D
opo aver assolto egregiamente, già
dai primi anni di vita, gli scopi per
cui era stata fondata e aver raggiunto una
posizione di riferimento per tutta la zona,
la Cantina continua ad arricchirsi di professionalità e di imprenditorialità che la
collocano attualmente tra le prime cinque
strutture produttrici del territorio.
Sono stati raggiunti livelli di qualità che
hanno permesso una capillare commercializzazione dei prodotti in Italia e all’estero ed è con orgoglio che la Cantina
Produttori di Valdobbiadene ha ricevuto
recentemente il Premio dell’Unioncamere per quelle aziende che hanno contribuito allo sviluppo economico del Veneto.
Ciò è stato possibile per una serie di
cause interdipendenti tra loro:
- un assiduo sforzo per migliorare la
qualità dell’uva,
- una sempre attenta mentalità imprenditoriale che si è dotata di tecnologie
all’avanguardia nella lavorazione del
vino,
- una commercializzazione diversificata a seconda delle esigenze dei clienti
e dei consumatori in genere,
- la realizzazione di una rete commerciale di vendita con moderni criteri di
marketing.
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Le assemblee ordinarie dei Soci, come abbiamo visto, rappresentano un’occasione unica per impartire consigli, informare su
nuove tecniche, orientare le scelte degli agricoltori:
“Il dr. Annibale Cosmo, Capo dell’Ispettorato provinciale dell’Agricoltura, si compiace per l’ottimo risultato ottenuto e suggerisce alcune modifiche sul criterio di valutazione delle uve, in modo da premiare maggiormente le uve più alte di grado e fare
detrazioni maggiori sui prezzi delle uve di bassa gradazione in modo da spingere la produzione di qualità e scoraggiare quella
di quantità” (assemblea ordinaria dei Soci - 13 settembre 1970).
Nel 1976 vengono organizzate una serie di conferenze presso il Centro sociale di Valdobbiadene allo scopo di sensibilizzare i
Soci sul problema del miglioramento qualitativo dell’uva. Parlano della lotta antiparassitaria e della razionale concimazione il
dr. Pasqualetto Luciano dell’Ispettorato agrario provinciale e il prof. Fregoni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.
D’altra parte nulla deve essere tralasciato dal viticoltore per migliorare la qualità
“anche se ciò comporta il sacrificio nella quantità. Da parte nostra, in sede di liquidazione delle uve, perfezioneremo il criterio
già seguito in questi due ultimi esercizi sociali in modo da valutare maggiormente le uve di gradazione più elevata, al fine di
indirizzare i conferenti verso una produzione di qualità” (relazione ai Soci - 2 agosto 1977).
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L’analisi del mercato, della situazione internazionale e di nuove abitudini alimentari offrono lo spunto per insegnare a produrre
meglio:
“Tale fenomeno (diminuzione delle quotazioni e quantità di scambio sempre più ridotta) è il risultato di una costante diminuzione dei consumi, dovuta sia a fatti contingenti, come la guerra del Golfo, sia al cambiamento dei costumi alimentari; si beve
infatti meno vino, ma di qualità migliore.
Il Prosecco, fortunatamente, è un vino che conserva ancora buone posizioni di mercato, tuttavia la nostra produzione collinare
deve ora confrontarsi con la meno accreditata, ma più conveniente, produzione di pianura che, vestendo anch’essa i panni del
Prosecco, riesce a ritagliarsi spazi sempre maggiori nel mercato dei vini frizzanti e degli spumanti, a scapito delle produzioni
DOC di collina.
Ribadiamo, quindi, che solo prodotti di ottima qualità potranno in futuro essere venduti a prezzi vantaggiosi, quelli più scadenti subiranno sempre più la concorrenza e i prezzi della pianura.
L’invito che, pertanto, Vi rivolgiamo anche quest’anno è quello di produrre uva sana, in quantità adeguata, utilizzando tecniche
colturali e trattamenti fitosanitari non pregiudizievoli della salubrità dei vini” (relazioni ai Soci - settembre 1991).
Gli inviti a produrre uva senza forzatura con trattamenti fitosanitari di buona qualità, evitando una produzione esagerata, è un
monito costante, che è entrato ormai anche nella cultura di chi viticoltore non è.
