a pprofondimenti Cercare strategie insieme Uno sfondo integratore per la scuola Media Antonio Bruno Vincenzi, Bona Marchetto Una priorità La scuola Media è, nel nostro ordinamento, la più difficile per l’estrema eterogeneità e complessità all’interno delle classi e, nel contempo, la sfida/occasione più grande per aiutare lo studente a formarsi come persona. Sotto il bisogno di capire chi sono e come potrebbero diventare, gli alunni guardano al rapporto con gli insegnanti prevalentemente per essere guidati nel loro sviluppo cognitivo (esigenza di guida) e al confronto con i compagni per avere degli esempi nella loro ricerca di autonomia dai genitori (propensione all’aggregazione)1. La scuola (e particolarmente la classe) diventa la palestra per imparare a vivere. Gli insegnanti fronteggiano questa impresa spesso con poche risorse a cui attingere che non siano la loro passione e la loro inventiva2. I protagonisti dell’impresa, studenti e docenti, dovrebbero avere comportamenti che favoriscano il dialogo, quindi una migliore interazione insegnante-alunni, riconosciuta come il motore dell’insegnamento efficace. In particolare, occorrerebbe potenziare gli atteggiamenti che portano ad una riconsiderazione reciproca. Un buon insegnante, per gli alunni, si caratterizza dai seguenti comportamenti: s .ON URLA NON TI SGRIDA NON TI IGNORA TI CHIAMA PER nome, ti ascolta e non ti interrompe, cerca di risponderti con calma e pazienza. s 3ATENERELACLASSEÒORGANIZZATOMAASPETTACHETUTTI capiscano, fa in modo che ci si aiuti tra di noi. s 3PIEGABENEMOSTRADITENERCIADINSEGNARELASUAMA teria e ti insegna i trucchi per impararla meglio, segue chi ne ha bisogno. Sono comportamenti che corrispondono alle tre aree dell’interazione insegnante-studente che rendono efficace l’insegnamento secondo Pianta3. 1 P. Jeammet, Adulti senza riserva. Quel che aiuta un adolescente, Cortina, Milano, 2009. 2 Fondazione Agnelli, Rapporto sulla scuola in Italia 2011, Laterza, Bari, 2011. 3 R.C. Pianta, Teaching Children Well. New Evidence-Based Approaches to Teacher Professional Development and Training, Center for American Progress, 2011, in www.americanprogress.org. Insegnamento efficace Supporto emotivo sClima di classe sSensibilità dell’insegnante sConsiderazione per le prospettive degli studenti Organizzazione della classe sGestione del comportamento sProduttività sAttività didattiche Risultati degli studenti Impegno degli studenti Sostegno all’apprendimento sSviluppo dei concetti sQualità dei feedback sModellare il linguaggio L’insegnamento è efficace quando lo è l’interazione insegnante-studente in tre aree principali: s supporto emotivo s organizzazione della classe s sostegno all’apprendimento NsMAGGIO Sd 23 a pprofondimenti Insegnante manifesta attenzione pedagogica nei confronti degli allievi Insegnante riprende la fiducia nel controllo della situazione Insegnante allenta le difese della sua autostima Allievi percepiscono attenzione pedagogica nei loro confronti Attenzione pedagogica percepita reciprocamente Insegnante percepisce attenzione pedagogica nei suoi confronti Tali comportamenti implicano un atteggiamento dell’insegnante ispirato al principio dell’“attenzione pedagogica percepita”, che prevede una reciprocità da parte degli studenti4. Ogni insegnante sa che per poter insegnare occorre stabilire un contatto con gli alunni, entrare in sintonia con loro. L’attenzione pedagogica è parte essenziale della relazione insegnante-studenti, ma per raggiungere la sintonia occorre che sia percepita: gli alunni devono sentire l’intenzione di aiutarli ad imparare e l’insegnante deve accorgersi che loro hanno intenzione di imparare. Oltre i comportamenti adeguati, sono gli atteggiamenti che contano! Ecco una priorità: migliorare l’interazione insegnante-studente con interventi volti a modificare i loro reciproci atteggiamenti. Un approccio esperienziale Svolgere in classe un’attività di ricerca azione che coinvolga insegnanti e alunni può contribuire a fare assumere tali atteggiamenti5. In particolare, può essere utile riferirsi alla teoria dell’ecologia dello sviluppo, che prefigura il cambiamento di atteggiamenti puntando su tre fattori: attività molari, relazioni interpersonali e ruoli6. Gli argomenti trattati debbono infatti essere rilevanti agli occhi dei protagonisti, così da far considerare le attività significative e accattivanti per loro, nel nostro caso collegandole all’esigenza di guida e alla propensione all’aggregazione degli studenti. Le attività debbono comportare un’interazione collaborativa tra i partecipanti con occasioni per assumere ruoli diversi. Sono soprattutto questi ultimi a favorire il cambiamento di schemi mentali come dice Capurso: “Attribuire a una persona ruoli differenti, anche nell’ambito della medesima situazione, influisce in modo radicale sul tipo di attività e di relazioni in cui tutte le persone del gruppo sono coinvolte”. Un progetto con caratteristiche di ricerca azione e impostato sui principi dell’ecologica dello sviluppo deve quindi 24 Sd NsMAGGIO Allievi attenuano diffidenza difensiva verso l’insegnante Allievi riprendono la fiducia nel controllo della situazione Allievi prestano attenzione pedagogica per l’insegnante Nei vari blocchi si alternano il comportamento dell’insegnante e la percezione che di esso hanno gli studenti; i conseguenti comportamenti degli studenti e la percezione che di essi ha l’insegnante; e così via. Nella serie di atti riflessi e reciproci prevalgono la sensazione di sicurezza (che consente di allentare l’atteggiamento difensivo) e la cognizione di poter