n. 45 • giugno 2008 mensile di informazione in distribuzione gratuita Devo uscire per via Oberdan? Mi apro il varco… ci sentiamo a luglio Tancredi padre e figlio pag. 6-7 I Giovani, la Scuola, la Famiglia tra Internet pag. 8-9 e Tv Primo maggio a confronto pag. 15 giugno 2008 3 4 6 7 8 10 12 13 14 15 18 19 21 22 24 26 27 28 29 30 sommario Il reuccio desnudo Modi & Mode Tancredi Senior Tancredi Junior Giovani, la Scuola, la Famiglia tra Internet e Tv Dog People L’Oggetto del Desiderio Il secondo volto Teramo stellare Le virtù nascoste Lettere dai Caraibi Teramo a Fumetti Note linguistiche Coldiretti informa In giro Antonio Di Lorenzo Dura Lex Sed Lex La rodiola rosea Cinema Basket è possibile scaricare il pdf di questo e degli altri numeri dal sito web www.teramani.info scriveteci a [email protected] Direttore Responsabile: Biagio Trimarelli Redattore Capo: Maurizio Di Biagio Coordinatore: Maria Grazia Frattaruolo Hanno collaborato: Mimmo Attanasii, Maurizio Di Biagio, Giovanna Esposito, Annarita Di Lorenzo, Maria Gabriella Di Flaviano, Nicola Facciolini, Bruna Fagotti, Filippo Flocco, Elvio Fortuna, Maria Grazia Frattaruolo, Carmine Goderecci, Marina Grossi, Amilcare Lauria, Nicola Lucci, Bebè Martorelli, Luigi Pardo, Francesco Pellecchia, Leonardo Persia, Mimmo Polovineo, Mario Rusconi, Sergio Scacchia, Yuri Tomassini Gli articoli firmati sono da intendersi come libera espressione di chi scrive e non impegnano in alcun modo né la Redazione né l’Editore. Non è consentita la riproduzione, anche solo parziale, sia degli articoli che delle foto. Ideazione grafica ed impaginazione: Antonio Campanella Periodico Edito da “Teramani”, di Marisa Di Marco Viale Crucioli n.9 - 64100 Teramo - Tel. 0861.243107 per l’Associazione Culturale Project S. Gabriele Organo Ufficiale di informazione dell’Associazione Culturale Project S. Gabriele viale Crucioli n.9 - Teramo - Tel. 0861.243107 Registro stampa Tribunale di Teramo n. 1/04 del 8.1.2004 Stampa Bieffe - Recanati Per la pubblicità: Tel. 0861 243107 347.4338004 - 333.8298738 - 320.0455180 Teramani è distribuito da: Pegaso Distribuzioni di Roberto Cerasi - 389.7822574 pag accade in Italia di Yury Tomassini Il reuccio desnudo L a faccia da giostraio griffato stagliata su un dollarone appeso alla parete. E la promessa di una appetitosa autobiografia. Più che al “Bivio” verrebbe da pensare di trovarsi al capolinea. Arriva giovedì 8 maggio, ore 21,10. Senza imbarazzo inizia a srotolarsi il racconto di una carriera ineguagliabile, culminata nell’inseguimento in macchina da parte di una volante della Polizia mentre dai finestrini svolazzano banconote false come coriandoli. Roba da “Hall of fame”. Nel curriculum giovanile una passione travolgente per Walter Zenga, mezzo paninaro negli anni ’80, fidanzato con Valentina Tomasoni (?) a 14 anni, un 8 in filosofia al Liceo, i soldi della paghetta che non bastano mai, i regali rubati a papà e poi rivenduti, accompagnatore di donne sole per pagarsi le vacanze. L’incontro fatale con Lele Mora, il rimorchio di Nina Moric in un tabaccaio, la Milano da bere, l’ossessione per i pettorali truccati, l’agenzia Corona’s, i ricatti fotografici, l’arresto e finalmente la fama. E parecchi soldi. A chi deve tutto questo? A chi deve dire grazie per tanta manna benedetta? Fabrizio, su questo, non ha certo le idee confuse come sulla sintassi italiana: alla società putrefatta che compra i sottoprodotti che lui mette in vendita a prezzi salatissimi. E a John Woodcock. Soprattutto al magistrato mezzo partenopeo e mezzo inglese, il miglior agente dello spettacolo sulla piazza. Incappate in una sua inchiesta e diventerete dei satrapi. Immortali gli intermezzi sotto la doccia col Rolex insaponato al polso e il gesto dell’ok. La prima parte si conclude con la rievocazione di una tragedia personale: il secco “no” della Polizia di Stato al ruolo di ispettore di pubblica sicurezza in una fiction televisiva. E siamo all’ultima tranche. Per fare le cose sul serio si lascia intrappolare dai tentacoli di una macchina della verità. Gli ipnoterapeuti provano a precipitarlo in una regressione infantile per scorgere il fondo incontaminato del Fabrizio sconosciuto. Tra luci abbaglianti e mondi di passaggio la cavia non si abbandona alle visione del terzo occhio, scoppia in una risata e confessa di “non vedere un c.... ma se gli autori vogliono può inventarsi qualsiasi cosa”. I luminari cincischiano, le ragazze dagli occhi blu applaudono ma Ruggeri si incavola quando il refrattario rivela di non fidarsi di alcun essere vivente sulla faccia della Terra. Poi non fa altro che parlare di soldi. L’ultima carta è Don Mazzi, se non lo redime lui ci resta l’esorcista. La proposta è indecente: andare a lavorare per tre mesi nella sua comunità per il recupero dei tossicodipendenti. A sorpresa Corona dice sì, dedicherà parte del suo lucroso tempo all’addestramento fisico di un gruppo di diseredati. Si congeda con una promessa: di lui nel bene o nel male si sentirà parlare ancora per un po’. Almeno fino a quando le sirene della carriera politica non avranno la meglio su di lui. E sulla probabile scuderia non ci sono incertezze. u 03 pag 04 modi & mode Piccole Storie Bestiali… C omincia tutto con una perdita d’acqua, così il signore che aveva da dare una sistemata alla casa pensa bene che con l’occasione metterà fuori anche gli abusivi che vi avevano trovato rifugio. Tra i tanti, anche una piccioncina nera, che aveva nidificato in una delle sue finestre, piano piano, rametto rametto, allargando il buco della zanzariera che le aveva garantito fino ad allora un posticino sicuro dove deporre e covare le sue uova lontano dai pericoli e dai gatti del quartiere. Ma l’operaio che era stato chiamato a riparare la finestra, era un tipo abbastanza sbrigativo, ci aveva messo una toppa, preso tra le mani il nido e le uova e li aveva gettati nel cassone dei rifiuti, insieme all’altra immondizia. La piccioncina nera era tornata, aveva trovato chiuso il suo ingresso privilegiato e come impazzita si era messa alla ricerca di un’alternativa. Aveva anche provato dall’entrata della casa e tutti, padroni compresi, si erano meravigliati della strana, disperata ostinazione di quell’esserino nel voler entrare in una casa d’umani. Sono strani questi animaletti, sono giorni, ormai che la piccioncina nera è su un cornicione e non si muove più di lì, nemmeno per cercare cibo. Manda uno strano suono gutturale dal becco semichiuso, ha gli occhietti rossi e mobili, sembra che pianga di dolore. fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff Arriva come una ventata di follia, nell’intermittenza del tempo di questi giorni, con i capelli al vento e un canetto pulcioso a fianco. “Filì, mi devi aiutà, hanno lasciato tre cucciolate a morire nei sacchi della spazzatura, due di gatti e una di cani”. Resto ad ascoltare, come anni di rapporto col pubblico, mi hanno insegnato, ma particolarmente toccato, e Lei aggiunge” So’ pure grossi, mica appena nati, alcuni già svezzati”, come se questo facesse la differenza. fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff Li vedi sempre assieme, sempre. Uno è scuro e ancora di una certa presenza, l’altro è chiaro, biondastro, rotto in più parti, con i segni di violenze inaudite ancora addosso. Il primo gli fa strada, non lo lascia mai solo, anche quando si tratta di mangiare, si fa indietro e gli cede il primo boccone di qualche gustoso rifiuto pescato da qualche cassone o di qualche avanzo di pasta che qualcuno, pietosamente, lascia vicino. Ma sempre dopo averlo ben annusato. Qualche tempo fa, un numero grande di loro amici sono morti, perché un buontempone ha pensato bene di versare del topicida nelle ciotole lasciate in giro. Sempre meglio di quando ne morirono altri, perché i soliti burloni, avevano tritato la polvere di vetro nelle polpette d’ottimi scarti di carne. Pisciarono e cagarono sangue per tre giorni quei bastardi, prima di morire di strazio. fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff giugno 2008 di Filippo Flocco Nella pompa magna di qualche manifestazione del Comune cittadino, quando a tutti fa piacere sembrare meglio di come si è, avevano fatto incetta di palme nordafricane, messe a decorazione dell’allora integra Piazza Garibaldi. Ma forse non gli avevano regalato il libretto d’istruzioni e nessuno, dopo la Villa Suite, si era più sognato di versargli una goccia d’acqua. Molte di loro dopo lunghe agonie sono morte disidratate, un paio, una di fronte ad un’agenzia di viaggi, un’altra vicino ad uno di quei baretti multietnici, non vogliono morire, cercano di resistere e mandano richiami a tutti quelli che passano lì ogni giorno, ma che non sanno capire un linguaggio diverso dal proprio. Tra gli alberi del centro, corre voce che anche i bossi potati a palloncino, messi a nobilitare gli ingressi dei negozi di Viale Crucioli, non se la passino meglio. Eppure basterebbe solo un po’ d’acqua e levare i rifiuti che i cittadini, in mancanza di cestini, nell’intero viale, come in gran parte del centro, ci gettano distrattamente. fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff Si dovrebbe fare un’ulteriore raccolta di firme per l’abrogazione del saluto. Eviterebbe che il sorriso di molti si perda nel nulla. Non si sa mai se quella è la volta buona per salutare, se si riceverà un segno di corrispondenza. La risposta è segno del riconoscimento dell’altro, significa che esisti che sei parte di un tessuto sociale, oltre che una forma d’educazione, che si dovrebbe ricevere fin da piccoli. Un ciao o un sorriso, se la voce non assiste, aiuta con la tensione muscolare a restare più giovani e tonici, molto di più delle facce ingrugnite e con smorfie di dolore stampate a perenne testimonianza della scarsa qualità e della tristezza d’alcune esistenze. fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff Sono rimasto molto colpito dalla tragedia che si è verificata con il terremoto in Cina. Non posso fare a meno di pensare alla legge della causa ed effetto che la religione buddista tramanda. Il concetto è semplice, se faccio un’azione positiva, l’effetto che ne deriva sarà positivo, al contrario, tutto volgerà al negativo, con gli interessi maturati. Ad una carezza fa seguito un bacio, ad uno schiaffo un pugno. La Cina ha massacrato migliaia di monaci tibetani, con delle argomentazioni risibili e ha attaccato perfino la figura del Dalai Lama che è l’unico capo spirituale che parla ancora solo d’amore nel mondo, senza punizioni da temere o giudizi da subire. La natura stessa ha, forse, creato il suo effetto, commisurato all’ecatombe del Tibet. fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff Sperando di trovarvi sui lidi e in montagna, accanto ai vostri cari, ma soprattutto con i vostri animali e con il cuore sereno perché le piante ve le innaffia l’irrigatore automatico o Zì Nennella a cui lascerete le chiavi, vi auguro un sereno periodo di riposo, quest’anno più meritato che in passato… u www.filippofloccoatelier.it potete scrivere in Atelier in via N. Sauro, 39 - Teramo atelier.fl[email protected] pag 06 la Saga dei Tancredi Grazie giugno 2008 Onorevole, buonasera Senatore Un altro Tancredi, a distanza di anni, va a Roma “E ravamo al partito”. Tancredi senior è di quelli della generazione dove la parola partito possiede ancora una sua valenza forte, da balena bianca nei tempi della ricostruzione, delle 1100 Fiat nere qua e là in processione in cerca di progettare viadotti, palazzi dalle mattonelle rosse a 5 piani e scuole dalle ampie vetrate. “Eravamo in Via Carlo Forti – ripete –. La prima parola che ho detto a mio figlio quel 