Anno VI - nr. 2
Giugno 2015
www.osa.coop
Roma 1985 - Un garage e una passione.
L’inizio di un’avventura.
L’EDITORIALE
di Giuseppe Milanese
OSA NEWS
(in attesa di registrazione)
Periodico ad uso interno
riservato ai soci e ai dipendenti OSA
DIRETTORE RESPONSABILE
Massimiliana Ilari
COMITATO DI REDAZIONE
Francesco Giuffrida
Giuseppe Taddeo
REDAZIONE
MITO Group srl
PROGETTAZIONE GRAFICA E IMPAGINAZIONE
MITO Group srl
SEDE LEGALE E DIREZIONE GENERALE OSA
Operatori Sanitari Associati soc. coop. a r.l.
Via Lucio Volumnio, 1 - 00178 Roma
Telefono +39.06.710661
Fax +39.06.71066440
[email protected]
Finito di stampare nel mese di giugno 2015
dalla tipografia “DigitaliaLab Srl”, Roma
Una piccola
storia che nasce
nelle periferie
di Roma
Cari Soci, quest'anno ricorre il trentesimo anniversario
della costituzione della nostra Cooperativa - fondata nel
1985 - in cui alcuni di noi si coinvolsero più attivamente
a partire dal 1989.
Il ricordo di quell’inizio resta impresso e caro nella memoria di molti di noi. Il nostro Paese stava allora vivendo
un momento particolare, carico di aspettative. Di lì a
poco si sarebbero tenuti i Mondiali di calcio in Italia, e
noi ragazzi, appena laureati, cresciuti intorno a don Giacomo Tantardini, facevamo a gara (ci era data la speranza per farlo) nell'inventarci soluzioni ai nostri problemi
quotidiani e nel creare occasioni di lavoro per noi e per i
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L’EDITORIALE
nostri amici. Tutti gli spunti buoni in cui ci imbattevamo
nelle nostre giornate ci apparivano come occasioni e
possibilità positive. E la “forma cooperativa” era assolutamente consona al modo in cui avevamo vissuto gli anni
dell'Università.
Ciascuno di noi aveva toccato con mano un modo più
bello di vivere insieme. Eravamo riusciti ad affrontare con
fantasia e concretezza le necessità più urgenti della vita
universitaria, che riguardavano cose semplici, come lo
studio e gli alloggi, i libri e le mense. Nacquero così alcune cooperative, e l'idea di poter continuare a lavorare insieme anche dopo l’Università era un orizzonte che ci
piaceva. Creare un’azienda nostra, una realtà che appartenesse a chi vi lavorava: in fondo, desideravamo semplicemente essere liberi e creativi anche tra le circostanze
inevitabili, stringenti e probabilmente più dure, che l’impegno professionale ci avrebbe riservato. Imparammo molto da amici, più grandi, che già avevano iniziato a sperimentare il metodo cooperativo. Ricordo ancora il presidente di una cooperativa di ristorazione che, dopo aver
terminato il proprio lavoro da dirigente, si fermava a lavare
i piatti insieme alle persone impegnate nel turno serale.
L'idea dell'assistenza domiciliare nacque in tale prospettiva durante il tirocinio nei reparti di malattie infettive: constatavamo drammaticamente quanto fosse inutile e,
peggio ancora, disumano, costringere i pazienti a trascorrere l’ultimo periodo di malattia in ospedale.
Realizzare, anche in Italia, questo tipo di assistenza ci
sembrava una cosa utile per alleviare le sofferenze di tante persone e, contestualmente, una reale prospettiva di
lavoro per molti di noi.
Molti dei pazienti incontrati in quegli anni erano malati di
AIDS, patologia che oltre a rappresentare una grande
emergenza, era origine di una diffusa paura sociale, a
causa delle fonti non del tutto conosciute del contagio. A
quel tempo entrare nelle case dei malati di AIDS non era
una cosa che poteva avvenire a cuor leggero.
L'incoscienza e il fervore giovanile ci spinsero a provare
comunque. Affrontammo anche l’ostilità di alcune baronie, infastidite da quei ragazzi appena laureati che si permettevano di osare così tanto. Triste dimostrazione di tale
“operosa diffidenza” sono i numerosi articoli giornalistici
dell'epoca che tuonavano contro la nostra iniziativa.
Ci accompagnò in questa avventura il professor Giovanni
Rocchi che, con la Cattedra di Malattie infettive dell’Università degli Studi di Tor Vergata, fornì ragionevolezza,
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scientificità, metodo e anche copertura accademica al
nostro fervore di neofiti. Sono personalmente grato al
professore per tutto ciò che ci ha insegnato, in particolare
per la testimonianza fisica del suo modo di stare accanto
alle persone sofferenti.
Iniziammo in un garage, di fronte alla piccola parrocchia
di Tor Vergata, Santa Margherita Maria Alacoque, abbattuta qualche anno fa per fare spazio a una grande via di
transito, la cui apertura comunque fortunatamente non
ha cancellato i locali in cui stabilimmo la nostra prima sede. Anche il piccolo bar dove ci ritrovavamo nei momenti
di pausa dal lavoro è ancora in piedi.
Lì cominciò la storia di OSA che, suggestivamente, racchiude nel proprio nome-acronimo l’audacia e la spensierata baldanza tipiche di quell'età.
Assistevamo qualche decina di pazienti, e oggi sono
quasi 38.000 gli utenti di cui ci occupiamo nelle loro case
e nelle nostre residenze.
Negli anni successivi abbiamo imparato a organizzare
un’azienda, che nel tempo, comunque preservando la
formula cooperativa, è cresciuta al di là di ogni nostra
TRENTANNI INSIEME
L’EDITORIALE
aspettativa. Eravamo pochi, non arrivavamo a dieci, e
oggi siamo 2.741.
Abbiamo imparato a fare i conti con i ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione; abbiamo trovato risposte efficaci per affrontare varie malattie; abbiamo evitato di addentrarci in territori oscuri
governati da un’assoluta mancanza di regole; abbiamo cercato di condividere i pesi e le responsabilità,
con un sistema diffuso di deleghe e compiti; abbiamo
valorizzato le competenze acquisite nell’ambito in cui
è maturata la nostra esperienza professionale, così
che molti di noi, nel tempo, hanno scelto la nostra
Cooperativa come luogo principale e unico in cui svolgere la propria professione.
Ricordo ancora gli anni tra il 1997 e il 2000, durante
i quali molti di noi scelsero di lasciare gli impegni
professionali in università o posti di lavoro pubblici
per dedicarsi completamente allo sviluppo della nostra Cooperativa.
In quel periodo decidemmo di concentrare le nostre
energie in Confcooperative come unico momento di
rappresentanza, coscienti della scelta di campo e puntando sulla forza del lavoro di uomini e donne che, insieme, perseguono il medesimo fine.
Soprattutto oggi occorre affermare questo con decisione. Non è stato un anno facile per la cooperazione, ma
abbiamo il dovere di difendere le nostre storie. Che sono molte in Italia.
In Confcooperative, con Federazionesanità, abbiamo
avuto modo di conoscere tante altre persone che, giorno dopo giorno, con fatica ed entusiasmo, hanno dato
corpo a significative esperienze imprenditoriali. Storie
che, se difese e messe in rete, potranno rappresentare
in futuro una prospettiva reale per lo sviluppo del welfare
nel nostro Paese, nel quale purtroppo la politica implode in logiche di autodeterminazione e non si accorge di
chi, costruendo dal basso, chiede solo regole, e non favori. Sono grato per quello che ci è accaduto e che
continua, grazie a ciascuno di voi, ad accadere. Per chi
si prende cura con calore familiare dei ragazzi disabili
(penso ai nostri assistiti di via Majorana e alle loro famiglie), per coloro che accolgono gli anziani nelle nostre
residenze (penso alle RSA di Bellagio e alla RSSA di
Mesagne, dove trovo io stesso conforto nel constatare
con quanta sollecitudine i nostri operatori accudiscono
gli ospiti). Penso a voi che, entrando tutti i giorni nelle
TRENTANNI INSIEME
case delle persone, portate, oltre alla vostra professionalità, quel cuore senza il quale questo mestiere non si
può fare. Ovunque, comunque, i nostri soci-lavoratori
hanno saputo sostenere con qualità e professionalità il
proprio compito quotidiano, da Palermo a Bellagio, dalle residenze nel Foggiano alle case-famiglia di Frosinone. In tutto questo non posso dimenticare i soci lavoratori impegnati nel Policlinico Umberto I, che ringrazio
moltissimo. Per loro chiediamo da sempre chiarezza di
prospettive, da realizzarsi attraverso una chiara perimetrazione dei servizi forniti o tramite la loro assunzione diretta, nessuno escluso.
Da anni sollecitiamo il giusto riconoscimento dell’enorme lavoro che svolgono nei luoghi più difficili dell’Ospedale. E da anni, purtroppo, registriamo con
amarezza una grave carenza di risposte adeguate.
In questi trent’anni ci siamo confrontati con successo con varie amministrazioni regionali, affrontando
differenti modi di agire da parte dei committenti e offrendo molteplici servizi, sociali e sanitari: abbiamo
sempre ottenuto, e ne siamo orgogliosi, riconoscimenti ed encomi.
In un’Italia diseguale, dove l’Assistenza Primaria è
ancora terra di nessuno, senza regole chiare e con
enormi difformità di modalità applicative, la nostra
Cooperativa ha saputo adattare dinamicamente la
propria azione e riscuotere successo.
Ma occorre fare un ulteriore passo in avanti, perché
nessuno può vivere di passato, tanto meno noi. Chiediamo una chiara definizione delle regole, mediante sistemi di autorizzazione e accreditamento che consentano ai cittadini di scegliere fra erogatori in virtuosa
competizione fra loro per qualità ed efficienza.
Da parte nostra dobbiamo costruire con le nostre cooperative un sistema di rete territoriale con gli altri professionisti dell’assistenza, medici e farmacisti. Un sistema
che arrivi a coinvolgere i nostri stessi assistiti.
Penso a una grande rete di cooperative di comunità, che abbiano come soci, oltre ai lavoratori, anche le persone assistite e le loro famiglie. Scoprirete
dai numeri del Bilancio Sociale, che descrive tutto
ciò che siamo, che quest'orizzonte è possibile, anzi
che già esiste.
Dovremo solo realizzarlo con formule nuove.
Osando. Oggi, come trent'anni fa.
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Caro Presidente e cari amici della Cooperativa OSA,
è con emozione che mi accingo a scrivere queste righe per celebrare,
insieme a tutti voi, il Trentennale della Cooperativa OSA, realtà che
oggi svolge un ruolo ben riconosciuto nel panorama nazionale dell’assistenza socio-sanitaria e che ha mosso i primi passi, trent'anni or
sono, sotto i miei occhi. Alla fine degli anni '80 infatti, nel ruolo di professore di Malattie Infettive, ebbi modo di apprezzare la capacità organizzativa e dialettica di un gruppo di giovani, studenti o neo-laureati, formati sotto il profilo etico e spirituale di don Giacomo Tantardini.
Questi giovani della cooperazione in senso più lato avevano fatto un
elemento identitario consono al modo con cui vivevano o avevano
vissuto l’esperienza studentesca universitaria, nel corso della quale
avevano affrontato problemi organizzativi miranti essenzialmente a ri-
Il saluto del prof.
Giovanni Rocchi
solvere le comuni esigenze di vita identificabili nella necessità di avere
spazi per studiare, stanze dove alloggiare, mense in cui consumare i
pasti e confrontarsi tra di loro come solo condividendo il cibo si può
fare. C'era insomma l'idea di aggregarsi per sostenersi, un concetto
alla base dell'essenza stessa della cooperazione.
Da alcuni di questi studenti mi fu presentata la problematica, peraltro
già da loro fatta propria, di poter operare in forma cooperativa, raccogliendo come una sfida, la possibilità di poter fornire l’assistenza domiciliare alle persone affette da AIDS.
Proprio l'assistenza domiciliare, all'inizio degli anni '90, si veniva affermando come uno dei settori portanti nel Sistema Sanitario Nazionale, a fronte dell'inevitabile contrazione, nel corso del precedente quinquennio, del numero di posti letto per degenza ordinaria, resa possibile dall'incremento del 20% annuo del numero di pazienti in assistenza domiciliare per patologie oncologiche e geriatriche. A favore
delle persone con AIDS cresceva in quegli anni l’interesse all’estensione di questa modalità di assistenza socio-sanitaria integrata. Ad
essa si richiedeva, possibilmente a costi più contenuti rispetto a quelli della ordinaria degenza ospedaliera, assistenza alle persone affette
nelle fasi in cui l’intervento sanitario potesse essere proseguito a domicilio, senza che venisse a interrompersi il dialogo con l’unità di cura
ospedaliera, che manteneva il ruolo di guida per le terapie specifiche.
Le istituzioni di malattie infettive, ospedaliere e universitarie, guarda-
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TRENTANNI INSIEME
vano con attenzione potenziale all'applicazione,
nell'ambito della loro competenza, di questa modalità assistenziale, non senza però un certo grado di
“preoccupazione” per quella che poteva apparire
una sorta di invasione di campo da parte di una
metodologia di assistenza che poteva essere considerata poco aderente alla specificità della condizione delle persone con AIDS.
Debbo dire per verità che, grazie forse a un lunga
tradizione medica familiare e alla fortuna di aver
avuto come maestro di medicina l’insigne infettivologo e clinico medico, professor Giunchi, io percepii
con molto favore l’interesse con tanta vivacità testimoniato dalla giovane Cooperativa OSA, a favore
del differente approccio assistenziale alle persone
con AIDS, specie per quanto tale approccio era
fondato su elementi finalizzati alla “umanizzazione”
della cura. L’incontro con la proposta da parte di
questi giovani al fine di stabilire un’attività collaborativa duratura tra la loro Cooperativa e l’Università,
successivamente evoluta con la partecipazione dell’osservatorio epidemiologico della Regione Lazio,
consentì lo sviluppo di una fortunata attività scientifica epidemiologico-clinica tra queste tre entità, in
quella che all’inizio poteva sembrare quasi una sfida lanciata ad altri gruppi di infettivologi ospedalieri
e universitari. Restavano da superare posizioni pregiudiziali pur legittimamente e comprensibilmente
difensive di valori culturali e di princìpi terapeutici
basati essenzialmente sull’obiettivo di debellare l’agente eziologico al fine di risolvere radicalmente
non poche malattie infettive che, nella seconda
metà del secolo scorso, potevano essere considerate in via di estinzione.
Così fu che venni scelto da quel gruppo di giovani
colleghi, ma pur sempre ragazzi, come punto di riferimento culturale e operativo. In effetti la questione del come avvenga che dei giovani studenti o
neo-laureati siano accolti nelle istituzioni universitarie e, in genere, in ogni centro medico che vanti tradizioni e finalità culturali, se cioè sia privilegio del
“maestro” lo scegliere l’ “allievo” o se non sia piuttosto l’“allievo” che sceglie il “maestro” rimane a
mia modesta esperienza irrisolta. La mia impressione, in quegli anni, fu nettamente in favore della seconda modalità sopra elencata. Certo è che alcuni
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dei più brillanti giovani medici o diplomati in altra arte sanitaria, costituirono un primo nucleo attivissimo per giungere alla soluzione di alcuni quesiti che
l’attività domiciliare poneva.
Sono convinto che le difficoltà e le nuove sfide poste dalla peculiarità e gravità dell’infezione da HIV, il
rischio inerente alla possibilità di contrarre infezioni
nel corso dello svolgimento di attività assistenziali, e
non ultimo il richiamo profondo esercitato dalla formazione universitaria che nella facoltà di medicina
pone al centro di ogni attività il dovere di soccorrere
e sostenere per quanto possibile l’essere umano in
difficoltà, abbiano costituito gli elementi primari di
stimolo aggregativo nel dirigere così positivamente
le fasi iniziali di questa esperienza assistenziale della Cooperativa. Infatti quasi paradossalmente la
presa di coscienza di tante difficoltà iniziali e delle
esigenze di correttezza comportamentale necessa-
Ai soci e a tutti gli a
occasione del Trent
ria delle proprie radi
un particolare impe
che operi nel settore
ria a far convivere amicizia, libere opinioni e realtà
gerarchiche pur alleviate dalla condivisione di pesi
lavorativi e responsabilità, ha fatto sì che molti soci
abbiano abbandonato posizioni e impegni professionali in università o posti di lavoro pubblico per
dedicarsi a tempo pieno allo sviluppo della Cooperativa. A proposito della determinazione a far decollare l’impresa dei singoli cooperanti, ricordo di aver
inviato per arricchimento culturale su alcune tematiche di comune interesse uno dei giovani medici
per un breve stage presso il prestigioso istituto di
neuropsichiatria infantile dell’Università La Sapienza
di Roma, affidandolo a un ricercatore giovane ma di
TRENTANNI INSIEME
piena maturità. Qualche mese dopo incontrando il
collega neuropsichiatra gli chiesi che impressione
avesse ricavato sul giovane interno.
Lo psichiatra mi rispose con una sola parola: “Un
soldato”. Non posso negare tuttavia che mi sorprese piacevolmente di poter costatare la lucidità
con cui i giovani della Cooperativa si confrontarono
con le difficoltà poste dal varo dell’attività di assistenza domiciliare alle persone con AIDS, partendo
dalla strutturazione degli interventi necessari identificati in ambiti diversi, quali assistenza sanitaria,
assistenza psicologica mirata, assistenza sociale,
servizi alla persona e interventi terapeutici specifici. Fortuna e logica collaborarono a dar corpo alla
felice intuizione di aver a che fare con una malattia
certamente terribile e sotto vari aspetti radicalmente nuova che pure con l’intervento di terapie associate di nuovi farmaci anti-infettivi virò abbastanza
termini di crescita progressiva e costante oltre che
di leadership nella realtà cooperativistica integrata
applicabile a diverse condizioni morbose e di disagio sociale. Ai soci e a tutti gli amici della Cooperativa OSA auguro, in occasione del Trentennale, di
conservare sempre memoria delle proprie radici
che costituiscono le fondamenta di un particolare
impegno lavorativo di ciascuno dei soci che operi
nel settore socio-sanitario.
