V Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia
Il “Quinto rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia”, realizzato nel 2012 da Isdaci
(Istituto per lo Studio e la Diffusione dell'Arbitrato e del diritto Commerciale Internazionale) contiene
una serie di dati su tutti gli strumenti alternativi per la risoluzione delle controversie, relativi all’anno
2010. In particolare l’arbitrato appare poco utilizzato, dato che, nel 2010, le domande non
raggiungono nemmeno l’1% di tutte le forme di ADR. Esse sono comunque aumentate, passando
dalle 520 del 2005 alle 753 del 2010, l’80% delle quali esaminate dagli organismi costituiti presso le
Camere di Commercio Come riportato nel rapporto Isdaci, nel 2010, la maggior parte dei
ricorsi all’arbitrato riguarda la risoluzione di controversie tra due imprese o tra un’impresa e
un ente, (l’88%), mentre le controversie tra imprese e consumatori sono circa il 12% del
totale. Le materie oggetto di controversia sono molteplici e, in particolare, nel 2010, la
maggior parte dei ricorsi ha riguardato diritto societario (il 24% del totale), appalti (21%),
commercio (15%) e immobili (13%) Imprese e consumatori utilizzano l’arbitrato per regolare
questioni di ammontare cospicuo e crescente nel tempo. Infatti, nel 2010, il valore medio di una
controversia supera i 500.000 euro, con una differenza notevole tra quelle promosse presso la rete
camerale (544.000 euro) e quelle all’esterno di tale circuito (39.000 euro); tali cifre sono ben
superiori a quelle del 2009, quando la media totale era di 196.000 euro, specialmente grazie al
contributo degli organismi arbitrali delle Camere di Commercio (213.000 euro).
V Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia
Il crescere dell’ammontare delle controversie ne condiziona inevitabilmente la durata: infatti, nel 2010,
l’arbitrato si esaurisce in media in 228 giorni, a differenza dei 162 del 2009. dalla elaborazione fatta dal
Censis su dati ISDACI ( pag 24, fig 2.8, rapporto Censis-Camera Arbitrale di Roma) le domande di
arbitrato hanno avuto la seguente distribuzione nel perido 2005-2010.
V Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia
Le materie oggetto di arbitrato sono state distribuite invece come da fig. 2.9, pag 25 rapporto
Censis-Camera Arbitrale di Roma, da elaborazione Censis su dati ISDACI, che si riporta di seguito
V Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia
Nel 2010 , rispetto al 2009, si sono registrati i seguenti dati tendenziali in merito al ricorso
a procedure A.D.R. Nel nostro Paese così come rilevato dal V rapporto sulla Diffusione
della Giustizia Alternativa a cura di ISDACI ( parte curata dalla D.ssa Bonsignori,pag.29):
“(…) il numero complessivo delle domande di ADR è sceso del -8% (dalle 93.406
domande, complessivamente registrate nel 2009 alle 86.023 del 2010):
. ciò è dovuto principalmente ad una notevole riduzione delle procedure di negoziazione
paritetica, pari a –42% (dalle 30.213 domande del 2009 alle 17.407 del 2010);
. seguono, con segno negativo, le domande di arbitrato, scese del -6% (passando da 802
a 753), che tuttavia hanno dei numeri assoluti sempre molto contenuti;
. le domande di mediazione/conciliazione amministrata sono anch’esse scese, sia pure in
modo più contenuto del -2,3% (dalle 18.958 domande del 2009 alle 18.525 del 2010);
. registrano un segnale positivo le domande di conciliazione presso il Corecom, con un
+13,7% (dalle 43.403 domande del 2009 alle 49.348 del 2010);
. le domande di riassegnazione dei nomi a dominio sono anch’esse cresciute del +66%,
anche se mantengono dei numeri assoluti molto contenuti (dalle 30 domande nel 2009 alle
50 del 2010), pertanto tale dato appare meno significativo.(…)”
V Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia
Il dato riportato dal rapporto in esame deve tuttavia tenere in considerazione il fatto che il
peso della crisi economica ha gravato, unitamente ad una scarsa diffusione della giustizia
alternativa e delle tecniche A.D.R., ha indubbiamente rappresentato un forte freno. Nel
presente lavoro a più riprese insistiamo sulla necessità di operare una corretta
informazione dei soggetti, come le imprese, che più di altri forse soffrono la crisi della
giustizia civile italiana, pagando un forte scotto in termini di competitività rispetto a quelle
di altri Paesi Comunitari e dall’area Ocse. Accanto ad una corretta informazione è
necessario dotare il sistema di strumenti di giustizia alternativa efficaci , rapidi e poco
costosi, non apparendo in questo senso l’arbitrato, ad esempio, e a parere di chi scrive,
strumento completamente idoneo alla soluzione di una molteplicità di controversie.
