Scuola sec. I grado Andrea Briosco Classi II A II B II C Attività di prevenzione del bullismo e di promozione dell’autostima prof.ssa Caterina Annese prof. Francesco Lo Faro prof.ssa Francesca Vian 1 Anno scolastico 2011-12 IN COPERTINA Titoli di storie scritte dagli studenti 2 Fasi dell’attività Branco di Scuola di Guido Castiglia Visione dello spettacolo Riproposizione teatrale dello spettacolo a scuola spettacolo scuola Invenzioneadi un nuovo finale Scheda di riflessione Storie di prepotenza Tutti gli alunni hanno scritto una storia di prepotenza Chi risolve il problema? Recitazione di alcune storie imitando la tecnica di Castiglia Storie di una ricreazione Storie di una triste ricreazione Regolamento ricreazione Premiazione 8 giugno 2012 3 4 Branco di Scuola di Guido Castiglia Visione dello spettacolo Riproposizione teatrale dello spettacolo a scuola spettacolo scuola Invenzioneadi un nuovo finale Scheda di riflessione 5 Visione dello spettacolo Le tre classi seconde della scuola Briosco hanno partecipato alla visione dello spettacolo Branco di scuola, di Guido Castiglia, il 3 febbraio 2012, organizzata dal Consiglio di quartiere. Lo spettacolo di Guido Castiglia “È la storia di un fratello e una sorella che, in maniera diversa, sono stretti nella morsa del bullismo reale e discriminante, che vede nel più debole una preda da aggredire, un bullismo costante e latente e, a volte, apparentemente innocuo ma psicologicamente devastante. Il racconto, come indica il sottotitolo “una semplice storia di bullismo”, non riconduce a fatti clamorosi di spettacolari vandalismi, né di violenze degne di stuntman cinematografici. La storia narra, con un linguaggio contemporaneo, ironico e a tratti comico, di un tradimento intimo e di un disagio crescente, perpetrato, in modo costante e latente, tra i ragazzi di un liceo. Fatti che, lontani dai clamori del richiamo mediatico, minano, in primis, la dignità umana”. Da nonsoloteatro.com La storia è tratta da Guido Castiglia, A Trecento km all’ora, edizione Colonnetti. 6 Riproposizione teatrale dello spettacolo a scuola Andrea Zanon, Keerian Akubuo, Marco Giacomel hanno riproposto lo spettacolo, imitando l’attore Guido Castiglia. Tutti gli studenti hanno aiutato ricordando passo passo le battute e i passaggi della storia narrata. 7 8 Invenzione di un nuovo finale Abbiamo immaginato la nostra fine preferita. Akubuo Keerian “Sofia squadra il fratello, il suo sguardo sale fino agli occhi. Poi gli dice che ci è rimasta davvero male di come lui si è comportato. Ma lo abbraccia e lo perdona”. Mattia Xia Zi Peng “Sofia squadra il fratello, il suo sguardo sale fino agli occhi. Poi gli dà una terribile sberla. Infine lo guarda e gli dice: Giorgio, io ti perdono”. 9 Sarebbero dei gran bei finali, ma inverosimili. Tra i due fratelli è calato il silenzio della vergogna. Questo silenzio ha dominato tutto il loro anno di scuola e questo silenzio continuerà. Difficilmente si potranno perdonare. Difficilmente ne riparleranno in futuro, perché uno dei punti di forza del male è il silenzio… il silenzio della colpa… il silenzio della vergogna… il silenzio della debolezza… il silenzio dell’incredulità… il silenzio dei tabù… il silenzio dell’incredulità… il silenzio. Spaccare il silenzio subito avrebbe condotto la nostra storia… da un’altra parte. La chiave per cambiare infatti è rompere il silenzio. 