Scuola sec. I grado Andrea Briosco
Classi II A II B II C
Attività di prevenzione del
bullismo e di promozione
dell’autostima
prof.ssa Caterina Annese
prof. Francesco Lo Faro
prof.ssa Francesca Vian
1
Anno scolastico 2011-12
IN COPERTINA
Titoli di storie scritte dagli studenti
2
Fasi dell’attività
Branco di
Scuola
di
Guido Castiglia
Visione dello spettacolo
Riproposizione teatrale
dello spettacolo a scuola
spettacolo
scuola
Invenzioneadi
un nuovo
finale
Scheda di riflessione
Storie di
prepotenza
Tutti gli alunni hanno scritto una
storia di prepotenza
Chi risolve il problema?
Recitazione di alcune storie
imitando la tecnica di Castiglia
Storie di una
ricreazione
Storie di una triste ricreazione
Regolamento ricreazione
Premiazione
8 giugno 2012
3
4
Branco di
Scuola
di
Guido Castiglia
Visione dello spettacolo
Riproposizione teatrale
dello spettacolo a scuola
spettacolo
scuola
Invenzioneadi
un nuovo
finale
Scheda di riflessione
5
Visione dello spettacolo
Le tre classi seconde della scuola Briosco hanno partecipato
alla visione dello spettacolo Branco di scuola, di Guido
Castiglia, il 3 febbraio 2012, organizzata dal Consiglio di
quartiere.
Lo spettacolo di Guido Castiglia
“È la storia di un
fratello e una
sorella che, in
maniera diversa,
sono stretti nella
morsa
del
bullismo reale e
discriminante, che
vede
nel
più
debole una preda da aggredire, un bullismo costante e latente
e, a volte, apparentemente innocuo ma psicologicamente
devastante. Il racconto, come indica il sottotitolo “una
semplice storia di bullismo”, non riconduce a fatti clamorosi di
spettacolari vandalismi, né di violenze degne di stuntman
cinematografici. La storia narra, con un linguaggio
contemporaneo, ironico e a tratti comico, di un tradimento
intimo e di un disagio crescente, perpetrato, in modo costante
e latente, tra i ragazzi di un liceo. Fatti che, lontani dai clamori
del richiamo mediatico, minano, in primis, la dignità umana”.
Da nonsoloteatro.com
La storia è tratta da Guido Castiglia, A Trecento km all’ora,
edizione Colonnetti.
6
Riproposizione teatrale dello spettacolo
a scuola
Andrea Zanon, Keerian Akubuo, Marco Giacomel hanno
riproposto lo spettacolo, imitando l’attore Guido Castiglia.
Tutti gli studenti hanno aiutato ricordando passo passo le
battute e i passaggi della storia narrata.
7
8
Invenzione di un nuovo finale
Abbiamo immaginato la nostra fine preferita.
Akubuo Keerian
“Sofia squadra il fratello, il suo
sguardo sale fino agli occhi. Poi gli
dice che ci è rimasta davvero male di
come lui si è comportato. Ma lo
abbraccia e lo perdona”.
Mattia Xia Zi Peng
“Sofia squadra il fratello, il suo
sguardo sale fino agli occhi. Poi
gli dà una terribile sberla. Infine
lo guarda e gli dice: Giorgio, io ti
perdono”.
9
Sarebbero dei gran bei finali, ma inverosimili. Tra i due fratelli
è calato il silenzio della vergogna. Questo silenzio ha dominato
tutto il loro anno di scuola e questo silenzio continuerà.
Difficilmente si potranno perdonare. Difficilmente ne
riparleranno in futuro, perché uno dei punti di forza del male è
il silenzio… il silenzio della colpa… il silenzio della vergogna… il
silenzio della debolezza… il silenzio dell’incredulità… il silenzio
dei tabù… il silenzio dell’incredulità… il silenzio.
Spaccare il silenzio subito avrebbe condotto la nostra storia…
da un’altra parte.
La chiave per cambiare infatti è rompere il silenzio.
10
Scheda di riflessione
Gli studenti hanno risposto ad una scheda di riflessione sullo
spettacolo. Dieci ragazzi hanno elaborato la migliore scheda.
