Istituto MEME associato a Université Européenne Jean Monnet A.I.S.B.L. Bruxelles La violenza di genere: analisi del fenomeno e delle sue conseguenze Scuola di Specializzazione: Scienze criminologiche Tesista Specializzando: Rosamaria D’Antuono Anno di corso: Primo Modena: 3 settembre 2011 Anno Accademico: 2010-2011 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 Indice dei Contenuti 1. Introduzione .................................................................................................... 3 2. La violenza sulle donne: cenni storici ............................................ 7 3. La violenza di genere: dati statistici ...........................................10 4. Le forme della violenza di genere: la violenza psicologica ..........................................12 5. La violenza economica ..........................................16 6. La violenza sessuale ..........................................20 7. La violenza domestica .........................................24 8. La violenza fisica ..........................................26 9. La violenza assistita ..........................................27 10. Il ciclo della violenza ..........................................29 11. Le conseguenze e le risposte delle vittime .........................................32 12. Violenza di genere: l’evoluzione della legge ........................................35 13.L’ intervento concreto ........................................40 Conclusioni .......................................43 Bibliografia-Sitografia ........................................45 ___________________________________________________________________ 2 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 1. INTRODUZIONE La violenza sulle donne non ha tempo né confini, è endemica e non risparmia nessuna nazione o paese, industrializzato o in via di sviluppo che sia. Non conosce nemmeno differenze socioculturali, vittime ed aggressori appartengono a tutte le classi sociali, perché al di là di quello che viene mostrato tutti i giorni dai media, il rischio maggiore sono i familiari, mariti e padri, seguiti dagli amici, vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro. Secondo l‟OMS una donna su cinque ha subito, nel corso della sua vita, abusi fisici o sessuali da parte di un uomo.1 Concettualmente la violenza di genere è la violenza perpetrata contro donne e minori, basata sul genere, ed è ritenuta una violazione dei diritti umani. Questa terminologia è largamente utilizzata sia a livello istituzionale che da persone e associazioni di donne che operano nel settore.2 Parlare di violenza di genere in relazione alla diffusa violenza su donne e minori significa mettere in luce la dimensione “sessuata” del fenomeno in quanto manifestazione di un rapporto tra uomini e donne storicamente diseguali che ha condotto gli uomini a prevaricare e discriminare le donne, quindi come uno dei meccanismi sociali decisivi che costringono le donne ad una 1 www.mediterraneacav.it 2 It.wikipediaorg/ Violenza di genere ___________________________________________________________________ 3 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 posizione subordinata agli uomini. Questo è quanto viene rilevato nell‟introduzione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione della violenza contro le donne del 1993 che, nell‟art.1, descrive la violenza contro le donne come qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata. Concettualmente la violenza sulle donne, perpetrata all‟interno di una relazione intima, può essere inserita all‟interno di due categorie: la violenza familiare, che include inoltre gli abusi sui minori e sugli anziani, e la violenza sulle donne, fenomeno vasto e comprendente anche le molestie sessuali sul luogo di lavoro, gli stupri di guerra, le aggressioni sessuali da parte di sconosciuti e tutte le altre forme di violenza, come l‟acidificazione del volto in Bangladesh o l‟infibulazione, dettate da contesti socio culturali che discriminano la donna e negano i suoi diritti. La violenza sulle donne, solo da pochi anni è diventato tema e dibattito pubblico, mancano politiche in contrasto alla violenza alle donne, ricerche progetti di sensibilizzazione e di formazione. E‟ ancora oggi, purtroppo, un errore comune credere che la violenza di genere sia un fenomeno poco diffuso. Invece è un fenomeno esteso ma per certi versi ancora sommerso e per questo ___________________________________________________________________ 4 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 sottostimato. Sono moltissime le donne che hanno alle spalle storie di maltrattamenti ripetuti nel corso della loro vita. Inoltre, come già precedentemente accennato, la violenza verso le donne non riguarda solo le fasce sociali svantaggiate, emarginate o deprivate. Invece è un fenomeno trasversale che interessa ogni strato sociale, economico e culturale senza differenze di età religione o razza. Spesso si crede che le donne siano più a rischio di violenza da parte di uomini a loro estranei, invece i luoghi più pericolosi per le donne sono la casa e gli ambienti familiari. Gli aggressori più probabili sono i loro partner, ex partner o altri uomini conosciuti: amici, familiari, colleghi, vicini di casa. Inoltre, come molti studi documentano, neppure è possibile individuare il tipo del maltrattatore: non sono determinanti né razza, né età o condizioni socio-economiche o culturali. I maltrattatori non rientrano in nessun tipo specifico di personalità o di categoria diagnostica. A partire dagli anni settanta, il movimento delle donne e il femminismo in Occidente, hanno iniziato a mobilitarsi contro la violenza di genere, sia per quanto riguarda lo stupro che per quanto riguarda il maltrattamento e la violenza domestica. Le donne hanno messo in discussione la famiglia patriarcale e il ruolo dell‟uomo nella sua funzione di “marito/padre-padrone”, non volendo più accettare alcuna forma di violenza esercitata su di loro fuori o dentro la famiglia. ___________________________________________________________________ 5 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 La violenza sulle donne, in qualunque forma si presenti, ma in particolare quando si tratta di violenza familiare, è uno dei fenomeni sociali più nascosti, è considerato come punta dell‟iceberg dell‟esercizio di potere e di controllo dell‟uomo sulla donna e si mostra in diverse forme: come violenza fisica, psicologica e sessuale fuori e dentro la famiglia. Già negli anni settanta le donne hanno creato i primi centri antiviolenza e le case delle donne per ospitare donne che hanno subito violenza e che potevano trovare ospitalità nelle case rifugio gestite dalle associazioni di donne. In Italia, i primi centri antiviolenza sono nati solo alla fine degli anni novanta ad opera di associazioni di donne provenienti dal movimento delle donne, tra cui la “casa delle donne per non subire violenza” di Bologna e la “casa delle donne maltrattate” di Milano. ___________________________________________________________________ 6 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 2. La violenza sulle donne: cenni storici In quasi tutte le società tradizionali, le donne hanno sempre vissuto situazioni di subordinazione e discriminazione. L‟istruzione, ad esempio, fino a non troppo tempo fa era limitata all‟apprendimento delle abilità domestiche; non avevano alcun accesso a posizioni di potere e il matrimonio è stato quasi sempre considerato come un mezzo necessario per garantire alla donna sostegno e protezione. In caso di maltrattamento o di mancato mantenimento, una donna