14 aprile? Beh, Buonasera Senatore… e sa cosa mi ha risposto? Grazie onorevole! Ridacchia di gusto, quasi sobbalza sul divano color crema all’ultimo piano del suo fortino, tra le sculture brune che parlano di una vita tra autostrade, università, banche, e Crocetti, l’ultima sua mission di questa vita intensa, vissuta per una Teramo che in certi casi ha pure remato contro. Ma l’astio non l’ha mai serbato. Tancredi ha un sorriso stretto che guarda avanti. Gli scivolano le cose di questa terra. Tutti alla sua età annunciano un’inflessione sacerdotale, una ieraticità elastica, ma gli occhi umidi di quel 14 aprile nel partito hanno rappresentato – come dice lui – il passaggio spirituale del testimone, la prosecuzione della propria personalità. “Io vedo mio figlio continuato, proseguito! La mia corsa tocca a lui ora”. E proprio di corsa si tratta. Il ragazzo – Paolo - non l’aveva mai visto interessato: nel ’97 lo coinvolse nella sua lista civica ma niente, anche se conservava “un’empatia notevole, condivideva – come faceva nella sua azienda – i problemi degli altri, un bel segnale però, perché in fondo il ragazzo le qualità del politico le ha sempre avute”. Tancredi senior desiderava che suo figlio stesse in media res, in mezzo alle cose, “il suo humus di sempre”, quello del tavolo della sala da pranzo, per concretizzare il suo naturale intuito “che gli fa scegliere sempre la cosa migliore”. A differenza del suo carattere a volte fin troppo precipitoso e secco “Paolo è uno che ragiona di più sulle cose”. Tancredi senior parla con le gambe da mezzofon- di Maurizio Di Biagio dista. Il colpo dello starter esplose tanti anni fa a Miano, dove risiedé fino all’età dei 12 anni, tra le strade sterrate e le ferite della guerra; poi gli studi a Firenze, città “dove anche il più sordo, il più muto, il più cieco, non può non appassionarsi al mondo dell’arte”. Il suo soggiorno rivelò la sua brama d’arte che, tra le pieghe della sua esistenza, si è riverberata poi su artisti e cose, fino all’ultima mission. Nella terra di mezzo: una vita intera. Per prima la ricostruzione di una città e la rappresentanza politica, chiodi fissi e pietre filosofali: “Puoi essere umile per i tuoi problemi ma quando rappresenti quelli del tuo territorio devi fare il coraggioso”. Antonio Tancredi è stato uno tra quelli che hanno letteralmente afferrato la nuova autostrada adriatica e come una canna di bambù l’hanno flessa alla volontà di una comunità, spostandola di diversi chilometri all’interno, verso lo sviluppo di una gens “perché già la statale e la ferrovia correvano a ridosso delle spiagge teramane”. Nel ’60 ha istituito l’università teramana, per superare l’isolamento culturale “cui erano costretti i nostri ragazzi andando a studiare fuori con una spesa triplicata rispetto agli altri italiani”. Ma nel ’64 il Governo decise che 4 università in Abruzzo erano fin troppe: a far ravvedere l’inossidabile ministro Guy ci pensò Spataro che facendo pressing lo convinse a tenerne due, una all’Aquila, “la splendida isolata”, e l’altra a Pescara, nella dorsale adriatica del nostro territorio. Tancredi combatté con mani e piedi per evitare che Chieti e Pescara continuassero “a fare comunella”. Per anticipare un probabile accorpamento, Antonio Tancredi nel 1989 colse la palla al balzo, recependo la legge sull’autonomia delle università del ministro Ruberti. Tre anni dopo, la nostra città aveva la sua università, e nel ‘94 Matarazzo e Ruberti spinsero il teramano alla carica di Direttore amministrativo. “Ma furono i miei anni più brutti, ero avversato da tutto il mondo accademico, dagli studenti e perfino da Russi, che poi per la verità si rilevò ottimo. Io che ho combattuto tanto per avere l’università a Teramo, ricevetti solo dinieghi sulla mia strada”. Ma essendo un uomo di progetti, Tancredi nello stesso anno fondò la Banca di Teramo, a dispetto di tutti i consigli – anche della Banca d’Italia – che vedevano l’operazione poco fattibile, “con 25 possibilità su 100 di farcela; dicevano che era una follia”. Invece quel 25% è diventato una realtà affermata nel nostro territorio. Un ricordo speciale va a Carino Gambacorta, “senza dubbio il miglior sindaco che la città abbia mai avuto”. Va da sé che si parli dell’abbattimento del teatro comunale: “Lui non ha fatto altro che assecondare i voleri di una città intera, perché tutti volevamo la Standa”. Erano i tempi in cui si andava a Pescara ad inforcare i carrelli ed “il teatro era così malridotto, cadente, che era ingestibile. La città è in continuo divenire, ogni epoca ha una sua espressione”. L’ultimo suo progetto ora è far conoscere lo scultore Venanzo Crocetti al mondo. Tanto Paolo può camminare coi suoi piedi ora. u TPJ, ti-pi-gei giugno 2008 Papà Tancredi: “Paolo, avrai il mio scranno” E Una storia teramana la fama dei padri ricada sui figli. Già dalla targhetta celeste “Senatore Tancredi” - e da una trentina di persone, con i visi noiosamente stupefatti di chi sa di attendere nella camera caritatis di Via Carlo Forti un forse, un vedremo, si può presagire quanta strada abbia fatto (Paolo) Tancredi Junior. Gongola sempre più nel suo corpo lungo e ispido, fatto di ginocchia aguzze, di mani lunghe e di una voce a tratti acuta. “Prima andavamo a Roma a pietire, quando facevamo anticamera nelle segreterie dei ministri – rinfocola ora le sue memorie capitoline con una verve come di riscatto -, andavamo carichi di speranza, tornavamo magari un po’ frustrati”. Viaggi della speranza “ecco cos’erano”, solo dannati viaggi della speranza. Ora quella gente se la trova accanto e magari un appuntamento lo chiedono a lui. Tancredi Junior dice che lui come suo padre è un orgoglioso maledetto, dal cipiglio abruzzese, dei modi irruenti ma genuini e soprattutto orgogliosi “non sono mai stato uno zerbino” e la sua voce corre sui toni alti, si raddrizza pure. Lo chiamano senatore e lui non si gira, il capo s’avvita su se stesso: “Penso sempre che chiamino mio padre”. E il destino dei padri ricada sui figli. Quando Paolo scelse la facoltà di ingegneria, suo padre, che per lui sperava in un giurisprudenza madre di tutte le cariche pensò: eccolo qui, mio figlio che pensa solo di contraddirmi; virus di ciascun adolescente alle prese con la battaglia giornaliera della cucina imbandita all’una e mezza. La controprova però il mecenate di Via Crucioli l’ha avuta oggi: sebbene la facoltà di ingegneria abbia donato al ragazzo una forma mentis da cui – per sua stessa ammissione - è difficile fuggire, solo l’intenzione di iscriversi a giurisprudenza per un “arricchimento”, ha fatto comprendere a Tancredi senior di come poi non sia così stretta la via del riscatto paterno. E la cura dei padri ricada sui figli. “Mio padre è un consiglio vivente” taglia corto quando gli si chiede quanto abbiano pesato i suoi pareri . “Ma la sua vera forza è la capacità di lavoro, di non cullarsi mai, di raggiungere l’obiettivo, di perseguirne sempre altri: ha senza dubbio una marcia in più di me, lui che ha 76 anni ed io 42. Per lui, che veniva da una famiglia umile, la politica nell’imminente dopoguerra era un riscatto personale”. Il segreto è questo o c’è dell’altro? “Beh, mio padre ha fatto politica in maniera diversa da me, lui a 23 anni era consigliere comunale, poi capo di gabinetto in Comune, consigliere regionale e assessore. Io ho bruciato un po’ più le tappe”. Metafora dei giovani rampanti col refrain tutto e subito. “Mi sono laureato in ingegneria e sono entrato subito in azienda”. Le amicizie dei padri ricadano sui figli. Dopodiché entrò in scena Chiodi con il progetto “ragazzi del ’99”, perché il sindaco rimane sempre un visionario strategico, una delle sue principali qualità, ed il di Maurizio Di Biagio ragazzo, già un tempo rappresentante d’istituto, si buttò a capofitto nella politica urlata, a dispetto dei suoi 18 anni e dei propositi di rimanerne fuori. E così il futuro sceglie te, poche volte capita il contrario. Lo scranno dei padri ricadrà sui figli. “E’ chiaro però – e questo lo voglio sottolineare – non è che farò il senatore ad onor di firma, io sono uno che sui problemi ci sta, li approfondisco, mi dovrò dividere tra Teramo e Roma, perché penso che chi venga eletto abbia il basilare compito di fare il legislatore”. Ha già in mente alcune proposte di legge, gli amici del Braga che attendono da tempo la statizzazione, le infrastrutture, davvero il vulnus teramano, poi la speranza di essere impegnato nella commissione bilancio “dove ho competenze e dove posso incidere”. “Mi piacerebbe anche occuparmi della riforma della Costituzione” aggiunge con malcelato vanto, sgranando gli occhi smisurati di un bimbo con le mani nella Nutella. Nella capitale per il momento alloggia in hotel, trovare un appartamento nei pressi di Palazzo Madama è come fare un terno: difficile ma anche costoso. Come un rappresentante di commercio, Paolo Tancredi riceve a Teramo il lunedì, il venerdì ed il sabato. La targhetta celeste “Senatore Tancredi” affissa fuori del suo studio di Via Carlo Forti è il suo status symbol ed il suo punto di partenza. “Sono ancora Commissario provinciale di Forza Italia – ringhia -: dobbiamo preparare le prossime elezioni provinciali”. Le targhette dei padri ricadranno sui figli. u pag 07 pag Il nostro Convegno 08 giugno 2008 “I giovani, la scuola, la famiglia I tra internet e tv” l 15, 16 e 17 maggio scorso si è svolta la IV edizione del Convegno Nazionale “I Giovani, la Scuola, la Famiglia tra Internet e Tv”, organizzato dall’Associazione Culturale “Project San Gabriele” e dal mensile “Teramani”, con il patrocinio della Provincia di Teramo. Sono ormai quattro anni che il nostro periodico programma questa iniziativa, grazie soprattutto al contributo (quest’anno) dei Comuni di Colledara, Bellante e Tortoreto che hanno creduto nel progetto e ci hanno appoggiati. Per questo mi preme ringraziare i loro Amministratori che si sono prodigati per la riuscita di questa manifestazione con non pochi sacrifici e vi garantisco che realizzare un Convegno di tale rilevanza, con relatori di chiara fama, non solo nazionale, richiede un lavoro immenso e delicato. Ma noi ci crediamo, crediamo nel messaggio che consegniamo non solo ai giovani, ma anche ai loro genitori e alla Scuola che è la primaria agenzia di socializzazione, quindi fondamentale nella crescita degli adulti di domani. Bisogna infatti capire che prima di insegnare ai giovani l’uso corretto dei media, occorre “educare” i genitori e gli insegnanti. In Italia la Televisione è nata come mezzo pedagogico che trasmetteva programmi come “Non è mai troppo tardi”, la Prosa del venerdì, ma soprattutto rispettava gli orari di lavoro e di studio, perciò non “infastidiva” mai le famiglie. Oggi, invece, la Tv ha scopi meramente commerciali e spesso si pensa che ciò che trasmette corrisponda alla realtà o che sia addirittura pedagogico. A pensarlo non sono tanto i ragazzi, quanto i loro genitori che si rifanno alla Tv del passato. Anche per questo motivo abbiamo invitato la Dottoressa Giselda Antonelli, Docente di Sociologia della Comunicazione dell’Università “G. D’Annunzio”, Chieti-Pescara che porta avanti il progetto Media Education che punta proprio alla “educazione” dei genitori nei confronti dei mezzi di comunicazione. Non mi dilungherò molto sugli interventi dei relatori che si sono susseguiti nelle tre giornate del Convegno perché a partire da questo numero pubblicheremo ogni mese l’intervento completo di ciascuno di loro. I loro interventi saranno preparatori all’Edizione del prossimo anno, alla quale stiamo già lavorando. Ciò che di Maria Grazia Frattaruolo mi preme invece far