Un incontro magico:
dislessia e Liceo Musicale
Ritmo, Solfeggio, Percettività
Storia della musica
Matilde Bufano
Premessa
Come tutti i musicisti sanno, lo studio della musica è costituito
da due componenti di pari importanza:
la Teoria e l’Esecuzione.
La Teoria si studia sulle pagine di un testo, quindi non è
un’attività multisensoriale, cioè non coinvolge più sensi. Lo
studio della Teoria è indispensabile, in quanto è lo studio dei
fondamenti della musica.
L’Esecuzione produce la Musica. Questa è l’attività
multisensoriale per eccellenza. Suonare impegna la vista,
l’udito, il tatto, i propriocettori, l’apparato cinestetico, la
grossa e la fine motricità e l’apparato emotivo.
L’esecuzione della musica impegna, in modo per noi meno
percettibile, anche altri organi come le cavità di risonanza, sia
nel cantare, sia nel ricevere le vibrazioni quando si suona o
quando si ascolta la musica.
Dislessia: ammissione al Liceo Musicale
(oppure al Conservatorio)
Quali accorgimenti devono mettere in atto le Istituzioni
che si preparano a valutare un ragazzo con diagnosi di
dislessia che si presenta agli esami di ammissione in un
Conservatorio o in un Liceo Musicale? La risposta:
Strumento
1. l’ammissione non deve prevedere prove a prima vista,
né prove di trasporto. Il dislessico NON PUO’
affrontarle per le ragioni viste in precedenza.
2. nel caso in cui lo studente dislessico in sede di esame
esegua in modo insoddisfacente i brani che ha
preparato, bisogna offrirgli la possibilità di ripeterli,
poiché quasi sempre il dislessico che ha una
percezione confusa della realtà, vive ogni “prima
volta” come un trauma.
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Solfeggio/Teoria
bisogna tenere a mente che per il dislessico il solfeggio e la teoria sono le
materie che presentano le maggiori difficoltà proprio perchè il loro
contenuto solo “teorico” impegna solo la vista, e per il rapporto con la
pagina scritta, piena di regole, nomi e segni da imparare a memoria, senza
l’enorme aiuto dato dai SUONI e dalla relativa DITEGGIATURA
(multisensorialità). Inoltre il solfeggio parlato si risolve spesso in uno
scioglilingua che il dislessico non è in grado di affrontare a causa delle
difficoltà degli organi della fonazione e della scarsa memoria a breve
termine che non gli consente di memorizzare in modo immediato né i
nomi delle note, né i simboli corrispondenti alle durate.
di conseguenza le Istituzioni si limiteranno a programmare sul proprio sito
prove ritmiche e cantate (queste ultime con il nome delle note) e prove di
orecchio (dettato melodico, dettato ritmico e dettato di intervalli e triadi)
adeguate all’età e alle richieste dell’utenza. Le prove per i dislessici
saranno le stesse che si propongono ai non dislessici. La differenza sarà
costituita dalle modalità di esecuzione del solfeggio parlato (al candidato
non si chiederà di nominare le note) e della teoria per la quale si garantirà
al candidato la vicinanza e l’uso della tastiera per il conteggio degli
intervalli, per la successione di note di una scala o di un accordo, ecc…...
Anche per queste prove di ammissione bisogna dare al dislessico la
possibilità di ripeterle tutte o in parte una seconda volta.
Solfeggio e ritmo
Per l’allievo dislessico di qualsiasi età e qualunque sia il livello
raggiunto nello studio della musica il ritmo (spesso di difficoltà
crescente) rappresenta sempre una difficoltà:
1. Interiorizzazione del ritmo con battito di mani (collaborare con
l’insegnante di strumento eseguendo ritmicamente i brani da
suonare).
2. Uso del metronomo abbinato alla recitazione dei numeri, in
particolare per i gruppi irregolari.
3. Insistenza nella ripetizione e memorizzazione delle figure di
valore e relative pause (a volte si confonde anche l’allievo
dislessico che ha superato i primi esami di solfeggio).
4. Cura dei movimenti della mano. Questo esercizio è
indispensabile per imparare a governare la fine e la grossa
motricità.
5. Studio costante e ripetitivo di ritmi con percussione.
Ritmo ed esecuzione musicale
Esecuzione ritmica di brani o di parte dei brani da
studiare/eseguire con lo strumento.
