Assessorato Istruzione Formazione e Cultura
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Associazione Culturale Amici del Caffè Gambrinus - ONLUS - Trieste,
in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia
Cantastorie e fogli volanti
(Dal Risorgimento alla vigilia della Grande Guerra)
Presentazione curata da: Giovanni Esposito, presidente Associazione
Culturale Amici del Caffè Gambrinus.
I fogli volanti sono stati tratti da
Un secolo di Canzoni - Parenti Editori- Ed. 1961
http://www.gambrinustrieste.it
Introduzione
La raccolta dei fogli volanti presentata si potrebbe definire un dono
testamentario dei nostri bisnonni.
Nei borghi e nelle piccole comunità giungeva il cantastorie col cartellone che
sintetizzava ciò che avrebbe raccontato in poesia narrata.
L’uditorio ascoltava episodi di battaglie perdute e vinte, di gesta di grandi
uomini della storia, di fatti di cronaca.
Questo giullare ottocentesco vendeva, poi, su carta colorata, per pochi
spiccioli, ciò che aveva declamato.
Ai policromi fogli volanti bisogna riconoscere l’importanza dal punto di vista
cronachistico, iconografico e storico.
Il popolo rimaneva avvinto dalle gesta di Garibaldi, estasiato per la
scoperta del telegrafo, turbato per un efferato fatto di cronaca.
In questi fogli vi è il fervore popolare dell’epopea risorgimentale, ma
anche la guerra fratricida del Brigantaggio meridionale.
I Fogli volanti, nell’arco di tempo che va dalla raggiunta unità d’Italia
al primo decennio del novecento, seppero esprimere il sentimento e
l’ethos degli umili; seppero narrare le prime imprese coloniali, le
invenzioni, l'emigrazione, i cataclismi e i fatti sociali della nostra storia
nazionale.
Il Risorgimento
Il fervore popolare per la conquistata libertà produsse una copiosa fioritura
di fogli volanti.
Come le favole, gli episodi narrati, sottratti quasi del tutto alla storia, vivono
nella dimensione del mito popolare.
Alcuni di questi documenti sono creati da popolani autentici per
commentare avvenimenti di rilevanza nazionale o locale. Altri sono creati da
persone colte che volevano fornire prodotti congeniali alla mentalità
popolana per indirizzare l'opinione pubblica.
Non sappiamo se Garibaldi abbia unito la sua voce a un coro di
soldati.
Si sa, invece, che Garibaldi scrisse, dopo Milazzo, la canzone dei
Mille. Su un pezzo di carta buttò giù un canto per i suoi soldati:
questo piccolo particolare ingigantisce la sua impresa.
Per fortuna ci pensava il popolo a dare le canzoni a Garibaldi.
Non si trova invece un canto popolare ispirato a Mazzini, personaggio
troppo tetro e triste, oppure a Cavour, uomo tutto “politico”.
http://youtu.be/hYfsKE8ElvM
Inno d’Italia (Inno di Mameli) - Venne scritto da Goffredo Mameli il 10
settembre 1847 e musicato il 24 novembre da Michele Novaro.
Garibaldi stimava l’inno di Mameli come il più trascinante inno
guerresco dopo la Marsigliese.
La bandiera Tricolore. Il foglio volante qui riprodotto è un’alterazione del
popolare coro “La bandiera tricolore”, nato dopo la cacciata degli austriaci
da Milano, nel 1848. L’autore è ignoto.
Il coro originale fu composto da Francesco Dall’Ongaro (v. “Il sogno di
Garibaldi”) su musiche di Cordigliani nel 1848 (datazione incerta).
All’armi, all’armi! Inno a Giuseppe Garibaldi. Composto da Luigi Mercantini
(1821-1872) e musicato da Alessio Olivieri. In origine l’inno era composto di sole
otto strofe e terminava col verso “Son tutte una sola - le cento città”. Dopo la
conquista della Sicilia il poeta vi aggiunse le altre quattro strofe.
Le composizioni di Luigi Mercantini sono tra le più note di tutto il Risorgimento
italiano. Nel 1858 conosce Giuseppe Garibaldi che lo invita a comporre un inno.
Nasce così la “Canzone Italiana”, assai più nota come “Inno di Garibaldi”.
Mercantini è autore anche di “La Spigolatrice di Sapri”.
http://youtu.be/eYWxc_AxA7o
L’addio del volontario alla sua bella - La canzone, una delle più cantate durante
l’epopea risorgimentale, nacque verso il 1848 per opera di Carlo Bosi che la
intitolò “Il volontario che parte per la guerra d’indipendenza”. Ma il popolo ne
alterò il titolo preferendo chiamarla “L’addio del volontario” o più
semplicemente “Addio mia bella addio”.
