (>12 mesi)
Sta beneficiando di un prestito/
finanziamento per l’acquisto di un
altro bene (>12 mesi)
Gode di un’autorizzazione di
scoperto sul suo c/c?
Beneficia di un mutuo ipotecario/
credito fondiario (inferiore a 10
anni)?
Sì
Sì
Sì
Sì
Sì
Sì
Sì
Sì
/
/
17,2
9
10
35
36
33
/
/
4,3
4
3
46
16
23
/
/
8,2
10
11
9
14
9
/
/
51,8 59
63
49
86
67
/
/
12,0 12
12
55
15
32
/
/
3,3
5
7
8
20
11
28,4 31
36
35
30
74
47
/
7,6
9,3
10
7
12
17
12
/
4,9
6,6
5
5
11
12
10
/
15,4 17,1 10
14
44
57
4
3,8
4
4
4,7
7,9
7
8
12
18
0,9
0,4
1
/
Beneficia di un mutuo ipotecario/
7,9
credito fondiario (tra 10 e 20 anni)?
Beneficia di un mutuo ipotecario/
credito fondiario (superiore a 20
anni)?
GERMANIA FRANCIA UE 15
20023
2002
2002
0,5
36
19
Fonti : 1Eurobaromètre 54.0, 2001, 2Eurobarometer 56.0, 2001, 3 Eurobarometer 58.1, 2003.
77-121 Lupone.indd 83
2-05-2007 12:51:55
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
mente impostate e condotte, le risultanti dei sondaggi di Eurobarometro
(Tabella 1) sembrano, in linea di massima, confermare quanto derivabile
dalle indagini della Banca d’Italia e lasciano intravedere possibili spazi di
esclusione dalla fruizione dei servizi finanziari di base nel nostro Paese;
l’insieme delle caratterizzazioni in precedenza evidenziate ne forniscono
una plausibile geografia socio-economica, ma non consentono di parlare di “fenomeno”, di configurarlo appieno, considerando anche categorie
sociali di norma non censite dalla macrostatistiche (immigrati, disabili,
detenuti), di identificarne caratteristiche peculiari e ragioni sottostanti.
I dati relativi all’utilizzo corrente dei servizi, più che all’accesso nelle sue
varie dimensioni12 (Beck et al., 2005), sebbene indicativi, non possono, senza
opportuni approfondimenti, essere chiamati in causa per configurare forme di
esclusione più o meno esplicite, per postulare l’esistenza di bisogni finanziari
inevasi: la non fruizione potrebbe essere legata ad un non bisogno o spiegata
da specificità storico-economiche e socio-culturali del contesto di riferimento
(accesso senza utilizzo); per contro, parallelamente, alcuni servizi potrebbero
non essere adeguati alle esigenze della clientela che ne fruisce o non essere
utilizzati appieno e consapevolmente (utilizzo con accesso limitato).
L’impiego del contante in buona parte delle transazioni economiche, le
modalità di erogazione di stipendi e pensioni, il ricorso a forme tradizionali di tesaurizzazione del risparmio, la percezione diffusa di “distanza”
culturale tra banche e cittadini sono solo alcuni dei fattori che hanno condizionato, fino a non molti anni fa, l’utilizzo degli strumenti finanziari di
pagamento e deposito.
Parallelamente, sul fronte del credito, se è innegabile che l’offerta, almeno fino alla prima metà degli anni Novanta, si caratterizzava per l’eccessiva onerosità e la limitata disponibilità di finanziamenti alle famiglie,
legata a fattori strutturali (la specializzazione temporale e funzionale del
sistema bancario) e contestuali (bassa efficienza del sistema giudiziario
nel garantire il recupero crediti in caso di insolvenza), è altresì indiscutibile che il ruolo di promozione/protezione dell’individuo tradizionalmente svolto dalle famiglie o dalla comunità, il peso dell’economia sommersa
nella struttura economica del paese, l’avversione culturale alla condizione
di debitore e la tendenziale diffidenza nei confronti delle banche hanno
giocato un ruolo non trascurabile nel limitare la domanda di credito.
In uno dei primi studi condotti in materia di esclusione finanziaria nel
nostro Paese (Anderloni, 2003), seppur rinunciando a qualsivoglia tentativo
di quantificazione del fenomeno, si cerca di andare oltre la mappatura socio-economica dell’utilizzo corrente dei servizi bancari, peraltro derivabile
dai dati di Banca d’Italia, rilevando motivazioni ed espressioni di bisogno o
preferenza, nel tentativo di meglio definire la popolazione unbanked13 itaCfr. nota 2.
Nello studio citato (Anderloni, 2003) per unbanked si intende, letteralmente, “non
bancarizzato”, ossia privo di qualsivoglia forma di relazione bancaria. In effetti, vengono
considerati unbanked anche 175 rispondenti dotati di conto corrente/libretto alla posta.
12
13
84
77-121 Lupone.indd 84
2-05-2007 12:51:57
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
liana e di valutare l’esistenza di una domanda potenziale per servizi finanziari di base (social banking14).
Le risultanti di tale indagine, che ci consegna il quadro di una popolazione non bancarizzata piuttosto variegata, non necessariamente
coincidente con il profilo dell’emarginazione estrema, caratterizzata da
più livelli di inserimento socio-economico (bassi, nel 63% del campione, medi, nel 33%, alti, nel residuo 4%)15, non configurano un’emergenza “esclusione finanziaria” nel nostro Paese, sebbene non consentano di
escludere margini di acutizzazione del fenomeno legati alle progressive
mutazioni del mondo del lavoro, alle modificazioni degli assetti familiari,
alla inevitabile e progressiva standardizzazione delle forme di pagamento
(Anderloni, 2003, 97).
Senza entrare nel merito delle conclusioni cui l’estensore della ricerca
perviene, ci si limita in questa sede a rilevare che, stando alle motivazioni dell’assenza di relazioni bancarie (Anderloni, 2003, 104), soltanto nel
27% delle risposte si dichiara il non bisogno, mentre nel 65% circa delle
risposte si fa riferimento a motivazioni di ordine economico, riconducibili prevalentemente ad una percezione di inadeguatezza delle proprie
disponibilità (“non me lo posso permettere” 59%), ma anche all’effettiva
constatazione di costosità dei servizi (“costi elevati” 6%). Sebbene non ci
si trovi di fronte ad atteggiamenti di preclusione o rifiuto da parte degli
intermediari (0,3% delle risposte), sembra nondimeno evidente che, relativamente al campione, la non fruizione dei servizi bancari di base sia in
prevalenza legata alla eccessiva onerosità, reale o percepita, dei servizi in
rapporto alle capacità di spesa e di contribuzione degli intervistati; una
combinazione di price exclusion e condition exclusion (Kempson et al.,
2000, 9) che certamente non assolve il sistema bancario, evidentemente
incapace di predisporre prodotti calibrati sulle esigenze di specifici segmenti di popolazione. A conferma del fatto che la non fruizione mascheri
bisogni non soddisfatti, seppur non necessariamente manifesti, si consideri l’interesse espresso per l’apertura di un deposito postale (21% degli
unbanked) e, soprattutto, relativamente ad ipotesi di social banking (75%
degli unbanked), ossia all’introduzione, in Italia, di prodotti finanziari di
base, semplici ed a costi contenuti, accessibili a quanti ne facciano richiesta (Anderloni, 2003, 111).
Significativo passo in avanti nell’analisi delle dinamiche di esclusione o marginalizzazione finanziaria nel nostro Paese, lo studio di cui in
precedenza non si addentra nell’analisi dei bisogni di credito della popolazione intervista, né consente di colmare il vuoto di conoscenza relati-
Anche in questo caso, l’autrice ha optato per un’accezione restrittiva di social banking,
riferendosi prevalentemente a servizi bancari di base, di deposito e pagamento, escludendo
qualsivoglia componente creditizia.
15
Il grado di inserimento viene misurato sulla base di un indicatore predisposto incorporando
variabili inerenti gli stili di vita (impegno, lettura, cinema, internet) e alcune proxy di
disponibilità economica (lavoro, casa, conto bancario, conto postale) (Anderloni, 2003, 80).
14
85
77-121 Lupone.indd 85
2-05-2007 12:51:58
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
vamente al grado di integrazione finanziaria di aree locali svantaggiate
e di categorie sociali a rischio di marginalizzazione ma anche ad elevato
potenziale di sviluppo, normalmente non catturate dalla statistiche finanziarie: si pensi agli immigrati, ai disabili, ai cosiddetti “espulsi dal sistema” (ex detenuti, ex tossicodipendenti).
Evidenti, dunque, gli spazi di indagine non sondati e la conseguente
opportunità di approfondimento relativamente ad una tematica ormai centrale nel dibattito socio-economico di paesi più e meno sviluppati. Accertare i bisogni finanziari di individui, famiglie o unità produttive, andando
oltre la misurazione dell’utilizzo corrente dei servizi, indagando sulla
disponibilità, ma anche sull’appropriatezza dell’offerta esistente, è passaggio obbligato verso la strutturazione di sistemi finanziari inclusivi16,
condizione fondamentale per la predisposizione di una gamma di prodotti
e servizi che risponda adeguatamente alle caratteristiche di una domanda
potenziale ignorata, sovente perché inespressa o di difficile rilevazione.
Le acquisizioni analitiche di ricerche miranti alla “misurazione” dell’accesso, contribuendo a delineare i tratti connotanti (portata, profondità, dimensioni) di eventuali processi di esclusione finanziaria, avrebbero
un’indubbia valenza d’indirizzo relativamente alle politiche, agli interventi, agli strumenti legislativi e finanziari che governi locali e nazionali,
mondo finanziario tradizionale o eticamente/solidalmente orientato e privato sociale, distintamente o in articolazioni sinergiche, potrebbero utilmente predisporre nel tentativo di migliorare la capacità di risposta dei
sistemi finanziari locali.
3. L’integrazione finanziaria dei migranti in Italia
Tra le possibili aree di indagine non sondate in materia di marginalità finanziaria, la categoria dei migranti è indubbiamente la meno trascurata,
oggetto, negli ultimi anni, di dibattito e ricerche che, seppur nei limiti di
generalizzabilità imposti dalla scala delle rilevazioni, ne esplorano comportamenti finanziari e relazioni istituzionali (Mazzonis - Naletto, 2000;
Libanora, 2003; Baghero, 2003).
La consistenza e l’incremento significativo dell’immigrazione in Italia (3.035.000 presenze regolari stimate alla fine del 2005), la marcata
tendenza di gran parte delle presenze straniere ad un inserimento stabile
e duraturo (il 92% dei permessi rilasciati per motivi di lavoro e ricongiungimento familiare), il contributo che le stesse apportano e, in misura
determinante, apporteranno all’economia nazionale (1 su 10 occupati non
è nato nell’area euro) testimoniano della connotazione strutturale che il
fenomeno migratorio ha acquisito nel nostro Paese (Caritas/Migrantes
In un recente documento delle Nazioni Unite, frutto di consultazioni e discussioni multistakeholders, si definisce inclusivo un sistema finanziario che “would provide access to credit
for all “bankable” people and firms, to insurance for all insurable people and firms and to
savings and payments services for everyone” (UN, 2006, 1).
16
86
77-121 Lupone.indd 86
2-05-2007 12:52:00
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
2006), dando impulso al dibattito sui processi di stabilizzazione delle popolazioni immigrate e sui bisogni primari (lavoro, casa, salute, istruzione) e non (partecipazione, rappresentanza, previdenza, credito) che dagli
stessi inevitabilmente scaturiscono. In questa prospettiva si inquadra l’interesse crescente, peraltro riscontrabile a livello internazionale, per la definizione e caratterizzazione di uno specifico segmento della domanda di
servizi da parte dei residenti stranieri, quello, appunto, delle prestazioni e
facilitazioni finanziarie.
La fruizione piena della molteplicità di strumenti attualmente resi
disponibili, per gran parte della popolazione, dai sistemi finanziari nazionali può influenzare significativamente un’ampia gamma di comportamenti economici degli individui, dalle decisioni di consumo, a quelle
di risparmio, dall’acquisto dell’abitazione, all’investimento in attività economiche, alla pianificazione previdenziale e pensionistica. L’avvio ed il
consolidamento di rapporti stabili con le istituzioni finanziarie possono,
dunque, giocare un ruolo significativo nel processo di empowerment dei
residenti stranieri, nel percorso di integrazione verso la piena fruizione
dei diritti di cittadinanza, nel progressivo innalzamento della qualità della
vita. Un’adeguata offerta di servizi finanziari e l’accesso consapevole agli
stessi possono, indubbiamente, facilitare l’inserimento dell’immigrato nel
paese ospite, consentendogli di amministrare più agevolmente il proprio
bilancio familiare, di gestire i flussi monetari con il relativo paese d’origine, di cogliere opportunità di investimento e di sviluppo, di avere maggiore controllo sul proprio futuro economico. Intuibilmente, la partecipazione al mercato dei capitali dei residenti stranieri assume connotazioni
diverse a seconda del particolare grado di consolidamento del processo di
integrazione individuale17.
L’accesso a forme di credito che, oltre al consumo, rendano possibile
l’inserimento abitativo o l’investimento in attività produttive segna il passaggio del lavoratore immigrato dalla dipendenza all’autosufficienza, dallo stato di sussistenza e di precaria sospensione che caratterizza l’avvio
dell’esperienza migratoria ad una prospettiva di pianificazione di lungo
periodo. Le aspettative di inserimento duraturo, unitamente al consolidamento reddituale, sono passibili di stimolare la propensione al risparmio18,
di dare impulso a processi di accumulazione che garantiscano una ridu-
Evidente il riferimento alle 4 fasi dei processi di integrazione proposte da Böhning (1984):
(1) progetto migratorio temporaneo, condizioni di precarietà, scarsa fruizione dei servizi, forti
legami col paese d’origine; (2) allungamento della prospettiva di soggiorno, avvio del processo
di radicamento lavorativo e privato; (3) ricongiungimento familiare, incremento dei bisogni
e della domanda di beni e servizi; (4) inserimento definitivo nel paese ospite, acquisizione
della cittadinanza, presenza in ruoli istituzionali di rilievo, distacco quasi completo dal paese
d’origine.
18
La teoria economica non è univoca circa gli effetti sul risparmio di minore incertezza
e maggior reddito. Nell’accertamento di tale relazione, estrema importanza assumono
specifiche variabili idiosincratiche (reddito e ricchezza di partenza, fase dell’immigrazione)
e congiunturali.
17
87
77-121 Lupone.indd 87
2-05-2007 12:52:01
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
zione della vulnerabilità agli shocks esterni, ma anche un miglioramento
delle prospettive di vita degli immigrati di seconda generazione.
Centrale, nel dibattito sulle relazioni finanziarie degli immigrati, è,
inoltre, il tema dell’invio di denaro nei paesi d’origine. La crescita significativa delle rimesse internazionali, testimonianza tangibile degli sforzi che i lavoratori migranti sostengono per garantire a se stessi ed alle
proprie famiglie migliori condizioni di vita, spiega l’inedito interesse di
istituzioni finanziarie internazionali, governi ed intermediari finanziari
nazionali per questo mercato in espansione e dalle interessanti prospettiva di crescita. I flussi ufficiali, incrementatisi di oltre il 200% dal 1990,
hanno raggiunto, nel 2003, circa 91 miliardi di dollari (si stima che altrettanti transitino attraverso canali informali), configurandosi come seconda
fonte di capitale estero per i paesi in via di sviluppo, preceduta soltanto
dagli investimenti diretti esteri (IDE)(135 miliardi di dollari nel 2003), e
significativamente eccedendo l’aiuto allo sviluppo (IMF, 2005, 70).
Il proliferare recente di ricerche di mercato, di analisi ed approfondimenti sugli aspetti rilevanti di tali flussi origina, certo, dagli appetiti
commerciali degli intermediari finanziari per un mercato in espansione19, ma anche dall’interesse di organizzazioni multilaterali, istituzioni
internazionali e governi nazionali per le enormi potenzialità dei flussi
di trasferimenti, dati volume, accrescimento stabile e natura anti-ciclica, quale fonte di finanza esterna per i paesi destinatari, ma anche quale
strumento di sviluppo locale e di miglioramento del benessere delle comunità riceventi20.
