La Povertà in Italia e in Europa a Confronto:
Fatti Stilizzati e Politiche …
ma come vedono i bambini la povertà?
Federico Perali
Università degli Studi di Verona
Dipartimento di Scienze Economiche e CHILD
Corso Unicef
10 Aprile 2008
''Poverty is really the lack of freedom
to have or to do basic things that you value,'' Amartya Sen
FATTI STILIZZATI

Il Profilo della Povertà in Italia ed Europa

Età (anziani, bambini), genere, dimensione familiare,
stato familiare (sposati, single, separati), localizzazione,
origine etnica, condizione lavorativa, grado di
autosufficienza, numero di percettori di reddito

Povertà cronica e precarietà

Povertà: un concetto multidimensionale


Non solo reddito, ma anche patrimonio, salute, tempo,
opportunità
Esclusione Sociale
Persone in Povertà
in Nazioni Ricche

La Povertà rispetto alla dimensione del reddito disponibile si
esprime in




La povertà si può misurare



a) incidenza data dal numero di persone al di sotto della linea della
povertà;
b) intensità della povertà in base alla distanza dalla linea della povertà
c) profondità della povertà associata alla distribuzione dei redditi delle
famiglie povere
in termini relativi (esclusione sociale) comparandola con la metà del reddito
mediano o
in termini assoluti se comparata con un paniere di beni e servizi ritenuti
necessari in un certo paese e per una determinata tipologia familiare.
Tutti i paesi in genere concordano nel riconoscere



bassi livelli di povertà,
autosufficienza economica grazie ai redditi da lavoro e
uguaglianza di opportunità per i giovani
come obiettivi socialmente desiderabili ma si differenziano tra
loro sia nel grado di raggiungimento di questi obiettivi che nella
propensione ad investire in politiche contro la povertà
Povertà di Opportunità:
Immobilità Sociale




La mobilità economica e sociale per i giovani e l’opportunità che ogni
giovane possa soddisfare le proprie aspirazioni sono obiettivi che
influenzano le politiche relative alla procreazione, al soddisfacimento
delle necessità quali l’istruzione e le cure sanitarie, allo sviluppo del
capitale umano e alle politiche di inclusione dei bambini per lo
sviluppo (Millennium Development Goals e approccio delle capacità di
A. Sen).
Una misura dell’eguaglianza delle opportunità all’interno di ogni
nazione si può dedurre dalla distanza economica tra bambini che
vivono in famiglie con basso e alto livello di reddito (10 e 90-esimo
percentile)
Garfinkel, Rainwater e Smeeding (LIS WP 379) mostrano che i
bambini poveri nei paesi Anglo-sassoni stanno relativamente peggio
rispetto ai giovani dei paesi continentali e scandinavi (questa
situazione non cambia se si tiene conto dei benefici diretti e delle
tasse che servono per finanziarli, considerato che i giovani con meno
opportunità vivono con madri sole e senza lavoro).
Ad ogni modo è importante favorire la mobilità sociale e una maggiore
eguaglianza nelle opportunità investendo in istruzione e salute
soprattutto nelle zone dove questi servizi sono deficitari e riducendo le
barriere di entrata nelle professioni. La mobilità intergenerazionale
deve rispondere alla distribuzione del talento e non ai legami familiari.
Povertà Relativa tra Generazioni e
Ineguaglianza nelle Opportunità

Le giovani generazioni di Italiani stanno soffrendo di maggior povertà relativa
rispetto al passato e minori opportunità rispetto alle precedenti generazioni.

L’impoverimento delle nuove generazioni si presenta in molteplici circostanze:
nel mercato del lavoro, nel sistema pensionistico, e nella possibilità abitativa.



Rispetto al passato, le giovani generazioni hanno maggiori difficoltà di entrata
nella forza lavoro e di rimanervi. La condizione lavorativa per i giovani italiani
risulta svantaggiata anche rispetto alla media dell’OECD. Il tasso di
occupazione in Italia è inferiore rispetto alla media OECD, i tassi di
disoccupazione sono più elevati con lunga durata nello condizione di
disoccupazione.
Le riforme del sistema pensionistico italiano, mirate al contenimento della
spesa pubblica e soprattutto mosse a fronteggiare l’allarmante invecchiamento
della popolazione italiana e un tasso di natalità tra i più bassi a livello Europeo,
vanno via via riducendo i benefici pensionistici di cui, invece, hanno goduto le
passate generazioni creando in questo modo una forte ineguaglianza
intergenerazionale.
Anche la possibilità di acquisto della casa sta diventando un problema per le
nuove generazioni non trascurabile dai policy makers. Il prezzo della casa e
dell’affitto stanno crescendo a fronte di un redditi disponibile medio stagnante,
in particolare per le più giovani generazioni.
Povertà Assoluta in Italia