Ebbe il battesimo di fuoco nello scontro di Curtatone e Montanara.
http://youtu.be/FdbfgXmH-TA
Il sogno di Garibaldi - L’autore è Francesco Dall'Ongaro (1808 - 1873) poeta,
drammaturgo e librettista italiano. Ordinato sacerdote, svestì l'abito talare e
dal 1848 prese parte ai moti rivoluzionari di Venezia e Roma, entrando in
contatto con Giuseppe Mazzini. I suoi lavori, in particolar modo “Stornelli
italiani”, rievocano in chiave semplice e popolare la storia del Risorgimento.
(v. “La bandiera tricolore”)
In questo componimento l’autore immagina che Garibaldi stia sognando
l’eroina francese Giovanna D’Arco.
XX settembre - Inno Marcia - Il 27 marzo 1861, la Camera proclamava Roma
capitale d’Italia. Cavour cercava un accordo sullo spinoso problema con Pio
IX per mezzo di trattative ufficiose che fallirono;
la questione della capitale veniva definitivamente risolta con l’intervento
armato (Breccia di Porta Pia) del XX settembre 1870.
Roma Capitale d’Italia - Nel 1870, con la presa di Roma, al regno viene annesso
il Lazio, sottraendolo definitivamente allo Stato della Chiesa. Roma diventa
ufficialmente Capitale d’Italia (legge 3 febbraio 1871, n. 33); prima lo erano state
in ordine Torino e Firenze.
Commemorazion di cinq giornaad - Il 18 marzo 1848 Milano insorgeva contro
gli austriaci cacciandoli dalla città. Fu uno dei maggiori episodi della storia
risorgimentale italiana. L’iniziativa popolare influenzò lo stesso Re di Sardegna
Carlo Alberto che, dopo aver a lungo esitato, (fu per questo chiamato “Re
tentenna”) approfittando della debolezza degli austriaci in ritirata, dichiarò
guerra all'Impero asburgico (Prima Guerra d’indipendenza).
Morte di Orsini e Pieri - Felice Orsini, patriota e scrittore italiano, noto per
aver causato una strage nel tentativo di assassinare Napoleone III colpevole
d'aver affossato la neonata Repubblica Romana.
Orsini, con altri congiurati, tra i quali Giovanni Andrea Pieri, nel 1858, scagliò
tre bombe contro la carrozza dell'imperatore. Provocando 12 morti e 156 feriti
ma Napoleone III rimase illeso.
Orsini e Pieri vennero ghigliottinati a Parigi nel marzo 1858.
Una madre veneziana al campo di S- Martino - La battaglia di Solferino e San
Martino1859), combattuta fra l'esercito austriaco e quello franco-sardo, pose
fine alla seconda guerra d’indipendenza.
Luigi Mercantini (v. “L’Inno di Garibaldi”), nel testo narra della madre dei
veneziani Attilio e Emilio Bandiera che disertarono dalla Marina austriaca per
aderire alle idee mazziniane.
Nel 1844 a Cosenza scoppiò un moto. I fratelli Bandiera, finita della ribellione,
continuarono la loro azione. Vennero fucilati con altri sette rivoltosi. Le loro
salme, seppellite a Cosenza, rientrarono a Venezia dopo la terza guerra
d’indipendenza.
Vittorio Emanuele II - Il Padre della Patria: i napoletani, lo chiamarono “Lu Re
Curazzone”, cioè Re simpatico. In questa canzone è descritto un fenomeno
politico-sociale tipicamente napoletano che vede nell’opera dei Savoia le
stesse azioni paternalistiche come quelle degli sconfitti Borbone.
Pio IX in cielo - I liberali applaudirono alla sua incoronazione nel 1846.
Promosse una Lega doganale tra gli Stati italiani, un tentativo politicodiplomatico volto a realizzare l'unità d'Italia per vie federali.
Pio IX nel 1848, Prima Guerra d’indipendenza, si pronunciò contro la guerra
all’impero austro ungarico. Come capo della Chiesa non volle mettersi in
guerra contro un regno cattolico.
Durante la Repubblica Romana (1848 - 1849), diretta da Mazzini, Saffi e
Armellini, il Papa si esiliò a Gaeta. Per riportarlo al potere Napoleone III inviò
7000 soldati. I francesi, sconfitti in un primo momento da Garibaldi, riuscirono
a conquistare Roma. Il Papa ritornato a Roma nel 1850 abrogò la Costituzione
concessa nel periodo della Repubblica Romana.
In morte di Leone XIII - Leone XIII, successore di Papa Pio IX, è stato il primo
Pontefice senza il potere temporale. Scrisse molte encicliche con lo scopo di
superare l'isolamento dello Sato Pontificio dopo la perdita del potere
temporale avvenuta con l'unità d'Italia. Con l’enciclica Rerum Novarum realizzò
una svolta nella Chiesa cattolica. In questo senso fu chiamato "Papa dei
lavoratori" e "Papa sociale".