In Italia, nel 2005, le rimesse transitate attraverso canali bancari, incrementandosi del 105% dal 2003, ammonterebbero a 2,4 miliardi di euro
(Banca d’Italia, 2006c, 155). Se a questo volume si aggiungono i trasferimenti effettuati tramite le agenzie specializzate, le poste (vaglia internazionali, spedizione di assegni con assicurata postale, ecc.) ed i canali
informali, più o meno “istituzionalizzati” (sistemi hawala, corrieri, conoscenti), si può ragionevolmente stimare che il totale dei flussi di rimesse
verso l’estero si attesti intorno ai 5-6 miliardi di euro21.
Lo scarso interesse che nel recente passato il sistema bancario ha destinato alla clientela immigrata in genere ed a questo specifico segmento
di mercato – fino a qualche anno fa, invero, poco consistente – ha consentito agli operatori specializzati di occuparne una quota prevalente, tanto
Significativo, in Italia, l’interessamento dell’ABI, promotrice, unitamente al CeSPI (Roma),
del convegno nazionale “ Migrant Banking in Italia. Rimesse degli immigrati e sviluppo”
tenutosi a Roma il 3 giugno 2004. Cfr. Ceschi S., Rhi-Sausi J.L. (2004).
20
L’impatto delle rimesse sulle economie dei paesi riceventi è tuttavia questione piuttosto
controversa e a tutt’oggi ancora molto dibattuta. Per una rassegna dei diversi approcci teorici,
si vadano Mazzali et al., 2002; IMF, 2005, 69 e seguenti.
21
Stando alle stime del Piano di Azione Italiano sulle Rimesse, promosso nel 2004 dal Ministero
dell’Economia e delle Finanze, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, Banca
d’Italia e Ufficio Italiano Cambi, il totale dei trasferimenti di denaro, variamente effettuati,
verso i paesi d’origine ammontano a 6 miliardi di Euro.
19
88
77-121 Lupone.indd 88
2-05-2007 12:52:03
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
che ad oggi il nostro Paese risulta essere il secondo mercato mondiale,
dopo quello statunitense, per volume di trasferimenti ufficiali. Il ricorso ai servizi delle agenzie specializzate, indubbiamente i più costosi tra
quelli disponibili, si spiega per la tempestività degli stessi (1 giorno contro 10 giorni previsti per trasferimenti bancari), per la certezza della data
d’arrivo, per la capillarizzazione sul territorio delle agenzie di trasferimento nei paesi riceventi e la conseguente facilità di ritiro del denaro per
i riceventi non dotati di c/c bancario.
La mancanza di rilevazioni su scala nazionale22 non consente di stimare l’ampiezza del segmento di popolazione immigrata che non fruisce
di servizi finanziari di base. Le informazioni provenienti da interlocutori
privilegiati ed osservatori del fenomeno migratorio farebbero ritenere che
soltanto un terzo dei residenti stranieri in Italia acceda a facilitazioni bancarie via conto corrente (Libanora, 2003, 170).
Meno impressionistici, sebbene non generalizzabili all’universo di
riferimento, date le dimensioni e la non rappresentatività statistica dei
campioni, sono i dati derivanti da indagini campionarie locali (Mazzonis - Naletto, 2000; Libanora, 2003; Baghero, 2003) 23. Esse evidenziano,
relativamente alla popolazione indagata, percentuali di accesso al conto
corrente bancario24 attestate, mediamente, intorno al 56%, con oscillazioni significative tra il 20% o meno di Napoli e Caserta, il 42/45% di
Roma e Firenze, l’80% e oltre di Milano e dei distretti produttivi di Albenga e Mirandola (Baghero 2003, 101).25
Ad una sommaria valutazione, la non fruizione del deposito bancario
sembra essere positivamente associata a specifiche connotazioni demografiche e socio-economiche delle popolazioni indagate: il genere femminile (33% dei bancarizzati, 54% dei non bancarizzati), la giovane età,
inferiore ai 30 anni, (17% dei bancarizzati, 36% dei non bancarizzati),
la brevità della storia migratoria (meno di 3 anni)(22% dei bancarizzati,
39% dei non bancarizzati), la forte mobilità residenziale ed occupazio-
L’indagine sulle famiglie della Banca d’Italia rileva il luogo di nascita e quello di abitazione
in un dato anno, non cittadinanza e residenza.
23
La dimensione dei campioni varia da 34 unità, stanziate a Roma (Mazzonis - Naletto, 2000,
17), a 200, distribuite tra Roma e Milano (Libanora, 2003, 183), a 1200, individuate in 12
località italiane (100 intervistati in 6 capoluoghi e 6 località simbolo di distretti economicoproduttivi)(Baghero, 2003, 7). Malgrado la numerosità, le 1200 unità non costituiscono un
campione nazionale: in effetti, i dati riportati relativamente al campione nel suo complesso
sono ottenuti per media aritmetica dei 12 campioni locali.
24
Limitando l’indagine al possesso di un conto corrente bancario si esclude la percentuale
di immigrati in possesso di conto corrente postale. Nell’accezione allargata di unbanked
che adottiamo nel presente lavoro, tale quota di popolazione non può dirsi finanziariamente
esclusa.
25
In Libanora (2003, 183) le percentuali di immigrati bancarizzati sono del 52% a Roma e
del 58% a Milano. Non abbiamo tuttavia conoscenza della metodologia di rilevazione, quindi
non possiamo escludere che il campione sia stato appositamente assortito. Nella ricerca di
Mazzonis e Naletto (2000, 18), dei 34 immigrati romani intervistati, 26 (76%) posseggono
un libretto o c/c.
22
89
77-121 Lupone.indd 89
2-05-2007 12:52:04
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
nale, la condizione di non occupato o irregolare (Libanora, 2003, 244).
Riguardo alle motivazioni della non fruizione di depositi bancari,
a fronte di un 20% di risposte evidenzianti un non bisogno, prevalenti
risultano le considerazioni di ordine economico (“Non ho soldi” 40%,
“Costi elevati” 6%), sebbene non trascurabili siano gli ostacoli, effettivi o
presunti, di natura amministrativo-burocratica (“Difficoltà” 8%, “Burocrazia” 11%)(Libanora, 2003, 216).
Interessanti anche le indicazioni in merito alle relazioni creditizie degli immigrati. Le indagini locali rilevano percentuali di ricorso al credito che, sempre relativamente ai campioni di riferimento, variano da 24
(Libanora, 2003, 234) a 17 (mediamente su campione aggregato), con
oscillazioni significative tra il 2% di Napoli, l’11% di Roma, il 29% di
Milano ed il 33% del distretto di Mirandola (Baghero, 2003, 102). Nella
maggioranza dei casi la sollecitazione di finanziamenti è legata all’acquisto dell’abitazione (33-35%) e dell’auto (19-30%) ed alla promozione della
propria attività economica (17-15%)(Libanora, 2003; Baghero, 2003) 26.
La quota di richieste accolte varia dal 62% (13% del campione) (Libanora, 2003, 237) al 76% medio (13% del campione aggregato), con valori
dello 0% a Napoli, del 54,5 (6% del campione) a Roma, dell’82% circa a
Torino e Milano (23-24% dei rispettivi campioni)(Baghero, 2003, 102).
Restando in ambito creditizio, si rileva, inoltre, che mediamente il 25%
dei residenti stranieri possiede una carta di credito (escludendo quelle ricaricabili). Interessanti, in proposito, le differenziazioni locali, con il 3%
di Napoli, il 21% di Roma, il 73% di Milano (Baghero, 2003, 101).
In materia di rimesse all’estero, il numero di immigrati che inviano
denaro nel proprio paese d’origine (almeno una volta all’anno) oscilla
tra il 47% (con percentuali del 48 in Lombardia, 49 nel Lazio e del 61
in Campania) 27 ed il 58%, con percentuali del 55 per Roma, del 51 per
Milano, del 72 per Napoli (Baghero, 2003, 99). L’elevata propensione all’invio di denaro in patria degli stranieri residenti in Campania sarebbe
spiegata del prevalente carattere di temporaneità del fenomeno migratorio nella regione.
Riguardo ai canali di trasferimento, a conferma di quanto affermato
in precedenza, si rileva che il 16% dei residenti stranieri interpellati si
serve della propria banca di riferimento28 (17% a Roma, 12% a Milano),
il 16% fa ricorso ad amici e parenti (28% a Milano, 7% a Roma), il 15% a
Interessante notare come le richieste di credito per l’acquisto di abitazione siano a Milano
(20%) di gran lunga meno preponderanti che a Roma (33%), mentre quelle per acquisto di
automobile ed avvio di attività economica siano più frequenti a Milano (48 e 28%) che a
Roma(33% e 17%) (Baghero, 2003, 102).
27
Indagine su un campione rappresentativo di 1004 immigrati, curata, nel 2000, da Magdi
Allam per il quotidiano “La Repubblica”, con la collaborazione del Dipartimento di Sociologia
dell’Università “La Sapienza” di Roma e l’équipe del “Dossier Statistico Immigrazione” della
Caritas. Cfr. De Marco - Forti, 2003.
28
Soltanto il 28% dei titolari di conto corrente utilizza la propria banca per spedire denaro
(Baghero, 2003, 100).
26
90
77-121 Lupone.indd 90
2-05-2007 12:52:05
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
canali postali (1% a Milano, 8% a Roma), il 16% ad agenzie specializzate
(8% a Milano, 20% a Roma) (Baghero, 2003, 100) 29. Emerge, inoltre, che
la principale preoccupazione dei mittenti attiene ai tempi (60% circa delle
indicazioni di preferenza) più che ai costi (20% circa) dell’invio (Libanora, 2003, 231).
La breve ricognizione sin qui condotta fotografa, seppur rinunciando
ad una prospettiva grandangolare, lo stato dei rapporti tra migranti ed
istituzioni finanziarie in Italia e lascia intravedere spazi consistenti di
esclusione, riconducibili non già a fenomeni di aperta discriminazione,
ma piuttosto all’inadeguatezza dell’offerta, a barriere economiche, informative e culturali (Mazzonis - Naletto, 2000; Libanora, 2003; MinLaPoS,
2004) al cui abbattimento dovrebbero attivamente lavorare operatori finanziari, ma anche decisori politici ed attori del privato sociale, in un’ottica promozione dell’integrazione finanziaria quale tappa fondamentale
del processo di inserimento del lavoratore immigrato nel tessuto sociale
ed economico del paese.
Stima e connotazione della domanda di servizi da parte degli immigrati restano, dunque, obiettivi primari di ricerca ed elementi imprescindibili di qualsivoglia strategia di inclusione. Se alle stime quantitative,
sia a livello nazionale che a livello metropolitano, possono pervenire
soltanto indagini campionarie condotte su vasta scala, con significativo
impiego di risorse, alla identificazione di preferenze e bisogni inevasi
contribuiscono significativamente anche rilevazioni più circoscritte che,
in virtù della minore numerosità dei contatti, riescano a dare maggiore
profondità all’analisi.
È in questa prospettiva che si colloca l’indagine di cui si darà conto
nel prossimo paragrafo, orientata ad analizzare l’esistenza, la natura e le
implicazioni di eventuali forme di esclusione dall’accesso ai servizi finanziari di base, al credito principalmente, rintracciabili, nell’area municipale di Roma, a carico delle comunità di immigrati in esso stanziate.
4.Accesso ai servizi finanziari di base: il caso degli immigrati
nell’area municipale di Roma30
Da sempre destinazione prevalente dei flussi migratori verso il nostro
Paese, Roma si caratterizza per una stratificazione della popolazione
straniera in essa stanziata: alle presenze di lungo periodo, oramai radicate nel locale tessuto socio-economico, si sovrappongono quelle di ultima generazione, ancora in situazioni di relativa precarietà. L’intreccio
delle varie fasi dei processi di integrazione della popolazione immigrata
Nell’indagine di Mazzonis e Naletto (2000, 19), 27 intervistati su 34 (79%) inviano denaro
al paese d’origine, attraverso amici e parenti (48%), agenzie specializzate (41%), banche
(19%) ed uffici postali (11%).
30
La totalità dei dati relativi all’indagine campionaria oggetto del presente paragrafo sono
tratti da Lupone (2006). Riportandoli, nel prosieguo, si eviterà di citarne la fonte.
29
91
77-121 Lupone.indd 91
2-05-2007 12:52:07
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
romana31 disegna uno scenario di istanze, domande e bisogni estremamente variegato e multiforme, cui le istituzioni a fatica riescono a dare
risposta.
Le risultati delle rilevazioni campionarie di cui in precedenza sembrano, in effetti, configurare un “ritardo” nell’integrazione finanziaria degli
stranieri residenti nella capitale, uno scarto emergente dal confronto con i
dati di utilizzo dei servizi finanziari relativi ad alcuni distretti produttivi
del paese ovvero alla città di Milano, il cui territorio provinciale condivide con quello romano il primato delle presenze immigrate, 334.681 il
primo, 365.274 il secondo32 (Caritas/Migrantes, 2004 e 2006) 33.
La percezione di un ritardo d’integrazione, sia esso imputabile ad
inefficienze dell’offerta ovvero a particolari connotazioni della domanda, legate alla specificità e complessità del fenomeno migratorio nell’area
capitolina, rappresenta, dunque, lo stimolo all’approfondimento da cui
origina l’indagine oggetto del presente paragrafo34. Essa è stata condotta sul territorio comunale di Roma, attraverso la somministrazione di un
questionario strutturato ad un campione, non probabilistico, di 276 immigrati, intervistati a caso35 in luoghi pubblici di aggregazione (sindacati,
scuole, mercati, concentrazioni di attività commerciali), opportunamente
individuati affinché non comportassero la sovraesposizione di talune collettività.
Dimensione e caratterizzazione del campione, se da un lato non consentono di estendere alla popolazione di riferimento (gli immigrati romani) i risultati della stima statistica, dall’altro garantiscono un buon
assortimento di esperienze, funzionale alla verifica di tendenze e fattori
condizionanti la fruizione dei servizi di base, in parte già rilevati nelle ri-
Con riferimento alla quattro fasi proposte dei processi di integrazione proposte da Böhning
(1984) di cui in nota 17.
32
Le tendenze degli ultimi anni rilevano una progressiva attenuazione del cosiddetto “effetto
metropoli”: la concentrazione dell’87% della popolazione immigrata regionale nella provincia
romana è la più bassa mai registrata. I trend di concentrazione territoriale recenti lasciano
prevedere che a breve verrà scalzato, in favore di Milano, il primato che la capitale ha da
sempre detenuto (Caritas/Migrantes, 2006).
33
Le stime del Dossier Caritas si basano sul numero di stranieri registrati a titolo individuale
dal Ministero dell’Interno (es. 260.070 per Roma), maggiorato del numero di minori e di
permessi in corso di rinnovo.
34
La ricerca oggetto del presente lavoro è stata realizzata con il contributo della Fondazione
“Giordano Dell’Amore” e dell’ARCI Nazionale. Nello specifico, la rilevazione ed una
prima trattazione dei dati sono state effettuate da personale di Arci Nuova Associazione,
Arcisolidarietà e L’A.P.I.S.
35
La scelta casuale degli intervistati non può essere assimilata a quella tipicamente associata
ai campioni, non probabilistici, accidentali o di “convenienza”(Corbetta, 1999, 352), di norma
orientata dalla maggiore disponibilità o raggiungibilità dei soggetti. Le interviste a persone
casualmente scelte, in luoghi opportunamente individuati, sono state condotte da operatori
esperti, che, attraverso varie tecniche di accreditamento e fidelizzazione, hanno cercato vincere
le resistenze dei più riluttanti. Negli uffici Celsi-Cgil, ad esempio, il personale dello sportello
vertenze indirizzava verso gli intervistatori quanti nella sessione giornaliera si rivolgessero
loro: in genere, quasi tutti accettavano di rispondere al questionario.
31
92
77-121 Lupone.indd 92
2-05-2007 12:52:08
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
cerche esistenti, ma anche all’approfondimento di aspetti insondati, quali
le caratterizzazioni della domanda di credito, il grado di soddisfazione o
le motivazioni per la non fruizione dei servizi, i bisogni finanziari inevasi
e le modalità alternative di soddisfacimento degli stessi.
