89° anno
LXXXIX
N. 8-9
Agosto-Settembre
2010
in cruce gloriantes
MENSILE DELL’AZIONE CATTOLICA TICINESE
Il futuro
è donna
In questo
numero:
2
Don Pio Camilotto
nuovo assistente generale
3
Azione Cattolica.
L’associazione del sì
5
Esperti in umanità
6-13
Spazio giovani
14
Grazie di cuore ai ragazzi
del 1° Maggio
15
Carmen Pronini:
“Missione compiuta!”
16
Riconoscenti per aver
accettato la sfida
17
Il potente motore
dell’amicizia
18
Storia di ordinaria
santità:
Madre Maria Serafina
20
Il teologo risponde
dall’associazione
Nominato dal Vescovo, prende il posto di don Massimo Gaia
Don Pio Camilotto nuovo assistente generale
È don Pio Camilotto, 62 anni, vicario
parrocchiale a Minusio, il nuovo assistente generale dell’Azione Cattolica
Ticinese. Prende il posto di don Massimo Gaia, parroco di Ascona.
La nomina del Vescovo, che con questa decisione dimostra la sua vicinanza alla nostra associazione, è del 2
agosto scorso. Si tratta di un momento importantissimo nella vita dell’AC
diocesana. Il primo appuntamento
che vivremo con don Pio è già in programma a fine settembre. Sarà infatti
lui a guidare il ritiro spirituale per tutta l’Azione Cattolica Ticinese (quindi
giovani, famiglie, adulti, donne…) in
programma il week end del 24 e 26
settembre (probabilmente a Quinto).
Sarà un momento in cui accogliere
ufficialmente il nostro nuovo assistente, alla presenza di tutti i membri
del Consiglio diocesano di AC.
Chi volesse partecipare al ritiro (tutti
possono farlo) può telefonare in Segretariato (allo 091 950 84 64) per
chiedere informazioni o comunicare
la propria iscrizione.
Ringraziando il Vescovo per la nomina e don Massimo Gaia per lo straordinario contributo che ha donato in
tutti questi anni all’Azione Cattolica
nella nostra diocesi, salutiamo con
gioia il nuovo assistente assicurando a
don Pio Camilotto la nostra fraterna
e totale collaborazione.
Avete rinnovato l’abbonamento di Spighe?
Da una verifica sugli abbonamenti 2010 abbiamo notato che molti non hanno ancora versato la loro quota.
Se non avete ancora provveduto al rinnovo del vostro abbonamento a Spighe
vi invitiamo a farlo al più presto.
Ricordiamo che l’abbonamento ordinario è di soli 25 franchi, mentre quello sostenitore (che serve anche ad aiutare
coloro che non possono permettersi l’abbonamento a prezzo pieno) è di almeno 30 franchi.
La rivista vive unicamente delle sottoscrizioni
dei suoi lettori e delle sue lettrici.
Senza il vostro sostegno, non potremmo esistere.
Vi ringraziamo di cuore!!!
2 Spighe Agosto-Settembre 2010
dal presidente
Nel nuovo anno pastorale ci affidiamo al Signore con disponibilità
Azione Cattolica. L’associazione del sì
Loreto si trova sospesa sulla terra
circostante e si affaccia sul mare.
Quest’estate nella grandiosa basilica
non c’era pressoché nessuno. Appoggiato alle semplici e povere pietre della Santa Casa di Nazareth, di
fronte a Maria, ho sentito che in
fondo la grandezza è tutta lì, essere
visitati dall’Alto, essere presi per
qualcosa di grande e dire un immenso sì, quel “si compia in me la tua parola”. Nelle nostre povere pietre del
quotidiano accogliere un disegno
immensamente più grande e bello,
anche nella fatica, nella routine, nel
sentirsi soli. Sono questi sì che cambiano la storia del mondo e allora in
fondo non è poi così difficile, accogliere una “parola” che vuole declinarsi nelle pieghe della nostra vita,
dando senso e prospettive nuove.
Vivere nella Chiesa come AC è per
noi una chiamata, personale e comunitaria. Non tutti ovviamente
fanno parte di AC, ma per noi il Signore ha pensato questa strada per
farci crescere e per farci incontrare
con Lui, rendendoci collaboratori e
corresponsabili dell’opera affidata
all’intera Chiesa. Non dobbiamo però correre il rischio di perderci nelle
cose da fare, da organizzare: siamo
laici cattolici in cammino, giovani,
adulti e famiglie chiamati prima di
tutto a un cammino di santità, a essere fratelli e sorelle in Cristo e non
solo per nostra volontà ma come accoglienza di un fatto che ci precede,
l’essere tutti figli di Dio.