Esecuzione cantata di brani o di parte dei brani da
studiare/eseguire con lo strumento.
Dare inizio all’analisi di brevi brani, generalmente per
pianoforte, oppure brani che l’allievo studia. L’insegnante si
aiuterà con il pianoforte affinchè l’analisi non resti un mero
esercizio sulla carta, poco significativo per il dislessico.
Del brano si descrivere la forma aiutandosi sia con un grafico
(semplice), eventualmente a colori, per mettere più volte in
risalto le varie caratteristiche, sia con l’aiuto del pianoforte.
Percettività e sua utilità
Per il dislessico è importante acquisire la conoscenza di
pochi elementi sui quali basare le proprie certezze. Per
questa ragione è necessario che l’ora di teoria e
percettività sia strettamente connessa con l’armonia e,
possibilmente, con i brani che suona con lo strumento.
Cominciare molto gradualmente con le principali cadenze
scritte in varie tonalità e il riconoscimento delle stesse
all’ascolto in tonalità fino a 3-4 alterazioni in chiave.
Riconoscimento delle modulazioni ai toni vicini.
7^ fino alla 5^ specie con esercizi.
Numerazione e svolgimento di bassi con modulazioni ai
toni vicini e con progressioni e imitazioni.
Analisi ed esercitazioni scritte sul corale.
Giael – 7^ di I specie
Giael – Basso n. 1
Davide
Carlo
Eleonora
Eleonora 2
Virginia
Corso di Solfeggio
1
• Prof.ssa Matilde Bufano
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Teoria e Solfeggio
a.s. 2004-2005
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• Proposta di Corso sperimentale per allievi dislessici del Conservatorio “G. Verdi” MILANO
• Premessa.
• Legislazione
• Nel 2004, con diversi anni di ritardo rispetto ad altri Paesi europei, il Ministero della
Pubblica Istruzione ha riconosciuto la dislessia come una disabilità e non come un
handicap e di conseguenza ha emanato alcune circolari con le disposizioni alle quali
tutti gli ordini di scuole devono attenersi nel caso di alunni affetti da dislessia. Con
tali disposizioni il Ministero indica una serie di strumenti compensativi e
dispensativi da utilizzare, sia nel corso dell’anno scolastico, sia in sede di tutti gli
esami – fino alla maturità – con lo scopo di offrire ai dislessici pari opportunità,
evitando in tal modo l’abbandono scolastico e altri disagi, quali abbassamento
dell’autostima, depressione, comportamenti oppositivi o scelte di basso profilo
rispetto alle potenzialità.
• Gli strumenti compensativi e dispensativi sono descritti nella Circolare prot.
4099/P4° del 5/10/2004 (acclusa al presente progetto), alla quale fa riferimento
tutto il dettato ministeriale successivo, consistente in circolari, ordinanze e note.
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Corso di Solfeggio
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La dislessia
Ormai è ampiamente acquisito che la dislessia è un disturbo neurobiologico, quasi sempre
ereditario, che presenta vari livelli di gravità. Secondo stime ufficiali riguarda il 5% della
popolazione – nell’età scolare il 10% secondo le stime del CNR – e di solito permane anche
negli anni successivi. La dislessia non è causata da scarsa intelligenza né da problemi
psicologici o familiari, anche se spesso il bambino dislessico finisce con l’avere problemi
psicologici come conseguenza del suo disturbo.
In Italia la dislessia è tuttora poco conosciuta per diverse ragioni (cfr. G. Stella, La dislessia.
Ed. Il Mulino, 2004) e quindi viene diagnosticata con molto ritardo, con gravi conseguenze
per il dislessico che non rendendosi conto del motivo delle sue difficoltà e considerato
svogliato e pigro dagli insegnanti e dalla famiglia, matura una scarsa autostima e diventa a
volte ansioso, apprensivo e addirittura violento, a volte depresso, insicuro e incapace di
rapportarsi agli altri con la dovuta serenità.
La dislessia evolutiva é una disabilità nella lettura parlata e non nella comprensione del
testo. Per leggere bisogna mettere in atto alcuni processi che sono:
a. il riconoscimento dei segni (il dislessico confonde spesso lettere e numeri);
b. la conversione dei segni grafici in suoni (il dislessico spesso ha difficoltà di
verbalizzazione);
c. la ricostruzione delle parole attraverso la connessione dei gruppi di segni/suoni.
