AZ
ANNO 6 - NUMERO 7 - LUGLIO 2010
SALUTE
MENSILE DI INFORMAZIONE BIOMEDICA E SANITARIA
IN ABBINAMENTO AL GIORNALE DI SICILIA
La guida per le
buone
vacanze
naturalmente
dalla A alla Z
Vi piace troppo
la tintarella?
Potreste soffrire
di tanoressia
Infezioni da
pneumococco
C’è il vaccino
13-valente
Per curare
al meglio il
glaucoma
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senza conservanti
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AZ SALUTE
Anno 6 - Numero 7
LUGLIO 2010
Mensile in abbinamento gratuito
al “Giornale di Sicilia”
Patrocinio Facoltà di Medicina e Chirurgia
dell’Università di Palermo
AZ
In questo numero
4
Vademecum per le buone vacanze.
Naturalmente… dalla A alla Z
di Cinzia Testa
20
Mieloma multiplo di nuova diagnosi.
Un farmaco per vivere più a lungo
ANNO 6 - NUMERO 7 - LUGLIO 2010
SALUTE
MENSILE DI INFORMAZIONE BIOMEDICA E SANITARIA
IN ABBINAMENTO AL GIORNALE DI SICILIA
La guida per le
buone vacanze
dalla A alla Z
naturalmente
Vi piace troppo
la tintarella?
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di tanoressia
Infezioni da
pneumococco
C’è il vaccino
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Giornale
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edico
Storie di copertina di Giovanni Pepi
7
22
10
23
12
24
Dipendenti dall’abbronzatura?
Potreste soffrire di tanoressia
di Paola Mariano
Ecco il vaccino 13-valente
contro le infezioni da pneumococco
di Manuela Campanelli
Direttore Responsabile
Carmelo Nicolosi
Rubriche
Adelfio Elio Cardinale
Minnie Luongo
Giuseppe Montalbano
Luciano Sterpellone
Arianna Zito
Hanno collaborato a questo numero
Manuela Campanelli
Giulio Francese
Paola Mariano
Salvatore Sammarco
Cinzia Testa
Coordinamento redazionale
Monica Diliberti
Segreteria di Redazione
Giovanna Giglia
Editrice
Az Salute s.r.l.
Registrazione del Tribunale
di Palermo n. 22 del 14/09/2004
Redazione
Via XX Settembre, 62 - 90141 Palermo
Tel. 091-6255628
Fax 091-7826385
[email protected]
Redazione di Milano
Responsabile
Cinzia Testa
Sala Stampa Nazionale
Via Cordusio, 4 - 20123 Milano
Tel. 02-865052
Fax 02-86452996
Redazione grafica
Officinae s.r.l.
Vincenzo Corona
Pubblicità
AZ Salute s.r.l.
Tel. 091-6255628 Fax 091-7826385
[email protected]
Concessionaria per la stampa
Promo Offset s.r.l.
via A. De Gasperi, 17
93100 - Caltanissetta
Tipografia
AGEM San Cataldo (CL)
Cosa mettere in valigia
per goderci ottime ferie
di Manuela Campanelli
I nostri bambini
Vacanze con i bambini.
Ecco come non rovinarle
di Giuseppe Montalbano
14
Screening oncologici.
Istruzioni per l’uso
di Salvatore Sammarco
Progressi nel tumore al polmone.
Ma non per chi è fumatore
di Luciano Sterpellone
Svolta per il morbo di Crohn.
Un farmaco riesce a fermarlo
di Giulio Francese
26
Eccessivi tempi di attesa
per la diagnostica strumentale
16
27
17
29
Tumore ovarico avanzato.
Aumenta la sopravvivenza
di Monica Diliberti
Osservatorio
Quello zibaldone alimentare
tra ambiente, diete, religioni
di Adelfio Elio Cardinale
18
Check-up per un Vip
Eleonora Duse.
La pallida diva del teatro
di Luciano Sterpellone
Un collirio senza conservanti
per curare al meglio il glaucoma
di Monica Diliberti
Focus associazioni di pazienti
SPAZIOPREVENZIONE per superare
lo shock di una diagnosi di tumore
di Minnie Luongo
30
Salute da sfogliare
Le mie sette vite
chiamando cancro il cancro
di Arianna Zito
Fotografie: AAVV, Foto e di stock
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SALUTE AZ
EDITORIALE
Maggiore attenzione e solidarietà
per i malati di artrite reumatoide
C
hi non è affetto da artrite reumatoide o non
ha un familiare colpito dalla terribile malattia, difficilmente può comprendere appieno il
dramma di questi malati. Ed è forse per questo
che l’artrite reumatoide non ha tutta l’attenzione che merita ed è ancora poco riconosciuta nella programmazione sanitaria nazionale e
regionale. Forse è difficile immaginare le pene
di chi ha difficoltà a salire le scale, di chi vive la
tragedia di non riuscire ad impiegare le mani per
aprire un barattolo, per levare il tappo a vite di
una bottiglia, per vestirsi, per salire su un mezzo
pubblico.
La malattia colpisce (il 75 per cento dei pazienti
è donna), in particolare, le articolazioni, ne danneggia la funzionalità, provoca dolore, rigidità,
gonfiori, deformazioni, fino a portare all’invalidità. È stato osservato che entro i primi due anni
di malattia, il 10 per cento dei pazienti sviluppa
un’invalidità grave e dopo dieci anni il 50 per cento non è più capace di svolgere le attività quotidiane e mantenere il lavoro.
L’artrite reumatoide non si limita solo a rovinare
le articolazioni, ma coinvolge l’apparato respiratorio, quello circolatorio e il sistema nervoso,
causando sintomi come affaticamento, astenia,
anemia, problemi cardiovascolari, osteoporosi.
E la malattia genera costi non di certo indifferenti per il sistema sanitario e per la società in generale, soprattutto per la limitata o nulla capacità
lavorativa dei malati.
Si stima che solo in Italia il costo sociale complessivo della patologia si avvicini ai 3 miliardi di euro
all’anno. Purtroppo, l’Italia registra un’alta prevalenza di casi di artrite reumatoide, superiore
alla Francia e ad altri Paesi europei.
Anche se ancora non si conosce la causa che
scatena l’artrite reumatoide, si sa il ruolo che ha
il sistema immunitario. Il sistema che protegge
l’organismo dall’invasione di agenti esterni “impazzisce” e va ad aggredire parti dell’organismo,
in particolare provoca un’infiammazione che
aggredisce e corrode le articolazioni. E ancora
non si sa il perché. Di recente, sono state individuate alcune proteine coinvolte nel meccanismo perverso di distruzione delle articolazioni.
Uno studio ha identificato il ruolo di una proteina, l’interleuchina-6, responsabile del processo infiammatorio e si è visto che un anticorpo
monoclonale, tocilizumab, il capostipite di una
nuova classe di farmaci biologici, ora disponibile
anche in Italia, è capace di controllare e bloccare
l’infiammazione e portare il paziente alla remissione della malattia, riducendo il danno erosivo
alle articolazioni. Altro studio attuato su circa
4.400 pazienti ha dimostrato che tocilizumab ha
un’efficacia statisticamente superiore all’attuale standard terapeutico, il metotrexate. E la
Commissione europea,
riconosciuti i dati di efficacia di questo farmaco
biotecnologico, ha dato
l’approvazione per il suo
utilizzo in prima linea
per la terapia dell’artrite reumatoide.
In associazione ad altro
farmaco (metotrexate)
è indicato in pazienti
che non abbiano risposto ad altri farmaci antireumatici modificanti
la malattia.
Nella cura, fondamentale è la diagnosi precoce. Il danno all’articolazione si produce con maggiore velocità nei primi
anni della malattia e la sua pronta individuazione e una cura appropriata possono evitare i danni permanenti e la disabilità.
Per questa patologia si chiede un maggiore
ascolto, una maggiore sensibilità, un maggiore
coinvolgimento da parte di tutti: autorità sanitarie, medici, popolazione generale, mass media. Questi sono malati che non vanno lasciati
soli di fronte ad un’affezione che toglie la libertà
dei movimenti, riduce la qualità di vita, ha un
forte impatto psicologico, realtà che conduce
spesso anche alla rinuncia alla maternità, alla
vita di coppia, all’attività sessuale ed è causa di
un senso di vergogna per i segni che la malattia
lascia sul corpo, deformandolo.
di Carmelo Nicolosi
Spesso non si
comprende
appieno il
dramma che
vivono le
persone affette
dalla terribile
malattia
AZ SALUTE
Per vivere una tranquilla estate
Vademecum per le buone vacanze
Naturalmente… dalla A alla Z
di Cinzia Testa
U
n periodo di riposo è più che meritato per
tutti. Anche per chi ha problemi di salute,
perché le ferie estive sono indispensabili per
ricaricarsi e affrontare con grinta un nuovo anno. Lo dimostra anche uno studio del dipartimento di Psicologia
della California University: un po’ di riposo in un luogo di
villeggiatura riduce del 30 per cento il rischio di attacchi
cardiaci e, in caso di malattia, del 40 per cento quello di
un suo peggioramento.
Quest’anno, vi proponiamo 21 volte “Buone vacanze”,
una per ogni lettera dell’alfabeto.
Secondo uno studio
del dipartimento
di Psicologia della
California University,
il riposo in un luogo
di villeggiatura riduce
del 30 per cento il
rischio di attacchi
cardiaci
Automedicazione. Nei giorni prima di
partire, preparare i farmaci da portare
con sé per le emergenze. Vanno utilizzati solo i prodotti di automedicazione,
identificabili grazie allo specifico bollino. Se si viaggia in
aereo o in nave, ricordarsi di tenere i farmaci nel bagaglio a mano per evitare che subiscano shock termici.
Baci. Ovvero, amori estivi, da vivere con
serenità e con allegria, così come deve
essere una passione nata sotto il sole
d’agosto. Ma attenzione: la prudenza è
sempre d’obbligo. E il profilattico è un atto d’amore
verso chi, in quel momento, ha lo stesso prezioso valore dell’aria che si respira.
Celiachia. Sul sito www.celiachia.it è
possibile trovare l’elenco di ristoranti e
gelaterie “a prova di glutine”. Chi ne fa
parte ha seguito un corso del tutto particolare, dove insegnano come cucinare con gli ingredienti corretti. Sul sito è disponibile anche l’elenco degli autogrill che lungo le autostrade servono prodotti
“gluten-free” e persino delle navi da crociera che hanno cuochi specializzati. E per chi va all’estero? Basta
collegarsi al sito www.glutenfreeroads.com, il primo
dedicato ai celiaci che viaggiano.
Dolore cronico. Per aiutare chi ne soffre
specialmente in questo periodo, quando
può essere difficile sapere a chi rivolgersi se si è in vacanza, c’è il numero verde
800-974261, attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle
12.30 e dalle 14.30 alle 17.30.
Eritema solare. È il primo gradino della scottatura: si tratta di una reazione
della pelle ai raggi solari. Sono a rischio,
in particolare, tutti quelli che hanno poche difese naturali contro il sole e, soprattutto, chi ha
la carnagione chiara. Per prevenire l’eritema solare, si
raccomanda di utilizzare nei primi giorni una crema
solare ad alta protezione contro i raggi sia UVA, sia
UVB. Vale poi la regola di evitare le ore in cui il sole è
SALUTE AZ
a picco, cioè tra le 11 e le 15, e di mettere il prodotto
solare anche quando si sta sotto l’ombrellone. I raggi
solari, infatti, filtrano anche attraverso il telo. Infine, la
sera applicare sul corpo una crema doposole a base di
sostanze che “rinforzano” la pelle, come vitamine C, E,
A e acidi grassi polinsaturi omega-6.
Farmaci e sole. Chi sta seguendo una
terapia farmacologica, prima di esporsi
al sole deve chiedere sempre consiglio
al dermatologo oppure al medico di
famiglia, perché alcuni farmaci, come antibiotici, antidepressivi e diuretici, sono in grado di assorbire i raggi
solari e determinare un aumento della sensibilità della
pelle al sole che si manifesta con un eritema molto intenso di colore violaceo, dolore e gonfiore della pelle.
Questa reazione compare anche a distanza di qualche
ora dall’esposizione al sole e, in genere, tende a risolversi da sé stando lontani dai raggi solari. Lo stesso effetto si può avere anche con alcune creme curative.
Gambe pesanti. Per contrastare il disturbo, al mare non si deve stare sdraiati al
sole e neppure tenere coperte le gambe,
neanche con un pareo leggero, perché si
crea un “effetto serra” molto dannoso per la circolazione. Ideale, invece, camminare con l’acqua fino alle cosce: le sostanze minerali contenute nel mare, insieme
all’azione meccanica esercitata dalla pressione della
massa d’acqua e alla temperatura fresca, migliorano la
circolazione e alleviano il senso di pesantezza.
Hotel e bed&breakfast per allergici.
Se c’è il timore di rovinarsi la vacanza
per i disturbi allergici, si può prenotare
in un albergo “antiacaro”. Come? Collegandosi al sito www. bioallergen.com. Le stanze sono
a prova di acari. Alcuni locali vengono infatti puliti a
fondo ogni giorno e hanno arredamenti e biancheria
specifici per chi ha questa forma di allergia.
Intestino in disordine. Nei primi giorni di vacanza, è possibile avere un po’
di problemi. In genere, si risolvono
mangiando frutta e verdura e bevendo
molta acqua minerale. E se non passano? In agosto, si
possono chiamare gli specialisti della Siucp, la società
dei colonproctologi. Al numero verde 800-776662, dal
lunedì al venerdì dalle ore 16 alle ore 18, rispondono
specialisti disponibili a fornire consigli immediati e
gratuiti su come affrontare i disturbi intestinali e non
rovinarsi le ferie.
