la
Loggetta
Dai centri vicini
novembre 2002
PIANSANO
Ischia di Castro
di
Giuseppe
Talucci
IL SS. CROCIFISSO DI CASTRO NELLE “MEMORIE STORICHE DELLA
DISTRUTTA CITTA’ DI CASTRO” DI DON ERACLIO STENDARDI
“L’amore per la mia maremma mi spinse nel passato a raccogliere la devozione dei miei antenati
Non lontano da quelle macerie
da essi a me inculcata, per il SS.Crocifisso di Castro; mi spinge ora
della città di Castro in gran parte
delle notizie storiche raccolte a farne omaggio a Gesù Crocifisso”.
sepolte e sopraffatte dalla vegetazione, sorge il tempio
del SS.Crocifisso, ultimo e solo ricordo della scomparsa città di maremma, nascosto nel fondo di un’insenatura al di sotto della vasta
necropoli etrusca dove ancora oggi regna silenzio e oblio.
Nel tempio nulla vi è di pregevole dal punto di vista artistico; non marmi, non decorazioni, ma solo un’effigie del Crocifisso priva di
qualsiasi pregio e in gran parte sbiadita dal tempo; una pittura grossolana, rozza, smorta nelle tinte, e nella parte inferiore rattoppata con
gesso e calcina. Una tradizione popolare, della quale ci manca un vero documento per confermarla, dice che in tempo remoto si tentò di
smantellare l’intonaco per togliere l’effigie, forse per farne una migliore. Altri dicono che durante la distruzione della città di Castro si
voleva distruggere anche quell’immagine. Alla prima tradizione si dà la spiegazione che, tolto dagli operai l’intonaco, il dì appresso lo
trovarono a posto coll’immagine che avevano cancellata. Alla seconda, legata alla distruzione della città di Castro, lo smacco di chi tentò
di distruggerla ma non vi riuscì; e nell’intonaco rovinato e rattoppato si volle vedere una prova miracolosa del fatto sostenuto dalla tradizione. Comunque sia questa è la realtà delle cose; il Crocifisso di Castro sparse copiose grazie e per i continui miracoli operati chiamò e
chiama ancora da paesi vicini e lontani una schiera sempre più numerosa di pellegrini che si portano a visitarlo.
L’Annibali, oltre cento anni orsono, scriveva che l’immagine del Crocifisso si era resa tanto celebre per i miracoli che, sebbene in mezzo
ad una selva, in particolare nel periodo di primavera, vi accorreva moltissima gente e non solo dai paesi vicini. In un piccolo libro manoscritto della prima metà del ‘700 si legge una “divota preghiera al SS.Crocifisso che si venera nella diruta città di Castro”. In essa,
dopo aver ringraziato il SS.Crocifisso
di aver concesso a noi il privilegio di
di
essere rimasti in questa zona “ad onta
Giancarlo
dei replicati colpi e prove fatte dalBreccola
l’armata e furibonda soldatesca per
demolire la città di Castro”, soggiunge: “Ma quali e quante maggiori graQuando, nel 1687, il cardinale Marco Antonio Barbarigo prese possesso della sua diocesi e visitò il piccolo seminario
di Montefiascone, dislocato presso la ex-casa parrocchiale di S. Bartolomeo, si rese immediatamente conto del gran
zie non ve le dobbiamo oggi che dopo
lavoro che lo attendeva. Venti anni prima, il vescovo Paluzzo Paluzzi Albertoni Altieri aveva eretto quel minuscolo
due secoli dalla distruzione della città
seminario accogliendovi cinque alunni sotto la direzione di un prefetto, ma a causa delle scarse rendite, che non persi è ottenuto dal vicario di Cristo il
mettevano di finanziare scuole e maestri propri, i chierici erano costretti a frequentare la scuola di grammatica della
Papa Pio IX le opportune facoltà onde
città. Oltre a ciò, i cinque o sei seminaristi erano materialmente accuditi da una donna. Una volta aperto il nuovo
poter erigere una cappella e un altare
seminario, il Barbarigo stabilì regole più rigorose, direttamente derivate da quella “Ratio Studiorum” che, ispirata alle
per aumentarvi e perpetuare il culto
direttive di Carlo Borromeo, da circa venti anni si stava perfezionando presso il seminario di Padova.