Giovanni Paolo II nel 2004 a Loreto
aveva dato tre consegne all’AC
mondiale contemplazione, comunione, missione: devono essere il nostro pane quotidiano. “Carissimi vi
invito a rinnovare il vostro sì e vi affido tre consegne. La prima è “contemplazione”: impegnatevi a camminare sulla strada della santità,
tenendo fisso lo sguardo su Gesù,
unico Maestro e Salvatore di tutti.
La seconda consegna è “comunione”:
cercate di promuovere la spiritualità
dell’unità con i Pastori della Chiesa,
con tutti i fratelli di fede e con le altre aggregazioni ecclesiali. Siate fermento di dialogo con tutti gli uomini di buona volontà. La terza
consegna è “missione”: portate da
laici il fermento del Vangelo nelle
case e nelle scuole, nei luoghi del lavoro e del tempo libero. Il Vangelo è
parola di speranza e di salvezza per il
mondo.” (Giovanni Paolo
II, Angelus del 5 settembre
2004 a Loreto)
formazione con il Vescovo, i momenti unitari che ci fanno crescere
nella consapevolezza di essere AC.
“Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far
nulla.” (Gv 15,5) Non lasciamo andare le cose, anzi, sentiamoci protagonisti della vita delle nostre comunità! Stiamo vicini ai sacerdoti,
accogliamo le loro proposte, offriamo la nostra amicizia.
Facciamo come Maria: di fronte alle
cose grandi e piccole della vita diciamo semplicemente di sì. Sarebbe
bello se fossimo riconosciuti come
coloro che dicono questi sì: l’AC c’è
e dice di sì.
Davide De Lorenzi
Anche quest’anno avremo
tanto da “fare” (la missione): il Vescovo ci chiede
molto, i parroci un po’ meno, ma senz’altro dobbiamo
vegliare affinché il nostro
impegno sia sostenuto da
un reale cammino di santità e da una comunione
aperta e reale. Quindi preparandoci a vivere il nuovo
anno pastorale cercando di
riappropriaci di ciò che siamo, nella certezza che in
AC non solo “si fa” ma prima ancora “si è”: non manchiamo i ritiri, i momenti
di preghiera, i momenti di
Agosto-Settembre 2010 Spighe 3
la parrocchia
Le case nascondono drammi e raccontano la speranza della fede di molti
Esperti in umanità. Come i postini...
Ripartiamo da coloro che non incontriamo mai. Da quelle porte che
non abbiamo mai visto aperte. Da
quelle che crediamo non si aprirebbero mai al nostro passaggio. Il comando del Signore è di entrare nelle
case portando la sua pace. Dove
questa è accolta, in quella casa la pace entrerà. Là dove non è accolta, ci
si limiterà a scuotere la polvere dei
sandali.
Ma i sandali vanno impolverati, per
poterli scuotere. Non vanno tenuti
nella scarpiera per paura che si sporchino. Spesso invece pensiamo di
fare un favore quando non tentiamo
neppure di bussare a certe porte.
Crediamo di aver rispettato la libertà e la privacy. In realtà abbiamo solo messo da parte il vangelo e sprecato un’occasione per annunciarlo.
Cerchiamo piuttosto di imparare dagli esperti. Da coloro che sanno bene chi sta dietro ad una porta: dai
postini, dai medici, dai venditori a
domicilio. Ci sarebbero anche i topi
d’appartamento ma loro, certe informazioni, se le tengono per sé. Queste
persone conoscono bene ciò che accade tra le quattro mura domestiche.
Sanno tutto. A volte, basta loro uno
sguardo di ciò che viene esposto fuori dal pianerottolo o in giardino per
capire se in quella casa ci sono bambini, persone anziane, famiglie in
difficoltà, giovani single. Mi è capitato una volta di scendere sette piani
di un palazzo popolare, alla ricerca
di una famiglia che non sapevo esattamente dove abitasse. Cercavo un
nome sul campanello. E fuori c’era di
tutto: mobiletti da quattro soldi, giocattoli ingombranti, passeggini. So-
prattutto scarpe: guardandole capivi
da quante persone era composta la
famiglia, se erano giovani, se c’erano
bambini o adolescenti. Su una porta
c’era addirittura un biglietto: “Attenzione, la serratura è stata cambiata. Per informazioni rivolgersi in Polizia”.
