mensile di informazione in distribuzione gratuita
n. 57 • ottobre 2009
Raimondo
Micheli
pag. 4
Paolo
Di Sabatino
pag. 10
Sporcaccioni
pag. 22
Ministero per i Beni
e le Attività Culturali
Regione Abruzzo
Provincia di Teramo
Città di Teramo
Fondazione Tercas
Camera di Commercio Teramo
P
R
O
G
R
A
M
M
A
DUEMILANOVE
DUEMILADIECI
Giovedì 12 novembre | Teatro Comunale, ore 21
in collaborazione con il CIDIM
Giovedì 25 febbraio | Sala Polifunzionale della Provincia, ore 21
Concerto di inaugurazione
Orchestra Sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi”
Wayne Marshall direttore e solista
(vincitore Concorso Internazionale Pianistico “Geza Anda” 2009)
G. Gershwin, L. Bernstein
Venerdì 12 marzo | Sala Polifunzionale della Provincia, ore 21
Evelyn Glennie percussioni
Sabato 21 novembre | Sala Polifunzionale della Provincia, ore 21
Shlomo Mintz violino | Petr Jirikovsky pianoforte
E. Grieg, A. Dvorak, C. Saint-Saens, N. Rimsky-Korsakov
Mercoledì 2 dicembre | Sala Polifunzionale della Provincia, ore 21
Ramin Bahrami pianoforte
J. S. Bach
Lunedì 21 dicembre | Teatro Comunale, ore 21
Concerto di Natale
Benedict Gospel Choir
Darryl Izzard conductor
Musica gospel
Lunedì 11 gennaio | Teatro Comunale, ore 21
Ucrainian National Symphony Orchestra
Enrique Batiz direttore Marco Carnicelli chitarra
J. Rodrigo, R. Schumann
Giovedì 21 gennaio | Sala Polifunzionale della Provincia, ore 21
Michail Lifits pianoforte
(vincitore Concorso Internazionale Pianistico “Ferruccio Busoni” 2009)
L. V. Beethoven, F. Chopin
Jinsang Lee pianoforte
F. Chopin, R. Schumann
F. Rzewski, N. Jan Zivkovic, M. Schmitt, J. Alvarez,
J. T. Veldhuis, T. Tanaka, A. Masson, S. Reich, L. H. Stevens
Mercoledì 24 marzo | Sala Polifunzionale della Provincia, ore 21
Eliot Fisk chitarra
A. Barrios, R. Sainz de la Maza,D. Scarlatti, J.S. Bach,
I. Albeniz, E. Halffter,R. Beaser,N. Paganini
Giovedì 8 aprile | Sala Polifunzionale della Provincia, ore 21
Henschel Quartet
Simonide Braconi viola
F.J. Haydn, E. Schulhoff, J. Brahms
Mercoledì 21 aprile | Sala Polifunzionale della Provincia, ore 21
Xavier De Maistre arpa
I. Albeniz, C. Debussy, F. Tarrega, E. Parish-Alvars, E. Granados,
C. Debussy, M. De Falla
Mercoledì 5 maggio | Sala Polifunzionale della Provincia, ore 21
Concerto di chiusura
Pietro De Maria pianoforte
F. Chopin
GIOVANI INTERPRETI A CONFRONTO
in collaborazione con la Guzik Foundation di San Francisco (USA)
e l’Istituto Superiore di Studi Musicali “G. Braga” di Teramo
Maggio 2010
Niccolo’ Cantagallo pianoforte
Lunedì 15 febbraio | Sala Polifunzionale della Provincia, ore 21
Filipp Kopachevsky pianoforte
Trio Wanderer
Asya Safikhanova flauto
Anastasia Yasko pianoforte
Jean-Marc Phillips-Varjabédian violino
Raphaël Pidoux violoncello
Vincent Coq pianoforte
R. Schumann, F. Liszt, F. Mendelssohn Bartholdy
Gerard Aimontche pianoforte
Marco Caporaletti flauto
Tiziana Cosentino pianoforte
Per informazioni:
Ente Morale Società della Musica e del Teatro
“Primo Riccitelli” | Via Nazario Sauro, 27 | 64100 Teramo
Tel. 0861/243777 | fax 0861/254265 | [email protected]
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sommario
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Editoriale sfigato
Raimondo Micheli
L’autointervista
Il Commerciante
L’utopia necessaria
Uccelli d’Italia
Paolo Di Sabatino
La Turbogas
La fame nel mondo
Don Giovanni Saverioni
La Riccitelli
Lettere dai Caraibi
Il Lodo Alfano
L’Annuncio
Dura Lex sed Lex
Note linguistiche
I Commercialisti informano
Roberto Sbraccia
Coldiretti informa
L’oggetto del desiderio
Sporcaccioni
Ultime dalla Franceschini
B.A.N.A.N.A.
In giro
Gossippari alla teramana
Teramo Forum
Cinema
Basket
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Redattore Capo: Maurizio Di Biagio
Coordinatore: Maria Grazia Frattaruolo
Hanno collaborato: Mimmo Attanasii, Piergiorgio D’Andrea,
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Bebè Martorelli, Fausto Napolitani, Francesco Pellecchia,
Leonardo Persia, Sergio Scacchia.
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di
Maria Grazia Frattaruolo
Editoriale
sfigato
«I
o ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca
a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i
mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli
uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece
no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie
che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un
esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché
la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…»
Sono trascorsi quasi cinquant’anni da quando Leonardo Sciascia nel suo romanzo “Il giorno della
civetta” faceva pronunciare a don Mariano queste poche ma illuminanti parole.
Intanto l’uomo è andato sulla luna, gli aerei sono diventati sempre più veloci, gli amici li trovi su
Facebook e l’amore lo fai col telefonino, eppure l’umanità continua ad essere ancora suddivisa
così come descritto da don Mariano. Ogni giorno c’è sempre il “figo” di turno che vuole convincerci
ad ogni costo che lui è er più, er mejo de tutti, quello che quando incontra gli
amici racconta di essersi “fatto” quella o questa, così e cosà, di averla
castigata come nessun altro potrebbe e di averla lasciata senza una parola
perché lui se lo può permettere.
Ma mi chiedo: costui è davvero un “figo” o semplicemente un
quaquaraquà?
Partendo dal presupposto che chi chiacchiera non quaglia, resta il fatto
che andare a letto con una donna per poi vantarsene pubblicamente
il giorno seguente al bar non è sicuramente degno di un Uomo. Sapete
perché sui documenti dove c’è da contrassegnare il sesso c’è scritto
maschio o femmina? Perché ci vuole ben altro che un certificato di nascita
per essere un Uomo, occorre rispettare la dignità altrui e comportarsi
sempre con onore, altrimenti resti sempre e solo un Quaquaraqua! u
03
pag
04
la Te.Am.
Raimondo
Micheli
in prima linea
Orgoglio e pulizia
R
aimondo Micheli si tinge di verde. Del colore più
intenso della sua precedente carica a Piazza Orsini.
Nel suo nuovo ufficio al terzo piano di Via Delfico 73,
nella stessa sala dove fino a poco tempo fa campeggiava
un quadro sterminato con una porta di legno, le maglie
intrecciate bianche ed un campo verde di calcio, il figlio del
Vigile più amato di Teramo, osserva Piazza Martiri dalla
poltrona che fu di Lanfranco Venturoni. Ha iniziato da poco
la sua mission per costruire una Team diversa che non sia
solo abbarbicata al suo core business dell’igiene ambientale
ma che abbracci nuovi settori
attraverso una rinnovata
competitività. Insediatosi
da poco, per sua natura
si è già riversato anema
e core sul territorio:
“La mattina presto sto
a fianco degli operatori per comprendere
quali possano essere
le difficoltà: già un’auto
in sosta vietata ostacola
grandemente la pulizia
della città, molti non
rispettano le regole
quando compaiono
i cartelli, poi
ci si mettono
anche i ragazzi
che sporcano
le scalinate
del Duomo.
Occorre una
maggiore
responsabilità
da parte del
cittadino. In
Germania le
strade sono
linde: una
ottobre 2009
di Maurizio Di Biagio
volta chiesi il motivo, mi dissero che non buttavano niente
dalle auto”.
Cosa ha portato con sé nell’ufficio che fu di Venturoni?
“Solo la mia penna nera portafortuna regalata da mia zia
all’inizio della consiliatura del 2004, assieme all’entusiasmo
e alla voglia di lavorare bene”.
Micheli, ci racconti tutti gli aspetti di questa nomina.
“In realtà sono molto semplici: sono stato un candidato
come molti altri. Il mio nome era nell’aria, in virtù dell’esperienza professionale accumulata in Arta e nell’assessorato
all’ambiente (con delega ai rapporti Team). C’è stata una
competizione leale ed equilibrata, nel corso della quale il
Sindaco, con grande senso di responsabilità, ha proceduto
ad una attenta analisi”.
Questa presidenza è un po’ figlia della sua mancata ufficializzazione a candidato sindaco, o no?
“No. Quando c’è stata la corsa alla candidatura, oltre alle
testimonianze d’affetto dei cittadini, ero consapevole della
possibilità molto scarsa di ricoprire il ruolo, perché c’erano
da rispettare equilibri regionali e nazionali”.
Poi la storia del bando per poter rientrare nel gioco da cui
all’inizio era stato estromesso perché non era il prescelto.
È così?
“Credo che il bando sia stato un atto dovuto poiché per un
ruolo importante e prestigioso era giusto che il sindaco fornisse la possibilità a tutti. Tuttavia, si è voluta dare continuità all’azione della vecchia giunta Chiodi”.
Una Team senza l’altra gamba, quella dei privati (la Slia),
in liquidazione ormai da anni, come fa a camminare e a
concorrere e vincere bandi in altre città? Oppure il conto
dei privati lo paghiamo noi?
“Quest’analisi abbraccia il passato, io sono presidente solo
dal 5 ottobre. C’è stato un cambio di amministratori, non
c’è più l’a.d. Cardarella, al suo posto è subentrato Antonio
Fagiano, nominato dalla parte privata, un segnale importante perché possano cambiare gli scenari nel futuro. Chi ha
operato nel passato l’ha fatto con legittimità, imparzialità e
rispetto delle norme: gli altri aspetti tecnici ancora non ho
avuto il tempo di affrontarli”.
La nomina di Fagiano conserva tutti i crismi della regolarità visto che lo stesso è stato (o è ancora) liquidatore della
parte privata (la Slia)?
“Direi di sì. Con Fagiano, nominato dalla parte privata al posto di Gavioli che frattanto si è dimesso, ci siamo capiti subito. Il presidente dà indirizzi che l’ad poi mette in pratica”.
A Termoli, dove la Team ha vinto un bando, molti si lamentano dei vari disservizi. Proprio di questi giorni la protesta
di un’associazione locale.
“Non ho avuto ancora il tempo di recarmi a Termoli: ci
andrò al più presto. Ho tuttavia parlato con l’amministratore e mi attendo da lui una relazione per capire quali sono
le problematiche. Credo che la cittadina molisana abbia
rappresentato un gran passo in avanti per la managerialità
Team, ora però bisogna dimostrare di meritare questo ruolo
extra regionale”.
pag
Micheli, in che stato ha trovato la
Team?
“La Team è una società in ottimo stato,
ha una flotta mezzi e strutture importanti. Ha grandi potenzialità e deve
soltanto cercare di stilare una nuova
convenzione con il Comune di Teramo
che scadrà nella primavera del 2010
e che purtroppo oggi non regge più
perché la città è diversa, dopo 15 anni
sono cambiate le condizioni tecniche
e quelle economiche. Esistono nuovi
insediamenti urbanistici, un esempio
viene dalla zona di S. Nicolò dove sono
nate le nuove aree verdi, e nell’indecisione - se deve intervenire la Team
o il Comune - la nuova convenzione
dovrà sciogliere ogni dubbio, perché
oggi, senza una linea di demarcazione netta, purtroppo nascono confitti
di competenza. Un problema che
sarà “bypassato” affidando tutto alla
Team e aumentando anche la cura dei
cimiteri. Invito i cittadini a veder cosa
abbiamo fatto in soli 15 giorni, cerchiamo di ripristinare il giusto decoro, è un
segnale di civiltà per un luogo di culto
come il cimitero”.
Come intende porre rimedio alla
sporcizia nelle frazioni teramane? Da
tempo nei pressi dei cassonetti sono
stati segnalati frigoriferi e poltrone.
“La Team incrementerà il servizio
nelle frazioni, non c’è solo il centro. Lei
non vedrà mai un frigorifero lasciato
a Piazza Martiri, perché è difficile
passare inosservati in quel punto. È
tempo che qualcuno inizi a stigmatizzare certi comportamenti come quelli
dell’abbandono incondizionato di rifiuti
su strada. Esiste un numero verde: mi
dicono che il ritiro può avvenire entro
15-20 giorni, ma con i doppi turni stiamo lavorando perché si arrivi a 10.
A Teramo molti cassonetti sono rotti
e con notevoli problemi d’igiene per il
cittadino.
“Mi sono già accertato e ho fornito
indicazioni al direttore tecnico affinché
faccia una ricognizione di tutti i 1700
punti di conferimento comunali, svolgendo un’indagine per poterli cambiare o riparare: mi auguro che nel giro di
sei sette giorni il problema sia risolto”.
La raccolta differenziata in città è in
vistosa diminuzione (dal 38% di marzo
al 33 di luglio). Come mai non si riesce
a porre un freno alla caduta?
“Ricordo che quando Chiodi s’insediò,
la raccolta differenziata era al 7,35%,
l’abbiamo lasciata attorno al 38%. Con
un sistema che non era il porta a porta
sapevamo che non avremmo superato
il 40, però era un modo di coinvolgere
culturalmente i cittadini a differenziare: furono organizzati spot, iniziative
scolastiche, campagne di sensibilizzazione. Non saprei indicare il motivo del
calo ma posso ipotizzare che qualche
volta l’organico, che è poi quello che
condiziona molto la raccolta differenziata, arrivando in discarica non sia
così puro, sicché viene declassato e
addirittura conferito in discarica, e
tutto ciò pesa molto sulla percentuale
finale. Il porta a porta viene fatto per
intercettare il rifiuto all’origine, entrare dentro le abitazioni e consentire
al cittadino di non usare il cassonetto.
Significa separare immediatamente
carta, plastica, vetro e altro”.
Brucchi annunciò che la raccolta porta a porta sarebbe dovuta partire a
settembre in alcune zone del comune.
Poi cosa se n’è fatto? Perché è ancora
ferma?
“Ho parlato con il sindaco Brucchi,
stiamo lavorando sul porta a porta
come percorso da intraprendere. La
via sperimentale si è esaurita nel giro
di qualche mese, la scelta iniziale di
individuare solo qualche rione non si è
rivelata praticabile, perché può capitare che chi fa il porta a porta non appaia
motivato e per esempio, pur di levarsi
il dente, vada a conferire in altre zone.
Purtuttavia nel giro di qualche mese
chiuderemo il cerchio: per fine dicembre il porta a porta verrà eseguito nelle
zone di Colleparco, Piano D’Accio,
Colleatterrato e zona industriale di
S.Nicolò”.
La famosa auto blu è scomparsa o no?
“L’abbiamo data indietro alla ditta
di leasing: ci costava 10 mila euro
all’anno”.
La Cisl nel tempo vi ha addebitato
diverse mancanze tra cui il mancato
rispetto delle norme contrattuali e
criteri non chiari sulle assunzioni del
personale.
“Coi sindacati avrò diversi incontri
ed è mia ferma intenzione rispettare
tutte le norme contrattuali: io sto dalla
parte del lavoratore, mi aspetto molto
da loro”.
