MANUALE TECNICO-APPLICATIVO “Riqualificazione delle imprese del settore lattiero-caseario tramite applicazioni biomolecolari e bioinformatiche di tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti per la sicurezza alimentare e la creazione di una filiera tipica della razza caprina Girgentana” Misura 124 - Cooperazione per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie nei settori agricolo e alimentare e in quello forestale MANUALE TECNICO-APPLICATIVO “Riqualificazione delle imprese del settore lattiero-caseario tramite applicazioni biomolecolari e bioinformatiche di tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti per la sicurezza alimentare e la creazione di una filiera tipica della razza caprina Girgentana” Misura 124 - Cooperazione per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie nei settori agricolo e alimentare e in quello forestale Responsabile scientifico: Prof. Baldassare Portolano Università degli Studi di Palermo Stampato nel mese di Febbraio 2014 da Arti Grafiche Fiorello - Partinico INDICE INDICE 1. IL PROGETTO ................................................................... 1.1 Obiettivi e azioni ............................................................................ 1.2 Il Partenariato pag. 7 pag. 9 pag. 9 ................................................................................ 2. LA RAZZA ..................................................................... 2.1 La capra Girgentana pag. 11 pag. 13 3. LA COMPOSIZIONE DEL LATTE CAPRINO ......................................... ................................................................ 3.1 Caratteristiche generali 3.2 I polimorfismi delle caseine del latte di capra .................................. pag. 15 pag. 17 pag. 20 .............................. 4. I MARCATORI MOLECOLARI MICROSATELLITI .................................... 4.1 I marcatori molecolari microsatelliti pag. 27 pag. 29 5. GENOTIPIZZAZIONE AI LOCI CASEINICI NELLA RAZZA CAPRINA GIRGENTANA .................................... 5.1 Applicazioni di biotecnologie molecolari 5.2 Protocolli di analisi di biologia molecolare .................................... pag. 31 pag. 33 pag. 33 6. VALIDAZIONE MARCATORI MOLECOLARI MICROSATELLITI NELLA RAZZA CAPRINA GIRGENTANA E BASI APPLICATIVE DEL SISTEMA DI TRACCIABILITÀ 6.1 validazione dei marcatori molecolari ........................................... pag. 43 pag. 45 7. QUANTIFICAZIONE DELLE VARIANTI ALLELICHE DEI LOCI CASEINICI PER LA CARATTERIZZAZIONE DEL LATTE DELLA RAZZA GIRGENTANA .. .......................... 7.1 Estrazione delle proteine da latte .................. 7.2 Analisi quantitativa mediante rp-hplc/uv-vis 7.3 Estrazione degli acidi grassi da latte e transesterificazione ................. 7.4 Analisi quantitativa mediante GC-FID pag. 49 pag. 51 pag. 52 pag. 55 pag. 56 8. ATTIVITÀ DI TRASFERIMENTO APPLICATIVO DELL’INNOVAZIONE E COLLAUDO DEI RISULTATI DELLA RICERCA . 8.1 Architettura funzionale .............................................................. 8.2 Architettura tecnologica ............................................................... 8.3 Analisi funzionale ...................................................................... 8.4 Acquisizione latte ....................................................................... 8.5 Trasformazione ......................................................................... 8.6 Conservazione (per singolo lotto) .................................................. 8.7 Vendita ........................................................................................ pag. 59 pag. 61 pag. 61 pag. 62 pag. 64 pag. 65 pag. 65 pag. 65 9. DEFINIZIONE E STESURA DI DISCIPLINARI DI PRODUZIONE DI PRODOTTI TIPICI “DISOLAGIRGENTANA” 9.1 Fiorita di capra girgentana ................................................................. 9.2 Semistagionato di capra Girgentana ......................................... 9.3 Fresco di capra Girgentana ................................................... 9.4 Robiola di capra Girgentana ............................................... 9.5 Il marchio “disolaGirgentana” ............................................ pag. 67 pag. 72 pag. 72 pag. 73 pag. 73 pag. 74 BIBLIOGRAFIA pag. 77 ................................................... 1 IL PROGETTO IL PROGETTO 1.1 Obiettivi e azioni Il progetto è nato dalla volontà di dare sostegno e supporto alla ristrutturazione e riqualificazione delle imprese operanti nelle produzioni zootecniche in base alle nuove norme riguardanti la sicurezza alimentare, la tracciabilità e la rintracciabilità di prodotto e di processo. Inoltre, osservando la crescente scomparsa dei siti tradizionali di allevamento di specie tipiche, si vuole ottemperare al rilancio dei suddetti siti con linee guida per la conversione o adeguamento delle aziende presenti. Gli elementi chiave della proposta progettuale sono stati il trasferimento di applicazioni di tracciabilità genetica e quindi riconoscibilità di prodotti razza specifici e il trasferimento di applicazioni di sistemi di rintracciabilità intesa come capacità di ricostruire la storia di un prodotto e delle sue trasformazioni con informazioni documentate, al fine di fornire sempre maggiori garanzia e sicurezza ai consumatori. Il sistema messo a punto e validato permetterà al consumatore di conoscere in tempo reale l'origine del prodotto, la provenienza, il metodo di produzione, di trasferimento e commercializzazione del prodotto in questione. Sistemi di tale tipo si configurano come sistemi di certificazione di una data filiera e costituiscono quindi uno strumento indispensabile per qualsiasi politica di qualità oltre che per la valorizzazione commerciale, merceologica e quindi economica di un prodotto, anche per la salvaguardia e valorizzazione della biodiversità animale. 1.2 Il Partenariato Capofila Università degli Studi di Palermo-Dipartimento Scienze Agrarie e Forestali; L'Università degli Studi di Palermo, operando nell'ambito della ricerca di base ed industriale, dello sviluppo sperimentale, dell'in9 novazione tecnologica e del trasferimento tecnologico, ha coordinato le attività del progetto. Partners Consorzio Regionale di Ricerca Bioevoluzione Sicilia; Consorzio di Ricerca Innovazione AgroBio e Pesca Ecocompatibile; Consorzio Security and Promotion Food Innovazione; Azienda Agricola Todaro Massimo; Azienda Agricola Fazio Giovanni; Azienda Agricola Vassallo Salvatore; Azienda Agricola Sciortino Nicolò; Azienda Agricola Vasotti Salvatore; Azienda Agricola di trasformazione Burgio Antonina; Azienda L'Albatro sas di D'Anna Saverio. Sistema di Autenticazione Applicazioni di biotecnologie molecolari per la tracciabilità e autenticazione dei prodotti lattiero-caseari CONCLUSIONI MARCATORI MOLECOLARI Identificazione della specie BOVINO Caratterizzazione delle razze Tracciabilità e autenticazione dei prodotti lattiero-caseari OVINO CAPRINO RAZZA 1 10 RAZZA 2 Formaggio di RAZZA 1 Formaggio misto RAZZA 1 - RAZZA 2 2 LA RAZZA LA RAZZA 2.1 La Capra Girgentana L'antenata della Capra Girgentana è ritenuta la Markhor o Falconeri così detta da Falconer, naturalista inglese che per primo la vide nel Kashmir, nell'Afghanistan settentrionale e nel Belucistan. La razza caprina Girgentana trae la sua denominazione da “Girgenti”, oggi Agrigento, capoluogo della omonima provincia e, dove un tempo, essa segnava la maggiore densità numerica. L'origine di questa razza costituisce uno degli interrogativi che l'osservatore si pone. Allo stato attuale, i pareri sono i più discordi. Nel lontano 1960, si asseriva che il pelame e le corna della capra Girgentana ricordassero, da vicino, i soggetti asiatici, viventi ancora allo stato quasi selvatico e che non dovesse scartarsi l'ipotesi che la sua origine fosse da ricercarsi tra le capre asiatiche del Tibet, più precisamente nella zona dell'Himalaya. Amscheler sosteneva che questa capra potesse provenire da una sottospecie della capra Prisca. La Girgentana presenta alte corna a “cavaturacciolo”, barba molto lunga ed estesa a tutta la gola, mantello bianco candido con delle macchie marroncine sul collo e nella testa. È di taglia media, con la fronte e i mascellari di colore fulvo tendenti al roano e raramente al grigio, spesso caratterizzato da una picchiettatura (soggetti piperini) più o meno estesa. Il pelo è ruvido e di lunghezza media; la pelle bianco-rosea, a volte con una leggera pigmentazione. La capra misura al garrese 60-80 cm, mentre il becco arriva a 85 cm, con lunghezza del tronco di 1,06 m. Il peso vivo negli adulti è di 65 Kg nei maschi e 46 Kg nelle femmine; i capretti alla nascita pesano circa 3,5 Kg ed a 60 giorni raggiungono il peso di circa 10 Kg. L'indirizzo produttivo è quello della produzione del latte, 400-450 Kg per lattazione (è una razza particolarmente vocata all'attitudine lattifera), che dura 150-180 giorni nelle pluripare e che viene destinato al consumo diretto sia per il sapore dolce che 13 per lo scarso odore ircino. Nel passato, nella zona costiera, collinare e sub-montana dell'Agrigentino la sua consistenza era stimata intorno ai 30.000 capi; oggi risulta notevolmente ridotta, tanto da prendere in seria considerazione la messa a punto di programmi di salvaguardia, allo scopo di evitarne l'estinzione. Fig. 2.1 - Capre di razza Girgentana La vendita del latte, destinato al consumo diretto, avveniva in passato al dettaglio e a domicilio. Il subentrare di nuove norme in materia di sanità e il conseguente divieto di stabulazione delle capre entro i centri abitati hanno determinato l'abbandono dell'alleva14 mento caprino da parte di molti allevatori. La capra Girgentana potrebbe comunque essere impiegata negli allevamenti a regime stabulato, poiché non ha nulla da invidiare alle razze altamente specializzate per il latte, anzi, a parità di produzione produce un latte altamente qualitativo e di elevato valore nutritivo grazie al buon contenuto in protidi, vitamine, lipidi ed elementi minerali, con una percentuale media di grasso e proteine rispettivamente del 4,7% e del 4,2%. Essa potrebbe anche essere utilizzata per valorizzare terreni aridi e marginali, allevandola in purezza oppure utilizzandola su razze locali con l'incrocio di sostituzione, per migliorare la morfologia della mammella che si presenta globosa e ben attaccata (http://www.capragirgentana.it/index2.htm). 