Francesco Siragusa contrabbasso Roberto Paruzzo pianoforte Giovanni Bottesini Opere per contrabbasso e pianoforte Works for double-bass and piano Werke für Kontrabaß und Klavier «dedicato al mio caro Maestro Enrico Tosto» «dedicated to my teacher Enrico Tosto» Francesco Siragusa «Con questa incisione Francesco Siragusa conferma brillantemente il successo che ha avuto nel famoso concorso Bottesini. Le sue doti musicali e di virtuoso sono espresse chiaramente e la tecnica non è fine a se stessa, ma si proietta verso orizzonti musicali di indubbia efficacia. Interpreta Bottesini secondo la migliore tradizione italiana curando il suono e il fraseggio, nel senso lirico, come la caratteristica della scrittura richiede. Da notare la cura che Siragusa ricerca nei particolari dell’interpretazione della scrittura bottesiniana.» «This recording confirms the brilliant success Francesco Siragusa earned in the famous Bottesini competition. His musical talents are clearly expressed and his technique is not self serving but advances him to unquestionably valid musical horizons. Siragusa interprets Bottesini following the best Italian traditions by giving great care to the sound and phrasing. It is noteworthy the care that Siragusa gives to details while interpreting Bottesini’s music.» «Die vorliegende Aufnahme unterstreicht den grandiosen Erfolg, den Francesco Siragusa bei dem berühmten Bottesini-Wettbewerb errungen hat. Sein musikalisches Talent kommt klar zum Vorschein, und seine Technik ist nie Selbstzweck, sondern ein eindeutiger Weg zu neuen Ufern. Siragusa spielt Bottesini auf der Grundlage der besten italienischen Tradition, indem er auf Klang und Phrasierung eine große Sorgfalt verwendet. Eben diese Sorgfalt ist auch in jedem Detail seiner Bottesini-Interpretationen zu hören.» Franco Petracchi Giovanni Bottesini (1821-1889) Giovanni Paolo Bottesini (Crema 1821 - Parma 1889), il più grande virtuoso di contrabbasso della storia della musica, nasce già figlio d'arte. Il padre Pietro fu infatti clarinettista e violinista, ed anche alcuni dei suoi numerosi fratelli e sorelle si fecero onore nell'arte di Euterpe. E come spesso accade nella vita dell'anima, almeno secondo James Hillmann1, la scelta dello strumento fu da un lato del tutto casuale; dall'altro fu un destino (un daimon per usare l'efficace espressione usata dallo stesso Hillman), cui difficilmente avrebbe potuto sottrarsi. Si narra infatti che, fresco di diploma, il giovane Bottesini acquistasse un vecchio strumento a tre corde, dimenticato da anni, che lo restaurasse, e che lo suonasse sino a che il braccio - dicono le memorie del tempo - "non gli cadde paralizzato" 2. Braccio che trarrà da lì a pochi anni proprio dal contrabbasso dei suoni sino ad allora inauditi (nel senso dell'etimo: non ancora uditi), e dal cuore del pubblico dei più importanti teatri del mondo un'ammirazione che giungerà più d'una volta sino al fanatismo. Pare dunque, già da queste prime righe, che ci siano tutti gli elementi di una storia romantica, se non scapigliata (Boito sarà suo amico nonchè suo librettista). Prima di tutto, c'é la figura dell'artista maudit di paganiniana (o baudelaireina) memoria, che incanta con la sua arte le folle di New York, Madrid, Parigi, l'Avana (ove fra l'altro fu direttore d'orchestra), San Pietroburgo, Boston, New Orleans, Buenos Aires, Londra, Il Cairo, (per citare, beninteso, solo alcuni dei teatri in cui si esibì...). Poi, tra successi clamorosi e tournées infinite, ci sono gli incontri (e talora gli scontri!) con altri "uomini straordinari" del suo tempo. Prima di tutto i personaggi che popolano e dirigono a vario titolo il regno stesso della musica: compositori, impresari, editori. Tra questi ultimi troviamo i nomi di Guidi, di Lucca e in seguito, inevitabilmente, quelli