Lenti a contatto. Mai usarle per nuotare. Nell’acqua vivono germi, virus e batteri che possono essere assorbiti dalla
struttura porosa delle lenti a contatto,
anche attraverso un’unica goccia di acqua che finisce
negli occhi. E scatenare, nell’arco di dodici ore, una
dolorosa congiuntivite virale. Altrettanto pericolosa è
l’acqua delle piscine, perché contiene il cloro, una sostanza che, se viene assorbita dalla lente a contatto,
può aumentare il rischio di cheratite, cioè di un problema alla cornea. Per vedere bene anche quando si
nuota, si possono usare occhialini o maschere con lenti
graduate.
Mal di denti. In vacanza, ma anche in
città in estate, è decisamente un problema. Ecco perché, anche quest’anno,
l’ANDI (Associazione Nazionale Dentisti
Italiani) organizza a livello nazionale il servizio “Sorrisi d’agosto”. Dal primo di agosto e per tutto il mese,
chi necessita di un dentista, cliccando sul sito dell’ANDI dedicato ai pazienti (www.obiettivosorriso.it) alla
voce “Sorrisi d’agosto”, può selezionare la propria città di residenza e scegliere tra una lista di odontoiatri.
Inoltre, chiamando il numero verde 800-911202, un
operatore fornirà il nome di un dentista che opera nel
proprio territorio.
Nuvole al mare. Anche se il cielo è punteggiato da nuvole alternate ad un nitido azzurro, bisogna limitare la permanenza al sole. Le radiazioni solari sono
presenti lo stesso e arrivano sul corpo con tutta la loro
carica energetica. Prova ne è che ci si scotta più facilmente proprio quando il tempo è variabile. Il consiglio
vale per tutti e, in particolare, per chi ha la pelle chiara
e la tendenza a scottarsi facilmente.
Orecchini sulle bancarelle. Attenzione
a non indossarli se già sono stati provati
da altri, prima dell’acquisto, per vedere come stanno. Meglio portarli a casa
e disinfettarli, perché si potrebbe correre il rischio di
contrarre un’infezione come l’epatite. Per chi vuole
avere altri consigli del genere, utile il sito www.fondazionefegato.it.
Pesce. Contiene DHA, o acido docosaesaenoico, un acido grasso polinsaturo.
È un componente fondamentale delle
membrane cellulari, in particolar modo
del cervello e della retina. La dose raccomandata
di questa sostanza è garantita se si porta in tavola il
pesce un paio di volte alla settimana. I più ricchi sono
soprattutto sgombri e tonno, seguiti da aringhe e salmone.
Quantità. Sali minerali, vitamine, proteine, per citare solo le principali, sono
sostanze che, se vengono ingerite attraverso i cibi nelle giuste quantità, permettono di potenziare il sistema di difesa dell’organismo.
La giornata va iniziata con il passo giusto.
AZ SALUTE
Bere, quindi,un succo di frutta ricca di vitamina C, come
arance e pompelmi. Alcune cellule del sistema immunitario contengono livelli sorprendentemente elevati di
questa vitamina che vengono utilizzati per difendere
il corpo dalle aggressioni esterne. Ma sono scorte che
vanno quotidianamente rinnovate. La spremuta però
va preparata e bevuta al momento, perché la vitamina C è estremamente delicata: a contatto con l’aria, la
perdita di questa sostanza a frutto tagliato è del 40 per
cento in 30 minuti.
A pranzo e cena, invece, mangiare sempre alimenti che
contengono lo zinco, i carotenoidi, il selenio e il rame.
In particolare, lo zinco si trova nel latte e nei frutti di
mare; i carotenoidi nei vegetali giallo-arancione come
le carote e la zucca, e in alcuni a foglia verde come gli
spinaci e i broccoli; il selenio è nel pesce, nella carne
bianca e rossa, nei cereali; il rame nelle noci, nei legumi,
nella carne di pollo, nel pesce e nei cereali.
Regole di igiene. Vanno seguite, soprattutto, da chi si reca in Paesi a rischio.
In particolare, non bere mai l’acqua del
rubinetto, ma solo quella imbottigliata
verificando però che la bottiglia sia sigillata, e neppure bevande con ghiaccio. Lo stesso vale per le bibite
confezionate. Non bere neanche il latte tale e quale,
neppure se è quello confezionato, ma consumarlo soltanto dopo la bollitura e mentre è ancora caldo.
Non mangiare i cibi crudi. Vale per carne, pesce, frutti
di mare e verdure. Fa solo eccezione la frutta che può
essere sbucciata, ma evitare quella con la buccia non
intatta. Non mangiare cibi cotti che sono rimasti esposti per parecchie ore a temperatura ambiente, non
scegliere alimenti che contengono maionese, i dolci
alla crema e i gelati, tranne quelli confezionati.
Sindrome del jet lag. È dovuta al superamento di più fusi orari nell’arco
di un breve tempo, come avviene se si
effettuano viaggi intercontinentali, sia a
Ovest sia a Est. Per alleviare il disturbo, durante i viaggi notturni cercare di dormire. Se il giorno si prolunga
perché il si va verso ovest, fare dei brevi sonnellini per
ridurre la perdita di sonno. Evitare però il sonno prolungato che non facilita l’adattamento una volta arrivati a destinazione.
Torcicollo e mal di schiena in estate.
Sono disturbi sempre in agguato se il
condizionatore raffredda solamente
la camera da letto. Il rapido raffreddamento che si avverte entrando nella stanza rinfrescata, soprattutto se si è accaldati, irrigidisce la muscolatura del collo e della schiena e causa dolore intenso
e forti limitazioni nei movimenti.
La soluzione: raffreddare tutta la zona notte. Oppure, mettersi sulle spalle un golf di cotone quando si
entra nella stanza fresca, in modo da abituarsi più
dolcemente al cambio di temperatura.
Umore alto. Sì ai raggi solari, chiaramente rispettando il consiglio di non
esporsi nelle ore centrali della giornata,
più rischiose. I raggi solari infatti stimolano nell’organismo la produzione di due importantissimi neurotrasmettitori, la dopamina e la serotonina,
sostanze che mettono in comunicazione tra di loro le
cellule cerebrali e che hanno un effetto benefico sul
tono dell’umore. Questo fa sì che ci si senta allegri e
rilassati.
Viaggio in barca. Uno dei problemi
più frequenti è la chinetosi, malessere
provocato dal movimento. Per non soffrirne, portare con sé dei cracker salati
da sgranocchiare durante il viaggio: aiutano a contrastare la nausea. E se si deve consumare un pasto in
viaggio, meglio optare per prosciutto crudo con un
contorno di patate bollite e pane senza mollica.
Zanzare. Per tenerle lontane, aggiungere dei fili di rame in ogni sottovaso
delle piante sul balcone e in casa. I fili
si sciolgono lentamente e liberano ioni
rame che interferiscono con lo sviluppo delle larve di
zanzara. Se possibile, tenere in casa una vaschetta
con tre-quattro pesci rossi: si cibano di zanzare.
SALUTE AZ
Riguarda il 20 per cento degli italiani
Dipendenti dall’abbronzatura?
Potreste soffrire di tanoressia
A
ndate a caccia di sole, sfruttando ogni momento libero per esporvi come lucertole? Non
siete mai sazi di abbronzatura e continuate
ad “arrostirvi” ore e ore al sole? Se questo comportamento vi rappresenta, allora fate attenzione, perché
oltre al rischio di cancro alla pelle – legato, nel 90 per
cento dei casi, proprio ad una scorretta esposizione
al sole – il vostro problema potrebbe essere un altro:
la dipendenza da tintarella, chiamata tanoressia (dall’unione delle due parole inglesi “tan”, abbronzatura,
e “anorexia”, anoressia).
Tanoressia non è un termine frutto di esagerazione,
ma è stato coniato per un disturbo compulsivo vero e
proprio che presenta tutti i connotati tipici di una dipendenza da sostanze stupefacenti e che, spesso, affligge
persone già colpite da altre forme di dipendenza, come
quella dal fumo.
Come si riconosce? Così come l’anoressico non si
vede mai abbastanza magro, chi è affetto da dipendenza da tintarella pensa di non essere mai sufficientemente abbronzato e continua ad esporsi al sole con
tempi e modi illogici e irresponsabili, usando lozioni
super-abbronzanti piuttosto che creme protettive. E
se il sole non gli basta mai, il tanoressico si rivolge anche all’abbronzatura artificiale.
Ciò che è peggio è che non si tratta di un problema poco
frequente. Infatti, secondo un’indagine condotta di recente dall’Istituto Demoscopico SWG di Trieste, la tanoressia sembra interessare in forma conclamata il 20 per
cento della popolazione del nostro Paese.
di Paola Mariano
AZ SALUTE
Spesso, la tintarella
può trasformarsi
in un vero e
proprio disturbo
compulsivo con i
tipici connotati
di una dipendenza
da sostanze
stupefacenti
Secondo il sondaggio, il 52 per cento degli italiani
(oltre una persona su due) risulta ossessionato dall’abbronzatura.
Stando all’indagine, a soffrire più frequentemente di tanoressia sono le donne, specie quelle magre e fumatrici,
soprattutto se hanno la carnagione scura. In genere, le
donne colpite da tanoressia si espongono al sole più di 6
ore al giorno, anche nelle fasce orarie più pericolose.
Il tanoressico, inoltre, non utilizza creme protettive, ma
solo lozioni super-abbronzanti e si sottopone a lampade
e lettini solari sia in inverno sia in estate.
Il fenomeno è ormai noto nel mondo: anche in America, i dermatologi hanno lanciato l’allarme. Infatti, da
un’indagine su oltre 400 studenti universitari, condotta
da Carolyn Heckman del Fox Chase Cancer Center di
Philadelphia e pubblicata sull’American Journal of Health Behavior, è emerso che anche i giovani sono affetti
dal problema (precisamente il 27 per cento degli intervistati). I ricercatori hanno rielaborato un questionario
psicologico-comportamentale tipicamente somministrato per scovare le dipendenze da sostanze e hanno
visto che l’abbronzatura, così come le droghe, può dare
dipendenza e causare sintomi simili a quelli della crisi
d’astinenza che colpisce il tossicodipendente, come ad
esempio disturbi d’ansia.
Uno studio simile è stato pubblicato recentemente sulla
rivista Archives of Dermatology e condotto da Catherine
Mosher del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di
New York.
Tuttavia, la tanoressia non è semplicemente un comportamento figlio delle mode e della rincorsa a tutti i
costi di trattamenti di bellezza, ma sembra nascere da
basi biologiche. Infatti, secondo una ricerca condotta
di recente dall’équipe di Steven Feldman della Wake
Forest University al Baptist Medical Center di WinstonSalem in Carolina del Nord, sono i raggi UV del sole che,
regalando benessere e senso di rilassamento, fungono
da richiamo inconscio al lettino o alla spiaggia.
Secondo quanto Feldman ha riportato sul Journal of the
American Academy of Dermatology, i raggi ultravioletti
potrebbero promuovere il rilascio di endorfine da parte
dell’organismo, droghe naturali che agiscono nel nostro
cervello trasmettendoci sensazioni positive e, in questo
modo, potrebbero indurre rilassamento e piacere. Queste sensazioni scatenate dal sole o dalle lampade UV
possono essere coinvolgenti a tal punto da ingenerare
SALUTE AZ
una vera e propria dipendenza da sole, scatenata dal
desiderio irresistibile di provare ripetutamente quello
stato di benessere ogni volta che “ci si droga” in spiaggia o nei centri estetici.
Nello studio condotto da Feldman, i ricercatori hanno
osservato per sei settimane 14 giovani amanti delle lampade. I dermatologi hanno offerto ai volontari un ciclo di
sedute, due volte la settimana, ma uno dei due lettini
usati era “truccato”, ovvero non funzionava con i raggi
ultravioletti, naturalmente all’insaputa dei partecipanti.
Alla fine del ciclo di sedute, i giovani dovevano dire quale lettino li avesse soddisfatti di più: tutti tendevano a
preferire quello che sprigionava raggi UV, dicendo che
induceva in loro un maggior senso di rilassatezza. Il loro
umore, misurato con test psicologici oggettivi, risultava
migliore dopo una seduta con gli UV.
Inoltre, quando veniva offerto ai giovani di continuare
le sedute con la possibilità di scegliere il lettino, il 95 per
cento dei soggetti optava per quello agli UV.
Altro studio, anche questo condotto dal gruppo di Feldman e pubblicato sulla rivista Photodermatology, Photoimmunology & Photomedicine, ha invece dimostrato
che l’abbronzatura artificiale riduce il dolore.
Gli esperti hanno testato i lettini a raggi UV su un gruppo di pazienti affetti da fibromialgia, una malattia caratterizzata da senso di stanchezza e dolore cronico di
muscoli, legamenti e tendini.
È emerso che, grazie alle sedute sui lettini solari, i pazienti provano sollievo. Secondo i ricercatori statunitensi, anche in questo caso, i mediatori chimici dell’effetto
antidolorifico dei raggi ultravioletti vanno ricercati tra
le endorfine la cui produzione endogena è indotta dall’esposizione al sole. Non a caso, chi soffre di disturbi
stagionali dell’umore con la bella e assolata stagione si
sente meglio ed è più positivo.