Ancora pochi mesi prima della sua morte, il cardinale Barbarigo così scriveva, al rettore del seminario di Montefiascone
coll’incruento Sacrificio”. La preghieMazzinelli, al riguardo delle Regole: “Nella sua scuola, come in quella de gl’altri faccia osservare quel tanto viene disposto nel
ra prosegue invocando grazie e benelibretto intitolato Ratio Studiorum stampato in Padova com’ella sa [...] Roma, 13, Gennaio 1706”. A questo proposito il rettore
dizioni per la persona benefattrice e
doveva far sì che ognuno degli studenti avesse il libretto delle regole ed inoltre, nelle camerate “de’ mezzani e dei piccoli
per il popolo di Ischia “erede e posche non hanno senno bastantemente maturo [...]
sessore di sì gran tesoro”. La persoogni 8. giorni per lo spazio di mezz’ora” i prefetti
na cui allude fu Pio Baldeschi, tanto
avevano l’incarico di leggergliele e spiegarben visto presso il Pontefice perché
gliele. Dai capitoli che compongono le diverse
edizioni del regolamento, dalla Sacra visita
tanto di adoperò per il tempio di
eseguita dallo stesso Vescovo nel 1703-1704 e
Castro.
da altri documenti esistenti presso l’archivio
Il 3 giugno 1928 segnò l’alba radiosa
del seminario, oltre alle note di carattere relidi
un
auspicato
avvenire.
gioso e didattico che in questo contesto non
Numerosissimi pellegrini discesero
vengono considerate, si rilevano numerose
dalla montana regione dell’Amiata,
informazioni sui particolari aspetti del vivere
quotidiano di quei tempi e, specialmente, del
accorsero dai ridenti paesi vulsini,
vivere in seminario.
dalla valle del Paglia e dalle valle
L’ammissione. Erano ammessi al seminario,
Ontana. Spettacolo grandioso, suggecome alunni o convittori, soltanto i ragazzi
stivo, mistico fu quello che ci offriroche avevano compiuto dodici anni o che li
no le serene dominicali notti del bel
stavano per compiere. Gli alunni erano i veri
giugno. Migliaia di pellegrini oranti e
seminaristi, mentre i convittori - cittadini di
osannanti a Gesù Sacramentato proambedue la città e diocesi; in maggior parte, però,
stranieri ed i più anche ultra montani ed ultra
cessionalmente accompagnarono dal
marini, tra i quali illustrissimi per sangue - entraprincipio alle rovine della fu città di
vano in seminario principalmente per riceveCastro. Furono spettacoli di entusiare una buona istruzione. Sedici adolescenti,
stica fede il ricordo dei quali rese più
meritevoli e provenienti dai vari paesi della
numerosi e fervorosi i pellegrinaggi
diocesi, erano mantenuti dalla munificenza
degli anni successivi.
Il territorio della diocesi di Montefiascone
del Vescovo. Nell’istrumento d’erezione del
seminario questa presenza è prevista e stabiliIn questi anni tanti avvenimenti hanno
ai tempi del vescovo cardinal Marco Antonio Barbarigo (1687-1706)
ta con precisione dallo stesso Barbarigo; due
mutato aspetto ed esistenza alla silenragazzi
dovevano
provenire
da
ziosa zona presso il Santuario. Il
Montefiascone, due da Taquinia ed uno da ognuno degli altri paesi della circoscrizione vescovile: Marta, Capodimonte,
petroso Lamone e l’assolato altipiano
Valentano, Bisenzo, Piansano, Tessennano, Arlena, Latera, Gradoli, Grotte di Castro, San Lorenzo e Celleno. La retta di
del Pianetto hanno aperto una comoda
altri quattro ragazzi di Montefiascone era a carico dell’ospedale della città; alcuni, specie di nazionalità straniera, venie spaziosa strada in diretta comunicavano finanziati dalle elemosine pontificie; tutti gli altri, che si mantenevano a proprie spese, al momento dell’ingresso
zione con Pitigliano e con la regione
in seminario dovevano presentare un fideiussore a garanzia del regolare pagamento della retta.
Il vestiario. Gli aspiranti seminaristi, che si distinguevano dai convittori per il vestiario esterno color paonazamiatina. Recentemente altra strada,
zo, dovevano essere forniti di due vesti talari di lana, usate per uscire dal seminario e nelle occasioni imporattraversando il ponte S.Pietro sul
tanti e di altri due vestiti comuni, uno per l'estate e uno per l'inverno, da usare esclusivamente all’interno del
Fiora per Manciano, apre la comuniseminario. Dovevano poi possedere un ampio mantello a ruota, o ferraiolo, un cappello regolamentare e un
cazione con la sorella maremma
berretto internamente nero, una cintura, almeno sei camicie, dodici colletti, calzoni corti neri, due o tre asciutoscana. E sì facile comunicazione, e
gamani, fazzoletti ed altra biancheria a seconda delle necessità. Ai convittori, che indossavano vesti di colore
più la facilità dei mezzi che con
nero più corte, o zimarre, era concesso anche l'uso di guanti e soltanto agli stessi, che a parte l’abbigliamento
in nulla differivano per gli studi e per il trattamento, venivano impartite lezioni di scherma. Le scarpe erano
risparmio di tempo abbreviano le
nere per tutti. Non erano tollerati gli indumenti di cattiva qualità né, tantomeno, quelli eccessivamente elegandistanze, il Santuario di Castro ha
ti; erano pertanto proibiti i colletti troppo elaborati, le guarnizioni di pelliccia, le camicie con le maniche
veduto accrescere ogni anno il numeabbondanti, i vestiti con il collo troppo largo.
