Carissimi la nostra intelligenza non afferra l’Assoluto – con una presa sempre astratta – senza
essere stata afferrata da Lui. La giustizia di Dio si rivela nel vangelo per il fatto che nessuno è
escluso dalla salvezza, sia che venga come giudeo, sia che venga come greco o come barbaro.
Infatti a tutti ugualmente il Salvatore dice: Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi. È
quanto espresso dal Papa alla via crucis del Colosseo: A volte ci sembra che Dio non risponda
al male, che rimanga in silenzio. In realtà Dio ha parlato, ha risposto, e la sua risposta è la
Croce di Cristo: una Parola che è amore, misericordia, perdono. E’ anche giudizio: Dio ci
giudica amandoci. Ricordiamo questo: Dio ci giudica amandoci. Se accolgo il suo amore
sono salvato, se lo rifiuto sono condannato, non da Lui, ma da me stesso, perché Dio non
condanna, Lui solo ama e salva.
Buona Settimana don Giuseppe
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PAPA FRANCESCO, UDIENZA GENERALE - Mercoledì, 10 APRILE 2013
Cari fratelli e sorelle, buon giorno! Nella scorsa Catechesi ci siamo soffermati sull’evento della Risurrezione di Gesù, in cui le donne hanno avuto un ruolo particolare. Oggi vorrei riflettere sulla sua portata
salvifica. Che cosa significa per la nostra vita la Risurrezione? E perché senza di essa è vana la nostra
fede? La nostra fede si fonda sulla Morte e Risurrezione di Cristo, proprio come una casa poggia sulle
fondamenta: se cedono queste, crolla tutta la casa. Sulla croce, Gesù ha offerto se stesso prendendo su
di sé i nostri peccati e scendendo nell’abisso della morte, e nella Risurrezione li vince, li toglie e ci apre
la strada per rinascere a una vita nuova. San Pietro lo esprime sinteticamente all’inizio della sua Prima
Lettera, come abbiamo ascoltato: «Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella
sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una spe ranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce» (1,3-4). L’Apostolo ci
dice che con la Risurrezione di Gesù qualcosa di assolutamente nuovo avviene: siamo liberati dalla
schiavitù del peccato e diventiamo figli di Dio, siamo generati cioè ad una vita nuova. Quando si realizza questo per noi? Nel Sacramento del Battesimo. In antico, esso si riceveva normalmente per immersione. Colui che doveva essere battezzato scendeva nella grande vasca del Battistero, lasciando i suoi
vestiti, e il Vescovo o il Presbitero gli versava per tre volte l’acqua sul capo, battezzandolo nel nome
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Poi il battezzato usciva dalla vasca e indossava la nuova veste, quella bianca: era nato cioè ad una vita nuova, immergendosi nella Morte e Risurrezione di Cristo.
Era diventato figlio di Dio. San Paolo nella Lettera ai Romani scrive: voi «avete ricevuto lo Spirito che
rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: “Abbà! Padre!”» (Rm 8,15). È proprio lo Spirito che abbiamo ricevuto nel battesimo che ci insegna, ci spinge, a dire a Dio: “Padre”, o meglio, “Abbà!” che si gnifica “papà”. Così è il nostro Dio: è un papà per noi. Lo Spirito Santo realizza in noi questa nuova
condizione di figli di Dio. E questo è il più grande dono che riceviamo dal Mistero pasquale di Gesù. E
Dio ci tratta da figli, ci comprende, ci perdona, ci abbraccia, ci ama anche quando sbagliamo. Già nell’Antico Testamento, il profeta Isaia affermava che se anche una madre si dimenticasse del figlio, Dio
non si dimentica mai di noi, in nessun momento (cfr 49,15). E questo è bello! Tuttavia, questa relazione filiale con Dio non è come un tesoro che conserviamo in un angolo della nostra vita, ma deve crescere,
dev’essere alimentata ogni giorno con l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera, la partecipazione ai
Sacramenti, specialmente della Penitenza e dell’Eucaristia, e la carità. Noi possiamo vivere da figli! E
questa è la nostra dignità - noi abbiamo la dignità di figli -. Comportarci come veri figli! Questo vuol
dire che ogni giorno dobbiamo lasciare che Cristo ci trasformi e ci renda come Lui; vuol dire cercare di
vivere da cristiani, cercare di seguirlo, anche se vediamo i nostri limiti e le nostre debolezze. La tentazione di lasciare Dio da parte per mettere al centro noi stessi è sempre alle porte e l’esperienza del peccato ferisce la nostra vita cristiana, il nostro essere figli di Dio. Per questo dobbiamo avere il coraggio
della fede e non lasciarci condurre dalla mentalità che ci dice: “Dio non serve, non è importante per te”,
e così via. E’ proprio il contrario: solo comportandoci da figli di Dio, senza scoraggiarci per le nostre
cadute, per i nostri peccati, sentendoci amati da Lui, la nostra vita sarà nuova, animata dalla serenità e
dalla gioia. Dio è la nostra forza! Dio è la nostra speranza!
