PIETRO SCOPPOLA “LA NUOVA CRISTIANITA’ PERDUTA”
Una lettura di Girolamo Valenza1
Pietro Scoppola scrive “La nuova cristianità perduta” all’inizio del 19852 (II edizione nell’96; la
terza postuma nel 2008): vorrebbe essere un contributo alla discussione nella Chiesa italiana in
prossimità del Convegno di Loreto che si svolge nell’86. In effetti Scoppola ci offre l’espressione
più alta e più matura della sua sensibilità di credente, di studioso, di politico e di comunicatore:
“una testimonianza della sua inesausta ricerca verso traguardi di matura laicità (Giuseppe dalla
Torre, prefazione all’edizione del 2008)
Dare conto del libro non è compito facile. Quando fu pubblicato suscitò un grande interesse, tra gli
storici e nella comunità cristiana, per le sue originali e acute interpretazioni della crisi, che Lui, già,
con nettezza,avvertiva come epocale; colpisce la passione nel trattare la condizione della Chiesa, la
partecipazione “militante”, lo sforzo di dare un contributo alla presenza dei cristiani nella società,
Scoppola, nella premessa, traccia il disegno del suo lavoro “uno schizzo storico che diventa via via
un discorso di non definita natura epistemologica, ai confini fra ricerca e memoria,, studio
critico, testimonianza, libera riflessione e proposta”
Questa sua presentazione mostra già la difficoltà di riferirne il contenuto. Il mio tentativo sarà
quello di offrirvi alcune chiavi di lettura utili alla discussione. Ovviamente il tentativo è sommario
e insufficiente , rispetto alla ricchezza e alla complessità delle “riflessioni e proposte” contenute nel
lavoro di Scoppola.
La sua lettura per chi ancora non l’ha fatta è vivamente consigliata, e per chi l’ha già fatta, consiglio
di completarla con la lettura di due volumi recenti, che in qualche modo rappresentano una
“continuazione di “Cristianità perduta”
1. La democrazia dei cristiani. Il cattolicesimo politico nell’Italia unita (Laterza 2005):
intervista rilasciata a Giuseppe Tognon, nella quale ancora una volta, la sensibilità dello
storico e l’impegno civile e politico appaiono nelle loro interconnessioni profonde;
2. Un cattolico a modo suo (Morcellania 2008), terminato un mese prima della scomparsa. La
narrazione costituisce il testamento spirituale di Scoppola. Il libretto è permeato da quel
sentimento profondo per la storia e per la comunità che ha caratterizzato l’autore: un libro
fuori da ogni schema, ricco di suggestioni, folgorante, profondamente sincero, amaro e
fiducioso, autobiografico. Avendo avuto la grande fortuna di conoscerlo, leggendo il
libretto,l’ho sentito ancora vivo con la sua voce, calda,. pacata e serena:
Le pagine sono una confessione di come è maturata la sua fede, della sua sofferta testimonianza di
credente e di cristiano, Egli approda ad una fede che non si identifica con una dottrina e nemmeno
dimostrabile con astratti teoremi razionali: essa è un atto di libertà e trova i suoi motivi, entro la
corrente viva della fede biblica. Egli crede – secondo aspetto della sua fede, complementare al
primo- nella Chiesa, vive con la Chiesa, nella sua dimensione comunitaria, di comunità credente e
orante, legata alla testimonianza biblica grazie alla liturgia partecipata, restituita al popolo dal
Concilio.
1
Intervento nella tavola rotonda in memoria di Pietro Scoppola (24 agosto 2009), organizzata in occasione delle
Conversazioni di Palazzo Petrangolini di Urbino
2
Scoppola P. 2La nuova cristianità perduta Ed. Studium Roma 1985.
1
Egli ha un rapporto vivo con la storia: centrale è il suo interesse per il rapporto tra Chiesa e libertà
moderne. Studia l’intrasingentismo e il cattolicesimo liberale, il rapporto tra Chiesa, liberalismo,
democrazia, il modernismo, il rapporto tra Chiesa e fascismo..
S’interesa di politica, come ricerca di un cattolicesimo incarnato nella storia (Egli dà della politica
la bella definizione di “disegno per il futuro, valutazione razionale del possibile e sofferenza per
l’impossibile.).E’ stato al centro delle iniziative del cattolicesimo democratico ( fondatore della
Lega e direttore di Appunti di Cultura Politica,direttore della rivista” il Mulino”, punto d’incontro
tra il pensiero laico e quello cattolico – democratico, parlamentare da esterno nella Dc, sostenitore
dell’Ulivo, uno dei redattori del Manifesto del PD).
