Marcatori Dna sveleranno
l’origine genetica e geografica
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Meno olio, ma con una qualità nettamente migliore
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Si allarga la squadra di Federdop Olio
In ripresa i prezzi delle Dop
nProduttori monovarietali riuniti in Associazione
nFlos Olei premia Pieralisi
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L’accordo di filiera “Polpa di olive per mangimi”
Area centro sud Gruppo Pieralisi. Entra l’ing. Bruni
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Tempo di nuovi impianti: come preparare l'oliveto
Proseguono le operazioni di potatura
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Legge salva olio made in Italy: via libera, anzi no!
Trasparenza, approvati i nuovi Regolamenti Ue
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Un’impresa olivicola sempre più orientata alla qualità
L'Oro d'Italia premia la tecnologia del Gruppo Pieralisi
nCresce a doppia cifra l’export negli Stati Uniti
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n.1/2013
I Trimestre / Anno XXIX
NEWS
Poste Italiane Spa
Spedizione in Abbonamento Postale 70%
Filiale di Ancona
Il frantoiano: dalla morsa dei rifiuti alla liberazione...
Una selva di normative orientate più all’aspetto sanzionatorio che al sostegno di una preziosa attività produttiva
Frangere le olive per la legge italiana è stato sempre considerato come un atto “delittuoso”. Mentre
in Spagna la legislazione nazionale ha fatto ponti
d’oro ai produttori locali di olio da oliva per facilitarli in ogni modo nel loro difficile programma di
espansione internazionale, in Italia il frantoiano
ha dovuto subire norme legislative alla stregua di
un untore, e le deve subire tutt’oggi, se è vero che
dobbiamo assistere frequentemente al cambio di
proprietà delle partite IVA, risalenti agli impianti di
molitura, cambi attuati per non chiudere attività
secolari a causa della ennesima multa subita in
materia di inquinamento.
Tutti fuorilegge dunque i frantoiani italiani? No
di certo! Essi rappresentano il meglio della produzione internazionale, i più specializzati a fare
qualità e i loro oli sono la massima espressione
edonistica nel quadro commerciale mondiale.
Qual è dunque il perché di questa situazione incresciosa? Indubbiamente l’ambiente va tutelato,
senza compromessi, ma anche le attività di molitura devono essere tutelate come un patrimonio
nazionale, imprescindibile dell’essere “italiano”.
Durante le attività di frangitura si producono per la
separazione dall’olio, le acque di vegetazione (AV)
presenti nelle olive, in cui albergano una serie di
enzimi attivissimi, fautori tra l’altro della produzione dei nominatissimi “polifenoli”. In dettaglio essi
sono 8, alcuni “buoni” che producono le sostanze
benefiche dell’olio, altri “cattivi” che distruggono
il buono appena prima prodotto e altri ancora che
assistono alle fermentazioni, coadiuvandole per
l’aggregazione delle goccioline di olio e/o nella
separazione olio/acqua.
Facciamone una breve conoscenza. Tra i buoni
c’è la glicossigenasi che demolisce l’oleuropeina
(quella sostanza amara che si avverte in bocca se
si morde una oliva cruda) per formarne i “polifeno-
li”, piccanti e amari, tanto studiati ed utili per la salute umana. Altro enzima buono è la lipossigenasi
che per un’azione di “taglio” dell’acido linoleico
di 18 atomi di carbonio in anelli aromatici a 5 e
6 atomi di carbonio, produce gli aromi dell’olio,
quelli che gli assaggiatori definiscono come: “pomodoro”, “erba”, “carciofo”, “mandorla” ecc. e
che caratterizzano e distinguono in modo esemplare gli oli italiani di qualità, differenziandoli da
quelli di altre nazioni, apprezzati in tutto il mondo
proprio per queste caratteristiche aromatiche.
Accanto a questi enzimi buoni ce ne sono tre
“cattivi” che distruggono, come dicevamo, quello
che è stato appena prodotto. La polifenolossidasi
che degrada irrimediabilmente i polifenoli renden-
do l’olio privo di piccante e dolcino come quello
di semi, poi c’è la perossidasi che come dice la
parola serve “per ossidare” (irrancidire) i trigliceridi e rendere così l’olio non più quel potente
“allunga-vita” ma un pericolo per l’ossidazione dei
grassi ematici, come recita la legge CE 432/11.
Un altro enzima pericoloso è la lipasi che stacca
le catene di acido oleico ed aumenta l’acidità
libera dell’olio. Da ultimi ma non meno importanti
sono le cellulasi, le emicellulasi e le pectinasi
che lavorano per abbattere le pareti strutturali
delle drupe di oliva per far confluire le goccioline
e facilitarne l’aggregazione.
Come si vede le interferenze enzimatiche nella
produzione di olio sono molte ed importanti; gli
enzimi che abbiamo citato sono davvero potenti
ed efficaci, tanto da aver indotto il legislatore a
preoccuparsi del loro smaltimento oltre modo,
senza però dare una soluzione al loro destino.
In Spagna il legislatore ha compreso benissimo il
fenomeno collegato al possibile inquinamento da
questi enzimi delle acque fluviali e marine ed ha
impostato una serie di misure che hanno portato
alla inertizzazione di questi enzimi, ad esempio
permettendo l’essicazione delle sanse degli
impianti a 2 fasi e destinando il prodotto all’ecocombustione. In Italia questa sensibilità non si è
sviluppata ed ha lasciato il frantoiano con il cerino
in mano, insomma lo ha visto come un soggetto
responsabile dell’inquinamento, come se egli lavorasse per se stesso e non all’interno di una società
consapevole, destinataria del suo lavoro prezioso,
così importante ed essenziale alla salute umana.
Vediamo nello specifico le norme italiane e comunitarie relative ai rifiuti della lavorazione delle
olive.