(continua)
ro dei pellegrini e del pellegrinaggi.
LA VITA QUOTIDIANA NEL SEMINARIO
DI MONTEFIASCONE (XVIII-XIX sec.)
18
Dai centri vicini
PIANSANO
la
Loggetta
INIZIATIVE CULTURALI
di
E MUSICALI PER
Emanuele
Germani
FESTEGGIARE IL NATALE
Latera
Sono state numerose le iniziative a carattere religioso e musico-culturali
promosse dall’associazione socio-culturale “Card. Girolamo Farnese” di
Latera e dalla parrocchia San Clemente.
Un programma denso di appuntamenti che ha avuto inizio sabato 21
dicembre con l’inaugurazione presso il centro polivalente della mostra
mercato dei presepi realizzati dai bambini e ragazzi delle scuole, il cui
ricavato, ammontato complessivamente a 400 euro, è stato devoluto in
beneficenza ai paesi terremotati del Molise.
Domenica 22, invece, una conferenza e una mostra su Celestino V, il papa
del “gran rifiuto”. La mostra e la conferenza sono state realizzate grazie
al contributo della Regione Abruzzo e della Provincia di Viterbo. Alla
manifestazione inaugurale erano presenti numerosi ospiti e persone di
riguardo, come la dott.sa Stefania di Carlo dell’università di Bordeaux in
Francia, del vicario generale della diocesi di Viterbo, del prof. Izzo assessore alla cultura del comune di Marta, del col. Nucci Piero comandante
dell’aeroporto militare di Viterbo e di altri autorevoli personaggi del
nostro territorio.
Lunedì 23 presso
la chiesa collegiata è stata la volta
della TusciaBand
di Piansano in
concerto. In una
chiesa gremita di
amanti della musica si è svolto il
tradizionale concerto di Natale,
quest’anno reso
prezioso dalla
celebre orchestra
giovanile composta da circa 50
elementi.
Appuntamento straordinario il pomeriggio di Natale con la rappresentazione del presepe vivente per le vie del centro storico (nella foto il gruppo dei giovani che ha partecipato al presepe vivente). All’interno delle
antiche cantine e dei vecchi sotterranei del castello ducale sono stati
fedelmente interpretati numerose scene di vita quotidiana del tempo, dal
bottaio al falegname, all’arrotino, al cestaio, fino a realizzare un vero e
proprio mercato presso la piazza antistante il castello. La rappresentazione ha visto la partecipazione di oltre 80 figuranti, quasi tutti giovani.
La sera del 26 alle ore 18, invece, si è esibita presso la chiesa collegiata la
Corale polifonica “L.
Perosi” di Latera e la
Corale “S. Francesco” di Canino,
entrambi dirette dal
M° Stefano Calandrelli, proponendo
un vasto repertorio
natalizio, e al termine del quale i ragazzi partecipanti al
corso di musica avviato dall’associazione hanno potuto
ricevere gli attestati
di frequenza e la
nomina di un tutor.
Alle 16 di sabato 28, attraverso piazze e vie affollatissime di curiosi, si è
svolta la prima uscita del Corteo Storico “Card.Girolamo Farnese” di Latera
con oltre 60 figuranti (nella foto la sezione dei tamburisti: da sinistra Luca
Ginanneschi, Marco Procenesi, Andrea Freddiani, Luca Baglioni, Marco
Dinarelli). I costumi, realizzati con stoffe pregiate, sono state cucite e confezionate dalle nonne e dai sarti del paese e serviranno per la realizzazione del bivacco medievale 2003 previsto ad agosto prossimo.
Il cenone di fine anno presso le scuole elementari con oltre 120 partecipanti e la befanata per le vie del paese hanno concluso le festività natalizie.
Un bilancio positivo per l’associazione culturale e per la parrocchia, che
in pochi giorni è riuscita a mettere in programma interessanti manifestazioni, che, a differenza degli altri anni, hanno entusiasmato bambini, giovani e adulti.
16
gennaio 2003
LA VITA QUOTIDIANA NEL SEMINARIO
DI MONTEFIASCONE (XVIII-XIX sec.)
