Rassegna Stampa di
venerdì 19 dicembre 2014
SNALS / CONFSAL
LA SICILIA
19/12/2014
"AVEVAMO ALTRI ACCORDI" VILLARI: "REALTA' STRAVOLTA"
Scuola, Formazione, Università, Ricerca
la Stampa
Italia Oggi
Avvenire
19/12/2014
Avvenire
il Tempo
il Tempo
il Mattino
19/12/2014
il Mattino
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il Mattino
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Secolo d'Italia
19/12/2014
il Sole 24 Ore
l'Espresso
il Tempo
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il Sole 24 Ore
Italia Oggi
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19/12/2014
19/12/2014
19/12/2014
19/12/2014
19/12/2014
19/12/2014
19/12/2014
25/12/2014
19/12/2014
19/12/2014
NON SI TROVANO SUPPLENTI I PRESIDI LANCIANO L'ALLARME
IL JOB ACT PUO' ESSERE UTILE
FONDI INVALSI PER IL 2015 APPESI ALLA LEGGE DI STABILITA' A RISCHIO
60 POSTI DI LAVORO
PRIMI DIPLOMI PER I PROF DI RELIGIONE
PRIME CLASSI: ISCRIZIONI ON LINE DAL 15 GENNAIO
TUTTE LE SCUOLE DEL MONDO SOTTO IL SEGNO DI DANTE
Int. a G.Rembado: "LA SCUOLA SENZA MERITO DANNEGGIA TUTTA LA
SOCIETA'"
LA RESA DELLA GIANNINI: NEGOZIAMO SULL'ANZIANITA'
SI' DELLA UE AL PIANO DA 3 MILIARDI
PRESIDI, C'E' LA SVOLTA ON LINE LA GRADUATORIA
SCUOLA, SE CI SI ALLONTANA DALL'AUTENTICO SIGNIFICATO DI MERITO
SCUOLA, LA "SVOLTA" DI RENZI: ALUNNI IN CLASSE CON I BIDELLI E NON
CON I PROF
SPECIALIZZAZIONI PIU' BREVI
RISERVATO - RICERCATORI IN FUGA
63 MILA EURO PER LA RICERCA SUL VOTO UE A CHE SERVE SE L'ITALICUM
E' GIA' IN AULA?
PRESSING PER RILANCIARE SUL MADE IN
IL MIGLIOR MINISTRO? FRANCESCHINI
Economia, Lavoro, Previdenza
il Sole 24 Ore
il Sole 24 Ore
il Sole 24 Ore
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Corriere della Sera
la Repubblica
19/12/2014
19/12/2014
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19/12/2014
19/12/2014
19/12/2014
19/12/2014
Italia Oggi
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il Messaggero
19/12/2014
il Messaggero
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il Giornale
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Giorno/Resto/Nazione 19/12/2014
Giorno/Resto/Nazione 19/12/2014
il Venerdi' (la
Repubblica)
il Sole 24 Ore
Corriere della Sera
19/12/2014
la Stampa
il Messaggero
19/12/2014
19/12/2014
19/12/2014
19/12/2014
JOBS ACT, IPOTESI LICENZIAMENTI PER SCARSO RENDIMENTO
ACCORDI AZIENDALI IN CERCA DI IDENTITA'
BONUS CON DOPPIA INTERPRETAZIONE
L'OBESITA' E' UN HANDICAP LAVORATORI PIU' TUTELATI
STABILITA'. IL NODO DELLA FIDUCIA SCARSA RESA, SI PUO' LICENZIARE
MAXI-EMENDAMENTO E FIDUCIA SULLA MANOVRA RIVOLTA NELLE
PROVINCE
BONUS, DOPPIA VERIFICA
"CON LA MOBILITA' NELLA PA NESSUN TAGLIO RETRIBUTIVO"
ART 18, COSI' I PALETTI AL REINTEGRO
STABILITA' CON FIDUCIA IL PD E' NEI GUAI E IL VOTO SLITTA A OGGI
NELLA GIUNGLA DEI SUSSIDI
INCUBO DISOCCUPAZIONE "DAL 2007 AL 2013 E' RADDOPPIATA"
JOBS ACT, VOLATA FINALE DEL GOVERNO REINTEGRO DIFFICILE PER I
DISCIPLINARI
NELLA CLASSIFICA DELLE PENSIONI L'ITALIA E' PRIMA (MA A CARO
PREZZO)
FORNITORI PA, L'IVA CAMBIA SUBITO
NAPOLITANO E LA PARTITA DELL'ADDIO IL SOSTEGNO AL GOVERNO
"CORAGGIOSO"
GOVERNO, CAOS SULLA MANOVRA SLITTA, IL MAXI EMENDAMENTO
FLESSIBILITA', BRUXELLES NON ARRETRA LA PARTITA RINVIATA AL NUOVO
ANNO
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Graduatorie sguamite
Non si trovano supplenti
I presidi lanciano l'allarme
:Lesodo estivo dei precari dal Sud non è bastato e mancano anche i bidelli
MARIA TERESA MARTINENGO
Il problema, molto serio, è
condiviso da un gran numero
di scuole, dalle materne ai licei, in pratica tutte quelle che
devono coprire l'assenza di un
docente o di un bidello: non si
trovano supplenti, di nessun
genere, se non dopo infiniti
tentativi. E a volte nemmeno
dopo quelli. A denunciarlo è il
direttore dell'Ufficio Scolastico Territoriale, Paola D'Alessandro. «Addirittura, l'Istituto Alberghiero Giolitti ha fatto
cento telefonate per trovare
un operatore scolastico. E non
si trovano docenti di sostegno, matematica e di,molte altre discipline». Per le segreterie, una colossale perdita di
tempo. Per gli studenti, lezioni «a singhiozzo», anche se
vengono messe in campo tutte le strategie per non far pesare l'inconveniente.
I precari
«Da settembre abbiamo una
persona della segreteria che è
dedicata quotidianamente solo
alla ricerca - racconta Maria
Teresa Furci, dirigente della
media Antonelli, a Santa Rita -.
A inizio anno abbiamo faticato
per le supplenZe annuali. Con lo
scorrimento delle graduatorie
era un continuo accettare e rifiutare: quando a un insegnante veniva proposto un posto migliore, ci lasciava», Per una cattedra coperta da stipendio fino
a fine agosto, si lasciava scoperto un posto retribuito fino a fine
giugno. <<Adesso - prosegue la
preside - ci sono difficoltà per
matematica, sostegno, tecnologia, francese. L'esodo dal Sud non
è bastato. Anche perché ci sono
persone che alla fllle si sono sistemate nelle città di residenza».
«È possibile essere nelle graduatorie del concorso in una regione - conferma Teresa Olivieri, segretaria della Cisl Scuola
di Torino - e nella graduatoria
ad esaurimento in un'altra regione. E aver avuto una nomina
annuale in entrambe». Alla fine,
si sceglie il posto vicino a casa.
E Torino resta sguarnita, in
barba alle proteste per la presunta «invasione» estiva.
Le ragioni
«C'è chi è entrato in ruolo ma è
tornato al Sud prendendo
l'aspettativa perché - prosegue
Olivieri - non è riuscito ad organizzarsi la vita familiare. Su
quel posto è andato un supplente. Le rinunce sono state molte». Poi c'è la questione delle
graduatorie d'istituto. «Si pos-
sono scegliere scuole di due province. E chi è venuto dal Sud,
spesso si è lasciato una porta
aperta giù: se ha avuto una nomina lunga, ovvio che abbia
scelto di stare a casa». Ma c'è un
problema nel problema. «Per
l'infanzia e la primaria si possono indicare solo lO scuole, poco.
Per esempio, chi sceglie Corio
non può risiedere lontano. Ciò
significa anche che il serbatoio
non è enorme, si esaurisce in
fretta. Meglio sarebbe avere
graduatorie provinciali per dare alle scuole più possibilità».
Grandi difficoltà derivano anche dalla penuria di bidelli, le cui
graduatorie risalgono a tre anni
fa (in gennaio sono attese le nuove). «La dotazione è scarsa e se
uno si ammala è un disastro: non
se ne trovano, evidentemente
sono tutti sistemati. E i genitori dice Maria Teresa Furci - protestano perché le aule non sono
pulite come dovrebbero essere».
La denuncia
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l'allarme è stato lanciato
dall'Ufficio scolastico
territoriale: si fatica
a coprire le assenze
di insegnanti e bidelli
in istituti di ogni grado,
dalle materne ai licei
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Con i decreti attuativi non si perda l'occasione per fare di meglio
Il Joh act può essere utile
Si riformi anche l'alternanza.scuola-Iavoro
DI RENZO
LA COSTA
Qualche timido passo, per la
verità, lo si è già fatto: nel
cosiddetto decreto Carrozza
2013 di riforma dei cicli scolastici, è stata introdotta la possibilità di stipulare contratti
di apprendistato durante la
scuola secondaria e universitaria. L'intento è apprezzabile,
ma se l'apprendistato già da
solo non funziona, figuriamoci
come possa anche integrarsi
con il sistema scolastico così
com'è. È evidente che quel
decreto non basta, dovendosi
scrivere regole nuove per un
apprendistato integrato con
il sistema dell'istruzione che
vada al di là della mera previsione generale (pietosamente
naufragata grazie alle diffuse
deficienze delle regioni) del vigente T.u. 167/2011, ma ancor
prima dal dlgs 276/2013. Sulla formazione dell'individuoe del lavoratore si fa solo un
gran parlare: il libretto formativo del cittadino ovvero il
contenitore delle competenze
dell'individuo ha riempito
solo colonne di riviste; la formazione nell'apprendistato
spaventa le aziende, ne anche fosse un corpo estraneo
all'apprendistato stesso; nei
tirocini formativi si arriva
(con talune leggi regionali) a
premiare economicamente la
quantità della prestazione in
luogo della quantità dell'esperienza formativa e cognitiva
in azienda; il nuovo sistema
della certificazione delle competenze rilanciato dalla legge
Fornero (2012) forse serve
solo ad alimentare qualche
commissione di studio, ad oggi
(2014) quasi 2015; il piano for-
mativo dell'apprendistato diventa una sintesi, per il quale
non si capisce se ci deve essere da qualche parte un piano
formativo completo per poi
ricavarne la sintesi. Se davvero si intenderà percorrere
il giro di boa dall'alternanza
all'integrazione, non po'trà
farsi a meno del perfezionamento dei cicli scolastici con
l'implementazione della cultura del lavoro. Un diplomato
licenziato dalla scuola superiore, un laureato licenziato
dal sistema universitario, con
molta ( ma diciamo pure, assoluta) probabilità non saprà
rispondere alla domanda del
che cos'è un rapporto subordinato, del che cO,s'è una collaborazione a progetto, del che
cosa sono i servizi per l'impiego, del che cos'è lo stato di disoccupazione, del che cos'è un
Ccnl, del che cosa è la sicurezza sul lavoro ecc. Questo è il
«lavoratore» che ancora oggi il
sistema scolastico attuale trasferisce'al mercato del lavoro:
un individuo nozionato, nelle
migliori delle ipotesi, ferreo
solo della sua preparazione
teorica. Ecco allora la necessità di implementare nei cicli
scolastici percorsi !li istruzione, che trasferiscano competenze specifiche sulla cultura
del lavoro, per il destino che
ha quel giovane individuo di
dedicare la sua prossima vita
principalmente al lavoro. Che
cosa sarebbe maggiormente
conforme al nostro art. 1 della Costituzione, troppo spesso
dimenticata? «Art. 1. - L'Italia
è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Dalle
parole ai fatti è questione di
volontà.
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l momento in cui scriviamo non ci è dato conoscere né poter ipotizzare i contenuti dei
decreti delegati scaturenti del
Jobs act di recente approvato
definitivamente (pubblicato in
G. U con numerazione di legge 183/2014) anche in considerazione dell'ampiezza delle
deleghe stesse. Sappiamo però
che tra le delegh~ esercitabili,
l'art. 1 c. 71ett. d) del testo approvato in ultima lettura dal
senato, peraltro ritrovabile
nel testo ufficiale così come
pubblicato in G. U, c'è anche
il «rafforzamento degli strumenti per favorire l'alternanza tra scuola e lavoro». Alcune
osservazioni: innanzitutto la
terminologia, non solo per la
forma, quanto per la sostanza.
Il concetto di «alternanza» è
il primo a dover essere messo
in soffitta: nel nostro paese,
cioè, si è ancora ben distanti
dal concetto decisamente migliore di «integrazione» .scuola/lavoro che bene comunica
il necessario e inscindibile
legame che devono avere teoria e pratica, pensiero e azione. L'espressione alternanza
«scuola» e «lavoro» continuano
a individuare momenti di apprendimento effettivamente
separati. L'alternatività si è
quindi radicata dalle nostre
parti in antitesi allo scenario
europeo, in contrasto anche
con l'intento aggregativo già
concepito dalla legge 196/97.
Sarebbe lunga l'elencazione di
altri stati europei che da tem-
po (troppo tempo) hanno regolamentato percorsi di apprendimento lavorativo non come
un'esperienza postuma al ciclo
scolastico, bensì integrata ed
essenziale nello stesso, ovvero facente parte strutturale
del ciclo di studi medesimo.
In molti stati, l'esperienza
lavorativa in azienda è parte sostanziale del percorso di
studi, tanto da farne parte con
tirocini formativi e apprendistato. E se èquesto il sistema
di integrazione scuola/lavoro
già strutturalmente operativo
in molti paesi, si pensi al sistema di rete che deve essersi
realizzato tra scuole e aziende,
tale da garantire l'esperienza
lavorativa a ogni singolo studente. Se quindi è indiscusso
che il mondo della scuola e
quello del lavoro devono parlarsi da subito, è necessario
investire nell'integrazione
piuttosto che nell'alternanza.
