un viaggio, una ricetta
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Dalle vostre cucine per “Una cena con Enrica”
Olive nere infornate
Questa è una cosa che faceva la mia mamma, la mia nonna, le mie zie, è un rituale che le donne del mio paese fanno quando si raccolgono
le olive. Anche ora che abito lontano, quando le preparo mi ricordo di quei momenti passati al mio paese, Trappiello in Sicilia, da bimba.
• Olive nere ben sciacquate
• Sale, olio buono, peperoncino, aglio
Fai un taglio su ogni oliva. Metti le olive in una grande ciotola e coprile d’acqua fredda. Devono rimanere in acqua per dieci giorni avendo
cura di cambiare l’acqua due volte al giorno. Devono cacciare fuori l’amaro. Passati 10 giorni le sgoccioli e le metti in forno per 20 minuti
a 90°. Poi le condisci con olio, sale, peperoncino e aglio, olio buono però.
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Marisa
Stuzzichino da aperitivo
Ciao, prima di tutto complimenti per il blog, ogni tanto sbircio. Ti mando questa cosetta che
non chiamerei ricetta perché è una cosetta che ci preparavano sempre all’aperitivo in hotel
in Sardegna a Santa Teresa di Gallura, le mie vacanze più belle. La descrivo semplicemente:
un pezzo di pane carasau con sopra della marmellata di fichi e un pezzetto di pecorino
sardo fresco cioè morbido. Volendo sopra ci si poteva mettere una salsina ma io non l’ho
mai messa e non so cos’era.
Marzia
PANINO CON FRITTURA DI CALAMARI
C’è un posto a Madrid sotto i portici dove vendono panini con frittura di calamari. Mi
trovavo a Madrid per lavoro e costretto a fare veloci pranzi ho assaggiato per caso questo
panino. La ricetta è semplice: friggere i calamari in olio bollente e metterli caldi nel panino.
Non ho le foto dei panini di Madrid, ti mando quella di un panino casalingo. Ciao
Antonio.
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Zuppa di fagioli con funghi porcini e nipitella
Questa ricetta è legata alle mie vacanze in Garfagnana. Non l’ho mai preparata in casa, fino
ad oggi, il risultato non è proprio come quella del ristorante ma non conosco i segreti del
cuoco. La foto ho provato a farla meglio che riuscivo. Non ho un blog ma seguo molti siti di
cucina e tu sei molto brava. La ricetta è per tre persone.
 1 grosso porcino di cieca 3 etti
 1 patata
 2 pomodori pelati
 500 g di fagioli borlotti in scatola
 3 rametti di nipitella
 2 spicchi d’aglio
 Sale, pepe,olio e prezzemolo
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In una pentola far cuocere le patate e uno spicchio d’aglio con poca acqua. In una padella far soffriggere l’altro aglio tritato nell’olio,
mettere il porcino tagliato a pezzi, la nipitella, 2 cucchiai di fagioli interi, salare e pepare. Quando le patate sono lesse mettere gli altri
fagioli, i pomodori e cuocere per altri 10 minuti. Poi frullare tutto. Salare e pepare. Servire mettendo in ogni scodella il passato di fagioli,
un po’ di funghi, del prezzemolo tritato e un filo d’olio extravergine d’oliva di Lucca.
Valentina
Saor di melanzane e zucca
pensa pensa pensa..è stata una strana estate. Nelle famiglie numerose come la nostra, non sempre tutto va per il verso giusto
e, quest'estate, le mie vacanze hanno avuto qualche inceppamento..così sono tornata a Venezia e le vacanze sono state
lagunari. La ricetta che ti mando è legata a una gita a S. Erasmo, l'isola orto della laguna, praticamente la gita fuori porta per
chi si muove in barca da Venezia. A proposito, un po' di venezianità ce l'hai anche tu, ci sei mai stata? io penso sempre che
Venezia è quasi troppo per le persone che vengono da fuori, troppo bella, troppo umida, troppo luminosa, troppo silenziosa.
Difficile da capire. L'innamoramento scoppia nel momento in cui cominci a conoscere la laguna, allora tutto prende un
senso. Non si può considerare questa città senza inserirla in questo grandissimo e ricco parco naturale. Aironi cinerini,
rondini di mare, pesci in abbondanza, erica viola e come skyline le cupole e i campanili di una delle città più belle del mondo.
Ecco la ricetta del saor di melanzane e zucca:
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quattro melanzane viola di S. Erasmo
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una bella zucca di Chioggia (suca baruca)
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un kg di cipolle
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aceto..un bel po'
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uvetta e pinoli
Siccome la ricetta è mia e non di Franco, tutto è un po' più approssimativo, ma il risultato è sempre stato eccellente. Tagli le melanzane a fette, le sali e le lasci un po'
a perdere l'acqua di vegetazione. Poi le friggi e le asciughi. La zucca è meglio cuocerla in forno perchè assorbe troppo olio se la friggi. affetti la cipolla, ne va tanta, e la
un viaggio, una ricetta
fai andare piano piano finchè diventa trasparente. A quel punto ci butti sopra un bicchiere circa di aceto bianco e, quando l'aceto è un po' sfumato, l'uvetta ammollata
nell'acqua e i pinoli. poi fai gli strati in un contenitore uno strato di melanzane, uno di cipolle, uno di zucca a fette, uno di cipolle e via così (5-6 strati, viene una
specie di torta alta).Il saor si fa un giorno per l'altro, è uno di quei piatti che si conservano e restano per il giorno dopo.ti mando la foto del piatto e, se la trovo, una di
una gita in barca
Giovanna
Zuppa di frutta secca
Cara Enrica, non ti conosco se non per qualche bel racconto di mamma giovanna e per il filo rosso che ci accomuna
tutte e tre, parenti, Palandri e golose :)Nel caso fosse ancora possibile mi piacerebbe partecipare al tuo bel concorso
di cucina, raccontandoti del mio amore per la chimica del gusto e per il viaggio. La Ricetta di cui ti scrivo è la calda e
delicata zuppa di frutta secca con cui il compagno della mamma del mio ragazzo c'ha accolto dopo una piovoso ed
angosciato viaggio nella notte Toscana. L'umore non era dei migliori, tornare a casa dopo tanto tempo non è mai
semplice: la lontananza ed il tempo trasformano tutte le piccole paturnie dei propri genitori in ombre oscure nella
testa di un figlio. Ma, nel tepore della casa asciutta, tra il ritrovato schioppettio della legna nel camino, è bastato un
attimo per sentirsi di nuovo a casa, un solo cucchiaio di zuppa per veder tornare sul viso del mio amore la forza e la
dolcezza dei ricordi che spesso solo i sapori sanno far tornare vivi.