Riproponiamo qui una frase tratta dai loro lavori.
Ci ha colpito la grande bravura dell’attore Guido Castiglia che,
da solo, è riuscito a tenerci tutti incollati alla sedia. Lo
spettacolo è stato illuminante per il contenuto, ma soprattutto
ci hanno colpito le modalità comunicative che sono state
veramente sbalorditive. In effetti l’argomento era terribile, ma
abbiamo riso parecchio…
Il movimento dell’attore ha dato alla storia affetto e vitalità.
Una storia meravigliosa…
Ni Hanjung II B
Da questo spettacolo ho imparato cose utili.
Marco De Lillo II C
11
Ho capito che non mi devo far sottomettere da nessuno e che
ognuno è libero di vivere come vuole.
Samuele Pastore, II B
La storia che ha raccontato è stata molto triste, ma molto
realistica.
Caterina Zhou, II B
E’ una cosa che fa pensare.
Sulejmani Zemrje, II A
Diverso dai soliti spettacoli recitati.
Pignatelli Chantal, II A
Spettacolo un po’ imbarazzante, molto “riflettivo”.
Martina Cestaro, II C
Espressivo e divertente.
Susanna Quartesan, II A
I bulli sono deboli.
Alessandro Marra, II A
Fare del male non è bello.
Veronica Tognon, II A
12
Tutti gli alunni hanno scritto una
storia di prepotenza
Storie di
prepotenza
Analisi comparata soluzioni
Recitazione di alcune storie
imitando la tecnica di Castiglia
13
Storie di prepotenza
Il cambiamento del bullo
di Akubuo Keerian
Gianfilippo aveva gravi problemi a casa.
Non poteva uscire né per il calcio, né per andare in
biblioteca. Aveva anche una perfida sorella.
Amareggiato, solo, deluso decide che la scuola sarà il
luogo della sua vendetta. Anche perché è l’unico luogo
che i genitori permettono che frequenti.
Non rispetta le regole, picchia la gente, dice parolacce,
non ascolta i professori, non ascolta i compagni. In una
escalation di cattiveria, Gianfilippo è odiato da tutti.
Chiede il permesso solo quando deve andare in bagno.
Si alza, e - uscendo dall’aula – sente l’odio di tutti dietro
di lui.
Camminando per la scuola, avverte anche il disprezzo di
alcuni docenti, e a volte l’odio. Ma non di tutti i docenti.
Egli avverte che c’è ancora almeno una professoressa
che crede in lui.
Un giorno picchia un compagno. Accorre proprio quella
professoressa: “Gianfilippo, fermati. Cosa risolvi così”.
Gianfilippo si ferma. Guarda la professoressa e avverte
che lei ancora la stima, che lei – nonostante tutto –
crede in lui.
Gianfilippo guarda il compagno: “Scusa. Non lo farò
mai più”, gli dice.
“Va bene”, dice il compagno, con una certa fierezza,
prima di andarsene.
La professoressa allora rivolge nuovamente la sua
attenzione a Gianfilippo: “Come va?”
14
Il ragazzo risponde: “A scuola tutto bene. A casa va
tutto male. Non mi fanno uscire, non posso avere amici.
Va male”.
“Vuoi che parli io con la mamma e il papà”, chiede la
professoressa.
“Sì”, risponde Gianfilippo.
Ritornando a casa pieno di speranze, Gianfilippo pensa
che avrebbe potuto dire: “Sì, grazie professoressa”, ma
non gli è uscito.
Ritorna a casa. Il papà gli intima di lavare i piatti e di
buttare la pattumiera. Dice che esegua immediatamente
l’ordine, oppure verrà picchiato. Aggiunge che la sorella
non può aiutarlo perché ha appena fatto la manicure.
Gianfilippo sta per andare dalla mamma, ma il papà dice
che picchierà anche la mamma, se lui non eseguirà
immediatamente gli ordini.
Il giorno dopo i genitori sono convocati a scuola. Al
ritorno a casa, il papà chiama la sorella e dice: “In questa
casa ci saranno dei cambiamenti”, ma non dice quali, né
aggiunge qualcosa sul colloquio con la professoressa.
