mensile di informazione in distribuzione gratuita
n. 52 • marzo 2009
La questione
etica in politica
pag. 8
La
scuola
Il tormentone
di Tossicia
pag. 12
pag. 20
marzo 2009
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sommario
Cento colpi di...
Il servo muto
Edicole e gazebi
Per fortuna c’è la crisi!
Domeniche ecologiche
La questione etica in politica
Fatti non foste per viver come bruti
Siamo Dei
La scuola
Note linguistiche
Dura lex sed lex
Sono una donna non sono una santa
Sulla via di Damasco
La Filippina tropicale
La TV dei plebei
Verissimo
Caro Presidente
Il centro turistico di Tossicia
L’oggetto del desiderio
Il tesoro ignorato
Coldiretti informa
Cinema
Basket
Autovelox
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Redattore Capo: Maurizio Di Biagio
Coordinatore: Maria Grazia Frattaruolo
Hanno collaborato: Mimmo Attanasii, Maurizio Di Biagio,
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Cento colpi di… oops…
Oggi sono nata sola
Ma non l’avevamo già letto?
“L
e rivelazioni dell’autrice diventano scomode non appena il libro viene diffuso nella città di Teramo.
Al centro del dramma vengono a trovarsi: un’adolescente, scottanti verità e molte polemiche”.
Facendo un giro nella “rete”, sono queste le parole iniziali con le quali viene presentato il libro di Mariasara Cielo
“Oggi sono nata sola”, nel quale l’autrice fa un excursus sulla sua adolescenza difficile. Nel libro oltre che a
narrare i suoi problemi legati all’anoressia e il difficile rapporto con la madre, parla anche dei rapporti sessuali
avuti con alcuni docenti universitari, in cambio di una “lode” sul libretto.
A quanto pare, almeno leggendo il romanzo a puntate pubblicato dai giornali,
la pietra dello scandalo sarebbe proprio questa: professori intimiditi prima e
intimidatori poi, per le rivelazioni fatte.
Lungi dal voler fare i moralisti o le bacchettone, ma risulta che quando ci
si iscrive all’Università si è già belli che maggiorenni. Inoltre i rapporti che
l’autrice sostiene di aver avuto con i docenti, a suo dire si sono consumati
all’interno di camere d’albergo che a quanto pare ha volontariamente
raggiunto senza costrizione alcuna, anzi ammette che, a causa di qualche
lacuna, in cambio “guadagnava” il superamento di esami con il massimo della votazione. Niente “voto di
scambio”? Facile: più studio!
Nella vita si fanno quotidianamente delle scelte, la sua è stata quella di percorrere la via più facile per
raggiungere il suo obiettivo: la laurea.
Coi tempi che corrono non ci vedo nessuno scandalo, e non ravviso alcuna novità. Ci sono state, ci sono e ci
saranno sempre donne (e perché no anche uomini) che fanno scelte simili, l’importante è assumersene la
responsabilità ed evitare soprattutto di atteggiarsi a vittime, perché francamente non se ne può più!
La dimostrazione del disinteresse nei confronti di questi pubblici mea culpa sta nel fatto che, nonostante il
clamore che si sia voluto creare intorno alla vicenda, grazie anche alla complicità di una stampa ormai dedita
quasi esclusivamente al pettegolezzo di quartiere (mancanza di “notizie”, mancanza di “idee” o mancanza di
“giornalisti”?), la presentazione ufficiale del libro sia stata ignorata dai più. A nulla sono valsi i proclami della
Casa Editrice Evoè, nei quali si riferiva di minacce, attentati e via dicendo; si è voluto costruire un caso laddove
un caso non c’era, laddove la storia (questa storia) era stata già scritta. Da altri! u
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accade in città
Il servo
muto
Ovvero…
giornali in libera uscita
S
tiamo assistendo indifferenti a importanti elaborazioni culturali: la priorità riservata all’arricchimento
personale, menefreghista, se
necessario anche illegale e alla
percezione dell’altro, l’immigrato, il mendicante, i rom come
assoluta causa del male (leggi
sull’argomento l’articolo su
una lettera dal
forte carattere
xenofobo giunta
in redazione,
sul n°51 pag.5 di
Teramani). Pensieri avvelenati
che hanno relegato la dignità
sotto la pancia,
vicino all’intestino. Contestare
situazioni in cui
la maggioranza silenziosa preferisce non far parola su fatti
evidenti, di verità non dette, per compiacere in ogni modo il
potere politico, potrebbe apparire perfino come una manifestazione coraggiosa se non fosse invece che tali atteggiamenti
sociali si assumono puntualmente dinanzi a topi danzanti per
gatti andati via.
La stampa nostrana in libera uscita fino alle prossime amministrative ha voluto mettere insieme i frammenti di un puzzle
già sperimentato, raccogliendo e amplificando le proteste dei
cittadini. Guarda caso, proprio ora che non ci sono riferimenti
precisi a segreterie di partito da ossequiare.
E pensare che quando il Re non era nudo, tutto filava per il verso giusto: dall’Ipogeo al garage condominiale di Piazza Dante,
passando per il Lotto Zero dove mai numero fu più azzeccato
poiché non c’è lotteria al mondo che ne preveda l’estrazione…
nessuno fiatava. Zitti e mosca ché tutto è a posto! Soltanto
sparuti Don Chisciotte di quartiere a digitare rumorosamente
su forum e paginette virtuali di un web sempre più strumen-
marzo 2009
di Mimmo Attanasii
to indispensabile per chi ha un sacco di domande da fare e
soprattutto una terapia efficace per quelli che hanno tante
risposte da dare. Di risposte a domande mai fatte è piena la
terra. Dalla “Città che cambia, con i disagi di oggi per lo sviluppo di domani”, slogan trainante dell’Era delle Ristrutturazioni, alla “Teramo che non va” del dopo Gianni Chiodi. Guarda là, dovevano restituircela dopo un anno e mezzo la piazza
e invece… e la Villa Comunale? Piazza Garibaldi è ingestibile
nelle ore di punta… Ma le case di Pisa giù a Porta Romana
quando le raddrizzeranno? La raccolta differenziata senza i
cassonetti differenzianti! Con l’asfalto incavato qui si allaga
tutto… L’illuminazione orribile al Monumento ai Caduti, quella
l’hanno risolta subito sostituendo i lampioni stile Checkpoint
Charlie con quattro lumini rasoterra… Le isole ecologiche
vantate come d’autore che somigliano a piccole discariche
rionali… L’ossimoro nel disboscamento delle aeree verdi!
Le scuole che vanno in pezzi… Stanno raschiando il fondo
per creare
posti auto e gli
amministratori
se ne vanno in
giro con i Suv ad
occuparne due
alla volta… E poi
il commercio,
il lavoro che
manca, la cassa
integrazione...
sei mesi per
una TAC.
Tutto da rifare! Si grida in coro contro il Commissario Prefettizio nell’accattivante controcanto dei quotidiani non ancora
irreggimentati. Giugno è alle porte, un nuovo sovrano sarà
eletto e s’insedierà sullo scranno più alto della Loggia del
Municipio. I cittadini silenziosi applaudiranno e loderanno,
per le vie della città, l’eleganza del Re nudo, senza temere
che si spezzi all’improvviso l’incantesimo, il giorno in cui
qualcuno, ridotto allo stremo, urlerà con rabbia in faccia a
Sua Maestà che non ha niente addosso... tanto, i servi muti
per accorrere in soccorso del vincitore sono sempre pronti a
sbucare fuori ad ogni vicolo cieco. u
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06
sciatterie teramane
Edicole
& gazebi:
tutto da
rifare
per un pugno di voti
A
nche se è vero che in fondo le brutture della vita sono
pratiche, perché col tempo si trasformano in qualcosa di utile, come il letame in humus, quelle teramane
però rasentano l’indolenza sciatta della trasandatezza, un
po’ in linea con il carattere pigro e
svogliato dei nostri concittadini. C’è
anche chi ha composto un inno al
“vada come vada”, un po’ lo shulabula turco: “Tutto qui è shula-bula,
che significa così o cosà, non si sa
mai come finisce” fa dire il regista
Alan Parker al piccolo yankee Bill
Hayes, figlio di un onesto assicuratore americano confinato nelle
tremebonde patrie galere di quel
paese solo per un tocco di fumo o
giù di lì. All’ombra del campanile
è tutt’un shula-bula: gazebi color
canna di fucile che nella piazza
principale del paesino gattonano a
sproposito, goffi ed inopportuni, uno sputo dritto in faccia al
respiro architettonico dello slargo. Oh perbacco: si spendono
milioni di euro per realizzare una nuova pavimentazione per
poi ospitare alien simili, e come se sopra il preziosissimo
parquet di casa nostra ci sistemassimo una svedesissima
mobilia Ikea. Shula-bula anche per le edicole che intralciano il traffico a passeggini, mamme e ad autoambulanze,
oppure che si addossano sfacciate a santuari. Shula-bula
anche per quegli spazi pubblici occupati da storture immaginifiche, pure baite in stile alpino e questo a due passi dal
centro; o per chioschi da due luglio perenne in piazze appena
ipogeneizzate. “L’è tutto da rifare”. Ma parliamo anche di
fioriere, dissuasori, pali, tutto ciò che sostanzialmente è
soggetto alla tassa di occupazione del suolo pubblico, a
Teramo spesso evasa, oltre ad essere una vera iattura per
vastità e sconcezza del fenomeno. Ad esempio, nell’atavica
marzo 2009
di Maurizio Di Biagio
carenza di uno specifico Piano edicole, l’amministrazione
comunale è del parere che si dovrà regolare la materia di
volta in volta per sanare una situazione che, anche a parere
di diverse associazioni cittadine, è divenuta insostenibile, sia
per ciò che riguarda il decoro urbano sia per il rispetto delle
regole, inserendo nella rivisitazione generale anche la patata
bollente dei dehors. E malgrado l’affermato sport italico
del gioco al rimpallo, questa volta tra i settori del Comune,
si partirà dunque ridefinendo la vicenda dell’edicola del
loggiato di Piazza Orsini ora riaperta ma che è stata chiusa
per molti mesi. Si passerà immediatamente a quella di S.
Antonio, addossata ad un monumento religioso, quindi da
trasferire, e all’edicola di Via Carducci, situata in una posizione non felice e da trapiantare anche in funzione dei futuri
lavori di pavimentazione di Corso S. Giorgio, che dovranno
essere appaltati entro l’anno, per una cifra di 1,5 mln di euro.
Poi sarà la volta dell’edicola dinnanzi alla farmacia Cerasani.
“Si contratterà volta per volta” precisa il dirigente all’urbanistica Stefano Mariotti, in rispetto anche alla concessione
e all’occupazione del suolo pubblico, messa a dura prova da
allargamenti inusitati di scaffalature di gadget, cd ed enciclopedie:
ci vogliono superfici certe, è lo
slogan “comunale”. “Le resistenze sono fortissime” aggiunge il
dirigente, che prospetta l’idea
di inserire alcune di tali attività
all’interno di strutture commerciali “come già capita in altre
città”. Sempre lungo la scia del
criterio dell’occupazione del suolo
pubblico, sotto accusa anche i
tanti dehors a Teramo di dubbio
gusto e alcuni addirittura non in
regola secondo gli ultimi raid della polizia Municipali: c’è chi ancora non ha pagato la tassa, chi ha il contratto scaduto, chi ha
perfino modificato il progetto originario. Shula-bula appunto.
Solo poco tempo fa Walter Mazzitti puntava il dito contro
le strutture di Viale Bovio “tirate su in puro stile alpino”,
anche se per la verità il controllo resta faticoso: i vigili sono
spalmati sul territorio col contagocce ed il monitoraggio è
difficile eseguirlo. “Capita che bar di pochi metri quadrati,
posseggano dehors di metratura triplicata, senza nessun
criterio” aggiunge Mariotti. “In tutto ciò, c’è bisogno di una
rivisitazione” conclude il dirigente, di una nuova filosofia
che includa anche il fenomeno delle fioriere selvagge che
caratterizza la principale forma di evasione in città. Tuttavia,
c’è da fare i conti col sistema di pressioni e di lobbying che
rimane molto forte. Il ras politico di turno che perora cause
donchisciottesche non mancano nella nostra città. E questo
per un pugno di voti. u
l’ottimismo
marzo 2009
Per fortuna
c’e’ la crisi!
L’
anno scorso è stato terribile: migliaia di posti di
lavoro persi, tasse a dismisura, tragedie in ogni
angolo del globo. Risulta tuttavia da una indagine
CENSIS che gl’italiani considerano irrinunciabili l’auto, il
telefonino (mah, fin qui, possono essere strumenti di lavoro), le vacanze, il parrucchiere e l’estetista. Per quanto
riguarda gli ultimi tre…mai più senza!
Era il lontano 1976 quando Adriano Celentano cantava Svalutation.
La ricordate? Da allora sembra che il tempo si sia fermato. Per i più
giovani ecco una parte di canzone: Cambiano i governi / niente cambia lassù / c’è un buco nello Stato dove i soldi van giù / svalutation,
svalutation./ Io amore mio non capisco perché/ cerco per le ferie un
posto al mare e non c’è / svalutation, svalutation. / Con il salario di un
mese compri solo un caffè / gli stadi son gremiti ma la grana dov’è/
svalutation, svalutation./ Ma/ siamo in crisi ma/ senza andare in là /
l’America è qua… Ma quest’Italia qua se lo vuole sa /che ce la farà.
Permane in me, visto l’attuale momentaccio, un moto di stizza,
quando a fronte di questa drammatica crisi, i bambini vanno a scuola
accompagnati dai genitori con SUV da almeno cinquantamila euro.
