i n P R O S P E T T I VA P E R S O N A
M E N S I L E D I I N F O R M A Z I O N E E C U LT U R A
Anno XLI - n.6 settembre 2014
Reg. n. 119 del 17-10-1974 - Tribunale di Teramo - R.O.C. n. 5615
“Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale
D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1/ TE”
Nel deserto
Come tanti struzzi con la testa rigorosamente sotto la autoctoni come sfruttare le proprie risorse e far cammisabbia, ci ostiniamo, giorno dopo giorno, a seguire le nare il proprio Paese. Nel frattempo e nell’attesa dei
nostre personali divagazioni del pensiero e dell’azione, miglioramenti allo studio, dovrebbe ben trovarsi qualrivolti più che altro a trarre in “atto” quella “potenza” cuno capace di “alloggiare un pellegrino”, “sfamare un
che si chiama, a dirla com’è, i fattacci nostri, noncuran- affamato”, “vestire un ignudo” (…o non l’ha detto
ti dell’aspetto reale delle cose che, al momento, dovreb- Qualcuno?). Per tentare tutto questo, e non solo,
be far sentire tutto e tutti in uno stato di sospensione occorrerebbe certo non dimenticare i guai interni ai
mozzafiato. Quanto avviene nel mondo è di una atroci- nostri stessi Paesi e quindi darsi da fare, parlare, scrivetà ormai senza veli e non è infondato nemmeno il timo- re, contagiare, sospingere, fino ad arrivare (beate spere di un nuovo conflitto di grande portata. Ci vorrebbe ranze!) ad alleggerire mangiatoie stracolme di fieno per
davvero una luce dall’alto capace di produrre un effetto travasarne un po’ in quelle delle“vacche magre” quasi
di sinergia nuova, di speranza nella
sempre vittime di chi il fieno glielo
reciprocità, di impegno dell’indiviruba sotto gli occhi. Si tratta di prividuo per la salvezza di tutti, capace di
legi tristemente noti: quelli delle
dare sostanza e realtà alla più bella
“caste” politiche, le stesse che confra le utopie: quella della fratellanza
sentono di mantenere in piedi strutumana. Sere fa, una TV primaria se
ture inutili, ricche solo di ricchi ladri,
l’è lasciata scappare questa utopia
etc etc etc. Insomma,via tutto queper bocca di un illustre intervenuto.
sto per giungere a vere sanatorie
Costui affermava che l’unica via di
come quella primaria di salvare le
scampo sarebbe che ognuno, per il
aziende e con esse il lavoro, sgravantempo che gli è possibile e nel M. Chagall, Solitudine, 1933
dole seriamente dagli oneri fiscali,
rispetto delle proprie forze, si facesdistribuendo meglio gli stessi su chi
se carico di uno, uno che non ha spazio nè diritto di esi- può sostenerli senza piangere e far piangere.
stere. Soccorso senza mediazioni ed all’unica condizio- Dal fronte opposto, quello cioè dei distruttori, un’ultine di trovarsi, colui che interviene, fuori dalla fascia di ma nota, ancora prelevata dall’informazione televisiva,
povertà. Ma come dare legale operabilità a tutto ciò? che qualche volta riesce a mettere sotto osservazione
Con rapidi provvedimenti di consenso e corresponsabi- incredibili realtà scrupolosamente documentate. Così è
lità da parte dei paesi contraenti. Soprattutto occorre- stato per un dettagliato “reportage” sulla Comunità
rebbe, in contemporanea, capire e far capire che la Europea che mostrava commissioni disertate, aule
pesante eredità della fuga generale dall’Africa del Nord vuote e vuoti corridoi e stanze (corredate, però, delle
(e non solo), non è problema europeo, né tantomeno più avveniristiche strutture telematiche) sia di convocaitaliano, ma, nella sua essenza, mondiale. Promuovere ti che di residenti. Stipendi e diarie da brivido, messa e
quindi il coinvolgimento dei vari stati mediante specifi- disposizione di alberghi, posti di acquisto e di ristoro di
ci accordi internazionali, conferenze e proposte, come categoria extralusso, ovviamente gratuiti o a prezzi risiquella, ad esempio, di attivare veri e propri “telethon” bili. E chi guarda tutto ciò resta lì come un cretino,
per la causa comune con conseguente ricerca di giovani senza il diritto di mettersi ad urlare con quanto fiato ha
ingegni, tra i tanti senza lavoro, da stipendiare e convo- in gola.
gliare verso i Paesi emergenti perché insegnino agli
abc
Facce allo specchio
Mi sono sempre dilettata di fotografia, abbastanza da
sapere che una foto riuscita è tale anche se ritrae uno
squallido paesaggio suburbano, delle rotaie arrugginite, un paio di vecchie scarpe infangate o una faccia
dallo sguardo idiota.
Ma una bella foto è cosa rara, non alla portata di tutti,
e così, senza l’afflato artistico, le rotaie restano due
vecchi pezzi di ruggine, le scarpe sono solo luride e la
faccia, ahimè, semplicemente vacua e superflua per il
genere umano, salvo, forse, qualche amico o parente
stretto. Ora, in quest’epoca senza pudore, le foto le
fanno tutti, e purtroppo alla propria faccia,o, anche, al
proprio “total body”, senza aver prima misurato il
quoziente intellettivo di cui si dispone, l’ampiezza
delle capacità espressive, o la banalità dell’evento da
immortalare. Ma è così, tutti pazzi per i “selfie”, questa forma di moderno narcisismo con cui sollazzare gli
amici, estasiati dalla visione di spogliarelli fatti in
casa, smorfie da mal di denti, primi piani con il
tatuaggio estremo in un orecchio o in un occhio!
Addirittura se ne fanno lezioni nelle università dove,
per carità, il selfie si analizza in un più ampio ambito
artistico, come se le intenzioni di Raffaello, Dalì, Van
Gogh o Rembrandt, di rappresentare sé stessi in un
momento di ispirazione e di riflessione compositiva,
fossero in qualche modo paragonabili a questi giochetti che può fare anche un bambino tirando la lingua fuori e facendo click.Henri Cartier-Bresson, il
grande fotografo francese, attualmente esposto
all’Ara Pacis con ben cinquecento immagini, verso la
fine della sua lunga vita si dedicò all’autoritratto a
mano libera: è lui che ci dice la differenza fra le due
tecniche, il disegno medita su quello che ha colpito la
nostra mente, la fotografia è un impulso spontaneo,
un gesto immediato che ferma l’istante ma non lo elabora (pur assurgendo, talvolta, agli onori dell’arte vera
e propria, come nel suo caso, aggiungo io).
Perciò se è vero che la cultura deve spaziare fuori dalle
aule e dai programmi scolastici ingessati da decenni, è
anche vero che non si può ignorare una semplice verità:
vale la pena di salvare dal mucchio solo i movimenti e le
persone che hanno qualcosa da dire e lo fanno in modo
sincero ed originale, e questa scelta è dovere di tutti ma
in particolare degli insegnanti che, invece di cavalcare le
mode, dovrebbero avere il coraggio di decidere, ed
assumersi la responsabilità di ridimensionare quelli che
sono semplici eventi mediatici, più che culturali.
Lucia Pompei, dilettante paparazza
Un politico o l’altro
pari sono!
Quando cambiano i governi, per i
poveri nulla cambia, eccetto il nome
di chi comanda. Il breve apologo che
segue ne fa fede:
Un vecchietto assai pauroso pascolava un asinello in un prato. Spaventato
da un improvviso clamore di nemici,
il vecchietto cercava di convincere
l’asino a fuggire per evitare di essere
catturati. L’animale tranquillo di
rimando gli chiese: “E perché mai?
Pensi che il vincitore mi imporrà un
basto doppio?”
“No” rispose il vecchio.
“E allora che mi importa chi servire se
la mia soma sarà sempre una?”concluse saggiamente l’asino.
da Fedro
Pensieri e parole
I luoghi della nostra memoria
non ci abbandonano mai
continuiamo a vivere in essi
avvertendo le stesse sensazioni
eguali inconfondibili profumi
le forti emozioni di sempre
in un ripetersi incessante.
Fino ad accorgerci
di colpo
che non siamo più lì
e mai
potremo ripetere quei magici momenti.
Non resta allora che aggrapparci
disperatamente
al presente
con un’unica certezza:
l’effimero.
r.n.
SELFIE
Selfie,altro non è che un autoscatto di
se stessi realizzato con uno smartphone o un tablet appositamente per essere poi pubblicato su Facebook, Twitter,
Instagram o altri social network. Ci si
scatta una selfie per svelare a tutti i followers (quelli che ti seguono) il proprio #ootd (outfit del giorno) o per mettere in mostra il proprio trucco poco
prima di uscire di casa o più banalmente… per farsi vedere. È un fenomeno
che sta cambiando anche il mondo
della moda e della televisione dal
punto di vista fotografico: sempre più
celebrities pubblicano i propri “autoritratti” sulle loro pagine. Un meccanismo che sembra avvicinare lo star
system ai fan. Quella del selfie sta diventando, quindi, non solo una moda ma
una “corrente” che riesce a trascinare
sempre più persone e influenzare il
mondo del marketing e della pubblicità.
APPUNTI E SPUNTI
2
Teramo discute di Simone Weil
Dibattito tra intellettuali, accademia, cattedra: sembra più facile dire cosa
Simone Weil non è, cosa da Simone Weil non può venire, più che dire di lei.