Trascorre ancora una notte. Prima di uscire per andare a
scuola, Gianfilippo lava i piatti della colazione, e attende
una parola che non arriva.
Alla sera il papà dice a Gianfilippo: “Potrai uscire con i
tuoi amici soltanto il sabato, la domenica, il lunedì”.
Gianfilippo scoppia di gioia. I giorni successivi, a scuola,
pensa che non valga proprio la pena essere cattivo con
gli altri ragazzi.
E così, distolto dalle stupidaggini che faceva di solito, si
guarda intorno… Vede una ragazza. Non si era mai
accorto prima di quanto lei fosse bella.
Provò ad avvicinarsi, ma la ragazza gli stava distante e lo
temeva. Come dargli torto?
15
Gianfilippo trascorre i giorni successivi con gentilezza,
ascoltando i professori, rispettando tutte le regole.
Non ha nessuna speranza per la ragazza – è stato troppo
cattivo in passato – eppure non riesce a smettere di
pensare a lei.
A scuola è più bravo; quando esce con gli amici si sente
importante e si diverte moltissimo.
Un giorno parla con la ragazza. Lei gli dice: “Hai delle
belle scarpe, dei bei pantaloni, una bella maglia”.
Gianfilippo cerca di non illudersi, ma ha un grande
desiderio di sapere se anche lei lo amava. Non ha il
coraggio di affrontarla personalmente, ma manda da lei
un amico fidato. La ragazza dice di ricambiare l’amore di
Gianfilippo.
Così all’ultima campanella di quel giorno, Gianfilippo la
raggiunge e le chiede se vuole essere la sua ragazza.
Lei accetta.
Gianfilippo sorride.
Tutto è bene quel che finisce bene.
16
Grandi e prepotenti
di Emanuele Lana
Era la prima settimana di scuola superiore per un
ragazzo di nome Franco. Tutto era andato per il meglio.
La seconda settimana arrivò nella stessa classe un
ragazzo più grande, di nome Valerio.
Sembrava simpatico. Franco gli si avvicinò per
conoscerlo meglio.
Qualche giorno dopo Valerio prese un brutto voto nella
tavola di Tecnologia. Si avventò su Franco, gli disse un
mucchio di parolacce e gli intimò di rifare la tavola al
posto suo.
Franco lo disse subito ai suoi genitori. Stette male per
molti giorni, perché Valerio lo maltrattava
continuamente.
I genitori parlarono con altri genitori di Valerio: alcuni
figli non avevano detto nulla per la paura, ma altri
avevano parlato anche loro, come Valerio. Così i
genitori si unirono e andarono dalla dirigente.
Franco fu mandato avanti di classe e in un'altra scuola.
Valerio ricominciò con tranquillità a stare insieme ai
suoi compagni. Questa è una storia vera.
17
Viva la mamma
di Gabriel Oparah
Era il primo giorno di scuola media per Mirco.
Non aveva paura. Tutti invidiavano la sua intelligenza.
Tutti lo volevano come amico.
Soltanto Company e Pincopallino gli si dimostrarono
ostili, infatti.
Col passare dei giorni i due tipacci cominciarono a
strappare libri, quaderni, pagine di diario. Poi lo
costrinsero a consegnare la merenda fatta dalla mamma.
Lui si rifiutò, e poco dopo si trovò sanguinante e senza
merenda.
Arrivò il professor Pierluigi che afferò Company per
l’orecchio e lo portò in presidenza. Nel frattempo
Pincopallino fece uno sgambetto a Mirco che cadde con
il naso a terra.
“Se spifferi qualcosa, ti ammazzo fuori da scuola” gli
disse Pincopallino.
Mirco pianse per il dolore; accorsero tutti, anche la
preside, ma Mirco non parlò.
Fuori da scuola prese altre botte. La mamma lo vide
rientrare pieno di lividi.
Lui disse che era caduto dalla bici.
Se ne andò al parco con gli amici Giacomo, Matteo e
Marcos. Incontrò di nuovo Pincopallino e Company che
gli dissero di andarsene.
Per essere ancora più brutti, i due rgazzacci si tiravano
giù i pantaloni e restavano in mutande.