di casa Ricordi e Sonzogno; tra i compositori i nomi, noti agli addetti ai lavori, di Bazzini, Sivori, Piatti, Arditi, e quelli indistintamente celebri di Rossini, Verdi, Clara Schumann. Con Verdi intrattiene anzi una lunga, nobile, rispettosa amicizia; non solo, ma dirigerà il 24 dicembre 1871, in qualità di direttore stabile dell'Opera del Cairo, nientedimeno che la prima dell'Aida. Infine, gli incontri più fugaci, ma non per questo meno memorabili, con gli uomini del regnum vero e proprio: Bottesini, non dimentichiamolo, attraversa infatti quelle che diverranno le date fatidiche della storia patria, quindi il tempo risorgimentale e romantico pour excellence, con la stessa disinvoltura, per dir così, con cui noi viviamo i nostri anni tecnologici e certamente più disincantati. Basti pensare che dialoga con le teste coronante del continente (dallo zar Alessandro II alla Regina Vittoria, dal Principe Alberto a Napoleone III), ed incontra nello stesso tempo le figure più importanti dell'iconografia risorgimentale. Per aggiungere al ritratto ancora qualche dato esteriore e caratteriale, si immagini un uomo alto, magrissimo, dallo sguardo magnetico, posseduto da una sorta di inquietudine errabonda che lo spinge, anche dal punto di vista artistico, a cimentarsi praticamente con tutti i generi musicali del tempo. Scriverà infatti una decina di Opere, naturalmente (Cristoforo Colombo, L'assedio di Firenze, Ero e Leandro, per citarne alcune), ma coltiverà anche la musica sacra, e persino (nell'Italia del melodramma) la cameristica (fondando a Firenze la società del quartetto) nonchè la "Lirica", nostrana e lontana parente mediterranea del Lied tedesco. Composizioni, esecuzioni, successi, intervallati tutto sommato da pochi insuccessi ed incomprensioni che riempiono un'esistenza ricca, e per l'epoca tutto sommato anche lunga, d'artista che si trascina dietro a fatica per mari e monti il peso della sua arte. E il peso dell'arte sua, fuor di metafora, è rappresentato proprio dal suo strumento, un enorme viorone (contrabbasso), di cui rivoluziona o almeno modifica sensibilmente accordatura, tecnica esecutiva e particolari "anatomici" quali il cantino. Ma al di là della rivoluzione tecnica, e al di là anche della vasta produzione operistica, sinfonica e cameristica che meriterebbe un discorso a sè, e che in gran parte è ancora da riscoprire, certamente la figura di Bottesini è legata indissolubilmente al suo strumento, il contrabbasso, da lui citato nelle lettere come il suo viorone. Patrick Süsskind, in un simpatico libretto dedicato allo strumento3, ci dà un ritratto parziale, ma tutto sommato convincente, di questo gigante, o fratello maggiore, della famiglia degli strumenti ad arco, così ricco di dolcissimi armonici naturali e insieme così sgraziato, come un fratello troppo cresciuto rispetto agli standard di famiglia, una sorta di Lev Tolstoj massiccio ed ingombrante, dall'aria arcigna ma dalle doti geniali. Fa dire infatti il Süsskind al protagonista del suo libretto, un contrabbassista appunto: "Del resto non conosco un collega che sia arrivato al contrabbasso di sua volontà. E in un certo senso il perchè è evidente. Non è precisamente uno strumento maneggevole. Il contrabbasso è, come dire, più un ostacolo che uno strumento. Non lo si può sollevare, bisogna trascinarlo". E più oltre: "Tecnicamente, se voglio, posso suonarle qualsiasi suite di Bottesini, che è il Paganini del contrabbasso"4. Il "Paganini del contrabbasso", o addirittura il suo "profeta" (secondo il giudizio, al solito puntuale presso contemporanei e posteri, di Eduard Hanslick), introduce importanti modifiche allo strumento - come s'è detto - con l'intento di trarne tutti gli incanti, il fascino e le suggestioni diaboliche della tecnica paganiniana. Virtuosismo