P E N S I O N A T O
Organo dell’Unione Nazionale Giornalisti Pensionati Sindacato di base della F.N.S.I.
ANNO XI n. 6 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2008 - Sped. in abbonamento postale Art. 2, comma 20/c, L. 662/96
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SOMMARIO
Cumulo, da gennaio si cambia
Ecco le nuove regole dell’INPGI
di Andrea Camporese
“Ma perché mettete
i politici nei telegiornali?”
Noi, bavaglio e aperitivo
per spiegare alla gente
Cani da guardia, non da riporto
di Romano Bartoloni
Tra lustrini e paillettes
non pensate alla crisi
I PROGETTI PER DIFENDERE LE NOSTRE RENDITE
Contratto: il tempo stringe
Arriverà il regalo di Natale?
La coda del diavolo
P-8
di Devil
D’Alema ignora il congiuntivo
Di Pietro ignora l’italiano
di Franco Quartieri
Cinema che passione
di Neri Paoloni
I vertici di INPGI, FNSI, Casagit e Fondo pensioni integrative
al convegno organizzato dall’Unione Pensionati a Milano
P-9
P-10
P-11
P-12
I giovani e la “paura degli altri”
di Giovanni Lombardi
SOS pensioni: fisco
e prezzi i suoi killer
P-7
di Giovanni Rossi
di errebi
P-5
P-6
di Antonio De Vito
Il mondo della terza età
P-3
P-4
di Simona Fossati
di Addavenì
VIVI ---------------------------
P-4
di Massimo A. Alberizzi
Il Picchiorosso
IL MONDO DI
P-13
Libri ricevuti
P-14
Lettere
P-15
utti insieme…finalmente!
Per la prima volta l’UNGP è
riuscita nell’intento di far sedere allo stesso tavolo i vertici di
INPGI, FNSI, Casagit e Fondo
pensioni integrativo per discutere
di pensioni. E scusate se è poco!
“Una mattinata utile e costruttiva”
è stato l’unanime consenso di chi
ha partecipato al nostro convegno
di Milano del 13 ottobre. “SoS pensioni di ieri, oggi e domani”, nella
essenzialità del titolo, mirava proprio a riunire lo “stato maggiore”
dei nostri Istituti proprio per fare il
punto sulla attualità dei nostri trattamenti di quiescenza, in vista anche del rinnovo contrattuale. Dunque al Circolo della Stampa un primo obiettivo è stato raggiunto: discutere, parlare e fare proposte a chi
T
di dovere. E se è mancato l’interlocutore politico cui indirizzare il
senso finale della nostra discussione non è per colpa nostra. Il ministro del lavoro Maurizio Sacconi lo
abbiamo invitato, ma non è venuto. Tuttavia, penso che si possa
ugualmente fargli pervenire un documento di sintesi che racchiuda le
idee ed i percorsi individuati a MiGIANFULVIOBRUSCHETTI
segue a pag. 2
FOR EVER
Letto su “Umanità Nova”, storico foglio
anarchico: “Non crederemo alla crisi
finché i ricchi non inizieranno a suicidarsi”. Diavolo, e se avessero ragione?
1
IL GIORNALISTANOVEMBRE-DICEMBRE2008
SOS PENSIONI: FISCO E PREZZI I SUOI KILLER
segue da pag. 1
lano per poter dare il nostro contributo ad affrontare il tema pensionistico in termini costruttivi e collaborativi, poiché, così come lo abbiamo
analizzato durante il corso dei nostri lavori, è utile anche per capire
dove andare e quali argomenti si
possono portare.
Infatti, il nostro convegno vuole
essere un’occasione non per aggiungere al coro dei pensionati italiani
anche il nostro “grido di dolore”,
ma va visto dall’ottica di chi, come
l’UNGP, lavora per difendere il giusto diritto alla quiescenza, come
fanno tutti i sindacati, proponendo,
dopo anni di trattamenti (fortunatamente per noi pensionati dell’INPGI le rendite sono ancora medio alte) una “revisione” del metodo di attribuzione delle pensioni
paragonate al costo della vita, soprattutto per quelle medio-basse.
Oggi, sappiamo tutti che il potere d’acquisto è falcidiato dalle tante
tasse pagate, dall’inflazione che è
sempre più alta, dai prezzi, in generale, dei generi alimentari in continua ascesa a seconda delle stagioni
o delle speculazioni di filiera, dalle
economie globali che fanno perdere
i pochi risparmi in banca o investiti
in piani finanziari che di questi
tempi sono a rischio. Insomma per i
pensionati più deboli economicamente, con questo andamento, è
sempre più difficile far quadrare i
conti, quindi urge una risposta, di
carattere politico, che possa rivedere i meccanismi legati alla sussistenza e dipendenti da norme che regolano l’erogazione di rendite fisse.
Allora ci siamo posti il problema.
Ed è da tempo che ne discutiamo al
nostro interno su come uscire dai
vincoli che stringono le nostre pensioni. Abbiamo tentato con la revisione dell’articolo 7 del regolamento
INPGI ma il Ministero ha detto no.
Insistiamo perché il nuovo contratto,
quando sarà finalmente firmato, recepisca la creazione del fondo di perequazione delle pensioni.
Stiamo accarezzando l’idea di ricorrere, anche noi se ne valesse la
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pena, alla Corte Costituzionale per
rivendicare il diritto alla perequazione automatica, sulla scia di due
ricorsi tuttora pendenti (uno alla
Corte l’altro al TAR del Lazio) sollevati dai dipendenti del Banco di
Napoli e dal sindacato pensionati
della CISL), le cui sentenze, quando
saranno emesse, potrebbero essere
di indubbio interesse anche per noi,
se i ricorrenti avessero ottenuto ragione. Staremo a vedere. La indicazione “nuova”, se vogliamo,
emersa dal Convegno e che è stata
condivisa da tutti: Camporese, Siddi, Leone, Cosi, ed altri, e sostenuta
con forza da Iselli nella sua relazione, è, attualmente, la via della detassazione. Si è parlato (Siddi) di 30
mila euro come reddito lordo annuo
base. A noi sembra un po’ pochino.
Almeno 40 mila sarebbe la soglia
minima, dignitosa, per includere
anche chi è pensionato INPGI e gode di rendite legate ai pochi anni
versati da professionista, a pensioni
erogate più legate a fattori sociali
che sulla scorta della contribuzione
accantonata, oppure a chi è andato
in pensione con redditi sì collegati
alla retribuzione, ma negli anni ’7080, quando la lira era ancora la nostra moneta, mentre oggi con l’euro
si trova dimezzata una rendita che
ai tempi garantiva una vita senza
problemi.
Questa, dunque, è la via da battere. I risultati non sono certamente
dietro l’angolo. C’e molto da lavorare, ne siamo persuasi, ma la linea
che ci proponiamo è questa. Anche
perché lo ha detto molto chiaramente il presidente dell’INPGI Andrea Camporese: “l’erosione delle
nostre pensioni è massiccia e progressiva e non andrà a scemare nei
prossimi anni. Attualmente per l’Istituto la mancanza del nuovo contratto di lavoro giornalistico si fa
sentire, per cui la via della detassazione è la più praticabile e va affrontata con determinazione”.
DIECI ANNI D’INFLAZIONE S’È “MANGIATO” IL 30%----------------Un dato - né di destra né di sinistra - riassume il dramma dei pensionati italiani: dal 1995 al 2006 la spesa pensionistica totale è passata
dal 14,68 per cento del Pil al 15,16 per cento, rimanendo perciò pressocché invariata; in compenso l´inflazione ha eroso il 31,5 per cento degli importi, soltanto parzialmente compensati dagli adeguamenti Istat
(adeguamenti peraltro tagliati lo scorso anno per le
pensioni “ricche”). Una situazione insostenibile.
Se ne è parlato al convegno SOS pensioni di ieri, oggi e domani, organizzato dal Gruppo Lombardo in collaborazione con l´Associazione
Lombarda Giornalisti, il 13 novembre al Circolo della Stampa di Milano, con la partecipazione di rappresentanti dell´Unione venuti da tutta
Italia e con i vertici delle organizzazioni di categoria.
Una situazione insostenibile, ben denunciata dalla relazione del presidente nazionale Ino Iselli. Gli interventi che si sono susseguiti hanno
proposto possibili soluzioni.
Preso atto che, con l´aria che tira, di adeguamento delle pensioni in
termini monetari c´è poco da parlare, la miglior via perseguibile pare
quella fiscale. Se consideriamo che la pensione è una sorta di risparmio
accumulato dal lavoratore nel corso della sua vita professionale, perché
deve essere tassata nella stessa misura del reddito da lavoro dipendente il quale gode della dinamica salariale?
Oggi la pensione media Inpgi viene tartassata con il 40 per cento di ritenuta mentre un reddito assimilabile - quello, ad esempio, degli investimenti in titoli di stato e azionari - gode della aliquota forfettaria del 12,5
per cento. Una aliquota comune del 20 per cento porrebbe fine da un lato ad un privilegio anacronistico e d´altro lato ad una penalizzazione che
ad ogni scatto dell´inflazione diventa sempre più insopportabile.
IL GIORNALISTANOVEMBRE-DICEMBRE2008
QUOTA ESENTE A 20 MILA EURO, VERIFICA A FINE ANNO
Cumulo, da gennaio si cambia
Ecco le nuove regole dell’INPGI
Il Consiglio d’amministrazione ha deciso a maggioranza, contrari gli editori
L’85% dei pensionati non avrà più nessuna trattenuta - Ora occorre l’ok del Ministero del Lavoro
l Consiglio di Amministrazione dell’Inpgi, con il solo voto
contrario dei rappresentanti
designati dalla Fieg, ha deciso di
elevare la possibilità di cumulare
redditi da lavoro (autonomo e dipendente) e pensione di anzianità
dagli attuali 8 mila 900 euro a 20
mila euro. Si tratta di una decisione che tende ad armonizzare,
così come previsto dalla legge di
privatizzazione dell’Istituto, la
normativa Inpgi alla legislazione
generale che prevede la totale
abolizione del cumulo dal primo
gennaio 2009. A questa decisione
si è arrivati attraverso un attento
processo di analisi dei dati della
platea dei giornalisti, dell’evoluzione del mercato giornalistico,
delle proiezioni attuariali recentemente realizzate. Anche la Commissione Previdenza è stata chiamata ad esprimere un giudizio.