Gli esperti (i postini, i medici, i venditori, i ladri…) “leggono” questi segnali e si adeguano alle persone che
incontreranno. Il senso della missionarietà è questo. Adeguarsi alla persona che si incontra affinché l’inestimabile ricchezza del messaggio
che si vuole portare giunga a destinazione nella sua integrità.
Il cardinale Martini, invitando la
Chiesa a fare esperimenti di vita più
semplice con poca burocrazia, citava
le visite alle famiglie. “È probabile scriveva - che con forme
semplici si riesca ad essere
missionari e a instaurare
nuovi contatti meglio che
non con un intero calendario di appuntamenti e
orari d’ufficio prestabiliti.
Purtroppo molte delle nostre parrocchie sono perfette organizzazioni burocratiche ma incapaci di
realizzare semplici visite
nelle case dove la gente vive”.
Le case nascondono drammi che non usciranno mai
dai muri e allo stesso tempo raccontano la speranza
della fede di tante persone.
La visita alle famiglie distacca il prete dalla tentazione delle cose che ci sono
sempre da fare in chiesa, dalle carte
da riordinare; lo schioda dall’intimismo e lo allontana dalla sicurezza
della parrocchia per avviarlo verso il
largo.
Come il prete, anche noi laici cristiani dobbiamo imparare ad incontrare le persone a casa loro. Non come fanno i testimoni di Geova, che
hanno solo certezze indiscutibili e
lezioni imparate a memoria da imporre. Ma come fa il samaritano, che
si china sulla sofferenza dell’altro
soltanto per condividerla e alleviarla. O come lo sposo che fa festa con
gli amici perché la felicità è contagiosa.
(4 – continua)
Luigi Maffezzoli
Agosto-Settembre 2010 Spighe 5
primo maggio
I frutti della giornata: raccolti quasi 2 mila franchi per i cristiani perseguitati
Grazie di cuore ai ragazzi del 1° Maggio
Questa la bella lettera di ringraziamento inviata a Giusy Pronzini, organizzatrice della giornata del 1°
Maggio, dall’associazione “Aiuto alla
Chiesa che Soffre”. È un grazie rivolto a tutti i bambini e ragazzi che con
la loro azione hanno permesso di
raccogliere quasi 2 mila franchi per
14 Spighe Agosto-Settembre 2010
sostenere i cristiani che nel mondo
si trovano in difficoltà e nella sofferenza.
dall’associazione
Cambio al vertice dell’UFCT. Appello per la Montanina di Camperio
Carmen Pronini: “Missione compiuta!”
Due le assemblee, distinte ma intimamente connesse, tenutesi giovedì 5 agosto alla Montanina di Camperio.
La mattina si è aperta con l’assemblea ordinaria dell’Unione Femminile Cattolica Ticinese (UFCT).
Davanti ad una trentina di aderenti,
Carmen Pronini ha ripercorso brevemente, nella sua ultima relazione
da presidente, la storia di questo sodalizio che nella sua storia quasi secolare (ricorrono quest’anno i suoi
90 anni di vita) ha attraversato le vicissitudini di questo secolo breve,
arrivando ad avere nel 1930, 13 mila
iscritte in oltre 200 gruppi parrocchiali diffusi in tutto il Cantone.
Molte sono state in questi anni le sfide che queste donne hanno superato
e vinto. La prima e più importante è
quella di non essersi mai, in nessuna
occasione, arrese. Neppure nella bufera del ’68, neppure in questi ultimi
anni, dove l’età che avanza e la fatica di tante battaglie sostenute,
avrebbe potuto consigliare la resa. E
se nel 1999 mons. Eugenio Corecco
invitò a riflettere su una possibile rinascita dell’Azione Cattolica, poté
farlo proprio perché c’erano ancora
loro: le donne dell’Unione Femminile che raccolsero l’invito, assumendolo come una loro priorità per
gli anni a venire.
la sua indipendenza e i suoi statuti.
