“Carta delle Competenze Trasversali” In collaborazione con: Se ci pensi, la qualità di qualunque tipo di prestazione, come un’interrogazione, un compito svolto a scuola o richiesto al lavoro, dipende dall’applicazione di due diversi tipi di competenze: alcune sono di carattere “tecnico”, ovvero proprie di un certo ambito di attività, come la specifica materia in cui si è interrogati o il preciso tipo di lavoro che si svolge; altre sono di carattere “trasversale”, cioè capaci di interessare qualunque ambito di attività, in quanto hanno a che fare con capacità come comunicare, lavorare in gruppo, controllare ansia e stress, prendere decisioni, definire e risolvere problemi. Oggi in Europa e in Italia, sia nella scuola che nel mondo del lavoro, sapendo molto bene che la qualità di una prestazione dipende sempre dalla combinazione di entrambe le tipologie di competenza, ci si sta attrezzando per definire e valutare anche quelle di carattere trasversale. Questo è il motivo per cui un gruppo di professori e studenti ha lavorato insieme, al fine di costruire uno strumento utile a promuovere, già nella scuola, il senso del valore che le competenze trasversali hanno nel determinare una prestazione. Il risultato è nelle tue mani: una Carta che definisce, descrive e consente di valutare l’insieme delle capacità, delle qualità personali, dei comportamenti che studenti e professori ritengono utili per aumentare il livello di preparazione, sia a scuola sia nel mondo del lavoro. La valutazione non ha il senso di dare bacchettate sulle dita a chi non si comporta bene, ma la finalità di restituire un’immagine rispetto ad un modello di riferimento, scelto consapevolmente da studenti e professori per promuovere il valore delle competenze trasversali e sviluppare la capacità di adattarsi a ciò che domani sarà la vita nel mondo del lavoro. LE PAROLE CHIAVE (… per capirci) Competenza: è l’insieme di conoscenze, capacità e qualità personali. Conoscenze: sapere specifico riguardante un certo argomento o area di attività. Capacità: saper fare, ovvero saper eseguire i comportamenti richiesti da un’attività. Qualità: saper essere, costituito da doti personali, individuali, specifiche per ciascuno di noi. Prestazione: è quello che dobbiamo fare per produrre un risultato. Ruolo: è l’insieme dei compiti che dobbiamo svolgere quando ricopriamo una posizione in un certo contesto. Mettendo insieme tutte le parole chiave, possiamo dire che una competenza è l’insieme di tutte le nostre conoscenze, capacità e qualità personali che mettiamo in pratica per produrre le prestazioni richieste quando ricopriamo un certo ruolo. Quando prevalgono conoscenze e capacità di tipo tecnico-specialistico, parliamo di competenza tecnica. Come dicevamo in apertura, alcune competenze hanno la caratteristica di attraversare qualunque ambito di attività: per questo sono chiamate competenze trasversali. Questo significa che qualunque ruolo tu svolga, a scuola come al lavoro, ti troverai sempre a metterle in pratica. Nelle pagine che seguono sono descritte 3 tipologie di competenza trasversale. Su di esse hanno lavorato studenti e professori, definendo per ciascuna un elenco di indicatori comportamentali, ovvero esempi di comportamenti oggettivamente osservabili attraverso cui puoi capire il tuo livello di competenza. In questo sei aiutato anche dalla tabella che trovi al termine delle tre descrizioni. LE AREE DI COMPETENZA TRASVERSALE DIAGNOSTICARE AFFRONTARE RELAZIONARSI DIAGNOSTICARE È quell’area di competenza che metti in atto quando devi chiarirti le idee e “farti la mappa” di una situazione (te compreso!) o un compito. Consiste ad esempio nel prestare attenzione, nel cercare, organizzare e interpretare le informazioni, nell’ideare un piano di lavoro e nel valutare se stessi e la situazione. A. AUTOVALUTAZIONE COMPORTAMENTI OBIETTIVO 1. Riconoscere i limiti e saper individuare aree di miglioramento. 