Poverini! La mia famiglia ed io siamo molto grati allo Stato quando
con i nostri tributi eleggono a Presidente della Fondazione della
Camera dei Deputati un politico “cachemiriano insigarato” non
rieletto dai cittadini. Ringrazio sempre il cielo quando, in queste ore
così difficili, durante i vari “ponti” festivi le autostrade, le ferrovie e
gli aeroporti si riempiono sempre più di gente in crisi che va a Praga,
Berlino e posti esotici per distrarsi.
di Ivan Di Nino
Non parliamo poi del mare d’estate o della montagna d’inverno!
Nei mesi freddi, dopo una dura settimana di lavoro, la domenica ci si
alza alle sei (eh, allora non avete capito che c’è la crisi!) per poi fare
due ore di fila al casello autostradale (eh, c’è la crisi! Non ci ho mica
il Telepass, io!), altrettante ore di fila per arrivare a destinazione, cercare un parcheggio, scivolare sui doposci
per una buona mezz’ora, fare un’altra ora di coda per lo
skilift per poi arrivare finalmente in cima…aaaah, buttarsi
giù…e dopo due minuti tornare a fare la fila per tornare
su. Che momenti angoscianti! Ci credo che il lunedì i
lavoratori sono stressati!
E’ poi sempre una gioia sentire a Natale o a Pasqua le
persone che, nonostante la durezza di questo terzo millennio, affermano: “Beh, certo, si tira la cinghia…ma a casa ci sono i bambini…
come si fa a deluderli…dobbiamo per forza comprare il panettone/
pandoro/torrone- uovo di Pasqua con sorpresone”.Già!
Dubito fortemente che ai tempi di mio padre, senza scomodare i
nonni, lui o i suoi piccoli coetanei potessero puntare i piedi, negli anni
della ricostruzione, per avere quel giocattolo o quel tale dolcetto.
Proprio adesso ci si è messo anche l’aumento dell’IVA su SKY! Ma
non mi dire! Così si scopre che gli italiani mangiano meno ma non
rinunciano al super-scooter di ultima generazione.
Sarò volgare, ma qualcuno direbbe che n’aec nz magn p nin cacà,
ma dapù la gent te d’ha fa vedè… In questo momento di lotta (chi sta
sopra e chi sotta, dice Renzo Arbore) è tuttavia irrinunciabile quel
computer portatile tanto sognato. Se non ci sono soldi per fare tutto
quello che ho scritto qui sopra non c’è problema: basta ricorrere
all’agognata finanziaria che, anche se cattivi pagatori, anche se protestati, anche se pignorati, vi chiederà immediatamente quattrocento
euro per le spese …salvo poi bocciare la pratica!
Cornuti e mazziati! Ben vi sta!
“La situazione è grave ma non seria” E.Flaiano u
Domeniche ecologiche
Lettera aperta
a non so chi Maria
Grazia
Frattaruolo
…o chi per lui
O
di
gni tanto a Teramo rispuntano le cosiddette “Domeniche
ecologiche”. La mia domanda è: Vengono fatte per darsi
un tono? Tanto per non essere da meno delle grandi metropoli
o per tenere occupata la Polizia Municipale anche la domenica?
Vivo a Teramo da 14 anni e la domenica sera, quando parlo con i
miei, alla domanda: “Cos’hai fatto oggi?” segue la solita risposta:
Niente! Se mi sono persa qualcosa durante questi anni, ditemelo,
perché mi risulta la domenica a Teramo la desolazione regna
sovrana. Nessun rumore, nessun chiacchiericcio, nemmeno un
clacson suonato per sbaglio. Solo qualche sparuto imbecille che
attraversa Piazza Martiri, in auto o in moto, incurante dei bambini
che vi giocano. Se, durante la domenica, vedo passare 10 macchi-
ne in tutto, è uno di quei giorni in cui c’è
traffico. La verità è che in centro storico,
la domenica i negozi sono chiusi e a stento
restano aperti un paio di bar, perciò non vi
è alcuna ragione per cui qualcuno dovrebbe aver voglia di spostarsi verso questa
zona. Le poche macchine che si vedono transitare la sera, sono
quelle di chi risiede in centro e che per causa di forza maggiore
è stato costretto a schiodarsi dal divano, magari per passare la
giornata “in allegria” con tutta la famiglia al centro commerciale.
Qualcuno però potrebbe contraddirmi facendomi notare come già
dopo la prima domenica ecologica il livello delle polveri sottili sia
diminuito. E vorrei vedere: mi vengono interdetti al traffico proprio i
duecento metri di strada posti sotto la centralina di rilevazione!
La Giornata Ecologica ha senso se fatta in una giorno in cui normalmente il traffico c’è, perciò se proprio si vuole ridurre il livello
delle polveri sottili a causa di una emergenza ambientale, bisogna
rendere veramente Isola Pedonale il centro storico durante uno dei
giorni feriali, e non la domenica quando tutti sono a casa.
La domenica a Teramo siamo già ecologici di nostro. u
pag
07
pag
la questione etica
08
marzo 2009
Mazzitti:
in politica,
basta
con i clan e
le amicizie
…sull’esempio
dei vescovi
I
n politica basta con la “corruzione, concussione, menzogna, calunnia, clientelismo, associazione per delinquere,
abuso, truffa” e chi più ne ha, più ne metta. Basta con “i
cambi di casacca, gli impreparati, i presenzialisti, gli irresponsabili”. Si invece all’etica, la meritocrazia, la premialità, la
nuova moralità, la giustizia.
A tracciare la rotta è la nobile e suprema assise dei vescovi ed
arcivescovi della Conferenza Episcopale d’Abruzzo, riunitasi
a Chieti lo scorso 25 febbraio 2009. È scesa in campo perché
di Maurizio Di Biagio
dinanzi a tanto sfacelo nella pubblica amministrazione, non
ce l’ha fatta a star zitta, a contenersi in un silenzio colpevole
di un don Abbondio qualsiasi, al quale il coraggio in definitiva
“uno non lo può dare”. Dinanzi alle mele targate Angelini,
alla sanità da libro giallo, ai sindaci che danzano sull’orlo del
precipizio, ai crack abruzzesi, l’assise ha pensato bene di stilare un decalogo che comprendesse il dna del buon amministratore, i richiami per “un rinnovamento morale e generazionale della politica”, perché non è questione di stare da una
parte o dall’altra ma “di richiamarsi ai valori fondamentali
e norme di comportamento che ogni elettore si attende da
colui in cui ha riposto fiducia”. I rappresentanti del popolo, gli
eletti, devono possedere “più moralità”: questo è il messaggio chiaro e forte, perché poi a farne le spese “sono sempre
i più deboli, nonché lo sviluppo economico della regione, con
conseguenza drammatiche sul lavoro e sulla famiglia”.
Ed è proprio il teramano Walter Mazzitti a riprendere il
documento dei vescovi abruzzesi. Perché avvocato?
“La classe politica attuale ha dato dimostrazione di non essere nella condizione di rispondere eticamente a quelle che
sono le esigenze di governo di una società come la nostra,
sia per quanto riguarda lo sviluppo economico e sociale che
per il rapporto diretto tra cittadini ed eletti. Uno scollamento
che di giorno in giorno si sta facendo sempre più evidente e
che potrebbe marchiare a fuoco queste e le future generazioni”.
Secondo lei, per quale motivo la Conferenza episcopale ha
voluto ribadire questi concetti?
“Senza dubbio in conseguenza dei risultati della recente
tornata elettorale caratterizzata da un forte astensionismo:
il fatto che un buon 47% degli abruzzesi abbia preferito
rimanere a casa piuttosto che fare il proprio dovere civico, ha sollevato numerosi dubbi alla coscienza dell’assise
religiosa che ha avanzato ipotesi di abissi pericolosi che si
stanno anteponendo tra il mondo politico e l’agire dell’uomo
comune. Condivido pienamente la tesi dei vescovi abruzzesi
perché oggi i cittadini si sentono nella maggior parte dei casi
fortemente isolati, avvertono questa crisi di rappresentatività. In questi ultimi anni si è creata una frattura insanabile
tra loro ed una classe politica diventata nel tempo molto più
autoreferenziale, offrendo la sensazione di perseguire più gli
interessi personalistici che il bene comune”.
› Walter Mazzitti
I vescovi infatti nel documento pongono l’accento sul perseguimento dei fini privati da parte dei politici a discapito di
quel bene comune che…
“I vescovi affermano che c’è una sorta di consapevolezza nei
cittadini sul fatto che gli eletti, una volta acquisito il potere,
perseguano più il loro profitto politico che il bene comune. Un concetto di importanza vitale e molto semplice da
comprendere: bene comune, infatti, significa operare per
l’interesse generale. Invece recentemente c’è stata una
pag
degenerazione in tal senso, avvalorata
anche dai tanti giudizi penali in corso,
che ha portato ad un rigetto della gente nei confronti della classe politica,
il cui livello qualitativo si è abbassato
notevolmente”.
Suggerisca un passo per uscire da
quest’impasse.
“Il primo passo dovrebbe giungere
dalla politica stessa che è chiamata,
sollecitata, in maniera anche vigorosa, dal documento della Conferenza
Episcopale a riacquisire un ruolo che
si ispiri ad una maggiore etica. Non vi
sono dubbi”.
In che modo la politica si può rigenerare?
“Attraverso una serie di atti concreti
che devono poter essere percepiti
immediatamente dall’opinione pubblica, attraverso scelte corrette, come
afferma lo stesso documento, soprattutto quando si tratta di procedere alla
nomina di funzioni importanti all’interno della pubblica amministrazione
e questo con persone che rispondano
veramente ai compiti richiesti per quel
ruolo, in maniera tale che, concorrere
al raggiungimento di quel bene comune di cui si parlava prima sia davvero
possibile”.
Uomini giusti al posto giusto, quindi.
“Il cittadino comunque percepisce
se la nomina è di qualità o no, se è
vantaggiosa per tutta la cittadinanza
o meno, la gente non è stupida. Il
problema è che purtroppo fino ad oggi
questa classe politica ha continuato
e continua ad utilizzare le cariche per
gestire e amministrare la res pubblica
in maniera assolutamente inadeguata, becera, vorrei dire, inaccettabile:
nomine che vengono fatte sulla base
di appartenenze politiche, di amicizie,
di clan, non tenendo conto di quelle
che sono le funzioni, il risultato e la
professionalità, qualità assolutamente
indispensabili”.
Questioni anche di curriculum?
“Oggi avere un curriculum è una cosa
assolutamente inutile, a volte - inutile
nascondersi - il politico mediocre non
vuole avere attorno professionisti di
qualità, hanno paura perché li temono,
si sentono ovviamente inferiori e in
soggezione; questa è la verità. Recita
un proverbio cinese: un uomo capace
può rendere meno gravoso il proprio
lavoro e facendo ciò dimostra le proprie capacità; un uomo scarsamente
abile crea problemi, e facendo ciò
dimostra la propria incapacità. E’ ora
che i politici capiscano che non ci sono
vie d’uscita: o accettano di utilizzare
le alte professionalità per sopperire
anche alle loro carenze, non perdendo di mira il perseguimento del bene
comune, oppure quel solco che si è
creato tra la politica e i cittadini diverrà
talmente profondo che non sarà più
possibile colmarlo”.
Però una volta eletti, i nostri rappresentanti paiono scordare le istanze
dei cittadini.
“Purtroppo assistiamo sempre più
ad un impoverimento della classe
politica, ad un suo appiattimento. Essa
è convinta che una volta eletta non ha
più bisogno di cittadini. Questa tesi è
confermata dal fatto che ormai i politici
vengono nominati dai partiti e non
più dal popolo, dai cittadini, e così non
hanno più l’esigenza di avere uffici di
rappresentanza per potere incontrare
chi li ha eletti ma esprimono esclusivamente gli interessi di chi li ha messi in
lista: questo il punto chiave.
La gente spesso
non ha più un punto di riferimento:
siamo, credo, uno
dei pochi paesi al
mondo che oramai
non ha alcuna possibilità di potersi
scegliere il proprio
candidato”.
Quale rimane
allora l’arma a
09
disposizione del cittadino?
“Senza dubbio quel 47% di abruzzesi
che recentemente, nell’ultima tornata
elettorale, rimasto a casa. Ormai non
interessa più che nella gara elettorale
scenda Berlusconi o addirittura un
intero Governo in città per dare una
mano al proprio candidato (cosa mai
vista da queste parti): tutto ciò non è
servito a nulla, perché nessun valore
aggiunto è stato apportato dalla loro
presenza e questo ci deve far comprendere come i politici debbano
davvero cambiare atteggiamento nei
confronti dei cittadini, perché così una
società non va lontano, non dà risposte. C’è una maggioranza silenziosa
che resta lì, osservando che purtroppo
le cose non cambiano, e nonostante
il mirabile appello della Conferenza
dei vescovi non mi pare che, alla luce
di quello che sta accadendo in questi
giorni, le cose stiano cambiando.
Circolano voci in città di formazioni
politiche, di liste civiche, ecc., che
vengono organizzate solo per avere la
possibilità di avere un posto o due in
caso di vittoria in alleanze: non è questo il modo di fare politica. Allora non
c’è più dialogo tra cittadini e politica
perché non c’è possibilità di interagire, di costruire insieme il futuro di
questa regione, perché oggi siamo in
una condizione nella quale chi governa
l’Abruzzo lo fa con un consenso del
25%, perché oggi la gente ha bisogno
di persone nuove che abbiano capacità,
un background reale, un curriculum,
cultura, idee, creatività, e che siano
nella condizione di avviare un processo
nuovo per la rinascita di questa città.
Non abbiamo più bisogno di questa
classe politica”. u
pag
10
così va il mondo
Fatti non
foste per
viver come
bruti…
…invece sì!
A
bbiamo attraversato un brevissimo periodo nel quale si è avuta la
sensazione che l’Italia intera avesse
come unico problema la sorte di Eluana
Englaro. Persino i politici, che normalmente
non brillano per umanità, si sono affannati ed
hanno messo in campo pratiche azzardate
e certamen-te non rispettose del dettato
costituzionale, per impedire che gli effetti di
un provvedimento della Cassazione consentissero di porre fine ad un’esistenza.
