mensile di informazione in distribuzione gratuita n. 52 • marzo 2009 La questione etica in politica pag. 8 La scuola Il tormentone di Tossicia pag. 12 pag. 20 marzo 2009 3 4 6 7 7 8 10 11 12 12 14 15 15 16 17 18 18 20 22 24 25 26 29 30 sommario Cento colpi di... Il servo muto Edicole e gazebi Per fortuna c’è la crisi! Domeniche ecologiche La questione etica in politica Fatti non foste per viver come bruti Siamo Dei La scuola Note linguistiche Dura lex sed lex Sono una donna non sono una santa Sulla via di Damasco La Filippina tropicale La TV dei plebei Verissimo Caro Presidente Il centro turistico di Tossicia L’oggetto del desiderio Il tesoro ignorato Coldiretti informa Cinema Basket Autovelox è possibile scaricare il pdf di questo e degli altri numeri dal sito web www.teramani.info scriveteci a [email protected] Direttore Responsabile: Biagio Trimarelli Redattore Capo: Maurizio Di Biagio Coordinatore: Maria Grazia Frattaruolo Hanno collaborato: Mimmo Attanasii, Maurizio Di Biagio, Ivan Di Nino, Maria Gabriella Di Flaviano, Elvio Fortuna, Maria Grazia Frattaruolo, Carmine Goderecci, Amilcare Lauria, Nicola Lucci, Bebè Martorelli, Fausto Napolitani, Francesco Pellecchia, Leonardo Persia, Sergio Scacchia, Yuri Tomassini, Gino Trabucco Gli articoli firmati sono da intendersi come libera espressione di chi scrive e non impegnano in alcun modo né la Redazione né l’Editore. 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Al centro del dramma vengono a trovarsi: un’adolescente, scottanti verità e molte polemiche”. Facendo un giro nella “rete”, sono queste le parole iniziali con le quali viene presentato il libro di Mariasara Cielo “Oggi sono nata sola”, nel quale l’autrice fa un excursus sulla sua adolescenza difficile. Nel libro oltre che a narrare i suoi problemi legati all’anoressia e il difficile rapporto con la madre, parla anche dei rapporti sessuali avuti con alcuni docenti universitari, in cambio di una “lode” sul libretto. A quanto pare, almeno leggendo il romanzo a puntate pubblicato dai giornali, la pietra dello scandalo sarebbe proprio questa: professori intimiditi prima e intimidatori poi, per le rivelazioni fatte. Lungi dal voler fare i moralisti o le bacchettone, ma risulta che quando ci si iscrive all’Università si è già belli che maggiorenni. Inoltre i rapporti che l’autrice sostiene di aver avuto con i docenti, a suo dire si sono consumati all’interno di camere d’albergo che a quanto pare ha volontariamente raggiunto senza costrizione alcuna, anzi ammette che, a causa di qualche lacuna, in cambio “guadagnava” il superamento di esami con il massimo della votazione. Niente “voto di scambio”? Facile: più studio! Nella vita si fanno quotidianamente delle scelte, la sua è stata quella di percorrere la via più facile per raggiungere il suo obiettivo: la laurea. Coi tempi che corrono non ci vedo nessuno scandalo, e non ravviso alcuna novità. Ci sono state, ci sono e ci saranno sempre donne (e perché no anche uomini) che fanno scelte simili, l’importante è assumersene la responsabilità ed evitare soprattutto di atteggiarsi a vittime, perché francamente non se ne può più! La dimostrazione del disinteresse nei confronti di questi pubblici mea culpa sta nel fatto che, nonostante il clamore che si sia voluto creare intorno alla vicenda, grazie anche alla complicità di una stampa ormai dedita quasi esclusivamente al pettegolezzo di quartiere (mancanza di “notizie”, mancanza di “idee” o mancanza di “giornalisti”?), la presentazione ufficiale del libro sia stata ignorata dai più. A nulla sono valsi i proclami della Casa Editrice Evoè, nei quali si riferiva di minacce, attentati e via dicendo; si è voluto costruire un caso laddove un caso non c’era, laddove la storia (questa storia) era stata già scritta. Da altri! u pag 03 pag 04 accade in città Il servo muto Ovvero… giornali in libera uscita S tiamo assistendo indifferenti a importanti elaborazioni culturali: la priorità riservata all’arricchimento personale, menefreghista, se necessario anche illegale e alla percezione dell’altro, l’immigrato, il mendicante, i rom come assoluta causa del male (leggi sull’argomento l’articolo su una lettera dal forte carattere xenofobo giunta in redazione, sul n°51 pag.5 di Teramani). Pensieri avvelenati che hanno relegato la dignità sotto la pancia, vicino all’intestino. Contestare situazioni in cui la maggioranza silenziosa preferisce non far parola su fatti evidenti, di verità non dette, per compiacere in ogni modo il potere politico, potrebbe apparire perfino come una manifestazione coraggiosa se non fosse invece che tali atteggiamenti sociali si assumono puntualmente dinanzi a topi danzanti per gatti andati via. La stampa nostrana in libera uscita fino alle prossime amministrative ha voluto mettere insieme i frammenti di un puzzle già sperimentato, raccogliendo e amplificando le proteste dei cittadini. Guarda caso, proprio ora che non ci sono riferimenti precisi a segreterie di partito da ossequiare. E pensare che quando il Re non era nudo, tutto filava per il verso giusto: dall’Ipogeo al garage condominiale di Piazza Dante, passando per il Lotto Zero dove mai numero fu più azzeccato poiché non c’è lotteria al mondo che ne preveda l’estrazione… nessuno fiatava. Zitti e mosca ché tutto è a posto! Soltanto sparuti Don Chisciotte di quartiere a digitare rumorosamente su forum e paginette virtuali di un web sempre più strumen- marzo 2009 di Mimmo Attanasii to indispensabile per chi ha un sacco di domande da fare e soprattutto una terapia efficace per quelli che hanno tante risposte da dare. Di risposte a domande mai fatte è piena la terra. Dalla “Città che cambia, con i disagi di oggi per lo sviluppo di domani”, slogan trainante dell’Era delle Ristrutturazioni, alla “Teramo che non va” del dopo Gianni Chiodi. Guarda là, dovevano restituircela dopo un anno e mezzo la piazza e invece… e la Villa Comunale? Piazza Garibaldi è ingestibile nelle ore di punta… Ma le case di Pisa giù a Porta Romana quando le raddrizzeranno? La raccolta differenziata senza i cassonetti differenzianti! Con l’asfalto incavato qui si allaga tutto… L’illuminazione orribile al Monumento ai Caduti, quella l’hanno risolta subito sostituendo i lampioni stile Checkpoint Charlie con quattro lumini rasoterra… Le isole ecologiche vantate come d’autore che somigliano a piccole discariche rionali… L’ossimoro nel disboscamento delle aeree verdi! Le scuole che vanno in pezzi… Stanno raschiando il fondo per creare posti auto e gli amministratori se ne vanno in giro con i Suv ad occuparne due alla volta… E poi il commercio, il lavoro che manca, la cassa integrazione... sei mesi per una TAC. Tutto da rifare! Si grida in coro contro il Commissario Prefettizio nell’accattivante controcanto dei quotidiani non ancora irreggimentati. Giugno è alle porte, un nuovo sovrano sarà eletto e s’insedierà sullo scranno più alto della Loggia del Municipio. I cittadini silenziosi applaudiranno e loderanno, per le vie della città, l’eleganza del Re nudo, senza temere che si spezzi all’improvviso l’incantesimo, il giorno in cui qualcuno, ridotto allo stremo, urlerà con rabbia in faccia a Sua Maestà che non ha niente addosso... tanto, i servi muti per accorrere in soccorso del vincitore sono sempre pronti a sbucare fuori ad ogni vicolo cieco. u pag 06 sciatterie teramane Edicole & gazebi: tutto da rifare per un pugno di voti A nche se è vero che in fondo le brutture della vita sono pratiche, perché col tempo si trasformano in qualcosa di utile, come il letame in humus, quelle teramane però rasentano l’indolenza sciatta della trasandatezza, un po’ in linea con il carattere pigro e svogliato dei nostri concittadini. C’è anche chi ha composto un inno al “vada come vada”, un po’ lo shulabula turco: “Tutto qui è shula-bula, che significa così o cosà, non si sa mai come finisce” fa dire il regista Alan Parker al piccolo yankee Bill Hayes, figlio di un onesto assicuratore americano confinato nelle tremebonde patrie galere di quel paese solo per un tocco di fumo o giù di lì. All’ombra del campanile è tutt’un shula-bula: gazebi color canna di fucile che nella piazza principale del paesino gattonano a sproposito, goffi ed inopportuni, uno sputo dritto in faccia al respiro architettonico dello slargo. Oh perbacco: si spendono milioni di euro per realizzare una nuova pavimentazione per poi ospitare alien simili, e come se sopra il preziosissimo parquet di casa nostra ci sistemassimo una svedesissima mobilia Ikea. Shula-bula anche per le edicole che intralciano il traffico a passeggini, mamme e ad autoambulanze, oppure che si addossano sfacciate a santuari. Shula-bula anche per quegli spazi pubblici occupati da storture immaginifiche, pure baite in stile alpino e questo a due passi dal centro; o per chioschi da due luglio perenne in piazze appena ipogeneizzate. “L’è tutto da rifare”. Ma parliamo anche di fioriere, dissuasori, pali, tutto ciò che sostanzialmente è soggetto alla tassa di occupazione del suolo pubblico, a Teramo spesso evasa, oltre ad essere una vera iattura per vastità e sconcezza del fenomeno. Ad esempio, nell’atavica marzo 2009 di Maurizio Di Biagio carenza di uno specifico Piano edicole, l’amministrazione comunale è del parere che si dovrà regolare la materia di volta in volta per sanare una situazione che, anche a parere di diverse associazioni cittadine, è divenuta insostenibile, sia per ciò che riguarda il decoro urbano sia per il rispetto delle regole, inserendo nella rivisitazione generale anche la patata bollente dei dehors. E malgrado l’affermato sport italico del gioco al rimpallo, questa volta tra i settori del Comune, si partirà dunque ridefinendo la vicenda dell’edicola del loggiato di Piazza Orsini ora riaperta ma che è stata chiusa per molti mesi. Si passerà immediatamente a quella di S. Antonio, addossata ad un monumento religioso, quindi da trasferire, e all’edicola di Via Carducci, situata in una posizione non felice e da trapiantare anche in funzione dei futuri lavori di pavimentazione di Corso S. Giorgio, che dovranno essere appaltati entro l’anno, per una cifra di 1,5 mln di euro. Poi sarà la volta dell’edicola dinnanzi alla farmacia Cerasani. “Si contratterà volta per volta” precisa il dirigente all’urbanistica Stefano Mariotti, in rispetto anche alla concessione e all’occupazione del suolo pubblico, messa a dura prova da allargamenti inusitati di scaffalature di gadget, cd ed enciclopedie: ci vogliono superfici certe, è lo slogan “comunale”. “Le resistenze sono fortissime” aggiunge il dirigente, che prospetta l’idea di inserire alcune di tali attività all’interno di strutture commerciali “come già capita in altre città”. Sempre lungo la scia del criterio dell’occupazione del suolo pubblico, sotto accusa anche i tanti dehors a Teramo di dubbio gusto e alcuni addirittura non in regola secondo gli ultimi raid della polizia Municipali: c’è chi ancora non ha pagato la tassa, chi ha il contratto scaduto, chi ha perfino modificato il progetto originario. Shula-bula appunto. Solo poco tempo fa Walter Mazzitti puntava il dito contro le strutture di Viale Bovio “tirate su in puro stile alpino”, anche se per la verità il controllo resta faticoso: i vigili sono spalmati sul territorio col contagocce ed il monitoraggio è difficile eseguirlo. “Capita che bar di pochi metri quadrati, posseggano dehors di metratura triplicata, senza nessun criterio” aggiunge Mariotti. “In tutto ciò, c’è bisogno di una rivisitazione” conclude il dirigente, di una nuova filosofia che includa anche il fenomeno delle fioriere selvagge che caratterizza la principale forma di evasione in città. Tuttavia, c’è da fare i conti col sistema di pressioni e di lobbying che rimane molto forte. Il ras politico di turno che perora cause donchisciottesche non mancano nella nostra città. E questo per un pugno di voti. u l’ottimismo marzo 2009 Per fortuna c’e’ la crisi! L’ anno scorso è stato terribile: migliaia di posti di lavoro persi, tasse a dismisura, tragedie in ogni angolo del globo. Risulta tuttavia da una indagine CENSIS che gl’italiani considerano irrinunciabili l’auto, il telefonino (mah, fin qui, possono essere strumenti di lavoro), le vacanze, il parrucchiere e l’estetista. Per quanto riguarda gli ultimi tre…mai più senza! Era il lontano 1976 quando Adriano Celentano cantava Svalutation. La ricordate? Da allora sembra che il tempo si sia fermato. Per i più giovani ecco una parte di canzone: Cambiano i governi / niente cambia lassù / c’è un buco nello Stato dove i soldi van giù / svalutation, svalutation./ Io amore mio non capisco perché/ cerco per le ferie un posto al mare e non c’è / svalutation, svalutation. / Con il salario di un mese compri solo un caffè / gli stadi son gremiti ma la grana dov’è/ svalutation, svalutation./ Ma/ siamo in crisi ma/ senza andare in là / l’America è qua… Ma quest’Italia qua se lo vuole sa /che ce la farà. Permane in me, visto l’attuale momentaccio, un moto di stizza, quando a fronte di questa drammatica crisi, i bambini vanno a scuola accompagnati