sposata aveva poche possibilità di rivalersi. Nel diritto romano, la moglie era un vero e proprio “possesso” del marito, in quanto tale, la donna non godeva del controllo giuridico né della sua persona, né dei suoi figli o dei suoi possedimenti. Anche durante il Medioevo, il diritto feudale prevedeva che la terra si tramandasse per discendenza maschile. Le eccezioni dell‟antica Babilonia e dell‟antico Egitto, dove le donne godevano di proprietà e a Sparta, dove amministravano di fatto l‟economia furono dunque fenomeni isolati.3 Giuridicamente, la donna, in alcuni paesi del Medio Oriente ad esempio, oltre ad essere costretta a indossare abiti finalizzati a nasconderne fattezze e lineamenti e movenze, “vale” appena la metà di un uomo. Per rendere chiara l‟idea: se per condannare un accusato di sesso maschile è necessaria la testimonianza di 3 Vera Slepoj, Le Ferite delle Donne, "Saggi". ___________________________________________________________________ 7 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 almeno quattro persone, per un accusato di sesso femminile di testimoni ne servono appena due. Pure a condanna avvenuta, inoltre, vi sono discriminazioni. E‟ facile, infatti, per lo stesso reato, vedere l‟uomo cavarsela con una semplice multa mentre alla donna non vengono risparmiate neppure le pene più infami o dolorose, come quelle corporali. La poligamia, inoltre, è tuttora legale per gli uomini in molti stati islamici. Ma guai se una donna, in quegli stessi paesi, dovesse essere sorpresa in flagranza di adulterio. Oltre all‟onore perderebbe anche la testa. Tematiche scottanti da noi in Italia sono le pratiche dell‟escissione e dell‟infibulazione, mutilazioni rituali assai pregiudizievoli per la femminilità, categoricamente vietate dal nostro codice ma talvolta praticate di soppiatto, in clandestinità, da medici compiacenti in luoghi non adatti in quanto a igiene e attrezzature, con grave pericolo di vita per chi vi fa ricorso. Si tratta di usanze dolorose e devastanti per le donne, finalizzate al controllo dell‟uomo sulla sessualità femminile, tribalismi che da noi fortunatamente sono fuorilegge ma che in molte zone dell‟Africa islamica rappresentano purtroppo prassi quotidiana. Nel novecento nei paesi industrializzati la donna sembra aver definitivamente raggiunto l‟uomo nei diritti sulla carta, ad esempio con il diritto al voto o alla possibilità di svolgere professioni una volta riservati all‟uomo (ad esempio la carriera militare). Nel concreto, però, forme di violenza fisica, psicologica ___________________________________________________________________ 8 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 ed economica non si sono estinte e restano una piaga della società di cui le donne sono le uniche vittime. L'Occidente ha conosciuto, negli ultimi decenni, un cambiamento repentino e radicale di ruoli e costumi. E' possibile che il maschio occidentale viva un momento di disorientamento, di crisi di identità, in cui sente il proprio secolare potere vacillare al cospetto di donne sempre più autonome, emancipate e talvolta spregiudicate. La frustrazione, dicono i manuali di psicologia, genera aggressività e sembra possibile che la condizione di crescente insicurezza esistenziale, anche sul piano economico, in cui vive l'uomo contemporaneo, contribuisca ad accrescerne la distruttività. Il primo passo da compiere sarebbe quello di cercare di modificare le culture dove il maschio ha ancora una posizione dominante e troppi privilegi da difendere. Compito non facile, se non impossibile, laddove c‟è chiusura mentale e adesione totale ai dogmi della tradizione. ___________________________________________________________________ 9 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 3.Violenza di genere: dati statistici Secondo una ricerca Istat del 2007 sono quasi tre milioni (il 14% del totale) le donne che in Italia hanno subito violenza. Nel 13% dei casi si tratta di violenza sessuale, nel 33% di violenza economica, nel 51% di violenza fisica e nel 65% di violenza psicologica. Il totale è superiore al 100% in quanto più donne hanno subito diversi tipi di violenza. In moltissimi casi (oltre l‟88%) la violenza viene definita “domestica”, in quanto inflitta da partner o da ex partner (l‟82%) oppure da parenti, nel 6,4% dei casi. Amici e conoscenti sono autori della violenza nel 4,5% delle occasioni, mentre il restante 7,1% ha come protagonisti sconosciuti. La violenza domestica è da intendersi come violenza maschile contro le donne in casa, che implica dunque una relazione di intimità o familiare.4 Raramente le donne denunciano gli abusi subiti. Eppure spesso si tratta di violenze gravi che provocano lesioni sui corpi femminili. E non meno gravi sono le ferite psicologiche. Le donne aggredite provano paura, rabbia, insicurezza, perdita di autostima e di fiducia negli altri. Esiste poi in letteratura una vera e propria sindrome psichiatrica, denominata Disturbo Post-Traumatico da stress, che colpisce le donne vittime di violenza. È caratterizzato da ansia, irritabilità, attacchi di panico, insonnia, disturbi del comportamento alimentare ed è inserito nel DSM IV, il manuale internazionale 4 www.istat.it ___________________________________________________________________ 10 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 che classifica tutti i disturbi psichiatrici. Recentemente le ricerche psicologiche hanno dato rilievo ad una forma di violenza contro le donne molto diffusa, il cosiddetto stalking cioè il comportamento, prevalentemente maschile, caratterizzato da persecuzione reiterata, molestie asfissianti, appostamenti, intromissione nella vita privata verso una persona generalmente di sesso opposto. La violenza sulle donne non è naturalmente soltanto un problema italiano. Secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della propria esistenza. Una ricerca dell'Harvard University ripresa dall'Onu (2003) afferma che la prima causa di morte o d'invalidità nel mondo per le donne non è la malattia, la guerra o gli incidenti stradali, ma la violenza domestica (anche sessuale) subita dalla donna da parte del marito, del partner, del genitore, a volte del figlio. Sulle cause di tanto accanimento sull'integrità psicofisica della donna ancora si discute. Esistono delle differenze biochimiche e ormonali, dei diversi livelli di testosterone e di serotonina, una differente forza fisica tra esponenti di sessi diversi. Ma la fisiologia forse è la spiegazione meno attendibile dei comportamenti vessatori. Più importanti appaiono i motivi culturali, come il prevalere, nelle società patriarcali, del maschio, che monopolizza potere e conoscenza e tende ad escludere le femmine. ___________________________________________________________________ 11 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 4. Le forme della violenza di genere: la violenza psicologica Ogni giorno i mezzi di comunicazione, riportano atti di grave violenza perpetrati all‟interno delle mura domestiche, sia tra coniugi che tra genitori e figli. La violenza in famiglia di cui però si parla e che balza subito in prima pagina è soltanto quella che assume connotati di gravità tali da non potersi tacere, ossia quando integra forme di reato contro la persona di eccezionale gravità, come l‟omicidio. In realtà, oltre alla violenza intrafamiliare evidente, che non può essere negata, ne può esistere un‟altra, che dietro le apparenti relazioni familiari “perfette”, nasconde una realtà inquietante segnata da conflitti sommersi, feroci cattiverie quotidiane, atteggiamenti svalutativi, determinando quella che