10 Scheda di riflessione Gli studenti hanno risposto ad una scheda di riflessione sullo spettacolo. Dieci ragazzi hanno elaborato la migliore scheda. Riproponiamo qui una frase tratta dai loro lavori. Ci ha colpito la grande bravura dell’attore Guido Castiglia che, da solo, è riuscito a tenerci tutti incollati alla sedia. Lo spettacolo è stato illuminante per il contenuto, ma soprattutto ci hanno colpito le modalità comunicative che sono state veramente sbalorditive. In effetti l’argomento era terribile, ma abbiamo riso parecchio… Il movimento dell’attore ha dato alla storia affetto e vitalità. Una storia meravigliosa… Ni Hanjung II B Da questo spettacolo ho imparato cose utili. Marco De Lillo II C 11 Ho capito che non mi devo far sottomettere da nessuno e che ognuno è libero di vivere come vuole. Samuele Pastore, II B La storia che ha raccontato è stata molto triste, ma molto realistica. Caterina Zhou, II B E’ una cosa che fa pensare. Sulejmani Zemrje, II A Diverso dai soliti spettacoli recitati. Pignatelli Chantal, II A Spettacolo un po’ imbarazzante, molto “riflettivo”. Martina Cestaro, II C Espressivo e divertente. Susanna Quartesan, II A I bulli sono deboli. Alessandro Marra, II A Fare del male non è bello. Veronica Tognon, II A 12 Tutti gli alunni hanno scritto una storia di prepotenza Storie di prepotenza Analisi comparata soluzioni Recitazione di alcune storie imitando la tecnica di Castiglia 13 Storie di prepotenza Il cambiamento del bullo di Akubuo Keerian Gianfilippo aveva gravi problemi a casa. Non poteva uscire né per il calcio, né per andare in biblioteca. Aveva anche una perfida sorella. Amareggiato, solo, deluso decide che la scuola sarà il luogo della sua vendetta. Anche perché è l’unico luogo che i genitori permettono che frequenti. Non rispetta le regole, picchia la gente, dice parolacce, non ascolta i professori, non ascolta i compagni. In una escalation di cattiveria, Gianfilippo è odiato da tutti. Chiede il permesso solo quando deve andare in bagno. Si alza, e - uscendo dall’aula – sente l’odio di tutti dietro di lui. Camminando per la scuola, avverte anche il disprezzo di alcuni docenti, e a volte l’odio. Ma non di tutti i docenti. Egli avverte che c’è ancora almeno una professoressa che crede in lui. Un giorno picchia un compagno. Accorre proprio quella professoressa: “Gianfilippo, fermati. Cosa risolvi così”. Gianfilippo si ferma. Guarda la professoressa e avverte che lei ancora la stima, che lei – nonostante tutto – crede in lui. Gianfilippo guarda il compagno: “Scusa. Non lo farò mai più”, gli dice. “Va bene”, dice il compagno, con una certa fierezza, prima di andarsene. La professoressa allora rivolge nuovamente la sua attenzione a Gianfilippo: “Come va?” 14 Il ragazzo risponde: “A scuola tutto bene. A casa va tutto male. Non mi fanno uscire, non posso avere amici. Va male”. “Vuoi che parli io con la mamma e il papà”, chiede la professoressa. “Sì”, risponde Gianfilippo. Ritornando a casa pieno di speranze, Gianfilippo pensa che avrebbe potuto dire: “Sì, grazie professoressa”, ma non gli è uscito. Ritorna a casa. Il papà gli intima di lavare i piatti e di buttare la pattumiera. Dice che esegua immediatamente l’ordine, oppure verrà picchiato. Aggiunge che la sorella non può aiutarlo perché ha appena fatto la manicure. Gianfilippo sta per andare dalla mamma, ma il papà dice che picchierà anche la mamma, se lui non eseguirà immediatamente gli ordini. Il giorno dopo i genitori sono convocati a scuola. Al ritorno a casa, il papà chiama la sorella e dice: “In questa casa ci saranno dei cambiamenti”, ma non dice quali, né aggiunge qualcosa sul colloquio con la professoressa. Trascorre ancora una notte. Prima di