dai genitori con SUV da almeno cinquantamila euro. Poverini! La mia famiglia ed io siamo molto grati allo Stato quando con i nostri tributi eleggono a Presidente della Fondazione della Camera dei Deputati un politico “cachemiriano insigarato” non rieletto dai cittadini. Ringrazio sempre il cielo quando, in queste ore così difficili, durante i vari “ponti” festivi le autostrade, le ferrovie e gli aeroporti si riempiono sempre più di gente in crisi che va a Praga, Berlino e posti esotici per distrarsi. di Ivan Di Nino Non parliamo poi del mare d’estate o della montagna d’inverno! Nei mesi freddi, dopo una dura settimana di lavoro, la domenica ci si alza alle sei (eh, allora non avete capito che c’è la crisi!) per poi fare due ore di fila al casello autostradale (eh, c’è la crisi! Non ci ho mica il Telepass, io!), altrettante ore di fila per arrivare a destinazione, cercare un parcheggio, scivolare sui doposci per una buona mezz’ora, fare un’altra ora di coda per lo skilift per poi arrivare finalmente in cima…aaaah, buttarsi giù…e dopo due minuti tornare a fare la fila per tornare su. Che momenti angoscianti! Ci credo che il lunedì i lavoratori sono stressati! E’ poi sempre una gioia sentire a Natale o a Pasqua le persone che, nonostante la durezza di questo terzo millennio, affermano: “Beh, certo, si tira la cinghia…ma a casa ci sono i bambini… come si fa a deluderli…dobbiamo per forza comprare il panettone/ pandoro/torrone- uovo di Pasqua con sorpresone”.Già! Dubito fortemente che ai tempi di mio padre, senza scomodare i nonni, lui o i suoi piccoli coetanei potessero puntare i piedi, negli anni della ricostruzione, per avere quel giocattolo o quel tale dolcetto. Proprio adesso ci si è messo anche l’aumento dell’IVA su SKY! Ma non mi dire! Così si scopre che gli italiani mangiano meno ma non rinunciano al super-scooter di ultima generazione. Sarò volgare, ma qualcuno direbbe che n’aec nz magn p nin cacà, ma dapù la gent te d’ha fa vedè… In questo momento di lotta (chi sta sopra e chi sotta, dice Renzo Arbore) è tuttavia irrinunciabile quel computer portatile tanto sognato. Se non ci sono soldi per fare tutto quello che ho scritto qui sopra non c’è problema: basta ricorrere all’agognata finanziaria che, anche se cattivi pagatori, anche se protestati, anche se pignorati, vi chiederà immediatamente quattrocento euro per le spese …salvo poi bocciare la pratica! Cornuti e mazziati! Ben vi sta! “La situazione è grave ma non seria” E.Flaiano u Domeniche ecologiche Lettera aperta a non so chi Maria Grazia Frattaruolo …o chi per lui O di gni tanto a Teramo rispuntano le cosiddette “Domeniche ecologiche”. La mia domanda è: Vengono fatte per darsi un tono? Tanto per non essere da meno delle grandi metropoli o per tenere occupata la Polizia Municipale anche la domenica? Vivo a Teramo da 14 anni e la domenica sera, quando parlo con i miei, alla domanda: “Cos’hai fatto oggi?” segue la solita risposta: Niente! Se mi sono persa qualcosa durante questi anni, ditemelo, perché mi risulta la domenica a Teramo la desolazione regna sovrana. Nessun rumore, nessun chiacchiericcio, nemmeno un clacson suonato per sbaglio. Solo qualche sparuto imbecille che attraversa Piazza Martiri, in auto o in moto, incurante dei bambini che vi giocano. Se, durante la domenica, vedo passare 10 macchi- ne in tutto, è uno di quei giorni in cui c’è traffico. La verità è che in centro storico, la domenica i negozi sono chiusi e a stento restano aperti un paio di bar, perciò non vi è alcuna ragione per cui qualcuno dovrebbe aver voglia di spostarsi verso questa zona. Le poche macchine che si vedono transitare la sera, sono quelle di chi risiede in centro e che per causa di forza maggiore è stato costretto a schiodarsi dal divano, magari per passare la giornata “in allegria” con tutta la famiglia al centro commerciale. Qualcuno però potrebbe contraddirmi facendomi notare come già dopo la prima domenica ecologica il livello delle polveri sottili sia diminuito. E vorrei vedere: mi vengono interdetti al traffico proprio i duecento metri di strada posti sotto la centralina di rilevazione! La Giornata Ecologica ha senso se fatta in una giorno in cui normalmente il traffico c’è, perciò se proprio si vuole ridurre il livello delle polveri sottili a causa di una emergenza ambientale, bisogna rendere veramente Isola Pedonale il centro storico durante uno dei giorni feriali, e non la domenica quando tutti sono a casa. La domenica a Teramo siamo già ecologici di nostro. u pag 07 pag la questione etica 08 marzo 2009 Mazzitti: in politica, basta con i clan e le amicizie …sull’esempio dei vescovi I n politica basta con la “corruzione, concussione, menzogna, calunnia, clientelismo, associazione per delinquere, abuso, truffa” e chi più ne ha, più ne metta. Basta con “i cambi di casacca, gli impreparati, i presenzialisti, gli irresponsabili”. Si invece all’etica, la meritocrazia, la premialità, la nuova moralità, la giustizia. A tracciare la rotta è la nobile e suprema assise dei vescovi ed arcivescovi della Conferenza Episcopale d’Abruzzo, riunitasi a Chieti lo scorso 25 febbraio 2009. È scesa in campo perché di Maurizio Di Biagio dinanzi a tanto sfacelo nella pubblica amministrazione, non ce l’ha fatta a star zitta, a contenersi in un silenzio colpevole di un don Abbondio qualsiasi, al quale il coraggio in definitiva “uno non lo può dare”. Dinanzi alle mele targate Angelini, alla sanità da libro giallo, ai sindaci che danzano sull’orlo del precipizio, ai crack abruzzesi, l’assise ha pensato bene di stilare un decalogo che comprendesse il dna del buon amministratore, i richiami per “un rinnovamento morale e generazionale della politica”, perché non è questione di stare da una parte o dall’altra ma “di richiamarsi ai valori fondamentali e norme di comportamento che ogni elettore si attende da colui in cui ha riposto fiducia”. I rappresentanti del popolo, gli eletti, devono possedere “più moralità”: questo è il messaggio chiaro e forte, perché poi a farne le spese “sono sempre i più deboli, nonché lo sviluppo economico della regione, con conseguenza drammatiche sul lavoro e sulla famiglia”. Ed è proprio il teramano Walter Mazzitti a riprendere il documento dei vescovi abruzzesi. Perché avvocato? “La classe politica attuale ha dato dimostrazione di non essere nella condizione di rispondere eticamente a quelle che sono le esigenze di governo di una società come la nostra, sia per quanto riguarda lo sviluppo economico e sociale che per il rapporto diretto tra cittadini ed eletti. Uno scollamento che di giorno in giorno si sta facendo sempre più evidente e che potrebbe marchiare a fuoco queste e le future generazioni”. Secondo lei, per quale motivo la Conferenza episcopale ha voluto ribadire questi concetti? “Senza dubbio in conseguenza dei risultati della recente tornata elettorale caratterizzata da un forte astensionismo: il fatto che un buon 47% degli abruzzesi abbia preferito rimanere a casa piuttosto che fare il proprio dovere civico, ha sollevato numerosi dubbi alla coscienza dell’assise religiosa che ha avanzato ipotesi di abissi pericolosi che si stanno anteponendo tra il mondo politico e l’agire dell’uomo comune. Condivido pienamente la tesi dei vescovi abruzzesi perché oggi i cittadini si sentono nella maggior parte dei casi fortemente isolati, avvertono questa crisi di rappresentatività. In questi ultimi anni si è creata una frattura insanabile tra loro ed una classe politica diventata nel tempo molto più autoreferenziale, offrendo la sensazione di perseguire più gli interessi personalistici che il bene comune”. › Walter Mazzitti I vescovi infatti nel documento pongono l’accento sul perseguimento dei fini privati da parte dei politici a discapito di quel bene comune che… “I vescovi affermano che c’è una sorta di consapevolezza nei cittadini sul fatto che gli eletti, una volta acquisito il potere, perseguano più il loro profitto politico che il bene comune. Un concetto di importanza vitale e molto semplice da comprendere: bene comune, infatti, significa operare per l’interesse generale. Invece recentemente c’è stata una pag degenerazione in tal senso, avvalorata anche dai tanti giudizi penali in corso, che ha portato ad un rigetto della gente nei confronti della classe politica, il cui livello qualitativo si è abbassato notevolmente”. Suggerisca un passo per uscire da quest’impasse. “Il primo passo dovrebbe giungere dalla politica stessa che è chiamata, sollecitata, in maniera anche vigorosa, dal documento della Conferenza Episcopale a riacquisire un ruolo che si ispiri ad una maggiore etica. Non vi sono dubbi”. In che modo la politica si può rigenerare? “Attraverso una serie di atti concreti che devono poter essere percepiti immediatamente dall’opinione pubblica, attraverso scelte corrette, come afferma lo stesso documento, soprattutto quando si tratta di procedere alla nomina di funzioni importanti all’interno della pubblica amministrazione e questo con persone che rispondano veramente ai compiti richiesti per quel ruolo, in maniera tale che, concorrere al raggiungimento di quel bene comune di cui si parlava prima sia davvero possibile”. Uomini giusti al posto giusto, quindi. “Il cittadino comunque percepisce se la nomina è di qualità o no, se è vantaggiosa per tutta la cittadinanza o meno, la gente non è stupida. Il problema è che purtroppo fino ad oggi questa classe politica ha continuato e continua ad utilizzare le cariche per gestire e amministrare la res pubblica in maniera assolutamente inadeguata, becera, vorrei dire, inaccettabile: nomine che vengono fatte sulla base di appartenenze politiche, di amicizie, di clan, non tenendo conto di quelle che sono le funzioni, il risultato e la professionalità, qualità assolutamente indispensabili”. Questioni anche di curriculum? “Oggi avere un curriculum è una cosa assolutamente inutile, a volte - inutile nascondersi - il politico mediocre non vuole avere attorno professionisti di qualità, hanno paura perché li temono, si sentono ovviamente inferiori e in soggezione; questa è la verità. Recita un proverbio cinese: un uomo capace può rendere meno gravoso il proprio lavoro e facendo ciò dimostra le proprie capacità; un uomo scarsamente abile crea problemi, e facendo ciò dimostra la propria incapacità. E’ ora che i politici capiscano che non ci sono vie d’uscita: o accettano di utilizzare le alte professionalità per sopperire anche alle loro carenze, non perdendo di mira il perseguimento del bene comune, oppure quel solco che si è creato tra la politica e i cittadini diverrà talmente profondo che non sarà più possibile colmarlo”. Però una volta eletti, i nostri rappresentanti paiono scordare le istanze dei cittadini. “Purtroppo assistiamo sempre più ad un impoverimento della classe politica, ad un suo appiattimento. Essa è convinta che una volta eletta non ha più bisogno di cittadini. Questa tesi è confermata dal fatto che ormai i politici vengono nominati dai partiti e non più dal popolo, dai cittadini, e così non hanno più l’esigenza di avere uffici di rappresentanza per potere incontrare chi li ha eletti ma esprimono esclusivamente gli interessi di chi li ha messi in lista: questo il punto chiave. La gente spesso non ha più un punto di riferimento: siamo, credo, uno dei pochi paesi al mondo che oramai non ha alcuna possibilità di potersi scegliere il proprio candidato”. Quale rimane allora l’arma a 09 disposizione del cittadino? “Senza dubbio quel 47% di abruzzesi che recentemente, nell’ultima tornata elettorale, rimasto a casa. Ormai non interessa più che nella gara elettorale scenda Berlusconi o addirittura un intero Governo in città per dare una mano al proprio candidato (cosa mai vista da queste parti): tutto ciò non è servito a nulla, perché nessun valore aggiunto è stato apportato dalla loro presenza e questo ci deve far comprendere come i politici debbano davvero cambiare atteggiamento nei confronti dei cittadini, perché così una società non va lontano, non dà risposte. C’è una maggioranza silenziosa che resta lì, osservando che purtroppo le cose non cambiano, e nonostante il mirabile appello della Conferenza dei vescovi non mi pare che, alla luce di quello che sta accadendo in questi giorni, le cose stiano cambiando. Circolano voci in città di formazioni politiche, di liste civiche, ecc., che vengono organizzate solo per avere la possibilità di avere un posto o due in caso di vittoria in alleanze: non è questo il modo di fare politica. Allora non c’è più dialogo tra cittadini e politica perché non c’è possibilità di interagire, di costruire insieme il futuro di questa regione, perché oggi siamo in una condizione nella quale chi governa l’Abruzzo lo fa con un consenso del 25%, perché oggi la gente ha bisogno di persone nuove che abbiano capacità, un background reale, un curriculum, cultura, idee, creatività, e che siano nella condizione di avviare un processo nuovo per la rinascita di questa città. Non abbiamo più bisogno di questa classe politica”. u pag 10 così va il mondo Fatti non