La mamma di Mirco doveva uscire: allora andò al parco
per portare le chiavi di casa a Mirco. Arrivò proprio
quando i due tipacci giocavano con le loro mutande. Li
vide poi avvicinarsi a Mirco con aria minacciosissima.
18
Le sembrò che suo figlio sanguinasse. Era ancora molto
lontana, ma con una corsa pazzesca, fu sopra a
Pincopallino e Copany. Sembrava una lottatrice di
wresling.
Pincopallino e Company scapparono, ma la mamma
comprese tutti i lividi e tutti i silenzi del figlio.
Con il cuore gonfio di dolore andò a denunciarlo ai
carabinieri.
Giunsero piangendo i genitori dei due ragazzi, pregando
di non metterli in prigione. Ma il giudice fu inflessibile e
li rinchiuse per due anni.
Tutta la scuola rimase felice e contenta.
Disegno di Veronica Tognon
19
Questioni di amicizia
di Davide Boschetto
La storia si svolge in un quartiere normale di circa
38.000 abitanti.
La storia parla di due amici di nome Diego e Lorenzo.
Diego è un ragazzo come tanti con un sogno: diventare
famoso.
Invece Lorenzo è un ragazzo autistico a cui piacciono
tanto i film della Disney.
Diego è stato in classe con Lorenzo dalle elementari e
ha chiesto se poteva stare con lui in classe anche alle
medie, dato che sarebbe stato il suo migliore amico e l’
unico che lo conosceva e avrebbe aiutato tutta la classe a
imparare com’ è fatto e come si comporta.
L’ anno incomincia bene per i due amici, però dopo un
po’ i ragazzi più grandi incominciano a prenderli in giro,
Lorenzo non lo capiva, invece Diego capiva e ci stava
molto male perché gli dicevano che se stava con un
handicappato anche lui era un handicappato, ma Diego
voleva così tanto bene a Lorenzo che più cercava di
fregarsene, più insulti gli arrivavano, però
fortunatamente più tempo passava più la classe
incominciava a voler bene a Lorenzo, quasi quanto
Diego… e là si misero d’accordo anche con la
professoressa di italiano di scrivere una lettera a tutta la
scuola su quanto fosse speciale per loro e soprattutto su
quanto gli altri fossero stati stupidi a trattarlo male solo
perché lui è nato così. Poi se per caso fosse successo
anche a loro di nascere così come si sentirebbero con
tutti quelli insulti?
Verso la fine dell’ anno scolastico, però Lorenzo in uno
dei suoi momenti di crisi morse Diego e di nuovo la
20
scuola ricominciò ad odiare Lorenzo, Diego ci rimase
malissimo.
Alla fine dell’ anno però arrivò un premio a tutta la
classe per quanto aiuto stavano dando a Lorenzo e là
rispiegarono di come era Lorenzo.
Le altre classi capirono e stettero più tempo con
Lorenzo e da di là nessuno fece più il bullo con Diego e
Lorenzo.
P.S. Questa storia è successa veramente.
21
Cecco e Carl
di Valentina Zanardo
Carl è una di quelle persone che per sentirsi superiore
cerca difetti negli altri e ne fa una caricatura di cattivo
gusto.
A ricreazione tutti gli stanno alla larga, a parte i suoi
scagnozzi, che lo seguono come ombre disordinate. La
“compagnia” (così Carl chiamava i suoi scagnozzi) era
un gruppo ridotto di persone che cercava di sentirsi
superiore ma che, senza il loro capo che li minacciava,
non aveva il coraggio di schiacciare una formica,
neanche già morta. La “compagnia”, fino a quel
momento, l'aveva sempre scampata perché, a quanto
pare, i professori non gli avevano mai colti con le mani
nel sacco.
Ma non sarebbe durato a lungo.
Molti si erano stufati di rimanere senza merenda o senza
soldi, oppure di tornare a casa con un occhio livido e di
inventarsi una scusa davanti ai propri genitori. Stavano
pensando ad un modo per coglierli sul fatto, senza far
notare che era stato tutto progettato in precedenza.
L'unico che aveva qualche idea era Carl ma, le sue idee,
non erano molto intelligenti quindi, ormai, non gli
davano neanche più retta.