Simili agli oppiodi, le endorfine agiscono sull’organismo
instaurando una vera e propria dipendenza che fa scivolare nel dimenticatoio tutti i buoni consigli per una corretta e sicura esposizione al sole, mandando in soffitta
le creme protettive per sostituirle con pericolose lozioni
super-abbronzanti e senza filtro anti-UV.
Vale dunque la pena ricordare, soprattutto ai “maniaci”
dell’abbronzatura che non si accontentano mai anche
quando la loro pelle è nera come il carbone, alcuni degli effetti nocivi dei raggi ultravioletti: si va dall’eritema
solare, alle ustioni, alla comparsa di macchie cutanee.
Inoltre, l’invecchiamento precoce della pelle è assicurato, per non dimenticare poi la probabilità che compaiano lesioni precancerose e tumori cutanei.
Le regole di una sana abbronzatura
»Usare creme protettive che vanno riapplicate ogni ora
e dopo il bagno. »Scegliere la crema in base alla propria
carnagione o fototipo. »Esporsi al sole nelle ore consigliate
(fino alle undici e dopo le diciassette) e non esagerare.
»Applicare le creme protettive anche sotto l’ombrellone,
dove arriva comunque il 50 per cento dei raggi UV. Sono
obbligatorie anche in acqua poiché i raggi ultravioletti
penetrano fino ad un metro di profondità.
L’abbronzatura artificiale può
causare il cancro alla pelle
C
hissà se, un giorno, all’entrata dei centri di bellezza
dove ci sono i lettini o le docce
solari troveremo scritto, in modo
simile alle frasi di avvertimento
sui pacchetti di sigarette, “attenzione, la tintarella artificiale può
causare tumori”. Che questo accada o meno, certo è che farsi le
lampade può provocare il cancro
della pelle, il melanoma, responsabile del 79 per cento di tutte le
vittime di tumore della pelle.
La prova definitiva è arrivata da
uno studio pubblicato sulla rivista
Cancer Epidemiology, Biomarkers
and Prevention e condotto da
DeAnn Lazovich della University of Minnesota che ha coinvolto
quasi 2.300 persone.
Non importano l’età, il sesso o il
tipo di abbronzatura artificiale cui
ci si sottopone (doccia o lettino):
lo studio ha dimostrato in modo
definitivo che qualsiasi genere di
lampada agli UV quasi raddoppia
il rischio di melanoma. Inoltre, il
pericolo cresce all’aumentare della frequenza dell’uso del lettino (o
della doccia), fino a triplicarsi per
coloro che si sottopongono a 100
sedute l’anno.
Il rischio maggiore è rappresentato dai lettini che “sparano”
raggi UV di tipo B: più 4,5 volte,
cioè pericolo più che quadruplicato. Questi risultati sono
importanti perché si tratta del
primo studio in cui si prende in
esame ogni tipo di dispositivo
abbronzante e ogni tipo di uso,
tenendo conto anche dell’esposizione della persona al sole.
Non solo la pelle invecchia visibilmente (e spesso, quindi, il risultato estetico di una lampada non
è dei migliori), ma la ricerca mostra, senza ombra di dubbio, che
dietro il lettino solare si apposta il
pericolo tumore.
AZ SALUTE
Circa 29 milioni gli italiani in vacanza
Cosa mettere in valigia
per goderci ottime ferie
B
en 29 milioni di italiani sono in procinto di partire per le vacanze. Indaffarati a preparare le
valigie, si preoccupano di non dimenticare nulla
per garantirsi ferie tranquille all’insegna del benessere
psico-fisico. “Avrò pensato a tutto?”, si ripetono. Controlliamo insieme se manca qualcosa.
Attenzione alle calzature
di Manuela Campanelli
Lontano da casa,
nei momenti
di relax, si diventa
più insofferenti
ai piccoli disturbi
10
Partiamo dalle scarpe. Un paio di calzature comode,
con un plantare che segua gli archi traverso e longitudinale del piede, sono certamente da mettere in borsa
per fare belle passeggiate. Ma quale modello preferire?
«Senz’altro delle scarpe da running o dei sandali con una
fascetta dietro, con una superficie morbida di appoggio
e un rialzo anteriore di un centimetro che distanzi le
ossa dell’avampiede dal terreno, ne ammortizzi il carico e prevenga le metatarsalgie», raccomanda il dottore Andrea Bianchi, chirurgo esperto di avampiede alla
casa di cura accreditata “Villa Erbosa” di Bologna.
Per fare lunghi percorsi, è bene evitare le infradito:
non consentono il rotolamento del piede, l’appoggio
prima sul tallone, poi sulla pianta e successivamente
sull’avampiede, come pure le calzature con il tacco alto
– che caricano eccessivamente la parte anteriore del
piede – e quelle che hanno una fascetta troppo stretta
in punta: costringono le dita ad assumere una posizione
forzata, favorendo callosità e macerazioni della cute.
Sul materiale delle calzature non ci sono dubbi: la pelle
deve essere di gran lunga preferita alla gomma che non
fa traspirare l’epidermide.
Il kit dei farmaci
Nel bagaglio a mano e non in valigia (così si evitano gli
sbalzi termici di stive troppo calde o troppo fredde) è
bene mettere dei farmaci. Ma attenzione: non occorre
esagerare. Conoscendo i propri punti deboli, si possono scegliere con decisione i rimedi da non abbandonare in vacanza. «Lontano da casa, nei momenti di relax,
si diventa più insofferenti ai piccoli disturbi», ricorda la
dottoressa Ornella Cappelli, presidente dell’Associazione Italiana Donne Medico. Un kit “salva-vacanze” è
quindi indispensabile.
«Prima di prendere i farmaci dall’armadietto – aggiunge la dottoressa Cappelli – è importante controllare la scadenza e accertarsi che nella confezione
ci sia ancora il foglietto illustrativo. Mai travasarli in
contenitori diversi dall’originale e conservarli a temperature non superiori ai 30° C».
Uno spirito critico deve guidare quindi le proprie scelte.
Chi ha spesso mal di pancia può, per esempio, portare
con sé fermenti lattici in compresse per riequilibrare la
flora batterica e prevenire i disturbi intestinali e un antidiarroico a base di argilla o di loperamide per contrastare un’eventuale diarrea: il primo intrappola tossine virali
SALUTE AZ
e batteriche che possono ledere la mucosa intestinale,
mentre il secondo rallenta la motilità intestinale senza
rovinare la flora batterica. Clisteri e supposte di glicerina
che stimolano l’attività dell’ultimo tratto del retto sono
indicati per coloro che soffrono di stipsi dovuta al cambiamento di orari e abitudini.
Chi ha le orecchie delicate e va facilmente incontro a
otiti deve avere con sé delle gocce otologiche a base
di antinfiammatori e chi ha gli occhi irritabili non deve
dimenticare le lacrime artificiali, preziose per idratare le
mucose oculari. I portatori di lenti a contatto mettano in
borsa la soluzione per mantenerle pulite che, indirettamente, sarà un valido presidio anche per umidificare la
cornea e prevenire malattie oculari.
Una pomata a base di antistaminici non deve mancare
se si è soggetti a reazioni allergiche scatenate anche da
una banale puntura di zanzara, come pure il paracetamolo per controllare la febbre di adulti e bambini. Chi ha
la gola facilmente infiammabile per via degli sbalzi termici dettati dall’aria condizionata, può tenere a disposizione delle caramelle disinfettanti a base di cloruro,
cetilpiridinio, clorexidina, iodopovidone, esetidina. Salviette disinfettanti, cotone, garze e bende (esiste
anche il cerotto liquido per proteggere l’epidermide
ferita da escoriazioni), sono poi indispensabili se si
hanno dei bambini che, giocando, possono ferirsi
con tagli e taglietti.
Per il viaggio
Raggiungere la meta delle proprie vacanze stando in salute è importante per iniziare le ferie con il piede giusto.
In viaggio, vanno evitate la disidratazione (una busta di
sali minerali può essere un buon metodo per ripristinare
la concentrazione di sali) e la nausea. Per contrastare
quest’ultima, è bene portare con sé qualche pastiglia di
antinausea a base di dimenidrinato o di scopolamina, o
i bracciali che si comprano in farmacia, da indossare in
modo che il piccolo magnete posto su di essi schiacci il
cosiddetto “punto 6”, chiamato dagli agopuntori “ministro del cuore”, localizzato al centro dell’avambraccio e
a due dita traverse dalla piega del polso, per controllare
il mal d’auto, d’aereo o di mare. Entrambi sono anche
utili per vincere il jet-lag, contro il quale funziona la melatonina (l’acquisto richiede la ricetta del medico). È importante bere molta acqua (fino a 2-3 litri il giorno del
viaggio), due notti di sonno regolare prima della partenza e pasti contenuti non innaffiati da alcol. Una fascia
elastica contro il gonfiore delle gambe è benvenuta per
chi viaggia in aereo.
Le informazioni preziose
Nel portafoglio, mettere invece la ricetta con la prescrizione dei farmaci che si assumono abitualmente: i
dettagli della loro compilazione si possono trovare sul
sito www.intrage.it, il portale interamente dedicato agli
“over anta”, che ha al suo attivo ben 80 milioni di visite e
260 milioni di pagine lette. La ricetta va
fatta dal medico di famiglia che è bene
andare a trovare un mese prima della
partenza: una sua visita accurata potrà
portare allo scoperto qualche piccolo
disturbo da curare. Se le vacanze sono
all’estero, sarà invece l’occasione per
parlare e programmare con il medico
le vaccinazioni necessarie: si avrà così
tutto il tempo per eseguirle e per immunizzarsi correttamente.
Per la donna, opportuna una capatina
dal ginecologo e, per tutti, dal dentista
prima di lasciare la città: non è detto
che dove andrete, anche se la meta è
italiana, troverete gli specialisti che vi
occorrono.
Per informazioni aggiuntive per una vacanza in Italia o all’estero, ci si può rivolOrnella Cappelli
gere a uno dei 200 Centri della Società
Italiana di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni (tel.
02-87380300; sito www.simv.it). Esiste poi un percorso “salva-vacanze” guidato al Centro Diagnostico
Italiano (CDI) attivo dal 1° giugno al 1° ottobre: offre
una consulenza telefonica gratuita (02-48317304) per
il viaggiatore, disponibile 7 giorni su 7.
«Per i sub è disponibile il test delle microbolle, un
nuovo esame per prevenire la malattia da decompressione», ricorda il dottore Claudio Droghetti,
responsabile dell’ambulatorio di Medicina dei Viaggi
del CDI, dove esiste anche un servizio personalizzato
sul singolo viaggiatore (prenotazione telefonica allo
02-483171).
Mare e monti
Accorgimenti diversi devono essere adottati a seconda se si decide di andare al mare o in montagna.
Nella prima ipotesi, non vanno dimenticate le creme
protettive. Quelle con un fattore di protezione pari o
superiore a 30 sono da preferire: permettono di tollerare le radiazioni solari per un tempo 30 volte maggiore a quello sopportato dalla propria pelle, a patto
che si spalmino in quantità abbondante sull’epidermide ogni 2-3 ore. Si consiglia, inoltre, di travasare in
una piccola bottiglietta un po’ d’aceto bianco che farà
comodo nel caso si venga toccati da una medusa.
Se la meta sono i monti, un’aspirinetta, contenente
un basso dosaggio di acido acetilsalicilico, va messa nello zaino se si soffre di mal di montagna una
volta superati i 2.000 metri di altitudine. Durante le
escursioni, non va dimenticato il cellulare che potrà
essere utile anche per chiamare il 118 nel caso si
venga morsi dalle vipere: i soccorritori porteranno
il siero antivipera che, attualmente, non si compra
più in farmacia.
11
AZ SALUTE
I suggerimenti per evitare piccoli inconvenienti
Vacanze con i bambini
Ecco come non rovinarle
P
di Giuseppe Montalbano
I NOSTRI BAMBINI
Pediatra di famiglia,
consigliere dell’Ordine dei
Medici di Palermo
A volte, si è
costretti ad
affrontare
situazioni che
possono guastare
il periodo delle
ferie. Occorre
quindi premunirsi
12
untuali come ogni anno, ecco le tanto sospirate vacanze estive, tra mare o montagna, hotel o villaggi turistici. Per godere di
un periodo di ferie spensierato, anche con i bambini, è importante seguire qualche regola per
evitare che qualche piccolo inconveniente possa
rovinare le giornate.
Iniziamo con coloro che si recano nei luoghi di
villeggiatura solamente nei fine settimana o
per gite giornaliere. Parola d’ordine: massima
prudenza durante gli spostamenti in macchina.
Il bambino piccolo
va seduto sempre
negli appositi sediolini, mentre i più
grandicelli devono
occupare i posti
posteriori, con le
cinture allacciate.
Non bisogna usare il climatizzatore
al massimo e, se
il tragitto è lungo,
occorre fermarsi più
volte, per permettere al piccolo di bere,
fare uno spuntino o
muoversi un po’.
Talvolta, si è costretti ad affrontare situazioni che rischiano di rovinare le vacanze: sovraesposizione al sole, punture di insetti,
meduse, improvvisi rialzi febbrili, mal d’orecchi,
bruciori agli occhi, episodi di vomito e/o diarrea,
sono solo alcune.
Bisogna quindi premunirsi portando in vacanza qualche farmaco, senza però esagerare. Il
bambino affetto da una patologia cronica deve
sempre avere con sé non solo i prodotti che assume normalmente, ma anche il libretto sanitario, con esaurienti notizie sulla malattia di cui è
affetto. Per gli altri, sono sufficienti pochi, ma
efficaci farmaci.