So bene che essi non ignorano certamente quanto
possa essere gratificante a fine giornata ripercorrere gli eventi occorsi durante essa, quando, nel rispetto assoluto dei doveri di ufficio, compiendo
cioè semplicemente il proprio dovere, si è avuta
l’occasione di donare qualcosa in più, vogliamo dire
un supplemento di solidarietà e affetto a persone
in condizioni di disagio, bisognose di rispetto della
propria dignità di esseri umani. Proseguite dunque
mici della Cooperativa OSA auguro, in
tennale, di conservare sempre memoici che costituiscono le fondamenta di
egno lavorativo di ciascuno dei soci
e socio-sanitario.
celermente verso una condizione di cronicizzazione assimilabile, in effetti, a quella di molte patologie
neoplastiche e geriatriche, per le quali il trattamento domiciliare era già collaudato e certamente efficace. È con vivo compiacimento che ho ripercorso
brevemente con voi eventi relativi all’inizio di una
attività congiunta tra un primo nucleo di giovani
della Cooperativa, dai quali fui interpellato con una
semplice richiesta di collaborazione allo sviluppo di
un’impresa rivelatasi nient’affatto avventata e sotto
molti aspetti tecnici e umanitari fruttuosa.
L’evoluzione di questi esordi fortemente voluti da
questi giovani appare oggi quasi fosse scontata in
TRENTANNI INSIEME
nel cammino intrapreso, senza nutrire dubbi sul
fatto che agire secondo princìpi di onesta e sussidiarietà porti comunque ad operare bene nel campo medico-sociale, rendendo, nei limiti del possibile, partecipi alle decisioni relative alle cure gli assistiti stessi, sulla base del principio che se il paziente
è coinvolto e fa proprio il sentimento di appartenenza che costituisce l’asse portante della cooperazione, allora egli stesso può divenire parte del team,
come soggetto attivo, socio degli operatori sanitari
e non più semplice oggetto di cure.
Con viva cordialità,
Giovanni Rocchi
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ALCUNI MOMENTI DELLA NOSTRA STORIA CON PAPA FRANCESCO
“Sei contento che siamo venuti? E ora continua così, alla grande!”:
con tutta la loro spontaneità Gianfranco e Ivan, due giovani con difficoltà psichiche, hanno stretto Francesco in un abbraccio, ringraziandolo per aver incontrato nella Casa Santa Marta mercoledì mattina alle 9, prima dell’udienza, una rappresentanza dei disabili assistiti a Villa Bianca e Casa Melissa a Mesagne, vicino Brindisi. E il Papa ha ri-
Una carezza del Papa
Papa Francesco con gli ospiti del
Centro di via Majorana,
struttura gestita dalla Cooperativa
OSA (novembre 2013)
Alcuni soci di OSA con Papa
Francesco (gennaio 2015)
Udienza concessa
a Confcooperative (febbraio 2015)
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I bambini del centro diurno Nino Jesus, una delle realtà interessate
dal progetto di solidarietà Mama OSA (settembre 2010)
sposto chiedendo anzitutto di pregare per la sua missione a servizio
della gente e della Chiesa. I sacerdoti, ha aggiunto, hanno bisogno
della preghiera dei fedeli, del loro sostegno. E ha poi invitato “a pregare insieme la Madonna”, prima di impartire la benedizione. Francesco ha anche salutato a uno a uno ammalati e assistenti — trenta
persone in tutto — a cominciare dalle religiose figlie di San Camillo,
guidate dalla superiora locale suor Margherita, e dal presidente della
Cooperativa Operatori Sanitari Associati, Giuseppe Milanese. Tutte le
persone con disabilità — c’erano bambini, giovani e anziani — hanno
consegnato a Francesco “lettere e disegni preparati con tanta emozione e gioia” spiega Milanese. È stata, infine, Samantha Carrozzo,
un’operatrice sanitaria, a rivolgere al Papa il saluto “ufficiale”, assicurandogli l’impegno a portare avanti la missione di servizio alle persone costruendo, giorno per giorno, una comunità di amore.
(Articolo tratto dall'Osservatore Romano del 7 maggio 2015)
TRENTANNI INSIEME
Papa Francesco e Ivan (maggio 2015)
TRENTANNI INSIEME
La delegazione degli operatori e degli assistiti di Villa Bianca
di Mesagne e di Casa Melissa ricevuta dal Papa (maggio 2015)
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SOMMARIO
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Editoriale
Il saluto del Prof. Giovanni Rocchi
Una carezza del Papa
TI RACCONTO OSA: DAL 1985 AD OGGI
I 30 anni di OSA raccontati dal Direttore sanitario
Francesco Giuffrida
Il servizio AIDS sociale, il punto di partenza
di una lunga storia
“Trent'anni dopo il DNA di OSA è ancora intatto”
“Partecipiamo alle gare solo se certi delle regole
e della qualità dei servizi per i cittadini”
“Siamo cresciuti insieme, ora scriviamo la storia di OSA
dei prossimi 30 anni”
STORIE DI CURA E ASSISTENZA. OSA VISTA
DA OPERATORI E ASSISTITI
La storia di M., da 15 anni assistito
dalla Cooperativa OSA
“Con la Cooperativa c'è stato un colpo di fulmine”
I soci non italiani, l'anima multiculturale di OSA
Assistenza ai disabili universitari, un servizio
d’eccellenza di OSA
La vita oltre la disabilità: il racconto di Ketty
La testimonianza degli operatori OSA: storie
di stra-ordinaria assistenza
“Quando, alla fine del lavoro, l'assistito ti sorride
significa che hai fatto bene il tuo dovere”
Il Centro diurno semiresidenziale raccontato
dalla Responsabile sanitaria Felicia Carletto
L’ECCELLENZA DI OSA
Qualità e formazione, così OSA è cresciuta
in questi 30 anni
Il contributo di OSA alla comunità scientifica
dal 1997 ad oggi
IL BILANCIO SOCIALE 2014 E I PREMI
Bilancio sociale 2014: un anno positivo
Premio Melissa Bassi e Premio Vittorio Crisponi,
per non dimenticare
OSA NEWS NATALE 13
TI RACCONTO OSA: DAL 1985 AD OGGI
“La mia storia segue molto quella della Cooperativa. Siamo
passati entrambi da essere artigiani a fare sistema. OSA ha
vinto la sua sfida: in questi 30 anni ha sempre cercato
di essere innovativa e all’avanguardia!”
I 30 anni di OSA raccontati
dal Direttore sanitario
Francesco Giuffrida
“Si metta comoda! Se ha disposizione qualche mese le posso raccontare
tutta la storia di OSA dalla nascita ad oggi!”. Esordisce con queste parole
Francesco Giuffrida, Direttore sanitario di OSA dal 2001, che ogni giorno
arriva in ufficio con la sua bicicletta percorrendo 15 km all’andata e 15 al ritorno. “Ho iniziato a spostarmi in bici da qualche anno perché è l’unico modo che ho per fare un po’ di attività fisica”. Alla mano, concreto. Si presenta
così il dottor Giuffrida che ci dedica, nonostante gli impegni, un paio di ore
per parlare di come OSA è nata e si è trasformata in questi 30 anni.
LOREM IPSUM DOLOR SIT AMET
Come nasce OSA?
OSA nasce da lontano. Un gruppo di amici formato da medici, psicologi e
assistenti sociali che ha condiviso gli anni degli studi universitari decide di
costituire nel 1985 la Cooperativa OSA per continuare a lavorare insieme a
Roma. Ognuno di loro proviene da una regione diversa dell’Italia: Campania,
Calabria, Puglia, Sicilia ma tutti desiderano vivere e lavorare nella Capitale.
Cosa caratterizza i primissimi anni di vita della Cooperativa?
Nei primi anni di vita, OSA è formata da una piccola realtà di circa 10-20
persone e le attività principali sono essenzialmente due: fare formazione attraverso corsi a pagamento e fare attività ispettiva presso impianti di ristorazione collettiva (mense scolastiche e ospedaliere) in favore delle ditte che
gestiscono gli stessi impianti. In particolare, OSA si occupa di prendere
campioni di cibo e analizzarli, fare tamponi microbiologici sulle mani e ispezioni sul posto. Si tratta di attività che per OSA sono fondamentali per mantenersi ma sono molto lontane da quello che la Cooperativa vuole diventare. Successivamente, nel corso degli anni ‘90 il mondo delle ispezioni si separerà dalla Cooperativa assumendo una nuova ragione sociale. Alla fine
degli anni ‘80 entriamo a far parte del mondo di OSA anche io e l’attuale
presidente Giuseppe Milanese. Quando iniziamo la nostra avventura in
OSA siamo ancora studenti di medicina. Siamo stati colleghi di corso e ci
14 OSA NEWS
TRENTANNI INSIEME
siamo laureati entrambi nel 1989.
Lei inizia la Sua avventura occupandosi proprio
dell'attività ispettiva. Prima di diventare Direttore
sanitario, in quali settori si muove e ha la possibilità
di fare esperienza? Parallelamente quali sono i primi servizi, i primi passi compiuti da OSA?
Ho cominciato come ispettore facendo le ispezioni scolastiche: era un lavoretto che mi permetteva, da studente, di guadagnare qualche soldo da tenere in tasca.
Non avrei mai immaginato che OSA sarebbe diventata
la realtà che è oggi e soprattutto che io sarei rimasto a
lavorare qui per 30 anni! Durante il periodo della specializzazione in geriatria ho iniziato a fare assistenza ai pazienti malati di AIDS.
Determinate tematiche, come il trattamento dei sintomi
di fine vita, la progressiva non autosufficienza, la progressiva ingravescenza dei sintomi, la necessità di essere assistiti nelle attività quotidiane, sorprendentemente mi hanno portato a trattare dei temi abbastanza vicini
ai miei studi perché il paziente con AIDS ha tanti problemi (il virus aggredisce purtroppo tutti i sistemi da quello
nervoso a quello epatico), per cui il decadimento progressivo non è troppo diverso da quello dell’età avanzata. Sono stati anni pioneristici nel corso dei quali ho girato con una vecchia motocicletta portando campioni
di sangue, facendo interventi anche notturni. Insomma
erano gli anni ruggenti!
Nel frattempo il gruppo di persone che si stava occupando dell'attività ispettiva si separò dalla Cooperativa
creando una società autonoma. In questi anni inizia ad
affiorare prepotentemente l’emergenza AIDS e il gruppo
di medici infettivologi che lavorano dentro OSA ottiene,
nel 1990, dal Comune di Roma, la convenzione per
l'Assistenza Domiciliare Sociale ai pazienti affetti da HIV.
Le figure professionali coinvolte sono l'assistente sociale, lo psicologo, l'assistente domiciliare, gli autisti per
accompagnare i malati presso i centri di cura. Si tratta
del primo finanziamento pubblico ottenuto da OSA.
Qual è il valore aggiunto offerto dalla Cooperativa
per questo servizio?
A questa compagine OSA aggiunge intelligentemente,
a spese proprie e di sua volontà, un servizio sanitario offrendo le competenze di medici e infermieri per fare terapia a casa alle persone in fase terminale o impossibili-
TRENTANNI INSIEME
tate a muoversi. Gli assistiti si aggirano intorno ai 100200 e i soci lavoratori presenti in OSA sono circa 40-50
persone. Nel 1992 questa attività viene riconosciuta
dalla Regione Lazio che stipula una convenzione regionale, servizio tuttora in atto. Questi sono i primi servizi, i
primi passi con cui OSA inizia a vivere, a finanziarsi grazie al settore pubblico.
Come inizia l’attività di assistenza agli anziani?
Nel 1993 ho finito la specializzazione in geriatria e con
OSA iniziamo a erogare i servizi a domicilio per anziani
(ADI). Insieme a Marco Attardi, mi occupo della loro organizzazione. Nel luglio 1993, OSA si aggiudica la gara
di appalto per offrire assistenza domiciliare agli anziani
per territorio (per territorio significa che bisogna soddisfare ogni tipo di servizio richiesto ad eccezione di quelli legati all’AIDS che hanno un servizio a parte) presso la
ASL Roma 5 che nel 1995 diventerà ASL Roma B in
quanto si unirà ad essa la ASL Roma 3. Il servizio diventa assistenza infermieristica e riabilitativa. OSA, anche in
questo caso, aggiunge interventi medici rivolgendosi per
il 70% ad anziani, per il 10% a pazienti oncologici e per il
20% a pazienti con malattie neurologiche progressive in
fase avanzata come la sclerosi multipla, la distrofia muscolare, la SLA. Gli assistiti diventano circa 500-600.
Nel triennio 1995-1998 accadono alcuni importanti
avvenimenti che segnano la storia di OSA. Ce li può
raccontare?
Nel 1995 OSA cambia presidente. A maggio 1997 la
nostra Cooperativa perde la gara con la ASL Roma B e
vive un momento di grande difficoltà. Nell'estate del
1997 arriva un segnale di ripresa e di speranza con la
vittoria della gara d’appalto con la ASL Roma F che
coinvolge i settori extraurbani di Civitavecchia, Bracciano, Campagnano e Cerveteri. Ma la crisi, purtroppo, è
ancora una minaccia e OSA rischia di chiudere e, per
questo, avviene un nuovo cambiamento della direzione.
Il 1997 è un momento epocale, OSA rischia il default
economico e viene nominato l’attuale presidente, Giuseppe Milanese. Nasce, in questa cornice, il gruppo
odierno.
All’inizio OSA opera solo nel Lazio e per poche ASL
romane. Quando arriva la svolta?
Sempre nel 1997 usciamo dai confini regionali laziali vin-
OSA NEWS 15
TI RACCONTO OSA: DAL 1985 AD OGGI
cendo la gara d'appalto specialistica sempre per il servizio di AIDS per la zona di Ravenna in Emilia-Romagna,
regione che ha una tradizione di cooperazione fortissima.
La svolta arriva nel 1998 quando ci aggiudichiamo la ASL
Roma E che è una realtà molto grande e di nuovo urbana. Il lavoro è differente ma motivante. Poi è la volta della
conquista della ASL Roma D. Nel 2002 arriva Latina. Seguono Foggia, Palermo, Matera, L'Aquila. Inizia a configurarsi un mondo simile a quello attuale. Si arriva così allo
scenario dei nostri giorni in cui siamo in grado di offrire
ben sei differenti servizi socio-sanitari: dall’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) all’Assistenza socio-sanitaria privata con il Servizio MaiSoli; dalla Gestione Residenze ai
Centri di Riabilitazione ai Servizi Socio-Assistenziali fino ai
Servizi Ospedalieri.
La Sua nomina a Direttore sanitario è un momento
importante per lei e per OSA…
La mia storia ovviamente segue molto quella della Cooperativa. Nel 2000 ho iniziato a lavorare per una residenza sanitaria del Lazio per fare il direttore e quindi decido di
lavorare part-time per OSA. Nel 2001 la Cooperativa
condivide con me l’esigenza di istituire la Direzione sanitaria e di volermi mettere a capo della struttura. Fui affiancato da un collaboratore, Daniele Palumbo, allora specializzando mandato dalla Cattolica come tirocinante e oggi
Vicedirettore sanitario. Io intanto mi ero iscritto al corso di
specializzazione di Igiene e Medicina preventiva che finiva
nel 2002 e che era indispensabile per ricoprire il ruolo che
mi era stato affidato. Per dieci anni sono stato anche il responsabile del Centro per la formazione e delegato alla
sicurezza, ruolo che oggi ricoprono altri soci della Cooperativa. Ormai sono passati 14 anni da quella nomina e le
avventure sono state tante, impegnative, burrascose ma
anche piene di soddisfazioni!
Ci spiega cosa significa essere a capo della Direzione sanitaria di OSA?
La Direzione sanitaria ha una connotazione ben definita
all’interno di un ospedale… in parole semplici il direttore
sanitario è il responsabile dell’attività sanitaria. La difficoltà
è spiegare cosa fa la Direzione sanitaria in OSA. Qui abbiamo una pluralità di servizi che non sono solo sanitari,
sono poco clinici e molto assistenziali.
Nel tempo, seppure con mille difficoltà, siamo riusciti a
dare alla nostra Direzione sanitaria una procura precisa:
sorvegliare gli aspetti igienico-sanitari, ridurre i rischi per i
16 OSA NEWS
pazienti, trasmettere i dati di attività sanitaria, fare le denunce obbligatorie, tenere le cartelle, verificare che il personale possieda i titoli per l’esercizio delle professioni sanitarie in ordine. Sicuramente la Direzione sanitaria dovrebbe coordinare tutta l’attività. È un ruolo difficile e richiede grande capacità di mediazione. Il mio ruolo più
che essere gerarchico deve essere di supporto, di indirizzo, connettivo fra i diversi servizi che altrimenti stentano a
parlarsi. È un ruolo di gestione del personale e di trasmissione delle informazioni.
Ieri e oggi. Come è cambiata OSA?
OSA ha avuto un’evoluzione che è un continuum, passando da un livello artigianale a un livello industriale. Anche l’organizzazione si è dovuta adattare: prima tutti facevamo tutto, poi nel tempo le funzioni si sono specializzate e sono stati costituiti i diversi uffici e le direzioni che
caratterizzano l’attuale articolazione funzionale della Cooperativa. Aumentando la struttura, anche le sedi sono
cambiate: siamo stati a Tor Vergata, Casalbertone, Via
Palmiro Togliatti, di nuovo a Tor Vergata, Via Rizzieri, per
stabilizzarci poi a Via Volumnio e a Via Vallerotonda.
Anche i rapporti istituzionali si sono specializzati: quando
una società è piccola c’è un capo che cura tutto. Quando una società diventa grande resta una funzione di guida ricoperta dal Presidente che gestisce i rapporti più importanti. I rapporti con le singole Istituzioni vengono coor-
TRENTANNI INSIEME
scono da molti più anni di noi le residenze sanitarie ce
ne sono tantissime. Abbiamo come competitor gruppi
francesi che gestiscono 50 residenze e in confronto a
loro noi siamo una realtà molto piccola!
dinati dalle singole funzioni per competenze. La Direzione sanitaria, ad esempio, si relaziona con le Direzioni
Sanitarie delle ASL e degli ospedali.
Che percezione hanno di OSA dall’esterno?
Ottima! Dall’esterno ci percepiscono come una struttura valida e ben organizzata. Ci stimano perché siamo
un gruppo di persone che ha fatto un percorso incredibile, che ha messo su una struttura molto grande per
essere una Cooperativa. E poi non diciamo mai di no:
diamo risposte a richieste di intervento sanitario veramente complesse ma lo possiamo e lo sappiamo fare
perché dietro c’è un’esperienza vera, frutto di tanti anni
di lavoro. In effetti siamo degli esperti nella gestione dei
casi complessi dei servizi a domicilio. Il gruppo di coordinamento ha un nucleo storico, presente sin dall’inizio
e anche molti operatori, che lavorano in Cooperativa da
quindici, da vent’anni, sono la memoria storica di OSA.
La reputazione e l’esperienza sono tutto nella sanità.
Qual è il servizio a cui è più affezionato?
Il servizio a cui sono più legato è quello domiciliare perché è quello che facciamo da sempre ed è anche la nostra peculiarità. Siamo tra i più attivi in Italia, certo non
siamo gli unici. La Regione dove siamo più presenti è il
Lazio perché collaboriamo con 5 ASL (2 urbane, 2 extraurbane e Latina) su 12. Invece di società che gesti-
TRENTANNI INSIEME
Ha un aneddoto da condividere con i lettori di OSA News?
A luglio del 1998, la Cooperativa stava vivendo una situazione drammatica perché l’anno prima avevamo
perso l’appalto per il servizio presso una grossa ASL romana e potevamo contare solo sul servizio AIDS. Avevamo iniziato a lavorare per una ASL extra-urbana, ma il
servizio era di modesta entità. Nel frattempo avevamo
deciso di partecipare alla gara per l’assistenza domiciliare presso un’altra ASL molto importante e centrale,
che comprende tutta la zona di Roma nord, quindi un
bacino ampio e ricco di prospettive di sviluppo. Noi
avevamo mandato il progetto di gara con l’offerta economica ma eravamo consapevoli della superiorità del
nostro competitor che, a quel tempo, gestiva lì il servizio
di assistenza domiciliare. Sapevamo di avere poche
possibilità ma tentammo lo stesso. Ricordo ancora come fosse ieri il giorno di apertura dei plichi… fu chiesto
a me di partecipare perché l’esperto dell’Ufficio Gare
era impegnato altrove. La commissione aveva già analizzato gli elaborati progettuali: quel giorno avrebbero dichiarato i punteggi e contestualmente guardato l’offerta
economica. La seduta si svolgeva dentro una sala affrescata del Santo Spirito, struttura storica del 1200. Io ero
seduto di fronte ad un enorme affresco della Divina
Provvidenza! La Commissione di gara ci valutò anche in
base alle referenze ottenute dall’altra ASL dove stavamo lavorando e questo ci permise di ottenere lo stesso
punteggio di qualità del nostro competitor. Si aprirono le
buste con le offerte economiche (che allora erano in lire)
e risultammo noi vincitori: la nostra proposta era di poche lire in meno rispetto a quella dei nostri avversari. È
stato per me un momento di straordinaria commozione. E ovviamente ha rappresentato un momento
di svolta per OSA perché ha permesso alla Cooperativa di riprendersi dopo aver rischiato il default.
Cosa augura alla grande famiglia di OSA per il
suo speciale compleanno?
Auguro a tutti noi di non perdere mai la direzione giusta… di restare sempre in quel solco che abbiamo
seguito fino ad ora e di continuare a fare il meglio per
i nostri assistiti e il meglio per i nostri lavoratori.
OSA NEWS 17
TI RACCONTO OSA: DAL 1985 AD OGGI
“La storia del servizio di assistenza domiciliare alle persone affette
da Aids è, al tempo stesso, la storia della Cooperativa e la storia
di molti di noi: i soci lavoratori della prima generazione. Una curiosa convergenza che vede nel 1990 l’avvio concreto di un percorso lungo e significativo. È per questo che il servizio, oltre che per
la sua natura unica e peculiare per la tematica che affronta quotidianamente, simboleggia la vita stessa di OSA e dà a molti operatori della prima ora un senso di appartenenza forte e consolidata
nel tempo.
Ancora oggi il servizio viene citato da molti di noi nelle occasioni
importanti come il punto di inizio di una lunga storia che ci appartiene, ci ha formati, ci ricorda da dove siamo partiti e cosa via via
abbiamo costruito. Quello che siamo oggi, in termini di professionalità acquisita ed esperienza, è da lì che nasce e prende avvio”.
Giuseppe Taddeo, psicologo impegnato nella Divisone Sociale, è
Il servizio AIDS sociale,
il punto di partenza di una
lunga storia
Giuseppe Taddeo, psicologo
impegnato nella Divisone Sociale, socio di OSA dal 1992,
ripercorre la storia dell'assistenza domiciliare alle persone affette da HIV: “Quello che
siamo oggi, in termini di professionalità acquisita ed
esperienza, è da lì che nasce
e prende avvio”
18 OSA NEWS
socio di OSA dal 1992. Una vita professionale e umana legata alla
Cooperativa e al servizio AIDS sociale, il primo messo in piedi da
OSA, la pietra angolare su cui la Cooperativa ha costruito una storia trentennale tutta da raccontare.
“Era il 1990 (successivamente nel 1992 nasceva il TAD sanitario a
seguito della convenzione con la Regione Lazio) quando il servizio
fece il suo esordio nel panorama dei servizi del Comune di Roma.
È stato uno tra i primi in Italia ad affrontare la questione dell’AIDS
- spiega Taddeo - che solo da pochi anni si conosceva. Era il tempo dell’allarmismo sociale per quella che da tutti era percepita come l’emergenza più temuta e dagli effetti catastrofici.
L’AIDS faceva notizia, destava grossi timori ed era in primo piano
nel dibattito sociale. Ricordo come, pur inesperti e giovani, abbiamo dato vita a un servizio nuovo che non poteva avere alcun modello di riferimento nel panorama di quelli esistenti al momento. Oltretutto, si trattava di entrare nel contesto più intimo e personale
dell’utente, ovvero la sua casa, la sua famiglia, il suo ambiente più
intimo. È sulla nostra pelle quindi che abbiamo modellato la metodologia più idonea e le strategie di intervento che rispondessero alle complesse problematiche che i primi utenti presentavano”.
I primi passi del servizio di assistenza ai malati di AIDS sono diffiTRENTANNI INSIEME
cili, incerti, emotivamente complicati. Sono gli
anni “delle continue morti” in cui “ogni nuovo decesso, che avveniva solo dopo mediamente tre
mesi dalla conoscenza dell’utente, era ogni volta
per tutti una dura prova sul piano emotivo e
umano”. Taddeo ripercorre idealmente quel periodo quasi pionieristico. “Ci siamo formati direttamente sul campo e così abbiamo potuto, grazie anche agli errori facili e ai tentativi non riusciti,
consolidare le modalità di intervento più idonee.
Il servizio lo abbiamo disegnato man mano, attraverso la sperimentazione di modalità operative
e interventi che non potevamo mutuare da nessun’altra esperienza. L’attività del servizio ci ha
messi a confronto con mondi sommersi, con una
umanità al limite della percezione sociale comune: il mondo della tossicodipendenza, del transessualismo, della marginalità sociale più estrema. Esperienze molto forti per tutti noi che hanno permesso un percorso di profonda crescita e
maturazione sia sul piano personale sia su quello
professionale”.
“La Cooperativa era tutta lì - prosegue ancora
Taddeo -. Nel servizio erano impegnati operativamente e concretamente i fondatori e coloro che
si sono aggregati nella prima fase della sua storia. Molti di noi sono ancora parte di OSA, seppure nel tempo si siano dedicati ad altri settori.
Un coacervo di persone all’epoca che, forte della
motivazione, dell’entusiasmo e della passione
per le sfide del momento, ha intrapreso un viaggio che, nel tempo, si è arricchito di nuove
esperienze in ambiti molto diversi”.
Siamo all'inizio della storia, la sede della Centrale
operativa si trova in via Passo Lombardo, una struttura piccola con due soli ambienti. “Tutto - racconta ancora Taddeo - si concentrava in quei pochi
metri quadrati, oltre una anonima saracinesca: medici, psicologi, assistenti sociali, ma anche la parte
amministrativa. Tutto il personale della Cooperativa
convergeva lì per giornate intense, in cui il confronto continuo era occasione di rinforzo e sostegno
personale per le forti ripercussioni emotive che generava l’assistenza a persone in condizione terminale. Si operava in una dimensione di gruppo forte
e coesa. Per necessità. Per scelta”. Nei primi anni
di attività la competenza territoriale del servizio era
TRENTANNI INSIEME
molto estesa. Gli operatori di OSA erano chiamati
spesso ad attraversare 14 delle 19 circoscrizioni in
cui era suddiviso, all'epoca, il Comune di Roma.
“Era un’area urbana che ci portava, da una estremità all’altra della città, a entrare sommessamente
e in modo assolutamente anonimo nelle case di
persone che ci accoglievano per necessità di assistenza e sostegno, conforto e aiuto concreto. Ma
non ci limitavamo alla attività assistenziale quotidiana, alla mera erogazione di prestazioni. L’attenzione
era anche nell’osservare e analizzare il fenomeno
così come, particolarmente in una prima fase, stava
emergendo: l’entità rilevante per l’elevato numero
di assistiti, per le problematiche che presentava,
per le connotazioni sul piano clinico, sociale e psicologico”.
Grazie alla grande quantità di dati raccolti, il servizio
ha costituito, con il passare del tempo e dell'esperienza di lavoro, un punto di osservazione privilegiato nello studio dei malati di HIV.
“Tutto ciò ha portato OSA a numerose collaborazioni, ad esempio, con l’Osservatorio Epidemiologico
della Regione Lazio, l’Istituto Superiore di Sanità e
l’Università Tor Vergata per la messa a punto di studi e ricerche che sono approdate a convegni nazionali e internazionali, fino a vincere addirittura alcuni
premi per i più significativi contributi apportati alla
comunità scientifica. In ogni corso promosso dall’Istituto Superiore di Sanità che in quegli anni aveva
istituito il P.F.H. (Piano Formazione HIV) eravamo
sempre presenti in qualità di relatori per formare gli
operatori che provenivano da tutta Italia”.
Il viaggio nella storia di OSA e del servizio AIDS sociale è quasi finito. Ma c'è spazio ancora per qualche ricordo. “Con Marco Attardi, protagonista anch'egli di questo lungo percorso lavorativo, abbiamo ritrovato l’agenda su cui si annotavano gli appuntamenti e gli impegni fissati per gli assistiti. Sfogliandola assieme, prepotentemente sono riemersi
nomi dimenticati, volti e storie, emozioni e aneddoti
che ci hanno segnato. Un tuffo nel nostro passato,
una memoria di noi all’epoca e di cosa vivevamo a
contatto con gli utenti che oggi non ci sono più.
Tantissimi, centinaia, ognuno dei quali ha lasciato
un ricordo indelebile.
È una storia, la storia di OSA, che ha un punto di
inizio lontano e che oggi festeggia 30 anni di vita”.
OSA NEWS 19
TI RACCONTO OSA: DAL 1985 AD OGGI
“Ho iniziato a lavorare con OSA quando la sede era in campagna, a Tor
Vergata, nell’estrema periferia di Roma. Era il 1990 e lo studio era al
piano terra di un piccolo stabile. Dalle finestre si vedeva una distesa di
immensi prati. Ero stata assunta con un doppio ruolo, segretaria e ragioniera. Due funzioni, uno stipendio di 900 mila lire. Attualmente collaboro per Ab Consulting 2006 S.r.l., un progetto iniziato a gennaio
2011. La nostra azienda offre assistenza e consulenza amministrativa
“Trent'anni dopo il DNA di
OSA è ancora intatto”
Giulia Stefanini, uno dei primi
soci della Cooperativa: “Ricordo ancora il mio primo colloquio e le parole dell’attuale presidente. Mi disse: lavorare in un
gruppo con spirito di squadra,
stare vicino alle persone in difficoltà e alle loro famiglie in un
modo nuovo, con grande professionalità e umanità”
20 OSA NEWS
principalmente alle società del network OSA. È stata fatta molta strada
e la mia vita ha camminato parallela a quella della Cooperativa”.
Così Giulia Stefanini sintetizza in poche parole l’evoluzione della Cooperativa nel corso dei suoi primi 30 anni di attività: dall'era pionieristica
della sede in locali low cost a una piccola holding che punta a rendere
autonome alcune articolazioni del proprio modello gestionale immettendole sul mercato perché si facciano strada in virtù delle grandi competenze acquisite in questi anni. Ma torniamo all'inizio, a quel singolare
incarico ‘double face’. “Era il mio primo lavoro importante - racconta
Giulia -. Era il segno che stavo diventando adulta, che potevo pensare
ad un progetto di vita come poi è avvenuto e che si è sviluppato di pari
passo con l’evoluzione di OSA. Il fidanzato, il matrimonio, i figli, la casa.
Fino ad allora ero stata ragioniera molto precaria in uno studio di commercialisti, poi segretaria di una scuola di danza. Piccoli impieghi senza
orizzonti. Poi si è presentata la possibilità offerta da una nuova cooperativa formata da giovanissimi medici che volevano cambiare il mondo.
E ho tentato. Il colloquio che ha segnato, soprattutto nel bene, la mia
vita l’ho avuto proprio con Giuseppe Milanese, attuale presidente di
OSA. Mi illustrò il “DNA” della Cooperativa, un progetto avanzato di assistenza domiciliare sanitaria: stare vicino alle persone in difficoltà e alle
loro famiglie in un modo nuovo, con grande professionalità e umanità.
Definire insomma lo spazio di un ‘luogo sicuro per la gente quando la
malattia e la sofferenza rendono impossibile proseguire da soli. Lavorare in un gruppo con spirito di squadra. Quelle parole ancora le ricordo
con grande nitidezza, semplicemente perché in questi trent’anni è stato proprio così e lo è ancora in modo limpidissimo. Il senso di quei valori, la missione che tratteggiavano li sento intatti ed è proprio per questo che alla Cooperativa e al network OSA sono profondamente legata.
Sono parte di me”.
“In questi anni sono cresciuta professionalmente e umanamente. Il primo grande impegno di OSA negli anni ’90 fu l’affidamento dell’assistenza domiciliare per i malati di AIDS. Allora era una emergenza terribi-
TRENTANNI INSIEME
le, non c’erano farmaci, c’era il silenzio, la vergogna.
I casi peggiori erano proprio quelli prodotti dalla reticenza o superficialità perché sovente coinvolgevano
persone ignare, spesso donne, ancora più spesso
mogli. Ho conosciuto donne che sono piombate nell'inferno dell’AIDS da un giorno all’altro a causa di un
compagno vigliacco. A quelle donne sono stata contenta di portare assistenza ma anche solidarietà e vicinanza. È stata dura in quegli anni tenere sempre
separato il lavoro dal coinvolgimento personale. Poi
l’emergenza è scemata, oggi ci sono farmaci più efficaci, grande consapevolezza, maggiore prevenzione. Un altro mondo rispetto a quello angoscioso di
vent'anni fa. Credo che adesso OSA viva una fase di
TRENTANNI INSIEME
passaggio. La nuova sfida è far crescere il network di
imprese collegate perché mettano a frutto il patrimonio di conoscenze e le professionalità accumulate in
questi anni rendendolo disponibile in un ambito più
ampio. Per questo - spiega Giulia - quando mi è stato proposto di passare ad Ab Consulting ho accettato subito. Oggi come allora i nostri uffici, in Via Appia
Pignatelli, sono in un quartiere circondato dal verde
ma allo stesso tempo siamo vicini al centro e questo
mi piace tantissimo! Dalle finestre dei nostri uffici non
si vedono prati immensi ma sono a due passi. Penso
che sia l’inizio di un’altra bella storia - conclude Giulia
e con un filo di voce aggiunge - d'altra parte i segni
sono quelli e le persone pure".
OSA NEWS 21
TI RACCONTO OSA: DAL 1985 AD OGGI
“È nato come un lavoretto pomeridiano ma è diventato il filo conduttore della mia vita. Oggi sono ancora qui e seguo il settore gare.
È il mio lavoro e OSA è la mia gente”. Inizia così il racconto di Alessandra Leoni, sposata, due figli, la casa, il mutuo e l’appartenenza
alla Cooperativa dal lontano ’93.
“Facevo l’università, OSA era un gruppo di ragazzi, giovani medici,
con una visione, un progetto che proprio allora stava prendendo
forma. Cominciavano ad assumere anche se part-time. Insomma, la
Cooperativa cresceva. All'epoca la sede era in uno stabile a Casal
Bertone. Uno di loro mi chiese se volevo lavorare come segretaria
per coprire il pomeriggio: quattro ore al giorno per 700 mila lire al
mese. L’offerta aveva dei vantaggi indiscutibili. Mi permetteva di lavorare e proseguire gli studi e infatti mi sono laureata. Inoltre, i soldi
non erano così pochi rispetto all'impegno richiesto. Non ci pensai
due volte e presi al volo l’occasione. Accettai con convinzione ed
“Partecipiamo alle gare solo
se certi delle regole
e della qualità dei servizi
per i cittadini”
Alessandra Leoni,
Responsabile Ufficio Gare: “Il
nostro operatore è formato per
offrire un'assistenza sanitaria
d’eccellenza portando in dote
umanità e rispetto. I nostri
professionisti, così come le
famiglie degli assistiti, sanno
che dietro quell'assistenza c’è
un’organizzazione che
garantisce il rispetto di tutto il
processo”
22 OSA NEWS
entusiasmo e la storia iniziò. Oggi so di non aver sbagliato”.
Ma non è stato tutto e sempre rose e fiori. Ci sono stati momenti
bui. “Soprattutto i primi tempi - continua Alessandra - la Cooperativa non riusciva sempre a garantire gli stipendi con puntualità. Anche allora, anzi molto più di oggi, gli Enti locali pagavano con ritardi
indicibili e noi lavoravamo soprattutto con loro perché OSA aveva
vinto la gara per fornire assistenza domiciliare ai malati di AIDS, il
dramma vero dei primi anni ‘90. Il lavoro veniva svolto con grande
professionalità ma i pagamenti non erano altrettanto precisi e le
banche non erano troppo disposte ad anticipazioni continue a fronte di una riscossione totalmente incerta”.
Nel 2000 c’è stato il cambio di passo: OSA è diventata quello che è
oggi una garanzia di qualità nell'assistenza domiciliare. “Sono responsabile dell’Ufficio gare. Un lavoro pesante in un comparto dove
la concorrenza è spietata e dove non sempre la qualità è la stella
consigliera per chi opera: per noi di OSA lo è sempre”. E qui la passione per il lavoro e l’orgoglio di appartenere a un gruppo “che non
lascia mai soli” emerge con grande forza. “Noi non siamo una
agenzia interinale, offriamo un servizio. Quando prepariamo l’offerta
TRENTANNI INSIEME
per partecipare all'affidamento di un lavoro prima
verifichiamo se ci sono le condizioni per garantire
alle persone un’assistenza fatta di grande professionalità e umanità. Se queste condizioni mancano ci fermiamo prima.
È evidente però che ancora oggi nel settore delle
gare per l’assistenza domiciliare occorre aumentare il livello della trasparenza e la competenza degli
organi amministrativi. Spesso manca la consapevolezza che si sta affidando un servizio delicato.
Facciamo entrare nelle case, nell'intimità delle
persone e della loro sofferenza, uno sconosciuto
destinato ad avere un contatto diretto con il paziente. Il nostro operatore è formato per fornire
un'assistenza sanitaria d’eccellenza portando in
dote umanità e rispetto. I nostri professionisti, così
come le famiglie degli assistiti, sanno che dietro
quell'assistenza c’è un’organizzazione che garantisce il rispetto di tutto il processo”. "Oggi OSA sta
TRENTANNI INSIEME
crescendo e ha una struttura molto solida. Forniamo assistenza domiciliare sanitaria nel territorio di
molte ASL romane e laziali, ma anche a Foggia,
Palermo, Agrigento, Caltanissetta, L’Aquila, Matera e Cremona. Entriamo nelle case di migliaia di
persone e siamo orgogliosi del nostro modo di
farlo, perché dimostra che in un campo così delicato la qualità si può garantire e l’improvvisazione
deve essere bandita.
Proprio recentemente abbiano rilevato, tramite gara, la gestione di centri diurni per minori e disabili
a Ferentino. Abbiamo trovato una situazione migliorabile per gli utenti e ci siamo impegnati in
questa direzione.
È proprio questa la motivazione più forte del mio
lavoro, sapere che quando vinciamo una gara siamo in grado di strappare un sorriso in più a chi
soffre e che una piccola parte di quel sorriso è anche merito mio e di OSA".
OSA NEWS 23
TI RACCONTO OSA: DAL 1985 AD OGGI
Massimo Proverbio, oggi Amministratore delegato di OSA:
“Strano a dirsi ma siamo gli stessi, un gruppo di persone legato da vincoli umani e ideali, prima che di lavoro. In questi
anni il buon senso, l’amicizia e l’aiuto comune tra i soci sono
stati i fattori che hanno reso più leggera la fatica”
“Siamo cresciuti
insieme, ora scriviamo
la storia di OSA dei
prossimi 30 anni”
"Quando iniziò questa storia avevamo tutti meno di 30 anni e sognavamo in grande, ma nessuno di noi immaginava che saremmo arrivati
a ciò che siamo oggi. Nessuno pensava che le motivazioni di allora
sarebbero state un'integra spinta propulsiva che, credo, servirà anche
per il futuro. Strano a dirsi ma siamo gli stessi, un gruppo di persone
legato da vincoli umani e ideali, prima che di lavoro. Spesso questo
fatto per una grande azienda è un limite, ma per noi di OSA è sempre
stato un vantaggio. È quella marcia in più che ci ha fatto crescere".
“Certo se ripenso agli inizi...” e così Massimo Proverbio, oggi Amministratore delegato di OSA, torna a quei giorni dei primi anni ‘90 quando
un giovane medico gli propose di lavorare per l’altrettanto giovane
Cooperativa in affanno perché doveva gestire una commessa impegnativa, la prima grande commessa. Quel gruppo di medici, assistenti
sociali e tecnici avevano avuto da poco tempo il compito di assicurare
assistenza domiciliare ai pazienti affetti da HIV e occorreva dotarsi di
un minimo sistema gestionale per governare l’appalto dal punto di vista contabile, amministrativo e di rapporto con le banche.
“L’entusiasmo era tanto ma anche l’ansia, la preoccupazione di non
farcela a star dietro ai tanti adempimenti burocratici e nello stesso
tempo essere in regola con la contabilità, il fisco, i contributi, i contratti
con il personale e garantire cure adeguate ai malati particolari quasi
sempre giovani e giovanissimi, con una sensibilità esasperata e una
disperazione immensa. Dissi di sì. Allora lavoravo con un gruppo di
commercialisti. A loro dedicai la mattina, a OSA i pomeriggi. Prima
due, poi tre, poi tutti. Mi dedicai alla Cooperativa a tempo pieno. Ero
dentro la storia che è diventata la mia vita. Il primo periodo lavorai con
24 OSA NEWS
TRENTANNI INSIEME
un contratto esterno di tipo professionale; successivamente entrai nell'organico stabile della Cooperativa. Ormai gestivamo un budget di qualche miliardo
di lire, occupavamo centinaia di lavoratori e le banche , necessarie a pagare regolarmente gli stipendi,
erano il nostro incubo, e poi mancavano gli infermieri. In quel periodo c’era una carenza drammatica di
queste essenziali figure professionali e allora, per reperirle e garantire quell’assistenza di qualità, che è
stato sempre ed è il nostro tratto di riconoscimento,
aprimmo un canale di comunicazione con l’Argentina e il Perù. Cercammo laggiù il personale che ci
mancava e lo formammo in loco per poi farlo venire
in Italia. Fu un'esperienza bellissima. Molte di quelle
persone sono rimaste in Italia, la maggior parte dopo il lavoro è tornata nei paesi d’origine. Fu allora
che conoscemmo il Cardinale Bergoglio, oggi Papa
Francesco. Il Cardinale di Buenos Aires ci ha dato
buoni suggerimenti per quello che dovevamo fare,
raccomandandosi di avere sempre la massima attenzione per i più poveri e accompagnandoci discretamente in quell’avventura.
Oggi quel Cardinale è il Papa. I soci della Cooperativa hanno raggiunto alla fine di quest’anno le 3.628
persone. Se penso a queste cose e le metto in fila,
spesso ho i brividi, quasi mi emoziono, tutto mi
sembra così grande. Però è vero che è cambiato
molto, la dimensione stessa di questa nostra iniziativa. Seguiamo ancora 151 pazienti affetti da HIV a
cui dedichiamo 17 mila accessi, ma entriamo anche
nelle case di quasi 38 mila persone per numerose
altre patologie. Un milione e 600 mila accessi a domicilio, 1 milione e 700 mila ore di assistenza. OSA
ha ormai un campo d’azione nazionale dal Lazio alla
Puglia, dalla Basilicata, alla Lombardia alla Sicilia.
Nel Lazio lavoriamo nella ASL Roma D ed E, in quella di Tivoli, Civitavecchia, Latina e Frosinone. In Sicilia offriamo servizi di Assistenza Domiciliare Integrata
(ADI) a Palermo, Caltanissetta, Agrigento. In Abruzzo a L’Aquila, nella Basilicata a Matera. Gestiamo
una grande Residenza sanitaria di 150 posti a Bellagio accreditata con il Servizio Sanitario Regionale
della Lombardia e quella di Mesagne, a Brindisi, con
110 posti autorizzati e in via di accreditamento con il
SSR pugliese. Lì sperimentiamo un profilo assistenziale diverso che ha come baricentro il sociale e poi
il sanitario. A Roma lavoriamo in out- sourcing con il
TRENTANNI INSIEME
S. Andrea, il Policlinico Umberto I e il Bambino Gesù. Trent’anni dopo OSA è un autorevole erogatore
di assistenza territoriale che ambisce ad essere un
punto di riferimento per la qualità delle prestazioni
erogate e come modello organizzativo”.
E il futuro? "Il nostro futuro è nello sviluppo di un
modello di assistenza domiciliare avanzato e moderno perché è di questo che il sistema sanitario avrà
sempre più bisogno se vuole mantenere la caratteristica di universalità.
L’assistenza domiciliare costa infinitamente meno e
può dare risposte, fino a ieri impensabili, anche grazie alla disponibilità di una tecnologia portatile sempre connessa e alla telemedicina. Inoltre, e lo abbiamo imparato nel tempo, è sempre necessaria la
massima attenzione all’equilibrio economico dell’azienda e al rispetto di tutte le regole, anche perché
le buone pratiche e le buone idee senza l’attenzione
ai numeri spesso non hanno orizzonte.
Perciò amministrare qualcosa che è di tanti e da
cui dipendono famiglie e bisognosi è una doppia
responsabilità ma anche una motivante sfida. In
questi anni il buon senso, l’amicizia e l’aiuto comune tra i soci sono stati i fattori che hanno reso più
leggera la fatica.
Questo è anche il futuro ma noi lo stiamo già affrontando, vorremmo scrivere la storia di OSA dei prossimi… 30 anni".
OSA NEWS 25
MITOGROUP SRL
FOCUS SERVIZI
STORIE
DI CURA E ASSISTENZA. OSA VISTA DA OPERATORI E ASSISTITI
S
i chiama M. ed è un ex tossicodipendente affetto dal virus
dell'HIV. Da 20 anni un ictus lo costringe a vivere su una sedia a rotelle. “Ormai è da na vita che sto qua sopra”, scherza. Non ha perso il sorriso M., che a 54 anni ha una storia difficile
da raccontare: un matrimonio naufragato a causa della droga, una
figlia che non ha visto crescere e che adesso è una donna di 31
anni, “il male del secolo” diagnosticato nel '94 che gli fa crollare il
mondo addosso. Si ritrova a combattere la sua battaglia contro
l'HIV praticamente da solo, poi nel 2000 l'ospedale Spallanzani e
il V Dipartimento del Comune di Roma gli hanno fatto incontrare il
servizio di OSA che offre assistenza domiciliare ai malati di AIDS:
il primo erogato dalla Cooperativa. M. è un paziente storico, uno
degli assistiti di lunga data del servizio: da 15 anni gli operatori di
OSA si prendono cura di lui. La sua è una testimonianza autorevo-
La storia di M., da 15
anni assistito dalla
Cooperativa OSA
Ex tossicodipendente, affetto
da HIV e costretto da un ictus
sulla sedia a rotelle, M.
racconta il suo legame
speciale con gli operatori:
“Tra di noi c'è amicizia, non è
il classico rapporto tra
operatore e assistito”
28 OSA NEWS
le, perché autentica, del lavoro assistenziale portato avanti dai soci lavoratori della Cooperativa.
Lavoratori come Carla, Lucia, Maurizio, Patrizio, che è di nazionalità cilena, ma che M. ha ribattezzato, non senza ironia, “l'Africano”. Con loro ha costruito un legame speciale. È stato così anche
per Clotilde, Guglielmo e Cristina, operatori diventati amici in 15
anni di assistenza pressoché quotidiana. “Tra di noi c'è amicizia,
scherziamo e ci divertiamo. Il nostro è un bel rapporto, non è
quello che si instaura di solito tra operatore e assistito”, racconta.
Operatori, uomini e donne che, da 15 anni, animano le sue giornate con piccoli gesti quotidiani. “Quando arriva l'operatore usciamo di casa. Poi andiamo al bar dove prendiamo il caffè, un appuntamento fisso a cui non rinuncio mai. Quindi andiamo alla Posta a pagare i bollettini, a fare la spesa al supermercato oppure
semplicemente un giro qua intorno. Grazie all'assistenza di OSA
la mia vita è migliorata, perché sono tornato ad uscire e a poter
fare diverse attività”. Gli operatori lo accompagnano in auto anche
all'ospedale Spallanzani per le visite e le analisi periodiche a cui
deve sottoporsi e, due volte al mese, anche per l'approvvigionamento dei farmaci. Con ognuno di loro M. ha un rapporto diretto,
TRENTANNI INSIEME
particolare.
Qualcuno, come Guglielmo, gli è entrato nel cuore, facendo breccia anche in quello dei suoi famigliari. “Lo ricordo con grande piacere, ha avuto
un bel rapporto anche con mia madre – afferma
–. Era un appassionato di computer come me,
spesso gli regalavo delle compilation di musica o
raccolte di film che creavo apposta per lui. In
passato, quando decidevo di trascorrere un fine
settimana a Napoli oppure a Torino, mi ha anche
accompagnato alla stazione Termini a prendere il
treno. Peccato solo fosse della Roma, un difetto
irrimediabile per me che sono laziale doc (ride,
ndr)”. Gli aneddoti vissuti insieme agli operatori
di OSA in questi 15 anni sono tantissimi. Un taccuino non basta, un pomeriggio nemmeno. Ci
sarebbe una vita insieme alla Cooperativa da
raccontare. “Mi vengono in mente gli scherzi che
mi faceva Cristina quando andavamo al supermercato. Magari io guardavo una ragazza parti-
TRENTANNI INSIEME
colarmente attraente e lei fingeva di essere gelosa e mi diceva: Che fai esci con me e guardi lei?
Oppure mi faceva chiamare dall'altoparlante anche se le stavo vicino. Mi ricordo anche piacevoli
giornate trascorse al Sert di via Appia, dove c'era una sala al piano terra in cui operatori e assistiti si incontravano per socializzare e passare
qualche ora insieme”. Nell'anno che segna il
trentennale di OSA, M. è una memoria storica
importante. “Davvero è il trentennale della Cooperativa? Beh almeno 15 li ha passati insieme a
me - scherza M. ormai alla fine della chiacchierata con OSA News – non ho un augurio particolare da fare alla Cooperativa, dico solo che non mi
è mai venuta voglia di cambiare servizio. Io non
cerco un operatore che mi spinga la carrozzina,
non ne ho proprio bisogno visto che ho la sedia
a rotelle elettrica. Cerco invece un legame d'amicizia e tra gli operatori di OSA ho sempre trovato
tanti amici”.
OSA NEWS 29
STORIE DI CURA E ASSISTENZA. OSA VISTA DA OPERATORI E ASSISTITI
“T
ra me e OSA c'è stato un colpo di fulmine. Lei conosce le
poesie di Gabriello Chiabrera?”. Amedeo se ne sta seduto sul divano bianco di casa sua, ma è come se fosse ancora in cattedra. Perché, nonostante i 74 anni ben portati, ha conservato l'aria un po' seriosa del maestro di scuola elementare, il mestiere
svolto orgogliosamente per 31 anni all'istituto San Leone Magno di
Roma.
Faceva l'insegnante nella “scuola più bella del mondo, quella dove si
insegna a leggere e a scrivere ai bambini” poi nel 1986 scopre di avere
la distrofia muscolare. Una malattia che lo costringe, con il passare del
tempo, ad avere bisogno di sostegno e assistenza.
Dopo l'esperienza assistenziale con una onlus e 5 anni di attesa per
ottenere l'accompagno, finalmente Amedeo ha la possibilità di scegliere l'assistenza domiciliare di OSA attraverso il Servizio di Assistenza e Integrazione Sociale Anziani (SAISA) del IV Municipio, la zona in
cui risiede. È storia recente, dell'ottobre scorso, eppure basta e avan-
“Con la Cooperativa
c'è stato un colpo di fulmine”
La storia di Amedeo, ex
maestro elementare affetto da
distrofia muscolare, da 7 mesi
assistito da OSA: “Che voto
do al servizio? Ottimo direi!
