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European Journalism Legitimation - membership in the GNS Press Association - The ECJ promotes publishing, publication and communication work of all types - P. Inter.nal
I COMPORTAMENTI A RISCHIO
Fantasie delittuose degli adolescenti
ANNO IX N.RO 03
del
01/03/2013
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Pag. psicologica
Concorso Mater Dei
La moglie di Tolstoj
Orfeo
Plauto
Atlantide
Nicodemate
Non tutti sanno
Gennaro mio fratello
Aisopos et Faedrus
Proverbi
Fraseologia e didattica
Momento tenero
Pagina medica
Antropologia
Storia della musica
Andraous
Eros nei secoli
Critica letteraria
Politica e Nazione
Piatti tipici
Dalla Red. di Bergamo
I grandi Pensatori
Dentro la storia
Da altri giornali
Immagini d’altro tempo
De cognomine disput.
l’angolo della riflessione
Paraleremi
Leviora
La satira
L’angolo del cuore
Gionale sul portale
http://www.andropos.eu/antroposint
heworld.html
Giornale su Facebook
Da qualche tempo, la cronaca italiana (e non solo) riporta notizie agghiaccianti
circa il mondo dell'adolescenza. Una serie di romanzi dell'orrore diventati realtà: Adolescenti che tentano il suicidio, per insuccesso
scolastico, o perché si vedono troppo grassi, oppure perché sono
stati lasciati da chi volevano bene. Sono stati al centro dell'attenzione dei media, giovani assassini dei propri genitori, per motivi d‟eredità, “baby killers” e violentatori adolescenti di bambine.
Tali comportamenti vanno considerati come assolutamente eccezionali e devianti o
sta nascendo in qualche modo un fenomeno? Fenomeni di disagio giovanile più
diffusi e frequenti, come i comportamenti autolesivi, le tossicodipendenze, la
violenza, individuale o di gruppo, quanto incidono? Tutti si sforzano di capire il
perché di tutto questo, tutti si affannano per trovare un motivo, un qualcosa di
tangibile che possa togliere dall'imbarazzo del non sapere che fare. Probabilmente,
nessuna indagine potrà mai esaurientemente descrivere ed analizzare fenomeni tanto
diversi tra loro.
Nel 2001, sono state 2.740 (ossia il 47% del numero totale) le consulenze su casi con
problematiche rilevanti pervenute al Telefono Azzurro da parte di adolescenti. Di
queste, circa il 20% presentava situazioni di disagio: problemi relazionali con i
coetanei, difficoltà in ambito scolastico, fughe da casa, interruzioni di gravidanza,
problematiche relative all‟uso di sostanze stupefacenti e intenzioni suicidarie.
Relativamente all‟età, sono stati dodicenni, tredicenni e quattordicenni a prevalere nel
numero delle richieste di aiuto: i quattordicenni, in particolare, costituiscono l‟età più
rappresentata tra gli adolescenti (24%). In Italia circa il 40% degli studenti di scuola
elementare e il 28% degli studenti di scuola media dichiara di aver subìto delle
prepotenze “qualche volta o piuttosto spesso”; rispettivamente il 20% ed il 15%
dichiara, invece, di aver inflitto prepotenze ad altri compagni con la stessa frequenza.
Le sensazioni forti di cui i giovani sono in cerca sono:
- rapporti sessuali non protetti,
- guida pericolosa,
- gioco d‟azzardo.
I dati evidenziano che un numero crescente di ragazzi tra i 14 e i 18 anni esibisce
forme di violenza nella famiglia e nella scuola: vandalismo, violenza negli stadi,
aggressioni razziali, sassi dal cavalcavia, “baby gang”, violenze sessuali, sopraffazioni
ai danni di coetanei.
La prevenzione del suicidio minorile preoccupa e impegna le autorità e le
istituzioni, essendo il suicidio una tra le prime cinque cause di mortalità per i giovani
di età compresa tra i 15 e i 19 anni ed essendo un fenomeno in crescita anche per la
fascia di età tra i 12 ed i 14 anni.
In Italia, il fenomeno del suicidio giovanile ha un‟incidenza contenuta rispetto al
contesto europeo, e sono più numerosi tra i maschi; tra le femmine, invece, sono
molto più frequenti i tentativi di suicidio.
L‟adolescenza è la fase evolutiva che solitamente introduce questo elemento, può
provocare uno stato di scoramento e afflizione temporanei che in situazione normale
costituiscono un‟occasione di maturazione per la persona. Pensare alla propria morte,
è una componente del processo evolutivo di tutti gli adolescenti. E‟ questo il periodo
in cui ci si pone delle domande sulla vita:”Chi sono?”, “Perché vivo?”, “Cosa
diventerò?”, “Perché morirò?”. (Continua)
https://www.facebook.com/#!/group
s/341962645843435/?fref=ts
Canale Youtube
http://www.youtube.com/user/MrFranc
opastore
1 PETROLLI G.; “ I NUOVI ADOLESCENTI “; RAFFAELLO CORTINA EDITORE.
2 POTITO D., BERNARDI V., BUZI F., LORINI R.; “ADOLESCENTE FRA PSICHE E SOMA”; UTET.
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Antropos in the world
LE NUOVE GENERAZIONI IMPARANO DA NOI
E‟ sempre più ricorrente l‟impatto con le parole
più omologate quando entriamo nel merito del grande raggiro del gioco d‟azzardo.
Più cittadini ripetono che per risolvere il disagio,
la disperazione provocata dal gioco e dalle sue
puntate, la sola opzione per annullare il gap tra
distruzione e ricostruzione umana, sta nel vietare il
gioco di azzardo in ogni sua esplicitazione.
Senz‟altro vietare il gioco patologico, che
ingenera devastazione e miserie umane, induce a
riformulare stili di vita diversi e più consoni. Ma il
problema vero per cui non c‟è un corretto intendimento sociale, sta nella differenza che intercorre
tra vietare un diritto acquisito, e vietare qualcosa
che danneggia la salute di ogni individuo.
Tutta la partita si gioca in questa incoerenza.
Non è contro il cittadino imprenditore che bisogna
scatenare il finimondo, egli non commette alcun
reato, né infrange una norma, tanto meno una legge
statuale.
Lo scontro in essere investe la salvaguardia di un
diritto alla salute, che assume forma e contenuto di
libertà perseguita e mantenuta, e la eventuale
restrizione di un altro diritto acquisito ( la possibilità di accedere al gioco d‟azzardo), anch‟esso
destinatario di pari dignità di scelta, responsabilità e
azione morale.
Mentre sui principi generali la discussione è
immotivata, dal basso si sovrappongono i rilanci
perentori della politica che fa guadagni impensabili
sulle debolezze umane, accompagnando questo
degrado con le reclame più rumorose e annichilenti,
inducendo a credere in un guadagno facile, mentre
si tratta di un vero e proprio raggiro.
La partita è truccata non perché il gioco sta nelle
mani del baro, ma perché il baro si traveste con la
normalità di un sogno che vorrebbe ipotecare i
domani: accade che per il trapezista improvvisato
non c‟è alcuna tutela, c‟è dimenticanza colpevole
della fune salvavita.
Il gioco d‟azzardo è un capitolo importante delle
entrate dello stato, attraverso illeggibili articoli,
nascosti qua e là, nelle grandi battaglie democratiche che però sconfessano il diritto alla vita, di
chi gioca, di chi in famiglia soffre ogni giorno di
più.
Un mare di soldi che circolano indisturbati, pervadono il mercato delle emozioni, polverizzano
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amori e affetti, denari ed è fin troppo facile addebitare ciò alle solite mafie.
In passato c‟è stato il monopolio delle grandi
organizzazioni criminali, attualmente, a questo massacro di vite umane, c‟è l‟interpretazione a fare la
differenza, che scava la fossa a uomini e donne di
ogni età, una sorta di dazio indifferente al grande
salvadanaio, quaderno dalle voci impossibili di ogni
governo, di ieri, di oggi, di domani.
Ho l‟impressione che combattere il drago con gli
slogans, non sia interesse collettivo, forse è il caso di
parlare con una nuova punteggiatura, con gli accenti
collocati al posto giusto della partita della vita, dei
diritti e delle libertà da curare, custodire e mantenere,
proprio perché sconfiggere la dipendenza-malattia è
più che mai una priorità.
Il gioco d‟azzardo patologico è una malattia
prevenibile, curabile e guaribile, ma che deve trovare
sostegno in una politica che non si spoglia mai della
sua dignità, senza dimenticare le nuove generazioni
che osservano e imparano da noi.
Vincenzo Andraous
LIBRERIA
ANTIQUARIA
PRANDI s.n.c.
di
Dino e Paolo
Prandi
Viale Timavo, 75 – Tel. 0522 434.973
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Antropos in the world
Rivista di Salerno
Membership in the GNS Press Association Reg. ID 7676 8 – IPC / Richiesta autorizz.ne al Tribunale di Salerno del
25.03.2008 / Patrocinio Comune di Salerno prot. P94908 – 27.05.2009 / Patrocinio Prov. Avellino – prot. 58196 –
16.10.2012 / Patrocinio Com. Pagani – prot. 0023284 – 29.07.2008 / Patrocinio Prov. Salerno – prot. 167/st –
23.09.2009 / Patrocinio Com. di S. Valentino Torio – 24.05.2008
in collaborazione con
il Rettorato del Santuario della Madonna del Carmine,
Detta MADONNA DELLE GALLINE,
la Fondazione del Carminello ad Arco e L’Ente Parrocchia
SS. Corpo di Cristo, Chiesa Madre in Pagani,
bandisce
Il primo concorso di poesia religiosa ( proroga al 30 marzo )
“MATER DEI”
Possono partecipare poeti di ogni nazionalità ed ovunque residenti, con una “laude dicata
alla Sancta Virgo, Mater Crhisti”. L‟opera, non superiore ai 40 versi, va inviata in cinque copie,
insieme con le generalità e brevi note biografiche dell‟artista, non oltre il 30 marzo 2013 al: dott.
Prof. Franco Pastore - Direzione “Antropos in the world” – Via Posidonia, 171/h – 84100
Salerno. La partecipazione al premio è gratuita. Chi vuole, può liberamente fare una offerta
per la mensa dei poveri della città di Pagani.
In seguito sarà reso noto il luogo della manifestazione conclusiva, che prevede:
 Un breve saluto dell’autorità religiosa e del Dir. resp. di “Antropos in the world ”;
 una breve dissertazione sul connubio tra poesia e religione cristiana;
 un concerto di musica e canti;
 la consegna degli attestati alla carriera ed alla cultura;
 un concerto di musica sacra;
 la consegna dei premi ai primi tre artisti vincitori del premio;
 la lettura delle tre laude vincitrici;
 la consegna degli attestati di merito;
 la consegna degli attestati d’onore.
I premi previsti sono: pergamene, coppe, targhe, la grande medaglia di Antropos, libri
dello scrittore Franco Pastore, opere d’arte ed oggetti sacri.
Non è esclusa la presenza di autorità politiche, religiose e militari e la partecipazione attiva di
note emittenti televisive.
Per informazioni / for information: [email protected] - Redazione / Drafting,
tel/fax: 089.223738 –Direzione / Direction, tel 089.723814
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Antropos in the world
LA DONNA NELLA STORIA
Sof'ja Tolstaja
a cura di Andropos
Со́фья Андре́евна Толста́я (quinta parte)
Con gli anni novanta Sonja iniziò a coltivare una serie
di progetti di suicidio ed agli inizi del 1895 si allontanò da
casa con l'intento di lasciarsi morire per assideramento,
impressionata dalla trama del racconto Il padrone e il
lavorante, che Tolstoj aveva appena terminato e
consegnato a Čertkòv senza volere che la moglie lo
inserisse nelle Opere complete . Lo scrittore aveva infatti
fondato dieci anni prima, con gli amici tolstoiani, la casa
editrice Posrednik, entrata col tempo sempre più in
concorrenza con i progetti editoriali curati dalla contessa.
In febbraio, l'improvvisa morte per scarlattina del
figlioletto Ivàn, di sette anni, la segnò indelebilmente. Un
giorno gridò, fuori di sé: «Perché, perché doveva essere
Vanička e non Aleksandra?» e la bambina udì quelle
parole terribili. Sonja, che aveva concentrato sull'ultimogenito tutto l'amore di cui era ancora capace, fu presa
dalla disperazione e cercò rifugio nella preghiera. Per non
lasciarla sola, Tolstoj – che si era allontanato sempre più
dalla fede ortodossa – l'aspettava fuori dalla chiesa e la
riaccompagnava a casa. A distanza di un anno e mezzo da
quel lutto, lei scriverà alla sorella:
« Dopo la morte di Vanička non ho più ritrovato il mio
equilibrio. Lev è tenero e paziente con me, e io sento che
da qualche tempo agisce su di me proteggendo la mia
anima. Mi aiuta incessantemente con attenzioni e bontà,
perché ha capito che ho perduto il mio equilibrio morale. »
Nella stessa lettera comunicò il sollievo di aver riscoperto
la passione per la musica (grazie ad un soggiorno estivo in
casa Tolstoj del compositore e pianista Sergej Ivanovič
Taneev) : « La musica è tutta la mia vita. Soltanto la
musica mi permette di vivere. Studio, leggo, compero
spartiti, vado ai concerti. E mi accorgo di farlo troppo
tardi. Faccio progressi minimi e mi dispiace. Mi ha preso
una specie di mania. Ma cosa posso aspettarmi da
un'anima ferita? »
Il marito, d'altra parte, era preoccupato dell'entusiasmo
suscitato in lei da Taneev, e riuscì a calmare le proprie
crisi di gelosia solo durante una sosta al monastero di
Òptina Pustýn', nell'agosto del 1896.
Nel luglio del 1898, per insofferenza verso la situazione
familiare, lo scrittore progettò di fuggire in Finlandia con
l'aiuto di alcuni amici, ma vi rinunciò poco dopo. In
novembre, con il supporto della cognata Tanja, cercò
senza successo di convincere la moglie a rompere i
rapporti con Taneev, per il quale Sonja aveva ammesso di
provare un sentimento platonico.
Ella iniziò nel medesimo anno la lunga copiatura
di Resurrezione, mal sopportando certe descrizioni contenute nel romanzo, dato che il marito si era ispirato per la
trama al ricordo di Gaša, un'innocente cameriera da lui
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sedotta in gioventù, che aveva preso una cattiva strada
dopo essere stata licenziata e abbandonata a sé stessa.
Nel 1901, dopo che Tolstoj fu scomunicato dal Santo
Sinodo, ella si stabilì con lui in Crimea per farlo
rimettere da una serie di acciacchi, ma nel gennaio
del 1902 il marito si ammalò gravemente di polmonite, e
in aprile, mentre era ancora convalescente, di tifo. Fino
alla guarigione, fu accudito instancabilmente dalla
moglie, che ebbe a riferire così le proprie attenzioni:
« Ogni sera metto a letto mio marito come un bambino:
gli fascio il ventre con una compressa d'acqua e di
canfora, gli preparo del latte in un bicchiere, poso presso
di lui il suo orologio, un campanello, lo svesto, lo
rimbocco. Poi mi siedo nel salone e leggo i giornali fino
a che lui non si addormenti. »
La famiglia non riprese
più a vivere a Mosca, ma
fece il viaggio di ritorno,
in luglio, verso Jasnaja
Poljana.
Qui i coniugi ritrovarono serenità, dedicandosi
ciascuno alle proprie occupazioni. Sonja frequentava spesso il Museo storico di
Mosca, impegnata nella stesura delle proprie memorie
ed immersa nell'hobby della pittura.
Nel maggio del 1909 Sonja trovò il manoscritto de Il
diavolo, che il marito aveva composto vent'anni
prima, nascondendolo sotto la fodera interna di una
poltrona, affinché lei non lo leggesse. Per la trama di
questo racconto Tolstoj si era ispirato, oltre che alla
storia di un conoscente, anche alla propria relazione con
Aksin'ja e alla successiva infatuazione per Donma.
Sonja non la prese bene e ci fu una violenta lite. Dal
canto suo, Tolstoj appuntò in giugno: « Ho guardato
gambe nude, mi sono ricordato di Aksin'ja [...] e io non
le chiedo perdono, non mi sono pentito, non mi pento
ogni ora che passa e oso condannare gli altri.»
In luglio lo scrittore, ormai ottantenne, fu invitato al
congresso della pace a Stoccolma e iniziò a preparare
una conferenza. La moglie lottò con lui parecchi giorni
per dissuaderlo dal fare un viaggio così lungo e come
ultima carta minacciò di uccidersi con la morfina;
Tolstoj le strappò di mano la boccetta e rinunciò a
partire.
Ma Sonja non si dava pace: la ossessionava l'idea che
i discepoli del marito – che lei chiamava «gli oscuri» o
«i tenebrosi» – volessero avvelenarla e che tra lui e
Čertkov vi fosse un amore omosessuale. (Continua)
ntropos in the world
MITOLOGIA GRECO-LATINA
ORFEO
(ὀνομακλυτὸν
Ὀρφήν)
a cura di Franco Pastore
Ὀρφεύς, Orfeo, è nativo della Pieria, terra lontana
e misteriosa abitata dai traci. Figlio della Musa Calliope e del sovrano tracio Eagro (secondo altri del
dio Apollo), con la dolcezza incantatrice del suo
canto, placava le bestie feroci, animava le rocce ed
influiva sugli elementi della natura.
Orfeo fonde in sé apollineo e dionisiaco, perché
figlio e pupillo del dio Apollo, è benefattore del
genere umano, promotore delle arti e maestro di
religione; in quanto figura dionisiaca, egli gode di un
rapporto simpatetico con il mondo naturale, di
intima comprensione del ciclo di decadimento e
rigenerazione della natura. Dotato di una conoscenza
intuitiva e nella vicenda stessa (di discesa agl‟inferi)
presenta certe analogie con la figura di Diòniso per il
riscatto dagli Inferi della Kore.
Nelle Georgiche muore per mano delle Baccanti,
adirate per la sua decisione di non amare più nessuno
dopo la scomparsa di Euridice.
Egli prese parte alla spedizione degli Argonauti,
durante la quale da prova, in molte occasioni, della
sua arte eccezionale, come quando fa avviare, con il
suono della lira e con il canto, la nave rimasta
inchiodata nel porto di Jolco, o di quando ferma le
rocce semoventi alle Simplegadi, superando la potenza ammaliante delle Sirene.
