Gestione della popolazione di persico reale
(Perca fluviatilis) nel Lago di Varese
Quaderni della Ricerca
n° 120 Ottobre 2010
PAGINA 1
INDICE
PRESENTAZIONE DELL’ASSESSORE DELLE REGIONE LOMBARDIA
Pag.4
PRESENTAZIONE DELL’ASSESSORE DELLE PROVINCIA DI VARESE
Pag.5
PREMESSA
Pag.6
1. INTRODUZIONE
Pag.7
1.1 Linee di intervento attuate nel progetto e piano delle attività
Pag.7
1.2 Area di studio
Pag.9
1.2.1 Qualità delle acque
Pag.10
1.2.2 Zooplancton e zoobenthos
Pag.16
1.2.3 Fauna ittica
Pag.19
1.2.4 Decremento del pescato nel Lago di Varese
Pag.21
1.3 Il persico reale
Pag.24
1.4 Pesca e sfruttamento del persico reale
Pag.27
1.5 Allevamento del persico: stato dell’arte
Pag.28
2. STUDIO DELL’AUTO-ECOLOGIA DEL PERSICO NEL LAGO DI VARESE
Pag.33
2.1 Attività di campo
Pag.33
2.2 Raccolta dei campioni e analisi del pescato
Pag.33
2.3 Studio dell’accrescimento ponderale
Pag.36
2.4 Determinazione delle classi di età e dell’accrescimento lineare
Pag.38
2.5 Determinazione dello spettro alimentare
Pag.42
2.6 Possibile competizione con specie alloctone
Pag.46
2.6.1 Pesce gatto e gardon
Pag.47
2.6.2 Ampiezza di nicchia e competizione interspecifica
Pag.48
2.6.3 Possibile impatto del pesce siluro sul persico
nel Lago di Varese
Pag.54
2.7 Biologia della riproduzione del persico nel Lago di Varese
Pag.60
2.7.1 Calcolo della fecondità e dell‘indice gonado-somatico
Pag.60
2.7.2 Età di prima maturazione sessuale
Pag.63
2.7.3 Studio della deposizione in ambiente naturale
Pag.63
2.7.4 Stima dello stock di riproduttori e del tasso di
mortalità annuale
Pag.75
3. DESCRITTORI FISIOLOGICI MOLECOLARI DELLO STANDARD DI VITA DEL PERSICO
NEL LAGO DI VARESE
Pag.90
3.1 L’ipossia
Pag.90
3.2 Sperimentazione
Pag.92
3.2.1 Risultati ottenuti
Pag.93
PAGINA 2
4. ALLEVAMENTO DEL PERSICO
Pag.98
4.1 Riproduzione controllata e schiusa delle larve
Pag.98
4.1.1 Primo svezzamento e gestione dello stock
Pag.100
4.1.2 Accrescimento avannotti 2007-2010
Pag.103
4.1.3 Mortalità delle larve
Pag.105
4.1.4 Qualità delle larve
Pag.108
4.1.5 Efficienza di predazione
Pag.112
4.2 Allevamento in risaia set-aside
Pag.121
4.3 Allevamento in accumulatore di plancton
Pag.124
4.3.1 Monitoraggio delle acque
Pag.130
5. CONCLUSIONI
Pag.136
5.1 Ciclo biologico del persico nel Lago di Varese
Pag.143
5.2 Dimensionamento di una struttura per la produzione di avannotti e
giovanili di persico
Pag.151
6. BIBLIOGRAFIA
Pag.153
PAGINA 3
PRESENTAZIONE DELL’ASSESSORE DELLA REGIONE LOMBARDIA
La pesca nei laghi lombardi ha storicamente rappresentato
un‘importante risorsa economica per le popolazioni locali che
attorno all‘acqua hanno organizzato la loro vita sociale e di
lavoro. Le specie ittiche dei laghi lombardi, oggi purtroppo
ridotte a produzioni di nicchia ma ancora molto ricercate sulle
tavole dei ristoranti più esclusivi, possono e meritano di tornare
ad essere un elemento di arricchimento del territorio e di forte
richiamo turistico. Ciò sarà possibile solo se sapranno superare
in qualità e sicurezza i prodotti ittici importati.
In quest‘ottica il progetto di ricerca PERLAVAR, cofinanziato
da Regione Lombardia, mira ad individuare e programmare
interventi di recupero per ristabilire una gestione equilibrata della risorsa alieutica,
fondamentale per la pesca e per l‘ambiente. Oggetto di studio è stato, in particolare, il
ciclo biologico del persico reale nel Lago di Varese. Si tratta infatti di una specie che, oltre
a stimolare illustri cuochi e palati raffinati, costituisce un anello fondamentale nella catena
trofica dei laghi lombardi.
La ricerca ha evidenziato i problemi che affliggono la popolazione di persico reale ed ha
sperimentato interventi di recupero per questa preziosa risorsa. I ricercatori hanno studiato
il ciclo biologico del persico reale nel Lago, valutandone la consistenza della
popolazione, la fertilità e la crescita. I dati ottenuti sono serviti per elaborare interventi
mirati, inclusi ripopolamenti, impiegando tecniche efficaci e poco costose.
A fianco dell'allevamento intensivo del persico in acque ricircolate, con risparmio di
acqua e di energia, sono state sperimentate con successo anche altre soluzioni integrate
con attività agricole.
Il progetto quindi fornisce indicazioni utili per programmare interventi finalizzati alla
gestione della pesca nel lago di Varese.
Giulio De Capitani
Assessore all’Agricoltura Regione Lombardia
PAGINA 4
PRESENTAZIONE DELL’ASSESSORE DELLA PROVINCIA DI VARESE
La Provincia di Varese, con l‘intento di tutelare e valorizzare il
patrimonio ittico di cui dispone, spesso sostiene specifici progetti che
vedono la collaborazione di diversi soggetti tra cui le Università, le
Amministrazioni Regionali e Locali e le Associazioni. L‘importanza del
Progetto, che ho il piacere di presentare, deriva dalla necessità e dalla
volontà espressa dalle Istituzioni Regionali, Provinciali e dall‘Università
dell‘Insubria, di gestire in modo ragionato la risorsa ittica del Lago di
Varese, ed in particolare la popolazione di persico reale. Nella comunità ittica del Lago, il
persico ha da sempre rappresentato una grande risorsa economica per la pesca
professionale ed una fonte di soddisfazione per quella dilettantistica. Oltre a ciò, il persico
è l‘unico percide autoctono delle acque interne italiane e risulta un fondamentale
regolatore nella catena trofica lacustre.
Tale specie, una volta molto abbondante nel Lago, ha subito dalla fine degli anni ‘70 un
forte decremento e la popolazione esistente ha raggiunto dimensioni decisamente
preoccupanti, che hanno spinto i vari Enti pubblici coinvolti ad intraprendere uno studio
sperimentale sulla specie per poter definire possibili strumenti di recupero e di
conservazione.
Sono certo che il libretto divulgativo qui presentato possa costituire un efficace veicolo di
promozione delle attività scientifiche realizzate nell‘ambito del progetto PERLAVAR e
contestualmente, un utile strumento di recupero di una così importante risorsa ittica del
Lago di Varese, quale, appunto, il persico.
Bruno Specchiarelli
Assessore all’Agricoltura Gestione Faunistica – Commercio della Provincia di Varese
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Premessa
del persico nel Lago di Varese
Il Progetto Perlavar-07 può essere considerato la prosecuzione di un lavoro sperimentale,
iniziato precedentemente dall‘Università degli Studi dell‘Insubria. E‘ stato finanziato
prevalentemente dalla Regione Lombardia e co-finanziato dalla Provincia di Varese
(Settore Politiche Agricole e Gestione Faunistica) dall‘Associazione Varese Europea e
dalla stessa Università dell‘Insubria. Il progetto è volto ad un approfondimento della
conoscenza della biologia e dell‘ecologia del persico reale nelle acque del Lago di
Varese. Esso è anche complementare ad altre attività di tutela e di sostegno già
intraprese dalle Amministrazioni Provinciale e Regionale, relative a specie come
l‘alborella, il luccio e la trota. Il progetto si pone pertanto in un quadro di iniziative
finalizzate
alla
tutela
ed
alla
valorizzazione
delle
comunità
ittiche
autoctone
caratteristiche delle acque interne della Regione. Elaborato e condotto dall‘Unità di
Acquacoltura e Biotecnologie Animali del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze
Molecolari dell‘Università degli Studi dell‘Insubria di Varese, ha visto la collaborazione di
alcune importanti realtà locali operanti sul bacino lacustre. Innanzitutto la Cooperativa
Pescatori del Lago di Varese che ha contribuito in modo determinante alla riuscita del
progetto e l‘Associazione APD Tinella‘72 che ha concesso l‘utilizzo dell‘impianto
ittiogenico di Groppello (Va), collaborando così alle attività di campo e di allevamento
del persico.
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1. Introduzione
Nel Lago di Varese, il persico reale ricopre grande importanza sia per l‘equilibrio della
catena trofica, sia come risorsa economica e ricreativa per le comunità di pescatori,
professionisti e dilettanti che vi operano. Gli anni ‗70 ed ‘80 hanno visto un‘importante
fenomeno di eutrofizzazione del Lago, in conseguenza del quale la sua comunità ittica ha
subito un forte decremento, culminato con l‘evidente scomparsa dell‘alborella (Alburnus
alburnus alborella) ed una drastica diminuzione della popolazione di persico reale. Da
qui, la necessità di avviare uno studio mirato a valutare lo stato della popolazione di
persico presente, ed individuarne i problemi, sviluppando una strategia di gestione della
pesca comprendente interventi correttivi, sia di tipo amministrativo che di tipo biologico,
finalizzati al recupero della risorsa alieutica e della biodiversità.
1.1 LINEE DI INTERVENTO ATTUATE NEL PROGETTO E PIANO DELLE ATTIVITÀ
Dati gli obiettivi del progetto, comprendenti il monitoraggio della popolazione di persico
reale e la progettazione di una strategia di gestione della stessa, gli studi si sono orientati
su alimentazione, riproduzione e sopravvivenza della specie nello specifico habitat
lacustre.
Figura 1.1: Il Lago di Varese, visione aerea.
Parallelamente al lavoro su campo, finalizzato allo studio dell‘auto-ecologia della specie,
sono state condotte sperimentazioni di laboratorio per verificare alcune fasi critiche dello
sviluppo larvale e della risposta alle principali noxae ambientali. Sono inoltre state
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sviluppate e sperimentate tecniche di allevamento finalizzate ad un programma di
ripopolamento attivo. Nel corso di oltre tre anni di lavoro, sono state sperimentate alcune
delle più comuni tecniche di allevamento (gabbie galleggianti, vasche a ciclo aperto,
risaie, ecc.), oltre a tecniche più avanzate, utilizzando a quest‘ultimo scopo lo stabulario
ittico del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze Molecolari (DBSM).
Lo studio sul persico in ambiente naturale ha permesso di raccogliere dati sull‘intera
comunità ittica del Lago e sul suo ―stato di salute‖. Le informazioni via via ottenute sono
state utilizzate per miglioramenti successivi al programma di ricerca.
Piano delle attività attuate nel progetto PERLAVAR-07
ATTIVITÀ DEL PROGETTO
Studio dell‘autoecologia della
specie nel lago di
Varese
Riproduzione
controllata e
ripopolamento
Divulgazione dei
risultati
Studio della riproduzione in
ambiente naturale e
controllato
Creazione di uno stock di
riproduttori catturati in
ambiente naturale
Sensibilizzazione degli Enti,
delle Associazioni e del
pubblico sul tema della
pesca responsabile
Monitoraggio della dieta
Studio dell‘accrescimento
Individuazione di possibili
fenomeni di competizione
con specie alloctone
Creazione di una zona di
bandita di pesca
Stima dell‘impatto della
pesca sulla specie
Applicazione di diverse
tecniche per la produzione
di larve e post-larve
Prove di accrescimento in
vasche a terra o gabbie
galleggianti
Produzione di giovanili e
sub-adulti per il
ripopolamento
Divulgazione dei risultati
ottenuti:
• Seminari per i corsi di
laurea e dottorato
• Conferenze locali e
nazionali
• Pubblicazioni divulgative
e specialistiche
• Workshop
Obiettivo
Sviluppo di un modello per la gestione sostenibile della popolazione di persico
reale nel Lago di Varese
Accanto alle principali linee di azione, durante lo svolgimento del progetto sono state
intraprese anche attività di divulgazione e sensibilizzazione, coinvolgendo le comunità di
pescatori, i comuni rivieraschi ed i cittadini in un programma di informazione circa le reali
problematiche relative alla pesca nel Lago di Varese ed alla necessità di recuperare la
risorsa come una fonte di ricchezza per l‘intero territorio.
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1.2 AREA DI STUDIO
Il Lago di Varese è un corpo lacustre di modeste dimensioni, collocato tra le colline
moreniche della zona nord-occidentale subalpina lombarda. Di origine glaciale, si è
formato su depositi morenici e alluvionali di vario spessore, anteriori all'ultima glaciazione
Würmiana.
Il suo bacino imbrifero si estende su di un'area piuttosto eterogenea per una superficie
complessiva di 110 km2, giace su rocce calcaree, raramente affioranti, le quali
conferiscono al Lago una buona capacità tamponante ed elevata alcalinità (Tabella
1.1).
Fiume Bardello
Torrente Tinella
Max prof. 26 m
Canale Brabbia
Figura 1.2: Mappa batimetrica del Lago di Varese.
Il bacino è delimitato verso Nord dal gruppo montuoso del Campo dei Fiori e verso Ovest
da una serie di colline di modesta altezza che costituiscono lo spartiacque con il Lago di
Monate; a Sud la linea di displuvio è segnata dalle colline tra il Lago di Comabbio e
l'abitato di Vergiate, mentre ad Est la delimitazione del bacino imbrifero attraversa la città
di Varese (Lami, 1986).
Il Lago è poco profondo (Figura 1.2) ma caratterizzato da sponde molto ripide; il volume
dell'epilimnio rappresenta il 64% del totale, collocando il Lago tra quelli naturalmente
predisposti all'eutrofia, come indicato dal rapporto di Thieneman (Lami, 1986).
Gli unici due immissari significativi sono il Canale della Brabbia, che riversa nel Lago di
Varese le acque in uscita dal Lago di Comabbio ed il Torrente Tinella che nasce dal
Campo dei Fiori e sfocia in zona Groppello di Gavirate; l'unico emissario è il
Fiume
Bardello, che origina dalla punta occidentale del Lago per sfociare poi nel Lago
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Maggiore. In base al rapporto tra il volume del Lago e la portata media dell'emissario, il
tempo teorico di ricambio è calcolato in 1,9 anni. Il bacino imbrifero del Lago è
caratterizzato da una densità di popolazione piuttosto elevata, di circa 700 abitanti km-2
(Crosta, 1999). In esso si trovano 24 comuni, caratterizzati da un discreto sviluppo
industriale ed un‘attività agricola trascurabile.
Tabella 1.1: Principali caratteristiche del Lago di Varese.
Latitudine (°N)
Longitudine (°E)
Altitudine (m s.l.m.)
Superficie (km2)
Perimetro (km)
Profondità massima (m)
Profondità media (m)
Volume di acqua (m3)
Fosforo totale (μg l-1)
Livello trofico naturale (μg l-1)*
Indice MEI attuale
Trasparenza media (m)
Tempo di ricambio acqua (anni)
45° 48'
08° 45'
238
14,8
24
26
10,7
0,1x109
90-100
20 (MEI = 0,27)
5,77
3
1,9
eutrofico
Classificazione OECD
OECD = Organization for Economic Cooperation and Development
* Valutato medinate applicazione dell'indice MEI (indice morfoedafico).
L'applicazione del MEI permette di definire gli obiettivi di qualità di un determinato bacino
1.2.1 Qualità delle acque
Di seguito riportiamo alcuni dati relativi alle caratteristiche chimiche e fisiche delle acque
del Lago di Varese, pubblicati da ARPA-Varese nel 2009, relativi al monitoraggio
effettuato nel bacino tra il 2008 e il 2009.
I dati mostrano ancora delle criticità soprattutto durante il periodo compreso tra la
primavera e l‘autunno dove si osserva una marcata stratificazione delle acque, che
comporta un accumulo di nutrienti e forte ipossia negli strati profondi.
-
Temperatura
Il Lago di Varese mostra una forte stratificazione termica delle acque soprattutto durante i
mesi estivi. Nel mese di luglio 2008 la differenza tra temperatura superficiale e ipolimnica è
stata di 11,3°C. La stratificazione raggiunge il suo massimo in agosto con una differenza di
14,6 °C tra ipolimnio ed epilimnio. La stratificazione resta evidente anche nel mese di
PAGINA 10
settembre per poi diminuire fino alla completa isotermia durante i mesi invernali (Figura
1.3).
Figura 1.3: Andamento della temperatura delle acque del Lago di Varese nel 2008 (Arpa, 2009).
-
Ossigeno
Uno dei prinicipali problemi legati all‘eutrofizzazione è la scarsità di ossigeno presente
negli strati profondi con presenza di sacche anossiche che spesso possono interessare
anche strati di acqua prossimi alla superficie. La concentrazione di ossigeno disciolto nel
Lago di Varese, è strettamente regolata dal regime termico del corpo idrico. Dopo la
formazione del termoclino, da maggio a novembre, nello strato epilimnico l‘ossigeno
disciolto può raggiungere di giorno concentrazioni molto elevate, con frequenti fenomeni
di sovrassaturazione (fino al 150%), dovuti a massive fioriture algali. Al contrario, negli strati
profondi, si verificano frequenti condizioni di anossia totale con percentuali di saturazione
inferiori al 10% per tutto il periodo estivo in cui è presente il termoclino. Durante il periodo
invernale in tutta la colonna d‘acqua, la concentrazione di ossigeno non supera
comunque il 70% del valore di saturazione, a causa del rimescolamento degli strati
ipolimnici con quelli epilimnici (Zaccara et al., 2007). I dati raccolti mostrano, durante la
stratificazione, un sensibile calo della concentrazione di ossigeno a partire da 4 metri di
profondità (Figura 1.4). Secondo i dati ARPA già alla fine del mese di maggio si osserva
una forte differenza tra le concentrazioni di ossigeno dello strato epilimnico ed ipolimnico
(16,2 mg l-1 pari ad una sovrassaturazione del 164% fino a 4 metri di profondità mentre sul
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fondo si trovano 0,36 mg l-1 pari al 2% di saturazione). Soltanto nel mese di dicembre,
grazie alla diminuzione della temperatura delle acque ed il progressivo rimescolamento
della colonna d‘acqua, la concentrazione di ossigeno torna ad essere omogenea nella
colonna (in media 4,73 mg l-1, 39% sat.) (Figura 1.4).
Figura 1.4: Andamento delle concentrazioni di ossigeno nella colonna d‘acqua del Lago di Varese nel 2008
(Arpa, 2009).
-
pH
Anche il pH, ha mostrato un andamento paragonabile a quello della temperatura e
dell‘ossigeno disciolto (Figura 1.5). Durante il periodo di stratificazione dell‘acqua si
osservano valori di pH più elevati nei primi metri della colonna ed un progressivo
abbassamento del pH all‘aumentare della profondità. Durante il mese di luglio per
esempio, si passa da un massimo di 8,7 a 3 metri di profondità ad un minimo di 7,5 sul
fondo.
Il valore di pH molto elevato nello strato epilimnico è indubbiamente dovuto all‘elevata
produzione primaria ed al conseguente utilizzo della CO2 libera da parte del fitoplancton.
L‘abbassamento del pH nello strato ipolimnico è invece da attribuirsi all‘ambiente
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riducente che si viene a creare in condizioni di ipossia/anossia. Solo nel mese di dicembre
si osservano valori omogenei di pH in tutta la colonna d‘acqua (≈ 7,5).
Figura 1.5: Andamento del pH nella colonna d‘acqua del Lago di Varese nel 2008 (Arpa, 2009).
-
Azoto ammoniacale e nitroso
Anche l‘azoto è considerato un agente eutrofizzante in quanto insieme al fosforo è un
nutriente fondamentale per la crescita algale.

Azoto ammoniacale (N-NH3)
Nel Lago di Varese, l‘azoto ammoniacale, mostra minori concentrazioni nell‘epilimnio
rispetto che all‘ipolimnio durante il periodo di stratificazione delle acque così come
avviene per il fosforo. Nel mese di luglio si passa da un minino di 0,04 mg l-1 fino a 4 metri di
profondità ad un massimo di 0,5 mg l-1 vicino al fondo (Figura 1.6). In superficie si assiste ad
una riduzione significativa dell‘azoto ammoniacale grazie alla nitrificazione che permette
il passaggio alla forma ossidata (N-NO2-).
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
Azoto nitroso (N-NO2-)
Durante il monitoraggio del 2008, le concentrazioni di nitrito si sono mantenute al di sotto
di 0,01 mg l-1 in quasi tutta la colonna d‘acqua con un aumento delle concentrazioni
vicino al fondo. Il valore massimo riscontrato da Arpa è stato nel mese di giugno con 0,11
mg l-1 a 20 metri di profondità (Figura 1.6).
Figura 1.6: Andamento dei principali composti dell‘azoto (mg l-1) in superficie, a metà della colonna e vicino
al fondo (Arpa, 2009).
-
Fosforo
Il fosforo è considerato uno dei principali agenti eutrofizzanti, interviene infatti in molti
processi biologici ed è uno dei principali nutrienti usati dalle alghe durante il loro ciclo
vitale. Sulla base del suo Indice Morfoedafico (MEI), il Lago di Varese dovrebbe contenere
una concentrazione naturale di fosforo pari a 21 µg P l-1, cui corrisponderebbe un livello
trofico naturale di oligo-mesotrofia (OLL, 2004).
Le acque del Lago, fin dai primi anni ‗60 hanno mostrato segni di forte deterioramento a
livello qualitativo, per la presenza di scarichi civili ed industriali non depurati che hanno
dato origine nel corpo idrico ad una condizione di ipertrofia ([PT] >400 µg l-1). Il fosforo,
noto come fattore limitante per la crescita algale nelle acque interne, è l‘elemento che
controlla la produttività primaria dell‘ecosistema lacustre quindi un suo eccessivo apporto
è causa di fenomeni di elevata produzione primaria o di eutrofizzazione, i quali a loro
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volta possono influenzare negativamente la sopravvivenza e lo sviluppo delle biocenosi
acquatiche. Una ridotta concentrazione di P potrebbe tuttavia comportare una riduzione
della produzione planctonica con una conseguente ridotta crescita di alcune specie
ittiche.
Il Lago di Varese è stato segnalato tra i primi casi di eutrofizzazione sul territorio italiano.
Sono del 1960 le prime segnalazioni di Volleweider sul problema, tuttavia alla fine degli
anni '70 la qualità delle acque lacustri era ulteriormente peggiorata. Il costante
incremento demografico delle aree circostanti, la conseguente forte antropizzazione del
bacino imbrifero, l‘assenza di un'adeguata gestione dei carichi organici inquinanti in
ingresso nel Lago (Canziani e Crosa, 2005), erano all‘origine del problema.
Nel 1967 venne presentato un progetto di intervento che prevedeva la costruzione di due
rami di un collettore circumlaquale, dove dovevano essere convogliati tutti i reflui urbani
e industriali prodotti nel bacino imbrifero, raggiungendo così l'impianto di depurazione
previsto sul Comune di Bardello. Tale progetto fu realizzato soltanto nel 1986 e l'attivazione
del sistema di collettamento, per altro non ancora del tutto completato, è avvenuta solo
quando il Lago aveva ormai raggiunto una condizione di forte ipertrofia. Le elevate
concentrazioni di nutrienti sono ancora depositate sul fondo del bacino, ma in ogni caso,
il monitoraggio del fosforo disciolto nelle acque mostra da alcuni anni una progressiva
diminuzione.
Come riportato da Arpa, le concentrazioni di ortofosfato (P-PO4) e fosforo totale (PT) tra
dicembre e febbraio sono pressoché costanti in tutta la colonna d‘acqua con una
concentrazione media di 86,1 μg l-1 (PT). Nei mesi successivi, una volta iniziata la
stratificazione delle acque, si osserva una significativa variazione delle concentrazioni di
fosforo tra zona eufotica e zona fotica. Con l‘aumento dell‘attività fotosintetica, infatti, la
concentrazione di fosforo tende a diminuire nell‘epilimnio, mentre a causa del rilascio di
ortofosfato dal sedimento dovuto alle basse concentrazioni di ossigeno ed all‘attività di
batteri che degradano la materia organica si osserva, nell‘ipolimnio, un forte aumento
delle concentrazioni con un massimo di 329 μg l-1 nel mese di ottobre (Figura 1.7). Il Lago è
pertanto ancora da catalogarsi, per via delle sue concentrazioni di fosforo (80-100 µg P l-1)
in uno stato di eutrofia. La causa delle concentrazioni ancora elevate di fosforo è da
individuare nelle fognature ancora esistenti e nel rilascio dai sedimenti. Infatti quando
l‘ossigeno sul fondo scende al di sotto del 10% di saturazione, si verifica un rilascio di
fosforo dai sedimenti argillosi che è stimato in 3-5 tonnellate / anno.
Confrontando la situazione attuale con quella pregressa, si riscontra tuttavia un netto
miglioramento; infatti lo stato di ipertrofia in cui si trovava il Lago negli anni passati è ormai
contenuto in condizioni di eutrofia. L‘obiettivo finale calcolato secondo la metodica
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proposta dal PRRA (Piano Regionale di Risanamento delle Acque), da raggiungere entro il
2018, risulta di circa 32 g l-1 di fosforo, cui corrisponderebbe uno stato naturale di oligomesotrofia. Sbaglia tuttavia chi vuole ricondurre alla concentrazione di P tutti i problemi
sanitari del Lago, quali la sua balneabilità, altrimenti dovuti ad un elevato carico
microbico alimentato da scarichi fognari non depurati che ancora insistono in alcuni
comuni costieri.
Figura 1.7: Andamento del fosforo totale (PT) nella colonna d‘acqua del Lago di Varese nel 2008 (Arpa, 2008).
1.2.2 Zooplancton e Zoobenthos
-
Zooplancton
Lo zooplancton è un anello fondamentale della catena alimentare in tutti gli ecosistemi
acquatici, costituendo tra l‘altro l‘alimento principale dei pesci nelle fasi giovanili. Il
substrato alimentare dello zooplancton è rappresentato principalmente dal fitoplancton,
batteri e solidi sospesi, come di altri organismi zooplanctonici. Secondo Lalumera (2003), la
comunità zooplanctonica del Lago di Varese è costituita da 26 Taxa dei quali 15
appartengono al Phylum dei rotiferi, 7 appartengono al sottordine dei Cladoceri e 4 alla
sottoclasse dei Copepodi (Tabella 1.2). Anche in questo caso le popolazioni presenti sono
comunque tipiche di acque eutrofiche. La densità di tali organismi varia durante l‘anno
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essendo strettamente legata al ciclo stagionale del fitoplancton e la massima
abbondanza si verifica durante la primavera e la prima parte dell‘estate.

Il Phylum dei rotiferi è rappresentato sia da specie planctoniche che sessili diffuse in
tutti gli ambienti acquatici, con dimensioni variabili tra 150 µm e 2.000 µm. Devono il
loro nome alla corona di ciglia presente nella zona apicale del corpo, la quale serve
a creare un vortice d‘acqua che indirizza l‘alimento (fitoplancton e detrito organico)
verso l‘apparato buccale. Quest‘ultimo è munito di un organo trituratore, detto
mastax, in grado di triturare la parete delle alghe unicellulari. I rotiferi risultano molto
importanti nella catena trofica acquatica in quanto costituiscono l‘alimento base
dei primissimi stadi larvali dei pesci (Braioni e Gelmini, 1983).
Gli zooplanctonti dominanti nel Lago di Varese appartengono al Phylum degli artropodi,
classe dei crostacei brachiopodi. Essi sono rappresentati dagli ordini dei Cladoceri e dei
Copepodi ed entrambi costituiscono la fonte di alimentazione diretta dei pesci
planctofagi e degli avannotti in genere.

Ai Cladoceri appartengono specie di piccole dimensioni (0,2-4 mm), hanno il corpo
latero-compresso, trasparente e costituito da un capo (cephalon) di cui non è
visibile la segmentazione, da un torace (pereion) ben segmentato solo nel genere
Leptodora e da un corto addome. La funzione motoria è espletata dalle antenne
trasformatesi in organi motori. I Cladoceri sono tipici degli ambienti d‘acqua dolce e
la loro dieta è prevalentemente fitofaga (i.e. Daphnia sp.) anche se alcuni generi
sono predatori (i.e. Leptodora sp.) (Margaritora, 1983).

I Copepodi costituiscono un gruppo di specie molto comune sia nelle acque dolci
che marine ed hanno dimensioni comprese tra 0,5 e 1 mm. A differenza dei
Cladoceri, nei Copepodi, la segmentazione del corpo è più visibile e le specie che
vivono nella regione pelagica dei laghi hanno una colorazione tendente al verde.
L‘alimento principale di cui si nutrono i Copepodi è costituito da fitoplancton,
protozoi e detrito organico, (Stella, 1982).
-
Zoobenthos
La comunità bentonica risulta alterata a causa dei fenomeni di anossia stagionali a livello
del fondale. I gruppi dominanti della fauna bentonica sono forme larvali di insetti e vermi
acquatici, in particolare larve e pupe di Ditteri, Oligocheti, molluschi e crostacei.
L‘ordine dei Ditteri è principalmente rappresentato dalle famiglie dei Chironomidi e dei
Chaoboridi, caratterizzate dall‘intero ciclo larvale e pupale in ambiente acquatico.
PAGINA 17

Le specie appartenenti ai Chironomidi, sono cosmopolite ed hanno colonizzato una
grande varietà di ambienti; alcune risultano molto abbondanti in laghi eutrofizzati,
poiché sono in grado di accumulare grandi quantità di pigmenti respiratori che
permettono loro di sopravvivere anche a prolungati periodi di anossia. Il corpo è di
forma tubolare, privo di pseudopodi e presentano una colorazione rossa (Lencioni et
al., 2007). Quelli che vivono in ambienti lentici sono soprattutto filtratori di
fitoplancton e di solidi sospesi, oppure raschiatori (Ferrarese e Rossaro, 1981).

Anche le specie appartenenti ai Chaoboridi sono cosmopolite e vivono nelle acque
lentiche di molti ambienti, spesso le pupe vengono confuse con quelle dei
Chironomidi dai quali differiscono per i corni toracici ad imbuto, palette natatorie
molto sviluppate e per la loro trasparenza. Inoltre i Chaoboridi sono predatori di
organismi planctonici che catturano con l‘ausilio di antenne prensili modificate.
Tabella 1.2 Principali specie zooplanctoniche del Lago di Varese (Lalumera, 2003).
Phylum/Ordini
Rotiferi
Cladoceri
Copepodi
Specie
Keratella cochlearis
Keratella quadrata
Testudinella sp.
Filinia longiseta
Filinia opoliensis
Kellicotia longispina
Poliarthra sp.
Conochilus sp.
Asplanca priodonta
Synchaeta pectinata
Pompholix sulcata
Brachionus angularis
Ascomorpha ovalis
Triocherca sp.
Daphnia galeata
Daphnia cucullata
Diaphanosoma sp.
Bosmina longirostris
Chydorus sphaericus
Leptodora kindtii
Eudiaptomus padanus padanus
Mesocyclops leukarti
Termocyclops crassus
Cyclops vicinus vicinus
PAGINA 18

Tra i vermi acquatici, la sottoclasse degli Oligocheti (Phylum degli Anellidi), è
rappresentata nel Lago di Varese soprattutto dalla famiglia dei Tubificidi; tra questi
troviamo specie che, come nel caso dei Chironomidi, sono in grado di resistere a
periodi prolungati di anossia grazie agli alti livelli di pigmenti respiratori nel liquido
ematico.

Il Phylum dei molluschi è rappresentato soprattutto da gasteropodi come Viviparus
ater e Phyza sp. e da bivalvi come Unio pictorum (autoctona) e Dreissena
polimorpha (alloctona).