La stragrande maggioranza
dei colleghi ha concordato sulla
linea di un aumento sostanziale,
che supera il raddoppio dell’attuale soglia, permettendo ai giornalisti in pensione con meno di 65
anni di cumulare fino a circa 900
euro netti al mese senza vedere
decurtato l’assegno di pensione. Il
cumulo era e resta totale per le
donne che abbiano compiuto i 60
anni, per gli uomini che abbiano
superato i 65 e per chi va in pensione di anzianità con almeno 40
anni di contributi. Nel corso del
Cda è stata decisa una verifica a
12 mesi dell’impatto della nuova
norma, che ora viene trasmessa ai
Ministeri Vigilanti per l’approvazione, per capire se si possa proseguire nel percorso che porta alla
totale liberalizzazione del cumulo.
Nel corso di questi mesi molti
colleghi pensionati hanno espres-
I
so pareri: qualcuno ha invitato alla cautela, altri hanno chiesto un
generoso aumento, altri ancora
hanno sostenuto l’obbligatorietà
della totale abolizione in relazione
ad una legge dello Stato che lo
prevede. La mia responsabilità di
Presidente è stata innanzi tutto
quella di verificare le fonti legislative con l’aiuto dei servizi interni
e della Direzione Generale.
La sintesi alla quale siamo pervenuti è la seguente. Pur in presenza di una legge dello Stato che
parla di Enti pubblici e sostitutivi,
non va dimenticata la dimensione
di autonomia decisionale affidata
all’Istituto dalla legge di privatizzazione, ribadita da numerose
sentenze. Allo stesso tempo l’Inpgi, in via assolutamente prioritaria, è chiamato a garantire la sostenibilità del suo sistema previdenziale per i prossimi decenni e
qualsiasi normativa possa in qualche modo, seppur ipotetico, aggravarne i conti sarebbe paradossalmente impugnabile proprio dal
Ministero che ha promosso la totale liberalizzazione.
D’altro canto le proiezioni attuariali, consegnate proprio in
questi giorni dal professor Micocci,
redatte secondo le regole stabilite
dal Ministero del Lavoro, evidenziano, a partire dal 2021, uno
squilibrio tra entrate per contributi e uscite per pensioni. Il mancato
rinnovo del contratto di lavoro, la
propensione al pensionamento non
appena raggiunti i requisiti minimi, la diminuzione sostanziale delle medie retributive dei giovani
giornalisti sono elementi che gravano sul quadro generale.
Il nuovo livello di cumulo
adottato sostanzialmente cancella
le decurtazioni di pensione in es-
sere alla quasi totalità dei pensionati che oggi esercitano la libera
professione. I dati estratti dalla
Gestione Previdenziale evidenziano 457 iscritti con età tra i 58 e i
65 anni con una media di collaborazioni di 18 mila euro annui.
Il nuovo limite stabilito supera le
retribuzioni percepite da parte di
circa l’85 per cento dei colleghi.
Questo dato, a maggior ragione, evidenzia lo sforzo che l’Istituto ha voluto mettere in campo in
presenza di una erosione inflativa
di salari e pensioni che grava pesantemente sui bilanci delle famiglie. La decisione governativa di
non perequare per il 2008 le pensioni al di sotto dei 46 mila euro
lordi annui esclude di fatto buona
parte dei nostri pensionati andando ad aggravare il quadro reddituale. La categoria attraversa un
momento di evidente difficoltà, la
decisione presa, a mio parere, si
situa in un contesto di equità che
tiene conto delle tante dinamiche
negative in corso. Nulla vieta, in
futuro, di riconsiderare la situazione e proseguire nel percorso di
liberalizzazione in un contesto di
valutazione che tutti auspichiamo
comprenda un contratto di lavoro
rinnovato. Se intervenisse nel
prossimo futuro un nuovo contratto di lavoro giornalistico, il
Cda si impegna a richiedere una
nuova proiezione attuariale che
dia contezza della mutazione del
quadro generale trasmettendola
prontamente ai Ministeri Vigilanti. Infine credo sia corretto ringraziare i tanti colleghi che hanno
partecipato alle diverse fasi del
dibattito aperto all’interno dell’Istituto con senso di responsabilità
e attenzione al bene comune.
ANDREACAMPORESE
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IL GIORNALISTANOVEMBRE-DICEMBRE2008
IN PIAZZA CONTRO LE LEGGI BAVAGLIO
“Ma perché mettete i politici nei tg?”
a legge-bavaglio che impedisce ai giornalisti di esercitare
il proprio mestiere ci ha messo in ridicolo con mezzo mondo.
I colleghi stranieri, quando riveliamo ciò che sta accadendo in Italia, ci guardano increduli, come se li
stessimo prendendo in giro, raccontando una buffonata. Ne conosco
parecchi qui in Africa (e molti sono
anche amici perché abbiamo lavorato assieme in mezzo ai pericoli ed
è lì che si rinsaldano legami di familiarità) sono conservatori o progressisti più che di politica parliamo
di lavoro e ci scambiamo opinioni
sulla situazione internazionale.
Votano nel loro Paese o a destra
o a sinistra, ma su una cosa siamo
sempre e comunque d’accordo: il
giornalismo non può essere limitato
da lacci e laccioli e deve essere sempre e comunque antagonista alla
politica.
L
Aprire con loro il capitolo Rai è
una farsa. Sì è vero, quasi tutte le
televisioni di Stato (tranne la BBC)
hanno una sorta di dipendenza dalla politica ma da nessuna parte si
raggiungono i livelli di interferenza
italiani. E da nessuna parte i telegiornali sono così noiosi e falsamente asettici nel raccontare la politica. Tradurre a un collega straniero una frase di un politico di destra
o di uno di sinistra riportate da un
giornalista della Rai fa un certo
senso: le reazioni sono imbarazzanti.
“Ma perché le mettete nel telegiornale?”, mi ha chiesto l’ex mitico producer della CNN Robert Wiener. La vera notizia è che l’opposizione parla bene del governo o che
il governo parla bene dell’opposizione. Che parlino male uno dell’altro non è una notizia, è solo propaganda”.
NOI, BAVAGLIO E APERITIVO PER SPIEGARE ALLA GENTE---Penso che sia una delle prime volte che i giornalisti si sono organizzati
spontaneamente - e anche con successo - in manifestazioni in tutta Italia
per protestare uniti contro il disegno di legge sulle intercettazioni. Un vero
e proprio bavaglio per l’informazione libera che, dietro il pretestuoso paravento della tutela della privacy, comprometterebbe molto seriamente il diritto di cronaca e la libertà di stampa, ma anche il diritto dei cittadini tutti
a essere informati. I dirigenti dell’Unci (Unione Nazionale Cronisti Italiani)
hanno reagito prontamente invitando a portare la questione nelle piazze.
Da più parti i giornalisti si sono detti pronti a una giornata di sciopero e a
manifestare con forza anche davanti a Palazzo Chigi.
Era un afoso pomeriggio milanese di un sabato di luglio eppure la partecipazione dei colleghi alla manifestazione organizzata dal Gruppo Cronisti Lombardi è stata davvero partecipata e sentita. Ci siamo ritrovati in
Piazzetta Vergani, diventato un po’ il luogo simbolo dei giornalisti, dove è
stato organizzato un aperitivo aperto a tutti i cittadini per spiegare loro i
motivi di questa battaglia. Tutti i dirigenti sindacali, uno dopo l’altro, si sono susseguiti al megafono con interventi sul ruolo del giornalismo, l’importanza del diritto di cronaca e della libertà di stampa. Hanno cercato così di
far comprendere le conseguenze di questi provvedimenti governativi. Molti anche i messaggi istituzionali e di giornalisti impossibilitati a partecipare.
La manifestazione ha colpito nel segno perché numerosi sono stati i passanti che si fermavano incuriositi, ascoltavano, leggevano i volantini e facevano domande ai partecipanti. Poi un gruppo di giornalisti si è messo un
bavaglio davanti alla bocca e, il silenzio, ha dimostrato meglio di ogni altra
cosa quello che succederebbe se la proposta si trasformasse in legge.
SIMONAFOSSATI
segretario associazione lombarda giornalisti
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Qualche giorno fa il World Service della BBC nel programma Panorama ha trasmesso la ricostruzione dei falliti attentati dell’agosto
2006 con la quale tre terroristi (su
un gruppo di sette arrestati) avrebbero dovuto far esplodere altrettanti aerei in volo. Da allora e grazie
a quei falliti attentati, è bene ricordarlo, nessuno di noi - quando
viaggia - può più portare liquidi a
bordo dei velivoli.
Nella ricostruzione si spiega come i servizi segreti hanno impedito gli attentati. Sono state presentate le intercettazioni ambientali debitamente tradotte dall’arabo in inglese, ricostruiti con attori filmati
realizzati con telecamere nascoste,
pubblicati i messaggi di testo scambiati con i telefonini tra Londra e il
Pakistan, rivelati documenti confidenziali del governo e dei servizi
segreti britannici e il contenuto di
riunioni riservate di gabinetto. Insomma è stato un programma avvincente, di informazione e assai
istruttivo per i telespettatori. Chi
l’ha visto non può non essere rimasto incollato al video.
Un magistrale esempio di reportage giornalistico dove non sono
mancate alcune rivelazioni critiche.
E’ stato raccontato come un ottavo
terrorista sia riuscito a fuggire dopo
la cattura grazie alla sosta in un
McDonald e in una moschea per
permettergli di pregare.
Se passasse il bavaglio che la politica vuole imporre alla Stampa,
tutto ciò in Italia non sarebbe possibile. E’ questa l’informazione
che si vuole? Asservita e obbediente al potere? Che racconta solo
quello che non disturba il manovratore? Sembra di si. Ebbene noi diciamo di no. Chi ha voglia può
guardare il reportage della BBC:
http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/panorama/default.stm
MASSIMOA.ALBERIZZI
consigliere nazionale fnsi
www.senzabavaglio.it
IL GIORNALISTANOVEMBRE-DICEMBRE2008
IN PIAZZA CONTRO LE LEGGI BAVAGLIO
Cani da guardia, non da riporto
a che mondo è mondo, il
giornalista ha il dovere professionale e sociale di scoprire le notizie, di verificarle e di
riferirle alla gente. Impedire che lo
faccia significa, parafrasando il titolo del famoso film di Sidney Polack con Paul Newman, uccidere la
cronaca. In sintonia con la Corte
europea dei diritti dell’uomo, una
recente sentenza della Cassazione
riafferma un proverbiale modo di
dire sul nostro mestiere con riferimenti di destinatari a 360 gradi: “i
giornalisti sono cani da guardia
(watch-dog) della democrazia,
delle istituzioni, anche giudiziarie”. Fra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare, oggi più di ieri. Ai tempi della Olivetti, della lettera 22 di
montanelliana memoria, il sistema
dei poteri si difendeva dalle penne
indiscrete con i muri dei silenzi e
dietro una sventagliata di segreti, il
segreto di Stato, il segreto delle indagini ecc., anche se molte volte,
grazie alle immancabili gole profonde, si rivelavano segreti di Pulcinella.