Con gli operatori mi sono
trovato subito bene”
30 OSA NEWS
za per promuovere a pieni voti OSA. I pochi mesi di “collaborazione”
come lui stesso la definisce, sono infatti estremamente positivi e il voto
che l'ex maestro di scuola assegna alla Cooperativa è molto alto. “Ho
iniziato il mio percorso assistenziale 7 mesi fa – racconta – e mi trovo
ottimamente. Ho conosciuto operatori e operatrici alla mano, molto disponibili, che cercano di soddisfare ogni mia richiesta.
Ho avuto, sin da subito, l'impressione di avere a che fare con una
cooperativa organizzata in maniera capillare e molto attenta ai bisogni
dell'assistito. Un voto a OSA? Direi ottimo!”.
Con Angela, Letizia e Andrea, gli operatori che vede più spesso, Amedeo trascorre delle ore piacevoli due volte alla settimana. “Insieme agli
operatori usciamo a fare delle commissioni e, se serve, mi mettono a
disposizione anche la macchina. Con ognuno di loro ho instaurato un
rapporto molto bello, ci confrontiamo, scherziamo e ci scambiamo
esperienze di vita”.
E Amedeo è il tipo di assistito che “ti apre un mondo” per dirla con le
parole di Annamaria Corbelli, assistente sociale di OSA che coordina il
servizio SAISA. È stata lei ad entrare per la prima volta nell'abitazione
di Amedeo insieme alla responsabile dei servizi sociali del Municipio e
agli operatori. In poco tempo, ha conosciuto una persona splendida.
“Quando entriamo in casa di un utente - dice a OSA News - di solito ci
vuole un periodo di studio, si deve necessariamente sperimentare un
percorso comune per conoscersi e instaurare un certo tipo di rapporto. Con Amedeo invece siamo entrati subito in sintonia, abbiamo co-
TRENTANNI INSIEME
struito immediatamente un legame basato su fiducia
e rispetto. Il rapporto tra di noi è nato in breve tempo e questo è un evento magico scaturito grazie alla
professionalità degli operatori ma anche alla disponibilità di Amedeo e di sua moglie Patrizia che mette
tutti a loro agio”.
L'OPERATRICE LETIZIA TATA: “AMEDEO È COME
UNO SCRIGNO PIENO DI TESORI”
Parla una delle “ultime arrivate” in OSA: “Sono stata assunta a dicembre ma non me ne
sono accorta. Ho capito subito di essere entrata a far parte di una grande famiglia”
Letizia Tata è una delle ultime operatrici arrivate nella grande famiglia di OSA. Lavorava nell'assistenza alle
persone disabili, poi quando ha saputo che a dicembre la Cooperativa cercava personale, ha inviato il proprio curriculum ed è stata assunta dopo alcuni colloqui. “Sono una delle ultime arrivate, è vero – racconta –
ma non ho mai avvertito questa sensazione. In OSA ho ricevuto tanti consigli da tutti e ho avuto l'opportunità di conoscere molti colleghi e anche diversi assistiti. Fin dai primi giorni mi sono trovata benissimo e ho
capito in breve tempo di essere entrata a far parte di una grande famiglia”. Dalla famiglia di OSA alle case e
alle famiglie degli utenti il passo è breve. Nel suo lavoro quotidiano di operatrice, Letizia è entrata in contatto
con persone differenti. Persone da conoscere e scoprire, proprio come il signor Amedeo. “Per me Amedeo
rappresenta uno scrigno pieno di tesori - dice Letizia - ogni volta che mi trovo a parlare con lui scopro qualcosa di nuovo e di interessante. Ha molte storie di vita vissuta da raccontare, ma soprattutto è una persona
alla mano con cui si può affrontare qualunque argomento”. Se con Amedeo è stato semplice entrare subito
in sintonia, con altri assistiti il rapporto va costruito giorno per giorno. “Non è facile – ammette Letizia – non
tutte le persone si aprono immediatamente. È necessaria una grande capacità di ascolto per capire chi si
ha di fronte, bisogna avere una sensibilità e una predisposizione ad aiutare e ad assistere il prossimo”.
TRENTANNI INSIEME
OSA NEWS 31
STORIE DI CURA E ASSISTENZA. OSA VISTA DA OPERATORI E ASSISTITI
S
ono quasi 300, uomini e donne con storie e culture diverse.
Sono nati in Paesi lontani: in Africa, Sud America, Asia, nell'Europa orientale. Sono i soci non italiani di OSA, i “nuovi
italiani”, l'anima multiculturale della Cooperativa. In Italia hanno
trovato lavoro. All'interno della grande famiglia di OSA hanno anche trovato una casa in cui tutti si sentono accolti. Nelle case degli assistiti, invece, gli operatori stranieri, comunitari ed extracomunitari, portano, ogni giorno, la loro professionalità e il loro bagaglio culturale frutto di vite ed esperienze totalmente differenti.
La multietnicità rappresenta un valore inestimabile per OSA che
ormai da anni è diventata un luogo di sicura integrazione.
I soci non italiani, l'anima
multiculturale di OSA
In Italia hanno trovato lavoro.
All'interno della grande
famiglia della Cooperativa
hanno trovato anche una
casa in cui tutti si sentono
accolti. Per OSA, luogo di
vera integrazione,
rappresentano un valore
inestimabile
32 OSA NEWS
Alcuni sono arrivati nel nostro Paese con la speranza di un futuro
migliore. Felix, ad esempio, è sbarcato in Italia dalla Costa d'Avorio per studiare ingegneria elettronica, ma ha cambiato presto i
suoi piani. Nel 1998, dopo un corso infermieri alla Regione Lazio,
approda in OSA.
Dopo 15 anni di lavoro, oggi è un infermiere coordinatore della Asl
Roma D, un ruolo chiave per fare da trait d'union tra amministrazione, operatori e pazienti.
Altri come Laura, in OSA dal 1999, hanno visto crescere la Cooperativa fino ad arrivare alla realtà di oggi. “All'inizio eravamo pochi infermieri – racconta – poi il numero di assistiti è cresciuto
moltissimo e così OSA ha reclutato altri operatori. Siamo stati tra i
primi ad occuparci delle persone affette da Sla e ora copriamo
tutta l'assistenza dell'area critica”. Assistere a casa o nelle strutture le persone che ne hanno bisogno, stabilire con loro un rapporto
empatico e di fiducia.
A volte, è più semplice per chi proviene da paesi dove i valori della
pazienza e dell'assistenza sono ancora più radicati rispetto all'Italia. Altre volte, invece, è necessario combattere la diffidenza di chi
si ha di fronte. Olga è arrivata nel Belpaese nel 1991 dal Perù, una
volta terminati gli studi.
È ad OSA dal 2001 e lavora come fisioterapista e terapista della
neuropsichiatria infantile. Come molti dei suoi colleghi, anche lei
ha dovuto fare i conti con qualche pregiudizio. E in questo difficile
compito, OSA non l'ha mai fatta sentire sola.
“È vero che si supera tutto con la pazienza e la professionalità –
sottolinea – ma è importantissimo anche il supporto della Cooperativa. OSA non mi ha mai fatto sentire sola nelle situazioni difficili”.
TRENTANNI INSIEME
STORIE DI CURA E ASSISTENZA. OSA VISTA DA OPERATORI E ASSISTITI
L
’avventura di OSA all’interno della Casa dello Studente in via Cesare de Lollis n. 20 per assistere gli studenti con disabilità motorie
iscritti all’Università La Sapienza di Roma inizia nel 1999. È proprio presso la Casa dello Studente che abbiamo incontrato Stefano Milanese, responsabile Servizi LazioDiSU dal 2011, quando OSA vinse
nuovamente la gara dopo un’interruzione di circa due anni, dal 2009 al
Assistenza ai disabili
universitari, un servizio
d’eccellenza di OSA
OSA offre dal 1999 servizi
socio-assistenziali ai ragazzi
residenti presso la Casa dello
Studente dell’Università La
Sapienza di Roma. Il
responsabile Stefano
Milanese spiega: “Ci siamo
avvicinati a questo servizio
per vocazione”
34 OSA NEWS
2011, in cui fu un’altra cooperativa a farsi carico del servizio. “Si può affermare che il servizio di assistenza ai disabili nasca con OSA (anche se
era attivo già dal 1997 in fase sperimentale con un altro tipo di gestione)
- spiega Stefano Milanese - in Associazione Temporanea di Impresa
(ATI) con l’Associazione Santi Pietro e Paolo (SSPP), che attualmente
copre il 40% delle attività con 7 operatori accompagno e 6 autisti. Sono
passati 16 anni da allora e questo significa che un importante capitolo
della storia della Cooperativa racconta anche dell’esperienza maturata
in questo campo, grazie al lavoro e alla dedizione di un gruppo di operatori socio-assistenziali ‘storici’ che lavorano per OSA da quando il servizio è iniziato. Sono loro lo zoccolo duro perché hanno vissuto le difficoltà
degli esordi e le gioie per i traguardi raggiunti”. Si tratta di uno staff eterogeneo composto, attualmente, da 15 operatori residenziali OSA e 6
operatori accompagno. Per quanto riguarda gli operatori residenziali si
dividono in 5 operatori uomini e 10 operatrici donne (di cui una in maternità e una in pensionamento) e che si alternano con i turni per garantire
una presenza continua, h 24. “Nello specifico sono presenti 3 risorse al
giorno per quanto riguarda gli uomini con una compresenza di 2 operatori dalle ore 7.00 alle ore 10.00 (momento di punta perché si concentrano le sveglie mattutine e quindi la richiesta di maggiori assistenze). Le
donne, invece, sono 3 la mattina, 2 il pomeriggio e 1 la notte”. Il personale di OSA - supportato anche da un Coordinatore autisti e dagli accompagnatori dipendenti della SSPP - si occupa di 40 utenti offrendo
loro due diverse tipologie di servizi: gli utenti assistiti sono 20 interni e 20
esterni. “Il primo gruppo - prosegue Stefano Milanese - è composto da
studenti fuori sede provenienti da ogni parte d’Italia, vincitori di borsa di
studio con alloggio e aventi a disposizione sia il servizio di accompagno
sia il servizio di assistenza interna. Il servizio di accompagno permette ai
ragazzi di organizzare le uscite sia per esigenze universitarie sia per motivi extra-universitari come andare al centro commerciale o in centro per
TRENTANNI INSIEME
fare una passeggiata, dal medico, al cinema o dal
parrucchiere”. I pulmini in uso sono 4/5 e gli spostamenti sono organizzati in modo da ottimizzare i tempi
e soddisfare le esigenze di tutti i ragazzi. “Per questo
motivo - prosegue Stefano - le richieste devono arrivare il mercoledì della settimana precedente così da
poter gestire bene il servizio. Su ogni pulmino è presente sempre almeno un operatore, a seconda del
numero di assistiti presenti, oltre l’autista ovviamente”. Il gruppo di operatori e operatrici interni, invece,
aiuta gli universitari a svolgere ogni tipo di attività dentro lo studentato. “Da lavarsi a vestirsi, a cucinare, fino a fare la lavatrice, a pettinarsi, a radersi, a truccarsi
o ad alzarsi dal letto. Per una questione di organizzazione interna un’altra attività regolamentata, oltre a
TRENTANNI INSIEME
quella degli spostamenti, è la sveglia mattutina così
che lo staff sappia già dalla sera precedente cosa devono fare, chi devono assistere e a quali orari”. La
presa in carico degli utenti esterni, invece, consiste
nell’accompagnarli all’Università e può soddisfare solo esigenze di tipo universitario (lezioni, esami, colloqui con professori), l’importante è che chi proviene da
fuori Roma arrivi con mezzi propri dentro il Raccordo
Anulare.
Negli anni come è cambiato il servizio?
“Il servizio è sempre lo stesso, nel senso che sin dall’inizio si divide nelle due categorie descritte ma si è
evoluto in numeri e in figure professionali. Infatti prima
il servizio esterno era affidato agli obiettori di coscien-
OSA NEWS 35
STORIE DI CURA E ASSISTENZA. OSA VISTA DA OPERATORI E ASSISTITI
za. Oggi ad occuparsene sono professionisti del settore che si aggiornano continuamente e che hanno imparato sul campo a gestire ogni tipo di situazione. Possiamo definirci un’eccellenza perché forse siamo l’unica Cooperativa a offrire h 24, sette giorni su sette, un
servizio così ben strutturato e apprezzato dagli utenti”.
Si tratta di un servizio a chiamata: l’operatore interviene
solo quando una persona lo richiede per qualsiasi motivo e in qualsiasi momento.
Lo staff però non ha l’obbligo di fare il giro tra le stanze
come accade per prassi in ospedale. Ma sono sempre
abili e arruolabili anche grazie ai due telefoni cellulari
forniti da LazioDiSU, ovvero dalla committenza, per fare in modo che il personale sia reperibile.
Quali sono le patologie più comuni delle persone
che assistete?
“Si tratta di ragazzi con disabilità motorie: carrozzati,
non vedenti, non udenti, ragazzi che hanno la funzionalità di un solo braccio, ad esempio. Per volontà della
committenza gli operatori si occupano dei ragazzi e le
operatrici delle ragazze in quanto la struttura è concepita come uno studentato e non deve trasformarsi in
una residenza sanitaria”.
Gli operatori OSA sono riconoscibili?
“No, eccezion fatta per un cartellino identificativo che
deve essere portato sempre ben visibile Per la stessa
ragione che ho appena spiegato devono indossare tute
e guanti monouso quando sono all’interno delle stanze
degli studenti ma non possono utilizzare divise o camici. Infatti nei corridoi o in ufficio vestono in borghese”.
A proposito delle stanze… Quelle per i disabili hanno dotazioni particolari?
“Le stanze non sono attrezzate con i supporti per la disabilità ma l’utente può farne richiesta alla ASL o procurarseli a pagamento. Come per tutti gli altri studenti,
la committenza fornisce il mobilio di base composto da
letto, armadio e comodino”.
Quali caratteristiche deve possedere un buon
operatore?
“Estrema pazienza, propensione al sociale, vocazione
all’aiuto e al supporto. Il disabile ha bisogno di continue
attenzioni ed è importante che l’operatore abbia la capacità di capirlo, oltre alle competenze per muoverlo e
36 OSA NEWS
spostarlo senza fargli male o ancora prendersi cura della sua igiene personale in modo attento e premuroso”.
Qual è il rapporto con la committenza?
“Spesso c’è una confusione di ruoli, dovuta soprattutto
a quanto loro, come del resto, tengano alla qualità del
servizio. Ma noi dovremmo essere i primi responsabili e
tutto quello che va e non va bene dovrebbe passare
prima da noi.
L’anzianità del servizio da una parte è un valore aggiunto ma dall’altra comporta molta confusione tra i ruoli a
causa del clima famigliare-amicale che si è creato e
che sul luogo di lavoro è fonte di problemi”.
OSA compie 30 anni. Stefano, qual è l’augurio
che rivolgi al servizio che gestisci e alla Cooperativa?
“Ad oggi non abbiamo alcun ruolo riabilitativo ma forniamo solo un mero supporto alla disabilità. Non possiamo spronare l’utente all’indipendenza, non è il nostro ruolo qui dentro anche se è la nostra vocazione.
Purtroppo non è prevista da capitolato d’appalto.
Noi non possiamo fare le attività al posto del disabile
ma intervenire dove non può arrivare da solo. Poiché
la gara è scaduta il 30 marzo e siamo in proroga fino
al 30 ottobre, siamo in contatto con la committenza
per far creare un capitolato che ci permetta di occuparci non solo dell’aspetto assistenziale ma anche del
supporto a livello mentale e psicologico alla persona,
ci piacerebbe occuparci di un’assistenza a 360°. Insomma, più in linea con la nostra mission.
Attualmente tutto ciò che l’utente fa per sé (terapista
occupazionale, motorio, psicologo) è affidato alle proprie risorse personali. Recandosi presso la ASL, all’utente vengono assegnati degli specialisti in base alla
terapia da fare. La buona notizia è che ho avuto varie
richieste per usufruire del servizio MaiSoli, segno che
la Cooperativa è conosciuta per affidabilità e professionalità. Mi auguro che al più presto questo interesse
si concretizzi in prestazioni reali. Ad OSA invece auguro di continuare a crescere non dimenticando mai il
motivo per cui è nata: assistere i più deboli e dare lavoro alle persone, come è accaduto finora.
Ringrazio tutti i soci lavoratori che hanno sempre creduto nella Cooperativa e che con professionalità e
spirito di sacrificio lavorano quotidianamente al servizio della salute”.
TRENTANNI INSIEME
MITOGROUP SRL
STORIE DI CURA E ASSISTENZA. OSA VISTA DA OPERATORI E ASSISTITI
“M
i chiamo Concetta Giansiracusa ma per gli amici sono
Ketty. Ho 28 anni e fino a 19 ho vissuto insieme a mia
madre a Noto in provincia di Siracusa. Vivo su una sedia a rotelle da quando ho 8 anni a causa di un’amiotrofia spinale che
mi è stata diagnosticata alla nascita… Non mi sono mai arresa di fronte alla mia malattia e alle difficoltà. Dopo il diploma, ho deciso di iscrivermi all’università e mi sono trasferita a Bologna a casa di mia zia e
La vita oltre la disabilità:
il racconto di Ketty
Ragazza del sud solare,
gioiosa e combattiva ama la
sua libertà: “Grazie
all’assistenza offerta da OSA
ho imparato a conoscermi e a
essere autonoma. Magari
potessi usufruire di questo
servizio per sempre!”
38 OSA NEWS
mia cugina che, per due anni, sono state la mia seconda famiglia.