L’aggiornamento è di fondamentale importanza e recentemente la Cantina ha ospitato corsi di formazione tecnico-agronomica
organizzati dal CECAT di Castelfranco e giudicati di grande interesse e utilità.
Un altro passo fondamentale verso l’attuale sviluppo è stata l’osservazione attenta
delle esigenze dei consumatori e l’aver avviato, quindi, accanto alla vendita di vino
sfuso, una produzione sempre più importante di bottiglie.
All’inizio l’imbottigliamento del vino, pur proposto da alcuni Soci, era stato poco
praticato e anche sconsigliato da alcuni consulenti:
“ […] In particolare un Consigliere chiede se non sia possibile organizzarsi per l’imbottigliamento e la vendita al consumo e se non convenga aprire degli spacci alla
stesso scopo. Risponde l’interrogato (il Direttore della Cantina, Guido Sartorello)
affermando che il Consiglio di Amministrazione ha fin dalle origini della Cantina
esaminato i problemi che ora formano oggetto di esame dei Soci di Guia, ma respinge una soluzione nel senso prospettato in quanto darebbe dei risultati inferiori a
quelli ottenuti. Abbiamo esempi di altre cantine che hanno tentato la via indicata dai
Soci di Guia, ma hanno ottenuto degli insuccessi clamorosi, comunque la porta
rimane aperta per attuare quelle soluzioni che ad un esame obbiettivo si dimostreranno economicamente soddisfacenti” (assemblea ordinaria dei Soci - 15 settembre
1965).
Ma il mercato delle bottiglie, sia di vino frizzante che di spumante, rappresenta il
futuro e a poco a poco si incomincia a potenziare nei periodici ampliamenti delle
strutture, gli impianti di imbottigliamento che rispondono a sempre più evidenti esigenze di mercato, tanto che si auspica uno sviluppo di questa attività e una rete di
vendita:
“Il Presidente comunica che, dalla quantità di bottiglie finora vendute e da un calcolo su quello che verrà venduto fino alla fine d’anno, si deduce che le vendite stesse hanno lo stesso volume di quello riscontrato lo scorso anno per lo stesso periodo.
Necessita, però, per sviluppare questo settore, affidarsi ad un rappresentante bene
introdotto, nonché svolgere un’azione di propaganda.
Il Consiglio, ravvisando nelle raccomandazioni del Presidente una giusta indicazione per sviluppare maggiormente il settore imbottigliamento, delibera di accogliere la
proposta” (Consiglio di Amministrazione - 18 dicembre 1967).
Ma non è facile fare scelte coraggiose, considerato anche la congiuntura economica
del periodo, la diminuzione dei consumi di vino e l’ormai consolidata vendita di vino
all’ingrosso, come si evince dalla assemblea ordinaria del 19 settembre 1972:
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“[…] l’enotecnico Brunoro desidera siano chiarite alcune proposte formulate da Soci in assemblee parziali o generali circa il
cambiamento di indirizzo della Cantina, in quanto nella situazione attuale, più che di cambiamenti, è del parere di parlare di
perfezionamento…
Per quanto riguarda l’imbottigliamento, il cui incremento è stato fortemente caldeggiato da alcuni Soci di Guia, ha fatto eseguire un conto economico particolareggiato dal Direttore della Cantina, calcolando i tempi di lavoro con estremo scrupolo e
dettagliatamente ogni opera pertinente. È risultato che dalla vendita delle bottiglie di spumante ricaviamo lo stesso prezzo realizzato con la vendita all’ingrosso. Dalla vendita di bottiglie tappo corona, se dobbiamo competere con i prezzi di mercato, risultiamo in perdita.
Quindi è una pura illusione l’idea di ricavare un maggior profitto dalla produzione e vendita di vino in bottiglia… Ora produciamo circa 100.000 bottiglie all’anno… Per ricavare un utile dall’imbottigliamento bisognerebbe fare degli acquisti di nuovi
macchinari e fare nuove costruzioni per un valore di circa 100.000.000, senza però ricorrere al credito ordinario”.