Cari fratelli e sorelle, dobbiamo avere noi per primi ben ferma questa speranza e dobbiamo esserne un
segno visibile, chiaro, luminoso per tutti. Il Signore Risorto è la speranza che non viene mai meno, che
non delude (Rm 5,5). La speranza non delude. Quella del Signore! Quante volte nella nostra vita le speranze svaniscono, quante volte le attese che portiamo nel cuore non si realizzano! La speranza di noi cristiani è forte, sicura, solida in questa terra, dove Dio ci ha chiamati a camminare, ed è aperta all’eternità, perché fondata su Dio, che è sempre fedele. Non dobbiamo dimenticare: Dio sempre è fedele; Dio
sempre è fedele con noi. Essere risorti con Cristo mediante il Battesimo, con il dono della fede, per
un’eredità che non si corrompe, ci porti a cercare maggiormente le cose di Dio, a pensare di più a Lui, a
pregarlo di più. Essere cristiani non si riduce a seguire dei comandi, ma vuol dire essere in Cristo, pen sare come Lui, agire come Lui, amare come Lui; è lasciare che Lui prenda possesso della nostra vita e
la cambi, la trasformi, la liberi dalle tenebre del male e del peccato.
Cari fratelli e sorelle, a chi ci chiede ragione della speranza che è in noi (1Pt 3,15), indichiamo il Cristo Risorto. Indichiamolo con l’annuncio della Parola, ma soprattutto con la nostra vita di risorti. Mostriamo
la gioia di essere figli di Dio, la libertà che ci dona il vivere in Cristo, che è la vera libertà, quella che ci
salva dalla schiavitù del male, del peccato, della morte! Guardiamo alla Patria celeste, avremo una nuova luce e forza anche nel nostro impegno e nelle nostre fatiche quotidiane. E’ un servizio prezioso che
dobbiamo dare a questo nostro mondo, che spesso non riesce più a sollevare lo sguardo verso l’alto,
non riesce più a sollevare lo sguardo verso Dio.
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Papa Francesco, pensiero mattutino,
12 aprile 2013
«Dio ci salvi dal trionfalismo»
Alle sequela di Cristo si cammina con perseveranza e senza trionfalismi. Lo ha affermato questa
mattina papa Francesco, nella Messa celebrata alla Casa Santa Marta, alla presenza del personale
della Farmacia, della Profumeria vaticane, della Libreria editrice vaticana, guidato dal direttore
don Giuseppe Costa. Quando Dio tocca il cuore di una persona, dona una grazia che vale una vita,
non compie una “magia” della durata di un attimo. Poiché in passato il clamore suscitato da profeti rivelatisi falsi si era presto dissolto assieme ai loro proseliti. Il suggerimento di Gamaliele è di
attendere e vedere cosa avverrà dei seguaci del Nazareno. È un consiglio saggio anche per la nostra vita, perché il tempo è il messaggero di Dio: Dio ci salva nel tempo, non nel momento. Qual che volta fa i miracoli, ma nella vita comune ci salva nel tempo, ci salva «nella storia», nella «sto ria personale» di ciascuno. Il Signore non si comporta «come una fata con la bacchetta magica:
no». Al contrario, dona la grazia e dice, come diceva a tutti quelli che Lui guariva: “Va,
cammina”. Lo dice anche a noi: “Cammina nella tua vita, dai testimonianza di tutto quello che il
Signore fa con noi”. Una grande tentazione che si annida nella vita cristiana, «quella del trionfaliI santi cercavano la propria personalità? No.