In caso di febbre superiore a 38° C, in assenza di
sintomi preoccupanti (forte cefalea, specie se accompagnata da rigidità nucale e/o vomito ripetuto, intensi dolori addominali, difficoltà respiratorie), spesso è sufficiente la somministrazione
di prodotti a base di paracetamolo per superare
la fase febbrile e ritrovare la solita vivacità. Se si
verifica diarrea, specie se provocata da disordini alimentari, bisogna seguire una dieta appropriata, ricca di cibi ad effetto ispessente per le
feci, quali riso, pastina, patate, carote, banane,
per poi passare a pesce magro e carni bianche.
Utile l’uso dei cosiddetti fermenti lattici, meglio
classificati in prebiotici e probiotici.
In caso di vomito, bisogna capire se è dovuto
ad abusi alimentari oppure alla comparsa della chetosi (il comune “acetone”), causata dalla
febbre e/o dal digiuno. È comunque necessario
privilegiare una dieta liquida, con l’aggiunta di
zuccheri e sali, per scongiurare il pericolo della
disidratazione. Se il vomito si ripete, può essere
utile la somministrazione di domperidone (sciroppo o supposte rettali).
In occasione di dolore all’orecchio, senza febbre
né secrezioni muco-purulente del condotto auricolare (nel qual caso occorre consultare un pediatra o un otorino), spesso basta usare gocce
otologiche a base di antibiotici e/o antinfiammatori ed evitare di mettere la testa sottacqua
per qualche giorno.
In caso di occhi arrossati (cosa molto frequente
nei bambini che giocano tutta la giornata con
l’acqua di mare e con la sabbia), basta qualche
goccia di collirio a base di camomilla per risolvere il problema. Se, invece, oltre all’arrossamento
si presenta secrezione congiuntivale di muco e
pus, allora vuol dire che c’è stata una sovrainfezione batterica. Dopo avere lavato l’occhio con
acqua tiepida, bisogna usare un collirio a base
di antibiotico.
Per quanto riguarda l’esposizione al sole, si
deve tenere presente che la pelle del bambino
è molto più delicata di quella dell’adulto e necessita di maggiore prudenza, ricordando che
non esiste una crema che dà protezione totale.
Gli orari da privilegiare per l’esposizione sono
le prime ore del mattino ed il tardo pomeriggio. Ricordarsi di usare sempre un cappello.
Per ultimo, parliamo di punture di insetti o di
meduse. In entrambi i casi, massima cautela se
il bambino è allergico: antistaminici, cortisone
e adrenalina, possono evitare conseguenze
gravi. Per il resto: buone vacanze!
Migliorare la qualità
della vita umana per
consentire alle persone
di essere più attive
di stare meglio
di vivere più a lungo.
www.gsk.it
AZ SALUTE
Utili per diagnosticare precocemente i tumori
G
di Salvatore Sammarco
Responsabile screening Asp
Palermo – Direzione Sanitaria
Unità operativa Educazione
alla Salute Aziendale
Screening oncologici
Istruzioni per l’uso
li screening oncologici sono interventi pianificati di prevenzione da effettuare nella
popolazione che ancora non presenta sintomi, per individuare il tumore in una fase iniziale,
quando vi è un’elevata probabilità di guarigione.
Gli screening di dimostrata efficacia sono quelli per
il carcinoma della mammella (mammografia ogni 2
anni nelle donne di 50-69 anni), del collo dell’utero
(Pap test ogni 3 anni tra 25 e 64 anni), del colon-retto (ricerca del sangue occulto nelle feci nella popolazione maschile e femminile di 50-69 anni).
Sono tre malattie molto importanti e diffuse: il carcinoma della mammella è la prima causa di morte
nelle donne, quello al collo dell’utero è la seconda
forma tumorale nella popolazione femminile, mentre il tumore del colon-retto, in Sicilia, è la quarta
causa di morte negli uomini e la seconda nelle donne e la sua incidenza è in aumento.
Anche se la prevenzione individuale (cosiddetta
“spontanea”) è utile, solo i programmi di screening organizzati, con invito attivo dei soggetti in
età bersaglio, consentono di ottenere il massimo
di efficacia. I progetti di screening, che offrono gratuitamente diagnosi e terapia nel rispetto dei requisiti di qualità previsti a livello internazionale, non
hanno però ancora raggiunto percentuali di adesione ottimali. Le motivazioni principali vanno dalla
mancata percezione dell’importanza della malattia
e del rischio di ammalarsi, alla paura dell’eventuale
diagnosi ed alla carente informazione.
Screening della mammella
La mammografia è l’esame più efficace per diagnosticare precocemente i tumori del seno, permettendo di individuare lesioni molto piccole che possono
essere operate con trattamenti poco invasivi che
preservano l’aspetto estetico e migliorano, quindi,
la qualità di vita. Se negativa, la risposta arriva a
casa entro un mese. Se la mammografia evidenzia
immagini dubbie, la donna sarà richiamata per eseguire ulteriori accertamenti.
Lo screening della mammella è attivo a Palermo dal
2004 con il Progetto “Penelope” e le donne in età
target ricevono a casa una lettera di invito a presentarsi in uno dei Centri dell’Asp dove viene eseguita
gratuitamente la mammografia. I richiami a 2 anni
sono effettuati anche telefonicamente.
Dimostrata
l’efficacia nei
carcinomi del seno,
del collo dell’utero
e del colon-retto.
L’esperienza
dell’Azienda
Sanitaria Provinciale
di Palermo Screening dell’utero
Si effettua con il Pap test, fatto gratuitamente nei
consultori familiari. Se è negativo, la donna viene
invitata nuovamente dopo 3 anni. Se positivo, si
14
esegue una colposcopia, con un’eventuale biopsia,
per confermare o meno l’esistenza di lesioni pre-tumorali che, se non trattate, possono degenerare in
tumore nel giro di 5-10 anni e che possono essere
asportate con interventi mininvasivi (che salvaguardano la fertilità futura), effettuabili in regime ambulatoriale o di day surgery.
Lo screening dell’utero, attivo a Palermo in alcuni
Distretti, da settembre sarà esteso a tutto il territorio aziendale.
Screening del colon-retto
Nella sua fase iniziale, questo tumore dà pochi
sintomi. Nel 90 per cento dei casi, è preceduto
da una lesione benigna, il polipo adenomatoso,
la cui rimozione elimina il rischio di tumore in
quella sede. La trasformazione del polipo in tumore invasivo è un processo molto lungo, per cui
l’esecuzione periodica dello screening consente
di prevenire la malattia. Il test raccomandato in
Sicilia è la ricerca del sangue occulto nelle feci. In
caso di esito negativo, si viene richiamati dopo 2
anni. Nei soggetti positivi al test, si esegue una
colonscopia che consente una diagnosi certa e, in
caso di polipi, la loro asportazione.
Lo screening che, dopo una fase pilota in due Distretti, sta per essere avviato dall’Asp di Palermo,
prevede l’invio, a domicilio, di una lettera in cui
si invita l’utente a ritirare la provetta per eseguire a casa il test ed a riconsegnarlo per la lettura.
Per approfondimenti, è consigliabile consultare il
proprio medico di famiglia. Maggiori informazioni su www.asppalermo.org.
AZ SALUTE
Colpisce ogni anno nel mondo 230 mila donne
Tumore ovarico avanzato
Aumenta la sopravvivenza
S
di Monica Diliberti
Hal Barron
Nicoletta Colombo
I risultati di uno
studio su 1.873
donne con
carcinoma alle ovaie
avanzato trattate
con l’anticorpo
monoclonale
bevacizumab
16
ono 230 mila nel mondo le donne che, ogni
anno, ricevono una diagnosi di carcinoma ovarico, il sesto per frequenza nella popolazione
femminile e l’ottava causa di morte per tumore. Quello
ovarico è un tumore infido che non dà sintomi per molto tempo e, quando questi si presentano, sono aspecifici, comuni a diverse malattie, cosa che può ritardare
– anche di parecchio – la diagnosi.
Nonostante la sua aggressività e una mortalità piuttosto elevata (circa 140 mila donne all’anno), per le pazienti arriva un’ottima notizia che riguarda le terapie.
Durante il 46° Congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), sono stati presentati i promettenti risultati di uno studio su bevacizumab,
un anticorpo monoclonale che si è dimostrato in grado
di allungare la sopravvivenza.
Lo studio GOG 0218, realizzato da un network di ricercatori guidati dal Gynecologic Oncology Group, è stato
condotto su 1.873 donne che presentavano un tumore
ovarico avanzato precedentemente non trattato e che
erano state sottoposte ad un intervento chirurgico per
asportare la massa tumorale. Coloro che hanno ricevuto il trattamento con bevacizumab in combinazione con la chemioterapia tradizionale, seguito da una
terapia di mantenimento (fino a 15 mesi) con il solo
anticorpo monoclonale, hanno avuto il 39 per cento in
più di sopravvivenza senza progressione della malattia
(14,1 mesi), rispetto alle pazienti trattate con la sola
chemio (10,3).
«Questi risultati possono rappresentare un importante passo in avanti per le donne che hanno bisogno di
ulteriori opzioni di trattamento», commenta il dottore
Robert Burger, ricercatore dello studio e direttore del
Women’s Cancer Center al Fox Chase Cancer Center di
Philadelphia.
«Ci sentiamo molto incoraggiati – dice il dottore
Hal Barron, Head of Global Development and Chief
Medical Officer di Roche – perché, negli ultimi 10
anni, ci sono stati pochissimi miglioramenti per le
donne con questa malattia. Bevacizumab ha aiutato le pazienti a vivere più a lungo senza che la patologia progredisse».
Come accennato, i sintomi del tumore ovarico sono
molto generici: dolori e gonfiore addominali, irregolarità intestinale, difficoltà digestive, pesantezza
dopo i pasti. Successivamente, possono comparire
perdita di appetito, nausea e aumento di volume
dell’addome dovuto ad ascite addominale, un accumulo di liquido peritoneale.
«Purtroppo – afferma la professoressa Nicoletta Colombo, direttore dell’Unità di Ginecologia oncologica
medica all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano
– nella maggioranza dei casi il carcinoma ovarico viene
diagnosticato quando è già in stadio avanzato, quando
ha già lasciato l’organo primitivo e si è diffuso anche a
livello della cavità peritoneale e addominale».
Le opzioni terapeutiche prevedono l’intervento chirurgico e la chemioterapia. Fortunatamente, il carcinoma
ovarico è un tipo di tumore particolarmente sensibile
alla chemio e, nella maggior parte dei casi, si ottiene un
risultato soddisfacente.
Ma c’è un rovescio della medaglia. «A fronte del 70-80
per cento di pazienti che hanno una buona risposta alla
chemioterapia – continua la professoressa Colombo
– il carcinoma ovarico si caratterizza anche per una
tendenza a recidivare. Uno dei problemi non è tanto la
risposta iniziale, ma il fatto che, dopo un certo periodo,
in circa il 70 per cento delle pazienti, il tumore si ripresenta». Ecco quindi l’importanza della ricerca su bevacizumab. «Negli ultimi anni – dice la Colombo – c’è stata
grande attenzione nel cercare di identificare i farmaci
che potessero ritardare la recidiva del carcinoma ovarico. Lo studio GOG 0218 si basa sul presupposto che
bevacizumab possa svolgere questo ruolo di prolungamento dell’intervallo libero da malattia».
Bevacizumab è un farmaco anti-angiogenetico, ovvero
aiuta a bloccare la crescita tumorale. È stato approvato, per la prima volta, nel 2004 per il trattamento del
carcinoma del colon-retto avanzato. Oggi, è impiegato
per la cura di diversi tumori.
SALUTE AZ
Il rapporto tra mass media e salute
Quello zibaldone alimentare
tra ambiente, diete, religioni
P
lora reali, spesso immaginarie o irrazionali. A tutto ciò
si aggiungono le mirabolanti promesse di integratori
naturali, che prevengono e curano, sulla base di illusorie promesse, propagandate da Internet e sul Web:
granuli, compresse, pappe, sciroppi, gocce, tavolette
capaci di sostituire la scienza di Ippocrate. Ginseng e
ginkgo-biloba per prevenire i tumori; camomilla contro i diverticoli; noci contro l’impotenza e a favore
della funzione erettile; aglio contro il diabete.
L’ultima moda – che deriva dalla pervasiva paura,
vera e propria ossessione
irrazionale, su contaminazioni, inquinamenti, ingredienti impuri, allergie,
intossicazioni – promuove gli alimenti Kosher e
halal, cioè ebrei e musulmani, definiti “cibo della
Bibbia”.
Tale alimentazione prevede: macellazione rituale; estrazione di tutto
il sangue della carne e
latte; assenza di carne di
maiale. Sono cibi Kosher,
che significa “permessi”:
ruminanti con zoccolo
spaccato; sono leciti bovini e ovini, ma non suini
ed equidi; permessi anche
pollame, tacchino, oca,
anatra, nonché pesci con pinne e squame. Vietati
frutti di mare, anguilla, storione, squalo.
Il cibo Kosher viene ritenuto alimento sicuro, messo
in vendita dopo controlli accuratissimi. In buona sostanza espressione di purezza. Su queste basi, negli
Stati Uniti, il 40 per cento di tutti i cibi in circolazione
è Kosher. Dati imponenti se si considera che gli ebrei
degli USA sono solo il 2 per cento.
In Italia ci limitano ancora ai carciofi “alla giudìa”. Da
noi la moda, che quasi sempre diviene condizionamento sociale, è ancora poco diffusa, tranne che per
la cucina cinese o giapponese: involtini primavera,
spaghettini fritti, sushi, sashimi.