Zuppa di Frutta secca - 6 persone
-1/2 bicchiere d'olio
-1 cipolla tritata
-1 ciuffo di prezzemolo
-1 spicchi d'aglio
-1/2 cucchiaio di farina
-100g mandorle
-100g nocciole
-100g pinoli
-2g zafferano
-1 ciuffo di foglie di finocchio fresco
-18 fette pane toscano o pugliese (perché non assorba troppa zuppa) tostato al forno
-3 cucchiai parmigiano
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-sale
-pepe
Soffriggere a fuoco vivo la cipolla con il prezzemolo e l'aglio. Sciogliere la farina nella soffritto bagnandola con 1 litro e 1/2 di acqua. A parte, diluire nel brodo di verdura le nocciole
tostate, le mandorle i pinoli, lo zafferano e le foglie di finocchio pestati insieme. Unirli al soffritto d'aglio, cipolla e prezzemolo e far bollire il tutto per 15 minuti.
Nel mentre, disporre sul fondo di un tegame in pirex il pane tostato in forno. Passati i 15 minuti di cottura della zuppa, versarla sopra il pane e cospargere il tutto di parmigiano. Far
gratinare 10 minuti in forno a 200°.Servire caldissimo!
Maria
BREAKFAST IN AMERICA
La colazione era l’unica cosa che nel nostro giro negli USA non cambiava mai: uova, anche
strapazzate, con bacon. Ricordi di gioventù,
Luigi
GNOCCHETTI SARDI ZAFFERANO E ZUCCHINE
Ciao Enrica, siamo amici di Veronica, abbiamo visto il tuo concorso su face book e seguiamo il
tuo sito. Abbiamo pensato di proporti un piatto che abbiamo mangiato in Sardegna
quest’estate, abbiamo provato a rifarlo, è molto semplice si tagliano le zucchine a fettine e si
fanno cuocere con olio e cipolla poi si mette una bustina di zafferano, il sale e il pepe. La pasta
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ci vuole quella sarda, si chiamano gnocchetti ma è pasta. Questo è il ricordo della nostra vacanza a Cagliari.Ciao
Camilla e Gianni
PATATE ALLA CALGARY
Questa ricetta è il frutto di un piacevole imprevisto. Durante un viaggio in Canada ci fu segnalato da un
taxista indiano il ristorante dove mangiare la bistecca più buona di tutta Calgary. Così io e Davide, seguite le
indicazioni con la mappa in mano, ci ritrovammo a sedere in un bel locale stile country. Ci fu servito un
aperitivo e consegnato il menu, nel quale cominciammo a cercare il famoso piatto. Non riuscendo a trovarlo
chiedemmo al cameriere, il quale, con sguardo interrogativo, ci confermò che non avevano niente del genere.
E proprio in quel momento, sbirciando dalla grande vetrata, vedemmo a lato, l'insegna del ristorante dove
avremmo dovuto trovarci. Eravamo semplicemente entrati nel posto sbagliato. Ormai non ce la sentivamo di
alzarci e andarcene, per cui ordinammo un po' a caso, fidandoci dei consigli di quel cameriere. Fu così che
assaggiammo questo piatto a base di patate, gustosissimo, di cui ci siamo innamorati e che, una volta tornati
in Italia, non ci avrebbe più abbandonato. Il buffo fu che poi, nel ristorante giusto ci volemmo andare lo
stesso... morale della favola: abbiamo mangiato il contorno in un posto e la bistecca in un altro. La sera,
naturalmente, a letto senza cena.
INGREDIENTI PER 4 PERSONE
8/10 patate di media grandezza ( meglio piccole che grandi )
1 fetta di pancetta tagliata alta o 1 confezione di pancetta affumicata tagliata a dadini ( per amatriciana o carbonara )
1 vasetto di panna acida ( si trova alla Coop ) che al momento dell'uso deve essere a temperatura ambiente
erba cipollina
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tagliare le patate a metà e scavarle al centro abbastanza in profondità
riempire ogni metà con qualche dadino di pancetta ( 5/6 dadini )
condire con olio
metterle in forno a 18o° , al secondo ripiano
dopo mezz'ora circa toglierle dal forno e farcirle con un cucchiaio scarso di panna acida e con l'erba cipollina tritata o fatta a pezzettini
servire dopo qualche minuto per dare tempo alla panna di ammorbidirsi ( non deve sciogliersi, ma non deve essere più fredda )
FRANCESCA F.
CICCHETTI VENEZIANI
La mia ricetta per il concorso è il mitico aperitivo che ho bevuto per tutta la mia vacanza veneziana. Lo spriz
accompagnato da baccalà mantecato, crostini fritti con patè di olive nere e di cipolle in saor. A Venezia si
chiamano cicchetti cioè quelle robine da aperitivo che secondo me ti sfamano completamente e poi potresti
saltare la cena. Ora quando devo fare qualche cena lo offro sempre. Fantastico. Spero che ti piaccia. La foto è di
una cena a casa mia, non di Venezia.
Francesca R.
PANE FRATTAU
Ciao Enrica, ti voglio raccontare il mio campeggio in Sardegna di tanti anni fa quando ancora non avevo figli e io e mio marito, allora fidanzato, andavamo in
campeggio in vacanza perché anche i soldi erano pochi. Mio marito è uno che si mette a parlare con tutti, sa fare amicizia con chiunque e una sera ha ottenuto un
invito a cena da una coppia che aveva la casa. Finalmente dopo cinque giorni di panini mattina e sera abbiamo mangiato un
piatto caldo, pane frattau, come una lasagna fatta con il pane carasau, ci è sembrata la cosa più buona del modo.
Ingredienti
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Pane carasau, brodo, passato di pomodoro, pecorino sardo stagionato.
Si procede a strati: pane carasau imbevuto nel brodo, pomodoro, pecorino fino a riempire una pirofila poi si mette in forno per 10 minuti.
Anna
INSALATA GRECA
Isola di Kos in Grecia, vacanza 2008
Insalata greca: cetriolo, olive nere, cipolla, pomodori e feta da condire con olio.
Cecilia
I TRE MORI
Questa ricetta si chiama dei “3 mori” perché i 3 ingredienti principali sono neri. E' nata in Bretagna in un paesino che non è neanche sulla carta geografica, vicino a
Redon. Abbiamo abitato per un mese in una casa di campagna lontana 3 chilometri dal primo negozio di alimentari. Così,
nella dispensa, tenevamo sempre a disposizione una bottiglia di nocino per finire la cena con qualcosa di sfizioso. Le noci
e le pere sono state aggiunte dopo perché nel giardino dietro la casa c'era un pero e, essendo ottobre, un nocio secolare
carico di noci.
