Supplemento a : "La Voce"
di Montefiascone (VT)
01027 MONTEFIASCONE (VT)
Nella nostra chiesa locale è particolarmente
significa tivoil ruolo educativo del Seminario
Minore.
E'educativo il fatto stesso checi sia. La sua
presenza all'interno della Chiesa locale richiama continuamente ed esplicitamente il
valore della vita come vocazione: attenzione
alla voce del Signore che chiama, da distinguere fra mille interferenze; disponibilità ad
1992
BONITATEM, DISCIPLINAM
ET SCIENTIAM DOCE ME
Il ruolo del Seminario minore nella dimensione
educativa della pastorale diocesana
accogliere il piano di vino; generosità e coraggio nella risposta, s u p e r a n d o ostacoli e
condizionamenti. E' educativa la presenza
del Seminario perchè testimonia l'importanza e la necessità del ministero presbiterale. E'
educativa, ancora, la presenza del Seminario,
perchè offre ai pre-adolescenti l'esempio
concreto di un gruppo che, con serietà, si
stanno interrogando sul progetto tracciato
per loro da Dio.
Nella sua fisionomia internaci Seminario
Minore si presenta come autentico e permanente "centro educativo" . Tutto è volto al
discernimento ed alla iniziale formazione delle
vocazioni presbiteriali. Si tengono presenti le
indicazioni fornite dalla pedagogia, dalla psicologia dell'età evolutiva, m a si guarda
principalmnete alla sapienza evangelica, a
SPANDI
Organo dell'Associazione
0761/826070
L'AMORE
volte difforme dalla logica terrena. Dati i
tempi lunghi di ogni processo educativo, la
pazienza, la fiducia negli alunni e nello Spirito Santo sono la base del progetto educativo.
Il Seminario Minore educa ed invita ad
educare.
Sollecita senza stancarsi parrocchie, famiglie, catechisti, ad aprire il cuore dei ragazzi
alle prospettive vocazionali.
La qualità ed il numero dei ragazzi che il
Seminario Minore accoglie è la cartina di
tornasole della pastorale vocazionale, cioè
della educazione vocazionale svolta dalle
singole comunità.
Don Gian Paolo Gouarin
Rettore Seminario Minore Barbarigo
Montefiascone
La nota che il Rettore ha scritto per il nostro giornale è
un concentrato di idee, di programmi, di speranze.
Noi speriamo con lui in un avvenire migliore : lo
seguiremo con la preghiera... e con viva simpatia!
degli e x alunni del C o l l e g i o
ORGANIGRAMMA
DIRETTIVO
DELL'ASSOCIAZIONE
Presidente:
Francesco
RANUCCI
Ministro
Guglielmo
Cassiere:
CRUCIANI
Assistente:
Mons. Antonio
PATRIZI
Rettore:
Don Gianpaolo G O U A R I N
Don Domenico S E V E R I
Comitato
di
Coordinamento
Chierici:
Agostino B A L L A R O T T O
Fabio F A B E N E
Antonio PAPACCHINI
Luigi P I C O T T I
Laici:
Vittorio F A N E L L I
Elio G I R A L D O
Girolamo M E R L O
Alvise ZINI
Animatori
di
zona:
Acquapendente:
Enzo SERAFINELLI
Montefiascone:
Paolo C A G N U C C I
Tarquinia:
Lamberto
Valentano:
G
iustino
CROCCHIONI
D'ASCENZI
Civitavecchia:
Giuseppe FINORI
pandi l'amore
a piene mani!
L'amore è l'unico tesoro
che si moltiplica per divisione:
è l'unico dono che aumenta
quanto più ne sottrai.
E' l'unica impresa nella quale
più si spende più si guadagna.
Regalalo, buttalo via,
spargilo ai quattro venti,
vuotati le tasche,
scuoti il cesto,
capovolgi il bicchiere...
e domani ne avrai più di prima
Anonimo
Soci cooptati
nel
Comitato
gli ex Rettori:
Don Alfredo C E N T O
Don Sabatino C O R D O V A N I
M o n s . Luigi M O C I N I
Parla il Rettore
ed
inoltre:
Lino BARZI
Peppino C A M M I L L E T T I
Girolamo D ' E R A M O
Pietro C O N C I O L I
Arturo FABI
Vittorio G I U S T I
Manfredi M O R N E R I
Ennio PICCIONI
Carlo PILERI
Giovanni PILERI
Cesare T A C C O N I
pag. 2
II Barbarigo
Il più prestigioso degli ex-alunni ci ha lasciato: aveva 87 anni
E' morto il Cardinale Sergio Guerri
Il Cardinale Sergio Guerri, il più prestigioso
degli ex-alunni, è morto:
improvvisamente.
Lo avevo sentito al telefono qualche giorno
prima e gli avevo ricordato che il successivo 25
aprile, come sempre, noi ci saremmo radunati a
Montefiascone per la consueta assemblea annuale;
lo avevo caldamente invitato ad onorare con la sua
presenza il nostro incontro.
Lui mi aveva detto che le sue condizioni di
salute non avrebbero sopportato le fatiche del
viaggio e l'emozione dell'incontro: che, tuttavia,
ringraziando dell 'invito, lo considerassimo
assente giustificato e spiritualmente presente. Aveva
aggiunto che ricordava con particolare affetto e
simpatia il Seminario e tutti gli ex-alunni ai quali
mandava un cordiale saluto e la sua particolare
benedizione.
Questa benedizione credo che sia stato l'ultimo atto di amore verso la nostra associazione: noi
lo ringraziamo, lo ricordiamo, diciamoper lui una
preghiera.
Nell'Assemblea del 25 aprile abbiamo commemorato la sua figura e ci siamo raccolti in
preghiera recitando, per la sua anima, un Requiem.
Non credo ci sia miglior modo di ricordarlo
che riprodurre i testi quali sono stati pubblicati
dall 'Osservatore Romano; alla loro compilazione
ha fattivamente collaborato Mons. Giussani, che
era stato il Segretario particolare del Cardinale, e
che si unisce a noi nel ricordo e nel rimpianto.
Nel 1948, in un momento delicato e difficile, era poi stato nominato Pro-Segretario
della Commissione Cardinalizia per l'Amministrazione dei Beni della Santa Sede.
Saggezza, prudenza, capacità tecniche,
devoto attaccamento alla Sede Apostolica,
fedele obbedienza, straordinaria dedizione al
lavoro cui attese senza risparmio di tempo e di
energie, gli meritarono la stima e la fiducia dei
Superiori, i quali lo chiamarono a prestare la
sua collaborazione negli uffici e commissioni, di carattere amministrativo, della Santa
Sede.
Il 1° gennaio 1951 era stato definitivamente
nominato Segretario di detta Amministrazione, il cui lavoro si era reso quanto mai complesso per il sorgere di nuovi e svariati problemi, a causa delle mutate condizioni dei
Il Cardinale Sergio Guerri
e m o r t o improvvisamente ieri pomeriggio, domenica 15
m a r z o 1992 nella sua abitazione in Vaticano. II compianto Cardinale era nato a Tarquinia
il 25 dicembre del 1 9 0 5 . O r d i n a t o sacerdote il 3 0 m a r z o del 1929, e r a stato eletto alla
Chiesa titolare " p r ò illa vice" arcivescovile di Trevi l ' i l aprile del 1969 e ordinato
Arcivescovo il 27 aprile del 1 9 6 9 . E r a stato creato Cardinale da P a p a Paolo VI e reso
pubblico nel Concistoro del 2 8 aprile del 1 9 6 9 , del Titolo del SS. Nome di M a r i a al F o r o
Traiano, Diaconia elevata " p r ò hac vice" a Titolo Presbiteriale. P a p a Paolo VI lo aveva
poi nominato Pro-Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del
Vaticano, incarico al quale aveva rinunciato per motivi d'età nel 1980.
tempi.
Al fedele servizio di tre Papi - Pio X I I ,
Giovanni X X I I I , Paolo V I - M o n s i g n o r Guerri
ne seppe interpretare e tradurre in atto le
direttive per potenziare l'Ufficio, adeguandolo
alle esigenze dei tempi.
Nell'ambito di tale Ufficio Monsignor
Guerri si era interessato, per lunghi anni,
anche della manutenzione straordinaria dei
Pontifici Seminari Regionali.
Il 25 aprile 1952 Monsignor Guerri veniva
Nato in una famiglia di solida educazione
nominato Canonico della Patriarcale B asilica
cristiana, il giovane Sergio aveva sentito ben
di San Pietro, nel cui Capitolo ha ricoperto, a
presto nascere dentro di sè la vocazione al
più riprese, l'officio di Camerlengo.
sacerdozio. Una vocazione che aveva nutrito
Nel 1961 Papa Giovanni X X I I I di v.m. gli
con amore ed accresciuto sin dai primi anni di
aveva affidato anche l'incarico di Delegato
frequenza nel Seminario Interdiocesano di
per l'Amministrazione Speciale della Santa
Montefiascone e, successivamente, in quello
Sede. Al nuovo lavoro Monsignor Guerri si
di Viterbo.Nel 1923 era passato al Pontificio
era dedicato con la prontezza e con la gene-
Seminario Romano Maggiore in Roma, come
rosità di sempre.
alunno del Seminario Pio, ove aveva conti-
Preziosa è stata la sua collaborazione, in
nuato gli studi superiori di filosofia e teologia.
campo amministrativo, al più importante av-
Laureatosi in Filosofia ed in Sacra Teolo-
venimento religioso del secolo ventesimo, il
gia presso laPontificia Università Lateranense,
Concilio Ecumenico Vaticano II.
aveva completato la sua formazione giuridica
Quando si costituirono i diversi organismi
presso il Pontificio Istituto Giuridico " S .
preparatori del Concilio, molto opportuna-
Apollinare " in Roma, conseguendovi la li-
mente, per ovvie ragioni, fu deciso di affidare
cenza in "utroque iure".
tutto il settore economico-amministrativo ai
Il Cardinale Guerri
Ritornato nella sua Diocesi di Tarquinia
competenti Uffici della Santa Sede. Si istituì
così il Segretario Amministrativo, composto
dove era stato ordinato sacerdote il 3 0 marzo
di qualificati Officiali della Santa Sede, e ne
1929, iniziò il ministero sacerdotale, manife-
Il giovane sacerdote aveva dimostrato su-
stando quelle spiccate qualità, che avrebbero
bito doti amministrative non comuni, felice-
era stato nominato Segretario Monsignor
mente unite a saggezza.
Guerri, il quale aveva seguito personalmente
poi caratterizzato la sua personalità e la sua
opera.
Gli erano state così, in breve tempo, affi-
il lavoro preparatorio, provvedendo alla solu-
Era stato rettore della chiesa della S S .
date tutte le attività di questo settore: cassa
zione dei non lievi problemi tecnici ed ammi-
Trinità, viceparroco nella parrocchia di S.
diocesana, amministrazione dell'Orfanatrofio
nistrativi.
Leonardo, assistente dei giovani di Azione
Barbarigo.
Il 6 novembre 1968 il Santo Padre Paolo
Cattolica, Canonico Prevosto della Cattedra-
Nel 1937 era stato chiamato a Roma ed
VI aveva nominato Monsignor Guerri Pro-
le. A questa attività era venuta presto ad ag-
aveva avuto l'incarico di Economo nel Pon-
Presidente "ad interim" della Pontificia Com-
giungersi la sua apprezzata collaborazione nei
tificio Collegio Urbano ' 'de Propaganda Fide ' '.
missione per lo Stato della Città del Vaticano.
diversi uffici della curia vescovile. Era stato
M a dopo soli quattro anni era stato assunto
Purtra le cure dei gravosi uffici, egli si era
nominato esaminatore prosinodale, cancellie-
come Officiale presso l'istituto per le Opere
sempre impegnato ad opere di ministero, se-
re, delegato perla vigilanza sull'insegnamen-
di Religione, ove, nel 1946, era stato nomina-
guendo ed aiutando istituzioni assistenziali e
to catechistico.
to Sostituto-Segretario.
caritative , quali l'Ospizio di Santa Marta in
pag. 3
Il Barbarigo
Vaticano, l'Ospedale del Bambino Gesù in
Roma, la Casa della Divina Provvidenza in
Nettuno, e diverse Comunità Religiose.
ordinato il 27 aprile di quello stesso anno.
Il Papa Paolo V I riconoscendone le indiscusse qualità sacerdotali lo aveva creato
Altri Istituti ancora, come la Pontificia
Cardinale il 28 aprile del 1969 confermando-
Accademia Ecclesiastica, l'Istituto Universi-
lo nell'incarico di Pro-Presidente della Ponti-
tario Pareggiato di Magistero "Maria S S . As-
ficia Commissione perlo Stato della Città del
sunta", il Pensionato Romano per ecclesiasti-
Vaticano, incarico al quale aveva rinunciato
ci, hanno beneficiato della sua valida collabo-
per motivi di età nel 1980.
L e esequie saranno presiedute dal Santo
razione.
Fu eletto alla Chiesa titolare "proilla vice"
Padre, nel pomeriggio di domani, martedì 17
arcivescovile di Trevi l'I 1 aprile del 1969 ed
marzo, nella Basilica Vaticana alle ore 17.30.
ESEQUIE -
Giovanni Paolo II presiede nella Basilica Vaticana il solenne rito funebre in suffragio del Cardinale Sergio Guerri
In ogni suo impegno fu soprattutto un sacerdote
a totale servizio di Dio e della Santa Chiesa
"In ogni suo impegno il Cardinale Guerri fu e
volle essere soprattutto un sacerdote a totale servizio di Dio e della Chiesa". Con queste parole il
Papa ha voluto ricordare il Cardinale Sergio Guerri
scomparso domenica pomeriggio 15 marzo nella
sua abitazione in Vaticano. Il solenne rito esequiale
si è svolto nella Basilica di San Pietro martedì
pomeriggio, alla presenza di Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, prelati e parenti dell'estinto.
Questa l'omelia pronunciata dal Papa subito
dopo il canto del Vangelo:
«Fratelli, la speranza non delude,
perchè
l'amore di Dio è stato rivestito nei nostri cuori.. »
(Rm5,5).
1. Queste parole di San Paolo, nella lettera ai
Romani, illuminano in modo significativo la celebrazione funebre in suffragio dell'amato nostro
Fratello, il Cardinale Sergio Guerri: anche lui ci
ha lasciati per il cielo, ricco di meriti e di esperienze, all'età di quasi ottantasette anni.
Come sapete, la sua morte è avvenuta domenica sera, appena terminata la celebrazione
della
Santa Messa. Da alcuni giorni non si sentiva bene
e, nonostante il suggerimento di non celebrare a
motivo delle precarie condizioni di salute, volle
offrire il Divin Sacrificio. Efu l'ultima sua Messa!
Mentre dalla Cappella ritornava in camera, si è
accasciato al suolo ed è morto.
Ci ha lasciati così, improvvisamente.
Conserveremo sempre il ricordo del suo esempio di
sacerdote appassionato e generoso, del suo lavoro meticoloso e intenso, del suo amore prudente e
lungimirante per la Sede Apostolica, della sua
carità verso tante persone ed Istituzioni, del suo
apostolato per le vocazioni
sacerdotali.
Con la sua morte avvenuta in circostanze tanto
significative, il Cardinale Guerri sembra soprattutto voler rivolgere. a noi sacerdoti, giovani ed
anziani, l'ammonimento, fraterno ma severo, a
celebrare sempre la Santa Messa come se fosse
l'ultima, come un incontro mistico ma reale con
Colui che ci attende per l'eternità, ben convinti
che dall'unico Sacrificio del Calvario, che si rinnova sull'altare, scaturisce
la salvezza e la
santificazione delle anime.
La Celebrazione Eucaristica è stata al centro
di ogni sua giornata ed ha costituito la sorgente a
cui alimentava il suo impegno spirituale. Possiamo dire - come deve essere di ogni sacerdote - che
la Messa è stata la ragione della sua vita.
A tal proposito torna alla memoria quanto
scrive l'Autore dell'«Imitazione
di
Cristo»:
"Grande mysterium et magna dignitas Sacerdotum:
quibus datum est quod Angelis
non est
concessum!» (L. IV, C. V, 1).
2. Ricevuta l'Ordinazione Sacerdotale
nella
Diocesi di Tarquinia, dopo aver conseguito le
Lauree in Filosofia, in Teologia e in "utroque
iure", il giovane Don Sergio Guerri esercitò il
ministero in diocesi fino al 1937, ricoprendo vari
incarichi di responsabilità e dimostrando, nei
diversi uffici della Curia Vescovile, e particolarmente reggendo
l'amministrazione
dello
Orfanatrofio "Barbarigo", doti
amministrative
non comuni, unite a saggezza, a bontà d'animo ed
umana sensibilità.
Nel 1937, chiamato a Roma con l'incarico di
economo nel Pontificio Collegio Urbano di "Propaganda Fide", iniziava il secondo periodo della
sua esistenza sacerdotale
. Ricoprì
successivamente la mansione di officiale presso l'Istituto per
le Opere di Religione, ove nel 1946 veniva nominato Sostituto-Segretario. Fu poi
Pro-Segretario
e, nel 1951, Segretario
della
Commissione
Cardinaliziaper l'Amministrazione
deiBenidella
Santa Sede. Nel novembre 1968 assunse l'alto
impegno di Pro-Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano.
Nell'aprile del 1969 Paolo VI lo elevava alla
dignità
cardinalizia.
In tutti questi anni quanti delicati e complessi
lavori Egli ha svolto con maestria ed efficacia!
Ricordiamo, tra gli altri, il suo servizio alla Chiesa come Delegato per l'Amministrazione
Speciale
della Santa Sede, affidatagli dal mio Predecessore GiovanniXXIII, l'interessamento per la manutenzione dei Pontifici Seminari Regionali, la responsabilità del settore amministrativo del Concilio Vaticano II, con i molti problemi tecnici e
logistici che egli seguì personalmente insieme con
l'apposito Segretariato. Si occupò, inoltre, della
costruzione dell'Aula "Paolo VI " e di altre molteplici realizzazioni nell'ambito del
Governatorato
Ricordiamo
dello Stato della Città del Vaticano.
anche che il 25 aprile 1952 Monsignor Guerri
veniva nominato Canonico di questa
Patriarcale
Basilica di San Pietro, nel cui Capitolo ricoprì a
più riprese l'officio di camerlengo.
In ogni suo impegno il Cardinale Guerri fu e
volle essere soprattutto un sacerdote a totale
servizio di Dio e della Chiesa. Ebbe profonda e
convinta pietà eucaristica, congiunta a prudenza,
saggezza e indubbie capacità professionali.
Sempre fedele ed obbediente ai Superiori, lavorò con
piena dedizione, senza risparmio di tempo e di
fatica.
Persona di poche parole, ma schiette ed efficaci, raggiunta nel 1980 l'età del meritato riposo,
lasciò i suoi incarichi, iniziando così il terzo ed
ultimo periodo della sua vita, nel silenzio e nella
Un gruppo di giovani Seminaristi
preghiera, lieto di aver servito il Signore e la
Santa Sede. Visse questi anni in attesa, come
ricorda il Vangelo, del Padrone, con la cintura ai
fianchi e la lucerna accesa, pronto ad aprirgli
subito, appena fosse arrivato a bussare.
3. Davanti alla sua salma, ai piedi dell'altare,
ascoltiamo, Fratelli e Sorelle carissimi, il suo
silenzioso insegnamento. Del Cardinale
Guerri,
che agli anni della diretta attività pastorale ha
fatto seguire oltre cinquant'anni d'impegno negli
Uffici del Vaticano, ci colpisce la costante disponibilità ad operare per il Regno di Dio, venendo
incontro alle esigenze degli organismi
centrali
della Sede Apostolica, a servizio della Chiesa
universale.
E' questo un conforto
ed una
esortazione per quanti lavorano nella Curia Romana: talvolta il lavoro umile e nascosto di chi
opera negli Uffici potrebbe apparire
burocratico,
potrebbe diventare pesante e monotono, suscitando una certa nostalgia per la diretta attività pastorale. Anche questi servizi sono una missione apostolica, un ministero salvifico e santificatore.
Scrivendo al discepolo Timoteo, San Paolo
dettava le consolanti parole, che tante volte abbiamo avuto modo di meditare: "Ho combattuto la
buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia, che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno, e non solo a me, ma anche a tutti
coloro che attendono con amore la sua manifestazione" (2 Tm 4,7-8). " In quel giorno!....". Perii
Cardinale Guerri è arrivato "quel giorno" e certamente egli è andato a ricevere dal Signore "la
corona di giustizia", poiché ha combattuto la
buona battaglia, ha mantenuto la fede.
Noi ricordiamo con affetto questo nostro
Fratello, mentre a suffragio della sua anima offriamo il Sacrificio della salvezza, che Egli per
l'ultima volta ha celebrato immediatamente prima
della chiamata al Cielo.
Maria
Santissima, che Egli ha amato ed
invocato con devozione, ottenga a Lui la gloria e
lafelicità nel Signore ed a noi laforza e l'impegno
di operare sempre con il medesimo spirito che ha
animato l'esistenza del Cardinale Guerri.
Amen!
pag. 4
II Barbarigo
Convegno annuale dell'Associazione
Montefiascone 25 aprile 1992
LA CRONACA
Cantami, o Diva!.... Narrami, o Musa!....
Intona, Musa mia, gli inni novelli!.... O Musa,
soccorri!.... Q u e s t e e tante a l t r e simili
invocazioni hanno caratterizzato le protasi
dei poemi apparsi all'orizzonte di ogni
lettera tura. Venivano dettate dal desiderio di
dare all'opera un arricchimento espressivo e
dal bisogno di un aiuto ispirativo. Gli appelli
poetici rivolti alledivinitàpaganedell'Elicona,
coll'avvento della Croce si sono rivolti alle
Creature trionfanti tra le stelle di un nuovo,
eterno e felice Olimpo.
Avendo accettato l'incarico di parlare
dell'incontro annuale degli ex-Alunni del
Barbarigo e desiderando per le mie parole
una funzione più ampia e coinvolgente del
semplice resoconto cronachistico, ho pensa to
di invocare l'aiuto del venerabile Fondatore
del Seminario riferendomi ai dettami delle
scritte latine che ci ha trasmesso dai muri
dello stesso collegio e che ancora ci invitano e
sollecitano ad un comportamento di rettitudine, laboriosità e cultura.
Si può dire che il marchio di fabbrica, del
"BONITATEM,
DISCIPLINAM
ET
SCIENTIAM DOCE ME!" con il quale siamo
convissuti per tanto tempo ed al quale ci
s i a m o o r i e n t a t i p e r il r e s t o della vita,
unitamente al "bollo di verifica" del "SOBRIE,
JUSTE ET PIE V I V A M U S ! " brillino oggi di
una naturale autenticità, soprattutto se comparati alla mentalità criminale della malavita
organizzata, alle deviazioni, tangenti, malversazioni, peculati, concussioni, pizzi sia di
chi vive abitualmente nel reato sia di chi
milita anche nelle file politiche o giudiziarie
e, magari, tradendo la propria missione, si fa
scudo di uno "slogan" umanitario per camuffare attività truffaldine.
Scusatemi lo sfogo amaro; ma ogni giorno siamo bombardati da un incalzare di notizie in gara fra loro per rivelazione di delitti e
nefandezze. Dal Cielo occorre un aiuto.
O santo Fondatore del Collegio
che un dì ci accolse, nido di cultura,
e colla scienza si fé' privilegio
di educarci a bontà costante e pura
e a disciplina vera ed al dispregio
delle mondanità di ria natura;
e ce ne regalò, quel che più conta,
caratteristica e preziosa impronta,
io mi rivolgo a Te con tanta speme
che la ragion che volle il Seminario
di vera urgenza ancora il cor ci preme
e tra i bisogni non è solitario
e rimane tuttora il più bel seme,
d'almo indirizzo esatto sillabario,
posa la mano Tua sulle menti
che sempre ai detti tuoi sieno ubbidienti.
esteso in apposita relazione.
L'assistente Mons. Patrizi soffermandosi
sul tema del «Sobrie..." conferma la validità
precipua del trinomio di comportamento per
la crescita sia dei futuri sacerdoti che dei
civili.
Ridona al Seminario l'attrattiva
che di dotti lo fe' culla e di santi;
rinnova ad esso il titolo di riva
che invita ad approdare tutti quanti
dell'attuale vita sì cattiva
rimangono delusi ed esitanti;
torni qual faro quel che tu hai scritto
ad attirar studenti nel 'Convitto'.
Si scusa che, per mancanza di tempo,
non ha p o t u t o s v i l u p p a r e l ' a r g o m e n t o
prestabilito per la riunione, ma, poiché ha
avutola felicissima idea di farci trovare stampato il "Libro degli Atti della prima giornata
culturale sulla latinità", prende da esso
qualche spunto adatto alla convocazione.
Copie del libretto sono state distribuite a
tutti i partecipanti.
Questa sopra è un'autentica preghiera a
A conclusione del convegno si insiste su
una precisa Pastorale Vocazionale, su uno
specifico intervento dei parroci ad orientare i
ragazzi ed a convincerne le rispettive famiglie sul dono gratificante di una vocazione
sacerdotale o, in alternativa, di una educazione etico-culturale valida.
cui aggiungo: AMEN.