Per molti, i servizi della municipalizzata sono sempre “i soliti”, senza un
05
allargamento ad altri settori.
“È mia intenzione far diventare la
Team una società leader, competitiva,
non soltanto nel settore dell’igiene
pubblica ma anche in altri. Con il
cimitero urbano e gli altri frazionali, 15
in tutto, vogliamo aprire un nuovo capitolo; ci occupiamo già del recupero
calore attraverso il controllo energetico della caldaia, poi stiamo vedendo di
lavorare sulla pubblica illuminazione,
il verde e la manutenzione dei giardini.
Sono convinto che diverremo il braccio
operativo dell’amministrazione”.
Le spazzatrici della Team perdono
letteralmente i pezzi in città.
“Mi sono già attivato, ho parlato con le
officine, c’è un problema nel calibrare
bene le altezze, un problema tecnico
che si può risolvere”.
L’ex assessore Bucciarelli asserisce
che “negli anni, la Team è stata condotta come una società tipicamente
commerciale, senza tenere in conto
il suo carattere pubblico. L’azione è
stata indirizzata verso la massimalizzazione del profitto, scegliendo la
distribuzione degli utili, piuttosto che
accantonarli”.
“Da Chiodi in poi non si sono più divisi
gli utili”.
I musulmani avranno il loro spazio al
cimitero?
“Penso che i tempi siano maturi”.
Che vita avrà il parco fluviale?
“Già gli operatori Team stanno ripulendo la scarpata sotto il ponte S.
Francesco, un mio pallino. Daremo
grande attenzione al parco per renderlo più fruibile e poi tracceremo un
percorso con diverse associazioni per
progetti condivisi. Il parco, ripeto, è un
mio obiettivo strategico”.
La Team resta comunque una sfida
emozionate. Non le pare?
“Essere vice presidente e assessore
alla Provincia di Teramo aveva una sua
valenza ma essere presidente Team
mi dà l’idea di rendere un servizio più
vicino alla mia città. Siccome prima
di tutto mi sento figlio di questa terra,
fare qualcosa di importante per essa,
va oltre il significato politico”.
Quando scade il mandato?
“Aprile 2011. Non ho tanto tempo, però
vedremo”. u
pag
06
l’autointervista
Maria
Grazia
Frattaruolo
Tento di mordere la vita
mettendomi in vendita:
per scherzo… o forse no?
C
ome nasce l’idea dell’ultimo editoriale, recante la
sua firma, apparso sulla rivista “Teramani” dal titolo
“AAA cercasi ufficio stampa”?
In realtà l’editoriale non nasce dal nulla ma segue un filo conduttore cominciato a giugno, quando pubblicai l’annuncio dal
titolo “AAA cercasi mecenate”. In quell’occasione, dopo aver letto un’inchiesta apparsa su
L’Espresso, ebbi l’idea di mettermi in vendita a
qualche politico in cambio di un attico a Roma.
Purtroppo l’appello rimase inascoltato e
quindi dovetti ingegnarmi nuovamente per ottenere una sistemazione. Ma prima di arrivare
all’editoriale occorre fare un passo indietro.
Il 7 giugno 2009 ad urne aperte Il direttore Responsabile del quotidiano “La Città” dichiara il
proprio voto per Brucchi (pag 3), inoltre, sempre nello stesso numero pubblica un’intervista
a due candidati: uno della destra, Antonio
Cerquoni noto imprenditore del mobile, ed uno
della sinistra Vincenzo Montani dell’Ufficio
Pubblicità e Comunicazione di Banca Tercas. (pag.9)
Mi scusi, ma questo cos’ha a che fare con il suo editoriale?
Ebbene, fallita l’idea di mettermi in vendita come “velina
personale” (parliamoci chiaro, il mio fisico non è che sia il
massimo), ho cominciato a chiedermi cosa avessi da offrire in
cambio si una sistemazione.
Mi perdoni ancora, ma perché pensa a una contropartita per
ottenere un lavoro?
La chiami pure sfiducia, ma a mio parere oggi per far carriera
i titoli di studio non sono sufficienti, anzi a volte sono persino
superflui (basta dare un’occhiata alle TV). È per questo che mi
sono spremuta le meningi per riuscire a trovare qualcosa da
offrire. Dal momento che sono una zitella sfigata (e non come
qualcuno ha insinuato una editorialista sfigata) sicuramente
non posso contare sull’appoggio di un amante o un marito
influente in grado di garantirmi una posizione. Inoltre, essendo
in cerca di occupazione, è chiaro che non possa offrire nem-
ottobre 2009
di Maria Grazia Frattaruolo
[email protected]
meno un contropartita monetaria. E allora cosa mi rimane?
Avevo pensato, in un momento di disperazione di mettere in
vendita un rene, ma insomma, non sono disperata fino a questo punto. Poi un giorno ecco il colpo di genio, e qui arriviamo
ai fatti di cui sopra.
Avevo sempre avuto la convinzione che il giorno delle elezioni non si potesse fare campagna elettorale o comunque
che quella dell’endorsement fosse una pratica non solo poco
diffusa in Italia ma impraticabile se si vuole restare imparziali
o se solo si dice di esserlo. Invece il 7 giugno scorso scopro
che le mie convinzioni sono del tutto sbagliate. Se il Direttore
Responsabile di un quotidiano, che da sempre professa il suo
non allineamento può, non vedo perché non possa io, restando
comunque al di sopra delle parti. La differenza tra me e lui è
che nel suo caso, l’articolo è stato pubblicato per puro spirito
d’informazione, io invece (più furba di lui) vorrei sfruttare
quest’opportunità per ottenere qualcosa in cambio, ovvero
un’occupazione.
Però leggendo il suo editoriale si evince che lei prediligerebbe un impiego presso un Ufficio Stampa. Perché?
Sicuramente perché è un lavoro che mi piacerebbe svolgere
ma non ho mai avuto il coraggio di farmi avanti pensando occorressero requisiti che in tutta
onestà io non possiedo. Ma anche questa volta
ero in errore. A seguito della nomina come
nuovo addetto stampa del Comune di Teramo
della Signora Elisabetta Di Carlo (moglie del
più noto Antonio D’Amore), che è andata così
ad affiancare il Dottor Nicola Di Paolantonio,
ho cominciato a nutrire un particolare interesse nel leggere i loro comunicati stampa (impresa alquanto ardua dal momento che per
un lungo periodo “Teramani” non ha ricevuto
corrispondenza da parte degli uffici comunali,
blackout che si è poi fortunatamente risolto
dopo sollecitazione da parte nostra direttamente all’Ufficio del Sindaco Brucchi). Leggendo i comunicati
mi sono resa conto che in fondo potevo provarci anch’io. Ho
qualche nozione di dattilografia e le mie conoscenze del PC
arrivano al punto di essere in grado di scrivere correttamente
una “A” maiuscola accentata invece che con l’apostrofo (vedi
carta intestata del Comune), ma è tanto per dirne una. Vogliamo parlare delle mie scarse doti linguistiche? Ebbene laddove
in un comunicato stampa le “Opere” del grande Maestro De
Chirico vengono definite “quadri”, come se fossero le spennellate amatoriali di un pinco pallino qualsiasi, di che vogliamo
parlare?
Inoltre uno dei motivi che mi spingono a prediligere questo tipo
di lavoro è che non occorre espletare quell’antipatica usanza
che è il concorso pubblico (chi l’avrà inventata questa sciocchezza?), ognuno può scegliersi l’addetto stampa che preferisce e se capitasse che qualcun altro non fosse d’accordo si
potrebbe sempre far leva sui sentimenti umani e raccontare
sogni inconfessabili
ottobre 2009
Il
Commerciante
ma voleva
essere una star…
B
eh… ad occhio e croce, scrivendo
e scherzando, sono quasi giunto
al quarto anno di collaborazione a
questo giornaletto scalcinato di figure a
colori. Adesso, mi chiedo se non sia giunta
l’ora di rivelare, ad una misera metà di
non assidui lettori, informazioni vaghe
su chi si ostina a scrivere queste inutili
facezie. Considerando che l’altra mezza è
costituita da parenti strettissimi, mi rivolgo
esclusivamente a quei tre o quattro malcapitati, disorientati
per la città, che ogni mese spannocchiano questo insulso
periodico.
Il mio nome si legge come si scrive a differenza della mia
foto segnaletica in alto a destra, che dovrebbe essere letta
con occhi rimessi indietro di una trentina d’anni. Da grande
avrei voluto fare la star internazionale. Un divo del cinema
piuttosto che la rockstar giramondo. Me tapino! Il destino ha
invece voluto riservarmi una carriera ventennale e traballante di pianista di piano bar per poi catapultarmi d’un botto
in una sperduta Ricevitoria Pt di paese. Però poi, prima
qualche innocente bugia tipo: sono una
senzatetto, una profuga o magari che
mio marito mi ha lasciata…no, quest’ultima è meglio di no, sono zitella io.
A questo punto quali risposte si attende?
Che qualcuno prenda in considerazione
la mia proposta e che finalmente anche
le mie tasche possano trovare un po’di
sollievo.
Ma più realisticamente cosa pensa che
accadrà dopo la pubblicazione di questa
intervista?
Mi aspetto quello che solitamente accade quando si fanno certe affermazioni.
Sicuramente qualcuno dirà, contando
di Mimmo Attanasii
di evadere dalle Poste e rigenerarmi come disoccupato
di lungo corso, l’ultimo canto del cigno mi ha consentito
ancora una volta di esibirmi al pianoforte, in quel di Cortina
d’Ampezzo, all’indomani di finire appiccicato definitivamente nel ruolo che in questo momento rivesto all’interno di un
ente regionale, seduto e guarda caso – si vede che è il mio
destino - dinanzi ad una tastiera, di fianco alle macchinette
da bar dell’ufficio, ad occuparmi di monitoraggi sul pc.
C’è un’altra cosa che volevo fare da grande e non l’ho mai
potuta tradurre in realtà: il commerciante! Veramente, ho cercato, all’epoca, di intrufolarmi nel negozio di mia
moglie, ma con scarso successo, tanto
da indurre la poveretta ad abbassare
presto e per sempre le serrande del
proprio negozietto.
Ecco cosa si rischia quando s’insiste laddove si è confusamente incompetenti. E a
tal proposito, prima di finire ad illanguidirvi (allanguanirve), vorrei raccontare la
triste storiella de “Il giornalaio infelice”.
«Un mattino un povero giornalaio di quartiere, risvegliandosi da sogni inquieti, si ritrovò nel suo letto tramutato in un
piccolo giornalista di provincia. E convinto di tutto ciò, prese
subito a scriversi i giornali da solo, per poi rivenderli, ad uno
ad uno, a chi gli aveva dato prima i soldi per l’inchiostro. Così
facendo, diede origine ad un circolo imperfetto, un preoccupante intasamento neuronale. Vale a dire, quello di veicolare
per tutta la città le proprie inutili distrazioni, che egli illusoriamente s’intestardiva a chiamare “fatti di cronaca”».
Dice il saggio “Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il
resto del mondo chiama farfalla”. u
sull’oblio, che i fatti elencati non corrispondono al vero, ma io posso sin da ora
garantirvi che è tutto nero su bianco e
accessibile a tutti. Poi ci saranno quelli
pronti a lanciare insulti personali, come
estremo tentativo di sviare i lettori dal
nocciolo della questione e indice, a
mio parere, di mancanza di argomenti.
Infine, qualcun altro, tra i più maliziosi,
dirà che sono stata imbeccata, ma se
così fosse significherebbe che sono stata
già comprata e quindi il mio appello non
avrebbe alcun senso.
Io sono ancora in vendita, compratemi!
A questo punto non ci resta che farLe i
nostri auguri.
Mi scusi posso approfittare per fare
degli auguri personali?
Certo.
Vorrei approfittare di questo spazio per
fare i miei più sinceri auguri a “La Città”
che ha da poco inaugurato la sua ennesima nuova sede in Via Capuani, con un
altrettanto rinnovato “parco giornalisti”
. Faccio gli auguri a tutta la Redazione
e, ovviamente altrettanto calorosissimi,
alla nuova compagine societaria che può
contare su nomi di grosso calibro, tutti
appartenenti all’area del centrosinistra.
Toh!!! u
pag
07
pag
08
riflessioni
ottobre 2009
L’utopia
necessaria
M
parte terza
e Il sistema politico esprime la sua resistenza al cambiamento nella concezione partitocratica.
La concezione partitocratica concepisce e postula
l’alternanza, non l’alternativa. Una volta va al governo una
coalizione e una volta un’altra, ma tutto sommato non cambia
molto, se non niente: il sistema politico – sociale, la concezione
del mondo e della vita, i rapporti sociali e umani non cambiano.
Dietro la democrazia formale, comandano i grandi interessi
: come si dice nel “Gattopardo”, tutto deve cambiare perché
nulla cambi.
L’alternativa è qualcosa di diverso, sta in un nuovo tipo di
autorità, che sorga dal popolo il quale sappia esprimerla
e riconoscerla come benefica, spezzando, attraverso la
consapevolezza, la catena della tendenza a ripetere scelte
negative, un nuovo tipo umano che abbia eletto il bene come
idea della vita, un nuovo modello diversificante che faccia
quindi evolvere la società, che non consideri i cittadini come
greggi da sfruttare, che non vuole sottomissione, che sappia
guidare, non dominare con la corruzione e il clientelismo, che
abbia superato questo bisogno nevrotico di dominio, di brama
del potere, che sia fondata sul senso di giustizia e di amore
per il popolo.
Ciò implica un cambiamento strutturale del carattere che si
può definire, in senso psicologico e politico, rivoluzionario. E’
questa l’unica, vera, radicale e pacifica rivoluzione.
Questo nuovo tipo di autorità, e cioè di uomo, è ognuno di noi
in qualsiasi ambito o relazione dove esplica la sua influenza ed
esercita la sua funzione, nella famiglia, nel luogo di lavoro, nei
luoghi sociali e culturali, in un movimento politico, nello Stato.
Tutto questo, e cioè un nuovo tipo di autorità di uomo e una
società diversa, può sembrare utopia.
Ma considerare utopia, cioè non realizzabile, la possibilità
di cambiamento verso il bene dell’individuo e della società
- guarendo, attraverso la consapevolezza, dal male ricevuto
e ritrasmesso - è dovuto alla sfiducia, anch’essa guaribile,
derivante dalle diverse delusioni ed è soltanto una forma di
resistenza, comprensibile, nel processo di conoscenza ed
evoluzione dell’uomo.
L’utopia di oggi, necessaria per la salute e la felicità degli
esseri umani, è la realtà in divenire e quella di domani, che noi
abbiamo il compito esistenziale e il dovere morale di costruire, per noi e soprattutto per le nuove generazioni. Il processo
è certamente lento ed esige generazioni e per questo ci può
sembrare che nulla si muova e che inane è la nostra opera,
perché non riusciremo a vederne il compimento nel corso
della nostra vita o comunque un certo grado di realizzazione:
di Piergiorgio D’Andrea
ecco perché occorre la fede. Dice infatti il Talmud “Non tocca
a te portare a termine il compito, ma non hai neanche alcun
diritto di ritirarti” e ancora il Talmud, in una frase che dà il
senso socio-esistenziale della vita, “Se non sono per me chi
sarà per me, se sono per me stesso soltanto che cosa sono,
se non ora quando ?”
“Piero, se non ora quando?”
“Ora, Giorgio, ora”. u
vicende italiane
A Chi lo do stasera
Squallor - Uccelli d’Italia (1984)
di Pace, Corsetti, Conti
A chi lo do stasera?