GELATO AI “3 MORI”
•Gelato alla panna o allo yogurt
•nocino
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•
noci tritate e a pezzettini
•
pere passate nello zucchero di canna e burro
Mettere il gelato in una coppetta, versare il nocino e i gherigli di noce sminuzzati e le pere sciroppate come sopra. Buon appetito!
Duccio
SEMIFREDDO AGLI AMARETTI
Ciao cara sorellina, questa ricetta mi ricorda Forli' dove sono stata con Massimo e i miei suoceri nel 1997.Mi ero sposata da poco ed abbiamo fatto
questo viaggio per far visita ad uno zio di Massimo, Silvano, il fratello più giovane di mia suocera. In quel periodo
ero ancora "affascinata" dalla famiglia di mio marito: tanti zii, cugini, queste cene numerose alle quali non ero
abituata e che pultroppo ora si fanno sempre più di rado.Ricordo che in quell'occasione ho fatto, insieme alla
suocera di Silvano (tipica casalinga romagnola), le piadine...buonissime!Dopo aver gustato le piadine ed altri
piatti romagnoli, la zia Nada (moglie di silvano) ci ha offerto un ottimo SEMIFREDDO ALL'AMARETTO del
quale ti scrivo la ricetta per il concorso:
1/2 L PANNA
3 UOVA
150 gr. ZUCCHERO
2 etti AMARETTI ( io prendo i VINCENZI)
Montare con la frusta elettrica i tuorli d'uovo e lo zucchero. Montare la panna, montare le chiare d'uovo a neve durissima.
Sbriciolare gli amaretti nella terrina dei tuorli ed unire le chiare prima e la panna poi , amalgamando il tutto delicatamente in un solo verso.
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Adagiare il tutto in un plumkase foderato con pellicola trasparente o dividere la crema in vaschette di alluminio. Mettere in freezer per almeno 6 ore.
Questo è un dolcetto molto semplice ma veramente molto buono e può essere consumato anche come affogato nel caffè. Si possono anche sostituire gli
amaretti con del torrone friabile ma diventa a mio parere un pò troppo dolce e di sapore meno delicato.
Antonella
TORTELLI DI PATATE
Uno dei luoghi ai quali sono più legato è sicuramente il casentino, più precisamente Moggiona, un piccolo paesino di montagna in provincia di Arezzo. Li è nata mia mamma,vi ha
vissuto per circa vent'anni per poi trasferirsi definitivamente con la sua famiglia qui a Poggibonsi dove poi si è sposata. Da quel momento la casa
di proprietà dei miei nonni è divenuta residenza di villeggiatura. Io e mia sorella fin da piccoli,nel mese di agosto,andavamo con i nostri genitori
in quel luogo. Che impresa arrivare lassù i primi tempi(sono passati 40 anni):avevamo una vecchia Fiat 600,stracarica,con il radiatore in
continua ebollizione e mio padre che diceva:"abbiamo finito l'acqua!!"Malgrado tutti gli imprevisti,dopo 3 orette di viaggio(ora ce ne vogliono
meno di 2,sono migliorati mezzi e strade)arrivavamo a destinazione. Mi ricordo ancora le sensazioni appena sceso di macchina;sentivo un'aria
sicuramente più rarefatta,ma quello che mi colpiva era il profumo delle ginestre mescolarsi con l'odore del legno appena segato dai bigonai
(antico mestiere del luogo).Saliti in casa c'erano ad attenderci i nonni ai quali raccontavo le avventure fatte al mare,il mese precedente. Mia
nonna spesso faceva la pasta fatta in casa,mi affascinava vederla stendere la sfoglia con il mattarello. Faceva dei buonissimi tortelli di patate,un
vecchio piatto dei taglialegna(come l'acquacotta).La sua ricetta è stata poi tramandata a mia mamma. Un piatto povero,ma ricco di
tradizione,come di tradizione è ricco il casentino.
TORTELLI DI PATATE CASENTINESI (per 4 persone)
Per il ripieno:2 patate di pasta bianca del casentino(a testa),3spicchi d'aglio,3 cucchiai d'olio,1pugno di prezzemolo,qualche cucchiaio di polpa di pomodoro,conserva di pomodoro,una
punta di peperoncino e sale.
Per la sfoglia:400g.di farina,3uova.
Preparazione del ripieno:in una casseruola si soffrigge a fuoco lento con l'olio,un composto ben tritato di aglio e prezzemolo. Si aggiungono poi la passata di pomodoro,la conserva per
rendere il sughetto più rosso,il sale(non poco,da non doverne più aggiungere) e il peperoncino. Cuocere per circa mezzora il sughetto,mescolando spesso;all'occorrenza aggiungere
acqua. A parte,in acqua bollente,si lessano le patate con la buccia,ancora calde si sbucciano e si passano con il passaverdure;con le mani si ricompattano subito(formando come una
grossa patata) per evitare che raffreddandosi facciano i grumi. Una volta raffreddati,in una zuppiera,si uniscono le patate con il sughetto,amalgamando bene con le mani.
Preparazione della sfoglia:al centro di una spianatoia di legno,si mette la farina e poi si allarga,formando un cerchio;al suo interno si mettono i tuorli e le chiare delle uova. Con le dita
si girano le uova,facendole assorbire gradualmente alla farina;all'occorrenza aggiungere acqua tiepida.
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Una volta ottenuto un impasto omogeneo,con il mattarello si stende una sfoglia sottile(spolverando con la farina per evitare che si attacchi).
Preparazione del tortello:a qualche centimetro dal bordo della sfoglia,aiutandosi con un cucchiaino,si dispongono in riga delle palline di ripieno,a una certa distanza l'una dall'altra. Si
prende il bordo della sfoglia e si rigira su se stessa chiudendo al suo interno le palline. Con dei colpetti,si comprimono gli spazi della pasta tra una pallina di ripieno e l'altra,aiutandosi
con il taglio della mano. Poi con la rotella taglia pasta,si taglia l'intera riga e ogni singolo tortello. Infine, con una forchetta o con le dita si pressano tutti i lati dei tortelli evitando di
lasciare l'aria al loro interno. Ripetere l'operazione fino ad esaurimento della sfoglia. Cuocere in acqua salata,bollente(non troppi alla volta).Quando i tortelli vengono in
superficie,scolare con una ramina e condire con sugo al ragù e parmigiano. BUON APPETITO!!!
ALESSANDRO
ZUPPA DI CIPOLLE GRATINATA
Cara Enrica,
io ti ho inviato la ricetta della zuppa di cipolle gratinata Francese in quanto io e il mio
compagno siamo amanti della Francia e soprattutto di Parigi.