Tra i crostacei bentonici, troviamo due specie alloctone di Decapodi immesse negli
ultimi anni, Orconectes limosus e più recentemente anche Procambarus clarkii.
1.2.3 La fauna ittica
Come in tutti i corpi idrici ―isolati‖, anche nel Lago di Varese la composizione della
comunità ittica autoctona o naturale, risalente ai periodi antecedenti la forte
antropizzazione, era indiscussamente il risultato di un equilibrio raggiunto tra specie
ricoprenti differenti ―nicchie ecologiche‖ che nel corso dell‘evoluzione del Lago avevano
trovato tra di loro un ―compromesso ecologico‖. Tale composizione ―naturale‖ tuttavia
non ci è nota con certezza e possiamo solamente tentarne una ricostruzione sulla base
delle caratteristiche del Lago e delle poche testimonianze scritte, oltre che della memoria
dei pescatori più anziani. Già nel corso del XIX secolo furono introdotte alcune specie
alloctone, quali il persico sole ed il persico trota. Nel XX secolo poi, fin dagli anni ‘50, è
iniziato un drastico decremento delle popolazioni di salmonidi, particolarmente esigenti,
seguito dalla diminuzione di tutte le altre specie sensibili agli stress ambientali, quali il
persico ed il luccio (Esox lucius) che per il ruolo di predatori terminali autoctoni sono
particolarmente vulnerabili. Alla fine degli anni ‘80 risale la scomparsa dell‘alborella
(Alburnus alburnus alborella), la cui popolazione mostrava però, già da almeno un
decennio, i primi segni di sofferenza sulla base delle informazioni sul pescato. L‘attuale
composizione del popolamento ittico, può essere valutata dall‘analisi dei dati relativi al
pesce sbarcato dai pescatori professionisti della Cooperativa Pescatori Lago di Varese. In
Tabella 1.3 sono riportate le informazioni note sulla composizione, abbondanza e
tendenza recente per la comunità ittica del bacino (Puzzi et al., 2001, Ceccuzzi, 2008).
Questa
è
ormai
per
lo
più
caratterizzata
da
popolazioni
ciprinicole
limnofile
particolarmente tolleranti come la scardola (Scardinius erythrophtalmus), la carpa
PAGINA 19
(Cyprinus carpio), la tinca (Tinca tinca), il gardon (Rutilus rutilus) ed il carassio (Carassius
carassius).
Tabella 1.3: Composizione, abbondanza, recente tendenza e origine delle specie che compongono la
comunità ittica del Lago di Varese.
Nome scientifico
Acipenser (sp.)
Anguilla Anguilla
Alburnus alburnus alborella
Carassius carassius
Cyprinus carpio
Cobitis taenia
Esox lucius
Ictalurus melas
Ictalurus punctatus
Lepomis gibbosus
Leuciscus cephalus
Lota lota
Micropterus salmoides
Perca fluviatilis
Rutilus rutilus
Rutilus erythrophthalmus
Salmo (trutta) trutta
Scardinius erythrophthalmus
Silurus glanis
Sander lucioperca
Tinca tinca
Orconectes limosus
Procambarus clarkii
* Abbondanza: ●●●● molto elevata
Nome comune
Abbondanza*
Origine**
Tendenza***
Storione
Anguilla
Alborella
Carassio
Carpa
Cobite
Luccio
Pescegatto
Pescegatto americano
Persico sole
Cavedano
Bottatrice
Persico trota
Persico reale
Gardon
Triotto
Trota fario
Scardola
Siluro
Luciperca
Tinca
Gambero americano
Gambero della Louisiana
●
●●
●
●●●
●●●
●
●●●
●●●●
●●
●●●●
●●
●
●●
●●
●●●
●
●●
●●●
●●●
●●
●●
●●●
●●●
A
A
A
ALL
A
A
A
ALL
ALL
ALL
A
A
ALL
A
ALL
A
A
A
ALL
ALL
A
ALL
ALL
↔
↓
↔
↑
↔
↔
↑
↓
↔
↔
↑
↔
↓
↓
↑
↔
↔
↓
↑
↓
↔
↔
↑
●●●elevata
●●poco abb.
** Origine: A = autoctona
All = alloctona
*** Tendenza:
↑ Aumento
●rara
↓ Diminuzione
↔ Stazionario
Particolarmente interessante è la presenza, seppure sporadica, della trota fario di ceppo
atlantico (Salmo (trutta) trutta) che negli ultimi anni, anche grazie ad una campagna di
semina, viene significativamente catturata nel Lago sia dai pescatori dilettanti che dai
professionisti. La sua presenza potrebbe essere legata a qualche delimitata zona di
risorgiva in Lago, in grado di mantenere temperature e concentrazioni di ossigeno idonee
a questa esigente specie, anche nel periodo estivo. La comunità ittica del Lago di Varese
è stata modificata in maniera profonda anche a causa delle immissioni, accidentali o
volontarie,
delle
numerose
specie
alloctone
che
attualmente
rappresentano
numericamente oltre un terzo delle specie presenti, ma che dal punto di vista energetico
rappresentano un carico ben superiore. Il peggioramento della qualità delle acque ha
contribuito alla definitiva affermazione di specie ittiche euriecie quali il gardon (R. rutilus)
immesso nel Lago da pescatori dilettanti ed il carassio (C. carassius), specie invasiva
presente nel bacino fin dagli anni ‗90. Quest‘ultima specie, essendo particolarmente
resistente all‘anossia, è diventata in breve tempo una delle componenti più abbondanti
della comunità, sia in termini numerici che di biomassa. Oltre al carassio ed al rutilo, è la
sempre più evidente presenza di predatori quali il siluro (Silurus glanis), il lucioperca
PAGINA 20
(Sander lucioperca) ed il pesce gatto (Ictalurus melas), a costituire motivi di squilibrio della
comunità ittica. Tali modificazioni rappresentano un danno ingente non solo dal punto di
vista faunistico-naturalistico, ma anche dal punto di vista economico, a danno della
pesca professionale che si era sviluppata nei secoli scorsi e che costituiva ormai una
componente importante nell‘equilibrio del Lago oltre che dell‘economia locale.
Figura 1.8: Andamento della presenza di specie alloctone nel Lago di Varese (OLL, 2004 modificato).
La Figura 1.8 riporta il trend della presenza di specie alloctone nel Lago di Varese. Alla fine
del XIX secolo, la presenza di specie alloctone poteva essere ascritta al persico sole, al
persico trota, oltre che a qualche ciprinide. Come si può osservare, la percentuale di
specie aliene dagli anni ‘90 ad oggi, è aumentata quasi del 20% rappresentando ormai
circa il 40% del popolamento ittico del bacino.
1.2.4 Decremento del pescato nel Lago di Varese
Fino agli anni ‘70, la popolazione di pesce persico del Lago di Varese, era ancora molto
abbondante e rappresentava un‘importante risorsa economica per la locale comunità di
pescatori professionisti. La Figura 1.9, mostra il progressivo decremento del pescato
professionale registrato dal 1957 al 1985 (per via dell‘inconsistenza delle catture, non sono
stati aggiornati i dati di pesca negli anni successivi fino al 2003).
Come si può osservare, già dalla seconda metà degli anni ‘60, pur rimanendo
praticamente invariato lo sforzo di pesca, si è assistito ad un sensibile decremento delle
catture: dal 1965 al 1985 la diminuzione è stata vicina all‘86% e la biomassa totale delle
catture è passata, dagli 80.000 kg del 1965, a circa i 13.000 kg del 1985. Le prime specie
che hanno subito questa forte diminuzione sono state l‘alborella, fondamentale ―specie
PAGINA 21
foraggio‖ per il mantenimento degli equilibri della catena trofica, quindi il luccio ed il
persico.
Figura 1.9: Andamento del pescato professionale nel Lago di Varese dal 1973 al 1983 e dal 2003 al 2006
(Provincia di Varese 2007 rapporto interno, Ceccuzzi, 2003).
Per quanto riguarda il persico e l‘alborella, la Figura 1.10 mostra che già a partire dai primi
anni ‘70 (1973), entrambe le specie mostravano i primi segni di decremento, fino ad
arrivare verso la fine degli anni ‘80 all‘apparente scomparsa dell‘alborella dal bacino con
un minino storico, relativo alla cattura di persico, nel 1985 con 175 kg. La condizione di
eutrofizzazione del bacino che ha comportato un drammatico stravolgimento della rete
trofica, è stata la principale causa del cambiamento della composizione della comunità
ittica del Lago.
Figura 1.10: Andamento del pescato professionale di persico e alborella del Lago di Varese fino al 1985
(Provincia di Varese 2007 rapporto interno).
PAGINA 22
Inoltre, la presenza sempre più massiccia di specie alloctone, ha contribuito
all‘impoverimento di alcune delle componenti fondamentali della catena trofica che fa
capo al persico.
Da uno studio sulla popolazione di pesce gatto presente nel Lago di Varese (Ceccuzzi,
2003), ed in base ai dati raccolti nel corso del progetto PERLAVAR è stato possibile
ricostruire il trend del pescato dal 2003 al 2006, riportato nella parte destra del grafico in
Figura 1.9. L‘aumento della biomassa di pesce catturato va ascritto per lo più ad una
crescita demografica di due specie invasive: il pesce gatto (Ictalurus melas) ed il carassio
(Carassius carassius) prive di interesse commerciale. La Figura 1.11 mostra la composizione
del pescato professionale nel 2003 e nel 2006.
Figura 1.11: Pescato professionale del 2003 e del 2006 nel Lago di Varese (Cooperativa Pescatori, 2006).
Le specie prevalentemente catturate sono state: carassio 60,3% (35 t), pesce gatto17,3 %
(19 t), scardola 14,65 % (8,5 t), altre specie come il persico, il luccio, tinca e l‘anguilla
rappresentano solo il 7,75 % (4,5 t). A partire dal 2006 tra le specie rinvenute si è osservata
la presenza sempre più massiccia del gardon (Rutilus rutilus) e del siluro (Silurus glanis).
Quindi l‘incremento del pescato professionale osservabile dal 2003 al 2006 (Figura 1.8), è
dovuto principalmente alla sempre maggiore presenza di specie alloctone che come
detto in precedenza, rappresentano circa il 40% della fauna ittica presente nel bacino.
Purtroppo non si hanno a disposizione dati riguardanti il pescato di lucioperca (S.
lucioperca), specie molto apprezzata e di elevato valore economico. La sua presenza è
risultata abbondante durante i primi anni del 2000 per poi diminuire drasticamente tra il
2005 ed il 2007, probabilmente a causa di un eccessivo sfruttamento sia da parte della
pesca professionale che dilettantistica.
PAGINA 23
1.3 IL PERSICO REALE (PERCA FLUVIATILIS)
Phylum: Cordata
Subphylum: Vertebrata
Super classe: Gnathostoma
Classe: Osteitti
Sottoclasse: Actinopterygii
Ordine: Perciformes
Famiglia: Percidi
Genere: Perca
Specie: Perca fluviatilis (Linnaeus, 1758)
-
Morfologia
Il corpo del persico ha una forma ovale compressa lateralmente anche se in individui più
anziani tende a comparire una certa gibbosità subito dopo il capo.
La colorazione è verde più o meno accentuata sulla parte dorsale, mentre i fianchi
tendono all‘argento o al dorato e sono percorsi in senso verticale da 6-9 striature nerastre.
La testa è relativamente piccola e presenta una bocca abbastanza sviluppata, munita di
numerosi piccoli denti, in posizione mediale. Come in tutti i Percidae, la pinna dorsale è
doppia. La parte anteriore, di colore grigio, è munita di raggi spiniformi aguzzi e nella
parte terminale presenta un‘appariscente macchia nera. La pinna dorsale posteriore ha
invece un colore tendente al grigio-giallastro e presenta solo raggi molli. Tutte le altre
pinne sono di colore arancione-rossastro e non presentano raggi spiniformi. Il persico può
raggiungere una taglia massima di 50 cm ed i 3kg di peso (Gandolfi et al., 1991).
PAGINA 24
-
Distribuzione
Il persico rappresenta l‘unico percide autoctono delle acque interne dell‘Italia
Settentrionale ed è una specie in grado di adattarsi a numerosi ambienti, dai grandi laghi
ai fiumi di pianura ricchi di vegetazione acquatica ed ostacoli sommersi. In Italia, l‘areale
di distribuzione originario era limitato al settore nord-orientale del distretto Padano-Veneto
(Ticino, Po, Adige, Isonzo, laghi prealpini), ma
nel corso degli anni la specie è stata
introdotta anche nell‘Italia centrale e meridionale, in alcuni casi con grande successo.
-
Ecologia
La specie ha abitudini gregarie, più marcate negli stadi giovanili, vivendo in branchi molto
numerosi che stazionano in acque basse nel periodo estivo per poi portarsi in profondità
durante i mesi invernali. Nei primi due anni di vita la dieta è costituita essenzialmente da
zooplancton ed invertebrati bentonici; dal secondo anno di vita si nutre di piccoli pesci,
indirizzando successivamente la dieta alla completa ittiofagia.
-
Biologia riproduttiva
La riproduzione della specie, nei laghi prealpini, avviene tra la seconda metà di aprile e la
seconda metà di maggio, quando la temperatura dell‘acqua è compresa tra 12 e 14°C.
In ambiente naturale la maturità sessuale è solitamente raggiunta dal secondo anno di
età per i maschi e dal terzo anno per le femmine. Il persico non mostra dimorfismo
sessuale tranne che durante il periodo riproduttivo, quando le femmine gravide di uova
presentano il ventre gonfio e la papilla urogenitale sporgente ed i maschi espellono
sperma, se maneggiati.
La femmina, depone le uova in un unico nastro ovarico (di forma cilindrica cava) sulla
vegetazione acquatica o su rami sommersi. Questo, in base alle dimensioni della
femmina, può contenere dalle 5.000 alle 120.000 uova. I nastri ovarici vengono deposti su
substrati lontani dal fondale, per permettere una migliore ossigenazione delle uova ed
evitarne il collassamento (Figura 1.12). Le uova hanno un diametro compreso tra 1,0 e 2,0
mm in relazione alla taglia della femmina; dopo la fecondazione e l‘idratazione il
diametro aumenta raggiungendo dimensioni comprese tra 1,9 e 2,8 mm. La misura delle
larve alla schiusa dipende dalla popolazione di origine e dalla taglia dei riproduttori,
normalmente presentano una lunghezza compresa tra 4 e 5 mm ed un peso inferiore ad 1
mg (0,4-0,8 mg).
PAGINA 25
Dopo il riassorbimento del sacco vitellino (5-8 giorni), la larva è in grado di catturare prede
con dimensione inferiore a 190 µm (Tamazouzt et al., 1998). Malgrado il persico alla stadio
giovanile ed adulto abbia abitudini carnivore, la taglia delle larve risulta molto piccola
(≈ 6 mm), paragonabile a quella di piccoli ciprinidi come ad esempio l‘alborella.
Figura 1.12: Nastro ovarico di persico deposto su rami sommersi, (foto: Claudia Imperiali).
Tabella 1.4: Principali caratteristiche ecologiche del persico reale.
Temperatura
4-31°C
Ossigeno
Salinità
pH
1,3-13,5 mg/l
<10 ‰
6–12
Comportamenti sociali
Giovanili
Adulti
Alimentazione
Habitat
Temperatura riproduzione
PAGINA 26
Gregari
Solitari
Carnivoro-ittiofago
Laghi-fiumi di pianura
12-14°C
1.4 PESCA E SFRUTTAMENTO DEL PERSICO REALE
La quantità di pesce persico pescato nei bacini idrici europei, è diminuita negli ultimi anni
a causa di molteplici fattori, tra i quali:

Degradamento della qualità degli habitat naturali

Sovra-sfruttamento delle popolazioni selvatiche da parte della pesca
professionale e sportiva

Crescente competizione con specie alloctone

Crescente cattura da parte di avifauna ittiofaga protetta
Negli ultimi venti anni, la domanda di persico da parte dei consumatori ha
potenzialmente superato l‘offerta, tanto da stimolare lo sviluppo di fasi di allevamento
intensivo. Secondo le stime riportate dalla FAO nel 2007, la quota di persico catturato
durante il 2005 in tutti i 25 stati membri dell‘Unione Europea ammonta a 21.555 t, mentre
pur disponendo di limitate informazioni sulla domanda da parte dello stesso mercato,
alcuni dati fanno riflettere, visto che, la sola Svizzera importa fino a 5.000 t di filetto di
persico all‘anno (Watson, 2008), mentre in Nord Italia il consumo si aggira intorno alle 750 t
per anno e la domanda, costantemente in crescita, viene spesso soddisfatta in modo
fraudolento, mediante fornitura di filetti appartenenti a ben altre specie.
PAGINA 27
1.5 ALLEVAMENTO DEL PERSICO: STATO DELL’ARTE
Negli ultimi anni, le buone prospettive di mercato e la ricerca di nuove specie candidate
per l‘acquacoltura, hanno fatto crescere in Europa l‘interesse verso il pesce persico, sia
per quanto riguarda la produzione di filetto per il consumo umano, sia per la produzione
di giovanili destinati a programmi di ripopolamento (Craig, 2001). La Tabella 1.5 riporta le
produzioni annuali di pesce persico in Europa derivanti dalla pesca e dall‘acquacoltura
(Watson, 2008).
Tabella 1.5: Quantitativi di pesce persico prodotto dall‘acquacoltura e dalla pesca in Europa nel 2005, dati
riportati dal rapporto FAO del 2007 (Watson, 2008).
Paese
Finlandia
Russia
Estonia
Polonia
Germania
Svizzera
Svezia
Olanda
Lituania
Italia
Danimarca
Grecia
Romania
Rep. Ceca
Ucraina
Belgio
Bulgaria
Slovacchia
Irlanda
Macedonia
Slovenia
Totale
Produzione pesca (t) Produzione acquacoltura (t)
13.102
–
5.161
170
1.100
–
829
–
396
–
281
–
210
–
140
15
64
–
63
?
55
15
30
–
28
4
26
18
25
68
25
–
13
–
6
–
–
25
–
–
1
5
21.555
320
Come si può osservare, anche se la situazione attuale vede un aumento della produzione
di persico in acquacoltura (320 t/anno), la produzione derivante dall‘attività di pesca
risulta ancora molto elevata (21.555 t/anno). Resta in ogni caso il fatto che anche se la
quantità di persico allevato risulta ancora limitata, essa rappresenta una produzione di
nicchia di notevole interesse commerciale. La produzione in Italia, anche se presente,
rappresenta ancora una produzione di nicchia molto limitata, spesso effettuata a latere
di altre colture o in policoltura estensiva, di cui non si hanno dati di produzione attendibili.
PAGINA 28
-
Riproduzione controllata
Esemplari
adulti
di
pesce
persico
mantenuti
in
cattività,
possono
ovulare
spontaneamente, sia in presenza che in assenza di substrati adatti alla deposizione (es.
rami sommersi). Per questo motivo, la cattura di riproduttori selvatici in ambiente naturale,
pochi giorni prima del periodo riproduttivo, è un‘attività praticata da parte di molti
allevatori per la produzione di larve in cattività. La deposizione può avvenire
spontaneamente in vasche nelle quali sono presenti entrambi i sessi. La percentuale di
fertilizzazione delle uova varia mediamente tra il 65–70% ma può raggiungere anche il 90100%. È anche possibile praticare la fecondazione artificiale a secco con i nastri ovarici,
controllando la deposizione da parte delle femmine e la fertilizzazione mediante
spremitura diretta dei maschi sopra gli stessi nastri. Con questo metodo si possono
ottenere percentuali di fecondazione superiori a quelli della fecondazione naturale (8097%). La riproduzione semi-naturale, in ambiente controllato, è comunque preferita in
quanto evita la manipolazione dei riproduttori (Craig, 2001).
-
Incubazione delle uova
I nastri di uova vengono comunemente incubati su fili di supporto o altri tipi di substrati (sia
artificiali che naturali), all‘interno di trogoli di acciaio inox che garantiscono una
sufficiente ossigenazione delle uova; in alternativa possono essere usati vasi di Zug o
McDonald, nei quali il nastro è libero di fluttuare nella corrente idrica ascensionale che si
crea al loro interno. Il numero di uova presenti in un nastro può essere stimato effettuando
un rapporto fra il peso totale del nastro dopo l‘idratazione e il peso medio delle uova.
Nastri prodotti da grosse femmine (1,5 kg) possono essere lunghi anche 2,5 m e contenere
più di 120.000 uova (Craig, 2001). II tempo d‘incubazione delle uova è temperaturadipendente ed i dati disponibili indicano un intervallo compreso tra 90 e 243 gradi/giorno
(GG)1 dal momento della fertilizzazione alla schiusa. Thorpe (1977) e. Kestemont et al.
(1999) hanno osservato che all‘interno di uno stesso nastro, ad una temperatura di 15 °C
tra le prime uova che si schiudono e le ultime passano circa 5 giorni, che si riducono a 3
se la temperatura è di 19 C°.
I gradi giorno (GG) sono una misura atta ad indicare il regime termico cui un organismo è sottoposto. Il
valore si ottiene moltiplicando la temperatura media giornaliera dell‘ambiente di incubazione per il numero di
giorni. Ad esempio 10 giorni di tempo per la schiusa ad una temperatura media di 14°C corrispondono a 140
GG.
1
PAGINA 29
-
Allevamento dei primi stadi vitali
La taglia delle larve risulta molto piccola (≈ 6 mm), paragonabile a quella di piccoli
ciprinidi come ad esempio l‘alborella. Le piccole dimensioni alla nascita hanno a lungo
limitato lo sviluppo di tecniche di larvicoltura adatte a questa specie. A partire dagli anni
‘90 però, l‘interesse è cresciuto al punto che sono state sviluppate diverse metodologie di
allevamento, sia con tecniche estensive che intensive. Le principali problematiche che si
devono affrontare per lo svezzamento larvale sono così riassunte:
-
Le piccole dimensioni dell‘apertura buccale e dell‘intestino
-
La dipendenza da prede vive
-
La difficoltà nell‘accettare una dieta formulata in polvere o in micropellet,
durante la fase di svezzamento
-
La fragilità propria delle larve
-
Il cannibalismo
A causa di queste problematiche, nella maggior parte degli allevamenti europei si è
preferito, fino a pochi anni fa, adottare tecniche di allevamento estensivo o semiintensivo allevando il persico in laghetti fertilizzati, vasche all‘aperto o gabbie galleggianti.
Ultimamente l‘applicazione della tecnica dell‘allevamento con ricircolo dell‘acqua (RAS),
dove le condizioni ambientali sono stabili, ha permesso di raggiungere ottimi risultati
anche con questa specie.
-
Allevamento in vasca out-door e in-door
L‘allevamento del persico in vasca è sicuramente una delle tecniche più diffuse,
presentando molti vantaggi rispetto all‘allevamento in laghetti o in gabbie galleggianti.
Tale metodo permette infatti un migliore monitoraggio delle condizioni di allevamento, un
maggiore controllo delle malattie, delle parassitosi e del cannibalismo.
Come detto in precedenza, le larve di persico alla nascita hanno un‘apertura buccale
molto piccola e dipendono da una dieta composta da prede vive almeno per i primi 20
giorni di vita (Tamazouzt et al., 1998). Nella maggior parte dei casi le larve vengono
alimentate con zooplancton (es. nauplii di Copepodi), raccolto direttamente in bacini
fertilizzati posizionati vicini all‘allevamento. Il plancton viene poi suddiviso per dimensione
attraverso una serie di setacci. In mancanza di ciò le larve possono essere allevate
utilizzando colture artificiali di rotiferi come Brachionus calyciflorus o nauplii di Artemia
salina che permettono ottime performance di accrescimento ed elevati tassi di
sopravvivenza. Le larve di persico infatti, possono catturare nauplii di Artemia (420-480
PAGINA 30
μm) già quando hanno raggiunto una lunghezza di 6 mm, raggiungendo percentuali di
sopravvivenza anche del 70% rispetto allo stock iniziale (Kestemont et al., 1996).
Pur essendo disponibili mangimi di elevata qualità nutrizionale, formulati per larve con
apertura buccale molto piccola (< 200 μm), questi non possono essere utilizzati come cibo
starter per il pesce persico in quanto difficilmente accettati. In numerose prove, effettuate
in cattività, utilizzando mangime artificiale fin dalla nascita, le percentuali di
sopravvivenza si sono mostrate molto basse, non superando il 20-30% (Tamazouzt et al.,
1998). Sono stati effettuati molto studi per determinare la temperatura ottimale di
allevamento del pesce persico, risultata essere compresa tra 21 e 23 °C (Mélard et al.,
1996). Larve e post-larve di persico però sopravvivono difficilmente agli sbalzi termici, di
conseguenza, la maggior parte degli allevamenti che effettuano svezzamento in vasca
utilizzano sistemi RAS dove le condizioni ambientali possono essere grandemente più
stabili. Le condizioni di temperatura variabile che caratterizzano le vasche all‘aperto, con
ricambio continuo di acqua, consentono sopravvivenze talvolta molto limitate.
-
Gabbie galleggianti
L‘allevamento di pesce in gabbie galleggianti è praticato in modo sempre più diffuso, sia
per specie marine che d‘acqua dolce, grazie ai limitati costi dell‘investimento. Il pesce
persico è una specie che si presta ad un tipo di allevamento in ambienti confinati (gabbie
galleggianti, vasche, ecc.) grazie alle sue abitudini gregarie, alla relativamente bassa
aggressività e alla dieta opportunistica (Fontaine et al., 1996).
-
Pond fertilizzati
Anche se l‘allevamento in laghetti fertilizzati è ampiamente praticato in acquacoltura,
soprattutto nella porzione orientale dell‘Europa, solo recentemente il persico è stato
allevato per scopi commerciali o di ripopolamento con questa tecnica. Storicamente
nelle policolture estensive il persico è stato considerato una specie ―invasiva‖ a causa
della sua forte competizione alimentare con altre specie allevate (i.e carpa, tinca, ecc..)
e la predazione attiva verso le classi giovanili di talune specie. L‘allevamento in laghetti
fertilizzati di giovanili di persico destinati ad aziende che effettuano ingrasso e
commercializzazione per consumo umano è tradizionalmente praticato in Francia, in
Irlanda e nella Repubblica Ceca. Nel Nord della Francia, alcuni allevatori producono
persico in monocolture, oppure in policoltura in laghetti di grandi dimensioni, abituando
progressivamente gli stock allevati ad accettare una dieta formulata in vasca o
PAGINA 31
direttamente nei laghetti. In Irlanda, l‘allevamento di giovanili di persico in laghetto è una
tecnica relativamente nuova, in parte a causa della predominanza di allevamenti
dedicati ai salmonidi ed in parte alla limitata tradizione e familiarità con le tecniche di
acquacoltura estensiva. Nella Repubblica Ceca invece, la produzione di giovanili ed
adulti di persico avviene sia in monocoltura che in policoltura, assieme alla carpa. In
Italia, a parte in rari casi di policoltura, non sono ad oggi noti esempi di allevamento del
persico con questa tecnica.
Accanto alla produzione di giovanili di persico, eventualmente abituati ad accettare una
dieta formulata, l‘allevamento in laghetto include anche il mantenimento di uno stock di
riproduttori e la produzione di pesci di taglia commerciale per la vendita diretta al
consumatore. Tra i vantaggi dell‘allevamento del persico in laghetti fertilizzati, il più
importante è la grande ―rusticità‖ che caratterizza gli stock e che li rende molto indicati in
programmi di ripopolamento.
PAGINA 32
2. Studio dell’auto-ecologia del persico
del
persico
nel Lago di Varese
2.1 A
TTIVITÀ DI CAMPO
Nell‘ambito dello studio, da marzo 2007 fino a giugno 2010 è stata effettuata una
campagna di campionamento del persico nel Lago di Varese, mirante a tre principali
obiettivi:

Studio dell‘auto-ecologia della specie;

determinazione della struttura di popolazione (età, taglia media, rapporto tra sessi,
ecc..);

monitoraggio della riproduzione in ambiente naturale, mediante posizionamento di
substrati riproduttivi artificiali (fascine) in diverse zone costiere del Lago.
2.2 RACCOLTA DEI CAMPIONI E ANALISI DEL PESCATO
Con frequenza mensile ed in collaborazione con la Cooperativa Pescatori del Lago di
Varese, sono state effettuate pescate mediante reti branchiali, cioè reti passive. Nella
fattispecie è stata utilizzata la ―perseghera” una rete regolamentare con maglia da 25
mm, 50 metri di lunghezza e 1,2 metri di altezza. Per i campionamenti sono state scelte 3
zone del Lago (Figura 2.1) in base alla profondità, alla tipologia del fondale ed alle zone
dove i pescatori professionisti posano solitamente le reti:
Zona 1) Gavirate-Biandronno
Zona 2) Cazzago Brabbia-Bodio
Zona 3) Schiranna-Calcinate del Pesce
Sui campioni catturati sono state eseguite le seguenti operazioni:

misurazione della lunghezza totale, standard e della circonferenza (cm);

determinazione del peso (g);

prelievo di gonadi maschili e femminili per il calcolo dell‘indice gonado-somatico e
della fecondità assoluta e relativa;