uscire per andare a scuola, Gianfilippo lava i piatti della colazione, e attende una parola che non arriva. Alla sera il papà dice a Gianfilippo: “Potrai uscire con i tuoi amici soltanto il sabato, la domenica, il lunedì”. Gianfilippo scoppia di gioia. I giorni successivi, a scuola, pensa che non valga proprio la pena essere cattivo con gli altri ragazzi. E così, distolto dalle stupidaggini che faceva di solito, si guarda intorno… Vede una ragazza. Non si era mai accorto prima di quanto lei fosse bella. Provò ad avvicinarsi, ma la ragazza gli stava distante e lo temeva. Come dargli torto? 15 Gianfilippo trascorre i giorni successivi con gentilezza, ascoltando i professori, rispettando tutte le regole. Non ha nessuna speranza per la ragazza – è stato troppo cattivo in passato – eppure non riesce a smettere di pensare a lei. A scuola è più bravo; quando esce con gli amici si sente importante e si diverte moltissimo. Un giorno parla con la ragazza. Lei gli dice: “Hai delle belle scarpe, dei bei pantaloni, una bella maglia”. Gianfilippo cerca di non illudersi, ma ha un grande desiderio di sapere se anche lei lo amava. Non ha il coraggio di affrontarla personalmente, ma manda da lei un amico fidato. La ragazza dice di ricambiare l’amore di Gianfilippo. Così all’ultima campanella di quel giorno, Gianfilippo la raggiunge e le chiede se vuole essere la sua ragazza. Lei accetta. Gianfilippo sorride. Tutto è bene quel che finisce bene. 16 Grandi e prepotenti di Emanuele Lana Era la prima settimana di scuola superiore per un ragazzo di nome Franco. Tutto era andato per il meglio. La seconda settimana arrivò nella stessa classe un ragazzo più grande, di nome Valerio. Sembrava simpatico. Franco gli si avvicinò per conoscerlo meglio. Qualche giorno dopo Valerio prese un brutto voto nella tavola di Tecnologia. Si avventò su Franco, gli disse un mucchio di parolacce e gli intimò di rifare la tavola al posto suo. Franco lo disse subito ai suoi genitori. Stette male per molti giorni, perché Valerio lo maltrattava continuamente. I genitori parlarono con altri genitori di Valerio: alcuni figli non avevano detto nulla per la paura, ma altri avevano parlato anche loro, come Valerio. Così i genitori si unirono e andarono dalla dirigente. Franco fu mandato avanti di classe e in un'altra scuola. Valerio ricominciò con tranquillità a stare insieme ai suoi compagni. Questa è una storia vera. 17 Viva la mamma di Gabriel Oparah Era il primo giorno di scuola media per Mirco. Non aveva paura. Tutti invidiavano la sua intelligenza. Tutti lo volevano come amico. Soltanto Company e Pincopallino gli si dimostrarono ostili, infatti. Col passare dei giorni i due tipacci cominciarono a strappare libri, quaderni, pagine di diario. Poi lo costrinsero a consegnare la merenda fatta dalla mamma. Lui si rifiutò, e poco dopo si trovò sanguinante e senza merenda. Arrivò il professor Pierluigi che afferò Company per l’orecchio e lo portò in presidenza. Nel frattempo Pincopallino fece uno sgambetto a Mirco che cadde con il naso a terra. “Se spifferi qualcosa, ti ammazzo fuori da scuola” gli disse Pincopallino. Mirco pianse per il dolore; accorsero tutti, anche la preside, ma Mirco non parlò. Fuori da scuola prese altre botte. La mamma lo vide rientrare pieno di lividi. Lui disse che era caduto dalla bici. Se ne andò al parco con gli amici Giacomo, Matteo e Marcos. Incontrò di nuovo Pincopallino e Company che gli dissero di andarsene. Per essere ancora più brutti, i due rgazzacci si tiravano giù i pantaloni e restavano in mutande. La mamma di Mirco doveva uscire: allora andò al parco per portare le chiavi di casa a Mirco. Arrivò proprio quando i due tipacci giocavano con le loro mutande. Li vide poi avvicinarsi a Mirco con aria minacciosissima. 