Saporetti/01 11-04-2003 18:20 Pagina 3 Claudio Saporetti IL GHILGAMESˇ L’epopea del più noto personaggio della letteratura sumero-babilonese nell’ultima traduzione effettuata dall’originale cuneiforme delle dodici Tavole rinvenute nella Biblioteca del re Assurbanipal (VII secolo) a Ninive. Simonelli Editore Saporetti/01 11-04-2003 18:20 Pagina 4 Tutti i diritti riservati © Copyright by Simonelli Editore s.r.l. Direzione Operativa: Via Giuseppe Verdi, 5 - 20121 Milano tel. 0289010492 e-mail: [email protected] Internet: http://www.simonel.com ISBN 88-86792-26-3 Questa è una copia- assaggio del volume. Se vuoi, puoi riceverne una copia comodamente a casa contrassegno senza pagare le spese di spese di spedizione basta una e-mail a [email protected] Prezzo copia Euro 15,50 Saporetti/01 11-04-2003 18:20 Pagina 7 PRESENTAZIONE L’«epopea» di Ghilgames, ˇ il più noto personaggio eroico della letteratura sumero-babilonese, interessa sempre. Chi era Ghilgames? ˇ Vedremo poi le notizie sul quel poco di storico che possiamo immaginare, ed i molti racconti sfociati in varie versioni, durante i secoli, della sua saga, culminate in quella di Sîn-leqe-unninnı, l’ultima, la definitiva. Per ora limitiamoci a considerarne la storia, la figura, il carattere, la simbologia. Ogni personaggio mitologico ha molti padri: ricordi, per lo più vaghi, del tempo che fu, in cui visse dando un’impronta di sé particolarmente significativa; revisione popolare di questi ricordi, esaltazione delle sue imprese, proiezione in una sfera superiore, anche semidivina, travisamento di intenzioni e risultati; assunzione in una sfera simbolica dell’uomo, del tempo, dell’ambiente, dei fatti, a rappresentare una verità, un monito, un sentimento. Ed i padri non finiscono qui. Anche Ghilgamesˇ è figlio di molti padri: man mano che i secoli sono passati è rinato più volte, a seconda dei tempi che la sua saga attraversava; o meglio, veniva adottato da nuovi padri che hanno influito su di lui, sulle sue storie, sul messaggio che di volta in volta è stato chiamato a propagare. Vedremo, nella necessaria “Premessa” e nei Commenti alle singole tavole, le differenze tra i racconti composti su di lui durante lo scorrere del tempo e la versione “classica” - il punto d’arrivo. ninivita, quella di Sîn-leqe-unninnı, In questa versione, compresa in dodici tavole, la storia di Ghilgamesˇ si snoda attraverso un copione certo noto da prima, ma rivisto e completato. All’inizio tro7 Saporetti/01 11-04-2003 18:20 Pagina 8 viamo l’eroe che spadroneggia nella “metropoli” di Uruk, e gli dei che ascoltano la preghiera dei sudditi, desiderosi di un po’ di pace. Gli dei creano, per contrastare il tirannello, un essere ferino, che vive con le fiere e ne è a capo. Il suo nome è Enkidu. Ed ecco che questo essere, più intelligente delle fiere, riesce ad eludere le trame di un cacciatore, che vede distrutte ed inutilizzate le sue trappole. Come sempre e da sempre, tocca al capo risolvere i problemi dei sudditi. Ma Ghilgamesˇ non affronta direttamente il nemico: suggerisce invece al cacciatore di portare con sé una prostituta sacra, con il compito di umanizzare Enkidu facendogli conoscere il sesso degli umani. Enkidu viene così conquistato, diventa un uomo e le fiere lo evitano. Anzi, trasferito in un villaggio di pastori, diviene lui stesso il custode del gregge contro gli animali feroci che lo insidiano. Dal campo dei pastori passa infine un viandante: sta dirigendosi ad Uruk per partecipare a una festa di ˇ del nozze. Da lui Enkidu viene a sapere di Ghilgames, suo potere sul popolo, del suo spadroneggiare assoluto. E vuole sostituirsi a lui, come il giovane animale che sfida il capobranco. Si reca così ad Uruk, accompagnato dalla prostituta, e qui si incontra e si scontra con Ghilgames, ˇ in una lotta breve e risolutiva. Probabilmente è Ghilgamesˇ che vince, ed il nemico di prima diventa un amico stretto ed esclusivo, come d’altronde gli aveva previsto la madre, interpretandogli sogni. Nasce così un “binomio perfetto”, composto di due amici strettamente legati che ora convincendo, ora scoraggiando, ora esortando concepiscono, e poi portano a compimento, un piano pazzesco e sotto certi aspetti sacrilego: l’uccisione di un mostro che era stato posto a ˇ salvaguardia della “Foresta dei Cedri”. Ma Samas, ˇ il dio Sole di cui la madre di Ghilgamesˇ era somma sacerdo8 Saporetti/01 11-04-2003 18:20 Pagina 9 tessa, li incoraggia, protegge ed aiuta nell’impresa. Il mostro viene ucciso, i cedri preziosi tagliati e portati in madrepatria, così carente di legni. Ed i due eroici vincitori ritornano trionfanti in Uruk. In questo ritorno si consuma una tragedia: l’offerta d’amore ed