Sfigato mio, quanto mi costi! I fuoricorso “fuori” dall’università?
Venerdì 03 Agosto 2012
Bamboccioni fuori dall’università?
Fonte: Controcampus.it
di Matteo Napoli
Che gli “sfigati”, come li chiama qualcuno, non godessero di grosse simpatie presso i nostri
inappuntabili servitori dello stato, tutti fighissimi e dottissimi (loro), lo si era “intuito” da qualche
tempo. Inutili e costosi. Ma non solo. Vecchi, mediocri, irrecuperabili. Un lusso, per farla breve,
che l’Italia di oggi non può permettersi! Avrà pensato il buon Monti mani di forbice, che
proprio non vedeva l’ora di stangarli ‘sti mammoni rubapane.
Dopotutto l’università è affare serissimo! E ogni spreco un delitto! Motivo per cui, da oggi, chi
cincischia o arranca o gigioneggia o s’ingolfa oppure si perde per strada, finisce, ipso facto, nel
mirino del doverosissimo emendamento alla spending review. Quello approvato dalla Comm
issione Bilancio del Senato
lo scorso
27 luglio
, il quale, senza troppi giri di parole, fa calare sulla testa di tutti i “lumaconi” del Belpaese un
super-aumento delle tasse universitarie di rara memoria!
Una pioggia di rincari che non promette sconti. Salutata dai soliti pernacchi di Martone, cui,
permettetemi, va la mia personalissima palma di “str***” del secolo.
Nessuna retromarcia da parte del Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, che anzi
conferma il noto vizietto di chi parla troppo e male:
“Fuoricorso sfigati? Lo ridirei ancora perché sollevò un dibattito importante e perché l’ho detto
col cuore in mano e per spronare gli studenti perché il mondo che li aspetta è difficile. Credo
che i giovani lo abbiano capito”. Giudicate voi, per favore.
Ma torniamo al maxi-aumento delle tasse.
Secondo l’emendamento a decidere saranno le singole università, secondo il seguente
scaglionamento: agli studenti provenienti da famiglie con un indicatore Isee fino a 90mila euro
l’aumento massimo potrà salire fino al 25%, per le famiglie il cui Isee oscilla, invece, tra i
90mila e i 150mila euro
, sono ammessi rincari fino al 50%, mentre per gli Isee che superano i
150mila euro
si prevedono addirittura sanguinosi raddoppi!
L’Ufficio statistico del Ministero dell’Istruzione, intanto, ha già stilato una proto-classifica
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delle università più stangate d’Italia, quelle, non a caso, a più alta concentrazione
“fuoricorsista”.
In testa il Politecnico di Torino, col suo poco invidiabile 51,4% di “ritardatari”. Seguono a
un’incollatura, l’
Università di
Foggia
(45,4%)
e la nostra
Università degli Studi di Salerno
(ben
43,4%
!).
La piazza, come sempre, si divide. Spaccata tra apologeti e detrattori.
Da un lato non mancano quelli che hanno espresso assoluta approvazione verso
l’emendamento, sventolando soluzioni, a dire il vero, non sempre lucidissime.
Come Antonio Giannino,che su Linkista illustra la sua idea di “aumento delle rette relative”,
riferendosi con questa espressione alla “quota di retta a carico dello studente, che attualmente
è di circa il 20% a fronte del 80% finanziato dallo stato”.
Secondo Giannino “le quote potrebbero invertirsi: il che equivarrebbe, secondo le ultime stime
di Federconsumatori, a far pagare circa 5.000 euro ad ogni studenti e i restanti 1.000 allo Stato.
Con i soldi così risparmiati sarebbe possibile istituire nuove borse di studio sia per chi non ha la
possibilità di affrontare le spese universitarie sia per gli studenti meritevoli.”