18 Le sembrò che suo figlio sanguinasse. Era ancora molto lontana, ma con una corsa pazzesca, fu sopra a Pincopallino e Copany. Sembrava una lottatrice di wresling. Pincopallino e Company scapparono, ma la mamma comprese tutti i lividi e tutti i silenzi del figlio. Con il cuore gonfio di dolore andò a denunciarlo ai carabinieri. Giunsero piangendo i genitori dei due ragazzi, pregando di non metterli in prigione. Ma il giudice fu inflessibile e li rinchiuse per due anni. Tutta la scuola rimase felice e contenta. Disegno di Veronica Tognon 19 Questioni di amicizia di Davide Boschetto La storia si svolge in un quartiere normale di circa 38.000 abitanti. La storia parla di due amici di nome Diego e Lorenzo. Diego è un ragazzo come tanti con un sogno: diventare famoso. Invece Lorenzo è un ragazzo autistico a cui piacciono tanto i film della Disney. Diego è stato in classe con Lorenzo dalle elementari e ha chiesto se poteva stare con lui in classe anche alle medie, dato che sarebbe stato il suo migliore amico e l’ unico che lo conosceva e avrebbe aiutato tutta la classe a imparare com’ è fatto e come si comporta. L’ anno incomincia bene per i due amici, però dopo un po’ i ragazzi più grandi incominciano a prenderli in giro, Lorenzo non lo capiva, invece Diego capiva e ci stava molto male perché gli dicevano che se stava con un handicappato anche lui era un handicappato, ma Diego voleva così tanto bene a Lorenzo che più cercava di fregarsene, più insulti gli arrivavano, però fortunatamente più tempo passava più la classe incominciava a voler bene a Lorenzo, quasi quanto Diego… e là si misero d’accordo anche con la professoressa di italiano di scrivere una lettera a tutta la scuola su quanto fosse speciale per loro e soprattutto su quanto gli altri fossero stati stupidi a trattarlo male solo perché lui è nato così. Poi se per caso fosse successo anche a loro di nascere così come si sentirebbero con tutti quelli insulti? Verso la fine dell’ anno scolastico, però Lorenzo in uno dei suoi momenti di crisi morse Diego e di nuovo la 20 scuola ricominciò ad odiare Lorenzo, Diego ci rimase malissimo. Alla fine dell’ anno però arrivò un premio a tutta la classe per quanto aiuto stavano dando a Lorenzo e là rispiegarono di come era Lorenzo. Le altre classi capirono e stettero più tempo con Lorenzo e da di là nessuno fece più il bullo con Diego e Lorenzo. P.S. Questa storia è successa veramente. 21 Cecco e Carl di Valentina Zanardo Carl è una di quelle persone che per sentirsi superiore cerca difetti negli altri e ne fa una caricatura di cattivo gusto. A ricreazione tutti gli stanno alla larga, a parte i suoi scagnozzi, che lo seguono come ombre disordinate. La “compagnia” (così Carl chiamava i suoi scagnozzi) era un gruppo ridotto di persone che cercava di sentirsi superiore ma che, senza il loro capo che li minacciava, non aveva il coraggio di schiacciare una formica, neanche già morta. La “compagnia”, fino a quel momento, l'aveva sempre scampata perché, a quanto pare, i professori non gli avevano mai colti con le mani nel sacco. Ma non sarebbe durato a lungo. Molti si erano stufati di rimanere senza merenda o senza soldi, oppure di tornare a casa con un occhio livido e di inventarsi una scusa davanti ai propri genitori. Stavano pensando ad un modo per coglierli sul