Durante i nostri viaggi Parigini abbiamo assaporato varie specialità francesi ma la nostra
preferita, tant'è vero che spesso e volentieri ce la facciamo anche a casa, rimane la soupe à
l'oignon.
La prima volta che l'abbiamo provata era il lontano 2004, ancora non vivevamo insieme.
Siamo partiti per Parigi per il ponte del l'8 dicembre e consideranto il freddo che c'era lì,
per scaldarsi, in un tipico bistrot parigino la prima sera abbiamo preso quella ed è stato
subito amore....
Ti allego la ricetta.
Per la zuppa
Brodo di manzo 1 litro circa;
Burro 50 g;
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Cipolle dorate 500 g;
Farina 20 gr;
Olio 4 cucchiai;
Pepe nero q.b.;
Sale q.b.;
Zucchero 1 cucchiaino;
groviera o emmenthal 100 gr;
pane ( baguette o casareccio ) o crostini a piacimento
Mondate le cipolle tagliatele ad anelli sottilissimi . Ponetele poi in un tegame con 50 g di burro e 3-4 cucchiai d’olio.
Lasciate cuocere a fuoco basso per 10 minuti, poi aggiungete un cucchiaino di zucchero e procedete con la cottura a fuoco moderato
finchè le cipolle sudino senza prendere colore ; fate molta attenzione a non farle scurire in nessun punto. Quando cominceranno a
divenire leggermente bionde, spolveratele con la farina, che farete cadere da un setaccio (colino), quindi mescolate con cura per qualche
minuto. A questo punto aggiungete il brodo e lasciate sobbollire per almeno 30 minuti a fuoco moderato, aggiungendo del brodo quando
serve.
Quando la zuppa sarà cotta, aggiustate di sale e pepe e versate il tutto in quattro contenitori da forno; affettate il pane (se non l'avete
usate i crostini già confezionati ) e abbrustolitelo.
Adagiate le fette di pane sulla superficie della zuppa e ricoprite con abbondante groviera o emmenthal grattugiati . Ponete quindi i 4
contenitori nel forno preriscaldato a 250°C o nel microonde ( con la modalità grill ) per il tempo necessario affinché si formi una
crosticina dorata sulla superficie della zuppa.
Servite la zuppa di cipolle gratinata caldissima.
Speriamo che la mia ricetta sia gradita!Ciao
un viaggio, una ricetta
Barbara
SCONES
Buongiorno, ecco la mia ricetta. Tanti cari auguri.
Una ricetta un viaggio. Ho scelto questo concorso perchè amo viaggiare, perchè credo che un viaggio sia rappresentato
anche dal cibo che trovi, dal cibo che condividi e da quello che ti manca!
E pensando ai viaggi non posso che pensare al primo viaggio da sola: Irlanda e ad alle amiche che amano l'Irlanda come
me, che l'hanno sognata, cantata (Il cielo d'Irlanda) e vista.
Quindi ho scelto un dolcetto tipico delle colazioni e merende irlandesi: gli scones.
Ecco la ricetta da me un po' cambiata:
Ingredienti
250 gr di farina 00
2 cucchiaini di lievito per dolci (io ho usato quello bio con cremor tartaro)
1 cucchiaio colmo di zucchero (o zucchero vanigliato o alla cannella)
1 cucchiaio di cannella
50 gr di burro
un pizzico di sale
80 gr cioccolato fondente (io ho usato metà di quello bio super buono e uno all'arancia)
150 ml di latte
1 uovo per spennellare gli scones.
Come si fa:
In una terrina setacciate la farina, unite il lievito, la cannella, lo zucchero e il sale e mescolate.
Su un tagliere tritare grossolanamente il cioccolato con un coltello grande o con un tritatutto.
In seguito aggiungere al composto secco il burro morbido a piccoli pezzetti e, con la punta delle dita,
un viaggio, una ricetta
sbriciolarlo nella farina finché sarà completamente assorbito.
Alla fine versare il latte e continuare ad amalgamare.
Infine aggiugnere il cioccolato, Stendere l'impasto su una spianatoia e con un coppa pasta tagliare tanti scones. Spennellarli con l'uovo sbattuto e
infornare per 15-20 minuti in forno caldo 200°.
Spiacenti. Il dispositivo di scansione antivirus non è disponibile al momento. Scarica l'allegato a tuo rischio e pericolo, oppure riprova più tardi.
Eugenia
Bagel
ll Bagel è una pasta lievitata, a forma di grosso anello, bollita brevemente in acqua e poi cotta al forno.
Di fattura molto semplice, sono stati portati negli USA dagli immigrati polacchi.
La produzione di questi pani è diventata popolare negli Stati Uniti, Canada e Regno Unito, soprattutto nelle
grandi città con popolazione ebraica, come Montreal, New York e Toronto e ognuna di esse ha un modo
particolare di preparare il bagel.
Il bagel è denso interiormente e rosolato all'esterno; può essere al naturale o aromatizzato con semi di
papavero, di cumino, di sesamo. Alcuni bagel vengono cosparsi di sale sulla crosta. Invece alcuni vengono
addolciti con uvetta e un po’ più di zucchero nell’impasto per mangiarli nella prima colazione.
In verità in tutta New York non ho assaggiato un bagel decente, evidentemente Manhattan è talmente grande
che devi andare con una guida nei posti dedicati, altrimenti la maggior parte degli hotel o dei bar ti servono i
bagels confezionati, niente a che vedere con quelli che ho mangiato a Dublino!
E si perché nella cara e vecchia Irlanda ho mangiato dei bagels da urlo, durante i 5 giorni di permanenza abbiamo praticamente pranzato tutti i giorni
con questi fantastici bagels. Ero talmente entusiasta che una volta tornata a casa volevo aprire una bagel factory anche io!
Se vedete bene in questi negozietti si può scegliere 5 tipi di bagels diversi, fatti con 5 farine diverse, e 5 diversi farciture, tra salmone, tacchino o pollo.
Insomma, inutile dirvi che appena tornata a casa e appena appurato che lanciarsi nell’avventura dell’apertura di una bagelfactory era impresa troppo
ardua, ho cominciato ad impastarli io! Io mi sono trovata bene con questa ricetta, trovata in giro per il web, in ordine di apparizione:
un viaggio, una ricetta
225 ml di latte bollente
50 gr di burro
25 gr di zucchero
15 gr di lievito di birra fresco
un po' di sale (io metto un cucchiaino scarso)
1 uovo
400 gr di farina 0 (oppure metà 00 e metà manitoba)
2 cucchiai di latte
Versare il latte bollente nel cestello dell’impastatrice, aggiungere il burro e lo zucchero e girare con un cucchiaio di legno.