(dal numero precedente)
di Giancarlo
Breccola
Igiene e salute
L’igiene personale dei ragazzi era quella contemplata dai tempi e
quindi - ai nostri occhi di persone abituate agli attuali livelli di
asetticità e di comfort - piuttosto carente. Essa consisteva nell’obbligo di lavarsi mani e viso ogni mattina, ma anche di tanto in
tanto nel corso dell’estate i piedi, dovendo anticipatamente prevenire
perché il rispettivo Cameriere porti a tale effetto l’acqua tepida, e un recipiente atto a tal lozione. Per il taglio della barba e dei capelli, gli studenti dovevano ricorrere al personale addetto in quanto era severamente vietato il tener [...] rasoj e forbici, non potendo alcuno radersi
la barba da se stesso, o tagliarsi i Capelli; tra l’altro, sui capelli, non
tagliati alla moda, i chierici avevano l’obbligo di radere una chierica ben visibile. Le unghie dovevano essere senza lordura e tagliate
frequentemente. La biancheria, che si voleva monda d’ogni sozzura, e
quindi andava cambiata spesso, veniva lavata da alcune lavandaie
del paese e riportata in seminario il sabato sera.
In quanto allo sputare in terra, usanza molto comune all’epoca,
non bisognava farlo alla presenza di persone ragguardevoli, e dove
il pavimento sia mondo ed oliato, o coperto di tappeti. Se un conoscente
o un amico avesse avuto l’alito cattivo, era buona norma informarlo del problema, dato che il cattivo odore non si avverte da chi lo
spira, e [...] moltissimo infastidisce tutti coloro, ai quali tocca ragionarvi.
L’avvertito doveva sciacquarsi spesso, e molto bene la bocca, e
farsi pulire i denti e quando questo non fosse stato sufficiente
avrebbe dovuto farsi estrarre i denti guasti, e cavernosi.
Per i bisogni corporali vi erano delle latrine, le cui chiavi erano
custodite dai portinai; una di queste era collocata in fondo al corridoio delle scuole.
Singolare risulta il capitoletto ove si segnala come tra le precipue
sorgenti delle malattie nel Seminario e Collegio [vi fossero] le indigestioni, mangiandosi cioè frutta ed altri cibi che si mandano ai Convittori
e Alunni dalle proprie Case, come pure li riscaldamenti ed infreddagioni
che si contraggono da’ giovani a cagion delle lunghe passeggiate, o del
soverchio abuso del fuoco nell’inverno. Nello stesso paragrafo viene
quindi previsto che le passeggiate estive dovevano effettuarsi due
ore prima del tramonto e viene proibito l’uso del focone (braciere)
in camera quando il carbone non fosse stato bene acceso.
PRIMO PREMIO LETTERARIO
“CITTA’ DI GROTTE DI CASTRO”
Grotte di Castro
Domenica 22 dicembre si è svolta presso la sala considi Adelio
liare del comune la cerimonia di premiazione riguardanMarziantonio
te il 1° PREMIO LETTERARIO “CITTÀ DI GROTTE DI CASTRO”. Il
concorso, realizzato con il contributo dell’Assessorato
alla Cultura della Regione Lazio e della Comunità Montana Alta Tuscia Laziale, si
articolava in quattro sezioni: poesia, narrativa, ricerca storiografica e saggistica, poesia e narrativa riservata ai ragazzi delle scuole dell’obbligo. La commissione esaminatrice, costituita da cinque membri e presieduta dal prof.
Vincenzo De Caprio, docente di letteratura italiana all’Università della Tuscia,
ha assegnato i seguenti premi:
1a sezione: sorella Agnese (al secolo Enza Berlingozzi, per Il silenzio di
Maria); Umberto De Vergori (Plenilunio sul lago); Giuseppe Prosperini
(Carezzando un ricordo).
2a sezione: Pietro Paris (Natale); Patrizia Cimarra (O vicolo do pidocchio),
Barbara Eramo (Non avevo gli occhi per vedere).
3a sezione: d.Angelo Maria Patrizi (S.Maria dei Monaci o delle Colonne);
Rosa Maria Gallelli (Grotte di Castro, storia urbanistica e recupero); Bruno
Del Papa (Note romantiche e risorgimentali nella lirica di Maria Bonaparte
Valentini).
4a sezione: Simone Recato Vacca (La guerra di Piero); Fabrizio Faziani (Lago
di Bolsena); Eleonora Brinchi (Il mio paese).
A tutti i concorrenti è stato rilasciato un attestato di partecipazione. Nel
complesso, considerato l’elevato numero dei partecipanti ed il livello ottimo
degli elaborati, si può affermare che è stato un successo culturale che speriamo possa essere ripetuto negli anni futuri.