Fu il primo pontefice ad essere ripreso da una cinepresa. Pochi mesi prima di
morire, l'ultranovantenne pontefice incise su un disco alcune preghiere e
impartì l'apostolica benedizione. Grazie all'invenzione del fonografo la parola
del papa arrivò ai cattolici di ogni parte del mondo.
Il Leale Re Umberto assassinato da un anarchico - Umberto I fu Re d'Italia dal
1878 al 1900, dopo Vittorio Emanuele.
Ricordato positivamente da alcuni per il suo atteggiamento nel fronteggiare
l'epidemia di colera a Napoli del 1884 ove si prodigò personalmente nei
soccorsi e la promulgazione del codice Zanardelli con alcune innovazioni nel
codice penale.
Da altri fu avversato per lo scandalo della Banca Romana. Avallò le repressioni
dei moti milanesi del 1898 e concesse l'onorificenza al generale Bava Beccaris
per l'azione di soffocamento delle manifestazioni. Subì vari attentati fino a
quello di Monza, il 29 luglio 1900, per mano di Gaetano Bresci.
La morte di Gaetano Bresci - Gaetano Bresci, anarchico italiano, autore
dell'uccisione del re Umberto I, scampato anni prima ad attentati progettati da
altri anarchici come Giovanni Passannante e Pietro Acciarito.
Bresci, emigrato negli Stati Uniti, ebbe notizia dei moti di Milano del 1898, in
seguito dell'aumento del prezzo del pane, repressi nel sangue dal generale
Bava-Beccaris. Decise di ritornare in Italia per uccidere re Umberto,
ritenendolo responsabile dei tragici avvenimenti.
Condannato all’ergastolo, (la pena di morte era stata abolita dallo stesso
Umberto I) morì in carcere il 22 maggio 1901.
Pio X - Giuseppe Sarto - Giuseppe Sarto fu eletto alla cattedra di San Pietro
nel 1903. Morì di crepacuore nel 1914, pochi giorni prima lo scoppio della
Grande Guerra.
Con l'enciclica “Il Fermo Proposito” del 1905 Pio X allenta le restrizioni del
“Non expedit” (ossia il divieto per i cattolici italiani di partecipare alla vita
politica) emanato da Pio IX.
Prima di morire stava preparando un documento (poi abbandonato dai
successori) relativo alla di liceità del diritto di sciopero.
lI Brigantaggio
Con lo stato unitario si sperava in un paese in cui culture regionali sarebbero
confluite armonicamente in un'identità nazionale.
Il piemontese non favorì, però, tale processo ma accrebbe il dualismo
economico del paese tradendo le speranze del meridionale.
Il Brigantaggio post unitario esplose, nelle regioni del sud e nei territori dello
Stato pontificio, subito dopo l'impresa garibaldina.
Nel dicembre del 1860 venne sciolto il corpo dei volontari garibaldini mentre
l'esercito borbonico resisteva sul Volturno.
I contadini, fedeli al Regno delle due Sicilie, affluirono nelle file del
brigantaggio, insieme ai renitenti delle leve meridionali: su 72.000 chiamati
moltissimi non si presentarono alle armi.
http://youtu.be/wB-5Q2SUxwY
Da Gaeta, il re Borbone Francesco II, sostenuto dal Cardinale Antonelli,
Segretario di Stato di Pio IX, animava la guerriglia nella speranza di ritornare
nel suo regno. La resa di Gaeta nel febbraio 1861, con la smobilitazione
dell'esercito borbonico, fu l'inizio del Brigantaggio.
Fra il 1861 e il 1870 vi furono 388 bande in azione. La repressione dell'esercito
piemontese, impegnato con 105.000 uomini, fu terribile con la distruzione di
interi villaggi.
Con la fine del Brigantaggio iniziò una pagina triste del nostro paese che si
delineò nell'alternativa indicata da Francesco Saverio Nitti: “O briganti o
emigranti”.
Il brigantaggio fu un fenomeno complesso che mise in pericolo l'unità
nazionale. I giudizi storici sono stati diversi.
La Grande Guerra, definita IV Guerra d'Indipendenza,con le trincee del Carso
ove si combatteva uniti, ebbe il merito di “aver fatto gli italiani”.
Morte del terribile brigante Domenico Tiburzi - (1836 - 1896) brigante della
Maremma imponeva una tassa ai ricchi. Il denaro lo dava ai familiari dei
briganti uccisi e ai contadini poveri.
Autore di numerosi delitti, fu ucciso dai carabinieri dopo 24 anni di latitanza.