Servono probabilmente una varietà di altri strumenti e, in questo senso, la mediazione
civile e commerciale non deve diventare l’ennesima occasione perduta dal nostro Paese. Il
dato assai poco confortante che viene riportato nel Rapporto citati, risale al 2010 e,
sebbene sintomatico per capire l’evoluzione del fenomeno e le difficoltà che ne hanno
accompagnato la gestazione, la nascita e lo sviluppo, non tiene conto dei dati , assai più
confortanti , che invece erano maturati nell’anno seguente e ancora di più nel primo
semestre del 2012.
V Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia
La sentenza della Corte Costituzionale che dichiarato illegittimo l’art. 5 del Dlgs.28/2010
segna però poi un freno, a fine 2012, al consolidamento definitivo della procedura. Ben
altri numeri avremmo visto nel prossimo rapporto sulla giustizia alternativa, se la
mediazione avesse continuato a svilupparsi ai ritmi ai quali ha marciato nella primavera del
2012! Nell’auspicio che il legislatore futuro tenga in debito conto , sia i numeri che hanno
accompagnato la procedura ( unitamente ai numeri delle altre procedure di giustizia
alternativa), sia le richieste che provengono dalle imprese e dai cittadini, l’azione di
corretta informazione e professionalizzazione degli operatori del settore non deve arrestarsi
né rallentare. Risulta peraltro vero che la diffusione di questi strumenti deve
necessariamente procedere di pari passo con la migliore efficienza della giustizia civile in
quanto “ la diffusione di mediazione, conciliazione e arbitrato, tuttavia, è direttamente
proporzionale alla efficienza della giustizia civile. È evidente infatti che la parte che intende
ritardare l’adempimento della obbligazione, approfittando delle lungaggini giudiziarie, non
avrà alcun interesse ad accettare l’utilizzo di strumenti rapidi di risoluzione”(ISDACIIstituto Scientifico per l’arbitrato, la mediazione e il diritto commerciale, Unionecamere,
Camera Commercio Milano, Camera Arbitrale di Milano, Quinto Rapporto sulla diffusione
della Giustizia Alternativa in Italia, pag.31).
V Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia
Va altresì osservato, ad onor del vero, che tale meccanismo perverso,derivante da un uso
distorto delle lungaggini della giustizia e, oltre che da un malcostume diffuso nel nostro
Paese, poteva seriamente essere messo in discussione, o comunque intaccato a favore
della mediazione civile, attraverso una serie di sanzioni processuali ed economiche ( si
pensi alla iniziale normativa sulla mediazione obbligatoria e successive modificazioni), tali
da produrre un effetto deterrente su tali condotte. Nel corso del 2011 e nei primi mesi del
2012 infatti, la mediazione obbligatoria è stata accompagnata da provvedimenti legislativi
che andavano in questa giusta direzione, colpendo la contumacia in mediazione, la
mancata accettazione della proposta del mediatore, facendo venir meno il diritto al
risarcimento come da legge Pinto. La sentenza della Consulta spazza via quasi tutte queste
norme intelligenti proprio nel momento in cui stavano cominciando a sortire il loro effetto
e precipita il nostro Paese indietro nel tempo, a situazioni e dati ben anteriori al rapporto
che stiamo analizzando in queste pagine. Fino a che il legislatore non avrà nuovamente
provveduto , come è l’auspicio di molti, a reintrodurre dei meccanismi di stimolo al ricorso
alle procedure stragiudiziarie, è necessario che i professionisti che più di altri sono vicini
alle imprese, svolgano un ruolo di sensibilizzazione e di stimolo continuo alla scelta di
procedure alternative al giudizio.
V Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia
Riferimenti bibliografici:
CONFLIGGERE MEDIANDO AL TEMPO DELLA CRISI. La
mediazione civile e commerciale: evoluzione normativa e approccio filosofico, Youcanprint
L. Possieri, E.F. Franchino,
self-publishing, Tricase (LE), dicembre 2012;
ISDACI- Istituto Scientifico per l’arbitrato, la mediazione e il diritto commerciale,
Unioncamere, Camera Commercio Milano, Camera Arbitrale di Milano, Quinto Rapporto sulla
diffusione della Giustizia Alternativa in Italia, con il patrocinio di Camera dei Deputati e
regione Lombardia
CENSIS, Camera di Commercio di Roma – Camera Arbitrale Azienda Speciale, “La
mediazione per il sistema delle imprese, efficacia e prospettive della mediazione nella
provincia di Roma”, Giugno 2012. La ricerca è stata promossa dalla Camera Arbitrale di Roma
ed è stata realizzata da un gruppo di lavoro del Censis-Centro Studi Investimenti Sociali
coordinato da Francesco Estrafallaces e composto da Ignazio Avella e Monica Altieri
Scarica

V Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia