IL LABORATORIO
DI SCRITTURA CREATIVA
Attivita svolta dal Co.Pr.E.S.C.
all’interno del progetto Sviluppo civile 2006
grazie ai Fondi Regionali Emilia-Romagna
“Il vero viaggio di scoperta
non consiste nel cercare nuovi paesaggi,
ma nell’avere nuovi occhi.”
Marcel Proust
Sento la suoneria del mio cellulare…Mission Impossible…tutto
un programma…”ecco arrivoooo”…”chissà chi mi cerca???”…Rispondo e…via verso una nuova avventura!
Intanto, che il Servizio dura un anno e che viene remunerato, ma
soprattutto che i ragazzi che ho davanti a me sono più “adulti”
dei loro coetanei, perché affiancare e sostenere il dolore e il disagio dell’altro fa crescere, fa sperimentare situazioni che normalmente si tenderebbe ad evitare, attraverso le quali però si può
creare valore per sè e per gli altri…il valore dell’aiutare…e il valore dell’aiutarsi (questo l’hanno detto, con orgoglio, i ragazzi).
Ricevere una telefonata da parte del Co.Pr.E.SC di Rimini che mi
propone di condurre un laboratorio di scrittura creativa con alcuni giovani del Servizio Civile Nazionale Volontario, mentre sto, a
mia volta, dedicandomi ad un’attività di volontariato mi fa pensare che il caso non esista...no davvero!
Incuriosita, corro al mio computer a cercare informazioni sul Servizio Civile Nazionale (www.serviziocivile.it) ed ecco apparirne la
storia, i protagonisti, i numeri: caspita ma è una cosa seria!
Ecco le frasi che mi hanno più colpita:
“…Il Sevizio Civile Nazionale è un modo di difendere la patria…”
“…è la possibilità messa a disposizione dei giovani dai 18 ai 28
anni di dedicare un anno della propria vita a favore di un impegno solidaristico…un prezioso strumento per aiutare le fasce più
deboli della società contribuendo allo sviluppo sociale, culturale
ed economico del nostro Paese..”
“…Le aree di intervento, nelle quali è possibile prestare il Servizio Civile Nazionale, sono riconducibili ai settori: assistenza, protezione civile, ambiente, patrimonio artistico e culturale, educazione e promozione culturale e servizio civile all’estero…”
Scorro le pagine a video e scopro che esiste anche una Carta di
Impegno Etico del Servizio Civile Nazionale che gli Enti che accolgono i volontari devono sottoscrivere, al fine di garantire un
percorso affidabile e costruttivo, e mi trovo a dire ancora: caspita
che bello!
Poi mi soffermo ad analizzare il simbolo del Servizio Civile Nazionale:
belli i colori… e l’abbraccio della solidarietà e dell’aiuto reciproco… ed ancora una volta: caspita se avessi ancora 20 anni andrei
ad informarmi!
Alcuni di loro hanno prestato Servizio in Enti culturali e credo che
abbiano potuto verificare che la cultura e la conoscenza possono
affrancare dall’apatia, dalla passività, favorendo la creatività e il
talento che ogni essere umano possiede.
Certo non tutto è stato “rose e fiori”, non sempre i ragazzi hanno potuto partecipare ad eventi eccezionali, spesso bisogna occuparsi anche di semplici attività quotidiane, di “routine”, che non
piacciono, ma sono necessarie, tipo rispondere ad un telefono
che squilla continuamente, oppure svolgere attività di segreteria,
ma caspita se tutto fosse eccezionale diventerebbe noioso!
I ragazzi mi hanno accompagnata con discrezione, competenza ed emozione dentro la loro esperienza ed hanno cercato di
renderla viva e duratura scrivendo alcune storie, le loro storie,
le storie che leggerete in questo libretto…sì…proprio in quello
che tenete in mano ora…mi raccomando…tenetelo bene, fatene
buon uso, le cose preziose sono fragili!
Dott.ssa Fabiana Boccola
Professore a contratto presso
l’Università degli Studi di Bologna
Consulente e Formatrice
Ma i miei anni sono circa il doppio, insegno all’Università e mi
ritrovo a condurre un corso di formazione per giovani che stanno
finendo il loro Servizio Civile e scopro così tante altre cose.
SERVIZIO CIVILE: CONDIVIDERE
E SCAMBIARSI LIMITI E RISORSE
l primo marzo di quest’anno, tra ansie e paure sono salita su un
treno che mi ha portato molto lontano ma con una certezza ed
uno scopo abbastanza valido e particolare: donare dodici mesi
della mia vita a coloro che ne hanno bisogno per regalare loro un
sorriso e tanta voglia di vivere.
Sentivo qualcosa dentro: la tristezza di lasciare tutti e tutto era
unita però alla voglia e alla gioia di andare in una città nuova,
per iniziare un nuovo percorso di vita anche se con la consapevolezza di dover cambiare sicuramente molte mie abitudini.
E così dopo tante ore di viaggio sono arrivata a Rimini...!!!!
Il primo impatto non è stato sicuramente dei migliori; mi sentivo
sola e disorientata e il primo pensiero l’ho rivolto ai miei familiari. Questa è infatti la mia prima esperienza senza nessuno, ma
per fortuna ho trovato una famiglia in cui ci sono persone che
sono diventate molto importanti e con le quali ho un rapporto di
fiducia e rispetto reciproco.
Comunque la cosa positiva sta nel fatto che sin dall’inizio ho creduto pienamente in questa mia scelta ed è proprio per questo
motivo che ho deciso di andare fino in fondo alla situazione.
Un pò di perplessità mi è venuta quando, qualche giorno prima
di iniziare il servizio, sono andata a visitare la struttura in cui
avrei dovuto svolgere attività per un anno. Lì la prima persona
che ho conosciuto è stata, naturalmente, la mia responsabile,
una persona unica sia in campo lavorativo che umano. Parlando
con lei ed osservando l’ambiente che mi circondava, ho avuto la
conferma che se avessi voluto intraprendere questa strada avrei
dovuto darmi tanta forza e tanto coraggio in quanto dovevo
confrontarmi con una realtà ben diversa dalla mia per varie situazioni e problematiche sociali.