fatto, senza far notare che era stato tutto progettato in precedenza. L'unico che aveva qualche idea era Carl ma, le sue idee, non erano molto intelligenti quindi, ormai, non gli davano neanche più retta. Era un periodo strano: quando picchiavano, picchiavano almeno tre persone alla volta poi, incominciava il periodo di “carestia” nel quale non picchiavano quasi mai. I ragazzi si scoraggiavano ogni giorno di più, nessuno trovava nuove idee. Alcuni cominciavano a incolparsi a vicenda perché venivano picchiati e presi di mira, altri pensavano che erano solo fantasie, che non sarebbero 22 mai riusciti a metterli nel sacco. In pratica, era un disastro. Alla fine rimasero in ventidue, poi in venti, diciassette... fino ad arrivare un gruppetto di sei persone. Quattro ragazzi e due ragazze. Ormai erano diventati gli zimbelli sfigati della scuola, erano rimasti soli. Dovevano trovare qualcosa, qualsiasi cosa, per dimostrare che non erano poi così tanto fessi che, lì, i fessi erano gli altri, che avevano mollato tutto per niente. Cecco veniva continuamente picchiato, insieme agli altri tre ragazzi mentre, alle ragazze, venivano sempre chiesti soldi, e ogni giorno sempre di più. Passarono i giorni e la situazione peggiorava: erano sempre di più, e sempre più frequenti le persone che venivano pestate dalla compagnia. Sembrava impossibile che i professori non avessero notato niente, che non avessero sospettato nulla di ragazze in lacrime e ragazzi gonfi e lividi. Altra gente si era unita alla compagnia, stavolta per cercare di non farsi picchiare o ricattare. Dovevano inventarsi qualcosa!! La compagnia si avvicinò a Eugenio con fare spavaldo. Uno gli diede un pugnetto sulla spalla e gli altri cominciarono a ridere, sempre più forte. - Guardalo, poverino Eugenietto, ti ho fatto tanto male?- gli chiese quello che gli aveva tirato il pugno. – Sì?- continuò. - Allora vai a piangere dalla mammina!!! Gli altri ragazzi cominciarono a ridere come esseri orribili, usciti dai fumetti dell’orrore. Alla risata, si aggiunse anche Cecco e la compagnia lo guardò male. - Visto che non hai paura di niente - Cecco apostrofò 23 così il tizio che aveva subito il pugno. - Perché ti fai sottomettere da quello lì?- chiese, facendo cenno a Carl. L'altro fece una smorfia tra un sorriso isterico e la faccetta che fanno bambini quando scoprono che hanno finito la cioccolata. Rispose dopo un po': - Non... Non ho paura di lui...disse, ma lo sguardo e il tono di voce lo tradirono. - Allora perché non gli tiri un pugno?- lo stuzzicò Cecco. Il tipo non rispose e se ne andò, con gli occhi di chi ha mentito a se stesso, di chi si è illuso di essere di più di quello che è veramente, di chi si pensava di avere il mondo ai suoi piedi, ma capisce che è solo una goccia in un grande mare. Mentre loro discutevano, una piccola folla incominciò ad accerchiarli. Questo attirò l'attenzione dei professori. Serviva una folla per farli svegliare?! Non bastava praticamente tutta la scuola livida o piangente?! A quanto pare no. Carl si avvicinò a Cecco e gli tirò un pugno, rabbioso, dritto in un occhio. Poi un altro sulla mascella. Il dolore era allucinante. - Ora non parli più eh?