Periodico
di informazione
di Humanitas
Gavazzeni
Anno XV
Numero 1
Maggio 2015
La salute
inizia
a tavola
Il cibo è nutrimento
e un valido supporto per
il nostro benessere
Architetture alimentari
Mani e piedi ischemici,
l’arte di rimuovere gli ostacoli
Cuore: esperienza, ingegno,
innovazione e mini-invasività
Tumore del colon-retto,
diagnosi precoce
e terapie avanzate
Cellule tumorali
al centro del bersaglio
Obesità, dopo la chirurgia
un corpo funzionale e armonico
I mille disturbi della schiena
Donna, la variabile tempo
Insufficienza renale,
curare anche con il sorriso
Architetture alimentari
S
Mangiare in modo sano aiuta
il nostro organismo a stare
in salute. La piramide
alimentare ci guida
nel ripensare alle nostre
abitudini e nel fare una spesa
corretta dal punto di vista
nutrizionale. Cucinando
poi a casa piatti equilibrati
e gustosi.
2
HUMANITASGAVAZZENI - MAGGIO 2015
iamo quello che mangiamo. E’ un
messaggio che traduce in modo semplice e diretto la relazione tra salute e
alimentazione, e ci dice quanto sia importante per il buon funzionamento del nostro
organismo mangiare in modo sano.
Non significa solo saper tenere sotto controllo quantitativo le calorie giornaliere
che ognuno di noi, a seconda del proprio
fisico e del proprio stato di salute, ha come
fabbisogno energetico, bensì anche saperle scegliere dal punto di vista qualitativo,
verificando le proprietà dei nutrienti. E
sulla base di questi, costruire il nostro personale ‘puzzle’ alimentare. Iniziando dalla
spesa, che dal carrello del supermercato si
trasferisce nelle nostre dispense e poi in
tavola. Difficile? No, però non è nemmeno
facile perché si tratta di acquisire e fare
proprie alcune nozioni di alimentazione, e
concedersi più tempo per leggere le etichette alimentari e nutrizionali che tanto
raccontano di cibi e bevande.
LA PIRAMIDE ALIMENTARE, MY
PLATE E HEALTHY EATING PLATE
Il sogno sarebbe avere a disposizione cibi
che contengano tutti i nutrienti positivi per il
nostro organismo, come magari vediamo in
qualche film di fantascienza. Ma la realtà è
diversa, e non può che responsabilizzare la
singola persona. “La dieta è stile di vita e per
questo il messaggio ‘siamo quello che mangiamo’ è importante – spiega
Sabrina Oggionni, dietista di Humanitas Gavazzeni –. Il sovrappeso c’entra poco. Possiamo infatti
consumare la giusta quo- Sabrina Oggionni
ta di calorie che l’organismo richiede, essere
quindi in linea, ma avere i trigliceridi alti o il
fegato grasso perché non abbiamo fatto attenzione alla loro qualità”. La guida per andare a fare una buona spesa è la famosa Piramide Alimentare, che nel 2011 è stata affiancata dal My Plate, lanciato dal Diparti-
mento dell’Agricoltura degli Stati Uniti con il
supporto di Michele Obama, e dalla sua evoluzione, lo Healthy Eating Plate, messo a
punto dalla Scuola di Salute pubblica di
Harvard. “Il piatto stilizzato in 4 gruppi alimentari, impostato nelle proporzioni, funziona perché è semplice dal punto di vista
comunicativo: ci dice che la metà di un pasto deve essere di verdura e frutta (più verdura che frutta), e l’altra metà di cereali e
proteine (più cereali che proteine). Ma non
specifica il tipo di cereali e proteine. L’evoluzione di questo piatto aggiunge invece indicazioni sui condimenti e qualche consiglio
nutrizionale. Infine c’è la piramide alimentare, la prima guida in questo ambito che, alla fine, è quella che meglio aiuta a organizzare una spesa sana perché, oltre a identificare gli alimenti giusti per comporre una
dieta corretta, indica anche le proporzioni
che devono essere assunte”.
RIEMPIRE IL CARRELLO
Assunta quindi come guida la Piramide alimentare, andiamo a fare la spesa e mettiamo nel carrello: verdura, frutta, cereali integrali pane, pasta, riso, crackers, latticini magri e con pochi grassi, latte scremato o di soia o riso, pesce, olio di oliva, proteine vegetali come fagioli, ceci, lenticchie, carne bianca,
pane fresco e non in cassetta, uova, succhi di
frutta al 100% e non bevande ricche di zucchero; vanno limitati i piatti pronti che hanno un elevato contenuto di sodio, surgelati e
non. Sì invece a verdure e pesce surgelato.
I cibi surgelati infatti
sono tutt’altro che
poveri di sostanze
nutritive rispetto a
Stefania Setti
quelli freschi. “Il
discorso vale per tutti gli alimenti e soprattutto per le verdure: l’industria le
surgela appena raccolte e questo
permette di ridurre al minimo la
perdita di vitamine – spiega
Stefania Setti, medico nutri-
zionista, responsabile del Servizio
di nutrizione clinica e dietetica di
Humanitas Gavazzeni –. Per il
mantenimento delle caratteristiche nutrizionali, se le verdure
possono passare direttamente dal
freezer alla padella, alimenti come carne e pesce, prima di essere
cucinati, vanno scongelati in frigorifero o sotto un getto di acqua
fredda dopo essere stati chiusi ermeticamente all’interno di un
sacchetto di plastica. E’ molto importante che lo scongelamento
non avvenga a temperatura ambiente perché può favorire la proliferazione batterica”.
IMPARARE A LEGGERE
LE ETICHETTE ALIMENTARI
Se la Piramide ci guida nell’acquisto,
l’altro aiuto ci arriva dalle etichette
alimentari che ci consentono di conoscere i prodotti che stiamo acquistando, gli ingredienti che li compongono e dove e da chi sono stati
prodotti. Permettono inoltre di scegliere quelli più vicini alle nostre esigenze
(legate, ad esempio, alle allergie).
“Le etichette riportano innanzitutto la quantità del prodotto, indicata al netto della tara,
cioè del peso dell’involucro o della confezione, e gli ingredienti; se si tratta di un solido
immerso in un liquido deve essere indicata
la quantità di prodotto sgocciolato – sottolinea Sabrina Oggionni –. Gli ingredienti non
sono indicati a caso, ma in ordine di quantità: quelli più presenti sono riportati per primi per poi procedere in ordine decrescente.
La legge prevede che siano indicati gli ingre-
Dolci, snack
occasionalmente
GUIDA ALLE TABELLE
NUTRIZIONALI
Alcuni prodotti insieme all’etichetta
alimentare riportano anche le tabelle
nutrizionali dando indicazioni su un
quantitativo di 100 grammi o di una
porzione media. Possono essere tabelle
semplici, cioè indicare solo calorie,
zuccheri, grassi e proteine, oppure più
dettagliate con le quantità di alcuni sali
minerali e vitamine; o possono
specificare la tipologia di zuccheri e
grassi presenti (zuccheri semplici e
complessi, grassi saturi). Le tabelle
nutrizionali sono utili perché danno
un’idea dei diversi apporti forniti dai
prodotti della stessa categoria,
apparentemente simili, ma che possono
essere diversi in
calorie, grassi e
apporto negli
zuccheri.E poi
attenzione a
“come” sono
scritte le
indicazioni. La grammatica non è un
optional neanche in questo contesto.