Scoppola, dunque, è stato laico e profondamente credente. Del suo impegno a favore della laicità
dello Stato, ne è prova il suo “no “sul referendum abrogativo del divorzio. In quegli stessi anni,
partecipa attivamente alla preparazione del Convegno ecclesiale del 76 “Evangelizzazione e
promozione umana”, confermando la definizione di Paolo VI, di “cattolico, a modo suo. Egli è stato
sempre pronto al colloquio con le nuove generazioni, concretamente personificate, nel libro, dai
figli e nipoti, preoccupato per . “radicale incertezza sul loro futuro”. Non parla da maestro, offre
riflessioni personali, più domande che certezze.
Le pagine finali sono la testimonianza di un uomo tormentato dal male, un Giobbe dei nostri giorni
che chiede a Dio le ragioni della sofferenza, ma come Giobbe, uomo dalla fede autentica, fa la
volontà di Dio, e in attesa della fine, si chiude nella preghiera e nel silenzo, atto estremo e intenso di
una vita seria e buona.
.
Ritorno al tema della serata il confronto sul volume “la nuova cristianita’ perduta
Mi soffermerò brevemente sull’introduzione La nuova cristianità:una speranza non realizzata
per fornire alcune chiavi di contenuto (il significato di ideale storico di “nuova cristianità) e di
metodo storiografico.
Vi proporrò, dopo, in forma di “indice” il contenuto dei capitoli riguardanti le fasi storiche dalla
successione al fascismo all’avvento della società secolarizzata. e, infine, cercherò di enucleare le
questioni che Scoppola allora proponeva (e, ritengo) ancora attuali riguardanti i problemi della
presenza cristiana nella società italiana.
L’introduzione.
Maritain. In Umanesimo Integrale, delineava la nuova cristianità come l’ideale storico di una
nuova cristianità, intesa come un regime temporale o un’età di cui la civiltà, nella sua forma
ispiratrice, sarebbe cristiana”. Questo ideale è stato un elemento di mobilitazione delle energie
cattoliche nell’Europa del dopoguerra. In Italia, dopo il fascismo che aveva condizionato la cultura
italiana, quel progetto di ricostruzione cristiana della società ebbe una versione mariteniana –
montiniana.
Un progetto ben diverso dell’ordine cristiano, posto in crisi dalla Riforma e dal liberalismo e
ben diverso da quello concepito da Pi XII di una ricostruzione cristiana che implicava l’idea di
una cultura autosufficiente e compiuta in se stessa, capace di dettare in ogni campo dello scibile un
orientamento dottrinale, anche sul terreno professionale univoci criteri di comportamento. %el
progetto mariteniano la nuova cristianità non è un ritorno ma un passo innanzi. La crisi degli
anni trenta spinge Maritain a concepire il suo progetto storico come un superamento delle
esperienze, per lui già fallimentari, del capitalismo e del comunismo.
Pur essendo diverso, per il metodo, per i fondamenti ecclesiologici sottesi, per gli esiti cui approda
in tema di rapporto Chiesa – mondo, per Scoppola, è un superamento, un arricchimento del progetto
pacelliano, non un’alternativa ad esso.
2
Comune, per i due progetti, era il richiamo al popolo cristiano,, ad una società civile cristiana, sana,
connessa strettamente connessa alla religiosa: Allo stato si richiedeva di uniformarsi alla realtà di un
paese cattolico, offrendo le dovute garanzie alla religione della stragrande maggioranza degli
italiani. E la democrazia doveva offrire garanzie oltre quelle giuridico – istituzionali.
Di fatto, nei primi anni del dopoguerra. si è avuto un regime di doppia garanzia per la Chiesa: la
garanzia concordataria ripristinata nella Costituzione repubblicana e la forte presenza organizzata
sul piano civile, sociale e politico. Vi è stata indubbiamente una fase di egemonia cattolica: con il
18 aprile del 48 con l’affermazione elettorale sembrava avverarsi l’avvento della nuova cristianità.
E invece “proprio i giorni dell’onnipotenza sono quelli in cui ha avuto inizio il processo di
secolarizzazione del Paese. Questa è una tesi centrale di Scoppola.