Dopo la sua morte fu fotografato con il corpo legato ad un albero, per tenerlo
in piedi, e gli stecchini agli occhi per dare l'illusione che fosse ancora vivo.
Il prete non voleva seppellire il brigante in terra consacrata contro la volontà
della popolazione. Si arrivò così ad un compromesso: "Mezzo dentro e mezzo
fuori dal cimitero”. Si scavò la fossa all’'ingresso: gli arti inferiori restarono
dentro, mentre la testa e il torace (dunque l'anima) rimasero fuori.
La brigantessa, fatto vero - Il brigantaggio femminile fu visto anche come una
prima ribellione allo stato di soggezione cui erano sottoposte le donne, oltre
che come un moto di protezione dei propri figli e dei propri uomini.
Le brigantesse furono eroine crudeli, per alcuni sottomesse e per altri
indipendenti. Furono fiere di combattere per se stesse, per la propria terra,
per l'indipendenza del Sud. e per la riscossa politica, sociale ed economica
del Mezzogiorno.
L'emigrazione
Sull'emigrazione italiana vi è un vuoto di memoria. Tendiamo a dimenticare i
milioni di italiani emigrati, la loro storia di durissime sofferenze e la speranza
spesso tradita di conquistare una vita migliore.
Abbiamo sperimentato sulla loro pelle i pregiudizi, gli stereotipi culturali, la
violenza psicologica e talora fisica che oggi riserviamo ai nostri immigrati.
Se conoscessimo la nostra storia, il nostro modo di pensare, il guardare
all'altro si modificherebbe di molto.
Il giornalista Gian Antonio Stella ci ricorda: "Non c'è stereotipo rinfacciato agli
immigrati di oggi che non sia stato rinfacciato, un secolo o solo pochi anni fa,
a noi. Di tutta la storia della nostra emigrazione abbiamo tenuto solo qualche
pezzo. Gli sconfitti erano una piaga da nascondere soprattutto nell'Italia della
retorica risorgimentale e savoiarda ... ".
In Italia c'era una grande miseria. La morte di un bambino era meno grave della
perdita di una pecora. I contadini affamati del Polesine dissotterravano la
vacca ammalata per mangiarla. Molti avevano tre gozzi per mancanza di iodio.
In un'Italia disperata vi erano figure di saltimbanchi per convincere ad
emigrare. Gli ex voti rappresentano naufragi come quello della nave “Utopia”
calata nell’oblio, diversamente da quanto accaduto per imbarcazioni lussuose
come il “Titanic”, la cui storia è nota a tutti. La nave “Utopia” affonda nella
Baia di Gibilterra, nel 1891 con 815 emigranti e le speranze di una vita migliore
in America (v. l’american dream di “Mamma mia dammi 100 lire”).
A Little Italy 10 Italiani erano stipati in una stanza. Nel 1891 cinque italiani
vennero linciati a New Orleans (v. “I cinque poveri italiani linciati a Talulah in
America”).
Mamma mia dammi cento lire che in America voglio andar - Dopo l’unità
d’Italia crebbe la popolazione. Nel censimento del 1871 risultò composta di
26.887060 persone. Molti italiani emigrarono specialmente negli Stati Uniti
ove si trovarono, per ostilità verso lavoratori stranieri e questioni razziali, in
condizioni di vita precarie.
L’autore della canzone è anonimo. Il testo è tanto più significativo in quanto
trasmette un sentimento corale tramandato oralmente.
http://youtu.be/mh2hfU5rl24
I cinque poveri italiani linciati a Talulah in America - I cinque, nel 1899, accusati
di mafia, dopo un regolare processo erano stati assolti. La popolazione di New
Orleans trascinata da un avvocato, assaltò le carceri e impiccò i prigionieri.
L’episodio ispirò una poesia, gonfia d’indignazione, ad Antonio Corso ex
sottufficiale della Guardia di Finanza. Era il risvolto drammatico, di una serie di
peripezie cui andavano incontro gli emigranti italiani. Giunti a New York erano
spediti a Ellis Island e selezionati. Milioni di emigranti si riversarono negli Stati
Uniti nei tre decenni fra il 1891 e il 1920. Fra il 1875 e il 1915, trentanove italiani
furono linciati o uccisi negli Usa.
Aspetti sociali
La propaganda politica si servì dei fogli volanti per diffondere alle masse
notizie rimate nella branca della poesia popolare. I fogli sul lavoro e gli
scioperi danno un quadro esauriente del periodo in cui quei canti ispirarono la
fantasia degli autori.
Lo sfondo sociale evidenzia i molteplici aspetti del problema: dall’attentato
politico, allo sciopero.
In Italia, prima della seconda metà dell’800, non potevano contare su
normative sull’orario di lavoro o le aspettative per malattia.