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L’hanno trovata senza cercarla, perché cercavano Dio solo
smo». È una tentazione che anche gli Apostoli hanno avuto. L’ha avuta Pietro quando assicura solennemente che non rinnegherà il suo Signore. O il popolo dopo aver assistito alla moltiplicazione
dei pani. Il trionfalismo non è del Signore. Il Signore è entrato sulla Terra umilmente: ha fatto la
sua vita per 30 anni, è cresciuto come un bambino normale, ha avuto la prova del lavoro, anche la
prova della Croce. Poi, alla fine, è risorto. Dunque il Signore insegna che nella vita non è tutto
magico, che il trionfalismo non è cristiano. La vita del cristiano è fatta di una normalità vissuta
però con Cristo, ogni giorno: Questa è la grazia che dobbiamo chiedere: quella della perseveranza.
Perseverare nel cammino del Signore, fino alla fine, tutti i giorni. Che il Signore ci salvi dalle fantasie trionfalistiche. Il trionfalismo non è cristiano, non è del Signore. Il cammino di tutti i giorni,
nella presenza di Dio, quella è la strada del Signore.
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Un mondo pervaso dalla coca e dai suoi miti
La droga si vince solo riempiendo il Nulla
Quando nelle nostre scuole e nelle città era molto diffusa l’eroina, furono istituiti dallo Stato dei Centri
regionali anti-droga. Purtroppo la mia regione era una delle più impestate. E la mia città era un centro
di arrivo, consumo e rivendita. Non ha importanza qui dire quale regione e quale città, questa è una premessa per arrivare all’aneddoto che segue. Il Centro anti-droga della mia regione fu fondato nella mia
città, e aveva tre componenti: uno psichiatra, presidente, una psicologa psicoterapeuta e un rappresentante delle scuole. Quest’ultimo ero io. Nel primo giorno di riunione, il presidente psichiatra c’istruì
sulle differenze degli effetti tra eroina, acido e cocaina, usando i termini che adesso ripeterò. C’è una
porta chiusa (sensazione contro cui sbattono tutte le generazioni: loro vorrebbero correre, ma la porta
chiusa le blocca). Il drogato di eroina arriva, la guarda, si rassegna, s’accovaccia per terra e dorme. Il
drogato di cocaina arriva, la guarda, s’infuria e comincia a prenderla a spallate. Il drogato di Lsd arriva,
la guarda bene, fa un ragionamento, e cerca di passare per il buco della serratura. Aneddoto memorabi le, non mi esce dalla testa. L’ho già citato qui, un paio d’anni fa. Abbiamo attraversato l’epoca della
giovane generazione che s’accovacciava per terra nel sacco a pelo e dormiva. Il mondo era una guerra,
e loro volevano pace. L’eroina era una droga pacificante, anche troppo: ti evitava i conflitti col mondo
spedendo il tuo cervello fuori dal mondo. Il mondo è ancora una guerra, ma adesso le giovani generazioni (dappertutto, mica solo in Italia) la vogliono combattere e vincere. Hanno bisogno di una carica
aggressivante. La droga per la lotta e la vittoria è la cocaina. La cocaina, dice nel suo ultimo libro Saviano, è «il motore del mondo». Alcune cose mi separano da Saviano, per esempio che la cocaina sia in
tutti e dappertutto, e che se qualcuno non la vede, vuol dire che è in lui. Questo concetto non intende
dire che tutti prendono la droga, comprese la maestra elementare e la donna delle pulizie, e che se non
me n’accorgo vuol dire che «la persona che ne fa uso sono io». Ma vuol dire, penso, che la droga sposta
nervi e cervello sul piano di una alterazione generalizzata, e se io non la noto vuol dire che sono su quel
piano. Viviamo in un mondo drogato dal bisogno di soldi, potere, piacere. La lotta per il potere è epica.