Cos’è Simone Weil, chi è stata, chi è, lo si è intravisto a Teramo, nelle giornate del 30 e 31 agosto, intorno al tavolo della Sala di lettura “Prospettiva
Persona”, in via Nicola Palma, 27 presso le accoglienti Suore Missionarie
dell’Eucarestia. Un tavolo che ha riunito studiosi di diversa età, lingua e
provenienza, accolti nella città abruzzese dal calore attento del ‘duo’ Giulia
Paola di Nicola / Attilio Danese e accomunati dall’urgenza di interrogarsi e
interrogare il presente, lasciando fuori da quella sala tutto ciò che, spesso,
riduce questa urgenza a dibattito tra intellettuali, accademia, cattedra.
In mezzo a queste diverse età, lingue e provenienze, stava innanzitutto la consapevolezza che conoscere Simone è ‘una volta per tutte’: forse perché “per
leggere Simone Weil bisogna essere Simone Weil”, da questo incontro è impossibile tornare indietro. Qualcosa - qualcosa di “infinitamente piccolo” come lo
è un “chicco di melograno”- si ri-orienta diversamente nell’anima trafitta dal
suo pensiero.Un pensiero radicale come l’esistenza che lo ha generato e radicante come l’aspirazione che lo guidava; straordinario in quanto fuori in ogni
senso dall’ordinario e, di più, inflessibilmente contrario a ogni pretesa di ordinare; febbrile e incredibilmente fecondo, concentrato in 34 anni di vita e riversato in un’immensa opera, trasversale a scienza, filosofia politica, mistica.
Le due giornate sono state l’ultimo di una serie di incontri che da tre anni
ricorrono, raccogliendo l’ispirazione che da questo pensiero non smette di
rinnovarsi. Il 2014 è stato a Teramo il momento conclusivo in vista della
pubblicazione degli atti e degli studi maturati nei seminari precedenti,
intorno al tema dell’incontro/scontro tra la Weil e la Chiesa pre-conciliare.
E proprio nella forma di un incontro/scontro, tra Teramo e Ostuni, le 35 tesi
della lettera inviata da Simone Weil a Padre Couturier sono state messe e
rimesse a tema in un dialogo serrato e rigoroso, un dialogo di quelli che trascinano gli amici in una discussione che non fa sconti, più che far salire in
cattedra gli “esperti” accorsi per l’occasione.
Sollecitati dal Prof. Paolo Farina, la Lettera a un religioso è stata esaminata
- vivisezionata, quasi - discussa e fatta rivivere nell’attualità di una Chiesa
che, per quanto lontana da quella di cui la Weil rifiutava il battesimo, è
ancora affamata di parole di verità.
Il frutto di questo faticoso lavoro è un saggio che raccoglie i contributi di questi amici in dialogo, ora in corso di pubblicazione presso la casa editrice Effatà.
Tra una giornata teramana e l’altra, Maria Antonietta Vito e Paolo Canciani
hanno presentato il loro Una costituente per l’Europa, testo che non si limita
a raccogliere gli scritti politici dell’ultima Weil, del suo periodo a Londra, ma
ne lascia emergere la trama essenziale, le contraddizioni e le risoluzioni,
quello spirito capace di sintonizzarsi così straordinariamente con le attese di
oggi. Nel pensiero di Simone, la parola non aveva diritto di essere senza
azione, né l’azione poteva essere senza che fosse innanzitutto mutamento di
sé. O la parola serve a preparare e custodire la buona pratica, oppure è
rumore vano; e la buona pratica, o è in primo luogo allenamento di sé, oppure è movimento vuoto. E se, allo stesso modo, non può darsi il cristianesimo
senza incarnazione, così per lei la conversione non poté essere altro che un
volgersi con tutta se stessa - pensiero, anima e corpo - al volto di Cristo.
È con il pensiero, l’anima e il corpo che questi amici possono dire di essersi
donati l’uno all’altro, in via Nicola Palma 27, a Teramo. Torneranno a farlo,
nel 2015, intorno ad un tema nuovo, la lettura weiliana di Platone.
Torneranno da Simone Weil, per ritrasformarne la parola in azione e provare a restituirla, mescolandola come un lievito, allo “splendore della realtà”.
Maria Giovanna Ziccardi
Un Convegno d’élite
Si può cominciare in tanti modi a parlare di qualcuno.
L’inizio della celebrazione per i cento anni dalla morte di
Charles Péguy ne ha scelto uno particolarmente felice.
Siamo nella chiesa del Carmine, c’è il Vescovo, ci sono
persone sedute alla sinistra dell’altare, due giovani donne
in attitudine di guidare il canto e ci siamo noi, l’uditorio.
Il resto è tutta una sorpresa con cui ci viene porto l’
uomo e il filosofo di cui ad ottobre potremo sapere
molto di più. Tra poco teatro, musica d’ascolto e canto
dal vivo cui, peraltro, siamo chiamati a partecipare,
faranno la loro parte. Ascoltiamo, intanto, in sottofondo,
Mozart e Rachmaninov e sembra ancor più bello in questo contesto evocativo, Quand’ ecco alzarsi una voce
recitante, quella di Giuseppe Fidelibus. L’attore gira le
Il fascino del salotto buono
spalle al pubblico, cosa del tutto insolita, per guardare
dritto in viso la Vergine, la bianca, imponente statua
marmorea che sormonta l’altar maggiore ed lei impetuosamente rivolge le cinque Preghiere di Péguy. Parole
straordinarie, incalzanti che in una cascata di opposti
mettono il dito in ogni piaga, ottusità e negligenza
umana a fronte della perfezione di Maria. Così ha avuto
inizio la conoscenza di un uomo strano e particolare, in
grado di scavare profondamente nel proprio io fino
all’approdo ed al ristoro nella Fede, unico valore capace
di fare da contropartita alla sua precoce scomparsa.
L’invito è a seguire Pèguy a cominciare dal 31 ottobre
prossimo presso la sala Caraciotti in via di Torre Bruciata.
abc
(ricordi d'estate)
Non mi dite che almeno una volta nella vita non avete desiderato un salotto
buono, col camino ed un bel quadro sulla cappa, col paesaggio inglese al
completo, alberi, parchi, ville e qualche rovina qua e là. Eppure fino al ‘700,
in Inghilterra, i pittori erano considerati semplici tintori artigiani, e ce ne
volle prima che la “ Rule of taste “ cioè la regola del gusto, basata su rigidi
criteri storico-classici, con quadri pieni di eroismo e fulgidi esempi di virtù,
andasse in malora, a favore della “ modernità”.
E la mostra organizzata quest’estate a Roma, nelle piccole e deliziose sale del
palazzo Sciarra, ha documentato proprio questo sviluppo: “Pittura inglese verso
la modernità”, dove protagonista era il mondo nuovo dei commerci e dell’industria di fine settecento, che farà dell’Inghilterra una potenza mondiale.
Londra cresce e viene immortalata da “fotografi” che si chiamano Scott e
Marlow, nonché dal nostro Canaletto, a cui il Tamigi non è parso da meno
del suo Canal Grande, solo più prosaico, visto che dal ponte, in costruzione, di Westminster pende, genialmente, un secchiello da muratore.
L’Italia, meta obbligata di viaggio, ha fatto senza dubbio scuola, ma la religione protestante, tradizionalmente contraria a ritrarre soggetti religiosi,
spinge i pittori inglesi a ignorare madonne, angioletti e santi in favore di
commercianti, scienziati, esploratori, musicisti e persino attori, immortalati
in pompa magna: ecco perciò due bambini dipinti da Joseph Wright mentre
ascoltano felici una lezione sul planetario, ecco l’eroico capitano James
Cook, ritratto da William Hodges in tutta la sua gloria, prima che fosse
accoltellato dagli indigeni delle Hawaii, ecco le acqueforti di Hogarth sulle
disavventure di un “Marriage à la mode”. E che dire poi dei quadri dello
svizzero Fussli dedicati al teatro e a Shakespeare o delle molte tele che rap-
2 la tenda n. 6 settembre 2014
presentano il grande attore David Garrick?
Anche l’acquerello, all’inizio poco apprezzato, si diffuse enormemente, sia
nella versione in studio, che veniva realizzata tramite un taccuino “promemoria”, sia nella pittura all’aperto, come testimoniano le vedute di
Roma,incantevoli laghetti di colore, dipinte proprio all’aria aperta, velocemente, da Francis Towne, durante il suo Gran Tour.
I paesaggi ad olio abbandonano i soggetti pastorali, all’italiana, per uno stile
nazionale: Gainsborough non visita l’Italia, ma dipinge una campagna
inglese protestante, dove l’etica del lavoro cancella la fatica, Stubbs esalta il
suo paese con l’animale-mito, il cavallo, Joseph Wrigth, infine,abbandona
classicismo e filosofia per un paesaggio romantico e fortemente emotivo.
E, a conclusione della mostra, gli epigoni più famosi, ormai ottocenteschi,
e cioè Constable e Turner: Constable, ricco campagnolo, lavorava all’aperto, studiando la luce e realizzando quadri sereni, elegiaci e pieni di colori
vibranti; Turner, londinese doc, cercò la tradizione emulando gli antichi
maestri, ma le sue tele evocano il non-finito, sono scie, macchie sfumate di
colore, vaghe e modernissime, benché spesso l’autore, mai contento, le
ritoccasse anche in sede di esposizione.
È ora di riprendere fiato dopo questa carrellata veloce che non rende pienamente merito a questa mostra assai fine e poco reclamizzata che, come
spesso accade agli eventi “di nicchia” è stata un vero gioiello, senza file
all’ingresso né ovazioni sui giornali.
E allora? Ve lo comprate, almeno in copia, un piccolo paesaggio con gli
alberi e i laghetti per il vostro salotto? Non ci starebbe bene?