il rifiuto dell’amore. È la dea dell’amore Istar ˇ che si invaghisce di Ghilgamesˇ e lo circuisce, ma si vede respinta e negata da chi evidentemente non ha più interesse per le donne. Di più: il compare Enkidu la offende mortalmente. Cala sulla coppia, allora, la punizione degli dei: simbolo della carestia che semina morte, scende su Uruk un toro selvaggio del cielo, causando lutti e tragedie. Il binomio perfetto, tuttavia, lo affronta, lo attacca, e lo uccide: va insomma, ancora una volta, contro gli dei, e nemmeno con le spalle coperte dalla protezione del Sole. È troppo, e la punizione degli dei colpisce inesorabile. Il più debole dei due, l’essere più umano, Enkidu, deve morire, ed il lamento di Ghilgamesˇ scende sul suo cadavere con tutto lo strazio dell’amico. Inizia qui la seconda parte dell’epopea, che vede Ghilgamesˇ ridursi a poco a poco da eroe ad essere debole e stanco. Sapendo che un suo lontano antenato, un Noè mesopotamico di nome Um-napistim, era ˇ sopravvissuto al diluvio ed aveva ricevuto la vita eterna, il nostro eroe lo raggiunge attraverso tappe difficili: lotte contro le fiere nella steppa, passaggio di monti lontani compresi nella sfera solare e difesi da due creaturescorpione, lungo cammino da ovest ad est in una galleria lunghissima e buia, incontro con una “vivandiera” del Sole che scoraggia e disillude, scontro con il battelliere di Um-napistim che infine lo porta alla meta attraˇ verso un mare mortale e malefico. Il colloquio con Um-napistim è l’occasione per ˇ conoscere direttamente dall’uomo che l’ha visto e vis9 Saporetti/01 11-04-2003 18:20 Pagina 10 suto l’avvenimento di quel grande diluvio che ha sommerso il paese ed ha diviso in due, come un tragico iato, la storia della Mesopotamia. Alla fine del drammatico racconto Ghilgamesˇ capisce che l’immortalità non gli può essere concessa, perché non ha avuto la ventura di essere stato, come Um-napistim, un nuovo ˇ progenitore dell’umanità destinato a non morire finché vivrà l’umanità stessa, sangue del suo sangue. Così, come ormai da tempo gli accade, ancora una volta si sente dire che l’uomo è mortale: anche lui, che pure è umanità solo per un terzo. Qui potrebbe finire il racconto: l’eroe è ormai convinto, è rassegnato al ritorno, carico di esperienza, conoscitore di cose e di fatti, e perciò saggio. Ma l’autore vuole proseguire con un altro episodio, pregno di vana speranza e di beffa: la moglie di Um-napistim, ˇ bella figura di donna pervasa da un sentimento di pietà tutto femminile, convince il marito a rivelare all’eroe, ora anti-eroe, la segreta esistenza di una pianta acquatica in grado di rendere eternamente giovane l’essere che ne mangia il frutto misterioso. È un ultimo barlume di speranza, presto destinato ad esser spento. Difatti un serpente divora quel frutto, cambiando subito pelle. A Ghilgames, ˇ stranamente accompagnato dal battelliere di Um-napistim, ˇ non resta che tornare nella sua megalopoli Uruk, a vantarsi delle mura possenti che lui stesso aveva elevato, e delle imprese compiute, e della saggezza conquistata: tutti elementi che concorreranno a dargli gloria immortale. Il poema finisce con una dodicesima tavola che sembra più incollata che conseguente, presa paro paro da un racconto sumerico: l’evocazione di Enkidu da parte di Ghilgames, ˇ che in tal modo viene a sapere (e noi con lui), la natura del mondo dei morti. 10 Saporetti/01 11-04-2003 18:20 Pagina 11 In questa “ultima” versione, cioè l’opera in dodici tavole di Sîn-leqe-unninnı,- Ghilgamesˇ ha ovviamente conservato la sua caratteristica precipua di sempre: quella dell’uomo che non vuole morire, alla ricerca dunque di un sistema che gli permetta di raggiungere la vita eterna. La cercherà nel segreto della sopravvivenza del suo antenato, scampato al diluvio; crederà di averla trovata in un arbusto acquatico progenitore della fonte dell’eterna giovinezza; la raggiungerà con la fama di uomo che tutto ha visto, tutto ha conosciuto, uomo d’esperienza e saggio, oltre che eroico vincitore di mostri e costruttore di mura enormi ed imprendibili. In questo tentativo di diventare uguale agli dèi, unici detentori dell’immortalità, Ghilgamesˇ si avvicina ad altri due eroi della letteratura mesopotamica, Adapa ed Etana. Anch’essi infatti hanno avuto, chi per un verso chi per l’altro, paura della morte; anch’essi hanno avuto quasi alla loro portata un cibo in grado di risolvere il loro problema; anch’essi, come Ghilgamesˇ con la pianta acquatica, non hanno potuto approfittarne: buon per loro, perché è molto probabile che il tentativo di ingoiare cibi destinati solo agli dèi avrebbe procurato solo condanna e catastrofe. Invece Adapa, Etana e