Profilo strutturale dell’economia e della società laziale
Verso una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva
Gennaio 2014
Indice
Le tendenze dell’economia e della società laziale .......................................... 3 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. I nodi della Regione Lazio: efficienza ed efficacia delle funzioni di
indirizzo, regolazione e controllo ........................................................... 9 Il ritardo competitivo del sistema economico .................................. 12 Il filo interrotto tra formazione e lavoro ............................................. 18 La sanità tra deficit e carenze di cura .............................................. 20 L’ambiente dimenticato: rifiuti, energia, consumo di suolo................. 25 I vincoli alla mobilità di persone, merci, dati...................................... 33 Le tracce perdute della comunità regionale ........................................ 35 Le ttendenz
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età laziiale
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Dal monitorraggio congiunturale em
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C
CER-CNA Rooma e Lazio, settembre 20133.
R
Regione Lazioo, Documento di Economia e Finanza Reggionale 2014-2
2016, dicembree 2013.
3
La prima crisi economico-finanziaria non ha provocato modificazioni nella composizione
del prodotto: il settore primario permane attorno all’1,2 per cento; il prodotto dell’attività industriale – pur arretrando di qualche decimale – è ancora contenuto e al di sotto del 15 per cento
(in Italia è pari al 24,7 per cento e nelle regioni del Centro-Nord raggiunge il 26,6 per cento); il
settore terziario incrementa di mezzo punto percentuale il suo peso relativo raggiungendo la
quota dell’84,6 per cento dell’intero prodotto.
Dei circa 20 miliardi di euro prodotti nel settore industriale nel 2011, quasi 13 miliardi sono generati nell’industria in senso stretto e 7 miliardi derivano dall’attività delle costruzioni.
Nel Lazio, come in altre aree dell’Italia centrale, la somma delle due crisi ha colpito in
maniera più acuta l’attività edile rispetto alle produzioni dell’industria in senso stretto(5). Il settore dei servizi è stato – proprio per la sua rilevanza nell’economia regionale – quello che ha
scontato maggiormente gli effetti della prima crisi economica (il valore aggiunto si è contratto di
circa 5 miliardi, pari ad oltre il 4 per cento del volume prodotto settorialmente)(6).
La domanda interna, nel periodo considerato, ha manifestato una duplice e difforme risposta alla recessione: una sostanziale tenuta dei consumi finali interni e una robusta riduzione del
processo di accumulazione del capitale fisso.
Nonostante la crisi, si è registrata nel Lazio una sostanziale tenuta dei volumi di reddito e
di consumo: il PIL per abitante, ridotto di oltre il 3 per cento nella fase più critica della prima
crisi economico-finanziaria, si attesta di poco sotto i 29,5 mila euro (era 30,3 mila euro nel
2007); i consumi finali interni per abitante sono rimasti costanti (tra 22,1 e 22,3 mila euro).
La produttività effettiva regionale è pari a 70,8 mila euro l’anno; la dinamica è risultata
mediamente in crescita dello 0,9 per cento, dato, però, inferiore a quello medio nazionale. Anche
per i redditi da lavoro, in espansione del 1,9 per cento all’anno e passati dai 38,8 mila euro del
2007 ai 41,8 mila euro del 2011, si osserva un ritmo di crescita meno pronunciato rispetto alla
performance nazionale.
Nella Regione Lazio si contrae il
trend demografico e aumenta il peso percentuale degli anziani
Il bilancio demografico della nostra regione, tra il 2008 e
il 2011, in stretta correlazione con le fasi recessive
dell’economia, ha manifestato, in un quadro di espansione demografica(7), un tasso in progressiva flessione.
La struttura demografica regionale si caratterizza per un leggero incremento del valore
dell’indice dipendenza strutturale(8) (attorno al 52 per cento), che si attesta, comunque, al di sot(5)
(6)
(7)
(8)
In particolare, si sono registrate: una flessione del valore aggiunto manifatturiero (circa 1 miliardo di euro
in meno in tre anni); un lieve incremento del prodotto estrattivo che rappresenta, tuttavia, una porzione
contenuta dell’industria in senso stretto; incrementi sostenuti del valore delle utilities energetiche e della
fornitura di acqua, reti di smaltimento e risanamento dei rifiuti.
In tre ambiti del terziario (il commercio, i servizi d’informazione e comunicazione e le attività professionali, scientifiche e tecniche) si è concentrato l’arretramento del prodotto che – nel caso del commercio – è
consistito in una flessione assoluta di circa 6,7 miliardi; negli altri due ambiti, in parte collegati
all’andamento delle attività industriali e in parte connessi al reddito disponibile delle famiglie, le contrazioni sono state più contenute. Solo una parte della perdita complessiva nei tre ambiti è stata compensata dall’andamento positivo nei rami terziari riconducibili alle attività finanziarie e assicurative, alle attività immobiliari, alle attività della Pubblica Amministrazione e, infine, a quelle artistiche e di intrattenimento.
La popolazione residente, nello stesso periodo, si è incrementata del 3 per cento, passando da 5.561.017
unità a 5.728.688 unità.
Calcolata come il rapporto tra il numero di individui in età non attiva (0-14 anni e 65 anni e oltre) e
quelli in età attiva (15-64 anni). Indica quanti individui non autonomi per ragioni demografiche ci sono
ogni 100 individui potenzialmente indipendenti.
4
to della media nazionale; l’indice di dipendenza degli anziani(9) risulta stazionario nell’ultimo
triennio (30 per cento), mentre a livello nazionale e per le regioni dell’Italia centrale la dipendenza degli anziani si amplia di circa un punto ogni triennio.
I problemi demografici – con implicazioni sul potenziale di crescita economica – potranno
derivare dall’invecchiamento della popolazione il cui indice(10), attualmente pari al 144 per cento,
cresce di circa un punto l’anno.
Questa tendenza futura potrebbe comportare sia una contrazione della popolazione in età
lavorativa e, quindi, dell’offerta di lavoro, sia la necessità di un incremento delle spese per le politiche socio-assistenziali e per quelle sanitarie – con ripercussioni sull’economia reale(11) – in particolare sulle politiche per il mercato del lavoro e sulle politiche per il welfare.
Tra il 2007 e il 2011 l’input di lavoro(12) si è ridotto del
2,5 per cento (oltre 62.000 unità). L’occupazione regionale, fortemente concentrata nei rami del terziario, ha subito tra le due crisi una serie di modificazioni che hanno riguardato tutti i settori, in particolare: una contrazione
pari al 13 per cento (per un totale di 9.000 unità di lavoro in meno) nel settore primario; un arretramento occupazionale del 3,9 per cento nel settore industriale (16.000 unità in meno); un pesante calo nei servizi (circa 37.000 unità in meno per un decremento dell’1,9 per cento nel quadriennio).
L’invecchiamento della popolazione
crea necessità crescenti in termini
di politiche per il welfare
In questo contesto, solo il comparto delle costruzioni ha incrementato il numero degli occupati, passando da 195.000 unità del 2007 alle 202.500 unità del 2011.
Nell’industria in senso stretto la riduzione assoluta è stata prossima all’11 per cento come
risultato di una sostanziale stabilità nell’industria estrattiva, un incremento nelle attività connesse alle utilities (forniture di energia elettrica, gas, vapore, acqua) e una marcata riduzione
della manifattura (circa 24.000 unità in meno tra il 2007 e il 2010).
Aumentano le forze di lavoro, in lieve crescita gli occupati, in forte
espansione l’area della disoccupazione
Se si considerano le forze di lavoro(13), queste – tra il 2007
e il 2012 – sono crescite con un tasso medio annuo dell’1,3
per cento come risultato della lieve espansione del numero
degli occupati (+0,3 per cento all’anno) e, soprattutto,
del numero delle persone in cerca di occupazione (+12,4
per cento all’anno).
Il numero di occupati raggiunge i 2,250 milioni di unità e il numero dei disoccupati è passato dalle 151.000 unità del 2007 alle attuali 271.000.
Il tasso di occupazione si posiziona attualmente al 58,6 per cento e il tasso di disoccupazione è aumentato di quasi un punto all’anno, attestandosi nel 2012 al 10,8 per cento.
(9)
(10)
(11)
(12)
(13)
Calcolato come il rapporto tra la popolazione di 65 anni e oltre e quella tra 15 e 64 anni. Indica la percentuale di anziani di cui deve farsi carico la quota di popolazione attiva.
Stima il grado d’invecchiamento di una popolazione ed è calcolato come il rapporto tra la popolazione
anziana (65 anni e oltre) e la popolazione più giovane (0-14 anni).
Le politiche di sviluppo della X legislatura dovranno, da un lato, essere sufficientemente robuste da accelerare la dinamica (positiva) della produttività e, dall’altro lato – considerando che il tasso di crescita
dell’economia è anche funzione del numero di occupati e, quindi, una riduzione della quota di popolazione
in età lavorativa potrebbe comportare un rallentamento della dinamica di crescita – assicurarsi un serbatoio di nuova occupazione.
Si tratta di Unità di lavoro standard totali (Istat, Conti territoriali, 2012).
Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro, Media anni 2007-2012, 2013.
5
Nel 2012 la quota di popolazione attiva laziale è risultata
pari al 51,2 per cento, circa due punti in più rispetto alla
media nazionale. La quota attiva della popolazione è
aumentata in tutte le province, con la sola eccezione
dell’area di Frosinone: nella provincia di Viterbo, in particolare, si è avuto un incremento più che doppio rispetto alle medie nazionali; il tasso di attività di questa provincia, negli ultimi cinque anni, si è dunque incrementato di quasi 3 punti e mezzo.
Si incrementa la popolazione attiva
nell’intera regione ma la partecipazione femminile resta inferiore a
quella delle regioni del Centro-nord
Il tasso di attività femminile (in età lavorativa) è al di sotto della media delle regioni del
Centro-Nord (56,4 per cento contro 61,3 per cento), soprattutto nei contesti provinciali al di
fuori dell’area romana (Frosinone, Latina e Viterbo, in particolare, presentano tassi femminili
pari o inferiori al 50 per cento).
Oltre il 75 per cento circa della forza lavoro regionale risiede nella provincia di Roma, che
detiene anche la più contenuta quota di popolazione non attiva: il 47,2 per cento della popolazione oltre i 15 anni della provincia di Roma non è occupata e non cerca lavoro, a fronte di una
media, nelle altre province, costantemente sopra al 50 per cento (con punte del 56,7 per cento
nella provincia di Frosinone).
Nelle classi di età che vanno dai 15 ai 29 anni, il tasso di attività delle regioni del Nord
Italia è maggiore di circa 8 punti rispetto al Lazio; tale dato si spiega, in parte, con la maggiore
scolarizzazione dei giovani laziali.
Tra il 2007 e il 2012 il numero delle persone occupate è aumentato dello 0,3 per cento
all’anno (circa 35.000 unità in più) risultato di una riduzione degli occupati maschi (-24.000 unità) e un robusto incremento dell’occupazione femminile (+59.000 unità).
La sommatoria degli effetti delle due crisi ha interrotto il
trend positivo – che aveva ritmi sostenuti (+130.000 unità) nel triennio che ha preceduto le recessioni –
dell’occupazione. Parte della crescita dell’occupazione
proveniva sia dal contributo fornito dalla popolazione
straniera, che nel 2008 rappresentava l’8,8 per cento
dell’occupazione regionale e nel 2009 il 10 per cento(14),
sia dall’ampliamento delle forme di lavoro atipiche.
Si è interrotto il trend positivo
dell’occupazione
derivante
dall’espansione di impieghi part time e dall’ampliamento delle forme
atipiche
Considerando le diverse tipologie di contratto, gran parte dell’incremento occupazionale
registrato nel Lazio si deve alla crescita degli impieghi part time; tra il 2007 e il 2013
l’occupazione a tempo pieno si è ridotta al ritmo annuo dello 0,7 per cento, con una maggior incidenza sulla componente maschile. Parallelamente, l’occupazione a tempo parziale si è sviluppata a livello regionale con dinamiche più sostenute (+5,6 per cento all’anno) rispetto a quanto
avvenuto nelle regioni del Centro-Nord e a livello nazionale (rispettivamente 4 e 4,3 per cento).
L’impiego a tempo parziale rappresenta, per la regione, il 20 per cento del totale (era il 15
per cento nel 2007) e l’occupazione femminile regionale è stata interessata dalle forme di lavoro
a tempo parziale in misura più ampia rispetto alla stessa componente presente nel resto d’Italia.
(14)
Il tasso di occupazione della popolazione straniera nella fascia d’età tra i 15 e i 35 anni è dell’80,1 per
cento, contro il 68,7 per cento tra gli uomini italiani (Istat, Rilevazione sulle Forze di lavoro, Media anni
2008-2009, aprile 2009 e aprile 2010).
6
L’impiego a tempo parziale ha rappresentato per molte imprese una soluzione alternativa
o complementare alla riduzione dell’occupazione(15), soprattutto nel settore terziario.
Considerando la natura dell’occupazione, tra il 2007 e il 2012, si è assistito a una forte
contrazione del lavoro autonomo, dovuta principalmente all’andamento negativo del biennio
2008-2010, cui è seguita nel Lazio una fase di parziale ripresa(16).
Le tendenze provinciali evidenziano alcune difformità legate alla diversa composizione settoriale. In termini generali, nel corso del quinquennio 2007-2012, l’occupazione è risultata sostanzialmente stabile nella provincia di Latina (1.000 unità in più) e in quella di Rieti; in progressione nella provincia di Roma (tasso dello 0,4 per cento all’anno pari a circa 30.000 unità in
più) e, in maniera più vigorosa, in quella di Viterbo (tasso dell’1,6 per cento pari a 7.000-8.000
unità in più); in contrazione (-0,7 per cento all’anno) nella provincia di Frosinone.
Le due tipologie di crisi, quella legata alla caduta della
domanda internazionale e quella che ha prodotto una
brusca frenata della domanda interna, hanno avuto, nel
Lazio come nel resto del sistema produttivo nazionale,
un impatto particolarmente negativo sull’occupazione
giovanile. Tra il 2007 e il 2012 gli occupati di età compresa tra i 15 e i 34 anni, sia uomini che donne, sono diminuiti in misura consistente, a fronte di
un incremento concentrato esclusivamente nelle ultime due classi (dai 45 ai 64 anni), fenomeno
in gran parte legato all’innalzamento della soglia pensionistica.
Si è contratta l’occupazione giovanile; resta distante l’obiettivo della
Strategia Europa2020 di un tasso
di occupazione al 67 per cento
La quota di popolazione regionale occupata (nella classe 15-64 anni) si colloca su valori intermedi tra quelli nazionali e quelli delle regioni del Centro-Nord; il gap rispetto all’obiettivo indicato nella Strategia Europa 2020(17) è di circa 8,5 punti percentuali.
Le disparità provinciali dei tassi di occupazione riflettono, per un verso, la centralità nel
modello economico regionale il cui perno è la città di Roma e la sua area provinciale e, per altro
verso, gli effetti evolutivi dei singoli territori nelle due fasi recessive dell’economia regionale. Tra
il 2007 e il 2012 la provincia di Viterbo ha manifestato una dinamica positiva del tasso di occupazione (53,1 per cento nel 2012). Nelle altre province il tasso di occupazione si è contratto: si
posiziona attorno al 48,6 per cento nella provincia di Frosinone, al 53,2 per cento nella provincia
di Latina e al 56 per cento nella provincia di Rieti (con una riduzione di due punti percentuali);
infine, è stabile negli ultimi due anni il tasso della provincia di Roma (61 per cento).
Il lieve aumento della popolazione attiva nelle classi di età più giovani ha determinato una
contrazione del tasso di occupazione regionale per gli individui con età compresa tra i 16 e i 24
anni; il tasso maschile è passato dal 71,7 per cento del 2007 al 67,9 per cento del 2012 mentre il
tasso femminile, per il lento processo di femminizzazione dell’economia regionale – specialmente
in alcuni specifici rami dei servizi destinabili alla vendita (commercio e servizi alla persona) e
come conseguenza dell’estendersi del lavoro part time e delle regolarizzazioni –, è passato, negli
ultimi cinque anni, dal 48,1 per cento all’attuale 49,6 per cento.
La popolazione prossima all’uscita dalla fase lavorativa (55-64 anni) ha risentito meno della crisi economica rispetto ad altri segmenti della forza lavoro; il tasso di occupazione si è incre-
(15)
(16)
(17)
Unioncamere Lazio-Censis, Analisi dell’impatto della crisi nel Lazio, 2013.