Non è solo una questione di
forma, bensì di sostanza. Quei
giovani di cui stiamo parlando
sono le future generazioni lavorative del nostro paese, che
non possono essere formati
solo con le gite scolastiche, ma
che, presupponendo di dover
dedicare una vita al lavoro,
meritano da sùbito l'educazione al lavoro: un'esperienza lavorativa durante il corso
di studi significa già ràdicare
i concetti di organizzazione
aziendale, di produzione, di
competenze gerarchiche, di
risultati del lavoro, di inserimento aziendale, di sicurezza
sul lavoro, di relazione, di problem solving: dal pensiero (a
scuola) all'azione (in azienda).
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Iniziu"il cummlno
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La complessità delle deleghe contenute nella riforma del
lavoro, già pubblicata in Gazzetta Ufficiale in legge 183/2014,
non consente allo stato di valutare l'esatta portata del provvedimento. Certo ambizioso, certo generalista, certo complessivo, ma la sostanza si vedrà nei decreti attuativi. BAne! ha
già ufficialmente espresso un parere preventivo di massima
positivo, per quanto riguarda gli intenti di semplificazione, f
snellimento eammodernamento del mercato del lavoro e della
gestione dello stesso, pur riserv(1,ndosi ogni valutazione tecnica (
all'indomani dell'adozione dei decreti attuativi. EAncl stes- ..t'.•
sa, ha colto come particolarmente significativa la previsione,
nel provvedimento, di rafforzare l'alternanza scuola-lavoro,
terna particolarmente caro al sindacato che ha partiéolare
riguardo alle nuove generazioni. "La formazione on the job
degli studenti, ritengo sia essenziale e ormai non più riman· dabile», lz·a commentato il presidente Ancl FranCèSco Longobardi. "E neCèssano colmare le distanze ormai inaudite che
il nostro sistema scolastico presenta rispetto a quello dì altri
· paesi europei. SuZZa questione dell'integrazione scuola-lavoro,
attraverso il progetto «la buona scuolfP>, credo che il governo
, abbia avvertito la necessità di intervenire, stante i nostri ritar· di cronici e le nostre carenze evidenti. Scuola e lavoro ancora
non si parlano, è tempo di un intervento deciso per rivoltare
un sistema datato e anacronistico. I datori di lavoro cercano
.professionalità àèquisite, innovazione, pronto inserimento nei
cicli produttivi. La cultura del lavoro deve necessariamente
divenire materia di insegnamento scolastico con pari dignità
delle altre materie. Senza un nuovo'approccio in tale senso»,
ha concluso Longobardi, «rimarrà lo. scuola da una parte e
il lavoro dall'altra, con un paese, anche per ques~'aspetto, perennemente fanalìno di'codfP>.
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Fondi Invalsi per il 2015
appesi alla legge di Stabilità
A rischio 60 posti di lavoro
ENRICO LENZI
MIlANO
Istituto di valutazione della scuola appeso al voto sul
maxiemendamento della legge di Stabilità. Sono ore
d'ansia per l'Invalsi, e soprattutto per la gran parte dei
suoi dipendenti,
che attende il voto dell' aula di Pa'
lazzo Madama con cui stanziare i fondi necessari
alla prosecuzione dell'impegno dell'Istituto. Un
accordo tra le forze della maggioranza dovrebbe
far tornare il sereno sull'Invalsi avendo trovato un
accordo per il rifinanziamento, ma l'emendamento in questione (primi firmatari i senatori pd
Marcucci e Puglisi) non è stato votato in commissione Bilancio (dove è intervenuto il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini che ha «insistito fino allo sfinimento» sull'importanza di questo emendamento) rinviando il tutto alla discussione e all'approvazione in aula. Un passaggio delicato quanto incredibile, visto che il
piano della buona scuola promosso dal governo Renzi ha posto la
valutazione del sistema scolastico come una delle priorità.
Lo sottolineano gli stessi lavoratori dell'lnvalsi, che proprio ieri
hanno fatto sentire la propria voce. «Unvalsi, l'Istituto che dovrebbe coordinare il sistema nazionale di valutazione - denun-
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ciano in un comunicato stampa -, si trova oggi totalmente privo
delle risorse economiche necessarie per svolgere questo importante compito». Uno scenario che significherebbe, secondo la
nota dei lavoratori, la conclusione il prossimo 31 dicembre del
contratto a tempo determinato per 60 dipendenti «di cui più della metà precari da oltre 15 anni», mentre per i 30 dipendenti a
tempo indeterminato non saranno in alcun modo in grado di ottemperare ai compiti previsti, «compresa la prova Invalsi all'Esame di Stato».
Da parte sua il vertice dell'Istituto di valutazione sta seguendo «con
grande attenzione e preoccupazione» l'evolversi della situazione,
consapevole che la perdita di quasi due terzi di dipendenti non solo sarebbe un grave fatto umano per i lavoratori e le loro famiglie,
ma sarebbe anche una grave perdita di professionalità per un Istituto chiamato a un compito delicato come quello di accompagnare la valutazione del sistema scolastico. Proprio nelle scorse
settimane l'Invalsi ha dato avvio alla fase di autovalutazione delle scuole, che entro l'autunno dell'anno prossimo dovrebbe permettere proprio all'Invalsi di redarre il primo rapporto nazionale sulla valutazione della scuola italiana.
Unvalsi (Istituto nazionale per la valutazione del
sistema educativo di istruzione e di formazione)
svolge un'opera di monitoraggio sul sistema formativo italiano. Da dieci anni ha introdotto, partecipando alle indagini internazionali Ocse-Pisa,
le prove per registrare le competenze in italiano e
matematica dei quindi cenni italiani, ma anche degli studenti lungo il loro percorso scolastico. Sono le prove svolte in seconda e
quinta elementare, in prima e terza media e in seconda superiore in tre materie: italiano, matematica e scienze. Inoltre all'Invalsi
da alcuni anni compete l'elaborazione della quarta prova scritta
(unica a livello nazionale) dell' esame di terza media.
la denuncia dei
dipendenti mentre al
Senato si attende il
voto che re introduce
il finanziamento
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Prillli diplOllli per i prof di religione
del 2012 l' accordo "Bagnasco-Profumo" che ha modificato la normativa di accesso all'insegnamento della religione cattolica, con l'obbligo per gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, a partire dal 201 8, di conseguire un titolo presso un'università o una facoltà
teologica. Stamattina, al "Centro Cardinale Urbani" di Zelarino, ben 60 insegnanti di religione dei principali enti di
formazione professionale del Veneto riceveranno l'attestato di frequenza del
corso di formazione "Antropologia, cristianesimo e religioni nell'Istruzione e
formazione professionale". Si tratta del
primo percorso di studi in Italia creato
appositamente per supportare competenze e conoscenze dei docenti. «Allaluce della nuova normativa - spiega Renato Meggiolaro, presidente di FormaVeneto, l'associazione degli enti di formazione di ispirazione cristiana -la Regione ha accolto la nostra richiesta di immaginare una modalità di intervento per
accompagnare i nostri docenti in questo
passaggio delicato. Si tratta di un progetto sperimentale, il primo a livello nazionale». il corso garantisce stabilità occupazionale con un piano di studi articolato in 240 ore. ntinerario formativo è firmato dalla Conferenza episcopale del Triveneto, da FormaVeneto e Confap Veneto, è organizzato dall'Università degli Studi di Verona e finanziato dalla Regione.
(ED.M.)
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Oggi la consegna
degli attestati
a 60 insegnanti
formatisi con il
percorso previsto
dalla legge del 2012
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Scuola
Prime classi:
iscrizioni on line
dal 15 gennaio
_Il Ministero
dell'Istruzione ha fissato dal
15 gennaio al15 febbraio le
iscrizioni on line per le prime
classi delle scuole di ogni
ordine e grado nell'anno
2015/2016. Lo stabilisce la
circolare n. 51 che prevede la
possibilità di registrarsi sul
sito già dal 12 gennaio.
Questo servirà a far
conoscere meglio alle
famiglie il portale
(http://www.
iscrizionListruzione.it) . Per
la prima volta, nelle Regioni
che hanno aderito, ci si potrà
iscrivere pure ai corsi di
istruzione e formazione nei
Centri di formazione
professionale regionali. Per
la scuola dell'infanzia
rimane in vigore l'iscrizione
in modalità cartacea, che
potrà essere effettuata nello
stesso arco di tempo.
Come da regolamento le
domande arrivate per prime
non hanno diritto di
precedenza nell'iscrizione: si
potrà completare la
procedura con calma per
tutto il mese. Il sistema
"Iscrizione on line" avviserà
le famiglie in tempo reale,
via posta elettronica,
dell' avvenuta registrazione e
delle variazioni di stato della
domanda. Si potrà seguire
l'iter della domanda
inoltrata ed effettuare
l'iscrizione anche per gli
alunni stranieri sprovvisti di
codice fiscale, attraverso la
generazione di un codice
provvisorio.
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Ex deputalD in cella per traffico d'anni
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Concorso Il premio dedicato al padre della lingua italiana diventa senza confini
Tutte le scuole del mondo sotto il segno di Dante
o scorso anno sono arrivati contributi fuori concorso perfino dall'Egitto, così, quest' anno, il premio «La
Selva, il Monte, le Stelle», nato
per promuovere la conoscenza della Divina Commedia tra
gli studenti delle scuole di
ogni ordine e grado, diventa in ternazionale aprendosi agli
studenti di tutto il mondo.
L'edizione 2015 si rivolge anche a chi studia italiano
all'estero.
Il progetto di Loescher Editore e della storica Accademia
della Crusca si propone di
L
della Crusca e da quella popolare: chiunque, collegandosi
al sito dante.loescher.it potrà
esprimerela propria preferenza.
I tre vincitori riceveranno
un premio in denaro di 1.000
euro da devolvere a una onlus,
e la premiazione avrà luogo a
maggio in occasione del XXVI II Salone Internazionale del Libro di Torino. In caso di vittoria da parte di concorrenti non
residenti sul territorio italiano, l'importo sarà devoluto a
Emergency.
Antonio Angeli
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Affresco Dante Alighieri
completare lalettura dell' intera Divina Commedia, perciò
quest' anno ogni partecipante
(studente, gruppo, classe o
scuola) potrà «prenotare» uno
dei canti disponibili dell'Opera, leggerlo o recitarlo, e quindi caricare il filmato sul sito
www.loescher.it/dante entro
il 13 aprile 2015. Tutti coloro
che hanno già partecipato potranno nuovamente presentarsi.
Ogni filmato sarà sottoposto a una triplice giuria, compostadaLoescher, dal Comitato scientifico dell' Accademia
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riformr
«La scuola senza merito
danneggia tutta la società»
Il preside Rembado: governo coerente con il passato
del 66%, per i docenti bravi ad
andare a insegnare in scuole
mediocri. Non è un argomento
plausibile?
«Francamente no. Si è detto:
immaginiamo una scuola con tutti
docenti bravissimi, perché
premiare solo i due terzi? Ma il
sistema messo in campo voleva
proprio attivare un processo di
mobilità di docenti bravi tra istituti.
In ogni caso, tutto si può
perfezionare purché non si perda il
passo avanti di aver cancellato gli
scatti d'anzianità».
Una delle critiche ai meccanismi
premiali tira in campo i dirigenti
scolastici, i quali non sempre
hanno una professionalità
adeguata al compito, con il
rischio di valutazioni troppo
soggettive.
«È sbandierare uno spauracchio
per evitare che si arrivi alla
valutazione dei docenti. È chiaro
che in una scuola dove si misura il
merito vanno giudicati tutti e più di
tutti i dirigenti scolastici, punendo
quelli che si mostrano incapaci nel
valutare le persone».
Come si muoveranno i presidi per
far ascoltare le proprie ragioni?
<<Intanto dobbiamo far capire che
qui non ci sono le ragioni dei
dirigenti
scolastici. C'è il
punto di vista
Il"1O .1: ...: .:
della società
If"''''''''''
«A parole
che ha, nel suo
insieme,
sono per
interesse a una
premiare
scuola di
chi
vale:
qualità, che
manon
formi al meglio
gli studenti. C'è
seguono
poi il punto di
mai i fatti»
vista di chi
crede di tutelare - gli interessi di
una professione, quella degli
insegnanti, e in realtà danneggia
anche loro perché la valutazione
del merito non è fatta di punizioni,
se non occasionalmente, ma
consiste soprattutto in premi e
negare o limitare i premi ai più
capaci colpisce la categoria degli
insegnanti».
Quali forze politiche contate di
convincere?
«Non vorrei essere troppo
pessimista, ma a parole sono tutti
periI merito. Nei fatti... nei fatti
hanno governato chi prima chi ora
e, quando sono al governo, sembra
che il mondo politico si disinteressi
alla qualità della scuola».
ADa fine questa riforma sarà
ricordata solo per la
stabilizzazione dei 150mila
precari?
«Spero proprio di no».
068391
La maggioranza dei presidi (51 %)
avrebbe voluto che le carriere dei
docenti si basassero solo sul merito. E ancora più convinti erano genitori (53%) e studenti (69%). Ma è
prevalsa la posizione degli insegnanti, che all'S2% hanno chiesto
un sistema che conservasse gli scatti d'anzianità: come forma esclusiva (22%) o come sistema misto
(60%). Per Giorgio Rembado, presidente dell' Associazione nazionale
presidi, è l'ennesima occasione persa per migliorare la scuola.