CONTINUA A PAG. 2 n
2
NEWS
N. 1/2013
n SEGUE DA PAG. 1
Legge 11/11/1996, n. 574 - "Nuove norme in materia di utilizzazione
agronomica delle acque di vegetazione e di scarichi dei frantoi oleari”.
Il quadro di riferimento sulle norme
per lo smaltimento delle Acque di Vegetazione (AV) è regolato da questa
legge che, all’Art. 1, recita:
“Le acque di vegetazione residuate
dalla lavorazione meccanica delle
olive che non hanno subito alcun trattamento né ricevuto alcun additivo ad
eccezione delle acque per la diluizione
delle paste ovvero per la lavatura degli
impianti possono essere oggetto di
utilizzazione agronomica attraverso
lo spandimento controllato su terreni
adibiti ad usi agricoli” nei limiti di:
a) 50 m3/ha/anno per le acque
di vegetazione da impianti a ciclo
tradizionale.
b) 80 m3/ha/anno per le acque
di vegetazione da impianti a ciclo
continuo.
Ad essa ha fatto seguito il D.L.
18/08/2000 n. 258, che corregge
il D.L. 152/99 e definisce l’uso agronomico delle AV: “la gestione di […]
acque di vegetazione residuate dalla
lavorazione delle olive […] dalla loro
produzione all’applicazione al terreno
[…] finalizzata all’utilizzo delle sostanze nutritive […] ovvero al loro utilizzo
irriguo o fertirriguo”.
Nel 2005 viene emesso il D.M.
del 06/07/2005 “Criteri e norme
tecniche generali per la disciplina
regionale dell’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e
degli scarichi dei frantoi oleari [...]”.
Questo DM sugli scarichi provenienti
da frantoi oleari è il completamento
della Legge 574 con le disposizioni
per le Delibere Regionali di recepimento e ribadisce, precisando
aspetti come: quali contenitori
usare, quali terreni escludere, limiti
di accettabilità per lo spandimento
delle acque di vegetazione.
Nel 2006 viene emanato un altro
Decreto Legge, il D.L. 03/04/2006,
n. 152 recante “Norme in materia
ambientale” e che riprende le definizioni sopra indicando all’art.74
comma 1 lettera p che si intende per
“utilizzazione agronomica: la gestione
di […] acque di vegetazione residuate
dalla lavorazione delle olive, […] dalla
loro produzione fino all’applicazione al
terreno ovvero al loro utilizzo irriguo
o fertirriguo, finalizzati all’utilizzo delle
sostanze nutritive e ammendanti nei
medesimi contenute”.
Ad una attenta osservazione da tutte
queste norme non emerge mai una
considerazione utile al frantoiano,
una valutazione in favore di chi fa
questo lavoro, bensì tutte le norme
di cui abbiamo fatto l’elenco, contengono le motivazioni per cui egli potrà
incorrere nelle sanzioni previste per
la violazione delle norme, senza alcuna preoccupazione della salvaguardia
della sua opera professionale.
Inoltre l’attuazione delle suddette
norme è difficile se non impossibile, viste le molteplici sfaccettature
che ogni Regione/Comune ha dato
nell’applicarle nei casi specifici
locali.
Una selva di normative che rendono
il mestiere di frantoiano un lavoro
difficile e spesso impossibile da
svolgere nella legalità, pur volendolo.
Nel prossimo numero de l'Olivo News
proporremo al frantoiano come uscire
da questo pericoloso affollamento
normativo con soluzioni tecnologiche e legislative approvate dalla
Comunità Europea e che a fianco
alla salvaguardia dell’ambiente, dà
la possibilità di aumentare il profitto
aziendale.
Un sogno tecnologico che si avvera e
che unisce sotto lo stesso progetto
tutela ambientale, economia aziendale e salute del consumatore.
Gino Celletti Gruppo Pieralisi
Marcatori Dna
sveleranno l’origine
genetica e geografica
Elaborato un modello statistico
per validare la provenienza dell’olio
Un gruppo di ricercatori coordinati dal prof. Maurizio Servili, dell’università di Perugia, hanno testato nuovi metodi di analisi per distinguere
l’origine e le diverse varietà (cultivar), presenti negli oli extra vergine
di oliva. In pratica hanno affiancato la rintracciabilità dei documenti a
quella di alcuni macro e micro-componenti contenuti nell’olio extra vergine di oliva che permettono di stabilire l’origine genetica e geografica
degli oli di oliva. Dall’analisi di tali composti, sviluppata su un numero
rilevante di campioni di sicura origine nazionale, è stato elaborato un
modello statistico in grado di validare con buona approssimazione la
provenienza nazionale dell’olio. La ricerca, sostenuta da Unaprol-Mipaaf,
ha insomma permesso di sviluppare un metodo di analisi molecolare
dell’olio basato sull’impiego di marcatori DNA. Attraverso questa procedura si è in grado di distinguere varietà di olive non italiane dei Paesi
dai quali vengono importate grandi quantità di olio.
Il metodo è stato applicato su diversi campioni di origine italiana
consentendo di accertare l’assenza di contaminazione con varietà
provenienti da Spagna Grecia e Tunisia. Il progetto ha permesso inoltre
di implementare un sistema di gestione (G.I.S.) in grado di fornire in
tempo reale, in risposta ad una interrogazione con un campione incognito, la rispondenza con diversi gradi di attendibilità, sulla provenienza
del prodotto.
Industria olearia, l’indice resta positivo
Resta positivo l’indice del clima di fiducia dell’industria olearia secondo
l’analisi compiuta da Ismea. Nell’ultimo trimestre del 2012, complice
un andamento dei listini in crescita ed una domanda estera dinamica,
il segno più resiste sebbene vi sia piena consapevolezza di una minor
produzione e, di conseguenza, delle aspettative di minori ordini. Inoltre,
fatto che per Ismea è considerato estremamente significativo per la sua
rarità, tale indice calcolato per l’industria olearia risulta ancora una volta
migliore di quello calcolato per l’intero settore agroalimentare che nell’ultimo trimestre dell’anno è ulteriormente peggiorato, attestandosi a -13,3
a causa di aspettative negative sugli ordini ed anche sui livelli produttivi.