Dai centri vicini
la
Loggetta
marzo 2003
PIANSANO
LA VITA QUOTIDIANA NEL SEMINARIO
DI MONTEFIASCONE (XVIII-XIX sec.)
Il vitto
I ragazzi ospiti del seminario dovevano
mangiare con civiltà e creanza ed a questo
proposito il rettore aveva l’incarico di andar
girando pel Refettorio [...] per meglio osservarli.
I posti del refettorio erano assegnati; agli
studenti più piccoli erano riservati quelli al
centro della stanza. Durante i pasti, a turno,
uno studente leggeva ad alta voce, e non
stentatamente, testi di carattere spirituale;
chi leggeva male, oltre ad essere corretto
pubblicamente, poteva essere punito. Il
refettoriere, responsabile della pulizia del
refettorio, tra i vari incarichi aveva quello
di nettare settimanalmente col polverino bottiglie, bicchieri e posate; di collocare una bottiglia grande d’acqua ogni due piccole di
vino; di controllare che venisse usato un
piccolo piatto, o tondino, per la frutta e
tutt’altro. Il vino era una bevanda sempre
presente durante i pasti e la sua assenza
aveva il significato di penitenza o di punizione. Nessuno poteva spiegare la salvietta
né, tantomeno, cominciare a mangiare
prima che l’avesse fatto il rettore. Al di
fuori dei pasti previsti, era proibito mangiare o bere alcunché.
A salvaguardia della qualità del cibo, ai
cuochi non era permesso cuocere la mattina
le pietanze della sera, pietanze che, inoltre,
dovevano essere ben condite e variate ogni
giorno. Il brodo - di cui i cuochi erano particolarmente responsabili e che doveva essere conservato in un vaso di creta ben chiuso
e, in tempo d’estate, riposto in cantina poteva essere somministrato ai malati solo
su ordine del medico. Con il brodo veniva
abitualmente preparata una zuppa serale
destinata ai superiori, disponibile anche per
i ragazzi che l’avessero scelta in alternativa
all’insalata.
di Giancarlo
Breccola
per esigere da medesimi il dovere, e per
corregere de gl’errori, che non devono
passare impuniti [...] Io lodo sopramodo,
(dai numeri precedenti)
che quando giovi, e si possa reggere la gioventù
almeno più adulta con la ragione, non s’adoperi
Ai cuochi - oltre ad essere richiesta la massigiamai la forza; et è gran prudenza di fare in
ma pulizia in cucina con l’obbligo di lavare i
questo modo; perché all’incontro farebbesi pegvasi della medesima [...] con tutti i piatti ogni
gior il male”.
giorno, e spesso purgandoli colla
E così i professori dovelessiva, la quale verrà fatta una
vano richiamare al
volta la settimana - era proibito
dovere i delinquenti
appropriarsi degli avanzi, allo
piuttosto coll’amore e
scopo di evitare facili frodi: E
coll’onor del premio
perché i giovani abbiano le giuste
piuttosto che coll’aporzioni di quanto passa loro il
sprezza e col timor del
Seminario [...] resta severamente
castigo; e quando si
proibito al 1° cuoco di appropriarsi
fosse resa necessaria
qualsiasi cosa sotto pretesto d’inuna punizione sarebbe
certi.
dovuta consistere nelFrammenti di alcuni piatti commissionati dal l’aumento delle fatiche
La disciplina
Barbarigo per il seminario. Sulle tese compare, in scolastiche. La sferza
Ai tempi in cui venne eretto il bruno manganese, la sigla S.D.M.F., (Seminarium doveva essere l’ultimo e
seminario, l’educazione dei col- Diocesanum Montis Falisci).
raro castigo. Anche il
legi e delle scuole religiose offrirettore doveva usare nel
va, pur con tutti i suoi limiti,
riprendere o castigare
una indiscutibile serietà e solidità, distincoloro che mancavano la severità contempeguendosi da quella privata, generalmente
rata con paterno amore mostrando ai giovascadente. Ciò che accomunava le due istituni la ragione del castigo.
zioni, però, era lo spietato rigore del metodo
Le ragioni del castigo potevano essere, tra
educativo. Frusta e bastone erano gli strul’altro, molteplici. Tra i tanti divieti vi
menti normali coi quali si imponeva all’alerano quelli relativi al fumo e all’uso di
lievo la disciplina dello studio.