2. Essere in grado di autovalutare la propria prestazione (per es. sapersi dare il voto). COMPORTAMENTI DA EVITARE Pensare di essere perfetti, non prendere consapevolezza dei propri limiti, non prendere in considerazione le critiche; “Cosa me ne importa, tanto ho tutti 8!”; partire con la sicurezza di non farcela “Tanto io questo non lo capirò mai!”; “Tanto sono fatto così…”. “Boh… faccia lei…”; “Prof se rispondo bene mi mette un +??”. Pensare di non aver bisogno dell’opinione altrui; rite3. Chiedere al professore/alla professoressa una nersi sempre inadeguati; valutazione del proprio operato, anche se non è pre“Tanto cosa me ne importa? Mica è un compito in clasvisto il voto. se!” 4. Chiedere chiarimenti sugli errori fatti nella prestazione (dicendo ad es. “Mi fa capire cosa ho sbagliato nella verifica?”, “Come posso migliorare?” e annotandosi gli errori commessi). Concentrarsi esclusivamente sul voto; non seguire le correzioni in classe dei compiti; “Come al solito è andata male...pazienza…”; Chiedere: “Si può recuperare?” prima ancora di fare il compito. B. ORGANIZZAZIONE COMPORTAMENTI OBIETTIVO COMPORTAMENTI DA EVITARE 1. Prendere appunti durante la lezione. “Tanto li copio da….”; “Tanto poi è sul libro!”; oppure dire “Sì, sì, ora lo faccio…” e intanto passano le stagioni… “Mi basta ascoltare, tanto studio poi a casa!”. 2. Prendere nota degli impegni scolastici (per es. sul diario o sull’ agenda personale segnare cambi d’aula, di professori, visite, scadenze varie; oppure consultare il registro di classe, ecc.). “Non sapevo che ci fossero compiti per oggi!”; ”Non ho il diario!”; “Ho confuso a guardare il giorno dell’orario”; “Ma è oggi la verifica?”; “Ero assente …”. 3. Puntualizzare gli elementi e le parole chiave della lezione, del testo, del problema (ad es. sottolineando, facendo schemi, evidenziando, utilizzando un proprio sistema di abbreviazione, utilizzando gli strumenti del testo, come le parole in neretto, in corsivo, appunti a latere). 4. Leggere attentamente tutta la consegna prima di iniziare (ad es. un compito in classe, un’attività, chiedendo eventualmente). 5. Tenere un proprio quaderno degli appunti (anche con il proprio ordine, purché organizzato in modo efficace). Prendere appunti senza prima aver sintetizzato, riproducendo integralmente ciò che viene detto; evidenziare tutto il libro in modo indifferenziato; “Ho letto tutto il libro ma non ricordo niente”. Iniziare un’attività o un compito prima ancora che il prof abbia terminato di dare la consegna; “Non ho capito granché, comunque io inizio a fare il problema lo stesso”. “Ho tutto in testa…”; “Ma non sapevo che ci fosse questo argomento!”; 6. Costruire piani di confronto fra le materie (da soli o in gruppo, chiedendo anche il contributo dei professori, per esempio su un quaderno di appunti, evidenziando i collegamenti fra le materie). Considerare le materie come compartimenti stagni; 7. Tenere conto del tempo a disposizione (per un compito o un’attività, guardando l’orologio o impostando un cronometro, chiedendo “quanto tempo c’è?” se non viene dato). Mettersi subito al lavoro senza sapere qual è il tempo a disposizione; “Ma storia che c’entra con geografia?”; “E tu hai capito perché quella di Economia parla di leggi? Ma quello non è Diritto?” “Oh ma è già finito?!?”; “Quanto tempo manca prof?... Così poco??!” C. REPERIRE INFORMAZIONI COMPORTAMENTI OBIETTIVO 1. Essere informati su avvisi e comunicazioni (ad es. chiedendo alla persona di riferimento, guardando la bacheca, cercando le notizie sul sito dell’istituto). 