Si aspettava che gli studenti
fossero i più strenui difensori del
merito?
«Non dovremmo essere stupiti,
perché loro hanno tutto l'interesse
a una scuola che valorizzi gli
insegnanti bravi e spinga il corpo
docente a migliorarsi. Forse c'è da
stupirsi quando gli stessi studenti
avviano contestazioni che non
tengono conto dei loro veri
interessi, lasciandosi prendere da
suggestioni magari indotte proprio
da qualche insegnante».
Qual è la sua idea di merito?
«Ci sono due condizioni non
negoziabili. La prima è che le
verifiche dell' attività vanno
effettuate sul campo. La seconda è
che va creato un percorso di
carriera a più livelli che premi chi
non solo ha acquisito
professionlità
ma lavori a
~'h .i! ,
,.Il.,
beneficio del
lUi
sistema
«Sono loro
scolastico, per
i più
esempio a
interessati
supporto dei
nuovi
ali a qualità
insegnanti».
del
Si aspettava la
sistema
retromarcia
formativo»
del governo
sugli scatti
d'anzianità?
«Non diamo la battaglia per persa,
anche se non so quale sia la
probabilità di vincerla. Siamo
ancora nella fase dei documenti
politici. Il passaggio che conta è
quello normativo».
Dal punto di vista formale ha
ragione, ma sia Renzi sia il
ministro Giannini hanno aperto
al ritorno degli scatti d'anzianità.
Non è una ferita al progetto
delineato nella Buona Scuola?
«Il rischio c'è. Siamo tornati a una
fase di coerenza assoluta con il
passato. Sono dietro l'angolo
meccanismi centralisti che di fatto
non gestiscono il personale
scolastico ma si limitano ad
applicare condizioni uguali per
tutti, il che è profondamente
ingiusto».
nmeccanismo del 66% (in
ciascun istituto ogni tre anni due
docenti su tre premiati con uno
scatto) la convinceva?
«Oggi siamo in un sistema nel
quale gli scatti sono ancorati
esclusivamente al tempo che
passa, all' anzianità. Con la Buona
Scuola si propongono scatti legati
alla valutazione del servizio:
quindi è un evidente passo avanti.
Naturalmente ogni norma si può
discutere: due terzi possono
diventare tre quarti o quattro
quinti ... la percentuale, qualunque
sia, è una soglia convenzionale che
sta semplicemente a indicare che è
finita l'epoca della garanzia di
aumenti per tutti».
E invece...
«E invece si è dato ascolto a critiche
di stampo sindacale che hanno il
solo obiettivo di non cambiare
nulla».
Il punto più controverso è stato
l'incentivo, implicito nel sistema
Codice abbonamento:
Marco Esposito
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IL ,,"~MATTINO
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2/2
Merito o anzianità
Come determinare la crescita degli stipendi dei docenti
solo merito
misto con anzianità
Docenti
",-18%
solo anzianità
Dirigenti scolastici
2%
. l~i;;~11
- - 60%
Genitori
47%-Studenti
Fonte elaborazione del Mattino su consultazione Buona Scuola riferita alle sole risposte valide +.:.e.ntime.tri
-
Istruzione
Sì della Ue
al piano
da 3 miliardi
Al'ilp
L'Associazione nazionale
dirigenti e alte
professionalità della scuola),
già Associazione nazionale
presidi, è stata costituita nel
1987. Presidente è Giorgio
Rembado
Codice abbonamento:
068391
In arrivo dal Fondo
sociale europeo
oltre 3 miliardi di
euro per migliorare
l'istruzione in Italia.
La Commissione
europea ha
adottato il
programma
operativo italiano
Istruzione per
l'attuazione del
Fondo sociale
europeo (Fse) e del
Fondo europeo di
sviluppo regionale
(Fesr) del
2014-2020.11
programma
delinea priorità e
obiettivi cui
destinare 3,019
miliardi di euro (di
cui 1,615miliardi
Ue), contribuendo
a perfezionare il
sistema
dell'istruzione, a
elevare il livello
delle qualifiche
degli studenti
nonché a
migliorare edilizia
e infrastrutture
didattiche.
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1
La resa della Giannini: negoziamo sull'anzianità
L'azzeramento contenuto
nel piano sulla Buona Scuola
era solo «un messaggio fOlte»
Buona SCL!o~a
Il ministro
dell' Istruzi one
Stefania Giannini
in occasione
della
presentazione
dei risultati della
consultazione
avviata dal
governo sul
pacchetto di
riforme elaborato
per rilanciare il
sistema
dell' istruzione i n
Italia
ROMA. Azzerare gli scatti d'anzianità - uno
punto sicuramente da discutere».
«Alla ministra Giannini chiediamo di
fare un passo in più, superando il sistema
degli scatti tout court ed introducendo un
vero percorso di valorizzazione dei docenti», dichiara la responsabile scuola e università di Forza Italia Elena Centemero:
«Se si vuole cambiare davvero la scuola prosegue la deputata - serve un sistema
che premi il merito e valorizzi la qualità
dell'insegnamento attraverso una seria va1utazione e la previsione di unaretribuzione differente dei docenti in base ad un vero e proprio sviluppo di carriera. Il nostro
auspicio è che la discussione e la negozia-
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Codice abbonamento:
068391
dei punti centrali dci programma sulla
Buona Scuola - era poco più di una provocazione. Questa la tesi del ministro
dell'Istruzione Stefania Giannini di fronte
alla necessità, negoziata con i sindacati direttamente dal Pd, di una sostanziale retromarcia. «L'idea - ha detto Giannini in audizione al Senato - di un azzeramento totale
degli scatti di anzianità, da cui si parte volutamente nella Buona scuola per dare un
messaggio forte in questa direzione, è un
punto sicuramente da discutere e negoziabile». Tra i punti a confronto, ha spiegato il
ministro, c'è anche «la ricaduta della valutazione delle carriere sui meccanismi stipendiali», che «resterà in dibattito. Ma era
già scritto nella nostra programmazione
anche di negoziazione politica. È stato anche il punto più dibattuto nell'esito della
consultazione» di due mesi sulla Buona
scuola. In Commissione, ha aggiunto, «ho
ribadito cheè importante perme che il criterio del merito sia e rimanga dominante e
concretamente trasferibile e quantificabile nell'avanzamento in carriera e negliaumenti stipendiali». Ma «l'idea di un azzeramento totale degli scatti di anzianità è un
zione di cui parla la mini stra non portino a
un compromesso al ribasso con la minoranza del Pd, come già accaduto per troppi provvedimenti».
Di diverso avviso il sindacato: «Vogliamo sperare che l'accenno al negoziato
non si riferisca tanto al dibattito in ambito
politico, ma sia la presa d'atto che la sede
naturale e legittima di discussione e decisione, quando si tratta di retribuzione del
personale, è quella del contratto di lavoro», afferma Francesco Scrima, segretario
generale della Cisl Scuola, commentando
le parole del ministro dell'Istruzione.
«Giungono ormai ogni giorno, e oggi dalla
ministra Giannini - dice Scrima - segnali
di apertura alla discussione su un tema,
quello delle progressioni economiche del
personale scolastico, su cui il governo ha
raccolto fino ad oggi piìl critiche che consensi. Noi avevamo da subito evidenziato
i limiti di una proposta complessivamente
penalizzante sul piano economico e soprattutto destinata ad accentuare gli elementi di impropria competitività all'interno di sistema, quello scolastico, in cui si
dovrebbe favorire quanto più possibile
l'attitudine alla cooperazione su obiettivi
condivisi di efficacia e qualità. Opinione,
quest'ultima, autorevolmente confermata - è la Giannini a dircelo - dalla Commissione Istmzione del Senato» conclude.
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I struzione
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sociale europeo
oltre 3 miliardi di
euro per migliorare
l'istruzione in Italia.
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europea ha
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operativo italiano
Istruzione per
l'attuazione del
Fondo sociale
europeo (Fse) e del
Fondo europeo di
sviluppo regionale
(Fesr) del
2014-2020.11
programma
delinea priorità e
obiettivi cui
destinare 3,019
miliardi di euro (di
cui 1,615miliardi
Ue), contribuendo
a perfezionare il
sistema
dell'istruzione, a
elevare il livello
delle qualifiche
degli studenti
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n
Presidi, c'è la svolta
00 lioe la graduatoria
Il direttore Franzese
spiazza tutti i sindacati
Colonna: subito le nomine
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Il sit in I presidi idonei ieri
davanti al Miur a Roma
068391
della Cisl scuola Campania
- le scuole hanno bisogno
di un governo pieno: le reggenze, nonostante l'abnegazione e l'impegno degli
interessati, non bastano
per realizzare una gestione
delle attività all'altezza delle sfide cui è chiamato il
mondo dell'istruzione».
Al termine della manifestazione una delegazione dei
sindacati e degli idonei è
stata ricevuta dal vice capo
di Gabinetto del ministero
dell'Istruzione Rocco Pinneri, che ha confermato il
no del Miur all'immissione
in ruolo immediata per
non provocare danni agli
alunni.
La riunione si è conclusa
con l'impegno di Pinneri di
convocare in tempi brevissimi le organizzazioni sindacali. L'obiettivo delMiur
è quello di assegnare da subito le sedi agli idonei, ma
di rinviare al prossimo anno scolastico l'ingresso materiale negli istituti. Soluzione, questa, che soddisfa i
sindacati ma solo in minima parte.
e.r.
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del
destinatario,
non
Codice abbonamento:
Sotto l'albero di Natale c'è
la graduatoria. Il concorso
presidi è sbloccato e chiuso. La pubblicazione
dell' elenco degli idonei e
della loro posizione è arrivatanel giorno in cuii confederali e l'Anp hanno organizzato un sit in davanti al
Miur aRoma. Ein contemporaneaLuisaFranzese, direttore dell'ufficio scolastico regionale, pubblicava
l'atteso elenco.
Si chiude un capitolo.
Ma soprattutto un concorso che in Campania è stato
caratterizzato da stop and
go provocati da una valanga di ricorsi ma anche da
una inchiesta della procura che ancora non si chiusa
che di fatto ha allungato i
tempi dell' attesa e imposto
la creazione di una apposita commissione per l' accertamento della correttezza
delle procedure amministrative.
Comunque chi ha superato il concorso, bandito
nel 2011, dovrà attendere
settembre prima di poter
dirigere una scuola. Gli idonei sono 640 per 223 posti
disponibili. Sono 101 quelli per i quali il ministero
dell'Economia ha dato l'autorizzazione. Ma se ne parla l'anno prossimo.
Su questo punto i sindacati sono sul piede di guerra. «La pubblicazione della
graduatoria non basta. I
101 dirigenti devono essere immessi in ruolo in Campania - spiega Rosanna Colonna, segretario generale
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1 /2
,iLa, l'Ull'',,,:!'de~ìrH'!
...
usuale ripetere che Silvio Berlusconinon è riuscito a realizzare nessuE
no dei progetti che ha avanzato nel corso di un ventennio. Manon è vero. Perché vi è un ambito in cui ha vinto, stravinto e anzi ha travolto qualsiasi opposizione: ed è quello dell'istruzione con
lo slogan della «scuola delle tre i» (internet, inglese, impresa), vittoria che si
estesa anche all' università. Non soltanto tutto il centrodestra si è allineato a
questa formula, con l'emarginazione
di residui ambienti di conservatorismo tradizionale; ma essa è dilagata in
larga parte della sinistra che l'ha fatta
propria e persino interiorizzata sul piano ideologico, mentre la derideva e
protestava salendo sui tetti contro le
politiche dell'istruzione dei govemi
berlusconiani.
CosÌ abbiamo assistito all'invasione patrocinata con complicità trasversale di strumenti come le Lim (lavagne interattive multimediali), ormai
persino obsolete e spesso inutilizzabili
in scuole che non hanno neppure i
mezzi per riparare i gabinetti; mentre
si prepara, con un coro di consensi,
l'invasione dei tablet, in scuole che
quasi mai hanno la banda larga, senza
il minimo interesse per i contenuti che
debbono trasmettere, tanto questa è
l'ultima cosa che conta, e chi solleva il
tema viene gratificato da sorrisini di
sufficienza.
CosÌ stiamo assistendo al dilagare
delle lezioni in inglese, spesso tenute
da docenti che non ne controllano più
di qualche centinaio di parole, e non
soltanto in materie tecniche. Si racconta di scene esilaranti dilezioni universitarie di estetica o storia dell' arte tenute
a studenti dell' estremo oriente, che
non conoscono l'inglese e sono venuti
qui per studiare l'italiano e i beni artistici e culturali del nostro Paese. Intanto si prepara la valanga dei corsi in lingua inglese nei licei per tenere i quali
non esiste neppure una quota accettabile del personale qualificato necessario.
Quanto all'ideologia dell'impresa
come modello universale, anche qui il
trionfo è andato oltre ogni aspettativa.