Il clima percepito ha dato l’illusione del ritorno di uno dei valori essenziali, l’amore. Ma nel
momento atroce della scomparsa di Eluana,
è riaffiorata con forza la logica del profitto e dell’effimero, oltre
che quella del cattivo gusto. I TG avevano appena dato la notizia
della morte di Eluana Englaro, e tutti direttori di rete si sono dati
da fare per modificare i palinsesti al fine di lasciare spazio alla
vicenda che ha diviso l’Italia. Tutti? Non proprio. Mentre Raiuno
trasmetteva in diretta uno speciale di Porta a Porta, Canale 5 decideva di mandare in onda il Grande Fratello. A nulla sono serviti
i tentativi di Mentana di andare in onda in prima serata, l’azienda
è stata irremovibile: il Grande Fratello, che é la gallina dalle uova
d’oro, non si tocca, nemmeno se muore Eluana Englararo. E così
è stato. Il Grande Fratello è andato in onda regolarmente, lavandosi la coscienza con qualche frase di circostanza pronunciata da
Alessia Marcuzzi all’inizio del programma.
Enrico Mentana per protesta si è dimesso da direttore editoriale,
spiegando che di fronte a un dramma che scuote il Paese intero,
Canale 5 ha deciso di non cambiare di una virgola la sua programmazione serale, nonostante sia il TG 5, sia Matrix fossero
pronti ad aprire finestre informative sulla morte di Eluana.
Il conduttore di Matrix, si è risentito ed ha tentato di spiegare che
l’informazione deve avere la precedenza sull’audience, e che certi atteggiamenti rischiano di compromettere la credibilità della
rete, ma a nulla sono serviti i suoi sforzi.
Le dimissioni di Mentana sono state accettate da Mauro Crippa,
direttore generale dell’informazione di Mediaset, che ha in
marzo 2009
di Fausto Napolitani
[email protected]
pratica giustificato l’atteggiamento del gruppo del Biscione,
sbandierando il diritto del pubblico a scegliere fra informazione
ed evasione, atteso che il gruppo stesso trasmette su tre reti.
Mentana, assumendo un atteggiamento certamente serio e
coerente, credo abbia dimostrato di avere oltre che professionalità, anche una coscienza, che è la differenza distintiva fra
uomo ed animale.
Mentre nel paese si consumava un dramma che ha fatto
piangere e discutere tantissima gente, nel Grande fratello si
consumava un altro dramma che ha appesantito gli animi di
migliaia di Italiani che più numerosi del solito
hanno seguito il “polpettone”, la cacciata
dalla “casina allegra” di uno dei concorrenti.
Rimane comunque curioso che Mediaset non
abbia modificato il suo palinsesto per far luce
su una vicenda che nelle ultime settimane ha
spaccato in due il Paese. Come sempre, ha
prevalso il business e il suo tragico corollario: the show must go on.
La prima è più importante considerazione è
quella sullo spessore culturale del popolo
italiano che preferisce il Grande Fratello a
Mentana, ed ai molti che parlano di trash ed
evasione trionfante sulle reti del Biscione
bisognerebbe chiedere se non dicono nulla
i dati di ascolto che hanno fragorosamente
premiato la scelta editoriale di Mediaset.
La vicenda si commenta da sola, la percezione del ritorno ai valori era solo frutto di
atteggiamenti strumentali che poco avevano
a che fare con i sentimenti umani, da una parte c’è stata la
politica che goffamente ha tentato di far credere all’opinione
pubblica di avere a cuore le vicende umane, dall’altra i grandi
gruppi commerciali hanno tirato dritto senza farsi scrupoli pur
di aumentare gli introiti che derivano dalla crescita dell’audience.
Potremmo dire mille cose, ma per la loro profondità occor-rerebbero centinaia di pagine, credo sia opportuno porre l’accento su quanto sia stato diseducativo l’atteggiamento assunto da
chi ha il potere di entrare nelle case di tutti, e vorrei ricordare il
pensiero di uno dei sociologi più importanti del ventunesimo secolo, Zygmunt Bauman, il quale aveva descritto in una delle sue
opere, “Modernità liquida”, gli stili di vita, che purtroppo con
il trascorrere del tempo sono andati sempre più peggiorando
nella loro intrinseca accezione, i quali sono stati e sono gli assassini del più importante dei valori della vita, l’amore. L’uomo
dei nostri giorni è permeato dal consumismo che è orientato
sui valori del denaro, del successo e della ricerca del guadagno
per cui “l’uomo vale per quello che ha” con la conseguenza di
percepire i sentimenti e le relazioni con mentalità commerciale
e/o contrattuale. I valori materiali, di conseguenza portano
ad assumere quale naturale conseguenza stili esistenziali
individualistici, orientati esclusivamente sul valore della propria
realizzazione personale, ovvero “l’uomo vale molto solo quando
› segue a pag. 11
così va il mondo
marzo 2009
Siamo dei
O
ra tutto è compiuto. Non per volere di Dio ma di un uomo
e di una sentenza di condanna a morte in un Paese dove la
pena capitale pensavamo non esistesse.
A chi credere?
A Beppino, da alcuni ribattezzato con humor nero “becchino”,
secondo il quale la figlia non reagiva agli stimoli esterni, oppure
all’amica che è andata a trovarla e ha detto che Eluana l’ha seguita
con gli occhi e sembrava volesse parlarle ma non ci è riuscita?
L’on. Gasparri ha dichiarato apertamente
che “peseranno le firme messe e quelle
non messe” alludendo alla mancata promulgazione da parte del Presidente della
Repubblica al Decreto Legge che avrebbe
salvato la vita alla donna.
Il Presidente della Camera, cui non basta
un Monte ma che vuole tutto il Colle ed è
attualmente in cerca di ampi consensi, ha
subito affermato che il suo colonnello è
un irresponsabile e deve stare zitto.
Col dovuto rispetto per il Capo dello Stato,
l’esternazione del senatore ad alcuni non
› Beppino Englaro
è sembrata così sciocca.
Il padre, una volta ottenuto quello che
voleva presso la corte d’appello di Milano,
ha chiesto dopo essere stato presente in ogni talk-show televisivo,
telegiornali, giornali, radio che venissero “spente le telecamere”.
Sarà, ma alle obiezioni di alti prelati della Chiesa, del ministro On.
Sacconi, queste telecamere non solo non si sono mai spente, ma
hanno continuato a filmare Beppino.
E’ strano questo Paese! Un signore non più contento della sua condizione (Piergiorgio Welby) chiede di essere soppresso (la chiamano “eutanasia”) e viene accontentato da un medico anestesista.
In materia di diritto penale, sul libro (se non sbaglio il FiandacaMusco, tutto fuorché “giustizialista”) è scritto a chiare lettere
che nel caso di richiesta di essere uccisi, l’assassino deve essere
condannato invece che giudicato non colpevole perché “mi è stato
chiesto da un amico”.
Non così per aule giudiziarie italiane le quali, stravolgendo un
pensa prima di tutto a se stesso”, ed a corollario si vive la vita
come una gara con il prossimo e con la considerazione per il
solo piacere personale, quindi “l’uomo vale solo quando vince
e se sconfigge gli altri e solo quando si gode la vita e si diverte”.
Che si tratti di Eluana, degli infortuni sul lavoro, dei bambini
soldato, dei bambini di strada, dei cassintegrati, dei diseredati
di tutto il mondo, la soluzione è sempre la stessa, ci si orienta
all’effimero, al superficiale. L’imbarbarimento veicolato dai
di Ivan Di Nino
precetto giuridico semplicissimo hanno pensato bene di assolvere
questo medico, anch’egli divenuto noto.
Alcuni parenti, amici e medici hanno tenuto a precisare che Eluana deglutiva e borbottava, ma i legali della famiglia padre si sono
affrettati a dire: “Che ora si taccia”. Solo quando fa comodo.
Il Presidente della regione Lombardia, l’on. Formigoni, ha seccamente affermato che “la sanità deve curare, non uccidere”.
È giunta poi anche l’esternazione di Monsignor Bagnasco il quale
ha ripetuto per l’ennesima volta che “non esiste il diritto di morire,
ma di vivere”. Non così l’avvocato Vittorio Angelici, il quale ha affermato che la morte della donna risponde ad un “senso dell’umanità” della famiglia Englaro.
Certo, a guardare da fuori spiando dal vetro siamo tutti bravi:
questo padre sarà stato dilaniato dal dolore; tuttavia, non ha dato
retta alle monache che l’hanno tenuta in amorevole cura per ben
diciassette anni. La ragazza, poi divenuta donna, non poteva rimanere lì come chiesto dalle suore?
C’è una lettera dei genitori di Terry Schiavo ad Englaro, in cui
affermano di aver visto morire la propria figlia di fame e di sete.
Quando ad una persona si interrompe l’alimentazione ed in
conseguenza di questo atto sopravviene la morte… come definire
diversamente gli avvenimenti?
Eluana non era capace di farlo autonomamente! Nemmeno i
lattanti!!!
Mario Melazzini, medico affetto da distrofia muscolare ha sempre
detto: “Voglio vivere fino alla fine; un corpo è un corpo, non uno
strumento per le ideologie”.
Durante le beghe romano-udinesi tra il governo e il Presidente
della Repubblica è stata dura l’esternazione del Card. Raffaele
Martino, Presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace :
“Sono costernato che in tutte queste diatribe politiche si ammazzi
una persona”.
L’aborto, il divorzio, l’eutanasia, senza contare più in generale la
sfrenata corsa al materialismo, il relativismo ed una anarchia,
troppo spesso vengono scambiate per libertà.
“La vita non è un bene disponibile”
S.S. Benedetto XVI
N.B. Il mio testamento biologico è questo: “resterò finché Dio vorrà, in qualunque condizione, sfruttando al massimo le possibilità
dei medici, della scienza, della tecnologia; in altre parole, se per
disgrazia dovessi trovarmi nelle condizioni della povera Eluana,
non staccatemi niente. Devo vivere.” u
media ed avallato anche dalla politica, ormai è parte di noi, che
non siamo capaci di guardare né dentro né fuori del nostro
animo, godiamo nel vivere a pochi centimetri dal suolo, siamo
identici ai compagni di Ulisse trasformati da Circe in porci, condannati ad essere branco e con la testa rivolta sempre a terra.
Dal turbine del materialismo più bieco si può uscire, pensiamo
alle parole che Dante fece pronunciare ad Ulisse: fatti non foste
per viver come bruti, ma… u
pag
11
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12
la scuola
marzo 2009
Sacchi da
riempire o
fuochi da
accendere?
dilemma secolare
L
a scuola, come soleva dire il pedagogista svizzero Adolphe
Ferrière, perpetra la distruzione delle anime, la mortificazione della creatività, perché troppo spesso considera i giovani che le vengono affidati semplicemente come sacchi da riempire. Le varie riforme del sistema scolastico che si sono succedute
nel secolo scorso avevano fatto pensare ad una sorta di rivoluzione
copernicana nel campo dell’insegnamento, indicando modelli
pedagogici e didattici non più incentrati sulla figura dell’insegnante, come protagonista assoluto dell’azione didattica, ma piuttosto
sulla figura dell’alunno, come destinatario di tale azione. L’alunno,
ripetevano i pedagogisti innovatori, non è un sacco da riempire, ma
un fuoco da accendere. Così con tale espressione e con altre simili,
essi ponevano l’accento sul fatto che un bambino è un soggetto
da rispettare, da ascoltare e da guidare con estrema delicatezza
sulla strada della conoscenza e della educazione. Allora, direte voi
cari lettori, il secolo scorso, che umilmente giudico come il secolo
del rinnovamento della scuola, ha determinato un cambiamento
epocale, una presa di coscienza del fatto che la scuola diventava
finalmente il luogo dove le intelligenze e le individualità trovavano
il necessario nutrimento. E invece no!
Ci siamo completamente sbagliati, perché purtroppo ancora oggi,
in barba a tutti gli insegnamenti e alle raccomandazioni degli
studiosi di pedagogia, gli alunni sono considerati puri e semplici
note linguistiche
Papaveri
G
di
Maria Gabriella Di Flaviano
entile Professoressa di Flaviano,
Le sarei molto grato se volesse spiegarmi da cosa deriva l’espressione ”è un alto papavero” riferita ad un personaggio importante o che comunque ha poteri decisionale superiori
ad una persona qualunque.
Caro lettore,
se penso ad una persona importante, di un’autorità in qualsiasi
settore, si dice “è un alto papavero!”, locuzione con cui, un tempo, veniva indicata un’alta personalità che cominciava a dare
di Gino Trabucco
optional nel processo educativo.
Agnelli sacrificali in quella sorta di frenesia didattica di cui purtroppo la scuola è spesso pervasa. E con questa sottolineatura
voglio mettere l’accento su alcune questioni didattiche che genitori
e alunni molto spesso denunciano, purtroppo a mezza bocca,
evitando stranamente di farsi sentire dagli insegnanti. Questioni
che invece andrebbero chiarite proprio con gli insegnanti. Mi riferisco innanzitutto ai pesanti carichi di compiti da fare a casa, che
giornalmente vengono assegnati ai ragazzi e che personalmente
giudico di una indecenza senza limiti. Qualche volta penso che gli
insegnanti si vogliano arrogare il diritto di occupare tutti gli spazi
della vita di un ragazzo usando la longa manus dei compiti a casa.
L’idea di questa denuncia mi è venuta da un nipote che frequenta
una scuola media a Teramo, il quale mi confessava tempo fa che,
per i troppi compiti da svolgere, non aveva nemmeno il tempo di
andare dal barbiere a farsi tagliare i capelli. Giuro che ciò che dice
è pura verità. Figuriamoci poi andare in palestra. Manco a parlarne.