- lo derise. Cecco cercò di ribattere ma il secondo pugno non glielo permise. I professori se ne accorsero (finalmente!) e sospesero tutti quelli della compagnia, anche gli ultimi arrivati. Mandarono Cecco in infermeria per un primo soccorso, poi in ospedale. Carl, oltre alla sospensione, dovette anche pagare le spese mediche. La compagnia “si estinse” come un incendio che aveva bruciato tutto l'ossigeno di una stanza, e non se ne sentì parlare mai più. 24 L' unione fa la forza di Alessandro Marra Un ragazzo di 14 anni stava per iniziare il suo primo giorno di liceo, era molto emozionato e preoccupato per le voci che giravano in questa scuola. Terza ora. Suona la campanella e la classe esce in corridoio. Il ragazzo era già riuscito a dimostrare alla classe la sua intelligenza, guadagnandosi il soprannome di "SECCHIA". Andando verso il bagno, si accorse che era seguito da due ragazzi, di quarta gli sembrava, che lo presero per le braccia e lo portarono in bagno. Lì c' era un ragazzo di 18 anni che gli chiese se voleva far parte del suo gruppo; Secchia non era stupido e aveva capito che era un gruppo di bulli, gli chiese perché lo voleva nel suo gruppo. Il maggiorenne (di nome Fred) gli rispose che molti ragazzi del suo gruppo avevano cambiato liceo e quindi gli servivano altri ragazzi da reclutare. Però lui doveva solo distrarre i professori mentre loro prendevano a pugni gli altri, insomma, doveva coprirli e loro, se non accettava, lo pestavano a sangue. Secchia non voleva coprire delle canaglie mentre pestavano un innocente, così rifiutò e i bulli fecero ciò che avevano detto; senza ottenere risultati. Questo dava molto fastidio a Fred (il fatto che uno si ribellasse) e allora, qualvolta che era possibile, lo menavano o gli chiedevano la merenda o soldi o cercavano di umiliarlo terribilmente. Secchia era stufo di tutto ciò; così penso di ribellarsi, ma visto che era consapevole di non poter farcela da solo, decise di reclutare anche lui dei compagni così insieme era possibile ribellarsi. 25 Prendendo dei ragazzi che erano stati vittime di Fred, fece un discorso del tipo<<Fred è forte a menare i ragazzi più piccoli di lui con la sua banda, ma è forte a menare un gruppo di ragazzi? Secondo me no, uniti non riuscirà a menarci tutti e ci starà lontano>>. Il successo fu enorme il gruppo di Secchia era più del doppio di quello di Fred, con ragazzi strani, ad esempio uno era fissato con i marine, uno aveva una cicatrice sul volto e diceva di essere stato in guerra (aveva 18 anni) e uno che diceva che gli alieni ci avrebbero invaso. Il giorno dopo Fred si avvicinò a Secchia, lo prese per il colletto e lo alzò di 5 cm, ma subito comparve la sua banda. Il bullo lo lasciò andare, i suoi compagni si allontanarono perché erano intimoriti dagli sguardi dei ragazzi e Secchia gli chiese perché non lo picchiava , ma Fred se la diede a gambe. Secchia era felice, però il bullo gliela avrebbe fatta pagare, pensando che doveva prima separarlo dal gruppo, ma intanto Secchia aveva un video che dimostrava che il maggiorenne era un delinquente, così sarebbe stato espulso dalla scuola, però fu tradito da un amico che lo cancellò... Tutto sembrava perduto senza il video… quando - ad un tratto - il ragazzo che guidava gli alieni prese il controllo dell’astronave scuola, e guidò l’assalto ad intimorire Fred. Dopo qualche minuto Fred lo nominarono soltanto quando raccontavano le barzellette. 26 Il ramo di Bujenita Gheorghe Era un giorno d’inverno. Marco e Stefano si stavano divertendo tantissimo. Giocavano a “prendere” con degli altri ragazzi. Marco si era avvicinato ad uno di loro; correva tra gli alberi e lo stava per toccare; lui si girò temendo di essere preso; non guardava più davanti a sé: d’un tratto un ramo sporgente staccò un pezzo della giacca. Il ragazzo si voltò come una furia verso Marco, che lo aveva ormai raggiunto, come voleva il gioco. Ma d’improvviso non era più un gioco. Furente per la giacca rotta, Il ragazzo si avventò su Marco. Tutti gli amici lo incitavano. Allora Marco chiamò Stefano ad aiutarlo, ma l’amico si girò senza guardarlo. Questo rese Marco più forte, e lo convinse a reagire contro quella prepotenza inaspettata. Marco ebbe la meglio sul ragazzo prepotente e se ne andò. Stefano rimase solo. Aveva perso un amico… anzi un miglior amico. 