Da quel giorno ho sentito che la mia vita stava cambiando. Ho
capito che non vi è cosa più bella ed interessante che aiutare gli
altri. Spesso inoltre i gesti, che per qualcuno sembrano inutili,
per altri valgono tanto e sono ricchi di significato. Dopo cinque
mesi di servizio, tutto intorno a me ha un colore nuovo, le mie
motivazioni sono ancora le stesse anzi sono ancora più profonde
di prima.
Ogni giorno è per me la scoperta di nuove emozioni tutte da
vivere, infinite gioie ed altri anelli da aggiungere a questo percorso.
Al centro svolgiamo diverse attività ed io so che nel mio piccolo
valgo molto per i ragazzi con cui lavoro. Mi piace dare loro affetto e la cosa piacevole è ricevere anche una semplice carezza.
Spesso solo guardandoli sembra vogliano dirmi “grazie di essere
qui con noi”.
Sono momenti indimenticabili e che nessuno mai mi porterà via.
Il passo principale è legato sicuramente al Servizio Civile ed al
progetto cui ho preso parte: “Giovani per la solidarietà e la pace”
nell’ambito dell’assistenza di persone con bisogni speciali. Sto
condividendo molto sia con i ragazzi che con gli operatori; tutto
quello che avevo sempre desiderato era svolgere un’attività mirata ad un solo obiettivo: aiutare chi ne ha bisogno.
Sicuramente il mio operato non terminerà alla fine di gennaio
quando il servizio volgerà al termine, ma durerà ancora, e tra
qualche anno, quando sarò laureata, spero di inserirmi in un contesto lavorativo come questo per crescere ancor di più sia umanamente che professionalmente.
Il mio pensiero è rivolto a tutti quelli che, come me, operano nel
sociale con un invito particolare diretto a tutti coloro che volessero provare le mie stesse emozioni, dicendo loro che è e sarà
senz’altro un percorso unico ed indimenticabile.
Un grazie va sicuramente a tutte le persone con cui vivo perché
mi hanno accolta a braccia aperte facendomi sentire come a casa
mia e alla mia responsabile per avermi dato la possibilità di svolgere il mio Servizio Civile all’interno di questo centro diurno.
Annalisa Sasso
25 anni, Avellino
Volontaria presso l’Ass. Papa Giovanni XXIII
CAMBIARE
Quasi inavvertitamente, forse perchè ancora non ne avevo preso coscienza, mi sono ritrovata a vivere in una città nuova, sconosciuta, di cui sentivo parlare d’estate come meta e patria del
divertimento. Certo, ho scelto io di svolgere il servizio civile a Rimini. Non pensavo sarebbe stato poi così difficile staccarmi dalla
mia città, Napoli, e trasferirmi. Pensavo che sarei stata bene tra
persone e luoghi nuovi, che non mi sarebbe mancata la mia “vita
ordinaria” che avevo sempre contestato e che sentivo stretta.
Invece non è stato così. lasciatimi alle spalle certezze e punti fermi, ho portato con me paure, incertezze, timori. Paura di non
essere accettata, incertezza sui miei nuovi compiti e timori di non
essere all’altezza.
Sono in servizio in una palestra in cui si svolgono attività per persone con bisogni speciali e vivo in una casa-famiglia dove al momento siamo davvero tanti. Sono dovuta ripartire da zero, cerca-
re in me stessa tutte le risorse che avrebbero potuto aiutarmi ad
affrontare le nuove realtà che mi si presentavano. Ho incontrato
persone adulte, giovani, disponibili e comprensivi che mi hanno
permesso di crescere e maturare. I ragazzi persone con bisogni
speciali con cui trascorro le giornate mi hanno insegnato e continuano a farlo, che da ogni piccolo minimo istante può scaturire
qualcosa di bello e duraturo e che dalla vita si deve prendere
tutto senza stare troppo a pensarci. I cambiamenti personali e
i rapporti con gli altri sono stati graduali, non imposti, naturali,
volontari...
Sara Lanzuise
20 anni, Napoli
Volontaria presso l’Ass. Papa Giovanni XXIII,
palestra per persone con bisogni speciali
UN’ESPERIENZA
CHE ARRICCHISCE IL CUORE!
Quest’anno ho prestato servizio civile presso un centro diurno:
all’inizio ero molto preoccupata, perchè non avevo mai lavorato
nel sociale.
le situazioni più disparate ... grazie all’aiuto degli educatori, dell’olp ed all’appoggio morale delle mie colleghe di servizio civile,
ho superato ogni momento.
...Poco alla volta ho imparato a conoscere tutte e 30 le persone
che vivevano nel centro, ognuna con mille problemi, mille esigenze diverse.
Nel bene o nel male ho passato un anno indimenticabile; quest’esperienza del servizio civile è stata sicuramente positiva soprattutto a livello di relazioni sia con gli utenti del servizio che
con gli educatori, ed è nata una bella amicizia con le mie colleghe
del servizio civile.
Fin dal primo giorno gli utenti sono stati molto accoglienti, mi
hanno travolto con tante domande ....
DOVE ABITI? QUANTI FRATELLLI HAI? CON CHI VIVI? HAI LA
MACCHINA? L’ultimo quesito era il più gettonato perchè gli ospiti non hanno un mezzo per spostarsi, ne sentono molto la mancanza. Per noi sono domande molto “stupide”, ma per i ragazzi
sono molto importanti ed è un modo per rapportarsi con noi.
Il giorno seguente di servizio erano già lì che mi aspettavano a
braccia aperte.
Claudia Gobbi
23 anni, Torriana (RN)
Volontaria ARCI Servizio Civile,
presso Associazione “La Goccia”
Ma le cose non sono andate sempre in modo così idilliaco; mi
sono trovata parecchie volte in difficoltà, sono stata travolta nel-
DIARIO DI BORDO 28/07/06
Descrivere veramente in due parole quello che sto vivendo non è
cosa facile, ma dai mi sforzerò!!
La vita è proprio una continua scoperta. Sono arrivata a Rimini il
1°marzo con l’idea di mettermi a disposizione di una “causa buona” e che in un certo senso “nobilita l’uomo”. Per mia fortuna
quest’aspetto l’ho trovato e si è rivelato per alcuni versi molto
interessante, ma al contempo non di facile digestione!