Ma dinnanzi all’incalzare del tempo,
ha proseguito Carmen Pronini, con
gli anni si è fatta sempre più urgente
la necessità di tentare di rinnovare
le file dell’associazione. Al punto tre
dell’ordine del giorno c’era, infatti,
una trattanda legata alla nomina di
una nuova presidente. Per acclamazione è stata eletta la giornalista Corinne Maffezzoli-Zaugg. Nel suo primo discorso, la neo eletta ha ribadito
oltre alla riconoscenza a chi l’ha preceduta, la volontà di indirizzarsi in
maniera più mirata alle donne di età
compresa tra i 45 e i 65 anni: età impegnativa che vede le donne affrontare (spesso da sole) importanti
cambiamenti familiari, sociali, fisici.
L’impegno, pertanto, sarà quello di
condividere nella fede questo tratto
di strada. E a questo proposito è stato presentato già un fitto calendario
di appuntamenti.
Salviamo la Montanina!
Il pomeriggio si è aperto, poi, con la
seconda assemblea ordinaria; quella
della Cooperativa “La Favilla” che
gestisce la casa “La Montanina” di
Camperio. Lo scorso inverno, a causa dell’inverno particolarmente rigido, la casa ha subito un grave danno
di infiltrazione d’acqua.
L’architetto valmaggese Gabriella
Tomamichel, chiamata inizialmente
per rinnovare i locali della cucina, si
è così vista costretta a dare la priorità al contenimento dei danni e a
proporre una soluzione a questa
emergenza. Pertanto l’assemblea si è
trovata a dover affrontare due gravose decisione. Autorizzare la spesa di
300 mila franchi per la rimessa a
nuovo del tetto e lavori correlati e il
rinnovo degli spazi della cucina per
una cifra pressoché uguale.
Se per il tetto l’unanimità dell’assemblea ha deciso di avviare un mutuo e di procedere quanto prima alla
realizzazione dei lavori, per la cucina
è stato deciso di riunirsi in un’assemblea straordinaria fissata tra due mesi, per riesaminare la questione alla
luce di nuove varianti progettuali e
alla possibilità di trovare, nel frattempo, sponsor che sostengano in
parte i pesantissimi oneri finanziari
a cui “La Montanina” deve far fronte se vuole continuare ad essere
quello che è sempre stata: una casa
di accoglienza e formazione cristiana
per bambini e ragazzi e una tranquilla meta di vacanza per famiglie e anziani.
“Missione compiuta” si può oggi dire: l’Azione Cattolica è ripartita ridiventando una presenza all’interno
delle parrocchie ticinesi mentre
l’Unione Femminile ha conservato
Agosto-Settembre 2010 Spighe 15
dall’associazione
Corinne Zaugg nuova presidente dell’Unione Femminile Cattolica Ticinese
Riconoscenti per aver accettato la sfida
Quando il Signore vuole qualcosa,
manda anche le persone che possono essere strumento per realizzarlo.
Così è stato per l’Azione Cattolica
unitaria, così lo è ora per l’UFCT
che saluta la nuova presidente come
un dono.
Siamo davvero molto riconoscenti
a Corinne per aver accettato con
coraggio questa sfida e la ringraziamo di cuore, convinte che con le
sue doti e competenze, la sua preparazione professionale e familiare, la
sua sensibilità femminile, riuscirà a
raggiungere l’obiettivo che si è prefisso: indirizzarsi in maniera più mirata alle donne di età compresa tra i
45 e i 65 anni (età impegnativa che
vede le donne affrontare spesso da
sole importanti cambiamenti familiari, sociali, fisici) per condividere
con esse nella fede questo tratto di
strada.
Noi l’accompagneremo con la pre-
ghiera fraterna e l’amicizia, sostenendo le varie iniziative che proporrà.
Un cordiale invito lo rivolgiamo a
tutte quelle persone che nella loro
adolescenza e giovinezza sono venute a contatto con l’Azione Cattolica
Femminile o con la “Montanina”
per vivere momenti significativi di
crescita, di formazione e di svago,
perché, se interessate, prendano
contatto con la nuova presidente
per conoscere i progetti e gli appuntamenti previsti.
Alle nostre aderenti di sempre diciamo che accanto al nuovo, continuerà pure nella fede e nell’amicizia
il cammino di chi, ormai in età più
avanzata, ha tenuto accesa la lampada con costanza e fedeltà.
