Marcatori Dna sveleranno l’origine genetica e geografica n Meno olio, ma con una qualità nettamente migliore P2 n Si allarga la squadra di Federdop Olio In ripresa i prezzi delle Dop nProduttori monovarietali riuniti in Associazione nFlos Olei premia Pieralisi P3 n n P4 L’accordo di filiera “Polpa di olive per mangimi” Area centro sud Gruppo Pieralisi. Entra l’ing. Bruni n n P5 Tempo di nuovi impianti: come preparare l'oliveto Proseguono le operazioni di potatura n n Legge salva olio made in Italy: via libera, anzi no! Trasparenza, approvati i nuovi Regolamenti Ue P6 n n P7 Un’impresa olivicola sempre più orientata alla qualità L'Oro d'Italia premia la tecnologia del Gruppo Pieralisi nCresce a doppia cifra l’export negli Stati Uniti n n P8 n.1/2013 I Trimestre / Anno XXIX NEWS Poste Italiane Spa Spedizione in Abbonamento Postale 70% Filiale di Ancona Il frantoiano: dalla morsa dei rifiuti alla liberazione... Una selva di normative orientate più all’aspetto sanzionatorio che al sostegno di una preziosa attività produttiva Frangere le olive per la legge italiana è stato sempre considerato come un atto “delittuoso”. Mentre in Spagna la legislazione nazionale ha fatto ponti d’oro ai produttori locali di olio da oliva per facilitarli in ogni modo nel loro difficile programma di espansione internazionale, in Italia il frantoiano ha dovuto subire norme legislative alla stregua di un untore, e le deve subire tutt’oggi, se è vero che dobbiamo assistere frequentemente al cambio di proprietà delle partite IVA, risalenti agli impianti di molitura, cambi attuati per non chiudere attività secolari a causa della ennesima multa subita in materia di inquinamento. Tutti fuorilegge dunque i frantoiani italiani? No di certo! Essi rappresentano il meglio della produzione internazionale, i più specializzati a fare qualità e i loro oli sono la massima espressione edonistica nel quadro commerciale mondiale. Qual è dunque il perché di questa situazione incresciosa? Indubbiamente l’ambiente va tutelato, senza compromessi, ma anche le attività di molitura devono essere tutelate come un patrimonio nazionale, imprescindibile dell’essere “italiano”. Durante le attività di frangitura si producono per la separazione dall’olio, le acque di vegetazione (AV) presenti nelle olive, in cui albergano una serie di enzimi attivissimi, fautori tra l’altro della produzione dei nominatissimi “polifenoli”. In dettaglio essi sono 8, alcuni “buoni” che producono le sostanze benefiche dell’olio, altri “cattivi” che distruggono il buono appena prima prodotto e altri ancora che assistono alle fermentazioni, coadiuvandole per l’aggregazione delle goccioline di olio e/o nella separazione olio/acqua. Facciamone una breve conoscenza. Tra i buoni c’è la glicossigenasi che demolisce l’oleuropeina (quella sostanza amara che si avverte in bocca se si morde una oliva cruda) per formarne i “polifeno- li”, piccanti e amari, tanto studiati ed utili per la salute umana. Altro enzima buono è la lipossigenasi che per un’azione di “taglio” dell’acido linoleico di 18 atomi di carbonio in anelli aromatici a 5 e 6 atomi di carbonio, produce gli aromi dell’olio, quelli che gli assaggiatori definiscono come: “pomodoro”, “erba”, “carciofo”, “mandorla” ecc. e che caratterizzano e distinguono in modo esemplare gli oli italiani di qualità, differenziandoli da quelli di altre nazioni, apprezzati in tutto il mondo proprio per queste caratteristiche aromatiche. Accanto a questi enzimi buoni ce ne sono tre “cattivi” che distruggono, come dicevamo, quello che è stato appena prodotto. La polifenolossidasi che degrada irrimediabilmente i polifenoli renden- do l’olio privo di piccante e dolcino come quello di semi, poi c’è la perossidasi che come dice la parola serve “per ossidare” (irrancidire) i trigliceridi e rendere così l’olio non più quel potente “allunga-vita” ma un pericolo per l’ossidazione dei grassi ematici, come recita la legge CE 432/11. Un altro enzima pericoloso è la lipasi che stacca le catene di acido oleico ed aumenta l’acidità libera dell’olio. Da ultimi ma non meno importanti sono le cellulasi, le emicellulasi e le pectinasi che lavorano per abbattere le pareti strutturali delle drupe di oliva per far confluire le goccioline e facilitarne l’aggregazione. Come si vede le interferenze enzimatiche nella produzione di olio sono molte ed importanti; gli enzimi che abbiamo citato sono davvero potenti ed efficaci, tanto da aver indotto il legislatore a preoccuparsi del loro smaltimento oltre modo, senza però dare una soluzione al loro destino. In Spagna il legislatore ha compreso benissimo il fenomeno collegato al possibile inquinamento da questi enzimi delle acque fluviali e marine ed ha impostato una serie di misure che hanno portato alla inertizzazione di questi enzimi, ad esempio permettendo l’essicazione delle sanse degli impianti a 2 fasi e destinando il prodotto all’ecocombustione. In Italia questa sensibilità non si è sviluppata ed ha lasciato il frantoiano con il cerino in mano, insomma lo ha visto come un soggetto responsabile dell’inquinamento, come se egli lavorasse per se stesso e non all’interno di una società consapevole, destinataria del suo lavoro prezioso, così importante ed essenziale alla salute umana. Vediamo nello specifico le norme italiane e comunitarie relative ai rifiuti della lavorazione delle olive. CONTINUA A PAG. 2 n 2 NEWS N. 1/2013 n SEGUE DA PAG. 1 Legge 11/11/1996, n. 574 - "Nuove norme in materia di utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e di scarichi dei frantoi oleari”. Il quadro di riferimento sulle norme per lo smaltimento delle Acque di Vegetazione (AV) è regolato da questa legge che, all’Art. 1, recita: “Le acque di vegetazione residuate dalla lavorazione meccanica delle olive che non hanno subito alcun trattamento né ricevuto alcun additivo ad eccezione delle acque per la diluizione delle paste ovvero per la lavatura degli impianti possono essere oggetto di utilizzazione agronomica attraverso lo spandimento controllato su terreni adibiti ad usi agricoli” nei limiti di: a) 50 m3/ha/anno per le acque di vegetazione da impianti a ciclo tradizionale. b) 80 m3/ha/anno per le acque di vegetazione da impianti a ciclo continuo. Ad essa ha fatto seguito il D.L. 18/08/2000 n. 258, che corregge il D.L. 152/99 e definisce l’uso agronomico delle AV: “la gestione di […] acque di vegetazione residuate dalla lavorazione delle olive […] dalla loro produzione all’applicazione al terreno […] finalizzata all’utilizzo delle sostanze nutritive […] ovvero al loro utilizzo irriguo o fertirriguo”. Nel 2005 viene emesso il D.M. del 06/07/2005 “Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e degli scarichi dei frantoi oleari [...]”. Questo DM sugli scarichi provenienti da frantoi oleari è il completamento della Legge 574 con le disposizioni per le Delibere Regionali di recepimento e ribadisce, precisando aspetti come: quali contenitori usare, quali terreni escludere, limiti di accettabilità per lo spandimento delle acque di vegetazione. Nel 2006 viene emanato un altro Decreto Legge, il D.L. 03/04/2006, n. 152 recante “Norme in materia ambientale” e che riprende le definizioni sopra indicando all’art.74 comma 1 lettera p che si intende per “utilizzazione agronomica: la gestione di […] acque di vegetazione residuate dalla lavorazione delle olive, […] dalla loro produzione fino all’applicazione al terreno ovvero al loro utilizzo irriguo o fertirriguo, finalizzati all’utilizzo delle sostanze nutritive e ammendanti nei medesimi contenute”. Ad una attenta osservazione da tutte queste norme non emerge mai una considerazione utile al frantoiano, una valutazione in favore di chi fa questo lavoro, bensì tutte le norme di cui abbiamo fatto l’elenco, contengono le motivazioni per cui egli potrà incorrere nelle sanzioni previste per la violazione delle norme, senza alcuna preoccupazione della salvaguardia della sua opera professionale. Inoltre l’attuazione delle suddette norme è difficile se non impossibile, viste le molteplici sfaccettature che ogni Regione/Comune ha dato nell’applicarle nei casi specifici locali. Una selva di normative che rendono il mestiere di frantoiano un lavoro difficile e spesso impossibile da svolgere nella legalità, pur volendolo. Nel prossimo numero de l'Olivo News proporremo al frantoiano come uscire da questo pericoloso affollamento normativo con soluzioni tecnologiche e legislative approvate dalla Comunità Europea e che a fianco alla salvaguardia dell’ambiente, dà la possibilità di aumentare il profitto aziendale. Un sogno tecnologico che si avvera e che unisce sotto lo stesso progetto tutela ambientale, economia aziendale e salute del consumatore. Gino Celletti Gruppo Pieralisi Marcatori Dna sveleranno l’origine genetica e geografica Elaborato un modello statistico per validare la provenienza dell’olio Un gruppo di ricercatori coordinati dal prof. Maurizio Servili, dell’università di Perugia, hanno testato nuovi metodi di analisi per distinguere l’origine e le diverse varietà (cultivar), presenti negli oli extra vergine di oliva. In pratica hanno affiancato la rintracciabilità dei documenti a quella di alcuni macro e micro-componenti contenuti nell’olio extra vergine di oliva che permettono di stabilire l’origine genetica e geografica degli oli di oliva. Dall’analisi di tali composti, sviluppata su un numero rilevante di campioni di sicura origine nazionale, è stato elaborato un modello statistico in grado di validare con buona approssimazione la provenienza nazionale dell’olio. La ricerca, sostenuta da Unaprol-Mipaaf, ha insomma permesso di sviluppare un metodo di analisi molecolare dell’olio basato sull’impiego di marcatori DNA. Attraverso questa procedura si è in grado di distinguere varietà di olive non italiane dei Paesi dai quali vengono importate grandi quantità di olio. Il metodo è stato applicato su diversi campioni di origine italiana consentendo di accertare l’assenza di contaminazione con varietà provenienti da Spagna Grecia e Tunisia. Il progetto ha permesso inoltre di implementare un sistema di gestione (G.I.S.) in grado di fornire in tempo reale, in risposta ad una interrogazione con un campione incognito, la rispondenza con diversi gradi di attendibilità, sulla provenienza del prodotto. Industria olearia, l’indice resta positivo Resta positivo l’indice del clima di fiducia dell’industria olearia secondo l’analisi compiuta da Ismea. Nell’ultimo trimestre del 2012, complice un andamento dei listini in crescita ed una domanda estera dinamica, il segno più resiste sebbene vi sia piena consapevolezza di una minor produzione e, di conseguenza, delle aspettative di minori ordini. Inoltre, fatto che per Ismea è considerato estremamente significativo per la sua rarità, tale indice calcolato per l’industria olearia risulta ancora una volta migliore di quello calcolato per l’intero settore agroalimentare che nell’ultimo trimestre dell’anno è ulteriormente peggiorato, attestandosi a -13,3 a causa di aspettative negative sugli ordini ed anche sui livelli produttivi. NoN lasciare che ti salti la mosca al Naso! Doctor FlY distribuisce i nuovi bio-agrofarmaci a base di spinosad contro la mosca dell’olivo. con Doctor FlY è possibile regolare al millilitro la quantità di liquido da distribuire con un singolo spot. www.casotti.it 25 Plu s Guarda i filmati, scopri tutti i dettagli e le nostre novità su facebook.com/CasottiIrroratori facebook.com/CasottiIrroratori Tel: 0521 831311 - Fax 0521 336892 - [email protected] - Via Cerreto 10, Felino (PR) Casotti - Olivo news_210x69-2013.indd 1 Nuovo! Quello che mancava. 