COMUNICAZIONE E CONTROLLO
DELLA CREAZIONE DI VALORE
PER GLI STAKEHOLDER
ALCUNE PREMESSE
DI CARATTERE GENERALE
In tema di natura e obiettivi dell’impresa
ci sono due ipotesi base:
A. l’impresa non ha obiettivi suoi, ma è uno
strumento
con cui chi la controlla
(l’imprenditore, i soci, i cooperatori)
persegue i propri interessi
B. l’impresa, in rapporto al suo ruolo
istituzionale, è una entità autonoma con
obiettivi propri di durabilità e continuità nel
tempo
A. Si tratta storicamente degli obiettivi di profitto,
perseguiti in un quadro ± definito e stringente di
vincoli e norme posti a salvaguardia dell’interesse e
del bene pubblico
In proposito ci sono ipotesi, fortemente radicate negli USA,
secondo cui il ruolo dell’impresa consiste esclusivamente
nel perseguire il profitto
Si vedano in proposito:
• la causa dei fratelli Dodge contro Henry Ford e la
sentenza della Corte Suprema dello Stato del Michigan
del 1919 a proposito degli obiettivi di profitto e della
politica dei dividendi della Ford M.C.
• le affermazioni di Milton Friedman circa il fatto che
perseguendo il max profitto l’impresa concorre all’ottimo
utilizzo delle risorse del sistema economico, escludendo
ogni ipotesi di responsabilità sociale
B. Secondo la Scuola Italiana di Economia
Aziendale la autonomia e la durabilità
dell’impresa sono legate alla sua capacità di
operare con continuità nel tempo, sempre in
condizioni di economicità
• La autonomia e la durabilità dell’impresa sono legate alla sua
capacità di progettare e realizzare prodotti apprezzati dal
mercato, e generare un adeguato volume di ricavi in modo da
remunerare i fattori utilizzati e residuare un utile sufficiente
per remunerare il capitale di rischio
• Queste ipotesi implicano:
- una progettualità dell’impresa proiettata in una prospettiva
di medio/lungo termine
- la capacità di sviluppare e valorizzare il patrimonio di risorse
e di relazioni dell’impresa
- un ruolo dell’impresa funzionale allo sviluppo equilibrato
della società (pieno impiego e remunerazione congrua dei
fattori produttivi)
Va ricordato che rispetto a queste ipotesi la Costituzione
della Repubblica italiana considera l’impresa un attore
costitutivo, ma non irresponsabile, del sistema economico e
sociale
Art 41
- comma 1 :“La Costituzione della Repubblica italiana
riconosce la libertà dell’iniziativa economica privata”
- commi 2 e 3: l’attività dell’imprenditore “non può
svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo
da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla
dignità umana. La legge determina i programmi e i
controlli opportuni perché l’attività economica
pubblica e privata possa essere indirizzata e
coordinata ai fini sociali”.
Oggi due determinanti di fondo spingono in
direzioni opposte la natura e gli obiettivi delle
imprese :
A. la mobilità dei capitali a livello internazionale
e conseguente pressione per la
massimizzazione del loro rendimento nel
breve termine
B. le esigenze di sostenibilità dello sviluppo e
crescente attenzione alla responsabilità
sociale dell’impresa
SOSTENIBILITÀ DELLO SVILUPPO
E RESPONSABILITA’ SOCIALE
DELLE IMPRESE
Nello sviluppo non si risolve solo nella
dimensione economica
• Robert Kennedy, Ministro della Giustizia USA, primi anni ’60:
“…non troveremo né un fine per la nazione né la nostra personale soddisfazione
nella mera continuazione del progresso economico, nell’ammassare senza fine
beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice
Dow-Jones, né i successi nazionali sulla base del prodotto interno lordo. Perché
il PIL comprende l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette e le
ambulanze per sgombrare le strade dalle carneficine. Mette sul conto le
serrature speciali con cui chiudiamo le nostre porte e le prigioni per coloro che
le scardinano. Il PIL comprende la distruzione dei boschi e la morte dei fiumi, la
produzione di armi e la ricerca per la guerra batteriologica, i programmi
televisivi che inneggiano alla violenza. E se il PIL comprende tutto questo, molte
cose non sono calcolate. Il PIL non tiene conto dello stato di salute delle nostre
famiglie, della qualità dell’educazione dei bambini e della gioia dei loro giochi.
