La catastrofe
dello
Tsunami:
Apocalisse mancata?
Testo di Gianluigi Pussino
Forse, proprio nell’uso di questo termine,
apocalisse, che il vocabolario definisce catastrofe,
disastro totale, si può fare qualche riflessione,
a partire proprio dal suo significato originario,
e pur indicato come primo nel medesimo vocabolario.
Purtroppo, l’evento che ha colpito migliaia di persone,
in Asia e in Europa, in Africa e in Italia,
non ha svelato né rivelato, non ha parlato né esplicitato,
e non ha dato un senso diverso alla nostra vita quotidiana.
Le immagini sono giunte ancora una volta
in abbondanza e ci hanno travolto,
con la stessa forza e violenza
dello tsunami che dovevano documentare.
La violenza delle immagini hanno continuato
a farci mangiare, riposare, divertire,
lavorare con le stesse modalità dei giorni precedenti.
Purtroppo non sono cambiate le intenzioni e le emozioni,
al di là di un generico e istantaneo sussulto di meraviglia.
Forse ha prevalso ancora una volta
la spettacolarità dell’evento
e la ricerca di una sensazione forte.
Questa volta si è aggiunto il richiamo biblico:
l’inferno ha preso il posto
dei paradisi pubblicizzati dalle agenzie di viaggio,
la catastrofe ha assunto quantificazioni bibliche,
e per sintetizzare quanto avvenuto,
una parola su tutte:
Apocalisse !
Forse, proprio nell’uso di questo termine,
che il vocabolario definisce catastrofe,
disastro totale, si può fare qualche riflessione,
a partire proprio dal suo significato originario,
e pur indicato come primo nel medesimo vocabolario.
Apocalisse significa innanzi tutto rivelazione,
svelamento, esplicitazione di una realtà nascosta:
le modalità letterarie del libro biblico
a cui si fa maggiormente riferimento hanno preso
il sopravvento e così… apocalittico è ciò che spaventa,
incute timore, si presenta con immagini forti e roboanti.
Purtroppo, l’evento che ha colpito
migliaia di persone,
in Asia e in Europa, in Africa e in Italia,
non ha svelato né rivelato,
non ha parlato né esplicitato,
e non ha dato un senso diverso
alla nostra vita quotidiana.
Per definire apocalittico lo tsunami, il maremoto,
l’onda anomala che ha sconvolto
un mondo di lavoro e di relazioni,
di divertimento e di sogni,
è necessario che ci dica, che ci interroghi,
che ci riveli qualcosa.
Se le statistiche dei morti
non ci ricordano affetti rovinati,
legami parentali rovinati, comunità civili infrante:
lo tsunami non è apocalittico.
Se la povertà illustrata dai media
non ha svelato il peggioramento
delle condizioni economiche generali,
la riduzione del prodotto interno lordo,
la diminuzione del reddito pro-capite:
lo tsunami non è apocalittico.
Se il movimento economico turistico propagandato
non tiene conto anche del lavoro minorile
e del cosiddetto turismo sessuale:
lo tsunami non è apocalittico.
Se l’immagine dell’ albergo ha nascosto il villaggio
di poveri pescatori a poche decine di metri:
lo tsunami non è apocalittico,
perché non ha svelato le contraddizioni
di uno sviluppo turistico,
anomalo più dell’onda definita tale.
Si assiste a un mondo di ricchezza
contrapposto a un mondo di povertà.
Un modello culturale che aumenta
il divario tra ricchi e poveri,
più disposto alla beneficenza occasionale
che alla solidarietà quotidiana.
Interverranno ancora le multinazionali
per la ricostruzione
e continueranno a prosperare a senso unico ?
Verrà creata una nuova rete telefonica,
la cui inefficienza precedente non ha contribuito
efficacemente a una tempestiva informazione
che poteva salvare qualche vita umana ?
Verranno reimpostati i pacchetti turistici,
eliminando il turismo sessuale,
chiedendo il rifiuto del lavoro minorile,
rispettando il lavoro locale di tipo artigianale
o di rappresentazione ludica, e così evitare
una merce di scambio miseramente retribuita?
Si riuscirà a insinuare l’idea
che il folklore e la bellezza della natura,
venduti a caro prezzo, non sono sufficienti
per documentare e offrire
l’attenzione alla cultura locale ?
Perché lo tsunami
sia veramente apocalittico deve insegnare
•che la bellezza della natura
va gustata e contemplata, non usata e consumata;
•che il tempo del riposo e della festa
deve ri-creare una condizione
di serenità e pace interiore;
•che il lavoro va adeguatamente retribuito
nel rispetto di ogni persona.
Lo tsumani deve insegnare
che non esistiamo noi e loro:
noi ricchi e loro poveri; noi fortunati,
loro disgraziati; noi del 1° mondo, loro del terzo;
noi cittadini, loro stranieri.
A noi i diritti,
per loro i doveri; noi più civili, loro più arretrati;
noi più intraprendenti, loro più rassegnati;
noi padroni, loro schiavi.
Non esistiamo noi e loro,
ma solo noi, tutti insieme.
Tutti noi insieme
figli dello stesso Dio
che invochiamo
Padre nostro.
Apri i nostri occhi Signore,
perché possiamo vedere te nei nostri fratelli e sorelle.
Apri le nostre orecchie, Signore,
perché possiamo udire le invocazioni di chi ha fame,
freddo, paura, e di chi è oppresso.
Apri il nostro cuore, Signore, perché impariamo ad amarci
gli uni gli altri come tu ci ami.
Donaci di nuovo il tuo Spirito, Signore,
perché diventiamo un cuore solo ed un’anima sola,
nel tuo nome.
Amen
(Madre Teresa)
Elaborato da Antonio Barone
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