La sua fama è legata però soprattutto alla tragica
vicenda d'amore che lo vide unito alla Driade
Euridice, sua moglie, la quale, per sfuggire alle
pressioni di Aristeo, innamorato pazzamente di lei,
mise il piede su un serpente, che la uccise col suo
morso velenoso. Orfeo, lacerato dal dolore, scese
allora negli inferi per riportarla in vita. Raggiunto
lo Stige, incantò Caronte il traghettatore e placò col
canto il guardiano dell‟Ade, il Cerbero. Raggiunse
poi la prigione di Issione, che, per aver desiderato Era, era stato condannato da Zeus a essere
legato ad una ruota, che avrebbe girato all'infinito.
Cedendo alle suppliche dell'uomo, Orfeo con il
suono della lira arrestò il movimento della ruota.
L'ultima prova fu con Tantalo che aveva ucciso il
figlio per dare la sua carne agli dei e aveva rubato
l'Ambrosia per darla agli uomini. Qui, Tantalo era
condannato alla sete, pur essendo immerso nell‟acqua, che si abbassava tutte le volte che cercava di
bere. Tantalo chiede quindi ad Orfeo di suonare la
lira per far fermare l'acqua e i frutti. Suonando però,
anche il suppliziato rimane immobilizzato e quindi
non potè
non può dissetarsi. Una volta raggiunta la sala del
trono degli Inferi, Orfeo incontrò Ade e Persefone.
La regina degli inferi, commossa dal racconto e dal
dolore di Orfeo, approfittando del fatto che Ade
stesse dormendo, lasciò che Euridice tornasse sulla
terra, a condizione che Orfeo, precedendo Euridice
per tutto il cammino fino alla porta dell'Ade non si
voltasse mai all'indietro. Purtroppo, sulla soglia degli
Inferi, credendo di esser già uscito dal Regno dei
Morti, Orfeo non riuscì più a resistere e voltandosi
ruppe la promessa e vide Euridice scomparire
ritornare alle Tenebre per l'eternità.
Tornato sulla terra, Orfeo Pianse per sette mesi
ininterrottamente, finché non morì, ucciso dalle
baccanti.
.
VESUVIOWEB.COM
Di Aniello Langella
1
Cultura, arte, ricerche di sapore antropologico,
sulla vasta area tra il vulcano ed il mare:
 Grammatica del dialetto di Pietraroja di P. Bello
 Villa De Curtis, un Patrimonio a rischio, di G.Maddaloni.
 Napoli, le bombe e l‟ultima guerra mondiale, di Caffarelli.
 Quanno carètte Musullino di Salvatore Argenziano.
 Langella – Odio, vendetta e amore nel Vicereame di Napoli nel 1600.
 Il Natale in Napoli – La Novena
1) A. Langella è nato a Torre del Greco. Nel 1978, si laurea in Medicina e
Chirurgia alla Federico II di Napoli. In seguito, si specializza in Ortopedia e
Traumatologia a Padova ed in Riabilitazione a Trieste Assunto in Ente
Ospedaliero Monfalcone, nel 2000, fonda il Gruppo Archeologico del
Mandamento Isontino. Ha scritto numerose pubblicazioni scientifiche.
e, da più di 30 anni, studia Torre e il Vesuvio con amore e dedizione.
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Antropos in the world
IL TEATRO COMICO ROMANO
La parola commedia è tutta greca: κωμῳδία, "comodìa", infatti, è composta da κῶμος, "Kòmos", corteo festivo e ᾠδή,"odè",
canto. Di qui il suo intimo legame con indica le antiche feste propiziatorie in onore delle divinità elleniche, con probabile
riferimento ai culti dionisiaci . Peraltro, anche i primi ludi scenici romani furono istituiti, secondo Tito Livio, per scongiurare
una pestilenza invocando il favore degli dèi. I padri della lingua italiana, per commedia intesero un componimento poetico che
comportasse un lieto fine, ed in uno stile che fosse a metà strada fra la tragedia e l'elegia. Dante, infatti, intitolò comedìa il suo
poema e considerò tragedia l’Eneide di Virgilio. La commedia assunse una sua struttura ed una sua autonomia durante le
fallofòrie dionisiache e la prima gara teatrale fra autori comici si svolse ad Atene nel 486 a.C. In altre città si erano sviluppate
forme di spettacolo burlesche, come le farse di Megara, composte di danze e scherzi. Spettacoli simili si svolgevano alla corte del
tiranno Gerone, in Sicilia, di cui purtroppo, non ci sono pervenuti i testi.
A Roma, prima che nascesse un teatro regolare, strutturato cioè intorno a un nucleo narrativo e organizzato secondo i canoni
del teatro greco, esisteva già una produzione comica locale recitata da attori non professionisti, di cui non resta tuttavia
documentazione scritta. Analogamente a quanto era accaduto nel VI secolo a.C. in Attica, anche le prime manifestazioni
teatrali romane nacquero in occasione di festività che coincidevano con momenti rilevanti dell’attività agricola, come l’aratura,
la mietitura, la vendemmia.
PLAUTO: IL MERCANTE (182 a.C.)
Come la satura, anche la recitazione dell’atellana preletteraria fu prerogativa dei giovani romani. Essi, nel
tentativo di soddisfare il loro desiderio di recitazione
senza incorrere nelle pene previste dalla legge per un
cittadino che si dedicasse in forma professionale alla
carriera dell’attore, diedero vita ad una forma teatrale
per dilettanti, caratterizzata da un’accesa oscenità e da
una forte aggressività verbale, oltre che dalla ricorrenza
di maschere fisse (per esempio, Marcus, "lo sciocco",
Pappus, "il vecchio avaro"). L’atellana trovò collocazione
in coda alla rappresentazione degli spettacoli teatrali
regolari di tipo tragico, con il nome di exodium
Atellanicum. Il teatro comico regolare si sviluppò a Roma,
insieme a quello tragico, a partire dalla seconda metà del
III secolo a.C.: l'aspetto rilevante è che di questa
produzione comica non sono sopravvissuti solo frammenti,
come nel caso della tragedia latina arcaica, ma un
cospicuo numero di opere che costituisce un'eccezionale
documentazione: ventuno commedie di Plauto e sei di
Terenzio.
Titus Maccus Plautus, nacque a Sarsina, tra il 255 e il
250 a.C.; i tria nomina si usano per chi è dotato di
cittadinanza romana, e non sappiamo se Plauto l‟abbia mai
avuta. Un antichissimo codice di Plauto, il Palinsesto
Ambrosiano, rinvenuto ai primi dell‟800 dal cardinale
Angelo Mai, portò migliore luce sulla questione. Il nome
completo del poeta tramandato nel Palinsesto si presenta
nella più attendibile versione Titus Maccius Plautus; da
Maccius, per errore di divisione delle lettere, era uscito
fuori il tradizionale M. Accius . Plauto fu un autore di
enorme successo, immediato e postumo, e di grande
prolificità. Inoltre il mondo della scena, per sua natura,
conosce rifacimenti, interpolazioni, opere spurie. Sembra
che nel corso del II secolo circolassero qualcosa come
centotrenta commedie legate al nome di Plauto: non
sappiamo quante fossero autentiche, ma la cosa era oggetto di viva discussione. Nello stesso periodo, verso la metà
del II secolo, cominciò una sorta di attività editoriale, che
fu determinante per il destino del testo di Plauto.
La grande comicità generata dalle commedie di Plauto
è prodotta da un‟oculata scelta del lessico, un sapiente
utilizzo di espressioni e figure tratte dal quotidiano, e da
una fantasiosa ricerca di situazioni ad effetto comico.
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La commedia:
Mercator «Il mercante» Il giovane Carino, di ritorno
da un lungo viaggio per affari, porta con sé la bella
cortigiana Pasicompsa, sua amante. Ma ha paura che suo
padre Demifone, lo disapprovi, e perciò al vecchio vien
detto che la donna è stata acquistata come ancella per la
madre. Demifone però si innamora lui stesso della
fanciulla, e briga per averla. Dice al figlio che la donna,
per la sua bellezza, è inadatta a far da ancella ad una
madre di famiglia. Si offre perciò comprarla lui al figlio,
dicendo di voler favorire un “vecchio amico”: di rimando
Carino afferma di avere in un suo “giovane amico” un
compratore ancor più vantaggioso. I due si lasciano senza
nulla di fatto.
Demifone affida allora all'amico Lisimaco il compito
di comprare la fanciulla, mentre Carino affida un identico
compito al figlio di Lisimaco, Eutico. Lisimaco batte il
figlio in velocità e porta la ragazza in casa sua, dove
Demifone intende darsi con lei alla bella vita. Ma la
moglie di Lisimaco, Dorippa, scopre la fanciulla, e
Lisimaco è nei guai: interverrà Eutico, che restituirà
Pasicompsa a Carino (disperato, e ormai in procinto di
partire per un lungo esilio) e svergognerà Demifone.
Sinossi:
I temi-guida sono quello del conflitto tra padre e figlio
e quello dell' ”esilio”, continuamente minacciato e attuato
solo a parole. Su uno schema assai affine alla Casina,
vediamo affrontarsi in rivalità amorosa un giovane (il
mercante del titolo) e il suo anziano padre. Dopo una
serie di mosse e contromosse, il giovane sconfiggerà le
mire del vecchio, che ha fra l'altro una moglie battagliera,
e si terrà la cortigiana che ama.
LA MOGLIE DELL‟OSTE
Commedia musicale in due atti, tratta dalla 12 novella de
IL NOVELLINO di MASUCCIO SALERNITANO.
Autore: Franco Pastore
Regia di Matteo Salsano.
Richiedi il Dvd ad [email protected]
per un costo complessivo di € 5,50.
Antropos in the world
I GRANDI MISTERI A cura di Andropos
Installazione del sistema di
comunicazione (MUOS) a Niscemi
Un anno fa, nella relazione Coraddu-Zucchetti, si
faceva notare che le trasmissioni del MUOS dalla base
USA di Niscemi potevano comportare gravi rischi per la
navigazione aerea. Infatti, dalla documentazione prodotta
dalla US-Navy , risulta come le parabole del MUOS siano
destinate ad emettere con un angolo di inclinazione molto
basso sull‟orizzonte (il suo valore minimo è di appena
17°), questo significa che due intensi fasci di microonde,
del diametro di circa 20 metri, attraverseranno l‟atmosfera
alle tipiche quote utilizzate dal traffico aereo civile e
militare. L‟intensità del campo emesso da ciascuna
parabola, per distanze inferiori ai 20 Km, è superiore ai 40
V/m (o 4 W/m2), mentre il limite di sicurezza previsto
perché le strumentazioni di bordo degli aeromobili non
subiscano gravi disturbi è di appena 1 V/m. Si tratta quindi
di intensità decine di volte superiori ai limiti di sicurezza.
Questo significa che un aereo che dovesse essere investito accidentalmente dal fascio di microonde emesso dal
MUOS andrebbe incontro a gravi malfunzionamenti alla
strumentazione di bordo, con rischi di guasto e di incidente
che andrebbero attentamente valutati. Oltretutto la stazione
NRTF Niscemi, nella quale si sta realizzando il MUOS, è
collocata in una zona in cui il traffico aereo è
particolarmente intenso: l‟aeroporto di Comiso la cui
apertura dovrebbe essere imminente, si trova ad appena 19
Km di distanza, mentre aeroporti militare di Sigonella e
civile di Fontanarossa (Catania), si trovano rispettivamente
a 52 Km e a 67 Km.
Da quando il problema delle interferenze delle
emissioni MUOS con il traffico aereo è stato sollevato per
la prima volta, dalla relazione Coraddu-Zucchetti nel
Novembre 2011, nessuno si è ancora preoccupato di
valutare i rischi di incidente che ne derivano. Le autorità
competenti sembrano piuttosto impegnate a scaricare le
proprie responsabilità le une sulle altre, mentre i lavori per
la realizzazione del MUOS, paradossalmente, vanno avanti
come se non ci fosse alcun problema.
L‟agenzia regionale per la protezione dell‟ambiente,
ARPA-Sicilia, alla fine di Maggio 2012, produce un suo
documento in cui esamina le problematiche sottolineate
dalla relazione Coraddu-Zucchetti del Novembre 2011. A
proposito del rischio di interferenza con il traffico aereo, si
legge (punto 2b) “Tali aspetti non sono stati valutati da
ARPA Sicilia in quanto attengono alle competenze dei
soggetti deputati all‟assistenza ed al controllo del traffico
aereo (ENAV, ENAC, Aeron.Militare)”. Nella stessa pagina dello stesso documento ARPAS si può leggere, al
punto 2c, che le antenne paraboliche del MUOS potranno
essere orientate, sul piano orizzontale, in un settore angolare dell‟ampiezza di circa 115° “da Sud-Est (109°) a Sud-
Ovest (224°)”.
Una cartina illustra poi la zona investita, mostrando
come sia interessata buona parte della Sicilia sudorientale, compresa l‟intera provincia di Ragusa e
l‟aeroporto di Comiso. Le emissioni interessano quindi,
verosimilmente, buona parte del traffico aereo della
Sicilia orientale, le loro possibili interferenze con gli
aeromobili andrebbero quindi attentamente valutate,
anche se ARPAS non si dichiara competente.
- Le autorità responsabili del traffico aereo (ENAV,
ENAC, Aeronautica Militare) hanno tenuto recentemente
un incontro il 6 Febbraio a Palermo, presso l‟Assessorato
ai Trasporti della Regione. La riunione, presieduta dal
prefetto di Ragusa, aveva come tema proprio la “fornitura
dei servizi di navigazione aerea connessi con l‟aeroporto
di Comiso”. Ne dà notizia il ministro della difesa,
l‟ammiraglio Di Paola, nella sua risposta scritta
all‟interrogazione del senatore Giambrone, del Marzo
2012 [4], interrogazione che poneva proprio il problema
delle interferenze delle emissioni MUOS con il traffico
aereo.
Ci si poteva aspettare che questo problema venisse
affrontato proprio nella riunione dedicata alla sicurezza
del traffico aereo dell‟aeroporto di Comiso, il più vicino al
MUOS. Invece il ministro ammiraglio Di Paola riferisce
che: “nella circostanza al rappresentante dell‟Aeronautica
è stata rivolta una richiesta di chiarimento in merito
all‟eventualità di interferenza tra le attività MUOS e
quelle dell‟aeroporto di Comiso. Egli ha segnalato che
non era a conoscenza del sistema MUOS, perché tematica
di non sua competenza e non afferente allo specifico tema
dell‟incontro, ma che ogni attività di volo civile su
Comiso si sarebbe svolta in conformità con i parametri di
sicurezza stabiliti dalla normativa vigente. Si segnala
inoltre che, non essendo l‟argomento MUOS compreso
nelle finalità della riunione, non se ne fa menzione nel
documento riepilogativo relativo agli impegni assunti dai
vari partecipanti alla riunione, elaborato dall‟assessorato”.
Riassumendo, le autorità competenti per i problemi di inquinamento elettromagnetico e sicurezza
del volo affermano di non essere a conoscenza del
problema, di non essere competenti, e, in ogni caso, si
rifiutano di affrontarlo. Un atteggiamento incomprensibile, a meno che l’intenzione vera e inconfessata
non sia quella di lasciare che il MUOS venga realizzato
in tempi rapidi, per mettere poi tutti di fronte al fatto
compiuto. Un atteggiamento che però la popolazione,
fermamente ostile a questo progetto, non può e non
vuole accettare.
(Da IL MANIFESTO del 17 febb.2013)
-7-
Antropos in the world
NICODEMATE
LA GIUNGLA
Nel panorama chiacchierologico italiano non Ed altre mostruosità del genere. Ed il popolo?
A parte qualche brontolio, risultò felice al 58%
poteva mancare la giungla. Non
secondo un sondaggio Doxa !
si tratta evidentemente di quelRenato Nicodemo
la indiana narrata da Kipling
_________________
e che è stata oggetto delle no1) Giungla retributiva (d. lav.)
stre appassionate giovanili letDefinizione giornalistica del sistema salariale italiano, che
indica le sperequazioni giuridiche ed economiche derivanti
ture, ma di quella retributiva (1).
dalla diversità di trattamento economico tra i lavoratori,
Questo libro per soli adulti, intitolato
soprattutto mediante un utilizzo non uniforme delle voci
“Rapporto della Commissione parlamentare d‟in- retributive accessorie quali, assegni familiari, premi di
chiesta sui trattamenti retributivi”, fu scritto produzione, rimborsi spese, buoni mensa, indennità varie etc.
verso la fine degli anni Settanta, ma siccome Il fenomeno è tale che, spesso, a parità di mansioni o con la
stessa anzianità di servizio, le retribuzioni nei diversi settori
sembra scritto ieri ho pensato di ricordarlo per sono molto diverse tra loro.
dimostrare che da noi i problemi non si risol- 2) Renato Nicodemo: nato a Laurito, è laureato in Pedagogia
vono, si discutono, ci si ferma alle ampie e e Dirigente scolastico. Abilitato per l’insegnamento delle
lettere, è autore di articoli pedagogico - didattici, di
articolate, spesso contrastanti, diagnosi, per cui legislazione scolastica e noterelle. Appassionato di studi
mutatis mutandis la giungla retributiva esiste mariani, cura la pagina mariana di alcune riviste cattoliche.
ancora: basta seguire le notizie relative ai pri- Ha al suo attivo numerose pubblicazioni; qui di seguito
alcuni titoli: La Vergine nel Corano, La Vergine nella Divina
vilegi delle varie caste esistenti nel nostro paese. Commedia, Antologia mariana, Umile ed Alta, Il bel paese, I
Se Mowgli si fosse trovato in quella giungla non nuovi programmi della scuola elementare,Verso i nuovi
ne sarebbe uscito certamente vivo, altro che Orientamenti ed altro.
Shere-Khan, la tigre, o Bandar-Log, il popolo
scimmia!
CIOÈ CIOÈ
In questa vi abitavano bestie molto più feroci
e mostruosità ben più orripilanti e per di più non
Ecco un altro vocabolo di moda. persone
avrebbe potuto contare sull‟aiuto di Baloo, l‟orso
di elevata, media e bassa cultura, per istranero e Bagheera, la pantera vellutata.
Avrebbe, infatti, incontrato persone che anda- da, per radio, per televisione, fanno a gara a
vano in pensione all‟età di 45 anni con 40 anni di chi lo pronuncia più volte in un minuto.
Peccato che non si sia fatta una graduaservizio, come se avessero incominciato a lavorare a cinque anni, quando i coetanei non anda- toria generale. Scritto, compare poco, ma
vano nemmeno all‟asilo; buste paga che in ag- parlato è diventato invadente e viene usato,
giunta alla voce stipendio ve ne erano ben altre questo è il bello, sempre a sproposito: se
24; dipendenti che percepivano l‟“indennità chiedi ad un giovane che ore sono, ti rimoglie”, dal che se da noi ci fosse stata la poli- sponde «cioè».
Una volta si disse che l‟Italia era divengamia avrebbero percepito di certo l‟”indennità
tata
un pollaio, per via del « pio, pio, pio».
arem”!
Ora, a forza di «cioè, cioè, cioè», che
Vi erano autisti che percepivano, da parte
cosa
è diventata? 1
loro, compensi straordinari per tratti di strada in
salita ( mi sovviene quell‟asino che tirando un
pesante carro su una strada in salita giudicava ____________
1) Da “IL BEL PAESE o dell‟ITALIA CAPOVOLTA” di
stupidi gli uomini per non aver costruito tutte le
Renato Nicodemo- Ed. Menna, Avellino 1988
strade in discesa o in pianura!).
CIOÈ CIOÈ
-8-
Antropos in the world
QUANDO LA STAMPA E’ CORAGGIOSA
DOPO TRENTATRE’ ANNI
Un barlume di verità
Nove mesi fa, dopo una serie di articoli sulla rivista
ANTROPOS IN THE WORLD, nella premessa al
libro-inchiesta “ IL CORAGGIO DELLA VERITA‟”,
scrivevamo:
«Leggendo queste pagine, si ha la netta sensazione di
entrare in una dimensione particolare dove, tutto
quello che è stato razionalmente appreso cessa ed ogni
granello di umanità si stempera, si snatura e si fa
aggressione alla dignità della persona umana.
Qui, la vita non ha più valore e ciò che è sentimento
soccombe, schiacciato dalla volontà di coniugare un
potere assoluto, che è esercitato al di sopra di ogni
legge umana e divina.
Il senso stesso della vita s’identifica con la conquista
di una supremazia, fatta di presunzione e privilegi, che
costituiscono i pilastri di una filosofia del potere forte,
con lunghe radici, che si diramano nelle principali
istituzioni del nostro paese.
La prima impressione è una sorta di sgomento, che
scaturisce dall’impotenza dell’uomo comune a governare eventi ed azioni, che non è possibile controllare e
da cui non ci si può difendere, in alcun modo. Di poi,
emerge una spaventosa empietà, una scarsa considerazione per la vita umana, per cui poco importa se
un centinaio d’innocenti muoiono, sia pure per un
banale errore, l’importante che il mondo non sappia e
che la torre del potere rimanga ben salda.
Ciò che segue, lo si può definire unicamente allucinante: la morte come sigillo ed il delitto come risoluzione. Le immagini si succedono nitide, in uno stile
rapido e semplice, che accentua la drammaticità degli
eventi, senza abbandonarsi a virtuosismi demagogici.
Le conclusioni anelano ad un disperato ritorno alla
giustizia sociale ed alla legalità, in un contesto dove
domina una immensa piētas per le povere vittime,
ricordate soltanto dalle lacrime amare dei parenti
sopravvissuti, in un mondo dove la storia medesima
copre i loro nomi, con il velo del silenzio.
Le parole erano dettate dalla rabbia per la colossale
ingiustizia perpetrata ai danni delle innocenti vittime
della strage di Ustica, ma soprattutto per la crudele
indifferenza delle Istituzioni, che avevano sopportato la
soppressione sistematica di tutti i testimoni, vanificando
gli sforzi delle varie Associazioni che avevano cercato
invano, per ben trentatré anni, di ottenere giustizia.
E‟ stato l‟incontro con Mario Ciancarella a determinare l‟interesse di questa Direzione per le vicissi-
tudini legate alle vittime di Ustica.
E quando l‟ex capitano disse
chiaramente che né gli avvocati, né
la stampa ufficiale avevano voluto
occuparsi di quella tragedia che,
tra l‟altro, aveva distrutto anche la
sua carriera e la sua vita, chi scrive
decise di battersi per la verità.
Si susseguirono così una serie
di articoli, inviati on line a migliaia di lettori, in Italia ed all‟estero, che narravano di
Ustica, di Sandro Marcucci, di Silvio Lorenzini, del
maresciallo Dettori, della mafia politico-militare, della
tragedia di Ramstein e tanto altro.
Infine, nel giugno del 2012, gli articoli venivano
raccolti nella pubblicazione IL CORAGGIO DELLA
VERITA‟, cinquantasei pagine di notizie organizzate,
finalizzate alla informazione rapida e completa di fatti,
che gli anni avevano stemperato e vanificati.
Ovviamente, Mario Ciancarella, ingiustamente definito “un inconsapevole portatore di elementi
inquinanti “ (giudice Priore), assurgeva al ruolo di
eroe della storia, perché solo gli eroi trovano il coraggio di continuare a vivere, nonostante le umiliazioni, le ingiuste degradazioni e la disistima di chi
dovrebbe difenderti.
Anche la pubblicazione veniva inviata ad organismi
politici e militari, a biblioteche provinciali ed universitarie. Di poi, nonostante l‟indifferenza e l‟ingratitudine di certuni, veniva presentata, alla Scaletta di
Salerno, ad esponenti di spicco della cultura meridionale.
Ciò premesso, ci riempie di gioia leggere sul
“Ustica, lo Stato condannato a
risarcire i familiari delle vittime: "La strage
causata da un missile".
Quotidiano.Net:
Ma ci fa ancora più piacere leggere su Il Tirreno di
Pisa: “La procura di Massa ha riaperto una
inchiesta sull'incidente aereo nel quale morirono, il 2 febbraio 1992 a Campo Cecina, i piloti
Alessandro Marcucci e Silvio Lorenzini. Il pm
Vito Bertoni indagherà per omicidio contro ignoti. Nello scorso mese di settembre, l' Associazione antimafia 'Rita Atria' aveva presentato
un corposo esposto, per chiedere la riapertura
delle indagini, contestando la tesi ufficiale secondo la quale i due piloti del velivolo antincendio erano morti in seguito a un incidente”.
Franco Pastore
-9-
Antropos in the world
IL RACCONTO DEL MESE:
di Umberto Vitiello – Da Gente del Sud
GENNARO, MIO FRATELLO
Siamo nati entrambi in ottobre, lui due anni prima di
me. Fisicamente non ci somigliavamo per niente e molti
ci credevano amici e non anche fratelli.
Amici lo eravamo davvero, anche perché eravamo i
fratelli maschi più vicini di età. Tra Pietro, il nostro
fratello maggiore, e lui c‟erano non solo cinque anni e
mezzo che li dividevano, ma anche Rachele, mia sorella.
Mentre l‟ultimo dei fratelli, Mario, è nato ben quattro anni
e mezzo dopo di me.
Più grande di me di due anni, ma per tanti versi ancora
di più, come appariva a tutti, mi ha fatto da guida e da
maestro parlandomi con entusiasmo dei suoi tanti
interessi culturali e invogliandomi alla lettura di scrittori e
poeti che non erano nei programmi scolastici delle classi
che frequentavo.
Non potrei né l‟avrei mai potuto immaginare senza un
libro. La sua esistenza priva di libri è inconcepibile. Alla
lettura si dedicò con passione, anzi direi con sommo gusto
fin da quando era ragazzo. Un gusto che affinò col tempo,
fino a rifiutarsi categoricamente di leggere quanto
riteneva vuoto, banale, scontato, ripetitivo.
Si appassionò presto alla grande letteratura, ai classici
greci e a quelli latini, al romanzo dell‟ottocento francese,
russo e inglese, per approdare prestissimo ai grandi
scrittori e poeti del Novecento. A quelli morti da pochi
anni e agli altri, i viventi: Garcia Lorca, Kafka, Hemingway, Dos Passos, Cesare Pavese, Alberto Moravia, Italo
Calvino, Raffaele La Capria, Rocco Scotellaro1, Danilo
Dolci, Carlo Levi, Albert Camus, Jean.Paul Sartre...
Ricordo il giorno e le circostanze in cui di questo scrittore
acquistò fresco di stampa “Il muro”, una raccolta di
racconti che lesse d‟un fiato e mi fece leggere per poterne
parlare con me, discuterne, spiegarmene le innovazioni
linguistiche e di contenuto. E così fece con tanti altri libri.
Ne potrei compilare un elenco foltissimo. Frequentava e
mi faceva frequentare con lui il teatro di prosa e la lirica;
ma anche il cinema, in particolar modo quello d‟essai. E
all‟uscita amava discuterne per ore contenuto, linguaggio
e interpretazione.
Era abbonato alla “Fiera letteraria” diretta dal poeta
Vincenzo Cardarelli. Leggeva altre riviste, come “Il
Mondo” di Pannunzio ed era aggiornatissimo sulle novità
letterarie, opere che allora si definivano “engagées”,
impegnate, attente cioè ai problemi sociali, ai grandi
avvenimenti contemporanei, alla vita dell‟uomo nella sua
complessità e nelle sue tante angosce. E mostrava un
talento spiccato per l‟analisi immediata, quasi naturale,
del testo che leggeva e da cui si faceva fagocitare. Lo
stesso talento che ha fatto di lui un regista pronto a
cogliere l‟essenza, a capire gli snodi narrativi e le modalità interpretative delle opere, le cui pagine scritte avrebbe
poi trasformate in linguaggio parlato, in gestualità e nelle
varie altre espressività teatrali.
Il suo teatro non poteva che nascere da un‟opera
profondamente, peculiarmente letteraria. Fin dall‟inizio.
Fin da quando, studente ginnasiale, frequentando al
pomeriggio il Santuario del Buon Consiglio della
Contrada Leopardi di Torre del Greco, dove siamo nati e
abitavamo, si propose come animatore culturale e regista
teatrale. Non delle orfanelle, ché non gli sarebbe mai stato
consentito. All‟epoca affidate esclusivamente alle suore e
alla Contessa De Cillis. Ma di un gruppo di ragazzi e di
giovani iscritti alle varie associazioni o circoli, compresa
la banda musicale, che avevano la propria sede nei locali
aperti all‟esterno del Santuario fondato da don Raffaele
Scauda.
Prima che coi ragazzi, ai quali si dedicò solo anni
dopo, iniziò a cimentarsi con quelli più grandi, maschi e
femmine, scegliendo di volta in volta un testo tra quelli
che l‟avevano maggiormente emozionato di Georges
Bernanos, Diego Fabbri o di altri drammaturghi cattolici
d‟avanguardia.
E presto il suo impegno divenne garanzia di successo.
A quel tempo non c‟era ancora la televisione. Ma il
cinema sì, ed era molto frequentato. E tuttavia gli
spettacoli teatrali da lui allestiti a Leopardi nel teatro
del‟orfanotrofio facevano sempre il pieno. Il più delle
volte i posti a sedere non bastavano e non pochi erano
quelli che restavano per tutto lo spettacolo in piedi e in
religioso ed attento silenzio dietro l‟ultima fila o lungo le
pareti laterali. Uno dei due episodi che ricordo lo
mandarono in bestia – cosa che per il suo carattere molto
pacifico avveniva rarissimamente – è quello dei manifesti
sbagliati, che lo fece poi anche molto divertire.
Il dramma programmato quell‟anno aveva per titolo
“Credo”, ma i manifesti - preparati ed affissi solo
all‟ultimo momento - avevano un errore vistoso: “Credo”
in tipografia era diventato “Creolo” (la “d” era stata
scambiata per “ol” ).
Cosa fare? Era ormai troppo tardi per poterli
correggere e sostituirli. Il dramma, ripetuto per più sere,
ebbe il solito grande successo e – ciò che divertì poi
moltissimo Gennaro – nessuno gli chiese mai di quello
strano titolo, neppure i giovani cronisti che cominciavano
ad occuparsi di lui.
Il secondo episodio è quello del dramma in cui
assunse lui il ruolo del protagonista, uno degli ebrei
rinchiusi in un campo di concentramento. Alla fine
dell‟ultimo atto, andando verso i fili spinati, il prigioniero
ribelle doveva essere sparato dalle SS. Compito affidato
dietro le quinte a Gigino Ascione, un giovane cacciatore e
membro della banda musicale, che emozionato non riuscì
ad accendere in tempo i petardi che aveva preparato.
Gennaro continuò allora il suo cammino fino ai fili spinati
e, aggrappandovisi, gridò arrabbiatissimo e con voce
straziante: - Mi dovevano sparare! – e si buttò per terra,
______________________________________________________
1
) Lucano di Tricarico, dove fu sindaco, Rocco Scotellaro morì a Portici, nel 1953, a soli 30 anni. Gennaro ebbe modo di frequentarlo.
- 10 -
Antropos in the world
mentre esplodeva un grande prolungato applauso del
pubblico, commosso fino alle lacrime, credendo fossero
stati i fili spinati attraversati dalla corrente elettrica a
causare la sua morte. Ciò che rasserenò poi Gennaro e
salvò Gigino dai suoi rimbrotti. – Ma guai a te se sbagli
una seconda volta – si limitò a dirgli.
Coi ragazzini perse spesso la pazienza, ma non si
arrabbiò mai. Neppure quando cominciava a non credere
più di riuscire a farli recitare in maniera accettabile.
- Continuano a pronunciare l‟italiano come se fosse
una lingua straniera che non conoscono – mi confidò
avvilito un giorno che assistevo alle prove.
- Perché non li fai recitare nella lingua che parlano
loro?
- In napoletano?
- Sì, nel loro dialetto.
- Non ho trovato nessuna commedia in napoletano che
si adatti a ragazzini della loro età.
- Puoi tradurre nel loro linguaggio abituale quella che
stai provando – gli consigliai e lui mi ascoltò e fu un vero
successo. Con un solo problema, che per fortuna si risolse
subito, grazie alla sua capacità di convincere anche i
ragazzi più ribelli a non fare di testa loro.
L‟azione dell‟intera commedia si svolgeva in una
barbieria e il ragazzino, figlio d‟un barbiere, ch‟era stato
preparato a recitare la parte che nella vita svolgeva suo
padre, si presentò alla prima messinscena dello spettacolo
con un rasoio vero. Invitato più volte a desistere
dall‟adoperarlo, insisteva di non volere sostituirlo con
quello falso, che definiva giocattolino di legno buono per
le prove, non in presenza del pubblico.
- Il pubblico neppure se ne accorgerà che il rasoio che
adoperi è di legno – gli disse mio fratello.
- Se ne accorgeranno i miei compagni, però. E poi mi
prenderanno in giro chissà per quanto tempo – gli rispose
lui, ripetendo poi che non avrebbe recitato se non col
rasoio vero. E mio fratello invece di parlargli della
pericolosità dell‟uso d‟un rasoio vero durante una commedia recitata da ragazzi, gli fece una breve ma convincente lezione su cos‟è il teatro. Concludendo che il vero
attore è chi sa far credere vera una cosa che vera non è.
- Quando io faccio la parte di uno che viene
ammazzato, devo cadere per terra in modo che il pubblico
si commuova credendomi davvero morto, pur sapendo
che conclusa la scena io mi rialzo e sono più vivo di
prima.
- E questo che c‟entra col rasoio?
- C‟entra e come! Io t‟ho insegnato a recitare, ma se tu
hai bisogno d‟un rasoio vero vuol dire che non sei un
bravo attore, perché non sai far credere vero quello che
vero non è.
Il ragazzo rifletté qualche secondo e poi, senza esitare,
tirò dalla tasca il rasoio di suo padre e lo consegnò a mio
fratello.
Negli stessi anni, in casa di amici dove si andava a
ballare o a fare i soliti giochi di società, mio fratello,
facendo recitare talvolta anche me, presentava dei brevi
testi teatrali, atti unici cabarettistici molto comici. Tutti, e in
particolar modo gli anziani, si divertivano un mondo ad
assistere a questi sketch, talvolta improvvisati.
E fu così che su richiesta del fidanzato di nostra sorella,
di cui si liberò meno di un anno dopo, un pomeriggio che
eravamo andati in visita dai suoi in una cittadina vesuviana
non molto lontana da dove abitavamo, alla presenza di una
decina di altri invitati mio fratello ed io recitammo la
scenetta piena di battute spiritose e di colpi di scena
dell‟avvocato che veniva retribuito solo e sempre con
patate.
Gennaro iniziò con la presentazione dicendo che ci
trovavamo in una cittadina agricola abitata per la maggior
parte da contadini semianalfabeti.
A questo punto si sentirono alcuni mugugni, ma non ne
capimmo la ragione e ci mettemmo a recitare. Gennaro
faceva l‟avvocato e io il contadino che gli va a chiedere di
difenderlo in una causa civile che aveva con un suo vicino.
E se vinciamo, dicevo, resterete sbalordito per la ricompensa che ho messo già in deposito per voi. L‟avvocato,
convinto che si trattasse finalmente di denaro e non delle
solite patate dei suoi tanti clienti campagnoli, accettò ben
volentieri di difenderlo in tribunale, studiò per giorni interi
la documentazione che era riuscito a procurarsi e vinse la
causa. Ma quando il contadino andò da lui e gli disse che la
ricompensa l‟aveva lasciata in strada, vicino al portone,
l‟avvocato gli chiese disperato cosa gli avesse mai portato.
E il contadino sorridente e compiaciuto gli disse:
- Un‟intera carretta di patate, avvocà!
Nessuno rise né applaudì, ma tutti si misero a
mugugnare ad alta voce.
- Assurdo – sentimmo che una signora tutta nervosa ed
indispettita diceva. – È un teatro assurdo, per non dire altro.
- Perché dite che è assurdo? – si permise di chiedere con
tono molto pacato mio fratello. E dopo un attimo di silenzio
generale, il fidanzato di nostra sorella si alzò, si avvicinò a
noi due e ci disse a mo‟ di scusa che i suoi parenti non
avevano mai assistito a uno sketch come il nostro e non
sapevano come interpretarlo. (continua)
- 11 -
Antropos in the world
PREMI LETTERARI
L’Associazione musicale-culturale “New Melody” col patrocinio del Comune di Cancello
ed Arnone, della Provincia di Caserta e della
Regione Campania ed in collaborazione con i
Portali on line La Voce del Volturno e CanSez.A) Disegni umoristici, Caricature, Foto- Arti.
cello ed Arnone News, bandisce il Premio naSez.B) Racconti satirici o umoristici o Sillogi di
Barzellette o Romanzi umoristici. Sez.C) Poesia zionale di Poesia inedita, in prima edizione,
Il Mensile “BRONTOLO” presenta il
XVII Concorso Nazionale di Satira,
Umorismo, Poesie, Pittura, Scultura, Foto.
--------
satirica o umoristica in lingua. Sez.D) Poesia satir. o
umor. vernacola (con traduz. se non napoletana).
Sez.E) Teatro umoristico
Sez. F) Liriche in lingua (edite o inedite).
Sez.G) Liriche vernacole (ed.o inedite,con traduz.)