In che modo? “Il sistema di incentivi- prosegue la Giannino-analisi- potrebbe essere strutturato
in modo che, dopo aver sostenuto un test d’ammissione per l’immatricolazione, alla fine di ogni
anno accademico la retta venga parzialmente rimborsata in funzione della media dei voti
ottenuta dallo studente. Una media del 30 e lode su tutti gli esami dell’anno equivarrebbe a una
completa esenzione dalla tassa. Di fatto questo comporterebbe per gli studenti bravi la
necessità di ottenere un prestito solo per il primo anno, andando a pagare in media meno di
quanto non paghino nel sistema attuale. Questo invece non varrebbe per gli studenti meno
bravi, che dovrebbero confrontare la nuova spesa universitaria, superiore a quella del sistema
vigente, con i rendimenti attesi dell’istruzione terziaria.”
L’incentivo, secondo il giornalista, favorirebbe una concentrazione degli abbandoni nei primi
anni di università, riducendo drasticamente il numero dei “fuoricorso storici”, dei tanti
impenitenti,cioè, che appendono il libretto al chiodo solo dopo anni di infruttuose tiritene.
Dura, invece, la reprimenda di studenti e figure del mondo universitario.
A cominciare da Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil, per il quale “l’idea che si
possano recuperare i fuori corso attraverso l’aumento delle tasse universitarie è assurda e
pericolosa”. Questo perché “dietro il fenomeno dei fuoricorso ci sono molteplici ragioni non
sempre documentabili. Il rischio è la penalizzazione dei più deboli, perché chi è ricco potrà
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tranquillamente continuare a frequentare l’università anche con l’aumento delle tasse”.
Dello stesso tenore anche le parole di Luca Spadon, portavoce di Link-Coordinamento
universitario: “Il governo deve sapere che se continuerà a scaricare sugli studenti il peso dei
tagli, a settembre torneremo in piazza”.
Una querelle che promette ancora parecchie scintille!
Fortuna che a fare da “paciere” c’ha pensato l’immancabile Michel Martone, il quale, senza
indugi, ha rivendicato con orgoglio la bontà del provvedimento:
“La nostra Costituzione- assicura- all’articolo 34 dice che è compito dello Stato consentire e
assicurare il diritto allo studio ai capaci e ai meritevoli e invece nel nostro Paese abbiamo
sempre avuto troppi pochi fondi per poter finanziare le borse di studio per i ragazzi di origini
umili e per i fuori sede […] Questo è un provvedimento importante perché evita gli sprechi e
spinge i nostri giovani a laurearsi presto. Questo non riguarderà però coloro che studiano e che
lavorano o che hanno avuto difficoltà per laurearsi”.
Secondo lo “psicologo” Martone il guaio è semmai un altro: “Questa generazione ha
straordinarie capacità ma è paralizzata dalla paura di sbagliare e preferisce rimanere
parcheggiata all’università piuttosto che affrontare un mercato del lavoro difficile. I tempi che noi
diamo sono difficili, ma l’unica via per avere un futuro e’ iniziare a costruirlo”.
Via i rami secchi via il dolore!
I fuoricorso? Parassiti. Nocivi, letali. Un’autentica palla al piede per questa generazione
“straordinaria” che vuole volare, buttarsi alle spalle alla crisi, conquistare i suoi spazi, ma non
può perché ci sono i fuoricorso. Come se il “fuoricorsismo” fosse la causa e non l’effetto. Come
se la paralisi fosse nata coi fuoricorso e i fuoricorso con la paralisi. Una sorta di peccato
originale impossibile da scrollarsi di dosso.
Qui si parla tanto di mercato, di inserimento nel mondo del lavoro, di competizione economica.
Ma dove sono i presupposti? Cosa hanno fatto finora Martone e i soci per riparare alle
magagne che tanto dicono di detestare? E i “veloci”? Gli studenti “regolari”, che rispettano la
tabella di marcia, che salutano l’uni quando lo dice il calendario, che fine fanno? Tutti sistemati?
Tutti felici e contenti? Per loro, e solo per loro, futuro assicurato! Certo, mò me la segno.
A morte la zizzania! E che sia una morte lenta. Aumento dopo aumento, un lento stillicidio,
finché non dici basta. Non perché l’hai voluto tu, ma perché vuolsi così colà.
Non vale la pena chiedersi cosa c’è dietro la dicitura “fuoricorso”. Perché fare di tutta l’erba un
fascio non solo è più semplice, ma anche più economico!
Vero, mister Martone?
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