Posso dire che tale esperienza di vita nuova presenta aspetti positivi e negativi al contempo. L’impatto è stato positivo:
1° Appena arrivata a Rimini ho trovato delle “sorelle” di casa
gentili e disponibili nel darmi indicazioni specifiche e generali su
tutto. Con il tempo (e poi come si sa la convivenza con persone
completamente diverse da te non è facile) vengono fuori difetti
e pregi di ciascuno che il senso di fraternità originale che si tenta
di vivere ti aiuta a superare e valorizzare.
2° Il vivere e condividere ognuno a proprio modo e secondo le
proprie capacità ideali come quelli della solidarietà, la pace, il
servizio.
3° Apertura all’altro, accettandolo nella sua completezza anche
se alcune volte non mancano momenti di mancanza di rispetto.
4° Diversità di carismi o vocazioni che dir si voglia. È bello scoprire come si può servire con molteplici modi di mettersi in gioco.
5° Vivere l’Amore Vero anche se con evidenti difficoltà.
Punti negativi?
Rendere i volontari fonte di vera iniziativa, renderli più attivi e
non fermarsi all’idea classica dei volontari come assistenti “di tutto di più”.
Attenersi a quello che il progetto di ciascun ente afferma nell’interezza.
Fino ad ora il Servizio Civile ha significato questo:
“Riscoprendo te stesso e gli altri scegli il Servizio Civile, promuovendo la pace e la giustizia: DONATI UN’OCCASIONE SPECIALE.”
Sabina Lionetti
27 anni, Bari
Volontaria Ass. Papa Giovanni XXIII
DISPONIBILITÁ
Era l’ultimo giorno di Gennaio, avevo preso il treno che mi portava verso una nuova vita, una nuova città. In serata sono arrivato
a Rimini con le mie valigie piene di sogni, speranze e certezze. Sì,
ero felice di svolgere il Servizio Civile, a contatto con altri ragazzi
che, come me, venivano da lontano; mi sentivo pronto, carico,
voglioso, non sapevo ancora quello che mi aspettava realmente.
Dopo le presentazioni di rito, finalmente conoscevo la mia destinazione: una struttura per senza tetto (barboni) chiamata “Capanna di Betlemme”. Ero spiazzato, perché il mio desiderio, in
realtà, era da sempre lavorare con persone con bisogni speciali.
Quando sono arrivato in struttura, davanti a me c’era uno spettacolo che non avrei mai immaginato di vivere in prima persona:
ero di fronte alla povertà, alla sporcizia, alla disperazione del
mondo, mi sentivo perso, confuso, avevo intenzione di ritornare
al mio paese.
Oggi svolgo servizio in un’altra realtà, però, come spesso capita,
mi sono pentito di non essere rimasto. Nonostante tutto questa esperienza mi ha dato ancora più forza per continuare il mio
percorso, che - sono sicuro - rimarrà una tappa fondamentale,
incancellabile della mia vita.
Davide Caruso
28 anni, Crotone
Volontario Ass. Papa Giovanni XXIII
UN INCONTRO DA CAPIRE,
NON DA GIUDICARE!
Ho prestato Servizio Civile in un Istituto Superiore dal 1° Settembre 2005 al 31 Agosto 2006.
Erano i primi giorni di scuola e mi avevano affidato sei casi da
seguire, tra questi avevo il compito di effettuare attività didattiche con una ragazza paraplegica, che per amor della privacy,
chiamerò “Maria”. Era il suo terzo anno di scuola e l’obiettivo di
portarla alla fine di quest’ultimo non era di facile raggiungimento. I primi due giorni insieme trascorsero rapidamente e serenamente, finché il terzo giorno -ed in questo caso “tre” non era il
numero perfetto- notai che l’umore di Maria non era dei migliori.
Stavamo studiando sole, in una stanza, la “Divina Commedia”
quando, ad un certo punto, la ragazza cominciò ad agitarsi correndo qua e là per l’aula, suonando ripetutamente il clacson della sua carrozzina, le dissi di smettere, ma la situazione peggiorò.
Maria cominciò a spogliarsi, a toccarsi e a fare versi inconsulti, si
slacciava la cintura di sicurezza.
Dentro di me un vortice di emozioni incontrollabili e contrastanti: ero imbarazzata come non mi era mai accaduto prima ed
allo stesso tempo terrorizzata per il timore che potesse accadere
qualcosa di grave. Per paura che potesse farsi male mi avvicinai,
così provò a spogliare anche me, che logicamente mi opposi e, vista la mia umana reazione, Maria cominciò a strapparmi i capelli
e a mettermi le dita negli occhi: avevo davvero paura. Provai a
chiedere aiuto, ma per diversi minuti nessuno mi sentì. Finalmente entrò la bidella che riuscì a far cessare quell’incubo.
Successivamente dissi che avrei volentieri continuato a seguire
Maria, ma con qualcuno al mio fianco, almeno per un pò. La mia
richiesta non fu accolta e continuai a passare alcune ore del mio
tempo sola con lei, assistendo ad altri replay atroci, come quello
che vi ho appena raccontato. Ci volle molto tempo prima che Maria smettesse di comportarsi così. Fu davvero terribile per me quel
periodo ma vorrei realmente fare l’educatrice e, nonostante mi
sia resa conto di quanto sia difficile, specialmente a livello emotivo, non ho cambiato idea. Maria stava scoprendo la sua sessualità
ed aveva solo bisogno che qualcuno le spiegasse qualcosa, ci misi
un pò di tempo, ma lo capii.
Di questa storia, per me emotivamente traumatizzante, non cambierei nulla,perché se Maria non mi avesse messo alla prova non
avrei imparato quanto sia importante non giudicare gli altri da
un “semplice” gesto, ma andare oltre alle apparenze, capendo
che spesso i comportamenti estremi sono delle richieste d’aiuto.
Maria Luisa Sergiacomi Aicardi
21 anni, Rimini
Volontaria ARCI Servizio civile,
progetto d’integrazione per disabili
CRESCERE INSIEME AGLI ALTRI
In casa-famiglia si è in molti: età, caratteri, modi di pensare e
di agire sono diversi e spesso opposti. Questo può portare a situazioni positive, come l’arricchimento attraverso la conoscenza
di altri modi di pensare, ma anche a duri scontri per le grandi
differenze nell’agire.