L.P.
CULTURA
Una riflessione sulla libertà
Abbiamo trovato quest’articolo di Marcello Veneziani e ci è sembrato un ottimo spunto per riflettere sulla ‘libertà’ in nome della quale molto spesso si
commettono arbitrii e abusi. La discussione è aperta:i lettori sono invitati ad
esprimere il proprio pensiero.
[....] In occidente siamo giunti a un punto in cui la libertà deteriora il tessuto sociale, avvelena i rapporti umani, peggiora l’umanità. È giunto il tempo di rimettere in
discussione ciò che non abbiamo mai discusso, dico noi contemporanei occidentali.
L’unico dio rispetto a cui non è possibile professarsi atei o solo agnostici. Non è in
discussione la libertà di pensiero, d’azione e d’impresa.
Ma la libertà come fondamento ci sta facendo compromettere ogni base su cui regge
la vita intima e familiare, pubblica e privata: non solo la libertà come arbitrio, di
chi uccide, violenta e ruba nel nome della sua assoluta autodecisione rispetto a cose,
uomini e limiti. E non solo la libertà di uccidersi, violentarsi e
nuocersi nel nome stesso dell’autodecisione. Ma la libertà di rompere rapporti, legami e contratti, la libertà di diventare altro da
sé, la libertà da ogni limite naturale, da ogni confine, da ogni
vincolo esterno, da ogni identità e da ogni appartenenza. Nel
suo seno covano l’egoismo, l’egocentrismo e il narcisismo. E
chiunque ostacoli la mia libertà lo abbatto, come mostrano troppi casi di cronaca e di delitti famigliari; l’altro, fosse anche mio
figlio, impedisce la mia libertà, dunque lo sopprimo. La libertà
assoluta non tollera neanche le leggi che pure nascono a garanzia della libertà. Ma se la libertà è sciolta da tutto e viene prima
di tutto, nulla può arrestarla, se non la forza, che diventa infatti Delacroix, Big liberty
la soluzione sempre più praticata per affermare la propria libertà
contro quella altrui o per arrestare gli effetti di alcune libertà invasive o aggressive.
La libertà come primato assoluto e smisurato non trova argini alla prevaricazione.
Tra gli effetti secondari la libertà genera stress perché ci impone continue microscelte
che producono ansia, ci ricorda Peter Sloterdijk (Stress e libertà , Cortina ed.).
Non leggete però questa riflessione a rovescio, come un elogio della dittatura, dei
regimi dispotici e totalitari o dei sistemi coercitivi. Non è affatto così, perché quei
regimi e quei sistemi nascono dalla libertà assoluta concessa a un uomo, a un partito, a un potere, a cui è consentito ogni cosa, o quasi. Sono dunque malati di libertà, ma concentrata nelle mani di uno solo o di pochi. Queste considerazioni non
sono rivolte contro le libertà civili, a cominciare dalla libertà di opinione che più ci
riguarda, perché nessuno ha libertà di decidere cosa posso o non posso dire. Ossia
non si tratta di considerare sacra la mia libertà di opinione, ma di negare a chiunque l’arbitrio d’impedirmelo. Lo stesso discorso investe l’ambito supremo: la vita non
ha valore assoluto, è un passaggio, una catena infinita; ma nessuno può avere il
potere, l’arbitrio di sopprimerla o di violarla. La libertà non è assoluta e di conseguenza nessuno ha il diritto assoluto sulla mia vita e sulla mia morte, né io né gli
altri.
A cosa si riduce poi questa assoluta libertà? A non assumere responsabilità nel
mondo, a non accettare nulla accanto e sopra di noi, ad accettare supini il capriccio
dei propri sensi, la schiavitù degli impulsi, l’automatismo delle reazioni istintive, a
non riconoscere la realtà, a mortificare l’essere nel nome del non essere perché è il
regno infinito delle possibilità. La libertà si traduce così nel suo contrario, la sua
parabola nasce all’insegna della volontà di onnipotenza e finisce all’insegna della
volontà di autodistruzione; o sorge dalla liberazione di ogni nostra energia e finisce
come schiavitù di ogni nostro impulso.
La libertà ci sta svuotando, ci sta facendo perdere la bussola, il senso del confine,
che non è solo limite e misura ma anche garanzia di ciò che siamo e facciamo. Ci
riduce a mucillagini indeterminate, che si sciolgono nell’arbitrio dei loro desideri
estemporanei, senza nessuna capacità di padroneggiarli, perché ciò vorrebbe dire
reprimersi. L’abolizione dell’autorità non ci libera da ogni soggezione ma genera la
proliferazione di altre agenzie imperative, altri poteri che ci tengono in ostaggio non
solo dall’alto, ma dal lato, dal basso e da dentro. L’autorità sorregge la libertà, ne bilancia il peso e la misura. In sua assenza
altri pesi oscuri la sostituiscono. In generale è benefico il potere
che nasce dall’autorità; è malefica invece l’autorità che nasce dal
potere. Non sono considerazioni mostruose o stravaganti, ma
meritano di essere affrontate prima che sia troppo tardi, visto che
la libertà corrente non vuole pensieri ma solo desideri, e alla fine
ci riduce ad animali emotivi ma non-pensanti. Voi direte, queste
filippiche contro la libertà si sa dove cominciano ma non si sa
dove vanno a parare; o peggio, si sa, e sboccano sempre in cupi
dispotismi. Invece io dico che dobbiamo reimparare a rimettere in
discussione la regina assoluta del nostro mondo che ci sta portando alla rovina e mentre finge di farci del bene, o addirittura mentre ci fa sentire dei e demiurghi, ci riduce al rango di larve vanesie che non vogliono
mai diventare adulte per non perdere lo stato potenziale dell’infanzia, aperto a ogni
possibilità di vita, compresa la sua negazione. E facendoci credere di liberarci da
ogni dipendenza superiore ci lascia completamente in balia del caso, della tecnica,
dei desideri indotti o ingigantiti, fino a far coincidere nel modo più perverso la libertà
con l’automatismo, la coazione a ripetere o l’impulso a dissipare.
C’è un nesso fatale tra autonomia e automatismo, quando l’autonomia tende a farsi
assoluta. E invece riscoprite la bellezza del fato, il dire sì al destino e alla vita che
in suo nome sorge, su cui non possiamo disporre perché ne siamo fruitori ma non
datori. È tempo di esercitare lo spirito critico anche sulla libertà, riportandola da
totem e tabù a confine e responsabilità, da feticcio e capriccio a strumento e misura.
La libertà assoluta è un male assoluto, anzi il male assoluto è la libertà assoluta,
cioè possibilità di disporre di tutto e di tutti, del mondo, degli altri e di noi stessi, nel
nome inviolabile della nostra suprema libertà. La libertà è preziosa se non è l’origine
né lo scopo della nostra vita, non è l’inizio e il fine, ma è situata tra l’origine e il
destino, è un percorso e non una meta. La libertà come assoluto è un puro andare
che scorre dal fare al disfare. Invece, qualunque cosa accada dopo la nostra vita,
sarà un ritorno.
Roma web Fest
Con molto piacere segnaliamo il successo di un giovane videomaker teramano:
Giovanni Esposito, con il suo ‘Milano underground’, ha vinto il primo premio
al Roma web Fest, festival svoltosi al MAXXI, dal 26 al 28 settembre , un festival
in cui si è dato spazio alle nuove tendenze videodigitali. Abbiamo già segnalato
Io sto con la sposa
Un red carpet così, a Venezia, non lo avevamo mai visto: abiti bianchi, veli,
bouquet per un corteo di spose di ogni età che ha gioiosamente invaso il
Lido e ha posato sorridente davanti ai fotografi della 71esima edizione
della Mostra del Cinema.Così, con questo piccolo evento proposto dai
registi e ‘interpretato’ dai sostenitori del film, è iniziata l’avventura veneziana di Io sto con la sposa (www.iostoconlasposa.com), storia di disobbedienza civile, sogni e realtà.
Il film documentario è stato presentato fuori concorso nella sezione
Orizzonti e ha ricevuto un lunghissimo applauso che rendeva merito
all’ottimo lavoro dei registi (Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande,
Khaled Soliman Al Nassiry) e sembrava quasi voler abbracciare gli indimenticabili protagonisti di questa storia vera.
Tutto nasce a Milano, in stazione centrale, dove arrivano i profughi siriani
e palestinesi in viaggio verso la Svezia e uno status di rifugiati: i registi, che
sono giornalisti e scrittori che si occupano di immigrazione, decidono di
aiutare un piccolo gruppo di loro a raggiungere la loro destinazione, simulando un corteo nuziale, con tanto di abito bianco e abiti scuri per gli
uomini, per poter superare frontiere e ostacoli. Il film è un viaggio attra-
su La Tenda il lavoro ideato da Giovanni e realizzato insieme ad altri tre registi
(tra cui il teramano Marco Chiarini) e prodotto con il crowdfunding, un finanziamento spontaneo reperito nel web. Ora convintamente ci rallegriamo con il
nostro concittadino che ha ottenuto tale importante riconoscimento.
Festival Cinema di Venezia
verso chilometri e incontri, speranze e dolori di un’umanità ferita eppure
vitale che insegue con tenacia e disperazione i propri sogni e tenta di
lasciarsi alle spalle una vita senza patria o in mezzo a una guerra. I toni
sono asciutti e sobri, mancano facile retorica e ideologie da salotto in
favore di umanità e poesia, sbilenca e commovente ma per questo più
autentica; lo sguardo è puntato tutto su uomini e donne (tra cui anche un
ragazzino) che sognano il primo passaporto o di aprire un ristorante, di
non vedere più morire persone care o di diventare un rapper. Un film che
è percorso, anche in modo inaspettato, da una profonda e ‘illogica allegria’
e sa innescare, tra il riso e il pianto, una riflessione su un tema che troppo
spesso,ormai, viene affrontato sbandierando clichè di ogni tipo e dimenticando che di mezzo ci sono delle persone, con nomi propri e storie.