E’ indifferente alla decenza delle nostre fabbriche ed alla sicurezza delle strade.
Non comprende la solidità dei matrimoni,l’intelligenza delle nostre discussioni,
l’onestà dei dipendenti”.
…segue…
• Negli anni ’90 il premio Nobel per l’economia Amartya Sen sostiene che
“lo sviluppo deve essere inteso come un processo di espansione delle
libertà reali di cui godono gli esseri umani. In tale prospettiva, tutte le
conquiste, tanto nella sfera privata quanto in quella pubblica e politica,
sono soltanto mezzi per accrescere qualsiasi forma di libertà, che rimane,
allo stesso tempo, il fine primario e il mezzo principale per conseguire lo
sviluppo. Di conseguenza, la sfida consiste nell’eliminare i vari tipi di ‘non
libertà’ che limitano o negano all’uomo l’opportunità o la capacità di agire
secondo ragione e di costruire la vita che preferisce: tra essi vanno percjò
annoverati la fame e la miseria materiale al pari della tirannia, la
precarietà economica, il degrado ambientale così come l’intolleranza o la
repressione, il sottosviluppo non meno dell’autoritarismo delle classi
dirigenti”
• E’ ormai all’ordine del giorno l’elaborazione di indicatori per il
monitoraggio dello sviluppo che sostituiscano/integrino il PIL tenendo
conto anche della qualità della vita individuale e collettiva.
…segue…
• Il rapporto Brundtland, elaborato nel 1987 dalla
Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo
dell’ONU fornisce la seguente definizione di sviluppo
sostenibile:« Lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una
definitiva condizione di armonia, è piuttosto un processo
di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse,
la direzione degli investimenti, l’orientamento dello
sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano
resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali».
In altri termini, occorre evitare che la soddisfazione dei
bisogni delle generazioni attuali comprometta la
soddisfazione dei bisogni delle generazioni future.
…segue…
• Nel 2000 il summit UE di Lisbona sottolinea l’obiettivo di un Europa in cui
“l’economia della conoscenza deve diventare la più competitiva e
dinamica del mondo, capace di una crescita economica sostenibile
accompagnata da un miglioramento continuo qualitativo e quantitativo
dell’occupazione e da una maggiore coesione sociale”
• Nel 2001 la Commissione delle Comunità Europee pubblica un Libro Verde
dal titolo “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale
delle imprese” in cui si afferma che la responsabilità sociale può essere
intesa come “l’integrazione volontaria delle problematiche sociali ed
ecologiche nelle operazioni commerciali e nei rapporti delle imprese con
gli stakeholder” e che “al di là delle esigenze regolamentari e
convenzionali cui devono comunque conformarsi” le imprese dovrebbero
sforzarsi di “elevare le norme collegate allo sviluppo sociale, alla tutela
dell’ambiente ed al rispetto dei diritti fondamentali, adottando un sistema
di governo aperto, in grado di conciliare gli interessi delle varie parti
interessate nell’ambito di un approccio globale della qualità e dello
sviluppo sostenibile”.