Lo scontro deriva dal modo diverso di reagire di fronte alle situazioni. Nel mio caso, io giovane volontaria, ho dovuto affrontare
caratteri forti e a volte immaturi, che nella difficoltà, ma anche
nelle “stupidaggini”, hanno avuto reazioni spropositate creando situazioni difficili, nervose e ansiose. Quando una persona è
arrabbiata con te, ma non te lo dice, non ti parla - ma lo fa con
il resto del mondo - un gran vantaggio non c’è se non quello di
mettere a dura prova la tua pazienza, facendola vacillare.
Il motivo di codesto comportamento? Aver pronunciato il nome
dell’interessata/o in maniera non corretta...e allora?
Cosa ho imparato da queste situazioni difficili? A pronunciare
bene il nome degli altri...ma soprattutto a controllarmi, a mettermi nei panni dell’altro, a parlare utilizzando i termini e i nomi
giusti, a cercare di risolvere le situazioni nel migliore dei modi.
“…È sera, sono a letto, esausta per la giornata trascorsa. Il gran
da fare, gli impegni, le responsabilità e le delusioni sovrastano i
miei pensieri, rendendoli repentinamente negativi. Sono ancora
lì, pensierosa e giù di morale, quando alzo lo sguardo e vedo,
dinanzi a me, la piccola di sei anni che mi guarda e dice: «buona
notte mammina», seguito da un forte abbraccio e un bacio. Mi
sono sciolta...e tutto ciò che di negativo ha caratterizzato la giornata l’ho cancellato.”
In quell’abbraccio vi erano racchiusi la stima e l’affetto che solo
una bambina può avere, nella sua genuinità e sincerità. E io che
potevo fare? Ricambiare ancor più forte l’abbraccio, maggiormente stimolata e motivata ad andare avanti, nonostante le difficoltà, e a fare sempre meglio.
Enza Colonna
23 anni, Altamura (BA)
Volontaria Ass. Papa Giovanni XXIII,
presso una casa famiglia
SERVIZIO CIVILE
È ANCHE FORMAZIONE
Mi è stato chiesto di scrivere “di getto” una esperienza positiva
del Servizio Civile.
Una esperienza positiva è stata partecipare ai corsi di formazione, opportunità di apprendimento, di riflessione, di scambio e
condivisione di esperienze con gli altri volontari.
Ho partecipato a tutti i corsi che sono stati organizzati non solo
perché li consideravo una utile occasione utile per acquisire
nuove competenze e abilità sul lato pratico (esempio il corso di
formazione specifica sull’utilizzo del computer), ma anche e soprattutto perché erano momenti d’incontro e confronto con gli
altri volontari. Spesso, socializzando paure e delusioni che a volte
hanno accompagnato molti di noi in questo anno è stato più facile superarle e andare avanti.
Con alcuni volontari in particolare ho condiviso una esperienza
per me molto positiva e gratificante. Partecipando ad un corso
di fotografia, abbiamo realizzato una piccola mostra con le fotografie che ciascuno di noi aveva scattato nella propria sede di
Servizio Civile e che rappresentavano le varie esperienze personali. È stato bello lavorare insieme ad un progetto (che aveva
come fine la promozione del servizio civile) e non nascondo che è
stato altrettanto emozionante vedere i propri lavori esposti pubblicamente.
Sono perciò soddisfatta di queste opportunità di formazione che
ci sono state offerte.
Il consiglio che mi piacerebbe dare ai volontari è di non sottovalutarle, snobbarle o cercare evitarle, perché sono comunque
esperienze utili e arricchenti.
Il consiglio che vorrei dare a chi le organizza è di non relegarle
al penultimo mese del Servizio Civile, perché, soprattutto se si
tratta di formazione specifica/tecnica, i corsi alla fine del percorso
non hanno senso né tanto meno utilità per il volontario.
Erika Ricci
26 anni, Rimini
Volontaria ARCI Servizio Civile presso Riminiteatri
10
SERVIZIO CIVILE VOLONTARIO: IL MODO MIGLIORE
PER TRASFORMARE I TUOI PREGIUDIZI IN CERTEZZE!
“Il laboratorio fatto in quei due giorni è stata per me un’esperienza estremamente positiva, e ne ho un ottimo ricordo. Alla
fine dei lavori ci è stato chiesto di raccontare un episodio negativo: io l’ho fatto con estrema sincerità e autenticità. Rileggendolo a distanza di qualche mese riconosco che alcuni insulti sono
esagerati e gratuiti, ma la storia è autentica, è accaduta e per me
è stata una tappa fondamentale del mio Servizio Civile. Quello
che ho scritto mi piace. Il presente scritto racconta un’esperienza
del tutto personale e occasionale; non può considerarsi rappresentativo né della mia intera esperienza di Servizio Civile – che
considero estremamente positiva - né tanto meno del clima che si
respira all’ Ass. Papa Giovanni XXIII. Nutro nei confronti di questa
Associazione e dei suoi membri rispetto e ammirazione per la
scelta di vita che essi compiono, mettendosi a completa disposizione di chi ha bisogno.”
Paura? Questa parola mi aveva dato una certa soddisfazione!
«Qual è la prima cosa che mi hai chiesto?»
«Ti avevo chiesto di accompagnare Fausto.»
«Ti ho spiegato che non posso trasportare gli utenti con la MIA
macchina. E poi sono cose molto diverse, tu non puoi impormi di
pregare.»
«Tu non capisci lo spirito della casa!»
«Lo spirito della casa? Io non capisco cosa vuoi da me!»
«Che partecipi alla preghiera del mattino.»
Tremavo, stavo perdendo il senno, ero rossa in volto, non ero più
capace di mantenere la conversazione su uno stile civile – ma chi
cazzo si crede di essere sto deficiente? ma con chi pensa di avere
a che fare? – pensavo.
Di civile ormai non c’era più niente, ero piombata nel medioevo
senza accorgermene, ero incazzata più che mai, non pensavo più
né a prima, né a dopo….
«Così tu violenti la mia persona! Siamo nel 2006 e tu ancora non
sai, non ti rendi conto che esistono persone che non credono e
che non pregano! Non esiste che io faccio la preghiera del mattino, non discuto nemmeno su questo!»