Una curiosità: Io sto con la sposa, che sarà nei cinema da ottobre, è stato
prodotto grazie a una riuscitissima operazione di crowdfunding, ovvero
finanziamento volontario che, via web, ha raccolto i contributi di migliaia
di ‘produttori’ dal basso che hanno permesso di coprire i costi del lavoro
(e che sono quindi comparsi nei lunghissimi titoli di coda!!).
Valeria Cappelli
la tenda n. 6 settembre 2014
3
PARLIAMO DI...
4
Lettera alle amiche - di G. Lajolo -
LEV, Città del Vaticano
Libro in vetrina
Risulta chiaro a chi legge che questo libro vuole contrastare il minimali- ta attuazione. Anche il potere tipicamente femminile di cui dispongono,
smo della identità cattolica nella cultura postmoderna, cercando di libe- ossia la bellezza, viene da loro usato, come ogni talento, a gloria di Dio e a
rare il campo dai pregiudizi, di rafforzare la consapevolezza e la dignità vantaggio di Israele. Sanno che è Dio che rende la loro bellezza vincente
dei credenti.
agli occhi degli uomini che esse devono conquistare, per ridurli a ragioneL’autore presenta la Santa Sede nella ricchezza della sua storia, della sua volezza (Ester) oppure uccidere (Giuditta).
autorevolezza, dei tesori d'arte che racchiude, della sua tradizione diploma- Attento alle esigenze della sensibilità contemporanea, l’autore sottolinea
tica e organizzativa, fornendo notizie numerose e utili, generalmente poco che la Chiesa ha messo da parte i passi di vendetta cruenta presenti nel
conosciute ai non addetti ai lavori.
canto di Debora o quei passi della Scrittura oggi considerati inattuali e conLa densità dei contenuti del libro viene alleggerita dalle immagini bellissi- troproducenti dalla sensibilità femminile…. anche se constata, meritevolme, che lo arricchiscono artisticamente, che esaltano i profili delle singole mente e francamente, quanto alla Chiesa: “nessuna novità”.
protagoniste alle quali l’autore immagina di inviare delle lettere ‘amichePiù problematico può risultare il timore ripetutamente manifestato che
voli’. L’appellativo di “amiche” e il tono generale delle missive attela donna si mascolinizzi. La differenza è un valore da difendere ma le
stano la squisita gentilezza d'animo tipica dei migliori tra i conlettrici d’oggi continuano a domandarsi in che modo e a che consacrati. Tuttavia si tratta di donne che al lettore rimangono ignodizioni questo mascolinizzarsi è un male da evitare, dato che una
te e la comunicazione non prevede un ritorno: le destinatarie
simile motivazione è stata storicamente avanzata contro il voto
rimangono mute e invisibili dietro il chador simbolico del nome
alle donne, contro la partecipazione sociale e politica (cf docudi figure eccellenti della Bibbia, presentate alle amiche di oggi
menti della Camera dei Deputati durante la discussione sulla
con rigore esegetico, delicatezza e amore.
nascita della Costituzione), contro la rivendicazione dei diritti di
L’autore non descrive i limiti di contesti che alle donne d’oggi
uguaglianza (non così nella Lettera alle donne di Giovanni Paolo
risultano decisamente oppressivi; preferisce esaltare la missione
II nel 1995).
liberatrice che queste donne - del resto descritte da penne
Le donne in genere lasciano fare e subentrano a riprendere il
maschili - hanno ricevuto da Dio: profili di donne dalla fede
bandolo della matassa quando gli uomini sembrano esaurire le
incrollabile, eccezionali nel senso letterale, ossia che fanno ecceloro potenzialità, quando Israele sta per crollare sotto i colpi del
zione rispetto ai modelli femminili esaltati dalla cultura anti- P. Lorenzetti, Madonna con Bambino nemico. Così è in epoche diverse per Giovanna d’Arco e santa
ca e giudaica di figlie e mogli soggette al volere degli uomini,
Caterina da Siena. Emmanuel Mounier lo ha espresso egregiasoddisfatte dall'ambizione più alta cui una donna possa ambire, ossia di mente a suo modo: “Ogni volta che la Chiesa traballa sulle sue colonne, noi
avere figli e maschi, costrette a competere con altre donne per essere le pre- vediamo ergersi una donna per sostenerla, proprio quando è al bordo del
ferite dei loro uomini e avere voce in capitolo, aduse in caso di violenza a precipizio”.
non essere protette dalla società, accolte nella vita sin dal loro nascere come Ancor più apprezzabile è il coraggioso riconoscimento che: “Il Vaticano non
un prodotto di secondo rango. Sappiamo bene che il pio israelita pregava è la Gerusalemme celeste.. È una struttura umana…”. Questa notazione,
ringraziando Dio “di non essere nato donna…”.
detta in sordina, mi pare fondamentale per evitare che la fede perda la sua
L’autore non difende a tutti i costi il passato e del resto sarebbe difficile carica trascendente rispetto ad ogni forma culturale e istituzionale e si traproporre oggi modelli di donne della Bibbia, se non li si estrapolasse dal duca in prestigio, in barriera nei confronti dei diversamente credenti, in
loro contesto sociale e culturale precristiano. Quel che conta è che queste idolatria del potere e di una qualunque, sia pur nobile patria terrena.
donne hanno avuto mente e cuore e anima per percepire chiaramente e
Giulia Paola Di Nicola
seguire a tutti i costi la voce di Dio nella loro coscienza, dando ad essa pron-
Mozart - Così fan tutte.
Un cinico esperimento psicologico
Mozart compose l’opera sembra dietro commissione di Giuseppe II, su libretto di Lorenzo Da Ponte. E’ l’ultima opera buffa dell’autore e anche l’ultima
della sua collaborazione con Da Ponte. Il soggetto si riferisce a un fatto vero
molto chiacchierato nella Vienna del tempo, ma ha molti antecedenti nella
letteratura precedente, da una novella del Decamerone a Cymbeline di
Sheakespeare. La trama nell’età romantica è stata considerata discutibile
(Beethoven e Wagner) tanto che si è tentato di cambiare il libretto. In realtà
si tratta di un lavoro di grande vitalità e attualità. La musica da un lato rappresenta la commedia, dall’altro esprime la pena per l’incertezza dell’amore; i
toni sono ora gioiosi e brillanti ora idilliaci ed evocativi (soave sia il vento),con
accenti che esprimono la tragedia (smanie implacabili) o l’amore, ma anche
una beffarda ironia (né vorrei che tanto fuoco terminasse in quel d’amore) . Questa
si può considerare l’opera più edonistica di Mozart per via di una partitura
ricca di raffinate acrobazie vocali (come scoglio o per pietà ben mio perdona), o
del fascino sottile della scena in cui Dorabella vuole partire alla ricerca del
fidanzato, senza contare il gioco di camuffamenti vocali messi in atto da
Despina, pseudomedico e pseudonotaio. Al di là dell’ambientazione storica,
entrano in gioco sentimenti perenni: la gelosia e l’insicurezza, che spingono
Ferrando e Guglielmo a mettere alla prova le spose; la furbizia e la superficialità di Despina; ma soprattutto il desiderio di imporre e giustificare la propria
visione della vita antisentimentale e cinica di don Alfonso, che per vincere la
scommessa tratta le due coppie come cavie da esperimento, in particolare
manipolando le ragazze da esperto burattinaio come due marionette Il nucleo
della vicenda è la scommessa, un vero topos letterario, un esperimento cinico
e misogino, che vuole dimostrare come la ”natura femminile” sia volubile,
soggetta ai sentimenti e perciò incostante e infedele. I sentimenti, in effetti,
sono precari, come dimostra il facile innamoramento delle ragazze per i due
“albanesi”, ma la colpa può essere perdonata perché la causa è l’intrinseca
debolezza della natura umana (così fan tutte).
Il vecchio scapolo don Alfonso scommette con due giovani ufficiali, Ferrando
e Guglielmo, che le sorelle con cui sono fidanzati non sarebbero state loro
fedeli se fossero stati lontani. Li invita, così, a fingere di partire per la guerra
(sento, oh Dio), ma a ripresentarsi sotto mentite spoglie. I due si travestono da
ricchi albanesi e corteggiano l’uno la fidanzata dell’altro, con la complicità
della cameriera Despina, non meno cinica di Alfonso. Le ragazze resistono
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la tenda n.6 settembre 2014
Lirica
per un po’ (come scoglio), e i fidanzati si compiacciono (un’aura amorosa), ma
il vecchio suggerisce loro di fingere un avvelenamento. Di fronte ai due finti
moribondi le donne si commuovono e si lasciano abbracciare.