27 L’amicizia di Jean Pierd Franco Munico C’era una volta un ragazzo di nome Matteo. Aveva 14 anni. A scuola offendeva sempre Michele. Gli diceva: “Negro”. Michele poteva reagire, ma aveva 15 anni e Matteo gli faceva pena. Ci fu soltanto un giorno che le offese di Matteo furono così gravi, che Michele reagì. Colpì Matteo senza fargli male. Poi lo aiutò ad alzarsi, e si parlarono. Uscendo si parlarono ancora. Matteo cominciò a vedere che c’era qualcosa d’altro dietro al volto di quel ragazzo di colore. Parlarono ancora. Michele, un tempo, era per Matteo soltanto un ragazzo di colore, un viso scuro, un “diverso” da ferire. Ora invece, Matteo poteva riconoscere nello sguardo di Michele, nelle sue parole gentili, un ragazzo bravo e simpatico. A poco a poco, l’amicizia portò la pace fra i due ragazzi. Poi il ragazzo dell’altra classe, Marco, colpì duramente Matteo. Non si seppe mai il perché. Michele corse subito e fermò Marco con più forza che poteva. Michele e Matteo uscirono insieme dalla scuola, uno accanto all’altro. 28 Amici per sempre di Samuele Pastore Due amici amano disegnare e vogliono frequentare il liceo artistico. Trascorre l’estate dopo la terza media, e inizia la scuola. I due amici sono in classi diverse. Carlo si trova con compagni fastidiosi, presuntuosi, che credono di comandare la scuola. Alberto invece si trova in una classe di ragazzi rispettosi e non chiassosi. Carlo cerca di ambientarsi, ma i bulli pretendono di farlo entrare nel loro gruppo. Carlo non vuole, ma loro intanto lo osservano; durante la ricreazione gli rubano la merenda, a lezione gli nascondono i quaderni, gli tolgono la sedia, lo prendono in giro. Carlo fa i compiti con Alberto. L’amico dice a Carlo che non è più lui. Dapprima il ragazzo fa finta di niente, ma poi si confida con l’amico. Alberto, colpito dalla tragedia che sta capitando al suo amico, decide di intervenire. A scuola, il giorno dopo, fonda un gruppo antibullismo. Il gruppo è molto più numeroso di quello dei bulli, e opera creando piccoli dispetti, senza fare male a nessuno. I bulli però si sentono accerchiati da tutte queste energie spese contro di loro. Giorno dopo giorno, la falange estrema si richiude sempre più in se stessa, e perde la forza del gruppo, nell’isolamento in cui ognuno di loro rimane, grazie alla forza degli altri ragazzi. Ai componenti dell’ex gruppo dei bulli non rimane che dimenticarsi di volere essere i capi, e mischiarsi alla folla giocosa degli altri ragazzi. 29 Il genio di Mattia Xia La storia di Mattia è lunghissima e non trova spazio in questo libretto. E’ comunque fra le prime dieci storie classificate. 30 Chi risolve il problema? Ognuna delle sessanta storie che sono state scritte dai ragazzi proponeva una soluzione al problema. Abbiamo analizzato di volta in volta chi erano gli artefici della sconfitta della prepotenza. In ogni storia c’è stata una persona o una circostanza che ha fatto tornare la pace. Qual è? Bujenita Gheorghe La vittima si salva da sola con la propria forza. Viene tradita dagli amici Oparach Gabriel La mamma. Sulejmani Zemrje La professoressa. Chi risolve il problema? Ogni studente mette un soggetto a ricomporre la pace. Quale? Quartesan Susanna Il gioco di squadra fra amiche. Guabello Federica Il cagnetto chihuahua della vittima. Akubuo Kereean Un professoressa parla coi genitori del bullo e li induce a cambiare. Così cambia anche il figlio. 