Nell’epoca di internet e dell’elettronica senza frontiere, in tempi di dilagante fai da te della comunicazione, i potenti sono passati al contrattacco e hanno scatenato la guerra contro la mediazione giornalistica con il chiaro intento di addomesticare il cane che
morde. I cronisti vanno zittiti con
le buone o con le cattive. Se fanno
i cani da riporto delle veline, possono bivaccare tranquillamente
davanti alle stanze dei bottoni. Se
fanno i cani da salotto di lorsignori e restano buoni buoni a cuccia, possono dormire sonni tranquilli. Se osano ficcanasare e fiutare da segugi le piste sospette, allora sono botte con le leggi e la repressione giudiziaria. Mentre il
Palazzo cerca di stringere, giorno
dopo giorno, il giro di vite censorio e intimidatorio sul diritto-dovere di cronaca, sulla privacy, sul
segreto professionale, sulla diffamazione presunta, sul diritto-dovere di cronaca, sulle intercettazioni, sulla pletora dei reati a
mezzo stampa, i magistrati, i
D
pubblici ministeri, si adeguano e
agiscono in sintonia per scongiurano il pericolo che i cittadini sappiano di fatti e misfatti, di scandali e di maneggi alle spalle e a
danno dello Stato.
A questo proposito è emblematico il libro bianco dell’UNCI, l’Unione nazionale cronisti italiani,
sui difficili, e a volte burrascosi,
rapporti tra magistratura e cronisti sul fronte del diritto di cronaca
e della libera informazione”. Nel
presentare il rapporto sulla caccia
ai cronisti, o “Perquisizioni, la
cronaca non si ferma con le intimidazioni”, il presidente Guido
Colomba, spiega che “non ci sono, in mancanza di prove, elementi per affermare che le Procure agiscano di concerto, che ci sia
una regia”, “ma certo nell’ultimo
periodo - rileva –il numero delle
iniziative e delle perquisizioni
contro i cronisti è aumentato e si
è esteso in tutto il Paese. C’è stato
un salto di qualità, come se i PM
avessero deciso di fare a gara fra
loro nel colpire i cronisti”.
Ma è dentro il Palazzo della
politica che il gioco dei bavagli e
delle censure, della caccia alle streghe e del dalli all’untore, si fa più
pesante. Con il pretesto della sal-
vaguardia della privacy, certamente dei soliti noti e non dell’uomo
della strada, il disegno di legge sulle intercettazioni abolisce di fatto
la cronaca giudiziaria e le inchieste
del tipo tangentopoli, bancopoli,
calciopoli ecc. In realtà, sui 18 articoli del ddl solo 3 riguardano le
intercettazioni mentre gli altri 15
dettano norme per impedire la
pubblicazioni di atti giudiziari anche se non più vincolati dal segreto delle indagini. Il che significa
l’impossibilità di informare sulle
inchieste giudiziarie per diversi
anni. Allo stato, il provvedimento
si è arenato in commissione giustizia alla Camera anche per la forte
reazione della categoria. Il 5 novembre i giornalisti sono scesi in
piazza sotto le finestre di Montecitorio per far sentire la loro voce in
occasione della Giornata europea
per la libertà di stampa e la dignità della professione giornalistica.
La manifestazione ha coronato la
battaglia di denuncia del ddl condotta dai cronisti dell’UNCI in 26
piazze d’Italia, tempestando di
email i box telematici dei parlamentari, scrivendo a tutti i Prefetti del Paese. A mali estremi, estremi rimedi!
ROMANOBARTOLONI
PENSIONATI E DINTORNI--------------------------------------------
PENNE
Teatro d’autunno in cinque atti: spettatori unici i giornalisti italiani. Atto primo: il segretario dell’Ordine, Enzo Iacopino, se ne va. Atto
secondo: il presidente dell’Ordine, Lorenzo Del Boca, con qualche lacrima, lo trattiene. Atto terzo: Iacopino, tornato rinvigorito, pubblica
documenti “apocrifi” sul contratto. Atto quarto: il segretario della
FNSI, Franco Siddi, lo fulmina a colpi di bazooka. Atto quinto e gran
finale: “Flop informatico all’esame per giornalisti”, così lo racconta il
Corriere della Sera. Metà dei giovanotti (e delle giovinette) usciti pazzi
dall’Ergife in piena notte, alcuni avendo dovuto riscrivere a mano il loro tema. Ma non è grave: “Le pennette” (servono per evitare che qualcuno scopiazzi dal suo computer) “in alcuni casi – dice sereno Del Boca- hanno reagito in modo imprevedibile. E’ una novità”. Bis dopo gli
applausi: l’associazione “Lettera 22” (deve essere un gruppo di anziani Olivetti restii alle novità) se la prende col mondo intero. Respirate,
colleghi, respirate: si sa che a Roma le uniche che non sgarrano sono le
“pennette all’arrabbiata”.
5
IL GIORNALISTANOVEMBRE-DICEMBRE2008
A PROPOSITO: DEMAGOGIA E TROPPO FUMO NEGLI OCCHI
otizie belle e brutte sui giornali di settembre e ottobre e
a novembre si continua.
Non solo la tragicommedia di Alitalia (ex Alitalia), la cordata, l’inciucio, le minacce, si vola non si
vola, la bella pilotessa dice sì, l’ex
para Berti a lungo tentenna come
capo della preziosa categoria e infine dice si, ni, no, ma gli altri non
se ne calano, anzi c’è chi pensa che
gli aerei possano alzarsi anche
senza l’uomo ai comandi, l’equipaggio, gli assistenti, le hostess
con o senza figli. Che anche gli
editori pensino (pensavano?) di
poter far uscire i loro “prodotti”,
quotidianamente, facendo a meno
dei giornalisti? E i sindacati? Tutti d’accordo, qualcuno un po’ meno, ma via , è in gioco l’italianità,
la bandiera, il prestigio, chissenefrega se i debiti li pagheremo noi
tutti, parecchi euro a testa, e i soliti noti incasseranno i dividendi
perché così vuole l’economia
(quella loro non la mia) e i cassintegrati e precari di tutta Italia,
di tutte le fabbrichette decotte e
chiuse se la passeranno male e
quelli del settore volo, sfortunati
come e quanto gli altri, godranno
di un trattamento di (lungo) favore.
Alitalia sì, Alitalia no, meglio
fallita, no meglio salvata, è merito
del commissario, no è stato il Cavaliere a vincere, macchè, Veltroni
da Vespa giura che senza la sua
lettera in extremis, eccetera e i piloti fino all’ultimo a intonare il ritornello: ma quali privilegi, dimostrateli, e Sacconi ha vinto o ha
perso, ed Epifani aveva ragione o
no, e i compratori di Cai non sono
in palese conflitto di interessi, ed
Air One non ha un miliardo di debiti con quella banca lì? Insomma
, per fortuna è finita (finita?) tra
settembre e novembre, non ci
sembra neppur vero, almeno ci risparmieremo altri mille e mille
talk show, gli esperti tutti in disaccordo, giornalisti schierati e disorientati, chissà chi ha ragione sui
conti, Mannheimer sepolto da
quintali di tabelle, stremato da
N
6
TRA LUSTRINI
E PAILLETTES
NON PENSATE
ALLA CRISI
Il pane e la pasta
venduti a peso d’oro
ma c’è chi canta
ogni giorno vittoria
milioni di telefonate per rappresentare il comune sentire degli italiani di ogni cotè, tutti consci del
disastro che ci circonda, anche
senza la scienza dei sondaggi, addomesticati o non.
L’Italia tira la cinghia, sancisce
Porta a Porta, il pane e la pasta
sono venduti a peso d’oro, e che ci
vuoi fare c’è la grande crisi mondiale finanziaria, tipo 1929 (meglio o peggio adesso?), ti tocca anche sorbirti dosi massicce di demagogia veltroniana, del leader
retour d’Amerique che non lesina
il suo contributo alla confusione
delle lingue dei protagonisti (?)
della politica incasinata all’italiana, domanda fondamentale: ma
quanti erano al Circo massimo?
Non serve stupirsi più di tanto,
mentre ci bombardano con le notizie ( o non notizie) le più disparate. Non ci sarà la fusione della tv satellitare “Youdem” di Veltroni con quella , “Red- tv” che fa
capo a D’Alema. Importante? Imperversa la crisi finanziaria negli
Usa, in attesa di Obama o di
McCain, elezioni con sullo sfondo
la tragedia dei mutui e dei subprime con disoccupazione e disperazione diffuse. Al traguardo arriva primo il primo presidente nero,
evviva, per valutarlo dovremo attenderlo alla prova dei fatti.
Da noi c’è il boom delle vacan-
ze esotiche, le casalinghe danarose
della provincia italica vanno tutte
in Egitto, una guida racconta:
“Accompagno gente che a casa
propria ha paura di uscire la sera”, fascino discreto del pericolo in
agguato, perché anche lì si rischia
il sequestro, o peggio. Il soldo corre ( per tanti che “risparmiano”
sulle tasse) e si parte, si parte,
Egitto, Birmania, Cina, incuranti
del latte alla “melamina”. Mentre
gli zucchini aumentano, le tariffe
di acqua , luce, gas pure, la benzina e il gasolio hanno prezzi d’affezione, le automobili non si vendono più, per risollevarci il morale leggiamo che la strepitosa trentottenne Naomi Campbell ha un
contratto da un milione di sterline,
e per attutire l’impatto della guerra di Castel Volturno (la camorra
non demorde ed è sempre Gomorra, il film concorre persino agli
Oscar) , consoliamoci con la notizia che a Londra sono aumentate
del 300 per cento le vendite della
Quinta sinfonia di Beethoven, tutto merito di un reality show
(“Maestro”) dove due direttori
d’orchestra si sono sfidati sul primo movimento.
Cose da Bbc, non da mamma
Rai ! Altre notizie d’autunno, ecco
ancora la prima donna in un tribunale ecclesiastico regionale, in
Piemonte, ecco la pillola anti celiachia (con beneficio anche per
alcuni vip, la Buongiorno, la Koll,
Pupo), ecco la Moratti che multa
con 500 euro chi fuma uno spinello, “drogarsi per strada è un’offesa al decoro della città”. Un dubbio: miss Italia, la bellissima Miriam Leone, è “acese” (Acireale) o
“catenota” ( Acicatena)? Nessun
dubbio invece sul fatto che metà
Italia dà un taglio al suo menù, in
sette mesi consumi a meno 4 per
cento, e spesa al + 2,5. Il pensiero
va a quel neo milionario inglese,
vincitore di lotteria, che si lamenta : “Ora la mia vita è un inferno”.