Inviare, meglio se per Computer o con CD, disegni,
foto e testi inediti o pubblicati in libri, in unica copia
firmata, con breve curricolo, recensioni e foto
personale, entro il 30/Giugno/2013, alla Redazione:
Via Margotta, 18 - 84127 Salerno. Tel.089/797917E-mail:
[email protected] - L‟abbonamento alla Rivista
(Ordinari, 20 euro; Sostenit., 30; Benemeriti, 50) dà
diritto alla partecipazione gratuita al Concorso. - Il
versam. può essere fatto a mano, con lettera, con
vaglia o sul ccp N. 20456844, al Mensile BrontoloSatir.Umor. Culturale-84100 SA.
“CALLIOPE” 2013
La Presidente del comitato organizzativo, Matilde
Maisto, ed i suoi collaboratori tra cui Mattia Branco,
Anya D‟Ambrosio, Arkin Jafuri e Antonio Foniciello, invitano poeti e neo poeti a partecipare
numerosi al Premio di Poesia “CALLIOPE”, il cui
regolamento è riportato in calce alla presente. Si
precisa che la composizione della Giuria, nominata
dal Comitato organizzatore, verrà resa nota mediante un comunicato stampa nel mese di aprile 2013.
La cerimonia di Premiazione avrà luogo, alla presenza del Comitato d‟onore, mercoledì 22 maggio
2013, nel corso della trasmissione televisiva Anya
Show, in onda in diretta su Italiamia canale 17,
satellitare 936 – dalle ore 21 alle 23.
Per il bando: www.cancelloedarnonenews.com
E’GIA’ ACCADUTO
Martedì 19 febbraio 2013, alle ore 10, presso l’Aula Magna
delle Canossiane corso Garibaldi 58, su progetto di C. Leanti,
“Art. 27 e vecchi merletti”
di e con Vincenzo Andraous
Al sax Andress Villani
Un percorso educativo ostinato e contrario, un monologo sul carcere e l'uomo
della condanna, nell'indifferenza dell'uomo della pena. Un ragazzino che rompe le
regole ed entra ed esce da un carcere, dapprima trasgressivo, poi bullo e infine
criminale.
Il racconto del carcere in Italia negli ultimi 40 anni: i cambiamenti del panorama
penitenziario, ridotto quasi a terra di nessuno, con i suoi falsi miti e i suo falsi eroi
messi a nudo. Dove però la sopravvivenza lascia il posto alla nuova vita con le
energie della speranza e la fatica degli impegni.
- 12 -
Antropos in the world
AISOPOS ET PHAEDRUS IN NAPOLETANO
L‟asino ed il passero
ʹÒὶ ὄϑίς
C'era una volta un asino stanco, che non se
la sentiva di camminare fino alla stalla. Era
inverno, faceva molto freddo ed erano
ghiacciate tutte le strade. - Io mi fermo qui!
– l’asino disse, buttandosi per terra. Un
passerotto affamato gli si posò vicino e gli
disse nell'orecchio: - Asino, tu non sei sulla
strada, ma sopra un lago ghiacciato. Stai
attento - Pieno di sonno, l'asino fece un
grande sbadiglio e si addormentò. Ma il
calore del suo corpo incominciò, a poco a
poco, a sciogliere il ghiaccio, che, con uno
schianto, si ruppe. Quando si trovò
nell'acqua, l'asino si destò allarmato; ma
era troppo tardi, ed affogò.( Aἲsopoς –
μύθος VIII)
. Lexicon necessarium:
Assunnàte: piena, morta di sonno.
A cuccà: a coricarsi; dall’it. coricare, per sincope
Ed assim. Regressiva (rc=cc).
Còsse: cosce, gambe; dall‟acc. lat. coxa(m)

„O CIUCCIO e „O PASSERO
( „E cunsiglie ca nun se pagano, nu‟ sò bbuòne.)
C‟era „na vota „
nu ciuccio, assunnato,
troppo stanco per andarsi a cuccà,
se sdraiàje sopra un lago ghiacciato,
„e russànne se mettètte „a sunnà.
„N‟aucelluzzo n‟avètte pietà
„e o vulètte per forza scetà:
- Stai durmenne sopra un ghiacciato,
si se scioglie, tu muòre affucàte!Ma „o ciùccio è ciùccio si sa
manco Cristo „o fa arragiunà:
se tiràje „a còra ndè còsse,
se chiurètte „o pertùse de‟ rècchie
„e addurmètte perfin‟‟e pellècchie.
Mentre stéva ndò meglio do‟ suònno,
nfùnn‟ò lago scennètte arrutànne,
Se muvètte che cosce arrancànne
ma nisciùne „o putètte salvà.
Fabula docet („ύò:
I consigli che non si pagano non sono considerati
NON TUTTI SANNO CHE
 A tutti i pensionati che riscuotono la pensione in contanti, sarà corrisposta anticipatamente la rata di marzo,
esigibile dal 1° al 6 di marzo presso l‟ufficio postale dove normalmente la pensione viene riscossa. Per tutti gli altri
pensionati che riscuotono con bonifico ccb, ccp o libretto postale, la data di esigibilità rimarrà quella consueta del
giorno 16 marzo. Questa straordinaria modalità di pagamento è stata prevista per dare più tempo ai pensionati di
dotarsi di un conto corrente postale o bancario, di un libretto postale o di una carta prepagata sulla quale accreditare
la pensione. Le nuove norme della manovra finanziaria hanno, infatti, introdotto dei limiti al pagamento in contanti a
partire dal 7 marzo 2012. Tali limiti prevedono l‟impossibilità da parte dell‟Istituto di effettuare il pagamento in
contanti per importi pari o superiori a 1000 euro. Le pensioni pari o superiori a tale importo possono essere
accreditate esclusivamente su conto corrente postale o bancario, su libretto postale o su carta prepagata abilitata.
Pertanto i pensionati che percepiscono una pensione in contanti, dovranno comunicare immediatamente, se non lo
hanno nel frattempo già fatto, alla propria sede di competenza, le coordinate bancarie (codice Iban) necessarie per
l‟accredito. Il modello da utilizzare è disponibile su questo sito (vedi Sezioni di riferimento) o presso l‟ufficio
relazioni con il pubblico della sede. Se invece hanno scelto di avvalersi di un conto corrente o di un libretto postale
la variazione delle modalità di accredito della pensione sarà comunicata direttamente da Poste italiane all‟Istituto.
Coloro che non comunicheranno il codice Iban, a partire dal mese di marzo non potranno riscuotere la pensione. Si
precisa inoltre che anche i pensionati che percepiscono una rata mensile di pensione inferiore a 1000 euro,
potrebbero superare il limite consentito per il pagamento in contanti nel caso di somme aggiuntive, competenze
arretrate, tredicesima o eventuali rimborsi. Per questo motivo si invitano tutti i pensionati che riscuotono la pensione
in contanti a comunicare nel più breve tempo possibile il codice Iban.“
 Nell’antica Inghilterra la gente non poteva fare sesso senza il consenso del Re Quando la gente voleva un
figlio doveva chiedere il permesso al Re, il quale consegnava una targhetta che dovevano appendere fuori dalla
porta mentre avevano rapporti. La targhetta diceva Fornication Under Consent of the King (F. U.C. K.).

- 13 -
Antropos in the worldc
PROVERBI, DETTI E MODI DI DIRE - OVVERO ELEMENTI DI PAREMIOLOGIA
 Lu gilusu mori curnutu.
 A surci vecchi nun si nzigna a tana
 Fimmina senz’amuri è fiore senza adduri

Nun ludari la jurnata, si nun scura la sirata.
Esplicatio: Il geloso muore cornuto. Al vecchio topo
non sio insegna la tana. Una donna senza amore è un
fiore senza odore. Non si loda la giornata se non si
giunge prima a sera.
Implicanze semantiche:
gilusu: geloso; dall‟accusativo latino
medievale zelōsu-m
curnutu: cornuto; dall‟accusativo latino cornūtu-m, da cornu
Sirica Dora
fimmina: dall‟accusativo latino fēmina-m, con raddoppio popolare della
post-tonica , normale in una parola sdrucciola.
jurnata: giornata; dal francese journée, a sua volta dal
latino diurnum
FRASEOLOGIA E DIDATTICA DELLE LINGUE
a cura di Andropos
La paremiologia, dal greco ὶ(proverbio, detto), è la scienza che studia i proverbi, i modi
di dire ed ogni frase che ha il fine di trasmettere la
conoscenza basata sull'esperienza.
La fraseologia, anche se affiancata alla paremiologia, ci piace distinguerla, perché presenta differenziazioni. Noi la distinguiamo in: Fraseologia
cognitiva – Fraseo-pragmatica – Fraseodidattica Fraseologia computazionale. Tra l‟altro, siamo
fortemente convinti che lo studio delle lingue non
può essere mai completo senza lo studio della fraseologia e della paremiologia.
Tralasciando per ora la paremiografia e la fraseografia, diciamo che la Fraseologia, come del resto la
paremiologia, occupa uno spazio importante nella
ricerca e nella didattica delle lingue.
La fraseologia (o frasologia) è, in campo
linguistico, lo studio della frase. Il termine deriva da
due termini greci: φράζω (phrázo, "esporre") e λòγος
(lògos, "studio"). Altri campi di relazione sono:

Linguistica applicata alla fraseologia e
alla paremiologia

Traduttologia applicata alla fraseologia e
alla paremiologia

Fonti documentali fraseologiche e
paremiologiche

Analisi del discorso: fraseologismi e
paremie

Letteratura, storia, tradizioni e folclore

Fraseologia, paremiologia e onomastica
Già da diversi anni in Italia lo studio della Fraseologia e della Paremiologia occupa uno spazio importante
nella ricerca e nella didattica delle lingue, come si può
- 14 -
costatare dai diversi corsi di studi universitari che
offrono uno spazio privilegiato per il loro
studio teorico e pratico, dalle numerose Tesi di
laurea dedicate allo studio della Fraseologia e
della Paremiologia sempre più in aumento, dai
numerosi incontri realizzati con l'obiettivo di
confrontarsi, scambiare opinioni a riguardo e
dalle pubblicazioni che ogni anno troviamo nelle
librerie.
Lo studio della Fraseologia in Italia merita
di avere uno spazio proprio, un organo che si
occupi del suo studio in modo scientifico: è
questo il motivo che induce alla realizzazione di
questo secondo incontro il quale mira alla
creazione di una associazione italiana di
fraseologia e paremiologia.
Siamo fortemente convinti che lo studio
delle lingue non può essere mai completo
senza lo studio della fraseologia e della paremiologia.
Ad esempio, i proverbi meteorologici diventano i testimoni delle affinità, delle influenze
reciproche, di una secolare osmosi linguistica
(paremica) e culturale fra i paesi di parlata
neolatina e i loro vicini.
I confini dello spazio romanzo europeo con gli
ambiti linguistici vicini non costituiscono così una
barriera: sono luoghi di passaggio, aree transfrontaliere «osmotiche» e permeabili, in buona parte
eredi del patrimonio culturale dei nostri antenati di
Grecia e Roma.
Antropos in the world
MOMENTO TENERO
Come si può bruciar d’amore,
quando la tristezza si scioglie
in smarrita malinconia.
Continuo ancora a vivere
sul filo dei miei sogni.
Fluttuano le ombre,
nella notte,
ed una voce tessuta d’infinito,
frantumando angoscia,
LILIUM
di
Franco Pastore
________________
Dalla raccolta Il profumo d‟Ermione”
Link Videolirica:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=LbDd5eoNoes
mi sussurra pace.
E’ allora,
abbracciato allo stelo,
un giglio immane
mi trasporta in celo.
APPROFONDIMENTO LINGUISTICO
LE FIGURE RETORICHE A cura di Andropos
L’Adiectio, la Detractio, la Mutazio...
L’adiectio, riguarda l‟aggiunta di elementi
linguistici con conseguente ridondanza dell'espressione.
La detractio, invece, riguarda eliminazione di
elementi linguistici che portano a un cambiamento
della sequenza.
Sono gli aspetti essenziali della mutatio, che
caratterizza la figura retorica.
A queste si aggiungono la trasmutatio, ossia
cambiamento della posizione di alcuni elementi
linguistici che portano a un cambiamento della
sequenza e la immutatio, cioè la sostituzione di
elementi linguistici tramite sinonimi, accrescitivi,
diminutivi. In effetti è la mutatio, ossia la variazione
che permette di individuare e differenziale le figure
retoriche.
Ad esempio, nell‟apocope va via una parte del
lessema: bel, invece di bello o fra‟, invece di frate.
Così, nella cacofonia, certi accostamenti linguistici producono un suono sgradevole (mutatio):
“ Somniare somnium” - “Trentatrè trentini
entrarono trotterellando a Trento”.
Così, il climax, che dispone i termini secondo
un voluto crescendo:
Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d‟ira,
(Dante)
A proposito poi della trasmutatio, ne troviamo
un valido esempio nella catafora, che colloca il
soggetto d‟inizio a fine frase:
«baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.»
(Ugo Foscolo, A Zacinto)
Il Cacofemismo, infine, fornisce un esempio
mirabile di immutatio, usando un termine
sgradevole al posto di uno gradevole che nel contesto acquista un valore positivo, anche ammirativo o affettivo:
“Mio caro, sei proprio un mascalzoncello!”
“Il mio piccolo pasticcione piagnucoloso”
“ Ti caverei gli occhi, dalla gioia “
“Ti ammazzerei di baci e di carezze”
- 15 -
Antropos in the world
LA PAGINA MEDICA
SULLA SESSUALITA’ DELLA DONNA
Premessa:
Quello che è stato scritto sulla sessualità femminile, sia in ambito artistico che scientifico, fin dai
tempi di Adler1, riflette le conoscenze che l‟uomo ha
del mondo femminile.
La donna è intesa come un oggetto per l’uomo
il cui compito è di essere attraente e di partorire
bambini: la sua vita trova giustificazione nell‟amore
e nell‟allevamento dei figli. A causa del predominio
maschile e del conseguente ruolo femminile subalterno, le donne accettano questo giudizio.
Oltre ai fattori fisici, quindi, esistono altri fattori che
influenzano l‟atteggiamento della donna nei confronti
della sessualità come l‟atteggiamento della cultura,
l‟influenza dell‟uomo dovuta al suo corteggiamento attivo, alla sua stabilità economica e alla sua migliore istruzione.
L‟educazione delle ragazze mira perciò ad adeguarsi a questi fattori per quanto riguarda il problema
dell‟amore.
La sessualità femminile dipende da vari elementi e non è uniforme in quanto gli impulsi sessuali
sono espressione dello stile di vita, frutto della
capacità creativa individuale.
Fin dall‟infanzia la cultura influenza le pulsioni
sessuali, come tutte le altre pulsioni, che vengono
inibite o sviluppate a seconda delle esperienze vissute
dall‟individuo. Perciò se l‟educazione della bambina
conduce a un atteggiamento passivo nei confronti
della vita in generale, allora anche il suo comportamento sessuale sarà passivo.
Lo sviluppo della capacità di amare è favorito o
meno da certe condizioni presenti fin dall‟infanzia
delle ragazza. Sono elementi favorevoli alla preparazione all‟amore e alla vita di coppia l‟essere ottimista verso il futuro, credere nella propria forza,
avere coraggio, rispettare il proprio ruolo femminile
ed essere in grado di relazionarsi con gli altri.
Uno sviluppo sfavorevole può essere determinato
da mancanza di fiducia in sé e negli altri con
conseguenti sentimenti di debolezza e di inferiorità, il
disprezzo per il proprio ruolo femminile, un forte
attaccamento a una singola persona della famiglia, un
cattivo matrimonio dei genitori caratterizzato da
infedeltà, sconsideratezza o brutalità del padre e
mancanza di amore.
- 16 -
Adler conclude individuando alcuni elementi
chiave che favoriscono un atteggiamento sano
della donna verso il sesso:

una
spiegazione
precoce
relativa
all‟immutabilità del ruolo sessuale e una
riconciliazione con esso;

una preparazione educativa all‟amore in
accordo con il sentimento comunitario;

il rispetto per il ruolo femminile;

l‟apertura alla vita e alla società umana2.
Conclusioni:
La sessualità femminile è molto complessa ed è
influenzata da molti fattori.
Ancor più che nell‟ uomo,
una soddisfacente sessualità nella donna richiede serenità psicologica e compliciplicità col partner. I meccanismi che generano l‟ orgasmo nella donna sono ancora solo parzialmente
noti, ma è perfettamente normale che una donna
raggiunga il piacere solo con la stimolazione del
clitoride.
Questo non significa che la sua ragazza in assoluto non potrà mai raggiungere l‟orgasmo con il
rapporto penetrativo, anche perché si ritiene che le
strutture che vengono stimolate a livello vaginale
altro non siano che il “prolungamento interno” delle
strutture clitoridee.
Non esiste un “metodo universale” che garantisca
di poter correttamente stimolare queste zone. Ogni
coppia deve provare e trovare i suoi modi affinché il
rapporto sia appagante per entrambi i partner,
abbandonando le preoccupazioni, i disagi o le
tensioni che rischiano di togliere di spontaneità al
rapporto2.
______________
1)Adler A. (1970) “Psicologia Individuale Prassi e Teoria”
Newton Compton Editori, Roma
2) Tamara Agosti, psicologa e psicoterapeuta.
3) Mario Maggi, Andrologo e sessuologo, Laureato in
Medicina e Chirurgia presso l‟Università degli studi di
Firenze, si è specializzato in Endocrinologia nel medesimo
Ateneo. Dal 2005, è Direttore S.O.D. Medicina della Sessualità
e Andrologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi,
Firenze.
Antropos in the world
NOTE ANTROPOLOGICHE: a cura di
Vincenzo Andraous
BULLISMO CONTEMPORANEO
Ora che i riflettori sono stati spenti e la grancassa
mediatica ha smesso di emettere suoni scomposti,
forse adesso sarà possibile avere memoria, con maggior delicatezza e buon senso, di quei giovanissimi
che hanno deciso di abbandonare per sempre i banchi
di scuola, gli amori, i sogni e le speranze.
Forse sarà possibile consegnare il giusto valore
alle parole, quelle che non intendono farsi condizionare dalle altre più altisonanti, scagliate per creare
una labirintite artificiale, quelle parole che non chiariscono mai le responsabilità individuali, che non
stanno sulle labbra dell‟intrattenitore di turno, o sulla
battuta pronta di chi vuol rimanere dietro le quinte del
dolore, escludendo la possibilità di una via di emergenza che non di rado salva la vita.
Qualcuno intende cavarsela additando la scuola un
ammasso informe di linee didattiche, spesso contrapposte alle relazioni importanti che fanno crescere.