Ghilgamesˇ ne escono bene, ciascuno con una forma di immortalità che, se non è proprio un corpo incorruttibile, è comunque qualcosa di sostitutivo e gratificante. C’è un messaggio “morale”, dunque, nelle storie di questi tre eroi: e sembra sia l’insegnamento agli uomini di non cercare di rendersi uguali agli dèi e di accettare il loro mortale destino, sì che in tal caso ne usciranno sereni e gratificati. Ghilgamesˇ è, con Etana ed Adapa, latore di questo messaggio; ma non solo di questo. Nella sua frequentazione costante con l’amico Enkidu, già nemico vinto ed umiliato, il nostro eroe dimentica mogli 11 Saporetti/01 11-04-2003 18:20 Pagina 12 concubine ed altre donne sue di diritto, a favore di un rapporto particolare ed esclusivo. Questo tipo di rapporto non è inviso agli dèi, anche se nel loro olimpo non sembra sia attestato. L’omosessualità va tuttavia contro il sacro precetto di fare figli: precetto che coincideva con il supremo desiderio dell’uomo mesopotamico. Ecco dunque un secondo messaggio: sii pure omesessuale, ma non dimenticare che tra i fini dell’uomo c’è la procreazione dei figli, futuri genitori dei posteri. A fronte di una vita in cui il personaggio si è mosso per raggiungere fini impossibili dopo rapporti leciti ma non ottimali, sta tutta una serie di imprese eroiche che certo celano altri messaggi. Pur se ricordo possibile di antiche imprese alla conquista del legno, la spedizione nella Foresta dei Cedri potrebbe essere anche la trasposizione poetica di una lotta tra luce (il Sole ne è l’ispiratore), e le tenebre qui raffigurate dall’oscurante ombra del bosco. Un simbolo è certo anche il toro del cielo, che raffigura le conseguenze catastrofiche di una tremenda carestia. Nel racconto palpitano, tra simboli e messaggi, figure che appaiono vive. Tra queste le figure femminili, ricche di una peculiare personalità, tanto che se non conoscessimo quanto fosse “misogino” l’ambiente della Mesopotamia ed esclusiva la scuola scribale, potremmo anche pensare che a scrivere il Ghilgamesˇ sia stata una donna: un’autrice colma d’amore e di preoccupazione per il figlio, come la mamma di Ghilgames; ˇ piena di commiserazione e di pietà, come la sposa di Um-napistim; deciˇ sa nella condanna alle donnacce, fossero pure delle dee; contraria agli abusi del tirannello sulle spose, e fedele come Siduri nella devozione al suo dio. Tra tutte le figure domina e sovrasta proprio questo dio: il Sole, ispiratore, protettore e guida di ˇ L’eroe ne diventa un alter ego, tanto che Ghilgames. 12 Saporetti/01 11-04-2003 18:20 Pagina 13 solo lui ne ha percorso l’oscura strada sottoterra, e diverrà, sia pure in altra versione, giudice dei morti così come il Sole è giudice dei vivi. Questa è la sintesi del racconto con qualche considerazione finale. Ma ciò che più conta è che il protagonista può essere visto ed interpretato in mille sfaccettature diverse, a seconda della cultura, della visione del mondo e della vita, delle esperienze, anche dello stato d’animo di chi legge. Considerando l’enorme letteratura che lo riguarda, ho visto che rimane spazio per qualche “sfaccettatura” mia, contenuta in vari “saggi” sparsi qua e là tra riviste, passi in prefazioni (o postfazioni) di altri lavori, perfino in un libro per bambini. Chi volesse, per peregrina ventura, conoscere il mio pensiero su Ghilgamesˇ ˇ dovrebbe sfru(o meglio su vari aspetti di Ghilgames), conare qua e là, tra volumi magari esauriti e biblioteche specializzate, se non inviolabili. Non ne varrebbe la pena, e comunque non lo farebbe nessuno. Ho pensato allora di raccogliere alcuni di questi scritti e pubblicarli, con qualche piccolo ma necessario aggiustamento e con qualche indispensabile taglio di parti che ormai non interessano. Luciano Simonelli, nuovo Amico, si è offerto di riproporli; sono dunque previsti, ma in un secondo tempo. Non ha senso infatti leggere qualsiasi saggio se non si ha sotto il naso l’oggetto del saggio. La ragione di questo libro è portare dunque a conoscenza del lettore non solo la leggenda, la storia e le premesse letterarie del poema di Ghilgames, ˇ ma la traduzione stessa di questo poema: una traduzione mia, che ovviamente non sempre coincide con altre, specie in qualche particolare per cui ho dovuto fare il punto, o scegliere, o proporre. Tuttavia ho la presunzione di dire che si tratta di una traduzione coscienziosa, alla quale ho cercato di dare la 13 Saporetti/01 11-04-2003 18:20 Pagina 14 massima cura, ed a cui ho dedicato molto più tempo di quanto il lettore possa immaginare: una traduzione che pretende di essere, nei limiti del mio possibile, affidabile per chiunque desideri dare un suo personale giudizio. Diversamente