La povertà è misurata in base ad un valore di spesa per consumi al
di sotto di una “soglia convenzionale,” cioè la linea della povertà.
Le famiglie la cui spesa mensile procapite è inferiore od uguale alla
linea della povertà sono in stato di povertà.
Si parla di povertà assoluta quando la “soglia convenzionale” si
basa sul valore monetario di una paniere di beni e servizi essenziali
indipendente dallo standard di vita media della popolazione. Il
valore monetario del paniere viene rivalutato annualmente per
tener conto della variazione dei prezzi al consumo.
Nel 2002 Istat ha misurato la linea della povertà assoluta per una
famiglia di due componenti pari a 573.63 euro mensili (nel 2001
era pari a 559.63 euro. La variazione dei prezzi al consumo è stata
del 2.5%).
Sulla base di questo valore della linea della povertà assoluta, nel
2002 risultano povere 926 mila famiglie, pari al 4.2% del totale
delle famiglie residenti, e 2 milioni 916 mila individui, pari al 5.1%
della popolazione.
Povertà Relativa in Italia, Anno 2005





Si parla di povertà relativa quando la linea della povertà è definita
annualmente rispetto ad una proporzione della spesa mensile
procapite per consumi delle famiglie.
Istat definisce la linea della povertà relativa come la spesa media
mensile procapite.
Nel 2005, in Italia la linea della povertà relativa per una famiglia di
due componenti corrisponde a 936.58 euro al mese, l’1.8% in più
rispetto al 2004 (Istat 2006).
Per famiglie con più di due componenti il valore della linea della
povertà si ottiene normalizzando i consumi mensili per una opportuna
scala di equivalenza che tiene conto di economie di scala, in
particolare generate da beni pubblici condivisi dai membri della
famiglia.
Nel 2005, Istat stima la percentuale di famiglie povere, ossia le
famiglie con spesa per consumi al di sotto della linea della povertà,
nella misura dell’11.1% (circa 7.5 mil persone – 13.1% pop).
Linea della Povertà per Ampiezza della
Famiglia, Anno 2005
Fonte: Istat (2006), Statistiche in Breve.
Povertà Relativa
Italia/Europa a confronto

In generale il confronto tra i tassi di povertà internazionali
richiede di operare le seguenti scelte:





la definizione della linea della povertà
una misura del reddito disponibile comparabile tra paesi
le scale di equivalenza per confrontare famiglie di diversa
ampiezza
il tasso di cambio del potere di acquisto.
Nell’operare confronti internazionali è consigliabile
utilizzare il concetto di povertà relativa. Paesi diversi tra
loro presentano diversi livelli di prodotto interno lordo pro
capite (si pensi per esempio al confronto tra il GDP pro
capite degli Stati Uniti con il GDP pro capite del Nepal!), e
l’uso della povertà assoluta potrebbe portare a tassi di
povertà estremamente alti in alcuni paesi o estremamente
bassi in altri, o ad entrambi i due fenomeni.
Confronto Internazionale della Povertà Relativa:
Percentuale di Famiglie sotto il 50 percento della
mediana del reddito equivalente
Tutte le
fami
glie
Tutte le fam con
bambini
Nazione (anno)
Stati Uniti (00)
Famiglie con figli (per numero di genitori)
1 genitore
Anziani
Famiglie
senz
a figli
2 genitori
17
18.8
41.4
13.2
28.4
11.2
Irelanda (00)
16.5
15
45.8
10.8
48.3
13.1
Italia (00)
12.7
15.4
20.1
15.1
14.4
8.4
UK B45(99)
12.4
13.2
30.5
9.1
23.9
8.4
Canada (00)
11.4
13.2
32
10.1
6.3
11.9
8.3
7.6
33.2
4.4
11.2
8.7
8
6
21.8
4.3
17.2
5.9
Austria (00)
7.7
6.4
17.9
5.1
17.4
7
Paesi Bassi (99)
7.3
9
30.7
7.6
2
6.4
Svezia (00)
6.5
3.8
11.3
2.2
8.3
9.8
Finlandia (00)
5.4
2.9
7.3
2.2
10.1
7.6
10.3
10.1
26.6
7.6
17
8.9
Germania (00)
Belgio (00)
Media
Fonte: Smeeding (2006).
Povertà Relativa Nord-Centro-Sud
Fonte: Istat (2006), Statistiche in Breve.
Povertà Relativa
per Ripartizione Geografica
Nord
2004
2005
Centro
2004
2005
Sud
Italia
2004
2005
2004
2005
Incidenza della povertà (% di poveri)
Famiglie
4.7
4.5
7.3
6.0
25.0
24.0
11.7
11.1
Persone
4.9
5.1
7.4
6.7
26.7
26.5
13.2
13.1
17.5
16.9
18.9
24.0
22.7
21.9
21.3
Intensità della povertà
Famiglie
17.4
Fonte: Istat (2006), Statistiche in Breve.
Povertà Territoriale: Aumenta il Divario
tra Nord e Sud