Questo puparuolo... oh?
Sono la tua pantera
dammelo dove vuoi!
Te lo ridò stasera ah!
Dove me lo ridai?
Dove lo pigli stasera?
Ah deciditi amor mio
Notte più notte ‘o sanghe ‘e chi t’è muorte
notte più notte ‘o sanghe ‘e chi t’è muorto (stop)
A chi lo do stasera?
Dammelo qui qui-qui (sul cuor)!
Se te l’appoggio in mano,
tu cosa ne farai?
Notte più notte ‘o sanghe ‘e chi t’è muorte,
notte più notte ‘o sanghe ‘e chi t’è muorte.
E si confusero per vie strane,
questi due individui,
che non si conoscevano per niente,
ma ad un tratto ci rifù l’inizio:
a chi lo
e hai schbagliato
c’è il sassofono
fallo cantare a quel cornuto, di Pietro, fallo cantare!
che è giovane si deve esaltare
e... stringi.... de strunzi che dobbiamo andare avanti!
Notte più notte ‘o sanghe ‘e chi t’è muorte,
notte più notte ‘o saaaaan
notte più notte ‘o sanghe ‘e chi t’è muorte,
notte più notte perché?
Notte più notte me lo sento nelle chiappe!
Notte più notte più notte perché?
Perché?
E’ finito il pezzo andiamo, quant’è?
Due minuti e venti!
No, quant’è che ci danno? Cinquantamilalire, cento trecent quattrocent
cinquecent? Attenzione: la coppia idrofuba che ha cantato è rispettata fuori
pe’ quattro schputi ‘n faccia!
L’ anima ‘e chi v’è stramuort!
artigianato
Gianfredo
De Santis
è il nuovo Presidente
della CNA di Teramo
È
Gianfredo De Santis,
imprenditore del
Settore Impianti di
Civitella del Tronto, il nuovo
Presidente della CNA di
Teramo, a seguito della fine
del mandato di Giovanni
Simonetti in carica dal
2001. Lo ha eletto sabato
26 settembre, per acclamazione l’Assemblea CNA
che presso la Sala Convegni
CNA di Teramo ha rinnovato
anche gli altri organismi:
Presidenza e Direzione
Provinciale.
De Santis, che ha ringraziato grato la platea presente al
Congresso e si è impegnato di portare avanti gli aspetti
programmatici emersi dal congresso, sarà affiancato da
una validissima e qualificata squadra di Presidenza, rappresentativa di tutto il territorio provinciale, composta da: Enio
Straccia “dell’Immobiliare Airone” di Alba Adriatica, Simonetti Giovanni ceramista di Castelli, Gerardo Pomponi della
“Edilglas” di Teramo, Carlo Cianetti, grafico della “Cianetti
Stampa e Comunicazione” di Teramo, Elvira Di Giuseppe nota
acconciatrice di Teramo, il ristoratore Gabriele Marrangoni
pag
09
ottobre 2009
di “Borgo Spoltino” a Mosciano S.A., Giovanni Di Michele
imprenditore della “D&D Pelletteria S.R.L.” di Mosciano S.A.
ed Attilio Petrini della “Carrozzeria Petrini” di Roseto degli
Abruzzi.
Saranno con lui alla guida dell’Organizzazione Gloriano
Lanciotti, riconfermato Direttore Prov.le., gli invitati permanenti Cicioni Vincenzo in qualità di rappresentante Reg.le
di CNA Servizi alla Comunità, il Presidente CNA Pensionati
Silvano Paci ed in qualità di invitati a tema i Presidenti di CNA
Produzione Alfredo Martinelli, di CNA Impianti Mauro Copelli,
di CNA Alimentare Valter Picchini e di CNA Costruzioni Valerii
Lanfranco.
L’Assemblea è stata aperta dalla relazione del direttore Lanciotti sul tema dell’articolata sfida del Futuro delle Imprese
sul territorio, cui è seguita una tavola rotonda sul tema della
crisi e della sua complessità con gli interventi programmati dell’Assessore Prov.le Ezio Vannucci, dell’Assessore
Comunale Giorgio D’Ignazio, del Direttore Generale CCIAA
Giampiero Sardi, del Presidente CNA Abruzzo Franco Cambi e
degli ospiti l’Onorevole Augusto Di Stanislao ed il Consigliere
Reg.le Claudio Ruffini.
Al termine del dibattito, l’assemblea si è conclusa con il
commovente intervento del Presidente uscente Giovanni
Simonetti. u
pag
10
persone
Paolo Di
Sabatino
più coraggio nella cultura
S
i può facilmente attestare che nella nostra città e nelle
altre ancora del nostro stivale, come nelle lande del Sol
Levante, il pianista e compositore Paolo Di Sabatino abbia
già un nome. Il teramano famoso in diversi paesi stranieri ama
profondamente la nostra città perché spesso per il suo lavoro se
ne allontana. E come tutti coloro che guardano la loro amata con
gli occhi di chi torna dopo una lunga assenza, o dopo tanti piccoli e
frequenti distacchi, sguinzaglia la scanzonata e velenosa linguaccia
dello zio emigrante. Il tema è quello spinoso dell’arte musicale e
dei suoi epigoni. La reprimenda è dura. “Che scompaiano le mezze
calzette in questa città – s’accanisce da principio Di Sabatino, che
recentemente ha scritto due brani per Mario Biondi- perché mi
sono stufato di vedere gente che la mattina s’alza e pontifica senza
avere le giuste competenze, vorrei davvero vedere le biografie - e
non quelle fasulle - di questi artisti, quelle effettive, vorrei dare un’occhiata alle loro locandine,
alle produzioni discografiche, alle ospitate a
livello nazionale e internazionale”. Oggetto della
giaculatoria quegli artisti musicali del posto che
sono abituati a coltivare il proprio orticello senza
fornire alla città un vero impulso, in una Teramo
divenuta in questo campo molto “egoista”.
Non è un mistero che il sogno di Paolo Di Sabatino sia vedere un giorno a Teramo la nascita di
un polo culturale: “Un posto - dice - dove farsi
una birra con gli amici e ascoltare un po’ di musica jazz, classica,
oppure assistere ad una presentazione di un libro o ad una pièce
teatrale, cultura a tutto tondo insomma”. Questo il suo scopo
attuale e intende perseguirlo senza un attimo di requie. Avrebbe
individuato pure la location: “Regina Margherita ad esempio non è
male, vicino al centro cittadino, eccezionalmente fruibile”. Un polo
ottobre 2009
di Maurizio Di Biagio
culturale “che sia un vanto per questa nostra cara Teramo: il mio
sogno – insiste – sarebbe quello di ricevere un giorno la telefonata
e vedermi assegnato l’incarico per sviluppare questa meravigliosa idea”.
Di Sabatino, l’artista che ha collaborato con Ruggiero, Biondi, Albertazzi e Placido, solo per fare alcuni nomi, ricorda i tempi in cui
lui invitava i suoi colleghi nei festival che organizzava, come quello
dell’Interamnia Jazz Festival: “Ora una cosa simile è impensabile;
sì fermento musicale ce n’è in città ma è sempre fine a se stesso,
senza alcuno sbocco, di questi tempi ognuno pensa a sé, ognuno
cura le proprie cose, si sgomita, si parla male degli altri e la
mediocrità si fa strada”. “Non c’è meritocrazia”. E porta l’esempio di Faremusika, l’associazione musicale di Nicoletta Dale e
soci che organizzano seminari con artisti importanti come Frank
Gambale, puntualmente snobbati dalle altre scuole del posto che
per tutta risposta non inviano i loro allievi: “Manca una sufficiente
apertura mentale, e poi che significa, se il mio più acerrimo nemico dovesse organizzare una cosa simile, io sarei il primo a dire
vacci, è davvero una guerra tra poveracci” insiste. “Teramo è una
città difficilissima per l’arte musicale,
piena di invidie e di gelosie”;
Paolo Di Sabatino ha recentemente
registrato un disco in Giappone, dove
ha un buon successo: a giorni lui, il
fratello Glauco e Marco Siniscalco
prenderanno l’aereo direzione Tokyo
e Osaka. Due suoi brani saranno compresi nell’ultima fatica di Mario Biondi,
assieme ad altri due di Burt Bacharach. “Con il sisma le cose appaiono
cambiate, il mio amico Mauro Di
Dalmazio, con cui da ragazzo giocavo
a pallone, proverà a cambiare le cose,
ma è un’impresa. Per me solo chi
merita può sperare in qualche aiuto,
il resto che faccia altro, in queste cose ragiono
peggio di un talebano”.
Oltre al polo culturale, idea che Paolo Di
Sabatino supporta costantemente, il pianista teramano si auspicherebbe anche una
riedizione del vecchio Festival Jazz da tenere
magari in un Teatro romano tirato a lucido almeno per poter seguire alcuni eventi
musicali o nella location più invernale del nuovo teatro ancora da
realizzare. Una Teramo da sviluppare in tutti i sensi, all’insegna
della cultura.
“Ma bisogna concedere crediti solo a chi merita veramente”.
Purtroppo però i finanziamenti a pioggia restano, anche se per la
verità non c’è più una lira in cassa.
“A mio modesto avviso si dovrebbero finanziare solo spettacoli che
fanno girare il nome dell’Abruzzo, opere produttive, che abbiano un
ritorno: che senso ha spendere tanti soldi per delle cose che rimangono in città o che al massimo arrivano fino a S. Nicolò?”.
“Oggi abbiamo una grande occasione, i nostri governanti dovrebbero mostrare più coraggio nel dire: guarda tu non vali nulla”. u
la Turbogas
Ari…
turbo
per un pugno di dollari
L’
affaire turbogas a Teramo è risorta dalle ceneri di
un’inchiesta della procura di Crotone. Così quasi per
sbaglio, da quando insomma i magistrati calabresi, indagando sul filone della realizzazione a Scandale di
un’opera simile a quella abruzzese, si sono imbattuti su di
un sistema di presunte collusioni fraudolente tra politici ed
imprenditori all’interno del quale è uscito fuori un nome che
lega le due vicende: quello di Giuseppe D’Anna, intermediario della Sithe Global, la ditta americana incaricata dei
lavori. Un nome che porta dritto a Teramo, o meglio dapprima ad Angelo D’Ottavio, assessore provinciale pescarese e
unico effettivamente indagato in questa
storia per concussione. Avrebbe chiesto
all’intermediario della Sithe Global,
l’ingegner D’Anna, di affidare i lavori
alla ditta di suo cognato (Somi Impianti
di Claudio Zaccagnini) in cambio del suo
interessamento alla realizzazione della
centrale turbogas a Teramo. Un prodigarsi, il suo, che agli occhi dei magistrati è parso allarmante. Frattanto, la
procura indaga anche su una donazione
di centomila euro fatta dagli americani
della Sithe Global alla Regione Abruzzo per la ricostruzione dell’Aquila. Beneficenza? Oppure
c’è dell’altro? La bomba comunque è scoppiata e presto
le indagini saranno trasferite in Abruzzo. Nelle intercettazioni telefoniche a disposizione della Procura di Crotone,
D’Ottavio premette, prima di presentare suo cognato “che
installa turbine”, di essersi sentito con il senatore Paolo
Tancredi. Concussione? A Teramo gli interessati sono scettici. Poi non credono che gli americani, di solito così easy nei
procedimenti amministrativi made in Usa, abbiano ancora
la pazienza nel seguire le farraginose lungaggini del nostro
sistema, tant’è che hanno già virato in direzione Spagna. E
non credono nemmeno al potere che i magistrati addebitano
al D’Ottavio nello smuovere le acque, tanto da meritarsi la
concussione. “Non credo proprio che D’Ottavio – interviene
Tancredi – potesse millantare di poter sbloccare l’iter della
turbogas in cambio di favori a ditte sue amiche, perché quel
primo giugno (quando il pescarese incontrò i rappresentanti
della Sithe) si attendeva che la Regione desse il via libera
al Prg di Teramo” anche se per la verità – ed è lo stesso
ottobre 2009
di Maurizio Di Biagio
senatore a sostenerlo - “l’assise in genere approva tutti i
Prg”. Il vincolo paesistico “è cambiato da sei anni” aggiunge
Tancredi. “Quell’area passava a zona industriale già nel
2003”. Ciononostante, a raffreddare gli animi è intervenuto
nel luglio scorso il parere negativo del Ministero dell’Ambiente che per Cortellucci non ha concesso la Valutazione
d’impatto ambientale. L’ex sfidante del governatore Chiodi,
Carlo Costantini, torna comunque a sostenere che il voto in
consiglio, senza nemmeno attendere il parere del Ministero
sull’impatto ambientale, fu una forzatura sia sotto l’aspetto
legale che procedurale: “L’amministrazione Chiodi ha subito pressioni per approvare in pochissimi tempo la variante.
Erano presenti decine di modifiche al Piano paesistico
regionale quando invece lo stesso può essere modificato
per minime parti”. A Teramo, in consiglio comunale la maggioranza di centrodestra non boccia il progetto e respinge
l’ordine del giorno presentato dal Pd con il quale intendeva
cancellare l’intervento per realizzare al Turbogas in Contrada Cortellucci. Il sindaco Brucchi appare fermo: “Per noi
il discorso è stato chiuso dal parere negativo sulla Via”.
Il sindaco in bicicletta ha il pensiero rivolto altrove:
“Al termovalorizzatore” manda a dire.
Ruffini: “Chiodi imbarazzante”
Per il consigliere regionale Pd Claudio Ruffini quando “ci sono in ballo le
grandi opere c’è sempre qualcuno che
s’inserisce per il proprio tornaconto, è
diventata una sorta di prassi, un male
tutto italiano; tangentopoli non è morta
e nemmeno la corruzione”. Anche il
giuliese vuole andare a vedere, tanto
per usare un termine pokeristico, chi ha
incassato i 100 mila euro: “Una fondazione, un’associazione?”. Nella sua esperienza con la turbogas
del 2000, quando nell’area dell’ex Saig si doveva realizzarne
una, apportando a Giulianova notevoli benefici in termini
di opere pubbliche, servizi sociali ed anche occupazione,
Ruffini bloccò tutto quando sorsero i primi comitati. Con dati
scientifici alla mano illustrarono tutte le controindicazioni
al progetto, tutti i problemi che l’opera avrebbe causato
all’ambiente. “Non c’è nulla di male a ravvedersi per tempo,
è un atto di grande onestà e rispetto soprattutto verso i
cittadini”. Ruffini si dice imbarazzato dell’atteggiamento
di Chiodi che rivede il Prg e lo riporta in consiglio nel 2006
perché sovradimensionato, “però contestualmente apporta
un’ulteriore modifica inserendo i 18 ettari dell’area di Cortellucci che passarono da agricola a industriale, sottraendo
al piano paesistico molte zone”. Ruffini infine ricorda a Tancredi che “la Regione non si esprime nelle scelte del Prg, di
stretta competenza dei comuni, ma sicuramente su quelle
del Piano paesistico: è la Regione che decide se un’area va
svincolata o meno”. u
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11
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12
dove stiamo andando?
Fame nel
mondo:
ora che
si fao?
N
oi tutti ritenevamo che la fame nel mondo fosse diminuita, ma quando la TV ci ha fatto vedere sommosse per il
riso, siamo rimasti sorpresi ed indignati, anche perché gli
stessi “paesi poveri” lo sono meno di vent’anni fa.
Brevemente, gli elementi trascinatori di tale catastrofe sono
cinque: eccesso di domanda alimentare dei paesi
emergenti; uso di prodotti agricoli per la produzione di bìocarburanti; speculazione finanziaria;
problema demografico. Per sapere qual è il
quinto, occorre andare alla fine dell’articolo. Per
quanto riguarda tali problemi, bisogna sapere che
in Italia esiste sempre il pregiudizievole no agli
OGM, organismi geneticamente modificati.