Si sta sui libri tutto il pomeriggio, punto e basta. Anche la domenica
che è il giorno del riposo per definizione troppo spesso c’è da studiare appena appena una poesia a memoria, scrivere un testo che
il più delle volte tra l’altro non viene nemmeno corretto. E così la
scuola si impossessa anche della domenica, l’unico spazio di libertà
di cui dovrebbe godere un ragazzo. Ma io mi chiedo: è giusto che la
scuola si giudichi l’unica agenzia di formazione culturale? Chi le dà
un diritto così esclusivo? Nessuno. Ed è per questo guarda un po’
che esiste da molto tempo una disposizione ministeriale, costantemente disattesa, che vieta agli insegnanti di assegnare compiti
a casa. Informarsi per credere. E questa disposizione ministeriale
è stata emanata proprio per consentire agli alunni , nelle ore pomeridiane, di frequentare la palestra, la piscina, il teatro, la scuola di
danza, organizzare gare sportive, vivere momenti di incontro tra
amici. E nessuno mi venga a dire che le esperienze extrascolastiche sono meno educative di quelle scolastiche, perché altrimenti
siamo fuori dalla grazia di Dio. Ma a me viene un dubbio e qui
sommessamente lo espongo Non è per caso che l’enorme carico di
compiti assegnato per casa ai ragazzi vuole mascherare, in fondo in
fondo, una preoccupante carenza didattica da parte della scuola?
O vuole essere uno specchietto per le allodole? u
fastidio e che, pertanto, era destinata a sparire dalla circolazione. Tito Livio, grande storico latino, nell’opera “Ab Urbe Condita,
I, 54” racconta che Sesto, figlio di Tarquinio il Superbo, settimo
ed ultimo re di Roma, era fuggito dall’Urbe, fingendo di essere
perseguitato dal padre mentre, in realtà, era partito in missione
segreta, per raccogliere informazioni sui nemici, ed era riuscito
a diventare l’uomo più potente di Gabii, città ostile a Roma.
Trovandosi in grande difficoltà, Sesto inviò un messaggero dal
padre per chiedere consiglio. Tarquinio, senza dire nulla di
preciso, condusse il messo nei giardini della reggia dove, preso
un bastone, decapitò i papaveri più alti, ossia quelli che facevano
ombra agli altri fiori. Il messaggero non capì l’allusione, ma
Sesto, intelligente qual era, afferrò l’antifona e fece decapitare i più importanti cittadini di Gabii. Oggi questa locuzione ha
perso parte del suo vero significato e indica semplicemente un
personaggio influente, senza alludere ad una sua eventuale
eliminazione. u
artigianato
L’unica area
artigianale
del comune
di Teramo
abbandonata
a se stessa
M
ercoledì 18 febbraio 2009 si è svolto, presso la
sede CNA di Teramo, un incontro tra il Presidente
della Provincia Ernino D’Agostino e le aziende
operanti nel nucleo artigianale di Villa Pavone per discutere
ed affrontare, insieme all’unica Amministrazione locale
presente, le problematiche emerse in seguito agli sconcertanti episodi che hanno paralizzato a più riprese nelle scorse settimane, le normali attività di tutta l’area artigianale.
Ha attivamente partecipato all’incontro la maggior parte
degli imprenditori dell’area produttiva, manifestando al
Presidente della Provincia, quelle che sono le incertezze
giornaliere che sono costretti ad affrontare, indipendentemente dagli incidenti ben noti alla cronaca locale,
sottolineando infatti che la maggior parte delle opere di
urbanizzazione sono state realizzate, negli anni, a spese degli stessi imprenditori e lamentando l’intollerabile
modalità di gestione degli stessi passaggi a livello da
parte degli addetti di Trenitalia. “La soluzione definitiva va
individuata nell’immediato – Afferma il Presidente D’Agostino – e nonostante la Provincia non abbia diretta compe-
pag
13
marzo 2009
tenza sull’area artigianale è fuori di dubbio che non possa
almeno assumersi un impegno preciso di risoluzione. Le
soluzioni individuabili sono essenzialmente due: il collegamento viario con la Teramo-Mare per il quale a breve sarà
intavolato uno studio di fattibilità tecnica con Anas Abruzzo, e l’altra relativa all’inserimento, nella convenzione
con R.F.I. società proprietaria della rete ferroviaria, di un
progetto di soppressione dei passaggi a livello realizzando
sottopassi o sovrappassi. Sono provvedimenti che implicano costi notevoli – continua il Presidente D’Agostino – ma
che è possibile inserire nelle linee d’intervento dei fondi
F.A.S.”
“Stiamo parlando di un indotto che coinvolge circa 60
aziende – dichiara il Direttore CNA Lanciotti - che impiegano a loro volta un migliaio di addetti, nonché l’unica area
artigianale del Comune di Teramo, che rischia di tramutarsi
in un lontano ricordo del ’78, anno d’insediamento delle
prime attività, se il Comune di Teramo, che ha tutte le
competenze per intervenire, non pone rimedio con azioni
risolutive”. u
Sabrina Di Francesco
pag
14
dura lex sed lex
a cura di
Amilcare Laurìa ed Elvio Fortuna
avvocati associati
Mi rimetto
alla clemenza
della corte!
“I
n un processo sono stato assistito da un avvocato d’ufficio. A fine processo l’avvocato mi ha presentato la parcella. Ma l’avvocato d’ufficio non è pagato dallo Stato?
Il caso narrato dal lettore non può non richiamare alla memoria
la spassosa scena del film “Un giorno in Pretura”, dove l’avvocato d’ufficio, avvicinatosi con circospezione all’imputato Nando
Meniconi (l’americano di Roma interpretato magistralmente dal
grande Alberto Sordi), ed avergli chiesto sottovoce se fosse in grado
di pagare la sua parcella, di fronte allo stizzito diniego dell’Albertone, messasi la toga sulle spalle arringava brillantemente con
un plateale “mi rimetto alla clemenza della Corte”, tornando poi
alla più interessante lettura del giornale. Fortunatamente oggi
le cose non vanno in questo modo. Vanno sfatati due miti ancora
persistenti nella cultura popolare. Cominciando dal primo, ossia
la minore bravura dell’avvocato d’ufficio rispetto al difensore di
fiducia, va precisato che con l’attuale normativa possono essere
inseriti nelle liste dei difensori d’ufficio solo gli avvocati che abbiano
una comprovata esperienza in materia penale, oppure che abbiano
frequentato un particolare corso abilitante. La figura del difensore
di ufficio, perciò, non è più quella dell’avvocato privo
di esperienza o professionalmente non all’altezza dei
compiti affidati. Per quanto riguarda l’altro mito sulla
retribuzione statale dell’avvocato d’ufficio va detto che
anche l’avvocato d’ufficio ha diritto, come l’avvocato
di fiducia, ad essere retribuito dal cliente, secondo
le tabelle professionali vigenti. Lo Stato provvede al
pagamento degli onorari spettanti all’avvocato, sia esso d’ufficio o
di fiducia, nei casi di irreperibilità dell’imputato o nei casi della sussistenza dei requisiti previsti dalla legge 30/07/1990 nr. 217, come
modificato dal D.P.R. 30 maggio 2002 nr.115, per l’ammissione al
gratuito patrocino, ossia quando il reddito complessivo dell’imputato non superi la somma di euro 9.2962,22. La richiesta di ammissione dell’imputato al gratuito patrocino è opportuno che vada fatta ad
inizio del procedimento penale, per consentire al legale di ottenere
la retribuzione per tutta l’opera prestata. Anche in caso di procedimenti civili, se il reddito della parte (attore o convenuto) non superi
la citata somma, si può essere ammessi al gratuito patrocinio,
in questo caso la richiesta deve essere preventiva all’azione per
l’attore (con tale termine si indica tecnicamente colui che introduce
la domanda dinanzi al giudice) ovvero preventiva alla costituzione in
giudizio in caso di convenuto (colui che subisce l’azione promossa
dall’attore). Rispondendo ora al quesito proposto va detto che se
il lettore non è stato ammesso al gratuito patrocinio,come sembra,
ha, in buona sostanza, l’obbligo di onorare la parcella inviatagli dal
suo avvocato che seppur nominato d’ufficio ha diritto alla giusta
retribuzione... possibilmente in tempi celeri! u
ORDINE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI
ED ESPERTI CONTABILI DI TERAMO
VIA Melchiorre Delfico n. 6 - 64100 TERAMO
Tel 0861 - 245541 • FAX 0861 - 245651
A cura della FONDAZIONE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI E
DEGLI ESPERTI CONTABILI DI TERAMO, con sede in Teramo,
alla via Melchiorre Delfico n. 6, si comunicano:
LE PRINCIPALI SCADENZE RELATIVE AL
MESE DI APRILE 2009
MERCOLEDI’ 15
• IVA – Fatturazione differita – emissione delle fatture differite relative a beni consegnati o spediti nel mese precedente.
• Ravvedimento relativo al tardivo versamento delle ritenute e dell’IVA mensile relative al mese precedente
unitamente alla sanzione ridotta pari al 2,5 % ed agli
interessi moratori.
• Ravvedimento relativo al versamento dell’IVA annuale,
se non effettuato entro il 16 Marzo, unitamente alla sanzione ridotta pari al 2,5 % dell’imposta non versata ed
agli interessi moratori.
GIOVEDI’ 16
• IVA - versamento dovuto dai contribuenti mensili relativo
al mese precedente.
• IVA – versamento 2° rata sulla base della dichiarazione
annuale per i soggetti che hanno optato per la rateizzazione mensile dell’imposta.
• Ritenute sui redditi di lavoro autonomo, dipendente e su
provvigioni – Versamento relativo alle somme corrisposte nel mese precedente.
• INPS – versamento dei contributi relativi alle retribuzioni
dei dipendente corrisposte nel mese precedente.
• INPS – versamento contributi gestione separata.
LUNEDI’ 20
• Presentazione modello INTRASTAT per operatori intracomunitari con obbligo mensile.
GIOVEDI’ 30
• IVA – Rimborso infrannuale 1°trimestre 2009 (gennaiomarzo) da parte dei titolari di partita IVA con IVA a credito.
• MUD 2009 – Presentazione del modello di dichiarazione
ambientale per rifiuti prodotti e gestiti nel 2008.
accade a Teramo
Sono una donna
non sono
una santa
…non tentarmi
(.
. .) Giovanni Allevi un pianista? Ma lui si
crede anche compositore, filosofo, poeta,
scrittore. Il suo successo è il termometro perfetto della
situazione del nostro Paese: prevalgono sempre le apparenze (…)
Il suo successo è una conseguenza del trionfo del relativismo: la
scienza del nulla, come ha scritto Claudio Magris (…) Si tratta di
un’esaltazione collettiva e parossistica dietro alla quale agisce
evidentemente un forte investimento di marketing (…)
(Uto Ughi, La Stampa del 24\12\2008)
(…) Caro Ughi, lei difende soltanto la sua Casta. Una casta, impegnata a perpetrare la propria concezione dell’arte e la propria esistenza. Una lobby di potere fatta di protettori e protetti (…)
(La Stampa del 28\12\2008 – Giovanni Allevi, risposta con lettera aperta a Uto Ughi)
Collaboro con il periodico Teramani da diverso tempo e nessuno
mai mi ha chiesto di raccontare di questo, di quello o di qualcun altro. A pensarci bene, non mi si è proprio cagato nessuno. Comunque
sia, ogni mese, butto giù lo stesso quattro cinque righe, considerandole come sempre alla stregua di un’emotiva e ricorrente Lettera al
Direttore che, per bontà infinita dell’Editore, mi vedo con puntualità
pubblicare su queste pagine a colori. A volte però gli amici irrompono parafrasando ciò che ho riferito o forse messo a paragone
eccessivo. Come ad esempio quello che appena m’incrocia sulla via
mi si attacca addosso con una pippa sugli aspirapolvere o sul fondoschiena incautamente esibito da una Biancaneve ante litteram, per
essermi in passato riferito ad associazioni culturali piuttosto che a
organizzatori di eventi di piazza. Ci vogliono molte energie e un forte
sulla via di Damasco
L’inizio di una
vita nuova
La mostra si terrà nella Cattedrale di
Teramo dal 30 marzo fino all’8 aprile
S
an Paolo era colui che s’incamminò sulla via di Damasco per
perseguitare i cristiani della città. Forse un gioco macabro di
allora, tanto per ammazzare il tempo, mettiamola così, come sono soliti fare alcuni nostri giovani il sabato notte, fatto sta che all’improvviso
lungo la strada rimase accecato dai raggi solari sfavillanti che a quelle
latitudini non scherzano mica e sulle sue palpebre si formarono come
delle squame. Da lì a poco udì la voce di Gesù Cristo che gli apparve
lungo il cammino. Paolo di Tarso fu letteralmente folgorato alla sua vista, tanto che da allora iniziò a predicare il Cristianesimo per il mondo.