Se, dunque, resta prescritta l’estensione delle stime campionarie alla popolazione di riferimento, la buona capacità di approssimazione della realtà
che il campione sembra garantire consente di meglio interpretare le esperienze di non accesso rilevabili nell’area di indagine e di fornire informazioni utilmente fruibili da quanti, tra le istituzioni pubbliche e quelle finanziarie, abbiano in animo di predisporre strumenti o politiche di intervento.
4.1. Inclusione finanziaria
Nella presente sezione si propone una rappresentazione sintetica dello stato
di inclusione finanziaria sperimentata dagli immigrati campionati. Si riporteranno, dunque, dati aggregati che consegnino un’istantanea delle realtà,
rinviando alle sezioni successive la qualificazione dei dati, la rilevazione
delle connessioni tra variabili, l’analisi delle motivazioni e dei bisogni.
La percezione di un ritardo di integrazione alla base della scelta di
concentrare l’indagine sull’area municipale di Roma trova conferma, anzi
si rafforza in negativo, nelle risultanti della rilevazione. Come evidenziato nella tabella riassuntiva di seguito proposta (Tabella 2), dei 276 intervistati, soltanto il 42% (116) possiede un conto corrente/libretto, il 10,5%
dichiara di aver ottenuto una qualche forma di prestito da banche o società finanziarie ed il 4,3% fruisce di una carta di credito. Anche l’utilizzo
degli strumenti di pagamento risulta estremamente limitato, se si considera che soltanto il 24% degli intervistati (il 57% dei correntisti) possiede una carta di debito. Relativamente all’eventualità di acquisti a rate, il
15,2% degli immigrati campionati dichiara di averne effettuati, sebbene
soltanto il 10,5% degli stessi si consideri indebitato con una qualche istituzione finanziaria. Nel paragrafo sul credito si entrerà nel merito di questa apparente discrepanza.
Tabella 2 – Fruizione dei servizi finanziari di base
Conto corrente/libretto
116
% sul campione
(276 intervistati)
42,0
Carta di debito (sì scoperto)
28
10,1
Carta di debito (no scoperto)
38
13,8
Carta di credito
12
4,3
Prestiti ottenuti
da banche
da finanziarie
29
19
10
10,5
6,9
3,6
Acquisti a rate
42
15,2
Servizi finanziari
N. di osservazioni
93
77-121 Lupone.indd 93
2-05-2007 12:52:10
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
Tabella 3 – Livello di inclusione finanziaria
N. di intervistati
Esclusione
% intervistati
% cumulata
148
53,6
53,6
Bassa Inclusione
86
31,2
84,8
Media Inclusione
28
10,1
94,9
14
5,1
100,0
276
100
Alta Inclusione
Totale
Per fotografare con maggiore immediatezza lo stato delle relazioni finanziarie degli intervistati, si è provveduto a costruire una variabile di sintesi
dell’esclusione finanziaria, articolata in 4 modalità che catturano la totalità delle condizioni rilevate, dall’assoluta assenza di qualsivoglia relazione con istituzioni finanziarie di sorta (esclusione), al possesso di conto
corrente senza nessuno strumento di pagamento e/o all’esclusivo ricorso
all’indebitamento finalizzato (acquisti a rate)(bassa inclusione), al possesso di conto corrente e strumenti di pagamento, con eventuale ricorso
all’acquisto a rate (media inclusione), fino alla completa fruizione della
totalità di servizi e strumenti messi a disposizione dal sistema finanziario
(alta inclusione)36. Come si intuiva dai dati precedenti, il 54% degli intervistati sperimenta una condizione di totale esclusione ed un consistente
31% vive comunque al margine del sistema finanziario (Tabella 3).
L’indagine sulla relazione tra le modalità della variabile esclusione
e le principali variabili economiche e socio-anagrafiche del campione
(Tabella 1A)37 consente di approssimare la distribuzione sociale dell’esclusione finanziaria sperimentata degli immigrati intervistati nell’area municipale di Roma.
A conferma di quanto emerge dalla letteratura internazionale (Kempson - Whyley, 1999), dalle indagini relative alla popolazione italiana
(par.2) e dalle rilevazioni condotte a carico delle collettività di immigrati
(par.3), la condizione di marginalità finanziaria estrema risulta associata
a specifiche connotazioni demografiche e socio-economiche della popolazione indagata: la percentuale di donne immigrate in condizione di totale esclusione (57%) si colloca al di sopra del valore medio rilevato nel
campione (54%); medesima considerazione vale per i giovani al di sotto
dei 24 anni (73%), per quanti hanno una storia migratoria non sufficienNella costruzione della variabile non si è distinto tra quanti non hanno fruito di un prestito
perché non ne avevano bisogno e quanti non lo hanno ricevuto. È, dunque, possibile che la
modalità media inclusione abbia catturato unità che avrebbero dovuto ricadere nella modalità
alta inclusione. I dati disaggregati che verranno riportati nei paragrafi successivi consentiranno
maggiore profondità d’analisi.
37
Le tabelle identificate con una A accanto al numero progressivo sono collocate in
appendice.
36
94
77-121 Lupone.indd 94
2-05-2007 12:52:11
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
temente consolidata (fino a 6 anni) ed un titolo di studi inferiore alla laurea. La constatazione che un livello di scolarizzazione medio-secondario
non esclude il rischio di marginalizzazione finanziaria evidenzia come
il grado di istruzione influisca sullo stato di inclusione degli immigrati
campionati non già direttamente, ma piuttosto condizionando le prospettive occupazionali e di reddito degli stessi.
L’accesso ai servizi finanziari di base risulta, in effetti, essere strettamente associato allo stato occupazionale ed alla posizione professionale,
reddituale e patrimoniale degli intervistati: le contingenze individuali che
sembrano determinare una esposizione all’esclusione superiore alla media
sono la condizione di disoccupato (63%), quella di lavoratore dipendente
(60%), ancor più significativamente di collaboratore domestico (66%), la
collocazione nel quartile di reddito più basso (fino a 10.000 €) (62%), il
non possesso di attività reali (68%). Interessante, inoltre, notare come la
percentuale di esclusi tra gli immigrati con figli a carico (58%) sia sensibilmente più elevata del valore medio e di quello rilevato tra gli immigrati
senza prole (44%).
Gli ultimi dati commentati inducono a ritenere che la più o meno severa marginalità finanziaria degli immigrati campionati sia imputabile
non già a forme di discriminazione etnica operata del sistema finanziario,
ma piuttosto ad una “discriminazione strutturale”, legata a specifiche caratteristiche socio-economiche che rendono talune categorie di potenziali
utenti meno attraenti – perché più rischiose, più costose o meno redditizie
– per il sistema finanziario e che si rilevano nella popolazione immigrata
con maggiore frequenza che in quella autoctona.
Nel tentativo di individuare eventuali connessioni tra caratteristiche
socio-economiche e/o demografiche (composizione etnica) delle zone
di residenza e grado di integrazione finanziaria degli individui in esse
residenti38, si è analizzata la distribuzione delle modalità della variabile
esclusione in relazione alla distribuzione residenziale degli immigrati intervistati. Le classi di dati non presentano una consistenza numerica tale
da consentire di stabilire un’associazione significativa, tuttavia, considerando quelle con il maggior numero di frequenze (riportate in Tabella
1A), si rilevano percentuali molto elevate di esclusi, più o meno severamente (esclusione e bassa inclusione), tra quanti risiedono nelle principali zone di addensamento dell’immigrazione romana, ossia i municipi I
(94%) e II (100%). Anche tra gli intervistati residenti nel XX municipio
la percentuale di esclusi (75%) supera significativamente il valore medio
(54%); ad essa, tuttavia, si associa un’altrettanto consistente (rispetto alla
media) quota di rispondenti in condizioni di media inclusione (17%). Interessante, inoltre, notare che per i residenti nel VII municipio, tra i più
La distribuzione geografica dell’esclusione finanziaria è questione frequentemente dibattuta
negli studi in materia (Kempson - Whyley, 1999; Social Exclusion Unit, 2000, Joseph Rowntree
Foundation, 1999; Sinclair, 2001; Bostic - Lampani, 1999).
38
95
77-121 Lupone.indd 95
2-05-2007 12:52:12
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
disagiati dell’area romana, non si osservano tendenze che si discostino
significativamente dai valori medi del campione.
Evidentemente non esistono gli estremi per individuare una connotazione geografica delle dinamiche di esclusione finanziaria a carico degli immigrati campionati, per postulare una sottoesposizione, più o meno esplicita39,
delle istituzioni finanziarie in aree considerate rischiose o poco redditizie.
Le osservazioni di cui sopra potrebbero, però, essere interpretate nel
senso di una influenza delle reti sociali sui comportamenti finanziari degli
agenti ad esse connessi (Ormerod - Smith, 2001; Meadows et al., 2004):
l’elevata incidenza delle forme di marginalizzazione estrema tra i residenti
dei municipi a più alta concentrazione di immigrati potrebbe far pensare all’effetto di strozzature nella circolazione delle informazioni all’interno delle
comunità di immigrati, a determinanti di tipo culturale (avversione o sfiducia
nelle banche, ad esempio) o all’attivarsi di dinamiche imitatorie che, in collettività caratterizzate da una bassa fruizione dei servizi finanziari, aumentano
la probabilità del singolo di essere ai margini del sistema finanziario.
Tale ipotesi sembra trovare conferma nei dati relativi all’incidenza dell’esclusione finanziaria nelle macro collettività di stranieri definite per area
geografica di provenienza: percentuali di esclusione estrema consistentemente superiori alla media campionaria si rilevano tra i migranti provenienti dall’Europa centro-orientale (65%) e dall’Asia sud-orientale (quasi
esclusivamente filippini) (61%). Se relativamente ai primi, la scarsa integrazione finanziaria sembra plausibilmente ascrivibile alla relativa brevità dell’esperienza migratoria (meno di 6 anni per il 76%) ed alle connesse
condizioni di precarietà, testimoniate da instabilità lavorativa (il 27% di
essi risultano non occupati) e scarsa partecipazione civile (il 63% non partecipa ad attività di sorta), nel caso degli asiatici sud-orientali (nella quasi
totalità filippini), prevalentemente stanziati in Italia da oltre 7 anni (73%),
caratterizzati da una percentuale di non occupati (o irregolari) (16%) significativamente inferiore alla media (23%) e da una propensione alla partecipazione civile molto più pronunciata (77%) che nell’intero campione
(50%), la significativa incidenza dell’esclusione finanziaria parrebbe più
decisamente riconducibile alle dinamiche di rete di cui in precedenza, al
prevalere di barriere culturali ovvero all’attivazione di sistemi di protezione
interni alla collettività. Tale congettura sembra avvalorata dall’elevata percentuale di rispondenti (90%) 40 che in condizioni di difficoltà finanziaria
si sono rivolti o si rivolgerebbero ad amici e parenti, istituzioni informali di
supporto mutualistico o associazioni di immigrati. È, inoltre, interessante
evidenziare che per la collettività considerata la propensione alla partecipazione non risulta positivamente associata ad una condizione d’inclusione
Le istituzioni finanziarie potrebbero mettere in atto aperte strategie di redlining, ossia
limitare/negare esplicitamente l’accesso ai propri servizi, o indurre il non uso, attraverso
mirate politiche dell’offerta o strategie commerciali.
40
Valore significativamente superiore alla media (77,5%).
39
96
77-121 Lupone.indd 96
2-05-2007 12:52:13
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
finanziaria, come, al contrario, rilevato per la totalità del campione (Tabella
1A). Approfondendo l’analisi emerge un’elevata e prevalente frequenza di
affiliazioni ad associazioni di immigrati (45%) 41, luoghi di solidarietà, di
scambio, di circolazione delle informazioni, ma anche, stando all’ipotesi di
cui sopra, di perpetuazione di strutture relazionali e modelli culturali che
possono rallentare l’avvicinamento dei singoli alle varie istituzioni, finanziarie tra l’altro, del paese ospite.
4.2. Accesso al conto corrente
Passando ad analizzare le singole condizioni che vengono catturate
dalla variabile sintetica di esclusione finanziaria, la prima delle dimensioni che interessa approfondire è l’accesso al conto corrente. Dei 276
intervistati, 116 (42%) dichiarano di essere titolari di almeno un c/c, 14
(5%) di possederne 2. Tra questi ultimi prevale (9 casi su 14) la fruizione
congiunta di servizi bancari e postali42. Interpellati rispetto alle istituTabella 4 – Istituzioni finanziarie di riferimento
Istituzione
N. risposte43
% risposte
Banca di credito cooperativo
7
5,4
%interpellati
(116)
6,0
Banca commerciale
64
49,2
55,2
Banca popolare
7
5,4
6,0
Cassa di risparmio
5
3,8
4,3
Poste
44
33,8
37,9
Banca straniera
3
2,3
2,6
Totale
130
100,0
--
zioni di riferimento, gli immigrati del campione hanno evidenziato una
sostanziale polarizzazione delle preferenze, per le banche commerciali
(55%) e per le poste (38%) (Tabella 4).
L’elevata percentuale di correntisti postali tra gli immigrati bancarizzati
– il 38% a fronte del 70% di correntisti bancari – 44 conferma quanto emerso
Si consideri che il valore per l’intero campione è del 23%.
Tale dato sembra in linea con quanto emerso nella ricerca di Baghero (2003) (vedi paragrafo 3).
Nell’esporre i dati relativi a domande che prevedevano risposte multiple, nella presente
tabella ed in quelle che seguiranno, si è optato per riportare, oltre ai valori assoluti delle risposte
date (N. risposte), anche le percentuali di ciascun tipo di risposta sul totale delle risposte (%
risposte) e sul totale degli interpellati rispetto alla domanda (% interpellati).
44
Se riferite all’intero campione tali percentuali indicano che il 29% (81) risulta in possesso
di deposito bancario, mentre il 16% (44) di deposito postale. Per avere un’idea dell’incidenza
relativa dei correntisti postali tra gli immigrati, si considerino i dati riferiti alla popolazione
italiana banked (vedi paragrafo 2): a fronte di un 77% di correntisti bancari, si rileva un 19%
di correntisti postali.
41
42
43
97
77-121 Lupone.indd 97
2-05-2007 12:52:15
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
in precedenza circa l’orientamento dell’offerta finanziaria di Poste Italiane
verso categorie di utenti tendenzialmente marginali rispetto al canale bancario. Ne è ulteriore testimonianza la maggiore diffusione dei depositi postali
tra le donne (42% contro il 32% degli uomini), tra i neo arrivati (57% di
quelli presenti da 1-3 anni contro il 20% di quelli soggiornanti da oltre 11
anni), tra quanti dichiarano di non possedere beni o di possederne uno solo
(44% e 30% contro l’8% di quanti ne posseggono 3 ed oltre), tra i collaboratori domestici (47%) e gli operai (43% contro il 12% degli impiegati).
Tra le variabili che influiscono sulla scelta dell’istituzione bancaria o
di quella postale, oltre alle condizioni di accessibilità, alla tipologia ed al
costo dei prodotti offerti, è plausibile includere determinanti culturali o dinamiche di rete interne alle singole comunità di stranieri. Si può, in altri
termini, ritenere che, ad esempio, il grado di affidabilità, reale o percepita,
delle istituzioni bancarie del paese d’origine o il livello di familiarità con le
stesse potrebbero condizionare le scelte dei singoli anche nel paese ospite
(Toussaint-Comeau - Rhine, 2000; Paulson - Osili, 2004; Newberger et al.
2004); ugualmente influenzante potrebbe rivelarsi l’esperienza positiva di
conoscenti e connazionali. Sebbene il grado di approfondimento dell’analisi non consenta diagnosi precise e la consistenza delle classi di dati non
permetta generalizzazioni di sorta, è, comunque, interessante evidenziare
come la preferenza per le poste sia decisamente superiore alla media (38%)
per rumeni (55%), colombiani (71%) e marocchini (83%).
Relativamente alla graduatoria degli istituti bancari di riferimento, stupisce il ruolo marginale delle banche di credito cooperativo, che in molte
regioni risultano offrire servizi destinati alla popolazione immigrata e che
fanno della “finanza di prossimità” la propria vocazione tradizionale.