La famiglia un ibrido travestito di buone intenzioni. I
giovani una tribù di selvaggi tutti uguali, omologati,
disordinati. Sono queste le etichette e i luoghi comuni
con cui si liquidano maldestramente le tragedie di una
società caduta in disuso, per l‟incapacità di comprendere quanto incivile sia disperdere la propria coscienza critica, anche nel caso questa sottoscriva un malcostume diventato trend nazionale.
Quanto diseducativo può diventare il tentativo di
lenire un dolore lacerante con la divulgazione di verità contraffatte.
Chi la scuola l‟ha abbandonata a un‟età obbligante, sa bene che il rimpianto non è una condizione
attenuante.
Chi nella famiglia non ha trovato amore che protegge ma una via di fuga virtuale, sa bene come la
selva oscura può ingannare al punto da farti soccombere.
Chi in gioventù ha bruciato le tappe del tutto e
subito, sa bene come è facile perdere la propria dignità e depredarne parte agli altri. Questa è la società
che abbiamo in sorte, non era migliore quella precedente, piuttosto siamo cambiati noi, sono cambiate
le sensibilità e quindi gli interessi da esibire: nella
fisicità che irrompe nella domanda, nella fragilità che
traspare alla risposta.
Atteggiamento diseducativo a tal punto da indicare
le scomparse premature e drammatiche di tanti ragazzi come
il risultato di una debolezza
inconfessabile.
Invece basterebbe pensare
alla scuola come a un luogo che
insegna dalle retrovie la storia che
appartiene a ognuno, incocciandone le anse e gli anfratti, mai delegando ad altri oneri propri, mai caricandosi deleghe che non le competono.
Occorre accettarla questa sfida sbraitata dal bullismo contemporaneo, da questi nullatenenti delle
relazioni, evitando inutili paragoni con il passato,
piuttosto cercando di onorare chi non c‟è più con
coraggio e coerenza, con la fermezza necessaria a
educare al dialogo e all‟ascolto.
ADDIO MAMMA
(Febbraio 2003)
Il freddo gelido
della notte
avvolge
i miei sonni inquieti.
Offuscano le tenebre
anche la mente.
Invano,
sotto la coltre,
la mano incerta e tremante
cerca l'altra mano,
che non c'è.
Anna Burdua
_____________
A. BURDUA - Alcune pubblicazioni: Uomini illustri
ericini – Trapani 1994; Casati nobili ericini del P.M.F.
Giuseppe Castronovo - Trascrizione. Trapani 1997; La
Biblioteca Comunale Vito Carvini di Erice – Notizie
storiche. Guida all’uso. Trapani 1999; Il Museo Antonio
Cordici di Erice – Trapani 2004, Lazzaro Spallanzani in
Sicilia – Trapani 2010; Elenco classificazione delle vie
comunali di Monte San Giuliano 1867- Trapani 2011;
Oltre la collina – Trapani 2012;
- 17 -
Antropos in the world
STORIA DELLA MUSICA - A cura di Ermanno Pastore
IL MELODRAMMA - MOZART IN ITALIA (terza parte)
Wolfgang tornò quindi assai contrariato nella sua
città natale: con la morte della madre e la presa di
coscienza delle proprie capacità musicali, egli aveva
sempre più voglia di poter viaggiare e confrontarsi
con le nuove realtà culturali, cose che sicuramente la
piccola e provinciale Salisburgo non poteva offrirgli.
A Salisburgo egli era alle dipendenze, come del
resto il padre Leopold, della Corte Arcivescovile,
Leopold come vice-direttore di cappella, Wolfgang
come organista. A Wolfgang, tuttavia, questa
occupazione andava stretta: mentre per il padre era
importante che il figlio potesse consolidare sempre
più la propria posizione di dipendente con uno
stipendio fisso, Wolfgang aspirava a qualcosa di più,
forse ad essere un artista completamente libero. In
questo senso Mozart era veramente figlio del suo
tempo, dell'epoca che avrebbe cioè portato alla
Rivoluzione Americana e alla Rivoluzione Francese.
A causa di tale sete di libertà, Wolfgang cominciò
ad avere dissidi sempre più frequenti col padre (che
vedeva in lui un degno successore per un incarico
ben stipendiato alla corte locale), ma soprattutto con
l'Arcivescovo di Salisburgo Hieronymus von
Colloredo, al quale spesso le biografie su Mozart
dedicano giudizi ingrati. Di sicuro egli, che può
essere definito a ben vedere un degno rappresentante
del Dispotismo illuminato , non capì di aver un genio
al proprio servizio ma è anche vero, però, che Mozart
domandasse sempre più di frequente licenze
straordinarie e sempre più lunghe, cosa che Colloredo, ovviamente, mal sopportava. Ciò, in modo inevitabile, non poteva che portare a una rottura tra i due.
L'occasione arrivò presto. Grazie ai contatti con i
Weber, a Wolfgang venne commissionata un'opera,
Idomeneo, ossia Ilia ed Idamante, da rappresentarsi a
Monaco. Convinto di poter accattivarsi con questa il
favore della Corte, Mozart si gettò nella composizione con entusiasmo, e alla fine del 1780 era nella
capitale bavarese. Il 29 gennaio 1781 Idomeneo andò
in scena con successo trionfale, tanto che ne vennero
disposte numerose repliche; nello stesso periodo,
l'Imperatrice Maria Teresa moriva, e l'Arcivescovo
Colloredo si recò a Vienna per i funerali. Mozart
entrò nella Massoneria proprio dopo la partenza per
Vienna, mentre la sua carriera di musicista era al
culmine del successo.
Questi fatti "costrinsero" Wolfgang a rimanere più
del dovuto fuori sede e a raggiungere il suo
padrone nella capitale austriaca: ufficialmente
per ricongiungersi a lui e scusarsi, in realtà con
- 18 lo scopo di farsi assumere dal nuovo Imperatore
Giuseppe II, cosa che però non accadde. Solo nel
1787 Mozart sarà nominato compositore di
Venne iniziato come apprendista il 14 dicembre
1784, nella Loggia “La Beneficenza” di Vienna. Il
compositore, in poco tempo, percorse tutto il
cammino iniziatico della massoneria “bruciando le
tappe”: nel marzo del 1785 fu elevato al grado di
Compagno e il mese successivo, il 22 aprile, divenne
Maestro. Nel frattempo, anche suo padre Leopold
venne iniziato ai misteri della Libera Muratoria.
L'appartenenza massonica di Mozart non fu per
adesione formale, ma trasse fondamento in profondi
convincimenti esoterici e spirituali, che egli tradusse
in musica, nelle Opere che più si riallacciano ai
simboli e agli ideali massonici: fra questi, resta
impareggiabile la simbologia del “Flauto Magico”.
Simbolico anche il carattere di progressione delle
terze parallele, che contraddistingue la parte finale
dell'opera K623. Il carattere massonico, poi, è
impresso pure nella tonalità (con predilezione di mi
bemolle) e nei timbri, dove è predominante la
presenza di strumenti a fiato e voci maschili.
All'universo della musica massonica apparterrebbero, fra le altre opere, la “Cantata K471” del 1785,
“L'Adagio” per 2 clarinetti e 3 corni di bassetto K411
dello stesso anno e la “Musica Funebre Massonica”
K477 (pure questa del 1785), oltre alla “Piccola
Cantata Massonica” K623 del 1791.
Mozart morì cinquanta minuti dopo la mezzanotte
del 5 dicembre 1791 a Vienna. Le esequie furono
celebrate il 6 dicembre, alle tre del pomeriggio. Il
feretro fu portato al Duomo di Santo Stefano, davanti
alla Cappella del Crocifisso, nei pressi del "pulpito di
Capistran", dove per i funerali più modesti la benedizione avveniva all'aperto. Il corpo venne poi sepolto in una fossa comune del cimitero di San Marco.
La sepoltura in una fossa comune era consona allo
status sociale di Mozart e non fu dettata da motivi
economici. Mozart, d'altronde, pur non godendo di
un successo strepitoso negli ultimi suoi anni di vita,
era pur sempre imperial-regio compositore di corte
con un modesto stipendio di 800 fiorini l'anno.
Peraltro, va notato come - pur essendo di fatto andato
disperso l'esatto luogo di sepoltura di Mozart - vi
siano a Vienna ben due monumenti funerari del
compositore in due diversi cimiteri, uno presso il
Cimitero di St. Marx e un altro presso il Cimitero
centrale (Zentralfriedhof).
Antropos in the world
Ancel Keys, l’americano che scoprì
la dieta dei contanini del Cilento
- 19 -
Andropos in the world
UNA DONNA NELLA LETTERATURA – A cura di Andropos
MARA
(Da La ragazza di Bube del Cassola)
In una Italia immersa nel caos di fine conflitto, voler male a nessuno” e la consapevolezza cui
negli anni dal 44 al 1948, Bube, partigiano nella zona giunge la ragazza, con
di Firenze, a poco più di un mese dalla fine della la sua morale umile,
guerra uccide un maresciallo dei carabinieri e suo ma scaturita da ripenfiglio. Verrà condannato a quattordici anni di carcere samenti lunghi e laboe Mara, la fidanzata, lo aspetterà, cercando di trovare riosi, che le fanno abun significato a quel gesto di violenza che ha segnato bandonare i sogni e la
così dolorosamente le loro esistenze. Mara è la vera proiettano nella diffiprotagonista del romanzo.
cile realtà della soffeBube è un compagno di lotta del fratello, Sante, renza.
ucciso dai tedeschi durante i mesi della Resistenza, e
È proprio il cammino del dolore e della conosulla via del ritorno si ferma a visitare la famiglia scenza ad aprire gli orizzonti della protagonista e a
dell‟amico. Mara ha solo sedici anni, è ancora una favorire lo sviluppo della sua personalità: Mara,
ragazzina immatura e inconsapevole: la guerra, accompagnata dal padre, si reca a Firenze per un
l‟arrivo degli Americani, i partigiani, tutto per lei colloquio con Bube. Durante l'incontro la ragazza si
diventa uno spettacolo da godere con la stessa accorge che il suo amore per Bube è ancora forte e
curiosità avida ed egoista di un bambino al circo.
decide, da quel momento, che sarà sempre la sua
Come si può intuire anche dal titolo, Anche donna.
assistere all‟innamoramento di Bube, questo «giovaRegimen Sanitatis Salernitanum
nottello timido» che ha vissuto e sofferto tanto e
vuole atteggiarsi a uomo, per lei è un gioco diver- Caput XV – XVI tente, un campo nuovo per sperimentare le armi della
DE NIMIA POTATIONE VINI
civetteria e potersi vantare con le amiche. Mara si
Si tibi noceat potatio serotina
ritrova fidanzata a Bube quasi senza accorgersene,
vina hora matutina rebibas
senza esprimere esplicitamente una scelta, un‟opinioet erit medicina.
ne. Bube era l‟amico fraterno di Sante, è innamorato
gignit
et humores
di lei, ed è una figura attraente e affascinante, con la
melius
vinum
meliores.
sua storia di partigiano e quell‟aria allo stesso tempo
si
fuerit
nigrum,
indifesa e agguerrita: il resto viene da sé, con la
corpus reddit tibi pigrum.
meccanica naturalezza dell‟acqua che scorre. Così,
Sit clarumque vetus vinum,
quando Bube si macchia di un crimine che lo porterà
subtile, maturum, ac bene lymphatum,
al carcere, Mara si ritrova legata a lui per la vita, non
saliens, moderamine sumptum.
più “Mara” ma, appunto, “la ragazza di Bube”, un
ruolo che assorbe e comprende tutta la sua esistenza.
Se ti par che il vin bevuto
Ma proprio attraverso questa sofferenza si forma
alla ser ti sia nociuto,
il carattere della ragazza, che si lascia alle spalle il
troverai che medicina
mondo di sogni, desideri frivoli e fantasticherie
è il riberne la mattina.
dell‟infanzia e diventa una donna, capace di guardare
Sogliono gli ottimi liquori
alla vita con coraggio e onestà. Cassola cala il
generare altrettanti umori.
romanzo in uno scenario di particolare ricchezza e
ma il vini nero avverte
complessità, ma il messaggio dell‟opera vuole spinch’egli rende il corpo inerte.
gersi oltre la specifica contingenza storica: il signiSia maturo il vin e annoso,
ficato della vita, del sacrificio e del dolore è ciò su
legge, limpid’e spumoso ;
cui il lettore riflette seguendo la vicenda di Mara e
pur con l’acqua mai nol bere
Bube. “E’ cattiva la gente che non ha provato doche un madico bicchiere.
lore, Perché quando si prova il dolore, non si può più
- 20 -
Antropos in the world
L’EROS NEI SECOLI – A cura di Andropos
Alexandra Kollontai, Lettera alla gioventù lavoratrice (1923)
Mio giovane compagno, mi chiedete quale sia il ruolo
che l'ideologia proletaria assegna all'«amore». Quel che vi
turba è che la gioventù lavoratrice sia attualmente «più
occupata dall'amore e da tutte le questioni connesse» che
dai grandi compiti con i quali la repubblica dei lavoratori
deve misurarsi. Se le cose stanno così (da lontano mi è
difficile giudicare), cerchiamo una spiegazione a questo
fenomeno e ci riuscirà più facile trovare insieme una
risposta alla prima domanda: qual è il posto occupato
dall'amore nell'ideologia della classe operaia?
È fuor di dubbio che la Russia sovietica è entrata in
una nuova fase della guerra civile: il fronte rivoluzionario si
è spostato sul terreno della lotta tra due ideologie, tra due
culture: quella borghese e quella proletaria. L'incompatibilità tra le due ideologie è sempre più evidente, il contrasto tra le due culture contrapposte è sempre più aspro.
Con la vittoria dei principi e degli ideali comunisti in
campo politico ed economico, è indispensabile che si
compia una rivoluzione nella concezione del mondo, nei
sentimenti, nella struttura spirituale dell'umanità lavoratrice. Sin da ora possiamo notare il formarsi di un nuovo
atteggiamento verso la vita, la società, il lavoro, l'arte, le
«regole di vita» (in altre parole, la morale). Di queste
regole di vita le relazioni tra i sessi sono parte integrante.
La rivoluzione sul fronte dello spirito corona la grande
svolta provocata nella mentalità degli uomini da cinque
anni di repubblica dei lavoratori. Ma più la lotta tra le due
ideologie si fa intensa, più il campo che essa abbraccia è
vasto, e più gli «enigmi della vita», di giorno in giorno più
numerosi, si ergono inevitabilmente di fronte all'umanità;
ad essi solo l'ideologia della classe operaia è in grado di
dare una risposta soddisfacente.
Fra questi problemi figura la questione da voi
sollevata: l'«enigma dell'amore», o in altre parole la
questione delle relazioni tra i sessi, problema antico
quanto la stessa umanità. Nelle differenti tappe del suo
sviluppo storico, l'umanità ha tentato di risolvere la
questione in diversi modi. Le chiavi cambiano, ma
l'«enigma» rimane tale. Esse dipendono dall'epoca, dalla
classe, dallo «spirito del tempo» (la cultura).
In Russia, durante gli anni della guerra civile e della
lotta sull'orlo del baratro, poca gente si appassionava a
quest'enigma. L'umanità lavoratrice era preda di altri
sentimenti, di altre prove e passioni più attuali. In quei
momenti chi si preoccupava seriamente dei dolori e dei
tormenti dell'amore, mentre la morte cieca era in agguato
dietro ogni uomo? Mentre la sola questione era questa: chi
vincerà? La rivoluzione, cioè il progresso, o la
controrivoluzione, cioè la reazione? Di fronte al terribile
volto della sollevazione contro-rivoluzionaria, il dolce Eros
alato (dio dell'amore) è dovuto timorosamente scomparire
dalla superficie della vita. Mancavano tempo e forze morali
superflue da poter essere consacrate «alle gioie e ai
tormenti» dell'amore. Così vuole la legge di conservazione
dell'energia morale e sociale dell'umanità. Globalmente,
quest'energia è sempre incanalata verso lo scopo
principale, immediato, in un dato momento storico.
Per un certo periodo, tutto è parso dominato dalla
semplice voce della natura: l'istinto biologico di riproduzione, l'attrazione dei sessi opposti.
L'uomo e la donna si univano e si lasciavano senza
complicazioni, molto più agevolmente, molto più facilmente di prima. Si univano senza grandi turbamenti interiori e si separavano senza lacrime né dolore.
"L'amore fu senza gioia, la separazione sarà senza
pena".
La prostituzione, questo è vero, era scomparsa, ma
si assisteva alla evidente moltiplicazione di rapporti
sessuali liberi, senza reciproci obblighi, il cui motore era
l'istinto di riproduzione allo stato puro, senza l'ornamento
delle emozioni amorose. Alcuni ne sono stati spaventati.
Ma, di fatto, in quegli anni le relazioni tra i sessi non
potevano prendere altra forma. O l'unione si manteneva,
sulla base di un sentimento di cameratismo a tutta prova,
di una lunga amicizia ancor più rafforzata dalla gravità del
momento, oppure si creava occasionalmente, in mezzo
ad altre preoccupazioni, per il soddisfacimento di un puro
istinto biologico; e i due compagni si affrettavano a sbarazzarsene per non esserne intralciati nello svolgimento
della loro principale ed essenziale attività, la rivoluzione.
L'istinto di riproduzione allo stato puro, che sorge
facilmente ma passa con rapidità, quest'attrazione sessuale senza radici spirituali e morali, questo «Eros senz'ali», assorbe molte meno energie individuali che non
l'esigente Eros alato, l'amore che è intessuto di una
sottile trama di svariatissime emozioni d'ordine spirituale
e morale. L'Eros senz'ali non procura notti insonni, non
fiacca la volontà, non confonde la fredda attività dell'intelletto. Nell'ora in cui risuonava per l'umanità lavoratrice
l'appello incessante della campana a martello della rivoluzione, la classe dei combattenti non aveva il diritto di
abbandonarsi all'Eros alato. In quei momenti era inopportuno, per i membri della collettività in lotta, utilizzare le
proprie forze spirituali per esperienze marginali, senza
diretta utilità per la causa della rivoluzione. L'amore
individuale, fondato sulla «coppia», teso verso un solo
essere, esige un enorme dispendio di energie spirituali.
Ora, la classe operaia, che costituisce la vita nuova,
aveva interesse non solo a risparmiare parsimoniosamente i propri mezzi materiali, ma anche a fare economia dell'energia spirituale e morale di ciascuno in vista
dei compiti comuni della collettività. Ecco perché, in
questo periodo di intensa lotta rivoluzionaria, l'impegnativo Eros alato aveva spontaneamente ceduto il posto al
meno esigente istinto riproduttivo, l'Eros senz'ali.