Egli parla di vistosa eterogenesi dei fini: quelle energie cattoliche che si erano mosse per la
costruzione di una nuova cristianità, oltre la contrapposizione fra capitalismo e comunismo, di fatto
hanno contribuito, fornendo il consenso politico di massa, a creare le condizioni del compromesso
fra capitalismo e democrazia e hanno reso possibile lo sviluppo neocapitalistico, uno sviluppo che
ha corroso, silenziosamente, le basi della presenza cattolica nel paese, dando vita ad una società
consumistica e al progressivo declino della presenza della Chiesa in Italia.
La tesi di Scoppola è che la speranza di una nuova cristianità non è stata distrutta da ideologie
opposte ma si è dissolta sotto la pressione dei meccanismi spontanei della società industriale.
Scoppola rifiuta la lettura filosofica della storia: “questa lettura – scrive Scoppola - è figlia delle
filosofie storiche ottocentesche delle quali anche la cultura del progetto di “nuova cristianità”
deriva. Il progetto storico per i cattolici ha svolto lo stesso ruolo che per altre aree culturali hanno
svolto le ideologie. L’ideologia offre una chiave di lettura del processo storico e pretende di
dominarne e orientarne gli sviluppi futuri; il progetto storico – nell’ispirazione cristiana – implica
un appello alla libertà e all’impegno dell’uomo e costituisce uno strumento di passaggio dal mondo
dei valori morali all’azione concreta.”
Entrambe, l’ideologia e il progetto, implicano l’idea e la pretesa che la storia si possa prevedere e
dominare nel suo sviluppo in un disegno di lungo periodo. La smentita a questa pretesa è data dai
fatti: lo sviluppo delle società industriali e postindustriali ha messo in crisi ogni visione ideologica.
Tutte le categorie con le quali le diverse correnti culturali hanno tentato di decifrare e dominare il
processo storico si sono rilevate deboli, insufficienti. Le filosofie a cui si ricollegano sono esposte
a ripensamenti critici.
Scoppola fa cenno, anche a supporto della sua tesi, alla riflessione teologica , sulla storia, che,
soprattutto ad opera del Concilio, pone in grande risalto il mistero e la libera azione di Dio,
comprendendo,, come categorie immanenti alla storia, il senso del limite, il peccato, la morte. Gli
eventi, per acquistare il valore dei segni, devono essere interpretati e capiti nella loro propria
dinamica. La riflessione teologica, impregnata di grande attenzione biblica, libera la storia e le
restituisce tutto il suo spessore concreto.
In questa ottica, Scoppola nella sua ricerca assume come campo privilegiato, con il metodo
rigoroso dello storico, il rapporto fra vita religioso - culturale e vita politica, civile ed economica,
allo scopo di ricostruire la storia del progressivo dissolversi delle speranze della nuova cristianità.
La successione dei fatti.
Egli parte dai fatti per comprendere gli avvenimenti. Per lui il problema centrale è la comprensione
dell’impatto che le trasformazioni avvenute con l’avvento della società industriale hanno avuto nel
mondo cattolico, trasformazioni che hanno avuto inizio con la società di massa posti in essere con il
3
fascismo. Per Scoppola non è un dato indifferente la continuità fra queste due forme di società di
massa.
Lo studio di Scoppola affronta nei capitoli successivi:
1. II sorgere della società di massa con il fascismo e come la Chiesa ha reagito; il
rafforzamento della “l’ecclesiologia dell’autorità; il confronto, durante il periodo costituente
tra le due “spinte” democratiche all’interno del cattolicesimo democratico: verso la
democrazia sociale, sostenuta dai dossettiani, e la democrazia politica, ricercata da De
Gasperi e sostenuta dall’asse Montini – De Gasperi.
2. La mobilitazione anticomunista (fine anni quaranta e negli anni cinquanta) del
cattolicesimo organizzato (Curia Romana, Civiltà Cattolica, Gedda e i Comitati Civici) e il
disagio dei cattolici (Mazzolari, Balducci, la crisi dell’Azione Cattolica – dimissioni di
Carretto e Rossi –, esautoramento di Montini; il ritiro dalla politica di alcuni dossettiani (lo
stesso Dossetti, Lazzati).
3. L’avvento della società consumistica,
legata al rapido (incontrollato) progresso
economico e sociale e la disattenzione della cultura e della dirigenza cattolica (anche
ecclesiale) di fonte ai fenomeni del consumismo (l’avvento della televisione e gli stili di
vita da questa diffusa).