Una volta intiepidito aggiungere il lievito sbriciolato e lasciare per 5 minuti.
Poi aggiungere il sale e l'albume (il tuorlo servirà per spennellare) mescolare ed aggiungere la farina, e selezionare il programma di impasto e
lievitazione.
Dopo 1 ora e mezzo la pasta avrà raddoppiato il suo volume.
Prendere la pasta e dividerla in parti uguali. La ricetta originale diceva 16 parti. Vengono delle palline di circa 35 - 40 grammi.
A me piacciono più grandi e ne faccio solo 9, così inforno solo una volta nella teglia del forno e vengono delle palline di circa 85 gr l’una.
Per la formatura ci sono 2 metodi, vedete voi quale vi riesce più facile.
Con questo qua si rischia che l’attaccatura si apra poi in cottura, invece con questo video si rischia che non vengono perfettamente tondi (se non volete
vedere tutto il video andate a 3’,30’’ e vedete solo la formatura.
Comunque io mi trovo meglio a fare un buco con l’indice nella palline e poi formare piano piano la ciambella, una volta formate le ciambelle adagiarle
su una placca da forno coperta con la carta forno e far riposare per almeno 10-15 minuti.
Nel frattempo far bollire dell’acqua in una pentola abbastanza larga e far bollire i bagel 3 per volta, far cuocere per circa 15 - 20 secondi per lato.
un viaggio, una ricetta
Scolarli e rimetterli sulla placca forno, spennellare i bagels con il tuorlo e 2 cucchiai di latte e coprire a piacere con semini di sesamo, di papavero o di
girasole.
Cuocere in forno ventilato già caldo per circa 20 minuti con una ciotola di acqua.
In questo modo i nostri bagels verranno belli morbidi dentro e croccanti fuori.
Tra le tante farciture io amo particolarmente la versione con il salmone, irlandese, ovviamente!
Una stella tra i fornelli
İÇLİ TAVA - ISTANBUL
Con questo piatto, in ricordo di un viaggio ad Istanbul, partecipo al contest UN VIAGGIO, UNA RICETTA di Una Cena con Enrica.
Come dice Enrica, è andata così: attingendo a sprazzi di memorie di viaggi, volevo trovare un
piatto coerente con il tema del mio blog. E' stata un'occasione per ripercorrere mentalmente i
viaggi degli ultimi anni, rivedere foto, ritrovare appunti. Sfogliando e selezionando, risultavano
convincenti due candidate: le aringhe danesi e Copenaghen o le acciughe turche e Istanbul. Due
città che mi sono piaciute molto entrambi ma Istanbul con la sua caotica e brulicante vita, la sua
magia e il suo fascino di città di confine, porta dell'Asia, cerniera fra Occidente e Oriente, ha
preso il sopravvento sulla nordica, ordinata seppur bella città danese.
L'esotico ha sempre esercitato grande fascino su noi occidentali ma l'ago della bilancia, in bilico
fra le due, è caduto sulle acciughe perchè mi sono più familiari rispetto alle aringhe, con le
quali comunque ho azzardato una proposta tutta mia, vedi post Canapé di Aringhe.....
Sono stata ad Istanbul con mio marito per un lungo ponte dell'Immacolata di qualche anno fa.
Abbiamo passato delle splendide giornate accompagnati da una guida che ci era stata
raccomandata da amici, Emre, un ragazzo italo-turco, simpatico e molto carino, una
versione moresca di Stefano Accorsi ma con un'aria meno ebete, anzi decisamente furbina. Per
sole cinquanta euro al giorno ci ha scorazzato in giro ovunque risolvendoci non pochi problemi.
E' stato molto comodo farsi condurre, non avere sempre la cartina in mano e impazzire con i
nomi impronunciabili delle strade ma soprattutto a tavola, era un conforto sapere cosa ti
arrivava nel piatto anzichè andare a caso quando nessuno parla la tua lingua o almeno l'inglese.
E così grazie alle spiegazioni di Emre, a cui abbiamo a fine vacanze ovviamente lasciato una
un viaggio, una ricetta
cospicua mancia, e quello che leggevo anche sulla mia guida cartacea, ho preso familiarità con le specialità turche compreso questo tortino di riso e acciughe,
ritrovato negli appunti di viaggio, che non è sicuramente il piatto emblema di Istanbul o della Turchia ma è adatto al contest secondo i parametri che ho stabilito.
Rileggendo gli appunti, rammento le meraviglie ammirate: l'Aya Sofya, la Cisterna-Basilica, il Palazzo Topkapì, la Moschea Blu, la Moschea di Solimano il magnifico,
la chiesa bizantina di San Salvatore in Chora con i suoi splendidi mosaici, lo spettacolo dei Dervisci rotanti, gli Hammam storici, i Bazar, i mercati di spezie....
Abbiamo visitato dei mercati che erano un'orgia di colori e profumi, una festa per vista e olfatto. Il gusto ha goduto di meno perchè, come ammonito dalla Lonely
Planet e confermato da Emre, i dubbi circa le condizioni igieniche ci hanno fatto rinunciare alle lusinghiere offerte dei venditori che allungavano ai passanti assaggi
delle loro pietanze in bella mostra.
Inoltre, dai racconti di alcuni nostri amici dal palato più avventuroso e dagli stomaci più robusti, sembra che ci siamo persi uno strepitoso panino ripieno di pesce
fritto, street food tipico di Istanbul preparato da chioschi fumosi e puzzolenti lungo il Bosforo.
Abbiamo comunque apprezzato la cucina turca in luoghi più convenzionali e affidabili.
La cucina turca rappresenta il momento più alto dellla sintesi gastronomica che scaturisce dall'incontro della cucina asiatica con quella mediterranea. Profumata e
ricca di spezie, offre una serie di specialità dove i sapori di carne, in particolar modo montone e agnello, e pesce convivono con piatti a base di verdura, riso, bulgur.
Un mix assolutamente unico per equilibrio e originalità.
E' difficile da condensare in poche righe e questo non è un trattato sulla cucina turca ma solo una premessa al tortino annunciato. Non avevo ricette, così l'ho cercata
e l'ho rielaborata a modo mio. La ricetta originale prevede un vero risotto e l'uso del burro, io invece ho lessato il riso al dente e poi l'ho saltato con olio extravergine
d'oliva e tutto il resto, volutamente il risultato è più simile ad un pilav e, a mio gusto, più raffinato.