Tempo fa su “Il sole 24 ore” sono stati scritti alcuni
articoli tra cui uno di Guido Romeo dal titolo “OGM:
la fame nel mondo non può aspettare” in cui si
pongono in rilievo alcuni dati: biofuel e boom dei consumi spingono i prezzi di grano, soia e mais a rialzi dal 60% al 90%; Usa,
Canada, India, Sudafrica e paesi asiatici puntano quindi su OGM
impiantati sulla soia stessa e colza; nei laboratori di Fiorenzuola e
Milano sono stati scoperti geni per ridurre l’utilizzo di concimi chimici ma è vietata la sperimentazione in campo e la coltivazione!
Se in America grandi imprese come la Novartis e la Monsanto la
fanno da padrone — e la Cina è già al 20% di questo tipo di coltivazione - l’Europa, ormai stanca e vecchia, è ferma ad appena 110
mila ettari dì transgenico.
In realtà le posizioni dì OGM free come l’Italia sembrano destinate
a scomparire per forza di cose. Tali colture sono interessanti e
sempre più spesso preferite per la loro resistenza agli agenti
patogeni. Dietro questa nuova popolarità non c’è solo la pressione
dei mercati, ma anche piante “di terza generazione”, molto più
sofisticate di quelle che 15 anni fa erano semplicemente sviluppate per resistere agli erbicidi e vennero immediatamente bollate
come “cibo Frankensteìn” dall’Europa. Gli alimenti così modificati
potrebbero essere da un lato meno inclini all’appassimento, da
un altro renderebbero possibile sfamare anche chi è intollerante
verso quegli stessi cibi.
Tutto questo non è servito all’ultimo vertice FAO di Roma, più rito
che sostanza, in cui non è arrivata nessuna proposta seria e netta.
ottobre 2009
di Ivan Di Nino
La FAO è l’organizzazione intergovernativa dell’ONU per l’alimentazione e l’agricoltura, cui aderiscono 191 paesi più l’UE. Fondata
nel 1945 a Quebec City, si propone di liberare l’umanità dalla
fame. I paesi contribuiscono al sostentamento dell’organizzazione
mediante contributi propri — i quali derivano dai tributi pagati dai
cittadini, per mantenere la bellezza di milleseicento dirigenti e
duemila impiegati (pensate al rapporto numerico dirigenti/impiegati!), più una miriade di consulenti esterni per singoli progetti.
Nel 1995 essa s’impegnò a dimezzare gli ottocento milioni di
affamati nel mondo; a distanza di tredici anni sono ottocentocinquanta e si stima — prudentemente! - che crescano di almeno
cinquanta/cento milioni l’anno!
Nel 2006/2007 il bilancio è stato di 651 milioni di euro.
A fronte di tutto questo si discute ancora oggi sull’utilità di un
baraccone simile, anche se qualcuno, ha avuto la bella pensata
di affermare che tale collettività disorganizzata ed inefficiente “ha
metà dei dipendenti della regione Lombardia”. Nell’ottobre del
2007 un comitato di valutazione esterna, voluto dalla Francia, Stati
Uniti e Giappone ha sviluppato un dossier sull’organizzazione.
Risultato: sprechi, burocrazia, assenza di collegamento tra centro
e periferia. Come se non bastasse, l’Europa continua a parlare a
più voci, discordanti, e molti paesi - Italia in testa,
utilizzano ancora regimi protezionistici dell’agricoltura i quali fanno sì che da noi si buttino
pomodori, frutta e latte mentre in altri posti si
muore di fame. La FAO, inoltre, non ha nessun
potere coercitivo presso le nazioni aderenti,
come ogni organo internazionale, fatta eccezione
per il consiglio di sicurezza.
Ah, quanti enti, quanti sprechi, quante sovrastrutture che spendono soldi in auto sopravvivenza, inutili studi, consulenze d’oro!
Allora gli Stati membri,— cui non piace la loro stessa gestione, pensano bene di ridurre i finanziamenti.
Così, per contrastare questa totale indifferenza, l’Unione Europea
ha preso il coraggio a due mani e deciso di destinare al cosiddetto
“terzo mondo” un miliardo di euro, che chissà poi a conti fatti
qualcuno effettivamente pagherà!
Inoltre, questo è il quinto motivo, - i soldi destinati ai paesi africani
vengono utilizzati dai governi del luogo per acquistare, invece che
zappe e picconi, mitra e armi varie. Altro che cereali! Finché c’è
guerra, c’è speranza! u
uomini di chiesa
ottobre 2009
Don Giovanni
Saverioni
I
n una calda mattina di luglio,
un incontro casuale risveglia la
mia attenzione un po’ confusa ed
appannata dalla calura estiva: Don
Giovanni Saverioni, insegnante di
religione, giornalista, realizzatore
del complesso parrocchiale di Villa
Mosca e poeta sensibile e finissimo.
Due parole di presentazione da parte
di un’amica, qualche battuta spiritosa, ricordi legati a Castel Castagna, il
mio paese natio e poi mi ritrovo tra le
mani un volumetto: Giovanni Saverioni - Sfoghi poetici. Appassionata di
poesia, penso e poi dico ad alta voce
che non avrei potuto fare un incontro
migliore! Nel frattempo Don Giovanni Saverioni, buon intrattenitore,
racconta i suoi incontri con il poeta
Diego Valeri e con lo scrittore Primo
Levi e alcuni episodi della sua vita,
dai quali traspare uno spiccato senso
dell’umorismo. Un bel personaggio
davvero, un uomo coltissimo come
evidenziano le splendide citazioni di
Proust, Sant’Agostino, Poélet, Leon
Blay premesse ad alcune sue poesie.
Tornata a casa ho letto il suo libretto
tutto d’un fiato, con avidità di conoscere l’anima di questo sacerdote che
mi ha colpito così profondamente. Ho
trovato le liriche bellissime. Tutte,
dalla prima all’ultima. Dio, creatore
e signore di tutte le cose create e non
create, fine ultimo di ogni creatura,
come dice il poeta dei poeti (Dante
Alighieri), è il tema principale delle
liriche, attorno al quale ruotano le
notazioni pessimistiche dell’autore:
l’incapacità dell’uomo odierno, perso
dietro alla tecnologia, alla moda, alla
politica e alle cose futili, di apprezzare le cose pure e semplici della vita
(Piantalo un fiore, non ti vergognare/
di tuo figlio che gioca col computer/
di tua figlia che
si imbroda nella
moda,/dell’amico
che sproloquia di
politica/o pontifica
con l’ultima barzelletta./Piantalo
un fiore/sul balcone della tua anima./Farai fiorire il
mondo!), l’assenza
del perdono, della
bontà, della generosità, dell’amore
in questo mondo
dominato sempre
più dal consumi-
di Maria Gabriella Di Flaviano
smo e dall’egoismo (Torna anche tu
a cantare/Tu scendi dalle stelle, o Re
del Cielo./E non dire che è romanticismo,/sdolcinatura mielata e intimista/Se scavi dentro la tua anima/e
ritrovi la sorgente dell’amore/se sei
disposto a sopportare e a perdonare/
se ti senti più buono e generoso/è
Natale anche nel tuo cuore.
L’uomo, evidenzia Don Giovanni
Saverioni nelle sue liriche, pensa solo
al successo, ad accumulare denaro,
ad ostentare il suo benessere, per
questo non ha più tempo per amare, per donare, per pregare. Corre,
corre ed è sempre in ansia e alla
sera, stanco, non ha sonno e non ha
pace. Eppure se trovasse il tempo di
guardarsi nell’anima e parlare con
Dio, certamente troverebbe un po’ di
sole, domani, all’alba dietro la sua
porta e ritornerebbe ad essere felice.
Il messaggio racchiuso nelle liriche
è chiaro. E giunto il momento che
questa umanità distratta, inaridita,
peccatrice si stacchi dalle passioni e
dagli allettamenti dei sensi e si rimetta in cammino verso l’Infinito, verso
Dio, perché solo in lui sono la pace e
la verità.
Dio non è una farfalla
“La pace non è dove voi la cercate”
S. Agostino-Confess. IV,12-8
Eccola!
Svolazza sulla siepe!
Solo un piccolo gesto!
Due dita che si stringono!
Zzacc! ...E la farfalla...
se n’è volata via.
Quante farfalle
volano tra le piante!
E noi,
dietro a loro,
con l’occhio immelanconito.
Loro,
liete nell’aria luminosa;
noi,
fermi e delusi, a mani vuote;
Ma Dio...
non è una farfalla
che si perde nell’aria.
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teatro
ottobre 2009
XXXI Stagione
dei Concerti
2009-2010
S
aranno l’Orchestra Sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi”
e l’inglese Wayne Marshall, direttore d’orchestra,
pianista ed organista -uno dei musicisti più versatili ed
estrosi di oggi, uno degli interpreti più rinomati delle musiche di
Gershwin, Ellington e Bernstein- ad inaugurare, il 12 novembre,
la nuova Stagione dei Concerti della Società Primo Riccitelli di
Teramo, giunta quest’anno alla sua trentunesima edizione. In
programma, uno straordinario concerto d’apertura (al Teatro
Comunale, inizio alle 21) dedicato , appunto, a Gershwin (Concerto in fa, Ouverture da “Girl Crazy”) e Leonard Bernstein (Danze
Sinfoniche tratte da “West Side Story” e Ouverture da “Candide”). In totale, sono tredici i concerti in cartellone con ospiti
d’eccezione ed importanti
rappresentanti del mondo
musicale nazionale ed
internazionale, più cinque
fuori programma dedicati ai “Giovani Interpreti
a confronto”realizzati in
collaborazione con la Guzik
Founndation di San Francisco e l’Istituto Superiore di
Studi Musicali “G. Braga”
di Teramo. Appuntamenti
imperdibili dedicati a tutti
gli appassionati di musica
colta che continueranno
fino a metà maggio 2010.
Dopo l’Orchestra Sinfonica,
› Evelyn Glennie
il cartellone proseguirà con
il violinista Shlomo Mintz
-che accompagnato al piano da Petr Jirikovsky eseguirà brani di
Grieg, Dvorak, Saint-Saens e Rimsky-Korsakov (il 21 novembre)
– e con il pianista Ramin Bahrami, uno dei migliori interpreti
di Bach al mondo, che tornerà a Teramo (il 2 dicembre) dopo
il grande successo ottenuto con il concerto del 2006. Anche
quest’anno, poi, non mancherà il consueto appuntamento con
la Musica gospel. Il 21 dicembre si esibirà il Benedict Gospel
› Henschel Quartet
Choir, formazione creata e diretta da Darryl Izzard, costellata
da una lunga serie di successi che lo ha portato, nel giro di
pochissimi anni, a divenire uno dei gruppi gospel più conosciuti
ed amati negli USA. Agli inizi del 2010, l’11 gennaio, sarà la volta
dell’Ucrainian National Symphony Orchestra, una delle migliori
orchestre sinfoniche dell’Europa orientale, costituita a Kiev nel
1918, e del chitarrista Marco Carnicelli. Michail Limits, vincitore
del Concorso Internazionale pianistico “Brusoni” 2009, sarà a
Teramo il 21 gennaio con un repertorio dedicato a Beethoven
e a Chopin. Il 15 febbraio, invece, il Trio Wanderer di Parigi si
esibirà in un particolare concerto dedicato a Schumann, Liszt e
Mendelssohn, mentre il 25 febbraio sarà il giovanissimo pianista
coreano Jinsang Lee (vincitore del Concorso Internazionale pianistico “Geza Anda” 2009) ad esibirsi in un repertorio dedicato a
Chopin e a Schumann. Con Evelyn Glennie, il 12 marzo, si cambia
musica grazie alle sue particolari percussioni che l’hanno fatta
conoscere ed apprezzare in tutto il mondo (tiene oltre cento
concerti l’anno), apparendo sulle copertine delle più importanti
riviste e pubblicazioni. Seguiranno il chitarrista Eliot Fisk (il 24
marzo), l’Henschel Quartet con Simonie Braconi, prima viola al
Teatro alla Scala, e l’arpista
› Pietro De Maria
Xavier De Maistre (il 21 aprile),
vero specialista del suo
strumento e della tradizione
cameristica francese, conosciuto nell’ambiente musicale
quale l’artista che ha saputo
liberare l’arpa dagli angusti
spazi nei quali da sempre era
stata confinata. Chopin sarà il
protagonista del concerto di chiusura della
› Benedict Gospel Choir
Stagione (il 5 maggio),
grazie al pianista Pietro
De Maria, uno dei più
apprezzati. Tra l’8 e il
17, inoltre, è prevista
la particolare sezione
“Giovani Interpreti a
confronto”nel corso
della quale si esibiranno i pianisti Niccolò Cantagallo,
Filipp Kopachevsky, Anastasia
Yasko, Gerard Aimontche e Tiziana
Cosentino, ed i flautisti Asya Safiakhanova e Marco Caporaletti. Tutti
gli abbonamenti possono essere
acquistati nella sede della Società
Riccitelli (Via Nazario Sauro, 27
› Xavier De Maistre
– 0861243777) e al botteghino del
Teatro Comunale (tel. 0861/246773).
Come per la Stagione di Prosa, è possibile acquistare on-line gli
abbonamenti ed i biglietti per i singoli concerti, collegandosi direttamente al sito www.primoriccitelli.it . Sono previste riduzioni
particolari per gli studenti e universitari, per i donatori di sangue
FIDAS e per gli over 65 anni. u
lettere dai Caraibi
ottobre 2009
Periodo
Especial
M
(3° capitolo)
olti sono gli aneddoti concernenti il periodo especial che tutti
i cubani raccontano, alcuni figli di vere e proprie leggende
metropolitane come i profilattici utilizzati al posto della mozzarella nelle pizze o gli stracci per lavare i pavimenti nei panini, altre
storie invece conseguenze drammatiche della penuria socioeconomia
che si viveva a quell’epoca. Basta considerare che mancavano tutti i
beni di prima necessità ma anche i servizi erano pessimi, elettricità
in primis così come i trasporti erano in pratica assenti. E’ sufficiente
vedere filmati di quell’epoca per rendersi conto ad esempio che le
strade erano assolutamente vuote, il traffico non esisteva e persino
in arterie importanti il flusso era di uno o due veicoli durante svariati
minuti. Un ricordo personale che ho è che fino al 1998 non si vedevano
gatti in giro e se la cosa di primo acchito può far sorridere qualcuno,
era anche la spia di un allarme dai tragici risvolti (e non solo per i simpatici felini). In questo contesto, comunque impossibile da descrivere
persino in un intero libro, cominciarono le prime aperture del governo
cubano agli investimenti d’imprese straniere per l’avvio e lo sviluppo
del turismo internazionale. Fino al 1990 il turismo era prettamente
interno e qualsiasi cubano poteva, per pochi pesos o sottoforma di
stimolo dell’azienda statale presso cui lavorava, alloggiare in hotel
di Francesco Pellecchia
[email protected]
prestigiosi come l’Habana Libre (ex Hilton) o L’Habana Riviera giusto
per fare due nomi nella capitale. C’era anche un turismo di scambio
con i paesi dell’Europa orientale che accoglievano durante le ferie
estive migliaia di cubani in vacanza. Con il motivo di fare cassa più
velocemente possibile Fidel decise di aprire al turismo occidentale e
aggiungerei, se mi posso permettere una personalissima considerazione, suo malgrado. Non c’erano altre possibilità che riuscissero a
far venir fuori da quel buco nero una nazione così gravemente afflitta
da problemi economici ed anche d’isolamento politico. Aprirono i
grandi cantieri per la costruzione d’installazioni che oggi accolgono
circa due milioni e 300 mila turisti ogni anno. L’Avana e Varadero
furono le prime località indicate ma anche Cayo Largo, Trinidad, Cayo
Coco e Guillermo furono scelte per la costruzione dei resort, ristoranti, discoteche e centri notturni. Naturalmente, soprattutto all’inizio
di questa nuova stagione, Cuba non era assolutamente in grado di
assorbire l’impatto di presenze provenienti dall’estero e per questo
si diede la possibilità ai privati cittadini di aprire piccoli ristoranti (i
famosi paladar) e di poter affittare camere o case. La popolazione residente nelle principali sedi di turismo cominciò a sentire il flusso benefico dell’entrata di tanta valuta estera visto che dal 1994 il possesso
di dollari non fu più perseguito per legge. Affittacamere, ristoratori,
tassisti, camerieri ecc. riuscivano a sbarcare il lunario molto più
facilmente e, altra concessione del governo, potevano spendere i soldi
guadagnati nelle Tiendas de divisa cioè nei supermercati che fino al
1994 furono vietati ai cubani. Su questo tema avrei ulteriori aneddoti
raccolti direttamente “sul campo”, ma anche per questa volta sono
arrivato all’appuntamento di rito.