4. Gli anni del centro – sinistra (la resistenza della gerarchia ecclesiastica, l’opposisione nelle
fila della democrazia cristiana, e il ruolo di Aldo Moro).Ma anche i tentativi di animazione
culturale e politica dei convegni di S. Pellegrino;
5. Giovanni XXIII, il Concilio, il diverso rapporto con il Mondo (la Gaudium et Spes), una
diversa ecclesiologia (la Chiesa popolo di Dio proclamata dalla Lumen gentium), la riforma
liturgica; la centralità della Scrittura (la Dei Verbum: eventi che rompono il monolitismo
ecclesiastico e che danno sostanza alla speranza della “Riforma religiosa;
6. Gli anni della contestazione, la stagione dei referendum e la risposta della Chiesa italiana
con il Convegno Ecclesiale “Evangelizzazione e Promozione Umana (76) e il documento dei
Vescovi italiani “I cristiani e le nuove prospettive del Paese” (1981);
7. Il rapido e violento affermarsi della società secolarizzata e la dura prova (sconfitta) della
Chiesa nella sua secolare aspirazione a plasmare la coscienza popolare. Scoppola tuttavia fa
osservare che la sconfitta riguarda non solo la Chiesa ma tutte le culture laiche che hanno
preteso in passato di guidare dall’alto, attraverso il dominio dei grandi centri culturali
(editoria,Università…), la cultura del Paese……I processi di secolarizzazione pongono alle
società industriali una sfida e un’alternativa radicale fra le nuove forme di libertà, fondate
sulla responsabilità e sull’iniziativa di singoli e di gruppi, o forme di schiavitù collettive,
anche se camuffate della società del benessere”
Questa alternativa fa da sfondo alle questioni che Scoppola pone ai cristiani alla conclusione del
libro.(rapporto società civile e società religiosa; Chiesa non più parte e le conseguenze della fine
dell’esperienza del partito cristiano; il tema dell’animazione della società e la riserva escatologica
dxi cui è dotata la Chiesa; la necessità di passare dalla cultura del progetto a quella del
comportamento;la categoria del conflitto come dato esperienziale della spiritualità) Tutte queste
questioni sono ancora lontane da avere ascolto, luoghi di adeguati approfondimenti, testimonianze
corali.
4
Le conclusioni: Problemi della presenza cristiana in una società secolarizzata.
1. Rapporto fra la società civile e la società religiosa.
Scoppola considera senza senso la richiesta della Chiesa allo Stato di più spazi privilegiati per lo
svolgimento della sua missione; sarebbe meglio che i cristiani contribuiscano al buon
funzionamento dello Stato, al consolidamento di un sistema di libertà garantite per tutti. Lo stato è
oggi profondamente segnato dalla crisi; non vi sono altre garanzie da chiedere che quelle che
derivano da un suo risanamento, da una coerente legislazione ispirata ai criteri di interesse generale
e di efficienza. Il buon governo, nella democrazia è oggi la prima e vera garanzia degli stessi
interessi dei cristiani in quanto cittadini……Si chiede ai cristiani una piena partecipazione alle
dimensioni laiche della politica e il superamento di ogni mentalità corporativa nei loro interessi.
Con queste premesse Scoppola esprime le sue riserve di come la istituzione “Chiesa” continui nella
difesa di “privilegi” che rischiano di ritorcersi contro (boomerang) nella sua condizioni di
“minoranza” nella società italiana ormai secolarizzata e non prendendo atto, all’interno della
Chiesa, dello scisma sommerso (di cui parlerà il filosofo Pietro Prini in suo fortunato pamphlet del
19993), tra i proclami della gerarchia e le coscienze dei fedeli. La Chiesa non può affidarsi alla
protezione dello Stato nel perseguimento della sua missione, deve puntare alla sua credibilità e alla
sua testimonianza.
Lo strumento concordatario è obsoleto. Scoppola riconosce le innovazioni del concordato dell’84,
che, pur affermando il principio di collaborazione tra Stato e Chiesa, lascia ampi spazi di scelta alla
volontà dei cittadini (l’opzione dell’8 per mille, l’avvalersi dell’insegnamento di religione…..).