Le altre persone che partecipavano all’incontro hanno cercato di
farci calmare, e in parte ci sono anche riuscite.
Dopo un’ora e mezza di incontro in cui si era parlato solo di me,
mi sembrava che fossimo esattamente al punto di prima e gliel’ho detto: «Grande Capo, secondo me il problema non è la preghiera, non è lo spirito della casa, il problema è che io ti sto sul
cazzo. E la cosa è reciproca! Solo che se sono qua, la colpa non è
né mia né tua!».
L’ho gelato, perché lui è forte con le persone poco intelligenti, e
con quelli che non hanno niente, quelli per cui lui è il buono che
li ha aiutati. Ha risposto «Mi dispiace molto che pensi questo»,
ma il significato era: «Mi hai “sgamato”!»
«Puoi partecipare al momento di preghiera che facciamo tutti
insieme al mattino alle 8:00?».
Questo mi aveva detto il Grande Capo un giorno, dopo un pò
di tempo che ci eravamo trasferiti nella nuova casa. Non avevo
risposto, dopo pochi secondi avevo già rimosso questo invito.
Il suo arrivo dopo due mesi dall’inizio del servizio civile e, subito
dopo, il trasloco, mi avevano reso nervosa, come tutti gli altri,
come lo era anche lui. Il Grande Capo, responsabile supremo della casa era tornato dopo tre mesi di missione (MISSIONE – sì, la
chiamano ancora così!) e aveva trovato le cose un pò cambiate.
Quando il gatto non c’è i topi ballano! Tre volontarie donne in
servizio civile, tutte con esperienze, età, ruoli e futuri diversi; fra
le persone erano nati legami forti, su cui lui non poteva esercitare il suo potere. Dal suo arrivo era risultato subito chiaro che non
gradiva la mia presenza in casa: io faccio servizio civile in ufficio,
quella casa per me doveva essere “vitto e alloggio”, assegnato
con regolare graduatoria. Lui preferiva la volontaria che faceva
servizio in casa, più facilmente controllabile, a disposizione tutta
la giornata, da spremere come un limone, insomma.
«Affidiamo al Signore questo incontro, gli chiediamo di aiutarci a
comprenderci a vicenda…..
Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo, com’era in principio,
ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen. Nel nome del Padre, del
Figlio, dello Spirito Santo.»
«Roberta, vorrei cominciare da te.»
Panico! - Stavolta che diavolo vuole?! - Chi ha la coscienza sporca
– e la mia lo era, eccome se lo era! – trema ogni volta che viene
pronunciato il suo nome! Mai avrei creduto, però, di dover discutere un ora e mezza sulla preghiera del mattino.
«Ti avevo chiesto di partecipare alla preghiera del mattino, Roberta.»
«Sì, me lo avevi chiesto, ma il mio comportamento non ti sembra
abbastanza chiaro?»
«Te lo chiedo ancora: parteciperai?»
«No, preferirei di no.»
«Due cose ti ho chiesto da quando ci conosciamo e due volte mi
hai risposto di no. Io ho paura a relazionarmi con te!»
Poi siamo andati a cena, sembrava tutto normale, abbiamo lavato i piatti insieme, abbiamo parlato di religione, di fede, mi ha
spiegato che secondo il Grande Guru gli atei non esistono, esistono solo persone arrabbiate. Io gli ho spiegato che mi sentivo
tollerata e non rispettata, perché il mio modo di vedere le cose
– la religione e la (non) esistenza di Dio – è considerata frutto di
rabbia e cecità e non di una riflessione razionale. Ma che posso
pretendere? Non si cava il sangue dalle rape!
Io e il Grande Capo ascoltiamo la stessa musica, siamo nati lo stesso giorno, abbiamo lo stesso carattere, orgogliosi e permalosi!
Dopo quella lite abbiamo iniziato a conoscerci meglio, il nostro
rapporto è migliorato giorno per giorno, a piccoli passi, fino ad
arrivare alla simpatia. Quella lite era davvero servita a prendersi
le misure a vicenda, con il nostro modo e i nostri limiti di esseri
umani. Peccato sia finito tutto troppo presto!
Roberta Bianchi
29 anni, Perugia
Volontaria Ass. Papa Giovanni XXIII,
rimasta a Rimini dopo il Servizio Civile
11
RIFLESSIONI…
Seduta in circolo con una decina di altri ragazzi e ragazze, ascolto
in silenzio il racconto delle loro avventure della sera precedente,
aspettando pazientemente il mio turno per intervenire.
Responsabili di spazio, questo eravamo: quelle figure, in genere
“stagisti”, che si occupano di gestire uno spazio spettacolo.
Quest’anno ne avevamo davvero pochi così anch’io, che collaboravo nel settore organizzativo, avevo dovuto ricoprire quel ruolo
la sera e partecipare alle riunioni che si tenevano dopo pranzo: si
faceva il resoconto di quanto era avvenuto e ci venivano detti gli
incarichi per la sera stessa (pur essendo nell’ufficio organizzativo
non avevo il privilegio di sapere prima degli altri a quale spazio
sarei stata assegnata).
“Allora per il materiale da portare sullo spazio passate all’ufficio
informazioni. Troverete tutto preparato nelle scatole.
Non dimenticate di prendere l’acqua per la compagnia!”conclude
il nostro coordinatore organizzativo.
A questo punto mi permetto di fargli notare che le bottiglie stavano finendo… “Si, lo so, ma le ho già riordinate e dovrebbero
arrivare entro le 17.00” dice lui.
In ufficio vengo richiesta da una responsabile di spazio che sarebbe dovuta partire di lì a poco: “Dove sono le bottiglie che devo
portare?” Lo sapevo, la consegna non è ancora arrivata! Chiamo
il magazzino e mi dicono che l’ordine è stato fatto quella mattina
ed in giornata arriverà… Il coordinatore mi raggiunge e mi dice:
”Dal momento che abbiamo fretta, devi fare una corsa e prendere almeno 2 cassette d’acqua”.