ANTONIODEVITO
IL GIORNALISTANOVEMBRE-DICEMBRE2008
DOPO QUATTRO ANNI SI RICOMINCIA A PARLARE DI SCATTI E SALARIO
Contratto: il tempo stringe
Arriverà il regalo di Natale?
I giornalisti italiani hanno bisogno del contratto
nazionale di lavoro, che
resta l’unico strumento di difesa
per le redazioni, soprattutto quelle meno tutelate. Ancora di più in
un momento di profonda trasformazione del mercato del lavoro
giornalistico e dell’industria dell’informazione”. E’ la prima frase
del documento approvato dal
Consiglio nazionale della Federazione della stampa italiana al termine della sua ultima riunione. In
altre parole: il contratto urge. Dopo tre anni e mezzo si pongono
con urgenza dei problemi che solo
il contratto può risolvere.
“I
C’è da normare tutto quanto è
avvenuto in questo periodo a cominciare da quanto è già realtà
nelle redazioni, ma non è ancora
pienamente dentro il nostro contratto, in primo luogo la multimedialità. E non tutte le redazioni
hanno la forza per regolare con
adeguati integrativi aziendali le
novità che le tecnologie introducono nel nostro lavoro. I giornalisti, attraverso il loro sindacato, la
multimedialità la vogliono governare con regole precise caratterizzate da chiare procedure per l’attuazione dei piani multimediali,
evitando di lasciare prive di precisi riferimenti contrattuali le nuove modalità di esercitare la professione. Puntando sullo sviluppo
della professionalità (di qui la richiesta dell’obbligatorietà della
formazione) e, quindi, della qualità dell’informazione.
Accanto a questo tema centrale c’è quello della regolamentazione dei contratti a termine, cresciuti, in questi anni, in modo
spropositato rispetto a quelli a
tempo indeterminato, e del lavoro
autonomo, entrambe aree deboli
della professione che dal contratto e dagli accordi sottoscritti in
sede governativa e non ancora
operativi (non per colpa nostra)
debbono vedere ampliate le loro
tutele.
Inoltre, c’è il tema della retribuzione. Si legge nel documento
votato dal “parlamentino” della
Fnsi: “L’adeguamento degli stipendi è indispensabile sia per recuperare l’alleggerimento delle
buste paga, dovuto a tre anni e
mezzo di mancato rinnovo del
contratto e la perdita di potere
d’acquisto delle retribuzioni, sia a
fronte dell’aumento dell’impegno
professionale richiesto”.
Il confronto si trascina, non
per responsabilità della Fnsi, da
mesi, ma le parti – anche qui non
per responsabilità del Sindacato –
non hanno ancora definito testi
condivisi (almeno al momento in
cui scriviamo questo pezzo) da
poter sottoporre, per le necessarie
valutazioni conclusive, prima ai
gruppi dirigenti e, poi, ai propri
associati. Su un tema cruciale,
quello degli aumenti contrattuali
e degli automatismi della busta
paga (leggi: scatti di anzianità) il
confronto formale non si è neppure avviato. Il tempo passa e
l’urgenza del contratto cresce.
Inoltre, la Fnsi – e sarà bene che i
nostri interlocutori ne tengano
conto – ha propri meccanismi di
democrazia interna dai quali non
PROCEDURE
Nebraska (USA): un senatore fa causa a Dio, “colpevole
di tutti i mali del mondo.” Il
giudice respinge il provvedimento perché “è impossibile
notificare l’atto all’accusato”.
All’accusatore hanno dato
trenta giorni di tempo per ricorrere. Là si che rispettano
leggi e procedure.
intende derogare. Meccanismi che
l’ultimo congresso della Federazione ha arricchito dell’impegno
di tenere un referendum contrattuale i cui termini regolamentari
sono all’attenzione di una apposita Commissione del Sindacato che
dovrà formulare una proposta
agli organismi i quali dovranno,
poi, deliberare: prima la Giunta e
poi il Consiglio nazionale.
Il confronto deve farsi serrato
(espressione, peraltro, utilizzata
anche dal Presidente della Federazione italiana editori italiani,
Malinconico) quindi più stringente, affinchè si possa concludere in
tempi ragionevoli e poter discutere di ipotesi condivise tra le due
parti e sulle quali porre dei punti
fermi evitando, ogni volta, di riaprire su di essi la discussione, come ci pare facciano, con troppa
frequenza, i rappresentanti degli
editori.
Inoltre, c’è una problematica
che non appartiene solo al “tavolo contrattuale” ed è quella della
riforma degli ammortizzatori sociali. Questione fondamentale che
attiene alla solidità del nostro Istituto di previdenza. E che, per essere risolta, rimanda ad una necessaria azione comune tra giornalisti ed editori nei riguardi del
governo.
La urgenza del contratto deriva anche dalla necessità di assicurare un adeguato ed aggiornato
flusso di contributi agli istituti
economici della categoria (Inpgi,
Casagit ed Fpcgi). Questione che,
visti i tempi che vive l’economia,
non appare secondaria e rientra, a
pieno, titolo nella difesa “dello
stato sociale” del giornalismo italiano.
GIOVANNIROSSI
segretario generale aggiunto della FNSI
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IL GIORNALISTANOVEMBRE-DICEMBRE2008
LA CODA DEL DIAVOLO--------------------------------------------------------------
Comandante Siddi, non facciamoci fregare
ualcuno ha pensato che gli
aerei possano volare senza
i piloti ( le hostess sono
belle da vedersi e necessarie, ma
non indispensabili in senso stretto, uno che porti il carrello e ti offra un’aranciata si può sempre
trovare anche se non ha la faccia
e il fisico di Daniela Martani, una
divisa colorata e non occorrono
anni di addestramento, basta che
non abbia paura di stare lassù,
che non si spaventi nei minuti di
turbolenza, che sorrida o almeno
non si faccia prendere dal panico,
mettendo in ansia i passeggeri),
l’idea di fare a meno dei piloti
semplicemente non è sensata, non
appare praticabile, eppure qualcuno deve averci pensato nelle ore
drammatiche della trattativa sulle
spoglie dell’Alitalia, l’ha persino
detto : “Andiamo avanti anche
senza i piloti”, cioè senza il grosso
dei piloti, la loro organizzazione
maggiore, la loro preparazione, la
loro esperienza, che deve, ribadiamo deve, essere pagata bene.
Ai piloti è affidata la vita dei
passeggeri, sono loro che guidano,
toccando mille pulsanti sul cruscotto, quei bestioni dell’aria che
(ogni tanto o molto spesso) siamo
costretti a prendere, tremando all’idea che ai comandi ci sia uno
sprovveduto o un pazzo, o semplicemente un avventizio o un pivello. Pagateli questi piloti, tutti i
buoni e bravi piloti del mondo,
pagate la competenza, la professionalità. Non si deve lesinare il
soldo quando c’è di mezzo la qualità, la soddisfazione dei cosiddetti utenti. Specie se il cosiddetto
“servizio” ha un interesse pubblico, è al servizio ( scusate il bisticcio) del pubblico. Magari pagate
di meno i manager che non sanno
dirigere, quelli che imbastiscono
piani industriale che non possono
funzionare, quelli che pontifica-
Q
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no, ubbidiscono a governi e ministri, fanno sempre bella figura ma
poi non combinano nulla di buono e se ne vanno con milioni di
euro di liquidazione ( provate a
richiedergli indietro il tesoretto,
adesso).
Analogo discorso si può, anzi
si deve, fare per i giornali e i giornalisti, per l’informazione scritta,
parlata, online. Giornalisti come i
piloti? Uguale. Si possono fare i
giornali senza i giornalisti? Noi
crediamo di no, anche se siamo
un po’ vecchiotti e magari superati. Superati da chi? Da che?
Molti giovani e meno giovani
giornalisti, deskisti, comunicatori, passacarte, impiegati, tagliaincolla, sederi di pietra davanti a
un video, ubbidienti e attenti a
non scontentare il committente,
carrieristi spinti, pensano forse
più a tirare a campare che alla
difesa della libertà di stampa e
all’importanza sociale dell’informazione (Gomorra e Castel Volturno insegnano, non si deve parlare dei politici invischiati e accusati, vade retro Saviano, abbasso
L’Espresso che denuncia, i colpevoli veri sono i giornalisti coraggiosi , i corpi di reato sono i loro
computer da sequestrare). Dicasi
tutto ciò anche come contrasto al
potere, a tutti i poteri, come critica alle storture che produce la
nostra società. Si può fare a meno dei piloti dell’informazione?
Noi , modestamente, crediamo di
no.
Quello del giornalista è un mestiere intelligente e responsabile e
primario, come guidare un aereo,
impensabile che qualcuno pensi
che se ne possa fare a meno. Non
impiegati passivi, non piloti automatici, allora. Ma protagonisti
sulla scena della democrazia.
Quello del giornalista oggi , come
ieri, è un mestiere difficile, perciò
è importante il discorso delle re-
gole, magari nuove, ma regole
certe da rispettare. Lo sanno anche gli editori, mentre si dipana
lentamente questa lunga , infinita, vicenda contrattuale dei giornalisti. Ma sembra che l’attenzione dei padroni sia soltanto o quasi esclusivamente avere mano libera, e poi gli scatti di anzianità
da ridurre, stipendi da normalizzare, controllo sindacale da azzerare, libertà di sfruttare, licenziare, prepensionare, di confezionare
giornali sempre più a misura di
chi caccia i soldi, per il loro interesse, e per gli interessi non nascosti dei padrini politici.
Cari editori, forse i giornali si
possono confezionare anche senza
i giornalisti o senza troppi bravi
giornalisti o con giornalisti tuttofare chiamati ad libitum dai padroni (questa è la multimedialità), fai questo o quello e non rompere, ti mando lì e ubbidisci e basta, dipendenti condiscendenti e
imbavagliati e (ci dispiace per loro) senza vergogna, che attaccano
il ciuccio dove vuole il padrone.
Ma , editori cari, tutto ciò non vi
conviene. Sarebbe come far guidare un aereo a un meccanico, o
come se il pilota fosse sempre
stressato , senza riflessi, demotivato, impaurito, senza certezze
per la sua famiglia, il suo futuro.
Quale informazione , così? Quale
italianità (per dirla pilotescamente), serietà, quale sicurezza del
volo, quali prodotti giornalistici,
quale affidabilità per gli utenti, i
lettori, i cittadini? Cara Fieg e altre sigle di editori e televisionisti,
non avete bisogno di piloti addomesticati e poco addestrati e poco
pagati. Non servono, per fare
buona informazione. Teneteli da
conto questi piloti giornalisti.