soprannomi; era proibito il possesso di
Il Barbarigo, pur conformandosi agli intranlibri, di denaro, di coltelli, di temperini
sigenti criteri didattici dell’epoca, in diverse
appuntiti e, comunque, di armi di qualunoccasioni sottolineò la necessità di mitigarne
que tipo. I ragazzi non potevano dare confila rigidità con prudenti suggerimenti rivolti
denza ai servitori, né scendere in intimità
ai superiori: “Si esiga da ciascheduno l’esatta
fisica con i compagni: “Né per giuoco, o
disciplina, e modestia nella chiesa, e nel Choro
burla, o scherzo in qualsiasi modo, né sotto
particolarmente come la prego; e non allentare
qualsivoglia pretesto, ardirà l’uno toccar l’alper niente, anzi tener forte le redine in mano,
tro”. Ogni quindici giorni i ragazzi potevaperché le cose a dovere camminino, e tutti stiano
no ricevere una visita dei parenti, pur rimain timore, et osservanza [...] si tenghino in timonendo severamente vietato far entrare nelre, e tremore codesti giovani studenti col mezzo
l’interno del Seminario le donne, anche se
delle penitenze, cosa onnimamente necessaria,
madri degli alunni.
to), nonché uno spazioso ambiente polifunzionale da destinare a concerti, mostre, festeggiamenti e, quando
necessario, consigli comunali.
Contemporaneamente si dava corso alla domanda di finanziamento presso il competente assessorato della
Regione Lazio, il quale, valutata l’importanza del progetto, ne finanziava l’esecuzione per l’80%, ossia per un
importo di circa 280 milioni di vecchie lire. Si è proceduto quindi ad una gara d’appalto che, per la dimensione
economica dell’intervento previsto, ha importo una licitazione privata di natura europea. Vi hanno partecipato
56 imprese, e alla fine l’apposita commissione ha attribuito l’incarico allo Studio Montuori di Roma, associato,
nel caso di specie, alla facoltà di architettura dell’università di Napoli. (A titolo di cronaca, lo studio Montuori
ha realizzato progetti di altissimo livello, quali la stazione Termini di Roma, il piano di ricostruzione di
Camerino, il recupero-restauro del convento di S. Antonio di Ferentino, ecc.).
Il progetto complessivo, completato nel luglio scorso, prevede un fabbisogno finanziario di un milione di euro,
per il quale è stata presentata domanda di finanziamento alla Regione Lazio attraverso i capitoli di copertura
da questa stabiliti: SAT (Sviluppo Alta Tuscia), DOCUP, ecc. Nel frattempo, tramite finanziamenti provinciali,
abbiamo avviato interventi di recupero degli ambienti del piano terra, che in parte sono stati eseguiti e per
altra parte sono in corso di appalto. Si può ragionevolmente ritenere che entro il 2004 i lavori saranno completati, consentendo la fruizione pubblica ad indirizzo culturale del bene architettonico. La Rocca di Cellere diventa quindi testimonianza di una possibile svolta culturale per la comunità intera. Le potenzialità racchiuse nelle
qualità formali e spaziali dell’edificio, infatti, rappresentano l’occasione per dotare il comune di quei servizi culturali essenziali per una vita civile, e costituire uno stimolo per i giovani al recupero delle proprie radici.
E’ un processo che può far da traino anche per una svolta urbanistica. Fino a quando, infatti, l’edificio continuerà a restare una presenza muta, priva di funzioni, tutto il contesto del centro storico risentirà della memoria negativa suggerita dal suo degrado. La riqualificazione e il riuso, invece, possono innescare meccanismi rigenerativi e stimoli per il recupero dell’intero nucleo storico. In tale ambito appare doveroso informare il nostro
lettore che il comune di Cellere ha vinto un progetto-concorso per il recupero, appunto, del centro storico, sulla
base di una proposta elaborata dallo Studio dell’architetto Carla Pasqualini, il cui obiettivo è quello di collegare
il centro abitato alla chiesa di S. Egidio (in fase di completamento del restauro), attraverso un percorso che
arrivi fino alla piazza Castelfidardo, dove appunto si affaccia la Rocca. Tale intervento, del valore di circa
600.000 euro, riguarderà l’adeguamento di una parte del percorso stradale, il restauro della torre dell’orologio e
forse anche la pavimentazione della piazza stessa.
Nella prospettiva di sviluppo turistico e culturale dell’intero territorio dell’Alta Tuscia, Cellere potrà offrire così,
fra le risorse più significative, un centro storico recuperato alle sue piene funzioni urbane ed al suo valore artistico e culturale, come premessa per il recupero integrale della sua memoria.