3 LA COMPOSIZIONE DEL LATTE CAPRINO LA COMPOSIZIONE DEL LATTE CAPRINO 3.1 Caratteristiche generali Il latte è un fluido biologico complesso prodotto dalla ghiandola mammaria e caratterizzato da funzione nutrizionale, immunitaria e fisiologica. Per latte, in zootecnia, si intende il prodotto ottenuto dalla mungitura regolare, ininterrotta e completa della mammella di animali in buono stato di salute e nutrizione. Il latte è una miscela complessa di sostanze di notevole importanza biologica e nutrizionale, quali proteine, grassi, zuccheri, vitamine e sali minerali, e rappresenta un alimento fondamentale che garantisce la crescita e lo sviluppo dei neonati di tutti i mammiferi. Le sostanze contenute nel latte sono fondamentalmente uguali in tutte le specie di mammiferi, ma le percentuali dei singoli componenti variano in funzione sia di fattori endogeni genetici (di razza e individuali) e fisiologici (stato di salute e stato di lattazione), sia di fattori esogeni quali l'alimentazione, il clima, i sistemi di alleva- mento, la tecnica e i tempi di mungitura. La composizione e le caratteristiche biochimiche del latte dipendono in misura significativa dalla specie animale che lo produce (Tabella 3.1). Tab. 3.1 - Composizione del latte di differenti specie Di seguito, i costituenti principali che compongono il latte di capra. I lipidi Per quanto riguarda la quantità di lipidi, questa non differisce in modo significativo dal latte vaccino, attestandosi intorno al 3,74,3%. Una sostanziale differenza si riscontra, invece, nel diametro dei globuli di grasso che, nel latte di capra, è inferiore rispetto al latte vaccino; per questa ragione, il latte caprino si presenta più omogeneo e dotato 17 di una maggiore digeribilità. Un'altra differenza è data dalla presenza di una più alta concentrazione di acidi grassi a corta catena C4-C14. Gli zuccheri Essi sono rappresentati quasi esclusivamente dal lattosio che, nel latte caprino, si trova in percentuale leggermente inferiore rispetto al latte vaccino. Le cellule somatiche Le cellule somatiche sono elementi cellulari derivanti dal sangue o dal tessuto ghiandolare mammario. Nel latte sono presenti due categorie di cellule: i globuli bianchi o leucociti (80% circa delle cellule totali nel latte di mammelle sane), che sono presenti in concentrazioni inferiori a 200.000 cellule/ml, e le cellule epiteliali (20% circa delle cellule totali nel latte di mammelle sane), che sono cellule di sfaldamento provenienti dalla mucosa interna della mammella. Per definizione, il contenuto in cellule somatiche 18 (CCS) è il numero dei leucociti nel latte. Gli strumenti normalmente utilizzati nella conta delle cellule somatiche non fanno distinzione tra leucociti e cellule epiteliali, per cui anche queste ultime, comunemente, sono incluse nel conteggio. Poiché nel latte di capra le cellule epiteliali sono presenti in maggiore quantità, ne deriva un contenuto totale di cellule somatiche più alto nel latte caprino rispetto a quello vaccino. Inoltre, nel latte di capra è presente anche un numero considerevole di particelle citoplasmatiche provenienti dal sistema di secrezione apocrifa. Queste particelle, non possedendo nuclei, non vengono classificate come cellule per cui non vengono individuate tramite strumenti specifici che rilevano la presenza di DNA. Le proteine Le proteine costituiscono la maggior parte delle sostanze azotate del latte, mentre la restante parte è costituita da azoto non proteico. Nel latte di capra la loro per- LA COMPOSIZIONE DEL LATTE CAPRINO centuale oscilla tra il 3,1 e il 4,5%. La frazione proteica del latte è divisa in: caseine, che rappresentano circa l'80% delle proteine totali e vengono sintetizzate esclusivamente dalla ghiandola mammaria (αs1-, αs2- β- e κ-caseina); sieroproteine, costituite per la maggior parte da β-lattoglobulina e α-lattoalbumina, anch'esse prodotte dalla ghiandola mammaria, ed in minima parte da sieroalbumine e immunoglobuline di provenienza ematica. Le sieroproteine non sedimentano per centrifugazione, precipitazione acida o presamica e costituiscono circa il 20% delle proteine del latte. Posseggono peso molecolare inferiore a quello delle caseine e sono ricche di amminoacidi solforati, ragione per cui sono dotate di elevato valore biologico. Le caseine Le caseine costituiscono, sia per peso che per importanza, le principali proteine del latte. Dal punto di vista nutrizionale, infatti, sono proteine ad elevato valore biologico in quanto contengono praticamente tutti gli amminoacidi essenziali che, non essendo sintetizzabili dal nostro organismo, siamo costretti ad assumere con la dieta. Inoltre, da un punto di vista tecnologico, esse sono alla base del processo di coagulazione del latte e quindi alla base del processo di caseificazione, di cui ne influenzano sensibilmente la resa. Sono presenti nel latte allo stato micellare e sono caratterizzate dall'avere una parte idrofobica ed una idrofila polare carica; le regioni anioniche della zona polare sono responsabili della sensibilità al calcio e di alcune proprietà fisico-chimiche di queste proteine (Greppi e coll., 2005). Le micelle sono costituite da una frazione proteica e da una componente minerale (fosfato di calcio), possono essere separate per ultracentrifugazione, acidificazione e coagulazione enzimatica. Il latte di capra, rispetto a quello vaccino, è più ricco in sieroproteine e più povero in 19 caseine. Per questo motivo, esso produce cagliate meno consistenti, poco adatte ad essere portate ad alte temperature, più difficili da spurgare e pressoché impossibili da filare. 3.2 I polimorfismi delle caseine del latte di capra Nel latte dei ruminanti sono presenti quattro diversi tipi di caseine: αs1-caseina, αs2caseina, β-caseina e κ-caseina. Queste caseine possono essere suddivise in calcio sensibili (αs1-caseina, αs2-caseina e βcaseina) e calcio insensibili (κ-caseina). Le caseine sono codificate da 4 loci autosomici (CSN1S1, CSN2, CSN1S2 e CSN3) strettamente associati (Figura 3.1) che si localizzano su un tratto di DNA di circa 250 kb sul cromosoma 6 della specie caprina (Martin e coll., 1996; Rijnkels, 2002). Fig. 3.1 - Localizzazione dei geni delle caseine sul cromosoma 6 della specie caprina. BTA6/CHI6 250 Kb αs1 20 β αs2 κ LA COMPOSIZIONE DEL LATTE CAPRINO Gli studi sul polimorfismo delle proteine ebbero inizio nel 1955 grazie ai lavori di Aschaffeburg e Drewry che per primi misero in rilievo la presenza di due varianti di βlattoglobulina nel latte bovino. La base molecolare dei polimorfismi presenti nelle proteine del latte è dovuta comunemente alla sostituzione o all'eliminazione di aminoacidi nella catena proteica. Le tecniche elettroforetiche vengono comunemente utilizzate per l'individuazione delle frazioni proteiche del latte. Molto spesso, grazie a queste tecniche, è stato possibile individuare nuove varianti (alleli) in quanto cambi amminoacidici sono responsabili della variazione del punto isoelettrico delle proteine stesse. 3.2.1 L’αs1-caseina dal punto di vista molecolare Il gene dell’αs1-caseina (CSN1S1) si estende su un tratto di DNA di circa 17 kb. È costituito da 19 esoni compresi tra 24 bp e 385 bp, e 18 introni, tra 90 bp e 1685 bp (Ramunno e coll., 2004). Per questo gene sono state identificate 17 varianti alleliche corrispondenti a 4 livelli di espressione/contenuto di questa proteina nel latte (alto, medio, debole e nullo). Gli alleli forti (A, B1, B2, B3, B4, C, H, L, M) sono associati ad un contenuto nel latte di s1caseina pari a 3,5 g/l; gli alleli intermedi (E, I) ad un contenuto di 1,1 g/l; gli alleli deboli (F, D, G) a 0,45 g/l e gli alleli nulli (01, 02, N) ad una totale assenza di s1-caseina nel latte di individui omozigoti (Chianese e coll., 1997; Bevilacqua e coll., 2002; Ramunno e coll., 2005). Nel latte di capra, l'allele B1 è quello che mostra la più stretta analogia con la corrispondente variante B dei bovini e degli ovini, ragion per cui, si ha motivo di credere che da questa variante, per sostituzioni amminoacidiche, si sarebbero originate le varianti di tipo A (A, G, I, H, 01 and 02) e di tipo B (B2, B3, B4, C, E, F, L and D) (Martin e coll., 1999). 21 La maggior parte delle mutazioni responsabili della formazione dei diversi alleli sono state già identificate: in particolare, gli alleli A, B1, B2, B3, B4, C, G, H, L e M, si sarebbero originati per singole sostituzioni amminoacidiche (Chianese e coll., 1997; Martin e coll., 1999; Bevilacqua e coll., 2002). In particolare, l'allele C si è originato dall'allele B4 per una singola sostituzione amminoacidica in posizione 8 (His-Ile) (Martin e coll., 1999); l'allele L, si è originato dall'allele B, dal quale differisce per la sostituzione di Arg con His (Chianese e coll., 1997); l'allele M è caratterizzato da una transizione C→T in posizione 23 nell'ottavo codone dell'esone 9 che lo differenzia, quindi, dall'allele B da cui esso deriva (Bevilacqua e coll., 2002). L'allele E, invece, si origina da una inserzione di un segmento di DNA tra il 124° e il 125° nucleotide dell'esone 19, che riduce la stabilità dell'RNA messaggero ed è probabilmente responsabile del ridotto livello di questa proteina nel latte (Perez e coll., 1994). L'allele F, secondo Martin e colleghi (1999), 22 deriva dall'allele B2 e presenta una delezione interna della citosina che riguarda il 23° nucleotide dell'esone 9 e l'inserzione di 11 bp e 3 bp nell'introne 9. Anche l'allele N si caratterizza per la stessa delezione, che conduce alla formazione di un codone di stop prematuro al 12° esone (Ramunno e coll., 2008). Infine, l'allele 01 è caratterizzato da una delezione di un tratto di DNA di circa 8,5 Kb, che ha inizio dal 181° nucleotide del 12° introne ed include gli ultimi 7 esoni del gene (Cosenza e coll., 2003). 