Un esempio? Scrivere “crostini all’olio
d’oliva” è diverso da scrivere “crostini
con olio d’oliva”. Nel primo caso si dice
che quello d’oliva è l’unico olio presente,
nel secondo questo tipo di olio è
mischiato con altri, di diversa qualità.
dienti che possano provocare allergie. Per
essere sicuri della qualità del prodotto bisogna scorrere l’elenco fino in fondo, perché i
conservanti e i coloranti, di solito presenti in
minime dosi, occupano le ultime posizioni
della lista; meglio scegliere prodotti con il
minor numero di sostanze extra”.
Grassi da limitare
Olio soprattutto di oliva
con moderazione
Salumi non più di 2 volte a settimana
Formaggi non più di 2-3 volte a settimana
Legumi almeno 2 volte a settimana
Latte e yogurt 1-2 porzioni al giorno
Carne preferibilmente bianca 2-3 volte a settimana
Pesce almeno 2 volte a settimana
Uova 2 a settimana
Frutta 2-3 porzioni al giorno
Verdura 3-4 porzioni al giorno
Cereali e derivati tutti i giorni in ogni pasto
Patate in sostituzione ai cereali
Attività fisica moderata tutti i giorni
Bere almeno 1,5/2 litri di acqua
al giorno
Pesarsi una volta alla settimana
HUMANITASGAVAZZENI - MAGGIO 2015
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Il paziente diabetico è un malato molto
complesso e richiede un trattamento multidisciplinare. “Il malato va inquadrato innanzitutto dal punto di vista metabolico, a
partire dal controllo della glicemia, per capire se ci sono altre patologie come ad
esempio neuropatie o cardiopatie – prosegue il responsabile del Laboratorio di
Emodinamica interventistica periferica di
Humanitas Gavazzeni –. Chiarito il quadro clinico è necessario affrontare la lesione del piede, capire quanto tessuto è compromesso in modo definitivo, se c’è o no infezio-
Mani e piedi ischemici,
l’arte di rimuovere gli ostacoli
L
L’Emodinamica interventistica
periferica ha l’obiettivo
di “liberare” le arterie più
periferiche del corpo per far
scorrere nuovamente il sangue
in modo fluido e ripristinare
la funzionalità dell’organismo.
4
HUMANITASGAVAZZENI - MAGGIO 2015
e arterie sono come un albero: il tronco role, cerca di riaprire i ‘tubi’ chiusi usando
è l’aorta e da essa originano i rami che raffinati strumenti che riescono a liberare
distribuiscono il sangue a ogni singola l’arteria e rivascolarizzare l’arto”.
regione del corpo. Le prime arterie che nasco- Le ostruzioni dei vari segmenti dell’albero
no dall’aorta sono le coronarie, dedicate a nu- vascolare sono causate principalmente dal
trire il cuore, cui seguono le carotidi che irro- fumo che colpisce la parte più alta delle arrano il cervello. L’aterosclerosi, ossia la malat- terie (aorta, iliache e femorali), e dal diabete
tia che provoca la chiusura di questi ‘tubi’, può che colpisce sia le arterie femorali sia quelle
però colpire anche altre arterie, più periferi- più sottili al di sotto del ginocchio.
che, che portano il sangue agli arti inferiori e
superiori. Quindi ai piedi e alle mani. Per libe- IL PIEDE DIABETICO ISCHEMICO
rare i ‘tubi’ e rivascolarizzare gli arti viene in “Soprattutto nei pazienti diabetici o dializaiuto l’Emodinamica interventizati le ostruzioni interessano le
stica periferica; si affianca quindi
arterie più lontane e più piccole,
all’emodinamica tradizionale che
ad esempio della gamba e del
si occupa delle arterie coronariche
piede – sottolinea il dottor Ferra(angioplastica nell’infarto e nelresi, che prima di concentrare la
l’angina) e di altre malattie struttusua attenzione in questa branca
rali del cuore (valvole stenotiche,
della medicina ha lavorato molti
Roberto Ferraresi
‘buchi’ tra le diverse cavità).
anni sul cuore –. Soprattutto nel
“L’Emodinamica interventistica periferica paziente diabetico si può verificare una sofapplica gli stessi principi dell’angioplastica ferenza del piede legata all’occlusione di
coronarica alle arterie periferiche – spiega queste arterie che richiede un intervento
Roberto Ferraresi, responsabile del Labo- tempestivo e coordinato, senza il quale il riratorio di Emodinamica interventistica peri- schio di amputazione dell’arto diventa una
ferica di Humanitas Gavazzeni –. In altre pa- drammatica possibilità”.
tate anche le mani ischemiche. Fortunatamente si tratta di una malattia poco comune, che colpisce prevalentemente pazienti con diabete
di lunga durata in emodialisi, o altri
affetti da forme rare di malattia
ostruttiva arteriosa. “I dializzati
purtroppo hanno problemi vascolari severi dovuti a molte cause concomitanti: la fistola per dialisi può
‘rubare’ il sangue alla mano e la
malattia dei piccoli vasi può impedire il flusso alle dita. Trattiamo questi pazienti con
angioplastiche delle arterie dell’avambraccio e della mano e interventi mirati sulla
portata della fistola – aggiunge Roberto Ferraresi –. In Humanitas
Gavazzeni, grazie
ai professionisti
che vi lavorano,
abbiamo creato
l’Angio
Team
Dialisi, una squadra di esperti dedicati a tutti i problemi vascolari del paziente dializzato”.
MIGLIORI MATERIALI
A sinistra: le arterie della gamba e del piede sono
chiuse. A destra: dopo l’angioplastica, il sangue
può finalmente arrivare sino al piede
ne, come il piede potrà tornare a sopportare
tutto il carico della deambulazione una volta
guarito e, soprattutto, capire quale sia il miglior trattamento per questo paziente. A seconda della lesione (ulcera, ascesso, gangrena) si pratica un’accurata pulizia o l’asportazione dei tessuti necrotici; successivamente
bisogna rivascolarizzare, ossia riportare
un’adeguata perfusione di sangue. Qui interviene l’Emodinamica interventistica periferica, al fine di riaprire i ‘tubi’ occlusi sino al piede e consentire il ripristino del flusso: sangue
significa ossigeno, nutrimento e antibiotici.
Solo dopo queste terapie il piede potrà finalmente guarire”.
LA MANO ISCHEMICA
Oltre ai piedi, nel Laboratorio di Emodinamica interventistica periferica vengono trat-
Come in tutti i settori della medicina, anche
in questo ambito i risultati della ricerca non
possono che migliorare i risultati dei trattamenti. “Possiamo contare su materiali sempre più raffinati, con risultati
sempre più duraturi nel tempo.