Comunque Scoppola considera “arretrato” l’arroccamento della Chiesa nel controllo di una
posizione nella scuola pubblica che rischia di avere come destinatari settori di popolazione che sono
già in contatto con la Chiesa o, peggio ancora, di risolversi in posizioni di difesa corporativa di una
particolare categoria di docenti. Non sarebbe stata più lungimirante far passare il tema religioso nel
curriculum scolastico come elemento essenziale della nostra tradizione culturale? Non sarebbe
stato, ancora, più intelligente far rientrare l’insegnamento della Teologia nell’Università italiana?
2. Una Chiesa “non più parte” e la fine del partito cristiano.
Già allora Scoppola ( ancora il muro di Berlino non era crollato) prevedeva l’evoluzione del sistema
politico verso la democrazia dell’alternanza. In un tale regime la Chiesa non può essere parte (se lo
è, diventa gravissimo motivo di divisione della comunità dei credenti).
In una democrazia dell’alternanza i cristiani non sono più un soggetto sostanzialmente unitario.
Questo non significa la fine o l’esaurimento del partito dei cattolici.. Da storico Scoppola sostiene
che la possibilità di vita di un partito cattolico in un sistema democratico dell’alternanza è legata al
fatto che esso abbia una propria connotazione politico sociale e riesca ad avere una rappresentanza
di interessi e che sia sufficientemente autonomo dalla Chiesa o meglio ancora se raccolga il
consenso di non cattolici:
Scoppola, allora, prevedeva due possibili sbocchi, per una eventuale presenza dei cattolici nella
politca cpme forza organizzata: la continuazione dell’esperienza di un partito cattolico: come
“perno di un polo moderato – conservatore”, o diventare un partito che abbia come “missione” la
difesa degli interessi cattolici nel senso più tradizionale. Entrambi gli esiti sarebbero, o una rottura
netta con la tradizione legata ai nomi di Sturzo, De Gasperi, Moro o ridurre, nella società
secolarizzata italiana, all’irrilevanza una formazione politica.
L’alternativa praticabile (allora, per Scoppola): la rigenerazione di un forte partito democratico –
cristiano, laico, capace di esprimere compiutamente esigenze etiche e valoriali di cui cristiani sono
portatori, capace di fondare la sua dirigenza su persone moralmente credibili e di una progettualità
3
Prinii P “ Lo scisma sommerso. Il messaggio cristiano, la società moderna e la Chiesa Cattolica Garzanti 1999 (II ed.
2002)
5
che non abbia come premessa l’ispirazione cristiana. Scoppola riteneva ristretta e problematica una
tale possibilità quasi esclusivamente legata al rinnovo rele di una classe dirigente (da Scoppola
ritenuto molto improbabile, vista la degenerazione incombente in quegli anni)
Scoppola si allontana dall’ipotesi di una linea politica per proporre una “via non politica”,
chiamando in causa, direttamente, della Chiesa come risorsa di animazione sociale e “riserva
escatologica. Scoppola, scrive il suo libro alla vigilia del Convegno Ecclesiale di Loreto e a pochi
anni dell’importante documento della CEI “la Chiesa Italiana e le prospettive del Paese” (81), che
risentiva, con un vigore profetico inusitato, del Convegno Ecclesiale del 76. Allora, effettivamente,
si respirava un clima di speranza e di possibile rinnovamento religioso, che poi proprio il Convegno
di Loreto.fu all’origine di processi di “normalizzazione” con l’avvento dell’egemonia, nella Chiesa
Italiana, ruiniana4).
3. Animazione civile e riserva escatologica..
Scoppola, che scrive prima e per il Convegno di Loreto, sfida la Gerarchia dandole credito di potere
essere protagonista della ricostruzione di quelle riserve di valori morali, di solidarietà, di
responsabilità, di dedizione, necessarie alla convivenza civile e alla stessa vitalità della democrazia,
soprattutto in un tempo di profonda crisi morale prodotta dai processi di secolarizzazione. I cristiani
possono dare un contributo significativo nei campi del volontariato. Questo contributo diventa
significativo, in una stagione dove s’intravede la crisi del welfare state, non più in grado di garantire
sicurezza e benessere.. Il volontariato ha bisogno, però, di condizioni favorevoli al suo operare.