Quanto a noi, comandante Siddi,
non facciamoci fregare.
DEVIL
IL GIORNALISTANOVEMBRE-DICEMBRE2008
I POLITICI E IL DISINVOLTO RAPPORTO CON LA GRAMMATICA
D’Alema ignora il congiuntivo
Di Pietro ignora l’italiano
ell’incontenibile profluvio
di dichiarazioni, esternazioni, commenti che la routine
politica ci rovescia addosso, il dato
che affratella esponenti di questo e
quel polo è senza dubbio il disinvolto rapporto con la grammatica,
unito alla mancanza del minimo
pudore linguistico. Povera nostra
lingua, mortificata, irrisa, stuprata.
Di un “Governo disposto DI
promuovere al più presto un nuovo
decreto legge” ha parlato con enfasi e sussiego un onorevole del centrodestra, mentre un collega dell’altra sponda ha sostenuto che “al
popolo deve essere data la POSSIBILITA’ di POTER essere in grado
di esprimersi in materia”. Discreta
ridondanza, tanto per chiarire il
concetto. Di Pietro, imperterrito
nella sua serafica incoscienza linguistica, si è abbandonato ad un:
“CI auspichiamo calorosamente
una soluzione…”. Ma si sa che pescare errori nell’italiano di Di Pietro è operazione del tutto simile a
quella di picchiare un bambino o
sparare sulla Croce Rossa.
D’Alema insiste nell’ignorare il
congiuntivo: “Credo che in questo
caso è opportuno”, laddove si potrebbe anche (generosamente) tentare un sottile distinguo, supponendo un convincimento così forte
da scavalcare l’uso del dubitativo.
Ad esempio, “Credo che Dio esiste” dovrebbe dire il vero fedele, di
contro a un più tiepido “esista” del
credente di piccolo cabotaggio. Se
il meccanismo sia questo, occorrerebbe chiedere a D’Alema stesso:
ma il complessivo suo eloquio, con
molti altri esempi, non incoraggia
le speranze.
E’ fuori discussione che, se si
prendesse la conoscenza dell’italiano come punto di riferimento delle
qualità di parecchi nostri parlamentari, saremmo autorizzati a di-
N
sperare. Ma confortiamoci: non è
detto che chi parla scorretto non
possa essere un eccellente animale
politico, capace di egregie cose in
favore di noi collettività. Al dentista, del resto, chiediamo che ci
estragga bene il dolente molare,
non che ci illustri elegantemente la
storia delle pinze.
Andiamo avanti. Alla senatrice
Finocchiaro bisogna insegnare una
cosa. “Piuttosto che” non significa
“oltre che”, non è insomma aggiuntivo o coordinativo; ma serve,
diremmo ovviamente, per escludere. La signora invece si ostina:
“Guardo poco la Tv. Però seguo
Fazio piuttosto che la mia amica
Serena Dandini” (volendo dire che
li segue tutt’e due). Fa il paio con
quest’altra, più rischiosa: “C’è da
pensare al risanamento del debito
pubblico piuttosto che alla difesa
delle classi meno abbienti”. Sarebbe un bell’infortunio politico, se
“leggessimo” la frase come grammatica impone.
Uso a corrente alternata dell’avverbio “assolutamente”, che da
solo, in buona lingua, non significa
né sì né no. Siamo a “Controcorrente”. Domanda: E’ d’accordo,
onorevole, sulle sanzioni pecuniarie? “Assolutamente. Non servirebbero a nulla”. Analogo interrogativo ad altro ospite, due minuti
dopo: Lei giudica efficace l’intervento? Risposta: “Assolutamente.
Magari ci si fosse arrivati prima”.
E allora? Mettiamoci d’accordo,
per favore.
Oltre alla grammatica, qualche
volta ad andarsene a spasso è il
buon senso. Senatore di centrodestra, su Alitalia: “La situazione è
molto seria. Ma è importante che i
posti di lavoro siano più o meno
salvati”. Più o meno, senza angoscia per carità. Luca di Montezemolo, sul tema tristissimo delle
morti sul lavoro: “Inasprendo le
pene, credetemi, non si salva nemmeno una vita. Perché i morti sono
già morti”. Dolorosamente lapalissiano.
L’ex ministro ministro Ferrero:
“Con questa semplice innovazione
fiscale, l’operaio a reddito mediobasso RISCHIEREBBE di pagare
meno tasse”. Amico del giaguaro o
quattro in italiano?
Ma non facciamo gli scandalizzati a senso unico. Sarebbe la cosa
meno onesta del mondo. Dobbiamo infatti riconoscere che i cattivi
vezzi linguistici stanno coinvolgendo perfino quei professionisti della
parola che sono (dovrebbero essere) i giornalisti. “Ritorniamo la linea allo studio”, perla frequente
dell’inviato che informa in diretta
da Montecitorio o Quirinale.
“Il ministro Maroni ha detto di
voler perseguire IN questa decisione” lo sproloquio di una ragazzetta Sky dall’aria abbastanza sfrontata. Altra graziosa mezzobusto:
“Si preannuncia accanita la lotta
tra i due protagonisti quanto meno
principali”. Giusto che un protagonista un po’ principale lo sia.
Lapsus semierotico di una collega di RaiDue a commento di una
dichiarazione del famoso prete-papà del Veneto: “Il sesso è importante. Se la Chiesa consentisse il
sacerdozio, quanti più preti
avremmo” (la collega voleva dire
matrimonio del clero).
Involontariamente incendiario
un cronista del TgUno: “Il capo dei
vigili del fuoco ha detto che bisogna evitare che le fiamme NON si
propaghino…”. E un altro, a proposito di un noto processo: “Il testimone ha raccontato i fatti, raccontando un racconto pieno di dettagli”. Non si può dire che non sia
stato un racconto esauriente.
FRANCOQUARTIERI
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IL GIORNALISTANOVEMBRE-DICEMBRE2008
IL PICCHIOROSSO----------------------------------------------------------------------------
L’auto ad aria sparisce come le lucciole
hi ha paura dei fantasmi?
Esistono, poi, i fantasmi?
Viaggiando fra realtà e fantasticherie , ecco appunto le cose
certe e le cose fra il lusco e il brusco, così così, indistinte, fantastiche o che sanno molto di fantasticherie. Cose reali come i grattacieli che fanno discutere e litigare gli
amministratori delle grandi città,
facciamone uno alto cento metri,
ma no facciamolo ma più basso,
almeno non più alto della Mole
Antonelliana (ad esempio), con
quelli che dicono no, è uno scandalo solo pensarlo e i modernisti
pronti a tutto e a tutte le altezze,
più su, più su, ancora di più. Con
gli architetti, poi, non c’è mai fine
ai limiti del possibile, del pensabile, il ponte di Messina, il ponte di
vetro di Calatrava a Venezia, la casa ecologica e ultra ultra ultra del
genio Renzo Piano, case pazze e
danzanti sparse per mezzo mondo,
meraviglie da Londra a Shanghai,
un futuro avvincente o , secondo i
punti di vista, spaventoso.
Mentre a Latina fanno (hanno
fatto il 26 settembre) un convegno
per rivalutare l’architettura mussoliniana, il cosiddetto Razionalismo, con lo scrittore Antonio Pennacchi (“ Fascio e martello. Viaggio nella città del duce”) che asserisce: “Ma i progettisti del fascio
erano meglio di Fuksas”. Altra
realtà è il neo Sgarbi, sindaco di
Salemi, Sicilia, che vuole restaurare a spese dei vip le casupole diroccate e sgretolate dal lontano
terremoto del Belice (lui precisa
Belìce). Nessun grattacielo, o neo
razionalismo, o modernismo alla
Fuksas o alla Isozaki nella terra
del Gattopardo?
Per tornare ai fantasmi, c’è sicuramente uno che ci crede, è un
miliardario arabo, si chiama Anwar Rashid, giunto a Londra dal
Dubai – raccontano le cronache –
ricco per 35 milioni di euro (ma
quanti ce n’è di nababbi così?) e
C
10
subito si compra un castelletto di
oltre 50 stanze, 17 camere da letto
e una decina di bagni. Appena
preso possesso (si fa per dire) del
maniero, Rashid e la moglie Cabila, 25 anni, sentono bussare a una
parete e ascoltano un vocione che
domanda: “C’è nessuno lì?”. Chi
sarà mai? La stanza vicina è chiusa a chiave, finestre sprangate,
nessuno dentro. Stupore, ma non
ci si fa caso. Per settimane a Clifton Hall, nel Nottinghamshire, dove siamo, appunto, non succede
nulla. Poi una sera una cameriera
si trova nel letto una figura grigia,
forse una donna e quasi ne muore. Successivamente una figlioletta
del miliardario compare seduta
davanti al televisore, di notte, è lei
ma non è lei perché la piccola sta
dormendo al piano di sopra. Tanto
basta per scappare a gambe levate
dagli spettri e dalle visioni. Ok,
Chissà se c’è da credere a queste
storie di fantasmi! Non sarà che
volevano cacciare l’intruso miliardario da quel posto?
Più realistico ci sembra l’allarme lanciato dal vertice mondiale
degli entomologi, riuniti recentemente a Chiang Mai, nel nord della Thailandia: “Sono scomparse le
lucciole”. In America e in Asia, ma
è cattivo presagio anche da noi,
colpevole il clima ( ancora lui!),
disturbato dall’inquinamento contro il quale si fa poco. E molto reale è sicuramente questa storia nostrana: sono tutti morti gli oleandri che avrebbero dovuto abbellire le aiuole spartitraffico tra Roma
e l’aeroporto di Fiumicino. Incuria, faciloneria di giardinieri e amministratori, manutenzione approssimativa? Povere piante, poveri fiori in balia di mille rischi. E
poveri uccelli e rapaci rari come la
cicogna nera distrutti a Malta,
causa la caccia indiscriminata.
E poveri umani automobilisti
per l’assurda vicenda dell’auto ad
aria. Storia dell’anno 2001, Motorshow di Bologna, l’ing. Guy Negre, progettista di motori per Formula 1, già alla Williams, annuncia la Eolo, vettura con motore ad
aria compressa, costruita in alluminio tubolare, fibra di canapa e
resina, leggerissima e ultraresistente. Capace di percorrere 100
km con un euro, velocità massima
110 km orari, dieci ore di funzionamento consecutivo nell’uso urbano. Scarico di sola aria, alla
temperatura di circa meno 20
gradi, utilizzata d’estate per l’impianto di condizionamento. Per
farla funzionare bombole di aria
compressa riempite in sei ore da
un compressore presente nell’auto
e attaccato alla corrente. Manutenzione nulla, il costo nel 2001 era
calcolato per l’allestimento più
semplice in 18 milioni di lire. Se ne
doveva iniziare la produzione l’anno seguente, ma da allora nessuna
notizia, scomparso anche il sito
www.eoloauto.it.