Ciò è dovuto al robusto incremento delle partite IVA nel settore dei servizi.
Il tasso di occupazione regionale riferito alla popolazione 20-64 anni, per il 2012, è pari al 62,8 per cento,
oltre 4 punti percentuali al di sotto dell’obiettivo minimo fissato nell’ambito della Strategia Europa 2020
per l’Italia (67 per cento).
7
mentato sia per la componente maschile (dal 50,1 per cento al 53,4 per cento) sia per quella
femminile (dal 27 per cento al 34,8 per cento).
Parallelamente, a fronte di un allungamento della vita lavorativa, assumono rilevanza le
politiche pubbliche volte al mantenimento di un livello di competenze cognitive e tecnicospecialistiche finalizzate, principalmente, a garantire una corrispondente risposta alla domanda
di lavoro.
La disoccupazione ha superato il 10
per cento; il tasso di disoccupazione
maschile è raddoppiato; la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 40
per cento
Il tasso di disoccupazione regionale, nel 2012, ha raggiunto – come a livello nazionale - il 10,8; nel CentroNord, dal 2007 al 2012 è raddoppiato passando dal 4,1
all’8,2 per cento. Poco più della metà dei disoccupati accertati nel corso del 2012 nel Lazio è in cerca di lavoro
da più di un anno.
Il tasso di disoccupazione maschile è raddoppiato negli ultimi cinque anni; il tasso femminile, pur considerando le buone dinamiche dell’occupazione, si è incrementato di 4 punti percentuali (dall’8,1 al 12,1 per cento). L’area di Roma e quella di Rieti presentano un’incidenza della
disoccupazione intorno al 10 per cento, mentre nelle altre province il tasso raggiunge o supera il
13 per cento.
Nell’ultimo anno, il tasso di disoccupazione giovanile (16-24 anni) ha raggiunto nel 2012 il
40 per cento (era pari al 24,9 per cento nel 2007); nelle regioni del Centro-Nord si è fermato al
28,9 per cento. Anche il tasso medio nazionale è inferiore al valore raggiunto nel Lazio.
Il peggioramento delle dinamiche occupazionali regionali, se da un lato ha portato a
un incremento di giovani studenti in cerca di lavoro, ha dall’altro alimentato la quota dei
NEET(18); nel 2011, più di un quinto dei giovani residenti nel Lazio non studiava, non partecipava a percorsi formativi e non lavorava.
La frenata degli investimenti nei
settori produttivi
Il processo di accumulazione del capitale (investimenti
fissi lordi per branca proprietaria) tra il 2007 e il 2010,
ha manifestato – soprattutto durante la caduta della
domanda mondiale nel 2008-2009 – una riduzione media
annua del 4,4 per cento.
Nel 2010, in corrispondenza della ripresa economica e prima che l’economia entrasse in
una nuova fase recessiva, il volume d’investimenti si attestava attorno ai 25,8 miliardi e gli andamenti nel medio periodo segnalavano un dimezzamento degli investimenti nel settore primario
con una caduta media annua del 20 per cento circa; nel settore industriale, considerando la stazionarietà negli investimenti delle costruzioni, si è assistito ad una forte caduta solo nel 2009 (18,5 per cento); nella media del periodo, l’arretramento – il più contenuto, in termini percentuali, fra i tre settori – è stato dell’1,4 per cento passando dai quasi 5 miliardi del 2007 ai 4,8
miliardi del 2010; un rilevante arretramento (da 24 miliardi circa a 20,8 miliardi) si è avuto nel
settore terziario con una riduzione del 13,7 per cento; va considerato che si tratta del settore che
realizza quasi l’81 per cento degli investimenti regionali complessivi.
Dal dettaglio statistico dei sotto-settori economici emerge, inoltre: (a) l’andamento altalenante dell’industria estrattiva che, tra i due periodi (pre e post prima crisi), si presenta in lieve
espansione (il tasso medio annuo è risultato pari al 5 per cento); (b) il rilevante ridimensionamento dell’acquisto di beni e servizi per la produzione manifatturiera anche nella breve fase di
(18)
Not in Employment, Education and Training, ovvero persone che non lavorano e non si trovano in un
percorso di istruzione o formazione.
8
ripresa del 2010 (da 2,7 miliardi a 1,8 miliardi); (c) l’espansione degli investimenti nel settore
delle utilities (energia elettrica, gas, reti idriche) che nel complesso son passati da 1,1 miliardi a
1,8 miliardi con un tasso di sviluppo medio compreso tra il 9,1 e il 19,5 per cento all’anno; (d)
un dimezzamento degli investimenti nel commercio (da 6,4 a 3,4 miliardi); (e) un quasi dimezzamento degli acquisti nelle attività finanziarie e assicurative (dai 737 milioni del 2007 ai 393
milioni del 2010) con una riduzione media annua attorno al 19 per cento nel triennio
d’osservazione; (f) un unico e rilevante andamento controcorrente (+12,1 per cento) nel sottosettore delle attività professionali, scientifiche e tecniche; si tratta di un sotto-settore che, a livello regionale, ha raddoppiato il peso relativo degli investimenti (dal 7,7 per cento al 12,4 per
cento) raggiungendo l’attuale livello di 3,1 miliardi l’anno.
Nell’anno di avvio della prima crisi economicofinanziaria, il 2008, le esportazioni regionali sono aumentate di oltre il 10 per cento; nell’anno successivo, quello
considerato il più intenso per la caduta della domanda
mondiale, la flessione è stata di poco inferiore al 18 per cento per poi, nei due anni successivi,
ricostituire e sopravanzare i livelli di export pre-crisi (dai 13,1 miliardi del 2007 ai 17 miliardi del
2011).
Il livello d’internazionalizzazione dei
beni e servizi prodotti nel Lazio
Dal 2007 al 2011 la dimensione della componente estera sul PIL è passata dall’8 all’11 per
cento e la quota delle esportazioni regionali rispetto al totale delle esportazioni nazionali è passata dal 3,8 al 4,6 per cento; tuttavia, pur in presenza di una tendenza virtuosa, la domanda
estera regionale fornisce un contributo contenuto all’espansione del PIL (nel 2011 è stato dell’1,2
per cento mentre a livello nazionale si è tradotto in un apporto del 2,4 per cento).
La composizione delle esportazioni indica una concentrazione delle vendite regionali
all’estero in tre principali settori (che coprono il 61,6 per cento delle esportazioni regionali per
10,5 miliardi complessivi): sostanze e prodotti chimici, farmaceutici, chimico-medicali e botanici;
computer, apparecchi elettrici e ottici; mezzi di trasporto. In questi settori è stato osservato: (a)
un incremento della quota di esportazioni di prodotti chimici di base e della chimica fine (dal
34,6 al 40,1 per cento); (b) un arretramento, nei livelli e in termini di composizione settoriale,
delle vendite di prodotti dell’informatica, elettrici e ottici; (c) un incremento dei livelli delle
vendite di mezzi di trasporto (da 1,8 a 2 miliardi) e, al contempo, una riduzione del peso relativo (dal 13,4 al 12 per cento).
1. I nodi della Regione Lazio: efficienza ed efficacia delle
funzioni di indirizzo, regolazione e controllo
La struttura amministrativa delle Regione Lazio si presenta particolarmente complessa e
tale da caratterizzarsi per standard di efficienza non ottimali; il contesto nel quale opera subisce,
da alcuni anni, l’impatto negativo della gestione di un livello di indebitamento finanziario che
ostacola e vincola l'allocazione ottimale delle risorse per lo sviluppo e il progresso della regione.
Nel corso degli ultimi anni si è assistito a un progressivo indebolimento dell’attività legislativa della Regione, considerando sia la quantità di norme approvate, sia la loro qualità ed efficacia. Il trend annuale del numero di leggi approvate dal Consiglio regionale, dal 2002 al 2012,
mostra un’attività legislativa decrescente, che tocca i picchi più bassi nel triennio 2010-2012 (fig.
2).
Se nel 2002 il Consiglio aveva approvato 48 leggi, tale numero nel 2010 si è abbassato addirittura a 9, per poi risalire leggermente nel biennio successivo; cifre che - in termini compara-
9
tivi – ccollocano la performancce legislativaa regionale agli
a ultimi posti
p
nella ggraduatoria delle Regioni ittaliane.
A ciò si aggiunge, da un
n lato, l’esis tenza, a ma
arzo 2013, dii 1.740 leggi vigenti e, dall’altro,
d
l’assen
nza di interventi relativi
a testti unici di riordino e
semplifficazione, ellementi che
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ne appesantita daall’eccessiva burocrazia
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IIl Lazio è l’unica Regione che non haa approvato
una leegge quadro sui servizi
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La Regione Lazio deve,, dunque, riiappropriarsi pienamentte della sua funzione legislativa,
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ndo per l’em
manazione di
d nuove legggi che semp
plifichino e sostituiscanno quelle prrecedenti,
eccessiivamente nu
umerose e co
omplicate; occcorre, inoltre, ripensaree lo statuto,, il regolameento conuti di parteccipazione.
siliare, la disciplina degli istitu
L
Le difficoltàà incontrate nella funzioone legislativ
va si sono trasmesse
t
suul grado di efficienza
e
ammin
nistrativa e sulla
s
capacittà di una geestione effica
ace del dialo
ogo inter-istiituzionale trra il centro e laa periferia della
d
regione..
A
Aspetti crucciali per un miglior esplletamento deelle funzionii amministraative appaio
ono quelli
connesssi con la ri-d
definizione dell’Ente,
d
deelle sue logicche e dei suo
oi meccanism
mi di funzion
namento.
A
All’inizio deel 2013, la Regione
R
Laziio appariva come un’org
ganizzazionee ipertrofica
a, composta da 327 diversi centri decisionali(19): 1599 aree, 20 diirezioni con altrettante segreterie di direzione, 27 uffici, due dipartimenti con le duee segreterie di dipartimento, 8 ufficci di staff aii dipartid
25 Enti pubbliici dipendenti, 40 Societtà controllatte (diretmenti, 19 uffici di staff alla direzioni,
n’Avvocaturra regionale.
tamentte ed indiretttamente), 4 Agenzie, un
S
Si tratta, ev
videntementte, di un ecccesso di stru
utture che parcellizzano
p
o decisioni e competenze e che moltip
plicano inutilmente i verrtici dirigenzziali, con conseguente sppreco di riso
orse pubbliche.
D
Dalle analisii svolte sulla
a complessaa e articolata
a struttura amministrat
a
tiva emerge, dunque,
la neceessità di intterventi di razionalizzaz
r
zione di strutture e rissorse dedicatte, proceden
ndo, gradualmeente, alla rid
duzione dei centri decissionali con l’obiettivo dii incrementaare l’efficien
nza e tradurre iin efficace pratica
p
amministrativa ll’indirizzo po
olitico. D’alttra parte, l’eentità dei co
osti della
Region
ne Lazio non
n è più sostenibile: l’amm
montare deg
gli affitti passsivi per il 20012 è stato di
d 16 milioni d
di euro e i contratti
c
di servizio per il Trasportto Pubblico Locale stipuulati con Trenitalia,
(19)
A
Al netto degli uffici ed aree delle Agenziee in house, non
nché del numero dei Parchi e/o Riserve.
10
Atac e Cotral per il triennio 2010-13 ammontano complessivamente a quasi 2 miliardi 400 milioni di euro.
Un altro fattore di criticità che ha caratterizzato l’Ente regionale negli ultimi anni è rappresentato da una situazione finanziaria fortemente compromessa da un ingente debito. A marzo
2013, il disavanzo finanziario ammontava a 12 miliardi, sintesi numerica dei debiti non corrisposti dalla Regione a imprese, fornitori ed enti locali; a questi vanno, inoltre, aggiunti 10 miliardi
di debiti sanitari.
Finora, la Regione Lazio non è stata un pagatore leale. Lo evidenzia il ritardo nel pagamento dei fornitori: i tempi di pagamento delle fatture per il pagamento di beni e servizi del
SSN aderenti all’Accordo Pagamenti sono stati, nel 2012, di 230 giorni(20) rispetto ai 30 giorni
previsti dalle direttive europee.
Questo squilibrio fra impegni finanziari e pagamenti è confermato anche dall’indicatore
sulla capacità di spesa regionale(21)(fig. 3) che posiziona la Regione Lazio all’ultimo posto della
graduatoria nazionale. Se è vero che l’effettiva possibilità di pagamento delle obbligazioni è condizionata dai vincoli imposti dal patto di stabilità – che nel caso della Regione Lazio sono stringenti – è altrettanto vero che questa evidenza deve condurre a una migliore programmazione finanziaria e a un contenimento nell’assunzione di impegni
Fig. 3
Trentino Alto Adige
86,0
piuttosto che nella generaLiguria
84,0
zione di aspettative verso
Marche
83,0
gruppi e comunità destinate
Umbria
82,0
Emilia-Romagna
80,0
a infrangersi di fronte
Piemonte
80,0
all’impossibilità dell’Ente di
Calabria
79,0
Toscana
78,0
pagare.
Friuli-Venezia Giulia
78,0
Abruzzo
78,0
In una fase di recesPuglia
76,0
Campania
76,0
sione/stagnazione e di conValle d'Aosta
75,0
trazione delle risorse pubbliVeneto
75,0
Basilicata
75,0
che, un efficiente e efficace
LAZIO - Capacità di spesa
Sardegna
71,0
utilizzo delle fonti di finandelle Regioni (rapporto
Molise
70,0
pagamenti in c/competenza e
Sicilia
68,0
ziamento rivolte allo svilupimpegni), 2011
Lombardia
67,0
po economico e la coesione
Lazio
54,0
sociale appare prioritaria. A
50,0
60,0
70,0
80,0
90,0
100,0
tal fine è necessario, non solo
Fonte: elaborazioni su dati Istat, 2013
utilizzare meglio le risorse
regionali – razionalizzando le
spese, riorganizzando le strutture dell’Ente – ma anche, indirizzare i Fondi strutturali della UE
2007-2013 affinché siano uno strumento realmente efficace per lo sviluppo del territorio e il benessere dei cittadini(22).
(20)
(21)
(22)
Nel dettaglio, i tempi di pagamento medi sono stati di 194 giorni nel 2010, 217 giorni nel 2011, 230 giorni
nel 2012 e 194 giorni nel 1° quadrimestre del 2013.
Istat, PubblicaAmministrazione.Stat, 2013. L’indicatore esprime il rapporto tra pagamenti in conto/competenza e impegni; la capacità di spesa è la quota di impegni finanziari presi (verso un Ente, un
territorio, un fornitore) che vengono rispettati nell’anno di assunzione.
Per il POR FESR, al 31 dicembre 2012 sono stati ammessi a finanziamento 1.668 progetti, per un investimento di € 915.059.842; al 31 dicembre 2013 i progetti ammessi a finanziamento sono stati 2.234, per
un investimento di € 933.713.203; per il POR FSE, al 31 dicembre 2012 sono stati ammessi a finanziamento 6.126 progetti per un investimento di € 512.017.709.
11
IInoltre, la minore
m
dispo
onibilità di rrisorse pubb
bliche rende ancora piùù rilevante l’’azione d
prograammazione verso
v
gli Ob
biettivi Tem
matici e le Priorità d’inv
vestimento ddei nuovi Fo
ondi SIE
per il p
periodo 20144-2020: occo
orre ripensarre le logiche di distribuzzione, concenntrando le risorse
r
su
pochi obiettivi strrategici e definendo i P
Programmi Operativi Regionali
R
seccondo una logica di
namento e in
ntegrazione settoriale.
coordin
2. Il ritarrdo com
mpetitivo
o del sistema econom
e
mico
N
Nel Lazio, a fine 2012, risultavano registrate oltre 600 mila imprese(23)); di queste, il 95 per
cento iimpiega men
no di 10 add
detti e
il 65 p
per cento è costituita da
d un
solo ad
ddetto.