14
San Lorenzo Nuovo
GUAI A LORO!
di
Silvio
Verrucci
Chiesa di S. Giovanni in Val di Lago
Era pomeriggio inoltrato quello del 5 giugno 1563, quando
Nicola Pellegrini, col suo passo distratto di ragazzo, stava
ritornando a casa dai “prati renari” verso il lago dove era
stato fino allora. Al braccio portava un canestrello pieno di
erbe buone per l’acquacotta che la madre avrebbe preparato
per la cena. Il suo sguardo ed i suoi pensieri vagavano per la
piana nel silenzio interrotto solo dai versi degli uccelli e dal
mormorio dell’acqua del fiume della vena, diviso in quel tratto
in mille canali di irrigazione dei campi.
Ormai mancava meno di un miglio al paese e Nicola stava
attraversando un posto che tutti chiamavano col nome di
S.Giovanni. Da sempre la voce popolare indicava questa con-
Dai centri vicini
Era vacanza ogni giorno di
festa ed ogni giovedì; se però
fosse stato festivo un martedì, un
mercoledì, o un venerdì, la vacanza del giovedì sarebbe stata soppressa. Nei giorni di
riposo era possibile dilettarsi al gioco della
palla, o “pila minori”, senza comunque
“oltrepassare la misura”; a lanciare un globo
di legno attraverso un cerchio di ferro; al
gioco detto dell’ossi, “pyramidulis pila iacendis”; al “trucco maggiore detto volgarmente di
terra”. Si potevano poi eseguire esercizi ginnici e comunque “alio eiusmodi non indecoro
exercitationis”. Erano invece proibiti tutti i
giochi di carte e quelli indicati nel Sinodo
come giochi proibiti.
Le vacanze di Natale iniziavano dal 24
dicembre e terminavano il primo giorno
dell’anno; quelle di carnevale andavano dal
giovedì precedente la domenica di quinquagesima al mercoledì delle ceneri; quelle
di Pasqua dal venerdì santo al martedì
dopo Pasqua; le vacanze annuali, che non
erano estive ma autunnali, dal 9 settembre
al 3 novembre. Mediamente, nel corso dell’anno, ad ogni giorno di scuola ne corrispondeva uno di riposo. In realtà questa
tregua era solo apparente poiché, durante i
giorni di vacanza, “non s’intende che si debba
cessare dallo studio nelle ore stabilite [ma] dopo
l’officiatura in Chiesa, tutto il rimanente tempo
della mattina s’impieghi nello studio...”. Anche
le ferie autunnali, presso la famiglia, non
erano propriamente rilassanti: non era lecito, ai chierici, uscire senza abito talare e
senza tonsura; non potevano parlare con
ragazze, donne o giovani scapestrati; non
avevano il permesso di fare giochi proibiti,
né andare in locali pubblici e luoghi profani.
Una nota particolare meritano le rappresentazioni teatrali che, al tempo del Barbarigo,
si tenevano in tutti i collegi e seminari di
Roma in occasione del carnevale. Il
Barbarigo, pur non amando molto questo
tipo di diversivo, si uniformò, per alcuni
anni, alla volontà del pontefice, concedendo
ai seminaristi di mettere in scena dei piccoli
spettacoli:“Quando la rappresentazione morale
Cellere
la
Loggetta
luglio 2003
LA VITA QUOTIDIANA NEL SEMINARIO
DI MONTEFIASCONE (XVIII-XIX sec.)
di Giancarlo
Breccola
(ultima parte)
Prima pagina dell’edizione originale delle Regole stabilite dal
cardinale Barbarigo, pubblicate in appendice ai decreti del
Sinodo diocesano del 1692.
da farsi il prossimo Carnevale habbia da servire
per sollievo de giovani, senza pregiudizio dello
spirito, et della buona disciplina, non posso
desiderar di vantaggio, e se i giovani medesimi
osserveranno la modestia dovuta; potranno star
sicuri di ritrovarmi sempre disposto, e propenso
a procurar loro sempre nuovi modi per ricreare
l’animo nel Signore; ma altrimenti facendo non
più rappresentazioni, nè dispotitione in me cercare il sollievo che per altro conosco utile, e
necessario alla studiosa gioventù...”. Ma appena Clemente XI proibì simili rappresentazioni, il Barbarigo immediatamente si adeguò alle nuove disposizioni: “...non conviene
nemmeno pensare al Seminario di
Montefiascone a simile ricreatione; ma a qualche altro sollievo lecito, che possa prendersi con
tutta modestia da giovani convittori...”.
“Cose necessarie”
Questa essenziale digressione sui vari
aspetti della vita quotidiana nel seminario
mi sembra trovi adeguato completamento
nella puntigliosa, ma eloquente lista delle
“Cose necessarie” alla vita del seminarista.
COSE NECESSARIE. Da provedersi per li Chierici,
che sono, o devono entrare nel Seminario di
Montefiascone, secondo le Regole, e Costituzioni
del medesimo, per ordine di Sua Eminenza.