(continua)
ARECHI II di Franco Pastore. Richiedi il Dvd a:
[email protected][email protected]
Tel. Redazione Salerno: 089.223738
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Antropos in the world
CRITICA LETTERARIA
MEDITAZIONI AL FEMMINILE
di Michela Zanarella
Un empito forte sostiene questa poesia, che
gronda emozioni spesso tumultuose. L‟attraversa
una luce forte, a volte addirittura violenta, che
declina l‟intensità dell‟eros. Michela Zanarella si
considera una ideale discepola di Alda Merini,
alla quale si è sentita e si sente profondamente
legata (è tuttora in rapporto con le figlie della
grande poetessa milanese, cui ha dedicato dei
versi che figurano anche in questa raccolta) e in
effetti anche la sua poesia è nutrita di un eros che
si pone come sfida al mondo e insieme capovolgimento di ogni moralismo ipocrita per
diventare chiave di una nuova e più alta libertà.
La libertà che solo la poesia, insieme sacra e
dissacrante, può dare. Tuttavia quella di Michela
Zanarella è anche una poesia del “sogno”, inteso
come un muovere “alla conquista di terre lontane”e salpare “verso l’ignoto”, spingersi innanzi
fino ad entrare “nel grembo dell’eternità”. E‟
una poesia colma di passione sensuale ma anche
colma di cielo e di immagini di uno spazio
infinito, e come tale spirituale. Michela Zanarella
è una voce giovane che trabocca di vitalità e di
amore per la vita, vuole donare se stessa e non
teme di manifestarsi con slancio in un mondo
invece sempre più invaso dal cinismo e sempre
più spento di sentimenti, dove anche la poesia
diventa spesso solo un arido De profundis.
Anche se la poetessa ha coscienza di vivere
in un tale mondo e difatti scrive :
“Siamo spiriti di un secolo
che divora le memorie“
non se ne lascia sopraffare e si abbandona alla
intima fiducia quasi proponendosi una sorta di
missione salvifica di cui la poesia che le sgorga
dentro sente che la fa strumento. Poesia, ella dice,
non cercata, non programmata, ma che anzi in
qualche modo la costringe alla sua necessità, in
quanto vocazione ineludibile. Pur con qualche
intemperanza dovuta appunto a questa sua grande
generosità, e a questo suo abbandonarsi irrefrenabile alle vibrazioni della propria sensibilità e
agli empiti tempestosi del suo animo, che fanno sì
che a volte le sue composizioni poetiche appaiano
simili a un fiume in piena, o meglio a un torrente
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che scenda con irruenza, affrontando il rischio di
balzi e rocce, questa sua voce si fa ascoltare, esige
attenzione, si circoscrive e si staglia.
Afferma infatti:“Non sono io a scegliere di
scrivere, è la poesia che mi sceglie quando vuole,
senza chiedere. Nessuno mi ha insegnato a scrivere.
Un giorno, dopo essere sfuggita alla morte, una
forza incontrollabile ha preso possesso della mia
mente e mi ha guidato nella scoperta di una nuova
realtà, una realtà sensibile. Penso che il destino mi
abbia affidato una luce particolare per sognare e
per aiutare gli altri a sognare.”
Michela Zanarella crede nel potere della parola e
non teme di proclamarlo. Questo atto di fede è
molto bello, e permea tutta la sua scrittura. Ci vuole
coraggio oggi per fare un‟affermazione del genere,
ed io plaudo a questo coraggio di Michela Zanarella.
Ritrovare le radici profonde da cui la parola
sgorga con una sua forza oracolare, come era chiaro
agli antichi, e rifiutare di considerarla soltanto
quella convenzione, codice e segno che ci ha
consegnato lo strutturalismo, questo è importante in
un tempo di pensiero prevalentemente debole e a
volte perfino debolissimo, in cui si è perso anche
soltanto il coraggio di aspirare, di alimentare il
desiderio dei grandi spazi di cui abbeverare l‟anima,
di cui alimentare il cuore.
Cita ancora l‟amata Merini, Michela, quando
parla del poeta come "giocatore", fuorilegge della
realtà e ispirandosi a lei dice “Spero di essere un
discreto giocatore”. Io credo che lo sia e che possa
sempre più affinare e pulire i suoi versi, assumendo
su di sé il peso, ma anche la gioia del suo destino
poetico. Di gioia – altra cosa essenziale – la sua
poesia parla molto, ed è chiaro che lo fa non
gratuitamente, ma attraverso il dolore. Perché la sua
poesia è altrettanto percorsa da lacrime che da risa,
si nutre di singhiozzi come di baci. Le sillabe dei
suoi versi sono labbra - pollini e resine cantano la
vita, la metamorfosi si compie nelle foglie arrossate
della quercia.
Auguriamo di cuore a Michela un lungo
cammino nei percorsi della poesia, e il fiorire di
molti germogli.
Donatella Bisutti
Antropos in the world
I GRANDI PENSATORI: a cura si Andropos
EDMUND HUSSERL (seconda parte)
La prima opera di Husserl, Filosofia dell'aritmetica (1891), é dedicato a Brentano, dal quale Husserl
riprende il concetto di intenzionalità come carattere
costitutivo degli atti psichici che 'tendono' sempre
necessariamente verso il loro oggetto. Su questa base,
Husserl considera la genesi del concetto di numero :
esso a suo avviso deriva da un atto unitario della
mente, che dirige intenzionalmente la sua attenzione
su molteplicità di oggetti riuniti in 'aggregato' specifico (ad esempio un insieme di mele).
A partire da questo, esso procede a ricavare per
astrazione il concetto generale di aggregato, concepito
come collegamento collettivo delle unità costitutive di
una molteplicità; procedendo a contare tali unità, si
arriva al concetto di numero. Husserl riconosce la
esistenza autonoma dei numeri come forme generali,
cioè come strutture rappresentative costanti del
soggetto, le quali condizionano l'attività conoscitiva,
ma nella misura in cui descrive tali strutture nella loro
genesi e organizzazione mentale, resta ancora vincolato allo psicologismo . In seguito ad una recensione
critica di Frege, apparsa nel 1894, che Husserl rimprovera di confondere ancora il piano logico con quello
psicologico, e alla lettura di Bolzano, Husserl si
allontano a poco a poco dallo psicologismo.
Riconosce che la logica per compiere ragionamenti
o deduzioni corrette, ma ha a che fare anche con il
significato dei concetti e, quindi, con il loro contenuto
oggettivo. Si pone dunque la necessità di affrontare il
problema delle relazioni tra logica e psicologia e
Husserl lo fa con lo scritto Ricerche logiche . Le leggi
che descrivono i processi psicologici sono generalizzazioni che partono dall'esperienza e pertanto non
hanno validità necessaria, ma sono modificabili o correggibili in base all'accertamento di fatti empirici. I
princìpi logici e matematici, invece, sono necessariamente veri e la verità stessa é atemporale, cosicchè
il rapporto fra premesse e conclusione nei ragionamenti non é riducibile all'accertamento empirico di
relazioni di coesistenza o di successione di atti psichici. Una logica pura non é quindi fondabile su basi
empirico-psicologiche, ma non può nemmeno avere
un carattere meramente formale; essa invece deve
essere la teoria di ogni possibile tipo di ragionamento,
in grado di determinare le condizioni ideali di
possibilità della scienza in generale. Su questa base,
Husserl analizza il concetto di significato; egli ritiene
che l'unità minima di significato sia non il termine
Linguistico singolarmente preso, ma la
proposizione, la quale in generale
enuncia che qualcosa o é o non é.
La logica studia la proposizione
a prescindere dal fatto che essa
sia vera o falsa oppure che sia formulata verbalmente o pensata da
qualcuno; sotto questo profilo, dunque, essa é pienamente indipendente
dalla psicologia e non si configura come scienza
del pensiero. Per proposizione però Husserl intende non i singoli enunciati, ma l'unità o l' essenza di
tutti gli enunciati con lo stesso significato. Questa
essenza ha esistenza autonoma rispetto ai singoli
enunciati, allo stesso modo degli universali (ad
esempio la bianchezza), i quali non sono entità
singole, ma l'insieme o l'essenza di una molteplicità di cose singole (in questo caso le singole cose
bianche). Di queste essenze, secondo Husserl,
abbiamo un'esperienza autoevidente, caratterizzata
da una certezza superiore a ogni certezza data dalle scienze empiriche: egli chiama questa esperienza intuizione categoriale, per distinguerla dalla
semplice intuizione empirica, che carpisce solamente oggetti individuali. La logica pura consiste
nella descrizione di queste essenze, che sono alla
base di ogni tipo di indagine e scienza: si tratta di
un'analisi fenomenologica, che mostra come le
leggi logiche appaiono ed operano nel vissuto (in
tedesco Erlebnis ) concreto della conoscenza.
Partendo dalla considerazione dell'oggetto intenzionale dei vari atti psichici, essa descrive come tali leggi, indipendenti dall'esperienza, si realizzano soggettivamente in riferimento agli oggetti, che sono intenzionali negli atti conoscitivi.
Per Husserl l'ideale della vera filosofia consiste
nel realizzare l'idea della conoscenza assoluta, basandosi su un fondamento certo, e la fenomenologia é il metodo che permette di raggiungere
questo obiettivo.
Questo programma Husserl lo delinea e lo svolge negli scritti successivi alle Ricerche logiche ,
nella Filosofia come scienza rigorosa e, specialmente, nelle Idee per una fenomenologia pura e
una filosofia fenomenologica . Per costituirsi come
scienza rigorosa, la filosofia non deve assumere
nulla come ovvio e indiscutibile, ma deve raggiungere criticamente un fondamento dotato di
evidenza assoluta. (Continua)
- 23 -
Antropos in the world
POLITICA E NAZIONE
TEATRO, TEATRINO E MARIONETTE
ovvero, il pensiero spicciolo del cittadino comune
Questo teatrino elettorale, è utile ricordarlo, è
dovuto alla faccenda dello spread, che in passato era abbastanza stabile e si aggirava intorno
a 150.
Comunque, è bene ricordare che il duo
Merkel-Sarkozy, con mosse sbagliate, ha messo in dubbio la propria capacità di gestire il governo d‟Europa e la crisi da loro provocata.
Infatti, i due “grandi” strateghi franco-teutonici hanno acuito la crisi, dal momento in cui
decisero di bloccare gli aiuti alla Grecia pretendendo la partecipazione delle banche coinvolte che erano essenzialmente francesi, tedesche e inglesi.
Così gli investitori internazionali si sono spaventati perché hanno avuto paura della caduta
dell‟euro.
In questo panorama si è avuta la fuga dai
titoli di debito europei, la crisi ha assunto
contorni gravissimi ed in Italia i lavoratori ed i
pensionati hanno dovuto pagare, con il proprio
sangue, tasse e imposte ingiuste, inventate per
salvare le banche esposte al debito.
Tutto ciò grazie ad uno scellerato governo
“speciale” voluto dal capo dello Stato che, invece di pensare al bene del popolo, ha pensato al
bene delle banche con l‟invenzione e la famige-
Tu che ne pensi
della situazione?
Pare di essere in una
notte buia,in cui tutte
le vacche sono nere!
rata imposizione di tasse e balzelli, che hanno
fatto crollare tutti i valori della crescita dell‟Italia. Ciò ha portato alla recessione, con la conseguenza che la disoccupazione ha raggiunto i
massimi storici.
In questo contesto, gli Italiani sono stati
chiamati ad eleggere un nuovo governo con la
responsabilità di dover scegliere per “il meno
peggio”, ma come identificarlo, in questo squallore politico ?
L‟impresa è stata difficile, perché i candidati
alla guida del paese non hanno voluto assumere
impegni precisi ed hanno rimandato, a dopo le
elezioni, le questioni fondamentali.
Gli italiani hanno fatto fatica a capire dove
stava la bufala e dove iniziava la realtà, perché
tutti erano contro tutti, con il diabolico meccanismo della macchina del fango e la pioggia
delle meschinità, indegne di un politico che si
rispetti. Intanto, ciò ha costretto gli elettori a fare
una rapida classifica, al fine di individuare chi
potesse costituire il male minore.
Ovviamente, gli autori della sarabanda si sono
presentati tutti come “Cristi” immacolati e
propositivi, con programmi che eccedendo in
demagogia, mancano di proposte concrete per il
rilancio dell‟economia e la crescita del paese.
Oggi, purtroppo, al di là delle chiacchiere,
nessuno è in grado di capire come sarà possibile
concretizzare un governo a guida stabile e duratura, che possa affrontare, con capacità e
serietà, le questioni fondamentali dell‟economia,
per un domani migliore dell‟Italia e dei giovani.
Se fosse vissuto oggi, Diogene, per andare
alla ricerca dell‟uomo, più che di una lanterna,
avrebbe avuto bisogno di una gigantesca fotoelettrica …. comunque, ne vedremo delle belle!
Mario Bottiglieri
_______
Mario Bottiglieri, ex impiegato dell’Ufficio tecnico del
Comune di Salerno.
- 24 -
Antropos in the world
PIATTI TIPICI DEL MEDITERRANEO - A cura di Rosa Maria Pastore
(seconda parte)
RICETTE
- 2 spicchi di aglio
GENOVESE
Ingredienti (per 4 persone)
- 1 dl di olio
- ½ kg di carne (lacerto)
- una manciata di prezzemolo
- ½ kg di cipolle
- poco latte, sale, pepe
- 1 cucchiaio di passata di pomodoro
Preparazione
- Olio extra vergine d‟oliva
Pulire le cipolle togliendo le foglie esterne e farle
- Prezzemolo, sale , pepe
scottare per circa 10 minuti in acqua salata in quantità sufficiente a ricoprirle; . sgocciolarle, tagliare via
Preparazione:
Far rosolare nell‟olio il pezzo di carne, aggiungere la parte superiore e tenerla a parte (servirà come
le cipolle affettate, il cucchiaio di passata, il prezzemolo coperchio), con un coltellino sottile e affilatissimo
tritato, il pepe e aggiustare di sale. Lasciar cuocere svuotare le cipolle eliminando le foglioline interne in
lentamente (a calore moderatissimo) fino a che la carne modo da ottenere dei cestini.
Pulire bene i funghi,tritarli e farli cuocere in una
prende un bel colore dorato (attenzione a non bruciate
cucchiaiata
di aglio, versarli poi in una terrina,
carne e cipolla). Aggiungere un mezzo bicchiere di
vino bianco secco, lasciare asciugare e continuare la aggiungervi il trito di carne, la mollica di pane
cottura. Quando la carne è tenera e cotta, toglierla dalla precedentemente bagnata nel latte e ben strizzata,
casseruola e si continua la cottura fino a quando la l‟aglio schiacciato, il prezzemolo tritato, il sale, il
cipolla risulta completamente “consumata”. Affettare la pepe ed eventualmente un cucchiaio di olio.
carne e servirla calda con un po‟ di sugo. Con il resto Mescolare poi in modo da ottenere un composto
del sugo e parmigiano grattugiato condire 400 gr di omogeneo e riempire con questo le cipolle, quindi
chiuderle con il coperchietto. Versare il rimanente
pasta ( ziti o penne a candela o altra pasta preferita).
olio in una pirofila, aggiungervi una noce di burro e
CIPOLLE COTTE IN CROSTA DI PANE
- 500 gr di pasta di pane lievitata (si può acquistare adagiarvi le cipolle; farle prima rosolare molto bene
sul fuoco, quindi coprire il recipiente e terminare la
già pronta)
cottura in forno alla temperatura di 180° .
- 500 gr di cipolle
Sgocciolare le cipolle dalla pirofila, aggiungere al
- 70 gr di pancetta affumicata affettata
fondo di cottura il rimanente burro, dare qualche
- 1 dl di olio - Sale, pepe
minuto di cottura, versare la salsetta sulle cipolle,
Preparazione:
quindi servire come contorno o piatto di mezzo.
Affettare le cipolle sottilissime e metterle ad ap- FRITTATA DI CIPOLLE
passire in mezzo dl di olio, salare, pepare e farle Ingredienti (per 4 persone)
stufare aggiungendo un po‟ di acqua o meglio brodo.
- 8 uova
Dividere la pasta in due parti, tirarne una dello - 400 gr di cipolle
spessore di circa ½ cm e con essa foderare una teglia
- 50 gr di burro
ben unta di olio; distribuirvi sopra le cipolle cotte,
coprire queste ultime con la pancetta affettata e - olio, sale
ricoprire il tutto con la seconda parte di pasta di pane, Preparazione:
tirata con il matterello. Saldare bene i bordi delle due Tagliare le cipolle a fettine sottili e metterle in acqua
paste e ungere la superficie con olio. Mettere la teglia per qualche ora. Versare nella padella un po‟ d‟olio,
in forno alla temperatura di 200-220° e lasciarvela farlo scaldare, aggiungere le cipolle, tenere il fuoco
fino a quando la pasta si presenterà ben dorata. Si può bassissimo, coprire e fare macerare lentamente.
Quando le cipolle sono quasi disfatte, aggiungere 25
servire la focaccia appena sfornata, oppure tiepida.
grammi di burro, fare fondere, unire le uova, battute
CIPOLLE RIPIENE
e salate, mescolare bene e lasciare rapprendere.
Ingredienti (per 4 persone)
Capovolgere la frittata ( io faccio rapprendere la
- 8 cipolle di media misura
parte superiore sotto il grill del forno). Servirla
- 300 gr di carne di vitello tritata
tenerissima, appena rappresa e molto calda. Con
- 200 gr di funghi porcini
queste dosi si possono fare due frittate.
- 20 gr di burro - 30 gr di mollica di pane
- 25 -
Antropos in the world
DALLA REDAZIONE DI BERGAMO
IRENA SENDLER
UN CORAGGIOSO CUORE POLACCO NEL GHETTO DI VARSAVIA:
“Le persone che / andavo a trovare nel / ghetto le ricordo
con / rispetto, ammirazione /e commozione. / Ricordo il
loro /
Quella che vi raccontiamo è una storia di straordinario eroismo, di una non comune sensibilità per il
prossimo, la storia tutta al femminile di una grande
attivista sociale, proclamata “Giusta tra le Nazioni”
dall‟istituto di Yad Vashem nel 1965, proposta per il
Premio Nobel per la Pace nel 2007. Nel 1991 ha
ricevuto la cittadinanza onoraria di Israele per aver
salvato dalla morte 2500 bambini ebrei, facendoli
uscire segretamente dal ghetto di Varsavia (inverno
1940-16 maggio 1943), a rischio della vita, fornendo
loro falsi documenti e ricoverandoli in case private
fuori dal ghetto o in istituti religiosi cattolici. È stata
poi dimenticata per oltre mezzo secolo, soffocata
dalla cappa grigia del comunismo sovietico in Polonia.