Avremo occasione prossimamente,
ricordando il 90ennio dell’Associazione, di dare uno sguardo alla storia, ai cambiamenti epocali che si
sono succeduti, alle responsabilità
antiche e recenti delle donne all’interno della società, della famiglia,
della Chiesa, e il loro impatto con i
mutamenti sopraggiunti.
Buon cammino, Corinne!
Carmen Pronini
L’Unione fa la donna
Il 24 ottobre l’Unione Femminile Cattolica Ticinese compie 90 anni.
L’assemblea costitutiva si tenne infatti a Lugano nel 1910.
Per l’occasione, l’Azione Cattolica pubblicherà
un quaderno che ne rievoca la storia.
Copie di questo libretto (il costo è assai contenuto: 2.– franchi)
possono essere richieste in Segretariato a partire dal mese di ottobre.
16 Spighe Agosto-Settembre 2010
dall’associazione
Si apre una nuova stagione per l’associazione delle donne cattoliche
Il potente motore dell’amicizia
A dare un’ulteriore testimonianza di
una fedeltà durata tutta la vita, alla
Montanina, il 5 agosto scorso, per
l’annuale assemblea generale c’erano
tutte le donne che l’età troppo avanzata o la malattia non hanno costretto a rinunciare. Una trentina di
donne la cui vita ha coinciso con la
storia dell’Unione Femminile Cattolica Ticinese, anzi ha fatto UFCT!
Ad essa hanno dedicato, non solo il
tempo libero - come si suole fare oggi - ma l’hanno fatta diventare parte
della loro vita: portandola nel loro
ambiente, nella loro famiglia, nel loro lavoro.
Grazie a loro e a chi le ha precedute
l’UFCT ha potuto attraversare le
profonde trasformazioni di questo
ultimo, veloce secolo, senza soccombervi, senza diventare altro da sé.
Grazie a loro l’UFCT non solo oggi
c’è ancora, ma ha costituito la base
da cui far ripartire, nel 1989, l’Azione Cattolica tutta. Poi, con quella
generosa lungimiranza che ha sempre caratterizzato il suo operato, ha
preso una nuova, per certi versi sbalorditiva, decisione: ricominciare
con modi nuovi e forse più adeguati
ai tempi, puntando su persone nuove, lasciando spazio a stili e linguaggi nuovi. Una decisione straordinariamente “giovane”, rivoluzionaria e
coraggiosa.
ricchezza, ma anche la fragilità e il
peso. A motivarmi, certamente, ha
contribuito la fiducia che sin dal primo momento ho avvertito, la forte
comunione di intenti e la concreta e
urgente necessità di raggiungere le
donne, cuore e centro delle famiglie,
con il messaggio forte, coinvolgente,
rivoluzionario del Vangelo. Un messaggio che una fetta sempre più vasta di persone sembra avere deciso
che non fa per loro.
Convincerle del contrario, dotarle
nuovamente di questa “quinta marcia” per affrontare le difficili sfide che
la quotidianità propone, sarà l’ obiettivo principale che questa nuova
UFCT si propone. Si tratterà di andare a cercare le persone dove si trovano, incontrandole dove vivono,
facendole incontrare tra di loro. Il
tutto attraverso il potente motore
dell’amicizia. Non si tratterà di inventare nuove cose, sovrapponendo
incontri ad incontri, serate su serata,
ritiri su ritiri. Consapevoli che, almeno inizialmente, le nostre forze sono
esigue, cercheremo di frequentare insieme quello che già c’è. Usufruendo
delle ricchezze che in questo senso,
fortunatamente non mancano nella
nostra diocesi. Il programma, su cui
torneremo nel prossimo numero di
Spighe, si svilupperà in due direzioni.
Da un lato lavoreremo su un progetto che interesserà tutta la diocesi
coinvolgendo le singole parrocchie
su tutto il territorio, dall’altro, già a
partire da settembre, prenderanno
avvio nel Mendrisiotto alcune attività con cadenze regolari che si rivolgono principalmente alle donne di
età comprese tra i 45 e i 65 anni.
Forte della solidarietà che ho sentito
intorno a me, sin dai miei primi contatti con l’UFCT, del sostegno e
dell’amicizia del presidente dell’Azione Cattolica, Davide de Lorenzi e
della segretaria generale Rina Ceppi, entrambi intervenuti nel corso
dell’assemblea della Montanina, mi
accingo ad iniziare questo mio cammino con voi al mio fianco, accanto
alle grandi figure a cui da sempre si
ispirano i miei passi: Santa Teresa
d’Avila, Santa Teresa del Bambin
Gesù, Madeleine Debrêl e Hetty
Hillesum.