Pochi anni dopo, nel 1976, venne deciso un investimento di 200 milioni per ampliare le strutture e poterle adeguare alle mutate
esigenze della tecnica e del mercato incrementando la produzione di vino in bottiglia.
Se da una parte, però, si auspica un incremento della quantità del vino imbottigliato, dall’altra
“… bisogna essere cauti nel potenziare l’impianto di imbottigliamento e tener conto di un criterio di economicità per non fare
la fine ingloriosa di molti organismi di primo e secondo grado”. (assemblea dei Soci – settembre 1979).
alle campagne promozionali e alle esportazioni in Germania, Svizzera, Canada,
Giappone e Belgio.
Viene colmato lo svantaggio tecnologico nei confronti di altre aziende con l’acquisto
di macchinari nuovi, ma nel contempo vengono adottati criteri più severi nella valutazione della qualità e dello stato delle uve
“poiché il miglioramento che l’azienda si è imposta è sulla qualità dei prodotti e da
sempre l’uva buona, in presenza di tecnologia, è genitrice di buoni vini, cosa che
dobbiamo tutti attentamente valutare con molta attenzione se non vorremo competere solo sul prezzo” (relazione ai Soci – settembre 1999).
L’orientamento, quindi, è sì quello di aumentare la produzione, ma nello stretto
rispetto dei requisiti di qualità che le regole del mercato pretendono.
Nella consapevolezza che il vino di qualità passa attraverso una buona viticoltura, è
necessario che tutti i produttori siano coinvolti nel processo di qualità, anche in vista
della certificazione ISO 9001 Vision 2000.
Non c’è conclusione migliore che le considerazioni espresse nell’ultima relazione ai
Soci:
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Ma ormai i tempi sono cambiati e un numero sempre maggiore di associati interviene perché la produzione di bottiglie venga
aumentata, anche se ci può essere il rischio di urtare con gli interessi dei maggiori clienti che acquistano all’ingrosso.
Contestualmente si fa sempre più impellente la necessità di curare i rapporti con la grossa distribuzione, anche se la Cantina già
si avvale di clienti grossisti e di un canale di vendita costituito dal Consorzio di secondo grado “Tarvisium” che rifornisce pizzerie, bar, fast food nel Veneto e in altre regioni italiane.
Negli anni Novanta tutte le remore sono superate e si assiste ad un crescente sviluppo della Cantina specialmente nel settore dell’imbottigliamento, con l’acquisto di macchinari, con la partecipazione alle fiere di Genova, Verona, Vienna.
Nel settembre 1991 si inaugura la “Bottega del vino” che presto otterrà risultati lusinghieri superando abbondantemente il miliardo di fatturato.
Si incrementano le vendite in tutte le regioni italiane con una rete di agenti molto capillare e produttiva.
Ormai il livello di qualità e di produzione permette di impegnarsi sul mercato internazionale e vengono presi interessanti contatti per inserirsi nel mercato della Germania e della Spagna.
Si rafforza ulteriormente la rete commerciale per la commercializzazione del prodotto confezionato e ci si serve dei grandi canali di distribuzione. Si investe in campagne promozionali e pubblicitarie perché
“riteniamo che la strada dell’imbottigliamento sia l’unica che può consentire in qualche modo alla Cooperativa di rendersi sempre più indipendente dalle vicissitudini del mercato e dalle intemperanze dei clienti all’ingrosso (relazione ai Soci - settembre 1993).
Nel ’97 le vendite di prodotto imbottigliato arrivano a 2 milioni di pezzi con un fatturato che supera i 9 miliardi, grazie anche
“[…] dobbiamo ribadire che, se maggiore sarà la frazione di vino venduto sfuso,
minore sarà il ritorno economico sulle uve che, come si sa , beneficiano solo del
valore aggiunto prodotto dalle bottiglie. […]
È proseguito il consolidamento delle posizione nelle vendite di prodotto imbottigliato sia in Italia che all’estero. […] Anche in Canada, Brasile, Svizzera, Giappone,
Austria, Belgio e Stati Uniti le vendite sono proseguite con soddisfazione […]
Confidiamo in futuro che la migliore qualità che sapremo esprimere con l’apporto
significativo dei produttori della tecnologia e dei venditori ci consenta di ottenere
nuovi traguardi.