06/02/13 10:03 3 I Trimestre / Anno XXIX Meno olio, ma con una qualità nettamente migliore Le stime Ismea sulla campagna conclusa prevedono una produzione di 4,8 milioni di quintali Stime al ribasso sulla quantità, ottime prospettive per la qualità. Queste le indicazioni sulla produzione di olio di oliva della campagna 2012/2013 dalla ricognizione fatta da Ismea in collaborazione con Aifo, Cno e Unaprol. C’è da dire, comunque, che i 4,8 milioni di tonnellate stimati per quest’anno erano più o meno gli stessi previsti nella passata campagna che invece poi, in base ai conteggi Istat, ha fatto registrare una produzione di 5,4 milioni di quintali. E dunque il -12% indicato per la nuova campagna sicuramente sarà suscettibile di una correzione. Ad ogni modo, in base all’analisi compiuta da Ismea, quest’anno sono state molte le variabili che hanno influenzato il risultato “dell’oliveto Italia”. “La stagione - rileva Ismea - è iniziata con un inverno freddo e ricco di gelate che, anche laddove non hanno definitivamente compromesso alcune piante, hanno comunque rallentato lo sviluppo vegetativo già dalla fase della fioritura. Le abbondanti precipitazioni nevose di febbraio, inoltre, hanno indotto a drastiche potature e anche questo ha in- fluito negativamente sulle prime fasi fenologiche. Le condizioni di stress per le piante si sono arricchite anche del repentino abbassamento delle temperature di fine maggio che, soprattutto nelle zone più alte e interne, hanno compromesso in parte l’allegagione. Ma il vero problema, che peraltro ha rappresentato un filo conduttore per tutta l’agricoltura di quest’anno, è da ricondurre alla prolungata assenza di precipitazioni ed alle elevate temperature che hanno accompagnato gli oliveti per un lungo tratto e ne hanno condizionato soprattutto la fruttificazione. A limitare i danni le piogge di inizio settembre. Di contro, la persistente mancanza di precipitazioni e le alte temperature hanno creato un clima sfavorevole all’attacco di parassiti dell’olivo, favorendo così un’annata qualitativamente ottima, almeno in larga parte della Penisola”. Scendendo nel dettaglio regionale, l’analisi Ismea evidenzia la decisa flessione nelle due principali regioni produttrici, nell’ordine Puglia e Calabria, con la Sicilia, l’altra grande regione a vocazione olivicola, in netta controtendenza. Produzione italiana di olio di oliva (quintali) Piemonte Lombardia Trentino Alto Adige 2011 2012* Var. % 132 132 0 9.933 11.920 20 2.097 2.359 12 13.945 9.762 -30 300 280 -7 38.500 46.325 20 8.073 8.073 0 Toscana 151.662 151.662 0 Umbria 76.107 49.500 -35 Marche 37.809 43.500 15 Lazio 222.749 215.436 -3 Abruzzo 194.036 150.000 -23 54.676 35.500 -35 414.916 332.000 -20 1.850.716 1.630.000 -12 Veneto Friuli Venezia Giulia Liguria Emilia Romagna Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Italia 62.200 48.000 -23 1.768.337 1.500.000 -15 475.015 500.000 5 36.398 50.957 40 5.417.601 4.785.405 -12 Fonte: lstat 2011 e per il *2012 stime lsmea in collaborazione con Cno e Unaprol 4 NEWS N. 1/2013 Si allarga la squadra di Federdop Olio Entrano i consorzi Igp Toscano e Valle del Belice. Ferri: “Ancor più rappresentativi” Federdop Olio registra l’ingresso di altri due importanti consorzi di tutela come l’IGP Toscano e Valle del Belice, facendo salire così a 24 il numero dei propri associati. Un risultato di grande rilevanza per Federdop, come sottolinea il presidente Silvano Ferri, in quell’obiettivo di rafforzare la propria rappresentanza nei confronti delle istituzioni. Tra l’altro Federdop ricorda che da inizio anno è entrato in vigore il regolamento Ue 1151/2012 del Parlamento Ue e del Consiglio sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari che introduce elementi rafforzativi dei prodotti di qualità. Viene finalmente chiarito il cosiddetto “obbligo ex officio”, ossia l’obbligo che hanno gli Stati membri di mettere in atto le necessarie azioni amministrative e giuridiche sul proprio territorio, per prevenire o bloccare l’uso improprio delle indicazioni geografiche. Fabrizio Filippi, presidente dell’IGP Toscano, ha ricordato come “la tutela delle denominazioni sia un obiettivo comune per il rilancio dell’economia dei territori”, mentre Antonino Bascio, presidente del consorzio Dop Valle del Belice, ha aggiunto: “La nostra identità viene maggiormente tutelata con l’adesione a Federdop e ci auguriamo di portare a casa migliori risultati economici per le imprese associate”. Flos Olei premia Pieralisi Flos Olei - guida al mondo dell’extravergine - ormai giunta alla sua quarta edizione, premia i migliori 20 oli al mondo tenendo conto dell’intera filiera produttiva. Elementi essenziali sono l’elevata qualità mantenuta nel corso degli anni e il valore aggiunto che le realtà produttive prese in esame apportano al proprio territorio. Tra le realtà premiate nel 2013, numerose sono le aziende che impiegano tecnologie Pieralisi. Ecco gli affezionati clienti Pieralisi che rientrano nella rosa dei migliori 20 nelle diverse categorie per il migliore olio extravergine d'oliva: - Frantoio Franci: Metodo di estrazione; - Frantoio Bonamini: Dop/Igp fruttato leggero; - Azienda Agricola Pruneti: Dop/ Igp fruttato medio; - Potosi 10 (Spagna): Qualità/ Quantità; - Aceites la Maja (Spagna): Qualità/Prezzo; - Pagos de Familla Marqués de Griñon (Spagna), che molisce le proprie olive presso una cooperativa con impianti Pieralisi: Azienda dell’anno. Prezzi medi degli oli Dop in Italia (€/kg) 2011 2012 Va r.