2. Fare domande di approfondimento (su un argomento o un’attività, per entrare nei particolari, soddisfare curiosità, aumentare le informazioni). COMPORTAMENTI DA EVITARE Non sapere quando ci sono le visite guidate, quando iniziano gli stage…; farsi i fatti propri quando si leggono le circolari; “Oh ma quella bacheca c’è sempre stata?”; “Non ce l’avete detto!”. Fare domande o commenti a caso; “Fare ‘ste cose è solo una perdita di tempo...”; “Nella vita tanto non ti serve a nulla!”. 3. Chiedere chiarimenti sui contenuti della lezione, sulla consegna, sull’attività da svolgere (dicendo ad es. “Mi spiega?”; “Mi fa un esempio?”). “Boh? Non capisco e non me ne frega niente di questo argomento”. 4. Procurarsi gli appunti relativi al periodo in cui si è stati assenti. “Li ho chiesti ma mi sono dimenticato di copiarli!”; “Non ho avuto tempo di copiarli!”; “Li ho chiesti ma non me li volevano dare!”. 5. Chiedere cosa è successo quando si è stati assenti. “Ma nessuno mi aveva detto che oggi interrogava!”. 6. Chiedere opinioni ed informazioni ad altri per raccogliere idee e punti di vista diversi dal proprio. “Di quello che pensi non me ne frega niente!”. 7. Utilizzare molteplici fonti di apprendimento (oltre ai testi scolastici, su internet, in biblioteca, a casa, confrontandosi con altri anche fuori da scuola). “Quando finisco i compito non voglio più sentir parlare di ‘sta roba!”; “Non capisco come tu ti interessi tanto a questo… ma non ti basta il libro?”; “Oh, non sono mica un lecchino!” Non cogliere la relazione fra quello che si impara a 8. Collegare i contenuti di una materia con l’attualità scuola e quello che succede intorno a noi; e quello che succede fuori da scuola “Ma proprio non capisco a che c@**§ serve ‘sta ro(per esempio chiedendo ad un professore come un ba!”; “Durante lo stage ho visto un sacco di robe, mi argomento riguarda l’attualità, o confrontandosi con sembra che a scuola ne avevamo parlato… vabbé, tanaltre persone anche fuori dalla scuola). to non ricordo… “Li ho chiesti ma mi sono dimenticato di copiarli!”; 9. Dopo un’assenza, procurarsi gli appunti di cosa si è “Non ho avuto tempo di copiarli!”; fatto e chiedere cosa è successo nel frattempo (ai “Li ho chiesti ma non me li volevano dare!”; “Beh, ma io ero assente!”; “Se nessuno me lo dice come faccio docenti, ai compagni, al personale scolastico etc., a a sapere che per oggi c’era questo?”; “Ma nessuno mi seconda dell’argomento). aveva detto che oggi interrogava!”. RELAZIONARSI Consiste nel costruire una relazione efficace con altre persone. Comprende: comunicare, esprimersi in modo chiaro, ascoltare, confrontare e condividere idee, informazioni, opinioni con quelle altrui, sapersi adattare ai diversi interlocutori, collaborare, lavorare in gruppo. A. REGOLE DI COMUNICAZIONE COMPORTAMENTI OBIETTIVO COMPORTAMENTI DA EVITARE 1. Discutere con gli altri senza prevaricarli. Decidere per tutti, urlare sopra gli altri, non lasciare spazi di parola; “Se non stai zitto ti cartello!”; “Sì, sì, va bene come dite…” e poi fare di testa propria. 2. Rispettare le idee, il punto di vista altrui. Svalutare l’altro, ad es. facendo gesti di disprezzo, ridacchiando o strabuzzando gli occhi con finta sorpresa; “Ma non farmi ridere, va!” ; “Ma che dici? Sei proprio scemo!”. 