Stiamo parlando di Irena Sendler (da nubile Irena
Krzyzanowska), polacca di origine, nata nel 1910,
vissuta a Varsavia e recentemente scomparsa (2008),
della cui incredibile biografia poco o nulla si conosce.
Ad onorare la memoria di questa eroina del „900
è stata la conferenza della dott.ssa Domenica Pittarelli, specialista in Relazioni Internazionali, membro
della Comunità Polacca di Torino, relatrice all‟incontro intitolato “Un coraggioso cuore polacco nel
ghetto: Irena Sendler”, nella Giornata della Memoria
2013. Un evento importante, che si è svolto lo scorso
26 gennaio nella splendida cornice della Sala
Consiliare di Palazzo Frizzoni, alla presenza di una
numerosa scolaresca dell‟Istituto “Secco Suardo” di
Bergamo, organizzato dal Consiglio delle Donne presieduto dalla dott.ssa Luisa Pecce - e dall'Assessorato alle Politiche Sociali e Pari Opportunità del
Comune di Bergamo, con la collaborazione dell'Associazione Infanzia&Città.
La storia della Sendler è decisamente fuori dal
comune. Quando scoppia la Seconda Guerra
Mondiale, Irena Sendler ha 29 anni e lavora come
assistente sociale per l‟amministrazione comunale di
Varsavia, dove, con il supporto del direttore del
dipartimento - che per questo verrà deportato ad
Auschwitz -, soccorre gli ebrei, chiusi nel ghetto.
Nell‟autunno del 1940, infatti, viene recintato il
- 26 -
impegno a favore / degli altri. / Li ricordo tutti, / giovani e
meno giovani.” (Irena Sendler)
ghetto di Varsavia e quasi 400.000 ebrei sono
trasferiti al suo interno, in condizioni igieniche
precarie, aggravate dalla mancanza
di cibo e medicine: si moltiplicano
le epidemie, il tifo in particolare, e
il tasso di mortalità risulta elevatissimo. In veste di infermiera, Irena
riesce ad ottenere un lasciapassare;
ufficialmente entra nel ghetto per la
disinfestazione, in realtà organizza una capillare rete
di soccorso procurando cibo, generi di conforto,
vestiti. Nel ghetto porta la stella di David, non solo
per confondersi fra la folla, ma anche in segno di
solidarietà.
Nel 1942 nasce l‟organizzazione segreta
“Consiglio per l‟aiuto agli ebrei” ( “Konrad Zegota”) e Irena ne diventa attivista, come responsabile
del dipartimento infantile, con il nome in codice di
“Jolanta”. Venuta a conoscenza della decisione dei
nazisti di distruggere il ghetto, Irena inizia a trasferire i bambini, in veste di infermiera, utilizzando
strategie accuratissime, diverse da caso a caso:
nascondendoli nelle ambulanze, o nel tramvai che
attraversava il ghetto o nelle cassette da lavoro dei
suoi fedelissimo collaboratori, piuttosto che servendosi personalmente dell‟uscita dal ghetto attraverso
l‟istituto del Tribunale, presieduto dai nazisti.
Spesso i piccoli venivano addormentati con i
sonniferi e rinchiusi in un sacco o in una cassa per
passare nella parte ariana, facendo credere agli
uomini della Gestapo che si trattava di morti per
tifo. Dopo la fuga, i bambini venivano raccolti in
centri di assistenza, dove imparavano ad adattarsi al
nuovo ambiente, per poi essere assegnati a famiglie,
orfanotrofi o conventi cattolici.
Nel dicembre del 1942 Irena viene scoperta dai
nazisti: arrestata e torturata brutalmente per tre
mesi, senza riuscire a farla parlare, è condannata a
morte e portata nel carcere di Pawiak.
L‟organizzazione “Zegota” riesce, all‟ultimo
momento, a corrompere un generale nazista con una
grossa somma di denaro, salvando Irena, già condannata alla fucilazione.
Antropos in the world
Da quel momento la sua vita cambia: non può più
entrare nel ghetto, deve vivere in clandestinità, con il
nome di Klara Dabrowska. Questo non le impedisce di
continuare a collaborare con “Zegota” e aiutare gli
ebrei, coordinando il salvataggio di molti bambini (
2.500 i bambini salvati da Irena Sendler, pari al
doppio degli ebrei della famosa Schindler's List).
Durante l‟Insurrezione di Varsavia, Irena lavora come
infermiera nel Punto Sanitario e, dopo la guerra, entra
nel Centro di Aiuto Sociale della capitale.
Contribuisce a creare orfanotrofi, un Centro di
Assistenza per le madri e i bambini in difficoltà,
alcune istituzioni a sostegno delle famiglie
disoccupate.
Viene perseguitata anche dai Servizi di Sicurezza
comunisti: nel 1949, è arrestata e brutalmente
interrogata, perché sospettata di nascondere membri
dell‟Esercito Partigiano (AK); in carcere perde un
bambino, nato prematuramente. Dal 1948 al 1968 è
iscritta al Partito Operaio Unificato Polacco, da cui
esce, dopo il 1968, in segno di protesta per le
repressioni contro studenti ed intellettuali, e per la
campagna antisemita lanciata dal governo. Nel 1980
aderisce a “Solidarnosc”.
Nel 1999, un insegnante americano, Norman Conard,
colpito dalla sua storia, fa mettere in scena dalle sue
giovani allieve del Kansas un‟opera teatrale,
intitolata “Life in a Jar” (“La vita in un barattolo”). Il
titolo si riferisce al modo con cui Irena Sendler
aveva conservato i nomi dei bambini ebrei salvati,
scritti su un rotolo di carta velina con linguaggio
cifrato, interrato sotto un melo del giardino di casa,
in un barattolo di vetro, appunto, con i dati dei veri
genitori e di quelli adottivi, insieme ad alcuni effetti
personali.
Al termine del conflitto, la sua lista, consegnata ai
leader della comunità ebraica, permise ai sopravvissuti di scoprire le proprie origini e di ritrovare, in
alcuni casi, le famiglie d‟origine, in gran parte assassinate nei campi di sterminio nazisti.
Maria Imparato
Fiera del crocifisso ritrovato 2013, il programma
il progetto "Nel diverticolo del tempo" è il primo
evento previsto per l'edizione 2013 della fiera del Crocifisso ritrovato ed è basato sul connubio tra momenti e
monumenti storici.
Esso consiste in tre rappresentazioni teatrali: L'arechi
II, Sighelgaita e la Scuola Medica Salernitana, La moglie dell'oste, quest'ultima già rappresentata al teatro dei
Barbuti nel 2006.
Le tre rappresentazioni sono tratte dall'opera del noto
commediografo Franco Pastore, sono dirette dall'attore
salernitano Matteo Salsano e messe in scena dalla
compagnia "La bottega di San Lazzaro" .
Particolarmente suggestive saranno le location in cui
le opere saranno rappresentate: Chiesa di San Pietro a
Corte, Tempio di Pomona e Duomo di San Matteo.
- 27 -
Antropos in the world
DENTRO LA STORIA – A cura di Andropos
LO SBARCO IN SICILIA (seconda parte)
Dopo qualche scaramuccia e varie manovre diversive verso l'interno, i garibaldini, il 27, giunsero a
Palermo e si apprestarono ad entrare in città, ma prima
dovettero attraversare il Ponte dell'Ammiraglio, presidiato dai militari borbonici. Dopo un duro scontro, le
truppe reali abbandonarono il campo e rientrarono a
Palermo, una colonna attraverso la Porta Termini,
l'altra attraverso la Porta Sant'Antonino. Nei successivi
scontri tra Porta Sant'Antonino e Porta Termini cadeva
l'ungherese Luigi Tüköry, mentre furono feriti, fra gli
altri, Benedetto Cairoli, Stefano Canzio e Nino Bixio.
Aiutati dall'insurrezione di Palermo, tra il 28 maggio ed il 30 maggio i garibaldini e gli insorti, combattendo spesso strada per strada, conquistano tutta la
città, nonostante il bombardamento indiscriminato
condotto dalle navi borboniche e dalle postazioni
presenti presso il piano antistante Palazzo dei Normanni e il Castello a Mare. Il 29 maggio si aveva un
deciso contrattacco delle truppe regie che, però,
veniva arginato. Il giorno 30 maggio i borbonici,
asserragliati nelle fortezze lungo le mura, chiesero un
armistizio. Garibaldi, ormai padrone della città, si
proclamò "dittatore" nominando un governo provvisorio in cui risaltava il ruolo di Francesco Crispi.
Dopo un armistizio dal 30 maggio al 3 giugno, il
giorno 6 giugno le truppe che difendevano il capoluogo siciliano capitolavano in cambio del permesso
di lasciare la città e ottenendo l'onore delle armi.
In quei giorni il porto di Palermo divenne un
affollato crocevia dei più disparati personaggi, compresi molti cronisti di giornali inglesi ed americani, tra
cui Ferdinand Eber, corrispondente del Times che
entrò a far parte dei Mille con il grado di colonnello. Il
30 maggio sbarcò dal suo panfilo personale Alexandre
Dumas con armi e champagne.
Il 6 giugno arrivò Giuseppe La Farina, inviato da
Cavour, che temeva i mazziniani, per prendere il controllo della situazione a favore del Regno di Sardegna,
senza, però, trovare al momento un'accoglienza favorevole. Lascerà nelle lettere di quei giorni severi giudizi sui garibaldini ed il governo dittatoriale e continuerà a complottare per l'immediata annessione, fino
alla sua espulsione. In giugno ai garibaldini si aggregarono altri volontari siciliani e quelli provenienti da
altre parti d'Italia, i cui arrivi si succedevano quasi
quotidianamente, inquadrandosi in quello che poi fu
chiamato esercito meridionale. Il 2 ed il 3 giugno,
- 28 -
arrivarono a Catania, che intanto era insorta, due
imbarcazioni con diversi volontari e rifornimenti
provenienti da Genova, dopo un lungo viaggio che
aveva toccato Malta. Il 7 giugno arrivarono 1500
fucili da Malta (forniti dagli inglesi). L'11 giugno
sbarcò a Marsala una nave di rifornimenti (l'Utile)
con 69 uomini al comando di Carmelo Aglietta,
1000 fucili e molte munizioni. Il 18 giugno sbarcò
a Castellammare del Golfo la seconda vera e
propria spedizione, proveniente da Genova e
comandata dal generale Giacomo Medici, con tre
navi, circa 3500 volontari, 8000 fucili moderni e
munizioni Il 5 ed il 7 luglio sbarcarono a Palermo
1800 volontari comandati da Enrico Cosenz. Il 9
luglio su una vecchia carboniera arrivarono diverse
centinaia di volontari. Il 22 luglio su due navi
arrivarono a Palermo circa 2000 volontari, quasi
tutti lombardi, al comando di Gaetano Sacchi.
I garibaldini furono riorganizzati e verso la fine
del mese di giugno mossero da Palermo, divisi in
tre colonne, verso la conquista dell'isola. La brigata
di Stefano Türr (poi comandata da Eber), con circa
cinquecento uomini, s'incamminò per l'interno,
Bixio con circa 1700 uomini verso Catania, passando da Agrigento, e Medici con Cosenz, al comando
della colonna più importante, avanzarono lungo la
costa settentrionale. Qui il 20 luglio le truppe
borboniche vennero sconfitte nella battaglia di Milazzo, a cui partecipò lo stesso Garibaldi, giunto da
Palermo. I garibaldini guidati da Medici giunsero a
Messina il 27 luglio, quando già una parte delle
truppe borboniche aveva lasciato la città Il giorno
seguente, giunse Garibaldi. Con la città in mano ai
Mille, il generale Tommaso Clary, comandante dei
borbonici, e Medici sottoscrissero una convenzione,
che prevedeva l'abbandono di Messina da parte
delle milizie borboniche, a patto che non venisse
arrecato alcun danno alla città e che il loro imbarco
verso Napoli non fosse molestato.
Garibaldi aveva ottenuto così campo libero, e i
soldati borbonici si reimbarcarono verso il continente. A presidiare la Real Cittadella, affacciata sul
porto, rimase solo una piccola guarnigione che non
tenterà alcuna azione bellica, ma che si arrenderà
solo mesi più tardi. Il 28 luglio capitolarono anche
le fortezze di Siracusa e Augusta. Così veniva
completata la conquista dell'isola. (continua)
Antropos in the world
IO LA PENSO COSI’
RELATIVISMO CATTOLICO-SESSUALE
IL MATRIMONIO NON CONSUMATO
Il “sacramento deduttivo” ovvero il sacramento
dell‟atto sessuale, di fatto sancisce il reale matrimonio; non si censuri e non si ritenga biasimevole
questa mia considerazione, perché negare la sostanza concreta , effettiva , di un apparentemente ipotetico ottavo sacramento? Un inno al sesso col proprio
partner, il quale dovrebbe esser esente da qualunque
altra differente licenziosità o “degradante appetito”.
Purtroppo la realtà sostiene che restare fedeli e,
soprattutto, leali per l‟intero arco della esistenza, è
innaturale, si scontra con la natura umana: chi dice
di attuare o di aver realizzato una tale condizione
anomala, è un volgare simulatore, insincero, menzognero, con le maiuscole.
E‟ impossibile sollevare un palazzo con le sole
proprie forze; lo sforzo del “costantemente attaccati” equivale alla fatica immane, sisifesca, che occorrerebbe per un‟azione del genere, disumana,
irrealizzabile. Smettiamola di ingannarci a vicenda:
Esistono sfide contro se stessi che vanno assai al di
là delle possibilità della specie umana, il tentativo
di fedeltà per una vita intera rientra in una di
queste sfide impossibili. Ma se la nostra natura è
fatta in un certo modo, perché cercare di
modificarla? E poi, perché nascondere una realtà
tanto semplice ed evidente? L‟uomo e la donna, a
causa delle proprie imperfezioni, sono sottoposti a
vincoli ben precisi, sono costretti ad affrontare limiti
che non possono e non potranno mai varcare;
almeno vi sia un minimo di onestà e di sensibilità
nel riconoscerlo: è impossibile andare “più in là di
tali limiti”, è sciocco/a e presuntuoso/a chi afferma di concretizzare o di aver concretizzato una
convivenza nella quale il risultato sia (sia stato)
l‟autentica, spontanea dedizione.
L‟infedeltà messa in pratica (UN “PECCATO” CHE
PRIMA O POI LO SI FARA‟ SCONTARE, CON UNA
RIVALSA O RITORSIONE PIU‟ O MENO AMPIA, TALUNE VOLTE MAGARI ATROCE) od anche lo spingersi
con pensieri fantasie erotiche verso uno differente
dal consueto noioso “inamovibile”, insomma il
tradimento “materiale o spirituale” - ci intendiamo, vero? - sono le uniche tangibili effettive realtà;
la (finta) fedeltà resterà sempre
forzata oppure non si sono presentate opportunità
concrete di verificare questo “sublime attaccamento”; la (innaturale) fedeltà di chi mentendo dice
di applicarla, sarà soltanto totale simulazione, assurdamente artificiosa: togliamoci questo scudo di falsità, scagliamolo via lontano!
NON SI DOVREBBE ESSER MENZOGNERI SULLE
QUESTIONI IMPORTANTI, EPPURE E‟ IMPOSSIBILE NON
INGANNARE LA PERSONA CHE SI DICE DI AMARLA PER
DAVVERO, E‟ IMPOSSIBILE SEPPURE ORRIBILE NON
GIOCARE TANTISSIME VOLTE CON I SENTIMENTI,
SIAMO TUTTI CARICHI DI IPOCRISIA SULLE QUESTIONI
IMPORTANTI… DOVREMMO CONTINUAMENTE CONFESSARE LE NOSTRE PULSIONI, DESIDERI, TANTE IMMAGINI EROTICHE CON ALTRI PARTNERS … “amare per
davvero” .. ”assiduo attaccamento” … Sono concetti
inesistenti … irreali ipocrite balordaggini … Non sarà
mai autentico, mai potrà esistere il vero legame e se
fossimo dominati da bagliori di spontaneità, tutti
confesseremmo di continuo le nostre “fughe spirituali”: una delle condizioni, questa, se la si attuasse,
dell’essere in minima parte per davvero se stessi .
Giuffrida Farina
eventi
FONDATORE – DIR. EDITORIALE
Livio Pastore
DIRETTORE RESPONSABILE
Sergio Sbarra
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Ass. Culturale Eventi
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Antropos in the world
DE COGNOMINE DISPUTĀMUS a cura di Gaetano Rispoli
“ Il soprannome è l’orma di una identità forte, che si è
imposta per una consuetudine emersa d’improvviso, il riconoscimento di una nobiltà popolare, conquistata in virtù di un
ruolo circoscritto alla persona, quasi una spinta naturale a
proseguire nella ricerca travagliata di un altro sé. Il sistema
antroponimico era dunque binominale, formato da un nome
seguito o da un’indicazione di luogo (per es.: Jacopone da
Todi), o da un patronimico (Jacopo di Ugolino) o da un
matronimico (Domenico di Benedetta) o da un attributo
relativo al mestiere (Andrea Pastore), et cetera. Il patrimonio
dei cognomi era pertanto così scarso, che diventava necessario ricorrere ai soprannomi, la cui origine non ha tempi e
leggi tali, da permettere la conoscenza di come si siano formati, e la maggior parte di essi resta inspiegabile a studiosi e
ricercatori.
Spesso, la nascita di un soprannome rimanda ad accostamenti di immagini paradossali ed arbitrari. Inutilmente ci
si sforzerebbe di capire il significato e l’origine di soprannomi come "centrellaro" o come "strifizzo" o "trusiano", lavorando solo a livello di ricerca storica e filologica. E così,
moltissimi soprannomi restano inspiegabili, incomprensibili,
perché si è perso ormai il contesto storico, sociale e culturale
o, addirittura, il ricordo dell’occasione in cui il soprannome è
nato. Verso il XVIII° secolo, il bisogno di far un po’ d'ordine e
la necessità di identificare popolazioni diventate ormai troppo
popolose porta all'imposizione per legge dell'obbligo del cognome.
Questo mese, ci occuperemo del cognome: ESPOSITO
L'origine etimologica del cognome Esposito è ben
nota, e proviene dalla parola esposto, cioè messo nella
ruota degli esposti. Quest'ultima, tuttora visibile
presso la parete esterna dell'Ospedale dell'Annunziata
di Napoli, era destinata ad accogliere tutti i bambini
abbandonati dalle madri ed affidati alla misericordia
della Madonna dell'Annunziata.
Il meccanismo della ruota era tale da consentire
alla madre di mantenere ignota la propria identità, in
quanto dall'interno non era possibile visualizzare chi
lasciasse il bambino.