viene comunemente definita come violenza psicologica.5 La violenza psicologica rappresenta uno dei livelli più profondi e insidiosi tra le varie violenze all‟interno delle mura domestiche,è una delle più potenti strategie di potere e controllo che presiedono ai maltrattamenti. Non è facile parlare di violenza psicologica, perché in realtà spesso la violenza all‟interno di una coppia viene banalizzata o negata, vedendo in essa un semplice rapporto di dominazione. Ma negare la violenza che certi attacchi hanno sulla donna, significa negare la profondità che la ripercussione psicologica di queste 5 - Sandra Filippini, Relazioni perverse. La violenza psicologica nella coppia, Franco Angeli, 2005. ___________________________________________________________________ 12 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 molestie hanno sulla donna. La violenza subita è spesso molto sottile e non ci sono tracce evidenti sul corpo, come nel caso della violenza fisica, ma quello che accade in realtà in questa tortura emotiva, è un tentativo violento di distruzione morale dell‟altro. Questo tipo di maltrattamento utilizza strategie di controllo ricorrenti tra cui: l‟intimidazione, agita attraverso gesti,minacce o parole; molestie morali che consistono in tutta una serie di atteggiamenti effettuati con gravità crescente quali, ad esempio, il rifiuto dell‟altro, il sarcasmo, la derisione, il disprezzo, la sopraffazione, l‟isolamento, fino ad arrivare all‟omicidio psicologico. Talvolta si arriva a dei veri e propri lavaggi del cervello,dove la donna e i figli arrivano ad una totale disistima di sé e della loro vita. Quando assistiamo a tutte quelle strategie lesive della libertà e della personalità dell‟altro, che generano insicurezza, paura e svalutazione di sé, allora si tratta di violenza psicologica. Purtroppo, come succede quasi sempre, è presente un‟eccessiva responsabilizzazione delle donna che si attiva per far fronte a tutti i compiti e tutte le richieste che le vengono fatte da colui che la maltratta, nella continua speranza di non adirarlo e dimostrare la propria adeguatezza come moglie e come madre.6 Proprio per tale motivo, tale tipologia di violenza è poco 6 - Sandra Filippini, Relazioni perverse. La violenza psicologica nella coppia, Franco Angeli, 2005. ___________________________________________________________________ 13 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 affrontata, in quanto oltre a non lasciare ferite sul corpo essa è caratterizzata da incapacità relazionale che sottende ad una situazione di prevaricazione e di abuso, in cui la vittima molto spesso non ha la consapevolezza della manipolazione che subisce e quindi non chiede aiuto. Tale fenomeno coinvolge trasversalmente le famiglie di tutte le fasce sociali, anche se emerge maggiormente in quelle meno abbienti, dove lo svantaggio economico ed il bisogno di aiuto permette ai Servizi Sociali Territoriali di penetrarvi più facilmente e percepire le situazioni di violenza. Nelle famiglie in cui non ci sono disagi economici, ma povertà affettiva e relazionale, basati su una comunicazione familiare distorta e perversa, tale disagio è meno visibile all‟esterno e dunque meno curabile. Ciò significa che, in pratica, il soggetto che effettua violenza psicologica e colui che la subisce, può appartenere a qualsiasi ambiente sociale, svolgere qualsiasi attività lavorativa ed avere qualsiasi età, esplicitando la sua violenza attraverso una sottile manipolazione quotidiana, paragonabile ad un omicidio compiuto con la somministrazione di piccolissime dosi di veleno nel cibo, piuttosto che con un colpo di pistola secco. Dal punto di vista più strettamente giuridico e legale, possono far riferimento a questo tipo di violenza: i reati d‟ingiuria (art.594 c.p.); di violenza privata (art.610 c.p.); di minaccia (art.612 c.p.); di lesioni quando cagionano una malattia del corpo o della mente ___________________________________________________________________ 14 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 (art.582 e 583 c.p.); di abuso di mezzi di correzione e disciplina (art.571 c.p.); di maltrattamenti in famiglia (art.572 c.p.); di sequestro di persona (art.605 c.p.).7 La violenza psicologica tende ad essere sanzionata principalmente in sede civile, anche se è possibile talvolta percorrere l‟alternativa penale. 7 www.avvocatiediritto.it ___________________________________________________________________ 15 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 5.La violenza economica Sono passati più di trent‟ anni dalla riforma del diritto di famiglia. Il principale obiettivo della riforma era allora l'uguaglianza tra i coniugi. Tuttavia l'affermazione del principio formale di uguaglianza non è sufficiente a garantire l'effettiva parità di trattamento tra i coniugi. La mancanza di strumenti idonei a proteggere la parte più debole, abbandona spesso la famiglia al diritto del più forte. Ciò costituisce il terreno fertile per lo sviluppo di un fenomeno che sempre più spesso viene chiamato con il suo nome appropriato: la violenza economica. La violenza economica è difficilmente riconoscibile e poco denunciata. Essa si realizza con il controllo-potere esercitato su una persona attraverso il denaro. Nella convivenza tra due partners, la violenza economica viene esercitata in diversi modi, quasi sempre nel nome "dell'amore e della fiducia" dell'uno nei confronti dell'altro con comportamenti scorretti (che nulla hanno a che vedere con l'amore) e lesivi, non soltanto dal punto di vista economico, ma soprattutto per la propria dignità e intelligenza. Forse non è facile rendersi conto di quanto questa forma di violenza riesca a piegare davvero la dignità di una donna. Il controllo economico è diffusissimo, anche se scarsamente riconosciuto in quanto il fatto che l‟uomo detenga il potere economico e sia lui a gestirlo trova largo consenso e non certo ___________________________________________________________________ 16 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 condanna (tra l‟altro ancora in Sicilia,soprattutto in certe fasce sociali è davvero molto diffuso). Ci sono donne costrette a versare tutto il loro guadagno su un conto cointestato, di cui però non possiedono libretto di assegni, altre che si sentono in obbligo di consegnarlo direttamente nelle mani del marito che non rende mai conto dell‟uso che ne viene fatto, mentre al contrario, le stesse sono costrette a dimostrare a lui ogni spesa. Ostacolare la possibilità di impegnarsi in un lavoro o impedirlo è, quindi, un‟altra forma di controllo e di potere, mascherata da stereotipi culturali sulla famiglia. In realtà le donne che lavorano escono dall‟isolamento in cui il maltrattante le vorrebbe tenere, oltre che percepire un compenso che per certi aspetti potrebbe risultare un temibile strumento di autonomia. Alcune donne scoprono solo dopo la separazione di saper gestire il denaro, di essere capaci di aver rapporti con la banca, di riuscire da sole a decidere un investimento o un mutuo, tutte cose di cui erano state tenute all‟oscuro dalle strategie di controllo del partner mascherate da un giudizio negativo sulle loro capacità in quel campo. Tra questi atteggiamenti rientrano, ad esempio, l‟impedire la ricerca di un lavoro o del suo mantenimento, la privazione od il controllo dello stipendio, il controllo della gestione della vita quotidiana ed il mancato assolvimento degli impegni economici assunti con il matrimonio. Nella grande maggioranza dei casi, tale forma di violenza consiste ___________________________________________________________________ 