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3
I Trimestre / Anno XXIX
Meno olio, ma con una qualità nettamente migliore
Le stime Ismea sulla campagna conclusa prevedono una produzione di 4,8 milioni di quintali
Stime al ribasso sulla quantità,
ottime prospettive per la qualità. Queste le indicazioni sulla
produzione di olio di oliva della
campagna 2012/2013 dalla
ricognizione fatta da Ismea in
collaborazione con Aifo, Cno e
Unaprol. C’è da dire, comunque,
che i 4,8 milioni di tonnellate
stimati per quest’anno erano più
o meno gli stessi previsti nella
passata campagna che invece
poi, in base ai conteggi Istat, ha
fatto registrare una produzione di
5,4 milioni di quintali. E dunque il
-12% indicato per la nuova campagna sicuramente sarà suscettibile
di una correzione.
Ad ogni modo, in base all’analisi
compiuta da Ismea, quest’anno
sono state molte le variabili che
hanno influenzato il risultato
“dell’oliveto Italia”.
“La stagione - rileva Ismea - è
iniziata con un inverno freddo e
ricco di gelate che, anche laddove non hanno definitivamente
compromesso alcune piante,
hanno comunque rallentato lo
sviluppo vegetativo già dalla fase
della fioritura. Le abbondanti
precipitazioni nevose di febbraio,
inoltre, hanno indotto a drastiche
potature e anche questo ha in-
fluito negativamente sulle prime
fasi fenologiche. Le condizioni di
stress per le piante si sono arricchite anche del repentino abbassamento delle temperature di fine
maggio che, soprattutto nelle zone
più alte e interne, hanno compromesso in parte l’allegagione. Ma
il vero problema, che peraltro ha
rappresentato un filo conduttore
per tutta l’agricoltura di quest’anno, è da ricondurre alla prolungata
assenza di precipitazioni ed alle
elevate temperature che hanno
accompagnato gli oliveti per un
lungo tratto e ne hanno condizionato soprattutto la fruttificazione.
A limitare i danni le piogge di inizio
settembre.
Di contro, la persistente mancanza di precipitazioni e le alte
temperature hanno creato un
clima sfavorevole all’attacco di
parassiti dell’olivo, favorendo
così un’annata qualitativamente
ottima, almeno in larga parte della
Penisola”.
Scendendo nel dettaglio regionale, l’analisi Ismea evidenzia la
decisa flessione nelle due principali regioni produttrici, nell’ordine
Puglia e Calabria, con la Sicilia,
l’altra grande regione a vocazione
olivicola, in netta controtendenza.
Produzione italiana di olio di oliva (quintali)
Piemonte
Lombardia
Trentino Alto Adige
2011
2012*
Var. %
132
132
0
9.933
11.920
20
2.097
2.359
12
13.945
9.762
-30
300
280
-7
38.500
46.325
20
8.073
8.073
0
Toscana
151.662
151.662
0
Umbria
76.107
49.500
-35
Marche
37.809
43.500
15
Lazio
222.749
215.436
-3
Abruzzo
194.036
150.000
-23
54.676
35.500
-35
414.916
332.000
-20
1.850.716
1.630.000
-12
Veneto
Friuli Venezia Giulia
Liguria
Emilia Romagna
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
Italia
62.200
48.000
-23
1.768.337
1.500.000
-15
475.015
500.000
5
36.398
50.957
40
5.417.601
4.785.405
-12
Fonte: lstat 2011 e per il *2012 stime lsmea in collaborazione con Cno e Unaprol
4
NEWS
N. 1/2013
Si allarga la squadra di Federdop Olio
Entrano i consorzi Igp Toscano e Valle del Belice. Ferri: “Ancor più rappresentativi”
Federdop Olio registra l’ingresso di
altri due importanti consorzi di tutela
come l’IGP Toscano e Valle del Belice,
facendo salire così a 24 il numero
dei propri associati. Un risultato di
grande rilevanza per Federdop, come
sottolinea il presidente Silvano Ferri,
in quell’obiettivo di rafforzare la
propria rappresentanza nei confronti
delle istituzioni. Tra l’altro Federdop
ricorda che da inizio anno è entrato in
vigore il regolamento Ue 1151/2012
del Parlamento Ue e del Consiglio sui
regimi di qualità dei prodotti agricoli e
alimentari che introduce elementi rafforzativi dei prodotti di qualità. Viene
finalmente chiarito il cosiddetto “obbligo ex officio”, ossia l’obbligo che hanno gli Stati membri di mettere in atto
le necessarie azioni amministrative
e giuridiche sul proprio territorio, per
prevenire o bloccare l’uso improprio
delle indicazioni geografiche.
Fabrizio Filippi, presidente dell’IGP
Toscano, ha ricordato come “la tutela
delle denominazioni sia un obiettivo
comune per il rilancio dell’economia
dei territori”, mentre Antonino Bascio,
presidente del consorzio Dop Valle del
Belice, ha aggiunto: “La nostra identità viene maggiormente tutelata con
l’adesione a Federdop e ci auguriamo
di portare a casa migliori risultati
economici per le imprese associate”.
Flos Olei
premia
Pieralisi
Flos Olei - guida al mondo dell’extravergine - ormai giunta alla sua
quarta edizione, premia i migliori
20 oli al mondo tenendo conto
dell’intera filiera produttiva. Elementi essenziali sono l’elevata
qualità mantenuta nel corso degli
anni e il valore aggiunto che le
realtà produttive prese in esame
apportano al proprio territorio.
Tra le realtà premiate nel 2013,
numerose sono le aziende che
impiegano tecnologie Pieralisi.