3. Discutere con gli altri senza prevaricarli, rispettandoli come persone e per le loro idee. Decidere per tutti, urlare sopra gli altri, non lasciare spazi di parola; Svalutare l’altro con gesti e cenni di disprezzo; “Se non stai zitto ti cartello!”; “Sì, sì, va bene come dite…” e poi fare di testa propria. 4. Aspettare il proprio turno di conversazione (ad es. alzando la mano). Intervenire sovrapponendosi a un altro; “Oh ma quand’è che posso parlare!?”. 5. Chiedere se è chiaro quello che abbiamo detto. 6. Invitare a intervenire, a partecipare alla discussione durante attività di gruppo. ( per esempio chiedendo “cosa ne pensi?”) Dare per scontato di parlare in modo chiaro ed efficace; “Se non capisci niente che ci posso fare?” Non coinvolgere un compagno in disparte; “Sono loro che devono aprire bocca! Se uno non c’ha voglia o è timido, mica è colpa mia!”. B. BUONA EDUCAZIONE COMPORTAMENTI OBIETTIVO COMPORTAMENTI DA EVITARE Dormire in classe, ruttare, sputare, fare pernacchie, grattarsi in continuazione, non stare fermi; mangiarsi 1. Comportarsi in modo corretto con gli altri (ad es. le unghie; masticare rumorosamente; stiracchiarsi in mantenere un aspetto decoroso, pulito e curato co- modo vistoso; sdraiarsi sul banco e rimanerci appiccime segno di rispetto degli altri, restare in silenzio cati; stappare lattine; leggere il giornale o riviste in durante la spiegazione, non disturbare durante un classe; utilizzare un linguaggio non appropriato al compito, allontanarsi dal gruppo per compiere azioni contesto; che potrebbero disturbare). “Min@#*^ Prof! Non ho capito un c@§§o!!”; “Ca##o vuoi!?”; “Ma non fare la vittima!”. 2. Eseguire la consegna senza lamentarsi. “Che palle ‘sto lavoro prof!”; “Uff… devo proprio venire fin lì (dal banco alla cattedra…)?” 3. Rispettare le regole stabilite (si quelle definite nel Regolamento d’Istituto, sia quelle definite nel patto formativo, sia quelle concordate con il singolo docente). Mettere i piedi sul banco; mangiare e bere durante le spiegazioni; tenere il cappello in classe quando si è deciso che non è ammesso. 4. Riconoscere il proprio comportamento se non appropriato ed accettare le osservazioni. Dire “mi scusi prof” e poi continuare a comportarsi male; “Non sono stato io…”; “Io non ho fatto niente, è stato lui”. C. TECNICHE DI COMUNICAZIONE EFFICACE COMPORTAMENTI OBIETTIVO COMPORTAMENTI DA EVITARE 1. Utilizzare un tono ed un volume di voce adeguati. Utilizzare un volume elevato aggredendo gli altri o bisbigliare. 2. Esprimersi chiaramente (utilizzando in modo coerente anche la comunicazione non verbale, come gesti, sguardi, mimica facciale). Mangiarsi le parole, parlare troppo velocemente, usare troppi intercalare come “cioè”,”boh”, “praticamente”, “allora”; iniziare le frasi con “Tipo che…”, “Passami quella roba sull’affare lì” chiarirsi le idee prima di parlare, evitando di scaldarsi la lingua con “Eeeeeeeehhh…” 3. Ascoltare guardando l’interlocutore. Quando l’altro parla, guardarsi intorno o giocare col telefonino; precipitarsi a fare l’intervallo anche se l’altro non ha finito di parlare. 4. Utilizzare correttamente l’italiano (sforzarsi se “Se potrei, non farei …; “Sto stando attento! “; non si hanno le basi, fare attenzione ai congiuntivi e “Sono di una convincenza.…”; “A me mi piace…”; “Se ai condizionali, impegnarsi a parlare con una gramstassi…”. matica corretta). 5. Disporre di una buona padronanza di linguaggio Eccedere in espressioni colloquiali come “a muzzo”, (ad es. utilizzando quello tecnico quando necessario, “un casino”; esagerare con il gergo tecnico con persapendolo adattare all’interlocutore e al contesto). sone non competenti in materia. 