…quindi…
• negli ultimi 20/30 anni si è fatto sempre più evidente
l’impatto dell’attività delle imprese sul piano
- economico: produzione e distribuzione della ricchezza
- ambientale: consumo di materie prime, acqua, energia e
produzione di emissioni , scarichi, rifiuti
- sociale: relazioni industriali, salute e sicurezza sul lavoro,
formazione e istruzione, tutela delle diversità e pari
opportunità
• si diffonde l’idea che la responsabilità delle imprese si
estenda ad una triple bottom line
La responsabilità sociale dell’impresa si estende
alla triple bottom line, come creazione di valore
socio-economico
Aspetti economici
Produzione della ricchezza
Distribuzione della ricchezza
Aspetti sociali
Relazioni industriali
Salute e sicurezza sul lavoro
Formazione e istruzione
Tutela delle diversità
Pari opportunità
Aspetti ambientali
Consumo di materie prime,
acqua, energia
Produzione di emissioni ,
scarichi, rifiuti
La responsabilità sociale dell’impresa e
comunicazione aziendale
si estendono
• dal piano economico-finanziario
• al piano sociale-ambientale
La responsabilità sociale
è una logica che può riguardare
• attese espresse nei confronti dell’impresa
• atteggiamenti che caratterizzano il comportamento
dell’impresa
come atteggiamento dell’impresa la responsabilità sociale si
esprime e può essere valutata con riferimento a due diversi
aspetti
• A) l’assunzione di responsabilità sociale
• B) l’approccio rispetto ai problemi di responsabilità sociale
A) L’assunzione di responsabilità da parte
dell’impresa può estendersi su più livelli, a
crescente valenza sociale
• economici, relativi alle risposte produttive fornite ai bisogni
• legali, relativi al rispetto delle norme codificate
(condizione necessaria per la durabilità dell’impresa)
• etici, relativi al rispetto di norme non codificate ma
generalmente condivise
• discrezionali, assumendo in termini volontari politiche e
iniziative autonome sul piano sociale e ambientale,
interagendo con gli stakeholder e con la società
(
B) L’approccio dell’impresa ai problemi di
responsabilità sociale può essere
•
•
•
•
passivo, di elusione e resistenza
reattivo, di risposta a posteriori a specifiche sollecitazioni
proattivo, di iniziativa autonoma anticipando i problemi
interattivo, promuovendo il dialogo con gli attori sociali e
istituzionali
→La responsabilità sociale dell’impresa non è un quadro di
regole e di norme definito ma è un processo aperto,
interattivo, sperimentale e condiviso a livello collettivo,
che investe la dimensione della comunicazione, sia come
dialogo che come informazione
La comunicazione socio-ambientale
dell’impresa:
• è una rendicontazione volontaria (salvo, in Italia, che
per le fondazioni bancarie che sono tenute a redigere
un bilancio di missione e per le imprese sociali che sono
tenute a redigere un bilancio sociale)
• può avere contenuti contabili ed extra-contabili, forme
tabellari e narrative
• si rivolge a interlocutori selezionati (tipicamente
gli stakeholder) ma anche alla generalità del pubblico
• è uno strumento per creare e mantenere un equilibrio
relazionale consonante con gli stakeholder e con il contesto
ambientale
La comunicazione socio-ambientale
dell’impresa:
• è onerosa sul piano
- della rilevanza e della trasparenza delle informazioni da
fornire (è impegnativa sul piano organizzativo)
- delle risorse umane, strumentali e finanziarie da impegnare
(implica il sostenimento di costi)
• può assicurare vantaggi sul piano
- reputazionale (capitale immateriale)
- della qualità e della stabilità dei rapporti con gli stakeholder
- nei rapporti con soggetti (committenti, banche etiche)
selettivi in base agli impegni di responsabilità sociale
La comunicazione socio-ambientale
dell’impresa
può avvalersi:
• di standard di riferimento, aventi per oggetti requisiti o processi da
osservare in campo socio-ambientale per es.
- SA8000 (Social Accountability 8000) riguardante le condizioni di lavoro
- AA1000 (AccountAbility 1000) riguardante aspetti etico sociali
• di standard di rendicontazione, aventi per oggetto modelli di reportistica
socio-ambientale la cui diffusione consente di produrre report socioambientali più credibili e comparabili, come i Bilanci Sociali, per es.
- GBS (Gruppo di lavoro per il Bilancio Sociale)
- GRI (Global Reporting Initiative)
Sono standard di riferimento per la
certificazione socio-ambientale:
• Lo SA8000 (Social Accountability 8000), emesso nel 1997 e aggiornato nel
2001 dal CEPAA (Council for Economic Priorities Accreditation Agency)
avente per oggetto gli standard etici in tema di condizioni di lavoro.