Non si tratta davvero di rimpiangere
certi atteggiamenti ostili al mondo imprenditoriale in voga nell' estrema sinistra, ma di qui a bere la favola che l'impresa sia un modello perfetto di promozione del merito ne corre: basta
guardarsi attorno e pensare alla crisi
che stiamo attraversando. Ma neppure questo è il punto ed è penoso dover
ripetere un concetto di elementare eviRitaglio
Scuola: testate nazionali
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ad
denza, rischiando di far la figura degli
smemorati. Il mondo non è unidimensionale. Il criterio che presiede alla promozione del merito nell'impresa è intrinsecamente e radicalmente diverso
da quello che presiede alla valutazione e promozione dei meriti intellettuali e culturali. È evidente che nel primo
caso il criterio debba essere quello della soddisfazione del consumatore ( «customer satisfaction»): se acquisto uno
smartphoneenonfunziona, unascatola di alimenti che risultano guasti, ho il
pieno diritto di protestare, essere rimborsato e poi rivolgermi alla concorrenza. In questo ambito sono utili quei
confronti del rapporto qualità/prezzo
che possono orientare il consumatore
verso la scelta migliore. Ma se il ragazzo torna a casa con un 4 in matematica
non è detto affatto, anzi è assai improbabile, che l'interessato e la famiglia
abbiano il diritto di protestare con l' istituzione o il professore. Il4 può, e spesso è, frutto di nullafacenza, trasandatezza, cattivo modo di studiare, e questo non può essere imputato alla scuola o università che sia.
Lo slogan del «successo formativo
garantito» è una solenne sciocchezza
che mira alla formazione di persone
tutte uguali, e chi lo avanza nel contesto di una società liberale è fautore di
un grottesco connubio tra le ideologie
del turbo capitalismo e del vecchio comunismo sovietico. La scuola può e deve tendere a far andare avanti tutti, però nella consapevolezza che si tratta di
un principio orientativo, non conseguibile in modo pieno nella realtà, e
che promozione del merito significa
appunto premiare i migliori a svantaggio dei peggiori, che esistono, piaccia
o no. Per questo, chi si straccia le vesti
quando si dice che impresa e istruzione non possono essere accostati (e propone di omologare la seconda alla prima) sbaglia e di grosso. Anzi, non fa
che propugnare un punto di vista che
è all'origine dell'impossibilità di
un' autentica promozione del merito
nel campo dei beni immateriali e della
conoscenza.
Difatti, il risultato è che l'insegnante deve diventare un passa carte e un
«facilitatore» preposto all' esecuzione
di ricette predisposte dalla tecnocrazia di turno; e il dirigente scolastico
può essere bravo quanto si vuole, ma è
plasmato dal ruolo istituzionale di rispondere alla «customer satisfaction»
in una maniera che va bene per una
ditta che produce seggiole ma non per
un'istituzione che forma le persone e
crea conoscenza e capacità. Costretto
in quel ruolo imprenditoriale al diriuso esclusivo
del
destinatario,
gente scolastico non resta che premere sui docenti perché non diano voti
bassi e non boccino troppo e predisporre un' offerta formativa accattivante e questo, più che prestare attenzione alla qualità dei corsi nelle materie
fondamentali, significa proporre un
contorno di attività collateralichevanno dai corsi di danza a quelli di cucito o
di yoga, in cui talora traspare l'affarismo. In certi casi le liste di queste proposte sono dignitose, in non pochi sono vergognose.
Questa lunga premessa conduce a
spiegare perché il timido tentativo del
piano della «buona scuola» di introdurre una progressione stipendiale degli
insegnanti legata alla valutazione del
merito stia miseramente fallendo. N essuno può seriamente contestare la validità di un simile approccio rispetto a
quello della progressione per
anzianità, ma l'approccio di tipo imprenditoriale ha vanificato tutto. Se deve essere il dirigente scolastico, coadiuvato da una commissione, a valutare il
merito, costui non dovrebbe essere un
manager (magari neppure laureato)
ma un preside, nel senso pieno del termine, ovvero il migliore tra tutti gli insegnanti. Tuttavia non un passo è stato
proposto in questa direzione. Né ha
senso stabilire delle quote prefissate di
destinati alla progressione. Ma, soprattutto, è devastante l'idea che il merito
non consista nell' essere un buon professore di italiano, di storia o di matematica, bensÌ nell' essere abile a mettere in piedi progetti «alternativi» che
senza dubbio possono far pubblicità alla scuola ma per qualsiasi motivo eccetto che per quelli istituzionali. Del resto, come stupirsi che prevalga un andazzo verso il principio del TEDIO Tutto Eccetto la Didattica Ordinaria, il
contrario del greco «scholé» che significa ozio, ovvero spazio per l'autentica
riappropriazione della propria identità e libertà - visto che abbiamo un sottosegretario che proclama la superiorità della didattica autogestita nelle occupazioni a quella ordinaria? È da chiedersi se egli abbia letto certe proposte
circolanti da parte dell' «utenza» in tema di didattica autogestita, perché, se
le avesse lette, la cosa sarebbe ancor
più grave.
In conclusione, non è da stupirsi se
un timido passo nella direzione della
promozione del merito sia affondato
di fronte all' opposizione di chi ha facilmente preso in mano la bandiera di critiche giuste, anche se non sempre con
il migliore degli intenti: prova ne è che
si sta tornando alla progressione stipendiale per anzianità. CosÌ, l'unica lezione che occorre amaramente trarre
non
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Giorgio Israel
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Scuola, se ci si allontana dall'autentico significato di merito
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2/2
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da questa vicenda è che il dilagare di sere laveriflca delle capacità di uno stu- piamo ogni giorno di più della parola
un approccio tecnocratico e anticultu- dente e di un insegnante nel sistema «merito» allontanandoci sempre di
rale sta distruggendo persino la resi- dell'istruzione. In una parola, ciriem- più dal suo autentico significato.
dua consapevolezza di cosa debba es© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Quotidiano
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plente. Il rimanente 30% alza le mani e
ammette: non si fa «nulla, di solito non
c'è neanche il supplente».
Scuola, la "svolta" di Renzi: alunni in classe
con i bidelli enon con i prof
i fondi, i supplenti stentano ad arrivare;
le classi sono spesso in autogestione
coatta e, quando va bene, assistite dai
bidelli che, al di là di neologismi professionali e tagli, continuano a svolgere
un ruolo di tuttofare e tappabuchi. E di
buchi, ahinoi, nella scuola italiana ce
ne sono fin troppi da colmare.
Il sondaggio di Skuola.net
A confermarlo tristemente, una volta di
più, l'indagine di Skuola.net che denuncia una realtà ancora più caotica di
quanto non si pensi. Un ragazzo su
due racconta di non aver avuto il supplente in classe per molto tempo: per
settimane il 30%, addirittura per mesi il
18%. Non il titolare di cattedra, ma il
supplente: con buona pace di concorsi,
concorsoni, graduatorie e incarichi an-
nuali. E allora, cosa succede in aula
quando c'è la cosiddetta ora di buco?
Per 1 studente su 6 la classe viene affidata al docente di sostegno o al bidello, mentre per ben 4 ragazzi su 10
«spesso si resta soli», senza alcun
sostituto a vigilare. Ore di lezione
perse ma che poi, di fatto, rientrano
nel computo dei giorni di scuola.
Giorni sottratti a programmi e attività
curriculari che per il 46% degli intervistati si traducono in nullafacenza. E
non che vada molto meglio al 6% evidenziato dal sondaggio che dichiara
di fare lezione con un prof di un'altra
classe, o per un altro 6% che si sposta a seconda delle disponibilità semplicemente in altre aule. Del totale
degli inteprellati, insomma, appena il
10% dichiara di far lezione con il sup-
Il perché del caos supplenze
Il caos supplenze ha comunque diverse sfaccettature: se da un lato i ragazzi raccontano di ore di buco e
lezioni che restano scoperte, dall'anro
- osserva il portale - esiste anche il fenomeno del balletto dei docenti sulle
supplenze più lunghe: quell'intramontabile rituale che soprattutto nei mesi
iniziali dell'anno scolastico vede avvicendarsi diversi prof in cattedra, in attesa del supplente «titolare» che
resterà più a lungo.
Mentre quello chiamato a breve termine corre anche il rischio di restare
senza stipendio per mesi, perché la
scuola spesso e volentieri ,non ha i
soldi per pagarlo ... Il governo venerdì
scorso ha comunque varato il rifinanziamento del fondo per le supplenze
brevi: speriamo che almeno questo
proclama non resti senza esiti risolutivi
e conferme concrete.
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Priscilla Del Ninno
Caos scuola. Solo qualche mese fa
squilli di tromba e rulli di tumburi avevano annunciato il vento di rivoluzione renziano aleggiare sul mondo
dell'istruzione: via la figura del supplente, assunzione a stretto giro dei
precari e regolarizzazione di una situazione in fase di stallo ormai da
troppo. E poi? E poi un sondaggio di
Skuola.net realizzato su un campione
di 1.500 studenti rileva come, tra
mancanze e disservizi, da settembre
ad oggi, un alunno su tre abbia cambiato docente in almeno 3 materie e
quasi uno su due non ha avuto il prof
in aula per settimane o mesi. Tutto
cambi perché nulla cambi: e infatti,
tutto è rimasto impantanato come al
solito. Le scuole sono in affanno con
19-12-2014
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Pronto il decreto Miur-Salute che rivede l'organizzazione delle scuole per chi aspira a esercitare la professione
Specializzazioni più brevi
Marzio Bartoloni
Chisognadidiventarechirurgo,
endocrinologoopsichiatraaspetterà un anno in meno per esercitare la
professione. Già dal prossimo anno
sarà accorciata la durata dei corsi di
specializzazione medica che saranno ridotti a4 anni in media, contro i
cinque di oggi. il decreto intenninisteriale a fIrma del ministero dell'Istruzione con la Salute che introduce un restyling delle scuole di
specializzazione è pronto. Neigiorni scorsi il Consiglio universitario
nazionale - presieduto da Andrea
Lenzi che ha lavorato alla riforma
conungruppodiesperti-hadatopa-
rere favorevole e ora il Miur entro
l'anno dovrebbe dare il vialibera defrnitivo.Lariformaappenasaràaregimeporteràanchedeirisparmiche
dovranno essere reinvestiti per fInanziare nuovi contratti di specializzazione: secondo le prime stime
700-800 specializzandi in più po.tranno entrare nelle scuole in aggiunta ai 5-500 previsti oggi.
La bozza di decreto prevede innanzitutto l'accorciamento della
durata dei corsi che attualmente come prevede ilDm deh agosto del
2005 - sono in media più lunghi rispetto agli standard europei stabiliti dalla direttiva Ue 36 del 2005. Da
qui la decisione di abbreviare di un
anno il percorso di formazione post
laurea per 30 scuole di specializzazione che non dureranno comunquepiùdi5anni Coggilechirurt,>iearrivanoancheaseD.il decreto riduce
tra l'altro anche il numero di scuole
che scendono a 50 dalle attuali 58
Canchese quelle operativeson056).
Ma la riforma va anche più in profondità con dei corposi allegati al
decreto che rivedono gli ordinamentidelineandoleregolesuobiettiviformativi, tronco comune e attività professionalizzanti. Queste ultime, in particolare, si concretizzeranno in una maggiore pratica al
letto del paziente.
Intantoinattesadellariformache
dovrebbe scattare il prossimo anno
si potrebbero riaprire le graduatorie dell'ultimo concorso nazionale
per le specializzazioni che si è concluso tra le polemiche per un errore
nei test Cerano stati invertiti dei
quiz). Mercoledì il Tar del Lazio ha
accolto in via preliminare un primo
ricorso di un aspirante specializzando, ma il ministero frena: «Nessun balletto o girandola di posti per
l'accessonellescuoledispecializzazione. il ministero procederà regolarmente con lo scorrimento delle
graduatorie assegnando i posti secondo i criteri previsti nel bando.
Ognieventualecontenziososaràaffrontato nelle sedi appropriate. A
oggi,intanto,son04.543 gli iscritti su
5.514 contratti disponibili».
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Il Tar ha accolto un primo
ricorso sulle graduatorie, ma
il Miurfrena: «I posti saranno
assegnati secondo i criteri
previsti nel bando»
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Settimanale
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25-12-2014
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Riservato
UNIVERSITÀ
Ciclone Mariastella Gelmini sulle università.
Secondo un dossier della Federazione
lavoratori della conoscenza della Cgil, la
legge dell'ex ministro e il blocco del turn
over hanno provocato la fuga dei ricercatori:
il 54,1 per cento ha abbandonato in seguito
al mancato rinnovo del contratto, il 19,3
perché non gli veniva garantita la possibilità
di crescere professionalmente, il 18,8
intimorito dall'instabilità lavorativa, il 5,5
attratto da offerte economicamente migliori
e il 2,3 perché ha trovato un lavoro più
gratificante. Oltre la metà dei soprawissuti
è fatta di assegnisti di ricerca, che ora
rischiano anche loro di tornare a casa:
migliaia di contratti stipulati in base alla
legge Gelmini sono in scadenza e per
il rinnovo ci sono appena 150 milioni.
Nonostante l'appello del Presidente della
Repubblica, Giorgio
Napolitano, a
.programmare un
piano di assunzioni
che renda l'organico
degli atenei in linea
con i più avanzati
standard europei-,
al momento le
possibilità che
vengano stabilizzati
sono minime. A. Mas.