% Alto Crotonese Brisighella Bruzio Canino Chianti Classico Cilento Colline Salernitane Colline Teatine Dauno Garda Laghi Lombardi Lametia Monti Iblei Riviera Ligure Sabina Terre di Bari Toscano Umbria Valli Trapanesi Val di Mazara Veneto Valle del Belice 4,18 18,94 3,69 7,50 7,75 nq 4,20 4,07 3,48 10,80 13,68 4,01 6,75 9,85 6,15 3,34 5,20 7,40 4,02 nq 10,53 4,05 3,84 18,85 3,44 7,57 7,75 4,25 4,25 3,95 3,11 10,34 16,94 3,43 6,75 9,49 6,22 2,60 6,65 7,50 3,87 3,33 9,49 3,87 -8,2 -0,5 -7,0 0,9 0,0 nd 1,2 -2,8 -10,5 -4,3 23,9 -14,3 0,0 -3,7 1,1 -22,1 27,8 1,4 -3,8 nd -9,9 -4,3 Fonte: lsmea. Sfuso - Franco partenza produttore - IVA esclusa In ripresa i prezzi delle Dop I rialzi registrati da autunno attenuano la flessione del 2012 È tornato ad essere favorevole il mercato delle produzioni d’olio a denominazione d’origine, dopo una prima parte dell’anno tutt’altro che brillante. Lo evidenzia Ismea nel suo ultimo rapporto dove sottolinea che tra le Dop che hanno segnato rialzi, Terre di Bari è passata - per quanto riguarda lo sfuso franco partenza produttore iva esclusa - da 2,69 dell’estate a 2,85 dell’autunno. Situazione analoga per la Dauno che da 3,26 euro al chilo è passata a 3,47 euro. Decisa progressione anche per l’Igp Toscano attestata nell’ultimo trimestre a 7,64 euro, contro i 7,13 del precedente. Passo indietro, invece, per la Riviera Ligure che a fine anno è tornata sotto i 10 euro al chilo. Questo ha permesso di recuperare qualche punto percentuale rispetto alle perdite registrate dall’inizio dell’anno. Si parla comunque di un’attenuazione delle flessioni perché nella maggior parte dei casi il confronto con il 2011 è implacabile. Ismea segnala, infatti, che nonostante la ripresa generalizzata del secondo semestre del 2012 a crescere in modo significativo rispetto all’anno prima è stato solo l’Igp Toscano (+28%). Produttori monovarietali riuniti in Associazione Si è ufficialmente costituita l’Associazione nazionale oli monovarietali con l’obiettivo di valorizzare l’olivicoltura italiana e i monocultivar promuovendone la diffusione sui mercati nazionali ed esteri. Promotori dell’iniziativa dalle interessanti opportunità sono l’Agenzia servizi settore agroalimentare delle Marche e una cinquantina di produttori. L’Associazione, senza scopo di lucro, nasce nell’ambito della Rassegna nazionale degli oli monovarietali, che festeggerà proprio nel 2013 il suo decennale: una manifestazione che nel corso delle diverse edizioni ha richiamato l’attenzione degli operatori economici e tecnici del settore e dei consumatori sulle potenzialità dell’olivicoltura italiana basata su una vasta biodiversità varietale i cui oli extravergini di oliva, nella loro diversificazione delle caratteristiche organolettiche e sensoriali, rappresentano a pieno titolo la reale identità di un prodotto di “sicura e certa” origine italiana. All’Associazione si potranno iscrivere produttori singoli o associazioni/consorzi che abbiano avuto l’olio ammesso almeno una volta alla Rassegna. “I produttori - ha dichiarato Michele Masuccio, olivicoltore della Campania nominato presidente dell’Associazione - hanno evidenziato nel tempo la necessità di aprire una nuova pagina della politica del settore che tenga nella dovuta considerazione la produzione oleicola monovarietale che non rappresenta una nicchia di mercato, ma costituisce le fondamenta per creare blend dotati di una spiccata tipicizzazione della qualità e dell’identità sensoriale”. 5 I Trimestre / Anno XXIX NOTIZIE DALL'AZIENDA L’accordo di filiera “Polpa di olive per mangimi” Grande interesse degli operatori per il progetto targato Aioma e Gruppo Pieralisi È stato presentato alla fiera EnoliExpo Adriatica di Fermo, nelle Marche, l’interessante ed innovativo progetto di microfiliera “Polpa di olive per mangimi” promosso dall’Associazione Interregionale Olivicola del Medio Adriatico (Aioma) che ha come partner il Gruppo Pieralisi. Si tratta di un progetto che si sviluppa su un accordo di filiera tra una pluralità di soggetti - principalmente frantoiani, olivicoltori, allevatori, mangimifici e vivaisti - finalizzato alla diffusione del nuovo sistema DMF di lavorazione delle olive messo a punto dal Gruppo Pieralisi. Questo nuovo sistema, come noto, consente di eliminare totalmente l’impiego di acqua nel processo di molitura, con conseguente incremento delle rese unitarie e della qualità dell’olio prodotto e, allo stesso tempo, di ottenere al posto della sansa e dell’acqua di vegetazione, una polpa/paté di oliva utilizzabile a livello mangimistico (disponendo di elevato valore proteico può parzialmente sostituire la soia ed altre materie prime costose), o come ammendante del terreno, o biomassa per produzioni di energia rinnovabile, o Il pubblico presente al convegno Lo stand Pieralisi ad EnoliExpo ingrediente base per una specifica linea cosmetica