da vari altri Autori, ho cercato di mantenere la traduzione negli stretti limiti del letterale, certo con alcune “correzioni” qua e là (magari con l’aiuto di qualche parentesi tonda) perché davvero indispensabili. Ma per il resto il testo è quello, senza voli pindarici o proposizioni complicate per far capire meglio quello che è scritto, e che così è (e tale dunque va trasmesso, a testimoniare le differenze di espressione, di mentalità, di modo di vedere le cose e concepire la vita che dividono quel mondo dal nostro). Di conseguenza, la mia versione presenta spesso un’impronta di “arcaicità” che non è voluta ma, in un certo modo, è autentica. Per comodità questa traduzione, a cui ho cercato di dare la più seria base scientifica (non essendo un traduttor dei traduttori, sono ovviamente partito dal testo cuneiforme) è riportata in prosa, avulsa dalla divisione in “versi” come si trova invece nei testi mesopotamici. Essa segue la versione “classica”, quella conosciuta dalle dodici Tavole rinvenute nella Biblioteca del re Assurbanipal (VII secolo) a Ninive. È la versione veri- un “Omero” similmente composta da Sîn-leqe-unninnı, mesopotamico che rielaborò composizioni preesistenti, in un periodo che probabilmente è quello medio-babilonese (c. XIV-XIII sec. a.C.). È essenziale chiarire che questa mia traduzione è fatta sul testo ricostruito recentemente da Simo Parpola, in The Standard Babylonian Epic of Gilgamesh (Neo-Assyrian Text Corpus Project, Helsinki 1997). Questo testo tiene presente, nelle molte lacune che spesso vi troviamo, brani contemporanei ma provenienti da altre fonti (es. il testo di Uruk della Tavola V) 14 Saporetti/01 11-04-2003 18:20 Pagina 15 e brani di periodi precedenti, che sono comunque doverosamente specificati nel commento che faccio seguire ad ogni “Tavola”, poiché non è detto che il nostro Sînleqe-unninnı- li abbia sempre trapiantati tout court nella sua totale revisione e riedizione dell’antica storia. Pur traducendo direttamente dall’originale, non ho potuto certo esimermi dal tener conto dei lavori precedenti. In particolare ho tenuto costantemente sott’occhio (pur non essendo sempre d’accordo) le ultime traduzioni, che in teoria sono il punto d’arrivo di numerosi studi effettuati dall’epoca del rinvenimento dei testi. Ecco un breve elenco dei lavori recentemente editi e che ho particolarmente consultato: S. Dalley, Myths from Mesopotamia (Oxford University Press, Oxford - New York 1989), 39 sg. F. Malbran-Labat, Gilgamesh (Les Éditions du Cerf, Paris 1992). J. Bottéro, L’Épopée de Gilgamesh (Gallimard, Paris 1992). G. Pettinato, La saga di Gilgamesh (Rusconi, Milano 1992). R.J. Tournay - A. Shaffer, L’épopée de Gilgamesh (Les Éditions du Cerf, Paris 1994). A. George, The Epic of Gilgamesh (The Penguin Press, London 1999). Oltre a vari contributi di molti studiosi, presenti in articoli su riviste specializzate, ho tenuto presenti anche altre traduzioni che, per dovere di completezza, devo riportare: A. Azriè, L’épopée de Gilgamesh ( B e rg International, Paris 1979). A. Schott, Das Gilgamesh-Epos (Philipp Reclam Jun., Stuttgart 1982). J. Gardner - J. Maier, Gilgamesh, Translated from 15 Saporetti/01 11-04-2003 18:20 Pagina 16 Sîn-leqe-unninnı- Version (Alfred A. Knopf, New York 1984). H. Schmökel, Das Gilgamesh Epos (Verlag W. Kohlhammer, Stuttgart-Berlin-Köln-Mainz 1985). M.G. Kovacs, The Epic of Gilgamesh (Stanford University Press, Stanford Calif. 1989). A nulla è servita, per il mio scopo, la versione “poetica” e libera di D.P. Jackson, The Epic of Gilgamesh (Bolchazy-Carducci Publishers, Waukunda, Ill. 1993). Del libretto L’Epopea di Gilgamesˇ a cura di N.K. Sandars (precisamente l’edizione italiana Adelfi, Milano 1986) ho fatto a suo tempo una breve recensione (non entusiastica) su «Il Giornale» del 4.I.1987. Del libro di Pettinato mi sono servito per i confronti con le altre versioni dell’epopea, con i racconti sumerici e con la versione ittita, presentata da G. Del Monte nell’àmbito del medesimo lavoro. Oggetto di costante consultazione sono stati ovviamente anche i due Dizionari fondamentali dell’Assiriologia: AA.VV., The Assyrian Dictionary of the Oriental Institute of the University of Chicago, ancora incompleto e pubblicato dal 1956 (sigla: CAD). W. von Soden, Akkadisches Handwörterbuch (Wiesbaden 1965-1981; sigla: AHw). È stato considerato anche il vocabolario riportato alla fine dell’opera di Parpola, che è specifico anche se sintetico. Le differenze che si potranno trovare tra la mia traduzione e quella delle opere citate sono dovute a due realtà: 1. Veri e propri punti discutibili, affrontati e risolti diversamente dai vari Autori. 