Ecco gli affezionati clienti Pieralisi che rientrano nella rosa dei
migliori 20 nelle diverse categorie
per il migliore olio extravergine
d'oliva:
- Frantoio Franci: Metodo di
estrazione;
- Frantoio Bonamini: Dop/Igp
fruttato leggero;
- Azienda Agricola Pruneti: Dop/
Igp fruttato medio;
- Potosi 10 (Spagna): Qualità/
Quantità;
- Aceites la Maja (Spagna): Qualità/Prezzo;
- Pagos de Familla Marqués de
Griñon (Spagna), che molisce
le proprie olive presso una cooperativa con impianti Pieralisi:
Azienda dell’anno.
Prezzi medi degli oli Dop in Italia (€/kg)
2011
2012
Va r.%
Alto Crotonese
Brisighella
Bruzio
Canino
Chianti Classico
Cilento
Colline Salernitane
Colline Teatine
Dauno
Garda
Laghi Lombardi
Lametia
Monti Iblei
Riviera Ligure
Sabina
Terre di Bari
Toscano
Umbria
Valli Trapanesi
Val di Mazara
Veneto
Valle del Belice
4,18
18,94
3,69
7,50
7,75
nq
4,20
4,07
3,48
10,80
13,68
4,01
6,75
9,85
6,15
3,34
5,20
7,40
4,02
nq
10,53
4,05
3,84
18,85
3,44
7,57
7,75
4,25
4,25
3,95
3,11
10,34
16,94
3,43
6,75
9,49
6,22
2,60
6,65
7,50
3,87
3,33
9,49
3,87
-8,2
-0,5
-7,0
0,9
0,0
nd
1,2
-2,8
-10,5
-4,3
23,9
-14,3
0,0
-3,7
1,1
-22,1
27,8
1,4
-3,8
nd
-9,9
-4,3
Fonte: lsmea. Sfuso - Franco partenza produttore - IVA esclusa
In ripresa i prezzi delle Dop
I rialzi registrati da autunno attenuano la flessione del 2012
È tornato ad essere favorevole il mercato delle produzioni d’olio a denominazione d’origine, dopo una prima parte dell’anno tutt’altro che brillante. Lo
evidenzia Ismea nel suo ultimo rapporto dove sottolinea che tra le Dop che
hanno segnato rialzi, Terre di Bari è passata - per quanto riguarda lo sfuso
franco partenza produttore iva esclusa - da 2,69 dell’estate a 2,85 dell’autunno. Situazione analoga per la Dauno che da 3,26 euro al chilo è passata a
3,47 euro. Decisa progressione anche per l’Igp Toscano attestata nell’ultimo
trimestre a 7,64 euro, contro i 7,13 del precedente.
Passo indietro, invece, per la Riviera Ligure che a fine anno è tornata sotto i 10
euro al chilo. Questo ha permesso di recuperare qualche punto percentuale
rispetto alle perdite registrate dall’inizio dell’anno.
Si parla comunque di un’attenuazione delle flessioni perché nella maggior
parte dei casi il confronto con il 2011 è implacabile. Ismea segnala, infatti,
che nonostante la ripresa generalizzata del secondo semestre del 2012
a crescere in modo significativo rispetto all’anno prima è stato solo l’Igp
Toscano (+28%).
Produttori
monovarietali
riuniti in
Associazione
Si è ufficialmente costituita
l’Associazione nazionale oli monovarietali con l’obiettivo di
valorizzare l’olivicoltura italiana
e i monocultivar promuovendone
la diffusione sui mercati nazionali
ed esteri. Promotori dell’iniziativa
dalle interessanti opportunità
sono l’Agenzia servizi settore
agroalimentare delle Marche e
una cinquantina di produttori.
L’Associazione, senza scopo di
lucro, nasce nell’ambito della
Rassegna nazionale degli oli
monovarietali, che festeggerà
proprio nel 2013 il suo decennale: una manifestazione che
nel corso delle diverse edizioni
ha richiamato l’attenzione degli
operatori economici e tecnici del
settore e dei consumatori sulle
potenzialità dell’olivicoltura italiana basata su una vasta biodiversità varietale i cui oli extravergini
di oliva, nella loro diversificazione
delle caratteristiche organolettiche e sensoriali, rappresentano
a pieno titolo la reale identità di
un prodotto di “sicura e certa”
origine italiana.
All’Associazione si potranno
iscrivere produttori singoli o associazioni/consorzi che abbiano
avuto l’olio ammesso almeno
una volta alla Rassegna.
“I produttori - ha dichiarato Michele Masuccio, olivicoltore della
Campania nominato presidente
dell’Associazione - hanno evidenziato nel tempo la necessità
di aprire una nuova pagina della
politica del settore che tenga
nella dovuta considerazione la
produzione oleicola monovarietale che non rappresenta una nicchia di mercato, ma costituisce
le fondamenta per creare blend
dotati di una spiccata tipicizzazione della qualità e dell’identità
sensoriale”.
5
I Trimestre / Anno XXIX
NOTIZIE DALL'AZIENDA
L’accordo di filiera “Polpa di olive per mangimi”
Grande interesse degli operatori per il progetto targato Aioma e Gruppo Pieralisi
È stato presentato alla fiera EnoliExpo Adriatica di Fermo, nelle
Marche, l’interessante ed innovativo progetto di microfiliera “Polpa
di olive per mangimi” promosso
dall’Associazione Interregionale
Olivicola del Medio Adriatico (Aioma) che ha come partner il Gruppo
Pieralisi. Si tratta di un progetto
che si sviluppa su un accordo di
filiera tra una pluralità di soggetti
- principalmente frantoiani, olivicoltori, allevatori, mangimifici e
vivaisti - finalizzato alla diffusione
del nuovo sistema DMF di lavorazione delle olive messo a punto
dal Gruppo Pieralisi. Questo nuovo
sistema, come noto, consente di
eliminare totalmente l’impiego di
acqua nel processo di molitura,
con conseguente incremento delle
rese unitarie e della qualità dell’olio
prodotto e, allo stesso tempo, di
ottenere al posto della sansa e
dell’acqua di vegetazione, una polpa/paté di oliva utilizzabile a livello
mangimistico (disponendo di elevato valore proteico può parzialmente
sostituire la soia ed altre materie
prime costose), o come ammendante del terreno, o biomassa per
produzioni di energia rinnovabile, o
Il pubblico presente al convegno
Lo stand Pieralisi ad EnoliExpo
ingrediente base per una specifica
linea cosmetica o del benessere.