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PAOLO SCARONI. IN ALTO, A SINISTRA:
MARIASTELLA GELMINI
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Universita'
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18
1
Ministri italiani e Confindustria incontrano la commissaria Ue Bienkowska
Pressing per rilanciare sul Made In
del governo italiano di «giungere
a un compromesso con i paesi ancora contrari in modo che l'etichettatura obbligatoria delle
merci extra-europee diventi legge il prima possibile». Inoltre il
ministro ha sottolineato che questo è «un dovere sia nei confronti
dei produttori continentali che
devono affrontare la concorrenza
sleale da parte di altri paesi sia nei
confronti dei consumatori, che
devono essere messi nelle condizioni discegliere con trasparenza
e convinzione». Altro dossier af-
Guidi: «Vogliamo raggiungere
un compromesso
sull'etichettatura obbligatoria»
Mattioli: «Peccato non aver
sfruttato meglio il semestre»
frontato, il sistema di etichettatura a semaforo adottato nel Regno
Unito e che ha effetti negativi sul!'industria alimentare italiana e
per il quale è in corso una procedura di infrazione comunitaria. Il
sistema adottato a Londra è contrario, ha sottolineato il ministro,
alla libera circolazionç delle merci e danneggiai produttori di beni
agro-alimentari che vedono penalizzati i loro prodotti, senza alcun fondamento scientifico. A
sottolineare ieri l'importanza del
Made In è stata anche Licia Mattioli, presidente di Federorafi, oltre che del Comitato tecnico per
l'internazionalizzazione di Confmdustria. «Un vero peccato e un
grande rammarico che sul "Ma de
In" non si sia sfruttata al meglio la
presidenza italiana. Speriamo
che nonsiinnesti un effetto domino in negativo anche sugli altri
dossier vitali per ilm,anifatturiero
orafo italiano» ,ha detto laMattioli. «Anche in questa occasione ha
prevalso la logica nonindustriale,
mercantile e della disinformazione verso il consumatore dei paesi
membri del Nord-Europa, Germania in testa. Nonostante la determinazione di Confindustria
che fmo all'ultimo ha cercato con
il governo una soluzione anche di
compromesso da presentare al
Consiglio U e nel semestre non si
sono fatti passi avanti sulla proposta europea, dopo il quasi plebiscitario placet del parlamento U e
in aprile». Nonostante le dichiarazioni pubbliche anche del presidente del Consiglio il Sistema
Italia, ha denunciato la Mattioli,
non è stato in grado di aggregare il
consenso necessario.
N.P.
(( RIPi, ,DUZICNf.
RISERVA~'A
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Dossier sul Made In, Piano
junker ed Ilva. Sono statii tre temi
principali che laneo commissaria
Ue all'Industria, al mercato interno e alle pmi, Elzbieta
Bienkowska, ha affrontato nella
sua visita a Roma. La Bienkowska
ha avuto incontri con esponenti
del governo, i ministri dello Sviluppo, del Lavoro e dell'Istruzione, Federica Guidi, Giuliano Poletti e Stefania Giannini. Ed ha
avuto una colazione in Confindustria, presente tra gli altri la vice
presidente per l'Europa, Lisa Ferrarini, un incontro positivo in cui
sono stati discussi i temi della
competitività delle imprese e ci si
è soffermati sulla questione dell'etichettatura d'origine, argomento cruciale per le imprese italiane e che ancora aspetta il via libera europeo. Il ministro dello
Sviluppo ha ribadito la volontà
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Data
TI miglior nrinistro? F rancesclrini
Lo segue a ruota Angelino Alfano
Adriano
{J
f}(Jf!,.
Il
11
?t
SONDAGGIO LORIEN CONSULTING - A ruota c'è Alfano anche perché è, di molto, il più conosciuto
Il miglior ministro?, Franceschini
Poi vengono Lupi e Lorenzin. E precipitata Giannini
DI FRANCO ADRIANo
I,. ministro più credibile?
E quello ai Beni culturali Dario Franceschini
(38%) quasi a pari merito
con il ministro dell'Interno Angelino A1fano (37%) che è in
assoluto il membro del governo
più conosciuto da parte degli
italiani (96%). Al terzo e quarto
posto dell'indice di credibilità ci
sono i titolari di Infrastrutture e Trasporti, Maurizio Lupi
(35%), e della Sanità, Beatrice
Lorenzin (34%). È la conferma che una lunga militanza
politico-parlamentare paga in
termini di autorevolezza quando si va al governo. In cima alla
classifica globale della conoscenza e della credibilità dei
singoli componenti di governo,
dunque, ci sono l'ex segretario
del Pd Franceschini e il leader
Ncd Alfano, quest'ultimo incalzato da due esponenti del suo
movimento Lupi e Lorenzin. TI
dato emerge dal rilevamento di
Lorien consulting realizzato il
13 e 14 dicembre scorsi. In coda
alla classifica ci sono il ministro all'Ambiente, il casiniano
Gianluca Galletti (11%) e il
ministro agli Affari regionali
Maria Carmela Lanzetta
(11%). Molto male anche il titolare del dicastero alle Politiche
---© Riproduzione riservata ____
Quali nuovi ml/lIstrl del GOllemo Renzi ricorda,
anche solo per sentito n o m i i i l a
Angelino Alfano
MauriZiO Lupi
Dario Franceschlni
Beatrice Lorenzm
Andrea Orlando
Mana Elena Boschi
026
D 13
D6
D 15
D4
D 11
QuaH rioorda, anche solo per sentito nominare?_"
AIlano
l
Lupi
I
Franceschinl
Lorenzin
OrlaMo
Boschi
D7
D7
Padoan
Gratiano Delno
Paolo Gentllonl
B3
Gentllonl
Glullo.no Paletti
D5
Pier carta Padoan
~
Roberta Plnolll
5
n2
Fedenca GUidi
li
Stefania Giannini
Mananna Madia
M!lurizlo Martina
Gianluca Galletti
Mana Carmela Lanzetta
~
-
Q-a le leggerò la lista dei Ministri del Governo Renzi.
Delno
Paletti
Giannini
Plnottl
GUidi
4
Madia
I2
li
I1
Lanzelta
Martina
Galletti
196
179
I 76
I
r==::==J 75
c:::===J 58
c==:=I 56
C=:::J 54
C=:::J 53
[==:J 42
_1
(su tot.campione)
Alfano
Lupi
F"ranceschml
Orlando
38
c=::J 30
C=::J 29
c:=J 29
Giannini
D 16
017
[=:J 19
Plnottl
019
Guidi
Madia
Martma
Galletti
024
~
Lanzelta
o
c:::::=J 34
c::::::::J 23
Oolrio
Boschi
Paletti
c=l33
c=J 31
CI 28
[=:J 25
C::=J 37
c:=:::J 35
Padoan
Gentilonl
c::::::J 41
c=::J 41
c::=:J 37
.-
Quanto II ritiene erodibifi?
(Risposta: MOLTO -I- ABBASTANZA CBEifJ/BILE)
014
014
Dii
Dii
Dii
Popolarità urooibllità in saUtapet Boschi, Madia, Pinottl,LorelUin, Orlando e Polettl
ma i big del gòvernò sonò quelli clteproverigonoda una lunga militanza politico-parlamentare
NOTA METODOLOGICA
Istituto: Lorien Consulting - Public Affairs
Sondaggio realizzato per i gruppi parlamentari di NeD
Criteri seguiti per la formazione del campione: sondaggio realizzato su un campione rappresentativo della
popolazione maggiorenne italiana di 500 cittadini
Metodo di raccolta delle informazioni: interviste CATI ad un campione rappresentativo per sesso, età e
area dì residenza
Numero delle persone interpellate ed universo di riferimento: Campione di 500 cittadini strutturati per sesso
ed età (campione cumulato in media mobile con la precedente rilevazione di 1.000 casi)
Data in cui è stato realizzato il sondaggio: 13-14 Dicembre 2014
Metodo di elaborazione: SPSS - Intervallo di confidenza 95%
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I
agricole Maurizio Martina
(11%) che pure avrebbe dovuto guadagnare una maggiore
esposizione con l'organizzazione di Expo 2015. Poco pih
su i ministri della Pubblica
amministrazione, Marianna
Madia, (14%) e dello Sviluppo economico Federica Guidi (14%) seppure elogiata dal
presidente della repubblica.
Evidentemente in dieci mesi
di governo non sono riusciti a
farsi conoscere ed apprezzare
dai cittadini italiani. In salita
il ministro ai Rapporti con il
parlamento Maria Elena Boschi (30%): risulta essere più
credibile ed anche più popolare
del responsabile dell'Economia
Pier Carlo Padoan (29%).
Nell'affollata media classifica
è in crescita la credibilità del
Guardasigilli Andrea Orlando (a123% è salito di lO punti
in un mese), del ministro del
Lavoro Giuliano Poletti: ha
guadagnato 8 punti risalendo
dal fondo della graduatoria al
17%. TI ministro dell'Istruzione
Stefania Giannini era giudicata piuttosto credibile fino a
novembre, poi in un solo mese
è crollata di lO punti al 19%.
Cresce invece il vigore al ministro della Difesa Roberta Pinotti (più lO punti al 19%).
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1 /2
Jobs act, ipotesi licenziamenti
per scarso rendimento
Davide Colombo e Claudio Tucci
Oggi il ministro Giuliano Paletti incontra le parti sociali a palazzo Chigi
Jobs act, ipotesi licenziamenti per scarso rendimento
nodidasciogliere.Acominciare
dall'eventuale introduzione,
nelle fattispecie dilicenziamen!
to disciplinare, della clausola di
I ROMA
Nella nozione di "giustifi- "opting out" per consentire al, cato motivo oggettivo" dilicen- l'impresa di poter comunque
pagare un indennizzo al posto
! ziamento potrebbe rientrare
del reintegro, come avviene in
! anche la fattispecie di «scarso,
rendimento».Mentreneilicen- Spagna e Germania.
Sembra ormai definita, inveziamentidisciplinarisi và verso
un mini-restyling della legge ce, la partita delle piccole imFornero: il reintegro nel posto prese:siapplicherannoleÌ1Uove
di lavoro sarà possibile solo nei regole, dimezzando gli importi
casi di «non sussistenza del fat- degli indennizzi econ un tetto di
to materiale» (oggi la tutela re- 6 mensilità (per non peggiorare
ale scatta in due ipotesi: il fatto il regime attuale). Sui licenzianonsussiste-nonsifaquindiri- menti collettivi è ancora aperta
ferimento alla indicazione ma- lariflessione e le difficoltà tecniteriale -; il medesimo fatto rien- che per superare la legge 223.
L'addio al reintegro interestra tra le condotte punibili con
una sanzione conservativa sul- serà i licenziamenti per motivo
la base dei Ccnl o dei codici di- economico e organizzativo, che
probabilmente ricomprendesciplinari applicabili).
Continua l'opera di cesello ranno, come detto, anche lo
dei tecnici di Palazzo Chigi e scarso rendimento. Del resto
ministero del Lavoro per arri- «già oggi la giurisprudenza è
vare a una bozza definitiva del pacifica sul punto che lo scarso
decreto con la nuova disciplina rendimento può costituire andel contratto a tutele crescenti, che giustificato motivo oggettiatteso sul tavolo del Consiglio vo di licenziamento», ha spiedei ministri la mattina del 24 di- gato il giuslavorista di Sc, Pietro
cembre, assieme al Dlgs sulla Ichino.Ma per Cesare Damiano
nuova Aspi.
(Pd) la formula dello scarso
Oggi, alle 10,30, il ministro rendimento è «per sua natura
Giuliano Poletti incontrerà le fortemente arbitraria per licenparti sociali per illustrare i con- ziare un lavoratore».
Sul fronte dei disciplinari, intenuti dei provvedimenti sui
quali, tuttavia, restano diversi vece, la soluzione ipotizzata dal
I
I
Davide Colombo
Claudio Tucci
Governo è, nei fatti, una piccola
modifica alla legge 92, e ciò non
piace a Maurizio Sacconi di
Area Popolare (Ncd-Udc) secondo cui invece, «in coerenza
con i principi della delega, la reintegra deve èssere limitata ai
soli casi del licenziamento discriminatorio o infamante». E
se si decidesse diversamente «il
Governo è a rischio» ha fatto sapere ieri il senatore.
Ancora da sciogliere è poi il
nodo dell'esenzione fiscale per
l'indennizzo nella fase di conciliazione standard (che può variare da una mensilità fino a un
massimo di 16). L'Esecutivo
vorrebbe ridurre drasticamente il conltenzioso e lasciare lagestione del licenziamento alle
singoli parti (cioè datore e lavoratore). Ma la conciliazione va
sostenuta: l'indennizzo offerto
dall'impresa non può chiudere
esclusivamente illicenziamento, in quanto illavoratore, accettata la somma, potrebbe fare
causa su altri aspetti del rapporto di lavoro, come straordinari e
festivi. Ecco perché sarebbe opportuno consentire conciliazioni onnicomprensive, non solo
davanti alle direzioni provinciali del lavoro, ma anche in sede
sindacale, agevolate con il riconoscimento dell'Aspi e di eventualiincentivi all'esodo.
Sul decreto Aspi i dettagli da
definire sarebbero ancora numerosi. Ma «ci sarà», ripetono i
tecnici in vista dell'incontro
odierno con le parti sociali,
«perché non vogliamo rinviare
un aspetto così cruciale dellariforma, quello delle tutele estese». L'ipotesi circolata ieri è che
alla nuova Aspi, di durata crescente fino a 24 mesi, si potrebbe accedere anche con sole 13
settimane di contratto, che è la
soglia oggi prevista per la miniAspi. Una scelta che, se confermata, estenderebbe di mòlto la
platea dei lavoratori potenzialmente assicurabili in caso di
perdita del posto.
Non dovrebbero cambiare le
aliquote di contribuzione (1,31 %
e maggiorazione dell'I,4% per i
contratti a termine) ed è ancora
da capire se ci sarà o meno una
armonizzazione delle medesime aliquote oggi prevista nei diversi settori produttivi.
Tutte scelte che devono essere condivise con l'Economia e la
Ragioneria generale dello Stato. Oggi si capirà se, al termine
ddlariunioneinsalaverdeaPalazzo Chigi, è stata trovata la
quadra o se servirà ancora qualche giorno di lavoro fino alla vigilia di Natafe.