3.2.2 L’αs2-caseina dal punto di vista molecolare Il gene dell’αs2-caseina (CSN1S2) si estende su un tratto di DNA di circa 18.5 Kb ed è costituito da 18 esoni, di lunghezza variabile tra 21 bp e 266 bp, che codificano per 208 aminoacidi (Groenen e coll., 1993). Ad oggi, sono stati identificati 8 alleli associati a differenti livelli di espressione di αs2-caseina nel latte caprino. Gli alleli A, B (Boulanger e LA COMPOSIZIONE DEL LATTE CAPRINO coll., 1984), C (Bouniol e coll., 1994), E (Lagonigro e coll., 2001) ed F (Ramunno e coll., 2001b) sono alleli forti e sono associate ad un contenuto normale di questa proteina nel latte (circa 2,5 g/l per allele). L'allele intermedio D è associato ad un contenuto ridotto (circa 1,5 g/l per allele), mentre l'allele 0 è associato alla totale assenza di questa proteina nel latte (Ramunno e coll., 2001a, 2001b). La variante G, associata ad un contenuto normale di αs2-caseina, è stata identificata a livello proteico tramite IEF (Erhardt e coll., 2002) ma non è ancora stata caratterizzata a livello molecolare. Dal punto di vista evolutivo (Ramunno e coll., 2000; Sacchi e coll., 2005) l'allele A dell’αs2-caseina può essere considerato l'allele ancestrale da cui gli alleli B, C ed F si sono originati, ognuno dei quali è caratterizzato da sostituzioni di singoli nucleotidi responsabili di sostituzioni aminoacidiche. L'allele B differisce dall'allele A per una transizione G→A al 10° nucleotide dell'esone 9, che causa la sostituzione Glu64→Lys64, mentre l'allele C differisce da A per una trasversione A→T al 5° nucleotide dell'esone 16 responsabile della sostituzione Lys167→ Ile167 nella proteina matura (Bouniol e coll., 1993, 1994). Paragonando gli alleli A, B, C ed E, si può dedurre che E deriva da C poiché entrambi condividono la sostituzione Lys167→ Ile167 (Lagonigro e coll., 2001; Sacchi e coll., 2005). Ad ogni modo, la mutazione che causa la formazione dell'allele E è una trasversione C→G all'83° nucleotide dell'esone 16, responsabile della sostituzione aminoacidica Pro197→ Arg197. L'allele F è caratterizzato da una trasversione G→A al 13° nucleotide dell'esone 3 e causa la sostituzione amicoacidica Val7→ Ile7 (Ramunno e coll., 2001b). L'allele D è caratterizzato da una delezione di 106 bp che coinvolge 11 bp dell'esone 11 e le prime 95 bp del successivo introne (Ramunno e coll., 2001b); ciò causa la perdita dei codoni Pro (CCC122), Thr (ACC123) e Val (GTG124). In questo modo, l'ultimo nucleotide (A) dell'esone 11 (il primo del codone 121) insieme ai due nucleotidi (AT) del successivo introne, porta alla formazione 23 di un nuoco codone (AAT121). In questo caso, la variante è costituita da 205 aminoacidi e porta Asn121 invece di Thr121 (Ramunno et al. 2001b). Infine, l'allele 0 è caratterizzato da 19 SNPs (Single Nucleotide Polymorphisms o polimorfismi a singolo nucleotide), ma la mutazione responsabile del contenuto nullo di questa variante sembra essere una transizione G→A all'80° nucleotide dell'esone 11 che determina la formazione di un codone di stop prematuro in posizione 110 con una riduzione della lunghezza della proteina matura a 109 aminoacidi invece che 208. Come conseguenza, gli individui che portano questo allele in condizioni omozigote presentano la totale assenza di questa frazione proteica nel latte come dimostrato da alcuni studi sperimantali basati su SDS-PAGE (sodium dodecyl sulphate and urea-poly acrylamide gel electrophoresis), RP-HPLC (reverse phase-high performance liquid chromatography) e HPLC/ESI-MS (HPLC electrospray ionization mass spectrometry) 24 (Ramunno e coll., 2001a; Marletta e coll., 2002). 3.2.3 La β-caseina dal punto di vista molecolare Tra le caseine, la β-caseina è la proteina più abbondante nel latte rappresentando oltre il 50% del contenuto totale in caseine. Il gene della β-caseina (CSN2) si estende su un tratto di DNA di 9 kb ed è costituito da 9 esoni di ampiezza variabile da 24 bp (esone 5) a 492 bp (esone 7) (Roberts e coll., 1992; Hayes e coll., 1993). Ad oggi, sono stati identificati 10 alleli, di cui A, A1, C, C1, E, 0 e 0 caratterizzati a livello molecolare (Rando e coll., 1996; Persuy e coll., 1999; Chessa e coll., 2005, 2008; Cosenza e coll., 2005), B e D descritti solo a livello proteico (Mahé e Grosclaude, 1993; Galliano e coll., 2004), ed un'altra variante trovata da Chianese e coll. (2007) a livello proteico ma non ancora caratterizzata. A livello di sintesi, le varianti alleliche A, A1, B, C, C1, D ed E sono associate ad un LA COMPOSIZIONE DEL LATTE CAPRINO contenuto normale di β-caseina nel latte (~5 g/l per allele) (Roberts e coll., 1992; Mahé e Grosclaude, 1993; Neveu e coll., 2002; Galliano e coll., 2004; Cosenza e coll., 2005; Caroli e coll., 2006), mentre gli alleli nulli 0 e 0’ sono associati ad un contenuto nullo di βcaseina nel latte di capra (Ramunno e coll., 1995; Persuy e coll., 1999). 3.2.4 La κ-caseina dal punto di vista molecolare Il gene della κ-caseina (CSN3) è costituito da 5 esoni, ma più del 90% della regione codificante è contenuta nell'esone 4, infatti, contiene la sequenza relativa a 162 dei 171 amminoacidi totali. Questa proteina è essenziale per la formazione, l'aggregazione e la stabilità delle micelle caseiniche, quindi per le proprietà tecnologiche del latte (Gutierretz e coll., 1996). Paragonando il gene della κ-caseina (CSN3) delle specie bovina, caprina e ovina, si evidenzia un'elevata omologia di sequenza, che, proba- bilmente, può essere spiegata dal ruolo che la proteina svolge nella stabilizzazione delle micelle caseiniche (Alexander e coll., 1988). Di Luccia e coll. (1990), identificarono le prime due varianti proteiche nella specie caprina, che furono confermate in un secondo tempo a livello molecolare da Caroli e coll. (2001). Successivamente, attraverso l'applicazione di differenti metodologie di analisi a livello molecolare, furono identificate un totale di 18 varianti (Yahyaoui e coll., 2001; Angiolillo e coll., 2002; Chessa e coll., 2003; Yahyaoui e coll., 2003; Jann e coll., 2004; Prinzenberg e coll., 2005; Di Gerlando e coll., 2013). Gli ultimi studi sulla κ-caseina (Prinzenberg e coll., 2005) hanno proposto di differenziare la nomenclatura a livello proteico da quella a livello molecolare introducendo due codici corrispondenti ai due gruppi caratterizzati da punto isoelettrico (pI) differente: AIEF che comprende le varianti A, B, B', B'', C, C', F, G, H, I, J, L, N e BIEF di cui fanno parte le varianti D, D, E, K e M. 25 4 I MARCATORI MOLECOLARI MICROSATELLITI I MARCATORI MOLECOLARI MICROSATELLITI 4.1 I marcatori molecolari microsatelliti - AFLP ( A m p l i f i e d Fr a g m e nt L e n g t h Polymorphism); I marcatori molecolari sono sequenze conosciute di DNA e possono essere descritti come una sorta di variazione nella sequenza nucleotidica, che può sorgere in seguito a mutazione o alterazione nei loci genomici e che può essere osservata. I marcatori molecolari possono essere costituiti da corte sequenze di DNA, come la sequenza di nucleotidi che circonda un polimorfismo a singolo nucleotide (Single Nucleotide Polymorphism o SNP), o da lunghe sequenze di DNA come i microsatelliti. Possono essere usati, per esempio, per studiare la relazione tra la trasmissione di una malattia ereditaria e le sue cause genetiche (una particolare mutazione di un gene che codifica una proteina difettosa) (Poetsch e coll., 2004; Pelotti e coll., 2007). I marcatori molecolari più frequentemente utilizzati sono: - RFLP (Restriction Fragment Length Polymorphism); - RAPD (Random Amplified Polymorphic DNA); - SNP (Single Nucleotide Polymorphism); - Microsatelliti (Short Tandem Repeats o STRs). Una delle caratteristiche peculiari più importanti dei marcatori molecolari è l'ereditabilità, la possibilità quindi di essere trasmessi da una generazione alla successiva. Altre caratteristiche distintive sono l'associazione ad uno specifico locus, l'elevato polimorfismo, la possibilità di essere applicati universalmente e di essere distribuiti uniformemente nel genoma (RakoczyTroyanouska e Bolibok, 2004). Tra i marcatori molecolari sopra citati, i microsatelliti posseggono un elevato polimorfismo e sono ampiamente distribuiti sul genoma, caratteristiche che li rendono particolarmente idonei negli studi di genetica di popolazione. Un microsatellite è una specifica sequenza non codificante di basi nucleotidiche 29 costituita da piccoli blocchi di ripetizioni in tandem semplici (da 1 a 4 basi) e dispersi nel genoma (Turnpenny e Ellard, 2005). Sono abbastanza comuni le ripetizioni mononucleotidiche (A)n o (T)n, più rare le ripetizioni (G)n e (C)n. Le ripetizioni dinucleotidiche sono molto comuni, e sono altamente polimorfiche in quanto presentano un numero variabile di ripetizioni in coppia. Le triple e le quadruple ripetizioni sono invece molto meno frequenti e più instabili (Tabella 4.1). Tab. 4.1 - Esempi di sequenze di ripetizioni Tandem Repeats (STRs), o Variable Number of Tandem Repeats (VNTRs), a seconda della lunghezza e della complessità della ripetizione (Rakoczy-Troyanouska e Bolibok, 2004). Sul genoma possiamo quindi ritrovare queste particolari sequenze nucleotidiche il cui polimorfismo è generato dalle differenze, riscontrabili a ciascun locus, nel numero delle ripetizioni. Tale polimorfismo fa sí che i microsatelliti siano ampiamente distribuiti sul genoma e che presentino codominanza e facilità di analisi. Fig. 4.2 - Elettroferogramma di marcatori molecolari microsatelliti I microsatelliti si possono riscontrare nel DNA intergenico, negli introni e nelle regioni codificanti dei geni. Le regioni fiancheggianti i microsatelliti risultano altamente conservate, per cui è possibile disegnare dei primers specifici complementari ad esse. I microsatelliti possono anche essere chiamati Simple Sequence Repeats (SSRs), Short 30 5 GENOTIPIZZAZIONE AI LOCI CASEINICI NELLA RAZZA CAPRINA GIRGENTANA GENOTIPIZZAZIONE AI LOCI CASEINICI NELLA RAZZA CAPRINA GIRGENTANA 5.1 Applicazioni di biotecnologie molecolari 5.2 Protocolli di analisi di biologia molecolare Le applicazioni di innovazione tecnologica e successivo trasferimento delle conoscenze sono state rivolte a cinque aziende delle province di Agrigento e Palermo impiegando campioni individuali di animali di razza Girgentana. In totale l'attività di validazione dei protoccolli di analisi molecolari disponibili ha riguardato un totale di 373 campioni di individui di entrambi i sessi provenienti dalle aziende: Vasotti (Palermo), Fazio, Sciortino, Gatì e Vassallo (Agrigento). Al fine di definire l'innovazione tecnologica e trasferire i risultati della ricerca, sono stati utuilizzati diversi protocolli di analisi di biologia molecolare e di chimica analitica ottenuti come risultati della ricerca applicata industriale sviluppata in altri progetti di ricerca finanziati al Dipartimento. Il protocollo di analisi molecolare utilizzato prevede l'estrazione del DNA dai campioni individuali di sangue, la quantificazione del DNA estratto tramite spettrofotometro e la diluizione del DNA estratto alle opportune concentrazioni di lavoro in modo tale da poter essere utilizzato nelle successive analisi che hanno riguardato la genotipizzazione ai loci caseinici e la genotipizzazione a marcatori molecolari microsatelliti. 