Questi tre processi possono essere considerati le fasi di un’unica attività chiamata attività di
decodifica o transcodifica che consente di trasformare il codice scritto in codice orale.
Questa abilità manca al dislessico che, di conseguenza, ha particolari “difficoltà
nell’esprimere … contenuti specialistici che richiedono sequenzialità e impiego di termini
specifici e speciali” e “difficoltà di denominazione rapida di termini che pure sono disponibili
nel repertorio lessicale dell’individuo”. (G. Stella, op. cit.).
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• Corso di Solfeggio
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Oltre a questa, nel dislessico si possono manifestare altre disabilità (gravi difficoltà nella scrittura,
discalculia, scarsa memoria a breve termine, disturbi di lateralizzazione, difficoltà di concentrazione e di
organizzazione del pensiero) che non riguardano tutti i dislessici nello stesso modo, né con la stessa
intensità. Ciascun dislessico, infatti, è un caso a sé, diverso da tutti gli altri.
Ogni dislessico, poiché non ha carenze intellettive o sensoriali, è in grado di apprendere qualunque
argomento, esattamente come i non-dislessici, ma ha bisogno di molto più tempo e di alcuni supporti,
primo fra tutti la registrazione di ogni argomento da ascoltare ogni volta che occorre. E’ necessaria
inoltre una didattica specifica e personalizzata, insieme a un atteggiamento responsabile, paziente e
comprensivo del docente affinché il ragazzo dislessico, già a disagio per il suo disturbo, abbia la
sensazione di essere valutato come merita e rispettato, non sopportato.
Proposta di Corso di Teoria, Solfeggio e Dettato musicale
Questa proposta è il risultato di molti anni di studio sul rapporto fra il dislessico e la musica, studio
condotto con una certa difficoltà per carenza di letteratura specifica e di esperienze codificate.
I punti di riferimento utilizzati nel redigere questo programma sono: alcuni testi in lingua inglese, i pareri
e i consigli dei medici specialisti e l’esperienza fatta “sul campo”.
Riguardo alla musica, le diversità fra dislessici che si riscontrano nella vita scolastica e nella quotidianità
si rilevano anche nelle attività musicali, in primo luogo nella lettura – in particolare nella lettura a prima
vista e nella lettura ad alta voce per il solfeggio. Infatti, nella letteratura (straniera: si cita, per esempio,
Music & Dyslexia diT.R. Miles & J. Westcombe, 2001) riguardante l’attività musicale dei dislessici si
afferma che le maggiori difficoltà i musicisti dislessici, anche quelli considerati musicisti di successo, le
hanno incontrate proprio durante il corso di solfeggio: nella lettura, spesso veloce, delle note con il loro
nome; nell’esposizione della sequenza delle scale con le relative armature in chiave; nell’esposizione
delle regole della teoria con le sequenze dei diesis e dei bemolli e con la corrispondenza fra tempi
semplici e composti; nel riconoscimento mnemonico degli intervalli; inoltre, nell’attività corale, con la
lettura contemporanea a prima vista delle note e del testo. Infine sono indicate come assolutamente
improponibili tutte le letture a prima vista da affrontare in sede di esame o di esecuzione strumentale.
• Corso di Solfeggio
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Naturalmente quasi tutte queste difficoltà non si presentano quando l’allievo dislessico suona: per lui
“leggere” le note con lo strumento è molto più facile che pronunziarne il nome in quanto il dislessico
abbina le note alla posizione delle dita e, soprattutto, al suono. Abituato com’è ad ascoltare, in caso di
errore avverte subito il suono sbagliato, mentre nel parlare spesso non si accorge di sbagliare la
pronuncia di una parola.
Comunque ogni dislessico, anche come strumentista, ha le sue specificità, sia in positivo sia in negativo:
dal dislessico dotato di grande orecchio e memoria che diventa un ottimo strumentista, attraverso una
gamma molto variegata si passa al dislessico con problemi ritmici, mnemonici o di inadeguatezza fisica.
Con queste carenze lo studio dello strumento è sconsigliato al dislessico come al ragazzo non-dislessico.