Queste condizioni possono essere favorite se esiste un volontariato diffuso, di un impegno civile
verso il sistema per rifornirlo di quella energia morale di cui ha bisogno per il suo cambiamento e
funzionamento. In una società secolarizzata, la presenza dei cristiani negli ambienti in cui operano
dovrebbe favorire e rafforzare quelle virtù di tolleranza, di iniziativa, di responsabilità e di
solidarietà che sono il fondamento etico della convivenza civile e della stessa democrazia. “Una
presenza dei cristiani in questa direzione si traduce anche in una funzione critica nei confronti dei
partiti e delle forze sociali, quali esse siano, anche se di nome e di dichiarata ispirazione cristiana.
In sostanza, la Chiesa avrebbe dovuto riacquistare un ruolo nell’educazione pre- partitica e civile,
influire sui comportamenti e sulle mentalità da rafforzare e da formare nella società, al di fuori della
ricerca di spazi garantiti di influenza e di azione.
Scoppola denuncia il fatto che i cattolici (e quindi la Chiesa) hanno a lungo considerato differente
ed estraneo ai loro interessi il campo dei comportamenti civili e collettivi.
Il tenace attaccamento all’idea di una cristianità da ricostruire ha impedito loro di considerare e
di sentire la società di tutti come la loro società e di impegnarsi a migliorarla e vivificarla.
E qui Scoppola indica un compito “ proprio della Chiesa” connesso con quella che egli chiama
“riserva escatologica”, il compito di continua e responsabile denuncia di tutto quanto offende la
dignità dell’uomo, la possibilità stessa del suo libero rapporto con Dio, di continua spinta verso
mete più alte di umanità e di solidarietà, di strenua difesa delle ragioni della pace, di richiamo
costante alle ragioni degli ultimi.
4
Cfr.l’editoriale di Aggiornamenti Sociali di settembre – ottobre 2007; Sorge B. “Chiesa italiana: una «nuova tappa»?
“Totalmente dedito alla sua grandiosa opera di promozione della fede a livello mondiale, Papa Wojtyla delega di fatto
il governo pastorale della Chiesa italiana al Presidente della CEI e Vicario per la diocesi di Roma. Il card. Ruini, da
un lato, punta a una solida organizzazione centralizzata della Chiesa italiana, e, dall'altro, tenta di rianimare una
presenza tendenzialmente unitaria sul piano culturale, mirando a una diversa forma di leadership cattolica nel
Paese, dopo la fine di quella politica. Al card. Ruini va il merito di aver condotto la Chiesa italiana a prendere coscienza
delle gravi sfide che la «questione antropologica» pone all'evangelizzazione e alla società; tuttavia la concentrazione del
potere per così lungo tempo (circa un ventennio) nelle mani di una sola persona ha prodotto inevitabilmente
un'attenuazione dello spirito collegiale e dell'autonomia delle Chiese locali, non ha favorito la crescita di un laicato
maturo e responsabile, ha finito col dare un crescente sapore politico agli interventi pubblici della Gerarchia, offrendo al
laicismo nostrano l'occasione di riattizzare un clima di scontro tra Stato e Chiesa che si pensava superato per sempre
dopo l'abbattimento degli «storici steccati», come li definì De Gasperi”.
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Tutto ciò fa parte pienamente dell’annuncio e della profezia che è missione “propria della Chiesa.
L’annuncio e la profezia sono un tutt’uno con le opere. Se manca la testimonianza dell’impegno il
rischio è di ridurre l’annuncio in vuoto verbalismo, in alibi alla fuga delle concrete responsabilità
che la realtà impone.”
4. Dalla cultura del progetto alla cultura del comportamento.
Allora, prendendo come fonte la lettera a Diogneto, Scoppola lancia un appello a prendere
coscienza intellettualmente e soprattutto nei comportamenti concreti, che non c’è una cristianità da
ricercare, un’altra patria terrena da attendere o da costruire, in questa patria e in questo tempo che
siamo chiamati a vivere, dobbiamo operare con il massimo impegno, per il suo miglioramento, per
la sua crescita, in senso più umano e al tempo stesso con il massimo distacco e libertà..
Dunque l’invito di Pietro: Occorre convertirsi dalla cultura del progetto alla cultura del
comportamento..