Quando si iniziò a fare emodinamica
periferica, una ventina di anni fa,
avevamo a disposizione solo dei cateteri a palloncino, ossia dispositivi
che dilatano le arterie chiuse, grossolani e corti. Si entrava nelle arterie
delle gambe, lunghe 30 centimetri,
con palloncini coronarici lunghi solo
2 centimetri: è facile immaginare
quante volte dovevamo gonfiarli per
riaprire il vaso e come fosse irregolare il risultato. Oggi esistono palloncini dedicati a basso profilo, lunghi anche 30 centimetri, capaci di sopportare pressioni elevate (18 atmosfere), e in
grado di ottenere in brevissimo tempo un risultato omogeneo e efficace. Una delle più
importanti novità sono i cosiddetti ‘drug
eluting balloon’, cioè cateteri a palloncino
che, oltre ad aprire il vaso, depositano sulla
sua parete un farmaco che arresta la malattia e riduce in modo consistente la possibilità di riocclusione”.
ATEROSCLEROSI,
I SEGNALI DA NON
SOTTOVALUTARE
La manifestazione più semplice
della malattia periferica è la
cosiddetta ‘claudicatio’: dopo
alcuni metri di cammino compare
un dolore al polpaccio che
costringe a fermarsi. Il dolore
quindi sparisce e il cammino può
riprendere, sino allo stop
successivo. La claudicatio non è
una malattia grave, in genere si
mantiene stabile per molti anni e
col tempo può anche migliorare;
rappresenta tuttavia un marker
importante di aterosclerosi, cioè
indica una probabilità più elevata di
avere in futuro un infarto o un
ictus. Quando l’aterosclerosi è
invece ormai avanzata, soprattutto
nei diabetici o nei dializzati, può
manifestarsi in modo drammatico
con dolore a riposo e lesioni delle
dita. E’ il quadro denominato
‘ischemia critica d’arto’. In questi
casi l’aspettativa di vita del
paziente è spesso paragonabile a
quella di una persona affetta da
malattia neoplastica.
difficili e delicati utilizzando strumenti che
arrivano al cuore attraverso piccoli tagli
cutanei, percorrendo i vasi sanguigni. Una
procedura multidisciplinare attuata di routine che riguarda sia l’approccio in ministernotomia sulla valvola aortica e aorta
ascendente, sia in minitoracotomia per riparare la valvola mitrale. Per quanto riguarda la chirurgia per gli aneurismi aortici, la mortalità, soprattutto per le patologie
che necessitano interventi in urgenza/emergenza, è ancora alta sia in Italia sia
in Europa (circa il 25%). Negli ultimi tre anni nel nostro ospedale siamo riusciti a dimostrare che si possono ottenere grandi risultati grazie alle competenze legate alle
conoscenze anestesiologiche, chirurgiche
L’Heart Team di Humanitas
Gavazzeni interviene 24 ore su 24
su situazioni cardiovascolari
molto critiche, utilizzando
tecniche all’avanguardia
e sempre meno invasive
per risolvere patologie dell’aorta,
a partire dagli aneurismi,
e della valvola mitrale.
Cuore: esperienza, ingegno,
innovazione e mini-invasività
I
TECNICA LUPIAE,
RICONOSCIMENTI
IN TUTTO IL MONDO
A undici anni dal suo primo utilizzo, Lupiae
– la protesi vascolare ideata dal dottor
Giampiero Esposito per trattate le patologie
dell’aorta toracica e toraco-addominale con
un approccio ibrido – ha ottenuto due
riconoscimenti a livello mondiale.
Negli Stati Uniti, la rivista “The journal of
Thoracic and Cardiovascular Surgery”,
organo ufficiale dell’Associazione
Americana di Chirurgia Toracica, nel
febbraio 2015 le ha dedicato un ampio
articolo in un supplemento interamente
dedicato alle tecniche chirurgiche
cardiovascolari più innovative e sicure tra
quelle utilizzate nel mondo. Non solo:
l’immagine che riproduce la protesi
vascolare italiana è stata
scelta per la copertina. E
buone notizie arrivano
anche dal Giappone:
l’utilizzo della protesi
è stato autorizzato
nello scorso
febbraio anche nel
Paese del Sol
Levante, a riprova
della validità di questa
tecnica riconosciuta
a livello mondiale.
6
HUMANITASGAVAZZENI - MAGGIO 2015
l cuore, un meccanismo perfetto, fonda- guardano soprattutto il cosiddetto aneurimentale per la nostra esistenza. Dal cuo- sma, un processo dilatativo del grosso vaso
re transita il sangue, la linfa vitale che che parte dal cuore e conduce il sangue a
viene distribuita attraverso i vasi sanguigni tutti gli organi, che può portare a rottura o
fino alle più lontane estremità del corpo. E dissezione dell’aorta stessa con problematiquando si ‘inceppa’, deve essere
che irreversibili e quasi sempre
curato con la maggior attenzione
mortali. Nella maggior parte dei
possibile da un team che sappia
casi ci troviamo di fronte a situavalutare e intervenire su tutte le
zioni di emergenza, tanto che il
problematiche che possono prenostro team è disponibile a intersentarsi.
venire 24 ore su 24, utilizzando
In Humanitas Gavazzeni fin dal
tecniche all’avanguardia e sem1967, quando l’ospedale si chia- Giampiero Esposito
pre meno invasive. Lo stesso dimava ancora Cliniche Gavazzeni, la chirur- scorso può essere fatto per gli interventi che
gia del cuore è una specializzazione di ec- riguardano la valvola mitrale che regola il
cellenza. Oggi la chirurgia cardiovascolare flusso del sangue dai polmoni al ventricolo
vanta un gruppo di lavoro formato da più sinistro: eseguiamo interventi di riparazione
specialisti: cardiologi clinici, cardiologi in- o sostituzione della valvola utilizzando tecterventisti, cardiochirurghi, chirurniche che ci permettono
ghi vascolari, emodinamisti, anestedi non ‘aprire’ il torace
sisti e radiologi. Un vero e proprio Hedel paziente”.
art Team, di cui fa parte GiamLa mini-invasività è la
piero Esposito, responsabile
vera rivoluzione della
dell’Unità Operativa di Cardiochirurgia di questi ultichirurgia di Humanitas Gavazmi anni. Anche nel
zeni.
cuore. Come funziona
Dottor Esposito, quali sono gli
e quali risultati conambiti di intervento dell’Heart
sente di ottenere?
Team di Humanitas Gavazzeni?
“Le tecniche mininvasi“Siamo specializzati nella chirurgia
ve di chirurgia cardiodell’aorta e della valvola mitrale. Gli
vascolare permettono
interventi di chirurgia dell’aorta ridi compiere interventi
e interventistiche e a tecniche che fanno
oramai parte del bagaglio professionale
dell’Heart Team”.
Per l’aorta, l’innovazione non riguarda solo la tipologia di trattamenti ma anche le
protesi utilizzate.
“L’intervento si compie spesso in due stadi:
nel primo, chirurgico, si opera l’aorta
ascendente alla sua origine nel cuore; nel
secondo, endovascolare, si cura la parte restante di aorta colpita da aneurisma, quella
toracica e addominale, con l’applicazione
di un’endoprotesi. Noi utilizziamo la tecnica Lupiae, che ci permette di riparare
un’aorta con diffusa patologia dilatativa
con una ridotta invasività. Questa tecnica
ibrida – chirurgica prima e endovascolare
poi – permette di evitare un secondo intervento chirurgico; questo riduce molto i rischi per il paziente”.