II 25 aprile nel salone delle adunanze
c'era già il socio Augusto Galeotti impegnato
ad autografare le dediche di un suo librettodi
poesie " R i c e r c a d e l l ' a m o r e di Dio e di
Gradoli", offerto a tutti. Un volumetto traboccante dei sentimenti più puri del suo animodiautentico poeta, a tten to osserva tore dei
quadri della vita, pronto a captare anche i più
piccoli suggerimenti di ispirazione. Leggetelo con attenzione.
Caro Amico, grazie vivissime del prezioso
dono veramente gradito.
Inizia l'incontro D. Giampaolo Gouarin,
Rettore del Seminario, che per giustificare
una certa inflessione delle sue parole, precisa
la sua appartenenza ad una Congregazione
fra ncese che, in ca mbio d el god imen to del l'ex
seminario di Bagnoregio, lo ha inviato in
aiuto alla diocesi di Viterbo. Ironizzando bonariamente sul suo intervento se ne esce con
la frase che in mancanza di cavalli si fanno
correre i somari. Uno sguardo d'affettuosa
simpatia da parte di tutti dimostra l'accettazione dello scherzo.
Il giovane Rettore ribadisce il piano di
destinare l'apertura del Seminario oltre che a
giovani aspiranti al sacerdozio anche a giovani di buoni principi cristiani che in esso trovino l'ambiente più idoneo ad una formazione
culturale della propria personalità valida per
i tempi correnti. Come indirizzo di studio
non ha preclusioni: una scuola a livello delle
possibilità.
Il p r e s i d e n t e R a n u c c i r i c o n o s c e al
motto"Bonitatem, disciplinam et scientiam
doce m e ! " una validità enorme come principio etico ma, alla luce dei tempi moderni,
pensa di completarlo con l'altro suggerimento pratico "Sobrie, juste et pie vivamus" che
ha in sé la specifica indicazione di una sana
condotta di vita. Il pensiero è riportato in
Per l'indisponibilità della cuoca del Seminario, assente per malattia, il pranzo viene
consumato presso il ristorante "Al Belvedere" ubicato presso il Convento dei Cappuccini delle Mosse in ottima posizione panoramica in vista del lago di Bolsena, delle sue isole
e dei centri circostanti. Vivande saporite ed
abbondanti unite alla solita amichevole allegria hanno incorniciato la fine del convegno.
Un evidente rammarico ed un pizzico di
nostalgia per il nostro "refettorio" al quale,
Dio volendo, ci auguriamo di ritornare l'anno
prossimo con allegria più esplosiva e non
trattenuta dalla presenza di altri commensali.
A rivederci, Amici
Borghesi e Sacerdoti;
tra un anno ognor felici
ritorneremo lì.
Il Barbarigo assista
i fidi suoi cultori;
aumenti anzi la lista
di chi vuol ritornar
a respirare un'aria
di santità e cultura
e disciplina varia
che non esiste più.
Il nostro Cardinale
ci salvi dal colera
che tanti corpi assale
di frode e corruzion.
Girolamo D'Eramo
Il Barbarigo
pag. 5
'La Relazione del Presidente'
Quando noi ex alunni ci incontriamo,
quando scriviamo qualcosa del nostro piccolo-grande mondo; quando ci confrontiamo
con altri che hanno vissuto la nostra stessa o
analoga esperienza ... noi parliamo sempre
di: «Bonitatem, disciplinam, scientiam».
E lo facciamo con motivata ragione perché
lì, in quel motto Biblico, troviamo il fondamento morale della nostra aggregazione e il
fine che noi tu tti, come si ngol i e come gruppo,
intendiamo perseguire; e soprattutto in quei
valori morali noi ci riconosciamo.
Ma i valori etici hanno un griglia, come si
Presidente e Rettore: un'accoppiata...!
dice, molto vasta; e quelli cui noi abbiamo
finora fatto frequenti riferimenti (bontà, dine meditazione in questa circostanza dell'incircostanze della vita.
sciplina e scienza, appunto) afferiscono piutcontro associativo del 1992.
Vivere giustamente vuol dire commisurare
t o s t o ^ almeno prevalentemente, la sfera delCi ho pensato a lungo e alla fine ho ...
il proprio comportamento alle azioni al trui; e
la coscienza e coinvolgono più i modi dell'esscoperto ... l'uovo di Colombo.
cioè godere del proprio diritto alla libertà ed
sere che quelli dell'agire.
Sentite.
alla autonomia ed esercitarlo finché esso non
Quei valori, cioè, hanno per oggetto non il
Nel Seminario c'erano, ai nostri tempi,
contrasta e non limita l'analogo altrui diritto.
comportamento pratico che noi dobbiamo
alcuni luoghi deputa ti allo svolgimento della
Vivere piamente vuol dire mantenere i
tenere nell'agire, quanto piuttosto il retroterra
vita quotidiana: perla preghiera c'era la Chienostri rapporti con la Divinità in un clima di
culturale su cui si fondano e cui si ispirano i
sa e la Cappellina; per lo studio c'erano le
confidenza, di rispetto, di devozione, di edumodi dell'agire.
camerate e le aule scolastiche; per il riposo
cazione, di preghiera.
Dobbiamo, ora, fare un salto di qualità e
c'erano i dormitori; per la ricreazione c'era il
Riassumendo: nel " sobrie " si addensa
metterci alla ricerca di quelli che sono per noi
giardino e c'erano le passeggiate; per l'alitutta la problematica relativa al rispetto del
ex-alunni le norme dell'agire su cui dobbiamen fazione c'era il refettorio. E qui concentro
proprio corpo; nel "iuste" si concentra la filomo confrontarci e su cui dobbiamo modellala mia e la vostra attenzione: ecco, il refettorio
sofia dei nostri rapporti con le persone che ci
re, proprio come ex-alunni, le azioni della
che sta proprio sotto ai nostri piedi e che
vivono accanto; nel "pie" si chiariscono i nonostra vita privata e pubblica.
costituiva per noi, allora molto giovani e
stri rapporti con Dio. Mi sembra di aver rias10 non so se riesco ad esprimere bene il
sempre affamati, luogo di sazietà per l'appesunto, così, (non esaurito, certamente) la
concetto che cerco di illustrare. Non mi é
tito ma anche luogo di poca delizia e di scarso
problematica connessa al "vivamus". Agfacile; cerco di spiegarmi meglio e spero, in
affinamento del gusto (la buona volontà delle
giungo anche, per completezza di informamaniera più efficace, con una comparazione.
Maestre Pie che provvedevano alla preparazioni e per memoria a quanti l'avessero diQuando mia moglie ed io con lei, al termine
zione dei pasti contrastava e soccombeva nel
menticato, che noi, tutte le sere, in occasione
del ciclo catechistico, riassumevamo, per i
rapporto con il Ministro che era... duro neldella preghiera di ringraziamento a Dio per la
ragazzi cresimandi, il succo del triennale inl'allentarela borsa per acquistare generi mangiornata che ci aveva concesso, facevamo un
segnamento-confronto sui problemi della
gerecci più gratificanti il ... palato!).
esame di coscienza incentrato nella ricerca
Fede, dicevamo loro; " L e cose che dovete
Dunque il refettorio; c'erano i tavoli sui
dei peccati da noi commessi nella giornata
conservare per la vita sono molto poche ma
qua ttrolati, c'erano le panche, c'era il pulpito,
"contro noi stessi" (sobrie)," contro il prossidebbono essere chiare: le cose a cui dovete
c'era Santino (il cameriere) che ci serviva le
mo (iuste) e contro Dio (pie).
credere sono quelle riassunte nel Credo (Io
vivande nei piatti preconfezionati, c'era il
Il discorso sul tema del "sobrie, iuste et
Credo in Dio Padre Onnipotente...); i princiVice Rettore che mangiava solo a capo del
pie" è tuttavia discorso lungo che deve essere
pi cui dovete ispirare il vostro comportamentavolo vicino la ruota donde uscivano i piatti,
meglio articolato ed ha bisogno di ulteriori
to pratico sono i Comandamenti (non nomic'era il soffitto a voi ta, c'era il fresco d'estate e
apporti culturali e di altri approfondimenti.
nare il nome di Dio invano, onora il pad re e la
l'aria temperata in inverno e c'erano pure le
Lo farete voi sul vostro intimo -ripeto- e poi
madre, non rubare...).
pareti: alte e solenni, su una delle quali c'era
ce ne darete notizia.
Nel Credo e nei Comandamenti si riassuscritto "Manducate quae apponuntur vobis"
Io, dopo aver offerto a voi la tela e la
mono, in mirabile sintesi, dogmatica e morale
che voleva dire obbligo - dovere di mangiare
cornice del quadro, cedo alla tentazione di
cristiane.
tutto, anche le cose che palato, gola, stomaco
dare anche un paio di pennellate per iniziare
Fatta questa comparazione - se lecita e se
e buon gusto rifiutavano; c'era anche scritto
la composizione del disegno: due pennellate
legittima, trattandosi di cose che non stanno
sulla parete opposta "Sobrie, iuste et pie
che tento di piazzare al centro del quadro
assolutamente sullo stesso livello - torno al
vivamus".
(anche se il mio pennello è un pò sfilacciato e
discorso iniziale.
E qui mi fermo definitivamente perché su
i colori della tavolozza si sono fatti quasi
11 nostro pensare, come ex alunni, ha fon- questo nuovo trinomio io (ecco!) ho scoperto
secchi e un pò scoloriti).
damento nel trinomio: bontà - disciplina non l'uovo di Colombo cui prima scherzosaLa prima pennellata ha un colore bianco e
scienza. Il nostro agire, sempre come ex
mente accennavo, ma ho scoperto proprio...
si riferisce al contenuto filologico dei vocaboalunni, ha il suo fondamento... Dove? Pensal'America e con voi tento adesso di iniziare
li: e cioè, esaminando l'etimologia delle tre
teci un momento ... adesso pensateci in mal'esplorazione del nuovo continente.
parole, alla ricerca del loro valore semantico,
niera più calma e approfondita in seguito e
Cominciamo subito con la traduzione letnascono le seguenti osservazioni:
date poi a voi stessi una risposta c h e ,
terale che è la cosa più facile: "Viviamo s o
-"Sobrius"èil contrariodi "ebrius". "Ebrius"
auspicabilmente, comunicherete a noi tutti
briamente, giustamente e piamente".
è l'ubriaco, colui che ha bevuto troppo vino.
per arricchire insieme il nostro bagaglio di
Viver sobriamente vuol dire porre un li"Sobrius"è colui che non si ubriaca; egli beve,
cultura e di esperienza.
mite razionale e una moderazione ai nostri
sì, il vino, ma moderatamente. Il sobrio non è
Io questo problema me lo son posto: ci ho
appetì ti: limi te e moderazione che coinvolgoastemio. Astemio è colui che non beve affatto.
pensato, cioè, a lungo in quest'ultimo mese
no non solo il mangiare c il bere cui il vocaboTra ebrio, sobrio e astemio, scegliete voi. La
quando ho cominciato a riflettere sul tema
lo sembra avere privilegiato riferimento ma
"virtus", come al solito, sta in mezzo.
che avrei dovuto proporre alla nostra comuanche il rifiuto di ogni eccesso, in tutte le
Io sono sobrio! Un quarto di vino ogni
Il Barbarigo
P a g-
pasto, o... un pò più!
- Iustus è colui che rispetta lo "ius". Nello
"ius" si concentrano le norme di comportamento che la società detta per la migliore
convivenza tra cittadini. Il giusto è colui che
non trasgredisce quelle regole. Chi le tradisce
diventa "iniustus".
E l'ingiusto cade sotto la norma penale
che punisce i trasgressori. La giustizia penale
li puniva, i trasgressori, una volta, raramente
con il carcere: li puniva più frequentemente
con le punizioni corporali (la catena in piazza, le frustate per le strade del paese, il marchio in fronte, la spuntatura delle orecchie, la
morte per impiccagione, per fuoco ecc.). Oggi
predomina il carcere, ma dal carcere si esce
presto e facilmente. La sanzione penale del
carcere non costituisce deterrente efficace
contro la delinquenza.
- "Pius" è colui che è portato verso la
"pietas", la benevolenza, l'amore. Enea era
"pius". La "pietas" non si può tradurre con il
vocabolario italiano "pietà": sono cose diverse anche se, in fondo, consimili.
"Pietas incipit ab egone" ( il quale "egone"
sarebbe -"horribile dictu" - l'ablativo di ego egonis e cioè "io"), "Pius" quindi è colui che
vuol bene prima a se stesso e poi agli altri.
"Pius" è anche colui che onora, rispetta, adora la divinità.
La seconda pennellata ha un colore rosso
e riguarda la comparazione dei due trinomi
cui abbiamo fatto riferimento.
Quando enunciamo il primo trinomio
"bonitatem, disciplina et scientiam" spesso
dimentichiamo il verbo che viene dopo; e il
verbo è questo "doce me" e cioè "insegnami".
10 non vorrei stravolgere il senso biblico
della frase (e chi ne sa più di me mi
corregga) ma mi pare di capire che il senso del
messaggio biblico è questo:
"lo ho voglia, gusto, piacere e propensione ad
imparare; tu insegnami e son pronto ad arricchire
mente e spirito. Se però tu mi insegni cose troppo
difficili che la mia intelligenza non afferra o che
sono non conformialla mia natura intellettuale, io
non ne ho colpa. E così se lamia scienza rimane alla
cultura di base ed io non divento letterato o scienziato, io non ne ho colpa; se la mia disciplina
qualche volta si trasforma in indisciplina e rompo
le regole della convivenza, non per questo mi
condannerai a pena grave; se la mia bontà qualche
voltasi tingeosi impastadi egoismo
esiconmisce
ad un pizzico di cattiveria, abbiate pazienza, scusatemi e perdonatemi".
Insomma, mi sembra di capire che, dal
contesto, emerge la buona volontà, l'impegno, lo sforzo ad essere "docilis" e cioè
educabile; che
se p o i
l'opera
di
acculturazione non riesce perfetta, va bene lo
stesso... non ne deve seguire condanna.
11 discorso, invece, è completamente diverso quando si parla del " sobrie, iuste, pie "
perchè il trinomio è seguito da unimperativo
categorico "vivamus" che tradotto in buon
italiano vuol dire: Tu devi vivere" sobrie,
iuste, pie". E cioè il "vivamus" io non lo sento
come un congiuntivo esortativo ma come un
imperativo presente categorico, chiaro e tondo, che si esprime lessicamente con la forma
del congiuntivo ma che ha valenza di imperativo, essendo l'imperativo presente la tino pri vo della specifica forma nella prima persona
plurale che viene sostituita, per necessità
espressiva, con la corrispondente forma del
congiuntivo.
Il "vivamus" che stava su quella parete del
refettorio non è, quindi, un consiglio, una
esortazione ; è un ordine, un imperativo ripeto- categorico.
Nel trinomio del "bonitatem, disciplinam
et scientiam" l'attore non è l'individuo che è
solo " discipulus" e quindi è oggetto della
norma: il soggetto della norma è il maestro
(chiunque esso sia; Dio stesso o il professore
Lo storico
0 il maestro che sta in cattedra) il quale deve
sapere bene insegnare; e l'ignoranza del discepolo è spesso effetto della inettitudine del
maestro.
C'è in quel "doce me" soltanto un dovere
per chi è oggetto della norma; il dovere di
essere buon discepolo, pronto, disponibile
all'ascolto ed alla interiorizzazione. Si chiarisce - ed è ovvio- che quei valori della bontà,
della disciplina e della scienza sono valori
assoluti e sempre validi; debbono costituire
cioè la meta da perseguire e non possono
essere disattesi.
Il "vivamus", invece, ha per soggetto non
1 maestri ma i discepoli che, nel contesto, sono
tutti, proprio tutti, discepoli e maestri compresi; anzi, in prima fila i maestri che debbono essere tali non solo quando sono in cattedra ma anche, e soprattutto, quando scendono dalla cattedra e si trasformano in comuni
mortali
facenti
parte della
massa
indifferenziata del popolo.
Il " v i v a m u s " è per tutti, quindi.
Il "doce m e " può aver efficacia soltanto
per i meglio dotati e predisposti; ma il
" v i v a m u s " n o n a m m e t t e e c c e z i o n i nè
deroghe; siamo coinvolti tutti, perchè tutti
dobbiamo vivere ispirando il nostro comportamento al dettame del "sobrie, iuste, pie".
Il discorso, così articolato, che io ho fatto
anzi tutto a me stesso, mi ha fatto, ancora una
v o l t a , a p p r e z z a r e ed a m m i r a r e
la
lungimiranza e il realismo dei nostri grandi
Rettori del passato i quali ci hanno chiarito, al
nostro primo ingresso nel Seminario, che meta
e fondamento erano "bontà, disciplina e
scienza" e, una volta seduti a tavola, ci hanno
meglio spiegato che il comportamento era
fondato sul "sobrie, iuste, pie".
Se e chiaro, dopo queste veloci pennellate,
anche per voi, il mio pensare non sarà stato
vano; se esistono ancora dubbi e perplessità.... il discorso continua; adesso subito, o
anche nel futuro prossimo; nella speranza di
arrivare presto ad una soluzione concordata,
su cui ci sia l'assenso di noi tutti.
Francesco Ranucci
La POA: pardon! ...il PO A!
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pag. 7
Il Barbarigo
L'Alba della civiltà nella valle del fiume Fiora
I villaggi - L'uomo pastore e la transumanza
La vasta area che comprende la Vallata del fiume
Fiora e le
zone intervallive, con le scoperte
archeologiche compiute incominciano a prendere una
fisionomia ben precisa.
Esaminando il villaggio di "Scarceta" troviamo
che veniva abitato dai pastori, forse, solo nel periodo
estivo, quando le loro greggi non trovavano più un
buon pascolo in Maremma: è il simbolo più antico della
transumanza in questa regione. E'il movimento stagionale che rimarrà, per secoli, ad animare il mondo
maremmano ed è ancora vivo pur se attuato in forme
diverse. Oggi le greggi, come un fiume lanoso, non
transitano più per i paesi che si affacciano sulla Maremma, scortate dai grossi cani candidi, dai pastori vocianti.
Grandi mezzi di trasporto, nella notte, trasferiscono,
ora, migliaia di ovini dalla pianura alla montagna e
nessuno può più godere lo spettacolo pittoresco della
transumanza tanto gradito ai ragazzi.
Un altro villaggio, quello di "Sorgenti della Nova",
rappresenta invece l'insediamento tipico a cui si ispireranno gli Etruschi, in particolare nella Tuscia
Viterbese.
Il centro abitato sorgerà, a preferenza, su rocce di
tufo dalle pareti scoscese e separato completamen te dal
mondo esterno per mezzo di un fossato.
Nella Valle del Fiora vi sonocen tri, che presentano
tali caratteristiche, dove ferve ancora la vita, come
Sovana e Pitigliano o come il pianoro de "Le Sparne" o
di Castro dove rimangono solo le testimonianze di
antichi centri esistenti in epoca etrusca, romana e medievale con le loro necropoli.
Sono, questi, modelli abitativi già esistenti in
epoca eneolitica, che vengono utilizzati dai civilissimi
Raseni e dai Romani. Alcuni rimangono ancora oggi
validi per l'uomo del ventesimo secolo, dopo essere stati
abitati, per millenni, quasi senza soluzione di continuità.
Emblematico, tra i tanti che si potrebbero elencare,
rimane il centro storico di Ischia di Castro, posto su uno
sperone tufaceo, alla confluenza di due corsi d'acqua e
separato dal resto del promontorio da un profondo
fossato scavato dall'uomo, colmato, in parte, solo sul
finire del 1700, ma di cui rimane ben visibile la testimonianza della sua esistenza. E ' il castelliere dei locali
primitivi, il villaggio fortificato, la polis etrusca,
l'oppidum romano, il castello del Medioevo, dove vivono,
al sicuro, da sgradite sorprese, non solo il feudatario ma
anche i terrazzani, i quali, dopo aver provveduto alla
costruzione delle solide mura ed al presumibile
ampliamento del vallo, pensano anche alla difesa im-
BURUMBURUMBU'
I fotografi son di quelle persone che, fra
l'altro, nei matrimoni ronzan qual calabroni,
guizzando a mo' dei contorsionisti, co' lor
trespoli, tra vasi di fiori, candelabri, mensole,
sedie, addobbi e ammennìcoli varii.
G e n t e ( f a t t e le d e b i t e e c c e z i o n i )
proverbialmente petulante e ficcanasa, ma,
tutto sommato, simpatica.
Narrasi che un di costoro, sendogli stato
proibito l'accesso a un rito nuziale d'alto rango, sul più bello se ne sbucò fuor d'un bancone
(era infatti piccino, quasi un nano) arrivando
così a cogliere, tra la sorpresa generale, il
fatidico momento del "Sì".
pugnando le armi in caso di bisogno come gli antichi
pastori guerrieri. Il castello, così concepito, è una forma
urbis dove vive la comunità senza distinzione di censo,
come doveva essere anche nella preistoria.
La valle del Fiora è un luogo ideale per gli
insediamenti umani: pascoli pingui, nella fertile zona
valliva, ricchezza di boschi sulle colline; clima mite,
abbondanza di acque e di frutti commestibili che la terra
offre copiosamente all'uomo. I boschi sono ricchi di
selvaggina stanziale, dalla carne saporita, che l'uomo
può catturare, in ogni stagione, per avere un cibo sano
ed abbondante.
Per tale motivo la prof.ssa Negroni, nel volume
"Sorgenti della Nova", rileva, dai risutati degli scavi
archeologici eseguiti, che nella Valle del Fiora si trova
". ..un territorio abitato dal Paleolitico ai giorni nostri
con poche soluzioni di continuità..." : è l'habitat ideale
per l'uomo e non solo per lui, ma per ogni essere vivente.
Se la posizione dei centri abitati dei primitivi ci fa
conoscere che gli Etruschi non furono, certamente, i
primi ed i soli a scegliere tali siti così sicuri e così adatti
alla vita, è certo che i Raseni continuarono a servirsene
ed è anche probabile che gli antichissimi abitatori, dopo
la scelta dell 'insediamento, seguissero un rituale a noi
sconosciuto, in seguito reso di prescrizione dagli Etru
schi e dai Romani.
Del rito di fondazione di una città parlano nu
merosi scrittori. Potremmo citare Varrone (De Lingua
Latina), Livio (Ab Urbe Condita), e Plutarco (Le Vite
Parallele) che così riferisce: "Il fondatore, poi, messo
ali 'aratro il vomere di bronzo, aggiogò un toro ed una
vacca, tracciò intorno un solco profondo...".
Secondo le prescrizioni la vacca doveva essere
aggiogata dalla parte che sarebbe stata l'interno della
città mentre il toro camminava ali 'estemo delle future
mura. Il solco segnava il circuito delle mura della
nascitura città.
Le zolle mosse dall'aratro dovevano cadere all'interno, ma quando i candidi giovenchi giungevano
nel punto dove sarebbe stata costruita la porta il
fondatore sollevava l'aratro perché in quel luogo non
doveva essere tracciato il solco.
Secondo Plutarco il muro ed il pomerio erano
considerati sacri, ma non le porte perché da queste
dovevano entrare ed uscire cose che erano impure
anche se necessarie alla vita dell 'uomo.
Nel rituale della fondazione ogni atto aveva un
valore simbolico e tutto era rivolto verso la divinità
protettrice della futura città per ottenere i suoi favori.
Giuseppe Gavelli
Ben pochi, finora, son riesciti a "domarli";
fra questi - si dice- fu l'Em.mo Mario Nasalli
Rocca di Corneliano, buon'anima; il quale, il
dì d'Epifania, a n d a n d o a piedi alla sua
Diaconia di S. Giovanni Battista Decollato e
roteando per l'aere -com'era solito di fare- il
nodosetto e temuto bastone (somigliava Davide in procinto di tirar la fionda contro Golia), fece sparir dal sagrato del tempio, senza
volerlo, in un lampo, con precipite fuga, e
cameramen e giornalisti e fotoreporters colà
adunati in attesa del passaggio d'un Primo
Ministro di Stato estero, giunto nell'Urbe in
visita ufficiale.
Durante la ritirata, un noto paparazzo
(terror de' di vi e de' pubblici personaggi; uom
sagace e presuntuosetto come tutti i mezzi
ingegnucci; la stessa mattina sceso dal letto
col piede sinistro) non accortosi punto, per la
fretta, d'un venerando cippo del periodo di
N u m a Pompilio, sbattè addosso a quella
nazional reliquia, lanciando a squarciagola
un risaputo, romanesco epiteto nei confronti
de' trapassati del pio monarca e lasciandosi
sfuggir di mano lo strumento di lavoro, che
cadde, sobbalzò, rotolò e (ahimè) scomparì
nel vicino puteolo (dell'età, non men vetusa,
di Tulio Ostilio).