Al fine di individuare strategie di esplicita discriminazione ad opera
delle istituzioni finanziarie, si è indagato sul numero e sulla natura dei
documenti sollecitati per l’apertura del conto: nella maggioranza dei casi
vengono richiesti, congiuntamente, il permesso di soggiorno (79%), il
codice fiscale (75%) e/o un documento di identità (74%), non mancano,
tuttavia, casi in cui sono state sollecitate, indebitamente, l’esibizione della
busta paga (9,5%) o la garanzia di un cittadino italiano (7,8%).
Per valutare il grado di fruizione della gamma di servizi finanziari
connessi al deposito, si è chiesto ai correntisti di segnalare la tipologia
di strumenti di pagamento (carte di debito e credito, libretto degli assegni) sollecitati o forniti loro contestualmente alla stipula del contratto. Ne
emerge una sottofruizione (vedi Tabella 2), prevalentemente spiegata da
deficit informativi riguardo alle modalità di ottenimento, ma anche alla
destinazione d’uso ed all’utilità degli stessi.
Agli intervistati dichiaratamente non possessori di un deposito finanziario di sorta (159) si è chiesto di esporre le ragioni della non fruizione:
soltanto nel 21% delle risposte si esplicita un non bisogno45, nella mag45
Dato in linea con quanto rilevato da Libanora (2003, 216).
98
77-121 Lupone.indd 98
2-05-2007 12:52:16
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
gioranza dei casi, al contrario, si fa riferimento ad una percepita inadeguatezza delle proprie disponibilità e condizioni (“non ho abbastanza
denaro”, “avrei bisogno di alcuni servizi, ma…” 47%), all’eccessiva
onerosità dei servizi (“troppo costosi”, “ho deciso di chiuderlo… 16%),
alla difficoltà di confrontarsi con tecnicismi e burocrazia (11%) o di reperire informazioni (“difficoltà a…”, “non ho tempo…” 5%). Sebbene
si possano in linea di massima escludere atteggiamenti di preclusione o
rifiuto esplicito da parte degli intermediari (4% delle risposte), sembra
nondimeno evidente che, relativamente al campione, la non fruizione dei
servizi bancari di base sia in prevalenza imputabile a forme di autoesclusione determinate da squilibri informativi, da barriere psicologiche e di
prezzo che certamente non assolvono il sistema bancario, evidentemente
incapace di o non interessato a raggiungere tali segmenti di popolazione
predisponendo ed opportunamente commercializzando prodotti calibrati
sulla capacità di reddito e sulle esigenze degli stessi.
Unitamente alle motivazioni del non utilizzo, si è indagato sulle modalità di gestione della liquidità o del risparmio in assenza di deposito o
conto corrente. Il quadro che si delinea conferma quanto emerso in precedenza circa l’esistenza e l’entità di una potenziale domanda di servizi finanziari: sebbene un non trascurabile 28% degli unbanked dichiari
di non riuscire a mettere da parte granché, nella maggioranza dei casi si
rileva, seppur non quantificabile, una qualche capacità di risparmio, che
si sostanzia in depositi informali, in casa (41%) o presso amici e parenti (2%), e/o in rimesse verso i paesi d’origine (43%) 46. Sarebbe, tuttavia,
operazione impropria leggere nell’esistenza di tali eccedenze un bisogno
di strumenti formali che ne consentano o migliorino la gestione.
Per affinare ulteriormente l’approssimazione della domanda potenziale
di servizi finanziari si è chiesto di indicare eventuali aspetti problematici
connessi alla condizione di non bancarizzato: per il 61% degli interpellati
detta condizione non comporta difficoltà di sorta, mentre per il rimanente
33% essa si associa a problemi di varia natura, di sicurezza del risparmio,
innanzitutto (15%), ma anche nell’attivazione delle utenze (9%) e/o nella
stipula dei contratti d’affitto (11%). Seppur con minore frequenza, sono
stati, inoltre, riferiti, problemi nelle pratiche di assunzione, nell’invio di
denaro, nel cambio degli assegni.
Se relativamente a quanti dichiarano di sperimentare disagi connessi al non possesso del conto corrente è ragionevole postulare un bisogno
inevaso, rispetto alla maggioranza degli interpellati tale inferenza non è
praticabile. Sarebbe tuttavia fuorviante limitarsi a considerare la non problematicità dichiarata quale indicatore di un non bisogno: la mancanza di
uno strumento quale il conto corrente può non rappresentare un ostacolo
tangibile, ma costituire un limite, spesso non percepito, alle possibilità di
sviluppo personale. La coscienza di tale limite è, tuttavia, direttamente
46
La domanda consentiva risposte multiple.
99
77-121 Lupone.indd 99
2-05-2007 12:52:17
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
correlata alla conoscenza della potenziale offerta di servizi, alla disponibilità di informazioni sulle caratteristiche, sull’utilità e sulla reperibilità
degli strumenti finanziari.
Le analisi interpretative di cui in precedenza, finalizzate alla quantificazione della domanda potenziale di servizi di deposito, sembrano
trovare conferma nelle risposte fornite dagli immigrati del campione alla
richiesta di esplicitare i propri bisogni finanziari: 32 di essi dichiarano
di avere bisogno di un conto corrente (12%), 28 di un libretto di deposito
(10%) e 21 di servizi di risparmio flessibili ed accessibili (8%). Escludendo dal computo questi ultimi, non necessariamente unbanked, si rileva che il 22% degli intervistati o, per comparazioni con i dati riportati
in precedenza, il 38% degli immigrati non bancarizzati dichiara di avere
bisogno di uno strumento di deposito per ragioni varie, comodità, sicurezza del proprio risparmio, gestione dei pagamenti, accredito dei sussidi
statali, trasferimenti di denaro all’estero, per citarne alcune.
Come già osservato relativamente al grado di esclusione finanziaria,
anche la condizione di non bancarizzato è connessa a specifiche caratteristiche anagrafiche, familiari, economiche e sociali degli intervistati
(Tabella 2A): in effetti, la penetrazione degli strumenti finanziari, del deposito/conto corrente nello specifico, tende ad azzerarsi al diminuire del
reddito, del numero di beni posseduti, del livello di istruzione, del periodo
di permanenza in Italia, del grado di partecipazione civile, approssimato
dal numero di affiliazioni ad associazioni di varia natura. Percentuali di
unbanked sensibilmente superiori alla media si riscontrano, inoltre, tra
gli immigrati che presentano situazioni di instabilità familiare (il 75% tra
i separati), abitativa – vivono con amici (71%) o con il datore di lavoro
(76%) – e lavorativa, occupati irregolari (100%) e disoccupati (67%), che
non sono titolari di un contratto d’affitto (70%), che hanno a carico (65%)
o sono in attesa di figli (75%).
Intuibilmente bassa, ma meno di quanto ci si potesse attendere, risulta
essere la percentuale di unbanked tra quanti fruiscono di una qualche forma di finanziamento47 (25%). 12 dei 13 immigrati indebitati senza conto
corrente hanno in effetti ottenuto finanziamenti per acquisti a rate, non
sono dunque stati indotti ad instaurare relazioni bancarie per soddisfare
il proprio bisogno finanziario. Nella prossima sezione approfondiremo gli
aspetti problematici del ricorso al credito finalizzato di individui che vivono ai margini del sistema finanziario.
La modesta diffusione del conto corrente tra alcune comunità di stranieri (filippini e rumeni) o nei municipi a più elevata densità di immigrati
(I e XX) richiama l’attenzione sulla possibile connotazione etnico-culSi considerano i rispondenti effettivamente indebitati, ossia coloro che hanno esplicitamente
dichiarato di aver ottenuto un prestito (29), ma anche quanti, pur avendo effettuato acquisti
a rate, hanno dichiarato di non aver mai fatto richiesta di un prestito o di non aver mai avuto
relazioni con un’istituzione finanziaria (24). Approfondimenti nella sezione relativa all’accesso
al credito.
47
100
77-121 Lupone.indd 100
2-05-2007 12:52:18
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
turale e residenziale-relazionale dell’esclusione. Come già segnalato in
precedenza, l’elevata percentuale di unbanked all’interno di due comunità
significativamente diverse in quanto a caratteristiche socio-economiche
e storia migratoria potrebbe essere spiegata da barriere culturali che condizionano il comportamento dei singoli (es. avversione o sfiducia verso
le istituzioni finanziarie, condizionamenti religiosi), dall’esperienza di
esclusione finanziaria nel paese di origine, dall’attivarsi di reti di solidarietà sussidiarie, da comportamenti imitatori che perpetuano strozzature nella circolazione delle informazioni e delle conoscenze. Uno o una
combinazione dei suddetti fattori potrebbero, ugualmente, dar conto della
bassa diffusione degli strumenti finanziari tra i residenti nelle zone ad
elevata concentrazione di immigrati.
L’analisi condotta non consente di stabilire quale di queste possibili
dinamiche sia effettivamente in atto, nondimeno le argomentazioni riportate sono sufficientemente solide per orientare possibili strategie di inclusione finanziaria dei segmenti di popolazione in esame.
4.3. Accesso al credito
Di particolare interesse nell’analisi dei rapporti tra immigrati e sistema
finanziario è l’accesso al credito.
Nell’ottica di approssimare il livello di “consapevolezza finanziaria”
degli interpellati, si è, innanzitutto, sondata l’eventualità e la frequenza
del ricorso ad acquisti rateali. Dei 254 rispondenti, 42 (15,2% del campione) hanno dichiarato di averne effettuati, 204 di non averne mai fatto richiesta, 8 di non essere stati ammessi all’acquisto per motivi generalmente attinenti l’indimostrabilità del livello di reddito o la mancata titolarità
di contratti d’affitto o di utenza. Tra i beni più frequentemente acquistati
compaiono: automobili (20%), computer e cellulari (18%), elettrodomestici (14%), televisori ed impianti stereo (11%), moto (11%), mobili (7%).
In seguito, si è più esplicitamente sollecitata una risposta in merito all’eventualità di richieste di credito ad istituzioni finanziarie di varia natura: 47 (17% del campione) 48 dei 169 interpellati49 hanno dichiarato di
averne effettuata almeno una. Nello specifico, 31 di essi risultano averne
sottoposta una e 16 più di una, per un totale di almeno 63 istanze complessive (Tabella 5).
Relativamente alla tipologia di istituzioni destinatarie delle richieste
di finanziamento, si segnala una prevalenza delle banche (57%) sulle società finanziarie (38%) e, tra gli istituti bancari, delle banche commerciali
(27%) (Tabella 6).
La percentuale risulta corrispondente a quella mediamente rilevata da Baghero (2003, 102),
mentre sopravanza quella relativa all’area romana (11%), registrata dallo stesso, e si colloca al di
sotto del 24% riscontrabile in Libanora (2003, 234).
49
107 interpellati avevano già, in una precedente domanda, escluso qualsivoglia contatto con
istituzioni a carattere finanziario per apertura di conti, richieste di prestito, invio di denaro, ecc.
48
101
77-121 Lupone.indd 101
2-05-2007 12:52:20
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
Tabella 5 – Richiesta di finanziamento
Richiesta
N. interpellati
% interpellati (169)
Non risponde
2
1,2
No
120
71,0
Sì, una sola volta
31
18,3
Sì, più di una volta
16
9,5
Totale
169
100
Tabella 6 – Istituzioni destinatarie delle richieste di finanziamento
Istituzione
N. finanziamenti
richiesti
% finanziamenti
richiesti
% richiedenti (47)
Non specificata
3
4,8
6,4
Banca Popolare
7
11,1
14,9
Credito Cooperativo
1
1,6
2,1
Banca Commerciale
17
27,0
36,2
Cassa di Risparmio
3
4,8
6,4
Società finanziaria
24
38,1
51,1
Poste50
2
3,2
4,3
Banca straniera
4
6,3
8,5
Altro
2
3,2
4,3
Totale
63
100,0
Confrontando i dati sugli acquisti a rate con quelli relativi alle istituzioni sollecitate, si prende atto di una possibile discrepanza: a fronte di
42 acquisti a rate dichiarati si rilevano soltanto 24 richieste indirizzate a
società finanziarie. Non si può escludere che i restanti prestiti finalizzati
siano stati erogati da banche, ma data la popolazione di riferimento ed il
livello di bancarizzazione della stessa, tale eventualità sembra improbabile. Si approfondirà l’analisi esaminando le risposte relative alla effettiva
concessione dei prestiti sollecitati.
L’indagine sulla tipologia dei finanziamenti richiesti evidenzia una
preponderanza dei prestiti personali e finalizzati funzionali alla gestione
delle spese ordinarie e di quelle connesse al soddisfacimento di bisogni
primari che rappresentano il 32% delle istanze; seguono, a scalare, i mutui ipotecari (21% delle richieste, 28% dei richiedenti), i prestiti perso-
Si consideri che le poste non sono autorizzate al credito, per i finanziamenti esse si
appoggiano a Deutsche Bank.
50
102
77-121 Lupone.indd 102
2-05-2007 12:52:22
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
nali e finalizzati per l’acquisto di automobili (16% delle richieste, 21%
dei richiedenti) e, significativamente più contenuti, i finanziamenti per
l’avvio (8%-11%) ed il consolidamento (6%-8%) di attività economiche51.
La distribuzione delle richieste di credito testimonia di un diffuso ricorso
al credito al consumo per la copertura di carenze di liquidità connesse
alla gestione ordinaria del bilancio familiare, anticamera, secondo le già
richiamate associazioni dei consumatori, di situazioni di disagio finanziario e sovraindebitamento, soprattutto laddove si accompagni ad una
scarsa consapevolezza di costi e implicazioni.
Coerentemente con quanto rilevato rispetto alla tipologia di prestiti sollecitati, durata ed importo degli stessi risultano, in prevalenza, limitati. Nel
46% dei casi si tratta di prestiti inferiori ai 3 anni, sebbene non manchino
richieste di finanziamento, mutui ipotecari per lo più, per periodi superiori
ai 10 anni. Sul versante degli importi si rileva una prevalenza di prestiti
inferiori ai 5000€ (43%), a conferma del carattere protezionale, più che
promozionale, dei finanziamenti sollecitati dagli immigrati intervistati.
Al fine di individuare eventuali atteggiamenti discriminatori o più
sottili tattiche di “scoraggiamento” ad opera delle istituzioni finanziarie,
si è indagato sul numero e sulla natura delle garanzie richieste in vista
dell’erogazione del prestito. Al computo delle frequenze per ciascuna tipologia, peraltro di scarsa utilità, si è aggiunto l’esercizio di associazione
delle richieste specifiche per tipologia di finanziamento sollecitato. L’analisi delle risultanti, pur non consentendoci di pervenire a conclusioni univoche in merito all’esistenza di comportamenti eccessivamente precauzionali da parte delle istituzioni finanziarie, richiama l’attenzione sulla
frequente richiesta di garanzie personali per prestiti “protetti” anche da
altri strumenti di copertura del rischio, quali i mutui ipotecari.
Delle 47 persone che dichiarano di aver fatto richiesta di almeno un
prestito, 29 lo hanno ottenuto (62% dei richiedenti, 11% del campione)52.
In totale, su 63 prestiti sollecitati ne sono stati accordati 36 (57%), di cui
il 33% per il soddisfacimento di bisogni correnti, il 22% per l’acquisto di
immobili, il 22% per l’acquisto di automobili, il 14% per avvio e consolidamento di attività economiche.
Il 36% dei prestiti accordati (13) è stato erogato dalle società finanziarie,
mentre il restante 64% dalle banche (23). Considerando il numero di richieste indirizzate a ciascuna categoria istituzionale (Tabella 6) si evince che la
percentuale di domande respinte, mediamente attestata sul 43%, è del 46%
per le istituzioni finanziarie, del 41% per le banche. Essa, inoltre, risulta
particolarmente elevata per i finanziamenti al consolidamento delle attività
economiche (75%), mentre si abbassa notevolmente sotto la media per quelli
Mutui i ipotecari e prestiti per acquisto di automobili sono meno frequenti di quanto rilevato
nelle ricerche campionarie precedenti (Baghero 2003; Libanora, 2003)(vedi paragrafo 3).
52
Dato in linea con quanto rilevato da Libanora, (2003, 237), superiore, invece, a quello
registrato da Baghero (2003, 102) relativamente all’area romana (54,5% - 6% del campione).