In conclusione, tenendo presente che il dislessico:
esegue le note più facilmente con lo strumento di quanto non le legga con la voce;
legge ad alta voce qualunque cosa con grande lentezza confondendo i caratteri;
ha difficoltà a ricordare e a esporre verbalmente sequenze e termini specialistici,
è necessario ridisegnare tutte le attività previste dal programma ministeriale di Teoria e Solfeggio con lo
scopo di evitare che per raggiungere il livello normalmente richiesto l’allievo dislessico impieghi un
numero di anni imprevedibile, senza che ciò comporti alcun vantaggio dal punto di vista musicale, anzi
con il rischio che il candidato debba rimandare il compimento inferiore di strumento, spesso preparato
con maggiore facilità.
I contenuti previsti dal corso di Solfeggio dovranno comunque rimanere gli stessi – e altrettanto sarà per
le prove d’esame – ma gli uni e le altre dovranno essere condotti in modo da mettere l’allievo dislessico
nelle condizioni più favorevoli, come previsto dal dettato ministeriale per tutti gli altri ordini di scuole.
Le modalità che vengono proposte, riguardanti sia le attività durante il corso di Teoria e Solfeggio sia lo
svolgimento degli esami, sono state sperimentate con successo con tutti i dislessici. Si è tenuto conto
non solo dei vari livelli di gravità del disturbo, ma anche di tutte le difficoltà che spesso lo accompagnano
(discalculia, disortografia, disturbi della lateralizzazione, di coordinamento ecc..) con lo scopo di
formulare un progetto all’insegna della chiarezza per i docenti, per gli allievi interni e per i privatisti.
Corso di Solfeggio
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– Solfeggio in chiave di violino: la lettura, che presenterà le stesse difficoltà previste per il corso
normale, dovrà essere eseguita con sillabazione ritmica (ta-ta) senza nominare le note. Sarà
opportuno evitare l’uso di matite, di strumenti ritmici, come pure il battito delle mani o del
piede che in alcuni soggetti aggiungono difficoltà di movimento alle difficoltà di
verbalizzazione ritmica. In sede d’esame sarà concesso al candidato un tempo maggiore per
esaminare la prova ed eventualmente sarà data la possibilità di ripeterla tutta o in parte.
– Setticlavio: il setticlavio sarà trascritto dall’allievo utilizzando gli stessi testi e le stesse prove,
comprese quelle di esame, proposti agli altri allievi.
– Solfeggio cantato: il solfeggio cantato sarà eseguito in modo usuale con il nome delle note.
Anche in sede di esame si concederanno alcuni minuti in più per esaminarlo preventivamente
ed eventualmente si darà all’allievo la possibilità di eseguirlo una seconda volta.
– Trasporto: questa prova in sede di esame sarà trascritta un tono sopra o un tono sotto e
cantata. Nel caso di dislessia severa l’allievo si limiterà a spiegare le regole del trasporto al
pianoforte.
– Dettato: in sede di esame il dettato sarà di 8 battute contenenti un numero limitato di note.
Questa prova presenta molte difficoltà per i dislessici che hanno scarsa memoria a breve
termine.
– Teoria: gli intervalli saranno mostrati sulla tastiera; le scale e i relativi arpeggi potranno essere
eseguiti dal candidato sulla tastiera; comunque la tastiera dovrà essere utilizzata il più
possibile per le domande di teoria allo scopo di evitare sforzi mnemonici senza risultato, in
particolare agli allievi affetti da discalculia e da scarsa memoria a breve termine.
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Come prova di lettura delle note l’allievo in sede di esame eseguirà un brano preparato in
precedenza con il proprio strumento. Questa prova farà parte della lettura nelle chiavi se lo
strumento è uno strumento traspositore, oppure della lettura in chiave di Sol se lo strumento usa
questa chiave.
Storia della musica
Riscrivere la storia utilizzando le mappe.
Utilizzare simboli e colori.
Quando possibile abbinare video musicali e spartiti
a specifici argomenti.
Invitare gli allievi ad ascoltare la musica dal vivo.
Accompagnare sempre le mappe di storia della
musica a mappe della storia che l’allievo studia a
scuola.
Spiegare la collocazione storica dei brani che
l’allievo suona e farne un’analisi armonica e
formale.
1.Misure compensative e dispensative
per i Conservatori di Musica
Misure compensative e dispensative
(continuazione)
Esami di Compimento medio di Viola
del Vecchio Ordinamento
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“Lettura a prima vista di un brano di media difficoltà, e trasporto di un facile brano non oltre un tono
sopra o sotto.”