Fig. 4
L
Le attività svolte da queste
q
impresse(24) (fig. 4) si concen
ntrano
per pooco meno del
d 30 per cento
(164 m
mila impresse) nei ram
mi del
commeercio, il 16 per
p cento – pari a
89 mila unità – nel
n comparto
o delle
costruzzioni, l’8 per cento nel settore prim
mario e nellaa pesca (47 mila),
il 7 peer cento nell settore ma
anifatturieroo ed estrattivo (39 milla imprese ttra cui spicccano per nu
umero
la fabb
bricazione di
d prodotti in metallo, il compartto alimenta
are e
ne mequello tessile e per dimension
parto
chiimicoil
comp
dia
q
della mecfarmacceutico e quello
canica)), lo 0,3 per cento nella fornitura e produzione di energia elettrica e aacqua e nella
a gestione dei
d rifiuti; innfine, il 39 per
p cento
mprese (216 mila) è occu
upato in atttività terziarrie extra-com
mmercio(25).
delle im
IIl sistema produttivo del Lazio si caratterrizza, dunq
que, per la rilevante presenza
dell’atttività terziarria composta prevalenteemente da micro
m
e picco
ole imprese del commercio, delle
attivitàà immobiliaari, dei servizzi alle impreese o dei serrvizi professionali e secoondariamentte da imprese d
di medio-graandi dimensiioni delle tellecomunicaziioni, dei trassporti o del comparto delle utilities. La presenza della
d
Capita
ale fa sì chee il peso del terziario pu
ubblico sia rrilevante(26), anche in
(27)
ni di dotazion
ne di capitalle umano .
termin
(23)
(24)
(25)
(26)
U
Unioncamere, Indagine Movvimprese, 20133.
A
Al netto delle imprese non classificabili.
c
IIn particolare:: alloggio e risstorazione (42 mila imprese); attività imm
mobiliari (28 m
mila imprese); servizi di
ssupporto alle attività produ
uttive (26 milla imprese); attività
a
professionali e tecnniche (22 mila
a imprese);
ttrasporti e maagazzinaggio (2
21 mila impreese); attività fiinanziarie e asssicurative (144 mila impresee); sanità e
iistruzione (7 mila
m imprese); attività artisttiche e ricreatiive (8 mila im
mprese).
L
L’offerta di servizi di ricerca
a scientifica sii compone di numerosi
n
Centtri e Istituti ddi ricerca (218 Laboratorri di Ricerca, 4 Centri di Eccellenza
E
Univversitari, 48 Enti
E
e Istituti di Ricerca, 122 Atenei Univ
versitari, 2
P
Parchi Scientiifici e Tecnolo
ogici e 3 distr etti tecnologicci) in cui la componente puubblica univerrsitaria, in
p
particolare, è costituita da 8.000 unità trra docenti e ricercatori,
r
distribuiti, prevaalentemente, tra
t le Univ
versità La Sap
pienza, Tor Vergata
V
e Rom
ma Tre; a queesti si aggiung
gono circa 6.0000 altri ricerrcatori con
12
L
L’apporto di valore aggiiunto dalle b
branche man
nifatturiere permane conntenuto, ancche come
consegguenza del naanismo dellee unità localli, della difficoltà a costiituire reti d’’impresa com
mpetitive
non soolo sui mercati domesticci, dell’arrettramento competitivo siia sul frontee della ricerca sia su
quello dell’innovazzione. La ma
anifattura laaziale è form
mata da picccole e medie imprese atttive nelle
he tessili, in quelle dell’a
agro-industriia e della tra
asformazionee alimentaree, nella fabbricazione
branch
di prod
dotti in metallo; a questte piccole-meedie unità sii affiancano poche impreese multinazzionali di
grandi dimensioni del chimico-farmaceuticco o della meccanica.
m
IIl settore deelle costruzio
oni e dell’ediilizia si cara
atterizza per avere un nuumero ridotto di imprese d
di medie dim
mensioni. Il problema
p
deella dimensio
one d’impressa riguarda aanche il setttore agricolo; l’analisi intercensuaria 2000-2010
2
m
mostra comee le filiere delle principaali colture del
d Lazio
hanno registrato una netta diFig. 5
umero di prrominuziione nel nu
duttorii e una conttestuale – seeppur piiù contenuta – riduzio
one
delle ssuperfici coltivate. Quesste
due teendenze han
nno determin
nato un incrementoo della dimeenmedia delle aziende e co
onsione m
figuran
no l’avvio di
d un processso
di risstrutturazion
ne azienda
ale,
risconttrato in tuttte le filiere ad
eccezioone della filliera del florrovivaism
mo che regisstrano un lieeve
increm
mento della Sau.
S
L
La strutturaa produttiva
a si
configu
ura nel complesso più frragile dii altre econoomie del Ceenock
tro-Noord, rispettoo agli sho
della d
domanda domestica o in
nternazionalle. Questa debolezza,
d
in
nsieme alla rriduzione deella spesa
pubblicca per invesstimenti e all susseguirsii di due fasi recessive mai
m conosciut
ute in passatto, ha innescatoo un arretraamento dellee dinamiche produttive delle imprese che si è, successivam
mente, riverberaata sulla con
ndizione sociale delle fam
miglie.
IIl divario dii competitiv
vità del sisteema produtttivo laziale dipende
d
ancche dalla cap
pacità di
adattaamento ai nu
uovi paradig
gmi tecnologgici e di colm
mare i gap - rispetto ai competitorii internap
dig
gitale, l’efficiientamento energetizionali - che riguaardano la riccerca, l’innovvazione, il progresso
r
Nel 2008 la percentualee di imprese che hanno introdotco e loo sviluppo deelle energie rinnovabili.
to innoovazioni di prodotto
p
e/o
o di processoo era del 27,5 per cento(28), mentre nnel 2010 talee percentuale ssi è abbassatta al 21 per cento (fig. 5). Analoga
amente, la sp
pesa per riceerca e svilup
ppo delle
(27)
(28)
fforme di contrratto diverse da
d quelle del p
personale di ru
uolo in organicco. Inoltre, la regione è sedee di numerrose filiere di eccellenza
e
e ad
d elevato cont enuto tecnolog
gico, radicate sul territorio.
I laureati in sccienza e tecno
ologia nell’ultim
mo decennio sono
s
più che trriplicati passaando dalle 6,3 unità (per
11.000 abitanti della classe 20-29
2
anni) dell 2000 alle atttuali 19 unità; il divario possitivo rispetto all’ultima
rrilevazione nazzionale è di ciirca 7 unità in
n più ogni 1.00
00 abitanti. Una parte dei laaureati, pur considerand
do una mobiliità (nazionale e internazion
nale) più eleva
ata in questa professione risspetto alle alttre, ha alim
mentato il baccino dell’occup
pazione pubbliica e privata: il Lazio, con un
u trend posittivo tra il 2000 e il 2008
- interrotto a partire dalla prima
p
crisi ecoonomico-finanzziaria - registrra un numero di addetti in R&S
R
prosssimo alle 6 un
nità ogni 1.000 abitanti di ettà compresa trra 20 e 29 ann
ni; erano 5 nel 2000.
IIstat, Indicato
ori territoriali per le politichhe di sviluppo, febbraio 2013
3.
13
imprese pubbliche e private è passata dallo 0,65 per cento del Pil del 2009(29) allo 0,52 per cento
del 2011, mentre i lavoratori della conoscenza(30) sono passati dalla quota del 17,2 per cento del
2008 al 15,6 per cento del 2010.
La quota maggiore di imprese(31) (tra il 69 e il 70) che svolge spese per R&S intra-muros si
concentra nelle unità di maggiori dimensioni (500 addetti e oltre) mentre rappresentano la quota
più contenuta (attorno all’8 per cento) le imprese di medio-grandi dimensioni (tra 250 e 499 addetti).
Nel complesso, la regione ha una capacità innovativa(32) superiore alla media nazionale (1,8
per cento nel 2010 a livello regionale mentre il dato nazionale è pari all’1,3 per cento). Tuttavia,
gli indicatori relativi di spesa che rilevano le potenzialità regionali, evidenziano anche le criticità
di matching – tra le esigenze del tessuto produttivo e l’offerta di R&S da parte delle Università
e dei Centri di Ricerca – del modello.
Nel 2011 il pubblico (Pubblica Amministrazione e Università) ha speso in R&S intramuros una quota pari all’uno per cento del PIL, percentuale doppia rispetto all’analogo dato a
livello nazionale.
In termini generali gli stanziamenti(33) per la R&S del pubblico si concentrano - con una
quota che dal 2009 al 2012 è passata dal 55,4 al 58,8 per cento - in tre principali ambiti: produzioni e tecnologie industriali (nella media del periodo in questo ambito è stato convogliato il 12,5
per cento degli stanziamenti); protezione e promozione della salute umana (10 per cento del totale); promozione della conoscenza di base (quest’ambito rappresenta, mediamente, il 32,8 per
cento dello stanziamento complessivo e contiene il Fondo di Finanziamento Ordinario per le
Università)(34).
In questo contesto, la scarsa propensione delle imprese private ad investire in R&S rappresenta l’elemento debole del modello(35). Nel 2010, fatto pari a 100 il volume di risorse destinato alla ricerca delle imprese(36) in Italia, la quota regionale si posiziona attorno al 9,5 per cento
(circa 1 miliardo di euro all’anno); le imprese lombarde dedicano circa 3 miliardi e quelle emiliano-romagnole 1,3 miliardi all’anno.
Ciò che appare ancora debole è la capacità di networking sia tra produttori e consumatori
della ricerca (tra Università e imprese), sia tra gli stessi consumatori della ricerca (collaborazioni
tra imprese).
La ragione del persistente mismatch è ascrivibile ad una serie di fattori: (i) la disomogenea
distribuzione dei processi di innovazione presenti all’interno delle imprese. Ciò è dovuto alla coesistenza sia di grandi imprese innovative export oriented sia di un tessuto di piccole e microim(29)
(30)
(31)
(32)
(33)
(34)
(35)
(36)
Istat, Indicatori territoriali per le politiche di sviluppo, dicembre 2013.
Istat, Indicatori BES “Benessere equo sostenibile”, 2013.
Istat, La ricerca e sviluppo in Italia, dicembre 2012.
E’ un indicatore dato dalla somma della spesa pubblica privata e di quella pubblica (spesa totale) rispetto al PIL (DPS-Istat, Indicatori per le politiche di sviluppo, 20 marzo 2013).
Non sono disponibili elaborazioni per singola Regione. Il dato si riferisce alla somma degli stanziamenti
delle Amministrazioni centrali e delle Regioni per obiettivi socio-economici.
Le tematiche riguardano: scienze matematiche fisiche e naturali; scienze ingegneristiche e ricerca tecnologica; scienze mediche; scienza agrarie; scienze umane e sociali; studi e ricerche in campo umanistico.
Poco più del 64 per cento della spesa laziale annua (1,9 miliardi di euro) proviene, dunque, dalle istituzioni pubbliche e dalle Università (Istat, La ricerca e sviluppo in Italia, dicembre 2012).
Si utilizza l’indicatore come proxy della spesa delle imprese private; il dato ufficiale stima, infatti, la spesa delle imprese pubbliche e private.
14
prese caratterizzata da una bassa propensione all’innovazione; (ii) una scarsa diffusione della
cultura dell’innovazione ed una percezione parziale della sua rilevanza competitiva, anche ai fini
dello sviluppo internazionale delle imprese; il modello di innovazione privata locale –
l’innovazione senza ricerca – risulta essere poco ambiziosa rispetto agli standard delle imprese
europee; (iii) la limitata disponibilità di risorse finanziarie private costituisce un impedimento
alla crescita dimensionale e all’investimento strutturale in ricerca ed innovazione; (iv) il sistema
di attori coinvolti nella ricerca, sviluppo e innovazione è, inoltre, complessivamente frammentato
e tale da impedire concreti processi evolutivi.
Considerando che i processi innovativi tendono a concentrarsi in pochi settori o subsettori (l’informatica, le telecomunicazioni, la farmaceutica, l’industria della componentistica
dell’auto e dei mezzi di trasporto) e sono realizzati da imprese di grande dimensione, a risentire
delle debolezze del trasferimento tecnologico – e dell’incontro tra domanda privata e offerta
pubblica e tra domanda privata e offerta privata – è l’intensità brevettuale regionale.
La strada verso l’economia della crescita e dell’innovazione si dovrebbe caratterizzare, per
l’apparato produttivo regionale, anche per la transizione - incoraggiata dalle politiche di coesione
europee - verso la green economy, sia per rispondere alle problematiche ambientali sia per
garantire un’offerta regionale alle nuove domande di mercato che in questo ambito si sono
aperte.
Nella vision di una transizione produttiva verso la sostenibilità ambientale (ma, anche,
economica e sociale), gli strumenti riguarderanno l’intera offerta tecnologica disponibile, il
controllo automatico, le forme di finanziamento sostenibili, l’organizzazione logistica, le
innovazioni di prodotto e di processo e la crescita digitale.
In termini generali, l’economia digitale - laddove i programmi d’investimento sono stati
realizzati con successo - ha delle ricadute positive dirette stimate, in termini di progressione del
valore aggiunto, poco al disotto del 2 per cento; vi sarebbero, dunque, per l’intera economia regionale, ampi margini di crescita rispetto ad altre regioni europee(37).
Inoltre, in tutti i settori e per le esperienze di altre aree europee e internazionali, per ogni
posto di lavoro eliminato il web ha creato, mediamente, 2,6 nuovi posti di lavoro: il fenomeno è
più accentuato nelle economie più avanzate mentre è più debole nei paesi meno digitalizzati(38).
Altre evidenze sull’impulso alla crescita, alle esportazioni nette e alla redditività fornito
dall’ICT, riguardano: (a) le imprese che utilizzano l’e-commerce(39) (espansione del fatturato attorno al 5,9 per cento; incremento della quota di esportazioni nette sul fatturato pari al 5,3 per
cento; incremento del margine operativo del 9,5 per cento); (b) le imprese che hanno affrontato
investimenti in tecnologie web maggiori del 2,0 per cento del fatturato(40) (espansione del fatturato attorno al 9,8 per cento; incremento della quota di esportazioni nette sul fatturato pari al
5,3 per cento; incremento del margine operativo del 9,7 per cento); (c) le imprese che hanno più
(37)
(38)
(39)
(40)
Digital Advisory Group-McKinsey & Company, Sviluppare l’economia digitale in Italia: un percorso per
la crescita e l’occupazione, ottobre 2011.
Nelle PMI italiane, considerando il livello di digitalizzazione introdotto, il risultato è stato a somma zero
(1 posto eliminato contro 1 posto creato).
La rilevazione condotta su 415 PMI italiane indica che il mancato sbocco dei prodotti verso l’e-commerce
ha consentito una crescita del fatturato, mediamente, dello 0,3 per cento nel triennio 2008-2010; le esportazioni nette si sono incrementate ad un tasso inferiore alla metà (+2,4 per cento) rispetto alle imprese
che hanno adottato canali di e-commerce; il margine operativo è cresciuto dell’8,0 per cento.
Per le imprese con investimenti inferiori al 2,0 per cento, il fatturato si è contratto mediamente dello 0,3
per cento; le esportazioni nette hanno avuto una progressione del 2,3 per cento e il margine operativo è
risultato in crescita dell’8,0 per cento.
15
del 5,00 per cento del
d personale assegnato alle tecnolo
ogie web(41) (eespansione ddel fatturato
o attorno
all’1,3 per cento; incremento della
d
quota d
di esportazio
oni nette sul fatturato ppari al 3,0 per
p cento;
mento del maargine operattivo del 9,9 per cento).
increm
R
Recenti indaagini(42), stim
mano ingentii risparmi deella PA - co
on particolarri effetti possitivi laddove è elevato l’indebitamentto pubblico - attraversso specifichee azioni: (a)) acquisti atttraverso
l’utilizzzo dell’e-pro
ocurement (fatto pari a 100 il rispa
armio complessivo stimaato, con queest’azione
il rispaarmio è parri al 9,3 perr cento); (b
b) aumento della produ
uttività del ppersonale atttraverso
l’aumeento dell’efficcienza (34,9 per cento d
del risparmio
o complessiv
vo); (c) riduuzione dei co
osti di relazionee tra PA e imprese attraverso la d
digitalizzazio
one dei proccessi burocraatici (53,5 per
p cento
del risp
parmio com
mplessivo); (d
d) snella gesstione delle transazioni e dei pagam
menti tra la
a PA alle
impresse (2,3 per ceento del risp
parmio comp
plessivo).
D
Dalle inchieeste svolte durante
d
gli sscorsi trimesstri è emersa
a presso gli operatori attivi,
a
sia
nei setttori esposti alla concorrrenza sia in quelli con un
u mercato interno
i
matuuro, che la riduzione
r
ministrativi - prevalendoo la dimensio
one ridotta o ridottissim
ma su cui l'iincidenza
degli aaggravi amm
della p
pressione am
mministrativa
a appare sup
periore - rap
ppresenta un
na delle più rilevanti aspettative
(assiem
me all'approovvigionamen
nto finanziaario) verso lee politiche pubbliche
p
dii sviluppo di
d mediolungo p
periodo.
T
Tra il 2008 e il 2013, al calo dell’atttività econo
omica delle im
mprese è corrrisposta un
na flessione nelll’andamentoo degli aggreegati creditizzi. L’andameento del credito ha risenntito della debolezza
d
della d
domanda di prestiti com
me consegueenza dell’inccertezza, sul mercato doomestico e su
s quello
internaazionale, circca le aspetta
ative di unaa robusta rip
presa econom
mica che ha caratterizza
ato, a fasi
alternee,
l’econoomia
regio
onale
nell’ulttimo quinqu
uennio.
Fig. 6
D
Dal lato delll’offerta – anche
a
in quessto caso con
n fasi altern
ne tra
le due crisi finanzziarie – le condimente
zioni ssono risultaate generalm
restritttive a causa dell’aum
mento
del riscchio di cred
dito connesso
o con
il prolu
ungarsi dellaa recessione.
N
Nel complessso, il pegg
gioramento della capacità di fina
anziamento delle imprrese, soprattutto
duzioPMI, ssi è tradottoo in una rid
ne con
nsistente deggli impieghi bancari a disposizionee del mondo produttivoo, con un’acccentuazionee della con
ntrazione, trra il 2012 e il
2013, pari a circaa 12 miliardi di
mente,
euro iin meno(43). Parallelam
con il d
deterioramen
nto degli im
mpieghi in esssere, sono au
umentate le sofferenze bbancarie (fig
g. 6).
(41)
(42)
(43)
L
Le imprese ch
he hanno una quota inferiorre al 5,0 per cento
c
di addettti, la crescitaa media del fa
atturato è
rrisultata pari allo
a 0,7 per ceento: le esportaazioni sono au
umentate del 2,4
2 per cento e il margine op
perativo
P
Politecnico di Milano (www
w.osservatori.neet – Osservato
ori ICT & Ma
anagement).
B
Banca d’Italiaa, Bollettino sttatistico, n. II, luglio 2013.
16
P
Per evitare i rischi insiti in una com
mpressione duratura
d
delle dinamiche
he di crescita
a, devono
essere considerate anche le potenzialità d
dei settori maturi,
m
l’arttigianato in primis ma anche il
m
ne e delle ciittà di picco
ole-medie
commeercio, per loo sviluppo della qualità delle aree metropolitan
dimenssioni in cui queste
q
attività si intreccciano con qu
uelle del turismo e dellaa cultura, ov
vvero con
gli amb
biti che rapp
presentano il
i vantaggio competitivo
o del Lazio.
IIn questo coontesto, acqu
uistano un p
particolare rilievo
r
le din
namiche d’innternazionalizzazione
dei ben
ni e servizi regionali.
r
Neell’ultimo an
nno le imprese con un prrofilo estero avanzato so
ono state
circa 110 mila, parii al 4,9 per cento del tootale naziona
ale(44), in legg
gera crescitaa rispetto all triennio
precedente.
L
Le esportaazioni lazia
ali
(fig. 77) - durantte l’evolversi
delle d
due crisi - hanno
h
rappreesentan
no, sebbene con
c un livelllo
molto contenuto, un elementto
nza rispettto
in coontrotenden
all’and
damento economico geenerale. La progreessione tra il
3
2007 e il 2012 è stata del 33
per cen
nto (da 13,55 a 18 miliarrdi di eeuro) e la quota
q
di com
mmercioo estero regionale, rispettto al totale delle esportazion
ni
nali, è in crrescita e neel
nazion
ha toccato il massimo dee2012 h
gli ultiimi anni (4,77 per cento).
Fig. 7
V
Vi sarebbe stato(45), pro
oprio d
durante la prima crisi
econom
mico-finanziaaria, un balzo nella prooiezione inteernazionale delle impresse di minore dimensione ((fino a 9 ad
ddetti). Anco
ora più acceentuato risu
ulterebbe lo sforzo di innternazionalizzazione
compiu
uto dalle imp
prese di mag
ggiore dimen
nsione (oltree 250 addetti).
A
All’interno di
d un processso di cresciita sui merccati esteri geeneralizzato e dimension
nalmente
importtante, le imp
prese della classe
c
50-2499 addetti mo
ostrerebbero, al contrariio, una magg
giore difficoltà di adattameento.
N
Nelle branch
he virtuose e,
e dunque, in
n quelle con
n un minor deficit
d
di svilluppo verso i processi d’intternazionalizzzazione, sono stati osseervati i vantaggi compa
arati rivelatii(46) che indiccano: (a)
un appprofondimen
nto della speecializzazionee negli articcoli farmaceu
utici, chimicco medicinalli e botanici; m
mezzi di trasporto; (b) un
u grado di specializzaziione relativa
a in diminuzzione nel cok
ke e prodotti p
petroliferi raaffinati, com
mputer, appaarecchi elettrronici e ottici; sostanze e prodotti chimici);
(c) speecializzazion
ne relativameente bassa e in riduzion
ne negli artiicoli in gomm
mma e materie plastiche, alltri prodotti della lavora
azione di miinerali non metalliferi,
m
legno
l
e proddotti in legn
no - carta
e stam
mpa, prodottii delle altre attività man
nifatturiere; metalli di base
b
e prodootti in metalllo, esclusi maccchine e imp
pianti, prodotti alimenttari, bevand
de e tabacco
o; (d) un auumento del grado di
(44)
(45)
(46)
IIstat, Operato
ori commerciali all’esportaziione, 2012.
P
Parallelamente la prima reg
gione italiana per apporto di
d PIL, la Lom
mbardia, detieene una quota
a vicina al
330 per cento dell’export
d
italliano.
IIndice di Balaassa.
17
speciallizzazione relativa
r
nellla produzioone di ma
acchine e apparecchi, prodotti tessili e
dell’ab
bbigliamentoo, pelli e acceessori, apparrecchi elettrici.
V
Va, infine, considerato
c
che il 30 peer cento dell’incremento registrato ddalle esporta
azioni laziali è riconducibiile alla buon
na performaance dei tre Poli region
nali (farmaceeutico, tecnologico e
aeronaautico).
3. Il filo in
nterrottto tra fo
ormazione e lav
voro
G
Gli indicato
ori relativi all’istruzion
ne della pop
polazione re
esidente nell Lazio rispecchiano
sia le peculiarità della strutttura produ
uttiva e socio-economica regionaale rispetto al resto
a sia gli effetti deella prolun
ngata recesssione sulla
a pianificaazione di istruziod’Italia
ne/formazione, su
ulle aspetta
ative di occcupazione nel
n mercato del lavoro , sulle disp
ponibilità
miglie e dellle imprese.
finanziiarie dei fam
O
Oltre il 50 per cento della
d
popolaazione del Lazio possied
de un titoloo di istruzione superiore, ccon un’incid
denza del 15,5 per centto di laurea
ati, a fronte di una med
dia naziona
ale di poco più del 40 per cento. Se ill livello med
dio elevato dell’istruzio
one si lega aalla presenzza di una
nda di lavorro nel terzia
ario qualificcato - sopra
attutto a Roma e interrdipendentee dal vadoman
sto ag
ggregato di attività con
nnesse alla Pubblica Amministraz
A
zione -, la m
minore incid
denza di
o alle altre regioni dell Centro
qualifiiche professsionali si deeve al pesoo minoritariio (rispetto
manifattura; nel corso degli
d
ultimi 3 anni, tutttavia, la
Nord) delle brancche tradizionali della m
ali
quota di diplomi professiona
nè risultata in noteevole aumen
to nel Lazio.
Fig. 8
L
La conferm
ma di un pro
ocesso
di
progressiv
va
(ri)affeermazione delle scuole
professsionali e, di
d conseguen
nza, deelle professio
oni tecnich
he,
nell’ulttimo trienn
nio, è statta
accom
mpagnata da
alla diminu
uzione ((quasi 4 pun
nti) del tassso
di scolarizzazion
ne superiorre
regionale(47); quessta dinamicca
ni
- non rilevata in altre region
a stessa eviidenza - pu
uò
con la
essere,, in parte, attribuibile
all’affllusso di popolazion
ne
stranieera a più ba
asso livello di
d
istruziione.
N
Negli ultim
mi cinque an
nni, il livelllo complesssivo di istru
uzione dellaa popolazion
ne è aumenta
ato, principa
almente perr l’incremen
nto dell’indiicatore riferrito ai mascchi; la quota
a di giovani che hanno conseguito
c
almeno
a
la liicenza mediia inferiore, nel 2011, eera pari al 98,7 per
n più della m
media nazio
onale (per i maschi laa differenza è di 0,6
cento, circa mezzzo punto in
punti) (fig. 8).
(47)
N
Nel 2007 il tassso era pari alll’83,0 per centto; nel 2011 sii registrava un
n 79,4 per cennto. Si tratta della
d
popollazione in età 20-24 anni che ha conseguitto almeno un diploma di scu
uola secondariia superiore.
18
U
Un probabiile effetto negativo
n
acccentuato da
al periodo di
d recessionee è la diffussione del
fenomeeno dell’abb
bandono sco
olastico: traa il 2007 e il
i 2011 la quota
q
di gioovani che ha
anno abbandonato prematuramentee il percorsso di stud
di è aumen
ntata di qquasi 5 punti, con
ga tra mascchi e femmin
ne(48).
un’inteensità presssoché analog
D
Dal lato dell’istruzione universitariaa, nel corso dell’ultimo decennio – iin un contessto regionale caarente di speecializzazion
ni produttivee, o non suffficientementte sviluppatoo per poter assorbire
il potenziale di un
n capitale um
mano con livvelli elevati di
d istruzionee – è aumenttata la disocccupaziounti. Le diff
fferenti e co
omplesse situazioni chee si sono sv
viluppate
ne inteellettuale di circa 10 pu
nel corrso dell’ultiimo decennio per i div
versi gradi d’istruzione
d
e - in base aalle compettenze regionalii - sono, tuttavia, acco
omunati dallle medesim
ma esigenza volta, per u
un verso, a dare risposte innovativee al sistema scolastico ooffrendo - a prescinderre dalle ten
ndenze del ciclo
c
ecoo e considerato che i livelli
l
di istrruzione/form
mazione inciidono in maaniera rileva
ante sulla
nomico
probab
bilità di esseere occupato
o e nel conteenimento deel rischio di perdita delll’occupazion
ne - una
formazzione coeren
nte con le necessità
n
deelle impresee e, per altrro verso, a ssostenere ill sistema
d’istru
uzione per preparare
p
i giovani
g
alle professioni del futuro.
A
Altri elemen
nti di analissi per le pollitiche di isttruzione e formazione
f
regionale, riguardar
no
le
t
tendenze
Fig. 9
dell’isttruzione/forrmazion
e deglli adulti e le dinamiche
c
collegano
che
a formal’istruzzione e la
zione al mercato
o del laper le coortti in envoro p
trata (fig. 9). Il livello
l
di
a
reistruziione degli adulti
gistra, nel medio periodo,
un prrogressivo abbassamento
o, sia comee consea dei flussi migratoguenza
ri (p
popolazione meno
istruita in ingressso nella
e
di
regione) sia per effetto
un geenerale callo della
parteccipazione ad
d attività
a
formattive e di apprendimento
o(49) dovuta, a sua
m
form
mative offertte (anche) dal
d sistema pubblico.
volta, alla contrazzione delle misure
IIl deteriorarrsi del quadrro formativoo regionale, accompagna
a
ato ai fenome
meni di scorag
ggiamento, han
nno colpito le classi d’eetà in entratta nel merca
ato del lavoro: tra il 20009 e il 2011
1, su 100
giovan
ni di età com
mpresa tra 18
8 e 24 anni, quelli che hanno
h
conseg
guito solameente la licenza media
(48)
(49)
T
Tale dinamicca avvicina il dato regioonale alla so
oglia limite fissata dalla Strategia 2020
2
per
ll’istruzione (il target fissato dall’UE, peer l’Italia, è di un tasso di abbandono p
precoce al masssimo pari
a
al 16 per centto; la media dell’area
d
UE277, attualmentte, è peraltro ben al disottoo: 12,8 per cento).
L
La quota di adulti raggiu
unti da attiviità di appren
ndimento perm
manente nel Lazio, tra il 2007 e il
2
2011, è dimin
nuita molto piiù che in altrii contesti regiionali (-1,9 pu
unti). Analoga
ga dinamica sii riscontra
p
per la formazione degli occcupati e per q
quella dei non
n occupati.
19
e, al contempo, non sono inseriti in un programma di formazione sono passati dall’11,2 per cento
al 15,7 per cento(50).
Una riduzione della partecipazione ad attività di istruzione e formazione in modo continuativo (dall’8,3 per cento del 2007 al 6,4 per cento del 2011(51)) ha riguardato anche le persone
di età compresa tra 25 e 64 anni.
Oltre all’incremento dello scoraggiamento, in quest’ultimo quinquennio, è risultata in aumento - dal 15 per cento del 2008 al 21,6 per cento del 2011 - la quota di giovani in età compresa tra 15 e 29 anni che non lavorano e non studiano(52).
Le difficoltà incontrate nell’erogazione delle risorse europee aggiuntive del periodo
2007-2013 (non solo nel contesto del Lazio) hanno influito su una generalizzata contrazione
delle attività formative e di istruzione a supporto dell’occupazione e della ri-occupazione.
Tra le ragioni del calo delle attività formative a supporto dei non occupati, oltre
all’incremento dei flussi migratori e alla contrazione degli strumenti di sostegno, si deve
considerare la progressiva dilatazione dell’area della disoccupazione di lunga durata(53).
In funzione dell’ottimizzazione dell’impiego delle risorse finanziarie per le politiche di
istruzione, formazione e per l’occupazione, sarà necessario concentrare gli interventi non solo per
favorire l’incontro tra domanda ed offerta di competenze ma, anche, sviluppare le conoscenze
funzionali all’esercizio di una cittadinanza attiva, all’inclusione sociale, nonché al
raggiungimento di obiettivi di tipo occupazionale o professionalizzante.
4. La sanità tra deficit e carenze di cura
Le politiche pubbliche sanitarie rappresentano - sia per la particolarità del servizio offerto
che coinvolge direttamente e indirettamente tutta la popolazione, sia per le dinamiche di alcune
variabili socio-demografiche fondamentali, in primis l’invecchiamento della popolazione(54) - una
delle tematiche più complesse da affrontare e che, più di ogni altra politica pubblica, incide sui
giudizi di buon governo di un’amministrazione.
I servizi offerti, le prestazioni sanitarie hanno un’incidenza incommensurabile sulla quotidianità dei cittadini, in termini sociali - in quanto rappresentano una determinante rilevante della qualità di vita di ogni persona -, in termini finanziari - per il volume elevato di spesa sostenuta dall’intera collettività regionale - e in termini di sviluppo - sia per le ricadute economiche su
numerose altre branche del sistema produttivo, sia per il contributo rilevante alla generazione
dei redditi negli stessi territori regionali.
(50)
(51)
(52)
(53)
(54)
Istat, Indicatori BES “Benessere equo sostenibile”, 2013.
Istat, Indicatori BES “Benessere equo sostenibile”, 2013.
Istat, Indicatori BES “Benessere equo sostenibile”, 2013.
La diminuzione delle prospettive di riposizionamento lavorativo, infatti, favorisce la rinuncia agli
strumenti di formazione.
Tra i mutamenti demografici e sociali in corso, devono essere considerati gli effetti dell’incremento
dell’incidenza delle malattie croniche e degenerative, della comorbidità e della non autosufficienza, il
cambiamento della struttura della famiglia e, in generale, il miglioramento dell’aspettativa di vita.
20
L
La rilevanzaa del sistema sanitario per la Regione Lazio è tale da renndere crucia
ale la sua
gestion
ne intesa in termini di capacità
c
di ffornire ai cittadini serv
vizi adeguatii in qualità e voFig.. 10
mpo, in term
mini di sosteenibilume ee, nel contem
LAZIO
O - Erogazione dei
d Livelli Essenziaali di Assistenza 2011
lità ecconomica e di impatto per lo svilluppo
del terrritorio. L’evoluzione co
omplessa deei fenomen
ni socio-dem
mografici ricchiede, da una
parte, il superameento della visione
v
ospeedalecentricca dei seervizi sanittari(55) che ha
caratteerizzato i decenni pa
assati e l’in
ntero
secolo scorso e, dall’altra,
d
uno
u
spostam
mento
della rrisposta saniitaria da parte del terriitorio
inducendo all’elab
borazione e introduzion
ne di
ne della cron
nicità
strateggie in meritoo alla gestion
e alla p
prevenzione della disabilita.
Q
Questo cam
mbiamento di paradigm
ma che peer la Regionee Lazio è in
n atto dalla metà
nio soprattu
utto per le n
necesdello scorso decenn
sità dii razionalizzare l’intera offerta saniitaria
in conn
nessione con
n gli elevati disavanzi fi
finanziari aannui e l’inggente debito
o accumulatoo nei
primi aanni del Du
uemila - com
mporta, inolttre il
passagggio dalla cura dellla malattiaa al
prendeersi carico della perssona nella sua
interezzza, con laa consapev
volezza che per
risultarre efficace un interrvento saniitario
necessiita di un’adeeguata contiinuità di risp
posta
sul terrritorio.
21
Fonte: Ministero della Sal ute, 2013
N
Nell’ultimo triennio la spesa pub
bblica
destinaata alla saniità del Lazio
o è stata parri, in media, a 11,5 milia
ardi all’annoo, circa il 75 per cento del budget di sp
pesa compleessivo della Regione. Seecondo il Miinistero dellaa Salute, la Regione
ne nella quallità dell’eroggazione dei livelli
l
esLazio ssi colloca all livello intermedio di c lassificazion
senzialli di assisten
nza (fig. 10).
L
La fragilità del sistema sanitario dip
pende, in grran parte, da
al circolo vizzioso che rig
guarda la
l’aumeento della sp
pesa sanitaria
a (e il deficiit annuo che si genera(56)) e lo stock ddi debito prregresso.
Va considerrato che l’in
ncremento deella spesa sa
anitaria ha una
u dinamicca comune a tutte le
ni ed è l’effettto di una combinazione
c
e di fattori quali lo sviluppo delle ttecnologie sa
anitarie e
Region
le magggiori aspettative delle persone
p
in teermini di sa
alute. Inoltree, nell’aumennto della sp
pesa sanitaria, ll’incrementoo delle spesee per medicin
nali - determ
minato sia dall’utilizzo
d
ddi nuovi farrmaci più
costosii sia dalla sostituzione
s
di alcuni ttrattamenti chirurgici con
c
terapie farmacologiche - ha
avuto un peso rilev
vante.
(55)
(56)
M
Ministero della Salute, Direezione Generalle del Sistema
a Informativo e Statistico Saanitario, Relazzione sullo
sstato sanitario
o del Paese, 20
009-2010.
N
Nel 2012 è rissultato pari a 600 milioni (C
Corte dei Con
nti, Rapporto sul coordinam
mento della fin
nanza pubbblica, 2013).
Q
Questi fenoomeni hanno
o fatto
crescerre la spesa sanitaria neegli ultimi 10 anni più velocemente
dell’ecoonomia,
indipendentemente
dalla recessione che
c
ha cara
atterizni.
zato glli ultimi ann
L
Le politichee di risana
amento
della finanza san
nitaria (Pia
ano di
rientroo dal deficitt varato nell 2007)
se, perr un verso, hanno perm
messo la
riduzioone dei disavanzi
d
annuali,
a
dall’alttro, non sem
mbrano aver agito
sulla d
diminuzione dei costi quanto,
q
piuttossto, sui liveelli e sulla qualità
dei serrvizi offerti.
Fiig. 11
LLAZIO - Adem
mpimento "manntenimento deell'erogazione dei LEA"
a
attraverso gli indicatori della griglia LEA
Critticità
IIl lento passsaggio verso
o politiche sanitarie ch
he necessita
ano di
r
un’adeeguata continuità di risposta
sul terrritorio - non delegata esclusivamen
nte alle struttture ospeda
aliere indica,, tuttavia, la
l tendenza a una
dalieri e
contrazzione dei riccoveri osped
un
aaumento
d
dell’appropr
riatezza
dell’asssistenza
ospeedaliera
ta(57).
R
Rispetto
alla
preccedente
rilevazzione (2010)) che rigu
uarda i
Fonte: Ministero
M
della Salute, 2013
Livelli Essenzialli di Asssistenza
(LEA) - relattivi all’asssistenza
di lavoro(58), all’assistenzza distrettuaale(59) e all’a
assistenza
sanitarria collettivaa in ambientte di vita e d
(60)
ospedaaliera
- il Lazio passa da una siituazione «ccritica» a una
u
situazionne «adempiente con
impegn
no su alcuni indicatori» (fig. 11).
(57)
(58)
(59)
(60)
C
Cfr. Adempim
mento “manten
nimento dell’eerogazione deii LEA” attraverso gli indicaatori della griiglia LEA.
M
Metodologia e risultati dell’anno 2011, ,22009-2010, Miinistero della Salute,
S
Direzioone Generale della Proggrammazione Sanitaria – Uffficio VI, noveembre 2013.
S
Si tratta di monitorare:
m
(1) profilassi dellle malattie inffettive e parasssitarie; (2) tuutela della collettività’ e
d
dei singoli dai rischi conneessi con gli am
mbienti di vita, anche con riferimento aagli effetti san
nitari degli
iinquinanti am
mbientali; (3) tutela
t
della coollettività e deei singoli dai rischi infortuniistici e sanitarri connessi
ccon gli ambieenti di lavoro; (4) sanità p
pubblica veteriinaria; (5) tuttela igienico ssanitaria deglii alimenti;
ssorveglianza e prevenzione nutrizionale; (5) attività di prevenzion
ne rivolte allaa persona (va
accinazioni
oobbligatorie e raccomandatee, programmi di diagnosi prrecoce); (7) serrvizio medico llegale.
S
Si tratta di monitorare: (1)
( medicina di base in fo
orma ambulatoriale e dom
miciliare; (2) continuità
aassistenziale notturna
n
e festiva; (3) guaardia medica turistica (su determinazioone della Reg
gione); (4)
aattività di em
mergenza sanittaria territoriaale; (5) assisttenza farmaceeutica erogataa attraverso lee farmacie
tterritoriali; (6) assistenza in
ntegrativa (foornitura di pro
odotti dieteticci a categorie particolari, fo
ornitura di
p
presidi sanitarri a soggetti afffetti da diabeete mellito).
S
Si tratta di monitorare:
m
(1) pronto soccoorso; (2) degen
nza ordinaria; (3) day hospiital; (4) day su
urgery; (5)
iinterventi ospedalieri a dom
micilio (in basee a modelli orrganizzativi fissati dalle reggioni); (6) riab
bilitazione;
((7) lungo-degenza; (8) raccolta, lavorazzione, controlllo e distribuzzione degli em
mocomponentii e servizi
22
I migliorameenti hanno riguardato
r
ill parametro di «costo pro-capite di assistenza collettiva
c
in amb
biente di vitta e di lavorro» che si p
posiziona attorno ai 70,5
5 euro (nellee regioni dell CentroNord è mediamentte superiore all’85 euro)), il paramettro «numero
o di posti equ
quivalenti ressidenziali
e semirresidenziali in strutture
che eerogano asssistenza ai
Fig.. 12
disabilli ogni 1.0000 residenti»
in
aum
mento),
il
(<0,5
parameetro «costo percentuale
dell’asssistenza faarmaceutica
territorriale» che si colloca
attornoo al 14,8 per
p cento, il
parameetro «utentti presi in
carico dai centrii di salute
per
mentalle
100.000
abitantti»,
il
«tasso
di
ospedaalizzazione
standaardizzato (oordinario e
diurno) per età per 1.000
nti», il «tasso di
residen
ospedaalizzazione
standaardizzato di
d
ricoveri
ordinarri (di 2 o piiù giornate)
attribu
uiti a DRG
G ad alto
rischioo di inapprop
priatezza dell Patto dellaa salute 2010
0-2012».
P
Permane criitica la situa
azione relatiiva al «num
mero di posti equivalentti per assisteenza agli
anzian
ni in strutturre residenzia
ali ogni 1.0000 abitanti residenti», che
c supera ddi poco le 4 unità a
a per tutte lle altre regio
oni (eccetto la Calabria)), la «degenza media
fronte di un’offertaa più elevata
dizzata per case-mix
c
(gi ornate)(61)», che si attessta a un valoore maggioree di 6,2 e
trimmaata standard
in aum
mento (le Reegioni virtuo
ose hanno un
n parametro
o inferiore o uguale a 6) e la «percentuale di
parti ccesarei» (atttorno al 40
0,8 per cen
nto nel Laziio a fronte di percentuuali virtuosse che si
collocaano su valorii inferiori al 30 per cent o).
P
Pur considerrando i receenti miglioraamenti, l’offeerta di serviizi sanitari aadeguati in qualità e
volumee e, in generrale, la gara
anzia universsale di servizi per la preevenzione e la cura, nell tempo almenoo nell’ultimoo decennio - è andata iincontro, nel Lazio, a un
u livello di soddisfazion
ne decrescente da parte dai
d cittadini laziali. La sscarsa qualittà del servizzio può riguuardare i fen
nomeni di
p evitare la congestion
ne agli sporttelli di preno
otazione dellle prestazioni(62) (fig.
prograammazione per
12) o, più in generale, i servizzi ospedalierri. In quest’u
ultimo caso è stata osseervata una crescente
c
daliera(63) dallla regione L azio a fronte di una sostanziale stazzionarietà dell’indice
d
emigraazione osped
di attrattività nazionale (fig. 13).
1
P
Per la comp
plessità dei mutamenti
m
ssocio-demogrrafici e socio
o-economici, in corso da
a oltre un
decenn
nio, le analissi sullo stato
o dei servizi sanitari si allargano
a
e si
s compenetrrano con i liivelli e la
qualitàà dei servizi socio-assistenziali voltii, principalm
mente, a correggere queggli aspetti di
d disagio
(61)
(62)
(63)
ttrasfusionali; (9) attività di
d prelievo, coonservazione e distribuzionee di tessuti; aattività di tra
apianto di
oorgani e tessutti.
D
Degenza mediia calcolata su
u tutti i dimesssi, escludendo
o i casi anoma
ali per durata della degenza
a (fuori sogglia) e/o quellli con durata minore
m
a 1 o 2 giorni per i casi
c ordinari accuti o di riabillitazione.
IIstat, Indaginee sulla vita quotidiana, 20122.
IIstat, Indicato
ori territoriali per le politichhe di sviluppo, maggio 2013.
23
socialee(64), legati alle
a
prolungate fasi reccessive e ag
gli effetti deelle restriziooni di bilan
ncio e di
austeriity.
L
La stima deella domanda di livelli e qualità di servizi sociio-assistenziaali dipende, dunque,
dalle d
dinamiche ch
he riguardan
no i fenomen
ni della pov
vertà e dell’eesclusione soociale, in particolare,
per le caratteristicche della Regione Lazioo, della pov
vertà giovan
nile, delle doonne sole co
on figli a
a fissa dimorra, degli imm
migrati e dei disabili(65), tenendo prresente la
carico, degli anziani, dei senza
c
esiste frra
strettaa relazione che
malatttia, esclusioone sociale e
Fig.
F 13
povertà.
IIl rischio di povertà perr i
disoccu
upati
è
quintupllo
rispetto al riscchio per le
ne che hann
no un lavoro
o.
person
Poverttà ed escclusione da
al
mercatto del lavorro procedono
o,
spesso,, parallelam
mente; ciò è
particoolarmente ev
vidente per le
donne e i più
p
giovan
ni.
via, il bassoo reddito, le
Tuttav
scarse
qualifich
he
e
la
l
posson
no
sottocccupazione
causaree povertà anche tra i
lavorattori. Il numero di
d
lavorattori poveri, dal 2000, è
cresciu
uto
in
seguitto
all’aum
mento del lavoro tem
mporaneo e a tempo parziale (compreso
(
iil lavoro part-time
p
involon
ntario) accoompagnato a volte dallla stagnazio
one dei salari. La poveertà dei lavo
oratori è
connesssa anche allla situazionee di intere ffamiglie dipeendenti da un
u unico redddito da lav
voro. Tra
queste, le famigliee monoparen
ntali e monooreddito son
no quelle ma
aggiormente a rischio dii povertà
anche in presenzaa di un’occupazione. La mancanza di servizi di custodia ddei bambini a prezzi
accessiibili impedisce la loro piiena integrazzione nel meercato del lavoro.
L
L’invecchiam
mento della popolazionee regionale e le fasce di popolazionne anziana progredip
scono rrapidamentee (la popolazzione ultra665enne è passsata dal 19,1 per cento del 2006 al 20,1 per
cento d
del 2012). Si tratta di una
u quota dii popolazione esposta ad
d un rischio maggiore dii povertà
rispetto alla popollazione totalle e, in alcun
ne aree/periferie urbanee, può risultaare soggetta
a a deprid’incremento
o della popo
olazione ulttra65enne, contribuic
vazione materiale.. Inoltre, le dinamica d
one sull’adeg
guatezza e ssostenibilità
à a lungo
ranno ad acuire ill problema esercitando una pressio
ne – oltre che
c
del sisttema pensioonistico – del
d sistema sanitario e degli interrventi di
termin
assistenza.
G
Gli stranierii residenti neel Lazio son
no quasi 500..000 unità, pari
p all’8,8 pper cento della popolazionee residente totale;
t
rispeetto all’età m
media della popolazionee laziale, glii stranieri im
mmigrati
sono ggeneralmentee più giovani e con un
na maggior propension
ne all’imprennditorialità. La crisi
(64)
(65)
D
Disoccupazion
ne, deprivazion
ne del redditoo, vecchie e nuove
n
povertà,, fenomeni di dipendenza, solitudine,
eemarginazionee.
IIl rischio di poovertà o di escclusione è spessso connesso a qualche form
ma di disabilitàà. I disabili o le persone
aaffette da maalattie cronich
he gravi devon
no spesso affrrontare difficoltà socioeconoomiche che co
oinvolgono
ll’intero nucleoo familiare da cui dipendonoo.
24
economica ha evidenziato la più elevata esposizione ai rischi sociali della popolazione migrante,
tra le prime ad essere colpita dalla disoccupazione.
5.
L’ambiente dimenticato: rifiuti, energia, consumo di
suolo
Nel nuovo modello di sviluppo regionale, incentrato sulla necessità prioritaria di colmare il
gap competitivo rispetto alle regioni europee più dinamiche, saranno cruciali le politiche pubbliche per l’ambiente. In particolare, le politiche dovranno articolarsi verso quattro specifici filoni
di attività: il sostegno alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, la promozione dell’adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e la gestione dei rischi, la
tutela dell’ambiente e la promozione dell’uso efficiente delle risorse.
Gli obiettivi per la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, definiti a
livello comunitario, sono stati inseriti nelle strategie di sviluppo della UE per il lungo periodo e
riguardano in misura preponderante le politiche energetiche. Si tratta, nel complesso, di ridurre i
costi di approvvigionamento dell’energia da parte di famiglie e imprese, rafforzare la sicurezza
energetica della Regione, aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili e innovative e,
potenziare le infrastrutture di rete.
In tema di produzione di energia rinnovabile e di consumi energetici, gli anni più recenti,
sono stati caratterizzati, da un progressivo miglioramento degli indici regionali. L’energia elettrica richiesta nel Lazio, nell’ultimo triennio, è risultata nel complesso stazionaria e oscillante attorno ai 25.000 GWh, in crescita rispetto alla richiesta media del periodo 2003-2008 (24.500
GWh).
La produzione efficiente netta(66), in forte flessione tra il 2007 e il 2009, è tornata a crescere
nell’ultimo biennio attestandosi attorno ai 18.600 GWh (aveva una media di 24.500 GWh nel
periodo 2003-2006). Nell’ultimo triennio, che comprende anche la fase acuta della crisi economico-finanziaria, il deficit, in riduzione nell’ultima rilevazione, è risultato in media di 9.900
GWh.
Dal lato della domanda, i consumi medi annui per abitante raggiungono i 4.000 kWh; i
consumi complessivi annui sono pari a 23.500 GWh.