6. Saper mediare fra punti di vista differenti ricer“Fa quello che ti pare…”; “Tanto tu ed io non andiacando i punti comuni (per esempio esplicitando le mo mai d’accordo”; “Sei il solito bastian contrario!”. cose comuni fra ciò che dice l’uno e l’altro). 7. Utilizzare esempi concreti, paragoni, esperienze vissute, analogie per risultare più chiaro. Mantenersi su un piano esclusivamente astratto o troppo superficiale; “Sei tu che non capisci!”. AFFRONTARE È quell’area di competenze che metti in atto quando devi darti da fare per ottenere un buon risultato. Consiste per esempio nell’assumersi responsabilità, sviluppare senso del dovere, prendere l’iniziativa, decidere, risolvere problemi, far valere i propri diritti, adeguarsi alle regole, gestire il conflitto con altre persone. A. ORDINE COMPORTAMENTI OBIETTIVO COMPORTAMENTI DA EVITARE 1. Portare tutto il materiale necessario per svolgere un compito o un’attività. “Mi presti un foglio protocollo per scrivere?” ; “Qualcuno ha un paio di scarpe da ginnastica in più?”; “Chi ha una calcolatrice?”, oppure lasciare in classe il registro quando si cambia aula, per perdere tempo. 2. Adoperarsi perché il materiale personale, quello scolastico e le aule siano sempre in buono stato. Usare la cartella come pallone da calcio; sfondare a pugni la porta del gabinetto; “Adesso battaglia coi righelli!”; “Tanto il computer non è mio!”. Entrare spesso in ritardo accampando ogni genere di scuse; rientrare in ritardo dall’intervallo; 3. Arrivare puntuale (all’ingresso, al rientro dall’intervallo, in tutte le situazioni in cui ci sia un orario da rispettare). 4. Consegnare gli elaborati in modo curato (ad es. scritti senza cancellature, righe o pieghe nel foglio). “Al bar c’era coda!”; “Oh ma è suonata adesso…”; scrivere sul libretto delle assenze “pensavo fosse domenica”, “andavo controvento” o “ mi avevano rapito gli alieni”; “non è suonata la sveglia …” “non ho finito in tempo di bere il latte con la forchetta!” Consegnare gli elaborati con spiegazzature, macchie…; scrivere a matita; esagerare con l’uso del bianchetto; “Oh io il compito l’ho fatto, che le importa se me l’ha mangiato il cane?” Utilizzare il vocabolario nelle verifiche in cui non è 5. Rispettare le indicazioni della consegna (ad es. sulpermesso; consegnare un documento scritto a penna le modalità di esecuzione di un lavoro, sui materiali e nonostante dovesse essere fatto al computer; scrivegli strumenti che si possono usare, sui tempi di restire il tema all’esame usando penna rossa e cancellino; tuzione). “Ecco il compito che era per la scorsa settimana….”. B. AUTONOMIA COMPORTAMENTI OBIETTIVO COMPORTAMENTI DA EVITARE 1. Attivarsi per rimediare ai brutti voti o per aumenta- Scoraggiarsi, darsi per vinto, attribuire i propri insucre la propria media scolastica cessi all’insegnante; “Nessuno mi può aiutare nella situazione in cui sono...”; (ad es. partecipando ai corsi di recupero o chiedendo “Tanto lei ce l’ha con me!”; “Tanto quest’anno avrò il deuna verifica supplementare, organizzando gruppi di bito …”. studio supplementare). Lamentarsi ancor prima di aver guardato il compito corretto e restituito; 2. Accettare la valutazione dei professori (ad es. chiedendo “Come posso migliorare?””). 3. Discutere le valutazioni con i professori, quando le si ritengono inadeguate (chiedendo serenamente chiarimenti, mostrando in un compito un errore nella correzione, etc.). 4. Gestire positivamente gli stati emotivi (ad es. ansia, rabbia, timidezza) in situazioni di discussione. “Oh, prof, annulla la verifica? Questa se la dimentica e ne facciamo un’altra…” “Ma prof, lei dà i voti a caso?”; “Ma se l’anno scorso avevo 10!”