Nel corso dell’esercizio 2000/01, le vendite di prodotto imbottigliato sono aumentate di circa l’8% superando 6 milioni di bottiglie ed il fatturato totale aumenta ad
oltre 27 miliardi” (relazione ai Soci – ottobre 2001).
LA CANTINA SOCIALE OGGI
100000
90000
80000
70000
60000
50000
40000
30000
20000
10000
89
0
1991
1992
1993
Uva conferita
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
Impegno di conferimento
P
er descrivere l’attuale realtà aziendale, si riportano dei dati che, tralasciando
aride statistiche di bilancio e di fatturato, ne illustrano alcuni aspetti significativi. A fronte di un impegno di conferimento di uva pressoché costante nel tempo, negli
ultimi anni è sensibilmente aumentata la quantità di uva effettivamente conferita.
Nel seguente grafico gli istogrammi colorati indicano l’andamento degli ultimi dieci
anni della quantità di uva conferita e quelli grigi la quantità di uva impegnata:
Come si può ben vedere, il trend positivo degli ultimi anni permette una produzione
notevole di vino lavorato in grado di aumentare la presenza sul mercato e di progettare nuovi investimenti.
Un altro dato che sembra utile riportare riguarda la provenienza dei Soci e quindi l’area di raccolta dell’uva che, via via negli
anni, si è sempre più allargata a dimostrazione della vitalità della Cantina e delle maggiori opportunità nel raggiungere gli scopi
sociali.
140
120
100
80
60
COLLOQUIO CON ALDO FRANCHI
40
20
121
41
14
13
34
46
34
10
34
17
42
100
7
78
10
0
90
121
41
14
13
34
46
34
10
Vidor
San Pietro
Guia
Santo Stefano
Bigolino
Funer
Ron
Saccol
34 San Vito
(226 totale Valdobbiadene)
17 Segusino
42 Combai
100 Col San Martino
7 Montello
78 Destra Piave
10 Medio Piave
La Cantina, che agli inizi dava lavoro a pochi operai che potevano aumentare al momento della vendemmia, offre ora impiego a
un numero consistente di persone con diverse mansioni e ruoli.
Se il primo Direttore, Guido Sartorello, ha accompagnato il cammino della Cantina
per trentasei anni, favorendone la crescita e lo sviluppo, il successore Aldo Franchi,
con lungimirante imprenditorialità, oculata ristrutturazione tecnologica e ampliamento del mercato a livello mondiale, rende possibile il collocarsi della Società tra
le più grandi e ben avviate aziende del settore.
A lui si deve, all’inizio degli anni ’90, una progettualità moderna che, adeguatamente sostenuta dal Consiglio di Amministrazione, ha favorito e incrementato la produzione di spumante, privilegiando in modo particolare la qualità e creando un mercato internazionale.
Aldo Franchi diventa Direttore della Cantina nel 1988 dopo che Guido Sartorello
lascia l’incarico per raggiunti limiti di età.
In quel periodo la Società è una realtà consolidata ed è un punto di riferimento per i
viticoltori della zona. Ha assolto egregiamente gli scopi per i quali si era costituita; i
Soci sono oltre ottocento; sono stati costruiti nuovi fabbricati e la capacità ricettiva è
notevolmente aumentata.
La realtà economica, però, è profondamente cambiata e Valdobbiadene è diventato
famoso per il suo vino. La produzione di spumanti risulta essere una delle maggiori
fonti di reddito di tutta la zona.
Per la Cantina è un momento delicato perché è necessario operare scelte imprenditoriali che, pur nel rispetto della tradizione, permettano lo sviluppo dell’azienda in una
situazione nuova. Ciò che dà valore aggiunto alla vendita del vino è la possibilità di
essere presenti sul mercato nazionale ed internazionale con lo spumante.
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93
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Il nuovo Direttore coglie a pieno le nuove istanze del mercato del vino e si fa promotore di una ristrutturazione che privilegia la qualità e i nuovi orientamenti del mercato. A lui, presente in azienda da ormai tredici anni, abbiamo rivolto alcune domande sulla sua esperienza di lavoro e sui prossimi traguardi che la Cantina si prefigge:
1. Può in poche parole descrivere la realtà aziendale che ha trovato all’inizio della
sua attività?