(1;:
RlPROOUzrONE Ri.'ìERVATA
Li\ NmJ\JJ%
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Si ragiona sulla possibilità di
accesso alla tutele con sole 13
settimane di contratto. Ma la
verificasug~onerifinan~ari
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I
~~-----------
I
19-12-2014
7
2/2
-- -_.
Incontro a palazzo Chigi
~ Oggi il ministro del Lavoro,
Giuliano Poletti, incontra a
Palazzo Chigi imprese e
sindacati per illustrare i
contenuti dei primi due decreti
attuativi deljobsAct, attesi in
Consiglio dei ministri il 24
dicembre
I contenuti
fii Si tratta del Dlgs con la nuova
disciplina del contratto a tutele
crescenti, con le modifiche
all'articolo 18 dello Statuto dei
lavoratori. Edel Dlgs sull'Aspi,
rafforzata nella durata ed estesa
a una prima quota di
collaboratori a progetto
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Lavoro. Il ministro Giuliano Poletti
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17
1
~~ «(CON LA MOBILITÀ
,
NELLA PA
NESSUN TAGLIO
RETRIBUTIVO~)
Marianna Madia
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Ministro della Pa
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Foglio
1
Data
Art 18, cosÌ i paletti al reintegro
l'equilibrio politico della maggioranza. E per il momento le diplomazie parallele ancora non sono
arrivate a nessun accordo.
Il pomo della discordia resta
quello di sempre: il reintegro sul
posto di lavoro còn la nuova normativa diventerà un'eccezione limitatissima oppure le maglie della riforma Fornero saranno riROMA Varcheranno il portone di strette solo un po'?
Palazzo Chigi con aspettative diverse, che spaziano dalla fiducia VIA LA DISCREZIONALITÀ
alla curiosità mista a diffidenza. Come si ricorderà, la delega elimiAd accomunare le parti sociali na la possibilità di reintegro per i
convocate oggi dal governo per licenziamenti per motivi econouna consultazione sui decreti at- mici, non modifica nulla per i casi
tuativi del Jobs act, c'è però di discriminazione e nulli, mentre
un'unica speranza: che non sia 'so- per i disciplinari limita il reintelo un'operazione di immagine me- gro a «specifiche fattispecie». Tocdiatica, che il premier tenga in ca appunto al decreto definirle.
considerazione i suggerimenti co- Secondo le ultime indiscrezioni la
struttivi che verranno fuori dal gi- linea di demarcazione sarà l'inro di tavolo. In teoria la possibilità sussistenza del fatto «materiale»
c'è. Il lavoro sui primi prowedi- contestato al lavoratore. Niente
menti, in particolare quello che più discrezionalità da parte del
introduce per i nuovi assunti il giudice sulla gravità dell'addebito
contratto a tutele crescenti, è sì contestato: se il fatto è vero il limolto avanti. Anche perché Renzi cenziamento è legittimo, se è inè determinato a varare il relativo vent~to si può disporre il reintedecreto nel consiglio dei ministri gro. E un passo avanti rispetto aldella vigilia di Natale.
la legge For)1ero, ma è un passo inEppure non tutto è già scolpito. dietro rispetto ad altre ipotesi vaSui punti più delicati - fattispecie gliate nei giorni scorsi, in particoper le quali il reintegro sarà anco- lare quella che limitava il reintera possibile nei casi di licenzia- gro ad accuse false di reati persementi disciplinari illegittimi, enti- guibili d'ufficio, quindi particolartà dell'indennizzo - c'è in gioco mente gravi. Lasciando l'inden-
~ Per i
disciplinari varrà
solo se il fatto materiale
contestato è inesistente
RESTA IN CAMPO
l'OPZIONE DEll'IMPRESA
PER UN SUPER·INDENNIZZO
OGGI SUI· DECRETI
l'INCONTRO GOVERNO
«un'ampia individuazione delle
fattispecie, verrebbe meno l'attesa positiva che il Jobs act ha suscitato, sia nelle istituzioni internazionali che tra gli imprenditori
italiani», awerte il presidente dei
senatori di Area Popolare
(Ncd-Udc) Maurizio Sacconi. Che
rincara la dose: «Su questo decreto il Governo è a rischio». La minoranza Pd però non ci sta. «Dare
la possibilità di licenziare per
scarso rendimento sarebbe aberrante» dice Cesare Damiano.
Per quanto riguarda l'entità dell'indennizzo l'ipotesi più accreditata è quella di una cifra - defiscalizzata - pari a due mensilità per
ogni anno di anzianità professionale fino a un massimo di 24. Resta però un grosso punto interrogativo sulla possibilità di concedere l'opzione all'impresa di non
reintegrare il lavoratore che ha
avuto una sentenza in tal senso
dal giudice, corrispondendogli un
super-indennizzo. La minoranza
Pd si oppone fermamente.
Giusy Franzese
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Il ministro del Lavoro
Poletti ( a destra) con il
segretario
della CisI, Furian
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EPARTI SOCIALI
nizzo in tutti gli altri casi.
Le forze centriste, a partire da
Ncd e Scelta civica, sono con il coltello tra i denti. La reintegrazione
- insistono - deve essere limitata
«ai soli casi di licenziamento discriminatorio o infamante». Con
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25-12-2014
11 4/1 8
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Data
Nella giungla dei
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Lavoro e previdenza
forme degli ammortizzatori sociali.
La cassa integrazione ordinaria, che
interviene nei momenti di difficoltà temporanea delle aziende, e che più o meno
ha funzionato, non si tocca. Il resto, dalla
cassa integrazione straordinaria alla mobilità, alla fine dell'intervento governativo dovrebbe uscirne stravolto. E dovrebbe sparire la cassa in deroga, che in tanti
considerano un mostro (vedi intervista a
Tito Boeri a pagina 117).
Tra il 2009 e il 2013, secondo la Cgia
di Mestre, per gli ammortizzatori sociali
si sono spesi quasi 59 miliardi. 11 72 per
cento provenienti dai contributi versati
da lavoratori e imprese, il resto dallo
Stato attraverso la fiscalità. All'accelerata
dei costi ha contribuito la cassa in deroga
(che costa 1,5 miliardi l'anno), introdotta
sei anni fa dal governo Berlusconi per
aiutare i dipendenti delle piccole imprese
escluse dai benefici della cassa "normale"
e che, del resto, non pagano i contributi
a carico delle grandi manifatture.
« L'uso della cassa integrazione come
anticamera della pensione è divenuto
palese due anni fa, ai tempi della riforma
Fornero: ci siamo resi conto dell'esercito
di persone che, facendo due conti, attraverso cassa ordinaria, straordinaria e
mobilità, si avvicina alla pensione senza
lavorare, o facendolo per pochi giorni al
mese, per periodi che vanno dai tre agli
undici anni, nei casi più gravi», racconta
Antonietta Mundo, capo del servizio
statistico dell'Inps fino a un anno fa.
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del
GIOVANISSIMI PENSlONAn
All'Inps, sull'argomento, le bocche di
solito sono cucite. Ma Antonietta Mundo, oggi in pensione, può parlare senza
peli sulla lingua. Ne ha viste passare
tante, troppe, di pratiche "eccezionali" di
tutela. Come quella dei quasi 20 mila
"prosecutori volontari", per lo più donne, usciti dal mondo del lavoro nel passato dopo appena 15 anni d'impiego, che
versando altri cinque anni di contributi si
sono ritrovati giovanissimi a incassare la
pensione. Nel mirino dell'ex dirigente
lnps c'è pure la "mobilità lunga", quella
che supera il massimo fissato dalle norme
in 36 mesi, e che invece «può durare fino
a 7 anni per le aziende delle zone depresse. Gli ultimi a beneficiarne andranno in
pensione nel 2018, e tra di loro ci sono
parecchi dipendenti della vecchia Alitalia». Che di fatto ha chiuso i battenti nel
2008 e che proprio in una zona depressa
non è. Però ha goduto di particolare riguardi, diventando un simbolo dell'italianissima stortura. Per non dover fissare
misure ad hoc per gli addetti dell'ex compagnia di bandiera, venne varato un
fondo speciale. Con il risultato di rendere
praticabile per 13 mila lavoratori del
settore (compresi quelli di Air France,
British Airways, Aeroflot e tante altre)
un'integrazione per 7 anni,pari all'80 per
cento della paga ricevuta nell'ultimo anno. E senza il tetto stabilito dalla legge in
circa] .100 euro.
Se, poniamo, l'ultimo stipendio di un
destinatario,
non
riproducibile.
Pag. 37
Codice abbonamento:
osì fan tutti. Niente di illegale, per carità. Tutto in
punta di norma,come nella
storia di Gennaro, assunto
con la qualifica di operaio
nel] 989 in uno stabilimento di Airola, Benevento, che
era della Pirelli e ora è della Tta Adler, dove
si fanno componenti in fibra di carbonio
per l'auto. Una fabbrica passata attraverso
mille traversie. «Tra una cassa integrazione
e un sussidio, dal] 992 a oggi ho lavorato
7-8 anni », racconta a "l'Espresso" l'operaio campano, che per riservatezza preferisce
non divulgare il suo cognome. Adesso
prende circa mille euro al mese di mobilità
(anche grazie agli assegni familiari, avendo
due figli). Quando la crisi morde - e quella
di oggi ha i denti di un insaziabile coccodrillo - la dipendenza dagli ammortizzatori
sociali, spesso usati in modo distorto, si rivela sempre più naturale. Diventando giorno dopo giorno lffi peso insopportabile per
le casse dello Stato.
La loro riforma è uno degli snodi vitali del
JobsActvoluto dal premier Matteo Renzi e,
in parte, sarà oggetto di uno dei decreti in
agenda per il Consiglio dei ministri di martedì 22 dicembre. «La precedenza sarà data
al contratto a tutele crescenti e all'estensione
ai collaboratori dell'indennità di disoccupazlone. Mentre delle moddìche alla cassa ,mtegrazlOne straordlllana se ne parlera a
gennaio», spIega Stefano Sacchi, Il professoredeJJa Statale di Milano che, per conto del
mmlstero del Lavoro, sta elaborando le f1-
068391
DI MAURIZIO MAGGI tE GLORIA RIVA
Settimanale
Data
Pagina
Foglio
dipendente di una compagnia aerea è
stato di 5 mila euro, nei 7 anni di mobilità lunga può arrivare a 4 mila euro al
mese. L'esperta statistica dell'Inps sottolinea un altro aspetto patologico nell'approccio alla cassa integrazione straordinaria, quella che dovrebbe scendere in
campo quando i problemi sono strutturali: "Si va diffondendo il "metodo Fiat".
Intanto, la si richiede. Poi, se del caso, la
si usa, spesso proprio come tappa d'avvicinamento alla pensione».
Il ricorso alla cassa, alla Fiat, è stato abbondante.Anche in casi in cui l'ipotesi di una
reale ripartenza produttiva era una chimera.
Come a Temlini Imerese, dove l'ultima vettura è usòta dalla linea di montaggio nel
2011. I dipendenti sono in cassa integrazione
sino a fine anno, in attesa di un salvatore che
(forse) darà loro un lavoro o un'altra razione
di cassa. Se il salvatore evapora - è succes- ~
miliardi, meno dei 6,1 miliardi del 2008".
La recessione non aiuta le politiche attive, però meglio si può fare. Benini cita
l'esempio di W2W, un programma coordinato Stato-Regioni, gestito dall'agenzia
governativa Italia Lavoro. Nel 20] Oaveva
"preso in carico" 78 mila disoccupati: due
anni dopo, il 54 per cento risultava effettivamente impiega to. N umerini, che tuttavia fanno capire l'utilità di un'Agenzia
nazionale della voro (un obiettivo del Jobs
Act), perché se le Regioni seguitano ad
andare ciascuna per conto proprio, nessuna politica attiva può funzionare.
LA PREGO NON MI ASSUMA
I Centri pubblici per l'impiego sono
spesso inefficienti. D'altronde, ogni ad-
Numero medio annuo di beneficiari
di prestazioni di disoccupazione nel settori
non agricoli (in migliaia di persone)
Indennità di disoccupazione·
•
detto dovrebbe "curare" in media 116
disoccupati (ma 211 in Veneto e 220 in
Lombardia), mentre in Inghilterra il
rapporto è a 30. Un sistema che, sostenso anche con l'italo-brasiliana Grifa, mentre gono le agenzie priva te di collocamento,
ora il governo tratta con la torinese Metec -si non può funzionare, anche a causa
dell'atteggiamento dei disoccupati stespasserà alla mobilità.
In Italia ci sono quasi 4 milioni e mezzo si. «Da Venezia a Torino abbiamo ~
di disoccupati e lavoratori beneficiari di un contattato decine di operai in cassa insostegno al reddito, suddivisi bili in tre tegrazione e alle dipendenze di aziende
macro-categorie. Nella prima ci sono quel- prossime alla chiusura. Uno su tre ha
li che l'impiego l'hanno perso e ricevono scelto di non accettare l'offerta di lavosussidi ma non sono più legati all'azienda ro, ritenendo più sicuro e confortevole
in cui prestavano la propria opera: erano stare in cassa anziché rimettersi all'ope351 mila nel 2008, a fine 2103 la crisi eco- ra. Ci dicono: "Mi richiami fra qualche
nomica li ha quasi triplicati (923 mila). La mese" », spiega Giorgio Veronelli, diretseconda categoria è quella degli "ammor- tore della Gch Consulting. Pure il colostizzati", coloro che mantengono un rap- so Adecco fatica assai a convincere i
porto diretto con l'impresa e godono della cassintegrati a lavorare: «Capita tutti i
cassa integrazione: nel 2008 erano 85 mila, giorni. Cerchiamo di spiegare a chi non
ora viaggiano intorno a quota 300 mila. ha un impiego che restare a casa in cassa
Infine, c'è la famiglia numericamente più per anni è un boomerang, più passa il
grossa - 3,4 milioni, secondo l'ultimo rap- tempo e meno sono appetibili», dice il
porto Istat - che è anche quella che alza numero uno italiano Federico Vione, che
meno la voce, perché è meno rappresentata propone un sistema simile a quello svize soprattutto meno garantita. E composta zero, dove il sostegno al reddito viene
da chi ha esaurito tutte le munizioni, dopo tolto a chi rifiuta più di due proposte di
essere passato da cassa ordinaria, straordi- lavoro. Effettivamente, una soluzione
naria e mobilità, e pure dai lavoratori auto- del genere dovrebbe far parte del Jobs
nomi e parasubordinati a spasso.