controllare la situazione (che permette di assumere un comportamento attivo). avere un approccio preminentemente esperienziale. Indagare sulle strategie impiegate in episodi realmente accaduti implica un lavoro di revisione degli schemi mentali che guidano le impressioni sulle relative situazioni. Spesso si tratta di concezioni consolidate la cui aderenza alla realtà dei fatti non è mai stata messa in dubbio, come invece possono fare le occasioni di chiarimento provocate da domande altrui o di insoddisfazione per aspettative deluse. Queste occasioni possono essere intenzionalmente create a scuola. Al riguardo, un utile riferimento metodologico principale è il modello ABC di Ellis7: A Situazione problematica B Credenze, pensieri ed idee per risolverle C Emozioni ed azioni (conseguenze) Le strategie efficaci per fronteggiare una situazione problematica (A) appartengono alle conseguenze (C) di credenze, pensieri ed idee (B). 4 K.R. Wentzel, Student Motivation in Middle School: The Role of Perceived Pedagogical Caring, “Journal of Educational Psychology”, 3, 1997; A.B. Vincenzi, Ambiente di classe e strategie, Form@re, n. 4, gennaio 2007. (http://formare.erickson.it/wordpress/it/2006/ambiente-di-classee-strategie/); cfr. anche la premessa Inseguire la riuscita dei materiali di “L’attenzione in classe” in Bibliolab (www.bibliolab.it/attenzione.htm). 5 Per i gruppi di lavoro e il lavoro di gruppo cfr. G.P. Quaglino, S. Casagrande, A. Castellano, Gruppo di lavoro Lavoro di gruppo, Milano, Cortina, 1992; per principi e applicazioni della ricerca azione cfr. B. Losito e G. Pozzo, La ricerca azione. Una strategia per il cambiamento nella scuola, Roma, Carocci, 2005. 6 M. Capurso, Progettare attività educative secondo la teoria dell’ecologia dello sviluppo umano, “L’integrazione scolastica e sociale”, 4, 2008, pp. 368-378; S. Fioretti, La programmazione per “sfondi integratori”, contributo tratto dalla rivista ufficiale dell’Opera Nazionale Montessori “Vita dell’Infanzia” (www.infanzia.org). 7 Con il modello ABC (Abversity Belief Consequences) un episodio problematico viene scomposto in tre parti (Situazione Pensieri Strategia) allo scopo di facilitare il rilevamento di strategie. Cfr. A. Ellis, L’autoterapia razionale emotiva, Erickson, Trento, 1993. a Come la soddisfacente risoluzione di una situazione problematica, anche la stessa problematicità della situazione è definita dagli schemi mentali del protagonista dell’episodio. Chi sa risolvere una situazione problematica mette in atto una strategia efficace, anche senza essere consapevole delle credenze e pensieri (schemi mentali) dai quali ha origine; chi non sa affrontare una situazione problematica, probabilmente non si accorge di avere schemi mentali che impediscono di trovare la strategia efficace. Le due operazioni metacognitive di chiarire i propri schemi mentali e di saperli cambiare all’occorrenza sono i presupposti per scoprire strategie efficaci e denotano disponibilità a cambiare i propri schemi mentali, ad assumere nuovi atteggiamenti. È quanto propone il progetto “Strategie per riuscire”8 che punta su quattro principali capacità per gli alunni (Comunicare, cioè farsi capire dai compagni e capirli9; Agire, cioè farsi valere e benvolere dai compagni10; Attenzione, cioè saper stare attento in classe11; Studiare, cioè saper studiare a casa12) e due per gli insegnanti (Autoconoscenza, cioè favorire l’autoconoscenza negli alunni; Attenzione, cioè saper indurre attenzione in classe, secondo le due aree dello schema: pprofondimenti L’impianto metodologico di “Strategie per riuscire” è quello dell’indagine/intervento con questionari pedagogici13 che si avvale di un gioco di ruolo e di particolari strutture dialogiche partecipative14. Puntando a curare le facoltà metacognitive, collegate all’esigenza di guida degli alunni, si tende a rafforzare le capacità relazionali collegate alla loro propensione all’aggregazione. Per gli studenti, i presupposti sono: 1 gli alunni sono in grado di pensare a competenze di base come parlare ai compagni di classe (Comunicare) come comportarsi con i compagni (Agire) come prestare attenzione in classe (Stare attenti) come studiare a casa (Studiare) - riconoscendone gli aspetti principali nei compagni e in loro stessi 2 sanno agire come “esperti” in alcuni aspetti di tali competenze partecipando ad un apposito “gioco di ruolo” 3 sanno cogliere le strategie utili a migliorare alcuni aspetti di queste competenze. Riuscire in che cosa? Nei rapporti personali Nel lavoro scolastico Saper comunicare con efficacia Saper agire con assertività Saper prestare attenzione in classe Saper studiare Si noti che le due aree (rapporti personali e lavoro scolastico) si intersecano, per intendere che esse vanno considerate strettamente collegate: una influenza l’altra. Tutte quattro le capacità indicate andrebbero quindi pazientemente curate, non solo le due più direttamente implicate nel lavoro scolastico. 8 Si veda la presentazione in Apprendimento Cooperativo (sito della Provincia di Torino): http://www.apprendimentocooperativo.it/IlProgetto/il-progetto-2009-2010/Una-proposta-per-la-scuola-media:Strategie-per-riuscire/ca_12395.html. 9 Cfr. A.B. Vincenzi, Profili di classe per trovare il ‘bandolo’, “Scuola e Didattica”, n. 2, 2011, pp. 34-39. 10 Cfr. A.B. Vincenzi, Un’indagine sull’assertività, “Scuola e Didattica”, n. 7, 2010, pp. 4-9; A.B. Vincenzi, Farsi valere e benvolere: check-up sull’assertività e primo intervento di prevenzione del bullismo in una classe quarta primaria, “Difficoltà di apprendimento”, n. 3, 2012, pp. 429-444. 