17 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 in un insieme di strategie che privano la donna di decidere e di agire autonomamente e liberamente, rispetto ai propri desideri e scelte di vita. Le strategie più frequentemente utilizzate consistono nel: negare, controllare puntigliosamente o limitare l‟accesso alle finanze familiari; occultare ogni tipo d‟informazione sui mezzi finanziari della famiglia o sulla situazione patrimoniale della stessa; vietare o boicottare l‟accesso ad un lavoro fuori casa; non adempiere ai doveri di mantenimento stabiliti da leggi o sentenze; appropriarsi dei proventi del lavoro della donna ed utilizzarli a proprio vantaggio. Gli effetti della violenza economica si rivelano come uno degli ostacoli più grossi nel momento in cui la donna si sente pronta ad uscire dalla situazione di maltrattamento e deve fare i conti con le reali possibilità di sopravvivenza. È per questo che la legge n. 154 del 2001 ha istituito quale misura accessoria a quella principale (ovvero l‟ordine di allontanamento coattivo nell‟ambito penale ex art. 282 bis c.p. e gli ordini di protezione nell‟ambito civile ex artt. 342 bis, 342 ter c.c. e 736 bis c.p.) l‟obbligo di corrispondere un assegno alla famiglia. Ciò al fine di apprestare un‟immediata risposta al problema, non minore, del sostentamento economico della famiglia, specie laddove il familiare violento allontanato sia l‟unica o la principale fonte di sostentamento. ___________________________________________________________________ 18 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 Possono far riferimento a questa categoria di violenza i reati di violazione degli obblighi di assistenza familiare (nella forma di malversazione dei beni familiari, ex art. 570 c.p. comma 2, n.1), maltrattamenti in famiglia (ex art. 572 c.p.) e quello di violenza privata (ex art. 610 c.p.).8 8 www.avvocatiediritto.it ___________________________________________________________________ 19 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 6. La violenza sessuale La violenza sessuale è, secondo la definizione del codice penale italiano, la costrizione mediante violenza o minaccia a compiere o subire atti sessuali. L‟abuso sessuale costituisce una grave violazione dei diritti e della dignità di una persona, e crea gravissimi problemi a chi la subisce. Nei casi di abuso, non ci troviamo mai di fronte a qualcosa che abbia a che vedere con la sfera della sessualità. Associare la violenza sessuale alla forza e al potere è una tradizione presente in molte culture umane primitive. Ovviamente si tratta di una confusione simbolica dovuta a semplificazione, ignoranza e percezione distorta della realtà. C‟è da ritenere che in colo che compiono abusi sessuali, l‟eccitazione sessuale e l‟aggressività non vengano ben distinte l‟una dall‟altra. Questo dipende sia dalle convinzioni presenti nell‟ambiente culturale di provenienza, sia da convinzioni elaborate a livello personale. In genere l‟abusatore è una persona ostile che si sente sessualmente rifiutato e che manifesta odio e disprezzo verso le sue vittime. L‟abuso prova l‟eccitazione della vendetta e della sua affermazione personale verso un „nemico‟ creato dalla sua mente. Non è un caso che molti mariti pratichino gli abusi sessuali verso le loro mogli ritenute „colpevoli‟ di mancanze nel rapporto coniugale. In Italia l‟abuso sessuale è stato tollerato sino a ___________________________________________________________________ 20 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 pochissimo tempo fa e i processi per stupro venivano condotti all‟insegna del più marcato disprezzo verso la vittima, verso la quale veniva scaricata la responsabilità di aver, in qualche modo, attivato la "naturale eccitazione" del colpevole. La violenza sessuale si esplica più frequentemente da parte dell'uomo nei confronti della donna. Il numero di donne stuprate è enormemente superiore rispetto al numero di uomini stuprati: su 100 stupri, più di 90 sono subiti da donne. La maggior parte delle violenze sessuali (stupri e tentati stupri) avviene da parte di persone che conoscono la vittima. In particolare, amici e datori o colleghi di lavoro rappresentano, da soli, quasi il 40% degli offensori, mentre le violenze sessuali commesse da coniugi, ex coniugi, fidanzati ed ex fidanzati ammontano a circa il 12%. Quando l'aggressore è il coniuge o comunque il partner della vittima si parla di stupro maritale. Il concetto è relativamente recente, in quanto contrasta con il principio del dovere coniugale, tradizionale nella cultura occidentale. Osservando la stessa statistica, però, le percentuali cambiano considerevolmente quando, invece della violenza sessuale che comprende sia lo stupro riuscito sia il tentato stupro, si considera solamente lo stupro riuscito. In questo caso, la percentuale sale al 17,4% degli stupri perpetrati da fidanzati ed ex fidanzati e al ___________________________________________________________________ 21 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 20,2% di stupri perpetrati da coniugi, ex coniugi e conviventi, per un totale di quasi il 38%.9 Dopo un'aggressione sessuale, la donna può vivere reazioni di diverso genere, non c'è una risposta univoca: alcune donne reagiscono immediatamente, altre dopo molto tempo; alcune donne rimangono traumatizzate, altre recuperano. Nelle prime fasi dopo l'aggressione, molte donne riferiscono stati di ansia, confusione, insensibilità, intorpidimento. Alcune donne negano l'accaduto, cioè non riconoscono pienamente l'accaduto oppure minimizzano l'intensità dell'esperienza vissuta. Ciò è più frequente quando l'aggressore è un conoscente della vittima. Quasi sempre chi ha vissuto un trauma riesce a mettere in atto delle strategie per difendersi dal dolore. Alcune di queste strategie però, apparentemente efficaci in un primo momento, possono in seguito divenire veri e propri disagi. Talvolta ad esempio si cerca di calmare l‟ansia e le preoccupazioni assumendo alcool, droghe o eccedendo con gli psicofarmaci, ma col tempo questo può diminuire le energie per affrontare la situazione. Così pure l'oblio e la minimizzazione possono impedire di affrontare il problema. Con il tempo, se non si è ricevuto il sostegno adeguato, si possono sviluppare conseguenze e disturbi più evidenti e definiti, quali attacchi di panico, fobie, disturbi alimentari, disturbi del sonno 9 www.antiviolenzadonna.it ___________________________________________________________________ 22 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 (incubi, sogni ricorrenti), malesseri o malattie di tipo psicosomatico, dipendenza da sostanze. In Italia, la violenza sessuale è punita dall‟art. 609-bis del codice penale con la reclusione da cinque a dieci anni. Gli artt. 609-bis e seguenti del codice penale italiano puniscono non solo lo stupro inteso come congiunzione carnale non consensuale - ma più in generale qualsiasi costrizione a compiere o subire atti sessuali. La giurisprudenza della Cassazione ha interpretato questo concetto in modo via via più estensivo.10 10 www.avvocatiediritto.it ___________________________________________________________________ 23 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 7. La violenza domestica Con "violenza domestica" s'intendono quelle violenze che accadono generalmente all'interno della casa e vengono agite da persone con cui normalmente si convive; queste, nella grande maggioranza dei casi, sono uomini: padri, mariti, fidanzati, conviventi, ex partner, fratelli, figli. La violenza domestica si presenta generalmente come una combinazione di violenza fisica, sessuale, psicologica, economica e a volte spirituale.11 La violenza agita dal partner all'interno della famiglia si presenta come l'insieme di comportamenti che tendono a stabilire e a mantenere il controllo sulla donna e a volte sulle/i figlie/i. Si tratta di vere e proprie strategie finalizzate ad esercitare potere sull'altra persona, utilizzando modalità di comportamento diverse come ad esempio l'uso di violenza fisica, oppure le minacce, gli insulti, la svalorizzazione, la denigrazione. Il potere e il controllo può essere esercitato anche attraverso la costrizione all'isolamento, il divieto di disporre di risorse economiche, l'obbligo a rapporti sessuali non voluti. Tutte queste, sono forme di violenza diverse ma fra loro strettamente connesse e vengono usate per controllare e condizionare le azioni della donna con il risultato dell'instaurarsi di un clima costante di tensione, di paura e di minaccia. 