notare, è che troppo spesso gli adulti non affrontano determinate tematiche con i loro figli perché pensano che siano troppo piccoli oppure, semplicemente, che l’argomento non li riguardi. Sto parlando dell’argomento tabù per eccellenza: il sesso. Vi posso garantire che i retaggi sono solo nella nostra mente. Durante la sessione di Colledara sia il Dottor Gianluca Pomante (Avvocato, esperto Nuove Tecnologie) che il Dottor Roberto Di Benedetto (Commissario Capo, Polizia Postale e delle Comunicazioni) parlando dei pericoli di Internet spesso hanno dovuto far riferimento alla pedofilia, alla pedopornografia. Il Dottor Antonio Marziale, Presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori. ha tenuto una vera e propria lezione di educazione sessuale. Bene, cari miei genitori e insegnanti, i ragazzi, nemmeno poi tanto grandi poiché provenienti dalle scuole medie, sono stati attentissimi, hanno posto domande e non si è mai sfociato né nella volgarità né nell’ironia. Alla luce di quanto sopra, credo sia giusto che in famiglia si affrontino determinate tematiche e che nella scuola vengano introdotte materie come l’Educazione sessuale oltre che l’Educazione ai Media. Bisogna farlo affinché i giovani capiscano che il sesso va fatto con coscienza e sentimento e che soprattutto sia accettato da entrambe le parti. Non deve essere un semplice diversivo alla noia, né un modo per sentirsi grandi o peggio ancora per affermare la propria superiorità. Per concludere desidero ringraziare tutti i relatori che ci hanno raggiunti da ogni parte d’Italia e che non ho avuto modo di menzionare prima, ma che troveranno spazio nei prossimi numeri di “Teramani”. Grazie al Dottor Vittorio Gervasi (Responsabile Abruzzo del Moige), al Professor Francesco Pira, Docente di Comunicazione Pubblica e Sociale presso Università degli studi di Udine, al Professor Gabriele Di Francesco, Docente di Sociologia dei Gruppi dell’Università degli Studi “G. D’Annunzio”, ChietiPescara), alla Dottoressa Bina Nigro, Responsabile Nazionale Formazione di “Telefono Azzurro”, al Professor Paolo Gambescia, Docente di Storia del Linguaggio politico dell’Università degli studi di Teramo, al Professor Mario Morcellini, Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione, Università degli studi “Sapienza” di Roma. Un ringraziamento speciale va al Professor Mario Rusconi, Preside del Liceo scientifico “I. Newton” di Roma al quale è stato conferito il premio “Mauro Laeng per la Comunicazione Educativa”. Il Comitato Scientifico del Convegno, riunito per l’occasione, lo ha premiato per la sua “Didattica Flessibile”. Il Professor Rusconi è sicuramente un Preside che esige molto dai suoi ragazzi ma al tempo stesso è in grado di ascoltarli e premiarli quando lo meritano. Lui, non solo pensa che una scuola migliore si possa fare, ma la fa. u pag Riceviamo dal Professor Mario Rusconi, Preside del Liceo Scientifico “I. Newton” di Roma nonché Vice Presidente dell’Associazione Nazionale Presidi e Direttori Didattici, al quale è stato conferito il “Premio Mauro Laeng per la Comunicazione Educativa” Edizione 2008, legato al nostro Convegno Desidero, anzitutto, ringraziarvi per il conferimento di questo prestigioso premio, che mi onora per una duplice ragione. La prima, personale, riguarda la terra in cui si svolge il nostro incontro (l’Abruzzo), mia regione d’origine materna, dalla quale spero di aver assimilato l’energia umana e l’impegno lavorativo che vi contraddistinguono. La seconda si riferisce, in particolare, al mio incontro diretto e di studio con il prof. Mauro Laeng, del quale ho costantemente ammirato la chiarezza dello studioso e la passione dell’uomo. A Lui va il mio ricordo, intriso di emozione e di gratitudine. Sin dall’inizio della mia carriera di docente e poi di preside mi sono chiesto quale fosse l’identità della scuola percepita dalla scuola stessa, a prescindere dalla percezione che l’esterno (l’opinione pubblica, l’utenza) ha di noi. Ebbene, mi sono ben presto reso conto che la scuola ha avuto difficoltà ad elaborare la propria, necessaria funzione comunicativa proprio a causa di una sfuocata identità professionale. A forza di subire l’immagine deformata e appannata, talvolta folkloristica od aggressiva, che – in particolare i mass-media – diffondono e spandono con pervicace intensità sul mondo della formazione, la scuola è stata pesantemente condizionata. Nel frattempo, però, qualcosa sta cambiando. Con l’introduzione della “Carta dei servizi delle scuole” (1995 Ministri Sabino Cassese / Franco Frattini) per la prima volta gli istituti scolastici hanno avuto l’occasione di mettere a fuoco la propria azione, descrivendola nei suoi molteplici aspetti e comunicandola all’ “esterno” con un documento istituzionalmente fondato. Nel 2000, poi, con l’introduzione dell’autonomia (didattica, organizzativa, di ricerca, amministrativa) ogni scuola ha potuto/dovuto riflettere sulle proprie molteplici funzioni, approfondendone gli aspetti, regolamentandoli, sapendoli opportunamente comunicare. Non tutto, però, è “rose e fiori”: Anzi! Gli ostacoli, se non gli avversari della “buona scuola” sono molti. Ne citerò alcuni. Si tratta, per lo più, di idee “balzane”, degne più di un “catalogo degli orrori” o del “surrealismo istituzionale” che di un elenco di razionali avversità! La scuola intesa come babysitteraggio dei ragazzi (“E’ più importante il clima affettivo che la pregnanza disciplinare”). Lo pseudo-successo formativo da garantire, comunque e dovunque (vedasi la triste vicenda dei “debiti formativi” nella scuola superiore). Il centralismo burocratico, nonostante l’autonomia sbandierata. Le intromissioni amministrativo-sindacali anche in aspetti minimi dell’azione organizzativa. La demotivazione di molti docenti (non valorizzati, senza alcuna possibilità di carriera, ai quali non viene riconosciuto alcun diritto alla formazione in itinere ed all’aggiornamento etc. etc.). L’oppressione, quasi quotidiana, della “cattiva TV” che s-forma intensamente rispetto alla “buona scuola”, proponendo modelli culturali talvolta abietti! Come reagire? Si potrebbe rispondere: con l’ottimismo della volontà. Opponendo al “benaltrismo” (“Ben altro c’è da fare prima di…….! “e tutto, così, si ferma) la appassionata professionalità del “nonostante”. Nonostante quegli ostacoli descritti, nonostante l’attardamento dell’opinione pubblica, nonostante la mancanza di un “patto civile” di non belligeranza tra le opposte forze politiche (che dovrebbero, permettetemi, trattare la scuola come › Teramo: il Prof. Morcellini premia il Prof. Mario Rusconi un’orchidea in serra e non come ring per perpetuare lo scontro ideologico tra parti avverse), nonostante queste cose e molte altre, deve in noi prevalere uno spirito costruttivo, alimentato da buone/ ottime pratiche, che abbia come scopo supremo una buona/ottima formazione dei nostri ragazzi, collaborando con la progettualità formativa al progetto di vita di ognuno. Ebbene, in questo senso, la funzione comunicativa della scuola svolge un ruolo di primo piano che ogni istituto deve approfondire e sviluppare con intelligente ottimismo. Mario Rusconi 09 pag 10 Dog people La Coperta di Linus C on la bella stagione cresce la voglia di portare il nostro amico a quattro zampe con noi nelle più diverse situazioni. Una cena all’agriturismo che ha un bello spazio all’aperto, una pizza in piazzetta o più semplicemente una serata sul terrazzino di nostri amici, la cui casa non è troppo frequentata dal nostro bau. Come far diventare queste situazioni rilassanti per noi, per gli altri e come dare una dimostrazione che anche i cani possono avere una vita sociale? Una buona idea è quello di preparare un posto speciale per il nostro cane da portare sempre con noi e da tenere in casa nel posto dove il cane è solito riposare. Possiamo iniziare a connotare questo posto come speciale, lasciando piccole prelibatezze al nostro amico, quando non ci vede, non sgridandolo quando lo vediamo su quel perimetro di stoffa, proteggendolo dal nostro caro nipotino che vuole andare a tirarlo via durante il riposino (un buon compromesso è dire al bimbo “chiamiamo il bau con voce simpatica e diciamo di venire da noi”, con cani abbastanza attivi funziona!!). Continuiamo poi, portando la copertina con noi quando facciamo brevi o lunghi tragitti in auto (sempre la stessa il concetto deve essere..”c’è sempre un pezzetto di casa con noi”) e nei posti giugno 2008 di Marina Grossi pubblici. Questo sarà utile ai cani più timidi per avere una vera e propria ancora di salvezza nelle situazioni più movimentate ed ai cani più irruenti ad avere un’alternativa valida al divano buono di zia Alice (così il “scendi di lì” si tra muterà in un “scendi di lì ma Sali di qua”). u Marina Grossi • Istruttore Csen - Educatore Apnec Cell. 3337103782 - Scrivimi a: [email protected] Scuola cinofila Dog People • visita: www.dogpeople.it lascia i tuoi commenti: www.myspace.com/dogpeopleteramo Piazza Garibaldi Riceviamo e pubblichiamo integralmente una lettera su Piazza Garibaldi, pervenutaci dalla Signora Diana Coruzzi Si parla tanto di riqualificare la città ma a me sembra ancora che ci siano tanti rigurgiti da “paese” a Teramo. basta guardare piazza Garibaldi: negli anni ‘50 il “postale partiva dalla piazza principale dei paesi e nel 2008 a Teramo accade ancora !!!! Tutti i pullman in partenza congestionano il traffico già di per sé elevato ed ora con i lavori in corso il blocco e’ pressoché totale (basta affacciarvisi alle 8.00 del mattino). e che dire della chicca del “porchettaro” bellamente installato sul marciapiede della stessa piazza? E della sosta selvaggia degli avventori dei vari baretti presenti sul perimetro? Non c’è dubbio e’ proprio un bel biglietto da visita per la città ! Non oso pensare alla nuova cattedrale nel deserto che sarà l’ipogeo: sala espositiva ? Sottoterra? Ma è così obbrobriosa da dover essere sotterrata? redazionale pag 11 giugno 2008 Le Virtù di mare La leggerezza di un piatto tradizionale, dal Ristorante La Granseola i segreti del successo di una ricetta innovativa. È interessante constatare come sempre più numerosi siano gli Chef contemporanei che, attraverso la loro personale interpretazione dei piatti del territorio di appartenenza, riescano a suscitare negli avventori dei loro ristoranti grande curiosità ed interesse. In Abruzzo, a Teramo, città caratterizzata da antica tradizione culinaria, Pasquale Cordoni, il “Maestro”, titolare e cuoco del ristorante “La Granseola”, ubicato nella centralissima Via Vittorio Veneto, senza avere pretesa alcuna di stravolgere quella che, con ogni probabilità, rappresenta una delle pietanze classiche della cucina locale, “le virtù”, è riuscito nell’intento-di offrire alla propria Clientela la sua personale interpretazione del piatto in questione. Com’è facile immaginare per coloro che sono del posto, i vari tagli carne, contemplati dalla ricetta originale, hanno lasciato spazio ai filetti dei migliori scorfani, rane pescatrici e mazzoline, tutti rigorosamente provenienti dal mare adriatico. A completare il corredo di ingredienti, occorrenti per la laboriosa preparazione, tra cui le irrinunciabili verdure e i legumi, una superba giulienne di tenere seppie e calamari, con l’ulteriore aggiunta di crostacei e vongole nostrane. Il piatto, da completare con un filo dei migliori extravergi- ni della zona, sia pur strutturalmente complesso, si rivela di grande equilibrio e di assoluta leggerezza. Il successo di quelle che il “Maestro” ha denominato “le virtù di mare” è testimoniato dall’ottimo riscontro avuto dalla Clientela più affezionata, che, come