o del benessere. L’accordo di filiera permette ai soggetti aderenti di beneficiare dei contributi previsti dal Piano di Sviluppo Rurale delle Marche su diverse EASY LINE SYSTEM LA PRIMA MACCHINA COMPATTA E COMPLETA PER IMBOTTIGLIARE ED ETICHETTARE Misure, in particolare quelle relative agli investimenti sugli impianti fino al 40% della spesa sostenuta. Gli obiettivi che questo accordo prevede sono diversi: di ordine tecnologico per ammodernare impianti ed attrezzature delle imprese di filiera, di ordine economico perché garantisce una maggiore redditività, di ordine ambientale perché riduce gli impatti di certi processi agricoli e di lavorazione, di ordine metodologico perché apre il dialogo tra varie figure del mondo imprenditoriale (anche di settori diversi) e scientifico. All’incontro, che ha registrato una larga partecipazione di pubblico a conferma dell’interesse che questo tipo di innovazione riesce a stimolare, sono intervenuti il responsabile dell’Ufficio di Progettazione della Cia Marche, Carlo Carletti, ed il direttore della Divisione Olio d’Oliva del Gruppo Pieralisi, Giacomo Laterza. Area centro sud Gruppo Pieralisi. Entra l’ing. Bruni L’ing. Andrea Bruni, forte di una consolidata esperienza nel settore delle tecnologie olearie, è il nuovo responsabile tecnico commerciale dell’area centro sud del Gruppo Pieralisi, presso la sede di Modugno (BA). Coordinerà la rete vendita e le attività di service in sinergia con la sede centrale di Jesi. Prende il posto di Francesco Rancini chiamato ad assumere l’incarico di Area sales manager and technical support nel territorio nazionale. Nel suo nuovo ruolo Rancini è a diretto riporto del Direttore della Divisione Olio di Oliva. www.quintisrl.it Il monoblocco EASY LINE SYSTEM OIL rappresenta una vera rivoluzione nel panorama delle macchine per l’imbottigliamento dell’olio: piccolo e compatto ma allo stesso tempo capace di grandi produzioni fino a 800 bottiglie ora circa. Macchina con capsulatrice ed etichettatrice a 2 teste per bottiglie tonde e quadre, disponibile anche con etichettarice a 1 testa per sole bottiglie cilindriche e possibilità di riempimento AOX con dearezione e iniezione gas prima del riempimento attraverso gli stessi ugelli in una unica operazione. C0/M48/Y100/K0 C100/M68/Y0/K12 FONT FONT DAYS REGULAR GILL SANS REGULAR BOTTLING MACHINES giliberti studio, graphic+design lungarno colombo, 28 50136 firenze tel. 055 663294 [email protected] Quinti S.r.l., 52047 Marciano d. Chiana AR, T. +39 0575 842129, F. +39 0575 842374, email: [email protected] 6 NEWS N. 1/2013 Tempo di nuovi impianti: come preparare l’oliveto Le migliori tecniche di lavorazione per la messa a dimora, la scelta varietale, la concimazione razionale Superato il pericolo di gelate, è possibile procedere alle operazioni di impianto su terreno precedentemente preparato, una volta definite le scelte progettuali e la composizione varietale del nuovo oliveto. Le lavorazioni di rifinitura possono essere effettuate con erpici o estirpatori, per affinare lo strato superficiale del terreno, eliminare le erbe infestanti e facilitare le operazioni di messa a dimora delle piante. Prima di procedere con lo squadro, è fondamentale definire la disposizione dei filari e delle piante nel terreno. Sarebbe opportuno orientare i filari in direzione nord-sud per consentire la migliore illuminazione durante l’arco della giornata. In collina, in condizioni di ridotta pendenza (inferiore all’8-10%) si può seguire la linea di massima pendenza, favorendo la stabilizzazione della pendice con l’inerbimento; nel caso di pendenze superiori, è preferibile seguire le curve di livello o addirittura favorire la formazione di gradoni lungo i filari. Si raccomanda di disporre le diverse varietà in filari separati per facilitare la raccolta differenziata in base al modello di maturazione e/o alla va- Proseguono le operazioni di potatura In primavera proseguono le operazioni di potatura con l’obiettivo di garantire un equilibrio tra attività vegetativa e produttiva e mantenere costante quantità e qualità della produzione, oltre che per contenere i costi di produzione, con una conformazione della chioma che soddisfi le esigenze del sistema di raccolta. In assenza di problemi fitosanitari, è consigliabile trinciare i residui di potatura (foglie, rami), possibilmente in concomitanza con lo sfalcio del prato nei terreni inerbiti, per migliorare l’apporto di sostanza organica nel terreno. Nel caso di infestazioni di scolitidi, piccoli insetti che scavano gallerie nella corteccia e nel legno, i residui di potatura possono essere lasciati sul bordo del campo quali rami esca, su cui gli adulti vanno a deporre le uova, per essere poi distrutti con il fuoco entro la metà del mese di maggio. Si consiglia un trattamento con prodotti a base di rame subito dopo aver effettuato i tagli per prevenire l’ingresso del batterio della rogna. Il rame alla ripresa vegetativa è utile anche contro l’occhio di pavone: provocando la caduta delle foglie colpite, riduce il rischio di infezione della nuova vegetazione. rietà. Questo potrà consentire anche la produzione di oli monovarietali che possono essere valorizzati come tali, per esaltare le peculiarità di ciascun genotipo, oppure utilizzati per la costituzione di blend (miscele di oli) appositamente studiati per rispondere alle esigenze di un mercato dinamico, in continua evoluzione. È opportuno utilizzare materiale vivaistico certificato, al fine di avere le migliori