Scoppola nel suo libro “la Democrazia dei cristiani”, nel 2005 (vent’anni dopo “La nuova
cristianità perduta”) scrive ” l’identità politica dei cattolici è ancora una volta un problema aperto:
non credo che debbano essere più alla ricerca di una loro democrazia, ma diuna forma più alta di
democrazia. La democrazia dei cristiani non può più essere una nuova democrazia cristiana. Oggi
coincide con la democrazia di tutti; è un impegno a tener viva, anche con la fede, una speranza di
civiltà per il nuovo millennio….Ma la democrazia non è autosufficiente. Per recuperare e
approfondire il suo tessuto etico di base ha bisogno di nuove aristocrazie, morali, religiose e
culturali.La laicità che è una conquista condivisa, ha bisogno di un’anima religiosa”
La dimensione spirituale, nelle pagine conclusive di “Nuova Cristianità perduta”,viene evocata
fortemente con la sua riflessione sul rapporto fra certezza e coscienza del conflitto nell’esperienza
di fede. “Una fede senza ricerca e incertezza è esposta facilmente al rischio di diventare
convinzione umana, dato di cultura ne quale il senso stesso del dono si perde………il cammino del
cristiano per scoprire la “maturità della sua fede deve svolgersi tutto, nella dimensione del conflitto,
della ricerca, del rischio, del dubbio: E su questo terreno che egli può incontrare e condividere le
condizioni di ogni uomo…… La coscienza del conflitto, legata ad un dato essenziale della fede,
quello del peccato del quale non si può essere liberati senza l’intervento di Dio, da dato culturale
legato alla visione critica della società in cui siamo chiamati a vivere, diventa necessariamente dato
interiore da vivere in una spiritualità…..”
E qui Scoppola richiama l’esigenza di “una spiritualità, capace di vivere conflittualmente la doppia
fedeltà al messaggio cristiano e alle cose, nel loro spessore laico, singoli e comunità possono
diventare strumento di mediazione fra fede e storia…….una spiritualità che aiuti a fare ogni giorno
tutto quello che è possibile fare nelle dimensioni concrete della laicità quotidiana, sapendo al tempo
stesso, che quello che si fa è sempre poco e talvolta inutile; che consenta di credere nel valore delle
cose e al tempo stesso di relativizzarle; tanto ferma nella fede da essere tollerante e discreta quando
le divisioni traversano le famiglie e la stessa comunità ecclesiale; una spiritualità della tenda, del
deserto, dell’esodo, più che nel tempio e perciò radicata in pieno nella Bibbia…..La conoscenza del
“libro”, farne esperienza dovrebbe diventare la condizione di un cristianesimo adulto, unico
possibile in una società secolarizzata, ………di una rinnovata esperienza di fede5”
5
Recensendo il libro del Card. Martini Conversazioni notturne a Gerusalemme. Sul rischio della fede (Mondadori,
Milano 2008). Padre Sorge nel suo editoriale per Aggiornamenti Sociali di novembre 2008 scrive “Occorre, , - come fa
la Bibbia - enunciare con chiarezza alcuni principi e riferirsi poi alla responsabilità dei singoli. Il Cardinale è convinto
che la valorizzazione della responsabilità della coscienza personale faciliterà il dialogo e la mutua comprensione tra
culture. La ragione è che la verità di Dio è accessibile solo attraverso le mediazioni storiche e culturali. Pertanto, alla
luce della Bibbia, l'«inculturazione» della fede non è la rigida trasmissione, da una generazione all'altra, di un sistema
dottrinale certo e immutabile (il depositum fidei), ma è fare storia e cultura attraverso le necessarie «mediazioni». Il
discorso sulla verità non si può disgiungere da quello sulla prassi pastorale. È molto diverso intendere la nuova
evangelizzazione come mero adeguamento della verità rivelata (intesa come un sistema dottrinale astorico) ai problemi
del mondo moderno, oppure intenderla nel senso di quel «pensare in modo più aperto» (e biblico), di cui Martini offre
un esempio nelle sue risposte ai giovani. Ciò consente di ampliare gli orizzonti pastorali e di entrare in dialogo con la
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Scoppola non fu un cattolico eccentrico (un cattolico a modo suo), ma un autentico testimone, vero
credente e vero intellettuale cristiano: maestro di molt e può continuare ad esserlo, per giovani,
attraverso i suoi scritti. .
cultura dei nostri giorni, anche se molte riflessioni del libro difficilmente saranno condivise da quanti sono fermi
all'impostazione scolastica, prevalente negli stessi documenti conciliari.(Sorge B. Per una Chiesa audace)
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PIETRO SCOPPOLA “LA NUOVA CRISTIANITA` PERDUTA” Una