2. Punti dovuti alla diversità nata dalla differente ricostruzione del testo. Qui basti tenere sempre presente che, basandomi sulla ricostruzio16 Saporetti/01 11-04-2003 18:20 Pagina 17 ne di Parpola, mi sono attenuto alle sue tavole in cuneiforme ed alle sue trascrizioni, pur con alcune eccezioni in qualche isolato punto, specie nel caso di integrazioni, anche alla luce di qualche singolo studio di altri (es. Postgate e Borger). Dato il tipo di pubblicazione, non mi è possibile dare qui la giustificazione delle mie interpretazioni parola per parola. Un saggio di come ho operato è comunque il mio lavoro, eseguito a fini didattici per il Servizio Editoriale Universitario di Pisa, Gli amori di Istar ˇ (Pisa 2000), relativo alle linee 1-79 della Tavola VI. Qualche appunto finale: 1. Le parole tra parentesi quadre sono totali integrazioni del testo originale. In un punto ci sono parentesi graffe: sono usate per indicare parole che vanno espunte. Le integrazioni parziali non sono evidenziate per evitare di frammentare troppo il testo. Non è specificata l’entità della lacuna segnalata con puntini tra parentesi quadre, né quella segnalata con puntini senza parentesi, che indicano un testo non scomparso ma difficilmente interpretabile. Tuttavia ho segnalato con un puntino, e non con tre, la lacuna di un solo segno e con quattro puntini una lacuna particolarmente notevole, cioè di più righe. 2. Ogni tanto c’è nella traduzione uno spazio bianco tra un brano e l’altro. Corrisponde ad una linea presente nel testo originale (che non sempre, devo dire, ha una sua giustificazione; ma c’è). 3. Per quanto riguarda i numeri, si noterà che talvolta sono scritti con la cifra, talaltra in lettere. Non è incoerenza: seguo qui pedissequamente il testo. 17 Saporetti/01 11-04-2003 18:20 Pagina 18 4. Gli “a capo” non ci sono ovviamente nel testo. Sono una mia scelta per sveltire la lettura. 5. La consonante sˇ si pronuncia come nella parola “scena”; la consonante h come nella parola Bach. Nella trascrizione di qualche˘parola del testo suddivisa nella lettura dei singoli segni, eventuali “accenti” sono semplicemente delle indicazioni sul tipo di segno usato dall’antico scriba (es. lì si legge come lí, ma la sillaba è scritta con un segno differente). Nulla a che fare dunque con l’accento della parola. 6. Perché siano meglio distinte ed individuate, scrivo in grassetto parole e letture di segni sumeri, mentre per l’accadico ho usato il corsivo. ˇ invece di “Gilgames” ˇ 7. La scrittura “Ghilgames” vuole evitare la pronuncia del nome con la consonante g dolce, errore molto comune nei profani di accadico. Pronunciare Gilgamesh come si pronuncia Gioconda non è corretto. 8. Il nome dell’eroe del diluvio è scritto spesso ˇ ˇ dagli studiosi Ut-napistim, o anche Uta-napistim. Anch’io avevo scritto così, ma poi col tempo ho cambiato parere. So bene che la scrittura “Ut-napistim” ˇ potrebbe trovare conferma, ad esempio, in Ú-ta-na-isˇ?-tim (AHw, 738b), ma le corrispondenze zi.u4 e u4.zi dei nomi dello stesso personaggio nella letteratura sumerica (zi-u 4sud.rá) ed in quella accadica (u4.zi-tim) mi sembrano così perfette ed indicative dal farmi continuare nella testardaggine di credere che il segno UD del nome accadico non vada letto “ut” come forma del verbo watû, ma u4 come segno sumerico del sostantivo u-mu (“giorno”). Di conseguenza ho l’arditezza di congetturare che in anti18 Saporetti/01 11-04-2003 18:20 Pagina 19 co il nome possa essere stato frainteso da qualche scriba, così come penso che sia stato frainteso, e letto in modo errato, il nome stesso del nostro eroe Ghilgames, ˇ scritto gisˇ .gín.masˇ nella versione del nostro Sîn-leqe-unninnı, da cui verisimilmente è derivato, per storpiatura, il tardo Ghilgamesˇ ed il greco Ghilgamos, ma che in traduzione non dà niente. Leggendo gli ultimi due segni con valori diversi, e cioè gisˇ.tùn.bar, il nome invece darebbe un significato (“colui che taglia gli alberi”) perfettamente coerente con la natura dell’eroe. 19 Saporetti/02 11-04-2003 18:21 Pagina 21 UNA PREMESSA Prima di affrontare le singole Tavole ed i relativi Commenti, non posso evitare di dare qualche semplicissima (o semplicistica?) notizia introduttiva, ricordando almeno qualche precedente di questa versione del ˇ che è quella più recente e che possiamo “Ghilgames”, chiamare “classica” o “ninivita”, o addirittura “epopea”, punto d’arrivo e definitivo di una serie di versioni precedenti. Qui la chiameremo senz’altro Epopea. Ghilgames, ˇ anzitutto: sembra un personaggio storico, un re di Uruk vissuto dopo il diluvio. Mitizzato, deificato, stravolto esagerato enfatizzato fin che si vuole, ma con un aggancio a fatti realmente accaduti. Come