51
103
77-121 Lupone.indd 103
2-05-2007 12:52:23
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
allo start up di impresa (20%) o per talune tipologie di acquisti a rate (0%).
I dati sul numero di prestiti accordati confermano la discrepanza che
già in più occasioni era balzata agli occhi: confrontandoli con quelli relativi agli acquisti a rate, emerge con chiarezza che il numero di immigrati
realmente indebitati con istituzioni finanziarie è di gran lunga superiore
a quello deducibile dalle dichiarazioni. Controlli incrociati sulla matrice
dei dati consentono di innalzare a 53 (19% del campione) il numero degli
immigrati campionati effettivamente indebitati: in effetti, tra quanti risultano aver effettuato acquisti a rate, 24 hanno successivamente dichiarato
di non fruire di prestiti, non avendoli richiesti o ottenuti53.
Non escludendo una distorsione legata ad interpretazioni parziali o discordanti della domanda (taluni potrebbero aver fatto riferimento ai soli
prestiti personali), è, tuttavia, evidente un problema di “consapevolezza finanziaria”, di financial literacy, come si definisce in letteratura: l’acquisto a
rate, per le modalità in cui viene definito e pattuito, non sempre viene percepito come “indebitamento”, né se ne conoscono appieno le condizioni (es.
il tasso di interesse) e le implicazioni in termini di incremento del rischio
personale nei casi di ritardato pagamento o insolvenza. Giustificati, dunque,
i richiami delle associazioni dei consumatori sui rischi di sovraindebitamento legati al ricorso spregiudicato e inconsapevole al credito al consumo.
Al fine di accertare la rispondenza dei servizi creditizi alle specifiche
necessità e caratteristiche della popolazione campionata, si è chiesto ai 29
immigrati dichiaratamente indebitati di esprimersi relativamente alla congruità del finanziamento ricevuto, al grado di soddisfazione nei confronti
dell’istituzione di riferimento, alla capacità di far fronte al debito contratto:
— la quasi totalità (86%) dichiara che l’importo finanziato corrisponde a quello sollecitato;
— nella maggioranza dei casi (62%) non emergono problemi di sorta
nella relazione con l’istituzione finanziaria, sebbene non irrilevanti siano
le percentuali di quanti lamentano costi e/o tassi di interesse troppo elevati (28%) o richiesta di garanzie eccessive (10%);
— relativamente ad eventuali problemi di rimborso, un consistente
10% degli interpellati non dà risposta alcuna, il 31% dichiara di non averne avuti, il 52% di essere in regola con i pagamenti, il 7% di essere in
ritardo di alcune rate.
Rivolgendosi esclusivamente a quanti hanno visto respinta la totalità o
parte delle proprie richieste di credito (18), si è chiesto di riferire in merito alle motivazioni addotte dall’istituzione finanziaria: l’inadeguatezza
del reddito e la mancanza di un garante spiegano buona parte dei rifiuti,
sebbene non manchino motivazioni più direttamente connesse a condi-
Incorporando tali dati, la quota di finanziamenti erogati dalle società finanziarie aumenta
sensibilmente, passando dal 36% (13) al 62% (37) almeno. Questo calcolo è approssimativo,
non tenendo esso conto di eventuali acquisti a rate multipli da parte dei rispondenti o di acquisti
a rate effettuati da quanti si dichiarano indebitati.
53
104
77-121 Lupone.indd 104
2-05-2007 12:52:24
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
zioni peculiari della popolazione immigrata, quali la precarietà del lavoro
o la temporaneità del titolo di soggiorno.
Agli intervistati che, pur intrattenendo relazioni con istituzioni finanziarie, hanno dichiarato di non aver mai fatto richiesta di un prestito (120), si è
chiesto di riportare le ragioni del non ricorso al credito: nel 47% dei casi è
emerso un non bisogno o una scarsa propensione all’indebitamento, nel 38%
dei casi una forma di auto-esclusione preventiva, in parte legata ad esperienze negative di amici e conoscenti, mentre per il restante 15% dei rispondenti
le ragioni del mancato accesso attengono, esclusivamente o congiuntamente,
alla complessità delle pratiche burocratiche, alla onerosità dei servizi, alla
mancanza del c/c, all’eccessiva richiesta di garanzie.
Se al numero di rispondenti che non escludono il bisogno di una qualche
forma di prestito, ma non lo esplicitano per ragioni varie (63), si aggiunge
quello di coloro che non hanno vista accolta la propria richiesta di finanziamento e non sono riusciti a soddisfare altrimenti il proprio bisogno finanziario (12), si perviene ad una seppur grossolana approssimazione della
potenziale domanda di credito tra gli immigrati del campione (24%)54.
La tipologia di finanziamenti più ambita è, senza dubbio, il mutuo ipotecario (54%-24% del campione), seguita, a scalare, dai prestiti per l’avvio ed il consolidamento di attività economiche (10%), dai finanziamenti
per spese ordinarie e, interessante, da quelli per investimenti nei paesi
d’origine (5%). La diffusa aspirazione all’acquisto di un’abitazione testimonia di un bisogno di stabilità abitativa compatibile con un sufficientemente avanzato processo di radicamento nel tessuto socio-economico
locale degli immigrati campionati.
Parimenti a quanto evidenziato relativamente alla bancarizzazione,
anche la fruizione dichiarata di finanziamenti55 di sorta appare tendenzialmente associata a specifiche caratteristiche economiche e socio-demografiche degli immigrati campionati (Tabella 3A): percentuali di non
ricorso al credito sensibilmente superiori alla media (88%) sono, in effetti, più frequentemente riscontrabili tra le donne (93% contro l’81% degli uomini) e gli ultrasessantenni (100%), tra coloro che hanno un livello
di istruzione elementare (100%), percepiscono redditi bassi (95%) e non
posseggono attività reali di sorta (96%), tra i disoccupati (94%) e gli occupati irregolari (100%), oltre che tra gli studenti (100%) e, nella categoria degli occupati, tra i collaboratori domestici (95%).
In questo computo non rientrano coloro che, avendo risposto di non aver mai avuto relazioni
con istituzioni finanziarie di sorta (106), sono stati genericamente interpellati circa le ragioni
della non fruizione di servizi finanziari, senza esplicito riferimento al credito. Di questi,
soltanto il 27% ha dichiarato un non bisogno, negli altri casi le ragioni del non utilizzo sono
sovrapponibili a quelle indicate per la non fruizione del conto corrente.
55
L’analisi bivariata di cui in Tabella 3A, viene in prima battuta effettuata considerando gli
indebitati dichiarati (29). Data la limitata numerosità del sottocampione le risultanti della
suddetta analisi suggeriscono connessioni plausibili, non consentono di stabilire relazioni
significative tra variabili. È, inoltre, possibile che, causa l’esiguità di talune classi di dati,
alcune risultanti vadano interpretate con cautela.
54
105
77-121 Lupone.indd 105
2-05-2007 12:52:25
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
L’incidenza dell’indebitamento sembra, inoltre, ridursi significativamente al diminuire del grado di consolidamento dell’esperienza migratoria, in termini di durata e formalizzazione della permanenza, di stabilità
abitativa, di partecipazione sociale e civile: si osserva, in effetti, che risulta non fruire di un prestito il 98% dei soggiornanti da meno di 6 anni, il
90% dei titolari di permesso di soggiorno e la totalità di quanti ne sono in
attesa, il 97% di coloro che abitano con il datore di lavoro ed il 94% dei
non titolari di contratto d’affitto, il 94% degli intervistati che dichiarano
di essere affiliati o afferenti ad una sola organizzazione o associazione.
Fattore facilitante l’accesso al credito risulta, altresì, essere l’esistenza
di un rapporto avviato con un’istituzione finanziaria: non stupisce, dunque, rilevare che soltanto l’1% dei non titolati di deposito abbia fruito di
una qualche tipologia di prestito.
A conferma di quanto evidenziato nelle sezioni precedenti in merito
ad una supposta dimensione etnico-culturale dell’inclusione/esclusione finanziaria, si sottolinea una spiccata propensione all’indebitamento di peruviani (24%), bangladeshi (23%) e indiani (14%), una sottoesposizione
consistente per moldavi (0%), ucraini (0%), rumeni (2%) ed ecuadoriani
(0%), meno accentuata per i filippini (9%).
Verificato che tali differenze non risultano associate a rilevanti disparità nella struttura reddituale dei vari gruppi56, non si può, invece, escludere che esse derivino dalla diversa storia migratoria degli stessi, relativamente breve per le 4 comunità con bassa incidenza dell’indebitamento
(l’85% e oltre soggiorna da meno di 6 anni), ben più consolidata per indiani, peruviani57. Tale argomentazione, tuttavia, risulta meno convincente per gli immigrati bangladeshi che, sebbene di più recente stanziamento, registrano percentuali elevate di accesso al credito, né sembra dar
conto della realtà dei filippini che, pur essendo tra i rappresentanti storici
dell’immigrazione romana, risultano ai margini del sistema finanziario
nazionale, con un livello di bancarizzazione medio-basso ed un limitato
ricorso al credito.
L’ipotesi di determinanti etnico-culturali nella configurazione dei rapporti tra migranti e sistema finanziario potrebbe colmare il vuoto interpretativo di cui in precedenza e parrebbe trovare parziale conferma nelle
indicazioni sui comportamenti degli intervistati in situazioni di difficoltà
economica. Si rileva, ad esempio, che mentre gli immigrati bangladeshi,
pur facendo ampio ricorso ad amici e parenti (59%), non escludono le
banche dal proprio orizzonte (18%), i filippini, attivano esclusivamente
Ad esempio, rumeni e bangladeshi presentano distribuzioni per classi reddito non
molto distanti: in effetti, si registrano, nella prima classe di reddito (inferiore a 10.000€),
rispettivamente, il 55 ed il 54% degli intervistati dei due paesi, mentre nella seconda classe di
reddito (10.000-20.000 €) il 40 ed il 32%.
57
La percentuale di popolazione soggiornante da meno di 6 anni è consistentemente inferiore
per filippini (25%), indiani (42%) e peruviani (52%), moderatamente inferiore per gli immigrati
bangladeshi (68%).
56
106
77-121 Lupone.indd 106
2-05-2007 12:52:26
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
canali informali – conoscenti (84%), associazioni rotative di risparmio e
credito (7%), associazioni di immigrati (5%) o datori di lavoro (5%) – per
far fronte ai propri bisogni finanziari. A conferma delle propensioni all’indebitamento formale degli altri gruppi citati, si riscontra, inoltre, che
indiani e peruviani fanno ricorso ad amici e parenti, rispettivamente nel
43% e nel 68% dei casi, ed attivano canali bancari nel 43% e nel 24%
delle evenienze, mentre rumeni ed ucraini risultano confidare esclusivamente nel sostegno informale di amici o connazionali (80 e 76%) e datori
di lavoro (13 e 8%).
Per affinare la mappa dell’indebitamento tra gli immigrati campionati
si è, da ultimo, ripetuta l’analisi delle possibili connessioni considerando
gli effettivamente indebitati (53), ossia coloro che si sono definiti tali (29)
unitamente a quanti, pur avendo effettuato acquisti a rate, hanno dichiarato di non aver mai fatto richiesta di un finanziamento (24)(Tabella 4A).
Ad una sommaria ricognizione, l’incremento della percentuale di
indebitati (dal 10 al 19%) non sembra essersi accompagnata ad una significativa alterazione della collocazione anagrafica e socio-economica
emersa in precedenza (Tabella 3A). Nondimeno, dal confronto fra le
risultanti delle due diverse analisi alcune variazioni distributive emergono, consentendoci di abbozzare il profilo di quanti hanno dato avvio
alla propria storia creditizia, inconsapevolmente e fuori dal canale bancario (9% del campione).
Si rilevano percentuali consistentemente superiori alla media, tali
da alterare le distribuzioni emerse in precedenza (Tabella 3A), tra alcune categorie sociali potenzialmente più fragili, quali gli ultrasessantenni
(33%), le famiglie monogenitoriali (33%), gli occupati irregolari (33%),
ma anche tra coloro che sembrano avere caratteristiche di maggiore stabilità economica e sociale, quali i residenti da oltre 11 anni (19%), i naturalizzati italiani (42%), i percettori di redditi medio-alti (20%), i possessori
di 2 beni (20%) o quanti vantano un elevato grado di partecipazione (3
associazioni ed oltre)(50%).
Soprattutto laddove interessi categorie ad elevata vulnerabilità economica, l’indebitamento inconsapevole può rappresentare un fattore di marginalizzazione ulteriore, se, in assenza di una valutazione informata dei
costi effettivi e delle implicazioni, non risulta commisurato alla capacità
di assorbimento degli interessati e si traduce in situazioni di sofferenza
che ne compromettono l’affidabilità creditizia, quindi l’accesso a finanziamenti futuri.
Si noti, inoltre, che, a conferma delle considerazioni in merito ai comportamenti debitori delle varie comunità di immigrati, la percentuale di
indebitati resta invariata per indiani e bangladeshi, evidentemente consumatori consapevoli, e per ucraini, moldavi e rumeni, sostanzialmente ai
margini del sistema creditizio, mentre si innalza di 23 punti per i filippini
e di 13 per gli ecuadoriani, testimoniando di una carente conoscenza dei
meccanismi finanziari e/o di una chiusura nei confronti degli enti creditizi, della preferenza per forme di indebitamento non “istituzionalizzate”.
107
77-121 Lupone.indd 107
2-05-2007 12:52:27
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
4.4. Trasferimento di denaro
Marginalmente alla rilevazione di informazioni sulla fruizione dei servizi finanziari di base, si è chiesto agli intervistati denuncianti una qualche
relazione con istituzioni finanziarie di varia natura (169)58 di fornire informazioni sull’eventuale ricorso a servizi di trasferimento di denaro e di
indicare i canali a tal fine utilizzati: 35 (21%) dichiarano di non essersene serviti, mentre i restanti 120 (71%) risultano aver fatto ricorso, in via
esclusiva o combinatamente, ad agenzie specializzate, nel 49% dei casi, a
banche, italiane (11%) o “del paese d’origine” (7%)59, alle poste (5%) 60 e,
solo nel 2% dei casi, a canali informali.
Un errore d’impostazione del questionario non ha consentito di catturare le preferenze, in materia di rimesse, di quanti hanno dichiarato di non
aver mai avuto relazioni con istituzioni finanziarie di sorta (107). Questi, in
effetti, sono stati interpellati esclusivamente sulle modalità di impiego o gestione del risparmio e, nel 48% dei casi (51 ossia 18% del campione), hanno
dichiarato di inviarne parte alla famiglia d’origine, ovviamente, seppur non
dichiaratamente, non servendosi di banche o uffici postali.
Relativamente all’intero campione, dunque, se possiamo affermare che
il 62% (171) degli intervistati effettua rimesse di denaro nei paesi di provenienza, che il 7% (11% di quanti inviano denaro) fruisce dei servizi di
banche operanti sul territorio nazionale, che il 4% (6%) si serve di società
finanziarie legate a banche dei paesi d’origine e che un esiguo 3% (5%) fa
ricorso ai servizi postali61, non possiamo essere altrettanto precisi nel definire la distribuzione delle preferenze per agenzie specializzate e trasferimenti informali, che, in aggiunta alle rispettive quote di mercato rilevate
in precedenza (30-49% e 1-2%), assorbono verosimilmente la domanda di
un ulteriore 18% di intervistati (30% di quanti inviano denaro). Sebbene
non perfezionati, tali dati testimoniano del ruolo preponderante dei money
L’impostazione del questionario non ha consentito di catturare i comportamenti, in materia di
rimesse, di quanti hanno dichiarato di non aver mai avuto relazioni con istituzioni finanziarie
di sorta (107).
59
Nello specifico, gli immigrati filippini e bangladeshi fanno riferimento a “banche del proprio
paese”, rispettivamente la Bank of the Philippines Islands e la Janata Bank, in effetti, i servizi
di trasferimento vengono svolti da società finanziarie costituite in Italia dalle suddette banche:
si tratta, rispettivamente della BPI Remittance Ctr. (Europe) SPA e della Janata Exchange.
Quest’ultima, ad esempio, consente ai cittadini del Bangladesh di inviare denaro su c/c,
intestati a se stessi o a parenti, aperti presso una qualsiasi banca del paese, a costi estremamente
contenuti (7€ fino a 500€ spediti, 11€ fino a 1000, massimo 99€ per 9-10.000€).