Non ne parla più nessuno, pare che ci siano anche 90 dipendenti dello stabilimento produttivo
che non ha mai prodotto nulla, in
cassa integrazione. Viene il dubbio
che si sia trattato di uno scherzo,
un’altra assurdità dei nostri tempi,
una bufala che corre su Internet e
viene ritrasmessa di computer in
computer come una catena di
Sant’Antonio: “Facciamo girare
queste informazioni, la gente deve
sapere. Eolo, la vettura che avrebbe fatto a meno della benzina è
stata fatta sparire: Perché?”. Già ,
perché? S.o.s. informazione, chi sa
ci dica qualcosa, fateci sapere. Naturalmente se è tutto vero. Se non
è una pura fantasia, una provocazione, una cosa campata in aria.
Ma il confine tra il reale e il fantastico dove sta?
ADDAVENÌ
IL GIORNALISTANOVEMBRE-DICEMBRE2008
IL MONDO DELLA TERZA ETÀ (a cura di errebi)-------------------------------------------------------“La libertà di stampa è forse quella
che ha sofferto di più dell’idea di libertà”.
(Albert Camus)
FOLLIE DELLA CRISI:
TUTTI IN PENSIONE
I venti del tracollo finanziario e della recessione soffiano impetuosi anche dentro i nostri mass-media dove si profilano massicci esodi sotto forme di prepensionamenti. Il tutti a casa di intere
generazioni ancora giovani e in gamba
non solo destabilizza il sistema previdenziale (l’INPGI per i giornalisti), ma costituisce una mina vagante per la tenuta
dell’economia in tempi che richiederebbero, viceversa, una più lunga vita di lavoro. Come al solito la lezione viene dagli Stati Uniti, nonostante siano responsabili della crisi esportata in tutto il
mondo. Se fino a qualche mese fa, gli
esperti consigliavano di continuare a lavorare perlomeno fino ai 68 anni, oggi, il
disastro delle Borse, che ha distrutto il
mercato delle “Security”, costringerà
molti - soprattutto i 78 milioni figli del
“baby boom”- , a restare al lavoro fino
oltre i 70 anni, forse fino ai 75.
GIAPPONE, IL PAESE
DEI MATUSALEMME
E’ il Giappone la terra dei matusalemme.
Di recente, ha annunciato, celebrando la
“Giornata del rispetto dell’anziano” che
nel Sol Levante si trovano ben 36.276
centenari, la maggior parte dei quali
donne. E’ un record e le statistiche parlano chiaro: l’arcipelago è al primo posto nel mondo quanto ad aspettativa di
vita alla nascita: in media 82 anni, in Italia è poco sotto gli 80. Quale è il segreto? “La dieta naturalmente ma anche
l’attitudine mentale, la capacità dei giapponesi di fondersi intimamente con l’ambiente naturale”, spiega Ornella Civardi,
iamatologa e traduttrice dei racconti di
Yasunari Kawabata. Il record nazionale
è appannaggio di Okinawa, dove vive il
15% dei centenari e dove si nasce con la
speranza di vivere 86 anni le donne o 78
gli uomini.
A ROMA INTERNET
NEI CENTRI ANZIANI
Sono ormai 6mila i nonni romani che
hanno imparato ad usare internet grazie ai corsi organizzati nelle scuole. Da
quest’anno verrà fatto un salto di qualità con l’allestimento di 50 internet
corner all’interno di altrettanti centri
anziani, secondo quanto ha annunciato
Tullio De Mauro, presidente della fondazione Mondo digitale promotrice dell’iniziativa. Gli stessi internauti senior
diverranno tutor per avvicinare altri
coetanei alla rete. Tremila esordienti,
invece, parteciperanno ai corsi base
dove gli insegnanti sono studenti dalle
elementari alle superiori. Nei fatti, si
hanno bambini docenti di 8 anni e bisnonni che si avvicinano al computer a
90 anni.
CERVELLI ALLENATI
CONTRO L’ALZHEIMER
Chi tiene allenato il cervello, sconfigge
l’Alzheimer. In altre parole, chi ha sempre usato la materia grigia per lavoro
o per diletto, si ritrova “un cervello di
scorta”. Non entra nel buio dell’amnesia, simbolo dello sconquasso provocato dall’A. La scoperta arriva da uno
studio multicentrico europeo coordinato dal San Raffale di Milano. La ricerca ha coinvolto per 14 mesi oltre
300 malati di A. e 100 anziani con lievi
disturbi della memoria. Nel mondo i
malati di Alzheimer sono 25 milioni,
500mila solo in Italia. Con costi sociosanitari cospicui: 52 miliardi di euro
ogni anno nell’Europa dei 27.
COSTANTE NEI 70ENNI
IL SESSO DI COPPIA
Il 49% degli over 69 che vivono in coppia ha rapporti sessuali costanti. E’
quanto emerge da uno studio, frutto
della collaborazione fra la società italiana di andrologia e la federazione italiana medici di famiglia. La ricerca ha
analizzato la vita sessuale di 1298
over 69enni, il cui 55% vive in coppia e
il restante 45% è single o vedovo, di
ambo i sessi tramite un’intervista riguardante molteplici aspetti della vita
e della sessualità dei partecipanti. Ne
è emersa anche un notevole incidenza
della depressione che colpisce il 43%
degli over 69.
ERRORE TRATTARE
I NONNI COME BIMBI
Il vero nemico non è l’età, ma la fretta.
Non è l’udito un po’ più duro, il passo più
incerto, la memoria che ogni tanto cede
o la voce che si assottiglia. E’, invece,
l’essere trattati come bambini, iperprotetti, preservati da emozioni e passioni.
Dice la psicologa Silvia Vegetti Finzi che
“ gli anziani hanno bisogno di impegno, di
sentirsi utili, di coltivare interessi. Con i
loro tempi, però. Non esiste un linguaggio per anziani. Piuttosto bisognerebbe
ascoltarli con calma, senza concitazione, modulando il passo al loro passo, facendo tesoro di ciò che raccontano”.
FINITA IN GLORIA
LA FESTA DEI NONNI
Come tutte le leggi che non stanziano
fondi ma predicano valori e sentimenti
per mettere in mostra la sensibilità del
legislatore, è finita in gloria anche
quella che ha istituito nel 2005 la Festa
nazionale dei Nonni, fissando la data al
2 ottobre giorno dedicato agli Angeli
Custodi dal calendario liturgico. Era
stata lanciata con l’intento di manifestare attraverso “una grande Festa”
“tutta la sincerità dei sentimenti di
amore, di affetto, riconoscenza, tenerezza che riescono a suscitare in nipoti e bambini” e di offrire un riconoscimento ufficiale “al ruolo svolto all’interno della famiglia e della società”.
Mentre per le feste della Mamma, del
Papà e degli Innamorati, l’industria,
specie la dolciaria, l’ha caricata di significati ad effetto, ai nonni niente dolcetti e musica in piazza. Sarebbe passata del tutto inosservata almeno a Roma, se qua e là non fosse apparso
qualche manifesto. Per fortuna, l’affetto dei nipoti compensa largamente le
amnesie della società.
11
IL GIORNALISTANOVEMBRE-DICEMBRE2008
CINEMA CHE PASSIONE-----------------------------------------------------------------------
Roma gaglioffa e madre gagliarda
n giorno qualsiasi della settimana, ore 15: 45. Sono al
botteghino di un cinema romano e c’e’ la fila. Non me l’aspettavo, ma il film è di quelli che il passaparola invita a vedere. Si tratta di
“Pranzo di Ferragosto” di Gianni
De Gregorio, sessantenne sceneggiatore a me sconosciuto, e mi pento,
proiettato con un certo successo a
Venezia. Biglietto scontato per gli
“Over Sixty”, come di solito a quest’ora. In platea, a luci ancora accese, mi guardo intorno e, ovviamente,
i capelli grigi prevalgono. Gruppetti
di signore che chiacchierano imperterrite, anche quando la luce si spegne. Qualcuno invita al silenzio. Poi
il film comincia e dopo un po’, mentre lo strano caso del figlio di mamma anziana che, per rimborsare i
debiti contratti con l’amministratore
del condomino e pagare in qualche
modo il medico e amico di famiglia
per le visite gratuite, in pieno Ferragosto ospita in casa altre tre vecchiette scatenate, dalla platea cominciano a levarsi le prime sghignazzate e i primi commenti a scena
aperta.
La gente, pardon il pubblico, si
diverte e partecipa. Quello che potrebbe essere, in altre occasioni, un
disturbo alla tranquilla visione della
pellicola diventa una partecipazione
corale, un identificarsi dei molti coetanei non solo delle arzille vecchiette ma dello stesso protagonista, un
umile, fantastico, credibilissimo
Gianni De Gregorio. Forse complice
anche il fatto che lo svolgimento della storia, semplicissima ed umana,
avviene in una Roma ferragostana
che molti degli anziani spettatori conoscono bene. Deserta, abbandonata da chi può, con tutti i negozi chiusi, dove diventa difficile se non impossibile anche comprare il pane.
Una Roma gaglioffa, in cui l’anziano ospite delle tre vecchie più la
madre Valeria, ultranovantenne a
U
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carico, si aggira su uno scassato motorino condotto da un ancor più
scassato compagno di avventura alla ricerca di un po’ di pesce per il
pranzo di Ferragosto promesso alle
sue ospiti. Chi ha visto il film non
può non applaudire alla freschezza
del racconto, alla bravura delle “attrici” che attrici non sono, ma la “signora mia” che si può incontrare dal
fornaio o dal salumiere. Con un finale fantastico.
E allora il cinema come divertimento può sopportare anche il coro,
i commenti non più a bassa voce di
altrettante vecchie signore e attempati gentiluomini più adusi ad addormentarsi davanti alla TV guardando l’”Isola dei Famosi”, che a
leggere solenni critiche e commenti
di chi a Venezia c’e’ stato e ha visto giustamente premiata (opera
prima) quest’operina costata certamente quattro soldi. Perchè il cinema è “anche” questo: divertimento
allo stato puro, senza la volgarità dei
MINISTRI
“Energumeno tascabile”:
così, in un raro momento di
buonumore, Massimo D’Alema
ha definito il ministro Renato
Brunetta. Il quale, stizzoso com’è, se l’è legata al collo: dicono che voglia sfidare a duello
l’ex leader comunista, nel qual
caso (secondo le vecchie regole
auliche) lo scontro si dovrebbe
svolgere a colpi di origami (tre
tiri per uno). Non riusciamo
bene a capire Brunetta. Quando D’Alema era direttore dell’Unità i suoi più fidati soldatini lo chiamavano “Minimo”.