Era un periodo strano: quando picchiavano, picchiavano
almeno tre persone alla volta poi, incominciava il
periodo di “carestia” nel quale non picchiavano quasi
mai.
I ragazzi si scoraggiavano ogni giorno di più, nessuno
trovava nuove idee. Alcuni cominciavano a incolparsi a
vicenda perché venivano picchiati e presi di mira, altri
pensavano che erano solo fantasie, che non sarebbero
22
mai riusciti a metterli nel sacco. In pratica, era un
disastro.
Alla fine rimasero in ventidue, poi in venti, diciassette...
fino ad arrivare un gruppetto di sei persone. Quattro
ragazzi e due ragazze.
Ormai erano diventati gli zimbelli sfigati della scuola,
erano rimasti soli.
Dovevano trovare qualcosa, qualsiasi cosa, per
dimostrare che non erano poi così tanto fessi che, lì, i
fessi erano gli altri, che avevano mollato tutto per niente.
Cecco veniva continuamente picchiato, insieme agli altri
tre ragazzi mentre, alle ragazze, venivano sempre chiesti
soldi, e ogni giorno sempre di più. Passarono i giorni e
la situazione peggiorava: erano sempre di più, e sempre
più frequenti le persone che venivano pestate dalla
compagnia.
Sembrava impossibile che i professori non avessero
notato niente, che non avessero sospettato nulla di
ragazze in lacrime e ragazzi gonfi e lividi.
Altra gente si era unita alla compagnia, stavolta per
cercare di non farsi picchiare o ricattare.
Dovevano inventarsi qualcosa!!
La compagnia si avvicinò a Eugenio con fare spavaldo.
Uno gli diede un pugnetto sulla spalla e gli altri
cominciarono a ridere, sempre più forte.
- Guardalo, poverino Eugenietto, ti ho fatto tanto
male?- gli chiese quello che gli aveva tirato il pugno. –
Sì?- continuò.
- Allora vai a piangere dalla mammina!!!
Gli altri ragazzi cominciarono a ridere come esseri
orribili, usciti dai fumetti dell’orrore. Alla risata, si
aggiunse anche Cecco e la compagnia lo guardò male.
- Visto che non hai paura di niente - Cecco apostrofò
23
così il tizio che aveva subito il pugno. - Perché ti fai
sottomettere da quello lì?- chiese, facendo cenno a Carl.
L'altro fece una smorfia tra un sorriso isterico e la
faccetta che fanno bambini quando scoprono che hanno
finito la cioccolata.
Rispose dopo un po': - Non... Non ho paura di lui...disse, ma lo sguardo e il tono di voce lo tradirono.
- Allora perché non gli tiri un pugno?- lo stuzzicò
Cecco. Il tipo non rispose e se ne andò, con gli occhi di
chi ha mentito a se stesso, di chi si è illuso di essere di
più di quello che è veramente, di chi si pensava di
avere il mondo ai suoi piedi, ma capisce che è solo una
goccia in un grande mare.
Mentre loro discutevano, una piccola folla incominciò
ad accerchiarli. Questo attirò l'attenzione dei professori.
Serviva una folla per farli svegliare?! Non bastava
praticamente tutta la scuola livida o piangente?! A
quanto pare no.
Carl si avvicinò a Cecco e gli tirò un pugno, rabbioso,
dritto in un occhio. Poi un altro sulla mascella. Il dolore
era allucinante.
- Ora non parli più eh?- lo derise.
Cecco cercò di ribattere ma il secondo pugno non glielo
permise.
I professori se ne accorsero (finalmente!) e sospesero
tutti quelli della compagnia, anche gli ultimi arrivati.
Mandarono Cecco in infermeria per un primo soccorso,
poi in ospedale. Carl, oltre alla sospensione, dovette
anche pagare le spese mediche.
La compagnia “si estinse” come un incendio che aveva
bruciato tutto l'ossigeno di una stanza, e non se ne sentì
parlare mai più.
24
L' unione fa la forza
di Alessandro Marra
Un ragazzo di 14 anni stava per iniziare il suo primo
giorno di liceo, era molto emozionato e preoccupato per
le voci che giravano in questa scuola.