Risultato: nessun altro Primo Ministro di
Stato estero -sparsasi la voce - osò più, per
alcuni anni, metter piede fra ruderi del Foro
B o a r i o e p a r a g g i ; il m a l c a p i t a t o del
fotoreporter, invece, ripresosi dopo lungo
tempo dal duro colpo, portò, per lo scampato
pericolo, un cereo (di ben 20 Kg!) a Santa
Veronica, protettrice della categoria sua. Di
poi, giacché della costosissima macchina fotografica (made in Japan) non si trovava più
nè puzza nè odore, visto come girava il mondo,
dopo maturo consiglio, pensò bene di mutar
professione e (con vivo sollievo de' cerimonieri sia ecclesiastici sia laici) si fe' coiffeur in
un salone di lusso del Centro, frequentato ironia della sorte-dagli sposini, da' divi e da'
pubblici personaggi.
Tonino Pelosi
Gaudete in Domino, semper: iterum dico gaudete
IL VIAGGIO DEFINITIVO
... E io me ne andrò. E resteranno gli uccelli
a cantare:
e resterà il mio orto, col suo albero verde,
e col suo pozzo bianco.
Tutte le sere il cielo resterà azzurro e placido:
e suoneranno,
come questa sera stan suonando,
campane del campanile.
Moriranno quelli che m'amarono,
e la gente si rinnoverà a ogni anno:
e nell 'angolo di quell 'orto fiorito e incalcinato,
il mio spirito vagherà, nostalgico....
E io me ne andrò: e sarò solo, senza focolare,
senza albero verde,
senza pozzo bianco,
senza cielo azzurro e placido...
E resteranno gli uccelli a cantare.
Juan Ramon Jimenez
II Barbarigo
pag. 8
Le cose che diceva e
faceva mio padre
Mio padre, tuo padre,
... inostri padri
Mio padre diceva tante cose: altrettante
ne faceva.
Cose tutte belle, molto interessanti e significative.
Io ne ho raccontate alcune, in passato.
Altre ne racconto adesso: per memoria, per
monito, per testimonianza.
Certamente anche a voi i vostri padri ne
avranno raccontate tante di cose belle e interessanti; e chissà quanti episodi e fatti significativi avrete da raccontare. Provate a narrare
qualcosa.
Io non mi son fatto scrupolo di ricordare le
piccole-grandi cose della mia prima giovinezza. Toglietevi anche voi ... una soddisfazione!
Insieme ricostruiremo meglio la nostra
storia e capiremo i valori cui fu ed è tutt'oggi
ancorata la nostra vita.
Ranucci
Le carte da gioco
strappate e bruciate
Certe lezioni ...ti segnano per la vita.
Quando avevo una decina d'anni mi affascinava il
gioco delle carte; il tresette, la scopa, la premiera... il
naso! Mi mettevo dietro i ragazzi più grandi che
giocavano, guardavo, in silenzio; tentavo di capire le
regole, le capivo... sapevo giocare. Si, ma chi ti faceva
giocare! Con un ragazzino nessuno ci perdeva tempo.
Fremevo.
Guardare non mi bastava più. Mi ci voleva un
mazzo di carte in modo da essere io a comandare il gioco.
Lo avrei tenuto in tasca, quel mazzo, lo avrei ben
custodito e avrei io chiamato gli altri a giocare: così io
avrei giocato sempre, tutto il giorno... dietro le mura o
tra i castagneti.
Il guaio era che quel mazzo di carte non me lo
regalava nessuno! e le carte costavano. Oddio, si poteva
risparmiare qualcosa sul prezzo, comprando un mazzo
di carte usate. Nunziatina (la proprietaria dell 'osteria)
qualche mazzo lo svendeva, ma ci voleva sempre una
lira.
Come procurarmi quella benedetta lira: questo
era il problema: altro che il dubbio di Amleto! A
chiederla a mia madre... non c'era neppure da
pensare. Aspettare che arrivasse Natale quando potevo
disporre dei soldi della "mancia" ...ci mancava troppo
tempo e l'attesa era lunga.
Come fu, come non fu ... un giorno mia madre
lasciò una manciata di spiccioli sul tavolo: erano
parecchi... Uno più uno meno, non se ne sarebbe accorta.
E fu così che il... diavolo la vinse. Arraffai una moneta
da2lire, uscii di casa e mi avviai, trionfante ma con un
certo tarlo sulla coscienza,da Nunziatina a comprare le
carte. Pagai una lira, ne ebbi il resto; misi le carte in
tasca e mi rimase in mano quell'altra lira. Che farne?
Andare a casa a metterla nel posto dove stavano quegli
spiccioli? Era una idea; così il peccato sarebbe stato
dimezzato. Ma... c 'era il bar li vicino e un bel gelato
non guastava. Lo comprai, me lo mangiai; ma non è che
lo gustai tutto: avevo in fondo al cuore un non so che di
amaro. E così anche quella lira era stata cambiata.
Ormai non rimaneva che qualche monetina di
rame o di nichel. Si avvicinava l'ora di pranzo: il
problema era di ritornare a casa e far finta di niente. Ci
provai, ci riuscii. Gli spiccioli erano ancora lì e mia
madre non si era accorta di niente! Nascosi da qualche
parte le carte e i soldi avanzati;e mangiai come se nien te
fosse successo.
Il pomeriggio passò in una altalena di euforia e di
tristezza: la coscienza mi diceva che si addensava la
bufera per la sera. Io, però, fremevo e ad una cert 'ora
andai a riprendere le carte e mi misi a giocare con mia
sorella.
Mia madre, rientrando a casa, vide, chiese spiegazioni; contò i soldi e capì.
Ne seguì una scarica di rimbrotti, di accuse e di
offese. Ci scappò anche q ualche schiaffo. Ma fin ì tutto lì.
Meno male! La tempesta pareva passata... Venne
sera e rientrò mio padre, lo non è che stessi tranquillo:
qualcosa me l'aspettavo ma la preoccupazine fu niente
in confronto a quel che successe poi.
Mia madre, dopo cena, informò mio padre dell 'accaduto. Egli ascoltò, volle che gli confermassi il fatto
anche nei dettagli, fece qualche altra domanda e poi mi
ordinò di andare a prendere le carte. Andai e le portai.
Mio padre le guardò, le contò una per una e poi mi
restituì il mazzo. Io lo presi e, come un condannato
al patibolo, rimasi inattesa della sentenza; che fu questa;
"adesso, quelle carte, le strappi, una per una e così
spezzate le metti su quel piatto". Io cominciai a piangere, disperato; mia madre tentò una mediazione. Non ci
fu niente da fare. Mio padre, intransigente, ripetè l'ordine.
Avrei preferito una scarica di schiaffi. Invece mio
padre non mi toccò: e questa fu la punizione peggiore.
Gli schiaffi me li ero meritati e li avrei accettati senza
protestare: troppo giusto!
Invece no! Dovetti stracciare le carte una per una.
Povero settebello; povera matta di denari; povero
diavoletto; povero asso di coppe... poveri tutti!
In poco tempo, piangendo, eseguii l'ordine e le
carte erano tutte lì, stracciate, sul piatto.
Poi venne un altro ordine: "Adesso le prendi e le
butti nelfuoco!" Questo secondo ordinefu, ad eseguirsi,
meno amaro: tanto le carte erano ormai inutilizzabili...
Il mio pianto si calmò e riacquistai la pace. La
notte dormii tranquillo. L'indomani la storia era finita.
Però, mio padre! che psicologo!!!
Ranucci
Magazzino e/o magazzeno
Filologia spicciola
A 9 anni io non avevo alcuna nozione sul concetto
di lingua e di dialetto e dovevano passare molti anni
ancora prima che intendessi cosa fosse la filologia.
Questi tre vocaboli: "lingua, dialetto e filologia"
sono oggi patrimonio culturale ampiamente diffuso
ma circa 60 anni or sono avevano scarsa concretezza e
rara risonanza.
A9anni, però,ebbi una folgorazione e per la prima
volta intesi cosa fosse la lingua e come essa si differenziasse dal dialetto.
11 professore che mi spiegò l'arcano fu mio padre il
quale si trasformò, per l'occasione, da bravo coltivatore qual'egli era, in esperto in linguaggio: così!
Mio padre ed un mio zio dovevano comprare a
Piansano un carico di canne per la vigna. Ci fu chi mise
in contatto venditore e compratori e mio padre che, tra
i parenti godeva fama ed autorità di uomo letterato
(come ti puoi sbagliare: il mio destino era segnato fin
da allora!), fu incaricato di scrivere a Piansano per
stabilirei dettagli dell'operazione, tra cui, preminente,
c 'era la condizione che dette cannefossero fatte trovare
in Piansano, nel magazzino del venditore in quanto,
dovendosi poi effettuare il trasporto da Piansano a
Valentano di dette canne su un carro trainato dalle
vacche, non sarebbe bastata una giornata intera.
Mio padre, una sera, comprata in anticipo una
cartolina postale, scrisse, dopo cena, il testo del messaggio, nel nostro assoluto e rispettoso silenzio; e poi,
terminata la fatica, ad alta voce lesse, per nostra
informazione e per ....esempio dibello scrivere, il testo
da lui elaborato. Testo che era chiaro in tutto anche a
me bambino che non ebbi niente da replicare.
Senonchè c'era una parola che a me sonava male;
mi sembrava anzi che mio padre avesse proprio
sbagliato ed esternai senza difficoltà il mio dubbio.
Mio padre aveva scritto che quelle famose canne
dovevano essere fatte trovare non nel "magazzino " del
venditore ma nel "magazzeno ". Com 'era possibile che
mio padre,uomo letterato,avesse confuso la vocale "i "
con la vocale "e"? Mio padre allora mi spiegò che noi
a Valentano chiamavamo quel locale a pianterreno
utilizzato per il deposito dei prodotti agricoli, con il
nome di "magazzino " ma che tale vocabolo era termine
dialettale. Il vocabolo esatto in lingua italiana era
invece "magazzeno"; e sulla corrispondenza scritta
non si doveva usare la terminologia dialettale ma solo
quella della lingua nazionale.
Io tacqui; ma non è che fossi molto convinto. Però
capii alcune cose; che Valentano non era il centro
dell'universo, che esisteva anche Piansano e che
dialetto e lingua erano due cose simili ma leggermente
diverse.
Ne fui convinto la Domenica successiva quando
fui svegliato in ora antelucana e salii io pure sul carro
a scoprire Piansano .... e fu la mia prima esperienza
fuori dalle Mura Castellane Valentanesi. A Piansano
capii un 'altra cosa: che il "magazzino " di Valentano e
il "Magazzeno " di Piansano anche se in filologia erano
cose simili, in pratica erano la stessa cosa!
Ranucci
Il Barbarigo
pag. 9
Il Comitato Direttivo
dell'Associazione riunito
in Arlena: 14-3-1992
Ricchezza e povertà
A proposito di ricchezza e di povertà, mio padre
raccontava questa storia:
"C'eraunavolta... un uomo povero, povero... ma
tanto povero che era ridotto alla disperazione. Non
riusciva più a campare: non aveva lavoro ... non aveva
casa. ..non aveva vestiti per proteggersi dal freddo.
Insommaperluinonc'erapiùsperanza. Eallora ...
decise di farla finita: suicidio! Si sarebbe gettato nel
fiume.
E s'avviò!...
Strada facendo, pensierosoe triste, mise le mani in
tasca, vi trovò 20 centesimi (quelli di una volta: 4 soldi
che, dal metallo con cui erano coniati, si chiamavano
volgarmente "nicheletto")
e decise di spenderli
tutti... proprio tutti ... prima di morire: tanto era
finita!
Con quella modesta somma si poteva compare
poco anche allora: un cartoccio di lupini (altrimenti
detti "fusaie").
E li comprò.
Camminando verso il fiume lentamente, con la
morte nel cuore ed in attesa di sperimentare quella per
affogamento, cominciò a mangiare i lupini: la polpa in
bocca e le bucce a terra.
Ogni tre - quattro passi, un boccone tra i denti ed
una buccia tra i piedi. Così, lentamente camminando,
alle sue spalle, si era fatta a terra una lunga fila di
bucce...
Ormai i lupini li aveva mangiati tutti ed il fiume
era lì,sotto i sui piedi: un salto dal ponte e tutto sarebbe
finito.
Si tolse la giacca, salì sulla spalletta del ponte e si
voltò indietro verso la strada che aveva fin 'allora percorsa.
Oddio! Che c'era? ... Semplice! C'era un uomo
che lentamente percorreva la medesima strada: si abbassava verso terra, raccoglieva le bucce e se le mangiava
con gusto e sorridendo!
La morale: perché non sei mai contento? Guarda
dietro le tue spalle: c 'è sempre qualcuno che è più povero
di te: che però è contento della sua situazione.
Ranucci
A proposito
di Torlonia
Torlonia (o meglio, come si diceva comunemente 60 anni fa, Turlonia) era ricco sfondato,
ne aveva fatte tante., ma parlava poco.Una frase
però è rimasta nella storia; quella che disse
quando si accinse a prosciugare il Fucino; questa: "o che io prosciughi il Fucino o che il Fucino
prosciughi me". Con ciò volendo significare che
le spese per il completamento dell'opera erano
tante che avrebbero potuto esaurire la ricchezza
della nobile casata.
Questa frasel'ho sentita ripetere più volte da
mio padre quando si trovava in strettezze economiche ; il Fucino... aveva prosciugato i suoi
piccoli risparmi!
Un'altra frase, sempre a proposito di
Torlonia, riferiva mio padre; frase che veniva
ripetuta in particolari circostanze; "O che tu hai
spartito con Torlonia?".
Il significato era questo: di una persona che
aveva scarse disponibilità economiche e, al contrario, aveva grandi ambizioni e non accettava
le sue condizioni di povertà, si diceva la frase
predetta con questo chiarimento che, nella
suddivisione ereditaria, a Torlonia erano toccati i quattrini e a quell'altra persona "le fregne",
parola che, ripulito il linguaggio e volgarizzato,
vuol dire, le grosse ambizioni, appunto.
Ranucci
U n vecchio detto, riferito ad Arlena, che
nell'intenzione dei proferenti a v r e b b e voluto evidenziare qualche magagna
c o m p o r t a m e n t a l e degli abitanti in fatto di
ospitalità, cita:"Arlena! C h i ci pranza, non
ci cena...!"
In realtà gli Arlenesi s o n o facilmente
convertibili alla generosità, magari adescati
da q u a l c h e m o i n a al m o m e n t o b u o n o .
Discussioni, richiami, sollecitazioni...
Il personaggio dell'anno
/
N
Arturo FABI non finisce di stupire!
E' ottimo prosatore, è fine poeta ma soprattutto è forte giornalista.
Ha realizzato la rivista di Cinecittà Est a
Roma; la programma, la realizza, la gestisce
con consumata maestria; ne é Direttore. Insomma fa tutto lui; provvede anche alla stampa, ali 'impaginato, alla correzione delle bozze, alla scelta dei caratteri, ai colori.
Bravo Arturo!
S o n o intervenuti il Presidente Ranucci,
l'Assistente m o n s . Patrizi, Cruciani Mario
d a Siena, i fratelli T a c c o n i , Morneri, il parroco di A r l e n a e l'autore di questa nota. E
gli altri? Si s o n o spaventati perchè a conoscenza solo della prima parte del riferimento
arlenese? Si è discusso a lungo e si è provv e d u t o alla stesura dell'ordine del giorno
per l'assemblea annuale.
Chi ha bisogno di consulenza si rivolga a
lui.
Il bello è che lui ha organizzato le cose
tanto bene che la pubblicazione è gratuita!
E poi dice... i miracoli!
\
:
MONTE
)
ROSSO
E IL LAGO DI
MEZZANO
Il monte è un pò difficile a salire;
un fitto ed alto bosco lo riveste,
nasconde gli animali della selva.
Del color rosso il nome umile porta:
piena di rovi rossastri ha la cima.
Pure sorgenti emanan qua e là
protette bene dalle ombre del bosco.
La superficie giù bassa del lago
Statonese quelle acque presto accoglie,
mentre graditi elevan mormorii
nel corso ripido. Il pastore spinge
qua dall'estivo pascolo il bestiame,
stanco egli stesso qui toglie la sete.
Mentre riposo al suolo prende, il bue,
sta ruminando le erbe già mangiate;
vicino al lido la cavalla salta
per gioco... A caccia me ne andavo un dì,
del monte sulle alture solitarie;
piangeva la compana il fin del giorno...
Testo Latino di Giuseppe Rosati
Traduzione del Prof. Augusto Galeotti
Nel corso di uno sciopero organizzato dagli
insegnanti della Guinea-Canakri
circolava
questa piccola parabola: "Quando Dio vide il
nostro lavoro, disse che era una cosa buona;
e sorrise. Ma quando ha visto il nostro salario, si è girato dall'altra parte ... e pianse!"
Da ciò l'aggiunta i m m e d i a t a da parte
degli interessati: "Ma chi n o n è minchione,
ci fa pranzo, cena e p u r e colazione!"
Ad Arlena, c o m e da circolare del 7-1-92,
era programmata per il 14 marzo la riunione
annuale del Comitato Direttivo per stabilire
gli a r g o m e n t i da portare in e s a m e all'Ass e m b l e a dei Soci nell'annuale c o n v e g n o del
25 aprile 1992.
Nella sala parrocchiale, allietata da un
confortevole c a m i n e t t o acceso, gli intervenuti h a n n o potuto gustare u n a modesta m a
gradita colazione a base di paste varie, caffè,
tè, analcolici.
Il p r a n z o è stato c o n s u m a t o a Tuscania
presso il ristorante "I B U T T E R I " c h e sfrutta
la simpatia di cui a n c o r a g o d o n o le rinate
associazioni m a r e m m a n e di guardiani di
mandrie bovine ed equine con i loro costumi
e le loro manifestazioni folkloristiche.
M a sopratutto si evidenzia gastronomic a m e n t e per una cucina ricercata e basata
su prodotti locali m o l t o prelibati.
Le portate a noi servite: p e n n e all'arrabbiata, tagliatelle al ragù o alla panna, salsicce
b i a n c h e e n e r e , b r a c i o l e di m a i a l e con
appropriati e freschi contorni, vini bianchi
e neri.
E' stata v e r a m e n t e u n a bella giornata.
Rosa vivace
D e la riunione è questa l'appendice
P e r gli Assenti diciamo: " C i dispiace".
Girolamo D ' E r a m o
P.S. — L'ospitalità Arlenese è superiore ad
ogni elogio: D'Eramo ha offerto il pranzo e tutti
i partecipanti hanno apprezzato la sua generosità.
Il proverbio del "pranzo, cena e colazione "
ha cominciato ad essere realizzato: fatto il pranzo e la colazione manca ancora la cena.
Il seguito
puntata!
del
racconto....
alla
prossima
lì Barbarigo
pag. 10
Una
smorfia
al
temp o eh e fugge
Ciascuno di noi porta con sé uno o più ricordi
ancestrali che per circostanze e motivi vari riaffiorano
alla memoria e si ripresentano vivi per riproporsi in
riflessioni attinenti al proprio presente. Vivissima fu la
mia suggestione quando da bambino, presso la bottega
del tabaccaio del mio paese dove mi recavo per comprare
fiammiferi e sale per casa, fui colpito da un quadro
oleografico che riproduceva le varie fasi della vita dell'uomo con una semantica che andava dalla prima
infanzia alla più tarda età. Infatti l'impressione che poi
conservai per lungo tempo fu quella studiata progressione su una scala ascendente e discendente dell'uomo
che esaltava l'antinomia tra il fanciullo e il vecchio,
soprattutto il vecchio di allora che era proprio rappresentato in quella realtà storica in cui noi bambini spesso
lo vedevamo circolare per le vie del paese; una figura
ormai simulacro, devastato dalle dure fatiche della terra,
piegato in avanti ad angolo retto, sostenuto da un rozzo
bastone su cui poggiava malfermo la mano tremante.
Oggi chi dovesse riproporre quel quadro apporterebbe
certamente delle modifiche ali 'immagine dell 'età avanzata perché il progresso della scienza non soloha spostato in avanti le frontiere della vecchiaia, ma l'uomo che
non accetta più passivamente l'oltraggio del tempo, ha
imparato a vivere e soprattutto a crescere considerando
l'invecchiamento come una età evolutiva alla stregua
della giovinezza.
L'evocazione di quel vecchio oleografico mi ha
suggerito questa premessa perché ho l'impressione che
non tutti siano preparati ad affrontare la sesta decade e
più oltre della propria vita come un semplice problema
da risolvere. Infatti nell'ultima riunione annuale dell'Associazione del 25 aprile, due amici in procinto di
pensionamento mi hanno chiesto come trascorro le mie
giornate. Il tenore della loro domanda tradiva una forte
emozione, direi, l'angoscia di ricevere una risposta che
ritenevano scontata. Invece, forse li ho delusi e forse
incoraggiati perché la mia risposta è stata semplice:
evitate subito le strategie fallimentari, volendo dire quei
sostituti di vita che messi in atto intenzionalmente per
opporsi agii inconvenienti del lavoro venuto meno, in
realtà si rivelano errati se non destinati al sicuro fallimento. Diaframmate tutte le nobili incursioni-ambizioni, dal momento che non esistono regole per affrontare al meglio i problem i relativi al procedere dell 'età ma
solo accorgimenti e raccomandazioni.Io ne ho suggeriti alcuni che mi rendono felice. Niente università
della terza età o desiderio di apprendere una nuova
lingua o dedicarsi allo studio del pianoforte, tutte belle
ed encom iabili idee ma difficilmente traducibili in realtà,
perché è innegabile che, procedendo con gli anni, si
riduce la capacità dell'apprendimento e quindi si va
incontro a scoraggiamenti e delusioni; meglio allora,
poiché si dà oggi tanto valore alla cosiddetta educazione
permanente, dedicarsiad approfondire quelle conoscenze
già fatte proprie, secondare le attitudinied inclinazioni
personali in modo da cu rare quella salute men tale che ci
consente di rimanere integrati nella società. Per essere
felici insomma è indispensabile un'operazione culturale
che riproponga la mente come coefficiente primario ed
essenziale per compensare la decadenza del corpo. Allora se si punta tutto sul cervello difendendolo il più
possibile dal deterioramente fisiologico, fatte salve le
attitudini ed inclinazioni personali, ogni opportunità
anche la più semplice come l'esercizio contingente culinario, il passeggiare gratuito e spensierato per i campi,
l'accudimento secondario domestico... appariranno
piacevoli.
A quei due amici che mi avevano rivolto la
domanda come passo il tempo ho risposto che non l'ho
a sufficienza per realizzare le tante cose che ci sono da
fare; poi, se non l'ho delusi, ho citato quel noto detto
che riassume la felicità dentro una bolla di sapone: "Se
vuoi essere felice per qualche ora, ubriacati, se vuoi
essere felice per qualche anno, prendi moglie, se vuoi
essere felice per sempre, trovati un giardino".
Antonio Tacconi
frazione, dove abitava Cordovani mio compagno di studi. Avevo con m e delle cartucce
che sparavo ai passeri con il fucile di un
cugino. Molto spavento ... ma ... nesstin
"morto".
Ricordo anche la beatificazione di Lucia
Filippini e l'udienza dal papa Pio XI in Vaticano.
Mons. Belardi era il direttore della "Scuola dei cantori" e con lui abbiamo eseguito
composizioni di Perosi, Palestrina e di tanti
altri. Il Canonico don Elpidio Fanali era il
solista-baritono.
Sono stati cinque anni meravigliosi per la
mia formazione morale e culturale.
Grazie dunque, mio caro Seminario, per i
giorni felici a me donati.
Enrico Cataldi
Finito il convegno ... pronti per il pranzo.
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A proposito dì elezioni
Il manifesto elettorale del Commissario straordinario del Re Vittorio Emanuele
(C. Bon-Compagni) durante la seconda Guerra di Indipendenza emanato a Firenze il
2 giugno 1859, reca queste espressioni significative e stimolanti. "I vostri suffragi siano
liberissimi. Non li determinino né opinioni pregiudicate, né ossequio servile alla potenza, né
spirito di parte. Si ispirino alla coscienza del dovere e si uniformino alpùpu ro amore di Patria...
"Voi, ispirandovi a quella prudenza che prende consiglio dagli avvenimenti,
ammetterete
ogni temperamento che giovi a salvare i principi supremi da cui dipende il progresso civile dei
popoli, la nazionalità e la libertà costituzionale: e, nelle dure prove a cui l'Italia è sottoposta,
troverete un'occasione di educarvi alla virtù che più d'ogni altra fa grandi gli individui e le
nazioni: la
perseveranza".
Tornando indietro ...
nel tempo
Avevo soltanto t t anni quando varcai il
grande portone del "Collegio Barbarigo"
Non lessi la scritta in latino, né avrei compreso il senso di quelle parole. Chiedevo tre
cose importanti: "...bonitatem, disciplinam
etscientiam".
Dopo pochi giorni ricevevo la S. Cresima
dalle mani di S.E. il Vescovo Rosi.
Poi il primo impatto con la lingua latina ed
i primi elementi di solfeggio. Seguirono più
tardi gli esercizi di organo.
Il vice rettore, don Angelo Ercolani, fu il
mio i n s e g n a n t e . I c o m p a g n i di studio:
Cruciani, Temperini, Cordovani, Stefanoni.