di tradizione, in occasione della festività del primo maggio, ha celebrato, sia pur in chiave diversa, il rito della consumazione dell’antico pasto. Da non perdere. u pag 12 l’oggetto del desiderio Agata, tu mi tradisci, Agata E rano gli anni ’70 quando l’artista Nino Ferrer cantava la storia di una disinvolta ragazza di nome Agata. Ma l’agata di cui parleremo in questo numero ci stupirà con i suoi incredibili colori. Infatti questo mese e l’Agata l’oggetto del nostro desiderio. L’agata, un quarzo di struttura amorfa, è in assoluto la pietra preziosa più diffusa. Il nome deriva da acates, nome greco usato per designare il fiume Dirillo, in Sicilia, dalle cui rive fin dall’antichità i Greci estraevano la pietra. Come molti dei gioielli usati nelle civiltà più antiche, viene sovente trovato negli scavi dì luoghi storici. L’agata fu usata come sigillo oppure lavorata per fare piccoli recipienti nei quali si preservavano tinture e profumi. Anche collane di agata erano molto apprezzate come oggetti d’ornamento. L’agata è sempre composta da diversi strati o strisce di colore chiaramente delineati. Questi colori sono di solito grigio, bianco e bruniccio. Il. tono. di colore può perfino arrivare al nero. Gli strati circondano come dei merletti la zona centrale costituita da ametista o cristallo di rocca. L’agata nastro è composta di strati dritti che la percorrono quasi parallelamente. Se nella disposizione delle giugno 2008 di Carmine Goderecci di Oro e Argento strisce sono avvenuti gli spostamenti, possono essersi formati interessanti disegni che fanno ricordare cinte murarie (agata fortezza) od occhi (agata occhio). Una varietà di agata che nel commercio vale molto è quella nella quale si vedono zone di diverso colore che urtano le une contro le. altre; essa viene usata per incisione di monogrammi, gemme e sigilli. L’agata viene lavorata a superficie curva o piatta per pietre da anelli, a sfere per collane; si fanno inoltre vasi, scatole, portaceneri e svariati altri oggetti. La lavorazione dell’agata era già stata perfezionata nell’antichità e parecchi musei sono in possesso di contenitori artisticamente lavorati, brocche, coppe, bacinelle, le pareti delle quali possono essere a volte talmente sottili che vi penetra la luce. Accanto alle agate a strisce multicolori si trovano quelle monocolori, cioè grigie: si preferisce colorare queste pietre ed è possibile farlo in quanto posseggono grandi pori tra le fibre cristalline, che permettono la penetrazione del colore; molte pietre in commercio non hanno colori naturali, ma sono state così trattate. L’agata ha trovato collocazione anche nell’industria: come pietra d’appoggio per strumenti, per spianare le pelli, e nelle macchine utensili per tirare i fili. L’industria di pietre preziose di Idar-Oberstein ha avuto origine con la lavorazione dell’agata, che una volta si trovava in ricchi giacimenti nei dintorni di Nahestadt. Quando questi giacimenti furono pressoché esauriti si cominciò a importare accanto all’agata anche altre pietre preziose che furono lavorate e rivendute. In questo modo Idar-Oberstein è diventata una delle città più importanti per la produzione e il commercio di pietre preziose. Oggi i giacimenti più importanti si trovano in Brasile, Uruguay, Madagascar, Stati Uniti, e Sudafrica. u umanità Il secondo volto Q uando l’essere umano manifesta il bisogno di esprimersi davanti agli altri accentuando teatralmente i propri desideri e passioni, o per rappresentare un determinato personaggio senza scoprire la propria identità, storicamente ricorre alla magia di una seconda faccia: la maschera. Diverse sono le forme, i significati e le circostanze in cui l’uomo e la donna utilizzano le maschere dai nativi africani e dagli aborigeni americani fino agli anonimi partecipanti al secolare carnevale di Venezia. Anche il trucco del viso che sottolinea i lineamenti, le smorfie o le espressioni del volto, può essere considerato una maschera, leggera e sofisticata, ma pur sempre una maschera. Da un punto di vista psichico, l’identità, la persona, l’apparenza sono in realtà le maschere con cui ognuno di noi si presenta di fronte agli altri, volontariamente o involontariamente, con un ulteriore significato che è la funzione o il ruolo sociale. È una seconda pelle che, in un certo senso, trasforma e contemporaneamente nasconde quella vera. Le emozioni si leggono sul nostro volto, la sua mimica, le smorfie della bocca, gli sguardi, dicono agli altri come le viviamo. E’ altrettanto vero, però, che giugno 2008 di Bruna Fagotti la maschera è anche un mezzo per nascondere le vere emozioni, comunicandone altre. E’ un secondo volto, che espande le possibilità di drammatizzazione dell’essere umano oltre i limiti delle sue capacità espressive, avvicinando o viceversa allontanando l’interlocutore dal reale stato d’animo dell’individuo. Tutti indossiamo la maschera, indistintamente, spesso o qualche volta, tutti celiamo o occultiamo il nostro vero io. Si dice che una persona aggressiva nasconda in sé un bimbo spaventato, mentre chi non vive conflitti interiori non ha attitudini violente perché non vive bisogni di affermazione. In realtà l’ira si manifesta rispondendo a necessità emozionali profonde, in presenza di situazioni che non è possibile controllare o che interferiscono con i nostri desideri e le nostre intenzioni. Lo scatto d’ira può essere assimilabile all’atto di togliere la maschera, lasciando fluire al di là del controllo ciò che in situazioni normali deve essere celato e dominato. Possiamo anche considerare l’inespressività una legittima reazione di distacco dalle infinite preoccupazioni che la vita richiede, ma la realtà è spesso differente. L’inespressività può derivare da emozioni interiori talmente intense da richiedere di essere celate alla vista altrui. Se ciò corrisponde al vero, potremmo considerare l’inespressività come una pressante richiesta di aiuto per far fronte a questo tumulto interiore. La maschera diventa allora lo strumento attraverso il quale è possibile esternare ciò che il volto non può o non riesce ad esprimere. Guardati dalla maschera di chi ti mostra il viso troppo scoperto. u pag 13 pag 14 Il parco della scienza Teramo stellare! Inaugurati il Parco della Scienza Città di Teramo e la IX Settimana dell’Astronomia. Pieno successo del 52° Congresso Nazionale della Società Astronomica Italiana. Il professor Roberto Buonanno, Presidente della Società Astronomica Italiana: “Bisogna creare il consenso sociale all’Astronomia, all’eccellenza, alla meritocrazia”. «Questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’Universo)…» da Il Saggiatore di Galileo Galilei T eramo, alla conquista del titolo di “Città delle Stelle”, sta assaporando i doni e i sapori della primavera della conoscenza, la meraviglia delle osservazioni del cielo e dei suoi astri, gustando il sentimento che muoveva 400 anni fa Galileo Galilei a puntare il suo cannocchiale verso l’infinito per capire i segreti dell’Universo. L’approccio di Galilei alla scienza e la riscoperta della sua figura attraverso i suoi scritti, può essere lo spunto per percorsi interdisciplinari di ricerca e approfondimento da parte delle scuole in preparazione del 2009, dichiarato Anno Galileiano, in memoria delle prime osservazioni dello scienziato. Aiuterà molto la lettura del libro del prof. Antonino Zichichi sulla figura, il metodo e le opere di Galilei. Tematiche che animeranno il Parco della Scienza di Teramo (e la Ludoteca!) oggi una solida realtà, a 18 anni dalla legge 366/1990, grazie al Comune di Teramo e all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e Subnucleare (Infn) che, per la prima volta in assoluto, ha adottato una struttura museale interattiva, trasformandola in uno scrigno di tesori per grandi e piccini. Per l’avvio delle attività del Parco si è registrata la convergenza delle principali agenzie scientifiche nazionali nel territorio, la cooperazione tra le tre Università abruzzesi, enti ed istituzioni, sancendo la sconfitta politica dei detrattori del Laboratorio Nazionale del Gran Sasso. Il Museo della Fisica e dell’Astrofisica è gestito dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che coordina le attività dei Laboratori del Gran Sasso e dall’Istituto Nazionale di Astrofisica collegato all’Osservatorio Astronomico “Vincenzo Cerulli” di Teramo. Buoni auspici anche dai lavori del 52° Congresso Nazionale della Società Astronomica Italiana (SAit) svoltosi a Teramo dal 5 all’8 maggio 2008 con la partecipazione di astronomi e astrofisici di fama internazionale. Per capire i segreti del Cosmo, della materia e dell’energia giugno 2008 di Nicola Facciolini oscure, e delle dimensioni nascoste nel tessuto dello spazio-tempo, occorre fare squadra con umiltà e studio. La Specola di Teramo, fondata dal prof. Vincenzo Cerulli nel XIX Secolo, ha illuminato i lavori dei congressisti ma la Facoltà di Astronomia a Teramo resta un miraggio. Il prof. Roberto Buonanno, presidente della Società Astronomica Italiana, incontrando la cittadinanza aprutina, ha parlato del destino dell’Universo. “Gli astronomi SAit e Inaf siano sempre vicini alla gente, ai giovani in particolare, creando consenso sociale all’Astronomia – afferma il prof. Buonanno. A fronte di una produzione scientifica di primo livello in Italia scontiamo un forte ritardo nella realizzazione di piani decennali e ventennali in astronomia ed astrofisica. Il “mantra” italiano della mancanza di fondi alla ricerca scientifica e della programmazione disarticolata agli enti di ricerca, dovrà cessare. D’ora in poi si dovranno cominciare a programmare finanziamenti per la ricerca a carattere decennale e/o ventennale. “La soluzione – spiega Buonanno – non è quella di piangersi addosso o di arrivare per primi al finanziamento-tampone bensì quella di offrire ai cittadini, alla società civile e politica, delle risposte concrete, stimolando la curiosità dei giovani fin dalle scuole primarie, per sviluppare nel Paese un largo consenso sociale e politico pronto a premiare le eccellenze”. La vocazione degli astronomi e degli astrofisici è una missione. “Come SAit dobbiamo stimolare l’interesse dei giovani per assicurare all’Astronomia italiana un futuro florido”. E infatti la risposta è venuta dai protagonisti più giovani del 52° Congresso Sait: in occasione dell’inaugurazione nazionale della IX Settimana dell’Astronomia (7-13 maggio 2008) sono stati gli studenti del Liceo scientifico “A. Einstein” di Teramo ad animare la “soluzione” galileiana al mistero della “Corona di Gerone” (calcolo del peso specifico) materializzando la centralissima figura del 22enne Galilei, creatore del rivoluzionario metodo scientifico sperimentale. “La settimana dell’Astronomia di quest’anno è particolarmente importante – spiega il prof. Roberto Buonanno – perché è preparatoria all’Anno Galileiano 2009 che è anche l’Anno Internazionale dell’Astronomia la cui gestione è affidata all’Istituto Nazionale di Astrofisica”. E domenica 18 maggio al Laboratorio Nazionale del Gran Sasso si potrà partecipare alla settima edizione dell’Open Day. L’Infn organizza l’evento scientifico-divulgativo dell’anno, per tutte le famiglie e gli studenti che hanno partecipato al concorso Anch’io Scienziato in collaborazione con l’Associazione per l’Insegnamento della Fisica. Durante la giornata i Laboratori del Gran Sasso resteranno aperti al pubblico dalle ore 10 alle ore 18.30. Per imparare la scienza dei supereroi in modo divertente. E poi i migliori studenti abruzzesi voleranno a Princeton… u primo maggio a confronto Le Virtù nascoste U n posto incantevole immerso nel