Oltre la metà delle famiglie "sicuramente non povere"
(53,8%) risiede al Nord, mentre i tre quarti di quelle
"sicuramente povere" al Sud. (Sabbadini)
Fonte: Istat, “Statistiche in breve” vari anni.
Povertà Relativa per Ampiezza, Tipologia
Familiare, Numero di Figli e di Anziani, e per
Ripartizione Geografica
* Dato non significativo per la scarsa numerosità campionaria.
Fonte: Istat (2006), Statistiche in Breve.
Incidenza della Povertà Relativa per
Numero di Persone in Cerca di Lavoro
Fonte: Istat (2006), Statistiche in Breve.
Incidenza della Povertà Relativa per
Condizione e Posizione Lavorativa
Fonte: Istat (2006), Statistiche in Breve.
Incidenza della Povertà Relativa Quando vi è
un Componente in Cerca di Lavoro
Fonte: Istat (2006), Statistiche in Breve.
Povertà degli Anziani




Più vecchi ma più poveri sebbene la povertà tra
gli anziani sia lievemente in calo
Soprattutto tra anziani con pensioni sociali
minime
Ma la proporzione di famiglie di anziani (12.9) è
inferiore alla proporzione di famiglie con 2 (13.5)
o con 3 e più figli (24.5) il che pone la questione
generazionale.
Sebbene la proporzione sia inferiore, la
numerosità delle famiglie anziane è molto
superiore il che influenza il peso politico relativo
delle due categorie
Povertà e Immigrazione: Rischio di Povertà tra
Immigrati con Cittadinanza di un altro Paese
Fonte: Lelkes (2007).
Povertà e Immigrazione: Rischio di Povertà
tra Immigrati Nati in un Altro Paese
Fonte: Lelkes (2007).
Povertà dei Giovani - Povertà di
Opportunità


Oggi i giovani trovano un mercato immobiliare
fuori dalla loro portata perché non si possono
permettere un costo dell'affitto troppo elevato per
gli stipendi correnti, specialmente quando il lavoro
è precario
Una situazione sociale caratterizzata da incertezze
e ristrettezze economiche influenza anche
 il calo demografico e l’opportunità di avere il
numero desiderato di figli
 la diminuzione dei matrimoni
 una minore libertà di poter diventare ciò che si
vorrebbe essere nella società
Povertà dei bambini - I

La povertà dei bambini si definisce in relazione alla percentuale di famiglie con bambini
sotto la linea della povertà.

In Europa sono il 17% e la povertà dei bambini è prevalente in famiglie con un solo
genitore (79% se non lavorano, 25% se lavorano). I paesi del Nord Europa hanno tassi di
povertà dei bambini inferiori rispetto ai paesi del sud Europa ed anglo-sassoni (Italia e
UK 21.2 % e USA 26.3%). Nei paesi dell’Est esistono forti differenze a seconda se la
misurazione si basa su una linea relativa o assoluta. In generale i paesi con reddito
nazionale più elevato tendono ad avere una povertà dei bambini inferiore ad eccezione
degli Stati Uniti.

Negli ultimi venti anni l’incidenza della povertà relativa fra i bambini inglesi si è
triplicata a causa di
 un aumento dell’ineguaglianza dei redditi e diminuzione della loro mobilità,
 la crescita nel numero di famiglie con genitori soli,
 e un aumento delle famiglie con bambini i cui genitori non lavorano.