11 Merete Amann Gainotti, Susanna Pallini, La Violenza Domestica. Testimonianze, interventi, riflessioni, Magi Edizioni Scientifiche, 2008. ___________________________________________________________________ 24 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 In genere la violenza s‟insedia all'interno della coppia in una maniera progressiva ma la crescita della violenza stessa non viene vista dall'interno; infatti spesso è col tempo che la donna si accorge che questa crescita esiste. All'inizio spera che le minacce, le aggressioni e le violenze costituiscano un fatto isolato, inoltre l'autore di violenza, se da una parte cerca di convincere la donna che la colpa è sua dall'altra fa continue promesse di cambiare. A questo punto la donna si sente responsabile del comportamento del suo convivente, sporgere denuncia equivarrebbe a tradirlo e ciò la induce a mantenere il segreto. Molte donne picchiate infatti continuano a sostenere il loro aggressore e questo indica legami affettivi di dipendenza, di introiezione di modelli gerarchici e tradizionali fortemente assimilati. La donna, così, perde sempre più fiducia e stima in se stessa; credere infatti che la situazione non possa cambiare porta la donna a vivere sentimenti di umiliazione, perdita di identità e la sensazione di non potersi sottrarre al potere dell'altro. La violenza domestica produce, come ogni evento traumatico, cambiamenti profondi e a lungo termine che portano al venir meno dell'equilibrio interiore. L'immagine di sé è caratterizzata da un senso d‟impotenza ed incompetenza, dal considerarsi non meritevoli dell'affetto producendo così un basso livello di autostima e molta insicurezza. Il desiderio più grande è che la ___________________________________________________________________ 25 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 violenza finisca ma questo si accompagna spesso a sentimenti molto ambivalenti. 8. La violenza fisica La violenza fisica si può definire come un comportamento di sopraffazione e abuso di potere diretto a minare l‟integrità fisica di una persona. In forma diretta viene agita tramite spinte, calci, schiaffi o mediante l‟utilizzo di oggetti che possono provocare tagli, bruciature e altro ancora. In forma indiretta può consistere nella distruzione di oggetti, danneggiamento di vestiti e comportamenti simili. ___________________________________________________________________ 26 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 9. La violenza assistita La violenza assistita viene definita come quella forma di maltrattamento psicologico che si manifesta tutte le volte in cui un bambino si trova esposto a forme di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica esercitata sulle figure che costituiscono per lui un punto di riferimento o su persone a lui legate affettivamente che siano adulte o minori. Rientrano nella categoria della violenza assistita anche quelle situazioni in cui il minore assiste a violenze su altri minori e/o altri membri della famiglia, oppure ad abbandoni e maltrattamenti a danni di animali domestici. Nell'ambito della violenza assistita occorre distinguere i casi in cui il bambino fa esperienza diretta della violenza in quanto la stessa si verifica nel suo campo percettivo dai casi in cui la violenza avviene indirettamente in quanto il minore viene a conoscenza della violenza, da quello ancora in cui il bambino ne percepisce gli effetti. Nei casi oramai divenuti frequentissimi in cui il bambino assiste personalmente ai litigi tra i genitori e ai maltrattamenti che il padre esercita verso la madre, quest'ultima tende sempre più a nascondere il problema, a minimizzarlo e a convincersi che i bambini non subiscono dei traumi; in un certo senso per le madri è come se “i bambini non vedessero e non sentissero nulla”. Le donne il più delle volte riferiscono che i figli ignorano l'esistenza ___________________________________________________________________ 27 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 della violenza paterna in quanto, quando il loro partner le maltratta o esercita violenza su di loro, i bambini non sono presenti perché dormono e quindi non sentono nulla oppure in quel momento giocano per esempio fuori in giardino e quindi non vedono la situazione. In realtà entrando in contatto con bambini che hanno vissuto all'interno di famiglie violente, già in tenera età, osservando i loro disegni si possono percepire in modo chiaro sintomi di paura, incertezza, blocco emotivo che se trascinati nel tempo possono provocare situazioni di disagio e danni irreparabili per una crescita serena e per un sano sviluppo psico-emotivo. La violenza assistita crea quindi sul minore danni che possono essere a breve, medio e lungo termine e il danno si verifica sempre anche nei casi in cui il bambino non manifesta un sintomo immediato. I bambini testimoni di violenza si sentono spesso in colpa per la situazione che si è venuta a creare tra i propri genitori, si sentono altresì impotenti, inadeguati e assediati dalla vergogna per la propria incapacità e dalla rabbia. In Italia si stima che i minori vittime di violenza assistita variano da un minimo di 385 mila ad un massimo di un milione e inoltre è stato evidenziato che i danni della violenza che colpisce di riflesso i minori si sovrappongono a quelli causati dalla violenza esercitata direttamente su di loro. ___________________________________________________________________ 28 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 10. Il ciclo della violenza Le relazioni violente si basano su un‟asimmetria di potere tra i sessi, rafforzata dagli stereotipi che relegano la donna quasi esclusivamente ad un ruolo tradizionale di cura e di sostegno per le diverse figure maschili. Il fenomeno della violenza è ciclico e si sviluppa in tre distinte fasi. L‟innesco del cosiddetto “ciclo della violenza” è preceduto da un comportamento strategico dell‟uomo mirante a isolare la donna e farle rompere ogni legame significativo di tipo familiare, amicale e con il lavoro. La donna che subisce, spesso incapace di ammettere persino a se stessa la gravità della situazione o la frequenza delle aggressioni, si trova a minimizzare le tensioni e a nascondere all‟esterno il proprio disagio, vivendo con senso di colpa e inadeguatezza la violenza a cui è sottoposta. Solo col tempo ci si rende conto di non poter più controllare il comportamento aggressivo del partner. I litigi diventano sempre più ed intensi, innescando appunto il ciclo della violenza, meglio conosciuto come spirale della violenza. La prima fase si identifica con la crescita della tensione: In questa fase la donna inizia ad avvertire la