5.2.1 Estrazione Estrazione del del DNA DNA genomico genomico da da 5.2.1 sangue intero intero sangue Per Per l'estrazione l'estrazione del del DNA DNA genomico genomico èè stato stato usato un metodo salting-out (noto come usato un metodo salting-out (noto come metodo metodo di di James). James). IlIl protocollo protocollo di di estrazione estrazione ha previsto due giorni di lavoro. ha previsto due giorni di lavoro. Fig. 5.1 - Estrazione del DNA 33 Le attività svolte, per la validazione dei protocolli selezionati, sono state le seguenti: - Durante il primo giorno, dal sangue intero prelevato in Vacutainer contenente EDTA come anticoagulante, è stato isolato un buffy coat di globuli bianchi, dal quale è stata allontanata l'emoglobina tramite lavaggi effettuati con l'utilizzo di una soluzione di lisi RBC (Red Blood Cells) e di una soluzione TBS (Tris Buffered Saline) a pH 7,4. Il pellet di globuli bianchi è stato quindi risospeso in una soluzione TE buffer a pH 8,0 in un tubo da 15 ml. Successivamente, è stato aggiunto al tubo contenente il pellet una soluzione composta da EDTA 0,5 M, SDS 10% e proteinasi K. L'aggiunta di questa soluzione è necessaria per la digestione delle proteine e, una volta effettuato questo passaggio, i campioni sono stati lasciati in bagno termostatico over night a 50°C. - Durante il secondo giorno, dopo aver aggiunto una soluzione satura di NaCl 34 6M, i campioni sono stati vortexati e centrifugati per far precipitare le proteine. Quindi, il surnatante è stato trasferito in un nuovo tubo da 15 ml a cui è stato aggiunto precedentemente etanolo assoluto ghiacciato. Questo passaggio ha il compito di fare flocculare il DNA, infatti agitando il tubo per inversione comparirà un fiocco di DNA. Il fiocco di DNA è stato recuperato dal tubo da 15 ml e trasferito in un microtubo da 1,5 ml a cui è stato aggiunto precedentemente etanolo assoluto ghiacciato. A questo punto i campioni sono stati centrifugati a massima velocità (circa 13.500 RPM) per circa 10 minuti a 4°C in modo tale da permettere al DNA di depositarsi sul fondo del tubo. Successivamente, è stato eliminato il surnatante per inversione, aggiunto etanolo ghiacciato al 70% ed è seguita un’ulteriore centrifugazione a 4°C per circa 3-5 minuti, alla massima velocità per eliminare i residui di etanolo assoluto. GENOTIPIZZAZIONE AI LOCI CASEINICI NELLA RAZZA CAPRINA GIRGENTANA Quindi viene nuovamente eliminato il surnatante per inversione, si lascia evaporare l'etanolo a temperatura ambiente per due ore circa. Infine, il DNA è stato risospeso in 50 µl di acqua sterile e i campioni vengono lasciati over night a 4°C per permettere al pellet di DNA di risospendersi completamente. Per accertare la buona riuscita dell'estrazione è stata effettuata la quantificazione del DNA tramite Nanodrop ND-1000. Fig. 5.2 - Spettrofotometro Nanodrop Nd1000 trazione e della qualità del DNA, quindi del grado di purezza del campione analizzato. I campioni estratti, con il protocollo sopra descritto, hanno confermato un buon grado di purezza e hanno presentato un rapporto di assorbanza 260/280 maggiore o uguale a 1,8 e un rapporto di assorbanza 260/230 compreso tra 1,8 e 2,2. Tali valori sono indici di riferimento per la valutazione qualitativa della buona riuscita dell'estrazione e del grado di purezza del DNA ottenuto. Dopo essere stato quantificato, il DNA genomico deve essere diluito a concentrazioni di 50 ng/µl in modo tale da poter essere utilizzato nelle successive fasi di lavoro. 5.2.2 Amplificazione, analisi e genotipizzazione ai loci caseinici Il Nanodrop è uno spettrofotometro UVVisibile capace di dare, tramite l'assorbimento a varie lunghezze d'onda (230-260280 nm), una misura esatta della concen- Lo step successivo è stato la validazione della genotipizzazione ai quattro loci caseinici αs1(CSN1S1), β-(CSN2), αs2-(CSN1S2) e κ-(CSN3) che è stata condotta su circa 200 individui di sesso femminile in lattazione. Questi sono 35 stati scelti, all'interno delle aziende in esame, in modo tale di evitare animali imparentati tra di loro al fine di prelevare la massima variabilità genetica presente entro la popolazione. Le analisi sono state condotte seguendo i protocolli molecolari precedentemente messi a punto ed utilizzando per le successive elaborazioni il software POPGENE versione 1.31 (Yeh e coll., 1999) per il calcolo delle frequenze alleliche e genotipiche relative a ciascun locus. Ioltre sono stati utilizzati altri software specifici per l'allineamento delle sequenze ottenute. Per il locus all’αs1-caseina, le genoti- Tale protocollo consente la chiara separazione dei frammenti amplificati. Da questa prima analisi è stato possibile evidenziare gli alleli A*/0, B*/E, F ed N. Il gruppo A* comprende gli alleli A, G, I, e H, mentre il gruppo B* comprende gli alleli B1, B2, B3 e B4. Per discriminare tra gli alleli A* e 0, e tra gli alleli B ed E sono stati applicati due distinti protocolli AS-PCR (Allele Specific-PCR). Fig. 5.4. Elettroforesi pizzazioni sono state eseguite applicando un protocollo PCR-RFLP e una corsa su gel di poliacrilamide. Fig. 5.3 - Termociclatore I protocolli molecolari prescelti e validati hanno permesso l'identificazione degli alleli A* e B*, definiti alleli forti, che sono associati ad un contenuto di questa proteina nel latte 36 GENOTIPIZZAZIONE AI LOCI CASEINICI NELLA RAZZA CAPRINA GIRGENTANA di ~3,6 g/l per allele, dell'allele E che è definito allele intermedio perché associato ad un contenuto di 1,1 g/l per allele, dell'allele F che è definito allele debole e che è associato ad un contenuto di 0,6 g/l per allele e dell'allele N che rientra nel gruppo degli alleli associati ad un contenuto nullo di questa proteina nel latte. Come si può notare dalla Tabella 5.1, che riporta la frequenza degli alleli individuati, il 65% circa degli animali presenta alleli forti (A*, B*) favorevoli per i processi tecnologici di caseificazione. Tab. 5.5 - Frequenza degli alleli individuati al locus dell’αs1-caseina I genotipi individuati sul totale degli individui analizzati sono riportati nella Tabella 5.5. Tab. 5.6 - Genotipi riscontrati sul totale degli individui analizzati al locus dell’αs1-caseina Alcuni studi condotti da Ramunno e coll. nel 2008 hanno evidenziato che un maggior contenuto di αs1-caseina nel latte comporta una migliore composizione in termini di sostanza secca, proteina, fosforo ed un pH più basso rispetto al latte con un minor contenuto di tale frazione proteica. Effetti positivi sono stati osservati anche per i parametri di coagulazione e sulla resa in formaggio: genotipi AA, AB e BB hanno una resa in formaggio nettamente superiore ai genotipi “deboli” come FF. È stata rilevata, 37 inoltre, un'influenza sulle proprietà organolettiche dei formaggi ottenuti con latte ad alto contenuto di αs1- che è caratterizzato per un sapore ed un odore meno intenso rispetto a quello ottenuto da capre omozigoti per alleli deboli e nulli. Per il locus β-caseina, le genotipizzazioni sono state eseguite applicando un primo protocollo PCR che permette l'identificazione degli alleli A*, C*, E e 0 (Chessa e coll., 2005), seguito da un secondo protocollo PCR per discriminare gli alleli dei gruppi A* e C*, ed in particolare A da A1 e C da C1 (Chessa e coll., 2008). Le genotipizzazioni a questo locus prevedono il sequenziamento di entrambi i frammenti ottenuti dalle amplificazioni PCR, tramite ABI PRISM 3130xl Genetic Analyzer (Applied Biosystems). Le sequenze ottenute sono state analizzate con software SeqScape versione 2.5 e successivamente allineate con software ClustalW. I protocolli molecolari prescelti e validati 38 hanno permesso l'identificazione degli alleli A, C e C1, definiti alleli forti, associati ad un contenuto di questa proteina nel latte di 6 g/l per allele e dell'allele 0 che risulta associato ad un contenuto nullo di questa proteina nel latte (Tabella 5.3). Come si può notare dalla tabella sottostante, quasi il 95% degli animali presenta alleli forti (A, C e C1) che sono associati, come già detto, ad un contenuto elevato di questa proteina nel latte. Di notevole importanza è la presenza dell'allele nullo 0 che, nonostante risulti molto raro, è presente negli individui di razza Girgentana con una frequenza del 5,4%. Infatti la presenza di tale allele, anche se con una frequenza molto bassa, nella popolazione, consente di ipotizzare impieghi alternativi alla trasformazione in prodotti lattiero caseari, della produzione di latte di questi animali. GENOTIPIZZAZIONE AI LOCI CASEINICI NELLA RAZZA CAPRINA GIRGENTANA Tab. 5.7 - Frequenza allelica riscontrata al locus della β-caseina nella popolazione