Individua requisiti sociali per un comportamento eticamente corretto
delle imprese e nelle filiere produttive, in tema di rispetto dei diritti
umani, rispetto dei diritti dei lavoratori, tutela contro lo sfruttamento dei
minori, garanzia di sicurezza e salubrità sul posto di lavoro. E’ un modello
certificabile da un Ente Esterno
• AA1000 (AccountAbility 1000) sviluppato dall'ISEA (Institute of Social and
Ethical Accountability) a partire dal 1999. E’ uno standard che fornisce i
principi ed enuncia le fasi attraverso le quali gestire processi di
accounting, auditing e reporting etico e sociale. Non è quindi uno
standard certificabile.
IL BILANCIO SOCIALE
In tema di Bilancio Sociale esistono esperienze
vecchie e nuove. Esperienze vecchie:
• In Francia. Il Bilancio Sociale è stato introdotto con una legge
dal 1977 ed è obbligatorio per le imprese con più di 300
dipendenti. Ha valenza soprattutto interna in quanto riguarda
i rapporti col personale; fornisce informazioni sul personale e
sulle politiche per il personale
• In Germania. Il Bilancio Sociale è stato adottato da diverse
grandi imprese a partire dagli anni ‘70 utilizzando un modello
del gruppo di studio Bilanz-Praxis. Prevede di fornire
informazioni in tema di azioni socialmente rilevanti
dell’impresa, di Valore Aggiunto prodotto e distribuito e di
contabilità sociale (attività sociali quantificabili)
Le esperienze nuove in tema di Bilancio Sociale
riguardano modelli:
• proposti da associazioni costituite con la finalità di
proporre principi di redazione di questo tipo di
report
• basati su elementi caratterizzanti relativi a principi di
redazione, struttura, contenuto
• aventi per oggetto
- la rendicontazione nei confronti degli stakeholder
→Bilancio Sociale Multi-Stakeholder, es.modelloGBS
- la rendicontazione socio-ambientale
→Bilancio di sostenibilità, es. modello GRI
Il Bilancio Sociale, modello GBS
•
•
•
•
•
•
•
•
•
È stato proposto dal Gruppo di studio per il Bilancio Sociale, costituito nel 1998 da
esponenti del mondo accademico, professionale e consulenziale
E’ regolato dai “Principi di redazione del bilancio sociale”, emanati dal GBS nel
2001
Non è un rendiconto che accoglie dati e indicatori bilancianti, ma un documento di
sintesi da redigere periodicamente secondo determinate regole e procedure
E’ autonomo dal bilancio di periodo, con cui però trae dati e informazioni che
risultano così certi e verificabili
Può essere redatto da tutti tipi di aziende (private, pubbliche, ecc.)
Va sottoscritto dall’organo di governo, che se ne assume la responsabilità per le
informazioni prodotte
Deve essere redatto periodicamente, di regola a fine esercizio
E un documento consuntivo, ma deve contenere linee programmatiche per il
futuro, consentendo confronti tra obiettivi e risultati
E’ un documento pubblico, accessibile in particolare a quanti interessati
Il Bilancio Sociale, modello GBS
fornisce prescrizioni in tema di
A) obiettivi
B) principi di redazione
C) struttura e contenuti
A) Obiettivi
due in particolare:
• fornire a tutti gli stakeholder un quadro complessivo
delle performance dell’azienda, aprendo un processo
interattivo di comunicazione sociale e fornire
informazioni utili sulla qualità dell’attività aziendale
• migliorare - anche sotto il profilo etico-sociale - le
conoscenze e le possibilità di valutazione e di scelta
degli stakeholder
B) Principi di redazione (n.17)
per garantire la qualità del processo di formazione del
bilancio sociale e delle informazioni in esso contenute
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Responsabilità: identificare le categorie di stakeholder cui l’azienda deve rendere
conto
Identificazione: dare informazioni sulla proprietà e il governo dell’azienda e
definire la missione aziendale
Trasparenza: esplicitare il procedimento logico di rilevazione, riclassificazione,
formazione del bilancio sociale