Successivamente Despina cerca di convincere le padrone a lasciarsi andare
(una donna a 15 anni) e le persuade che non c’è nulla di male. Il corteggiamento porta alla capitolazione prima di Dorabella (prenderò quel brunetto) a
poi di Fiordiligi (per pietà ben mio perdona) e alla soddisfazione di don Alfonso
(tutti accusan le donne); quindi si passa ai preparativi per le nozze. A questo
punto si svela l’inganno: i due “albanesi” escono e rientrano riprendendo la
propria identità, mostrandosi sdegnati per il tradimento, ma poi svelano il travestimento e l’inganno. Dorabella e Fiordiligi se la prendono con Alfonso, che
però riesce a riconciliare le due
coppie originarie, proclamando la
sua convinzione: “V’ingannai, ma
Invito
fu l’inganno/disinganno ai vostri
amanti./…
Abbracciatevi
e
tacete./tutti quattro ora ridete/ch’io
già risi e riderò” e l’opera si chiude
sul disincantato invito del coro a
prendere ogni cosa per il verso
“buono”. Le ragazze chiedono
perdono ai loro sposi per la mancanza di fedeltà, ma se esse furono
infedeli gli uomini furono immorali; I fidanzati traditi devono perdonare alle due donne, ma essi sono
forse più colpevoli di loro per averle sottoposte a una simile esperienza. Non sono forse loro a
inscenare la commedia, mentendo
e camuffandosi per coglierle in
fallo, facendosi protagonisti di un
abietto intrigo di cui le donne
sono sostanzialmente vittime?
Emilia Perri
TERAMO E DINTORNI
5
L’artista Franco Murer a Teramo
Nella Sala Espositiva Comunale di Teramo, dal quei continui richiami biblici ed evangelici 12 al 27 Settembre 2014, hanno fatto bella dalle crocefissioni, alle natività, alle poetiche
mostra di sé le opere di pittura e scultura di rappresentazioni del Cantico dei cantici, alle
Franco Murer. La mostra è stata organizzata figure di donne quali Giuditta, Ester (ritratti
dalla Casa di cultura “Carlo Levi” e dal gruppo che arricchiscono il libro del Card. G. Lajolo,
imprenditoriale Lisciani, è stata presentata da Lettere alle amiche), di San Martino e San
Sua Eminenza il Cardinale Giovanni Lajolo e Michele - sia perché anche nei temi più “laici”
valorizzata dal Vescovo di Teramo-Atri - come le pregevoli raffigurazioni della materMonsignor Michele Seccia. L’artista, classe nità, i ritratti di bimbi, i richiami alla grande
1952, è un figlio d’arte, che ha appreso e amato guerra, con la sofferenza dei soldati troppo a
il mestiere dello scalpello e del pennello nello lungo lontani da casa e l’attesa trepidante di
studio del padre Augusto. Ha rivelato la sua mogli e madri che aspettano notizie dal fronte
eccellenza già nel 1955, quando ha ottenuto la - l’artista rivela una sensibilità umana e cristiamedaglia d’argento per la mostra dello studen- na trasfusa nelle tele, nei piatti di ceramiche,
te in Campidoglio. Da allora ha fatto molta nelle antiche porte. Vengono in evidenza i temi
strada: mostre, collaborazioni importanti, ricorrenti del travaglio umano nella sofferenza
recensioni critiche gratificanti… Basti ricorda- del Cristo e dei tanti poveri Cristi travolti dalle
re quando il 5 luglio 2010 Papa
guerre, e l’innocenza dei bambini
che giocano ignari con antichi
Benedetto XVI ha inaugurato la
trastulli e sono in grado di contaFontana intitolata a San
giare gli adulti, invitandoli mutaGiuseppe, posta in Vaticano, sul
mente a sorpassare i limiti della
pendio
al
lato
del
ragione, del tempo, del calcolo
Governatorato.
dei vantaggi e persino il peso
L’ artista veneto ha già conquidelle sofferenze.
stato la stima e l’amicizia di non
Nei ritratti di donne (muse, dee,
pochi abruzzesi (pensiamo in
sante, figure umane trasfigurate
particolare
a
Pasquale
dalla fantasia artistica) Murer
Limoncelli, che tanto si è prodirivela una delicatezza squisita e
gato per la realizzazione deluna raffinatezza di tratti leggeri,
l’evento). Anche Gianmario
che accompagnano capelli ondegSgattoni aveva scritto un testo
gianti, occhi dolci, sguardi procritico per il catalogo della
fondi e misteriosi che invitano
mostra “Il rifugio, il paesaggio e F. Murer, San Martino
altrove, movimenti sinuosi che
le solitudini profonde” (2001-2).
Altri rapporti con l’Abruzzo si intuiscono dietro trasfigurano la bellezza, anche sensuale, in evoi ritratti di Riccardo Cerulli, Giuseppe cazione di una lontananza in parte presente ma
mai raggiunta. I corpi e la natura (inevitabile
Ricciotti, Vincenzo Bindi…
La mostra teramana è tutta da godere nella bel- pensare ai cieli tersi e misteriosi del paesaggio
lezza trasparente delle immagini, che ognuno delle Dolomiti) sintonizzano nei gesti e nelle
può cogliere immediatamente, perché non si danze in cui s’iscrive la gioia di vivere pienamenallontanano dal figurativo classico e da quel te il proprio tempo, spendendosi per progetti e
gusto romantico che mai dispiace e non vocazioni che riempiono di gioia e di senso la
costringono il visitatore ad arrendersi all’indeci- vita, una vita che è un continuo andare oltre,
frabile e a ricorrere a interpretazioni criptiche come nelle pitture di colombi e cavalli, nei voli e
di critici che complicano invece di chiarire. È nelle corse che spalancano orizzonti d’infinito.
Giulia Paola Di Nicola
una mostra “da bere” e contemplare, sia per
L’Abruzzo nel cuore
L’Associazione ‘Teramo nostra’ ha promosso la
mostra di alcune opere di Amilcare Rambelli,
presso la Pinacoteca civica di Teramo, a partire
dall’8 ottobre. La Banca di Teramo aveva presentato qualche anno fa un’antologica dell’artista: la mostra, che a breve si aprirà, dà l’occasione per rinverdire la memoria di Rambelli,
milanese di nascita, ma di origini teramane,
essendo la madre di Teramo e, forse, anche il
nonno. Egli è rimasto legato alla sua terra di
origine, affettivamente e artisticamente per
tutta la vita. Aveva sposato una teramana, la
signora Elisa Andreoni, preziosa collaboratrice,
durante tutta la sua vita, e custode fedele della
sua opera. Grazie alla collaborazione del
cognato Filippo Andreoni sarà possibile rivedere alcune opere del Maestro vissuto , negli
anni ’50, nella nostra città dove trovò il clima
ideale per sviluppare il suo interesse alle tematiche e alle problematiche sociali e civili e nel
campo dell’arte per un impegno di elevato valore artistico e poetico, raggiungendo traguardi
ambiziosi con un’attenzione particolare ai valori materici. Con la creta, materia umilissima,
nobilitata dai grandi Maestri della Ceramica
Castellana, realizzò molte opere. Tenne le
prime mostre a Teramo e in Abruzzo per poi
spiccare il volo verso lidi di maggior respiro
diventando un artista affermato, in Italia e in
Europa.
Vetrina della Libreria Cattolica- Teramo, via della verdura
La Libreria Cattolica offre le novità editoriali nazionali ed internazionali a prezzi vantaggiosi
All’interno sono inoltre in vendita vestiti per la Prima Comunione, semplici ed economici,
oggetti dell’artigianato POC (Piccola Opera Caritas) di Giulianova adatti per regali e bomboniere. Si ricorda che è disponibile un punto Internet, è attivo il servizio fax, fotocopie, ricarica
dei cellulari, carte telefoniche internazionali e pagamento utenze varie.
OSSERVATORIO TERAMANO
Se ci credi puoi volare
Ho letto su Sognipedia che “Nei sogni volare ha un
significato che può essere interpretato sia secondo
le idee di Freud che quelle di Jung. Sognare di
volare con o senza ali è, come al solito per Freud,
un simbolo sessuale, al contrario che per Jung che
interpreta il simbolo del volo come il desiderio di
liberarsi da ogni tipo di restrizione che la vita ci
impone. Cosa significa sognare di volare? Un altro
noto psicologo, Alfred Adler, vede la simbologia di
questo sogno come la causa di una sensazione di
oppressione e del desiderio di dominare gli altri.
Ma se sentite la sensazione di piacere e leggerezza
il sogno di volare assume un significato sessuale e
dunque ha un interpretazione che allude al desiderio erotico, così come Freud ci proponeva. Le persone adulte volano nei sogni in quanto nella vita si
sentono oppressi dalle responsabilità ma può accadere che si sogni di volare anche se sia ha l’urgenza, la fretta di realizzare qualcosa. Altre volte,
sognare di volare è interpretato come causa al
senso di inferiorità che si prova, infatti spesso
accade anche che non si riesce come si dice spesso
a “volare alto” nella realtà. Non vedendo così realizzati i propri desideri si tenta di volare nei sogni”.
Questo incipit va legato alla voglia di volare che
pervade il nostro territorio. Perché alla Asl vogliono volare, il governatore ha messo le ali al nuovo
manager. Proclami e sogni di rendere più appetibile la nostra sanità. Belle parole, ma poi controlleremo allo stato dei fatti se anche l’utenza potrà
volare oppure attendere la lista delle prenotazioni
e quindi viaggiare a scartamento ridotto. Intanto la
città attende di spiccare il volo. Affidandosi alle
rotonde da completare, alle rotonda di realizzare,
ai lavori (vedi svincolo Gammarana) che procede a
rilento anzi a scartamento ridotto, insomma laggiù
non sanno ancora volare. E comunque questa rinnovata voglia di volare pervade il territorio aspettando i risultati reali. Perché a fare annunci siamo
tutti bravi, poi nella realtà delle cose, le cose vanno
peggio. Diceva Flaiano “Coraggio il meglio è passato”. E allora nei mesi che ci separano dalla fine
di un anno che tanto bello non è stato, abbiamo
rimesso tanta carne a cuocere. Con una giunta che
va avanti a naso sperando di crescere in fretta, con
una opposizione divisa e con tanti problemi lasciati sul tappeto. I soli problemi, le solite questioni.