11 Cfr. i report di A.B. Vincenzi e B. Marchetto “Curare l’attenzione in classe” nel Laboratorio online di “Scuola e Didattica” (http://scuolaedidattica.lascuolaconvoi.it); si veda anche R. Trinchero e M.L. Tordini, Responsabilità e disagio. Una ricerca empirica sugli adolescenti piemontesi, Milano, Franco Angeli, 2011; Gruppo Asai (a cura di), Allora che ci faccio nel mare?, Torino, Ananke, 2012. 12 Cfr. A.B. Vincenzi, Indagine/intervento in una classe sui modi di studiare, “Orientamenti Pedagogici”, 2004, n. 4, pp. 599-623. 13 A.B. Vincenzi, Conoscere la classe e lo studente. Costruire e usare questionari pedagogici, Erickson, Trento 2005. 14 S. Kagan, L’apprendimento cooperativo: l’approccio strutturale, Roma, Edizioni Lavoro, 2000. NsMAGGIO Sd 25 a pprofondimenti Le due unità rivolte agli insegnanti hanno lo scopo di rinforzare l’interazione collaborativa tra di loro, anche come premessa per rispondere insieme ai bisogni degli studenti. Un progetto di collaborazione tra insegnanti per aiutare gli studenti offre l’opportunità al singolo di rompere l’isolamento forzato in cui normalmente si trova ad operare. Il confronto con i colleghi e la riflessione sul proprio modo di rapportarsi con gli alunni possono mettere in discussione atteggiamenti e comportamenti che non consentono di scoprire le strategie più efficaci. Interazione collaborativa tra docenti La constatazione dei modi di comportarsi di una classe durante le lezioni di insegnanti diversi suggerisce di indagare sulle caratteristiche dell’interazione docente-studenti. sviluppati (in cui si può ritenere “esperto”) e quelli meno sviluppati (in cui si può ritenere “principiante”)16. Lo schema seguente del gioco di ruolo per insegnanti dedicato allo “sbloccaggio” mostra l’articolazione dei vari scambi interattivi che avvengono tra i protagonisti: il principiante (P) che narra un episodio per lui problematico; l’esperto (E) che ascolta e fa domande per scovare il pensiero bloccante; l’osservatore (O) che presidia la procedura (modello ABC di Ellis), giudica lo “sbloccaggio” e verifica la “nuova strategia”. Lo strumento qui utilizzato è la scheda Bersaglio17. Un ruolo importante per il completamento corretto del ciclo nei tempi previsti è quello svolto da una figura competente “esterna” al gruppo del gioco di ruolo, il tutor (T), con funzione di controllo e di stimolo simile al coaching uno-a-uno praticato nel citato progetto di Pianta (vedi la nota 3). Ciclo strategie per riuscire (SpR) con episodio-Bersaglio 1 Principiante P ricorda episodio e scrive la 1° parte della scheda 5 P legge le note di O e scrive la seconda parte della scheda Ciclo SpR 1 Settimana 4 Osservatore O legge la scheda (con note di E e P) e aggiunge sue note I vari passaggi avvengono attraverso la scheda Bersaglio del Principiante P, fatta pervenire prima all’Esperto E e poi all’Osservatore O; le domande di E e le risposte di P avvengono in una comunicazione apposita e concordata. A conclusione del 5° passaggio, P invia la scheda al tutor T. “Strategie per riuscire” propone di soffermarsi su come l’insegnante favorisca l’autoconoscenza negli alunni (unità Autoconoscenza), per l’area dei rapporti personali, e sulle sue capacità di Indurre attenzione in classe (unità Indurre attenzione), per l’area del lavoro scolastico. Cercare strategie per gli insegnanti significa “disvelare” quelle che qualcuno di loro già usa in maniera efficace, “sbloccare” situazioni che per alcuni sono problematiche e mostrare di sapersi “autoregolare”. Sono attività preparate da un’indagine iniziale e guidate da apposite schede15. L’indagine si avvale di un questionario pedagogico e di una scheda di autovalutazione e comporta l’autoassegnazione dei partecipanti: ciascuno intravede nei sei aspetti (in cui è stata scomposta la capacità in esame) quelli più 26 Sd NsMAGGIO 2 Esperto E legge la scheda, pone domande (orali), poi scrive le sue note 3 P legge le note di E, aggiunge la proposta di 2° parte e invia la scheda a O Se T la valuta chiara e completa, vi aggiunge un breve commento e la colloca in piattaforma, altrimenti scrive sulla scheda le sue richieste e la rinvia a P. Il tempo di 1 settimana si riferisce al compimento di un ciclo completo. 15 Le schede sono tre: Meglio, per le strategie efficaci che vanno “disvelate”; Bersaglio, per le situazioni che vanno “sbloccate” prima di trovare strategie efficaci; Autoregolazione, per sperimentare le strategie scoperte. Cfr. la presentazione dell’esperienza L’attenzione in classe in LTE (http://www.lte.unifi.it/CMpro-l-s-8.html). 16 Per la tecnica di scomporre una capacità in sei aspetti per identificare i modi personali di possederla, si veda, ad esempio: I sei aspetti della comprensione in J. McTighe e G. Wiggins, Fare progettazione, LAS, Roma 2010. Per l’autovalutazione degli insegnanti a proposito della capacità di indurre attenzione negli alunni cfr. l’articolo Valutare e intervenire sull’attenzione in classe (http://scuolaedidattica. lascuolaconvoi.it/). I materiali per l’autovalutazione sono disponibili in Bibliolab (www.bibliolab.it/attenzione.htm). 