Un lavoratore era una sorta di “proprietà” per quello che all’epoca veniva
chiamato il “padrone”.
La costituzione delle prime Società Operaie di Mutuo Soccorso, trovò
accoglienza nella Legge n. 3118 del 15 aprile 1886.
Giolitti riconobbe i diritti degli operai: il diritto di sciopero e la celebrazione
del 1°maggio come festa del lavoro.
Gli operai all’epoca, erano costretti a lavorare quotidianamente anche per
oltre dodici ore. Non esisteva un limite minimo di età per iniziare a lavorare,
molti bambini erano impiegati in lavori pesanti.
Le conquiste delle classi lavoratrici, con canti che esalano il diritto di
sciopero, il riposo settimanale e le vittorie del partito socialista, infondono lo
spirito di classe dei lavoratori e li invitano alla lotta per la difesa e degli
interessi comuni.
Inno dei Lavoratori - Il testo fu scritto da Filippo Turati. La musica fu composta
dal maestro Amintore Galli. La prima esecuzione pubblica avvenne a Milano il
27 marzo 1886 nel salone del Consolato operaio per opera della Corale
Donizetti.
L'inno ebbe subito una grandissima diffusione e fu tra i più amati dai lavoratori
italiani.
http://youtu.be/Dj-xIzM_RyY
La Vittoria dei Socialisti - Il partito socialista era uscito notevolmente
rinforzato dalle elezioni della XX legislatura (aprile 1897 - maggio 1900). La
questione dei diritti civili portò i contadini all’occupazione dei latifondi della
campagna romana, in seguito alla quale parecchi proprietari concedettero
terre da seminare stringendo accordi con loro.
La vittoria dei Partiti Popolari - Nelle elezioni della XV legislatura (novembre
1892 - febbraio 1895) si ebbe la grande affermazione dei partiti popolari da cui
uscì una forte maggioranza di sinistra che non riuscì però a risollevare le
condizioni economiche del paese.
Il riposo festivo e settimanale - L’applicazione della legge 7 luglio 1907 n.
489, introdusse in Italia il riposo settimanale e festivo nelle aziende
commerciali e negli esercizi pubblici.
Primo e secondo sciopero dei tranvieri di Firenze - Nel 1900 vi fu il primo
abbozzo di sciopero generale, proclamato dai “lavoratori di ogni mestiere di
Genova”.
Il primo vero e proprio sciopero generale italiano fu però quello proclamato dal
16 al 21 settembre 1904 per protestare contro l’eccidio, voluto da Giolitti, dei
minatori sardi di Bugerru (Cagliari). Il paese fu paralizzato: i giornali non
uscirono, le fabbriche si arrestarono e i servizi pubblici non funzionarono.
I cataclismi
Ogni paese ha due storie: quella ufficiale e quella popolare, subalterna ma più
emozionante, dei fatti che colpiscono la fantasia. La gente conta gli anni su
simili eventi. Non dice: “Ai tempi del secondo ministero Giolitti”, ma “L'anno
di Casamicciola”.
La firma di un trattato, la vittoria d'un partito politico hanno effetti maggiori di
quelli d'un terremoto o di un nubifragio, ma il cantore popolare lavora su
modeste prospettive.
Nella coscienza popolare la storia ufficiale e quella popolare coincidono
soltanto in occasioni di eventi disastrosi: guerre e calamità naturali. In questi
casi la gente ricorda il lato più buio, il giorno più nero: non il giorno della
vittoria ma Caporetto; non l'ora in cui, sotto il Sempione, cadde l'ultimo
diaframma di roccia, bensì quella in cui fu ammazzato un poveraccio. Deve
essere, anche questo, un modo di vendicarsi sulla storia aulica ed ufficiale,
che possiede già, del resto, i suoi cantori e i suoi celebratori.
Importante appare in questi “Fogli volanti” la componente rispettosa e
autoritaria: il Re e il Vescovo a Casamicciola, la Regina al terremoto di
Messina. Sono figurine che fanno parte, dell'iconografia popolare di tutti i
tempi.
Come sempre, allora come ora (v. “Disastro alla stazione ferroviaria di Signa”)
vi è la richiesta d'una commissione d'inchiesta per appurare le responsabilità
del disastro. Sarà stata insediata? A che conclusioni sarà giunta? Siamo alle
solite.
Rimane il potere di ridurre a canzonetta metastasiana le disgrazie di tutti e di
nessuno. E' il gran potere della poesia, per illetterata che sia!