Inutile far notare che oggi è giovedì pomeriggio, giorno di chiusura dei negozi…
Girando per bar e rosticcerie, gli unici aperti, trovo alla fine solo
bottigliette da ½ litro: “Sarebbero meglio quelle da 1,5 l” mi dice
una collega al telefono “Va beh, in mancanza d’altro prendine
tante.” Con 2 confezioni per un totale di 24 bottigliette sulle
braccia arrivo sulla soglia dell’ufficio dove la mia collega mi solleva dal peso.
Adesso posso prendere i soldi dal responsabile amministrativo e
tornare indietro a pagare (poiché ero uscita all’improvviso non
li avevo con me, ma in quella rosticceria non mi avevano fatto
problemi perché mi conoscevano come loro cliente).
Non è stata l’unica volta in cui mi hanno detto di fare qualcosa all’ultimo minuto (carta igienica, sacchi per immondizia, tovaglioli
etc.) mettendomi in difficoltà, ma ho imparato a non prendermela troppo e a mostrarmi sempre disponibile, forse anche troppo!
Sarebbe forse il caso di cercare di prevedere le necessità e distribuire meglio i compiti, non lasciando gli imprevisti nelle mani di
chi è più volenteroso…
Ma chi me l’ha fatto fare? Il servizio civile è una scelta mia!
Ho scelto di prestare servizio civile a più di 300 Km di distanza
da casa perché volevo prendere parte al progetto di TEATRO E
VALORIZZAZIONE STORICA di Riminiteatri e proseguire la strada
intrapresa negli studi.
Effettivamente ho potuto partecipare a corsi di formazione e a
numerose attività: gestione di una sala polivalente e di una foresteria, rassegne teatrali e cinematografiche, laboratori teatrali
per varie fasce di età, organizzazione di una serata sponsor, di
“Una Notte a Santarcangelo” e di “Santarcangelo 06 - International Festival of the Arts”.
Finiti gli studi mi proponevo di conoscere il mondo dello spettacolo a 360°: penso che quest’anno di servizio civile mi abbia
avvicinato al mio obiettivo, permettendomi non solo di lavorare
nel “dietro le quinte” (ambito organizzativo), ma anche, grazie
ai laboratori, di mettermi in gioco sulla scena come attrice…
Ho incontrato persone interessanti dalle quali credo di aver imparato molto e spero che i rapporti di amicizia possano essere
mantenuti.
Non so se il servizio civile possa davvero cambiare la vita, ma mi
ha aiutata ad aprire gli occhi su molti aspetti ed ora mi accingo ad
affrontarla con una maggiore consapevolezza delle mie forze.
Stefania Calò
28 anni, Roma
Volontaria ARCI Servizio Civile, presso Riminiteatri
12
UN’ESPERIENZA
“FUORI DAL COMUNE”
Non ho mai creduto agli spot pubblicitari. Ho sempre pensato
che volessero venderti cose che poi non avrebbero funzionato.
Così, quando ho iniziato il mio Servizio Civile presso l’ufficio Cultura del Comune di Bellaria-Igea Marina ero molto perplessa e
poco convinta delle mie capacità. Sicuramente avevo bisogno di
un’esperienza che mi aprisse gli occhi sul mondo del lavoro e sulla sua importanza per la crescita di una persona.
Sono alla fine del Corso universitario di Conservazione dei Beni
Culturali indirizzo musicale, e, dall’ ARCI di Rimini, mi è stato consigliato il progetto di Bellaria nel settore Cultura ed Educazione
presso l’ ufficio Cultura del Comune e la scuola di musica “Glenn
Gould”.
In questo modo è iniziata la mia FANTASTICA AVVENTURA!
Il primo incarico è stato quello di prendere le iscrizioni dei bambini e dei ragazzi della scuola di musica. Davvero bello vedere giovani talenti che suonano ogni sorta di strumenti musicali, dalla
chitarra al flauto traverso, dalla batteria al pianoforte e il canto,
un’esperienza davvero positiva e indimenticabile per la simpatia
degli insegnanti e della direttrice. Piano piano, ho imparato cosa
succede e come è organizzata un’amministrazione comunale anche grazie ai miei cari referenti. In particolare, è importante scoprire, attraverso le mille mansioni che mi hanno affidato, come si
preparano i vari eventi culturali. Bellaria è un giovane Comune di
50 anni che esplode di iniziative per le quali ho collaborato con
molto piacere durante l’anno, senza dimenticare l’appuntamento con la solidarietà. Nel periodo natalizio ho dato una mano per
il “Rigiocattolo di Natale”: si è trattato di una serata coi ragazzi
della Comunità di Sant’Egidio di Roma e un mercatino di bambini
con scambi di vecchi giochi, il cui ricavato è andato in favore del-
l’iscrizione anagrafica dei bambini del Monzambico.
Nel periodo estivo poi, una volta a settimana, ho tenuto aperta e dato spiegazioni storiche sulla Torre Saracena di Bellaria I.
M., l’unico monumento culturale di questa città eretto nel 1673
dallo Stato Pontificio in difesa dagli attacchi dei pirati che si verificarono tra il Quattrocento e l’Ottocento, nel quale si tengono
mostre fotografiche, spettacoli musicali e teatrali e dove si può
ammirare un suggestivo e interessante Museo delle Conchiglie.
Questa attività legata al Servizio civile presso la Torre Saracena è
stata molto proficua perchè è il primo “bene culturale” con cui
ho a che fare non ancora laureata. Così mi sono fatta un’ idea di
come può essere il mio lavoro dopo l’università e scoprire che mi
piace tanto, è bellissimo!
Tutto l’anno è stato davvero intenso, penso di avere acquisito
diverse competenze e il regalo più importante è stato capire
l’importanza dell’essere parte integrante delle iniziative culturali della propria città vivendole attivamente e non passivamente,
che così acquisiscono più valore.
A volte anche gli spot hanno ragione, perchè il Servizio Civile mi
ha preparata davvero al mondo del lavoro!
Termino quest’anno di Servizio davvero contenta, arricchita e fortunata perchè non sempre puoi fare quello che ti piace. Auguro a
tutti di vivere un’esperienza di questo tipo, perché per me è stata
“Fuori dal Comune”!
Chiara Antonioli
27 anni, Rimini
Volontaria ARCI Servizio Civile,
nel progetto “Bellaria cultura ed educazione”
SERVIZIO CIVILE:
UN’ESPERIENZA D’UFFICIO!!!