17 Per un esempio di scheda Bersaglio relativa all’unità Indurre attenzione si veda l’Allegato 1. Altre schede della stessa unità, raccolte nell’esperienza fin qui svolta in più scuole, sono reperibili in Bibliolab (www.bibliolab.it/attenzione.htm). a Raccolta di episodi Il risultato del gioco di ruolo tra insegnanti è la compilazione delle schede Meglio (per il “disvelamento”) e Bersaglio per lo “sbloccaggio”. Ciascuna scheda si riferisce ad un episodio relativo ad un aspetto (della capacità in esame) successo a un partecipante e condiviso con i componenti del suo gruppo. Gli episodi delle schede Bersaglio sono raccolti e ordinati per aspetti, così da costituire una banca dati importante per i partecipanti al progetto. La tabella seguente mostra la raccolta relativa all’unità Indurre attenzione18. Per i partecipanti, l’inserimento del proprio episodio nella raccolta è il riconoscimento della sua validità; per gli insegnanti che hanno svolto l’autovalutazione e tracciato il proprio “profilo” dell’indurre attenzione, gli episodi (e le strategie) raccolti, relativi agli aspetti da loro meno sviluppati, sono particolarmente suggestivi. La raccolta funziona quindi come uno strumento in progress costruito insieme per una consultazione utile e stimolante. Aspetto pprofondimenti In genere, tutti gli alunni sanno svolgere queste funzioni, dopo che un gruppo pilota appositamente preparato, ne ha data una dimostrazione. Alcune volte questa attività è stata condotta in compresenza — un insegnante della classe assiste la conduzione da parte di un altro collega (o un esperto esterno) — ma spesso il conduttore è lo stesso professore (che utilizza una sua ora di lezione). Fare il conduttore vuol dire “cambiare registro”, assumendo un ruolo diverso da quello di docente, quindi interagendo diversamente dal solito con i propri alunni. Il colloquio individuale Un’altra attività che comporta una differente (e spesso nuova) interazione insegnante-alunno è il colloquio individuale tra un alunno e un insegnante, dove quest’ultimo deve assumere un ruolo diverso, simile a quello del Episodio - Bersaglio Materia Classe Sigla Francese Francese III II B1IIIMz5 B1IIZt3 Matematica Storia III III B2IIIMz1b B2IIIMz6 1-Preparare Come legare letteratura e tecnologia per interessare gli alunni Da una gaffe ad un gioco di ruolo per responsabilizzare 2-Alternare Come interessare gli alunni alla lunghezza della circonferenza Farsi una prima idea di un periodo storico con lettura preliminare 3-Interloquire Affidare il ripasso agli alunni in gruppi, con argomenti diversi Geografia II B3IIZt2 4-Controllare Come conciliare il controllo dei compiti con la noia Distrazione durante una digressione sui compiti da correggere Matematica Francese I II B4IMz1 B4IIVj1 5-Intervenire Parlare in disparte con l’alunno disturbatore stabilendo un patto Lezione di educazione stradale, sondaggio e patto con la classe Brainstorming per trovare un accordo e fare lezione Informazioni in Internet su difficoltà di argomento (biotecnologie) Visita al museo del Risorgimento senza grandi acquisizioni Problemi nell’interrogare dei volontari Conduzione e apprendimento nella correzioni di esercizi sul libro Rendere più partecipi gli alunni durante l’interrogazione Arte & Im. Tecnologia Lettere Lettere Storia Matematica Tecnologia Matematica II II II II III II I II B5IIZt1b B5IIZt4 B5IIZt5 B5IIZt6 B5IIMz7 B5IISn1 B5IMz3 B5IISn2 6-Ristabilire Alunni attivi durante una visita guidata a una mostra di pittura Sostituire una spiegazione con azioni guidate tra alunni Lettura curiosa non interessa alunni stanchi Arte & Im. Geometria Inglese II I II B6IIZt1 B6IRn1 B6IIMz4 Il gioco di ruolo tra alunni Il percorso previsto per gli alunni è suddiviso in livelli/ attività simili a quelle del percorso per docenti, con ovvie differenze. Nel gioco di ruolo per alunni si punta soprattutto ad esercitare la capacità di relazione; a ciascuno viene chiesto di saper: a) raccontare un episodio che gli è accaduto in modo da farsi capire da un compagno (narratore); b) ascoltare il compagno che racconta e fare domande per capire (ascoltatore); c) osservare chi racconta per valutare se si è fatto capire (osservatore del narratore); d) osservare chi ascolta per valutare se si è comportato in modo da capire (osservatore dell’ascoltatore)19. 18 Gli episodi-bersaglio interessano tutti e sei gli aspetti di Indurre attenzione, in numero maggiore per quelli più problematici. Nella sigla è indicato il tipo di scheda (B=Bersaglio), il numero dell’aspetto (p.e. 5=Intervenire), l’anno di corso (p.e. II=2a) il gruppo-scuola (p.es. Mz=IC Manzoni) e il partecipante (l’ultimo numero). Le schede Bersaglio raccolte sono disponibili in Bibliolab (www.bibliolab.it/ attenzione.htm). 19 In questo caso le scelte fatte dagli alunni nell’indagine iniziale determinano sia la formazione dei gruppi di esperti in ciascuno dei sei aspetti della capacità, che il “profilo di classe” illustrante le scelte complessive che possono orientare interventi mirati degli insegnanti. Sia queste scelte, che il successivo gioco di ruolo si avvalgono di apposite schede con vignette, indicazioni e consegne. Cfr. i materiali in Bibliolab. NsMAGGIO Sd 27 a pprofondimenti counselor. In un ambiente esterno alla classe, a contatto ravvicinato, i due si guardano negli occhi e cercano di capirsi: l’uno racconta, l’altro ascolta20. La vignetta seguente ne dà un’idea. “Raccontami liberamente le tue impressioni” “Cosa ho fatto? Se mi è piaciuto? Perchè?” Avvertiti su come comportarsi, quasi tutti gli insegnanti hanno sperimentato l’ascolto attivo con molta soddisfazione, spesso con sorpresa per aver scoperto tratti sconosciuti negli alunni interlocutori. Reciprocamente, anche gli studenti hanno percepito un’attenzione particolare da parte del docente, che li ha condotti a ricostruirsi la rappresentazione che si erano fatta delle sue qualità umane. È questa la prima esercitazione di “attenzione pedagogica percepita”. Il costrutto implica la reciprocità: all’atteggiamento di considerazione