In Italia la povertà è maggiore nelle famiglie numerose con un solo percettore di reddito:
quasi il 40 % delle famiglie con 3 o più figli è al di sotto della linea della povertà. E’
importante conoscere come le risorse sono distribuite all’interno delle famiglie in quanto
la povertà dei bambini è un fatto individuale non familiare.

E quando i bambini sono disabili? Quanto più povere sono le famiglie? Quanto più
poveri sono i bambini?
Povertà dei bambini II
Chi è più povero?

Un bambino povero che vive in una famiglia ricca o un
bambino ricco che vive in una famiglia povera? … oppure

Un bambino con una disabilità che vive in una famiglia ricca
rispetto ad un bambino normale che vive in una famiglia
povera?
Gli economisti possono avere qualcosa da dire in termini di
necessità materiali … meno in termini di necessità immateriali
Povertà delle Donne

le donne sono un gruppo
vulnerabile perchè:



Sono gravate da tassi di
disoccupazione più alti degli uomini
hanno livelli retributivi più bassi
quando sono madri sole con figli a
carico e con la difficoltà di asili nido,
non ce la fanno senza un ricorso alla
rte di assistenza dei vecchi genitori;
Povertà in Famiglie Separate





I figli di genitori separati sono poveri dei loro genitori e
dei loro nonni in quanto non hanno eguale access
I figli sono spesso ricchi con un genitore ma poveri con
l’altro
I singles dovuti alla separazione sono maggiormente
esposti al rischio povertà: i costi della persona che vive
da sola sono il 60% in più rispetto ai costi di un
membro di una coppia sposata in quanto non condivide
i costi dei beni pubblici quali la casa
Nel caso dei padri soli la situazione dovrebbe tenere
conto anche del peso degli assegni di mantenimento
per i figli (che di fatto non sono assegni di
mantenimento)
Purtroppo si sa molto poco di queste situazioni e non si
conosce se la separazione sia una fonte di disagio o di
benessere. Sembrano essere situazioni in cui tutti
(adulti e figli) perdono che non riusciamo a prevenire ..
Povertà e Disabilità


È importante identificare correttamente chi è disabile e stabilire quanto è
giusto dare

Nei paesi dell’OCSE, la metà delle persone con disabilità severe non riceve benefici

Circa 1/3 che riceve benefici rivela, quando intervistato, che non è disabile.
E’ quindi necessario cambiare i criteri di eleggibilità per ridurre gli errori di
inclusione di non disabili ed esclusione di disabili sulla base dei bisogni reali

I bisogni di una persona disabile variano molto al variare del diverso grado di
limitazione e di sofferenze soggettive. Le variazioni nel costo della vita toccano
persone disabili e normali allo stesso modo, poveri e ricchi.

La stessa variazione nel costo della vita ha un effetto molto diverso, per esempio, su
una persona ricca ma disabile rispetto ad una persona povera ma normale.

Le donne con disabilità possono essere più esposte a rischi di discriminazione. I
bambini sono un altro gruppo vulnerabile. La mortalità di bambini con disabilità è
ancora molto elevata nei paesi in via di sviluppo ma è molto ridotta nei paesi
occidentali.
Povertà e Disabilità II

Come variano i bisogni di una persona disabile rispetto ai bisogni di
una persona normale? Come le diversità in intensità del grado di
disabilità influenzano i confronti tra persone disabili, disabili e
normali e famiglie che ospitano persone disabili e famiglie normali?

Un recente studio inglese:



mostra che i costi della disabilità sono sostanziali soprattutto per
disabili che vivono da soli e crescono all’aumentare della severità
e conclude che se i redditi non si correggono per queste
differenze, si cambia sostanzialmente la posizione del disabile
nella scala dei redditi ma si sottostima di molto la povertà (3%)
specialmente fra i più anziani (dove sarebbe il doppio)
e in Italia?
Povertà e Dipendenze




E’ un problema di simultaneità: per esempio
l’alcolismo può essere allo stesso tempo una
causa della povertà od un effetto
La disoccupazione di lunga durata, quando
colpisce i genitori di oltre 40 anni, genera
povertà cronica e diventa terreno fertile per
l'alcolismo e dipendenze varie, portando a
situazioni di degrado progressivo per tutti i
membri della famiglia
Certamente influenza l’allocazione delle risorse
all’interno della famiglia: il finto benessere di uno
può essere causa del malessere degli altri
Ancora la questione generazionale: genitori/fgli
Povertà, Criminalità e Sicurezza