prelievo degli stomaci per il successivo esame, in laboratorio, dei contenuti stomacali.
PAGINA 33
Figura 2.1: Zone di posa delle reti per i campionamenti ittici.
I soggetti catturati (n = 240) presentavano una lunghezza totale compresa tra 14,5 e 29,5
cm ed un‘età compresa tra 1 e 7 anni. La lunghezza massima osservata nei campioni di
sesso femminile, è stata di 29,5 cm e quella minima di 10,5 cm (media pesata = 20,5 cm).
Nei campioni di sesso maschile invece, la lunghezza massima osservata è stata di 27,5 cm
e la minima di 10 cm (media pesata = 18,8 cm). Come si può osservare in Figura 2.2, la
maggior parte dei campioni catturati con la maglia da 25 mm, ha un‘età compresa tra
2+ e 4+. Inoltre, sulla totalità dei campioni, circa il 60% è risultato di sesso femminile, il
rimanente 40% è risultato composto da maschi e soggetti con sesso indeterminato. Altri
Autori riportano in popolazioni naturali di persico, un rapporto tra sessi solitamente
60F:40M, (Goubier et al., 1983; Negri, 1999). Il fatto che le femmine siano preponderanti
nel pescato, potrebbe tuttavia dipendere, almeno nel nostro caso, dal metodo di
cattura, infatti il minore accrescimento dei maschi rispetto alle femmine potrebbe
renderne più improbabile la cattura. L‘efficienza di cattura della maglia utilizzata (25 mm)
è più bassa per persici con lunghezza minore di 17 e maggiore di 23 cm. Le reti branchiali
infatti, presentano due limiti di selezione: il punto di selezione minima corrisponde alla
circonferenza massima del pesce, mentre il punto di selezione massima corrisponde alla
circonferenza opercolare. Pesci con una circonferenza massima maggiore del perimetro
della maglia non vengono catturati, lo stesso vale per pesci piccoli che riescono a
passare attraverso le maglie stesse (Negri, 1999). In Figura 2.3 è riportata la relazione tra la
lunghezza del pesce e la sua circonferenza massima. La misura della circonferenza e
della lunghezza dei campioni ha quindi permesso di valutare la selettività della maglia da
PAGINA 34
25 mm. La relazione mostra che le lunghezze selezionate dalla rete sono proporzionali alle
circonferenze massime dei campioni (a 10-14 cm di circonferenza massima corrispondono
esemplari con lunghezza compresa tra 18 e 23 cm). Non sono mancati, soprattutto
durante i mesi estivi, esemplari di taglia maggiore o minore accidentalmente impigliati
nella rete.
Figura 2.2: Selezione della maglia da 25 mm utilizzata durante i campionamenti sul Lago di Varese.
Figura 2.3: Relazione tra lunghezza totale dei campioni (cm) e la loro circonferenza massima (mm).
PAGINA 35
2.3 STUDIO DELL’ACCRESCIMENTO PONDERALE
La relazione lunghezza-peso è stata calcolata separatamente per i due sessi tramite la
seguente equazione allometrica:
Pt = a Lt b
dove: Pt è il peso del pesce in grammi, Lt è la lunghezza totale del pesce in centimetri.
Dall'analisi dei dati biometrici, sono state ricavate le curve riportate in Figura 2.4. Le
equazioni di entrambe le curve, mostrano un coefficiente di regressione pari a 0,98.
L‘esponente b assume, in genere nelle equazioni allometriche, un valore prossimo a 3 nel
caso in cui la specie ittica in esame presenti un accrescimento isometrico. Il persico tende
ad accrescersi maggiormente in larghezza che in lunghezza e nella maggior parte dei
casi l‘equazione mostra valori superiori a 3. Nel nostro caso i valori di b sono risultati pari a
3,3 per le femmine e 3,1 per i maschi, valori tipici di specie con accrescimento allometrico
(Allen, 1938). Le femmine, a parità di età, hanno una lunghezza totale maggiore rispetto a
quella dei maschi. Come verrà riportato in seguito, ciò potrebbe essere dovuto al fatto
che i maschi mostrano una maturazione sessuale precoce (dal primo anno di età) rispetto
alle femmine (dal secondo o terzo anno di età). Tutto ciò, si tramuta in un enorme
vantaggio, dal punto di vista energetico, per le femmine. Infatti, queste ultime potranno
sfruttare l‘intero budget energetico, per la crescita somatica, per un più lungo periodo di
tempo; viceversa i maschi dovranno investirne una grossa fetta del bilancio energetico
per la maturazione del testicolo già dal primo anno di età, mostrando così un minore
accrescimento in lunghezza ed in peso (Craig, 2001; LeCren 1951). Tuttavia la differenza
in crescita tra i sessi potrebbe anche trovare altre spiegazioni su basi endocrine. La
relazione lunghezza-peso viene calcolata di solito per raggiungere due obiettivi: primo
per individuare l‘algoritmo che relaziona lunghezza e peso, secondo per poter misurare le
variazioni di peso in relazione alla lunghezza, nell‘arco dell‘anno. Si possono così osservare
i cambiamenti nella ―condizione‖ del pesce, solitamente analizzata tramite il calcolo
dell‘indice di condizione k della specie in studio:
k = Pt x 100/ (Lt)3
Dove il peso è espresso in grammi e la lunghezza in centimetri.
Tale coefficiente dipende da vari fattori, quali ad esempio:
PAGINA 36
 La morfologia corporea: un individuo con un corpo affusolato avrà un coefficiente k
inferiore rispetto ad un individuo della stessa specie con una corporatura più robusta.
 I processi riproduttivi: in prossimità della riproduzione la presenza di gonadi mature
comporta un aumento del valore di k, soprattutto nelle femmine.
 Lo stato nutrizionale e di benessere: un individuo di una determinata specie, in buone
condizioni di salute e con elevata disponibilità di nutrimento, tenderà ad accumulare
più energia nei tessuti, rispetto ad un individuo della medesima specie sottoposto a
stress o con scarse disponibilità alimentari.
Figura 2.4: Relazione lunghezza-peso per il pesce persico del Lago di Varese (blu = maschi, rosso = femmine).
L‘indice di condizione k è stato calcolato in tutti gli individui catturati, per ogni mese di
campionamento e mostra un valore medio simile per entrambi i sessi: 1,40 per le femmine
e 1,14 per i maschi. In accordo con Le Cren (1951) i valori di k tendono ad aumentare con
l‘età per entrambi i sessi. L‘andamento annuale dei valori di k raggiunge un picco, nel
periodo pre-riproduttivo corrispondente al mese di febbraio (Figura 2.5). Valori elevati di k
si osservano per entrambi i sessi, anche durante il periodo estivo, quando le temperature
elevate e l‘abbondanza di alimento nel Lago permettono un veloce accrescimento e la
formazione di elevate quantità di lipidi nella cavità intraperitoneale, con conseguente
aumento delle dimensioni addominali. Viceversa, durante i mesi invernali, come in tutte le
specie eteroterme, il persico si alimenta occasionalmente e tende a stazionare sul fondo
del bacino; di conseguenza i valori di k tendono a diminuire. L‘accrescimento del persico
infatti non è continuo, risultando massimo tra i mesi di giugno e agosto, mentre appare
PAGINA 37
ridotto dal mese di novembre, fino alla primavera (Alessio et al.,1991). Oltre al regime
termico del bacino, il fattore di condizione dipende da molteplici variabili che possono
influenzare il tasso di accrescimento del pesce, quali disponibilità di cibo, fenomeni
gerarchici, cambiamenti ambientali, periodo di sviluppo delle gonadi, disponibilità
stagionale delle risorse alimentari, parassitosi ed eventi patologici.
Figura 2.5: Andamento del coefficiente di condizione nel persico del Lago di Varese; a) femmine, b) maschi.
2.4 DETERMINAZIONE DELLE CLASSI DI ETÀ E DELL’ACCRESCIMENTO LINEARE
La crescita nei pesci non è costante nel tempo, subendo rallentamenti in corrispondenza
di scarsa disponibilità di cibo o di basse temperature che rallentano l'attività metabolica.
Nelle regioni temperate, le variazioni nel ritmo di crescita sono legate alla marcata
stagionalità climatica e vengono ―memorizzate‖ a livello di tutte le strutture ossee (otoliti,
scaglie, ossa opercolari, vertebre e raggi ossei delle pinne pettorali) nelle quali la
deposizione dei sali minerali avviene con formazione di zone circolari concentriche dette
"circuli".
a
b
Figura 2.6: a) Punto di prelievo delle scaglie durante i campionamenti; b) esempio di scaglia ctenoide.
PAGINA 38
Sia nelle scaglie che nelle ossa, i circuli possono essere più o meno distanziati tra loro a
formare delle bande di addensamento (corrispondenti alla stagione di crescita lenta o
invernale), alternate a bande con circuli più diradati (corrispondenti al periodo compreso
tra primavera ed inizio dell‘autunno).
La regione formata da due bande stagionali successive, corrisponde quindi ad un anno
completo di vita ed è definita "zona annuale". Il confine tra una zona annuale e quella
successiva, prende il nome di annulo. Nel nostro caso, oltre alle scaglie, prelevate al di
sotto della linea laterale vicino alla pinna pettorale (Figura 2.6), sono state utilizzate, per la
definizione delle classi di età, anche le ossa opercolari.
Nell‘opercolo (Figura 2.7) le zone più opache nelle quali i circuli sono poco evidenti
corrispondono alla stagione a rapido accrescimento (primavera-estate), mentre le zone
più trasparenti, ben marcate tra una zona estiva e l‘altra, rassomiglianti ad un rilievo
dell‘osso, sono le zone ad accrescimento lento (inverno) (Le Cren, 1947).
Figura 2.7: Visione di un osso opercolare allo stereomicroscopio (20x), le frecce in nero indicano le zone ad
accrescimento lento invernale (annuli).
Una volta determinata l‘età dei soggetti catturati, è stato possibile calcolare il tasso di
accrescimento lineare della popolazione di persico nel Lago di Varese. Lo studio
dell‘accrescimento lineare consiste nel determinare la relazione tra le dimensioni
corporee e l‘età del pesce. L‘equazione di von Bertalanffy (VBGF) utilizza dati di taglia e
di età e si basa sulla seguente espressione:
PAGINA 39
Lt = L∞ [1- exp( -k (t-t0)]
dove: Lt è la lunghezza totale del pesce al tempo t; L∞ è la lunghezza di un pesce ad età
teoricamente
infinita
(in
termini
matematici
è
l'asintoto
della
curva
descritta
dall'equazione); k è un parametro di curvatura che misura la velocità con cui la curva
tende all'asintoto; to è un parametro dal significato matematico, che in teoria definisce
l'età alla quale il pesce ha una lunghezza pari a zero. L‘equazione di von Bertalanffy
applicata ai dati raccolti risulta:
entrambi i sessi: Lt = 33,17 (1-e -0,228 (t-1,34));
maschi: Lt = 32,85 (1-e -0,20 (t-1,56));
femmine: Lt = 35,52 (1-e -0,187 (t-1,71)).
La Figura 2.8, mostra la relazione lunghezza-età per il pesce persico del Lago di Varese,
calcolata attraverso il modello di von Bertalanffy. La curva non mostra il plateau previsto
dal modello, probabilmente perché durante i campionamenti non sono mai stati catturati
esemplari con età superiore a 7 anni. Per ogni classe di età, si è osservata un‘elevata
variabilità delle lunghezze. Questo potrebbe dipendere da due principali fattori: innanzi
tutto dalla diluizione temporale della riproduzione, a causa della quale pesci nati all‘inizio
della stagione riproduttiva avranno più tempo per accrescersi rispetto a quelli nati alla
fine della stessa. In secondo luogo, le femmine di persico mostrano un accrescimento
maggiore rispetto ai maschi.
Figura 2.8: Relazione lunghezza-età per il pesce persico del Lago di Varese (Lt = 33,17 (1-e -0,228 (t-1,34))).
Per poter confrontare l‘accrescimento del persico nel Lago di Varese con quello di altri
laghi, è stato calcolato l‘indice Φ’ (Pauly e Munro, 1984) secondo la formula:
PAGINA 40
Φ’ = Log (k) + 2Log (L∞)
dove k e L∞ sono i parametri calcolati dalla formula di von Bertalanffy. L‘accrescimento
del persico dipende da complesse interazioni tra temperatura dell‘acqua (Le Cren 1958;
Coble, 1966), densità della popolazione (Rask, 1983), condizioni trofiche del bacino e
disponibilità di alimento (Craig, 1978; Rask 1983). La Tabella 2.1 riporta i parametri
dell‘equazione di von Bertalanffy (VBGF) calcolati per alcune popolazioni di persico
europee, reperiti in letteratura ed i relativi valori di Φ’. Come si può osservare la
popolazione di persico del Lago di Varese è tra quelle che mostrano il più elevato tasso di
accrescimento con una L∞ pari a 33,17 cm ed un Φ’di 2,39.
Tabella 2.1: Tassi di accrescimento del persico in alcune località europee.
Tutti i sessi
L∞
Sito
k
Slapton Ley; Enghilterra*
÷
÷
Lago Pounui; Nuova Zelanda**
÷
÷
Fiume Po, Italia
18,76
0,408
Lago Trasimeno; Italia*
26,67
0,405
Lago Ijssel, Olanda*
29,40
0,93
Lago di Como, Italia**
÷
÷
Lago Lugano, Italia*
48,23
÷
Lago Langtjern, Norvegia**
19,52
0,33
Lago Ainijärvi; Finlandia**
31,06
0,028
Lago Ängersjön; Svezia**
÷
÷
Lago Stöcksjön, Svezia**
÷
÷
Lago Trehörningen, Svezia***
÷
÷
Lago Piediluco; Italia*
49,09
0,128
Lago di Varese*
33,17
0,102
* Ambiente eutrofizzato
** Ambiente mesotrofico
Φ'
÷
÷
2,15
2,46
1,43
÷
÷
1,43
÷
÷
÷
2,49
2,39
Femmine
L∞
k
25,00
÷
34,80
0,20
÷
÷
÷
÷
÷
÷
24,60
0,42
÷
÷
÷
÷
÷
÷
35,34
0,19
32,38
0,16
28,14
0,18
÷
÷
35,52
0,187
*** Ambiente oligotrofico
Φ'
÷
2,39
÷
÷
÷
2,40
÷
÷
÷
2,37
2,23
2,15
÷
2,37
L∞
22,00
24,80
÷
÷
÷
19,00
÷
÷
÷
27,58
23,34
20,71
÷
32,85
Maschi
k
÷
0,25
÷
÷
÷
0,61
÷
÷
÷
0,24
0,27
0,27
÷
0,200
Bibliografia
Φ'
÷
2,18
÷
÷
÷
2,34
÷
÷
÷
2,27
2,17
2,07
÷
2,34
Craig, 1974
Jellyman, 1980
Alessio et al., 1991
Lorenzoni et al., 1993
Machiels & Wijsman, 1996
Negri, 1999
Puzzi et al., 2001
Heibo & Vøllestad, 2002
Tolonen et al., 2003
Heibo & Magnhagen, 2005
Heibo & Magnhagen, 2005
Heibo & Magnhagen, 2005
Pedicillo et al., 2008
Questo studio, 2010
I valori di Φ’ riportati, mostrano una variazione in relazione alla latitudine; per latitudini
inferiori, il tasso di accrescimento del persico sembrerebbe maggiore rispetto a zone nordcentro-europee. Inoltre, confrontando i valori di k dell‘equazione (VBGF), che descrivono
quanto velocemente la popolazione in esame si avvicina alla L∞, si osserva che nelle
regioni europee meridionali il valore è più elevato, indicando una maggiore velocità di
accrescimento. Questo fatto è confermato anche da Tesh (1955) il quale, attraverso uno
studio effettuato su numerose popolazioni di persico presenti in Europa ha definito cinque
diversi tipi di accrescimento per la specie: a) molto buono: pesci di 2 anni con lunghezza
(Lt) maggiore di 20 cm; b) buono: pesci di 3 anni con lunghezza (Lt)maggiore di 20 cm; c)
moderato: pesci di 3 anni con lunghezza (Lt)maggiore di 16 cm; d) scarso: pesci di 3 anni
con lunghezza (Lt) minore di 16 cm; e) molto scarso: tutti i pesci con lunghezza (Lt) inferiore
a 16 cm. In base ai dati raccolti si può osservare che nel Lago di Varese l‘accrescimento
è ―molto buono‖ rispetto agli standard definiti da Tesh; infatti, la lunghezza totale dei
persici di 3 anni di età è maggiore di 20 cm. Questo rapido accrescimento potrebbe
dipendere sia dalle condizioni trofiche che termiche del Lago di Varese. Hartman (1974)
ha osservato che nel Lago di Costanza (Germania) il tasso di accrescimento del persico
PAGINA 41
aumentava in relazioni alle condizioni di eutrofizzazione del bacino. Egli suggerisce che
l‘incremento di invertebrati acquatici, in relazione all‘aumento della produttività delle
acque, permette una maggiore presenza di alimento per la fauna ittica che si riflette poi
sulle performance di accrescimento.
Oltre a ciò, il Lago di Varese è un corpo d‘acqua poco profondo (profondità media 10,7
m) e durante la stagione estiva, nelle acque epilimniche la temperatura supera
normalmente i 20 °C, raggiungendo anche valori compresi tra 25 e 28 °C tra luglio e
agosto (Canziani e Crosa, 2005). Come riportato da Ferguson (1958) e Hokanson (1977),
questo range di temperature è molto vicino all‘optimum fisiologico della specie, che è
compreso tra 21 e 25,4 °C. Inoltre una serie di esperimenti dimostrano che la temperatura
ottimale alla quale il persico mostra il maggiore tasso di crescita è 23 °C (Mélard et al.,
1996). Di conseguenza le caratteristiche del bacino, le temperature moderatamente
elevate durante il periodo estivo e l‘elevato livello di trofia delle acque potrebbero essere
i principali fattori che permettono al persico di mantenere buone performance di
accrescimento nel Lago di Varese.
2.5 DETERMINAZIONE DELLO SPETTRO ALIMENTARE
I campioni di apparato digerente prelevati (n = 215) e conservati in formalina al 4%, sono
stati osservati in laboratorio allo stereoscopio. Per il riconoscimento delle categorie
alimentari e la classificazione in laboratorio, sono stati utilizzati appositi manuali: ―Guide
per il riconoscimento delle specie animali delle acque interne Italiane” (Consiglio
nazionale per le Ricerche, 1977-1983). Per l‘analisi dello spettro alimentare è stato utilizzato
il metodo ―Frequency of occurrence method” riportato da McCormack (1970); mediante
il quale il numero di individui appartenenti a ciascuna categoria di alimento viene
determinato per ogni stomaco ed espresso come percentuale sul totale delle categorie
osservate.
In base al grado di riempimento, gli stomaci sono stati divisi in 6 diverse categorie: vuoti,
5%, 10-20%, 30-60%, 70-80%, 90-100%. Come mostrato in Figura 2.9, sulla totalità dei
campioni catturati, si è osservata una forte preponderanza di stomaci vuoti (n = 69).
Questo potrebbe dipendere dal fatto che spesso, soggetti immagliati in reti branchiali, a
causa del forte stress, espellono il contenuto stomacale.
In Figura 2.10 sono riportate le principali categorie alimentari osservate durante l‘analisi
dello spettro alimentare del persico. Come si può osservare, le categorie maggiormente
rappresentate, sia in termini di frequenza di comparsa che di abbondanza relativa,
durante tutto l‘arco dell‘anno, sono quelle dei Chironomidi e dei Chaoboridi. In alcuni
PAGINA 42
casi queste due famiglie di Ditteri, rappresentavano l‘unica categoria alimentare
presente negli stomaci. Ciò potrebbe dipendere sia dalla loro grande abbondanza nel
bacino che dal loro ciclo vitale. Infatti, soprattutto i Chaoboridi presentano un
comportamento misto platonico-bentonico, spostandosi nella colonna d‘acqua, in
relazione alle condizioni di ossigenazione delle acque ed allo stadio vitale raggiunto. Le
pupe, prima della ―schiusa‖, migrano verso la superficie dell‘acqua in folti gruppi,
facilmente individuabili e predabili da parte del persico.
Figura 2.9: Percentuale di riempimento degli stomaci analizzati.
Anche lo zooplancton è ben rappresentato negli stomaci analizzati: Daphnia cucullata,
D. hyalina, Leptodora kindtii e Cyclops abyssorum sono le specie maggiormente predate
dalla specie nel bacino. Dati di letteratura attribuiscono una vera e propria pressione
selettiva del persico sulle componenti della fauna zooplanctonica, in tutti gli stadi vitali, da
larva a pesce adulto, anche se non mancano fluttuazioni stagionali legate ai cicli vitali
delle specie (McCormack, 1970; Guma‘a, 1978a). Anche nel nostro caso lo zooplancton
è stato osservato in tutte le classi di età dei persici catturati.
Da giugno in poi, tra le categorie alimentari osservate negli esemplari con età > 2+,
spiccano per importanza giovanili di scardola (S. erythrophthalmus), di gardon (R. rutilus) e
di gambero americano (O. limosus) (Figura 2.10). Secondo Alessio et al. (1991), l‘ittiofagia
sarebbe il principale orientamento trofico del persico nel bacino del fiume Po e tale
tendenza aumenterebbe con la taglia. Secondo l‘Autore, le specie ittiche maggiormente
PAGINA 43
predate dal persico sono in ordine di importanza: alborella (Alburnus a. alborella), persico
% di comparsa
sole (L. gibbosus) cavedano (L. cephalus) e scardola (S. erythrophthalmus).
Figura 2.10: Principali categorie alimentari osservate nella dieta del persico del Lago di Varese, 2008-2009.
PAGINA 44
Durante le fasi di accrescimento, nel persico avvengono due shift ontogenetici,
accompagnati sia da una differenziazione delle categorie di alimento predate sia da
cambiamento a livello morfologico (Hjelm et. al, 2000). La dieta dei persici 0+ è per lo più
dominata dallo zooplancton. Al primo shift i persici si cibano in maniera preponderante di
macroinvertebrati bentonici. Le maggiori capacità evasive di questa categoria di prede,
richiedono un aumento significativo dell‘apertura buccale, una compressione laterale del
corpo ed un maggiore sviluppo delle pinne pettorali, elementi che garantiscono un‘alta
precisione di manovra e di puntamento della preda. Il secondo shift ontogenetico
avviene solitamente in persici con età compresa tra il primo ed il secondo anno di vita e
comporta un passaggio all‘ittiofagia. Ciò richiede un corpo più affusolato ed un
peduncolo caudale robusto al fine di poter dare una buona spinta propulsiva durante la
cattura delle preda. Anche le dimensioni dell‘apertura buccale aumentano in modo da
consentire un‘azione di suzione dell‘acqua ed un tempo di ―handling‖ (tempo che
intercorre dalla cattura all‘ingestione) ragionevolmente agevole.
Nel Lago di Varese, mancando l‘alborella, l‘ittiofagia del persico risulta ritardata o
comunque meno evidente ed è osservabile per lo più nei mesi estivi ed all‘inizio
dell‘autunno, quando il persico preda avannotti o giovanili di scardola e gardon (2-8 cm).
Queste due specie, per via del loro veloce accrescimento non sarebbero molto adatte
per il persico che ha una accrescimento lento e dimensioni della cavità buccale
relativamente grandi. La Tabella 2.2 riporta un confronto tra l‘accrescimento dell‘alborella
e della scardola in Italia settentrionale. Come si può osservare, a parità di età, la scardola
mostra una dimensione superiore rispetto all‘alborella. Il persico quindi può accedere a
questa risorsa solo in quei mesi dell‘anno in cui sono presenti le classi giovanili della specie
(estate ed autunno).
Tabella 2.2: Confronto del tasso di accrescimento della scardola e dell‘alborella in Nord-Italia. (Puzzi et al.,
2001).
Specie
Scardola (S. erythrophthalmus )
Alborella (A. a. alborella )
Classi di lunghezza (cm)
Età 0+
Età 1+
Età 2+
5–8
12–14
> 15
3–4
6–8
8–10
L‘alborella invece mantiene dimensioni ridotte anche durante la fase adulta (4+, 10-12
cm) rappresentando la specie foraggio per eccellenza nei laghi pre-alpini. La mancanza
dell‘alborella, nel Lago di Varese potrebbe quindi risultare un fattore limitante
l‘accrescimento del persico, soprattutto durante la fase adulta. La mancanza della
PAGINA 45
specie foraggio inoltre potrebbe innescare fenomeni di predazione intraspecifica
(cannibalismo) che viene spesso osservata in popolazioni naturali di persico (Le Cren et
al.,1977). Nel nostro caso, avannotti o giovanili di persico non sono mai stati osservati negli
stomaci analizzati, probabilmente grazie all‘elevata produttività ed alla conseguente
abbondanza di macroinvertebrati bentonici; tuttavia la presenza di cannibalismo non
può essere esclusa.
In conclusione, il persico può essere definito una specie opportunista, infatti, le categorie
alimentari osservate, dipendono per lo più dalla loro abbondanza in ambiente naturale e
seguono una certa stagionalità. Curioso è comunque il fatto che, malgrado le
problematiche che il persico del Lago di Varese incontra nella ricerca delle prede ittiche,
la sua crescita, confrontata con quella di altri laghi, risulta comunque elevata. Ciò
potrebbe appunto dipendere dallo spiccato opportunismo e da una certa plasticità della
sua dieta.
2.6 POSSIBILE COMPETIZIONE INTERSPECIFICA CON SPECIE ALLOCTONE
Le specie alloctone sono definite come non naturalmente appartenenti ad un
determinato ecosistema, venendone però a far parte attivamente o passivamente
(Delmastro, 1986). L‘introduzione in ambiente naturale di specie alloctone, è una
questione di rilevante interesse viste le motivazioni che spesso spingono a questo tipo di
pratiche faunistiche. Occorre qui sottolineare che l‘immissione di specie alloctone in
ambiente naturale è sempre causa di squilibri nell‘ecosistema, inoltre raramente i risultati si
dimostrano di qualche utilità. E‘quindi opportuno distinguere due categorie principali di
immissioni: immissioni volontarie ed immissioni involontarie.
Le immissioni volontarie possono essere effettuate per vari motivi, tra i quali il valore
economico-commerciale, specialmente per quanto riguarda le specie più richieste dal
mercato per il consumo umano e che possono garantire una buona produzione. Un'altra
causa di immissioni volontarie è la biomanipolazione, una pratica sempre più diffusa nella
gestione ecologia delle acque: si sfruttano le potenzialità di determinate specie ittiche e
le interazioni con altre specie animali e vegetali, per esercitare un‘azione di controllo sulla
comunità, per risolvere particolari problemi ecologici o sanitari. Un‘altra motivazione per le
immissioni di specie ittiche alloctone è rappresentata dal fattore estetico-ornamentale
che può spingere a popolare le acque pubbliche, oltre a laghetti privati ed agli acquari
degli appassionati, di specie alloctone. E‘ così che sono comparsi il persico sole (Lepomis
gibbosus), ed il classico pesce rosso (Carassius auratus) (Giussani, 1997).
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Le immissioni involontarie sono generalmente causate da negligenza, carenze ed
inadeguatezze legislative e/o di vigilanza. Si possono così rinvenire nelle acque interne,
specie che possono avere un impatto devastante sulle popolazioni autoctone oltre che
sugli interi ecosistemi locali, causando danni talora irreversibili. Purtroppo a questo
proposito si deve registrare un‘eccessiva intraprendenza di alcune associazioni di
pescatori che intervengono nella gestione della fauna ittica, attuando ripopolamenti non
autorizzati, che rappresentano un possibile fattore di rischio ecologico. Molto spesso l‘uso
di ―pesci esca‖ (acquistati liberamente sul mercato) o le immissioni a scopo di
ripopolamento di "pesce bianco" non meglio identificato, magari proveniente dall‘Europa
Centrale, sono state le cause di immissione di pesci alloctoni come è successo per il rodeo
amaro (Rodeus amarus) (Giussani, 1997). L‘introduzione di una o più specie esotiche in un
certo ambiente, può causare a volte, alterazioni nella comunità biologica preesistente (Li
e Moyle, 1993). Le introduzioni più disastrose e spesso irreversibili sono quelle che causano
riduzioni o addirittura estinzioni di specie autoctone a favore delle nuove. Si assiste ad uno
sconvolgimento delle caratteristiche originarie dell‘ecosistema con un progressivo
impoverimento del numero di specie e quindi una riduzione della biodiversità. Questa
maggiore uniformità delle comunità ittiche, la diminuzione del numero di specie e la
perdita di endemismi importanti, spesso a favore di specie infestanti, sono tra le
conseguenze negative delle introduzioni di specie alloctone.
2.6.1
Il pesce gatto ed il gardon
Il pesce gatto ed il gardon (Scheda 2.1 e Scheda 2.2) sono considerati tra i principali
competitori del pesce persico, in quanto hanno uno spettro alimentare molto simile a
quest‘ultimo. Entrambe le specie sono state immesse nel Lago di Varese volontariamente
da pescatori dilettanti, per scopi sportivi. Il pesce gatto è presente nel bacino da più di 20
anni, ma ha mostrato una forte crescita demografica dalla fine degli anni ‘90. Il gardon
invece è presente nel bacino dagli inizi del 2000 ed è tutt‘ora in forte espansione.
Entrambe le specie si sono adattate molto bene e sono ben rappresentate in tutte le
classi di età. La veloce diffusione del gardon all‘interno del bacino padano-veneto è per
lo più imputabile al suo utilizzo da parte di pescatori dilettanti come esca viva. Il gardon
risulta essere un forte competitore alimentare oltre che con il persico, anche con il pigo
(Rutilus pigus) ed il triotto (Rutilus erythropthalmus), con i quali, inoltre, può incrociarsi
efficacemente appartenendo allo stesso genere (Bellani et al., 2007).
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Scheda 2.1: Caratteristiche generali del gardon.
Gardon
Ordine
Famiglia
Genere
Specie
Cypriniformes
Cyprinidae
Rutilus
Rutilus rutilus
Bocca mediana, livrea grigio scuro con
Morfologia
sfumature verdastre. Pinne di colore
Provenienza
Habitat
arancione o rossastro
Est-Europa e Asia
Lentico e lotico
Onnivoro
opportunista
(zooplancton,
Abitudini alimentari
fitoplancton, materiale vegetale, benthos,
Taglia massima
Maturità sessuale
Fecondità
pesce)
1,5 kg (40 cm)
2-3 anni di età
4.000-80.0000 uova per femmina
Scheda 2.2: Caratteristiche generali del pesce gatto.
Pesce gatto
Ordine
Famiglia
Genere
Specie
Siluriformes
Icatluridi
Ictalurus
Ictalurus melas
Corpo arrotondato nella porazione
anteriore, privo di scaglie, livrea verde
Morfologia
giallastra, bocca ampia e presenza di
barbigli. Pinne pettorali e dorsale muinite
Provenienza
Habitat
di raggio spiniforme
America del Nord
Lentico
Onnivoro
opportunista
(zooplancton,
Abitudini alimentari
fitoplancton, materiale vegetale, benthos,
Taglia massima
Maturità sessuale
Fecondità
pesce)
1,5 kg (45 cm)
2-3 anni di età
4.000-100.000 uova per femmina
2.6.2 Ampiezza di nicchia ecologica e competizione interspecifica
Secondo Sumari, (1971), Andersson et al., (1978), Perrson, (1983a-b, 1990, 1997), il rutilo
(Rutilus rutilus) il pesce gatto (Ictalurus melas) ed il lavarello (Coregonus sp.) sono
considerate le principali specie competitrici del pesce persico per quanto riguarda le
risorse alimentari. In particolare rutilo e pesce gatto, entrambi eurifagici ed opportunisti,
sono da considerarsi dannosi per la catena trofica dei bacini in cui vengono introdotti.
Per poter determinare la presenza di fenomeni competitivi tra gardon, pesce gatto e
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persico, nel Lago di Varese, sono stati innanzitutto riportati i dati sulle abitudini alimentari
delle tre specie. Lo spettro alimentare del gardon è stato definito grazie ad una
campagna di campionamento, attivata nel corso del 2009, finalizzata allo studio
dell‘ecologia della specie nel Lago di Varese. Per quanto riguarda i dati sulla dieta del
pesce gatto, sono stati invece ricavati da un precedente lavoro di tesi, svoltosi tra il 2002
ed il 2004, incentrato sullo studio della biologia di questa specie nel Lago di Varese.
Il primo passo per poter definire la presenza di fenomeni competitivi, è stato quello di
calcolare l‘ampiezza di nicchia trofica per le tre specie. In Tabella 2.3 sono riportati i dati
relativi alle principali categorie alimentari predate dalle tre specie, tra i mesi di giugno e
luglio. I dati sono stati utilizzati per il calcolo dell‘ampiezza delle nicchie ecologiche
mediante l‘applicazione dell‘indice di Levins:
Bn = 1 / R
 pi
2
i
Dove:
pi = proporzione della risorsa i utilizzata dalle specie;
R = numero totale delle risorse.
Valori di Bn vicini ad 1 indicano che le risorse sono utilizzate in proporzioni simili dalle specie
in studio (equidistribuite) mentre valori vicini allo 0 indicano uno scarso utilizzo della risorsa.
I valori dell‘indice mostrano ampiezze di nicchia simili per le tre specie: 0,30 per il persico,
0,31 per il pesce gatto e 0,36 per il rutilo (vedasi Tabella 2.3). La maggiore ampiezza della
nicchia del gardon è dovuta alla presenza negli stomaci, per quasi il 40%, di materiale
vegetale.
Tabella 2.3: Frequenze relative delle categorie alimentari per pesce gatto e rutilo nel Lago di Varese (giugnoluglio).
Categorie alimentari
Chironomidi
Chaoboridi
Oligocheti
S.erythrophthalmus
O. limosus
Cladoceri
Copepodi
Materiale vegetale
Numero totale di stomaci
Specie
Pesce gatto
0,04
0,55
0,10
0,01
0,05
0,20
0,02
0,05
Rutilo
0,01
0,41
0,01
0,00
0,00
0,22
0,05
0,30
Persico
0,04
0,60
0,01
0,08
0,05
0,20
0,02
0,00
217
120
200
PAGINA 49
L‘utilizzo di questo indice tuttavia produce un paradosso, infatti le risorse non hanno le
stesse abbondanze in ambiente naturale. Possono risultare popolazioni di pesci che si
cibano di un numero ridotto di categorie alimentari effettuando una vera e propria
selezione delle prede oppure altre che selezionano un determinato tipo di categoria in
relazione all‘ abbondanza in ambiente naturale, anche stagionale (Smith, 1982).
L‘equazione di Levins infatti, non tiene conto della reale disponibilità della risorsa
nell‘ambiente. Questo problema può essere risolto applicando l‘indice di elettività (E) di
Ivlev (1961), il quale integra il dato della dieta con quello delle abbondanze relative delle
categorie nell‘ambiente. Per il calcolo dell‘indice abbiamo utilizzato solo i dati di
abbondanza relativa, riguardanti le categorie alimentari osservate in tutte e tre le specie
in questione: Cladoceri, Copepodi, Chaoboridi, Chironomidi e Oligocheti (Tabella 2.4).
L‘indice è stato calcolato attraverso la seguente formula:
Ei = ri – pi / ri + pi
Dove:
ri = quantità relative di ogni categoria alimentare negli stomaci analizzati, espressa in
percentuale sul totale;
pi = quantità relativa della stessa categoria alimentare presente in catena trofica,
espressa in percentuale sul totale (Costa e Cummins, 1972). I risultati ottenuti, dal calcolo
dell‘indice E, vengono interpretati come grado di selettività per ognuna delle categorie
alimentari osservate. Anche in questo caso un valore pari ad 1 indica un elevato grado di
selezione per una determinata categoria alimentare, un valore negativo o vicino allo 0
indica invece una bassa selettività per quel determinato alimento. Quindi, interpretando il
dato ottenuto, valori bassi dell‘indice possono indicare, sia una dieta opportunistica e non
specializzata oppure una grande abbondanza di una determinata risorsa nell‘ambiente.
Nel nostro caso l‘indice di Ivlev, calcolato per le diverse categorie alimentari (vedasi
Tabella 2.4), risulta equamente basso ed in alcuni casi assume anche valori negativi
(Figura 2.11). Inoltre, l‘indice mostra valori positivi solo per la categoria dei Chaoboridi,
con un massimo di 0,33 calcolato per il gardon. Ciò è dovuto probabilmente alla grande
abbondanza di tale risorsa nell‘ecosistema lacustre e dal fatto che le tre specie non sono
specializzate nel consumo di nessuna delle cinque categorie analizzate.
Tabella 2.4: Abbondanze relative delle varie categorie alimentari presenti nel Lago di Varese, usate per il
calcolo dell‘indice di Ivlev (OLL, 2004).
PAGINA 50
Collocazione
Zooplancton
Benthos
Famiglia
Cladocera
Copepoda
Densità media annuale (ind./ m3)
32.000
13.000
Totale
45.000
Chironomidae
Chaoboridae
Oligochaeta
Densità media annuale (ind./ m2)
500
720
370
Totale
1.590
Figura 2.11: Valori calcolati dell‘indice di Ivlev per persico, pesce gatto e rutilo. Come si osserva solo la classe
dei Chaoboridi assume valori positivi degni di nota. Ciò indica una scarsa specializzazione della dieta delle tre
specie.
L‘ipotesi di sovrapposizione di nicchia invece è stata esaminata utilizzando per il calcolo, il
numero totale di categorie alimentari identificate negli stomaci delle tre specie analizzati,
applicando l‘indice di MacArthur-Levins:
pp

p
ij kj
Oik
j
ij 2
j
Dove:
pij = è la proporzione della risorsa j usata dal consumatore i
pkj = e la proporzione della risorsa j usata dal consumatore k
Questa equazione è strettamente legata al calcolo del coefficiente di competizione
calcolato poi per le tre specie in questione applicando l‘indice di Lokta-Volterra (in
Pianka, 1973):
PAGINA 51
pp
ij kj
Oik 
j
p p
ij 2
j
kj 2
j
Dove pi è la frequenza di una certa categoria nella dieta.
La stima circa la possibilità di sovrapposizione di nicchia tra le specie, mediante
l‘applicazione dell‘indice di MacArthur-Levins, indica questo evento come probabile,
infatti i valori ottenuti sono: 0,91 tra persico e pesce gatto e 0,70 tra persico e gardon.
Anche in questo caso, valori vicini allo zero indicano una bassa sovrapposizione di
nicchia, viceversa valori vicini all‘unità indicano un‘ampia sovrapposizione (MacArthur e
Pianka, 1966). Allo stesso modo, i valori dell‘indice di Lotka-Volterra (indice di
competizione interspecifica) calcolati mostrano valori molto vicini all‘unità: 0,94 per
persico e pesce gatto e 0,70 per persico e rutilo (Tabella 2.5).
Tabella 2.5: Risultati degli indici applicati alle tre specie (persico, pesce gatto, rutilo) nel Lago di Varese.
Indici
Levins (ampiezza di nicchia)
McArthur-Levins (sovrapp. di nicchia)
Lokta-Volterra (competizione)
Specie
Persico Pesce gatto
0,30
0,31
Persico-P. gatto
0,91
0,94
Rutilo
0,36
Persico-Rutilo
0,70
0,70
I risultati ottenuti, mediante l‘applicazione degli indici sopraccitati, permettono di
concludere che le tre specie hanno abitudini alimentari simili, per lo più opportunistiche e
legate alle abbondanze relative delle prede nel bacino. Inoltre, anche se gli indici di
sovrapposizione di nicchia e di competizione mostrano valori elevati, fino a quando le
risorse alimentari non risulteranno limitate ma resteranno diversificate ed abbondanti si
potrà escludere l‘insorgenza di fenomeni competitivi tra le tre specie. Resta comunque il
fatto che i tre spettri alimentari sono molto simili e se una o più categorie alimentari
dovesse drasticamente diminuire e divenire così un fattore limitante, potrebbero
innescarsi meccanismi antagonistici interspecie con un conseguente aggravio dei
disequilibri all‘interno della catena trofica. Inoltre bisogna tenere conto della lenta ma
costante riduzione del livello di eutrofia in atto nel bacino. La diminuzione dei nutrienti
come il fosforo, che in passato erano apportati da scarichi fognari non trattati, sta infatti
comportando una riduzione della trofia delle acque con conseguenze sulle capacità
produttive ed impoverimento della rete trofica. Gerdeaux et al. (2006) riportano che in
PAGINA 52
molti laghi prealpini francesi e svizzeri, la re-oligotrofizzazione2 in atto ha comportato una
forte diminuzione dei ciprinidi e dei percidi con un vantaggio dei coregonidi che
mostrano una forte ripresa demografica. Anche nel Lago di Varese, una riduzione della
produttività potrebbe provocare un cambiamento degli equilibri della catena trofica con
conseguenti scompensi nelle popolazioni di percidi e ciprinidi. Ciò potrebbe innescare
fenomeni, non solo di competizione inter-specifica ma anche di competizione intraspecifica all‘interno delle coorti di persico.
Molti Autori (Persson, 1983; 1990; Vøllestad, 1985; Bergman, 1990), si sono concentrati sullo
studio dei possibili effetti negativi derivanti dall‘introduzione del gardon su popolazioni di
persico in alcuni laghi dell‘Europa Centro-Settentrionale. Dal punto di vista della nicchia
ecologica, le due specie presentano notevoli differenze, infatti, il persico è una specie
strettamente carnivora che si ciba per lo più di altre specie ittiche, benthos e
zooplancton, mentre il gardon è una specie eurifagica che può utilizzare sia risorse animali
che vegetali (detrito, alghe verdi, ecc.). Il gardon inoltre è considerato un ―low cost
feeder‖ (utilizza poche energie nella ricerca del cibo). Il foraggiamento della specie è
caratterizzato da un‘alta velocità media di nuoto, molto regolare in modo da mantenere
basso il costo metabolico dell‘azione natatoria e nella ricerca del cibo. Questa
caratteristica permette alla specie di nutrirsi anche di zooplancton di piccole dimensioni
mantenendo una sufficiente ―energy intake‖ tenendo conto dei costi energetici della
predazione. Lo zooplancton di piccole dimensioni, il detrito, le alghe, costituiscono risorse
aggiuntive a quelle condivise con il persico (benthos e zooplancton), aumentando le
dimensioni della nicchia ecologica e favorendo il rutilo in ambienti in cui queste risorse
abbondano (Stenson, 1979). Secondo gli autori, l‘ampiezza della competizione tra le due
specie dipende dalla presenza di altri competitori, dalla distribuzione delle risorse
nell‘habitat e dalle dimensioni della popolazione di gardon. Diventano fondamentali gli
assunti di Shoener (1983) e Werner (1986), secondo i quali, quando la densità di gardon
supera il rapporto di 10:1 rispetto al persico, la probabilità che si inneschino fenomeni
competitivi a favore del gardon è molto elevata. Si ha motivo di ritenere, ad esempio,
che nel Lago Maggiore questo rapporto sia già stato superato da tempo. Persson (1983)
riporta inoltre che il calo della popolazione di persico nel Lago Sövdeborgssjön (Svezia) è
stato causato alla forte competizione con il gardon. Infatti, secondo l‘autore, la riduzione
delle risorse alimentari disponibili, soprattutto durante il periodo estivo, provoca un
rallentamento della crescita nei giovani persici che non riescono più ad attingere alla
risorsa zooplanctonica (competizione intraspecifica). Ciò comporta una maggior
Re-oligotrofizzazione: termine che indica il processo di miglioramento dello stato trofico (riduzione della
concentrazione di fosforo) delle acque di un corpo idrico.
2
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esposizione alla predazione, con il risultato che un minor numero di persici arriva all‘età
riproduttiva (bassa eterogeneità della popolazione). Le popolazioni di persico risultano
così mal strutturate con una forte presenza di giovanili ed una bassa presenza di
esemplari più anziani. Fenomeno analogo potrebbe verificarsi anche nel Lago di Varese,
se tentativi di riduzione del fosforo abbassassero la produttività del Lago, causando
competizione e sovrapposizione di nicchia tra il persico ed il gardon.
Bisogna comunque tenere conto che, da un punto di vista ecologico, il gardon potrebbe
essere vista come un‘ancora di salvezza le specie predatrici presenti nel Lago come
luccio, lucioperca, ecc.. in quanto rappresenta anche se per un periodo di tempo
limitato (max. età 2+-3+) un‘ottima specie foraggio che in parte ha sopperito, alla forte
diminuzione dell‘alborella.
Resta inoltre il fatto che il gardon, anche se si stanno spendendo molti sforzi per
aumentare l‘interesse per il consumo umano, è una specie difficile da lavorare e da
commerciare. Superata una certa taglia le spine intramuscolo diventano difficili da
―eliminare‖ e ciò compromette la possibilità di vendita del filetto anche dopo lavorazione
(affumicatura, marinatura, ecc..). Nel corso di una sperimentazione sulla riva piemontese
del Lago Maggiore, la taglia media catturata è stata di circa 200 g, già al limite della
possibilità di lavorazione. Lo scarso interesse commerciale, le difficoltà della lavorazione
delle carni ed i quantitativi pescati (a volte > di 200 kg per giorno) fanno del gardon un
vero e proprio flagello per la pesca professionale, almeno per il momento.
2.6.3 Possibile impatto del pesce siluro sul persico nel Lago di Varese
-
Il pesce siluro
Silurus glanis (Figura 2.12), conosciuto volgarmente come pesce siluro, è un pesce
d'acqua dolce appartenente alla famiglia dei Siluridae ed all'ordine Siluriformes. È una
specie autoctona in tutta l'Europa centro-orientale, è presente a Nord fino all'estremo
meridione della Finlandia e della Danimarca, a Sud fino alla Grecia settentrionale ed alla
Turchia, ad Est nel bacino del Danubio, e ad Ovest nei principali bacini fluviali francesi e in
Spagna fino al bacino dell‘Ebro. E' stato introdotto in Italia da circa mezzo secolo e si è
largamente diffuso soprattutto nei bacini del Po e dell‘Adige. Più recentemente è stato
introdotto in Italia centrale (fiumi Arno e Tevere). In Lombardia è diffuso ormai in tutti i
principali laghi prealpini (Lago di Varese, Lago di Monate, Lago di Comabbio, Lago
Maggiore e Lugano). Una delle principali caratteristiche della specie, è innanzi tutto, la
sua grande plasticità ecologica, che gli consente di colonizzare ambienti molto diversi tra
PAGINA 54
di loro in relazione alle caratteristiche idrologiche e morfologiche. Ciò gli permette di
mantenere una posizione di netto vantaggio rispetto alle altre specie originarie del
bacino padano, coprendo inoltre la posizione di predatore dominante della catena
trofica. I suoi habitat ideali sono costituiti dai grandi fiumi di pianura, ma lo si trova spesso
anche in paludi, stagni, laghi, lanche, bracci morti e canali di bonifica.
È una specie bentonica ed ama nascondersi tra rami e fanghiglia, riposando durante la
maggior parte della giornata. Caccia durante le ore notturne, posizionandosi spesso nelle
zone d'acqua più vicine alla riva.
Figura 2.12: Esemplare di pesce siluro catturato nel Lago di Varese.
In acque molto limpide mostra livree tendenti a sottolineare il contrasto tra dorso nero e
ventre bianco. In acque torbide assume colorazioni tendenti al marrone fino a giungere al
giallo screziato tipico degli esemplari che vivono in paludi e laghi molto produttivi.
Raggiunge dimensioni variabili, in relazione all'habitat in cui si trova. In Kazakistan, così
come lungo il corso dei fiumi Danubio, Po ed Ebro, arriva alla sua massima taglia, che
corrisponde a 280 cm circa.
Il pesce siluro è tra i maggiori predatori delle acque interne europee e si nutre di pesci vivi
o morti, vermi, larve e quant'altro possa trovare sul fondo. Nello specifico, durante la fase
giovanile, la sua alimentazione è composta da invertebrati bentonici e piccoli pesci,
mentre nella fase adulta si alimenta di qualsiasi specie ittica, consumando una quantità
giornaliera pari al 3% del peso corporeo. Non mancano casi in cui il siluro preda piccoli
volatili che si avvicinano alla superficie dell‘acqua, anfibi o piccoli mammiferi (ratti o topi).
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Le problematiche legate alla presenza del pesce siluro nelle acque interne italiane, sono
svariate e vanno dalla competizione interspecifica, alla predazione attiva su specie
autoctone pregiate, come tinca, barbo, persico, ecc.
Nel Lago di Varese il siluro è presente da alcuni anni e sembra sia arrivato nel bacino
attraverso il Canale della Brabbia che unisce il Lago di Varese al Lago di Comabbio. Le
catture di siluro nel Lago di Varese, hanno mostrato un costante aumento negli ultimi 5
anni ed ora la specie è sottoposta ad un piano di abbattimento partito nel 2009.
Figura 2.13: Immersioni per il controllo e la cattura di esemplari di siluro nel Lago di Varese.
Per poter definire le abitudini alimentari della specie, il suo accrescimento ed il possibile
impatto negativo sulla popolazione di persico reale, a partire da marzo 2008, all‘interno
del progetto PERLAVAR è stata avviata una campagna di cattura specifica rivolta alla
specie. I campioni sono stati catturati con diverse metodologie: reti regolamentari
(tremaglio), bertovelli posizionati vicino alle rive del bacino, canna da pesca, traina dalla
barca ed infine, da Marzo 2009, mediante pesca subacquea (Figura 2.13).
Quest‘ultima è stata praticata con due squadre operative, ciascuna munita di due fucili
subacquei. Le immersioni iniziavano all‘incirca un‘ora prima del tramonto fino
PAGINA 56
all‘imbrunire, momento in cui siluri sono soliti avvicinarsi alle zone litorali del bacino per
cacciare.
In totale sono stati catturati 122 esemplari di siluro di cui 16 mediante pesca subacquea.
Su ogni campione sono state eseguite le seguenti operazioni:

Misurazione lunghezza totale e standard (±1 mm).