e di cura da parte dell’insegnante si accompagna l’intenzione di corrispondervi da parte degli alunni. Va notato che tutti i colleghi di un consiglio di classe possono parteciparvi, anche senza aver svolto il preliminare percorso per insegnanti, consentendo loro di sperimentare un’attività molto significativa per cambiare atteggiamento. C C pedagogica percepita Una terza attività che induce l’assunzione di un atteggiamento favorevole a soddisfare i due bisogni di guida e di autonomia degli alunni è rappresentata dalle esercitazioni di attenzione pedagogica. L’esercitazione si svolge con la disposizione dei banchi a semicerchio, come mostrato nella figura sottostante. La tecnica del circle time, a cui si fa riferimento, utilizzata per discutere situazioni che presentano problemi per la classe, è ben nota ma pochissimo praticata. Un tipo di esercitazione vede l’insegnante fare lezione rivolgendosi in particolare agli alunni che ha ascoltato nei colloqui individuali, posti di fronte a sé; gli altri studenti sono schierati per metà da un lato dell’aula e svolgono il ruolo di osservatore diffuso del docente, per l’altra metà nel lato opposto e fanno da osservatore diffuso degli allievi ascoltatori. Un secondo tipo di esercitazione prevede la simulazione di un episodio di disattenzione da parte degli alunni di fronte all’insegnante, preparato in gruppi di “principianti” (un gruppo per ogni aspetto del modello). La messa in scena di un episodio di disattenzione da parte degli studenti, delle interazioni con l’insegnante che ne derivano, sotto il 20 L’ascolto attivo qui applicato è simile a quello per il colloquiointervista descritto da Lucia Lumbelli. Si veda, p. es., http://www.arpa.fvg.it/fileadmin/Informazione/Pubblicazioni/ pubbl_EducazioneAmb/quadAtteggiamentiBambiniAmbiente.pdf. Nell’esperienza L’attenzione in classe svolta in più scuole, ai colloqui individuali hanno partecipato non solo insegnanti che avevano preventivamente partecipato al percorso per docenti (Indurre attenzione), ma anche altri colleghi disponibili del consiglio di classe. C C C B B C Le esercitazioni di attenzione B A D D D D D D B A=insegnant; B=alunni ascoltatori; C=alunni osservatori di A; D=alunni osservatori di B 28 Sd NsMAGGIO a controllo attento degli altri compagni è volto a sollecitare considerazioni (e ripensamenti) su perché stare attenti. Un terzo tipo di esercitazione prevede un capovolgimento di fronti, con gli alunni che fanno lezione al posto dell’insegnante, l’insegnante che li ascolta e i compagni che fanno gli osservatori. In tutti e tre i tipi di esercitazione la consegna è “ascoltare (interloquire) per capire e farsi capire”. Là dove sono stati provati hanno ottenuto risultati interessanti, sia per il diverso comportamento dovuto ai ruoli, sia per l’effetto di “spiazzamento” che il setting provoca. In ogni caso viene attivata un’eccezionale partecipazione degli alunni che sperimentano un diverso “potere” in classe, con relativa assunzione di responsabilità. Nuove funzioni Le due attività di “attenzione pedagogica” (colloqui individuali e esercitazioni di attenzione), possono essere usate anche in altre situazioni della vita di classe, per scopi normativi (richiami, discussioni sulle regole), decisioni e iniziative di classe, o interventi individualizzati per la funzione di accompagnamento21. Le interazioni attese tra le persone che vi sono coinvolte danno in ogni caso un significato dovuto al particolare setting e ai ruoli specificati, intendendo per “significatività dell’attività” la condivisione delle sue finalità e il coinvolgimento consapevole dei protagonisti. Svolgere un’attività significativa per tutti gli interessati (insegnanti, alunni, genitori, dirigenza) consente lo sviluppo di nuovi ruoli e relazioni nello spirito della collaborazione. L’interazione collaborativa è mezzo e finalità insieme: mezzo, in quanto si avvale di un programma strutturato, costituito da attività, ruoli e relazioni22 da sviluppare; finalità, in quanto acquisizione di modi più sereni ed efficaci di stare a scuola. La serenità comporta la disponibilità a spendersi per la riuscita; l’efficacia implica l’uso più produttivo del tempo disponibile, la migliore comprensione dei contenuti principali e l’instillazione del gusto di pprofondimenti imparare. Obiettivi conseguibili attraverso l’assunzione di un atteggiamento adatto e la predisposizione del contesto ambientale nel quale agire. Entrambi questi fattori influenzano l’intenzione del singolo partecipante di inserire nuove funzioni nel suo modo di operare, attivando e sollecitando la disponibilità e l’impegno per la riuscita dell’esperienza23. La trasversalità degli argomenti e delle modalità consente di trasferire più facilmente gli atteggiamenti assunti dai partecipanti alle normali attività didattiche nelle varie materie, influenzando non solo il clima di classe, ma anche l’apprendimento, quindi l’efficacia dell’insegnamento, con una riduzione dei tempi dedicati al controllo e alla gestione della classe a favore di quelli dedicati all’acquisizione di contenuti e abilità. Più in generale, si può avere un miglior equilibrio tra le tre principali funzioni dell’insegnamento efficace, cioè tra supporto emotivo, organizzazione della classe e sostegno all’apprendimento24. Lo sfondo integratore “Cercare strategie insieme” permette il costituirsi di uno “sfondo integratore” che dà risalto a tutte le attività che si svolgono in classe, migliora il dialogo tra insegnante e studenti e favorisce l’assunzione di ruoli più consoni a insegnare e a imparare. È un comune sentire tra le persone coinvolte, stimolato dagli atteggiamenti di indagine e di riflessione, che dà rilievo e significato al lavoro scolastico. Il risultato è l’affermazione del senso di appartenenza, di inclusione e di integrazione dei docenti (sentirsi un’equipe) e degli alunni (formare una classe unita). Ciò stimola e rinforza questo comune sentire. Il progetto “Strategie per riuscire” ha proprio questa finalità, che si può riconoscere già attuandone un’unità o anche solo alcune sue parti, come più volte sperimentato con successo. Nelle sue diverse unità i due percorsi per alunni e per docenti sono articolati in livelli/attività, come si vede nei due schemi seguenti relativi all’attenzione in classe: Stare attento e Indurre attenzione25. 