Ma in ogni caso queste ondivaghe preferenze in
voga non rappresentano una coscienza nutrizionale.
Ma non è improbabile che in quest’epoca – definita
laica e secolare – ritorneremo alla Bibbia, almeno
per alimentarci.
di Adelfio Elio Cardinale
Preside della Facoltà
di Medicina e Chirurgia,
Università degli Studi di Palermo
OSSERVATORIO
remessa. Gli abitanti della terra aumentano
di 80 milioni di persone all’anno. Questo dato
comporta che, ogni giorno, gli agricoltori di
tutto il mondo devono nutrire 216.000 persone in più
del giorno precedente.
Per contro – si stenta a crederci – ogni giorno gli italiani
buttano nella spazzatura 4.000 tonnellate di alimenti
non utilizzati; vale a dire 6 milioni in un anno! Questa
quantità potrebbe soddisfare i bisogni alimentari di
tre quarti dei cittadini italiani per un anno. Ma ancor
più alto è lo spreco in Gran Bretagna, Spagna, Svezia,
per arrivare agli Stati Uniti ove si butta circa il 40 per
cento degli alimenti acquistati.
Come non rimpiangere, con amara nostalgia, l’austera
sobrietà delle famiglie dei decenni trascorsi, che insegnavano che il pane è sacro; con i padri che invitavano
a reimpiegarlo il giorno successivo e le mamme che
baciavano lo sfilatino o la michetta caduti per terra,
quasi una riparazione a un simbolo divino maltrattato.
A questa opulenza dissipatrice corrisponde una ingravescente fame e malnutrizione nel mondo: per
individualismo nell’affrontare i problemi, per il fallimento del mercato con squilibri sociali, per ignoranza dell’efficienza.
Tutto questo ha un costo in termini ambientali, con
distruzione dei sistemi di sostegno naturale: pascoli,
foreste, aria, suolo, mari e fiumi.
Per quanto riguarda il ricco e sibaritico mondo occidentale i problemi sono essenzialmente due: le malattie secondarie alle sempre più diffuse crapule; la
sicurezza alimentare.
L’obesità nel mondo industriale diverrà una vera e
propria epidemia. L’Oms – Organizzazione mondiale
della sanità – prevede che, entro il 2015, nel mondo vi
saranno oltre 1 miliardo e mezzo di obesi. Il dramma è
che a questi “grassoni” si contrappongono già oggi 850
milioni di persone che soffrono la fame o denutriti. Abbiamo già segnalato (AZ Salute, febbraio 2010) i mali
tipici conseguenti: diabete, infarto, ictus, tumori. Il 30
per cento delle neoplasie è collegato alla tavola imbandita con cibi pericolosi o smoderatamente assunti.
Si fa riferimento, in particolare, al junk-food o cibo
spazzatura, al fast-food, ai molti panini “chuf-chuf”.
All’errata alimentazione seguono pittoresche diete
fai-da-te, che provocano solo l’“effetto yo-yo”, con
veloce riacquisizione del peso originario.
La sicurezza alimentare – spesso giustificata da inquinamenti di metalli pesanti, pesticidi, metodi di allevamento – è divenuta quasi un’ossessione con paure ta-
È necessaria,
da parte degli
organi di stampa,
una comunicazione
educativa, semplice
e comprensibile
17
AZ SALUTE
CHECK-UP PER UN VIP
ELEONORA DUSE
La pallida diva del teatro
L
di Luciano Sterpellone
a leggenda insiste nel voler far
nascere Eleonora Duse – la
grande diva dell’inizio del XX
secolo – in un vagone di terza
classe durante uno dei tanti peregrinaggi in provincia della traballante compagnia del padre Alessandro. In realtà, la
bambina è messa al mondo (il 3 ottobre
1858) in una piccola locanda di Vigevano, allora soggetta all’Austria.
Anche da bimba, Eleonora riesce ad
essere “grande”. A 4 anni, per la prima volta, figura a lettere cubitali sulle
locandine della “Comica Compagnia
Fratelli Duse”, esordendo nella parte di
Cosetta in una riduzione de I Miserabili di Victor Hugo: prende talmente sul
serio la parte che, quando secondo il
copione la maltrattano, “si mette così
bene a piangere che il pubblico si alza
in delirio”. Le spiegheranno che è tutto
uno scherzo: ma lei dice di non capire
come ci si possa divertire facendo del
male anche “per scherzo”.
La bambina cresce esile, gracile, smunta; anche per lei è difficile poter raggiungere il successo recitando su palcoscenici sgangherati, magari “dinanzi a
nemmeno dieci spettatori”.
Presto, riuscirà a conquistare il pubblico. A dodici anni, sostituendo la madre morta di tubercolosi, interpreta a
Verona Giulietta e Romeo e “quando
nell’ultima scena ricaddi sul corpo di
Romeo, la folla urlò nell’ombra con
tanta veemenza che io mi sbigottii.
Il mio viso doveva avere il colore
della morte”.
Ma la tubercolosi – allora “la malattia del secolo” – non risparmia
nemmeno lei. Il giorno di Natale
del 1884 (l’attrice ha ormai 26 anni),
un’abbondante emottisi rivela la
triste realtà. E, senza mezzi termini,
il medico dice ai presenti che tornerà
“solo per compilare il certificato di mor-
18
te” e che, intanto, possono pure cominciare a recitare il De profundis.
Dopo qualche giorno, rimangono tutti
attoniti nel vedere la ragazza riprendersi come per miracolo, sollevarsi nel
letto e chiedere, con disinvoltura, a che
punto si è con le prove della Denise, di
Dumas. “Riprendiamo domani – dice
poi sorridendo – quanto a morire, morirò dopo”.
Alla “prima”, il pubblico non manca di accorgersi che sta soffrendo: pallida come
un cadavere, ansimante, piegata per
l’affanno e la tosse, quasi recitando in
un sogno, in una sorta di ipnosi interiore. Solo i suoi occhi sono vivi, espressivi,
“così grandi da riempire tutta la scena”.
Di lei risalta soprattutto la doppia personalità: tenera o superba, attraente o
scostante, radiosa o malinconica, vivacissima o statuaria, mostra allo stesso
tempo un’insolita sicurezza.
I successi saranno strepitosi, in tutto il
mondo, ma non gioveranno certo alla
sua salute: la lunga tournée in Russia e
negli Stati Uniti sarà costellata di ricadute, febbri, accessi di tosse, emottisi,
crisi di depressione e di panico. A 50
anni, l’attrice appare una donna decisamente stanca, pallida, esausta, il corpo
scheletrico, le guance smunte, gli occhi
infossati, sempre più miopi e tristi.
Nel 1919, subito dopo la fine della I guerra mondiale, le prime sale cinematografiche cominciano a riempirsi di spettatori pronti a versare lacrime dinanzi a
struggenti scene d’amore, a fatali donne scarmigliate, a passionali bellimbusti
impomatati che sfidano draghi fumanti
per salvare la bella. Allora i produttori
italiani si dicono: “Qui ci vuole la Duse!”.
E la convincono, a suon di denaro, a interpretare un film “strappacuore” dal
titolo Cenere...
Ma sarà un grosso fiasco. Una cosa è il
teatro, un’altra il cinema. La Duse si consola con un nuovo appetitoso contratto per i teatri degli Stati Uniti e arriva a
New York accolta da una folla osannante: i telegrammi di auguri sono così tanti
che tappezzeranno le stanze della sua
suite al Majestic Hotel. Ma il suo destino
è ormai segnato: negli anni, il bacillo di
Koch ha reiterato i suoi attacchi indebolendola ulteriormente e, proprio a New
York, si riacuisce una forma di malaria
che aveva contratto in Italia. Il chinino
riesce soltanto a farla diventare sorda. La situazione precipita e, alle 2
di notte di lunedì 21 aprile 1924,
Eleonora Duse muore lontana
dalla patria, sola in una stanza
d’albergo.
La sua salma verrà riportata in
Italia a spese del governo italiano,
a bordo della nave Duilio, avvolta
nel tricolore. Nelle acque di Gibilterra, le imbarcazioni in transito
accompagnano il triste ritorno della
grande attrice, lanciando l’ultimo applauso con i mesti ululati delle sirene.
Innovazione e responsabilità, al servizio del paziente
Leader mondiale nell’area della salute,
Novartis è fortemente impegnata nella ricerca
e nello sviluppo di farmaci e soluzioni d’avanguardia per curare le malattie, ridurre il carico
delle sofferenze e migliorare la qualità di vita
delle persone. Con l’obiettivo prioritario di
soddisfare i bisogni dei pazienti, rispettando
le attese e i diritti di tutti i suoi interlocutori,
Novartis si adopera per gestire le proprie
attività in modo sostenibile dal punto di vista
sociale, ambientale ed economico. Attraverso
il suo costante orientamento all’innovazione e
il suo approccio responsabile alle esigenze
della salute, Novartis è un punto di riferimento affidabile per milioni di persone, in Italia e
nel mondo.
www.novartis.it
AZ SALUTE
In associazione con la chemioterapia
Mieloma multiplo di nuova diagnosi
Un farmaco per vivere più a lungo
S
Nei pazienti
trattati con acido
zoledronico, la
sopravvivenza
globale è aumentata
del 16 per cento.
Benefici anche
nel tumore
della mammella
ormono-sensibile
20
i chiama acido zoledronico, appartiene alla classe
dei bisfosfonati e si è dimostrato un’arma importante per la lotta contro il mieloma multiplo di
nuova diagnosi. Lo confermano alcuni recenti dati, presentati a Chicago nel corso dell’ultimo meeting annuale
dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO). I risultati, provenienti da uno studio di fase III (sperimentazione su un ampio numero di persone), dimostrano
che il trattamento con acido zoledronico, associato alla
chemioterapia di prima linea, è più efficace rispetto alla
terapia con clodronato orale.
Vediamo in dettaglio. Lo studio Mieloma IX ha
arruolato 1.960 pazienti del Regno Unito con
mieloma multiplo di nuova diagnosi e di stadio I,
II e III. L’obiettivo era confrontare la loro risposta
all’acido zoledronico rispetto al clodronato orale.
In particolare, la ricerca si è concentrata sull’impatto del trattamento sulla malattia ossea e sulla
sopravvivenza. Dopo 3,7 anni, in chi aveva assunto l’acido zoledronico il rischio di morte si era
ridotto del 16 per cento, mentre era aumentata
(del 12 per cento) la sopravvivenza libera da progressione della malattia.
Questo studio ha inoltre confermato l’alta tollerabilità del farmaco, anche se il suo impiego è stato
associato a casi di insufficienza renale e di osteonecrosi mascellare.
Ma c’è dell’altro. Nello studio, rispetto a clodronato, l’acido zoledronico ha ridotto del 24 per cento
il rischio di effetti collaterali a danno dell’apparato
scheletrico, quali fratture, schiacciamenti vertebrali,
ipercalcemia neoplastica.
Il farmaco è approvato in oltre cento Paesi per ridurre o
ritardare le complicanze ossee
del mieloma multiplo e di una
vasta gamma di tumori metastatici (alla mammella, alla
prostata, al polmone e altri
tumori solidi) che interessano
le ossa. Inoltre, si è dimostrato
efficace per la cura dell’ipercalcemia maligna. Si tratta del
bisfosfonato più largamente
impiegato in oncologia: sono
circa tre milioni e mezzo i pazienti trattati in tutto il mondo.
«Per la prima volta – afferma il
dottore Evangelos Terpos, del Department of Clinical
Therapeutics/Oncology Division della facoltà di Medicina dell’università di Atene – abbiamo osservato, in un
ampio studio indipendente di fase III, che l’aggiunta di
acido zoledronico alla chemioterapia migliora in modo
significativo la sopravvivenza dei pazienti con mieloma
multiplo. Questi dati suggeriscono che l’acido zoledronico ha le potenzialità per aiutare i pazienti a vivere più
a lungo».
Altri dati, presentati sempre a Chicago, si riferiscono
ad alcuni riscontri a 5 anni dello studio Austrian Breast
& Colorectal Cancer Study Group-12 (ABCSG-12), condotto su 1.803 donne: l’acido zoledronico, somministrato in associazione alla terapia ormonale post chirurgica,
ha prolungato la sopravvivenza libera da malattia del 32
per cento nelle donne in premenopausa con carcinoma
mammario ormono-sensibile allo stadio precoce. Le
conclusioni confermano i risultati iniziali dello studio
presentati all’ASCO del 2008.
«Questi dati a 5 anni – commenta il professore Michael Gnant, principale ricercatore e docente di Chirurgia all’università di Vienna – sono entusiasmanti
per oncologi e pazienti poiché confermano che l’aggiunta di acido zoledronico al regime terapeutico
ormonale post operatorio può ridurre il rischio di
recidiva. Se approvato per questa indicazione, l’acido zoledronico, associato alla terapia ormonale post
operatoria, potrà offrire alle pazienti con carcinoma
mammario allo stadio precoce l’opportunità di diminuire ulteriormente il pericolo di recidiva».
www.azsalute.it
AZ SALUTE
Per contrastare i sierotipi emergenti
Ecco il vaccino 13-valente
contro le infezioni da pneumococco
di Manuela Campanelli
Carlo Signorelli
Nicola Principi
Complice l’impiego
non razionale
degli antibiotici
nell’aumento di
nuovi ceppi del
pericoloso batterio
22
O
ggi, esiste un’arma più efficace per
combattere le pericolose infezioni causate dallo Streptococcus pneumoniae,
comunemente detto pneumococco. D’ora in poi,
i genitori possono decidere di sottoporre i propri
figli al vaccino 13-valente – un’estensione del precedente 7-valente – che contiene 13 sierotipi scelti tra i principali responsabili del maggior numero
di malattie da pneumococco, per esempio otiti,
polmoniti, meningiti, ed è in grado di proteggere
da queste patologie nell’85-90 per cento dei casi.