Un letto consistente in tre cavalletti di ferro con
tavole segate a traverso per metà, in modo che
unite riesca di palmi nove di lunghezza, e palmi
cinque di larghezza, due Matarazzi, due Coperte
di lana, una Copertina di saja verde, all’uso del
Seminario, un Capezzale, ed un Guancialetto.
Una scanzia con chi ve sotto, e sopra, la quale
serve per Armario, e per Tavolino da scrivere. Una
Sedia per uso di Stanza. Una Lucerna d’Ottone.
Biancherie, cioè Salviette, Tovaglie, e Sciucatori
per uso di Tavola. Oglio per lo Studio.
Il Seminario soministrarà tutte le sudette robbe al
Giovine, che per una sol volta nell’ingresso
pagherà scudi quindici.
Una Posata per uso di Tavola. Libri necessari per
le Scuole, alle quali sono destinati. Il Breviario,
Diurno, la Corona, ed Uffizio della Beata Vergine.
Un Quadretto di Divozione, ed il vaso per l’Acqua
Benedetta. Una Cotta, le Regole del Seminario. Un
Libro Spirituale, quale sarà l’introduzione alla
Vita di vota di S. Francesco di Sales, o altro simile.
Due vesti talari lunghe fino al collo del piede, cioè
Sottana, e Soprana, o di Stametto, o Sarzetta, di
color pavonazzo, ambedue alla forma del
Seminario. Tutti li Abiti sotto le vesti siano di
color nero, e non fatti ad opera, ne con soverchi
ornamenti, ma umili, e modesti: così ancora le calzette, che non dovranno essere, se non di color
nero. Abbiano almeno sei Camicie, e altrettanti
Fazzoletti, e dieci Collari, e due para di Lenzoli per
il Letto, e una veste di saja lunga nera, per portare
per casa. Una Berretta da Prete, le Scarpe, e il
Cappello di forma modesta, senza verun ornamento.
Pagheranno anticipatamente ogni sei mesi la loro
Dozzina al Economo del Seminario, che sarano
scudi venti ogni sei mesi. E per offerta alla Chiesa
nell’ingresso del Chierico per una sol volta libre sei
di Cera.
IN MONTEFIASCONE, nella Stamparia del Seminario
1754.
Il recupero e la valorizzazione del centro storico.
Un progetto di interesse artistico, ambientale ed economico
Tra le iniziative assunte
dal comune di Cellere
nell’ambito delle attività di recupero e valorizzazione del proprio
patrimonio storicoarchitettonico, vi è
quello certamente prioritario dell’antico
borgo che attraverso
la torre dell’orologio si
configura tutto intorno
alla piazza Castelfidardo.
Cellere, come è noto, è un paese la cui orografia è
caratterizzata dalla rupe tufacea su cui sorge e
presso il cui più antico insediamento abitativo la
vita si svolgeva un tempo in ogni sua esigenza: residenziale, commerciale, produttiva, ecc. Con lo sviluppo avvenuto in tempi recenti del nuovo centro
urbano e lo
spostamento
della chiesa
parrocchiale
nella parte
nuova
del
paese, il borgo
antico ha perso definitivamente il suo
peso nella vita
sociale. Tuttavia, la presenza di un gioiello d’arte come la chiesa di S.Egidio, di Antonio da Sangallo il Giovane
(attualmente in fase di ultimazione del restauro), la
Rocca Farnesiana (in corso do appalto per il primo
stralcio dei lavori di recupero), l’habitat naturale
del costituendo Parco del Timone, che comprende
al suo interno il borgo medioevale di Pianiano, uni-
20
di Paolo
De Rocchi
tamente al vecchio molino ad acqua (il cui progetto
di recupero è in fase di finanziamento), rappresentano elementi sufficienti per far rivivere il vecchio
centro storico attraverso la sua riqualificazione con
finalità turistiche, storiche, ambientali. E’ con tale
proposito che l’amministrazione comunale presentò
una articolata proposta tecnico-economica, elaborata dall’arch. Carla Pasqualini, in risposta ad un
progetto concorso bandito dalla Regione Lazio
finalizzato alla rivitalizzazione dei centri storici
minori, con particolare riferimento ai parametri
della qualità della vita.
L’obiettivo della proposta di valorizzazione del
borgo è quello di mettere in evidenza gli elementi
presenti di rilevanza storico-architettonica, di viabilità interna, di miglioramento dell’arredo urbano
ecc., con l’individuazione di percorsi attrezzati, evidenziati da adeguata pavimentazione, illuminazione, sistemazione a verde, punti informativi che
Scarica

- STORIE DI MONTEFIASCONE a cura di Giancarlo