garanzie genetiche e sanitarie. In caso di oliveto biologico, le piante devono provenire dai vivai che adottano il metodo di produzione biologico. Messa a dimora Le buche devono essere di dimensioni tali da contenere il pane di terra interrato per massimo 5 cm sotto il piano di campagna, avendo cura di mantenerlo integro durante il trapianto; segue abbondante irrigazione per favorire il contatto delle radici con il terreno circostante. Nel caso di piantine innestate, avere l’accortezza di interrare il punto di innesto pochi centimetri sotto il piano di campagna, per favorire l’affrancamento del nesto ed il recupero su materiale da questo derivante, dopo un eventuale taglio al ciocco. Le giovani piante vanno assicurate ad un tutore, in legno o in plastica, effettuando legature ad otto con laccio tubolare in plastica, per evitare Pacciamatura su giovani piante rischi di strozzature e il contatto diretto con il fusto. Si consiglia di porre particolare cura nella lotta alle infestanti, che esercitano una forte azione competitiva per acqua e elementi nutritivi con conseguenze negative sull’accrescimento delle giovani piante, e nella lotta a patogeni e fitofagi (in particolare tignola, margaronia, oziorrinco) che svolgoOperazioni di squadro per impianto nuovo oliveto no parte del loro ciclo a carico degli apici vegetativi interrompendone la crescita, areali, garantiscono una maggiore ritardando lo sviluppo della chioma. adattabilità alle specifiche condizioni Per facilitare la gestione del suolo ambientali; lungo il filare, può essere effettuata impiantare almeno 2-3 varietà diuna pacciamatura per una larghezza verse, possibilmente interfertili, per di 1-1,5 m, con materiale plastico di assicurarsi una buona reciproca vario tipo, preferibilmente traspirante impollinazione e maggiori garanzie e permeabile all’acqua. nei confronti di avversità climatiche e/o parassitarie che possano comScelta varietale promettere la produzione; La scelta delle varietà incide in modo disporre le varietà in filari separati, determinante su quantità e qualità per una raccolta differenziata in base del prodotto e va correlata alle altre al genotipo e al relativo modello di scelte preliminari all’impianto dell’olimaturazione; veto, agli indirizzi di tecnica colturale tener conto delle altre scelte progeted alle strategie di mercato che si tuali, tra cui il sistema di raccolta intendono perseguire. prescelto e la densità di impianto; Nella scelta varietale in particolare si in area Dop/Igp seguire le indicazioni consiglia di: del Disciplinare di produzione, nel preferire le varietà autoctone che, caso in cui si intenda certificare il già presenti da tempo in determinati prodotto. Concimazione razionale: evitare carenze ed eccessi Azoto (N) - Importante per la crescita vegetativa e per la produzione delle piante. Carenza: ridotto accrescimento dei germogli, foglie di colore verde chiaro, frutti piccoli, limitata differenziazione a fiore. Eccesso: notevole accrescimento dei germogli, emissione di numerosi succhioni, minore produzione, ritardo nella maturazione dei frutti e maggiore sensibilità a stress ambientali e parassitari. Fosforo (P) - Importante per la formazione dei fiori, l’allegagione, la maturazione dei frutti, la crescita dei germogli, la lignificazione e lo sviluppo dell’apparato radicale. Carenza: riduzione della crescita e della produzione, foglie piccole, necrosi fogliari, filloptosi. Eccesso: può determinare problemi di antagonismo sull’assorbimento di alcuni microelementi. Potassio (K) - Importante per la sintesi dell’olio all’interno del frutto e per migliorare la resistenza dell’olivo alle alte e alle basse temperature ed alle malattie fungine. Carenza: necrosi nella parte apicale e sui bordi delle foglie più vecchie e decolorazione della lamina fogliare. Eccesso: antagonismi sull’assorbimento del magnesio e del ferro. Barbara Alfei 7 I Trimestre / Anno XXIX Legge salva olio made in Italy: via libera, anzi no! L’Unione Europea ha deciso la sospensione dell’applicazione della legge fino al prossimo novembre Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 31 gennaio 2013 sarebbe dovuta entrate in vigore la cosiddetta legge salva olio made in Italy. Ma l’Unione Europea ha sospeso l’applicazione della legge fino al 22 novembre 2013. La necessità di questa legge si poneva e si pone perché il fenomeno del falso extravergine italiano sta assumendo da anni delle dimensioni sempre più preoccupanti, con implicazioni negative in termini di diritti dei consumatori e di sicurezza alimentare e con effetti deleteri dal punto di vista economico. Il problema, in estrema sintesi, è questo: sugli scaffali di negozi e supermercati gli oli sembrano sempre italiani; il guaio è che le importazioni di olio d’oliva in Italia sono quasi triplicate negli ultimi vent’anni (+163%), e ad oggi l’Italia risulta il massimo importatore mondiale di olive e di olio, che arrivano per il 74% dalla Spagna, per il 15% dalla Grecia e per il 7% dalla Tunisia; la (facile) conclusione è che una larga parte delle bottiglie di olio che acquistiamo in Italia sembrano oli italiani ma non lo sono. Sono, in genere, oli di bassa qualità derivanti dalla lavo- razione (in Italia) di olive straniere (o direttamente dall’importazione di oli stranieri di bassa qualità e di basso costo), mescolati poi con minime per- centuali di olio italiano. In tutti questi casi in etichetta deve essere scritto per legge che si tratta di una “miscela di oli