Determinazione del peso corporeo (± 10 g).

Prelievo delle pinne pettorali per la determinazione delle classi di età.

Prelievo dell‘apparato digerente per il monitoraggio della dieta della specie.
-
Determinazione dell’età
La peculiarità della cute del pesce siluro, priva di scaglie e ricoperta da uno spesso strato
di muco, non ha consentito di usare il metodo scalimetrico (analisi delle scaglie) per la
determinazione dell'età. Pertanto si è scelto il metodo, altrettanto valido, dell‘osservazione
di sezioni sottili del primo raggio osseo delle pinne pettorali.
a
b
c
Figura 2.14: a) Posizione di taglio delle ossa di siluro; b)taglio dell‘osso con l‘ausilio di un trapano; 3)
osservazione al binoculare delle sezioni ottenute e conta degli annuli.
Le pinne, conservate a -20°C all'interno di provette, sono state poi sottoposte a bollitura in
acqua in modo tale da eliminare più facilmente i tessuti molli presenti. La pulizia finale è
PAGINA 57
avvenuta tramite sfregamento con uno spazzolino morbido in modo tale da eliminare
definitivamente tutti i tessuti che circondano l'osso. Una volta pulite, le ossa sono state poi
tagliate in posizione prossimale (Figura 2.14-a) con l‘ausilio di una piccola fresa da
trapano (Figura 2.14-b), in questo modo è stato possibile ottenere sezioni di circa 700-800
μm osservabili al binoculare (Figura 2.14-c).

Risultati
I 122 campioni catturati hanno fatto registrare un peso medio di 4.8 kg ed una lunghezza
media di 75,5 cm. L‘esemplare più piccolo catturato presentava un peso di 90 g ed una
lunghezza di 24 cm, mentre quello più grande pesava oltre 41 kg e presentava una
lunghezza di 190 cm. I campioni catturati avevano un‘età compresa tra 0+ e 9+.
Figura 2.15: Dieta del siluro nel Lago di Varese, in relazione alle classi di lunghezza catturate.
L‘analisi dei contenuti stomacali ha mostrato che il siluro, nel Lago di Varese, subisce
durante la sua crescita, tre differenti cambiamenti di dieta. Fino a 60 cm di lunghezza si
ciba per lo più di benthos e specie ittiche legate alla vita di fondo, come il persico sole (L.
gibbosus), il persico reale soprattutto nei mesi invernali e le due specie di astacidi
Procambarus clarkii e Orconectes limosus, molto abbondanti nel bacino (Figura 2.15).
PAGINA 58
Da 60 a 100 cm invece, si osserva un forte aumento della presenza della scardola (S.
erythrophthalmus), del pesce persico e del persico sole con ancora una forte
preponderanza degli astacidi. Ad una misura compresa tra 100 e 160 cm, anche se le
due specie di gambero ricoprono ancora grande importanza nella sua dieta, scardola e
carassio risultano essere le due categorie alimentari maggiormente rappresentate negli
stomaci (Figura 2.15).
Analizzando le classi di necton catturate si osserva che il pesce persico rappresenta
percentuali variabili nella dieta del siluro comprese tra il 15 ed il 18% (Figura 2.15). La taglia
media dei persici osservati è stata di 8-10 cm (età 0+). La maggiore presenza di persico si
osserva nella dieta di esemplari con lunghezza compresa tra 60 e 100 cm soprattutto nei
mesi invernali (ottobre-dicembre) (Figura 2.16).
Figura 2.16: Contenuto stomacale di un siluro di 80 cm di lunghezza catturato nel Lago di Varese nel mese di
novembre 2009. Come si può osservare sono ben riconoscibili un persico sole (in alto a sinistra) ed alcuni
giovanili di persico.
Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che, durante i mesi più freddi, il persico staziona in
folti branchi vicino al fondale, zona in cui il siluro svolge gran parte del suo ciclo vitale. Lo
stazionamento bentonico del persico, la sua bassa attività durante i mesi invernali, insieme
all‘istinto opportunista del siluro, potrebbero essere i principali fattori che concorrono
all‘aumento della presenza di persico nella dieta di quest‘ultimo tra l‘autunno e l‘inverno.
Inoltre la strategia predatoria del siluro, cacciatore notturno, quando gran parte dei pesci
è in uno stato di torpore, gli consente un grande vantaggio rispetto alle altre specie
ittiche, rendendole particolarmente vulnerabili alla predazione. La spiccata ittiofagia
PAGINA 59
legata all‘opportunismo del siluro, (preda qualsiasi specie ittica a seconda della
disponibilità e senza badare alla taglia), la strategia di caccia e la grossa taglia rendono
la specie particolarmente invasiva e minacciosa, soprattutto in quegli ecosistemi già in
parte compromessi da attività antropiche, come il Lago di Varese. Il fatto che il persico
rappresenti quasi il 20% della dieta del siluro, potrebbe implicare un forte impatto sulla
popolazione presente; inoltre la predazione si concentra sulla classe giovanile della
specie, con un conseguente possibile abbassamento della fitness della stessa.
2.7 BIOLOGIA DELLA RIPRODUZIONE DEL PERSICO NEL LAGO DI VARESE
2.7.1 Calcolo della fecondità ed indice gonado-somatico
Il pesce persico non presenta un evidente dimorfismo sessuale, pertanto il sesso è stato
determinato su esemplari sacrificati, mediante l'esame delle gonadi allo stereoscopio,
dopo laparotomia. Dalle gonadi femminili, è stato quindi possibile, effettuare il calcolo
della fecondità assoluta (Fass = num. uova per kg di peso) e relativa (Frel = num. uova per
femmina) mediante un conteggio degli oociti allo stereoscopio.
Calcolo della fecondità assoluta:
Fass = Pg x N x Ps-1
dove Pg = peso degli ovari; Ps = peso del sub-campione; N = numero di uova nel subcampione.
Calcolo della fecondità relativa:
Frel = Fabs /Pt
dove Fabs = fecondità assoluta e Pt = peso totale del pesce in kg.
L‘indice gonado-somatico (GSI) è stato calcolato per tutti i campioni di sesso determinato
attravero la seguente formula:
GSI = 100 Pg / Pt
dove Pg = peso delle gonadi (g) e Pt = peso totale del pesce (g).
La fecondità assoluta (Fabs) in termini di numero di uova per unità di peso degli ovari
espresso in grammi, è risultata pari a: 5.038 ± 1.251 all‘età 2+ (classe di lunghezza: 16,5-18,0
cm), 10.913 ± 1.134 all‘età 3+ (classe di lunghezza: 18,5-20,5 cm) e 18.551 ± 3.217 all‘età 4+
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(classe di lunghezza: 21,0-22,5 cm). Il numero di oociti aumenta in relazione all‘età ed alla
lunghezza delle femmine (Figura 2.17). La relazione tra la lunghezza della femmina ed il
numero di uova è descritto dall‘equazione: NO = 0,0169 Lt4.41 (r2 = 0,93) (Figura 24-a). La
fecondità relativa media (Frel) invece risulta: 105.271±12.275 (2+), 132.622±7.352 (3+) e
131.252±15.555 (4+).
Figura 2.17: Relazione tra numero di oociti (fecondità assoluta) ed età e lunghezza della femmina.
Come riportato in Tabella 2.6, i valori di fecondità assoluta da noi osservati sono risultati
simili a quelli riportati in letteratura per altre popolazioni di persico in Europa: da 3.000 a
6.000 uova per femmine con lunghezza compresa tra 15 e 17 cm (2+), da 9.500 a 23.000
uova per femmine con lunghezza compresa tra 19 e 23 cm (3+,4+) e da 40.000 a 47.000
uova per femmine con lunghezza compresa tra 26 e 27 cm (5+).
Tabella 2.6: Fecondità assoluta del persico in diversi laghi Europei (Thorpe, 1977, modificato) e nel Lago di
Como (Negri, 1999).
Località
Lago di Varese
Lago di Como
Klicava Reservoir
Rybinsk Reservoir
Rybinsk Reservoir
W. Lake Erie
Lunghezza t. (cm)
17-24
14-20
13-33
19-30
13-36
18-33
Fecondità assoluta
5038-18551
6208 - 13550
6710 - 144000
16400 - 69300
16600 - 111800
8618 - 78742
Da notare che rispetto al dato di fecondità riportato per il Lago di Como (Negri, 1999), la
fecondità assoluta media dei persici del Lago di Varese risulta più elevata; ciò potrebbe
essere messo in relazione alle differenze di accrescimento tra le due popolazioni, dovute
alle differenti condizioni di trofia dei due bacini. Infatti, secondo Nikolsky (1963), la
fecondità delle femmine dipende principalmente dalla feed-supply: quando le risorse
PAGINA 61
alimentari sono molto abbondanti durante tutto l‘anno, anche la produzione di uova
risulta più abbondante. Anche la temperatura, essendo uno dei principali fattori di
regolazione dell‘accrescimento nel pesce persico, gioca un ruolo molto importante: una
più elevata temperatura dell‘acqua permetterebbe, secondo alcuni autori, un aumento
della fecondità delle femmine di persico (Zakharova, 1955 in Thorpe, 1977).
L‘indice gonado-somatico (GSI%) è stato calcolato mensilmente, sia per i maschi che per
le femmine catturate (Figura 2.18). Per le femmine, i valori massimi si osservano durante il
mese di aprile, appena prima della riproduzione quando le gonadi rappresentano circa il
25% del peso corporeo. Per i maschi invece, il massimo è raggiunto tra dicembre e
gennaio quando le gonadi rappresentano circa il 9% del peso corporeo.
n = 93
n = 54
Figura 2.18: Andamento dei valori di GSI% per le femmine (rosa) e per i maschi (blu).
Dall‘analisi delle gonadi si è osservato che, in accordo con Treasurer e Holliday (1981), già
durante il mese di gennaio i maschi presentavano testicoli maturi con produzione di
sperma; mentre le femmine, a causa del protrarsi della vitellogenesi fino a pochi giorni
dall‘ovulazione, raggiungono la completa maturazione appena prima dell‘ovulazione. Da
giugno a settembre, ossia in periodo post-riproduttivo, il GSI raggiunge i valori minimi per
entrambi i sessi: 0,22% per le femmine e 0,42% per i maschi.
PAGINA 62
2.7.2 Età di prima maturazione sessuale
In Tabella 2.7 sono riportati i dati relativi alla maturità sessuale per le diverse classi di età,
nel persico catturato nel Lago di Varese. Come si può osservare, l‘età di prima
maturazione sessuale per i maschi è compresa tra il primo ed il secondo anno (73-100%),
mentre per le femmine la percentuale di individui in via di maturazione risulta elevata solo
dal terzo anno in poi (93%). Per queste ultime, la completa maturazione sarà raggiunta
solo col quarto anno di vita.
Tabella 2.7: Dati riguardanti la maturazione sessuale del persico nel Lago di Varese, in relazione alle classi di
età ed al sesso.
Età (anni)
0+
1+
2+
3+
4+
Maschi
Maturi
Immaturi
0%
0%
73%
27%
100%
0%
100%
0%
100%
0%
Femmine
Mature
Immature
0%
0%
6%
94%
76%
24%
97%
3%
100%
0%
2.7.3 Studio della deposizione in ambiente naturale
Il pesce persico in Italia Settentrionale si riproduce tra il mese di aprile ed il mese di
maggio, anche se in alcuni casi la riproduzione può protrarsi fino alla prima metà di
giugno.
Dal momento che la specie depone le uova su substrati lontani dal fondo, per poter
seguire la riproduzione, sono stati collocati, in diversi punti del Lago, alcuni substrati
riproduttivi artificiali (fascine di legna), utilizzabili dal persico per la deposizione dei nastri
ovarici. Per l‘assemblaggio delle fascine sono state utilizzate diverse essenze, nocciolo,
carpino bianco, biancospino, salice, scegliendo preferibilmente rami con le prime foglie
primaverili già presenti. Una volta preparati, i rami sono stati legati con le estremità rivolte
tutte nella stessa direzione (Figura 2.19). Per poterne garantire l‘affondamento, le fascine,
sono state zavorrate con mattoni forati oppure con sassi. Ad ogni fascina è stata fissata
inoltre una cima provvista di una boa, in modo tale da poterne individuare la posizione e
seguire l‘attività di riproduzione, monitorando i nastri ovarici deposti (Figura 2.19).
PAGINA 63
Figura 2.19: Preparazione e posa dei substrati di frega artificiali nel Lago di Varese.
Nel corso del progetto, sono state monitorate 4 stagioni riproduttive (2007-2010),
posizionando, in diversi punti del Lago, 20 gruppi di substrati riproduttivi, numerati da 1 a
20 (Figura 2.20). Le fascine sono state collocate ad una profondità variabile compresa tra
1,5 e 8 m in modo tale da poter valutare la profondità preferita per la deposizione delle
uova. I gruppi di fascine sono stati raggruppati, per l‘analisi dei dati in tre diverse zone: 1)
ZONA SUD: Biandronno-Bodio Lomnago, 2) ZONA NORD: Gavirate-Calcinate del Pesce, 3)
ZONA NORD-OVEST: Bardello. In questo modo è stato possibile osservare quali siano le
zone di elezione della riproduzione della specie.
PAGINA 64
Figura 2.20: Zone di posizionamento delle fascine per la riproduzione del pesce persico nel Lago di Varese.
Dalla prima settimana di aprile, a distanza di 48-72 ore i substrati sono stati visitati in modo
da osservare l‘andamento della deposizione e quantificare il numero di nastri ovarici
deposti per ogni zona di campionamento. Ad ogni uscita sono stati annotati: data, ora,
condizioni meteo, temperatura (°C), trasparenza dell‘acqua (m), concentrazione di O2
disciolto (mg l-1) e relativa percentuale (%) di saturazione, numero di nuovi nastri presenti
su ogni fascina, lunghezza e larghezza del nastro (cm). (Figura 2.21).
Figura 2.21: Misurazione della lunghezza e della larghezza dei nastri ovarici deposti su una fascina di nocciolo
e bianco spino.
A partire dal 2008, oltre ai controlli effettuati sulle fascine posizionate, il monitoraggio è
stato esteso con l‘ausilio di 2 squadre di subacquei, anche ad aree limitrofe alle zone di
campionamento, per poter rilevare l‘eventuale presenza di nastri deposti su legnaie
preesistenti o sul fondo del Lago stesso.
Attraverso il monitoraggio delle fascine è stato possibile quantificare il numero di uova
deposte per ogni annata, definire l‘età ed il numero di femmine in riproduzione. Durante
PAGINA 65
le stagioni riproduttive del 2007 e del 2008, 15 nastri ovarici deposti sulle fascine di
controllo sono stati prelevati e traspostati presso l‘incubatoio A.P.D. Tinella ‘72 a Groppello
(Figura 2.22). E‘ stato così possibile osservare la schiusa e mantenere alcune larve per le
prove di svezzamento in vasche posizionate a terra.
I nastri sono stati pesati e sono state inoltre misurate la lunghezza e la larghezza (cm). Da
ciascun nastro sono stati prelevati 3 sub-campioni di lunghezza variabile, compresa tra 1 e
3 cm.
Figura 2.22: Operazioni di recupero di nastri ovarici in ambiente naturale e misurazione di lunghezza e
larghezza in laboratorio.
Per ogni campione è stato poi calcolato:

N° uova per grammo (N° uova campione / peso (g))

N° uova morte

N° uova vitali

N° uova totali

% di uova morte (N° uova vitali / N° uova totali)