Nel 2011 i consumi per categoria di utilizzatori nelle province laziali considerando un fabbisogno complessivo di poco al disotto di 23.000 GWh, indicavano: (i) una domanda molto contenuta e stazionaria nel tempo per l’attività primaria (circa 330 GWh) concentrata nelle province di Latina (134 GWh) e Roma (119 GWh); (ii) una domanda per usi industriali – principalmente nelle province di Roma (circa 1.900 GWh) e Frosinone (circa 1.600 GWh) – influenzata
dalla flessione degli ordinativi e passata da una media (2003-2008) di circa 5.400 GWh agli attuali 4.800 GWh; (iii) una domanda proveniente dal settore terziario che consolida il livello di
fabbisogno (superiore a 10.000 GWh) nell’ultimo triennio e per l’82 per cento concentrato nella
provincia di Roma; (iv) una domanda intermedia, tra quella del settore industriale e quella proveniente dai servizi, espressa dal comparto domestico; si tratta di una domanda, quest’ultima,
che oscilla – negli anni più recenti – tra i 7.100 e i 7.400 GWh per tre quarti richiesti dalla provincia di Roma.
(66)
L’energia elettrica di un insieme di impianti di generazione, in un determinato periodo, è la somma delle
quantità di energia elettrica prodotte, misurate in uscita dagli impianti, al netto della quantità di energia
elettrica destinata ai servizi ausiliari della produzione (servizi ausiliari di centrale e perdite nei trasformatori di centrale).
25
P
Per quanto riguarda l’offerta provveniente da
alle Fonti Energetiche
E
Rinnovabilii (FER),
l’increm
mento massivo degli im
mpianti è iniiziato nel 20
007 (541 in tutto di cuui 454 ad en
nergia solare).
N
Nel periodo successivo il
i numero dii impianti è cresciuto ra
addoppiandoo di anno in
n anno; il
salto d
di scala si è concretizzatto nell’arco dell’ultimo triennio ed ha riguardaato esclusiva
amente la
fonte ssolare. Attuaalmente gli impianti atttivi provenieenti dalle FE
ER sono oltrre 18.000; oltre
o
il 99
per cen
nto di questi utilizza la fonte solaree, 12 impian
nti vengono azionati
a
da eenergia eolicca, 41 da
biomassse e 73 da fonti
f
idraulicche.
L
La produzioone di energiia lorda si ccolloca attua
almente poco
o sopra i 2.3300 GWh (eera 1.900
nel 20110 e 1.500 nel 2009); le quote di prooduzione più
ù consistentee provengonoo dalla fontee idraulica e daa quella solaare (rispettiv
vamente 9500 e 807 GWh
h).
L
La potenza media per impianto raaggiunge i 5,5
5 MW nel caso di fonnti idraulich
he e i 4,2
MW p
per gli impiaanti alimenttati con fontti eoliche; potenze
p
med
die contenutee riguardano gli impianti alimentati con
c
biomas-se (3,99 MW) e, soprattutto,,
Fig. 14
con fon
nti solari (0,,05 MW).
C
Considerand
do, infine, ill
bilanciio energetico regionale,,
l’energgia prodottaa da fontii
rinnovabili è passsata dal 3,7
7
per ceento nel 20000 al 12, 9
per cen
nto nel 20100, con valori,,
comun
nque, al di sootto di quel-li nazioonali, in parrticolare del-le reggioni del Centro-Nord
C
d
(fig. 144).
U
Un’ulterioree considera-zione riguarda il fabbisogno
o
compleessivo, che raggiunge i
23.500 GWh e il saldo
s
(nega-tivo) ccon le altre regioni (cir-ca 6.5000 GWh) ind
duce, per un
n verso, ad iincrementaree la produzio
one di energgia e, per alttro verso,
ad ampliare la qu
uota di energ
gia provenieente dalle FER. L’ordin
ne di grandeezza di quessto incred
daalle FER po
otrebbero av
ver contradddistinto alcune regiomento e la quota di energia derivante
ni(67) deel Centro-Noord durante lo scorso deecennio.
P
Per le stimee sulle poten
nzialità di svviluppo(68) deelle FER nell Lazio – e iin particolarre per gli
svilupp
pi del solare – sono stati consideratii gli schemi di scenario(669) elaborati ddall’ENEA nel 2010.
(67)
(68)
(69)
IIl Veneto è paassato dal 13,5
5 per cento dell 2000 al 27,5 per cento del 2008.
S
Si tratta di sttime provvisorrie. Per un diimensionamen
nto più accura
ato è stata ricchiesta la colla
aborazione
sstatistica del GSE
G
e dell’EN
NEA.
E
ENEA, Le fon
nti rinnovabilii 2020. Ricercca e innovazio
one per un futturo low-carboon, 2010. Sono
o stati elab
borati tre scen
nari, «Riferim
mento», «ACT
T», e «ACT+». Il primo sccenario («Rifeerimento») con
nsidera: le
ttendenze demoografiche da proiezioni
p
Istaat; le tendenzee macroeconom
miche di brevee-medio period
do secondo
lle previsioni di
d consenso aggiornate alla p
primavera 200
09; le tendenzee di lungo perriodo in linea con i tassi
d
di crescita stoorici di lungo periodo;
p
i prezzzi dell’energia
a in linea con quelli elaboraati da IEA-ET
TP2008. Lo
sscenario di rifferimento è a “legislazione vvigente”: dal punto
p
di vista delle politichhe energetiche e ambienttali esso tiene, dunque, contto solo delle m
misure pienam
mente implementate alla mettà del 2008, mentre
m
non
iinclude tutte le misure a qu
uella data anccora ipotetiche, possibili o perfino probab
abili. Il second
do scenario
26
Il potenziale accessibile e lo sviluppo delle FER nel medio periodo (2020) tengono conto, in primis, degli scenari di «accelerazione tecnologica»(70).
Nonostante le performance positive di gran parte dei settori produttivi, il Lazio sconta
tuttora un “divario di sostenibilità energetica” rispetto al resto d’Italia e, particolarmente, nei
confronti di molte regioni del Centro-Nord.
Relativamente agli effetti generati dagli interventi volti all’efficientamento e risparmio
energetico(71) (detrazioni fiscali), nel territorio del Lazio, vi è stato durante il 2011 un crescente
ricorso alle misure di incentivazione legate al settore dell’energia termica.
Gli effetti delle detrazioni fiscali del 55 per cento finalizzati al risparmio energetico relativi
alle ristrutturazione edilizie, nel 2011 hanno riguardato per oltre il 77 per cento la sostituzione
degli infissi(72); una quota molto più contenuta di iniziative ha riguardato la sostituzione degli
impianti di climatizzazione invernale (9 per cento), l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (8 per cento) e, in quota ancora più marginale, la coibentazione di strutture
opache (1 per cento).
I risparmi conseguiti grazie all’attivazione del sistema di detrazioni fiscali statali sono stati
quantificati(73), tra il 2007 e il 2009, in quasi 200 GWh; il Lazio risulterebbe la settima regione
per risparmi conseguiti.
Nell’ultimo rapporto dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas(74) sullo strumento dei Titoli di Efficienza Energetica(75) (TEE) si stima che, dall’avvio della misura (gennaio 2005), nella
(70)
(71)
(72)
(73)
(74)
(«ACT»), segue la filosofia degli scenari ACT dell’ETP 2008, basati sull’accelerata penetrazione sul mercato delle tecnologie energetiche già esistenti o in fase di sviluppo avanzato, anche grazie all’adozione di
politiche e misure in grado di rendere conveniente l’adozione di tecnologie a ridotto utilizzo di carbonio
fino a un costi addizionale di 25 euro per tonnellata di CO2. Lo scenario, inoltre, considera: (a) gli interventi di incremento dell’efficienza energetica in linea con il Piano d’azione italiano per l’efficienza energetica (inviato alla Commissione Europea e relativo agli obiettivi 2016, secondo la Direttiva 2006/32/CE)
“esteso” al 2020; (b) l’estensione degli incentivi alla generazione da fonti rinnovabili e alla penetrazione di
biocarburanti nel consumo per trasporto, fio al raggiungimento del potenziale accessibile al 2020 secondo
il Position Paper del Governo italiano; (c) lo sfruttamento solo marginale del potenziale di riduzione dei
consumi corrispondente alle posizioni di “risparmio energetico”, cioè ottenibile mediante un uso razionale
dell’energia.
Lo scenario «ACT+», è uno scenario esplorativo del trade-off esistente tra incremento dei costi del sistema energetico e avvicinamento agli obiettivi sia di medio sia di lungo periodo: simile allo scenario ACT
all’orizzonte 2020, all’orizzonte 2040 si avvicina progressivamente alla filosofia degli scenari BLUE
dell’ETP 2008, che si pongono l’obiettivo di una riduzione, entro il 2050, delle emissioni di CO2 del 50
per cento su scala globale. Si tratta, dunque, dello scenario ACT rafforzato dall’aggiunta di politiche e
misure in grado di rendere conveniente l’adozione di tecnologie a ridotto utilizzo di carbonio, ancora in
fase di sviluppo (il cui progresso e successo finale sono cioè difficili d prevedere), il cui costo, a piena
commercializzazione raggiunge i 75 euro per tonnellata nel 2020, in ulteriore aumento fino a 150 euro
(200 dollari) per tonnellata a partire dal 2030. Questo scenario, inoltre, ingloba un significativo sfruttamento del potenziale di riduzione dei consumi corrispondente alle opzioni di “risparmio energetico”, mediante la riduzione della domanda di servizi energetici in risposta all’incremento del costo dell’energia.
Governo Italiano, Position Paper, 2007. Il documento ha costituito la prima «base di discussione» per la
valutazione del contributo che l’Italia può fornire per il conseguimento dell’obiettivo comunitario in una
quota del 20 per cento di FER sui consumi energetici della UE entro il 2020.
ENEA, Rapporto Annuale sull’efficienza energetica, dicembre 2012.
Si tratta di tipologie di intervento a basso impatto in termini di risparmio energetico. In generale, nel
corso degli ultimi anni, le richieste di detrazione si sono concentrate su interventi di facile realizzazione,
più che ad alto impatto.
ENEA, Rapporto annuale sull’efficienza energetica, dicembre 2012.
Il meccanismo dei Titoli di Efficienza Energetica (certificati bianchi) dal 1° gennaio al 31 maggio 2012.
27
regione Lazio siano stati emessi circa 1,1 milioni di TEE, pari a circa l’8 per cento del totale nazionale.
La maggior parte degli interventi (oltre il 70 per cento) ha riguardato la sostituzione di
lampade a incandescenza con lampade fluorescenti compatte(76). I due terzi circa dei TEE sono
stati emessi per i risparmi energetici in processi industriali; una quota comunque consistente
(circa il 24 per cento) attiene al settore privato; marginale è risultato l’utilizzo dei TEE nel settore pubblico.
Nel 2011 il sistema dei TEE ha permesso un risparmio stimato in circa 177 mila tep(77).
Gran parte dei risparmi ottenuti ha riguardato l’energia elettrica: circa 131 mila tep, attribuibili
in gran parte – come accennato – all’eliminazione delle lampade a incandescenza per
l’illuminazione pubblica e privata; una quota molto meno rilevante (circa 41 mila tep) ha riguardato i risparmi di gas metano, frutto di una minor richiesta d’interventi per l’installazione
di dispositivi EBF (Erogatori a Basso Flusso da installare nelle docce), RA (Rompigetto Aerati) e
solare termico(78).
La condizione di fragilità del territorio regionale dovuta sia alla sua naturale vulnerabilità
sia agli effetti prodotti dai cambiamenti climatici, nel corso degli anni, è stata accentuata dalle
condizioni insediative e da un cattivo uso del suolo; le conseguenze dei danni che conseguono
agli eventi meteo climatici alterano i processi di programmazione delle politiche pubbliche ambientali e territoriali trasformandoli in piani d’emergenza.
Le politiche volte a promuovere la mitigazione e il contrasto ai cambiamenti climatici richiedono la definizione di una strategia in grado di determinare le cause che hanno progressivamente aumentato l’esposizione a fenomeni dannosi(79).
Per garantire una miglior qualità dell’aria, la Regione Lazio ha disposto nel 2009 un Piano
per il risanamento. Tale strumento dà attuazione alla direttiva 96/62/CE (e alle successive integrazioni), prevedendo misure di contenimento e riduzione delle emissioni da traffico e da produzioni industriali e diffuse, da applicare sia nelle aree più esposte (per il contenimento dei livelli
di inquinamento esistenti) sia nelle aree che non presentano particolari criticità (per il mantenimento della qualità dell’aria).
Con riferimento alle emissioni di CO2(80), il valore pro-capite delle emissioni risultava per il
Lazio pari a 8 tonnellate di CO2 equivalente; si trattava di un valore inferiore al dato medio nazionale.
Rispetto alla tendenza nazionale, l’incidenza della CO2 prodotta dal sistema energetico regionale è andata diminuendo nel tempo. Anche con riferimento alle emissioni di CO2 generate
(75)
(76)
(77)
(78)
(79)
(80)
DM 20 luglio 2004 recante “Nuova individuazione degli obiettivi quantitativi nazionali di risparmio energetico e sviluppo delle fonti rinnovabili, di cui all’art. 16, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio
2000, n. 164”.
In valore assoluto questi interventi hanno registrato il maggior volume di risparmio energetico nel corso
degli ultimi anni.
Tonnellate Equivalenti di Petrolio.
Si tratta di risparmi di combustibile.
Lo spopolamento di aree montane e collinari, la mancata manutenzione del patrimonio edilizio,
l’abbandono di colture e di tecniche agricole tradizionali, l’eccessiva impermeabilizzazione dei suoli.
Le informazioni risalgono al 2005 (Istat). La dotazione di stazioni per il monitoraggio della qualità
dell’aria nel territorio laziale (0,6 stazioni ogni 100 mila abitanti nel 2009) era inferiore alla media nazionale (1,2 stazioni ogni 100 mila abitanti).
28
dai trasporti(81) la dinamica regionale risulta in leggera controtendenza rispetto al dato nazionale:
nella prima parte dello scorso decennio, il valore delle emissioni per abitante è diminuito del 4
per cento (1,8 tonnellate per abitante), mentre parallelamente, in Italia, il trasporto ha incrementato le emissioni del 3 per cento (2 tonnellate per abitante); nelle regioni del Centro-Nord
l’aumento è stato superiore (5 per cento).
In base al monitoraggio urbano(82) del PM10, i superamenti del valore limite di questo particolato(83) nei capoluoghi di provincia, evidenziano condizioni difformi tra le città del Lazio: da
un lato, Frosinone e Roma presentano – con motivazioni diverse – un’alta frequenza di superamento dei limiti (rispettivamente 108 e 69 giorni pari al triplo e al doppio dei valori limite consentiti), dall’altro, Latina, Rieti e Viterbo con valori al di sotto del limite (rispettivamente 35,
24 e 4 giorni).
Nel Lazio quasi tutti i comuni sarebbero interessati (per quote di territorio variabili, 372
comuni su 378) da fenomeni di rischio idrogeologico(84) , le cui cause sono di derivazione prevalentemente antropica (abusivismo, estrazione illegale, disboscamento, cementificazione, abbandono delle aree di montagna e collina, agricoltura intensiva).
Quasi l’8 per cento della superficie regionale (1.309 chilometri quadrati), secondo questa
stima, sarebbe sottoposta a potenziali fenomeni idrogeologici; 850 chilometri quadrati di superficie regionale sono a rischio di eventi a carattere franoso (il 65 per cento del territorio a rischio),
mentre il rischio alluvionale riguarderebbe oltre 458 chilometri quadrati(85).
La politica di miglioramento della quantità e qualità dei servizi ambientali (gestione dei
rifiuti e delle risorse idriche) è rilevante per la Regione Lazio sia per le difficoltà incontrate
nell’affrontarli in maniera organica sia per la complessità degli interventi organizzativi e infrastrutturali da realizzare, considerando - nel contempo - l’insufficiente funzione di pianificazione
settoriale in un contesto di regolazione nazionale incerto e instabile. Tuttavia, nel nuovo paradigma di sviluppo che assume le tesi per una crescita sostenibile oltre - o, parallelamente - alle
politiche per la gestione dei servizi ambientali, è necessario introdurre politiche di offerta per la
conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale, la protezione della biodiversità e il
miglioramento dell’ambiente urbano.
(81)
(82)
(83)
(84)
(85)
APAT.