comunitari” o “miscela di oli Cosa prevede la norma La legge salva olio prevede in sintesi: mettere in etichetta indicazioni fallaci “che evocano una specifica zona geografica di origine degli oli di oliva non corrispondente alla effettiva origine territoriale delle olive” diventa reato di contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine (articolo 517-quater del codice penale); per i marchi che evocano una specifica zona geografica che non coincide con l’effettiva origine delle materie prime scatta il ritiro, e sono previste sanzioni accessorie; si inaspriscono i controlli; contro il segreto sulle importazioni agroalimentari viene poi garantito il diritto d’accesso alle informazioni; si migliora la leggibilità delle etichette (dimensioni dei caratteri) e si completa l’intervento già anticipato dal Parlamento con una norma precedente sul valore probatorio del panel test, al fine di garantire la corrispondenza merceologica e la qualità degli oli di oliva; si fissano limiti più restrittivi per il contenuto di etil esteri degli acidi grassi (Eeag) e di metil esteri degli acidi grassi (Meag) e vengono rese note le risultanze delle analisi; si prevede in etichetta anche un termine minimo di conservazione non superiore a 18 mesi dalla data di imbottigliamento, e si prevedono specifiche modalità di presentazione degli oli di oliva nei pubblici esercizi, imponendo l’obbligo di idonei dispositivi di chiusura o di etichettatura con sanzioni connesse alla violazione delle relative disposizioni; si fissano infine dei limiti più stringenti all’abbassamento dei prezzi per porre un freno ai supersconti e alle vendite sottocosto. comunitari e extracomunitari”, indicazione che però sfugge decisamente agli occhi del consumatore medio, essendo scritta a caratteri minuscoli e sovrastata da un marchio italiano e da continui riferimenti all’italianità del prodotto. Il problema è che la Commissione Ue, con la decisione n.2012/650/I, ha sospeso l’applicazione della legge salva olio Made in Italy per un anno e cioè fino al 22 novembre 2013 (il testo della legge italiana era stato notificato a Bruxelles il 21 novembre). A non convincere la Ue sarebbero in particolare due aspetti della legislazione italiana: il rischio che nei panel test (prove di assaggio degli oli certificate dal Ministero delle Politiche Agricole con valore di test legale) i comitati e le giurie di assaggio siano in parte composti anche da rappresentanti di settore, con problemi di conflitto di interessi; i limiti più restrittivi posti per il contenuto di etil esteri e metil esteri degli acidi grassi. Critica la Coldiretti, apprezzamenti invece dall'Assitol e Federolio. Luigi Torriani www.universofood.net Trasparenza, approvati i nuovi Regolamenti UE Le disposizioni su commercializzazione e controlli che entreranno in vigore dal prossimo anno Il Comitato di gestione OCM unica ha approvato importanti modifiche ai regolamenti europei n. 29/2012 e n.2568/91, rispettivamente per quanto concerne le norme di commercializzazione degli oli di oliva ed i controlli nel settore. Le modifiche decise lo scorso febbraio, infatti, metteranno finalmente il consumatore nelle condizioni di poter verificare con estrema facilità alcune informazioni fondamentali sulla qualità del prodotto, come la categoria commerciale e, soprattutto, l’origine. Il provvedimento riguardante la modifica del regolamento 29/2012, sottoposto al Comitato con “votazione indicativa” sarà ora notificato al WTO - Comitato barriere tariffarie TBT, per poi essere sottoposto a voto definitivo dello stesso Comitato di gestione della Commissione Europea, previsto per il prossimo mese di aprile. Altre importanti novità riguardano le bottiglie destinate alla ristorazione per le quali verrà previsto l’uso obbligatorio di sistemi di chiusura che ne impediscono il riempimento dopo l’esaurimento del contenuto e pertanto, una volta aperte, le confezioni non saranno più riutilizzabili, prevenendo, in tal modo, eventuali operazioni fraudolente. Un rafforzamento delle operazioni di controllo ed un miglioramento dell’implementazione dei medesimi sono stati apportati attraverso le modifiche al Reg. n. 2568/91 che prevedono, in particolare, una serie di misure specifiche sui controlli, basate su un’analisi del rischio che prende in considera- zione, tra l’altro, l’origine dell’olio e il prezzo. Inoltre, al fine di assicurare una migliore tracciabilità viene previsto l’obbligo, fino alla fase dell’imbottigliamento, di tenere un apposito registro delle entrate e delle uscite per le varie categorie commerciali. Entrambi i regolamenti entreranno in vigore dal 1° gennaio 2014: tuttavia, i prodotti legalmente fabbricati ed etichettati, immessi in libera pratica prima di tale data, potranno essere commercializzati fino ad esaurimento delle scorte. 