Questi siamo noi
Massimo Toscano, ormeggiatore del porto di Napoli da ventidue anni
Bisogna fare scelte e accettare sfide
Senza difficoltà non puoi metterti in gioco
Viviamo situazioni estremamente pericolose
“Q
uando diciamo che lavoro facciamo tutti ci
dicono «Ma che bello,
lavori al mare, che bello il mare!».
Perché pensano al mare sono nei
mesi in cui loro lo vivono, a luglio
e agosto quando c’è il sole ed è tutto bello. Ma il mare non è quello, il
mare è altro. E sono poche le persone
che si soffermano a riflettere su quanto sia, a volte, particolare e duro questo lavoro. Però, alla fine, è bello per
questo, per chi ha la passione di farlo
almeno. Se non c’è la difficoltà come
ti metti in gioco? Per me è una spinta,
anche se parti battuto comunque perché non puoi pensare di vincere contro il mare, contro le forze della natura. Però puoi tentare di raggiungere
un risultato soddisfacente portando a
casa la pelle e il motoscafo integro.
E’ già un successo”.
Massimo Toscano ha 46 anni e fa
l’ormeggiatore a Napoli da 22 anni,
dal 1993. Per lui questa professione
è una tradizione familiare. Aveva già
due generazioni alle spalle in questo
mestiere ma non pensava, da ragazzo, che avrebbe seguito la stessa strada. “Mio nonno
era ormeggiatore. Mio padre, ormeggiatore anche lui,
mi suggerì di provare questo percorso ma io, che facevo sport a livello professionistico, non mi immaginavo,
un domani, inserito in una realtà portuale. Giocavo a
pallamano, in quegli anni giocavo in A1e giravo l’Italia. Poi, mentre mi trovavo a Gaeta ho cominciato a
preparare la documentazione necessaria, lì ho fatto il
libretto di navigazione. Questo mentre proseguivo la
mia carriera agonistica”.
In molti hanno scelto di tenersi aperte più porte possibili per il futuro ma non è esattamente il caso di Massimo. “In realtà all’inizio lo feci esclusivamente per accontentare mio padre. Lui mi assillava. Così gli promisi
che avrei provato”.
E’ stata una manifestazione d’affetto e anche un modo
per liberarsi delle pressioni paterne anche se in casa il
Massimo Toscano
papà non parlava molto del lavoro. “Non dico che fosse misterioso ma in famiglia non aveva mai portato il
suo lavoro, né ci spiegava di cosa si occupasse. Ricordo quando a scuola mi chiedevano che lavoro facesse
mio padre, io rispondevo l’ormeggiatore e loro mi dicevano: «Ma che mestiere è l’ormeggiatore?» Io non
sapevo che cosa rispondere”.
Una scelta di vita presa, in parte, a scatola chiusa dopo
22 anni impone un bilancio e una riflessione: questo
mestiere è come Massimo se lo era immaginato?
“Alla fine non ha tradito le mie aspettative. E’ un lavoro molto dinamico e per me che vengo dallo sport
questo è un aspetto molto piacevole. Poi ti devi mettere
spesso in discussione, devi fare delle scelte. Mi calza
bene. Forse è l’ambiente che è un po’ particolare ma
sono cose che poi si superano. I rapporti sociali a volte
sono difficili da gestire. Io, da sportivo, ero abituato a
Questi siamo noi
una realtà fatta di disciplina: lavorare per raggiungere il tro alle 5.30 del mattino in cui si pianifica la giornata
risultato, mentre poi quando entri nel mondo del lavoro avendo la previsione delle navi in arrivo. Si pianifica
quindi la distribuzione del personale, con l’ausilio delalcuni equilibri si sovvertono.
Ci sono persone che di sicuro non lavorano per pas- la strumentazione che si chiama AIS e che permette di
sione mentre nello sport è diverso, tu lo sport lo fai per seguire a monitor le navi che devono entrare in porto.