Ricorderò sempre quel sabato del mese di
maggio quando, assente don Angelo, lo sostituii (era la prima volta) accompagnando i
canti durante la funzione mariana.
Ricordo la consacrazione della chiesa parrocchiale a Fastello, dedicata a S. Lucia
Filippini.
Più voi te, nelle vacanze, mi recavo in detta
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Il Barbarigo
pag. 11
D I V A G A Z I O N I
IL GIORNALAIO
Un signore, un pò arteriosclerotico, tutte
le mattine si recava dal giornalaio, anch'esso
alquanto stonato, per acquistare il giornale.
La prima cosa che faceva, lo apriva per
vedere se nella pagina delle necrologie vi
fosse riportato il suo nome.
Non vedendolo scritto, esclamava:" anche
oggi non ci sono". Allora l'edicolante gli rispondeva: "buon per lei, signore".
Una mattina però il giornalaio non vedendolo arrivare per il normale acquisto del
giornale, aprì la pagina delle necrologie e
meravigliato esclamò: "Accidenti! Oggi che
c'è non è venuto a prendere il giornale".
IL CIMITERO
Nel cimitero di un paesino di campagna,
in una delle tante tombe posate a terra, vi era
scritto: "QUI GIACE LUIGI I M P O T E N T E " .
Un passante, forse incuriosito per tale
epigrafe, ha scritto a fianco del cognome:
"POVERACCIO HA F A T T O Q U E L CHE
HA POTUTO".
LA VECCHIETTA
Aperitivi e digestivi
Tra tanti spettatori si distingueva in prima fila una signora alquanto alta e robusta,
che portava sulla spalla destra un pappagallo
parlante, molto bello, con un piumaggio a
vivaci colori ed una lunga coda.
Dietro alla signora, quasi nascosto, vi era
un signore che fumava tranquillamente una
sigaretta, con sulla mano sinistra una bombetta.
Ad un certo punto il pappagallo sporcò la
b o m b e t t a d e l l o s p e t t a t o r e , il q u a l e ,
imprecando contro il volatile, lo minacciò di
fargliela pagare.
Passato un pò di tempo, il pappagallo
spiccò un volo radente lungo tuttoil campodi
aviazione, sorvolandolo più volte e riscuotendo anche gli applausi dei numerosi spettatori, meravigliati dell'inconsueto spettacolo.
Terminato il volo, ritornò sulla spalla della signora, la quale lo richiamò energicamente, minacciandolo di non portarlo più a tali
manifestazioni.
Allora il pappagallo, un pò scocciato per i
maltrattamenti della padrona e stanco per il
volo effettuato, le rispose gracidando: "Avrei
voluto vedere a te come ti saresti comportata
se ti avessero messo una cicca di sigaretta
accesa nel sedere
correresti ancora per il
Peccati di Gola
Chi viaggia sulla Flaminia, tra Terni e
Narni, trova fortemente reclamizzato, con
cartelli pubblicitari posti ai margini della
strada, il celebre amaro di produzione
locale: il Vìparo Viparìto.
Se lo assaggi lo trovi particolarmente
gustoso ma, prima di avvicinare il bicchiere alla bocca, hai quasi un senso di paura
perchè non puoi fare a meno, nel tuo
subconscio, di rapportare quel nome veramente inusuale alla vipera: quasi si trattasse non di veleno .... viperino ma di
veleno viperino proprio avvi pera to.
Se domandi spiegazioni di quel nome,
a Terni ti dicono che viparo è la parola
latina dalla cui etimologia (vim parere) si
evidenzia il suo chiaro e sintomatico significato : "generatore di forza".
Se la stessa spiegazione la chiedi a
Narni, per la maliziosa rivalità campanilistica, ti dicono che Vìparo-Viparìto vuol
dire "liquore della suocera"; dove, però,
non è chiaro se il presumibile veleno sia da
mettersi in rapporto all'avviperamento
della suocera verso il genero o viceversa!!!
campo"!
Una povera vecchietta di un paesino di
campagna, non avendo la possibilità di acquistare della biancheria intima, si recava al
cimitero per rubare, in occasione di qualche
funerale, i nastri che adornavano le corone.
Il becchino, accortosi dei furti, denunciò il
fatto al Pretore, segnalandogli il nome della
vecchietta.
Egli allora convocò l'interessata per chiederle spiegazioni dei suoi poco edificanti
furti.
La vecchietta, tutta preoccupata e piangente, riferì che i nastri delle corone le servivano per confezionarsi delle mutande.
Il Pretore allora disse: "cara vecchietta
queste sono cose che non si fanno, però se lei
gentilmente farà vedere a me e ai presenti
come sono state confezionate codeste mutande, io l'assolverò per non aver commesso il
fatto".
Allora la vecchietta timidamente alzò il
vestito di dietro e sia il Pretore che gli astanti
videro con meraviglia che le mutande riportavano la scritta:" RIPOSA IN PACE". Poi
alzando il vestito davanti videro, con altrettanta meraviglia: "RAPITA N E L FIORE
DELLA GIOVENTÙ'.
IL P A P P A G A L L O P A R L A N T E
In un campo di aviazione inglese, molti
anni or sono, ebbe luogo una grande manifestazione aerea internazionale.
U N PRETE DI
CAMPAGNA
Un p o v e r o p r e t e di
campagna,
soprannominato dai suoi parrocchiani "don
foglietta," in quanto gli piaceva alzare il gomito, un giorno fu convocato dal Vescovo,
che doveva affidargli una importante missione.
Il povero prete, turbato e preoccupato per
l'adempimento di tale missione, si mise in
viaggio di buon mattino per raggiungere la
diocesi, indossando per l'occasione il migliore abito talare, al fine di non fare brutta figura
al cospetto del Vescovo. Il prelato lo accolse
amabilmente e gli consegnò una lettera da
recapitare al sacerdote titolare della parrocchia di Santa Maria Goretti di Porto d'Anzio.
Da notare che in detta parrocchia doveva
aver luogo un simposio tra i vescovi del
Lazio.
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Renato Casacca
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Al suo arrivo alla Stazione Termini, si
ricordò che doveva celebrare la Messa, così
entrò in una chiesa e pregò il parroco di
poterla celebrare in un altare secondario.
Però durante la celebrazione, avendo
sempre il pensiero rivolto alla missione affidatagli dal vescovo, nel girarsi per dire
"Dominus Vobiscum" disse distrattamente:
"Roma - Porto d'Anzio". Il sagrestano che Io
assisteva gli rispose: "Un'ora e mezzo di ferrovia".
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II Barbarigo
pag. 12
Il lato comico
LA
SERIETÀ
"BARBARIGO
DELLO
" AVEVA
STUDIO
AL
SEMINARIO
UN IMPORTANTE APPENDI-
CE NELLA RIFLESSIONE E, SOPRATTUTTO,NELLA
COM-
PARAZIONE ASSIDUA CON IL PRECEDENTE BAGAGLIO
CULTURALE E COLL'ADOZIONE
DI SPERIMENTAZIONI
ESPLORATIVE.
VALGANO AL RIGUARDO DUE RACCONTI:
Cicale e galline
Studiando le voci degli animali trovavamo
spesso l'origine etimologica dei vari: muggiti,
guaiti, nitriti, abbaiamenti, miagolii, ed altri
nell'onomatopea o armonia imitativa del suono
che li aveva generati.
Fui quindi sorpreso nell'apprendere che la
cicala "FRINIVA", fino a che non mi capitò un
brano antologico riferito al Carducci: "Come
strillavano le cicale giù per la china meridiana del
colle di San Miniato al Tedesco nel luglio del
1857! Veramente per significare lo strepito delle
cicale il Gherardini ed il Fanfani scavarono da F.
Alunni il verbo frinire. E per una cicala sola, che
canti, amatrice solinga.sta bene. Ma quando le
son tante a cantar tutte insieme, altro che frinire,
filologici
cari!"
Originario di una zona maremmana, conoscevo molto bene le cicale e, sopratutto, il loro assordante strepito estivo negli uliveti del mio
paesello.
Un giorno di agosto (durante le vacanze)
contrario alla "pennichella" pomeridiana come
tutti i giovanissimi, pensai di spassarmela in
campagna all'ombra delle piante ed al soffio del
fresco "ponentino".
Mi inoltrai in mezzo agli ulivi. Al mio avanzare le cicale sospendevano un attimo il loro concerto
per riattacarlo subito dopo più indiavolato di prima.
Mi venne la balzana idea di catturarne
qualcuna.
Ero pratico di quel genere di caccia. Bastava
avvicinarsi pian piano colla mano concava e
immobilizzarle sul tronco senza schiacciarle. Ne
feci un'abbondante provvista, chiuse in una
pezzuola adattata a sacchetto, usata spesso per le
more.
Primadi rientrare a casa, pensai di liberarmene
nel pollaio materno. Le galline, per un attimo
turbate e paurose, accolsero entusiaste le intruse,
gettandosi fameliche su di loro. Tanto per non
smentire il proverbio: "Preti, frati, monache e polli
non si trovano mai satolli", più ne ingoiavano più
ne cercavano con frenesia. Nella fretta alcune
cicale finirono intere, vive e stridenti nel gozzo
delle più ingorde.
Tutto il pollaio eccitatissimo si mise alla ricerca
anche delle cicale rumoreggianti nei gargalozzi.
Successe il finimondo. Rincorse, puntamenti e
beccate furibonde sul collo delle portatrici di
cicale ingoiate e ancora strepitanti. Penne che
volavano per aria; schiamazzo assordante; gallo
avvilito e impotente a frenare il tumulto delle
eccitatissime suddite.
Alla fine tante galline mostravano un collo
completamente spelacchiato. Per terra un tappeto
di piume a testimonianza di quell'eccezionale e
tumultuoso festino venatorio.
La bicicletta
Uno dei miei sogni fanciulleschi (ed in
seguito anche giovanili) più frequenti: LA
BICICLETTA.
Verso gli anni prossimi al 1930 il desiderio
di possederne una era diffusamente comune
a tutti i maschietti del paese. E nella attesa di
una sua realizzazione, ce ne fabbricavamo
qualcuna con due canne imperniate a V capovolto (o a compasso allargato) con alle
estremità due "scocciapiattoli" cioè tuberi di
ciclamino silvestre rotondi, molto schiacciati,
facilmente perforabili e quindi adatti a fungere da ruote. Con simili arnesi inforcati con
fiera grinta da autentici "sprinters" ormai
navigati, simulavano accese gare di corse ciclo-pediche (ciclo, in fantasia; pediche, in realtà). Perfino un campionato con relativi premi in natura (n.d.r. una o più corone di fichi
secchi).
In Seminario l'interesse al ciclismo veniva
mantenuto soprattutto per la presenza tra i
campioni dell'ammirato e cattolico Gino
Bartali, alle cui vittorie erano destinate molte
delle nostre preghiere.
Durante una vacanza estiva, il mioParroco
mi consegnò la sua bicicletta con qualche
istruzione per l'uso: "L'equilibrio sulla bicicletta, come un piano, poggia sù tre punti.
Nella bicicletta ne hai uno fisso nella ruota
posteriore, gli altri due variabili e successivamente a scelta in quella anteriore. Con
questa devi cercare il punto, per non cadere,
voltandola dalla parte dove pendi". Cercai
una strada poco frequentata, in leggera pendenza, abbassai la sella per toccare agevolmente terra con i piedi. Incominciai da solo le
prove df equilibrio senza usare i pedali. Non
mi fu difficile arrivare a mantenermi in sella
per lunghi tratti senza ricorrere all'appoggio
dei piedi. Molto più facile del previsto anche
il successivo uso dei pedali dapprima a sella
bassa e poi ad altezza normale.
Quel giorno potei annunciare al Parroco
ed ai miei: "So andare in bicicletta !"
In Seminario il ricordo di questo successo
mi spingeva a programmare, per le vacanze
estive, un perfezionamento atletico ed ulteriori conquiste ciclotecniche.
Per di più una lettera da casa mi informò
che il Babbo aveva comprato una bicicletta,
naturalmente usata, per i suoi spostamenti
di lavoro.
Vengono le sospirate vacanze e con esse la
possibilità di esercitare le mie presunzioni
ciclologiche. Un solo problema: la differenza
di statura fra i due utenti del velocipide e
quindi l'alzata della sella per me. Per far
prima l'alzavo girandola a mano qua e là e
contemporaneamente tirandola su.
Il giorno che dimenticai di controllare
l'alzata coincise con il progetto di una partenza a razzo.
Mi issai con tutto il peso sul pedale di
sinistra alzato per la spinta, partii, mi adagiai
con pesantezza sulla sella, che sfilandosi dal
telaio mi tolse l'appoggio. Sentii e vidi la bici
defilarsi via tra le mie gambe e .... che cu....
che sederata per terra!
Fortuna che non c'erano testimoni.Ci furono invece quella sera che presi una curva
con ciclotattica un pò baldanzosa e mi infilai,
bel bello, in una siepe di prosperosi rovi.
Mentre mi liberavo le mani dalle spine, sentii
un vocione allegro e quasi canzonatorio: "So'
bone le more? Ammazzete! Te devono piacé'
un frego, se vai a cojele (coglierle) con tutta la
bicicletta!"
Girolamo D'Eramo
...il pranzo è finito: la strada è tutta
in discesa!
Il Barbarigo
pag. 13
L'amico Vincenzo Sperapani mi ha fatto
grazioso omaggio di un prezioso documento
(fotocopiato ed incollato con sapiente pazienza) stampato nel 1862 con il quale, essendo Vescovo di Montefiascone Luigi Giona,
vengono elencati gli alunni (Seminaristi e
Collegiali) premiati per i vari ordini di studi
nella tornata accademica tenuta il 7 settembre
dello stesso anno.
Dal testo emergono alcune notizie molto
interessanti; le principali sono queste che seguono.
tere (oratoria, poetica, lingua italiana), Grammatica superiore (prima classe, poesia latina,
seconda classe), Gramma tica inferiore (prima
classe, seconda e terza), Canto Gregoriano,
Calligrafia ('Schola nitidi caracteris'), Diligenza, Disciplina.
Le categorie dei premi e dei premiati son
queste: "Praestantissimi iudicati" (tra cui c'è
c o l u i " q u i tulit p r a e m i u m " ) ; P r o x i m e
accesserunt (ed anche qui c'è colui che, poi,
"tulitpraemium); Laudati verbis amplissimis
(manca, però, il vincitore della specifica ca-
Praestantissimi iudicati
I premi vengono assegnati "suffragiis
censorum" che - se bene intendo - sarebbe
come lo scrutinio moderno tenuto dal collegio dei Professori.
Sono premiati gli alunni "egregia sibi
ingenii et eruditionis laude comparata".
I premi vengono assegnati ai meritevoli
"indisciplinarumaclitterarum experimento".
II riconoscimento pubblico dei meriti
consiste in "praemii et elogii honores".
Risulta, leggendo l'elenco degli alunni
premiati, la loro prevalente origine dai paesi
d e l l a Val di L a g o : ci s o n o a l u n n i di
Montefiascone, Grotte, S. Lorenzo, Valentano,
Piansano, Gradoli, Latera, Marta, Farnese e
Celleno.
Non mancano però alunni di altra provenienza: Tarquinia, Vetralla, Ronciglione,
Roma...
Non è possibile rilevare il numero degli
alunni del Seminario- Collegio. Scorrendo i
nomi e le qualfiche dei premiati sembrerebbe
doversi dedurre che essi fossero molti, nel
complesso, suddivisi in piccoli gruppi tra le
varie classi.
Le ma ferie oggetto di insegnamento sono
queste: Sacra Scrittura, Lingua Ebraica, Teologia Dogmatica, Teologia Morale, Diritto Civile, Filosofia (matematica e fisica), Retorica
(facoltà oratoria, poetica, lingua greca), Let-
società cooperativa a.r.l.
c.c.i.a.a. Viterbo n. 6022
Montefiascone
tegoria); Laudati (ed anche qui manca il vincitore).
In alcuni casi si nota che il vincitore, tra
due concorrenti di eguale merito, fu estrattoa
sorte (Sorte tulit primum praemium; sorte
tulit secundum").
Tra gli alunni poi che hanno lasciato un
nome sopravvissuto nel ricordo e nella memoria per i successivi sviluppi della loro carriera, emergono:
—Alessandro Volpini, "praestantissimus
iudicatus"-il quale, però, non fu "praemio
donatus" ma soltanto "praemio donandus"
nelle materie di lingua greca e diritto civile;
egli inoltre, "sorte tulit secundum praemiun"
in filosofia.
— Domenico
Ferrata,
"praemio
donandus" nella facoltà oratoria ma "tulit
primum praemium" nella facoltà poetica; fu
giudicato anche "praestantissimus" nella
lingua italiana.
E'
curioso
vedere
che
nella
" D i s c i p l i n a " ebbe degna menzione, tra i
personaggi predetti, il solo Ferrata, il quale
poi fu espulso dal Seminario e dovette continuare i suoi studi a Roma: il premio della
"Disciplina" fu assegnato in sorteggio a
Gregorio Corradi di Valentano e ci fu tra i più
disciplinati anche un altro Valentanese: Pietro Rosati.
F. Ranucci
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Valentano: La Porta del Vignola
"PRAEDICATE SUPER TECTA!"
Dobbiamo essere grati all'Associazione ex alunni
che ci tiene uniti con i suoi incontri e con il suo
giornalino che leggiamo tutto d'un fiato. E' dunque
così forte quella carica ricevuta in Seminario? Quando
ci incontriamo, ci sentiamo tuttifratelli e non vorremmo
neppure urtarci con una parola; quando camminiamo
per quei corridoi, non osiamo alzar la voce o correre, ci
sentiamo ancora di voler apprendere la scienza, come un
tempo che eravamo adolescenti. Purtroppo fa pena vedere il Seminario senza semenze, senza i bei canti di
Cappella, senza il chiasso nei giardini! Ha ora un muro
in mezzo il Seminario, come quello triste di Berlino;esso
divide la Scuola Media solo maschile.
I Salesiani, a Genzanodi Roma, accolgono maschie
femmine nella scuola media; Gesù non distingueva idue
sessi, quando diceva: "Sinite parvulos venire ad Me! "
Occorre con i giovani coraggio, sacrificio, vigilanza.
Noi dobbiamo essere riconoscenti ad un Mons.Leonetti
oadun Don Sabatino Cordovani; essi avrebbero inchiodato con uno sguardo anche un esercito di ambo i sessi!
Ma oggi Dio ha cambiato il mondo: la scuola pubblica ha ucciso i seminari. Dove allora trovare i preti? La
parola stessa ce lo dice: tra i presbiteri, tra gli anziani,
come era agli inzi, nei primi tre secoli e mezzo del
Cristianesimo. Come si fanno il sindaco e i consiglieri
comunali? Si scelgono tra le persone istruite, mature e
stimate. Ma è facile trovare una persona istruita nella
religione cattolica ? Una madre difamiglia m i diceva che
ha seguito corsi di volontariato e che si prodiga
all'Ospedale Civile. Ci sono insegnanti nella scuola
pubblica che insegnano la religione cattolica, dopo aver
frequentato corsi di preparazione in vista dell 'impiego.
Dio poi chiama molti all'azione cattolica e li manda
nella Sua vigna che di sicuro non farà rimanere senza
operai. E' facile dunque trovare preti, anche senza
tenere ragazzi in gestazione per nave e più anni in
seminario.
Augusto Galeotti
II
pag. 14
Gastronomia e Gastrosofi
E' proprio vero! Non si finisce mai di imparare.
ipotesi ma va alla ricerca dei fatti.E' suo compito il
Lo sapevate che esiste una scienza (o arte, che sia)
collegare le proprie scoperte con quelle altrui dandone
chiamata gastrosofia?
Ecco di che si tratta.
Francois La Rochefoucauld diceva: "Mangiare è
una necessità; alimentarsi è un'arte".
una informazione viva, una descrizione comprensibile,
una comunicazione penetrante.
11 gastrosofo, conseguentemente, è altruistanel senso che, concatenando gli eventi gastronomici, egli sco-
Gli zoologi definiscono l'uomo così: "Homo
pre l'aspetto esemplare dei nuovi prodotti e non lo
sapiens". E "sapiens" deriva dal verbo latino "Sapio"
riserva a se stesso soltando ma lo partecipa agli altri,
che vuol dire, sì, saggezza, sapienza, assennatezza, ma
proponendosi il fine di far godere tutti.
vuol dire anche (o meglio, vuol dire originariamente e
sopratutto); "sentir sapore, gustare".
Egli è uno storico, appunto, perchè ha bisogno di
uno scambio continuo di esperienze con i contempora-
L'uomo, cioè, definendosi "sapiens" pone a se stes-
nei e con quanti, nei secoli passati, sono stati i precursori
so un duplice traguardo: assapora le vivande e poi, dopo
che hanno lastricato la strada dell'alimentazione.
aver gustato i cibi, diventa persona illuminata in cui
Egli stimola il gusto contemporaneo, ricapitolando i
gusto delle sostanze alimentari e prudenza intellettuale
gusti dei secoli passati, proiettandosi nel futuro; egli
sono fatti interdipendenti che portano alla perfetta ma-
mantiene il legame tra le generazioni collegandole, in
turità fisio-psichica.
una guerra sempre vittoriosa, tramite il gusto dell'ali-
Ne consegue che la gastrosofia è scienza (o arte)
mentazione.
sommamente umana; anzi, è la prima tra le scienze (o
E qui... basta!
arti) cui l'uomo deve dedicarsi per capire, sulla base
A me va bene tutto; sottolineo specialmente l'ultima
della propria esperienza e degli insegnamenti altrui,
affermazione : la guerra sempre vittoriosa per un mi-
come si mangia nel migliore dei modi.
gliore e più raffinato gusto dell'alimentazione.
La gastrosofia ha il fine di condurre l'uomo alla
A voi sta bene? O, sedendovi a tavola, dopo aver
perfezione del gusto e ad apprezzare i piaceri della
letto queste considerazioni, vi sentite in crisi e, masti-
mensa. -Il gastrosofo non è un "isola": anzi si inserisce
cando lentamente, vi domandate se siete effettivamente
in una grande comunità di persone che hanno preso
gastrosofi? Chissà se davanti ad un coscio di abbacchio
coscienza del "valore": alimentazione.
al forno guarnito con patatine novelle stuzzicanti, vi
La gastrosofia ha tre punti precisi di riferimento:
asterrete dal consumare la vostra porzione perchè non
-i cuochi, le cuoche e, in genere, le mamme e le
avete sufficiente cultura storica gastrosofica?
mogli che governano, rispettivamente, l'alimentazione
organizzata e quella familiare;
Se avrete tali perplessità io vi do un consiglio;
ricominciateda capo la vostra educazione alimentare; e,
-i camerieri o i membri della famiglia che servono
a proposito, vi propongo e vi suggerisco la prima
le pietanze in uno scenario adatto, con proprietà e con
pietanza storica -autentica, originale, irrepetibile -della
delicatezza;
Maremma... e della Laghemma; l'acqua-cotta !?!
- i vivandieri e cioè coloro che sono addetti all'acquisto dei prodotti destinati alla cucina i quali debbono
avere "occhio lungo" nell'acquisto, contemperando
qualità, freschezza e genuinità con l'economicità della
spesa.
"De gustibus non est disputandum" dicevano gli
antichi, ma sbagliavano; dei gusti si deve parlare, anzi
si deve proprio discutere perchè il gusto è la conseguenza di una lunga opera educativa che deve portare alla
maturazione di una coscienza gastrosofica che, superando le preferenze personali istintive (preferenze, cioè,
soggettive), porta alla accettazione dei prodotti offerti
dalla cucina di rango elevato (concordanza oggettiva).
Gastrosofo è l'individuo:
- che pone la massima concentrazione sui criteri
obiettivi del gusto;
- che alimenta se stesso applicando i criteri di
validità generale;
- che ha sempre occhio vigile, udito pronto e palato
disponibile a tutte le innovazioni;
- che tende alla perfezione del suo atteggiamento
gastrosofico armoniosamente sviluppando teoria e
pratica, studio ed esercizio.
basi pragmatiche, frutto di esperienza, di mutazioni, di
nuove accezioni. E' scienza (o arte) sperimentale: addizionando le singole esperienze se ne ricavano le leggi.
Il suo metodo è l'empirismo che, partendo da un complesso di nozioni interdipendenti, porta ad un comportamento sistematico che trasforma il mangiatore in
buongustaio.
E non finisce qui !?!
Il gastrosofo è assimilabile allo storico. Anche lui
risale alle fonti; il suo interesse si incentra non sulle
...
battagliero
Illustre
Presidente,
tramite la visita del cortese
Socio
Nicoletti ho ricevuto e gradito sommamente la copia
del nuovo Bollettino della nostra valorosa
Associazione
ex-A lunni. E' veramente una miniera di tanti bei tesori,
che cercherò di sfruttare con tanta attenzione e ovvio
gradimento. Un"bravi!" cordialea tutti gli scrittori, dei
più svariati argomenti, molto interessanti, in prosa e
poesia, in lingua patria e latina.