foste per viver come bruti… …invece sì! A bbiamo attraversato un brevissimo periodo nel quale si è avuta la sensazione che l’Italia intera avesse come unico problema la sorte di Eluana Englaro. Persino i politici, che normalmente non brillano per umanità, si sono affannati ed hanno messo in campo pratiche azzardate e certamen-te non rispettose del dettato costituzionale, per impedire che gli effetti di un provvedimento della Cassazione consentissero di porre fine ad un’esistenza. Il clima percepito ha dato l’illusione del ritorno di uno dei valori essenziali, l’amore. Ma nel momento atroce della scomparsa di Eluana, è riaffiorata con forza la logica del profitto e dell’effimero, oltre che quella del cattivo gusto. I TG avevano appena dato la notizia della morte di Eluana Englaro, e tutti direttori di rete si sono dati da fare per modificare i palinsesti al fine di lasciare spazio alla vicenda che ha diviso l’Italia. Tutti? Non proprio. Mentre Raiuno trasmetteva in diretta uno speciale di Porta a Porta, Canale 5 decideva di mandare in onda il Grande Fratello. A nulla sono serviti i tentativi di Mentana di andare in onda in prima serata, l’azienda è stata irremovibile: il Grande Fratello, che é la gallina dalle uova d’oro, non si tocca, nemmeno se muore Eluana Englararo. E così è stato. Il Grande Fratello è andato in onda regolarmente, lavandosi la coscienza con qualche frase di circostanza pronunciata da Alessia Marcuzzi all’inizio del programma. Enrico Mentana per protesta si è dimesso da direttore editoriale, spiegando che di fronte a un dramma che scuote il Paese intero, Canale 5 ha deciso di non cambiare di una virgola la sua programmazione serale, nonostante sia il TG 5, sia Matrix fossero pronti ad aprire finestre informative sulla morte di Eluana. Il conduttore di Matrix, si è risentito ed ha tentato di spiegare che l’informazione deve avere la precedenza sull’audience, e che certi atteggiamenti rischiano di compromettere la credibilità della rete, ma a nulla sono serviti i suoi sforzi. Le dimissioni di Mentana sono state accettate da Mauro Crippa, direttore generale dell’informazione di Mediaset, che ha in marzo 2009 di Fausto Napolitani [email protected] pratica giustificato l’atteggiamento del gruppo del Biscione, sbandierando il diritto del pubblico a scegliere fra informazione ed evasione, atteso che il gruppo stesso trasmette su tre reti. Mentana, assumendo un atteggiamento certamente serio e coerente, credo abbia dimostrato di avere oltre che professionalità, anche una coscienza, che è la differenza distintiva fra uomo ed animale. Mentre nel paese si consumava un dramma che ha fatto piangere e discutere tantissima gente, nel Grande fratello si consumava un altro dramma che ha appesantito gli animi di migliaia di Italiani che più numerosi del solito hanno seguito il “polpettone”, la cacciata dalla “casina allegra” di uno dei concorrenti. Rimane comunque curioso che Mediaset non abbia modificato il suo palinsesto per far luce su una vicenda che nelle ultime settimane ha spaccato in due il Paese. Come sempre, ha prevalso il business e il suo tragico corollario: the show must go on. La prima è più importante considerazione è quella sullo spessore culturale del popolo italiano che preferisce il Grande Fratello a Mentana, ed ai molti che parlano di trash ed evasione trionfante sulle reti del Biscione bisognerebbe chiedere se non dicono nulla i dati di ascolto che hanno fragorosamente premiato la scelta editoriale di Mediaset. La vicenda si commenta da sola, la percezione del ritorno ai valori era solo frutto di atteggiamenti strumentali che poco avevano a che fare con i sentimenti umani, da una parte c’è stata la politica che goffamente ha tentato di far credere all’opinione pubblica di avere a cuore le vicende umane, dall’altra i grandi gruppi commerciali hanno tirato dritto senza farsi scrupoli pur di aumentare gli introiti che derivano dalla crescita dell’audience. Potremmo dire mille cose, ma per la loro profondità occor-rerebbero centinaia di pagine, credo sia opportuno porre l’accento su quanto sia stato diseducativo l’atteggiamento assunto da chi ha il potere di entrare nelle case di tutti, e vorrei ricordare il pensiero di uno dei sociologi più importanti del ventunesimo secolo, Zygmunt Bauman, il quale aveva descritto in una delle sue opere, “Modernità liquida”, gli stili di vita, che purtroppo con il trascorrere del tempo sono andati sempre più peggiorando nella loro intrinseca accezione, i quali sono stati e sono gli assassini del più importante dei valori della vita, l’amore. L’uomo dei nostri giorni è permeato dal consumismo che è orientato sui valori del denaro, del successo e della ricerca del guadagno per cui “l’uomo vale per quello che ha” con la conseguenza di percepire i sentimenti e le relazioni con mentalità commerciale e/o contrattuale. I valori materiali, di conseguenza portano ad assumere quale naturale conseguenza stili esistenziali individualistici, orientati esclusivamente sul valore della propria realizzazione personale, ovvero “l’uomo vale molto solo quando › segue a pag. 11 così va il mondo marzo 2009 Siamo dei O ra tutto è compiuto. Non per volere di Dio ma di un uomo e di una sentenza di condanna a morte in un Paese dove la pena capitale pensavamo non esistesse. A chi credere? A Beppino, da alcuni ribattezzato con humor nero “becchino”, secondo il quale la figlia non reagiva agli stimoli esterni, oppure all’amica che è andata a trovarla e ha detto che Eluana l’ha seguita con gli occhi e sembrava volesse parlarle ma non ci è riuscita? L’on. Gasparri ha dichiarato apertamente che “peseranno le firme messe e quelle non messe” alludendo alla mancata promulgazione da parte del Presidente della Repubblica al Decreto Legge che avrebbe salvato la vita alla donna. Il Presidente della Camera, cui non basta un Monte ma che vuole tutto il Colle ed è attualmente in cerca di ampi consensi, ha subito affermato che il suo colonnello è un irresponsabile e deve stare zitto. Col dovuto rispetto per il Capo dello Stato, l’esternazione del senatore ad alcuni non › Beppino Englaro è sembrata così sciocca. Il padre, una volta ottenuto quello che voleva presso la corte d’appello di Milano, ha chiesto dopo essere stato presente in ogni talk-show televisivo, telegiornali, giornali, radio che venissero “spente le telecamere”. Sarà, ma alle obiezioni di alti prelati della Chiesa, del ministro On. Sacconi, queste telecamere non solo non si sono mai spente, ma hanno continuato a filmare Beppino. E’ strano questo Paese! Un signore non più contento della sua condizione (Piergiorgio Welby) chiede di essere soppresso (la chiamano “eutanasia”) e viene accontentato da un medico anestesista. In materia di diritto penale, sul libro (se non sbaglio il FiandacaMusco, tutto fuorché “giustizialista”) è scritto a chiare lettere che nel caso di richiesta di essere uccisi, l’assassino deve essere condannato invece che giudicato non colpevole perché “mi è stato chiesto da un amico”. Non così per aule giudiziarie italiane le quali, stravolgendo un pensa prima di tutto a se stesso”, ed a corollario si vive la vita come una gara con il prossimo e con la considerazione per il solo piacere personale, quindi “l’uomo vale solo quando vince e se sconfigge gli altri e solo quando si gode la vita e si diverte”. Che si tratti di Eluana, degli infortuni sul lavoro, dei bambini soldato, dei bambini di strada, dei cassintegrati, dei diseredati di tutto il mondo, la soluzione è sempre la stessa, ci si orienta all’effimero, al superficiale. L’imbarbarimento veicolato dai di Ivan Di Nino precetto giuridico semplicissimo hanno pensato bene di assolvere questo medico, anch’egli divenuto noto. Alcuni parenti, amici e medici hanno tenuto a precisare che Eluana deglutiva e borbottava, ma i legali della famiglia padre si sono affrettati a dire: “Che ora si taccia”. Solo quando fa comodo. Il Presidente della regione Lombardia, l’on. Formigoni, ha seccamente affermato che “la sanità deve curare, non uccidere”. È giunta poi anche l’esternazione di Monsignor Bagnasco il quale ha ripetuto per l’ennesima volta che “non esiste il diritto di morire, ma di vivere”. Non così l’avvocato Vittorio Angelici, il quale ha affermato che la morte della donna risponde ad un “senso dell’umanità” della famiglia Englaro. Certo, a guardare da fuori spiando dal vetro siamo tutti bravi: questo padre sarà stato dilaniato dal dolore; tuttavia, non ha dato retta alle monache che l’hanno tenuta in amorevole cura per ben diciassette anni. La ragazza, poi divenuta donna, non poteva rimanere lì come chiesto dalle suore? C’è una lettera dei genitori di Terry Schiavo ad Englaro, in cui affermano di aver visto morire la propria figlia di fame e di sete. Quando ad una persona si interrompe l’alimentazione ed in conseguenza di questo atto sopravviene la morte… come definire diversamente gli avvenimenti? Eluana non era capace di farlo autonomamente! Nemmeno i lattanti!!! Mario Melazzini, medico affetto da distrofia muscolare ha sempre detto: “Voglio vivere fino alla fine; un corpo è un corpo, non uno strumento per le ideologie”. Durante le beghe romano-udinesi tra il governo e il Presidente della Repubblica è stata dura l’esternazione del Card. Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace : “Sono costernato che in tutte queste diatribe politiche si ammazzi una persona”. L’aborto, il divorzio, l’eutanasia, senza contare più in generale la sfrenata corsa al materialismo, il relativismo ed una anarchia, troppo spesso vengono scambiate per libertà. “La vita non è un bene disponibile” S.S. Benedetto XVI N.B. Il mio testamento biologico è questo: “resterò finché Dio vorrà, in qualunque condizione, sfruttando al massimo le possibilità dei medici, della scienza, della tecnologia; in altre parole, se per disgrazia dovessi trovarmi nelle condizioni della povera Eluana, non staccatemi niente. Devo vivere.” u media ed avallato anche dalla politica, ormai è parte di noi, che non siamo capaci di guardare né dentro né fuori del nostro animo, godiamo nel vivere a pochi centimetri dal suolo, siamo identici ai compagni di Ulisse trasformati da Circe in porci, condannati ad essere branco e con la testa rivolta sempre a terra. Dal turbine del materialismo più bieco si può uscire, pensiamo alle parole che Dante fece pronunciare ad Ulisse: fatti non foste per viver come bruti, ma… u pag 11 pag 12 la scuola marzo 2009 Sacchi da riempire o fuochi da accendere? dilemma secolare L a scuola, come soleva dire il pedagogista svizzero Adolphe Ferrière, perpetra la distruzione delle anime, la mortificazione della creatività, perché troppo spesso considera i giovani che le vengono affidati semplicemente come sacchi da riempire. Le varie riforme del sistema scolastico che si sono succedute nel secolo scorso avevano fatto pensare ad una sorta di rivoluzione copernicana nel campo dell’insegnamento, indicando modelli pedagogici e didattici non più incentrati sulla figura dell’insegnante, come protagonista assoluto dell’azione didattica, ma piuttosto sulla figura dell’alunno, come destinatario di tale azione. L’alunno, ripetevano i pedagogisti innovatori, non è un sacco da riempire, ma un fuoco da accendere. Così con tale espressione e con altre simili, essi ponevano l’accento sul fatto che un bambino è un soggetto da rispettare, da ascoltare e da guidare con estrema delicatezza sulla strada della conoscenza e della educazione. Allora, direte voi cari lettori, il secolo scorso, che umilmente giudico come il secolo del rinnovamento della scuola, ha determinato un cambiamento epocale, una presa di coscienza del fatto che la scuola diventava finalmente il luogo dove le intelligenze e le individualità trovavano il necessario nutrimento. E invece no! Ci siamo completamente sbagliati, perché purtroppo ancora oggi, in barba a tutti gli insegnamenti e alle raccomandazioni degli studiosi di pedagogia, gli alunni sono considerati puri e semplici note linguistiche Papaveri G di Maria Gabriella Di Flaviano entile Professoressa di Flaviano, Le sarei molto grato se volesse spiegarmi da cosa deriva l’espressione ”è un alto papavero” riferita ad un personaggio importante o che comunque ha poteri decisionale superiori ad una persona qualunque. Caro lettore, se penso ad una persona importante, di un’autorità in qualsiasi settore, si dice “è un alto papavero!”, locuzione con cui, un tempo, veniva indicata un’alta personalità che cominciava a dare di Gino Trabucco optional nel processo educativo. Agnelli sacrificali in quella sorta di frenesia didattica di cui purtroppo la scuola è spesso pervasa. E con questa sottolineatura voglio mettere l’accento su alcune questioni didattiche che genitori e alunni molto spesso denunciano, purtroppo a mezza bocca, evitando stranamente di farsi sentire dagli insegnanti. Questioni che invece andrebbero chiarite proprio con gli insegnanti. Mi riferisco innanzitutto ai pesanti carichi di compiti da fare a casa, che giornalmente vengono assegnati ai ragazzi e che