crescente tensione e cerca di prevenire l‟escalation di violenza concentrando tutta la sua attenzione e le sue energie sull‟uomo. Spera in tal modo di calmare le acque, diminuire la tensione e controllare l‟agire ___________________________________________________________________ 29 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 violento del partner. Molte donne affermano di sentirsi come se “camminassero sulle uova”. L‟uomo non agisce direttamente la violenza ma questa trapela dalla mimica, dal silenzio ostile e dagli atteggiamenti scontrosi. Nella fase del maltrattamento, l’uomo perde il controllo di sé e si verifica l‟episodio violento. Prima di aggredire fisicamente la compagna, il maltrattante può insultarla, minacciarla e rompere oggetti. Generalmente la violenza fisica è graduale: i primi episodi sono caratterizzati da spintoni, braccia torte, per poi arrivare a schiaffi, pugni e calci o e all‟uso di oggetti contundenti ed armi. In questo stadio, per sottolineare il proprio potere, l‟uomo può agire violenza sessuale. La donna non reagisce perché grazie a piccoli e perfidi attacchi il terreno è stato preparato e lei ha paura. L‟aggressione da parte del partner le provoca un senso di tristezza e di impotenza, può protestare ma non si difende. Infine, terza ed ultima fase è quella denominata come fase della luna di miele. Questa fase si suddivide in due diversi momenti. Nella prima sottofase ,denominata “delle scuse e delle attenzioni amorevoli”, l‟uomo chiede scusa e si dimostra dolce, attento e premuroso per farsi perdonare. E‟ frequente che l‟uomo faccia regali, promesse di andare in terapia e di fare tutto il possibile per cambiare, affinché la donna non lo lasci e si separi da lui. Sono usuali, anche, le minacce di ___________________________________________________________________ 30 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 suicidio. La donna si trova di fronte l‟uomo affascinante e amorevole dei primi periodi della relazione. La donna accoglie il partner e le sue false richieste d‟aiuto per cambiare pensando di essere l‟unica in grado di poterlo aiutare e salvare.12 Nella seconda sotto fase, detta di “scarico della responsabilità” l‟uomo attribuisce la colpa del suo comportamento a cause esterne, come il lavoro stressante, la situazione economica etc., e soprattutto alla donna che lo ha provocato o ha fatto qualcosa che giustifica la sua aggressione. Nella donna prevale il senso di colpa per non essere stata come l‟uomo voleva o si aspettava. Tutto ciò consolida all‟interno della coppia lo squilibrio relazionale tra l‟uomo che abusa e la fiducia in lui riposta dalla compagna. Le esperienze fatte dalle Case delle donne e dai Centri antiviolenza dimostrano che, con il passare del tempo, la fase di luna di miele si riduce e le prime due fasi diventano più frequenti, e con conseguenze più gravi per la donna. Se il processo ciclico non viene interrotto la vita della donna può essere in pericolo.13 E‟ fondamentale ricordare che, all‟inizio della relazione violenta, la donna è convinta di poter tenere sotto controllo la situazione e chiede aiuto per problemi sanitari legati all‟episodio violento, per sostegno alla coppia, per contenere o cambiare lui. Solo dopo il ripetersi di vari episodi di maltrattamento, la donna prende 12 Vera Slepoj, Le Ferite delle Donne, "Saggi". 13 www.antiviolenzadonna.it ___________________________________________________________________ 31 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 consapevolezza che non può né controllare, né cambiare lui e sviluppa una motivazione più forte ad uscire dalla relazione. 11. Le conseguenze e le risposte delle vittime Studi qualitativi hanno confermato che le donne vittime di abuso non sono quasi mai soggetti passivi ma piuttosto adottano strategie attive per difendere nel modo migliore la propria sicurezza e quella dei propri figli. Alcune donne resistono, altre se ne vanno, mentre altre ancora tentano di mantenere la pace assecondando le richieste del marito. Ciò che a un occhio esterno potrebbe sembrare una mancanza di risposta positiva da parte della donna potrebbe in realtà essere una valutazione calcolata di ciò che è necessario per sopravvivere nel matrimonio e per proteggere se stesse e i propri figli. La risposta di una donna all‟abuso, è spesso condizionata da: paura di ritorsioni; mancanza di messi alternativi di sostegno economico; preoccupazione per i figli; dipendenza affettiva; mancanza di sostegno da parte della famiglia e degli amici; la latente speranza che il marito possa cambiare; la stigmatizzazione legata al fatto di non essere sposate. Vi sono numerosi fattori che portano le donne a separarsi dai partner violenti in modo definitivo. Solitamente ciò si verifica ___________________________________________________________________ 32 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 quando la violenza diventa talmente grave da far sì che la donna capisca che il partner non potrà cambiare, o quando la situazione inizia decisamente a coinvolgere i figli. Le donne citano anche il sostegno affettivo e logistico della famiglia o degli amici come un aspetto importante della decisione di rompere la relazione. L‟interruzione di una relazione abusiva costituisce un processo, non un evento unico e improvviso. La maggior parte delle donne lascia il partner e ritorna con lui diverse volte prima di decidere di troncare la relazione definitivamente. Il processo comprende periodi di rifiuto, di auto colpevolizzazione e di sofferenza prima che la donna riesca a riconoscere l‟abuso e a identificarsi con altre donne nella stessa situazione. A questo punto comincia il distacco e il recupero rispetto alla relazione abusiva. Ammettere l‟esistenza di questo processo può aiutare a comprendere meglio e a giudicare con minore severità le donne che ritornano alle situazioni di abuso. Sfortunatamente, interrompere una relazione di tale genere non garantisce necessariamente sempre la sicurezza. È possibile talvolta che la violenza prosegua e che possa addirittura peggiorare dopo che una donna ha lasciato il partner. Le conseguenze dell‟abuso sono profonde e vanno oltre la salute e la felicità dei singoli individui, condizionando il benessere di intere comunità. Vivere in una situazione caratterizzata da ___________________________________________________________________ 33 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 violenza limita il senso di autostima di una donna e la sua abilità a partecipare alla vita sociale14. Diversi studi hanno dimostrato che le donne vittime di abuso sono quotidianamente ostacolate nella loro possibilità di accedere alle informazioni e ai servizi, di prendere parte alla vita pubblica e di ricevere sostegno attivo da amici e parenti. Non sorprende inoltre che le donne in queste condizioni siano spesso incapaci di occuparsi in modo adeguato di se stesse e dei propri figli o di ottenere un lavoro e di avere una vita professionale. Un corpus di prove scientifiche ogni giorno più ampio dimostra con maggiore fondatezza che condividere la propria vita con un partner violento può avere un impatto profondo sulla salute della donna. La violenza è stata collegata a una quantità di problemi di salute, sia immediati sia a lungo termine. Come accade per le conseguenze del fumo e dell‟alcool, essere una vittima della violenza può essere considerato un fattore di rischio per una varietà di patologie e malattie. Alcuni studi mostrano come le donne vittime di abusi fisici o sessuali nell‟infanzia o nell‟età adulta sperimentino situazioni di malattia più frequentemente delle altre donne – in particolare funzione fisica, benessere psicologico e adozione di comportamenti ulteriormente rischiosi, tra cui fumo, sedentarietà, abuso di alcool e di droghe. 