analizzata Per conoscenza nella Tabella 5.7 si evidenziano i genotipi riscontrati al locus della βcaseina sul totale degli individui analizzati. Tab. 5.8 - Frequenza genotipica riscontrata al locus della β-caseina nella popolazione analizzata molecolari hanno permesso l'identificazione degli alleli A, C, E ed F definiti alleli forti, associati ad un contenuto di questa proteina nel latte di ~2,5 g/l per allele. La Tabella 5.5 mostra che la totalità degli individui analizzati presenta alleli forti ovvero associati ad un contentuto alto di questa proteina nel latte. Tab. 5.9 - Frequenza allelica riscontrata al locus dell’αs2-caseina nella popolazione analizzata Nella Tabella 5.9 vengono riportate le frequenze genotipiche riscontrate al locus dell’αs 2 -caseina nella razza caprina Per il locus αs2-caseina, le genotipizzazioni Girgentana. sono state eseguite applicando protocolli PCR-RFLP e AS-PCR con successiva corsa su gel di agarosio per una chiara separazione dei frammenti amplificati. I protocolli 39 Tab. 5.10 - Frequenza genotipica riscontrata al locus dell’αs2-caseina nella popolazione analizzata Dai risultati ottenuti è stato possibile notare la mancanza sia dell'allele forte B che dell'allele intermedio D e dell'allele nullo 0. Per il locus κ-caseina, le genotipizzazioni sono state eseguite applicando un protocollo PCR per l'amplificazione dell'esone 4 del gene tramite l'utilizzo di primers specifici. Le genotipizzazioni prevedono il sequenziamento del frammento ottenuto dall'amplificazione PCR, tramite ABI PRISM 3130xl Genetic Analyzer (Applied Biosystems). Le sequenze così ottenute sono state analizzate con software SeqScape versione 2.5 e successivamente allineate con il software ClustalW (Thompson e coll., 1997). La traduzione in sequenze aminoacidiche 40 delle sequenze nucleotidiche ottenute è stata eseguita mediante il software ExPASyTraslate. Lo stesso software è stato usato per calcolare il punto isoelettrico (IP) delle nuove varianti genetiche identificate in modo tale da poterle inserire in uno dei due gruppi, AIEF o BIEF, corrispondenti ai due punti isoelettrici (IP=5,53 e 5,78, rispettivamente) identificati utilizzando il metodo isolettroforetico (IEF). L'analisi delle sequenze nucleotidiche ha mostrato la presenza, all'interno della razza Girgentana, degli alleli A, B, D e G, identificati in precedenti ricerche. Nei campioni analizzati sono state riscontrate due nuove varianti alleliche, chiamate D' e N, nell'esone 4 del gene della κ-caseina. La Tabella 5.7 mostra le frequenze alleliche riscontrate nel totale degli individui analizzati e, si può notare, che circa l'88% degli animali ha presentato l'allele AIEF. GENOTIPIZZAZIONE AI LOCI CASEINICI NELLA RAZZA CAPRINA GIRGENTANA Tab. 5.11 - Frequenze alleliche riscontrate nel totale degli individui analizzati al locus della κ-caseina Tab. 5.12 - Frequenza genotipica riscontrata nella popolazione analizzata al locus della κ-caseina La Tabella 5.11 mostra le frequenze genotipiche al locus della κ-caseina sul totale degli individui analizzati. 41 6 VALIDAZIONE MARCATORI MOLECOLARI MICROSATELLITI NELLA RAZZA CAPRINA GIRGENTANA E BASI APPLICATIVE DEL SISTEMA DI TRACCIABILITÀ Validazione marcatori molecolari microsatelliti nella razza caprina Girgentana e basi applicative del sistema di tracciabilità 6.1 Validazione dei marcatori molecolari Il DNA estratto dai campioni individuali di sangue è stato utilizzato per analizzare gli individui di razza caprina Girgentana con un pannello di marcatori microsatelliti. In totale sono stati analizzati 240 animali amplificando, tramite multiplex PCR, 20 marcatori microsatelliti (Tabella 6.1 ). Tab. 6.1 - Marcatori microsatelliti analizzati I marcatori analizzati sono stati scelti in modo tale da coprire il maggior numero di cromosomi e quindi da ottenere un quadro quanto più possibile informativo sulla variabilità nella popolazione. L'analisi dei marcatori microsatelliti è stata in primo luogo eseguita tramite elettroforesi capillare con ABI PRISM 3130xl Genetic Analyzer (Applied Biosystems) e i dati sono stati analizzati con il software GeneMapper versione 4.0 (Applied Biosystems). I risultati ottenuti dalle genotipizzazioni di tutti gli animali sono stati analizzati con diversi software: Cervus versione 3.0 (Kalinowski e coll., 2007) per stimare il numero medio di alleli per locus (MNA), l'eterozigosità attesa e osservata (He e Ho), il Polymorphic Information Content (PIC) determinato dal numero di varianti alleliche che presenta ciascuno dei marcatori utilizzati. 45 FSTAT (Goudet 1995) per il calcolo dell'allelic richness (AR), un parametro che misura il polimorfismo di un marcatore molecolare aggiustato per la numerosità del campione. Genetix (Belkhir e coll., 2004) per l'analisi delle corrispondenti fattoriali. Per studiare la struttura genetica e il grado di differenzazione dell'intera popolazione considerata, verranno calcolati gli indici di fissazione di Wright (Fis, Fit e Fst) e l'inbreeding mediante il software Molkin versione 2.0. L'analisi di validazione dei microsatelliti prevede anche la individuazione di marcatori razza specifici (alleli privati), ovvero possibili alleli presenti solo all'interno di una determinata razza, potenzialmente utilizzabili per il sistema di tracciabilità molecolare. Ad oggi infatti, la maggiore criticità evidenziata per la filiera lattiero-casearia è l'assenza di un sistema di certificazione univoco ed oggettivo, soprattutto per quelle produzioni classificate monorazza, ovvero ottenute con latte appartenente ad una 46 specifica razza. Concepire un mercato alimentare di prodotti monorazza, dotati di un sistema di certificazione di origine animale, contribuirebbe a migliorare la redditività delle razze e nel caso specifico della razza Girgentana, al tempo stesso la sostenibilità delle loro produzioni zootecniche. Per la definizione del sistema di tracciabilità sono stati analizzati 41 campioni individuali di razza caprina Maltese e 33 campioni di razza caprina Derivata di Siria. I campioni sono stati genotipizzati, tramite multiplex PCR, ai 20 marcatori microsatelliti ed è stato selezionato un subset di microsatelliti potenzialmente utilizzabili per la definizione del sistema di tracciabilità molecolare. L'analisi dei marcatori microsatelliti è stata in primo luogo eseguita tramite elettroforesi capillare con ABI PRISM 3130xl Genetic Analyzer (Applied Biosystems) e i dati sono stati analizzati con i softwares GeneMapper versione 4.0 (Applied Biosystems). I risultati ottenuti dalle genotipizzazioni sono stati Validazione marcatori molecolari microsatelliti nella razza caprina Girgentana e basi applicative del sistema di tracciabilità analizzati con i diversi software citati in precedenza per il calcolo delle frequenze alleliche, il numero medio di alleli (MNA), l'allelic richness (AR), l'eterozigosità osservata (Ho) e attesa (He), il Contenuto di Informazione Polimorfica (PIC) e l'equilibrio di Hardy-Weinberg (HWE). I risultati ottenuti hanno mostrato una elevata variabilità ed informatività del subset di microsatelliti (PIC=0,65; MNA=8,67). L'AR variava da un minimo di 4,585 per il locus TGLA122 che presentava 6 alleli e un massimo di 9 per il locus OLADRB con 11 alleli. In particolare i marcatori microsatelliti con alleli privati nelle singole razze sono stati FBC48, FBC20, CSRD247, SRCRSP0005, OLADRB, SRCRSP0008, OARAE54, FCB11, ETH225, SRCRSP0024, McM64. In totale sono stati trovati 13 alleli privati in Girgentana, 11 alleli in Maltese e 3 in Derivata di Siria. Il microsatellite TGLA122 pur non avendo alleli privati nelle singole razze è stato selezionato per la tracciabilità dei prodotti lattiero-caseari perché presentava l'allele 151 nelle razze Maltese e Derivata di Siria ma non presente in Girgentana. Per la tracciabilità sono stati utilizzati anche l'allele 109 al marcatore microsatellite FCB20 e l'allele 177 al marcatore microsatellite SRCRSP0005. I marcatori microsatelliti con alleli privati sono stati validati su pools di DNA, costruiti artificialmente in laboratorio, mescolando, in proporzioni variabili, il DNA proveniente dalle tre razze. Successivamente, l'analisi è stata condotta anche su DNA estratto da formaggio prodotto con latte di sola capra Girgentana. Marcatore microsatellite FCB20 47 Marcatore microsatellite Sp05 Marcatore microsatellite TGLA122 I risultati ottenuti hanno evidenziato, attraverso un'analisi molecolare rapida, precisa e poco costosa, la possibilità di utilizzare questi tre marcatori microsatelliti per la tracciabilità dei prodotti lattiero-caseari di razza Girgentana al fine di rilevare la presenza di latte appartenente ad altre razze caprine. 48 7 QUANTIFICAZIONE DELLE VARIANTI ALLELICHE DEI LOCI CASEINICI PER LA CARATTERIZZAZIONE DEL LATTE DELLA RAZZA GIRGENTANA Quantificazione delle varianti alleliche dei loci caseinici per la caratterizzazione del latte della razza Girgentana 7.1 Estrazione delle proteine da latte Sono stati analizzati campioni di latte individuale, appartenenti ad animali con genotipo noto alle caseine, per la quantificazione delle varianti alleliche ai loci caseinici. I campioni di latte prelevati presso le 3 aziende (Fazio, Vasotti e Sciortino), sono stati liofilizzati subito dopo il prelievo e congelati a -80°C per garantirne una migliore conservazione. Prima dell'analisi, ogni liofilizzato è stato opportunamente solubilizzato, e come previsto dal protocollo di Bobe e coll. (1998), un'aliquota da 500 µl di campione è stata congelata a -20°C fino al momento dell'analisi. In una seconda fase, all'aliquota congelata è stata aggiunta una soluzione contenente 0,1 M BisTris buffer (pH 6,8), 6 M GdnHCl, 5,37 mM di citrato di sodio e 19,5 mM di DTT (pH 7,0) in un rapporto di 1:1 (v:v) a temperatura ambiente. Dopo lo scongelamento, ciascun campione è stato vortexato per circa 10 secondi e incubato per 1 ora a temperatura ambiente. Successivamente, il campione è stato centrifugato per 5 minuti a 16000xg. Rimosso lo strato di grasso superficiale con una spatola, il campione rimanente è stato nuovamente diluito in un rapporto 1:3 (v:v) con una soluzione contenente 4,5 M GndHCl e solvente A costituito da acetonitrile, acqua ultrapura e acido trifluoroacetico (100:900:1, v:v:v, pH 2,0). Con questo protocollo la concentrazione delle proteine del latte nella soluzione finale risultava diluita otto volte circa, ciò significa che se la concentrazione proteica fosse all'incirca 4 mg/ml nel diluito, quella nel campione di latte iniziale sarebbe circa 32 mg/ml. Il campione così trattato è stato infine trasferito in vials prima dell'analisi cromatografica. 