In prima linea e innanzi a tutti ecco
l'infaticabile
Presidente,
che guida la schiera con uno
squillo
battagliero, tale da emulare l'autore della "Battaglia di
Maclodio". Complimenti sinceri e auguri: "ad maiora
semper!"
Davvero stupisco per quanta buona volontà e pazienza metta in opera la sua valentia. Vada tutto "ad
maioremDei
gloriam" secondo il noto motto ignaziano,
e a profitto spirituale e morale dei diletti soci della
nostra
Associazione.
Per parte mia, io mi sento sempre più vecchio e
vuoto di pensieri , di memoria e di sentimenti: il 92 °
anno di età ha le sue implacabili esigenze, sul fisico e sul
morale; ma, grazie a Dio, rimane l'ansia
spirituale
delle cose divine, dei valori fondamentali
dell'umana
esistenza; il resto passa in seconda linea.
L'eternità,
felice inDio.ètutto.Eio
debbo ringraziare
infinitamente il Signore per tutti i doni che la bontà divina mi ha
elargito e a cui forse non ho corrisposto come di dovere.
Nella misericordia
di Dio e nella Sua Volontà la nostra
pace e tranquillità. Preghiamo sempre a vicenda.
Per andare al concreto, sarà mio pensiero
inviare
personalmente
al Cassiere Sig. Cruciani la quota annua sociale.
La saluto fraternamente,
augurando
unBuonAnno,
fecondo di bene, aLei e ai Suoi Cari, con la benedizione
del buon Dio.
Rimaniamo sempre uniti
spiritualmente.
Aff.mo nel Signore Gesù
Don Angelo
Ercolani
Giovanni Ranucci
Strapaese
A G r a d o l i , i l p r a n z o d e l Purgatorio: a S . L o r e n z o
la sagra degli Gnocchi... a Ischia " si mangia, si
b e v e e si fischia!"....
Allegria, gente! Intorno al L a g o tutti h a n n o u n
b u o n appettito, si mangia bene, c'è molta varietà di
pietanze, si sta allegri e... si c a m p a a lungo.
La sagra degli gnocchi, a S. Lorenzo, è arrivata
alla 15 A edizione e g o d e (pare!) ancora ottima
salute.
Ottima ne h a n n o c e r t a m e n t e quelli c h e v a n n o
a gustare gli gnocchi nella Piazza centrale settecentesca
del paese: tavole e panche per i
commensali; cuoche paesane che cuociono,
sfornano e c o n d i s c o n o piatti fumanti di gnocchi;
sui braceri si rosolano le salsicce il cui p r o f u m o si
diffonde dalla Piazza alle vie circostanti. T a n t a
gente: tante facce festose, qualche naso rubizzo: la
g r a n d e abbuffata in Piazza. M u s i c a e orchestra
rallegrano la festa che si c o n c l u d e con i fuochi
d'artificio.
La gastrosofia è scienza (o arte) non esatta. Le sue
basi filosofiche non sono logiche nè immutabili; essa ha
Il Presidente
Barbarigo
Per 25.000 persone, tante, quante, in media,
partecipano alla sagra che si svolge nei giorni
compresi tra la festa di S. L o r e n z o (10 agosto) e il
successivo Ferragosto, si cucinano queste vivande:
G n o c c h i , quintali 40
Sugo
"
15
Salsicce
"
10
Trippa
"
9
Vino
"
25
A c q u a : niente, guasta lo stomaco!
Per gli appassionati c'è pronta anche la degustazione di fagioli con le cotiche.
Q u a l c u n o p o t r e b b e chiedere, a ragione, la ricetta degli gnocchi di S. Lorenzo: eccola! M a ...
attenzione: la d e g u s t a z i o n e in Piazza è tutt'altra
cosa!
Sugo:
Far rosolare in u n a casseruola cipolla,
s e d a n o e carote tritate; a g g i u n g e r e carne
di m a n z o e maiale macinata; far cuocere
a f u o c o lento poi b a g n a r e c o n vino rosso.
Far e v a p o r a r e q u a l c h e minuto, aggiungere u n pò di b r o d o e p o m o d o r o passato,
sale e p e p e necessari e .... lasciar bollire.
G n o c c h i : Lavare e cuocere le patate di qualità
farinosa con la buccia; sbucciarle ancora
bollenti; passarle al setaccio di ferro o al
passapatate. Impastare ogni Kg di patate
con Kg 1 di farina e gr. 250 di parmigiano:
p e p e e sale s e c o n d o g u s t o con poca n o c e
moscata. Impastare rapidamente m a non
eccessivamente: dividere la massa impastata in 3-4 pezzi e lavorarla riducendola ad u n bastoncello di c m 1 di diametro c h e va poi ritagliato in tacchetti lunghi c m 2. Infarinare gli gnocchi subito
a p p e n a tagliati. Allinearli in un vassoio
di legno spolverato di semolino e cuocere
subito in a c q u a salata. Toglierli dall'acq u a a p p e n a bollono, c o m e e m e r g o n o in
superficie. Saltare gli gnocchi in padella
c o n la salsa e il p a r m i g i a n o : condire e
servire subito.
P.S.— Per migliore informazione rivolgersi ad Arturo
Fabi che è disponibile ad organizzare una
degustazione
sul posto: basta
preannunciarsi!
Il
pag.15
Barbarigo
DEFINIZIONE:
Il S o g n o
Un uomo politico
e
U n a persona di 65 anni ha s o g n a t o per circa 50.000 ore della propria esistenza e cioè ha
sognato per 6 anni, pari al 1 0 % della sua vita.
Per Freud il s o g n o è la reazione del cervello agli istinti repressi nel corso della vita cosciente
e la sua teoria ha tenuto b a n c o p e r quasi un secolo.
La teoria F r e u d i a n a comincia, però, a vacillare sotto le picconate degli studiosi più r e c e n t i .
Freud, ad e s e m p i o , diceva che i sogni h a n n o b i s o g n o di essere interpretati per poter essere capiti.
Hobson, il più accreditato recente contestatore, dice, invece, che i sogni sono "trasparenti ; in
questo senso: il s o g n o si verifica nella fase del s o n n o detta "rem" ed è accoppiata al r a p i d o
m o v i m e n t o degli occhi. Nella fase " r e m " l'encefalo emette rapidissime scariche che s o n o
messaggi casuali originati s e n z a specifica causa nel c o m p l e t o distacco dal m o n d o esterno.
Il cervello organizza queste s c a r i c h e r à loro un senso fondamentale sulla propria esperienza.
In tale contesto il s o g n o è un c o n t i n u o susseguirsi di "spezzoni" senza senso e il cervello dà ad
essi una logica e u n significato: il sogno, così, non è una necessità liberatoria ma un di vertimento;
o meglio è un " p r o g r a m m a di m a n u t e n z i o n e " dei circuiti cerebrali.
C h i a r o ? . . . . C o m e no! ? !
= un vasetto diyogourt
inacidito
scaduto.
U N A FRASE C E L E B R E
Ama Dio e non fallire
Fa del bene e lassa dire
(Iscrizione posta sulla fontana
Nuova a Roma.)
davanti
alla
Chiesa
Carpe diem
(vivi l'attimo che fugge)
o Carpe Deum
(vivi alla presenza di Dio)?
L a filosofia d e l " c a r p e d i e m " è m o l t o facile: p r e n d i q u e l c h e l a v i t a ti d à ; p r e n d i t u t t o ,
m o m e n t o per m o m e n t o ; divertiti, straviziati,
c o r r i , n o n r i n u n c i a r e a n i e n t e . Il p a s s a t o n o n
e s i s t e , n o n e s i s t e il f u t u r o ; e s i s t e s o l o l ' a t t i m o
c h e fugge. T e m o r t o , tutto è finito. Succhia,
d u n q u e , a v i d a m e n t e ogni m o m e n t o della tua
v i t a ; g o d i d i t u t t o , g o d i p e r i n t e r o : n o n ti
ir;?
vietare niente, v a alla ricerca di tutte le occa-
T-*-
s i o n i di g o d i m e n t o . . . fa c o m e l ' a p e
*
Capodimonte
S. Lorenzo
Nuovo
Curiosità ... Verità
BOTTA E RISPOSTA
La scuola superiore della Pubblica Amministrazione gode, in Francia, e a buon diritto, di grande stima
perchè da essa escono i futuri dirigenti superiori dello
Stato e della Diplomazia.
Per essere ammessi a quella scuola occorre essere
dotati di grande intelligenza, comprovata cultura ma
specialmente grande ... prontezza di riflessi.
La selezionedegli aspiranti è severissima e pare che
non si accettino raccomandazioni.
A titolo esemplificativo si riporta il colloquio tra un
aspirante e la commissione esaminatrice:
Professore: Mi dica; quanto è profondo il Danubio a
Vienna?
Aspirante: (dopo un momento di riflessione) Scusi,
Professore, sotto quale ponte?
Professore: Ottima risposta. Bravissimo: promosso!
U N BUON CONSIGLIO
La figli a di Fidel Castro non condivide la teoria e la
prassi politica di suo padre.
Per questo è stata emarginata dal regime castrista e
vive in condizioni di bisogno come tutta la popolazione
Cubana.
In una coraggiosa intervista, alla domanda: "quale
consiglio darebbe a suo padre?", ha così risposto: "Toglierei dal programma il motto: "socialismo o morte"
per sostituirlo con quest'altro: "democrazia e vita"!.
VIOLENZA E MODERAZIONE
Il Card. Consalvi era di Tuscania ed era Cardinale
Segretario di Stato
In occasione della trattativa per il Concordato
tra
Napoleone e la Santa Sede, ad un certo punto, Napoleone, urlando e battendo ipugni sul tavolo, minacciò che
lui avrebbe distrutta la Chiesa.
Consalvi, serafico,
ribattè: "Sarà ... ma non ci
siamo riusciti neppure noi Cardinali e sarà poco probabile che ci riesca la
rivoluzione!"
BUON .VIAGGIO
Negli architravi di una casa di Viterbo,
presso
Fontana grande, poste sopra alcune finestre, ci sono
Bagnoregio
Spigolature
queste frasi:
"Festina lente" e
" In viis tuis respice finem
che
q u a n d o s u c c h i a u n fiore, n e tira fuori o g n i
stilla del s u o m i e l e .
La filosofia del " c a r p e D e u m " è un p ò più
difficile.
T u n o n sei solo e d a q u a l c u n o devi render
c o n t o delle t u e azioni: nella tua strada c'è
s e m p r e D i o alla cui p r e s e n z a devi c a m m i n a r e . E g l i r i e m p i e d i g i o i a il t u o c u o r e , c o n la
"
N I E N T E DI NUOVO SOTTO IL SOLE
La pubblicità di un noto Brandy ci ha martellato le
orecchie per tanti anni con lo slogan: "Se la squadra del
tuo cuore ha vinto, rallegrati con un bicchierino
di
Stock, se ha perso consolati con un altro
bicchierino".
E ... comunque, bevi sempre, ti sentirai più euforico e
meglio disposto ad esaminare con benevolenza i fatti
della vita.
"Lui" beveva champagne e diceva che, se aveva
vinto, una bottiglia la beveva per far festa; se aveva
perso, per consolarsi e per sperare nella rivincita.
- La storia è un romanzo che è accaduto.
Il romanzo è la storia che avrebbe potuto essere.
s p e r a n z a c o n f o r t a le tue g i o r n a t e , c o n la F e d e
dà u n se ns o e u n significato alla vita.
E g l i ti d i c e c h e l a v i t a è b e l l a ; c h e la d e v i
g o d e r e , c e r t a m e n t e ; c h e d e v i e s s e r e felice tu e
c o n t e i t u o i , t u t t i i t u o i a m i c i e t u t t a la s o c i e t à .
T i d i c e a n c h e c h e c i s o n o c e r t i v a l o r i c h e tu
devi rispettare ed onorare; che n o n puoi fare
tutto quel che vuoi; che devi porre un limite
alla tua a s p i r a z i o n e al g o d i m e n t o .
M a ti d i c e s o p r a t t u t t o c h e la v e r a g i o i a , la
v e r a f e l i c i t à la t r o v i s o l o d e n t r o te s t e s s o ; n e l
c o l l o q u i o , c i o è , t r a t e e L u i , il t u o C r e a t o r e ,
nella disponibilità verso i bisognosi, nella
rinuncia alle cose, nella esaltazione dei valori
dello spirito.
F
- La Storia la fanno tutti gli uomini
Il romanzo è frutto di arte e di una sola persona
- La vecchiaia è una stagione meravigliosa ... :
peccato che ... dura poco!
- Le persone oneste non vanno sui giornali ma ...
fanno la storia
SLOGAN E L E T T O R A L E
"Si chiamano partiti...
ma non se ne vanno mai;
facciamoli partire una
volta per tutte...!
PADRI E F I G L I
Iosep Kennedy,patriarca
di tutta la dinastia, inculcava ai suoi figli il concetto che, nella vita, bisogna
vincere ... vincere sempre e su tutti. Il successo
era,per
lui, la mèta della vita.
Diceva ai suoi figli: "Se arrivate primi,
ditemelo;
ma se arrivate secondi o terzi non voglio
neanche
saperlo!"
Civita
di
Bagnoregio
R a n u c c i
pag. 16
II Barbarigo
Natale in India
E' la mattina di Natale del 1942; il terzo
Natale lontani dai nostri cari, dalla Patria.
Oggi però non vi è tristezza ma gioia, allegria,
animazione nel C a m p o di concentramento di
Yol in India. Non vi sarà la "conta" da parte
del sottuficiale maltese, mentre i prigionieri
gli sfilano davanti. Oggi è festa grande, solenne e quindi ci verrà risparmiato questo
controllo tanto odioso e umiliante.
Ognuno è più sollecito nell'alzarsi, nel
vestirsi, nel fare le pulizie, nel mettere in
ordine la "sahariana", perchè oggi non si può
essere trasandati.
C'è da far visita agli amici, ai compaesani
per augurare il tradizionale "Buon Natale!
Buone feste!". C'è da consegnare e ricevere
qualche regalo, sebbene misero, ma donato
con tanto amore.
Oggi tu tti a Messa che non verrà celebra ta,
come al solito, dal Cappellano Militare, il
Domenicano Padre Clemente, bensì dal Vescovo Cappuccino venuto apposta dalla lontana Lahore. Nella Chiesetta si potrà ammirare il tradizionale presepio, al quale hanno
dedicato tanto tempo e tanto lavoro parecchi
colleghi. Oltre che da una naturale curiosità,
i prigionieri sono attratti dal presepio perchè
a questo sono legati tanti ricordi. Vanno così
con il pensiero ai tempi felici dell'infanzia,
alla spensierata ed allegra giovinezza. Ora
tutti fan ressa davanti al presepio; vi è tanta
Sditone
Un libro per la cultura
LD La Banca Cattolica di Montefiascone,
sempre sensibile alle iniziative di promozione culturale, ha sponsorizzato un bel volume
che è stato pubblicato recentemente dalla
Società A e m m e Grafica di Viterbo.
Questo il titolo: "Montefiascone e la Basilica di S. Margherita".
Ne sono autori:
Don Agostino Bellarotto, Decano, che ha
composto la prima parte nella quale, premessi alcuni veloci cenni storici sulla città, ha
proposto un itinerario turistico costellandolo
di preziose informazioni sui principali monumenti.
Don Domenico Cruciani che ha composto
la seconda parte nella quale, con profonda
conoscenza di cronaca e storia, ha parlato di
S. Margherita e della presenza dei Papi a
Montefiascone.
Nella terza parte, Don Giovanni Musolino
ha detto quel che si poteva sulla Cattedrale: la
costruzione, la struttura, gli affreschi, la cripta, la sacrestia, il capitolo, le campane, il tesoro, le reliquie...; tutto, proprio tutto!
E' un bel libro: completo, ben articolato,
scritto bene, interessante...; si legge tuttod'un
fiato.
Complimenti vivissimi agli autori e un
caldo, sollecitante invito al Decano perché ne
emozione ed un luccicore negli occhi ed un
nodo alla gola. Ecco la cometa, i Re Magi, i
pastori e le pecorelle, il muschio vellutato ed
il fiume fatto con la carte stagnola...
I costruttori hanno voluto anche dare un
colore locale, qualcosa di esotico al presepio;
ed ecco che la stalla ha la strana forma di una
pagoda, le capanne sulle colline sono di fango
con le canne di bambù intorno; vi sono le
palme ed i bao-bab con sopra i pappagalli e
gli avvoltoi, gli zebù ed i coccodrilli in riva al
fiume. Lo sguardo si sofferma sul volto
paffutello soffuso da un luminoso sorriso,
del Bambino e su quello della Madonna e di
San Giuseppe pieno di tenerezza e serenità.
Un groppo alla gola, una lacrima, una muta
preghiera.
E' nato il B a m b i n o G e s ù : " A l l e l u i a !
Alleluia!". E' nato povero tra i poveri, è nato
tra gli umili, i sofferenti, i diseredati, è nato tra
noi. Tutti ammirano commossi e pensosi, con
la mente rivolta ai propri cari lontani, mentre
fuori si ode il rumoroso vociare dei compagni
di sventura : " Chrismas to you! - Buon Natale
a te!". Si "Buon Natale" a te, fratello, con
l'augurio fervidissimo di trascorrere il prossimo in Patria, tra i propri cari. Purtroppo
altri Natali, del'43, del '44, del '45, si dovevano
trascorrere tra i reticolati; ancora lunghi anni
di umiliazioni, sofferenze, dolori
Vittorio Giusti
e
Ai&U
metta da parte almeno 50 copie per gli ex
alunni.
E' possibile?
Me fate caca Filippo
Dirai ; che c'entra!?!. In un giornale serio
come questo, cos 'è questo linguaggio scurrile,
indecoroso sulla bocca e sulla penna dipersone
educate alla scuola della "disciplinam " e del
"iuste"?"
E invece, c'entra; eccome! Ti sbagli tu.
Perchè forse le circostanze della vita ti hanno
reso sospettoso, diffidente... e vedi nero dove
c 'è un bianco, candido come la neve.
Perchè, vedi, le parole hanno un senso
diverso a seconda della lingua da cui provengono. Quel "caca " che tanto ti disturba non è...
quel che pensi; è la parola più pulita della terra.
Io, e con me i miei coetanei, per la prima
volta avviati allo studio della lingua greca, ci
sentimmo apostrofare con questa frase dai colleghi più anziani i quali si divertivano a...
scandalizzarci con una parola che suonava
sconcia alle nostre orecchie pudiche e richiamava fenomeni
evacuativi
connessi
a
insopprimibili necessità fisiologiche. Poi, chiarito senso e significato delle parole, le risate....
si sprecavano.
Si, perchè quella frase, tradotta in buon
volgare vuol dire semplicemente:
"non dite
cose brutte a Filippo "!.
Ed ora, chiarito l'arcano, perchè non ridi
anche tu? Malizioso!
Un libro per lo spirito
•
Augusto Galeotti, Professore emerito e
futuro prossimo pensionato, ha raccolto in un
elegante volume, Ricerca dell'onore di D i o e
di Gradoli, le poesie che ha composto in questi ultimi tempi, e ne ha regalato una copia a
tutti i partecipanti al Convegno del 25/4/'92.
La poesia di Galeotti scorre veloce, limpida e
fresca come i ruscelletti che scendono dalle
colline del Volsineo Lago. I temi, che lui tratta, hanno un vasto respiro: colgono i momenti
più salienti della cronaca e della cultura contemporanea per poi spaziare nei campi più
ampi della vita nazionale ed internazionale. I
motivi ispiratori del suo mondo poetico, che
costituiscono poi la filosofia del suo pensiero,
sono due: la Fede ed il Paese. La Fede, per la
soluzione dei problemi della vita presente e
futura; il Paese (che poi sarebbe Gradoli) per
un utile ancoraggio alla realtà quotidiana
come punto di riferimento per la conquista
della Fede. Due motivi che si rincorrono ed,
alla fine, costituiscono una composizione da
cui emerge la personalità dell'autore, il quale
ha dedicato la sua vita ai ragazzi, nelle scuole.
Emerge anche un altro filo conduttore, paral-
Montefiascone
lelo a quelli predetti, la morale. La sua non è
poesia che si estranea dai fatti della vita ed
esalta solo la fantasia; essa è ancorata alla
realtà, e guida tu tti, con mano leggera, delicata e suadente, sulla via del bene. In fondo, in
fondo, a leggere il testo si riscopre la filosofia
del "Bonitatem, disciplinam et scientiam doce
me!" N o n ci credi? rileggi quelle poesie alla
luce di queste semplici considerazioni... e
spero che te ne convincerai.
Il Barbarigo
pag. 17
Poeti, Poesie - Versi, Rime
Che cos'è l'amore
L'amore
non è corsa sfrenata
a segreti incontri
ma sereno
equilibrio
a ogni litigio;
non pallida rosa
che cogli profumata
ma spina ascosa
pronta a sanguinare;
non caldo bacio
di desioso
amplesso
ma piccola
carezza
su canuta testa.
L'amore
non è quello che
credi di avere trovato
ma quello che tu sai
d'aver donato.
Franco Amato
Questa è l'ultima poesia che ci ha mandato Franco
Amato. E' morto nelfebbraio del 1992. Lo ricorderemo
con affetto, con simpatia, con gratitudine.
Onore e gloria a te, Franco! La natura ti è stata
matrigna ma le hai sorriso lo stesso e ci sei ancora di
esempio.
dei tuoi figli oppressi,
son funereo
presagio
per altri immensi roghi
di saldi cuori
ma di bocche mute.
Arturo Fabi
Giornata della pace
Dicevano i Latini: "Si vis pacem,
para bellum" Non vuol guerre Gesù:
tutti figlioli siam d'un Dio verace...
di voi, senza peccato, mai chi fu?
Per questo di perdono sii capace,
perdonato come essere vuoi tu...
Che altri tifaccian quel che molto piace,
tu pure fallo agli altri, anche di più ...
Adoprati, operoso sii, fratello,
c'è un mondo da rifar, altro che festa!
Il Padre che è nel Ciel pace ti dia ...
Se la mafia t'ammazza o mano Pia,
se l'incurabil mal si manifesta,
un sorriso di Ciel ti farà bello!
Augusto Galeotti
L'usignolo in gabbia
Grazioso usignolo
che prigioniero in gabbia stai,
allegro tu sei e canterino.
Il cinguettio tuo festoso
canta al sole che s'innalza
la tua gioia per la vita,
e sol plachi il tuo fervore
allor che tiepido s'adagia;
poi t'acquieti e dormi in pace,
col silenzio della sera,
taciturno le tue notti.
Forse mano di monello
nel nido, implume ti carpì,
sì che nel canto slancio ritrova
la monotona vita in cattività.
Diverso dal tuo è il destino
del fratello mio internalo,
che non s'appaga certo
come te vanesio,
di recar diletto.
Lui, reso muto dall'altrui violenza,
geloso i sui pensieri in petto serra
per le lunghe notti insonni,
eppur grida al mondo
il suo silenzio altero
a richiamar distolte coscienze
e turbati cuori.
Povera umanità impotente,
alle propensioni tue d'amore
stupro fè un giorno,
inverecondo,
i gestori eminenti
dell'equilibrio del terrore,
sì ch'ogni aiuto che ti accingi a dare,
s'arresta e muore
perché all'altra parte nuoce,
dal clic le voci, vieppiù sommesse
L'amicizia vera
L'Amicizia se pò paragona
a 'n vaso de cristallo:
brilla e ha valore
fino a che nun casca.
Quando tonfa per tera
10 poi riappiccicà come te pare;
poi usà, se voi,
er collante più perfetto
e a riattaccano
sembrerà un giochetto.
A vedello, sto vaso po' puro
sembrà quello
ma, si lo soni,
senti che è fasullo ...
E che tristezza volè barattà
na cosa far sa pe' na rarità!
Franca Bellini
A Selene
Selene,
meravigliosa luna nascente;
i tuoi vagiti dicono:
"grazie"
per un atto d'amore,
e sono un "canto"
devoto tributo alla vita.
Dal cielo azzurro,
di stelle tempestato,
la tua culla è discesa
insieme
a sogni, sorrisi, speranze.
11 nonno Enrico Cataldi
Frammenti
Il Castello di Valentano
Caro castello molto antico e amato
da tutto il popolo di Valentano,
in te ebbi, da fanciullo,
frequentato
le Elementari in un tempo lontano.
Buona Primavera!
Di buona Primavera ottimi accenti,
Musa, dammi di aggiungere e trovare
gli auguri più sinceri ed eccellenti
a chi mi legge per poter
mandare;
aiutami a crear le idee occorrenti
onde all'altezza sia di verseggiare
e di porgere fior di complimenti;
a me suggerimenti non negare.
Buona Pasqua !
Buona la Pasqua Ti auguro e avvenente,
con fervore, nel grado più elevato.
Che Tu nell'agir bene sia eminente,
il che non sia da nulla contrastato.
Buon Anno !
Buon Anno ancora nonché buon lavoro
ti auguro quanto mai fraternamente;
ferrea salute, che vai più dell'oro;
senza essa, infatti, non si può far niente.