La povertà non necessariamente rappresenta un
incentivo verso l’impiego in attività criminali, ma
in pratica esiste una forte relazione.
Tradizionalmente, nei quartieri ad alta densità di
immigrati abita anche la povertà
Tuttavia, la riqualificazione urbana di questi
quartieri e la rilocazione degli abitanti non è una
priorità importante delle amministrazioni anche
per il suo costo elevato.
Lo stesso indulto ha un impatto sul livello di
povertà …
Povertà e Lavoro Minorile
Il lavoro minorile è spesso conseguenza di una forte esposizione al rischio di povertà
Fonte: Istat (2002).
Povertà e Lavoro Minorile
Fonte: Istat (2002).
Povertà multidimensionale:
reddito, ricchezza, e tempo



Essere poveri di reddito e patrimonio è
molto diverso che non essere poveri di
reddito ma non di patrimonio (come per
esempio gli agricoltori a tempo pieno)
La dimensione della ricchezza (proprietà
della casa) rappresenta un importante
safety net mal misurato (anche a fini
ISEE)
Povertà di tempo – i padri dedicano poco
tempo alla cura dei figli anche se la
mamma è occupata (Come cambia la vita
dei bambini – Indagine Multiscopo Istat)
Povertà multidimensionale ed
esclusione sociale:
salute, educazione, condizioni di vita


La distribuzione ineguale dell’accesso al
reddito da lavoro, alle rendite patrimoniali e
alla dotazione di tempo influenzano l’accesso
ai servizi sanitari, dell’istruzioni e le
condizioni di vita
Dagum e Costa (2002) identificano per l’Italia
3 maggiori cause strutturali della povertà:



Livello di istruzione del capofamiglia e di suo padre
Condizioni dell’abitazione e disponibilità di servizi
sanitari
Livello di istruzione della sposa e di suo padre
Esclusione Sociale
Italia/Europa a Confronto


La Commissione europea (2003) definisce l’esclusione sociale
come il “processo, in forza del quale taluni individui sono spinti
ai margini della società ed esclusi da una piena partecipazione a
causa della povertà, di una mancanza di competenze di base e
di opportunità di formazione permanente o in conseguenze di
una discriminazione. Il processo di emarginazione allontana gli
individui da opportunità di occupazione, di reddito e di
istruzione, nonché dalle reti e dalle attività sociali e
comunitarie.”
Le dimensioni dell’esclusione sociale comprendono molti aspetti
della vita quotidiana tra cui:








i) la condizione economiche in relazione ai salari, alle proprietà,
ii) l’occupazione (se precaria o in lavori di scarsa abilità) e
disoccupazione (di lugo periodo o ricorrente),
iii) l’istruzione (deprivazione nelle conoscenze)
iv) la salute (deprivazione nella longevità)
v) la condizione abitativa (deprivazione negli standard di vita)
vi) il lavoro minorile
vii) le dipendenze
viii) le minoranze etniche e/o religiose.
Esclusione Sociale e Disoccupazione
Coefficienti di Variazione degli Indicatori di Disoccupazione
Tasso di
dissocuppazione:
I
F
GB
NL
FIN
IRL
GR
S
Generale
0.77
0.24
0.27
0.21
0.43
0.21
0.21
0.18
Femminile
0.82
0.29
0.24
0.33
0.44
0.34
0.26
0.16
Giovanile
0.65
0.38
0.24
0.31
0.25
0.18
0.20
0.32
Di Lungo Periodo
0.95
0.55
0.51
0.32
0.50
0.27
0.40
0.31
Fonte: Cagiano de Azevedo et al. (2006).
Esclusione Sociale e Istruzione
Popolazione di 25-64 anni che non hanno completato il ciclo di istruzione secondaria
superiore
I
F
GB
NL
FIN
IRL
GR
S
Valore medio (%)
55.9
35.9
18.1
32.2
25
39.7
47.3
18.5
Coeff. di
variazione
0.08
0.24
0.39
0.10
0.12
0.13
0.24
0.17
Fonte: Cagiano de Azevedo et al. (2006).
Esclusione Sociale e Salute
Tasso di mortalità infantile
Valore medio (%)
Coeff. di
variazione
I
F
GB
NL
FIN
IRL
GR
S
4.5
4.2
5.6
5.1
3.8
5.9
5.9
3.4
0.26
0.23
0.22
0.16
0.09
0.06
0.30
0.31
Fonte: Cagiano de Azevedo et al. (2006).
Povertà cronica - definizione