Avevo la sedia a rotelle manuale e ogni spostamento era difficile nonostante loro mi siano sempre state vicine e mi abbiano aiutato moltissimo. Trascorsi due anni a Bologna, ho deciso di trasferirmi a Roma
presso la Casa dello Studente dopo che una mia amica di Potenza mi
descrisse questa struttura come un posto paradisiaco perché era
possibile essere autonomi al 100%. Ho fatto immediatamente domanda per ottenere la borsa di studio con alloggio, ho vinto e ho fatto le
valigie per la seconda volta. Da quel momento è iniziata la mia avventura. Ho imparato a conoscermi. Finalmente mi gestisco da sola. Mi
sento più libera. Il cambiamento è stato graduale: ho vissuto a lungo a
casa con mia madre, in un paesino pieno di salite e discese e dipendevo sempre da qualcuno anche per le piccole cose. Anche qui, in
parte, dipendo dagli operatori OSA che si prendono cura di me ma
sono io che decido gli orari, quando uscire, quando svegliarmi, quando lavarmi, quando essere assistita o quando provare a farcela da sola. Loro sono le mie braccia e le mie gambe. Ma io sono la mente. Dopo i primi due anni vissuti nella Capitale ho deciso di usare la sedia a
rotelle elettrica con cui mi muovo da sola girando tutta la città. Certo,
la gastrite aumenta ogni giorno ma sono felice! Nel 2011 ho deciso di
mettermi di nuovo alla prova. Ho fatto domanda per l’Erasmus e sono
stata 5 mesi a Praga. Volevano che fossi accompagnata da un assistente direttamente dall’Italia. All’inizio una mia amica che, purtroppo
oggi non c’è più, si offrì di partire con me ma tre settimane prima della
partenza fu impossibilitata a venire... Allora mi sono impuntata… ho
mandato e-mail, ho preso contatto con diverse associazioni per avere
informazioni. Alla fine ho preteso e ottenuto che mi fornissero assistenza in loco perché era discriminatorio che non mi facessero partire
e non mi dessero l’assistenza, come avviene in Italia quando arrivano
gli studenti disabili stranieri. Questa esperienza all’estero è stata decisiva… ho capito di essere in grado di fare molte cose in autonomia,
che posso andare in bagno da sola e che, in realtà, ho bisogno sol-
TRENTANNI INSIEME
tanto di 3 ore di assistenza al giorno. Prima di questo viaggio per me era impensabile che potessi restare da sola e cavarmela! Ormai vivo fuori casa da
tanti anni e ho instaurato un ottimo rapporto con
tutti gli operatori, che considero una famiglia oltre
che dei veri professionisti. Con molti di loro ho instaurato anche un bellissimo rapporto di amicizia e
di confidenza: sanno trovare sempre la parola giusta
per restituirmi un sorriso oppure il tempo per darmi
un consiglio prezioso. Nonostante la mia disabilità
motoria, conduco una vita normale, esco con gli
amici, vado a fare shopping, canto a teatro e do lezioni private. Il canto per me è più di una passione.
Lo studio da quando avevo 14 anni. Ora sono iscritta ad un corso di musicoterapia in una scuola privata. Tre volte l’anno scendo a casa dalla mia famiglia
e ritrovo gli amici della mia infanzia… Quando sono
TRENTANNI INSIEME
giù a Noto gli operatori mi mancano ma soprattutto
mi manca il loro modo di prendersi cura di me…
Adesso sono io che spiego a mia madre come e
cosa fare per aiutarmi: i professionisti di OSA mi
hanno insegnato a muovermi e a sentirmi più sicura
verso me stessa e verso gli altri. Io voglio loro molto
bene. Certo ci sono anche screzi o incomprensioni
ma se devo essere sincera mi vengono in mente solo gli aspetti positivi.
Quello che mi piace è che anche per noi la Casa
dello Studente sia concepita come un alloggio abitativo e non come una residenza sanitaria. Ognuno
è libero di fare quello che vuole, di vivere la propria
vita. Qual è il mio desiderio? Mi piacerebbe poter
usufruire di questo straordinario servizio assistenziale per sempre, anche quando avrò una casa tutta
mia e non vivrò più qui!”.
OSA NEWS 39
STORIE DI CURA E ASSISTENZA. OSA VISTA DA OPERATORI E ASSISTITI
“All’inizio eravamo molto disorganizzati.
Oggi siamo dei professionisti in grado
di soddisfare le richieste dei nostri ragazzi
e di regalare loro un sorriso”
La testimonianza degli
operatori OSA: storie
di stra-ordinaria assistenza
R
osaria, Emanuele, Aurelia, Simona, Dora, Alessia, Dario, Luisa,
Benedetta, Francesca, Silvia, Alessio, Nicola, Gianluca, Alessandro, Luisa, Simona, Arianna, Alessia, Anna Maria, Filomena, Francesco... Sono i nomi degli operatori storici di OSA che, da anni, assistono i ragazzi disabili iscritti all’Università La Sapienza di Roma. Di seguito le testimonianze di Ugo, Nicola, Maria Cristina e Anna
che hanno condiviso con noi la loro esperienza umana e professionale
da quando lavorano o collaborano con la Cooperativa.
Nicola La Camera, operatore residenziale
“Sono stato uno dei fondatori del servizio ma eravamo molto inesperti. Del servizio assistenziale
non sapevamo niente. Dopo essere stato assunto da OSA ho preso la qualifica e periodicamente
seguiamo corsi di formazione e di aggiornamento.
Siamo cresciuti insieme ai ragazzi disabili. Oggi, rispetto a ieri, lavoriamo con utenti che soffrono di
patologie più gravi ma siamo preparati ad affrontare ogni tipo di necessità grazie all’esperienza che
abbiamo maturato sul campo e alle tecnologie che adoperiamo.
Ad esempio la Cooperativa ha acquistato un sollevatore per la movimentazione.
Cerco di essere sempre una persona professionale e disponibile ma allo stesso tempo di mantenere una certa distanza con gli utenti perché non fa bene né a me né a loro instaurare un rapporto
basato troppo sull’amicizia. Diventerebbe difficile farsi rispettare e farsi ascoltare. Ho anche imparato a non portarmi il lavoro a casa e viceversa, ovviamente.
All’inizio non è stato facile perché le storie con cui veniamo a contatto inevitabilmente condizionano le nostre vite ma sono felice di essere riuscito a stabilire un confine che mi permette di essere
più efficiente e sereno.
Una volta al mese tutto lo staff incontra lo psicologo di OSA, Pino Taddeo. Questa riunione ci è
molto utile perché decidiamo insieme le strategie di intervento per capire come migliorare il nostro
lavoro, come relazionarci con i ragazzi, soprattutto con quelli più problematici e come riuscire a separare il lavoro dalla vita privata o fronteggiare un problema”.
40 OSA NEWS
TRENTANNI INSIEME
Maria Cristina Merola D’Elia,
operatrice residenziale
“Prima di entrare in OSA lavoravo a domicilio. Il rapporto era 1:1, assistito e assistente. Quando
sono entrata qui ho dovuto imparare a lavorare in team, insieme ai colleghi, e per tanti ragazzi diversi. Loro hanno bisogno di noi dove non arrivano. Ma non sempre è facile stabilire il confine. Ricordo un episodio che mi fa sorridere ancora oggi… Quando sono arrivata tutti i miei assistiti erano soddisfatti delle mie prestazioni… poi è arrivata la prima critica… una ragazza si era lamentata
di me perché non le sapevo fare la treccia… Può sembrare un episodio banale ma è importante
conquistare la fiducia dei propri utenti anche grazie a gesti semplici, quotidiani che però aiutano ad
entrare in sintonia con l’assistito. Nei giorni successivi mi sono allenata a casa per imparare a fare
la treccia. Quando finalmente mi sentivo pronta, fui io a proporle di nuovo quell’acconciatura… La
dovetti convincere perché quel giorno avrebbe preferito una coda… Riuscii a stupirla. Da quel momento il nostro rapporto cambiò… e ancora oggi, a distanza di tanto tempo, ci sentiamo per telefono”.
Anna Lancella,
operatrice
residenziale
“Io sono un po’ fumantina ma ho un
rapporto buono con tutti: sia con i colleghi che con gli assistiti. Anche io avevo esperienza nel domiciliare. Sono
considerata un pò la mamma di questi
ragazzi essendo la più anziana. A giugno andrò in pensione. Mi spiace andarmene. Se non fosse per i miei problemi alla spalla continuerei ancora. Sono stata bene qui. Per me OSA è la
realtà migliore in cui potessi lavorare e
non solo perché, ogni mese, paga regolarmente gli stipendi ma soprattutto
perché la qualità dei servizi che offre è
altissima e questo ha permesso a ognuno di noi di crescere professionalmente
e di ricevere grandi gratificazioni, nonostante il lavoro sia molto complesso e
duro”.
TRENTANNI INSIEME
Ugo Mussoni (SSPP),
coordinatore autisti
“Coordino il servizio di trasporto e accompagno dal 2001. Questo lavoro è iniziato per
caso, quando ero studente e alloggiavo
presso la Casa dello Studente. Vidi dei pulmini e chiesi a cosa servissero. Mi dissero che
venivano utilizzati per il trasporto disabili. Domandai se avessero bisogno di un autista. E
così è iniziata la mia lunga esperienza con
questi ragazzi. Rispetto a ieri, la gestione del
servizio è nettamente migliorata. Agli inizi eravamo molto disorganizzati. Oggi invece il nostro più grande problema è quello di gestire i
ragazzi, le loro richieste. Vorremmo accontentarli tutti ma non sempre è facile. Le difficoltà sono tante ma la gioia di ricevere un loro sorriso ripaga di tutti gli sforzi e i sacrifici.
Cosa richiede il nostro lavoro? Il nostro lavoro
è fatto di relazioni con le persone, persone
giovani piene di entusiasmo, spesso lontane
dalla famiglia, alle prese con gli studi universitari e con le difficoltà legate alla propria disabilità. Dobbiamo essere trasparenti, motivati,
interscambiabili”.
OSA NEWS 41
STORIE DI CURA E ASSISTENZA. OSA VISTA DA OPERATORI E ASSISTITI
“Quando, alla fine del lavoro,
l'assistito ti sorride significa
che hai fatto bene il tuo dovere”
Marcello Carbonaro,
responsabile della divisione
sociale di OSA, racconta il
servizio: “Il compito degli
operatori è quello di
individuare e soddisfare i
bisogni di assistiti e famiglie.
A me piace chiamarli gli
angeli custodi”
42 OSA NEWS
A
ngeli custodi. Marcello Carbonaro, responsabile della divisione sociale di OSA, ama chiamarli così. Sono gli operatori della Cooperativa che, quotidianamente, entrano “bussando”
nelle case di anziani e disabili “dicendo buongiorno” oppure assistono
i ragazzi nei centri diurni e nelle case famiglia “con il sorriso sulle labbra”. Perché chi lavora nella divisone sociale di OSA ha un compito
difficile e speciale. “I nostri operatori - spiega Carbonaro - si inventano
quasi ogni giorno un servizio diverso, un servizio nel servizio, dove non
esiste la ripetitività. Quando si recano a casa delle persone devono
mostrare empatia e lasciare fuori dalla porta i loro problemi personali
e, soprattutto, devono essere capaci di coinvolgere gli assistiti nelle
attività d'integrazione sociale e di supporto. Fortunatamente posso dire di aver trovato all'interno della Cooperativa delle persone professio-
TRENTANNI INSIEME
nalmente molto preparate, che mettono grande impegno in quello che fanno: operatori, coordinatori,
psicologi e assistenti sociali che amano il loro lavoro”. È un servizio bello e complicato quello coordinato da Carbonaro. La divisione sociale aiuta anziani, disabili, famiglie in difficoltà e minori cresciuti in
contesti svantaggiati: i figli delle periferie e del disagio sociale, i figli della guerra e della fame che sbarcano in Italia attraversando il Canale di Sicilia. E allora “non puoi permetterti di sbagliare, perché il compito degli operatori è quello di individuare e soddisfare i bisogni degli utenti e delle loro famiglie. E per
raggiungere questo obiettivo, a volte, devi dare di
più, devi offrire sostegno e supporto all'assistito e ai
parenti”.
Bisogni come la cura dell'igiene personale o l'accompagnamento presso strutture di cura. Piccoli
gesti di attenzione quotidiana che si alternano alle
attività mirate al mantenimento o allo sviluppo delle
autonomie quali i laboratori ludico-ricreativi svolti all'interno dei centri anziani e dei centri sociali per disabili come avviene a Frosinone. Il comune dove la
divisione sociale, nata da una costola del servizio
HIV sociale nel 2008, ha mosso i suoi passi. “A Frosinone siamo arrivati, tramite gara, nell'ottobre del
2009 - racconta Carbonaro, ripercorrendo un po' la
storia della divisione sociale - è stato il nostro primo
vero servizio. Non sapevamo cosa avremmo trovato, siamo andati, per così dire, al buio. Gli inizi sono
stati difficili, abbiamo cercato di creare un gruppo e
di lavorare insieme per organizzare al meglio l’attività. Il mio impatto con i servizi sociali è stato complicato: mi ricordo che arrivai in questo centro disabili di Frosinone e un ragazzo accusò una crisi, non
ero assolutamente preparato a questo tipo di esperienza. Oggi, invece, posso dire che amo tutti i nostri ragazzi, dagli ospiti dei centri sociali a quei minori che hanno avuto la sfortuna di vivere in famiglie
violente o hanno affrontato il mare per arrivare in Italia. Lo stesso legame si instaura con le operatrici e
gli operatori che si trovano magari ad accudire i
neonati non riconosciuti dalle madri prima che vengano dati in adozione. Ogni giorno ci troviamo a vivere storie che ti toccano le corde dell'anima e ti
aiutano anche a vedere la vita con occhi differenti”.
Nel capoluogo ciociaro, OSA gestisce il servizio do-
TRENTANNI INSIEME
miciliare, i centri diurni per anziani e per minori, i
centri sociali per disabili, la casa famiglia per ragazzi
svantaggiati e il centro della famiglia, struttura che
assiste quelle coppie con figli a rischio separazione.
Ma gli “angeli custodi” della Cooperativa lavorano
anche a Roma, nei servizi per anziani e disabili all'interno dei Municipi IV, V, VI, VII e nel distretto Latina 1
che comprende i territori di Aprilia, Cisterna e Cori,
dove la Cooperativa offre servizi di assistenza domiciliare in integrazione ai servizi sanitari. Tra i servizi
afferenti alla divisione sociale c'è anche il LazioDiSU
che aiuta gli studenti diversamente abili iscritti all'Università La Sapienza di Roma.
Il modello OSA, insomma, si è rivelato vincente.
“Ogni giorno studiamo i bisogni degli assistiti, sia
quelli in carico sia quelli potenziali, e cerchiamo di
creare nuovi servizi come l'Alert Farmaco, che attraverso la centrale operativa ricorda all'utente quando
assumere le medicine. Ma c'è specialmente un lavoro di équipe che parte dal Piano Assistenziale Individualizzato o dal Piano Educativo Individualizzato
per elaborare l'assistenza. Il nostro valore aggiunto
è offrire un coordinamento organizzato con assistente sociale e psicologo, garantire supporto psicologico ai famigliari, seguire e verificare costantemente i progressi e i bisogni dell'assistito. Inoltre,
cerchiamo di stimolare gli operatori, di motivarli, di
condividerne i percorsi. In questo modo si sentono
parte di un'organizzazione che li segue nel loro lavoro e ascolta anche le loro esigenze. Questo è fondamentale perché solo creando un gruppo coeso, un
corpus unico, si può lavorare bene e offrire un sostegno adeguato a chi si rivolge a noi”. E in tanti
scelgono la Cooperativa, preferendola anche a
realtà ben più radicate nell'offerta di servizi sociali.
“Nel Comune di Roma non c'è gara, i servizi sociali
presentano agli utenti gli enti accreditati e le cooperative che operano nel sociale - dice ancora Carbonaro - il fatto che ci scelgano preferendoci ad altri
con più anni d'esperienza in questo settore, è motivo d'orgoglio per OSA”.
Merito degli angeli custodi. “Il loro lavoro è fondamentale e va valorizzato ogni giorno, perché quando, alla fine della giornata o del turno, l'assistito ti
guarda e ti sorride significa che hai fatto bene il tuo
dovere. Il resto, davvero, non conta”.
OSA NEWS 43
STORIE DI CURA E ASSISTENZA. OSA VISTA DA OPERATORI E ASSISTITI
Il Centro diurno
semiresidenziale
raccontato dalla Responsabile
sanitaria Felicia Carletto
“Mi ha colpito il rapporto che
si è instaurato tra operatori e
assistiti. Basta uno sguardo
per capirsi!”
44 OSA NEWS
“L
e porto un caffè o preferisce un ginseng”? Si chiama Simona la ragazza con sindrome di Down che serve ai tavoli e prende le ordinazioni. Ci troviamo al bar “Baraonda” all’interno del Centro diurno semiresidenziale di Via Majorana gestito da OSA. “Si tratta di un bar speciale - ci spiega la Responsabile
Sanitaria del Centro Felicia Carletto - nato dall’idea di alcuni operatori
per dare la possibilità ai ragazzi ospiti della struttura di simulare una
condizione di vita quotidiana nell'ambito delle attività di gruppo, stimolando sia l’aspetto socializzante che quello riabilitativo. Il nome, invece, è stato scelto proprio dai ragazzi che sono coinvolti in modo attivo all’interno del bar: c’è chi prepara il caffè o il cappuccino, chi serve ai tavoli, chi sta in cassa, altri si siedono ai tavolini come normali
clienti. Il locale non è aperto al pubblico ma abbiamo cercato di ricreare il più possibile l’atmosfera di un vero bar con gli strumenti a
nostra disposizione. Nell'allestimento non abbiamo coinvolto i ragazzi
perché con le loro disabilità vanno facilmente in ansia. Anche la scelta
di chi può partecipare a questa attività è stata fatta in relazione alla
capacità che hanno i ragazzi di gestire situazioni di questo tipo”.