Hasta la proxima u
pag
15
pag
16
società
ottobre 2009
Evviva la
Costituzione
il lodo Alfano e… altro
H
o avuto modo di analizzare più volte su queste nostre
pagine l’imbarbarimento della società, stigmatizzando gli
atteggiamenti volti alla disgregazione dei valori fondamentali, primo fra tutti il rispetto per la persona, quindi per gli
altri in senso lato.
E’ fuori di ogni
dubbio, che il motivo
fondamentale del
deterioramento della
società è l’ignoranza
dilagante. Tutti si
sentono titolati a
partecipare a dispute
sulle materie più
disparate, e non lo
si fa sottovoce, ma urlando a squarciagola, perché dai media
arriva chiaro il messaggio che chi ha il tono di voce più alto è il
possessore della verità, ne consegue che la legge è quella della
giungla, diametralmente opposta al diritto, alla ragionevolezza
ed al possesso del sapere.
In questi giorni stiamo vivendo, nostro malgrado, una vicenda
che da italiano non avrei mai immaginato di vivere, ovvero un
autentico bombardamento di insulti espliciti alla Corte Costi-
di
Maria Grazia Frattaruolo
L’Annuncio
U
n Presidente del Consiglio fa i festini con le escort
mentre un Presidente regionale li fa coi trans.
Graziano Mesina forse parteciperà a “L’isola dei famosi”.
Un giudice mette “in prova” un ragazzo reo di aver stuprato
una ragazzina che intanto ne stupra un’altra. Un intero
paese si schiera a favore di otto ragazzi che hanno stuprato
una quindicenne per tre ore, ma lei se lo meritava perché
di facili costumi.
A sei anni conoscevo a memoria l’Inno di Mameli e alle
elementari dicevo che avrei dato la vita per una sola cosa,
la Patria. Oggi questa parola, all’epoca carica di valori e
ideali, si è inaridita. Chiedo pubblicamente al Presidente
della Repubblica di poter rinunciare alla cittadinanza italiana perché in questo Paese non mi ci ritrovo più. u
di Fausto Napolitani
[email protected]
tuzionale ed al Capo dello Stato, a causa della dichiarazione
di incostituzionalità del “lodo Alfano”. Questo accadimento,
mi induce a tralasciare per una volta la sociologia clinica, per
dedicarmi solo per un attimo alla socio-politologia.
La “bocciatura” del lodo Alfano, per come si è realizzata in termini numerici, ovvero a maggioranza, è una sconfitta autentica
per tutti i figli della democrazia italiana; in quanto si sarebbe
dovuto avere un verdetto all’unanimità, perché, il provvedimento che porta il nome del Guardasigilli, viola pienamente
l’articolo 3 della Costituzione.
Invito caldamente tutti i lettori, a leggere attentamente questo
che è uno, e certamente il più bello, dei dodici articoli fondamentali della Costituzione, ed a riflettere sul suo significato:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti
alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di
religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine
economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva
partecipazione di tutti i
lavora-tori all’organizzazione politica, economica
e sociale del Paese.”
Sono certo che la lettura
sia illuminante, e faccia
capire quanto grande,
equilibrata, matura ed attuale, sia la nostra Carta
Costituzionale, e che, per
queste sue inconfutabili doti, non abbia alcun bisogno di essere
modificata. Al di la delle tendenze politiche che legittimamente
ognuno di noi possiede ed alle quali si ispira, dobbiamo essere
tutti grati a chi istituzionalmente difende e fa rispettare la
Costituzione. Credo inoltre, che i Padri di quella che è la Legge
delle Leggi, abbiano voluto donare ai posteri uno strumento
efficace a garantire la libertà e la democrazia per sempre,
ponendo tutti noi al riparo dal ritorno a climi politici ispirati
esclusivamente alla prevaricazione ed alla violenza.
Il principio di uguaglianza deve essere rispettato quindi, dapprima e immediatamente da coloro che fanno le leggi, affinché
non operino discriminazioni ingiustificate, ma si attengano al
principio della ragionevolezza.
Uguaglianza, significa legiferare tenendo conto delle “differenze reali” esistenti fra soggetti, adeguando conseguentemente la normativa. E se il legislatore non tenesse conto delle
“disuguaglianze effettive”, si macchierebbe del “crimine” di
aver disatteso al dettato di uno dei principi fondamentali della
Costituzione.
Smettiamo di essere superficiali ed arroganti, riflettiamo
prima di parlare, valutiamo i limiti delle nostre conoscenze,
riscopriamo il piacere di ascoltare sedando gli impulsi di sopraffazione ai quali ci stiamo assuefacendo, esigiamo rispetto
da chi ci governa. u
pag
18
a cura di
dura lex sed lex
ottobre 2009
Pessima
tempora,
plurimae
leges
ovvero tempi pessimi,
moltissime leggi
U
n gentile lettore ci domanda se sono ancora
in uso nei Tribunali le vecchie massime
latine che esprimono principi giuridici.
Il petitum (ossia ciò che viene richiesto al giudice in una
causa) del lettore ci offre l’occasione per rammentare,
coram populo (pubblicamente) alcuni aforismi che, oltre ad
esprimere validi principi giuridici in maniera concisa, rectius
(più correttamente) intelligenti pauca (a buon intenditor po-
note linguistiche
di
Maria Gabriella
Di Flaviano
L’Apostrofo
G
entilissima Professoressa Di Flaviano, vorrei sapere se è corretto andare a capo terminando la riga
con l’apostrofo. Grazie e complimenti per la Sua rubrica.
Matteo
Caro Matteo, la questione è stata
oggetto di vari interventi e le
opinioni in merito sono alquanto
contrastanti. Testimoniano il suddetto uso un famoso stampatore
del ‘700, G.B. Bodoni (1740-1813)
e il Vocabolario della Crusca del
1806. Nella tecnica tipografica l’apostrofo in fine di riga è
uso consueto, dettato da esperienze compositive. La prassi
attuale preferisce evitare l’apostrofo in fine di riga, soprattutto se si scrive a mano, in quanto, in questo caso, sono
possibili molte soluzioni secondo la suddivisione sillabica.
Se però, scrivendo a mano, si termina la riga con l’apostrofo, ciò non deve essere ritenuto un errore ortografico.
Va invece evitato l’espediente di ripristinare la vocale elisa,
poiché produce un suono sgradevole e la grammatica lo
vieta. Ciao! u
Amilcare Laurìa ed Elvio Fortuna
avvocati associati
che parole), costituiscono semi di saggezza validi per ogni
circostanza della vita.
Iniziando dalla norma, che preveda e tuteli il diritto di
un quivis de populo (cittadino qualsiasi) gli avvocati e i
giudici usano illustrarne lo scopo (ratio legis) quando il
suo significato verbatim (in senso letterale) sia
difficoltoso e bisognoso di interpretazione perché
oscuro (in claris non fit intepretatio - le cose chiare
non devono essere interpretate). Ovviamente gli
operatori del diritto, insoddisfatti della norma de
iure condito (secondo la normativa vigente) potranno sempre sperare che il popolo, che esercita il
potere legislativo attraverso i suoi rappresentanti
(absit iniura verbis – sia detto senza offesa) muti la
legge de iure condendo (secondo la normativa che
si vorrebbe introdotta).
Certo si è che chi vorrà agire per la tutela del
proprio diritto, ritenendo violata la regola pacta
servanda sunt (i patti vanno rispettati), avrà l’onere
di citare il convenuto (actor forum rei sequitur) nel tribunale di sua competenza. Iniziata la lite giudiziaria, e dunque
sub iudice (sotto il giudizio del giudice) l’attore dovrà allegare fatti e prove a suo favore (onus probandi incumbit ei
qui dicit - l’onere della prova incombe su chi afferma i fatti)
e dovrà stare attento a non dedurre prove che si ritorcano
contro (quod produco non reprobo - non posso rifiutare la
prova che io stesso deduco).
Né sarà sufficiente la sua parola per ottenere ragione
poiché nemo testis in propria causa (nessuno può essere
testimone nella propria causa) mentre sarà sufficiente
la propria parola per perdere la controversia confessio
est optima convictio (la confessione è una ottima prova di
colpevolezza).
Il convenuto dovrà evitare di giustificarsi su accuse che non
gli siano state mosse (excusatio non petita accusatio manifesta – scusa non richiesta accusa manifesta) e non sarà
tenuto a provare fatti negativi (negativa non sunt probanda)
e potrà sempre replicare alle accuse mosse dall’avversario che nihil fit sine causa (nulla avviene senza causa).
Il giudice che iudicare debet secundum alligata et probata
partium (il giudice deve giudicare secondo i fatti e le prove
allegate dalle parti) dovrà giudicare su tutto l’oggetto della
causa (tantum iudicatum quantum litigatum – tutto ciò che
è in contestazione viene giudicato) e se stabilirà che il diritto dell’attore certus an et quantum debeatur (è certo il se e
quanto dovuto) condannerà il convenuto a risarcire l’attore.
A questo punto il convenuto dovrà, obtorto collo (controvoglia), adempiere a quanto statuito in sentenza, illico et
immediate (subito e immediatamente) poiché l’attore potrà
aggredire tutto il suo patrimonio, giacché iuris executio non
habet iniuriam (l’esercizio di un diritto non determina una
lesione), fatte salve le res sacra miseris (le cose sacre dei
poveri, ovvero i beni impignorabili). u
pag
•
ORDINE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI
ED ESPERTI CONTABILI DI TERAMO
VIA Melchiorre Delfico n. 6 - 64100 TERAMO
Tel 0861 - 245541 • FAX 0861 - 253973
A cura della FONDAZIONE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI E
DEGLI ESPERTI CONTABILI DI TERAMO, con sede in Teramo,
alla via Melchiorre Delfico n. 6, si comunicano:
LE PRINCIPALI SCADENZE RELATIVE AL
MESE DI NOVEMBRE 2009
LUNEDI’ 2
• Iva - Rimborso infrannuale 3° trimestre 2009 (luglio/
settembre)
• UNICO 2009 - versamento della rate delle imposte per i
soggetti non titolari di partita iva che hanno scelto la rateizzazione in sede di dichiarazione dei redditi.
• Rivalutazioni terreni e partecipazioni al 1° gennaio 2008
- 2° rata.
DOMENICA 15
• IVA fatturazione differita - relativa a beni consegnati o spediti nel mese precedente.
LUNEDI’ 16
• IVA liquidazione e versamento dovuto dai contribuenti
mensili relativo al mese di precedente.
IVA liquidazione e versamento dovuto dai contribuenti trimestrali relativi al 3° trimestre 2009.
• IVA versamento della 9° rata dovuta sulla base della dichiarazione annuale.
• IVA / ritenute - ravvedimento relativo al versamento periodico del 16 del mese precedente.
• Versamento delle ritenute sui redditi di lavoro autonomo,
dipendente e su provvigioni.
• INPS - versamento contributi artigiani e commercianti
- rata • UNICO 2009 - versamento da parte delle società di capitale, delle società di persone e delle persone fisiche titolari
di partita iva - rata, con maggiorazione a titolo di interesse
corrispettivo.
• INPS - versamento contributi lavoro dipendente.
• INPS - versamento contributi gestione separata.
• Versamento addizionale regionale IRPEF sulle competenze del mese precedente.
• Versamento addizionale comunale IRPEF in forma di acconto e di saldo.
VENERDI’ 20
• Presentazione modello INTRASTAT per operatori intracomunitari con obbligo mensile.
LUNEDI’ 30
• UNICO 2009 - versamento della rate delle imposte per i
soggetti non titolari di partita iva che hanno scelto la rateizzazione in sede di dichiarazione dei redditi.
• UNICO 2009 - versamento del 2° acconto per il 2009
delle imposte da parte di tutti i soggetti titolari di partita iva e non.
19
pag
20
propheta in patria?
Roberto
Sbraccia
Il teramano che in
Guatemala adorano
G
uatemala. Troppo lontana quella terra selvaggia incastonata tra l’Atlantico e il Pacifico, dove mancano comunità
italiane. Anzi, di persone che giungono dal Belpaese se ne
contano davvero pochissime.
Tutto diventa più facile quando si dice
che quella terra non è distante da dove gli
pseudo-naufraghi dell’Isola dei famosi si
cimentano nel reality più seguito di RaiDue.
“Devo ammettere che anch’io, la prima
volta che ho sentito parlare del Guatemala,
sono rimasto spiazzato. Poi, con l’aiuto di
un atlante, ho individuato la zona dove si
trova la Terra dei Maya”.
È stato questo, circa tre anni fa, l’approccio
con il Guatemala per Roberto Sbraccia,
di Poggio Cono, vocalist del gruppo pop
teramano “Master”, giunto nella capitale
guatemalteca per trascorrere una breve vacanza.
“Avevo portato con me una chitarra”- racconta Sbraccia- ma una
volta giunto in albergo, ho aperto la custodia dello strumento e ho
trovato solo dei pezzi di legno tenuti insieme dalle corde”.
Davvero una brutta sorpresa anche perché si trattava di una chitarra di valore, acquistata solo qualche giorno prima della partenza.
Ma quello che sembrava un brutto presagio, si è rivelato in realtà
l’inizio della fortuna di Sbraccia.
“Una sera mi trovavo in un locale della capitale, Città del Guatemala, e qui ho raccontato l’episodio a una persona del posto”
racconta il cantante “poco dopo mi hanno portato una chitarra e mi
hanno chiesto di salire sul palco”.
Da quel momento si è innescato un meccanismo spontaneo di
pubbliche relazioni, per nulla cercato dal cantante il quale, senza
rendersene conto, nel giro di poche ore è diventato una sorta di popstar, non solo nel Guatemala, ma in tutto il centro-sud America.
“Non sapevo che quel locale, il “Trovajazz” oltre a essere un
luogo di arte alternativa non commerciale, fosse anche un locale
cult; un po’ quello che era il Piper negli anni ’60 a Roma”.
Sta di fatto che nei giorni successivi, Roberto si è ritrovato sulle pagine dei maggiori giornali specializzati di quel Paese e le emittenti
radiofoniche e televisive hanno iniziato a fare a gara per poterlo
avere ospite delle loro trasmissioni.