Diametro medio delle uova
L‘analisi dei nastri ovarici mediante l‘utilizzo di un software per la rielaborazione
dell‘immagine, (Figura 2.23), ha permesso di osservare la proporzionalità esistente tra
PAGINA 66
diametro dell‘uovo e lunghezza del nastro. Per uova la medesimo stadio di sviluppo, il
diametro risulta superiore nei nastri più lunghi, derivanti da femmine più anziane.
Figura 2.23: Misurazione del diametro delle uova di persico, durante le fasi di embrionatura. In questo caso
prima della schiusa.
Inoltre, in accordo con la letteratura (Craig, 2001), si è potuto osservare che anche la
percentuale di fecondazione è proporzionale alla lunghezza del nastro. Nastri con
lunghezza compresa tra 60 e 160 cm (nastri lunghi) hanno una percentuale di
fecondazione maggiore (99,7%) rispetto a quella calcolata per nastri con lunghezza
compresa tra 30 e 40 cm (63%) (Figura 2.24).
Figura 2.24: Relazione tra lunghezza del nastro e percentuale di fecondazione.
PAGINA 67
Anche la larghezza ed il numero di uova variano in relazione alla lunghezza del nastro
ovarico. All‘aumentare della lunghezza e di conseguenza anche della larghezza,
aumenta il numero di uova (Figura 2.25).
Figura 2.25: a) Relazione tra lunghezza del nastro e numero di uova; b) relazione tra larghezza del nastro e
numero di uova.
Tenendo conto del dato di fecondità assoluta delle femmine e della relazione esistente
tra numero di uova e lunghezza del nastro ovarico, è stato possibile calcolare la relazione
tra lunghezza della femmina e lunghezza del nastro (Figura 2.26):
TL = 4.6782 RL 0.3489
dove:
TL = lunghezza totale della femmina (cm)
RL = lunghezza del nastro (cm)
Anche in questo caso, maggiori dimensioni della femmina corrispondono ad un numero
maggiore di uova nel nastro. Tenendo conto di questa relazione, ad ogni nastro osservato
e misurato è stato possibile assegnare taglia e classe di età della femmina che l‘aveva
deposto.
PAGINA 68
Figura 2.26: Relazione tra la lunghezza della femmina e la lunghezza del nastro ovarico. All‘aumentare delle
dimensioni della femmina aumenta anche la lunghezza del nastro e quindi anche il numero di uova.
-
Osservazione della deposizione
La deposizione delle uova da parte del persico reale avviene in modo completo; infatti,
l‘osservazione delle gonadi femminili in periodo pre-riproduttivo ha evidenziato una
maturità sincrona delle uova che si evolve contemporaneamente in tutte le zone
dell‘ovario. La temperatura ideale per l‘inizio della deposizione delle uova da parte della
specie è compresa tra 12 e 14°C. Sui substrati posizionati per il monitoraggio della
deposizione, sono stati conteggiati, 199 nastri ovarici nel 2007, 166 nel 2008, 64 nel 2009 ed
84 nel 2010. Nell‘ultimo anno, l‘inizio della riproduzione è risultato più tardivo rispetto agli
altri anni di osservazione; infatti il primo nastro è stato osservato il 18 aprile, mentre dal
2007 al 2009 la stagione iniziava tra il 5 ed il 12 aprile (Figura 2.27). Nel 2010 inoltre, la
stagione riproduttiva si è conclusa con largo anticipo rispetto agli altri anni; infatti, l‘ultimo
nastro è stato osservato il 5 maggio, mentre negli anni precedenti si è conclusa introno
alla metà dello stesso mese. La riproduzione del persico è strettamente legata alla
temperatura
dell‘acqua
che
durante
i
mesi
primaverili
tende
ad
aumentare
velocemente, soprattutto in acque poco profonde (Thorpe, 1977). Quindi l‘inizio e la fine
del periodo riproduttivo sono strettamente legati all‘andamento delle condizioni
climatiche. Probabilmente la prolungata siccità e la stabilità climatica, associate alle
elevate temperature osservate nel 2007, ha comportato un anticipo della stagione
riproduttiva rispetto agli anni successivi. Infatti, già il 5-04-07, la temperatura aveva
raggiunto 13,5°C per poi superare i 14°C dopo il 13-04. Nel 2008 la temperatura è rimasta
al disotto di 12°C fino alla seconda metà del mese di aprile raggiungendo i 14°C solo il 2504. Nel 2009 invece la temperatura ha subito una serie di sbalzi rimanendo al di sotto dei
14°C fino al 10-04-09 per poi aumentare e raggiungere 15,2°C il 17-04. Dopo questa
PAGINA 69
veloce risalita si è assistito ad un abbassamento della temperatura, la quale è tornata alla
fine del mese di aprile a 13°C circa. Viceversa nel 2010, a causa di un inverno lungo e
rigido ed alla scarsa insolazione dovuta alla persistenza di cielo coperto, la temperatura
dell‘acqua non ha raggiunto i valori ottimali per la specie (12-14°C), fino al 18-04-10
superando i 14°C solo alla fine del mese di aprile. Anche se le acque del Lago, ogni anno
mostrato regimi termici molto differenti, si osserva che una volta raggiunto il range di
temperatura ideale per la riproduzione del persico, la riproduzione ha inizio. Confrontando
l‘andamento delle temperature con l‘andamento della deposizione, si osserva il persico
tende a deporre il maggior numero di nastri nel mese di aprile, prima che la temperatura
dell‘acqua, raggiunga livelli troppo elevati, cosa che si verifica di solito dal 10 maggio in
poi (Figura 2.27). Come riportato in Figura 2.28, nel 2007 l‘81% (n = 162) dei nastri
conteggiati è stato deposto nel mese di aprile mentre solo il 19% (n = 37) nella prima metà
di maggio. Nel 2008 la deposizione si è concentrata ancor di più in aprile con il 96% dei
nastri deposti entro la fine del mese e solo il 4% deposti nel mese di maggio. Al contrario,
nel 2009, gran parte dei nastri è stata osservata nel mese di maggio (62%) e solo il 38% in
aprile. Nel 2010 invece l‘andamento della riproduzione ha mostrato due picchi il 18 ed il
26 aprile con quasi il 92% dei nastri osservati (Figura 2.27). Ciò potrebbe essere dovuto ad
un ritardo nell‘inizio della riproduzione a causa delle basse temperature dell‘acqua, che
hanno superato i 10°C solo dopo il 15 aprile, causando una deposizione massiva delle
uova non appena la temperatura è divenuta ottimale.
Il posizionamento dei substrati artificiali ha permesso di acquisire alcune informazioni sulla
biologia riproduttiva della specie, (soprattutto per quanto riguarda le zone di elezione
scelte per la riproduzione) utili per gestire razionalmente la popolazione. La Figura 2.29
mostra il numero di nastri deposti in ognuna delle zone di campionamento durante le 4
stagioni riproduttive monitorate. La ZONA SUD (Biandronno-Bodio Lomnago) è risultata
quella maggiormente frequentata dalla specie durante il periodo riproduttivo; infatti in
tutti gli anni di osservazione il maggior numero di nastri è stato osservato in questa zona.
Anche la ZONA OVEST (Bardello), pur con solo tre punti di osservazione (6 fascine), ha
mostrato un buon numero di nastri deposti, mentre la ZONA NORD del Lago (Torrente
Tinella-Calcinate del Pesce) è risultata quella meno frequentata dalla specie per la
riproduzione. Probabilmente ciò potrebbe essere dovuto al fatto che la porzione Sud del
Lago presenta una minore profondità, fondo ghiaioso e meno scosceso permettendo un
più veloce riscaldamento delle acque dopo la stagione invernale, raggiungendo così più
facilmente la temperatura ottimale per la deposizione.
L‘osservazione della deposizione delle uova in ambiente naturale ha evidenziato la
validità dei substrati riproduttivi artificiali come mezzo a supporto della riproduzione del
PAGINA 70
persico nel bacino. Se pur con un trend che, dal 2007 al 2009, risulta negativo, con un
lieve segno di ripresa nel 2010, in termini di numero di nastri osservati, la specie utilizza
attivamente le fascine; ciò garantisce un elevato successo riproduttivo.
Figura 2.27: Andamento della deposizione delle uova di persico nel Lago di Varese, in relazione alla
temperatura, nel triennio 2006-2008. La linea tratteggiata indica il range ottimale di temperatura per la
deposizione delle uova.
PAGINA 71
La scelta del luogo di deposizione può avere conseguenze rilevanti sulla fitness3 della
specie stessa; infatti, la mortalità degli embrioni è strettamente legata alle caratteristiche
del luogo di deposizione delle uova (Smith et al., 2001). Alcuni studi dimostrano che se un
nastro ovarico viene deposto a contatto del fondo, solo il 25-50% degli embrioni
raggiunge la schiusa, viceversa se le uova vengono rilasciate su substrati lontani dal fondo
si può arrivare anche al 90-95% di larve schiuse.
Figura 2.28: Percentuale di nastri osservate nei mesi di aprile e maggio tra il 2007 ed il 2010.
Le uova a contatto con il fondale tendono a degradarsi in quanto spesso vengono
ricoperte da limo che ne limita l‘ossigenazione. Inoltre, come osservato da Gillet e Dubois
(1995), le fascine sono utili anche per le larve dopo la schiusa, sia come riparo da
eventuali predatori, sia durante le prime fasi dello svezzamento.
Numero relativo di discendenti di un certo individuo che sopravvivono e si riproducono; indica il risultato del
successo riproduttivo dell‘adulto e dei suoi discendenti.
3
PAGINA 72
Figura 2.29: Abbondanza di nastri ovarici per zona di campionamento.
-
Posizione dei riproduttori nel bacino durante la stagione riproduttiva
Durante l‘osservazione dei substrati riproduttivi, oltre che differenze di lunghezza dei nastri
deposti, sono state osservate differenze anche nell‘abbondanza dei nastri in relazione alla
profondità di posizionamento dei substrati. La Figura 2.30 mostra una sezione trasversale di
un transetto di campionamento della riva Sud del Lago (zona Isolino Virginia), nella quale
è riportata la distribuzione spaziale degli individui in base alla taglia. Come si può
osservare, femmine di piccola dimensione, solitamente primipare (15-18 cm), tendono a
deporre le uova a basse profondità (2-3m), femmine con lunghezza compresa tra 19 e 23
cm depongono di solito tra 4 e 5 m di profondità mentre femmine di più grossa
dimensione (24-27 cm) tendono a deporre a profondità maggiori di 5-6 m.
I dati riportati riguardano solo il mese di aprile, in quanto col procedere della stagione
riproduttiva ed il conseguente innalzamento della temperatura dell‘acqua (in media
14,3°C in aprile e 17,7°C in maggio a 1,5 m di profondità), anche pesci più giovani
tendono a deporre le uova a profondità maggiori. Infatti, la riproduzione della specie è
strettamente legata alla temperatura (vedasi Figura 2.27). Secondo alcuni studi effettuati
sul Lago di Ginevra (46°N) (Gillet et al.,1995, 2006), dall‘inizio della stagione riproduttiva
(maggio) si osserva uno spostamento della deposizione delle uova a maggiori profondità,
in relazione all‘aumentare della temperatura dell‘acqua negli strati meno profondi del
bacino.
PAGINA 73
1m
2m
3m
4m
5m
Sezione della riva Sud
24-27 cm
19-22 cm
6m
16-18 cm
Figura 2.30: Sezione trasversale della riva Sud del Lago di Varese (zona Isolino Virginia) e distribuzione spaziale
delle femmine durante la stagione riproduttiva (aprile).
In accordo con gli autori, lo stesso trend si è osservato nel Lago di Varese (45°N); il fatto
che i persici tendano a spostarsi a profondità maggiori nel mese di maggio potrebbe
essere dovuto alla ricerca della temperatura ottimale per la deposizione e lo sviluppo
dell‘embrione, compresa tra 12 e 14°C (Guma‘a, 1978a).
-
Trend riproduttivo 2007-2010
In Figura 2.31, è riportato il numero di nastri deposti durante le 4 stagioni riproduttive
monitorate suddiviso in classi di lunghezza. Confrontando i dati di lunghezza dei nastri
deposti, si può osservare come nel 2007 il numero di nastri con lunghezza compresa tra 30
e 40 cm (nastri corti) sia risultato molto più elevato rispetto agli altri anni. Viceversa sono
risultati scarsi i nastri con lunghezza maggiore di 50 cm. Di conseguenza nel 2008, grazie
alla forte presenza, nel 2007, di femmine primipare, il numero di nastri con lunghezza
compresa tra 50 e 60 cm, è risultato elevato (n = 71). Inoltre, il 2008, rispetto al 2007, al
2009 ed al 2010, è stato l‘anno che ha visto il maggior numero di nastri con lunghezza
maggiore di 70 cm.
PAGINA 74
Figura 2.31: Distribuzione delle classi di lunghezza (cm) dei nastri deposti nel Lago di Varese (2006-2007).
Al contrario il 2009, tra tutte le stagioni monitorate si è dimostrato quello con il minor
numero di nastri deposti, di cui più della metà (64%) appartenenti alla classe dei nastri
corti. La Figura 2.31 pertanto denuncia una drammatica scomparsa di femmine già in
carriera da almeno un paio di anni, la cui causa deve essere individuata con precisione
per una corretta gestione della pesca nel Lago, ma che potrebbe essere dovuta ad un
inasprimento delle catture nella coorte di persico di taglia legale (18 cm) tra il 2007 ed il
2008.
2.7.4 Stima dello stock di riproduttori e del tasso di mortalità annuale
In base all‘andamento della riproduzione nelle 4 stagioni riproduttive monitorate (20072010), è stato possibile stimare la mortalità ed il numero di femmine in età riproduttiva. Il
metodo utilizzato è basato sul fatto che le femmine di persico depongono un singolo
nastro ovarico per ogni stagione riproduttiva; i nastri sono facilmente conteggiabili una
volta deposti e possono essere utilizzati per stimare l‘abbondanza di femmine mature nel
copro idrico. Inoltre, la lunghezza dei nastri ovarici, essendo direttamente proporzionale
alla taglia della femmina, la frequenza di distribuzione e la lunghezza dei nastri ovarici
possono essere utilizzate per stimare taglia, età e numero di femmine in riproduzione
(Dubois et al., 1996; Lang, 1987). Interpolando i dati di distribuzione della specie, raccolti
durante le campagne di campionamento dal 2007 al 2010, assieme ai dati riguardanti la
deposizione dei nastri ovarici, è stato possibile calcolare l‘area totale disponibile per la
riproduzione del pesce persico nel Lago di Varese, che ammonta a circa 19,37 ha. Nota
l‘entità di tale superficie e tenendo conto di tutte le aree monitorate durante le tre
stagioni riproduttive (circa 0,04 ha), è stato possibile stimare direttamente il numero totale
PAGINA 75
di nastri ovarici deposti nel bacino e quindi anche l‘abbondanza di femmine in età
riproduttiva presenti nelle diverse stagioni riproduttive esaminate (Tabella 2.8).
Tabella 2.8: Calcoli effettuati per la stima del numero di femmine e maschi in età riproduttiva nel Lago di
Varese.
Estrapolato
Osservato
Anni
Variabili
Area di campionamento (ha)
Area riproduttiva disponibile (ha)
Numero di nastri ovarici osservati
Numero medio di uova per nastro
Numero di uova deposte su fascine osservate
Numero di nastri deposti per ha
Stima nastri ovarici deposti
Numero totale di uova deposte
Età delle femmine
Numero totale di femmine primipare
Numero totale di femmine non primipare
Numero totale femmine in carriera
2008
2009
2010
0,04
19,37
166
18.956
0,04
19,37
64
0,04
19,37
84
8.780
2007
0,04
19,37
199
4.992
993.408
3.146.696
8.929
571.456
4.974
96.365
481.057.824
4.150
80.385
1.523.787.538
1.600
30.992
276.727.568
2-3-4+
90.070
6.296
96.366
2-3-4-5+
13.074
67.311
80.385
2-3-4-5+
19.854
11138
30.992
534.500
2.100
40.677
258.976.900
2-3-4-6+
27.599
13.077
40.676
Attraverso la relazione esistente tra la lunghezza del nastro e quella della femmina, sono
state determinate le classi di età delle femmine in attività riproduttiva presenti nel bacino.
Come detto in precedenza nel 2007 sono stati conteggiati 199 nastri su un‘area di 0,04 ha,
di cui però solo 19 deposti da femmine anziane (età > 3+) e 180 da femmine più giovani.
Nel 2008 sono stati deposti sui substrati artificiali 166 nastri, di cui 27 deposti da femmine
primipare e 139 deposti da femmine più anziane. Nel 2009 si è osservato un trend simile a
quello del 2007, con una maggioranza di nastri deposti da femmine primipare e solo una
minima parte di nastri deposti da femmine più anziane (Tabella 2.8). Oltre a ciò il 2009 è
stato l‘anno in cui è stato osservato il minor numero di nastri in assoluto con solo 64
ovature su 0,04 ha. Come già accennato in precedenza, questa forte diminuzione del
numero di nastri ovarici osservati, potrebbe essere legata ad un eccessivo prelievo di
persici in carriera riproduttiva tra il 2007 ed il 2008. La forte mancanza di femmine ―adulte‖
nel 2009 potrebbe rappresentare un‘ulteriore prova; infatti alla grande abbondanza di
femmine primipare osservata nel 2007, sarebbe dovuto corrispondere un buon numero di
nastri lunghi deposti da femmine di età 3+ nel 2009, cosa che invece non si è verificata.
Anche nel 2010, la maggior parte dei nastri è stata deposta da femmine primipare 2+-3+
(n = 57) e solo una minima parte invece derivava da femmine più anziane (n = 25). La
stima dei nastri deposti nelle 4 annate sulla superficie totale disponibile, risulta di 96.365
nastri nel 2007, 80.336 nel 2008, 30.992 nel 2009 e 40.677 nel 2010 corrispondenti ad una
stima del numero di femmine mature potenzialmente presenti. Perciò nel 2007 si è
osservata una forte preponderanza di nastri corti e quindi di femmine ―giovani‖. Come si
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può osservare in Tabella 2.8, tra il 2008 ed il 2009 le femmine più ―anziane‖ subiscono una
forte diminuzione passando da 60.311 a solo 11.138 unità, con una percentuale di
mortalità calcolata pari all‘81,5%. Tenendo conto del numero totale di femmine stimato
nel Lago, la riduzione tra le due annate si attesta attorno al 62%. Nel 2010 pur avendo
osservato un lieve aumento del numero totale di femmine rispetto al 2009 (40.677) la
situazione resta comunque non paragonabile a quella osservata nel 2008. Grazie
all‘elevata presenza di nastri ovarici ―lunghi‖ nel 2008 il numero totale di uova deposte
risultava il più elevato osservato nei quattro anni di osservazione (Tabella 2.8). Nel 2007
invece pur avendo osservato un gran numero di nastri ovarici, il numero totale di uova
deposte è risultato molto inferiore al 2008. Ciò potrebbe dipendere dal fatto che nel 2007
più del 90% dei nastri ovarici aveva lunghezza 30-40 cm, presentando quindi un numero
complessivo di uova inferiore.
Secondo dati di letteratura (Thorpe, 1977) la sex ratio media per il pesce persico in alcuni
dei principali laghi europei è di 60F:40M. Avendo stimato il numero di femmine in età
riproduttiva per ognuno dei quattro anni di monitoraggio e conoscendo la sex ratio
media, è stato possibile stimare anche il numero di maschi e di conseguenza osservare
l‘andamento della popolazione tra un anno e l‘altro.
Vista la forte riduzione di femmine, osservata tra il 2008 ed il 2009, riportiamo il dato relativo
a queste due stagioni sulle quali verrà calcolato inoltre il tasso di mortalità annuale. Nel
2008 la popolazione di maschi stimata è risultata pari a 53.590 individui. Sommando tale
dato al numero di femmine (80.385) si può stimare la popolazione di pesce persico in età
riproduttiva presente nel Lago di Varese nel 2008: circa 133.975 esemplari. Tenendo conto
di un peso medio di 120 g per pesce si stima una popolazione totale di circa 16,0 t. Dal
2008 al 2009 il numero di femmine anziane ha subito una forte riduzione, passando da
67.311 a 11.138 femmine, con un tasso di mortalità dell‘83,4%. La percentuale di
sopravvivenza quindi è risultata inferiore al 20%. Tali percentuali di mortalità, anche se
molto elevate, sono in accordo con dati riportati in letteratura per altri laghi europei, dove
si riportano percentuali di mortalità annuale anche superiori all‘85% (Thorpe, 1977). E‘
indubbio tuttavia che per una ripresa della specie nel Lago di Varese, questo dato
rappresenta un problema non trascurabile.
-
Mortalità annuale
Per la stima della mortalità oltre ai calcoli effettuati sulla base del monitoraggio dei nastri
ovarici, abbiamo utilizzato anche dati relativi alla cattura di persico con l‘attività di pesca,
la stima di cattura da parte di uccelli ittiofagi e quelli relativi alle attese di mortalità
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naturale. Il tasso di mortalità annuale (Z), può essere suddiviso in due principali
componenti: mortalità naturale (M) e mortalità dovuta alla pesca (F). Nel nostro caso
avendo considerato anche la
mortalità
derivante
dalla predazione
da parte
dell‘avifauna ittiofaga (I), il tasso di mortalità Z, sarà:
Z=M+F+I
1) Mortalità dovuta alla pesca
Lo sforzo di pesca F è stato ricavato dai dati riguardanti il pescato dilettantistico e
professionale, stimando con sufficiente approssimazione i dati del pescato della stagioni
comprese tra il 2007 ed il 2009.
-
Pescato professionale con reti branchiali
La pesca professionale sul Lago di Varese è praticata da 8 pescatori, riuniti in una
cooperativa, con sede a Cazzago Brabbia. Non sono disponibili precisi dati sulle catture
effettuate con la pesca professionale nel Lago di Varese, tuttavia attraverso i
campionamenti e grazie alla collaborazione della Cooperativa è stato possibile effettuare
una stima delle catture di persico con la pesca professionale tra il 2007 ed il 2008. La
stagione di pesca nel bacino dura mediamente 5 mesi, da giugno ad ottobre, anche se
alcuni esemplari possono essere catturati prima del periodo riproduttivo (marzo) ed in
inverni miti anche tra novembre e febbraio. Mediamente un professionista cattura 20
persici al giorno con un peso medio di 110 g. Stimando circa 160 giorni di pesca all‘anno,
ogni pescatore cattura 352 kg di persico anno. Tenendo conto che la Cooperativa è
formata da 8 pescatori attivi, si può stimare che ogni anno vengono catturati circa 2.816
kg di persico reale. Questo dato è valido però solo per gli anni compresi tra il 2007 ed il
2008, in quanto nel 2009 il pescato di persico è risultato molto scarso, con una media di 25 persici al giorno per pescatore. Secondo le stime effettuate non ha superato in totale gli
800 kg. Questo dato rispecchia la scarsa presenza di nastri ovarici nel Lago durante la
stagione riproduttiva 2009.
-
Pescato amatoriale
La pesca rivolta al persico da parte dei dilettanti, è molto diffusa sul Lago e viene
praticata con una serie di strumenti o mestieri (esca viva, tirlindana, amettiera, ecc..), sia
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dalla riva che dalla barca. Come osservato da Calderoni e Polli (2005) nel Lago di
Lugano, il pescato amatoriale di persico spesso può eguagliare o anche superare il
pescato professionale. Tenendo conto che un pescatore amatoriale pesca circa 90 giorni
all‘anno e stimando un pescato di 10 persici al giorno di 80 g ciascuno, si arriva ad una
cattura di circa compresa tra 70 e 75 kg/pescatore anno. Presumendo trascurabile il
prelievo di persico dalle rive, sulla base del numero di permessi di pesca rilasciati dalla
cooperativa ed in relazione ad alcune interviste effettuate direttamente ai pescatori, è
stato possibile stimare una presenza di circa 30 pescatori dilettanti, dediti alla pesca dalla
barca. Quindi in totale è stata stimata una cattura di persico, tra il 2007 ed il 2008, da
parte dei pescatori amatoriali di circa 2.500 kg di persico reale. Anche per la pesca
amatoriale del 2009, il catturato di persico è risultato molto scarso non superando i 4 pezzi
al giorno per un totale stimato intorno ad 800 kg.
2) Mortalità naturale
Per poter valutare la mortalità naturale M, espressa in kg, è stata utilizzata la formula di
Pauly (1981):
log M = -0,0066 – 0,279 log L∞ + 0,6543 log K + 0,4634 log T
dove K, L∞ derivano dal modello di von Bertalanffy e T è la temperatura media del bacino
o dell‘ambiente in cui vive la specie. Per il Lago di Varese risulta:
log M = -0,0066 – 0,279 log 37,98 + 0,6543 log 0,158 + 0,4634 log 16
Il valore di M, espresso in percentuale, rappresenta all‘incirca il 27% della popolazione,
corrispondente a 4,5 t anno.
3) Mortalità dovuta agli uccelli ittiofagi
Tra gli anni ‘90 ed il primo decennio del XXI secolo, si è assistito ad un marcato incremento
numerici all‘interno delle popolazioni di uccelli ittiofagi, sia nella provincia di Varese che
nel resto del territorio nazionale e, più in generale, a livello europeo. In modo particolare è
stata registrata una notevole espansione delle popolazioni di cormorano (Phalacrocorax
carbo sinensis) e di svasso maggiore (Podiceps cristatus). Disponendo dei dati relativi alle
abbondanze di cormorano e svasso presenti sul Lago, abbiamo integrato il dato di
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mortalità (Z) con quello relativo alla predazione del persico da parte di uccelli ittiofagi.
Interpolando quindi i dati relativi alla deposizione dei nastri ovarici e quelli di mortalità, è
stato possibile stimare il tasso di mortalità annuale della popolazione di persico in età
riproduttiva nel Lago di Varese.
-
Svasso
Per quanto riguarda lo svasso maggiore (Figura 2.32) i dati in nostro possesso, sono da
considerare in difetto, in quanto non sono aggiornati, riguardando uno studio effettuato
dalla Provincia di Varese e dall‘Università dell‘Insubria nel triennio 2000-2003. Il grafico in
Figura 2.33 mostra il numero di soggetti conteggiati, direttamente sul Lago, in quel
periodo.
Figura 2.32: Esemplare di svasso maggiore (Foto D. Steger).
Come si può osservare la più elevata maggiore di svasso viene raggiunta durante i mesi
estivi. L‘incremento numerico in questi mesi è dovuto principalmente alla forte presenza di
coppie nidificanti, a cui si aggiungono poi i piccoli nati dalle covate.
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Figura 2.33: Andamento della popolazione di svasso sul Lago di Varese dal 2001 al 2003 (Gagliardi, 2003).
La dieta dello svasso è potenzialmente costituita da pesci di piccola taglia, come
alborella, scardola e gardon, ma nei periodi più freddi può predare anche pesce gatto
ed altre specie bentoniche. Anche il pesce persico risulta predato, soprattutto durante il
periodo estivo, rappresentando circa il 4% dello spettro alimentare. E‘ d‘uopo precisare
che questo valore deve essere inteso cautelativo derivando da un limitato numero di
campioni analizzati, ma risulta essere l‘unico dato disponibile per il Lago di Varese.
Tenendo conto che uno svasso può consumare mediamente circa 70 g di pesce per
giorno, l‘impatto sulla fauna ittica potrebbe risultare importante. Trattando i dati a
disposizione divisi per stagione, estate ed inverno, è possibile calcolare il consumo medio
di pesce persico da parte della specie. Nel periodo compreso tra aprile e novembre il
numero medio di svassi conteggiati è stato di 333, mentre per il periodo dicembre-marzo
è stato di 143, con una media annuale di 230 individui (Gagliardi, 2003). Il consumo di
pesce persico da parte dello svasso, calcolato per il periodo invernale è di circa 55 kg
mentre per il periodo estivo e di circa 245 kg per un totale di circa 300 kg persico anno.
Inoltre lo svasso è in grado di operare forte predazione proprio sull‘alborella,
fondamentale specie foraggio nella catena alimentare del persico, ma anche di altri
potenti predatori (luccio, boccalone), i quali in assenza di alborella, si rivolgono spesso al
persico per la loro mensa.
-
Cormorano
In Provincia di Varese sono presenti alcuni stormi di cormorani (Figura 2.34), localizzati in
diversi posatoi (roost) dove gli individui tendono a raggrupparsi. In particolare quelli
presenti nel posatoio della Palude Brabbia, tendono solitamente ad alimentarsi sia nel
Lago di Varese che in laghi limitrofi come Comabbio e Monate. In base ai dati derivanti
da uno studio, effettuato tra il 2000 ed il 2003 sulle popolazioni di uccelli ittiofagi presenti in
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Provincia di Varese (Gagliardi, 2003), ed in relazione ai dati derivanti dai censimenti
annuali effettuati dalla Provincia di Varese, è stato possibile osservare il trend della
popolazione di cormorano svernate e nidificante per i vari mesi dell‘anno fino ad aprile
2010.
Figura 2.34: Esemplare di cormorano(Foto S. Gandolla).
Nel periodo di svernamento compreso tra ottobre e marzo, il numero medio di cormorani
censiti presso il posatoio della Palude Brabbia, tra ottobre ed agosto, è passato di 365
individui presenti tra il 2000 ed il 2003, a 504 individui osservati nel 2009-2010 (+ 27%) (Figura
2.35). La Tabella 2.9 riporta le percentuali di aumento calcolate per il periodo compreso
tra 2001 ed il 2010 per ogni mese di censimento e come si può osservare, escludendo il
mese di febbraio nel quale si osserva una netta diminuzione delle presenze, il trend mostra
un forte aumento del numero di individui per tutti i mesi dell‘anno. Uno dei dati più
preoccupanti è sicuramente quello relativo ai mesi estivi con un aumento delle presenze
pari all‘87%. Ciò è dovuto al fatto che molti degli individui presenti in Palude Brabbia
restano al roost anche per nidificare. Tenendo conto di circa 200 coppie nidificanti ed
una produzione media per ogni nido di 2,3 nuovi nati, alla fine dell‘estate il numero di
cormorani supera le 400 presenze. Il numero di individui stanziali, che scelgono quindi la
Palude Brabbia, come zona di nidificazione, è aumentato di circa 8 volte dal 2001.
Tabella 2.9: Aumento percentuale della presenza di cormorano dal 2001al 2009 presso il posatoio della Palude
Brabbia (Provincia Varese, 2010).
Mese
Aumento %
Ottobre
31,4
Novembre Dicembre
62,1
15,1
PAGINA 82
Gennaio
15,9
Febbraio
-286,7
Marzo
51,9
Aprile-Agosto
87,6
Una valutazione della presenza e della distribuzione dei cormorani potenzialmente in
attività predatoria sul corpo idrico, ha portato ad una stima delle presenze durante la
N° di cormorani
stagione di svernamento, di circa 210 individui al giorno.
800
700
600
500
400
300
200
100
0
Settembre
Ottobre
Nov embre Dicembre
Gennaio
Febbraio
Marzo
AprileAgosto
Mese
200-2001
2006-2007
2009-2010
Figura 2.35: Andamento numerico degli individui di cormorano presso il posatoio della Palude Brabbia 20002001 (Gagliardi, 2003; Provincia di Varese, 2007-2010).
Tenendo conto del fatto che l‘abbondanza di pesce persico nella dieta può variare
durante l‘anno, in base alla posizione della specie nella colonna d‘acqua, in media
questa specie ittica ricopre il 10,6% dello spettro alimentare del cormorano (Gagliardi,
2003), anche se il dato è stato ottenuto da un limitato numero di campioni analizzati e
pertanto deve essere preso con cautela. Considerando che ogni cormorano consuma
circa 430 g di pesce al giorno, circa 45 g potrebbero essere rappresentati da pesce
persico. Di conseguenza in un anno i soli cormorani sul Lago di Varese potrebbero
consumare oltre 2.835 kg di persico. Ovviamente tale dato, è da considerarsi una stima
indicativa, in quanto non si conosce con certezza il numero medio giornaliero di
cormorani in attività predatoria sul Lago.
Sommando i dati di mortalità calcolati o stimati per la popolazione di persico nel Lago di
Varese, la mortalità Z, nel 2009 risulta pari a 13t, equivalente all‘80% dei persici in età
riproduttiva (lunghezza > 18 cm). Il tasso di sopravvivenza annuale risulta quindi pari al
20%, con 16.077 femmine e 10.718 maschi. Questo basso tasso di sopravvivenza, derivante
dal sovra-sfruttamento della risorsa ittica, ha poi avuto ripercussioni anche sul 2010,
quando pur avendo osservato un lieve aumento del numero complessivo di femmine in
carriera riproduttiva (23% in più rispetto al 2009) si resta comunque molto al di sotto del
numero di femmine stimato per il 2008 (80.385). Benché nel 2008 si sia riscontrato un
numero di nastri molto inferiore a quello del 2007, il numero di uova è risultato comunque
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maggiore, vista l‘elevata percentuale di femmine ―adulte‖ e quindi di nastri lunghi
deposti. In seguito ai calcoli effettuati per la stima della mortalità, si può evincere che per
poter assicurare alla popolazione di persico del Lago di Varese il mantenimento di un
buon equilibrio tra produzione ittica e prelievo, il numero minimo di femmine adulte in età
riproduttiva presente nel bacino deve risultare non inferiore a 60.000. Tale numero di
femmine in carriera, tenendo conto dell‘elevato tasso di mortalità del persico, dovrebbe
essere adatto per assicurare una produzione annuale di uova simile a quella ottenuta nel
2008. Con una tale produzione di uova, le coorti di persico potranno essere ben
rappresentate per tutte le classi di età ed in questo modo si potrà avere una popolazione
stabile e capace di autosostenersi. Resta il fatto che tale risultato potrà essere raggiunto
solo con un abbassamento, per un sufficiente periodo di tempo, del tasso di sfruttamento
della risorsa, riducendo quindi il tasso di mortalità annuale (pesca + predazione). In questa
operazione sarà fondamentale anche il controllo dell‘avifauna ittiofaga.
In base a queste stime, per poter meglio definire il tasso di sfruttamento ottimale degli
stock di persico nel Lago di Varese, è stato applicato alla popolazione, il modello
predittivo Yeld-per-Recruit (Y‘/R) di Beverton & Holt (1966) modificato da Pauly & Soriano
(1981). Il modello richiede alcuni parametri di crescita calcolati attraverso la formula di
von Bertalanffy (t0, K, L∞), il tasso di mortalità naturale (M), la mortalità dovuta alla pesca
(F) e la mortalità totale (Z) usate per il calcolo del tasso di sfruttamento (E = F/Z). La
relazione di Beverton & Holt è stata stimata utilizzando il Sofware “Fisat II” program
package (FAO-ICLARM Stock Assessment Tools) che permette di applicare svariati modelli
predittivi per la gestione della pesca soprattutto per popolazioni di pesci tropicali e delle
acque interne. Sulla base delle informazioni inserite nel programma, è possibile stimare sia
la biomassa relativa di una determinata specie rispetto all‘indice di reclutamento
(Relative Biomass/Recruit index (B’/R)), sia il tasso di sfruttamento ottimale della risorsa
ittica (Relative Yield /Recruit index (Y’/R)).
Nel nostro caso il modello è stato applicato alle classi di età di persico maggiormente
sfruttate dalla pesca professionale 2+,3+,4+ (19 - 23 cm).
La Figura 2.36 mostra il modello di Beverton & Holt applicato alla popolazione di persico
del Lago di Varese con taglia compresa tra 19 e 23 cm tra il 2007 ed il 2008. Tale range di
lunghezza è quello maggiormente sfruttato dalla pesca professionale e dilettantistica. In
base ai dati sul pescato professionale e dilettantistico e sull‘impatto delle popolazioni di
uccelli ittiofagi (svasso e cormorano), è stato possibile applicare il modello predittivo. La
linea blu indica l‘ipotetica porzione di persici 19-23 cm rispetto alla popolazione totale
presente nel bacino (0,6), se non venisse praticata pesca sul bacino (B‘/R). In relazione al
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pescato professionale e dilettantistico (5,3 t anno-1) tra il 2007 ed il 2008 è stato calcolato
uno sforzo di pesca (E) di 0,44 equivalente ad un decremento dello stock 19-23 cm di
circa il 40% (da 0,6 a 0,2 linea rossa). In accordo con Thorpe (1977) in Tabella 2.10 viene
riportata la struttura ottimale per una popolazione di persico di laghi europei.
Tabella 2.10: Ipotetica struttura di popolazione per il persico reale (Thorpe, 1977).
Tenendo conto della distribuzione delle diverse classi di lunghezza riportata in tabella è
possibile calcolare il tasso ottimale di sfruttamento della risorsa ittica (E) per la classe di
lunghezza 19-23 cm equivalente a 0,33 (cioè 3,9 t anno-1, linea verde). Tenendo presente
un tasso di sfruttamento attuale di circa 5,3 t anno-1 (0,44) il modello richiede una
riduzione del prelievo pari al 26,41%.
Visto l‘elevato e non monitorato sfruttamento della risorsa persico nel bacino, le
dinamiche della popolazione risultano piuttosto complicate da valutare. Esse, infatti, sono
soggette a continue fluttuazioni, che mostrano andamenti complessi (Tyutyunov et al.,
1993).
Figura 2.36: Modello di Beverton & Holt applicato allo stock di persico reale con lunghezza 19-23 cm per il
Lago di Varese. La linea blu indica il valore di B‘/R senza pesca nel bacino, la linea rossa indica il tasso di
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sfruttamento attuale della risorsa ittica (E) e la linea verde indica il tasso di sfruttamento ottimale per la specie
nel bacino.
Le oscillazioni di abbondanza delle popolazioni naturali di persico possono essere
spiegate in parte da fluttuazioni stocastiche dell‘ambiente in cui vive la specie, da
variazioni dello sforzo di pesca o da dinamiche intrinseche alle popolazioni stesse. In
natura, infatti, la dimensione di una popolazione oscilla attorno ad un valore di biomassa
costante detto Carring Capacity (K) (Craig, 1982). Tale valore può variare in rapporto a
fattori densità dipendenti (disponibilità trofica, competizione intra- ed interspecifica e
cannibalismo) oppure a fattori non sempre dipendenti dalle densità (concentrazione di
ossigeno disciolto, temperatura e caratteristiche chimico-fisiche dell‘acqua).
Popolazioni con grandi fluttuazioni di abbondanza, risultano negativamente influenzate
da variazioni ambientali non regolari e da fenomeni di origine antropica come la pesca e
l‘inquinamento (Craig, 1982). Anche l‘età e la taglia di reclutamento dipendono da
numerosi fattori: sia abiotici (temperatura, trasparenza e livelli dell‘acqua), che biotici
(dimensione della popolazione riproduttiva, disponibilità di prede e pressione da parte dei
predatori compreso il cannibalismo e le patologie). Per quanto riguarda i fattori biotici,
Craig (1978) ha osservato che nel Lago Windermere in Scozia, povero di specie foraggio
la maggiore o la minore abbondanza di giovanili di persico durante i mesi estivi, può
determinare le performance d‘accrescimento estivo degli esemplari adulti che praticano
cannibalismo, interferendo pesantemente sul tasso di reclutamento. Tra i fattori abiotici,
particolarmente importante, secondo l‘Autore, è la temperatura media estiva dell‘acqua,
specialmente nel corso del primo anno di vita del pesce, visto che questo parametro
influenza direttamente le performance di crescita. Risulta infatti fondamentale che i pesci
raggiungano una taglia adeguata prima che si verifichi l‘abbassamento invernale delle
temperature, in modo tale che il pesce possa superare il periodo di minore disponibilità
trofica, quando comunque per via delle temperature basse, anche il metabolismo è
ridotto.
Popolazioni di persico non sfruttate dalla pesca, tendono a mantenere una biomassa
costante ed un certo equilibrio (Craig, 1982). Tutto questo è consentito, secondo l‘Autore,
attraverso una sorta di sincronizzazione tra l‘accrescimento e l‘abbondanza della
popolazione. Spesso si assume che l‘abbondanza di una popolazione di pesce sia
determinata dalla sopravvivenza degli stadi larvali, la quale può provocare grandi
cambiamenti nel numero di individui che compongono la popolazione stessa. Secondo
Jensen (1993) in una popolazione di percidi, con una mortalità taglia-dipendente, le
variazioni nel tasso di sopravvivenza delle larve hanno effetti insignificanti sul numero di
adulti. Sembra infatti, che la maggior parte dei percidi tra cui anche il perisco, possano
―modificare‖ l‘età di maturazione sessuale, la fecondità e la longevità in modo tale da
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creare un produzione costante di uova, sempre in relazione alle condizioni ambientali a
cui essi sono soggetti.
In conclusione, in una popolazione di persico non sfruttata dalla pesca, il numero di
individui che la compongono, subirà probabilmente variazioni cicliche e regolari se
osservate a lungo termine. Sul lungo termine, infatti, queste popolazioni si autoregoleranno con una bassa produzione di uova ed un basso tasso di sopravvivenza delle
larve; nel breve termine invece l‘abbondanza sarà regolata da elevati tassi di mortalità
durante la stagione invernale (Craig, 2001).
Lo sfruttamento di tali popolazioni da parte della pesca, può completamente
mascherare questo fenomeno di autoregolazione. Un esempio è la popolazione di
lucioperca americano (Stizostedion vitreum) del Lago Erie (Nord USA). Questa specie, dal
1860 (inizio della raccolta dei dati) e fino ai primi anni del ‗900, era molto abbondante nel
bacino ma la popolazione subiva continue ed ampie variazioni. Regier et al. (1969),
hanno suggerito che queste fluttuazioni fossero dovute principalmente alla pesca
intensiva, attraverso la quale venivano catturati molti degli individui in età riproduttiva.
Questo fenomeno sembra molto simile a quello che sta succedendo nel Lago di Varese. Il
continuo prelievo di adulti in età riproduttiva comporta una forte riduzione della
produzione di uova da una stagione riproduttiva all‘altra. Per due o più stagioni la pesca
resta molto scarsa per poi aumentare di nuovo dopo qualche anno (Figura 2.37-a). Il
trend osservato però, sulla base dei dati raccolti, non ha più un andamento delle
fluttuazioni ciclico e costante ma rispecchia un andamento ciclico tendente verso valori
sempre più bassi (Figura 2.37-b). La forte riduzione del numero di nastri ovarici osservati tra
il 2008 ed il 2009, sarebbe quindi riconducibile ad un sovra-sfruttamento della risorsa nel
bacino, al quale contribuirebbero ovviante le operazioni di pesca, ma la predazione da
parte dell‘avifauna ittiofaga potrebbe avere un peso anche notevolmente superiore. Lo
sfruttamento della risorsa quindi, condurrebbe ad una forte riduzione degli stock naturali, i
quali superata una certa soglia di sfruttamento non riescono più ad auto-mantenersi. Per
poter sostenere la pesca nel Lago, è richiesta quindi una gestione oculata dello
sfruttamento delle popolazioni ittiche (Albert, 2004). A tale proposito, molti paesi Europei,
tra i quali l‘Italia, hanno introdotto leggi che regolamentano il prelievo alieutico ed il
fermo biologico della pesca durante il periodo riproduttivo. Oltre a queste misure di
protezione, per poter mantenere equilibrate le risorse ittiche di un bacino, si possono
programmare interventi mirati di ripopolamento e di controllo dei predatori avicoli ed
ittici.
PAGINA 87
Biomassa disponibile
a
b
Tempo (anni)
Figura 2.37: a) Andamento della biomassa di un‘ipotetica popolazione di persico sfruttata dalla pesca; b)
andamento della biomassa di persico in una popolazione di persico sofrasfruttata dalla pesca.
Attraverso diverse tecniche di allevamento è possibile produrre stock ittici da reintrodurre
in ambiente naturale ad una taglia idonea, quando gli individui sono meno vulnerabili di
fronte all‘aggressività dei fattori ambientali e dei predatori. I dati riportati mostrano con
evidenza che le pressioni sulla specie non provengono dalla disponibilità di alimento né
da eccessiva mortalità naturale giovanile, in quanto le perdite all‘interno della coorte 0+
sono conformi a quelle riportate in letteratura per altri ambienti lacustri (Thorpe, 1977). Le
pressioni sono da ricondurre alle perdite di individui in carriera riproduttiva o prossimi a tale
stadio del ciclo biologico. Seguirà nelle conclusioni, una valutazione sugli interventi
possibili per ovviare al problema. Tuttavia è possibile fin da ora affermare che per la
salvaguardia della specie nel Lago di Varese si rende necessario effettuare semine. La
quantità di persico da seminare per continuare il mantenimento dell‘attività di pesca,
dipende dalla taglia del pesce introdotto. Al fine di garantire un reclutamento pari a
quello considerato minimo indispensabile, ossia sostenuto da un numero di femmine simile
a quello stimato per il 2007 ed il 2008, si ricava che occorrerebbe introdurre, ciascun
atunno-inverno, un numero di individui 2+ pari a 40.000 esemplari oppure 250.000 individui
1+ oppure ancora 500.000 giovanili 0+ alla fine dell‘estate. In alternativa, si rende
necessaria l‘introduzione di 2.500.000 post-larve tra la fine della primavera e l‘inizio
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dell‘estate. Verranno di seguito descritte (vedasi Cap. 4) soluzioni praticabili per
raggiungere tali obiettivi di reclutamento artificiale con individui autoctoni.
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3. Descrittori fisiologici molecolari
dello standard di vita del persico
nel Lago di Varese
3.1
L’IPOSSIA
L‘ossigeno è indispensabile per la maggior parte degli organismi viventi. Cambiamenti
ambientali possono però ridurne per periodi più o meno lunghi la sua disponibilità
nell‘ambiente, la quantità di ossigeno disponibile è un parametro critico soprattutto in
ambiente acquatico. L‘acqua, infatti, contiene solo 1/30 dell‘ossigeno presente in un
equivalente volume d‘aria, senza contare che la percentuale di diffusione dell‘ossigeno in
acqua è pari a 1/10.000 di quella nell‘aria (Dejours, 1975). Sebbene fenomeni di ipossia
(bassi livelli di ossigeno) in ambiente acquatico siano eventi stagionali naturali, negli ultimi
25 anni si è assistito ad un incremento dell‘incidenza di tali fenomeni dovuto
all‘eutrofizzazione delle acque (Smith, 2003). Nei laghi eutrofici come il Lago di Varese il
fenomeno è aggravato dalla stratificazione termica nei mesi più caldi, con sviluppo di
condizioni di ossigenazione nettamente diverse lungo la colonna d‘acqua con elevati
livelli di ossigeno negli strati superficiali e condizioni di ipossia e anossia negli strati più
profondi. L‘ipossia rappresenta un grave rischio per le condizioni generali delle specie
ittiche in particolare per quelle poco tolleranti i bassi livelli di ossigeno, come il pesce
persico (Perca fluviatilis). Assistiamo a fenomeni di particolare resistenza all‘anossia in
alcune specie, quali il carassio (C. carassius e C. auratus) i quali sono in grado di
sopravvivere per alcuni giorni in assenza completa di ossigeno (Hochachka, 1986). Resta il
fatto che, sebbene non così tolleranti, molte specie ittiche anche se esposte ad una
severa ipossia, sono in grado di sopravvivere per tempi più o meno lunghi, mettendo in
atto una serie di adattamenti fisiologici come l‘aumento del metabolismo anaerobico dei
carboidrati per produrre energia (Dunn e Hochachka, 1987; Greaney et al., 1980;
Krumschnabel et al., 2000; Virani e Rees, 2000), l‘aumento della frequenza di ventilazione
e dell‘affinità dell‘emoglobina per l‘ossigeno. Inoltre l‘ipossia sembra regolare anche la
superficie funzionale delle branchie dei pesci. Nella spigola o branzino (Dicentrarchus
labrax), ad esempio, la superficie respiratoria totale delle branchie risulta essere
inversamente proporzionale alla concentrazione di ossigeno in acqua (Saroglia et al.,
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2002). La capacità di adattamento all‘ipossia, non significa comunque che il pesce non
sia successivamente soggetto a patologie causate da indebolimento delle difese
ossigeno dipendenti.
Poiché gli adattamenti che i pesci mettono in atto per sopravvivere a fenomeni ipossici
derivano da cambiamenti nell‘espressione genica (Gracey et al., 2001), descrittori
molecolari (geni) della risposta del pesce ai livelli di ossigenazione, possono essere dei
potenti strumenti per il monitoraggio della salute delle acque e delle risorse ittiche che le
popolano. Dalla letteratura il descrittore più promettente, a questo scopo è il gene HIF-1α
codificante per la sub-unità α del fattore trascrizionale HIF-1 (Hypoxia Inducible Factor 1), il
gene ―maestro‖ nella regolazione delle risposte dell‘organismo all‘ipossia. Nei mammiferi,
HIF-1 attiva la trascrizione di geni che codificano per proteine in grado di incrementare il
trasporto dell‘ossigeno, come il fattore di crescita per l‘endotelio vascolare (VEGF,
vascular endothelial growth factor) (Semenza, 1999).
Uno studio condotto in precedenza, dalla nostra unità di ricerca, su branzino ha
dimostrato l‘efficienza del gene HIF-1α quale indicatore di stress da ipossia anche nei
pesci. In branzino, infatti la carenza di ossigeno disciolto influenza l‘espressione del gene
HIF-1α nel fegato, inducendo una ―up-regulation‖, ovvero un aumento di espressione,