Questa è solo una delle tante attività che il Centro offre ai propri
ospiti, alcuni dei quali sono cresciuti dentro questa struttura ancor
prima che fossero presi in carico dalla Cooperativa. OSA gestisce direttamente il ramo d’azienda ex art. 26 dal novembre 2011: si occupa quindi del Centro semi-residenziale in via Majorana, di un ambulatorio nel territorio della ASL Roma B dove prevalentemente arrivano bambini e fa assistenza domiciliare a pazienti con problematiche
neuromotorie. Il Centro offre un servizio di tipo semiresidenziale dove
gli utenti sono assistiti dalle ore 8.18 alle ore 15.30. Nell'arco di queste ore vengono forniti diversi interventi che secondo la normativa
regionale fanno parte della ‘riabilitazione in regime estensivo o di
mantenimento'. Attualmente gli utenti presenti sono 49, di tutte le fasce d'età, tra cui un solo minore, accomunati dalla stessa condizione clinica, la disabilità intellettiva.
Tutti i progetti riabilitativi vengono seguiti da una equipe multidisciplinare che comprende molte figure professionali: dallo Psicologo all’assistente sociale, dal fisioterapista, al terapista occupazionale.
TRENTANNI INSIEME
Presso il centro è anche presente una dietista che
si occupa di controllare la dieta degli utenti con
problemi alimentari e un’educatrice specializzata in
musicoterapia. Un discorso a parte meritano gli
Assistenti. “Alcuni di loro – sottolinea la Carletto sono qui da tanti anni, hanno cresciuto questi ragazzi, sono ‘invecchiati’ insieme a loro e sono riusciti, nel tempo, ad instaurare un rapporto fatto di
comprensione reciproca e grande affetto. Sono rimasta molto colpita dalla capacità degli assistenti
di comprendere i ragazzi, i problemi e le necessità
che manifestano anche senza parlare. A volte basta un semplice sguardo per capirsi. C’è Daniele
che capisce subito se Teresa (la nostra coordinatrice) è arrabbiata e sa trovare il modo per farla sorridere, e poi Viviana, lei non parla, un giorno ci ha
portato tutti nella palestra del centro e ci ha impartito una lezione di ginnastica. Oppure Antonio che
ti viene incontro dicendoti: 'dottorè quanto sei bella!' e riesce a portare il buon umore anche nelle
giornate più difficili”. Per quanto riguarda le attività
di gruppo l’obiettivo è quello di favorire l'integrazione e la relazione con gli altri, il confronto e il rispetto del prossimo. “Gli utenti - racconta la Carletto sono divisi per gruppi classe a seconda del grado
di disabilità e di autonomia: gruppo Arcobaleno,
Puzzle, Sole”. C'è il laboratorio di informatica, di
attività creativa dove si fanno disegni e sculture, il
laboratorio di musicoterapia, di cucina, di logopedia e quello di fotografia. Attraverso la macchina
fotografica ai ragazzi viene insegnato come osservare l’ambiente che li circonda e come catturare
con gli scatti particolari o situazioni che destano la
loro curiosità e attenzione. “Personalmente come
medico riabilitatore sono molto soddisfatta. Abbiamo riscontri positivi da parte dei ragazzi e i risultati
si vedono. All’interno del gruppo ci sono due ragazzi con una grave tetraparesi, nonostante non
siano in grado di muoversi, se non con piccoli movimenti delle mani, riescono a cogliere delle cose
interessanti che immortalano indicando all’operatore cosa fotografare. In questo modo riusciamo a
scoprire il loro modo di vedere la vita e le cose ed
è bellissimo! A settembre esporremo le nostre foto
al mercato Testaccio, dove il gruppo ha scattato
moltissime foto all’interno del progetto 'Con i miei
TRENTANNI INSIEME
occhi' e ha fatto amicizia con i venditori e i clienti
abituali. Da un punto di vista riabilitativo il percorso
fatto sinora è importantissimo perché ha stimolato
diverse aree, dall'attenzione all'autostima, dalla
gratificazione alla socializzazione, dal problem solving alle competenze adattive”.
Ma le uscite all’aperto non finiscono qui. Infatti, tutti i giorni gli utenti escono a gruppi di 3-4 persone,
alternandosi, per favorire l’integrazione con il territorio e la natura, e per dare loro la possibilità di fare
attività concrete come andare al supermercato per
comprare i colori che servono per il laboratorio di
disegno o in biblioteca ad esempio a vedere o
prendere in prestito materiale didattico e ricreativo.
Un altro momento molto importante della vita del
centro è il soggiorno estivo terapeutico, i ragazzi
vengono portati per due settimane in una località
balneare. Per loro si tratta di una vera e propria vacanza, senza trascurare l’aspetto riabilitativo.
“È un'esperienza sociale indispensabile per loro,
ma anche per gli assistenti, che la vivono come un
grande momento di condivisione. Sono cose difficili da descrivere ma è bellissimo vedere i ragazzi
che si aiutano tra loro e sono felici di partecipare,
ognuno con le proprie capacità, ad organizzare le
attività della giornata. Questa per noi è una ricompensa che ha un valore inestimabile”.
A conclusione dell’intervista abbiamo chiesto alla
direttrice Carletto di fare gli auguri alla Cooperativa
per i suoi 30 anni. Ecco il suo messaggio. “Mi auguro che OSA possa implementare questo tipo di
servizio per garantire ai nostri pazienti un’assistenza sempre più completa e di eccellenza. La Cooperativa ha mostrato una sensibilità particolare verso le problematiche degli utenti del centro di via
Majorana. Riconosciamo ad Osa che, nonostante
la normativa vigente preveda un rapporto
OSS/utenti di gran lunga inferiore rispetto agli alti
livelli di assistenza che noi offriamo , non ha mai
guardato il mero aspetto economico ponendo in
primo piano la qualità del servizio e la sicurezza
degli utenti. Il mio augurio è che la sensibilità e la
professionalità dimostrata da OSA in questi lunghi
anni di servizi venga riconosciuta dagli organi competenti affinché si possa continuare ad offrire agli
assistiti un servizio di qualità”.
OSA NEWS 45
FOCUS SERVIZI DI OSA
L’ECCELLENZA
E
Nel corso della sua
trentennale attività la
Cooperativa ha puntato molto
sulla formazione dei soci
lavoratori, migliorando nel
tempo la propria visione
strategica in questo settore
ccellenza nella metodologia lavorativa e formazione costante del personale, crescita individuale e di gruppo, competenze e organizzazione. Lo sviluppo della Cooperativa OSA
passa attraverso qualità e formazione, due aspetti importanti per
raccontare “lo stile di OSA nel lavorare con le persone e per gli
assistiti”. Una storia fatta di “dedizione, coraggio, impegno e sacrificio”, come spiegano dal servizio Qualità e Formazione della
Cooperativa. “Nel 1985 è iniziata la nostra storia e, da allora, il
mondo dell’assistenza sanitaria è molto cambiato.
Nonostante questo, OSA è sempre riuscita a stare al passo con i
tempi e, spesso, anche ad anticiparli. Ciò che è rimasto chiaro
nel tempo è il legame indissolubile tra la crescita della Cooperativa e la crescita delle persone che ne fanno parte. In tale ottica, la
Cooperativa ha sempre investito nella formazione del personale
Qualità e formazione, così OSA
è cresciuta in questi 30 anni
per creare competenze a livello individuale, di gruppo e organizzativo e per produrre cambiamenti capaci di rendere più efficace l’azione degli individui nel lavoro. La speranza fondante di tali azioni
è che i cambiamenti nelle persone possano portare ad una presa
di coscienza delle proprie risorse e delle proprie capacità, oltre all’individuazione dei percorsi migliorativi attuabili”.Nei suoi 30 anni
di vita, la Cooperativa ha puntato molto sulla formazione dei propri soci lavoratori, migliorando nel tempo la propria visione strategica in questo settore. “Negli anni – sottolineano ancora dal servizio – l'interesse per la qualità e la formazione è cresciuto in maniera costante tanto che ormai, ogni anno, viene redatto e approvato
dal CdA della Cooperativa un piano annuale di formazione per i
soci OSA che contiene corsi di formazione a titolo completamente
gratuito”. Nel piano 2015, ad esempio, 12 dei 16 diversi titoli di
corsi di formazione rilasceranno crediti formativi ECM per più di
1.300 lavoratori, mentre più di 700 persone saranno formate su
tematiche relative alla tutela della salute e della sicurezza sul posto di lavoro. Inoltre più di 150 persone parteciperanno a corsi di
formazione finalizzati all’accrescimento delle capacità di gestione
delle criticità e circa 500 potranno ottenere attestati spendibili anche all’esterno. Nel programma è prevista anche la formazione
per circa 40 coordinatori che ha come scopo l’accrescimento delle competenze gestionali dei Sistemi di Gestione adottati volontariamente da OSA in tema di Qualità, Ambiente e Sicurezza.
A contribuire alla crescita della Cooperativa, vi è stata la scelta
aziendale, già dal 2001, di introdurre Sistemi di Gestione basati
46 OSA NEWS
TRENTANNI INSIEME
sulla soddisfazione del cliente, su principi di trasparenza e oggettività, sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori e sugli impatti che l'attività
della Cooperativa ha sull’ambiente.
“Tutti i processi aziendali sono tradotti in procedure gestionali che facilitano la standardizzazione
delle attività, nonché la loro comprensione, e
permettono la tracciabilità di ogni passaggio.
Ciò assicura agli utenti, ai fornitori e ai clienti che
i servizi della Cooperativa raggiungano livelli di
qualità che vengono mantenuti costanti nel tempo e la gestione dei servizi stessi è studiata per il
miglioramento continuo dei processi e l’utilizzo
ottimale delle risorse. Lo scopo di tutto questo
ro che hanno favorito una gestione aziendale
sempre migliore, messa costantemente alla prova dai continui cambiamenti e dalle esigenze
sempre nuove degli utenti che si sono rivolti a
OSA nel corso di questi 30 anni.
“La certificazione non è soltanto una questione
tecnica ma comprende aspetti organizzativi e gestionali che coinvolgono tutta la Cooperativa:
ognuno contribuisce alla sua attuazione, visto lo
stretto rapporto esistente tra qualità ed efficienza
aziendale, dalla Direzione all’operatore, all’utente, prezioso per la valutazione dell’efficacia delle
prestazioni erogate. Qualcuno potrebbe pensare
che la nostra continua crescita sia dovuta al ca-
processo è l’ottenimento della fiducia del cliente
attraverso l’erogazione di servizi di qualità”.
Una qualità certificata e una metodologia di lavo-
so o alla fortuna ma con gente come noi che lavora in cooperazione il caso e la fortuna trovano
ben poco spazio”.
TRENTANNI INSIEME
OSA NEWS 47
FOCUS SERVIZI DI OSA
L’ECCELLENZA
D
al 1997 ad oggi la Cooperativa OSA ha dato il proprio contribuito al dibattito scientifico attraverso numerose e prestigiose
pubblicazioni presentate nell'ambito di congressi, conferenze,
convegni nazionali e internazionali.
Dall'assistenza specialistica domiciliare alle persone affette da HIV all'evoluzione del modello cooperativo, dalla proposta di indicatori specifici per la valutazione delle attività di assistenza domiciliare, alla valutazione della qualità percepita da ospiti, parenti e operatori in una Residenza Sanitaria Assistenziale, fino al percorso di autorizzazione e all'accreditamento dell'Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) nel Lazio e
ai progetti innovativi di coinvolgimento degli assistiti attraverso l’uso
del web e la telecompagnia: sono queste alcune delle tematiche più
significative affrontate da OSA nel corso della sua trentennale attività
nell'ambito socio-sanitario.
Il contributo di OSA
alla comunità scientifica
dal 1997 ad oggi
Nel corso della sua
trentennale attività sociosanitaria la Cooperativa si è
impegnata sul fronte
scientifico partecipando
attivamente a convegni,
congressi e conferenze
nazionali e internazionali
48 OSA NEWS
In particolare, dal 2002 al 2010, su un totale di 19 lavori realizzati dalla
Cooperativa il 68% ha riguardato l'Assistenza Domiciliare Integrata
(ADI) con particolare riferimento ai seguenti temi: indicatori per la valutazione del servizio, caratteristiche dell'ADI specialistica dedicata ai
pazienti HIV, gestione dei rifiuti sanitari, gestione delle cadute e utilizzo
delle nuove tecnologie.
Grande attenzione è stata dedicata, tra il 2011 e il 2015, al tema legato alla qualità percepita e all'empowerment degli assistiti con il 44%
delle 25 pubblicazioni presentate. Inoltre, in totale, tra il 2002 e il 2015,
le aree tematiche congressuali hanno riguardato per il 34% l'assistenza primaria, per il 32% la sanità pubblica, per il 14% la geriatria e per il
7% la sociologia della salute e altre aree e convegni internazionali (sanità pubblica, HIV, sistemi informativi) per un totale di 44 lavori prodotti. Nell'anno che segna la ricorrenza del Trentennale, la Cooperativa
OSA ha partecipato alla 3° Conferenza Nazionale sulle Cure Domiciliari nel maggio scorso e, nel mese di giugno, al 6° Convegno Nazionale
della Società italiana di sociologia della salute.
I prossimi appuntamenti sono a settembre all'8° Conferenza annuale
ESPAnet Italia 2015 “Welfare in Italia e welfare globale: esperienze e
modelli di sviluppo a confronto” e ad ottobre al 48° Congresso Nazionale Società Italiana di Igiene che si svolgerà in contemporanea con la
Conferenza di Sanità Pubblica Europea.
TRENTANNI INSIEME
Pubblicazione su rivista internazionale, 1997
“Heterogeneity of home care assistance needs of
people with AIDS”. G. Milanese, D. Abeni, A. Cancellli. G. Brancato, E. Fabrizi, P. Borgia, C.A. Perucci, G. Rocchi. Università Tor Vergata, Dipartimento
Epidemiologia Lazio, Cooperativa OSA. AIDS CARE
(1997), VOL.9, N.1, pp. 27-33
40° Congresso Nazionale SITI
“ Sanità Pubblica nell’era della globalizzazione”
Cernobbio, 8-11 settembre 2002
Esperienza di valutazione in Assistenza Domiciliare:
Valutazione della soddisfazione di pazienti cronici
assistiti in regime di assistenza domiciliare a Roma.
G. Damiani, D.Palumbo, F.Giuffrida,
G.Ricciardi,G.C.Vanini.
17° Congresso interregionale di Igiene e Sanità
Pubblica. Siracusa 24-26 giugno 2005
Indicatori specifici per la valutazione delle attività di
assistenza domiciliare: una proposta dal terzo settore. Guzzanti, M.C. Mazzeo, M. Milanese CM, Dentamaro, Damiani GD., F.Giuffrida, D. Palumbo
31° Congresso Nazionale A.N.M.D.O. Associazione Nazionale dei Medici delle Direzioni Ospedaliere. Treviso 22-24 sett 2005
Istituzione della Direzione Sanitaria in una Cooperativa Sociale e di Lavoro: l’esperienza della Cooperativa ONLUS OSA. Guzzanti E., Giuffrida F.,Dentamaro M., Milanese G., Palumbo D., Mazzeo
M.C.,Attardi M.
10° Conferenza Nazionale di Sanità Pubblica. “Il
futuro dell’Igiene, della medicina preventiva e
della Sanità Pubblica: cambiamenti, priorità,
emergenze” Pisa, 14-16 ottobre 2007
Le potenzialità di offerta assistenziale del Non-Profit
per il SSN nell’ambito delle Cure Primarie.
Guzzanti E., Milanese G., Dentamaro M., Giuffrida
F., Palumbo D., Santini P.
44° Congresso Nazionale Società Italiana di
Igiene “Diritto alla Salute. Il nuovo MILIONE della Sanità Pubblica”. Venezia, 3-6 Ottobre 2010
I Rifiuti sanitari speciali. Una proposta di protocollo
di gestione dei rifiuti prodotti in ambito domiciliare.
Palumbo D, Milanese GM, Giuffrida F, Bianchi CBNA, Gasbarrone G, Attardi M, D’Orazio M, Damiani
G, Ricciardi W.
9° Congresso Nazionale Card - Confederazione
Associazioni Regionali di Distretto. 1°Conferenza sulle cure domiciliari. “Le cure domiciliari tra
utopia e quotidiano”. Roma 12-14 maggio 2011
L’evoluzione del modello cooperativo: dall’assistenza domiciliare alla costituzione di reti per l’assistenza primaria. Milanese GM, Verdecchia G, Frezza S,
Bianchi CBNA, Palumbo D, Giuffrida F, Guzzanti E.
6th Conference on HIV Pathogenesis, Treatment
and Prevention. International AIDS Society (IAS)
Roma 17-20 luglio 2011
Home health care for HIV-infected patients: changes in patient’s characteristics and type of health
service in Rome from 2005 to 2010. Froio N , Giuffrida M , Palumbo D, Bianchi CBNA, Milanese GM
12° Conferenza Nazionale di Sanità Pubblica.
“La Sanità pubblica tra globalizzazione, nuove
esigenze di salute e sostenibilità economica: la
sfida dell’integrazione”. Roma, 12-15 ott 2011
Proposta di un nuovo approccio metodologico per
la valutazione della qualità percepita nell’assistenza
domiciliare. Galizi MC, Bianchi CBNA , Milanese GM
, Giuffrida F, Palumbo D, Attardi M, Gasbarrone G,
Agostini F, Zangaro N , Damiani G, Ricciardi W.