personalmente giudico di una indecenza senza limiti. Qualche volta penso che gli insegnanti si vogliano arrogare il diritto di occupare tutti gli spazi della vita di un ragazzo usando la longa manus dei compiti a casa. L’idea di questa denuncia mi è venuta da un nipote che frequenta una scuola media a Teramo, il quale mi confessava tempo fa che, per i troppi compiti da svolgere, non aveva nemmeno il tempo di andare dal barbiere a farsi tagliare i capelli. Giuro che ciò che dice è pura verità. Figuriamoci poi andare in palestra. Manco a parlarne. Si sta sui libri tutto il pomeriggio, punto e basta. Anche la domenica che è il giorno del riposo per definizione troppo spesso c’è da studiare appena appena una poesia a memoria, scrivere un testo che il più delle volte tra l’altro non viene nemmeno corretto. E così la scuola si impossessa anche della domenica, l’unico spazio di libertà di cui dovrebbe godere un ragazzo. Ma io mi chiedo: è giusto che la scuola si giudichi l’unica agenzia di formazione culturale? Chi le dà un diritto così esclusivo? Nessuno. Ed è per questo guarda un po’ che esiste da molto tempo una disposizione ministeriale, costantemente disattesa, che vieta agli insegnanti di assegnare compiti a casa. Informarsi per credere. E questa disposizione ministeriale è stata emanata proprio per consentire agli alunni , nelle ore pomeridiane, di frequentare la palestra, la piscina, il teatro, la scuola di danza, organizzare gare sportive, vivere momenti di incontro tra amici. E nessuno mi venga a dire che le esperienze extrascolastiche sono meno educative di quelle scolastiche, perché altrimenti siamo fuori dalla grazia di Dio. Ma a me viene un dubbio e qui sommessamente lo espongo Non è per caso che l’enorme carico di compiti assegnato per casa ai ragazzi vuole mascherare, in fondo in fondo, una preoccupante carenza didattica da parte della scuola? O vuole essere uno specchietto per le allodole? u fastidio e che, pertanto, era destinata a sparire dalla circolazione. Tito Livio, grande storico latino, nell’opera “Ab Urbe Condita, I, 54” racconta che Sesto, figlio di Tarquinio il Superbo, settimo ed ultimo re di Roma, era fuggito dall’Urbe, fingendo di essere perseguitato dal padre mentre, in realtà, era partito in missione segreta, per raccogliere informazioni sui nemici, ed era riuscito a diventare l’uomo più potente di Gabii, città ostile a Roma. Trovandosi in grande difficoltà, Sesto inviò un messaggero dal padre per chiedere consiglio. Tarquinio, senza dire nulla di preciso, condusse il messo nei giardini della reggia dove, preso un bastone, decapitò i papaveri più alti, ossia quelli che facevano ombra agli altri fiori. Il messaggero non capì l’allusione, ma Sesto, intelligente qual era, afferrò l’antifona e fece decapitare i più importanti cittadini di Gabii. Oggi questa locuzione ha perso parte del suo vero significato e indica semplicemente un personaggio influente, senza alludere ad una sua eventuale eliminazione. u artigianato L’unica area artigianale del comune di Teramo abbandonata a se stessa M ercoledì 18 febbraio 2009 si è svolto, presso la sede CNA di Teramo, un incontro tra il Presidente della Provincia Ernino D’Agostino e le aziende operanti nel nucleo artigianale di Villa Pavone per discutere ed affrontare, insieme all’unica Amministrazione locale presente, le problematiche emerse in seguito agli sconcertanti episodi che hanno paralizzato a più riprese nelle scorse settimane, le normali attività di tutta l’area artigianale. Ha attivamente partecipato all’incontro la maggior parte degli imprenditori dell’area produttiva, manifestando al Presidente della Provincia, quelle che sono le incertezze giornaliere che sono costretti ad affrontare, indipendentemente dagli incidenti ben noti alla cronaca locale, sottolineando infatti che la maggior parte delle opere di urbanizzazione sono state realizzate, negli anni, a spese degli stessi imprenditori e lamentando l’intollerabile modalità di gestione degli stessi passaggi a livello da parte degli addetti di Trenitalia. “La soluzione definitiva va individuata nell’immediato – Afferma il Presidente D’Agostino – e nonostante la Provincia non abbia diretta compe- pag 13 marzo 2009 tenza sull’area artigianale è fuori di dubbio che non possa almeno assumersi un impegno preciso di risoluzione. Le soluzioni individuabili sono essenzialmente due: il collegamento viario con la Teramo-Mare per il quale a breve sarà intavolato uno studio di fattibilità tecnica con Anas Abruzzo, e l’altra relativa all’inserimento, nella convenzione con R.F.I. società proprietaria della rete ferroviaria, di un progetto di soppressione dei passaggi a livello realizzando sottopassi o sovrappassi. Sono provvedimenti che implicano costi notevoli – continua il Presidente D’Agostino – ma che è possibile inserire nelle linee d’intervento dei fondi F.A.S.” “Stiamo parlando di un indotto che coinvolge circa 60 aziende – dichiara il Direttore CNA Lanciotti - che impiegano a loro volta un migliaio di addetti, nonché l’unica area artigianale del Comune di Teramo, che rischia di tramutarsi in un lontano ricordo del ’78, anno d’insediamento delle prime attività, se il Comune di Teramo, che ha tutte le competenze per intervenire, non pone rimedio con azioni risolutive”. u Sabrina Di Francesco pag 14 dura lex sed lex a cura di Amilcare Laurìa ed Elvio Fortuna avvocati associati Mi rimetto alla clemenza della corte! “I n un processo sono stato assistito da un avvocato d’ufficio. A fine processo l’avvocato mi ha presentato la parcella. Ma l’avvocato d’ufficio non è pagato dallo Stato? Il caso narrato dal lettore non può non richiamare alla memoria la spassosa scena del film “Un giorno in Pretura”, dove l’avvocato d’ufficio, avvicinatosi con circospezione all’imputato Nando Meniconi (l’americano di Roma interpretato magistralmente dal grande Alberto Sordi), ed avergli chiesto sottovoce se fosse in grado di pagare la sua parcella, di fronte allo stizzito diniego dell’Albertone, messasi la toga sulle spalle arringava brillantemente con un plateale “mi rimetto alla clemenza della Corte”, tornando poi alla più interessante lettura del giornale. Fortunatamente oggi le cose non vanno in questo modo. Vanno sfatati due miti ancora persistenti nella cultura popolare. Cominciando dal primo, ossia la minore bravura dell’avvocato d’ufficio rispetto al difensore di fiducia, va precisato che con l’attuale normativa possono essere inseriti nelle liste dei difensori d’ufficio solo gli avvocati che abbiano una comprovata esperienza in materia penale, oppure che abbiano frequentato un particolare corso abilitante. La figura del difensore di ufficio, perciò, non è più quella dell’avvocato privo di esperienza o professionalmente non all’altezza dei compiti affidati. Per quanto riguarda l’altro mito sulla retribuzione statale dell’avvocato d’ufficio va detto che anche l’avvocato d’ufficio ha diritto, come l’avvocato di fiducia, ad essere retribuito dal cliente, secondo le tabelle professionali vigenti. Lo Stato provvede al pagamento degli onorari spettanti all’avvocato, sia esso d’ufficio o di fiducia, nei casi di irreperibilità dell’imputato o nei casi della sussistenza dei requisiti previsti dalla legge 30/07/1990 nr. 217, come modificato dal D.P.R. 30 maggio 2002 nr.115, per l’ammissione al gratuito patrocino, ossia quando il reddito complessivo dell’imputato non superi la somma di euro 9.2962,22. La richiesta di ammissione dell’imputato al gratuito patrocino è opportuno che vada fatta ad inizio del procedimento penale, per consentire al legale di ottenere la retribuzione per tutta l’opera prestata. Anche in caso di procedimenti civili, se il reddito della parte (attore o convenuto) non superi la citata somma, si può essere ammessi al gratuito patrocinio, in questo caso la richiesta deve essere preventiva all’azione per l’attore (con tale termine si indica tecnicamente colui che introduce la domanda dinanzi al giudice) ovvero preventiva alla costituzione in giudizio in caso di convenuto (colui che subisce l’azione promossa dall’attore). Rispondendo ora al quesito proposto va detto che se il lettore non è stato ammesso al gratuito patrocinio,come sembra, ha, in buona sostanza, l’obbligo di onorare la parcella inviatagli dal suo avvocato che seppur nominato d’ufficio ha diritto alla giusta retribuzione... possibilmente in tempi celeri! u ORDINE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI ED ESPERTI CONTABILI DI TERAMO VIA Melchiorre Delfico n. 6 - 64100 TERAMO Tel 0861 - 245541 • FAX 0861 - 245651 A cura della FONDAZIONE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI E DEGLI ESPERTI CONTABILI DI TERAMO, con sede in Teramo, alla via Melchiorre Delfico n. 6, si comunicano: LE PRINCIPALI SCADENZE RELATIVE AL MESE DI APRILE 2009 MERCOLEDI’ 15 • IVA – Fatturazione differita – emissione delle fatture differite relative a beni consegnati o spediti nel mese precedente. • Ravvedimento relativo al tardivo versamento delle ritenute e dell’IVA mensile relative al mese precedente unitamente alla sanzione ridotta pari al 2,5 % ed agli interessi moratori. • Ravvedimento relativo al versamento dell’IVA annuale, se non effettuato entro il 16 Marzo, unitamente alla sanzione ridotta pari al 2,5 % dell’imposta non versata ed agli interessi moratori. GIOVEDI’ 16 • IVA - versamento dovuto dai contribuenti mensili relativo al mese precedente. • IVA – versamento 2° rata sulla base della dichiarazione annuale per i soggetti che hanno optato per la rateizzazione mensile dell’imposta. • Ritenute sui redditi di lavoro autonomo, dipendente e su provvigioni – Versamento relativo alle somme corrisposte nel mese precedente. • INPS – versamento dei contributi relativi alle retribuzioni dei dipendente corrisposte nel mese precedente. • INPS – versamento contributi gestione separata. LUNEDI’ 20 • Presentazione modello INTRASTAT per operatori intracomunitari con obbligo mensile. GIOVEDI’ 30 • IVA – Rimborso infrannuale 1°trimestre 2009 (gennaiomarzo) da parte dei titolari di partita IVA con IVA a credito. • MUD 2009 – Presentazione del modello di dichiarazione ambientale per rifiuti prodotti e gestiti nel 2008. accade a Teramo Sono una donna non sono una santa …non tentarmi (. . .) Giovanni Allevi un pianista? Ma lui si crede anche compositore, filosofo, poeta, scrittore. Il suo successo è il termometro perfetto della situazione del nostro Paese: prevalgono sempre le apparenze (…) Il suo successo è una conseguenza del trionfo del relativismo: la scienza del nulla, come ha scritto Claudio Magris (…) Si tratta di un’esaltazione collettiva e parossistica dietro alla quale agisce evidentemente un forte investimento di marketing (…) (Uto Ughi, La Stampa del 24\12\2008) (…) Caro Ughi, lei difende soltanto la sua Casta. Una casta, impegnata a perpetrare la propria concezione dell’arte e la propria esistenza. Una lobby di potere fatta di protettori e protetti (…) (La Stampa del 28\12\2008 – Giovanni Allevi, risposta con lettera aperta a Uto Ughi) Collaboro con il periodico Teramani da diverso tempo e nessuno mai mi ha chiesto di raccontare di questo, di quello o di qualcun altro. A pensarci bene, non mi si è proprio cagato nessuno. Comunque sia, ogni mese, butto giù lo stesso quattro cinque righe, considerandole come sempre alla stregua di un’emotiva e ricorrente Lettera al Direttore che, per bontà infinita dell’Editore, mi vedo con puntualità pubblicare su queste pagine a colori. A volte però gli amici irrompono parafrasando ciò che ho riferito o forse messo a paragone eccessivo. Come ad esempio quello che appena m’incrocia sulla via mi si attacca addosso con una pippa sugli aspirapolvere o sul fondoschiena incautamente esibito da una Biancaneve ante litteram, per essermi in passato riferito ad associazioni culturali piuttosto che a organizzatori di eventi di piazza. Ci vogliono molte energie e un forte sulla via di Damasco L’inizio di una vita nuova La mostra si terrà nella Cattedrale di Teramo dal 30 marzo fino all’8 aprile S an Paolo era colui che s’incamminò sulla via di Damasco per perseguitare i cristiani della città. Forse un gioco macabro di allora, tanto per ammazzare il tempo, mettiamola così, come sono soliti fare alcuni nostri giovani il sabato notte, fatto sta che all’improvviso lungo la strada rimase accecato dai raggi solari sfavillanti che a quelle latitudini non scherzano mica e sulle sue palpebre si formarono come delle squame. Da lì a poco udì la voce di Gesù Cristo che gli apparve lungo il cammino. Paolo di Tarso fu letteralmente folgorato alla sua vista, tanto che da allora iniziò a predicare il Cristianesimo per il mondo. Questa in sintesi la sua storia per illustrare la mostra itinerante “Sulla Via di Damasco-l’inizio di una nuova vita” che si terrà dal 30 marzo fino marzo 2009 di Mimmo Attanasii spirito di dedizione per sopravvivere. Basta guardarsi intorno per sconcertarsi o quantomeno insospettirsi dinanzi agli ammassamenti di professionalità emergenti e che trovano pari numerico soltanto se