Corinne Zaugg
A questo punto intervengo io. Contattata due anni fa da Carmen Pronini, non ho (stranamente, mi viene
da dire) avuto dubbi a dire il mio sì
alla proposta di prendere in mano
questa eredità di cui avverto tutta la
Agosto-Settembre 2010 Spighe 17
riflessioni
Dal Carmelo di Locarno Monti la straordinaria biografia di una monaca
Storia di ordinaria santità: Madre Maria Serafina
Madre Maria Serafina dei Sacri
Cuori fu chiamata – con Madre
Maria Stefania della Corte Celeste
e Madre Maria Beatrice del Sacro
Cuore – dal vescovo Angelo Jelmini a fondare il Monastero carmelitano ticinese, quello di San Giuseppe a Locarno Monti.
Le stesse consorelle, che ora hanno
pubblicato un libro a lei dedicato,
definiscono le tre Madri (che al
momento della loro professione religiosa hanno scelto nomi angelici
che richiamano già il Paradiso piuttosto che una istituzione terrena…)
le “tre pietre di fondamento del nostro Carmelo”.
E, riferendosi a Madre Maria Serafina dei Sacri Cuori, la “terza nota di
una sinfonia d’amore che continuerà nel tempo a lode di Dio, per il
bene dei fratelli, a servizio della
Chiesa in Ticino”.
La decisione delle monache carmelitane scalze di Locarno – alle quali
18 Spighe Agosto-Settembre 2010
la stessa Azione Cattolica Ticinese
deve moltissimo per l’incessante sostegno spirituale e il ricordo nella
preghiera – di pubblicare la biografia di Madre M. Serafina (intitolata
“In un silenzio d’amore nel giardino
degli Angeli” come lei chiamava il
Carmelo) nasce dal desiderio di far
conoscere ai lettori l’esemplare figura di questa carmelitana. A favorire
questo lavoro, la ricchezza di documenti (scritti spirituali, diari, memorie, lettere) conservati nell’archivio monastico, che “conferma,
amplia e approfondisce il ricordo
che abbiamo di lei, noi, sue consorelle per lunghi anni”.
Maria Serafina dei Sacri Cuori nasce a Roma l’8 febbraio 1904. Terzogenita della famiglia Ronconi, le
viene dato il nome di Giulietta.
Il papà Francesco e la mamma Rosa
Cappellacci (discendente da una
famiglia ticinese immigrata in Italia) vivevano i veri valori della vita
coniugale in una religiosità semplice ma profondamente calata nella
prassi di ogni giorno. Questa famiglia donerà al Carmelo, oltre a Madre Maria Serafina, anche altri due
figli: Padre Bernardino di S. Agnese
e Madre Maria Stefania della Corte
Celeste che, come abbiamo visto, fu
fondatrice del Monastero di Locarno. Ventenne, Giulietta entrò nel
Monastero romano di S. Egidio e il
22 gennaio 1926 fece la sua professione religiosa.
Nel 1946 viene costituito (all’inizio
clandestino a causa di vecchie leggi
proibitive) il Carmelo ticinese. Da
Roma, Madre Maria Stefania e Madre Maria Beatrice vengono accompagnate da mons. Jelmini a Locarno, nel palazzo Balli, prima sede
della poverissima comunità carmelitana. L’anno seguente, le due fondatrici saranno raggiunte da Madre
Maria Serafina.
Dotata da Dio, sin dall’infanzia, di
grazie mistiche, seppe occultarle
nel suo cuore innocente e semplice
vivendo unita al “suo Gesù, anima
della sua anima”, con lo sguardo rivolto al Cielo, nel silenzio e nel nascondimento, in continua orazione
per la Chiesa e per il mondo intero.
Nel presentare il volume, don Alessandro Pronzato sottolinea – con
l’efficacia che contraddistingue la
sua penna – come la vita di questa
monaca sia all’apparenza del tutto
“normale”. Poi però “se si riflette
con calma, si intuisce che sotto la
crosta di quell’apparente normalità,
c’è qualcosa che non è affatto normale, che quella semplicità è una
cosa tutt’altro che semplice, (...)
che quell’ingenuità, quella gioia infantile affondano le radici in un
terreno misterioso e di rara profondità”.