spericolato e suoni flautati che certamente non erano familiari ai contemporanei usi, semmai lo furono, al più sobrio stile dragonettiano e che suscitarono stupore, ammirazione, fanatismo addirittura. Qualità tecniche e musicali che ben si riconoscono specie nelle composizioni giovanili, su cui insiste particolarmente questa incisione, quali la Fantasia sulla Sonnambula di Vincenzo Bellini [TRACCIA N. 5] e l' Introduzione Tema e Variazioni sul Carnevale di Venezia [TRACCIA N. 6]. Questo carattere funambolico, unito all'estrema libertà espressiva di derivazione tipicamente romantica, si mostra in modo particolare proprio nelle Fantasie su Arie d'Opera come la sopra citata Fantasia sulla Sonnambula, più che non nelle forme già codi- ficate dei Concerti e dei Duetti, pure celebri pietre miliari nella produzione bottesiniana. Dal punto di vista strutturale queste composizioni sono per così dire tripartite: constano infatti di una parte introduttiva, di una serie di variazioni sul tema e naturalmente di un finale. Nascono insieme al pianoforte (o più raramente all'orchestra) concepito quest'ultimo in funzione puramente accompagnatoria, quasi pretesto per il dispiegarsi della cantabilità e della magia armonica dello strumento. E come exemplum di virtuosismo valga per tutti l' Elegia in re e Tarantella [TRACCIA N. 3] che, a causa dei suoi rapidissimi passaggi dallo staccato al legato, costringe l'esecutore a cimentarsi con impervie difficoltà tecniche. Laddove è la profondità espressiva a costituire il senso della Melodia (Romanza patetica), con cui si apre questa incisione [TRACCIA N. 1]. Nel Grande Allegro da Concerto alla Mendelssohn [TRACCIA N. 4] emerge, come del resto è già suggerito nel titolo, la cifra stilistica mendelssohniana, elemento tutt'altro che trascurabile nel Paese del melodramma. Anche se, occorre pur dire, l'ascendenza belliniana fu certamente preminente nel complesso dell'opera di Bottesini. Per le sue tante tournées in Spagna, ove veniva eseguito con grande successo, è scritto infine il celebre Bolero (Introduzione e Bolero [TRACCIA N. 2]), che chiude questo breve spaccato: ed è forse dato ancora di sentire, in conclusione, la lontana eco proprio di quei trionfi e di quei tempi, prossimi cronologicamente, ma da noi pur così distanti. Andrea Nigromontano Giovanni Paolo Bottesini (Crema 1821 - Parma 1889) was the greatest double bass virtuoso in the history of music. His father Pietro was clarinetist and violinist and some of his numerous brothers and sisters were also musicians. James Hillman1 observed that the choice of the double bass by Giovanni Bottesini was on one hand by chance and on the other by destiny. It is said in fact, that the young Bottesini, just after earning his diploma, bought an old forgotten instrument with 3 strings, restored it, and then played it "until his arm fell paralyzed"2. The same arm that within a few years was to draw sounds from the double bass that were previously unheard. He attracted a fanatical admiration from audiences in theatres throughout the world. It would appear from these first sentences that all the elements are present for romantic story (Boito was his friend as well as his librettist). First of all, there is the figure of the artist maudit of a paganinian (or baudelairian) degree who enchanted crowds with his art in New York, Madrid, Paris, Havana (where he was also orchestral director), San Petersburg, Boston, New Orleans, Buenos Aires, London, Cairo and many other important cities. Between clamorous successes and unending concert tours, there were encounters and sometimes clashes with extraordinary men and women of his time especially composers, impresarios and editors. We find names editors such as Guidi, Lucca, Ricordi and Sonzogno; of composers