Povertà
Concettualizzazione, Tipologie,
Approcci Teorici
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Introduzione
Il concetto di povertà è fondamentale all’interno
dell’economia dello sviluppo.
La povertà è la caratterista più evidente del sottosviluppo.
Qualsiasi politica di sviluppo include delle strategie di lotta
alla povertà.
Sebbene sia facile avere un’idea intuitiva del concetto di
povertà, riuscire a darne una definizione precisa non è
affatto semplice. Ciò è dovuto sia al fatto che il concetto è
molto ampio, sia all’assenza di un ampio consenso teorico
sulla definizione di povertà.
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Rilevanza della povertà
L’interesse dell’economia dello sviluppo per la povertà è
prima di tutto dovuto all’intrinseca rilevanza del tema, vale a
dire al fatto che ampi strati della popolazione vivano al sotto
di un determinato standard di vita, viene considerato sia
moralmente che politicamente inaccettabile.
Oltre a ciò, la lotta alla povertà è molto importante anche da
un punto di vista funzionale, ossia non solo per i danni che la
povertà reca di per sé, ma anche per il fatto che una povertà
diffusa impedisce la crescita del sistema nel suo complesso.
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Povertà e crescita
Da questo punto di vista, la povertà reca un pregiudizio non
solo a coloro che vivono in condizione di povertà, ma anche
alla società nel suo complesso, in quanto limita le
potenzialità di crescita dell’economia e peggiora il clima
sociale.
La povertà limita la crescita dell’economia attraverso vari
canali. Una povertà diffusa si traduce in minori investimenti,
minore risparmio, minore consumo, ridotti livelli di capitale
umano, bassa produttività.
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Lotta alla povertà: origine
La necessità di ridurre la povertà attraverso programmi di
sviluppo economico è oggi considerata una priorità a livello
globale; tale idea ha origine a cavallo fra il XVIII e il XIX
secolo.
Prima di allora, le politiche di lotta alla povertà avevano un
carattere esclusivamente politico o utopistico.
Fra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, due fattori
contribuiscono a cambiare il modo in cui le politiche
economiche guardano alla povertà.
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Lotta alla povertà: origine
Il primo fattore è la rivoluzione industriale.
I tassi di crescita diventano molto più elevati rispetto a quelli
fino ad allora conosciuti.
Con la possibilità di generare maggiore prodotto e maggiore
ricchezza, si ipotizza la possibilità di combattere la povertà,
destinando parte della maggiore ricchezza prodotta a
politiche volte alla riduzione della povertà.
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Lotta alla povertà: origine
Il secondo fattore è il mutato atteggiamento della teoria
economica nei confronti della povertà.
Fino alla fine del XVIII secolo la povertà era considera non
influente per la crescita dell’economia nel suo complesso.
Secondo alcuni, la povertà poteva addirittura rappresentare
l’opportunità di una riserva di valore a basso costo.
Successivamente la teoria economica (Hume e Smith) inizia
a vedere la povertà, non solo come una malattia sociale, ma
anche come un fattore che limita le potenzialità economiche
del sistema, recando quindi danno non solo ai poveri stessi.
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Caratteristiche comuni
Coloro che vivono in condizione di povertà hanno delle
caratteristiche ricorrenti:
1) malnutrizione
2) basso livello di istruzione e di capitale umano
3) carenza di asset
4) bassa produttività
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Tipologie di povertà
1) Assoluta e relativa
2) Urbana e rurale
3) Cronica e temporanea
4) Profonda e lieve
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Assoluta e relativa
La povertà assoluta è definita fondamentalmente sugli
imperativi biologici (livelli nutrizionali minimi, necessità di
un’abitazione e di vestiario, servizi sanitari di base).
La povertà relativa è invece definita sulla base del contesto
sociale all’interno del quale l’individuo vive. È individuato da
uno standard di vita che, pur essendo al di sopra della
sussistenza, è significativamente al di sotto della media.
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Urbana e rurale
La povertà urbana e quella rurale si distinguono per diversi
aspetti: la concentrazione demografica, il livello di coesione
sociale, la rilevanza del settore agricolo nei contesti rurali e
del settore industriale nei contesti urbani.
La povertà rurale è la forma prevalente di povertà nei PVS,
mentre nei paesi a reddito medio e alto, la povertà è
principalmente urbana.
A livello mondiale la povertà rurale rappresenta oltre l’80 per
cento del totale della povertà.
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Intensità e durata
La povertà cronica è più difficile da contrastare rispetto a
quella temporanea, che si viene a creare sulla base di
fluttuazioni di reddito e di eventi avversi.
La povertà può anche essere distinta in povertà lieve e
profonda, con la seconda che identifica uno stato di povertà i
cui vi sono risorse molto al di sotto della linea della povertà.
Queste due distinzioni (cronica/temporanea e
lieve/profonda) è molto importante nella programmazione
delle politiche di lotta alla povertà.
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Concettualizzazione della povertà
Le prime concettualizzazioni della povertà facevano
riferimento principalmente al reddito.
In base a ciò, è definito povero chi ha un reddito al di sotto di
una determinata soglia.
Tale soglia è calcolata sulla base del reddito necessario ad
acquistare un paniere minino di beni.
La definizione della povertà sulla base del reddito è però
insoddisfacente sotto alcuni punti di vista.
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Basic Needs Approach
Infatti non è detto che a stessi livelli di reddito corrisponda la
possibilità di soddisfare stessi bisogni. Inoltre, il reddito è un
mezzo, mentre i beni e i servizi essenziali per la persona
sono il fine.
Proprio su questi punti pone l’accento l’approccio dei bisogni
essenziali, il Basic Needs Approach (BNA).
Secondo il BNA la povertà va definita a partire dalla non
disponibilità di beni e servizi di base, in assenza dei quali
non si può condurre una vita dignitosa e soddisfacente.
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Basic Needs Approach
Per il BNA si definisce povero chi non riesce a soddisfare dei
bisogni essenziali e di base.
La lista dei bisogni essenziali può variare, ma sono ricorrenti
le necessità riguardanti:
1) cibo e acqua;
2) vestiario;
3) abitazione;
4) servizi sanitari;
5) istruzione.
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Teoria delle capacità
Un ulteriore raffinazione del concetto di povertà è dovuta al
contributo teorico del premio nobel indiano Amartya Sen.
Sen elabora la “Teoria delle Capacità”, secondo la quale non
è necessario solo che una persona possa avere accesso ad
un servizio a un bene essenziale, ma è necessario che la
persona abbia la capacità di utilizzare le risorse a
disposizione al fine di migliorare il proprio standard di vita.
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Multidimensionalità
Dagli anni ’90 in poi la povertà inizia ad essere sempre più
concettualizzata da una prospettiva multidimensionale.
La povertà si configura, quindi, come una privazione sotto
diversi punti di vista.
La visione multidimensionale include nell’analisi della
povertà categorie importante da altre scienze sociali:
empowerment, vulnerabilità.
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Multidimensionalità
Le dimensioni della povertà possono essere così sintetizzate:
1) Dotazioni materiali
1) Reddito
2) Asset (mezzi di produzione, beni durevoli)
2) Empowerment
1) Psicologico
2) Sociale
3) Politico
3) Vulnerabilità
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