In una giornata di ottobre anno 2005, il telefono dell’Istituto
dove faccio Servizio Civile squillò ferocemente come era solito
fare. Era il mio quasi diretto superiore, non saprei come definirlo,
che mi chiamava per una cosa urgentissima, veramente seria: erano sparite le penne dall’ufficio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Non solo, anche qualche graffetta e pure un paio di Post-it.
Ora le graffette e i Post-it, sì - è vero - li avevo usati, lo ammetto,
ma giuro mi servivano per il lavoro quotidiano dell’Istituto. Per
quanto riguarda le penne non c’entravo: la mia collega è insegnante, e com’è risaputo tutti gli insegnanti soffrono di cleptomania acuta. Confesso che a simili accuse mi sentivo come un
bambino innocente che viene accusato di aver rubato la marmellata. In un’altra occasione mi rimproverò perché il telefono era
sempre occupato, ma che ci posso fare se non è installato il collegamento adsl? E che ci posso fare se per aprire una Mail impiego
5 minuti buoni?
Forse non dovrei lamentarmi visto che ad altri miei colleghi sono
capitate situazioni ben peggiori; ma in realtà questa non è una
lamentela, sono solo osservazioni su alcuni fatti di un anno di
Servizio Civile. Qual è stata la cosa più positiva del mio anno di
Servizio Civile? Non ho dubbi: è stato il rapporto con la mia collega insegnante. Potrei definirla un vulcano in piena eruzione,
di idee, cose da fare, da dire; il nostro è stato fin dall’inizio un
duetto, un pò come i carabinieri, dove non arrivava uno arrivava
l’altra e viceversa. Mi ha coinvolto molto in un lavoro diverso dal
mio, assai più vario e interessante, permettendomi di uscire dai
miei compiti quotidiani a dire il vero piuttosto noiosi. Il clima che
si respirava nell’Istituto era sereno. (Mi mancherà molto). È stato
importante capire che riponeva in me grande fiducia; già, fiducia
che mi è stata concessa da lei e anche dal direttore e che mi ha
permesso di lavorare nel modo migliore.
Andrea Bernardini
26 anni, Rimini
Volontario presso ARCI Servizio Civile,
nel progetto “Memoria”
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SERVIZIO CIVILE
PER GLI STRANIERI
“La testimonianza di Chen Yuyuan è una “chicca” che possiamo
gustare solo in Emilia-Romagna, unica Regione in Italia ad aver
attivato (con risorse proprie) il servizio civile dei giovani stranieri.
Oggi, nella nostra Provincia, vivono 5.000 bambini e ragazzi stranieri: tanti quanto l’intera
popolazione dell’alta Valle del Conca (Montegridolfo, Mondaino e Saludecio). Sono riminesi di domani e postdomani. Il loro
servizio civile non è solo un percorso di formazione, ma anche di
integrazione. A vantaggio di tutti.”
Massimo Spaggiari - Presidente di ARCI Servizio Civile
Ho svolto “Servizio Civile” nella biblioteca cinese, qui sono venuta a conoscenza di tante cose in vari aspetti e, più che altro, sento
che è cresciuta la scoperta di me stessa.
La biblioteca, quest’anno, è stata riconosciuta dai cinesi molto di
più rispetto a prima; sono felice di questo risultato, perché trovo
che questo luogo sia davvero significativo per i miei connazionali
come, d’altronde, lo è stato per me.
Ricordo che una volta incontrai un cinese per strada, che mi chiese: «Scusa, ho sentito dal mio amico che qui vicino c’è una biblioteca cinese, è vero?» Gli ho detto: «Sì, è proprio da noi, io lavoro
lì. È vicino alla questura di Rimini, vuoi leggere i libri?» «Si, mi
piace molto leggere, non riuscivo a trovare una biblioteca cinese
in questa zona, c’è solo italiana, ma io non so bene la lingua
italiana. Sai, per leggere bene, poi, è necessario trovare un posto
adatto, tranquillo, ora sono proprio contento di sentire questa
notizia, e voi avete abbastanza libri?» Parlava molto agitato. «Di
libri ne abbiamo abbastanza, però non ci bastano» «Ho un pò di
libri, potrei donarveli?» «Certo! Li accettiamo molto volentieri,
abbiamo bisogno del vostro supporto. Grazie!» Parlavo stupita e
incredula. Ma dopo 2 giorni quel signore ha portato 20 libri per
la nostra biblioteca. Dopo di lui, anche gli altri ci hanno donato i
libri, si vede che i nostri compatrioti tengono questo posto in alta
considerazione, e per questo ho più soddisfazione del mio lavoro. Ringrazio il servizio civile che mi ha dato anche l’opportunità
di svolgere l’attività di mediazione culturale nelle scuole. È stata
una gran esperienza di lavoro, che mi ha anche fatto comprendere quale potrebbe essere il mio lavoro futuro.
Di una cosa sono un pò dispiaciuta: questa biblioteca si trova
presso la casa dell’intercultura, dove passano ogni giorno stranieri di diverse nazioni, eppure la biblioteca è frequentata solo
dalla comunità cinese mentre gli altri stranieri vengono molto
meno. C’è un’altra biblioteca, albanese, di questi non ho visto
mai nessuno venire a prestare libri. Forse però, il pomeriggio, ci
sono altre comunità che svolgono altre attività, questo vorrebbe
dire riuscire a costruire una vera e propria rete interculturale.
Devo ammettere che quest’anno è stato per me davvero importante, sia dal punto di vista personale che da quello professionale,
sono contenta che ci sia stato questo bando aperto agli stranieri
e mi auguro che in futuro ce ne saranno altri, così ragazzi di altre
nazioni, come me, potranno sentirsi maggiormente integrati in
Italia e vivere un’esperienza piena come questa.
Yujuan Chen
21 anni, Rimini
Volontaria ARCI Servizio Civile,
presso la Casa dell’Intercultura
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VALIGIA DI PAZIENZA
Si apre la porta e mentre il piede sinistro si appresta a varcare la
soglia, lo sguardo si fissa sul panorama quotidiano: Pc, fogli, penne, fax, telefono, sono ben organizzati così da creare un percorso
conosciuto che penso impiegherà le prossime cinque ore della
mia vita. Ogni oggetto rappresenta una mansione che nella più
facile delle ipotesi potrò utilizzare per svolgere il mio compito.