Act anche se certezze non ce ne sono.
QUEL RECORD ITALIANO
La cassa integrazione, insomma, è
«l'Italia ha il record di durata dell'utilizzo un insostituibile aiuto, specie in fasi
degli ammortizzatori sociali ma intanto ha drammatiche come quelle attuali, ma
tagliato del 30 per cento la spesa per le poli- rischia di trasformarsi in una prigione.
tiche di attivazione al lavoro, mentre altri, Ed è anche una sorta di droga - dice
tipo Francia o Germania, nello stesso perio- un dirigente di Confindustria che vuoI
do li hanno aumentati sensibilmente», so- restare anonimo - sia per l'azienda che
stiene Romano Benini, consulente del mini- per il lavoratore: «Forse è davvero
stero del Lavoro e docente di politiche arrivato il momento di essere coerenti.
dell'occupazione. « In tutta Europa, il primo In tante assemblee delle associazioni
destinatario di politiche attive al lavoro è il imprenditoriali, per esempio, ho sendisoccupato. Invece noi abbiamo sempre tito tuonare contro la cassa in deroga.
avuto scarsa considerazione per i servizi per Cancelliamola, dicono gli imprendil'impiego. Nel 2012 - ultimi dati disponibili tori. Poi però, quando si conclude la
- abbiamo speso circa 24 miliardi per tutti i trafila di cassa e mobilità, di fronte
tipi di sussidi (casse integrazioni, indennità all'alternativa se licenziare i dipendi mobilità e disoccupazione, prepensiona- denti o farvi ricorso, la cassa in deroga
menti), contro gli Il,3 miliardi del 2008. Per finiscono per chiederla» . •
aiutare disoccupati e inoccupati a formarsi e
ricollocarsi, abbiamo invece investito 5,6
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Indennità di mobilità
2008
2009
2010
2011
923
2012
2013
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• Comprende l'indennità di disoccupazione
e, a partire dal 20!3.la Aspi e la Mini Aspi,
Fonte: Elaborazioni su dati Inps e Ministero del Lavoro
non
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Settimanale
Data
Pagina
Foglio
Venezia non sì è ancora ripresa dall'addio
dell'industria chimica. Se n'è andata nel
2009 ma i dipendenti hanno tagliato il
cordone ombelicale con quelle aziende
fantasma da pochi giorni: .A Porto
Marghera la Vlnyls aveva 270 dipendenti e
lo scorso 7 dicembre è scattata la
mobilità, nella quale sono precipitati i 105
che non hanno trovato un altro impiego>,
dice Massimo Meneghetti della Cisl, che
punta il dito sul valzer di presunti cavalieri
bianchi pronti a salvare l'azienda e
puntualmente spariti nel nulla. Ai 310
della veneta Montefibre è andata anche
peggio. Mentre erano in cassa hanno fatto
corsi di formazione per essere riassunti da
una società del porto, che tuttavia, nel
frattempo, è entrata in crisi. E così, dopo
sei anni di ammortizzatori sociali, anche
per loro è scattata la mobilità. Un
compratore è invece arrivato alla Acc di
Mel, Belluno, azienda di compressori per
frigoriferi. Lo ha trovato il commissario
straordinario Maurizio Castro, si chiama
Wanbao, un gruppo cinese che si è
impegnato a far rientrare in azienda i 455
addetti, di cui 300 subito .• Qui la cassa
ordinaria è cominciata nel 2005, poi tra il
2006 e il 2012 è toccato alla
straordinaria, con 50 addetti che avevano
scelto di starci "fissi": ne avevano
approfittato soprattutto le donne,
prendendo circa 750 euro al mese, più
qualcosa per i figli a carico. Senza quei
volontari, avremmo fatto più rotazione tutti
quanti., ricorda Nadia De Bastiani, della
Fiom interna, aggiungendo che dal 2012 è
stato fatto anche ricorso alla mobilità
lunga. Nove anni di travagli conclusi con
una ripartenza sotto nuovo padrone.
Anche i 900 ex dipendenti della Ocean,
che fino a dieci anni fa era la più grande
azienda della Bassa Bresciana e faceva
elettrodomestici, avevano tanto sperato
nell'awento di un salvatore. L'hanno
atteso per 12 anni, dal 2001 al 2013,
aggrappati all'ennessima proroga della
cassa integrazione. Alla fine solo dieci di
loro sono rientrati nel progetto di
reindustrializzazione (che inizialmente
doveva assumerne 266). Adesso
qualcuno ha cambiato mestiere, tanti
sono andati in pensione, ma ci sono
ancora 430 addetti non ricollocati e in
mobilità. Sulle loro spalle non pesa solo
l'incertezza del futuro, ma anche le
remore degli imprenditori locali ad
accoglierli nelle loro aziende perché,
dicono gli industriali, dopo così tanti anni
di lontantanza dalla fabbrica potrebbero
aver perso l'abitudine al lavoro .
• La sequela di cassa integrazione e
mobilità alle Case di Cura Riunite di Bari,
che sono state pure in amministrazione
straordinaria, è durata vent'anni. Ora tutti
gli strumenti disponibili sono finiti.
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poiilnuUa
Quando la crisi è cominciata i dipendenti
erano 3 mila e per lunghi periodi ce
n'erano mille a casa», è la ricostruzione di
Pietro Boccuzzi, della Cisl di Bari. Una
storia presa ad esempio da Pietro Ichino,
economista e parlamentare di Scelta
Civica, che nel portarla all'attenzione del
Senato si chiese retoricamente .quale
malato potesse affidarsi alle competenze
professionali maturate in 18 anni di
cassa integrazione •. Sarebbero invece
pronti a dimostrare quanta esperienza
ancora possiedono gli 800 dipendenti
della De Tomaso, azienda automobilistica
di Grugliasco, Torino, che produsse anche
la mitica Pantera, quand'era del fondatore
Alejandro. Qui le tute blu hanno
cominciato ad andare in cassa nel 2008.
Prima a singhiozzo, poi a zero ore, fino al
fallimento della società, nel 2012.
Nonostante le ventilate manifestazioni
d'interesse, nessuno s'è fatto avanti per
rilevare la società, che nel 2009 era stata
acquisita da Gianmario Rossignolo. L'ex
manager di Fiat e Telecom è finito nei guai
con la legge per truffa ai danni dello
Stato. A fine 2014 scatta la mobilità, da
uno a tre anni a seconda dell'età. E addio
De Tomaso. Un altro vistoso caso di
accanimento terapeutico o abuso di
ammortizzatori sociali è la CllIrbosulcls,
miniera sarda oggi awiata alla chiusura
dopo un lungo calvario. -Finalmente si è
stabilito che la miniera non può essere
competitiva e la sì chiuderà, dopo averla
messa in sicurezza, con l'accordo
dell'Unione europea che, nel 2012, aveva
awiato una procedura d'infrazione per i
405 milioni di euro di contributi pubblici
dal 2001 al 2010., dice l'amministratore
unico Luigi Zucca. Carbosulcis è balzata
agli onori delle cronache recenti anche
per "merito· del suo ex dipendente Carlo
Cani, detto anche Charlie Dogs il jazzista,
per la sua infinita passione per la musica.
Assunto nel 1980 e andato in pensione
nel 2006, Charlie ha raccontato di non
aver mai praticamente lavorato. -lo e il
carbone non abbiamo legato. Andavo dai
medici, chiedevo cure, capivano, mi
accontentavano», ha dichiarato, ridendo,
a "La Nuova Sardegna". In realtà, precisa
Zucca, Cani era un abituale assenteista
ma ha lavorato più di quanto dica. E come
tutti, in quella miniera, si è fatto dieci anni
di cassa integrazione filata tra ì11993 e il
2002. Commenta un esperto di questioni
di lavoro: -La verità è che a noi italiani,
tutto sommato, uno come Charlie il
jazzista ispira simpatia. In Germania lo
disprezzerebbero e una "carriera" come
la sua sarebbe stata impossibile •.
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Incubo dlsolccupazlana
~~Dal2007 al 2013 è raddoppiata»
Durante gli anni della crisi la disoccupazione in Italia
è raddoppiata; dal6, 1% del 2007 a l 12,2% del 2013,
e si è anche accresciuto il divario tra le zone
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del Paese. Così il centro studi Impresa Lavoro
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1
Jobs Ac~ volata fmale del Governo
Reintegro difficile per i disciplinari
Dopo illicenzimnento, ritorno in azie1'llin solo se il fatto non sussiste
ROMA
NUDVE regole sul contratto li UHe·
le cresct~llti e relative indicazioni
Slli licenzi amenti e i rei Il teg ri. So110 questi ì conten uti del primo
decreto legislativo che attuerà il
Jobs Acl. n provvedimento, atteso in Consiglio dei ministli il 24
dicembre, sta asslIIuendo pmplio
in queste ore ulia fonna definiti·
va, Palazzo Chigì e il ministero
del Lavoro lo stanno plasmando,
anche alla luce del dibattito degli
ultimi mesi. Dibattito che vede
un Maurizio Sacconi (Area popolare, la noo alleanza tm Udc e
Ncd) ammonire dH~ sui de(:ll"ti
delegati il govel1lo (è a rischio».
RESTANO, soprattutto, da defini·
re in maniera esatta tutti i paletti
alla nuova versione dell'ar1icolo
18. IIlema è quello del contratto a
tUTele cresce.nti: COI.I l'aumentare
dell'an ziani là di servi zio, in sostanza, ci si avvicina progressivamente a una forma di contratto a
tempo indeterminato, II dibattilo, in questa fuse, ruota sopraUut-
lO attomo alla questione delliceu·
ziamemo. In caso di fine del rap1'0.[10 per motivi economici lIon
giustificati ci sarà. un indennizzo,
ma Il esSUIl a p:!ssi bilità di rei megl'o. Più complessa la questione
dei licenziamenti disciplinaii: il
reintegro a favore del dipendente
sarebbe consenti lo nei casi Ilei
quali, iII base a una :>entenza, il làt·
fa matel.iale che ha causato la fine
del rappol1o non sussiste" Anche
se sul punto c'è discussione: diversi esperti vorrebbero la tutela nel
minor numero possibile di situazioni e, in partimlare, solo nelle
ipotesi di licenziamento discriminatorio o infamante.
ALTRA questione riguarda !'indennizzo minimo nel caso di Hcenziamento nella prima fase del
contratto a tutele crescenti. Stando alle ipotesi dII" circolano in
queste ore, illÌsarCÌ men to dovreb·
be partire da 1,5 memili.ta per
ogni aUllo di servizio, con \111 tetlo massimo di 24. Finito il periodo di prova, dovrt>bbe scattare
l'indennizzo minimo, tarato tra le
ne e le quanto meusilità. Sul fmnte delle piccole imprese~ poi, si ragiona sul campo di applicazione
delle tutele relative ai licenziamenti: oggi quelle sotto i sedici dipendenti so 110 escluse daU 'arHcolo 18. L'idea è di farle tientrart'
nel perimetro dì utilìzz,o delle
nuove regole. Anche se dovl1"bbe
esserl'Ì un correttivo: gli eventuali indennizzi avranno importi di·
mezzati.
DETTa questo, già si delineano i
prossimi passaggi. Un successivo
decreto attuativo sara dedicalO al
Codice semplificato del lavoro:
avrÌl dol' il compito di disboscare
le procedure che oggi regolano il
settorI' e, soprattutto, la famigera.
ta gillngla delle fonne con trattuali. SefOlldo i piani, dovrebbe arri"an' a destinaZione tn Inarzo e
aprile, Non è, invece, ancora chiaro quale sarà il calendario che porterà l'attuazione di al tIi due passaggi fondamentali della delega:
quelLo sulla revisione del sisLema
di ammOltizzatoli sociali e quello
che riguarda le politiche attive
per i disoccupati,
Mattea PaLa
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Aberrante l'ipotesi
di licenziare per 'scarso
rendimento': totalmente
arbitrario e unilaterale
CONTESTAZIONE A POLETTI
Duecento persone pl"OÙll5bll1o a Cucina (Pilia) contro il Jobi Art (Ansa}
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QUANTO PRENDERÀ TRA 30 ANNI
CHI PAGA I CONTRIBUTI DAL 1974
'*
Èstato preso in esame un lavoratore nato nel 1974
che abbia iniziato la sua carriera nel 1999 (dal 1996 è in vigore
in Italia il sistema contributivo, quello attuale)
*'*
"'ti'" Nel Regno Unito lo Stato prevede 5010 una pensione
In Germania per i lavoratori autonomi il versamento
dei contributi previdenziali non è obbligatorio.
€3S.000
sociale minima, per il resto c'è la previdenza complementare.