51 7.2 Analisi quantitativa mediante RPHPLC/UV-Vis Al fine di separare e quantificare le più comuni varianti alleliche delle proteine è stato sviluppato e validato il metodo di analisi mediante RP-HPLC/UV-Vis (Bonfatti e coll., 2008). Fig. 6.1 Apparecchiatura RP-HPLC 52 La Cromatografia Liquida ad Elevate Prestazioni (HPLC) è una tecnica che, sfruttando le diverse affinità delle molecole nei confronti di due diverse fasi (una fase stazionaria rappresentata dalla colonna cromatografica e una fase mobile fatta scorrere in modo continuo sulla fase stazionaria) ne consente la separazione da miscele più o meno complesse. L'eluente viene pompato in modo continuo e riproducibile nella colonna di acciaio contenente la fase stazionaria, mentre il campione in analisi viene introdotto direttamente nel flusso di eluente. I composti in uscita dalla colonna vengono rilevati ed evidenziati, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, da un rivelatore UV-Visibile che registra la variazione di assorbimento delle molecole nella regione dell'UV-Visibile. Nello specifico, la cromatografia liquida in fase inversa (RPHPLC) è costituita da una fase stazionaria apolare (di natura idrofoba non solubile in acqua) e una fase mobile polare (di solito una miscela di acqua e acetonitrile). Quantificazione delle varianti alleliche dei loci caseinici per la caratterizzazione del latte della razza Girgentana Questa tecnica cromatografica permette di separare le proteine/molecole in base alla polarità, inoltre, a seconda della lunghezza delle catene idrofobe della fase stazionaria, è possibile separare proteine di diversa grandezza. È stata utilizzata una colonna analitica C8 (Zorbax 300SB RP-C8, 3,5 μm, 300A, 150×4,6 ID) e la rivelazione UV-Vis è stata effettuata a una lunghezza d'onda di 214 nm. Per gli esperimenti di calibrazione varianti genetiche pure sono state estratte da campioni di latte individuale di animali con genotipo noto, considerando che in commercio non erano disponibili le varianti alleliche delle caseine caprine. In particolare, sono stati utilizzati animali con genotipo omozigote alle singole caseine ed in particolare i genotipi: AA, BB, FF e NN all' αs1-caseina, CC e C'C' alla β-caseina, AA e FF alla αs2-caseina, ed infine AA e BB alla kcaseina. Gli estratti proteici ottenuti contenenti le rispettive varianti alleliche omozigoti sono stati liofilizzati e successivamente solubilizzati con solvente A al fine di ottenere le rispettive soluzioni standard necessarie per la fase di calibrazione strumentale. La validazione del metodo prevedeva il test di linearità e le stima di ripetibilità, riproducibilità e precisione. Nello specifico sono stati analizzati dieci campioni di latte individuale. La linearità è stata testata analizzando lo stesso campione a volumi di iniezione crescenti 5-80 µl, in triplicato. L'accuratezza, invece, è stata determinata quantificando ciascuna variante allelica in due campioni e ripetendo la quantificazione con miscele diverse di essi (a 75, 50 e 25%) analizzate in duplicato. Una relazione lineare è stata osservata tra le concentrazioni delle proteine e le aree sottese dal picco nell'intervallo di concentrazione in analisi con l'ottenimento di limiti di rilevabilità bassi. Per ciascuna variante caseinica sono state costruite le curve di calibrazione iniettando volumi crescenti (5, 10, 20, 40 e 80 µl) di soluzione standard corrispondente. 53 L'analisi condotta mediante RP-HPLC ha confermato una buona separazione delle varianti alleliche all’αs1-caseina a differenza Tab. 6.2 - Dati quantitativi ottenuti delle restanti varianti caseiniche. Successivamente alla fase di validazione del metodo sono stati analizzati numerosi campioni con genotipo omozigote ed eterozigote alle varianti alleliche dell’αs 1 -caseina, mentre con genotipo omozigote alle restanti varianti caseiniche, che hanno consentito la quantificazione per singolo allele. La precisione del metodo è stata valutata stimando la ripetibilità, con iniezioni consecutive di campioni, e la riproducibilità, analizzando ogni campione in quattro giorni diversi. La ripetibilità e riproducibilità sono risultate soddisfacenti sia per i tempi di ritenzione che per le aree sottese ai picchi. I dati ottenuti hanno mostrato che le varianti alleliche A e B dell’αs1-caseina sono alleli forti, cioè associati ad un alto contenuto di caseina nel latte, mentre la variante F è un allele debole associato ad un basso livello di αs1-caseina nel latte. Infatti l'espressione dell'allele B rispetto ad A determina un contenuto maggiore di αs1caseina nel latte. Il confronto dei dati ottenuti per l’αs2caseina, con quelli riportati in letteratura ha mostrato un contenuto paragonabile per gli alleli A e F, definiti alleli "forti" e associati con un contenuto normale di questa proteina nel latte. 54 Quantificazione delle varianti alleliche dei loci caseinici per la caratterizzazione del latte della razza Girgentana Il confronto dei dati per la β-caseina con quelli pubblicati ha mostrato un contenuto inferiore di questa proteina associata rispettivamente agli alleli C e C1 (3,0 ± 0,8 e 2,0 ± 0,7) . Importanti risultati sono stati ottenuti per la κ-caseina, perché in letteratura non ci sono dati di quantificazione per singola variante allelica. I dati disponibili confermano che il gruppo BIEF rappresenta il gruppo di varianti più favorevoli in termini di contenuto in κcaseina nel latte rispetto al gruppo AIEF. 7.3 Estrazione degli acidi grassi da latte e transesterificazione La determinazione del profilo di acidi grassi è stata effettuata mediante gascromatografia con rivelatore a ionizzazione di fiamma (GCFID). Il metodo validato prevede due fasi principali: una fase preparativa del campione e una fase di separazione ed analisi qualiquantitativa delle diverse componenti. Rela- tivamente alla preparazione del campione, per l'estrazione della materia grassa, il metodo messo a punto si basa su un'estrazione da una soluzione ammoniaco-alcoolica del latte con etere etilico ed etere di petrolio seguita da evaporazione dei solventi mediante l'utilizzo della strumentazione Rotavapor R-215 BÜCHI. Nello specifico vengono pesati in un cilindro da 100 ml con tappo, con l'approssimazione di 1 mg, 10 g di latte liquido ottenuto previa solubilizzazione del liofilizzato, a cui viene aggiunto un volume di 1,5 ml di soluzione di ammoniaca al 25%. Successivamente vengono introdotti 10 ml di alcol etilico, il campione viene agitato senza tappo e poi si aggiungono 25 ml di etere etilico. Il cilindro viene infine tappato ed agitato per 1 min. Tolto il tappo con precauzione, vengono aggiunti 25 ml di etere di petrolio e il campione viene successivamente agitato per 30 secondi. La sospensione così ottenuta viene lasciata a riposo finchè lo strato superiore non diventa limpido e si separi nettamente 55 da quello inferiore. Tale strato viene trasferito in un pallone da vuoto. L'estrazione viene ripetuta altre due volte sempre allo stesso modo riducendo solo i volumi dei due eteri a 15 ml e gli estratti vengono raccolti nello stesso pallone. L'evaporazione dei solventi viene effettuata mediante Rotavapor, come riportato precedentemente, e il campione viene incubato a 40°C in stufa per 1 ora. L'estratto così ottenuto è successivamente solubilizzato in n-pentano e transesterificato mediante l'utilizzo di 500 µl KOH in MeOH (2 N) in modo da indurre la formazione di esteri metilici che, oltre a liberare gli acidi grassi dal legame col glicerolo, li trasforma in una forma più volatile, maggiormente adatta all'analisi gascromatografica. 7.4 Analisi quantitativa mediante GC-FID L'analisi è stata condotta con l'utilizzo del gascromatografo SHIMADZU GC-2010. Gli acidi grassi metilati vengono iniettati in 56 colonna capillare (ZEBRON ZB-WAX plus 30 m x 0,32 mm i.d., 0,2 µm film), separati come tali ed identificati da un rivelatore a ionizzazione di fiamma (FID). Preliminarmente all'analisi gascromatografica, mediante una serie di prove sperimentali, è stato validato il metodo strumentale che prevede oltre al settaggio dei parametri di lavoro anche la costruzione di una curva di calibrazione necessaria per la determinazione quantitativa dei singoli acidi grassi. Nel caso specifico è stato utilizzato il metodo della standardizzazione esterna ed in particolare sono stati utilizzati gli standards di 13 esteri metilici analizzati prima come singoli standard, per l'identificazione dei picchi in base ai tempi di ritenzione, e poi in miscela a concentrazioni note. Nello specifico sono state preparate quattro mix a concentrazioni diverse per la costruzione di una curva a quattro punti, come riportato in tabella 13, che mette in relazione le aree dei picchi in funzione della concentrazione dello standard corrispondente. Quantificazione delle varianti alleliche dei loci caseinici per la caratterizzazione del latte della razza Girgentana Tab. 13 - Concentrazioni dei differenti standard di esteri metilici degli acidi grassi utilizzati per la calibrazione Dopo la messa a punto del metodo cromatografico si è proceduto all'analisi dei campioni. Gli esteri metilici ottenuti dopo la transesterificazione vengono trasferiti in vials e iniettati allo strumento per l'analisi gascromatografica. I cromatogrammi così ottenuti sono stati interpretati e i risultati caricati su supporto informatico, in particolare su foglio elettronico, precedentemente costruito, per il calcolo del contenuto in grammi di singolo acido grasso in 100 g di grasso estratto utilizzando la formula: [C] = Q RC FAi 100 PC dove QRC è la quantità di estere metilico di acido grasso in g; PC è il peso del campione di grasso in g; FAi è un fattore di conversione da estere metilico a corrispondente acido grasso. Il dataset prodotto è stato analizzato attraverso le procedure GLM per misure ripetute del software SAS System versione 9.2. L'obiettivo è stato quello di verificare l'associazione tra i genotipi alle caseine più abbondanti, nell'allevamento in cui si è condotto il campionamento, e la composizione acidica del latte caprino in tre diverse stagioni: ottobre, febbraio e giugno, periodi questi che corrispondono rispettivamente a inizio, metà e fine della lattazione. L'interazione genotipo-stagione di campionamento ha mostrato delle interessanti associazioni statisticamente valide tra la κcaseina e la concentrazione di alcuni acidi grassi, il C18, il C 18:1, il C18:3 ed il C20. Questi acidi grassi svolgono un effetto positivo sulla salute dell'uomo, protettivo sul 57 sistema cardiovascolare, in quanto questi acidi riducono i livelli ematici di colesterolo e dei trigliceridi. 