Ed eccoci alla ricetta:
Ingredienti per 2 persone
160 gr di riso
1/2 cipolla bionda
una manciata di uvetta sultanina
cannella in polvere q.b.
olio extravergine d'oliva
10 acciughe fresche
sale
pan grattato
Tostare la cipolla nell'olio, aggiungere una manciata di uvetta sultanina precedentemente ammollata in acqua calda, unire il riso scolato al dente, farlo mantecare
qualche minuto per terminare la cottura aggiungendo della cannella macinata e regolare di sale. Attenzione al dosaggio della cannella, altrimenti copre tutto, deve
essere appena accennata, io sono andata per tentativi, prima un cucchiaino, ho assaggiato, ne ho aggiunto ancora un pizzico.
Irrorare d'olio una pirofila o due pirofile/cocotte monoporzione, riempire con il riso, disporre sulla superficie i filetti deliscati di acciughe fresche, spennellarle con
un po' d'olio e cospargere con del pan grattato, un pizzico di sale e passare sotto il grill per 7-8 min giusto il tempo per far dorare le acciughe.
(seguendo la versione originale bisognerebbe invece fare uno strato di risotto, uno di acciughe, uno di risotto e un ultimo strato di acciughe e poi in forno per 15 min)
un viaggio, una ricetta
Non mi resta che concludere augurandovi Afiyet Olsun! Buon Appetito!
che letteralmente significa buona digestione e viene usata sia a inizio pasto che alla fine.
E se mai vi capitasse un ospite turco e vi ringraziasse così : Elinize Saglik! potete esserne orgogliosi perchè vi ha detto "Dio benedica le vostre mani"!! Non male
come complimento!!
Poveri ma belli e buoni
Spaghetto cozze e parmigiano
per 4 persone
Ingredienti:
-cozze Kg 2
-spaghetti 0.4 Kg
-un cucchiaio di capperi tritati
-un cucchiaino di concentrato di pomodoro
-due noci di burro
-un cucchiaino di pasta d'acciughe
-3 cucchiai di olio d'oliva extra vergine
-aglio,prezzemolo,peperoncino quanto basta
-uno spicchio di limone
-parmigiano grattugiato
Fare un trito di aglio,prezzemolo,capperi e peperoncino.
Farlo soffriggere con le noci di burro e olio d'oliva .Con una pentola a parte fare aprire le cozze
precedentemente pulite, sgusciarle e introdurre il mollusco nel soffritto,con l'aggiunta di un bicchiere
di acqua filtrata della cottura delle cozze.
Fare spiccare il bollore e spegnere.
Nel frattempo cuocere gli spagetti in una pentola apparte,togliendoli ancora leggermente al dente,scolare gli spaghetti e unirli al sugo,poi salterli a fiamma lenta
aggiungendo il succo del limone.
un viaggio, una ricetta
A cottura ottimata impiattare e aggiungere 2 cucchiaini di parmigiano ogni piatto.
BUON APPETITO !
Questo piatto lo abbiamo degustato durante un viaggio in Sardegna,in una trattoria locale.
Lo abbiamo scelto come ricordo del viaggio e a casa abbiamo poi apportato delle modifiche.
UN VIAGGIO UNA RICETTA !
Sandro
Il carcerato
La mia ricetta non è legata ad un viaggio particolare, ma ad un periodo in cui
ho lavorato a Pescia, in prov. di Pistoia. Un amico, appassionato di cucina
(soprattutto del prodotto finale dell'arte culinaria) mi portò un giorno ad
assaggiare una antica ricetta pistoiese: il carcerato. Si tratta di una ricetta
semplicissima. Si prepara un brodo di carne con le interiora e gli scarti della
lavorazione del vitello e con questo si bagna del pane casalingo raffermo
lavorandolo fino ad ottenere una pappa della consistenza desiderata.
Obbligatorio cospargere con del buon formaggio grattato e una bella dose di
olio nostrano!
Se volessimo poi ingrassare qualche etto le frattaglie selezionate sono poi
ottime, come secondo, con i meravigliosi fagioli di Sorana (per restare nel
pesciatino).
Quello che più mi ha colpito è la storia legata al piatto.
Vicino al carcere di Santa Caterina in Brana a Pistoia c'erano i macelli comunali e i secondini si facevano dare gli
scarti della lavorazione per
preparare un piatto che fosse un pò più energetico rispetto al semplice pane e acqua. E nacque così 'Il carcerato'!
Una storia semplice ma significativa, che assomiglia parecchio a molte altre che raccontano la nascita di piatti poveri (la panzanella, la pappa al pomodoro, la
ribollita, il 5 e 5, il cacciucco, ecc.) ma che caratterizzano la nostra meravigliosa cucina toscana.
Ricetta:
Per il brodo:
- Interiora di vitellone, zampa, coda, testina e frattaglie in genere
- Cipolla, carota, un gambo di sedano e 2 o 3 pomodorini
per la preparazione del piatto:
un viaggio, una ricetta
- Pane casalingo raffermo
- Pecorino o parmigiano grattato
- Olio di oliva rigorosamente extra vergine, sale e pepe.
Buon appetito a tutti
P.S. non avevo la foto a disposizione e ne ho recuperata una su intenet...
Filippo
Focaccia salsiccia e formaggio
Ciao, vi invio la mia ricetta per il concorso!! Speriamo!!
E' una focaccia gustosissima che ho mangiato a casa di amici comuni di Vasto....
da grande "cafona " gli ho chiesto la ricetta di famiglia......e questo è il risultato.
Ingredienti:
300 g. di farina Manitoba,1 cubetto lievito di birra,1 cucchiaio di olio,1 cucchiaino di sale,100
ml. di latte,1 patata lessata e schiacciata,1 uovo,100 g. di Emmental,125 g. di mozzarella, 300 g.
di salsiccia, sale e origano
Preparare la pasta con la farina, il lievito sciolto in mezzo bicchiere di latte a temperatura
ambiente, l'olio, il sale, la patata e l'uovo.
Lavorate bene l'impasto, almeno 15 minuti, in modo da avere una pasta elastica e morbida.
Lasciate lievitare per un'ora e mezza. Quindi, dividete la pasta in due parti, una più grande
dell'altra.
Nel frattempo, fate cuocere la salsiccia sbriciolata con un pò di olio, salate e spolverate di origano.
Stendete la parte più grande in una teglia tonda di 22cm. di diametro, e cospargerla con i pezzetti di formaggio e la salsiccia.
un viaggio, una ricetta
Con la pasta che avrete tenuto da parte fate delle striscioline che metterete sopra come quando si fanno le crostate.
Spennellate di olio e cospargete di origano.