Un vero e proprio trionfo che si è tradotto con una performance
assieme ad alcuni elementi degli “Alux Nahaval”, il più importante
gruppo guatemalteco. Le gesta del “cherubino biondo”, com’è stato
ottobre 2009
di Sergio Scacchia
subito battezzato in Guatemala, non sono sfuggite al Governo locale, tanto che il Ministro degli Interni, Roberto Arenas Bianchi, lo
ha contattato per conto del presidente della Repubblica in persona, Oscar Berger Pedromo, per chiedergli di tenere un concerto di
beneficenza organizzato dalla moglie.
“A quel punto, sono stato costretto a declinare l’invito” racconta
il cantante “sia perché non ero pronto per una cosa del genere, e
poi era finito il tempo della ‘vacanza’ che in realtà si è trasformata
in una settimana di lavoro ben più stressante di quello normale”.
Così il nostro artista riparte alla volta dell’Italia, con la promessa di tornare in Guatemala per il concerto di beneficenza e per
promuovere il suo Cd, cosa che però non c’era e neppure era nei
programmi di Sbraccia.
“Al mio ritorno in Italia” prosegue “mi sono reso conto di quello
che era successo dopo aver guardato la mia casella di posta
elettronica: letteralmente sommersa di messaggi, tra cui quelli
di importanti artisti sudamericani come Shery e Magda Angelica, i quali mi chiedevano di lavorare insieme”.
Da quel momento è iniziata la febbrile preparazione per il tour
guatemalteco che sarebbe avvenuto dopo solo qualche mese.
Così, messo insieme uno staff e un gruppo musicale, Sbraccia realizza un Cd, battezzato “Zefiro, viento bueno”, inserendovi dentro
delle cover che potessero rientrare nei gusti dei sudamericani. “Si
tratta di un lavoro fatto
in tempi ristretti” dice
l’artista “pertanto il prodotto non poteva essere
curato come avrei voluto
ma avevo assolutamente
bisogno di promuovere
un qualcosa di mio, così
è nato anche il video
che accompagna “Que
diferecia ves”, cioè la
traduzione del brano di
Biagio Antonacci, “Che differenza c’è”, in cui si vedono luoghi
dell’Abruzzo”.
Sì, perché nel secondo viaggio in Guatemala di Sbraccia, rientra
anche la Regione, in particolare l’assessorato all’Agricoltura che
ha inserito il Guatemala nel proprio programma di cooperazione
internazionale. Così il secondo tour, durato l’intero di novembre,
è stato un trionfo. Sbraccia si è esibito nelle principali città del
Guatemala e con lui sul palco si sono alternati i più importanti
artisti del centroamerica. La “missione” ha avuto anche momenti
diplomatici, curati da Ezio Vannucci, il quale ha avuto contatti con
le massime autorità locali, tra cui il Nobel per la pace, Rigoberta Menchu. L’interscambio tra Abruzzo e Guatemala ha anche
altri momenti come la partecipazione del Nobel per la cultura,
Miguel Angel Asturias, al premio di saggistica “Città delle Rose”,
a Roseto, o anche una mostra della civiltà Maya. Intanto Sbraccia
prepara il suo tour invernale con i suoi “Master’s” in attesa di una
nuova performance all’estero.
“Sto preparando degli spettacoli con Pippo Franco e anche con
Alessia Fabiani” conclude Sbraccia “nel ricordo di Gigi Sabani,
con il quale avevo instaurato un feeling artistico particolare”. u
coldiretti informa
ottobre 2009
Coldiretti Teramo
Crisi
mutui
fa la spesa ma anche nell’attenzione alla
provenienza dei cibi e nella lettura delle
etichette. I cambiamenti nei comportamenti di acquisto sono giustificati dal fatto
che la spesa alimentare è la seconda voce
dopo l’abitazione e assorbe il 19 per cento
della spesa mensile totale delle famiglie
e destinata nell’ordine principalmente
all’acquisto di carne, di frutta e ortaggi, di
pane e pasta e di latte, uova e formaggi,
fa cambiare
menù agli italiani
L
a crisi finanziaria ha provocato
un cambiamento delle abitudini
alimentari di quattro italiani su
dieci e si è così trasferita dalle borse
alla tavola, facendo sentire i suoi primi
effetti concreti sull’economia reale. E’
quanto emerge dall’indagine che studia il
trasferimento degli effetti della crisi dai
mercati finanziari all’economia reale “la
crisi dalla borsa alla tavola”, realizzata da
Coldiretti. Si evidenzia che la crisi economica finanziaria fa più paura della guerra
ma rimane comunque alta la preoccupazione per la contaminazione dei cibi per
effetto dei recenti scandali alimentari.
Sono proprio la necessità di risparmio e il
bisogno di sicurezza i fattori che spingono
al cambiamento che, per oltre la metà
delle risposte, si manifesta nel tipo di
alimenti acquistati e nei luoghi in cui si
l’oggetto del desiderio
pesce, zucchero, dolci e caffè, bevande.
Se complessivamente sono stagnanti
le quantità acquistate, si sono verificate
variazioni nella composizione della spesa
con più’ pollo e meno bistecche: si sono
ridotti i consumi di pane, carne bovina,
frutta e ortaggi, mentre tornano a salire
quelli di pasta, latte e derivati e fa segnare un vero boom la carne di pollo.
Le vendite sono in netto calo nei negozi
al dettaglio specializzati e stabili negli
di Carmine Goderecci
“Gioielli”
d’acciaio
A
di Nicola Lucci
di Oro e Argento
lbascura desiderava fortemente quel ciondolo, ne
aveva perfino ritagliato la foto dal giornale. Quasi ogni
sera la conduttrice di programmi televisivi lo presentava al
mondo intero come un gioiello unico e prezioso. A differenza
di Albachiara che si vestiva svogliatamente e non metteva
neanche un particolare per farsi guardare, Albascura si era
convinta che con quel ciondolo al collo sarebbe diventata una
ragazza attraente e alla moda. Albachiara diventava rossa se
qualcuno la guardava ed era fantastica quand’era assorta nei
suoi pensieri. Albascura, invece, amava mettersi in mostra
e non era mai abbastanza riflessiva. Un bel giorno infatti,
raccattò i suoi oggetti d’oro nascosti in fondo al cassetto della
biancheria e corse a scambiarli con il su oggetto del desiderio,
ipermercati, mentre crescono esclusivamente, fatta eccezione degli hard
discount, i mercati rionali, le bancarelle e
soprattutto gli acquisti diretti dai produttori. Un vero e proprio boom giustificato
dal fatto che per la grande maggioranza
degli italiani gli aumenti dei prezzi sono
imputabili ai passaggi intermedi dal
produttore al consumatore, ma sotto
accusa sono i ricarichi dei commercianti e
le speculazioni.
“Serve più’ trasparenza e più concorrenza
tra sistemi distributivi in concorrenza
con la “filiera lunga, dove possibile,
serve una filiera corta più composta che
consente di tagliare le intermediazioni e
di avvicinare la produzione al consumo”.
Occorre affiancare, nel sistema distributivo tradizionale, al prodotto in cui
l’elemento caratterizzante è la ricetta, un
prodotto in cui gli elementi caratterizzanti
sono il territorio e la distintività” e questo
compito è pienamente realizzato dai
Farmers Market con la vendita diretta.
Come è noto questa iniziativa comporta il
vantaggio di calmierare i prezzi dell’area
in cui operano e valorizzare i prodotti
locali che appartengono alla tradizione e
che sono più sani, controllabili e vengono
proposti al consumo secondo criteri di
stagionalità. u
proprio come fece Pinocchio con l’abbecedario regalatogli
da Geppetto. La stagione volò in fretta e l’oggetto per il quale
Albascura aveva svenduto il suo oro non era più di moda. Lo
lasciava intendere soprattutto la solita conduttrice televisiva
che ne pubblicizzava un altro diverso.
Senza pensarci troppo Albascura corse nel paese dei balocchi
per scambiare l’ormai vecchio ciondolo con quello nuovo, ma
rimase profondamente delusa. Le dissero che quel ciondolo
non aveva alcun valore commerciale e proprio perché era
d’acciaio, non poteva essere assolutamente considerato un
oggetto prezioso.
L’ oggetto del desiderio di questo inizio autunno è il “gioiello”. Troppo spesso la parola “gioiello” è usata a sproposito.
. Gioiello dovrebbe essere definito solo ciò che è prodotto con i
metalli nobili (oro, argento, platino) che si è deciso di utilizzare, preferibilmente con le, manodopera di esperti maestri
artigiani. Di un gioiello è molto importante anche il contenuto
artistico. È bene ricordare che qualsiasi oggetto prezioso
(anche il meno costoso) va tenuto con cura e proprio perché
preserva il suo valore nel tempo, è consigliabile farlo esaminare periodicamente dal gioielliere di fiducia. u
pag
21
pag
vandali
22
I
ottobre 2009
La Teramo
deturpata
vandali, periodicamente, a Teramo tornano in azione, imbrattando palazzi. Forse per emulare i teppisti che hanno deturpato, giorni fa, muri e colonne del Liceo Classico, tra svastiche
e scritte ingiuriose, altri balordi hanno riempito dei propri bassi
pensieri anche mura anonime come quelle della piazzetta del
Sole, in uno dei luoghi del centro a Teramo e vicoli laterali fino alla
frequentatissima via Savini.
Non sappiamo bene cosa serva per disinnescare la vergogna
delle scritte o l’arte proditoria di alcuni
visionari, ma conosciamo benissimo
l’inutilità di tanti proclami. Sono anni che
con proposte, multe, divieti non si cava un
ragno dal buco, anni in cui questa città ha
continuato a dividersi senza capire bene
che cosa è vandalismo e cosa è arte.
Sulle multe e sulle punizioni esemplari
siamo tutti d’accordo, quel che manca, ci pare siano i controllori.
Chi va in giro per le strade? E chi, soprattutto di notte?
Ricordiamo che anni fa, a Teramo, quando si trattò di usare sacchetto e paletta per i cani che sporcano ci fu la mobilitazione dei
vigili per evitare che il provvedimento fosse disatteso. La questione
è tutta lì: non c’è mai stata una linea decisa, ma tanti ondeggiamenti che hanno lasciato le cose al punto di partenza.
C’è però anche un’educazione che latita in queste città, e la guerra
ai muri sporchi deve passare per un messaggio, un coinvolgimento
dei maggiori indiziati. Bisogna creare deterrenti per limitare le
bombolette, ma evitare anche la caccia alle streghe generalizzata,
trovare una linea e non derogare più.
E’ ormai un’esigenza improcrastinabile che le associazioni cittadine uniscano le forze, coinvolgendo anche i singoli per combattere
la battaglia contro chi deturpa Teramo con scritte e disegni.
storie stucchevoli
dalla
Redazione
Ultime dalla
Franceschini (Valeria)
C
ome qualcuno ricorderà, la vicenda Franceschini è
cominciata a luglio con la lettera di un nostro lettore
che faceva risalire anche a lei, la responsabilità della sconfitta
elettorale del Partito Democratico. La pubblicazione della
lettera scatenò le ire della stessa la quale non trovò di meglio
che avvisarci che la storia avrebbe avuto un seguito. (e lo ha
avuto! Ma per carità di Dio, omettiamo di divulgarlo nel dettaglio. Un domani, chissà!)
di Sergio Scacchia
L’obiettivo rimane quello di sensibilizzare la gente affinché capisca
che imbrattare i muri, soprattutto quelli storici, ha come risultato
soltanto quello di arrecare un danno d’immagine a una città che
deve maturare una vocazione turistica.
Sebbene vada fatta una distinzione tra i writers e gli imbrattatori,
è assolutamente necessario fermare chi sporca i muri perché un
fenomeno del genere non può e non deve passare inosservato.
Altra strada da imboccare è quella della prevenzione che, si
dovrebbe rendere concreta con la pubblicazione di manifesti
nelle scuole, con la collaborazione delle istituzioni scolastiche per
educare le nuove generazioni al senso di appartenenza, alla consapevolezza del bello, al rispetto del bene comune. Bisognerebbe
stilare un programma educativo, di concerto con i presidi teramani
per far comprendere ai ragazzi i rischi che corrono coloro i quali
imbrattano gli edifici.
La legge recita: “per chi è sorpreso a imbrattare edifici privi di
valore storico, la multa va fino a 309 euro, a cui si aggiungono
pene che vanno dai 3 ai 12 mesi in caso di deturpamento di palazzi antichi e pene che diventano dai 6 mesi ai tre anni se si arriva al
danneggiamento del travertino in modo
irreversibile”.
Sono sicuro che il ragazzo che compie
questa bravata, nella maggior parte dei
casi, è ignaro di cosa può accadere.
Il progetto andrebbe ampliato, attraverso dibattiti e conferenze sull’argomento,
attraverso l’istituzione di uno sportello
informativo, di un numero verde e di un indirizzo e-mail per le
segnalazioni e per le informazioni su come sporgere denuncia da
parte dei cittadini.
A Teramo, poi, fa ancora discutere l’ordinanza dell’ex giunta Chiodi
che obbliga i proprietari degli stabili a pulire gli imbrattamenti in
breve tempo e a proprie spese.
Il Sindaco Brucchi, infine, dovrebbe prendere in esame la possibilità di stipulare una convenzione diretta tra il Comune e una
ditta specializzata, che permetta ai proprietari delle case e agli
amministratori dei condomini di spuntare un prezzo vantaggioso
per la pulizia delle pareti, di loro competenza. u
La nostra risposta alla signora arrivò “puntuale e tosta” sul
numero di settembre. Risposta che a quanto sembra ha tacitato
la supponenza della stessa. Non ha tacitato però quanti, evidentemente, non hanno con lei un grande feeling, anche all’interno
del suo partito.
La risposta di “Teramani”alla sig.ra Valeria Franceschini. ha
scatenato una sorta di condivisione delle nostre critiche. Tante
infatti sono state, questa volta, le telefonate di solidarietà da parte di nostri lettori che hanno ribadito ciò che noi abbiamo detto
di lei. In sostanza, ci hanno riferito di alcuni suoi poco consoni
atteggiamenti in campagna elettorale: usando “il suo ruolo” (?),
e vogliamo credere fortemente che stesse scherzando, sembrava voler destinare al “confino” chi avesse solo osato pensare di
non votarla.
Prosit! u
l’Italia
B.A.N.
A.N.A.
O
ttantadue ad uno. Non è il fragoroso risultato di una partita
di basket. E’ il rapporto dei pannelli solari installati in
Germania rispetto a quelli nostrani. No, non avete capito:
gli ottantadue sono quelli tedeschi!
Ebbene sì, nel Paese del sole è così.
B.A.N.A.N.A.!
Non parliamo poi delle centrali per la produzione di energia: quelle a biomasse, tra
le più innocue della terra, così come quelle
solari, geotermiche ed eoliche assieme
alle sempiterne idroelettriche, fino a poco
tempo fa considerate necessarie e che
oggi non sembrano più esserlo. Un nuovo
“ecologismo talebano” per una malintesa
“difesa del territorio” fa sì che spesso ogni
opera venga bloccata già nel pensiero.
Altre battaglie riguardano il variegato universo delle infrastrutture: autostrade, alta
velocità, aeroporti, metropolitane e tranvie.
B.A.N.A.N.A.!
La guerra universale globale all’energia è
davvero sorprendente, se si pensa che le ostilità crescono proprio
mentre aumenta la nostra dipendenza dall’estero, ormai arrivata
all’85 per cento, con rischi di black-out di qualunque tipo: se cade
un albero in Svizzera noi rimaniamo senza luce (settembre 2003);
se la Russia non trova accordi con i figliocci rinnegati dell’Ucraina,
siamo senza gas.