Questa in sintesi la sua storia per illustrare la mostra itinerante “Sulla
Via di Damasco-l’inizio di una nuova vita” che si terrà dal 30 marzo fino
marzo 2009
di Mimmo Attanasii
spirito di dedizione per sopravvivere. Basta guardarsi intorno per
sconcertarsi o quantomeno insospettirsi dinanzi agli ammassamenti
di professionalità emergenti e che trovano pari numerico soltanto se
paragonate alle migliaia di lumache sbucate, non si sa come, durante
la pioggia. Sui manifesti d’inviti alla cittadinanza
per presentazioni o annunciazione di opere
prime dell’intelletto nostrano, rigorosamente a
fruibilità locale e assai contenuta, gli attacchini, in primis, sono a rimanere disorientati
nell’apprendere nomi di persone che, seppure
preceduti da titoli echeggianti, evocativi e
insigni quali Scrittore, Filosofo, Artista, Regista,
Compositore, Poeta e Pensatori vari, continuano
tuttavia a suonargli ancora anonimi. Basterebbe
farsi un webtour e inserire il nome di chi crea tali irritanti perplessità
nel motore di ricerca di un grande quotidiano nazionale o sul database di un web library, per togliersi ogni sorta di dubbio. Se non vi è
traccia alcuna, meglio desistere: perseverare e rischiare di scoprire
altarini, potrebbe rivelarsi davvero diabolicus. Di questi giorni è la
curiosa notizia che sarebbe sufficiente l’aver respirato aria d’autore,
l’essere cresciuti, tirati su in ambienti considerati ad alta densità
artistica, dove l’Arte appunto è fruita e creata quotidianamente,
varcando le soglie di casa, della città, della nazione, addirittura del
nostro continente e involarsi verso l’Infinito, per essere strabenedetti
da un ministro che crede fermamente nella meritocrazia e nel cavalierato, premiando i giovani di talento con preparazione e sensibilità
culturale, e ritrovarsi incastonati nel consiglio d’amministrazione
di un istituto a raccogliere per la nomina inattesa nuove armonie ed
espressioni di soddisfazione unanimi.
“Sono una donna non sono una santa, non tentarmi non sono una
santa… Fra tre mesi, te l’ho promessa…”, così cantava più o meno
un tempo, se non ricordo male, Rosanna Fratello.
E quanto a professionalità, almeno lei la voce per cantare ce l’aveva
di natura… non per nomina politica! u
all’8 aprile 2009 nella straordinario location della cattedrale di Teramo,
iniziativa promossa dalla diocesi di Teramo-Atri in collaborazione con il
Centro Culturale Gente Gente di Teramo in occasione dell’Anno Paolino
(28 giugno 2008 – 29 giugno 2009). E per evitare che i pannelli dell’esposizione vengano sbirciati velocemente dal pubblico, Gente Gente ha
ritenuto opportuno formare dei ragazzi che svolgeranno il lavoro di
guida, in modo che si potranno apprezzare in maniera più approfondita anche i significati più reconditi delle opere della mostra didattica
itinerante che è suddivisa in due sezioni. Nella prima vengono illustrati
i luoghi della vita di san Paolo, da Gerusalemme, dove partecipa alla
lapidazione di santo Stefano, a Roma, dove subirà il martirio. La seconda sezione si incentra sull’esperienza umana di Paolo, sulla sua nuova
identità e coscienza, frutto dell’incontro con Cristo. Attraverso i testi
tratti delle lettere paoline e la rappresentazione che di lui hanno dato
grandi artisti quali Annibale Carracci, Raffaello, El Greco, Velasquez,
Rembrandt, Domenichino, Guido Reni, Batoni, o gli anonimi mosaicisti
che gli hanno dedicato un ciclo del Duomo di Monreale, il visitatore è
portato dentro la sua straordinaria vicenda umana e la profondità del
suo insegnamento.
Per informazioni sulla Mostra, chiamare:
Demetrio Rasetti 348.4419496 • Roberto Zilli 333.5915526 u
pag
15
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16
lettere dai Caraibi
La Filippina
Tropicale
A
ssente ingiustificato il mese scorso eccomi di nuovo tra
i Teramani per raccontare le gesta di un concittadino in
quel di Cuba. In effetti, in molti (troppi?) soprattutto cubani mi chiedono perché vivo a Cuba e davvero non ce la faccio più a
rispondere! Uno spunto in più mi viene
proprio da Teramo in questi giorni.
Una Teramo, raccontano le cronache
e la madre, imbiancata e stretta in una
morsa di freddo che suole “rompere
l’elastico delle mutande dei passeri”.
Cose impensabili al tropico e, in effetti,
impensate anche se, ad ogni passaggio
di un fronte freddo, i cubani vestono
pesante fino all’esagerazione (compresi sciarpe e guanti) e non
contenti coprono anche i propri cani infilando loro delle magliette
ormai inutilizzate.
L’inverno appena passato però sarà davvero ricordato a Cuba per
il gran numero di fronti freddi (perturbazioni seguite da correnti
d’aria fresche provenienti da nord) davvero esagerato e soprattutto per il freddo che una di queste correnti ha arrecato all’Avana
nei primi giorni di febbraio.
Nessun avanero interpellato ricordava il freddo intenso che abbiamo avuto nei giorni dal 4 al 7 febbraio soprattutto quando il giorno
cinque la temperatura massima all’Avana si è fermata all’irrisoria
cifra di 16°C (!!) con temperature minime in alcune località di
campagna fino a 4°. Persino io, sicuramente più abituato ad altri
climi, mi sono letteralmente “imbirato” dal freddo anche perché
qui non esistono i termosifoni, le coperte, i pigiami ecc. O meglio
il pigiama leggero e la coperta trafugata in aereo durante uno dei
miei voli atlantici mi hanno alleviato il freddo ma i poveri cubani
che molto spesso non hanno nemmeno i vetri alle finestre si sono
dovuti sorbire la gelida filippina proveniente dal Canada. Inoltre
essendo aria fredda e secca anche quando sono 16°, la sensazione
avvertita era quella di 8°!!! E sto parlando della massima.
Qui a Cuba in quei giorni non si parlava d’altro nelle strade,
nelle case, al lavoro, anche se il fenomeno è durato poco poiché
dall’otto febbraio in poi di nuovo maniche corte.
Questa è la stagione turistica per eccellenza qui a Cuba che, tolti
i periodi di Luglio-Agosto e di fine anno, vive un flusso di visitatori
stranieri maggiore che in altri periodi dell’anno. E i turisti vengono
sia per visitare le splendide bellezze culturali dell’isola ma anche
per godersi, quando possibile, il sole in spiagge incantevoli.
Le più visitate sono Varadero, Cayo Largo, i cayos Coco, Guillermo
e Santa Maria, Guardalavaca e le Playas del Este, mentre per le
attrattive storico-culturali e paesaggistiche naturalmente l’Avana
la fa da padrona ma con ottimi flussi anche a Viñales, Trinidad,
marzo 2009
di Francesco Pellecchia
[email protected]
Cienfuegos, Santiago de Cuba, Baracoa, Santa Clara, Camagüey
e in misura minore Holguin. Ce n’è per tutti i gusti insomma
e i visitatori più assidui provengono dal Canada, seguiti dagli
inglesi; con
spagnoli, italiani e messicani
che seguono a
ruota. Riprende
il turismo
argentino e sta
mantenendo
quello della
mitteleuropa
(Svizzera e
Germania). I
nuovi arrivati sono i russi e i cinesi (questi ultimi più studenti che
veri e propri turisti).
Quando organizzate un charter di teramani con partenza da
Pescara? Marzo e aprile sono sicuramente i mesi migliori da
tutti i punti di vista, portatemi una Nutella e vi porto a bere un
mojito……
Hasta la proxima u
società
La Tv dei
Plebei
U
n po’ come la mamma degli
sciocchi che è sempre incinta.
Simona Ventura, la sdoganatrice
della pochezza nazionale non riposa
mai: gemelline, Rubicondi, canzonette fintoporno, cortigiane pentite e
ripentite, sciacquettine arroganti per
emulazione più che per incoscienza.
E le vanta come nuove idee televisive,
perle date in dono - si fa per dire - alla
televisione pubblica aldilà di ogni considerazione mercantilistica, di bassa ricerca dell’audience.
Impossibile non crederle sulla parola.
A Sanremo, un mesetto fa, mezza Italia ha assistito all’epifania della De Filippi, scomoda e impacciata come mai, anzi
come al solito: gli autori della 59ª edizione del Festival non
avevano previsto per lei un paio di jeans per strusciarsi
marzo 2009
di Yury Tomassini
per terra e colluttazioni fasulle da orchestrare in diretta.
Scherzo del caso, le è toccato il compito imbarazzante, per
assoluta combinazione, di coronare il vincitore, un certo
Marco Carta, ex pupillo dell’edizione passata di Amici.
Coincidenza incredibile, chi avrebbe immaginato un incrocio così spettacolare?
GF (Grande fratello) batte cronaca e
informazione da nove anni. Possono
liquefarsi i grattacieli colpiti dalle
bombe, fiumi esondare e spazzare via
città, quasi metà dei telespettatori
italiani non ammette apocalissi.
Mentana ha considerato amaramente
che quella fatidica sera nel salotto
del ‘grande bordello’ si piangeva per
l’esclusione di una ex.fotomodella
psicolabile mentre Eluana Englaro
si era da poco spenta, disidratata, in
ospedale. Se ormai tv pubblica e commerciabile si rotolano nelle feci allegramente dobbiamo
aggrapparci all’unico scoglio, alla luce non lontanissima di
uno scenario futuro: il tramonto definitivo della televisione
generalista. Tv digitale e on-line soppianteranno da qui a
qualche anno, in Italia, il duopolio Raiset.
Sarà come un 25 aprile. u
pag
17
pag
18
società
marzo 2009
Verissimo
tette al vento
Q
uando si dice puntare sulla creatività delle nuove generazioni. Intorno ad un tavolino si decidono i passettini, lo
sguardo che trivella il video, in che modo sbatacchiare le
anche libidinose, la canzonetta per colpire nel segno. Alla fine un
“reality” autentico, atteso come la venuta del Signore, nel senso
reale dell’espressione, perché proprio in questi termini funziona
la desolante industria della musica commerciale internazionale.
Un ritratto iperrealistico, intollerabile, più vero del vero della
pianificazione di una carriera qualsiasi nel mondo della musica
pop. La promessa - per una volta mantenuta da un programma
televisivo - di una realtà esibita con onestà, senza imbarazzo
e, quello che conta, senza manipolazioni. Di chi si sparla? Di XFactor naturalmente, che acchiappa e sguscia come scampetti
teen-ager con le ugole spaccavetri, che saltano sulle sedie se
Simona e Marona alzano il pollice all’insù. L’ingresso spettacoloso sul palco, controluce, trovate coreografiche, tutto serve a
fare volume in assenza dell’ingrediente indispensabile in ogni
creazione artistica: l’originalità. Luca Mastrantonio (giornalista
del Riformista) e lo storico d’arte Francesco Bonami hanno
tentato di studiare in un saggio (Irrazionalpopolare, Einaudi,)
cosa succede nel nostro Paese percorso in lungo e largo da
personaggi colpiti da un’improvvisa popolarità, apparentemente inspiegabile, irrazionale. E non sono i soli a porsi delle
domande semplici: perché tutti o quasi conoscono le gemelline
dell’isola dei naufraghi e il mantenuto doc Rossano Rubicondi?
Perché Simona Ventura – ‘tettame e fisicame’ (sono parole
sue) – accumula ascolti su ascolti? Per quale ragione musici-
caro Presidente
Caro Silvio
Grazia
a proposito di di Maria
Frattaruolo
una guardia per
ogni bella ragazza
D
a “ilGiornale.it” del 17 febbraio 2009
Pavia - Un cittadino romeno di 31 anni
è stato arrestato dai carabinieri di Pavia con
l’accusa di violenza sessuale. L’episodio è accaduto ad
Albuzzano, in provincia di Pavia. Vittima una anziana di
83 anni, cieca, che è stata sorpresa dall’uomo, completa-
di Yuri Tomassini
sti che nel mercato anglo-americano colerebbero a picco in
qualche secondo, da noi riempiono stadi da 80.000 posti? E un
ex-comico scarabocchia thriller ma smercia milioni di copie
in un Paese dove La Gazzetta dello Sport si vende più del pane
e delle medicine ? Le risposte date dai due autori sono tante,
alcune significative. Lo
tsunami conformistico
che ha sommerso la
nazione, per esempio, per
cui si ammette: “mi piace
perché piace a tutti”. In
ultima analisi il rifugio
tranquillizzante nei comportamenti di massa per
liberarsi da sensazioni di
isolamento o anormalità,
l’incapacità di esistere
se non all’interno di una truppa anonima che non concepisce
l’ammutinamento, anche quando si è mandati al macello senza una ragione plausibile. Così mi accatto un Suv o una cintura
D&G perché ce l’hanno tutti – e chi sono io per privarmene, la
figlia della serva?
Da vent’anni, inoltre, a partire dal siliconato Drive in, nelle
nostre menti scorrazzano le immagini di una televisione –
pubblica e privata – ormai pornografica, che trabocca ‘tettame
e fisicame’ come un night-club, con tutto il rispetto. Saremmo
in conseguenza di ciò addestrati, al pari di cani o gatti, a dei
riflessi condizionati nelle scelte valoriali e nei comportamenti.
Ma la giustificazione per cui all’origine della deriva starebbe
l’assenza di alternative di qualità non regge più. Dvd, canali
satellitari, decoder digitali terrestri, pay-per-view, tv on-line:
l’offerta - quanto mai nella storia delle comunicazioni di massa
– è diventata smisurata, variegatissima e, nel caso ce ne fosse
il bisogno, anche di qualità. u
mente ubriaco, all’interno della propria abitazione, nella
notte tra sabato e domenica. La donna è stata ricoverata in
prognosi riservata al San Matteo di Pavia
Caro Presidente, il violentatore, a seguito della Sua dichiarazione e memore di una vecchia barzelletta tanto di moda
qui da noi alcuni anni fa che recitava “quand’è guerra è
guerra per tutti”, ha spostato il suo obiettivo su
una donna anziana che evidentemente, proprio
per la sua età, non rientra al momento nel Suo
Piano di Protezione Donne. E proprio come in
un territorio di guerra, anche in Italia si ha l’impressione che regni l’anarchia totale. Ognuno
è libero di fare ciò che vuole, il Sistema è stato
sovvertito.
Caro Silvio a nulla serve il Suo esercito, nulla possono le
Sue ronde se poi in carcere non ci resta nessuno. È come
un cane che si morde la coda. u
pag
il tormentone di Tossicia
20
Il Centro
turistico
polivalente
parte II
…in piena
schermaglia elettorale
I
nsomma, cattedrale nel deserto
o no? il Sindaco di Tossicia
Silvana Marano storce il naso.