La Regina d’Italia sui luoghi del terremoto - Nel 1883 un violento terremoto
colpì Casamicciola, nell'isola d'Ischia, e i comuni limitrofi, soprattutto Lacco
Ameno e Forio. Le vittime furono 2.313 su 4.300; una sola abitazione restò
illesa. Tra le vittime vi furono anche i genitori e la sorella del futuro filosofo
Benedetto Croce estratto vivo dalle macerie.
La macchina dei soccorsi si mosse con lentezza, riscattata dall'eroismo dei
singoli. Ampio risalto fu dato all’impegno assistenziale reso nell’occasione
dalla Regina Elena.
Da allora si dice "Qui succede Casamicciola", per dire che succede un
putiferio.
Gli immensi disastri del terremoto e maremoto di Messina - Danneggiò le città
di Messina e Reggio nel 1908. E’ considerato uno degli eventi più catastrofici
del XX secolo che, dopo un secolo, non si é ancora rimarginato.
I Siciliani ed i Calabresi vennero immediatamente soccorsi da navi russe ed
inglesi di passaggio. Le vittime furono: 80.000 a Messina su 140.000 abitanti;
15.000 a Reggio Calabria su 45.000 abitanti. Numerose furono i morti anche nei
paesi limitrofi.
Tra gli altri persero la vita la moglie e i figli di Gaetano Salvemini. A Messina
soltanto il 2% degli edifici non rimase danneggiato.
Disastro ferroviario di Signa avvenuto la mattina del 15 aprile 1909 - Nella
occasione si costituì un’associazione, tuttora operante, di cittadini che
prestarono soccorsi sanitari in seguito al drammatico incidente ferroviario.
E' da sottolineare l'attualità d'uno spunto che questo “foglio volante” ci offre:
la richiesta d'una commissione d'inchiesta che avrebbe dovuto appurare le
responsabilità del disastro. Sarà mai stata insediata? A che conclusioni sarà
giunta? Siamo alle solite.
Le stragi del Colera - Un’esplosione di colera funestò tutta la penisola fin quasi
alla fine del 1887. A Napoli i casi di colera furono 15822 con una mortalità del
50%. L’Esercito, chiamato in causa si prodigò e diede prova di abnegazione.
Non pochi ufficiali e soldati nei soccorsi persero la propria vita. Il contagio si
diffuse in Italia dalla Francia portato da lavoratori stagionali che passarono il
confine per sfuggire al morbo. Il primo caso si registrò nel 1884 a Saluzzo
(Cuneo) diffondendosi poi in Liguria Piemonte e Lombardia.
La terribile eruzione del Vesuvio - Il vulcano napoletano eruttò nell’aprile del
1906. La colata lavica produsse danni immensi. I lapilli, insieme alle sabbie,
recarono danni ingenti alle località di alcuni comuni situati alle falde del
Vesuvio ove, sotto il peso del materiale caduto, crollarono i tetti degli abitati.
Vi furono 216 vittime e 112 feriti.
Il progresso
Questi poeti di strada non sanno di scienza, non sanno di numeri, di formule,
di teoremi: raccontano miracoli.
Noi la sappiamo tanto lunga da non farci scalfire neppure dalle più recenti
scoperte della scienza.
Forse solo i poeti troveranno convincenti e ammirevoli questi versi semplici e
sinceri.
Dalla metà dell’ottocento l’iniziata trasformazione economica e tecnologica
richiede un’espansione di mercati e, quindi, anche una maggiore circolazione
di mezzi e uomini nonché un cambio di mentalità. Processi che in Italia si
verificano con ritmi di intensità differenti nelle diverse classi sociali e
regionali.
Il progresso tecnologico mette a disposizione del pubblico nuovi mezzi di
trasporto più sicuri e rapidi come l'automobile, l'aeroplano, il tramway. Col
traforo del Sempione cadono barriere.
Le notizie e le idee circolano con maggiore regolarità e tempestività del
passato attraverso applicazioni quali il telegrafo senza fili e il telefono. Il
cinema accende la fantasia.
Nuove idee sullo Stato, sulla famiglia, sui diritti e doveri dell'uomo e della
donna circolano nel paese e non solo negli ambienti intellettuali: anche gli
strati meno fortunati della popolazione ascoltano, intendono e commentano i
fatti nuovi.
Il dirigibile - Il nuovo mezzo fu sviluppato dal pioniere dell’aeronautica italiano
Enrico Forlanini, nel periodo che va dai primi anni del Novecento fino ai primi
anni 30. Col suo ultimo progetto, “l’Omnia Dir” che volò postumo nel 1931,
Forlanini realizzò il primo utilizzo pratico di getti d‘aria compressa per il
controllo direzionale di un aeromobile
II telegrafo senza fili - Il 16 dicembre del 1901 Guglielmo Marconi inviava al
ministro Morin da San John di Terranova questo dispaccio: “Sono riuscito a
ricevere in Terranova dei segnali trasmessi direttamente dall’Inghilterra a
mezzo del telegrafo senza fili alla distanza di oltre 3.300 Km. MARCONI”.