paragonate alle migliaia di lumache sbucate, non si sa come, durante la pioggia. Sui manifesti d’inviti alla cittadinanza per presentazioni o annunciazione di opere prime dell’intelletto nostrano, rigorosamente a fruibilità locale e assai contenuta, gli attacchini, in primis, sono a rimanere disorientati nell’apprendere nomi di persone che, seppure preceduti da titoli echeggianti, evocativi e insigni quali Scrittore, Filosofo, Artista, Regista, Compositore, Poeta e Pensatori vari, continuano tuttavia a suonargli ancora anonimi. Basterebbe farsi un webtour e inserire il nome di chi crea tali irritanti perplessità nel motore di ricerca di un grande quotidiano nazionale o sul database di un web library, per togliersi ogni sorta di dubbio. Se non vi è traccia alcuna, meglio desistere: perseverare e rischiare di scoprire altarini, potrebbe rivelarsi davvero diabolicus. Di questi giorni è la curiosa notizia che sarebbe sufficiente l’aver respirato aria d’autore, l’essere cresciuti, tirati su in ambienti considerati ad alta densità artistica, dove l’Arte appunto è fruita e creata quotidianamente, varcando le soglie di casa, della città, della nazione, addirittura del nostro continente e involarsi verso l’Infinito, per essere strabenedetti da un ministro che crede fermamente nella meritocrazia e nel cavalierato, premiando i giovani di talento con preparazione e sensibilità culturale, e ritrovarsi incastonati nel consiglio d’amministrazione di un istituto a raccogliere per la nomina inattesa nuove armonie ed espressioni di soddisfazione unanimi. “Sono una donna non sono una santa, non tentarmi non sono una santa… Fra tre mesi, te l’ho promessa…”, così cantava più o meno un tempo, se non ricordo male, Rosanna Fratello. E quanto a professionalità, almeno lei la voce per cantare ce l’aveva di natura… non per nomina politica! u all’8 aprile 2009 nella straordinario location della cattedrale di Teramo, iniziativa promossa dalla diocesi di Teramo-Atri in collaborazione con il Centro Culturale Gente Gente di Teramo in occasione dell’Anno Paolino (28 giugno 2008 – 29 giugno 2009). E per evitare che i pannelli dell’esposizione vengano sbirciati velocemente dal pubblico, Gente Gente ha ritenuto opportuno formare dei ragazzi che svolgeranno il lavoro di guida, in modo che si potranno apprezzare in maniera più approfondita anche i significati più reconditi delle opere della mostra didattica itinerante che è suddivisa in due sezioni. Nella prima vengono illustrati i luoghi della vita di san Paolo, da Gerusalemme, dove partecipa alla lapidazione di santo Stefano, a Roma, dove subirà il martirio. La seconda sezione si incentra sull’esperienza umana di Paolo, sulla sua nuova identità e coscienza, frutto dell’incontro con Cristo. Attraverso i testi tratti delle lettere paoline e la rappresentazione che di lui hanno dato grandi artisti quali Annibale Carracci, Raffaello, El Greco, Velasquez, Rembrandt, Domenichino, Guido Reni, Batoni, o gli anonimi mosaicisti che gli hanno dedicato un ciclo del Duomo di Monreale, il visitatore è portato dentro la sua straordinaria vicenda umana e la profondità del suo insegnamento. Per informazioni sulla Mostra, chiamare: Demetrio Rasetti 348.4419496 • Roberto Zilli 333.5915526 u pag 15 pag 16 lettere dai Caraibi La Filippina Tropicale A ssente ingiustificato il mese scorso eccomi di nuovo tra i Teramani per raccontare le gesta di un concittadino in quel di Cuba. In effetti, in molti (troppi?) soprattutto cubani mi chiedono perché vivo a Cuba e davvero non ce la faccio più a rispondere! Uno spunto in più mi viene proprio da Teramo in questi giorni. Una Teramo, raccontano le cronache e la madre, imbiancata e stretta in una morsa di freddo che suole “rompere l’elastico delle mutande dei passeri”. Cose impensabili al tropico e, in effetti, impensate anche se, ad ogni passaggio di un fronte freddo, i cubani vestono pesante fino all’esagerazione (compresi sciarpe e guanti) e non contenti coprono anche i propri cani infilando loro delle magliette ormai inutilizzate. L’inverno appena passato però sarà davvero ricordato a Cuba per il gran numero di fronti freddi (perturbazioni seguite da correnti d’aria fresche provenienti da nord) davvero esagerato e soprattutto per il freddo che una di queste correnti ha arrecato all’Avana nei primi giorni di febbraio. Nessun avanero interpellato ricordava il freddo intenso che abbiamo avuto nei giorni dal 4 al 7 febbraio soprattutto quando il giorno cinque la temperatura massima all’Avana si è fermata all’irrisoria cifra di 16°C (!!) con temperature minime in alcune località di campagna fino a 4°. Persino io, sicuramente più abituato ad altri climi, mi sono letteralmente “imbirato” dal freddo anche perché qui non esistono i termosifoni, le coperte, i pigiami ecc. O meglio il pigiama leggero e la coperta trafugata in aereo durante uno dei miei voli atlantici mi hanno alleviato il freddo ma i poveri cubani che molto spesso non hanno nemmeno i vetri alle finestre si sono dovuti sorbire la gelida filippina proveniente dal Canada. Inoltre essendo aria fredda e secca anche quando sono 16°, la sensazione avvertita era quella di 8°!!! E sto parlando della massima. Qui a Cuba in quei giorni non si parlava d’altro nelle strade, nelle case, al lavoro, anche se il fenomeno è durato poco poiché dall’otto febbraio in poi di nuovo maniche corte. Questa è la stagione turistica per eccellenza qui a Cuba che, tolti i periodi di Luglio-Agosto e di fine anno, vive un flusso di visitatori stranieri maggiore che in altri periodi dell’anno. E i turisti vengono sia per visitare le splendide bellezze culturali dell’isola ma anche per godersi, quando possibile, il sole in spiagge incantevoli. Le più visitate sono Varadero, Cayo Largo, i cayos Coco, Guillermo e Santa Maria, Guardalavaca e le Playas del Este, mentre per le attrattive storico-culturali e paesaggistiche naturalmente l’Avana la fa da padrona ma con ottimi flussi anche a Viñales, Trinidad, marzo 2009 di Francesco Pellecchia [email protected] Cienfuegos, Santiago de Cuba, Baracoa, Santa Clara, Camagüey e in misura minore Holguin. Ce n’è per tutti i gusti insomma e i visitatori più assidui provengono dal Canada, seguiti dagli inglesi; con spagnoli, italiani e messicani che seguono a ruota. Riprende il turismo argentino e sta mantenendo quello della mitteleuropa (Svizzera e Germania). I nuovi arrivati sono i russi e i cinesi (questi ultimi più studenti che veri e propri turisti). Quando organizzate un charter di teramani con partenza da Pescara? Marzo e aprile sono sicuramente i mesi migliori da tutti i punti di vista, portatemi una Nutella e vi porto a bere un mojito…… Hasta la proxima u società La Tv dei Plebei U n po’ come la mamma degli sciocchi che è sempre incinta. Simona Ventura, la sdoganatrice della pochezza nazionale non riposa mai: gemelline, Rubicondi, canzonette fintoporno, cortigiane pentite e ripentite, sciacquettine arroganti per emulazione più che per incoscienza. E le vanta come nuove idee televisive, perle date in dono - si fa per dire - alla televisione pubblica aldilà di ogni considerazione mercantilistica, di bassa ricerca dell’audience. Impossibile non crederle sulla parola. A Sanremo, un mesetto fa, mezza Italia ha assistito all’epifania della De Filippi, scomoda e impacciata come mai, anzi come al solito: gli autori della 59ª edizione del Festival non avevano previsto per lei un paio di jeans per strusciarsi marzo 2009 di Yury Tomassini per terra e colluttazioni fasulle da orchestrare in diretta. Scherzo del caso, le è toccato il compito imbarazzante, per assoluta combinazione, di coronare il vincitore, un certo Marco Carta, ex pupillo dell’edizione passata di Amici. Coincidenza incredibile, chi avrebbe immaginato un incrocio così spettacolare? GF (Grande fratello) batte cronaca e informazione da nove anni. Possono liquefarsi i grattacieli colpiti dalle bombe, fiumi esondare e spazzare via città, quasi metà dei telespettatori italiani non ammette apocalissi. Mentana ha considerato amaramente che quella fatidica sera nel salotto del ‘grande bordello’ si piangeva per l’esclusione di una ex.fotomodella psicolabile mentre Eluana Englaro si era da poco spenta, disidratata, in ospedale. Se ormai tv pubblica e commerciabile si rotolano nelle feci allegramente dobbiamo aggrapparci all’unico scoglio, alla luce non lontanissima di uno scenario futuro: il tramonto definitivo della televisione generalista. Tv digitale e on-line soppianteranno da qui a qualche anno, in Italia, il duopolio Raiset. Sarà come un 25 aprile. u pag 17 pag 18 società marzo 2009 Verissimo tette al vento Q uando si dice puntare sulla creatività delle nuove generazioni. Intorno ad un tavolino si decidono i passettini, lo sguardo che trivella il video, in che modo sbatacchiare le anche libidinose, la canzonetta per colpire nel segno. Alla fine un “reality” autentico, atteso come la venuta del Signore, nel senso reale dell’espressione, perché proprio in questi termini funziona la desolante industria della musica commerciale internazionale. Un ritratto iperrealistico, intollerabile, più vero del vero della pianificazione di una carriera qualsiasi nel mondo della musica pop. La promessa - per una volta mantenuta da un programma televisivo - di una realtà esibita con onestà, senza imbarazzo e, quello che conta, senza manipolazioni. Di chi si sparla? Di XFactor naturalmente, che acchiappa e sguscia come scampetti teen-ager con le ugole spaccavetri, che saltano sulle sedie se Simona e Marona alzano il pollice all’insù. L’ingresso spettacoloso sul palco, controluce, trovate coreografiche, tutto serve a fare volume in assenza dell’ingrediente indispensabile in ogni creazione artistica: l’originalità. Luca Mastrantonio (giornalista del Riformista) e lo storico d’arte Francesco Bonami hanno tentato di studiare in un saggio (Irrazionalpopolare, Einaudi,) cosa succede nel nostro Paese percorso in lungo e largo da personaggi colpiti da un’improvvisa popolarità, apparentemente inspiegabile, irrazionale. E non sono i soli a porsi delle domande semplici: perché tutti o quasi conoscono le gemelline dell’isola dei naufraghi e il mantenuto doc Rossano Rubicondi? Perché Simona Ventura – ‘tettame e fisicame’ (sono parole sue) – accumula ascolti su ascolti? Per quale ragione musici- caro Presidente Caro Silvio Grazia a proposito di di Maria Frattaruolo una guardia per ogni bella ragazza D a “ilGiornale.it” del 17 febbraio 2009 Pavia - Un cittadino romeno di 31 anni è stato arrestato dai carabinieri di Pavia con l’accusa di violenza sessuale. L’episodio è accaduto ad Albuzzano, in provincia di Pavia. Vittima una anziana di 83 anni, cieca, che è stata sorpresa dall’uomo, completa- di Yuri Tomassini sti che nel mercato anglo-americano colerebbero a picco in qualche secondo, da noi riempiono stadi da 80.000 posti? E un ex-comico scarabocchia thriller ma smercia milioni di copie in un Paese dove La Gazzetta dello Sport si vende più del pane e delle medicine ? Le risposte date dai due autori sono tante, alcune significative. Lo tsunami conformistico che ha sommerso la nazione, per esempio, per cui si ammette: “mi piace perché piace a tutti”. In ultima analisi il rifugio tranquillizzante nei comportamenti di massa per liberarsi da sensazioni di isolamento o anormalità, l’incapacità di esistere se non all’interno di una truppa anonima che non concepisce l’ammutinamento, anche quando si è mandati al macello senza una ragione plausibile. Così mi accatto un Suv o una cintura D&G perché ce l’hanno tutti – e chi sono io per privarmene, la figlia della serva? Da vent’anni, inoltre, a partire dal siliconato Drive in, nelle nostre menti scorrazzano le immagini di una televisione – pubblica e privata – ormai pornografica, che trabocca ‘tettame e fisicame’ come un night-club, con tutto il rispetto. Saremmo in conseguenza di ciò addestrati, al pari di cani o gatti, a dei riflessi condizionati nelle scelte valoriali e nei comportamenti. Ma la giustificazione per cui all’origine della deriva starebbe l’assenza di alternative di qualità non regge più. Dvd, canali satellitari, decoder digitali terrestri, pay-per-view, tv on-line: l’offerta - quanto mai nella storia delle comunicazioni di massa – è diventata smisurata, variegatissima e, nel caso ce ne fosse il bisogno, anche di qualità. u mente ubriaco, all’interno della propria abitazione, nella notte tra sabato e domenica. La donna è stata ricoverata in prognosi riservata al San Matteo di Pavia Caro Presidente, il violentatore, a seguito della Sua dichiarazione e memore di una vecchia barzelletta tanto di moda qui da noi alcuni anni fa che recitava “quand’è guerra è guerra per tutti”, ha spostato il suo obiettivo su una donna anziana che evidentemente, proprio per la sua età, non rientra al momento nel Suo Piano di Protezione Donne. E proprio come in un territorio di guerra, anche in Italia si ha l’impressione che regni l’anarchia totale. Ognuno è libero di fare ciò che vuole, il Sistema è stato sovvertito. Caro Silvio a nulla serve