60
Non è stata richiesta la specificazione del servizio utilizzato. Si segnala che i servizi
disponibili presso Poste Italiane sono quelli forniti in convenzione con MoneyGram (arrivo
immediato, costi a partire da 8,5€ per spedirne 65, fino a 325 per 9.000), l’eurogiro (arrivo in
4-8 giorni, limitato a 15 paesi, 5,16 € per 103,29€, 10,33 per importi superiori) ed il vaglia
internazionale (lento, ma economico).
61
Rispetto alle risultanti di precedenti indagini (paragrafo 3), il campione della ricerca in
esame si caratterizza per una più consistente quota di immigrati che inviano denaro nei paesi
d’origine (62% contro 55%) e per una preponderanza della agenzie specializzate nel mercato
delle rimesse (30% ed oltre contro 16%).
58
108
77-121 Lupone.indd 108
2-05-2007 12:52:28
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
transfers nel mercato delle rimesse caratterizzato del campione in esame e,
parallelamente, dell’incapacità degli enti creditizi nazionali e delle poste di
catturare, se non altro, la domanda dei propri clienti. Ad un’analisi più attenta si rileva, infatti, che se ne servono soltanto 28 (10% del campione) dei
76 immigrati bancarizzati che inviano denaro all’estero (28% del campione). Riguardo ai servizi di trasferimento delle cosiddette “banche estere”
(filippina e bangladeshi nello specifico), bisogna precisare che 8 degli 11
fruitori sono clienti di istituti finanziari italiani, i restanti 3 sono unbanked.
Relativamente alla distribuzione per aree geografiche degli immigrati
che dichiarano di effettuare rimesse nei paesi d’origine, si rilevano percentuali elevate per America Latina (70%), Africa sub-sahariana (69%)
ed Europa centro-orientale, quote decisamente più contenute per vicino
e medio Oriente (38%) ed Asia sud-orientale (48%). Considerando le
comunità maggiormente rappresentate, si registrano valori superiori alla
media (62%) per ecuadoriani (75%), peruviani (64%), ucraini (68%), rumeni (65%) e moldavi (64%), inferiori alla media per bangladeshi (59%),
cingalesi (55%) e filippini (47%).
Tale variabilità potrebbe plausibilmente essere ascritta alle specifiche
fasi del processo migratorio che i vari gruppi nazionali attraversano: in
effetti, mentre filippini e cingalesi vantano una presenza più consolidata
sul territorio romano, gli altri gruppi summenzionati risultano essere di
più recente insediamento62. Non sembra, invece, esservi riscontro relativamente all’ipotesi, anch’essa plausibile, che i comportamenti in materia
di trasferimenti siano connessi agli assetti familiari degli intervistati,
ossia all’eventualità che l’esperienza migratoria non sia condivisa con le
relative famiglie: analizzando i dati sulle modalità di convivenza emerge, in effetti, che la percentuale di immigrati che nel paese ospite vive
con partner, figli e/o famiglia d’origine risulta bassa per ucraini (32%) e
moldavi (45%), ma anche per i bangladeshi (23%) – meno propensi dei
primi all’invio di denaro in patria – elevata per filippini (63%) e cingalesi
(56%), ma anche, contrariamente alle attese, per ecuadoriani (56%), rumeni (62%) e peruviani (80%).
Relativamente alla distribuzione delle preferenze per gruppi nazionali di
appartenenza, il ricorso alle banche risulta più frequente tra indiani (50%),
ecuadoriani (25%), moldavi e bangladeshi (15%), mentre la fruizione dei
servizi di agenzie specializzate è particolarmente diffusa tra peruviani
(75% almeno) e moldavi (71% almeno).
Nella scelta di non approfondire l’indagine sui comportamenti in materia di rimesse (importi, frequenza, ecc.), si è, nondimeno, sondato il grado
di soddisfazione degli immigrati intervistati relativamente agli specifici
servizi di trasferimento fruiti. A fronte di un 43% di pienamente soddisfat-
La percentuale di popolazione soggiornante da meno di 6 anni è contenuta per filippini
(25%) e cingalesi (44%), più elevata per peruviani (52%), bangladeshi (68%), ecuadoriani
(88%), rumeni (85%), ucraini (88%) e moldavi (100%).
62
109
77-121 Lupone.indd 109
2-05-2007 12:52:29
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
ti, un consistente 57% di interpellati si dichiara parzialmente (35%) o totalmente insoddisfatto (22%). Disaggregando le informazioni, si registra un
elevato gradimento per i servizi delle banche straniere, un’accoglienza più
tiepida per quelli delle poste che, tuttavia, non riscuotono giudizi totalmente negativi, un’insoddisfazione prevalente, più o meno marcata, per quelli
delle agenzie specializzate e, seppur lievemente attenuata, delle banche.
Rispetto al campione non si è entrati nel merito dei motivi d’insoddisfazione, è tuttavia plausibile, sulla base della letteratura esistente in materia,
che attengano alla eccessiva onerosità (commissioni e cambio), per le agenzie di money transfer63, alla lentezza, all’incertezza sui tempi, alla maggiore
difficoltà di ritiro nei paesi di destinazione, ma anche ad una minore familiarità con l’istituzione, per le banche.
Sebbene non argomentati, tali dati evidenziano gli spazi di sviluppo del
mercato delle rimesse, caratterizzato dal predominio delle agenzie specializzate, che tuttavia non sembrano rispondere adeguatamente alle esigenze del
64% dei fruitori, ossia del 31% di quanti dichiarano di inviare denaro nel proprio paese d’origine64, e dalla incapacità degli intermediari finanziari nazionali (banche e poste) di predisporre servizi che attraggano clientela immigrata o soddisfino appieno quella esistente. Si consideri, in proposito, che il 58%
dei clienti bancari si dichiara, parzialmente o totalmente, non soddisfatto.
4.5. In sintesi
La percezione di un ritardo di integrazione alla base della scelta di concentrare l’indagine sull’area municipale di Roma trova conferma nelle risultanti della rilevazione: il 42% degli intervistati possiede un conto corrente/libretto, il 10% dichiara di aver ottenuto una qualche forma di prestito
da banche o società finanziarie, sebbene ad essere effettivamente, seppur
inconsapevolmente, indebitato sia il 19% degli stessi, il 24% utilizza una
carta di debito, mentre soltanto il 4% fruisce di una carta di credito.
Relativamente al campione esaminato, emerge, in sintesi, che il 54%
degli intervistati sperimenta una condizione di totale esclusione ed un
consistente 31% vive comunque ai margini del sistema finanziario.
L’analisi delle connessioni tra le condizioni d’accesso ed alcune caratteristiche anagrafiche e socio-economiche della popolazione campionata
parrebbe, in linea di massima, configurare situazioni di “discriminazione
strutturale”, legate cioè a specifiche connotazioni socio-economiche che
rendono talune categorie di potenziali utenti meno attraenti per il sistema
finanziario – perché più rischiose, più costose o meno redditizie – e che,
Per inviare 750€ con Western Union ne si pagano 39€ più 1,29€ per marca da bollo, con
MoneyGram il costo è di poco inferiore, mentre con talune banche i costi vanno dai 7 ai
14€ a seconda dei paesi (Banca Intesa, Unicredit, Sella World Service), anche se spesso vi si
aggiungono commissioni a carico del ricevente (Diopp, Rigetti, 2006).
64
Si ricorda, ancora una volta, che questo dato può essere sottostimato, non catturando quanti,
tra gli immigrati che inviano denaro all’estero, lo fanno sicuramente fuori dai canali bancario
e postale (30%).
63
110
77-121 Lupone.indd 110
2-05-2007 12:52:31
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
rilevandosi nella popolazione immigrata con maggiore frequenza che in
quella autoctona, ne spiegano, almeno in parte, le più basse percentuali di
bancarizzazione.
I dati sulla documentazione richiesta per l’apertura di un conto o per
la concessione di un prestito o le stesse dichiarazioni degli intervistati in
merito alle ragioni della non fruizione di taluni servizi evidenziano come
l’asimmetria allocativa di cui in precedenza, raramente frutto di politiche
di deterrenza, atteggiamenti di preclusione o rifiuti immotivati da parte
degli intermediari, sia, per quanti non ne escludano il bisogno, in prevalenza imputabile ad una mancata esplicitazione della domanda, a forme
di autoesclusione dovute alla percepita inadeguatezza delle proprie disponibilità e condizioni, alla eccessiva onerosità dei servizi, alla difficoltà di
confrontarsi con tecnicismi e burocrazia o di informarsi adeguatamente.
L’elevata incidenza delle forme di marginalizzazione estrema tra
i residenti dei municipi a più alta concentrazione di immigrati o all’interno di comunità significativamente diverse in quanto a caratteristiche
socio-economiche e storia migratoria sembra testimoniare dell’influenza
di fattori che prescindono dalle caratteristiche dell’offerta e che sono più
plausibilmente riconducibili alle specificità culturali che condizionano il
comportamento dei singoli (es. avversione o sfiducia verso le istituzioni finanziarie, condizionamenti religiosi), all’esperienza di integrazione
finanziaria nei paesi di provenienza, al prodursi di dinamiche imitatorie
che perpetuano strozzature nella circolazione delle informazioni e delle
conoscenze, all’attivarsi di reti di solidarietà sussidiarie, strumento di
promozione, ma anche luogo di perpetuazione di strutture relazionali e
modelli culturali che possono rallentare l’avvicinamento dei singoli alle
varie istituzioni, non solo finanziarie, del paese ospite.
Derivare il grado di esclusione finanziaria degli intervistati dalla lettura
dei dati sul livello di bancarizzazione o di indebitamento degli stessi, seppur
accompagnata dall’analisi delle dinamiche sottostanti, sarebbe operazione
impropria se non associata all’individuazione e quantificazione dei bisogni
inevasi. I tentativi di approssimazione della domanda potenziale di servizi
finanziari relativamente al campione in esame evidenziano quanto segue:
— sebbene l’80% circa degli unbanked (46% del campione) non escluda il bisogno di un conto corrente, è solo nel 38% dei casi (22% del campione) che si fa esplicito riferimento alla necessità di uno strumento di
deposito per ragioni varie;
— l’accesso ad una qualche forma di prestito viene indicato come prioritario dal 45% degli intervistati, interessati, in prevalenza, a mutui ipotecari (54%-24% del campione) e, in misura inferiore, a prestiti per l’avvio ed il
consolidamento di attività economiche, a finanziamenti per spese ordinarie
e, interessante, a quelli per investimenti nei paesi d’origine;
— i dati sul mercato delle rimesse delimitano gli spazi di evoluzione e
di sviluppo dello stesso: di interesse per il 62% degli immigrati campionati, esso risulta caratterizzato dal predominio delle agenzie specializzate
(50-70% di quanti inviano denaro), che tuttavia non sembrano rispondere
111
77-121 Lupone.indd 111
2-05-2007 12:52:31
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
adeguatamente alle esigenze del 64% dei fruitori, e dalla incapacità degli
intermediari finanziari nazionali, banche (11%) e poste (5%), di predisporre servizi che attraggano clientela immigrata o soddisfino appieno
quella esistente. Si consideri, in proposito, che il 58% dei clienti bancari
si dichiara, parzialmente o totalmente, non soddisfatto.
5. Note conclusive
L’avvio ed il consolidamento di rapporti stabili con le istituzioni finanziarie possono giocare un ruolo significativo nel processo di empowerment dei residenti stranieri, nel percorso di integrazione verso la piena
fruizione dei diritti di cittadinanza, nel progressivo innalzamento della
qualità della vita. Un’adeguata offerta di servizi finanziari e la fruizione
consapevole degli stessi possono, indubbiamente, facilitare l’inserimento
del migrante nel paese ospite, consentendogli di amministrare più agevolmente il proprio bilancio familiare, di gestire i flussi monetari con il
relativo paese d’origine, di cogliere opportunità di investimento e di sviluppo, di avere maggiore controllo sul proprio futuro economico.
Dalla ricognizione dello stato dei rapporti tra migranti ed istituzioni
finanziarie in Italia, relativamente alla letteratura e all’evidenza esaminate, emerge che, tendenzialmente, il 50-60% dei residenti stranieri sperimenta una condizione di totale marginalità, di assenza di relazioni, il 1015% fruisce di una qualche forma di finanziamento, il 10-15% di quanti
inviano denaro nel paese d’origine (50-60% degli immigrati) si servono
dei canali bancari.
Sostanzialmente non difforme da quella rilevata per i residenti nazionali, la peculiare distribuzione anagrafica e socio-economica delle varie
forme di marginalità finanziaria sembra escludere la messa in atto di
strategie di deliberata “discriminazione etnica”, derivando, piuttosto, da
dinamiche di “discriminazione strutturale”, riconducibili alla maggiore
frequenza con cui nella popolazione immigrata si rilevano connotazioni
socio-economiche non compatibili con i criteri di redditività e prudenzialità tradizionalmente adottati dagli attori del sistema finanziario.
Sebbene si possano escludere, con le dovute eccezioni, atteggiamenti
di preclusione o rifiuto immotivato da parte degli intermediari, sembra,
nondimeno, evidente che la non fruizione dei servizi bancari di base da
parte degli immigrati sia, in prevalenza, imputabile a forme di autoesclusione, determinate da squilibri informativi, barriere psicologiche e di
prezzo, che, comunque, chiamano in causa il sistema bancario, evidentemente incapace di o non interessato a raggiungere tali segmenti di popolazione predisponendo ed opportunamente commercializzando prodotti
calibrati sulla capacità di reddito e sulle esigenze degli stessi.
Non meno rilevanti, nella configurazione dei rapporti tra migranti e
sistema finanziario, appaiono le determinanti di tipo etnico-culturale e
residenziale-relazionale. L’individuazione di eventuali dinamiche di rete e
la consapevolezza dell’influenza che queste possono esercitare, in positivo o in negativo, sui processi di integrazione dei migranti garantirebbero,
112
77-121 Lupone.indd 112
2-05-2007 12:52:33
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
indubbiamente, maggiore efficacia a qualsivoglia strategia di attenuazione della marginalità finanziaria, sia essa emanante da istituzioni pubbliche, in un’ottica di promozione dell’integrazione, sia essa espressione del
processo di avvicinamento degli intermediari bancari e non ad un segmento di mercato poco esplorato.
La conoscenza delle caratteristiche e delle specificità della potenziale domanda sono, in effetti, fondamentali nella definizione dell’offerta di
servizi accessibili ed appetibili, funzionali all’attrazione e successiva fidelizzazione degli immigrati unbanked.
L’esistenza, relativamente alle operazioni di rimessa, di un consistente
bacino di virtuali utenti, caratterizzato dagli insoddisfatti, ma anche da
quanti si rivolgono ai canali informali o da quanti, scoraggiati dai costi
elevati, non esplicitano la propria domanda, costituisce il terreno di sfida
su cui gli intermediari finanziari nazionali potranno misurare la propria
capacità di rispondenza ai bisogni della popolazione immigrata, crescente ed in via di stabilizzazione economica e sociale. La predisposizione e
la opportuna commercializzazione di servizi di trasferimento efficienti,
sicuri ed a costi sostenibili potrebbero, in effetti, rivelarsi strategiche in
un’ottica di incremento della quota di partecipazione al relativo mercato,
ma anche di consolidamento e/o avvio delle relazioni con gli stranieri residenti. Funzionali, a tal fine, sarebbero, ad esempio:
— la stipula accordi con banche e/o, laddove esistano e siano sufficientemente consolidate, con istituzioni microfinanziarie dei paesi d’origine per favorire i trasferimenti da conto a conto;
— l’attivazione di partenariati con agenzie specializzate, miranti a ridurre
i costi di trasferimento sfruttando l’infrastruttura consolidata di queste ed i
servizi di commercializzazione e la rete di filiali del sistema bancario;
— la predisposizione di servizi di rimesse che sfruttino la rete degli
ATM e la cui operatività sia garantita dall’emissione di carte di debito (o
anche ricaricabili), “gemelle”, intestate l’una all’inviante, nonché titolare
del conto che ne dà diritto, l’altra al ricevente nel paese d’origine. Si tratterebbe di un perfezionamento del sistema cui, informalmente, gli immigrati
fanno già ricorso, acquistando ed intestandosi carte di credito prepagate ed
inviandole ai propri cari, che le utilizzano per pagamenti e prelevamenti pur
non essendone titolari, come il contratto imporrebbe.