Istat, Indicatori ambientali urbani – anno 2011, 30 luglio 2012. La sigla PM10 (Particulate Matter o Materia Particolata, cioè in piccole particelle) identifica materiale presente nell’atmosfera in forma di particelle microscopiche, il cui diametro aerodinamico è uguale o inferiore a 10 µm, ovvero 10 millesimi di millimetro. È costituito da polvere, fumo, micro-gocce di sostanze liquide denominato aerosol: esso, infatti, è
un insieme di particolati, ovvero particelle solide e liquide disperse nell’aria con dimensioni relativamente
piccole. Nelle aree urbane il traffico veicolare è una fonte importante di PM10. Secondo l’annuario ISPRA
(Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) oltre il 38 per cento delle stazioni di rilevamento registra superamenti dei limiti di qualità dell’aria per le PM10. La nocività delle polveri sottili
dipende dalle loro dimensioni e dalla loro capacità di raggiungere le diverse parti dell’apparato respiratorio.
La normativa prevede un Valore Limite (VL) giornaliero per la protezione della salute umana di 50
μg/m3 da non superare più di 35 volte/anno.
Ministero dell’Ambiente, Il rischio idrogeologico in Italia, 2008.
Tutto il territorio regionale, secondo la stessa indagine, sarebbe regolato da Piani di Assetto Idrogeologico approvati (in alcuni casi adottati).
29
L
L’analisi deii principali indicatori
i
reelativi al cicllo integrato dei rifiuti inndica una siituazione
di diseequilibrio eleevato per le ricadute pootenziali sfa
avorevoli sullle condizionni complessive di sostenibiilità ambienttale(86).
L
La quota di raccolta diffferenziata reegionale (fig
g. 15), lievem
mente increm
mentata tra il 2007 e
il 20100, è attualmeente pari al 16,5 per ceento; le regio
oni del Centtro-Nord hannno una quo
ota prossima aal 42 per cen
nto e, a livello n
nazionale, la
l raccolta
Fig.
F 15
superaa il 35 per ceento.
L
La provinciaa di Roma
e quellla di Latiina hanno
raggiun
nto, con basssi tassi di
avanzaamento, la quota del
17,6 p
per cento; laa provincia
di Viteerbo riesce a differenziare iil 14,1 per cento e le
province di Rieti e Frosinone raaccolgono rispettivamente il 7,1 e il 6,1 per cento.
IIn termini quantitativi, non
n si osservaa un cambiamen
nto degli sttili di vita
orientaati alla ridu
uzione del
quantitativo di rifiuti
r
prop
parte dello scorso
o decennio (2000-2005) lla produzion
ne annua
capite;; al contrarioo, se nella prima
c
i, nel periodo
o successivo e fino al 20010 questa è risultata
per abiitante era paari a 582,5 chilogrammi
mediam
mente pari a 603,6 chillogrammi. A livello pro
ovinciali risu
ulterebbe(87) un incremen
nto della
quantità pro-capitte compresa tra il 9 e il 14 per centto, nei due periodi
p
di rifferimento, in
n tutte le
q
di Rom
ma in cui laa riduzione è stata del 20 per cento (da 632 a 508
5 chiloprovince eccetto quella
mi).
gramm
IIl lieve e lento aumentto della racccolta differenziata ha comportato iil raddoppio
o - tra il
2007 e il 2010 - deella frazionee umida desttinata alla produzione
p
di
d compost ddi qualità. Per
P la reLazio la ridootta percentu
uale è attuaalmente del 14,5
1
per centto, tre voltee al disotto della
d
pergione L
forman
nce delle reggioni del Cen
ntro-Nord e meno della metà rispettto alla tendeenza naziona
ale.
L
La moderata crescita della
d
quota rregionale dii raccolta diifferenziata ha determin
nato, nel
periodoo osservato, una limitatta riduzione della quanttità di rifiuti smaltiti inn discarica (da 505 a
444 ch
hilogrammi per
p abitante)).
IIn termini di
d qualità del servizio di distribuzion
ne, i dati rellativi alle fam
amiglie che denunciad
no irreegolarità nelll’erogazione evidenzianoo una situazzione di efficcienza in linnea con la media
m
nazionalee ma inferiore alla mediia delle regiioni del Cen
ntro-Nord. Se si consideera l’ultimo decennio
trascorrso, in cui laa percentuale ha oscillaato attorno ad un valorr medio di ddenunce del 12,7 per
cento, vi sarebbe negli
n
anni piiù recenti un
na lieve ridu
uzione dell’irregolarità deel servizio.
(86)
(87)
C
Con deliberaziione del Consiglio Regionalle n. 14/2012, la Regione av
veva approvatto un Piano di
d Gestione
d
dei Rifiuti chee, a seguito di ricorso da parrte della Proviincia di Latina
a, è stato annuullato.
D
DPS-Istat, Ind
dicatori per lee politiche di ssviluppo, marzo
o 2013.
30
L’indicatore relativo alla qualità dell’acqua(88), dato dal rapporto tra acqua potabilizzata e
acqua prelevata, per il Lazio, è pari al 2,9 per cento (era 3,7 nel 1999) mentre a livello nazionale
è del 32,2 per cento. Per il Lazio ciò si spiega considerando che ove siano disponibili una pluralità di fonti, vengono dapprima utilizzate le acque sotterranee, di qualità migliore e tale da non
richiedere, di norma, processi di potabilizzazione, tranne nei casi di inquinamento antropico o di
presenza naturale di sostanze tossiche. Tuttavia, uno specifico problema riguarda la concentrazione di arsenico nell’acqua erogata in 56 comuni del Lazio(89).
Secondo uno studio epidemiologico regionale, nei comuni del viterbese con livelli di
esposizione oltre i 20 μg per litro, si osserva un eccesso di mortalità (circa il 10 per cento in più)
per le malattie del sistema circolatorio; nei comuni di Latina si osserva un eccesso significativo,
pari al 12 per cento, della mortalità per tumori; situazione meno problematica nei comuni
romani dove la mortalità e i casi di tumori sono pari o inferiori all’atteso(90).
Le informazioni aggregate sulle reti infrastrutturali per la depurazione indicano, da un lato, un significativo gap regionale (65,4 per cento è la quota di abitanti equivalenti serviti da impianti di depurazione delle acque reflue urbane con trattamento secondario e terziario sugli abitanti equivalenti totale della regione) rispetto sia alla media nazionale (76 per cento) sia, in particolare, alla media delle regioni del Centro-Nord (81 per cento). Nel caso delle aree urbane laziali, la situazione risulterebbe percentualmente migliore rispetto alle altre regioni del CentroNord.
Considerando l’utilizzo delle risorse idriche per il consumo umano(91), in alcune regioni del
Nord Italia (Trentino Alto Adige, in primis) la quantità erogata è percentualmente vicina alla
quantità immessa nella rete. Nel caso del Lazio, pur considerando solo tre rilevazioni annuali
(1999, 2005 e 2008) risulterebbe, per un verso, un arretramento dell’efficienza dell’infrastruttura
(dal 67,2 per cento all’attuale 64,6 per cento) e, per altro verso, un divario di prestazione rispetto alla media nazionale (67,9) e – come anticipato – alla media delle regioni del Centro-Nord
(71,9 per cento). Questo divario tra acqua erogata e acqua immessa può essere dovuto
all’esistenza di grandi quantità destinate a usi pubblici che non vengono contabilizzate
(88)
(89)
(90)
(91)
L’indicatore riflette le caratteristiche idro-geologiche dei territori da cui le acque sono captate e la normativa vigente in materia di caratteristiche sull’acqua potabile. Nella quasi totalità dei casi le acque superficiali devono essere sottoposte a trattamento. Maggiori volumi di acqua potabilizzata si riscontrano nelle
regioni dove maggiore è il prelievo di acque superficiali e marine. fanno eccezione alcune regioni dell’Italia
settentrionale (Lombardia, Piemonte) dove i processi di potabilizzazione interessano anche una buona
parte delle acque sotterranee.
L’elenco dei 56 comuni in cui la concentrazione di arsenico è superiore ai limiti di legge (10 μg/litro) sono
(provincia di Viterbo): Bagnoregio, Blera, Bolsena, Calcata, Canino, Capodimonte, Capranica, Caprarola,
Carbognano, Castel Sant’Elia, Castiglione in Teverina, Celleno, Civita Castellana, Civitella d’Agliano,
Corchiano, Fabrica di Roma, Farnese, Gallese, Gradoli, Grotte di Castro, Lubriano, Montalto di Castro,
Monte Romano, Montefiascone, Ronciglione, San Lorenzo Nuovo, Soriano nel Cimino, Sutri, Tarquinia,
Tuscania, Vallerano, Vetralla, Vignanello, Villa San Giovanni in Tuscia, Viterbo.
In provincia di Roma: Anguillara Sabazia, Anzio, Ardea, Bracciano, Campagnano di Roma, Civitavecchia, Formello, Genzano di Roma, Lanuvio, Lariano, Magliano Romano, Mazzano Romano, Nettuno, Sacrofano, Santa Marinella, Tolfa, Trevignano, Velletri.
In provincia di Latina: Aprilia, Cisterna di Latina, Cori.
Dipartimento di epidemiologia del Servizio Sanitario Regione Lazio, studio realizzato su 91 comuni laziali
(60 della provincia di Viterbo, 22 della provincia di Roma e 9 della provincia di Latina).
Si tratta del rapporto tra l’acqua erogata e l’acqua complessivamente immessa nelle reti di distribuzione.
L’indicatore considera i flussi di acqua potabile che attraversano la rete di distribuzione comunale intesa
come il complesso di opere relativo all’intero territorio comunale. La reta di distribuzione partendo dalle
vasche di accumulo (serbatoi, vasche di carico), distribuisce l’acqua ai singoli punti di utilizzazione (abitazioni, stabilimenti, negozi, uffici).
31
nell’acq
qua erogataa o a sfiori di
d serbatoi laaddove l’acq
qua disponib
bile ne superri la capacità di contenimeento in partticolari perio
odi dell’annoo o in partiicolari momenti della ggiornata o, ancora,
a
a
furti e prelievi abu
usivi dalla reete e, infine, a perdite delle condotte.
S
Sempre dal lato della do
omanda, traa il 2007 e ill 2011 il pro
o capite giorrnaliero di acqua fatturata per uso dom
mestico(92) neei comuni caapoluogo di provincia osscilla tra i 1157 litri di Latina
L
ei
ultata pari a 184 litri.
228 litrri di Roma. La media nazionale, neello stesso peeriodo, è risu
IIn termini tendenziali,
t
il consumo appare in riduzione nellle province di Viterbo e Roma;
stazion
nario nella provincia di
Rieti, Latina e Frosinone. La
Fiig. 16
bilisintesi analitica deella sostenib
bientale (a livello prov
vintà amb
ciale) degli ecosisstemi urban
ni(93)
della rregione Lazzio indica (fig.
16) un
no stato di salute
s
del territorio e una qualiità ambienttale
molto distante daalle performance risscontrate nelle città del
Centroo-Nord e più
ù vicina a qu
uella dellee aree più sv
vantaggiate(994).
I principali indicatori che
c
segnalaano il deficit ambienttale
delle ccittà laziali riguardano
o il
ciclo d
dei rifiuti (ccon percentu
uali
di racccolta differenziata inferiiori
al 20 per cento dei
d rifiuti prop
per Frosinon
ne, Rieti e La
atina), la diispersione deella rete idrica (a Latinaa viene dispeersa il 62
dotti p
per cen
nto dell’acqu
ua immessa nella rete; a Frosinone il 49 per cento); il conssumo di energia elettrica p
per usi domeestici (con il massimo coonsumo naziionale per la
a città di Rooma); il tassso di motorizzaazione (le citttà di Latina
a e Frosinon
ne superano le 70 autom
mobili circolaanti ogni 100
0 abitanti); la carenza di piste
p
ciclabilli (0,34 metrri per 100 ab
bitanti a Vitterbo(95)); l’inncidenza deii pannelli
assenti a Froosinone e Lattina).
solari ssugli edifici comunali (a
IIl deterioram
mento della qualità deggli ecosistem
mi urbani e, in generalee, l’antropizzzazione e
conurb
bazione prov
vengono, ino
oltre, sia dai fenomeni di
d abusivismo edilizio, inn crescita negli
n
ultimi ann
ni (10 costru
uzioni abusiive ogni 1000 costruzionii autorizzatee dai Comun
uni nel 2011;; erano 7
nel 20008), sia dallaa minor disp
ponibilità di verde urban
no (dai 140 mq per abittante del 200
03 ai 130
mq del 2011), sia dall’estensiione nel terrritorio dei «siti
«
contam
minati», che nel Lazio occupano
o
nale) (96).
circa 1110 mila ettaari (il 20 perr cento del t otale nazion
(92)
(93)
(94)
(95)
(96)
IIstat, Dati am
mbientali nelle città, 2013.
A
Analisi statistiche relative alla
a qualità deell’aria, alle rissorse idriche, alla
a diffusionee di fonti energ
getiche inn
novative, alla gestione intelligente dei riifiuti, alla disp
ponibilità di verde
v
e alla m
mobilità altern
nativa (Leggambiente, Eccosistema urba
ano 2013, XX
X Rapporto sullla qualità amb
bientale dei coomuni capoluo
ogo di provvincia, 2013).
C
Considerando i 104 capolu
uoghi di provvincia italiani classificati dal
d migliore aal peggiore per
p qualità
d
dell’ecosistemaa urbano, Rieti si posizionaa al 69° posto;; al 70° posto si trova Rom
ma; all’87° posizione, Vitterbo; al 93° posto,
p
Latina; nella 95° posizzione si trova Frosinone.
R
Raggiungono i 38 metri ogn
ni 100 abitantii nella provinccia di Reggio Emilia.
E
IIstat, Indicato
ori BES “Beneessere equo soostenibile”, 201
13.
32
6. I vincoli alla mobilità di persone, merci, dati
I due principali pilastri necessari al completamento della programmazione degli interventi
del nuovo modello di sviluppo, imperniato sull’incremento della competitività del territorio laziale, sono il progresso digitale - tema trasversale a tutte le politiche pubbliche di sviluppo regionale e, in particolare, alle politiche di sostegno all’innovazione in tutti i settori dell’economia - e il
sistema di mobilità di persone e merci.
Per il primo dei due pilastri, le analisi indicano la necessità - al pari delle regioni europee
più sviluppate - di interventi per la creazione di un «ecosistema» per le attività ad alto
contenuto di innovazione che supporti le dinamiche di sviluppo del territorio e della sfera sociale
- poggiando su infrastrutture immateriali, telematiche e giuridiche – e, al contempo, di azioni di
coordinamento, all’interno di una visione unitaria, delle funzioni di accesso, partecipazione,
programmazione e controllo.
La crescita digitale della regione necessita di ulteriori investimenti finalizzati al
completamento delle principali reti infrastrutturali: uno degli scopi più rilevanti per il 2020 è
quello di far parte di una vasto mercato unico digitale(97), quello europeo, e di trarne tutti i
potenziali vantaggi socioeconomici.
Per far penetrare i territori regionali nel circolo virtuoso di attività - in cui, a partire dalla
disponibilità di contenuti e servizi interessanti, in un ambiente internet interoperabile(98) e senza
confini si incentiva la domanda di velocità e capacità maggiori che, a loro volta, stimolano le
opportunità di investimento in reti più veloci - la creazione e l’adozione di reti ad alta capacità
aprono la strada a servizi innovativi che sfruttano velocità più elevate.
In un contesto rivolto al potenziale di crescita digitale dell’economia, affinché il circolo
virtuoso si dispieghi e si autoalimenti, è necessario creare un clima commerciale che favorisca gli
investimenti e l’imprenditorialità.
Questi obiettivi richiedono che si concorra - attraverso politiche pubbliche - a: eliminare la
frammentazione dei mercati digitali e la mancanza di interoperabilità; aumentare gli
investimenti nelle reti, nella ricerca e nell’innovazione; promuovere l’alfabetizzazione digitale e le
competenze informatiche; rispondere attraverso il progresso digitale ai problemi della società(99);
circoscrivere la criminalità informatica e il rischio di un calo della fiducia nelle reti(100).
