www.solovela.net articolo pubblicato sulla rivista SoloVela BOX 1 - I CERTIFICATI Certificati -Goc (general opertor’s certificate) riconosciuto a livello internazionale e Lrc (long range certificate) riconosciuto nei paesi membri della comunità europea, sono validi per tutte le aree di mare: dalla A1 alla A4 -Roc (restricted operator’s certificate) riconosciuto a livello internazionale e Src (short range certificate) riconosciuto nei paesi membri della comunità europea, sono validi entro i limiti dell’area A1 Aree di mare A1: l’unità resta entro la copertura di una stazione costiera Vhf, 30 miglia dalla costa. Si usa il Vhf con Dsc. A2: l’unità resta entro la copertura di una stazione costiera Mf Dsc, 150 miglia dalla costa. Si usa il radiotelefono Mf con Dsc. A3: l’unità resta entro la copertura della costellazione satellitare Inmarsat, da 70° latidtudine Nord a 70° latitudine Sud. A4: l’unità resta fuori dalla copertura delle altre aree, regioni polari. Si usano apparati Hf Dsc e radiotelex. METTERSI IN REGOLA Telecomunicazioni Vhf-Dsc, soccorso in digitale La trasmissione in digitale dei dati semplifica le situazioni di emergenza. Ma burocrazia e confusione, sono in agguato di Chiara Cossu igital Selective Calling: confidenzialmente Dsc. Inizialmente quasi sconosciuta, oggi questa la sigla sta prendendo sempre più piede, per indicare la trasmissione e ricezione dei dati digitali inclusa nel Gmdss (Global Marittime Distress and Safety System), il sistema di soccorso e sicurezza marittimi valido a livello mondiale. In estrema sintesi, si tratta di un dispositivo, integrato o ausiliario all’apparato di bordo, che permette la trasmissione in automatico di una serie di dati relativi alla nostra imbarcazione. Quello che non è ancora chiaro, è se si tratti di un nuovo ritrovato per migliorare le comunicazioni e la sicurezza in mare, o di un nuovo modo per complicare la vita ai diportisti. Come spesso accade, la risposta sta nel modo in cui si governa la novità. Ma in cosa consiste concretamente? Quali nuovi obblighi comporta e cosa ce ne faremo del vecchio Vhf? Cerchiamo di capirci qualcosa. D IL SISTEMA E L’APPARATO In linea generale, acquistare oggi un nuovo Vhf significa, volente o nolente, comprarne uno dotato di Dsc. Se infatti è vero che non esiste nessun obbligo per il diportista di dotarsi del nuovo dispositivo, è altrettanto vero che le aziende costruttrici si stanno concentrando su questo prodotto e il mercato ne sostiene di riflesso la diffusione. In commercio è disponibile sia come apparato ausiliario che integrato al Vhf e consente di lanciare la richiesta di soccorso attraverso l’Mmsi, il codice internazionale identificativo dell’imbarcazione, composto da 9 cifre e fornito in Italia dal ministero delle Comunicazioni. I vantaggi rispetto al Vhf normale sono più d’uno e di chiara utilità. Il più importante è la semplicità di attivazione del segnale d’allarme: è sufficiente pigiare il pulsante “distress” e in automatico, collegandosi al canale 70, il Dsc-Vhf, invierà a ripetizione un messaggio ricevibile da tutte le navi e le stazioni di terra presenti nel raggio di copertura dell’apparecchio che è di circa 30 miglia. Il messaggio consiste in un vero e proprio pacchetto di informazioni in formato digitale: oltre al già citato codice Mmsi, i destinatari potranno immediatamente conoscere la posizione dell’imbarcazione in difficoltà (qualora il Vhf sia stato precedentemente collegato al Gps di bordo) e, se impostata sul menu dell’apparato radio, la natura del pericolo. Convertirsi al Dsc può essere quindi conveniente ma, prima di entrare nei dettagli, una premessa è d’obbligo: attualmente la legge non prescrive al diportista l’uso della funzione in questione, al contrario di quanto accade per