Allieva xxxxxxxxx
Classe del professor xxxxxxxx
L'allieva xxxxxxxxx frequenta da molti anni il Conservatorio, al quale fin dal suo primo ingresso ha fornito
la diagnosi di dislessia, periodicamente ripetuta e aggiornata. Tale diagnosi, depositata in segreteria, è
stata fornita a tutti i docenti interessati affinché fossero informati del caso e mettessero in atto tutte le
disposizioni di legge per consentire all'allieva di proseguire nello studio dello strumento prescelto.
Come è noto, le Misure compensative e dispensative, prot. n. 2623 dell'11.5.2011, che sono state
approvate dal CNAM nella seduta dell'8.11.2011 e inviate dal Ministero al Conservatorio, recitano:
“Studio dello strumento: la dislessia rende faticosa la decodifica, l'apprendimento e la realizzazione
immediata e simultanea di tutti i segni dello spartito (alterazioni, legature, segni di articolazione,
dinamica, gruppi irregolari, ecc.) che il dislessico riesce ad integrare nell'esecuzione solo attraverso uno
studio costante e ripetuto, il che comporta tempi di preparazione più lunghi della norma.”
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poiché la prova di compimento medio richiede:
“Lettura a prima vista di un brano di media difficoltà, e trasporto di un facile brano
non oltre un tono sopra o sotto.”
si chiede
1. Per la prima vista:
leggere a prima vista un brano di difficoltà corrispondenti non più che al IV anno di
strumento, di andamento moderato o lento, con un massimo di due alterazioni in
chiave, privo di cambiamenti repentini di tempo e privo di disegni ritmici
complessi, della lunghezza massima di 16 battute.
2. Per il trasporto:
trasportare un tono sopra o un tono sotto un brano della lunghezza massima di 16
battute di difficoltà corrispondenti al III anno di strumento, raggiungendo, una
volta trasportato, una tonalità con un massimo di 3 alterazioni. Il candidato
trasporterà il brano per iscritto (come già in uso negli esami di tromba, di
setticlavio e di trasporto cantato nel corso e negli esami solfeggio) e subito dopo
eseguirà con lo strumento quello che ha scritto.
Per queste due prove il candidato disporrà di 40 minuti di tempo, venti minuti per
solfeggiare il brano a prima vista e venti minuti per scrivere il trasporto. Inoltre
potrà avere a disposizione tutti i supporti previsti dalle già citate Misure
compensative e dispensative.
• Effetti dello studio della musica sul dislessico
• E’ stato provato attraverso numerosi esperimenti che la musica
“migliora” la dislessia.
• La dislessia non guarisce perché non è una malattia, ma è un modo
diverso di essere che è ancora sconosciuto sia ai neuroscienziati,
sia alla gran parte dei docenti, spesso impreparati su questo
fenomeno vasto e complesso.
• Lo studio sistematico della musica, facendo lavorare insieme i due
emisferi del cervello, produce numerosi collegamenti neuronali,
tanto che il corpo calloso del musicista è molto più spesso del
corpo calloso di chi non studia musica.
• La pratica del far musica: il coro, il ritmo, lo strumento, il solfeggio
e persino la semplice sillabazione con il tà tà sono attività
multisensoriali intense e continue che accrescono di molto le
abilità del dislessico, lo avvicinano al “mondo reale” e al ritmo di
vita degli altri compagni. Questo beneficio si riflette sullo studio
“sulla carta” – non multisensoriale - delle materie scolastiche.
• I miei dislessici con il passare degli anni vedono
aumentare il loro successo scolastico, infatti a partire
dal terzo liceo in genere sono promossi a giugno.
• Il confronto con i risultati scolastici di loro coetanei
dislessici che non hanno mai studiato la musica non
lascia dubbi.
• Una ragazza di 5° liceo che frequenta con successo l’8°
anno di violino, recentemente ha rifatto le prove della
dislessia dopo 3 anni circa. L’esito è stato sorprendente:
i sintomi sono visibilmente attenuati.
• Questo particolare, confermato da numerosi
esperimenti svolti in particolare negli Stati Uniti,
dovrebbe sollecitare tutti gli insegnanti di musica a
responsabilizzarsi nei riguardi dei loro allievi dislessici
dedicando loro tutte le attenzioni che meritano.
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Dislessia al liceo musicale