L’accordo di filiera permette ai soggetti aderenti di beneficiare dei contributi previsti dal Piano di Sviluppo
Rurale delle Marche su diverse
EASY LINE SYSTEM
LA PRIMA MACCHINA
COMPATTA E COMPLETA
PER IMBOTTIGLIARE
ED ETICHETTARE
Misure, in particolare quelle
relative agli investimenti sugli
impianti fino al
40% della spesa sostenuta.
Gli obiettivi che
questo accordo
prevede sono
diversi: di ordine tecnologico
per ammodernare impianti ed attrezzature delle imprese di filiera,
di ordine economico perché garantisce una maggiore redditività, di
ordine ambientale perché riduce gli
impatti di certi processi agricoli e di
lavorazione, di ordine metodologico
perché apre il dialogo tra varie figure del mondo imprenditoriale (anche di settori diversi) e scientifico.
All’incontro, che ha registrato una
larga partecipazione di pubblico a
conferma dell’interesse che questo
tipo di innovazione riesce a stimolare, sono intervenuti il responsabile
dell’Ufficio di Progettazione della
Cia Marche, Carlo Carletti, ed il
direttore della Divisione Olio d’Oliva del Gruppo Pieralisi, Giacomo
Laterza.
Area centro sud
Gruppo Pieralisi.
Entra l’ing. Bruni
L’ing. Andrea Bruni, forte di
una consolidata esperienza nel
settore delle tecnologie olearie,
è il nuovo responsabile tecnico
commerciale dell’area centro
sud del Gruppo Pieralisi, presso
la sede di Modugno (BA). Coordinerà la rete vendita e le attività
di service in sinergia con la sede
centrale di Jesi. Prende il posto
di Francesco Rancini chiamato
ad assumere l’incarico di Area
sales manager and technical
support nel territorio nazionale.
Nel suo nuovo ruolo Rancini è a
diretto riporto del Direttore della
Divisione Olio di Oliva.
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rappresenta una vera rivoluzione nel panorama
delle macchine per l’imbottigliamento dell’olio:
piccolo e compatto ma allo stesso tempo capace
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a 2 teste per bottiglie tonde e quadre,
disponibile anche con etichettarice a 1 testa
per sole bottiglie cilindriche e possibilità di
riempimento AOX con dearezione e iniezione
gas prima del riempimento attraverso gli
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6
NEWS
N. 1/2013
Tempo di nuovi impianti: come preparare l’oliveto
Le migliori tecniche di lavorazione per la messa a dimora, la scelta varietale, la concimazione razionale
Superato il pericolo di gelate, è possibile procedere alle operazioni di
impianto su terreno precedentemente
preparato, una volta definite le scelte
progettuali e la composizione varietale del nuovo oliveto. Le lavorazioni di
rifinitura possono essere effettuate
con erpici o estirpatori, per affinare
lo strato superficiale del terreno, eliminare le erbe infestanti e facilitare
le operazioni di messa a dimora delle
piante. Prima di procedere con lo
squadro, è fondamentale definire la
disposizione dei filari e delle piante
nel terreno. Sarebbe opportuno orientare i filari in direzione nord-sud per
consentire la migliore illuminazione
durante l’arco della giornata. In collina, in condizioni di ridotta pendenza
(inferiore all’8-10%) si può seguire la
linea di massima pendenza, favorendo la stabilizzazione della pendice con
l’inerbimento; nel caso di pendenze
superiori, è preferibile seguire le
curve di livello o addirittura favorire
la formazione di gradoni lungo i filari.
Si raccomanda di disporre le diverse
varietà in filari separati per facilitare
la raccolta differenziata in base al
modello di maturazione e/o alla va-
Proseguono
le operazioni
di potatura
In primavera proseguono le operazioni di potatura con l’obiettivo
di garantire un equilibrio tra
attività vegetativa e produttiva e
mantenere costante quantità e
qualità della produzione, oltre che
per contenere i costi di produzione, con una conformazione della
chioma che soddisfi le esigenze
del sistema di raccolta.
In assenza di problemi fitosanitari, è consigliabile trinciare i
residui di potatura (foglie, rami),
possibilmente in concomitanza
con lo sfalcio del prato nei terreni
inerbiti, per migliorare l’apporto
di sostanza organica nel terreno.
Nel caso di infestazioni di scolitidi, piccoli insetti che scavano gallerie nella corteccia e nel legno,
i residui di potatura possono essere lasciati sul bordo del campo
quali rami esca, su cui gli adulti
vanno a deporre le uova, per essere poi distrutti con il fuoco entro la metà del mese di maggio.
Si consiglia un trattamento con
prodotti a base di rame subito
dopo aver effettuato i tagli per
prevenire l’ingresso del batterio
della rogna. Il rame alla ripresa
vegetativa è utile anche contro
l’occhio di pavone: provocando la
caduta delle foglie colpite, riduce
il rischio di infezione della nuova
vegetazione.
rietà. Questo potrà consentire anche
la produzione di oli monovarietali che
possono essere valorizzati come tali,
per esaltare le peculiarità di ciascun
genotipo, oppure utilizzati per la costituzione di blend (miscele di oli) appositamente studiati per rispondere alle
esigenze di un mercato dinamico, in
continua evoluzione.