Sul fronte del risparmio, la predisposizione di un conto corrente di base,
a costi contenuti e condizioni chiaramente pattuite, potrebbe sgombrare il
campo dai timori di eccessiva burocraticità e onerosità che spiegano larga
parte delle scelte di non fruizione. L’offerta di facilitazioni di accumulo che,
prevedendo bassi minimali di deposito e incentivi alla contribuzione (sconti
sul altri servizi o possibilità di accesso al credito), stimolino la propensione
al risparmio o rispondano ai bisogni di accantonamento, doterebbe gli immigrati di uno strumento di protezione e, al tempo stesso, di un’opportunità
di accreditamento presso l’istituzione finanziaria.
Relativamente ai servizi creditizi, l’entità della domanda potenziale,
seppur spesso non esplicitata, costituisce, per il sistema finanziario, uno
113
77-121 Lupone.indd 113
2-05-2007 12:52:34
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
stimolo non ignorabile
— alla revisione dei sistemi di valutazione del rischio di credito, attingendo dalla variegata esperienza microfinanziaria nel mondo, che contempla, modelli di credit scoring alternativi, ma anche architetture finanziarie a più livelli, miranti, attraverso il coinvolgimento di istituzioni od
operatori di prossimità (spaziale e culturale) alla creazione di efficienti
sistemi di incentivo;
— alla diversificazione dei servizi offerti, ad un’articolazione di prodotti che consenta gradualità d’accesso, dando, a quanti vivono ai margini
del sistema finanziario, l’opportunità di avviare la costruzione della propria storia creditizia.
Adeguamento ed ampliamento dell’offerta potrebbero, tuttavia, non
dispiegare appieno i propri effetti “inclusivi” se non affiancati da una
competente risposta alle carenze informative ed alle specificità culturali
che possono condizionare il rapporto tra banche e migranti. Strumentali,
in tal senso, sarebbero, ad esempio:
— il potenziamento, da parte delle istituzioni finanziarie, delle strutture e delle strategie di accoglienza ed assistenza della clientela immigrata, attraverso l’istituzione di appositi uffici, l’impiego di personale e la
predisposizione di materiale informativo multilingue;
— l’attivazione di collaborazioni con associazioni di stranieri, centri
culturali o di servizio sociale, finalizzate alla predisposizione ed all’offerta di informazione sui servizi esistenti, di alfabetizzazione finanziaria
e consulenza creditizia, ma anche all’organizzazione di iniziative comuni
(eventi culturali, iniziative sociali, campagne) miranti a consolidare la
credibilità della banca presso le comunità;
— la creazione di mini sportelli, informativi ed operativi, nei centri
nevralgici della vita economica e sociale delle comunità che si intende
raggiungere.
Nella scelta di non approfondire l’analisi delle possibili strategie di
inclusione finanziaria, ci si è limitati, in sede conclusiva, a tracciare le
direttrici di un percorso di adeguamento dell’offerta, di individuazione
delle barriere economiche, informative e culturali che caratterizzano i
rapporti tra istituzioni finanziarie e migranti e che condizionano il processo di inserimento dei residenti stranieri nel tessuto sociale ed economico del paese ospite.
114
77-121 Lupone.indd 114
2-05-2007 12:52:35
APPENDICE
Tabella 1A – Livello di inclusione finanziaria e variabili socio-anagrafico-economiche
Caratteristiche dei rispondenti
Sesso
maschi
femmine
Età
fino a 24 anni
da 25 a 34 anni
da 35 a 44 anni
da 45 a 54 anni
oltre 55 anni
Permanenza
meno di 1 anno
da 1 a 3 anni
da 4 a 6 anni
da 7 a 10 anni
oltre 11 anni
Titolo di studio
nessun titolo o licenza elementare
media inferiore
media superiore
laurea
Area geografica
America Latina
Africa sub-sahariana
Nord Africa
Europa centro-orientale
Vicino e medio oriente
Asia centro-meridionale
Asia sud-orientale
Figli
Sì
No
Zona di residenza
I Municipio
II Municipio
VI Municipio
VII Municipio
XI Municipio
XX Municipio
Area metropolitana
Condizione professionale
disoccupato
occupato – tempo pieno
occupato – tempo parziale
occupato – saltuario
Posizione professionale
Lavoratore dipendente
collaboratore domestico
operaio
impiegato
totale
Lavoratore autonomo
imprenditore
libero professionista
lavoratore in proprio
totale
Possesso attività reali
Non possiede/non risponde
1 bene
2 beni
3 o più beni
Classe di reddito familiare
fino a 10 mila euro
da 10 a 20 mila euro
da 20 a 30 mila euro
oltre 30 mila euro
Partecipazione
non partecipa
partecipa ad almeno 1 associazione
Totale
77-121 Lupone.indd 115
Esclusione
Bassa
inclusione
Media
inclusione
Alta inclusione
va
48,1
56,9
30,8
31,4
14,4
7,6
6,7
4,1
104
172
72,7
53,3
59,7
45,5
42,9
18,2
34,6
27,3
28,8
50,00
0,0
8,4
11,7
15,2
0,0
9,1
3,7
1,3
10,6
7,1
2
107
77
66
14
75,0
79,4
57,0
39,4
31,9
25,0
14,7
33,3
47,4
34,7
0,0
4,4
9,7
5,3
19,4
0,0
1,5
0,0
7,9
13,9
4
68
93
38
72
58,3
64,3
56,3
38,6
41,7
23,2
29,4
40,0
0,0
8,9
11,1
10,0
0,0
3,6
3,2
11,4
12
56
126
70
50,9
31,2
14,3
65,2
50,0
48,8
61,4
24,6
31,3
71,4
27,2
25,0
31,7
34,1
17,5
25,0
14,3
3,3
25,0
9,8
4,5
7,0
12,5
0,0
4,3
0,0
9,8
0,0
57
16
15
92
9
44
44
58,1
44,0
29,9
34,0
8,4
14,0
3,6
8,0
167
100
61,3
46,1
40,0
58,8
61,5
75,0
38,5
32,3
53,8
35,0
23,5
15,4
8,3
46,1
3,2
0,0
10,0
11,8
19,2
16,7
0,0
3,2
0,0
15,0
5,9
3,8
0,0
15,4
31
13
20
34
26
12
62,9
48,3
58,7
11,1
30,0
33,3
26,7
55,6
2,9
14,0
9,3
22,2
4,3
4,4
5,3
11,1
64
114
75
9
65,8
50,0
0,0
59,6
28,2
38,6
12,5
30,0
5,4
6,8
50,0
7,4
0,7
4,5
37,5
3,0
105
44
8
158
0,0
0,0
44,4
17,9
14,29
33,3
22,2
25,0
71,4
0,0
33,3
35,7
14,3
66,7
0,0
21,4
7
3
9
31
67,8
36,1
11,8
5,9
27,8
42,6
52,9
5,9
4,0
18,0
17,6
35,3
0,0
3,3
17,7
50,0
180
64
21
11
61,8
41,1
10,0
0,0
29,9
34,3
40,0
50,0
7,0
16,4
10,0
25,0
1,3
8,2
40,0
50,0
157
73
10
4
58,1
50,0
30,1
31,1
8,1
12,3
3,7
6,5
138
138
53,6
31,2
10,1
5,1
2-05-2007 12:52:38
Tabella 2A – Bancarizzazione e variabili socio-demografico-economiche
Caratteristiche dei
rispondenti
Sesso
maschi
femmine
Età
fino a 24 anni
da 25 a 34 anni
da 35 a 44 anni
da 45 a 60 anni
oltre 60 anni
Permanenza
meno di 1 anno
da 1 a 3 anni
da 4 a 6 anni
da 7 a 10 anni
oltre 11 anni
Documento di soggiorno
visto turistico
permesso di soggiorno
in attesa di permesso
carta di soggiorno
nazionalità italiana
Stato civile
celibe/nubile
coniugato
convivente
separato
divorziato
vedovo
Situazione abitativa
da solo
da solo con figli
con famiglia originaria
con partner senza figli
con partner con figli
con amici
con datore di lavoro
con parenti
Titolo di studio
nessun titolo o licenza
elementare
media inferiore
media superiore
laurea
Area geografica
America Latina
Africa sub-sahariana
Nord Africa
Europa centro-orientale
Vicino e medio oriente
Asia centro-meridionale
Asia sud-orientale
Nazionalità
Filippine
Romania
Perù
Bangladesh
Ucraina
India
Marocco
Totale
%
va
77-121 Lupone.indd 116
Non
Possiede
c/c
Possiede
c/c
va
51,9
61,6
48,1
38,4
104
172
72,0
54,5
63,0
49,3
66,7
28,0
45,5
35,8
50,7
33,3
2
107
77
66
14
75,0
80,9
60,2
42,1
41,7
25,0
19,1
39,8
57,9
58,3
4
68
93
38
72
57,1
82,3
56,6
23,5
14,3
42,9
17,6
43,4
76,5
85,7
7
206
17
17
7
57,4
62,8
36,4
75,0
46,2
20,0
41,5
37,2
63,6
25,0
53,8
80,0
84
130
22
12
13
5
44,0
33,3
63,0
51,9
52,9
70,9
75,9
50,0
56,0
66,7
33,3
48,1
47,1
29,1
24,1
50,0
25
15
27
52
51
55
29
18
58,3
41,7
12
67,9
61,9
42,0
32,1
37,3
58,0
56
126
70
54,4
31,2
21,4
68,5
50,0
48,8
75,0
45,6
68,7
78,6
31,5
50,0
51,2
25,0
57
16
15
92
9
44
44
74,4
72,5
48,0
50,0
92,0
42,9
16,7
23,3
27,5
52,0
50,0
8,0
57,1
83,3
43
40
25
22
25
7
6
58,0
159
42,0
116
Caratteristiche dei
rispondenti
Figli
sì
no
in arrivo
Zona di residenza
I Municipio
II Municipio
VI Municipio
VII Municipio
XI Municipio
XX Municipio
Condizione professionale
studente
disoccupato
occupato irregolare dichiarato
occupato – tempo pieno
occupato – tempo parziale
occupato – saltuario
Posizione professionale
Lavoratore dipendente
collaboratore domestico
operaio
impiegato
dirigente
totale
Lavoratore autonomo
imprenditore
libero professionista
lavoratore in proprio
collaboratore occasionale
totale
Cambio lavoro
mai
più volte in un anno
più volte in 2/3 anni
Possesso attività reali
Non possiede/non risponde
1 bene
2 beni
3 o più beni
Classe di reddito familiare
fino a 10 mila euro
da 10 a 20 mila euro
da 20 a 30 mila euro
oltre 30 mila euro
Contratto d’affitto
sì
no
no, è proprietario
Partecipazione
non partecipa
partecipa ad 1 associazione
partecipa a 2 associazioni
partecipa a 3 associazioni
Indebitamento
sì
no
Totale
%
va
Non
Possiede
c/c
Possiede
c/c
va
64,7
45,0
75,0
35,3
55,0
25,0
167
180
8
64,5
53,8
45,0
61,8
61,5
83,3
35,5
46,1
55,0
38,2
38,5
16,7
31
13
20
34
26
12
40,0
67,3
100,0
50,9
64,0
11,1
60,0
32,8
0,0
49,1
36,0
88,9
5
64
6
114
75
9
68,6
52,3
0,0
0,0
60,1
30,5
47,7
100,0
100,0
39,2
105
44
8
1
158
0,0
0,0
44,4
12,5
22,6
100,0
100,0
55,6
87,5
74,2
7
3
9
8
31
63,3
50,0
52,5
36,6
50,0
47,54
61
20
61
71,7
44,3
11,8
11,1
28,3
55,7
88,2
88,9
180
64
21
11
65,6
46,6
10,0
0,0
34,4
53,4
90,0
100,0
157
73
10
4
39,5
69,5
14,3
59,3
30,5
85,7
81
177
14
60,1
65,6
33,3
25,0
39,9
33,3
66,7
75,0
138
96
30
12
25,0
66,0
74,0
34,0
53
220
58,0
159
42,0
116
2-05-2007 12:52:43
Tabella 3A – Indebitamento dichiarato e variabili socio-demografico-economiche
Caratteristiche dei
rispondenti
Sesso
maschi
femmine
Età
fino a 24 anni
da 25 a 34 anni
da 35 a 44 anni
da 45 a 60 anni
oltre 60 anni
Permanenza
meno di 1 anno
da 1 a 3 anni
da 4 a 6 anni
da 7 a 10 anni
oltre 11 anni
Documento di soggiorno
visto turistico
permesso di soggiorno
in attesa di permesso
carta di soggiorno
nazionalità italiana
non rispondono
Stato civile
celibe/nubile
coniugato
convivente
separato
divorziato
vedovo
Situazione abitativa
da solo
da solo con figli
con famiglia originaria
con partner senza figli
con partner con figli
con amici
con datore di lavoro
con parenti
Titolo di studio
nessun titolo o licenza
elementare
media inferiore
media superiore
laurea
Area geografica
America Latina
Africa sub-sahariana
Nord Africa
Europa centro-orientale
Vicino e medio oriente
Asia centro-meridionale
Asia sud-orientale
Nazionalità
Filippine
Romania
Perù
Bangladesh
Ucraina
Ecuador
Moldavia
India
Totale
%
va
77-121 Lupone.indd 117
Indebitato
Non
va
indebitato
17,3
6,4
80,8
93,0
104
172
4,0
9,1
7,4
19,4
0,0
90,0
89,9
92,6
77,6
100,0
2
107
77
66
14
0,0
4,4
1,1
15,8
26,0
100,0
95,6
97,8
81,6
72,6
4
68
93
38
72
0,0
9,7
0,0
47,1
14,3
0,0
100,0
89,8
100,0
47,1
71,4
100,0
7
206
17
17
7
22
8,5
10,0
18,2
16,7
15,4
0,0
91,5
89,2
72,7
83,3
84,6
100,0
84
130
22
12
13
5
4,0
13,3
18,5
11,5
15,7
7,3
3,4
5,6
96,0
80,0
81,5
86,5
82,5
92,7
96,6
94,4
25
15
27
52
51
55
29
18
0,0
100,0
12
8,9
7,9
20,3
89,3
90,5
79,7
56
126
70
14,0
25,0
0,0
5,4
0,0
19,5
9,1
84,2
75,0
100,0
93,5
87,5
80,5
90,9
57
16
15
92
9
44
44
9,3
2,5
24,0
22,7
0,0
0,0
0,0
14,3
90,7
97,5
76,0
77,3
100,0
93,7
100,0
85,7
43
40
25
22
25
16
11
7
10,5
29
88,4
244
Caratteristiche dei
rispondenti
Figli
sì
no
in arrivo
Zona di residenza
I Municipio
II Municipio
VI Municipio
VII Municipio
XI Municipio
XX Municipio
Condizione professionale
studente
disoccupato
occupato irregolare
dichiarato
occupato – tempo pieno
occupato – tempo parziale
occupato – saltuario
Posizione professionale
Lavoratore dipendente
collaboratore domestico
operaio
impiegato
dirigente
totale
Lavoratore autonomo
imprenditore
libero professionista
lavoratore in proprio
collaboratore occasionale
totale
Cambio lavoro
mai
più volte in un anno
più volte in 2/3 anni
Possesso attività reali
Non possiede/non risponde
1 bene
2 beni
3 o più beni
Classe di reddito familiare
fino a 10 mila euro
da 10 a 20 mila euro
da 20 a 30 mila euro
oltre 30 mila euro
non risponde
Contratto d’affitto
sì
no
no, è proprietario
Partecipazione
non partecipa
partecipa ad 1 associazione
partecipa a 2 associazioni
partecipa a 3 associazioni
Possiede c/c
Sì
No
Totale
%
va
Indebitato
Non
va
indebitato
11,4
10,0
0,0
87,4
89,0
100,0
167
180
8
12,9
7,7
15,0
8,8
16,7
0,0
87,1
92,3
80,0
91,2
83,3
100,0
31
13
20
34
26
12
0,0
6,3
0,0
100,0
93,8
100,0
5
64
6
13,2
8,0
22,2
84,2
92,0
77,8
114
75
9
3,8
11,4
37,5
0,0
7,6
95,2
84,1
62,5
100,0
90,5
105
44
8
1
158
71,4
66,7
0,0
50,0
38,7
28,6
33,3
100,0
50,0
61,3
7
3
9
8
31
7,5
15,0
14,8
91,3
85,0
85,2
61
20
61
3,3
14,1
33,3
63,6
95,6
84,4
66,7
36,4
180
64
21
11
3,8
17,8
70,0
25,0
6,3
95,5
80,8
30,0
75,0
90,6
157
73
10
4
32
14,8
5,1
57,1
85,2
93,8
42,9
81
177
14
10,1
6,3
20,0
25,0
87,7
93,7
80,0
75,0
138
96
30
12
22,4
1,3
75,0
98,7
116
159
10,5
29
88,4
244
2-05-2007 12:52:48
Tabella 4A – Indebitamento effettivo e variabili socio-demografico-economiche
Caratteristiche dei rispondenti
Sesso
maschi
femmine
Età
fino a 24 anni
da 25 a 34 anni
da 35 a 44 anni
da 45 a 60 anni
oltre 60 anni
Permanenza
meno di 1 anno