58 8 ATTIVITÀ DI TRASFERIMENTO APPLICATIVO DELL’INNOVAZIONE E COLLAUDO DEI RISULTATI DELLA RICERCA Attività di trasferimento applicativo dell’innovazione e collaudo dei risultati della ricerca Il trasferimento applicativo del progetto “Riqualificazione delle imprese del settore lattiero caseario, tramite applicazioni biomolecolari e bioinformatiche di tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti per la sicurezza alimentare e di una filiera tipica per la razza caprina tipica Girgentana” è consistito nella sperimentazione e validazione, con le aziende prescelte di produzione e trasformazione del settore lattiero-caseario, di un sistema innovativo per garantire la tracciabilità e la rintracciabilità di processo lungo l'intera filiera. Di seguito si illustrano le caratteristiche e le sezioni del portale www.disolagirgentana.it dedicato alla razza caprina Girgentana e volto a garantire il trasferimento dell’innovazione agli operatori della filiera. 8.1 Architettura funzionale categorie dei seguenti attori: Università, Allevatori, Caseificatori. In particolare il modulo “Università” funge da hub dell'intero sistema e raccoglie tutti i dati prodotti dagli altri moduli al fine di disporre di un database per le necessarie elaborazioni scientifiche e gestionali, nonché per la definizione delle modalità di selezione dei dati da pubblicare nel portale. Tale modulo dispone di funzionalità di connessione ad output di applicazioni biochimiche e genetiche a monte, e ad applicazioni scientifiche di calcolo a valle; nonché, ove possibile, di interoperabilità nello scambio dati. 8.2 Architettura tecnologica Come descritto in precedenza, il sistema gestionale prevede una parte di back office ed una di front office. Il sistema finale si compone di quattro moduli principali, un portale pubblico ed un modulo specifico per ciascuna delle 3 61 8.3 Analisi funzionale In questa sezione vengono riportate in dettaglio le funzionalità del sistema. Modulo “Università” L'Università degli Studi di Palermo è l'attore principale per il suo ruolo di promotore e di coordinatore del progetto, nonché per l'eterogeneità delle esigenze informative. In conformità agli obiettivi del progetto, il sistema informativo a supporto delle attività è composto da diverse macroaree: anagrafica (allevatori, razza e individui; caseificatori, strumenti di produzione); analisi bio-genetiche; analisi dati gestionali; rintracciabilità; area pubblica; Per ognuna di queste macro-aree, il sistema presenta un modulo specifico, pur mantenendo l'assetto di un portale integrato, con la predisposizione della possibilità di visualizzazione di alcuni dati in un'area pub62 blica dello stesso. Di seguito le informazioni disponibili in ogni macro-area. Allevatori: nome, ubicazione, note generali. Razze: dati genetici e caratteri fenotipici. ID animali: razza, matricola, data di nascita, sesso. Caseificatori: nome, ubicazione, note generali. Strumenti di produzione: tipi di impianti Gestione dati scientifici Collegamento ai dati anagrafici; dati relativi ai genotipi per singolo capo: loci caseinici (CSN1S1, CSN1S2, CSN2 e CSN3); marcatori microsatelliti; import dati biochimichi; export dati genetici e biochimici verso applicazioni per il calcolo analitico; consolidamento dei dati. Analisi dati gestionali Import dati di produzione da aziende. Report configurabili per analisi multidimensionali sui dati disponibili: rese massime, Attività di trasferimento applicativo dell’innovazione e collaudo dei risultati della ricerca rese medie, rese per tipo di caglio, per singolo allevatore, etc. Rintracciabilità Sistema di interrogazione che dal n° lotto risale a tutti i dati produttivi ad esso inerenti. Area pubblica Portale pubblico con le seguenti sezioni: Home - presentazione progetto; aziende partecipanti - breve scheda descrittiva e link al sito; schede tecniche: capra Girgentana, latte, formaggi; form per la rintracciabilità. Modulo “Allevatori” Il modulo applicativo dedicato agli allevatori è caratterizzato da estrema semplicità d'uso in relazione al contesto di lavoro. In relazione alle esigenze di progetto nonché a quelle gestionali, il modulo applicativo consente sia una pesata “totale” sia una pesata “singola”. L'organizzazione operativa dell'attività di mungitura, che determina la configurazione funzionale del modulo in oggetto che gira su un tablet di tipo “rugged”, è stata così strutturata: ogni animale è dotato di un tag di tipo RFID; al momento della lattazione, l'animale viene condotto nell'apposito cancello; il tablet acceso inizializza in automatico l'ID del lotto di produzione in relazione alla data ed all'eventuale ripetizione delle attività nel corso della stessa giornata; un ID “tipo” potrà assumere, quindi, la seguente forma: 0124022012xyzxyz, dove i primi due numeri indicano il progressivo di mungitura per la stessa giornata, mentre i successivi otto numeri indicano la data nel formato ggmmaaaa; gli ultimi caratteri indicano il codice dell'allevatore in conformità alle tabelle regionali. L'operatore sceglie se trattasi di mungitura a pesata totale o singola; il tablet, dotato di lettore RFID rivelerà il singolo individuo; l'operatore, se ritiene l'animale in “lattazione” potrà procedere alla mungitura ed 63 alla relativa annotazione della quantità ottenuta (in caso di pesata singola) o passare all'animale successivo. In caso di pesata singola, alla fine delle operazioni, su input dell'operatore, il sistema calcolerà automaticamente il peso totale; in caso di pesata totale, sarà l'operatore a dover scegliere l'opzione “fine” e, quindi, immettere il peso totale rilevato. Il sistema comporrà una distinta di mungitura che potrà essere stampata ed allegata al latte e/o inviata con relativo file (sia pdf che xml) all'Università, anche in un momento successivo. Ognuna di dette fasi si articola in specifiche attività sequenziali. Per la prima fase, acquisizione latte, il documento di riferimento è quello in Appendice 1, i cui dati sono trasversali all'intero ciclo di lavorazione. Il modulo “Caseificatori” è stato sviluppato, in prima istanza, in architettura desktop per un utilizzo su tablet. Per gli scopi finali del progetto, a seguito del completamento della sperimentazione effettiva, se ne potrà valutare la fattibilità e la convenienza del porting verso architetture client-server in modalità web based. Modulo “Caseificatori” Il processo produttivo delle aziende di caseificazione, nell'ambito di quelle partecipanti al progetto, può essere articolato in quattro fasi principali: acquisizione latte; trasformazione; conservazione; vendita. 8.4 Acquisizione latte 64 Rilevazione dati lotto latte Codice dell'allevatore di provenienza; id razza (collegamento a tabella allevatore); data di mungitura; rilevazione peso. Attività di trasferimento applicativo dell’innovazione e collaudo dei risultati della ricerca Prelievo campioni per analisi di laboratorio Grasso, proteine, lattosio, urea, cellule somatiche, carica batterica (i valori relativi a questi dati potranno essere inseriti in un momento successivo, dopo la ricezione delle risultanze analitiche). Lavorazione Annotazione parametri di termizzazione (temperatura e tempi) e raffreddamento (tempi); rilevazione peso prodotto ottenuto (prima della conservazione) e quantità forme; creazione ID del lotto di produzione; pesatura siero; lavorazione ricotta; rilevazione quantità ricotta ottenuta. 8.5 Trasformazione 8.6 Conservazione (per singolo lotto) Inserimento in cisterna Rilevazione parametri qualitativi, PH e SH; inserimento in cisterna e misurazione della quantità. Pianificazione prodotti principali Selezione scheda di lavorazione prodotto rilevazione tipo innesto; rilevazione tipo caglio; rilevazione tipo muffe; rilevazione strumenti. Calendarizzazione controlli; annotazione in sede di controllo; rilevazione rese finali. 8.7 Vendita Raccordo ID lotto/etichettatura. 