Quindi, in un certo senso, giustizia era già stata fatta, come
dire, “ante litteram”. Che senso ha oggi l’ira del signor miniministro?
film panettone. Delizia dello spirito,
senza stare a interrogarsi troppo sulle ragioni sociali, politiche ed economiche che spingono un anziano figlio scapolo ad accudire nella canicola di un ferragosto romano la veneranda madre e le sue più o meno
coetanee, ed organizzare per loro un
riuscito “Pranzo di Ferragosto”.
Poi, siccome avevo letto quanto
fosse divertente l’ultimo film dei fratelli Coen, “Burn After Reading”,
presa per i fondelli del mondo delle
spie americane ma anche della
“way-of-life” made in USA, ho deciso che non potevo mancarlo. Mi sono divertito, come forse si sono divertiti i due fratelli registi ed anche
gli attori, tra cui un fantastico John
Malkovich, uno svaporato George
Cloney, una stupenda Frances
McDormand e il migliore di tutti
Brad Pitt nella parte del cretino integrale. Forse non è, come sostiene
qualcuno, il migliore lavoro dei Coen, ma certamente è godibile, divertente, per due ore spensierate, una
critica spietata in chiave grottesca
del sottomondo di Washington.
Per ultimo, quanto a puro divertimento, mi sono fatto trascinare a
vedere la terza ed ultima versione de
“la Mummia”, del regista Rob Cohen. E’, come qualcuno ha scritto,
un vero luna park cinematografico
in cui si passa dall’antica Cina alla
Shanghai del secondo dopoguerra,
con il risveglio dell’esercito di terracotta e del cattivo Imperatore, con
Yeti e draghi, e duelli cari alla cinematografia dell’estremo oriente. Ma,
attenzione, le ricostruzioni storiche
sono abbastanza esatte. Un imperatore ossessionato dall’immortalità è
veramente esistito (si chiamava
Chin Che Huang Ti) e fu proprio lui
a costruire la Grande Muraglia. Se vi
siete divertiti con la saga di Indiana
Jones questo film non potete perderlo.
NERIPAOLONI
IL GIORNALISTANOVEMBRE-DICEMBRE2008
INCONTRI CHE ADDOLORANO IL VIAGGIO DELLA VECCHIAIA
I giovani nella società
e la “paura degli altri”
a mia posizione di vita ultraottantenne, mi permette di avere
contatti con molti giovani i
quali sperano in un suggerimento e
un consiglio circa il loro futuro che
non si esaurisce nell’aspetto economico, ma in quello della dignità. E di
questi incontri sento il bisogno di
parlare sul nostro giornale che riflette le luci e le ombre di questa società:
una società che i filosofi chiamano
“liquida” perché – come voi giustamente sottolineate – è sorda al bisogno dei giovani e al loro futuro affidato ai “lumaconi della politica” come li chiamava Guareschi. Riferisco
il succo di questi incontri che addolorano il viaggio della vecchiaia che i
latini chiamavano “morbus” perché
sottrae energie, disperde i suggerimenti e mostra la faccia di una società dominata dall’egoismo con l’aggiunta del consumismo imposto come mistificatore percorso per uscire
dalla crisi individuale e collettiva.
Non scopro nulla se affermo che uno
dei valori del nostro lontano passato
era la solidarietà, l’aiuto o quantomeno l’indicazione amichevole per
uscire dalla crisi esistenziale e superare il mortificante impasse.
Descriverò alcune situazioni e risposte a situazioni che ho conosciuto
come vecchio patriarca, parlando
con i giovani. Primo esempio: uno
studente universitario laureato in
storia con 110 e lode, è andato dal
caposervizio della redazione locale
offrendo i suoi servizi a cominciare
da una serie di articoli sulle ville storiche della zona che fanno corona,
ricche di eventi e suggerimenti. Il capo servizio, ha dato una risposta
ambigua rimandando tutto al prossimo anno. Ha detto che ai lettori
piace la cronaca nera e le proposte
dell’ingenuo neofita interessavano
relativamente. Ho sempre pensato
che l’informazione, come primum
del giornale, deve avere anche dei risvolti – come dire? – pedagogici e riuscire a trarre l’esaltazione delle cose belle (poche) e la critica di quelle
brutte (molte).
Un altro giovane maturato del
L
Liceo Classico – ha proposto una serie di servizi sulle istituzioni della
zona e il contributo dato da personalità di spicco come Capponi e Ridolfi fondatore, a suo tempo della rivoluzionaria Scuola di Meleto (interdipendenza fra società e educazione) e sensibile alle nuove prospettive educative che presentò all’Accademia dei Georgofili in un mondo
evirato da solidarietà e cultura. Io
stesso, malgrado l’età, mi sono avvicinato alle varie redazioni assicurando una collaborazione saltuaria ed
esaltatrice di una società collaborativa e culturale.
Un ultimo esempio: la mia città
(Empoli) ha salutato i 60 anni del
Premio letterario Pozzale, una cerimonia di carattere culturale che ha
riunito per una settimana la festosa
partecipazione del Pozzale e del Comune di Empoli col supporto partecipativo di personalità di spicco della cultura italiana: Bilenchi e Vittorini, Seroni e Schacler, Luporini e
Baldacci, Salinari e Antonielli, Repaci e Sibilla Aleramo, Alicata e Donini, ma soprattutto il presidente,
Luigi Russo, della Normale di Pisa,
noto per la profonda esegesi sui personaggi dei Promessi Sposi.
Nei dodici anni in cui sono stato
segretario del Premio ho potuto assistere alla settimana festiva caratterizzata da incontri, dibattiti, mostre
di pittura (da Maccari a Farulli, da
Grazzini a Gemignani), con spettacoli teatrali, quali la Mandragola di
Machiavelli e la Moschea del Ruzante. Festa letteraria e culturale con la
partecipazione della comunità del
Pozzale (sono stati scritti due libri),
una comunità fiera delle diverse iniziative che si muovevano nell’ambito del disegno gramsciano secondo
cui la cultura doveva diventare una
conquista del movimento operaio
escluso dalla visione classista. L’appello di Gramsci malgrado le sollecitazioni giornalistiche (su Grido del
Popolo e L’Ordine nuovo) avrebbe
potuto essere un’esperienza culturale rivolta ad unire la gente semplice
(contadini e operai) come conquista
del movimento operaio: Purtroppo
essa non ha vinto la paura dei ceti
alti che la considerano una diminuzione dell’orizzonte culturale a livello personale e la conquista di una
concreta maturità attraverso incontri collettivi. Io stesso, malgrado l’età, mi sono recato in varie redazioni
in modo saltuario per esaltare i valori fondanti di una società sensibile ai tanti problemi che la percorrono. Già l’augurio e le pur modeste
proposte di un vecchio giornalista
hanno ricevuto non solo la vaghezza
del capo servizio, ma la paura dei
giovani collaboratori per la imprevista (ma non reale) concorrenza: in
pratica i giovani collaboratori temevano di vedere vanificato un loro
progetto. Benché sfruttati avevano
la paura degli altri come paura di
perdere anche il piccolo e modesto
cantuccio collaborativo e nel vecchio
giornalista – benché ricco di esperienze e in grado di dare utili consigli- vedevano un concorrente più
che un possibile amico, rinviando
tutto a ipotetici tempi migliori
GIOVANNILOMBARDI
FAVOLOSO SOGGIORNO ALL’ISOLA D’ISCHIA--------------------------Il gruppo dell’UNPG del Trentino Alto-Adige sta trattando anche
quest’anno un’ottima convenzione (fra i 56 e i 58 euro al giorno parzialmente rimborsabili Casagit) per un soggiorno termale a Ischia porto dal 3 al 18 maggio 2009 in un albergo a quattro stelle. Per ottenere
il miglior rapporto qualità/prezzi, ha bisogno di presentare per Natale
un buon numero di adesioni di massima da confermare eventualmente
entro marzo. Per informazioni e adesioni telefonare allo 0471971438 o
al segretario organizzativo Ermanno Hilpold 3384886545
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IL GIORNALISTANOVEMBRE-DICEMBRE2008
LIBRI RICEVUTI-SEGNALAZIONI-----------------------------------------------
GIOVANNI FLORIS
“MAL DI MERITO”
L’epidemia di raccomandazioni
che paralizza l’Italia
Rizzoli, 2007, pagg. 228, 17,50 euro
Qui si parla della “spintarella”, o calcio in culo in senso buono, o dell'aiutino indispensabile per arrivare a fare il bidello in una scuola o il
primario in un ospedale, o il giornalista in una grande o media o piccola testata o alla televisione del borgo vattelapesca piuttosto che il mezzobusto da mamma rai o nell'impero del cavaliere. O il professore universitario (avete notato quante università ci sono oggi e quanti prof vi
si sono piazzati, evidentemente è aumentato il numero degli allievi bisognosi di istruzione e quindi anche l'esercito dei cosiddetti docenti., sedicenti, bravi o presunti tali). La spintarella – fotografa la situazione
questo libro - “è il sistema più usato in Italia per far muovere i lavoratori da un posto all'altro. Ma è anche il modo più sicuro di immobilizzare il Paese intero”. Perchè , ecco il punto, “livella ogni merito, azzera
qualunque formazione, blocca la ricerca”. L'indagine è condotta da un
giornalista molto noto e bravo, il Floris di Ballarò. apprezzata television
star, che qui ci descrive in dettaglio il “colossale spreco delle menti migliori di generazioni di italiani”. Raccontando in modo spigliato, divertente, facile, senza saccenteria, il modo di essere degli italiani che si
arrangiano, in tutti gli ambienti, dall'economia ai media , dalle poste alla sanità, dai baroni alla congrega dei sessantottini, dai clan regionali,
ai cosiddetti dottorati di ricerca , per cui “il ricercatore non deve pubblicare in proprio ma deve per anni dimostrare gratitudine e deferenza al barone di riferimento”. E' un sistema che coltiva l'ignoranza e
mortifica il merito. Colpevole la scuola pubblica che – come sostiene De
Rita – ha livellato tutto al ribasso? O il sistema che garantisce tutto a
tutti e provoca la selezione avversa come dice la economista Fiorella
Kostoris? In realtà si proteggono i ciucci, chi il merito non ce l'ha. Teniamo famiglia, ma così ci roviniamo. Siamo condannati al declino? Togliamo pure il punto di domanda.