durante l‘ipossia acuta e cronica (Terova et al., 2008).
Fin dalla prima caratterizzazione di HIF-1α nell‘uomo (Semenza e Wang, 1992), sono stati
isolati numerosi cDNAs in diversi vertebrati, ma sono state identificate solo poche
sequenze ortologhe nei pesci. I pochi dati disponibili mostrano che HIF-1 è espresso nei
pesci in diversi tessuti, quali fegato, gonadi e tessuti embrionali (Soitamo et al., 2001). La
prima sequenza di HIF-1α ad essere stata caratterizzata è stata quella della trota iridea
(Oncorhynchus mikiss) (Soitamo et al., 2001). Negli anni seguenti sono state ottenute
numerose sequenze, complete o parziali, in diverse specie quali carpa nuda Gymnocypris
przewalskii (Cao et al., 1989), carpa erbivora (Ctenopharyngodon idella) (Law et al.,
2006), zebrafish (Danio rerio) (Rojas et al., 2007), ombrina (Micropogonias undulatus)
(Rahman e Thomas, 2007), persico reale (Perca fluviatilis) (Rytkönen et al., 2007) e branzino
(Dicentrarchus labrax) (Terova et al., 2008).
Nella presente ricerca abbiamo testato la possibilità di poter utilizzare il gene HIF-1α come
marker molecolare per descrivere la sofferenza da ipossia in una specie pregiata
d‘acqua dolce sensibile alla carenza di ossigeno quale il pesce persico reale (Perca
fluviatilis), in previsione di utilizzare tale marker per descrivere lo standard di vita della
specie nel Lago di Varese.
PAGINA 91
3.2
SPERIMENTAZIONE
La fase sperimentale ha coinvolto esemplari di persico provenienti dall‘Incubatoio del
Tinella (Groppello di Gavirate, Varese). I pesci sono stati trasferiti nel sistema a ricircolo
situato presso l‘Università dell‘Insubria al Dipartimento di Biotecnologie e Scienze
Molecolari, dove sono state allestite le prove di ipossia, tre settimane prima dell‘inizio della
sperimentazione. Due tipi di prove sono state condotte in vasche da circa 5 L: una per
valutare la risposta molecolare all‘ipossia acuta e l‘altra a quella cronica. Le condizioni di
ipossia sono state raggiunte in entrambe le prove diminuendo il flusso dell‘aria fino a 0,1–
0,2 NL/min e allontanando l‘ossigeno insufflando azoto (N2) (Figura 3.1).
Per la prima prova sono stati applicati livelli i letali incipienti di ipossia (ossigeno disciolto =
0,4 ± 0,1 mg/l ), su 3 soggetti di persico di 37,7 ± 11,5 g per 1 ora circa. La concentrazione
non era comunque letale, anche se già in grado di causare overturning. Sono poi stati
prelevati dalla vasca in normossia (9,8 mg/l), 3 pesci di controllo.
NORMOSSIA
AZOTO
per lo strippaggio
dell’ossigeno
IPOSSIA
Figura 3.1: Sistema sperimentale per creare, in modo controllato, le condizioni di ipossia acuta e cronica.
Per la 2° prova (cronica) sono stati utilizzati, 15 soggetti di pesce persico di 65,5 ± 30,2 g
divisi in 3 gruppi sperimentali: uno mantenuto in condizioni di normossia (D.O. = 9 mg/l) e
gli altri due a livello di ipossia corrispondente al 30% del valore di saturazione (2,8 ± 0,3
mg/l). Tre pesci sono stati campionati dalla vasca controllo e da una delle vasche
esposte a ipossia dopo 15 gg di esposizione continua alle rispettive condizioni
sperimentali. Dopo 15 gg di esposizione all‘ipossia i livelli di DO nella terza vasca sono stati
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invece riportati nella norma (9 mg/L) entro 1h, aumentando il flusso d‘aria nella vasca fino
a 1,5 NL/min. Dopo un periodo di 24 h dal recupero, ovvero 24 h dall‘inizio della
riossigenazione, tre pesci sono stati campionati dalla vasca. Cervello, muscolo dorsale,
fegato sono stati prelevati e conservati a –80°C fino al momento delle misure
dell‘espressione genica.
In Figura 3.2 sono riportati i grafici corrispondenti ai livelli di ossigeno applicati nel corso
delle prove di ipossia acuta (Figura 3.2-a) e cronica (Figura 3.2-b) su pesce persico.
Figura 3.2: Andamento dei livelli di ossigeno disciolto (DO) durante la prova di ipossia cronica (a) ed acuta(b).
3.2.1
Risultati ottenuti
La quantificazione dell‘attività trascrittomica del gene HIF-1α è stata effettuata utilizzando
il metodo assoluto di quantificazione via Real-time PCR. Questa tecnica è molto sensibile
e permette di quantificare il numero di copie di trascritti del gene HIF-1α tramite l‘utilizzo di
una curva standard costruita usando campioni a numero noto di copie del nostro gene in
studio.
L‘RNA totale estratto da cervello, fegato e muscolo di pesce persico è stato sottoposto a
real-time RT-PCR contemporaneamente ai RNA della curva standard di HIF-1α (Figura 3.3)
PAGINA 93
Figura 3.3: Curve di amplificazione per il gene HIF-1α di persico. Le curve corrispondenti allo standard sono in
rosso, quelle dei campioni di tessuto ipossico sono rappresentate in verde.
L‘analisi di real-time PCR effettuata ha rilevato che l‘esposizione a livelli molto bassi di
ossigeno disciolto (DO = 0,4 ± 0,1 mg/L) per 1h, provoca un aumento significativo (p<0,05)
nell‘espressione di HIF-1α, in termini di numero di copie di trascritto, in cervello, fegato e
muscolo di pesce persico rispetto ai controlli mantenuti in condizione di normossia. In
cervello e fegato i livelli di espressione del gene HIF-1α tornano poi simili a quelli dei
controlli dopo sole 24h dal ripristino delle condizioni ottimali di ossigenazione (fase di
recupero) (Figura 3.4). Questo risultato è in accordo con quanto osservato in fegato di
branzino esposto a ipossia acuta (Terova et al., 2008) e con l‘idea che anche in pesce
persico HIF-1 sia coinvolto nella risposta precoce di adattamento a condizioni severe di
ipossia. In muscolo invece, 24 h di recupero non sono state sufficienti per riportare i livelli di
HIF-1α ai livelli del controllo.
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Figura 3.4: Livelli di espressione di HIF-1α in differenti tessuti di persico esposto a ipossia acuta. L‘altezza
dell‘istogramma indica il valore medio di espressione di HIF-1α di tre pesci, le barre rappresentano la
deviazione standard dalla media. Differenze fra le lettere indicano differenze significative fra le medie
determinate mediante analisi della varianza ANOVA (p < 0,05).
Nel caso dell‘esposizione prolungata (15 gg) a livelli di ossigeno disciolto pari a 2,8 ± 0,3
mg/L (ipossia cronica) non sono state osservate in cervello e in fegato differenze
significative nell‘espressione di HIF-1α rispetto ai controlli (Figura 3.5).
PAGINA 95
Figura 3.5: Livelli di espressione di HIF-1α in differenti tessuti di persico esposto a ipossia cronica. L‘altezza
dell‘istogramma indica il valore medio di espressione di HIF-1α di tre pesci, le barre rappresentano la
deviazione standard dalla media. Differenze fra le lettere indicano differenze significative fra le medie
determinate mediante analisi della varianza ANOVA (p < 0,05).
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In muscolo invece abbiamo registrato un comportamento opposto a quello atteso con
livelli di espressione del gene HIF-1α inferiori nei pesci esposti a ipossia rispetto ai rispettivi
controlli mantenuti in condizioni di normossia. Sebbene il livello critico di ossigeno per il
persico fosse stato fissato da Fry nel 1957 a 7 mg/L a una temperatura dell‘acqua di 20°C,
uno studio successivo effettuato da Thorpe nel 1977 si riporta la capacità del persico di
sopravvivere anche a concentrazioni di DO inferiori, pari a 2,5 mg/L. Poiché il contenuto
medio di DO da noi utilizzato durante l‘esposizione a ipossia cronica era superiore a tale
valore, la mancata attivazione del gene HIF-1α può trovare in questo una possibile
spiegazione. Inoltre il pesce persico del Lago di Varese potrebbe non essere così sensibile
alla mancanza di ossigeno essendosi adattato a vivere in un ambiente eutrofico in cui
condizioni di ipossia si verificano frequentemente durante l‘upwelling delle acque e la
stratificazione termica nei mesi più caldi. Il muscolo rimane comunque il tessuto che in
caso di severa ipossia è in grado di mantenere memoria dell‘evento, per almeno 24 ore.
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4. Allevamento del persico
del persico nel Lago di Varese
Data la necessità di intervenire con semine di persico autoctone nel Lago di Varese, al
fine di ricostituire lo stock di persico reale e di consentire un proseguimento con successo
delle attività di pesca, verranno di seguito esaminate possibili tecniche e protocolli
adottabili al fine di produrre materiale adatto al reclutamento.
4.1 RIPRODUZIONE CONTROLLATA E SCHIUSA DELLE LARVE
Già precedentemente all‘avvio del progetto PERLAVAR, era stato costituito un primo
stock di riproduttori con 87 femmine e 66 maschi, mantenuto in cattività. I riproduttori sono
stati stabulati in una vasca da 3 m3 presso l‘incubatoio dell‘ A.P.D. Tinella di Groppello di
Gavirate (Va), in modo da poter ottenere nastri ovarici fecondati nelle stagioni
successive. A partire dal 2007, nel corso della stagione riproduttiva, sono state posizionate
sul fondo della vasca alcune fascine di legna, in modo tale da poter ricreare le condizioni
ideali per la deposizione delle uova (Figura 4.1).
Figura 4.1: Nastro ovarico deposto in vasca su substrato riproduttivo costituito da rami sommersi.
Nelle complesso, in 4 stagioni riproduttive successive, sono stati deposti e prelevati dalla
vasca 322 nastri ovarici, equivalenti a circa 3.800.000 uova. La percentuale di
fecondazione osservata è stata compresa tra il 50 ed il 70%, inferiore rispetto a quella
ottenuta in ambiente naturale (80-90%). Ciò potrebbe essere dovuto a due principali
fattori: carenze nutrizionali nella dieta dei riproduttori, non disponendo ancora di mangimi
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speciali per il persico, o da errori di manipolazione e stress provocati sui riproduttori stessi.
La maggior parte dei nastri sono stati mantenuti in impianto fino all‘ottenimento della
schiusa delle larve. Solo nel 2010, a causa della grande produzione ottenuta, per i limitati
spazi a disposizione, parte dei nastri è stata immessa direttamente in Lago. Come
mostrato in Figura 4.2 i nastri, una volta deposti, sono stati posizionati all‘interno di truogoli
oppure in vasi Zug per le fasi di embrionatura e di schiusa. La temperatura dell‘acqua è
stata misurata ogni 2 giorni ed il tempo di incubazione delle uova è stato riportato in gradi
giorno (GG):
GG = Tempo di incubazione (giorni) * Temperatura (°C)
In media le uova di persico schiudono in 90-110 GG, ad una temperatura di 11°C; con
l‘aumento della temperatura (> 14°C), il tempo di schiusa si riduce a 70-80 GG. Come si
può osservare dalla Tabella 4.1, il numero di persici prodotti dal 2007 al 2010, è all‘incirca
quintuplicato. Oltre a ciò, grazie al consolidamento dei protocolli operativi relativi alle fasi
di svezzamento e di allevamento della specie, è aumentato anche il numero di post-larve
e giovanili prodotti ed immessi nel Lago. Si è infatti passati da 145.000 pezzi prodotti nel
2007 ad una produzione di 618.000 pezzi nel 2010, di cui 60.000 avannotti (1,2 g) e 8.000
giovanili (2-4 g) (Tabella 4.1).
Figura 4.2: Trogoli e vasi Zug utilizzati per l‘incubazione delle uova di pesce persico (Incubatoio Tinella ‘72,
Groppello).
PAGINA 99
Tabella 4.1: Quantità di larve, post-larve, avannotti e giovanili di persico prodotti e seminati nel Lago di Varese
durante lo svolgimento del progetto. E‘ inoltre riportata la sommatoria equivalente al numero di giovanili 0+
corrispondenti (*) e le relative percentuali di sopravvivenza attese per ogni stadio vitale fino alla taglia
giovanile, dopo immissione in Lago.
Stadio vitale
Larva
Post-larva
Avannotto
Giovanile
Totale immesso
Taglia
2007
6 mm
1,5 cm
2,5 cm
> 5-8 cm
120.000
25.000
÷
÷
145.000
Giovanili 0+
corrispondenti
396
413
÷
÷
809*
2008
250.000
55.000
13.500
÷
318.500
Giovanili 0+
corrispondenti
825
908
1.485
÷
3.218*
2009
450.000
90.000
65.000
3.500
608.500
Giovanili 0+
corrispondenti
1.485
1.485
7.150
3.500
13.620*
2010
230.000
320.000
60.000
8.000
618.000
Giovanili 0+
corrispondenti
759
5.280
6.600
8.000
20.639*
% sopr
0,33
1,65
11,00
÷
4.1.1 Primo svezzamento e gestione dello stock
Dopo il riassorbimento del sacco vitellino (70 GG a 16°C, 3-4 giorni), per i primi 25 giorni le
larve sono state alimentate ad-libitum con zooplancton pescato in Lago (Figura 4.3) ed
Artemia salina schiusa presso l‘impianto. Una volta catturato, lo zooplancton, veniva
passato su filtri successivi di rete, con misure della maglia comprese tra 140 e 500 µm, di
modo tale da dividerlo per taglie. In questo modo alle larve veniva fornito zooplancton di
taglia adeguata alle loro dimensioni (Figura 4.3). Lo zooplancton di maggiori dimensioni
veniva posto in sacchetti di plastica (circa 450 g cad.) e surgelato a -20°C per usi
successivi. Dal 25° al 50° giorno, la dieta è stata integrata con dosi crescenti di mangime
estruso e disidratato del tipo ―Perla larva 6.0‖ (Skretting®, 62% proteine, 11% lipidi)
distribuendolo automaticamente con un distributore a molla 12 h.
A due mesi dalla schiusa (fine di giugno), con l‘aumentare delle dimensioni degli
avannotti, si è passati ad un mangime estruso con diametro del pellet compreso tra 600 e
1000 μm: ―Nutra HP 0.75‖ (Skretting®, 55% proteine, 18% lipidi)con razione giornaliera pari al
3% del peso dello stock, in accordo con Mélard et. al. (1995a e 1995b). Oltre al mangime,
a partire da giugno e fino ad ottobre, la dieta degli avannotti è stata integrata con
Chironomidi surgelati (Chironomus sp.).
Dalla fine del secondo mese di allevamento, quindi con scadenza mensile, gli avannotti
sono stati selezionati in base alla taglia. Come mostrato in Figura 4.4, la selezione delle
taglie è stata eseguita con l‘ausilio di selezionatori manuali, partendo da una misura
minima del lume delle griglie di 2,5 mm fino ad un massimo di 8 mm. La selezione è
necessaria durante le fasi di allevamento del persico a causa dell‘ampia eterogeneità di
taglie che caratterizza la specie. Il coefficiente di variazione di peso (CV = DVS/media) di
larve di persico alla schiusa, è normalmente compreso tra il 15% ed il 18% (Kestemont et
al., 1996). Nel nostro caso è stato osservato un CV medio per le quattro annate pari al
18,6%.
PAGINA 100
Figura 4.3: Cattura e selezione dello zooplancton usato per il primo svezzamento delle larve di persico.
La selezione delle taglie, permette di eliminare problemi di stress che rappresentano
cause di inibizione della crescita, con comportamenti territoriali ed isolamento degli
individui di taglia minore. Una frequente rimozione degli individui di taglia maggiore,
anche se consente comunque l‘instaurarsi di nuove gerarchie nelle popolazioni
selezionate, permette di ridurre l‘incidenza del cannibalismo (Mélard et al., 1995a). Le
conseguenze di queste differenze di taglia risultano molto evidenti soprattutto durante lo
stadio di post-larva. Le post-larve di persico infatti, hanno una bocca larga in relazione
alla loro taglia iniziale, quindi sono in grado di aggredire o cannibalizzare individui più
piccoli.
PAGINA 101
Figura 4.4: Operazioni di selezione delle taglie.
Vista la limitata dimensione della faringe e la fragilità delle larve, spesso l‘effetto di tali
aggressioni è letale sia per la preda che per il predatore che rimane strozzato (Figura 4.5).
Inoltre l‘eterogeneità di taglia comporta l‘instaurarsi di fenomeni di territorialità e di
competizione intraspecifica per l‘accesso all‘alimento.
Figura 4.5: Cannibalismo tra larve di persico durante le prime fasi di svezzamento. Spesso a causa delle
limitate dimensioni della bocca l‘aggressore muore strozzato dalla preda.
PAGINA 102
4.1.2 Accrescimento avannotti 2007-2010
Confrontando il peso degli avannotti allevati durante i quattro anni dello studio (Figura
4.6), si possono osservare differenze statisticamente significative (p< 0,05) tra i mesi di
luglio, agosto e settembre del 2008, rispetto alle altre annate. Questa netta differenza di
accrescimento dipende principalmente dalle più basse temperature dell‘acqua
registrate nel 2008. Come si può osservare in Tabella 4.2, nel 2008 la temperatura media
dell‘acqua delle vasche di allevamento è risultata significativamente inferiore (p<0,01)
rispetto a quella osservata nelle altre annate. Ciò ha comportato una forte riduzione del
tasso metabolico dello stock allevato ed un conseguente rallentamento della crescita.
Dati di letteratura riportano che la temperatura ottimale per l‘allevamento del persico,
alla quale si osservano il maggiore consumo di cibo ed il maggiore tasso metabolico è di
23°C (Mélard et al., 1996). Quindi più ci si avvicina a questa temperatura, migliori saranno
le performance di accrescimento dello stock allevato. Per quanto riguarda il 2010, anche
se la prova non sarà conclusa prima della stampa, riportiamo i dati relativi ai mesi di
maggio, giugno e luglio. Come si può osservare (Figura 4.6) le performance di
accrescimento degli avannotti nel 2010 sono risultate migliori rispetto a quelle osservate
nelle annate precedenti, con differenze significative per il mese di luglio (p<0,05). Dato
che nel 2010 conto che non si sono osservate differenze significative di temperatura
rispetto al 2007 ed al 2009 (Tabella 4.2), il maggiore accrescimento, è da ricercarsi nelle
migliorie apportate al protocollo gestionale.
Tabella 4.2: Temperature medie registrate nelle vasche di allevamento tra il 2007 ed il 2009.
Anno
2007
2008
2009
2010
Temp. media vasche (°C)
19,3
18,3
19,0
19,4
DVS
3,5
2,8
4,6
3,2
Min
14,1
11,9
9,8
10,1
Max
26,1
23,7
24,6
27,4
P
0,003*
Pur essendo disponibili mangimi commerciali di alta qualità per le larve (< 200 µm), il
persico fatica ad accettarli nel corso del primo appastamento, preferendo prede vive.
Molti studi di laboratorio indicano l‘offerta di rotiferi quale la migliore soluzione per il primo
svezzamento, anche se buone percentuali di sopravvivenza sono state osservate
utilizzando nauplii di Artemia salina (Fiogbé et al., 1995).
Molti zooplanctonti, come i nauplii di Copepodi o piccoli Cladoceri, possono essere
utilizzati come starter durante lo svezzamento. Mano a mano che si accrescono, le postPAGINA 103
larve tendono a cibarsi di Cladoceri e Copepodi di più grandi dimensioni (Craig, 2001).
Nel nostro caso, utilizzando zooplancton pescato direttamente in ambiente naturale,
suddiviso per taglia mediante filtrazione, la percentuale di sopravvivenza durante il primo
svezzamento si è mantenuta elevata (50-70%) in accordo con Mélard et al. (1995b).
Durante il graduale passaggio alla dieta con mangime, il tasso di mortalità dello stock ha
subito però un forte incremento, tuttavia con successivi studi, e miglioramenti nella
presentazione della dieta il risultato potrà essere migliorato.
2007
2008
*
*
*
*
2009
2010
°
Figura 4.6: Andamento del peso dei persici allevati nel 2007, 2008, 2009 e 2010; (*) e (°) indicano la presenza di
differenze statisticamente significative tra il peso raggiunto dagli avannotti durante le varie annate di
allevamento (p < 0,05). Notare le differenze di scala riportate sull‘asse delle ordinate.
Il successo della transizione da cibo vivo a dieta secca, è solitamente dipendente dalla
taglia, pesci di maggiori dimensioni avranno maggiori possibilità di accesso all‘alimento.
In alcune specie allevate, la maggiore taglia di alcuni soggetti può comportare
un‘intensificazione di interazioni agonistiche all‘interno dello stock allevato che spesso
possono sfociare in fenomeni di cannibalismo (Kestemont et al., 2003).
PAGINA 104
4.1.3 Mortalità delle larve
In tutte le annate, il tasso di mortalità delle larve durante il riassorbimento del sacco
vitellino, è risultato abbastanza contenuto restando di poco al di sopra della mortalità
fisiologica (15%). Il pesce persico però è una specie che risulta molto sensibile agli stress
ambientali o da maneggiamento, soprattutto se lo stock allevato deriva da riproduttori
selvatici e quindi non addomesticati. Nel nostro caso, sia nel 2007 che nel 2008, il tasso di
mortalità di larve e post-larve dopo il primo mese di vita, ha subito un forte aumento ed in
alcune delle vasche ha raggiunto il 90%. Viceversa, nel 2009 e nel 2010, il tasso di mortalità
si è mantenuto costante fino allo stadio giovanile, riducendosi drasticamente nel tempo.
Sono molti i fattori che concorrono nell‘aumentare il tasso di mortalità del persico in
allevamento, ma tra questi, gli sbalzi di temperatura sono sicuramente i più importanti
(Mèlard et al., 1995a). In tutte le annate, la temperatura dell‘acqua delle vasche di
svezzamento, poste all‘aperto ed alimentate con acqua superficiale pescata dal Lago,
ha subito alcune rapide fluttuazioni.
Nel 2007 e nel 2008, si sono registrati continui e
repentini cambi delle condizioni metereologiche, con variazioni termiche dell‘acqua
comprese tra 2 e 6 °C da un giorno all‘altro. Tutto ciò ha indubbiamente contribuito ad
aumentare lo stress delle larve allevate ed ha giocato un ruolo importante
nell‘innalzamento del tasso di mortalità registrato. Lo stress dovuto sia alla temperatura
che alla presenza degli operatori, ha contribuito fortemente alla debilitazione delle postlarve che, in poco tempo, hanno smesso di alimentarsi assumendo comportamenti
apatici ed una pigmentazione scura. Attraverso un‘analisi al microscopio binoculare, si
poteva osservare anche la presenza di esoftalmo bilaterale. Visto l‘elevato tasso di
mortalità e i sintomi riscontrati, il 9-05-07 alcuni campioni di post-larva (n =30) sono stati
spediti alla Sezione Diagnostica dell‘Istituto Zooprofilattico di Brescia per un‘analisi
anatomopatologica, batteriologica, virologica e parassitologica. Le analisi effettuate
hanno confermato la presenza di esoftalmo bilaterale su tutti i campioni osservati e la
presenza dell‘agente eziologico Aeromonas sobria (Figura 4.7). Le infezioni causate da
batteri Aeromonas spp. sono probabilmente le più comuni che si possono riscontrare in
pesci allevati sia con tecnica intensiva che estensiva.
Aeromonas sobria produce un‘ampia gamma di tossine, quali emolisine extracellulari,
citotossine e proteasi. Le infezioni da Aeromonas spp. sono più comuni quando il pesce è
sottoposto ad uno stress che lo rende suscettibile all‘attacco dei batteri opportunisti. Le
fonti più comuni di stress per il pesce in acquacoltura sono la scadente qualità delle
acque, gli sbalzi termici, il maneggiamento da parte degli operatori, fenomeni di
dominanza e cannibalismo e la densità. Secondo dati di letteratura il persico risulta molto
PAGINA 105
suscettibile all‘aggressione da Aeromonas, soprattutto durante il cambio di stagione tra
inverno e primavera, anche in ambiente naturale ed il tasso di mortalità negli stock
allevati, a causa di questa infezione, può essere dell‘1-2% al giorno (Wahli et al., 2005).
Con l‘allevamento a ricircolo, mantenendo la temperatura dell‘impianto costante,
l‘incidenza della malattia viene molto ridotta ed in alcuni casi il tasso di mortalità scende
anche al di sotto dello 0,5%.
Figura 4.7: Persico infettato da Aeromonas sobria (Wahli et al., 2005).
Per quanto riguarda il 2008, la forte mortalità è stata causata dall‘ingresso in impianto del
parassita Ichthyophthirius multifilis si presume a causa di un errore da parte del personale
addetto. Il parassita tende ad infestare soggetti indeboliti o con malformazioni corporee
quali scoliosi o lordosi che implicano difficoltà nel nuoto ed apatia, rendendo più facile
l‘attacco da parte del parassita. La Figura 4.8 mostra un soggetto con vescica natatoria
ridotta ed una evidente malformazione della spina dorsale, infestato da una serie di
trofonti (stadio parassitario di I. multifilis). Quando il parassita è incistato risulta difficile
eliminarlo e può causare lesioni cutanee o branchiali, facilmente colonizzabili da batteri e
miceti.
A causa di questa parassitosi e successive batteriosi, sostenute da germi opportunisti,
entro la metà del mese di giugno 2008 erano già state perse circa 80.000 larve. Con
l‘applicazione di un protocollo di profilassi e disinfezione (sale marino + cloramina T) sullo
stock rimasto e sulle nuove larve nate, la mortalità in poco tempo si è arrestata.
PAGINA 106
Figura 4.8: Post-larva di persico con malformazioni alla spina dorsale, infestata da Ichthyophthirius multifilis. Le
frecce indicano alcuni parassiti incistati sotto pelle.
La Figura 4.9 mostra il confronto tra il tasso di mortalità di post-larve di persico nate il 12-0408, allevate senza l‘applicazione del protocollo di profilassi (Figura 4.9-a) ed il tasso di
mortalità di larve nate il 22-05-08 mantenute isolate dal resto dell‘allevamento ed alle
quali è stato applicato il protocollo di profilassi (Figura 4.9-b). Nel secondo caso, si osserva
che la mortalità, dopo un primo periodo in cui resta comunque elevata, tende a
diminuire progressivamente. L‘elevata mortalità a pochi giorni dalla nascita, può essere
ascritta alle normali perdite fisiologiche che affliggono le larve durante i primi stadi vitali.
Nella vasca in cui il protocollo di profilassi è stato applicato precocemente, nessuna delle
larve trovate morte ha mostrato segni della parassitosi.
PAGINA 107
Figura 4.9: a) Mortalità di post-larve di persico in una vasca con applicazione tardiva del protocollo di
profilassi; b) mortalità di larve e post-larve in una vasca con applicazione precoce del protocollo (2008).
4.1.4 Qualità delle larve
Alcuni Autori, Kestemont et al. (2003), hanno osservato che sia la percentuale di
sopravvivenza che le performance di accrescimento, sono maggiori in larve nate alla
prima schiusa rispetto a quelle con schiusa più tardiva. Partendo da tale presupposto, è
stata eseguita una prova di qualità delle larve su alcuni nastri deposti nel 2008. Nel mese
di aprile sono stati prelevati, dalla vasca dei riproduttori, tre nastri ovarici con lunghezza
compresa tra 30 e 40 cm. I tre nastri sono stati posizionati per la schiusa in tre diversi trogoli
in modo da non consentire il rimescolamento delle larve nate. Per ogni nastro ovarico
sono state poi preparate, all‘interno di uno schiuditoio di tipo californiano, una serie di
nursery da acquario con maglia da 250 μm e volume di circa 4 litri. Solitamente, in un
nastro con lunghezza pari a 40 cm ad una temperatura di 15°C, la schiusa di tutte le larve
avviene in 3 giorni. Quindi abbiamo definito i tempi di schiusa come: T1 = inizio della
schiusa; T2 = 24h dall‘inizio della schiusa; T3 = 48h ultime larve in schiusa. Per ognuno dei tre
nastri, sono state quindi preparate 12 nursery (Figura 4.10), 3 per ogni tempo di schiusa,
PAGINA 108
numerate progressivamente (per es. T1A, T1B, T1C; T2A, T2B, T2C, ecc..). In ogni nursery sono
state immesse 200 larve appartenenti ai tre tempi di schiusa (600 larve per ogni intervallo).
Figura 4.10: Nursery usate durante la prova di definizione della qualità delle larve.
Per evitare di mescolare larve nate durante le ore notturne, ogni mattina alle ore 8:00 le
larve presenti, originate dalla schiusa notturna, venivano spostate in una vasca esterna, in
questo modo ci si assicurava il prelievo di larve nate dopo l‘intervallo di tempo
desiderato, ossia 24 h
dal
prelievo
precedente.
La
Figura
4.11
riporta
l‘andamento della lunghezza di larve nate a tempi diversi, durante i primi 5 giorni dopo la
schiusa. Come si può osservare per tutti e tre i nastri usati per la prova, larve nate al tempo
T0 (inizio della schiusa), hanno mostrato una lunghezza significativamente inferiore
(p<0,05), rispetto a quelle nate a tempi successivi T1 e T2. Già dal secondo giorno però si
può osservare che la lunghezza delle larve nate al tempo T0 aumenta fino a raggiungere,
e poi superare al quinto giorno, quella di larve nate a tempi successivi. Per tutti i nastri, al
quinto giorno di prova, le larve T0 hanno mostrato lunghezze significativamente maggiori,
rispetto a larve T1 e T2 (p<0,05).
Dopo il quinto giorno, le larve rimaste nelle nursery (n = 150) sono state alimentate per 15
gg al fine di determinare differenze di sopravvivenza in relazione al tempo di schiusa. La
Figura 4.12, mostra la sopravvivenza delle larve, alla fine dell‘osservazione, per ogni
gruppo di schiusa. Nonostante le percentuali di sopravvivenza siano state molto basse,
probabilmente a causa dello spazio limitato delle nursery, tra i tre gruppi, sono state
osservate differenze significative (p<0.05) nella percentuale di sopravvivenza. Le larve del
gruppo T0 hanno mostrato la maggiore percentuale di sopravvivenza (in media 12.5%) per
PAGINA 109
tutti tre i nastri, mentre i gruppi T1 e T2 hanno mostrato sopravvivenze più basse:
rispettivamente 3 % e 1,15%.
Kestemont et al., (2003) hanno osservato che larve di persico e di spigola (Dicentrarcus
labrax),
schiuse
tardivamente,
risultano
meno
competitive
di
quelle
schiuse
precocemente. La stessa osservazione proviene dalle esperienze di avannotterie
commerciali di spigola (Saroglia, dati non pubblicati).
Lo stesso risultato è inoltre stato ottenuto da Buriez, (2007) in uno studio effettuato su larve
di luccio (Esox lucius). Come nel nostro caso, l‘Autore ha osservato che il tempo di schiusa
influenza la taglia iniziale delle larve: le larve precoci hanno una lunghezza alla schiusa
inferiore a quelle tardive. Secondo Kestmont et al. (2003), larve nate durante le prime fasi
della schiusa risultano avvantaggiate rispetto a quelle nate successivamente, in quanto
possono
accedere
prima
alla
dieta
esogena,
crescendo
potenzialmente cannibalizzare gli individui nati più tardivamente.
PAGINA 110
più
velocemente
e
Figura 4.11: Accrescimento delle larve nate a diversi tempi (T0, T1, e T2) da uno stesso nastro ovarico durante i
primi 5 giorni dalla schiusa, (* indica p<0,05).
PAGINA 111
In base a queste considerazioni, potrebbe essere suggerita una selezione delle larve
direttamente alla nascita e ciò dovrebbe permettere una riduzione dell‘eterogeneità di
taglia iniziale altre ad un miglioramento del tasso di sopravvivenza dello stock allevato.
Figura 4.12: Sopravvivenza delle larve (%) in relazione al tempo di schiusa dopo 15 gg di alimentazione
esogena.
4.1.5 Efficienza di predazione
Durante il mese di Giugno 2007, è stata effettuata una prova di efficienza di predazione
su post-larve di pesce persico, allo scopo di definire la razione giornaliera ottimale di
zooplancton da fornire durante le prime fasi di allevamento. Per l‘esperimento sono stati
utilizzati 2 gruppi di post-larve, pre-svezzate presso l‘incubatoio dell‘A.P.D. Tinella di
Groppello (Va). Le post-larve del primo gruppo avevano un peso medio di 0,155 g (±
0,052) mentre quelle del secondo gruppo pesavano 0,257 g (± 0,083).
Durante le prove, le post-larve divise in quattro gruppi, sono state mantenute in vaschette
di plexiglass (Figura 4.13) ed alimentate con quattro differenti razioni giornaliere di
zooplancton: primo gruppo 2,5%, 5%, 10% e 20% del peso corporeo medio, secondo
gruppo, 50%, 100%, 150% e 200%. Per ogni razione giornaliera sono state effettuate tre
repliche al giorno (V1,V2,V3), per 4 giorni. Lo zooplancton usato per alimentare le postlarve veniva pescato giornalmente nel Lago di Varese, con un retino da plancton con
mesh da 80 µm e successivamente filtrato su un setaccio con mesh da 450 µm, per
eliminare zooplanctonti di taglia troppo piccola. La sospensione cosi ottenuta, detta
―sospensione madre‖, veniva trasportata presso i laboratori in una tanica da 30 l. Dalla
PAGINA 112
sospensione madre, opportunamente omogeneizzata, venivano prelevati 5 campioni da
150 ml per quantificare la concentrazione di zooplanctonti.
Figura 4.13: Vaschette usate per l‘esperimento di efficienza di predazione.
Nota la concentrazione della sospensione madre, si procedeva all‘alimentazione delle
post-larve somministrando ad ognuna delle vaschette il volume di sospensione
necessario. Al fine di conteggiare gli zooplanctonti consumati, giornalmente, dopo aver
rimosso le post-larve, lo zooplancton morto veniva lasciato sedimentare sul fondo delle
vaschette sperimentali. Alla fine di ogni giornata di sperimentazione, feci e zooplancton
morto venivano asportati dal fondo e conservati in bottiglie da 1 l. Da ogni vaschetta
venivano poi prelevati 3 campioni di acqua in provette da 50 ml, in modo tale da poter
valutare la quantità di zooplancton ancora presente in sospensione e quindi non
consumato dalle post-larve. Il numero medio di zooplanctonti presenti nei 3 campioni,
veniva poi rapportato al volume totale di acqua presente nelle vaschette (7 l), in modo
da poter calcolare il numero degli zooplanctonti rimasti vivi. Le feci e gli organismi morti,
venivano lasciati sedimentare in coni Imhoff da 1 l di capacità, in modo tale che le feci,
più pesanti, sedimentassero per prime sul fondo del cono. In questo modo è stato possibile
separare le feci dallo zooplancton morto che veniva recuperato e conteggiato. Alla fine
di ogni ciclo di 24 h, l‘acqua delle vaschette veniva sostituita per eliminare eventuali
residui delle razioni precedenti, le quali avrebbero potuto interferire con il calcolo della
quantità di prede consumate.
Al termine di entrambe le prove è stata calcolata la quantità di zooplanctonti predati nel
tempo di 60‖ dalle post-larve alimentate con le razioni massime dei due esperimenti (20%PAGINA 113
200%), così da verificare che i dati sul consumo di zooplancton fossero attendibili. Sono
inoltre stati calcolati i valori di SGR% (Specific Growth Rate) e di FCR (Feed Conversion
Ratio), per le post-larve di entrambe le prove:
FCR 
TFS
FBW  IBW
Dove:
TFS = Grammi di zooplancton in peso secco forniti
FBW = Peso finale medio delle post-larve
FBI = Peso iniziale medio delle post-larve
SGR 
Ln(FBW ) Ln(FBI)
t2  t1
Dove:
FBW = Peso finale medio delle post-larve
FBI = Peso iniziale medio delle post-larve
t2-t1 = Durata dell‘esperimento in giorni
-Primo gruppo
Le razioni giornaliere di zooplancton somministrate al primo gruppo di post-larve, erano
pari al 2,5%, 5%, 10% e 20% del peso corporeo medio (0,155 ± 0,052 g) (Tabella 4.3). Per la
prova, sono state allestite 12 vaschette contenenti ognuna 6 post-larve di persico.
Tabella 4.3: Razioni di zooplancton in %, mg e numero di zooplanctonti, somministrate nel primo esperimento.
Razione %
2,5
5
10
20
Razione in peso secco (mg)
23,25
46,5
93
186
Razione (N° di zooplanctonti)
1300
2600
5200
10400
Come mostrato in Figura 4.14, la relazione osservata tra la razione giornaliera
somministrata e la quantità di zooplancton consumato dalle post-larve, è di tipo lineare
(R2 = 0,99). Inoltre il numero di zooplanctonti consumati, è risultato statisticamente
differente tra le diverse razioni utilizzate (p<0,05).
PAGINA 114
*
*
*
*
Figura 4.14: Relazione tra razione giornaliera e numero di zooplanctonti consumati per post-larva (*p<0,05).
Rispetto ad un peso iniziale di 0,155 ± 0,052 g, al termine del primo esperimento, le postlarve presentavano un peso medio pari a 0,235  0,063 g, con un incremento di peso
variabile tra 0,04 g (razione 2,5%) e 0,11 (razione 20%) (Tabella 4.4). Il peso finale medio di
post-larve alimentate con razioni più elevate di zooplancton, è risultato tendenzialmente
maggiore sebbene l‘analisi statistica non abbia evidenziato nessuna differenza
significativa (p>0,05) (Figura 4.15).
Tabella 4.4: Crescita standard giornaliera (SGR%) ed efficienza di conversione (FCR) nel primo esperimento.
Razione giornaliera (%)
2,5
5
10
20
Razione per post-larva (g)
0,004
0,008
0,016
0,031
Peso iniziale (g)
0,155
0,155
0,155
0,155
Peso finale (g)
0,198
0,229
0,242
0,269
Incremento di peso (g)
0,043
0,074
0,087
0,114
SGR%
6,065
9,777
11,172
13,769
FCR
0,364
0,419
0,710
1,089
Come mostrato in Tabella 4.4, i valori di SGR calcolati per le post-larve sono cresciuti con
l‘aumentare della razione somministrata, per valori compresi tra 6,1% (razione 2,5%) e
13,8% (razione 20%). L‘FCR è risultato compreso tra 0,36 (razione 2,5%) e 1,09 (razione 20%).
Il numero di zooplanctonti consumati nel corso delle 14 ore di luce, dalle post-larve
PAGINA 115
alimentate con la razione massima dell‘esperimento (20%), è stata pari a 2,3
zooplanctonti al minuto.
Figura 4.15: Incremento del peso delle post-larve al variare della razione giornaliera.
-
Secondo gruppo
Nel secondo esperimento sono state utilizzate post-larve con un peso medio (0,257 g ±
0,083), quasi doppio rispetto al primo gruppo. La metodica della prova è stata identica
alla precedente, con la differenza che le razioni giornaliere erano più elevate e per ogni
vaschetta erano presenti solo 5 post-larve. Le razioni fornite sono state significamene più
alte in quanto si voleva verificare quale fosse la quantità massima di zooplancton che le
post-larve possono consumare (Tabella 4.5).
Tabella 4.5: Razioni di zooplancton in %, mg e numero di zooplanctonti somministrate nel secondo
esperimento.
Razione %
50
100
150
200
Razione in peso secco (mg)
642,5
1285
1927,5
2570
Razione (N° di zooplanctonti)
35600
71200
106800
142400
Come mostrato in Figura 4.16, la relazione tra razione giornaliera somministrata e
zooplanctonti consumati dalle post-larve, è risultata essere di tipo logaritmico e la
quantità di prede consumate tende ad un plateau con l‘aumentare della razione
PAGINA 116
giornaliera. Al contrario, la quantità di razione giornaliera che le post-larve hanno
consumato, si riduce con l‘aumento della razione giornaliera stessa (Figura 4.17).
N°di zooplanctonti consumati per larva
*
*
*
16000
14000
*
12000
10000
8000
y = 6597.2Ln(x) - 20661
2
R = 0.99
6000
4000
40
60
80
100
120
140
160
180
200
220
Razione giornaliera (%)
Figura 4.16: Relazione esistente tra razione somministrata e numero di zooplanctonti consumati per larva
(*p<0,05).
In entrambi i casi, la differenza nella quantità di zooplanctonti consumati dalle post-larve
in funzione della razione somministrata, è risultata statisticamente significativa (p<0,05). In
questo caso, l‘incremento medio del peso delle post-larve è variato tra 0,07 g per la
razione più bassa (50%) e 0,17 g per la razione giornaliera massima (200%). Anche nel
secondo esperimento, la variazione del peso corporeo delle post-larve registrata al
termine della prova, non è risultata statisticamente significativa (p>0,05) (Figura 4.18).
PAGINA 117
*
*
*
*
Figura 4.17: relazione esistente tra razione somministrata e percentuale di zooplanctonti consumati (*p<0,05).
Nel secondo esperimento, i valori di SGR calcolati sono stati compresi tra 6,3% (razione
50%) e 12,8% (razione 200%). Similmente, alla prima prova è stato osservato un aumento
della velocità di crescita delle post-larve alimentate con razioni giornaliere più elevate. La
FCR è risultata invece compresa tra 7,01 e 12 rispettivamente, per le razioni pari al 50% e
200% del peso corporeo delle post-larve (Tabella 4.6). Il numero di zooplanctonti
consumati dalle post-larve alimentate con la razione massima dell‘esperimento (200%)
nelle 14 ore di luce è stata pari a 20,3 zooplanctonti al minuto.
PAGINA 118
Figura 4.18: Incremento del peso delle post-larve al variare della razione giornaliera.
Tabella 4.6: Crescita standard giornaliera (SGR%) ed efficienza di conversione (FCR) nel secondo esperimento.
Razione giornaliera (%)
50
100
150
200
-
Razione per post-larva (g)
0,129
0,257
0,386
0,514
Peso iniziale (g)
0,257
0,257
0,257
0,257
Peso finale (g)
0,330
0,381
0,412
0,428
Incremento di peso (g)
0,073
0,124
0,155
0,171
SGR%
6,274
9,863
11,818
12,765
FCR
7,005
8,265
9,923
12,001
Considerazioni sulla prova
Durante il primo esperimento, alle post-larve sono state fornite razioni di cibo pari al 2,5%,
5%, 10% e 20% del loro peso corporeo medio (0,155 ± 0,052 g). La quantità di zooplancton
consumata, è risultata compresa tra il 96,8% del totale fornito (1.258 ± 54 zooplanctonti
predati su 1.300) per la razione pari al 2,5% del peso corporeo delle post-larve ed il 96,2%
per la razione pari al 20% ( 9.908 ± 320 zooplanctonti predati su 10.400). La relazione tra
zooplancton somministrato e consumato è risultata quindi di tipo lineare (R2=0,99) in
quanto le razioni venivano quasi completamente consumate nel corso delle 14 ore di
luce.
Nella seconda prova, sono state applicate razioni di cibo più elevate rispetto alla prima:
50%, 100%, 150% e 200% del peso corporeo medio delle post-larve. In questo caso la
percentuale di zooplancton predato, rispetto al totale fornito, è diminuita con relazione
esponenziale inversa, all‘aumentare della razione giornaliera (Figura 4.17). Le post-larve
PAGINA 119
alle quali è stata somministrata una razione giornaliera pari al 50% del proprio peso
corporeo, hanno consumato mediamente il 74,7% dello zooplancton fornito (26.603 ±
2.594 zooplanctonti predati su 36.600), mentre quelle che hanno avuto a disposizione la
razione massima, pari al 200% del proprio peso corporeo, hanno consumato in media solo
il 51,2% dello zooplancton fornito giornalmente (72.943 ± 3.677 zooplanctonti predati su
142.400). La relazione tra razione somministrata e zooplanctonti consumati, è di tipo
logaritmico e tende ad un plateau, indicando che la razione di zooplancton pari al 200%
del peso delle post-larve, è vicina alla quantità massima di cibo che le post-larve di
persico possono consumare giornalmente.
Calcolando il numero di zooplanctonti che le post-larve hanno predato mediamente in
un minuto, alle razioni più elevate, è stato osservato che per la razione pari al 20% il
consumo è stato in media di 2,3 zooplanctonti al minuto durante le ore di luce, mentre
per la razione pari al 200%, le post-larve hanno consumato in media 20,3 zooplanctonti al
minuto. Peterka e Matena (2002), effettuando uno studio di efficienza di predazione in
persici di lunghezza pari a 30-50 mm, ha misurato la quantità di zooplanctonti consumata
dopo 5, 10 e 20 minuti dall‘alimentazione, osservando che a concentrazioni pari a 150
zooplanctonti l-1, gli avannotti possono consumare fino a 6-7 prede al minuto. Il confronto
di questo risultato con quelli riscontrati nel nostro studio, deve tenere conto del fatto che
nel nostro esperimento lo zooplancton nelle vaschette sperimentali era molto più
concentrato (circa 20.000 zooplanctonti l-1 per la razione pari al 200 %) ed i tempi di
alimentazione delle post-larve erano molto più lunghi.
In entrambe le prove, l‘incremento di peso delle post-larve alimentate con diverse razioni
giornaliere non è risultato statisticamente significativo (p>0,05). Questo risultato potrebbe
essere dovuto alla forte eterogeneità della taglia delle post-larve utilizzate durante
l‘esperimento. Infatti, il coefficiente di variazione (C.V.), pur essendo in accordo con valori
riportati in letteratura (35.3%-38.1%) (Kestemont et al., 2003), è risultato piuttosto elevato
(34%-32%). Valori elevati di eterogeneità tra post-larve non sono dovuti esclusivamente a
fattori genetici ma a questo riguardo svolgono un ruolo molto importante sia la quantità a
disposizione, sia il metodo utilizzato per la somministrazione del cibo in cattività (Fontaine
et al.,1997). Garantendo il giusto approvvigionamento alla fonte alimentare a tutti gli
esemplari, possono infatti essere ridotti i fenomeni di competizione intraspecifica. Anche il
cannibalismo risulta essere un fattore in grado di influenzare la differenza tra le taglie delle
post-larve in uno stock (Baras et al., 2003).
I valori di FCR e SGR ottenuti, hanno permesso di identificare quale, tra le razioni fornite,
potrebbe essere quella da considerarsi ottimale per le post-larve di persico. Il valore più
alto di SGR è stato osservato nelle post-larve alle quali è stata fornita una quantità di
PAGINA 120
zooplancton pari in peso secco, al 20% del loro peso corporeo. Con tale razione è stato
osservato un FCR di 1,09 che essendo prossimo a 1, rappresenta un rapporto di
conversione dell‘alimento da considerarsi molto buono. Nelle razioni giornaliere inferiori
(2,5%,5% e 10%), l‘FCR è ancora più basso ma la crescita delle post-larve è stata piuttosto
contenuta. Nelle razioni fornite nel secondo studio (50%, 100%, 150% e 200%), sia la SGR
che l‘FCR hanno assunto valori più distanti da quelli ottimali rispetto alla razione 20%. Dai
risultati ottenuti nel nostro studio, la razione di zooplancton in peso secco da considerarsi
ottimale per le post-larve, al fine di ottenere le migliori performance di accrescimento,
deve essere pari al 20% del peso corporeo. Questo risultato è in accordo con Fiogbè et al.
(2003), in cui si osserva che nel persico, come in tutti i pesci, la razione ottimale è
solitamente inferiore alla razione massima.
4.2 ALLEVAMENTO IN RISAIA SET-ASIDE
Alla fine del mese di maggio 2008, 2009 e 2010, è stata effettuata una prova di
accrescimento di larve di persico, nelle acque di una risaia ritirata dalla produzione
agricola. La Comunità Europea, per far fronte agli eccessi produttivi di cereali, ha
contingentato le produzioni agricole fino alla fine del 2008 (Regolamento CE n.
1272/1988), invitando gli agricoltori a destinare una parte della superficie agricola alla
―non coltura‖ o ad usi alternativi (terreni detti set-aside), il tutto collegato ad incentivi
economici ed ai criteri d‘attuazione della politica agricola comunitaria (PAC). E‘ stata
individuata una risaia disponibile nelle vicinanze del Comune di Mortara (Pv) ed il 25
maggio 2008, il 30 maggio 2009 e 2010, vi sono state immesse circa 30.000 larve ottenute
da un nastro deposto in vasca dallo stock di riproduttori del Tinella. La superficie messa a
disposizione è stata di circa 1200 m2. L‘acqua usata per il riempimento della risaia
derivava in parte da una risorgiva localizzata vicino alla risaia stessa ed in parte da un
canale irriguo. Il flusso d‘acqua poteva essere regolato a piacere, entro 0,2 ed 1,2 m3 min1.
Nel 2010, a differenza delle due annate precedenti, la risaia è stata preparata con un
solco centrale profondo circa 90 cm e largo 1,5 m. Questo solco è stato ideato per poter
facilitare le attività di recupero del pesce e per ridurre la predazione da parte di uccelli
ittiofagi come la garzetta (Egretta garzetta)e l‘airone cenerino (Ardea cinerea), nella
zona molto abbondanti. Nello stesso tempo il solco potrebbe facilitare lo sviluppo dello
zoobenthos importante alimento per gli avannotti di persico.
Durante le prove, ogni 15 giorni, sono stati monitorati i principali parametri chimico-fisici
dell‘acqua in ingresso ed in uscita: concentrazione e percentuale di saturazione di
ossigeno, temperatura e pH. Oltre a ciò, con scadenza mensile, è stato effettuato un
PAGINA 121
monitoraggio dell‘accrescimento dello stock. Con l‘ausilio di una ―bilancia‖ con maglia
da 0,5 cm venivano pescati circa 50 individui sui quali venivano effettuate una serie di
misurazioni biometriche: lunghezza totale (cm), lunghezza standard (cm) e peso (g).
Durante i campionamenti veniva anche osservato l‘aspetto esterno degli individui
catturati al fine di determinare la presenza di parassiti o segni di batteriosi in corso. Il 18
settembre 2008 ed il 12 ottobre 2009, la risaia è stata svuotata e tutti gli individui presenti (n
≈ 13.500 nel 2008 e n ≈ 15.600 nel 2009) sono stati prelevati e trasportati presso l‘incubatoio
ittico del Tinella. Dopo un periodo di quarantena, circa il 90% di essi è stato liberato nel
Lago mentre una piccola parte è stata mantenuta in impianto ad integrazione dello stock
di avannotti presente.
I campionamenti effettuati nella risaia per il monitoraggio dello stock, hanno mostrato una
crescita costante in tutte e due le annate. Tenendo conto che la prova del 2010 è
tutt‘ora in corso, riportiamo comunque i primi dati relativi al tasso di accrescimento delle
post-larve immesse. Come mostrato in Figura 4.19, il peso medio degli avannotti derivanti
dalla risaia alla fine di settembre 2008 e 2009 (rispettivamente 2,17±0,6 g e 2,19±0,7 g) non
mostra differenze significative, (p>0,05). Come riportato nello stesso grafico, effettuando