Domenico Bartolaccini
A Mauro mio figlio.
Ai compagni della classe I (1956)
Sorrisi di vita,
gioiose risate,
capelli
tra il biondo ed il nero,
sono tutti i miei bimbi
di "prima", i miei figli
d'un trepido anno.
Occhioni
vivaci,
paffuti visetti,
grembiuli odoranti
di nuovo cotone,
colletti di bianco...
la vita, un incanto!
Sorgenti di vita
di sole e d'amore
cercate, o i racconti
di mitiche fate?
Di "luce" vivremo
spiovente da fonti
eterne, divine.
Paffuti visetti,occhioni
grembiuli odoranti
di nuovo cotone,
sono tutti i miei bimbi
di "prima" i miei figli
d'un trepido anno.
vivaci,
Enrico Cataldi
II Barbarigo
pag. 18
Tante volte . . .
Tante volte ho invocato il tuo nome
nel corso di questa esistenza,
quante volte hai risposto mostrandoti a me?
Lo so che ci sei, però
vorrei vedere il tuo volto splendente
il tuo braccio potente
ma ciò per adesso
negato è ai miei sensi,
negato è al mio sguardo terreno.
Ti sento, però, e ti vedo
nel genio dell'uomo,
nel pianto del bimbo che nasce alla vita
nel fiore che sboccia,
nell'alba che sbianca la notte,
nel giorno che muore.
Ti sento nel canto di tutte le cose
create dal nulla;
nel morso del vento
che spazza il silenzio,
nel fuoco incrociato
di più temporali,
nel gemer sommesso
del fresco ruscello,
nel trillo gioioso
del garrulo uccello.
Ti vedo nell'aspra giogaia dei monti,
nel mare infinito,
nel cielo di notte;
Ti scorgo presente
nel povero umano
relitto che stende la mano
laggiù più lontano
al girar della strada
SPES
Candida Spes salve! semper tu pulcra virescis
^Estus te nullus, nullus, nullaque laedit
hiems.
Fida haesura comes nobiscum nasceris una,
Nec, fugiente anima, diffugis ipsa prior.
Infrangiles ex te vires alimentaque ducit
Quicunque infestis casibus atteri tur.
Teque,procellosis agi tur qui fluctibus aeger,
Demergique alto gurgite jam metuit,
Unam puppe vehi secum, comitemque perieli
Esse videt. Per te denique, Diva, fore
Placa tum nobis Numen confidimus, aevum
Quos velit emensos addere caelitibus.
La Mamma
Donna, con figlio in braccio, 6 creatura
semplice, ma non fragile, potente:
in faccia a tutto il mondo sta sicura,
e, nei pericoli, non teme niente.
Normal, per lei, durare nella cura
del suo figlio; come altra madre, sente
divina la missione di natura
che regina la fa del suo ambiente.
Nel grembo suo sboccia il più bel fiore,
esso ò profumo, amore, nutrimento;
il bimbo guarda a lei, standole al cuore,
come estasi per Dio creatore!
Quando ella portò tutto a compimento,
si sentirà vicina, se pur muore.
Poi, quando ti penso,
lo spirto tuo immenso
invade lo spirito mio
ed anch'io
mi sento una parte di te.
Augusto Galeotti
Giuseppe Baldi
Inverno
La neve caduta abbondante
i colli, i monti e tutti i campi intorno
di fiabe in paesaggio
ha trasformato.
Anche la fonte e il rivo,
cristallizzati,
dormono sogni tranquilli
finché
raggi di sole caldo
non giungeran festosi
a rallegrare il mondo.
Gli infreddoliti passeri
stanno arruffati e immobili,
sotto le gronde e sopra i davanzali,
nella fortuita attesa
che s'apra una finestra
e mani rosee di bimbo
lascm cadere
briciole di pane.
Folate di vento gelido
passan nell'aria
e nel rovaio i fischi
corron veloci.
Comignoli caldi
spandon nuvole grigie
nel cielo freddo.
Giuseppe Baldi
Damiano Bacchi
La Quercia: il Chiostro
Il Carmen in distici elegìaci sopra riportato fu
pubblicato nel 1862 "typis Seminarii, Uldarico Sartinio
Officinatore", dal Prof. Damiano Bacchi, Canonico
della Cattedrale s>. Professore di teologia in Seminario.
Detto Carmen fa partedi un volumeintitolato "Carmina
et Orationes ", dedicato al Vescovo Mons. Luigi Giona;
nel volume sono stampate molte composizioni poetiche
di mirabilfattura tecnica e di squisito contenuto umano,
culturale e religioso. I " Carmina" si suddividono in:
Elegiae, Hendecasyllabi, Odae, Epigrammata. Le
"Orationes" sono due e trattano, la prima, il tema
dell 'educazionegiovanile (discorso tenuto nel 1860 nel
corso di una accademia di fine anno scolastico alla
presenza del vescovo, Card. Filippo De Angelis); la
seconda tratta il tema degli scrittori latini (discorso
ten u to il 15IXII/1862 ali 'inaugurazione dell'anno scolastico, in seminario, alila presenza del Vescovo, Card.
Nicola Clarelli).
Il latino di Bacchi rasenta la perfezione stilistica: il
vocabolario è ricco di termini del latino classico e del
latino della decadenza: la metrica è ineccepibile; il
periodare
vario,
armonioso,
fluente.
Bacchi è un gran latinista: tra i maggiori vissuti alla
metà del 1800. Dalla sua scuola sono usciti molti
valenti latinisti i quali, a loro volta, ebbero eredi altri
eccellenti latinisti che furono i maestri degli ultimi
grandi che, con pazienza e perseveranza, istruirono noi
nelle lettere e ci aiutarono a mettere le basi della formazione umanistica.
N O T A
Capodimonte:
I capi storici
24 Ottobre 1992
dell'Associazione
In occasione della inaugurazione della
facciata della Cattedrale, il Prof. Damiano
Bacchi compose una Elegìa: " Ad Vincentium
Macchium Cardinalem"
datata 1843, molto
bella, rievocante i meriti del donatore e la
funzione decorativa della nuova struttura.
Sentite questo distico:
Miror io, laetorque! Simul nova gaudia
cives/Cuncti agi tant,festos insti tuunquedies.
Ritorno a R o m a
Interea ingredior Romam iam nocte profunda.
Albentem fundit, mira o res, luna nitorem
dum monumenta, domos decorans pinusque
viarum
persuadet comis laxari corpora somno.
Urbs dormit tranquilla, quies blandissima regnat;
ac lentus tacitusquc fluit cum murmurc leni
Tybris, qui secum ducit mortalium acerbas
curas, laetitias, lacrymas et somnia vitae....
Denique eo cubitum. Fontis comitante susurro
dormio ... Paulatim surgitfugientibus umbris
advenicns aurora novae praenuntia lucis.
Antonius Pelosi
fr
FINESTRA
Ogni mattina alle otto
Carol apre la finestra.
Appare il suo viso dolce
e il giovane
seno
che sboccia tra i gerani.
Olimpo Trombetti
\
Il Barbarigo
Appunti di viaggio
4 Settembre 1992
A S. Terenzo di Lerici (Sp), sul mare,
c'è una casa che ricorda il poeta inglese
Percy B. Shelley.
I
Una lapide posta sotto il portico ricorda alcune frasi molto significative del
Poeta: " I poeti s o n o specchi delle
gigantische ombre che l'avvenire getta
sul presente. Forza che non è mossa ma
che muove... I poeti sono i non riconosciuti legislatori del mondo".
Sulla facciata, altra lapide così dice:
"Da questo portico in cui si abbatteva V
antica ombra di un leccio - il luglio del 1822
- Mary Goldwin e ]ame Williams attesero
con lagrimante ansia - Percy Bysahe Shelley
- che da Livorno su fragil legno veleggiando
pag. 19
S. Lucia
cantava
Carissimo Franco, le tue vivaci
reminescenze giovanili, mi hanno fatto rivivere i dieci anni sereni passati a Valentano, in
mezzo a quella popolazione che mi voleva
bene e in compagnia delle buone Consorelle
che ora vivono in Cielo, nella gloria del Paradiso. Quando lo vedi, ricordami a Memmo,
di cui ho visto la fanciullezza, in abitazioni
tanto vicine tra loro, e in profonda amicizia
particolarmente con sua madre. Alla tua
bozza non so aggiungere nulla; è ricca di
ricordi e la sua lettura risulta spontanea e
piacevole. Se possono interessarti per il tuo
articolo, trascrivo qualche brano tratto dalla
"Vita della Serva di Dio Lucia Filippini scritta
dal sacerdote Francesco Di Simone" e stampata nello stessoanno (1732) della morte della
nostra Santa.
Così riferiscono le sue figlie contemporanee. "Sesi alzava la mattina dal letto, cantava,
sempre
se andava a letto la sera, cantava e passava
molte ore in queste sante allegrezze, tantoché
la giornata le sembrava un momento; e a noi
che stavamo con lei pareva di stare con
un'anima beatificata".
" Nella scuola voleva si osservasse un
perfetto silenzio che però faceva interrompere col canto frequente di qualche laude spirituale, acciocché le fanciulle, trovandosi in
casa o per le campagne, invece di cantar
canzoni profane avessero cantato laudi spirituali,edi tal canto si servissero per innalzare il cuore a Dio, anche tra le varie occupazioni" in sintonia con l'esortazione Paolina
"Gaudete in Domino semper". Il canto faceva
parte della spiritualità di S. Lucia."
Ti ringrazio per la devozione che porti alla
nostra Santa Fondatrice e auguro ogni benea
te e alla tua famiglia.
Cordialmente
Suor Marietta Valenti
- era approdato con improvvisa fortuna - ai
silenzi delle isole elisee - O benedette spiagge
- ove l'amore, la libertà, i sogni - non hanno
catene".
Invito alla collaborazione
Il giornale associativo è di tutti e vive per
l'apporto di tutti. Tutti gli ex-alunni sanno
scrivere, e scrivono pure bene: ottimi contenuti e forma ineccepibile.
Mi sembra, però, che la vena poetica e
prosaica di molti amici si sia affievolita nel
tempo e il giornale, conseguentemente, si fa
più povero ma soprattutto manca quella
coralità e quella partecipazione che ha caratterizzato, in vivacità, la nostra aggregazione
negli anni passati.
0 mi sbaglio?!!
Sveglia amici. Scrivete: mandate materiale
di qualunque genere. Il giornale è aperto a
tutti gli apporti culturali
Ma... presto: ma., tutti!
Lo scioglilingua
Ogni generazione ha il suo stile e i suoi
gusti.
Per quelli della mia età lo scioglilingua,
oltreché divertimento, era anche occasione
di sviluppare il proprio apparato boccolabiale e di dominare il linguaggio.
1 ragazzi di oggi... manco sanno cos'è lo
scioglilingua!
Prova tu a raccontarlo ai tuoi nipoti: così:
- Sopra la panca la capra campa,
sotto la panca la capra crepa,
- Trentatrè Trentini venivano da Trento
tutti e trentatrè trottando.
- Oggi seren non è; doman seren sarà;
Se non sarà seren, si rasserenerà
- Da colà calò al Chili;
sul Perù, però, perì
Precipitevolissimevolmente
I nipoti del Presidente: Jonathan e Micol
Il ministro delle Finanze....
senza portafoglio
Si dice che i Ministri senza portafoglio
(pensa tu che finezza lessicale! e poi parlano
di tangenti e di portafogli gonfi! Ma se è
proprio il Governo che dà il cattivo esempio
nel qualificarci suoi Ministri) saranno aboliti
ed eliminati dalle future compagini. Bene!
Però, fatte le debite proporzioni, noi pure
corriamo il rischio di dover eliminare il nostro Ministro il quale, il portafoglio gonfio
non ce l'ha avuto mai, ma qualche lira da
iscrivere nel bilancio, in passato, ce l'aveva.
Da un pò di tempo a questa parte... altro che
partita doppia... non può fare neppure una
partita a dama. Fa soloil tressette... col morto!
Qui i casi sono due: o eliminiamo dal
nostrostatutola figuradel Ministro-Cassiere;
0 consentiamo al Ministro di avere un bilancio.
Conclusione: mettetevi una mano sulla
coscienza e l'altra nel portafoglio e mandate il
vostro obolo (soprattutto gli inadempienti e
1 ritardatari) a M e m m o Cruciani, Via Friuli
43-01100 Viterbo
Grazie a tutti
Mons. Ercolani con Pina Venturini
Il Turpiloquio
B e p p e Grillo è un g r a n d e attore comico, certamente. Ha estro, verve, fantasia ... sa stare bene
sul palcoscenico.
Però, d a un pò di tempo, esagera! Finita la sua
comica spontanea e naturale, il n u o v o filone comico-satirico su cui imposta l'ultimosuo spettacolo
è il turpiloquio, incentrato, f o n d a m e n t a l m e n t e ,
sulla "Vaffanculizzazione".
Pare c h e il n u o v o m o d e l l o piace agli spettatori
che partecipano attivamente e . . . responsabilmente allo spettacolo: i "fancùli" si sprecano; ce ne son
per tutti e per prima tocca, c o m ' è ovvio, alla Presidentessa del W W F .
La gente ride, provoca, fa il coro, propone, si
c o m m u o v e , si scarica.... e Grillo riempie tutte le
sere i teatri tanto a M i l a n o c o m e a R o m a .
Ha ragione lui? Chissà?
Molti ci si divertono; il fatto è certo.
Ranucci
II Barbarigo
pag. 20
MEMORIA
DELL' ILLUSTRE
CARD. VINCENZO MACCHI
C A P O D I M O N T E , nostro b e n e a m a t o
Paese, come è stato dotato da madre Natura
di una posizione veramente pittoresca, incantevole, accogliente e attraente, così è stato
pure onorato di personaggi: professori,
scrittori, professionisti, degni di sincera stima
e memoria, quali Parroccini, Pierluigi,
Pannucci, Cesetti e al tri. Ma in modo par ti colarissimo è stato decorato dal fulgore della
porpora e dall'imponente figura intellettuale, morale, giuridica e diploma fica dell'illustre
Vincenzo MACCHI.
Q u e s t o insigne p e r s o n a g g i o , d e g n o
d'imperituro ricordo, è un bel fiore sorto
dalla nostra terra, essendo nato appunto a
Capodimonte il 30 agosto 1770, dalla nobile
Famiglia Macchi di Cellere, nel Palazzo che
ne conserva tuttora il titolo. La Famiglia Macchi è oriunda di Cremona, donde si trasferì a
Capodimonte circa la fine del 1500 con la
persona di Francesco Macchi , il cui figlio
Giovanni Maria era capitano delle Milizie di
Casa Farnese.
Il Cardinale Vincenzo Macchi è indubbiamente il concittadino più illustre di cui
Capodimonte possa e debba gloriarsi, perchè,
d o t a t o di vasta c u l t u r a , d ' i n t e l l i g e n z a
vivissima, di giudizio pratico e pronto, unito
ad un alto senso del dovere, percorse in breve
tempo i vari gradi della Gerarchia Ecclesiastica con tale luminoso progresso da meri tare di
ascendere al Soglio Ponti ficio se non ne fosse
stato impedito dal "veto" dell'Austria, che
purtroppo era ancora in vigore nei conclavi
finché la santa Anima di PIO X non lo proibì
definitivamente.
Dagli Annali del celebre S e m i n a r i o
"Barbarigo" il Card. Macchi appare come
uno dei più eccellenti Personaggi che siano
usciti di là. Vi entrò alunno il 24 maggio 1783
e vi compì gli studi con somma diligenza e
acutezza d'ingegno tali che all'età di 20 anni
aveva già sostenu to otto dispu te pubbliche in
Filosofia, Teologia, Sacra Scrittura e Legge
Canonica e Civile. Si segnalò poi al sommo
grado con una disputa più solenne sostenuta
in omaggio al Papa Pio VI, il quale deputò il
Card. Garampi, Vescovo di Montefiascone, a
presiedere in sua vece quell'atto pubblico,
onorato dalla presenza di vari Vescovi e dotti
Prelati. Grande ne fu il successo, che accrebbe
la stima per il giovane Macchi. Si recò poi a
Roma nel 1791 per erudirsi maggiormente
nei profondi studi sulle materie teologiche e
legali presso quell'Uni versità, raggiungendo
tale perfezione, ben nota a tutti, che Papa Pio
VII lo nominò ancor giovane il 22 maggio
1802 Uditore della Nunziatura di Portogallo
con sede a Lisbona, e vi rimase ottimamente
finché la prepotenza napoleonica occupante
non lo costrinse a fare ritorno a Roma. Cessa-
11 Cardinale
Vincenzo
Macchi
to però nel Portogallo il dominio rivoluzionario, nel 1809 Mons. Macchi ritornò a Lisbona
quale inviato straordinario del Papa e Delegato Apostolico, e tenne fedelmente l'alto
Ufficio per otto anni, cioè fino all'Aprile 1817.
Degno di memoria è il gesto di carità che Egli
compì inviando dal Portogallo una cospicua
somma a soccorso dei Sacerdoti deportati dai
Francesi in Corsica, tra i quali era D. Andrea
Dolci, Parroco di Capodimonte.
Richiamato a Roma, fu nominato Nunzio Apostolico in Svizzera, essendo prima
consacrato Vescovo titolare di Nisibi, e dalla
Nunziatura di Svizzera passò poi a quella di
Francia, che tenne a Parigi per otto anni,
durante i Regni di Luigi XVIII e Carlo X, fino
all'anno 1826.
Promosso in seguito per i suoi molti meriti
Cardinale di S.R.C, dal titolo dei Santi Giovanni e Paolo al Celio, fu Vescovo di Porto, S.
Rufina e Civitavecchia, e in seguito Vescovo
di Velletri, rilasciando ovunque gratissima
memoria per il suo saggio governo.
Nominato prefetto della Sacra Congregazione del Concilio, fu prescelto dal Papa
Gregorio XVI a presiedere, quale Commissario Straordinario, le Legazioni Pontificie della Romagna (Ravenna, Forlì, Pesaro) e quindi
nominato Cardinale Legato della Legazione
di Bologna, che tenne fino al 1840, meritando
molti elogi da parte dei Bolognesi, i quali
asserirono che il Cardinale Macchi còn la sua
giustizia, costanza e prudenza aveva fatto sì
che fiorissero la Religione, le arti belle, i commerci, e che fosse protetta la pace, la concordia e la dignità dei cittadini.
Al termine del quinquennio del suo
mandato fu trasferito dalla detta Città al
Vescovado di Palestrina, nuovo campo per la
sua pietà e dottrina, nonché per il suo zelo
indefesso. Fece il suo ingresso solenne in
Palestrina il 21 Ottobre 1841, compiendo Egli
71 anni. Fu acclamato da tutti, in particolare
dalle classi meno abbienti che videro in lui un
generoso benefattore, quale fu realmente.
Negli anni successivi venne insignito del
titolo di Decano del Sacro Collegio per la sua
veneranda età ed ebbe altri delicati incarichi,
richiedenti saggezza e vivo senso di responsabilità. Vero e perfetto u o m o di Dio, del
Vangelo e della Chiesa, nelle parole e nelle
opere, questo degnissimo e benemerito Prelato, insigne per pietà, giustizia e dottrina,
volle lasciare due segni di gratitudine: al paese natale, Capodimonte, e alla Città di
Montefiascone, dove ricevette l'educazione
presso il celebre Seminario. In concreto: per la
sua patria di nascita fondò una "Borsa di
studio" presso il seminario a beneficio di un
alunno del paese (Grazia Macchi, ora esaurita), inoltre fece vari doni di valore alla chiesa
parrocchiale, come preziosi paramenti sacerdotali e pontificali, tra cui la sua pianeta nobile cardinalizia ricamata, con i propri accessori, vasi sacri, arredi e una grossa lampada
d'argento. Di più, elargì una generosa somma
quale contributo per l'erezione della nuova
Chiesa votiva di S. Rocco, la cui memoria si
legge nell'epigrafe latina riportata nella paretea destra. Regalò poi la grande cornice dorata del preziosoquadro del Santo(opera insigne
del pittoreCoghetti).PerMontefiasconeeresse a sue spese la facciata imponente della
Cattedrale su disegno di Paolo Gazola: su di
essa è posta l'iscrizione "Vincenzo Macchi
Cardinale di S.R.C. Legato di Bologna diede
al tempio e al Cielo questa facciata e le due
torri nell'anno del Signore 1840". In occasione
della posa della Prima Pietra, cerimonia che
volle Lui personalmente, in uno splendido
discorso espresse tutta la sua gratitudine " a
questa Città e a questo celebratissimo Seminario - sono sue parole - dove, per grazia
specialissima del Signore, fummoeducati alla
civile ed ecclesiastica disciplina".
Il tramonto di questo degno e illustre
Prelato, ricco di meriti e di venerazione, avvenne a Roma il 30 settembre 1860, in età di 90
anni. Fu sepolto nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo al Celio, suo Titolo cardinalizio,
e gli fu elevato un monumento in marmo,
sormontato da un busto. Venne posto nella
stessa tomba che aveva prima accolto S. Paolo
della Croce, del quale il Cardinale era devotissimo, per averlo avuto ospite nella sua
Casa di Capodimonte.
La sua immagine spicca oggi in un bel
quadro a colori, che si conserva nel Palazzo
Comunale di Capodimonte, sua patria sempre grata e onorata di tanta memoria.
Mons. Angelo Ercolani
Il Barbarigo
pag. 21
UN PICCOLO
A
SEMINARISTA
PITIGLIANO
Accompagnato da mia Mamma, varcai la
soglia del Seminario "Cardella" di Pitigliano,
il 28 Dicembre "Festa dei SS Innocenti"
dell'Anno Santo 1933.
Inizia così la mia vita da seminarista.
Pochi giorni dopo venni vestito da pretino,
con il collare bianco e la tonachina nera.
Quando sfilavamo, incolonnati, per le viuzze
di Pitigliano, i monelli ci davano la baia al
grido di: "véli, véli i topi neri!"
I pitiglianesi usavano largamente il loro
dialetto, con le parole abbreviate (véli sta per
vedili!) e vocaboli terminanti in u: esclamazionedistuporedispregiativoera "fiàtu mìu!"
dal significato: povero fiato mio sprecato!)
mio insegnante non era da meno, bravissimo
specialmente nell'insegnare l'analisi logica:
presupposto essenziale per imparare bene a
tradurre l'Italiano in lingua latina. Purtoppo
non m'impegnai molto a imparare l'analisi
logica; tutta via il mio principale nemico ri mase per sempre la geometria e la matematica.
Potevo difendermi in italiano perchè mio
babbo mi aveva insegnato a comporre i temi.
Le penitenze che si usavano erano le se-
Avevo desiderato tanto di entrare in Seminario. E divenne possibile solo per il fatto
che il Proposto Don Antonio Aiolà e le Suore
Angeliche s ' e r a n o interessati a t r o v a r e
sottoscrittori i quali, mensilmente, chi una
lira, chi cinque lire (quelle d'argento con
l'aquila), chi "\ più signori" dieci lire, contribuivano a pagare l'intera retta del Seminario.
Se mio babbo non si fosse ammalato nel
1928, forse avrei preso un'altra strada: mi
avrebbe spinto a fare il meccanico come lui.
Ma, sinceramente, non mi sentivo inclinato
CAPOD1MONTE: 24 ottobre 1992
ad alcun mestiere. Infatti mio babbo aveva
Gruppo davanti alla casa del Sacro Cuore
provato a mandarmi in due o tre botteghe di
falegname, prima in Fontevecchia, poi su per
il Borgo, sempre rispedito d o p o qualche
giornoacasa. I ragazzi che son tagliati per un
mestiere, già da sè trafficano in casa con gli
guenti: stare in ginocchio per un determinato
arnesi. Io, invece, facevo l'altarino, mi mettetempo; rimanere a pranzo senza la pietanza;
vo sopra le spalle un asciugamano e invi tavo,
essere costretto a rimanere in silenzio duranserio serio, mio padre, mia mamma e mia
te il tempo di ricreazione per uno, due o tre
sorellina Tecla ad assistere alla Messa...
giorni. Queste penitenze, per mancanza di
L'episodio che più mi è rimasto impresso
disciplina o altri motivi, potevano essere indi queglianni passati al Seminariopitiglianese
flitte dal rettore, dal Professore di scuola e dal
fu quello dei "tre pennini" . Mio zio Carlo
"Prefetto" che poteva essere un qualsiasi
Malandrini, impiegato a Orbetello al Banco
compagno, anche mio coetaneo.
di Roma, mi aveva regalato tre pennini belli,
Non vi dico le penitenze che mi son preso
elaborati, da inserire nell'asta della penna,
in quegli anni.
come si usava a quei tempi. Un compagno di
Reagivo alla mia solitudine interiore con
camerata me li vide e disse che io li avevo
l'intolleranza a star fermo o silenzioso: mi
rubati a lui. Tutti i miei compagni ci credettepiaceva fare il comico, il buffone e applicarmi
ro e inventarono una filastrocca che finiva
allo studio solo quel poco indispensabile.
con " T R E " e me la ripetevano spesso. Vedete
Quindi non si contano le volte di andar dietro
come anche dei ragazzi, inconsapevolmente,
la lavagna, fuori classe, senza pietanza e ore e
possono essere crudeli verso un loro compaore di silenzio coatto. Don Bancalà, mio progno. Io, nel pensiero, mi consolavo con l'attefessoredi scuola, divenne poi Rettore al posto
sa del GIUDIZIO UNIVERSALE, nel qual
di Mons. Pacelli e da lui proprio ebbi la penigiorno si sarebbe veduta da tutti e da cinse litenza più dura e memorabile.
no la verità.