Due aspetti rilevanti della povertà sono



Povertà cronica: coloro con persistente incapacità di
raggiungere un livello di benessere materiale per la mancanza
di mezzi economici.


il grado di persistenza e
la probabilità di entrata e uscita dallo stato di povertà, ossia la
dinamica della povertà.
Lo spell-approach (Bane e Ellwood 1986) distingue il povero
cronico dal povero in transizione in relazione al lasso di tempo in
cui gli individui hanno percepito redditi bassi in una ipotesi di
assenza di smoothing del reddito. Questo metodo non incorpora
l’intensità e la profondità della povertà.
Rodgers e Rodgers (1993) sostengono che il concetto corretto
per misurare la povertà cronica è quello di reddito permanente
stimato in relazione al livello di consumo annuo massimo
sostenibile da un individuo.
Povertà Cronica: Situazione - I
Fonte: OECD (2001).
Povertà Cronica: Situazione - II
Fonte: OECD (2001).
Povertà Cronica: Situazione - III
Fonte: OECD (2001).
Povertà Cronica: Situazione - IV
Fonte: OECD (2001).
Povertà Cronica: Situazione - V
Fonte: OECD (2001).
Povertà Cronica: Situazione - VI
Fonte: OECD (2001).
Povertà Cronica: Situazione - VII
Fonte: OECD (2001).
Povertà Cronica: Situazione - VIII
Fonte: OECD (2001).
Il Costo della Vita e Misura della Povertà




Come documentato da Campiglio (1996, 2006) un problema legato
alla definizione della povertà relativa implementata da Istat è che
non tiene conto della dispersione territoriale del livello dei prezzi.
E’ noto che il livello dei prezzi del Nord è sistematicamente
maggiore rispetto a quello del Sud d’Italia. La diversità del livello
dei prezzi porta ad una sottostima della povertà al Nord, a parità di
reddito monetario tra Nord e Sud. Il problema assume dimensioni
più importanti nel caso in cui il salario sia uniforme sul territorio
nazionale (lavoratori pubblici).
Campiglio (1996, 2006) propone di superare tale limite inferendo la
povertà dal comportamento rivelato delle famiglie.
Povertà “rivelata” dal risparmio negativo: consiste nell’individuare
un paniere di beni di consumo che garantisca una vita decente ad
una data famiglia e nel misurare se il reddito familiare disponibile
sia adeguato all’acquisto del paniere. Se il valore del paniere
“decente” è superiore al reddito netto disponibile, il cui acquisto
porta ad un indebitamento della famiglia e da qui il termine
risparmio negativo, allora la famiglia è in stato di povertà. Per
questo concetto di povertà rivelata è cruciale la corretta definizione
e misurazione del reddito disponibile della famiglia.
Povertà Soggettiva
(ISAE 2005)


La condizione di povertà
soggettiva si stima
chiedendo alle famiglie se
ritengono di percepire un
reddito adeguato per
condurre una vita dignitosa
“senza lussi ma senza
privarsi del necessario”.
Le dichiarazioni dipendono
non solo dalle effettive
necessità, ma anche dai
desideri, dalle abitudini di
spesa, dal bisogno di
uniformarsi allo standard
dell’ambiente sociale in cui
si è inseriti.
Un Profilo Sintetico della Povertà in Italia

Alla luce delle evidenze riportate si può così sintetizzare:

Le famiglie più esposte alla povertà relativa sono








le famiglie monoreddito e più numerose,
Le famiglie dei disoccupati di lungo periodo e dei lavoratori dipendenti
le coppie con almeno tre figli, e
le coppie con persona di riferimento con almeno 65 anni
Oltre 1/5 delle famiglie con almeno una persona in cerca di occupazione è in povertà
relativa e sale ad 1/3 nel caso in cui i componenti in cerca di lavoro sono due o più.
La situazione peggiora quando è la persona di riferimento a cercare un’occupazione.
Le famiglie con un capo famiglia senza titolo di studio o con solo la licenza
elementare hanno una probabilità di essere povere cinque volte maggiore delle
famiglie con a capo una persona in possesso almeno della licenza media superiore.
Per effetto dei trasferimenti monetari di natura previdenziale ed assistenziale, la
povertà relativa degli anziani è calata. Ma è aumentata la povertà dei minori e quella
nelle classi di età giovanili.
Purtroppo, il profilo della povertà è rimasto molto simile negli ultimi venti anni
tempo dimostrando una scarsa efficacia delle politiche anti-povertà messe in atto in
passato
Inoltre