Ci avrete fatto certamente caso che nel “nostro”
osservatorio certe situazioni teramane sono ripetitive insomma siamo al copia ed incolla che tanto
piace. E non solo alla politica. E poi, prima di
Natale, avremo tutti la tv sotto casa con i nuovi
varchi. Adesso l’entrata è libera. Poi invece sarà lo
stesso. Perché tutto il mondo è paese ma Teramo
è ancora troppo paese. Ultima annotazione, volare
e sognare di volare: nel gioco del Lotto fa 13.
Giocatelo con parsimonia e sperate nel miracolo.
Senza dimenticare che quando ci si affida al “miracolo” significa che non stiamo messi benissimo.
Ma questa è un’altra storia.
Gustavo Bruno
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la tenda n.6 settembre 2014
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MOLESKINE
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da Giotto a Gentile. Pittura e scultura a Fabriano nel Due-Trecento
In mostra, a Fabriano (AN) fino al 30 novembre, più di 100 opere tra cui, oltre scani al Maestro di Sant’Agostino, dal Maestro di Sant’Emiliano al Maestro
a dipinti, pale d’altare, tavole, affreschi staccati, anche sculture, oreficerie rarissi- del polittico di Ascoli e soprattutto al sorprendente Maestro di
me, miniature, manoscritti, codici. Opere delicate e preziose, concesse in prestito Campodonico, un oscuro artista, capace di coniugare la spazialità giottesca
dai più prestigiosi musei italiani e stranieri.
con una carica umana profonda e modernissima. Le sue figure sono intense,
Con un percorso che si snoda dalla Pinacoteca civica “Bruno Molajoli” alle le scene vibranti rappresentate negli affreschi evocano i compianti medievacappelle delle chiese di Sant’Agostino e San Domenico, fino alla Cattedrale li, le laudi di Jacopone, e destano un’emozione inattesa e profonda. I suoi
di San Venanzio, la mostra, curata da Vittorio Sgarbi, accende
affreschi, strappati dalle pareti di un’antica pieve, hanno una
i riflettori su uno smisurato patrimonio artistico in gran parte
cifra stilistica originalissima pur mostrando richiami ad altri
“sommerso”, poco noto al grande pubblico, e inscindibile dal
autori, a riprova della vivacità delle relazioni artistiche che si
contesto. Va ricordato che, consolidatosi il potere longobardo
sono intrecciate fra Marche ed Umbria grazie alla rete viaria
su Fabriano, l’egemonia culturale dell’Umbria vide la sua
che univa le aree appenniniche, strade percorse da pastori,
affermazione nel corso del Trecento, sia dal punto di vista artimercanti, santi ed artisti, consapevoli di essere parte di una
stico sia sotto il profilo dei valori spirituali. La vicinanza con
stessa civiltà.
Assisi ed i ripetuti soggiorni di San Francesco contribuirono
Dall’ignoto Maestro di Campodonico passando attraverso
ad animare una vivace realtà di fede che si avvalse della pittura
Pietro Lorenzetti, Puccio Capanna, Bernardino Daddi ed altri
come di un efficace strumento propagandistico ed educativo.
ancora, si gustano le opere rasserenate del noto Allegretto
Sul finire del XIII secolo, quando nella Basilica Superiore di
Nuzi molto attivo a Fabriano, cui è dedicata un’ampia sezione
Assisi si affermava un nuovo eloquio pittorico compiutamente Maestro di Campodonico
della mostra:si ammirano i raffinati dipinti su tavola realizzati
occidentale, l’influsso giottesco si propaga anche attraverso i
dall’artista dopo il suo rientro dalla Toscana in occasione della
valichi appenninici fino a Fabriano. Maestri anonimi, che diffondevano il peste del 1348, tavole e polittici caratterizzati da figure ispirate ai modelli
nuovo idioma giottesco, assai esperti nella pratica dell’affresco, lasciarono fiorentini e senesi, rielaborati in chiave cortese, come testimoniano le varie
tracce del loro operato nelle più importanti chiese degli Ordini Mendicanti, redazioni della “Madonna dell’Umiltà”.
ma anche nelle sperdute pievi sorte sui monti vicini alla ‘città della carta’.
È questo un soggetto frequentemente trattato sia dal Nuzi che dal suo allieDa Fabriano, infatti, sul finire del 1200, ebbe inizio quel processo di tra- vo fabrianese Francescuccio di Cecco Ghissi, la cui produzione appare
sformazione economica, sociale e religiosa che ha dato origine
improntata ad una spiccata sontuosità decorativa che soddisfa le
alla civiltà dell’Occidente cristiano, con l’incontro fra il pauperiesigenze della committenza di provincia. Ad Allegretto Nuzi si
smo francescano e l’operosità benedettina, che da Fabriano si
devono anche gli affreschi della Cappella di S.Domenico, popodiffuse in tutta Europa, e la rivoluzione figurativa che, grazie
late da personaggi e temi legati alle gesta dei Santi: pregevolisall’attività di Giotto, da Assisi si propagò rapidamente anche nel
simi affreschi e davvero affascinanti.
fabrianese.
Alla cifra stilistica del caposcuola Allegretto si collega anche la
Una mostra di raffinata suggestione e di grande impatto, prezioproduzione di sculture in legno intagliato e dipinto, a grandezza
sa certo per la presenza di capolavori di autori ‘affermati’ (pochi
naturale, d’eleganza quasi francese, destinate all’allestimento di
pezzi di Giotto e qualcosa di Gentile da Fabriano) utili come
presepi scenografici, attribuite ad un anonimo Maestro dei
richiamo ma soprattutto stupefacente per le opere di pittori
Magi. Gli esemplari conservati a Fabriano e quelli del Museo di
poco noti al grande pubblico se non addirittura anonimi e del
Palazzo di Venezia a Roma compongono un nucleo omogeneo
tutto sconosciuti. Sono proprio costoro, i maestri senza nome, Allegretto Nuzi
riferibile a questo artista attivo a Fabriano e ben noto anche
espressione di un genius loci che sapeva guardarsi intorno, attenoltre i confini cittadini, la cui misteriosa identità ancora non è
to ed aperto alle suggestioni artistiche nuove, i veri protagonisti della stata svelata.
mostra sulla «scuola fabrianese». Vittorio Sgarbi, curatore della mostra, La visita alle cappelle ‘giottesche’ di San Venanzio, S. Agostino e San
sostiene convintamente, infatti, la tesi di una «scuola fabrianese» non tanto Domenico, suggestive e sorprendenti, completa egregiamente questo salto
volta verso le eleganze morbide ed atteggiate dei ‘giotteschi’ riminesi, ma nel tempo: il percorso si snoda in città, tra edifici e strade che rimandano
piuttosto verso questo pulsante genius loci, popolar-espressionista.
ad un’epoca lontana ma ancora vibrante di sensazioni, in un’atmosfera
Sono essi la vera sostanza della mostra: dal Maestro dei Crocefissi france- avvolgente, elegante e calda al tempo stesso.
Charles Péguy
31 ottobre - ore 18:00
Sala Caraciotti Via Torre Bruciata -Te
Inaugurazione della mostra (aperta fino al 9 novembre):
“Storia di un’anima carnale a cent’anni dalla morte di Péguy”
(già presentata al “Meeting per l’amicizia dei Popoli”a Rimini)
Interverrà Massimo Morelli (regista e curatore della mostra)
3 novembre -ore 18.00
Sala San Carlo- via Delfico -Te
Incontro con le forze produttive ed economiche.
“Non si guadagnava, non si spendeva e tutti vivevano”
Intervengono: Flavio Felice (Università Lateranense)
Giovanni di Giosia (Unione degli Industriali di Teramo)
Rileggendo “Il Denaro” di Péguy da parte della
Compagnia Teatrale “Associazione l’Altro Cantiere”
4 novembre - ore 21
Sala Prospettiva Persona via N. Palma n. 37-Te
Incontro sul film “Giovanna D’Arco” di Luc Besson
Introduce Chiara Vocale
7 novembre - ore 9 - 19
Sala San Carlo Via Delfico
Gornata di studio. “Non si è mai parlato così cristiano”
9 novembre - ore 17
Sala San Carlo Via Delfico n. 30
Serata conclusiva della mostra ‘Peguy e la speranza’
Rappresentazione teatrale della
Compagnia Teatrale “Associazione l’Altro Cantiere”
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la tenda n.6 settembre 2014
PROGRAMMA 7 NOVEMBRE
“Non si è mai parlato così cristiano”
Sala San Carlo
ore 09:00
Saluti Autorità
S.E. Mons. Michele Seccia Vescovo
di Teramo – Atri,
Maurizio Brucchi Sindaco Città di Teramo,
Luciano D’Alfonso Governatore
Regione Abruzzo
Moderatore: Attilio Danese
(Prospettiva Persona)
Péguy l’uomo e il pensatore
ore 10:00
“La fede che preferisco è la speranza. Profilo
bibliografico”
Pigi Colognesi (scrittore e giornalista)
ore 10:45 Coffee Break
ore 11:15
“Charles Péguy: Un personalismo senza persona?”