21 La funzione di accompagnamento, particolarmente indicata per preadolescenti e adolescenti, ha lo scopo di “permettere a ciascun allievo di elaborare passo passo un proprio progetto di vita” (C. Philibert e G. Wiel, Fair de la classe un lieu de vie, Lyon, Chronique Sociale, 1997, p. 110). 22 Questi tre fattori sono anche quelli che, secondo la teoria ecologica dello sviluppo, determinano lo sviluppo di una persona. Cfr. U. Bronfenbrenner (a cura di), Rendere umani gli esseri umani, Trento, Erickson 2010. 23 Non indifferente è la presenza di costrutti personali, indotti dal modello della capacità in esame in sei aspetti, su cui basare le valutazioni degli altri. Cfr. G.A. Kelly, La psicologia dei costrutti personali. Teoria e personalità, Milano, Cortina, 2004. 24 Sono le tre aree del riferimento per l’insegnamento efficace in Teaching Through Interactions di Pianta (vedi nota 3). 25 Il resoconto dell’esperienza compiuta in più scuole nell’anno 201213 è reperibile in Laboratori online di “Scuola e Didattica” (http:// scuolaedidattica.lascuolaconvoi.it). Si veda anche Check up “Stare attento” in Archivio – Metodo di SD online. NsMAGGIO Sd 29 a pprofondimenti Livelli/attività nel percorso in classe (Stare attento) 2 Gioco di ruolo Gruppo/i Esempi-meglio 1 Indagine iniziale Profilo di classe Check up 3 Colloqui individuali Valutazione 4 Esercizitazioni di attenzione in classe Livelli/attività nel percorso per docenti (Indurre attenzione) 1 Autovalutazione Profilo individuale Consultazione esempi 2 Gioco di ruolo I Gruppo I Esempi-meglio I due percorsi possono essere svolti indipendentemente uno dall’altro e, all’interno di un percorso, ogni attività risulta significativa e autonoma, pur essendo collocata in una sequenza logica progressiva. Può quindi essere sperimentato anche un solo percorso o, all’interno di esso, una sola attività. Lo spazio per introdurre a scuola attività come quelle proposte in “Strategie per riuscire” va ritagliato interpretando in maniera operativa dichiarazioni di principio contenute nelle indicazioni dei nuovi curricoli come “imparare a imparare”, “orientamento formativo”, “educazione alla cittadinanza attiva”e quant’altro26. Del resto, in regime di autonomia, ogni istituto scolastico può determinare il proprio curricolo inserendovi i progetti che ritiene più opportuni27. Oltre alla cura di capacità strategiche per lo sviluppo di capacità metacognitive e relazionali, la proposta è chiaramente volta a rendere più vivibile l’ambiente di classe, migliorare l’interazione insegnante-studenti e rendere più produttive le lezioni. Il suo approccio “esperienziale” ï 3 Gioco di ruolo J Gruppo J Esempi-bersaglio 4 Autoregolazione Individuale con assistenza del gruppo con il percorso degli insegnanti che rispecchia quello proposto agli alunni, le pratiche di setting che mettono le persone in condizione di assumere ruoli e atteggiamenti diversi, la “modularità” dei livelli ï può essere provato con profitto e soddisfazione anche per singoli segmenti del progetto. Si dimostra praticabile un’azione graduale di coinvolgimento delle persone interessate: prima alcuni docenti più disponibili ed eventualmente qualche loro classe, poi l’estensione a più colleghi e ad altre classi. Così l’estensione della sperimentazione produce l’atteso “sfondo integratore”. 26 In Allegato 2 c’è il programma d’intervento denominato Dispositivo d’Interazione Collaborativa (DIC). 27 Il progetto “Strategie per riuscire” è proposto dal Laboratorio di Tecnologie Educative dell’Università di Firenze in collaborazione con la rivista “Scuola e Didattica” che, nei suoi Laboratori online, pubblica linee guida per quanti sono interessati a sperimentarne sue unità e report sui risultati ottenuti nell’esperienza in progress. La scuola-polo per la sua sperimentazione è il plesso Guinizelli dell’IC Zanellato di Monselice (Padova). Allegato 1. Esempio di scheda Bersaglio Indurre attenzione…..........….............................. Bersaglio…..........…....................... Partecipante…..............