«Di un vaccino con queste caratteristiche c’era
davvero bisogno, soprattutto perché l’attuale
scenario epidemiologico è cambiato», sottolinea il professore Carlo Signorelli, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e Medicina
dell’università di Parma e vicepresidente della
Società Italiana d’Igiene (SitI).
«Se le patologie pneumococciche si sono ridotte
di numero – dice il professore Signorelli – la prevalenza dei sierotipi non vaccinali sta aumentando, complice anche l’impiego non razionale degli
antibiotici».
è come se i batteri giocassero a “guardie e ladri”
con i farmaci somministrati per debellarli: cercano di difendersi, di mettere a punto resistenze che
permettono di sfuggire alla loro azione. In questo
modo, si espandono i sierotipi che non sono contrastati da un vaccino. Tra questi, il 19A, in grado
di colonizzare e di causare il 36 per cento delle
infezioni pneumococciche nei bambini di età inferiore ai 5 anni: di anno in anno, fa registrare un
incremento progressivo della sua presenza e della
sua resistenza ai più comuni antibiotici.
Il bersaglio: lo pneumococco
L’innovativo vaccino 13-valente dà dunque una
copertura aggiornata contro lo pneumococco
che, secondo l’Organizzazione Mondiale della
Sanità (OMS), provoca un milione e 600 mila decessi infantili all’anno. In Italia, la situazione non è
meno allarmante. Su un milione di otiti e su diverse decine di migliaia di polmoniti registrati in un
anno, il 30 per cento circa è causato dal pericoloso
batterio. Le infezioni che determina possono la-
sciare segni permanenti e, comunque, comportano una sequela di visite mediche, di prescrizione
di farmaci e, in molti casi, il ricovero ospedaliero.
I bambini nei primi due o tre anni di vita sono i più
colpiti, seguiti dagli anziani.
Ma come fanno questi batteri a propagarsi? Colonizzano il naso e la faringe dei soggetti sani
senza dare, il più delle volte, alcun sintomo. «Se
un bambino non è vaccinato, nel 40 per cento dei
casi, ha questi batteri nel cavo nasale e li dissemina nell’ambiente con il muco nasale, con il respiro
e, indirettamente, con le mani e la saliva. Tanto
più il piccolo è in salute, più è portatore sano di
pneumococchi», spiega il professore Nicola Principi, direttore della I Clinica pediatrica dell’Università degli Studi di Milano.
Il vaccino 13-valente elimina questo stato di portatore sano che favorisce il contagio e la propagazione delle infezioni pneumococciche: somministrandolo a soggetti in tenera età, fa abbassare
la circolazione del batterio nella popolazione e,
indirettamente, protegge anche gli anziani.
Chi lo deve eseguire
La raccomandazione è di sottoporre i bambini più
piccoli al vaccino 13-valente che prevede la somministrazione di tre dosi a 3, 5 e 11 mesi d’età. Ma
quei piccoli che hanno già iniziato a immunizzarsi
contro lo pneumococco con il vaccino precedente, il 7-valente, possono continuare con il 13-valente oppure no? «Assolutamente sì – rassicura
Nicola Principi –. Avendo dimostrato pari sicurezza, tollerabilità ed efficacia rispetto al 7-valente, il
nuovo vaccino può essere somministrato in qualunque momento della scheda vaccinale».
Un bambino può, per esempio, proseguire con
il 13-valente se ha già fatto una o due dosi di 7valente e può ricevere una quarta dose aggiuntiva con il 13-valente fino ai due anni d’età, se ha
completato l’intero ciclo con il vaccino 7-valente
nel primo anno di vita. I bambini più a rischio di
contrarre un’infezione pneumococcica possono
effettuare questa stessa dose aggiuntiva dal 2° al
5° anno d’età per ampliare la difesa immunitaria
contro le infezioni causate dai nuovi sierotipi.
SALUTE AZ
Per le forme definite “non a piccole cellule”
Progressi nel tumore al polmone
Ma non per chi è fumatore
È
ormai evidente che ai farmaci di sintesi,
sinora impiegati in terapia medica, stanno
lentamente subentrando i cosiddetti biologici, dotati di una maggiore efficacia e sicurezza.
L’ultima novità in questo campo viene dalla “Conferenza Italiana sull’Oncologia Toracica”, tenutasi
di recente a Roma, nella quale sono stati presentati gli incoraggianti risultati di un’ampia ricerca
policentrica (40 centri spagnoli, 20 francesi e 10
italiani), condotta su 760 malati di carcinoma del
polmone non a piccole cellule, con l’impiego di
una nuova molecola biologica, getinifib.
Ma sarebbe imprudente cantare vittoria. Come
ogni nuovo metodo, anche questo ha le sue limitazioni, principalmente legate alla natura del
tumore: il nuovo farmaco agisce, infatti, soltanto
nel 10-15 per cento dei malati (comunque una cifra
elevata se si considera il milione e duecento mila
casi di tumore polmonare nel mondo e i quaranta
mila in Italia): più in particolare, solo in quelle forme tumorali definite “non a piccole cellule” e che
presentano determinate mutazioni genetiche.
E qui arriva la doccia fredda per chi fuma: tali
mutazioni (che rendono le cellule tumorali sensibili alla nuova molecola), non si riscontrano nei
fumatori. Per loro, il trattamento risulta quindi
inefficace. Altra ragione questa per abbandonare
la sigaretta.
Come si sa, le neoplasie polmonari sono considerate tra le forme tumorali più gravi, sia per la loro
invasività sia per il rapido decorso.
Le cause sono le più diverse (fattori genetici, inquinamento ambientale, sostanze chimiche), ma
su tutte prevale come frequenza il fumo di sigaretta, sia attivo sia passivo. E anche quando non è
direttamente responsabile del tumore, esso predispone in modo determinate al suo sviluppo.
Ciò significa che, nella maggior parte dei casi, è
possibile evitare in qualche misura che tali fattori – in primo luogo il fumo – agiscano sui nostri
polmoni. Per avere un’idea dei danni provocati
dal tabacco, basta pensare che mentre per annullare i suoi effetti sul cuore e sui vasi sanguigni
occorrono 3-5 anni di astinenza totale, per quelli sui polmoni ne occorrono 10-15, e soltanto se
si smette di fumare prima dei 35 anni. Quindi, la di Luciano Sterpellone
prima saggia decisione per chi fuma (soprattutto
i giovani) è abbandonare immediatamente il dannoso vizio.
Molto più che in altre forme di tumore, la chemioterapia del cancro polmonare (a parte i benefici – per lo più solo temporanei – che può dare),
comporta purtroppo diversi inconvenienti che
compromettono profondamente le condizioni
fisiche del paziente (disturbi gastrointestinali, astenia,
anemia, caduta dei capelli).
Per di più, la maggior parte
degli antitumorali oggi in
uso agisce in modo indiscriminato sia sulle cellule sane
sia su quelle malate.
A questo proposito, arrivano
buone notizie. Ci si rivolge,
come accennato, a farmaci
di diversa concezione come i
cosiddetti biologici, nel caso
specifico alla nuova molecola, gefinitib: una vera “arma
intelligente” perché agisce
unicamente sulle cellule tumorali posizionandosi sulla
loro “porta d’ingresso” e impedendo ai “fattori di crescita” (che favoriscono
la loro proliferazione e la conseguente formazione di metastasi) di penetrarvi. Per il trattamento,
basta una pillola al giorno, senza più bisogno di
flebo o endovena: ma, ovviamente, sono sempre Un farmaco
necessarie l’indicazione e la stretta sorveglianza biologico si è
dell’oncologo.
dimostrato efficace
I dati comunicati nella conferenza di Roma evidenziano che, in un’alta percentuale di casi, il soltanto in caso
tumore così trattato regredisce, consentendo un di particolari
netto prolungamento del tempo di sopravvivenza mutazioni
e una soddisfacente qualità di vita.
genetiche che
Esistono buone speranze di poter ampliare nelnon si riscontrano
l’immediato futuro le indicazioni di questo promettente farmaco biologico, anche in attesa di in chi fuma
un nuovo composto (già annunciato), chiamato
crizotinib.
23
AZ SALUTE
Colpisce
Grazie
ogni
all’uso
anno nel
precoce
mondo
di infliximab
230 mila donne
Svolta per il morbo di Crohn
Un farmaco riesce a fermarlo
C
di Giulio Francese
Alessandro Armuzzi
Silvio Danese
Un recente
studio dimostra
che, nel 70 per
cento dei casi,
la terapia porta
alla guarigione
della mucosa
intestinale
24
ome un puzzle. Una sfida lunga e difficile per
mettere a posto tutte le “tessere” nel posto
giusto e avere un quadro chiaro della malattia
o morbo di Crohn, patologia infiammatoria dell’intestino poco conosciuta, ma fortemente invalidante e che
incide pesantemente sulla qualità di vita dei pazienti.
Si manifesta con sintomi come diarrea ricorrente, dolori addominali, febbricola, calo di peso inspiegabile,
stanchezza e, talvolta, anche ulcere, fistole perianali e
addominali. Insorge in una fase assai precoce, colpisce
i bambini di tutte le età (anche durante l’adolescenza)
e, in particolare, i giovani adulti, tra i 20 ed i 30 anni.
In Italia, si stima che a soffrire di una malattia infiammatoria cronica, includendo tra queste anche la colite
ulcerosa, siano circa 120 mila persone e che, ogni anno,
vengano poste circa 2 mila nuove diagnosi di malattia
di Crohn. Numeri approssimativi perché non è ancora
disponibile un registro delle persone affette da questa
patologia. Un mondo “sotterraneo” di cui si parla poco
perché, trattandosi di una malattia intestinale, crea
imbarazzo, si tende a tenerla nascosta, viene vissuta
nel silenzio.
Ma oggi, in questa oscurità, brilla una nuova luce che
accende concretamente la speranza di sconfiggere la
malattia. Il puzzle si arricchisce di una nuova “tessera”
che cambia le prospettive. Non è la fine dell’incubo, nel
senso che la patologia non scompare, ma si può arrivare alla sua remissione e alla guarigione della mucosa
intestinale, cambiando radicalmente la qualità di vita
di chi soffre del morbo di Crohn. Una svolta dovuta ai
farmaci biotecnologici che sembrano, finora, gli unici
in grado di intervenire non solo sui sintomi, ma anche
sulla progressione della malattia.
La conferma arriva da un importante studio, denominato SONIC (Study of Biologic and Immunomodulator
Naive Patients in Crohn’s), pubblicato recentemente
sul prestigioso New England Journal of Medicine. I dati
emersi parlano chiaro: l’uso precoce della terapia biologica con infliximab, da solo o in combinazione con
l’immunosoppressore azatioprina, ha condotto, nel 70
per cento, dei casi a guarigione della mucosa e a remissione della malattia. Non si guarisce, ma grazie a
questo farmaco la patologia si può arrestare.
«Fino ad ora – spiega il professore Alessandro Armuzzi, dirigente di I livello all’Unità operativa complessa
di Medicina interna e gastroenterologia, Complesso
integrato Columbus, Università Cattolica di Roma – il
paziente veniva sottoposto a terapie tradizionali con
farmaci steroidei, in pratica il cortisone. Se questa
azione terapeutica non dava risultati, il medico ricorreva agli immunosoppressori, come le tiopurine, azatioprina o la 6-mercaptopurina. In caso di ulteriore fallimento, entrava in scena infliximab. Sapevamo che è
un farmaco biologico efficace e sicuro, ma solo in terza
battuta. Ora, alla luce dello studio Sonic, possiamo subito intervenire con infliximab, dopo la constatazione
che gli steroidi hanno mancato il bersaglio, anche in
associazione con azatioprina».
«La malattia di Crohn – dice il dottore Silvio Danese,
responsabile del Centro per la ricerca e la cura delle
malattie infiammatorie croniche intestinali all’IRCCS-Istituto Humanitas di Rozzano (Milano) – ha il suo
maggior alleato nel tempo: ogni giorno trascorso senza combatterla efficacemente comporta una nuova
lesione, una nuova complicazione, un nuovo danno.
Lo studio SONIC ha dimostrato che la malattia si può
e si deve fermare, cambiando l’approccio terapeutico.
Fino a ieri, potevamo contare sui biologici solo dopo
avere trattato il paziente con i farmaci tradizionali.
Ora, abbiamo capito che lo steroide va utilizzato soltanto all’inizio e il meno possibile perché produce molti effetti collaterali, quali cataratta, diabete, ipertensione, osteoporosi, e che bisogna intervenire il prima
possibile con farmaci biologici come infliximab, che
hanno dimostrato di essere in grado di modificare la
storia della malattia, non solo trattando il sintomo, ma
agendo sulla sua progressione».
«Remissione della malattia e guarigione della mucosa
– conclude Danese – sono due risultati importantissimi
per il paziente. Ma anche per il Servizio Sanitario Nazionale: si riduce il ricorso alla chirurgia, si riducono i
relativi ricoveri ospedalieri, le visite, gli esami».
Tutto il giorno, tutti i giorni.