Giorgio Campanini
(già docente presso l’Università di Parma)
ore 11:45
“Il Péguy di Mounier” Nunzio Bombaci
(Università di Macerata)
ore 12:15
“H. U. Von Balthasar:
lo stile laicale di Péguy”
Giuseppe Fidelibus
(Università di Chieti - Pescara)
ore 12:45 Dibattito
Camminando con Péguy
ore 15:00
Moderatrice Giulia Paola Di Nicola
(Prospettiva Persona)
ore 15:15
“Il Laico - Il Cristiano”
Massimo Borghesi
(Un. RomaTor Vergata)
ore 15:45
“Le rivoluzioni di Péguy”
Marisa Forcina (Università del Salento)
ore 16:15 Coffee Break
ore 16:45
“Un pezzo di vita con Péguy”
Giselda Antonelli (Un. Chieti - Pescara)
ore 17:15
“L’influsso di Péguy nella filosofia del Novecento”
Costantino Esposito (Università di Bari)
ore 18:15
Visita guidata alla mostra
ZURIGO
Gentile Lea Norma sas
Via Paris 16 - 64100 Teramo
Tel. 0861.245441 - 0861.240755
Fax 0861.253877
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Piante ed erbe: il pomodoro
“La scoperta del pomodoro ha rappresentato, nella storia dell’alimentazione, quello che, per lo sviluppo della coscienza sociale, è stata la rivoluzione francese”. Così
Luciano De Crescenzo, nel suo inconfondibile stile, celebra la comparsa
sulle nostre tavole del pomodoro. Ma pochi sanno che la pianta stentò ad
affermarsi come prodotto commestibile: era ritenuta velenosa quando fece
la sua comparsa in Europa, nel 1540 al seguito dello spagnolo Cortés e fu
ridotta a pianta ornamentale. Il pomodoro è originario della zona compresa
oggi tra i paesi del Messico e Perù, gli Aztechi lo chiamarono
xitomatl,e la salsa di pomodoro divenne parte integrante della
loro cucina. Alcuni affermarono che il pomodoro aveva proprietà afrodisiache, sarebbe questo il motivo per cui i francesi
anticamente lo definivano “pomme d’amour”, pomo d’amore.
Questa radice è presente anche in Italia: in certi paesi dell’interno della Sicilia, è indicato anche con il nome di pùmad’amùri (pomo dell’amore). Si dice che dopo la sua introduzione in Europa, sir Walter Raleigh avrebbe donato questa piantina carica dei suoi frutti alla regina Elisabetta, battezzandola
con il nome di “apples of love” (pomo d’amore).Altre fonti
fanno risalire il nome ad una storpiatura dell’espressione pomo
dei Mori, giacché il pomodoro appartiene alla famiglia delle
solanacee cui appartiene anche la melanzana, ortaggio a quei
tempi preferito da tutto il mondo arabo. Oggi, con l’eccezione
dell’italiano, le vecchie espressioni sono state sostituite in tutte le altre lingue
da derivazioni dell’originario termine azteco tomatl. La sua coltivazione e diffusione attesero fino alla seconda metà del XVII secolo. E in Italia, giunta
nel 1596, trovando condizioni climatiche favorevoli nel sud del paese, grazie
S. Andrea -
a selezioni e ad innesti vari assunse il colore rosso (mentre in precedenza era
color d’oro). Ben conosciamo le virtù farmacologiche del pomodoro e ben
sappiamo che è parte integrante delle preparazioni estive ed invernali sotto
forma di conserva. E’ una pianta tanto ‘buona’ e amata che ha avuto l’onore
di essere celebrata dai versi di un poeta famoso, Pablo Neruda
Ode al pomodoro di Pablo Neruda
La strada /si riempì di pomodori, /mezzogiorno, estate, /la luce si divide in due metà di un pomodoro,/scorre per le strade il
succo./ In dicembre senza pausa/ il pomodoro,invade le
cucine, entra per i pranzi,/si siede riposato nelle credenze,
tra i bicchieri,/le matequilleras le saliere azzurre./Emana
una luce propria,maestà benigna./Dobbiamo, purtroppo,
assassinarlo:/affonda il coltello nella sua polpa vivente,/è
una
rossa
viscera,/un
sole
fresco,
profondo,
inesauribile,/riempie le insalate del Cile,/si sposa allegramente con la chiara cipolla,/e per festeggiare si lascia
cadere l’olio,/figlio essenziale dell’ulivo,/sui suoi emisferi
socchiusi,/si aggiunge il pepe la sua fragranza,/il sale il
suo magnetismo:/sono le nozze del giorno/il prezzemolo
issa la bandiera, le patate bollono vigorosamente,l’arrosto
colpisce con il suo aromala porta, /è ora! andiamo!/e sopra
il tavolo, nel mezzo dell’estate,/il pomodoro, astro della
terra,/stella ricorrente e feconda,/ci mostra le sue circonvoluzioni,/i suoi
canali, l’insigne pienezza/e l’abbondanza senza ossa, /senza corazza,
senza squame né spine,/ci offre il dono del suo colore focoso/e la totalità
della sua freschezza.
Mostra nella casa museo D’Annunzio
Nella casa natale di D’Annunzio a Pescara è stata allestita una mostra
dal 24 luglio al 30 settembre con quattro statue provenienti dalla Chiesa
di S.Andrea di S.Demetrio nè Vestini (fraz. di Stiffe) e restaurate dopo
i danni del terremoto del 2009.
Posizione centrale su cui gravita tutto il discorso figurativo è riservata ad
una statua di S.Andrea in terracotta policroma datata ai primi del
Cinquecento per la postura ed il panneggio di tipo classicheggiante,
di dubbia attribuzione fino ad un paio di anni fa ma recentemente
considerata il capolavoro di Saturnino Gatti da Lucia Arbace,
soprintendente BSAE dell’Abruzzo. “Folgorata dalla straordinaria
bellezza della scultura”, la Arbace la ritenne degna di un maestro
importante, formatosi in una bottega di primo piano come poteva essere quella dell’orafo sulmonese Giovanni di Paolo e quella del Verrocchio a Firenze.
Della stessa epoca ma di fattura meno raffinata, la statua di
terracotta di S.Caterina che nella Chiesa di Stiffe si trovava in
una nicchia di altare di fronte al Santo, unisce all’imponenza statica della struttura il dinamismo delle pieghe, la pensosità lieve
delllo sguardo, i tratti delicati del viso e delle mani che sorreggono una ruota dentata.
Ad un’epoca successiva, sicuramente post-barocca, risalgono
invece due sculture di cartapesta e legno del ‘700/’800, S.Vincenzo
Ferrer con libro aperto e dito rivolto al cielo, ad indicare la predicazione
e la preghiera dell’ordine domenicano , e un altro S.Andrea, anch’egli
come l’altro privo dei segni distintivi della sua funzione di patrono dei
pescatori: i pesci e la croce.
Il Santo, infatti, fratello di S.Pietro e “primo chiamato” secondo le sacre
scritture come apostolo di Cristo, simbolo di vigore e forza da cui trae il
nome (dal greco andreìa), era un umile pescatore di mare che da Gesù
fu tramutato in pescatore di uomini e di anime.
Oltre ai Vangeli, ci parlano di lui anche alcuni testi apocrifi e storici,
secondo i quali Andrea si spinse con la predicazione fino all’Asia
Minore, la Russia, la Grecia, dove fu crocifisso a testa in giù, con una
croce decussata ad X, detta appunto “croce di S.Andrea” come chiesto da lui per non essere assimilato al Messia nello stesso martirio
della croce.
Ciò spiega perchè alcune sue reliquie si trovino in questi luoghi
ma anche in tanti altri (es. Duomo di Amalfi e Costantinopoli,
basilica di S.Pietro a Roma) e perchè sia venerato come santo
patrono in Romania, in Russia, Ucraina, Grecia, Malta e
Scozia, dove la croce decussata compare nella bandiera nazionale e la ricorrenza del santo, il 30 novembre è anche festa
nazionale.
Si comprende anche la finalità della mostra a Pescara, città di
mare e di pescatori, chiarita dalla stessa Arbace:”collegare una
città della costa ad un piccolo centro appenninico,, il mare alla
montagna di questa regione, attraverso un culto tra i più partecipati, quello per l’apostolo Andrea.....Stiffe, dove sorge la
chiesa di S.Andrea, è peraltro molto nota proprio per le straordinarie
grotte scavate nel sistema carsico scoperto poco più di cent’anni fa, dove
imponenti cascate disegnano suggestivi giochi d’acqua. In qualche
modo è quindi un percorso dalla sorgente alla foce, con tutte le implicazioni simboliche e spirituali che questo rapporto può suggerire.”
Elisabetta Di Biagio
XVIII Premio ‘G. Di Venanzo’
La XVIII edizione del Premio ‘Gianni Di Venanzo’ per la fotografia cinematografica, si articola in una serie di iniziative durante i mesi di ottobre
e di novembre, a Teramo. La mostra fotografica “Viale Crucioli si espone”
a cura del fotografo teramano Francesco Oronzii, presso la sede di
‘Teramo nostra’ apre le numerose manifestazioni, il 7 ottobre e resterà
aperta per tutta la durata del Premio. Ad essa si affiancheranno proiezioni
di film presso la Casa di riposo ‘De Benedictis’, presentazioni di libri (“Il
vaso di Pandora” di Marco Esposito, Artemia Ed. e “Il quadro segreto di
Caravaggio” di Francesco Fioretti, Newton Compton ed., alla presenza
dell’autore), proiezione di un documentario su Civitella e dei film premiati,un incontro/seminario su Caravaggio,un Convegno sul rapporto uomo animale nell’ambito del III Premio Speciale “Istituto G. Caporale” e altro
ancora. Il momento culminante del Premio sarà la cerimonia di premiazione, il 20 ottobre,presso la Sala Polifunzionale, quando verranno consegnati gli esposimetri d’oro ai vincitori che quest'anno sono: Enrico
Lucidi (Premio Autore della Fotografia Italiana);Guillaume Schiffman
(Premio Autore della Fotografia Straniera); Marco Onorato (Premio
alla Memoria); Raoul Coutard (Premio alla Carriera); Luigi Cecchini
(Premio Speciale Autore della Fotografia Fiction TV “Peppe Berardini”).