verde lussureggiante di un’incontaminata natura. Fra dolci colline e fiumi d’acqua limpidissima. Tutto questo, e tanto altro ancora, lo potrete trovare a soli 30 km dalla montagna, a 20 dal mare e lontano millemiglia dalla Scandinavia. Per farvi riscoprire un mondo dimenticato fatto di sapori e profumi solo immaginabili proveremo a corrompervi in ogni modo: con la gentilezza delle nostre genti e la forza di antiche ed appetitose pietanze. Aromi e fragranze di profumi esaltanti inebrieranno il vostro animo a primavera… ma, mi raccomando, non venite qua il 1° Maggio. Cose inaspettate vi confonderebbero lungo la movida di Via Veneto. Una Casbah improvvisata maldestramente da improvvidi sprovveduti, in fretta e furia. Gli stessi che, l’anno scorso, proprio nella stessa via, impedirono la messa in scena di un’evocativa descrizione teatrale on the road dei laboriosi riti preparatori per “Le Virtù”; all’interno di un percorso enogastronomico ed artigianale, pensata ed elaborata dal mensile “Teramani” e proposta con successo alla Redazione della rubrica televisiva “Gusto” di Canale 5. L’idea apparve assai interessante che qualcuno pensò bene di boicottarla prima e copiarla male dopo, per servirla riscaldata redazionale Il viagra dei motori Le capsule Mpg-caps potenziano il vostro motore, consentendo allo stesso tempo un risparmio di benzina del 20%. “E hi Gringo, la macchina va-va-vuma! Ricordate lo spot di qualche tempo fa della Visa? Ora con la stessa enfasi anche voi potrete urlare il gingle dello spot pubblicitario, se vi capiterà a mano il Viagra dei motori, in parole povere le Mpgcaps, le capsule che si inseriscono nel serbatoio per ridurre i consumi e prestazionare il motore. Già da tempo è diventato il passaparola preferito degli autotrasportatori, che oltre alle buone trattorie, in tema di motori non sono secondi a nessuno. “La prima sensazione che si riceve – spiega Elgar De Vito, che commercia il prodotto (www.elgare.ffidev.biz cell. 346-7200521) – è una certa fluidità del motore che va senza più battiti in testa, che si unisce ad un risparmio sensibile di benzina, ritrovandosi con più ottani nel motore, quindi con le prestazioni maggiorate”. I pistoni pertanto lavorano meglio, giugno 2008 di Mimmo Attanasii l’anno appresso… e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Anche i golosi troverebbero una sgradita sorpresa: un gigantesco ombrellone sportivo, che butta tutta la sua immensa ombra sui piatti del succulento manicaretto. Una gara di maratonina ogni anno s’impadronisce amabilmente di tutta la città. Però… come si può diminuire così il mito di “Maratona” in maratonina?! Giusto per la cronaca, i più avvertiti la chiamano la “mezza maratona” (21,097 km). Ma ve l’immaginate voi i “Giochini Olimpici”, che una volta appurato che non sono gadget erotici, vi ritrovate dinanzi ad una “Corsetta ad ostacoli”, al “Saltino in alto” o al “Lancio del dischetto?!” Peggio ancora per il “Girino d’Italia” o il “Tourin de France”, con Coppi e Bartali che si passano la borraccia sulle “salitine”, correndosi dietro per una “maglietta rosetta?!” Per chi ama la tranquillità, per chi desidera veder scorrere lentamente il proprio tempo ed assaporarne i momenti più preziosi, il periodo migliore per farci visita è ai primi di luglio, quando in città si svolge un curioso torneo di pallamano per dilettanti. Potrai rilassarti all’ombra di un campanile o stare comodamente sdraiato per interminabili ore al sole, sui piccoli spalti vuoti del Campo Centrale. E senza temere d’imbatterti, come accadeva quando c’era ancora La Coppa Interamnia, in quei diecimila ragazzi, arrivati da ogni angolo della terra, per accendere la settimana più giovane del mondo. Allora, fai anche tu un salto nel passato! Vieni da noi. Nella città dell’ipogeo: dai parcheggi al museo, tutto sottoterra. Perché qui sì… che si riposa in pace. Per ulteriori informazioni e prenotazioni basta fare una telefonata interurbana con prefisso di teleselezione o inviare un telegramma di conferma. Fax in allestimento. u nella camera dello scoppio vengono ridotte le formazioni di carbonio nel carburante, assolvendo anche ad una funzione ambientale, provocando meno inquinamento. Già dal 2006 le capsule sono presenti sul mercato svizzero con buon successo. Riassumendo: le Mpg-caps sono un prodotto organico al 100% che, creando un rivestimento nella camera di combustione, permette al carburante di bruciare in modo più efficace. Il prodotto (hydrocarbono) non è un additivo del carburante ed è stato testato in laboratorio garantendo un risparmio che va dal 7% al 14%, senza riscontrare nessun danno per il motore. Per ottenere risultati ottimali nell’utilizzo del prodotto è necessario introdurre nel serbatoio due capsule al primo pieno di carburante. I serbatoi delle auto standard variano da 40-88 litri per un pieno. Esempio: se la tua auto ha un serbatoio con capienza fino a 40 litri, dovrai introdurre 1 Mpg-caps nel serbatoio per il primo pieno di carburante, così facendo otterrete la creazione del micro rivestimento all’interno della camera di combustione del motore, in seguito, per mantenerlo è sufficiente introdurre mezza Mpg-caps fino a 40 litri di carburante o a vostra scelta tagliare la capsula metà e inserirla prima di mezzo pieno di carburante. Non sono stati rilevati effetti collaterali ed in certi casi aiuta molto il funzionamento dei vecchi motori. Per concludere, il prodotto non influisce sulla garanzia della vostra auto. u pag 15 L’ idea di AGRI SERVICE è nata come una vera e propria SFIDA! Quanti agricoltori c’erano nel passato? Quanti agricoltori ci sono oggi? Chi vuole ancora fare il mestiere dell’agricoltore? Ogni anno nella provincia di Teramo CHIUDONO circa cento aziende agricole perché non conviene più produrre, l’agricoltore è completamente schiacciato dalle DIFFICOLTA’ ECONOMICHE. Noi agricoltori a questo destino ormai segnato diciamo: NO! La SICUREZZA, la FRESCHEZZA e la GENUINITA’ che la NOSTRA AGRICOLTURA da sempre ci garantisce non possono improvvisamente scomparire per la sciare lo spazio a prodotti “nuovi”, estranei! Consiste in ciò la nostra grande unica e vera sfida. Acquista da Agri Service, acquistrerai un pezzo del tuo territorio. pag 18 lettere dai Caraibi Lu bbave C on il mese di maggio a queste latitudini inizia ufficiosamente la stagione umida, dico ufficiosamente perché quella ufficiale inizia il 1° giugno con la stagione ciclonica. Però a maggio le piogge si fanno più frequenti e così il mango, frutto tropicale dolcissimo che tutti apprezzano tranne il sottoscritto, matura. Quest’anno però di pioggia neanche una goccia ed il caldo è davvero intenso che sembra di essere in piena estate agostana. La temperatura non è estremamente elevata, di giorno si sfiorano i 34° ma l’umidità è quella di un bagno turco: siamo sempre al 90%!!!! Afa pura, pura afa. La notte invece, pur calando un po’ l’umidità, rimane una temperatura sui 27°, insomma “fa’ lu call’amare”! E con il caldo si suda e come dicono i buoni medici: a grandi sudate, grandi bevute!!!! In effetti qui a Cuba non serve il pretesto del caldo per bere poiché “i liquami” sono abbondantemente trangugiati in qualsiasi stagione ed a qualsivoglia temperatura. Ma d’estate… lo dice il medico. Effettivamente il buon medico non suggerisce di reintegrare i sudori con la Bucanero Max che è una birra cubana ad elevata gradazione ma questi dettagli sfuggono ai beoni incalliti che fanno della cerveza il loro ideale carburante. 3 sono le birre più consumate a Cuba: la Cristal, la Bucanero Fuerte e la Bucanero Max. Quest’ultima, ad alta gradazione, è una bombetta ad orologeria: basta aspettare e il suo effetto lo fa’ sentire. Qui vendono anche birre estere come la Heineken, la Becks, la Corona, la Bavaria ma essendo più care poche volte vengono prese in considerazione dalla popolazione locale. Eppoi c’è da dire che le birre cubane sono davvero buone per cui non esiste la necessità di essere esterofili in questo campo. Per alleviare la sete ci sono anche le bibite analcoliche preferite da coloro che non possono o non vogliono alzare il gomito: ovviamente, nonostante l’embargo commerciale pluri decennale anche a Cuba arrivano i liquidi del colosso Coca Cola che fanno concorrenza alle bibite di produzione nazionale più economiche, quindi più bevute. E’ un peccato che in Italia le bibite della linea Ciego Montero non siano distribuite perché sono davvero prodotti all’altezza. Non dovrebbe essere difficile anche perché la Ciego Montero ha come azienda consociata la Nestlè ma sappiamo tutti che lo strapotere della multinazionale di Atlanta schiaccia qualsiasi tentativo di concorrenza, figuriamoci poi se essa è cubana!!! Cuba però è conosciuta anche per i cocktails con base al rhum. Questa è l’isola del rhum quindi i famigerati Cuba-libre, Mojitos o Daiquirì sono tra le miscele più consumate e non solo qui. giugno 2008 di Francesco Pellecchia il fumetto di Teramani soggetto, testo e disegni di Mimmo Polovineo [email protected] Personalmente non sono tra i più indicati a scrivere di bevande alcoliche visto che il solo odore mi disturba ma, per sentito dire, posso riferire che i barman dell’isola quando s’impegnano non sono secondi a nessuno. Detto della birra, delle bibite e dei cocktails non posso chiudere dimenticandomi dei succhi di frutta tropicale che in molti, soprattutto turisti, bevono approfittando del fatto di poterli fare in casa. Basta andare al mattino al mercato della frutta e scegliere quale trasformare in succo e, a prezzi davvero ridicoli per noi occidentali, si comprano chili di frutta i cui succhi si consumano durante il resto della calda giornata. Mango, guayaba, papaia (che all’Avana chiamano frutabomba), ananas e persino gustosissimi succhi d’arancia!!! Qui pur non esistendo le nostre siciliane ci sono delle arance dolcissime che non hanno nulla da invidiare a quelle vendute in Italia, anzi…ci sarebbe proprio da discutere su quale arancia sia la più dolce ma visto che siamo ai tropici e senza stress le discussioni le facciano agli altri. Prosit!!! Hasta la proxima. u 10 note linguistiche I nomi in giro per le regioni S e ci venisse affidato l’incarico di andare ad acquistare delle fettine di carne o delle bistecche,da Napoli in su, ci recheremmo in “macelleria”, da Napoli in giù in “carnezzeria”: Cambiano i nomi ma il tipo di negozio rimane sempre lo stesso. Siamo di fronte a uno di quei casi, in cui non abbiamo a che fare con voci dialettali, bensì con termini di un italiano regionale, che si afferma in una zona della nostra penisola e non su tutto il territorio nazionale. Alla stessa maniera nell’Italia centrale ritroverà un “fruttarolo” anziché un “fruttivendolo”, in Toscana il “civaio” e la “mesticheria” anziché le insegne “granaglie” e “colorificio”; nell’Italia centrale si troverà la “pizzicheria”, nell’Italia meridionale la “salsamenteria”: si tratta sempre di una rivendita di salumi. Per avere un letto ben caldo nelle notti d’inverno, al Nord si userà la “trapunta” altrove “l’imbottita”; in entrambi i casi si tratta di una 11 il seguito al prossimo numero giugno 2008 di Maria Gabriella Di Flaviano pesante coperta con l’imbottitura in lana o in cotone, trapuntata alla maniera delle giacche a vento. Per appendere gli abiti nell’armadio, in gran parte d’Italia si adoperano le “grucce” o “gruccette” mentre nell’alta Lombardia lo stesso arnese è chiamato “ometto”. Al mattino, in gran parte dell’Italia ci si laverà i denti nel “lavello”, in Toscana “nell’acquaio”; nell’Italia meridionale nel “lavandino”. Se poi quest’ultimo si guasta, in Toscana si chiamerà il “trombaio”, nell’Italia