un confronto tra pesci allevati in vasca ed in risaia per le tre annate, il peso medio finale
degli avannotti allevati in risaia nel 2008 e nel 2009, è risultato significativamente inferiore
(p<0,05) rispetto a quello ottenuto in vasca (5,08 ±1,6 g). I primi dati rilevati alla prova
2010, che al momento della stampa è ancora in corso, mostrano per il mese di luglio un
peso medio delle post-larve di 1,48 g (± 0,37), anch‘esso significativamente inferiore
(p<0,05) rispetto a quello dello stock allevato in vasca (2,08±1,6 g) (Figura 4.19).
Effettuando però un confronto tra il peso medio dei persici allevati in risaia nel mese di
luglio 2010, con quello delle due annate predenti, si osserva che le post-larve allevate nel
2008-2009 sono significativamente più piccole (0,27±0,1 g) rispetto a quelle allevate nel
2010 (p<0,05). Tenendo conto di tale tasso di accrescimento, riportiamo in Figura 4.19, un
tentativo di previsione del peso che potrebbero raggiungere gli avannotti nel mese di
agosto e settembre 2010. Questo dato che è del tutto previsionale e andrà poi
confermato durante i prossimi campionamenti, mostra performance di accrescimento
sicuramente migliori rispetto a quelle osservate precedentemente. Il maggiore tasso di
crescita che si sta prospettando per il 2010, potrebbe essere dovuto innanzitutto alla
presenza del solco al centro della risaia precedentemente descritto, che funge sia da
rifugio che da zona di foraggiamento per gli avannotti. Oltre a ciò la presenza del solco
ha limitato anche lo sviluppo eccessivo di macrofite acquatiche (i.e Carex sp.), che nel
2008 e nel 2009, avevano invece raggiunto densità tali da limitare gli spostamenti degli
avannotti i quali stazionavano nelle zone dove la densità di piante acquatiche si era
PAGINA 122
mantenuta più bassa. Negli stessi anni, a causa di questa grande produzione di piante
acquatiche in pochi centimetri d‘acqua, anche la ricerca dell‘alimento potrebbe essere
risultata difficoltosa, innescando fenomeni di competizione intraspecifica e cannibalismo.
A questo proposito, potrebbe essere consigliabile in futuro un diserbo preventivo della
risaia in aprile-maggio, prima dell‘immissione degli avannotti. Inoltre anche le condizioni
metereologiche, verificatesi nel 2010, potrebbero avere favorito il crearsi di un substrato
alimentare particolarmente ricco.
Risaia-09
Risaia-08
*
*
*
*
* °
* °
Vasca
Risaia-10
°
Figura 4.19: Confronto del tasso di accrescimento del novellame allevato in risaia set-aside (2008-2010) e
quello allevato in vasca. Nel grafico che riporta il dato di accrescimento per l‘anno 2010, la zona in grigio
indica un calcolo previsionale dell‘accrescimento (vedi testo). (*) indica che la differenza di accrescimento
tra persici allevati in risaia e quelli in vasca è statisticamente significativa (p<0,05); (°) indica che la differenza
di accrescimento dei persici allevati in risaia tra il mese di luglio 2008-2009 e 2010 è statisticamente significativa
(p<0,05)). La coorte di persici allevati in vasca, è stata alimentata con mangime artificiale e questo spiega la
crescita molto più elevata. Inoltre da notare che la scala riportata sull‘asse delle ordinate, tra risaia e vasca, è
differente.
L‘incidenza di tali variabili biotiche ed abiotiche, unite alla non costante disponibilità di
alimento durante il periodo di allevamento in risaia, potrebbero essere le principali cause
da cui dipendono le ampie differenze di taglia osservate tra i persici allevati in vasca e
quelli allevati in ambiente seminaturale. In futuro sarà pertanto necessario lavorare per il
miglioramento della produzione di zoobenthos nell‘ambiente di risaia.
PAGINA 123
La percentuale di sopravvivenza (2008-2009)degli avannotti non ha superato il 25% (circa
7.200 individui) e la causa potrebbe essere dovuta principalmente alla predazione da
parte di uccelli ittiofagi come aironi cenerini (Ardea cinerea), garzette (Egretta garzetta)
ed altri Ardeidi spesso presenti sulle rive ed all‘interno della risaia. Se da un lato le piante
acquatiche
cresciute
nella
risaia
hanno
limitato
gli
spostamenti
del
pesce
compromettendone le performance di accrescimento, dall‘altro hanno sicuramente
contribuito alla sua protezione. Per quanto riguarda invece il 2010, i primi rilevamenti
hanno mostrato una maggiore presenza di persico rispetto alle annate precedenti,
soprattutto a livello della zona del solco. Sulla base del campionamento di luglio si può
per ora prevedere una percentuale di sopravvivenza finale prossima al 50% dello stock
immesso.
La tecnica di svezzamento ed allevamento del novellame di persico in risaia, pur
lasciando spazi a successivi miglioramenti, si mostra particolarmente promettente per la
produzione a costi contenuti, di una sufficiente quantità di persico da immettere nel Lago
di Varese. Le limitazioni indotte dalla necessità di svuotare la risaia entro il mese di
settembre o inizi di ottobre, non è di per se un ostacolo in quanto i giovanili 0+ di oltre 6
mesi ottenuti, sarebbero già in grado di affrontare le successive fasi di sviluppo nel Lago
con perdite da predazione molto contenute (Vedasi Tabella 4.1 e pag. 150). Inoltre le
immissioni di pesce allo scopo di ripopolamento degli stock ittici naturali, dovrebbero
essere effettuate con pesci caratterizzati ―rusticità‖ tipica dei pesci selvatici, Forneris et al.
(1996), caratteristica presente nei persici allevati in risaia su catena trofica naturale.
4.3 ALLEVAMENTO IN ACCUMULATORE DI PLANCTON
Larve e post-larve di persico, per la loro alimentazione zooplanctofaga, crescono
efficacemente nelle acque del Lago di Varese, affrontando tuttavia imponenti rischi di
predazione. Una fase di allevamento in ambiente protetto, come ad esempio in gabbie
di rete flottanti, annulla da un lato la minaccia costituita dai predatori limitando però la
disponibilità di risorsa alimentare. L‘illuminazione notturna all‘interno delle gabbie,
sfruttando il fototattismo4 degli organismi planctonici, potrebbe almeno in parte, ovviare
al problema, attirando il plancton e concentrandolo all‘interno della gabbia di rete. Il
pesce persico è una specie che si presta ad un tipo di allevamento in ambienti confinati
(gabbie galleggianti, vasche, ecc.) grazie alle sue abitudini gregarie, alla relativamente
bassa aggressività e alla dieta sufficientemente opportunista (Fontaine et al., 1996).
4
Fototattismo: Movimento di un organismo guidato da stimoli luminosi.
PAGINA 124
Al fine di valutare il beneficio di tale tecnica, nel 2008, è stata allestita una gabbia di rete
galleggiante e sono state effettuate prove di allevamento. La struttura utilizzata per le
prove è stata posta nella zona nord del bacino, vicino alla foce del torrente Tinella. La
gabbia, con un volume di 2,5 m3, veniva illuminata durante le ore notturne da una
lampada led (60W, 24V) alimentata da una batteria ricaricabile collegata ad un pannello
solare. Il pannello e la batteria erano posizionati su di una piccola piattaforma
galleggiante, vicina alla gabbia (Figura 4.20). Per poter valutare le dinamiche dello
zooplancton
sia
all‘interno
che
all‘esterno
della
gabbia,
sono
stati
effettuati
campionamenti settimanali durante tutto il periodo della sperimentazione. Il primo
campionamento è stato effettuato nel corso di un intero ciclo di 24 h, per poter osservare
quali fossero le ore di maggiore accumulo; visti i primi risultati, gli altri campionamenti sono
stati effettuati solo durante ore notturne.
Figura 4.20: Visione d‘insieme della struttura reggente la gabbia e del pannello solare collegato al sistema
d‘illuminazione.
Ogni ciclo di campionamenti prevedeva il prelievo di tre campioni d‘acqua in tre diversi
punti: un punto di controllo posto a 15 m dalla gabbia, un punto a ridosso della rete
esterna della gabbia ed un terzo punto all‘interno della stessa. I campioni venivano
prelevati mediante bottiglia di Ruttner dalla capacità di 1 litro. Durante i prelievi venivano
monitorati anche alcuni parametri chimici e fisici dell‘acqua, quali concentrazione e
percentuale di saturazione di ossigeno, assieme alla temperatura (°C), pH. Queste misure
venivano ripetute per ogni metro della colonna d‘acqua, partendo dalla superficie fino al
PAGINA 125
fondo (-7 m).
La densità dello zooplancton nei campioni prelevati, è stata valutata
tramite filtrazione su filtri da 4,9 cm di dimetro e porosità 0,45 μm. Tutti gli organismi contati
ed osservati sono stati classificati a livello di genere tramite l‘utilizzo di manuali specifici
(CNR: Guide per il riconoscimento delle specie animali delle acque interne).
Nel corso del primo campionamento di 24 ore, la densità di zooplancton all‘interno della
gabbia durante le ore diurne è risultata pari a 10 (±4) zooplanctonti l-1, significativamente
inferiore (p<0,05) rispetto alle ore notturne quando la luce veniva accesa (Figura 4.21) e lo
zooplancton attirato all‘interno.
*
*
*
*
Figura 4.21: Andamento della densità di zooplancton durante l‘arco delle 24 ore, all‘interno della gabbia e nel
punto di controllo (*p<0,05), nel 2008.
L‘accumulo maggiore è stato osservato tra le ore 23:00 e le 3:00, orari in cui erano presenti
rispettivamente 933 (±15) zooplanctonti l-1 e 1913 (±11) zooplanctonti l-1. Il numero di
zooplanctonti per litro nel punto di controllo si è mantenuto pressoché costante (27±19
zooplanctonti l-1), sia durante il giorno che durante la notte. Il grafico di Figura 4.22 indica
l‘accumulo medio tra le 23:00 e le 3:00 durante tutto il periodo di sperimentazione di 90
gg. Come indicato da altri autori (Mamcarz, 2001; Skrzypczak et al., 1998), la densità di
organismi zooplanctonici osservati all‘interno della gabbia durante le ore notturne (933±15
zooplanctonti l-1), è risultata significativamente più alta (p<0,05) sia rispetto alle altre ore
della giornata (10±4 zooplanctonti l-1) che nel punto di controllo (27±19 zooplanctonti l-1). Il
numero medio di zooplanctonti per litro riscontrato nel corso delle ore notturne è stato di
997±130,8 zooplanctonti l-1. Calcolando un volume d‘acqua totale interessato dalla luce
di circa 250 l, è stato stimato il numero di organismi disponibili per ogni individuo, che è
PAGINA 126
risultato di circa 830 zooplanctonti pesce-1. Pur trattandosi di un ordine di grandezza simile
a quello riscontrato durante le prove di laboratorio (vedasi paragrafo 4.3) e pur
permettendo un il mantenimento di un‘alimentazione di base per le post-larve, è
comunque molto inferiore alla capacità predatoria osservata durante le prove di
laboratorio che può raggiungere, con adeguata disponibilità di prede, anche 14.000
N° zooplanctonti l-1
zooplanctonti consumati nell‘arco di 14 ore di luce (vedasi paragrafo 4.3).
Tempo (ore)
Figura 4.22: Densità media di zooplancton nella gabbia e negli altri due punti di campionamento (Esterno
gabbia, punto di controllo a 15 m) durante l‘intero periodo di sperimentazione (90 gg) del 2008. È stata
osservata una differenza statisticamente significativa (p<0,05) tra l‘accumulo all‘interno della gabbia (a) e i
due punti di controllo (b).
I dati indicano pertanto un‘alimentazione sub-ottimale, al fine di ottenere gli standard di
crescita che potenzialmente le post-larve di persico possono raggiungere.
Per quanto concerne la tassonomia, i generi di zooplancton presenti nella gabbia,
classificati con i conteggi in laboratorio, sono risultati gli stessi di quelli presenti nel Lago. Il
sottordine dei Cladoceri è stato rappresentato maggiormente dai generi Daphnia sp.,
Leptodora sp., Bosmina sp. e Chydorus sp. La sottoclasse dei Copepodi era dominata dai
generi Cyclops sp., Eudiaptomus sp. e Mesocyclops sp.. Mentre i rotiferi sono risultati
principalmente rappresentati dai generi Keratella sp., Testudinella sp. e Kellicotia sp.. Le
percentuali dei tre Taxa durante i 90 giorni di sperimentazione, variavano in base al ciclo
naturale di ciascuno di essi nel bacino lacustre. In media, i Cladoceri rappresentavano il
PAGINA 127
40,2%, i Copepodi il 25,2 ed i rotiferi il 34,6%. I dati raccolti sono risultati simili a quelli
osservati da altri autori che hanno effettuato prove di allevamento in laghi eutrofici.
(Žiliukiene e Ziliukas, 2006; Žiliukiene, 2004).
All‘inizio della sperimentazione, le post-larve presentavano un peso medio di 0,25 ± 0,082
g, significativamente inferiore (p<0,05) di quello di pesci presumibilmente della stessa
classe d‘età pescati in ambiente naturale (4,37  0,78 g). Alla fine del periodo di
permanenza in gabbia, gli avannotti avevano raggiunto un peso (5,9  1,88 g) che anche
in questo caso era significativamente inferiore (p<0,05) rispetto ai coetanei pescati in
Lago (15,9  4,25 g) (Figura 4.23).
Persici selvatici
y = 0,125 e 0,024 x
R2 = 0,98
y = 1,18 e 0,016 x
R2 = 0,97
Peso (g)
Persici gabbia
Tempo (giorni)
Figura 4.23: Confronto tra il tasso di crescita dei pesci presenti in gabbia con quello di pesci 0+ catturati in
Lago nel 2008 (°p<0,05 differenza statisticamente significativa all‘inizio della sperimentazione; *p<0,05
differenza statisticamente significativa alla fine dei 90 gg).
Questa differenza di accrescimento, potrebbe dipendere dal fatto che sia in vasca
durante le prime fasi di svezzamento che in gabbia, le risorse alimentari a disposizione
dello stock allevato erano limitate rispetto all‘ambiente naturale, dove il pesce poteva
spostarsi liberamente alla ricerca delle prede. Infatti Guma‘a (1978b) ha osservato che
nel Lago Windermere (Scozia), larve di persico ad una taglia di 15 mm tendono a
selezionare Cladoceri e Copepodi di grandi dimensioni (3.000 µm) e sono già in grado di
catturare organismi bentonici (es. Chironomidi). In più la lunghezza media delle prede
osservate negli stomaci, è risultata maggiore rispetto alla lunghezza media degli organismi
PAGINA 128
formanti la comunità zooplanctonica. Quindi, larve e post-larve di persico, tendono a
selezionare prede di maggiori dimensioni in relazione all‘aumento del fabbisogno
energetico. Secondo Nikolsky (1963), una dieta planctofaga prolungata non garantisce
un bilancio energetico positivo, perciò è necessario il passaggio ad altri tipi di prede,
caratterizzate da un ―rewarding‖ più vantaggioso e con valori nutrizionali più elevati.
Quindi il fatto che i pesci siano rimasti confinati all‘interno della gabbia e che abbiano
avuto accesso a risorse alimentari meno varie è più limitate o di minori dimensioni, rispetto
ai coetanei selvatici, ha fatto si che all‘aumentare della taglia del predatore non si sia
verificato il passaggio verso una dieta energeticamente più adeguata come, per
esempio, larve e pupe di Chironomidi (Žiliukiene e Ziliukas, 2006) riducendo così il tasso di
accrescimento.
Per quanto riguarda il tasso di accrescimento specifico (SGR%) calcolato per lo stock di
pesci allevati in gabbia per 90 giorni, è risultato del 1,4% contro quello dei selvatici del
3,51% (Tabella 4.7). Valori di SGR di questo tipo sono giustificati dal fatto che gli stock ittici
su cui sono stati calcolati, avevano taglie di partenza significativamente differenti. Infatti, il
peso iniziale delle post-larve poste nella gabbia nel mese di giugno 2007 (0,25 ± 0,08 g), è
risultato significativamente inferiore (p<0,05) rispetto a post-larve selvatiche (4,7 ± 0,8 g),
pescate nello stesso periodo. Alla fine dei 90 giorni la differenza di peso dei pesci allevati
e dei selvatici era ulteriormente aumentata, con rispettivamente 5,9 ± 1,88 g e 15,9 ± 4,25
g.
Tabella 4.7: Dati riguardanti l‘accrescimento degli avannotti in gabbia ed in ambiente naturale (2008).
Peso medio iniziale
Peso medio finale
SGR%
Tasso di sopravvivenza (%)
Allevati
0,25 ± 0,08
5,90 ± 1,88
1,40
60,70
Selvatici
4,37 ± 0,78
15,90 ± 4,25
3,51
÷
Durante il periodo di allevamento, la maggior parte dei pesci trovati morti all‘interno della
gabbia riportava segni di attacchi da parte di altri compagni. Alla fine dei 90 giorni, il
tasso di sopravvivenza degli avannotti è stato del 60,7%, valore simile a quello ottenuto da
Mamcarz et al. (2001) nel Lago Maroz (Polonia) con larve di aspio (Aspius aspius) (57,5%),
ciprinide predatore che durante gli stadi giovanili presenta una dieta paragonabile a
quella del persico. La bassa densità di zooplancton durante le ore diurne che si verificava
all‘interno della gabbia e l‘impossibilità di effettuare spostamenti, potrebbe aver causato
un aumento dei casi di cannibalismo tra gli individui allevati. Il tasso di sopravvivenza dello
PAGINA 129
stock allevato con questo sistema è quindi strettamente legato alle abitudini alimentari e
all‘aggressività della specie allevata. Come osservato da Rösch e Eckman (1986) nel caso
di specie non carnivore allevate in gabbie illuminate e in assenza di malattie o parassitosi,
il tasso di sopravvivenza può aumentare considerevolmente raggiungendo anche valori
vicini al 90%. Oltre che al cannibalismo, altri problemi possono intervenire nell‘allevamento
in gabbie galleggianti, come basse densità di zooplancton dovute alle dinamiche
naturali, la presenza di altre specie planctofaghe (Scardinius erythrophtalmus, Coregonus
sp.) al di fuori della gabbia che possono ridurre le risorse alimentari in ingresso, malattie e
parassitosi che in alcuni casi possono anche decimare lo stock allevato (Champigneulle e
Béltran, 1996).
4.3.1 Monitoraggio delle acque
Già durante i primi anni ‘70 del XX secolo, l‘eutrofizzazione delle acque del Lago di Varese
aveva compromesso in parte gli equilibri della catena trofica comportando una drastica
riduzione degli stock ittici pregiati, tra i quali anche quelli di persico (Giorgetti e Zanetti,
comunicazione personale). L‘anossia degli strati profondi, la forte produttività epilimnica e
fenomeni di up-welling che spesso si verificano durante i periodi estivo ed autunnale,
possono arrecare forti disagi alla fauna ittica provocando spesso morie massive di pesce.
Queste caratteristiche hanno reso necessario, specialmente durante le prove di
allevamento in gabbia, il monitoraggio costante di alcuni dei principali parametri fisici
dell‘acqua, quali temperatura, ossigeno disciolto, pH. Nel corso delle prove ed in
occasione dei campionamenti ittici, sono state effettuate anche analisi dell‘acqua per la
titolazione dei principali inquinanti quali azoto ammoniacale e nitroso. Per una
approfondita documentazione sulla qualità delle acque del Lago di Varese, si rimanda
alla documentazione dell‘ARPA (2009). Le informazioni di seguito riportate sono limitate ai
parametri di qualità che nel Lago di Varese sono critici per la vita del persico, monitorati
nel corso della prova di allevamento in gabbia galleggiante.
-
Temperatura
La temperatura nei mesi estivi, ha mostrato un andamento tipico di un Lago meromittico
durante la condizione di stratificazione termica (Lalumera, 2003), con temperature
elevate negli strati superficiali (23,5 ± 1,94 °C ad 1 metro di profondità) e temperature più
basse (19 ± 1,15 °C a 7 metri di profondità) al di sotto del termoclino localizzato tra 3 e 4
metri di profondità. La temperatura media dell‘acqua osservata nei primi 4 m della
PAGINA 130
colonna d‘acqua, è stata di 23,3  1,93 °C, mentre tra i 5 m di profondità ed il fondo (7 m),
si è assistito ad una diminuzione netta della temperatura di circa 3,5 °C (Figura 4.24).
Figura 4.24: Andamento della temperatura media dell‘acqua (°C) fino ai 7 m di profondità nel Lago di Varese.
La temperatura rilevata durante la sperimentazione, nei primi tre metri della colonna
d‘acqua, è risultata tra 21 e 25,4 °C, ossia vicina all‘optimum termico per il persico, , come
indicato da Ferguson (1958) e Hokanson (1977).
-
Ossigeno
La specie, in relazione alla temperatura ed alla qualità dell‘acqua, può sopravvivere
anche in presenza di concentrazioni piuttosto basse di O2, ossia fino a 2,5 mg l-1 (Thorpe,
1977), anche se il livello critico, al di sotto del quale le attività metaboliche del persico
risultano ridotte al minimo è di 7 mg l-1 a 20 °C Fry (1957).
La curva dell‘andamento della concentrazione di ossigeno, Figura 4.25, mostra un
andamento clinogrado. In questi casi, la concentrazione di ossigeno mostra una
variabilità accentuata all‘interno della colonna d‘acqua. In superficie si osservava una
leggera sovra-saturazione di O2 (113%) con una concentrazione media di 9,5  2,05 mg l-1.
All‘aumentare della profondità, la concentrazione tendeva a diminuire fino a -3 m 7,56 
1,38 mg l-1). Al di sotto dei 4 m, avveniva un calo drastico della concentrazione di
ossigeno che sul fondo (-7 m), si attestava su un valore medio di 0,27  0,50 mg l-1.
PAGINA 131
Figura 4.25: Andamento della concentrazione di Ossigeno disciolto (mg l -1) all‘interno della colonna d‘acqua
(0-7 m) nel Lago di Varese.
In una sola occasione, durante il nostro monitoraggio, a causa di un fenomeno di upwelling (20-08-2007) che ha rimescolato in parte le acque ipolimniche con quelle
epilimniche, la concentrazione di ossigeno è scesa fino ad un valore di 6,5 mg l -1 anche in
superficie.
Le condizioni di anossia degli strati ipolimnico, rimangono un problema irrisolto nel Lago di
Varese. La perdurante condizione di scarsa ossigenazione degli strati profondi e la
presenza di sacche anossiche, influiscono sugli equilibri all‘interno della comunità ittica,
sfavorendo ampiamente le specie più esigenti, in favore di specie euriecie infestanti,
come per esempio il carassio.
-
pH
Il pH, ha mostrato un andamento paragonabile a quello dalla temperatura e
dell‘ossigeno disciolto, anche se il campo di variazione tra superficie e fondo è risultato di
un solo punto di pH. Il valore medio registrato nell‘intera colonna d‘acqua è stato molto
elevato, pari a 9,08  0,32, tuttavia è stato osservato che i valori registrati a sette metri di
profondità erano leggermente meno alcalini di quelli superficiali (8,6  0,21). (Figura 4.26).
PAGINA 132
Il valore di pH fortemente alcalino nello strato epilimnico, è indubbiamente dovuto
all‘elevata produzione primaria ed al conseguente utilizzo della CO2 libera da parte del
fitoplancton (Lalumera, 2003).
Figura 4.26: Andamento del pH nella colonna d‘acqua (0-7 m) nel Lago di Varese.
Viceversa, l‘abbassamento del pH nello strato ipolimnico, è invece da attribuirsi
all‘ambinete riducente che si viene a creare in condizioni di ipossia/anossia. La
biodegradazione delle particelle di sedimento consuma ossigeno, ne consegue una
riduzione della concentrazione ed un e accumulo di anidride carbonica, con un
conseguente abbassamento del pH. Lalumera (2003), riporta il pH medio nella colonna
d‘acqua pari a 7,8 con un minimo di 6,3 fino ad un massimo di 10,6 nel corso del 2003. La
letteratura riporta che il persico può sopravvivere a valori di pH compresi tra 5,0 e 10,0
(Craig, 2001; Dawn et al., 2005). In condizioni di pH superiori a 10 però, si osserva una
difficoltà nell‘escrezione di ammoniaca, con conseguente aumento dell‘ammoniaca.
Inoltre in queste condizioni si osservano diversi tipi di disfunzioni fisiologiche a danno della
funzionalità muscolare e branchiale (Dawn et al., 2005). Al contrario, livelli di pH < 5
possono causare alti tassi di mortalità nelle popolazioni di persico presenti in laghi con
bassa alcalinità e alte concentrazioni di alluminio in soluzione. Bassi livelli di pH sono
associati ad elevate concentrazioni di alluminio nel sangue a causa della sua solubilità a
pH < 5,5. Quando il pH aumenta, l‘alluminio precipita causando il blocco della capacità
respiratoria delle branchie (Linløkken et al., 2007). Un fenomeno analogo potrebbe
PAGINA 133
presentarsi nel Lago di Varese anche nei confronti di terre quali il Lantanio, qualora
venissero eventualmente utilizzate per la segregazione del fosforo in eccesso.
-
Composti dell’azoto
Il persico è molto sensibile ai composti dell‘azoto come ammoniaca e nitriti, soprattutto
nello stadio larvale. Dati di letteratura (Toner e Rougeot, 2008) riportano, come la
concentrazione massima di ammoniaca indissociata alla quale larve di persico possono
sopravvivere sia 0,02 mg l-1 (Tabella 4.8). L‘equilibrio dell‘azoto ammoniacale, (NH3→ NH4),
è controllato dal pH della soluzione. Con l‘aumentare del pH aumenta la percentuale di
azoto ammoniacale in forma non ionizzata (N-NH3) che è tossica. Ciò si verifica con gli
elevati valori di pH del Lago che favoriscono la presenza di ammoniaca in forma tossica.
La sensibilità all‘azoto ammoniacale è diversa tra le specie ittiche ed è anche influenzata
da altri fattori, quali temperatura e pressione di ossigeno.
Secondo
Rand
e
Petrocelli,
1985,
in acqua
dolce,
un‘esposizione
cronica
a
concentrazioni di ammoniaca vicine a 0,05 mg l-1, comporta problemi per i pesci. In
letteratura sono riportate raccomandazioni per le concentrazioni di ammoniaca
indissociata in ambiente acquatico. I dati riportano come concentrazione critica per
l‘azoto ammoniacale in acqua dolce valori < 0,1 mgl-1 come N-NH3(Emerson et al., 1975;
EIFAC, 1986;). In relazione poi alla diversa sensibilità della specie ed allo stadio vitale, le
concentrazioni di azoto ammoniacale critiche, variano da un minino di 0,02 mgl-1 per
pesci allo stadio larvale, 0,07 mgl-1 per specie adulte sensibili come i salmonidi e < 0,1 mgl-1
per le specie più resistenti come i ciprinidi limnofili (carpa, carassio, ecc..) (Messer et al.,
1984). Elevati livelli di azoto ammoniacale possono debilitare il pesce, rendendolo più
vulnerabile a parassitosi o malattie, incidendo quindi anche indirettamente sul tasso di
mortalità (Hargreaves & Kucuk, 2001).
Purtroppo gli effetti di un‘esposizione per lunghi periodi del pesce all‘ammoniaca non
sono del tutto chiari e sono limitati ad alcune delle principali specie allevate come la trota
o la spigola (Pinto et al., 2007). Lee (2008) ha svolto uno studio sulla tossicità
dell‘ammoniaca nel persico giallo (Perca flavescens), riportando, per l‘ammoniaca, un
valore letale per il 50% degli individui (LC50) pari a 0,77 mg l-1, ma si è trattato di esposizioni
acute per 2-4 giorni.
L‘Agenzia per la Protezione dell‘Ambiente Americana (USEPA, 1985) riporta come limite
massimo da non superare in ambiente naturale, una concentrazione di ammoniaca pari
a 0,07 mg l-1.
PAGINA 134
Secondo dati dell‘ARPA nel 2008 nel Lago di Varese la concentrazione di N-NH3 ha
superato tale limite nel mese di ottobre, dove ha raggiunto nell‘epilimnio valori superiori a
0,08 mg l-1. Nell‘ipolimnio invece le concentrazioni sono risultate superiori a 0,13 mg l-1.
Probabilmente questo avvenimento è stato casuale e limitato nel tempo, visto che negli
altri mesi dell‘anno le concentrazioni di N-NH3 nell‘epilimnio sono sempre risultate
significativamente più basse rispetto al limite indicato in letteratura. Se però il fenomeno
dovesse verificarsi nei mesi primaverili (aprile-maggio) quando la maggior parte delle
specie ittiche si riproduce, potrebbero verificarsi mortalità massive degli stadi larvali e
post-larvali.
Anche il nitrito (NO2-) è tossico per la fauna ittica, se raggiunge concentrazioni superiori a
0,1 mgl-1 (Wickins, 1981; USEPA, 1985). La concentrazione di nitrito (NO2-) nel Lago di
Varese per il 2008 riportata da ARPA (2009) supera il livello di guardia solo negli strati
profondi e durante il periodo di massima stratificazione delle acque.
Tabella 4.8: Limiti di concentrazione di composti dell‘azoto, pH, ossigeno disciolto ed anidride carbonica,
raccomandati per la vita del persico in acqua dolce (Toner e Rougeot, 2008).
Variabili
Limiti raccomandati
pH
Ammoniaca NH3
6--9
< 0,02 mgl-1
< 1 mgl-1
Nitrati NO3Nitriti NO2
-
< 0,1 mgl
-1
Ossigeno disciolto (DO)
CO2
> 4 mgl-1
5-10 mgl-1
Solidi sospesi
Cl
< 80 mgl-1
> 4 mgl
-1
> 0,003 mgl
Cloro libero
-1
In conclusione, alcuni parametri di qualità che caratterizzano le acque del Lago di
Varese, diventano spesso marginali riducendo il volume idrico nel quale il persico può
sopravvivere, crescere e riprodursi. Non possiamo escludere che condizioni di per se
estreme, non abbiano selezionato un genotipo di P. fluviatilis adattato alla sopravvivenza
agli elevati valori di pH o di ammoniaca che si osservano nel Lago di Varese.
PAGINA 135
5. Conclusioni
del persico nel Lago di Varese
La ricerca svolta, si è concentrata sullo studio della biologia e dell‘ecologia del persico
reale (Perca fluviatilis) nel Lago di Varese. Lo studio si è focalizzato sia sul monitoraggio
diretto della specie nel Lago (abitudini alimentari, accrescimento e riproduzione) sia sullo
studio in campo ed in laboratorio, di quei fattori, biotici ed abiotici che influenzano la
popolazione durante il suo ciclo vitale come: pesca, predazione da parte di uccelli e
pesci ittiofagi, competizione interspecifica con specie alloctone e stress ambientali.
Oltre a questo, sono state effettuate prove di allevamento della specie in cattività,
partendo dalla riproduzione in ambiente controllato ed allo svezzamento larvale fino
all‘accrescimento di giovanili ed adulti.
In questo capitolo saranno riassunti tutti i principali risultati della ricerca svolta e riportate le
più significative conclusioni e raccomandazioni a cui le attività di campo e di laboratorio
sono giunte.
ACCRESCIMENTO IN AMBIENTE NATURALE
-
Il persico nel Lago di Varese mostra un tasso di accrescimento, molto buono,
quando confrontato con quello di popolazioni residenti in altri laghi europei o prealpini. Ciò è peraltro curioso, per il fatto che nella dieta del persico del Lago di
Varese è carente la presenza di pesce foraggio e la specie si deve adattare per
un tempo più lungo ad un‘alimentazione con rewarding limitato, come
zooplancton e zoobenthos.
-
Le femmine, a parità di età, mostrano una taglia maggiore dei maschi; ciò
potrebbe dipendere dalla differenza temporale della maturazione delle gonadi.
Le femmine, infatti, maturando le gonadi dal terzo anno di età possono investire
per più tempo il budget energetico per la crescita somatica. Ciò si tramuta in un
maggior tasso di accrescimento(circa il 20% in più rispetto ai maschi di pari età).
RIPRODUZIONE E MATURITÀ SESSUALE
-
L‘analisi delle gonadi femminili, ha permesso di osservare una maturazione
sincrona delle uova, che vengono deposte in un unico nastro ovarico. La
fecondità assoluta osservata, varia da un minimo di 5.038 per femmine con
PAGINA 136
lunghezza compresa tra 16,5 e 18 cm (2+) fino ad un massimo di 45.000 uova
osservato in una femmina di 27 cm (6+).
-
La stagione riproduttiva del persico nel Lago di Varese, varia in relazione alle
condizioni termiche. Nei 4 anni di osservazione, l‘inizio della riproduzione è sempre
stato osservato tra la prima e la seconda settimana di aprile per poi concludersi
tra la prima e l‘ultima settimana di maggio. La durata media della riproduzione
della specie nel Lago è quindi compresa tra 3 e 5 settimane. Questo periodo è
particolarmente lungo e ciò potrebbe dipendere da una regolazione speciespecifica della riproduzione, per poter limitare fenomeni di competizione
intraspecifica durante la scelta delle zone riproduttive, limitate solo ad alcuni
punti del bacino. Inoltre ciò permette una diluizione della produzione di nuove
generazioni di persico, contribuendo ad aumentare sia il tasso di sopravvivenza
delle larve che la fitness della specie.
-
La forte riduzione di uova osservata dal 2007 in poi, può solo in parte essere
spiegata con le condizioni metereologiche avverse alla specie. Verosimile è un
eccessivo sforzo di cattura operato dai vari tipi di cattura, compresi pesca e
fauna ittiofaga, a scapito di riproduttori già in carriera di età 3+, 4+, negli anni
interessati.
-
Lo studio ha permesso di osservare la grande validità del posizionamento dei
substrati artificiali (fascine) a sostegno della riproduzione del persico nel Lago. La
specie li utilizza attivamente e ciò garantisce un elevato successo riproduttivo e di
conseguenza un aumento della fitness. Inoltre le fascine possono anche fungere
da ―nursery‖ durante il riassorbimento del sacco vitellino da parte delle larve,
durante i primi stadi vitali.
-
La profondità ideale di posizionamento dei substrati artificiali è compresa tra 1,5
ed 8 m e varia in relazione alla taglia del pesce e durante la stagione riproduttiva.
-
Le informazioni relative alle abitudini riproduttive del perisco, ottenute mediante il
monitoraggio dei substrati riproduttivi, risultano molto utili per una gestione
razionale della pesca su questa specie. La distribuzione di nastri, infatti, ha
mostrato che la zona Sud del Lago (Biandronno-Bodio Lomnago) è quella
maggiormente frequentata durante il periodo riproduttivo. All‘incirca l‘80% dei
nastri ovarici deposti nei 4 anni è stato osservato in questa zona. Una zona di
bandita di pesca è stata recentemente creata nella zona Nord del Lago (foce
del Torrente Tinella), una seconda potrebbe essere creata nella zona Sud del
bacino vista la grande abbondanza di nastri ovarici osservati. Le zone di bandita
di
pesca,
risultando
particolarmente
PAGINA 137
appetibili
ai
pescatori
dediti
al
bracconaggio, potrebbero essere monitorate con web-cam ad un costo assai
irrisorio. Nelle stesse zone sarebbe opportuno intensificare l‘attività di caccia
selettiva al siluro.
TASSO DI MORTALITÀ ANNUALE E SFRUTTAMENTO DELLA RISORSA
-
Mediante il conteggio dei nastri ovarici osservati sui substrati riproduttivi, è stato
possibile definire il numero di femmine e di maschi in età riproduttiva presenti nel
bacino. Tra il 2008 ed il 2009 si è osservato un calo netto del numero di nastri
deposti (- 62%) e quindi del numero di femmine. Tenendo conto di quest‘ultimo
dato e del dato di mortalità (Z) derivante dal prelievo dovuto alla pesca
professionale e dilettantistica e da quello di uccelli ittiofagi, il tasso di mortalità
annuale del persico nel Lago di Varese risulta dell‘80% tentativamente
scomponibile in valori percentuali quali, 21% alla pesca professionale, 19.2 % alla
pesca dilettantistica, 24% agli uccelli ittiofagi e 35% alla mortalità naturale. Anche
se tale dato è simile a quello riportato da altri Autori per altri laghi europei, resta il
fatto che il tasso di sfruttamento della risorsa nel Lago di Varese, risulta molto
elevato, soprattutto negli anni in cui la popolazione è più abbondante, come si è
verificato tra il 2008 ed il 2009.
-
La rete con maglia da 25 mm, utilizzata per la pesca professionale, seleziona
persici con taglia compresa tra 18 e 23 cm (2+-4+). Spesso quindi vengono
catturate femmine che probabilmente non hanno ancora raggiunto la maturità
sessuale, con una conseguente riduzione della fitness della specie stessa.
-
Le stime effettuate, interpolando i dati di deposizione con quelli di mortalità delle
femmine nel bacino, hanno permesso di calcolare che il numero minimo di
femmine in età riproduttiva che deve essere presente ogni anno nel Lago, per
garantire una produzione ittica sufficiente al mantenimento della specie è di
almeno 60.000 fattrici.
-
Il modello di Beverton & Holt applicato alla coorte di persico (19-23), indica un
tasso di sfruttamento ideale della specie pari a 3,9 t per anno. Considerando il
prelievo della stagione di pesca 2008 (5,8 t), il valore calcolato dal modello
suggerisce una riduzione del tasso di sfruttamento pari al 34%. Un primo step per la
riduzione di tale sfruttamento potrebbe essere quello di effettuare maggiori
controlli ed adottare alcune restrizioni per i pescatori amatoriali come, ad
esempio introduzione di un numero massimo giornaliero di capi catturabili (20
capi per persona) o vietare la pesca con determinate esche quali ciucciotti o
PAGINA 138
esca viva. La Provincia di Varese, dalla stagione 2009, ha introdotto l‘utilizzo del
libretto segna-catture per alcune delle più importanti specie ittiche come il
luccio, il persico reale e la trota. Tale strumento, integrato con le informazioni
derivanti dal pescato professionale, permetterà di quantificare il prelievo delle
specie pregiate fornendo criteri oggettivi per verificare l‘adeguatezza delle scelte
gestionali adottate. Inoltre, da Giugno 2008, la Provincia di Varese ha vietato la
pesca dilettantistica alla traina con più di tre esche, nel tentativo di ridurre
l‘impatto soprattutto sulle classi giovanili di persico. Oltre a ciò, tenendo presente
l‘importanza storica e socio-culturale della pesca professionale, sarebbe
comunque auspicabile, per una migliore gestione della risorsa, una raccolta dati
obbligatoria anche da parte della Cooperativa Pescatori. Potrebbe essere
introdotto, a titolo sperimentale, l‘utilizzo di reti con maglia da 28 mm, che
consentirebbe la cattura di persici di taglia maggiore, riducendo l‘impatto della
pesca su classi di età che hanno appena raggiunto la maturità sessuale.
Visto il continuo aumento di contingenti svernanti di cormorano, sul territorio della
Provincia di Varese e visto l‘impatto che questi hanno sui popolamenti ittici,
potrebbe essere auspicabile un più massiccio intervento per il contenimento
della specie. La stima del consumo di pesce persico da parte dei cormorani sul
Lago di Varese, anche se derivante da dati parziali, eguaglia quella del pescato
professionale con circa 2,8 t / anno. Ma questa sarebbe anche l‘entità del danno
arrecabile alla coorte di persico di età 3+, qualora come verificatosi nel 2008, con
una sola estate di dissennata attività di pesca venissero catturate, in una decina
di giornate circa 6.000 femmine5 da 150 g di peso, con una perdita
corrispondente a circa 114.000.000 uova sulla stagione successiva.
Bisogna considerare che oltre al prelievo diretto di pesci, esistono numerosi effetti
secondari che si ripercuotono sulla fauna ittica. Diversi studi documentano una
serie di effetti indiretti, conseguenti alla predazione da parte dei cormorani sulle
comunità ittiche che vanno ad incidere sulla struttura di popolazione. Una delle
principali problematiche deriva dal ferimento dei soggetti che sfuggono alla
cattura
e
successivo
condizionamento
dello
stato
di
salute,
maggiore
suscettibilità a malattie e parassitosi trasmissibili anche a soggetti sani. In secondo
luogo, la pressione predatoria esercitata dal cormorano, potrebbe alterare il
comportamento dei pesci i quali, rafforzando il comportamento difensivo,
ridurrebbero il tempo dedicato al foraggiamento. Ne risulterebbe un danno non
Si tratta di una stima, effettuata anche sulla base di testimonianze che riportano 30 barche di pescatori
amatoriali presenti sul Lago tra luglio ed agosto 2008.
5
PAGINA 139
soltanto al patrimonio ittico, ma anche alle attività di pesca professionale e
sportiva.
SPETTRO ALIMENTARE E POSSIBILI FENOMENI DI COMPETIZIONE INTERSPECIFICA
-
L‘analisi dei contenuti stomacali ha mostrato un ampio spettro di categorie
alimentari predate dal persico. Tra le principali troviamo, invertebrati acquatici
come zooplancton e benthos la cui importanza nella dieta varia in relazione alla
stagione e di conseguenza alla loro abbondanza relativa nell‘ambiente. Il persico
potrebbe essere considerato una specie opportunista che dirige dal terzo anno di
vita in poi la sua dieta verso l‘ittiofagia.
-
La mancanza dell‘alborella potrebbe rappresentare un collo di bottiglia per
l‘accrescimento del persico nel Lago. Infatti, le altre popolazioni di ciprinidi
presenti (scardola, gardon), a causa del loro veloce accrescimento sono
disponibili per il perisco solo durante il loro primo anno di vita, mentre l‘alborella,
per via delle ridotte dimensioni, costituirebbe una buna specie foraggio
catturabile dal persico fino al quarto-quinto anno di età.
-
La previsione, circa la sovrapposizione di nicchia e di competizione interspecifica
calcolata per persico, gardon e pesce gatto, mostra probabilità molto elevate
che l‘evento possa verificarsi. La produttività ancora elevata del Lago di Varese,
associata all‘ampio range di prede presenti nel Lago, consente tuttavia di
escludere, almeno per il momento, l‘instaurarsi di fenomeni di competizione tra le
tre specie. Resta comunque il fatto che il gardon è una specie eurifagica, con
una forte crescita demografica nel Lago di Varese. Come già successo in altri
laghi prealpini come il Verbano, il gardon potrà presto diventare il ciprinide
dominante. Questa prospettiva, associata al lento ma costante fenomeno di
riduzione della trofia (re-oligotrofizzazione) in atto nel Varese, potrebbe
rappresentare un problema per il mantenimento delle attuali condizioni nella
catena trofica lacustre. Con queste premesse è forse il caso di intervenire il prima
possibile con un piano di contenimento di questa specie alloctona ed
eventualmente valorizzarne le carni per scopi alimentari.
-
Lo studio, avviato sulla dieta del siluro nel Lago di Varese, ha mostrato che la
specie preda attivamente il persico, che rappresenta circa il 20% della sua dieta.
La presenza di persico negli stomaci analizzati aumenta nei mesi invernali. Ciò
potrebbe essere dovuto al fatto che, nei periodi più freddi, il persico staziona in
folti branchi vicino al fondale, zona in cui il siluro svolge gran parte del suo ciclo
PAGINA 140
vitale. Lo stazionamento del persico in tale zona, la bassa attività della specie
durante i mesi invernali e l‘istinto opportunista del siluro, potrebbero spiegare
l‘aumento della presenza di persico nella dieta del siluro tra l‘autunno e l‘inverno.
La spiccata ittiofagia del siluro, legata all‘opportunismo alimentare, la strategia di
caccia e la grossa taglia, rendono la specie particolarmente invasiva e
minacciosa, soprattutto in quegli ecosistemi già in parte compromessi da attività
antropiche, come il Lago di Varese. Anche se non abbiamo ancora riscontri
obiettivi, è ragionevole suggerire che proprio nella fase riproduttiva, il siluro
potrebbe costituire un grosso pericolo per i riproduttori di persico.
PROVE DI ALLEVAMENTO DEL PERSICO
-
Mediante la riproduzione controllata, dal 2007 al 2010, sono stati prodotti ed
immessi nel Lago di Varese circa 1.700.000 tra larve, post-larve, avannotti e
giovanili di persico reale.
-
La percentuale di fecondazione delle uova ottenute mediante riproduzione
assistita
è
risultata
inferiore
a
quella
osservata
in
ambiente
naturale.
Probabilmente ciò e dovuto allo stress che i riproduttori subiscono dalla presenza
degli operatori ed anche da probabili carenze nutrizionali legate al mangime
usato per il loro mantenimento. Sulla base dell‘esperienza con altre specie è
tuttavia ragionevole pensare che questo problema sia in futuro superabile.
-
La temperatura gioca un ruolo fondamentale rispetto alle performance di
accrescimento della specie in ambiente controllato. Nel 2007 e nel 2008, infatti,
grazie ad una più elevata temperatura dell‘acqua, l‘accrescimento degli
avannotti è risultato significativamente maggiore di quello osservato nel 2009.
-
La selezione delle taglie durante le fasi di accrescimento, risulta essere una
pratica necessaria per limitare perdite dovute a fenomeni di cannibalismo.
-
Per quanto riguarda la qualità delle larve, i dati da noi rilevati, in accordo con
quelli riportati in letteratura, mostrano che il tempo di schiusa influenza sia il tasso
di sopravvivenza che le performance di accrescimento. Le larve nate da uno
stesso nastro nelle prime 24h, sono quelle che hanno mostrato le migliori
performance.
-
La prova di efficienza di predazione effettuata sulle post-larve, ha permesso di
osservare che la migliore conversione della razione giornaliera ed il migliore tasso
di accrescimento è stato ottenuto con la razione del 20% del peso corporeo. Ciò
risulta in un consumo giornaliero di 1.651 (±53) zooplanctonti per larva. Il consumo
PAGINA 141
massimo di zooplancton si è osservato con la razione del 200% del peso corporeo,
con 9.459 (±1653) zooplanctonti per larva.
-
Il persico prodotto all‘interno di accumulatori di plancton (gabbie illuminate) ha
mostrato tassi di accrescimento inferiori sia a quelli ottenuti in vasca che a quelli
stimati per persici della stessa annata catturati in ambiente naturale. Tuttavia, tale
tecnica permette di ottenere giovanili di perisco di spiccata ―rusticità‖ adatti
quindi per programmi di ripopolamento. Tuttavia occorre tenere conto che
l‘allevamento di persico in gabbia galleggiante è possibile, alle nostre latitudini,
solo nel periodo compreso tra i mesi di giugno ed ottobre; infatti quando la
temperatura dell‘acqua è inferiore ai 15°C, la crescita del persico è praticamente
azzerata.
-
L‘allevamento in risaia, si è mostrato molto promettente. Benché il tasso di
sopravvivenza sia per ora risultato inferiore al 50%, tale tecnica permette di
produrre giovanili di persico a basso costo e ad elevata rusticità. Inoltre con
interventi atti a contenere l‘attività di uccelli ittiofagi, la sopravvivenza aumenta
sensibilmente. Già con l‘esperienza del 2010, si osserva come l‘incidenza della
predazione da parte di uccelli possa essere controllata.
DESCRITTORI FISIOLOGICI MOLECOLARI DELLO STANDARD DI VITA DEL PERSICO NEL LAGO DI VARESE
-
L‘insieme dei dati raccolti aggiunge nuove informazioni sulla sensibilità del pesce
persico alla carenza di ossigeno e l‘attività del gene che codifica per la proteina
HIF-1α risulta essere un ottimo descrittore, suggerendo quindi lo stesso gene come
candidato per la descrizione dello standard di ossigenazione delle acque in cui il
persico vive. Grazie alla diffusione delle nuove tecnologie di biologia molecolare,
il monitoraggio dell‘espressione dei geni di un organismo sottoposto a varie
condizioni ambientali è sempre meno costosa, più rapida, riproducibile e
affidabile. L‘approccio molecolare che abbiamo adottato in questo progetto
origina dall‘evidenza crescente che i cambiamenti ambientali sono in grado di
causare risposte a livello del trascrittoma. Di conseguenza, l‘analisi molecolare
dell‘espressione genica nella nostra ricerca, è orientata all‘identificazione di geni
la cui espressione è specificamente modificata dai fattori ambientali.
PAGINA 142
5.1 CICLO BIOLOGICO DEL PERSICO REALE NEL LAGO DI VARESE
La Figura 5.1 descrive il ciclo biologico del persico reale (P. fluviatilis) nel Lago di Varese. Il
suo studio ha permesso di approfondire le conoscenze sull‘ecologia della specie, sulle sue
abitudini alimentari, riproduttive e sul suo accrescimento nel bacino. Informazioni,
necessarie per poter gestire in modo adeguato la risorsa.
Figura 5.1: Ciclo biologico del pesce persico
E‘ stato stimato il tasso di mortalità annuale relativo alla specie nelle varie fasi del ciclo
biologico, individuandone per ogni stadio le cause principali. Di seguito riportiamo per
ogni stadio del ciclo vitale, l‘impatto della mortalità naturale, dell‘ittiofagia e della
mortalità dovuta alla pesca, come osservato nelle stagioni 2008-2009, insieme alle possibili
soluzioni per poter ridurre il tasso di mortalità dove possibile, o per poter sostenere la
popolazione mediante pratiche ittiogeniche.
PAGINA 143
Da uovo a larva
Tenendo conto della produzione di uova di persico calcolata per il 2009 (276.727.568) si è
stimato un numero di femmine in carriera nel bacino equivalente a circa 31.000 (fattrici).
La percentuale di fecondazione media delle uova, osservata, è stata del 75%, di conseguenza
la stima estrapolata del numero di uova che hanno terminato l‘embrionatura è stato di circa
207.545.676. Tenendo conto di un ulteriore perdita di circa il 20% degli embrioni come
suggerito dalla letteratura, la stima del numero di uova che arrivano alla schiusa è pari a
166.036.540. La percentuale di mortalità delle larve nei primi giorni di vita può essere stimata
intorno all‘80% (rimangono circa 33.207.308 larve svezzate).
A questo stadio, oltre alla predazione da parte di altre specie ittiche, la mortalità è dovuta per
lo più alla fragilità intrinseca ed ai problemi legati alla formazione della vescica natatoria.
Possibili interventi