il Suo esercito, nulla possono le Sue ronde se poi in carcere non ci resta nessuno. È come un cane che si morde la coda. u pag il tormentone di Tossicia 20 Il Centro turistico polivalente parte II …in piena schermaglia elettorale I nsomma, cattedrale nel deserto o no? il Sindaco di Tossicia Silvana Marano storce il naso. D’altronde la struttura faraonica è lì da 15 anni, abbarbicata con un rumore sinistro di ciclopi mitologici, ancora alle prese di una ripartenza che dovrebbe trainare l’economia di un’intera vallata ma che per il momento è in stand by, serbando più i tratti di un’ennesima opera insensatamente sfarzosa, come ce ne sono tante nel nostro Mezzogiorno. Ma davvero il centro è una cattedrale nel deserto? Sì, per il presidente del Consiglio provinciale Ugo Nori, anche se vorrebbe stemperare i toni “è stato un rischio affidarlo ai privati, quando c’era l’Ente Parco che lo voleva” commenta. Nel paese non si parla d’altro ed appaiono manifesti nelle bacheche e si consegnano documenti politici che nel breve volgere di poche ore vengono repentinamente ritirati. Chi gestisce la struttura, cioè la Cavallo&Natura srl, dice di avere diversi colpi in canna per mettere le ali al progetto di rinnovamento. Uno dei due gestori, Giancarlo Graziaplena, ricorda che in tutta questa annosa vicenda pesano le prossime elezioni amministrative, scadenza in cui vogliono “far pesare lo sgarro del sindaco Marano per il suo recente passaggio dal Pd all’Idv - afferma l’imprenditore molisa- marzo 2008 di Maurizio Di Biagio no - in un anticipo di velenosa campagna elettorale”. E tutto ciò con un attacco frontale verso il punto sensibile di sempre di Tossicia: il Centro turistico Polivalente. Marano per contro ricorda tutta la sua condotta irreprensibile e il vuoto che ci fu nel tavolo di concertazione con gli enti locali nel 2005, allorquando si decise l’affidamento a Cavallo&Natura, unici imprenditori interessati. “Basta con le polemiche sterili che non portano a nulla - ribatte -. Tossicia non merita questo trattamento”. Ma su un punto tutti paiono essere d’accordo: il Centro è ‘na cosa troppo grande per Tossicia. Dinanzi al suo gigantismo, in molti sono scappati. Ora però non sanno come farlo sopravvivere. Giancarlo Graziaplena di Cavallo & Natura (gestore del centro) “…del Centro non interessa niente a nessuno, siamo in campagna elettorale!” Sig. Graziaplena, si è fatto un’idea delle vicende del Centro Ippico di Tossicia? “Siatene certi: del Centro turistico polivalente non interessa niente a nessuno! Si è capito subito, già dalle prime battute. Siamo in campagna elettorale… . Ma Sella del Gigante è cosa troppo seria per essere ridotta a semplice argomento di polemica politica spicciola e qui, purtroppo, solo di questo si tratta, con al centro un solo tema, un sindaco fino a qualche mese fa espressione del Pd locale che, transfuga nell’Idv, si ritrova a pagare questo sgarro. E in questi ambiti, si sa, gli sgarri si pagano a caro prezzo”. La notte dei lunghi coltelli è dunque iniziata e, pur di sostenere queste rozze interpretazioni, non si lesina a tirar nella mischia tutto quanto possa risultare funzionale all’obiettivo. Ma facciamo il punto? “Sono esattamente tre anni e mezzo che la Cavallo & Natura srl è alla ricerca vana di interlocutori politici ed istituzionali seri per coinvolgerli in un discorso di promozione del Centro Turistico, che poi significa promozione del territorio… E chi possono essere gli interlocutori se non in primis quelli del luogo?”. Al momento del bando, cosa avete offerto più degli altri? “Ci siamo aggiudicati l’appalto non per chissà quale strana coincidenza ma solo perché abbiamo offerto il progetto di gestione più accattivante, assieme alla miglior idea di sviluppo per il territorio, che intende attrarre una tipologia di visitatori che per qualità e quantità sia capace di innescare processi produttivi pag significativi vivacizzando tutta un’economia e non solo locale. Checché se ne dica, in campo non c’era nessun’altra proposta paragonabile! E’ quindi il caso di ribadire che l’amministrazione uscente, nell’affidare a noi la gestione, ha compiuto una scelta coraggiosa, lungimirante e di buon senso”. Ma…? “Ma spesso siamo stati lasciati soli in questa avventura. Soprattutto nella fase più delicata: quella dello start-up. Ora, dopo aver testato con tutta una serie di importanti iniziative, a partire dall’estate scorsa, tutto quanto era necessario, approfitto per informare chi ci legge che già dall’ultima settimana di marzo inizieranno i lavori di allestimento di un’importante area ristorativa, il riassetto della scuola di equitazione con nuovi istruttori qualificati e competenti e che, già in aprile, si darà il via all’organizzazione di eventi di respiro nazionale. Abbiamo dovuto scontare ritardi notevoli rispetto alla tabella di marcia perchè la struttura non era ancora pronta per sostenere un’inaugurazione. Solo l’insistenza dell’Amministrazione ha fatto sì che bruciassimo i tempi”. Perché non era pronta? “Per un fatto molto semplice: ci siamo trovati dinanzi imprevisti che, tanto per capirci, hanno superato di gran lunga i valori del 300%. Ciò nonostante siamo andati avanti; ed è solo da novembre che la struttura è ferma e solo per la parte relativa agli eventi: scelta obbligata, grazie anche ad una sfortunata collaborazione con tutta una serie di partner non rivelatisi all’altezza delle aspettative”. Per concludere? “Dato che il tutto si ripercuote innanzitutto sulla nostra pelle (cosa che dovrebbe rappresentare una garanzia per tutti), riprogrammeremo una partenza, questa volta con il piede giusto. Sella del Gigante alla fine stupirà non solo noi, ma anche e soprattutto chi oggi si augura (e ce ne sono, fidatevi) che tutto finisca a carte quarant’otto”. Il sindaco di Tossicia Silvana Marano: “Basta con le polemiche sterili” Sindaco, partiamo dal bando che ha dato origine alla vicenda? “Al bando pubblico per la gestione della struttura nessuno rispose e l’Amministrazione, prima di pubblicarne uno successivo, organizzò un tavolo di concertazione, durante l’estate del 2005, a cui presero parte il presidente D’Agostino ed Ugo Nori per la Provincia, Maranella per l’Ente Parco, Alfredo Di Varano per la Comunità montana Gran Sasso. Contattato, l’assessore regionale Enrico Paolini ritenne di non intervenire, per impegni precedentemente assunti, comunque mi aveva anticipato telefonicamente di non essere nelle condizioni di assumersi alcuna responsabilità”. Cosa emerse da questo confronto? “Che gli enti presenti non potevano assumere alcun impegno nella gestione della struttura e pertanto venne pubblicato un successivo bando cui rispose solo la società Cavallo & Natura che per un problema formale nella presentazione della documentazione allegata, la commissione tecnica ritenne di non ammettere. Poco dopo, a seguito di diversi incontri tra le forze politiche del centrosinistra (allora Ds e Margherita), si decise di procedere all’affidamento della gestione alla Società Cavallo e Natura srl, unica Società che nel frattempo aveva continuato a nutrire interesse per la gestione del Centro Turistico”. Mazzitti però fece la sua proposta “L’avvocato parla di una proposta fatta al Comune di Tossicia circa la concessione di 80 mila euro in due anni per la messa in sicurezza del centro: forse Mazzitti non ricorda che la sua proposta faceva riferimento ad un finanziamento di 32 mila euro, ripartito in quattro anni, come risulta nella nota dell’Ente Parco da lui stesso sottoscritto a luglio del 2005 Inoltre aggiungiamo che l’offerta formulata dall’attuale gestore (Cavallo & Natura) circa le spese inerenti per la messa in sicurezza è stata di 35 mila euro e che i fitti previsti nel contratto di gestione di 12 anni di durata ammontano a 5 mila annui per i primi 5 anni e a 12 mila annui dal sesto anno in poi”. Sindaco, ma non le pare che il Centro giaccia in uno stato d’abbandono? “Assolutamente no, tanto che si è intervenuti con un investimento di 200 mila euro (finanziato in parte dalla Comunità Montana del Gran Sasso) per il consolidamento della struttura, quindi in questo caso è improprio parlare di stato di abbandono”. 21 Nel frattempo c’è stato molto rumore in paese dopo l’articolo di “Teramani”. “Ed è per questo che l’amministrazione comunale di Tossicia si auspica che si decida di smetterla con le polemiche sterili che disorientano i cittadini, e si voglia finalmente collaborare con onestà intellettuale e morale perché la nostra comunità non merita di essere presa in giro. Abbiamo fatto tutto ciò per dare a Tossicia l’opportunità di crescere, di portare il lavoro, di eliminare la disoccupazione, di far quindi ripartire l’economia; infatti tra le clausole del contratto di gestione è prevista l’obbligatorietà da parte del gestore di assumere le persone del posto. Io stessa e gli amministratori siamo rimasti allibiti dalle tante dichiarazioni e supposizioni riportate e rese dal sig. Di Marco che reputiamo assolutamente gratuite e prive di fondamento. Infine, mi preme precisare inoltre che l’On. Di Pietro non ha mai partecipato ad alcuna inaugurazione del centro turistico o ad attività ad esso correlate”. Il Presidente del Consiglio provinciale, Ugo Nori “Una cattedrale nel deserto” Per il presidente del Consiglio della Provincia di Teramo, Ugo Nori, il Centro ippico si può ritenere “una cattedrale nel deserto”, anche se per la verità il montoriese vorrebbe abbassare i toni di questa polemica per individuare una strategia di rilancio che per sua stessa ammissione “resta tuttavia molto difficile da trovare”. A suo tempo, affidare la struttura ai privati, quando invece premeva l’Ente Parco di Mazzitti, fu per Nori “un rischio, anche perché con l’Ente si poteva avere un immagine migliore in Italia, però – aggiunge – dobbiamo trovare una soluzione per uscirne. Nel Centro v’è un errore di progettazione, di queste strutture ce ne sono abbastanza in Italia e l’acustica è problematica, per cui resta difficile svolgere manifestazioni canore o grandi eventi: il progetto non è più adeguato ai tempi”. La strategia di rilancio apparirebbe ora “difficile”, ma nonostante ciò il presidente si auspica la costituzione di un comitato che possa studiare un futuro plausibile per questo Centro. u pag 22 l’oggetto del desiderio Bacco e il suo pianto “divino” U n giorno il dio Bacco venne insultato da un mortale e, incollerito, giurò di vendicarsi sul primo essere umano che incontrava sulla Terra. Per compiere la sua vendetta creò delle tigri gigantesche che lo accompagnassero nella sua spedizione. Arrivato sulla Terra, la prima persona che incontrò fu Ametista, una giovane ragazza molto bella che stava andando a portare il consueto tributo a Diana, la dea della caccia. Bacco ordinò alle sue bestie di uccidere Ametista e la dea Diana, per proteggere lea sua serva la tramutò in quarzo durissimo e cristallino. Bacco, preso dal rimorso, cominciò a piangere lacrime di vino e macchiò la statua facendola diventare viola. marzo 2009 di Carmine Goderecci di Oro e Argento Il nostro Oggetto del Desiderio è l’Ametista L’Ametista appartiene al gruppo dei quarzi ed è una delle pietre preziose più apprezzate al mondo. Fin dall’antichità il viola fu considerato un colore nobile. Chi indossava vestiti di quel colore era di sangue blu; ed è per questo che l’Ametista la troviamo così spesso come ornamento in oggetti di personaggi illustri. Caterina la Grande, i faraoni egiziani, la Corona reale britannica ne sono alcuni esmpi. Anche il grande Leonardo da Vinci scrisse che l’ametista era in grado di lenire i bruttti pensieri e potenziare l’acume. La tonalità più chiara viene chiamata “Rose de France”. L’Ametista la collochiamo in diverse zone, dal sud America all’Africa. Di solito, le pietre del sud America sono disponibili in quantità elevate ma quelle africane, sebbene presenti in minor quantità, sono di qualità estetica migliore: più piccole e di un viola più intenso. I Greci la consideravano un metodo per guarire celermente dall’ubriachezza. Se provate a chiedere ad un greco cosa significa “amethystos” vi risponderà che significa essere sobri, non ubriachi. Adesso che lo sai, potrai bere a volontà… u L’AZIENDA E LA SUA MISSION La Julia Servizi Più è una società, con capitale pubblico, specializzata nella fornitura di gas metano ad uso civile e industriale, con 10.000 clienti già serviti e 14 milioni di metri cubi annui erogati nella provincia di Teramo. La società è nata nel 2004, a seguito della liberalizzazione del mercato del gas naturale, disposta dal Decreto Legislativo 23 maggio 2000 n. 164. L’obiettivo primario della Julia Servizi Più è rispondere alle esigenze di gas metano nel territorio, garantendo un servizio efficiente e qualificato a costi convenienti. Si tratta di una società di proprietà del Comune di Giulianova che svolge, in collaborazione con l’amministrazione comunale, anche un importante ruolo in ambito sociale, attraverso una serie di agevolazioni agli utenti che vivono in condizioni economicamente