Madre Maria Serafina dei Sacri
Cuori morì nella serena alba del sabato 18 maggio 1996 sorridendo alla Madre di Dio che, secondo la sua
predizione, sarebbe venuta “a prenderla per portarla a Casa”.
Monastero Carmelo S. Giuseppe
Locarno Monti, In un silenzio
d’amore nel giardino degli Angeli,
Editrice Ancilla, Conegliano,
2009, 15€.
A 75 anni dalla morte di
mons. Aurelio Bacciarini
Il 27 giugno scorso è stata celebrata a Lavertezzo, suo paese natale,
una Messa in occasione del 75° anniversario
della morte di mons. Aurelio Bacciarini.
Per assoluta mancanza di spazio
siamo costretti a rimandare al prossimo numero di ottobre
il ricordo di quella giornata.
Agosto-Settembre 2010 Spighe 19
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il teologo risponde
Donne preti: essere pastori richiede il martirio, non il sesso
Si parla in questi giorni della freddezza con la quale gli inglesi accolgono il
Papa. Fra i motivi di questo scetticismo vi è anche l’opposizione della Chiesa
cattolica al sacerdozio femminile, che invece gli anglicani riconoscono. Perché
le donne non possono diventare preti?
L’opposizione del Magistero cattolico
ed anche di tutta la Chiesa ortodossa
si appoggia sul fatto che Gesù non ha
chiamato al servizio apostolico delle
donne, pur avendole elette a testimoni della sua morte e risurrezione.
Questa è un’esclusione voluta o semplicemente ispirata alla vita sociale
d’allora, che vedeva nella donna più
un oggetto che una persona? A questa domanda non possiamo rispondere in modo apodittico. Dato che molte Chiese evangeliche prevedono
oggi il presbiterato e l’episcopato per
la donna, sarà interessante osservare
i risultati che questa apertura darà: se
le predette Chiese si rinnoveranno
quantitativamente e qualitativamente, dovremo ammettere che questo
passo fu benefico. Finora mi pare di
non aver costatato nulla di particolare. Ho solo notato che le ordinate ci
tengono al colletto e ai paramenti
sontuosi. La credibilità di un servo
del popolo di Dio non si deduce
dall’abito (nei primi secoli non si aveva alcuna differenza tra il vestito dei
preti e quello dei laici, e solo attorno
al Vaticano I si è sviluppato l’uso della talare), ma dal comportamento.
Quando avremo le prime donne ve-
scovi o preti martirizzate, riceveremo
un segno eloquente che ci farà riflettere. Il ministero ordinato non ha
nulla di onorifico. Chi serve in prima
fila il Pastore è anche in prima fila a
dare la sua vita per il gregge. Vescovo
e preti hanno una funzione profetica
e non solo “sciolgono”, ma anche “legano”. La Parola di Dio che annunciano deve snidare il male del mondo, il mammona dell’iniquità. Si
pensi alla esportazione incontrollata
di armi e di droga, allo sfruttamento
per ignobili fini di donne e ragazzi, alla schiavitù ancora imperante per milioni di lavoratori, alla vergognosa ricompensa data ai manager per
rapporto ai bassissimi salari degli
operai, allo spreco blasfemo delle
energie del creato: i Pastori della
Chiesa devono avere il coraggio di
“legare” e cioè di denunciare tutto
quanto lede la dignità della persona
umana, tempio del Signore. Più noi
predichiamo con coraggio la Parola,
più siamo perseguitati e arrischiamo
di morire martiri. Se le donne che
hanno assunto il ministero di presbitero e di vescovo morranno spesso
martiri, ci convinceremo che hanno
saputo servire il gregge come Gesù e
20 Spighe Agosto-Settembre 2010
in Gesù, e anche la prassi della Chiesa cattolica e ortodossa potrà mutare.
Essere pastori nell’unico Pastore non
implica per la rivelazione del Nuovo
Testamento una particolare dignità,
che si indica con stracci variopinti,
ma esige il dono della vita per il gregge. Evocando il sacco di Roma si ricordano le guardie svizzere che diedero la vita per il Papa. Sarebbe stato
molto più evangelico che il Papa
avesse dato la vita per i suoi fratelli.
don Sandro Vitalini
Responsabile: Luigi Maffezzoli
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