. Subire passivamente eventuali errori nelle valutazioni;lamentarsi con un compagno dicendo “Oh, ma com’è che a me ha segnato ‘sto errore e a te no?!?? Ma ‘sto @##*” e poi lasciare le cose come sono; “Vabbeh, tanto ce l’ha con me” Avere un atteggiamento aggressivo e prevaricante oppure passivo e rinunciatario. Chiedere in continuazione “Allora che si fa, cosa si è deciso?”; “Basta! Tanto ho ragione io!”. 5. Valorizzare il proprio punto di vista, anche criticando, nel rispetto di quello altrui. 6. Gestire il tempo (della consegna, dell’attività, del lavoro di gruppo). 7. Lavorare in autonomia nei compiti individuali. Lasciare perdere facilmente quando non si è ascoltati o tentare di prevaricare; criticare in modo sterile e polemico; “Vabbeh oh, ma allora fate voi…”; “Non mi ascolta nessuno L!”. “Posso essere interrogato nell’ora di religione?”; “Può rinviare il compito?”; “Possiamo chiedere all’insegnante dell’ora successiva 10 minuti?”; “Io consegno, tanto ho finito, così vado al bar!”. Continuare a chiedere al compagno di banco un aiuto impedendogli di lavorare; “ Cosa hai messo alla 5?”. Ripetere esclusivamente a memoria la lezione; recitare 8. Fare collegamenti con le altre materie durante l’interrogazione o la lezione. la lezione a macchinetta; “A cosa serve la letteratura?”; “Ma la trigonometria mi aiuta a trovare lavoro?”; “Ma lei non è l’insegnante di italiano: perché mi corregge la grammatica?!?!?”. 9. Mettersi alla prova su compiti, capacità nuove o poco sviluppate (recuperando appunti, chiedendo al professore di approfondire, creando gruppi di studio, utilizzando internet, frequentando gli sportelli pomeridiani, ecc.). “Fai tu che io non sono capace”; “Non lo faccio, tanto non l’ho mai imparato”; “È già tanto se ho seguito in classe e apro il libro”. C. PARTECIPAZIONE COMPORTAMENTI OBIETTIVO COMPORTAMENTI DA EVITARE Chiacchierare o distrarsi con i compagni seduti al 1. Rimanere concentrato sulle attività che si svolgono banco durante un’interrogazione; giocare con il tele(ad es. nei compiti di gruppo, individuali come la lefonino, al fantacalcio o a carte; chiedere di uscire zione o l’interrogazione…). senza un valido motivo; dire“Ah, parliamo un attimo della gita a Londra?”, interrompendo la lezione. 2. Offrire suggerimenti pertinenti sul modo di fare un lavoro (ad es. dicendo: “Si potrebbe fare anche così?”). Fare scena muta quando viene chiesto: “Secondo te così può funzionare?”; assumere un atteggiamento passivo e non partecipativo; intervenire per disturbare e non per contribuire. Non confidare nelle proprie possibilità; assumere un comportamento da vittima o disfattista; sospirare in 3. Approcciarsi in modo positivo al compito, al lavoro, preda allo sconforto; all’esercitazione. “La verifica mi andrà male, figuriamoci”; “Non ci riuscirò mai!!”; “Consegniamo tutti in bianco, così ce lo annulla!”. 4. Partecipare attivamente alla vita di classe e di Istituto (ad es. alle elezioni per il rappresentante di classe, alle assemblee, agli incontri, alle attività culturali, anche fuori dall’orario di Istituto). 5. Condividere le informazioni con gli altri in situazioni di lavoro di gruppo. 6. Organizzare le attività di gruppo in base alle capacità dei singoli (per esempio chi è più bravo a scrivere, chi a disegnare, chi a progettare…). Non partecipare alle decisioni collettive e poi lamentarsi se le cose non vanno bene; “Io alle assemblee in genere mi imbosco...”; “Tanto adesso non siamo a scuola …”. “Cosa guardi, il foglio è mio, fatti gli affari tuoi!”