disagiate. L’attività di Julia Servizi Più si basa su: • rapporto diretto con la clientela; • sconti tariffari sul costo del gas; • fatturazione mensile o bimestrale; • fatturazione costante dei consumi con conguaglio di fine anno; • rateizzazione dei pagamenti; • pagamento tramite domiciliazione bancaria o postale; • pagamento tramite sportelli provinciali della SOGET Spa senza costi aggiuntivi, e altre soluzioni personalizzate per favorire e agevolare le famiglie e le imprese clienti. JULIA SERVIZI PIÙ ARRIVA A TERAMO Con lo stesso spirito e i medesimi obiettivi aziendali e sociali, Julia Servizi Più si affaccia sul mercato della città di Teramo, proponendo le proprie offerte commerciali a privati, imprese ed enti, con servizi innovativi e personalizzati, in grado di soddisfare le esigenze di tutti. L’offerta di Julia Servizi Più agli utenti di Teramo porterà RISPARMIO e QUALITÀ nei servizi; sarà sempre possibile il contatto diretto con il personale dell’azienda, nonchè concordare tempi e modalità di pagamento delle bollette, per rispondere al meglio alle esigenze di ognuno. I clienti di Julia Servizi Più hanno a disposizione un sito internet per ricevere informazioni specifiche, richiedere un appuntamento o contattare l’azienda, proporre variazioni al contratto o alla gestione dell’utenza, richiedere ulteriori preventivi, segnalare inefficienze o proporre iniziative utili al miglioramento del servizio, ecc. Ciò nell’ottica del CONTATTO DIRETTO e quotidiano tra l’azienda di erogazione e l’utente. Per essere CLIENTI di Julia Servizi Più è sufficiente sottoscrivere un contratto, senza apportare alcuna modifica al proprio impianto in casa o in azienda. L’erogazione del gas metano continuerà come sempre, ma avverrà a opera di un altro fornitore, Julia Servizi Più, con un significativo risparmio e migliori servizi. Julia Servizi Più Corso Garibaldi, 65 - 64021 Giulianova (Teramo) Tel. 085 8001111 - 085 8007651 • Fax 085 8025783 [email protected] www.juliaservizi.it pag 24 l’archeologia a Teramo Il tesoro ignorato dov’è andato a finire il Parco Archeologico del quale tanti si sono riempiti la bocca? Q uasi mai la › Parco archeologico Cona tutela nei centri urbani odierni è attenta alla decorosa convivenza tra vecchio e nuovo, antico e moderno. Rare volte si applica la preziosa e vitale collaborazione tra le istituzioni, musei, ricerca scientifica per la valorizzazione del patrimonio culturale. Ma quello che accade a Teramo, credo non abbia eguali in Italia. Nonostante il territorio teramano sia ancora protagonista di rinvenimenti eccezionali per l’archeologia medio italica, le scoperte continuano a non avere risonanza non solo fuori città, ma neanche al suo interno, tra i suoi cittadini. La situazione appare ancor più grave se teniamo in debito conto che i siti archeologici in città, vero valore aggiunto per il turismo e la cultura, continuano a non essere fruibili dai cittadini e dai turisti. Incredibile a dirsi: Teramo che, al contrario di città molto più giovani come la stessa Pescara, ha un passato bimillenario, dimentica le sue origini. Anziché assicurare una adeguata promozione ai suoi gioielli storici, realizzando una sorta di parco urbano sempre fruibile, li tiene chiusi o addirittura li ignora. C’è una notizia illuminante su cui riflettere: l’esperienza di Baru› Parco archeologico Cona mini, un piccolo paese sardo di appena 1300 abitanti. Un minuscolo punto su di una cartina geografica. Ebbene, investendo nella cultura, questo borgo è riuscito a creare più di 50 posti di lavoro nell’arco di appena tre anni. E tutto questo facendo leva su un’area archeologica di dimensioni molte ridotte, anche se di grandissimo valore storico-culturale. Non si tratta di marzo 2009 di Sergio Scacchia www.pensieriteramani.splinder.com un “miracolo”, ma della semplice traduzione in pratica di analisi e considerazioni che l’Associazione delle Città e Siti Italiani Patrimonio Mondiale Unesco sostiene, con convinzione, da molti anni. Teramo ha dei siti archeologici che dovrebbero essere utilizzati a scopi divulgativi e turistici perché dalla crisi, dalla recessione, si esce avvalendosi della cultura, utilizzandone le sue enormi potenzialità, non riducendola ai minimi termini. La cultura è patrimonio, così come il settore culturale e turistico sono parte del “PIL”, il prodotto interno lordo. La cultura, scrive Vincenzo Cerami, è la nostra memoria: tradendola, tradiremmo noi stessi, la nostra civiltà, il nostro passato. Quel che è certo è che la cultura non è, come spesso qualcuno cerca di far credere, uno spiacevole inconveniente al quale occorre porre rimedio. Quasi una seccatura, un fastidio, uno sterile retaggio di una società che non esiste più, sepolta da una crisi economica che scava solchi profondi nel tessuto sociale. Per Teramo mancano importanti e sostanziosi interventi, erogazioni all’arche› Scavi Ex Lisciani ologia da parte delle istituzioni. Gli enti, come ad esempio la Provincia e particolarmente il Comune, dovrebbero attuare una politica di sostegno, insieme alle Fondazioni e le Associazioni, al patrimonio culturale del territorio, insieme a una maggiore cura per quello ambientale. Sarebbe il giusto impulso, il volano di sviluppo economico per una città attanagliata da una profonda crisi industriale. E’ opportuno riprendere le fila di una storia gloriosa e millenaria. Una storia che, alla luce dei reperti rinvenuti al Ponte Messato del quartiere Cona, è ancora tutta da scrivere e da far conoscere. Pensate che, parallela al ventennale cantiere infinito del Lotto Zero, passa una strada del quarto secolo a.C. un eccezionale ritrovamento archeologico, risalente all’Età del ferro. L’antichissima arteria non è lontana da un luogo dove, tempo prima, sono riaffiorati, nella quasi indifferenza, resti di un tempio dell’anno 89 a.C. riconducibile alla tradizione culturale italica e l’area sacra dei Pretuzi con le loro tombe. Tutto questo era prevedibile visto che il Parco Archeologico della Cona, a tre chilometri dal centro, esiste già dagli anni ’60, quando ancora non c’era neanche la costruzione del deposito Arpa, allora Istituto Nazionale Trasporti. Speriamo che la responsabilità di chi dovrà prendersi l’onere della valorizzazione e la necessità di terminare la faraonica opera del Lotto Zero, indurrà Soprintendenza, Enti locali e Stato a non interrare, nuovamente, i gioielli della storia di Teramo. u coldiretti informa marzo 2009 Consumi E’ boom biologico in carrello, mense e ristoranti C on un aumento del 23 per cento di consumatori abituali nel 2008 è boom per il biologico nei carrelli della spesa, ma anche in mense (+16 per cento), agriturismi (+18 per cento) e ristoranti (+20 per cento). L’Italia ha conquistato la leadership produttiva a livello europeo con oltre un milione di ettari coltivati e circa cinquantamila imprese agricole coinvolte. Si tratta di un settore di punta del Made in Italy agroalimentare poiché in Italia si trovano un terzo delle imprese biologiche europee e un quarto della superficie bio dell’Unione superando il milione di ettari. A sostenere il consumo di prodotti biologici è la ricerca di sicurezza alimentare con il ripetersi di emergenze, dal maiale irlandese alla diossina. al latte cinese alla melamina, ma anche il diffon- di Nicola Lucci direttore Coldiretti Teramo dersi di stili di vita più attenti all’ambiente, che la crisi non sembra intaccare. Peraltro esiste un segmento crescente di consumatori che non si accontenta di consumare biologico ma preferisce quello locale che non deve essere trasportato per lunghe distanze con mezzi di trasporto inquinanti prima di giungere in tavola. A trainare la crescita del bio ci sono i prodotti ortofrutticoli freschi e trasformati (+18,4 per cento), i prodotti per l’infanzia (+17,6 per cento) e i lattiero-caseari (+5,7 per cento), che sono stati più recentemente oggetto di scandali alimentari. Un vero boom con aumento del 18 per cento nel 2008. Per gli acquisti effettuati direttamente dal produttore grazie a 1645 aziende agricole ci sono anche 208 mercatini, 1114 negozi e 110 siti specializzati per l’acquisto on line, tutti in aumento secondo i dati bio bank. Per quanti che non amano cucinare ci sono ben 360 ristoranti (+20 per cento) e 1178 agriturismi (+ 18 per cento) con menù bio mentre si è verificato un aumento del 6 per cento nel numero di pasti biologici serviti dalle mense scolastiche che sono stati quasi un milione (983.243) secondo biobank. Consumo e produzione di prodotti biologici sono in crescita in tutto il mondo, si stima un valore di mercato di 26 miliardi di euro e ben 30,4 milioni di ettari certificati con l’Italia che si colloca al quinto posto con l’Australia in testa con 11,8 milioni di ettari coltivati. L’Italia è però il primo paese in Europa per superfici e numero di operatori impegnati nell’agricoltura biologica con 50.276 operatori che producono, preparano e commercializzano i prodotti biologici, mentre le superfici coltivate su cui viene praticata l’agricoltura biologica registrano un leggero aumento raggiungendo quota 1.150.253 ettari , circa l’8 per cento del totale della superficie agricola utilizzata a livello nazionale. Avviso Importante! L’emendamento approvato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato in sede di conversione del decreto-legge “milleproroghe” conferma l’esenzione dall’ICI per i fabbricati rurali, indipendentemente dalla iscrizione in catasto con attribuzione di rendita. Si auspica che la norma possa trovare definitivo accoglimento in modo da risolvere una situazione che si sta rivelando fortemente penalizzante per gli imprenditori agricoli, costretti a resistere in sede giudiziaria alle pretese di molti Comuni che hanno notificato gli accertamenti che coinvolgono addirittura gli ultimi cinque anni. L’emendamento non introduce una esenzione, ma conferma la non imponibilità dei fabbricati rurali in possesso dei prescritti requisiti. u SERA EMOZIONI D’ARREDO 6 I A #A R L O &O R T I s 4 % 2 ! - / s 4E L pag 25 pag 26 cinema L’eresia Trans di Tiresia Il film “terzo” di Bertrand Bonello Q uando nel 1999 Quelque chose d’organique fu presentato a Pesaro, si parlava del neo-regista Bertrand Bonello, classe 1968, come di una promessa del cinema francese, una specie di Philippe Garrel giovane. Il successivo Le pornographe (2001) difatti fece un po’ di chiasso attorno a sé, anche se per altri motivi (le scene hard, sia pure in campo lungo). E invece Tiresia, più personale e fascinoso, di coraggiosa tessitura simbolica e disorganica, in concorso a Cannes 2003, fu un flop. In Italia, come pure il film d’esordio, non è stato mai distribuito. Sarà forse il prossimo De la guerre, attualmente in post-produzione, per via dell’interprete Asia Argento, già presente nel corto The Doll is Mine (sulla fotografa Cindy Sherman), a riportare Bonello sui nostri poco affollati e poco eterogenei schermi. Chissà. Tiresia è essenzialmente un film teorico, che parla del mito con il linguaggio del mito. Procede dall’indifferenziato, il caos inferno (nel senso di sotterraneo), la lava dell’incipit modulata sull’allegretto di Beethoven (ex Sinfonia n. 7), per arrivare all’ordine celeste, la (ri)nascita di Cristo del finale, preannunciata da Poor Little Jesus di Odetta. Allo stesso tempo, sconvolge l’Uno in una serie di geminazioni atee, forse ancora più spirituali e primordiali di Dio. Questa struttura di reversibilità è un equivalente delle bipolarità stratificate dell’eroe eponimo Tiresia da cui Bertrand Bonello dipende totalmente. Il regista diventa come Ermafrodito che si perde nell’acqua ninfea di Salmacide. Con conseguente transitività di ogni pertugio visivo, dialogico e narrativo della sua opera. Che scoppia di complementi indiretti e accessori, è una continua interposizione di opposti coincidenti, moltiplicazioni raddoppiamenti e quadruplicazioni con la proprietà permutativa di dichiarare l’unità del molteplice, l’informe come forma. Ogni concetto è terremotato ma contemporaneamente edificato. marzo 2009 di Leonardo Persia Film-ossimoro dove la struttura binaria, altra mimesi dell’androgino, è sublimata in una trinità edipica, cattolica e nevrotica, un altro punto di partenza per il caos Tiresia. La vaghezza voluta dello script frustra qualsiasi tentativo di decifrazione univoca per trascinare a sé un surplus di aggregati definibili attraverso il proprio contrario. La prima dimensione di lettura (e di ordine) è quella estetica, concettuale o culturale. Sguardo e logos, occhio narrante. Un uomo osserva al Louvre le statue, farnetica sulla copia come perfezione, in spregio alla originalità della natura, poi al Bois de Boulogne direziona gli occhi verso le statue umane che sono i transex. E’ la zona oscura, malata, ossessiva del film e, paradossalmente, quella della perfezione originaria. L’uomo (Terranova) sembra il poliziotto necrofilo di Vertigo, contemplatore del sesso mentale, dell’innesto contronatura, e sostanzialmente impotente. Tiresia, il trans brasiliano rapito da lui, canta una filastrocca dove