CARLO DORE
“PIERO GOBETTI”
La breve storia di un martire per la libertà
A.N.P.P.I.A. Sardegna, 2008
“Qualcuno ha scritto – così comincia questo bel libretto dell’avvocato
Dore, presidente dell’Anppia Sardegna – che il culto dei morti è inutile,
ma forse non è vero. O, quanto meno, è vero solo se il culto è fine a se
stesso, mentre non è vero se ricordare chi non c’è più serve a riflettere e a trarne profitto per se stessi e per gli altri”. Così una sera,
mentre calano le tenebre, in quell’angolo sperduto di Parigi , il cimitero del Père Lachaise, davanti alla tomba di Gobetti, l’autore ripensa “ a
quello straordinario ragazzo torinese che, a poco più di vent’anni (era
nato nel giugno 1901) godeva già di un indiscusso prestigio fra gli intellettuali non solo italiani e che , solo per aver osato diffondere le sue
idee liberali contrarie al regime, era stato barbaramente percosso da
una squadraccia fascista e costretto a rifugiarsi in Francia”. E decide
di stilare una succinta biografia del martire, mancante nella pubblicistica italiana. Dore ricorda nella prefazione di aver interpellato Peppino Fiori, già sofferente, nel 2000, alla presentazione di una nuova edizione del suo romanzo Sonetàula: “ Ora attendiamo un saggio sulla vita
di Godetti”. Fiori aveva risposto: “Mi piacerebbe molto, ma seu becciu”. Morì due anni dopo. Perciò – scrive Dore – “ho deciso di provarci
io”. Ed ecco queste cento pagine per descrivere la breve storia di Gobetti, la formazione, le idee, il coraggio, le riviste da lui fondate, le opere, i rapporti con i grandi antifascisti del suo tempo, la tenera vita coniugale. Il giovanissimo Piero che punta tutto sull’istruzione, quella che
i genitori titolari di una piccola drogheria, non hanno avuto; lo studente che si impegna con determinazione a costruirsi una biblioteca “con
il desiderio gretto e feroce del povero che vuole arricchire”; il diciottenne iscritto a Giurisprudenza, e che, affascinato dalla rivoluzione dei
Soviet, studia il russo e traduce Puskin, ma intanto ha già fondato la rivista “Energie Nove” e si forma sui testi dei filosofi Croce e Gentile e
del sociologo Vilfredo Pareto. Questa breve storia di un grande italiano il cui pensiero è ancora molto attuale, meriterebbe di essere adottata come testo nelle scuole. Non succederà, temiamo. Studiare la storia per benino è una pratica pericolosa, in tempi di revival fascistoide.
AUTORI VARI
“RACCONTI DA LONDRA” – Per amore e per passione – Escape in art, 2007, pagg. 199
Ecco un libro insolito, di “amore e passione” per lo scrivere e il raccontare, come spiega il sottotitolo, pensato a Londra, risultato di cinque anni di un
concorso letterario promosso dai fratelli Militello da Acquaviva di Caltanissetta, ristoratori di successo dopo lunga gavetta, proprietari del Concordia
Restaurant e dal 2002 sponsorizzatori del Gruppo Escape in art (www.escapeinart.com), noto anche per la sua attività teatrale allo Steiner Theatre di
Londra. Si potrebbe sintetizzare: italiani , come tanti altri, che si fanno onore nel mondo. E non si dimenticano delle loro origini, della cultura dei padri
(i proventi del libro rigorosamente in beneficenza, gli autori non ci guadagnano nulla). Dentro la bella cornice, i brevi racconti, una quarantina, composti da italiani che vivono prevalentemente in Gran Bretagna. Commenta nell’introduzione il linguista Giulio Lepschy : “Il fatto che non si tratti di scrittori di professione ci ricorda subito come la narrativa sia una dimensione della natura umana, una risposta a un bisogno universale di cui siamo partecipi in quanto condividiamo la funzione di autori e di lettori”. Il volume offre la possibilità di far conoscere a un pubblico più vasto questi “scrittori non
professionisti, ma con doti comunicative e storie da raccontare”, scrive Pino Ferrara, fondatore, con Lorenzo Castello e Roberto Guerrini , del Gruppo Escare in art. Diciassette gli autori, tra cui sette donne, molti affermati nelle loro professioni, da dirigente d‘impresa a militare di carriera, da consulente di management a programmatori di computer, da ricercatori di immunologia a economisti, bancari di spicco, medici. Tra di loro una vecchia
conoscenza dei lettori di questo giornale, Neri Paoloni, lunga frequentazione londinese dopo una carriera da giornalista parlamentare e notista politico, con base a Montecitorio. Ora ci diletta, su queste colonne, con scritti sempre puntuali di cinema. Gli siamo anche grati per averci segnalato questa
iniziativa dei “Racconti da Londra”. Racconti godibili, i due di Neri e gli altri. Vien da dire agli autori “non professionisti”: scrivetene ancora.
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IL GIORNALISTANOVEMBRE-DICEMBRE2008
LETTERE•LETTERE•LETTERE•LETTERE•LETTERE•LETTERE•LETTERE•
PENSIONATI, POLLI DI RENZO
E LA PUNGENTE
CRITICA POLITICA
Caro Direttore,
facendo forza al pessimismo derivatomi da molti, troppi anni di frequentazioni sindacali (- inutile fare
osservazioni e/o critiche: non cambieranno nulla dell’attuale andazzo -) mi
decido a scrivere a “Il Giornalista pensionato” dopo aver letto e apprezzato
il tuo articolo “Pensionati e precari
non hanno gli scatti”.
Leggendoti, credo sia inevitabile
domandarsi: come mai i numerosissimi giornalisti pensionati, tutti (o quasi) alle prese con problemi di svalutazione del loro assegno mensile, non riescono a incidere nell’elezione dei rappresentanti sindacali, sia a livello locale che nazionale, e finiscono per essere
lasciati ai margini di ogni trattativa
economica?
La risposta credo sia evidente proprio scorrendo le pagine de “Il Giornalista pensionato”, dove insieme agli
apprezzati articoli sulle problematiche
economiche e di vita della nostra categoria compaiono altri articoli dove alcuni colleghi danno libero sfogo alla
loro passione politica, attaccando il
Governo o un partito politico, così come, fino a poco tempo fa, era inevitabile trovare innumerevoli attacchipunzecchiature (giusti o sbagliati non
mi interessa, ma a che pro?) contro il
collega Abruzzo. Sacrosanta libertà di
opinione su entrambi gli argomenti,
per carità, ma credo che questo sia il
modo migliore per dividere i colleghi
pensionati anziché unirli per portare
avanti sacrosante istanze normativeeconomiche.
Ovviamente la divisione politica
esiste tra i giornalisti (al di là dei ridicoli proclami di pseudo-unità del sindacato sbandierati in questi anni) e ha
già fatto innumerevoli danni, così come, in tempi ormai piuttosto lontani,
ha minato la credibilità della categoria
esserci buttati in braccio a questo o a
quel partito pensando di ricavarne
chissà quali utili. Ma almeno noi pensionati potremmo essere un po’ più
saggi e, invece di fare come i polli di
Renzo, dovremmo pensare di difendere gli interessi della nostra sotto-categoria escludendo qualsiasi accenno a
divisioni politico-partitiche nelle nostre discussioni: solo così forse potremo riuscire a unificare tutto il gruppo
dei pensionati e avere una forza adeguata nelle discussioni e nelle decisioni che riguardano la nostra esistenza.
Per dividerci e scannarci sui problemi
politici-partitici avremo mille altre occasioni, al di fuori dei giornali e delle
associazioni di categoria.
Altrimenti, amici come prima e…
più poveri di prima. E purtroppo credo che questo sarà il risultato, anche
perchè probabilmente alcuni colleghi
si rifanno adesso, con questi articoli di
“pungente” critica politica, dei pezzi
che non sono mai riusciti a scrivere
durante la loro carriera.
Grazie per l’ospitalità e cordiali saluti
Guido Ercole
SAN SILVIO SALVERÀ
L’ACQUA E LA TERRA
Ma guarda un po’, caro direttore,
fra 30 anni, secondo il Wwf , non ci
sarà più acqua e ci servirà un altro
pianeta. Lo sostiene un rapporto presentato a Roma il 29 ottobre, secondo
il quale rischiamo, noi umani, oltre la
recessione economica, anche quella
ecologica. Gli studiosi hanno analizzato la vita di 1800 specie di mammiferi, uccelli, rettili, pesci e anfibi dal
1970 ad oggi. Sono adesso il 30 per
cento in meno. Ma c’è di più. Dal
1986, grazie alla tecnologia, l’uomo
ha iniziato a utilizzare più risorse di
quelle che la Terra è in grado di produrre (differenza del 30 per cento dal
2005, si toccherà il cento per cento nel
2040, se il mondo non cambierà stile
di vita). Che fare? Sembra che molto
dipenderà da Obama, il nuovo presidente americano). Dicono però che
anche l’Italia “può avere un peso sull’argomento”, poiché ospiterà l’ultimo
G8 del luglio 2009, prima della chiusura del nuovo accordo di Kyoto a Copenhagen. Insomma, consumiamo
troppa acqua e rischiamo di rimanere
in secco. Per l’impronta idrica , cioè
per le risorse liquide utilizzate per produrre beni e servizi in una nazione, l’Italia è al quarto posto dopo Stati Uniti, Grecia e Malesia. Non avrei mai immaginato che toccasse al presidente
Berlusconi, a braccetto con l’uomo
della Casa Bianca , il compito di salvare la Terra. Se riuscirà, dopo aver
salvato Napoli dalla mondezza, potrebbero anche farlo santo subito, addirittura da vivente.
Mattia Paolini
P E N S I O N A T O
Organo dell’Unione Nazionale Giornalisti Pensionati Sindacato di base della F.N.S.I.
Organo dell’Unione nazionale giornalisti pensionati, sindacato di base della F.N.S.I.
Registrazione presso il Tribunale di Roma n. 565/98 del 30 novembre 1998
Direttore responsabile
Giuseppe Iselli
Redazione
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DARIO DE LIBERATO, ITALO FURGERI, MAURO LANDO, GIUSEPPE PERUZZI;
Collegio revisori dei conti: MARIO PETRINA (presidente), GIACINTO BORELLI,
VANNI CARISI, ENRICO COLAVITA, ENZO DE VIRGILIO,
DOMENICO MARCOZZI, ROBERTO TAFANI
Finito di stampare nel mese di Novembre 2008 dalla Sallustiana Editrice - Roma
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---------GRUPPI REGIONALI UNGP--------GRUPPO ABRUZZESE
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Fax 0971/411439
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Fax 081/7644746
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16
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Corso Stati Uniti 27
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Tesoriere: Roberto FRANCHINI
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