da 1 a 3 anni
da 4 a 6 anni
da 7 a 10 anni
11 anni e oltre
Documento di soggiorno
visto turistico
permesso di soggiorno
in attesa di permesso
carta di soggiorno
nazionalità italiana
non rispondono
Stato civile
celibe/nubile
coniugato
convivente
separato
divorziato
vedovo
Situazione abitativa
da solo
da solo con figli
con famiglia originaria
con partner senza figli
con partner con figli
con amici
con datore di lavoro
con parenti
Titolo di studio
nessun titolo o licenza elementare
media inferiore
media superiore
laurea
Area geografica
America Latina
Africa sub-sahariana
Nord Africa
Europa centro-orientale
Vicino e medio oriente
Asia centro-meridionale
Asia sud-orientale
Nazionalità
Filippine
Romania
Perù
Bangladesh
Ucraina
Ecuador
Moldavia
India
Totale
%
va
77-121 Lupone.indd 118
Indebitato
Non
indebitato
va
25,0
15,7
73,1
83,7
104
172
4,0
13,1
17,3
35,8
33,3
96,0
85,9
82,7
61,2
96,0
2
107
77
66
14
0,0
5,9
6,6
27,0
45,2
100,0
94,1
93,4
73,0
54,8
4
68
93
38
72
0,0
17,5
11,8
64,7
57,1
0,0
100,0
82,0
88,2
29,4
28,6
100,0
7
206
17
17
7
22
12,8
23,1
18,2
16,7
23,1
40,0
87,2
76,2
72,7
83,3
76,9
60,0
84
130
22
12
13
5
8,0
46,7
25,9
21,2
29,4
10,9
6,9
11,1
92,0
46,7
74,1
76,9
68,6
89,1
93,1
88,9
25
15
27
52
51
55
29
18
0,0
16,1
16,7
30,4
100,0
82,1
81,7
69,6
12
56
126
70
26,3
25,0
13,3
8,7
0,0
19,5
31,8
71,9
75,0
86,7
90,2
87,5
80,5
68,2
57
16
15
92
9
44
44
32,6
10,0
32,0
22,7
0,0
12,5
0,0
14,3
67,4
90,0
68,0
77,3
100,0
81,3
100,0
85,7
43
40
25
22
25
16
11
7
19,2
53
79,7
220
Caratteristiche dei
rispondenti
Figli
sì
no
in arrivo
Zona di residenza
I Municipio
II Municipio
VI Municipio
VII Municipio
XI Municipio
XX Municipio
Condizione professionale
studente
disoccupato
occupato irregolare dichiarato
occupato – tempo pieno
occupato – tempo parziale
occupato – saltuario
Posizione professionale
Lavoratore dipendente
collaboratore domestico
operaio
impiegato
dirigente
totale
Lavoratore autonomo
imprenditore
libero professionista
lavoratore in proprio
collaboratore occasionale
totale
Cambio lavoro
mai
più volte in un anno
più volte in 2/3 anni
Possesso attività reali
Non possiede/non risponde
1 bene
2 beni
3 o più beni
Classe di reddito familiare
fino a 10 mila euro
da 10 a 20 mila euro
da 20 a 30 mila euro
oltre 30 mila euro
non risponde
Contratto d’affitto
sì
no
no, è proprietario
Partecipazione
non partecipa
partecipa ad 1 associazione
partecipa a 2 associazioni
partecipa a 3 associazioni
Possiede c/c
Sì
No
Totale
%
va
Indebitato
Non
va
indebitato
22,2
16,0
0,0
76,7
83,0
100,0
167
180
8
19,4
15,4
25,0
11,8
15,4
8,3
80,6
84,6
70,0
88,2
84,6
91,7
31
13
20
34
26
12
0,0
12,5
33,3
21,1
18,7
33,3
100,0
87,5
66,7
76,3
81,3
66,7
5
64
6
114
75
9
13,3
18,2
37,5
0,0
15,8
85,7
77,3
62,5
100,0
82,3
105
44
8
1
158
85,7
100,0
0,0
62,5
48,4
14,3
0,0
100,0
37,5
51,6
7
3
9
8
31
16,1
25,0
24,6
82,6
75,0
75,4
61
20
61
8,9
28,1
52,4
72,7
90,0
70,3
47,6
27,3
180
64
21
11
10,2
30,1
90,0
25,0
15,6
89,2
68,5
10,0
75,0
81,3
157
73
10
4
32
30,9
9,0
71,4
69,1
89,8
28,6
81
177
14
14,5
16,7
26,7
75,0
83,3
83,3
73,3
25,0
138
96
30
12
36,6
8,2
63,8
91,8
116
159
19,2
53
79,7
220
2-05-2007 12:52:53
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
Bibliografia
ADICONSUM (2003) Fattori psicologici del sovraindebitamento e dell’usura,
Ricerca condotta dalla Cattedra di Psicologia giuridica della facoltà di Psicologia presso l’Università “La Sapienza”.
Anderloni L. (2003) Le istanze di social banking negli anni 2000: teoria ed evidenza empirica in Italia, in Anderloni L. (a cura di) Il Social banking in Italia. Un fenomeno da esplorare, Milano: Giuffrè.
Anderloni L. (a cura di) (2003a) Il Social banking in Italia. Un fenomeno da
esplorare, Milano: Giuffrè.
ASSOFIN, CRIF, Prometeia (2004) Osservatorio sul credito al dettaglio, No. 17,
Dicembre.
Baghero M. (2003) Quelli che ne hanno fatta di strada…, Università degli Studi
di Firenze - Dipartimento di Scienza Politica e Sociologia e SWG srl Trieste.
Banca d’Italia (2004b) Relazione del Governatore sull’esercizio 2003, Roma:
Banca d’Italia.
Banca d’Italia (2006a) I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2004, Supplementi al Bollettino Statistico, Anno XVI, Numero 7, Roma: Banca d’Italia.
Banca d’Italia (2006b) Bollettino Economico, N. 46, Roma: Banca d’Italia.
Banca d’Italia (2006c) Relazione del Governatore sull’esercizio 2005, Roma:
Banca d’Italia.
Beck T., Demirguc-Kunt A., Martinez Peria M.S. (2005) Reaching out: Access
to and use of banking services across countries, World Bank Policy Research
Working Paper 3754.
Böhning W. R. (1984) Studies in international labour migration, London: Macmillian.
Bostic R.W., Lampani P. K. (1999) Racial Differences In Patterns of Small Business Finance: The Importance of Local Geography, Proceedings, Federal
Reserve Bank of Chicago, issue Mar, pages 149-179.
Bridgeman J. S. (1999) Vulnerable consumers and financial services, London,
Office of Fair Trading, UK Government.
Caritas/Migrantes (2004) Dossier Statistico 2004. XIV Rapporto sull’immigrazione, Roma: IDOS.
Caritas/Migrantes (2006) Dossier Statistico 2006. XVI Rapporto sull’immigrazione, Roma: IDOS
Caskey J. P. (1997) Lower-Income Americans, Higher Cost Financial Services.
University of Wisconsin-Madison, School of Business: Filene Research Institute, Center for Credit Union Research.
Ceschi S., Rhi-Sausi J.L. (a cura di)(2006) Banche italiane e clientela immigrata. Rimesse, risparmio e credito: le iniziative in atto e le prospettive di crescita, CeSPI, Roma: Bancaria Editrice.
Chant Link & Associates (2004) A Report of Financial Exclusion in Australia,
ANZ bank.
Claessens S. (2005) Access to Financial Services: A Review of Issues and Public
Policy Objectives, World Bank Policy Research Working Paper 3589.
Connolly C., Hajaj K. (2001) Financial Services and Social Exclusion, Sydney:
Financial Services Consumer Policy Centre, University of New South Wales:
64.
Conti C., Strozza S. (2003) Inserimento lavorativo, reddito e rimesse degli immigrati a Roma: il caso dei filippini, marocchini, peruviani e rumeni, in Forti
119
77-121 Lupone.indd 119
2-05-2007 12:52:54
STUDI E NOTE DI ECONOMIA 3/2006
O., Naletto G., Pittau F., Strozza S. (a cura di) (2003) Gli immigrati nell’economia romana: lavoro, imprenditoria, risparmio e rimesse, CCIA – Roma e
Caritas Roma/Dossier Statistico.
Corbetta, P. (1999) Metodologia e tecniche della ricerca sociale, Bologna: Il
Mulino.
De Marco M, Forti O (2003) Le rimesse e il caso dell’area romano-laziale, in
Forti O., Naletto G., Pittau F., Strozza S. (a cura di) Gli immigrati nell’economia romana: lavoro, imprenditoria, risparmio e rimesse, CCIA, Roma e
Caritas Roma/Dossier Statistico.
Diopp N, Rigetti C. (2006) Mandare i risparmi in patria. Una necessità pagata
cara, La Repubblica – Metropoli, 22 gennaio 2006.
Eurobarometer 56.0 (2001) Public Opinion in Europe: Views on Financial Services, Prepared by The European Opinion Research Group for the Health and
Consumer Protection, Directorate-General and Directorate A – Consumer
Affairs ‘Financial Services’.
Eurobarometer 58.1 (2003) Public Opinion in Europe: Views on Financial Services, Prepared by The European Opinion Research Group for the Health and
Consumer Protection, Directorate-General and Directorate A – Consumer
Affairs ‘Financial Services’.
Eurobaromètre 54.0 (2001) Les Européens et les Services Financiers, Rapport
rédigé par The European Opinion Research Group EEIG pour la Direction
Générale Santé et Protection des Consommateurs, Direction A - Politique des
Consommateurs, “ Services financiers ” de la Commission européenne.
Gloukoviezoff G. (2005) Exclusion et Liens Financiers. L’exclusion bancaire des
particuliers. Rapport du Centre Walras 2004, Paris: Economica.
Hogarth J. M., O’Donnell K. H. (1997) Being Accountable: A Descriptive Study
of Unbanked Households in the U.S.. Phoenix, Arizona: Proceedings of the
Association for Financial Counseling and Planning Education.
IMF (2005) World Economic Outlook. Globalization and External Imbalances,
Washington D.C.: International Monetary Fund.
Johnson S. (1997) Microfinance North and South: Contrasting current debates,
Centre for Development Studies, University of Bath.
Joseph Rowntree Foundation (1999) Understanding And Combating Financial
Exclusion, York: Joseph Rowntree Foundation Findings.
Kempson E., Whyley C. (1999) Kept out or opted out? Understanding and combating financial exclusion, Bristol: Policy Press.
Kempson E., Whyley C., Caskey J., Collard S. (2000) In or Out. Financial exclusion: a literature and research review, Consumer Research, 3, Financial
Services Authority (FSA).
Leyshon A., Thrift N. (1995) Geographies of financial exclusion: Financial
abandonment in Britain and the United States, Transactions of the British Institute of Geographers, New Series, No. 20, 312-341.
Leyshon A., Thrift N., Pratt J. (1997) Reading Financial services: Texts, consumers and Financial literacy, Working papers on Producer Services, No.
39, University of Bristol and Service Sector Research Unit, University of
Birmingham.
Libanora R. (2003) Immigrati e servizi bancari. Risultati di una ricerca condotta a Roma e Milano, in Anderloni L. (a cura di) (2003) Il Social banking in
Italia. Un fenomeno da esplorare, Milano: Giuffrè.
Lupone R. (2006) I segmenti marginali della domanda di servizi finanziari: il
caso degli immigrati nell’area municipale di Roma, Rapporto di ricerca, Di-
120
77-121 Lupone.indd 120
2-05-2007 12:52:56
R. LUPONE: LA FRUIZIONE DEI SERVIZI FINANZIARI DI BASE: IL CASO DEGLI IMMIGRATI
partimento di Scienze Economiche – Università degli Studi di Firenze.
Magri S. (2002) Italian household’s debt: determinants of demand and supply,
Temi di Discussione, No. 454, Banca d’Italia.
Mazzali A., Stocchiero A., Zupi M. (a cura di)(2002) Rimesse estere degli immigrati e sviluppo economico. Rassegna delle letteratura e indicazioni per la
ricerca, Laboratorio CeSPI, No.02.
Mazzonis M., Naletto G. (a cura di)(2000) Migranti e banche: facilitare l’accesso dei migranti ai servizi bancari, Rapporto finale Italia, Roma: Lunaria
Meadows P., Ormerod P., Cook W. (2004) Social Networks: their Role in Access
to Financial Services in Britain, National Institute Economic Review, No.189,
pp.99-109.
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (2004) L’imprenditorialità immigrata: caratteristiche, percorsi e rapporti con il sistema bancario, Rapporto
Finale, D.G. Immigrazione, D.G. Impiego e Affari Sociali, in collaborazione
con Confartigianato e Banca Popolare Etica.
Morduch J. (1999) The Microfinance Promise, Journal of Economic Literature,
Vol. XXXVII, December, 1569-1614.
Newberger R., Rhine S. L. W., Chiu S. (2004) Immigrant financial market participation: Defining the research questions, Chicago Fed Letter, No. 199,
February.
Ormerod P., Smith L. (2001) Social Networks and Access to Financial Services
in the UK, London: Volterra Consulting Ltd.
Orozco M. (2004) The Remittance Marketplace: Prices, Policy and Financial
Institutions, Report – Pew Hispanic Center.
PAT 14 (1999) Access to Financial Services: The Report of Policy Action Team
(PAT)14, London: HM Treasury.
Paulson A., Osili U.O. (2004) Institutional Quality and Financial Market Development: Evidence from International Migrants in the US, Working Paper
– Federal Reserve Bank of Chicago.
Peachey S., Roe A. (2004) Access to Finance: A Study for the World Savings
Banks Institute, Oxford.
Rowlingson K. (1994) Moneylenders and their customers, London, Policy Studies Institute, PSI Research Report, No. 793.
Schoenholtz A., Stanton K. (2001) Reaching the immigrant market: Creating
Homeownership Opportunities for New Americans, Georgetown University
and Fannie Mae Foundation.
Sinclair S.P. (2001) Financial Exclusion: An Introductory Survey, Centre for Research into Socially Inclusive Services (CRSIS), Edinburgh College of Art/
Herriot Watt University.
Social Exclusion Unit. (2000) Compendium Of Policy Action Team Reports: PAT
14: Financial Services. London: Cabinet Office/HMSO. http://www.cabinetoffice.gov.uk/seu/2000/Compendium/14.htm
Toussaint-Comeau, M., Rhine, S. L. W. (2000) Delivery of financial literacy
programs. Federal Reserve Bank of Chicago, Consumer and Community
Affairs, Policy Study 2000-7, www.chicagofed.org/publications/publicpolicystudies/ccapolicystudy/pdf/cca-2000-7.
United Nations (2006) Building Inclusive Financial Sector for Development,
New York: United Nations.
U.S. Department of the Treasury (1997) Mandatory EFT Demographic Study.
September 15, www.fms.treas.gov/eft/demogra.html.
121
77-121 Lupone.indd 121
2-05-2007 12:52:58
Scarica

La fruizione dei servizi finanziari di base: iL caso