Anche ad agosto
Il Web, si sa, non va in ferie e neanche il sito www.azsalute.it
il portale che ha saputo conquistarsi un posto importante nel panorama
dell’informazione medica e sanitaria, grazie alla forza dei suoi contenuti,
dei contributi degli esperti e dei medici e ad un crescente numero
di internauti che possono visitarlo gratuitamente 24 ore su 24.
salute quotidiana
AZ SALUTE
Le segnalazioni a Cittadinanzattiva Sicilia
Eccessivi tempi di attesa
per la diagnostica strumentale
L
iste di attesa, invalidità civile, carenza di informazioni e presunti errori diagnostici e terapeutici sono i temi che più frequentemente, nel corso
dell’ultimo anno, sono stati sottoposti all’attenzione di
Cittadinanzattiva Sicilia.
Dalle segnalazioni pervenute al servizio di ascolto offerto dal movimento per la tutela dei diritti dei cittadini, emergono soprattutto gli eccessivi tempi di attesa
per le principali prestazioni di diagnostica strumentale
(TAC, RMN, mammografia, ecografia etc.) e l’eccessiva
lungaggine delle procedure attinenti la
richiesta e il riconoscimento di invalidità civile. Numerose anche le richieste
di informazioni e le segnalazioni aventi
per oggetto presunti errori di diagnosi
e terapia commessi all’interno degli
ospedali siciliani.
Sono questi alcuni dei dati contenuti
nella Relazione PIT (Piano Integrato
di Tutela) elaborata da Cittadinanzattiva Sicilia e presentata a Catania nella sede dell’Ispasa (Istituto siciliano di
psicologia applicata e di scienze antropologiche). Il rapporto rappresenta il
momento conclusivo del progetto “La
Tutela Integrata dei diritti in Sicilia”,
realizzato da Cittadinanzattiva Sicilia
nell’ambito del programma generale
di intervento della Regione Siciliana,
Giuseppe Greco
anno 2009/2010 che ha visto l’attivazione di dieci sportelli PIT distribuiti su tutte le province
siciliane.
Alle criticità riguardanti l’ambito sanitario si sommano
i disservizi registrati dagli utenti nell’ambito dei servizi
di pubblica utilità: sul totale dei cittadini che nel corso
del 2009 e del 2010 si sono rivolti agli sportelli PIT di Cittadinanzattiva Sicilia per reclamare in tema di pubblica
amministrazione e servizi di pubblica utilità, quasi uno
Delle lamentele su due ha avuto come motivo un disservizio in tema di
dei cittadini telecomunicazioni (26 per cento) o pubblica ammini(17 per cento).
siciliani il 67 per strazione
Significative anche le segnalazioni riguardanti l’energia
cento riguarda elettrica e il gas (12 per cento) e i servizi pubblici locali
l’ambito (acqua e rifiuti) pari all’11 per cento. Viceversa – in linea
il trend nazionale – in Sicilia i pendolari sembrano orsanitario con
mai rassegnati, stanchi perfino di protestare (1 per cento
delle segnalazioni riguarda il trasporto ferroviario).
Tre i temi ricorrenti individuabili nelle segnalazioni,
innanzitutto la violazione del diritto alla scelta dei cit-
26
tadini che si sostanzia negli impedimenti che gli utenti
incontrano quando decidono di cambiare il gestore del
proprio sevizio (più evidente nei settori delle telecomunicazioni, dell’ energia, dei servizi finanziari e dei servizi
assicurativi) e costituisce un vero e proprio ostacolo alla
liberalizzazione.
In secondo luogo, la scarsa qualità dei servizi offerti, più
evidente nei servizi pubblici locali, nella pubblica amministrazione e nei trasporti.
Infine, le difficoltà di accesso ai servizi dovute al costo
degli stessi, che pesa principalmente in ambiti quali
l’energia, i servizi pubblici locali, le banche.
Più precisamente, il numero di segnalazioni raccolte
dai 10 sportelli PIT siciliani, nel periodo compreso tra
il 15 luglio 2009 ed il 30 aprile 2010, ammonta a circa
1.300 (il 67 per cento in ambito sanitario e il 33 per cento
dei servizi di pubblica utilità). «I PIT – spiega il segretario di Cittadinanzattiva Sicilia Giuseppe Greco – sono
uno strumento di tutela integrale dei cittadini e sviluppano un’azione civica che parte dalla richiesta di servizi
rispondenti ai bisogni del cittadino e si conclude con il
raggiungimento dell’obiettivo di giustizia: risarcimento
del danno, chiarezza nelle proposte di contratto, piena
partecipazione alle scelte delle politiche sociali».
«Le stesse istituzioni – continua Greco – possono prendere esempio dalle caratteristiche dell’ascolto civico,
della presa in carico del problema del cittadino, dall’accompagnamento lungo un percorso che spesso ha visto soccombere le persone di fronte alle complicazioni
burocratiche e alle procedure incomprensibili».
Nel corso dell’esperienza di quest’anno, sono stati contattati studenti e docenti delle scuole, enti di
promozione sociale, associazioni socio-sanitarie e
ambientaliste, con i quali sono stati creati rapporti di
collaborazione socio-culturale per sostenere la politica
dei consumatori e la loro partecipazione alle scelte di
politica sociale.
«Cittadinanzattiva – conclude il segretario regionale – che nella sua ultratrentennale esperienza di
movimento di tutela dei diritti dei cittadini-utenticonsumatori ha avuto particolarmente a cuore il
buon funzionamento delle istituzioni, sta partecipando attivamente a iniziative per la pubblicizzazione dell’acqua, per il riordino del sistema degli
ATO (gestione e smaltimento dei rifiuti, processi
per la valorizzazione delle risorse, etc.) e per un
modello di sviluppo sociale, economico e politicoculturale rispettoso dell’ambiente e della sua salvaguardia».
SALUTE AZ
Da poco disponibile anche in Italia
Un collirio senza conservanti
per curare al meglio il glaucoma
A
rriva in Italia il primo collirio senza conservanti, a base di prostaglandina, per il trattamento
del glaucoma e dell’ipertensione oculare. Con il
termine glaucoma, si intende un ampio gruppo di malattie oculari, caratterizzate da un danno – irreversibile
e progressivo – alla porzione intraoculare del nervo ottico (la cosiddetta papilla ottica), il nervo che trasmette
le immagini dall’occhio al cervello. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è una delle principali cause di disabilità visiva nel mondo occidentale
e interessa circa il 2 per cento della popolazione generale, con una prevalenza che aumenta con l’età: ne
sarebbe affetto oltre il 6 per cento degli anziani di età
superiore ai 70 anni.
«In Italia – dice il professore Roberto Carassa, direttore del Centro Italiano Glaucoma di Milano e presidente
dell’Associazione Italiana Prevenzione Glaucoma Onlus
– si stima che quasi 800 mila persone ne siano affette,
ma si calcola che circa la metà – ed è il dato più allarmante – non ne sia a conoscenza poiché la malattia è,
nella maggior parte dei casi, asintomatica. Prevenzione, diagnosi e trattamento precoce sono quindi le parole d’ordine per contrastare la patologia e, in particolare, la sua più grave conseguenza: la cecità».
La forma più frequente di glaucoma, quella cosiddetta
ad angolo aperto, non dà sintomi e si presenta a partire
dai 40 anni d’età.
La cura del glaucoma si basa sulla riduzione della pressione interna dell’occhio, cosa che permette di scongiurare il progressivo danneggiamento del nervo ottico
ed il peggioramento del campo visivo. Trattandosi di
una malattia cronica, la terapia dev’essere costante nel
tempo.
L’ultimo ritrovato in ambito terapeutico è il collirio senza conservanti, tafluprost, da poco disponibile anche
in Italia, che riduce la pressione oculare, aumentando
il deflusso dell’umor acqueo. La novità più rilevante
consiste nell’assenza di sostanze conservanti, di solito
presenti nei colliri tradizionali e che possono provocare
intolleranze e allergie molto fastidiose.
«L’assenza di conservanti può migliorare la qualità di
vita dei pazienti che effettuano terapie croniche con
collirio. Chi ha il glaucoma deve instillare quotidianamente farmaci nel sacco congiuntivale. Se il farmaco
è meglio tollerato, anche la collaborazione nel seguire
la terapia sarà migliore», afferma la dottoressa Marina Papadia del Gruppo italiano di sperimentazione
del farmaco alla Clinica oculistica del Dipartimento di
Neuroscienze, Oftalmologia e Genetica dell’università
di Genova. Il collirio viene somministrato una volta al
giorno ed è indicato come monoterapia ai pazienti che
possono trarre beneficio da un prodotto senza conservanti, a coloro che hanno risposto in modo insufficiente
alla terapia di prima linea e come farmaco aggiuntivo ai
beta-bloccanti.
Uno studio ha comparato i sintomi oculari legati al
trattamento con tafluprost in persone che li avevano
accusati durante la terapia con latanoprost. A parità
di efficacia in termini di riduzione della pressione intraoculare, tra i pazienti che hanno utilizzato
tafluprost si è ridotta la percentuale di chi ha
riferito bruciore e dolore pungente. Sono,
inoltre, diminuiti sia la sensazione di avere un
corpo estraneo nell’occhio o di occhio secco,
sia il prurito alle palpebre. Ridotti, infine, del
40 per cento l’arrossamento congiuntivale e
l’iperemia (accumulo di sangue).
I fattori di rischio
Esistono alcuni particolari fattori
che aumentano il pericolo di
andare incontro a glaucoma.
»Età. L’incidenza aumenta con
l’avanzare dell’età. Se si è “over
60”, si è sei volte più a rischio
di ammalarsi. Dopo i 40 anni, è
consigliabile una visita oculistica,
soprattutto se compare presbiopia.
»Familiarità. Tutti coloro che hanno
avuto un familiare affetto dalla
patologia devono effettuare frequenti
controlli: la malattia è fortemente
ereditaria.
»Presenza di malattie o assunzione
di alcuni farmaci. Il rischio è maggiore
se si ha il diabete o la pressione alta. Lo
stesso vale se si assume cortisone in
qualunque forma.
di Monica Diliberti
A destra, Roberto Carassa
Marina Papadia
Tafluprost, a base
di prostaglandina,
ha aumentato
la tollerabilità
e l’aderenza
alla terapia dei
pazienti affetti
dalla forma ad
angolo aperto
della patologia
27
AZ SALUTE
Focus sulle associazioni di pazienti
SPAZIO PREVENZIONE PER SUPERARE
LO shock DI UNA DIAGNOSI DI TUMORE
di Minnie Luongo
T
utto pronto per partire: le agognate
ferie estive ci aspettano. Abbiamo
fatto la valigia, sistemato le piante,
sbrinato il frigorifero… «Quando mi fu
comunicata la diagnosi del primo tumore,
22 anni fa, ero proprio in procinto di
staccare la spina dal lavoro di insegnante
e godermi le vacanze con la mia
famiglia – ricorda Gabriella Maggioni,
presidente di SPAZIO PREVENZIONE
–. Le due esperienze personali di
cancro – entrambe al seno – mi hanno
cambiato la vita e ho scoperto che la mia
situazione era comune a molte persone».
Presidente, che cosa intende?
«Un tumore, da un giorno all’altro e
spesso in modo brutale, ti mette di
fronte alla necessità di considerare la
morte come parte della vita: un modo di
pensare cui, soprattutto noi occidentali,
non siamo abituati. Nella nostra
mentalità, è ancora radicata l’idea che il
tumore sia un male incurabile, mortale.
Anzi, questa è in genere la prima cosa
cui si pensa quando ci si sente fare una
diagnosi di tumore. “Ho un cancro
– continuiamo a ripeterci – che mi sta
facendo perdere tutto, anche me stessa”.
In quei momenti, si ha solo una grande
rabbia, senza sapere contro chi e contro
cosa, ma forse – ingiustificatamente
– contro se stessi, per aver lasciato
spazio al cancro. Pensieri che sembra
facciano impazzire, togliendo spesso le
forze e la lucidità per “organizzare” il
proprio percorso di malattia».
Cosa è successo dopo la prima
reazione?
«Continuavo a rimuginare sul fatto che,
a 35 anni, ero nel pieno della vita, vicina
a traguardi per me importanti, come
l’amore, la carriera, la maternità, le
amicizie. Avevo mille cose a cui pensare e
Gabriella Maggioni
da fare, “la giornata dovrebbe durare
40 ore”, mi ripetevo spesso. E poi
basta la parola “cancro” e, in un attimo,
tutto è solo un sogno che forse non si
realizzerà mai. In quel momento, capii,
è importante avere qualcuno vicino che
ci affianchi o si sostituisca a noi nelle
cose pratiche durante un percorso che
potrebbe essere lungo, difficile e faticoso.
Da queste riflessioni, condivise con altre
“compagne di viaggio”, è nata l’idea di
costituire SPAZIO PREVENZIONE,
un’associazione che offre gli strumenti
per diagnosticare con tempestività
un’eventuale patologia oncologica –
ovviamente, negli ambiti in cui è possibile
fare diagnosi precoce, come seno, cute,
cavo orale, prostata, ginecologia – e il
supporto necessario ai pazienti e ai loro
familiari per organizzare e affrontare il
percorso di cura».
Con quali attività SPAZIO
PREVENZIONE raggiunge i suoi
obiettivi?
«Innanzitutto, con campagne di
prevenzione primaria, organizzando
incontri e corsi nelle scuole, nei comuni,
nelle università della terza età, tutti
finalizzati alla promozione dei corretti
stili di vita che stanno alla base del
ben-essere globale della persona e
costituiscono un importante aspetto
della prevenzione, non solo oncologica.