Interventi complessi
possono quindi essere
eseguiti con sempre
maggiore sicurezza?
“Direi di sì. Lo dimostra
un caso recente. Un paziente si è rivolto al nostro ospedale in una situazione di assoluta
emergenza: aveva in
corso una dissezione
aortica partita dall’aorta
toracica discendente e
progredita verso l’ascendente e i vasi carotidei, con un ‘cammino’
inverso rispetto a quello
che, in genere, caratterizza queste patologie.
La sua situazione era
molto grave. Il nostro
intervento ha previsto, in un’unica procedura, la sostituzione dell’aorta ascendente, dei
vasi arteriosi del collo, dell’arco aortico e
Un ‘monster case’. A sinistra: l’aorta toracica
presenta un enorme aneurisma; a destra: l’aorta
dopo l’intervento, ricostruita grazie alla tecnica
Lupiae
dell’aorta discendente. Un intervento complesso perfettamente riuscito. La nostra
grande soddisfazione è sapere che questo
paziente, così come tanti altri trattati con
questa tecnica, potrà tornare presto a una vita normale e dopo un periodo di recupero
tutto sommato breve, vista la gravità del suo
stato di salute prima dell’intervento”.
Per saperne di più
sul Centro Cardio
www.humanitasgavazzeni.it
UNA NUOVA PALESTRA PER LA RIABILITAZIONE CARDIOLOGICA
Humanitas Gavazzeni ha attivato una nuova palestra interamente
dedicata alla riabilitazione cardiologica, attigua al reparto di
Cardiologia. Uno spazio raccolto, con una bella vista su Bergamo
Alta, in cui ogni giorno una decina di pazienti degenti possono
seguire il programma di riabilitazione impostato dai medici e
seguito, passo dopo passo, dai fisioterapisti. Nella nuova palestra
sono stati posizionati 4
cicloergometri/cyclette e 1 tapis
roulant sul quale è possibile
praticare una corsa sul posto,
simulando il gesto atletico con
differenti carichi. Queste
macchine possono essere
impostate e monitorate dal
fisioterapista da una postazione
esterna, per tenere sotto stretto
controllo le condizione di salute
del paziente. Nella palestra sono presenti inoltre: barre parallele
per ricominciare a camminare, 4 stepper per simulare la
camminata per le scale, fasce pettorali per rilevare
l’elettrocardiogramma durante gli esercizi che i pazienti
effettuano su cyclette e tapis roulant trasmettendo i dati via
bluetooth, un box riservato per visita medica, prelievi e eventuali
trattamenti specifici di
fisioterapia oltre agli spogliatoi
per uomini e donne.
La palestra viene anche
utilizzata per i MAC
(Macroattività Ambulatoriale
Complessa) cardiologici e per
riunioni divulgative aperte al
pubblico come, ad esempio,
gli incontri “Ho a cuore il mio
cuore”.
HUMANITASGAVAZZENI - MAGGIO 2015
7
PREVENZIONE,
TRA SCREENING E
ALIMENTAZIONE
dannoso per l’organismo. Questo significa
poter scegliere con maggiore tranquillità la
terapia farmacologica da adottare per ogni
singolo paziente, in base alle caratteristiche
molecolari a livello cellulare”.
Tumore del colon-retto, diagnosi
precoce e terapie avanzate
I
I dati sulla sopravvivenza
sono in miglioramento.
Un cammino fatto
di prevenzione,
diagnosi precoce,
terapie farmacologiche,
trattamenti radioterapici
e interventi chirurgici
sempre più mirati.
Per saperne di più
sull’Area Oncologica
www.humanitasgavazzeni.it
8
HUMANITASGAVAZZENI - MAGGIO 2015
l tumore del colon-retto è un big killer.
Nella classifica delle neoplasie si pone
in terza posizione tra gli uomini dopo
polmone e prostata, e in seconda tra le donne dopo quella della mammella.
I dati dicono che ogni anno ci sono 52.000
casi, con un incidenza in aumento dai 60 anni e un picco massimo attorno agli 80: numeri impressionanti ma contrastati dal fatto
che di questa neoplasia si muore sempre
meno. La sopravvivenza è del 64% considerando tutti gli stadi. E nei pazienti con malattia metastatica
che, purtroppo, nella
maggior parte dei casi non è guaribile, la
sopravvivenza è quadruplicata negli ultimi 20 anni.
Giordano Beretta
“La contraddizione
tra i due dati è solo apparente – spiega Giordano Beretta, responsabile dell’Unità Operativa di Oncologia medica di Humanitas
Gavazzeni –. Oggi l’informazione e la diagnosi precoce consentono di intervenire
prima che la situazione diventi drammatica.
E anche quando è troppo tardi per intervenire in maniera preventiva, disponiamo di
terapie farmacologiche e interventi chirurgici in grado di aumentare la sopravvivenza
dei pazienti”.
NOVITA’ NELLA TERAPIA
FARMACOLOGICA
Il tumore al colon-retto è guaribile se viene
individuato in fase precoce, precisa il dottor
Beretta: “Nella maggior parte dei casi questa
neoplasia si determina attraverso l’iniziale
formazione di polipi adenomatosi, lesioni
benigne dovute a una proliferazione cellulare alterata che, con il passar del tempo, possono trasformarsi in maligne e quindi in cellule cancerose. L’esecuzione di un accertamento di screening può consentire di rimuovere le lesioni pre-cancerose prima che
si trasformino in tumori”.
Un contributo importante viene dalle recenti scoperte nel campo della biologia molecolare. “Oggi riusciamo a individuare alcune
caratteristiche delle cellule – aggiunge il dottor Beretta – che sono in grado di dire se un
farmaco è adatto a una specifica situazione
o se, al contrario, può risultare addirittura
L’IMPORTANZA DELLA
COLONSCOPIA
I numeri in discesa sono legati anche all’evoluzione delle tecniche endoscopiche e,
in particolare, ai risultati che si ottengono
dalla colonscopia. Un esame diagnostico di
secondo livello, capace di fornire risposte
chiare e esaustive sul tipo di patologia; e che
permette anche di intervenire se, nel corso
della seduta, vengono individuati polipi, tumori benigni che si formano per il proliferare delle cellule nella mucosa intestinale. “Le
tecniche di polipectomia endoscopica sono
in continuo miglioramento – afferma Nicola
Gaffuri, responsabile dell’Unità di Gastroenterologia e Endoscopia digestiva di Humanitas Gavazzeni –. Oggi possiamo procedere alla rimozione dei polipi benigni utilizzando strumenti che
passano attraverso
gli stessi canali operativi del colonscopio. Questo ci consente di ridurre gli
interventi chirurgici:
anche polipi adeno- Nicola Gaffuri
matosi di una certa dimensione possono essere eliminati in questa fase”. Sul tavolo chirurgico arrivano dunque le situazioni in cui
è già avvenuta una trasformazione maligna
del polipo.
I DUE VOLTI DELLA CHIRURGIA
La funzione della chirurgia è quella di asportare il tratto di colon o di retto interessato dal
tumore. L’intervento varia a seconda che si
parli di tumore al colon o di tumore al retto.