Terza ora. Suona la campanella e la classe esce in
corridoio. Il ragazzo era già riuscito a dimostrare alla
classe la sua intelligenza, guadagnandosi il soprannome
di "SECCHIA". Andando verso il bagno, si accorse che
era seguito da due ragazzi, di quarta gli sembrava, che lo
presero per le braccia e lo portarono in bagno.
Lì c' era un ragazzo di 18 anni che gli chiese se voleva
far parte del suo gruppo; Secchia non era stupido e
aveva capito che era un gruppo di bulli, gli chiese perché
lo voleva nel suo gruppo. Il maggiorenne (di nome
Fred) gli rispose che molti ragazzi del suo gruppo
avevano cambiato liceo e quindi gli servivano altri
ragazzi da reclutare.
Però lui doveva solo distrarre i professori mentre loro
prendevano a pugni gli altri, insomma, doveva coprirli e
loro, se non accettava, lo pestavano a sangue.
Secchia non voleva coprire delle canaglie mentre
pestavano un innocente, così rifiutò e i bulli fecero ciò
che avevano detto; senza ottenere risultati.
Questo dava molto fastidio a Fred (il fatto che uno si
ribellasse) e allora, qualvolta che era possibile, lo
menavano o gli chiedevano la merenda o soldi o
cercavano di umiliarlo terribilmente.
Secchia era stufo di tutto ciò; così penso di ribellarsi, ma
visto che era consapevole di non poter farcela da solo,
decise di reclutare anche lui dei compagni così insieme
era possibile ribellarsi.
25
Prendendo dei ragazzi che erano stati vittime di Fred,
fece un discorso del tipo<<Fred è forte a menare i
ragazzi più piccoli di lui con la sua banda, ma è forte a
menare un gruppo di ragazzi? Secondo me no, uniti non
riuscirà a menarci tutti e ci starà lontano>>.
Il successo fu enorme il gruppo di Secchia era più del
doppio di quello di Fred, con ragazzi strani, ad esempio
uno era fissato con i marine, uno aveva una cicatrice sul
volto e diceva di essere stato in guerra (aveva 18 anni) e
uno che diceva che gli alieni ci avrebbero invaso.
Il giorno dopo Fred si avvicinò a Secchia, lo prese per il
colletto e lo alzò di 5 cm, ma subito comparve la sua
banda. Il bullo lo lasciò andare, i suoi compagni si
allontanarono perché erano intimoriti dagli sguardi dei
ragazzi e Secchia gli chiese perché non lo picchiava , ma
Fred se la diede a gambe. Secchia era felice, però il bullo
gliela avrebbe fatta pagare, pensando che doveva prima
separarlo dal gruppo, ma intanto Secchia aveva un video
che dimostrava che il maggiorenne era un delinquente,
così sarebbe stato espulso dalla scuola, però fu tradito
da un amico che lo cancellò...
Tutto sembrava perduto senza il video… quando - ad
un tratto - il ragazzo che guidava gli alieni prese il
controllo dell’astronave scuola, e guidò l’assalto ad
intimorire Fred.
Dopo qualche minuto Fred lo nominarono soltanto
quando raccontavano le barzellette.
26
Il ramo
di Bujenita Gheorghe
Era un giorno d’inverno. Marco e Stefano si stavano
divertendo tantissimo. Giocavano a “prendere” con
degli altri ragazzi.
Marco si era avvicinato ad uno di loro; correva tra gli
alberi e lo stava per toccare; lui si girò temendo di essere
preso; non guardava più davanti a sé: d’un tratto un
ramo sporgente staccò un pezzo della giacca. Il ragazzo
si voltò come una furia verso Marco, che lo aveva ormai
raggiunto, come voleva il gioco.
Ma d’improvviso non era più un gioco. Furente per la
giacca rotta, Il ragazzo si avventò su Marco. Tutti gli
amici lo incitavano. Allora Marco chiamò Stefano ad
aiutarlo, ma l’amico si girò senza guardarlo.
Questo rese Marco più forte, e lo convinse a reagire
contro quella prepotenza inaspettata.