una donna (Teresinha de Jesus) corteggiata da tre uomini (padre, fratello, innamorato) pare aprire squarci verso la religione (la trinità) e l’inconscio (la teoria degli scrigni di Freud, l’attrazione per la morte e il nulla primigenio). Anticipano il senso successivo del film e, di conseguenza, le future doti sciamaniche dell’androgino. Si apre lo scontro tra l’uomo monovalente e monoteista, ma doppio, che sfida e si sente sfidato dal politeismo polimorfismo del trans, alla ricerca perpetua però di un’unità caratteriale e identitaria. Vi si ritrova la contrapposizione ideologica della ragione Atena che chiude gli occhi, accecandolo, al giovane che ha osato scorgerne la nudità, la verità. Indifferenziato e acerbo, “copia” e cerbiatto (veado), movibile perché irremovibile, Tiresia da questo momento diventa l’homme en femme a cui corrispondono, oltre che serpenti, cervi, porcospini, un Modì e una poesia di Omar Khayyam, la croce primordiale. Il punto di confine, esattamente come il film, tra cielo-terra, morte-vita, carne-spirito, peccato-salvezza, passato-futuro, cecità-preveggenza etc. Questi opposti, compresi i protagonisti di carne, sembrano formare la coppia primordiale. Costituita da ragione e sentimento, sole e luna, mercurio e zolfo (la lava a cui segue il primo piano di Tiresia, prima di un ponte – transizione - e di una panoramica circolare che poi riunisce, sebbene opposti, la voce fuoricampo di Terranova e l’immagine dello stesso procedente verso la macchina da presa). Il rapimento del transessuale costituisce simbolicamente anche il ritorno a ciò che era stato separato. Sul piano oggettivo della narrazione, vediamo l’indifferenziato, privato delle cure ormonali, che comincia gradualmente › segue a pag. 28 pag 28 › segue da pag. 26 ad avere forma, a definirsi sessualmente (il maschio che era, comunque, alla nascita). L’occhio fuoricampo diventa l’occhio spia in primo piano dal pertugio, come in un horror o in un porno, ma si trasforma pure nell’occhio di Dio giudice e vindice. La croce primordiale scivola verso la croce di Cristo. E’, ancora, uno sguardo non più off che si proietta sul corpo di Tiresia al bagno, confondendo il mito, dove era Tiresia a sbirciare Atena. Il gioco di capovolgimento attiene al secondo livello di lettura, quello psicanalitico. Visione di timore ed eccitazione, attrazione primaria che adesso diventa zona di confine edipica. Differenziazione, divisione (che è contemporaneamente un’unione). E proiezione: la nascita della religione. Gli occhi che danno scandalo vengono strappati all’altro/a, non a sé stesso. Tiresia, a sua volta, come si evince dal racconto dei suoi trascorsi, sembra essere agito dallo sguardo altrui. La seconda parte, quella della separazione, della cacciata dal paradiso (che però era caotico, innaturale, triste), è luminosa, floreale. Terranova diventa padre François, un sacerdote, Tiresia un veggente eretico. Anna, personaggio femminile gennaio 2009 silenzioso, è al fianco di Tiresia che, senza occhi e senza corpo (artificiale), sembra aver trovato sé stesso. O, forse, è diversamente orientato dall’innocenza di Anna. Siamo tuttavia (di nuovo) all’inferno. Il match si riaccende, mistico versus mistico. Tiresia è la donna/uomo che visse due volte. Il sacerdote lo ritrova e adesso arriva all’omicidio. Nascita della famiglia con Tiresia che lascia Anna in eredità a Terranova, predicendo una nuova nascita di Cristo. Dall’uno (perfezione) al due (peccato) al tre aristotelico della coppia con bambino, del superamento della crisi, della (ri)nascita. Terzo livello, religioso o mitico (e nuovamente razionale), di lettura, che include in sé le tenebre originarie, i conflitti e(di) pici, l’incontro/scontro tra gli opposti (e le due parti del film). Ma lo stato finale abbraccia, si è visto, quello iniziale, diventa il cerchio senza inizio né fine tanto aborrito da Pére François. Come in un qualsiasi James Cameron, siamo dentro un back to the future dove Tiresia crea la sua famiglia e la sua nascita. Dietro quel Gesù, nato fuori dalla grazia (forse da uno stupro?) e da una dolorosa separazione rituale, si nasconde un nuovo androgino, l’inizio di una nuova caotica perfezione. u basket Banca Tercas Teramo D opo aver raggiunto il primo obiettivo di questa annata sportiva, la Final Eight, la BancaTercas vera e autentica rivelazione della stagione, si è recata in quel di Bologna, versante Fortitudo, per l’ultimo turno del girone di andata. Andrea Capobianco e i suoi ” terribili” ragazzi, in poco meno di un mese, riescono ad espugnare per la seconda volta la città felsinea, sesta vittoria consecutiva su otto gare giocate lontano dal PalaScapriano. La Gmac Bologna colleziona la quarta sconfitta consecutiva, risultato 76 a 69 per i biancorossi. Teramo chiude il girone di andata al terzo posto, con gli stessi punti di Roma che si piazza seconda in virtù dello scontro diretto. E’ stata fatale la 1ª giornata del girone di ritorno in quel di Ferrara, per la BancaTercas, nonostante gli ultimi due possessi di gioco avuti, prima l’ottimo Poeta e poi il bravo Brawn non hanno avuto la fortuna di concretizzare il vantaggio per una vittoria che avrebbero senza ombra di dubbio meritato, risultato 91 a 88. E’ risaputo che questa disciplina sportiva racchiude emozioni indescrivibili ma quelle che ci ha riservato la partita, della 2ª giornata del girone di ritorno al PalaScapriano contro l’Angelico Biella, sono state tante e tali da mozzare letteralmente il fiato. Biella, a pochi secondi dalla fine dell’incontro conduceva di sette punti; Teramo, che quest’anno è sempre presente anche nei momenti poco lucidi, riesce in un attimo a pareggiare e dopo un tremendo tempo supplementare, a vincere con il risultato di 89 a 87. La BancaTercas foto di Michele Carrelli Teramo per la 3ª giornata del girone di ritorno si è recata a Siena, nella tana della capolista, 18 risultati utili su 18 giornate di campionato, basta questo dato per far capire le difficoltà della partita. Nonostante tutto, i biancorossi si sono battuti senza alcun timore reverenziale e, per i tre quarti dell’incontro hanno dato pag di Bebè Martorelli marzo 2009 29 filo da torcere ai Campioni d’Italia, poi i biancoverdi, dimostrando la loro forza, hanno preso il largo e l’incontro è terminato con il risultato 99 a 80. Questa squadra teramana non ha più limiti e sta diventando anche un po’ sfacciata al cospetto di roster composti da grandi campioni, il tutto lo si è visto al PalaScapriano, in una gara valida per la 4ª giornata del girone di ritorno, giocata a mezzogiorno per esigenze televisive, contro la Lottomatica Roma. Teramo più convinta che mai, mette a tacere la squadra capitolina, grande è stata l’impresa: 86 a 77. Teramo, che consolida la terza posizione in classifica generale in coabitazione con la Fortezza (Virtus) Bologna e, forse permette di incominciare ad intravedere uno spiraglio di luce per il raggiungimento di un altro obiettivo storico per questa società, i play off scudetto. Il campionato si ferma per permettere lo svolgimento della Cop- foto di Michele Carrelli pa Italia. Tutti sappiamo come è andata, ma è bene ricordarlo. Il trofeo è stato conquistato per la prima volta dal Monte Paschi Siena che ha battuto in una finale elettrizzante la Fortezza (Virtus) Bologna, partita interessante, ma l’attenzione si è fermata sul duello tra McIntyre e Boykins veramente fantastico. Lodevole la partecipazione della BancaTercas, che nei quarti di finale ha battuto la detentrice del trofeo l’Air Avellino poi in semifinale è stata battuta dalla Fortezza (Virtus) Bologna, che ha confermato quanto di buono finora ha prodotto in campionato. Riparte il torneo e porta bene alla BancaTercas giocare le partite all’ora di pranzo. Secondo impegno consecutivo al PalaScapriano per la 5ª giornata del girone di ritorno, avversario di turno l’Ngc Cantù. La gara è risultata avvincente, i due allenatori Andrea Capobianco e Luca Dalmonte (ex Teramo Basket) hanno duellato, ognuno dalla propria panchina, con continui cambiamenti tattici e con rotazioni repentine e ponderate, al fine di trovare la soluzione adatta per l’aggiudicazione della partita. Il tecnico teramano ha avuto la meglio su quello canturino nel › segue a pag. 30 pag 30 › segue da pag. 29 marzo 2009 momento in cui ha trovato l’assetto giusto della sua squadra, aumento dell’intensità difensiva e giocate più incisive in attacco, per un allungo decisivo sui canturini: risultato di 83 a 75. Da rimarcare in questa giornata il primo stop stagionale del Montepaschi Siena, dopo 19 risultati utili consecutivi (record sociale e della serie A nel tempo dei play off ) ad opera di una Fortitudo Bologna, forse in ripresa. Decisamente la BancaTercas Teramo soffre l’esordio dei nuovi acquisti, che le società effettuano nel corso del campionato, cosi è successo a Ferrara con Ray e cosi è accaduto a Caserta con Darby alla 6ª giornata di ritorno al PalaMaggiò. Gara vigorosa, difesa arrembante dei campani che non lascia spazi e rende tutto difficile ai teramani, aggiungiamo l’ambiente infuocato per le contestazioni in atto da settimane, nei confronti di tutta la squadra, poi il divorzio consensuale, avvenuto alla vigilia dell’incontro, tra il general manager Betti (ex Teramo Basket) e la società, il tutto, forse, ha condizionato non poco il rendimento dei biancorossi. Ma Teramo che quest’anno non demorde mai, nell’ultimo quarto di tempo reagisce alla grande e poco ci è mancato per un sorpasso al suono di sirena: risultato finale 79 a 74 per L’Eldo. Torna al successo la BancaTercas Teramo per la 7ª giornata del girone di ritorno nei confronti di una Snaidero Udine, che occupa l’ultimo gradino della graduatoria ma che al PalaScapriano ha dimostrato di non meritare tale posizione. Teramo consapevole delle difficoltà che si potevano presentare nei confronti di un avversario che non aveva niente da perdere è stata, per gran parte dell’incontro, contratta per poi sbloccarsi nell’ultimo quarto di tempo. Gli errori sono stati tanti da parte di entrambe le formazioni ma Udine ne ha commessi molti di più e questo ha permesso ai biancorossi di tagliare per primi il traguardo della vittoria per 80 a 73. Peccato! Se la BancaTercas Teramo avesse posto più attenzione all’approccio iniziale di partita, di ripresa e a quello del tempo supplementare, staremmo qui a raccontare di un’altra impresa di una gara vinta in campo esterno come quello di Pesaro. Invece nel dopo partita siamo qui, dispiaciuti, a commentare di come sono andate le cose, in questa 8ª giornata di ritorno e a riflettere sul fatto che nonostante le suddette false partenze e i tanti palloni persi (vedi passaggi errati e a qualche forzatura di troppo), Teramo è stata a rincorrere, sempre in partita fino alla fine, prima pareggiando e poi nel vedersi sfuggire la gara, all’overtime, di un solo punto: 83 a 82.u fotoromanza Ti autovelox o no? di Maria Grazia Frattaruolo quanto durerà? È ormai nota a tutti la vicenda che vede protagonisti il Comune di Canzano che ha posizionato un autovelox lungo la strada statale 150, in località Piano di Corte, e molti automobilisti capeggiati da Michele Petrosino, divenuto il paladino dei tanti colti in fallo dallo stesso dispositivo. A questo punto la domanda è: “Stiamo scherzando?”. Se in un tratto di strada è fissato un limite di velocità, gli automobilisti sono tenuti a rispettarlo, che ci sia o meno l’autovelox. E come dire che se in banca c’è una Guardia Giurata oppure ci sono le telecamere che registrano tutto io me ne sto tranquillo, altrimenti posso tranquillamente fare la rapina. Come è cosa grave dire di limitare l’uso dell’autovelox per non vessare i cittadini. In sostanza viene implicitamente detto che in alcuni orari bisogna rispettare i limiti di velocità previsti, nel resto della giornata… fate vobis. Prima di introdurre un limite di velocità, su ogni strada vengono effettuati studi accurati allo scopo di prevenire quanto più possibile gli incidenti. Se in un centro abitato è previsto un limite di 50 km orari, ciò significa che superare tale limite potrebbe compromettere la nostra e l’altrui incolumità, a prescindere dal fatto che ci sia o meno lungo la strada un autovelox o una pattuglia della polizia stradale a rilevare eventuali infrazioni al Codice della strada. In altre parole è pericoloso Sempre! Per i miei gusti il signor Petrosino ha iniziato la sua battaglia con fini legittimi ma poi è finito “fuori strada”. La sua è una palese richiesta di impunità per chi supera un limite di velocità. Che razza di battaglia è questa? Non mettetemi la guardia perché devo rubare? Secondo questo tipo di filosofia, in caso di incidente, dovuto all’alta velocità, bisognerà chiedere i danni al Sindaco che non mi ha “controllato” abbastanza, e mi ha permesso di superare i limiti… Aveva ragione mio padre quando diceva, ancora io bambina, che ci vorrebbe un vigile per ogni Italiano: per dirci di non gettare a terra la carta, di rispettare la segnaletica stradale, di non rubare se il commesso non guarda…. u