“Nei tumori al colon – sottolinea Paolo
Ubiali, responsabile dell’Unità Operativa di
Chirurgia generale di Humanitas Gavazzeni
– la chirurgia è eseguibile quasi sempre in
laparoscopia, con tecnica mininvasiva. Anche nelle loro fasi più avanzate i tumori al
colon offrono buone possibilità di riuscita
dell’intervento chirurgico, sia per quanto riguarda il tumore principale sia in relazione a eventuali metastasi al fegato”.
Il discorso cambia, invece,
nel tumore del retto: “È un
tumore che ha un comportamento diverso, e la chiPaolo Ubiali
rurgia spesso non è l’opzione per il suo trattamento. Soprattutto nelle forme più avanzate, la radioterapia e la
chemioterapia rappresentano oggi il primo
step e solo successivamente si arriva al trattamento chirurgico – aggiunge il dottor
Ubiali –. Operare in laparoscopia in questo
caso è più difficile anche se possibile, essendo migliorate di molto le tecniche che consentono la conservazione dello sfintere, la
cui demolizione una volta era la conseguenza quasi obbligata di questi tumori. Adesso
con terapie pre-operatorie e interventi chirurgici mirati si riesce a ridurre di molto il
numero di pazienti che avranno una cosiddetta stomia definitiva, cioè la creazione di
un ano artificiale, e questo è davvero un
grande risultato”.
IL RUOLO DELLA RADIOTERAPIA
La radioterapia viene poco o per nulla utilizzata nel tumore del colon mentre offre un
contributo indispensabile nel tumore del
retto che ha un’elevata propensione a recidivare localmente. “La radioterapia viene
prevalentemente utilizzata prima della chirurgia piuttosto che dopo, in genere in associazione con la chemioterapia – aggiunge
Vittorio Vavassori, responsabile dell’Unità
Operativa di Radioterapia di Humanitas
Gavazzeni –. Questa strategia, altrettanto
efficace dal punto di vista oncologico, è però in grado di riconvertire a una chirurgia
più conservativa una larga quota di pazienti altrimenti inizialmente candidati a una
chirurgia demolitiva”.
Lo screening che monitora la
popolazione sopra i 50 anni sta
fornendo ottimi risultati nella
diagnosi precoce del tumore
del colon-retto: i polipi
adenomatosi impiegano
dai 7 ai 15 anni per svilupparsi,
offrendo un ampio lasso
di tempo in cui è possibile
intervenire. Sono inoltre
facilmente individuabili perché
sporgono dalla mucosa in
maniera evidente e provocano
una presenza di sangue nelle
feci: ecco spiegati gli esami base
dello screening, vale a dire
la ricerca del sangue occulto.
La colonscopia viene effettuata
in un secondo tempo, nel caso
in cui gli esami base abbiano
evidenziato criticità; può essere
indicata invece fin dall’inizio
in caso di pazienti
con familiarità.
La prevenzione passa però
anche attraverso l’adozione
di stili di vita sani, dove
l’alimentazione ha una
importanza rilevante. Una dieta
con alto contenuto di proteine
e grassi di origine animale e con
basso contenuto di fibre
aumenta il rischio di contrarre
questa patologia.
Un’alimentazione corretta deve
prevedere invece portate ricche
di frutta, verdura e cereali e
povera di carni rosse.
Senza dimenticare altri piccoli
accorgimenti: limitare il vino
a un bicchiere a pasto, evitare
l’abuso di sale, consumare con
moderazione cibi affumicati
o con conservanti.
HUMANITASGAVAZZENI - MAGGIO 2015
9
La radiochirurgia è una
sofisticata tecnica
radioterapica che, in
alcuni casi selezionati,
permette di
somministrare la dose
necessaria a colpire le
cellule tumorali in un
unica seduta, in modo
estremamente preciso
e accurato.
Permettere
all’organismo,
dopo un intervento
di chirurgia bariatrica
cui si è ricorsi per
perdere chili importanti,
di tornare a essere
in forma.
Obesità, dopo la chirurgia
un corpo funzionale e armonico
Cellule tumorali
al centro del bersaglio
È
M
una necessità non puramente estetica
ma, soprattutto, funzionale. Dopo un
intervento di chirurgia bariatrica, che consente a una persona obesa di perdere peso
in modo considerevole e tornare ad avere un
BMI a livelli spesso nella norma, il corpo richiede spesso un rimodellamento. Si tratta
di un intervento chirurgico che si effettua a
una certa distanza temporale da quello di
chirurgia bariatrica, e che interessa in particolare l’addome, nelle donne le cosce, le
braccia e il pube, negli uomini il dorso e la
schiena.
“La pelle in eccesso impedisce di vestirsi,
flettere le braccia correttamente, lavarsi
bene, ma può anche provocare disturbi alla pelle come infezioni micotiche che causano prurito e arrossamenti – spiega Antonio Corapi, chirurgo plastico, responsabile
dell’Unità funzionale di Chirurgia post bariatrica di Humanitas Gavazzeni –. La finalità degli interventi non è quasi mai pura-
10
HUMANITASGAVAZZENI - MAGGIO 2015
mente estetica, ma è motivata
da un recupero funzionale del
tronco e degli arti, anche se non
si può prescindere dal raggiungimento di un’armonia generale
del corpo”.
minale oltre che dei tessuti superficiali, cute e sottocute”.
TECNOLOGIE DI ULTIMA
GENERAZIONE
Per ottenere risultati estetici e
funzionali ottimali, sempre riAntonio Corapi
spettando le condizioni generali
IL SUPPORTO DEL
dei pazienti, vengono utilizzate tecnologie
CENTRO OBESITÀ
I pazienti interessati a questo tipo di inter- di ultima generazione che facilitano il tratvento vengono seguiti dall’équipe multidisci- tamento chirurgico in tempi brevi e riducoplinare del Centro Obesità di Humanitas Ga- no le perdite di sangue. “Utilizziamo struvazzeni e giungono al chirurgo dopo aver menti a ultrasuoni che facilitano le sezioni
controllato lo stato nutrizionale e valutato le dei tessuti agendo con temperature molto
condizioni generali. Si tratta di persone spes- più basse rispetto alle metodiche tradizioso giovani, per le quali la richiesta del ripristi- nali, e rispettando l’integrità dei tessuti
no di un ‘contorno corporeo adeguato’ è adiacenti – spiega Antonio Corapi –. Questo
significa dimissioni più rapide per il paziensempre più frequente.