. Sottrarsi al proprio ruolo; “Fallo tu che io non ho voglia”; “Io non sono bravo a far niente”. 7. Partecipare alle attività proposte (ad es. lezioni in classe, lavori o discussioni di gruppo, laboratori). Giocare con il cellulare, sbuffare vistosamente; guardare in continuazione l’ orologio; “Uff ma quand’è che finiamo?”. 8. Accettare di essere chiamato per un’interrogazione o esercitazione. Dire sempre “Prof, mi giustifico!”; “Nooo!! Ma devo venire proprio io?; Non può chiamare qualcun altro?” “Ho male alla gamba, non posso venire alla lavagna!”. 9. Partecipare attivamente alla definizione del patto formativo (discutendo regole e programmi in modo interattivo; chiedendo all’inizio dell’anno ai professori la consegna dei programmi). Fregarsene delle regole condivise; “Tanto devo firmare lo stesso!!”; “Tanto non serve a niente!”. Punteggio Valore aggregato 90-100 A esito osservazione esito valutazione Tutti gli indicatori sono soddiLa competenza posseduta è sfatti a livelli eccellenti, grazie eccellente e consente di ottead una motivazione esemplanere performance superiori. re. alto 78-89 Tutti gli indicatori sono soddisfatti attraverso comportaLa competenza è buona, ovmenti convinti, con motivavero consente performance zione apprezzabile fra l’80% e medio-alte. il 90%. 68-77 Gli indicatori sono soddisfatti con livelli intorno al 70%, con motivazione di media intensità. La competenza consente performance nella media e qualche punta di merito particolare. 56-67 Gli indicatori sono soddisfatti fra il 55% e il 65%, con comportamenti corretti. La motivazione è sufficiente ad ottenere il comportamento. La competenza è nella media e consente di eseguire un compito con performance sufficienti. 45-55 Gli indicatori sono soddisfatti La competenza è mediointorno al 50%, con comporbassa, e determina prestatamenti incerti, non sempre zioni altalenanti. coerenti. M medio B basso 35-44 Gli indicatori sono soddisfatti intorno al 40% ma attraverso La competenza è bassa, consente di portare a termine comportamenti deboli, artifi- alcuni compiti e non sempre. ciosi, con poca motivazione. 21-34 E' possibile cogliere qualche La competenza è scarsa; il sporadico caso in cui emerge legame con le prestazioni è un comportamento corretto. quasi casuale. MB molto basso <20 Tutti gli indicatori sono disattesi. L'elemento di competen- La competenza è assente. za è sostanzialmente assente. Nelle pagine precedenti ti sono state fornite due cose: una lista di indicatori comportamentali (divisi per tipo di competenza) e una tabella di valutazione. Come utilizzarli? Puoi innanzitutto pensare a quanti tra gli indicatori segnalati metti in atto a scuola. La colonna “esito osservazione” della tabella permette di farti un’idea relativamente al tuo comportamento. Come vedi, ad ogni casella di questa colonna corrisponde un valore da < 20 a 100 e un valore, aggregato, che va da molto basso ad alto. Grazie alla colonna di destra, ti puoi facilmente rendere conto di qual è il tuo livello di competenza. I professori useranno lo stesso schema e si baseranno sugli stessi indicatori comportamentali, in modo da poterti valutare sulle competenze trasversali. Questo è molto importante, perché a Scuola come al lavoro le competenze trasversali influiscono su qualunque prestazione e definiscono il “saper stare” in un certo contesto. Il senso della valutazione è dunque quello di riconoscere il valore che, anche a Scuola, hanno le competenze trasversali, secondo criteri di valutazione univoci e condivisi fra studenti e professori.