65 Rilevazione dati vendita 66 9 DEFINIZIONE E STESURA DI DISCIPLINARI DI PRODUZIONE DI PRODOTTI TIPICI “DISOLAGIRGENTANA” Definizione e stesura di disciplinari di produzione di prodotti tipici “disolaGirgentana” I parametri presi in considerazione durante le fasi di realizzazione delle diverse tipologie di formaggi sono indicativi e rappresentano un punto di riferimento per il casaro che attraverso la propria esperienza potrà mantenere la produzione entro range accettabili e comunque non eccessivamente disformi da quelli collaudati nel progetto. I disciplinari di produzione che sono stati definiti hanno tenuto conto delle specifiche condizioni dell'allevamento delle capre Girgentane in Sicilia, caratterizzati da ridotta consistenza numerica e poche strutture di trasformazione. Il rilievo costante dei parametri sensibili di caseificazione (attraverso una specifica scheda di rilievo) è utile nel ricercare le condizioni di ripetibilità e di riduzione della variabilità. Una scelta tecnologica importante ha riguardato l'eventuale pastorizzazione/termizzazione del latte. L'organizzazione della struttura di trasformazione presente a Campobello di Licata prevedeva l'acquisto del latte di capra Girgentana da diversi produttori dell'area agrigentina con cadenza periodica, fatto che spesso incide sulla qualità del latte dal punto di vista microbiologico (valori elevati ci CBT SCC). I parametri di caseificazione sensibili considerati sono i seguenti: Latte crudo o termizzato. Tipologia di fermenti e T di inoculazione. Caglio e T di coagulazione. Tempo di presa e di rassodamento. Rottura del coagulo. Formatura. Stufatura (rivoltamenti, T e acidificazione). Curve di acidificazione nelle prime 24 ore Salatura. Stagionatura (T e UR dei locali). Dalla analisi delle schede di rilievo si evince come i parametri relativi alla produzione dal latte fino alla salatura sono di facile misurazione e ripetibilità. Infatti si sono utilizzati strumenti semplici di rilevazione/misurazione quali pHmetro, termo69 metro e acidimetro per l'SH° 50. Si sono rilevati i tempi di lavorazione di tutte le singole fasi. Problematiche si sono riscontrate nella misurazione dei parametri relativi ai locali di stagionatura (T e UR) a causa della mancanza di strumenti di rilevamento elettronico e di tracciabilità nelle 24 ore e perché non sempre tali condizioni risultavano ottimali per l'idonea stagionatura di alcuni formaggi. L'assenza di idonee condizioni di T e UR nei locali di stagionatura non consente lo sviluppo di particolari muffe e il mantenimento di una struttura del formaggio morbida. In conclusione, le attività svolte hanno comportato una condivisione e un confronto con gli operatori delle strutture di trasformazione coinvolte. La variabilità delle tipologie di formaggi è stata stimata in un range limitato e gli stessi hanno avuto una buona accoglienza nei diversi gruppi di assaggiatori. I formaggi collaudati possono rappresentare un modello di riferimento per tutte quelle 70 strutture di trasformazione che possono nascere nei prossimi anni. La scarsa produzione di formaggi caprini in Sicilia e l'esempio dei formaggi caprini francesi confermano le enormi potenzialità dei formaggi prodotti con latte di sola Girgentana per conquistare nuove fette di mercato. Infatti sono ascrivibili ai formaggi prodotti da latte di sola Girgentana le seguenti caratteristiche e peculiarità: alto valore dietetico legato alla digeribilità dei grassi; valore antiallergico, (caseine e βlattoglobulina); aroma delicato per la minore concentrazione (di tipo genetico) di acidi capronico e caprilico. Pertanto, i formaggi certificati disolaGirgentana potranno contribuire a rendere economicamente vantaggioso l'allevamento e costituire la base per il rilancio della razza Girgentana. Definizione e stesura di disciplinari di produzione di prodotti tipici “disolaGirgentana” Di seguito si riportano i disciplinari di produzione dei prodotti lattiero-caseari disolaGirgentana. Fig. 9.1 - Disciplinari di produzione dei prodotti “disolaGirgentana” 71 9.1 Fiorita di Capra Girgentana Formaggio ottenuto da latte disolaGirgentana. La forma è cilindrica o quadrata con un peso di circa 400 grammi e presenta una caratteristica muffa bianca sulla parte esterna, dovuta all'inoculo di Penicillium Candidum. Per aspetti igienico-sanitari, il latte, proveniente da tanti piccoli produttori, viene sottoposto a pastorizzazione e successiva rivitalizzazione, con l'introduzione di fermenti termofili. Si utilizza un caglio liquido di vitello che si introduce a circa 38 °C. Dopo 30 minuti, completata la coagulazione, si procede alla rottura con lira o spino in maniera soffice e delicata, fino a rompere la cagliata in maniera uniforme alle dimensioni di una noce. La cagliata viene messa nelle fuscelle che passano in fase di stufatura per consentire lo sgrondo e l'attivazione dei processi di acidificazione. Iniziano in questa fase i rivoltamenti delle forme. Segue la fase di salamoia per un paio di ore, per poi andare in 72 sala di stagionatura per circa 30 giorni a temperatura e umidità controllata. Si utilizza come formaggio da tavola; ottimo per aperitivi, soprattutto se accompagnato da miele e vini bianchi. 9.2 Semistagionato di capra Girgentana Formaggio ottenuto da latte disolaGirgentana. La forma è cilindrica con un peso variabile da 1 a 3 Kg. Per aspetti igienico-sanitari, il latte viene sottoposto a pastorizzazione e successiva rivitalizzazione, con l'introduzione di fermenti termofili. Si utilizza un caglio in pasta di agnello che si aggiunge a circa 38 °C. Completata la coaugulazione, si procede alla rottura della cagliata in maniera uniforme a livello di chicco di riso. La cagliata viene messa nelle fuscelle che passano a stufare a temperatura di circa 40 °C. Si iniziano i rivoltamenti dopo i quali segue la fase di salamoia per un tempo di 6-7 ore/Kg. Viene effettuata almeno una cappatura con olio di Definizione e stesura di disciplinari di produzione di prodotti tipici “disolaGirgentana” oliva. Il formaggio può essere consumato dopo 30 giorni per le fome piccole, e dopo 60 giorni per le altre forme. Le forme di formaggio vengono poste a maturare in celle di stagionatura a temperatura e umidità controllata. Si utilizza come formaggio da tavola; si può accompagnare con rossi strutturati. 9.3 Fresco di capra Girgentana Formaggio ottenuto da latte disolaGirgentana. La forma è cilindrica o quadrata, con un peso variabile da 400 grammi a 1 kg e dalla pasta compatta. Per aspetti igienico-sanitari, il latte viene sottoposto a pastorizzazione e successiva rivitalizzazione, con l'introduzione di fermenti termofili. Il caglio utilizzato è quello in pasta di agnello e/o di vitello a seconda dell'intensità dell'aroma che si vuole ottenere. In questo caso si è deciso di utilizzare il caglio in pasta di vitello che si aggiunge a circa 38 °C. Completata la coaugulazione, si procede alla rottura della cagliata in maniera uniforme a livello di chicco di riso. La cagliata viene messa nelle fuscelle che passano a stufare a temperatura di circa 40 °C. Al fine di ampliare la gamma dei prodotti offerti, in fase di formatura, si possono aggiungere prodotti aromatizzanti quali olive e peperoncino. Si iniziano i rivoltamenti per poi procedere alla salatura in salamoia. Il formaggio va al consumo dopo pochi giorni dalla produzione. Si utilizza come formaggio da tavola; ottimo per aperitivi e antipasti, accompagnato con salumi. 9.4 Robiola di capra Girgentana Formaggio ottenuto da latte disolaGirgentana caratterizzato da un gusto delicato e acidulo. La realizzazione è particolare e del tutto diversa rispetto ai formaggi a coagulazione presamica. Per aspetti igienico-sanitari, il latte viene sottoposto a pastorizzazione e successiva rivitalizzazione, 73 con l'introduzione di fermenti mesofili. Si utilizza solo 1 ml di caglio liquido di vitello per 100 litri di latte, in quanto viene sfruttato il principio della coagulazione acida. La coaugulazione, in questo caso, avviene lentamente in circa 10-16 ore a seconda della temperatura ambientale. Il coaugulo viene raccolto e disposto su dei teli ad asciugare per 24-48 ore a temperatura di 4 °C. Il coagulo lasciato ad asciugare nel telo verrà impastato a mezzo di impastatrice o passa ricotta, con aggiunta di panna fresca (gr 50/kg 1 di coagulo) e sale (gr 1/kg di coagulo); successivamente viene posto nelle apposite vaschette. L'elevata umidità predispone il prodotto ad una vita breve di pochi giorni. Il prodotto va conservato in frigo alla temperatura di 4°C. Data la soffice consistenza, si presta in maniera ottimale ad essere spalmato. 74 9.5 Il marchio “disolaGirgentana” Al fine di incrementare il valore del paniere di prodotti “disolaGirgentana” e, dunque, la competitività del settore, è stato realizzato il marchio “disolaGirgentana” che identifica, in modo univoco, i prodotti, differenziandoli al contempo da quelli concorrenti. I valori cui si è deciso di puntare per la definizione del marchio sono essenzialmente riconducibili all'unicità e alla rintracciabilità delle produzioni, come chiaramente espresso dall'immagine stilizzata della Capra Girgentana e dal logo “disolaGirgentana”, nonché alla sostenibilità dei prodotti, richiamata dai colori che evocano la natura e il rispetto per l'ambiente. In altri termini, si è voluto valorizzare il legame “prodotto-territorio”, tramite il richiamo esplicito alla Capra Girgentana, risorsa genetica specifica del territorio, che costituisce l'essenza stessa del prodotto. Il marchio è diretto principalmente a un consumatore qualificato, critico e respon- Definizione e stesura di disciplinari di produzione di prodotti tipici “disolaGirgentana” sabile, particolarmente sensibile alla qualità, rintracciabilità e tracciabilità, che può diventare anche leader d'opinione e trasmettere informazioni sul prodotto, avviando una viralità spontanea. Fig. 9.2 - Prodotti lattiero-caseari “disolaGirgentana” marchio “disolaGirgentana” costituisce dunque un'ulteriore innovazione trasferita agli operatori del settore. Esso, nel lungo periodo, se utilizzato nell'ambito di adeguate politiche di marketing, consentirà ai produttori di sviluppare una solida immagine di marca nel mercato di riferimento, di diventare interlocutori privilegiati del retail, e di uscire dunque da una logica di mercato day by day. Fig. 9.3 - Il marchio “disolaGirgentana” Essendo il segno tangibile della tracciabilità, della rintracciabilità e, in ultima analisi, della sicurezza e della qualità dei prodotti, il 75 BIBLIOGRAFIA Bibliografia BIBLIOGRAFIA Alexander LJ, Stewart AF, Mackinlay AG, Kapelinskaya T, Tkach TM, Gorodetsky SI (1988). Isolation and characterization of the bovine kappa-casein gene. Eur J Biochem 178:395-401 Angiolillo A, Yahyaoui MH, Sanchez A, Pilla F, Folch JM (2002). 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