“La scelta del tipo di intervento viene deci- te, un utilizzo più semplice dei drenaggi
so sulla base delle condizioni del singolo (minore secrezione, calibri minori e rimopaziente. Bisogna aver perso peso, essere zione precoce), una ripresa delle attività fisistabili da almeno 6 mesi, essere dimagriti che immediate e il ritorno alla consueta vita
in buona salute – ag- quotidiana in meno di un mese”.
giunge il dottor Corapi
–. Il compito di noi meI TRATTAMENTI CHIRURGICI
dici è spiegare l’interGli interventi di rimodellamento
vento, gli obiettivi che si
postbariatrico effettuati in Humanitas
vogliono raggiungere e
Gavazzeni sono:
‘quanti ritocchi’ servo Dermolipectomie e lifting dell’addome
no, perché può essere
Dermolipectomie degli arti superiori
necessario intervenire
e inferiori
su uno stesso distretto
Mammoplastiche riduttive e mastopessi
associando sempre un
Liposuzioni, liposculture e
trattamento di ripristimegalipoaspirazioni
no dell’integrità funzionale della parete addo-
aggior precisione, minori danni ai tessuti sani, sempre meno sedute. E’ la realtà oggi della radioterapia, che permette di
erogare la necessaria dose di radiazioni al tumore in maniera sempre più precisa grazie a
una migliore capacità diagnostica (TC, RM,
Pet), e a piani di cura sempre più accurati e
selettivi. In Humanitas Gavazzeni si utilizzano tecniche radioterapiche tra le più sofisticate quali la radioterapia stereotassica e la radiochiurgia. “La radioterapia moderna evolve sempre più verso l’applicazione di tecniche selettive, in grado di depositare la dose
sul bersaglio e ridurre l’irradiazione delle
strutture sane circostanti con la massima
precisione e accuratezza possibili – spiega
Vittorio Vavassori, responsabile dell’Unità
Operativa di Radioterapia di Humanitas Gavazzeni –. D’altro canto le nuove conoscenze
radiobiologiche orientano sempre più verso
l’utilizzo di una diminuzione del numero di
sedute di trattamento che, in casi particolari,
possono essere ulteriormente ridotte a una o
poche frazioni. La radiochirurgia è da tempo
utilizzata nel trattamento di lesioni cerebrali
spazialmente ben definite, sfrutmentre la radioterapia stereotastando la presenza di un elevato
sica (SBRT) o, come più recentegradiente di dose tra la lesione da
mente viene chiamata, SABR (rairradiare e i tessuti sani circostandioterapia stereotassica ablativa),
ti; di fatto si comporta come un
sta diventando terapia di elezione
vero e proprio bisturi ma senza gli
per pazienti selezionati, sia per
svantaggi della chirurgia”.
tumori primitivi sia per lesioni
Vittorio Vavassori
metastatiche in diversi distretti
anatomici. Si tratta di tecniche complesse LA METODICA STEREOTASSICA
che richiedono un’elevata conoscenza delle La metodica stereotassica, oltre che in radiochiproblematiche e un’ottimale sinergia tra le rurgia, viene utilizzata anche per irradiare lesiodiverse figure professionali coinvolte”.
ni di dimensioni maggiori e di forma più irregolare, sia nell’encefalo sia in altri distretti anatomici. “Questa metodica necessita di più sedute
LA RADIOCHIRURGIA
ma comunque limitate (da 3 a 8). Si utilizza, ad
NEL DETTAGLIO
La radiochirurgia è una sofisticata tecnica ra- esempio, per la cura di piccoli tumori polmonadioterapica, non invasiva, ambulatoriale e di ri quando la chirurgia è controindicata o peribreve durata, che permette di irradiare in mo- colosa; indicazioni molto selezionate sono
do estremamente preciso e accurato piccole quelle per il trattamento di metastasi e tumori
lesioni, tipicamente all’interno del cervello, primitivi del fegato, metastasi surrenaliche, resomministrando la dose necessaria in un’uni- cidive linfonodali addominali o pelviche”.
ca seduta. “Viene utilizzata per il tratta- RADIOTERAPIA, UN TRATTAMENTO HI-TECH
mento di piccoli tu- PER LA CURA DEI TUMORI
La radioterapia viene utilizzata nel trattamento della maggior parte
mori primitivi e metadei tumori. Può essere impiegata da sola o integrata alle altre
statici cerebrali ma
modalità terapeutiche (chirurgia, chemioterapia, etc.). In alcuni casi si
anche per piccoli me- esegue dopo la chirurgia; nel tumore mammario ad esempio, per
ningiomi e neurinomi evitare di asportare tutta la mammella e ridurre il rischio di
dell’acustico – aggiun- ricomparsa della malattia. Può essere utilizzata prima di un intervento
ge il dottor Vavassori chirurgico per facilitare l’asportazione della massa tumorale, come
–. Sfrutta la metodica nei tumori del retto o dell’esofago. Viene utilizzata in alternativa alla
stereotassica per indi- chirurgia per preservare la funzione di un organo o quando
viduare il bersaglio e l’intervento non sia fattibile, come avviene nel tumore del polmone in
può somministrare stadio precoce, nel cancro della prostata, in alcuni tumori
dosi molto elevate a ginecologici, nei tumori della laringe. In alcune situazioni, come i
tumori della rino-faringe e del canale anale, è la terapia di scelta.
lesioni piccole ma
HUMANITASGAVAZZENI - MAGGIO 2015
11
Invecchiare bene si può, anzi,
si deve! L’evoluzione della
medicina e della ricerca e una
cultura crescente degli stili
di vita sani consentono
sempre di più a uomini
e donne di trascorrere la terza
età fisicamente, culturalmente
e socialmente in maniera
positiva.
Tre adulti su quattro soffrono
di problemi alla colonna
vertebrale per numerosi
motivi. Diagnosi e trattamenti,
perché siano efficaci,
richiedono sempre più un
approccio multidisciplinare.
I mille disturbi della schiena
QUANDO IL DOLORE
È INSOSTENIBILE
T
utti o quasi soffriamo di mal di schiena.
Lo dicono i numeri: il 75% delle persone
adulte dichiara di avere avuto almeno una
forma di mal di schiena (lombalgia, lombosciatalgia, dorsalgia, cervicalgia) nell’arco di
tre mesi. Ma se l’auto diagnosi è immediata –
oggi ho un mal di schiena tremendo! – non è
altrettanto facile risalire alla causa di quel
dolore. Nel 95% dei casi è provocato da un
utilizzo scorretto della colonna vertebrale,
ma non sempre è facile capire se questo cattivo utilizzo abbia provocato disturbi di natura ossea, articolare, muscolare o nervosa.
Il dolore alla schiena può essere così
intenso da essere invalidante. Le
procedure di terapia del dolore
possono, in molti casi, restituire una
buona qualità di vita. “Sono trattamenti
– spiega
Giambattista
Villa,
responsabile
della Terapia del
dolore di
Humanitas
PIÙ SPECIALISTI PER UN UNICO
Giambattista Villa
Gavazzeni –
PROBLEMA
eseguiti per via percutanea, quindi non
Per comprendere le cause del problema alla
invasivi, che hanno l’obiettivo di
colonna
l’approccio è multidisciplinare. Hueliminare il dolore persistente alla
manitas
Gavazzeni
ha attivato un Centro del
schiena. Variano a seconda
mal
di
schiena
proprio
per risolvere disturbi
dell’intensità e della causa del dolore.
e
problemi,
più o meno seri. Il
Piccoli aghi, cateteri o elettrodi
primo
passo
è la visita multivengono posizionati fino a
specialistica.
raggiungere e trattare i punti
“La prima visita è fondamentada cui origina il dolore.
le perché ‘crea’ il percorso che
In alcuni casi, come nella
dovrà essere seguito dal padecompressione discale
ziente per la cura del suo specimeccanica, utilizziamo anche
Lucio Genesio
fico problema – sottolinea Luun piccolo ago rotante che ci
cio
Genesio,
medico
specialista della Riabilipermette di asportare piccole quantità
tazione
Ortopedica
e
Sportiva di Humanitas
di disco invertebrale, così da alleviare
Gavazzeni
–.