14 www.antiviolenzadonna.it ___________________________________________________________________ 34 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 12. Violenza di genere: l’evoluzione della legge In Italia la Costituzione sancisce il principio di uguaglianza tra uomini e donne. Questi hanno diritto al medesimo trattamento. La legge n. 66/96 classifica come crimine contro la persona il reato di violenza sessuale, mutando così la qualificazione della normativa precedente che lo definiva solamente "reato contro la morale". Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe qualcuno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. La stessa pena è inflitta a chi induce altri a compiere o subire atti sessuali. La legge n. 269/98 contiene le norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale a danno di minori, che nella maggior parte dei casi sono di sesso femminile. Chi induce alla prostituzione una persona di età inferiore ai diciotto anni o ne favorisce lo sfruttamento, è punito con la reclusione da sei a dodici anni. Salvo che il fatto costituisca reato più grave, chi compie atti sessuali con un minore di età compresa fra i quattordici e i sedici anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La pena è ridotta di un terzo se chi commette il fatto è un minore.15 La legge n. 154/01 ha aperto una nuova prospettiva di tutela verso 15 www.avvocatiediritto.it ___________________________________________________________________ 35 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 la persona convivente che subisce abusi, riconoscendo l'applicazione di misure cautelari, come l'allontanamento dalla casa familiare di chi compie abusi anche in caso di convivenza di fatto e prevede nuove misure per contrastare in maniera più incisiva i casi di violenza tra le mura domestiche. Ancora tale legge consente al giudice di sollecitare in maniera rapida l'intervento dei servizi sociali e imporre all'imputato allontanato dal nucleo familiare il pagamento di un assegno per il mantenimento al familiare.16 A livello regionale numerose regioni hanno legiferato sulla materia, dotandosi di normative per garantire una maggiore tutela alle donne vittime di violenza in diversi ambiti, da quello familiare a quello lavorativo, promuovendo centri di accoglienza per i soggetti maltrattati. Fortemente voluta dalla componente Pd del consiglio regionale e appoggiata trasversalmente da consiglieri di maggioranza e opposizione, la legge regionale 32/2008 risponde in concreto ai crescenti episodi di violenza ai danni della popolazione femminile. La finalità perseguita è quella di promuovere nella società l‟educazione al rispetto della donna e accompagnare le vittime di violenza in un percorso di recupero della propria autonomia.17 16 www.avvocatiediritto.it 17 www.regionemarche.it ___________________________________________________________________ 36 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 La regione Marche mette a punto una serie di misure atte a prevenire gli episodi di violenza e a fornire sostegno psicologico ed economico alle vittime. A beneficiare del provvedimento sono le donne che abbiano subito qualsiasi forma di violenza, in ragione della loro identità di genere, indipendentemente dall‟orientamento politico, religioso o sessuale. Nella violenza di genere sono comprese la violenza sessuale e qualsiasi forma di persecuzione o violenza fisica, psicologica ed economica che un uomo esercita su una donna in ambito familiare o lavorativo. Nella legge, sono specificati due punti di forte portata innovativa. In primo luogo, l‟assistenza di cui la regione e gli enti locali si fanno carico non è destinata solo alle donne sulle quali sia stata consumata una violenza, ma anche su quelle vessate dalle sole minacce. È importante evidenziare che la normativa regionale anticipa i tempi rispondendo, per quanto nelle sue competenze, a situazioni che solo alcuni mesi più tardi (23 febbraio 2009) la legge nazionale avrebbe ricompreso nel reato di stalking. Il secondo punto, in netto contrasto rispetto alla tendenza del governo nazionale, riguarda l‟estensione del provvedimento a tutte le donne. La Toscana nel 2007 ha inserito alcune disposizioni per la promozione di centri antiviolenza e di case di accoglienza, così come avevano già fatto l'Abruzzo l'anno precedente, la Campania nel 2005, la Basilicata nel 1999 e già nel 1993 il Lazio. La ___________________________________________________________________ 37 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 Calabria promuove da diversi anni il Progetto Donna per sostenere i diritti e evidenziare i bisogni delle donne calabresi, il Friuli Venezia Giulia nel 2005 ha promulgato una norma per sostenere i diritti ed evidenziare i bisogni delle lavoratrici colpite da mobbing. Un intervento legislativo più generale per contrastare la violenza di genere è quello della Liguria. L‟Unione Europea ha posto la violenza contro le donne e la tratta di esseri umani una priorità nell'agenda politica. L'attenzione è stata rivolta soprattutto alla tratta delle donne e dei minori finalizzata allo sfruttamento sessuale. Sono due i progetti principali volti a dare un contributo concreto alla risoluzione del problema: il “tratta no”, che propone un punto di vista diverso sul tema della tratta di esseri umani, e il cui obiettivo è aumentare la conoscenza della collettività sul fenomeno, combattendo stereotipi e pregiudizi che spesso accompagnano le vittime; il “Daphne II”, che costituisce la seconda fase del programma Daphne attivo dal 2000. L'obiettivo è prevenire e combattere tutte le forme di violenza contro i bambini, i giovani e le donne mediante misure preventive e sostegno alle vittime. In ambito internazionale si possono elencare i seguenti provvedimenti di grande rilevanza: Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne: redatta dall'ONU nel 1993 e frutto di una forte pressione dei ___________________________________________________________________ 38 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 movimenti a difesa dei diritti femminili, culminata nella Conferenza di Vienna sui diritti umani svoltasi a giugno dello stesso anno. Si indica per la prima volta una definizione ampia di questo tipo di violenza: "qualunque atto che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata". Assemblea del Millennio dell'ONU del 2000, che nella sua Dichiarazione finale pone la lotta alla violenza contro le donne come uno degli obiettivi centrali delle Nazioni Unite. Il tema, però, è ancora oggetto di molti dibattiti, sia per come vada inteso in relazione ai diritti umani, sia rispetto alle controversie sulle responsabilità degli Stati rispetto agli atti compiuti da soggetti privati, sia infine per le profonde divergenze su come riconoscere, prevenire, punire tale violenza. Risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999 l‟Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre quale giornata internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le Donne e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative a organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica. Da questo panorama normativo emerge che è aumentata ___________________________________________________________________ 39 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 costantemente la volontà del legislatore a livello locale, nazionale ed internazionale di tutelare la donna e di combattere ogni forma di violenza. 