Poi il pilota esce in mare per andare
passione.
incontro alle navi e inizia a chiamare
Quindi all’inizio mi sono imbattuto in
i servizi, in ordine, per ogni unità che
questa realtà assai diversa da quella
Nel Gruppo
deve entrare.
cui ero abituato ed è stata un po’ pesono consigliere Quindi noi ci facciamo trovare in bansante”.
china pronti per erogare la nostra preNel Gruppo ormeggiatori del porto di
ma anche io
stazione.
Napoli Massimo ha anche la mansione
in prima linea
Oltre all’attività di ormeggio e disordi consigliere. “Tutti i Gruppi sono organizzati più o meno allo stesso modo:
meggio eroghiamo anche un altro sercon gli altri.
vizio fondamentale, quello di batteltutti hanno le stesse mansioni. Chi, poi,
Si tratta solo
laggio, sia di uomini che di merci.
ha cariche supplementari, tipo consigliere o vice capo, periodicamente si
di una mansione A tutto questo si aggiunge una miriade
di lavori che, pur se non si fanno sisteriunisce per decidere dell’andamensupplementare
maticamente, sono parte della nostra
to del Gruppo, prendendo decisioni e
vita lavorativa.
facendo scelte. Ma sono anche io in
prima linea con gli altri, si tratta solo di una mansione Per esempio fare l’equipaggio di una nave in disarmo:
una nave ferma magari perché sequestrata o per un mosupplementare.
“Il nostro è innanzi tutto un lavoro di collaborazione e tivo tecnico, senza equipaggio a bordo e con solo una
c’è anche da prendere delle decisioni che possono fare persona di guardia, può capitare che abbia l’esigenza
la differenza. La giornata tipo comincia con l’incon- di essere spostata, di fare un movimento banchina-
Servizio tender
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banchina per esempio. Allora veniamo interpellati noi. doveva andare poppa a terra, in banchina. Veniva verso
Si forma una squadra che sale a bordo, si posiziona ai la banchina e io mi trovavo su una barca piccolina per
posti di manovra, a poppa e a prua, e con l’ausilio del prendere il cavo dalla nave e portarlo a terra. Mettendo
pilota sposta la nave. Poi c’è il disbroglio di ancore, la mia barca in posizione di poppa contro poppa perper esempio. Succede che una nave dia fondo con la si l’elica e la mia barca aveva quindi l’abbrivio verso
sua ancora e, al momento di salparla, le marre possano dietro mentre la nave mi veniva contro. Mi sono praticamente trovato sotto la poppa della
incappare in un cavo d’acciaio, allora
nave, rischiando di finire nell’elica di
noi dobbiamo provvedere, con manoMi sono
quest’ultima.
vre particolari, a liberare l’ancora.
praticamente
Per fortuna questa riuscì a schivarmi
Questi sono tutti servizi che noi eroma sicuramente sono stati momenti
ghiamo, regolati da una tariffa. Altra
trovato
tragici. Un’altra volta, quattro o cinque
cosa che facciamo è quando capita che
sotto la poppa
anni fa, eravamo in due, dovevamo
in acqua ci sia materiale galleggiante,
pericoloso ai fini della navigazione,
uscire in mare per un servizio di batteldella nave
laggio, dovevamo andare a recuperare
che può essere un cavo abbandonato o
rischiando
un ferito a bordo di una nave ma c’era
un bidone.
cattivo tempo e ci siamo spinti un po’
A volte è capitato di recuperare un’imdi finire
oltre quella che poteva essere la sicubarcazione che durante una mareggianell’elica
rezza della navigazione e quindi ce la
ta aveva rotto gli ormeggi”.
siamo vista un po’ brutta ma alla fine è
Con una carriera già abbastanza lunga alle spalle, Massimo ha una discreta carrellata di andata bene! C’è chi è stato meno fortunato di noi e si
episodi, che lo hanno visto protagonista, nei quali si è infortunato in maniera anche seria”.
è trovato, in qualche modo, ad aver paura per la pro- Per prevenire questi episodi e per evitare il pericolo
pria incolumità. “Una volta, otto o nove anni fa, mi è ci sono alcuni fattori che possono fare la differenza:
capitato di essere in fase di manovra con una nave che “Rispettare le norme di sicurezza è fondamentale ma
Spostamento di una unità dei Vigili del fuoco da demolire
Questi siamo noi
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l’esperienza riesce a farti prevenire situazioni pericolo- che gli altri natanti che navigavano nel golfo ci chiamase perché ti permette di prevedere, in molti casi, quello vano per avere notizie perché non riuscivano a capire
cosa fosse successo, vedevano solo questa gigantesca
che potrebbe accadere”.