Marco ebbe la meglio sul ragazzo prepotente e se ne
andò. Stefano rimase solo. Aveva perso un amico…
anzi un miglior amico.
27
L’amicizia
di Jean Pierd Franco Munico
C’era una volta un ragazzo di nome Matteo. Aveva 14
anni. A scuola offendeva sempre Michele.
Gli diceva: “Negro”. Michele poteva reagire, ma aveva
15 anni e Matteo gli faceva pena.
Ci fu soltanto un giorno che le offese di Matteo furono
così gravi, che Michele reagì. Colpì Matteo senza fargli
male. Poi lo aiutò ad alzarsi, e si parlarono. Uscendo si
parlarono ancora.
Matteo cominciò a vedere che c’era qualcosa d’altro
dietro al volto di quel ragazzo di colore. Parlarono
ancora. Michele, un tempo, era per Matteo soltanto un
ragazzo di colore, un viso scuro, un “diverso” da ferire.
Ora invece, Matteo poteva riconoscere nello sguardo di
Michele, nelle sue parole gentili, un ragazzo bravo e
simpatico.
A poco a poco, l’amicizia portò la pace fra i due ragazzi.
Poi il ragazzo dell’altra classe, Marco, colpì duramente
Matteo. Non si seppe mai il perché. Michele corse
subito e fermò Marco con più forza che poteva.
Michele e Matteo uscirono insieme dalla scuola, uno
accanto all’altro.
28
Amici per sempre
di Samuele Pastore
Due amici amano disegnare e vogliono frequentare il
liceo artistico. Trascorre l’estate dopo la terza media, e
inizia la scuola. I due amici sono in classi diverse.
Carlo si trova con compagni fastidiosi, presuntuosi, che
credono di comandare la scuola.
Alberto invece si trova in una classe di ragazzi rispettosi
e non chiassosi.
Carlo cerca di ambientarsi, ma i bulli pretendono di
farlo entrare nel loro gruppo.
Carlo non vuole, ma loro intanto lo osservano; durante
la ricreazione gli rubano la merenda, a lezione gli
nascondono i quaderni, gli tolgono la sedia, lo prendono
in giro.
Carlo fa i compiti con Alberto. L’amico dice a Carlo che
non è più lui. Dapprima il ragazzo fa finta di niente, ma
poi si confida con l’amico.
Alberto, colpito dalla tragedia che sta capitando al suo
amico, decide di intervenire. A scuola, il giorno dopo,
fonda un gruppo antibullismo.
Il gruppo è molto più numeroso di quello dei bulli, e
opera creando piccoli dispetti, senza fare male a
nessuno. I bulli però si sentono accerchiati da tutte
queste energie spese contro di loro.
Giorno dopo giorno, la falange estrema si richiude
sempre più in se stessa, e perde la forza del gruppo,
nell’isolamento in cui ognuno di loro rimane, grazie alla
forza degli altri ragazzi.
Ai componenti dell’ex gruppo dei bulli non rimane che
dimenticarsi di volere essere i capi, e mischiarsi alla folla
giocosa degli altri ragazzi.
29
Il genio
di Mattia Xia
La storia di Mattia è lunghissima e non trova spazio in
questo libretto. E’ comunque fra le prime dieci storie
classificate.
30
Chi risolve il problema?
Ognuna delle sessanta storie che sono state scritte dai
ragazzi proponeva una soluzione al problema.
Abbiamo analizzato di volta in volta chi erano gli artefici
della sconfitta della prepotenza.
In ogni storia c’è stata una persona o una circostanza
che ha fatto tornare la pace. Qual è?
Bujenita Gheorghe
 La vittima si salva da sola con la propria forza.
Viene tradita dagli amici
Oparach Gabriel
 La mamma.
Sulejmani Zemrje
 La professoressa.
Chi risolve il problema?
Ogni studente mette un
soggetto a ricomporre la
pace.
Quale?
Quartesan Susanna
 Il gioco di squadra fra amiche.
Guabello Federica
 Il cagnetto chihuahua della vittima.
Akubuo Kereean
 Un professoressa parla coi genitori del bullo e li
induce a cambiare. Così cambia anche il figlio.