like Bazzini, Sivori, Piatti, Arditi, Rossini, Verdi and Clara Schumann. With Verdi he enjoyed a lasting, noble and respectful friendship which can be demonstrated by the fact that Bottesini directed the first execution of none other than Aida on December 24, 1871 in Cairo. Finally, he had fleeting encounters with European royalty during the period of the Risorgimento and the Romantic era with the same nonchalance as we live our lives in the technological era. He communicated with crowned leaders (from zar Alexander II to Queen Victoria, from Prince Albert to Napoleon III) while at the same time met with the most important figures of the Risorgimento. To further characterize our portrait of Bottesini we must imagine a tall, very thin man with a magnetic glare in his eyes and a restless pursuit, from and artistic standpoint, to venture in virtually all the musical genres of the time. He wrote about ten Operas (Cristoforo Colombo, L'assedio di Firenze, Ero e Leandro to name only a few), sacred music, chamber music (he founded the Quartet Society of Florence) and lyrical song. The compositions, executions and successes were interspersed only by occasional failures and incomprehensions. For the epoch in which he lived, Bottesini had a long and rich existence as an artist carrying with him over sea and mountain the weight of his art represented by his instrument, an enormous double bass, to which he is accredited the modernization of the tuning, playing technique and anatomical modifications such as the first string. But beyond the technical revolution of the double bass and beyond his prolific production of music, much of which is still to be discovered, Bottesini's identity is inseparably tied to the double bass or viorone as he referred to it in his letters. Patrick Suesskind wrote a delightful little book3 dedicated to this instrument in which he convincingly portrays it as the big brother of bowed instruments rich with natural harmonics but at the same time so clumsy like a brother who has grown too much in respect to family standards. A sort of Lev Tolstoj, massive and cumbersome of a sullen air but ingenious talent. Suesskind writes that he doesn't know any colleague that arrived to the double bass by choice. Evidently this is because it is not easy to handle and that it is more an obstacle than an instrument. He continues: "Technically, if I wanted to, I could play any suite by Bottesini, the Paganini of the contrabass"4. The "Paganini of the contrabass" or rather its' "prophet" (according to Eduard Hanslick), introduced important modifications to the instrument - as previously mentioned - with the intention of applying all of the charm, fascination and diabolic effects of the Paganini technique. Daring virtuosity and flute like sounds which certainly were not familiar to contemporary usage compared to the more sober dragonettian style, provoked amazement and fanatical admiration. These technical and musical qualities are especially recognizable in his earlier compositions such as the Fantasia sulla Sonnambula by Vincenzo Bellini [TRACK N. 5] and l' Introduzione Tema e Variazioni sul Carnevale di Venezia [TRACK N. 6]. This acrobatic character united to extreme expressive liberty typical of the romantic period, is particularly evident in the Fantasie su Arie d'Opera and the Fantasia sulla Sonnambula rather than the more standardized form of the Concerti and the Duetti. From a structural standpoint these compositions are tripartite: an introduction, a series of variations on a theme and naturally, a finale. The piano (or occasionally the orchestra) is conceived as pure accompaniment offering the pretext for the unfolding of the cantabilità and the harmonic magic of the instrument. The best example of virtuosismo is the