Poi c’è l’aspetto economico: secondo il Nimby Forum, i costi del
non-fare si aggirano attorno ai 21 miliardi di euro negli ultimi 12
anni. B.A.N.A.N.A.!
Di casi ve ne sono a iosa ma due incuriosiscono forse più di altri:
uno è quello di Poggi Alti di Scansano in Maremma, dove un parco
eolico di 20 MegaWatt è stato bloccato da un solo viticoltore che si
è rivolto al TAR sostenendo che le pale degl’impianti disturbano gli
uccelli e le lepri.
Il secondo è avvenuto a Castellana Sicula e Polizza Generosa (Pa),
dove un progetto eolico di 31 MegaWatt doveva sorgere accanto
ad una discarica. Costruzione bloccata dalla sovrintendenza con
la seguente motivazione: la struttura non deve essere realizzata
perché produce un impatto negativo sul paesaggio circostante!
B.A.N.A.N.A.!
Ancora, è da scrivere che esistono “compattatori” d’immondizia
di ultima generazione i quali, grazie ai rifiuti che vengono buttati
in una sorta di altoforno, lavorano senza ossigeno ad inquinamento pressoché zero e riescono ad illuminare un quartiere intero,
ovvero dare il gas a tre grossi isolati, rendendo questa storia della
ottobre 2009
di Ivan Di Nino
raccolta differenziata un concetto superato. B.A.N.A.N.A.!
Spesso e volentieri minuscoli gruppetti trovano alleati proprio
nei politici locali e nazionali, cui da sempre sta più a cuore la
poltrona che la nostra terra, benché si riempiano la bocca di
“sviluppo sostenibile”: sanno che quella tesi è sbagliata, ma la
sostengono lo stesso perché altrimenti perderebbero voti.
Da ultimo, l’infinita storia del ritorno al nucleare.
Dopo il disastro di Chernobyl gl’italiani andarono a votare e
videro sulla scheda la seguente domanda: volete che i vostri figli
facciano la stessa fine? NOOO!!!
Tuttavia, smaltita la solita onda emozionale, sì è notato come
l’Italia sia accerchiata da centrali nucleari ed allora…forse
costruirne una nuova… o forse riattivare
quella di Montalto di Castro…è arrivato
anche un primo timido sì dal Senato...
State tranquilli: dopo l’attuale Governo ne
arriverà un altro, magari di marca diversa,
che arenerà il progetto, lasciando questo
temuto quanto atteso ritorno nel solito italico limbo. Tempo fa vidi una manifestazione
del solito fronte del no in cui una ragazzina
imbracciava un cartello : “I rifiuti nucleari a
chi ha le centrali nucleari”.
Qualcuno le spieghi che quando si fa male e
va a ‘fare i raggi’ in ospedale a spese della
comunità, anche lei produce rifiuti nucleari.
“ Un politico pensa alle prossime elezioni,
uno statista alle prossime generazioni”
A.De Gasperi
P.S. Che sbadato! Dimenticavo: B.A.N.A.N.A. non è il frutto ma
sta per Build absolutely nothing anywhere near anything – trad.
Non costruire assolutamente nulla da nessuna parte vicino
nessuna cosa.
Per il momento è questo il primo partito d’Italia. u
pag
23
pag
in giro
24
ottobre 2009
di Sergio Scacchia
www.pensieriteramani.splinder.com
Fioli
nel mondo incantato dei
boschi, tra stazzi e tratturi
I
foto di Maurizio Anselmi
l borgo di Fioli è immerso tra selve piene di fonti da cui il
toponimo derivante da “fili d’acqua”. E’semi abbandonato per
almeno dieci mesi l’anno. Si trova a due chilometri di curve
dopo Padula.
La chiesa di questo borgo è intitolata a San Martino, santo protettore delle Armi Italiane. Giace in uno stato di grave degrado.
Risale alla seconda metà del 400, restaurata intorno al 1660.
E’ piccola ma ricca. Contiene una pietra antichissima che custodiva gli oli sacri, diverse statue lignee
di pregio e una preziosa acquasantiera in legna e pietra. Esperti
studiosi volevano trasportare queste
antichità a Roma per restauri ma i
pochi abitanti, subodorando inganni,
si opposero fortemente.
Una statua della Madonna delle
Nevi in restauro, manca da diversi
anni, così dicasi il piattino con
gli occhi di Santa Lucia che, portato
a Chieti, non ha visto più la via di
casa. L’altare ligneo barocco è
in pericolo perché il muro che lo
sorregge si sta deteriorando per le
infiltrazioni dovute alle piogge.
La chiesa è costruita sopra un antico ossario. Infatti, al centro
dell’unica minuscola navata, si vedono ancora buche per sepoltura, forse utilizzate durante la tremenda carestia del 1817. In
quegli anni difficili i morti venivano sepolti in chiesa, in una fossa
comune, nella quale i corpi erano calati.
La chiesa di San Martino ebbe allora le buche così piene che,
› Fioli
come racconta lo scrittore Valentino Di Tommaso, originario del
paese e oggi autore di numerosi libri sulla vita fiolese, “prima di
calare altri morti, bisognava spingere con pertiche verso il basso
la catasta di quelli che vi erano stati collocati, vittime del drammatico anno della fame”.
“Le fondamenta abbisognano di consolidamento, il tetto ha dei
buchi e nei giorni di pioggia, l’acqua penetra all’interno. Dell’intonaco non parlo, basta guardare!!!” - mi dice sconsolato il
signor Testa Aladino che custodisce gelosamente quanto di bello
offre la chiesa. Mostra poi con orgoglio antichissimi reliquari e
pietre del vecchio altare.
› Parrocchiale Padula
La statua della Madonna del
Rosario ha il viso scrostato per
infiltrazioni e muffa. L’altra statua
raffigurante la Madonna del mese
di Maggio sembra integra.
Una signora dice che nella vicina
Pezzelle, la chiesa di San Pietro è
stata restaurata, la loro è al contrario, abbandonata al suo destino.
Il paese si anima in estate per
quindici giorni quando tutti tornano per un po’ alle loro origini. Il
piccolo presepe
di case racconta
ancora storie di
antiche ricchezze
e prosperità nonostante un evidente
isolamento che
però è servito a
preservare questo
minuscolo abitato.
Come quando,
durante la guerra,
› Monti della Laga
racconta nei suoi
gustosi libri Di Tommaso oggi residente sul il lago di Como, i
soldati tedeschi non riuscirono ad arrivarci perché ignari che il
mondo continuasse di là di Cortino e Padula.
I boschi hanno un’anima da queste parti. Tonino Di Giammartino,
oggi stimato dipendente pubblico, non rinnega le sue origini, anzi.
Sa cosa significava vivere nel profondo della Laga, con il papà e
la mamma di professione pastori. Mi racconta di una vita non
certo priva di durezza, tra le favole, le storie, i miti della cultura
contadina e pastorale.
I suoni delle tante campane dondolanti sotto la barba delle pecore, la nonna che con il proprio
magico tamburello scacciava – lui bambino- i mostri creati dalla
solitudine e dalle paure.
Desiderio è il roccioso pronipote di uno dei primi pastori dell’800.
Anni fa, rientrava ogni sera dal pascolo con capre, pecore, due
cani abruzzesi, la moglie e i suoi tre figli. Un tempo, i ragazzi
seguivano il padre lungo i tratturi, portandosi dietro la piccola
cartella di libri di scuola. Poi, con un occhio allo scritto, l’altro
pag
• foto di Sergio Pancaldi
foto di Maurizio Anselmi
piantato all’orizzonte per paura dei lupi,
trascorrevano ore immersi nella natura. Verde di boschi e fresche di acque
scroscianti, queste montagne appartate
serbano stupende sorprese, tra i piccoli
zampilli dell’acqua della fonte del Monsignore e lo scrosciare impetuoso, nell’altro
versante, della cascata della Morricana del
bosco della Martese nel comprensorio del
“Ceppo”.Sotto i piedi, un tappeto di foglie
morte accompagna i passi nel bosco.
I faggi sembrano formare una volta fitta e
compatta sopra la testa. Qua e là mostrano
la loro cima frondosa, austeri abeti bianchi.
Gli alberi raggiungono nella foresta, la
ragguardevole altezza di trenta metri.
Il respiro che si rifiuta di togliere l’affanno
a causa della salita, soffre di apnee selvagge per la bellezza del luogo.
Stormi di corvi sembrano annerire il cielo,
lo sfidano, quasi, con le loro incredibili
traiettorie. Sono decine, centinaia. Impressionante!
In una radura si scorge una piccola
sagoma nera, in piedi. Penso sia il tronco
annerito di un albero colpito da un fulmine.
Incredibile a dirsi, è un pastore, per giunta
italiano, in ritardo per la partenza verso
luoghi più caldi. Da quando la transumanza si fa con le bestie incassate dentro
camion, non c’è più urgenza di partire a
settembre.
Una ventina di pecore sdraiate sulla nuda
terra, paiono pendere dalle sue labbra.
Mi porta non lontano lì dove, in un’ondulazione del pianoro, si trova il suo ovile
25
foto di Maurizio Anselmi
improvvisato.
Mi propone di passare
a casa sua.
Abita vicino la frazione di Forno. Ha del
buon formaggio da vendere, mi dice. Non
più tardi di un’ora dopo sono davanti alla
sua casa in pietra. A lato, mi colpiscono
una trentina di alveari, tutti allineati come
soldatini di piombo. Il cane all’uscio è silenzioso come il padrone. Mi porta nel sotterraneo dell’abitazione e, davanti ai miei
occhi, si apre
un mondo
di formaggi
deliziosi e
profumati.
Mi invita a
provare la
sua ricotta
e al mio
primo boccone diventa
loquace di colpo, come se assaggiare il
suo prodotto, mi abbia reso un fratello.
Racconta di quando,anni fa, i lupi gli scannarono quaranta pecore. Lui attende un
risarcimento da parte dello Stato da circa
dieci anni. Chissà perché mi viene alla
mente il vecchio Catone di duemila anni fa.
Se tornasse in vita rimarrebbe stupefatto.
Ripeteva sempre che nei secoli successivi, la pastorizia avrebbe
fatto la fortuna di Roma. Sappiamo
com’è finito il Sacro Romano Impero
e il mondo pastorale in genere. La
pastorizia non è stata e non sarà mai
sinonimo di futuro, né salvaguardia
del territorio. E i lupi che oggi sono
quasi scomparsi sono stati rimpiazzati da bestie feroci che uccidono
questa antica pratica con divieti e carte
bollate.
Eppure l’Italia, fino a qualche decennio
fa, grondava latte, commerciava in lane.
Anche qui a Fioli prima si era pastori due
persone su tre. Oggi quest’uomo che mi
vende ricotta sembra il prodigio di una
macchina del tempo. u
pag
gossippari alla teramana
26
ottobre 2009
In casa
non c’è che
un servo
…e si chiama padrone
I
n una società in cui l’80% dell’informazione e il 90% della
raccolta pubblicitaria sono saldamente in mano ai due maggiori gruppi di potere politico-imprenditoriale, uno dei quali
di proprietà del Capo del Governo, l’altro dell’ing. De Benedetti,
è assai faticoso per i giornalisti raccontare le notizie, scoprire i
fatti e, perché no, manifestare liberamente le proprie opinioni.
Aggiungiamo, inoltre, che l’ordine dei giornalisti è
un’anomalia tutta italiana, che in Germania chiunque
può dire la sua: non serve nulla e le azioni, affermazioni ed assunzioni di responsabilità sono prerogativa
dell’autore e dell’editore e tutto è a favore dell’opinione pubblica e del buon senso.
In bocca chiusa non entrano mosche; sarà forse
per questa ragione che noi italiani, dinanzi a certe
deformità dell’informazione, quasi mai rimaniamo a
bocca aperta?
Giovanni Gentile diceva che il conformismo, l’accettazione
acritica, va bene perché consente di governare le moltitudini.
Bisognerà pur cominciare a dire che nelle “tradizioni locali”
- usanze, consuetudini, abitudini - questo paese affoga come
nelle sabbie mobili, che i suoi pochi passi nella modernità li ha
fatti non grazie alle “tradizioni locali” ma nonostante o addirittura contro di esse, che lo sforzo nazionale e unitario, sforzo di
identità, di concittadinanza, ripeto di modernità, è incompleto e
fragile anche per via della grettezza paesana, dei santi patroni,
della retorica piccola e immobile sul campanile, la piazza, il
nuove voci Teramane
di
Maria Grazia
Frattaruolo
www.teramo.
forumup.it
D
a qualche mese il “web teramano” registra una nuova
presenza, un Forum interamente dedicato a ciò che
quotidianamente avviene nella nostra bella città e non solo.
L’idea nasce dalla mente creativa di un “Tom” insonne che,
avvalendosi della collaborazione di esperti e non, è riuscito a
racchiudere in un unico Forum non solo notizie di cronaca, ma
anche cultura, sport e annunci.
di Mimmo Attanasii
porticato. (L’Amaca, di Michele Serra. La Repubblica, 30 luglio 2009)
Ed è per tutta questa mappazza che ci si sente soffocare la ragione; un insignificante blob, un’accozzaglia indefinita di gossip
popolano, spacciata di solito per la notizia del giorno (dopo),
da pubblicazioni quotidiane, dal cui pulpito arronzato e senza
cattedra qualche pseudo editorialista illuminato da fari spenti
nella notte si arroga il diritto di sputare sentenze, rimproverare,
inveire con rabbia mal repressa, su chi la pensa diversamente,
insistendo pure impudicamente a vanificare sermoni grotteschi
e meschini su blog di gusti démodé. È il rapporto sociale che
impone limiti spontanei alla libertà assoluta.
“Tra uno Stato senza giornali e giornali senza Stato non esito a
scegliere i secondi.”
(Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti).
«Un grande dilettante. Il migliore dei complimenti. Lui si
dilettava, nel fare il suo mestiere, a scrivere e a farsi capire. Ma,
soprattutto, dilettava il lettore, facendolo riflettere in profondità
e in libertà con la sapida leggerezza della sua scrittura. Senza
il velo dell’ideologia o la zavorra del pregiudizio.
Con ironia, curiosità. “Strizza l’occhio al lettore, se
hai due aggettivi, usane uno. Togli piuttosto che
aggiungere.”»
“Antitaliano per eccellenza, se avessi avuto la possibilità di nascere in un altro Paese quale passaporto avresti scelto?”
“Te lo confesso, vergognandomene, italiano”. (Ferruccio de Bortoli, 13 novembre 2003, Corriere della Sera)
Ho raccontato un po’ di giornalismo, di quello che
fa spendere tempo per riconoscersi coincidente con il proprio
vissuto e non come un qualsiasi lettore passivo di televideo o di
farsesche e ridicole locandine da bassa provincia.
Ho raccontato di passioni, di grandi idee, di grandi protagonisti
della carta stampata, di personaggi che hanno fatto la Storia,
ma vi assicuro che mai mi farò per nulla sorprendere a parlar
d’amore!
Ho raccontato di grandi uomini. Ho raccontato di Indro Montanelli.
«Zitto tu, ché sei piccolo…»
«No, in questa casa si parla!» (Gabriele, un bambino di tre anni). u
La homepage è strutturata in modo chiaro e sintetico, dando la
possibilità anche ai meno esperti di trovare facilmente le notizie
di proprio interesse. Personalmente consiglio a tutti di fare una
“visitina” su www.teramo.forumup.it perché non solo è un modo
veloce per restare al passo con ciò che ci accade attorno, ma
soprattutto è una piazza virtuale dove ci si possono scambiare
pareri e opinioni sui temi più disparati, ognuno ha la possibilità di
inserire nuovi argomenti di discussione e quindi avere a disposizione un proprio spazio.