I protagonisti dell’epica sono gli eroi. Il comando non ha un’etica. «Comandare per il bene, la giustizia,
la libertà, sono cose da fimmine, lasciamole agli idioti», fa dire qui Saviano, a un meridionale. Con la
cocaina sei tutto, senza cocaina non sei niente. Se sei tutto puoi ammazzare, se non sei niente vieni ammazzato. Il boss dei boss non ha moglie figli amici o Dio, deve tenersi libero da tutti per fare tutto. Gli
anti-narcos arrivano in una piantagione e la bruciano. Nessun contadino si muove. Ma una cagna si butta tra le fiamme e va a salvare i suoi cuccioli. Dunque la Natura ha dato l’istinto materno, ma quello
vale per le bestie, se vuoi il potere lo devi sopprimere. La morfina smorza il dolore dei soldati feriti, e
nulla è più antimilitarista dell’urlo di un ferito in guerra (invidio a Saviano questa metafora). Dunque
gli stati che combattono la droga la coltivano pure. Se sei un boss e t’hanno trovato e scappi, non devi
I santi cercavano la propria personalità? No.
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L’hanno trovata senza cercarla, perché cercavano Dio solo
portare con te né la moglie né un figlio: in un certo senso, la fuga è una morte. «Se non hai legami, se
non hai nulla da perdere, sei invincibile». «Ci sono molti angoli del mondo che vivono senza ospedali,
senza web, senza acqua corrente; ma non senza coca». L’esperienza nel primo Centro anti-droga regionale ha lasciato in me una memoria lancinante e indelebile: la droga è il rifugio delle vite senza valori,
senza padre madre fratelli amici Dio. La droga è il riempitivo del Nulla. I figli che fuggono nella droga
sono «figli perduti», e così ho intitolato un libretto in cui parlo di loro. Mettiamo qualcosa, al posto di
quel Nulla, e il figlio tornerà. Salvando la sua vita. E la nostra.
14 - 21 aprile 2013 / III settimana di Pasqua / Anno C - I / L. d. O. III
Sabato 13
ore 17.00 Cusino
ore 19.30 S. Margherita
Domenica 14
ore 9.30 Cavargna
ore 11. 00 S. Bartolomeo
ore 14.30 S. Bartolomeo
ore 17.00 S. Nazzaro
Lunedì 15
ore 17.00 S. Margherita
Martedì 16
ore 9.00 Cusino
Mercoledì 17
ore 8.00 S. Nazzaro
Giovedì 18
ore 9.00 Cavargna
Venerdì 19
ore 20.00 S. Bartolomeo
Sabato 20
ore 17.00 Cusino
ore 19.30 S. Margherita
Domenica 21
ore 9.30 Cavargna
ore 11. 00 S. Bartolomeo
ore 17.00 S. Nazzaro
Def.
Def. Bugna Celestino, Maria, Lucia e Ugo
Def. Mazza Elsa e familiari e Strepparava Vittorina e familiari
Def. Carlo, Erminia e Santina
1a Confessione
Def. Monga Celestina, Butti Emilia e Monga Alfredo // Capra Fabio e
familiari // Mazza Paolo, Olimpio e Felicita
Def.
Def.
Def.
S. Galdino, vescovo
Def.
Def.
Def.
Def.
Giornata Mondiale per le Vocazioni
Def.
Def. Carlo, Maria ed Enrica
Def. Caneva Paolo e Paolina, Santina e familiari, Rossi Giuseppe e familiari, Mazza Dora e familiari, Pirolini Maria
APPUNTAMENTI
Domenica 14 ore 18.30 Incontro Adolescenti e Giovani (Oratorio)
Lunedì 15
ore 21.00 Itinerario dei Fidanzati 7° Incontro
Giovedì 18
ore 14.30 Incontro Preadolescenti (2a e 3a media)
ore 20.45 Prove di Canto
Domenica 21 ore 15.00 Incontro Genitori (Cresimandi), Padrini/Madrine con don Ambrogio
ore 18.30 Incontro Adolescenti e Giovani (Oratorio e Oratorio Estivo)
I santi cercavano la propria personalità? No.
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L’hanno trovata senza cercarla, perché cercavano Dio solo
Oratorio Val Cavargna - Oratorio in Montagna 15 – 23 luglio 2013
l'HOTEL Principe Marmolada di Malga Ciapela. Possono partecipare i nati nel 2002 e maggiori – ritirare le iscrizioni da don Giuseppe
I santi cercavano la propria personalità? No.
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L’hanno trovata senza cercarla, perché cercavano Dio solo
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2 Settimana - Parrocchie Val Cavargna