A partire dagli anni novanta




si è deteriorata la situazione economica dei lavoratori
dipendenti mentre è migliorata quella dei lavoratori
autonomi
un forte incremento degli affitti e dei prezzi del
mercato immobiliare
i redditi da lavoro hanno avuto un incremento
modesto, mentre i redditi da pensione sono aumentati.
Questo andamento ha peggiorato la condizione
relativa dei giovani (poveri sia di reddito che di
patrimonio) rispetto a quella degli anziani e in parte
spiega le dichiarazioni di povertà soggettiva
Politiche contro la povertà
Nel lungo periodo

Ogni politica strutturale di medio-lungo periodo per ridurre la
povertà, l’esclusione e il grado di trasmissione intergenerazionale
dovrebbe:
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

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
Costruire un sistema educativo efficiente (in termini di uguali
opportunità) ed universale che investa anche nella creazione di nuove
conoscenze per sostenere i processi di crescita nel lungo periodo
Rafforzare le politiche volte a migliorare le condizioni abitative delle
famiglie e delle comunità (detrazione Irpef per titolari di contratti di
locazione con basso reddito, fondo nazionale di sostegno per l’accesso
alle abitazioni in locazione per famiglie con basso reddito, maggiore
efficienza del mercato, qualificazione urbana)
Conferire maggiore flessibilità al mercato del lavoro soprattutto offrendo
contratti relazionali per le donne
Riduzione dei differenziali salariali tra Italia e resto d’Europa, tra genere,
tra lavoro dipendente ed indipendente, tra nord-sud, delle differenze tra
rendite da capitali e reddito da lavoro, delle differenze nel costo della
vita
anche attuando piani di programmazione economica e finanziaria
basati su una migliore distribuzione delle opportunità tra regioni e
generazioni
Nel breve periodo
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Le politiche contro la povertà dovrebbero essere disegnate

A) in base al profilo della povertà (quando la povertà grava su determinate
tipologie di individui: per es. famiglie con un unico genitore, famiglie
numerose, monoreddito, anziani) per cui l’intervento pubblico dovrebbe essere
mirato alla prevenzione del rischio povertà limitandone le cause principali
sostenendo il reddito degli individui attraverso



maggiori assegni per figli a carico e detrazioni, adeguamento al costo
della vita delle pensioni minime, politiche sulla casa che garantiscono la
disponibilità di abitazioni adeguate alla dimensione della famiglia ad un
prezzo accessibile.
queste misure di assistenza sociale dovrebbero essere mirate a chi è in
stato di effettivo bisogno in base alla verifica dei mezzi
B) in base alle dinamiche e alla persistenza della povertà (cronica)



fornire un’ assicurazione sociale a sostegno del reddito disponibile in
situazioni di disoccupazione temporanea, cioè ai poveri senza lavoro.
garantire il corretto funzionamento dei mercati finanziari a cui gli individui
possono ricorrere per sostenere temporanee cadute del reddito
disponibile attraverso il finanziamento anche ricorrendo a prestiti di
soccorso e misure anti-usura finanziabili da una riduzione del costo
dell’intermediazione bancaria
Riequilibrare il sistema di protezione sociale troppo a favore degli anziani
e del sostegno delle pensioni e senza una rete di ultima istanza.
Politiche di Sostegno Diretto del
Reddito: Il Reddito Minimo Garantito


In diverse forme, il Reddito Minimo Garantito esiste in tutti i paesi
dell’Unione Europea a 15 ad eccezione di Italia e Grecia.
Il reddito Minimo Garantito per i poveri senza lavoro dovrebbe
prevedere
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Se il redito non supera un certo livello di Rmg (es. 2/3 linea della
povertà) allora l’individuo riceve un trasferimento pari alla differenza
(Negative income tax) assegnata secondo un criterio universalistico
selettivo (via nuovo ISEE che verifica correttamente sia la dimensione
reddituale che patrimoniale dei mezzi)
maggiorazioni per figli a carico, i familiari disabili e le famiglie
monogenitore sulla base di scale di equivalenza aggiornate e che
considerano i costi della disabilità o altre situazioni;
sostituire le pensioni sociali e le integrazioni al minimo e le prestazioni di
indennità civile, l’assistenza sociale e i programmi per i disabili a
carattere non contributivo;
Dare incentivi e sanzioni corretti per incoraggiare la ricerca del lavoro, il
lavoro part-time e quello occasionale distinguendo tra giovani,
disoccupati di lungo periodo e genitori singles (se con figlio anche
indipendentemente dal lavoro - reddito di cittadinanza)
Essere finanziato a livello nazionale con co-finanziamenti a livello locale
(variabili a seconda delle disponibilità delle comunità locali e della rete di
servizi già esistente).
Il Reddito Minimo Garantito:
preoccupazioni e risposte (Colombino, Aaberge 2006)

Disincentiva la partecipazione?