Quindi mettete nel forno a 180° per circa 30 minuti.
Barbara
Tracchie, zucchere, llimune e ffemmene
Cara Enrica,
ecco la mia ricetta, appena sfornata, fotografata e mangiata. Grazie, mi sono divertita molto a
scegliere viaggio e ricetta e a prepararla. Questo è uno dei piatti a cui sono maggiormente
legata. C'è tutta la mia terra. Grazie ancora e complimenti :-)Deb
Deborah Catemario - Procida - Tracchie, zucchere, llimune e ffemmene
«Ah, io non chiederei di essere un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei di essere uno
scorfano, ch'è il pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in
quell'acqua.»
Elsa Morante
Procida è un’isola magica, profuma di limoni e di mare di scoglio, è impregnata di storia e
generosa di energia che ad un occhio curioso, appare in tutta la sua radioattiva bellezza, ancora
incontaminata.Un traghetto malconcio, i sedili come panchine, lo scafo anni trenta instabile
riesce a metter su solo passeggeri, niente auto: il Savarese, dal nome della famiglia proprietaria dei due traghetti sulla tratta Pozzuoli / Procida. Uno
va, l’altro viene e quando si incrociano in mare si salutano strombazzando come i camionisti sull’autostrada. Procida la senti dal mare, la avverti sulla
pelle quando ancora sei lontana dal porto, nei colori vividi e nei rosa delle case che si affacciano a guardare il faro. L’emozione cresce e quando sai
cosa ti aspetta, è anche più forte. Lo conosco il profumo dell’Isola di Arturo, profumo di limoni. Non li puoi vedere chè sono tutti nei cortili giardini di
là dei grossi portoni di legno, ma la loro fragranza ti investe penetrante come se avessi il frutto tra le mani, grande e succoso, giallo di sole.
un viaggio, una ricetta
Lo conosco il segreto per catturare quella magia, me l’ha confidato Donna Eleonora nel suo giardino nascosto; l’ho rubato alle comari che sgomitavano
e lo diffondo con l’amore di una figlia devota per la sua Terra... Una carezza sui biscotti sablè, una virgola sul Kaltenbach, una pennellata d’oro sui
crostini al gorgonzola o ad avvolgere le puntine ( Tracchie ) di maiale come mi ha insegnato Donna Eleonora durante il mio viaggio a Procida e nella
ricetta che segue... Nella bocca il dolce si distende e si solleva un piacere, una polvere di stelle, un retrogusto che è quasi una sensazione tattile, un
inganno dei sensi, una metafora. Inseguiamo un profumo, un simulacro e invece è un’altra cosa, come un suono rotondo e puro, come una brezza che
sa di mare, come una passeggiata a Procida.
Sei belle puntine di Maiale ( più o meno un chilo )
200 gr di caffè non zuccherato ( un bicchiere )
200 gr di vino rosso ( io uso un Aglianico del Beneventano )
30 gr di zucchero
un limone non trattato ( di Procida )
un paio di spicchi d’aglio
olio extravergine di oliva, rosmarino, sale, pepe e marmellata di limoni q.b.
Per la marmellata:
Tre limoni di Procida
Zucchero come da peso della polpa dei limoni
Procedimento
Preparare una marinata mescolando vino, caffè, il succo e la buccia grattugiata del limone, olio, zucchero, aglio, sale, pepe, rosmarino e mettere a
insaporire le puntine per diverse ore girandole ogni tanto. Procurarsi due, tre limoni non trattati ( io uso quelli di Procida )
Lavare i limoni e asciugarli bene con un panno pulito
Con un pela patate tagliare molto sottilmente la buccia ( solo la parte gialla senza il bianco perché è amaro )
Eliminare con un coltellino tutta la parte bianca e la pelle dei limoni ( pelarli a vivo ). Diventano agrumi da spicchiare facilmente; si toglie la polpa e
qualche seme
Prendere le bucce, metterle orizzontalmente sul tagliere e tagliarle molto sottilmente
Lasciarle da parte. Pesare la polpa e aggiungere tanto zucchero quanto pesa
Mischiare il tutto a freddo fino a fare sciogliere lo zucchero. Ripetere più volte.
Aggiungere le bucce e metterle sul gas a fuoco vivace; più velocemente si cuoce, più aroma e sapore rimane ( ecco la magia )
Girare continuamente con un mestolo di legno forato e fare attenzione alla liquidità del composto che deve stentare ad uscire dai fori
A questo punto mettere una piccola quantità in un piattino e farla raffreddare, quando si solidifica come una gelatina ( cremosa ) è pronta.
un viaggio, una ricetta
Rosolare le costine in forno preriscaldato a 220° per 10 minuti ca, sfornarle e immergerle nuovamente nella marinata per una mezz’ora e infornare il
tutto a 180° per circa mezz’ora ancora finchè il sugo si sarà ristretto. Spennellare le puntine con la marmellata di limoni e infornarle ancora per pochi
minuti sempre a 180°.
Le puntine si possono servire anche adagiate su di un letto di riso pilaf o accompagnate da una vellutata di ceci; in foto con tre fette di patate al burro
tagliate con un tagliapasta a forma di fiore e decorate con la marmellata di limoni.
Questa ricetta è datata 1836, era della bisnonna di Donna Eleonora, l’ho condivisa con mia mamma e ora con voi...
Deborah
Lasagna di pane carasau con pesto e stracchino
Invio questa ricetta per partecipare al concorso "Un viaggio, una ricetta".
Dopo una bellissima vacanza in sardegna, oltre ad essere rimasta colpita dal meraviglioso mare e
paesaggi da cartolina, ho potuto provare una cucina diversa e gustosa. Così una volta tornata a casa ho
voluto ricreare un piatto con i sapori di questa bellissima terra. Una ricetta particolare ricreata con il
famoso pane carasau che mi ricorda quei bellissimi giorni in sardegna.
Ho un sito di cucina www.ricettegustose.it, dove in homepage ho messo il vostro link per il concorso.
Lasagna di pane carasau con pesto e stracchino
Ingredienti per 4 - 6 persone:
1 confezione pane carasau
1 confezione di stracchino da 500 gr.
1 vasetto di pesto
parmigiano grattugiato
brodo vegetale
olio extra vergine di oliva
sale
Preparazione:
Prendere una teglia e disporre un primo strato di pane carasau che deve essere precedentemente
passato nel brodo vegetale da tutte e due le parti fino a quando non si inizia a sentire che diventa leggermente liscio.
A questo punto sgocciolarlo bene e disporlo nella teglia.