i re di Roma, come il cretese Minosse. Sulle sue imprese sono nate delle leggende, come sempre è stato fatto nei riguardi di quelli che hanno lasciato un segno, da Sargon a Mosè, giù fino ad Hickok e Buffalo Bill. A. Essendo re sumerico, a Ghilgamesˇ sono stati dedicati racconti romanzati sumerici, scritti in sumero verso il 2000 a.C. ma risalenti a tradizioni precedenti. Tra questi bisogna distinguere: da una parte quelli che sono rimasti tali, mai reimpiegati e incastonati in composizioni successive. Dall’altra sono quei racconti poi ripresi ed inseriti in poemetti più elaborati e complicati, composti in epoche successive. I. Qualche notizia sui racconti che non hanno avuto un avvenire. 1. C’è la storia della guerra tra Uruk (sovrano Ghilgames) ˇ e Kis, ˇ un’altra antica città non lontano da 21 Saporetti/02 11-04-2003 18:21 Pagina 22 Babilonia (sovrano Agga). Ad una imposizione di Agga, Ghilgamesˇ chiede consiglio prima agli anziani (che gli suggeriscono di cedere e di accettare) e poi ai giovani (che gli suggeriscono di respingere le richieste). Giunto Agga che stringe d’assedio Uruk, dopo un primo momento sfavorevole ecco apparire Ghilgamesˇ sulle mura, a tramortire il nemico con il suo solo aspetto e lo splendore divino che emana. Il racconto termina con Ghilgamesˇ che grazia Agga, in forza, sembra, di un precedente aiuto che aveva avuto da lui. Insomma, un “embrassons nous” finale, anzi un epilogo a tarallucci e vino, con qualche prigioniero e senza morti. E con l’esaltazione del vincitore da parte del vinto, come vedremo anche alla Tavola II. 2. La morte di Ghilgames. ˇ In questo poemetto appare già evidente il problema dell’immortalità di cui tutta la letteratura di Ghilgamesˇ apparirà permeata. Addirittura le parole che il dio Ellil rivolge all’eroe avvilito e depresso per non essere immortale potrebbero benissimo applicarsi alla fine della nostra epopea: Ghilgamesˇ è destinato alla regalità ed a compiere grandi imprese, ma è un mortale e deve morire. Con lui devono essere sepolti famigliari, dignitari di palazzo, servitori (come dimenticare le tombe collettive di Ur?). Sarà così destinato ad essere il giudice dei morti: un Minosse in anteprima, per il quale rimando ad uno dei “saggi” nel secondo volume di questo lavoro. Questo testo, proveniente da Nippur, è stato recentemente integrato con significativi frammenti rinvenuti a - l’odierna Tell Haddad, da cui abbiamo conferMê-Turan, ma di letture ed anche la notizia che Ghilgamesˇ fu seppellito nelle acque del fiume. II. Ci sono invece dei brani sumerici che riporta no episodi destinati a diventare parti integranti dell’Epopea. 22 Saporetti/02 11-04-2003 18:21 Pagina 23 1. Andando in ordine cronologico (cronologico per quanto riguarda la sequenza degli episodi nell’Epopea), c’è una composizione (anzi due, di diseguale lunghezza) che viene chiamata “Ghilgamesˇ e Hubaba” (Hubaba è il Humbaba che incontreremo poi). ˘ ˘ ˘ 2. Esiste anche un racconto che narra il contrasto con Istar ˇ (in sumero: Inanna) e la lotta contro il Toro del cielo. 3. Infine, una composizione che viene intitolata “Ghilgames, ˇ Enkidu e gli Inferi” è chiaramente ripresa, quanto meno nella sua parte finale, nella XII Tavola. Il contenuto di questi racconti sarà considerato, con i relativi confronti, man mano che gli stessi argomenti verranno illustrati, nei commenti alle varie Tavole. Già da ora possiamo rilevare, comunque, che i poemetti sumerici, una volta inseriti ed adattati in una composizione più vasta, saranno in genere più ridotti rispetto all’originale. B. In epoca paleobabilonese (siamo verso il XVIIIXVII secolo) i vari racconti su Ghilgamesˇ (ma non tutti), furono raccolti in un’unica composizione: un primo “poemetto” non più scritto in sumero, ma in accadico (l’“assiro-babilonese”). Non ne abbiamo il testo, né completo né quasi completo, ma solo brani tratti da Tavolette ritrovate in varie parti della Mesopotamia (Sippar, Nippur, ˇ Nerebtum, Saduppûm). Sono le cosiddette Tavolette di Pennsylvania, di Chicago, di Baghdad, di Berlino, di Londra, di Yale, dai luoghi in cui vengono conservate. Non è detto che questo primo poemetto contenesse solo gli argomenti che troviamo presenti in questi testi: da un momento all’altro potrebbero saltar fuori nuovi 23 Saporetti/02 11-04-2003 18:21 Pagina 24 documenti che ne dimostrino amplificato il contenuto. Bisogna dire comunque che l’autore dell’Epopea “classica” ha tratto dai brani paleobabilonesi, quando ovviamente ne ha fatto uso, molto più che dai poemetti sumerici, perché spesso il testo coincide: è stato cioè preso paro paro e trasferito nella nuova composizione. Perciò, vari brani della nostra