meridionale il “fontaniere”, nelle rimanenti regioni “l’idraulico”. E che dire poi se in un caldo pomeriggio d’estate ci si vuole dissetare, evitando la solita bibita gassata, e ricorrendo invece ad una fresca fetta d’anguria? Al nord si chiederà appunto “dell’anguria”, nel centro dell’Italia del “cocomero”, in alcune parti del meridione del “cetriolo”, in Sicilia del “mellone” (o melone). u pag 21 pag 22 coldiretti informa Le cose da sapere prima di firmare un contratto sul libero mercato dell’energia P er valutare un’offerta o una proposta di contratto per la fornitura di energia elettrica sul libero mercato e capire se le condizioni contrattuali rispondono alle proprie esigenze, è opportuno leggere attentamente tutte le clausole contrattuali proposte. In particolare quelle che stabiliscono le prestazioni che saranno effettivamente fornite al cliente, la data di avvio del servizio, la durata del contratto e l’effettivo prezzo dell’energia elettrica. Si ricorda infatti che nei contratti di fornitura di energia sul libero mercato, il prezzo del Kwh, può risultare da composizioni molto diverse fra di loro: basato su tariffe monorarie, biorarie, indicizzate al prezzo del petro- giugno 2008 di Nicola Lucci direttore Coldiretti Teramo lio, collegate al prezzo dell’energia verde, etc. Inoltre si deve porre molta attenzione su componenti della tariffa elettrica non espressamente comprese nel prezzo finale. Componenti tariffarie definite dall’ Autorità per l’Energia Elettrica possono non essere comprese nel prezzo indicato sul contratto, ma in seguito il cliente sarà obbligato comunque a versarle. Il consiglio, se non si dispone di sufficienti conoscenze ed esperienza relative alle offerte del libero mercato, è sempre quello di scegliere tariffe con composizione dei prezzi “semplici” e non scegliere quelle il cui prezzo viene calcolato con difficili formule matematiche indicizzate su listini del petrolio. Controllare inoltre le eventuali garanzie che il cliente deve fornire al venditore per ottenere il servizio (ad esempio, un deposito cauzionale); le modalità di rilevazione dei consumi; le tempistiche di emissioni delle bollette, e le relative modalità di pagamento. Prima di firmare controllare anche i tempi e le modalità previsti per un eventuale recesso, verificando anche l’entità di possibili penali da versare. Sul contratto o sulla proposta di contratto individuare sempre le modalità per ottenere informazioni, presentare un reclamo o risolvere una controversia con l’impresa di vendita. Insieme al contratto devono essere consegnati altri due documenti previsti dall’Autorità per l’ Energia Elettrica per facilitare la comprensione delle offerte e la scelta del cliente: pag una scheda sugli obblighi dei venditori, che consente di verificare e analizzare le informazioni ricevute, e una scheda per il calcolo della spesa complessiva di un cliente-tipo che decidesse di aderire all’offerta. Dopo aver firmato il contratto si deve ricevere una copia dello stesso prima dell’entrata in esercizio della fornitura. Se il contratto viene concluso tramite mezzi di comunicazione che non consentono la consegna di documenti scritti (ad esempio al telefono) il contratto scritto deve essere consegnato al cliente entro 10 giorni; da quando ha ricevuto il contratto il cliente ha 10 giorni di tempo per ripensarci e comunicare al venditore l’eventuale annullamento del contratto. Il diritto al ripensamento è garantito per i clienti domestici quando il contratto viene stipulato in un luogo diverso dalla sede o dagli uffici commerciali del venditore, oppure quando viene stipulato utilizzando mezzi di comunicazione a distanza. In questi casi il cliente ha 10 giorni di tempo per comunicare il ripensamento al venditore, utilizzando un mezzo che consenta di dimostrare la data di spedizione (ad esempio, lettera raccomandata). I 10 giorni si contano dalla stipula del contratto se è avvenuta in un luogo diverso dalla sede o da un ufficio commerciale del venditore oppure dal momento in cui il cliente riceve il contratto se è stato stipulato utilizzando mezzi di comunicazione a distanza. Se invece il cliente ha stipulato il contratto negli uffici commerciali del venditore non ha il diritto di ripensamento; se successivamente tuttavia trova un’altra offerta più conveniente può comunque cambiare ancora venditore, recedendo secondo le modalità previste nel contratto che ha firmato e con un preavviso di 1 mese.” u 23 pag 24 pag in giro I verdi incanti del Castellano “U n paesaggio così se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Poi lo trasporti al Louvre e lo metti tra i capolavori dell’arte”. Usa iperboli il buon Umberto per descrivere l’amata valle solcata dal fiume Castellano. Per lui è una questione filosofica, di forma e sostanza, di bellezza estetica e di contenuto culturale. Quaranta lunghi anni spesi a far la spola tra la casa paterna di Valle Castellana, dove vive ancora l’anziana mamma e il suo lavoro ad Ascoli Piceno. Poi sbotta: “questo è il cuore verde della provincia e Teramo ci snobba!” Ecco spiegato perché, di tanto in tanto, torna a fomentare le popolazioni per ottenere una scissione e annettere il territorio a quello marchigiano. Infinite sfaccettature di un dialogo uomo ambiente ancora privo delle micidiali scorie del mondo moderno. Gli chiedo quale sia la motivazione per cui si debba rimanere abbarbicati a queste autentiche pietraie. Come si riesce ad amare questa terra raccolta pugno a pugno e riposta nello scrigno di abitazioni in pietra. A pochi chilometri, il territorio di San Vito con le sue mirabili “caciare”, sorta di capanne in pietra a cui si aggrappavano, come naufraghi alla zattera, i poveri pastori. Umili ma laborioso individui con la mente a dimensione spartana, priva di alcun rigurgito di tecnologia. Un popolo di transumanti che da queste parti ha vissuto giorni duri attraverso i viaggi del gregge, ponendo tappe intermedie con il catasto di questi piccoli avamposti in pietra dove poter riposare le stanche membra. In paese mi avevano avvertito: “se vuoi saperne di più della Laga, contatta l’Umberto… lui è astuto perché da piccolo gli hanno fatto mangiare il cuore di una rondine!” Confesso di essere rimasto stupefatto da questa frase buttata giugno 2008 di Sergio Scacchia www.pensieriteramani.splinder.com lì da un vecchio del vicino paese di Morrice, quello degli enormi castagni secolari. Un guitto geniale che mi ha raccontato di una usanza direi tribale in voga sino alla fine degli anni ’60: divorare il cuore del volatile assicurava grande forza, visto che trascorreva gran parte della sua esistenza in volo migratorio attraverso rotte intercontinentali. Immaginate oggi cosa avrebbero da dire gli animalisti al riguardo. Ma forse il problema è che le rondini sono quasi completamente scomparse. Umberto mi presenta il parroco di Valle Castellana, proprio davanti la bella chiesa dell’Annunziata con la parte antica risalente al 1000, una cripta romanica e un presbiterio rialzato. Guardo il portale tardo gotico, mentre il curato è prodigo di notizie. Racconta che nel 1400 venne edificato il corpo centrale con l’inserimento del portale. La chiesa era originariamente dedicata all’Assunta dopo che, nella vicina Starnazzano, l’edificio sacro fu distrutto dal terremoto. La statua, molto venerata, fu spostata proprio a Valle. Sui muri gli affreschi raffiguranti Santi e benefattori che, a detta della perpetua che accudisce il religioso, hanno contribuito con soldi e lavoro alla edificazione della chiesa. “Queste pareti - continua il sacerdote - erano state intonacate, ricoprendo le opere d’arte e negli ultimi anni sono state recuperate con lavori di profondi restauri. Vada a vedere Santa Rufina. E’ a pochi chilometri da qui. Scriva che da tempo attendiamo fondi per dei restauri!” La valle del Castellano è verde e profonda, costellata da borghi remoti. Storia secolare come dimostrano i reperti archeologici di insediamenti etruschi, longobardi e i toponimi di alcune località attestanti la presenza romana. Un percorso avvincente e tortuoso in un territorio aspro, a ritroso nel tempo dagli Etruschi sino al Medioevo. Sterminate foreste a volte gestite con dubbia efficacia. Per secoli questi boschi hanno dato legname pregiato, servendo imparzialmente il dio della guerra e quello della pace. Per lungo tempo i tronchi dritti dei faggi e degli abeti bianchi hanno rifornito sia soldati intenti alla costruzione di impalcature di difesa, sia uomini di montagna per l’edificazione dei tetti in travi delle case. Oggi i boschi vengono violentati da tagli improvvidi di oscuri boscaioli o piromani impazziti e nulla possono i pochi forestali impegnati in una lotta impari. Per lustri il fiume Castellano, durante il periodo autunnale delle piene, ha dato energia a piccoli mulini, trasportando i tronchi trascinati fino a riva dai buoi lungo le piste apposite dette di “smacchio”. Il borgo di Villafranca sembra un unico edificio, un continuo di case in pietra e viuzze che culminano in una piazza. Il ragazzino ha i capelli arruffati. E’ simpatico, spigoloso come sa esserlo un giovane svelto di cervello. Mi indica alle sue spalle, scuotendo la testa, l’anziana seduta su di una panca di pietra. Con il dito della mano l’irriverente decreta che “sì la vecchia è un po’ rintronata ma sa tutto di tutti e ha pure le chiavi della chiesa”. S. Rufina è isolata tra i campi. Emana il fascino discreto dell’apparente abbandono. Evoca magiche e bucoliche sensazioni del passato, la suggestione di un placido borgo contadino. La donna non proferisce parola, neanche un saluto, mi porge con mano rude le chiavi. La piccola chiesa è bella. Ha subito un primo rifacimento nel XIII secolo, cento anni dopo la costruzione. Un trittico, opera di Pietro Alemanno, per motivi di sicurezza visto l’isolamento, è custodito ed esposto nel museo dell’Aquila. Mi domando, come mai non a Teramo? Una lapide del 1958, nella casetta in pietra adiacente alla chiesa, riporta un fatto prodigioso. Il tre ottobre 1943, mentre su queste montagne infuriava l’attacco sferrato dai tedeschi contro i partigiani, tale Luigi Ambrosi, avvocato di Ascoli Piceno, fu circondato con altri sette giovani e stava per cadere sotto il fuoco nemico. Una invocazione dal profondo del cuore a chiedere soccorso alla Vergine e, quando tutto sembrava perduto, un violento terremoto scosse così forte la terra che grossi macigni rotolarono generando panico fra i soldati tedeschi. Si diedero alla fuga precipitosa, risparmiando i giovani. Era il giorno dedicato al Santo Rosario. A Vignatico, davanti la chiesetta rupestre di S. Stefano del XVI sec. mi chiedo il perché di questo nome dato alla località visto che qui la vite non potrebbe mai attecchire. In un libro degli anni ’50, il parroco, Don Luigi Celani, si chiedeva il perché di alcuni nomi tipo “Cannavine”, sotto Pascellata, dove non si è mai ricordata la coltivazione della canapa. 