Il questo lavoro capitano anche situazioni che ti rendo- zattera gonfiata e noi lì vicino. Quando spiegavamo
no davvero orgoglioso di quello che fai. Massimo ne loro che stavamo lì per recuperarla tutti, sorpresi, ci
ricorda bene uno: “Una volta, in condizioni meteomari- esortavano a fare attenzione perché era un’operazione
molto pericolosa con quel mare così
ne proibitive, un natante di una sociemosso. Onestamente sapevamo che
tà che opera nel golfo perse le zattere
Sapevamo
stavamo compiendo una operazione
di salvataggio su un colpo di mare. Il
di compiere
che in tanti giudicavano assai pericocomandante ci chiamò supplicandoci
losa e questo, in certi momenti, ci fadi andare a recuperarle. Queste zatun’operazione
ceva salire l’adrenalina.
tere hanno un gancio idrostatico per
pericolosa
Riuscimmo comunque a recuperare
cui, a contatto con l’acqua, si aprono;
per avere un’idea della grandezza che
la prima delle due zattere e a portarla
e questo
in sicurezza a terra. Quando uscimmo
avevano si pensi che una può ospitare
in certi momenti per la seconda il vento l’aveva portata
100/150 persone”.
alla deriva facendola finire su una scoLa preghiera accorata del comandante
ci faceva salire
gliera e distruggendola.
perché gli ormeggiatori recuperassero
l’adrenalina
Chiamammo il comandante per dirgli
le zattere era dovuta in primo luogo al
che la zattera era ormai andata perduta
loro valore, una sola costa intorno ai
10000 euro. “Usciamo, io e il mio compagno di sventu- e lui, ancora una volta, ci pregò di recuperarla. Anche
ra, al recupero delle zattere ma fuori c’era mare e forte così rappresentava un problema per lui perché si tratta
vento. Raggiungiamo la prima ma nell’accostarci, per di materiale che non può essere abbandonato in mare.
riuscire ad agganciarla con un cavo di fortuna e quindi Non potevamo certo raggiungere la scogliere con la
per trainarla, la manovra risultava difficoltosa. Tanto motobarca… abbiamo dovuto lasciarla, arrivare alla
Operazione di salvataggio internazionale Squalo 2013 (qui e nella pagina a fianco)
Questi siamo noi
ZIONE NAZ
IO
CIA
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ITALIANI
RTI
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RUPPI ORM
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S
scogliera via terra uscendo da Napoli ed entrando nel avuto figli maschi avrei suggerito loro, innanzi tutto,
territorio di un altro comune per recuperare la zattera. di studiare e intraprendere altre carriere. Se però non
E’ stata una giornataccia!! Gli elogi e i ringraziamenti fossero stati portati per altro li avrei spinti verso questo
non sono mancati, però”.
lavoro che sicuramente li avrebbe costretti a impegnarRicevere qualche complimento, di tanto in tanto, può si. Perché questo è un lavoro che ti porta a essere un
fare piacere se si pensa che la maggior parte delle per- tipo sveglio, all’erta.
sone non ha la minima idea di quanto complesso e Io e mio padre abbiamo lavorato contemporaneamente
articolato sia il lavoro quotidiano di un ormeggiatore. per quattro anni. Io ho iniziato nel 93 e lui è andato in
“L’immagine che si ha del nostro lavoro dall’esterno pensione nel 97. Io non volevo mai lavorare con lui,
non aiuta a far capire quanto sia duro.
mai stare in coppia con lui. Perché questo è un lavoro
Qui a Napoli abbiamo la realtà del molo Beverello dove che non puoi imparare con un familiare, meglio con un
attraccano le navi che fanno servizio con le isole. Tutti estraneo.