Quando arrivai alla Cantina Produttori di Valdobbiadene nel 1988, l’azienda stava
vivendo un momento piuttosto difficile dovuto alla notevole pressione della base
sociale che, non soddisfatta dei risultati economici, premeva per effettuare cambia-
menti radicali.
Innanzitutto vi era una notevole carenza di mezzi tecnici per la produzione di vino di
qualità per effetto di modesti investimenti effettuati nel decennio precedente; inoltre
la Cantina operava prettamente come trasformatrice di uve e non c’era un progetto
industriale per la commercializzazione del prodotto imbottigliato.
Pertanto, i risultati economici erano il frutto di qualità non eccezionale dei prodotti
per impossibilità tecnica di lavorarli al meglio e mancanza di valore aggiunto derivante da forme alternative di vendita rispetto al mercato all’ingrosso.
C’è da dire, tuttavia, che i mezzi finanziari a disposizione erano limitati ed anche il
capitale investito era davvero modesto.
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2. Può riassumere e motivare brevemente le scelte imprenditoriali che lei ha ritenuto opportuno proporre al Consiglio di Amministrazione?
Le scelte, così come i tempi di attuazione, sono stati dettati dalla crescente disponibilità dell’Amministrazione della Cantina Produttori ad effettuare investimenti.
Il progetto prevedeva sia un progressivo aggiornamento dell’impiantistica che, seppur funzionale, era obsoleta sotto l’aspetto della lavorazione di prodotto di qualità,
sia contestualmente la ricerca di canali alternativi di vendita per il nostro vino, quali
la promozione delle vendite nella Bottega del Vino e del prodotto imbottigliato.
Inizialmente furono effettuati investimenti in tecnologia ed impiantistica di base
nella vinificazione per mantenere nei vini quella qualità presente nelle uve conferi-
te e per garantire quindi al prodotto quel minimo standard qualitativo richiesto dal mercato.
A partire dal 1990 iniziò il vero e proprio progetto dell’organizzazione della rete commerciale per la vendita di prodotto imbottigliato. Tuttavia nei primi 3 anni i progressi furono modesti anche per l’esiguità degli investimenti effettuati.
Direi che il momento per me più importante fu quando la base sociale capì che, senza investimenti appropriati, non si sarebbe
potuto andare avanti e quindi, dimostrando fiducia nel progetto, i Soci nel 1992 sottoscrissero il raddoppio del capitale sociale.
Da quel momento, investimenti in tecnologia ed investimenti sull’attività commerciale proseguirono parallelamente fino ai nostri
giorni.
3. Come si colloca ora la Cantina nella zona e qual è la sua importanza?
Oggi la Cantina Produttori di Valdobbiadene, con circa 6 milioni di bottiglie vendute e quasi 30 miliardi di fatturato, si colloca
fra le prime 5 aziende nell’area, ma direi che, per il rapporto con circa 600 famiglie di Produttori e la sua valenza socio-economica, è nel comparto agroalimentare sicuramente la prima.
4. Quali sono, a suo parere, i punti deboli e i punti di forza della Società?
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Punti di forza sono la rilevante disponibilità di materia prima, uno staff giovane, competente e motivato da cui scaturiscono molte
idee ed iniziative volte al miglioramento della competitività e dell’immagine aziendale.
Per quanto riguarda i punti deboli, nonostante i progressi, in questo momento di globalizzazione del mercato, ci accorgiamo che
siamo un’azienda piccola per competere internazionalmente.
5. Quali sono le prospettive di sviluppo e i traguardi più ambiziosi?
Dallo scorso anno l’Amministrazione della Cooperativa ha deciso di effettuare investimenti anche nella formazione dei nostri
Soci, per dar loro modo di ottenere i migliori risultati qualitativi nella produzione dell’uva.
Inoltre, entro il 2005 vorremmo arrivare ad imbottigliare tutta la nostra produzione, esportandone circa il 50%.
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Quinto capitolo