25 Guardo la chiesa nella sua semplicità architettonica. E’ proprio nella caratteristica di umiltà, che si rispecchiano i caratteri degli abitanti di queste montagne. “Or ti piaccia gradir la sua venuta: libertà va cercando, ch’è si cara, come sa chi per lei vita rifiuta”, scriveva Dante Alighieri nel Purgatorio della sua Divina Commedia. E meglio non si potrebbe riassumere il concetto di libertà che si assapora da queste parti. u pag 26 gare di ballo a Campli giugno 2008 “Il Diamante” di Antonio N Di Lorenzo asce a Campli, nello stesso palasport che il 1° maggio ha ospitato la sua VIII edizione Parliamo dell’VIII Trofeo Il Diamante, manifestazione di Danza Sportiva organizzata dal maestro Antonio Di Lorenzo di Teramo in collaborazione con il G.D.S. “Il Diamante” di cui egli stesso è il responsabile tecnico. Gara riservata alle seguenti discipline: danze standard, latino americane, caraibiche, e coreografiche ed organizzata a livello nazionale con autorizzazione della Federazione Italiana Danza Sportiva (FIDS). Il trofeo il Diamante in un primo momento si è proposto come competizione riservata a quelli che possiamo definire “principianti”, quest’anno è stata aperta agli atleti rientranti nelle categorie che rappresentano motivo d’orgoglio per la nostra federazione: la classe A2, A1, e AS (cl. Int.le). Per rendere l’idea del tipo di atleti di cui stiamo parlando diciamo che si accede a queste categorie solo per merito. Riuscire ad organizzare una competizione degna di questi non è stato facile ma, se pensiamo agli enormi passi che dal 2001 ad oggi sono stati fatti, la cosa non ha potuto che incoraggiarci e darci la forza per crescere in tutto: dalla coreografia del palasport quest’anno ancor più curata nei particolari, al servizio di ristorazione che si è mostrato ancora più attento alle esigenze di chi si sposta fino alla scelta di un collegio giudicante adatto al tipo di atleti che hanno partecipato, ecc. A tutto ciò si aggiunge la massima collaborazione dell’intera Amministrazione del Comune di Campli in di Luigi Pardo particolare del Sindaco il Dottor Mauro Stucchi per l’utilizzo del Palafarnese, In politica contano i Valori. struttura della quale ci si Ce l’hanno ripetuto mille volte è presi cura nel miglior i nostri deputati e senatori. modo possibile dimoE noi, di fronte a ‘ste parole colte strando come il ballo non abbiam pensato alla Moralità, all’Onestà, perfino alla Coerenza, sia solo sport ma anche al principio di Nazionalità, e soprattutto amore per alla Tenacia ed alla Appartenenza! l’educazione, apprezzaNulla di tutto questo. Abbiam confuso mento per ciò che le amle due accezioni che son nel dizionario: ministrazioni comunali ci quella che tra i politici è più in uso concedono, rispetto per apre dinanzi a noi il vero scenario. il lavoro altrui. La danza Questi signori intendon per Valori sportiva è un mondo in conti correnti, assegni, obbligazioni, case, ville, terreni e poi denari, cui c’è rivalità, confronto, mazzette, corruzioni, concussioni competizione, senza mai dimenticare che se si I Valori della Politica amici, non credete alla… befana parlano di valori, ma pensano alla grana. di Annarita Di Lorenzo › Andrea Ciarbonetti e Annarita Di Lorenzo, Competitori di danze latino-americane, Classe Master vince è grazie a tutti i partecipanti che, gareggiando, tirano fuori quel sano spirito agonistico che da sempre caratterizza questa disciplina. E non dimentichiamo che dietro agli atleti c’è sempre un insegnante che dedica loro gran parte del suo tempo e che li segue con diligenza, affetto, attenzione. Il M° Di Lorenzo è uno di quegli insegnanti che segue i suoi atleti nei week-end in tutta Italia e all’estero. E’ opportuno, a tal › Alex Antenucci e Lorenza Russi, Campioni Regionali 2008, Bachata, Merengue, Salsa Cubana, proposito ringraziare 6/11 anni B3 calorosamente tutti i ragazzi del “G.D.S. Il Diamante” che hanno collaborato alla buona riuscita della manifestazione. Un ulteriore ringraziamento non può non essere rivolto a tutte le ditte sponsorizzatrici che, con i loro contributi, ci hanno permesso di offrire servizi migliori. Alle nostre richieste, infatti, fatta eccezione per le ditte che avevano da poco investito in sponsorizzazioni, non sono seguite risposte negative. Ciò che è risultato palese è stato sicuramente il massimo impegno da parte dell’organizzatore e del suo staff che hanno adempiuto in prossimità dell’evento a tutti gli impegni di natura pubblicitaria valorizzando la competizione che è arrivata ad ospitare un totale di 200 coppie provenienti da tutta Italia. Atleti che hanno potuto godere di un pubblico che li ha accolti con calore rendendo i loro sacrifici non inutili. Un ringraziamento meritano dunque tutti coloro che in una veste o in un’altra hanno partecipato il 1° maggio al Trofeo Il Diamante giunto alla sua VIII edizione consecutiva e che ha avuto nel corso degli anni il pregio e la capacità di migliorare nel modo in cui una competizione di danza sportiva può fare. u dura lex sed lex Lezioni di Piano “N el condominio dove abito vi è un ragazzo che studia pianoforte esercitandosi continuamente tutti i giorni nelle ore mattutine e pomeridiane . Ho più volte fatto presente la cosa all’amministratore il quale afferma di non poter far nulla in quanto il condomino suona nelle ore in cui il regolamento non lo vieta. Non ce la faccio più a sentire “per Elisa”! Cosa posso fare per tutelare la mia salute mentale? “La musica è vita”: è uno slogan che alcuni anni or sono si aveva modo di leggere sui muri di Teramo. Ma indubbiamente in alcuni casi, come quello prospettato, può essere fonte di stress. Un suono intollerabile (ripetitività, superamento della normale tollerabilità in relazione al rumore di fondo), pur se prodotto in una fascia oraria in cui i regolamenti non prescrivono si debba rispettare il riposo altrui, può essere idoneo a disturbare la quiete pubblica. Invero, il reato previsto e punito dal primo comma dell’art. 659 codice penale, contempla la condotta di colui che “abusando di strumenti sonori...disturba le occupazioni o il riposo delle persone”. Non rileva dunque solo il disturbo arrecato al riposo delle persone, dal momento che la norma è rivolta a tutelare non solo il riposo (che, a cura di giugno 2008 Amilcare Laurìa ed Elvio Fortuna avvocati associati per solito, avviene in determinate ore della giornata), ma anche lo svolgimento delle normali occupazioni, impedendo che siano disturbate da un immissione eccedente la normale tollerabilità, soprattutto all’interno delle mura domestiche. Ma, in materia, l’ordinamento non concede la sola tutela penalistica, al cui ricorso, secondo il pensiero di chi scrive, bisogna far riferimento solo come ultima ratio, prevedendo anche una tutela civilistica con la quale si può chiedere ed ottenere l’inibizione della fonte pregiudizievole. Sul punto si richiama la ben nota sentenza nr. 10735 del 3 agosto 2001 pronunciata dalla Suprema Corte la quale ha confermato la decisione della Corte di Appello di Firenze che aveva ritenuto doversi considerare superato il limite della normale tollerabilità dell’inquinamento acustico in presenza di immissioni prodotte dall’uso di un pianoforte di intensità superiore a 3 decibel, rispetto alla base sonora di fondo. Con tale decisione, per la prima volta la Corte di Cassazione pronunciandosi in materia di inquinamento acustico e di tutela dell’ambiente domestico ritiene immune da vizio denunciabile in sede di legittimità, il limite della normale tollerabilità, valutato dal giudice di merito in tre decibel. La suprema Corte, in buona sostanza, ha ritenuto inapplicabile, nei rapporti condominiali i criteri fissati con leggi e regolamenti pubblicistici in quanto non richiamata dell’art. 844 codice civile. Quindi le immissioni inquinanti nei rapporti tra privati possono essere rilevate, con accertamento caso per caso, al fine di valutare la normale tollerabilità, o meno, delle immissioni, tenendo presente tra l’altro la condizione giuridica del luoghi (zona residenziale, centro, ecc. ecc.). u pag 27 pag 28 dalla natura giugno 2008 Il nuovo antistress: la Rodiola Rosea L a rodiola rosea pianta erbacea nota con il nome popolare di “radici d’oro”, già conosciuta da secoli e utilizzata nei Paesi del nord Europa, ha visto crescere la sua popolarità anche nei Paesi occidentali grazie alle sue caratteristiche di “adattogeno”. L’uso popolare di queste radici risale a migliaia di anni fa tramandato poi di generazione in generazione nella cultura siberiana che attribuiva a questa pianta una grande importanza nel mantenere la salute, vitalità, longevità e il vigore dell’organismo umano. Nella farmacopea svedese è già presente sin dal 1700 e nel 1985 è stata riconosciuta come pianta antifatica. La rodiola rosea è innanzitutto un potente adattogeno, utile quindi per aumentare la resistenza allo stress quotidiano. Una normale risposta allo stress ci permette di superare le avversità e ci consente di adattarci aiutandoci a superarle, quando però la risposta diventa abnorme tutto intorno diventa problematico e anche i normali problemi quotidiani ci sembrano insormontabili. Lo stress cronico può generare squilibri ormonali, diminuire la resistenza fisica e le capacità intellettuali, di Giovanna Esposito può causare alterazioni dell’umore, abbassare le difese immunitarie e accelerare l’invecchiamento. Per reagire allo stress bisogna cercare di eliminare (quando sia possibile!) le cause scatenanti e cercare di aumentare la capacità reattiva individuale, in questo la rodiola rosea può risultare utile perché la sua azione provoca una risposta graduale allo stress. Gli effetti positivi della rodiola si manifestano sia a livello delle prestazioni fisiche che mentali. Favorisce la memoria e le capacità di apprendimento aumentando l’attenzione e la concentrazione, quindi utile in questo periodo di esami. È adatta anche agli sportivi perchè la rodiola aumenta la resistenza fisica senza alcuna azione negativa o consentita (effetto dopante) aumentando la resistenza muscolare e riducendo i tempi di recupero. Per quanto riguarda l’azione dimagrante della rodiola è legata soprattutto ad un’azione indiretta data dallo stress associato all’obesità, infatti quando si è stressati si va a cercare mnel cibo un’azione “gratificante e consolatoria” innescando un processo d’ingrasso! Quindi l’effetto antifame della rodiola è legato alla sua azione anti ansia e adattogena a situazioni emotive e di stress, riducendo soprattutto la cosiddetta “voglia del dolce”. A differenza di altri adattogeni (ginseng, guaranà…) la rodiola non dà agitazione o effetti eccitanti, comunque non deve essere assunta né in età pediatrica né in gravidanza o allattamento o se si è in terapia farmacologica per diverse patologie. Per riassumere l’effetto finale della rodiola può essere paragonato all’effetto che si ha quando si guida una macchina e il vetro è sporco, si manda una “spruzzata” d’acqua e il tergicristallo ripulisce tutto, di conseguenza siamo più sicuri nella guida e nella scelta della strada da percorrere. u cinema le joli ’68 - 2 giugno 2008 Uomini e Scimmie La contestazione secondo Walt Disney Esse sono fuori d’ogni Legge, non hanno una lingua loro, ma si servono di parole rubate, che colgono a volo quando ascoltano e spiano stando in agguato in alto fra i rami. Le loro usanze non sono le nostre. I loro costumi non sono i nostri. Esse non hanno capi, non hanno memoria. Sono vanitose e pettegole, hanno la pretesa di essere un grande popolo, destinato a fare grandi cose nella Giungla, ma basta una noce che cade per farle sbottar dalle risa e dimenticare tutto il resto. Rudyard Kipling (Il libro della giungla, 1894) L a scimmia è il rimosso dell’uomo, il suo lato oscuro, minaccioso e fuorilegge, il segno della sua animalità e della sua eresia (come considerato nel Medioevo), ma la sua immagine è, come per tutti i simboli, duplice. Rappresenta pure la semplicità più naturale, specie se tale immagine è dei luoghi dove le scimmie vivono libere. Immagine del diavolo in Occidente (il diavolo è «la scimmia di Dio»), essa ha caratteristiche di divinità in India (il dio Hamman, mix di forza e castità/carità, come l’italico Maciste) o nell’antico Egitto (il dio Thot, l’Hermes dei greci). Già incubo della hybris religiosa (vedi accuse di blasfemia alle teorie di Darwin), la scimmia continuerà ad attaccare simbolicamente ogni bigottismo modernista, da quello del Capitale (King Kong, 1933, pura creazione del crollo di Wall Street) a quello scientifico-industriale (Arthur Conan Doyle, nel suo Il mondo perduto, 1912, descrive un comico incontro tra l’iper-razionale scienziato Challenger e il suo sosia scimpanzé) e bellico (l’incubo scimmiesco che ha il protagonista de Il giocatore di croquet, 1938, di H. G. Wells). Negli anni attorno al 1968, il carattere fondamentalmente eslege della scimmia assume valenze di purezza e spontaneità primitive, come in 2001 (1968) di Kubrick, sebbene non manchino, da parte conservatrice, feroci stigmatizzazioni, peraltro sintonizzate sulla stessa individuazione del simbolo. Ad esempio, gli antropoidi di Tropis (’70) di Gordon Douglas fanno il paio con le dileggiate, anche razzialmente, Black Panthers, concreta incarnazione delle paure/rivoluzioni di quegli anni. Domina il terrore del pianeta delle scimmie, dell’immaginazione al potere. Come contrappasso i nostri anni edificheranno l’imbecillità come unica forma concepibile di potere, se non addirittura di esistenza. Vedere il sinantropo di Philip K. Dick., contenuto nel romanzo Svegliatevi, dormienti, ovvero The Crack in Space, anno 1966. La (space) opera che, in forme pop, meglio svela l’essenza della politica moderna. Il ’68 delle scimmie rivive nel disneyano Il libro della giungla (1967), che, ideato e prodotto in un periodo di profondi cambia- di Leonardo Persia menti, anche cinematografici, finisce per illustrarne, sotto forma di fiaba, i contrasti epocali. E’ il primo film postumo di Walt Disney, l’ultimo ad essere personalmente prodotto dal papà di Mickey Mouse. La storia del «cucciolo d’uomo» Mowgli, sperduto nella giungla e allevato dai lupi, protetto dalla solidale bontà di orsi e pantere, insidiato dalla ferina malvagità di tigri e serpenti, costituisce la metafora di un iter esistenziale colto nel suo farsi, la ricerca in progress di una propria identità. Che Mowgli venga svezzato dai lupi e conviva felicemente con essi lo si spiega con le teorie dell’etologo Desmond Morris, allora in voga, che sostenevano la congenita aggressività umana. La natura (hobbesiana) è però insidiata dalla cultura: è legge che la scimmia nuda debba fare il gran passo, abbandonare cioè la giungla e raggiungere il villaggio degli uomini. Al ragazzino la cosa non è gradita, ma è irremovibile la posizione della conservatrice pantera Baghera, certo assai lontana dalle posizioni del Black Panther Party. Ad ostacolarla sono, oltre alle bizze del cucciolo umano, i buffi dettami del simpatico orso Baloo: la fantasia contro l’ordine costituito, la natura consapevole e serena. Tutto il film vive infatti di molecolari scambi di ruoli e identità e trova la sua chiave di lettura negli elefanti militari (e pacificissimi), irregimentati goffamente da un colonnello confusionario e disordinato che predica paradossalmente l’ordine. Se le scimmie, più che ai dettami sessantottini, sembrano fare appello ai dogmi dello spreco e dell’insoddisfazione (I wanna be like you, voglio essere come te, canta il re scimpanzé), la vera ribellione, quindi la vera scimmia è rappresentata dall’orso Baloo, simbolo della natura consapevole e serena che intona un motivetto contro il consumismo (The bare necessities, lo stretto indispensabile). Mowgli si confronta pure con la passività ‘vitellonesca’ degli avvoltoi (che sembrano essere usciti da una striscia di Robert Crumb o da un film di Nanni Moretti sul ’77) e con la malvagità della serpe Kaa, nella cui capacità di ipnotizzare si riconosce già il potere seducente e diabolico del mezzo televisivo. Il suo rito di passaggio è costituito dalla vittoria sulla tigre Shere Khan che, non a caso, viene sconfitta con il fuoco: il fuoco intensamente desiderato dalle scimmie; il fuoco che rappresenta esplicitamente il passaggio dalla natura selvaggia a quella umana (è noto come nell’età paleolitica il fuoco abbia rappresentato una nuova dimensione antropologica, quella del focolare): il fuoco che, subito dopo, viene spento dall’acqua purificatrice. Dopo aver conosciuto il male e la (falsa) morte (di Baloo), occorre soltanto un trait d’union fra natura e cultura. Il sesso, appunto, rappresentato dal viso lezioso della bella portatrice d’acqua che ammalia Mowgli e lo porta nel temuto, ma infine accettato, mondo degli uomini. La pantera Baghera ammicca vittoriosa ad un Baloo perplesso e forse rassegnato: il tradizionalismo assennato ha vinto sulla filosofia anti-establishment. Cosa resta? Forse sognare (ma i sogni sfociano necessariamente nell’in-cubo, il latente, l’inconscio, l’horror alimentato). Per far ciò si può tirare in ballo (letteralmente) anche la contro-rivoluzione: la danza finale dell’orso e della pantera. Dopo averci esposto a suo modo i fermenti dell’epoca, Disney ribadisce il proprio punto di vista borghese e ci trascina in un compromesso danzereccio che è la storia del nostro tempo. La vittoria dell’(a)normalità. u pag 29 pag 30 basket Il Punto D omenica 27 aprile, si è concluso il campionato di serie A. Le nostre attenzioni si spostano su tre fronti: 1) le finali dell’Eurolega, alla quale ha partecipato il Siena, con buoni propositi di successo, 2) i play off scudetto, che chiudono definitivamente un’annata equilibrata, 3) l’attesa di notizie da parte della società per il nuovo assetto 2008/2009. Possiamo dire che questo campionato non è stato favorevole ai grossi club a parte Siena che stravince il campionato, con le sue 31 vittorie e 3 sole sconfitte e stabilisce il nuovo record di vittorie per la regular season. Il precedente era della Fortitudo Bologna nel 2000. Treviso, Virtus Bologna, Napoli, Scafati e Varese hanno disputato un campionato senza un’identità precisa; i problemi emersi all’inizio sono rimasti, nonostante sostituzioni di allenatori, giocatori tagliati e sostituiti. Tolto qualche risveglio, tutto è tornato da dove si era partiti. Si sono messe in evidenza nuove realtà come Avellino. Ci sono state anche le conferme di Roma, Montegranaro, Milano e Capo d’Orlando. La squadra capitolina e quella milanese hanno faticato molto e speso tanto per trovare l’assetto giusto, mentre Montegranaro che è ripartita con un gruppo già collaudato e strategicamente rinforzato dal nuovo tecnico Finelli, sin dall’inizio ha dimostrato forza e solidità e poche incertezze. Capo d’Orlando, facendo leva su un gruppo già collaudato e con un Pozzecco in più, ha dato vita ad un campionato che l’ha definita sesta forza. Solo nella parte finale del torneo si sono verificate delle distrazioni preoccupanti, vedi Siena, da addebitare forse più a vicende societarie che a problemi di tenuta di squadra. Cantù ritorna nel giro scudetto, l’ex Dalmonte ha saputo gestire un roster nuovo e giovane che ha alternato periodi brillanti ad altri negativi. Insieme alla Fortitudo Bologna ha beffato Pesaro proprio nell’ultima giornata, per la partecipazione ai play off. Pesaro fuori dai play off, condannata dalla classifica avulsa, accusando uno 0-2 nei confronti della Fortitudo e nonostante lo 0-2 che la stessa Fortitudo ha con Cantù, permette alla Tisettanta di chiudere al 7° posto davanti a Fortitudo e Pesaro. La Fortitudo Bologna, altra società abituata a raccogliere allori italiani ed europei è stata coinvolta da questa crescita delle squadre di seconda e terza fascia. Il suo campionato è stato irto di difficoltà: l’esonero di Mazzon e l’arrivo di Sakota, giocatori tagliati e sostituiti con nuovi arrivi (vedi Forte), movimenti riparatori che hanno dato benefici proprio in dirittura d’arrivo e, la finale scudetto è un’altra cosa. Le neo promosse, Pesaro e Rieti, che proprio quest’anno erano rientrate nel giro delle grandi, si sono ben comportate. La Scavolini ha disputato un campionato più propositivo e sostanzioso, stazionando per l’intera stagione in zona play off, che si vede sfuggire in casa, a causa di una squadra determinata e vera rivelazione di questo campionato: l’Air Avellino. Rieti ha disputato un campionato dignitoso, togliendosi anche qualche grossa soddisfazione (vedi derby con Roma), ritornata dopo tanti anni nella massima serie, ha giugno 2008 di Bebè Martorelli rinverdito i fasti della famosa Sebastiani. La Snaidero Udine dell’ex Pancotto ha accusato un po’ gli anni della sua intelaiatura; dopo un buon inizio ha avuto difficoltà di tenuta e non si è più ripresa, il terz’ultimo posto a quota 26 ne è la conferma. La Legea Scafati vince a Varese e affonda definitivamente la Cimberio ritornando entrambe in Lega Due. Ed infine parliamo dei nostri beniamini. La partita giocata a Treviso contro la Benetton è stata priva di motivazioni e quindi i biancorossi l’hanno disputata sul piano prettamente formale. Mentre Treviso aveva un obiettivo da raggiungere dopo una stagione deludente: vincere il confronto con Teramo e sperare nei risultati negativi, concomitanti, di Cantù e Fortitudo Bologna, e la partecipazione all’Eurolega 2009 classificandosi al 9° posto. Nel dopo campionato, la conferenza stampa del Presidente Antonetti raggiante, e non poteva essere diversamente, per il risultato raggiunto. Il Teramo Basket ha chiuso all’11° posto in classifica generale, eguagliando il numero di punti all’attivo, 30, dell’anno 2004-05, salvezza già acquisita a cinque giornate alla fine del campionato e speranza di entrare a far parte delle otto finaliste per lo scudetto. Questi sono dati che confermano il buon lavoro di una società che si impegn anche nella solidarietà e nel sociale. Come non ricordare l’ottimo inizio del campionato, come dimenticare il grave infortunio di Roger Powell, la decisione a lasciare andare via Tucker in un momento delicato del torneo, l’arrivo di due atleti notevoli tecnicamente ma pur sempre da verificarne la riuscita (vedi Green e Adams), la rinuncia totale di un 2,13 come Tskitishvili, la squadra che riprende a girare positivamente in finale di campionato trascinata da un giocatore che abbiamo avuto modo di conoscere ancora più a fondo per la sua bontà, caparbietà e serietà nel rispetto di una maglia e dei suoi tifosi. Brandon Brown si è esaltato e ci ha esaltato e la nostra gioia è stata totale quando la società ha annunciato la decisione di confermarlo per il prossimo anno. Altra decisione presa è quella della fine del rapporto con il coach Bianchi. Sono stato sempre convinto che in campo professionistico per mantenere alto il livello di entusiasmo di tutto l’ambiente, i cicli vanno capiti dove possono iniziare ma anche dove non possono più avere continuità, fatte alcune dovute eccezioni, questo vale per i giocatori e per i tecnici. Le Final Four Eurolega di Madrid ha avuto un epilogo soddisfacente, anche per noi appassionati italiani, grazie al nostro Messina Ettore coach del CSKA MOSCA che conquista il suo secondo titolo continentale nei tre anni della sua permanenza moscovita. Inoltre la partecipazione del Montepaschi Siena è stata positiva, in tutti i suoi aspetti, il terzo posto è il risultato utile da cui ripartire per acquisire quella esperienza che ha fatto difetto nel primo incontro di qualificazione. Concludo con la bella notizia del raggiunto accordo di sponsorizzazione per tre anni con l’importante Istituto di Credito della nostra città ”Banca Tercas” che è stato ufficializzato in una conferenza stampa tenuta presso l’Istituto di Credito, dal Presidente Avv. Lino Nisii, dal Direttore Generale Dott. Antonio Di Matteo, dal Presidente della Teramo Basket Avv. Carlo Antonetti e dall’ Amministratore Rag. Antonio Biancacci. u