D’altronde la struttura faraonica
è lì da 15 anni, abbarbicata con un
rumore sinistro di ciclopi mitologici,
ancora alle prese di
una ripartenza che
dovrebbe trainare
l’economia di un’intera vallata ma che
per il momento è in
stand by, serbando
più i tratti di un’ennesima opera insensatamente sfarzosa, come ce ne sono tante
nel nostro Mezzogiorno. Ma davvero il centro è una cattedrale nel
deserto? Sì, per il presidente del Consiglio provinciale Ugo Nori,
anche se vorrebbe stemperare i toni “è stato un rischio affidarlo
ai privati, quando c’era l’Ente Parco che lo voleva” commenta.
Nel paese non si parla d’altro ed appaiono manifesti nelle bacheche e si consegnano documenti politici che nel breve volgere
di poche ore vengono repentinamente ritirati. Chi gestisce la
struttura, cioè la Cavallo&Natura srl, dice di avere diversi colpi in
canna per mettere le ali al progetto di rinnovamento. Uno dei due
gestori, Giancarlo Graziaplena, ricorda che in tutta questa annosa
vicenda pesano le prossime elezioni amministrative, scadenza in
cui vogliono “far pesare lo sgarro del sindaco Marano per il suo
recente passaggio dal Pd all’Idv - afferma l’imprenditore molisa-
marzo 2008
di Maurizio Di Biagio
no - in un anticipo di velenosa campagna elettorale”. E tutto ciò
con un attacco frontale verso il punto sensibile di sempre di Tossicia: il Centro turistico Polivalente. Marano per contro ricorda
tutta la sua condotta irreprensibile e il vuoto che ci fu nel tavolo
di concertazione con gli enti locali nel 2005, allorquando si decise
l’affidamento a Cavallo&Natura, unici imprenditori interessati.
“Basta con le polemiche sterili che non portano a nulla - ribatte
-. Tossicia non merita questo trattamento”. Ma su un punto tutti
paiono essere d’accordo: il Centro è ‘na cosa troppo grande per
Tossicia. Dinanzi al suo gigantismo, in molti sono scappati. Ora
però non sanno come farlo sopravvivere.
Giancarlo Graziaplena di Cavallo & Natura (gestore del centro)
“…del Centro non interessa niente a nessuno, siamo in campagna elettorale!”
Sig. Graziaplena, si è fatto un’idea delle vicende del Centro
Ippico di Tossicia?
“Siatene certi: del Centro turistico polivalente non interessa niente a nessuno! Si è capito subito, già dalle prime battute. Siamo in
campagna elettorale… . Ma Sella del Gigante è cosa troppo seria
per essere ridotta a
semplice argomento di
polemica politica spicciola e qui, purtroppo,
solo di questo si tratta,
con al centro un solo
tema, un
sindaco
fino a
qualche
mese fa
espressione del Pd
locale che,
transfuga
nell’Idv, si ritrova a pagare questo sgarro. E in questi ambiti, si
sa, gli sgarri si pagano a caro prezzo”. La notte dei lunghi coltelli
è dunque iniziata e, pur di sostenere queste rozze interpretazioni,
non si lesina a tirar nella mischia tutto quanto possa risultare
funzionale all’obiettivo.
Ma facciamo il punto?
“Sono esattamente tre anni e mezzo che la Cavallo & Natura srl
è alla ricerca vana di interlocutori politici ed istituzionali seri per
coinvolgerli in un discorso di promozione del Centro Turistico,
che poi significa promozione del territorio… E chi possono essere
gli interlocutori se non in primis quelli del luogo?”.
Al momento del bando, cosa avete offerto più degli altri?
“Ci siamo aggiudicati l’appalto non per chissà quale strana
coincidenza ma solo perché abbiamo offerto il progetto di
gestione più accattivante, assieme alla miglior idea di sviluppo
per il territorio, che intende attrarre una tipologia di visitatori che
per qualità e quantità sia capace di innescare processi produttivi
pag
significativi vivacizzando tutta un’economia e non solo locale. Checché se ne dica,
in campo non c’era nessun’altra proposta
paragonabile! E’ quindi il caso di ribadire
che l’amministrazione uscente, nell’affidare a noi la gestione, ha compiuto una
scelta coraggiosa, lungimirante e di buon
senso”.
Ma…?
“Ma spesso siamo stati lasciati soli in
questa avventura. Soprattutto nella fase
più delicata: quella dello start-up. Ora,
dopo aver testato con tutta una serie di
importanti iniziative, a partire dall’estate
scorsa, tutto quanto era necessario, approfitto per informare chi ci legge che già
dall’ultima settimana di marzo inizieranno
i lavori di allestimento di un’importante
area ristorativa, il riassetto della scuola di
equitazione con nuovi istruttori qualificati
e competenti e che, già in aprile, si darà il
via all’organizzazione di eventi di respiro
nazionale.
Abbiamo dovuto scontare ritardi notevoli
rispetto alla tabella di marcia perchè la
struttura non era ancora pronta per sostenere un’inaugurazione. Solo l’insistenza dell’Amministrazione ha fatto sì che
bruciassimo i tempi”.
Perché non era pronta?
“Per un fatto molto semplice: ci siamo
trovati dinanzi imprevisti che, tanto per
capirci, hanno superato di gran lunga i
valori del 300%. Ciò nonostante siamo
andati avanti; ed è solo da novembre che
la struttura è ferma e solo per la parte
relativa agli eventi: scelta obbligata, grazie
anche ad una sfortunata collaborazione
con tutta una serie di partner non rivelatisi
all’altezza delle aspettative”.
Per concludere?
“Dato che il tutto si ripercuote innanzitutto
sulla nostra pelle (cosa che dovrebbe
rappresentare una garanzia per tutti),
riprogrammeremo una partenza, questa
volta con il piede giusto. Sella del Gigante
alla fine stupirà non solo noi, ma anche
e soprattutto chi oggi si augura (e ce ne
sono, fidatevi) che tutto finisca a carte
quarant’otto”.
Il sindaco di Tossicia Silvana Marano:
“Basta con le polemiche sterili”
Sindaco, partiamo dal bando che ha dato
origine alla vicenda?
“Al bando pubblico per la gestione della
struttura nessuno rispose e l’Amministrazione, prima di pubblicarne uno successivo, organizzò un tavolo di concertazione,
durante l’estate del 2005, a cui presero
parte il presidente D’Agostino ed Ugo
Nori per la Provincia, Maranella per l’Ente
Parco, Alfredo Di Varano per la Comunità
montana Gran Sasso. Contattato, l’assessore regionale Enrico Paolini ritenne
di non intervenire, per impegni precedentemente assunti, comunque mi aveva
anticipato telefonicamente di non essere
nelle condizioni di assumersi alcuna
responsabilità”.
Cosa emerse da questo confronto?
“Che gli enti presenti non potevano assumere alcun impegno nella gestione della
struttura e pertanto venne pubblicato
un successivo bando cui rispose solo la
società Cavallo & Natura che per un problema formale nella presentazione della
documentazione allegata, la commissione
tecnica ritenne di non ammettere. Poco
dopo, a seguito di diversi incontri tra le
forze politiche del centrosinistra (allora
Ds e Margherita), si decise di procedere
all’affidamento della gestione alla Società
Cavallo e Natura srl, unica Società che
nel frattempo aveva continuato a nutrire
interesse per la gestione del Centro
Turistico”.
Mazzitti però fece la sua proposta
“L’avvocato parla di una proposta fatta al
Comune di Tossicia circa la concessione
di 80 mila euro in due anni per la messa
in sicurezza del centro: forse Mazzitti
non ricorda che la sua proposta faceva
riferimento ad un finanziamento di 32
mila euro, ripartito in quattro anni, come
risulta nella nota dell’Ente Parco da lui
stesso sottoscritto a luglio del 2005 Inoltre
aggiungiamo che l’offerta formulata
dall’attuale gestore (Cavallo & Natura)
circa le spese inerenti per la messa in
sicurezza è stata di 35 mila euro e che i
fitti previsti nel contratto di gestione di 12
anni di durata ammontano a 5 mila annui
per i primi 5 anni e a 12 mila annui dal
sesto anno in poi”.
Sindaco, ma non le pare che il Centro
giaccia in uno stato d’abbandono?
“Assolutamente no, tanto che si è intervenuti con un investimento di 200 mila euro
(finanziato in parte dalla Comunità Montana del Gran Sasso) per il consolidamento
della struttura, quindi in questo caso è
improprio parlare di stato di abbandono”.
21
Nel frattempo c’è stato molto rumore in
paese dopo l’articolo di “Teramani”.
“Ed è per questo che l’amministrazione
comunale di Tossicia si auspica che si
decida di smetterla con le polemiche
sterili che disorientano i cittadini, e si
voglia finalmente collaborare con onestà
intellettuale e morale perché la nostra
comunità non merita di essere presa
in giro. Abbiamo fatto tutto ciò per dare
a Tossicia l’opportunità di crescere, di
portare il lavoro, di eliminare la disoccupazione, di far quindi ripartire l’economia;
infatti tra le clausole del contratto di
gestione è prevista l’obbligatorietà da
parte del gestore di assumere le persone
del posto. Io stessa e gli amministratori
siamo rimasti allibiti dalle tante dichiarazioni e supposizioni riportate e rese
dal sig. Di Marco che reputiamo assolutamente gratuite e prive di fondamento.
Infine, mi preme precisare inoltre che
l’On. Di Pietro non ha mai partecipato ad
alcuna inaugurazione del centro turistico
o ad attività ad esso correlate”.
Il Presidente del Consiglio provinciale,
Ugo Nori
“Una cattedrale nel deserto”
Per il presidente del Consiglio della
Provincia di Teramo, Ugo Nori, il Centro
ippico si può ritenere “una cattedrale nel
deserto”, anche se per la verità il montoriese vorrebbe abbassare i toni di questa
polemica per individuare una strategia di
rilancio che per sua stessa ammissione
“resta tuttavia molto difficile da trovare”. A suo tempo, affidare la struttura
ai privati, quando invece premeva l’Ente
Parco di Mazzitti, fu per Nori “un rischio,
anche perché con l’Ente si poteva avere
un immagine migliore in Italia, però – aggiunge – dobbiamo trovare una soluzione
per uscirne. Nel Centro v’è un errore di
progettazione, di queste strutture ce ne
sono abbastanza in Italia e l’acustica
è problematica, per cui resta difficile
svolgere manifestazioni canore o grandi
eventi: il progetto non è più adeguato ai
tempi”.
La strategia di rilancio apparirebbe ora
“difficile”, ma nonostante ciò il presidente
si auspica la costituzione di un comitato
che possa studiare un futuro plausibile
per questo Centro. u
pag
22
l’oggetto del desiderio
Bacco e il
suo pianto
“divino”
U
n giorno il dio Bacco venne
insultato da un mortale e, incollerito, giurò di vendicarsi sul primo
essere umano che incontrava sulla Terra.
Per compiere la sua vendetta creò delle
tigri gigantesche che lo accompagnassero
nella sua spedizione. Arrivato sulla Terra,
la prima persona che incontrò fu Ametista,
una giovane ragazza molto bella che stava
andando a portare il consueto tributo a
Diana, la dea della caccia. Bacco ordinò alle
sue bestie di uccidere Ametista e la dea Diana, per proteggere lea sua serva la tramutò in quarzo durissimo e cristallino.
Bacco, preso dal rimorso, cominciò a piangere lacrime di vino
e macchiò la statua facendola diventare viola.
marzo 2009
di Carmine Goderecci
di Oro e Argento
Il nostro Oggetto del Desiderio è l’Ametista
L’Ametista appartiene al gruppo dei quarzi ed è una delle
pietre preziose più apprezzate al mondo. Fin dall’antichità il
viola fu considerato un colore nobile.
Chi indossava vestiti di quel colore era di sangue blu; ed
è per questo che l’Ametista la troviamo così spesso come
ornamento in oggetti di personaggi illustri. Caterina la
Grande, i faraoni egiziani, la Corona reale
britannica ne sono alcuni esmpi.
Anche il grande Leonardo da Vinci scrisse che l’ametista era in grado di lenire i
bruttti pensieri e potenziare l’acume. La
tonalità più chiara viene chiamata “Rose de
France”.
L’Ametista la collochiamo in diverse zone,
dal sud America all’Africa. Di solito, le
pietre del sud America sono disponibili
in quantità elevate ma quelle africane,
sebbene presenti in minor quantità, sono di
qualità estetica migliore: più piccole e di un
viola più intenso.
I Greci la consideravano un metodo per
guarire celermente dall’ubriachezza.
Se provate a chiedere ad un greco cosa significa “amethystos” vi risponderà che significa essere sobri, non ubriachi.
Adesso che lo sai, potrai bere a volontà… u
L’AZIENDA E LA SUA MISSION
La Julia Servizi Più è una società, con capitale pubblico, specializzata nella fornitura di gas metano ad uso civile e industriale, con
10.000 clienti già serviti e 14 milioni di metri cubi annui erogati nella provincia di Teramo.
La società è nata nel 2004, a seguito della liberalizzazione del mercato del gas naturale, disposta dal Decreto Legislativo 23 maggio 2000 n. 164.
L’obiettivo primario della Julia Servizi Più è rispondere alle esigenze di gas metano nel territorio, garantendo un servizio efficiente e
qualificato a costi convenienti.
Si tratta di una società di proprietà del Comune di Giulianova che svolge, in collaborazione con l’amministrazione comunale, anche
un importante ruolo in ambito sociale, attraverso una serie di agevolazioni agli utenti che vivono in condizioni economicamente
disagiate.