Nell’Ambulatorio
il paziente inla pressione all’origine del dolore”.
contra diversi medici: lo specialista della riabilitazione, il chirurgo della colonna e il terapista del dolore. Insieme formulano una diagnosi e decidono il trattamento che può consistere, se il caso in questione non è grave, in
una terapia antidolorifica e antinfiammatoria
o in sedute di massaggi e manipolazioni coadiuvati, se necessario, anche da un chiropra-
12
HUMANITASGAVAZZENI - MAGGIO 2015
tico”.
Non sempre però il dolore è leggero e passa,
e quindi è necessario effettuare un approfondimento diagnostico. “In genere nelle
persone adulte – dice Regina Barbò, neuroradiologa di
Humanitas Gavazzeni – esami radiologici come la Risonanza Magnetica, la TC o la
radiografia della colonna,
andrebbero richiesti subito
solo in presenza di deficit Regina Barbò
neurologici progressivi o in concomitanza di
gravi condizioni cliniche: in tutti gli altri casi
soltanto dopo alcune settimane, fino a sei, di
terapia antidolorifica e fisica senza effetti.
Sono esami che precedono sempre un eventuale intervento chirurgico alla colonna, nei
rari e selezionati casi in cui questa sia l’unica
soluzione al problema”.
Più che di intervento chirurgico è corretto
parlare di interventi dato che le variabili, anche quando si parla di schiena, sono diverse.
“La necessità e la tipologia dell’intervento è
legato alla causa del mal di schiena – precisa
il dottor Corrado Musso, responsabile della
Chirurgia della colonna di
Humanitas Gavazzeni –: erniectomia, vertebroplastica
o artrodesi sono i più diffusi
interventi sulla colonna;
vengono eseguiti con tecniche mininvasive, accessi laterali percutanei di artrode- Corrado Musso
si e sostituzione discale con protesi, quindi
con accessi chirurgici limitati e guidati da apparecchi radiologici. Questo significa minor
tempo e rischi e, nel post operatorio, tempi
più rapidi di recupero per i pazienti”.
Donna, la variabile tempo
S
e per gli uomini l’avanzare dell’età e i capelli grigi sono sempre stati stato sinonimo di fascino maturo, per le donne è solo
da pochi anni che superare ‘gli anta’ non è
più una dichiarazione di ‘uscita di scena’.
Ma perché questo accada è centrale ‘mettere fieno in cascina’ e dai 40 anni porre maggiore attenzione all’attività fisica, all’alimentazione, alla nostra psiche. “Per essere sane
e belle nella cosiddetta terza età bisogna iniziare a fare prevenzione su noi stesse fin da
giovani e soprattutto quando si arriva ai 40
anni – dice Maria
Elena Abati, fisiatra
di Humanitas Gavazzeni –, quando si sta
ancora bene e non
bisogna combattere
con mal di schiena,
Maria Elena Abati
cervicalgia, mal di
gambe, sovrappeso, ipertensione che, negli
anni successivi, inesorabilmente arrivano.
Esistono studi scientifici, progetti e ricerche
che ci dicono che mettere in pratica uno stile di vita corretto fin da giovani adulti è fondamentale per invecchiare bene”.
LA PREVENZIONE INIZIA
SIN DA GIOVANI
Oltre 30 anni fa il professor Francesco Maria
Antonini, padre della gerontologia e geriatria italiana, scrisse il ‘Decalogo del buon invecchiamento’ che, ricorda la dottoressa
Abati, continua a essere valido: muoversi,
mangiare bene, essere sociali e socievoli, allenare la mente, perseguire i nostri obiettivi
e non lasciarsi andare, continuare a essere
creativi. Ovviamente uno stile di vita corretto non può prescindere da una sana e atten-
ta alimentazione. “Pochi grassi limitando i
saturi, molta acqua (1,5/2 litri), pochi zuccheri semplici che innalzano la glicemia –
aggiunge Stefania Setti, medico nutrizionista di Humanitas Gavazzeni –; essenziale è
assumere il calcio, attraverso latte e yogurt
(meglio magri). Vanno invece ridotti caffeina, the, cioccolato e bevande alcoliche che
disturbano il sonno”. E bisogna comunque
saper accettare le trasformazione del proprio corpo. “C’è un contesto di pregiudizi socioculturali nella nostra società occidentale
che pesano sulla donna non più giovane, soprattutto nel momento
in cui arriva la menopausa – spiega Agnese
Rossi, psicologa di Humanitas Gavazzeni –,
perché la fine della fertilità viene associata a
una minore femminili- Agnese Rossi
tà. Invece tempo cronologico e tempo interiore sono cose diverse e le donne devono
saper ascoltare il proprio ritmo interiore e
utilizzare questo momento, spesso critico,
come un’occasione di rinascita personale.
Avere un buono rapporto con il proprio corpo dopo l’adolescenza, accettare i vari cambiamenti nel corso degli anni permette di
‘fare prevenzione’ per il futuro”.
LE 10 REGOLE PER UNA PELLE
MATURA, BELLA E SANA
Dormire 7/8 ore per notte
Bere 1,5/2 litri di acqua al giorno: dobbiamo
idratare l’organismo che è composto
al 70% di acqua
Non fumare per non ridurre l’apporto
vascolare e l’ossigenazione cellulare
Idratare la pelle scegliendo cosmetici in grado
di supplire alle diverse esigenze e/o carenze
ormonali
Supportare gli strati profondi della pelle con
trattamenti medici per migliorare il trofismo
cellulare
Proteggere la pelle dal sole con uno
schermante protezione 50 tutti i giorni,
anche quando si è in città
Utilizzare antiossidanti che rallentano il
processo di invecchiamento: è importante
rafforzare il sistema immunitario della pelle
Utilizzare prodotti che rafforzano e
integrano le carenze di capelli e unghie
Evitare alcune sostanze contenute nei
cosmetici come nichel, parabeni, petrolati che
rendono la pelle irritabile e più fragile
Sorridere: la muscolatura mimica del volto
attenua le rughe di espressione
(ginnastica facciale).
A cura di Marzia
Baldi, responsabile
Ambulatori di
Dermatologia di
Humanitas Gavazzeni
Marzia Baldi
HUMANITASGAVAZZENI - MAGGIO 2015
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Humanitas Gavazzeni
Informazioni utili
MOVIMENTO È SALUTE
Insufficienza renale,
curare anche con il sorriso
P
Quattro ore per tre giorni alla
settimana. È l’appuntamento
fisso che un malato
di insufficienza renale ha con
la macchina di Dialisi che
depura il sangue dalle scorie
tossiche e consente di tenere
pulito l’organismo. Viaggio in
un reparto speciale in cui la
relazione tra personale e
paziente ha caratteristiche
uniche.