Il miracolo del telegrafo senza fili tra i due mondi avviene a 103 anni dalla
nascita di Volta, a 63 anni dall’introduzione del telegrafo, a 25 dall’invenzione
del telefono.
L’uomo che vola mediante l’aeroplano - Il primo aereo italiano fu costruito da
Aristide Faccioli nel 1908. Inizialmente l'aereo fu considerato una semplice
curiosità per appassionati. In questi primi anni gli aeroplani erano spinti da
motori a pistoni collegati ad un'elica e la struttura era biplana, ovvero con due
piani alari. L'avvio di uno sviluppo più scientifico avvenne in concomitanza
con la I G. M. Fino allora gli Stati si erano relativamente disinteressati alle
potenzialità del nuovo mezzo, ma la guerra ne fece comprendere l’importanza.
L’automobile - All'inizio del novecento iniziò la produzione industriale della
FIAT a Torino, con la consulenza tecnica dell'ingegnere Enrico Bernardi che
fin dal 1896 aveva iniziato a realizzare industrialmente automobili con motori a
scoppio.
La teoria economica del taylorismo introduceva nuovi canoni di produttività:
da una parte, la nuova classe operaia si ribellava coniando il termine di
fordismo; dall'altra si faceva il primo passo verso la produzione in massa di
autovetture che potessero essere alla portata dei ceti meno abbienti.
Il Tramway di Parma - Le tranvie elettriche parmensi nel 1910 iniziavano la rete
dei trasporti pubblici locali. L’amministrazione abbinò l’inaugurazione delle
tranvie alla commemorazione del cinquantenario della partenza dei Mille da
Quarto.
Tra la fine del diciottesimo secolo e gli inizi del Novecento, la crescente
domanda di mobilità aveva spinto le autorità alla scelta della modalità
tranviaria a trazione meccanica.
Il servizio di trasporto pubblico era completato con una rete di tranvie a
cavalli, attivato fin dal 1885. I mansueti cavalli dell’“ippovia”, furono messi a
riposo per lasciare spazio ai “nuovi” tram elettrici.
La bicicletta - Mentre le prime automobili fanno i primi passi, la regina
incontrastata delle strade è la bicicletta. In Italia una bicicletta costava
l'equivalente di 10 centesimi di euro e si cantava "ma dove vai bellezza in
bicicletta". Le due ruote rappresentavano un simbolo di libertà e di
affrancamento sociale. La bicicletta consentiva all'operaio di abitare a dieci o
quindici chilometri dalla fabbrica, ed al contadino di raggiungere i campi
senza dover bruciare preziose energie durante il tragitto.
Il traforo del Sempione - Il 19 maggio 1906 si inaugura la nuova linea
ferroviaria che collega l’Italia con la Svizzera attraverso la galleria del
Sempione. Nel 1895 i governi di Italia e Svizzera stipularono un Trattato per la
realizzazione dell’opera. I lavori iniziarono nel 1898 per terminare il 24 febbraio
1905.
I lavori presentarono notevoli difficoltà, sia per la notevole lunghezza
dell'opera, sia per la caratteristica delle rocce a volte durissime e a volte
friabili. Gli operai che lavorarono alla sua costruzione erano sottoposti a
notevoli sbalzi di temperatura, soprattutto d'inverno.
La luce elettrica - Luglio 1892: si inaugura a Tivoli la corrente elettrica
prodotta dalla cascata dell’Aniente, per opera dell’ingegnere romano
Guglielmo Mengarini.
Mengarini realizza, per la prima volta nel mondo, un impianto per il trasporto
dell’energia elettrica a distanza in corrente elettrica alternata tra Tivoli e
Roma, per l’illuminazione della Capitale, con una linea di quattro cordoni di
rame intrecciati, lungo un tratto di 25 Km, sopra 707 pali di sostegno.
Il Cinematografo - Il cinema italiano iniziò la propria vita pochi mesi dopo la
prima proiezione pubblica dei fratelli Lumiér, avvenuta a Parigi il 28 dicembre
1895.
I primi film in Italia sono proiettati nel 1896 e durano pochi secondi.
Coraggiosi pionieri, primo fra tutti Filoteo Alberini, riprendevano, con una
cinepresa a manovella, fatti e personaggi del loro tempo, perlopiù regnanti,
imperatori e papi.
Il primo filmato giunto, tuttora visibile, riguarda Papa Leone XIII che si rivolge
alla macchina da presa per la prima benedizione papale filmata.
Le Guerre Coloniali
Il colonialismo italiano fu l'espansione della sovranità su territori dell'Africa e
dell'Europa. Finanche in Cina vi fu una piccola colonia a Tientsin.