…................... Rn1 Assumendo il ruolo del principiante, prendi un episodio, tra quelli che ti capitano normalmente a scuola (in classe o nel preparare le lezioni), relativo all’aspetto-j scelto, che vuoi considerare come il tuo “bersaglio”, ossia un comportamento che vuoi migliorare. L’obiettivo è di riuscire a vedere la situazione ad esso relativa da un diverso punto di vista, aiutato da esperto e osservatore del tuo gruppo-j. La prima parte (da riferire a esperto e osservatore) comprende la descrizione dell’episodio con la situazione e i pensieri che avevi. La seconda parte (dopo aver ascoltato esperto e osservatore) è riservata alla tua spiegazione attuale della situazione, ai nuovi pensieri e alla nuova azione che intendi mettere in atto, ossia la nuova strategia. Prima parte (da riferire a esperto e osservatore) S6 Discutere con gli alunni sulle cause di una distrazione Episodio Situazione (relativa all’item/esempio) 30 Sd Sto spiegando la differenza tra il concetto di area e quello di volume in una classe prima. La spiegazione è impegnativa e mi servo della lavagna per far vedere loro la differenza; mi aiuto anche con un disegno appropriato, soprattutto per rendere più chiaro il perché è necessario dividere o moltiplicare per 100 e 1000 nel passaggio dai multipli ai sottomultipli relativi. Mi sembra di essere chiara e offrire una spiegazione comprensibile, perciò mi aspetto che tutta la classe stia attenta. Dopo un po’ mi accorgo che alcuni ragazzi non stanno seguendo, chi scarabocchia sul diario, alcuni sono impegnati a chiacchierare amabilmente tra loro, non proprio a bassa voce. I compagni intorno sbuffano e protestano. Li riprendo, loro si zittiscono abbassando lo sguardo. Riprendo la spiegazione e poco dopo le distrazioni di prima ricominciano. Mi innervosisco, li riprendo con più durezza e chiedo di ripetere quello che ho appena spiegato. Alla “malcapitata” che deve rispondere e non riesce, obbligo a consegnarmi il libretto per scrivere una nota alla famiglia; questa scoppia a piangere , la compagna cerca di consolarla. Non pensi che forse il livello di astrazione dei concetti che volevi spiegare fosse troppo alto per una prima? Non sarebbe stato il caso di proporre attività più concrete, di manipolazione, per coinvolgere direttamente i ragazzi? Ti sei chiesta /hai chiesto loro come mai non stavano seguendo? Potrebbe essere successo che, essendo concetti non semplici, qualcuno si “è perso” e non riuscendo più a riagganciarsi si è dedicato ad altro? Potresti prendere in considerazione la possibilità di frammentare maggiormente questo argomento, in modo tale da affrontare ciascun concetto separatamente prevedendo un tempo maggiore che ti consenta di adottare una metodologia che permetta ai ragazzi di essere coinvolti in prima persona. NsMAGGIO a Pensieri pprofondimenti Dopo l’iniziale nervosismo, mi subentra un senso di frustrazione e di inadeguatezza. Mi domando perché tutti gli alunni non hanno percepito l’importanza di seguire con attenzione una spiegazione che mi sembrava fosse alla loro portata. In fin dei conti, penso, non è proprio importante capire come si svolgono certi passaggi non sempre facilmente comprensibili? Dovrebbero esserne tutti consapevoli e dunque stimolati all’attenzione. E allora perché alcuni sì, altri no? Non pensi che la questione sia in realtà molto distante dal loro vissuto e dai loro interessi? Forse non sempre possiamo pretendere che gli alunni percepiscano la reale portata dei contenuti che vogliamo trasmettere, a volte diamo per scontati dei passaggi perché abbiamo già assimilato tutto il percorso e loro, invece, non hanno la visione d’insieme. Forse potresti esplicitare meglio il percorso che tu hai in mente per far capire meglio loro quali sono le finalità di questo lavoro, in modo tale da coinvolgerli maggiormente. Seconda parte (dopo le indicazioni di esperto e osservatore) Nuova strategia. Spiegazione Suddivido l’argomento in due parti: 1) Divido la classe a gruppi e assegno a ciascuno un compito e il materiale per svolgerlo: - Un gruppo ha un rettangolo in cartoncino e delle “piastrelle” di forma quadrata per ricoprirlo, un altro ha un quadrato di 1 dm di lato da suddividere in quadratini di 1 cm di lato, un terzo ha una figura a contorno curvilineo disegnata su fogli a quadretti di 1 cm, ecc - Altri gruppi hanno delle scatole di dimensioni diverse da riempire con sabbia, riso o simili. Faccio lavorare attivamente ciascun gruppo esplicitando che devono poi raccontare alla classe il loro lavoro: dalla discussione collettiva faccio emergere i concetti di superficie e di volume. 2) Faccio costruire a ciascun ragazzo dei quadrati di lato 1 dm, li faccio suddividere in cm in modo da verificare l’equivalenza 1 dm2 = 100 cm2, lo stesso posso fare con il m2; per il volume posso utilizzare i modellini a disposizione della scuola o far costruire… In sintesi: preparo materiale per far lavorare i ragazzi, faccio loro esporre i risultati, a me spetta solo (!) il compito di coordinare il lavoro e tirare le fila al termine, formalizzando i concetti: differenza tra superficie e volume e relative unità di misura. Nuovi pensieri Sapevo fin dall’inizio che non sarebbe stato facile far entrare nella mente dei miei alunni di prima concetti di valenza pratica senz’altro, ma tutt’altro che semplici! Ho pensato poi che, in effetti , disegnare alla lavagna non sarebbe stato sufficiente, in quanto solo attraverso esercizi di costruzione diretta e di manipolazione svolti direttamente da loro ci sarebbe stato il sospirato passaggio mentale operatività-comprensione-astrazione, ricercato da me ma anche dagli stessi ragazzi. Nuova azione Decido di affrontare la spiegazione partendo con il dividere la classe in piccoli gruppi e spiegando loro qual è lo scopo del lavoro che si accingono a svolgere. Decido di assegnare all’interno dei gruppi dei ruoli ben precisi per evitare che ci sia chi lavora e chi va a traino. Ci sarà colui che coordina, colui che compila una semplice scheda di osservazione, colui che relaziona per il gruppo, colui che tiene nota del tempo di esecuzione e che sollecita tutti a collaborare(lui compreso!) in un clima di armonia. Il materiale da me fornito è essenziale con indicazioni operative di massima: ricoprire un cartoncino colorato con quadratini di 1 dm e poi di 1 cm. Quanti ce ne vogliono nel primo