L’équipe dell’Unità
Operativa
di Nefrologia
e Dialisi
di Humanitas
Gavazzeni
14
HUMANITASGAVAZZENI - MAGGIO 2015
uò succedere che i reni
che il malato trascorre nel reparto.
smettano di funzionare
“Il dializzato fa una vita molto sacorrettamente e non riecrificata per il tipo di trattamento
scano più a mantenere in equilia cui è sottoposto e per le consebrio l’organismo. Diventano quinguenze che apporta alla sua vita
di necessarie le macchine di dialiquotidiana – dice Giulio Mingarsi che depurano il sangue dalle
di, responsabile dell’Unità Opescorie tossiche e consentono di Giulio Mingardi
rativa di Nefrologia e Dialisi di
eliminare anche i liquidi che, altrimenti, con- Humanitas Gavazzeni –. Per questo è importinuerebbero ad accumularsi nel corpo. Hu- tante da una parte favorire la comunicazione,
manitas Gavazzeni dispone di un reparto de- la relazione e il miglioramento della consadicato alla cura dell’insufficienza renale dove pevolezza dei pazienti in merito ai problemi
ogni giorno, su 5 turni complessivi, i pazienti della loro salute per il successo della cura,
vengono attaccati ai reni artificiali per 4 ore dall’altro creare in ospedale, nel reparto in
tre volte la settimana, per tutta la vita a meno cui il malato trascorre diverse ore della proche non sopraggiunga la possibilità di effet- pria giornata, un clima il più possibile sereno
tuare un trapianto. Questo significa che tra la in cui si possano fare anche diverse attività”.
persona che si sottopone al trattamento di
emodialisi e l’équipe del reparto si sviluppi UN’EQUIPE AFFIATATA
una relazione che ha caratteristiche uniche E l’équipe della dialisi su questo fronte non è
sia per la durata della cura, sia per il tempo seconda a nessuno. Data per scontata la possibilità di leggere, guardare
programmi televisivi, ascoltare musica in cuffia, seguire i
propri interessi su pc o tablet
grazie al collegamento wi-fi, ci
sono poi le occasioni per impegnare il tempo in attività
creative o fisiche. “Lo scorso
dicembre abbiamo realizzato
un libretto che raccoglieva le
poesie che i nostri pazienti
avevano scritto durante il trattamento e attualmente, ad
esempio, uno dei nostri pazienti utilizza questo tempo per dipingere – aggiunge il dottor
Mingardi –. Siamo inoltre tra i pochi Centri in
Italia a dare la possibilità di effettuare, durante il trattamento di dialisi, una leggera attività
fisica come quella di simulare una passeggiata in bicicletta”. Nella prime due ore della seduta infatti, il paziente può servirsi di una
semplice e comoda pedaliera che, appoggiata alla sponda del letto, funge da bicicletta e
permette alle gambe di fare ginnastica.
FAI TESORO DEL TUO TEMPO
Diversi studi dicono che questo tipo di movimento dolce, oltre a far bene al fisico del
paziente, ha benefici anche sulla seduta di
dialisi migliorandone la capacità depurativa. “Purtroppo i dializzati fanno pochissimo
movimento, per un pregiudizio mentale. Invece una ginnastica dolce si può fare quasi
sempre – chiarisce il responsabile di Nefrologia e dialisi di Humanitas Gavazzeni –. Sono azioni che, grazie all’impegno di tutta
l’équipe, portiamo avanti per far sì che il paziente conviva con la sua malattia quanto
meglio possibile e, parallelamente, accresca
la propria ‘competenza per la salute’. Ampliare la comunicazione sulla malattia, sui
piccoli e grandi problemi che essa comporta
permette di ottenere risultati clinici migliori”. Purtroppo i dializzati in Italia, circa
50.000, sono ancora gravati da un’alta mortalità e da una bassa qualità di vita rispetto alla
popolazione sana. La
media dell’età in dialisi è
comunque di 70 anni e
più del 70% dei nuovi pazienti ha un’età superiore ai 60 anni. “Un tempo
pazienti così avanti negli
anni non potevano essere dializzati – conclude il
dottor Mingardi –. Oggi si può ed è necessario che, oltre alla ricerca scientifica e tecnica, ci sia un impegno comune per creare
nuove modalità di approccio al problema
dell’informazione-formazione sanitaria.
Per raggiungere questo obiettivo è fondamentale la sintonia di tutta l’équipe e l’apporto prezioso di tutte le figure professionali coinvolte, medici,
infermieri e assistenti”.
F
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privato tramite web, effettuando il pagamento con carta di
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prestazione e andato a buon fine il pagamento, l’utente riceve sulla sua posta
elettronica un pro-memoria di prenotazione, in formato pdf, che contiene le informazioni
per accedere alla visita o esame e che va consegnato all’accettazione previo il ritiro del
biglietto dalla postazione “coda web”. Per ogni visita o esame sono indicate le informazioni
generali e le eventuali norme di preparazione da osservare. Con questa modalità di
prenotazione si accede a diversi vantaggi: promozioni mensili su alcune visite specialistiche e
esami, corsia preferenziale per l’accettazione, parcheggio gratuito.
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• Pro eb visiteti e poch
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Ambulatori, Laboratorio e Radiologia
Senza appuntamento
Laboratorio di analisi cliniche ed elettrocardiogramma
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Edificio C – piano terra: da lunedì a sabato: 7 -10.30
Privati: Edificio D – piano terra: da lunedì a sabato: 7 -10.30
Su appuntamento
Visite ambulatoriali, esami strumentali e di radiologia
Accettazione da lunedì a venerdì: 8-18; sabato: 8-12
Per prenotazioni
Servizio Sanitario Nazionale:
Edificio C – piano terra: da lunedì a venerdì: 8-16
Privati: Edificio D – piano terra:
da lunedì a venerdì: 9-19; sabato: 9-12
Radiologia:Edificio C – primo piano:
prenotazione da lunedì a venerdì: 8-16
accettazione da lunedì a venerdì: 8-19
accettazione sabato: 8-12, edificio C – piano terra
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Ritiro Referti
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È importante ricordare che per la prima data di
disponibilità degli esami indicata sul pro-memoria in
possesso di ogni paziente, il referto potrà essere ritirato
solo a partire dal pomeriggio di quello stesso giorno
(dalle ore 14), o dal mattino del giorno seguente.
Medicina Nucleare e Radioterapia
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Medicina Nucleare: da lunedì a venerdì: 8-16
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Radioterapia: da lunedì a venerdì: 8-16
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Accettazione Pre ricoveri
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Via M. Gavazzeni 21 - 24125 Bergamo
Ufficio stampa: Tatiana Debelli
[email protected]
Anno XV - numero 1 - Maggio 2015
Autorizzazione del Tribunale di Bergamo
N.42 del 27 settembre 2001
Direttore responsabile: Mario Galli
Direttore comunicazione: Walter Bruno
Redazione: Tatiana Debelli,
Monica Florianello, Luca Palestra
Grafica: Pierluigi Nava, G&R Associati
Immagini: Archivio Humanitas Gavazzeni,
Sergio Agazzi, Gianfranco Rota, Shutterstock
Stampa: Litostampa Istituto Grafico Srl, Bergamo
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