L’esposizione del programma, in questa sede, è molto succinta per ragioni
di spazio. Vogliamo tuttavia ringraziare gli animatori di ‘Teramo nostra’
per l’impegno, che da tanti anni profondono, nell’organizzare un cartellone così vario e nutrito in tempi in cui è molto difficile trovare sostegno
(materiale) per eventi di tal genere.
la tenda n. 6 settembre 2014
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SATURA LANX
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Gusto letterario
Dopo lunga assenza, il ritorno a casa coincide con il desiderio di ritrovare volti in realtà, il fulcro della vicenda si sposta da lui alla dea Atena, protettrice e
cari, riallacciare legami con il passato, riappropriarsi dell’identità più intima. ispiratrice del sovrano di Itaca. Egli è avvolto da una provvidenziale foschia
Il più delle volte, però, l’aspettativa è falsata dalla prospettiva distorta del che la dea gli aveva creato intorno “ per farlo irriconoscibile e raccontargli ogni
ricordo. Ciò che sembrava smisurato nella memoria è, nella realtà, infinita- cosa,sì che la moglie e i concittadini e gli amici non lo riconoscessero prima che i premente più piccolo; odori, sapori, la sostanza stessa delle cose, trasfigurati dal- tendenti avessero scontato tutta la loro arroganza. Perciò ogni forma dei luoghi
l’immaginazione, appaiono deludenti o diversi. Il recupero di un presente appariva estranea al sovrano”: la nebbia che nasconde l’eroe è metafora della
nuovo ed estraneo deve essere dunque graduale e filtrato da razionalità e con- sua coscienza ancora sopita. Dea ex machina, Atena gli appare improvvisasapevolezza di sé, per potersi adattare a situazioni
mente per sciogliere la vicenda, “simile nella figura ad
impreviste e inimmaginabili. In questo senso il XIII ‘Atena lo [Odisseo] colpì con una verga. Gli un giovane pastore di greggi”. Odisseo parla con lei,
libro diventa per Odisseo il discrimine tra la prece- fece aggrinzire la bella pelle sulle membra fles- apprende di essere in patria, ma non si rivela per queldente dimensione avventurosa e quella vera, che suose, gli fece scomparire dalla testa i biondi lo che è realmente (“non disse il vero, deviava il discorso,
coincide col recupero del ruolo sociale e familiare,
perché sempre maneggiava in petto una mente fervida di
ben diverso da quello che aveva lasciato venti anni capelli, intorno a tutte le membra gli creò una astuzie”). Atena vuol mettere alla prova il suo protetto
prima. La dinamicità della prima parte del poema è pelle da vegliardo, gli appannò gli occhi prima e saggia la sua mente prima di mutare ancora una
dunque funzionale alla progressione narrativa della bellissimi”
volta forma, trasformandosi in una donna e quindi
seconda parte. Il sovrano di Itaca ha accumulato nel
rivelarsi. Il trascorrere della dea da una sembianza ad
Omero, Odissea XIII 429- 433
suo viaggio esperienza sufficiente ad affrontare realun’altra, avviene senza soluzione di continuità, mentà a lui avverse .
tre la metamorfosi è caratterizzata da un gesto di profonda confidenza: essa,
Omero plasma la materia poetica sorprendendo il lettore; abbandona infatti infatti, non si limita a parlare all’eroe, ma sorride e lo sfiora con la mano.
momentaneamente l’aspetto epico della vicenda e avvolge di magia e mistero Riconfermando le doti di Odisseo (“ sei cortese acuto e assennato”) lo mette in
il ritorno dell’esule. Il poeta preferisce insistere su toni smorzati: l’eroe dorme guardia da ciò che egli troverà nella sua reggia, incoraggiandolo ad affrontare
un sonno profondo quando la nave dei Feaci che lo riconduce ad Itaca, attrac- la prova estrema e definitiva della sua esistenza (“mi terrò vicinissima a te né mai
ca in un luogo appartato ( “ lasciando i solidi banchi [i rematori] dapprima tra- ti perderò di vista quanÈE’ necessario però che l’eroe appaia irriconoscibile ed
sportarono a terra fuori dalla concava nave Odisseo con il telo di lino e la coperta ignobile a tutti, perché la vendetta possa avere pieno compimento. La dea
sgargiante e lo adagiarono sopra la sabbia ancora soggiogato dal sonno, […] quindi quindi lo muta in un mendicante dall’aspetto sgradevole. La trasformazione
ripresero il mare verso casa” ). L’autore focalizza la sua attenzione sulla graduale dell’eroe in un reietto si contrappone esteticamente alla bellezza e alla vigoria
presa di coscienza dell’ambiente da parte di Odisseo; l’eroe si sveglia dal dei pretendenti. Tale mutamento, oltre a solleticare l’aspettativa del lettore,
sonno profondo, guarda il paesaggio circostante ma è perplesso ( “ si destò il che vede stravolti i canoni della normale tradizione narrativa, rende ancor più
nobile Odisseo che dormiva sulla terra paterna dopo che a lungo era stato lontano, emblematico il binomio apparenza/sostanza. La sgradevolezza fisica del menma non la riconobbe”). Nell’artificio narrativo ideato da Omero, l’eroe greco dicante è infatti il riflesso esterno dell’abiezione dei pretendenti che inconsanon è più, per un momento, protagonista assoluto, ma diventa strumento pevolmente si specchiano in questa figura all’apparenza innocua, senza avere
dell’intreccio poetico. Non ha infatti padronanza di sé e della situazione, si la capacità di discernere in essa il messaggero della loro fine inesorabile.
crede abbandonato e ingannato dai Feaci e non sa come comportarsi, poiché,
B.D.C.
Sinfonie di forme
- mostra di
Silvio Mastrodascio
Venerdì 3 ottobre 2014, alle ore 18:00, nella
magnifica cornice del Mediamuseum a Pescara,
si inaugurerà la Mostra Silvio Mastrodascio
Sinfonia di forme a cura di Giuseppe Bacci con
testo di Maurizio Calvesi.
La mostra, rende omaggio alla produzione plastica di Silvio Mastrodascio, legata alla tradizione
dell’arte figurativa italiana, e si inserisce nel solco
della ricca tradizione della scultura italiana confrontandosi con i grandi artisti del passato e
caratterizzandosi anche per i segni evidenti delle
sue origini. Le sue radici, infatti, si impiantano
nella più nobile tradizione abruzzese e la sua arte
trae forza ed ispirazione dal fertile humus culturale della nostra terra, che negli ultimi due secoli ha
espresso prestigiose figure di scultori e pittori.
Ennesimo ritorno espositivo nella sua terra
d’Abruzzo quello di Silvio Mastrodascio (nato a
Cerqueto nel 1943 e vive e lavora a Toronto, in
Canada), che ha visto la sua personale storia d’artista formarsi artisticamente in Italia e maturare
professionalmente oltreoceano, in Canada. Torna
spesso in Abruzzo e Teramo, dal 2004, ospita
l’opera La reincarnazione dell’Universo, una grande scultura in bronzo patinato collocata all’ingresso del centro storico della città e, lungo la
TACCUINO
Ricordando Giuly
È ormai passato del tempo, eppure penso ancora
di incontrarti nella nostra piazzetta, o dal fruttivendolo, come accadeva da sempre, e di scambiare con te le parole dettate dalla consuetudine,
e da una familiarità forse mai approfondita, ma
antica e durevole.
Non mi aspettavo questa rapida uscita di scena,
avvenuta con discrezione, come discreto e riservato è stato il tuo stile, tutto improntato sui
mezzi toni, sui colori tenui ,sulla semplicità della
vita quotidiana, la famiglia, qualche amica, la
Petizione
Sosteniamo il sig. Antonio Di Giuseppe, promotore di una petizione rivolta al Sindaco di
Teramo e al sindaco di Montorio affinché venga
intitolata una via a Mons. Domenico De
Federicis (Montorio 1916-Teramo 1973), grande ed indimenticabile educatore della gioventù
teramana nei difficili anni del dopoguerra, rettore del Seminario aprutino per quasi 30 anni,
Cerimoniere della Cattedrale e professore nelle
scuole pubbliche.
scuola, le passeggiate in pomeriggio.
Tutto senza clamore, senza farsi notare più di
tanto anche nei momenti più difficili, in un
mondo che invece cerca l’ostentazione, il consenso, il pubblico… mi mancherai, questo è
certo, come manca la vicina di casa, la vecchia
conoscenza incontrata a casa di amici tanti anni
fa, quando eravamo
ragazze con la testa La Tenda vivrà con il tuo abbonamento:
annuale 15 euro, sostenitore 20 euro, cumulativo con la rivista “Prospettiva persona” 37 euro
piena di attese…
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“passeggiata dei tigli”, sono collocati i suoi busti
bronzei dedicati a eminenti personaggi abruzzesi. A Montorio al Vomano, sono collocate una
fontana bronzea ed una poderosa scultura dedicata alla memoria di Padre D’Andrea.
Questa personale Sinfonia di forme al
Mediamuseum, che riunisce più di trenta opere
della sua produzione artistica, offre la possibilità
di approfondire la conoscenza dell’autore.
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