Inclusione: di tutti gli stakeholder identificati e motivazione di eventuali esclusioni
Coerenza: conformità delle politiche e delle scelte manageriali ai valori dichiarati
Neutralità: indipendenza da interessi di parte
Competenza di periodo: rilevazione degli effetti sociali nel momento di
maturazione e realizzazione, non nel momento finanziariamente rilevante
Prudenza: non sopravvalutazione del quadro della realtà aziendale; per i dati
contabili valutazioni al costo
Comparabilità: nel tempo (bilanci di diversi anni) e nello spazio (con bilanci di altre
aziende)
segue
•
•
•
•
•
•
•
•
Comprensibilità, chiarezza e intelligibilità: informazioni chiare e comprensibili,
equilibrio tra forma e sostanza, intelligibilità delle scelte aziendali
Periodicità e ricorrenza: coincidenza del periodo amministrativo con quello del
bilancio d’esercizio
Omogeneità: utilizzo di un’unica moneta di conto
Utilità: attitudine dei dati e delle informazioni a soddisfare le attese del pubblico
Significatività e rilevanza: impatto effettivo degli accadimenti; se ci sono stime o
valutazioni, devono essere fondate su ipotesi esplicite e congruenti
Verificabilità dell’informazione: anche relativamente all’informativa
supplementare al bilancio
Attendibilità e fedele rappresentazione: informazioni scevre da errori e pregiudizi,
prevalenza degli aspetti formali su quelli sostanziali
Autonomia delle terze parti: eventuali terze parti coinvolte nella redazione del
bilancio devono essere autonome e indipendenti nel loro giudizio; le valutazioni di
terze parti fanno parte di apposito distinto allegato
C) Struttura e contenuti
articolata in tre sezioni:
• C1) identità aziendale,
• C2) produzione e distribuzione del Valore Aggiunto,
• C3) relazione sociale
C1) Identità aziendale
• Assetto istituzionale: assetto proprietario e governance, storia
aziendale, dimensione, posizione sul mercato, assetto
organizzativo
• Valori di riferimento: orientamenti valoriali, principi etici e
codici deontologici supportati da requisiti di prescrittività,
osservanza, stabilità, generalità, imparzialità, universalità
• Missione: finalità dell’azienda in campo economico e sociale
• Strategie: scelte e obiettivi a medio e lungo termine
• Politiche: scelte e obiettivi a breve termine, criteri cui viene
orientata la gestione
C2) Produzione e distribuzione del Valore
Aggiunto
• Riclassificazione del conto Economico con evidenza
della formazione del Valore Aggiunto
• Prospetto della destinazione del Valore Aggiunto con
evidenza delle remunerazioni spettanti ai diversi
stakeholder: personale, Pubblica amministrazione,
capitale di credito, capitale di rischio, azienda e
collettività
C3) Relazione sociale
• Contiene la descrizione qualitativa e quantitativa dei risultati
ottenuti in merito agli impegni assunti e degli effetti prodotti
sui singoli stakeholder
• Fornisce informazioni sia di interesse generale che classificate
per distinte categorie di stakeholder: personale, soci,
finanziatori, clienti/utenti, fornitori, pubblica
amministrazione, collettività
• Prevede tre sezioni integrative contenenti giudizi e opinioni
degli stakeholder, commenti e dichiarazioni dell’azienda, linee
di miglioramento del bilancio sociale
L’articolazione del Bilancio Sociale GBS
Identità
aziendale
I)
II)
III)
IV)
V)
Valore
Aggiunto
Assetto
Produzione e
istituzionale distribuzione
Missione
Valori etici di
riferimento
Strategie
Politiche
Relazione
sociale
Sezioni
integrative
a) Risultati
ottenuti a
fronte degli
impegni
precedenti
verso gli
stakeholder
b) Impegni assunti
verso gli
stakeholder
c) Analisi dei
programmi
- Giudizi degli
stakeholder
- Commenti e
dichiarazioni
dell'azienda
- Linee di
miglioramento del
Bilancio Sociale
- Eventuale
attestazione di
conformità delle
procedure
Il Bilancio Sociale, modello GRI3
• E’ stato proposto come iniziativa congiunta promossa nel 1997 da CERES
(Coalition for Environmentally Responsible Economics) e UNEP (United
Nations Environment Programme)