Elegia in re e Tarantella [TRACK N. 3] which obliges the performer to risk extraordinarily demanding technical passages. Contrarily, profound expressiveness constitutes the sense of the Melodia (Romanza patetica) which opens this recording [TRACK N. 1]. In the Grande Allegro da Concerto alla Mendelssohn [TRACK N. 4] emerges, as the title suggests, a mendelssonian style of writing, an element not to be neglected in the land of the melodramma. Nonetheless, it must be noted that the bellinian influence was certainly pre-eminent in the overall works of Bottesini. For his many concert tours in Spain, performed with great success, he wrote famous Bolero (Introduzione e Bolero [TRACK N. 2]), which concludes this brief excursion: and perhaps the distant echoes of those times and triumphs can still be heard. Andrea Nigromontano (...)Für seine Zeit führte Bottesini ein langes und reiches künstlerisches Leben. Dabei begleitete ihn stets das Symbol seiner Kunst - ein mächtiger Kontrabaß, für dessen neue Stimmung und Spieltechnik er ebenso verantwortlich zeichnete wie für anatomische Veränderungen (beispielsweise die erste Saite). Doch Bottesini ist mit dem Kontrabaß oder viorone, wie er ihn in seinen Briefen nannte, weit tiefer verbunden als durch die bloße technische Revolution oder auch sein eigenes reiches kompositorisches Schaffen, von dem man etliches überhaupt erst wird entdecken müssen. Man hat den Kontrabaß als den großen Bruder der Streichinstrumente bezeichnet, der trotz seines Obertonreichtums so unbeholfen ist wie ein Familienmitglied, das ganz unerwartet in die Höhe geschossen ist und jetzt alle Verwandten um Haupteslänge überragt - eine Art von Leo Tolstoi, massiv und schwerfällig, von düsterer Ausstrahlung, zugleich aber auch mit größten Fähigkeiten ausgestattet. In seinem berühmten Einpersonenstück Der Kontrabaß3 läßt Patrick Süskind seinen Akteur sagen: "Übrigens kenne ich keinen Kollegen, der freiwillig zum Kontrabaß gekommen wäre. Und irgendwie leuchtet das ja auch ein. Das Instrument ist nicht gerade handlich. Ein Kontrabaß ist mehr ... ein Hindernis als ein Instrument". Und später: "Technisch spiel ich Ihnen alles. ... Technisch, wenn ich will, spiel ich Ihnen jede Suite von Bottesini, das ist der Paganini des Kontrabasses"4. Der "Paganini" oder auch "Prophet" des Kontrabasses, wie Eduard Hanslick ihn nannte, nahm die bereits erwähnten Modifikationen an seinem Instrument vor, um den ganzen Zauber, alle Faszination und sämtliche diabolischen Effekte der paganinischen Technik auf sein Instrument übertragen zu können. Anders als der eher nüchterne Dragonetti verblüffte und enthusiasmierte er sein Publikum mit kühnen virtuosen Elementen und flötenartigen Klängen, wie sie die Zeitgenossen zuvor wohl nie gehört hatten. Diese tecnischen und musikalischen Qualitäten sind besonders in seinen früheren Kompositionen wie der Fantasia sulla Sonnambula von Vincenzo Bellini [TRACK NR. 5] oder Introduzione, Tema e Variazioni sul Carnevale di Venezia [TRACK NR. 6] zu hören. Die Akrobatik in Verbindung mit der typisch romantischen Freiheit des Ausdrucks zeigt sich besonders in den Fantasie su Arie d'Opera und der Fantasia sulla Sonnambula, weniger in den standardisierten Formen der Konzerte und Duette. Strukturell sind die genannten Kompositionen dreiteilig: Einer Einleitung schließen sich zunächst eine Variationsfolge und dann natürlich ein Finale an. Das Klavier wie auch das gelegentlich benutzte Orchester geben lediglich die Begleitung ab; sie liefern den Hintergrund für die Kantabilität und den harmonischen Zauber, die das Soloinstrument entfaltet. Das beste virtuose Beispiel ist die Elegia in re e Tarantella [TRACK NR. 3], die den Interpreten zu außerordentlichen technischen Kapriolen zwingt. Auf der anderen Seite gibt es den