2° Conferenza regionale sulla Sclerosi Laterale
Amiotrofica. “Il modello sociosanitario dell’assistenza nella regione Lazio”. Roma 26 maggio 2011
Accessibilità, appropriatezza, equità: proposta per
un modello regionale di governo dell’assistenza ai
pazienti complessi.
TRENTANNI INSIEME
OSA NEWS 49
FOCUS SERVIZI DI OSA
L’ECCELLENZA
4° Congresso Nazionale Società italiana di sociologia della salute (SISS) “Sistemi sanitari regionali tra innovazione e sostenibilità. Scenari e
buone pratiche della Sociologia della Salute”.
Bari, 19-20 ottobre 2012
La qualità percepita da Ospiti/Parenti e Operatori in
una Residenza Sanitaria Assistenziale in provincia di
Como.
Un progetto-pilota integrato quali-quantitativo.
Galizi MC, Palumbo D, D’Alessandro G, Brachini N,
Giuffrida F, Milanese GM.
Vincitore 1° PREMIO “BUONE PRATICHE”
10° Congresso Nazionale CARD “I distretti tra
sostenibilità, equità e lavoro” .
Siracusa 23-25 maggio 2012
La gestione dei reclami nell’ambito dei servizi di assistenza domiciliare: uno strumento di apprendimento organizzativo. Palumbo D, Giuffrida F, Bianchi CBNA, Galizi MC, Di Benedetto A, Gasbarrone
G, Attardi M, Damiani G, Milanese GM
45° Congresso Nazionale Società Italiana di
Igiene “Prevenzione e Sanità Pubblica al servizio del paese”. Cagliari, 3-6 ottobre 2012
Le cadute nell’anziano: risultati preliminari sulla frequenza e i fattori di rischio in una Residenza Sanitaria Assistita. Palumbo D, Giuffrida F, Bianchi CBNA,
Camnasio T, Arrigoni L, Luppi G, Agostini F, Galizi
MC, Damiani G; Falcone P, Milanese GM.
11° Congresso Nazionale CARD. 2° Conferenza
Nazionale sulle cure domiciliari. “Home care e
distretti”. Roma, 22-24 maggio 2013
La gestione domiciliare della disfagia nel paziente
neurologico: l’esperienza della Cooperativa OSA
nell’approccio riabilitativo multidisciplinare. Antonica
CMA, Conte F, D’amico M, Galli A, Marino P, Pisani
A, Monorchio M, Muzzioli C, Passacantilli L, Umani
M, Venerucci M, Milanese GM
46° Congresso Nazionale Società Italiana di
Igiene . “La S.It.I per la difesa e il rinnovamento
del Servizio Sanitario Nazionale”. Giardini
Naxos-Taormina, 17-20 ottobre 2013
Il modello cooperativo nell’assistenza primaria: una
risorsa per la difesa e il rinnovamento del Servizio
Sanitario Nazionale. Giuffrida F , Verdecchia G,
Bianchi CBNA, Cirilli G, Damiani G, Frezza S, Cirilli
M, Palumbo D, Milanese GM.
12° Congresso Nazionale CARD
“La sfida del Distretto: produrre salute nel territorio”. Torino 22-23 maggio 2014
La costituzione di una rete e-Care integrata sociosanitaria: proposta di un programma sperimentale.
Galizi MC, Giuffrida F, Palumbo D, Bianchi CBNA,
Milanese GM.
5° Convegno Nazionale Società italiana di sociologia della salute – SISS. “Le sfide della sanità italiana tra crisi strutturale e social innovation”. Roma, 29 maggio 2014
Coinvolgere il cittadino-assistito nell’era della web
society: l’esperienza della Cooperativa OSA. Galizi
MC, Giuffrida F, Palumbo D, Bianchi CBNA, Milanese GM.
7° Conferenza Europea di Sanità Pubblica
EUPHA ”Mind the gap: Reducing inequalities in
health and health care” Glasgow, Scotland, 1922 nov 2014
A systematic review of consistency between health
literacy and adherence to Highly Active Antiretroviral
Therapy (HAART). Damiani G, Bianchi CBNA , Milozzi E, Capobianco C, Frisicale E, Froio N, Giuffrida
F, Palumbo D, Milanese GM, Ricciardi W
13° Congresso Nazionale CARD. 3° Conferenza
Nazionale sulle cure domiciliari. “Nuova formazione, nuove terapie, nuova organizzazione per
curare a casa”. Bologna 28-30 maggio 2015
Autorizzazione e Accreditamento dell’Assistenza
Domiciliare Integrata: l’esperienza della Cooperativa
OSA nella Regione Lazio. Bianchi CBNA , Palumbo
D, Galizi MC, Giuffrida F, Milanese GM.
50 OSA NEWS
TRENTANNI INSIEME
Aree tematica delle pubblicazioni 2002-2015
Acronimo
Temi specifici dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) quali:
- indicatori per la valutazione dell’ADI
- le caratteristiche dell’ADI specialistica dedicata ai pazienti HIV
- la gestione dei rifiuti speciali sanitari nell’ADI
- il percorso dell’autorizzazione e accreditamento nell’ADI
- la gestione delle cadute
- l’utilizzo delle nuove tecnologie
ADI
Il modello cooperativo e l’esperienza del non –profit all’interno del Servizio Sanitario Nazionale
MC
La qualità percepita e l’empowerment degli assistiti
QE
Miscellanea (Ricerca sui servizi sanitari, outsorcing Ospedaliero e Gestioni integrate)
ROG
2002-2010
2011-2015
Area tematica
Num. assoluto
Valore %
Area tematica
Num. assoluto
Valore %
ADI
13
68
ADI
8
32
MC
3
16
MC
3
12
QE
2
5
QE
11
44
ROG
1
11
ROG
3
12
Totale
19
100
Totale
25
100
Aree tematiche Congressuali
Num.
Valore %
Assistenza Primaria
15
34
Sanità Pubblica
14
32
Geriatria
6
14
Sociologia della Salute
3
7
Altre aree
3
7
Convegni Internazionali (Sanità Pubblica, HIV, Sistemi informativi)
3
7
44
100
Totale
Aree tematiche pubblicazioni OSA 2002-2010
TRENTANNI INSIEME
Aree tematiche pubblicazioni OSA 2011-2015
OSA NEWS 51
MITOGROUP SRL
FOCUS
IL
BILANCIO
SERVIZI
SOCIALE 2014
Bilancio sociale 201
Nel corso del 2014 la
Cooperativa OSA ha erogato
servizi a 37.901 persone,
4.783 in più dell’anno
precedente. Il totale dei soci
lavoratori è invece pari a
2.560 unità, di cui 1.684
donne e 876 uomini
54 OSA NEWS
A
nche il 2014 è stato un anno positivo con un utile di esercizio
in crescita rispetto al 2013 (507.078 vs 416.313) e un incremento di 337 soci rispetto all’anno precedente. È quanto
emerge dalla lettura del Bilancio Sociale 2014 di cui, di seguito, saranno illustrati i dati principali.
Nel corso del 2014 la Cooperativa OSA ha erogato servizi a 37.901
persone, 4.783 in più dell’anno precedente, con un incremento superiore al 14%. Nel 2010 il numero di pazienti assistiti è stato pari a
25.749, un dato quindi quasi raddoppiato nel 2014 (+ 47,19%).
La compagine sociale di OSA è composta da 3.628 soci, suddivisi tra
1.204 uomini e 2.424 donne.
Per quanto riguarda il numero dei lavoratori di OSA, invece, è stata
raggiunta quota 2.741 unità, di cui 2.549 operatori addetti ai servizi e
192 addetti al coordinamento e alla direzione. Rispetto al 2013 il numero degli occupati conta 243 persone in più e rispetto al 2010 sono
entrate in OSA ben 884 figure professionali.
Il totale dei soci lavoratori è invece pari a 2.560 unità, di cui 1.684
donne e 876 uomini.
Anche quest’anno il personale OSA è composto principalmente da
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donne, presenti con una percentuale del 65,9%
(1.804 unità). Questo dato rispecchia la tendenza
della Cooperativa a favorire l’occupazione femminile
non solo nelle attività operative e più strettamente
legate all’assistenza, ma anche in quelle di coordinamento. Dei 2.741 lavoratori di OSA, circa il 10%
(263 unità) è rappresentato da cittadini non italiani
provenienti da 11 nazioni europee e da 35 nazioni
non facenti parte della Comunità Europea tra cui
Perù, Argentina, Brasile, India e Moldavia.
Gli operatori OSA hanno fatto registrare un numero
di interventi a domicilio pari a 1.597.980, con un incremento di accessi di 142.538 rispetto all’anno
precedente (+10,02%) e hanno effettuato 1.688.152
ore di assistenza.
Le risorse umane impiegate dalla Cooperativa direttamente nell’assistenza sono state, nell’anno 2014,
pari a 2.549 unità, compreso il personale di coordinamento. Il maggior numero degli operatori è stato
impegnato nell’erogazione dei servizi di Assistenza
Domiciliare Integrata - ADI (1.248) e Outsourcing
nel 2014 OSA ha assistito 198 persone nella Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) di Bellagio e 28
pazienti psichiatrici nelle Comunità terapeutiche in
provincia di Foggia (gestite in partnership con altre
realtà locali). Le unità lavorative impiegate sono state rispettivamente 81 e 32. Nella RSSA di Mesagne
(Residenza Socio Sanitaria Assistenziale) nel 2014
sono stati accolti 98 ospiti dai 48 lavoratori impiegati e le ore di assistenza erogate sono state 46.936 in
totale. Nello stesso periodo, OSA ha fornito ore per
l’assistenza infermieristica, i servizi ausiliari e complementari di servizio per assistere 173 persone nei
Comuni di Vasto e Lanciano: in totale sono state
95.748 le ore di lavoro degli operatori nei centri di
riabilitazione e nelle residenze psichiatriche della
Fondazione Padre Alberto Mileno.
Nell’ambito della divisione sociale, sono 119 le risorse umane impiegate per assistere 1.535 persone tra
Frosinone, Roma, Aprilia e all’interno del LazioDiSU
per l’assistenza agli studenti universitari disabili.
In ultimo, il servizio di Assistenza Sanitaria Riabilitati-
14: un anno positivo
(804). La maggior parte degli utenti (35.239) ha ricevuto servizi ADI. Nello specifico, la Cooperativa si è
proposta come partner delle aziende ospedaliere
nella gestione di intere Unità Operative Complesse
(U.O.C.). L’offerta di OSA ha trovato, negli anni, diversi riscontri significativi: ne è un esempio il Policlinico Umberto I di Roma, principale azienda ospedaliera del Lazio, nella quale vengono gestite, ad oggi,
ben 82 U.O.C., alcune delle quali ad alta complessità e intensità assistenziale (Anestesia e Rianimazione, Emergenza e Accettazione). Le ore di servizio
erogate sono pari a 981.875, ovvero circa l’85% dei
servizi offerti in Outsorcing.
OSA è presente con i propri lavoratori anche presso
l’Ospedale Bambino Gesù di Roma in 19 reparti e
presso l’Ospedale S. Andrea di Roma in 5 reparti.
Complessivamente vengono erogate in Outsourcing
oltre 1,1 milioni di ore annue di servizi di assistenza
infermieristica e complementari.
Per quanto riguarda la Gestione integrata, invece,
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va che nel 2014 ha rivolto la propria attività a 630
assistiti, coinvolgendo 164 unità lavorative impegnate in attività produttiva.
OSA NEWS 55
IFOCUS
PREMISERVIZI
Torna anche quest’anno la borsa di studio in memoria
della ragazza uccisa nell'attentato di Brindisi.
Durante l’Assemblea dei soci verrà consegnato
il riconoscimento intitolato
al responsabile della Residenza Bellagio
Premio Melissa Bassi
e Premio Vittorio Crisponi,
per non dimenticare
A
nche nell’anno del Trentennale verranno consegnati i premi istituiti da OSA e intitolati alla memoria di Melissa Bassi
e di Vittorio Crisponi. Due iniziative volute fortemente dalla
Cooperativa per ricordare chi non c'è più e, al tempo stesso, per
tutelare e sostenere valori fondamentali come il diritto allo studio e
il lavoro.
56 OSA NEWS
TRENTANNI INSIEME
PREMIO MELISSA BASSI
PREMIO VITTORIO CRISPONI
Il premio Melissa Bassi, giunto alla terza edizione, è
dedicato alla studentessa di 16 anni barbaramente
uccisa nell'attentato avvenuto nel maggio 2012 davanti alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi. Melissa, originaria di Mesagne, era la figlia di Massimo
Bassi, socio lavoratore della residenza Villa Bianca. Il
riconoscimento è riservato ai figli dei dipendenti di
OSA che si sono distinti nel loro percorso di studi e
che si apprestano a frequentare l'università. I vincitori potranno usufruire di una borsa di studio che
coprirà le tasse universitarie per l’intero corso accademico. Il supporto della Cooperativa sarà valido in
qualsiasi ateneo pubblico o privato d’Italia, a patto
che i ragazzi sostengano tutti gli esami previsti dal
piano di studi annuale.
Collaudato il meccanismo di partecipazione. Il requisito minimo per accedere alla selezione, prevede
che almeno un genitore del ragazzo sia socio lavoratore della Cooperativa. I candidati dovranno poi
presentare alcuni documenti: l’estratto dell’atto di
nascita o certificato equivalente, che dimostri di essere figlio di uno dei soci, la copia autenticata del diploma di scuola superiore, il libretto universitario che
certifichi che lo studente è in regola con gli esami
previsti dal corso di studi e il numero degli esami
con relativo voto. Dovrà essere inoltre allegata la copia autenticata della ricevuta di pagamento delle
tasse di iscrizione all’università.
Nel caso in cui il candidato usufruisse dell'esonero
totale dalle tasse universitarie riservato agli studenti
meritevoli, secondo i criteri stabiliti dall’Ateneo prescelto, la Cooperativa corrisponderà al premiato,
per ciascun anno accademico, un importo di mille
euro come contributo per la sua formazione.
Questo elenco di documenti deve essere presentato
per intero solo all’atto della prima richiesta. Successivamente, sarà sufficiente consegnare solo il libretto universitario e la copia del pagamento delle tasse
universitarie. Le domande dovranno essere indirizzate, complete di tutti i documenti, a Cooperativa
OSA – Borsa di Studio “Melissa Bassi” – Via Lucio
Volumnio 1, 00178 Roma. Le richieste dovranno
pervenire entro e non oltre i 20 giorni successivi al
pagamento delle tasse.
Il premio Vittorio Crisponi, che ha ormai raggiunto il
traguardo delle sette edizioni, è invece intitolato alla
memoria del compianto responsabile della Residenza Bellagio, la struttura socio assistenziale gestita
dalla Cooperativa nella zona del lago di Como. Chi
ha avuto la fortuna di lavorare con lui lo ricorda con
affetto, richiamando alla mente tutti i momenti condivisi con una persona, che ha saputo essere esempio di dedizione al lavoro e di disponibilità sul piano
umano e professionale. Sulla conservazione di questi principi si è basata la Cooperativa OSA per creare il premio che, ogni anno, viene assegnato a quei
soci lavoratori che si sono distinti in maniera particolare nel lavoro quotidiano per capacità, responsabilità e senso del dovere.
TRENTANNI INSIEME
OSA NEWS 57
Tanti auguri OSA
Pubblichiamo i post di auguri più significativi e divertenti
ricevuti sui profili Social della Cooperativa
FRANCESCO GIUFFRIDA
Cosa augura alla grande famiglia di
OSA per il suo speciale compleanno?
Auguro a tutti noi di non perdere mai la direzione giusta… di restare sempre in quel
solco che abbiamo seguito fino ad ora e
di continuare a fare il meglio per i nostri
assistiti e il meglio per i nostri lavoratori.
LEOMENICO FERRARA
Auguri a tutti noi!!!
Per tanti altri anni insieme!
ROSARIO GARCIA
Tantissimi auguri per questi 30 anni,
ho avuto la fortuna di lavorare con voi
JULIA H. BAVOSA ALLOGGIO
#30annidiOSA. Ho conosciuto tanti anni
fa la vostra Cooperativa, quasi per caso,
attraverso Internet. E ora leggo con piacere che quest'anno OSA festeggia 30
anni di attività!
Sono felice che esistano realtà belle come la vostra!
Auguriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii di cuore.
Ad maiora
ALESSANDRA LEONI TORTOLANO
19 giugno 1985: buon compleanno OSA!
Ed io sono qui da 22 anni!!!!
PAULINA BOJOGA
Auguri Grandissimi a tutti soci
EMANUELE ROSSI
Augurissimi!
NICOLA BONANNO
Complimenti al Presidente Dott. Giuseppe Milanese che in questi 30 anni
ha portato la coop. Osa avanti a testa
alta, dando lavoro a migliaia di persone ed assistendo un'infinità di anziani.
Grazie Presidente.
IONUT CARANFILOF
Auguriiiii!!!!
Magari arrivare insieme al 60°esimo
anniversario!!!
EXPOSANITÀ
Anche da #exposanita tanti tantissimi
auguri!
ANNAMARIA CORBELLI
In OSA mi sono sentita accolta come
in una famiglia, grazie alla Cooperativa
ho avuto la fortuna di conoscere persone splendide. Il mio augurio per il Trentennale è che OSA possa mantenere lo
spirito di accoglienza e familiarità che
da sempre la contraddistingue.
T
R
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N
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A
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M
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