È opportuno utilizzare materiale
vivaistico certificato, al fine di avere
le migliori garanzie genetiche e sanitarie. In caso di oliveto biologico,
le piante devono provenire dai vivai
che adottano il metodo di produzione
biologico.
Messa a dimora
Le buche devono essere di dimensioni tali da contenere il pane di terra
interrato per massimo 5 cm sotto
il piano di campagna, avendo cura
di mantenerlo integro durante il trapianto; segue abbondante irrigazione
per favorire il contatto delle radici con
il terreno circostante. Nel caso di
piantine innestate, avere l’accortezza
di interrare il punto di innesto pochi
centimetri sotto il piano di campagna,
per favorire l’affrancamento del nesto
ed il recupero su materiale da questo
derivante, dopo un eventuale taglio
al ciocco.
Le giovani piante vanno assicurate
ad un tutore, in legno o in plastica,
effettuando legature ad otto con
laccio tubolare in plastica, per evitare
Pacciamatura su giovani piante
rischi di strozzature e
il contatto diretto con
il fusto.
Si consiglia di porre particolare cura nella lotta
alle infestanti, che esercitano una forte azione
competitiva per acqua
e elementi nutritivi con
conseguenze negative sull’accrescimento
delle giovani piante, e
nella lotta a patogeni
e fitofagi (in particolare
tignola, margaronia,
oziorrinco) che svolgoOperazioni di squadro per impianto nuovo oliveto
no parte del loro ciclo
a carico degli apici vegetativi interrompendone la crescita,
areali, garantiscono una maggiore
ritardando lo sviluppo della chioma.
adattabilità alle specifiche condizioni
Per facilitare la gestione del suolo
ambientali;
lungo il filare, può essere effettuata
impiantare almeno 2-3 varietà diuna pacciamatura per una larghezza
verse, possibilmente interfertili, per
di 1-1,5 m, con materiale plastico di
assicurarsi una buona reciproca
vario tipo, preferibilmente traspirante
impollinazione e maggiori garanzie
e permeabile all’acqua.
nei confronti di avversità climatiche
e/o parassitarie che possano comScelta varietale
promettere la produzione;
La scelta delle varietà incide in modo
disporre le varietà in filari separati,
determinante su quantità e qualità
per una raccolta differenziata in base
del prodotto e va correlata alle altre
al genotipo e al relativo modello di
scelte preliminari all’impianto dell’olimaturazione;
veto, agli indirizzi di tecnica colturale
tener conto delle altre scelte progeted alle strategie di mercato che si
tuali, tra cui il sistema di raccolta
intendono perseguire.
prescelto e la densità di impianto;
Nella scelta varietale in particolare si
in area Dop/Igp seguire le indicazioni
consiglia di:
del Disciplinare di produzione, nel
preferire le varietà autoctone che,
caso in cui si intenda certificare il
già presenti da tempo in determinati
prodotto.
Concimazione razionale: evitare
carenze ed eccessi
Azoto (N) - Importante per la crescita vegetativa e per la produzione
delle piante.
Carenza: ridotto accrescimento
dei germogli, foglie di colore verde
chiaro, frutti piccoli, limitata differenziazione a fiore. Eccesso: notevole accrescimento dei germogli,
emissione di numerosi succhioni,
minore produzione, ritardo nella
maturazione dei frutti e maggiore
sensibilità a stress ambientali e
parassitari.
Fosforo (P) - Importante per la formazione dei fiori, l’allegagione, la
maturazione dei frutti, la crescita
dei germogli, la lignificazione e lo
sviluppo dell’apparato radicale.
Carenza: riduzione della crescita
e della produzione, foglie piccole,
necrosi fogliari, filloptosi. Eccesso:
può determinare problemi di antagonismo sull’assorbimento di alcuni
microelementi.
Potassio (K) - Importante per la sintesi dell’olio all’interno del frutto e
per migliorare la resistenza dell’olivo alle alte e alle basse temperature
ed alle malattie fungine.
Carenza: necrosi nella parte apicale
e sui bordi delle foglie più vecchie e
decolorazione della lamina fogliare.
Eccesso: antagonismi sull’assorbimento del magnesio e del ferro.
Barbara Alfei
7
I Trimestre / Anno XXIX
Legge salva olio made in Italy: via libera, anzi no!
L’Unione Europea ha deciso la sospensione dell’applicazione della legge fino al prossimo novembre
Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 31 gennaio 2013
sarebbe dovuta entrate in vigore la
cosiddetta legge salva olio made in
Italy. Ma l’Unione Europea ha sospeso l’applicazione della legge fino al
22 novembre 2013. La necessità di
questa legge si poneva e si pone perché il fenomeno del falso extravergine
italiano sta assumendo da anni delle
dimensioni sempre più preoccupanti,
con implicazioni negative in termini di
diritti dei consumatori e di sicurezza
alimentare e con effetti deleteri dal
punto di vista economico. Il problema,
in estrema sintesi, è questo: sugli
scaffali di negozi e supermercati gli
oli sembrano sempre italiani; il guaio
è che le importazioni di olio d’oliva
in Italia sono quasi triplicate negli
ultimi vent’anni (+163%), e ad oggi
l’Italia risulta il massimo importatore
mondiale di olive e di olio, che arrivano
per il 74% dalla Spagna, per il 15%
dalla Grecia e per il 7% dalla Tunisia;
la (facile) conclusione è che una larga
parte delle bottiglie di olio che acquistiamo in Italia sembrano oli italiani
ma non lo sono. Sono, in genere, oli
di bassa qualità derivanti dalla lavo-
razione (in Italia) di olive straniere (o
direttamente dall’importazione di oli
stranieri di bassa qualità e di basso
costo), mescolati poi con minime per-
centuali di olio italiano. In tutti questi
casi in etichetta deve essere scritto
per legge che si tratta di una “miscela
di oli comunitari” o “miscela di oli
Cosa prevede la norma
La legge salva olio prevede in sintesi: mettere in etichetta indicazioni fallaci
“che evocano una specifica zona geografica di origine degli oli di oliva non
corrispondente alla effettiva origine territoriale delle olive” diventa reato di
contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine (articolo
517-quater del codice penale); per i marchi che evocano una specifica zona
geografica che non coincide con l’effettiva origine delle materie prime scatta il ritiro, e sono previste sanzioni accessorie; si inaspriscono i controlli;
contro il segreto sulle importazioni agroalimentari viene poi garantito il
diritto d’accesso alle informazioni; si migliora la leggibilità delle etichette
(dimensioni dei caratteri) e si completa l’intervento già anticipato dal Parlamento con una norma precedente sul valore probatorio del panel test,
al fine di garantire la corrispondenza merceologica e la qualità degli oli di
oliva; si fissano limiti più restrittivi per il contenuto di etil esteri degli acidi
grassi (Eeag) e di metil esteri degli acidi grassi (Meag) e vengono rese note
le risultanze delle analisi; si prevede in etichetta anche un termine minimo
di conservazione non superiore a 18 mesi dalla data di imbottigliamento,
e si prevedono specifiche modalità di presentazione degli oli di oliva nei
pubblici esercizi, imponendo l’obbligo di idonei dispositivi di chiusura o di
etichettatura con sanzioni connesse alla violazione delle relative disposizioni; si fissano infine dei limiti più stringenti all’abbassamento dei prezzi
per porre un freno ai supersconti e alle vendite sottocosto.
comunitari e extracomunitari”, indicazione che però sfugge decisamente
agli occhi del consumatore medio,
essendo scritta a caratteri minuscoli
e sovrastata da un marchio italiano
e da continui riferimenti all’italianità
del prodotto.
Il problema è che la Commissione
Ue, con la decisione n.2012/650/I,
ha sospeso l’applicazione della legge
salva olio Made in Italy per un anno
e cioè fino al 22 novembre 2013 (il
testo della legge italiana era stato
notificato a Bruxelles il 21 novembre).
A non convincere la Ue sarebbero in
particolare due aspetti della legislazione italiana: il rischio che nei panel test
(prove di assaggio degli oli certificate
dal Ministero delle Politiche Agricole
con valore di test legale) i comitati e
le giurie di assaggio siano in parte
composti anche da rappresentanti di
settore, con problemi di conflitto di
interessi; i limiti più restrittivi posti per
il contenuto di etil esteri e metil esteri
degli acidi grassi. Critica la Coldiretti,
apprezzamenti invece dall'Assitol e
Federolio.
Luigi Torriani
www.universofood.net
Trasparenza, approvati i nuovi Regolamenti UE
Le disposizioni su commercializzazione e controlli che entreranno in vigore dal prossimo anno
Il Comitato di gestione OCM unica
ha approvato importanti modifiche
ai regolamenti europei n. 29/2012
e n.2568/91, rispettivamente per
quanto concerne le norme di
commercializzazione degli oli di
oliva ed i controlli nel settore. Le
modifiche decise lo scorso febbraio, infatti, metteranno finalmente
il consumatore nelle condizioni
di poter verificare con estrema
facilità alcune informazioni fondamentali sulla qualità del prodotto,
come la categoria commerciale e,
soprattutto, l’origine.
Il provvedimento riguardante la modifica del regolamento
29/2012, sottoposto al Comitato
con “votazione indicativa” sarà ora
notificato al WTO - Comitato barriere tariffarie TBT, per poi essere
sottoposto a voto definitivo dello
stesso Comitato di gestione della
Commissione Europea, previsto
per il prossimo mese di aprile.
Altre importanti novità riguardano
le bottiglie destinate alla ristorazione per le quali verrà previsto
l’uso obbligatorio di sistemi di
chiusura che ne impediscono il
riempimento dopo l’esaurimento
del contenuto e pertanto, una volta
aperte, le confezioni non saranno
più riutilizzabili, prevenendo, in
tal modo, eventuali operazioni
fraudolente.
Un rafforzamento delle operazioni
di controllo ed un miglioramento
dell’implementazione dei medesimi sono stati apportati attraverso
le modifiche al Reg. n. 2568/91
che prevedono, in particolare,
una serie di misure specifiche sui
controlli, basate su un’analisi del
rischio che prende in considera-
zione, tra l’altro, l’origine dell’olio
e il prezzo.
Inoltre, al fine di assicurare una
migliore tracciabilità viene previsto
l’obbligo, fino alla fase dell’imbottigliamento, di tenere un apposito
registro delle entrate e delle uscite
per le varie categorie commerciali.
Entrambi i regolamenti entreranno
in vigore dal 1° gennaio 2014:
tuttavia, i prodotti legalmente
fabbricati ed etichettati, immessi
in libera pratica prima di tale data,
potranno essere commercializzati
fino ad esaurimento delle scorte.
8
NEWS
N. 1/2013
Un’impresa olivicola sempre più orientata alla qualità
I risultati dell’indagine compiuta dal Cno su un campione di oltre mille aziende
Un quadro con più luci che ombre
quello che emerge dall’indagine condotta dal Consorzio nazionale degli
olivicoltori che ha coinvolto un campione costituito da oltre mille aziende
olivicole di tutta Italia. In particolare si
è registrata una forte attenzione alla
qualità, alla diversificazione ed alle attività legate alla commercializzazione,
coniugando competitività e sostenibilità ambientale.