31 Marra Alessandro L’unione delle vittime. Tognon Veronica Una professoressa. Stratan Eugenia La preside. Lana Emanuele L’unione dei genitori della classe. Chiesa Riccardo La mamma della vittima minaccia di chiamare un medico. Così il ragazzo confessa. La soluzione avviene dunque rompendo il silenzio. Franco Munico Jean Pierd L’amico. Fetescu Georgiana La ragazza si fa male. Inglese Alessia La mamma. Chi risolve il problema? Ogni studente mette un soggetto a ricomporre la pace. Quale? Danu Teodora L’amica. Zanon Andrea Il giudice. 32 Vulpe Ecaterina La fata (storia simbolica). Bumbiric Andrej La vittima si salva da sola reagendo con uno schiaffo. Cestaro Martina I fidanzati delle ragazze e la polizia. Vulpe Maria Chiede aiuto alla professoressa ma muore per questo. Urbinati Matteo La vittima si salva da sola. Vivian Francesco La polizia risolve. Chi risolve il problema? Ogni studente mette un soggetto a ricomporre la pace. Quale? Xia Mattia La ragazza aiuta il ragazzo manifestando in pubblico la sua ammirazione per lui. El Hari Yassine Un ragazzo. Savastianu Andrej Il bullo è l’allenatore. Il dirigente sportivo risolve la situazione. 33 Giacomel Marco Il bullo si salva da solo, ma perde tutti i suoi soldi per pagare gli avvocati. Benetazzo Marco La mamma si accorge della situazione e chiama la polizia. Saybi Talel La mamma. De Lillo Marco La polizia. Pastore Samuele Un gruppo antibullismo formato da ragazzi. Boschetto Davide Una lettera scritta ai persecutori. Zanardo Valentina I professori si accorgono del problema. Gomez Rodriguez Iuan Pablo La preside. Torino Sara Una ragazza si mette in mezzo ai contendenti e invita la vittima a parlare dei suoi problemi e a reagire. Chi risolve il problema? Ogni studente mette un soggetto a ricomporre la pace. Quale? 34 Zhou Caterina La professoressa. Pastorello Simone La professoressa. Bezze Giacomo La riflessione con il bullo sulle cause dei comportamenti. 35 Recitazione delle storie inventate I ragazzi hanno messo in scena le storie di prepotenza scritte da loro. Primo classificato Akubuo Keerian “Il cambiamento del bullo” Secondo classificato Andrea Zanon in “Una storia vera” di Lana Emanuele 36 Terzo classificato Oparah Gabriel in “Viva la mamma” Terzo classificato ex aequo Davide Boschetto in “Questioni di amicizia” 37 Storie di una ricreazione Storie di una triste ricreazione Regolamento ricreazione Storie di una ricreazione I ragazzi hanno scritto le loro riflessioni su una ricreazione che ha costretto i docenti a prendere provvedimenti. Proponiamo una frase di Oana , la migliore classificata per “Storie di una ricreazione”. “Noi dobbiamo essere consapevoli che ognuno di noi è diverso dall’altro, ma anche che nessuno di noi è superiore a qualcuno. Quindi qualsiasi azione di bullismo o prepotenza è sbagliata.” Oana 38 Regolamento ricreazione I ragazzi hanno proposto e scritto un regolamento per la ricreazione. Proposte emerse Saltare la ricreazione. Convocare i genitori. Sospensione. Ragazzi controllori. La proposta che ha suscitato maggiore interesse è quella di Mariano Rodriguez “Propongo che vi siano dei controllori del comportamento, che hanno il compito di osservare, scrivere (o se non ne sono capaci memorizzare) i comportamenti dei compagni”. 39