Posizionamento di fascine per facilitare la deposizione e mantenere elevato il tasso di
natalità.

Schiusa di uova e primo svezzamento delle larve in ambiente controllato (Incubatoio
Tinella o in sistemi RAS), dove il tasso di mortalità si aggira intorno al 20%.
PAGINA 144
Da larva a post-larva/avannotto
Dalla stadio di larva svezzata, fino al raggiungimento della taglia di 1-1,5 g (postlarva/avannotto) la predazione da parte di pesci ittiofagi, come il lucioperca, il pesce gatto
o lo stesso persico, unita alla mortalità intrinseca, rappresentano la maggiore causa di
mortalità per la specie. Dati di letteratura riportano, per questo stadio un tasso di mortalità
equivalente a circa l‘85% dello stock. Di conseguenza superano lo stadio di postlarva/avannotto circa 5.000.000 di persici.
Possibili interventi

Allevamento degli stadi larvali e post-larvali fino allo stadio di avannotto in ambiente
controllato: Incubatoio Tinella, risaia oppure in sistemi RAS. A questo stadio la
percentuale di mortalità in cattività è compresa tra il 15 ed il 20%.
PAGINA 145
Da post-larva/avannotto a giovanile 0+
Dallo stadio di post-larva/avannotto, fino ad arrivare alo stadio giovanile (0+) il tasso di
mortalità riportato in letteratura è dell‘80% circa. Nel nostro caso, vista la forte pressione
predatoria da parte dello svasso e del siluro sulle classi giovanili di persico, è stata adottata
una percentuale di mortalità più elevata (89%) rispetto a quella riportata. Il numero di
persici che raggiunge lo stadio giovanile 0+ quindi si riduce a circa 550.000.
Possibili interventi

Maggiore controllo delle popolazioni di svasso e di siluro.

Allevamento di larve e giovanili di perisco in ambiente controllato come risaie,
incubatoio del Tinella, risaia oppure in sistemi a ricircolo (RAS). La percentuale di
mortalità a questo stadio è compresa tra il 5 ed il 15%.
PAGINA 146
Da giovanile 0+ a giovanile 1+
Anche a questo stadio, l‘impatto maggiore sulle coorti di giovanili di persico, è dato dalla
predazione da parte di uccelli e pesci ittiofagi. Oltre che ad il siluro ed allo svasso, a questa
taglia (> 30 g), anche il cormorano preda il persico, il quale si muove in folti branchi vicino
alle zone litorali del Lago, risultando così facilmente individuabile da parte della fauna
avicola ittiofaga.
Possibili interventi


Riduzione dei contingenti di cormorano presenti sul Lago di Varese
Costruzione di ripari per la fauna ittica, nelle zone litorali del bacino.

Allevamento del persico in ambiente controllato, fino alla taglia giovanile (20-30g)
presso l‘incubatoio del Tinella oppure in sistemi RAS. (Percentuale di mortalità
compresa tra il 5 ed il 10% dello stock).
PAGINA 147
Da giovanile 1+ a riproduttore
Durante questo stadio vitale sono molteplici i fattori di natura antropica o naturale che
rivestono un ruolo importante nella riduzione della popolazione di persico:
1) Pesca professionale (reti branchiali 25 mm)
2) Pesca amatoriale (il catturato amatoriale può superare quello professionale)
3) Bracconaggio (pesca di individui sotto misura legale (18 cm) ed utilizzo di mezzi
non consentiti come bertovelli, maglie della rete < 25 mm, ecc.)
4) Uccelli e pesci ittiofagi: cormorani, svassi, siluro e lucioperca
In questo caso il tasso di mortalità è variabile, ma dati di letteratura riportano che, per
persici con età compresa tra 1+ e 2+, può arrivare a percentuali superiori all‘80%. Stessa
percentuale di mortalità è stata da noi calcolata anche per persici in età riproduttiva
con taglia compresa tra 19 e 23 cm (3+ e 4+).
Inoltre stime da noi effettuate, interpolando il calcolo delle mortalità con il dato relativo
alla deposizione delle uova in ambiente naturale, hanno permesso di concludere che il
numero minimo di femmine (fattrici) necessario per assicurare un numero di giovanili
adeguato al sostentamento della popolazione è di almeno 60.000. Al di sotto di tale
numero la popolazione rischierebbe una forte riduzione della capacità riproduttiva che
potrebbe avere conseguenze anche importanti sulla fitness della specie.
Possibili interventi

Maggiore controllo sul prelievo da parte della pesca dilettantistica e professionale

Introduzione della maglia da 28-32 mm come unica maglia regolamentare per la
pesca del pesce persico

Controllo delle popolazioni di cormorano, svasso e siluro nel Lago

Allevamento di persico in ambiente controllato fino a taglia giovanile 1+
PAGINA 148
Vista l‘elevata percentuale di mortalità del persico, durante le varie fasi del ciclo vitale,
per poter innalzare il numero di individui che arrivano all‘età adulta, si potrebbero
applicare alcune delle tecniche di allevamento, sperimentate durante lo studio. Queste
tecniche, permettono di superare alcuni dei momenti cruciali del ciclo biologico, come
ad esempio lo stadio da larva a giovanile, durante il quale l‘incidenza della predazione
da parte di pesci ed avifauna ittiofaga è molto elevata. L‘allevamento in ambiente
―protetto‖ assicura un‘elevata percentuale di sopravvivenza degli individui, i quali, una
volta rilasciati in ambiente naturale, potranno concorrere al mantenimento di una fitness
elevata per la specie (Tabella 5.1).
Figura 5.2: Schema di un possibile ciclo biologico del persico, con passaggi in ambiente controllato, al fine di
ridurre le perdite dovute alla predazione in ambiente naturale ed il prelievo da parte della pesca. In relazione
al tipo di tecnica applicata si possono ottenere diversi stadi vitali del persico. In relazione alla taglia immessa si
otterranno diverse percentuali di sopravvivenza dello stock immesso. Pesci di maggiore taglia avranno
maggiori possibilità di raggiungere lo stadio adulto e potersi riprodurre.
PAGINA 149
Tabella 5.1: Tassi di mortalità del pesce persico, in ambiente naturale ed in ambiente controllato. La stima della mortalità, è stata calcolata su di una produzione
ipotetica di 1.000.000 larve di persico.
Stadio vitale
Mortalità in ambiente naturale
Sopravvivenza
Stadio vitale
Mortalità in cattività
Sopravvivenza
Da larva sacco vitellino a larva
svezzata
– 80%
200.000
Da larva sacco vitellino a larva
svezzata
– 20%
800.000
Da larva svezzata a Post-larvaavannotto
– 85%
30.000
Tinella = - 20%
640.000
Risaia = - 25%
600.000
RAS = - 15%
680.000
Tinella = - 10%
576.000
Risaia = - 15%
510.000
RAS = - 5%
646.000
Da giovanile 0+ a giovanile 1+
RAS = - 10%
581.400
Da giovanile 1+ ad adulto
RAS = -10%
523.260
Da avannotto a giovanile 0+
– 89%*
Da larva svezzata a Post-larvaavannotto
3.300
Da avannotto a giovanile 0+
Da giovanile 0+ a giovanile 1+
– 55%**
1.485
Da giovanile 1+ ad adulto
– 75%**
371
Sopravvivenza (adulto)
0,03%
Sopravvivenza (adulto)°
* A questo stadio la percentuale di mortalità si innalza in quanto inizia la prdazione da parte di uccelli ittiofagi (svasso)
°Tasso di sopravvivenza finale calcolato sulla produzione in RAS
**Stadi nei quali la cattura da parte del cormorano diventa rilevante
PAGINA 150
52,00%
5.2 DIMENSIONAMENTO
STRUTTURA PER LA PRODUZIONE AVANNOTTI E GIOVANILI DI
PERSICO
La stima riportata al paragrafo 2.7.4 circa la consistenza dello stock di riproduttori, del
tasso di mortalità e quindi del reclutamento necessario, consente il dimensionamento
delle semine di novellame. Dalla Figura 5.2 e dalla Tabella 5.1, si desume come la
produzione controllata di persico reale da semina consenta di superare alcuni passaggi
del ciclo biologico, nei quali variabili antropiche, abiotiche e biotiche presenti nel Lago,
causerebbero un elevato tasso di mortalità.
Per poter garantire una sufficiente popolazione di femmine in età riproduttiva, stimata in
almeno 60.000 individui per anno, a fronte di perdite naturali e dovute alle catture, è
necessario introdurre ogni anno nel Lago un quantitativo di almeno 500.000 individui di
età 0+, oppure 250.000 individui di età 1+. Nel primo caso la produzione è ottenibile in
risaia, con individui di 7 mesi di vita, mentre nel secondo caso occorre prevedere
l‘allestimento di un impianto tipo RAS.
Produzione
in risaia
Lago di Varese
750.0
00 la
rve
Produzione di 500.000
giovanili 0 + 4 6 g
Lago di Varese
300.0
00 la
rve
Produzione di 250.000
giovanili 0+ 40 -50g
Produzione
in RAS
Produzione di adulti
120 g
Al mercato
Figura 5.3: Soluzioni alternative per la produzione di persico da semina nel Lago di Varese a sostegno della
popolazione esistente. Vengono riportate due proposte: in alto l‘allevamento in risaia per la produzione di
giovanili 0+ ed in basso l‘allevamento in RAS per la produzione di giovanili oppure fino ad adulti da destinare
al mercato.
PAGINA 151
Al fine di sostenere una popolazione autoctona del Lago, è il caso di evitare semine di
persico proveniente da altri bacini idrografici. La sola alternativa rimane quindi la
produzione controllata di una popolazione autoctona da ripopolamento. Tra le tecniche
utilizzabili, è possibile scegliere una produzione intensiva od estensiva, come sommarizzato
in Figura 5.3. La tecnica estensiva, da noi sperimentata, si basa sulla raccolta delle uova in
Lago o in pond artificiale, incubazione delle stesse e semina in risaia dopo il riassorbimento
del sacco vitellino. In alternativa, le larve possono essere allevate all‘interno di un
allevamento intensivo, preferibilmente a ricircolazione delle acque (RAS).
1) Allevamento in risaia
Uno dei principali vantaggi dell‘allevamento in risaia, in condizioni set-aside, oppure in
risicoltura è riconducibile ai costi contenuti dell‘operazione. L‘affitto di una risaia di circa
1,5 ha, ha un costo stimato in 2.500-3.000 € per ogni ciclo produttivo di 6 mesi. Ipotizzando
di utilizzare 6 ha di risaia, la spesa sarebbe di circa 15.000€ per anno. Gli ulteriori costi di
gestione e di personale, contenibili in 30.000€/anno, consentirebbero la produzione del
necessario quantitativo di novellame 0+ ad un costo di circa 45.000€/anno.
Questa tecnica permette di produrre 500.000 persici 0+ a 6 mesi di vita, di taglia 2-4 g
come biomassa individuale, i quali una volta immessi possono facilmente adattarsi alle
nuove condizioni.
2) Allevamento in RAS
L‘allevamento intensivo in sistemi RAS ad acqua ricircolata, presenta il vantaggio di poter
produrre persico di qualsiasi taglia, da avannotto (2 g) a pesce adulto (120 g), con
sopravvivenze superiori. Ai costi di gestione costituiti dall‘acquisto di mangimi, costi
energetici e di personale, stimati in 70.000€/anno occorre aggiungere un costo
dell‘impianto di circa 250.000€. I costi più elevati, sono giustificabili dal fatto che tale
tecnica consente di produrre persico di taglia commerciale lungo tutto l‘anno,
consentendo inoltre di produrre almeno 250.000 persici di età 1+ con taglia compresa tra
40 e 50 g.
PAGINA 152
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