8 NEWS N. 1/2013 Un’impresa olivicola sempre più orientata alla qualità I risultati dell’indagine compiuta dal Cno su un campione di oltre mille aziende Un quadro con più luci che ombre quello che emerge dall’indagine condotta dal Consorzio nazionale degli olivicoltori che ha coinvolto un campione costituito da oltre mille aziende olivicole di tutta Italia. In particolare si è registrata una forte attenzione alla qualità, alla diversificazione ed alle attività legate alla commercializzazione, coniugando competitività e sostenibilità ambientale. “Quasi un’azienda su tre ha partecipato negli ultimi 5 anni a corsi di formazione professionale” ha evidenziato il presidente del Cno Gennaro Sicolo, che ha aggiunto: “La sensibilità verso le nuove conoscenze è particolarmente spiccata presso i giovani ed i titolari di imprese più strutturate ed orientate al mercato. La tipologia di corsi più frequentata è quella relativa alla gestione agronomica della coltura ed alla condizionalità”. Il monitoraggio ha messo in luce come molte aziende olivicole italiane tendano a diversificare la loro attività economica, sposando la produzione di olio di oliva con le attività di agriturismo e di prima lavorazione e trasformazione dei prodotti agricoli aziendali. Un’azienda su sette svolge attività di tipo multifunzionale, una tendenza che si riscontra soprattutto nelle regioni del centro Italia e nei territori nei quali si trovano attrazioni turistiche e culturali. L’orientamento alla qualità è dimostrato dalla forte spinta alla produzione di extravergine, segmento a cui si rivolge l’86% delle aziende intervistate, percentuale che è anche indicatrice del successo conseguito dalla politica di perfezionamento dei processi produttivi che gli olivicoltori italiani hanno perseguito anche con l’ausilio delle OP”. Secondo i risultati della ricerca, cresce l’orientamento al mercato da parte degli olivicoltori italiani. Un terzo delle aziende analizzate ha dichiarato di curare con particolare attenzione la ricerca dei migliori canali commerciali, la promozione, l’etichettatura e l’affermazione del marchio aziendale. Il 15% dei produttori ha commercializzato il proprio olio in regioni diverse da quella dove è localizzata l’azienda. La ricerca ha evidenziato anche il persi- L’Oro d’Italia premia la tecnologia del Gruppo Pieralisi L’Oro d’Italia 2013 consacra ancora una volta i produttori che utilizzano la tecnologia Pieralisi. Nell’edizione 2013, tra gli olivicoltori premiati si registrano: il primo premio al Frantoio Romano di Ponte (Bn) per Ortice Riserva L.19 (Ortice) nella categoria monovarietali fruttato medio, che si è aggiudicato anche il secondo posto con Extravergine Gold nella tipologia blend fruttato leggero ed il primo e terzo posto rispettivamente dell’Az. Agraria Luigi e Geremia Brunelli di Corciano (Pg) per Eat The Monster e di Montecoriolano Az.Agr. Casalis Douhet di Potenza Picena (Mc) con Iside nella tipologia blend fruttato medio. Tra i premi speciali si segnalano nella sezione Dop/Igp il terzo posto dell’Oleificio Gulino di Presti I. ed E. di Chiaramonte Gulfi (Rg) con Erbesso NEWS Editore PIERALISI Spa Redazione, amministrazione e pubblicità Via Don Battistoni, 1 - 60035 JESI An Tel. +39.0731.2311 [email protected] Direttore Responsabile Stefano Brecciaroli Progetto grafico e realizzazione OPTIMA Comunicazione www.optimacomunicazione.it Stampa STAMPA NOVA Jesi An Aut. Trib. di AN N. 28 del 30.07.1984 (Monti Iblei - Sottozona Gulfi) e per il monocultivar Leccino il premio alla San Leo Az. Agr. di Bonechi L & L di Figline Valdarno (Fi). Anche l’Oro della Puglia mette in luce gli olivicoltori che si avvalgono di macchine Pieralisi come Baglivi Mario di Vernole (Le) che con Olio Baglivi vince nella tipologia blend fruttato leggero, alle spalle dell’Oleificio Sociale S. Anna di Vernole (Le) con Verin Oiles Dop. Secondo posto anche per Fasiello Francesco Az. Agr. di Vernole (Le) con Pesco Piane nei monovarietali fruttato medio e terzo posto per la Tenuta Piantatella di Statte (Ta) con Piantatella nella tipologia blend fruttato medio. Tenuta Piantatella si aggiudica anche il secondo posto del Premio speciale sezione oli Biologici Oro del Salento. stere di fattori di debolezza del sistema produttivo dell’olio di oliva in Italia. In particolare è ancora forte il peso delle aziende di piccola dimensione economica e con superfici olivicole suddivise in più corpi fondiari, tali da non consentire una razionalizzazione dei processi produttivi. Altro fenomeno rilevato che desta qualche preoccupazione è una certa bassa propensione agli investimenti, verosimilmente dovuta alla critica situazione economica degli ultimi anni. Solo il 21% delle aziende intervistate ha dichiarato di avere eseguito investimenti nel corso degli ultimi 3 anni. Cresce a doppia cifra l’export negli Stati Uniti Gli Stati Uniti si confermano primo partner commerciale dell’Italia per quanto riguarda l’import di olio extra vergine di oliva e di oli vergini in generale. Nel periodo gennaio - settembre dello scorso anno hanno importato circa 160 mila tonnellate di prodotto dal Belpaese registrando un +11% rispetto allo stesso periodo del 2011. La quota di mercato dell’Italia oscilla tra il 52 ed il 56%. La Spagna segue con una quota del 24% e al terzo posto si piazza la Tunisia con il 12%. Gli Stati Uniti rappresentano un mercato d’elezione per l’Italia in termini di volume e valore. Sono il terzo Paese al mondo per consumo totale di olio di oliva in generale, dopo la stessa Italia e Spagna. Per questo motivo Unaprol ha pianificato nel 2013 le tappe di New York e Miami a gennaio, due seminari con conferenze stampa nella “Grande Mela” a fine marzo e la presenza al Fancy Food di fine giugno nell’ambito dell’intesa operativa con Mise e Ice, la nuova agenzia per l’internazionalizzazione del Made in Italy. Previste anche azioni di incoming con visite di operatori commerciali in Italia direttamente nelle aziende socie di Unaprol in coincidenza di importanti eventi fieristici in Italia, mentre continuerà fino al 2015 il programma di promozione del consumo consapevole che interessa, oltre agli Stati Uniti, anche il Canada.