Richiede imposte troppo elevate per
essere finanziato?


Rimane invariata anche fra famiglie con salari
bassi
Una aliquota del 30% a gettito netto costante
applicata sui redditi > Rmg grazie alla
elasticità dell’offerta lavorativa (specie
femminile)
Ma assegni e Rmg devono arrivare ai più
poveri ed incapienti difficili da
raggiungere perché ai margini del
mercato del lavoro (specie al sud).
Putting children first!
Una rivoluzione generazionale

Forse l’impegno più ambizioso preso dal governo
Blair è quello di eliminare la povertà dei bambini
in una generazione (20 anni). Come?





Trasferimenti finanziari diretti alle famiglie con
bambini attraverso il piano di Working Families Tax
Credit
Dare incentivi finanziari ai genitori disoccupati con
figli
Migliorare le conseguenze di lungo termine per la
povertà cronica
Buoni scuola
In generale, i redditi da lavoro sono più
importanti dei trasferimenti in cash alle
famiglie con bambini più bisognosi.
Riconoscimento del ruolo della famiglia
come ammortizzatore sociale

Aumento della spesa sociale per le famiglie rispetto a quanto speso per le
pensioni (64.5 verso il 4.4 %) con particolare attenzione ai costi sostenuti
dalle famiglie per le situazioni problematiche (disabilità, dipendenze,
violenze) e anche al fine di conferire maggiore ruolo alle donne come
misura di protezione sociale dei bambini e di sviluppare le reti di assistenza
informali e la partecipazione ad iniziative non profit




Potenziamento dei servizi per i minori (specialmente per la prima infanzia)
Assegno per i minori universalistico e selettivo via nuovo ISEE accompagnato da
obblighi di rendicontazione dell’utilizzo delle risorse a favore dei figli
(possibilmente uniformando assegno familiare, assegno per il terzo figlio,
detrazioni per oneri di famiglia)
Sviluppo politiche sociali attive: 1) conciliare le responsabilità familiari e
professionali dei genitori che lavorano; 2) favorire misure che facilitino sia il
passaggio dall’assistenza sociale al lavoro (welfare-to-work) che il sostegno sociale
a chi già lavora (welfare-in-work) per combattere l’esclusione sociale; 3) conciliare
la sostenibilità finanziaria dei sistemi pensionistici con maggiori opportunità di
lavoro e partecipazione sociale per gli anziani.
Occorre più ricerca per stimare i costi indiretti ed intangibili sostenuti dalle
famiglie affinché vengano riconosciuti in modo appropriato
2
3
7
1000 1500 2000
9
8
3
10
4
2
1
0
2
4
6
8
10
0
2
4
6
4
6
5
3
1000 1500 2000
7
9
9
8
500
2
spesa bambino
500
10
3
1
2
0
0
1
2
4
6
8
10
0
decili
Riquadro 3
10
Riquadro 2
8
0
8
decili
Riquadro 1
1000 1500 2000
10
6
decili
spesa adulto
5
7
0
6
0
1
5
8
9
500
4
spesa equivalente
500
spesa pro capite
1000 1500 2000
Un buon ISEE per identificare
correttamente chi è povero e
meritevole di assistenza sociale
2
4
10
6
4
6
decili
Riquadro 4
7
5
8
10
Importanza di una assegnazione
corretta dei benefici

Quando le risorse per le politiche
sociali sono scarse è fondamentale
ridurre sia gli errori del primo tipo
(famiglie eleggibili non incluse
nell’assistenza) e del secondo tipo
(famiglie non eleggibili incluse nel
servizio) attraverso un monitoraggio
continuo e incentivi appropriati alle
amministrazioni locali
.. E negli occhi dei bambini?




'Poverty is really the lack of freedom to
have or to do basic things that you value,''
Amartya Sen
What are basic things for a child?
What is the value a child attaches to them?
A society reversal is needed: let us put the
child first!
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La Povertà in Italia e in Europa a confronto: Fatti Stilizzati e Rimedi