Con l'apertura del canale di Suez (1869) il Mediterraneo aveva riacquistato in
parte l'importanza che aveva perso con le rotte per le Americhe.
Era aumentata l'importanza dell'Italia quale potenza in grado di avere il
controllo, almeno parziale, dell'Africa Nord-Occidentale per impedire l’accesso
al Mediterraneo occidentale alle rotte passanti per il Canale di Suez.
Cosa sono state, nella nostra storia le Guerre Coloniali? Forse l'approdo di
eroi e di disperati: i primi inseguivano la gloria; i secondi, la maggior parte,
fuggivano dalla fame.
Gli italiani sulle coste eritree del Mar Rosso nel 1887 seppero in fretta dagli
abissini che quello non era il paradiso promesso.
Oggi li chiamiamo imperialisti, perché così è stato convenuto: ma erano
imperialisti alle vongole, caserecci; imperialisti, che volevano riscattarsi
anzitutto dalla miseria.
A noi oggi certi fatti non ci esaltano più. Ma in quegli anni, il «tragico orgoglio»
diventò canto, e uomini semplici andarono per le strade a raccontare alla gente
il fatto miracoloso di uomini che erano partiti per l'isola del sogno e vi erano
morti in 500 in una sola battaglia (v. “Ai Caduti di Saati e Dogali”).
Questo raccontarono i cantastorie, menestrelli di un’epopea.
Il Conflitto Italo-Turco - Noto anche come Guerra di Libia fu combattuta tra
l’Italia e l’impero ottomano per il possesso delle regioni Nordafricane della
Tripolitania e della Cirenaica, tra il 29 settembre e il 18 ottobre 1912. Durante il
conflitto fu occupato anche l'arcipelago del Dodecaneso nel Mar Egeo.
Durante la guerra, si registrarono numerosi progressi tecnologici nell'arte
militare tra cui, in particolare, l'impiego dell'aeroplano (furono schierati 9
apparecchi). Altrettanto significativo fu l'impiego della radio. Infine, il conflitto
libico registrò il primo impiego nella storia di automobili in una guerra.
Gl’Italiani in Affrica - Per il «Continente nero» partivano i poveri cristi, come
sempre pionieri che non sapevano dire se fuggivano o inseguivano qualcosa,
tanto era la corsa tra miseria e destino nuovo.
Al momento di partire per l'Africa questi uomini si trasfiguravano per
sortilegio: i disperati, senza fede e senza niente, diventavano uomini forti,
uomini decisi, uomini finalmente vittoriosi, non sugli abissini, (v. “Caduti di
Saati e Dogali”) ma vittoriosi sulla propria paura, sulla propria rassegnazione,
sul proprio destino.
Ritorno dalla Baia d’Assab - Il colonialismo italiano ebbe inizio con il
possesso dei porti di Assab e Massaua sulla costa africana del mar Rosso
negli ultimi decenni del XIX secolo.
Nel 1884 L’Italia fece un accordo con la Gran Bretagna per l'occupazione del
porto di Massaua che assieme ad Assab formò i cosiddetti possedimenti
italiani nel Mar Rosso denominati poi Colonia Eritrea.
Ai Caduti di Saati e Dogali - La Battaglia di Dogali fu combattuta tra le truppe
italiane e quelle abissine nelle prime fasi di espansione italiane in Eritrea.
Il 25 gennaio 1887, il comandante italiano del forte di Saati, dopo aver respinto
un assalto di circa 25.000 abissini con soli 1167 uomini, capì di non poter
resistere ad un altro attacco. Venne inviata una colonna di rinforzo che fu
avvistata dagli etiopici a Dogali. Gli abissini assalirono la colonna con circa
7000 uomini. Gli italiani resistettero fino al termine delle munizioni. Si
salvarono solo 1 ufficiale e 86 soldati.
A Roma in onore "Piazza dei Cinquecento" venne nominata così per i circa
cinquecento italiani che perirono nella battaglia.
Viva Tripoli Italiana - Per l'occasione dell'entrata nella “Guerra di Libia” fu
addirittura scritta una canzone, “Tripoli bel suol d’amore cantata in molti teatri
italiani dalla cantante Gea della Garisenda, il cui nome d'arte era stato coniato
da d’Annunzio. La cantante si presentava sul palcoscenico vestita unicamente
del Tricolore, suscitando scandalo nella società dell'epoca.
L'autore di "Tripoli bel suol d'amore" è indicato come "Anonimo". In realtà
autore del testo fu il giornalista Giovanni Corvetto, mentre Colombino Arona
compose la musica
http://youtu.be/JO9Ow4DGUbQ
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Presentazione mostra - Associazione culturale "Amici del Caffè