- 30 -
Nella sala interna, il bambino veniva accolto e
dotato di un segno di riconoscimento, di cui una
parte veniva data alla madre (una mezza medaglietta, un lembo di lenzuolo, o altro oggetto).Questo accorgimento consentiva, in caso di pentimento,
che madre e figlio potessero essere ricongiunti.
Il primo Esposito della storia, come accennato, fu
registrato presso l'Ospedale dell'Annunziata, il 1
gennaio 1623. Si trattava di Fabritio, di anni due.
La ruota funzionò fino al 22 giugno 1875,
allorché fu chiusa, ma i bambini continuarono ad
essere accolti nel brefotrofio fino al 1980. L'attività
della ruota conobbe una sola interruzione, in corrispondenza del decennio francese. Fu allora, infatti,
che Gioacchino Murat, considerando quel cognome
come un marchio infamante, diede disposizione che i
bambini abbandonati non fossero più chiamati
Esposito, ma che tutti quelli lasciati nella ruota in un
certo giorno ricevessero un nome di fantasia.
Da questa consuetudine derivarono numerosi
cognomi, e tra i tanti casi se ne ricorda uno
particolare del 1862. La parola scelta per quella
giornata era Genito, e tale cognome fu attribuito ad
uno dei bambini abbandonati. Per un errore di
trascrizione, il cognome divenne Gemito, ed il
bambino in questione fu chiamato Vincenzo Gemito. In età adulta, sarebbe diventato uno dei grandi
pittori della Scuola napoletana.
In Italia, 38.397 persone hanno il cognome
Esposito e, tra i cognomi più diffusi, sta al quarto posto. A Napoli, 13.068 persone si chiamano Esposito.
L'archivio cartaceo tra registri, fasci e fascicoli,
comprende circa 7.500 unità archivistiche che si
riferiscono alle diverse attività della Casa Santa, dalla
gestione del suo patrimonio, all'attività del Banco e
vanno dal XV secolo al 1950. Si distinguono tra
questi le serie Deliberazioni e Filze dei Projetti, che
riguardano i bambini anonimamente abbandonati
attraverso la Ruota degli Esposti.
Ma chi, tra il 700 e l‟800, rinunciava in tal modo
alle sue creature? Erano, sicuramente, madri disperate, appartenenti a ceti poveri della popolazione,
spesso vedove, o comunque sole e prive di risorse
economiche ed emotive per allevare un altro figlio.
Non mancavano però gravidanze illegittime e
quindi scomode da sostenere; il merco, una medaglietta di piombo, legata al collo del bambino, ne
suggellava inequivocabilmente il destino.
Antropos in the world
IMMAGINI D’UN ALTRO TEMPO
NON VIVEVA IN UN GHETTO LA COMUNITA’ EBRAICA DI ERICE
Fondamentale per lo studio degli ebrei ericini è il
Registro del notaio della Regia Curia Giovanni
Maiorana composto da 150 documenti e che ha
inizio proprio con un atto relativo alla Giudecca.
Padre Giuseppe Castronovo indica il quartiere da
loro preferito, chiamato Rabato, tra la chiesa di di
Sant‟Antonio e il Balio. Di questo quartiere oggi
non resta che la via Giudaica e il vicolo Giudaico.
Un altro storico ericino, Antonio Cordici, vissuto
fra il XVI e XVII secolo, descrive le case degli
ebrei ricoperte di lastre di pietra piuttosto che di
tegole e ciò per difendersi dai giovani che lanciavano sassi sulle loro case soprattutto durante la
Settimana Santa.
Gli ebrei non avevano un ghetto ma una sinagoga e
vivevano in comune con i cristiani. Non mancarono, tuttavia, duri e sanguinosi scontri come
quando, nel 1392, i cristiani obbligarono gli ebrei
alla conversione cattolica ed uccisero coloro che si
erano rifiutati o quando furono commesse stragi e
rapine a loro danno tanto che fu necessario
l‟intervento del Re Martino che ordinò che non si
ripetessero più simili atti. La Giudecca era amministrata da uno o più prothi e dagli anziani; per gli
affari più importanti si riuniva una specie di
Consiglio Generale della Sinagoga, spesso la riunione avveniva in una Chiesa cristiana che, secondo
quanto riportato nel documento XLIII del Registro
Maiorana, pare si tratti della chiesa di San Giuliano.
I Prothi riscuotevano dai correligionari la gezia,
l‟imposta sugli ebrei creata dagli Arabi e mantenuta
anche dai Normanni. Ai prothi spettava mandare a
Palermo il denaro dovuto dalla Giudecca.
Oltre ai prothi vi erano anche i judices in lege
mosaica cioè coloro che giudicavano secondo la
legge di Mosè. Spesso gli ebrei non si fidavano dei
loro stessi ufficiali, in tal caso si recavano dinanzi ad
un notaio per pubblicare la protestacionem alla
quale poteva seguire una denunzia. Oltre ai propri
ufficiali gli ebrei erano sottoposti anche
al
Tribunale del Vicesecreto,composto da magistrati
cristiani, talvolta le controversie fra cristiani ed ebrei
erano sottoposte all‟arbitrato dei Probi Viri. Vi era
anche un ufficiale cristiano che aveva una speciale
giurisdizione sugli ebrei: il Gubernator Judeor che
si faceva assistere da un Assessor Giusperito.
Come per l‟amministrazione delle loro Università gli
ebrei erano sottoposti ai propri ufficiali che si
regolavano secondo la legge mosaica e ai magistrati
cristiani che applicavano le leggi del Regno, così
anche nell‟interno della famiglia e nell‟eredità è
probabile che la legge mosaica e la legge del Regno
avessero vigore insieme. Gli ebrei esercitavano in Erice
vari mestieri e professioni: molti erano ciabattini, altri
fabbri; non mancarono i medici la cui opera si limitava
forse ai correligionari e agli schiavi. Naturalmente gli
ebrei erano più abili nell‟esercizio del commercio,
primo fra tutti il commercio di pelli e cuoiame perché
molti ebrei erano calzolai e conciapelli.
A testimonianza della presenza ebraica, oltre ai molti
cognomi rimasti in uso, nomi di strade esistono le
testimonianze archeologiche: una lapide in pietra
incassata in una parete dell‟atrio del Museo Civico
proveniente dal cimitero ebraico di Fontanella; una
lucerna di impasto beige con menorah ( candelabro a
sette bracci) tipico delle comunità ebraiche; una
iscrizione ibrida proveniente dalla chiesa di Santo
Ippolito di dubbio significato.
Il 18 giugno 1492 Ferdinando il Cattolico, con un
editto, ordinò che, entro tre mesi, gli ebrei dovevano
abbandonare per sempre la Sicilia dopo aver venduto i
beni mobili e immobili o chiedere il battesimo e
convertirsi al Cristianesimo. Molti preferirono la fuga
negli Stati musulmani dell‟Africa settentrionale altri
furono accolti nello Stato Pontificio dove si
convertirono ed entrarono in Ordini religiosi.
La cacciata degli ebrei che fino al XV secolo rappresentavano circa un terzo della popolazione della
Sicilia costituì comunque un fatto grave per l‟economia dell‟Isola ed anche per Erice.
Anna Burdua
______________
Anna Burdua, ericina, ha conseguito la laurea in materie letterarie presso l‟Università di Palermo. Dirigente del settore
cultura (Biblioteca, Museo e dell‟Archivio Storico) dal 1978 al
2010 ha orientato i suoi studi principalmente sulla storia di
Erice per la diffusione e la divulgazione del patrimonio storicoculturale.
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Antropos in the world
I paraleremi 1 di un greco a Casatori2, “sull’estruizione”3
(IV ed ultima parte)
Elio
Lico
Elio
Lico
Elio
Lico
Elio
Lico
Elio
Lico
Elio
Lico
Elio
Lico
: - Ma la scuola, l‟istruzione, la cultura…: - Quale? Quella priva di contenuti, dove l‟informatica la fa da padrona, annullando il pensiero
individuale, in un globalismo culturale senza forza di discernimento? …: - Mio Dio, siamo dunque a questo punto?
: - Per Giuda! Non si leggono più libri, si parla una lingua
che è piena di barbarismi ed enormità linguistiche, si
scrive per acronimi e segni: t.v.b. per ti voglia bene,
per è divenuto una x, non con nn ed altro. Le automazioni hanno tolto posti di lavoro, parlano di sostituire l‟insegnante con il computer, non si salgono più
scale, non si cammina più a piedi ed anche l‟ amore è
divenuto un esercizio fisico, tra partner che si incontrano per caso, o che comunque si conoscono poco.
Devo continuare?: - Ma il valore della famiglia, dove lo mettiamo?: - La famiglia, quale famiglia? Forse le unioni di fatto? La promiscuità la fa da padrona e la
normalità è oggi considerata anormale. La semplice e giusta considerazione della diversità
si è evoluta in una contitio privilegis, che stravolge tradizioni ed istituzioni.
La donna, nel processo di rivendicazione dei propri diritti, ha macinato entrambi i ruoli di
madre e di moglie: non è cresciuta come donna, ma ha preso il posto dell‟uomo e, come
lui, aspira a carriere, guida il camion, va ad uomini, dando un calcio a tutti quei valori che,
per secoli, l‟hanno vista regina dell‟equilibrio familiare, madre ed educatrice dei propri figli.
: - E l‟uomo?: - L‟uomo ha quel che ha seminato!: - In che senso?: - Nel senso che è la giusta punizione per non aver mai apprezzato e riconosciuto i sacrifici
della donna, quando era regina del focolare; per non parlare della violenza maschile e della
presunzione tipica del maschilista. Ma c‟è ancora altro… : - Cosa!?: - L‟uomo, alla fine del secondo millennio, è divenuto molle, senza carattere; ha perso quella
autorevolezza che derivava dalla sua forza d‟ animo, dalla volontà di sacrificarsi per la crescita della famiglia. Tra l‟altro, è divenuto svogliato negli studi, incapace a perseguire un
qualunque obbiettivo, più incline ad appoggiarsi al lavoro della compagna, che conquistare
traguardi personali di prestigio. La sua incertezza lo ha perduto-.
: - Si ma quando avrà coscienza di quel che ha determinato la sua superficialità, può darsi che
avrà un impulso di recupero…: - Personalmente, non credo più nelle capacità dell‟ uomo e tanto meno nella sua coscienza;
troppe volte ha scritto miserevoli pagine di storia. Alla fine, penso che, in un atto estremo di
autocommiserazione, invece di adoperarsi per una sua rivalutazione, non farà altro che affidarsi alla misericordia di un Dio che tutto perdona -.
Andropos
____________
1) τα παραληρήματα, vaneggiamenti, deliri, follie.
2) Casatori, frazione di S.Valentino Torio, nell‟agro nocerino-sarnese.
3) Intuizione estrema.
- 32 Antropos in the world
DALLA REDAZIONE DI PAGANI
LA MENSA DI TOMMASO
Telegramma del Vescovo Giuseppe al Santo Padre Benedetto XVI
In data 04.01.2013, don Flaviano Calenda, parroco del SS. Corpo di Cristo di Pagani,
esplicitava al Commissario prefettizio di
Pagani la necessità di una “Mensa dei poveri”,
appunto “La mensa di Tommaso, (dal Beato
Tommaso Maria Fusco), e chiedeva, nel nome
del Signore e in aiuto dei poveri, un‟attrezzatura per la ristorazione, della quale il Comune era in possesso.
Per intervento del Santo Tommaso, tale
materiale è stato messo a disposizione e, dopo
un intenso e faticoso lavoro di smontaggio,
trasporto e di rimontaggio, a fine mese, tutti i
poveri di Pagani troveranno pane, in un momento così critico per il nostro paese.
L‟idea di realizzare una mensa a Pagani
è nata dal quotidiano contatto con persone che
vivono disagi economici e, circa un anno fa,
l‟idea ha assunto contorni sempre più concreti.
L‟occasione propizia è stata offerta dalla
Fondazione Carminello ad Arco, che ha messo
a disposizione della Parrocchia del SS. Corpo
di Cristo, ampi spazi per la Caritas: un ampio
salone, con servizi all‟interno del Cortile, e tre
ampi locali ad angolo, tra via Matteotti e via
Campitelli, al piano terra.
Questi ultimi, che si presentavano fatiscenti e degradati, come i signori Commissari
hanno potuto verificare personalmente, son
serviti allo scopo, grazie ad interventi di adattamento, riorganizzazione degli spazi e riadattamento dei servizi.
Sua Eccellenza, mons. Giuseppe Giudice, in occasione della benedizione dell‟organo
al Santuario della Madonna delle Galline, si è
detto impaziente di vedere la mensa in funzione. I beneficiari saranno tutti i poveri di Pagani, con il coinvolgimento di tutte le Parrocchie, in quanto ciascun parroco segnalerà i
propri poveri. L’inaugurazione della mensa
avverrà venerdì otto marzo, alle ore 20.
Nocera Inferiore. 12 febbraio 2013 -
Ecco il testo
del telegramma che stamattina il Vescovo, a nome
di tutta la Diocesi, ha inviato al Papa:
“ Beatissimo Padre, nello stupore ed incredulità, abbiamo accolto l’annuncio con il quale Ella modifica le modalità del suo servizio
petrino.
Questo gesto lo leggiamo nella fede, nell’amore alla Chiesa, segno di una grande libertà
interiore e gesto che educa, venendo da un Papa
teologo.
La Diocesi di Nocera Sarno, unita al suo
Pastore, le dice grazie per l’alto e luminoso
magistero di questi otto anni e prega per Lei in
questo momento significativo della sua vita e
della vita della Chiesa.
Santità, ci benedica.”
Giuseppe Giudice, vescovo
Ἰησοῦς Χριστὸς Θεοῦ Υἱὸς Σωτήρ
Iēsous Christos Theou Hyios Sōtēr
"Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore"
L‟acronimo risulta dunque ΙΧΘΥΣ, che
in greco significa "pesce", per i primi
cristiani era un segno di riconoscimento
non compromettente.
- 33 -
Antropos in the world
LEVIORA
La barzelletta illustrata da Paolo Liguori
Sui simpatici ed ottimi carabinieri – Ad un posto di blocco:- Signora, non è consentito portare cani
in auto?-. - Ma è di pelouche! -. -Non faccia la spiritosa, non le ho chiesto la razza! -.
Cose dell’altro mondo – La pulce alla mamma:- Mi racconti la favola di pidocchio?- E tra topi : Attento, sta arrivando un gatto nero! -. L'altro:- "Oh, non importa, io non sono superstizioso...Gira sul web -Tutte le volte che una signora passa davanti a un supermercato, un pappagallo le dice
sempre :- Brutta …brutta!-. La donna, stufa di essere presa in giro, parla con il proprietario e lo prega di
mettere a tacere il pappagallo. Il giorno dopo la signora passa tutta elegante e truccata davanti al supermercato ed il pappagallo: - Lo sai già, no? –
Cose dell’altro mondo – Un tizio è alla stazione, in attesa del treno per Roma. Per ingannare il
tempo, sale su di una bilancia parlante ed inserisce una moneta. Risposta:- Sei alto un metro e settanta ,
pesi 65 kg e stai aspettando il treno per Roma - Perdiana, pensa tra sé, come fa a saperlo? -. Allora.
inserisce un‟ altra moneta e la bilancia ripete: - Sei alto un metro e settanta, pesi 65 kg e stai aspettando il
treno per Roma -. Incuriosito, va a procurarsi altre monete e riprova. Di rimando, la bilancia ripete:- Sei
alto un metro e settanta, pesi 65 kg e, per fare il fesso, hai perso il treno per Roma -.
Vecchia ma sempre bella – Una professoressa universitaria stava dando le ultime informazioni
sull'esame finale, fissato per il giorno seguente, precisando che non ci sarebbero state scuse, per chi non
avesse partecipato all'esame, a meno che non avesse avuto un incidente grave, infermità o morte di un
qualche parente prossimo. Uno spiritoso, seduto in fondo all'aula, ironizzando:- Tra questi motivi giustificanti, possiamo includere la stanchezza per attività sessuale?- L'aula scoppiò a ridere. La professoressa
aspettò pazientemente che l'uditorio si calmasse, poi, al pagliaccio rispose: - Questo non è un motivo di
giustifica, poiché la prova sarà di tipo test; potrà venire e scrivere con l'altra mano... o può rispondere in
piedi, se non può sedersi... -.
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Antropos in the world
L’ANGOLO DELLA SATIRA
RESPIRO DEMOCRATICO
PRIMA DELLE ELEZIONI
Votare o non votare? Chi?
Qualche vecchia cariatide?
Quante promesse vane!
Siam proprio un popolo
di … sciocchi, o allocchi!
Che crede ai balocchi,
ai parolai, ai finocchi,
ai procacciatori di vento,
ai professori dementi,
a quelli rincoglioniti,
ai produttori di guai
e non impara mai.
Andropos
Quanti di voi avranno notato che la
prestigiosa valuta europea è contrassegnata,
sul rovescio dell‟euro ellenico, da una
occhiuta civetta. Evidentemente, i neoellenici non hanno bel soppesato l‟influenza del
rigore imposto dai banchieri.
E noi, non ricchi cugini, qualche scongiuro potremo arzigogolare oggi, per almeno
attutire gli effetti della tempesta monetaria?
Oppure aspetteremo sereni e rassegnati gli
eventi?
Armando Ciappa
[Dal Mattino del 19 maggio 2012)
L‟ANGOLO DEL CUORE
LA MIMOSA
( La douce chanson de Annette)
Mentre ti apri,
come in un amplesso,
cercando di sfiorarmi
con la voce,
entri, profondamente,
quale luce,
gridandomi accorata:
- Ora, adesso! Sospiri soffocati
tra fonemi,
carezze come aliti di vento,
i tuoi profumi avverto,
in un contento,
d‟ intenso e carnale
appagamento.
E‟ come odorare una mimosa,
che porti sulle labbra
e, ad occhi chiusi,
fantastichi
sull‟intimo più ascoso,
che accende me,
rendendomi desioso.
Un bacio, a fior di labbra,
sussurrato,
ravviva all‟istante
il nostro verso;
un ciao, detto alquanto
frastornato,
ti fa sentire il re dell‟universo.
Andropos
____________
Dalla raccolta “Il profumo di Ermione
In video poesia:
http://www.youtube.com/watch?feature=playe
r_detailpage&v=QDTy-3VsEOs
- 35 -
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hanno, inoltre , il patrocinio degli Enti Carminello e
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ad ideologie politiche. Perciò, agiscono nella totale
libertà di pensiero, in nome di una cultura, che ha a
cuore i valori che rappresentano il cardine della società
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umana e contro ogni forma di idiosincrasia. Pro pace,
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Giornale del 01/03/2013