(97)
Cfr. COM(2010) 245 “Un’agenda digitale europea”. Il settore delle Tecnologie dell’Informazione e della
Comunicazione (TIC) genera direttamente il 5 per cento del PIL europeo e rappresenta un valore di mercato di 660 miliardi di euro l’anno, ma contribuisce alla crescita complessiva della produttività in misura
notevolmente maggiore (il 20 per cento deriva direttamente dal settore delle TIC e il 30 per cento dagli
investimenti nelle TIC). Ciò è dovuto al notevole dinamismo e innovazione propri del settore e
all’influenza che le TIC esercitano sulla trasformazione delle modalità di funzionamento degli altri settori;
allo stesso tempo, l’impatto sociale delle TIC è diventato significativo.
(98) Le carenze in materia di definizione degli standard, appalti pubblici e coordinamento tra amministrazioni
pubbliche impediscono ai servizi e ai dispositivi digitali utilizzati dai cittadini di funzionare insieme come
dovrebbero.
(99) Il potenziale delle TIC dovrebbe poter essere sfruttato per la soluzione dei problemi più pressanti per la
comunità: (i) i cambiamenti climatici e le altre pressioni sull’ambiente; (ii) l’invecchiamento demografico
e i costi sanitari crescenti; (iii) lo sviluppo di servizi pubblici più efficienti e l’integrazione delle persone
con disabilità; (iv) la digitalizzazione del patrimonio culturale.
(100) I benefici che le persone potrebbero trarre dall’uso delle tecnologie digitali, in quanto cittadini,
consumatori o lavoratori, sono limitati da preoccupazioni inerenti la riservatezza e la sicurezza. L’Unione
Europea propone provvedimenti di rafforzamento della capacità di rispondere ad attacchi, rischi e
criminalità informatica (creazione di un CERT - Computer Emergency Response Team - europeo e di
33
IIn assenza(1001) di un Piano regionalee per la ban
nda larga, le coperture ddi rete fissa e mobile
(base > 2 Mbps) raggiungono
o il 97,9 perr cento del territorio
t
reg
gionale; per le imprese laziali,
l
la
diffusioone della baanda larga ra
aggiunge l’877,6 per cento
o (fig. 17).
G
Gli obiettivii(102) sulle inffrastrutture di rete rigua
ardano la prromozione ddell’accesso a velocità
crescen
nti, tali da consentire la fruizion e di conten
nuti e serviizi più com
mplessi; si punta,
p
in
particoolare, a conssentire al
100 peer cento dei cittadini
Fig.
F 17
l’accessso a Inteernet ad
almenoo 30 Mbp
ps e a
portaree almeno il
i 50 per
cento della popollazione a
bonamenti
sottosccrivere abb
per Intternet a 100 Mbps.
IIl trasporto di merci
e perssone e i servizi
s
di
logisticca
costtituiscono
fattori chiave non
n solo per
mensione intrinseca
i
la dim
del meercato servitoo, quanto
per la rilevanza ch
he queste
no come
attivitàà assumon
pilastroo strategicoo per la
definizzione deglii assetti
compettitivi tra im
mprese e
territorri nello scen
nario contem
mporaneo.
L
La filiera deei trasporti e della logisttica è uno degli
d
assi porrtanti del siistema econo
omico, in
termin
ni di numeroo di dipenden
nti, valore aaggiunto e co
osto del lavo
oro. Mentre il trasporto terrestre
è rilevaante sul setttore in term
mini di numeero di impresse e di occup
pati, le attivvità logistich
he hanno
una m
minore densità frammen
ntata di azi ende, ma si sviluppano
o come rilevvanza in teermini di
occupaati e di fattu
urato.
IIn termini di
d offerta, il sistema reggionale dei trasporti
t
pre
esenta una d
dotazione in
nfrastrutturale quantitativamente elev
vata sia per quanto rigu
uarda la via
abilità (strad
dale e autosstradale),
guarda la rette ferroviaria. La strada
ale ha una densità
d
supeeriore alla media
m
nasia perr quanto rig
zionalee; anche la rete
r
ferroviarria supera lee medie naziionali.
T
Tuttavia, il tenore eleva
ato delle varriabili di offferta infrastrrutturale dellla regione è,
è in gran
parte, l’effetto dellla concentrazione di reeti di collega
amento alla Capitale. L
Le disfunzio
oni che si
velli di accesssibilità di d
diverse aree del territoriio regionale,, oltre che a una dirisconttrano nei liv
somogeenea distribuzione dal punto
p
di vistta quantitattivo, si devo
ono anche a carenze di carattere
qualita
ativo, in particolare
p
nei
n servizi ferroviari e nella via
abilità intraa-regionale e intraprovin
nciale.
u
una rete di CE
ERT nazionali) e strategie sicure di gestiione dell’identità digitale peer l’erogazionee di servizi
d
di e-governmeent.
(101) C
Conferenza deelle Regioni e delle Provin
nce Autonome-CISIS, Rapporto sull’Innoovazione nell’IItalia delle
R
Regioni (RIIR
R), 2012.
(102) C
Commissione Europea,
E
Agen
nda Digitale E
Europea, COM
M(2010) 245.
34
IIl trasporto merci su sttrada costittuisce la principale mod
dalità di moovimentazion
ne in ingresso e in uscita dalla region
ne; il traspoorto ferroviario assorbe, viceversa, ssolamente lo
o 0,8 per
bi complessiv
vi, valore in
nferiore ai già bassi datti registrati a livello nazionale e
cento d
degli scamb
nelle reegioni del Centro-Nord.
C
dei mezzi pu
N
Nel trasportto passeggerri, l’utilizzo d
ubblici risulta contenutto anche se superiore
s
alle meedie naziona
ali, principalmente per il peso della
a componente di doman
nda romana
a. Tra gli
studen
nti e gli occu
upati che
si sposstano per motivi
m
di
Fig. 18
studio o lavoro il 25,5 per
cento utilizza il TPL; la
quota di popolazzione che
ha utilizzato il trasporto
o una volferroviiario almeno
nno risulta nel corso dell’an
ta viciina alla meedia delle
regionii del Centro
o Nord. Il
grado
di sodd
disfazione
nea con la
dell’uteenza è in lin
media nazionale, ma in
uzione neglli ultimi
diminu
anni (F
Fig. 18).
V
Va rilevato, infine, il
consisttente divarrio della
regionee rispetto al resto del
territorrio nazionalle in merito allla dotazione di parcheggi di scambio, dato che è espressionee sia di un’o
oggettiva ca
arenza infrasstrutturale sia
s di un
s lega allo sscarso uso, in molte
parco auto particoolarmente rilevante (fatttore che a sua volta si
d mezzi pub
bblici).
aree deel territorio del Lazio, dei
L
La mobilità,, assunta come elementoo di nuova competitivit
c
tà territorialle, necessita di interventi iintegrati e foondati sull’inter-modalittà. L’integra
azione - per come è struutturata l’offferta at(
tuale - dovrebbe rispondere
r
alla
a logica d ella “comod
dalità”, afferrmata a liveello europeo(103)
come
princip
pio guida in cui è necesssario favorirre l’uso efficiente e sosteenibile di più
iù modi di trasporto,
singolaarmente o in
n combinazio
one.
7. Le trac
cce perd
dute dellla comu
unità reg
gionale
L
L’analisi soccioeconomica
a del territoorio laziale restituisce
r
ill quadro di una regione che, se
per alccuni aspetti (livello di isstruzione deella popolaziione, reddito
o delle famigglie, tasso dii occupazione) gode di unaa situazione privilegiataa rispetto ad
d altre regioni o in lineaa col contesto nazioper altri verssi presenta degli
d
squilibrri particolarmente accen
ntuati o ambbiti di poten
nziale minale, p
glioram
mento.
E
E’ dal puntoo di vista del
d benesseree sociale, deella partecipa
azione, dellaa cura della famiglia
che si rilevano le maggiori
m
criticità o alcu
uni dei princcipali contra
asti fra i dive
versi territori, in particolaree fra Roma e il resto deella regione.
(103) C
Cfr. COM(20111) 144 “Libro
o bianco – Tabbella di marcia
a verso uno sp
pazio unico euuropeo dei trassporti. Per
u
una politica dei trasporti co
ompetitiva e soostenibile”.
35
IIl disequilibrrio territoria
ale (fig. 19) è stato osseervato nel va
alore aggiunnto pro capitte (in cui
Roma si colloca neelle prime posizioni
p
dellle classifichee per reddito
o po-capite e gli altri ca
apoluoghi
medio-basse posizioni deella graduat oria naziona
ale) e nel reeddito dispoonibile delle famiglie,
nelle m
che am
mmonta a quasi
q
21
mila euro nel caso
c
di
Fig. 19
Roma e scende a 13-14
mila euro nelle altre province llaziali(104).
IIl susseguirrsi delle
due crrisi ha incisso sulla
qualitàà della vita dei cittadini, causando un innto, anche nel Lacremen
zio, siaa del numerro di famiglie che vivonoo al di
sotto della soglia di povertà, sia di quellle a ripovertà: (a) 7,1 faschio p
miglie su 100, neel 2003,
vivevano al di sottto della
soglia di poverttà; nel
2012 l’’incremento è salito
a 8,8(1005); (b) su 1000 persone residenti, 17,8 sono a
rischioo di povertàà relativa(106), più elevato rispetto
ad altrre aree del Centronord ((la Lombardia, per
esempllificare, ha un
u indice
di rischio di povertà relativa paari a 9,3) (figg. 20).
Fig.
F 20
Il benesseree socioemico dei citttadini è
conom
misurato, an
nche, su
stato m
altri faattori. Uno di
d questi
è
raappresentatoo
dalla
condiziione abitatiiva delle
famigliie che nel Lazio
viene d
definita «em
mergenza
abitatiiva» – acccentuata,
(104) L
La disomogeneità reddituale presente sull territorio lazziale è sintetizzzata dal valorre dell’indice di concenttrazione di Gini sulle retribuzioni dei lavooratori dipend
denti (che misura la diseguaaglianza di una
a distribuzzione e può asssumere valorii compresi traa 0 e 1: valori bassi indican
no una distribuuzione abbastanza omoggenea del redd
dito; valori altti indicano invvece una distrribuzione più diseguale): neel Lazio si trov
va uno dei
v
valori più elev
vati di concenttrazione dei reedditi di tutto il territorio nazionale:
n
0,333, dato inferiorre solo alla
C
Campania (0,335) e alla Bassilicata (0,34) e pari alla Siicilia. Istat, "R
Reddito e conndizioni di vita
a" Eu-Silc,
22013
(105) Istat, Indaginee sui consumi delle famiglie,, 2013.
o e condizioni di vita" Eu-Siilc, 2013.
(106) Istat, "Reddito
36
in partticolare per il comune di
d Roma, da prezzi in diiscesa ma eleevati con rippercussioni sui
s valori
degli aaffitti residen
nziali – e ch
he esprime u
un mix di problemi
p
con
ngiunturali e strutturalii di complessa soluzione; laa diffusione del disagio aabitativo(107) segnala l’accutizzarsi deel fenomeno che, se a
livello nazionale neel 2012
contavano
375
si
Fig.
F 21
per
ogni
glie
n Lamento di sfratto, nel
zio, il valore, si riiduce a
268.
R
Relativamen
nte alla
qualitàà
dell’ab
bitazione(108), il degrado riguarda l’11,3 per
nti nel
cento dei residen
d una
Lazio a fronte di
a
media nazionale attorno
all’8,9 per cento. Il numero di persone senza
dimora è sttimato,
fissa d
per il L
Lazio (2011)) pari a
circa 88.000 unità, di cui
7.800 ssolo nel com
mune di
Roma (pari al 17
1 per
del totale deelle persone senza fissa d
dimora in Ita
alia(109)).
cento d
Noto il rap
pporto diretttamente prooporzionale fra
f il disagio
o economicoo e sociale e la diffudella criminaalità e dell’iillegalità, neel Lazio un terzo
t
delle famiglie
f
avvverte «molto
o o abbasione d
stanza disagio per il rischio dii criminalitàà» nella zona
a in cui vivee (a livello nnazionale il disagio è
d
famigliie). Nel conttempo le sta
atistiche proovinciali sul grado di
percepito dal 26,4 per cento delle
a(110), il cui ccontrasto e riduzione ra
appresentanno una preco
ondizione
esposizzione al riscchio di usura
primarria per lo sviluppo del teerritorio, ind
dicano un’ullteriore duallità e eteroggeneità regionale: Latina e Frosinone si
s posizionan
no, rispettivvamente al 92° e 88° posto
p
rispettto alle 103 province,
p
nel caso di alcuni
a
territo
ori del Mezzzogiorno in cui
c più acuta è la presennza della criminalità
come n
organizzzata.
U
Una società unita, sicurra, integrataa è quella do
ove tutte le componentii hanno gli stessi diritti e le stesse opportunità. A livello nazzionale si reg
gistrano anccora ambiti ddi discrimin
nazioni di
do religioso, orientamen
nto sessuale; nella region
ne Lazio gli equilibri fra
a le varie
genere, razza, cred
o più delicatti, anche in relazione co
on la capaciità di attrazzione micomponenti della società sono
a della popoolazione stra
aniera dal
gratoriia esercitataa dalla Capittale che ha ccomportato un’incidenza
3,3 perr cento del 2003
2
all’8,6 per cento d
dell’ultima riilevazione (q
quasi 480.0000 abitanti di
d cui l’80
per cen
nto risiede nella
n
provinccia di Roma)) (fig. 22).
(107) R
Rapporto fra ill numero della
a famiglie resid
denti e il num
mero degli sfrattti emessi.
(108) P
Percentuale dii persone che vivono in situ
uazione di degrrado abitativo sul totale ressidenti. Istat, "Reddito e
ccondizioni di vita"
v
Eu-Silc, 2013.
(109) IIstat, Indaginee sulle personee senza dimorra, 2013.
(110) C
Camera di Commercio di Roma, Indebitaamento patologgico e credito illegale, 2013.
37
IIn termini di
d pari dirittti e oppor-tunità a tutti i ciittadini, nell Lazio (con
n
valori simili al tottale nazionale) le donnee
4
per centto del totalee
rappreesentano il 42,7
uale sale all
degli ooccupati(111); la percentu
47,2 peer cento perr gli occupatti a caratte-re tem
mporaneo. Il 73,3 per cen
nto degli oc-cupati a tempo paarziale è di genere fem-ne, in alcun
ni casi, con
n
minile in relazion
(pub
bblica)
di
d
servizii
un’offeerta
all’infaanzia e per gli anzian
ni. Anche ill
tasso d
di disoccupaazione indica
a un disequi-librio di genere: a fronte di un tasso dii
upazione generale pari al 10,8 perr
disoccu
cento q
quello femm
minile è pari al 12,1 perr
cento.
Fig. 22
R
Rispetto allle categorie/fasce più
ù
deboli della societàà (bambini, anziani, di-ono presentii
sabili, malati), neel Lazio so
strutture
e
serv
vizi
socio-2.846
m
nel solo comune di Roma, per un
u totale di 172.579 possti dispoassistenziali, di cui quasi la metà
p
di Roma i terr
rritori con il maggior
nibili(1112). Se in termini assolutti sono il coomune e la provincia
numeroo di strutture e di postii disponibili , in rapporto alla numeerosità della popolazionee del target corrrispondentee è la provin
ncia di Rietii quella che potenzialmeente rispondde meglio aii fabbisogni dell territorio, con 52,2 possti disponibiili ogni 1.000
0 abitanti del corrisponddente targett, seguita
da Viterbo (48,7), Frosinone (31,8),
(
Romaa (29,2) e La
atina (23,7)..
P
Per quanto riguarda le singole cateegorie di uteenti, la dispo
onibilità di pposti è maggiore per
gli anzziani e per i minori, in particolare
p
p
per quanto riiguarda gli asili
a
nido; il comune di Roma
R
ha
la più alta offerta percentualee di posti perr i minori ma
m una grand
de carenza, rispetto al resto
r
delani in rapporrto alla num
merosità del target.
la regioone, di serviizi agli anzia
(111) IIstat, Rilevaziione sulle forzee di lavoro, 20013.
(112) A
Assessorato Politiche
P
Socia
ali e Famiglia della Regionee Lazio, Secondo Rapportoo sui Servizi Sociali
S
del
L
Lazio, 2010; l’elenco compreende servizi peer: minori, adu
ulti con disabiilità, anziani, ppersone con problematicche psico-sociaali, persone afffette da patoloogie invalidanti, donne in diifficoltà, immiigrati.
38
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Tendenze economia e società laziale - Analisi