Epopea, attualmente mancanti, sono stati ricostruiti dagli studiosi (quando possibile) sulla base di questo poemetto paleobabilonese. C. Da Ur, Emar (Siria), Megiddo (Palestina) provengono altri testi frammentari di epoca posteriore (circa XIV sec., periodo mediobabilonese). Essi provano che il poemetto continuava a circolare, con gli stessi contenuti ma con espressioni diverse. D. Allo stesso periodo circa, ma credo in un momento posteriore ai testi in C., Sîn-leqe-unninnı- (in epoca tarda considerato un divino e saggio consigliere di Ghilgames) ˇ ricompattò il tutto in una composizione originale di XII tavole, di cui abbiamo vari duplicati a testimonianza di come fosse nota, e che è l’oggetto di questo lavoro. È anche quella che il re assiro Assurbanipal (VII sec. a.C.), conservava in più esemplari nella sua biblioteca di Ninive, e che abbiamo chiamato Epopea. È per il fatto che la gran parte del testo che possediamo proviene da Ninive che questa Epopea, oltre ad essere chiamata “classica”, è detta anche “ninivita”. Ampliati o ridotti vi confluirono i racconti già noti dal periodo sumero e da quello paleobabilonese (questi ultimi, abbiamo detto, spesso riportati con le stesse parole), e magari altri ancora: per esempio in un altro 24 Saporetti/02 11-04-2003 18:21 Pagina 25 poemetto, chiamato “Il Grande Saggio”, di epoca paleobabilonese, è contenuto un racconto del diluvio molto simile a quello della nostra Tavola XI. C’è chi pensa che Sîn-leqe-unninnı- abbia tratto da lì. Personalmente credo che i due “diluvi” (quello del “Grande Saggio” e quello - che non sono sempre coincidenti di Sîn-leqe-unninnı), ma spesso ripetono le stesse frasi, abbiano preso da un archetipo comune (o comunque dal derivato di un archetipo). Né si può escludere, per il solo fatto che finora non è stato ritrovato, che già il diluvio fosse contenuto nella prima versione del Ghilgamesˇ di epoca paleobabilonese (ved. sopra, B.). E. Qualche notizia sintetica sulla “fortuna” che il Ghilgamesˇ ebbe anche fuori della Mesopotamia. In versioni anche differenti da quelle babilonesi, ritroviamo brani del poemetto scritti, in epoche diverse, in lingua ittita, o in lingua accadica in ambiente ittita. Ci sono anche frammenti scritti in hurrico (la lingua dei Hurriti) ˘ ed in elamita. F. Al di fuori dei vari episodi confluiti nell’Epopea, Ghilgamesˇ si trova citato varie volte (oltre ai poemetti sumerici ricordati sopra, I,1-2), dall’epoca più antica sumerica (La Lista reale, le iscrizioni di Anam e di Utuhengal di Uruk, la lista di Fara, le citazioni dei sovrani della III Dinastia di Ur) giù lungo gli scongiuri, le invocazioni, gli oracoli, gli esercizi scolastici assiro-babilonesi, fino al De natura del greco Eliano. Sempre è stato considerato come un personaggio, a volte divino a volte semidivino e mortale, che ha compiuto grandi e magnifiche imprese. 25 Saporetti/02 11-04-2003 18:21 Pagina 26 È possibile che qualcuna di queste imprese, poi enfatizzate e mitizzate, abbia un contenuto storico: così la guerra contro Kis, ˇ così il taglio dei cedri, che può mascherare una spedizione bellico-commerciale per impossessarsi dei legni preziosi. E così anche la disperata voglia di non morire. Il tema che sottolinea quanto sia mortale un Ghilgamesˇ che non vuole la morte è tanto diffuso e tanto appiccicato alla sua figura che chissà, potrebbe essere stato un segno distintivo del suo carattere umano. Dunque probabilmente personaggio storico, ma la sua origine si perde nel mito: l’antica sumera Lista Reale lo faceva figlio di uno sconosciuto, ed ecco che nel suo più recente ricordo, quello di Eliano, Ghilgamesˇ appare figlio di una donna legata al mondo divino e di un padre-nessuno, talvolta frainteso come dio: un figlio esposto alla morte e salvato, poi cresciuto presso un oscuro padre putativo prima di diventare grande e glorioso. È un po’ la storia di Romolo, di Sargon, di Mosè. Ma Romolo, Sargon, Mosè non hanno mai sperato di diventare immortali. Ghilgamesˇ sì, prima di capire che la ricerca dell’immortalità è vana e non resta che ricorrere al succedaneo, al surrogato: la gloria, la fama, la menzione del nome in eterno. Impresa questa non impossibile: se siamo qui ancora a scrivere e leggere di lui, vuol dire che almeno quest’intento gli è perfettamente riuscito. 