e nel secondo caso? Che cosa si osserva? Si mettono per iscritto le osservazioni emerse da tutto il gruppo. I vari gruppi poi si relazionano agli altri e all’insegnante riportano le osservazioni. In un secondo tempo preparo degli sviluppi in piano di cubi con il lato da 1 dm e altri con lato da 1 cm. Spiego qual è lo scopo di questo lavoro. I gruppi chiudono i cubi lasciando aperta la faccia superiore; riempiono di farina i due cubi. Osservano che lo spazio interno si riempie progressivamente. Osservazioni: parlare di area e di volume non è dunque la stessa cosa. Si svuotano i due cubi, sollecito i gruppi a posizionare il cubo piccolo dentro quello grande. Quanti ce ne vorranno? Che cosa possiamo dedurre? Anche in questo caso le osservazioni vengono riferite dal relatore agli altri gruppi e a me. Si confrontano le osservazioni fornite, si traggono insieme le conclusioni. Per casa assegno esercizi di equivalenze relativamente alle aree e ai volumi. Nota del tutor T Argomento. Sostituire una spiegazione con azioni guidate tra alunni. Commento Tutti e tre i componenti del gruppo-j a cui appartiene questo episodio sono occasionalmente insegnanti di matematica. Così si spiegano le analitiche note sul contenuto specifico della lezione. L’interazione tra i partecipanti si avvale di questo elemento di uniformità per stabilire la coesione, anche se le differenze dei loro “profili” di Indurre attenzione sono tali da consentirne l’apprezzamento e raggiungere l’integrazione attraverso la negoziazione (cfr. Quaglino G.P., Casagrande S. e Castellano A., op. cit., p. 29). In genere non è così e le differenze tra i partecipanti sono più accentuate perché includono le diverse materie d’insegnamento. Ma sostanzialmente il cambiamento consiste nel riconsiderare la capacità di astrazione di tutti gli alunni. La proposta di ricorrere ad attività più concrete per superare questo ostacolo viene accolta. Notare che le relazioni interpersonali e i ruoli richiesti in tali attività contribuiscono a migliorare l’interazione insegnante-studenti. L’osservatore O qui non fa che confermare l’esperto E, ma lo “sbloccaggio” risulta evidente. L’episodio, il modo in cui si propone di risolverlo e il processo seguito resterà l principiante P e dei colleghi intervenuti. NsMAGGIO Sd 31 a pprofondimenti Allegato 2. Dispositivo d’Interazione Collaborativa (DIC) Premessa La riuscita del lavoro scolastico – di un insegnante, di un consiglio di classe, degli alunni di una classe, di un singolo alunno – poggia sulla qualità del dialogo tra insegnante e studenti, su cui pesano concezioni e routine ostacolanti. Interazioni collaborative tra docenti, da un lato, e tra alunni, dall’altro, aiutano a superare gli ostacoli. Si veda “Inseguire la riuscita” in Bibliolab (www.bibliolab.it/attenzione.htm). Proposta Docenti interessati a sviluppare l’interazione insegnante-studente si relazionano e si confrontano collaborativamente tra loro sul problema concreto in esame: dapprima esaminando i loro modi di reagire al riguardo, quindi facendo compiere agli alunni di una loro classe un’esperienza analoga sull’argomento. Idea base La presenza di modi personali diversi – negli insegnanti e negli alunni – è una risorsa a cui attingere per lo sviluppo delle relative capacità. Essa può essere resa esplicita e raccolta in episodi relativi a situazioni problematiche incontrate in classe che si sono risolte (o che si possono risolvere) applicando determinate strategie. Metodo Un’indagine iniziale caratterizza i modi personali (profilo) indicando gli aspetti sui quali raccogliere testimonianze (episodi) e i ruoli da assumere (esperto o principiante). Un gioco di ruolo tra tre o quattro partecipanti – con funzioni di narratore, ascoltatore e osservatore – conduce a scoprire strategie efficaci. Aspettativa Le dinamiche di scambio di esperienze e di aiuto - tra colleghi e tra compagni – favoriscono la creazione di un clima di classe dove le interazioni tra docenti e alunni sono positive e motivanti; il miglioramento del dialogo contribuisce a ricostruire un senso condiviso di scuola. Strumenti Questionari e schede sono disponibili nella piattaforma web di Bibliolab, assieme alla procedura consigliata; inoltre vi si possono consultare episodi accaduti in classe ai partecipanti nelle passate esperienze e discussioni su aspetti cruciali. Livelli L’esperienza può essere compiuta a livelli diversi: pur essendo ogni attività proposta collocata in una sequenza logica progressiva nei due percorsi – per docenti e per classi – ha una sua autonomia e significatività. Docenti: 1- Autovalutazione ➡ 2-Gioco di ruolo I ➡ 3-Gioco di ruolo J ➡ 4-Autoregolazione. Classe: 1-Indagine iniziale ➡ 2-Gioco di ruolo ➡ 3-Colloqui individuali ➡ Esercitazioni. Tempi La durata dell’esperienza dipende dal percorso o dalle attività che si vogliono sperimentare, ma anche dalla disponibilità dei partecipanti, dai contesti e dalle circostanze. Indicativamente, il percorso per soli docenti può durare due mesi, quello completo comprendente entrambi i percorsi – per insegnanti e per alunni – può richiedere circa quattro mesi. Partecipanti Insegnanti di una scuola o di più scuole disponibili a confrontarsi con i colleghi e con i propri alunni. Modalità La partecipazione può essere: 1) libera e autogestita, partendo dalla lista dei partecipanti iscritti in piattaforma; 2) guidata da un coach e sostenuta da un tutor (via mail), con l’accordo che i materiali prodotti siano pubblicabili in piattaforma, incrementando l’archivio esistente. Antonio Bruno Vincenzi, Bona Marchetto 32 Sd NsMAGGIO