Saperne di più
SPAZIO PREVENZIONE Onlus
via Sant’Ambrogio 39, Merate (Lecco)
tel. 039/5983902; fax 039/5983906
www.spazioprevenzione.it
28
Con la diagnosi precoce, attraverso visite
con specialisti di importanti strutture
oncologiche lombarde, intendiamo
scoprire il tumore prima che si manifesti
con sintomi importanti e, quindi, prima
di una sua diffusione che porterebbe
ad interventi demolitivi e a terapie
devastanti. Con il supporto psicologico, a
titolo completamente gratuito, SPAZIO
PREVENZIONE segue il paziente prima,
durante e dopo l’intervento e le cure.
Di queste prestazioni possono usufruire
anche i familiari, gli amici e, nel caso di
bambini – con il progetto “Dalla parte
dei bambini” – pure insegnanti, compagni
di classe, squadre sportive. Da qualche
anno, siamo riusciti a creare una rete di
operatori psicologi con i quali garantiamo
il servizio in molte province italiane.
Da pochissimo, siamo attivi anche in
Sardegna, attraverso delle psicologhe
che abbiamo formato con un master
alla Scuola di Psicologia dell’Istituto dei
Tumori di Milano, grazie ad un contributo
della Fondazione Banco di Sardegna».
Argomento delicato: come vi
finanziate?
«Ovviamente, per garantire continuità
alle nostre numerose attività, abbiamo
bisogno di importanti sostegni finanziari:
per l’area di Milano e provincia, per
esempio, abbiamo ottenuto contributi
dalla Fondazione Cariplo, mentre per
altre province ci autofinanziamo con
iniziative di raccolta fondi, sia pure con
molte difficoltà, specie in questo periodo
di crisi generale. Aziende e privati
possono aiutarci anche aderendo alle
iniziative di SPAZIO PREVENZIONE
– bomboniere solidali, regali di Natale,
regali aziendali, gadgets vari – attraverso
il sito internet www.spaziosolidale.
wordpress.com».
SALUTE AZ
SALUTE DA SFOGLIARE
LE MIE SETTE VITE
CHIAMANDO CANCRO IL CANCRO
di Arianna Zito
I
l libro del medico-paziente
Sergio Audino è un ingorgo
di parole, emozioni, volti,
citazioni, pillole di medicina.
Corre, torna indietro, ripete,
ricorda, ammonisce e,
soprattutto, racconta anche a
se stesso, ripercorrendole, le
“sue sette vite”, proprio in Le
mie sette vite – Chiamando
cancro il cancro (Dario
Flaccovio Editore, pagg.
269, € 14,00), libro in cui
è palpabile l’urgenza.
Tutto ha inizio nei giorni
che precedono il Natale del
1999. «Fu in quei giorni che
io improvvisamente, ma
gradualmente – scrive Audino
– cominciai a percepire i primi
segni, i primi sintomi che
il mio corpo mi inviava per
comunicarmi che qualcosa
non funzionava più come
prima. Dentro di me si era
rotto qualcosa, un equilibrio
preesistente». Ed è scattato
l’allarme. «Trent’anni prima,
studiando sui testi universitari
di semeiotica medica, ricordo
di essere stato particolarmente
colpito dalle seguenti definizioni:
la salute è il silenzio degli organi e il
dolore è un segno di allarme a difesa di
organi e apparati». Da medico, non gli
fu difficile iniziare il percorso di indagini
cliniche e strumentali che lo portò ad
ottenere, in tempi brevissimi, il responso.
«Per la prima volta nella mia vita
– scrive Audino, che è medico chirurgo
specializzato in Odontostomatologia –
provavo un pressante senso di precarietà.
Mi sentivo fragile e vulnerabile. Il referto
diagnostico, pur se ancora non esplicito
nella sua istologia, per me ebbe lo
stesso peso di un bollettino di guerra.
L’inversione del ruolo medico-paziente
era già avvenuta. Adesso, ero io il
paziente». Come scrive nella prefazione
il rettore dell’università di Palermo,
Roberto Lagalla, «noi medici, in lotta
eterna con il nemico, sappiamo quanto
sia dura la battaglia, quanto sia coraggiosa
la resistenza, quanto sia difficile sperare,
quanto sia necessario credere. Essere
guerrieri è l’unica speranza, la battaglia
l’unica forma di vita».
Ed il 4 febbraio del 2000, partendo
da quella inversione di ruoli, dalla
consapevolezza di essere diventato
– suo malgrado – un paziente, Sergio
Audino iniziò la sua battaglia contro il
cancro. Il suo cancro. Lo dice Gabriella,
protagonista di una delle “storie” che
il medico-paziente racconta: «La paura
non serve a niente, così come non serve
a niente evitare di chiamare la realtà
col suo nome, trovare giri di parole per
non dire cancro, tumore… Non è che
se non li pronunci li cancelli».
Ed è forse pensando a questa
frase che Audino aggiunge il
sottotitolo “Chiamando cancro
il cancro”. Nella presentazione,
Giuseppe Carruba, direttore
dell’Unità operativa di Oncologia
Sperimentale del Dipartimento
oncologico dell’ARNAS-Civico
di Palermo, scrive: «Il sottotitolo
dell’opera coglie, a mio avviso,
il segno e il senso più autentico
dell’universo cancro, di un
fenomeno biologico che, come
tale, è naturale, ma anomalo al
tempo stesso. Il cancro fa parte
della nostra natura, ne costituisce
soltanto uno sviluppo diverso
che infrange le regole, sfugge ai
controlli, prevarica e sconfina».
Sergio Audino le “sette vite”
vissute finora le deve alla sua
grinta, alla sua voglia di vivere,
all’amore per la sua famiglia, alla
spiritualità. «In questi momenti
della vita – scrive – ti accorgi del
vero valore delle piccole-grandi
cose, acquisite come stato di
fatto, il cui vero sapore viene
percepito solo quando ti vengono
a mancare e, soprattutto, quando
le riconquisti gradualmente.
Poche cose ma buone, ben strette nel
pugno della tua mano, possibilmente senza
lasciarle scappare».
In particolare, in questo libro, c’è un
concetto che Audino ripete spesso:
«Il tempo è prezioso nella fase
diagnostica. Il fattore tempo non può
e non deve essere ritenuto marginale.
Statisticamente, uccide più una diagnosi
tardiva che lo stesso tumore». L’autore,
con disarmante sincerità, ammette che
per lui, essendo medico, non è stato
difficile poter effettuare in brevissimo
tempo analisi cliniche e strumentali: «Il
collega radiologo fu disponibilissimo
a prenotarmi immediatamente una
risonanza magnetica nucleare».
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AZ SALUTE
PILLOLE di salute
INTESA TRA GLAXOSMITHKLINE
E APTUIT
GlaxoSmithKline e Aptuit hanno
presentato l’accordo definitivo per la
cessione delle attività di ricerca del
centro di Verona. L’intesa consiste nel
trasferimento da parte di GSK ad Aptuit
di circa 500 addetti alla ricerca e nella
concessione d’uso delle infrastrutture di
ricerca veronesi.
«Si tratta di un’acquisizione strategica che
rafforza le competenze scientifiche di
Aptuit, consentendole di offrire ai propri
clienti un servizio di ricerca e sviluppo
di nuovi farmaci fortemente integrato
ed articolato», commenta Tim Tyson,
presidente e Chief executive officer di
Aptuit. «Ora – dichiara Luc Debruyne,
General manager e presidente di GSK
Italia – l’azienda tornerà a concentrarsi
sul consolidamento e sull’espansione della propria presenza industriale in Italia, a
partire dalla ricerca clinica impegnata su
32 nuovi composti e 7 nuove indicazioni
per prodotti già registrati».
DIABETE, LINAGLIPTIN
ABBASSA LA GLICEMIA
I risultati degli studi di fase III su linagliptin dimostrano che il farmaco (sperimentale per il diabete mellito di tipo 2) riduce
la glicemia in maniera statisticamente
significativa e duratura.
«Molti pazienti con diabete di tipo 2
in terapia con antidiabetici tradizionali
non riescono a raggiungere il controllo
glicemico e a mantenerlo nel tempo. A
ciò si aggiunge l’aumento del rischio di
ipoglicemia riscontrato con alcuni di questi farmaci tradizionali che, a sua volta,
incrementa il pericolo di complicanze, tra
cui le nefropatie. I dati disponibili ad oggi
mostrano che con linagliptin non sarebbero necessari aggiustamenti di dosaggio,
cosa che potrebbe rappresentare un
grande vantaggio», dichiara il professore
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Julio Rosenstock, direttore del Centro
di Endocrinologia e Diabete di Dallas al
Medical City e docente di Clinica Medica
alla Medical School dell’università del
Texas Southwestern, Dallas.
“PROGETTO TEVERE” PER
PREVENIRE IL TUMORE AL SENO
Il “Progetto Tevere”, nato dalla volontà
del centro di ricerca oncologica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di
Roma, è un progetto di prevenzione
primaria dei tumori al seno. L’obiettivo è
comprendere se sia possibile diminuire
la probabilità di sviluppare un carcinoma
mammario e l’insorgenza di malattie
cardiovascolari attraverso la somministrazione di un farmaco antidiabetico di
diffuso utilizzo: la metformina.
Lo studio durerà 5 anni e prevede la
partecipazione di volontarie in buona
salute, non affette da diabete, da malattie
cardiovascolari e che non abbiano mai
avuto alcuna diagnosi di tumore maligno.
Per partecipare al Progetto Tevere,
finanziato dal ministero della Salute, le
donne siciliane potranno rivolgersi a due
strutture: l’ospedale San Vincenzo di
Taormina e l’ARNAS-Civico di Palermo.
«Prevediamo – dice la professoressa
Paola Muti, direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena – il reclutamento di 16
mila donne di età compresa tra i 45 e i 74
anni e una circonferenza addominale superiore o uguale a 80 centimetri totali».
FARMACO RIDUCE ALCUNI
TUMORI CEREBRALI COLLEGATI
ALLA SCLEROSI TUBEROSA
I risultati di uno studio di fase II mostrano che everolimus in compresse è il
primo farmaco a ridurre le dimensioni
dell’astrocitoma subependimale a cellule
giganti (SEGA), un tumore cerebrale
benigno associato alla sclerosi tuberosa.
In questo studio, che ha coinvolto 28
pazienti, nel 75 per cento di loro è stata
osservata una riduzione a sei mesi di
almeno il 30 per cento della dimensione
del tumore cerebrale.
La sclerosi tuberosa è una malattia
genetica che causa la crescita di tumori
benigni, definiti amartomi, in molti organi vitali. Si stima colpisca 1-2 milioni di
persone nel mondo, per lo più bambini e
adolescenti.
I dati dello studio mostrano che everolimus riduce in modo significativo le
dimensioni dei SEGA, che in nessun
paziente è stato necessario intervenire
chirurgicamente e che nessuno ha sviluppato nuovi SEGA mentre era in cura
con il farmaco.
ARTRITE REUMATOIDE,
OK DALL’EUROPA PER ABATACEPT
IN PRIMA LINEA
La Commissione europea ha espresso
parere favorevole per l’utilizzo in prima
linea di abatacept per il trattamento
dell’artrite reumatoide dell’adulto. Il
farmaco biologico si è dimostrato in
grado di “normalizzare” il processo
infiammatorio associato alla malattia e di
controllarla attraverso un meccanismo
d’azione innovativo: è infatti la prima
e unica proteina di fusione umana che
blocca l’attivazione dei linfociti T. «Il controllo della malattia in tutti i suoi aspetti
– spiega il professore René Westhovens dell’università di Lovanio (Belgio)
– è l’obiettivo del trattamento dell’artrite
reumatoide. Come altri farmaci antireumatici, abatacept consente di ottenere la
remissione clinica della malattia. Questa
nuova indicazione all’utilizzo in una fase
precoce non solo è in linea con una gestione più mirata dell’artrite reumatoide,
ma ci consentirà di rallentarne ulteriormente la progressione».
Oggi, il mondo di domani
Oggi il mondo di domani è l’impegno ad agire per un presente responsabile ed un futuro sostenibile.
Per Bristol-Myers Squibb significa scoprire, sviluppare e offrire terapie innovative per aiutare i pazienti
a sconfiggere malattie gravi. Ma significa anche avere la piena consapevolezza degli obblighi verso la
comunità locale e globale, trasformandoli in impegno concreto. Il nostro impegno guarda al futuro e
www.bms.it
alle realtà più lontane ma inizia nel presente e dai luoghi a noi più vicini. Oggi per il domani.
Possiamo sperare?
LA VITA PONE
DOMANDE.
NOI CERCHIAMO
LE RISPOSTE.
L’innovazione è la nostra risposta alle continue
sfide della salute. Lavoriamo ogni giorno per salvare
le vite dei pazienti e per aiutare milioni di persone
in tutto il mondo. Leader mondiali nelle biotecnologie:
diagnostica in vitro, oncologia, trapiantologia, anemia,
virologia, nefrologia e reumatologia sono le nostre
aree di eccellenza. Focalizziamo il nostro impegno
in ricerca e sviluppo sulla scoperta di nuovi farmaci
e tecnologie diagnostiche in grado di combattere
il cancro, l’AIDS, l’epatite, l’Alzheimer, l’artrite
reumatoide ed il diabete. Grazie ai grandi progressi
nella ricerca e alla sinergia tra diagnosi e terapia,
siamo pionieri nello sviluppo di test diagnostici
e farmaci personalizzati in base alle caratteristiche
genetiche di gruppi di pazienti.
Ci sono tante risposte quante sono le persone.
Noi continuiamo a cercare soluzioni individuali.
We Innovate Healthcare
www.roche.it
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