€40.500
€57fUGO
€11.oo0
€1.040.000
,=~~~I €607.257
I
€297.675
._.lInU;14
€15.250
,======
I
€70.000
€896.915
I,====~=:
«698.891
(50.948
€5O.948
€50.948
€790.405
..*._.
III ••
QUADRO STATI E TRE DIVERSI GENERI DI Q
UNA SIMULAZIONE RIVELA
CHE NEL NOSTRO PAESE SI PAGANO PiÙ CONTRIBUTI MA ALLA FINE
SI ODIENE UN ASSEGNO MAGGIORE. INVECE. NEL RESTO D'EUROPA. ..
c
epe
"
..
e
pre
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di Gianluca Baldini
ILANO. Per chi ha avuto la fortuna di lavorare e accumulare i
contributi, la pensione italiana è,
tra quelle pubbliche, una delle
più costose ma, senza dubbio, ,mche una di
quelle più generose. Una sel'ie di esempi spiegano perché: chiamiamo Pietro un dirigente
nato nel 1974 che ha iniziato a lavorare nel
]999, a 25 rumi, dopo l'università. Si è fatto
strada in una grande multinazionale con sede
in Italia e nel 20M, dopo 15 anni, può vantare
un contratto a tempo indeterminato e uno
stipendio da !OO mila euro lordi l'anno. Calcolatrice alla mano, dopo 45 anni di contributi, immaginando una crescita media l' progressiva dello stipendio fino a 153.998 euro,
nel 2044 - dopo 45 anni dì contributi - do"Tebbe ricevere in Italia una pensione annua
lorda di circa 115 mila euro, più di tre volte
rispetto a quanto prenderebbe a parità di
carriera in Germania (31.614 euro), più del
doppio che in Spagna (50.948 euro, il tetto
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massimo previsto dalle pensioni pubbliche di
Madrid) e quasi 17 volte più che m>1 Rpg-no
Unito (6.800 euro, il massimo offerto dalla
pensione pubblica di Sua Maestà).
ndato viene da un ricerca realizzata per il
Venerdì da Sts Deloitte, lo studio tributario dci
ndwork Deloittt', in cui sono state messe a
confì'onto le pensioni di tre generi di lavomtori (dirigente, operaio e autonomo) con identica
carriera in Italia, Germania, Spagna e Regno
Unito. Per fm'e un confronto con le leggi attualmente in vigore in Italia, si è scelto di prendere in esame una persona che abbia cominciato
a lavorare dopo il r gelmaio 1996, mmo in cui,
con la riibnTIa Dini, è stato introdotto il sistema pensionistico contributivo, quello cioè per
cui la pensione dipende da quanto si è versato.
Prima dellH96 in Italia em invece previsto il
costosissimo sistema retributivo, che calcolava la previdenza in base al reddito annuo ottenuto a fine carriera.
Tornando agli esempi, chiamiamo Ales-
ilWI'M'tI
sandra un operaio di Lm'azienda italim1a conia
stessa anzianità lavorativa (e la stessa età) dì
Pietro ma con uno stipendio nel 2014 di 85
mila elm) lordi l'anno. Immaginando anche in
quebto caso che nel COI'SO della sua carriem
continui ad avere la stessa creseita media della busta paga, in Italia Alessandro dopo 45
anni arriverà a j.,'Uadagnare 53.899 euro e,
,mdando in pensione, prenderà 40.500 euro
l'anno, ben più dei 15.250 euro che prenderebbe in Gennania, meno dei 50.948 che riceverebbe in Spagna e molto, molto di più dei 6.800
ehe gli dm'ebbero nel Regno Unito (dove però,
probabilmente, avrebbe una pensione integra-
La riforma
nini, ne11996.
ha introdotto
il sistema
pensionistico
contributivo
l~) UICEl'1BFìE
Ritaglio
Lavoro e previdenza
tiva). Non va diversmnente per un lavomtore
autonomo nel settore della eonsulenza (chiamiamolo Federico) ehe, grazie alla sua partita
lva italiana, desce a guadagnare 70 mila euro
lordi l'anno. Considerato un progressivo aumento di stipendio fino a 107.7~J8 euro, dopo 45
anni di contributi in Italia prenderà 71 mila
euro lordi di pensione, meglio della pen..sione
sociale inglese e del massin10 previsto dalla
Spag1la, ma soprattutto meglio che in Gel111ania, dove però i lavoratori autonoITÙ non sono
obblìgati a versare i contributi previdenziali
(quindi ha la pen.."ione solo chi li versa).
Insomma, tra i Paesi più industrializzati
d'Europa, il nostro è l'unico che otfre Wla pensione pubblica corposa. Che però ci si paga
con alti contributi mentre si lavora. In Germania, la contribuzione è decisamente più
bassa, in modo da tenere più alto lo stipendio
mensile, in Spagna si contribuisce ma, nelle
pensioni, si cerca di spartire la ricchezza il più
possibile tm tutti ponendo un tetto massimo,
mentre i11 InghilterTH lo Stato dà solo diritto
a una pensione sociale, il resto viene affidato
alla previdenza complementare.
«l sistemi pensionistici europei sono uno
diverso dall'altro» spiega Mario Strame,
partner di Sts Deloitte. «Quello che è certo
che anehe noi in Italia, come già si fa in altri
Paesi, dovremo sempre più pensare alle pensioni private». Anche perché la pensione
obbligatoria prevista dallo Stato itali[illo ha
costi molto elevati. Stando ai numeri della
ricerc<l Sts Deloitte, per pagare la pen..5ione
italiana di Pietro, il dirigente, nel nostro Paese si devono versare 1.647.000 euro, ben di più
dei 607.257 necessari in Germania e degli
896.9115 rìchiesti dalla Spaf,Yfla. Nel Regno
Unito la pensione pubblica è pressoC'hé inesistente e spesso sono le aziende stesse a
pr-opon'e obbligatoriamente pi,mi pensionistici integrativi. Per la pensione di Alessandro, l'operaio, in Italia si dovrebbero versare
in tutto ;57fi.500 euro, in Gel1nania 297.675, in
Spagna la bellezza di 698.891, oltretuUo per
avere la metà della pensione italiana. Per il
lavoratore autonomo Fedel'Ìco, infme, in Italia i contributi complessivi sarebbero invece
pari a 1.040.000 euro contro i 790.406 del
sistema spagnolo (in Germania e nel Regno
Unito, come si diceva, non sono prevh-;ti). Insomma la ricetta perfetta non esiste: quella
italiana quanto resisterà?
Il
lamberto Dini
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Codice abbonamento:
a nostra pensione è tra le più
ricche, il vero problema è che i
più giovani oggi devono pagare
la previdenza dei più vecchi che
sono andati in pensione con il modello retributivo» dice Antonella Negri, esperta di
diritto del lavoro e socio dello studio legale
milanese Bonelli-Erede-Pappalardo.
In poche parole, i lavoratori di oggi hanno sulle spalle la loro previdenza e quella dei lavoratori più anziani. «Nel sistema retributivo la pensione veniva calcolata sul reddito degli ultimi anni e non sull'intera carriera
lavorativa, pertanto richiedeva più risorse. Nel sistema contributivo,
invece, la pensione è in sostanza una rendita calcolata su quanto accantonato, in maniera non troppo diversa da un'assicurazione privata». il
sistema pensionistico attuale sarebbe infatti abbastanza sostenibile da
un punto di vista economico se partisse oggi, senza i problemi legati al
vecchio modello. «Non dimentichiamoci»fa notare Antonella Negri «che
il pagamento generalizzato della pensione risale al periodo fascista e le
prime pensioni sono state erogate a chi non aveva versato i contributi.
In poche parole ii sistema è partito in debito».
Cè poi un altro problema: il costo del lavoro, spiega l'esperta commentando i dati dello studio di Sts Deloitte. «Degli 1,6 milioni versati
per la pensione italiana del dirigente preso come esempio, illavoratore ha pagato circa 150 mila euro, il resto è tutto a carico dell'azienda.
In Italia il costo dei contributi è mediamente il 37 per cento dello stipendio lordo. 1129 per cento lo paga l'azienda, 1'8 per cento il lavoratore. Se prendiamo in esame la Germania, ad esempio, il costo è decisamente inferiore e la distribuzione dei costi tra lavoratore e azienda è
molto più paritetica. Questo significa che lo stesso dirigente in Germania costerebbe enormemente meno all'azienda tedesca». (on tutti gli
effetti che ciò comporta. (g.b.)
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PARLA ANTONELLA NEGRI, ESPERTA DI DIRITTO DEL LAVORO
Quotidiano
LA STAMPA
Pagina
19-12-2014
11
Foglio
1
Data
I
Governo, caos sulla manovra
Slitta il maxi emendamento
Rebus Province, con 20mila dipendenti che rischiano. Tra le misure
probabili, Palazzo Chigi Inette un tetto alla Tasi e congela il canone Rai
Leultime
novità
1
Il caso Province
In assenza di notizie certe da Roma, intanto, in molte parti d'Italia, da Torino alla Toscana, è
scoppiata la protesta dei dipendenti delle province. Assemblee,
presidi e sit-in un poco ovunque,
e sedi occupate in pianta stabile
a Firenze, Pisa e Massa Carrara,
in anticipo rispetto alla giornata
di mobilitazione nazionalè promossa per oggi da Cgil, Cisl e UÙ.
In tutto i posti a rischio sarebbero circa 20 mila, compresi 8 mila
2 3 4
Regime minimo
_Cambiala
soglia peri
contribuenti
con partita Iva.
Vengono esclusi
Partecipate
dalle
_Lariforma
agevolazioni
del settore
coloro
il cui
arriverà in
reddito supera i
primavera,
intanto verranno .20 mila euro
chiuseo
accorpate le
piccole società.
Multe agli
amministratori
inadempienti
dipendenti dei centri per l'impiego. Secondo Santini, però, «nessun lavoratore verrà licenziato.
Dal primo gennaio - ha assicurato - scatterà un percorso di mobilità e per due anni conserveranno il posto. Dopo i due anniscatteranno le regole in vigore che
prevedono che i lavoratori prendano 1'80% dello stipendio». Resta il nodo dei lavoratori a tempo
determinato il cui contratto scade il 31: per loro si ipotizza una
proroga forse col Mi1Ieproroghe.
Le misure confermate
Nel corso dei lavori notturni, terminati attorno alle 3.30, la commissione aveva nel frattempo
confermato molte disposizioni
già annunciate come l'introduzione dell'election day a maggio
per fare votare assieme 7 regioni
e 1056 comuni che farà risparmiare 100 milioni di euro, il passaggio a Terna della rete elettrica delle Fs, e le norme sulle Poste
(dal trasferimento di 535 milioni
in esecuzione di una sentenza eu'ropea alla possibilità di rendere
più flessibile e meno oneroso per
Pellet più cari
Armi di scena
_Saledal10
al 22%1'lva
applicata sul
combustibile
ricavato da
segatura. "
governo punta
in questo modo
a incassare 96
milioni di euro
_ Recuperata
in extremis la
norma che salva
le armi da usare
"in scena", vale a
dire nelle
produzioni di
film e fiction tv
la 8qcietà il servizio di posta universale). Interventi che si vaft'I1O'
a sommare a quelli già votati in
precedenza come gli _«sconti»
concessi a fondi e casse previdenziali, fondazioni e patronàti.
lasi, Irap e canone Rai
Via libera anche all'emendamento del Governo che blocca, anche
per il 2015, il livello massimo di
imposizione della Tasi previsto
per il 2014 al 2,5 per mille. Congelato, sempre sui livelli del 2014,
anche il canone Rai che resta a
113,5 euro. Confermata pure la
sterilizzazione dell'aumento dell'Irap per i piccoli imprenditori
senza dipendenti. In questo modo a pagare di più saranno «solamente» 100mila imprese.
Gara per il Lotto
Alla disperata ricerca di nuove
risorse il governo ha deciso di
anticipare al 2015 la gara per
l'assegnazione della concessione
del gioco del Lotto in scadenza
nel 2016. Fissata una base d'asta
di 700 milioni già dal 2015 il g0.verno potrà contabilizzare la
bellezza di 350 milioni.
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Il governo puntava ad accelerare l'iter della legge di stabilità
per votare oggi la fiducia al Senato e fare il bis lunedì alla Camera e chiudere cos\ «al volo»
tutto il pacchetto. In realtà, dopo aver deciso di arrivare in aula col testo aperto, senza il
mandato al relatore, si è scoperto che lo sprint finale era
più complesso del previsto. Il
dibattito in aula è iniziato solo
alle 15 anziché alle 9.30, ma l'ennesimo maxi emendamento del
governo annunciato per le 20 a
sera, per le solite «ragioni tecniche» non era pronto e tutto è
slittato a questa mattina alle lO.
Il governo, anticipando alla
riunione dei capigruppo l'intenzione di procedere col voto
di fiducia (ma potrebbero anche essere tre su tre differenti
parti del testo come è già avvenuto a Montecitorio), ha assicurato che il nuovo testo conterrà tutte le modifiche votate
in commissione Bilancio e, co-
me ha assicurato il sottosegretario all'Economia Baretta, i
punti già condivisi nel corso
del dibattito in commissione. E
mentre il vicepresidente del
Senato Maurizio Gasparri
punta il dito contro l'«incapacità» del governo, non sono pochi a temere possibili sorprese
da parte dell'esecutivo. A questo punto «non ci sono garanzie - ha spiegato iI relatore
Giorgio Santini -. Ora iI padrone del provvedimento è iI governo, ma sorprese non ce ne
'dovrebbero essere».
GIORGIO
NOTIVREPORTER~
la protesta delle Province
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PAOLO BARONI
ROMA
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19 dicembre - SNALS Lombardia