L’attività di Julia Servizi Più si basa su:
• rapporto diretto con la clientela;
• sconti tariffari sul costo del gas;
• fatturazione mensile o bimestrale;
• fatturazione costante dei consumi con conguaglio di fine anno;
• rateizzazione dei pagamenti;
• pagamento tramite domiciliazione bancaria o postale;
• pagamento tramite sportelli provinciali della SOGET Spa senza costi aggiuntivi,
e altre soluzioni personalizzate per favorire e agevolare le famiglie e le imprese clienti.
JULIA SERVIZI PIÙ ARRIVA A TERAMO
Con lo stesso spirito e i medesimi obiettivi aziendali e sociali, Julia Servizi Più si affaccia sul mercato della città di Teramo,
proponendo le proprie offerte commerciali a privati, imprese ed enti, con servizi innovativi e personalizzati, in grado di soddisfare
le esigenze di tutti.
L’offerta di Julia Servizi Più agli utenti di Teramo porterà RISPARMIO e QUALITÀ nei servizi; sarà sempre possibile il contatto
diretto con il personale dell’azienda, nonchè concordare tempi e modalità di pagamento delle bollette, per rispondere al meglio alle
esigenze di ognuno.
I clienti di Julia Servizi Più hanno a disposizione un sito internet per ricevere informazioni specifiche, richiedere un appuntamento o
contattare l’azienda, proporre variazioni al contratto o alla gestione dell’utenza, richiedere ulteriori preventivi, segnalare inefficienze
o proporre iniziative utili al miglioramento del servizio, ecc. Ciò nell’ottica del CONTATTO DIRETTO e quotidiano tra l’azienda di
erogazione e l’utente.
Per essere CLIENTI di Julia Servizi Più è sufficiente sottoscrivere un contratto, senza apportare alcuna modifica al proprio impianto
in casa o in azienda. L’erogazione del gas metano continuerà come sempre, ma avverrà a opera di un altro fornitore, Julia Servizi Più,
con un significativo risparmio e migliori servizi.
Julia Servizi Più
Corso Garibaldi, 65 - 64021 Giulianova (Teramo)
Tel. 085 8001111 - 085 8007651 • Fax 085 8025783
[email protected]
www.juliaservizi.it
pag
24
l’archeologia a Teramo
Il tesoro
ignorato
dov’è andato a finire
il Parco Archeologico
del quale tanti
si sono riempiti la bocca?
Q
uasi mai la
› Parco archeologico Cona
tutela nei
centri urbani
odierni è attenta alla
decorosa convivenza
tra vecchio e nuovo,
antico e moderno.
Rare volte si applica
la preziosa e vitale
collaborazione tra
le istituzioni, musei,
ricerca scientifica per la valorizzazione del patrimonio culturale.
Ma quello che accade a Teramo, credo non abbia eguali in Italia.
Nonostante il territorio teramano sia ancora protagonista di rinvenimenti eccezionali per l’archeologia medio italica, le scoperte
continuano a non avere risonanza non solo fuori città, ma neanche
al suo interno, tra i suoi cittadini.
La situazione appare ancor più grave se teniamo in debito conto
che i siti archeologici in città, vero valore aggiunto per il turismo
e la cultura, continuano a non essere fruibili dai cittadini e dai
turisti. Incredibile a dirsi: Teramo che, al contrario di città molto
più giovani come la stessa Pescara, ha un passato bimillenario,
dimentica le sue origini.
Anziché assicurare una
adeguata promozione
ai suoi gioielli storici,
realizzando una sorta di
parco urbano sempre
fruibile, li tiene chiusi o
addirittura li ignora.
C’è una notizia illuminante su cui riflettere:
l’esperienza di Baru› Parco archeologico Cona
mini, un piccolo paese
sardo di appena 1300
abitanti. Un minuscolo punto su di una cartina geografica.
Ebbene, investendo nella cultura, questo borgo è riuscito a creare
più di 50 posti di lavoro nell’arco di appena tre anni. E tutto questo
facendo leva su un’area archeologica di dimensioni molte ridotte,
anche se di grandissimo valore storico-culturale. Non si tratta di
marzo 2009
di Sergio Scacchia
www.pensieriteramani.splinder.com
un “miracolo”, ma della semplice traduzione in pratica di analisi e
considerazioni che l’Associazione delle Città e Siti Italiani Patrimonio Mondiale Unesco sostiene, con convinzione, da molti anni.
Teramo ha dei siti archeologici che dovrebbero essere utilizzati
a scopi divulgativi e turistici perché dalla crisi, dalla recessione,
si esce avvalendosi della cultura, utilizzandone le sue enormi
potenzialità, non riducendola ai minimi termini.
La cultura è patrimonio, così come il settore
culturale e turistico sono parte del “PIL”, il
prodotto interno lordo.
La cultura, scrive Vincenzo Cerami, è la nostra
memoria: tradendola, tradiremmo noi stessi,
la nostra civiltà, il nostro passato.
Quel che è certo è che la cultura non è, come
spesso qualcuno cerca di far credere, uno
spiacevole inconveniente al quale occorre
porre rimedio. Quasi una seccatura, un fastidio,
uno sterile retaggio
di una società che
non esiste più,
sepolta da una crisi
economica che scava solchi profondi
nel tessuto sociale.
Per Teramo mancano importanti e sostanziosi interventi,
erogazioni all’arche› Scavi Ex Lisciani
ologia da parte delle
istituzioni. Gli enti,
come ad esempio la Provincia e particolarmente il Comune, dovrebbero attuare una politica di sostegno, insieme alle Fondazioni
e le Associazioni, al patrimonio culturale del territorio, insieme a
una maggiore cura per quello ambientale.
Sarebbe il giusto impulso, il volano di sviluppo economico per una
città attanagliata da una profonda crisi industriale.
E’ opportuno riprendere le fila di una storia gloriosa e millenaria.
Una storia che, alla luce dei reperti rinvenuti al Ponte Messato del
quartiere Cona, è ancora tutta da scrivere e da far conoscere.
Pensate che, parallela al ventennale cantiere infinito del Lotto
Zero, passa una strada del quarto secolo a.C. un eccezionale
ritrovamento archeologico, risalente all’Età del ferro.
L’antichissima arteria non è lontana da un luogo dove, tempo
prima, sono riaffiorati, nella quasi indifferenza, resti di un tempio
dell’anno 89 a.C. riconducibile alla tradizione culturale italica e
l’area sacra dei Pretuzi con le loro tombe.
Tutto questo era prevedibile visto che il Parco Archeologico della
Cona, a tre chilometri dal centro, esiste già dagli anni ’60, quando
ancora non c’era neanche la costruzione del deposito Arpa, allora
Istituto Nazionale Trasporti.
Speriamo che la responsabilità di chi dovrà prendersi l’onere
della valorizzazione e la necessità di terminare la faraonica opera
del Lotto Zero, indurrà Soprintendenza, Enti locali e Stato a non
interrare, nuovamente, i gioielli della storia di Teramo. u
coldiretti informa
marzo 2009
Consumi
E’ boom biologico
in carrello, mense
e ristoranti
C
on un aumento
del 23 per cento di
consumatori abituali nel 2008 è boom
per il biologico nei carrelli della spesa, ma
anche in mense (+16 per cento), agriturismi
(+18 per cento) e ristoranti (+20 per cento).
L’Italia ha conquistato la leadership produttiva a livello europeo con oltre un milione di
ettari coltivati e circa cinquantamila imprese
agricole coinvolte.
Si tratta di un settore di punta del Made in
Italy agroalimentare poiché in Italia si trovano
un terzo delle imprese biologiche europee
e un quarto della superficie bio dell’Unione
superando il milione di ettari. A sostenere il
consumo di prodotti biologici è la ricerca di
sicurezza alimentare con il ripetersi di emergenze, dal maiale irlandese alla diossina. al
latte cinese alla melamina, ma anche il diffon-
di Nicola Lucci
direttore Coldiretti Teramo
dersi di stili di vita più attenti all’ambiente, che
la crisi non sembra intaccare. Peraltro esiste
un segmento crescente di consumatori che
non si accontenta di consumare biologico ma
preferisce quello locale che non deve essere
trasportato per lunghe distanze con mezzi
di trasporto inquinanti prima di giungere in
tavola. A trainare la crescita del bio ci sono
i prodotti ortofrutticoli freschi e trasformati
(+18,4 per cento), i prodotti per l’infanzia
(+17,6 per cento) e i lattiero-caseari (+5,7
per cento), che sono stati più recentemente
oggetto di scandali alimentari. Un vero boom
con aumento del 18 per cento nel 2008. Per gli
acquisti effettuati direttamente dal produttore
grazie a 1645 aziende agricole ci sono anche
208 mercatini, 1114 negozi e 110 siti specializzati per l’acquisto on line, tutti in aumento
secondo i dati bio bank. Per quanti che non
amano cucinare ci sono ben 360 ristoranti
(+20 per cento) e 1178 agriturismi (+ 18 per
cento) con menù bio mentre si è verificato un
aumento del 6 per cento nel numero di pasti
biologici serviti dalle mense scolastiche che
sono stati quasi un milione (983.243) secondo
biobank. Consumo e produzione di prodotti
biologici sono in crescita in tutto il mondo,
si stima un valore di mercato di 26 miliardi
di euro e ben 30,4 milioni di ettari certificati
con l’Italia che si colloca al quinto posto con
l’Australia in testa con 11,8 milioni di ettari
coltivati. L’Italia è però il primo paese in
Europa per superfici e numero di operatori
impegnati nell’agricoltura biologica con
50.276 operatori che producono, preparano e
commercializzano i prodotti biologici, mentre
le superfici coltivate su cui viene praticata
l’agricoltura biologica registrano un leggero
aumento raggiungendo quota 1.150.253 ettari
, circa l’8 per cento del totale della superficie
agricola utilizzata a livello nazionale.
Avviso Importante!
L’emendamento approvato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato in sede di
conversione del decreto-legge “milleproroghe”
conferma l’esenzione dall’ICI per i fabbricati
rurali, indipendentemente dalla iscrizione in
catasto con attribuzione di rendita. Si auspica
che la norma possa trovare definitivo accoglimento in modo da risolvere una situazione che
si sta rivelando fortemente penalizzante per
gli imprenditori agricoli, costretti a resistere in
sede giudiziaria alle pretese di molti Comuni
che hanno notificato gli accertamenti che
coinvolgono addirittura gli ultimi cinque anni.
L’emendamento non introduce una esenzione,
ma conferma la non imponibilità dei fabbricati
rurali in possesso dei prescritti requisiti. u
SERA
EMOZIONI D’ARREDO
6 I A #A R L O &O R T I s 4 % 2 ! - / s 4E L pag
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cinema
L’eresia
Trans di
Tiresia
Il film “terzo” di
Bertrand Bonello
Q
uando nel 1999 Quelque chose d’organique fu presentato a Pesaro, si parlava del neo-regista Bertrand
Bonello, classe 1968, come di una promessa del cinema
francese, una specie di Philippe Garrel giovane. Il successivo Le
pornographe (2001) difatti fece un po’ di chiasso attorno a sé,
anche se per altri motivi
(le scene hard, sia pure
in campo lungo). E invece
Tiresia, più personale e
fascinoso, di coraggiosa tessitura simbolica e
disorganica, in concorso
a Cannes 2003, fu un flop.
In Italia, come pure il film
d’esordio, non è stato mai
distribuito. Sarà forse il
prossimo De la guerre, attualmente in post-produzione, per via
dell’interprete Asia Argento, già presente nel corto The Doll is
Mine (sulla fotografa Cindy Sherman), a riportare Bonello sui
nostri poco affollati e poco eterogenei schermi. Chissà.
Tiresia è essenzialmente un film teorico, che parla del mito
con il linguaggio del mito. Procede dall’indifferenziato, il caos
inferno (nel senso di sotterraneo), la lava dell’incipit modulata sull’allegretto di Beethoven (ex Sinfonia n. 7), per arrivare
all’ordine celeste, la (ri)nascita di Cristo del finale, preannunciata da Poor Little Jesus di Odetta. Allo stesso tempo,
sconvolge l’Uno in una serie di geminazioni atee, forse ancora
più spirituali e primordiali di Dio.
Questa struttura di reversibilità è un equivalente delle bipolarità
stratificate dell’eroe eponimo Tiresia da cui Bertrand Bonello
dipende totalmente. Il regista diventa come Ermafrodito che
si perde nell’acqua ninfea di Salmacide. Con conseguente
transitività di ogni pertugio visivo, dialogico e narrativo della sua
opera.
Che scoppia di complementi indiretti e accessori, è una
continua interposizione di opposti coincidenti, moltiplicazioni
raddoppiamenti e quadruplicazioni con la proprietà permutativa
di dichiarare l’unità del molteplice, l’informe come forma. Ogni
concetto è terremotato ma contemporaneamente edificato.
marzo 2009
di Leonardo Persia
Film-ossimoro dove la struttura binaria, altra mimesi dell’androgino, è sublimata in una trinità edipica, cattolica e nevrotica,
un altro punto di partenza per il caos Tiresia. La vaghezza voluta dello script frustra qualsiasi tentativo di decifrazione univoca
per trascinare a sé un surplus di aggregati definibili attraverso
il proprio contrario.
La prima dimensione di lettura (e di ordine) è quella estetica,
concettuale o culturale. Sguardo e logos, occhio narrante. Un
uomo osserva al Louvre le statue, farnetica sulla copia come
perfezione, in spregio alla originalità della natura, poi al Bois de
Boulogne direziona gli occhi verso le statue umane che sono i
transex. E’ la zona oscura, malata, ossessiva del film e, paradossalmente, quella della perfezione originaria.
L’uomo (Terranova) sembra il poliziotto necrofilo di Vertigo,
contemplatore del sesso mentale, dell’innesto contronatura,
e sostanzialmente impotente. Tiresia, il trans brasiliano rapito
da lui, canta una filastrocca dove una donna (Teresinha de
Jesus) corteggiata da tre uomini (padre, fratello, innamorato)
pare aprire squarci verso la religione (la trinità) e l’inconscio
(la teoria degli scrigni di Freud, l’attrazione per la morte e il
nulla primigenio). Anticipano il senso successivo del film e, di
conseguenza, le future doti
sciamaniche dell’androgino.