Credo che ero già in quinta ginnasio e
La vita nel Seminario di Pitigliano è stata
avrei dovuto, per l'età, essere un pò consapepiuttosto dura per me: l'arretratezza delle
vole dei miei doveri. Si vede che Don Bancalà,
strutture, la inadeguatezza al loro compito
prima di rinchiudermi un giorno intero, sotto
del personale dirigente, acuirono in me la
chiave, dentro una stanza, ne aveva provate
nostalgia del mio paese, che potevo scorgere
proprio di tutte. L'unico che ebbe il coraggio
dalla terrazza come un puntolino bianco aldi rompere il mio isolamento, per alcuni mil'orizzonte. Il venerando Rettore Mons. Filipnuti, fu il teologo D. Manlio Scarsellini.Egli,
po Pacelli sentivo che non poteva colmare il
che proveniva dai Salesiani, cercò di consovuoto affettivo lasciato dai miei genitori.
larmi e disse di disapprovarecompletamen te
Ogni classe aveva un proprio "professoil provvedimento preso dal Rettore nei miei
re":! più quota ti credo fossero Mons. Giusepconfronti.
pe Gabrielli e Don Gherardini. Ma anche il
I fatti esposti in queste pagine non osser-
vano uno stretto ordine cronologico; seguono più ttosto l'a ffi ni tà di argomen ti o l'a ffiorare
improvviso di ricordi.
L'anno successivo al mio ingresso in Seminario, arri vò un ragazzo di Samprugnano, un
certo Pierluigi Mattei. In Cappella prese posto nel banco davanti a me. Io davo uno
sguardo all'altare, davanti al quale il Rettore,
sull'inginocchiatoioornatodi cuscini, scandiva le ave marie; e uno sguardo lo posavo sul
capino biondo che mi stava davanti. Riflettevo su questo bambino che aveva lasciato il
suo paese, più lontano del mio, per venire a
dedicare la sua vita al Signore.
Mi commossi a tal punto che nascosi il
viso tra le mani.
Successivamente a quell'anno, arrivò da
Piancastagnaio " M o m i n o " e "Zelio".
Anche quest'arrivo di due bambini, così
minuti, dalla bionda testolina, dagli occhi
intelligenti e dal carattere buono e socievole,
suscitòin mesentimenti di ammirazione e un
passeggero proposito di essere più disciplinato.
Ma di tutt'altra pasta mi dimostravo
nelle brevi vacanze estive, nel mio paese, fra
i miei cari, alla casetta "il Fontino dell'Amore". Andavo a servir Messa, su al Convento
dei Frati, a d a g i a t o s e l a ripida collinadi fronte
alla mia casa.
Facevo la salita a passi da gigante, poi, al
ritorno, mi scapicollavo, come una freccia,
lungo la discesa della scorciatoia, fatta a gradini.
Poi andavo alla Chiesa parrocchiale e la
gente mi vedeva passare per le vie tu tto compunto e ben avviato a diventare un bravo
sacerdote.
M'improvvisai anche organizzatore di
convegni peri seminaristi dei paesi collegati, trami te i mezzi pubblici, con Scansano. Mi
preoccupavo del fatto che il seminarista, durante le vacanze, poteva incorrere in lusinghe
e pericoli per lo spirito, perdendo quel che di
buono aveva conquistato in Seminario.
Il radunoeranel bosco dei fra ti; mia mamma cuoceva al forno una teglia di mele e poi
mandava Tecla a portarcele. Il relatore degli
a r g o m e n t i da d i b a t t e r e era V i n c e n z o
Mecheroni che veniva da Saturnia; presenti:
Ma ttei,Mecheroni,Luzzetti, Ercoli, Trombetti,
Brizi, e non ricordo se qualche altro.
Rag. Olimpo Trombetti
La
Filastrocca
( testo originario raccolto
in V a l e n t a n o )
Padre : Domani è festa, si mangia
la minestra
Figlio : La minestra non mi piace
Padre : Si mangia pane e brace
Figlio : La brace è troppo nera
Padre : Si mangia pane e pera
Figlio : La pera è troppo bianca
Padre : Si mangia pane e panca
Figlio : La panca è troppo dura
Padre : Si va a letto addirittura!
II Barbarigo
pag. 22
Filosofia
col
contagocce
— Meglio pagare il latte caro che mantenere una
vacca
— Detto di un avaro: "Non hanno ancora
tato la cassa da morto con le saccocce".
inven-
La solidarietà
La s o l i d a r i e t à a l i v e l l o i n c o s c i o è
connaturale all'essere umano. A livello di
coscienza è frutto di esperienza.
L'uomo (e la donna) adulto esprime la
solidarietà a livello familiare, anzi tu tto; ma se
quella solidarietà non riesce a superare lo
sbarramento domestico essa è puro e semplice egoismo.
La solidarietà è frutto e conseguenza
della maturità; essa è uno dei sentimenti più
nobili dell'intelligenza umana.
I cristiani esprimono la solidarietà inchinandosi alla comune fratellanza in Cristo e
alla figliolanza Divina.
I laici esprimono lo stesso sentimento
rifacendosi alla necessità del mutuo soccorso.
Solidarietà è razionalità; ma è anche
complicità; nel bene è virtù, nel male è pessimo tra i vizi.
Solidarietà è gioia con chi gioisce; è sofferenza con chi soffre: nelle vittorie e nelle
sconfitte.
La solidarietà vince ogni ostacolo e aggrega le persone.
Ogni lingua esprime la solidarietà con
un vocabolo specifico che, però, non travalica
i confini di ciascuno Stato.
Solidarnosc, però, ha invaso il mondo . . .
Amelio Cerroni
Il bilancio della mia vita:
è sostanzialmente positivo,
ma le insoddisfazioni,
il rammarico,
le nostalgie
sono tante.
I motivi ispiratori della mia vita:
l'accettazione delle tradizioni
familiari,l'ancoraggio ai valori
dello spirito, la certezza che ...
il sole che sorge domani è sempre
più caldo.
La Barabbata a Marta
Le frasi celebri
Purgatorio esaurito;
per l'inferno c'è ancora posto;
il Paradiso se lo son preso tutto...
i Gradolesi
Il fucile di Don Titta è celeberrimo: il suo
proiettile, sparato, va diritto; ma, qualche
volta, "fa le svolte" !
Compana ticare la fame
IO sono:
— S e vuoi vivere in eterno: aGradoli
d'estate e a Canino d'inverno. (Paolo III)
E tu che dici?
Mio nonno diceva: "La civiltà di un popolo si
misura dalla quantità di sapone che esso
consuma".
Mio padre diceva: "La civiltà di un popolo si
misura dalla quantità di acido solforico che
esso consuma".
Io dico: " L a civiltà di un popolo si misura
dalla generosità con cui soccorre i sofferenti".
Gandhi diceva(scusatel'audacia
del raffronto):
"La civiltà di un popolo si misura dal trattamento di cui son fatte oggetto le sue minoranze".
E tu che dici?
IO sono:
IO sono:
Il mio passato;
i ricordi che ho dentro.
il mio presente: i problemi e le
lotte
della vita.
il mio futuro: il fuoco
.... o la fiammella della
speranza.
Si è giovani finche i rimpianti
non sostituiscono i sogni.
I popoli perdono la loro leadership
quando rinunciano al primato
nella ricerca e nella sperimentazione.
Se il Faraone avesse chiesto
un parere di fattibilità
ai fabbricanti di mattoni,
credi tu che esisterebbero le Piramidi?
Si scrive uva e si pronuncia ... vino.
— La noia è terra di nessuno; posta fra
allegria e angoscia.
Il bambino che non crede
allo Spirito Santo
—Ogniuomoconfidacheilnuovoanno
sia migliore del precedente; lo attende,
perciò, con animo ben dispos to e il cuore
aperto alla speranza.
C o n o s c o un b a m b i n o il quale rifiuta
lo Spirito Santo. Perché ecco
— L'ottimista: "questo bicchiere di vino
è pieno a metà"
Il pessimista: "questo bicchiere di vino
è vuoto a metà".
— La differenza fra un prete e un padre di
famiglia: il prete lavora e predica il giorno ma
la sera chiude la porta di casa e i problemi
rimangono fuori. Il padre di famiglia i problemi se li trova tutti dentro, giorno e notte.
— Compra sempre una scarpa buona perché
avrai, comunque, una buona ciavatta.
q u e l b a m b i n o - r a c c o n t a la s u a
m a m m a - aveva la carità facile c u i seguirono, inevitabilmente, le sbucciature della pelle di m a n i e g a m b e che poi
occorreva disinfettare con lo spirito.
Q u a n d o la predetta sua m a m m a gli
insegnava il s e g n o della croce (parole e
gesti), quel b a m b i n o n o n aveva problemi a n o m i n a r e il P a d r e ed il Figlio,
ma al n o m e dello Spirito S a n t o aveva
una r e a z i o n e . . . n o n medicabile!
E fu così c h e q u e l b a m b i n o negò la
Trinità e tutti si dovettero contentare
della " D u a l i t à " .
Il Barbarigo
I Proverbi
pag. 23
Proverbio Africano
Con una m a n o non si puòchiudere un pacchetto
Proverbi di Valentano
Chi ha quattrini, fabbrica;
chi non ne ha, disegna
(Di una persona di corta intelligenza si dice) :
C a p i s c e ... la m e r d a al tasto
e l'ortica all'odore
Proverbio Arabo
I cani abbaiano, m a la c a r o v a n a c a m m i n a
Proverbio norvegese
Cetta la rete q u a n d o nel m a r e ci sono i pesci.
Gli occhi sono lo specchio dell'anima ma ...
a n c h e della fatica.
Chi non viaggia è c o n v i n t o che solo sua m a d r e
sa c u c i n a r e .
Chi vive s e m p r e in un solo luogo si ritrova
presto coperto di m u s c h i o
La d o n n a è c o m e l'onda:
o ti sostiene o ti affonda!
Q u a n d o nel West si incontrano un u o m o col
fucile e u n o con la pistola, quello che ha la
pistola è un u o m o morto.
La forza non ha b i s o g n o della forza.
Pluribus intentus m i n o r est ad singula sensus.
Proverbio catalano
Verità e m e n z o g n a non esistono: tutto d i p e n d e
dal cristallo a ttra verso il q u a l e osservi la real tà
Proverbio Sassarese
A parole di matto, orecchi da sordo.
(Ogni riferimento ad un noto personaggio politico è
puramente casuale.)
C A Montefiascone )
De Morani e de T r a p è
Più n'ammazzi e più ce n'è
N o n c'è peggior sordo di chi n o n vuol sentire
N o n c'è peggior cieco di chi non vuol vedere
Tra P o n z i o e Pilato
non si sa chi l'ha impiccato
• • •
PAESI DELLA TUSCIA
(seguito dai numeri
ANTICA
precedenti)
Ischia e Farnese
sò le peggio paese.
Con Valentano se danno la mano
Marta:
Vicoli stretti
e merda alta
Capodimonte:
con la stella in fronte
Arlena:
uno regge
e l'altro mena
Bagnoregio;
uno è male
e l'altro è peggio
L a musica di Bagnoregio;
un soldo per comincià
e quattro per smette!
Vetrai!a, Vetralla!
morirai senza assaggialla ...
la pizza col zibibo, calla calla
f
La Madonna della salute
Il popolo cristiano onora la Madonna in
mille modi diversi e affida alla sua benevolenza protezione ed intercessione .... tutti
i suoi guai rivolgendosi a Lei e invocandola
sotto una pluralità straordinaria di titoli e
di qualificazione. Le "Litanie" ne sono un
luminoso esempio.
Dalle Litanie, però, manca un titolo che
non sarebbe male ci fosse qualcuno che ne
proponesse l'inserimento. Questo: "Maria,
Regina della Salute".
E sì, perchè la salute è il dono più
grande che ogni u o m o può avere e raccomandare la propria alla Madonna e rifugiarsi sotto la sua tutela costituisce un
momento qualificante del sentimento religioso.
Perchè dico questo?
Perchè a Valentano c'è il Santuario della
Madonna della Salute, officiato dai Frati
Francescani, che tante benemerenze hanno
acquistato nei confronti delle popolazioni
Castrensi.
Vi do un suggerimento: quando passate
da quelle parti, fermatevi un momento,
entrate in Chiesa,mettetevi in un angolo e
dite una preghiera: per voi, per la vostra
famiglia e per i vostri amici. La protezione
della Madonna non fa male; anzi porta
bene!
Noi ex - alunni, che siamo un pò avanti
con gli anni, ne abbiamo bisogno un..,,
pò più degli altri.
Il Santuario della Madonna della Salute in
Valentano (Viterbo) ebbe origine nel sec. XV. Il
brigante convertito, Francesco Portici, vi pose un
quadro della Madonna che fu chiamata del Cecchino.
Più tardi per le grazie che la Vergine impartiva
fu chiamata "Madonna della Salute".
Nel 1512 il quadro fu sostituito dall'attuale
statua che fu incoronata dal Capitolo Vaticano il 20/
8/1899.
NOMINA, OMINA!
Dei circa 1500 santi del martirologio
romano, i nomi d'uso corrente non sono
più di 400.
Negli ultimi anni, tra i fiocchi rosa
primeggiano i nomi di Giulia, Martina e
Francesca; tra i fiocchi azzurri sono in
testa Andrea, Alessandro e Simone.
Sono molto diffusi anche, rispettivamente, i nomi di Sara, Chiara, Federica e
Valentina; Marco, Luca, Matteo, Lorenzo.
Scarsamente utilizzati: Marianna,
Isabella, Monica; Carlo, Luigi, Angelo.
Ci sono poi i nomi rari o rarissimi:
Filomena, Cunegonda, Generino, Cristallo.
Due dei miei nipoti hanno nomi
biblici, bensonanti, ma poco comuni:
Jonathan e Micol.
Sentite, però, che razza di nomi ci
sono in circolazione: Grammofono, Lido,
Divo, Bellino, Marte, Principio, Rugiada,
Catena, Fine, Tram. E poi: Errore, Pillolo,
Recluso, Sirena, Facchina, Sventurina,
Ribelle, Scioperina...!
Se fosso vero che "nomina sunt omina"
quale sarà l'avvenire dei bambini e delle
b a m b i n e che p o r t a n o questi ultimi
nomi!?!
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La cuccagna
II Barbarigo
pag. 24
Il nostro Decano, Mons. Angelo Ercolani,
ha felicemente compiuto 92 anni
Quel chc meraviglia in Don Angelo, il
nostro carissimo Decano, sono due cose: le
sue condizioni fisio-psichiche, la sua Fede.
LaFededi Don Angeloèsalda, incrollabile,
c o n t a g i o s a : ma s o p r a t t u t t o c o n t a g i o s a .
Quando lui parla di Dio, del Paradiso... ti dà
la sensazione che con Gesù abbia u n colloquio
continuo, fraterno più che filiale: se poi parla
del Paradiso...pare proprioche ci sia già stato.
Stargli vicino e quasi respirare l'aria dell'altro
mondo.
Quid
Le sue condizioni spiri tuali sono straordinarie: leggete le cose che ci ha detto in occasione dell'incontro e ammirate la lucidità, la
profondità di pensiero, i perfetti riferimenti
biblici ed evangelici
11 suo corpo è una macchina meravigliosa;
pensate: legge tutto senza occhiali e non
prende nessuna pillola. Incredibile!
"Ad multos annos", caro Monsignore
Ranucci
Retribuam
Domino?
Tutto è grazia del Signore, e ogni momento della nostra esistenza ne fa l'esperienza, anche se sulle prime non ci accorgiamo dei doni di Dio. Ci viene quindi
spontaneo nel cuore e sulle labbra il rendimento di grazie a Dio per tutti i beni di
cui ci ricolma. E il Sacrificio Eucaristico, la
S. Messa, è l'azione di ringraziamento per
eccellenza della Chiesa e quindi di noi tutti,
suoi fedeli, al Signore, per tutte le sue
continue manifestazioni d'amore a nostro
riguardo.
Pertanto, ciascuno di noi può ripetere in
cuor suo col Salmista: "Che cosa renderò al
Signore per tutto quanto mi ha concesso?" e
in unione col sacerdote celebrante: "Alzerò
il calice della salvezza e invocherò il Nome del
Signore". Il ringraziamento particolare si
estende a tutti i giorni e a tutti gli anni della
nostra vita, nel numero rispondente alla
Divina Volontà.
Ogni anno della nostra vita, raffrontato
all'eternità, è come una goccia d'acqua di
fronte all'oceano sterminato. Ma come la
gocciolina d'acqua, vista sotto la lente del
microscopio, appare popolata e vibrante
d'innumerevoli vite, così un anno, guardato
con l'occhio della fede, è cosparso d'innu
merevoli benefici del Signore.
E' perciò atto giusto e doveroso, oltreché
delicato, quello di rendere al BUON DIO,
attraverso il Sacrificio Eucaristico, degne
grazie per gli anni della nostra vita, insieme
a tutti gli altri doni, nell'ordine sia fisico che
morale e spirituale, perchè da Lui, il Signore, discende ogni bene e ogni dono perfetto.
Quale dono immenso la vera Fede cristiana attinta dal Battesimo, la beata Speranza della salvezza e felicità eterna, la
Parola di Dio impartitaci in misura sovrabbondante, i Sacramenti e in particolare
l'Eucarestia, la Madonna madre delle grazie, i buoni esempi e - da sottolineare con
speciale attenzione- l'accoglienza felice e
fortunata nell'illustre e benemerito "Semi-
La Messa e finita, tutti intorno a Mons. Ercolani
nario Barbarigo" da cui abbiamo attinto
ottima formazione culturale e spirituale,
morale e civile; quel Seminario che ha
creato tra noi ex alunni un saldo vincolo
di fraternità, di stima e di affetto, senza
limiti di tempo e di luogo. Specialmente
per noi che abbiamo avuto il servizio Sacerdozio, dono ineffabile di cui lo ringra
ziamo per l'eternità.
Sappiamo pertanto valutare con viva e
sincera riconoscenza la grande bontà del
Signore a nostro riguardo e procuriamo di
corrispondervi con tanto amore, che ci
spinga sempre e in qualunque stato a dare
aperta testimonianza della nostra Fede viva
e costante, con una vita feconda di buone
opere e di meriti. E' un impegno serio che
dobbiamo sentire, di essere il buon fermento in questa massa dell'odierna società che
lascia tanto, tanto a desiderare, specie dal
lato spirituale e morale.
Senza dubbio costa, anche e bene spesso,
dei sacrifici non indifferenti questa vita di
dovere, di sforzo, di costanza, di tendenza
alla perfezione, ma è la vera vita, quella
rispondente alla nostra dignità di cristiani,
di figli di Dio. Questa realtà affermata da
P.S. — I tre brani appresso riprodotti sono
stati preparati da Don Angelo.
Il primo (Quid retribuam Domino?) è il discorso pronunciato al Vangelo; il secondo (Preghiera
dei fedeli)è stato letto prima dell'offertorio;
il
terzo (il Signore, mia speranza e mia fiducia)
ha concluso il pranzo sociale durante il quale
Augusto Galeotti ha letto la poesia qui pubblicata e tutti insieme abbiamo levato verso il
festeggiato
i calici spumanti per un brindisi
bene-augurante.
Papa Paolo VI
con quelle parole:
"Il
Cristianesimo è difficile, ma è felice" - frase
sommamente espressiva e veritiera, perchè
fonte di tanta serenità di coscienza, di vera
felicità, quale è possibile su questa terra.
Ad essa fa eco l'Apostolo S. Paolo: "Non
sono paragonabili le sofferenze del tempo presente alla futura gloria che sarà rivelata in noi";
e il Salmista: "Servite il Signore nella santa
allegrezza"; e ancora l'Apostolo: "Godete nel
Signore sempre, e vi ripeto, Godete".
E Gesù, il Divino Maestro proclama:
"Venite a Me, voi tutti che siete affaticati e
afflitti, e lo vi ristorerò" - "Io sono la Via, la
Verità, la Vita".
La via vera che attraverso la via luminosa della verità conduce alla vita eterna.
E' la via dell'Amore, della Pace e della
Felicità, del tempo e dell'eternità.
Ora i nostri buoni sentimenti e propositi
li deporremo sull'altare, avvalorati dalla
mediazione materna di Maria SS., perchè,
attraverso i meriti infiniti della Vittima
divina, siamo confermati e resi imperituri.
E per me, il Dio che ha rallegrato la mia
giovinezza, rallegri anche la mia vecchiezza
nella visione di una felicità che non ha
confini.
Amen.
Mons. Angelo Ercolani
Mons. Ercolani: letizia, allegrezza, gioia,
serenità ...felicità
Il Barbarigo
pag. 25
Diario del giorno
... gioioso
Un gruppo di sacerdoti e laici ha potuto realizzare
il desiderio di stringersi, in data 24 ottobre, intorno a
Mons. Ercolani, o più affettuosamente al sempre carissimo ed indimenticabile Don Angelo, per festeggiare i
suoi invidiabili 92 anni di vita.
L'appuntamento per i partecipanti era fissato all'Istituto Sacro Cuore in Capodimonte.
Dalle ore 9.30 alle 10.00 l'arrivo.
Finite le salutazioni, alle 10.30 tutti in cappella a
seguire Don Angelo nella S. Messa e nei suoi orientamenti di adorazione, gratitudine e fiducia in Dio.
Quelli del gruppo che, nei lontani anni trenta,
abbiamo avuto la fortuna di averlo Vice-Rettore al
Barbarigo e insegnante di Religione e Galateo, abbiamo
rivissuto una simpaticissima parentesi distretta unione delle due didattiche per la formazione globale del
futuro uomo nelle sue componenti spirituali efisiche :la
religione come cibo e galateo dell 'anima; le buone maniere rese accettabili quasi come impegno religioso.
Alle 12,30 tutti al refettorio per un pasto veramente
festivo preparatoci sotto la direzione della sig. na Pina,
sorella del prof. Venturini mons. Leopardo, per tanti di
noi indimenticabile insegnante diFilosofia al Regionale
di Viterbo.
Durante il pranzo rinnovo di pensieri augurali,
poesie,brindisi,all'insegna dell'amicizia piùcordiale.
Ma la conclusione di questa scarna cronaca l'affido
ad un pensierino in rima diretto a Don Angelo.
Tempo era di vendemmia al patrio borgo
quando partimmo per il Barbarigo;
un Angelo ci accolse, ancor lo scorgo,
con l'occhio ardente di soavità.
Ci rese molto facile l'impatto
con le durezze di un "regolamento";
vedemmo in Lui l'autentico ritratto
di tanta rettitudine e bontà.
Sembrava molto fragile all'aspetto
ma fu per tutti un ben sicuro appoggio;
sprone e coraggio sempre in ogni detto
a superare le difficoltà.
Quanti anni son passati da quei tempi
ben sessanta sofferte primavere;
ma di vita i suoi stimoli ed esempi
ci hanno aiutato in tante avversità.
E nel vederlo ancora, che fortuna
nell 'ascoltar ognor le sue parole,
nel sentire immancabile in ognuna
vibrar di bene ferma volontà.
Concedici, Signor, che sia largita
al servo tuo Don Angelo Ercolani
preziosa e lunga " AD MULTOS ANNOS"
vita fonte di fede, speme e carità.
Girolamo D' Eramo
Il Signore:
mia Speranza e mia Fiducia
"E in verità io dovrò ripetere con S.
Paolo: "Gratia Dei sum id quod sum"
"E'
per grazia di Dio che io sono quello che sono".
In ciò non c'è nessun merito in me, ma il
merito è tutto del grande Dio, sorgente e
fonte della vita e di ogni opera, che tra gli
altri doni mi ha concesso tanti anni e tante
occasioni di poter valorizzare questo suo
grande dono: la vita.
Perchè se la vita è un immenso dono di
Dio Creatore, importante assai ed essenziale è di viverla conforme alla Volontà del
Creatore, cioè cristianamente, santamente.
Ora mi è spontanea una riflessione: "I
miei tanti anni alla luce di Dio li avrò spesi
bene?... Dio solo lo sa ... se ho fatto le cose
quanto dovevo e come dovevo... Qui
indicat
me Dominus
est" (S. Paolo).
"Deus non irrìdetur" - "Redde
rationem
villicationis tuae"
Se poi considero in me
il dono preclarissimo del Sacerdozio, aumentano le mie responsabilità, per i molti
anni di sacro ministero che ho esercitato,
con tutte le sue giuste esigenze.