• Versioni successive delle GRI Sustainibility Reporting Guidelines sono
state emesse dal 2000 al 2011
• Il modello è stato elaborato al fine di migliorare qualità, rigore e utilità
della rendicontazione in tema di sostenibilità, ed in particolare sulla
performance economica, ambientale e sociale, portandola al livello della
rendicontazione economico-finanziaria
• Il modello è stato elaborato per poter essere utilizzato da ogni tipo di
aziende ed enti, indipendentemente dalle dimensioni, dal settore di
attività e dal paese
Il modello GRI3 si articola come segue:
Come rendicontare, attraverso le seguenti parti:
• Guida alla definizione del contenuto del report
• Principi di definizione del contenuto del report
• Principi di garanzia della qualità del report
• Guida alla definizione del perimetro del report
• (Protocolli tecnici)
Cosa rendicontare, attraverso le seguenti parti:
• Informativa standard
• (Supplementi di settore)
La Guida (alla definizione del contenuto del
report)
Riguarda l’identificazione, tenendo conto dei Principi di definizione del
contenuto e della qualità del report e della Guida alla definizione del
perimetro del report, degli:
• argomenti
• indicatori
da includere nel report
N.B.
Gli indicatori sono distinti tra:
• core, rilevanti per la maggior parte di aziende ed enti che presentano
report di sostenibilità e per la maggior parte degli stakeholder
• additional, rilevanti per un numero limitato di aziende ed enti o destinati
a stakeholder particolarmente importanti
L’adozione del modello può essere:
• in accordance, completa
• informal, parziale per indicatori, copertura degli argomenti e livello di
trasparenza
I Principi (di definizione del contenuto del
report)
riguardano
• Materialità (rilevanza): le informazioni devono riferirsi agli argomenti e
agli indicatori che riflettono gli impatti economici, ambientali e sociali
significativi o che potrebbero influenzare in modo sostanziale le
valutazioni e le decisioni degli stakeholder
• Inclusività degli stakeholder: occorre identificare gli stakeholder e
spiegare nel report in che modo si è risposto alle loro ragionevoli
aspettative e ai loro interessi
• Contesto di sostenibilità: le performance devono essere ricondotte al
contesto di riferimento e ai suoi problemi di sviluppo sostenibile
• Completezza: le informazioni devono riflettere in modo esauriente gli
impatti economici, ambientale e sociali significativi e permettere agli
stakeholder di valutare adeguatamente tali performance
I Principi (di garanzia della qualità del report)
riguardano
•
•
•
•
•
•
•
Equilibrio: il report deve riflettere aspetti positivi e negativi della performance e
permetterne una valutazione ragionata
Comparabilità: presentazione delle informazioni tale da rendere possibili confronti
nel tempo e nello spazio
Accuratezza: livello di dettaglio e di precisione delle informazioni fornite
Tempestività: presentazione a cadenza regolare e sollecita informazione agli
stakeholder
Chiarezza: comprensibilità per gli stakeholder adeguata spiegazione dei termini
tecnici
Trasparenza: esplicitazione dei processi, delle procedure e delle assunzioni che
stanno alla base della preparazione del report
Verificabilità: possibilità da parte di verificatori interni o esterni di accertare
l’affidabilità dei dati e delle informazioni contenute nel report
La Guida (alla definizione del perimetro del
report)
prescrive di includere nel perimetro del report le entità
• a monte
• a valle
su cui si esercita
• controllo: capacità di determinare le scelte
• influenza significativa: capacità di partecipare alle scelte
(Protocolli tecnici)
Forniscono definizioni, procedure, formule per la elaborazione
di specifici indicatori
Informativa standard
Articolata in tre parti:
• Strategia e profilo
• Modalità di gestione
• Indicatori di performance
Strategia e profilo
• Strategia: descrizione della strategia e del contributo