26 Saporetti/02 11-04-2003 18:21 Pagina 27 SCHEMI Viene data qui di seguito una breve sintesi del contenuto delle tavole, con a fianco le corrispondenze sumeriche ed accadiche (ed anche di altre lingue) delle varie epoche precedenti. Non sono riportati brani trascurabili o poco comprensibili, come altri due frammenti conservati a Baghdad e quelli hurriti. Sigle dei testi messi in corrispondenza: (sumero) GK “Ghilgamesˇ e Hubaba” GT “Ghilgamesˇ e il˘ Toro Celeste” GEI “Ghilgames, ˇ Enkidu e gli Inferi” (paleobabilonese) P/1 Tavoletta di Pennsylvania-1 P/2 Tavoletta di Pennsylvania-2 C/1 Tavoletta di Chicago-1 C/2 Tavoletta di Chicago-2 Y Tavoletta di Yale B Tavoletta di Baghdad BL Tavoletta di Berlino e Londra (mediobabilonese) U Tavoletta da Ur E/1 Tavoletta da Emar-1 E/2 Tavoletta da Emar-2 M Tavoletta da Megiddo (ittita) H Testo in ittita HA1 Testo medioittita in accadico HA2 Testo tardoittita in accadico (elamita) E Testo in elamico 27 Saporetti/02 11-04-2003 18:21 Pagina 28 Tavola I Esaltazione di Ghilgamesˇ H Esaltazione di Uruk Esaltazione e imprese di Ghilgamesˇ Lamenti delle donne Decisione degli dèi H Creazione di Enkidu C/1 H Incontro con il cacciatore H Colloquio cacciatore-padre Colloquio cacciatore-Ghilgamesˇ H ˇ Viaggio con Samhat ˇ Enkidu e Samhat ˘ ˘ ˇ Colloquio Enkidu-Samhat H ˘ Primo sogno di Ghilgamesˇ P/1 Secondo sogno di Ghilgamesˇ P/1 Tavola II ˇ Colloquio Enkidu-Samhat ˘ Enkidu e i pastori Incontro con il giovane uomo Entrata in Uruk Scontro Ghilgames-Enkidu ˇ Nascita dell’amicizia Ghilgames, ˇ Enkidu e Ninsun Decisione sulla Foresta dei Cedri Forgiatura delle armi Incontro con i giovani 28 P/1 HA1 P/1 HA1 P/1 H P/1 P/1 H HA1 Y H Y Y P/2 GK Y GK (colloquio con il Sole) GK (il Sole dà aiuti) Y HA1 Y Saporetti/02 11-04-2003 18:21 Pagina 29 Tavola III Incontro con gli anziani Y HA1? Incontro con Ninsun Ninsun e il Sole Colloquio Ninsun-Enkidu Offerte. Ghilgamesˇ e gli artigiani Tavola IV Viaggio verso la Foresta H Primo sogno di Ghilgamesˇ HA2 Secondo sogno HA2 Terzo sogno Quarto sogno Quinto sogno B Colloquio con il Sole Primo incontro con Humbaba ˘ Raccomandazioni a Enkidu E/1 GK H GK GK Tavola V Arrivo alla Foresta H Incontro con Humbaba H ˘ Raccomandazioni di Enkidu GK GK GK (proposte astute) Scontro con Humbaba H GK ˘ Colloqui Humbaba-Enkidu GK ˘ Morte di Humbaba C/2 HA1 H GK ˘ GK (ira di Ellil) Taglio dei cedri C/2 H Costruzione di una porta H 29 Saporetti/02 11-04-2003 18:21 Pagina 30 Tavola VI Ritorno a Uruk H GT (doni a Inanna e suo rifiuto) Profferte di Istar ˇ E/2 Rifiuto di Ghilgamesˇ E/2 Colloquio Anu-Isˇtar [E/2] HA2 GT Toro del Cielo E/2 GT Morte del Toro del Cielo [GT] Lamento di Istar ˇ GT Esaltazione della vittoria GT GT (rispetto per la dea) Tavola VII Sogno di Enkidu HA1 Maledizione della porta Colloquio Ghilgames-Enkidu ˇ Maledizione del cacciatore ˇ Maledizione di Samhat Rimprovero del Sole˘ ˇ Benedizione di Samhat Sogno di Enkidu ˘ Malattia di Enkidu H H U U U M M Tavola VIII Lamento di Ghilgamesˇ Onori a Enkidu e offerte Tavola IX Vagabondare di Ghilgamesˇ Timori di Ghilgamesˇ Il dio Luna Sogno di Ghilgamesˇ 30 M H H Saporetti/02 11-04-2003 18:21 Pagina 31 Le creature-scorpione Viaggio sotterraneo Il frutteto di gemme Tavola X BL (colloquio con il Sole) Ghilgamesˇ e Siduri BL H Scontro con Ur-sanabi BL ˇ Colloquio con Ur-sanabi BL H ˇ Viaggio verso Um-napistim ˇ H Colloquio con Um-napistim ˇ E Tavola XI Il diluvio La prova del sonno La pianta della giovinezza La perdita della pianta Ritorno ed esaltazione di Uruk Tavola XII GEI (suddivisione dei poteri divini) GEI (l’albero salvato da Inanna) GEI (l’albero infestato) GEI (preghiera inascoltata al Sole) GEI (preghiera a Ghilgames) ˇ GEI (intervento di Ghilgames) ˇ Perdita del tamburo GEI 31 Saporetti/02 32 11-04-2003 18:21 Pagina 32 Consigli a Enkidu Enkidu negli inferi Preghiera a Ellil GEI GEI GEI Preghiera al dio Luna Preghiera a Ea/Enki Intervento di Ea/Enki Evocazione di Enkidu Il mondo degli inferi GEI GEI GEI GEI Saporetti/15 11-04-2003 18:31 Pagina 187 INDICE Presentazione Una Premessa Schemi pag. 7 pag. 21 pag. 27 Tavola I Tavola I - Commento pag. 33 pag. 41 Tavola II Tavola II - Commento pag. 51 pag. 57 Tavola III Tavola III - Commento pag. 73 pag. 77 Tavola IV Tavola IV - Commento pag. 83 pag. 89 Tavola V Tavola V - Commento pag. 97 pag. 101 Tavola VI Tavola VI - Commento pag. 107 pag. 113 Tavola VII Tavola VII - Commento pag. 121 pag. 127 Tavola VIII Tavola VIII- Commento pag. 133 pag. 137 Tavola IX Tavola IX - Commento pag. 139 pag. 143 Tavola X Tavola X - Commento pag. 149 pag. 157 Tavola XI Tavola XI - Commento pag. 163 pag. 173 Tavola XII Tavola XII - Commento pag. 179 pag. 183 187 Documento1 11-04-2003 18:48 Pagina 615 Claudio Saporetti IL GHILGAMES L’epopea del più noto personaggio della letteratura sumero-babilonese nell’ultima traduzione effettuata dall’originale cuneiforme delle dodici Tavole rinvenute nella Biblioteca del re Assurbanipal (VII secolo) a Ninive. ISBN 88-86792-26-3 pag. 192 Euro 15,50 Ordinalo contrassegno Basta una e-mail a: [email protected]