qui hanno dell’ormeggiatore l’immagine di quello che Un genitore non vorrebbe mai farti sbagliare, ti dice le
lega il cavo alla bitta sul porticciolo turistico. Perché cose in anticipo. Poi mio padre è ansioso quindi era il
è quello che il pubblico può vedere, nessuno vede il meno adatto a trasmettermi le cose. E non mi sono penlavoro nella zona contenitori, nella zona petrolio o in tito della mia scelta. Ho preso il buono da tutti quelli
mare aperto. Noi fino a qualche anno fa assegnavamo con cui ho lavorato e così mi sono formato, anche se è
le persone più anziane al molo Beverello proprio per- un mestiere così vario che dopo ventidue anni ancora
ché è il lavoro meno faticoso.
non mi sento di avere la presunzione di dire che sono
E ancora oggi qualche collega che ha degli acciacchi arrivato a sapere tutto”.
chiede la cortesia di poter cambiare il turno con chi è Alla fine, in questo mestiere, sono importanti anche i
assegnato al molo Beverello perché è
buon maestri.
più soft.
“Oggi penso di essere un buon maeProvenendo
Io i miei anni me li porto anche bene
stro per i ragazzi nuovi perché prima
da un ambiente
ma oggi comincio a sentire che queho fatto il mio percorso. Ho un fratello
sto è un mestiere che ti logora, sento
che ha studiato all’istituto nautico, ansportivo
di più la fatica di passare una giornata
che se poi ha scelto di fare un lavoro
riesco
a
trovare
intera sotto le intemperie. E’, in quald’ufficio. Io invece ho un diploma del
che modo, anche uno sfidare il proprio
tutto estraneo a questo mondo, in ottigratificazione
corpo.
ca e optometria, ma avendo la fortuna
anche
Diventa una vera competizione neldi avere a casa dei libri di nautica ne
la quale io forse sono avvantaggiato
ho approfittato e mi sono messo a stunella sfida
provenendo da un ambiente sportivo
diarli.
dell’età
perché riesco a trovare gratificazione
Quindi, insieme all’esperienza sul
anche in questa sfida. Ma secondo me
campo ho fatto passi da gigante anche
è un lavoro che si può fare al meglio fino a 55 anni, grazie allo studio.
60 al massimo, e con le attuali leggi che ci portano a Da buon sportivo io mi pongo degli obiettivi e poi
concludere i rapporti di lavoro a 67 anni, io davvero mi «devo» riuscire a raggiungerli.
domando come si potrà mai fare.
Così in breve tempo mi sono ritrovato a partecipare
Se tornassi indietro penso che rifarei la stessa scelta attivamente alla formazione dei ragazzi. Una cosa la
perché è un lavoro che mi ha dato soddisfazioni e an- devi saper trasmettere. E poi ci vuole sempre la materia
che sicurezze.
prima di qualità!
Ho una famiglia, ho potuto acquistare casa e vive- La vera soddisfazione è stata con il mio attuale comre tranquillo. Però è anche vero che, di fronte ai miei pagno di lavoro; in sei anni posso dire di aver creato
anni, a volte penso che magari, per le stesse soddisfa- un mostro, una persona che da sola può guidare una
zioni economiche, mi farebbe piacere fare un lavoro intera giornata lavorativa. Anche se gli devo dare atto
più tranquillo.
che aveva tutti i requisiti per sbocciare.
Con l’età questo lavoro sarà sempre più difficile. Certe Oggi siamo una coppia molto apprezzata.
volte mi sembra di andare a fare Giochi senza frontie- Lo dico sempre nel Gruppo: siamo una cooperativa e,
re… e questa cosa qui non la puoi fare per sempre. Alla come tale, la parola d’ordine deve essere cooperare. Se
fine io mi auguro soprattutto una cosa per noi, cioè che non coopero con il mio collega il risultato non sarà mai
questo lavoro venga riconosciuto come usurante e ci buono.
venga data una porta di uscita per la pensione.
Noi svolgiamo un servizio nel quale c’è una squadra
Io ho due figlie femmine. Il mio cognome, negli or- con un obiettivo, da raggiungere tutti quanti insieme.
meggiatori, finirà probabilmente con me. Ma se avessi Questa cosa è un po’ difficile, a volte, farla capire”.
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