Il pane non deve assolutamente essere “molliccio”, deve avere ancora una certa consistenza.
un viaggio, una ricetta
Sopra lo strato di pane mettere un filino di olio, cospargere di parmigiano grattugiato, pezzetti di stracchino e piccole quantità di pesto.
Salare leggermente e procedere per altri 3 strati sempre allo stesso modo.
Terminanto con uno strato di stracchino, pesto e formaggio.
Infornare in forno già caldo a 180° per 10 minuti per completare la cottura.
Ricette gustose
Pudding di patata dolce dei Caraibi
Quel pacchetto proveniente dalla Martinica...
È vero che bisogna fare attenzione e che ci si può trovare in situazioni scomode e pericolose, ma è anche vero
che per Internet, o meglio, sulla blogosfera e Facebook, si possono anche incontrare e scoprire persone favolose,
con cui senti un'affinità immediata e inspiegabile, anche se a kilometri di distanza. Mi è successo spesso, ma
oggi vorrei parlarvi di una persona sepciale: Claudia, un'artista italiana, che vive in Martinica, simpaticissima e
creativissima.
Da cosa nasce cosa e si parla di questo, si racconta quell'altro e poi... un giorno arriva un pacchetto dalla
Martinica, un pacchetto perfettamente cubico, pieno di tesori, delle conchiglie, una piccola stella marina rosso
accesa, un delfino dorato, dei cristalli di vetro e pietrine turchesi e tre pacchetti di spezie.
Stecche di cannella che dovevano essere freschissime, un aroma intenso e ancora quella sensazione piperina
che solo la cannella fresa può avere.
Pepe nero, aromatico e pungente come non l'avevo mai sentito.
e Pimento di Giamaica (o pepe garofanato), spezia sublime dai mille usi, profumata e stuzzicante che solo averla
tra le mani ti fa saltare un milione di idee culinarie per la testa.
un viaggio, una ricetta
Da quel pacchetto di tesori culinari e non, è infatti uscita la prima idea: un piatto di ispirazione caraibica, speziato e dolce. Il pudding di patata dolce è
un piatto originario della Jamaica, ma utilizzato in quasi tutte le isole dei caribi, ed è un dolce di intenso carattere, per gli amanti delle spezie.
Vi lascio qui la mia versione della ricetta. A qualcuno potrebbe sembrare strana e forte, ma credetemi, è da non perdere.
Grazie Claudia, per l'aromatico pacchetto e per questo pezzettino di Caraibi che mi hai inviato, per rinfrescarmi la memoria di quei sapori
indimenticabili.
Ingredienti per una trotiera rettangolare 32x28 cm
1 kilo di patate dolci
300 gr di zucchero scuro di canna
125 gr di farina
500 ml di latte di cocco
200 gr di uva passa
due cucchiaini di noce moscata grattuggiata
1 cucchiaino di zenzero in polvere
4 stecche di cannella
8 semi di pepe di Giamaica (o pepe garofanato)
1 pizzico di sale
La prima cosa che bisogna fare, è armarsi di pazienza e olio di gomito, per pelare e grattuggiare tutte le patate dolci. Passato questo scoglio, il resto è
davvero facile e rapido. Ho messo la farina nel mixer insieme alle spezie e il sale in modo da ridurre tutto in polvere, e l'ho poi passata al setaccio per
un viaggio, una ricetta
togliere eventuali schegge, e l'ho mischiata alle patete grattate. Poi ho aggiunto lo zucchero, l'uva passa e il latte di cocco ed ho mischiato il tutto bene,
aiutandomi con le mani, in modo che tutte le patate siano ben imbevute del latte di cocco e che l'uva passa sia ben sparsa dappertutto.
Ho messo il tutto in una tortiera imburrata e ho infornato a 180°, in forno già caldo, per circa un'ora.
Burro e miele
Macarons ai mirtilli
Il concorso di "Una cena con Enrica" mi ha stuzzicato. Richiede una ricetta che
ricordi un posto o un viaggio e il primo pensiero è stato subito per i miei amati
macarons. Ricordo benissimo la mia curiosità davanti a quei misteriosi
biscottini colratissimi che le signore compravano a peso d'oro, cosa avranno di
particolare, mi chiedevo? Le vetrine di Parigi mi attiravano con le loro
meraviglie:
E' stato amore al primo morso... Grazie a loro ho scoperto il mondo dei
foodblog, alla disperata ricerca di una ricetta fattibile! Così in questo inizio
d'anno ho deciso di rifare qualche macaron, per ricordarmi quanto ho imparato
da tutti i blog che leggo, e per farmi un regalino dolce, era da troppo tempo che
non li facevo....
macarons ai mirtilli:
150 g di mandorle pelate,
150 g di zucchero a velo,
un viaggio, una ricetta
100 g di albumi (vecchi di qualche giorno),
150 + 15 g di zucchero semolato,
50 g di acqua,
colorante alimentare rosso e blu.
Tritare finemente le mandorle (tostate per 10 minuti a 150°C e fredde), unire lo zucchero a velo e setacciare insieme (setaccio non troppo
sottile).
Unire 50 g di albumi con una spatola di silicone e, per chi vuole, il colorante .
Il colorante si può aggiungere anche alla meringa.
Montare 50 g di albumi insieme a 15 g di zucchero semolato con la frusta elettrica. Intanto cuocere 150 g di zucchero semolato con 50 g di
acqua fino a raggiungere 110°C. Versare a filo sugli albumi montati e continuare a montare (attenti agli schizzi bollenti, non versare
direttamente sulle fruste!). Raggiungere la temperatura di circa 40°C.
A questo punto avrete ottenuto un composto gonfio, lucido e bianchissimo (se non avete aggiunto il colorante...).
Incorporare al precedente composto poco per volta con una spatola di silicone o con una da pasticciere. Si dice "macaronner" (ci sono
anche video sulla rete!), quando il composto ricade dalla spatola come un grosso nastro allora va bene.
Mettere il tutto nella tasca da pasticciere con una bocchetta liscia di 8-10 mm di diametro.
Rivestire le placche da forno con la carta da forno e formare dei mucchietti il più possibile regolari.
Lasciare riposare (si forma la crosticina), da 20 minuti ad alcune ore.
infornare a 150°C per 15-20 minuti a seconda della dimensione dei macarons.
farcia ai mirtilli:
50 g di mirtilli fresci o congelati,
100 g di cioccolato bianco.
un viaggio, una ricetta
sciogliere il cioccolato a bagnomaria e unire i mirtilli, fullare il tutto e lasciare due ore in frigo. Farcire i macarons e unire i gusci due a
due.
Il colore non è quello che avevo in mente, il forno ventilato ha modificato il colore, ma è uno stimolo per la prossima volta!
Acquolina
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