perseguito allo sviluppo sostenibile; richiamo del ruolo nella
strategia aziendale degli obiettivi economici, ambientali e
sociali più significativi; richiamo dei successi e fallimenti più
significativi rispetto ai temi dello sviluppo sostenibile;
descrizione dell’approccio al coinvolgimento degli
stakeholder; indicazione delle più rilevanti sfide per il futuro
• Profilo organizzativo: dimensioni, prodotti, mercati, forma
giuridica, struttura operativa, stakeholder
• Profilo del report: periodo di riferimento, perimetro del
report, comparabilità col precedente report
Modalità di gestione
• Governance: composizione e funzionamento del CdA , comitati per la
governance (remunerazione dei dirigenti, carriere, ecc.), indicazioni
rilevanti contenute nei codici etici (per es. presenza amministratori
indipendenti) e nelle politiche gestionali (per es. in tema di pari
opportunità nelle carriere dirigenziali)
• Coinvolgimento degli stakeholder: approccio e modalità di consultazione,
tipo di informazioni generate nelle consultazioni, utilizzo di queste
informazioni nel report
• Politiche direzionali e sistemi di management: scelte relative alle
tematiche rilevanti ai fini della sostenibilità (per es. obiettivi in tema di
risparmio energetico), eventuale adesione a codici di comportamento o a
standard di riferimento per la gestione sociale (es. SA 8000) e ambientale
(per es. AA10000) con o senza certificazioni
Indicatori di performance economica
• Performance economica: “la dimensione economica della
sostenibilità riguarda gli impatti sulle condizioni economiche
dei propri stakeholder e sui sistemi economici a livello locale,
nazionale e globale”
• Gli indicatori riguardano i seguenti aspetti:
- performance economica (valore aggiunto generato e
distribuito, flussi di capitale tra gli stakeholder, ecc.)
- presenza sul mercato (spese su fornitori locali, assunzioni in
sede locale, ecc.)
- impatti economici indiretti (investimenti in infrastrutture e
servizi, finanziamento fondazioni, donazioni, ecc.)
Indicatori di performance ambientale
• Performance ambientale: “la dimensione ambientale della sostenibilità
riguarda l’impatto sui sistemi naturali viventi e non viventi, compresi
ecosistema, terreni, aria, acqua); sono in gioco input (es. risorse utilizzate) e
output (es. emissioni, scariche, rifiuti) dell’attività svolta, rispetto di norme
e regolamenti, investimenti in campo ambientale, impatto di prodotti e
servizi
• Gli indicatori riguardano i seguenti aspetti:
- materie prime
- energia
- acqua
- biodiversità (insieme delle forme viventi geneticamente diverse e degli
ecosistemi correlati)
- emissioni, scarichi, rifiuti
- prodotti e servizi
- conformità (rispetto di leggi e regolamenti;sanzioni per mancato rispetto)
- trasporti
- generale (spese e investimenti per la protezione dell’ambiente)
Indicatori di performance sociale
• Performance sociale: “la dimensione sociale della sostenibilità riflette gli
impatti dell’organizzazione sui sistemi sociali in cui opera”
• Gli indicatori riguardano i seguenti aspetti:
- pratiche e condizioni di lavoro: occupazione, relazioni industriali, salute e
sicurezza sul lavoro, formazione e istruzione, diversità e pari opportunità
- diritti umani: considerazione dei diritti umani nelle pratiche di
investimento e nella selezione dei fornitori/appaltatori, non
discriminazione, libertà di associazione e contrattazione collettiva, lavoro
minorile, lavoro forzato, pratiche di sicurezza, diritti delle popolazioni
indigene
- società: collettività, corruzione, contributi politici, comportamenti anticollusivi, conformità
- responsabilità di prodotto: salute e sicurezza dei consumatori,
etichettatura di prodotti e servizi, marketing communication, rispetto
della privacy, conformità
(Supplementi di settore)
Contengono integrazioni ai report suggerite per
aziende ed enti operanti in particolari settori
Scarica

il valore per gli stakeholder 3