Qualcosa non torna....gli oggetti ben organizzati sono avvolti da
uno strano silenzio che immediatamente si lacera quando uno
dei tanti strumenti pensa bene di squillare:
«AH! Già !!! ».
Articolo la mano grazie all’attività cerebrale che mi consentirà
con rapida solerzia di iniziare come ogni giorno il servizio civile.
Una voce .... «Ciao Matteo, mi manderesti quelle mail a tutti i
soci? So che tu lo sai fare, è semplice, prima però inviami il testo
perchè lo possa correggere. In seguito te la rinvierò cosicché tu
la possa inoltrare. Tutto chiaro? Bene, una volta inviate le comunicazioni inoltre dovresti chiamare coloro ai quali le hai spedite
perchè sai... non leggono .. e poi se la prendono con me.... ».
Mentre la bocca articola la risposta “ok”, il pensiero si volge alla
valigia pronta per affrontare in maniera positiva il servizio civile:
un intero anno immerso nell’ambito teatrale!
La mia passione!!!
Piego la buona volontà e la metto a sinistra, la pazienza tiene
buona parte della valigia ma è necessaria; impegno e volontà
dovrebbero essere situate in alto perchè mi serviranno presto e
spesso. Nella parte rimasta libera impacchetto e ripongo con cura
i miei studi e le mie conoscenze; mi serviranno certamente se voglio apportare il mio contributo, dovranno essere gradevoli (non
risparmio su nastri e bigliettini), e utili.
Chiudo la zip pronto a riaprire la valigia quanto prima e …
«La mia valigia che fine avrà fatto?» « ..... »
Domanda inutile.
Inizio a scrivere la mail e noto che oltre ai programmi di posta
e scrittura, sul pc sono presenti molti altri software. A qualcosa
serviranno.... anzi, so che servono a qualcosa ma non qui, soprattutto non ora.
Scritta la mail, la invio, e dopo non poco tempo la rileggo “corretta”: è usato un linguaggio strano ma funzionale, un pò incomprensibile ma la regola impone che quello è lo stile giusto..
Ok! Invio la mail.... non funziona...
ASCOLTO
ESECUZIONE
SENSO PRATICO
ASTUZIA
CREATIVITÀ VOLTA ALL’EFFICIENZA
Addrizzo la schiena, ripiego i documenti negli appositi “folder”.
Riprovo a rinviare la mail: FUNZIONA!
Controllo nuovamente che l’invio sia giunto a buon fine per i
destinatari accreditati e ....
SQUILLA IL TELEFONO...
«Matteo, tutto bene? »
Le labbra si allargano per fare entrare una nuova consapevolezza...
«SI, TUTTO BENE »
Aspetto.
Intanto archivio documenti: numerazione OK, cartellina OK, armadio OK! Apro l’armadio, inserisco i documenti fra altri documenti, in un fascicolo fra altri fascicoli.
Cade un foglio.....
Piego la schiena...
Raccolgo il foglio...
Calpesto qualcosa ....
Matteo Conti
25 anni, Rimini
Volontario ARCI ServizioCivile,
presso Riminiteatri
Una valigia aperta è ai miei piedi, all’interno noto qualche pacco
aperto ma ormai è semivuota, anzi no, ad una più attenta analisi
si notano oggetti curiosi non molto colorati, non troppo appariscenti. Le etichette su di essi..... leggo:
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RELAZIONE CONCLUSIVA
LABORATORIO DI SCRITTURA CREATIVA
Rimini 27/28 luglio 2006
Durante il laboratorio di scrittura creativa, svoltosi il 27 e 28 luglio
per complessive 10 ore, sono state svolte le seguenti attività:
dalla docente. La redazione finale dei brani descrittivi di alcuni
momenti emblematici della loro esperienza e, soprattutto, la
condivisione degli stessi con tutto il gruppo, ha favorito la circolazione di pensieri ed emozioni, a testimonianza dell’incisività
del percorso di vita svolto da ognuno di loro.
• Socializzazione del gruppo aula tramite interviste a coppie e
presentazione incrociata in plenaria;
• Giochi di attivazione del gruppo;
• Match di improvvisazione teatrali relativi ad episodi concreti
vissuti dai partecipanti durante la loro esperienza di volontariato
civile presso le differenti strutture;
Dott.ssa Fabiana Boccola
Professore a contratto presso
l’Università degli Studi di Bologna
Consulente e Formatrice
• Riflessione creativa relativa alla redazione del titolo, in forma di
slogan, del libretto divulgativo in preparazione;
• Scrittura, lettura ad alta voce ed analisi di brevi scritti relativi
ad episodi emblematici positivi/negativi vissuti dai partecipanti
durante il loro servizio, in funzione del libretto divulgativo.
Le attività propedeutiche alla scrittura sono state scelte e realizzate con l’obiettivo di creare un ambiente socievole e rilassato
necessario all’apertura reciproca, alla condivisione e quindi all’espressione creativa.
Il laboratorio ha avuto carattere prettamente attivo ed interattivo, non sono state svolte lezioni frontali sulle tecniche specifiche
di scrittura creativa, in quanto l’obiettivo principale, concordato
dalla docente con la referente Dott.ssa Isabella Mancino, riguardava principalmente la socializzazione delle varie esperienze
svolte, in previsione della redazione di un oggetto concreto, un
libretto divulgativo, che permettesse ai partecipanti di tesaurizzare il loro percorso ed allo stesso tempo attrarre nuovi giovani
verso il Servizio Civile Nazionale Volontario.
Riflessioni sul gruppo aula.
Il gruppo si è dimostrato attivo ed interessato fin da subito anche
in presenza di aspettative di vario tipo sui contenuti del laboratorio; le attività di drammatizzazione hanno rappresentato un
momento molto importante di esplicitazione del loro vero sentire rispetto all’esperienza svolta, ed hanno permesso di socializzare “fatiche” e “gioie” del loro agire all’interno delle varie
strutture.
Non sono mancate alcune critiche relative alla loro effettiva partecipazione alle attività degli enti ed ai rapporti con gli operatori locali di progetto, di cui i partecipanti hanno discusso guidati
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il laboratorio di scrittura creativa