Si apre lo scontro tra l’uomo
monovalente e monoteista,
ma doppio, che sfida e si
sente sfidato dal politeismo
polimorfismo del trans, alla
ricerca perpetua però di
un’unità caratteriale e identitaria. Vi si ritrova la contrapposizione ideologica della
ragione Atena che chiude gli
occhi, accecandolo, al giovane che ha osato scorgerne la
nudità, la verità.
Indifferenziato e acerbo,
“copia” e cerbiatto (veado),
movibile perché irremovibile,
Tiresia da questo momento
diventa l’homme en femme a cui corrispondono, oltre che serpenti, cervi, porcospini, un Modì e una poesia di Omar Khayyam,
la croce primordiale. Il punto di confine, esattamente come il
film, tra cielo-terra, morte-vita, carne-spirito, peccato-salvezza, passato-futuro, cecità-preveggenza etc.
Questi opposti, compresi i protagonisti di carne, sembrano formare la coppia primordiale. Costituita da ragione e sentimento,
sole e luna, mercurio e zolfo (la lava a cui segue il primo piano
di Tiresia, prima di un ponte – transizione - e di una panoramica
circolare che poi riunisce, sebbene opposti, la voce fuoricampo
di Terranova e l’immagine dello stesso procedente verso la
macchina da presa). Il rapimento del transessuale costituisce
simbolicamente anche il ritorno a ciò che era stato separato.
Sul piano oggettivo della narrazione, vediamo l’indifferenziato, privato delle cure ormonali, che comincia gradualmente
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ad avere forma, a definirsi sessualmente (il maschio che era,
comunque, alla nascita).
L’occhio fuoricampo diventa l’occhio spia in primo piano dal
pertugio, come in un horror o in un porno, ma si trasforma
pure nell’occhio di Dio giudice e vindice. La croce primordiale
scivola verso la croce di Cristo. E’, ancora, uno sguardo non più
off che si proietta sul corpo di Tiresia al bagno, confondendo il
mito, dove era Tiresia a sbirciare Atena. Il gioco di capovolgimento attiene al secondo livello di lettura, quello psicanalitico.
Visione di timore ed eccitazione, attrazione primaria che adesso
diventa zona di confine edipica. Differenziazione, divisione (che
è contemporaneamente un’unione). E proiezione: la nascita
della religione. Gli occhi che danno scandalo vengono strappati
all’altro/a, non a sé stesso. Tiresia, a sua volta, come si evince
dal racconto dei suoi trascorsi, sembra essere agito dallo
sguardo altrui.
La seconda parte, quella della separazione, della cacciata dal
paradiso (che però era caotico, innaturale, triste), è luminosa, floreale. Terranova diventa padre François, un sacerdote,
Tiresia un veggente eretico. Anna, personaggio femminile
gennaio 2009
silenzioso, è al fianco di Tiresia che, senza occhi e senza corpo
(artificiale), sembra aver trovato sé stesso. O, forse, è diversamente orientato dall’innocenza di Anna.
Siamo tuttavia (di nuovo) all’inferno. Il match si riaccende,
mistico versus mistico. Tiresia è la donna/uomo che visse due
volte. Il sacerdote lo ritrova e adesso arriva all’omicidio. Nascita
della famiglia con Tiresia che lascia Anna in eredità a Terranova, predicendo una nuova nascita di Cristo.
Dall’uno (perfezione) al due (peccato) al tre aristotelico della
coppia con bambino, del superamento della crisi, della (ri)nascita. Terzo livello, religioso o mitico (e nuovamente razionale),
di lettura, che include in sé le tenebre originarie, i conflitti e(di)
pici, l’incontro/scontro tra gli opposti (e le due parti del film).
Ma lo stato finale abbraccia, si è visto, quello iniziale, diventa
il cerchio senza inizio né fine tanto aborrito da Pére François.
Come in un qualsiasi James Cameron, siamo dentro un back
to the future dove Tiresia crea la sua famiglia e la sua nascita.
Dietro quel Gesù, nato fuori dalla grazia (forse da uno stupro?)
e da una dolorosa separazione rituale, si nasconde un nuovo
androgino, l’inizio di una nuova caotica perfezione. u
basket
Banca
Tercas
Teramo
D
opo aver raggiunto il primo obiettivo di questa annata
sportiva, la Final Eight, la BancaTercas vera e autentica
rivelazione della stagione, si è recata in quel di Bologna,
versante Fortitudo, per l’ultimo turno del girone di andata. Andrea Capobianco e i suoi ” terribili” ragazzi, in poco meno di un
mese, riescono ad espugnare per la seconda volta la città felsinea, sesta vittoria consecutiva su otto gare giocate lontano dal
PalaScapriano. La Gmac Bologna colleziona la quarta sconfitta
consecutiva, risultato 76 a 69 per i biancorossi. Teramo chiude il
girone di andata al terzo posto, con gli stessi punti di Roma che
si piazza seconda in virtù dello scontro diretto. E’ stata fatale la
1ª giornata del girone di ritorno in quel di Ferrara, per la BancaTercas, nonostante gli ultimi due possessi di gioco avuti, prima
l’ottimo Poeta e poi il bravo Brawn non hanno avuto la fortuna di
concretizzare il vantaggio per una vittoria che avrebbero senza
ombra di dubbio meritato, risultato 91 a 88.
E’ risaputo che questa disciplina sportiva racchiude emozioni
indescrivibili ma quelle che ci ha riservato la partita, della 2ª
giornata del girone di ritorno al PalaScapriano contro l’Angelico
Biella, sono state tante e tali da mozzare letteralmente il fiato.
Biella, a pochi secondi dalla fine dell’incontro conduceva di sette
punti; Teramo, che quest’anno è sempre presente anche nei
momenti poco lucidi, riesce in un attimo a pareggiare e dopo un
tremendo tempo supplementare, a vincere con il risultato di 89
a 87.
La BancaTercas
foto di Michele Carrelli
Teramo per la
3ª giornata del
girone di ritorno
si è recata a
Siena, nella tana
della capolista, 18
risultati utili su 18
giornate di campionato, basta
questo dato per
far capire le difficoltà della partita.
Nonostante tutto,
i biancorossi si
sono battuti senza
alcun timore reverenziale e, per
i tre quarti dell’incontro hanno dato
pag
di Bebè Martorelli
marzo 2009
29
filo da torcere ai Campioni d’Italia, poi i biancoverdi, dimostrando la loro forza, hanno preso il largo e l’incontro è terminato con
il risultato 99 a 80.
Questa squadra teramana non ha più limiti e sta diventando
anche un po’ sfacciata al cospetto di roster composti da grandi
campioni, il tutto lo si è visto al PalaScapriano, in una gara valida
per la 4ª giornata del girone di ritorno, giocata a mezzogiorno
per esigenze televisive, contro la Lottomatica Roma. Teramo più
convinta che mai, mette a tacere la squadra capitolina, grande è
stata l’impresa: 86 a 77.
Teramo, che consolida la terza posizione in classifica generale
in coabitazione con la Fortezza (Virtus) Bologna e, forse permette di incominciare ad intravedere uno spiraglio di luce per il
raggiungimento di un altro obiettivo storico per questa società, i
play off scudetto.
Il campionato si ferma per permettere lo svolgimento della Cop-
foto di Michele Carrelli
pa Italia. Tutti sappiamo come è andata, ma è bene ricordarlo.
Il trofeo è stato conquistato per la prima volta dal Monte Paschi
Siena che ha battuto in una finale elettrizzante la Fortezza (Virtus) Bologna, partita interessante, ma l’attenzione si è fermata
sul duello tra McIntyre e Boykins veramente fantastico. Lodevole la partecipazione della BancaTercas, che nei quarti di finale
ha battuto la detentrice del trofeo l’Air Avellino poi in semifinale
è stata battuta dalla Fortezza (Virtus) Bologna, che ha confermato quanto di buono finora ha prodotto in campionato.
Riparte il torneo e porta bene alla BancaTercas giocare le
partite all’ora di pranzo. Secondo impegno consecutivo al PalaScapriano per la 5ª giornata del girone di ritorno, avversario di
turno l’Ngc Cantù. La gara è risultata avvincente, i due allenatori
Andrea Capobianco e Luca Dalmonte (ex Teramo Basket) hanno
duellato, ognuno dalla propria panchina, con continui cambiamenti tattici e con rotazioni repentine e ponderate, al fine di
trovare la soluzione adatta per l’aggiudicazione della partita.
Il tecnico teramano ha avuto la meglio su quello canturino nel
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marzo 2009
momento in cui ha trovato l’assetto giusto della sua squadra,
aumento dell’intensità difensiva e giocate più incisive in attacco, per un allungo decisivo sui canturini: risultato di 83 a 75.
Da rimarcare in questa giornata il primo stop stagionale del
Montepaschi Siena, dopo 19 risultati utili consecutivi (record
sociale e della serie A nel tempo dei play off ) ad opera di una
Fortitudo Bologna, forse in ripresa.
Decisamente la BancaTercas Teramo soffre l’esordio dei nuovi
acquisti, che le società effettuano nel corso del campionato,
cosi è successo a Ferrara con Ray e cosi è accaduto a Caserta con Darby alla 6ª giornata di ritorno al PalaMaggiò. Gara
vigorosa, difesa arrembante dei campani che non lascia spazi
e rende tutto difficile ai teramani, aggiungiamo l’ambiente infuocato per le contestazioni in atto da settimane, nei confronti
di tutta la squadra, poi il divorzio consensuale, avvenuto alla
vigilia dell’incontro, tra il general manager Betti (ex Teramo
Basket) e la società, il tutto, forse, ha condizionato non poco il
rendimento dei biancorossi. Ma Teramo che quest’anno non
demorde mai, nell’ultimo quarto di tempo reagisce alla grande
e poco ci è mancato per un sorpasso al suono di sirena: risultato finale 79 a 74 per L’Eldo.
Torna al successo la BancaTercas Teramo per la 7ª giornata
del girone di ritorno nei confronti di una Snaidero Udine, che
occupa l’ultimo gradino della graduatoria ma che al PalaScapriano ha dimostrato di non meritare tale posizione. Teramo
consapevole delle difficoltà che si potevano presentare nei
confronti di un avversario che non aveva niente da perdere è
stata, per gran parte dell’incontro, contratta per poi sbloccarsi
nell’ultimo quarto di tempo. Gli errori sono stati tanti da parte
di entrambe le formazioni ma Udine ne ha commessi molti di
più e questo ha permesso ai biancorossi di tagliare per primi il
traguardo della vittoria per 80 a 73. Peccato! Se la BancaTercas Teramo avesse posto più attenzione all’approccio iniziale
di partita, di ripresa e a quello del tempo supplementare,
staremmo qui a raccontare di un’altra impresa di una gara
vinta in campo esterno come quello di Pesaro. Invece nel dopo
partita siamo qui, dispiaciuti, a commentare di come sono
andate le cose, in questa 8ª giornata di ritorno e a riflettere sul
fatto che nonostante le suddette false partenze e i tanti palloni
persi (vedi passaggi errati e a qualche forzatura di troppo),
Teramo è stata a rincorrere, sempre in partita fino alla fine,
prima pareggiando e poi nel vedersi sfuggire la gara, all’overtime, di un solo punto: 83 a 82.u
fotoromanza
Ti autovelox
o no?
di
Maria Grazia
Frattaruolo
quanto durerà?
È
ormai nota a tutti la vicenda che vede protagonisti il
Comune di Canzano che ha posizionato un autovelox lungo la strada statale 150, in località Piano di Corte,
e molti automobilisti capeggiati da Michele Petrosino,
divenuto il paladino dei tanti colti in fallo dallo stesso
dispositivo.
A questo punto la domanda è: “Stiamo scherzando?”.
Se in un tratto di strada è fissato un limite di velocità, gli
automobilisti sono tenuti a rispettarlo, che ci sia o meno
l’autovelox. E come dire che se in banca c’è una Guardia
Giurata oppure ci sono le telecamere che registrano tutto
io me ne sto tranquillo, altrimenti posso tranquillamente
fare la rapina.
Come è cosa grave dire di limitare l’uso dell’autovelox
per non vessare i cittadini. In sostanza viene implicitamente detto che in alcuni orari bisogna rispettare i limiti
di velocità previsti, nel resto della giornata… fate vobis.
Prima di introdurre un limite di velocità,
su ogni strada vengono effettuati studi
accurati allo scopo di prevenire quanto
più possibile gli incidenti. Se in un centro
abitato è previsto un limite di 50 km
orari, ciò significa che superare tale limite
potrebbe compromettere la nostra e l’altrui incolumità, a
prescindere dal fatto che ci sia o meno lungo la strada un
autovelox o una pattuglia della polizia stradale a rilevare
eventuali infrazioni al Codice della strada. In altre parole è
pericoloso Sempre!
Per i miei gusti il signor Petrosino ha iniziato la sua battaglia con fini legittimi ma poi è finito “fuori strada”. La sua
è una palese richiesta di impunità per chi supera un limite
di velocità.
Che razza di battaglia è questa? Non mettetemi la guardia
perché devo rubare? Secondo questo tipo di filosofia,
in caso di incidente, dovuto all’alta velocità, bisognerà
chiedere i danni al Sindaco che non mi ha “controllato”
abbastanza, e mi ha permesso di superare i limiti…
Aveva ragione mio padre quando diceva, ancora io bambina, che ci vorrebbe un vigile per ogni Italiano: per dirci
di non gettare a terra la carta, di rispettare la segnaletica
stradale, di non rubare se il commesso non guarda…. u
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TERAMANI n. 52 - teramani.info