“Quasi un’azienda su tre ha partecipato negli ultimi 5 anni a corsi di formazione professionale” ha evidenziato il
presidente del Cno Gennaro Sicolo,
che ha aggiunto: “La sensibilità verso
le nuove conoscenze è particolarmente
spiccata presso i giovani ed i titolari
di imprese più strutturate ed orientate al mercato. La tipologia di corsi
più frequentata è quella relativa alla
gestione agronomica della coltura ed
alla condizionalità”.
Il monitoraggio ha messo in luce
come molte aziende olivicole italiane
tendano a diversificare la loro attività
economica, sposando la produzione di
olio di oliva con le attività di agriturismo
e di prima lavorazione e trasformazione dei prodotti agricoli aziendali.
Un’azienda su sette svolge attività di
tipo multifunzionale, una tendenza che
si riscontra soprattutto nelle regioni del
centro Italia e nei territori nei quali si
trovano attrazioni turistiche e culturali.
L’orientamento alla qualità è dimostrato dalla forte spinta alla produzione di
extravergine, segmento a cui si rivolge
l’86% delle aziende intervistate, percentuale che è anche indicatrice del
successo conseguito dalla politica di
perfezionamento dei processi produttivi che gli olivicoltori italiani hanno perseguito anche con l’ausilio delle OP”.
Secondo i risultati della ricerca, cresce
l’orientamento al mercato da parte
degli olivicoltori italiani. Un terzo delle
aziende analizzate ha dichiarato di
curare con particolare attenzione la
ricerca dei migliori canali commerciali,
la promozione, l’etichettatura e l’affermazione del marchio aziendale. Il 15%
dei produttori ha commercializzato il
proprio olio in regioni diverse da quella
dove è localizzata l’azienda.
La ricerca ha evidenziato anche il persi-
L’Oro d’Italia premia la tecnologia
del Gruppo Pieralisi
L’Oro d’Italia 2013 consacra ancora
una volta i produttori che utilizzano
la tecnologia Pieralisi. Nell’edizione
2013, tra gli olivicoltori premiati si
registrano: il primo premio al Frantoio Romano di Ponte (Bn) per Ortice
Riserva L.19 (Ortice) nella categoria
monovarietali fruttato medio, che si
è aggiudicato anche il secondo posto
con Extravergine Gold nella tipologia
blend fruttato leggero ed il primo e
terzo posto rispettivamente dell’Az.
Agraria Luigi e Geremia Brunelli di
Corciano (Pg) per Eat The Monster
e di Montecoriolano Az.Agr. Casalis
Douhet di Potenza Picena (Mc) con
Iside nella tipologia blend fruttato medio. Tra i premi speciali si segnalano
nella sezione Dop/Igp il terzo posto
dell’Oleificio Gulino di Presti I. ed E.
di Chiaramonte Gulfi (Rg) con Erbesso
NEWS
Editore
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Direttore Responsabile
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STAMPA NOVA Jesi An
Aut. Trib. di AN N. 28 del 30.07.1984
(Monti Iblei - Sottozona Gulfi) e per il
monocultivar Leccino il premio alla
San Leo Az. Agr. di Bonechi L & L di
Figline Valdarno (Fi).
Anche l’Oro della Puglia mette in
luce gli olivicoltori che si avvalgono di
macchine Pieralisi come Baglivi Mario
di Vernole (Le) che con Olio Baglivi
vince nella tipologia blend fruttato
leggero, alle spalle dell’Oleificio Sociale S. Anna di Vernole (Le) con Verin
Oiles Dop. Secondo posto anche per
Fasiello Francesco Az. Agr. di Vernole
(Le) con Pesco Piane nei monovarietali fruttato medio e terzo posto per
la Tenuta Piantatella di Statte (Ta)
con Piantatella nella tipologia blend
fruttato medio. Tenuta Piantatella si
aggiudica anche il secondo posto del
Premio speciale sezione oli Biologici
Oro del Salento.
stere di fattori di debolezza del sistema
produttivo dell’olio di oliva in Italia. In
particolare è ancora forte il peso delle
aziende di piccola dimensione economica e con superfici olivicole suddivise
in più corpi fondiari, tali da non consentire una razionalizzazione dei processi
produttivi. Altro fenomeno rilevato
che desta qualche preoccupazione
è una certa bassa propensione agli
investimenti, verosimilmente dovuta
alla critica situazione economica degli
ultimi anni. Solo il 21% delle aziende
intervistate ha dichiarato di avere
eseguito investimenti nel corso degli
ultimi 3 anni.
Cresce a doppia cifra
l’export negli Stati Uniti
Gli Stati Uniti si confermano primo partner commerciale dell’Italia per
quanto riguarda l’import di olio extra vergine di oliva e di oli vergini in
generale. Nel periodo gennaio - settembre dello scorso anno hanno
importato circa 160 mila tonnellate di prodotto dal Belpaese registrando
un +11% rispetto allo stesso periodo del 2011. La quota di mercato
dell’Italia oscilla tra il 52 ed il 56%. La Spagna segue con una quota
del 24% e al terzo posto si piazza la Tunisia con il 12%.
Gli Stati Uniti rappresentano un mercato d’elezione per l’Italia in termini
di volume e valore. Sono il terzo Paese al mondo per consumo totale
di olio di oliva in generale, dopo la stessa Italia e Spagna. Per questo
motivo Unaprol ha pianificato nel 2013 le tappe di New York e Miami
a gennaio, due seminari con conferenze stampa nella “Grande Mela”
a fine marzo e la presenza al Fancy Food di fine giugno nell’ambito
dell’intesa operativa con Mise e Ice, la nuova agenzia per l’internazionalizzazione del Made in Italy. Previste anche azioni di incoming con
visite di operatori commerciali in Italia direttamente nelle aziende socie
di Unaprol in coincidenza di importanti eventi fieristici in Italia, mentre
continuerà fino al 2015 il programma di promozione del consumo consapevole che interessa, oltre agli Stati Uniti, anche il Canada.
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l`Olivo News n.1 Pieralisi Marzo 2013