tiefen Ausdruck der Melodia (Romanza patetica), mit der das vorliegende Programm beginnt [TRACK NR. 1]. In dem Grande Allegro da Concerto alla Mendelssohn [TRACK NR. 4] befleißigt sich der Komponist eines mendelsohnschen Stils, der im Lande des Melodramas nicht ignoriert werden konnte. Gleichwohl wird man in Vincenzo Bellini den prägendsten Einfluß auf Bottesinis Schaffen erkennen können. Introduzione e Bolero [TRACK NR. 2] schrieb der virtuose Komponist für seine Reisen nach Spanien, wo er immer wieder mit großem Erfolg konzertierte. Dieses Stück bringt den kleinen Ausflug zu seinem Ende, und vielleicht hört man noch von fern das Echo jener Zeiten und Triumphe. Andrea Nigromontano NOTE: 1) James Hillmann, Il codice dell'anima (trad.it. (c) Adelphi, 1997) 2) Giovanni Bottesini, virtuoso del contrabbasso e compositore (Nuove Edizioni Milano), 1999, da cui si possono attingere una miniera di notizie sul Compositore cremasco. 3) Patrick Süsskind, Der Kontrabass, Il contrabbasso, 1984 (c) by Diogenes Verlag 1986 (c) by Ugo Guanda Editore, traduzione italiana di Giovanna Agabio 4) Patrick Süsskind, op.cit. Francesco Siragusa Francesco Siragusa nato nel 1974, inizia a 10 anni lo studio del contrabbasso sotto la guida del padre. Ancora studente, vince il primo premio al Concorso di Esecuzione "W. Benzi" e tre audizioni consecutive presso il teatro Bellini di Catania, dove lavora per tre stagioni operistiche. Si diploma presso l'istituto V. Bellini di Catania nel 1995 col Maestro Sebastiano Nicotra ottenendo il massimo dei voti e la lode e in seguito diviene allievo del Maestro Franco Petracchi con cui segue numerose master class. Nel 1995 vince il concorso presso l'Orchestra Sinfonica dell'Accademia Nazionale di S. Cecilia di Roma e nel 1997 viene scelto dal Maestro Riccardo Muti a far parte dell'Orchestra del Teatro e della Filarmonica della Scala di Milano, dove attualmente lavora. Ha ricevuto notevoli riconoscimenti internazionali tra cui spiccano il secondo premio al 54° Concorso Internazionale di Esecuzione Musicale di Ginevra, e il primo premio al 4° Concorso Internazionale per Contrabbassisti "Giovanni Bottesini". Le sue interpretazioni suscitano ovunque entusiastici consensi grazie al suo straordinario temperamento e alla grande cantabilità che attribuisce al contrabbasso. Roberto Paruzzo ha studiato con Franco Gei, erede della scuola pianistica di A.B.Michelangeli. Si è diplomato con il massimo dei voti, lode e menzione ad honorem presso il Conservatorio "G.Verdi" di Milano. Ha vinto numerosi primi premi in concorsi nazionali ed internazionali (Genova, Monza, Stresa, Mantova, Venezia, Albenga, Osimo, etc.). Invitato da importanti società concertistiche (Società dei Concerti di Milano, Festival delle Nazioni, Accademia Filarmonica di Verona, Accademia Filarmonica Romana, Società dei Concerti di Cremona, Associazione "A Scarlatti" di Napoli, "Lyceum" di Catania, etc.), si è esibito nei principali teatri italiani quali il Ponchielli di Cremona, Bibiena di Mantova, Goldoni e La Fenice di Venezia, etc. All'estero ha suonato a Zurigo, Basilea, Berna, Feldkirch, Berlino, Londra, Hong-Kong, Istanbul. Francesco Siragusa born in 1974, he began his double bass studies at the age of 10, under his father's guide. Still student, he was awarded First Prize at "W. Benzi" Double Bass Competition, and he won three auditions at Catania "V. Bellini" Opera House, where he worked for 3 opera seasons. He graduated with top marks and distinction at the Musical Institute "V. Bellini" in Catania on 1995 with M° Sebastiano Nicotra. Thus he became a M° Franco Petracchi scholar, attending several master classes. In 1995 he obtained the Double Bass Role at "Orchestra Sinfonica dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia" in Rome, and in 