il professionista (operatore mercantile, pescatore, etc.) che entro il 2007 dovrà necessariamente dotare la propria imbarcazione di questa tecnologia. A seguito dell’acquisto si apre il capitolo adempimenti burocratici che, rispetto a quello previsto per il Vhf normale, è complesso se non addirittura un po’ confuso, cosa frequente nel nostro Paese. Infatti licenza Vhf e patentino Rtf, entrambi rilasciati attraverso un procedimento relativamente rapido, in questo caso non sono sufficienti; trattandosi di una tecnologia più sofisticata, sono richieste competenze e conoscenze maggiori. In sostanza è necessaria un’ulteriore licenza, questa volta vincolata al superamento di un esame da sostenere presso la sede centrale del ministero delle Comunicazioni. Ci si trova quindi in mezzo a una piccola galassia di sigle che identificano quattro certificazioni, tutte utili ai fini dell’abilitazione all’uso del Dsc, ma con differenze relative al livello di competenza e ai limiti di utilizzo (vedi box 1). Ma quale di queste fa al caso del diportista? La risposta è semplice: nessuna è stata studiata ad hoc per le sue esigenze. Dalla più completa alla più elementare, si tratta di patenti destinate ai professionisti, i soli obbligati finora a conseguirne una, che prevedono esami incentrati su problemi e sistemi di comunicazione propri della marina mercantile. PRENDERE LA LICENZA Rotti gli indugi, e scelto il nostro Dsc, dobbiamo dunque sostenere l’esame. I programmi, più o meno articolati a seconda del Un modello di Vhf con funzione Dsc integrata. In evidenza, il pulsante “distress” per l’invio del segnale di emergenza BOX 2 - CORSI E BUROCRAZIA Scuole e corsi Cernet: tel. 081 881657,Torre del Greco Goc/Lrc: € 1200, durata 14 giorni Roc/Src: € 850, durata 7 giorni Istituto Tecnico Sauro: tel. 0187 500399, La Spezia Goc/Lrc: € 1300, durata 15 giorni Roc/Src: € 600, durata 5 giorni Acma: tel. 081 8495632, Ercolano Goc/Lrc: € 1140, durata 10 giorni Roc/Src: € 780, durata 5 giorni Pratiche per l’iscrizione all’esame -modulo da compilare con i dati personali -fotocopia attestato del titolo di studio -fotocopia prima pagina del libretto di navigazione -originale versamento tassa d’iscrizione all’esame, € 25 -2 fototessera di cui una autenticata certificato che si vuole ottenere, sono incentrati su procedure e regolamenti in tema di sicurezza e soccorso in mare e sulla conoscenza pratica dei sistemi di radiocomunicazione marittima. Nulla vieta al diportista di candidarsi da privatista ma, ancora una volta, è lo stesso ministero a suggerire l’opportunità di affidare la propria preparazione a uno dei corsi appositamente istituiti da alcune scuole private. Sembra infatti che in Italia, rispetto a paesi come il Regno Unito e la Spagna, “le cose si facciano sul serio”, ovvero che il grado di difficoltà delle prove sia tale da rendere necessarie svariate ore di lezione in aula e prove pratiche, con costi che vanno dai 600 ai 1.300 euro. I maligni dicono viceversa che il privatista non sia visto di buon occhio a prescindere dal suo grado di preparazione. Per quanto riguarda l’iscrizione all’esame, sono le scuole a fornire agli allievi la modulistica da compilare, a inviarla al ministero e, naturalmente, a prenotare la sessione in cui si svolgerà la prova. Una volta ottenuta la licenza, il diportista può richiedere l’assegnazione del proprio codice Mmsi e attivare finalmente il Digital Selective Calling. Chi invece si accontenta delle prestazioni del Vhf tradizionale, o semplicemente non intende imbarcarsi nell’avventura della burocrazia, può scegliere di non attivare la funzione e navigare comunque in sicurezza lasciandola lì, allo stato di tecnologia in potenza. 74 novembre 2006 novembre 2006 75 download effettuato da SoloVela.net