Insieme a tutta la Redazione di Teramani faccio un grosso
in bocca al lupo a tutto lo staff che ha sempre il coraggio di
esprimere le proprie opinioni anche a rischio di pestare i piedi
a coloro che si auto attribuiscono l’esclusività dell’informazione. “Admin” Tom, vai avanti per la tua strada perché il solo
fatto di essere stato “rampognato” dai soliti noti, testimonia il
successo del tuo Forum. u
pag
28
il cinema segreto
ottobre 2009
Il corpo
glorioso del
bastardo
L’”Operazione Kino”
di Tarantino
B
astardi senza gloria sta a Quel maledetto treno blindato come The Track of My Tears di Carmel stava alla
versione originale di Smokey Robinson & the Miracles.
E’ My Favorite Things di John Coltrane (l’ultima, munchiana
versione incisa all’Olatunji) dinanzi a quella cantata da Julie
Andrews. Non è rimasta traccia dell’originale. E’, in senso
agambeniano, un corpo glorioso risorto che ha trascinato con
sé tutte le sue scorie temporali e i suoi io
(vecchio/bambino; buono/cattivo) rigettando
definitivamente ogni purezza anche etnica,
oltre che etica. In natura, non esiste la normalità, solo innesti bastards: anzi, basterds.
Da questo punto di vista, costituisce una
vera, anarchica lezione di storia, radicalmente anti-nazi. Ribadisce che ogni creazione, compresa quella umana, non è che un
remake, anche quando non esplicitato. Non
esiste razza ariana. L’immagine primigenia, la fonte d’ogni ispirazione, come pure
il corpo originario (?!), sta nel crocicchio
vorticoso dell’empire land, una sovrapposizione continua e transgender di stili e forme,
archetipi e moods, déjà-vu e déjà-entendu.
Il cinema migliore (Lynch, Tarantino) filma e
mette in scena il punto di non ritorno di questo vortice di st(r)ati. Warhol, in un passato
recente che fingiamo di non aver ancora
metabolizzato (il capolavorissimo Empire),
lo strinse e costrinse in un ground zero iperproduttivo come e più del monolito kubrickiano. Un’immaginematrix, come sognava Antonioni, ma inevitabilmente multipla.
Chiamatelo Dio, se vi piace.
Il film estremizza e de-costruisce in senso cubista l’arte del
narrare e del filmare. Quel C’era una volta… è riferito ai numerosi topoi fiabeschi presenti (Cenerentola, il Golem, gli orchi
cattivi, la donna gatto, King Kong), sempre preludio di realtà
psichiche, sociali e politiche. Ricomprende la storia (western,
cioè occidentale) di Sergio Leone, affabulatore dell’op e pop
segno (C’era una volta il West, simile a questo come cronaca
di Leonardo Persia
accumulativa di una masturbazione interiore che almeno qui
arriva all’orgasmo: anche se trattasi di un orgasmo-ripiego);
l’enunciazione in sé (le vere star, la vera forma-cinema sono
i dialoghi) con annessa la conseguente babele linguistica
puramente cinegenica (al punto che persino l’Italia, patria del
doppiatorese, non ha potuto che lasciare la maggior parte del
film in originale, rovinandolo comunque).
Porta alle estreme conseguenze la luccicanza attoriale/cinematica, facendo rivivere, in modi eccentrici, puramente evocativi e invisibili, i corpi gloriosi di Aldo Ray (Raine), di Ed(wige)
Fenech o il film di Lattuada Fräulein Doktor, ponte con G.
W. Pabst (che raccontò la stessa vicenda in Mademoiselle
Docteur), citato a chiare lettere, come pure, tra i tantissimi,
Clouzot e Chabrol, e base probabile del film di Enzo G. Castellari. Quest’ultimo, filologicamente ribattezzato col vero nome
di Enzo Girolami, urla “Fuoco!” come nel suo vecchio film, di
cui si conserva, nel film dentro al film (girato da Eli Roth), Bo
Svensson.
E, a proposito di cinema italiano bis, è vocalmente presente
ma storpiato (nella cifra stilistica basterda del film) Antonio
Margheriti, uno dei re nostrani di fanta e horror. Attraverso il
di lui allievo Lamberto Bava, si riscrive Demoni nel gran finale
rivoluzionario. La rivoluzione, davvero e
letteralmente colpo di dadi, viene messa
in nota dalla partitura multipla dello score.
Alamo (parodiato nell’incipit), Allonsanfan (titoli di coda), La battaglia di Algeri
(centro). Il controcanto continuo della
sintesi di una vittima polisemica: ebrea/
afro/apache, che non trascura lo stesso
risvolto unheimlich o forse semplicemente
biblico-apocalittico: l’ira dell’agnello. Il
perturbante dell’ebreo cattivo, incubo di
Hitler, capovolge l’immaginario corrente.
Fa delle vittime i killer, del mostro la pecorella umiliata e offesa. Ma il ribaltamento è
costante e sottile: francesi sottomessi con
musica che suggerisce però il colonialismo
francese; un episodio mistificatorio di storia
USA (la battaglia di Alamo) e il nazista
ultra-raffinato e poliglotta di Christopher
Waltz che sembra buono. Mentre il buono
(Brad Pitt) inquieta non poco. Finale lieto e
colonna sonora sulla Rivoluzione francese
che si rifà conservazione.
Da qui parte il segno più disincantato e funereo della
struttura, sia pure immessa in una cornice oltre i confini del
glamour. Mette in scena la fine della Storia (e della storia), non
solo estremizzando in un certo senso la lezione di Marc Ferro –
la lettura cinematografica dei fatti storici e quella storica dello
spettacolo -, ma abbattendo proprio la nozione del fatto storico
(che qui è invece fluttuante, aperto, interpretativo, immaginifico, relativo) e ribadendo la testimonianza cinematografica,
la fiction anche a più strati e post-moderna, come pura, unica
pag
certezza. Fa suonare le campane a
morto sul nuovo mo(n)do percettivo:
mai più unità, solo frammenti (Internet,
zapping, frammenti di rapporti umani e
sociali), con l’idea dellle trasgressioni
concesse (ormai) solo al cinema e nel
proprio immaginario; idem le sensazioni.
I ricordi sono spettacolo, l’interpretazione dell’esistente pure. Tutti i probabili o
possibili risvegli si riducono per forza a
un’operazione Kino. Il cinema è il cinema. Ogni film è un film nel film, scatola
cinese senza fondo.
E il film è in noi.
Insomma Tarantino sembra adorarlo,
ma anche odiarlo, questo cinema, la
cultura del finto e del virtuale che ci
sovrasta. Non a caso lo fa esplodere,
metaforicamente (il surplus di testo) e
letteralmente (il finale). Da noi, Carmine
Gallone, a guerra finita, faceva lo stesso,
in modi per l’epoca altrettanto eccentrici, con il teatro infestato dai nazisti
(Avanti a lui tremava tutta Roma). Sapere poi che nel film ispiratore
di Castellari era un treno a
dover saltare ci conferma la
distanza tra il cinema che fu
(il treno dei Lumiére) e quello
claustrofobicamente autoreferenziale di oggi (che si scontra
con la sua stessa fine).
In questo senso, l’opera ha il
suo culmine nella scena in cui
Shoshana (Feldman?) prepara
la vendetta e parte la canzone
di Cat People versione Paul
Schrader. Il puro stato cinefilo
si lega a quello mentale (la
paranoia di Irina donna gatto in quanto
diversa, straniera), sovrapponendosi
ulteriormente all’attuale innervision
ebraica (certo aggressiva, destrorsa,
sanguinaria). La sensazione di impotenza (nei confronti di un nemico ingiusto
e spropositato, ieri come oggi) esplode
nello scandaloso, surreale e liberatorio
finale kamikaze (ancora l’attualità storica…) e, meno
fragorosamente,
nella trasformazione in grottesco del riscatto
e della vendetta,
temi leader del
contemporaneo
cupo ma anche
ridicolo.
Lungi da essere
reazionario,
Tarantino evoca
piuttosto il
George Orwell
di Tra sdegno e
passione: «Chi,
nel 1940, non
avrebbe fatto
salti di gioia
all’idea di vedere gli ufficiali
delle SS presi a
calci e umiliati?
Eppure, appena
diviene possibile, ciò appare
soltanto patetico
29
e ripugnante». O grottesco, artificioso,
tarantiniano, si potrebbe aggiungere.
La vendetta è giusta solo se virtuale,
teatrale, simbolica (e questo Tarantino
lo aveva detto pure in Kill Bill), eastwoodiana.
Con mezzi e linguaggio diversi, il concetto della sostituzione del reale con
la fiction è presente pure nell’ultimo
film di Woody Allen (i personaggi che
ribaltano la loro identità più evidente,
come già nella trilogia inglese e nel
segmento ispanico; il narratore che
comunque narra – mente – in funzione
di una macchina da presa immaginaria:
l’importante è che funzioni) e in quello
di Bellocchio (la parte fisica e idealizzata
di Mussolini che, nella seconda parte,
diventa cinegiornale, spettro). u
pag
basket
30
I
Iniziata
la nuova
stagione
’09’10
niziata ufficialmente domenica 4 ottobre la nuova stagione agonistica con la disputa della Supercoppa Italiana. A
contendersi il trofeo i Campioni d’Italia del Montepaschi
Siena e la detentrice della Coppa Italia, la Virtus Bologna.
Siena conquista il primo trofeo della stagione, quarto della sua
storia, ma le ”V” nere (priva dell’ex teramano Moss tornato in
America per un lutto di famiglia e a cui esprimiamo il nostro
più vivo cordoglio) si sono ben comportate, rendendo vita
difficile ai senesi nei primi due quarti, poi l’ingresso in campo
di Hawkins mette fine alle velleità Virtussine. Domenica 11
ottobre è partito il campionato di serie A, non privo di sorprese
e dove le individualità l’hanno fatta da padrone. BancaTercas
in trasferta a Ferrara, ha perso 90 a 83 ma non ha deluso anzi,
pur con i suoi problemi di formazione per i risaputi infortuni,
si è battuta come sempre con impegno e qualità e con un po’
più di attenzione, nei minuti finali, poteva fare suo il risultato. I
nuovi volti hanno destato buona impressione. Thomas, Diener,
Jones e Joung sono giocatori di sostanza e di qualità e appena
avranno risolto i loro problemi fisici, incideranno molto di più.
Poeta si è espresso a fasi alterne esaltandoci per alcune iniziative ma ha latitato nel gioco d’assieme. Hoover si è battuto
come un leone e se ponesse più attenzione nella gestione della
palla. la sua bravura sarebbe totale. Cerella non è stato da
meno anche se ha sbagliato facili soluzioni a canestro; nota di
merito particolare per capitan Lulli che si è dovuto adattare in
più ruoli, per sostituire i compagni infortunati, buona la prestazione del giovane Polonara che conferma di avere talento
che potrà mettere a disposizione della squadra per tutto la
durata del torneo. Amoroso presente ma non è stato utilizzato
per non rischiarlo. Nella squadra ferrarese hanno giganteggiato Nnamaka, Jackson e l’ex Grundy, facendo la differenza.
La sorpresa è stata il derby lombardo in cui la neopromossa
Varese ha battuto un frastornato Milano. Siena strapazza un
incompiuto Napoli, Roma con il duo Iaaber e Hutson non ha
pietà della neo promossa Cremona, la Virtus Bologna fa molto
fatica per battere il sempre coriaceo Montegranaro. Il turco
Akyol e Troutman nuovi ad Avellino fanno impazzire Pesaro,
Di Bella trascina Caserta e batte Biella priva di alcune pedine
fondamentali e Treviso va a vincere a Cantù, nel posticipo di lunedì 12 riscattando l’eliminazione di coppa. BancaTercas corre
ai ripari, più lunga del previsto la guarigione di Amoroso e
ottobre 2009
di Bebè Martorelli
Joung, gli appuntamenti incombono: campionato e preliminari
per l’ingresso in Eurocup.La società annuncia l’arrivo di due
giocatori di spessore, Goran Jurak centro sloveno di 203 cm.
anni 32, molto forte fisicamente e conoscitore del campionato
italiano per aver giocato con Iesi, Cantù, Fortitudo Bologna e
Biella. Iurak ha fatto parte della nazionale slovena negli Europei (2003/2005) e un Mondiale (2006). L’altro nuovo arrivato
è il rumeno Virgil Stanescu, stessa età di Jurak, stesso ruolo
e di 207 cm, eguali anche nella loro esperienza, Stanescu si è
formato negli Stati Uniti, poi tornato in Europa ha giocato con
formazioni di prestigio in Germania, Turchia, in Russia e nella
stessa Romania. Vedremo in campo Goran Jurak in casa, nel
prossimo incontro di campionato, contro la Cimberio Varese,
mentre Virgil Stanescu esordirà nella gara di ritorno del turno
preliminare contro l’Apoel Nicosia del 27 ottobre p.v. . Due
gli anticipi della seconda giornata del campionato di serie A,
giocati sabato 17 ottobre. A Treviso dove la Benetton ha affrontato Roma ed ha vinto grazie al duo Neal (30 punti) e Nicevic,
partita incerta fino alla fine dove, un grande Jabeer (32 punti),
ha cercato, ma invano, di invertire la rotta di Roma. A Teramo
BancaTercas travolge la Cimberio Varese con una condotta di
gara a dir poco perfetta. Il risultato parla chiaro 84 a 58, tanta è
stata la superiorità dimostrata negli ultimi due quarti. La gara,
molto equilibrata nella prima parte, ha avuto l’epilogo, nel
terzo e quarto tempo di gioco. Dopo il riposo, Teramo rientrava
sul parquet più determinato e convinto dei propri mezzi. Ha
fatto correre Varese e l’ha sfiancata in difesa con un pressing
di tre uomini avanti ad imbrigliare i portatori di palla avversari
e due uomini a zona dietro, Thomas dominava sotto i tabelloni,
Bobby Jones, atleta che riesce a nascondere in allenamento
il proprio bagaglio tecnico per poi mostrarlo completamente
in gare ufficiali, e Hoover facevano il tiro a segno, facendo
impazzire la difesa varesina. Tutti gli altri da Poeta a Diener,
da Lulli a Jurak e Polonara, da Cerella a Marino bravissimi. Il
tecnico Capobianco, grande condottiero, riusciva a far ruotare
tutti gli elementi a sua disposizione, non ultimo il giovane
Martelli. Amoroso di nuovo presente ma non entrato in campo
per meglio smaltire i postumi dell’infortunio. In definitiva
per quello che si è visto nella prima e nella seconda giornata
di campionato, nonostante il perdurare di alcune assenze
importanti, possiamo dire che BancaTercas anche quest’anno
riuscirà a fare un campionato di vertice. Gli altri risultati della
giornata: Biella non si lascia sfuggire il turno casalingo con
Jones, in forma smagliante, e batte la Virtus Bologna, Siena
sbanca Pesaro, Avellino non trova ostacoli a Napoli, Milano,
trascinata da un grande Petravicius, batte Ferrara sul finire di
gara, Cremona contro Cantù paga lo scotto dell’inesperienza
della categoria, infine a Porto S.Giorgio, Montegranaro batte
Caserta in un finale thrilling dopo una partita dall’equilibrio
esasperante.
È andata male la prima a Cipro contro l’Apoel, 77 a 63 il risultato. BancaTercas non ha certo fatto una buona prova ma il risultato si può ribaltare nella gara di ritorno: 14 punti di scarto non
sono tanti e c’è il potenziale per superare il preliminare. u
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