31
Marra Alessandro
 L’unione delle vittime.
Tognon Veronica
 Una professoressa.
Stratan Eugenia
 La preside.
Lana Emanuele
 L’unione dei genitori della classe.
Chiesa Riccardo
 La mamma della vittima minaccia di chiamare un
medico. Così il ragazzo confessa. La soluzione
avviene dunque rompendo il silenzio.
Franco Munico Jean Pierd
 L’amico.
Fetescu Georgiana
 La ragazza si fa male.
Inglese Alessia
 La mamma.
Chi risolve il problema?
Ogni studente mette un
soggetto a ricomporre la
pace.
Quale?
Danu Teodora
 L’amica.
Zanon Andrea
 Il giudice.
32
Vulpe Ecaterina
 La fata (storia simbolica).
Bumbiric Andrej
 La vittima si salva da sola reagendo con uno
schiaffo.
Cestaro Martina
 I fidanzati delle ragazze e la polizia.
Vulpe Maria
 Chiede aiuto alla professoressa ma muore per
questo.
Urbinati Matteo
 La vittima si salva da sola.
Vivian Francesco
 La polizia risolve.
Chi risolve il problema?
Ogni studente mette un
soggetto a ricomporre la
pace.
Quale?
Xia Mattia
 La ragazza aiuta il ragazzo manifestando in
pubblico la sua ammirazione per lui.
El Hari Yassine
 Un ragazzo.
Savastianu Andrej
 Il bullo è l’allenatore. Il dirigente sportivo risolve
la situazione.
33
Giacomel Marco
 Il bullo si salva da solo, ma perde tutti i suoi soldi
per pagare gli avvocati.
Benetazzo Marco
 La mamma si accorge della situazione e chiama la
polizia.
Saybi Talel
 La mamma.
De Lillo Marco
 La polizia.
Pastore Samuele
 Un gruppo antibullismo formato da ragazzi.
Boschetto Davide
 Una lettera scritta ai persecutori.
Zanardo Valentina
 I professori si accorgono del problema.
Gomez Rodriguez Iuan Pablo
 La preside.
Torino Sara
 Una ragazza si mette in
mezzo ai contendenti e
invita la vittima a parlare
dei suoi problemi e a reagire.
Chi risolve il problema?
Ogni studente mette un
soggetto a ricomporre la
pace.
Quale?
34
Zhou Caterina
 La professoressa.
Pastorello Simone
 La professoressa.
Bezze Giacomo
 La riflessione con il bullo sulle cause dei
comportamenti.
35
Recitazione delle storie inventate
I ragazzi hanno messo in scena le storie di prepotenza
scritte da loro.
Primo classificato
Akubuo Keerian
“Il cambiamento del bullo”
Secondo classificato
Andrea Zanon in “Una storia vera” di Lana Emanuele
36
Terzo classificato
Oparah Gabriel in “Viva la mamma”
Terzo classificato ex aequo
Davide Boschetto in “Questioni di amicizia”
37
Storie di una
ricreazione
Storie di una triste ricreazione
Regolamento ricreazione
Storie di una ricreazione
I ragazzi hanno scritto le loro riflessioni su una
ricreazione che ha costretto i docenti a prendere
provvedimenti.
Proponiamo una frase di Oana , la migliore classificata
per “Storie di una ricreazione”.
“Noi dobbiamo essere consapevoli che ognuno di
noi è diverso dall’altro, ma anche che nessuno di
noi è superiore a qualcuno.
Quindi qualsiasi azione di bullismo o prepotenza è
sbagliata.”
Oana
38
Regolamento ricreazione
I ragazzi hanno proposto e scritto un regolamento per la
ricreazione.
Proposte emerse
Saltare la
ricreazione.
Convocare i
genitori.
Sospensione.
Ragazzi controllori.
La proposta che ha suscitato maggiore interesse è quella
di Mariano Rodriguez
“Propongo che vi siano
dei controllori del
comportamento, che
hanno il compito di
osservare, scrivere (o se
non ne sono capaci
memorizzare) i
comportamenti dei
compagni”.
39
Scarica

Classi II A II B II C Attività di prevenzione del bullismo e di