13. L’intervento concreto La donna vittima di violenza, in qualunque forma quest‟ultima sia stata perpetrata, necessita di un aiuto multidisciplinare. E‟ quindi necessario porre in essere qualunque concreta possibilità di soluzione. Nel nostro paese sono sorte differenti associazioni di volontariato che si occupano di aiutare queste donne in difficoltà, trovar loro una sistemazione, aiutarle nel lavoro o nella gestione dei figli; evitare il processo di colpevolizzazione sull‟accaduto e facilitare il recupero della propria integrità fisica e psichica. Certo la violenza di genere si presenta come un fenomeno complesso e carico di differenti implicazioni, tanto per chi la violenza la subisce, quanto per chi è chiamato ad intervenire. L‟intervento di natura medica oltre a sanare le eventuali lesioni riportate in seguito ad episodi di violenza avrà anche il valore fondamentale di mezzo di prova da far valere in sede processuale nella forma del referto medico. Nei casi più gravi, il riscontro clinico è fondamentale. In questi momenti bisogna aiutare la donna a riappropriarsi del proprio corpo, non solo curandolo, ma anche ristabilendone la dimensione ___________________________________________________________________ 40 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 privata. Spesso si dimentica di quanto sia importante, in questi casi, il counselling, ossia la parola come tipo di cura. La violenza è, senza dubbio, un evento devastante e spesso le conseguenze che ne derivano sono più gravi dell‟atto stesso. Inizialmente la vittima prova un senso forte di paura e tende a minimizzare l‟accaduto, con l‟illusione di poter andare avanti come se nulla si fosse verificato, ma si tratta di un effetto immediato e temporaneo. In una fase successiva, subentrano i problemi a lungo termine, tra cui: fobie; insonnia; incubi notturni; disturbi dell‟alimentazione. In molti casi, la vittima, tende a modificare radicalmente le proprie abitudini di vita, ad esempio lasciando il proprio lavoro. Se l‟intervento di natura medica si rivela necessario e fondamentale, non meno importante è invece il sostegno legale. L‟avvocato ha, infatti, il compito di aiutare la donna a capire il genere di violenza che debba essere denunciata specificando tutte le problematiche connesse. L‟aggressione fisica può concretizzarsi in differenti fattispecie di reato quali: maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli; percosse; lesioni personali; omicidio; violenza sessuale. Nell‟ambito della violenza psicologica si possono configurare fattispecie quali; stalking; minacce. A tutela della donna vittima di violenza potranno essere attuate ___________________________________________________________________ 41 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 differenti misure come ad esempio: l‟ammonimento del questore; l‟allontanamento dalla casa familiare o una serie di ordini di protezione. Dal punto di vista psicologico, invece, la finalità terapeutica è quella di offrire contenimento e restituzione di significato ai vissuti d‟angoscia legati al trauma, di ridefinire insieme un‟identità in cui riconoscersi, libera da relazioni manipolatorie e violente, che possa ripensarsi e riprogettarsi in futuro con fiducia e in autostima. La violenza subita determina un trauma psichico: una ferita, una lacerazione che condiziona l‟esistenza della persona offesa18. Diventa pertanto necessario riuscire ad elaborare il trauma, a convivere con il ricordo e con le conseguenze di esso. Il trauma si ricollega alla percezione di una perdita del senso della vita. Il compito di un percorso terapeutico e riabilitativo è quello di ridare senso alla propria vita e ristabilire una più giusta percezione di sé e della realtà. Infine è previsto un sostegno di carattere economico-sociale, che può essere attivato dal servizio sociale territoriale e dai centri anti-violenza. L‟intervento di tipo economico si può esplicare su più fronti quali: l‟ammissione al patrocinio gratuito per sostenere le spese legali; la fornitura di un alloggio e di un buon lavoro o di un vero e proprio sostegno economico o anche l‟accoglienza in 18 Vera Slepoj, Le Ferite delle Donne, "Saggi". ___________________________________________________________________ 42 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 una casa rifugio ad indirizzo segreto per un periodo di tempo che vada dai tre ai sei mesi. Conclusioni Nell‟ultimo periodo, probabilmente anche a causa della netta risonanza mediatica che i casi di violenza suscitano, gli atti di sevizie dilagano notevolmente. In Italia, negli ultimi mesi, un milione di donne ha subito violenza, fisica o sessuale. Solo nei primi sei mesi del 2007 ne sono state uccise 62, 141 sono state oggetto di tentato omicidio, 1805 sono state abusate, 10.383 sono state vittime di pugni, botte, bruciature, ossa rotte. Leggevamo che le donne subiscono violenza nei luoghi di guerra, nei paesi dove c'è odio razziale, dove c'è povertà, ignoranza, non da noi. Eccola la realtà: in Italia più di 6 milioni e mezzo di donne ha subito una volta nella vita una forma di violenza fisica o sessuale, ci dicono i dati Istat e del Viminale che riportano un altro dato avvilente. Le vittime - soprattutto tra i 25 e i 40 anni - sono in numero maggiore donne laureate e diplomate, dirigenti e imprenditrici, donne che hanno pagato con un sopruso la loro emancipazione culturale, economica, la loro autonomia e libertà. Da noi la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Più del cancro. Più degli incidenti ___________________________________________________________________ 43 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 stradali. Una piaga sociale, come le morti sul lavoro e la mafia. Ogni giorno, da Bolzano a Catania, sette donne sono prese a botte, oppure sono oggetto d‟ingiurie o subiscono abusi. Il pericolo per le donne è la strada, la notte, ma lo è molto di più, la normalità. Se nel consolante immaginario collettivo la violenza è quella del bruto appostato nella strada buia, le statistiche ci rimandano a una verità molto più brutale: che la violenza sta in casa, nella coppia, nella famiglia, solida o dissestata, borghese o povera, "si confonde con gli affetti, si annida là dove il potere maschile è sempre stato considerato naturale. Paradossalmente, oggi il “bruto” va ancora di moda, è ancora affascinante e questo non solo per le adolescenti che cercano il trasgressivo per spirito giovanile, per mettere in discussione il mondo degli adulti e le loro certezze, andando contro tutto, compreso il buon senso e la ragione. In realtà, ed appare sconcertante, si ha una visione macabra e folle di ciò che sia il fascino maschile, ovvero si ha una visione sbagliata di ciò che sia maschile, valido, virile anche forte. ___________________________________________________________________ 44 ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES Rosamaria D'Antuono - SST in Scienze Criminologiche (primo anno) A.A. 2010/2011 Bibliografia - Merete Amann Gainotti, Susanna Pallini, La Violenza Domestica. Testimonianze, interventi, riflessioni, Magi Edizioni Scientifiche, 2008, pp. 142. - Sandra Filippini, Relazioni perverse. La violenza psicologica nella coppia, Franco Angeli, 2005, pp. 112. - Vera Slepoj, Le Ferite delle Donne, "Saggi", Mondadori, 2003, pp. 228. Sitografia -www.mediterraneacav.it -wikipedia-violenza di genere -www.istat.it -www.avvocatiediritto.it -www.antiviolenzadonna.it -www.regionemarche.it ___________________________________________________________________ 45