1997 M° Riccardo Muti selected him to enter "Orchestra del Teatro alla Scala" and "Orchestra Filarmonica della Scala" in Milan, where he currently works. Between the remarkable international acknowledgements he won stands out the Second Absolute Prize at 54° Geneva International Execution Competition and the First Absolute Prize at 4° "G. Bottesini" International Double Bass Competition. His performances are enthusiastically welcomed everywhere, thanks to his extraordinary temperament and the unique voice he obtains from his double bass. Roberto Paruzzo studied with Franco Gei, heir to the piano school of A.B.Michelangeli. He obtained his diploma with distinction from the Conservatorio "G.Verdi" in Milan. He won many first prizes and awards in national and intenational competitions (Genova, Monza, Stresa, Mantova, Venezia, Albenga, Osimo, etc.). Invited by the most important italian concert organisations (Società dei Concerti di Milano, Festival delle Nazioni, Accademia Filarmonica di Verona, Accademia Filarmonica Romana, Società dei Concerti di Cremona, Associazione "A Scarlatti" di Napoli, "Lyceum" di Catania, etc.), he has given recitals in the most important italian theatres (Ponchielli-Cremona, Bibiena-Mantua, Goldoni and La Fenice-Venice, etc.). Roberto Paruzzo has performed in many other european countries (Switzerland, Austria, Germany, England, France, Turkey, China). Francesco Siragusa wurde 1974 in Carini geboren. Als Zehnjähriger erhielt er seinen ersten Kontrabaßunterricht bei seinem Vater. 1995 legte er sein Examen cum laude am Istituto Bellini zu Catania ab. Im Anschluß besuchte er zahlreiche Kurse von Franco Petracchi (unter anderem an der Accademia Nazionale di S. Cecilia in Rom, an der Accadmia Chigiana in Siena, der Scuola di Musica in Fiesolo, der Accademia Stauffer in Cremona, in Sermoneta und Gubbio). Noch vor seinem Examen fand er 1992 beim Orchester des Teatro Bellini in Catania eine Anstellung. Hier war er während der nächsten drei Spielzeiten tätig, bevor er 1995 den Orchesterwettbewerb der Accademia Nazionale di S. Cecilia für sich entschied. 1997 siegte er im Wettbewerb der Mailänder Scala, wo er gegenwärtig angestellt ist. Als Solist hat Siragusa bedeutende internationale Auszeichnungen erhalten. Besonders zu erwähnen sind der Zweite Preis beim 54. Internationalen Wettbewerb von Genf (1998) sowie der Erste Preis beim vierten Internationalen Kontrabaßwettbewerb Giovanni Bottesini von Crema (1999). Das Repertoire von Francesco Siragusa reicht vom Barock bis zur Gegenwart. Roberto Paruzzo studierte bei Franco Gei am Mailänder Konservatorium Giuseppe Verdi und legte sein Examen mit höchsten Auszeichnungen ab. Aus zahlreichen Wettbewerben ging er als Sieger hervor. Zu nennen sind beispielsweise die 24. Coppa Pianisti d'Italia in Osimo (Ancona), der 16. Wettbewerb der Città di Albenga sowie Wettbewerbe in Monza, Stresa, Como, Casale Monferrato und Venedig. Als Solist gastiert Paruzzo regelmäßig bei großen Konzertgesellschaften des In- und Auslandes. Giovanni Bottesini (Crema 1821 - Parma 1889) Opere per contrabbasso e pianoforte Works for double-bass and piano Werke für Kontrabaß und Klavier [1] Mélodie (Romanza patetica) 7’04’’ [2] Introduzione e Bolero 8’53’’ [3] Elegia in re e Tarantella 10’31’’ [4] Grande Allegro alla Mendelssohn 13’22’’ [5] Fantasia sulla Sonnanbula di Bellini 9’15’’ [6] Introduzione Tema e Variazioni sul Carnevale di Venezia 10’10’’ Tempo totale / Total time 59’18’’ Produzione: Andrea Panzuti Direzione Artistica: Raffaele Cacciola Registrato a: Villa Sioli-Legnani A cura di: Bartok Studio - Bussero (Milano) Sound engineer: Raffaele Cacciola Assistente tecnico: Simone Cifelli Traduzioni: Terrell Stone, Pro Classics Ringraziamenti: Signori Lodetti Grafica e fotolito: Studio Bertin