" H o solo coscienza di essermi sforzato
di compiere il mio dovere nel miglior
modo, nonostante la mia limitatezza intellettuale e spirituale, appoggiandomi sempre alla forza che viene dalla Fede. Si,
confesso con sincerità che questo ricorso
superiore era il mio vero sostegno, per cui
ripetevo: "Aiutami, Signore: vale più un raggio della Tua luce che tutte le mie industrie
perciò confido in te". Così potevo superare
la mia naturale trepidazione in tanti casi
impegnativi, e pertanto anche oggi alla
gratitudine verso Dio e Maria, sede della
sapienza, unisco la mia umile e fiduciosa
preghiera , che serva a rendere consolante
realtà tutti i voti augurali del cuore, che
intendo estendere in doveroso ricambio a
voi tutti, centuplicati.
E qui si affollano al mio animo tanti
ricordi di vicende or liete or tristi, che
hanno formato come il tessuto della mia
lunga vita, unitamente ad una schiera innumerevole di persone degne di stima, di
riconoscenza e di
affetto, che mi sono
impresse nella mente e nel cuore.
C'è sempre al centro il caro "Seminario
Barbarigo" cui debbo infinita gratitudine
per la mia formazione intellettuale, spirituale e sacerdotale; ci sono poi tanti indimenticabili superiori e Professori: (per citarne alcuni). Parroccini, Ceccarelli, Bresciani, Mercatelli, Brovelli, Bergamaschi, che il
Signore premia ora in Cielo; e poi una
schiera innumere di ex- alunni, e onorati
cittadini profondamente cristiani nelle loro
incombenze, o zelanti Sacerdoti nei vari
campi del sacro ministero (come i presenti)
e anche prelati, come Leonetti, Pieri, Taffi,
Medori, D'Ascenzi. Segue tutti: il mio grato
ricordo per i trapassati, e l'affettuoso augurio per i viventi, tuttora sul campo di ogni
attività a bene della Chiesa e della società.
E in modo particolarissimo è doveroso
segnalare l'illustre e sempre caro Dott.
Ranucci, ideatore e promotore della nostra
Associazione, sempre attivo, sempre aperto
ad ogni buona iniziativa che valga a tenere
in fiore e in piena efficienza la Comunità.
Gliene diamo atto con un affettuoso ap-
plauso.
E' inoltre dovere rendere molte grazie
agli altri zelanti nostri dirigenti: l'Assistente
Ecclesiastico Mons. Patrizi, il Ministro-Cassiere M e m m o Cruciani
e tutti gli altri
lodevoli Sacerdoti e laici che formano il
Comitato di coordinamento. Tutti elementi
bravi, degni di stima e di riconoscenza, da
parte
nostra
e di
Dio,
supremo
remuneratore. Io vivo sempre di queste
care memorie presenti e ringraziando il
buon Dio dei suoi doni e delle sue grazie,
e pregandolo perchè dia sempre tanto bene
a tutti, e a me conceda che questo tempo,
breve o lungo che Egli mi donerà ancora,
sia da me vissuto con lo sguardo rivolto in
alto, dove è piena luce, eterno amore e pace
senza fine. E sarà quella la casa del Padre
comune del cielo.
E vorrei concludere con due versetti del
Salmo 70 che mi sembra facciano al mio
caso: "Sei tu, Signore, la mia speranza, la mia
fiducia fin dalla fanciullezza".
"E ora nella
vecchiaia e nella canizie, o Dio, non abbandonarmi".
Amen.
E a voi qui presenti e agli assenti che
non hanno potuto partecipare: Grazie. E'
parola molto breve ma tanto espressiva che
proviene dall'intimo del mio cuore. Grazie!
Mons. Angelo Ercolani
C A P O D I M O N T E : 24 ottobre 1992
Persone in piena luce;... Capodimonte ... sfocato!
L'ATTESA
Era in barca, sul lago, il Salvatore:
sveglio era Pietro, ma Lui sonnecchiava...
Siamo accorsi a far festa al "Pescatore"
che a Gesù anime molte avviava.
Or che Gesù sonnecchia abbiam timore.
Caro don Angelo: manca chi dava
mano alla rete!... Ci accolse il Rettore, il
25 Aprile, pur mancava
il Seminario sul Falisco Monte!...
C'è d'esempio don Angelo: a pregare
attenderemo che, a tirar la rete,
gran numero di preti, dalla fonte
di santa Chiesa, sgorghi, perchè il prete
Gesù è, che chiama gli uomini a pescare!
Prof. Augusto Galeotti
II Barbarigo
pag. 26
Memorie di.... un
GENERALE delle RETROVIE
19 giugno 1942
Morire è amare al massimo. Soprattutto
quando la morte è prevista e accettata liberamente, con entusiasmo maturo.
Ama la Patria al massimo chi muore così.
Come è morto il nostro d. Trento Barbetta.
Cappellano al fronte Marmarico in Libia.
Lui, dai sogni radiosi e dalla passione di
cose belle e di ideali grandiosi e fiammeggianti, corse volontariamente presso le anime
e le armi dei nostri soldati combattenti.
L'ultimo autunno lo trovava oltremare,
laggiù nella sponda recente che attira il nostro amore. L'assedio di Tobruk lo vide in
prima linea. La dolorosa - saggia - ritirata di
dicembre ne contemplò i sacrifici e la perdita
di tutto. Poi la riconquista lo riassorbì: fu anzi
egli stesso che volle farsi riassorbire ove si
muore.
Aveva la passione delle anime e della
lotta.
L'altro ieri: alle 3 e mezzo vado in cappella
per il rosario; chissà con quale intenzione? E
all'ingresso, sulla lavagnetta, sta seri tta la sua
immolazione.
Si muore da giovani quando tutto sorride.
A lui sorrideva la vita rischiosa ed eroica: ce lo
scriveva mensilmente, entusiasmando.
Ora gli sorride il Cielo.
Stamane i funerali: le anime vivono
ancora.
Ho pregato per lui, per i suoi amici, per il
suo successore. Per l'Italia.
22 - 24 giugno 1942
Triduo di silenzio per il ritiro di fine anno.
Forse mai come questa volta ho passato
dei giorni privo di notizie su guerra e politica
senza nessun rimpianto e nessun desiderio.
Probabilmente è stato effetto dall'aver lasciato, il 21 a sera, la situazione con ottime
prospettive di successi. O più ancora è stato
frutto di una sete viva verso un pò di raccoglimento, di riflessione, di autoconcentramento,
di pensare a me.
Del resto, in che m o d o posso io collaborare allo sforzo della mia gente italica in lotta?
Forse con la mania di notizie, forse con la
passione nostra a... fare piani strategici? Forse con la distribuzione di giudizi su tutto, a
rotativa? Credo di no.
Ognuno ha il suo posto nella vita spi ri tuale di un popolo; e la perfezione di questo
p o p o l o s t e s s o r i c h i e d e da c i a s c u n o il
compimento di quel che la gerarchia dei
valori, della posizione e della responsabilità
impone.
Per me, si tratta di far bene la mia
funzione di cellula viva nel mondo spirituale
d'Italia. E impegno spirituale per me oggi è
la mia formazione.
...Intanto; al confine libico orientale non
sostano le nostre divisioni all'attacco con alcune puntate offensive.
Intan to viene comunicato che i prigionieri
arresisi a Tobruk sono 33.000, più il comandante inglese della piazza e 5 generali.
Un centinaio i carri armati; e un grande
bottino di armi e munizioni.
pioggia
25 giugno 1942
Al chiaro di luna, scrivo.
Lo sto facendo - mentre suonano le dieci e
mezzo di sera - presso la finestra centrale del
nostro studio: dai vetri penetra, ben circoscritta, una fascia di luce argentea che aiuta a
raccogliermi.
Dentro lo studio, oscurità compatta; fuori,
silenzio assoluto.
O r a . . . nel corridoio: un rumore. Forse il
passo di lui? Il rettore Spinedi? Passo di una
persona nota e chiara all'anima .. e temuta:
ormai è tanto il tempo che è fra noi.
Ma stasera la quiete serena mi invita a
considerare più umanamente n o n s o l o l a m i a
vita e il mio mondo interiore, ma anche il mio
duro ambiente e soprattutto le reazioni fra
questo mio mondo interiore e l'altro, quello
esteriore;
Giudicare un uomo, non sorpassa le mie
forze? E giudicare delle vicende presenti, come
io posso? Eppure e l'uno e l'altro troppo spesso ho tentato.
Mah! E il mondo, intanto, dentro e fuori,
cammina: come questo aereo levatosi in volo
tuttoad un trattodalcampodi Viterbo; rumoroso, e poi sparito al mio orecchio. Verso
dove?
Vittoria in Libia. E' superata per la seconda volta Sidi el Barrani. In cuore ritorna la
speranza avuta invano nel settembre 1940.
Ormai l'VlII 3 Armata, stanata da Ridotta
Capuzzo, da Sollum e da Halfaia, cerca di far
perno su Marsa Matruk.
Ma saran poi così deboli e vigliacchi
questi inglesi?
27 - 28 giugno 1942
Il campo d'azione del Visitatore Apostolico per le cose del Seminario, come definirlo?
C'è chi vi ripone molte speranze. Anzi,
tra i professori, qualcuno o più di uno si è
gettato sulle presenti possibilità con cuore
avido. Avido di che cosa, concretamente?
Solo del nostro bene, e del Seminario? O
avido di qualche intimo risentimento personale? E c'è - poi - chi vede tutto come una
parata, una maschera; e quindi non spera.
Parlando con questi nostri, ho avuto una
idea di tutta la... umanità umana; che si giudica e giudica e vuol piegare le cose a sé, al
proprio cervello.
Eppure la realtà forse... non può essere
che tale.
Io pure sono andato a parlare: un pò con
una certa coscienza ed un pò anche con l'altra
coscienza: quella delle feste.
Avevo aperto del tutto la conoscenza dell'animo mio a don Adolfo, mio cugino. Benché
lì pure... fino in fondo? Povero mondo mio!
Esso è tanto povero, che forse appunto per
questo mi è quasi necessario rifuggirne.
Si. Rifuggire al mondo esteriore: degli
uomini e delle loro lotte.
Andiamo!
Marsa Matruk raggiunta e circondata.
Si vola; quasi non ci si crede.
Oggi infatti siamo sulla strada litoranea
d'Egitto, oltre 30 km al di la del campo trincerato.
Stavolta c'è aria di trionfo.
Fine giugno 1942
Sto riflettendo su queste mie "cronache"
scialbe, di guerra.
Ormai da due anni, tutto un mondo vi è
rifluito.
E non tanto il mondo reale, quello che
sotto il sole si è massacrato senza curarsi di
me; ma piuttosto il mondo delle nostre piccole passioni di seminaristi e di italiani; che
troppo spesso fummo neri per posa, troppo
spesso ottimisti per mancanza di criteri, sempre privi di dati precisi, e lontani dalla realtà
dei fatti;
Ma un giorno mi piacerà ricordare questo
mondo. L'altro non poteva essere il mio, il
nostro. Come neppure della maggioranza di
tutti gli italiani.
Però, l'Italia la amiamo. E forse più di una
volta ci arrabbiammo o ci sentimmo delusi,
perchè la volevamo più grande;
Dove, come, quando finirà la nostra
guerra?
Io credo che si deciderà tra il Mediterraneo e la Russia.
Medio Oriente, Turchia e Caucaso: qui
avverranno gli scontri decisivi.
Decisivi se si otterrà il raggiungimento del
Caucaso e del Canale di Suez; e - se possibile
- l'unione dei due fronti.
Per noi la tecnica della guerra; per loro, la
durata. Oggi non si vede quali dei due elementi vincerà.
E la fine non sembra vicina. Perlomeno il
1943!
Molto conta che l'Europa oggi finalmente
è quasi unanime; l'extra Europa avrà una
lotta dura: con la fame - semmai - potrà
vincere.
8 Novembre 1942
C'è in vista "una befana". Per la camerata?
Sono andato a chiedere al Rettore. Ed ho
trovato il pianto di un uomo. Si. Più che
l'uomo, mi ha vinto la solitudine dolorante
dell'uomo. Una solitudine, però, piena di tante cose, tumultuante ancora di un passato
presente nelle sue conseguenze.
Una solitudine sbattuta da mille ricordi;
ma così precisi, così dettagliati; che sono realtà pesanti.
Ci ho trovato una solitudine non solo
Il Barbarigo
esterna.
Perchè oggi quell'anima vive realmente
senza un raggio di luce, senza una fiamma di
affetto vicina.
Ho inteso le sue parole consacrare quello
che avevo già compreso. Egli si sente solo. E
siamo in cento.
Solo! Perchè si è illuso di aver amato e di
essere stato riamato.
"Padre e figli"! Ma peri più furono parole.
E dove non c'è amore, c'è deserto.
In questo deserto di lui c'è però una vita
affollatissima: il peso del passato, concreto
nella situazione di oggi che schiaffeggia
realisticamente la sua faccia sfuggente.
E però tutta questa schiera di pesi ha radice, da parte di noi seminaristi, in una grande
incomprensione di primari valori soprannaturali. E lui ha detto di più: di noi studenti di
Teologia.
Sì. In questi tre anni ha dominato la
nostra lingua incosciente, il nostro modo di
vedere tutto naturale e ragionante; come mai
oggi io lo giudico tanto diversamente da ieri?
Perchè oggi comprendo almeno l'uomo che
ieri temevo? Perchè oggi condanno quello
che ieri mi sembrava giusto?
C'è stato in noi tanto naturalismo. Il
naturalismo nostro: ecco la causa che ha
sparso tanti veleni.
Stasera non giudico più. Voglio confortare questa solitudine.
14 novembre 1942
Dappertutto è diffusa un'aria di "principio della fine".
La realtà, come altre volte, sembra voler
tornare a deluderci.
Come dopo la catastrofe della Francia nel
1940.
Come dopo la preparazione dello sbarco
in Inghilterra.
Come dopo la fulminea vittoria balcanica
del '41.
Come dopo le incredibili vittorie iniziali
sulla Russia.
Come dopo le conquiste nipponiche del
1942.
Come dopo la penetrazione nostra in
Egitto.
E dall'altra sponda: speranze?
Come dopo i falliti sbarchi in Inghilterra
nel 1940.
Come dopo la disastrosa campagna di
Albania.
Come dopo l'inverno russo 1941-1942.
Come dopo l'intervento americano.
Come dopo le due disfatte marmariche in
Libia.
Come dopo il fiasco recente a Stalingrado.
Iddio solo conosce la realtà: perchè la dirige.
Ma certo la prima decade di questo rivoluzionario novembre di guerra ha colpito al
vivo l'Italia.
In attesa la rottura del fronte di E1
Alamein, perchè illusi di una sperata meta:
Alessandria; corno insistevano i soldati e la
inconscia propaganda.
Inattesissimo lo sbarco nell'Africa Settentrionale Francese, tanto come celerità quanto
come riuscita. A cui un pò controbilancia il
pag. 27
nostro arrivo in Corsica e sulle sponde mediterranee francesi.
Incredibile il nostro ripiegamento senza
reazione da Alamein a Tobruk; evacuata fin
da ieri.
Sin qui oscuro. E più oscuro nella campagna di Russia.
21 novembre 1942
Alla 3" e 4 a ora scolastica di stamane - storia ecclesiastica e dogmatica - mi sono letto
così, con un trasporto naturale e quasi irrazionale, le misteriose rivelazioni di Fatima,
secondo quanto criticamente ed oggettivamente dice il libro del Da Fonseca.
Sono ancora pieno di tutto quel mondo
soprannaturale.
Forse, al riguardo, non più il timore e
Tesai fazione con cu i a fine ottobre (quando si
perse E1 Alamein) parlai delle tre profezie per
una passeggiata intera. C'erano di mezzo,
allora, chiacchiere ed inesattezze.
Oggi invece all'esaltazione si è sostituita
una più grande fiducia.
La f a m i g l i a L e o p a r d i :
c h i la sera va a letto p r e s t o ,
chi la m a t t i n a si s v e g l i a tardi.
Nostra Consociatio....
Vivat, floreat, crescat.
Sì, Dio veramente ci governa. E' stata la
sua mano a permettere questi anni; ed insieme la scristianizzazione delle nazioni.
Tutto era preveduto; tutto, anzi, rilevato a
tre innocenti.
E tuttavia Dio lascia agli uomini la libertà:
anche di rovinarsi.
Come ci aveva dato quella di evitare questa seconda guerra.
E allora: è falso che le tristezze attuali
negano la Provvidenza Divina; che anzi ne
sono il frutto.
A gli uomini non si può credere; neanche
in politica. Lo stanno dimostrando anche i
fatti più recenti.
Darlan - il successore del collaborazionista Petain - era d'accordo con Roosvelt per lo
sbarco in Africa.
Il nostro esercito - che secondo le parole di
Rommel doveva essere ad Alessandria - ha
lasciato ieri Bengasi.
Stalingrado - che dal discorso di Hitler
sembrava di sicuro giocata per i Russi - gioca
ancora tenacemente la sua difesa estrema.
Don Lino Barzi
I problemi di
Tonino Pelosi
Il ponte della Badia
ULTIME NOTIZIE
Don Fabio Fabene
è dottore in Diritto Canonico.
Complimenti
e Auguri!
R e n a t o Casacca è stato n o m i n a t o , c o n Decreto del Ministro delle Finanze, Consigliere
del M u s e o Storico della Guardia di Finanza.
C h e bollo!!
*
* *
Vittorio Giusti è stato riconfermato nel
C o n s i g l i o di A m m i n i s t r a z i o n e della Banca
Cattolica a Montefiascone.
E' Consigliere da " u n a vita, tant'è c h e non
è solo Consigliere A n z i a n o m a . . . proprio vecchio!
C o m p l i m e n t i e auguri da parte di tutti e
b u o n lavoro.
Il nostro caro e validissimo latinista Tonino Pelosi è "oberatissimus" di lavoro. Sta,
infatti, traducendo in latino il nuovo Catechismo della Chiesa universale che dovrà essere
pronto per i primi mesi del 1993.
I problemi son tanti: ma a Tonino non li
crea nè la grammatica, nè la sintassi (ohibò! ! ! ).
Lo preoccupa il vocabolario: e non quello
della latinità classica (figurati !!!) ma quello
del l i n g u a g g i o m o d e r n o c h e n o n ha
corrispettivi nel vocabolario latino.
Dice Tonino: come si traducono questi
vocaboli: motivato, aggiornamento, in questo clima...?
Chi gli può dare una mano? Provateci!
Lui dice che un certo Monsignore, Segretario delle lettere latine, tradusse, una volta, il
vocabolo " b o m b a r d a m e n t o " con questo di
n u o v o c o n i o ( a n z i : f i o r di c o n i o ! )
"Bombardatio"!
Ma questo non è niente inconfronto a quel
che ricordava il Prof. Bresciani il quale diceva
che ci fu un tale che tradusse "Tosto che si
misero in marcia" così: " d u r u m quod se
miserunt in tabem"!
Forza Tonino! E poi facci sapere come hai
tradotto tutti questi nuovi vocaboli.
Comunque, i saluti di Tonino son sempre
graditi, fioriti, tonificanti.
Sono rivolti a ciascuno di voi e dicono così
"Valeas, vigeas, floreas... Te Deusincolumem
servet atque felicem ed multos sane annos".
Grazie Tonino: altrettanto!
Ranucci
Il Barbarigo
pag.28
Un pressante appello
di fratenità
Cari amici,
avete ricevuto tutti, nello scorso mese di
settembre, una mia circolare in cui lanciavo
Chi siano questi due giovani fisicamente,
lo potete vedere dalla foto qui pubblicata.
Quale sia la loro carica spirituale lo capite
leggendo la breve nota che essi hanno scritto
per il giornale. Con quattro pennellate sobrie
ma efficacissime ( e anche con qualche smagliatura lessicale e grammaticale... piacevolissima!) hanno detto proprio tutto. Anzi,
hanno dimenticato di dire che la loro Diocesi
è grande come tutto il Lazio.
Leggete e meditate; questi ragazzi sono la
speranza della loro Chiesa: per un avvenire
migliore umano e cristiano.
C'è qualcuno che osa tirarsi indietro?!!
Ranucci
un caloroso, pressante appello per aiutare
finanziariamente due giovani Seminaristi
Brasiliani attualmente residenti in Italia per
SEMINARISTI... una sfida per la vita
completare di studi della loro formazione
sacerdotale.
Al mio appello alcuni di voi hanno già
inviato la loro offerta generosa (piccola o
grande, non importa; più meritoria, se sofferta). Molti, però, anzi tantissimi, sono i ritardatari. E mancano soprattutto i Sacerdoti che
io credevo più sensibili. Adesso, anche dal
giornale, rinnovo l'appello che è ancora più
pressante,per ottenere da ciascuno di voi il
soccorso richiesto. Torno a fare il Frate
cercatore (non me ne vergogno: ma bussare
due volte alla stessa porta mi crea un certo
disagio psicologico) per un'opera buona
nella quale credo e che giudico giusta e corretta. Non mi lasciate solo, vi prego!
I due giovani Seminaristi Brasiliani
La nuova CRUSCA
...
Nel linguaggio corrente il
termine Barista indica l'attività di colui che è addetto ai
lavori del Bar.
Invece... c'è anche un altro
significato che è più autentico e consono alla lingua italiana; rimasto, però, finora
inesplorato e ignorato dagli
esperti del linguaggio. Barista è colui che costruisce le
Bare e cioè... le casse da
morto!
Siamo due seminaristi brasiliani. Veniam o dalla Diocesi di Propria, Stato di Sergipe,
nella regione nordest del Brasile. Nella
nostra diocesi troviamo grandi e difficili
sfide.
Nell'aspetto sociale, la maggior parte del
nostro popolo vive del lavoro bracciante
coltivando e raccogliendo canna, del lavoro
nelle piantagioni, e dei ricami. Spesso sono
delle persone segnate dalla fame, carestia,
bassa remunerazione, sfruttamento, ingiustizie, senza assistenza sanitaria, senza trasporto, senza scuola. Gli amministratori
della Regione molte volte ingannano quelli
più semplici e sprovvisti di cultura con
false promesse, comprando i loro voti. E'
tuttora molto forte il socialismo, poiché
molti proprietari sfruttano i lavoratori, e
detengono nelle loro mani grandi fasce di
terra, sovente senza produrvi niente. Molti
bambini vanno a scuola soltanto per la
merenda scolastica, poiché vedono che a
casa loro alle volte non c'è niente da mangiare. I giovani, vittime della violenza, della
droga, dell'incomprensione, della televisione, la maggior parte delle volte non hanno
accesso all'università. E nelle regioni rurali,
quando concludono i loro studi, sanno già
che questi studi non gioveranno a trovare
un lavoro. Dovuto forse a questa situazione
esiste un grande numero di analfabeti.
resa difficile anche dalla distanza e dal poco
agevole accesso ad alcuni luoghi di culto
(capelas). In talune di queste capelas si
celebrava la Messa tre o quattro volte
all'ann, poiché non abbiamo preti abbastanza, e il nostro popolo ha molto bisogno di
accompagnamento spirituale. Occorrono
anche nelle parrocchie persone che possono
aiutare nella catechesi dei giovani e dei
bambini, nella pastorale familiare e nell'approfondimento biblico.
Non abbiamo un seminario nella nostra
diocesi. Dobbiamo andare a un'altra città,
distante 1500 km dalla nostra diocesi. E con
molte difficoltà la diocesi sostiene i nostri
studi.
Attualmente
siamo
diciotto
seminaristi.
Come siamo arrivati qui? Nel corso di
quest'anno. D. Angelo e D. Gianni, parroci
di Lavinio, in contatto col nostro vescovo,
hanno saputo delle difficoltà della nostra
diocesi per la nostra formazione, e si sono
impegnati, insieme con la parrocchia, ad
accoglierci. Così ci accompagneranno durante tutti questi anni di studi, da concludersi possibilmente con la specializzazione.
Per noi, personalmente, sarà una sfida.
Ma la sfida di servire più profondamente
alla Chiesa e ai fratelli della nostra diocesi
ci dà il coraggio e la forza di studiare e di
Nell'aspetto religioso, c'è un ridotto numero di sacerdoti (sedici!) per la quantità
di cattolici che risiedono nel territorio
diocesano. La partecipazione religiosa è
Pensieri per una
buona notte
" T r e g e n e r i di u o m i n i s o n o d i s d e g n a t i d a D i o : colui c h e si a r r e s t a
immobile; colui che arretra invece
di a v a n z a r e ; c o l u i c h e
cammina
s e m p r e fuori s t r a d a " .
(S.
Agostino)
preparci
per
lavorare
nell'avvenire,
evangelizzando e formando i fedeli.
Jànison de Sàntos
Màrcio Gonzaga de Lima
S u p p l e m e n t o a «La Voce»
(VT)
di M o n t e f i a s c o n e
Direttore: Agostino Ballarotto
A u t o r i z z . T r i b . di V i t e r b o n ° 2 7 2 d e l 4 / 1 2 / 8 2
S p e d . a b b o n a m . post.le n° 144 - inf. 7 0 %
Redattore: Franco Ranucci
Stampato nel dicembre 1992
Fotocomposizione e stampa
Tipolitograf
di M . D e A n g e l i s - P a t r i z i
Via G a b r i n o Fondulo, 23 - R O M A
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